sabato 31 dicembre 2022

Buon 2023 dal Partito del Sud!

Buon 2023 a tutte e a tutti, 
ci aspetta un anno sicuramente non facile visto le problematiche connesse alle crisi nazionali e internazionali, legate anche alla guerra in Europa, ma che per la collettività dei meridionalisti progressisti del Partito del Sud proseguirà sulla strada tracciata negli ultimi anni, quella che passa della ricerca di sinergia con tutti quei soggetti che per visione e strategia politica possono essere più vicini ai nostri ideali gramsciani e con cui confermiamo di voler continuare a collaborare al fine di creare un fronte popolare coeso, serio e credibile utile a cambiare lo stato delle cose, a partire da quelle forze progressiste che si dichiarano (anche) "meridionaliste".

Il meridionalismo infatti non è una corrente politica, ma un'attività di ricerca e di analisi storica ed economica sulla Questione Meridionale al fine di risolverla. 
E se parti di Sinistra non si riconoscono in questo concetto di uguaglianza territoriale e sociale, per timidezza o per calcolo, tradiscono la base di quegli stessi concetti fondanti a cui dichiarano di ispirarsi. 

Perciò per costruire l’alternativa popolare di Sinistra alle parole d’ordine: antiliberista, ambientalista, anticapitalista, antifascista, femminista e pacifista, va aggiunto MERIDIONALISTA; visto che il Mezzogiorno non solo è il territorio più povero d’ Europa, ma soffre di discriminazioni e di un razzismo di Stato che addirittura penalizza volutamente anche la durata di vita dei suoi abitanti e quindi ha bisogno di un richiamo e di una sua specificità riconoscibile e riconducibile. Bisogna unirsi tutti su più battaglie, in questo caso sul Mezzogiorno dandogli voce e rappresentanza. A mio avviso la Sinistra può ripartire solo da Sud. 

In sintesi ci attende, come sempre, un 2023 di duro lavoro per proseguire nella nostra missione politica, al fine di portare in primo piano nel dibattito politico nazionale le reali necessità di sviluppo e crescita di tutto il Mezzogiorno, in quell'ottica di riscatto non revanscista che, in collegamento con le forze sane e non oscurantiste dell'intero Paese, possa finalmente portare a far superare all'intera penisola quei pregiudizi e discriminazioni, anche territoriali, che ne avvelenano l'anima e che solo se superate porteranno a dare voce alle classi popolari, alla giustizia sociale, alla cura dei beni comuni, dell’ambiente, della solidarietà, della pace, dello sviluppo sostenibile dei territori. 

L'esatto contrario di quello che purtroppo vediamo accadere quotidianamente in campo nazionale con l'attuale governo, così come coi precedenti. 

In quest'ottica continueremo a contrastare con decisione l'abominio della Autonomia differenziata, progetto eversivo per l'unità del Paese, che porterà inevitabilmente al reiterarsi dei furti di fondi e risorse a danno del Mezzogiorno e delle classi sociali più deboli dell'intero Paese, così come sembra purtroppo profilarsi anche per i fondi del Pnrr, una vera e propria "truffa" ai danni dei cittadini del Mezzogiorno. 

Siamo per la cessazione del ricatto occupazionale lavoro o salute, per uscire dalle logiche predatorie della "spesa storica" nei confronti del Sud e per perseguire come priorità assoluta il rispetto e l’applicazione puntuale degli articoli di quella Costituzione nata nel 1948 dalla Resistenza, purtroppo storpiata negli ultimi anni in alcuni articoli come nel caso della modifica del Titolo V. 
Costituzione comunque mai completamente e realmente applicata. 

L'auspicio è che il 2023 possa portarci a compiere un ulteriore balzo in avanti, anche di consapevolezza, come singoli e come collettività. 

Buon Anno ! 

Natale Cuccurese 
Presidente Nazionale del Partito del Sud





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Buon 2023 a tutte e a tutti, 
ci aspetta un anno sicuramente non facile visto le problematiche connesse alle crisi nazionali e internazionali, legate anche alla guerra in Europa, ma che per la collettività dei meridionalisti progressisti del Partito del Sud proseguirà sulla strada tracciata negli ultimi anni, quella che passa della ricerca di sinergia con tutti quei soggetti che per visione e strategia politica possono essere più vicini ai nostri ideali gramsciani e con cui confermiamo di voler continuare a collaborare al fine di creare un fronte popolare coeso, serio e credibile utile a cambiare lo stato delle cose, a partire da quelle forze progressiste che si dichiarano (anche) "meridionaliste".

Il meridionalismo infatti non è una corrente politica, ma un'attività di ricerca e di analisi storica ed economica sulla Questione Meridionale al fine di risolverla. 
E se parti di Sinistra non si riconoscono in questo concetto di uguaglianza territoriale e sociale, per timidezza o per calcolo, tradiscono la base di quegli stessi concetti fondanti a cui dichiarano di ispirarsi. 

Perciò per costruire l’alternativa popolare di Sinistra alle parole d’ordine: antiliberista, ambientalista, anticapitalista, antifascista, femminista e pacifista, va aggiunto MERIDIONALISTA; visto che il Mezzogiorno non solo è il territorio più povero d’ Europa, ma soffre di discriminazioni e di un razzismo di Stato che addirittura penalizza volutamente anche la durata di vita dei suoi abitanti e quindi ha bisogno di un richiamo e di una sua specificità riconoscibile e riconducibile. Bisogna unirsi tutti su più battaglie, in questo caso sul Mezzogiorno dandogli voce e rappresentanza. A mio avviso la Sinistra può ripartire solo da Sud. 

In sintesi ci attende, come sempre, un 2023 di duro lavoro per proseguire nella nostra missione politica, al fine di portare in primo piano nel dibattito politico nazionale le reali necessità di sviluppo e crescita di tutto il Mezzogiorno, in quell'ottica di riscatto non revanscista che, in collegamento con le forze sane e non oscurantiste dell'intero Paese, possa finalmente portare a far superare all'intera penisola quei pregiudizi e discriminazioni, anche territoriali, che ne avvelenano l'anima e che solo se superate porteranno a dare voce alle classi popolari, alla giustizia sociale, alla cura dei beni comuni, dell’ambiente, della solidarietà, della pace, dello sviluppo sostenibile dei territori. 

L'esatto contrario di quello che purtroppo vediamo accadere quotidianamente in campo nazionale con l'attuale governo, così come coi precedenti. 

In quest'ottica continueremo a contrastare con decisione l'abominio della Autonomia differenziata, progetto eversivo per l'unità del Paese, che porterà inevitabilmente al reiterarsi dei furti di fondi e risorse a danno del Mezzogiorno e delle classi sociali più deboli dell'intero Paese, così come sembra purtroppo profilarsi anche per i fondi del Pnrr, una vera e propria "truffa" ai danni dei cittadini del Mezzogiorno. 

Siamo per la cessazione del ricatto occupazionale lavoro o salute, per uscire dalle logiche predatorie della "spesa storica" nei confronti del Sud e per perseguire come priorità assoluta il rispetto e l’applicazione puntuale degli articoli di quella Costituzione nata nel 1948 dalla Resistenza, purtroppo storpiata negli ultimi anni in alcuni articoli come nel caso della modifica del Titolo V. 
Costituzione comunque mai completamente e realmente applicata. 

L'auspicio è che il 2023 possa portarci a compiere un ulteriore balzo in avanti, anche di consapevolezza, come singoli e come collettività. 

Buon Anno ! 

Natale Cuccurese 
Presidente Nazionale del Partito del Sud





LA "TRUFFA" DEL PNRR (2)

 



Le "Rubriche della Meridionalità" | …di LEGGI, di NORME, di DIVARI.

di Natale Cuccurese (*)

LA TRUFFA DEL PNRR (2)
Quello che sta succedendo nei confronti del Sud con i fondi del Pnrr ormai trascende la fantascienza.
Lo schema che il governo di turno attua per sottrarre fondi al Sud è sempre lo stesso, immutabile nel corso dei decenni: promesse vane sull’arrivo di fondi, il cui arrivo è progressivamente spostato sempre più in avanti nel tempo per poi non parlarne più. Così il Mezzogiorno improvvisamente è sparito dal dibattito politico e dei media, tanto è vero che il Governo Meloni nella prima bozza della Manovra di Bilancio 2023, in approvazione in questi giorni, non lo menzionava nemmeno.
Dopo il taglio dei fondi del Pnrr, dal 65% da destinare al Sud come indicato dall’Europa, al 40%, senza fornire nessuna giustificazione da parte del Governo, con la ministra del Sud in silenzio complice e il dibattito surreale sul Ponte sullo Stretto usato come “arma di distrazione di massa”, anche sull’Alta velocità il governo penalizza il Sud. Lo schema è lo stesso già usato dal precedente governo Conte (proseguito poi con Draghi) nel novembre 2020 quando nella bozza del collegato alla Legge di Bilancio l’articolo 150 definiva il “Fondo per la perequazione infrastrutturale” con lo stanziamento di 4,6 miliardi di € diluiti nel tempo per il Mezzogiorno dove per il 2021, periodo di competenza, i soldi stanziati erano zero, ora la stessa cosa sta per accadere con i fondi del Pnrr a proposito di Alta Velocità ferroviaria!
Facile notare infatti che per l’AV la gran parte delle risorse nei primi anni è destinata al Nord. Per il Sud, sull’asse Salerno-Reggio Calabria, andranno fondi in prevalenza dopo la chiusura del Pnnr del 2026. Questo significa che mentre l’arrivo dei fondi al Nord sono garantiti dalle strette condizionalità poste dall’Europa, quelli al Sud rimangono affidati alla volontà della politica nazionale del dopo Piano. Non è un aspetto secondario se analizziamo brevemente tempi, condizionalità e conseguenti rischi a cui ci sottopone il Pnnr.
Insieme alla Grecia siamo l'unico Paese ad aver chiesto, oltre ai sussidi, tutta la quota disponibile dei prestiti. Il dato non è incoraggiante. Bisognerebbe anche capire cosa impedisca all’Italia, di emetterne 30 MLD di titoli di debito pubblico in più all’anno fino al ‘26 per finanziare investimenti decisi in autonomia e senza controlli della Ue, al fine di evitare di avere tutto deciso, come da dettagliato cronoprogramma dettato dall’Europa, punto per punto, per l'attuazione rigorosa del Recovery. Il Parlamento così è nei fatti commissariato, l’attuazione del cronoprogramma sarà semestralmente controllato dalla Commissione e l’erogazione dei fondi resterà a rischio.
Se mai arriveranno i fondi bisognerà poi spenderli velocemente per rientrare nei parametri richiesti dalla Commissione Ue, ma così facendo è già pronta l’accusa di aver favorito "le mafie italiane". Se invece faremo opportuni controlli, ci accuseranno di essere troppo lenti e metteremo a rischio la realizzazione entro il 2026 delle opere e l’erogazione dei fondi . Dopo il monito del vicepresidente esecutivo Valdis Dombrovskis, nel 2021, contro frodi e mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati che bloccherebbero immediatamente i pagamenti, era infatti arrivato negli stessi giorni un minaccioso articolo del quotidiano francese “Le Figaro” che aveva titolato “Europa: occhio alle frodi con i fondi del Recovery plan”. Nell’articolo si evidenziava appunto il rischio di frodi ad opera delle “mafie italiane”.
In poche parole, comunque si muove e muoverà l'Italia nell'utilizzo dei fondi del Recovery per l'Europa ci sarà motivo di rimbrotto, se va bene, se va male invece sarà motivo per sospendere l'erogazione dei fondi dopo le prime rate e casomai chiederne la restituzione. Una spada di Damocle che ci terrà in ostaggio per anni.
E mentre in Italia ci si arrangia come si può fra prestiti, che tutti ripagheremo, e scippo di fondi fra territori, negli Stati Uniti Joe Biden da più di un anno ha lanciato un piano di infrastrutture per 2300 MLD di $ , aumentando il salario minimo, aumentando le tasse ai ricchi con una patrimoniale a partire da 400.000 $, ha stanziato 200 MLD di $ per mandare all’asilo (gratuito) TUTTI i bambini americani, ha stanziato per la scuola 190 MLD di $ per offrire 2 anni gratis nei “community College” e 80 MLD di $ in borse di studio per studenti universitari più meritevoli e bisognosi.
È il “families plan” finanziato appunto con l’aumento delle tasse ai più ricchi.
Un piano che ha rilanciato l’economia degli Stati Uniti, creato oltre 260 mila posti di lavoro, sopra le attese. Con un tasso di disoccupazione ai minimi e i salari aumentati del 4,7 per cento rispetto a un anno fa, segno di un mercato del lavoro dinamico.
Negli States l’Università e gli asili diventano per tutti. In Italia l’Università e gli asili sono per pochi, residenti soprattutto nel Nord, e l’apertura di nuovi asili si basa ancora sulla “spesa storica” a tutto danno del Sud.
Rilevante anche il fatto che il Presidente americano ha sbugiardato già nell’aprile 2021 la “teoria del trickle-down (sgocciolamento), in Italia teoria della “Locomotiva” (sostenuta dagli economisti liberisti del nostro governo e alla base della richiesta dell’Autonomia differenziata), sostenendo che la crescita economica NON fa bene a tutti, ma avvantaggia solo i più ricchi.
Invece in Italia con il Presidente Meloni guai a parlare di Reddito di Cittadinanza, di patrimoniale, di salario minimo, di Sanità pubblica. Si procede con l'ennesimo condono e si prosegue senza indugio sulla strada dell’Autonomia differenziata, e altre misure sempre e solo a vantaggio delle classi e dei territori più ricchi.
L’Italia così accelera nella sua corsa verso la dissoluzione e mentre già nel Rapporto 2021 di Eurispes, si affermava che "Il Sud sembra quasi una nazione a parte”, si prosegue sulla stessa strada. “E' un limite che non possiamo permetterci", diventa interessante notare che questa esortazione, soprattutto i dati disastrosi snocciolati nel Rapporto, non scalfiscono l’indifferenza assoluta nei confronti del Mezzogiorno del Governo.
Un silenzio che vale più di mille discorsi.

(*) Aderente Carta di Venosa, Presidente del Partito del Sud 




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Le "Rubriche della Meridionalità" | …di LEGGI, di NORME, di DIVARI.

di Natale Cuccurese (*)

LA TRUFFA DEL PNRR (2)
Quello che sta succedendo nei confronti del Sud con i fondi del Pnrr ormai trascende la fantascienza.
Lo schema che il governo di turno attua per sottrarre fondi al Sud è sempre lo stesso, immutabile nel corso dei decenni: promesse vane sull’arrivo di fondi, il cui arrivo è progressivamente spostato sempre più in avanti nel tempo per poi non parlarne più. Così il Mezzogiorno improvvisamente è sparito dal dibattito politico e dei media, tanto è vero che il Governo Meloni nella prima bozza della Manovra di Bilancio 2023, in approvazione in questi giorni, non lo menzionava nemmeno.
Dopo il taglio dei fondi del Pnrr, dal 65% da destinare al Sud come indicato dall’Europa, al 40%, senza fornire nessuna giustificazione da parte del Governo, con la ministra del Sud in silenzio complice e il dibattito surreale sul Ponte sullo Stretto usato come “arma di distrazione di massa”, anche sull’Alta velocità il governo penalizza il Sud. Lo schema è lo stesso già usato dal precedente governo Conte (proseguito poi con Draghi) nel novembre 2020 quando nella bozza del collegato alla Legge di Bilancio l’articolo 150 definiva il “Fondo per la perequazione infrastrutturale” con lo stanziamento di 4,6 miliardi di € diluiti nel tempo per il Mezzogiorno dove per il 2021, periodo di competenza, i soldi stanziati erano zero, ora la stessa cosa sta per accadere con i fondi del Pnrr a proposito di Alta Velocità ferroviaria!
Facile notare infatti che per l’AV la gran parte delle risorse nei primi anni è destinata al Nord. Per il Sud, sull’asse Salerno-Reggio Calabria, andranno fondi in prevalenza dopo la chiusura del Pnnr del 2026. Questo significa che mentre l’arrivo dei fondi al Nord sono garantiti dalle strette condizionalità poste dall’Europa, quelli al Sud rimangono affidati alla volontà della politica nazionale del dopo Piano. Non è un aspetto secondario se analizziamo brevemente tempi, condizionalità e conseguenti rischi a cui ci sottopone il Pnnr.
Insieme alla Grecia siamo l'unico Paese ad aver chiesto, oltre ai sussidi, tutta la quota disponibile dei prestiti. Il dato non è incoraggiante. Bisognerebbe anche capire cosa impedisca all’Italia, di emetterne 30 MLD di titoli di debito pubblico in più all’anno fino al ‘26 per finanziare investimenti decisi in autonomia e senza controlli della Ue, al fine di evitare di avere tutto deciso, come da dettagliato cronoprogramma dettato dall’Europa, punto per punto, per l'attuazione rigorosa del Recovery. Il Parlamento così è nei fatti commissariato, l’attuazione del cronoprogramma sarà semestralmente controllato dalla Commissione e l’erogazione dei fondi resterà a rischio.
Se mai arriveranno i fondi bisognerà poi spenderli velocemente per rientrare nei parametri richiesti dalla Commissione Ue, ma così facendo è già pronta l’accusa di aver favorito "le mafie italiane". Se invece faremo opportuni controlli, ci accuseranno di essere troppo lenti e metteremo a rischio la realizzazione entro il 2026 delle opere e l’erogazione dei fondi . Dopo il monito del vicepresidente esecutivo Valdis Dombrovskis, nel 2021, contro frodi e mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati che bloccherebbero immediatamente i pagamenti, era infatti arrivato negli stessi giorni un minaccioso articolo del quotidiano francese “Le Figaro” che aveva titolato “Europa: occhio alle frodi con i fondi del Recovery plan”. Nell’articolo si evidenziava appunto il rischio di frodi ad opera delle “mafie italiane”.
In poche parole, comunque si muove e muoverà l'Italia nell'utilizzo dei fondi del Recovery per l'Europa ci sarà motivo di rimbrotto, se va bene, se va male invece sarà motivo per sospendere l'erogazione dei fondi dopo le prime rate e casomai chiederne la restituzione. Una spada di Damocle che ci terrà in ostaggio per anni.
E mentre in Italia ci si arrangia come si può fra prestiti, che tutti ripagheremo, e scippo di fondi fra territori, negli Stati Uniti Joe Biden da più di un anno ha lanciato un piano di infrastrutture per 2300 MLD di $ , aumentando il salario minimo, aumentando le tasse ai ricchi con una patrimoniale a partire da 400.000 $, ha stanziato 200 MLD di $ per mandare all’asilo (gratuito) TUTTI i bambini americani, ha stanziato per la scuola 190 MLD di $ per offrire 2 anni gratis nei “community College” e 80 MLD di $ in borse di studio per studenti universitari più meritevoli e bisognosi.
È il “families plan” finanziato appunto con l’aumento delle tasse ai più ricchi.
Un piano che ha rilanciato l’economia degli Stati Uniti, creato oltre 260 mila posti di lavoro, sopra le attese. Con un tasso di disoccupazione ai minimi e i salari aumentati del 4,7 per cento rispetto a un anno fa, segno di un mercato del lavoro dinamico.
Negli States l’Università e gli asili diventano per tutti. In Italia l’Università e gli asili sono per pochi, residenti soprattutto nel Nord, e l’apertura di nuovi asili si basa ancora sulla “spesa storica” a tutto danno del Sud.
Rilevante anche il fatto che il Presidente americano ha sbugiardato già nell’aprile 2021 la “teoria del trickle-down (sgocciolamento), in Italia teoria della “Locomotiva” (sostenuta dagli economisti liberisti del nostro governo e alla base della richiesta dell’Autonomia differenziata), sostenendo che la crescita economica NON fa bene a tutti, ma avvantaggia solo i più ricchi.
Invece in Italia con il Presidente Meloni guai a parlare di Reddito di Cittadinanza, di patrimoniale, di salario minimo, di Sanità pubblica. Si procede con l'ennesimo condono e si prosegue senza indugio sulla strada dell’Autonomia differenziata, e altre misure sempre e solo a vantaggio delle classi e dei territori più ricchi.
L’Italia così accelera nella sua corsa verso la dissoluzione e mentre già nel Rapporto 2021 di Eurispes, si affermava che "Il Sud sembra quasi una nazione a parte”, si prosegue sulla stessa strada. “E' un limite che non possiamo permetterci", diventa interessante notare che questa esortazione, soprattutto i dati disastrosi snocciolati nel Rapporto, non scalfiscono l’indifferenza assoluta nei confronti del Mezzogiorno del Governo.
Un silenzio che vale più di mille discorsi.

(*) Aderente Carta di Venosa, Presidente del Partito del Sud 




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mercoledì 28 dicembre 2022

VISIONI MERIDIONALISTE…(VIDEO)

 Manifestazione NO Autonomia Differenziata

Roma 21 dicembre 2022
Il lucido e condivisibile intervento di VALENTINO ROMANO per il Partito del Sud e la Carta di Venosa
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 Manifestazione NO Autonomia Differenziata

Roma 21 dicembre 2022
Il lucido e condivisibile intervento di VALENTINO ROMANO per il Partito del Sud e la Carta di Venosa

sabato 24 dicembre 2022

AUGURI DI BUON NATALE E DI BUONE FESTE DAL PARTITO DEL SUD!

 Auguri di buon Natale e di buone festività a tutte e a tutti!

Un augurio particolare ai militanti del Partito del Sud, ai simpatizzanti, ai tanti che ci seguono sui social network, a tutti i meridionalisti e alle loro famiglie.
Un momento per riflettere e pensare che pur dopo un periodo angoscioso e drammatico come purtroppo è stato anche questo 2022, fra guerre, crisi economiche energetiche ed ambientali, non bisogna mai arrendersi e continuare a battersi ogni giorno per i propri diritti, anche di cittadinanza, come accade ai 20 Milioni di cittadini del Mezzogiorno.
“Finirà anche la notte più buia e sorgerà il sole".


Natale Cuccurese
Presidente Nazionale





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 Auguri di buon Natale e di buone festività a tutte e a tutti!

Un augurio particolare ai militanti del Partito del Sud, ai simpatizzanti, ai tanti che ci seguono sui social network, a tutti i meridionalisti e alle loro famiglie.
Un momento per riflettere e pensare che pur dopo un periodo angoscioso e drammatico come purtroppo è stato anche questo 2022, fra guerre, crisi economiche energetiche ed ambientali, non bisogna mai arrendersi e continuare a battersi ogni giorno per i propri diritti, anche di cittadinanza, come accade ai 20 Milioni di cittadini del Mezzogiorno.
“Finirà anche la notte più buia e sorgerà il sole".


Natale Cuccurese
Presidente Nazionale





venerdì 23 dicembre 2022

LA "TRUFFA" DEL PNRR

 


Le "Rubriche della Meridionalità"
LA TRUFFA DEL PNRR
di Natale Cuccurese (*)
Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) mira ad avvicinare, un po’, il Sud al resto d’Italia, un obiettivo che forse si può raggiungere ma iniziando col potenziare l’apparato produttivo meridionale, altrimenti si avrà solo spesa senza capacità di creare lavoro, e su questo fronte le notizie non sono incoraggianti. In base ai recentissimi dati del Mise, potrebbe essere allocato al Mezzogiorno al massimo un 24% anziché il 40% promesso a suo tempo dalla Ministra del Sud Carfagna, del precedente Governo Draghi. E’ sempre utile ricordare che secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e PIL inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva essere destinato circa il 65% del Pnrr, il Governo Draghi, a suo tempo, ha retrocesso a suo insindacabile giudizio, con un tratto di penna, questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali, come più volte abbiamo denunciato in questi ultimi mesi, riducendosi così ulteriormente all’attuale e più realistico 24% definito pochi già fa dal MISE.
Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale, soprattutto per scarsità di personale, visti i continui tagli imposti da Roma negli anni precedenti in nome della spending review che discende dall’Europa, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare seriamente in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti per la realizzazione delle opere (2026) per cui questa quota del 24% potrebbe diminuire ulteriormente e come sempre a favore di territori più ricchi come la Lombardia dove, non a caso, i sindaci Sala e Gori e il Presidente Fontana già si sono fatti avanti pochi mesi fa pronti ad intercettare anche quel 24% di fondi solo teoricamente destinati al Sud, ovviamente al fine di non perderli a livello nazionale totale… Ovviamente anche il governo Meloni, dopo quello Draghi, si presta a questo gioco a perdere per il Sud, dimenticando che potrebbe richiedere i poteri sostitutivi previsti dall’Art.120 della Costituzione per aiutare i Comuni in difficoltà. Potrebbe…
E’ questa una situazione denunciata a più riprese, ad esempio, anche dall’ex Sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che ha spesso evidenziato come, nell'arco dei suoi due mandati alla guida della città, il personale in forze al municipio partenopeo si sia ridotto del 60% (-1.654 unità) e come "quelli che dovrebbero correre più veloci, vengano messi in condizione di non poter correre". Per quanto riguarda le amministrazioni locali, al Nord ci sono 1.471.000 dipendenti pubblici contro il 1.227.000 del Sud e delle Isole. Tra il 2011 e il 2015 il Centro-Nord ha aumentato il numero di dipendenti pubblici di 26.000 unità, mentre il Sud è stato costretto, proprio per i minori trasferimenti, a ridurlo di 14.000. Solo come ultimo esempio, oggi a Bari il numero di comunali è la metà di quelli di Bologna rispetto alla popolazione.
Il tutto imposto in base ai dettami del Razzismo di Stato, che opprimono il Mezzogiorno dal 1861, alimentati a bella posta da media di regime e politicanti compiacenti verso i centri di potere finanziario, tutti del Nord.
Se non si potenzia la capacità produttiva del Mezzogiorno, come ci ricorda la Svimez nel suo ultimo rapporto di due settimane fa, l’effetto dell’arrivo di (teorici) fondi del Pnrr rischia di ridursi ulteriormente. Non a caso con l’acuirsi della crisi economica ed energetica attualmente ben 447 sono i Comuni in dissesto al Sud, contro i 27 del Nord, confermando così anche in numeri assoluti lo squilibrio a favore del Nord e la necessità di correre da subito a riequilibrare le risorse da destinare ai territori, dove la cosiddetta “Locomotiva” del Nord fa da sempre la parte del leone.
Oltretutto il PNRR poi si coniuga molto male con l’altro progetto “spacca Italia” e cioè l’autonomia differenziata, perché il primo è un piano nazionale e centralizzato addirittura eccessivo, con limitatissimo coinvolgimento di Regioni ed enti locali. Per la prima volta, però, ha il merito di aver consentito di fare politica nazionale sulla Sanità. Con l’autonomia differenziata invece le Regioni chiedono competenze molto più larghe e da gestire in autonomia come fossero, appunto, piccole signorie. L’autonomia differenziata del Nord “virtuoso” (coi soldi degli altri), con le Regioni che vogliono trattenere fino al 90% del residuo fiscale (184 miliardi di euro su 750 totali di gettito fiscale annuo solo per le tre Regioni capofila) sarà così il colpo di grazia definitivo per i Comuni e le Regioni del Sud, che come accennato si ritrovano senza servizi, senza soldi, senza impiegati, senza tecnici.
Fatto questo primo passaggio introduttivo e certamente non esaustivo, vedremo nelle prossime “puntate” dove si individuano le altre criticità del Pnrr che ci portano a definirlo provocatoriamente “truffa”. Una “truffa” che comunque non riguarda solo il Mezzogiorno.

(*) Aderente Carta di Venosa, Presidente del Partito del Sud



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Le "Rubriche della Meridionalità"
LA TRUFFA DEL PNRR
di Natale Cuccurese (*)
Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) mira ad avvicinare, un po’, il Sud al resto d’Italia, un obiettivo che forse si può raggiungere ma iniziando col potenziare l’apparato produttivo meridionale, altrimenti si avrà solo spesa senza capacità di creare lavoro, e su questo fronte le notizie non sono incoraggianti. In base ai recentissimi dati del Mise, potrebbe essere allocato al Mezzogiorno al massimo un 24% anziché il 40% promesso a suo tempo dalla Ministra del Sud Carfagna, del precedente Governo Draghi. E’ sempre utile ricordare che secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e PIL inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva essere destinato circa il 65% del Pnrr, il Governo Draghi, a suo tempo, ha retrocesso a suo insindacabile giudizio, con un tratto di penna, questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali, come più volte abbiamo denunciato in questi ultimi mesi, riducendosi così ulteriormente all’attuale e più realistico 24% definito pochi già fa dal MISE.
Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale, soprattutto per scarsità di personale, visti i continui tagli imposti da Roma negli anni precedenti in nome della spending review che discende dall’Europa, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare seriamente in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti per la realizzazione delle opere (2026) per cui questa quota del 24% potrebbe diminuire ulteriormente e come sempre a favore di territori più ricchi come la Lombardia dove, non a caso, i sindaci Sala e Gori e il Presidente Fontana già si sono fatti avanti pochi mesi fa pronti ad intercettare anche quel 24% di fondi solo teoricamente destinati al Sud, ovviamente al fine di non perderli a livello nazionale totale… Ovviamente anche il governo Meloni, dopo quello Draghi, si presta a questo gioco a perdere per il Sud, dimenticando che potrebbe richiedere i poteri sostitutivi previsti dall’Art.120 della Costituzione per aiutare i Comuni in difficoltà. Potrebbe…
E’ questa una situazione denunciata a più riprese, ad esempio, anche dall’ex Sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che ha spesso evidenziato come, nell'arco dei suoi due mandati alla guida della città, il personale in forze al municipio partenopeo si sia ridotto del 60% (-1.654 unità) e come "quelli che dovrebbero correre più veloci, vengano messi in condizione di non poter correre". Per quanto riguarda le amministrazioni locali, al Nord ci sono 1.471.000 dipendenti pubblici contro il 1.227.000 del Sud e delle Isole. Tra il 2011 e il 2015 il Centro-Nord ha aumentato il numero di dipendenti pubblici di 26.000 unità, mentre il Sud è stato costretto, proprio per i minori trasferimenti, a ridurlo di 14.000. Solo come ultimo esempio, oggi a Bari il numero di comunali è la metà di quelli di Bologna rispetto alla popolazione.
Il tutto imposto in base ai dettami del Razzismo di Stato, che opprimono il Mezzogiorno dal 1861, alimentati a bella posta da media di regime e politicanti compiacenti verso i centri di potere finanziario, tutti del Nord.
Se non si potenzia la capacità produttiva del Mezzogiorno, come ci ricorda la Svimez nel suo ultimo rapporto di due settimane fa, l’effetto dell’arrivo di (teorici) fondi del Pnrr rischia di ridursi ulteriormente. Non a caso con l’acuirsi della crisi economica ed energetica attualmente ben 447 sono i Comuni in dissesto al Sud, contro i 27 del Nord, confermando così anche in numeri assoluti lo squilibrio a favore del Nord e la necessità di correre da subito a riequilibrare le risorse da destinare ai territori, dove la cosiddetta “Locomotiva” del Nord fa da sempre la parte del leone.
Oltretutto il PNRR poi si coniuga molto male con l’altro progetto “spacca Italia” e cioè l’autonomia differenziata, perché il primo è un piano nazionale e centralizzato addirittura eccessivo, con limitatissimo coinvolgimento di Regioni ed enti locali. Per la prima volta, però, ha il merito di aver consentito di fare politica nazionale sulla Sanità. Con l’autonomia differenziata invece le Regioni chiedono competenze molto più larghe e da gestire in autonomia come fossero, appunto, piccole signorie. L’autonomia differenziata del Nord “virtuoso” (coi soldi degli altri), con le Regioni che vogliono trattenere fino al 90% del residuo fiscale (184 miliardi di euro su 750 totali di gettito fiscale annuo solo per le tre Regioni capofila) sarà così il colpo di grazia definitivo per i Comuni e le Regioni del Sud, che come accennato si ritrovano senza servizi, senza soldi, senza impiegati, senza tecnici.
Fatto questo primo passaggio introduttivo e certamente non esaustivo, vedremo nelle prossime “puntate” dove si individuano le altre criticità del Pnrr che ci portano a definirlo provocatoriamente “truffa”. Una “truffa” che comunque non riguarda solo il Mezzogiorno.

(*) Aderente Carta di Venosa, Presidente del Partito del Sud



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giovedì 22 dicembre 2022

IL PARTITO DEL SUD A ROMA, CON IL TAVOLO NAZIONALE CONTRO OGNI FORMA DI AUTONOMIA DIFFERENZIATA




Il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti presente con i suoi rappresentanti (fra cui in foto Antonio Luongo, Andrew Notarnicola) e con l'intervento del suo dirigente, lo scrittore Valentino Romano, al presidio al Pantheon a Roma, organizzata dal Tavolo No Autonomia Differenziata in occasione della discussione in Parlamento della Legge di Bilancio.

Realtà sociali, sindacali e forze politiche, insieme, per chiedere il ritiro della bozza di legge Calderoli, dell’art. 143 della Legge di Bilancio e la cancellazione del comma 3 dell’art 116 della Costituzione.

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CONTRO OGNI AUTONOMIA DIFFERENZIATA

Di Antonio Luongo

Ieri siamo stati presenti a Roma, col Partito del Sud, per far sentire la nostra voce e fermare la furia leghista e secessionista.
Per noi ha preso parola lo scrittore Valentino Romano.
Nonostante la data prenatalizia, abbiamo raccolto sotto il "No alla secessione dei ricchi" tantissime sigle e associazioni.
Tutti in difesa dell'Unità di Italia e per le pari opportunità per tutte le Regioni.
Abbiamo ufficialmente chiesto lo stralcio dell'articolo 143 dalla legge di bilancio, quello che rispolvera il contentino dei LEP, ma senza premesse economiche, destinato a fare da foglia di fico per il progetto nordista di Calderoli. Inoltre abbiamo ribadito la necessita di non toccare il reddito di cittadinanza in questo momento storico, azzardo politico che rischia di mandare in crisi tantissime famiglie.
Noi c'eravamo e su questi aspetti ci saremo sempre senza distinguo o tentennamenti, finché i cittadini meridionali non apriranno gli occhi e prenderanno in mano il loro destino!























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Il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti presente con i suoi rappresentanti (fra cui in foto Antonio Luongo, Andrew Notarnicola) e con l'intervento del suo dirigente, lo scrittore Valentino Romano, al presidio al Pantheon a Roma, organizzata dal Tavolo No Autonomia Differenziata in occasione della discussione in Parlamento della Legge di Bilancio.

Realtà sociali, sindacali e forze politiche, insieme, per chiedere il ritiro della bozza di legge Calderoli, dell’art. 143 della Legge di Bilancio e la cancellazione del comma 3 dell’art 116 della Costituzione.

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CONTRO OGNI AUTONOMIA DIFFERENZIATA

Di Antonio Luongo

Ieri siamo stati presenti a Roma, col Partito del Sud, per far sentire la nostra voce e fermare la furia leghista e secessionista.
Per noi ha preso parola lo scrittore Valentino Romano.
Nonostante la data prenatalizia, abbiamo raccolto sotto il "No alla secessione dei ricchi" tantissime sigle e associazioni.
Tutti in difesa dell'Unità di Italia e per le pari opportunità per tutte le Regioni.
Abbiamo ufficialmente chiesto lo stralcio dell'articolo 143 dalla legge di bilancio, quello che rispolvera il contentino dei LEP, ma senza premesse economiche, destinato a fare da foglia di fico per il progetto nordista di Calderoli. Inoltre abbiamo ribadito la necessita di non toccare il reddito di cittadinanza in questo momento storico, azzardo politico che rischia di mandare in crisi tantissime famiglie.
Noi c'eravamo e su questi aspetti ci saremo sempre senza distinguo o tentennamenti, finché i cittadini meridionali non apriranno gli occhi e prenderanno in mano il loro destino!























lunedì 19 dicembre 2022

ROMA 21 DICEMBRE: ANCHE DA NAPOLI CONTRO L'AUTONOMIA DIFFERENZIATA!


Di Antonio Luongo

Bentornati al 1994!

Bentornata secessione!
L'antimeridionalismo non è mai passato di moda e oggi ha purtroppo l'approvazione anche di molti rappresentanti eletti al Sud e vendutisi al miglior offerente.
Lo scopo ormai è chiaro: spezzare le gambe al Sud e alla sua capacità di "fare"!
Poco importa che l'Italia resti zavorrata: pur di far ingrassare la sedicente "locomotiva settentrionale".
Il sud deve restare la colonia estrattiva, fornire emigrati, forza lavoro, risorse umane e materiali, ma non godere della ricchezza che contribuisce a creare.
Per tenere in piedi questo schema vale tutto!
Anche calpestare la Costituzione!

Noi non ci stiamo.
Siamo tutti uguali e nessun magheggio di #Calderoli, nessun accordo sotto banco in salsa piddina potrà impedirci di dimostrarlo!
TUTTI A ROMA IL 21 DICEMBRE CONTRO IL GOVERNO DELLA LEGA NORD E L'AUTONOMIA DIFFERENZIATA
NO ALLA “SECESSIONE DEI RICCHI”
Il Partito del Sud ci sarà!



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Di Antonio Luongo

Bentornati al 1994!

Bentornata secessione!
L'antimeridionalismo non è mai passato di moda e oggi ha purtroppo l'approvazione anche di molti rappresentanti eletti al Sud e vendutisi al miglior offerente.
Lo scopo ormai è chiaro: spezzare le gambe al Sud e alla sua capacità di "fare"!
Poco importa che l'Italia resti zavorrata: pur di far ingrassare la sedicente "locomotiva settentrionale".
Il sud deve restare la colonia estrattiva, fornire emigrati, forza lavoro, risorse umane e materiali, ma non godere della ricchezza che contribuisce a creare.
Per tenere in piedi questo schema vale tutto!
Anche calpestare la Costituzione!

Noi non ci stiamo.
Siamo tutti uguali e nessun magheggio di #Calderoli, nessun accordo sotto banco in salsa piddina potrà impedirci di dimostrarlo!
TUTTI A ROMA IL 21 DICEMBRE CONTRO IL GOVERNO DELLA LEGA NORD E L'AUTONOMIA DIFFERENZIATA
NO ALLA “SECESSIONE DEI RICCHI”
Il Partito del Sud ci sarà!



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venerdì 16 dicembre 2022

IL PARTITO DEL SUD SARÀ A ROMA IL 21 DICEMBRE, CON IL TAVOLO NAZIONALE CONTRO OGNI FORMA DI AUTONOMIA DIFFERENZIATA, PER DIRE NO AD UN PROGETTO EVERSIVO DELL’UNITÀ NAZIONALE E CHE DISCRIMINA, ANCORA UNA VOLTA, TUTTI I CITTADINI A PARTIRE DA QUELLI DEL MEZZOGIORNO

Per il ritiro della bozza di legge Calderoli!

Per il ritiro dell’art. 143 della Legge di Bilancio!
Il Tavolo Nazionale NO-Autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti, già mobilitato a fronte della bozza di attuazione del 3° comma dell’art. 116 della Costituzione circolata nelle scorse settimane, intende lanciare l’allarme rispetto a una novità particolarmente grave contenuta nell’articolo 143 della Legge di Bilancio, che prevede di definire entro sei mesi i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP), passando attraverso una Cabina di regia, “ai fini della completa attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione”. L’articolo in questione prevede tra l’altro che, qualora la Cabina di regia non arrivi a determinare i LEP entro i termini stabiliti, venga nominato entro trenta giorni un Commissario per concludere il percorso.
Con questo articolo il governo cerca da un lato di aggirare le critiche che da più parti si sono levate a livello nazionale contro l’Autonomia differenziata, dall’altro di strumentalizzare addirittura queste critiche, utilizzando i LEP per accelerare il processo.
La determinazione “commissariata” dei LEP, lungi dal rallentare o addirittura impedire l’Autonomia differenziata, viene oggi utilizzata chiaramente come lo strumento per assicurarne l’attuazione.
Il Tavolo per il NO all’Autonomia differenziata ritiene, invece, che il riduzionismo dei diritti civili e sociali dei cittadini tradotti in “prestazioni”, per giunta “essenziali”, sia solo una delle gravi derive prodotte dal regionalismo. Se realizzato, nelle 23 materie previste dall’art. 116, c. 3, il decentramento legislativo porterebbe comunque alla disarticolazione della Repubblica e delle politiche pubbliche, con normative diverse, tipologie di contratti di lavoro diverse, concorrenza al ribasso sui diritti tra i territori (per attrarre investimenti al minor costo del lavoro possibile).
Sarebbe importante capire a quali LEP si riferisce la Legge di Bilancio del governo Meloni.
L’art. 143 ribadisce testualmente che la Cabina di regia dovrebbe partire da “una ricognizione della spesa storica a carattere permanente dell’ultimo triennio”, per poi definire i LEP “nell'ambito degli stanziamenti di bilancio a legislazione vigente”.
Queste formulazioni non lasciano spazio ad equivoci: i LEP devono essere veramente “essenziali”, cioè minimi. Infatti, delle due, l’una: o la “spesa storica” verrà confermata, sancendo così definitivamente l’impossibilità del superamento degli attuali enormi divari tra le diverse aree del Paese, oppure si procederà ad una “compensazione”, togliendo finanziamenti alle zone che ne ricevono di più, per trasferirli a quelle svantaggiate. Gli stanziamenti "a legislazione vigente” impediscono infatti, a priori, qualunque ipotesi di maggiori investimenti per aumentare i livelli delle prestazioni laddove servirebbe.
Tutto ciò, nella prospettiva dell’Autonomia differenziata, è strumentale a privatizzare i servizi, esternalizzarli e a ridurne i costi.
I Livelli Essenziali Assistenza (LEA), già in vigore da molti anni nella sanità, lo dimostrano, al sud in modo eclatante, ma anche al nord in modo sempre più drammatico: si tratta di livelli che non garantiscono il diritto alla salute, alle cure, alla prevenzione, con buona pace dei diritti incomprimibili. Chi può, supplisce alle carenze di personale, di reparti e di ospedali, con il “turismo sanitario”, che poi genera flussi finanziari in uscita proprio dalle regioni con minori dotazioni, verso quelle più ricche.
Di LEA si muore sempre di più e ora si vorrebbe imporre lo stesso modello per tutti i servizi, per giunta con tempi contingentati e con organismi tecnici che esautorano il Parlamento, relativamente a scelte fondamentali dalle quali dipendono i diritti civili e sociali dei cittadini.
Il momento è dunque grave: la bozza Calderoli e l’art. 143 della Legge di bilancio, produrrebbero un effetto micidiale sulla coesione nazionale.
Nelle ultime settimane, anche se ancora parzialmente, il tema dell’Autonomia differenziata è diventato oggetto di discussione pubblica. Tuttavia, i lavoratori e i cittadini non sono ancora pienamente consapevoli di cosa rappresenti l’Autonomia differenziata, né di quali pericoli riservi, per le loro vite, la sua attuazione.
Per questi motivi, il Tavolo per il NO all’Autonomia differenziata e le 700 realtà sociali e sindacali della campagna Non per noi ma per tutti e tutte saranno in piazza a Roma, mercoledì 21 dicembre, dalle ore 16 alle ore 19.
Il Tavolo per il NO all’Autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti







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Per il ritiro della bozza di legge Calderoli!

Per il ritiro dell’art. 143 della Legge di Bilancio!
Il Tavolo Nazionale NO-Autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti, già mobilitato a fronte della bozza di attuazione del 3° comma dell’art. 116 della Costituzione circolata nelle scorse settimane, intende lanciare l’allarme rispetto a una novità particolarmente grave contenuta nell’articolo 143 della Legge di Bilancio, che prevede di definire entro sei mesi i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP), passando attraverso una Cabina di regia, “ai fini della completa attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione”. L’articolo in questione prevede tra l’altro che, qualora la Cabina di regia non arrivi a determinare i LEP entro i termini stabiliti, venga nominato entro trenta giorni un Commissario per concludere il percorso.
Con questo articolo il governo cerca da un lato di aggirare le critiche che da più parti si sono levate a livello nazionale contro l’Autonomia differenziata, dall’altro di strumentalizzare addirittura queste critiche, utilizzando i LEP per accelerare il processo.
La determinazione “commissariata” dei LEP, lungi dal rallentare o addirittura impedire l’Autonomia differenziata, viene oggi utilizzata chiaramente come lo strumento per assicurarne l’attuazione.
Il Tavolo per il NO all’Autonomia differenziata ritiene, invece, che il riduzionismo dei diritti civili e sociali dei cittadini tradotti in “prestazioni”, per giunta “essenziali”, sia solo una delle gravi derive prodotte dal regionalismo. Se realizzato, nelle 23 materie previste dall’art. 116, c. 3, il decentramento legislativo porterebbe comunque alla disarticolazione della Repubblica e delle politiche pubbliche, con normative diverse, tipologie di contratti di lavoro diverse, concorrenza al ribasso sui diritti tra i territori (per attrarre investimenti al minor costo del lavoro possibile).
Sarebbe importante capire a quali LEP si riferisce la Legge di Bilancio del governo Meloni.
L’art. 143 ribadisce testualmente che la Cabina di regia dovrebbe partire da “una ricognizione della spesa storica a carattere permanente dell’ultimo triennio”, per poi definire i LEP “nell'ambito degli stanziamenti di bilancio a legislazione vigente”.
Queste formulazioni non lasciano spazio ad equivoci: i LEP devono essere veramente “essenziali”, cioè minimi. Infatti, delle due, l’una: o la “spesa storica” verrà confermata, sancendo così definitivamente l’impossibilità del superamento degli attuali enormi divari tra le diverse aree del Paese, oppure si procederà ad una “compensazione”, togliendo finanziamenti alle zone che ne ricevono di più, per trasferirli a quelle svantaggiate. Gli stanziamenti "a legislazione vigente” impediscono infatti, a priori, qualunque ipotesi di maggiori investimenti per aumentare i livelli delle prestazioni laddove servirebbe.
Tutto ciò, nella prospettiva dell’Autonomia differenziata, è strumentale a privatizzare i servizi, esternalizzarli e a ridurne i costi.
I Livelli Essenziali Assistenza (LEA), già in vigore da molti anni nella sanità, lo dimostrano, al sud in modo eclatante, ma anche al nord in modo sempre più drammatico: si tratta di livelli che non garantiscono il diritto alla salute, alle cure, alla prevenzione, con buona pace dei diritti incomprimibili. Chi può, supplisce alle carenze di personale, di reparti e di ospedali, con il “turismo sanitario”, che poi genera flussi finanziari in uscita proprio dalle regioni con minori dotazioni, verso quelle più ricche.
Di LEA si muore sempre di più e ora si vorrebbe imporre lo stesso modello per tutti i servizi, per giunta con tempi contingentati e con organismi tecnici che esautorano il Parlamento, relativamente a scelte fondamentali dalle quali dipendono i diritti civili e sociali dei cittadini.
Il momento è dunque grave: la bozza Calderoli e l’art. 143 della Legge di bilancio, produrrebbero un effetto micidiale sulla coesione nazionale.
Nelle ultime settimane, anche se ancora parzialmente, il tema dell’Autonomia differenziata è diventato oggetto di discussione pubblica. Tuttavia, i lavoratori e i cittadini non sono ancora pienamente consapevoli di cosa rappresenti l’Autonomia differenziata, né di quali pericoli riservi, per le loro vite, la sua attuazione.
Per questi motivi, il Tavolo per il NO all’Autonomia differenziata e le 700 realtà sociali e sindacali della campagna Non per noi ma per tutti e tutte saranno in piazza a Roma, mercoledì 21 dicembre, dalle ore 16 alle ore 19.
Il Tavolo per il NO all’Autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti







giovedì 15 dicembre 2022

DA SALERNO IL VIA ALLE PIAZZE CONTRO L'AUTONOMIA DIFFERENZIATA. [VIDEO]


L' intervento di Natale Cuccurese su Autonomia differenziata e PNRR domenica scorsa 11 dicembre a Salerno, all’iniziativa organizzata dal Laboratorio per la Riscossa del Sud.

Tanti interventi di denuncia ed approfondimento sia in presenza che online per una “riscossa” che non può tardare ulteriormente, visto il livello miserevole che ha ormai raggiunto la democratura italiana, arrivata ai giorni nostri fino al punto di mettere a rischio l’unità stessa del Paese. Un paese che, causa egoismi territoriali e razzismo di Stato endemico è, nei fatti, già sfasciato.

Un ringraziamento ad Antonio Luongo per il filmato





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L' intervento di Natale Cuccurese su Autonomia differenziata e PNRR domenica scorsa 11 dicembre a Salerno, all’iniziativa organizzata dal Laboratorio per la Riscossa del Sud.

Tanti interventi di denuncia ed approfondimento sia in presenza che online per una “riscossa” che non può tardare ulteriormente, visto il livello miserevole che ha ormai raggiunto la democratura italiana, arrivata ai giorni nostri fino al punto di mettere a rischio l’unità stessa del Paese. Un paese che, causa egoismi territoriali e razzismo di Stato endemico è, nei fatti, già sfasciato.

Un ringraziamento ad Antonio Luongo per il filmato





sabato 10 dicembre 2022

PIAZZE DEL SUD CONTRO L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA PER IL REDDITO - Assemblea meridionalista di lancio

 Ri_partimo da una città del Mezzogiorno, Salerno, per proseguire instancabilmente un percorso di conflitto e convergenza.

Il laboratorio La riscossa del sud in questi anni è stato luogo di approfondimenti, di analisi e rinnovamento interpretativo della questione meridionale, capace di stabilire un nesso tra modernità e trasformazione, di un sud risorsa del Paese e non marginalizzato a solo mercato di sfruttamento e consumo.
Riteniamo con convinzione che questo Sud, può rappresentare un terreno di sperimentazione politica straordinaria con la messa in discussione delle caratteristiche di fondo del capitalismo contemporaneo.

Abbiamo il compito di rovesciare il senso comune della passività di cui il sud è oggetto. Elaborare l’altra narrazione. Rompere la gabbia di un’eredità fatta di stereotipi e pensieri che negano i rapporti asimmetrici di poteri che hanno tradotto processi storici e politici in rapporti geografici, creando i Sud dei subalterni, inferiori al nord del pianeta. Un salto critico e culturale di saperi e comunità che impone la decostruzione di quel dispositivo nazionale che sostiene e richiede un sud come alterità subordinata alla modernità, da incorporare, nella complessità odierna del capitale e nella sua moltiplicazione dello sfruttamento.
Riteniamo che domenica 11 sia un appuntamento importante per mettere a confronto realtà che si muovono sul terreno della lotta per il Sud, mondo sindacale e delle istituzioni, movimenti di conflitti ambientali e sociali, movimenti meridionalisti una convergenza che punta a costruire un protagonismo popolare capace di interpretare una opposizione politica e sociale.

L’assemblea vedrà momenti di approfondimento su temi caratterizzanti la costruzione delle piazze: reddito di cittadinanza con A. Fumagalli, coesione sociale e Costituzione con G. Russo Spena, devastazione ambientale e cambiamento climatico con P. Nugnes, Autonomia Differenziata e violazione dei diritti di cittadinanza con M. Boscaino, la discussione affronterà anche il tema dei LEP e la rivendicazione di livelli uniformi per tutti i cittadini con di R. Rinaldi, la rimodulazione del PNRR e l’efficacia della quota Sud con N. Cuccurese

Parteciperanno all’ incontro: Franco Russo (osservatorio Unione europeo) Simona Suriano (ass. ManifestA) Tonia Guerra (Rifondazione Comunista), Giuliano Granato (Pap), Enrico Panini (già vice sindaco di Napoli), Antonio Palumbo (Sindaco di Favara), Francesco Musumeci (ISDEE – Medici per l’ambiente), Antonio Luongo (già consigliere ABC di Napoli), Sergio Marotta (Prof. Ordinario UNISOB) Anna Bilotti (Sen. Movimento 5 Stelle) Franco Mari (On. Alleanza Verdi e Sinistra), Roberto Musacchio (Transform), Valentino Romano (scrittore meridionalista) esponenti delle istituzioni locali e rappresentanti del comitato G. Salvemini, Carta di Venosa, Cobas scuola¬_Campania, Stop biocidio, Ya Basta, GC_Salerno, comitati territoriali contro ogni AD.






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 Ri_partimo da una città del Mezzogiorno, Salerno, per proseguire instancabilmente un percorso di conflitto e convergenza.

Il laboratorio La riscossa del sud in questi anni è stato luogo di approfondimenti, di analisi e rinnovamento interpretativo della questione meridionale, capace di stabilire un nesso tra modernità e trasformazione, di un sud risorsa del Paese e non marginalizzato a solo mercato di sfruttamento e consumo.
Riteniamo con convinzione che questo Sud, può rappresentare un terreno di sperimentazione politica straordinaria con la messa in discussione delle caratteristiche di fondo del capitalismo contemporaneo.

Abbiamo il compito di rovesciare il senso comune della passività di cui il sud è oggetto. Elaborare l’altra narrazione. Rompere la gabbia di un’eredità fatta di stereotipi e pensieri che negano i rapporti asimmetrici di poteri che hanno tradotto processi storici e politici in rapporti geografici, creando i Sud dei subalterni, inferiori al nord del pianeta. Un salto critico e culturale di saperi e comunità che impone la decostruzione di quel dispositivo nazionale che sostiene e richiede un sud come alterità subordinata alla modernità, da incorporare, nella complessità odierna del capitale e nella sua moltiplicazione dello sfruttamento.
Riteniamo che domenica 11 sia un appuntamento importante per mettere a confronto realtà che si muovono sul terreno della lotta per il Sud, mondo sindacale e delle istituzioni, movimenti di conflitti ambientali e sociali, movimenti meridionalisti una convergenza che punta a costruire un protagonismo popolare capace di interpretare una opposizione politica e sociale.

L’assemblea vedrà momenti di approfondimento su temi caratterizzanti la costruzione delle piazze: reddito di cittadinanza con A. Fumagalli, coesione sociale e Costituzione con G. Russo Spena, devastazione ambientale e cambiamento climatico con P. Nugnes, Autonomia Differenziata e violazione dei diritti di cittadinanza con M. Boscaino, la discussione affronterà anche il tema dei LEP e la rivendicazione di livelli uniformi per tutti i cittadini con di R. Rinaldi, la rimodulazione del PNRR e l’efficacia della quota Sud con N. Cuccurese

Parteciperanno all’ incontro: Franco Russo (osservatorio Unione europeo) Simona Suriano (ass. ManifestA) Tonia Guerra (Rifondazione Comunista), Giuliano Granato (Pap), Enrico Panini (già vice sindaco di Napoli), Antonio Palumbo (Sindaco di Favara), Francesco Musumeci (ISDEE – Medici per l’ambiente), Antonio Luongo (già consigliere ABC di Napoli), Sergio Marotta (Prof. Ordinario UNISOB) Anna Bilotti (Sen. Movimento 5 Stelle) Franco Mari (On. Alleanza Verdi e Sinistra), Roberto Musacchio (Transform), Valentino Romano (scrittore meridionalista) esponenti delle istituzioni locali e rappresentanti del comitato G. Salvemini, Carta di Venosa, Cobas scuola¬_Campania, Stop biocidio, Ya Basta, GC_Salerno, comitati territoriali contro ogni AD.






giovedì 8 dicembre 2022

08/12/2007 - 08/12/2022 Il Partito del Sud compie quindici anni. BUON COMPLEANNO AL PARTITO DEL SUD !!

Il giorno 08/12/2007 nella sala congressi dell'Hotel Serapo di Gaeta veniva fondato il Partito del Sud.

Nei tredici anni dalla fondazione il Partito del Sud è sempre stato presente ogni anno, con il proprio simbolo o in coalizione, a elezioni nazionali, europee, regionali, provinciali e comunali; oltre a convegni, volantinaggi, trasmissioni televisive locali e nazionali, videoconferenze, comizi, dibattiti e tante altre manifestazioni.

BUON COMPLEANNO E CENTO DI QUESTI GIORNI AL PARTITO DEL SUD !!



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Il giorno 08/12/2007 nella sala congressi dell'Hotel Serapo di Gaeta veniva fondato il Partito del Sud.

Nei tredici anni dalla fondazione il Partito del Sud è sempre stato presente ogni anno, con il proprio simbolo o in coalizione, a elezioni nazionali, europee, regionali, provinciali e comunali; oltre a convegni, volantinaggi, trasmissioni televisive locali e nazionali, videoconferenze, comizi, dibattiti e tante altre manifestazioni.

BUON COMPLEANNO E CENTO DI QUESTI GIORNI AL PARTITO DEL SUD !!



mercoledì 7 dicembre 2022

PIAZZE DEL SUD CONTRO L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA PER IL REDDITO

 Assemblea meridionalista di lancio

Ri_partimo da una città del Mezzogiorno, Salerno, per proseguire instancabilmente un percorso di conflitto e convergenza.
Il laboratorio La riscossa del sud in questi anni è stato luogo di approfondimenti, di analisi e rinnovamento interpretativo della questione meridionale, capace di stabilire un nesso tra modernità e trasformazione, di un sud risorsa del Paese e non marginalizzato a solo mercato di sfruttamento e consumo.
Riteniamo con convinzione che questo Sud, può rappresentare un terreno di sperimentazione politica straordinaria con la messa in discussione delle caratteristiche di fondo del capitalismo contemporaneo.
Abbiamo il compito di rovesciare il senso comune della passività di cui il sud è oggetto. Elaborare l’altra narrazione. Rompere la gabbia di un’eredità fatta di stereotipi e pensieri che negano i rapporti asimmetrici di poteri che hanno tradotto processi storici e politici in rapporti geografici, creando i Sud dei subalterni, inferiori al nord del pianeta. Un salto critico e culturale di saperi e comunità che impone la decostruzione di quel dispositivo nazionale che sostiene e richiede un sud come alterità subordinata alla modernità, da incorporare, nella complessità odierna del capitale e nella sua moltiplicazione dello sfruttamento.
Riteniamo che domenica 11 sia un appuntamento importante per mettere a confronto realtà che si muovono sul terreno della lotta per il Sud.




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 Assemblea meridionalista di lancio

Ri_partimo da una città del Mezzogiorno, Salerno, per proseguire instancabilmente un percorso di conflitto e convergenza.
Il laboratorio La riscossa del sud in questi anni è stato luogo di approfondimenti, di analisi e rinnovamento interpretativo della questione meridionale, capace di stabilire un nesso tra modernità e trasformazione, di un sud risorsa del Paese e non marginalizzato a solo mercato di sfruttamento e consumo.
Riteniamo con convinzione che questo Sud, può rappresentare un terreno di sperimentazione politica straordinaria con la messa in discussione delle caratteristiche di fondo del capitalismo contemporaneo.
Abbiamo il compito di rovesciare il senso comune della passività di cui il sud è oggetto. Elaborare l’altra narrazione. Rompere la gabbia di un’eredità fatta di stereotipi e pensieri che negano i rapporti asimmetrici di poteri che hanno tradotto processi storici e politici in rapporti geografici, creando i Sud dei subalterni, inferiori al nord del pianeta. Un salto critico e culturale di saperi e comunità che impone la decostruzione di quel dispositivo nazionale che sostiene e richiede un sud come alterità subordinata alla modernità, da incorporare, nella complessità odierna del capitale e nella sua moltiplicazione dello sfruttamento.
Riteniamo che domenica 11 sia un appuntamento importante per mettere a confronto realtà che si muovono sul terreno della lotta per il Sud.




sabato 3 dicembre 2022

Autonomia differenziata: una riforma pericolosa - In diretta on-line mercoledì 7 dicembre alle ore 19.00

CSI incontra Antonio Madera (Comitato NO AD) e Natale Cuccurese (Partito del Sud) che ci illustreranno i contenuti e le distorsioni di questa riforma.



In diretta on-line mercoledì 7 dicembre alle ore 19.00 dalla pagina CSI https://www.facebook.com/groups/confederazionesinistreitaliane

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CSI incontra Antonio Madera (Comitato NO AD) e Natale Cuccurese (Partito del Sud) che ci illustreranno i contenuti e le distorsioni di questa riforma.



In diretta on-line mercoledì 7 dicembre alle ore 19.00 dalla pagina CSI https://www.facebook.com/groups/confederazionesinistreitaliane

 
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