lunedì 25 giugno 2012

CAMPANIA TERRA DI FUOCHI/ Il Meridione discarica dei rifiuti industriali

Il problema dei rifiuti prodotti dalle industrie è una piovra che amplia i suoi tentacoli da anni in Campania e in tutto il Meridione. Dal caso Cantariello, in provincia di Napoli, dove la “terra fuma”rifiuti industriali tossici fino ai rifiuti radioattivi delle centrali nucleari americane smaltiti in Basilicata. Inevitabile è l’aumento di tumori, sterilità e malformazioni. Storia di un avvelenamento di massa.

di Maria Cristina Giovannitti

discarica-rifiuti-napoliCon l’estate e l’afa torna con maggiore pressione il problema dei roghi dolosi che vengono appiccati nelle zone a nord di Napoli ogni giorno, guadagnandosi il triste nome di “terra di fuochi”. Ultimo –cronologicamente- è stato un incendio di proporzioni devastanti sviluppatosi nella zona di Caivano, in un deposito di auto dismesse e sottoposte a sequestro giudiziario. Di questo incendio non se ne conosce bene la natura, ne le modalità. Raccolta la preoccupazione dei cittadini che temono per la loro salute perché non sanno cosa respirano, abbiamo cercato di metterci in contatto con il sindaco di Caivano, il dottor Antonio Falco, per avere dei chiarimenti. La segretaria telefonicamente ci informa che il sindaco non è al momento in Comune e che comunque non avrebbe rilasciato interviste.

La questione dello smaltimento dei rifiuti tossici è un grave problema che vede la coalizione politica- mafia –industria pericolosamente unita a danno della salute pubblica. 

La Campania è solo la punta dell’iceberg. Il vero problema coinvolge tutto il Meridione, discarica a cielo aperto per tutti i rifiuti prodotti da “imprenditori evasori” che, in accordo con la camorra, usano le terre del sud Italia per nascondere il marciume di quei rifiuti. Lobby di poteri e di criminalità che hanno un prezzo troppo alto da pagare: la salute di tutti, nessuno escluso. Abbiamo parlato con il dottor Antonio Marfella, oncologo e tossicologo presso l’Ospedale Pascale di Napoli, che conferma l’incidenza dell’aumento dei tumori, e con Lucio Iavarone, presidente del comitato No Discariche dei Comuni a Nord di Napoli.



antonio-marfella_oncologoDottor Marfella, che ne pensa dello smaltimento dei rifiuti tossici?
La prima cosa da precisare è che l’attenzione deve essere focalizzata solo sul problema dello smaltimento dei rifiuti industriali. E’ inutile discutere sullo smaltimento dei rifiuti urbani, sulla scelta degli inceneritori quando il numero pro capite dei rifiuti urbani è in diminuzione. Il grave dramma è l’incremento dei rifiuti delle industrie, specie quelle del nord che pagano la camorra e si muovono verso il meridione. Non è solo la Campania a smaltire i rifiuti tossici ma tutto il Sud Italia condannato ai rifiuti delle industrie dell’Europa e di tutto il mondo.

Per esempio?
Ad esempio in Basilicata sono stati trovati rifiuti radioattivi provenienti da scorie delle centrali nucleari chiuse negli Stati Uniti. Se non risolviamo questo problema, la cosmopolitizzazione porterà un incremento drammatico delle malattie.

Quindi sono i rifiuti tossici industriali a provocare un aumento dei tumori?
Certo, è un dato accertato. Si pensi che in Italia la legge per lo smaltimento dei rifiuti urbani è di gestione e soluzione pubblica mentre quella dei rifiuti industriali è un problema dei privati. E’ inutile parlare di smaltimento dei rifiuti urbani, che all’anno sono 30 milioni di tonnellate  rispetto ai 135 milioni di tonnellate di rifiuti industriali. Inoltre in questi 135 milioni, almeno 30 non hanno nessuna tracciabilità cioè non sappiamo che fine fanno. Il 30/ 40 per cento, invece, dei rifiuti industriali viene inserito tra i rifiuti urbani, così c’è uno sgravo dei costi di smaltimento per il privato. Questo, però, comporta discariche urbane infiltrate da rifiuti tossici industriali. E’ chiaro che ogni industria che produce rifiuti dovrebbe smaltirli nella propria terra. Fin quando i rifiuti circoleranno come merci, saremo condannati.

E la criminalità fa affari …
Le ricordo che la Campania, per scelta, è l’unica regione non dotata di discariche a norma per i rifiuti speciali tossici/nocivi. Ad esempio arrivano in Campania ogni anno 50 mila pneumatici usati da tutte le parti d’Italia per essere riciclati e smaltiti. Quelli che non vengono riciclati diventano combustione nelle terre di fuoco. Una volta bruciato, il pneumatico diventa un rifiuto tossico/nocivo e quindi bisogna, a spese dello Stato, portarlo in altre regioni che hanno discariche a norma. Riciclare un rifiuto urbano o un pneumatico costa 90 euro a tonnellata, se lo mandiamo in Olanda; smaltire un pneumatico bruciato diventato rifiuto tossico/nocivo da 300 euro a tonnellata, arriva anche a 1500 euro.

E lo Stato in tutto questo come si comporta?
Nel decreto legge per lo Sviluppo, il messaggio inviato agli industriali italiani è quello di continuare a smaltire illegalmente, tanto per ora non c’è controllo. E’ una criminalità che ha il suo flusso da nord a sud. Non dimentichiamo che anche la ditta Marcegaglia è stata inquisita ed incriminata per lo smaltimento di materiali tossici.

Ci fornisce qualche dato sull’incremento dei tumori?
Dato ufficiale è che nella sola provincia di Napoli, i tumori sono tre volte in più rispetto alla media nazionale. E’ ancora più drammatico il dato di Caserta. E’ la più giovane provincia d’Italia e in quanto tale dovrebbe essere anche la più sana, mentre riporta un aumento dei tumori di sei volte la media. Il paradosso è che i tumori e le malformazioni dovrebbero essere maggiori nelle zone urbane mentre in Campania sono diffuse nelle aree rurali, in periferia perché nelle campagne sono seppelliti i rifiuti industriali.

In Italia c’è un picco anche delle malformazioni e dei tumori infantili …
Vero. Però le malformazioni sono connesse agli aborti. E’ un dato in incremento ma difficilmente riscontrabile perché le donne che vengono a conoscenza di un feto malformato praticano l’interruzione di gravidanza. Dato ufficiale è invece  che in provincia di Napoli e Caserta  c’è il più basso numero di spermatozoi in Italia. L’infertilità diventa un problema primario.

E per quanto riguarda l’aumento dei tumori al polmone?
Sia la provincia di Napoli che Caserta hanno circa il 3 per cento in più dei casi di tumore al polmone con l’aggravante, però, che 1/3 dei malati non è fumatore. Quindi ciò significa che 3 persone su 10 non fumatori si sono ammalati per fumo passivo e inquinamento ambientale.

Per capirne di più ci siamo rivolti, come detto, a Lucio Iavarone, presidente del comitato No Discariche dei Comuni a Nord di Napoli.

lucio_iavarone_no_discariche_napoliIavarone, come guadagna la criminalità sui rifiuti tossici industriali?
Del problema abbiamo fiumi e fiumi di testimonianze, cominciando dal libro di Roberto Saviano per poi avere tantissime altre informazioni. L’influenza della criminalità sui rifiuti continua tutt’oggi e non si è affatto ridotta. Basti pensare che negli anni scorsi si è avuto il ‘fenomeno dell’interramento’ dove i rifiuti tossici industriali del nord sono stati smaltiti nelle discariche legati e illegali della Campania. L’imprenditoria compiacente, per spendere poco, da’ i suoi rifiuti alla camorra, principalmente i Casalesi che gestiscono questi traffici, e tutto viene riversato da anni nelle campagne della Campania, inquinando i territori a nord di Napoli come il giuglianese o l’agro aversano.

E’ palese il caso Cantariello dove la terra brucia …
Cantariello è un sito di stoccaggio dove, in 10 anni, sono state depositate 9 mila tonnellate di rifiuti industriali illegalmente. Oggi lì la terra fuma perché sono ancora attive le reazioni chimiche di quei prodotti tossici.

La gravità è che vicino al sito ci sono centri commerciali, quindi è una zona frequentata.
Si, c’è un maxi cinema, c’è l’Ikea, e Leroy Merlin. E’ insomma una zona frequentata quotidianamente da migliaia di persone.

E come reagisce l’amministrazione a tutto questo?
Il problema insiste sulla linea di confine tra Casoria ed Afragola. Il sito, territorialmente, è sul comune di Casoria e il sindaco Vincenzo Carfora si sta interessando alla questione. I rappresentanti della regione Campania e la commissione bonifiche si sono recati sul posto per testare la gravità della situazione. C’è stato un sopralluogo anche dell’ARPAC –Agenzia Regionale Protezione Ambientale- per ricorrere ad un’opera di bonifica urgente. Assente ingiustificata l’Asl Na2 nord. Il comune di Afragola trascura, invece, il problema. In realtà le conseguenze maggiori le hanno proprio gli abitanti di Afragola che in numero maggiore vivono in quella zona di confine. Nonostante il sindaco, Vincenzo Nespoli, sia un senatore e avrebbe potuto dedicarsi con maggiore impegno per la risoluzione, stiamo riscontrando un menefreghismo ed un atteggiamento assolutamente incomprensibile.

Intanto la situazione in Campania sta degenerando …
In effetti ad Acerra, nelle terre dove c’era un fiorente allevamento di bestiame, oggi c’è l’assoluto divieto di pascolare. Il triangolo della morte, Acerra-Pomigliano-Marigliano, ha delle terre avvelenate. Basti pensare che lì sono nate pecore deformate, con due teste e cinque zampe. Il pastore e proprietario di alcune di queste terre, Cannavacciuolo, morto in seguito per cancro per contaminazione elevata, prima di morire è stato sottoposto dall’oncologo Antonio Marfella ad analisi del sangue e nelle sue vene è stato riscontrato un livello di diossina centinaia di volte superiore alla norma.

Proprio sull’incidenza dei tumori e della connessione con i rifiuti, pochi giorni fa in Regione è stato approvato il Registro dei Tumori, finanziamenti volti alla raccolta dei dati per queste patologie. Il problema è che alla raccolta dei dati saranno addetti possibilità di poter falsare poi i dati?
Dopo anni di lotte  e battaglie per far approvare questa legge, arriva come un contentino, un fumo negli occhi. Nella proposta c’era l’idea di un organo di controllo dei dati, a titolo totalmente gratuito, formato dall’associazione dei Medici dell’Ambiente. La proposta è stata rigettata. Gli addetti che saranno scelti dai politici ovviamente verranno condizionati dal valore politico. Per esempio a Terzigno c’è un’incidenza di tumori 800 volte superiore alla media nazionale. E’ chiaro che i politici non faranno mai uscire un dato del genere, lasciando campo libero ai criminali.

Come reagisce il governo nazionale?
Ormai il ‘caso Campania’ lo abbiamo definito un tentativo di biocidio studiato a tavolino tra la politica corrotta, criminalità organizzata e imprenditoria malata. Alla Campania sono stati destinati 700 milioni euro per investire esclusivamente nelle bonifiche del territorio ma il governo impone alla Regione di acquistare l’inceneritore Impregilo a 355 milioni euro, soldi che devono essere sottratti dai fondi fas per le bonifiche. Impregilo è mafia e lo dimostra l’ultima vicenda del Presidente Ponzellini che è inquisito per associazione a delinquere. Il dramma di oggi è che il disegno mafioso vuol continuare a distruggere la Campania e non bonificare.

In Campania per ora c’è solo un sito di compostaggio per la raccolta differenziata. Il resto dei rifiuti sono mandati fuori regione e così i cittadini pagano molto di più. Perché succede?
Perché il piano regionale prevede nell’immediato la costruzione di quattro inceneritori e la costruzione dei siti di compostaggio è rimandata al 2015 in poi. E’ un chiaro e disarmante disegno che favorisce le lobby e la criminalità. Vorrei precisare che esiste anche una criminalità spicciola, quella che smista i rifiuti nelle retrovie, a cielo aperto e poi paga i rom per appiccare fuochi, i roghi che ogni giorni vediamo e respiriamo. Il nostro movimento ha chiesto anche maggiore controllo, con aree video sorvegliate, ma i comuni non recepiscono.


Fonte: Infiltrato.it
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Il problema dei rifiuti prodotti dalle industrie è una piovra che amplia i suoi tentacoli da anni in Campania e in tutto il Meridione. Dal caso Cantariello, in provincia di Napoli, dove la “terra fuma”rifiuti industriali tossici fino ai rifiuti radioattivi delle centrali nucleari americane smaltiti in Basilicata. Inevitabile è l’aumento di tumori, sterilità e malformazioni. Storia di un avvelenamento di massa.

di Maria Cristina Giovannitti

discarica-rifiuti-napoliCon l’estate e l’afa torna con maggiore pressione il problema dei roghi dolosi che vengono appiccati nelle zone a nord di Napoli ogni giorno, guadagnandosi il triste nome di “terra di fuochi”. Ultimo –cronologicamente- è stato un incendio di proporzioni devastanti sviluppatosi nella zona di Caivano, in un deposito di auto dismesse e sottoposte a sequestro giudiziario. Di questo incendio non se ne conosce bene la natura, ne le modalità. Raccolta la preoccupazione dei cittadini che temono per la loro salute perché non sanno cosa respirano, abbiamo cercato di metterci in contatto con il sindaco di Caivano, il dottor Antonio Falco, per avere dei chiarimenti. La segretaria telefonicamente ci informa che il sindaco non è al momento in Comune e che comunque non avrebbe rilasciato interviste.

La questione dello smaltimento dei rifiuti tossici è un grave problema che vede la coalizione politica- mafia –industria pericolosamente unita a danno della salute pubblica. 

La Campania è solo la punta dell’iceberg. Il vero problema coinvolge tutto il Meridione, discarica a cielo aperto per tutti i rifiuti prodotti da “imprenditori evasori” che, in accordo con la camorra, usano le terre del sud Italia per nascondere il marciume di quei rifiuti. Lobby di poteri e di criminalità che hanno un prezzo troppo alto da pagare: la salute di tutti, nessuno escluso. Abbiamo parlato con il dottor Antonio Marfella, oncologo e tossicologo presso l’Ospedale Pascale di Napoli, che conferma l’incidenza dell’aumento dei tumori, e con Lucio Iavarone, presidente del comitato No Discariche dei Comuni a Nord di Napoli.



antonio-marfella_oncologoDottor Marfella, che ne pensa dello smaltimento dei rifiuti tossici?
La prima cosa da precisare è che l’attenzione deve essere focalizzata solo sul problema dello smaltimento dei rifiuti industriali. E’ inutile discutere sullo smaltimento dei rifiuti urbani, sulla scelta degli inceneritori quando il numero pro capite dei rifiuti urbani è in diminuzione. Il grave dramma è l’incremento dei rifiuti delle industrie, specie quelle del nord che pagano la camorra e si muovono verso il meridione. Non è solo la Campania a smaltire i rifiuti tossici ma tutto il Sud Italia condannato ai rifiuti delle industrie dell’Europa e di tutto il mondo.

Per esempio?
Ad esempio in Basilicata sono stati trovati rifiuti radioattivi provenienti da scorie delle centrali nucleari chiuse negli Stati Uniti. Se non risolviamo questo problema, la cosmopolitizzazione porterà un incremento drammatico delle malattie.

Quindi sono i rifiuti tossici industriali a provocare un aumento dei tumori?
Certo, è un dato accertato. Si pensi che in Italia la legge per lo smaltimento dei rifiuti urbani è di gestione e soluzione pubblica mentre quella dei rifiuti industriali è un problema dei privati. E’ inutile parlare di smaltimento dei rifiuti urbani, che all’anno sono 30 milioni di tonnellate  rispetto ai 135 milioni di tonnellate di rifiuti industriali. Inoltre in questi 135 milioni, almeno 30 non hanno nessuna tracciabilità cioè non sappiamo che fine fanno. Il 30/ 40 per cento, invece, dei rifiuti industriali viene inserito tra i rifiuti urbani, così c’è uno sgravo dei costi di smaltimento per il privato. Questo, però, comporta discariche urbane infiltrate da rifiuti tossici industriali. E’ chiaro che ogni industria che produce rifiuti dovrebbe smaltirli nella propria terra. Fin quando i rifiuti circoleranno come merci, saremo condannati.

E la criminalità fa affari …
Le ricordo che la Campania, per scelta, è l’unica regione non dotata di discariche a norma per i rifiuti speciali tossici/nocivi. Ad esempio arrivano in Campania ogni anno 50 mila pneumatici usati da tutte le parti d’Italia per essere riciclati e smaltiti. Quelli che non vengono riciclati diventano combustione nelle terre di fuoco. Una volta bruciato, il pneumatico diventa un rifiuto tossico/nocivo e quindi bisogna, a spese dello Stato, portarlo in altre regioni che hanno discariche a norma. Riciclare un rifiuto urbano o un pneumatico costa 90 euro a tonnellata, se lo mandiamo in Olanda; smaltire un pneumatico bruciato diventato rifiuto tossico/nocivo da 300 euro a tonnellata, arriva anche a 1500 euro.

E lo Stato in tutto questo come si comporta?
Nel decreto legge per lo Sviluppo, il messaggio inviato agli industriali italiani è quello di continuare a smaltire illegalmente, tanto per ora non c’è controllo. E’ una criminalità che ha il suo flusso da nord a sud. Non dimentichiamo che anche la ditta Marcegaglia è stata inquisita ed incriminata per lo smaltimento di materiali tossici.

Ci fornisce qualche dato sull’incremento dei tumori?
Dato ufficiale è che nella sola provincia di Napoli, i tumori sono tre volte in più rispetto alla media nazionale. E’ ancora più drammatico il dato di Caserta. E’ la più giovane provincia d’Italia e in quanto tale dovrebbe essere anche la più sana, mentre riporta un aumento dei tumori di sei volte la media. Il paradosso è che i tumori e le malformazioni dovrebbero essere maggiori nelle zone urbane mentre in Campania sono diffuse nelle aree rurali, in periferia perché nelle campagne sono seppelliti i rifiuti industriali.

In Italia c’è un picco anche delle malformazioni e dei tumori infantili …
Vero. Però le malformazioni sono connesse agli aborti. E’ un dato in incremento ma difficilmente riscontrabile perché le donne che vengono a conoscenza di un feto malformato praticano l’interruzione di gravidanza. Dato ufficiale è invece  che in provincia di Napoli e Caserta  c’è il più basso numero di spermatozoi in Italia. L’infertilità diventa un problema primario.

E per quanto riguarda l’aumento dei tumori al polmone?
Sia la provincia di Napoli che Caserta hanno circa il 3 per cento in più dei casi di tumore al polmone con l’aggravante, però, che 1/3 dei malati non è fumatore. Quindi ciò significa che 3 persone su 10 non fumatori si sono ammalati per fumo passivo e inquinamento ambientale.

Per capirne di più ci siamo rivolti, come detto, a Lucio Iavarone, presidente del comitato No Discariche dei Comuni a Nord di Napoli.

lucio_iavarone_no_discariche_napoliIavarone, come guadagna la criminalità sui rifiuti tossici industriali?
Del problema abbiamo fiumi e fiumi di testimonianze, cominciando dal libro di Roberto Saviano per poi avere tantissime altre informazioni. L’influenza della criminalità sui rifiuti continua tutt’oggi e non si è affatto ridotta. Basti pensare che negli anni scorsi si è avuto il ‘fenomeno dell’interramento’ dove i rifiuti tossici industriali del nord sono stati smaltiti nelle discariche legati e illegali della Campania. L’imprenditoria compiacente, per spendere poco, da’ i suoi rifiuti alla camorra, principalmente i Casalesi che gestiscono questi traffici, e tutto viene riversato da anni nelle campagne della Campania, inquinando i territori a nord di Napoli come il giuglianese o l’agro aversano.

E’ palese il caso Cantariello dove la terra brucia …
Cantariello è un sito di stoccaggio dove, in 10 anni, sono state depositate 9 mila tonnellate di rifiuti industriali illegalmente. Oggi lì la terra fuma perché sono ancora attive le reazioni chimiche di quei prodotti tossici.

La gravità è che vicino al sito ci sono centri commerciali, quindi è una zona frequentata.
Si, c’è un maxi cinema, c’è l’Ikea, e Leroy Merlin. E’ insomma una zona frequentata quotidianamente da migliaia di persone.

E come reagisce l’amministrazione a tutto questo?
Il problema insiste sulla linea di confine tra Casoria ed Afragola. Il sito, territorialmente, è sul comune di Casoria e il sindaco Vincenzo Carfora si sta interessando alla questione. I rappresentanti della regione Campania e la commissione bonifiche si sono recati sul posto per testare la gravità della situazione. C’è stato un sopralluogo anche dell’ARPAC –Agenzia Regionale Protezione Ambientale- per ricorrere ad un’opera di bonifica urgente. Assente ingiustificata l’Asl Na2 nord. Il comune di Afragola trascura, invece, il problema. In realtà le conseguenze maggiori le hanno proprio gli abitanti di Afragola che in numero maggiore vivono in quella zona di confine. Nonostante il sindaco, Vincenzo Nespoli, sia un senatore e avrebbe potuto dedicarsi con maggiore impegno per la risoluzione, stiamo riscontrando un menefreghismo ed un atteggiamento assolutamente incomprensibile.

Intanto la situazione in Campania sta degenerando …
In effetti ad Acerra, nelle terre dove c’era un fiorente allevamento di bestiame, oggi c’è l’assoluto divieto di pascolare. Il triangolo della morte, Acerra-Pomigliano-Marigliano, ha delle terre avvelenate. Basti pensare che lì sono nate pecore deformate, con due teste e cinque zampe. Il pastore e proprietario di alcune di queste terre, Cannavacciuolo, morto in seguito per cancro per contaminazione elevata, prima di morire è stato sottoposto dall’oncologo Antonio Marfella ad analisi del sangue e nelle sue vene è stato riscontrato un livello di diossina centinaia di volte superiore alla norma.

Proprio sull’incidenza dei tumori e della connessione con i rifiuti, pochi giorni fa in Regione è stato approvato il Registro dei Tumori, finanziamenti volti alla raccolta dei dati per queste patologie. Il problema è che alla raccolta dei dati saranno addetti possibilità di poter falsare poi i dati?
Dopo anni di lotte  e battaglie per far approvare questa legge, arriva come un contentino, un fumo negli occhi. Nella proposta c’era l’idea di un organo di controllo dei dati, a titolo totalmente gratuito, formato dall’associazione dei Medici dell’Ambiente. La proposta è stata rigettata. Gli addetti che saranno scelti dai politici ovviamente verranno condizionati dal valore politico. Per esempio a Terzigno c’è un’incidenza di tumori 800 volte superiore alla media nazionale. E’ chiaro che i politici non faranno mai uscire un dato del genere, lasciando campo libero ai criminali.

Come reagisce il governo nazionale?
Ormai il ‘caso Campania’ lo abbiamo definito un tentativo di biocidio studiato a tavolino tra la politica corrotta, criminalità organizzata e imprenditoria malata. Alla Campania sono stati destinati 700 milioni euro per investire esclusivamente nelle bonifiche del territorio ma il governo impone alla Regione di acquistare l’inceneritore Impregilo a 355 milioni euro, soldi che devono essere sottratti dai fondi fas per le bonifiche. Impregilo è mafia e lo dimostra l’ultima vicenda del Presidente Ponzellini che è inquisito per associazione a delinquere. Il dramma di oggi è che il disegno mafioso vuol continuare a distruggere la Campania e non bonificare.

In Campania per ora c’è solo un sito di compostaggio per la raccolta differenziata. Il resto dei rifiuti sono mandati fuori regione e così i cittadini pagano molto di più. Perché succede?
Perché il piano regionale prevede nell’immediato la costruzione di quattro inceneritori e la costruzione dei siti di compostaggio è rimandata al 2015 in poi. E’ un chiaro e disarmante disegno che favorisce le lobby e la criminalità. Vorrei precisare che esiste anche una criminalità spicciola, quella che smista i rifiuti nelle retrovie, a cielo aperto e poi paga i rom per appiccare fuochi, i roghi che ogni giorni vediamo e respiriamo. Il nostro movimento ha chiesto anche maggiore controllo, con aree video sorvegliate, ma i comuni non recepiscono.


Fonte: Infiltrato.it

mercoledì 6 aprile 2011

Solo la città di Napoli «brucerà» le immondizie dell’intera Austria


Il report di Osservasalute 2011 della Cattolica

NAPOLI — «Bisognerà soffrire per tre anni in attesa degli impianti» che ridurranno la quasi totalità dei rifiuti campani in cenere, ammonisce la Regione. Ma intanto, perché le discariche si esauriscono prima del previsto? E perché non si fanno anche gli impianti di compostaggio? Cosa hanno, di tanto speciale, gli inceneritori? La portata complessiva dei soli inceneritori di Napoli (1000 tonnellate al giorno) e Acerra (2000 tonnellate quotidiane a pieno regime nei tre forni tarati per bruciare 650.000 tonnellate annue) è pari alla portata giornaliera di tutti e nove gli inceneritori che servono l’Austria e maggiore dei ben otto impianti che servono l’Emilia Romagna, secondo elaborazioni Ispra su dati Eurostat. Perché, in Campania, se ne vogliono costruire altri tre? Se ne è discusso al convegno Ambiente e Salute con l’esperto oncologo Antonio Marfella, già perito di parte sui casi di Pianura e Acerra. La Campania punta ad incenerire 2.5 milioni di tonnellate di rifiuti urbani l’anno esclusi gli inceneritori a biomasse e dei cementifici, quando complessivamente in Italia, oggi, se ne bruciano 3.5 tonnellate.

Secondo il rapporto Osservasalute 2011 della Cattolica, i campani producono 2 milioni e 723 mila tonnellate di rifiuti urbani l’anno e la produzione procapite diminuisce da 500 a 468 chili annui per abitante. Sempre secondo la Cattolica, la Campania tratterebbe «solo» 2.300 tonnellate di rifiuti speciali l’anno delle quali «appena» 107 pericolose. E qui i conti cominciano a non tornare. La Campania è anche l’unica regione del report che alla voce «speciali smaltiti in discarica» risulta «n.d.», non determinati. Dove saranno trattati questi rifiuti «legali» , non è dato di saperlo. Forse in parte ad Acerra, dove reflui industriali «trattati» finiscono nella famigerata località Omomorto ai Regi Lagni? Le Regioni formalmente virtuose, le zone d’ombra le presentano invece fuori-report: il sito dell’Arpa Veneto, ad esempio, comunica che «alcune tipologie di rifiuti pericolosi per i quali non vi è possibilità di smaltimento in ambito regionale sono destinate a discariche per rifiuti pericolosi ubicate in altre regioni o all’estero». Ebbene il pm Donato Ceglie della Procura di Santa Maria Capua Vetere ha trovato i fanghi di Porto Marghera «smaltiti illecitamente» a Castelvolturno, prima ancora che a Bacoli. E quando già quelli piemontesi dell’Acna di Cengio erano entrati a Pianura ma con una palese «tracciabilità» che oggi manca e, sospeso il sistema Sistri, mancherà del tutto per un anno ancora. Invece l’Arpac stima la quantità di rifiuti speciali complessiva «prodotta» in Campania in 4 milioni di tonnellate, e la produzione includerebbe il 38% di aziende in nero, ad esempio di borse o vernici, che non smaltiscono certo legalmente.

E c’è anche un import export. La Regione Campania il 23 marzo 2010 ha deliberato il Programma di gestione dei rifiuti speciali (Burc del 7/4/2010), mille pagine di ricerche e soluzioni operative prodotte in una manciata di giorni subito dopo la minaccia di sanzioni europee. Qui si apprende che la Campania importa, legalmente, scarti industriali (secondo l’Arpac da fonte Mud) da Lombardia, Veneto, Toscana, Abruzzo, Lazio, Molise, Calabria e Sicilia e dall’ «estero» , soprattutto residui di raffinazioni petroli o gas e scarti da processi chimici inorganici. Ora, la gestione dei rifiuti industriali è di competenza privata, ma in Campania diventa un problema pubblico e spesso di rilevanza penale. La Regione nella delibera del 2010 scrive che legalmente importiamo non meno di 260 mila tonnellate l'anno di rifiuti industriali anche pericolosi «che dovrebbero essere smaltiti in Campania e di questi non meno di 50 mila tonnellate l'anno di pneumatici usati, il famoso combustibile della Terra dei Fuochi — spiega l’esperto, Marfella —. Il punto è che i nostri terminali ufficiali non sono in grado di smaltire una tale quantità di speciali. Ne esportiamo infatti 900 mila tonnellate l’anno. Facile per la camorra, in questo giro, gestire flussi paralleli di tossici o fanghi che si confondono con l’umido senza gli impianti di compostaggio» . Nel 2006 la Regione addirittura sovrastimava le «biomasse disponibili» in Campania, pari a 3.4 milioni di tonnellate annue (il 50% della produzione della Germania) scriveva il consulente dell’assessore Cozzolino, Tombolillo, poi arrestato con le indagini sull’inceneritore a biomasse di Pignataro Maggiore.

Luca Marconi

Fonte:Corriere del Mezzogiorno


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Il report di Osservasalute 2011 della Cattolica

NAPOLI — «Bisognerà soffrire per tre anni in attesa degli impianti» che ridurranno la quasi totalità dei rifiuti campani in cenere, ammonisce la Regione. Ma intanto, perché le discariche si esauriscono prima del previsto? E perché non si fanno anche gli impianti di compostaggio? Cosa hanno, di tanto speciale, gli inceneritori? La portata complessiva dei soli inceneritori di Napoli (1000 tonnellate al giorno) e Acerra (2000 tonnellate quotidiane a pieno regime nei tre forni tarati per bruciare 650.000 tonnellate annue) è pari alla portata giornaliera di tutti e nove gli inceneritori che servono l’Austria e maggiore dei ben otto impianti che servono l’Emilia Romagna, secondo elaborazioni Ispra su dati Eurostat. Perché, in Campania, se ne vogliono costruire altri tre? Se ne è discusso al convegno Ambiente e Salute con l’esperto oncologo Antonio Marfella, già perito di parte sui casi di Pianura e Acerra. La Campania punta ad incenerire 2.5 milioni di tonnellate di rifiuti urbani l’anno esclusi gli inceneritori a biomasse e dei cementifici, quando complessivamente in Italia, oggi, se ne bruciano 3.5 tonnellate.

Secondo il rapporto Osservasalute 2011 della Cattolica, i campani producono 2 milioni e 723 mila tonnellate di rifiuti urbani l’anno e la produzione procapite diminuisce da 500 a 468 chili annui per abitante. Sempre secondo la Cattolica, la Campania tratterebbe «solo» 2.300 tonnellate di rifiuti speciali l’anno delle quali «appena» 107 pericolose. E qui i conti cominciano a non tornare. La Campania è anche l’unica regione del report che alla voce «speciali smaltiti in discarica» risulta «n.d.», non determinati. Dove saranno trattati questi rifiuti «legali» , non è dato di saperlo. Forse in parte ad Acerra, dove reflui industriali «trattati» finiscono nella famigerata località Omomorto ai Regi Lagni? Le Regioni formalmente virtuose, le zone d’ombra le presentano invece fuori-report: il sito dell’Arpa Veneto, ad esempio, comunica che «alcune tipologie di rifiuti pericolosi per i quali non vi è possibilità di smaltimento in ambito regionale sono destinate a discariche per rifiuti pericolosi ubicate in altre regioni o all’estero». Ebbene il pm Donato Ceglie della Procura di Santa Maria Capua Vetere ha trovato i fanghi di Porto Marghera «smaltiti illecitamente» a Castelvolturno, prima ancora che a Bacoli. E quando già quelli piemontesi dell’Acna di Cengio erano entrati a Pianura ma con una palese «tracciabilità» che oggi manca e, sospeso il sistema Sistri, mancherà del tutto per un anno ancora. Invece l’Arpac stima la quantità di rifiuti speciali complessiva «prodotta» in Campania in 4 milioni di tonnellate, e la produzione includerebbe il 38% di aziende in nero, ad esempio di borse o vernici, che non smaltiscono certo legalmente.

E c’è anche un import export. La Regione Campania il 23 marzo 2010 ha deliberato il Programma di gestione dei rifiuti speciali (Burc del 7/4/2010), mille pagine di ricerche e soluzioni operative prodotte in una manciata di giorni subito dopo la minaccia di sanzioni europee. Qui si apprende che la Campania importa, legalmente, scarti industriali (secondo l’Arpac da fonte Mud) da Lombardia, Veneto, Toscana, Abruzzo, Lazio, Molise, Calabria e Sicilia e dall’ «estero» , soprattutto residui di raffinazioni petroli o gas e scarti da processi chimici inorganici. Ora, la gestione dei rifiuti industriali è di competenza privata, ma in Campania diventa un problema pubblico e spesso di rilevanza penale. La Regione nella delibera del 2010 scrive che legalmente importiamo non meno di 260 mila tonnellate l'anno di rifiuti industriali anche pericolosi «che dovrebbero essere smaltiti in Campania e di questi non meno di 50 mila tonnellate l'anno di pneumatici usati, il famoso combustibile della Terra dei Fuochi — spiega l’esperto, Marfella —. Il punto è che i nostri terminali ufficiali non sono in grado di smaltire una tale quantità di speciali. Ne esportiamo infatti 900 mila tonnellate l’anno. Facile per la camorra, in questo giro, gestire flussi paralleli di tossici o fanghi che si confondono con l’umido senza gli impianti di compostaggio» . Nel 2006 la Regione addirittura sovrastimava le «biomasse disponibili» in Campania, pari a 3.4 milioni di tonnellate annue (il 50% della produzione della Germania) scriveva il consulente dell’assessore Cozzolino, Tombolillo, poi arrestato con le indagini sull’inceneritore a biomasse di Pignataro Maggiore.

Luca Marconi

Fonte:Corriere del Mezzogiorno


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venerdì 1 aprile 2011

Campania, emergenza rifiuti: il nuovo piano prevede 4 inceneritori


Il governo regionale annuncia: "Servono tre anni per uscirne". Presentato il piano regionale. Legambiente: “Non cambia nulla, un regalo alle lobby dell'incenerimento”

Napoli e la provincia si preparano a un altro fine settimana di crisi nel settore dei rifiuti, le stime della società comunale Asia parlano di circa 3500 tonnellate di spazzatura a terra solo nella città capoluogo. L’ennesima emergenza causata dal blocco degli impianti Stir e dall’assenza di discariche. Una situazione che la giunta regionale, guidata da Stefano Caldoro, vuole risolvere con il nuovo piano rifiuti presentato pochi giorni fa. Il primo dato che emerge dalle parole del governatore è che ci vorranno almeno 3 anni per tornare alla normalità: “Dobbiamo far capire ai cittadini che prima di tre anni non gli possiamo assicurare niente”. E detta i tempi e le priorità: “Abbiamo una proiezione di almeno 36 mesi per gli inceneritori a Napoli est e Salerno”. Ecco gli inceneritori. Il piano presentato ne prevede addirittura quattro, oltre quello già esistente di Acerra, con l’obiettivo di bruciare la metà dei rifiuti prodotti in Campania . Un impianto a Napoli est da 400 mila tonnellate all’anno, un altro a Salerno da 300 mila e spunta ora anche un gassificatore a Caserta da 90 mila tonnellate. Ma non è finita, il piano prevede un altro inceneritore che dovrà bruciare le 7 milioni di ecoballe stoccate a Giugliano che dovrebbe funzionare per un periodo di 20 anni.

Sul punto non mancano le critiche da parte delle associazioni ambientaliste. Per Legambiente “l o scenario previsto dei quattro forni rimane un regalo alla lobby degli inceneritori ma soprattutto incompatibile con ipotesi serie di sviluppo della raccolta differenziata, del riciclaggio dei materiali e di politiche di riduzioni”. Anche i comitati cittadini, sono tornate in piazza le mamme vulcaniche a Terzigno, sono fermamente contrari al piano che prevede tra l’altro fino al 2020 l’uso di discariche, ad iniziare dall’ampliamento di quelle esistenti.

Un piano che dovrà essere vagliato dal consiglio regionale, ma anche dalle autorità europee per sbloccare i fondi destinati alla Campania, circa 140 milioni di euro, ancora bloccati. Proprio ieriJanez Potocnik, il commissario europeo all’ambiente, in visita in Italia, aveva ammonito: “E’ importante che vengano definiti degli impegni di lungo periodo così come è necessario stabilire degli obiettivi nel breve periodo che riguardino la raccolta differenziata. Questi passaggi a breve termine darebbero credibilità ad un piano più a lungo termine”.

Sulla differenziata il piano prevede di arrivare entro due anni a raccoglierne il 50 per cento ( prevista dalla legge nazionale entro il 31 dicembre 2011) e la costruzione di impianti di compostaggio e di digestione anaerobica per la frazione organica riconvertendo gli attuali Stir. Sugli obiettivi del piano arrivano critiche anche dal candidato sindaco Luigi De Magistris: “ La finalità del Piano regionale non è risolvere il problema rifiuti in coerenza con le direttive europee, ma permettere in Campania la realizzazione degli inceneritori. Si vuole dimostrare che la raccolta differenziata è costosa, il recupero di materia inefficace, mentre bruciare conviene”.

Mentre il centrodestra esprime un plauso al piano, anche Confcommmercio si dice soddisfatta: “Va salutato con favore un piano che si basa su una pianificazione razionale e di lungo periodo, e non su soluzioni tampone destinate ad esaurirsi in breve tempo”. In attesa che il piano venga attuato, d i certo c’è solo il fine settimana prossimo e quello sarà di nuovo all’insegna dei rifiuti.


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Il governo regionale annuncia: "Servono tre anni per uscirne". Presentato il piano regionale. Legambiente: “Non cambia nulla, un regalo alle lobby dell'incenerimento”

Napoli e la provincia si preparano a un altro fine settimana di crisi nel settore dei rifiuti, le stime della società comunale Asia parlano di circa 3500 tonnellate di spazzatura a terra solo nella città capoluogo. L’ennesima emergenza causata dal blocco degli impianti Stir e dall’assenza di discariche. Una situazione che la giunta regionale, guidata da Stefano Caldoro, vuole risolvere con il nuovo piano rifiuti presentato pochi giorni fa. Il primo dato che emerge dalle parole del governatore è che ci vorranno almeno 3 anni per tornare alla normalità: “Dobbiamo far capire ai cittadini che prima di tre anni non gli possiamo assicurare niente”. E detta i tempi e le priorità: “Abbiamo una proiezione di almeno 36 mesi per gli inceneritori a Napoli est e Salerno”. Ecco gli inceneritori. Il piano presentato ne prevede addirittura quattro, oltre quello già esistente di Acerra, con l’obiettivo di bruciare la metà dei rifiuti prodotti in Campania . Un impianto a Napoli est da 400 mila tonnellate all’anno, un altro a Salerno da 300 mila e spunta ora anche un gassificatore a Caserta da 90 mila tonnellate. Ma non è finita, il piano prevede un altro inceneritore che dovrà bruciare le 7 milioni di ecoballe stoccate a Giugliano che dovrebbe funzionare per un periodo di 20 anni.

Sul punto non mancano le critiche da parte delle associazioni ambientaliste. Per Legambiente “l o scenario previsto dei quattro forni rimane un regalo alla lobby degli inceneritori ma soprattutto incompatibile con ipotesi serie di sviluppo della raccolta differenziata, del riciclaggio dei materiali e di politiche di riduzioni”. Anche i comitati cittadini, sono tornate in piazza le mamme vulcaniche a Terzigno, sono fermamente contrari al piano che prevede tra l’altro fino al 2020 l’uso di discariche, ad iniziare dall’ampliamento di quelle esistenti.

Un piano che dovrà essere vagliato dal consiglio regionale, ma anche dalle autorità europee per sbloccare i fondi destinati alla Campania, circa 140 milioni di euro, ancora bloccati. Proprio ieriJanez Potocnik, il commissario europeo all’ambiente, in visita in Italia, aveva ammonito: “E’ importante che vengano definiti degli impegni di lungo periodo così come è necessario stabilire degli obiettivi nel breve periodo che riguardino la raccolta differenziata. Questi passaggi a breve termine darebbero credibilità ad un piano più a lungo termine”.

Sulla differenziata il piano prevede di arrivare entro due anni a raccoglierne il 50 per cento ( prevista dalla legge nazionale entro il 31 dicembre 2011) e la costruzione di impianti di compostaggio e di digestione anaerobica per la frazione organica riconvertendo gli attuali Stir. Sugli obiettivi del piano arrivano critiche anche dal candidato sindaco Luigi De Magistris: “ La finalità del Piano regionale non è risolvere il problema rifiuti in coerenza con le direttive europee, ma permettere in Campania la realizzazione degli inceneritori. Si vuole dimostrare che la raccolta differenziata è costosa, il recupero di materia inefficace, mentre bruciare conviene”.

Mentre il centrodestra esprime un plauso al piano, anche Confcommmercio si dice soddisfatta: “Va salutato con favore un piano che si basa su una pianificazione razionale e di lungo periodo, e non su soluzioni tampone destinate ad esaurirsi in breve tempo”. In attesa che il piano venga attuato, d i certo c’è solo il fine settimana prossimo e quello sarà di nuovo all’insegna dei rifiuti.


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sabato 12 marzo 2011

Il Mediterraneo è soffocato dalla plastica

garbage_island

Fonte:Greenme


E’ stato presentato stamattina in Senato il dossier di Legambiente “L’impatto della plastica e dei sacchetti sull’ambiente marino” realizzato da Arpa Toscana e dall astruttura oceanografica Daphne di Arpa Emilia Romagna secondo il quale nel mare tra Italia, Spagna e Francia c’è una concentrazione di plastica che supera quella del cosiddetto “continente spazzatura” o garbage island presente nell’Oceano Atlantico.

Il rapporto di Legambiente dal quale emerge la presenza nel mediterraneo di plastica per unapercentuale che va dal 60 all’ 80% del totale dell’immondizia trovata nelle acque, raggiungendo in alcune zone anche il 90-95% del totale, ha una duplice funzione: quella di denunciare la terribile situazione in cui si trovano i nostri mari invasi da sacchetti di plasticacausa di gravissimi danni alla fauna marina e la funzione di utile contribuito per il Ministero dell’Ambiente per rispondere alla richiesta di chiarimenti della Commissione europea sul bando italiano degli shopper non biodegradabili, confermata dal Tar del Lazio ed entrata in vigore il 1 Gennaio 2011 con la legge 296/96.

Sono queste, infatti, le motivazioni di carattere ambientale che possono consentire all’Italia di giustificare ogni ipotesi di violazione della Direttiva europea sugli imballaggi.

Come spiega Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente: “L’Italia è un Paese doppiamente esposto al problema della plastica e la dispersione dei sacchetti in mare. Lo è sia perché è la prima nazione per consumo di sacchetti di plastica ‘usa e getta’, visto che commercializza il 25% del totale degli shopper in tutta Europa, ma anche perché si affaccia sul mar Mediterraneo, coinvolto come i mari del resto del Pianeta dall’inquinamento da plastica. Per queste ragioni il nostro Paese ha giustamente adottato con la legge finanziaria 2007 il bando sugli shopper non biodegradabili in vigore dal 1 gennaio scorso. La Commissione europea, dunque, non può che salutare con favore questa novità normativa italiana, come ha recentemente fatto il Commissario europeo per gli affari marittimi e la pesca, Maria Damanaki, in occasione dell’incontro con il ministero dell’AmbienteStefania Prestigiacomo, favorendo la sua esportazione anche negli altri 26 paesi membri.

Sintetizzando dunque quanto rivela il rapporto, solo nell’arcipelago Toscano sono stati prelevati in un ora ben 4kg di rifiuti tra cui il 73% costituito da buste di plastica, ma la situazione non è migliore nel resto del Mediterraneo che è invaso da ben 500 tonnellate di rifiuti in plastica. Secondo quanto ci riferisce l’Istituto francese di ricerca sullo sfruttamento del mare e l’Università belga di Liegi nell’estate 2010 la concentrazione più alta nel Mediterraneo era nel nord del Tirreno e a largo dell’Isola d’Elba con 892.000 frammenti plastici per km2, rispetto ad una media di 115.000.

Anche negli Oceani la situazione è altrettanto grave, nei quali galleggia l’ormai noto Pacific Plastic Vortex, la cui estensione è di qualche milione di chilometri quadrati di cui la maggior parte è costituita dalla plastica.

Le preoccupazioni maggiori sono rivolte alla fauna marina e soprattutto ai mammiferi tra cui le tartarughe che scambiano i sacchetti per meduse rimanendo intrappolate, infatti secondo l’Unep e l’Agenzia di protezione ambiente svedese, 115 specie di mammiferi sono a rischio di intrappolamento o ingestione rifiuti marini. Ma non solo, circa un milione di uccelli marini rimangono uccisi ogni anno per soffocamento nei sacchetti di plastica.

Concludendo Stefano Ciafani ha dichiarato “Per tutte queste ragioni l’Italia, che solitamente è in ritardo in merito alle normative ambientali, ha scelto di mettere al bando i sacchetti di plastica, ponendosi addirittura all’avanguardia tra i paesi industrializzati -. Sarebbe davvero incomprensibile, dunque, che la Commissione europea censurasse questa scelta esemplare che ha già ricevuto il plauso da parte degli altri paesi europei”.

Gloria Mastrantonio


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garbage_island

Fonte:Greenme


E’ stato presentato stamattina in Senato il dossier di Legambiente “L’impatto della plastica e dei sacchetti sull’ambiente marino” realizzato da Arpa Toscana e dall astruttura oceanografica Daphne di Arpa Emilia Romagna secondo il quale nel mare tra Italia, Spagna e Francia c’è una concentrazione di plastica che supera quella del cosiddetto “continente spazzatura” o garbage island presente nell’Oceano Atlantico.

Il rapporto di Legambiente dal quale emerge la presenza nel mediterraneo di plastica per unapercentuale che va dal 60 all’ 80% del totale dell’immondizia trovata nelle acque, raggiungendo in alcune zone anche il 90-95% del totale, ha una duplice funzione: quella di denunciare la terribile situazione in cui si trovano i nostri mari invasi da sacchetti di plasticacausa di gravissimi danni alla fauna marina e la funzione di utile contribuito per il Ministero dell’Ambiente per rispondere alla richiesta di chiarimenti della Commissione europea sul bando italiano degli shopper non biodegradabili, confermata dal Tar del Lazio ed entrata in vigore il 1 Gennaio 2011 con la legge 296/96.

Sono queste, infatti, le motivazioni di carattere ambientale che possono consentire all’Italia di giustificare ogni ipotesi di violazione della Direttiva europea sugli imballaggi.

Come spiega Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente: “L’Italia è un Paese doppiamente esposto al problema della plastica e la dispersione dei sacchetti in mare. Lo è sia perché è la prima nazione per consumo di sacchetti di plastica ‘usa e getta’, visto che commercializza il 25% del totale degli shopper in tutta Europa, ma anche perché si affaccia sul mar Mediterraneo, coinvolto come i mari del resto del Pianeta dall’inquinamento da plastica. Per queste ragioni il nostro Paese ha giustamente adottato con la legge finanziaria 2007 il bando sugli shopper non biodegradabili in vigore dal 1 gennaio scorso. La Commissione europea, dunque, non può che salutare con favore questa novità normativa italiana, come ha recentemente fatto il Commissario europeo per gli affari marittimi e la pesca, Maria Damanaki, in occasione dell’incontro con il ministero dell’AmbienteStefania Prestigiacomo, favorendo la sua esportazione anche negli altri 26 paesi membri.

Sintetizzando dunque quanto rivela il rapporto, solo nell’arcipelago Toscano sono stati prelevati in un ora ben 4kg di rifiuti tra cui il 73% costituito da buste di plastica, ma la situazione non è migliore nel resto del Mediterraneo che è invaso da ben 500 tonnellate di rifiuti in plastica. Secondo quanto ci riferisce l’Istituto francese di ricerca sullo sfruttamento del mare e l’Università belga di Liegi nell’estate 2010 la concentrazione più alta nel Mediterraneo era nel nord del Tirreno e a largo dell’Isola d’Elba con 892.000 frammenti plastici per km2, rispetto ad una media di 115.000.

Anche negli Oceani la situazione è altrettanto grave, nei quali galleggia l’ormai noto Pacific Plastic Vortex, la cui estensione è di qualche milione di chilometri quadrati di cui la maggior parte è costituita dalla plastica.

Le preoccupazioni maggiori sono rivolte alla fauna marina e soprattutto ai mammiferi tra cui le tartarughe che scambiano i sacchetti per meduse rimanendo intrappolate, infatti secondo l’Unep e l’Agenzia di protezione ambiente svedese, 115 specie di mammiferi sono a rischio di intrappolamento o ingestione rifiuti marini. Ma non solo, circa un milione di uccelli marini rimangono uccisi ogni anno per soffocamento nei sacchetti di plastica.

Concludendo Stefano Ciafani ha dichiarato “Per tutte queste ragioni l’Italia, che solitamente è in ritardo in merito alle normative ambientali, ha scelto di mettere al bando i sacchetti di plastica, ponendosi addirittura all’avanguardia tra i paesi industrializzati -. Sarebbe davvero incomprensibile, dunque, che la Commissione europea censurasse questa scelta esemplare che ha già ricevuto il plauso da parte degli altri paesi europei”.

Gloria Mastrantonio


martedì 8 febbraio 2011

Trasporto di rifiuti pericolosi, è rischio 'Far West'

Rifiuti pericolosi in giro per l’Italia senza controlli e sanzioni, almeno fino a giugno. Questo è il rischio segnalato dal WWF Italia in una lettera al Ministro Prestigiacomo.

di WWF - 8 Febbraio 2011

rifiuti industriali
Dal 28 dicembre scorso ono sospese le sanzioni per chi trasporta rifiuti industriali pericolosi e non

Dal 28 dicembre scorso vige il 'Far West' visto che sono sospese le sanzioni per chi trasporta rifiuti industriali pericolosi e non, almeno fino alla fine di maggio.

“Chiediamo un intervento urgente del suo Ministero affinché siano ripristinate al più presto le sanzioni vigenti riguardanti le violazioni sul trasporto dei rifiuti, al momento sospese sino al giugno 2011 per effetto della proroga a quella data dell’operatività del Sistema Sistri, stabilita con il Decreto Ministero dell’ambiente 22.12.2010 (pubblicato sulla G.U 28.12.2010, n. 302).

Infatti, dall’operatività del sistema Sistri, come segnalato da autorevoli esperti e magistrati (tra cui il Dott. Gianfranco Amendola, Procuratore capo di Civitavecchia), dipende l’entrata in vigore del nuovo sistema sul controllo e sulla tracciabilità dei rifiuti previsto dagli artt. 16, c. 1 e 39, c. 2 del Dlgs n. 205/2010.

Per effetto del DM citato per cinque mesi (dalla fine di dicembre 2010 alla fine di maggio 2011) il trasporto dei rifiuti industriali, pericolosi e non pericolosi, può avvenire senza controlli e, soprattutto, senza incorrere in alcun tipo di sanzione, nel caso di violazioni.” Si legge nella lettera a firma Stefano Leoni, Presidente WWF Italia.

Il WWF chiede quindi di emanare una norma urgente - eventualmente inserendola in un decreto legge in fase di conversione (ad esempio il cd ”milleproroghe”) – per ripristinare le norme e le relative sanzioni sul trasporto di rifiuti precedenti al Dlgs 205/2010, in attesa della completa entrata in vigore del Sistema Sistri e, quindi, delle nuove disposizioni sul controllo e la tracciabilità dei rifiuti previsti dal citato Dlgs.

Lo scorso ottobre il WWF insieme a numerose altre associazioni ricordava come la nuova modalità come il Sistri (Sistema Informatico di Tracciabilità dei Rifiuti) possa garantire una maggiore tracciabilità dei rifiuti dal luogo di produzione a quello di recupero o smaltimento. Ma è necessario che questa modalità coinvolga anche i centri di stoccaggio, noti per essere il centro nevralgico dei traffici illegali.

Fonte:Il Cambiamento.it

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Rifiuti pericolosi in giro per l’Italia senza controlli e sanzioni, almeno fino a giugno. Questo è il rischio segnalato dal WWF Italia in una lettera al Ministro Prestigiacomo.

di WWF - 8 Febbraio 2011

rifiuti industriali
Dal 28 dicembre scorso ono sospese le sanzioni per chi trasporta rifiuti industriali pericolosi e non

Dal 28 dicembre scorso vige il 'Far West' visto che sono sospese le sanzioni per chi trasporta rifiuti industriali pericolosi e non, almeno fino alla fine di maggio.

“Chiediamo un intervento urgente del suo Ministero affinché siano ripristinate al più presto le sanzioni vigenti riguardanti le violazioni sul trasporto dei rifiuti, al momento sospese sino al giugno 2011 per effetto della proroga a quella data dell’operatività del Sistema Sistri, stabilita con il Decreto Ministero dell’ambiente 22.12.2010 (pubblicato sulla G.U 28.12.2010, n. 302).

Infatti, dall’operatività del sistema Sistri, come segnalato da autorevoli esperti e magistrati (tra cui il Dott. Gianfranco Amendola, Procuratore capo di Civitavecchia), dipende l’entrata in vigore del nuovo sistema sul controllo e sulla tracciabilità dei rifiuti previsto dagli artt. 16, c. 1 e 39, c. 2 del Dlgs n. 205/2010.

Per effetto del DM citato per cinque mesi (dalla fine di dicembre 2010 alla fine di maggio 2011) il trasporto dei rifiuti industriali, pericolosi e non pericolosi, può avvenire senza controlli e, soprattutto, senza incorrere in alcun tipo di sanzione, nel caso di violazioni.” Si legge nella lettera a firma Stefano Leoni, Presidente WWF Italia.

Il WWF chiede quindi di emanare una norma urgente - eventualmente inserendola in un decreto legge in fase di conversione (ad esempio il cd ”milleproroghe”) – per ripristinare le norme e le relative sanzioni sul trasporto di rifiuti precedenti al Dlgs 205/2010, in attesa della completa entrata in vigore del Sistema Sistri e, quindi, delle nuove disposizioni sul controllo e la tracciabilità dei rifiuti previsti dal citato Dlgs.

Lo scorso ottobre il WWF insieme a numerose altre associazioni ricordava come la nuova modalità come il Sistri (Sistema Informatico di Tracciabilità dei Rifiuti) possa garantire una maggiore tracciabilità dei rifiuti dal luogo di produzione a quello di recupero o smaltimento. Ma è necessario che questa modalità coinvolga anche i centri di stoccaggio, noti per essere il centro nevralgico dei traffici illegali.

Fonte:Il Cambiamento.it

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lunedì 7 febbraio 2011

Presa Diretta 06 02 2011 Spazzatura 1/9


http://www.youtube.com/watch?v=xAlN3afHh7o&playnext=1&list=PL2858015DACB0394B

Presa Diretta 06 02 2011 Spazzatura
E' pronta la soluzione per i rifiuti della Campania? I Napoletani pagano per l'immondizia le tasse più alte d'Italia. Possono nutrire la speranza di vedere la città pulita?

Domenico Iannacone ha attraversato la regione in lungo e in largo per capire se le promesse del governo diventeranno mai realtà. Per ora sembra impossibile:

a Taverna del Re ci sono chilometri e chilometri quadrati delle cosidette "ecoballe", che non possono essere bruciate, né eliminate; numerose discariche non sono mai state bonificate, il micidiale percolato continua ad avvelenare acqua e aria. La differenziata a Napoli è una chimera...Dal 2003 un progetto (lo stesso che ha salvato Milano in 15giorni) sta nei cassetti dell'ASIA, la municipalizzata napoletana dei rifiuti. "Presadiretta" ha anche raccolto le testimonianze Antonio Bassolino e Rosa Russo Iervolino, tra i protagonisti della storia infinita dei rifiuti campani.

A dimostrazione che il problema potrebbe essere risolto ci sarà anche l'esempio positivo del comune di Portici: il sindaco è riuscito a far partire e funzionare la raccolta differenziata.

Un racconto di Domenico Iannacone con Elisabetta Camilleri e Elena Stramentinoli.

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http://www.youtube.com/watch?v=xAlN3afHh7o&playnext=1&list=PL2858015DACB0394B

Presa Diretta 06 02 2011 Spazzatura
E' pronta la soluzione per i rifiuti della Campania? I Napoletani pagano per l'immondizia le tasse più alte d'Italia. Possono nutrire la speranza di vedere la città pulita?

Domenico Iannacone ha attraversato la regione in lungo e in largo per capire se le promesse del governo diventeranno mai realtà. Per ora sembra impossibile:

a Taverna del Re ci sono chilometri e chilometri quadrati delle cosidette "ecoballe", che non possono essere bruciate, né eliminate; numerose discariche non sono mai state bonificate, il micidiale percolato continua ad avvelenare acqua e aria. La differenziata a Napoli è una chimera...Dal 2003 un progetto (lo stesso che ha salvato Milano in 15giorni) sta nei cassetti dell'ASIA, la municipalizzata napoletana dei rifiuti. "Presadiretta" ha anche raccolto le testimonianze Antonio Bassolino e Rosa Russo Iervolino, tra i protagonisti della storia infinita dei rifiuti campani.

A dimostrazione che il problema potrebbe essere risolto ci sarà anche l'esempio positivo del comune di Portici: il sindaco è riuscito a far partire e funzionare la raccolta differenziata.

Un racconto di Domenico Iannacone con Elisabetta Camilleri e Elena Stramentinoli.

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giovedì 23 dicembre 2010

A Napoli esiste anche una città che si ribella all’emergenza rifiuti

Una videoinchiesta del Wwf documenta come in sette quartieri di Napoli, nonostante l'emergenza rifiuti, la raccolta differenziata porta a porta riscuota risultati eccellenti

Esiste una Napoli che si ribella all’emergenza rifiuti con le buone pratiche quotidiane che dimostrano voglia di cambiamento e di riscatto. E’ la Napoli ripresa in una video inchiesta del Wwf Campania sulla raccolta ‘porta a porta’ in sette quartieri partenopei, per un totale di 130.000 abitanti, pari al 13% della popolazione del capoluogo. Girata nella prima settimana di dicembre, durante la fase acuta dell’ennesima emergenza, la video inchiesta degli ambientalisti del Panda ha documentato gli eccellenti risultati raggiunti nella raccolta differenziata in questi sette quartieri,Bagnoli, Ponticelli, Centro Direzionale, Chiaiano, Colli Aminei, San Giovanni a Teduccio, Rione Alto. Bagnoli con i suoi 19.236 abitanti e’ il quartiere più virtuoso della città con il 91,11% di raccolta differenziata (su 3.519 tonnellate di rifiuti prodotti da gennaio a settembre 2010 ben 3.206 non vanno in discarica). Seguono il Centro direzionale con l’84,25% per 2.349 abitanti, Chiaiano con 72,63% per 24.860 abitanti, i Colli Aminei con 68,43% per 21.961 abitanti, Ponticelli con 65,43% per 10.888 abitanti, Rione Alto con il 64,68% per un totale di 16.509 abitanti, San Giovanni a Teduccio con 50,15% di differenziata per 31.876 abitanti. Questi cittadini ‘Campioni’ di differenziata hanno così evitato il conferimento in discarica del 66,09% dei rifiuti prodotti consentendo di recuperare la materia e riducendo il fabbisogno di invasi. Il Wwf ha sottolineato che ”sono bastati due anni di lavoro, comunicazione e sensibilizzazione con operatori dedicati nell’attivita’ ‘pilota’ per dimostrare come i cittadini napoletani superino in efficienza i propri amministratori che finora, al contrario, li hanno condannati all’emergenza cronica”.

Nel corso della conferenza che si è svolta presso l’Istituto degli Studi Filosofici di Napoli, il Wwf ha poi presentato un documento dal titolo “Rifiuti in Campania: ricominciamo da cittadini”. Un’analisi sulla gestione dei rifiuti in Campania, la logica degli inceneritori, la disciplina comunitaria sulla gestione dei rifiuti, il caso Terzigno e un commento sul decreto legge rifiuti su cui e’ prevista la votazione alla Camera dei Deputati. Conclusioni: senza i buoni risultati di questi 7 quartieri coinvolti nel ‘porta a porta’, la differenziata a Napoli sarebbe inchiodata a un livello bassissimo e pari a quella della media di molti comuni della Provincia di Napoli. Infatti, dal 2008, anno in cui e’ stata introdotta la raccolta “porta a porta” nella città partenopea, la percentuale di raccolta differenziata e’ passata dal 14,45% al 18,90%. Nel 2000 il servizio era inesistente: solo l’1,32% su tutto il territorio cittadino. Dai dati si registra un trend costante di aumento nella raccolta differenziata tra il 2009 e il 2010.

“Il trend costante nella raccolta differenziata potrebbe ulteriormente crescere se a separare i rifiuti non fosse solo il 13,12% dei cittadini, ma tutti i napoletani – ha dichiarato in conferenzaAlessandro Gatto, Presidente del Wwf Campania – In questo modo i rifiuti diretti in discarica si ridurrebbero del 40%: su 1.500 tonnellate prodotte al giorno in città se almeno 400 venissero avviate al recupero di materiali, avremmo 12.000 tonnellate in meno in discarica al mese”. ”Per questo -ha aggiunto- e’ importante che a Napoli, come in tutto il resto della Campania, sulla storia dei rifiuti si ricominci da ‘cittadini’, da persone responsabili che con il proprio comportamento possono fare la differenza. Tutti i dati sulla raccolta indicano come potenzialmente, al pari di altre Regioni e Provincie italiane, sia possibile immaginare attraverso la raccolta differenziata e il recupero dei materiali una drastica riduzione dei rifiuti da destinarsi a discarica o incenerimento. I 130.000 napoletani dei quartieri del porta a porta ci dicono che puntare sulla raccolta differenziata spinta e’ un investimento sicuro che li mette allo stesso livello dei cittadini nord-europei”.

“Questa esperienza – ha dichiarato Stefano Leoni, presidente del Wwf Italia – ci insegna che occorrono risposte politiche adeguate alle potenzialita’ e alla volonta’ degli stessi cittadini e che le scelte finora avviate non hanno tenuto conto di questi fattori. E’ bastato ‘gettare un seme’ per avere un raccolto fruttuoso. I cittadini chiedono con forza un cambiamento radicale rispetto alle scelte che hanno subito per oltre 15 anni con le drammatiche conseguenze negative che tutti conosciamo. I napoletani chiedono di avere accesso rapido al servizio ‘porta a porta’ perche’ ne vedono la ricetta ‘anti-crisi-rifiuti”’.

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Una videoinchiesta del Wwf documenta come in sette quartieri di Napoli, nonostante l'emergenza rifiuti, la raccolta differenziata porta a porta riscuota risultati eccellenti

Esiste una Napoli che si ribella all’emergenza rifiuti con le buone pratiche quotidiane che dimostrano voglia di cambiamento e di riscatto. E’ la Napoli ripresa in una video inchiesta del Wwf Campania sulla raccolta ‘porta a porta’ in sette quartieri partenopei, per un totale di 130.000 abitanti, pari al 13% della popolazione del capoluogo. Girata nella prima settimana di dicembre, durante la fase acuta dell’ennesima emergenza, la video inchiesta degli ambientalisti del Panda ha documentato gli eccellenti risultati raggiunti nella raccolta differenziata in questi sette quartieri,Bagnoli, Ponticelli, Centro Direzionale, Chiaiano, Colli Aminei, San Giovanni a Teduccio, Rione Alto. Bagnoli con i suoi 19.236 abitanti e’ il quartiere più virtuoso della città con il 91,11% di raccolta differenziata (su 3.519 tonnellate di rifiuti prodotti da gennaio a settembre 2010 ben 3.206 non vanno in discarica). Seguono il Centro direzionale con l’84,25% per 2.349 abitanti, Chiaiano con 72,63% per 24.860 abitanti, i Colli Aminei con 68,43% per 21.961 abitanti, Ponticelli con 65,43% per 10.888 abitanti, Rione Alto con il 64,68% per un totale di 16.509 abitanti, San Giovanni a Teduccio con 50,15% di differenziata per 31.876 abitanti. Questi cittadini ‘Campioni’ di differenziata hanno così evitato il conferimento in discarica del 66,09% dei rifiuti prodotti consentendo di recuperare la materia e riducendo il fabbisogno di invasi. Il Wwf ha sottolineato che ”sono bastati due anni di lavoro, comunicazione e sensibilizzazione con operatori dedicati nell’attivita’ ‘pilota’ per dimostrare come i cittadini napoletani superino in efficienza i propri amministratori che finora, al contrario, li hanno condannati all’emergenza cronica”.

Nel corso della conferenza che si è svolta presso l’Istituto degli Studi Filosofici di Napoli, il Wwf ha poi presentato un documento dal titolo “Rifiuti in Campania: ricominciamo da cittadini”. Un’analisi sulla gestione dei rifiuti in Campania, la logica degli inceneritori, la disciplina comunitaria sulla gestione dei rifiuti, il caso Terzigno e un commento sul decreto legge rifiuti su cui e’ prevista la votazione alla Camera dei Deputati. Conclusioni: senza i buoni risultati di questi 7 quartieri coinvolti nel ‘porta a porta’, la differenziata a Napoli sarebbe inchiodata a un livello bassissimo e pari a quella della media di molti comuni della Provincia di Napoli. Infatti, dal 2008, anno in cui e’ stata introdotta la raccolta “porta a porta” nella città partenopea, la percentuale di raccolta differenziata e’ passata dal 14,45% al 18,90%. Nel 2000 il servizio era inesistente: solo l’1,32% su tutto il territorio cittadino. Dai dati si registra un trend costante di aumento nella raccolta differenziata tra il 2009 e il 2010.

“Il trend costante nella raccolta differenziata potrebbe ulteriormente crescere se a separare i rifiuti non fosse solo il 13,12% dei cittadini, ma tutti i napoletani – ha dichiarato in conferenzaAlessandro Gatto, Presidente del Wwf Campania – In questo modo i rifiuti diretti in discarica si ridurrebbero del 40%: su 1.500 tonnellate prodotte al giorno in città se almeno 400 venissero avviate al recupero di materiali, avremmo 12.000 tonnellate in meno in discarica al mese”. ”Per questo -ha aggiunto- e’ importante che a Napoli, come in tutto il resto della Campania, sulla storia dei rifiuti si ricominci da ‘cittadini’, da persone responsabili che con il proprio comportamento possono fare la differenza. Tutti i dati sulla raccolta indicano come potenzialmente, al pari di altre Regioni e Provincie italiane, sia possibile immaginare attraverso la raccolta differenziata e il recupero dei materiali una drastica riduzione dei rifiuti da destinarsi a discarica o incenerimento. I 130.000 napoletani dei quartieri del porta a porta ci dicono che puntare sulla raccolta differenziata spinta e’ un investimento sicuro che li mette allo stesso livello dei cittadini nord-europei”.

“Questa esperienza – ha dichiarato Stefano Leoni, presidente del Wwf Italia – ci insegna che occorrono risposte politiche adeguate alle potenzialita’ e alla volonta’ degli stessi cittadini e che le scelte finora avviate non hanno tenuto conto di questi fattori. E’ bastato ‘gettare un seme’ per avere un raccolto fruttuoso. I cittadini chiedono con forza un cambiamento radicale rispetto alle scelte che hanno subito per oltre 15 anni con le drammatiche conseguenze negative che tutti conosciamo. I napoletani chiedono di avere accesso rapido al servizio ‘porta a porta’ perche’ ne vedono la ricetta ‘anti-crisi-rifiuti”’.

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venerdì 17 dicembre 2010

Comuni Ricicloni Campania 2010 : 160 i municipi che hanno superato il 50% nella raccolta differenziata

Comuni_ricicloni_campania_2010


Di Verdiana Amorosi

C’è la Campania descritta dalle tv superficiali e dai politici, in cui si mostrano e descrivono persone incuranti dei problemi legati al territorio; e poi ce n’è un’altra, che risponde con vigore all'emergenza dei rifiuti attivandosi con forza per arginare i problemi. È il caso dei 160 comuni campani, che hanno superato il 50% nella raccolta differenziata dell’immondizia.

Oggi, con l’iniziativa Comuni Ricicloni Campania 2010, arrivata alla sesta edizione, laLegambiente ha premiato Roccagloriosa, comune riciclone campano di 1700 abitanti, che ha registrato il 93% di raccolta differenziata, seguito da Atena Lucana, con il 93,20%, e Chiusano San Domenico, 85,11%. Avellino è invece il capoluogo riciclone, con il 61% di raccolta differenziata, seguito dalla città di Salerno, con il 59%.

Tra i comuni al di sopra di 10mila abitanti, la maglia rosa va a Bellizzi (Sa) con il 72,20,% , mentre tra i grandi municipi (al di sopra di 20mila abitanti) spicca Cava dei Tirreni (Sa) con 66,14%.

Quest’anno i Comuni Ricicloni della Campania sono stati individuati e valutati grazie al metodo di raccolta ed elaborazione dei dati del MUD -modello unico di dichiarazione ambientale - fornito direttamente dai comuni.

E come ogni concorso che si rispetti sono stati assegnati anche i "premi minori" e in particolare:

  • Premio speciale per migliore raccolta carta e cartone per i comuni di Venticano (Av), Limatola (Bn), Roccadaspide (Na), S. Maria La Carità (Na).
  • Miglior raccolta imballaggi in plastica per il comune di Casamarciano (Na);
  • miglior raccolta imballaggi in alluminio per Massa Lubrense (NA),
  • miglior raccolta imballaggi in vetro per Montoro Inferiore (Av), Avella (Av), Arienzo (Ce), Cautano (Bn) Pomigliano d'Arco (Na), Monte di Procida (Na), Montecorvino Rovella (Sa) e Fisciano (Sa).
  • Premio speciale raccolta Raae per S. Potito Ultra (Av), Sassinoro (Bn), Letino (Ce), Lacco Ameno (Na), Tortorella (Sa).
  • Premio Speciale per compostaggio a Salerno.
  • Per migliore raccolta di imballaggi tetrapark Lacedonia (Av), Benevento e Bellizzi (Sa).
  • Premio per l'eccellenza nel sistema raccolta delle frazione organica, promozione di Ecofeste e utilizzoshopper biodegradabili per Caiazzo (Ce) e Summonte (Av).

Questa edizione di comuni ricicloni – hanno dichiarato Michele Buonomo e Michele Di Maio, presidente e responsabile settore rifiuti Legambiente Campaniadimostra che esiste un Campania moderna che ha imparato a trattare bene i rifiuti, creando, economia e lavoro. Questo dossier raccoglie e mette in evidenza le buone prassi, i cento, e oltre, passi sulla strada giusta:ridurre e differenziare, realizzare il ciclo integrato dei rifiuti, trasformare finalmente i rifiuti in risorsa. L'emergenza permane e rimane strutturale, di sistema. Affinché il piano sia credibile occorre puntare su una seria politica di riduzione dei rifiuti, sulla diffusione della raccolta differenziata spinta, secco-umida, porta a porta e sulla realizzazione di impianti per il trattamento della frazione organica, sul revamping degli ex impianti Cdr. Insomma – hanno aggiunti i due rappresentanti - un piano che non deve essere impostato partendo dallo smaltimento ma sulla prevenzione come continua a chiederci l’Unione europea. La logica inceneritori-discariche non regge e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.”

Questa iniziativa – ha commentato Stefano Ciafani, responsabile scientifico Legambiente Nazionale assume un doppio significato. Da un lato, vuole premiare quei comuni che hanno raggiunto quote rilevanti di Raccolta Differenziata per rimarcare che, in Campania, si possono raggiungere cifre invidiabili e, dall´altro, vuole lanciare un monito e un invito a quei comuni che fanno ancora poco, dimostrando di voler uscire dall´emergenza che li attanaglia, più a parole che con scelte concrete. La riduzione e la raccolta differenziata dei rifiuti è la strada maestra per uscire dall’emergenza ma parallelamente è necessario un giro di vite contro il cancro del traffico illecito dei rifiuti tossici e nocivi e far partire la messa in sicurezza, la bonifica ed il ripristino ambientale dei siti inquinati. Solo in questo modoha concluso Ciafanipossiamo ricostituire quel capitale sociale fatto di fiducia e partecipazione dei cittadini.

Fonte:Greenme

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Comuni_ricicloni_campania_2010


Di Verdiana Amorosi

C’è la Campania descritta dalle tv superficiali e dai politici, in cui si mostrano e descrivono persone incuranti dei problemi legati al territorio; e poi ce n’è un’altra, che risponde con vigore all'emergenza dei rifiuti attivandosi con forza per arginare i problemi. È il caso dei 160 comuni campani, che hanno superato il 50% nella raccolta differenziata dell’immondizia.

Oggi, con l’iniziativa Comuni Ricicloni Campania 2010, arrivata alla sesta edizione, laLegambiente ha premiato Roccagloriosa, comune riciclone campano di 1700 abitanti, che ha registrato il 93% di raccolta differenziata, seguito da Atena Lucana, con il 93,20%, e Chiusano San Domenico, 85,11%. Avellino è invece il capoluogo riciclone, con il 61% di raccolta differenziata, seguito dalla città di Salerno, con il 59%.

Tra i comuni al di sopra di 10mila abitanti, la maglia rosa va a Bellizzi (Sa) con il 72,20,% , mentre tra i grandi municipi (al di sopra di 20mila abitanti) spicca Cava dei Tirreni (Sa) con 66,14%.

Quest’anno i Comuni Ricicloni della Campania sono stati individuati e valutati grazie al metodo di raccolta ed elaborazione dei dati del MUD -modello unico di dichiarazione ambientale - fornito direttamente dai comuni.

E come ogni concorso che si rispetti sono stati assegnati anche i "premi minori" e in particolare:

  • Premio speciale per migliore raccolta carta e cartone per i comuni di Venticano (Av), Limatola (Bn), Roccadaspide (Na), S. Maria La Carità (Na).
  • Miglior raccolta imballaggi in plastica per il comune di Casamarciano (Na);
  • miglior raccolta imballaggi in alluminio per Massa Lubrense (NA),
  • miglior raccolta imballaggi in vetro per Montoro Inferiore (Av), Avella (Av), Arienzo (Ce), Cautano (Bn) Pomigliano d'Arco (Na), Monte di Procida (Na), Montecorvino Rovella (Sa) e Fisciano (Sa).
  • Premio speciale raccolta Raae per S. Potito Ultra (Av), Sassinoro (Bn), Letino (Ce), Lacco Ameno (Na), Tortorella (Sa).
  • Premio Speciale per compostaggio a Salerno.
  • Per migliore raccolta di imballaggi tetrapark Lacedonia (Av), Benevento e Bellizzi (Sa).
  • Premio per l'eccellenza nel sistema raccolta delle frazione organica, promozione di Ecofeste e utilizzoshopper biodegradabili per Caiazzo (Ce) e Summonte (Av).

Questa edizione di comuni ricicloni – hanno dichiarato Michele Buonomo e Michele Di Maio, presidente e responsabile settore rifiuti Legambiente Campaniadimostra che esiste un Campania moderna che ha imparato a trattare bene i rifiuti, creando, economia e lavoro. Questo dossier raccoglie e mette in evidenza le buone prassi, i cento, e oltre, passi sulla strada giusta:ridurre e differenziare, realizzare il ciclo integrato dei rifiuti, trasformare finalmente i rifiuti in risorsa. L'emergenza permane e rimane strutturale, di sistema. Affinché il piano sia credibile occorre puntare su una seria politica di riduzione dei rifiuti, sulla diffusione della raccolta differenziata spinta, secco-umida, porta a porta e sulla realizzazione di impianti per il trattamento della frazione organica, sul revamping degli ex impianti Cdr. Insomma – hanno aggiunti i due rappresentanti - un piano che non deve essere impostato partendo dallo smaltimento ma sulla prevenzione come continua a chiederci l’Unione europea. La logica inceneritori-discariche non regge e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.”

Questa iniziativa – ha commentato Stefano Ciafani, responsabile scientifico Legambiente Nazionale assume un doppio significato. Da un lato, vuole premiare quei comuni che hanno raggiunto quote rilevanti di Raccolta Differenziata per rimarcare che, in Campania, si possono raggiungere cifre invidiabili e, dall´altro, vuole lanciare un monito e un invito a quei comuni che fanno ancora poco, dimostrando di voler uscire dall´emergenza che li attanaglia, più a parole che con scelte concrete. La riduzione e la raccolta differenziata dei rifiuti è la strada maestra per uscire dall’emergenza ma parallelamente è necessario un giro di vite contro il cancro del traffico illecito dei rifiuti tossici e nocivi e far partire la messa in sicurezza, la bonifica ed il ripristino ambientale dei siti inquinati. Solo in questo modoha concluso Ciafanipossiamo ricostituire quel capitale sociale fatto di fiducia e partecipazione dei cittadini.

Fonte:Greenme

 
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