sabato 21 maggio 2022

Natale Cuccurese: “Al Sud le prediche, alle Università del Nord i soldi”

Non è trascorsa neanche una settimana dal Forum sorrentino “Vieni al Sud” promosso dalla Ministra per il Sud e la coesione sociale Mara Carfagna da Salerno che si copre che quello che, grazie ai presunti miracoli di “Santo” Mario Draghi da Roma, è stato propagandisticamente presentato come il “Mezzogiorno capitale del nuovo mondo” continua, invece, a subire “scippi” su “scippi” a tutto vantaggio dell’oramai famigerata locomotiva Nord.

Sul tema è intervenuto il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, tramite i canali social, ha denunciato: “Fondi alle Università, Sud penalizzato dal meccanismo iniquo che premia un Nord già ricco. Continuano così le prediche a vuoto, come quella del Forum di Sorrento, sulla volontà di fare sviluppare il Mezzogiorno, mentre si procede come sempre quando si tratta di passare dalle parole ai fatti privilegiando una parte, la solita”. “Il sistema – ha concluso Cuccurese – ricalca quello aberrante degli asili nido per cui i soldi pubblici vanno alle realtà in cui le strutture già esistono”.

Insomma, altro che “Mezzogiorno capitale del nuovo mondo”. Purtroppo, il Sud continua ad essere trattato, invece, come la solita colonia estrattiva interna di risorse ad opera di un sistema Nord sempre più bulimico.

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese




Leggi tutto »

Non è trascorsa neanche una settimana dal Forum sorrentino “Vieni al Sud” promosso dalla Ministra per il Sud e la coesione sociale Mara Carfagna da Salerno che si copre che quello che, grazie ai presunti miracoli di “Santo” Mario Draghi da Roma, è stato propagandisticamente presentato come il “Mezzogiorno capitale del nuovo mondo” continua, invece, a subire “scippi” su “scippi” a tutto vantaggio dell’oramai famigerata locomotiva Nord.

Sul tema è intervenuto il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, tramite i canali social, ha denunciato: “Fondi alle Università, Sud penalizzato dal meccanismo iniquo che premia un Nord già ricco. Continuano così le prediche a vuoto, come quella del Forum di Sorrento, sulla volontà di fare sviluppare il Mezzogiorno, mentre si procede come sempre quando si tratta di passare dalle parole ai fatti privilegiando una parte, la solita”. “Il sistema – ha concluso Cuccurese – ricalca quello aberrante degli asili nido per cui i soldi pubblici vanno alle realtà in cui le strutture già esistono”.

Insomma, altro che “Mezzogiorno capitale del nuovo mondo”. Purtroppo, il Sud continua ad essere trattato, invece, come la solita colonia estrattiva interna di risorse ad opera di un sistema Nord sempre più bulimico.

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese




mercoledì 18 maggio 2022

Forum del Sud: come ti finanzio il Nord

 di Natale Cuccurese

Con la foto fra il sorridente ministro Brunetta (il più acerrimo nemico del South working) che ha dichiarato che non c’è una questione meridionale, ma mediterranea e la ministra Gelmini, che sul tavolo nazionale vuole mettere in “soffitta” i LEP (Livelli essenziali delle prestazioni) a proposito di Autonomia differenziata (sul tema segnalo l’interrogazione da poco presentata dalla Capogruppo di ManifestA alla Camera, On. Simona Suriano, realizzata in collaborazione con il Laboratorio la Riscossa del Sud), la ministra del Sud Carfagna ci ha deliziato il fine settimana organizzando il Forum del Sud di Sorrento.

Una specie di “sagra del piatto di lenticchie” tutta a vantaggio di prenditori, think tank, multinazionali, politicanti in cerca di visibilità in vista delle prossime elezioni, lobby, multiutility, tutti/e del Nord, evidentemente al fine di “svendere” gli ultimi asset del Mezzogiorno partendo dal settore energetico, in questo momento quanto mai prezioso. Intendiamoci, è sempre bene che il Governo si interessi al Mezzogiorno e ne discuta, ma indicare i rigassificatori come priorità non pare proprio il massimo.

Particolarmente preoccupante il riferimento alla “sostituzione da parte della cabina di regia delle amministrazioni lente o inadempienti” a proposito di PNRR. Eppure da mesi denunciamo la situazione delle amministrazioni del Sud in condizioni di emergenza, con poco personale tecnico e impossibilitate a rispettati i tempi stretti richiesti nella presentazione dei progetti, causa i tagli imposti dai governi da più di un decennio causa austerity e spending review. Tagli che hanno colpito in misura molto maggiore le amministrazioni del Sud.

Inutile richiamare i poteri sostitutivi previsti dall’art. 120 di una Costituzione che con tutta evidenza non è più in vigore da tempo in Italia. Certo sarebbe stato carino avvisare i cittadini che, per i fondi del PNRR, fra bandi che spariscono, allocazioni che cambiano, criteri che mancano, sarà molto difficile raggiungere quel 40% di fondi destinati al Mezzogiorno dal totale di 191,5 miliardi in arrivo dalla UE. Percentuale che la ministra del Sud però continua a ripetere che arriverà a destinazione, come un mantra autoassolutorio. Questo a maggior ragione se improvvisamente le “ferree” regole del PNRR, oggi con la guerra in Ucraina, pare diventino carta straccia. Si finanzieranno infatti anche opere inquinanti legate a petrolio e gas, ovviamente partendo dai nuovi rigassificatori da collocarsi nel Mezzogiorno, così come detto dalla ministra Carfagna a Sorrento. E la transizione ecologica? Ma, figuriamoci, il Sud dietro le belle parole, è solo e come sempre visto esclusivamente come colonia estrattiva e se si inquina e sfrutta, poco male.

Eppure il ministro Franco ha snocciolato tutte le problematiche che da sempre affliggono il Mezzogiorno e che da sempre denunciamo e nel suo caso non è neppure la prima volta. Problematiche che con tutta evidenza sono quindi ben conosciute dal Governo, quello che manca sono le soluzioni o forse la volontà di ricercarle e applicarle. Dice infatti il ministro Franco: “Il PIL pro capite è al Sud il 55% di quello del Nord. È un divario enorme”. Per conseguire tassi di crescita più robusti è cruciale imprimere una forte accelerazione all’economia del Mezzogiorno e riavviare la convergenza tra le due aree del Paese. Il PNRR è un’opportunità nuova”, ma da solo non basta. Bisogna utilizzare tutti i fondi a disposizione e “saper spendere” le risorse, con una capacità “adeguata” di realizzare i progetti. L’ampiezza dei divari e il loro perdurare nel tempo indicano che i ritardi del Mezzogiorno non possono essere riassorbiti solo con un piano di 6 anni, per quanto ben congegnato. Il PNRR è fondamentale, ma non basta, dobbiamo esserne consapevoli. Per un tema di questa portata serve una strategia politica economica del Paese che utilizzi tutti gli strumenti a disposizione. A partire dai Fondi strutturali europei e dai fondi Sviluppo e coesione in un’ottica di complementarietà che vada oltre l’orizzonte temporale del Piano.

Tutto corretto, ma tutte cose che se restano solo proclami, si rivelano per quello che sono: propaganda utile solo a dare speranze ai cittadini meridionali così da raccattare qualche “voto ingenuo”.

Infatti, resta evidente che a Sorrento ha giocato a tutto campo, ma sempre a favore del Partito Unico del Nord, la ministra del Sud Mara Carfagna. Incalzata (come raramente accade) dalle domande dei giornalisti, ha rassicurato su ogni fronte, spostando l’arrivo di fondi per il Sud in un prossimo immaginifico futuro, ma garantendo sempre e comunque la quota del 40% al Sud, mentre le dichiarazioni del presidente Mario Draghi, che ha affermato di evitare le “pigre interpretazioni sul Sud” sono consolatorie, ma bisogna capire, appunto, se saranno foriere di iniziative concrete anche sulle infrastrutture, dato che adesso il Mezzogiorno è visto come hub del gas, anche questo principalmente nell’interesse del Nord, data la crisi in corso. Comunque, nel caso, ben vengano infrastrutture e collegamenti migliori che si aspettavano da decenni, anche se ancora una volta si nota il disinteresse riguardo le vocazioni produttive del Mezzogiorno.

Manca ad esempio dal dibattito il potenziamento della capacità produttiva di industria e servizi avanzati al Sud. Il PNRR destina a questo risorse per oltre 13 miliardi a Industria 4.0, che sarà utilizzata in larga parte al Nord, nei soli territori della cosiddetta “locomotiva”. Bisognerebbe accompagnare la transizione digitale ed energetica, non coi rigassificatori, ma con grandi iniziative di politiche pubbliche favorendo la nascita di occupazione di qualità nel Meridione. Non a caso tra le cinque Regioni di Paesi europei nelle quali il tasso d’occupazione è peggiore, ben 4, secondo i dati Eurostat di dieci giorni fa, sono italiane. Si tratta, nell’ordine, di Sicilia (con un tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni del 41,1%), Campania (41,3%), Calabria (42%) e Puglia (46,7%), mentre il tasso medio per l’Ue a 27 è del 68,4%. Assieme alle quattro regioni italiane c’è anche la Guyana francese, che si trova però in Sudamerica, a testimoniare la condizione coloniale che affligge il Sud. Così si favoriscono solo la fuga dei cervelli e la desertificazione demografica.

Non a caso pochi giorni fa il presidente della SVIMEZ, Adriano Giannola ha denunciato senza mezzi termini un’altra emergenza: “I bandi PNRR sulla scuola sono anti-costituzionali”. Per poi continuare: “Quando lo Stato individua un’esigenza su un diritto fondamentale, che sia la salute come l’istruzione, non può mica mettere a gara la sua attuazione mettendo in competizione gli enti locali. È lo Stato che deve organizzare l’offerta dei servizi”.

Inoltre, senza tanti giri di parole, sempre Giannola ha dichiarato: “C’è un concetto da sbattere in faccia al governo finché non lo comprende: il suo ruolo non è l’arbitro che garantisce il rispetto delle regole, è quello del regista, che individua i fabbisogni e poi coordina le risorse del Paese per realizzare i servizi dove necessario”.

L’immagine più distorta che arriva da Sorrento è ancora quella leghista, cioè del Meridione come un luogo d’elezione dell’impiego pubblico, mentre come detto abbiamo il problema opposto: le strutture statali del Sud sono sotto organico e andrebbero potenziate. Bisognerebbe assumere negli uffici di programmazione come negli asili, mentre il MIUR formula una norma che scaverà un enorme fossato tra università del Nord e del Sud. E così, come da decenni, ancora si parla per il solo Mezzogiorno di investimenti a rischio mafie, pericolo sicuramente vero, ma anche al Nord le mafie sono ben presenti come dimostra, fra gli altri il processo AEmilia. E poi, diciamocelo, perché discriminare e penalizzare solo i territori del Sud quando “la linea della palma” ha da tempo scavalcato le Alpi. Ma, poi, queste mafie non dovrebbe sconfiggerle lo Stato?! Perché non lo fa?!

Fonte: Transform!italia



Leggi tutto »

 di Natale Cuccurese

Con la foto fra il sorridente ministro Brunetta (il più acerrimo nemico del South working) che ha dichiarato che non c’è una questione meridionale, ma mediterranea e la ministra Gelmini, che sul tavolo nazionale vuole mettere in “soffitta” i LEP (Livelli essenziali delle prestazioni) a proposito di Autonomia differenziata (sul tema segnalo l’interrogazione da poco presentata dalla Capogruppo di ManifestA alla Camera, On. Simona Suriano, realizzata in collaborazione con il Laboratorio la Riscossa del Sud), la ministra del Sud Carfagna ci ha deliziato il fine settimana organizzando il Forum del Sud di Sorrento.

Una specie di “sagra del piatto di lenticchie” tutta a vantaggio di prenditori, think tank, multinazionali, politicanti in cerca di visibilità in vista delle prossime elezioni, lobby, multiutility, tutti/e del Nord, evidentemente al fine di “svendere” gli ultimi asset del Mezzogiorno partendo dal settore energetico, in questo momento quanto mai prezioso. Intendiamoci, è sempre bene che il Governo si interessi al Mezzogiorno e ne discuta, ma indicare i rigassificatori come priorità non pare proprio il massimo.

Particolarmente preoccupante il riferimento alla “sostituzione da parte della cabina di regia delle amministrazioni lente o inadempienti” a proposito di PNRR. Eppure da mesi denunciamo la situazione delle amministrazioni del Sud in condizioni di emergenza, con poco personale tecnico e impossibilitate a rispettati i tempi stretti richiesti nella presentazione dei progetti, causa i tagli imposti dai governi da più di un decennio causa austerity e spending review. Tagli che hanno colpito in misura molto maggiore le amministrazioni del Sud.

Inutile richiamare i poteri sostitutivi previsti dall’art. 120 di una Costituzione che con tutta evidenza non è più in vigore da tempo in Italia. Certo sarebbe stato carino avvisare i cittadini che, per i fondi del PNRR, fra bandi che spariscono, allocazioni che cambiano, criteri che mancano, sarà molto difficile raggiungere quel 40% di fondi destinati al Mezzogiorno dal totale di 191,5 miliardi in arrivo dalla UE. Percentuale che la ministra del Sud però continua a ripetere che arriverà a destinazione, come un mantra autoassolutorio. Questo a maggior ragione se improvvisamente le “ferree” regole del PNRR, oggi con la guerra in Ucraina, pare diventino carta straccia. Si finanzieranno infatti anche opere inquinanti legate a petrolio e gas, ovviamente partendo dai nuovi rigassificatori da collocarsi nel Mezzogiorno, così come detto dalla ministra Carfagna a Sorrento. E la transizione ecologica? Ma, figuriamoci, il Sud dietro le belle parole, è solo e come sempre visto esclusivamente come colonia estrattiva e se si inquina e sfrutta, poco male.

Eppure il ministro Franco ha snocciolato tutte le problematiche che da sempre affliggono il Mezzogiorno e che da sempre denunciamo e nel suo caso non è neppure la prima volta. Problematiche che con tutta evidenza sono quindi ben conosciute dal Governo, quello che manca sono le soluzioni o forse la volontà di ricercarle e applicarle. Dice infatti il ministro Franco: “Il PIL pro capite è al Sud il 55% di quello del Nord. È un divario enorme”. Per conseguire tassi di crescita più robusti è cruciale imprimere una forte accelerazione all’economia del Mezzogiorno e riavviare la convergenza tra le due aree del Paese. Il PNRR è un’opportunità nuova”, ma da solo non basta. Bisogna utilizzare tutti i fondi a disposizione e “saper spendere” le risorse, con una capacità “adeguata” di realizzare i progetti. L’ampiezza dei divari e il loro perdurare nel tempo indicano che i ritardi del Mezzogiorno non possono essere riassorbiti solo con un piano di 6 anni, per quanto ben congegnato. Il PNRR è fondamentale, ma non basta, dobbiamo esserne consapevoli. Per un tema di questa portata serve una strategia politica economica del Paese che utilizzi tutti gli strumenti a disposizione. A partire dai Fondi strutturali europei e dai fondi Sviluppo e coesione in un’ottica di complementarietà che vada oltre l’orizzonte temporale del Piano.

Tutto corretto, ma tutte cose che se restano solo proclami, si rivelano per quello che sono: propaganda utile solo a dare speranze ai cittadini meridionali così da raccattare qualche “voto ingenuo”.

Infatti, resta evidente che a Sorrento ha giocato a tutto campo, ma sempre a favore del Partito Unico del Nord, la ministra del Sud Mara Carfagna. Incalzata (come raramente accade) dalle domande dei giornalisti, ha rassicurato su ogni fronte, spostando l’arrivo di fondi per il Sud in un prossimo immaginifico futuro, ma garantendo sempre e comunque la quota del 40% al Sud, mentre le dichiarazioni del presidente Mario Draghi, che ha affermato di evitare le “pigre interpretazioni sul Sud” sono consolatorie, ma bisogna capire, appunto, se saranno foriere di iniziative concrete anche sulle infrastrutture, dato che adesso il Mezzogiorno è visto come hub del gas, anche questo principalmente nell’interesse del Nord, data la crisi in corso. Comunque, nel caso, ben vengano infrastrutture e collegamenti migliori che si aspettavano da decenni, anche se ancora una volta si nota il disinteresse riguardo le vocazioni produttive del Mezzogiorno.

Manca ad esempio dal dibattito il potenziamento della capacità produttiva di industria e servizi avanzati al Sud. Il PNRR destina a questo risorse per oltre 13 miliardi a Industria 4.0, che sarà utilizzata in larga parte al Nord, nei soli territori della cosiddetta “locomotiva”. Bisognerebbe accompagnare la transizione digitale ed energetica, non coi rigassificatori, ma con grandi iniziative di politiche pubbliche favorendo la nascita di occupazione di qualità nel Meridione. Non a caso tra le cinque Regioni di Paesi europei nelle quali il tasso d’occupazione è peggiore, ben 4, secondo i dati Eurostat di dieci giorni fa, sono italiane. Si tratta, nell’ordine, di Sicilia (con un tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni del 41,1%), Campania (41,3%), Calabria (42%) e Puglia (46,7%), mentre il tasso medio per l’Ue a 27 è del 68,4%. Assieme alle quattro regioni italiane c’è anche la Guyana francese, che si trova però in Sudamerica, a testimoniare la condizione coloniale che affligge il Sud. Così si favoriscono solo la fuga dei cervelli e la desertificazione demografica.

Non a caso pochi giorni fa il presidente della SVIMEZ, Adriano Giannola ha denunciato senza mezzi termini un’altra emergenza: “I bandi PNRR sulla scuola sono anti-costituzionali”. Per poi continuare: “Quando lo Stato individua un’esigenza su un diritto fondamentale, che sia la salute come l’istruzione, non può mica mettere a gara la sua attuazione mettendo in competizione gli enti locali. È lo Stato che deve organizzare l’offerta dei servizi”.

Inoltre, senza tanti giri di parole, sempre Giannola ha dichiarato: “C’è un concetto da sbattere in faccia al governo finché non lo comprende: il suo ruolo non è l’arbitro che garantisce il rispetto delle regole, è quello del regista, che individua i fabbisogni e poi coordina le risorse del Paese per realizzare i servizi dove necessario”.

L’immagine più distorta che arriva da Sorrento è ancora quella leghista, cioè del Meridione come un luogo d’elezione dell’impiego pubblico, mentre come detto abbiamo il problema opposto: le strutture statali del Sud sono sotto organico e andrebbero potenziate. Bisognerebbe assumere negli uffici di programmazione come negli asili, mentre il MIUR formula una norma che scaverà un enorme fossato tra università del Nord e del Sud. E così, come da decenni, ancora si parla per il solo Mezzogiorno di investimenti a rischio mafie, pericolo sicuramente vero, ma anche al Nord le mafie sono ben presenti come dimostra, fra gli altri il processo AEmilia. E poi, diciamocelo, perché discriminare e penalizzare solo i territori del Sud quando “la linea della palma” ha da tempo scavalcato le Alpi. Ma, poi, queste mafie non dovrebbe sconfiggerle lo Stato?! Perché non lo fa?!

Fonte: Transform!italia



lunedì 16 maggio 2022

L’ACQUA PUBBLICA NON SI TOCCA!

 Di Antonio Luongo

Ieri pomeriggio ho partecipato alla manifestazione a Napoli in Largo Berlinguer indetta dal Coordinamento Campano per la gestione dell'acqua pubblica e dai comitati per l'acqua pubblica di Napoli, area Nord Napoli, Avellino e Benevento.

Come sapete la battaglia per l’Acqua Pubblica è uno degli impegni che porto avanti da oltre 15 anni, una di quelle battaglie che mi ripagano di energie e fatiche profuse grazie ai risultati raggiunti per la comunità: referendum vinto, ripubblicizzazione della gestione idrica a Napoli con la trasformazione di Abc in Azienda Speciale, 11 anni fa.
Mai avrei pensato di ritrovarmi nuovamente in piazza a lottare, dopo conquiste democratiche ottenute grazie al coinvolgimento di milioni di cittadini.
L'Italia è un paese strano, dove anche quando un referendum, quello del 2011, coinvolge davvero il popolo e dà alla classe dirigente un segnale chiaro in difesa dei propri diritti, in questo caso dell'acqua pubblica, si trova sempre il modo per fregarsene.
In un paese serio il Ddl Concorrenza di Draghi non avrebbe mai visto la luce e sarebbe stato fermato innanzitutto dal Parlamento.

DRAGHI CON LA SCUSA DI SOCCORRERE GLI ENTI LOCALI, PUNTA A METTERE SUL MERCATO SERVIZI ESSENZIALI E A SOTTRARLI DAL CONTROLLO STATALE O DEI COMUNI.
Tutto questo è uno sfregio alle famiglie italiane, soprattutto in una fase storica in cui i costi dei servizi stanno lievitando.
É chiaro che se nessun partito dell'arco parlamentare inserisce la questione tra le sue priorità siamo di fronte anche a un problema di rappresentanza. Il Parlamento sembra farsi portavoce solo dei suoi personali interessi.

Non possiamo permetterlo. Ripartiamo dal basso come sempre. Insieme al Partito del Sud sarò sempre in prima linea a difesa dei diritti: L’ACQUA PUBBLICA NON SI TOCCA!



Leggi tutto »

 Di Antonio Luongo

Ieri pomeriggio ho partecipato alla manifestazione a Napoli in Largo Berlinguer indetta dal Coordinamento Campano per la gestione dell'acqua pubblica e dai comitati per l'acqua pubblica di Napoli, area Nord Napoli, Avellino e Benevento.

Come sapete la battaglia per l’Acqua Pubblica è uno degli impegni che porto avanti da oltre 15 anni, una di quelle battaglie che mi ripagano di energie e fatiche profuse grazie ai risultati raggiunti per la comunità: referendum vinto, ripubblicizzazione della gestione idrica a Napoli con la trasformazione di Abc in Azienda Speciale, 11 anni fa.
Mai avrei pensato di ritrovarmi nuovamente in piazza a lottare, dopo conquiste democratiche ottenute grazie al coinvolgimento di milioni di cittadini.
L'Italia è un paese strano, dove anche quando un referendum, quello del 2011, coinvolge davvero il popolo e dà alla classe dirigente un segnale chiaro in difesa dei propri diritti, in questo caso dell'acqua pubblica, si trova sempre il modo per fregarsene.
In un paese serio il Ddl Concorrenza di Draghi non avrebbe mai visto la luce e sarebbe stato fermato innanzitutto dal Parlamento.

DRAGHI CON LA SCUSA DI SOCCORRERE GLI ENTI LOCALI, PUNTA A METTERE SUL MERCATO SERVIZI ESSENZIALI E A SOTTRARLI DAL CONTROLLO STATALE O DEI COMUNI.
Tutto questo è uno sfregio alle famiglie italiane, soprattutto in una fase storica in cui i costi dei servizi stanno lievitando.
É chiaro che se nessun partito dell'arco parlamentare inserisce la questione tra le sue priorità siamo di fronte anche a un problema di rappresentanza. Il Parlamento sembra farsi portavoce solo dei suoi personali interessi.

Non possiamo permetterlo. Ripartiamo dal basso come sempre. Insieme al Partito del Sud sarò sempre in prima linea a difesa dei diritti: L’ACQUA PUBBLICA NON SI TOCCA!



sabato 14 maggio 2022

CULTURA BENE COMUNE

Di Antonio Luongo

Ieri pomeriggio sono stato al PAN Palazzo delle Arti Napoli, per partecipare all'assemblea pubblica contro la privatizzazione del beni culturali, in rappresentanza del Partito del Sud.


Oggi la crisi economica che attanaglia il Comune di Napoli rischia di trasformarsi in un cavallo di Troia per scardinare gli ultimi spazi che ancora resistono in un regime di bene pubblico in città, soprattutto all'interno del nostro patrimonio artistico culturale.

La nuova Giunta si sta mostrando latitante e lontana dal pragmatismo che tanto era stato pubblicizzato in campagna elettorale. Lo avevamo anticipato: governare senza soldi è quasi impossibile e per ora, guarda caso, nonostante un atteggiamento governativo ben più morbido, verso il nuovo sindaco, la realtà quotidiana dei napoletani peggiora e non migliora.
Dobbiamo tristemente prendere atto che la nuova maggioranza politica sembra avvolta da una passività e un'inerzia che Napoli non può assolutamente permettersi. Bisogna mettersi pancia a terra a lavorare per limitare i danni ORA, non mettersi alla finestra ad aspettare se e quando arriveranno degli aiuti.
Anche perchè, aspetto su cui più volte sto mettendo in guardia i miei concittadini, IL PATTO DI DRAGHI CON NAPOLI È SOLO UNA TRAPPOLA: dare due minuti di ossigeno e poi soffocare per sempre. In cambio si chiede di piegare la città a schemi neoliberisti che non le sono mai appartenuti storicamente, laddove la città ha sempre avuto un tessuto di energie dal basso, esperienze collettive, di condivisione sempre in movimento, ben al di là delle etichette dei partiti.
E' per dar voce a questa sensibilità trasversale che nel 2011 istituimmo l' Assessorato ai Beni Comuni. Negli anni successivi, rivoluzionammo l'ordinamento del Comune istituendo la categoria giuridica del "Bene Comune" con un delibera che ancora oggi è studiata nelle università di mezza Europa e ispira nuove forme organizzative in tantissimi enti locali, nazionali e non.

Il nuovo corso sta costruendo la strada per la privatizzazione della cultura. Questa "svendita" è davvero il futuro che auspichiamo per una città con uno dei patrimoni artistico culturali più grandi d'Italia? 





Leggi tutto »

Di Antonio Luongo

Ieri pomeriggio sono stato al PAN Palazzo delle Arti Napoli, per partecipare all'assemblea pubblica contro la privatizzazione del beni culturali, in rappresentanza del Partito del Sud.


Oggi la crisi economica che attanaglia il Comune di Napoli rischia di trasformarsi in un cavallo di Troia per scardinare gli ultimi spazi che ancora resistono in un regime di bene pubblico in città, soprattutto all'interno del nostro patrimonio artistico culturale.

La nuova Giunta si sta mostrando latitante e lontana dal pragmatismo che tanto era stato pubblicizzato in campagna elettorale. Lo avevamo anticipato: governare senza soldi è quasi impossibile e per ora, guarda caso, nonostante un atteggiamento governativo ben più morbido, verso il nuovo sindaco, la realtà quotidiana dei napoletani peggiora e non migliora.
Dobbiamo tristemente prendere atto che la nuova maggioranza politica sembra avvolta da una passività e un'inerzia che Napoli non può assolutamente permettersi. Bisogna mettersi pancia a terra a lavorare per limitare i danni ORA, non mettersi alla finestra ad aspettare se e quando arriveranno degli aiuti.
Anche perchè, aspetto su cui più volte sto mettendo in guardia i miei concittadini, IL PATTO DI DRAGHI CON NAPOLI È SOLO UNA TRAPPOLA: dare due minuti di ossigeno e poi soffocare per sempre. In cambio si chiede di piegare la città a schemi neoliberisti che non le sono mai appartenuti storicamente, laddove la città ha sempre avuto un tessuto di energie dal basso, esperienze collettive, di condivisione sempre in movimento, ben al di là delle etichette dei partiti.
E' per dar voce a questa sensibilità trasversale che nel 2011 istituimmo l' Assessorato ai Beni Comuni. Negli anni successivi, rivoluzionammo l'ordinamento del Comune istituendo la categoria giuridica del "Bene Comune" con un delibera che ancora oggi è studiata nelle università di mezza Europa e ispira nuove forme organizzative in tantissimi enti locali, nazionali e non.

Il nuovo corso sta costruendo la strada per la privatizzazione della cultura. Questa "svendita" è davvero il futuro che auspichiamo per una città con uno dei patrimoni artistico culturali più grandi d'Italia? 





sabato 7 maggio 2022

Manifesta-Laboratorio del Sud, una collaborazione a vantaggio del Mezzogiorno






Il Gruppo parlamentare Manifesta e il Laboratorio per la Riscossa del Sud (Lab-Sud) incalzano il Governo dei cosiddetti “migliori” sui temi relativi alla “nuova questione meridionale”, aggiungendo, così, un altro tassello fondamentale al processo di costruzione della rappresentanza politica di 20 milioni di cittadini, che, da circa un trentennio, non hanno più voce, se non quella dei loro oppressori.

In estrema sintesi, ciò è quanto emerge dal comunicato stampa diffuso da Lab-Sud tramite la sua pagina Facebook istituzionale.

Il Laboratorio per la Riscossa del Sud – recita il comunicato stampa – è lieto di annunciare che grazie alla collaborazione con il Gruppo Parlamentare Manifesta ha iniziato a portare le tematiche meridionaliste gramsciane direttamente in Parlamento, a partire da una Interrogazione che chiede conto di alcuni aspetti dell’Autonomia differenziata legati ai Lep, la cui definizione attende dal 2001 e che da indiscrezioni giornalistiche, per volontà politica, addirittura ora andrebbero in ‘soffitta’”.

Ringraziamo pertanto – prosegue Lab-Sud – sia la Capogruppo di Manifesta Simona Suriano, per la disponibilità nei nostri confronti da sempre dimostrata e per avere presentato come prima firmataria l’Interrogazione in oggetto in Parlamento, sia i co-firmatari On. Ehm Yana Chiara del Gruppo Manifesta e gli On. Baroni Massimo Enrico e Pino Cabras del Gruppo Alternativa”.

Il riscatto del Sud – si conclude nel comunicato stampa – inizia anche dal portare direttamente in Parlamento e dar voce e visibilità a temi della scottante attualità legati alla mai risolta Questione meridionale, per sostenere oggi e poi rinforzare sempre di più quella rappresentanza del Mezzogiorno a schiena dritta di cui si sente da sempre la necessità e l’urgenza al fine di superare quelle sperequazioni territoriali e sociali che minano l’unità stessa del Paese”.

Fonte: VesuvianoNews-articolo Salvatore Lucchese



.




 

Leggi tutto »






Il Gruppo parlamentare Manifesta e il Laboratorio per la Riscossa del Sud (Lab-Sud) incalzano il Governo dei cosiddetti “migliori” sui temi relativi alla “nuova questione meridionale”, aggiungendo, così, un altro tassello fondamentale al processo di costruzione della rappresentanza politica di 20 milioni di cittadini, che, da circa un trentennio, non hanno più voce, se non quella dei loro oppressori.

In estrema sintesi, ciò è quanto emerge dal comunicato stampa diffuso da Lab-Sud tramite la sua pagina Facebook istituzionale.

Il Laboratorio per la Riscossa del Sud – recita il comunicato stampa – è lieto di annunciare che grazie alla collaborazione con il Gruppo Parlamentare Manifesta ha iniziato a portare le tematiche meridionaliste gramsciane direttamente in Parlamento, a partire da una Interrogazione che chiede conto di alcuni aspetti dell’Autonomia differenziata legati ai Lep, la cui definizione attende dal 2001 e che da indiscrezioni giornalistiche, per volontà politica, addirittura ora andrebbero in ‘soffitta’”.

Ringraziamo pertanto – prosegue Lab-Sud – sia la Capogruppo di Manifesta Simona Suriano, per la disponibilità nei nostri confronti da sempre dimostrata e per avere presentato come prima firmataria l’Interrogazione in oggetto in Parlamento, sia i co-firmatari On. Ehm Yana Chiara del Gruppo Manifesta e gli On. Baroni Massimo Enrico e Pino Cabras del Gruppo Alternativa”.

Il riscatto del Sud – si conclude nel comunicato stampa – inizia anche dal portare direttamente in Parlamento e dar voce e visibilità a temi della scottante attualità legati alla mai risolta Questione meridionale, per sostenere oggi e poi rinforzare sempre di più quella rappresentanza del Mezzogiorno a schiena dritta di cui si sente da sempre la necessità e l’urgenza al fine di superare quelle sperequazioni territoriali e sociali che minano l’unità stessa del Paese”.

Fonte: VesuvianoNews-articolo Salvatore Lucchese



.




 

venerdì 6 maggio 2022

Natale Cuccurese: “La truffa del PNRR. Si fanno parti uguali tra diseguali a tutto discapito del Sud”




Nel segno delle politiche etno-liberiste ancora oggi imperanti, il Governo dei “migliori”, guidato dal “messia” Draghi, prosegue nel modo peggiore possibile le sue scellerate politiche di privatizzazione, precarizzazione ed allocazione delle risorse pubbliche sia ordinarie che straordinarie a favore della sgangherata “locomotiva” Nord. Il tutto non solo a discapito del Sud, ma anche della tenuta unitaria di un Paese, che, in uno scenario internazionale caratterizzato dalla pandemia e dalla guerra russo-ucraina, diverrà sempre più diviso e diseguale .

Sul tema è intervenuto il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che, nel commentare l’articolo dell’economista Gianfranco Viesti su Fondi “scippati” al Sud. Contro il ministero scatta il ricorso al Tar, ha osservato: “Per realizzare gli obiettivi del PNRR non si possono fare parti uguali tra Atenei resi diseguali negli anni da criteri di attribuzione delle risorse in base a indicatori di ricchezza socio-economica del contesto”.

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese



.


.

Leggi tutto »




Nel segno delle politiche etno-liberiste ancora oggi imperanti, il Governo dei “migliori”, guidato dal “messia” Draghi, prosegue nel modo peggiore possibile le sue scellerate politiche di privatizzazione, precarizzazione ed allocazione delle risorse pubbliche sia ordinarie che straordinarie a favore della sgangherata “locomotiva” Nord. Il tutto non solo a discapito del Sud, ma anche della tenuta unitaria di un Paese, che, in uno scenario internazionale caratterizzato dalla pandemia e dalla guerra russo-ucraina, diverrà sempre più diviso e diseguale .

Sul tema è intervenuto il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che, nel commentare l’articolo dell’economista Gianfranco Viesti su Fondi “scippati” al Sud. Contro il ministero scatta il ricorso al Tar, ha osservato: “Per realizzare gli obiettivi del PNRR non si possono fare parti uguali tra Atenei resi diseguali negli anni da criteri di attribuzione delle risorse in base a indicatori di ricchezza socio-economica del contesto”.

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese



.


.

domenica 1 maggio 2022

Natale Cuccurese: “Pnrr, UE complice degli scippi di Stato al Sud”



La ristrutturazione capitalista che, all’insegna della “distruzione creativa”, sta drammaticamente attraversando gli assetti politico-economico-finanziari a livello globale in Italia si declina in termini etno-liberisti: concentrazione delle risorse pubbliche sia ordinarie che straordinarie nell’area “virtuosa” del Paese, la presunta, ma, in realtà, sgangherata “locomotiva” Nord, a tutto discapito della “carrozza” Sud, considerata, storicamente, come la “palla al piede” del Paese, come la “parte cattiva dell’Italia”.

Il tutto condito, da un “sano”, si fa per dire, razzismo di Stato di ascendenza lombrosiana condiviso da tutte le forze politiche sedicenti nazionali – Lega Nord, Partito democratico, Forza Italia e Movimento 5 Stelle – riunitesi sotto la guida di Draghi nell’attuale “comitato d’affari” egemonizzato dalla solita borghesia predona nord-centrica, che ha nell’Università Bocconi di Milano uno dei suoi principali “megafoni” ideologici e nell’Unione Europea il suo principale garante “interessato”.    

Sul tema è intervenuto il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che, attraverso i suoi canali social, ha denunciato: “Alla Commissione Europea con tutta evidenza non interessa il Mezzogiorno. Già si era visto con il Pnrr, dove, a parte le dichiarazioni di facciata, la Commissione Ue non aveva battuto ciglio sul piano inviato in Europa la scorsa estate da Draghi dove la quota riservata al Sud era il 16% anziché il 65%, richiesto a chiacchiere dalla Ue, poi ridimensionato al 40% dal governo che, pescato con le mani nella marmellata, è dovuto correre ai ripari, ma sempre solo a chiacchiere”.

Così – ha proseguito – arriviamo oggi a ben nove città italiane scelte dalla Ue, ma nessuna del Mezzogiorno. Bergamo, Bologna, Firenze, Milano, Padova, Parma, Prato, Roma e Torino sono tra le 100 città europee che parteciperanno alla missione Ue per 100 città intelligenti e a impatto climatico zero entro il 2030”.

Tra le 100 città prescelte – ha precisato Cuccurese – ce ne sono anche 12 al di fuori dell’Unione Europea ma associate al programma Horizon Europe: Sono Elbasan in Albania, Sarajevo in Bosnia Erzegovina, Reykjavík in Islanda, Eilat in Israele, Podgorica in Montenegro, Oslo, Stavenger e Trondheim in Norvegia, Istanbul e Izmir in Turchia, Bristol e Glasgow nel Regno Unito. Città scelte ovunque, ma nessuna del Sud Italia”. Anche per la Ue – ha concluso – viene prima il Nord, d’altra parte anche il progetto dell’autonomia differenziata nasce dall’Europa”.

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese



.

Leggi tutto »



La ristrutturazione capitalista che, all’insegna della “distruzione creativa”, sta drammaticamente attraversando gli assetti politico-economico-finanziari a livello globale in Italia si declina in termini etno-liberisti: concentrazione delle risorse pubbliche sia ordinarie che straordinarie nell’area “virtuosa” del Paese, la presunta, ma, in realtà, sgangherata “locomotiva” Nord, a tutto discapito della “carrozza” Sud, considerata, storicamente, come la “palla al piede” del Paese, come la “parte cattiva dell’Italia”.

Il tutto condito, da un “sano”, si fa per dire, razzismo di Stato di ascendenza lombrosiana condiviso da tutte le forze politiche sedicenti nazionali – Lega Nord, Partito democratico, Forza Italia e Movimento 5 Stelle – riunitesi sotto la guida di Draghi nell’attuale “comitato d’affari” egemonizzato dalla solita borghesia predona nord-centrica, che ha nell’Università Bocconi di Milano uno dei suoi principali “megafoni” ideologici e nell’Unione Europea il suo principale garante “interessato”.    

Sul tema è intervenuto il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che, attraverso i suoi canali social, ha denunciato: “Alla Commissione Europea con tutta evidenza non interessa il Mezzogiorno. Già si era visto con il Pnrr, dove, a parte le dichiarazioni di facciata, la Commissione Ue non aveva battuto ciglio sul piano inviato in Europa la scorsa estate da Draghi dove la quota riservata al Sud era il 16% anziché il 65%, richiesto a chiacchiere dalla Ue, poi ridimensionato al 40% dal governo che, pescato con le mani nella marmellata, è dovuto correre ai ripari, ma sempre solo a chiacchiere”.

Così – ha proseguito – arriviamo oggi a ben nove città italiane scelte dalla Ue, ma nessuna del Mezzogiorno. Bergamo, Bologna, Firenze, Milano, Padova, Parma, Prato, Roma e Torino sono tra le 100 città europee che parteciperanno alla missione Ue per 100 città intelligenti e a impatto climatico zero entro il 2030”.

Tra le 100 città prescelte – ha precisato Cuccurese – ce ne sono anche 12 al di fuori dell’Unione Europea ma associate al programma Horizon Europe: Sono Elbasan in Albania, Sarajevo in Bosnia Erzegovina, Reykjavík in Islanda, Eilat in Israele, Podgorica in Montenegro, Oslo, Stavenger e Trondheim in Norvegia, Istanbul e Izmir in Turchia, Bristol e Glasgow nel Regno Unito. Città scelte ovunque, ma nessuna del Sud Italia”. Anche per la Ue – ha concluso – viene prima il Nord, d’altra parte anche il progetto dell’autonomia differenziata nasce dall’Europa”.

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese



.

giovedì 28 aprile 2022

La guerra vista da Sud

 



di Natale Cuccurese

Fra i tanti motivi validi per “opporsi alla guerra da Sud” può essere utile un parallelismo, forse un po’ ardito, ma che rende bene l’idea.

Nella guerra del Vietnam, dove i neri americani erano l’11 per cento delle truppe inviate sul campo, l’esatto corrispondente demografico dei neri negli Stati Uniti, si registrò quasi il 28 per cento dei caduti, morti e feriti, una cifra che ha una spiegazione, confermata dai rapporti dei comandi supremi e cioè un numero sproporzionato di afro-americani erano impegnati nelle operazioni più rischiose.

Ai giorni nostri l’Esercito italiano è composto dal 72% di cittadini del Mezzogiorno, contro un dato demografico del 34% di cittadini residenti, ovvia conseguenza anche della cronica scarsità di occasioni di lavoro nel Mezzogiorno.

Basta pensare alla vicenda tragica della Brigata Catanzaro, nella Grande Guerra, e di come i media draghisti stiano utilizzando alcuni argomenti che richiamano molto da vicino la propaganda interventista della Prima Guerra Mondiale, per capire quale potrebbe essere il contributo di sangue che verrebbe richiesto a questi soldati del Sud, nel disgraziato caso si arrivasse ad una guerra guerreggiata.

I meridionali sono da questo punto di vista, oggi, in condizioni peggiori dei neri d’America di allora, che durante il periodo della guerra del Vietnam negli anni 60 e 70 del secolo scorso, diedero vita a una serie di iniziative di resistenza e ribellione contro pregiudizi, razzismo e discriminazione (ricorderete ad esempio, Martin Luther King, Malcom X, le Pantere Nere) che fecero scalpore nel mondo.

Iniziative che invece in Italia al momento non si vedono con questa ampiezza, pur in una situazione ben peggiore come numeri assoluti riferiti alle truppe ed inoltre oppressi da un razzismo di Stato, che si accanisce contro il 34% dei cittadini italiani meridionali, che non ha eguali nella Ue e forse nel mondo.

Un Mezzogiorno che, solo per restare all’attualità, è stretto fra l’Autonomia differenziata costituita dall’Asse del Nord, definito in questo modo da Zaia e Bonaccini, un linguaggio di chiaro rimando fascista anche negli evidenti parallelismi storici se consideriamo l’inserimento della terza Regione di questo Asse (la Lombardia), e la “truffa del PNRR”, che incatenerà anche le future generazioni al ricatto del debito contratto, un debito scellerato che dovrà essere restituito da tutti i cittadini italiani, ma che vedrà i meridionali con tutta evidenza ricevere solo una quota minima della percentuale dei denari in arrivo dalla UE, sicuramente inferiore al 34% relativo alla percentuale dei residenti.

Purtroppo la coscienza di questa condizione di minorità imposte da decenni non è ancora entrata nella consapevolezza di tutti. Fra le cause di questo sicuramente l’assenza in tanti di una coscienza di popolo e di classe, oltre ad una classe dirigente ancora troppo spesso collusa e complice di quella parte di potere (coloniale) italiano.

Malcom X con felice intuizione, in riferimento alla situazione dei neri statunitensi, definì “neri da cortile” questi personaggi, mentre Gaetano Salvemini, in riferimento soprattutto a gran parte della classe “digerente” meridionale, qualche decennio prima, li bollò come “ascari”, ovvero truppe coloniali al servizio dell’invasore. Persone grate di aver ricevuto uno scranno con una posizione di piccolo potere locale in cambio del quale hanno rinunciato a tutto ciò che avrebbero potuto realizzare in un Paese diverso, più civile e moderno, grati di una vita sprecata nella frustrazione, nel costante galleggiamento e nell’autocommiserazione, asserragliati nella loro spietata opera di autoconservazione che li porta all’acquiescenza servile e conseguentemente alla accettazione di quel colonialismo interno estrattivo che sta portando alla lenta morte dei territori. Troppi politici del Sud fanno parte di questa schiera di servi sciocchi che non fanno l’interesse di propri territori.

Un meccanismo ben studiato da Frantz Fanon, attento studioso dei meccanismi di alienazione mentale e culturale caratteristici della “situazione coloniale”. Lui stesso si rese conto della sua condizione di minorità sociale solo una volta arrivato in Francia, dal paese natio nei Caraibi, colonia francese, nello stesso modo in cui il meridionale inconsapevole ne prende coscienza solo emigrando.

A nulla vale la Costituzione con i suoi articoli a tutt’oggi mai applicati interamente. Costituzione che si trova sotto attacco dagli anni ’80 del secolo scorso e che mentre si disarticola pezzo dopo pezzo (pareggio di bilancio, modifica Titolo V e riduzione dei parlamentari su tutto), ad opera soprattutto del centrosinista e dei suoi alleati, semplicemente non si applica. Manca solo l’elezione diretta del Capo dello Stato e poi la metamorfosi della Costituzione nata dalla Resistenza nel Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli sarà compiuta.

Come tutto questo sia sempre più sedimentato ai giorni nostri è in parte spiegato anche da uno studio condotto da due docenti dall’Università del Salento – “La parte cattiva dell’Italia. Sud, media e immaginario collettivo”, di Stefano Cristante e Valentina Cremonesini – che analizza come negli ultimi 30 anni TG e trasmissioni su reti nazionali hanno dedicato solo il 9% del loro tempo a parlare del Sud in generale, e il 90% di questo 9% per mettere in risalto solo episodi negativi, quasi sempre di cronaca, malgrado iniziative lodevoli sui territori da parte di cittadini o comitati, le tante bellezze naturali, gli eccellenti prodotti enogastronomici dei territori ed il patrimonio storico e culturale universalmente riconosciuto. Facendo sì che una larga parte dei cittadini meridionali sin dall’infanzia introiettino quella condizione di “colpa” e di minorità, totalmente complice del proprio vassallaggio fino ad arrivare a votare la Lega, o altri partiti che curano solo gli interessi del “Nord Locomotiva”, pur di sentirsi “redenti” ed accettati per qualche attimo. Ma la rabbia monta sempre di più, così come la consapevolezza del proprio stato, come dimostrato dal massiccio voto di protesta alle ultime elezioni politiche del 2018, poi miseramente tradito dai 5 stelle.

È il caso quindi di continuare ad organizzarsi con sempre maggior decisione non solo sugli aspetti politici, ma anche sugli aspetti organizzativi e di analisi e diffusione dei veri motivi che causano la “Questione Meridionale, prima che i guerrafondai al governo ci portino diritti in guerra. Una guerra che sarebbe ancora una volta pagata soprattutto dai figli del Sud, mentre la Costituzione è ancora una volta disattesa, così come accade per l’art. 11, quello che dice che l’Italia ripudia la guerra.

Fonte: Transform



.

Leggi tutto »

 



di Natale Cuccurese

Fra i tanti motivi validi per “opporsi alla guerra da Sud” può essere utile un parallelismo, forse un po’ ardito, ma che rende bene l’idea.

Nella guerra del Vietnam, dove i neri americani erano l’11 per cento delle truppe inviate sul campo, l’esatto corrispondente demografico dei neri negli Stati Uniti, si registrò quasi il 28 per cento dei caduti, morti e feriti, una cifra che ha una spiegazione, confermata dai rapporti dei comandi supremi e cioè un numero sproporzionato di afro-americani erano impegnati nelle operazioni più rischiose.

Ai giorni nostri l’Esercito italiano è composto dal 72% di cittadini del Mezzogiorno, contro un dato demografico del 34% di cittadini residenti, ovvia conseguenza anche della cronica scarsità di occasioni di lavoro nel Mezzogiorno.

Basta pensare alla vicenda tragica della Brigata Catanzaro, nella Grande Guerra, e di come i media draghisti stiano utilizzando alcuni argomenti che richiamano molto da vicino la propaganda interventista della Prima Guerra Mondiale, per capire quale potrebbe essere il contributo di sangue che verrebbe richiesto a questi soldati del Sud, nel disgraziato caso si arrivasse ad una guerra guerreggiata.

I meridionali sono da questo punto di vista, oggi, in condizioni peggiori dei neri d’America di allora, che durante il periodo della guerra del Vietnam negli anni 60 e 70 del secolo scorso, diedero vita a una serie di iniziative di resistenza e ribellione contro pregiudizi, razzismo e discriminazione (ricorderete ad esempio, Martin Luther King, Malcom X, le Pantere Nere) che fecero scalpore nel mondo.

Iniziative che invece in Italia al momento non si vedono con questa ampiezza, pur in una situazione ben peggiore come numeri assoluti riferiti alle truppe ed inoltre oppressi da un razzismo di Stato, che si accanisce contro il 34% dei cittadini italiani meridionali, che non ha eguali nella Ue e forse nel mondo.

Un Mezzogiorno che, solo per restare all’attualità, è stretto fra l’Autonomia differenziata costituita dall’Asse del Nord, definito in questo modo da Zaia e Bonaccini, un linguaggio di chiaro rimando fascista anche negli evidenti parallelismi storici se consideriamo l’inserimento della terza Regione di questo Asse (la Lombardia), e la “truffa del PNRR”, che incatenerà anche le future generazioni al ricatto del debito contratto, un debito scellerato che dovrà essere restituito da tutti i cittadini italiani, ma che vedrà i meridionali con tutta evidenza ricevere solo una quota minima della percentuale dei denari in arrivo dalla UE, sicuramente inferiore al 34% relativo alla percentuale dei residenti.

Purtroppo la coscienza di questa condizione di minorità imposte da decenni non è ancora entrata nella consapevolezza di tutti. Fra le cause di questo sicuramente l’assenza in tanti di una coscienza di popolo e di classe, oltre ad una classe dirigente ancora troppo spesso collusa e complice di quella parte di potere (coloniale) italiano.

Malcom X con felice intuizione, in riferimento alla situazione dei neri statunitensi, definì “neri da cortile” questi personaggi, mentre Gaetano Salvemini, in riferimento soprattutto a gran parte della classe “digerente” meridionale, qualche decennio prima, li bollò come “ascari”, ovvero truppe coloniali al servizio dell’invasore. Persone grate di aver ricevuto uno scranno con una posizione di piccolo potere locale in cambio del quale hanno rinunciato a tutto ciò che avrebbero potuto realizzare in un Paese diverso, più civile e moderno, grati di una vita sprecata nella frustrazione, nel costante galleggiamento e nell’autocommiserazione, asserragliati nella loro spietata opera di autoconservazione che li porta all’acquiescenza servile e conseguentemente alla accettazione di quel colonialismo interno estrattivo che sta portando alla lenta morte dei territori. Troppi politici del Sud fanno parte di questa schiera di servi sciocchi che non fanno l’interesse di propri territori.

Un meccanismo ben studiato da Frantz Fanon, attento studioso dei meccanismi di alienazione mentale e culturale caratteristici della “situazione coloniale”. Lui stesso si rese conto della sua condizione di minorità sociale solo una volta arrivato in Francia, dal paese natio nei Caraibi, colonia francese, nello stesso modo in cui il meridionale inconsapevole ne prende coscienza solo emigrando.

A nulla vale la Costituzione con i suoi articoli a tutt’oggi mai applicati interamente. Costituzione che si trova sotto attacco dagli anni ’80 del secolo scorso e che mentre si disarticola pezzo dopo pezzo (pareggio di bilancio, modifica Titolo V e riduzione dei parlamentari su tutto), ad opera soprattutto del centrosinista e dei suoi alleati, semplicemente non si applica. Manca solo l’elezione diretta del Capo dello Stato e poi la metamorfosi della Costituzione nata dalla Resistenza nel Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli sarà compiuta.

Come tutto questo sia sempre più sedimentato ai giorni nostri è in parte spiegato anche da uno studio condotto da due docenti dall’Università del Salento – “La parte cattiva dell’Italia. Sud, media e immaginario collettivo”, di Stefano Cristante e Valentina Cremonesini – che analizza come negli ultimi 30 anni TG e trasmissioni su reti nazionali hanno dedicato solo il 9% del loro tempo a parlare del Sud in generale, e il 90% di questo 9% per mettere in risalto solo episodi negativi, quasi sempre di cronaca, malgrado iniziative lodevoli sui territori da parte di cittadini o comitati, le tante bellezze naturali, gli eccellenti prodotti enogastronomici dei territori ed il patrimonio storico e culturale universalmente riconosciuto. Facendo sì che una larga parte dei cittadini meridionali sin dall’infanzia introiettino quella condizione di “colpa” e di minorità, totalmente complice del proprio vassallaggio fino ad arrivare a votare la Lega, o altri partiti che curano solo gli interessi del “Nord Locomotiva”, pur di sentirsi “redenti” ed accettati per qualche attimo. Ma la rabbia monta sempre di più, così come la consapevolezza del proprio stato, come dimostrato dal massiccio voto di protesta alle ultime elezioni politiche del 2018, poi miseramente tradito dai 5 stelle.

È il caso quindi di continuare ad organizzarsi con sempre maggior decisione non solo sugli aspetti politici, ma anche sugli aspetti organizzativi e di analisi e diffusione dei veri motivi che causano la “Questione Meridionale, prima che i guerrafondai al governo ci portino diritti in guerra. Una guerra che sarebbe ancora una volta pagata soprattutto dai figli del Sud, mentre la Costituzione è ancora una volta disattesa, così come accade per l’art. 11, quello che dice che l’Italia ripudia la guerra.

Fonte: Transform



.

lunedì 25 aprile 2022

Con L’ A.N.P.I. Senza se e senza ma!

 Di Antonio Luongo

Il 25 aprile 2022 si associa tristemente alla guerra!

Domani festeggeremo la #Resistenza partigiana e la #Liberazione dal nazifascimo.
Una lotta che vide schierarsi i civili contro l'invasore tedesco e i fascisti loro alleati, senza distinzione di ceto, rango e appartenenza politica. Una cosa totalmente diversa da quello che sta accadendo in #Ucraina dove si stanno confrontando due eserciti in uno scontro militare di altissimo livello.
È una guerra tra un paese invasore e un paese invaso, dove volano missili, si affondano incrociatori, si fronteggiano droni. L'unica cosa in comune é il risultato: SI MUORE!
🔎 Nulla a che vedere però con l'impegno di civili armatisi e organizzatisi in totale spontaneitá, slegati dal coordinamento di governi nazionali e stranieri; civili che oggi invece, in Ucraina, scopriamo ridotti a scudi umani a difesa di obiettivi militari...altro che partigiani.
Oggi i civili ucraini sono solo vittime indifese dello scontro tra due eserciti, tra due poteri, tra due strategie geopolitiche e soprattutto non hanno voce.
⛔ Smettiamola quindi di raccontarcela come fa più comodo ai partiti al potere. Abbiate almeno il buongusto di non piegare e strumentalizzare la nostra memoria condivisa di italiani al consenso di tanti partiti bellicisti presenti in Parlamento.
Noi abbiamo il dovere di coltivare il ricordo del passato per giudicare con lucidità il presente, rifuggendo propaganda faziosa e pensiero unico.
➡️ NON ESISTE GUERRA BUONA.
➡️NON ESISTE GUERRA GIUSTA.
➡️MENO ARMI
➡️PIÙ DIPLOMAZIA

...perché alla fine la morte e il dolore della gente non cambiano in base alle bandiere, ma sono uguali per tutti.
Diamo valore a questo #25aprile, fermando la follia bellicista dei governi, da occidente a oriente.



Leggi tutto »

 Di Antonio Luongo

Il 25 aprile 2022 si associa tristemente alla guerra!

Domani festeggeremo la #Resistenza partigiana e la #Liberazione dal nazifascimo.
Una lotta che vide schierarsi i civili contro l'invasore tedesco e i fascisti loro alleati, senza distinzione di ceto, rango e appartenenza politica. Una cosa totalmente diversa da quello che sta accadendo in #Ucraina dove si stanno confrontando due eserciti in uno scontro militare di altissimo livello.
È una guerra tra un paese invasore e un paese invaso, dove volano missili, si affondano incrociatori, si fronteggiano droni. L'unica cosa in comune é il risultato: SI MUORE!
🔎 Nulla a che vedere però con l'impegno di civili armatisi e organizzatisi in totale spontaneitá, slegati dal coordinamento di governi nazionali e stranieri; civili che oggi invece, in Ucraina, scopriamo ridotti a scudi umani a difesa di obiettivi militari...altro che partigiani.
Oggi i civili ucraini sono solo vittime indifese dello scontro tra due eserciti, tra due poteri, tra due strategie geopolitiche e soprattutto non hanno voce.
⛔ Smettiamola quindi di raccontarcela come fa più comodo ai partiti al potere. Abbiate almeno il buongusto di non piegare e strumentalizzare la nostra memoria condivisa di italiani al consenso di tanti partiti bellicisti presenti in Parlamento.
Noi abbiamo il dovere di coltivare il ricordo del passato per giudicare con lucidità il presente, rifuggendo propaganda faziosa e pensiero unico.
➡️ NON ESISTE GUERRA BUONA.
➡️NON ESISTE GUERRA GIUSTA.
➡️MENO ARMI
➡️PIÙ DIPLOMAZIA

...perché alla fine la morte e il dolore della gente non cambiano in base alle bandiere, ma sono uguali per tutti.
Diamo valore a questo #25aprile, fermando la follia bellicista dei governi, da occidente a oriente.



domenica 24 aprile 2022

LA GUERRA IN UCRAINA E I CONTRACCOLPI PER IL MEZZOGIORNO [VIDEO]





 Di Natale Cuccurese

Ieri ho partecipato alla Assemblea "Per la Rinascita della Sinistra contro la guerra" indetta dal Prof. Angelo d'Orsi.
Il mio intervento, come da estratto video, ha riguardato un tema che ho trattato anche la scorsa settimana sul settimanale Left e cioè "La guerra in Ucraina i contraccolpi per il Mezzogiorno".
Questo il link alla registrazione completa dell'intera Assemblea di Ieri: https://www.youtube.com/watch?app=desktop&v=brOTMoSP0ME...
Un ringraziamento particolare al Prof. Angelo d'Orsi.








.
Leggi tutto »





 Di Natale Cuccurese

Ieri ho partecipato alla Assemblea "Per la Rinascita della Sinistra contro la guerra" indetta dal Prof. Angelo d'Orsi.
Il mio intervento, come da estratto video, ha riguardato un tema che ho trattato anche la scorsa settimana sul settimanale Left e cioè "La guerra in Ucraina i contraccolpi per il Mezzogiorno".
Questo il link alla registrazione completa dell'intera Assemblea di Ieri: https://www.youtube.com/watch?app=desktop&v=brOTMoSP0ME...
Un ringraziamento particolare al Prof. Angelo d'Orsi.








.

 
[Privacy]
Design by Free WordPress Themes | Bloggerized by Lasantha - Premium Blogger Themes | Hot Sonakshi Sinha, Car Price in India