martedì 23 novembre 2021

Natale Cuccurese: “Razzismo di Stato contro i bimbi meridionali. A rischio la loro vita e la loro salute”


Mentre il teatrino mediatico-politico italiano alimenta la dicotomia SìVax/NoVax usandola come arma di distrazione di massa, le notizie che veramente contano, invece, sono del tutto ignorate o rimosse o poste in “ultima pagina”.

Così accade che lo scandalo denunciato dalla Società Italiana di Pediatria delle due Italie per diritto alla vita, alle cure e alla salute dei bambini dell’Italia settentrionale, salvaguardato, e di quelli dell’Italia meridionale, fortemente limitato, venga misconosciuto dai media sedicenti nazionali e dalle istituzioni politiche di un Paese sempre più ingiusto, sempre più diviso e diseguale.

Tra i pochissimi a darne notizia sul suo profilo facebook personale c’è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.    

“Il diritto alla salute – ha denunciato Cuccurese – non è uguale per tutti i bambini, ma dipende in larga parte dalla regione di residenza. A confermarlo, ancora una volta, è uno studio appena pubblicato su Italian Journal of Pediatrics. Un bambino che vive nel Mezzogiorno ha un rischio del 70% più elevato rispetto a un suo coetaneo del Centro-nord di dover migrare in altre regioni per curarsi. Ma ha anche un rischio del 50% più elevato di morire nel primo anno di vita”.

“Ecco perché – ha concluso Cuccurese – è doveroso parlare non solo di razzismo di stato, ma anche di apartheid antimeridionale”.

Fonte: Vesuvianonews - articolo di Salvatore Lucchese



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Mentre il teatrino mediatico-politico italiano alimenta la dicotomia SìVax/NoVax usandola come arma di distrazione di massa, le notizie che veramente contano, invece, sono del tutto ignorate o rimosse o poste in “ultima pagina”.

Così accade che lo scandalo denunciato dalla Società Italiana di Pediatria delle due Italie per diritto alla vita, alle cure e alla salute dei bambini dell’Italia settentrionale, salvaguardato, e di quelli dell’Italia meridionale, fortemente limitato, venga misconosciuto dai media sedicenti nazionali e dalle istituzioni politiche di un Paese sempre più ingiusto, sempre più diviso e diseguale.

Tra i pochissimi a darne notizia sul suo profilo facebook personale c’è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.    

“Il diritto alla salute – ha denunciato Cuccurese – non è uguale per tutti i bambini, ma dipende in larga parte dalla regione di residenza. A confermarlo, ancora una volta, è uno studio appena pubblicato su Italian Journal of Pediatrics. Un bambino che vive nel Mezzogiorno ha un rischio del 70% più elevato rispetto a un suo coetaneo del Centro-nord di dover migrare in altre regioni per curarsi. Ma ha anche un rischio del 50% più elevato di morire nel primo anno di vita”.

“Ecco perché – ha concluso Cuccurese – è doveroso parlare non solo di razzismo di stato, ma anche di apartheid antimeridionale”.

Fonte: Vesuvianonews - articolo di Salvatore Lucchese



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domenica 21 novembre 2021

Napoli Forum dell’acqua. Da Napoli parte una battaglia di Resistenza. Manifestazione nazionale per chiedere il ritiro dell’art 6 sui servizi pubblici locali.

Di Antonio Luongo

Da Napoli parte un messaggio forte e chiaro, che va al di là delle appartenenze partitiche.

Da Napoli parte una battaglia di Resistenza.
Una comunicazione chiara al governo Draghi: l'acqua deve restare pubblica e la città non è disposta a compromessi.
La città ben conosce ormai il significato del BENE COMUNE e proprio dalla capitale del Meridione si riattivano, instancabili, energie di movimenti, comitati e partiti, come da sempre il Partito del Sud, costretti a ribadire il rispetto di un referendum e di una volontà popolare chiara.
Con tutti i limiti, le difficoltà e i distinguo del caso, a Napoli nel 2011 abbiamo fatto politica e inserito per la prima volta nel dibattito nazionale concetti rivoluzionari per lo scenario retrogrado italiano.
Tra tutti questi l'acqua pubblica è stato un pilastro. Che cosa pensa il nuovo sindaco Manfredi questa eredità? Sarà al fianco dei napoletani o no?












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Di Antonio Luongo

Da Napoli parte un messaggio forte e chiaro, che va al di là delle appartenenze partitiche.

Da Napoli parte una battaglia di Resistenza.
Una comunicazione chiara al governo Draghi: l'acqua deve restare pubblica e la città non è disposta a compromessi.
La città ben conosce ormai il significato del BENE COMUNE e proprio dalla capitale del Meridione si riattivano, instancabili, energie di movimenti, comitati e partiti, come da sempre il Partito del Sud, costretti a ribadire il rispetto di un referendum e di una volontà popolare chiara.
Con tutti i limiti, le difficoltà e i distinguo del caso, a Napoli nel 2011 abbiamo fatto politica e inserito per la prima volta nel dibattito nazionale concetti rivoluzionari per lo scenario retrogrado italiano.
Tra tutti questi l'acqua pubblica è stato un pilastro. Che cosa pensa il nuovo sindaco Manfredi questa eredità? Sarà al fianco dei napoletani o no?












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mercoledì 17 novembre 2021

La lunga notte del Sud

 di Natale Cuccurese

Preoccupati per la tempistica richiesta, per i meccanismi che regoleranno i bandi, per la carenza di personale specializzato, per l’inevitabile allungamento dei tempi in contrasto con le 527 prescrizioni e per le scadenze stringenti imposte dal Pnrr, oltre 500 sindaci del Mezzogiorno, riuniti nella rete RecoverySud, da tempo fanno presente che nelle piante organiche municipali del Sud il personale continua ad arrivare con il contagocce e non si possono riparare così facilmente i danni decennali di politiche federaliste e di austerity che hanno svuotato proprio gli apparati burocratici meridionali più in difficoltà. Chiarendo che: «Non chiediamo sussidi, non chiediamo assistenzialismo, chiediamo tecnici e altre figure professionali che lavorino per creare valore aggiunto nei nostri territori, per consentire alle nostre imprese di insediarsi, per rigenerare città e natura in modo da creare posti di lavoro».

Quale sarà la capacità di progettazione, esecuzione e controllo di investimenti pubblici negli enti locali, dopo oltre 10 anni di tagli al personale e agli investimenti, in modo principale nei Comuni del Mezzogiorno?! Fra l’altro Draghi sta accelerando in vista di fine anno, data ultima in cui l’Italia deve presentare le riforme richieste dalla Commissione europea, pena la perdita dei fondi del Recovery, richiedendo ai ministri target settimanali e non più mensili. Mancano ancora 23 obiettivi. Ora per gli enti locali le cose sono due per non perdere i fondi del Pnrr: o per fare bene, faranno poco, oppure per fare tutto, faranno male. Se mai arriveranno i fondi bisognerà poi spenderli velocemente per rientrare nei parametri richiesti dalla Commissione UE, ma così facendo è già pronta l’accusa di aver favorito “le mafie italiane”. Se si faranno opportuni controlli invece ci accuseranno di essere lenti o corrotti. Non a caso nel maggio scorso è arrivato il monito del vicepresidente esecutivo Valdis Dombrovskis contro frodi e mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati che bloccherebbero immediatamente i pagamenti. In poche parole, comunque si muoverà l’Italia nell’utilizzo dei fondi del Recovery per l’Europa ci sarà motivo di rimbrotto, se va bene, se va male invece sarà motivo per sospendere l’erogazione dei fondi dopo la prima rata. Risulta ora forse più chiaro perché i primi fondi arrivati nel settembre scorso e quindi “sicuri”, 700 milioni di euro destinati ad aumentare il numero di scuole materne e asili nido nelle aree «svantaggiate» del Paese, non sono finiti al Sud, ma grazie alla presenza leghista nel Governo a Milano, a Torino o anche a Belluno.

Non bisogna infatti dimenticare che la finalità prioritaria del Piano è ridurre le diseguaglianze tra territori. Tra le 527 prescrizioni indicate da Bruxelles la più importante è proprio quella di ridurre le differenze territoriali calando gli investimenti nelle aree più svantaggiate, ma l’Italia che proprio per questo scopo ha ottenuto la quota di fondi più alta d’Europa, essendo le differenze fra il Nord e il Sud del Paese le maggiori del Continente, assiste al taglio dei fondi del Pnrr da destinare al Sud: dal 65% come indicato dall’Europa, al 40%, ad essere ottimisti, senza fornire nessuna giustificazione da parte del Governo. Se poi consideriamo anche la recente riproposizione nella Nadef del collegato alla Legge di Bilancio del progetto Autonomia differenziata, è facile capire come l’attacco al Sud, già prostrato da una povertà che non ha eguali in Europa, pongono il Governo Draghi in cima alla classifica, non solo fra quelli più classisti, ma anche fra i più antimeridionali della storia della Repubblica.

La situazione è questa anche per i “fondi anti-Covid”, dove per il Sud al danno si somma la beffa se pensiamo che anche su questo fronte al Sud è destinato solo il 33,41% del fondo globale per abbattere le liste d’attesa Covid.

Ma la situazione diventa ancora più fosca in prospettiva, visto che sul QN del 14 novembre viene ventilato come “per le terze dosi dei vaccini non ci sono i soldi”, visto che l’insieme delle Regioni in Italia hanno speso fino ad ora 8 miliardi per gestire il Covid nel 2021, ricevendo in cambio dal Governo nazionale poco più di 3 miliardi. Ora, avendo esaurito quasi tutte le Regioni le risorse a disposizione il rischio è una disparità di trattamento per i cittadini a seconda dei territori. È chiaro che quelle Regioni che hanno una sanità territoriale più forte, oppure dispongono di Case della salute e centro vaccinali di prossimità, e hanno rapporti con medici di medicina generale e farmacie, come quelle del Nord che da decenni ricevono più fondi, saranno meno svantaggiate. E così si potrebbe aprire un nuovo e pericolosissimo capitolo per le drammatiche conseguenze che questo insieme di situazioni potrebbe comportare per un Paese che sta vivendo una notte che sembra non volere passare mai.

Fonte: Transform!italia





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 di Natale Cuccurese

Preoccupati per la tempistica richiesta, per i meccanismi che regoleranno i bandi, per la carenza di personale specializzato, per l’inevitabile allungamento dei tempi in contrasto con le 527 prescrizioni e per le scadenze stringenti imposte dal Pnrr, oltre 500 sindaci del Mezzogiorno, riuniti nella rete RecoverySud, da tempo fanno presente che nelle piante organiche municipali del Sud il personale continua ad arrivare con il contagocce e non si possono riparare così facilmente i danni decennali di politiche federaliste e di austerity che hanno svuotato proprio gli apparati burocratici meridionali più in difficoltà. Chiarendo che: «Non chiediamo sussidi, non chiediamo assistenzialismo, chiediamo tecnici e altre figure professionali che lavorino per creare valore aggiunto nei nostri territori, per consentire alle nostre imprese di insediarsi, per rigenerare città e natura in modo da creare posti di lavoro».

Quale sarà la capacità di progettazione, esecuzione e controllo di investimenti pubblici negli enti locali, dopo oltre 10 anni di tagli al personale e agli investimenti, in modo principale nei Comuni del Mezzogiorno?! Fra l’altro Draghi sta accelerando in vista di fine anno, data ultima in cui l’Italia deve presentare le riforme richieste dalla Commissione europea, pena la perdita dei fondi del Recovery, richiedendo ai ministri target settimanali e non più mensili. Mancano ancora 23 obiettivi. Ora per gli enti locali le cose sono due per non perdere i fondi del Pnrr: o per fare bene, faranno poco, oppure per fare tutto, faranno male. Se mai arriveranno i fondi bisognerà poi spenderli velocemente per rientrare nei parametri richiesti dalla Commissione UE, ma così facendo è già pronta l’accusa di aver favorito “le mafie italiane”. Se si faranno opportuni controlli invece ci accuseranno di essere lenti o corrotti. Non a caso nel maggio scorso è arrivato il monito del vicepresidente esecutivo Valdis Dombrovskis contro frodi e mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati che bloccherebbero immediatamente i pagamenti. In poche parole, comunque si muoverà l’Italia nell’utilizzo dei fondi del Recovery per l’Europa ci sarà motivo di rimbrotto, se va bene, se va male invece sarà motivo per sospendere l’erogazione dei fondi dopo la prima rata. Risulta ora forse più chiaro perché i primi fondi arrivati nel settembre scorso e quindi “sicuri”, 700 milioni di euro destinati ad aumentare il numero di scuole materne e asili nido nelle aree «svantaggiate» del Paese, non sono finiti al Sud, ma grazie alla presenza leghista nel Governo a Milano, a Torino o anche a Belluno.

Non bisogna infatti dimenticare che la finalità prioritaria del Piano è ridurre le diseguaglianze tra territori. Tra le 527 prescrizioni indicate da Bruxelles la più importante è proprio quella di ridurre le differenze territoriali calando gli investimenti nelle aree più svantaggiate, ma l’Italia che proprio per questo scopo ha ottenuto la quota di fondi più alta d’Europa, essendo le differenze fra il Nord e il Sud del Paese le maggiori del Continente, assiste al taglio dei fondi del Pnrr da destinare al Sud: dal 65% come indicato dall’Europa, al 40%, ad essere ottimisti, senza fornire nessuna giustificazione da parte del Governo. Se poi consideriamo anche la recente riproposizione nella Nadef del collegato alla Legge di Bilancio del progetto Autonomia differenziata, è facile capire come l’attacco al Sud, già prostrato da una povertà che non ha eguali in Europa, pongono il Governo Draghi in cima alla classifica, non solo fra quelli più classisti, ma anche fra i più antimeridionali della storia della Repubblica.

La situazione è questa anche per i “fondi anti-Covid”, dove per il Sud al danno si somma la beffa se pensiamo che anche su questo fronte al Sud è destinato solo il 33,41% del fondo globale per abbattere le liste d’attesa Covid.

Ma la situazione diventa ancora più fosca in prospettiva, visto che sul QN del 14 novembre viene ventilato come “per le terze dosi dei vaccini non ci sono i soldi”, visto che l’insieme delle Regioni in Italia hanno speso fino ad ora 8 miliardi per gestire il Covid nel 2021, ricevendo in cambio dal Governo nazionale poco più di 3 miliardi. Ora, avendo esaurito quasi tutte le Regioni le risorse a disposizione il rischio è una disparità di trattamento per i cittadini a seconda dei territori. È chiaro che quelle Regioni che hanno una sanità territoriale più forte, oppure dispongono di Case della salute e centro vaccinali di prossimità, e hanno rapporti con medici di medicina generale e farmacie, come quelle del Nord che da decenni ricevono più fondi, saranno meno svantaggiate. E così si potrebbe aprire un nuovo e pericolosissimo capitolo per le drammatiche conseguenze che questo insieme di situazioni potrebbe comportare per un Paese che sta vivendo una notte che sembra non volere passare mai.

Fonte: Transform!italia





Il tanto strombazzato "PATTO per Napoli" è già diventato il "PACCO per Napoli"


Di Antonio Luongo

Avete tormentato per mesi Napoli e i napoletani, dicendo che l'amministrazione uscente era incompetente. Che il problema era il sindaco Luigi de Magistris che non andava d'accordo col governatore De Luca.

Ora, a nemmeno un mese dall'inizio della nuova consiliatura, si scopre che il problema non era a Palazzo San Giacomo, ma a Palazzo Chigi. Il tanto strombazzato "PATTO per Napoli" è già diventato il "PACCO per Napoli"
La storia ci insegna che se c'è la volontà politica del Parlamento non c'è austerity, blocco delle assunzioni o fiscal compact che tenga.
Roma dal 2010 ha ceduto allo Stato, cioé sul groppone di noi cittadini, un debito di ben 12 miliardi di euro, e poco meno di due anni fa, nel decreto crescita, ha ottenuto senza battere ciglio e quasi senza combattere un ulteriore finanziamento di 500 milioni di euro all'anno, di cui 300 a fondo perduto.
E come non pensare al tanto famoso Expo milanese, spinto in pompa magna in modo trasversale, gestito come un colabrodo che è costato in pochi anni 1 miliardo e 241 milioni di soldi pubblici. Approccio un po' diverso dallo scalpore e dall'inerzia istituzionale che hanno caratterizzato Bagnoli...no?
Insomma, se il problema ce l'ha Napoli o un qualsiasi altro comune del Sud (300 comuni su 360 in predissesto sono meridionali) allora improvvisamente la macchina si blocca, è poco etico, i soldi non ci sono.
Evidentemente c'è una lobby del Nord, spesso trasversale ai partiti, che lavora dietro le quinte per soffocare i nostri territori, tenerli subalterni e speculare a vantaggio di altri, contro cui da anni mi batto insieme al Partito del Sud.
Smettetela! Questa pantomima va avanti da decenni. Cambiano solo i protagonisti e le modalità. Faccio mie le parole semplici di Alessandra Clemente:
"Le condizioni della popolazione della terza città d'Italia sono di qualche interesse per il governo?"
Se non é troppo disturbo, fatecelo sapere prima che sia troppo tardi!



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Di Antonio Luongo

Avete tormentato per mesi Napoli e i napoletani, dicendo che l'amministrazione uscente era incompetente. Che il problema era il sindaco Luigi de Magistris che non andava d'accordo col governatore De Luca.

Ora, a nemmeno un mese dall'inizio della nuova consiliatura, si scopre che il problema non era a Palazzo San Giacomo, ma a Palazzo Chigi. Il tanto strombazzato "PATTO per Napoli" è già diventato il "PACCO per Napoli"
La storia ci insegna che se c'è la volontà politica del Parlamento non c'è austerity, blocco delle assunzioni o fiscal compact che tenga.
Roma dal 2010 ha ceduto allo Stato, cioé sul groppone di noi cittadini, un debito di ben 12 miliardi di euro, e poco meno di due anni fa, nel decreto crescita, ha ottenuto senza battere ciglio e quasi senza combattere un ulteriore finanziamento di 500 milioni di euro all'anno, di cui 300 a fondo perduto.
E come non pensare al tanto famoso Expo milanese, spinto in pompa magna in modo trasversale, gestito come un colabrodo che è costato in pochi anni 1 miliardo e 241 milioni di soldi pubblici. Approccio un po' diverso dallo scalpore e dall'inerzia istituzionale che hanno caratterizzato Bagnoli...no?
Insomma, se il problema ce l'ha Napoli o un qualsiasi altro comune del Sud (300 comuni su 360 in predissesto sono meridionali) allora improvvisamente la macchina si blocca, è poco etico, i soldi non ci sono.
Evidentemente c'è una lobby del Nord, spesso trasversale ai partiti, che lavora dietro le quinte per soffocare i nostri territori, tenerli subalterni e speculare a vantaggio di altri, contro cui da anni mi batto insieme al Partito del Sud.
Smettetela! Questa pantomima va avanti da decenni. Cambiano solo i protagonisti e le modalità. Faccio mie le parole semplici di Alessandra Clemente:
"Le condizioni della popolazione della terza città d'Italia sono di qualche interesse per il governo?"
Se non é troppo disturbo, fatecelo sapere prima che sia troppo tardi!



Natale Cuccurese: “Classifiche sulla qualità della vita, il solito razzismo di Stato nei confronti del Sud”


Tabella: Corriere della Sera del 14 novembre 2021


Dopo averlo “azzoppato” tramite lo scippo continuo e sistematico di risorse pubbliche pro-capite, il Sud diviene oggetto di critiche discriminatorie e bullistiche più o meno velate da parte della stampa settentrionale, che non perde occasione per accusare il Mezzogiorno di essere “zoppo”, di essere incapace di “correre”, anzi di essere la solita “palla al piede”, che impedisce al tonico e ben preparato Nord di vincere.  

Di recente, sull’argomento è intervenuto via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, nel commentare la classifica delle città italiane sulla qualità della vita pubblicata dal “Corriere della Sera”, ha osservato: “Ovviamente, queste classifiche diventano occasione per un tifo da stadio che permette a media e politicanti di confermare le teorie razziste che da decenni opprimono il Mezzogiorno, senza prendere in considerazione i dati Eurispes dal 2000 al 2017 che hanno certificato, senza essere mai smentiti, la sottrazione di risorse per 840miliardi di euro al Sud ad esclusivo vantaggio del Nord, senza considerare il trucco della spesa storica e l’invenzione delle variabili dummy. Non a caso, la prima città meridionale, è (inevitabilmente) al 55esimo posto, semplicemente perché non tutti partono alla pari”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo Salvatore Lucchese 




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Tabella: Corriere della Sera del 14 novembre 2021


Dopo averlo “azzoppato” tramite lo scippo continuo e sistematico di risorse pubbliche pro-capite, il Sud diviene oggetto di critiche discriminatorie e bullistiche più o meno velate da parte della stampa settentrionale, che non perde occasione per accusare il Mezzogiorno di essere “zoppo”, di essere incapace di “correre”, anzi di essere la solita “palla al piede”, che impedisce al tonico e ben preparato Nord di vincere.  

Di recente, sull’argomento è intervenuto via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, nel commentare la classifica delle città italiane sulla qualità della vita pubblicata dal “Corriere della Sera”, ha osservato: “Ovviamente, queste classifiche diventano occasione per un tifo da stadio che permette a media e politicanti di confermare le teorie razziste che da decenni opprimono il Mezzogiorno, senza prendere in considerazione i dati Eurispes dal 2000 al 2017 che hanno certificato, senza essere mai smentiti, la sottrazione di risorse per 840miliardi di euro al Sud ad esclusivo vantaggio del Nord, senza considerare il trucco della spesa storica e l’invenzione delle variabili dummy. Non a caso, la prima città meridionale, è (inevitabilmente) al 55esimo posto, semplicemente perché non tutti partono alla pari”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo Salvatore Lucchese 




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giovedì 4 novembre 2021

Il sindaco del "non detto".


Di Antonio Luongo


Facciamo un gioco.

Vi elenco dei temi essenziali per lo sviluppo di Napoli nel prossimo futuro. Voi mi dite la posizione del sindaco Gaetano Manfredi :
📌 acqua pubblica: a favore o contro la legge 15/ 2015 che mette a rischio l'acqua pubblica e l'ABC. Stiamo ancora aspettando una dichiarazione.
📌 questione meridionale: a favore o contro l'autonomia differenziata e la secessione dei ricchi? Il Partito del Sud lo ha pubblicamente invitato a un confronto sul tema...nessuna risposta
📌 trasporti pubblici: la precedente amministrazione si è occupata di trovare i soldi per acquistare i nuovi treni per la metro. Intanto sono trascorsi mesi e la situazione è ormai al collasso. Quasi sempre il servizio non funziona e la manutenzione è di treni o funicolari é ormai impossibile.
La nuova maggioranza ripartirà da...BOH.
Però abbiamo delle certezze:
▶️ il sindaco e la giunta TRIPLICHERANNO i loro stipendi
▶️ il lungomare, nei desideri del sindaco, andrebbe riaperto al traffico e allo smog
▶️ durante le alluvioni, con qualunque livello di allerta, crollasse il mondo, le scuole non saranno chiuse. Fare l'opposto del predecessore, a prescindere da qualsiasi valutazione, è più importante della salute pubblica. (In foto un albero crollato davanti all'ingresso di una scuola)
Spero davvero che la nuova maggioranza faccia il bene di Napoli, ma, se il buongiorno si vede dal mattino, forse è il caso di ridiscutere al più presto le priorità della città.



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Di Antonio Luongo


Facciamo un gioco.

Vi elenco dei temi essenziali per lo sviluppo di Napoli nel prossimo futuro. Voi mi dite la posizione del sindaco Gaetano Manfredi :
📌 acqua pubblica: a favore o contro la legge 15/ 2015 che mette a rischio l'acqua pubblica e l'ABC. Stiamo ancora aspettando una dichiarazione.
📌 questione meridionale: a favore o contro l'autonomia differenziata e la secessione dei ricchi? Il Partito del Sud lo ha pubblicamente invitato a un confronto sul tema...nessuna risposta
📌 trasporti pubblici: la precedente amministrazione si è occupata di trovare i soldi per acquistare i nuovi treni per la metro. Intanto sono trascorsi mesi e la situazione è ormai al collasso. Quasi sempre il servizio non funziona e la manutenzione è di treni o funicolari é ormai impossibile.
La nuova maggioranza ripartirà da...BOH.
Però abbiamo delle certezze:
▶️ il sindaco e la giunta TRIPLICHERANNO i loro stipendi
▶️ il lungomare, nei desideri del sindaco, andrebbe riaperto al traffico e allo smog
▶️ durante le alluvioni, con qualunque livello di allerta, crollasse il mondo, le scuole non saranno chiuse. Fare l'opposto del predecessore, a prescindere da qualsiasi valutazione, è più importante della salute pubblica. (In foto un albero crollato davanti all'ingresso di una scuola)
Spero davvero che la nuova maggioranza faccia il bene di Napoli, ma, se il buongiorno si vede dal mattino, forse è il caso di ridiscutere al più presto le priorità della città.



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L’antimeridionalismo del governo Draghi

 



di Natale Cuccurese

Le politiche dei Governi dell’ultimo ventennio, che han visto cieca obbedienza alle indicazioni di Bruxelles, privatizzazioni a pioggia, modifica del Titolo V della Costituzione, pareggio di bilancio e così via, hanno prodotto, anno dopo anno, i loro frutti avvelenati, fra cui un aumento sempre maggiore della povertà assoluta della popolazione oggi arrivata al record di 6 Milioni di cittadini, in larga maggioranza nel Mezzogiorno, la Macroarea più povera di tutto il Continente, con Sicilia e Campania da tempo ai primi due posti per rischio povertà della classifica Eurostat.

Sembra impossibile eppure con il governo Draghi, coi suoi molti tecnocrati, si vuole continuare su di una strada iper liberista, profondamente classista e antimeridionale che data la situazione di forte crisi economica potrebbe portare a gravi problemi sociali.

In questa direzione classista va la proposta di Renzi di un referendum sul Reddito di Cittadinanza (RdC). L’idea di ricorrere ad un Referendum, che al momento è solo un grosso flop in termine di raccolta di firme, fa pensare che Renzi e sodali di governo non intendano correggere il RdC, magari migliorarlo, ma semplicemente cancellarlo, lasciando così le persone in difficoltà senza un sostegno e letteralmente in balia del ricatto occupazionale da parte di prenditori senza scrupoli che ricercano manovalanza a basso costo e senza diritti. La dichiarazione sul carattere “diseducativo” del RdC fatta da Renzi appare inoltre particolarmente classista visto che non solo tende a ridurre le risorse destinate a questa misura, anche contenendo il numero dei beneficiari, ma procede anche in senso punitivo obbligando gli stessi ad accettare qualsiasi proposta di lavoro, anche se a diverse centinaia di chilometri da dove vivono, colpendo ancora una volta il Sud, dove in alcune province , come quella di Napoli, la percentuale dei percettori di RdC è alta. L’ennesimo regalo al sistema industriale del Nord, e l’ennesima mazzata per i disoccupati del Sud. Un incentivo all’emigrazione, una pistola puntata alla tempia dei poveri a cui verrà tolto il RdC se non andranno a lavorare al Nord, oltretutto aumentando la già grave desertificazione demografica del Mezzogiorno. O emigri o muori di fame, per legge!

Bisogna ricordare che sia i sindacati confederali, che hanno accettato lo schema governativo, sia alcuni dei partiti di centrosinistra, che sostengono il governo, dopo aver fatto da sponda alle richieste di Confindustria ora si stupiscono se le aziende licenziano, e di più licenzieranno dal primo novembre data dalla quale si potranno licenziare anche dipendenti di aziende in crisi e Pmi.

Interessante notare che pochi giorni dopo queste polemiche sono arrivati i dati del Rapporto Inps 2020 che, con la fredda logica dei numeri, hanno confermato che senza sussidi e RdC e senza il blocco dei licenziamenti l’Italia sarebbe andata incontro ad una vera e propria catastrofe sociale, con la diseguaglianza, che già è altissima, che sarebbe addirittura raddoppiata.

A questo scenario non incoraggiante possiamo aggiungere il documento del Gruppo dei 30, sottoscritto da Draghi meno di un anno fa, cioè la contrapposizione “fra debito buono” e “debito cattivo” e la sua ostilità al debito cattivo, già più volte manifestata e ovviamente in linea con le richieste UE degli ultimi mesi, che come ampiamente previsto con la prossima Legge di Bilancio e come annunciato la scorsa settimana da Draghi, porterà alla riduzione/blocco del Reddito di Cittadinanza, abolizione di quota 100, lo sblocco totale dei licenziamenti, così come era richiesto a gran voce Confindustria, e il taglio alle pensioni (come già la UE ha imposto alla Spagna per accedere al Recovery).

Per il Mezzogiorni la situazione, già drammatica come testimoniato dai recenti dati IstatEurispes e dall’ultimo Rapporto Caritas sull’indice di povertà, diventerà presto insostenibile. Doveroso infatti rimarcare che il Sud dall’apparizione di Draghi e del suo governo infarcito di leghisti e neo liberisti, è stato completamente cancellato non solo dall’agenda politica, ma anche dal dibattito dei media.

Nel silenzio aumentano così sottrazione di risorse e discriminazioni di tutti i tipi, tanto è vero che il rapporto Cnel 2020 che ci informa che in Italia l’aspettativa di vita cambia a seconda di dove sei nato o di dove risiedi, grazie alle politiche di diseguaglianze territoriali perseguite da tutti i governi verso il Mezzogiorno in tema di sanità, istruzione, scuola, infanzia, servizi sociali e ambientali, digitalizzazione e occupazione femminile.

Se sei del Sud sei condannato a morire mediamente fino a 10 anni prima di un tuo omologo del Nord. Non è poco. Conseguenza anche di una spesa sanitaria pubblica pro capite del tutto diseguale, molto più elevata al Nord rispetto al Sud (nel 2020 infatti questa a fronte di una media nazionale di 2,120 euro annui, vanno ad esempio 2.261 euro alla Liguria e 2.012 euro alla Basilicata). Non a caso la scorsa settimana la Corte dei Conti lo ha confermato: “Il Sistema sanitario nazionale non è in grado di garantire un’assistenza uniforme per quantità e qualità”. Il federalismo fiscale, che piace al Pd di Bonaccini e alla Lega, dovrebbe essere applicato solo dopo aver stabilito i livelli essenziali di prestazioni (Lep), che attendono la definizione dalla data della modifica del Titolo V nel 2001, così da poter assicurare su tutto il territorio nazionale e a difesa dei diritti di ogni cittadino, a prescindere dalla latitudine a cui vive, una uguaglianza almeno formale. Invece…

Se non è discriminazione di Stato questa cosa è?! Non è questa una battaglia da combattere insieme a Sinistra?

I cittadini del Sud hanno cercato di ribellarsi come sempre e ancora una volta votando nel 2018 i 5 Stelle e abbiamo visto di quale tradimento questi signori si sono resi protagonisti, con Conte che addirittura ad agosto scrive al Corriere abbandonando il tema della Questione meridionale per rifugiarsi nella questione settentrionale e nella Milano Locomotiva di stampo leghista. Quella questione settentrionale che vorrebbe relegare i cittadini del Mezzogiorno ad una cittadinanza di serie B come infatti vorrebbe l’autonomia differenziata richiesta anche dell’Emilia Romagna a guida Pd. E’ questa la sinistra che si vuole proporre al Mezzogiorno, quella emiliana che in modo poco coraggioso sostiene la secessione dei ricchi, che con le sue privatizzazioni va contro gli interessi delle classi più deboli anche del Nord?

Certo bisogna essere molto coraggiosi per piegarsi a simili compromessi, eversivi dell’unità nazionale, che vanno di gran lunga oltre il concetto base del populismo grillino, cioè quello di né di destra, (ma soprattutto) né di sinistra…

Intanto la condizione del Mezzogiorno si aggrava. Secondo le indicazioni di Bruxelles, la quota del Recovery fund da destinare al Sud doveva essere del 65% circa. Ma la ministra del Sud Carfagna ha abbassato l’asticella al 40%, ma poi dal documento inviato dal governo alla Commissione europea si è verificato che la quota reale destinata è di circa il 16%, oltretutto sulla base di dati “poco trasparenti” come evidenziato la scorse settimana da Open data e quindi con una “minore capacità di controllo da parte dei cittadini, quindi un aumento delle possibilità per le organizzazioni mafiose di infiltrarsi nei lavori per le opere previste dal Piano”.

Contemporaneamente nella Nadef l’Autonomia differenziata è stata reinserita nottetempo ad opera di una manina. Forse anche per fare un favore a Giorgetti nello scontro interno alla Lega. Sud visto solo come merce di scambio per gli equilibri governativi, altro che riduzione dei divari territoriali, qui andiamo verso la balcanizzazione del Paese…

A difesa dei cittadini del Sud non vi è nessun contrasto, neanche da parte di forze che si presentano come progressiste, tanto è vero che pochi giorni fa il segretario del Pd Letta ha dichiarato, dopo la vittoria nella maggior parte dei ballottaggi: “avanti con Draghi”.

Cioè, avanti con l’Autonomia differenziata, con la riduzione dei fondi alla sanità pubblica, con la revisione/soppressione del RdC, senza nessun salario minimo, con il ritorno alla riforma Fornero per le pensioni, senza nessuna patrimoniale, con più tasse per i cittadini, senza riduzione dell’orario di lavoro, con i salari più bassi di quelli del 1990, unica nazione europea con questa situazione, con lo stop allo Smart working e al South workinh, con gli aumenti dei costi dei servizi, con lo scippo dei fondi del Pnrr al Sud, con l’abbattimento dell’Iva sul commercio delle armi, con il taglio del cuneo fiscale che privilegia di gran lunga solo i redditi più alti… ecc ecc ecc.

In tutto questo disastro per costruire l’alternativa popolare di sinistra, a cui bisogna lavorare da subito, alle parole d’ordine: antiliberista, ambientalista, antifascista, anticapitalista, femminista e pacifista, aggiungerei meridionalista; visto che il Mezzogiorno non solo è il territorio più povero d’ Europa, ma soffre di discriminazioni e di un razzismo di Stato che addirittura penalizza volutamente anche la durata di vita dei suoi abitanti e quindi ha bisogno di un richiamo e di una sua specificità riconoscibile e riconducibile. Bisogna unirsi tutti su più battaglie, anche sul Mezzogiorno dandogli voce e rappresentanza. A mio avviso la sinistra può ripartire solo da Sud.

Fonte: Transform!italia



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di Natale Cuccurese

Le politiche dei Governi dell’ultimo ventennio, che han visto cieca obbedienza alle indicazioni di Bruxelles, privatizzazioni a pioggia, modifica del Titolo V della Costituzione, pareggio di bilancio e così via, hanno prodotto, anno dopo anno, i loro frutti avvelenati, fra cui un aumento sempre maggiore della povertà assoluta della popolazione oggi arrivata al record di 6 Milioni di cittadini, in larga maggioranza nel Mezzogiorno, la Macroarea più povera di tutto il Continente, con Sicilia e Campania da tempo ai primi due posti per rischio povertà della classifica Eurostat.

Sembra impossibile eppure con il governo Draghi, coi suoi molti tecnocrati, si vuole continuare su di una strada iper liberista, profondamente classista e antimeridionale che data la situazione di forte crisi economica potrebbe portare a gravi problemi sociali.

In questa direzione classista va la proposta di Renzi di un referendum sul Reddito di Cittadinanza (RdC). L’idea di ricorrere ad un Referendum, che al momento è solo un grosso flop in termine di raccolta di firme, fa pensare che Renzi e sodali di governo non intendano correggere il RdC, magari migliorarlo, ma semplicemente cancellarlo, lasciando così le persone in difficoltà senza un sostegno e letteralmente in balia del ricatto occupazionale da parte di prenditori senza scrupoli che ricercano manovalanza a basso costo e senza diritti. La dichiarazione sul carattere “diseducativo” del RdC fatta da Renzi appare inoltre particolarmente classista visto che non solo tende a ridurre le risorse destinate a questa misura, anche contenendo il numero dei beneficiari, ma procede anche in senso punitivo obbligando gli stessi ad accettare qualsiasi proposta di lavoro, anche se a diverse centinaia di chilometri da dove vivono, colpendo ancora una volta il Sud, dove in alcune province , come quella di Napoli, la percentuale dei percettori di RdC è alta. L’ennesimo regalo al sistema industriale del Nord, e l’ennesima mazzata per i disoccupati del Sud. Un incentivo all’emigrazione, una pistola puntata alla tempia dei poveri a cui verrà tolto il RdC se non andranno a lavorare al Nord, oltretutto aumentando la già grave desertificazione demografica del Mezzogiorno. O emigri o muori di fame, per legge!

Bisogna ricordare che sia i sindacati confederali, che hanno accettato lo schema governativo, sia alcuni dei partiti di centrosinistra, che sostengono il governo, dopo aver fatto da sponda alle richieste di Confindustria ora si stupiscono se le aziende licenziano, e di più licenzieranno dal primo novembre data dalla quale si potranno licenziare anche dipendenti di aziende in crisi e Pmi.

Interessante notare che pochi giorni dopo queste polemiche sono arrivati i dati del Rapporto Inps 2020 che, con la fredda logica dei numeri, hanno confermato che senza sussidi e RdC e senza il blocco dei licenziamenti l’Italia sarebbe andata incontro ad una vera e propria catastrofe sociale, con la diseguaglianza, che già è altissima, che sarebbe addirittura raddoppiata.

A questo scenario non incoraggiante possiamo aggiungere il documento del Gruppo dei 30, sottoscritto da Draghi meno di un anno fa, cioè la contrapposizione “fra debito buono” e “debito cattivo” e la sua ostilità al debito cattivo, già più volte manifestata e ovviamente in linea con le richieste UE degli ultimi mesi, che come ampiamente previsto con la prossima Legge di Bilancio e come annunciato la scorsa settimana da Draghi, porterà alla riduzione/blocco del Reddito di Cittadinanza, abolizione di quota 100, lo sblocco totale dei licenziamenti, così come era richiesto a gran voce Confindustria, e il taglio alle pensioni (come già la UE ha imposto alla Spagna per accedere al Recovery).

Per il Mezzogiorni la situazione, già drammatica come testimoniato dai recenti dati IstatEurispes e dall’ultimo Rapporto Caritas sull’indice di povertà, diventerà presto insostenibile. Doveroso infatti rimarcare che il Sud dall’apparizione di Draghi e del suo governo infarcito di leghisti e neo liberisti, è stato completamente cancellato non solo dall’agenda politica, ma anche dal dibattito dei media.

Nel silenzio aumentano così sottrazione di risorse e discriminazioni di tutti i tipi, tanto è vero che il rapporto Cnel 2020 che ci informa che in Italia l’aspettativa di vita cambia a seconda di dove sei nato o di dove risiedi, grazie alle politiche di diseguaglianze territoriali perseguite da tutti i governi verso il Mezzogiorno in tema di sanità, istruzione, scuola, infanzia, servizi sociali e ambientali, digitalizzazione e occupazione femminile.

Se sei del Sud sei condannato a morire mediamente fino a 10 anni prima di un tuo omologo del Nord. Non è poco. Conseguenza anche di una spesa sanitaria pubblica pro capite del tutto diseguale, molto più elevata al Nord rispetto al Sud (nel 2020 infatti questa a fronte di una media nazionale di 2,120 euro annui, vanno ad esempio 2.261 euro alla Liguria e 2.012 euro alla Basilicata). Non a caso la scorsa settimana la Corte dei Conti lo ha confermato: “Il Sistema sanitario nazionale non è in grado di garantire un’assistenza uniforme per quantità e qualità”. Il federalismo fiscale, che piace al Pd di Bonaccini e alla Lega, dovrebbe essere applicato solo dopo aver stabilito i livelli essenziali di prestazioni (Lep), che attendono la definizione dalla data della modifica del Titolo V nel 2001, così da poter assicurare su tutto il territorio nazionale e a difesa dei diritti di ogni cittadino, a prescindere dalla latitudine a cui vive, una uguaglianza almeno formale. Invece…

Se non è discriminazione di Stato questa cosa è?! Non è questa una battaglia da combattere insieme a Sinistra?

I cittadini del Sud hanno cercato di ribellarsi come sempre e ancora una volta votando nel 2018 i 5 Stelle e abbiamo visto di quale tradimento questi signori si sono resi protagonisti, con Conte che addirittura ad agosto scrive al Corriere abbandonando il tema della Questione meridionale per rifugiarsi nella questione settentrionale e nella Milano Locomotiva di stampo leghista. Quella questione settentrionale che vorrebbe relegare i cittadini del Mezzogiorno ad una cittadinanza di serie B come infatti vorrebbe l’autonomia differenziata richiesta anche dell’Emilia Romagna a guida Pd. E’ questa la sinistra che si vuole proporre al Mezzogiorno, quella emiliana che in modo poco coraggioso sostiene la secessione dei ricchi, che con le sue privatizzazioni va contro gli interessi delle classi più deboli anche del Nord?

Certo bisogna essere molto coraggiosi per piegarsi a simili compromessi, eversivi dell’unità nazionale, che vanno di gran lunga oltre il concetto base del populismo grillino, cioè quello di né di destra, (ma soprattutto) né di sinistra…

Intanto la condizione del Mezzogiorno si aggrava. Secondo le indicazioni di Bruxelles, la quota del Recovery fund da destinare al Sud doveva essere del 65% circa. Ma la ministra del Sud Carfagna ha abbassato l’asticella al 40%, ma poi dal documento inviato dal governo alla Commissione europea si è verificato che la quota reale destinata è di circa il 16%, oltretutto sulla base di dati “poco trasparenti” come evidenziato la scorse settimana da Open data e quindi con una “minore capacità di controllo da parte dei cittadini, quindi un aumento delle possibilità per le organizzazioni mafiose di infiltrarsi nei lavori per le opere previste dal Piano”.

Contemporaneamente nella Nadef l’Autonomia differenziata è stata reinserita nottetempo ad opera di una manina. Forse anche per fare un favore a Giorgetti nello scontro interno alla Lega. Sud visto solo come merce di scambio per gli equilibri governativi, altro che riduzione dei divari territoriali, qui andiamo verso la balcanizzazione del Paese…

A difesa dei cittadini del Sud non vi è nessun contrasto, neanche da parte di forze che si presentano come progressiste, tanto è vero che pochi giorni fa il segretario del Pd Letta ha dichiarato, dopo la vittoria nella maggior parte dei ballottaggi: “avanti con Draghi”.

Cioè, avanti con l’Autonomia differenziata, con la riduzione dei fondi alla sanità pubblica, con la revisione/soppressione del RdC, senza nessun salario minimo, con il ritorno alla riforma Fornero per le pensioni, senza nessuna patrimoniale, con più tasse per i cittadini, senza riduzione dell’orario di lavoro, con i salari più bassi di quelli del 1990, unica nazione europea con questa situazione, con lo stop allo Smart working e al South workinh, con gli aumenti dei costi dei servizi, con lo scippo dei fondi del Pnrr al Sud, con l’abbattimento dell’Iva sul commercio delle armi, con il taglio del cuneo fiscale che privilegia di gran lunga solo i redditi più alti… ecc ecc ecc.

In tutto questo disastro per costruire l’alternativa popolare di sinistra, a cui bisogna lavorare da subito, alle parole d’ordine: antiliberista, ambientalista, antifascista, anticapitalista, femminista e pacifista, aggiungerei meridionalista; visto che il Mezzogiorno non solo è il territorio più povero d’ Europa, ma soffre di discriminazioni e di un razzismo di Stato che addirittura penalizza volutamente anche la durata di vita dei suoi abitanti e quindi ha bisogno di un richiamo e di una sua specificità riconoscibile e riconducibile. Bisogna unirsi tutti su più battaglie, anche sul Mezzogiorno dandogli voce e rappresentanza. A mio avviso la sinistra può ripartire solo da Sud.

Fonte: Transform!italia



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mercoledì 3 novembre 2021

Natale Cuccurese: “La Corte dei Conti denuncia il divario Nord-Sud e il Governi dei migliori punta all’autonomia differenziata”

 Dal 2017 al 2020, la spesa sanitaria corrente pro-capite ha acuito le diseguaglianze tra cittadini italiani di serie A, residenti al Nord, e cittadini italiani di serie B, residenti al Sud.

A denunciarlo non è una nostalgica e piagnona associazione neoborbonica, bensì un organo di rilevanza costituzionale dello Stato italiano: la Corte dei Conti.

Di recente, sull’argomento è intervenuto il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, dalla sua pagina facebook personale, ha commentato: “Per la Corte dei conti il Servizio Sanitario Nazionale non garantisce un’assistenza adeguata al Sud. I divari territoriali sono soprattutto diseguaglianze nei diritti fondamentali  – istruzione e sanità – che possono essere ridotti solo attraverso una visione unitaria del Paese e non certo dividendolo ulteriormente con l’Autonomia differenziata, che il Governo dei migliori ha recuperato nottetempo nella Nadef della Legge di Bilancio”.

Fonte immagine: Corriere della Sera del 3 novembre 2021

Fonte articolo: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese



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 Dal 2017 al 2020, la spesa sanitaria corrente pro-capite ha acuito le diseguaglianze tra cittadini italiani di serie A, residenti al Nord, e cittadini italiani di serie B, residenti al Sud.

A denunciarlo non è una nostalgica e piagnona associazione neoborbonica, bensì un organo di rilevanza costituzionale dello Stato italiano: la Corte dei Conti.

Di recente, sull’argomento è intervenuto il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, dalla sua pagina facebook personale, ha commentato: “Per la Corte dei conti il Servizio Sanitario Nazionale non garantisce un’assistenza adeguata al Sud. I divari territoriali sono soprattutto diseguaglianze nei diritti fondamentali  – istruzione e sanità – che possono essere ridotti solo attraverso una visione unitaria del Paese e non certo dividendolo ulteriormente con l’Autonomia differenziata, che il Governo dei migliori ha recuperato nottetempo nella Nadef della Legge di Bilancio”.

Fonte immagine: Corriere della Sera del 3 novembre 2021

Fonte articolo: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese



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martedì 2 novembre 2021

IL PARTITO DEL SUD ADERISCE AL PRESIDIO DI MERCOLEDI’ 3 NOVEMBRE A BOLOGNA CONTRO LA DECISIONE DELLA REGIONE DI AFFIDARE L’ACQUA AI PRIVATI

Il Partito del Sud aderisce al presidio sotto la sede della Regione Emilia-Romagna promosso dal Coordinamento regionale del Movimento per l'acqua pubblica e della Rete regionale Emergenza Climatica e Ambientale per mercoledì 3 novembre alle ore 14.30 per protestare contro la decisione dell'assemblea legislativa di prorogare gli affidamenti ai privati del servizio idrico in regione fino alla fine del 2027. 

Poco più di 10 giorni fa l’Assemblea Regionale dell’Emilia-Romagna ha approvato un emendamento alla legge regionale “Misure urgenti a sostegno del sistema economico ed altri interventi per la modifica dell’ordinamento regionale” che proroga gli affidamenti del servizio idrico in regione fino alla fine del 2027, Uniche eccezioni, i territori di Reggio Emilia e Rimini, dove sono in corso procedure di gara. L’emendamento compie una scelta molto grave, perché prolunga ulteriormente la situazione di privatizzazione del servizio idrico in regione e rappresenta un ennesimo mancato rispetto dell’esito referendario del 2011. 

L’Assemblea Regionale ha preso questa decisione senza nessuna discussione preliminare con i Comitati dell’acqua e altri soggetti della società civile, con un emendamento introdotto di soppiatto in una legge che parlava d’altro. Un vero e proprio colpo di mano con la complicità di tutti i gruppi consiliari. 

C’è chi “coraggiosamente” ha sostenuto che era preferibile concedere una proroga di 6 anni piuttosto che procedere ad una gara, che avrebbe prodotto un affidamento di 30 anni. Facendo finta di non vedere che esiste un’alternativa alla messa in gara del servizio idrico cioè la ripubblicizzazione. Questi personaggi che hanno con tutta evidenza dimenticato che "l'ecologismo senza la lotta di classe è giardinaggio", continuano, con tutta evidenza, a sostenere due parti in commedia, così come sul tema dell’Autonomia differenziata e come nel Parlamento nazionale, a chiacchiere si dicono contrari alla deriva iperliberista imperante in ambito regionale e nazionale, per poi nei fatti adeguarsi prontamente alla volontà del Bonaccini di turno al momento del voto. 
Ricordano la parabola fatta dal M5s, "bla bla bla" prima del voto per poi diventare i più fedeli e servili esecutori silenziosi di ogni privatizzazione di beni comuni a vantaggio esclusivo di privati o multinazionali. 

Come Partito del Sud non possiamo dimenticare che l’unica grande città ad aver applicato il risultato del Referendum sull’acqua pubblica del 2011 è stata la Napoli di de Magistris, applicazione ora messa in discussione dalla nuova giunta Manfredi, anche questa sostenuta da “coraggiosi” complici.

L’impressione di fondo è che questo non è provvedimento a sé stante, ma si inquadra in una strategia ben precisa volta a privatizzare completamente il servizio idrico nel Paese. Una strategia di un Governo non a caso sostenuto da tutti i partiti presenti in Parlamento, nessuno escluso! 

Non deve sfuggire infatti che nel mirino del Governo, c’è, in primo luogo il Mezzogiorno e molto probabilmente l’azienda di diritto pubblico Acqua Bene Comune di Napoli. L’intenzione – che peraltro traspare in tutto il PNRR – è che l’intervento pubblico sia servente nei confronti del mercato, per crearlo e sostenerlo, ed è finalizzato ad aprire la strada alla conquista del Mezzogiorno da parte delle grandi aziende multiutilities quotate in Borsa, per rendere irreversibile il modello di gestione costruito sulle stesse. L'Arera, l'autorità nazionale per l'energia, ha recentemente emanato una circolare che spinge i comuni indebitati ad aprire al libero mercato. Quegli stessi comuni a cui da 20 anni lo stato nazionale taglia le risorse e che sul tema non riceveranno un euro per ristrutturare le reti idriche, nemmeno dal PNRR.
La trappola è pronta. Abbiamo il dovere di combattere e di farlo senza più ipocrisie.

Il Partito del Sud è sempre stato dalla parte dell'acqua pubblica e della gestione pubblica dei servizi locali partendo proprio dall'esempio della Napoli di de Magistris e mercoledì 3 novembre alle ore 14:30 sarà al presidio sotto la Regione promosso dal Coordinamento regionale del Movimento per l'acqua pubblica e della Rete regionale Emergenza Climatica e Ambientale.

Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti




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Il Partito del Sud aderisce al presidio sotto la sede della Regione Emilia-Romagna promosso dal Coordinamento regionale del Movimento per l'acqua pubblica e della Rete regionale Emergenza Climatica e Ambientale per mercoledì 3 novembre alle ore 14.30 per protestare contro la decisione dell'assemblea legislativa di prorogare gli affidamenti ai privati del servizio idrico in regione fino alla fine del 2027. 

Poco più di 10 giorni fa l’Assemblea Regionale dell’Emilia-Romagna ha approvato un emendamento alla legge regionale “Misure urgenti a sostegno del sistema economico ed altri interventi per la modifica dell’ordinamento regionale” che proroga gli affidamenti del servizio idrico in regione fino alla fine del 2027, Uniche eccezioni, i territori di Reggio Emilia e Rimini, dove sono in corso procedure di gara. L’emendamento compie una scelta molto grave, perché prolunga ulteriormente la situazione di privatizzazione del servizio idrico in regione e rappresenta un ennesimo mancato rispetto dell’esito referendario del 2011. 

L’Assemblea Regionale ha preso questa decisione senza nessuna discussione preliminare con i Comitati dell’acqua e altri soggetti della società civile, con un emendamento introdotto di soppiatto in una legge che parlava d’altro. Un vero e proprio colpo di mano con la complicità di tutti i gruppi consiliari. 

C’è chi “coraggiosamente” ha sostenuto che era preferibile concedere una proroga di 6 anni piuttosto che procedere ad una gara, che avrebbe prodotto un affidamento di 30 anni. Facendo finta di non vedere che esiste un’alternativa alla messa in gara del servizio idrico cioè la ripubblicizzazione. Questi personaggi che hanno con tutta evidenza dimenticato che "l'ecologismo senza la lotta di classe è giardinaggio", continuano, con tutta evidenza, a sostenere due parti in commedia, così come sul tema dell’Autonomia differenziata e come nel Parlamento nazionale, a chiacchiere si dicono contrari alla deriva iperliberista imperante in ambito regionale e nazionale, per poi nei fatti adeguarsi prontamente alla volontà del Bonaccini di turno al momento del voto. 
Ricordano la parabola fatta dal M5s, "bla bla bla" prima del voto per poi diventare i più fedeli e servili esecutori silenziosi di ogni privatizzazione di beni comuni a vantaggio esclusivo di privati o multinazionali. 

Come Partito del Sud non possiamo dimenticare che l’unica grande città ad aver applicato il risultato del Referendum sull’acqua pubblica del 2011 è stata la Napoli di de Magistris, applicazione ora messa in discussione dalla nuova giunta Manfredi, anche questa sostenuta da “coraggiosi” complici.

L’impressione di fondo è che questo non è provvedimento a sé stante, ma si inquadra in una strategia ben precisa volta a privatizzare completamente il servizio idrico nel Paese. Una strategia di un Governo non a caso sostenuto da tutti i partiti presenti in Parlamento, nessuno escluso! 

Non deve sfuggire infatti che nel mirino del Governo, c’è, in primo luogo il Mezzogiorno e molto probabilmente l’azienda di diritto pubblico Acqua Bene Comune di Napoli. L’intenzione – che peraltro traspare in tutto il PNRR – è che l’intervento pubblico sia servente nei confronti del mercato, per crearlo e sostenerlo, ed è finalizzato ad aprire la strada alla conquista del Mezzogiorno da parte delle grandi aziende multiutilities quotate in Borsa, per rendere irreversibile il modello di gestione costruito sulle stesse. L'Arera, l'autorità nazionale per l'energia, ha recentemente emanato una circolare che spinge i comuni indebitati ad aprire al libero mercato. Quegli stessi comuni a cui da 20 anni lo stato nazionale taglia le risorse e che sul tema non riceveranno un euro per ristrutturare le reti idriche, nemmeno dal PNRR.
La trappola è pronta. Abbiamo il dovere di combattere e di farlo senza più ipocrisie.

Il Partito del Sud è sempre stato dalla parte dell'acqua pubblica e della gestione pubblica dei servizi locali partendo proprio dall'esempio della Napoli di de Magistris e mercoledì 3 novembre alle ore 14:30 sarà al presidio sotto la Regione promosso dal Coordinamento regionale del Movimento per l'acqua pubblica e della Rete regionale Emergenza Climatica e Ambientale.

Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti




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sabato 30 ottobre 2021

Napoli. Antonio Luongo in merito all'Assemblea regionale sulle evoluzioni giuridico normative per la ripubblicizzazione dell'acqua

Di Antonio Luongo

(Resp. Città Metropolitana di Napoli del Partito del Sud)


Ieri ho partecipato per il Partito del Sud all'assemblea regionale sulle evoluzioni giuridico normative per la ripubblicizzazione dell'acqua, presso Mani Tese Campania.

Con grande piacere ho notato una cospicua e trasversale partecipazione.
🔴 C'erano diverse anime della sinistra;
🔴 c'erano i comitati, i partiti nazionali;
🔴 c'erano rappresentanti progressisti dei cattolici come padre Alex Zanotelli.
🔴 C'era il mondo accademico con Alberto Lucarelli.

Tutti pronti a sostenere la grande manifestazione nazionale del 20 novembre in difesa dell'acqua pubblica.▶️
Tutti intenti a dichiarare adesione alla battaglia.
Peccato che solo con le parole, non suffragate dai fatti, non fermeremo il progetto ormai avanzato di privatizzazione e annullamento degli effetti del referendum del 2011.❗❗❗

Una buona parte di coloro che si dichiarano in difesa dell'acqua pubblica, sostiene apertamente maggioranze politiche che stanno costruendo percorsi di privatizzazione dell'acqua.
La questione quindi è principalmente politica, oltre che civica: i piedi in due staffe non si possono tenere, altrimenti si toglie energia e credibilità al movimento per l'acqua pubblica.

È tempo di smetterla con le questioni di bottega e i giochi di poltrone.
L'Arera, l'autorità nazionale per l'energia, ha recentemente emanato una circolare che spinge i comuni indebitati ad aprire al libero mercato. Quegli stessi comuni a cui da 20 anni lo stato nazionale taglia le risorse e che sul tema non riceveranno un euro per ristrutturare le reti idriche, nemmeno dal PNRR.
La trappola è pronta. Abbiamo il dovere di combattere e di farlo senza ipocrisie. Vale per chi si riempie la bocca con la parola acqua pubblica e vale anche per il nostro nuovo sindaco, Gaetano Manfredi
Governa l'unica metropoli italiana che ha accolto il referendum e trasformato l'acqua in bene comune. Ce l'avrà una posizione sul tema o dobbiamo telefonare a Santa Lucia per avere notizie?






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Di Antonio Luongo

(Resp. Città Metropolitana di Napoli del Partito del Sud)


Ieri ho partecipato per il Partito del Sud all'assemblea regionale sulle evoluzioni giuridico normative per la ripubblicizzazione dell'acqua, presso Mani Tese Campania.

Con grande piacere ho notato una cospicua e trasversale partecipazione.
🔴 C'erano diverse anime della sinistra;
🔴 c'erano i comitati, i partiti nazionali;
🔴 c'erano rappresentanti progressisti dei cattolici come padre Alex Zanotelli.
🔴 C'era il mondo accademico con Alberto Lucarelli.

Tutti pronti a sostenere la grande manifestazione nazionale del 20 novembre in difesa dell'acqua pubblica.▶️
Tutti intenti a dichiarare adesione alla battaglia.
Peccato che solo con le parole, non suffragate dai fatti, non fermeremo il progetto ormai avanzato di privatizzazione e annullamento degli effetti del referendum del 2011.❗❗❗

Una buona parte di coloro che si dichiarano in difesa dell'acqua pubblica, sostiene apertamente maggioranze politiche che stanno costruendo percorsi di privatizzazione dell'acqua.
La questione quindi è principalmente politica, oltre che civica: i piedi in due staffe non si possono tenere, altrimenti si toglie energia e credibilità al movimento per l'acqua pubblica.

È tempo di smetterla con le questioni di bottega e i giochi di poltrone.
L'Arera, l'autorità nazionale per l'energia, ha recentemente emanato una circolare che spinge i comuni indebitati ad aprire al libero mercato. Quegli stessi comuni a cui da 20 anni lo stato nazionale taglia le risorse e che sul tema non riceveranno un euro per ristrutturare le reti idriche, nemmeno dal PNRR.
La trappola è pronta. Abbiamo il dovere di combattere e di farlo senza ipocrisie. Vale per chi si riempie la bocca con la parola acqua pubblica e vale anche per il nostro nuovo sindaco, Gaetano Manfredi
Governa l'unica metropoli italiana che ha accolto il referendum e trasformato l'acqua in bene comune. Ce l'avrà una posizione sul tema o dobbiamo telefonare a Santa Lucia per avere notizie?






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