mercoledì 28 ottobre 2020

La rabbia del Sud

 di Natale Cuccurese

Ranieri Guerra dell’Oms proprio lo scorso venerdì mattina aveva messo sull’avviso della possibilità di rivolte armate nel caso di nuovo lockdown, giudicato da lui inutile, ma il presidente campano De Luca poche ore dopo ha spinto al massimo la provocazione nei confronti del popolo campano già in ginocchio dal lockdown della scorsa primavera, fra l’altro giudicato inutile al Sud dal CTS, senza proporre contemporaneamente soluzioni e supporti concreti al disagio economico e sociale di larghi strati della popolazione.

La mancata soluzione della Questione meridionale, che su queste pagine abbiamo già più volte approfondito, acuita in questi ultimi anni da crisi di finanziamenti e contemporanei scippi di risorse a favore del Nord, avvenuta grazie alla visione miope di governi e presidenti regionali senza gloria, ha aggiunto in questi ultimi mesi rabbia e rancore alla miscela esplosiva. 

Il Sud, non da oggi, è una polveriera e i cittadini del Sud non ci stanno più ad essere considerati di serie B, in base al solo pregiudizio lombrosiano, in contraddizione ai diritti costituzionali e pur pagando le stesse tasse di quelli del Nord. 

Ormai su questo fronte il re è nudo.

Reddito per tutti, blocco di sfratti e licenziamenti, ristori immediati alle attività produttive piccole e medie, definizione immediata dei Lep, sono i primi provvedimenti da prendere urgentemente da parte del governo se non vuole assumersi il rischio che i fuochi della protesta si estendano presto a tutto il Mezzogiorno e non solo, come infatti sta già accadendo anche a Milano e Torino. Ricordiamo che Napoli storicamente ha sempre anticipato le tendenze, anche politiche, in Italia e in Europa. Non è un caso che Napoli è l’unica città italiana dove nei secoli passati sono scoppiate delle rivoluzioni.

La sinistra non faccia lo stesso errore di 50anni fa a Reggio Calabria, lasciando la giusta protesta di pacifici cittadini esasperati dall’assenza storica dello Stato nelle mani delle violenze della destra eversiva e di organizzazioni criminali.

Si condannino ovviamente senza esitazione le violenze di minoranze organizzate, di varia natura, infiltrate in cortei di pacifica protesta, a Sud come a Nord, e si prendano le giuste distanza da complottisti e negazionisti, anche questi presenti fra i manifestanti, ma non si generalizzi troppo, visto che quello che accade oggi è anche il frutto avvelenato di consapevoli scelte degli ultimi governi a favore di una sola parte del Paese e contro gli interessi di intere classi di tutto il Paese. L’ultima scelta scellerata delle tante è il Regionalismo, che ha mostrato con questa emergenza pandemica soprattutto nella sanità tutti i suoi limiti e contraddizioni, eppure si vorrebbe ancora continuare sulla strada della “secessione dei ricchi” a beneficio esclusivo delle classi imprenditoriali e delle Regioni “locomotive del Nord”, che oltretutto ora stanno deragliando miseramente avendo impoverito il mercato interno che ne assorbe le merci.

E’ su questo fronte che il Presidente De Luca dovrebbe operare, vista anche la magra figura rimediata dopo le proteste di piazza a Napoli che lo hanno costretto a tornare rapidamente sui suoi passi e a revocare il coprifuoco. Forse sarebbe il caso di iniziare a battere i pugni all’interno della Conferenza Stato-Regioni affinché la Campania riceva ciò che gli spetta e che da sempre gli è negato, anzichè continuare ad aizzare gli animi con dirette Facebook dai toni decisi e ormai poco graditi ad una maggioranza di cittadini esasperati dalla mancanza di concrete risposte al proprio disagio. Napoli ora chiede il conto e fa bene.

L’augurio è che il governo non pensi solo a reprimere cittadini esasperati dalla crisi economica e sanitaria. La violenza ricercata da poche frange non può infatti cancellare o portare a reprimere le giuste rivendicazioni di tantissimi. Sarebbe un grave errore, forse l’ultimo per un Paese sempre più sull’orlo della balcanizzazione.

Nel frattempo il governo, dopo la paralisi di iniziative sul fronte Covid dei mesi estivi, si mostra impreparato dall’arrivo della (prevista) seconda ondata del virus, sia sul fronte sanitario sia su quello dei trasporti e della scuola, certificando così il proprio fallimento tramite l’ennesimo Dpcm che prevede solo chiusure a pioggia dopo che la diffusione del virus è ormai fuori controllo.

La situazione nell’intero Paese è sempre più grave, drammatica nel Mezzogiorno dove le strutture sanitarie, da anni sottofinanziate, presto non saranno più in grado di opporsi adeguatamente all’ondata dei contagi. Sale sempre più la tensione nella “polveriera Mezzogiorno”, se troverà nel Covid la scintilla che ancora mancava per l’esplosione finale dipenderà solo dalle prossime mosse del governo. 

Fonte: Transform!italia




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 di Natale Cuccurese

Ranieri Guerra dell’Oms proprio lo scorso venerdì mattina aveva messo sull’avviso della possibilità di rivolte armate nel caso di nuovo lockdown, giudicato da lui inutile, ma il presidente campano De Luca poche ore dopo ha spinto al massimo la provocazione nei confronti del popolo campano già in ginocchio dal lockdown della scorsa primavera, fra l’altro giudicato inutile al Sud dal CTS, senza proporre contemporaneamente soluzioni e supporti concreti al disagio economico e sociale di larghi strati della popolazione.

La mancata soluzione della Questione meridionale, che su queste pagine abbiamo già più volte approfondito, acuita in questi ultimi anni da crisi di finanziamenti e contemporanei scippi di risorse a favore del Nord, avvenuta grazie alla visione miope di governi e presidenti regionali senza gloria, ha aggiunto in questi ultimi mesi rabbia e rancore alla miscela esplosiva. 

Il Sud, non da oggi, è una polveriera e i cittadini del Sud non ci stanno più ad essere considerati di serie B, in base al solo pregiudizio lombrosiano, in contraddizione ai diritti costituzionali e pur pagando le stesse tasse di quelli del Nord. 

Ormai su questo fronte il re è nudo.

Reddito per tutti, blocco di sfratti e licenziamenti, ristori immediati alle attività produttive piccole e medie, definizione immediata dei Lep, sono i primi provvedimenti da prendere urgentemente da parte del governo se non vuole assumersi il rischio che i fuochi della protesta si estendano presto a tutto il Mezzogiorno e non solo, come infatti sta già accadendo anche a Milano e Torino. Ricordiamo che Napoli storicamente ha sempre anticipato le tendenze, anche politiche, in Italia e in Europa. Non è un caso che Napoli è l’unica città italiana dove nei secoli passati sono scoppiate delle rivoluzioni.

La sinistra non faccia lo stesso errore di 50anni fa a Reggio Calabria, lasciando la giusta protesta di pacifici cittadini esasperati dall’assenza storica dello Stato nelle mani delle violenze della destra eversiva e di organizzazioni criminali.

Si condannino ovviamente senza esitazione le violenze di minoranze organizzate, di varia natura, infiltrate in cortei di pacifica protesta, a Sud come a Nord, e si prendano le giuste distanza da complottisti e negazionisti, anche questi presenti fra i manifestanti, ma non si generalizzi troppo, visto che quello che accade oggi è anche il frutto avvelenato di consapevoli scelte degli ultimi governi a favore di una sola parte del Paese e contro gli interessi di intere classi di tutto il Paese. L’ultima scelta scellerata delle tante è il Regionalismo, che ha mostrato con questa emergenza pandemica soprattutto nella sanità tutti i suoi limiti e contraddizioni, eppure si vorrebbe ancora continuare sulla strada della “secessione dei ricchi” a beneficio esclusivo delle classi imprenditoriali e delle Regioni “locomotive del Nord”, che oltretutto ora stanno deragliando miseramente avendo impoverito il mercato interno che ne assorbe le merci.

E’ su questo fronte che il Presidente De Luca dovrebbe operare, vista anche la magra figura rimediata dopo le proteste di piazza a Napoli che lo hanno costretto a tornare rapidamente sui suoi passi e a revocare il coprifuoco. Forse sarebbe il caso di iniziare a battere i pugni all’interno della Conferenza Stato-Regioni affinché la Campania riceva ciò che gli spetta e che da sempre gli è negato, anzichè continuare ad aizzare gli animi con dirette Facebook dai toni decisi e ormai poco graditi ad una maggioranza di cittadini esasperati dalla mancanza di concrete risposte al proprio disagio. Napoli ora chiede il conto e fa bene.

L’augurio è che il governo non pensi solo a reprimere cittadini esasperati dalla crisi economica e sanitaria. La violenza ricercata da poche frange non può infatti cancellare o portare a reprimere le giuste rivendicazioni di tantissimi. Sarebbe un grave errore, forse l’ultimo per un Paese sempre più sull’orlo della balcanizzazione.

Nel frattempo il governo, dopo la paralisi di iniziative sul fronte Covid dei mesi estivi, si mostra impreparato dall’arrivo della (prevista) seconda ondata del virus, sia sul fronte sanitario sia su quello dei trasporti e della scuola, certificando così il proprio fallimento tramite l’ennesimo Dpcm che prevede solo chiusure a pioggia dopo che la diffusione del virus è ormai fuori controllo.

La situazione nell’intero Paese è sempre più grave, drammatica nel Mezzogiorno dove le strutture sanitarie, da anni sottofinanziate, presto non saranno più in grado di opporsi adeguatamente all’ondata dei contagi. Sale sempre più la tensione nella “polveriera Mezzogiorno”, se troverà nel Covid la scintilla che ancora mancava per l’esplosione finale dipenderà solo dalle prossime mosse del governo. 

Fonte: Transform!italia




mercoledì 14 ottobre 2020

Per il Sud un’altra occasione persa


di Natale Cuccurese

La pandemia da Covid-19 poteva essere l’occasione per ripensare le relazioni fra le varie aree del Paese, invece tutto sembra procedere come sempre è stato in Italia anche se il Mezzogiorno, costretto in primavera a fermare tutte le attività, ha subito un danno economico gravissimo calcolato il mese scorso dal Centro Studi Fipe-Confcommercio in circa 100 miliardi di euro.

D’altra parte la consapevolezza di avere una carenza di strutture ospedaliere e relativi presidi per contenere la pandemia causata da una pluriennale sottrazione di risorse, come da rapporto Eurispes del gennaio scorso per ben 840 miliardi di euro a favore delle Regioni del Nord negli ultimi vent’anni, di cui una larga parte proprio ai danni della Sanità regionale grazie al sistema truffaldino delle “quote paritarie ponderate”, ha fatto prevalere il principio di maggior cautela.

Come se non bastasse sappiamo, grazie alla parziale desecretazione degli atti relativi alle decisioni del governo in merito all’emergenza, che il lockdown al Sud fu solo una decisione politica, presa il 7 marzo scorso, per la quale il governo sottopose i cittadini di circa 80 province, soprattutto del Centro e del Sud, a misure di privazione della libertà inutili, visto che il Comitato Tecnico Scientifico considerava necessaria solo la chiusura della “Lombardia e nelle province di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini e Modena, Pesaro Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria e Asti”.
E così mentre al Nord si procedeva ad un lockdown tardivo, soprattutto ad Alzano e Nembro con conseguente strage di cittadini, e light per le imprese, come da desiderata di Confindustria, al Sud si sprangava tutto.

Queste decisioni hanno affossato la già debole economia del Sud. La conferma giunge anche dall’ultimo rapporto Svimez di fine luglio che prevede, in aggiunta al danno economico già subito, anche la perdita di ben 380mila occupati nei prossimi mesi. A conferma di una situazione economica più che problematica giungono gli ultimi dati Eurostat, di fine settembre, che vedono la Campania prima, la Sicilia seconda e la Calabria ottava fra le regioni europee con la maggior parte della popolazione a rischio povertà. Il tutto mentre Confindustria attacca il reddito di cittadinanza parlando di Sussidistan come se le imprese non avessero solo nel 2018 ricevuto aiuti pubblici per ben 40 miliardi, contro i 7 del reddito di cittadinanza. In altre parole non solo territori e cittadini del Sud sono stati spolpati economicamente e dei diritti di cittadinanza, ma per Confindustria nulla deve essere previsto per il sostegno dei cittadini meno abbienti, al Sud come al Nord, possono solo emigrare come sempre è stato dall’Unità, possibilmente senza lamentarsi, che “il loro piangere fa male al re”.

I dati odierni che vedono il virus in risalita nei contagi ci confermano poi che la riapertura dei “confini” regionali, dettata da sole motivazioni politiche ed economiche, ha prodotto quello che oggi è sotto gli occhi di tutti e cioè “l’esportazione” della pandemia nelle regioni del Sud è avvenuta nel corso dell’estate grazie soprattutto a “turisti poco attenti”, grazie anche al lassismo nelle misure di prevenzione e cautela, ben supportato mediaticamente da negazionisti di ogni risma ospitati quotidianamente nei dibattiti televisivi. Quanto è accaduto in Sardegna, prima dell’estate regione Covid-free ed oggi in preda ai contagi, dovrebbe servire da insegnamento a tutti.

La domanda che in molti ora si pongono è la seguente: ora che a soffrire il maggior numero di contagi sono anche alcune regioni del Sud, Campania in primis, un eventuale nuovo lockdown impatterà su tutto il territorio nazionale o, come già qualcuno ventila anche con editoriali su prestigiose testate nazionali, solo sulle regioni del Sud maggiormente colpite in base al fatto che queste, come visto, avevano ed hanno minore capacità sanitaria per affrontare l’emergenza, visto che nel frattempo poco, se non per iniziative delle amministrazioni locali, è stato fatto per iniziare a riequilibrare e migliorare la situazione?

Ai posteri l’ardua sentenza, ma sarebbe l’ennesima conferma di una nazione a due velocità per sola volontà politica. Durante il lockdown primaverile, nel Mezzogiorno, decine di milioni di italiani hanno patito costi morali e materiali non necessari, data anche la limitazione immotivata, come visto,  di numerosi e delicatissimi diritti costituzionali A questo punto si fa strada un sospetto, cioè che quanto accaduto in primavera non sia stato fatto solo per cautela, ma anche al fine di impedire che il Sud potesse organizzare la propria produzione in modo indipendente, iniziando così (finalmente) ad invertire lo status quo che vede dall’Unità il Sud nella sola veste di Colonia interna estrattiva, da sempre legata al consumo dei prodotti provenienti dal Nord Italia, visto che mediamente ne assorbe circa il 50% della produzione.

È su questo fronte che il governo ha dimostrato di essere prono agli interessi di quel Nord che non ha voluto rischiare di perdere in nessun settore quello che da sempre considera un mercato interno a propria disposizione. Di questa sudditanza governativa già c’erano state parecchie evidenze durante e dopo il lockdown. La responsabilità di quanto successo prima e dopo l’estate ricade pertanto totalmente sul governo e su quel coacervo di interessi politico-economici che, a discapito di ogni diversa considerazione ed evidenza, non intende perdere privilegi e ricchezze proponendosi come unica locomotiva di un treno ormai logoro e pronto a deragliare. Purtroppo però i “campioni del Nord”, come titolava un quotidiano nazionale pochi mesi fa, , non sono supportati nella loro azione da dati altrettanto “virtuosi” se è vero, come è vero, che per quanto riguarda il reddito pro capite delle 280 regioni della UE tra il 2000 e il 2018 la Lombardia passa dal 17esimo posto al 44esimo, l’Emilia-Romagna dal 25esimo al 55esimo e il Veneto dal 26esimo al 74esimo posto. Questa caduta del reddito alimenta le paure dei Paesi del Nord Europa, quelli definiti “frugali”, che operano nei confronti dell’Italia, vista nel suo insieme, in modo simile a quanto le regioni del Nord Italia operano nei confronti del Sud Italia, emarginandolo senza alcun motivo reale, se non quello di incassare ogni fondo statale ed europeo, preparandosi inoltre a trattenere con l’autonomia differenziata anche quanto incassato con le tasse (il 90% in Veneto). Facile poi comprendere come situazioni come quella che purtroppo sta vivendo la Lombardia negli ultimi mesi, con le vicende tragicomiche del duo Fontana & Gallera, non testimonino a vantaggio della presunta efficienza delle “locomotive del Nord”, anche in Europa.

La domanda è: se il CTS la scorsa primavera avesse detto, in condizioni di contagio opposte, di chiudere solo le Regioni del Sud il governo avrebbe chiuso anche le Regioni del Nord? Ognuno può dare la risposta che vuole, ma risulta evidente che dalle prossime mosse del governo avremo la risposta definitiva e che farà chiarezza una volta per tutte se per questo Stato i cittadini sono tutti uguali o se invece sono divisi, come già da anni appare del tutto evidente, in cittadini di serie A al Nord e di serie B al Sud.

Se cioè anche per questo governo, come per tutti quelli che l’hanno preceduto, gli interessi delle “locomotive del Nord”, cioè di Confindustria e dei suoi sodali, vengono prima di ogni altra considerazione e se per “interesse nazionale” si intende solo quello delle Regioni del Nord autoproclamatesi “virtuose”, relegando il resto del Paese, da sempre descritto come sprecone, ad una appendice tollerata solo perchè al servizio di questi esclusivi interessi. A quel punto cadranno anche gli ultimi mascheramenti e i meridionali sapranno con certezza se il 34% di cittadini italiani del Mezzogiorno godono degli stessi diritti del restante 66% di cittadini residenti nelle altre regioni del Centro Nord.

Altra cartina al tornasole sarà la destinazione ultima della pioggia di miliardi di euro in arrivo dall’Ue tramite il Recovery Fund, soldi che in larga parte dovrebbero essere investiti nel Mezzogiorno, come indicato dalla Ue per iniziare a colmare il divario fra le due aree del Paese e per permettere al Paese di crescere in modo maggiormente armonico ed incisivo nel panorama europeo e mondiale. Questa settimana sarà decisiva per il riparto dei fondi anche se dalle prime anticipazioni difficilmente al Sud sarà assegnata la quota che dovrebbe spettargli (il 70%), soldi che potrebbero essere invece ancora una volta spostati in gran parte al Nord, per l’ennesimo scippo di risorse ai danni del Sud.

La seconda domanda da porsi ora è la seguente: i cittadini del Sud quanto ancora continueranno a pazientare e sopportare di fronte a questi miserabili e continui furti di risorse, data in più anche la mancanza di rappresentanza che si prospetta ai loro danni a causa dal risultato del recente Referendum costituzionale?

Forse ai più infatti è sfuggito che oggi, in attesa di una nuova legge elettorale di cui però nessuno più parla, con la riduzione dei parlamentari al Senato il voto di un cittadino della Basilicata, della Calabria, della Sardegna vale la metà di quello di un cittadino del Trentino Alto Adige. La Repubblica Italiana ha cambiato pelle da un mese a questa parte ed è diventata una oligarchia partitocratica, ma visto che oggi non si può certo impedire il voto ad intere categorie, così come si faceva nell’800, ad esempio con le donne, gli analfabeti, gli indigenti, è stato creato questo meccanismo per cui il voto di chi evidentemente si ritiene sia un cittadino di serie B, vale nei fatti la metà, disattivandolo e rendendone la rappresentanza solo di facciata e comunque minoritaria. In altre parole quanto di più antidemocratico ed inconstituzionale si possa immaginare. Ovviamente una volta che questo meccanismo sarà ben compreso dai cittadini del Mezzogiorno, se non verrà corretto in sede di legge elettorale, non potrà che generare una profonda insoddisfazione.

A questo quadro che già si preannuncia tempestoso si aggiunge il ruolo sempre più egemone e verticistico della Conferenza Stato-Regioni che nei fatti è diventata la terza Camera ed è ormai sempre più in conflitto col governo nazionale, come si è visto ampiamente non solo durante tutta la fase d’emergenza Covid, ma anche ultimamente con la vicenda della riapertura al pubblico delle attività sportive e in questi giorni con il contrasto sulla didattica a distanza alle scuole superiori. Non va poi dimenticato che la Conferenza Stato-Regioni, di cui è presidente Stefano Bonaccini presidente dell’Emilia-Romagna, è la sede in cui progressivamente è maturato, grazie anche all’ignavia del ceto politico meridionale, il divario Nord-Sud. Risulta chiaro che i presidenti di regione del Sud, ad iniziare da quelli su cui non incide la presenza nella maggioranza della Lega, insieme ai Sindaci che amministrano i comuni e che hanno voce in capitolo per quanto riguarda l’emergenza sanitaria nel proprio territorio, devono cercare di fare blocco per evitare che l’Italia diventi un inutile treno con una locomotiva senza più vagoni e contrastare con forza l’illusione distropica di alcuni presidenti di regioni del Nord che cercano di sfruttare a proprio vantaggio la frattura Nord-Sud. Solo con il Sud si riparte, sia per il contrasto pandemico sia per il rilancio economico dell’intero nostro Paese nel mondo. Da questo periodo si esce solo insieme, senza egoismi territoriali, oppure l’Italia che tutti abbiamo conosciuto difficilmente potrà reggere alle forze centrifughe che l’attraversano.

Fonte: Transform!italia






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di Natale Cuccurese

La pandemia da Covid-19 poteva essere l’occasione per ripensare le relazioni fra le varie aree del Paese, invece tutto sembra procedere come sempre è stato in Italia anche se il Mezzogiorno, costretto in primavera a fermare tutte le attività, ha subito un danno economico gravissimo calcolato il mese scorso dal Centro Studi Fipe-Confcommercio in circa 100 miliardi di euro.

D’altra parte la consapevolezza di avere una carenza di strutture ospedaliere e relativi presidi per contenere la pandemia causata da una pluriennale sottrazione di risorse, come da rapporto Eurispes del gennaio scorso per ben 840 miliardi di euro a favore delle Regioni del Nord negli ultimi vent’anni, di cui una larga parte proprio ai danni della Sanità regionale grazie al sistema truffaldino delle “quote paritarie ponderate”, ha fatto prevalere il principio di maggior cautela.

Come se non bastasse sappiamo, grazie alla parziale desecretazione degli atti relativi alle decisioni del governo in merito all’emergenza, che il lockdown al Sud fu solo una decisione politica, presa il 7 marzo scorso, per la quale il governo sottopose i cittadini di circa 80 province, soprattutto del Centro e del Sud, a misure di privazione della libertà inutili, visto che il Comitato Tecnico Scientifico considerava necessaria solo la chiusura della “Lombardia e nelle province di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini e Modena, Pesaro Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria e Asti”.
E così mentre al Nord si procedeva ad un lockdown tardivo, soprattutto ad Alzano e Nembro con conseguente strage di cittadini, e light per le imprese, come da desiderata di Confindustria, al Sud si sprangava tutto.

Queste decisioni hanno affossato la già debole economia del Sud. La conferma giunge anche dall’ultimo rapporto Svimez di fine luglio che prevede, in aggiunta al danno economico già subito, anche la perdita di ben 380mila occupati nei prossimi mesi. A conferma di una situazione economica più che problematica giungono gli ultimi dati Eurostat, di fine settembre, che vedono la Campania prima, la Sicilia seconda e la Calabria ottava fra le regioni europee con la maggior parte della popolazione a rischio povertà. Il tutto mentre Confindustria attacca il reddito di cittadinanza parlando di Sussidistan come se le imprese non avessero solo nel 2018 ricevuto aiuti pubblici per ben 40 miliardi, contro i 7 del reddito di cittadinanza. In altre parole non solo territori e cittadini del Sud sono stati spolpati economicamente e dei diritti di cittadinanza, ma per Confindustria nulla deve essere previsto per il sostegno dei cittadini meno abbienti, al Sud come al Nord, possono solo emigrare come sempre è stato dall’Unità, possibilmente senza lamentarsi, che “il loro piangere fa male al re”.

I dati odierni che vedono il virus in risalita nei contagi ci confermano poi che la riapertura dei “confini” regionali, dettata da sole motivazioni politiche ed economiche, ha prodotto quello che oggi è sotto gli occhi di tutti e cioè “l’esportazione” della pandemia nelle regioni del Sud è avvenuta nel corso dell’estate grazie soprattutto a “turisti poco attenti”, grazie anche al lassismo nelle misure di prevenzione e cautela, ben supportato mediaticamente da negazionisti di ogni risma ospitati quotidianamente nei dibattiti televisivi. Quanto è accaduto in Sardegna, prima dell’estate regione Covid-free ed oggi in preda ai contagi, dovrebbe servire da insegnamento a tutti.

La domanda che in molti ora si pongono è la seguente: ora che a soffrire il maggior numero di contagi sono anche alcune regioni del Sud, Campania in primis, un eventuale nuovo lockdown impatterà su tutto il territorio nazionale o, come già qualcuno ventila anche con editoriali su prestigiose testate nazionali, solo sulle regioni del Sud maggiormente colpite in base al fatto che queste, come visto, avevano ed hanno minore capacità sanitaria per affrontare l’emergenza, visto che nel frattempo poco, se non per iniziative delle amministrazioni locali, è stato fatto per iniziare a riequilibrare e migliorare la situazione?

Ai posteri l’ardua sentenza, ma sarebbe l’ennesima conferma di una nazione a due velocità per sola volontà politica. Durante il lockdown primaverile, nel Mezzogiorno, decine di milioni di italiani hanno patito costi morali e materiali non necessari, data anche la limitazione immotivata, come visto,  di numerosi e delicatissimi diritti costituzionali A questo punto si fa strada un sospetto, cioè che quanto accaduto in primavera non sia stato fatto solo per cautela, ma anche al fine di impedire che il Sud potesse organizzare la propria produzione in modo indipendente, iniziando così (finalmente) ad invertire lo status quo che vede dall’Unità il Sud nella sola veste di Colonia interna estrattiva, da sempre legata al consumo dei prodotti provenienti dal Nord Italia, visto che mediamente ne assorbe circa il 50% della produzione.

È su questo fronte che il governo ha dimostrato di essere prono agli interessi di quel Nord che non ha voluto rischiare di perdere in nessun settore quello che da sempre considera un mercato interno a propria disposizione. Di questa sudditanza governativa già c’erano state parecchie evidenze durante e dopo il lockdown. La responsabilità di quanto successo prima e dopo l’estate ricade pertanto totalmente sul governo e su quel coacervo di interessi politico-economici che, a discapito di ogni diversa considerazione ed evidenza, non intende perdere privilegi e ricchezze proponendosi come unica locomotiva di un treno ormai logoro e pronto a deragliare. Purtroppo però i “campioni del Nord”, come titolava un quotidiano nazionale pochi mesi fa, , non sono supportati nella loro azione da dati altrettanto “virtuosi” se è vero, come è vero, che per quanto riguarda il reddito pro capite delle 280 regioni della UE tra il 2000 e il 2018 la Lombardia passa dal 17esimo posto al 44esimo, l’Emilia-Romagna dal 25esimo al 55esimo e il Veneto dal 26esimo al 74esimo posto. Questa caduta del reddito alimenta le paure dei Paesi del Nord Europa, quelli definiti “frugali”, che operano nei confronti dell’Italia, vista nel suo insieme, in modo simile a quanto le regioni del Nord Italia operano nei confronti del Sud Italia, emarginandolo senza alcun motivo reale, se non quello di incassare ogni fondo statale ed europeo, preparandosi inoltre a trattenere con l’autonomia differenziata anche quanto incassato con le tasse (il 90% in Veneto). Facile poi comprendere come situazioni come quella che purtroppo sta vivendo la Lombardia negli ultimi mesi, con le vicende tragicomiche del duo Fontana & Gallera, non testimonino a vantaggio della presunta efficienza delle “locomotive del Nord”, anche in Europa.

La domanda è: se il CTS la scorsa primavera avesse detto, in condizioni di contagio opposte, di chiudere solo le Regioni del Sud il governo avrebbe chiuso anche le Regioni del Nord? Ognuno può dare la risposta che vuole, ma risulta evidente che dalle prossime mosse del governo avremo la risposta definitiva e che farà chiarezza una volta per tutte se per questo Stato i cittadini sono tutti uguali o se invece sono divisi, come già da anni appare del tutto evidente, in cittadini di serie A al Nord e di serie B al Sud.

Se cioè anche per questo governo, come per tutti quelli che l’hanno preceduto, gli interessi delle “locomotive del Nord”, cioè di Confindustria e dei suoi sodali, vengono prima di ogni altra considerazione e se per “interesse nazionale” si intende solo quello delle Regioni del Nord autoproclamatesi “virtuose”, relegando il resto del Paese, da sempre descritto come sprecone, ad una appendice tollerata solo perchè al servizio di questi esclusivi interessi. A quel punto cadranno anche gli ultimi mascheramenti e i meridionali sapranno con certezza se il 34% di cittadini italiani del Mezzogiorno godono degli stessi diritti del restante 66% di cittadini residenti nelle altre regioni del Centro Nord.

Altra cartina al tornasole sarà la destinazione ultima della pioggia di miliardi di euro in arrivo dall’Ue tramite il Recovery Fund, soldi che in larga parte dovrebbero essere investiti nel Mezzogiorno, come indicato dalla Ue per iniziare a colmare il divario fra le due aree del Paese e per permettere al Paese di crescere in modo maggiormente armonico ed incisivo nel panorama europeo e mondiale. Questa settimana sarà decisiva per il riparto dei fondi anche se dalle prime anticipazioni difficilmente al Sud sarà assegnata la quota che dovrebbe spettargli (il 70%), soldi che potrebbero essere invece ancora una volta spostati in gran parte al Nord, per l’ennesimo scippo di risorse ai danni del Sud.

La seconda domanda da porsi ora è la seguente: i cittadini del Sud quanto ancora continueranno a pazientare e sopportare di fronte a questi miserabili e continui furti di risorse, data in più anche la mancanza di rappresentanza che si prospetta ai loro danni a causa dal risultato del recente Referendum costituzionale?

Forse ai più infatti è sfuggito che oggi, in attesa di una nuova legge elettorale di cui però nessuno più parla, con la riduzione dei parlamentari al Senato il voto di un cittadino della Basilicata, della Calabria, della Sardegna vale la metà di quello di un cittadino del Trentino Alto Adige. La Repubblica Italiana ha cambiato pelle da un mese a questa parte ed è diventata una oligarchia partitocratica, ma visto che oggi non si può certo impedire il voto ad intere categorie, così come si faceva nell’800, ad esempio con le donne, gli analfabeti, gli indigenti, è stato creato questo meccanismo per cui il voto di chi evidentemente si ritiene sia un cittadino di serie B, vale nei fatti la metà, disattivandolo e rendendone la rappresentanza solo di facciata e comunque minoritaria. In altre parole quanto di più antidemocratico ed inconstituzionale si possa immaginare. Ovviamente una volta che questo meccanismo sarà ben compreso dai cittadini del Mezzogiorno, se non verrà corretto in sede di legge elettorale, non potrà che generare una profonda insoddisfazione.

A questo quadro che già si preannuncia tempestoso si aggiunge il ruolo sempre più egemone e verticistico della Conferenza Stato-Regioni che nei fatti è diventata la terza Camera ed è ormai sempre più in conflitto col governo nazionale, come si è visto ampiamente non solo durante tutta la fase d’emergenza Covid, ma anche ultimamente con la vicenda della riapertura al pubblico delle attività sportive e in questi giorni con il contrasto sulla didattica a distanza alle scuole superiori. Non va poi dimenticato che la Conferenza Stato-Regioni, di cui è presidente Stefano Bonaccini presidente dell’Emilia-Romagna, è la sede in cui progressivamente è maturato, grazie anche all’ignavia del ceto politico meridionale, il divario Nord-Sud. Risulta chiaro che i presidenti di regione del Sud, ad iniziare da quelli su cui non incide la presenza nella maggioranza della Lega, insieme ai Sindaci che amministrano i comuni e che hanno voce in capitolo per quanto riguarda l’emergenza sanitaria nel proprio territorio, devono cercare di fare blocco per evitare che l’Italia diventi un inutile treno con una locomotiva senza più vagoni e contrastare con forza l’illusione distropica di alcuni presidenti di regioni del Nord che cercano di sfruttare a proprio vantaggio la frattura Nord-Sud. Solo con il Sud si riparte, sia per il contrasto pandemico sia per il rilancio economico dell’intero nostro Paese nel mondo. Da questo periodo si esce solo insieme, senza egoismi territoriali, oppure l’Italia che tutti abbiamo conosciuto difficilmente potrà reggere alle forze centrifughe che l’attraversano.

Fonte: Transform!italia






sabato 10 ottobre 2020

Natale Cuccurese denuncia: “Ogni agenzia europea deve andare al Nord e il Sud è ormai considerato solo come una scomoda ed inutile zavorra”

Di Salvatore Lucchese

Nonostante le continue promesse di perequazione e di riequilibrio degli storici divari e delle sempre più aspre disuguaglianze tra il Nord e il Sud del Paese fatte da Giuseppe Conte, Francesco Boccia e Giuseppe Provenzano, le scelte politiche del sedicente Governo “giallo-rosso” del “cambiamento” vanno nella direzione esattamente opposta: sempre di più alla sgangherata “locomotiva” Nord e sempre di meno ai “vagoni” di coda del Mezzogiorno.

Se, come ha proposto l’economista Pietro Massimo Busetta (Il Quotidiano del Sud, 7 ottobre 2020) per fermare “l’emorragia di capitale umano” occorrerebbe anche “portare al Sud agenzie europee e grandi enti pubblici”, come, ad esempio, l’Istat, l’Inps e l’Agenzia delle entrate avviene l’esatto contrario: l’Agenzia dell’innovazione assegnata a Torino e il Tribunale dei brevetti a Milano.

Nel’intervenire su questi temi, il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, di recente ha osservato: “Il negazionista Zaia bullizza il Governo sul Covid e passa all’incasso dichiarando che il Veneto si candida con Padova per l’Agenzia biomedicale europea. Evidentemente ogni agenzia europea deve andare al Nord e il Sud è ormai considerato solo come una scomoda ed inutile zavorra”. 


Fonte: Vesuvianonews








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Di Salvatore Lucchese

Nonostante le continue promesse di perequazione e di riequilibrio degli storici divari e delle sempre più aspre disuguaglianze tra il Nord e il Sud del Paese fatte da Giuseppe Conte, Francesco Boccia e Giuseppe Provenzano, le scelte politiche del sedicente Governo “giallo-rosso” del “cambiamento” vanno nella direzione esattamente opposta: sempre di più alla sgangherata “locomotiva” Nord e sempre di meno ai “vagoni” di coda del Mezzogiorno.

Se, come ha proposto l’economista Pietro Massimo Busetta (Il Quotidiano del Sud, 7 ottobre 2020) per fermare “l’emorragia di capitale umano” occorrerebbe anche “portare al Sud agenzie europee e grandi enti pubblici”, come, ad esempio, l’Istat, l’Inps e l’Agenzia delle entrate avviene l’esatto contrario: l’Agenzia dell’innovazione assegnata a Torino e il Tribunale dei brevetti a Milano.

Nel’intervenire su questi temi, il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, di recente ha osservato: “Il negazionista Zaia bullizza il Governo sul Covid e passa all’incasso dichiarando che il Veneto si candida con Padova per l’Agenzia biomedicale europea. Evidentemente ogni agenzia europea deve andare al Nord e il Sud è ormai considerato solo come una scomoda ed inutile zavorra”. 


Fonte: Vesuvianonews








giovedì 1 ottobre 2020

Valutazioni del Direttivo Regionale Campania del Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti sulle ultime elezioni regionali e il percorso da intraprendere in vista delle prossime elezioni comunali di Napoli, Caserta e Salerno.

 Napoli, 30/09/2020

COMUNICATO STAMPA


Valutazioni del Direttivo Regionale del Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti sulle ultime elezioni regionali e il percorso da intraprendere in vista delle prossime elezioni comunali di Napoli, Caserta e Salerno.

TERRA E' L'INIZIO DI UN PERCORSO, SE SI SCEGLIE IL VERO CAMBIAMENTO

Le elezioni per la Regione Campania si sono concluse e purtroppo la Lista "TERRA", a cui il Partito del Sud ha dato il suo sostegno sin dalla prima ora, non è riuscita a entrare i Consiglio Regionale e a superare la soglia di sbarramento del 3%. Sicuramente i 27.000 voti raccolti meno di due mesi, partendo da zero, sono la prova che la nuova proposta è riuscita a intercettare l'interesse di una parte dell'elettorato progressista, ma è evidente che non è abbastanza.

Con Terra abbiamo iniziato a tracciare la differenza mettendo in campo uno slancio davvero riformatore, sui temi e sulle priorità. L'elettorato di sinistra, a partire dalla Campania, è senza riferimenti. A nostro avviso Terra deve andare avanti nel suo percorso, come deciso nell'Assemblea della scorsa settimana, ma radicandosi sui territori e strutturando meglio la sua proposta, rendendola chiara e concreta non solo sui temi ambientali, ma anche sui temi del lavoro, della sanità, del superamento del dualismo Nord - Sud.

Lo sviluppo sostenibile può e deve essere la declinazione pratica di un mondo progressista che si è cullato per troppo tempo nei dogmi del passato, senza saper trovare obiettivi concreti da inseguire, su cui aggregare consensi. E la sostenibilità di un'economia su un territorio non può essere tale se alcuni territori saranno zavorrati dagli sbagli del passato.

LO STATO E' DEBOLE E I TERRITORI HANNO BISOGNO DI NOI

Lo Stato italiano nelle sue burocrazie, nella sue istituzioni, dopo aver indebolito il suo organismo più rappresentativo, il Parlamento, grazie al referendum, sembra ancora meno pronto per questa sfida. E' troppo soggiogato dagli interessi di singole parti, da visioni parziali, poco capace di fare l'interesse generale, che significherebbe avere tutti i suoi territori e i suoi cittadini nelle condizioni di esprimere il massimo del potenziale, soprattutto in vista della prossima, si spera, incisiva ripartenza. Non si tratta di ideali, ma di Prodotto interno lordo. Oggi l'interesse delle lobby, concentrate soprattutto al Centro - Nord, si materializzano nella Conferenza Stato Regioni, che ha un ruolo sempre più egemone e verticistico, un ruolo oligarchico ormai sempre più in conflitto col governo nazionale, come si è visto ampiamente non solo durante tutta la fase d'emergenza Covid, ma anche ultimamente con la vicenda della riapertura al pubblico delle attività sportive. Un'istituzione centrale debole, disorientata presta il fianco a potentati locali. Non ce lo possiamo permettere.

IL MERIDIONALISMO E L'AMBIENTALISMO SONO LA NUOVA SINISTRA

La nostra sfida deve guardare al futuro. Ecco perchè il nostro meridionalismo è rivoluzionario. E' l'unico meridionalismo che punta a rafforzare l'unità del paese. Meridionalisti non in difesa del Sud, in quanto tale, ma in difesa della parte oggettivamente più debole della popolazione. Difendere i deboli non è forse il fondamento di qualsivoglia pensiero che ambisca a definirsi di sinistra? Le forze progressiste che si sono impegnate nell'ultima campagna elettorale hanno intuito la direzione e tracciato un sentiero, scegliendo di patire dalla difesa dell'ambiente. Allargando il significato del termine. Ora la sfida è fare del sentiero un'autostrada, nel minor tempo possibile, partendo dai bisogni oggettivi della società e non da principi calati dall'alto, in cui specchiarsi. Sappiamo dove NON bisogna andare e cosa NON fare : ricerchiamo quindi nuove modalità aggregative e d'azione per non venire percepiti nell'immaginario collettivo come soggetto vintage o autocontemplativo; non ci sarebbe errore peggiore e definitivo.

L'UNITA' E' NECESSITA'

La strada unitaria diventa un'esigenza per tutti, o almeno per chi non intende confluire nel PD o fare opera di mera testimonianza.Si confrontino le sfumature, senza dogmi e con obiettivi concreti. Risolvere i problemi dei cittadini campani : siano essi ambientali, socio - culturali, occupazionali. A queste condizioni il Partito del Sud sarà motore e centro di aggregazione.

I territori son ancora in attesa di essere interpretati, se è vero che lo spirito progressista sembra ritrovarsi solo nei quesiti referendari e si smarrisce alla vista dei programmi elettorali, forse il problema non è nella domanda, ma nell'offerta. Da domani saranno ancora più soli, avranno ancora maggiori difficoltà ad essere ascoltati. La voce più grossa è del Nord, forte, produttivo, iper rappresentato nei centri di potere: Chi vuole cogliere la sfida lo dimostri attaccando a viso aperto l'autonomia differenziata. Non sarà  una battaglia identitaria, ma egualitaria, contro la malcelata deriva neoliberista.

La capacità della sinistra campana di voler fare sul serio passa per questo tema, tanto trasversale quanto strategico. Vediamo chi davvero vuole cogliere la sfida e costruir una vera alternativa.

DIRETTIVO REGIONALE DEL 

PARTITO DEL SUD - MERIDIONALISTI PROGRESSISTI

Napoli, 30 Settembre 2020




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 Napoli, 30/09/2020

COMUNICATO STAMPA


Valutazioni del Direttivo Regionale del Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti sulle ultime elezioni regionali e il percorso da intraprendere in vista delle prossime elezioni comunali di Napoli, Caserta e Salerno.

TERRA E' L'INIZIO DI UN PERCORSO, SE SI SCEGLIE IL VERO CAMBIAMENTO

Le elezioni per la Regione Campania si sono concluse e purtroppo la Lista "TERRA", a cui il Partito del Sud ha dato il suo sostegno sin dalla prima ora, non è riuscita a entrare i Consiglio Regionale e a superare la soglia di sbarramento del 3%. Sicuramente i 27.000 voti raccolti meno di due mesi, partendo da zero, sono la prova che la nuova proposta è riuscita a intercettare l'interesse di una parte dell'elettorato progressista, ma è evidente che non è abbastanza.

Con Terra abbiamo iniziato a tracciare la differenza mettendo in campo uno slancio davvero riformatore, sui temi e sulle priorità. L'elettorato di sinistra, a partire dalla Campania, è senza riferimenti. A nostro avviso Terra deve andare avanti nel suo percorso, come deciso nell'Assemblea della scorsa settimana, ma radicandosi sui territori e strutturando meglio la sua proposta, rendendola chiara e concreta non solo sui temi ambientali, ma anche sui temi del lavoro, della sanità, del superamento del dualismo Nord - Sud.

Lo sviluppo sostenibile può e deve essere la declinazione pratica di un mondo progressista che si è cullato per troppo tempo nei dogmi del passato, senza saper trovare obiettivi concreti da inseguire, su cui aggregare consensi. E la sostenibilità di un'economia su un territorio non può essere tale se alcuni territori saranno zavorrati dagli sbagli del passato.

LO STATO E' DEBOLE E I TERRITORI HANNO BISOGNO DI NOI

Lo Stato italiano nelle sue burocrazie, nella sue istituzioni, dopo aver indebolito il suo organismo più rappresentativo, il Parlamento, grazie al referendum, sembra ancora meno pronto per questa sfida. E' troppo soggiogato dagli interessi di singole parti, da visioni parziali, poco capace di fare l'interesse generale, che significherebbe avere tutti i suoi territori e i suoi cittadini nelle condizioni di esprimere il massimo del potenziale, soprattutto in vista della prossima, si spera, incisiva ripartenza. Non si tratta di ideali, ma di Prodotto interno lordo. Oggi l'interesse delle lobby, concentrate soprattutto al Centro - Nord, si materializzano nella Conferenza Stato Regioni, che ha un ruolo sempre più egemone e verticistico, un ruolo oligarchico ormai sempre più in conflitto col governo nazionale, come si è visto ampiamente non solo durante tutta la fase d'emergenza Covid, ma anche ultimamente con la vicenda della riapertura al pubblico delle attività sportive. Un'istituzione centrale debole, disorientata presta il fianco a potentati locali. Non ce lo possiamo permettere.

IL MERIDIONALISMO E L'AMBIENTALISMO SONO LA NUOVA SINISTRA

La nostra sfida deve guardare al futuro. Ecco perchè il nostro meridionalismo è rivoluzionario. E' l'unico meridionalismo che punta a rafforzare l'unità del paese. Meridionalisti non in difesa del Sud, in quanto tale, ma in difesa della parte oggettivamente più debole della popolazione. Difendere i deboli non è forse il fondamento di qualsivoglia pensiero che ambisca a definirsi di sinistra? Le forze progressiste che si sono impegnate nell'ultima campagna elettorale hanno intuito la direzione e tracciato un sentiero, scegliendo di patire dalla difesa dell'ambiente. Allargando il significato del termine. Ora la sfida è fare del sentiero un'autostrada, nel minor tempo possibile, partendo dai bisogni oggettivi della società e non da principi calati dall'alto, in cui specchiarsi. Sappiamo dove NON bisogna andare e cosa NON fare : ricerchiamo quindi nuove modalità aggregative e d'azione per non venire percepiti nell'immaginario collettivo come soggetto vintage o autocontemplativo; non ci sarebbe errore peggiore e definitivo.

L'UNITA' E' NECESSITA'

La strada unitaria diventa un'esigenza per tutti, o almeno per chi non intende confluire nel PD o fare opera di mera testimonianza.Si confrontino le sfumature, senza dogmi e con obiettivi concreti. Risolvere i problemi dei cittadini campani : siano essi ambientali, socio - culturali, occupazionali. A queste condizioni il Partito del Sud sarà motore e centro di aggregazione.

I territori son ancora in attesa di essere interpretati, se è vero che lo spirito progressista sembra ritrovarsi solo nei quesiti referendari e si smarrisce alla vista dei programmi elettorali, forse il problema non è nella domanda, ma nell'offerta. Da domani saranno ancora più soli, avranno ancora maggiori difficoltà ad essere ascoltati. La voce più grossa è del Nord, forte, produttivo, iper rappresentato nei centri di potere: Chi vuole cogliere la sfida lo dimostri attaccando a viso aperto l'autonomia differenziata. Non sarà  una battaglia identitaria, ma egualitaria, contro la malcelata deriva neoliberista.

La capacità della sinistra campana di voler fare sul serio passa per questo tema, tanto trasversale quanto strategico. Vediamo chi davvero vuole cogliere la sfida e costruir una vera alternativa.

DIRETTIVO REGIONALE DEL 

PARTITO DEL SUD - MERIDIONALISTI PROGRESSISTI

Napoli, 30 Settembre 2020




mercoledì 30 settembre 2020

Natale Cuccurese lancia l’allarme: “Il Sud nella morsa dello scippo del Recovery Fund, del crollo occupazionale e dell’esplosione del conflitto sociale”


Di Salvatore Lucchese

Nel commentare via facebook l’articolo di Paolo Grassi, Provenzano sotto assedio. La grande battaglia sul e per il Mezzogiorno, pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno del 30 settembre, il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ha lanciato l’allarme contro il pericolo che i finanziamenti del Recovery Fund vengano dirottati quasi tutti al Nord.

Il blocco del Nord – ha osservato Cuccurese –, formato da Confindustria e governatori leghisti e protoleghisti del Nord, usa da giorni l’artiglieria mediatica pesante contro il Sud al fine di poter ingurgitare ogni contributo in arrivo dalla Ue”.


A questo punto – ha proseguito il Presidente del Partito del Sud – sarà un miracolo se al Sud arriverà anche solo il 34% del Recovery Fund, mentre Provenzano, che ancora mantiene il punto, appare sempre più isolato all’interno del Governo”.

Sarà meglio – ha concluso Cuccurese – che i governatori del Sud iniziano ad alzare la voce e battere i pugni sul tavolo nella Conferenza Stato-Regioni se non vogliono che la situazione, anche dell’ordine pubblico, diventi ingestibile sui territori vista la stima della perdita di 600.00-800.000 posti di lavoro al Sud entro fine anno”.

Occorre ricordare che, oltre a Cuccurese, a lanciare l’allarme sul pericolo dell’esplosione del conflitto sociale nelle regioni meridionali sono stati anche due autorevoli studiosi, il Presidente della Svimez Adriano Giannola e l’economista Pietro Massimo Busetta, che, già da tempo, hanno parlato, rispettivamente, di pericolo di “guerra civile” e di “lancio di pietre”.


Fonte: Vesuvianonews




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Di Salvatore Lucchese

Nel commentare via facebook l’articolo di Paolo Grassi, Provenzano sotto assedio. La grande battaglia sul e per il Mezzogiorno, pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno del 30 settembre, il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ha lanciato l’allarme contro il pericolo che i finanziamenti del Recovery Fund vengano dirottati quasi tutti al Nord.

Il blocco del Nord – ha osservato Cuccurese –, formato da Confindustria e governatori leghisti e protoleghisti del Nord, usa da giorni l’artiglieria mediatica pesante contro il Sud al fine di poter ingurgitare ogni contributo in arrivo dalla Ue”.


A questo punto – ha proseguito il Presidente del Partito del Sud – sarà un miracolo se al Sud arriverà anche solo il 34% del Recovery Fund, mentre Provenzano, che ancora mantiene il punto, appare sempre più isolato all’interno del Governo”.

Sarà meglio – ha concluso Cuccurese – che i governatori del Sud iniziano ad alzare la voce e battere i pugni sul tavolo nella Conferenza Stato-Regioni se non vogliono che la situazione, anche dell’ordine pubblico, diventi ingestibile sui territori vista la stima della perdita di 600.00-800.000 posti di lavoro al Sud entro fine anno”.

Occorre ricordare che, oltre a Cuccurese, a lanciare l’allarme sul pericolo dell’esplosione del conflitto sociale nelle regioni meridionali sono stati anche due autorevoli studiosi, il Presidente della Svimez Adriano Giannola e l’economista Pietro Massimo Busetta, che, già da tempo, hanno parlato, rispettivamente, di pericolo di “guerra civile” e di “lancio di pietre”.


Fonte: Vesuvianonews




venerdì 25 settembre 2020

Svolta a destra e più potere al Nord, ecco cosa ci aspetta dopo il taglio del Parlamento

Svolta a destra e più potere al Nord, ecco cosa ci aspetta dopo il taglio del Parlamento 

Di NATALE CUCCURESE

Fonte: Left

Stando ai sondaggi, la vittoria del Sì abbinata al Germanicum consegnerebbe l’Italia alle destre. Al tempostesso l’indebolimento di Camera e Senato rafforza la Conferenza Stato-Regioni, guidata dai governatori del Settentrione

Dopo la vittoria del Sì al Referendum quali scenari socio-politici si possono aprire nel nostro Paese? Ripartiamo dai numeri.

Come l’Istituto Cattaneo aveva già evidenziato nella settimana antecedente l’appuntamento referendario, la vittoria del Sì abbinata ad una legge elettorale proporzionale al 3% o al 5%, porterebbe la destra avanti in tutte e due le Camere. La Fondazione Einaudi dal suo canto evidenziava come, con la vittoria del Sì al referendum, con soli 267 deputati e 134 senatori si potrebbe «cambiare la Costituzione in ogni sua parte, senza possibilità per i cittadini di esprimersi con un successivo referendum». Ora dopo la vittoria del Sì l’Istituto Cattaneo non solo conferma che con il “Germanicum” (proporzionale con soglia di sbarramento al 5%), governerebbe la destra, ma ci informa anche che sulla base degli ultimi sondaggi il M5s sarebbe il partito che perde più seggi sia in assoluto che in percentuale: alla Camera da 199 a 73 e al Senato da 95 a 38.

Contemporaneamente uno studio Youtrend indica che a superare la soglia del 5%, sempre sulla base degli ultimi sondaggi disponibili, sarebbero soltanto la Lega (25,2%), il Pd (20,2%), il M5s (15,8%), FdI (15%) e FI (7,1%). La maggioranza andrebbe al centrodestra con 227 seggi su 400. La distribuzione dei seggi così risultante porta alla dispersione del 16,7% del voto per le formazioni che non supererebbero la soglia del 5%. Questo non solo determinerebbe una crisi di rappresentanza e di democrazia, ma nei fatti costituirebbero un premio di maggioranza per il centro destra che balzerebbe dal 47,3% dei voti al 56,8% dei seggi.

Siamo perciò, come ampiamente illustrato nei mesi passati da più voci, al passaggio da una Repubblica basata sulla rappresentanza espressa dal voto popolare ad una Repubblica oligarchica, dove il voto popolare rappresenta solo una componente non fondamentale. Il prossimo passaggio, dopo accurata preparazione mediatica dei soliti corifei, sarà quello ad una Repubblica presidenziale, si andrà così a completare uno degli ultimi tasselli che mancano per la piena realizzazione del piano piduista di “rinascita nazionale”.

In questo quadro già di per sé sconfortante si aggiunge il ruolo sempre più egemone e verticistico della Conferenza Stato-Regioni, che da fonti stampa potrebbe vedere un cambio alla guida: dal Presidente dell’Emilia-Romagna Bonaccini a quello del Veneto Zaia. Zaia ha smentito, evidentemente è più che garantito negli interessi delle regioni del Nord da Bonaccini, ma è chiaro la Conferenza Stato-Regioni è ormai sempre più in conflitto col governo nazionale, come si è visto ampiamente non solo durante tutta la fase d’emergenza Covid, ma anche ultimamente con la vicenda della riapertura al pubblico delle attività sportive. A tal proposito è doveroso rimarcare che è già stata calendarizzata alla Commissione Affari costituzionali del Senato l’introduzione di una supremacy clause all’art. 117 della Costituzione, per la potestà legislativa e la costituzionalizzazione del sistema delle Conferenze.

Per il Sud una eventuale staffetta Bonaccini-Zaia poco cambierebbe essendo ambedue campioni della “secessione dei ricchi” – ossia dei progetti di autonomia regionale differenziata – che da tempo marciano sul binario unico ed esclusivo dei soli interessi delle loro regioni e del Nord, pronti a drenare il più possibile dei fondi del Recovery fund in arrivo dall’Europa. Fondi che secondo le indicazioni europee dovrebbero, per una quota di circa il 70%, essere utilizzati per iniziare a colmare il divario Nord-Sud. Zingaretti pochi giorni fa in una intervista al Mattino ha però già iniziato la sottrazione, indicando nel 34% (cioè semplicemente la percentuale della popolazione, quindi nulla in più del semplice riparto dovuto) i fondi da destinare al Mezzogiorno, ma è prevedibile che anche una parte di questi saranno in qualche modo drenati a vantaggio delle regioni più ricche, come la Storia insegna. Non va infatti dimenticato che la Conferenza Stato-Regioni è la sede in cui progressivamente è maturato, grazie anche all’ignavia del ceto politico meridionale, il divario Nord-Sud.

Una volta investiti, o se preferite in gran parte sperperati in mille rivoli come già si profila all’orizzonte, i miliardi in arrivo dall’Europa, ci ritroveremo con il Parlamento indebolito nella sua funzione di equa rappresentanza, anche territoriale, dell’elettorato soprattutto al Senato, i Presidenti di Regione arroccati ognuno a difesa dei propri interessi, il realizzarsi definitivo del progetto di autonomia differenziata, una crisi di rappresentanza democratica che renderà sempre più turbolenti i rapporti di forza all’interno del Paese e genererà insoddisfazione e una disaffezione verso la politica nella fetta dell’elettorato non rappresentata, un governo sempre più autoritario, poco attento ai bisogni delle classi popolari ed in perenne conflitto con la Conferenza Stato-Regioni che diverrà nei fatti una terza camera para-legislativa e una Costituzione stravolta da ogni nuova maggioranza.

La scintilla che potrebbe far esplodere questa polveriera sarà il Sud sempre più immiserito e che vede, come da dati Eurostat della scorsa settimana, Campania prima, Sicilia seconda e Calabria ottava fra le regioni europee con la maggior parte della popolazione a rischio povertà. È quindi facilmente constatabile come, al momento, l’Italia proceda a marce forzate verso la balcanizzazione del Paese, oramai è solo questione di tempo.

Ci si domanda a questo punto come possono muoversi le formazioni di sinistra per contrastare questa deriva destabilizzante. La prima domanda da porsi è: c’è nel Paese una base elettorale per ripartire da sinistra? Sicuramente sì, a partire da una parte di quell’elettorato – più del 30% – che ha votato No al referendum a difesa della Costituzione e senza dimenticare gli spunti positivi forniti dalle recenti esperienze aggregative unitarie in Toscana o in Campania con “Terra”. Comunque la si pensi è importante rilanciare da subito ipotesi aggregative che pongano l’accento oltre sui temi a tutti noi cari a sinistra – fra i quali quelli del lavoro e dell’ambiente – anche sulla situazione del Mezzogiorno, nei fatti senza rappresentanza in questo nuovo panorama politico, come detto, e sulla necessità di una presenza e visione meridionalista progressista unitaria nei programmi per poter fornire risposte puntuali ai territori. Con la consapevolezza che con uno sbarramento al 5% per Camera e Senato, uniti a quelli molto alti presenti in alcune regioni e allo stravolgimento della Costituzione, la strada unitaria diventa un’esigenza per tutti, o almeno per chi non intende confluire nel Pd o fare opera di mera testimonianza.

Sarà però indispensabile abbandonare da subito la coazione a ripetere gli errori del passato, ricercare nuove modalità aggregative e d’azione per non venire percepiti nell’immaginario collettivo come soggetto vintage o autocontemplativo; non ci sarebbe errore peggiore e definitivo.


Fonte: Left 




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Svolta a destra e più potere al Nord, ecco cosa ci aspetta dopo il taglio del Parlamento 

Di NATALE CUCCURESE

Fonte: Left

Stando ai sondaggi, la vittoria del Sì abbinata al Germanicum consegnerebbe l’Italia alle destre. Al tempostesso l’indebolimento di Camera e Senato rafforza la Conferenza Stato-Regioni, guidata dai governatori del Settentrione

Dopo la vittoria del Sì al Referendum quali scenari socio-politici si possono aprire nel nostro Paese? Ripartiamo dai numeri.

Come l’Istituto Cattaneo aveva già evidenziato nella settimana antecedente l’appuntamento referendario, la vittoria del Sì abbinata ad una legge elettorale proporzionale al 3% o al 5%, porterebbe la destra avanti in tutte e due le Camere. La Fondazione Einaudi dal suo canto evidenziava come, con la vittoria del Sì al referendum, con soli 267 deputati e 134 senatori si potrebbe «cambiare la Costituzione in ogni sua parte, senza possibilità per i cittadini di esprimersi con un successivo referendum». Ora dopo la vittoria del Sì l’Istituto Cattaneo non solo conferma che con il “Germanicum” (proporzionale con soglia di sbarramento al 5%), governerebbe la destra, ma ci informa anche che sulla base degli ultimi sondaggi il M5s sarebbe il partito che perde più seggi sia in assoluto che in percentuale: alla Camera da 199 a 73 e al Senato da 95 a 38.

Contemporaneamente uno studio Youtrend indica che a superare la soglia del 5%, sempre sulla base degli ultimi sondaggi disponibili, sarebbero soltanto la Lega (25,2%), il Pd (20,2%), il M5s (15,8%), FdI (15%) e FI (7,1%). La maggioranza andrebbe al centrodestra con 227 seggi su 400. La distribuzione dei seggi così risultante porta alla dispersione del 16,7% del voto per le formazioni che non supererebbero la soglia del 5%. Questo non solo determinerebbe una crisi di rappresentanza e di democrazia, ma nei fatti costituirebbero un premio di maggioranza per il centro destra che balzerebbe dal 47,3% dei voti al 56,8% dei seggi.

Siamo perciò, come ampiamente illustrato nei mesi passati da più voci, al passaggio da una Repubblica basata sulla rappresentanza espressa dal voto popolare ad una Repubblica oligarchica, dove il voto popolare rappresenta solo una componente non fondamentale. Il prossimo passaggio, dopo accurata preparazione mediatica dei soliti corifei, sarà quello ad una Repubblica presidenziale, si andrà così a completare uno degli ultimi tasselli che mancano per la piena realizzazione del piano piduista di “rinascita nazionale”.

In questo quadro già di per sé sconfortante si aggiunge il ruolo sempre più egemone e verticistico della Conferenza Stato-Regioni, che da fonti stampa potrebbe vedere un cambio alla guida: dal Presidente dell’Emilia-Romagna Bonaccini a quello del Veneto Zaia. Zaia ha smentito, evidentemente è più che garantito negli interessi delle regioni del Nord da Bonaccini, ma è chiaro la Conferenza Stato-Regioni è ormai sempre più in conflitto col governo nazionale, come si è visto ampiamente non solo durante tutta la fase d’emergenza Covid, ma anche ultimamente con la vicenda della riapertura al pubblico delle attività sportive. A tal proposito è doveroso rimarcare che è già stata calendarizzata alla Commissione Affari costituzionali del Senato l’introduzione di una supremacy clause all’art. 117 della Costituzione, per la potestà legislativa e la costituzionalizzazione del sistema delle Conferenze.

Per il Sud una eventuale staffetta Bonaccini-Zaia poco cambierebbe essendo ambedue campioni della “secessione dei ricchi” – ossia dei progetti di autonomia regionale differenziata – che da tempo marciano sul binario unico ed esclusivo dei soli interessi delle loro regioni e del Nord, pronti a drenare il più possibile dei fondi del Recovery fund in arrivo dall’Europa. Fondi che secondo le indicazioni europee dovrebbero, per una quota di circa il 70%, essere utilizzati per iniziare a colmare il divario Nord-Sud. Zingaretti pochi giorni fa in una intervista al Mattino ha però già iniziato la sottrazione, indicando nel 34% (cioè semplicemente la percentuale della popolazione, quindi nulla in più del semplice riparto dovuto) i fondi da destinare al Mezzogiorno, ma è prevedibile che anche una parte di questi saranno in qualche modo drenati a vantaggio delle regioni più ricche, come la Storia insegna. Non va infatti dimenticato che la Conferenza Stato-Regioni è la sede in cui progressivamente è maturato, grazie anche all’ignavia del ceto politico meridionale, il divario Nord-Sud.

Una volta investiti, o se preferite in gran parte sperperati in mille rivoli come già si profila all’orizzonte, i miliardi in arrivo dall’Europa, ci ritroveremo con il Parlamento indebolito nella sua funzione di equa rappresentanza, anche territoriale, dell’elettorato soprattutto al Senato, i Presidenti di Regione arroccati ognuno a difesa dei propri interessi, il realizzarsi definitivo del progetto di autonomia differenziata, una crisi di rappresentanza democratica che renderà sempre più turbolenti i rapporti di forza all’interno del Paese e genererà insoddisfazione e una disaffezione verso la politica nella fetta dell’elettorato non rappresentata, un governo sempre più autoritario, poco attento ai bisogni delle classi popolari ed in perenne conflitto con la Conferenza Stato-Regioni che diverrà nei fatti una terza camera para-legislativa e una Costituzione stravolta da ogni nuova maggioranza.

La scintilla che potrebbe far esplodere questa polveriera sarà il Sud sempre più immiserito e che vede, come da dati Eurostat della scorsa settimana, Campania prima, Sicilia seconda e Calabria ottava fra le regioni europee con la maggior parte della popolazione a rischio povertà. È quindi facilmente constatabile come, al momento, l’Italia proceda a marce forzate verso la balcanizzazione del Paese, oramai è solo questione di tempo.

Ci si domanda a questo punto come possono muoversi le formazioni di sinistra per contrastare questa deriva destabilizzante. La prima domanda da porsi è: c’è nel Paese una base elettorale per ripartire da sinistra? Sicuramente sì, a partire da una parte di quell’elettorato – più del 30% – che ha votato No al referendum a difesa della Costituzione e senza dimenticare gli spunti positivi forniti dalle recenti esperienze aggregative unitarie in Toscana o in Campania con “Terra”. Comunque la si pensi è importante rilanciare da subito ipotesi aggregative che pongano l’accento oltre sui temi a tutti noi cari a sinistra – fra i quali quelli del lavoro e dell’ambiente – anche sulla situazione del Mezzogiorno, nei fatti senza rappresentanza in questo nuovo panorama politico, come detto, e sulla necessità di una presenza e visione meridionalista progressista unitaria nei programmi per poter fornire risposte puntuali ai territori. Con la consapevolezza che con uno sbarramento al 5% per Camera e Senato, uniti a quelli molto alti presenti in alcune regioni e allo stravolgimento della Costituzione, la strada unitaria diventa un’esigenza per tutti, o almeno per chi non intende confluire nel Pd o fare opera di mera testimonianza.

Sarà però indispensabile abbandonare da subito la coazione a ripetere gli errori del passato, ricercare nuove modalità aggregative e d’azione per non venire percepiti nell’immaginario collettivo come soggetto vintage o autocontemplativo; non ci sarebbe errore peggiore e definitivo.


Fonte: Left 




Elezioni regionali in Campania, le considerazioni di Antonio Luongo

Di Antonio Luongo (candidato per il Partito del Sud nella lista Terra)

Le elezioni per la Regione Campania si sono concluse e purtroppo il movimento TERRA non è riuscito a entrare in Consiglio Regionale e a superare la soglia di sbarramento del 3%.

Desidero innanzitutto ringraziare tutte le persone che mi hanno dato fiducia e mi hanno affiancato in questo percorso non solo con il voto, ma con attestazioni concrete di stima e affetto. Ne farò tesoro. Ora è il tempo delle riflessioni. 

Sicuramente i 27.000 voti raccolti i meno di due mesi, partendo da zero, sono la prova che la nuova proposta è riuscita ad intercettare l'interesse nell'elettorato progressista. C'è molto da lavorare e noi non ci produrremo in entusiasmi opinabili, come ha fatto chi ha preso appena 4.000 voti in più. La sinistra deve smettere di guardarsi l'ombelico in modo autoreferenziale e cominciare davvero a guardare avanti. 

Con Terra abbiamo iniziato a tracciare la differenza mettendo in campo uno slancio davvero riformatore, sui temi, sulle priorità, non sulle chiacchiere. L'elettorato di sinistra, soprattutto in Campania è senza riferimenti. Non deve ingannare il 70% di De Luca, visto che è una vittoria costruita "oltre la destra e la sinistra", per sua stessa ammissione. Ció significa aver rinunciato ad una visione comune, a valori condivisi, buttando dentro le liste la qualunque. Unico collante il potere. Ma governare una regione con 6 milioni di abitanti non è come gestire un condominio. 

Occorre un indirizzo politico, altrimenti si sopravvive solo distribuendo favori e ricompense. E su questo punto sono davvero molto preoccupato. Terra deve andare avanti nel suo percorso di rigenerazione della visione di sinistra, radicandosi sui territori e strutturando meglio la sua proposta, rendendola chiara e concreta non solo sui temi ambientali, ma anche sui temi del lavoro, della sanità, del superamento del dualismo nord sud. 

È una sfida che deve guardare al futuro. Perché la modernità non è assegnata dall'anagrafe e le divisioni ideologiche, in difesa miope del simbolo, che abbiamo appena avuto sotto gli occhi, ci hanno indicato dove NON bisogna andare. Unità e linguaggio nuovo: questa la via. E questo sará il mio contributo per Terra e per il domani dei nostri territori. 

Valuteremo con attenzioni le dichiarazioni e le posizioni dei protagonisti dell'universo progressista, alla sinistra del Pd. Vediamo chi davvero vuole cogliere la sfida.



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Di Antonio Luongo (candidato per il Partito del Sud nella lista Terra)

Le elezioni per la Regione Campania si sono concluse e purtroppo il movimento TERRA non è riuscito a entrare in Consiglio Regionale e a superare la soglia di sbarramento del 3%.

Desidero innanzitutto ringraziare tutte le persone che mi hanno dato fiducia e mi hanno affiancato in questo percorso non solo con il voto, ma con attestazioni concrete di stima e affetto. Ne farò tesoro. Ora è il tempo delle riflessioni. 

Sicuramente i 27.000 voti raccolti i meno di due mesi, partendo da zero, sono la prova che la nuova proposta è riuscita ad intercettare l'interesse nell'elettorato progressista. C'è molto da lavorare e noi non ci produrremo in entusiasmi opinabili, come ha fatto chi ha preso appena 4.000 voti in più. La sinistra deve smettere di guardarsi l'ombelico in modo autoreferenziale e cominciare davvero a guardare avanti. 

Con Terra abbiamo iniziato a tracciare la differenza mettendo in campo uno slancio davvero riformatore, sui temi, sulle priorità, non sulle chiacchiere. L'elettorato di sinistra, soprattutto in Campania è senza riferimenti. Non deve ingannare il 70% di De Luca, visto che è una vittoria costruita "oltre la destra e la sinistra", per sua stessa ammissione. Ció significa aver rinunciato ad una visione comune, a valori condivisi, buttando dentro le liste la qualunque. Unico collante il potere. Ma governare una regione con 6 milioni di abitanti non è come gestire un condominio. 

Occorre un indirizzo politico, altrimenti si sopravvive solo distribuendo favori e ricompense. E su questo punto sono davvero molto preoccupato. Terra deve andare avanti nel suo percorso di rigenerazione della visione di sinistra, radicandosi sui territori e strutturando meglio la sua proposta, rendendola chiara e concreta non solo sui temi ambientali, ma anche sui temi del lavoro, della sanità, del superamento del dualismo nord sud. 

È una sfida che deve guardare al futuro. Perché la modernità non è assegnata dall'anagrafe e le divisioni ideologiche, in difesa miope del simbolo, che abbiamo appena avuto sotto gli occhi, ci hanno indicato dove NON bisogna andare. Unità e linguaggio nuovo: questa la via. E questo sará il mio contributo per Terra e per il domani dei nostri territori. 

Valuteremo con attenzioni le dichiarazioni e le posizioni dei protagonisti dell'universo progressista, alla sinistra del Pd. Vediamo chi davvero vuole cogliere la sfida.



Ringraziamo i 431 elettori che ci hanno premiato col loro voto a Reggio Calabria.

Ringraziamo i 431 elettori che ci hanno premiato col loro voto a Reggio Calabria. 
Vogliamo ribadire quanto detto già ieri a proposito della nostra partecipazione alle regionali in Puglia: Abbiamo inteso schierarci contro la Lega, a Reggio Calabria come in altre territori, mettendoci la faccia, ma anche l’impegno concreto e i voti. Essere un soggetto politico per contrastare leghisti e protoleghisti e, come in questo caso, portare nelle coalizioni le proprie tesi vuol dire partecipare alle elezioni, essere partigiani, con conseguenti oneri, non limitandosi al tifo da stadio sui social, come semplici spettatori. 

Un ringraziamento al nostro Capolista Massimo Cogliandro, ai nostri candidati, agli alleati di Reggio Bene Comune, e a tutti i nostri sostenitori che si sono prodigati in questi mesi per dare sostegno al comune ideale meridionalista. 
A Reggio la partita non è finita, ora dobbiamo sostenere con tutte le nostre forze il Sindaco Giuseppe Falcomatà al ballottaggio. Un Sindaco che ben conosce i problemi connessi alla questione meridionale e gli scippi a cui è sottoposto il Sud, come dimostra ampiamente il suo intervento nel video del nostro incontro del 9 settembre. [https://www.facebook.com/PdelSud/videos/636202533694466/?vh=e&extid=CpkduOPfRf3XI2I1&d=n

Un Sindaco da sostenere per fare argine contro l'imbarbarimento della politica dettato dalla destra a trazione leghista. Reggio non può avere un sindaco leghista, a maggior ragione con la Lega che ha un risultato di lista sotto il 5%... 

Continuiamo col lavoro a sostegno del Sindaco Falcomatà in vista del ballottaggio: “Reggio non si Lega”!



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Ringraziamo i 431 elettori che ci hanno premiato col loro voto a Reggio Calabria. 
Vogliamo ribadire quanto detto già ieri a proposito della nostra partecipazione alle regionali in Puglia: Abbiamo inteso schierarci contro la Lega, a Reggio Calabria come in altre territori, mettendoci la faccia, ma anche l’impegno concreto e i voti. Essere un soggetto politico per contrastare leghisti e protoleghisti e, come in questo caso, portare nelle coalizioni le proprie tesi vuol dire partecipare alle elezioni, essere partigiani, con conseguenti oneri, non limitandosi al tifo da stadio sui social, come semplici spettatori. 

Un ringraziamento al nostro Capolista Massimo Cogliandro, ai nostri candidati, agli alleati di Reggio Bene Comune, e a tutti i nostri sostenitori che si sono prodigati in questi mesi per dare sostegno al comune ideale meridionalista. 
A Reggio la partita non è finita, ora dobbiamo sostenere con tutte le nostre forze il Sindaco Giuseppe Falcomatà al ballottaggio. Un Sindaco che ben conosce i problemi connessi alla questione meridionale e gli scippi a cui è sottoposto il Sud, come dimostra ampiamente il suo intervento nel video del nostro incontro del 9 settembre. [https://www.facebook.com/PdelSud/videos/636202533694466/?vh=e&extid=CpkduOPfRf3XI2I1&d=n

Un Sindaco da sostenere per fare argine contro l'imbarbarimento della politica dettato dalla destra a trazione leghista. Reggio non può avere un sindaco leghista, a maggior ragione con la Lega che ha un risultato di lista sotto il 5%... 

Continuiamo col lavoro a sostegno del Sindaco Falcomatà in vista del ballottaggio: “Reggio non si Lega”!



Ringraziamo i 1410 elettori che ci hanno premiato col loro voto in Puglia.

Ringraziamo i 1410 elettori che ci hanno premiato col loro voto in Puglia. 
Abbiamo inteso schierarci contro la Lega, in Puglia come in altre territori, mettendoci la faccia, ma anche l’impegno concreto e i voti. Essere un soggetto politico per contrastare leghisti e protoleghisti e, come in questo caso, portare nelle coalizioni le proprie tesi vuol dire partecipare alle elezioni, essere partigiani, con conseguenti oneri, non limitandosi al tifo da stadio sui social, come semplici spettatori. 

Un ringraziamento al nostro Vicepresidente Michele Dell'Edera, ai nostri candidati e a tutti i nostri sostenitori che si sono prodigati in questi mesi per dare sostegno al comune ideale meridionalista. I migliori risultati li registriamo nel Comune di Cagnano Varano con il nostro Partito al 4,66%, seguito da Castellaneta all’1,18%. 

Siamo felicissimi per Michele Emiliano e per il fatto che possa continuare a lavorare per il bene della Puglia, e del Mezzogiorno tutto, un Presidente di regione meridionalista, che si conferma un baluardo contro l'imbarbarimento della politica dettato dalla destra a trazione leghista. Ora in Puglia potrà procedere l’azione in favore dei più deboli, dei discriminati, dell’ambiente, della salute e del lavoro. 

Le otto liste presenti a favore di Michele Emiliano che restano sotto il risultato dello 0,5%, hanno comunque contribuito con circa 19.000 voti totali alla sua rielezione, è un dato non disprezzabile e su cui bisognerà riflettere in vista di futuri impegni, dato anche il risultato referendario che taglia rappresentanza e diritti, ma non i privilegi.



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Ringraziamo i 1410 elettori che ci hanno premiato col loro voto in Puglia. 
Abbiamo inteso schierarci contro la Lega, in Puglia come in altre territori, mettendoci la faccia, ma anche l’impegno concreto e i voti. Essere un soggetto politico per contrastare leghisti e protoleghisti e, come in questo caso, portare nelle coalizioni le proprie tesi vuol dire partecipare alle elezioni, essere partigiani, con conseguenti oneri, non limitandosi al tifo da stadio sui social, come semplici spettatori. 

Un ringraziamento al nostro Vicepresidente Michele Dell'Edera, ai nostri candidati e a tutti i nostri sostenitori che si sono prodigati in questi mesi per dare sostegno al comune ideale meridionalista. I migliori risultati li registriamo nel Comune di Cagnano Varano con il nostro Partito al 4,66%, seguito da Castellaneta all’1,18%. 

Siamo felicissimi per Michele Emiliano e per il fatto che possa continuare a lavorare per il bene della Puglia, e del Mezzogiorno tutto, un Presidente di regione meridionalista, che si conferma un baluardo contro l'imbarbarimento della politica dettato dalla destra a trazione leghista. Ora in Puglia potrà procedere l’azione in favore dei più deboli, dei discriminati, dell’ambiente, della salute e del lavoro. 

Le otto liste presenti a favore di Michele Emiliano che restano sotto il risultato dello 0,5%, hanno comunque contribuito con circa 19.000 voti totali alla sua rielezione, è un dato non disprezzabile e su cui bisognerà riflettere in vista di futuri impegni, dato anche il risultato referendario che taglia rappresentanza e diritti, ma non i privilegi.



martedì 15 settembre 2020

REGGIO CALABRIA 16 SETTEMBRE ALLE ORE 18 A PIAZZA CASTELLO COMIZIO DELLA LISTA “REGGIO BENE COMUNE-MERIDIONALISTI PROGRESSISTI

 “REGGIO NON SI LEGA”
Sebbene la Lega cresca anche nel meridione, la recente svolta nazionalista e sovranista ha il sapore di una metamorfosi di facciata, finalizzata ad espandere il consenso oltre i confini padani.
La storia leghista infatti è una lunga sequenza di insulti, allusioni, volgarità gratuite e vecchi pregiudizi che la maggioranza del Sud non dimentica.
Dopo averci insultati e depredati per anni ora vogliono anche il nostro voto!
I leghisti sono pronti a spegnere ogni resistenza dei cittadini del Sud e a predare ogni nostro avere, ogni bellezza, ogni dignità!
Il riscatto del Sud parte da Reggio Calabria!
Scendi in piazza con noi, non tradire la tua città !




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 “REGGIO NON SI LEGA”
Sebbene la Lega cresca anche nel meridione, la recente svolta nazionalista e sovranista ha il sapore di una metamorfosi di facciata, finalizzata ad espandere il consenso oltre i confini padani.
La storia leghista infatti è una lunga sequenza di insulti, allusioni, volgarità gratuite e vecchi pregiudizi che la maggioranza del Sud non dimentica.
Dopo averci insultati e depredati per anni ora vogliono anche il nostro voto!
I leghisti sono pronti a spegnere ogni resistenza dei cittadini del Sud e a predare ogni nostro avere, ogni bellezza, ogni dignità!
Il riscatto del Sud parte da Reggio Calabria!
Scendi in piazza con noi, non tradire la tua città !




 
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