martedì 10 dicembre 2019

ADESIONE E PARTECIPAZIONE DEL PARTITO DEL SUD ALLA ASSEMBLEA NAZIONALE UNITARIA DELLE SINISTRE DI OPPOSIZIONE


Nel link a Radio Radicale la Registrazione video dell'assemblea "Assemblea Nazionale Unitaria delle Sinistre di Opposizione", svoltasi a Roma sabato 7 dicembre 2019 alle ore 10:47. Nella barra a sinistra tutti gli interventi.

Per il Partito del Sud è intervenuto Giuseppe Lipari membro del CDN del nostro Partito

L'evento è stato organizzato da Partito Comunista dei Lavoratori.

Sono intervenuti: Franco Turigliatto (leader di Sinistra Anticapitalista), Marco Ferrando (portavoce nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori), Cristina Tuteri (dipendente di Unicredit), Antonio Donnarumma (dipendente di Whirlpool), Carla Corsetti (avvocato, segretario nazionale di Democrazia Atea), Alessio Arena (segretario centrale di Fronte Popolare), Eliana Como (leader
 della minoranza, Confederazione Generale Italiana del Lavoro), Giorgio Cremaschi (portavoce nazionale di Potere al Popolo), Franco Bartolomei (coordinatore nazionale di Risorgimento Socialista), Maurizio Acerbo (segretario nazionale, Partito della Rifondazione Comunista), Rosario Zanni (rappresentante di Sì Cobas), Renata Puleo (rappresentante dell'Assemblea Nazionale per il ritiro di qualunque Autonomia Differenziata), Nicolò Monti (segretario nazionale della Federazione Giovanile Comunista Italiana), Eleonora Forenza, Francesco Gori (giornalista del settimanale La Città Futura), Chiara Carratù (rappresentante di Sinistra Anticapitalista), Fabiola D'Alessio (rappresentante del Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo), Luigi Sorge (operaio alla Fiat di Cassino), Andrea Cammilli (rappresentante del Partito Marxista Leninista Italiano), Giuseppe Lipari (rappresentante del Partito del Sud), Valeria Di Caro (rappresentante di Resistenze Internazionali), Mauro Alboresi (segretario generale del Partito Comunista Italiano).


https://www.radioradicale.it/scheda/592539/assemblea-nazionale-unitaria-delle-sinistre-di-opposizione?fbclid=IwAR2X1D083AaEjtgSCv1tq7-QFpBEqiBSOn5pEy_N2lnDWlW16AISiNmDpE4



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Nel link a Radio Radicale la Registrazione video dell'assemblea "Assemblea Nazionale Unitaria delle Sinistre di Opposizione", svoltasi a Roma sabato 7 dicembre 2019 alle ore 10:47. Nella barra a sinistra tutti gli interventi.

Per il Partito del Sud è intervenuto Giuseppe Lipari membro del CDN del nostro Partito

L'evento è stato organizzato da Partito Comunista dei Lavoratori.

Sono intervenuti: Franco Turigliatto (leader di Sinistra Anticapitalista), Marco Ferrando (portavoce nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori), Cristina Tuteri (dipendente di Unicredit), Antonio Donnarumma (dipendente di Whirlpool), Carla Corsetti (avvocato, segretario nazionale di Democrazia Atea), Alessio Arena (segretario centrale di Fronte Popolare), Eliana Como (leader
 della minoranza, Confederazione Generale Italiana del Lavoro), Giorgio Cremaschi (portavoce nazionale di Potere al Popolo), Franco Bartolomei (coordinatore nazionale di Risorgimento Socialista), Maurizio Acerbo (segretario nazionale, Partito della Rifondazione Comunista), Rosario Zanni (rappresentante di Sì Cobas), Renata Puleo (rappresentante dell'Assemblea Nazionale per il ritiro di qualunque Autonomia Differenziata), Nicolò Monti (segretario nazionale della Federazione Giovanile Comunista Italiana), Eleonora Forenza, Francesco Gori (giornalista del settimanale La Città Futura), Chiara Carratù (rappresentante di Sinistra Anticapitalista), Fabiola D'Alessio (rappresentante del Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo), Luigi Sorge (operaio alla Fiat di Cassino), Andrea Cammilli (rappresentante del Partito Marxista Leninista Italiano), Giuseppe Lipari (rappresentante del Partito del Sud), Valeria Di Caro (rappresentante di Resistenze Internazionali), Mauro Alboresi (segretario generale del Partito Comunista Italiano).


https://www.radioradicale.it/scheda/592539/assemblea-nazionale-unitaria-delle-sinistre-di-opposizione?fbclid=IwAR2X1D083AaEjtgSCv1tq7-QFpBEqiBSOn5pEy_N2lnDWlW16AISiNmDpE4



domenica 8 dicembre 2019

08/12/2007 - 08/12/2019 Il Partito del Sud compie dodici anni. BUON COMPLEANNO AL PARTITO DEL SUD !!

Il giorno 08/12/2007 nella sala congressi dell'Hotel Serapo di Gaeta veniva fondato il Partito del Sud.

Negli undici anni dalla fondazione il Partito del Sud è sempre stato presente ogni anno, con il proprio simbolo, a elezioni nazionali, europee, regionali, provinciali e comunali; inoltre a convegni, volantinaggi, trasmissioni televisive locali e nazionali, comizi, dibattiti e tante altre manifestazioni.


BUON COMPLEANNO E CENTO DI QUESTI GIORNI AL PARTITO DEL SUD !!


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Il giorno 08/12/2007 nella sala congressi dell'Hotel Serapo di Gaeta veniva fondato il Partito del Sud.

Negli undici anni dalla fondazione il Partito del Sud è sempre stato presente ogni anno, con il proprio simbolo, a elezioni nazionali, europee, regionali, provinciali e comunali; inoltre a convegni, volantinaggi, trasmissioni televisive locali e nazionali, comizi, dibattiti e tante altre manifestazioni.


BUON COMPLEANNO E CENTO DI QUESTI GIORNI AL PARTITO DEL SUD !!


martedì 3 dicembre 2019

Tg3 Campania intervista Natale Cuccurese e Paolo Ferrero a Napoli al VII Congresso Nazionale del Partito del Sud

https://youtu.be/THaErddiGqg

Tg3 Campania intervista Natale Cuccurese e Paolo Ferrero a Napoli al VII Congresso Nazionale del Partito del Sud


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https://youtu.be/THaErddiGqg

Tg3 Campania intervista Natale Cuccurese e Paolo Ferrero a Napoli al VII Congresso Nazionale del Partito del Sud


SUD-LAB: LA RISCOSSA DEL SUD FA TAPPA IL 7 DICEMBRE 2019 A SAN GIOVANNI ROTONDO (FG)

SUD-LAB: la riscossa del Sud

Un Sud sfruttato e derubato ogni giorno di promesse, risorse, lavoro, persone e prospettive da una politica che insegue capitali e interessi di pochi e che di fatto vorrebbe realizzare una secessione delle regioni settentrionali più ricche a danno del meridione d’Italia e della sua popolazione.
Vogliamo reagire a questo progetto classista ed elitario e vogliamo farlo nell’unico modo che crediamo possibile: ripartendo dalla nostra gente e dalle nostre terre, intersecando le lotte e unendo tutto ciò che si vorrebbe dividere, frantumare e cancellare.
Un laboratorio permanente sul Sud e per il Sud è la risposta che dobbiamo a noi meridionali per migliorare le nostre condizioni sociali, economiche, di lavoro e di vita e per un’Italia unita, solidale, accogliente, senza disuguaglianze e discriminazioni.

Ne parleremo il prossimo 7 dicembre, alle ore 18:00, a S. Giovanni Rotondo, al Chiostro di Palazzo di Città, Corso Umberto n. 1, in un evento organizzato con Left e Trasform Italia.
Interverranno:
- Loredana Marino - Resp. Meridione PRC
- Michele Dell’Edera - Vice pres. Partito del Sud
- Daniele Iacovelli - Segr. Prov. Flai CGIL Fg
- Cosimo D. Matteucci - Pres. MGA sindacato nazionale forense
Introduce e modera Roberto Cappucci - Segr. cittadino PRC




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SUD-LAB: la riscossa del Sud

Un Sud sfruttato e derubato ogni giorno di promesse, risorse, lavoro, persone e prospettive da una politica che insegue capitali e interessi di pochi e che di fatto vorrebbe realizzare una secessione delle regioni settentrionali più ricche a danno del meridione d’Italia e della sua popolazione.
Vogliamo reagire a questo progetto classista ed elitario e vogliamo farlo nell’unico modo che crediamo possibile: ripartendo dalla nostra gente e dalle nostre terre, intersecando le lotte e unendo tutto ciò che si vorrebbe dividere, frantumare e cancellare.
Un laboratorio permanente sul Sud e per il Sud è la risposta che dobbiamo a noi meridionali per migliorare le nostre condizioni sociali, economiche, di lavoro e di vita e per un’Italia unita, solidale, accogliente, senza disuguaglianze e discriminazioni.

Ne parleremo il prossimo 7 dicembre, alle ore 18:00, a S. Giovanni Rotondo, al Chiostro di Palazzo di Città, Corso Umberto n. 1, in un evento organizzato con Left e Trasform Italia.
Interverranno:
- Loredana Marino - Resp. Meridione PRC
- Michele Dell’Edera - Vice pres. Partito del Sud
- Daniele Iacovelli - Segr. Prov. Flai CGIL Fg
- Cosimo D. Matteucci - Pres. MGA sindacato nazionale forense
Introduce e modera Roberto Cappucci - Segr. cittadino PRC




lunedì 2 dicembre 2019

Stop MES !


Appello per una discussione democratica e il rigetto della attuale proposta
La modifica al Meccanismo Europeo di Stabilità in queste ore sottoposto al vaglio del parlamento italiano, rappresenta un importante passaggio per il nostro paese. Le sue ricadute avranno impatto, oltre che nella definizione degli spazi di manovra economica dello Stato e delle amministrazioni locali, anche nella vita dei cittadini. Riteniamo quindi necessario sottrarre la discussione su questo tema alla semplificazione alla quale stiamo assistendo in queste ore e riteniamo che vada fatta una discussione che possa far comprendere le ricadute che questo provvedimento produrrà. Soprattutto riteniamo inaccettabile che l’Unione Europea assuma come unico rapporto tra gli Stati meccanismi economici privi di un controllo democratico, appaltando al mercato la costruzione di una comunità europea che dovrebbe, al contrario, prevedere meccanismi di solidarietà e di politiche che favoriscano il riequilibrio degli scompensi economici e sociali prodotti dalle pratiche di austerity fin qui messe in atto.
Il caso della Grecia è in questo senso esemplificativo di un ingiusto e sbagliato modo di procedere. La modifica di quel trattato inasprisce il ruolo dei mercati finanziari sulle politiche dei singoli paesi e l’Italia rischia di essere il prossimo paese sottoposto alle istituzioni della finanza. Chiediamo pertanto che si arrivi ad un passaggio parlamentare che offra la possibilità di quel necessario confronto e non si ricorra a scorciatoie per nascondere i nodi politici che quel trattato solleva, ma anche che il Paramento non ratifichi la modifica del Mes nelle attuali forme.
Chiediamo che il Governo rispetti le istituzioni democratiche e porti in Aula la discussione nel rispetto delle regole e senza minimizzare le obiezioni di merito che vengono sollevate, sia queste vengano da chi fino a ieri quel trattato lo ha condiviso, sia da chi fino a ieri si opponeva alle politiche europee ed oggi si schiera con la nuova Commissione votandola nel Parlamento Europeo.
Roberto Morea – tranform! italia
Paola Boffo – transform! italia
Maurizio Acerbo – Segretario PRC
Paolo Ferrero – Vice pres. Sinistra Europea
Stefano Fassina – parlamentare
Pasqualina Napoletano – Ex parlamentare Europea
Eleonora Forenza – Ex parlamentare Europea
Patrizia Sentinelli
Marco Bersani – Attac Italia
Raffaele Tecce – Responsabile Enti Locali PRC
Alfonso Gianni – Ex parlamentare
Ciccio Auletta – consigliere comunale Pisa
Roberto Musacchio – Ex parlamentare Europeo
Rosa Rinaldi – Segreteria PRC
Natale Cuccurese – Presidente Partito del Sud
Andrea Amato
Francesca Lacaita
Per sottoscrivere l’appello:




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Appello per una discussione democratica e il rigetto della attuale proposta
La modifica al Meccanismo Europeo di Stabilità in queste ore sottoposto al vaglio del parlamento italiano, rappresenta un importante passaggio per il nostro paese. Le sue ricadute avranno impatto, oltre che nella definizione degli spazi di manovra economica dello Stato e delle amministrazioni locali, anche nella vita dei cittadini. Riteniamo quindi necessario sottrarre la discussione su questo tema alla semplificazione alla quale stiamo assistendo in queste ore e riteniamo che vada fatta una discussione che possa far comprendere le ricadute che questo provvedimento produrrà. Soprattutto riteniamo inaccettabile che l’Unione Europea assuma come unico rapporto tra gli Stati meccanismi economici privi di un controllo democratico, appaltando al mercato la costruzione di una comunità europea che dovrebbe, al contrario, prevedere meccanismi di solidarietà e di politiche che favoriscano il riequilibrio degli scompensi economici e sociali prodotti dalle pratiche di austerity fin qui messe in atto.
Il caso della Grecia è in questo senso esemplificativo di un ingiusto e sbagliato modo di procedere. La modifica di quel trattato inasprisce il ruolo dei mercati finanziari sulle politiche dei singoli paesi e l’Italia rischia di essere il prossimo paese sottoposto alle istituzioni della finanza. Chiediamo pertanto che si arrivi ad un passaggio parlamentare che offra la possibilità di quel necessario confronto e non si ricorra a scorciatoie per nascondere i nodi politici che quel trattato solleva, ma anche che il Paramento non ratifichi la modifica del Mes nelle attuali forme.
Chiediamo che il Governo rispetti le istituzioni democratiche e porti in Aula la discussione nel rispetto delle regole e senza minimizzare le obiezioni di merito che vengono sollevate, sia queste vengano da chi fino a ieri quel trattato lo ha condiviso, sia da chi fino a ieri si opponeva alle politiche europee ed oggi si schiera con la nuova Commissione votandola nel Parlamento Europeo.
Roberto Morea – tranform! italia
Paola Boffo – transform! italia
Maurizio Acerbo – Segretario PRC
Paolo Ferrero – Vice pres. Sinistra Europea
Stefano Fassina – parlamentare
Pasqualina Napoletano – Ex parlamentare Europea
Eleonora Forenza – Ex parlamentare Europea
Patrizia Sentinelli
Marco Bersani – Attac Italia
Raffaele Tecce – Responsabile Enti Locali PRC
Alfonso Gianni – Ex parlamentare
Ciccio Auletta – consigliere comunale Pisa
Roberto Musacchio – Ex parlamentare Europeo
Rosa Rinaldi – Segreteria PRC
Natale Cuccurese – Presidente Partito del Sud
Andrea Amato
Francesca Lacaita
Per sottoscrivere l’appello:




domenica 1 dicembre 2019

ALCUNE IMMAGINI DEL VII° CONGRESSO DEL PARTITO DEL SUD

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Altre immagini:
https://www.facebook.com/PdelSud/photos/pcb.10162549370330043/10162549368830043/?type=3&theater


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Messaggio di Marina Boscaino al VII Congresso Nazionale del Partito del Sud



Marina Boscaino è Portavoce naz. Lipscuola; fa parte dell’esecutivo del Comitato nazionale per il ritiro di ogni autonomia differenziata, per l'unita della Repubblica e la rimozione tutte le diseguaglianze.
———————————————————-
Care compagne, cari compagni del Partito del Sud.
Con grande rammarico non potrò essere presente oggi, come avrei voluto.
Una assemblea a Catania, fissata da tempo, alla quale sono stata invitata come membro dell'esecutivo del comitato nazionale "Per il ritiro di ogni autonomia differenziata, per l'unità della Repubblica e la rimozione di tutte le diseguaglianze" me lo impediscono.
Ci tengo comunque a scrivere queste parole di incoraggiamento non solo a continuare l'azione di vigilanza democratica e di creazione di nessi tra vertenze e soggettività delle lotte sociali e politiche antiliberiste, che da tempo vi caratterizzano; ma anche a non demordere sulla condivisione delle battaglie che ci hanno visti uniti e solidali: quella per una scuola pubblica, laica, inclusiva, pluralista e democratica; e quella - in questi giorni più che mai fondamentale - contro il progetto eversivo dell'autonomia differenziata che, grazie all'operoso zelo del governo giallo-rosa, sta avviandosi a compimento; complice anche l'ignoranza nella quale è stato sapientemente confinato il popolo - specialmente quello del Sud -, tenuto all'oscuro -per insipienza, menefreghismo, calcolo- rispetto alla gravità di un progetto che lo relegherà definitivamente al ruolo economicamente e socialmente subalterno e diseguale cui la storia di questo Paese già da tempo lo aveva condannato, con buona pace della Costituzione e dei principi di uguaglianza, solidarietà e unità della Repubblica come esigibilità e garanzia di pari diritti per tutti.
Non ci ingannino oggi le maniere più urbane e l'uso manipolatorio di un linguaggio edulcorato: solidale, giusta, soft, ragionevole che sia, l'autonomia differenziata, tanto quella di Veneto, Lombardia e Piemonte, quanto quella dell'Emilia Romagna, conferma il progetto di smantellamento dell’unità della Repubblica, di tutto ciò che è pubblico, del contratto collettivo nazionale e - al tempo stesso - una irreversibile e gravissima riforma istituzionale sotto mentite spoglie. Istituzionalizzando, attraverso gli sbandierati Lep, che un cittadino calabrese vale e varrà per sempre meno di uno emiliano, piemontese, veneto.
Siamo sull'orlo di un baratro ben peggiore di quello scongiurato il 4 dicembre i 3 anni fa.
È per questo che, nell'inviarvi i miei più fervidi e affettuosi auguri di buon lavoro, vi e mi auguro che la nostra comune convinzione che non esista autonomia differenziata buona e che la proposta di legge quadro del ministro Boccia sia irricevibile ci aiutino a mobilitarci con convinzione ed energia e ad affermare nella coscienza collettiva del Paese il rifiuto senza se e senza ma di questo progetto eversivo.
Marina Boscaino


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Marina Boscaino è Portavoce naz. Lipscuola; fa parte dell’esecutivo del Comitato nazionale per il ritiro di ogni autonomia differenziata, per l'unita della Repubblica e la rimozione tutte le diseguaglianze.
———————————————————-
Care compagne, cari compagni del Partito del Sud.
Con grande rammarico non potrò essere presente oggi, come avrei voluto.
Una assemblea a Catania, fissata da tempo, alla quale sono stata invitata come membro dell'esecutivo del comitato nazionale "Per il ritiro di ogni autonomia differenziata, per l'unità della Repubblica e la rimozione di tutte le diseguaglianze" me lo impediscono.
Ci tengo comunque a scrivere queste parole di incoraggiamento non solo a continuare l'azione di vigilanza democratica e di creazione di nessi tra vertenze e soggettività delle lotte sociali e politiche antiliberiste, che da tempo vi caratterizzano; ma anche a non demordere sulla condivisione delle battaglie che ci hanno visti uniti e solidali: quella per una scuola pubblica, laica, inclusiva, pluralista e democratica; e quella - in questi giorni più che mai fondamentale - contro il progetto eversivo dell'autonomia differenziata che, grazie all'operoso zelo del governo giallo-rosa, sta avviandosi a compimento; complice anche l'ignoranza nella quale è stato sapientemente confinato il popolo - specialmente quello del Sud -, tenuto all'oscuro -per insipienza, menefreghismo, calcolo- rispetto alla gravità di un progetto che lo relegherà definitivamente al ruolo economicamente e socialmente subalterno e diseguale cui la storia di questo Paese già da tempo lo aveva condannato, con buona pace della Costituzione e dei principi di uguaglianza, solidarietà e unità della Repubblica come esigibilità e garanzia di pari diritti per tutti.
Non ci ingannino oggi le maniere più urbane e l'uso manipolatorio di un linguaggio edulcorato: solidale, giusta, soft, ragionevole che sia, l'autonomia differenziata, tanto quella di Veneto, Lombardia e Piemonte, quanto quella dell'Emilia Romagna, conferma il progetto di smantellamento dell’unità della Repubblica, di tutto ciò che è pubblico, del contratto collettivo nazionale e - al tempo stesso - una irreversibile e gravissima riforma istituzionale sotto mentite spoglie. Istituzionalizzando, attraverso gli sbandierati Lep, che un cittadino calabrese vale e varrà per sempre meno di uno emiliano, piemontese, veneto.
Siamo sull'orlo di un baratro ben peggiore di quello scongiurato il 4 dicembre i 3 anni fa.
È per questo che, nell'inviarvi i miei più fervidi e affettuosi auguri di buon lavoro, vi e mi auguro che la nostra comune convinzione che non esista autonomia differenziata buona e che la proposta di legge quadro del ministro Boccia sia irricevibile ci aiutino a mobilitarci con convinzione ed energia e ad affermare nella coscienza collettiva del Paese il rifiuto senza se e senza ma di questo progetto eversivo.
Marina Boscaino


VII° Congresso nazionale Partito del SUD: L'Organigramma Nazionale eletto

PRESIDENZA NAZIONALE (SEGRETARIO POLITICO NAZIONALE)
Natale Cuccurese

VICE PRESIDENZA NAZIONALE
Michele Dell'Edera


PRESIDENZA ONORARIA
Antonio Ciano


SEGRETERIA ORGANIZZATIVA NAZIONALE
Giuseppe Spadafora 


CONSIGLIO DIRETTIVO NAZIONALE
Andrea Balia, Natale Cuccurese, Giovanni Cutolo,  Enzo Riccio, Antonio Ciano, Anna Maria Buffa, Michele Dell'Edera, Emiddio de Franciscis di Casanova, Giuseppe Spadafora, Pino Lipari, Bruno Pappalardo, Antonio Luogno, , Filippo Romeo, Antonio Rosato, Ezio Spina, Giovanni Maniscalco

TESORIERE
Filippo Romeo


COMITATO GARANTI

Emiddio de Franciscis di Casanova, Pino Lipari, Antonio Rosato.


RESPONSABILI AREE TEMATICHE E PROGETTUALITA’

Antonio Luongo...………………..................Rapporti con le Associazioni e con le Periferie

Anna Maria Buffa..............................................Dipartimento Donne

Gigi Cappabianca…………………………….....Ambiente

Vincenzo Del Duca…………………......................Sport

Natale Cuccurese………………........................Lavoro ed Economia
.
Giovanni Cutolo e Andrea Balia…….............Cultura e Turismo

Michele Dell’Edera……………….......................Comunicazione

Bruno Pappalardo e Salvatore Cozzolino….....Patrimonio Artistico e Architettonico

Valentino Romano.............................................Ricerca Storica

Filippo Romeo…………………........................Tesoreria e Amministrazione

Antonio Rosato e Guglielmo Di Grezia………...Difesa e Sicurezza 

Roberto Greco.................................................Rapporti con i Sindacati

Ezio Spina……………………………….........Politiche Diverse Abilità




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PRESIDENZA NAZIONALE (SEGRETARIO POLITICO NAZIONALE)
Natale Cuccurese

VICE PRESIDENZA NAZIONALE
Michele Dell'Edera


PRESIDENZA ONORARIA
Antonio Ciano


SEGRETERIA ORGANIZZATIVA NAZIONALE
Giuseppe Spadafora 


CONSIGLIO DIRETTIVO NAZIONALE
Andrea Balia, Natale Cuccurese, Giovanni Cutolo,  Enzo Riccio, Antonio Ciano, Anna Maria Buffa, Michele Dell'Edera, Emiddio de Franciscis di Casanova, Giuseppe Spadafora, Pino Lipari, Bruno Pappalardo, Antonio Luogno, , Filippo Romeo, Antonio Rosato, Ezio Spina, Giovanni Maniscalco

TESORIERE
Filippo Romeo


COMITATO GARANTI

Emiddio de Franciscis di Casanova, Pino Lipari, Antonio Rosato.


RESPONSABILI AREE TEMATICHE E PROGETTUALITA’

Antonio Luongo...………………..................Rapporti con le Associazioni e con le Periferie

Anna Maria Buffa..............................................Dipartimento Donne

Gigi Cappabianca…………………………….....Ambiente

Vincenzo Del Duca…………………......................Sport

Natale Cuccurese………………........................Lavoro ed Economia
.
Giovanni Cutolo e Andrea Balia…….............Cultura e Turismo

Michele Dell’Edera……………….......................Comunicazione

Bruno Pappalardo e Salvatore Cozzolino….....Patrimonio Artistico e Architettonico

Valentino Romano.............................................Ricerca Storica

Filippo Romeo…………………........................Tesoreria e Amministrazione

Antonio Rosato e Guglielmo Di Grezia………...Difesa e Sicurezza 

Roberto Greco.................................................Rapporti con i Sindacati

Ezio Spina……………………………….........Politiche Diverse Abilità




INTERVENTO DEL VICEPRESIDENTE NAZIONALE MICHELE DELL'EDERA AL VII CONGRESSO NAZIONALE DEL PARTITO DEL SUD

Negli ultimi anni abbiamo lavorato come Partito del Sud per uscire dal pantano del sudismo e consolidare sempre più la nostra ferma e chiara posizione di Meridionalisti Progressisti andando a rendere politiche e concrete le nostre posizioni e le nostre interlocuzioni.
Abbiamo aggiunto al nostro nome l’attribuzione “meridionalisti progressisti”, abbiamo modificato il nostro simbolo, non rinunciando al nome “partito” che in un’epoca di una politica liquida, mutante e senza mai una direzione ben precisa è titolo di merito e non certo attributo negativo come oggi vuole la vulgata comune.

In questi ultimi anni si è stretta dapprima una relazione di collaborazione e confronto con alcuni amministratori delle regioni e dei comuni meridionali, tra i quali citiamo certamente il Sindaco di Napoli De Magistris e il Governatore della Puglia Emiliano e altri con i quali abbiamo percorso un pezzo di strada insieme e provato a suggerire idee e soluzioni per invertire una rotta che vede l’Italia sempre più in difficoltà e sempre più intenta a provare a tagliare servizi e fondi a un mezzogiorno che potrebbe essere invece la sua salvezza.

Abbiamo con chiarezza fatto una scelta senza se e senza ma di fedeltà alla Costituzione repubblicana schierandoci con chiarezza nei Comitati per il NO al referendum costituzionale renziano e in quelli che oggi sono i comitati in difesa della costituzione e contro l’Autonomia differenziata.

Negli ultimi due anni abbiamo con altrettanta chiarezza scelto di essere schierati a sinistra entrando attraverso una collaborazione stretta nel Partito della Sinistra Europea e percorrendo dapprima la strada senza uscita di Potere al Popolo, poi quella della Lista “La Sinistra”.
In questo frangente si è evidenziata una bella e stretta collaborazione, sia pure nella reciproca autonomia, con Rifondazione Comunista con la quale sia ai livelli centrali sia sui territori, sia pure a macchia di leopardo, si è creata una buona sinergia.
Negli ultimi mesi inoltre la collaborazione con LEFT e con TransformItalia ha dato vita a un bellissimo numero di Left dedicato al SUD e da quel numero è nata l’idea dei LAB-SUD, incontri di confronto e lavoro sul sud da portare in giro in tutto il sud Italia, si è cominciato da Lamezia, la prossima settimana sarà la volta di San Giovanni Rotondo, in seguito Brindisi e altre tappe ancora in tutto il Sud.
La politica è liquida, si trasforma e a destra ha preso le sembianze di un mostro che si alimenta delle paure, degli egoismi, dei pregiudizi e della disperazione della gente per accrescersi, le cui teste maggiori sono di stampo populista e certamente fascistezzante.

Assistiamo al crollo, almeno così appare, del Movimento 5 Stelle che aveva fatto molto leva sulla rabbia della gente e sulla speranza di un mondo nuovo dove i “cittadini” avrebbero potuto direttamente orientare il futuro del Paese.
Purtroppo queste speranze, ad oggi, sono risultate vane e quel movimento stenta ad essere credibile come partito tradizionale proprio perché nato con prerogative diverse.

Molto interessante e positiva è la mobilitazione delle “Sardine”, se non altro perché nascono con l’intento di combattere i razzismi, i pregiudizi, gli egoismi e per dire no ad ogni forma di fascismo e anche la partecipazione di molti degli apparati di partito a queste manifestazioni non è da intendersi come negativa.
Il problema è:
1.   Le Sardine sono certamente un bel segnale perché riempiono le piazze grazie a sentimenti e visioni positive della società.
2.   Come questi sentimenti e mobilitazioni positive si trasformeranno in proposta politica concreta e risultati all’interno delle urne ?
3.   Sicuramente è sbagliato metterci il cappello come si sta provando a fare
4.   E’ molto importante invece con chiarezza illustrare le proprie proposte come forze politiche e cercare di incontrare la gente di quel popolo sulle questioni concrete e non solo nel campo ideologico o teorico.

Come si sostanzia allora l’impegno del Partito del Sud e più in generale della Sinistra in Italia?

Bisogna entrare nelle case, nelle piazze, nelle fabbriche e nelle campagne andando ad intercettare con chiarezza quelli che sono i bisogni delle persone, delle comunità, delle minoranze.
Bisogna con chiarezza scegliere di diminuire i vari gap che attanagliano questo Paese e che rendono i più deboli sempre più deboli e i forti apparentemente sempre più forti.
C’è bisogno proprio per questo di prendere di petto la questione meridionale e affrontarla nell’unico modo possibile, cioè investendo con decisione al sud puntando a diminuire la distanza che quest’area del Paese soffre fin dalla sua unificazione e negli ultimi decenni ancora di più grazie a politiche leghiste o simil leghiste che hanno bruciato risorse negli enormi buchi neri del nord (Mose, Expo, BREPEMI, e altro) e lasciato a secco le casse del sud e dei suoi enti locali.

 Per brevità rispetto a questo mio saluto provo ad elencare alcune cose, a mio avviso, sulle quali forse vanno dette delle cose con chiarezza:
1.   Bisogna che si faccia nascere un’agenzia nazionale pubblica per gestire e rilanciare quelle aziende e qui servizi strategici italiani che grazie ai tentativi di privatizzazione sono oggi sull’orlo del baratro e che in molti casi sono destinati a creare disastri sociali e ambientali. Ecco alcuni esempi
2.   Sull’ILVA l’unica strada è la nazionalizzazione con due obiettivi sostanziali:
a.   rendere sostenibile la produzione dell’acciaio con sistemi che preservino l’ambiente di Taranto
b.   Far partire una veloce bonifica dell’area
c.   Recuperare la competitività della più grande acciaieria d’Europa, preservando la salute dei tarantini e i livelli occupazionali
3.   Sull’Alitalia anche qui nazionalizzarla, visto che sarebbe una follia occupazionale e strategica chiuderla.
a.   Renderla efficiente e strategica come vettore nazionale che colleghi tutte le parti d’Italia senza discriminazioni su tratte e prezzi a variazione territoriale. Sono macroscopiche le discriminazioni tariffarie della compagnia praticate ad esempio da e per la Calabria.
b.   Renderla competitiva sulle lunghe tratte adeguando la flotta a tali esigenze.
c.   Valorizzare le competenze del proprio personale di volo e di terra
d.   Valorizzare gli aeroporti del sud per diminuire il gap determinato da trasporti pensati ancora in chiave ottocentesca.
4.   Sulle Emergenze. Non è possibile pensare ad un’Italia che lavori solo e sempre in emergenza. I territori vanno difesi, le infrastrutture manutenute, adeguate e in molti casi come al sud costruite.
a.   Non si può intervenire, in caso di calamità, in parti del Paese con milioni di euro, in altre parti, e nella migliore delle ipotesi, con una telefonata.
b.   Non si può continuare a far capire ai cittadini che ne esistano alcuni di serie A, altri di serie B. E’ così che nasce la rabbia, viene meno la fiducia nello stato, nascono i populismi e i ducetti vari
5.   Bisogna redistribuire gli investimenti dello stato in maniera uguale su ogni cittadino e non in maniera differenziata per località di nascita, censo o ceto sociale.
6.   La Sanità, sia pure con delle prerogative regionali deve garantire in loco uguali servizi e soprattutto uguali investimenti. Non è possibile, ad esempio che due Regioni con uguale numero di abitanti come la Puglia e l’Emilia Romagna ricevano erogazioni statali sulla sanità completamente differenti a vantaggio dell’Emilia ovviamente.
7.   I Trasporti si applica a questo settore quella che si chiama una strategia di mercato arrivando a dire che dove c’è traffico si investe dove non c’è non si investe e quindi si lascia il territorio sempre più nell’abbandono e nell’isolamento.
a.   L’unica tratta ferroviaria degna di questo nome nord sud e quella tra Milano e Salerno sulla direttrice tirrenica. Oltre Salerno linee ancora vecchie e poco adatte al materiale rotabile moderno.
b.   L’adriatica è sempre più relegata a tratta secondaria dove il numero di convogli tende a diminuire man mano che si scende al sud. Fino ad Ancona,poi fino a pescara, poi ancora meno fino Termoli e poi ancora meno fino Bari per non parlare di Brindisi, Lecce e Taranto. In questa tratta anche la qualità dei tracciati ferroviari è da migliorare, tra Termoli e San Severo il tracciato è per lunghi tratti ancora a binario unico.
c.   Al sud non esiste una “rete”  ferroviaria degna di questo nome: la rete si dipana solo per direttrici e non per diagonali intraregionali tra regioni del sud. Ad esempio andare da Bari in Calabria in treno è praticamente impossibile, ancora oggi andare da Bari a Napoli in treno è impossibile (pare che a dicembre sia previsto un convoglio giornaliero tra le due più importanti città del sud continentale). Capite bene che così la fuga senza ritorno non è una possibilità, ma l’unica chance.
8.   I porti. Abbiamo uno stato che negli ultimi anni e non solo ha puntato tutto sui porti del nord e Genova (pensate all’accordo sulla via della seta con la CINA) in particolare abbandonando a sé stessi i porti del sud come Taranto e Gioia Tauro. Oggi piangiamo della crisi infrastrutturale di Genova. Chiaro che se avessimo differenziato oggi non avremmo un traffico merci al collasso e altrettanti porti sia pure grandi ed efficienti in totale abbandono. Bisogna rilanciare gli investimenti sui porti dando spazio anche a quelli del sud Italia.
9.   Le scuole e le università del sud per fondi e sostegno sempre discriminate, qui non entro nel merito perché ci vorrebbe un congresso apposito solo su questo tema.
10.               Gli investimenti in infrastrutture al sud restano fondamentali e prioritari nella nostra proposta politica.
11.               Non è accettabile l’esodo giovanile e non solo giovanile a cui si assiste da tutta Italia e ancor più dal Sud.

Se non si vuole gettare definitivamente la nostra gente nella disperazione o nell’abulia più totale bisogna ridare la speranza, bisogna far rinascere la speranza con politiche che facciano rinascere il tessuto sociale ed economico di una parte cospicua di questo Paese.
C’è bisogno di intervenire concretamente, decisamente e subito con fondi ed investimenti in grado di invertire una tendenza al declino e all’affogamento delle classi e dei territori più deboli.
Sarà costoso ? Sarà poco apprezzato a livello europeo ? Forse si, ma non c’è altra strada o riaddrizziamo ora la barca o l’affondamento sarà qualcosa di più che semplicemente probabile.
E come  Partito del Sud in questa partita si continui a dire sempre più parole chiare e si aiuti la sinistra intera a fare altrettanto.

Pochi dogmi, tanta passione, molti fatti.

Buon lavoro a tutti !

Michele Dell’Edera




[Relazione presentata al VII° Congresso Nazionale del Partito del Sud approvata all'unanimità- Napoli 30 Novembre 2019]



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Negli ultimi anni abbiamo lavorato come Partito del Sud per uscire dal pantano del sudismo e consolidare sempre più la nostra ferma e chiara posizione di Meridionalisti Progressisti andando a rendere politiche e concrete le nostre posizioni e le nostre interlocuzioni.
Abbiamo aggiunto al nostro nome l’attribuzione “meridionalisti progressisti”, abbiamo modificato il nostro simbolo, non rinunciando al nome “partito” che in un’epoca di una politica liquida, mutante e senza mai una direzione ben precisa è titolo di merito e non certo attributo negativo come oggi vuole la vulgata comune.

In questi ultimi anni si è stretta dapprima una relazione di collaborazione e confronto con alcuni amministratori delle regioni e dei comuni meridionali, tra i quali citiamo certamente il Sindaco di Napoli De Magistris e il Governatore della Puglia Emiliano e altri con i quali abbiamo percorso un pezzo di strada insieme e provato a suggerire idee e soluzioni per invertire una rotta che vede l’Italia sempre più in difficoltà e sempre più intenta a provare a tagliare servizi e fondi a un mezzogiorno che potrebbe essere invece la sua salvezza.

Abbiamo con chiarezza fatto una scelta senza se e senza ma di fedeltà alla Costituzione repubblicana schierandoci con chiarezza nei Comitati per il NO al referendum costituzionale renziano e in quelli che oggi sono i comitati in difesa della costituzione e contro l’Autonomia differenziata.

Negli ultimi due anni abbiamo con altrettanta chiarezza scelto di essere schierati a sinistra entrando attraverso una collaborazione stretta nel Partito della Sinistra Europea e percorrendo dapprima la strada senza uscita di Potere al Popolo, poi quella della Lista “La Sinistra”.
In questo frangente si è evidenziata una bella e stretta collaborazione, sia pure nella reciproca autonomia, con Rifondazione Comunista con la quale sia ai livelli centrali sia sui territori, sia pure a macchia di leopardo, si è creata una buona sinergia.
Negli ultimi mesi inoltre la collaborazione con LEFT e con TransformItalia ha dato vita a un bellissimo numero di Left dedicato al SUD e da quel numero è nata l’idea dei LAB-SUD, incontri di confronto e lavoro sul sud da portare in giro in tutto il sud Italia, si è cominciato da Lamezia, la prossima settimana sarà la volta di San Giovanni Rotondo, in seguito Brindisi e altre tappe ancora in tutto il Sud.
La politica è liquida, si trasforma e a destra ha preso le sembianze di un mostro che si alimenta delle paure, degli egoismi, dei pregiudizi e della disperazione della gente per accrescersi, le cui teste maggiori sono di stampo populista e certamente fascistezzante.

Assistiamo al crollo, almeno così appare, del Movimento 5 Stelle che aveva fatto molto leva sulla rabbia della gente e sulla speranza di un mondo nuovo dove i “cittadini” avrebbero potuto direttamente orientare il futuro del Paese.
Purtroppo queste speranze, ad oggi, sono risultate vane e quel movimento stenta ad essere credibile come partito tradizionale proprio perché nato con prerogative diverse.

Molto interessante e positiva è la mobilitazione delle “Sardine”, se non altro perché nascono con l’intento di combattere i razzismi, i pregiudizi, gli egoismi e per dire no ad ogni forma di fascismo e anche la partecipazione di molti degli apparati di partito a queste manifestazioni non è da intendersi come negativa.
Il problema è:
1.   Le Sardine sono certamente un bel segnale perché riempiono le piazze grazie a sentimenti e visioni positive della società.
2.   Come questi sentimenti e mobilitazioni positive si trasformeranno in proposta politica concreta e risultati all’interno delle urne ?
3.   Sicuramente è sbagliato metterci il cappello come si sta provando a fare
4.   E’ molto importante invece con chiarezza illustrare le proprie proposte come forze politiche e cercare di incontrare la gente di quel popolo sulle questioni concrete e non solo nel campo ideologico o teorico.

Come si sostanzia allora l’impegno del Partito del Sud e più in generale della Sinistra in Italia?

Bisogna entrare nelle case, nelle piazze, nelle fabbriche e nelle campagne andando ad intercettare con chiarezza quelli che sono i bisogni delle persone, delle comunità, delle minoranze.
Bisogna con chiarezza scegliere di diminuire i vari gap che attanagliano questo Paese e che rendono i più deboli sempre più deboli e i forti apparentemente sempre più forti.
C’è bisogno proprio per questo di prendere di petto la questione meridionale e affrontarla nell’unico modo possibile, cioè investendo con decisione al sud puntando a diminuire la distanza che quest’area del Paese soffre fin dalla sua unificazione e negli ultimi decenni ancora di più grazie a politiche leghiste o simil leghiste che hanno bruciato risorse negli enormi buchi neri del nord (Mose, Expo, BREPEMI, e altro) e lasciato a secco le casse del sud e dei suoi enti locali.

 Per brevità rispetto a questo mio saluto provo ad elencare alcune cose, a mio avviso, sulle quali forse vanno dette delle cose con chiarezza:
1.   Bisogna che si faccia nascere un’agenzia nazionale pubblica per gestire e rilanciare quelle aziende e qui servizi strategici italiani che grazie ai tentativi di privatizzazione sono oggi sull’orlo del baratro e che in molti casi sono destinati a creare disastri sociali e ambientali. Ecco alcuni esempi
2.   Sull’ILVA l’unica strada è la nazionalizzazione con due obiettivi sostanziali:
a.   rendere sostenibile la produzione dell’acciaio con sistemi che preservino l’ambiente di Taranto
b.   Far partire una veloce bonifica dell’area
c.   Recuperare la competitività della più grande acciaieria d’Europa, preservando la salute dei tarantini e i livelli occupazionali
3.   Sull’Alitalia anche qui nazionalizzarla, visto che sarebbe una follia occupazionale e strategica chiuderla.
a.   Renderla efficiente e strategica come vettore nazionale che colleghi tutte le parti d’Italia senza discriminazioni su tratte e prezzi a variazione territoriale. Sono macroscopiche le discriminazioni tariffarie della compagnia praticate ad esempio da e per la Calabria.
b.   Renderla competitiva sulle lunghe tratte adeguando la flotta a tali esigenze.
c.   Valorizzare le competenze del proprio personale di volo e di terra
d.   Valorizzare gli aeroporti del sud per diminuire il gap determinato da trasporti pensati ancora in chiave ottocentesca.
4.   Sulle Emergenze. Non è possibile pensare ad un’Italia che lavori solo e sempre in emergenza. I territori vanno difesi, le infrastrutture manutenute, adeguate e in molti casi come al sud costruite.
a.   Non si può intervenire, in caso di calamità, in parti del Paese con milioni di euro, in altre parti, e nella migliore delle ipotesi, con una telefonata.
b.   Non si può continuare a far capire ai cittadini che ne esistano alcuni di serie A, altri di serie B. E’ così che nasce la rabbia, viene meno la fiducia nello stato, nascono i populismi e i ducetti vari
5.   Bisogna redistribuire gli investimenti dello stato in maniera uguale su ogni cittadino e non in maniera differenziata per località di nascita, censo o ceto sociale.
6.   La Sanità, sia pure con delle prerogative regionali deve garantire in loco uguali servizi e soprattutto uguali investimenti. Non è possibile, ad esempio che due Regioni con uguale numero di abitanti come la Puglia e l’Emilia Romagna ricevano erogazioni statali sulla sanità completamente differenti a vantaggio dell’Emilia ovviamente.
7.   I Trasporti si applica a questo settore quella che si chiama una strategia di mercato arrivando a dire che dove c’è traffico si investe dove non c’è non si investe e quindi si lascia il territorio sempre più nell’abbandono e nell’isolamento.
a.   L’unica tratta ferroviaria degna di questo nome nord sud e quella tra Milano e Salerno sulla direttrice tirrenica. Oltre Salerno linee ancora vecchie e poco adatte al materiale rotabile moderno.
b.   L’adriatica è sempre più relegata a tratta secondaria dove il numero di convogli tende a diminuire man mano che si scende al sud. Fino ad Ancona,poi fino a pescara, poi ancora meno fino Termoli e poi ancora meno fino Bari per non parlare di Brindisi, Lecce e Taranto. In questa tratta anche la qualità dei tracciati ferroviari è da migliorare, tra Termoli e San Severo il tracciato è per lunghi tratti ancora a binario unico.
c.   Al sud non esiste una “rete”  ferroviaria degna di questo nome: la rete si dipana solo per direttrici e non per diagonali intraregionali tra regioni del sud. Ad esempio andare da Bari in Calabria in treno è praticamente impossibile, ancora oggi andare da Bari a Napoli in treno è impossibile (pare che a dicembre sia previsto un convoglio giornaliero tra le due più importanti città del sud continentale). Capite bene che così la fuga senza ritorno non è una possibilità, ma l’unica chance.
8.   I porti. Abbiamo uno stato che negli ultimi anni e non solo ha puntato tutto sui porti del nord e Genova (pensate all’accordo sulla via della seta con la CINA) in particolare abbandonando a sé stessi i porti del sud come Taranto e Gioia Tauro. Oggi piangiamo della crisi infrastrutturale di Genova. Chiaro che se avessimo differenziato oggi non avremmo un traffico merci al collasso e altrettanti porti sia pure grandi ed efficienti in totale abbandono. Bisogna rilanciare gli investimenti sui porti dando spazio anche a quelli del sud Italia.
9.   Le scuole e le università del sud per fondi e sostegno sempre discriminate, qui non entro nel merito perché ci vorrebbe un congresso apposito solo su questo tema.
10.               Gli investimenti in infrastrutture al sud restano fondamentali e prioritari nella nostra proposta politica.
11.               Non è accettabile l’esodo giovanile e non solo giovanile a cui si assiste da tutta Italia e ancor più dal Sud.

Se non si vuole gettare definitivamente la nostra gente nella disperazione o nell’abulia più totale bisogna ridare la speranza, bisogna far rinascere la speranza con politiche che facciano rinascere il tessuto sociale ed economico di una parte cospicua di questo Paese.
C’è bisogno di intervenire concretamente, decisamente e subito con fondi ed investimenti in grado di invertire una tendenza al declino e all’affogamento delle classi e dei territori più deboli.
Sarà costoso ? Sarà poco apprezzato a livello europeo ? Forse si, ma non c’è altra strada o riaddrizziamo ora la barca o l’affondamento sarà qualcosa di più che semplicemente probabile.
E come  Partito del Sud in questa partita si continui a dire sempre più parole chiare e si aiuti la sinistra intera a fare altrettanto.

Pochi dogmi, tanta passione, molti fatti.

Buon lavoro a tutti !

Michele Dell’Edera




[Relazione presentata al VII° Congresso Nazionale del Partito del Sud approvata all'unanimità- Napoli 30 Novembre 2019]



DISCORSO DI APERTURA DEL VII° CONGRESSO NAZIONALE DEL PARTITO DEL SUD DA PARTE DEL PRESIDENTE NAZIONALE NATALE CUCCURESE.


STOP AUTONOMIA DIFFERENZIATA - SUD COME VOLANO DI SVILUPPO PER IL PAESE SUPERANDO DISCRIMINAZIONI E STEREOTIPI

Negli ultimi 30 anni, si è assistito come mai in precedenza ad una crisi politica, culturale, morale ed economica che ha investito il Paese ed il Mezzogiorno in particolare e che ne sta rendendo sempre più incerto il suo cammino democratico.

L’attacco finale al Sud viene dal progetto dell’Autonomia differenziata, un progetto classista, liberista, incostituzionale ed eversivo, che mette in pericolo l’unità stessa del Paese, così come da sempre vuole la Lega, che infatti ha ancora oggi al primo punto del suo statuto la “secessione della padania”.

Chi si accorda a queste richieste così come fanno, governatori secessionisti , parlamentari, intellettuali, gruppi di potere e governi si assumono interamente e a futura memoria la responsabilità di questa possibilità e della conseguente prossima e certo non auspicata “balcanizzazione” del Paese.
Preoccupante in questi ultimi giorni il balletto governativo che ha portato il Ministro Boccia non solo a non fermare il progetto leghista sposato anche dal Pd emiliano, ma a presentare bozze di discussione di “ Legge Cornice” da inserire del Ddl di bilancio ancora sulla base della “spesa storica”, “almeno per un anno” provvisoriamente in attesa della definizione dei Lep, al fine di procedere a firmare subito, sulla fiducia e al buio, gli accordi con le Regioni per il finanziamento delle nuove competenze e risorse, mentre il Parlamento si vedrebbe riservato solo un potere consultivo non vincolante. La cosa è molto preoccupante visto che “in Italia non c’è nulla di più definitivo del provvisorio”. La mancata definizione dei Lep, che comunque saranno oggetto di trattativa politica che potrebbe quindi riservare ancora sorprese per quanto concerne equità e uguaglianza di diritti e trattamento,  ha infatti permesso, negli ultimi anni, un salasso di finanziamenti al Mezzogiorno di oltre 61 Miliari all’anno a vantaggio del Nord.
La cosa più vergognosa di questa operazione è che in aggiunta mistifica la realtà e fa definire spendaccioni Comuni virtuosi e viceversa alimentando stereotipi e razzismo.
Ecco perché quanto sta accadendo è incostituzionale ed è doveroso parlare di razzismo di Stato.
Attenzione però a intendere l’Autonomia regionale solo come un contrasto Sud/Nord, si farebbe un favore ai “padroni del vapore”: trattasi di un progetto neoliberista, con profonde radici europee, che mira alla privatizzazione progressiva e pervasiva di tutto ciò che oggi è inteso come welfare, sia a Nord che a Sud, a danno delle classi più deboli che già oggi si ritrovano impoverite dalla “crisi” dell’ultimo decennio e che domani, una volta privatizzata la sanità, avranno difficoltà a curarsi. Un tempo si sarebbe parlato di “lotta di classe”.
Si mira a sganciare la colonia interna Mezzogiorno, dopo averla ben sfruttata e privata di diritti teoricamente garantiti dalla Costituzione, dal treno delle Regioni ricche padane che, come da desiderata europei, non devono perdere l’aggancio con le altre Regioni ricche del Nord Europa in un ipotetico e virtuoso traino, prima di creare una Europa a due velocità. Sganciando le Regioni del Sud Europa e trasformandole in mercato di manovalanza a basso costo, casomai con una moneta dedicata.

Utile poi sempre ricordare che la cosiddetta «secessione dei ricchi» si baserebbe, in realtà, su un equivoco consistente nel ritenere effettivamente esistente nelle pieghe del bilancio dello Stato un residuo fiscale a favore di alcune Regioni e, in particolare, della Lombardia, del Veneto e dell’Emilia-Romagna. Il residuo fiscale, infatti, sarebbe nient’altro che la «differenza tra l’ammontare di risorse (sotto forma di imposte pagate dai cittadini) che lo Stato centrale riceve dai territori e l’entità della spesa pubblica che lo stesso eroga (sotto forma di servizi) a favore dei cittadini degli stessi territori». Saremmo di fronte a un equivoco perché in uno Stato unitario non ci sono residui fiscali dal momento che il rapporto fiscale si svolge tra il cittadino e lo Stato e non con lo specifico territorio di residenza dei soggetti che pagano le imposte. Inoltre, anche ammettendo l’ipotesi dell’esistenza di un residuo fiscale, vi sarebbe un palese errore di calcolo in quanto non si terrebbe conto del fatto che una parte della differenza di quanto versato all’erario rispetto a quanto trasferito dallo Stato alle Regioni ritornerebbe sul territorio regionale in forma di pagamento degli interessi sui titoli del debito pubblico posseduti dai soggetti residenti in quelle regioni.
Insomma, prendendo in considerazione la distribuzione territoriale dei detentori dei titoli del debito pubblico statale e scomputando il pagamento dei relativi interessi, assisteremmo a un’enorme riduzione del presunto residuo fiscale delle Regioni interessate dal momento che una gran parte del debito pubblico è posseduto da soggetti residenti proprio in quelle Regioni
In ultima analisi il rischio contenuto nell’attuazione del terzo comma dell’art. 116 non sarebbe soltanto quello politico di una possibile rottura dell’Unità nazionale, quanto quello, ben più concreto, di rendere non più sostenibile il debito pubblico statale a causa della riduzione dei flussi di cassa di livello statale come conseguenza del trasferimento di funzioni fondamentali, come la sanità e l’istruzione, alle Regioni. Questo punto legato alla possibile approvazione della riforma del Mes sulla ristrutturazione del debito, in discussione a metà dicembre, potrebbe rappresentare l’ultima “campana a morto” per il Sud.
In uno Stato unitario bisogna assicurare gli stessi servizi in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Sono i cittadini più ricchi che, pagando più tasse, finanziano i servizi per i cittadini più poveri su tutto il territorio nazionale. Le eventuali differenze andrebbero semplicemente corrette attraverso una riforma delle organizzazioni pubbliche o private che offrono tali servizi mettendole in condizioni di offrire gli stessi servizi su tutto il territorio nazionale. Una possibile via d’uscita per potrebbe essere quella di stabilire (finalmente) per legge i cosiddetti Lep (Livelli essenziali delle prestazioni) e i cosiddetti Lea (Livelli essenziali di assistenza), e di fissarli nella media di quelli attualmente garantiti in Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. Ciò significa che l’eventuale residuo fiscale potrebbe effettivamente spettare alle Regioni interessate soltanto laddove i servizi siano effettivamente deficitari, purtroppo come detto la bozza Boccia punta a posticipare sine die la definizione dei Lep.

Invece di cervellotiche decisioni sempre a vantaggio dei territori più ricchi, spesso dettate da stereotipi e discriminazioni territoriali, servirebbero per il sud politiche di sviluppo e di investimento, per creare posti di lavoro e combattere la disoccupazione, considerando che, in modo particolare negli ultimi venticinque anni, guarda caso dalle prime affermazioni elettorali della Lega Nord, la forbice degli investimenti pubblici è andata a divaricarsi sempre più fra nord e sud del Paese , con una spesa costantemente maggiore, di almeno cinque volte, al nord anno su anno.

Senza investimenti pubblici non è possibile rilanciare il Sud. Anche l’attuale governo, purtroppo, come i precedenti, sta continuando in una cieca politica di austerità che mette in ginocchio il Paese e il Mezzogiorno in particolare con conseguente:

- Emigrazione, verso il nord e l’estero. Sono coinvolti in questa emigrazione: gli studenti e i giovani laureati, con perdita per la collettività locale di c.a.540 Mln € anno sostenuti per la formazione; i lavoratori di ogni ambito e categoria; i malati per l’emigrazione sanitaria, che li porta fuori dalla propria Regione per mancanza di strutture e cure adeguate.

- Desertificazione demografica, causa emigrazione giovanile che vede nelle Regioni del Sud la più bassa natalità d’Europa
- Disoccupazione, causa prima dell’emigrazione, con una disoccupazione giovanile oltre il 50% e con la Calabria, prima in Europa, al 58,7%

- Record europeo di giovani che non studiano e non cercano più lavoro (NEET)

- Povertà, 10% della popolazione in povertà assoluta e 30% in povertà relativa

- Discriminazioni, fra i paesi OCSE l’Italia è prima per le discriminazione interne. Al primo posto figurano le discriminazione verso i meridionali

- Inquinamento ambientale, con vere e proprie emergenze ambientali ai danni della popolazione a partire da “La Terra dei Fuochi”, l’inquinamento Ilva di Taranto, la Basilicata con territori ed acque e tante altre emergenze locali che non trovano risposta adeguata al dettato costituzionale

- Sempre minori, contro ogni proclama, gli investimenti dello Stato  al Sud. Addirittura i
soldi del Fondo di Sviluppo e Coesione sono soltanto sulla carta: per il 2020 sono stati stanziati 6,9 miliardi, in realtà saranno appena 1,7, salvo ritocchi
Fra il 2007 e il 2013 le risorse destinate allo sviluppo del Mezzogiorno sono state usate per ripianare il debito complessivo: dirottati 22,3 miliardi dei 63,2 messi a budget

Per arginare l’emigrazione studentesca si dovrebbe potenziare e favorire la collaborazione fra gli Atenei del Sud, tra loro e con le rispettive istituzioni regionali, per dare ai territori risposte concrete, competitive e anche made in Sud. Evitando l'emigrazione “obbligata” verso gli Atenei del nord. Che la valutazione degli Atenei sia, come in Inghilterra effettuata su base macroregionale e non come avviene in Italia su base nazionale andando a colpire sempre e solo territori che ad oggi non sono in grado di essere valutati partendo da parametri paritetici.

Si dovrebbe garantire il diritto all’assistenza sanitaria, non costringendo le Regioni a ragionare solo per numero di posti letto, ma fornendo garanzie sui diritti del malato e per il diritto all’assistenza. Non è possibile ipotizzare ancora che ci siano aree del Paese dove il rischio di morte sia maggiore solo perché il presidio ospedaliero o di primo soccorso sia troppo distante o stato messo non in grado di prestare le cure migliori.

Combattere con decisione le mafie, le eco-mafie e le mafie economiche che opprimono da sempre cittadini e territori impedendone lo sviluppo in nome e conto di consorterie politiche ed economiche; da sempre il primo nemico del sud.
Combattere con ogni mezzo il caporalato nelle campagne creando sinergie tra Stato Nazionale, forze dell’ordine, enti locali e sconfiggere definitivamente questa piaga.

Puntiamo all’”uguaglianza” che, nella situazione attuale in cui versa il Paese, non significa dare a tutti la stessa cosa e fare ovunque gli stessi investimenti. Uguaglianza significa giustizia ed equità, investire di più su chi ha meno e meno su chi ha di più. In questo visione deve fare da guida il Pil regionale che vede infatti il nostro Mezzogiorno in fondo alla classifica europea.

Dobbiamo costruire una sinistra plurale che aspiri all’uguaglianza, il che significa mettere tutti in condizione di ottenere uguali opportunità. Così come nella tassazione generale serve il principio di progressività come dettato dall’art. 53 della Costituzione. Il sud non va visto come un problema, ma come un’opportunità immensa che si para davanti, sia politicamente per la sinistra, trovando risposta adeguata ai suoi problemi, sia per il Paese per crescere e competere a livello europeo e mondiale.
Bisogna solo aiutare quest’area del Paese a liberare le sue energie.
Abbiamo bisogno di una sinistra che non tema un federalismo macroregionale sano e solidale, ma che si opponga con determinazione all’egoistica Autonomia differenziata di stampo leghista, che ambisca a governare con politiche differenziate per territorio.

Abbiamo bisogno di una sinistra:

-Che contrasti con determinazione l’osceno ricatto occupazionale che baratta lavoro con la salute e con la tutela dell’ambiente.

-Che si impegni affinché lo Stato ed il privato, in base alle loro effettive responsabilità, si facciano carico degli scempi perpetrati per decenni e risarciscano i cittadini che hanno perso il lavoro, la salute e spesso la speranza. Spezzare il ricatto occupazionale, la monocultura dell’acciaio, del carbone e dei veleni delle grandi industrie, puntando su alternative occupazionali pulite quali Cultura, Infrastrutture, Turismo, Agricoltura, Maricoltura, Artigianato, Allevamento. Opporsi pertanto a progetti inquinanti, o con relativo pericolo di inquinamento, avendo come riferimento principale, rispetto a qualsiasi progetto economico, la tutela dell’ambiente e la salute dei cittadini, così come sancisce la Costituzione.

- Che riformi le politiche sul welfare partendo dalla salute e dai diritti dei lavoratori, che contrasti il neoliberismo imperante, con politiche volte all’affermazioni di tutti i diritti e la redistribuzione della ricchezza

Vogliamo, insieme a tutti coloro che con noi lo vorranno, concorrere a costruire una prassi politica aperta e partecipata, portando, dal basso, nelle istituzioni le esperienze nate nel volontariato, nella società civile, nel precariato, nei movimenti, nei luoghi di lavoro, nelle scuole. Ecco perché abbiamo partecipato nei due anni dall’ultimo Congresso prima a “Potere al Popolo” e successivamente, dopo esserne usciti, all’esperienza delle ultime elezioni europee con “La Sinistra”, portando sempre un fattivo contributo meridionalista progressista nei programmi e nelle assemblee, come da nostra visione politica ed ideale gramsciana. Contemporaneamente dopo un percorso di avvicinamento siamo entrati a far parte del “Partito della Sinistra Europea” con la formula della “cooperazione  rafforzata”.

Bisogna perseverare su questa strada che ci sta aprendo canali informativi e di visibilità, anche in stretta collaborazione con quelle forze politiche a noi più vicine e con cui stiamo in questi giorni affrontando l’esperienza dei “Sud –Lab la Riscossa del Sud” che hanno visto la prima tappa a Lamezia due settimane fa e vedranno il mese prossimo importanti appuntamenti in Puglia e Sicilia.

Ricordare sempre a tutti e in ogni occasione che la Costituzione della Repubblica Italiana dice al suo primo articolo che “L’Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro… ” e nell’articolo 32 dice: “… La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…” non si può ignorare – che riconoscendo nel lavoro il fondamento della Repubblica la Costituzione pone un limite alla proprietà, sottoposta al vincolo della «funzione sociale» e della «utilità generale». Senza di che non avrebbe senso l’affermazione secondo cui «la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo tale diritto» (Art. 4).

La conseguenza è che se si sta dalla parte del capitale, i diritti di libertà e di uguaglianza si indeboliscono e vengono attaccati o distrutti. È precisamente questa la fase che stiamo vivendo con l’attacco ai diritti garantiti fatto passare per tramite dell’Autonomia differenziata.. Dove è finito il diritto «a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro» sufficiente ad assicurare «una esistenza libera e dignitosa», insieme al diritto al riposo settimanale e alle ferie retribuite? (Art.36). E il diritto alla parità di retribuzione per pari lavoro tra uomini e donne? (Art. 37). E quello alla pensione e all’assistenza sociale? (Art. 38). In discussione è anche il diritto per «i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi» «di raggiungere i gradi più alti degli studi» (Art. 34), lo sviluppo della cultura e della ricerca, nonché la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico (Art. 9).

Ecco perché chiediamo per il Sud e per tutto il Paese semplicemente l’applicazione della Costituzione, senza se e senza ma ed il ritiro di ogni forma di Autonomia differenziata.

Secondo la nostra Costituzione, l’Italia è una Repubblica unita ed indivisibile i cui cittadini possono e devono accedere a tutti i diritti e sono obbligati ad adempiere a tutti i doveri. Ecco è a questa parità a cui aspiriamo; parità non formale, ma di sostanza, suffragata da politiche in grado di rendere concreti quelli che sono principi sacrosanti e inconfutabili.


Purtroppo con l’Autonomia differenziata si va verso la creazione di cittadinanze si serie A (al Nord) e di serie B ( al Sud) ecco perché è un progetto incostituzionale ed eversivo.

Unire le tante voci di resistenza democratica e antifascista sinergiche negli obbiettivi, nelle strategie e condivisione dei valori per modificare lo status quo, non in modo velleitario ma fornendo soluzioni percorribili, è un’esigenza e diventa una missione del nostro Partito.

Tracciamo CONCRETAMENTE solo tre proposte di “primo intervento”, che possono essere immediatamente operative e che devono rappresentare punti fermi per la nostra proposta dei prossimi mesi:
1) STOP immediato ad ogni ipotesi di Autonomia differenziata. Non perché siamo contrari al principio di autonomia, anzi, ma perché questo tipo di autonomia, che già nel nome “differenziata” contiene la fregatura, è eversiva. Definizione immediata dei costi standard per territorio e conseguente ripartizione.
2) Interventi pubblici in deroga al pareggio di bilancio, imposto dall’Europa, per far ripartire l’occupazione, arginare povertà ed emigrazione. Politiche di innovazione che guardino al Sud. Far ripartire il Paese intero usando il Sud come volano di investimenti partendo dal riequilibrio delle infrastrutture, non in chiave di contrasto col Nord del Paese ma di sinergia a vantaggio di tutti.
3) Nel Mezzogiorno vive il 34 % della popolazione a cui viene destinato il 25% circa di risorse, compresi i fondi europei che hanno smesso di essere aggiuntivi. Bisogna porre fine a questa situazione ripartendo dal principio di equità.

Abbiamo bisogno di un modello di economia rispettoso dell’ambiente ed alternativo all’attuale, fondato su di un uso collettivo della terra. Abbiamo bisogno di non consumare più e distruggere, ma preservare, valorizzare per far conoscere.
Ci vogliamo battere, insieme a tutti quelli che lo condividono, per riappropriarci di quella democrazia oggi spesso commissariata da governi e parlamentari eletti con leggi cervellotiche, da istituzioni finanziarie sovranazionali che poco hanno di democratico e che privano ogni giorno di più i cittadini di opportunità di sviluppo e di spazi di libertà, lasciando in luogo della democrazia partecipata solo vuoti simulacri.



Natale Cuccurese
[Dichiarazione di programma VII° Congresso Nazionale del Partito del Sud approvata all'unanimità- Napoli 30 Novembre 2019]






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STOP AUTONOMIA DIFFERENZIATA - SUD COME VOLANO DI SVILUPPO PER IL PAESE SUPERANDO DISCRIMINAZIONI E STEREOTIPI

Negli ultimi 30 anni, si è assistito come mai in precedenza ad una crisi politica, culturale, morale ed economica che ha investito il Paese ed il Mezzogiorno in particolare e che ne sta rendendo sempre più incerto il suo cammino democratico.

L’attacco finale al Sud viene dal progetto dell’Autonomia differenziata, un progetto classista, liberista, incostituzionale ed eversivo, che mette in pericolo l’unità stessa del Paese, così come da sempre vuole la Lega, che infatti ha ancora oggi al primo punto del suo statuto la “secessione della padania”.

Chi si accorda a queste richieste così come fanno, governatori secessionisti , parlamentari, intellettuali, gruppi di potere e governi si assumono interamente e a futura memoria la responsabilità di questa possibilità e della conseguente prossima e certo non auspicata “balcanizzazione” del Paese.
Preoccupante in questi ultimi giorni il balletto governativo che ha portato il Ministro Boccia non solo a non fermare il progetto leghista sposato anche dal Pd emiliano, ma a presentare bozze di discussione di “ Legge Cornice” da inserire del Ddl di bilancio ancora sulla base della “spesa storica”, “almeno per un anno” provvisoriamente in attesa della definizione dei Lep, al fine di procedere a firmare subito, sulla fiducia e al buio, gli accordi con le Regioni per il finanziamento delle nuove competenze e risorse, mentre il Parlamento si vedrebbe riservato solo un potere consultivo non vincolante. La cosa è molto preoccupante visto che “in Italia non c’è nulla di più definitivo del provvisorio”. La mancata definizione dei Lep, che comunque saranno oggetto di trattativa politica che potrebbe quindi riservare ancora sorprese per quanto concerne equità e uguaglianza di diritti e trattamento,  ha infatti permesso, negli ultimi anni, un salasso di finanziamenti al Mezzogiorno di oltre 61 Miliari all’anno a vantaggio del Nord.
La cosa più vergognosa di questa operazione è che in aggiunta mistifica la realtà e fa definire spendaccioni Comuni virtuosi e viceversa alimentando stereotipi e razzismo.
Ecco perché quanto sta accadendo è incostituzionale ed è doveroso parlare di razzismo di Stato.
Attenzione però a intendere l’Autonomia regionale solo come un contrasto Sud/Nord, si farebbe un favore ai “padroni del vapore”: trattasi di un progetto neoliberista, con profonde radici europee, che mira alla privatizzazione progressiva e pervasiva di tutto ciò che oggi è inteso come welfare, sia a Nord che a Sud, a danno delle classi più deboli che già oggi si ritrovano impoverite dalla “crisi” dell’ultimo decennio e che domani, una volta privatizzata la sanità, avranno difficoltà a curarsi. Un tempo si sarebbe parlato di “lotta di classe”.
Si mira a sganciare la colonia interna Mezzogiorno, dopo averla ben sfruttata e privata di diritti teoricamente garantiti dalla Costituzione, dal treno delle Regioni ricche padane che, come da desiderata europei, non devono perdere l’aggancio con le altre Regioni ricche del Nord Europa in un ipotetico e virtuoso traino, prima di creare una Europa a due velocità. Sganciando le Regioni del Sud Europa e trasformandole in mercato di manovalanza a basso costo, casomai con una moneta dedicata.

Utile poi sempre ricordare che la cosiddetta «secessione dei ricchi» si baserebbe, in realtà, su un equivoco consistente nel ritenere effettivamente esistente nelle pieghe del bilancio dello Stato un residuo fiscale a favore di alcune Regioni e, in particolare, della Lombardia, del Veneto e dell’Emilia-Romagna. Il residuo fiscale, infatti, sarebbe nient’altro che la «differenza tra l’ammontare di risorse (sotto forma di imposte pagate dai cittadini) che lo Stato centrale riceve dai territori e l’entità della spesa pubblica che lo stesso eroga (sotto forma di servizi) a favore dei cittadini degli stessi territori». Saremmo di fronte a un equivoco perché in uno Stato unitario non ci sono residui fiscali dal momento che il rapporto fiscale si svolge tra il cittadino e lo Stato e non con lo specifico territorio di residenza dei soggetti che pagano le imposte. Inoltre, anche ammettendo l’ipotesi dell’esistenza di un residuo fiscale, vi sarebbe un palese errore di calcolo in quanto non si terrebbe conto del fatto che una parte della differenza di quanto versato all’erario rispetto a quanto trasferito dallo Stato alle Regioni ritornerebbe sul territorio regionale in forma di pagamento degli interessi sui titoli del debito pubblico posseduti dai soggetti residenti in quelle regioni.
Insomma, prendendo in considerazione la distribuzione territoriale dei detentori dei titoli del debito pubblico statale e scomputando il pagamento dei relativi interessi, assisteremmo a un’enorme riduzione del presunto residuo fiscale delle Regioni interessate dal momento che una gran parte del debito pubblico è posseduto da soggetti residenti proprio in quelle Regioni
In ultima analisi il rischio contenuto nell’attuazione del terzo comma dell’art. 116 non sarebbe soltanto quello politico di una possibile rottura dell’Unità nazionale, quanto quello, ben più concreto, di rendere non più sostenibile il debito pubblico statale a causa della riduzione dei flussi di cassa di livello statale come conseguenza del trasferimento di funzioni fondamentali, come la sanità e l’istruzione, alle Regioni. Questo punto legato alla possibile approvazione della riforma del Mes sulla ristrutturazione del debito, in discussione a metà dicembre, potrebbe rappresentare l’ultima “campana a morto” per il Sud.
In uno Stato unitario bisogna assicurare gli stessi servizi in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Sono i cittadini più ricchi che, pagando più tasse, finanziano i servizi per i cittadini più poveri su tutto il territorio nazionale. Le eventuali differenze andrebbero semplicemente corrette attraverso una riforma delle organizzazioni pubbliche o private che offrono tali servizi mettendole in condizioni di offrire gli stessi servizi su tutto il territorio nazionale. Una possibile via d’uscita per potrebbe essere quella di stabilire (finalmente) per legge i cosiddetti Lep (Livelli essenziali delle prestazioni) e i cosiddetti Lea (Livelli essenziali di assistenza), e di fissarli nella media di quelli attualmente garantiti in Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. Ciò significa che l’eventuale residuo fiscale potrebbe effettivamente spettare alle Regioni interessate soltanto laddove i servizi siano effettivamente deficitari, purtroppo come detto la bozza Boccia punta a posticipare sine die la definizione dei Lep.

Invece di cervellotiche decisioni sempre a vantaggio dei territori più ricchi, spesso dettate da stereotipi e discriminazioni territoriali, servirebbero per il sud politiche di sviluppo e di investimento, per creare posti di lavoro e combattere la disoccupazione, considerando che, in modo particolare negli ultimi venticinque anni, guarda caso dalle prime affermazioni elettorali della Lega Nord, la forbice degli investimenti pubblici è andata a divaricarsi sempre più fra nord e sud del Paese , con una spesa costantemente maggiore, di almeno cinque volte, al nord anno su anno.

Senza investimenti pubblici non è possibile rilanciare il Sud. Anche l’attuale governo, purtroppo, come i precedenti, sta continuando in una cieca politica di austerità che mette in ginocchio il Paese e il Mezzogiorno in particolare con conseguente:

- Emigrazione, verso il nord e l’estero. Sono coinvolti in questa emigrazione: gli studenti e i giovani laureati, con perdita per la collettività locale di c.a.540 Mln € anno sostenuti per la formazione; i lavoratori di ogni ambito e categoria; i malati per l’emigrazione sanitaria, che li porta fuori dalla propria Regione per mancanza di strutture e cure adeguate.

- Desertificazione demografica, causa emigrazione giovanile che vede nelle Regioni del Sud la più bassa natalità d’Europa
- Disoccupazione, causa prima dell’emigrazione, con una disoccupazione giovanile oltre il 50% e con la Calabria, prima in Europa, al 58,7%

- Record europeo di giovani che non studiano e non cercano più lavoro (NEET)

- Povertà, 10% della popolazione in povertà assoluta e 30% in povertà relativa

- Discriminazioni, fra i paesi OCSE l’Italia è prima per le discriminazione interne. Al primo posto figurano le discriminazione verso i meridionali

- Inquinamento ambientale, con vere e proprie emergenze ambientali ai danni della popolazione a partire da “La Terra dei Fuochi”, l’inquinamento Ilva di Taranto, la Basilicata con territori ed acque e tante altre emergenze locali che non trovano risposta adeguata al dettato costituzionale

- Sempre minori, contro ogni proclama, gli investimenti dello Stato  al Sud. Addirittura i
soldi del Fondo di Sviluppo e Coesione sono soltanto sulla carta: per il 2020 sono stati stanziati 6,9 miliardi, in realtà saranno appena 1,7, salvo ritocchi
Fra il 2007 e il 2013 le risorse destinate allo sviluppo del Mezzogiorno sono state usate per ripianare il debito complessivo: dirottati 22,3 miliardi dei 63,2 messi a budget

Per arginare l’emigrazione studentesca si dovrebbe potenziare e favorire la collaborazione fra gli Atenei del Sud, tra loro e con le rispettive istituzioni regionali, per dare ai territori risposte concrete, competitive e anche made in Sud. Evitando l'emigrazione “obbligata” verso gli Atenei del nord. Che la valutazione degli Atenei sia, come in Inghilterra effettuata su base macroregionale e non come avviene in Italia su base nazionale andando a colpire sempre e solo territori che ad oggi non sono in grado di essere valutati partendo da parametri paritetici.

Si dovrebbe garantire il diritto all’assistenza sanitaria, non costringendo le Regioni a ragionare solo per numero di posti letto, ma fornendo garanzie sui diritti del malato e per il diritto all’assistenza. Non è possibile ipotizzare ancora che ci siano aree del Paese dove il rischio di morte sia maggiore solo perché il presidio ospedaliero o di primo soccorso sia troppo distante o stato messo non in grado di prestare le cure migliori.

Combattere con decisione le mafie, le eco-mafie e le mafie economiche che opprimono da sempre cittadini e territori impedendone lo sviluppo in nome e conto di consorterie politiche ed economiche; da sempre il primo nemico del sud.
Combattere con ogni mezzo il caporalato nelle campagne creando sinergie tra Stato Nazionale, forze dell’ordine, enti locali e sconfiggere definitivamente questa piaga.

Puntiamo all’”uguaglianza” che, nella situazione attuale in cui versa il Paese, non significa dare a tutti la stessa cosa e fare ovunque gli stessi investimenti. Uguaglianza significa giustizia ed equità, investire di più su chi ha meno e meno su chi ha di più. In questo visione deve fare da guida il Pil regionale che vede infatti il nostro Mezzogiorno in fondo alla classifica europea.

Dobbiamo costruire una sinistra plurale che aspiri all’uguaglianza, il che significa mettere tutti in condizione di ottenere uguali opportunità. Così come nella tassazione generale serve il principio di progressività come dettato dall’art. 53 della Costituzione. Il sud non va visto come un problema, ma come un’opportunità immensa che si para davanti, sia politicamente per la sinistra, trovando risposta adeguata ai suoi problemi, sia per il Paese per crescere e competere a livello europeo e mondiale.
Bisogna solo aiutare quest’area del Paese a liberare le sue energie.
Abbiamo bisogno di una sinistra che non tema un federalismo macroregionale sano e solidale, ma che si opponga con determinazione all’egoistica Autonomia differenziata di stampo leghista, che ambisca a governare con politiche differenziate per territorio.

Abbiamo bisogno di una sinistra:

-Che contrasti con determinazione l’osceno ricatto occupazionale che baratta lavoro con la salute e con la tutela dell’ambiente.

-Che si impegni affinché lo Stato ed il privato, in base alle loro effettive responsabilità, si facciano carico degli scempi perpetrati per decenni e risarciscano i cittadini che hanno perso il lavoro, la salute e spesso la speranza. Spezzare il ricatto occupazionale, la monocultura dell’acciaio, del carbone e dei veleni delle grandi industrie, puntando su alternative occupazionali pulite quali Cultura, Infrastrutture, Turismo, Agricoltura, Maricoltura, Artigianato, Allevamento. Opporsi pertanto a progetti inquinanti, o con relativo pericolo di inquinamento, avendo come riferimento principale, rispetto a qualsiasi progetto economico, la tutela dell’ambiente e la salute dei cittadini, così come sancisce la Costituzione.

- Che riformi le politiche sul welfare partendo dalla salute e dai diritti dei lavoratori, che contrasti il neoliberismo imperante, con politiche volte all’affermazioni di tutti i diritti e la redistribuzione della ricchezza

Vogliamo, insieme a tutti coloro che con noi lo vorranno, concorrere a costruire una prassi politica aperta e partecipata, portando, dal basso, nelle istituzioni le esperienze nate nel volontariato, nella società civile, nel precariato, nei movimenti, nei luoghi di lavoro, nelle scuole. Ecco perché abbiamo partecipato nei due anni dall’ultimo Congresso prima a “Potere al Popolo” e successivamente, dopo esserne usciti, all’esperienza delle ultime elezioni europee con “La Sinistra”, portando sempre un fattivo contributo meridionalista progressista nei programmi e nelle assemblee, come da nostra visione politica ed ideale gramsciana. Contemporaneamente dopo un percorso di avvicinamento siamo entrati a far parte del “Partito della Sinistra Europea” con la formula della “cooperazione  rafforzata”.

Bisogna perseverare su questa strada che ci sta aprendo canali informativi e di visibilità, anche in stretta collaborazione con quelle forze politiche a noi più vicine e con cui stiamo in questi giorni affrontando l’esperienza dei “Sud –Lab la Riscossa del Sud” che hanno visto la prima tappa a Lamezia due settimane fa e vedranno il mese prossimo importanti appuntamenti in Puglia e Sicilia.

Ricordare sempre a tutti e in ogni occasione che la Costituzione della Repubblica Italiana dice al suo primo articolo che “L’Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro… ” e nell’articolo 32 dice: “… La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…” non si può ignorare – che riconoscendo nel lavoro il fondamento della Repubblica la Costituzione pone un limite alla proprietà, sottoposta al vincolo della «funzione sociale» e della «utilità generale». Senza di che non avrebbe senso l’affermazione secondo cui «la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo tale diritto» (Art. 4).

La conseguenza è che se si sta dalla parte del capitale, i diritti di libertà e di uguaglianza si indeboliscono e vengono attaccati o distrutti. È precisamente questa la fase che stiamo vivendo con l’attacco ai diritti garantiti fatto passare per tramite dell’Autonomia differenziata.. Dove è finito il diritto «a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro» sufficiente ad assicurare «una esistenza libera e dignitosa», insieme al diritto al riposo settimanale e alle ferie retribuite? (Art.36). E il diritto alla parità di retribuzione per pari lavoro tra uomini e donne? (Art. 37). E quello alla pensione e all’assistenza sociale? (Art. 38). In discussione è anche il diritto per «i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi» «di raggiungere i gradi più alti degli studi» (Art. 34), lo sviluppo della cultura e della ricerca, nonché la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico (Art. 9).

Ecco perché chiediamo per il Sud e per tutto il Paese semplicemente l’applicazione della Costituzione, senza se e senza ma ed il ritiro di ogni forma di Autonomia differenziata.

Secondo la nostra Costituzione, l’Italia è una Repubblica unita ed indivisibile i cui cittadini possono e devono accedere a tutti i diritti e sono obbligati ad adempiere a tutti i doveri. Ecco è a questa parità a cui aspiriamo; parità non formale, ma di sostanza, suffragata da politiche in grado di rendere concreti quelli che sono principi sacrosanti e inconfutabili.


Purtroppo con l’Autonomia differenziata si va verso la creazione di cittadinanze si serie A (al Nord) e di serie B ( al Sud) ecco perché è un progetto incostituzionale ed eversivo.

Unire le tante voci di resistenza democratica e antifascista sinergiche negli obbiettivi, nelle strategie e condivisione dei valori per modificare lo status quo, non in modo velleitario ma fornendo soluzioni percorribili, è un’esigenza e diventa una missione del nostro Partito.

Tracciamo CONCRETAMENTE solo tre proposte di “primo intervento”, che possono essere immediatamente operative e che devono rappresentare punti fermi per la nostra proposta dei prossimi mesi:
1) STOP immediato ad ogni ipotesi di Autonomia differenziata. Non perché siamo contrari al principio di autonomia, anzi, ma perché questo tipo di autonomia, che già nel nome “differenziata” contiene la fregatura, è eversiva. Definizione immediata dei costi standard per territorio e conseguente ripartizione.
2) Interventi pubblici in deroga al pareggio di bilancio, imposto dall’Europa, per far ripartire l’occupazione, arginare povertà ed emigrazione. Politiche di innovazione che guardino al Sud. Far ripartire il Paese intero usando il Sud come volano di investimenti partendo dal riequilibrio delle infrastrutture, non in chiave di contrasto col Nord del Paese ma di sinergia a vantaggio di tutti.
3) Nel Mezzogiorno vive il 34 % della popolazione a cui viene destinato il 25% circa di risorse, compresi i fondi europei che hanno smesso di essere aggiuntivi. Bisogna porre fine a questa situazione ripartendo dal principio di equità.

Abbiamo bisogno di un modello di economia rispettoso dell’ambiente ed alternativo all’attuale, fondato su di un uso collettivo della terra. Abbiamo bisogno di non consumare più e distruggere, ma preservare, valorizzare per far conoscere.
Ci vogliamo battere, insieme a tutti quelli che lo condividono, per riappropriarci di quella democrazia oggi spesso commissariata da governi e parlamentari eletti con leggi cervellotiche, da istituzioni finanziarie sovranazionali che poco hanno di democratico e che privano ogni giorno di più i cittadini di opportunità di sviluppo e di spazi di libertà, lasciando in luogo della democrazia partecipata solo vuoti simulacri.



Natale Cuccurese
[Dichiarazione di programma VII° Congresso Nazionale del Partito del Sud approvata all'unanimità- Napoli 30 Novembre 2019]






 
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