lunedì 17 febbraio 2020

Grazie all’impegno del meridionalista gramsciano Natale Cuccurese nasce il Comitato della Val d’Enza (RE) contro ogni forma di autonomia differenziata

Di Salvatore Lucchese  

Se sino ad ora quella che l’economista e meridionalista siciliano Pietro Busetta ha definito la “statuizione del furto”, ossia, la ratifica istituzionale delle “due Italie” tramite l’attuazione del federalismo estrattivo e discriminatorio, è stata sventata lo si deve anche all’impegno profuso dal Segretario nazionale del Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti Natale Cuccurese contro la cosiddetta “secessione dei ricchi”.
Infatti, il meridionalista gramsciano Cuccurese ha contribuito e non poco ad alimentare il dibattito sulla “nuova questione meridionale” sia promuovendo la costituzione di comitati locali e nazionali contro ogni forma di autonomia differenziata, sia tramite rigorose iniziative editoriali, il numero di LEFT del 13 settembre 2019 interamente dedicato alla questione meridionale, sia attraverso iniziative pubbliche itineranti, la campagna Lab-Sud: la riscossa del Sud, sia durante la campagna elettorale in Emilia Romagna, prendendo coraggiosamente posizione contro tutte le proposte di autonomia regionale differenziata, compresa quella avanzata dal Governatore dem Stefano Bonaccini.

Ora Cuccurese prosegue il suo impegno contro il progetto di definitiva cristallizzazione dello storico divario Nord/Sud partecipando anche alla costituzione di un Comitato della Val d’Enza per l’unità della Repubblica contro ogni forma di autonomia differenziata.
Il Comitato sarà presentato giovedì 20 febbraio alle ore 21:00 presso la sede del Circolo ARCI “Indiosmundo” di San Polo d’Enza (RE). Oltre a Natale Cuccurese, interverrà come relatore anche Maurizio Gambarelli, coordinatore del Comitato Unione delle Colline Matildiche contro ogni forma di autonomia differenziata.
17/02/2020 – Salvatore Lucchese  


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Di Salvatore Lucchese  

Se sino ad ora quella che l’economista e meridionalista siciliano Pietro Busetta ha definito la “statuizione del furto”, ossia, la ratifica istituzionale delle “due Italie” tramite l’attuazione del federalismo estrattivo e discriminatorio, è stata sventata lo si deve anche all’impegno profuso dal Segretario nazionale del Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti Natale Cuccurese contro la cosiddetta “secessione dei ricchi”.
Infatti, il meridionalista gramsciano Cuccurese ha contribuito e non poco ad alimentare il dibattito sulla “nuova questione meridionale” sia promuovendo la costituzione di comitati locali e nazionali contro ogni forma di autonomia differenziata, sia tramite rigorose iniziative editoriali, il numero di LEFT del 13 settembre 2019 interamente dedicato alla questione meridionale, sia attraverso iniziative pubbliche itineranti, la campagna Lab-Sud: la riscossa del Sud, sia durante la campagna elettorale in Emilia Romagna, prendendo coraggiosamente posizione contro tutte le proposte di autonomia regionale differenziata, compresa quella avanzata dal Governatore dem Stefano Bonaccini.

Ora Cuccurese prosegue il suo impegno contro il progetto di definitiva cristallizzazione dello storico divario Nord/Sud partecipando anche alla costituzione di un Comitato della Val d’Enza per l’unità della Repubblica contro ogni forma di autonomia differenziata.
Il Comitato sarà presentato giovedì 20 febbraio alle ore 21:00 presso la sede del Circolo ARCI “Indiosmundo” di San Polo d’Enza (RE). Oltre a Natale Cuccurese, interverrà come relatore anche Maurizio Gambarelli, coordinatore del Comitato Unione delle Colline Matildiche contro ogni forma di autonomia differenziata.
17/02/2020 – Salvatore Lucchese  


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domenica 16 febbraio 2020

ELEZIONI SUPPLETIVE: A NAPOLI INIZIATIVA DEL PARTITO DEL SUD CON SANDRO RUOTOLO!


Come Partito del Sud ci sentiamo in piena sintonia con un profilo di altissimo spessore culturale e morale quale quello di Sandro Ruotolo. La sua è una storia di lotta alla camorra e alla delinquenza a cui ci accomuna una visione politica progressista e rispettosa dei diritti dei più deboli.
A conferma del rapporto di amicizia, di fiducia reciproca e del sostegno concreto del nostro Partito, lo abbiamo accompagnato ad un incontro organizzato dal nostro responsabile Città Metropolitana Antonio Luongo, presso la Essebi SRL Costruzioni, un'azienda di Poggioreale, esperta di costruzioni metalliche che si sta facendo strada sul panorama nazionale.
Una vera e propria eccellenza del Sud, che partendo da una periferia sta conquistando palcoscenici sempre più importanti: è notizia di queste settimane che saranno coinvolti nei lavori di ricostruzione del Ponte Morandi.
Nell’incontro Sandro Ruotolo, dimostrando una profonda conoscenza dei temi cari a tutti noi, ha parlato con forti accenti meridionalisti progressisti di Questione meridionale, richiamando con precisione gli ultimi dati Svimez ed Eurispes che certificano il furto di risorse e investimenti compiuto negli ultimi vent’anni dai governi nazionali ai danni del Sud, e confermando la sua contrarietà ad ogni tipo di Autonomia differenziata.
Se la sinistra deve avere un futuro, se il Sud deve avere un nuovo progetto, non si può pensare di proseguire con strappi che rischiano di compromettere percorsi nuovi, di cui il Paese e l'elettorato progressista hanno assoluto bisogno.
Guardiamo con fiducia al futuro e faremo il possibile affinché la figura di Sandro Ruotolo sia il primo mattone di una lunga serie per arginare le destre antimeridionali ed ogni progetto neoliberista contro il Sud e le classi più deboli dell’intero Paese, come l’Autonomia differenziata, prima di passare al contrattacco insieme a quelle forze di sinistra con cui da tempo stiamo collaborando a livello locale e nazionale.
Per questo continueremo ad impegnarci con determinazione, anche con altre iniziative nei prossimi giorni, a favore dell’elezione in Senato di Sandro Ruotolo, un meridionalista a schiena dritta pronto a difendere i diritti di Napoli e del Sud, candidato per le suppletive del collegio uninominale Campania 7 (quartieri:Arenella, Barra, Miano, Piscinola,Poggioreali, Ponticelli, San Carlo, San Giovanni a Teduccio, san Pietro a Patierno, Scampia, Secondigliano, Vicaria, Vomero).
Si vota il 23 febbraio: non mancate!










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Come Partito del Sud ci sentiamo in piena sintonia con un profilo di altissimo spessore culturale e morale quale quello di Sandro Ruotolo. La sua è una storia di lotta alla camorra e alla delinquenza a cui ci accomuna una visione politica progressista e rispettosa dei diritti dei più deboli.
A conferma del rapporto di amicizia, di fiducia reciproca e del sostegno concreto del nostro Partito, lo abbiamo accompagnato ad un incontro organizzato dal nostro responsabile Città Metropolitana Antonio Luongo, presso la Essebi SRL Costruzioni, un'azienda di Poggioreale, esperta di costruzioni metalliche che si sta facendo strada sul panorama nazionale.
Una vera e propria eccellenza del Sud, che partendo da una periferia sta conquistando palcoscenici sempre più importanti: è notizia di queste settimane che saranno coinvolti nei lavori di ricostruzione del Ponte Morandi.
Nell’incontro Sandro Ruotolo, dimostrando una profonda conoscenza dei temi cari a tutti noi, ha parlato con forti accenti meridionalisti progressisti di Questione meridionale, richiamando con precisione gli ultimi dati Svimez ed Eurispes che certificano il furto di risorse e investimenti compiuto negli ultimi vent’anni dai governi nazionali ai danni del Sud, e confermando la sua contrarietà ad ogni tipo di Autonomia differenziata.
Se la sinistra deve avere un futuro, se il Sud deve avere un nuovo progetto, non si può pensare di proseguire con strappi che rischiano di compromettere percorsi nuovi, di cui il Paese e l'elettorato progressista hanno assoluto bisogno.
Guardiamo con fiducia al futuro e faremo il possibile affinché la figura di Sandro Ruotolo sia il primo mattone di una lunga serie per arginare le destre antimeridionali ed ogni progetto neoliberista contro il Sud e le classi più deboli dell’intero Paese, come l’Autonomia differenziata, prima di passare al contrattacco insieme a quelle forze di sinistra con cui da tempo stiamo collaborando a livello locale e nazionale.
Per questo continueremo ad impegnarci con determinazione, anche con altre iniziative nei prossimi giorni, a favore dell’elezione in Senato di Sandro Ruotolo, un meridionalista a schiena dritta pronto a difendere i diritti di Napoli e del Sud, candidato per le suppletive del collegio uninominale Campania 7 (quartieri:Arenella, Barra, Miano, Piscinola,Poggioreali, Ponticelli, San Carlo, San Giovanni a Teduccio, san Pietro a Patierno, Scampia, Secondigliano, Vicaria, Vomero).
Si vota il 23 febbraio: non mancate!










giovedì 13 febbraio 2020

NAPOLI VENERDI 14 FEBBRAIO 2020-INCONTRO ORGANIZZATO DAL PARTITO DEL SUD CON E PER SANDRO RUOTOLO!


Come sapete, io e tutto il Partito del Sud, sin da subito abbiamo scelto di sostenere la candidatura di Sandro Ruotolo, per i suoi sforzi contro le mafie e per la storia specchiata di impegno civico.
Abbiamo poi approvato in pieno l'assunzione di responsabilità di Sandro nei confronti del Sud e in particolare per Napoli, rispetto a cui porterà avanti la richiesta di una legge speciale.

Non posso che guardare con favore alla presenza in Senato di una voce forte in difesa del Meridione, ormai sparito dai radar anche del nuovo governo, da cui ci si aspettava posizioni di distacco ben più nette sulla questione "autonomia differenziata".
Domani, a conferma del rapporto di fiducia reciproca, lo accompagneremo in un incontro presso la Essebi SRL Costruzioni, un'azienda di Poggioreale, esperta di costruzioni metalliche che si sta facendo strada sul panorama nazionale.
Una vera e propria eccellenza del Sud, che partendo da una periferia sta conquistando palcoscenici sempre più importanti: è notizia di queste settimane che saranno coinvolti nei lavori di ricostruzione del Ponte Morandi.

Da sempre il know how e l'expertise meridionale viene negato, in omaggio ad una visione culturale che vuole i nostri territori raccontati solo per gli eccessi di ignoranza e criminalità. La scelta di Sandro, anche in questa campagna elettorale, fa già presagire una piccola rivoluzione culturale, affinchè il Sud non sia più descritto come un luogo esclusivamente negativo.

Approfitto per ricordarvi che Sandro Ruotolo è candidato per le suppletive del collegio uninominale Campania 7 (quartieri:Arenella, Barra, Miano, Piscinola,Poggioreali, Ponticelli, San Carlo, San Giovanni a Teduccio, san Pietro a Patierno, Scampia, Secondigliano, Vicaria, Vomero).
Si vota il 23 febbraio: non mancate!

ANTONIO LUONGO
Responsabile Città Metropolitana Napoli del PARTITO DEL SUD - MERIDIONALISTI PROGRESSISTI





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Come sapete, io e tutto il Partito del Sud, sin da subito abbiamo scelto di sostenere la candidatura di Sandro Ruotolo, per i suoi sforzi contro le mafie e per la storia specchiata di impegno civico.
Abbiamo poi approvato in pieno l'assunzione di responsabilità di Sandro nei confronti del Sud e in particolare per Napoli, rispetto a cui porterà avanti la richiesta di una legge speciale.

Non posso che guardare con favore alla presenza in Senato di una voce forte in difesa del Meridione, ormai sparito dai radar anche del nuovo governo, da cui ci si aspettava posizioni di distacco ben più nette sulla questione "autonomia differenziata".
Domani, a conferma del rapporto di fiducia reciproca, lo accompagneremo in un incontro presso la Essebi SRL Costruzioni, un'azienda di Poggioreale, esperta di costruzioni metalliche che si sta facendo strada sul panorama nazionale.
Una vera e propria eccellenza del Sud, che partendo da una periferia sta conquistando palcoscenici sempre più importanti: è notizia di queste settimane che saranno coinvolti nei lavori di ricostruzione del Ponte Morandi.

Da sempre il know how e l'expertise meridionale viene negato, in omaggio ad una visione culturale che vuole i nostri territori raccontati solo per gli eccessi di ignoranza e criminalità. La scelta di Sandro, anche in questa campagna elettorale, fa già presagire una piccola rivoluzione culturale, affinchè il Sud non sia più descritto come un luogo esclusivamente negativo.

Approfitto per ricordarvi che Sandro Ruotolo è candidato per le suppletive del collegio uninominale Campania 7 (quartieri:Arenella, Barra, Miano, Piscinola,Poggioreali, Ponticelli, San Carlo, San Giovanni a Teduccio, san Pietro a Patierno, Scampia, Secondigliano, Vicaria, Vomero).
Si vota il 23 febbraio: non mancate!

ANTONIO LUONGO
Responsabile Città Metropolitana Napoli del PARTITO DEL SUD - MERIDIONALISTI PROGRESSISTI





domenica 9 febbraio 2020

Salerno 16 Febbraio Lab-Sud. La Questione meridionale: “un passato già scritto, un futuro ancora da fare”

Un Sud sfruttato e derubato ogni giorno di promesse, risorse, lavoro, persone e prospettive da una politica che insegue capitali e interessi di pochi e che di fatto vorrebbe realizzare una secessione delle regioni settentrionali più ricche a danno del meridione d’Italia e della sua popolazione.
Iniziativa nell’ambito del progetto “Lab-Sud: la riscossa del Sud", il prossimo 16 Febbraio, dalle ore 10:00, a Salerno, allo Spazio Donna, l'evento è organizzato con Left e Transform Italia.




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Un Sud sfruttato e derubato ogni giorno di promesse, risorse, lavoro, persone e prospettive da una politica che insegue capitali e interessi di pochi e che di fatto vorrebbe realizzare una secessione delle regioni settentrionali più ricche a danno del meridione d’Italia e della sua popolazione.
Iniziativa nell’ambito del progetto “Lab-Sud: la riscossa del Sud", il prossimo 16 Febbraio, dalle ore 10:00, a Salerno, allo Spazio Donna, l'evento è organizzato con Left e Transform Italia.




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sabato 8 febbraio 2020

Su Left: Autonomia differenziata, è Bonaccini il miglior alleato della Lega


Di Natale CuccureseFonte: Left 
Mentre la Repubblica in pochi giorni torna a dar fiato alla Lega Nord, quella della prima ora, con una intervista a Bossi e poi con una a Speroni, che parla ancora di “questione settentrionale”, mi chiedo cosa abbiamo fatto di male per sorbirci vent’anni dopo, come in un romanzo di Dumas, il probabile ritorno al racconto favolistico della Lega antifascista “costola della sinistra”, frutto di una stagione che vede il Pd pronto a far da sponda alla richiesta di autonomia differenziata presentate dalle regioni leghiste, così come da Bonaccini in Emilia Romagna. Un grande errore politico, perché questa richiesta ha nei fatti legittimato la richiesta di secessione della Padania da sempre al primo punto dello statuto della Lega. La ciliegina sulla torta di una serie di errori storici che annichilendo storia e memoria dell’Emilia Romagna, e della sinistra, dimostra, come più volte affermato in campagna elettorale, che Bonaccini e Borgonzoni rappresentavano semplicemente due facce della stessa medaglia neoliberista.



Ora contrabbandare l’aver fermato la Lega alle recenti regionali in Emilia Romagna come una grande vittoria della sinistra fa francamente sorridere. 
Non a caso Bonaccini non appena eletto ha riaffermato, lanciando quasi un diktat al governo, la volontà di proseguire sulla strada tracciata della richiesta di Autonomia differenziata, confermandosi ancora una volta come il miglior alleato di Fontana e Zaia. Questa “sinistra” che di coraggioso non ha nulla, si dimostra così sempre più succube dell’egemonia culturale della destra italiana, come nel caso della mozione del Parlamento europeo che ha equiparato fascismo e comunismo, non a caso votata dagli europarlamentari del Pd e dalle destre unite, avendone introiettato oltre al neoliberismo rampante anche le più spudorate richieste leghiste che sanno, oltre che di egoismo, anche di un razzismo strisciante, evidente in alcuni slogan della campagna elettorale usati da parte di tutti e due contendenti.

Sono tre le affermazioni ripetute come un mantra da Bonaccini in campagna elettorale per mostrare l’indimostrabile, e cioè come sarebbe temperata e bonaria, a differenza di quella delle regioni leghiste, la sua richiesta di Autonomia differenziata. Vediamo a futura memoria, come i suoi argomenti, sulla base dei testi ad oggi conosciuti e limitandosi alla sola scuola, siano nei fatti simili a quelli leghisti:

Bonaccini Non chiediamo più soldi e non intendiamo portarne via ad altri. Peccato che l’art. 5 cioè quello delle risorse finanziarie sia uguale per tutte e tre le regioni “secessioniste”, ed afferma che deve essere garantita la spesa “fissa e ricorrente”. Se la spesa deve essere ricorrente e ad esempio per qualsivoglia motivo vi sono minori introiti da parte dello Stato (meno tasse riscosse, crisi economica ecc) e quindi se i soldi da distribuire diventano meno, per garantire queste risorse in maniera “fissa e ricorrente”, così come richiesto in questi accordi che hanno durata minima decennale, diventa evidente che i soldi andranno tolti a qualcun altro, ed è facile immaginare da quali altre regioni sarebbero tolti. Le solite, cioè quelle del Sud. Già ampiamente depredate, visto che il Centro-Nord dell’Italia ha sottratto al Sud una fetta di spesa pubblica, a cui avrebbe avuto diritto in percentuale alle popolazione, di circa 840 miliardi di euro, pari a circa 46,7 miliardi di euro l’anno, come emerso la scorsa settimana dal rapporto Italia 2020 dell’Eurispes, che ha fatto i calcoli relativi al periodo 2000-2017.

Bonaccini ha sempre sostenuto che prima dell’autonomia è necessario definire i Lep Giusto. Peccato però che sulla richiesta ci sia scritto che «qualora non siano stati adottati i fabbisogni standard le regioni (“secessioniste”) dovranno ricevere almeno il valore medio procapite» rapportato ai cittadini residenti . Nella scuola questo è ingiusto perché il calcolo andrebbe fatto sul solo numero degli studenti e non su quello del totale dei cittadini. È un gioco delle tre carte, perché in questo modo l’Emilia Romagna riceve 105 euro a testa in più, la Lombardia 187 euro e il Veneto 75 euro . Complessivamente le tre Regioni prenderebbero quasi 3 miliardi in più, cioè un aumento del 17%. Se invece si applicasse, come giusto, il pro capite per studente le tre Regioni non otterrebbero alcun guadagno e resterebbero in media con le altre. Addirittura con la Legge quadro di Boccia il guadagno ( la rapina) potrebbe essere maggiore perché si tornerebbe alla spesa storica sulla base della quale a Reggio Calabria ci sono 3 asili e a Reggio Emilia 63.

Bonaccini per la scuola dice che vuole solo l’istruzione professionale  Nell’art. 27 si dice che si richiede il “secondo ciclo”, il che sembra intendere l’istruzione di secondo grado, cioè non solo quindi l’istruzione professionale esclusi solo i licei. Nell’Art 28 si richiede l’organizzazione della rete scolastica, programmazione dell’offerta d’istruzione definendo la relativa dotazione dell’organico adottato d’intesa con l’ufficio scolastico regionale, cioè assumere (come precari perché anno per anno) insegnanti in più di quelli assegnati dal Miur, finendo così con l’avere, per la stessa mansione, due contratti diversi e due datori di lavoro diversi. La Regione avrebbe così un controllo diretto sugli insegnanti per realizzare l’integrazione dell’organico, Art. 29 la competenza legislativa del sistema regionale integrato e all’Art. 30 definire la formazione delle fondazioni e le competenze legislative in ordine all’edilizia scolastica. E meno male che la richiesta riguardava la sola istruzione professionale…
Inoltre nell’art. 2 si dice che la Regione Emilia Romagna chiede materie fra cui Norme generali sull’Istruzione, quindi anche sulle relative competenze legislative sull’istruzione. Questo può diventare un utile cavallo di Troia per l’inserimento di tutto e di più dopo l’approvazione, magari facendo fare da battistrada alle regioni leghiste per le richieste più estreme, stando un passo indietro per apparire più equilibrati e meno pretenziosi, così come già fatto in passato con le sollecitazioni ai governi Conte 1 e 2.
La cosa poi veramente risibile di questa vicenda è stato il racconto pressante fatto da politici e media in Emilia Romagna sulla necessità di un voto utile al fine di formare un fronte progressista antifascista per fermare la Lega. Peccato che subito dopo le elezioni Bonaccini abbia reiterato la richiesta di Autonomia differenziata, cioè di politiche egoistiche, simili a quelle leghiste, solo meno becere nel racconto. Contemporaneamente, in vista delle prossime elezioni regionali pugliesi, Renzi e la ministra Bellanova han dichiarato di non volere sostenere l’attuale Presidente, Michele Emiliano, rischiando così seriamente di favorire il centro destra e i leghisti in quella regione. In altre parole quanto sostenuto in Emilia, sulla necessità di un coeso ed esteso fronte per bloccare le destre rampanti, è stato smentito pochi giorni dopo per le elezioni per la Puglia. O forse l’Emilia Romagna vale meno della Puglia nella mente di questo genere di politici progressisti riformisti.

In tutta questa melassa per stomaci forti vengono alla mente le parole di Antonio Gramsci nei Quaderni dal carcere: «La formula del male minore, del meno peggio, non è altro dunque che la forma che assume il processo di adattamento a un movimento storicamente regressivo, movimento di cui una forza audacemente efficiente guida lo svolgimento, mentre le forze antagonistiche (o meglio i capi di esse) sono decise a capitolare progressivamente, a piccole tappe e non di un solo colpo (ciò che avrebbe ben altro significato, per l’effetto psicologico condensato, e potrebbe far nascere una forza concorrente attiva a quella che passivamente si adatta alla «fatalità», o rafforzarla se già esiste)».

Natale Cuccurese è presidente e segretario nazionale del Partito del Sud-meridionalisti progressisti

Fonte: Left


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Di Natale CuccureseFonte: Left 
Mentre la Repubblica in pochi giorni torna a dar fiato alla Lega Nord, quella della prima ora, con una intervista a Bossi e poi con una a Speroni, che parla ancora di “questione settentrionale”, mi chiedo cosa abbiamo fatto di male per sorbirci vent’anni dopo, come in un romanzo di Dumas, il probabile ritorno al racconto favolistico della Lega antifascista “costola della sinistra”, frutto di una stagione che vede il Pd pronto a far da sponda alla richiesta di autonomia differenziata presentate dalle regioni leghiste, così come da Bonaccini in Emilia Romagna. Un grande errore politico, perché questa richiesta ha nei fatti legittimato la richiesta di secessione della Padania da sempre al primo punto dello statuto della Lega. La ciliegina sulla torta di una serie di errori storici che annichilendo storia e memoria dell’Emilia Romagna, e della sinistra, dimostra, come più volte affermato in campagna elettorale, che Bonaccini e Borgonzoni rappresentavano semplicemente due facce della stessa medaglia neoliberista.



Ora contrabbandare l’aver fermato la Lega alle recenti regionali in Emilia Romagna come una grande vittoria della sinistra fa francamente sorridere. 
Non a caso Bonaccini non appena eletto ha riaffermato, lanciando quasi un diktat al governo, la volontà di proseguire sulla strada tracciata della richiesta di Autonomia differenziata, confermandosi ancora una volta come il miglior alleato di Fontana e Zaia. Questa “sinistra” che di coraggioso non ha nulla, si dimostra così sempre più succube dell’egemonia culturale della destra italiana, come nel caso della mozione del Parlamento europeo che ha equiparato fascismo e comunismo, non a caso votata dagli europarlamentari del Pd e dalle destre unite, avendone introiettato oltre al neoliberismo rampante anche le più spudorate richieste leghiste che sanno, oltre che di egoismo, anche di un razzismo strisciante, evidente in alcuni slogan della campagna elettorale usati da parte di tutti e due contendenti.

Sono tre le affermazioni ripetute come un mantra da Bonaccini in campagna elettorale per mostrare l’indimostrabile, e cioè come sarebbe temperata e bonaria, a differenza di quella delle regioni leghiste, la sua richiesta di Autonomia differenziata. Vediamo a futura memoria, come i suoi argomenti, sulla base dei testi ad oggi conosciuti e limitandosi alla sola scuola, siano nei fatti simili a quelli leghisti:

Bonaccini Non chiediamo più soldi e non intendiamo portarne via ad altri. Peccato che l’art. 5 cioè quello delle risorse finanziarie sia uguale per tutte e tre le regioni “secessioniste”, ed afferma che deve essere garantita la spesa “fissa e ricorrente”. Se la spesa deve essere ricorrente e ad esempio per qualsivoglia motivo vi sono minori introiti da parte dello Stato (meno tasse riscosse, crisi economica ecc) e quindi se i soldi da distribuire diventano meno, per garantire queste risorse in maniera “fissa e ricorrente”, così come richiesto in questi accordi che hanno durata minima decennale, diventa evidente che i soldi andranno tolti a qualcun altro, ed è facile immaginare da quali altre regioni sarebbero tolti. Le solite, cioè quelle del Sud. Già ampiamente depredate, visto che il Centro-Nord dell’Italia ha sottratto al Sud una fetta di spesa pubblica, a cui avrebbe avuto diritto in percentuale alle popolazione, di circa 840 miliardi di euro, pari a circa 46,7 miliardi di euro l’anno, come emerso la scorsa settimana dal rapporto Italia 2020 dell’Eurispes, che ha fatto i calcoli relativi al periodo 2000-2017.

Bonaccini ha sempre sostenuto che prima dell’autonomia è necessario definire i Lep Giusto. Peccato però che sulla richiesta ci sia scritto che «qualora non siano stati adottati i fabbisogni standard le regioni (“secessioniste”) dovranno ricevere almeno il valore medio procapite» rapportato ai cittadini residenti . Nella scuola questo è ingiusto perché il calcolo andrebbe fatto sul solo numero degli studenti e non su quello del totale dei cittadini. È un gioco delle tre carte, perché in questo modo l’Emilia Romagna riceve 105 euro a testa in più, la Lombardia 187 euro e il Veneto 75 euro . Complessivamente le tre Regioni prenderebbero quasi 3 miliardi in più, cioè un aumento del 17%. Se invece si applicasse, come giusto, il pro capite per studente le tre Regioni non otterrebbero alcun guadagno e resterebbero in media con le altre. Addirittura con la Legge quadro di Boccia il guadagno ( la rapina) potrebbe essere maggiore perché si tornerebbe alla spesa storica sulla base della quale a Reggio Calabria ci sono 3 asili e a Reggio Emilia 63.

Bonaccini per la scuola dice che vuole solo l’istruzione professionale  Nell’art. 27 si dice che si richiede il “secondo ciclo”, il che sembra intendere l’istruzione di secondo grado, cioè non solo quindi l’istruzione professionale esclusi solo i licei. Nell’Art 28 si richiede l’organizzazione della rete scolastica, programmazione dell’offerta d’istruzione definendo la relativa dotazione dell’organico adottato d’intesa con l’ufficio scolastico regionale, cioè assumere (come precari perché anno per anno) insegnanti in più di quelli assegnati dal Miur, finendo così con l’avere, per la stessa mansione, due contratti diversi e due datori di lavoro diversi. La Regione avrebbe così un controllo diretto sugli insegnanti per realizzare l’integrazione dell’organico, Art. 29 la competenza legislativa del sistema regionale integrato e all’Art. 30 definire la formazione delle fondazioni e le competenze legislative in ordine all’edilizia scolastica. E meno male che la richiesta riguardava la sola istruzione professionale…
Inoltre nell’art. 2 si dice che la Regione Emilia Romagna chiede materie fra cui Norme generali sull’Istruzione, quindi anche sulle relative competenze legislative sull’istruzione. Questo può diventare un utile cavallo di Troia per l’inserimento di tutto e di più dopo l’approvazione, magari facendo fare da battistrada alle regioni leghiste per le richieste più estreme, stando un passo indietro per apparire più equilibrati e meno pretenziosi, così come già fatto in passato con le sollecitazioni ai governi Conte 1 e 2.
La cosa poi veramente risibile di questa vicenda è stato il racconto pressante fatto da politici e media in Emilia Romagna sulla necessità di un voto utile al fine di formare un fronte progressista antifascista per fermare la Lega. Peccato che subito dopo le elezioni Bonaccini abbia reiterato la richiesta di Autonomia differenziata, cioè di politiche egoistiche, simili a quelle leghiste, solo meno becere nel racconto. Contemporaneamente, in vista delle prossime elezioni regionali pugliesi, Renzi e la ministra Bellanova han dichiarato di non volere sostenere l’attuale Presidente, Michele Emiliano, rischiando così seriamente di favorire il centro destra e i leghisti in quella regione. In altre parole quanto sostenuto in Emilia, sulla necessità di un coeso ed esteso fronte per bloccare le destre rampanti, è stato smentito pochi giorni dopo per le elezioni per la Puglia. O forse l’Emilia Romagna vale meno della Puglia nella mente di questo genere di politici progressisti riformisti.

In tutta questa melassa per stomaci forti vengono alla mente le parole di Antonio Gramsci nei Quaderni dal carcere: «La formula del male minore, del meno peggio, non è altro dunque che la forma che assume il processo di adattamento a un movimento storicamente regressivo, movimento di cui una forza audacemente efficiente guida lo svolgimento, mentre le forze antagonistiche (o meglio i capi di esse) sono decise a capitolare progressivamente, a piccole tappe e non di un solo colpo (ciò che avrebbe ben altro significato, per l’effetto psicologico condensato, e potrebbe far nascere una forza concorrente attiva a quella che passivamente si adatta alla «fatalità», o rafforzarla se già esiste)».

Natale Cuccurese è presidente e segretario nazionale del Partito del Sud-meridionalisti progressisti

Fonte: Left


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mercoledì 29 gennaio 2020

ELEZIONI SUPPLETIVE DI NAPOLI: IL PARTITO DEL SUD CON SANDRO RUOTOLO!

COMUNICATO PARTITO DEL SUD - MERIDIONALISTI PROGRESSISTI :
Abbiamo appreso con soddisfazione della candidatura di Sandro Ruotolo alle elezioni suppletive di Napoli al Senato della Repubblica.

Come Partito del Sud ci sentiamo in piena sintonia con un profilo di altissimo spessore culturale e morale, con una storia personale di lotta alla camorra e alla delinquenza a cui ci accomuna una visione politica progressista e rispettosa dei diritti dei più deboli.

Non abbiamo dubbi che Sandro saprà ben rappresentare Napoli e il suo laboratorio politico, che dal 2011 é diventato patrimonio diffuso della parte sana della città e riportare centrale il punto di vista di un Sud calpestato, che da troppo tempo è orfano di voci a schiena dritta in Parlamento. Anzi auspichiamo che la stessa energia e lucidità, messa da Sandro Ruotolo nelle sue inchieste sia la cifra di uno sguardo critico, ma costruttivo, verso il governo Conte2, che pare aver smarrito l'iniziale promessa di cambiamento di politiche rispetto al Conte1. 
Come Partito del Sud non possiamo dimenticare che proprio dalle elezioni comunali del 2011 è partito il nostro sostegno e collaborazione con l'esperienza del laboratorio politico messo a punto da Luigi de Magistris a Napoli. Sostegno che non abbiamo fatto mancare anche nel 2016 e che intendiamo riaffermare anche in questa occasione.
Quello da cui tuttavia prendiamo le distanze è la modalità di selezione della candidatura, poco inclusiva, che non ha consentito di aggregare intorno ad un nome certamente forte e rispettabile tutte quelle forze che hanno nel loro DNA una visione nuova e egualitaria della società.
Se la sinistra deve avere un futuro, se il Sud deve avere un nuovo progetto, non si può pensare di proseguire con strappi che rischiano di compromettere percorsi nuovi, di cui il Paese e l'elettorato progressista hanno assoluto bisogno.
Al tempo stesso guardiamo con fiducia al futuro e faremo il possibile affinché la figura di Sandro Ruotolo sia il primo mattone di una lunga serie per arginare le destre antimeridionali ed ogni progetto neoliberista contro il Sud e le classi più deboli dell’intero Paese, come l’Autonomia differenziata, prima di passare al contrattacco insieme a quelle forze di sinistra con cui da tempo stiamo collaborando a livello locale e nazionale.

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COMUNICATO PARTITO DEL SUD - MERIDIONALISTI PROGRESSISTI :
Abbiamo appreso con soddisfazione della candidatura di Sandro Ruotolo alle elezioni suppletive di Napoli al Senato della Repubblica.

Come Partito del Sud ci sentiamo in piena sintonia con un profilo di altissimo spessore culturale e morale, con una storia personale di lotta alla camorra e alla delinquenza a cui ci accomuna una visione politica progressista e rispettosa dei diritti dei più deboli.

Non abbiamo dubbi che Sandro saprà ben rappresentare Napoli e il suo laboratorio politico, che dal 2011 é diventato patrimonio diffuso della parte sana della città e riportare centrale il punto di vista di un Sud calpestato, che da troppo tempo è orfano di voci a schiena dritta in Parlamento. Anzi auspichiamo che la stessa energia e lucidità, messa da Sandro Ruotolo nelle sue inchieste sia la cifra di uno sguardo critico, ma costruttivo, verso il governo Conte2, che pare aver smarrito l'iniziale promessa di cambiamento di politiche rispetto al Conte1. 
Come Partito del Sud non possiamo dimenticare che proprio dalle elezioni comunali del 2011 è partito il nostro sostegno e collaborazione con l'esperienza del laboratorio politico messo a punto da Luigi de Magistris a Napoli. Sostegno che non abbiamo fatto mancare anche nel 2016 e che intendiamo riaffermare anche in questa occasione.
Quello da cui tuttavia prendiamo le distanze è la modalità di selezione della candidatura, poco inclusiva, che non ha consentito di aggregare intorno ad un nome certamente forte e rispettabile tutte quelle forze che hanno nel loro DNA una visione nuova e egualitaria della società.
Se la sinistra deve avere un futuro, se il Sud deve avere un nuovo progetto, non si può pensare di proseguire con strappi che rischiano di compromettere percorsi nuovi, di cui il Paese e l'elettorato progressista hanno assoluto bisogno.
Al tempo stesso guardiamo con fiducia al futuro e faremo il possibile affinché la figura di Sandro Ruotolo sia il primo mattone di una lunga serie per arginare le destre antimeridionali ed ogni progetto neoliberista contro il Sud e le classi più deboli dell’intero Paese, come l’Autonomia differenziata, prima di passare al contrattacco insieme a quelle forze di sinistra con cui da tempo stiamo collaborando a livello locale e nazionale.

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giovedì 9 gennaio 2020

Contro la secessione dei ricchi. Se ne discute a Bologna in vista delle elezioni




Di Natale Cuccurese su Left 

Dopo la tappa siciliana del “Laboratorio Sud”, organizzato da Left, transform!italia, Partito della Rifondazione Comunista e Partito del Sud, con l’appuntamento dello scorso 20 dicembre 2019 a Catania e prima di proseguire il tour nel 2020 in altre Regioni del Sud, il 10 gennaio 2020 il Sud-Lab farà una importante tappa a Bologna. Si confronteranno studiosi e giornalisti che da tempo hanno sollevato il problema della Autonomia differenziata, Comitati locali a favore della Salute, dell’Ambiente, della Scuola pubblica e di tutti quegli aspetti su cui l’Autonomia differenziata impatta. In poche parole si analizzeranno tutte o quasi le sfaccettature che la “Secessione dei Ricchi” avrà sulla vita dei cittadini; chi ne beneficerà, pochi, e chi invece ne uscirà stritolato, la gran parte. Ricordo che in Emilia Romagna si voterà il 26 gennaio prossimo e che, purtroppo, la Regione a guida Pd è una delle tre che ha richiesto il Regionalismo differenziato, pur con meno materie richieste rispetto a Lombardia e Veneto, ma con gli stessi rischi, la stessa perniciosità, sia per le classi più deboli sia nei confronti dell’unità nazionale. Si cercherà così di esplorare le svariate problematiche collegate al processo iniziato nel 2001 con la modifica del Titolo V, con l’intento di aggregare i tanti che resistono, al fine di fornire e ricevere idee e soluzioni anche con un confronto diretto e serrato. Non è un caso che Rifondazione comunista e Partito del Sud partecipino insieme alle elezioni regionali nella Lista “L’Altra Emilia Romagna, che vede inoltre la presenza di Pci e Comitati civici: la sola lista che chiede con decisione il ritiro della richiesta di Autonomia differenziata da parte della Regione.
La tappa di Bologna giunge a proposito per ricordare come l’autonomia differenziata non sia solo un progetto contro il Sud d’Italia, ma un vero e proprio disegno neoliberista di privatizzazione su scala nazionale, un attacco micidiale e premeditato contro le classi popolari. La spallata definitiva all’unità nazionale. Non a caso la Lega Nord ha ancora oggi, al primo punto del proprio statuto, la secessione della Padania, cosa che, unita alla mancata cancellazione dei decreti sicurezza da parte di questo governo, porterà in pochi anni al regredire completo dello Stato sociale con la formazione di un vero e proprio Terzo Stato, composto da una moltitudine di salariati precari e senza diritti e impossibilitati a protestare, sia a Nord che a Sud.
Bisogna infatti comprendere che la diseguaglianza sociale è oggi una evidente scelta politica ed è l’architrave su cui si regge tutto l’impianto dello sfruttamento bestiale del Sud, ma anche delle classi più disagiate del Nord. Un Sud visto sempre più e solo come colonia estrattiva e discarica terzomondista. Nemmeno avere, nei fatti, già creato da anni due Italie composte da cittadini di serie A e serie B ha provocato reazione alcuna nei cittadini, il tutto grazie al silenzio, quando non mistificazione, dei media. Ma è ovvio che arrivando “al collo di bottiglia” prima o poi la conflagrazione sarà inevitabile, visto che il panorama politico si sta già avvitando in spirali sempre più concentriche di incertezza, odio e rancore sociali, aizzate ad arte da politici e media che mirano ad alimentare sempre di più la lotta fra poveri. Il tutto convogliato attraverso la costruzione di una mitologia arcaica e a processi psicosociali che alimentano e legittimano disparità e diseguaglianza, facendo apparire come accettabili sperequazioni di stato sociale.
I pregiudizi hanno una importanza fondamentale in questo gioco di specchi, che dura nei confronti del Sud dall’Unità d’Italia, perché legittimano ogni tipo di decisione discriminatoria. Si tende così a far passare come meritevole di rispetto, quasi di discendenza divina, la presenza di una “aristocrazia del denaro”, con una chiave di lettura pseudo calvinista, vista come appartenente ad un ordine universale predestinato. Per cui chi è ricco è perché lo merita, altrettanto dicasi per chi è povero. Così facendo il nemico è solo chi è più povero e sfortunato di noi, lo sguardo, il rimprovero, lo sfottò è sempre rivolto e chi è più in basso. Sono cose già viste al Sud e che fanno parte a pieno titolo anche della “Nuova Questione Meridionale”.
Così facendo e grazie all’assenza dello Stato, che da tempo ha rinunciato alla sua funzione redistributiva e di compensazione sociale, come dovrebbe essere da dettato costituzionale, si è creata una vera e propria oligarchia dei ricchi favorita spesso dalla continuità decennale e familistica con la politica, quasi sempre supportata da privatizzazioni di imprese pubbliche contro l’interesse della collettività, da opacità e contiguità.
L’ultima proposta Boccia sul Regionalismo differenziato, infatti liquida definitivamente tutto ciò che è pubblico, abbattendo i diritti garantiti e sanciti dalla prima parte della Costituzione.
Settori dei poteri economici e finanziari vogliono abbattere lo Stato sociale, farne campo di profitto con privatizzazioni a pioggia. Se infatti viene distrutta l’unità nazionale, con la formazioni di piccole entità regionali, crolla anche l’esigibilità dei diritti universali, che devono valere per tutto il Paese, con diritti uguali per tutti in base al dettato costituzionale.
L’Europa della finanza sta spingendo da tempo in questa direzione. È l’Europa del liberismo più sfrenato e dell’austerity, che poco si interessa dei suoi cittadini se non marginalmente. La Costituzione italiana, con i suoi diritti garantiti, anche se ad oggi poco applicati, è vista come un nemico da abbattere.
Quello che sta accadendo in Gran Bretagna e Spagna ci dà uno spaccato di quello che sta avvenendo sottotraccia in Europa e che potrebbe presto portare al collasso di entità statuali che ci parevano eterne ed immodificabili. Lo stesso vale per il MES, un meccanismo di controllo degli Stati, soprattutto di quelli del Sud Europa..
Chi continua a proporre il Regionalismo differenziato persegue un progetto secessionista ed eversivo dell’unità nazionale e degli interessi del popolo, andrebbe fermato immediatamente. Una forza di sinistra non può che opporsi a questa deriva antipopolare. Chi è d’accordo con queste posizioni così come fanno, governatori secessionisti , parlamentari, intellettuali, gruppi di potere e governi si assume interamente e a futura memoria la responsabilità della possibile e certo non auspicata “balcanizzazione” del Paese. Chi poi asseconda questo progetto partendo da posizioni progressiste di sinistra ha una responsabilità doppia, come in Emilia-Romagna. Imbarazzante poi il balletto di chi da “sinistra” non solo sostiene elettoralmente queste richieste, presentando una lista a favore del presidente Bonaccini sulla base del “voto utile” ad un fronte che predica un antifascismo di facciata, ma è addirittura firmatario in prima persona di risoluzioni a sostegno e definizione della richiesta di autonomia regionale.
In realtà chi si affronta oggi in Emilia Romagna sono solo due facce dello stesso monocolore verde, il rosso è semplicemente scomparso dai simboli dei cosiddetti progressisti, e già questo la dice lunga. La cosa peggiore è che, in questo delirante scenario secessionista, la Lega, ormai nazionale, trova sponde in parte del Pd, come appunto in Emilia-Romagna, dove il presidente Bonaccini si è posto all’inseguimento della Lega su temi di destra e, come detto recentemente da Luciano Canfora in una intervista sul Manifesto: «Anche questo disgusta. Ma come può il Pd pensare di recuperare nel centro-sud con una proposta simile a quella di Zaia».
Sconvolgente poi che nella “Lista del Presidente Bonaccini”, trovi ricovero un imprenditore, rifiutato anche dalla Lega, che pochi anni fa aveva licenziato più di 500 ciclofattorini con un sms. Ci si sarebbe aspettato di vedere in una lista di sinistra uno dei tanti ciclofattorini licenziati, invece…
L’involuzione “genetica” del Pd emiliano è quasi totalmente compiuta, di sinistra non resta molto, solo un lontano ricordo, come ha dimostrato dapprima la mozione del settembre scorso del Parlamento Europeo che ha equiparato nazismo e comunismo, votata da larghissima parte degli europarlamentari Pd, e pochi giorni fa l’improvvido documentario per le scuole ad opera del Comune di Reggio Emilia su Nilde Iotti, dove non si pronuncia mai la parola o l’appartenenza comunista da parte sua o di Togliatti. Ennesima offesa a storia e memoria.
Ma dicevamo dell’impatto delle politiche di rigore e neoliberiste al Nord, sede della prossima tappa di Bologna. Dobbiamo considerare infatti che nella sola Lombardia ben 200mila famiglie si trovano in condizione di povertà assoluta (Rapporto Polis 2019) in gran parte le stesse che vivono nelle case popolari. Edifici quasi sempre fatiscenti con all’interno famiglie composte spesso da pensionati, malati e disabili. Le abitazioni non sono solo in periferia, ma anche a pochi chilometri dal centro. Parti di città che mostrano l’altra faccia della medaglia di quella che è presentata come la capitale della moda, del benessere, del design, ma che nasconde in sé anche una città composta da persone che faticano ad arrivare a fine mese, quando va bene.
Inoltre, solo per restare agli ultimi giorni apprese dai quotidiani, drammatica la situazione di Torino, dove raddoppiano i senzatetto: la metà sono italiani cinquantenni, con il Servizio Adulti in difficoltà nel reperire nuovi posti letto. Oppure quello che sta accadendo in Friuli Venezia Giulia, Regione da sempre considerate ricca e virtuosa ove come scrive Il Gazzettino: «La spesa sanitaria elevata è dovuta anche al ricorso alla sanità privata per ottenere prestazioni in tempi contenuti. La questione dei tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni sanitarie regionali viene studiata da oltre un decennio con il risultato che la maggior parte delle famiglie sostiene spese di tasca propria per l’acquisto di almeno una prestazione sanitaria specialistiche, analisi del sangue, esami specialistici. Ma c’è chi proprio non ce la fa e rinuncia: il 3,5% delle famiglie del Fvg è costretto a dire no alle spese per i consumi sanitari, rischiando di ledere il proprio stato di salute».
Se questa è la situazione di Milano o di Reggio Emilia, dove vi sono molte similitudini con quanto descritto per la “capitale morale “, come dimostrato nei giorni scorsi da una inchiesta della “Gazzetta di Reggio”, figuriamoci la situazione nel Mezzogiorno dove la percentuale della popolazione in povertà fra assoluta e relativa è intorno al 40%, dove infatti l’aspettativa di vita si sta già da qualche anno progressivamente riducendo.
Il tutto ovviamente occultato da media complici, che anzi eleggono pochi giorni fa Milano come la città italiana dove vi è “la più alta qualità della vita”. Il non detto è che a Milano puoi vivere benissimo, ma ovviamente solo se sei a dir poco benestante. Ecco perché intendere l’Autonomia regionale solo come un contrasto Sud/Nord, sarebbe riduttivo, trattandosi di un progetto neoliberista, con profonde radici europee, che mira alla privatizzazione progressiva e pervasiva di tutto ciò che oggi è inteso come welfare, sia a Nord che a Sud, a danno delle classi più deboli, che come visto sopra, che già oggi si ritrovano impoverite dalla “crisi” dell’ultimo decennio e che domani, una volta privatizzata la sanità, avranno difficoltà anche a curarsi.
Una situazione per il Mezzogiorno causata dal fatto che «negli ultimi dieci anni c’è stata una perequazione alla rovescia», come da parole del presidente Svimez Adriano Giannola pochi giorni fa audito alla Camera. La certificazione che il Meridione ha lasciato sul campo, a tutto vantaggio del Nord, una parte rilevante, di parecchie decine di miliardi di euro, delle risorse destinate a finanziare gli investimenti pubblici nell’area più svantaggiata del Paese.
Tutti fattori che, uniti alla riproposizione del Regionalismo differenziato senza definizione dei Lep, aspetto che già da un decennio costano al Sud mancati investimenti (che vanno al Nord) per 61,3 miliardi di Euro l’anno ci fanno ben capire come ci sia una precisa volontà nel condurre una lotta senza quartiere ai più poveri deprivandoli di welfare e servizi a solo vantaggio dei soliti potentati economici.
Ecco perché l’appuntamento di Bologna è molto importante, a pochi giorni dal voto, per approfondire i tanti temi del contrasto al neoliberismo spinto, al fine di ingenerare una riflessione che possa auspicabilmente portare ad una riconsiderazione del tema nel vero interesse di tutti i cittadini.
A tal fine saranno invitati tutti i candidati presidenti alla Regione per un confronto ed un approfondimento sul tema. 

Fonte: Left


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Di Natale Cuccurese su Left 

Dopo la tappa siciliana del “Laboratorio Sud”, organizzato da Left, transform!italia, Partito della Rifondazione Comunista e Partito del Sud, con l’appuntamento dello scorso 20 dicembre 2019 a Catania e prima di proseguire il tour nel 2020 in altre Regioni del Sud, il 10 gennaio 2020 il Sud-Lab farà una importante tappa a Bologna. Si confronteranno studiosi e giornalisti che da tempo hanno sollevato il problema della Autonomia differenziata, Comitati locali a favore della Salute, dell’Ambiente, della Scuola pubblica e di tutti quegli aspetti su cui l’Autonomia differenziata impatta. In poche parole si analizzeranno tutte o quasi le sfaccettature che la “Secessione dei Ricchi” avrà sulla vita dei cittadini; chi ne beneficerà, pochi, e chi invece ne uscirà stritolato, la gran parte. Ricordo che in Emilia Romagna si voterà il 26 gennaio prossimo e che, purtroppo, la Regione a guida Pd è una delle tre che ha richiesto il Regionalismo differenziato, pur con meno materie richieste rispetto a Lombardia e Veneto, ma con gli stessi rischi, la stessa perniciosità, sia per le classi più deboli sia nei confronti dell’unità nazionale. Si cercherà così di esplorare le svariate problematiche collegate al processo iniziato nel 2001 con la modifica del Titolo V, con l’intento di aggregare i tanti che resistono, al fine di fornire e ricevere idee e soluzioni anche con un confronto diretto e serrato. Non è un caso che Rifondazione comunista e Partito del Sud partecipino insieme alle elezioni regionali nella Lista “L’Altra Emilia Romagna, che vede inoltre la presenza di Pci e Comitati civici: la sola lista che chiede con decisione il ritiro della richiesta di Autonomia differenziata da parte della Regione.
La tappa di Bologna giunge a proposito per ricordare come l’autonomia differenziata non sia solo un progetto contro il Sud d’Italia, ma un vero e proprio disegno neoliberista di privatizzazione su scala nazionale, un attacco micidiale e premeditato contro le classi popolari. La spallata definitiva all’unità nazionale. Non a caso la Lega Nord ha ancora oggi, al primo punto del proprio statuto, la secessione della Padania, cosa che, unita alla mancata cancellazione dei decreti sicurezza da parte di questo governo, porterà in pochi anni al regredire completo dello Stato sociale con la formazione di un vero e proprio Terzo Stato, composto da una moltitudine di salariati precari e senza diritti e impossibilitati a protestare, sia a Nord che a Sud.
Bisogna infatti comprendere che la diseguaglianza sociale è oggi una evidente scelta politica ed è l’architrave su cui si regge tutto l’impianto dello sfruttamento bestiale del Sud, ma anche delle classi più disagiate del Nord. Un Sud visto sempre più e solo come colonia estrattiva e discarica terzomondista. Nemmeno avere, nei fatti, già creato da anni due Italie composte da cittadini di serie A e serie B ha provocato reazione alcuna nei cittadini, il tutto grazie al silenzio, quando non mistificazione, dei media. Ma è ovvio che arrivando “al collo di bottiglia” prima o poi la conflagrazione sarà inevitabile, visto che il panorama politico si sta già avvitando in spirali sempre più concentriche di incertezza, odio e rancore sociali, aizzate ad arte da politici e media che mirano ad alimentare sempre di più la lotta fra poveri. Il tutto convogliato attraverso la costruzione di una mitologia arcaica e a processi psicosociali che alimentano e legittimano disparità e diseguaglianza, facendo apparire come accettabili sperequazioni di stato sociale.
I pregiudizi hanno una importanza fondamentale in questo gioco di specchi, che dura nei confronti del Sud dall’Unità d’Italia, perché legittimano ogni tipo di decisione discriminatoria. Si tende così a far passare come meritevole di rispetto, quasi di discendenza divina, la presenza di una “aristocrazia del denaro”, con una chiave di lettura pseudo calvinista, vista come appartenente ad un ordine universale predestinato. Per cui chi è ricco è perché lo merita, altrettanto dicasi per chi è povero. Così facendo il nemico è solo chi è più povero e sfortunato di noi, lo sguardo, il rimprovero, lo sfottò è sempre rivolto e chi è più in basso. Sono cose già viste al Sud e che fanno parte a pieno titolo anche della “Nuova Questione Meridionale”.
Così facendo e grazie all’assenza dello Stato, che da tempo ha rinunciato alla sua funzione redistributiva e di compensazione sociale, come dovrebbe essere da dettato costituzionale, si è creata una vera e propria oligarchia dei ricchi favorita spesso dalla continuità decennale e familistica con la politica, quasi sempre supportata da privatizzazioni di imprese pubbliche contro l’interesse della collettività, da opacità e contiguità.
L’ultima proposta Boccia sul Regionalismo differenziato, infatti liquida definitivamente tutto ciò che è pubblico, abbattendo i diritti garantiti e sanciti dalla prima parte della Costituzione.
Settori dei poteri economici e finanziari vogliono abbattere lo Stato sociale, farne campo di profitto con privatizzazioni a pioggia. Se infatti viene distrutta l’unità nazionale, con la formazioni di piccole entità regionali, crolla anche l’esigibilità dei diritti universali, che devono valere per tutto il Paese, con diritti uguali per tutti in base al dettato costituzionale.
L’Europa della finanza sta spingendo da tempo in questa direzione. È l’Europa del liberismo più sfrenato e dell’austerity, che poco si interessa dei suoi cittadini se non marginalmente. La Costituzione italiana, con i suoi diritti garantiti, anche se ad oggi poco applicati, è vista come un nemico da abbattere.
Quello che sta accadendo in Gran Bretagna e Spagna ci dà uno spaccato di quello che sta avvenendo sottotraccia in Europa e che potrebbe presto portare al collasso di entità statuali che ci parevano eterne ed immodificabili. Lo stesso vale per il MES, un meccanismo di controllo degli Stati, soprattutto di quelli del Sud Europa..
Chi continua a proporre il Regionalismo differenziato persegue un progetto secessionista ed eversivo dell’unità nazionale e degli interessi del popolo, andrebbe fermato immediatamente. Una forza di sinistra non può che opporsi a questa deriva antipopolare. Chi è d’accordo con queste posizioni così come fanno, governatori secessionisti , parlamentari, intellettuali, gruppi di potere e governi si assume interamente e a futura memoria la responsabilità della possibile e certo non auspicata “balcanizzazione” del Paese. Chi poi asseconda questo progetto partendo da posizioni progressiste di sinistra ha una responsabilità doppia, come in Emilia-Romagna. Imbarazzante poi il balletto di chi da “sinistra” non solo sostiene elettoralmente queste richieste, presentando una lista a favore del presidente Bonaccini sulla base del “voto utile” ad un fronte che predica un antifascismo di facciata, ma è addirittura firmatario in prima persona di risoluzioni a sostegno e definizione della richiesta di autonomia regionale.
In realtà chi si affronta oggi in Emilia Romagna sono solo due facce dello stesso monocolore verde, il rosso è semplicemente scomparso dai simboli dei cosiddetti progressisti, e già questo la dice lunga. La cosa peggiore è che, in questo delirante scenario secessionista, la Lega, ormai nazionale, trova sponde in parte del Pd, come appunto in Emilia-Romagna, dove il presidente Bonaccini si è posto all’inseguimento della Lega su temi di destra e, come detto recentemente da Luciano Canfora in una intervista sul Manifesto: «Anche questo disgusta. Ma come può il Pd pensare di recuperare nel centro-sud con una proposta simile a quella di Zaia».
Sconvolgente poi che nella “Lista del Presidente Bonaccini”, trovi ricovero un imprenditore, rifiutato anche dalla Lega, che pochi anni fa aveva licenziato più di 500 ciclofattorini con un sms. Ci si sarebbe aspettato di vedere in una lista di sinistra uno dei tanti ciclofattorini licenziati, invece…
L’involuzione “genetica” del Pd emiliano è quasi totalmente compiuta, di sinistra non resta molto, solo un lontano ricordo, come ha dimostrato dapprima la mozione del settembre scorso del Parlamento Europeo che ha equiparato nazismo e comunismo, votata da larghissima parte degli europarlamentari Pd, e pochi giorni fa l’improvvido documentario per le scuole ad opera del Comune di Reggio Emilia su Nilde Iotti, dove non si pronuncia mai la parola o l’appartenenza comunista da parte sua o di Togliatti. Ennesima offesa a storia e memoria.
Ma dicevamo dell’impatto delle politiche di rigore e neoliberiste al Nord, sede della prossima tappa di Bologna. Dobbiamo considerare infatti che nella sola Lombardia ben 200mila famiglie si trovano in condizione di povertà assoluta (Rapporto Polis 2019) in gran parte le stesse che vivono nelle case popolari. Edifici quasi sempre fatiscenti con all’interno famiglie composte spesso da pensionati, malati e disabili. Le abitazioni non sono solo in periferia, ma anche a pochi chilometri dal centro. Parti di città che mostrano l’altra faccia della medaglia di quella che è presentata come la capitale della moda, del benessere, del design, ma che nasconde in sé anche una città composta da persone che faticano ad arrivare a fine mese, quando va bene.
Inoltre, solo per restare agli ultimi giorni apprese dai quotidiani, drammatica la situazione di Torino, dove raddoppiano i senzatetto: la metà sono italiani cinquantenni, con il Servizio Adulti in difficoltà nel reperire nuovi posti letto. Oppure quello che sta accadendo in Friuli Venezia Giulia, Regione da sempre considerate ricca e virtuosa ove come scrive Il Gazzettino: «La spesa sanitaria elevata è dovuta anche al ricorso alla sanità privata per ottenere prestazioni in tempi contenuti. La questione dei tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni sanitarie regionali viene studiata da oltre un decennio con il risultato che la maggior parte delle famiglie sostiene spese di tasca propria per l’acquisto di almeno una prestazione sanitaria specialistiche, analisi del sangue, esami specialistici. Ma c’è chi proprio non ce la fa e rinuncia: il 3,5% delle famiglie del Fvg è costretto a dire no alle spese per i consumi sanitari, rischiando di ledere il proprio stato di salute».
Se questa è la situazione di Milano o di Reggio Emilia, dove vi sono molte similitudini con quanto descritto per la “capitale morale “, come dimostrato nei giorni scorsi da una inchiesta della “Gazzetta di Reggio”, figuriamoci la situazione nel Mezzogiorno dove la percentuale della popolazione in povertà fra assoluta e relativa è intorno al 40%, dove infatti l’aspettativa di vita si sta già da qualche anno progressivamente riducendo.
Il tutto ovviamente occultato da media complici, che anzi eleggono pochi giorni fa Milano come la città italiana dove vi è “la più alta qualità della vita”. Il non detto è che a Milano puoi vivere benissimo, ma ovviamente solo se sei a dir poco benestante. Ecco perché intendere l’Autonomia regionale solo come un contrasto Sud/Nord, sarebbe riduttivo, trattandosi di un progetto neoliberista, con profonde radici europee, che mira alla privatizzazione progressiva e pervasiva di tutto ciò che oggi è inteso come welfare, sia a Nord che a Sud, a danno delle classi più deboli, che come visto sopra, che già oggi si ritrovano impoverite dalla “crisi” dell’ultimo decennio e che domani, una volta privatizzata la sanità, avranno difficoltà anche a curarsi.
Una situazione per il Mezzogiorno causata dal fatto che «negli ultimi dieci anni c’è stata una perequazione alla rovescia», come da parole del presidente Svimez Adriano Giannola pochi giorni fa audito alla Camera. La certificazione che il Meridione ha lasciato sul campo, a tutto vantaggio del Nord, una parte rilevante, di parecchie decine di miliardi di euro, delle risorse destinate a finanziare gli investimenti pubblici nell’area più svantaggiata del Paese.
Tutti fattori che, uniti alla riproposizione del Regionalismo differenziato senza definizione dei Lep, aspetto che già da un decennio costano al Sud mancati investimenti (che vanno al Nord) per 61,3 miliardi di Euro l’anno ci fanno ben capire come ci sia una precisa volontà nel condurre una lotta senza quartiere ai più poveri deprivandoli di welfare e servizi a solo vantaggio dei soliti potentati economici.
Ecco perché l’appuntamento di Bologna è molto importante, a pochi giorni dal voto, per approfondire i tanti temi del contrasto al neoliberismo spinto, al fine di ingenerare una riflessione che possa auspicabilmente portare ad una riconsiderazione del tema nel vero interesse di tutti i cittadini.
A tal fine saranno invitati tutti i candidati presidenti alla Regione per un confronto ed un approfondimento sul tema. 

Fonte: Left


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domenica 5 gennaio 2020

BOLOGNA-VENERDI' 10 GENNAIO SUD-LAB: CONTRO OGNI AUTONOMIA DIFFERENZIATA !

Dopo la tappa siciliana del “Laboratorio Sud”, organizzato da Left, transform!italia, Partito della Rifondazione Comunista e Partito del Sud, con l’appuntamento dello scorso 20 Dicembre 2019 a Catania e prima di proseguire il tour nel 2020 in altre Regioni del Sud, il 10 Gennaio 2020 il Sud-Lab farà una importante tappa a Bologna. Si confronteranno studiosi che da tempo hanno sollevato il problema della Autonomia Differenziata, Comitati locali a favore della Salute, dell’Ambiente, della Scuola pubblica e di tutti quegli aspetti su cui l’Autonomia differenziata impatta. In poche parole si analizzeranno tutte o quasi le sfaccettature che la “Secessione dei Ricchi” avrà sulla vita dei cittadini; chi ne beneficerà, pochi, e chi invece ne uscirà stritolato, la gran parte.
Ricordiamo che in Emilia Romagna si voterà il 26 Gennaio prossimo e che, purtroppo, la Regione a guida Pd è una delle tre che ha richiesto il Regionalismo differenziato, pur con meno materie rispetto a Lombardia e Veneto, ma con gli stessi rischi, la stessa perniciosità, sia per le classi più deboli sia nei confronti dell’unità nazionale. Si cercherà così di esplorare le svariate problematiche collegate al processo iniziato nel 2001 con la modifica del Titolo V, con l’intento di aggregare i tanti che resistono, al fine di fornire e ricevere idee e soluzioni anche con un confronto diretto e serrato. Non è un caso che Rifondazione Comunista e Partito del Sud partecipino insieme alle elezioni regionali nella Lista “L’Altra Emilia Romagna, che vede inoltre la presenza di P.C.I. e Comitati civici: la sola lista presente in tutte le province al voto che chiede con decisione il ritiro della richiesta di Autonomia differenziata da parte della Regione.
La tappa di Bologna giunge a proposito per ricordare come l’autonomia differenziata non sia solo un progetto contro il Sud d’Italia, ma un vero e proprio disegno neoliberista di privatizzazione su scala nazionale, un attacco micidiale e premeditato contro le classi popolari. La spallata definitiva all’unità nazionale.

SONO INVITATI A PARTECIPARE E A PORTARE UN LORO CONTRIBUTO DIRETTO AL DIBATTITO TUTTI I CANDIDATI PRESIDENTI ALLE PROSSIME ELEZIONI REGIONALI DEL 26 GENNAIO 2020

Parteciperanno:

Loredana Marino-Resp. Mezzogiorno PRC
Natale Cuccurese-Pres. Partito del Sud
Marina Boscaino -Coord. Contro Ogni Autonomia
Giovanni Russo Spena-Costituzionalista
Claudia Candeloro-Avv. del Lavoro
Silvano Tagliavini-Coord.Cispadano No autostrada
Lorenzo Grilli-Scuola e Costituzione Bologna
Gianluigi Trianni -Forum Diritto alla Salute
Coordina: Cristina Quintavalla-Portavoce Altra Emilia Romagna
in collegamento Piero Bevilacqua-Pres.Istituto meridionale IMES






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Dopo la tappa siciliana del “Laboratorio Sud”, organizzato da Left, transform!italia, Partito della Rifondazione Comunista e Partito del Sud, con l’appuntamento dello scorso 20 Dicembre 2019 a Catania e prima di proseguire il tour nel 2020 in altre Regioni del Sud, il 10 Gennaio 2020 il Sud-Lab farà una importante tappa a Bologna. Si confronteranno studiosi che da tempo hanno sollevato il problema della Autonomia Differenziata, Comitati locali a favore della Salute, dell’Ambiente, della Scuola pubblica e di tutti quegli aspetti su cui l’Autonomia differenziata impatta. In poche parole si analizzeranno tutte o quasi le sfaccettature che la “Secessione dei Ricchi” avrà sulla vita dei cittadini; chi ne beneficerà, pochi, e chi invece ne uscirà stritolato, la gran parte.
Ricordiamo che in Emilia Romagna si voterà il 26 Gennaio prossimo e che, purtroppo, la Regione a guida Pd è una delle tre che ha richiesto il Regionalismo differenziato, pur con meno materie rispetto a Lombardia e Veneto, ma con gli stessi rischi, la stessa perniciosità, sia per le classi più deboli sia nei confronti dell’unità nazionale. Si cercherà così di esplorare le svariate problematiche collegate al processo iniziato nel 2001 con la modifica del Titolo V, con l’intento di aggregare i tanti che resistono, al fine di fornire e ricevere idee e soluzioni anche con un confronto diretto e serrato. Non è un caso che Rifondazione Comunista e Partito del Sud partecipino insieme alle elezioni regionali nella Lista “L’Altra Emilia Romagna, che vede inoltre la presenza di P.C.I. e Comitati civici: la sola lista presente in tutte le province al voto che chiede con decisione il ritiro della richiesta di Autonomia differenziata da parte della Regione.
La tappa di Bologna giunge a proposito per ricordare come l’autonomia differenziata non sia solo un progetto contro il Sud d’Italia, ma un vero e proprio disegno neoliberista di privatizzazione su scala nazionale, un attacco micidiale e premeditato contro le classi popolari. La spallata definitiva all’unità nazionale.

SONO INVITATI A PARTECIPARE E A PORTARE UN LORO CONTRIBUTO DIRETTO AL DIBATTITO TUTTI I CANDIDATI PRESIDENTI ALLE PROSSIME ELEZIONI REGIONALI DEL 26 GENNAIO 2020

Parteciperanno:

Loredana Marino-Resp. Mezzogiorno PRC
Natale Cuccurese-Pres. Partito del Sud
Marina Boscaino -Coord. Contro Ogni Autonomia
Giovanni Russo Spena-Costituzionalista
Claudia Candeloro-Avv. del Lavoro
Silvano Tagliavini-Coord.Cispadano No autostrada
Lorenzo Grilli-Scuola e Costituzione Bologna
Gianluigi Trianni -Forum Diritto alla Salute
Coordina: Cristina Quintavalla-Portavoce Altra Emilia Romagna
in collegamento Piero Bevilacqua-Pres.Istituto meridionale IMES






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martedì 31 dicembre 2019

Buon Anno dal Partito del Sud!

Buon 2020 a tutti ! 
Un augurio particolare a tutti gli amici del Partito del Sud, ai militanti, ai simpatizzanti, ai tanti amici che ci seguono sui social network, ai meridionalisti e alle loro famiglie.




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Buon 2020 a tutti ! 
Un augurio particolare a tutti gli amici del Partito del Sud, ai militanti, ai simpatizzanti, ai tanti amici che ci seguono sui social network, ai meridionalisti e alle loro famiglie.




domenica 29 dicembre 2019

ELEZIONI REGIONALI IN EMILIA ROMAGNA: IL PARTITO DEL SUD E' CON "L'ALTRA EMILIA ROMAGNA", PER IL RITIRO DI OGNI FORMA DI AUTONOMIA DIFFERENZIATA ! !





L’Altra Emilia-Romagna che riunisce attivisti impegnati in liste civiche, movimenti e vertenze territoriali, nonché esponenti di Rifondazione Comunista, del Partito Comunista Italiano e del Partito del Sud, conferma la “propria collocazione di alternativa ai poli politici esistenti.

Dichiara Natale Cuccurese, Presidente nazionale del Partito del Sud. "Ho volentieri ho accettato la candidatura per la Lista “L’Altra Emilia Romagna”- alla prossime Elezioni Regionali del 26 Gennaio 2020 nel collegio di Reggio Emilia - per portare, anche come Partito del Sud, un doveroso contributo meridionalista progressista gramsciano ad una lista non a caso schierata con decisione contro ogni tipo di Regionalismo differenziato, un progetto eversivo per la tenuta dell’unità nazionale".

L'Altra Emilia-Romagna, è infatti, come dice il candidato Presidente Stefano Lugli, “l'unica lista che si oppone alle destre con un progetto politico a favore dei beni comuni e contro le privatizzazioni, per il lavoro stabile e sicuro, contro la precarietà e le false cooperative, per la sostenibilità ambientale contro le grandi opere autostradali, per l'unità delle regioni nel chiedere al governo adeguate risorse per i diritti dei cittadini contro l'autonomia regionale che realizza il sogno leghista della secessione, per il vero cambiamento di cui questa regione ha bisogno".

Dal Programma de L'Altra Emilia Romagna: "No all’autonomia regionale. Chiederne il ritiro sarà uno dei nostri primi atti una volta eletti".

Il link con il programma completo : https://www.altraemiliaromagna.org/il-programma/

Le liste dei candidati nel collegio provinciale di REGGIO EMILIA:
Nicolas Zanoni (operaio), Araceli Barrús de Andrés (infermiera), Massimo Comunale (medico), Monica Vender (libera professionista), Selene Prodi (commerciante), Natale Cuccurese (segretario nazionale Partito del Sud, consigliere comunale civico a Quattro Castella).



@GazzettadiReggio del 29 dicembre 2019



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L’Altra Emilia-Romagna che riunisce attivisti impegnati in liste civiche, movimenti e vertenze territoriali, nonché esponenti di Rifondazione Comunista, del Partito Comunista Italiano e del Partito del Sud, conferma la “propria collocazione di alternativa ai poli politici esistenti.

Dichiara Natale Cuccurese, Presidente nazionale del Partito del Sud. "Ho volentieri ho accettato la candidatura per la Lista “L’Altra Emilia Romagna”- alla prossime Elezioni Regionali del 26 Gennaio 2020 nel collegio di Reggio Emilia - per portare, anche come Partito del Sud, un doveroso contributo meridionalista progressista gramsciano ad una lista non a caso schierata con decisione contro ogni tipo di Regionalismo differenziato, un progetto eversivo per la tenuta dell’unità nazionale".

L'Altra Emilia-Romagna, è infatti, come dice il candidato Presidente Stefano Lugli, “l'unica lista che si oppone alle destre con un progetto politico a favore dei beni comuni e contro le privatizzazioni, per il lavoro stabile e sicuro, contro la precarietà e le false cooperative, per la sostenibilità ambientale contro le grandi opere autostradali, per l'unità delle regioni nel chiedere al governo adeguate risorse per i diritti dei cittadini contro l'autonomia regionale che realizza il sogno leghista della secessione, per il vero cambiamento di cui questa regione ha bisogno".

Dal Programma de L'Altra Emilia Romagna: "No all’autonomia regionale. Chiederne il ritiro sarà uno dei nostri primi atti una volta eletti".

Il link con il programma completo : https://www.altraemiliaromagna.org/il-programma/

Le liste dei candidati nel collegio provinciale di REGGIO EMILIA:
Nicolas Zanoni (operaio), Araceli Barrús de Andrés (infermiera), Massimo Comunale (medico), Monica Vender (libera professionista), Selene Prodi (commerciante), Natale Cuccurese (segretario nazionale Partito del Sud, consigliere comunale civico a Quattro Castella).



@GazzettadiReggio del 29 dicembre 2019



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