domenica 29 novembre 2020

QUANDO SI TRATTA DI DEPREDARE I CITTADINI DEL SUD L'ACCORDO E' SEMPRE TRASVERSALE...

Di Natale Cuccurese

La vicenda degli articoli 150 e 151 della bozza della Legge Bilancio 2021, in discussione in questi giorni, mostrano come il Sud venga considerato sempre e solo come una colonia estrattiva e i suoi abitanti trattati da cittadini di serie B.

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Visto il disastro umano e finanziario che, anno dopo anno, aumenta sempre di più nel Mezzogiorno e viste le evidenze delle problematiche sorte in campo sanitario nell’affrontare la pandemia si riteneva possibile bloccare il processo di avanzamento dell’autonomia differenziata, per un auspicabile ripensamento sulle modalità di applicazione della stessa, dato che favorisce inammissibili differenziazioni all’interno del sistema delle regioni, che non farebbero altro che minare alle basi quella unità che è a fondamento del sistema Costituzionale e dei rapporti Stato-Regioni.
Gli articoli più “caldi” per il Sud della bozza del collegato alla Legge di Bilancio sono due, il 150 e il 151.
Il 150 dove viene definito il “Fondo per la perequazione infrastrutturale”, un provvedimento sacrosanto da lungo tempo atteso per adeguare ai tempi la rete di infrastrutture del Sud.
In questo articolo è previsto lo stanziamento di 4,6 miliardi di € diluiti nel tempo. Inizialmente si stabilisce una ricognizione per valutare la necessità infrastrutturale nel Mezzogiorno, cosa comunque già prevista da una legge del 2009 ma mai realizzata, con termine il 30 giugno 2021. In realtà la cifra che si dovrà stanziare per iniziare a colmare il gap infrastrutturale al Sud è già nota pur se per approssimazione e ammonta a parecchie decine di miliardi, anche se l’importo preciso si scoprirà al termine della ricognizione, ma è già certo che 4,6 Miliardi non saranno minimamente sufficienti.
Interessante notare che per il 2021 i soldi stanziati sono zero, 100 milioni di euro per il 2022, 300 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2023-2027, 500 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2028-2033.
Quindi nel 2021, non essendoci nessuna copertura, non si potrà aprire nessun cantiere, anche nel 2022 con solo 100 milioni di euro disponibili non si potranno aprire cantieri utili a colmare nessun gap infrastrutturale, ma soprattutto c’è sempre il rischio che già dal 2022 i fondi possano essere rimodulati dalle successive Leggi di Bilancio.
In altre parole per il Sud al momento non è stanziato 1 euro, mentre indiscrezioni giornalistiche tratteggiano uno scenario dove gli ipotetici stanziamenti di (solo) 4,6 Miliardi di euro sarebbero usati come merce di scambio per ottenere il via libera all'Autonomia differenziata.
La preoccupazione poi aumenta ulteriormente se si analizza cosa sta accadendo in queste ore con l’art. 151.
L’art. 151 tratta, o per meglio dire trattava, del “Rinvio del federalismo fiscale” così come sempre è accaduto ogni anno dal 2011 a oggi per questo articolo che è sempre stato inserito nella legge di bilancio perché non si può consentire alle Regioni “secessioniste” di mettere le mani sull’Irpef e sull’Iva sottraendo risorse al bilancio pubblico nazionale, correndo il rischio di innescare la balcanizzazione del Paese prima di aver definito almeno i Lep così come si attende dal 2001.
Purtroppo la Lega in accordo col Pd (così come informa il Quotidiano del Sud") che presiede la Commissione Bilancio della Camera, ha trasformato il rinvio obbligatorio dell’entrata in vigore del federalismo fiscale in un provvedimento di carattere ordinamentale per cui non può essere inserito nella legge di bilancio. L’articolo 151, stralciato da pochi giorni con bizantinismi degni di miglior causa, era frutto del lavoro rigoroso della Ragioneria Generale dello Stato, secondo il cui parere la proroga in questa legge di Bilancio doveva essere quest'anno addirittura di due e non di un anno, così come infatti era in bozza prima che questa fosse cestinata.
Fortunatamente il blitz leghista e protoleghista, segnalato con forza dal “Quotidiano del Sud”, ha suscitato indignazione e proteste, e il viceministro per l’economia del Pd, Antonio Misiani, si è impegnato in questi giorni a recuperare l’articolo stralciato dalla legge di stabilità inserendolo all’interno del decreto Ristori quater in approvazione entro questa sera.
Purtroppo bisogna sottolineare che oltre a Misiani solo una piccola pattuglia di deputati del M5s si è attivata per opporsi al tentativo di cancellazione dell’articolo e per tentare di recuperare l’articolo cancellato, per il resto silenzio. E sarà un caso, ma proprio durante lo svolgimento di questi avvenimenti i parlamentari della Lega, così come quelli del centrodestra, han votato compatti lo sforamento di bilancio, presentandosi come "opposizione consapevole e responsabile".
A questo punto il "do ut des" pare evidente e sarà anche vero che "a pensar male si fa peccato (ma spesso ci si prende"), ma quando si tratta di depredare i cittadini del Sud l'accordo è sempre trasversale.



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Di Natale Cuccurese

La vicenda degli articoli 150 e 151 della bozza della Legge Bilancio 2021, in discussione in questi giorni, mostrano come il Sud venga considerato sempre e solo come una colonia estrattiva e i suoi abitanti trattati da cittadini di serie B.

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Visto il disastro umano e finanziario che, anno dopo anno, aumenta sempre di più nel Mezzogiorno e viste le evidenze delle problematiche sorte in campo sanitario nell’affrontare la pandemia si riteneva possibile bloccare il processo di avanzamento dell’autonomia differenziata, per un auspicabile ripensamento sulle modalità di applicazione della stessa, dato che favorisce inammissibili differenziazioni all’interno del sistema delle regioni, che non farebbero altro che minare alle basi quella unità che è a fondamento del sistema Costituzionale e dei rapporti Stato-Regioni.
Gli articoli più “caldi” per il Sud della bozza del collegato alla Legge di Bilancio sono due, il 150 e il 151.
Il 150 dove viene definito il “Fondo per la perequazione infrastrutturale”, un provvedimento sacrosanto da lungo tempo atteso per adeguare ai tempi la rete di infrastrutture del Sud.
In questo articolo è previsto lo stanziamento di 4,6 miliardi di € diluiti nel tempo. Inizialmente si stabilisce una ricognizione per valutare la necessità infrastrutturale nel Mezzogiorno, cosa comunque già prevista da una legge del 2009 ma mai realizzata, con termine il 30 giugno 2021. In realtà la cifra che si dovrà stanziare per iniziare a colmare il gap infrastrutturale al Sud è già nota pur se per approssimazione e ammonta a parecchie decine di miliardi, anche se l’importo preciso si scoprirà al termine della ricognizione, ma è già certo che 4,6 Miliardi non saranno minimamente sufficienti.
Interessante notare che per il 2021 i soldi stanziati sono zero, 100 milioni di euro per il 2022, 300 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2023-2027, 500 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2028-2033.
Quindi nel 2021, non essendoci nessuna copertura, non si potrà aprire nessun cantiere, anche nel 2022 con solo 100 milioni di euro disponibili non si potranno aprire cantieri utili a colmare nessun gap infrastrutturale, ma soprattutto c’è sempre il rischio che già dal 2022 i fondi possano essere rimodulati dalle successive Leggi di Bilancio.
In altre parole per il Sud al momento non è stanziato 1 euro, mentre indiscrezioni giornalistiche tratteggiano uno scenario dove gli ipotetici stanziamenti di (solo) 4,6 Miliardi di euro sarebbero usati come merce di scambio per ottenere il via libera all'Autonomia differenziata.
La preoccupazione poi aumenta ulteriormente se si analizza cosa sta accadendo in queste ore con l’art. 151.
L’art. 151 tratta, o per meglio dire trattava, del “Rinvio del federalismo fiscale” così come sempre è accaduto ogni anno dal 2011 a oggi per questo articolo che è sempre stato inserito nella legge di bilancio perché non si può consentire alle Regioni “secessioniste” di mettere le mani sull’Irpef e sull’Iva sottraendo risorse al bilancio pubblico nazionale, correndo il rischio di innescare la balcanizzazione del Paese prima di aver definito almeno i Lep così come si attende dal 2001.
Purtroppo la Lega in accordo col Pd (così come informa il Quotidiano del Sud") che presiede la Commissione Bilancio della Camera, ha trasformato il rinvio obbligatorio dell’entrata in vigore del federalismo fiscale in un provvedimento di carattere ordinamentale per cui non può essere inserito nella legge di bilancio. L’articolo 151, stralciato da pochi giorni con bizantinismi degni di miglior causa, era frutto del lavoro rigoroso della Ragioneria Generale dello Stato, secondo il cui parere la proroga in questa legge di Bilancio doveva essere quest'anno addirittura di due e non di un anno, così come infatti era in bozza prima che questa fosse cestinata.
Fortunatamente il blitz leghista e protoleghista, segnalato con forza dal “Quotidiano del Sud”, ha suscitato indignazione e proteste, e il viceministro per l’economia del Pd, Antonio Misiani, si è impegnato in questi giorni a recuperare l’articolo stralciato dalla legge di stabilità inserendolo all’interno del decreto Ristori quater in approvazione entro questa sera.
Purtroppo bisogna sottolineare che oltre a Misiani solo una piccola pattuglia di deputati del M5s si è attivata per opporsi al tentativo di cancellazione dell’articolo e per tentare di recuperare l’articolo cancellato, per il resto silenzio. E sarà un caso, ma proprio durante lo svolgimento di questi avvenimenti i parlamentari della Lega, così come quelli del centrodestra, han votato compatti lo sforamento di bilancio, presentandosi come "opposizione consapevole e responsabile".
A questo punto il "do ut des" pare evidente e sarà anche vero che "a pensar male si fa peccato (ma spesso ci si prende"), ma quando si tratta di depredare i cittadini del Sud l'accordo è sempre trasversale.



giovedì 26 novembre 2020

Con DIEGO per DIEGO…Sostegno alla proposta di titolare lo stadio di Napoli a Diego Armando Maradona da parte del Partito del Sud!

Di Andrea Balia

In qualità di Responsabile Regionale del Partito del Sud – Meridionalisti Progressisti e in quanto membro, come Delegato diretto del Sindaco, in Commissione Toponomastica del Comune di Napoli, intendo comunicare il sostegno personale e a nome del mio Partito alla proposta del sindaco Luigi de Magistris d’intitolare lo stadio di Napoli, attualmente S. Paolo, al nostro DIEGO ARMANDO MARADONA.

Abbiamo già pubblicato e diffuso nostri comunicati in merito come Partito e espresso personalmente al Sindaco tale volontà. 

L’emozione e il rammarico per l’improvvisa dipartita di chi è stato orgoglio, felicità sportiva, e mito per la nostra città è difficilmente sintetizzabile per iscritto e comprensibile fino in fondo solo e/o in particolare dai napoletani. 

Come Partito del Sud riteniamo inoltre e sottolineiamo che la figura di Maradona ha forte valore anche politico, in quanto espressione di capitano della squadra della città capitale del Sud, da lui portata al successo e ai titoli conquistati. Lo stesso dicasi per l’Argentina e per tutti i Sud del mondo di cui è stato simbolo e difensore dei diritti degli ultimi e dei deboli, testimoniandolo con e insieme ai rappresentanti politici di quei paesi. 

W DIEGO..e che si proceda!






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Di Andrea Balia

In qualità di Responsabile Regionale del Partito del Sud – Meridionalisti Progressisti e in quanto membro, come Delegato diretto del Sindaco, in Commissione Toponomastica del Comune di Napoli, intendo comunicare il sostegno personale e a nome del mio Partito alla proposta del sindaco Luigi de Magistris d’intitolare lo stadio di Napoli, attualmente S. Paolo, al nostro DIEGO ARMANDO MARADONA.

Abbiamo già pubblicato e diffuso nostri comunicati in merito come Partito e espresso personalmente al Sindaco tale volontà. 

L’emozione e il rammarico per l’improvvisa dipartita di chi è stato orgoglio, felicità sportiva, e mito per la nostra città è difficilmente sintetizzabile per iscritto e comprensibile fino in fondo solo e/o in particolare dai napoletani. 

Come Partito del Sud riteniamo inoltre e sottolineiamo che la figura di Maradona ha forte valore anche politico, in quanto espressione di capitano della squadra della città capitale del Sud, da lui portata al successo e ai titoli conquistati. Lo stesso dicasi per l’Argentina e per tutti i Sud del mondo di cui è stato simbolo e difensore dei diritti degli ultimi e dei deboli, testimoniandolo con e insieme ai rappresentanti politici di quei paesi. 

W DIEGO..e che si proceda!






Ci lascia un figlio del popolo, ci lascia Diego Armando Maradona.

Di Antonio Luongo 

Ci lascia un figlio del popolo, ci lascia Diego Armando Maradona.

Credo che, anche nel giorno più duro, dobbiamo esprimere forte il nostro grazie ad uno dei pochi che ha riscattato Napoli, ha intrecciato il suo successo con un popolo e non gli ha mai più girato le spalle, rivendicando sempre con orgoglio il suo destino incrociato con la città.
Simbolo dei Sud del mondo, sempre in lotta contro i razzismi e contro chi sfrutta il proprio potere, anche in difesa di un luogo come la nostra città, pieno di difficoltà e rischi, di fronte a cui lui stesso si è perso, ma che, ciò nonostante, non ha mai tradito.
Ecco perchè dobbiamo dire grazie a Diego e faccio mia la proposta di Natale Cuccurese, presidente del Partito del Sud, di intitolare lo stadio San Paolo al Pibe de oro. Dobbiamo portare il suo ricordo nel cuore, ma anche tributargli l'onore della memoria anche per le future generazioni.

Glielo dobbiamo.

E mi auguro che il Comune di Napoli metta le bandiere a mezz'asta per il suo cittadino onorario che, forse più di tanti altri, ha portato il suo nome nel mondo, a testa alta!





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Di Antonio Luongo 

Ci lascia un figlio del popolo, ci lascia Diego Armando Maradona.

Credo che, anche nel giorno più duro, dobbiamo esprimere forte il nostro grazie ad uno dei pochi che ha riscattato Napoli, ha intrecciato il suo successo con un popolo e non gli ha mai più girato le spalle, rivendicando sempre con orgoglio il suo destino incrociato con la città.
Simbolo dei Sud del mondo, sempre in lotta contro i razzismi e contro chi sfrutta il proprio potere, anche in difesa di un luogo come la nostra città, pieno di difficoltà e rischi, di fronte a cui lui stesso si è perso, ma che, ciò nonostante, non ha mai tradito.
Ecco perchè dobbiamo dire grazie a Diego e faccio mia la proposta di Natale Cuccurese, presidente del Partito del Sud, di intitolare lo stadio San Paolo al Pibe de oro. Dobbiamo portare il suo ricordo nel cuore, ma anche tributargli l'onore della memoria anche per le future generazioni.

Glielo dobbiamo.

E mi auguro che il Comune di Napoli metta le bandiere a mezz'asta per il suo cittadino onorario che, forse più di tanti altri, ha portato il suo nome nel mondo, a testa alta!





Per sempre grazie a Diego Armando Maradona, non solo campione ma figura politica, simbolo vivente della pulsione di riscatto e ribellione di tutti i Sud del mondo.

Di Natale Cuccurese

Diego Armando Maradona non è stato solo il più grande interprete mondiale del gioco del calcio ma è stato anche una figura politica, simbolo vivente della pulsione di riscatto e ribellione di tutti i Sud del mondo.

Una icona della lotta contro il razzismo, contro le ingiustizie sociali, contro i soprusi di una società capitalistica che fa delle diseguaglianze e dello sfruttamento delle masse diseredate e colonizzate del Sud una delle sue ragioni di vita.

Chi non conosce questo aspetto del campione argentino non può capire il perché del cordoglio che si sta sviluppando oggi nel mondo e a Napoli.

Maradona ha portato per la prima volta una squadra del Sud Italia a prevalere sulle squadre del Nord, cosa mai accaduta prima di lui, intollerabile per il potere tosco padano. Ha dimostrando che ribaltare la prospettiva geografica è possibile ed è per questo diventato un simbolo di ribellione e riscatto dalla colonizzazione imposta, pericoloso per chiunque voglia mantenere lo status quo.
Un figlio del popolo che ha fatto sognare un futuro migliore a intere generazioni di figli del Sud, dalle periferie del Sud Americhe a quelle di Napoli e del Sud Italia, prendendosi gioco del potere e contestandolo sempre e senza timore.

Per sempre grazie D10S non ti dimenticheremo mai.


https://www.youtube.com/watch?v=IdZuDj82o_8&feature=youtu.be&fbclid=IwAR39vP7_mYdXn0w-V-0BRjC1Q8sMIvsVmXvzDZIpXDFq9FavGZdYmApl4V4




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Di Natale Cuccurese

Diego Armando Maradona non è stato solo il più grande interprete mondiale del gioco del calcio ma è stato anche una figura politica, simbolo vivente della pulsione di riscatto e ribellione di tutti i Sud del mondo.

Una icona della lotta contro il razzismo, contro le ingiustizie sociali, contro i soprusi di una società capitalistica che fa delle diseguaglianze e dello sfruttamento delle masse diseredate e colonizzate del Sud una delle sue ragioni di vita.

Chi non conosce questo aspetto del campione argentino non può capire il perché del cordoglio che si sta sviluppando oggi nel mondo e a Napoli.

Maradona ha portato per la prima volta una squadra del Sud Italia a prevalere sulle squadre del Nord, cosa mai accaduta prima di lui, intollerabile per il potere tosco padano. Ha dimostrando che ribaltare la prospettiva geografica è possibile ed è per questo diventato un simbolo di ribellione e riscatto dalla colonizzazione imposta, pericoloso per chiunque voglia mantenere lo status quo.
Un figlio del popolo che ha fatto sognare un futuro migliore a intere generazioni di figli del Sud, dalle periferie del Sud Americhe a quelle di Napoli e del Sud Italia, prendendosi gioco del potere e contestandolo sempre e senza timore.

Per sempre grazie D10S non ti dimenticheremo mai.


https://www.youtube.com/watch?v=IdZuDj82o_8&feature=youtu.be&fbclid=IwAR39vP7_mYdXn0w-V-0BRjC1Q8sMIvsVmXvzDZIpXDFq9FavGZdYmApl4V4




lunedì 16 novembre 2020

Natale Cuccurese: “Bonomi propone salari di serie B per il Sud già retrocesso per servizi e diritti in serie B e i poteri forti del Nord applaudono”.

Se nella famosa canzone del cantautore Francesco Guccini a fischiare era la “locomotiva” della giustizia proletaria, negli interventi del Presidente  di Confindustria Carlo Bonomi a fischiare, invece, è la locomotiva del sistema Nord, che mira alla definitiva istituzionalizzazione del Sud come sua colonia estrattiva interna anche sul piano salariale.

È il segno dei nostri tempi, in cui la “lotta di classe esiste e l’hanno vinta i ricchi”.

Contro la proposta di Bonomi di reintrodurre, di fatto, le gabbie salariali al Sud ha preso posizione il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che dal suo profilo facebook ha osservato: “L’ultima idea di Bonomi è il reddito su base territoriale. La logica è che a cittadini di serie B vanno stipendi di serie B, mentre lo Stato ha già provveduto da tempo a fornirli di sevizi e infrastrutture da serie B”.

Applaudono – ha rimarcato Cuccurese – i cacicchi leghisti e protoleghisti del Nord, che da tempo preparano la secessione dei ricchi, fra i commenti compiaciuti di media ed economisti bocconiani al seguito”.

Fonte: Vesuvianonews –  articolo Salvatore Lucchese





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Se nella famosa canzone del cantautore Francesco Guccini a fischiare era la “locomotiva” della giustizia proletaria, negli interventi del Presidente  di Confindustria Carlo Bonomi a fischiare, invece, è la locomotiva del sistema Nord, che mira alla definitiva istituzionalizzazione del Sud come sua colonia estrattiva interna anche sul piano salariale.

È il segno dei nostri tempi, in cui la “lotta di classe esiste e l’hanno vinta i ricchi”.

Contro la proposta di Bonomi di reintrodurre, di fatto, le gabbie salariali al Sud ha preso posizione il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che dal suo profilo facebook ha osservato: “L’ultima idea di Bonomi è il reddito su base territoriale. La logica è che a cittadini di serie B vanno stipendi di serie B, mentre lo Stato ha già provveduto da tempo a fornirli di sevizi e infrastrutture da serie B”.

Applaudono – ha rimarcato Cuccurese – i cacicchi leghisti e protoleghisti del Nord, che da tempo preparano la secessione dei ricchi, fra i commenti compiaciuti di media ed economisti bocconiani al seguito”.

Fonte: Vesuvianonews –  articolo Salvatore Lucchese





mercoledì 4 novembre 2020

Diretta facebook: “Polveriera Sud”

Nonostante i proclami di Governo relativi al Piano per il Sud e all’esigenza di varare quanto prima politiche di riequilibrio territoriale, giorno dopo giorno, mese dopo mese, il Mezzogiorno precipita in condizioni economiche sempre più drammatiche, che rischiano di farne una vera e propria polveriera sociale.

Promossa da Transform!Italia in collaborazione con il Laboratorio per la riscossa del Sud e la rivista Left, a partire dalle ore 18:00 di mercoledì 4 novembre sarà trasmessa una diretta facebook dedicata al tema: “Polveriera Sud”.

In qualità di relatori, parteciperanno: Natale Cuccurese, Presidente Partito del Sud; Loredana Marino, Resp. Mezzogiorno Rifondazione Comunista; Paola Nugnes, Senatrice della Repubblica; Giovanni Russo Spena, Costituzionalista; Edoardo Sorge, Si Cobas-Napoli. Coordinerà gli interventi, Roberto Morea.

03/11/2020 – Salvatore Lucchese

Fonte: Vesuvianonews




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Nonostante i proclami di Governo relativi al Piano per il Sud e all’esigenza di varare quanto prima politiche di riequilibrio territoriale, giorno dopo giorno, mese dopo mese, il Mezzogiorno precipita in condizioni economiche sempre più drammatiche, che rischiano di farne una vera e propria polveriera sociale.

Promossa da Transform!Italia in collaborazione con il Laboratorio per la riscossa del Sud e la rivista Left, a partire dalle ore 18:00 di mercoledì 4 novembre sarà trasmessa una diretta facebook dedicata al tema: “Polveriera Sud”.

In qualità di relatori, parteciperanno: Natale Cuccurese, Presidente Partito del Sud; Loredana Marino, Resp. Mezzogiorno Rifondazione Comunista; Paola Nugnes, Senatrice della Repubblica; Giovanni Russo Spena, Costituzionalista; Edoardo Sorge, Si Cobas-Napoli. Coordinerà gli interventi, Roberto Morea.

03/11/2020 – Salvatore Lucchese

Fonte: Vesuvianonews




martedì 3 novembre 2020

Partito del Sud, Natale Cuccurese: “Stop regionalismo!”

A cinquant’anni dalla loro nascita, guidate dai loro gretti e miopi satrapi locali, alla stregua di “Edipi Re” al femminile, le Regioni italiane stanno per uccidere definitivamente il loro “padre”, quello che rimane dello “Stato Arlecchino italiano”. Tutto ciò ad esclusivo vantaggio di un sistema Nord sempre più sciaguratamente vampiresco e bulimico e a tutto svantaggio dei cittadini delle regioni meridionali, traditi dalle loro classi politiche in cambio di poche “lenticchie” di contorno per le loro questuanti clientele.

Tuttavia, quando si tratta di pagare eventuali costi relativi alle loro assunzioni di responsabilità, invece di fare ricorso alla loro autonomia, i satrapi locali scaricano il peso delle decisioni sullo Stato centrale.

Come a questo proposito ha evidenziato il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese: “Le Regioni e le amministrazioni locali vogliono che il Governo nazionale si prenda la responsabilità del lockdown per poterlo poi massacrare in un teatrino ad esclusivo vantaggio di leghisti e protoleghisti che da trent’anni berciano di autonomie e federalismo, solo per nascondere la loro voglia di un separatismo d’accatto”.

A questo punto – ha concluso Cuccurese – di queste Regioni, in cui troppi Presidenti si industriano solo per blandire gli umori popolari e non assumersi responsabilità alcuna, lo Stato repubblicano e democratico potrebbe fare tranquillamente a meno. Avrebbe così solo vantaggi in efficienza e rapidità delle decisioni”.

02/11/2020 – Salvatore Lucchese 

Fonte: Vesuvianonews




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A cinquant’anni dalla loro nascita, guidate dai loro gretti e miopi satrapi locali, alla stregua di “Edipi Re” al femminile, le Regioni italiane stanno per uccidere definitivamente il loro “padre”, quello che rimane dello “Stato Arlecchino italiano”. Tutto ciò ad esclusivo vantaggio di un sistema Nord sempre più sciaguratamente vampiresco e bulimico e a tutto svantaggio dei cittadini delle regioni meridionali, traditi dalle loro classi politiche in cambio di poche “lenticchie” di contorno per le loro questuanti clientele.

Tuttavia, quando si tratta di pagare eventuali costi relativi alle loro assunzioni di responsabilità, invece di fare ricorso alla loro autonomia, i satrapi locali scaricano il peso delle decisioni sullo Stato centrale.

Come a questo proposito ha evidenziato il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese: “Le Regioni e le amministrazioni locali vogliono che il Governo nazionale si prenda la responsabilità del lockdown per poterlo poi massacrare in un teatrino ad esclusivo vantaggio di leghisti e protoleghisti che da trent’anni berciano di autonomie e federalismo, solo per nascondere la loro voglia di un separatismo d’accatto”.

A questo punto – ha concluso Cuccurese – di queste Regioni, in cui troppi Presidenti si industriano solo per blandire gli umori popolari e non assumersi responsabilità alcuna, lo Stato repubblicano e democratico potrebbe fare tranquillamente a meno. Avrebbe così solo vantaggi in efficienza e rapidità delle decisioni”.

02/11/2020 – Salvatore Lucchese 

Fonte: Vesuvianonews




lunedì 2 novembre 2020

MERCOLEDI' 4 NOVEMBRE ORE 18,00 DIRETTA LAB SUD: "POLVERIERA SUD"

 


POLVERIERA SUD
Un titolo forse abusato ma che dice di quanto la situazione del nostro meridione sia esplosiva. Lavoro, Sanità, Ambiente, Lotta alla criminalità sono i temi che affronteremo con i nostri interlocutori.
mercoledi 4 novembre ore 18
diretta qui sulla pagina fb di Transform!italia https://www.facebook.com/transform.italia
con:
Natale Cuccurese, Presidente Partito del Sud;
Loredana Marino, Resp. Mezzogiorno Rifondazione Comunista;
Paola Nugnes, Senatrice della Repubblica;
Giovanni Russo Spena, Costituzionalista;
Edoardo Sorge, Si Cobas-Napoli.
Coordina: Roberto Morea 


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POLVERIERA SUD
Un titolo forse abusato ma che dice di quanto la situazione del nostro meridione sia esplosiva. Lavoro, Sanità, Ambiente, Lotta alla criminalità sono i temi che affronteremo con i nostri interlocutori.
mercoledi 4 novembre ore 18
diretta qui sulla pagina fb di Transform!italia https://www.facebook.com/transform.italia
con:
Natale Cuccurese, Presidente Partito del Sud;
Loredana Marino, Resp. Mezzogiorno Rifondazione Comunista;
Paola Nugnes, Senatrice della Repubblica;
Giovanni Russo Spena, Costituzionalista;
Edoardo Sorge, Si Cobas-Napoli.
Coordina: Roberto Morea 


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mercoledì 28 ottobre 2020

La rabbia del Sud

 di Natale Cuccurese

Ranieri Guerra dell’Oms proprio lo scorso venerdì mattina aveva messo sull’avviso della possibilità di rivolte armate nel caso di nuovo lockdown, giudicato da lui inutile, ma il presidente campano De Luca poche ore dopo ha spinto al massimo la provocazione nei confronti del popolo campano già in ginocchio dal lockdown della scorsa primavera, fra l’altro giudicato inutile al Sud dal CTS, senza proporre contemporaneamente soluzioni e supporti concreti al disagio economico e sociale di larghi strati della popolazione.

La mancata soluzione della Questione meridionale, che su queste pagine abbiamo già più volte approfondito, acuita in questi ultimi anni da crisi di finanziamenti e contemporanei scippi di risorse a favore del Nord, avvenuta grazie alla visione miope di governi e presidenti regionali senza gloria, ha aggiunto in questi ultimi mesi rabbia e rancore alla miscela esplosiva. 

Il Sud, non da oggi, è una polveriera e i cittadini del Sud non ci stanno più ad essere considerati di serie B, in base al solo pregiudizio lombrosiano, in contraddizione ai diritti costituzionali e pur pagando le stesse tasse di quelli del Nord. 

Ormai su questo fronte il re è nudo.

Reddito per tutti, blocco di sfratti e licenziamenti, ristori immediati alle attività produttive piccole e medie, definizione immediata dei Lep, sono i primi provvedimenti da prendere urgentemente da parte del governo se non vuole assumersi il rischio che i fuochi della protesta si estendano presto a tutto il Mezzogiorno e non solo, come infatti sta già accadendo anche a Milano e Torino. Ricordiamo che Napoli storicamente ha sempre anticipato le tendenze, anche politiche, in Italia e in Europa. Non è un caso che Napoli è l’unica città italiana dove nei secoli passati sono scoppiate delle rivoluzioni.

La sinistra non faccia lo stesso errore di 50anni fa a Reggio Calabria, lasciando la giusta protesta di pacifici cittadini esasperati dall’assenza storica dello Stato nelle mani delle violenze della destra eversiva e di organizzazioni criminali.

Si condannino ovviamente senza esitazione le violenze di minoranze organizzate, di varia natura, infiltrate in cortei di pacifica protesta, a Sud come a Nord, e si prendano le giuste distanza da complottisti e negazionisti, anche questi presenti fra i manifestanti, ma non si generalizzi troppo, visto che quello che accade oggi è anche il frutto avvelenato di consapevoli scelte degli ultimi governi a favore di una sola parte del Paese e contro gli interessi di intere classi di tutto il Paese. L’ultima scelta scellerata delle tante è il Regionalismo, che ha mostrato con questa emergenza pandemica soprattutto nella sanità tutti i suoi limiti e contraddizioni, eppure si vorrebbe ancora continuare sulla strada della “secessione dei ricchi” a beneficio esclusivo delle classi imprenditoriali e delle Regioni “locomotive del Nord”, che oltretutto ora stanno deragliando miseramente avendo impoverito il mercato interno che ne assorbe le merci.

E’ su questo fronte che il Presidente De Luca dovrebbe operare, vista anche la magra figura rimediata dopo le proteste di piazza a Napoli che lo hanno costretto a tornare rapidamente sui suoi passi e a revocare il coprifuoco. Forse sarebbe il caso di iniziare a battere i pugni all’interno della Conferenza Stato-Regioni affinché la Campania riceva ciò che gli spetta e che da sempre gli è negato, anzichè continuare ad aizzare gli animi con dirette Facebook dai toni decisi e ormai poco graditi ad una maggioranza di cittadini esasperati dalla mancanza di concrete risposte al proprio disagio. Napoli ora chiede il conto e fa bene.

L’augurio è che il governo non pensi solo a reprimere cittadini esasperati dalla crisi economica e sanitaria. La violenza ricercata da poche frange non può infatti cancellare o portare a reprimere le giuste rivendicazioni di tantissimi. Sarebbe un grave errore, forse l’ultimo per un Paese sempre più sull’orlo della balcanizzazione.

Nel frattempo il governo, dopo la paralisi di iniziative sul fronte Covid dei mesi estivi, si mostra impreparato dall’arrivo della (prevista) seconda ondata del virus, sia sul fronte sanitario sia su quello dei trasporti e della scuola, certificando così il proprio fallimento tramite l’ennesimo Dpcm che prevede solo chiusure a pioggia dopo che la diffusione del virus è ormai fuori controllo.

La situazione nell’intero Paese è sempre più grave, drammatica nel Mezzogiorno dove le strutture sanitarie, da anni sottofinanziate, presto non saranno più in grado di opporsi adeguatamente all’ondata dei contagi. Sale sempre più la tensione nella “polveriera Mezzogiorno”, se troverà nel Covid la scintilla che ancora mancava per l’esplosione finale dipenderà solo dalle prossime mosse del governo. 

Fonte: Transform!italia




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 di Natale Cuccurese

Ranieri Guerra dell’Oms proprio lo scorso venerdì mattina aveva messo sull’avviso della possibilità di rivolte armate nel caso di nuovo lockdown, giudicato da lui inutile, ma il presidente campano De Luca poche ore dopo ha spinto al massimo la provocazione nei confronti del popolo campano già in ginocchio dal lockdown della scorsa primavera, fra l’altro giudicato inutile al Sud dal CTS, senza proporre contemporaneamente soluzioni e supporti concreti al disagio economico e sociale di larghi strati della popolazione.

La mancata soluzione della Questione meridionale, che su queste pagine abbiamo già più volte approfondito, acuita in questi ultimi anni da crisi di finanziamenti e contemporanei scippi di risorse a favore del Nord, avvenuta grazie alla visione miope di governi e presidenti regionali senza gloria, ha aggiunto in questi ultimi mesi rabbia e rancore alla miscela esplosiva. 

Il Sud, non da oggi, è una polveriera e i cittadini del Sud non ci stanno più ad essere considerati di serie B, in base al solo pregiudizio lombrosiano, in contraddizione ai diritti costituzionali e pur pagando le stesse tasse di quelli del Nord. 

Ormai su questo fronte il re è nudo.

Reddito per tutti, blocco di sfratti e licenziamenti, ristori immediati alle attività produttive piccole e medie, definizione immediata dei Lep, sono i primi provvedimenti da prendere urgentemente da parte del governo se non vuole assumersi il rischio che i fuochi della protesta si estendano presto a tutto il Mezzogiorno e non solo, come infatti sta già accadendo anche a Milano e Torino. Ricordiamo che Napoli storicamente ha sempre anticipato le tendenze, anche politiche, in Italia e in Europa. Non è un caso che Napoli è l’unica città italiana dove nei secoli passati sono scoppiate delle rivoluzioni.

La sinistra non faccia lo stesso errore di 50anni fa a Reggio Calabria, lasciando la giusta protesta di pacifici cittadini esasperati dall’assenza storica dello Stato nelle mani delle violenze della destra eversiva e di organizzazioni criminali.

Si condannino ovviamente senza esitazione le violenze di minoranze organizzate, di varia natura, infiltrate in cortei di pacifica protesta, a Sud come a Nord, e si prendano le giuste distanza da complottisti e negazionisti, anche questi presenti fra i manifestanti, ma non si generalizzi troppo, visto che quello che accade oggi è anche il frutto avvelenato di consapevoli scelte degli ultimi governi a favore di una sola parte del Paese e contro gli interessi di intere classi di tutto il Paese. L’ultima scelta scellerata delle tante è il Regionalismo, che ha mostrato con questa emergenza pandemica soprattutto nella sanità tutti i suoi limiti e contraddizioni, eppure si vorrebbe ancora continuare sulla strada della “secessione dei ricchi” a beneficio esclusivo delle classi imprenditoriali e delle Regioni “locomotive del Nord”, che oltretutto ora stanno deragliando miseramente avendo impoverito il mercato interno che ne assorbe le merci.

E’ su questo fronte che il Presidente De Luca dovrebbe operare, vista anche la magra figura rimediata dopo le proteste di piazza a Napoli che lo hanno costretto a tornare rapidamente sui suoi passi e a revocare il coprifuoco. Forse sarebbe il caso di iniziare a battere i pugni all’interno della Conferenza Stato-Regioni affinché la Campania riceva ciò che gli spetta e che da sempre gli è negato, anzichè continuare ad aizzare gli animi con dirette Facebook dai toni decisi e ormai poco graditi ad una maggioranza di cittadini esasperati dalla mancanza di concrete risposte al proprio disagio. Napoli ora chiede il conto e fa bene.

L’augurio è che il governo non pensi solo a reprimere cittadini esasperati dalla crisi economica e sanitaria. La violenza ricercata da poche frange non può infatti cancellare o portare a reprimere le giuste rivendicazioni di tantissimi. Sarebbe un grave errore, forse l’ultimo per un Paese sempre più sull’orlo della balcanizzazione.

Nel frattempo il governo, dopo la paralisi di iniziative sul fronte Covid dei mesi estivi, si mostra impreparato dall’arrivo della (prevista) seconda ondata del virus, sia sul fronte sanitario sia su quello dei trasporti e della scuola, certificando così il proprio fallimento tramite l’ennesimo Dpcm che prevede solo chiusure a pioggia dopo che la diffusione del virus è ormai fuori controllo.

La situazione nell’intero Paese è sempre più grave, drammatica nel Mezzogiorno dove le strutture sanitarie, da anni sottofinanziate, presto non saranno più in grado di opporsi adeguatamente all’ondata dei contagi. Sale sempre più la tensione nella “polveriera Mezzogiorno”, se troverà nel Covid la scintilla che ancora mancava per l’esplosione finale dipenderà solo dalle prossime mosse del governo. 

Fonte: Transform!italia




mercoledì 14 ottobre 2020

Per il Sud un’altra occasione persa


di Natale Cuccurese

La pandemia da Covid-19 poteva essere l’occasione per ripensare le relazioni fra le varie aree del Paese, invece tutto sembra procedere come sempre è stato in Italia anche se il Mezzogiorno, costretto in primavera a fermare tutte le attività, ha subito un danno economico gravissimo calcolato il mese scorso dal Centro Studi Fipe-Confcommercio in circa 100 miliardi di euro.

D’altra parte la consapevolezza di avere una carenza di strutture ospedaliere e relativi presidi per contenere la pandemia causata da una pluriennale sottrazione di risorse, come da rapporto Eurispes del gennaio scorso per ben 840 miliardi di euro a favore delle Regioni del Nord negli ultimi vent’anni, di cui una larga parte proprio ai danni della Sanità regionale grazie al sistema truffaldino delle “quote paritarie ponderate”, ha fatto prevalere il principio di maggior cautela.

Come se non bastasse sappiamo, grazie alla parziale desecretazione degli atti relativi alle decisioni del governo in merito all’emergenza, che il lockdown al Sud fu solo una decisione politica, presa il 7 marzo scorso, per la quale il governo sottopose i cittadini di circa 80 province, soprattutto del Centro e del Sud, a misure di privazione della libertà inutili, visto che il Comitato Tecnico Scientifico considerava necessaria solo la chiusura della “Lombardia e nelle province di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini e Modena, Pesaro Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria e Asti”.
E così mentre al Nord si procedeva ad un lockdown tardivo, soprattutto ad Alzano e Nembro con conseguente strage di cittadini, e light per le imprese, come da desiderata di Confindustria, al Sud si sprangava tutto.

Queste decisioni hanno affossato la già debole economia del Sud. La conferma giunge anche dall’ultimo rapporto Svimez di fine luglio che prevede, in aggiunta al danno economico già subito, anche la perdita di ben 380mila occupati nei prossimi mesi. A conferma di una situazione economica più che problematica giungono gli ultimi dati Eurostat, di fine settembre, che vedono la Campania prima, la Sicilia seconda e la Calabria ottava fra le regioni europee con la maggior parte della popolazione a rischio povertà. Il tutto mentre Confindustria attacca il reddito di cittadinanza parlando di Sussidistan come se le imprese non avessero solo nel 2018 ricevuto aiuti pubblici per ben 40 miliardi, contro i 7 del reddito di cittadinanza. In altre parole non solo territori e cittadini del Sud sono stati spolpati economicamente e dei diritti di cittadinanza, ma per Confindustria nulla deve essere previsto per il sostegno dei cittadini meno abbienti, al Sud come al Nord, possono solo emigrare come sempre è stato dall’Unità, possibilmente senza lamentarsi, che “il loro piangere fa male al re”.

I dati odierni che vedono il virus in risalita nei contagi ci confermano poi che la riapertura dei “confini” regionali, dettata da sole motivazioni politiche ed economiche, ha prodotto quello che oggi è sotto gli occhi di tutti e cioè “l’esportazione” della pandemia nelle regioni del Sud è avvenuta nel corso dell’estate grazie soprattutto a “turisti poco attenti”, grazie anche al lassismo nelle misure di prevenzione e cautela, ben supportato mediaticamente da negazionisti di ogni risma ospitati quotidianamente nei dibattiti televisivi. Quanto è accaduto in Sardegna, prima dell’estate regione Covid-free ed oggi in preda ai contagi, dovrebbe servire da insegnamento a tutti.

La domanda che in molti ora si pongono è la seguente: ora che a soffrire il maggior numero di contagi sono anche alcune regioni del Sud, Campania in primis, un eventuale nuovo lockdown impatterà su tutto il territorio nazionale o, come già qualcuno ventila anche con editoriali su prestigiose testate nazionali, solo sulle regioni del Sud maggiormente colpite in base al fatto che queste, come visto, avevano ed hanno minore capacità sanitaria per affrontare l’emergenza, visto che nel frattempo poco, se non per iniziative delle amministrazioni locali, è stato fatto per iniziare a riequilibrare e migliorare la situazione?

Ai posteri l’ardua sentenza, ma sarebbe l’ennesima conferma di una nazione a due velocità per sola volontà politica. Durante il lockdown primaverile, nel Mezzogiorno, decine di milioni di italiani hanno patito costi morali e materiali non necessari, data anche la limitazione immotivata, come visto,  di numerosi e delicatissimi diritti costituzionali A questo punto si fa strada un sospetto, cioè che quanto accaduto in primavera non sia stato fatto solo per cautela, ma anche al fine di impedire che il Sud potesse organizzare la propria produzione in modo indipendente, iniziando così (finalmente) ad invertire lo status quo che vede dall’Unità il Sud nella sola veste di Colonia interna estrattiva, da sempre legata al consumo dei prodotti provenienti dal Nord Italia, visto che mediamente ne assorbe circa il 50% della produzione.

È su questo fronte che il governo ha dimostrato di essere prono agli interessi di quel Nord che non ha voluto rischiare di perdere in nessun settore quello che da sempre considera un mercato interno a propria disposizione. Di questa sudditanza governativa già c’erano state parecchie evidenze durante e dopo il lockdown. La responsabilità di quanto successo prima e dopo l’estate ricade pertanto totalmente sul governo e su quel coacervo di interessi politico-economici che, a discapito di ogni diversa considerazione ed evidenza, non intende perdere privilegi e ricchezze proponendosi come unica locomotiva di un treno ormai logoro e pronto a deragliare. Purtroppo però i “campioni del Nord”, come titolava un quotidiano nazionale pochi mesi fa, , non sono supportati nella loro azione da dati altrettanto “virtuosi” se è vero, come è vero, che per quanto riguarda il reddito pro capite delle 280 regioni della UE tra il 2000 e il 2018 la Lombardia passa dal 17esimo posto al 44esimo, l’Emilia-Romagna dal 25esimo al 55esimo e il Veneto dal 26esimo al 74esimo posto. Questa caduta del reddito alimenta le paure dei Paesi del Nord Europa, quelli definiti “frugali”, che operano nei confronti dell’Italia, vista nel suo insieme, in modo simile a quanto le regioni del Nord Italia operano nei confronti del Sud Italia, emarginandolo senza alcun motivo reale, se non quello di incassare ogni fondo statale ed europeo, preparandosi inoltre a trattenere con l’autonomia differenziata anche quanto incassato con le tasse (il 90% in Veneto). Facile poi comprendere come situazioni come quella che purtroppo sta vivendo la Lombardia negli ultimi mesi, con le vicende tragicomiche del duo Fontana & Gallera, non testimonino a vantaggio della presunta efficienza delle “locomotive del Nord”, anche in Europa.

La domanda è: se il CTS la scorsa primavera avesse detto, in condizioni di contagio opposte, di chiudere solo le Regioni del Sud il governo avrebbe chiuso anche le Regioni del Nord? Ognuno può dare la risposta che vuole, ma risulta evidente che dalle prossime mosse del governo avremo la risposta definitiva e che farà chiarezza una volta per tutte se per questo Stato i cittadini sono tutti uguali o se invece sono divisi, come già da anni appare del tutto evidente, in cittadini di serie A al Nord e di serie B al Sud.

Se cioè anche per questo governo, come per tutti quelli che l’hanno preceduto, gli interessi delle “locomotive del Nord”, cioè di Confindustria e dei suoi sodali, vengono prima di ogni altra considerazione e se per “interesse nazionale” si intende solo quello delle Regioni del Nord autoproclamatesi “virtuose”, relegando il resto del Paese, da sempre descritto come sprecone, ad una appendice tollerata solo perchè al servizio di questi esclusivi interessi. A quel punto cadranno anche gli ultimi mascheramenti e i meridionali sapranno con certezza se il 34% di cittadini italiani del Mezzogiorno godono degli stessi diritti del restante 66% di cittadini residenti nelle altre regioni del Centro Nord.

Altra cartina al tornasole sarà la destinazione ultima della pioggia di miliardi di euro in arrivo dall’Ue tramite il Recovery Fund, soldi che in larga parte dovrebbero essere investiti nel Mezzogiorno, come indicato dalla Ue per iniziare a colmare il divario fra le due aree del Paese e per permettere al Paese di crescere in modo maggiormente armonico ed incisivo nel panorama europeo e mondiale. Questa settimana sarà decisiva per il riparto dei fondi anche se dalle prime anticipazioni difficilmente al Sud sarà assegnata la quota che dovrebbe spettargli (il 70%), soldi che potrebbero essere invece ancora una volta spostati in gran parte al Nord, per l’ennesimo scippo di risorse ai danni del Sud.

La seconda domanda da porsi ora è la seguente: i cittadini del Sud quanto ancora continueranno a pazientare e sopportare di fronte a questi miserabili e continui furti di risorse, data in più anche la mancanza di rappresentanza che si prospetta ai loro danni a causa dal risultato del recente Referendum costituzionale?

Forse ai più infatti è sfuggito che oggi, in attesa di una nuova legge elettorale di cui però nessuno più parla, con la riduzione dei parlamentari al Senato il voto di un cittadino della Basilicata, della Calabria, della Sardegna vale la metà di quello di un cittadino del Trentino Alto Adige. La Repubblica Italiana ha cambiato pelle da un mese a questa parte ed è diventata una oligarchia partitocratica, ma visto che oggi non si può certo impedire il voto ad intere categorie, così come si faceva nell’800, ad esempio con le donne, gli analfabeti, gli indigenti, è stato creato questo meccanismo per cui il voto di chi evidentemente si ritiene sia un cittadino di serie B, vale nei fatti la metà, disattivandolo e rendendone la rappresentanza solo di facciata e comunque minoritaria. In altre parole quanto di più antidemocratico ed inconstituzionale si possa immaginare. Ovviamente una volta che questo meccanismo sarà ben compreso dai cittadini del Mezzogiorno, se non verrà corretto in sede di legge elettorale, non potrà che generare una profonda insoddisfazione.

A questo quadro che già si preannuncia tempestoso si aggiunge il ruolo sempre più egemone e verticistico della Conferenza Stato-Regioni che nei fatti è diventata la terza Camera ed è ormai sempre più in conflitto col governo nazionale, come si è visto ampiamente non solo durante tutta la fase d’emergenza Covid, ma anche ultimamente con la vicenda della riapertura al pubblico delle attività sportive e in questi giorni con il contrasto sulla didattica a distanza alle scuole superiori. Non va poi dimenticato che la Conferenza Stato-Regioni, di cui è presidente Stefano Bonaccini presidente dell’Emilia-Romagna, è la sede in cui progressivamente è maturato, grazie anche all’ignavia del ceto politico meridionale, il divario Nord-Sud. Risulta chiaro che i presidenti di regione del Sud, ad iniziare da quelli su cui non incide la presenza nella maggioranza della Lega, insieme ai Sindaci che amministrano i comuni e che hanno voce in capitolo per quanto riguarda l’emergenza sanitaria nel proprio territorio, devono cercare di fare blocco per evitare che l’Italia diventi un inutile treno con una locomotiva senza più vagoni e contrastare con forza l’illusione distropica di alcuni presidenti di regioni del Nord che cercano di sfruttare a proprio vantaggio la frattura Nord-Sud. Solo con il Sud si riparte, sia per il contrasto pandemico sia per il rilancio economico dell’intero nostro Paese nel mondo. Da questo periodo si esce solo insieme, senza egoismi territoriali, oppure l’Italia che tutti abbiamo conosciuto difficilmente potrà reggere alle forze centrifughe che l’attraversano.

Fonte: Transform!italia






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di Natale Cuccurese

La pandemia da Covid-19 poteva essere l’occasione per ripensare le relazioni fra le varie aree del Paese, invece tutto sembra procedere come sempre è stato in Italia anche se il Mezzogiorno, costretto in primavera a fermare tutte le attività, ha subito un danno economico gravissimo calcolato il mese scorso dal Centro Studi Fipe-Confcommercio in circa 100 miliardi di euro.

D’altra parte la consapevolezza di avere una carenza di strutture ospedaliere e relativi presidi per contenere la pandemia causata da una pluriennale sottrazione di risorse, come da rapporto Eurispes del gennaio scorso per ben 840 miliardi di euro a favore delle Regioni del Nord negli ultimi vent’anni, di cui una larga parte proprio ai danni della Sanità regionale grazie al sistema truffaldino delle “quote paritarie ponderate”, ha fatto prevalere il principio di maggior cautela.

Come se non bastasse sappiamo, grazie alla parziale desecretazione degli atti relativi alle decisioni del governo in merito all’emergenza, che il lockdown al Sud fu solo una decisione politica, presa il 7 marzo scorso, per la quale il governo sottopose i cittadini di circa 80 province, soprattutto del Centro e del Sud, a misure di privazione della libertà inutili, visto che il Comitato Tecnico Scientifico considerava necessaria solo la chiusura della “Lombardia e nelle province di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini e Modena, Pesaro Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria e Asti”.
E così mentre al Nord si procedeva ad un lockdown tardivo, soprattutto ad Alzano e Nembro con conseguente strage di cittadini, e light per le imprese, come da desiderata di Confindustria, al Sud si sprangava tutto.

Queste decisioni hanno affossato la già debole economia del Sud. La conferma giunge anche dall’ultimo rapporto Svimez di fine luglio che prevede, in aggiunta al danno economico già subito, anche la perdita di ben 380mila occupati nei prossimi mesi. A conferma di una situazione economica più che problematica giungono gli ultimi dati Eurostat, di fine settembre, che vedono la Campania prima, la Sicilia seconda e la Calabria ottava fra le regioni europee con la maggior parte della popolazione a rischio povertà. Il tutto mentre Confindustria attacca il reddito di cittadinanza parlando di Sussidistan come se le imprese non avessero solo nel 2018 ricevuto aiuti pubblici per ben 40 miliardi, contro i 7 del reddito di cittadinanza. In altre parole non solo territori e cittadini del Sud sono stati spolpati economicamente e dei diritti di cittadinanza, ma per Confindustria nulla deve essere previsto per il sostegno dei cittadini meno abbienti, al Sud come al Nord, possono solo emigrare come sempre è stato dall’Unità, possibilmente senza lamentarsi, che “il loro piangere fa male al re”.

I dati odierni che vedono il virus in risalita nei contagi ci confermano poi che la riapertura dei “confini” regionali, dettata da sole motivazioni politiche ed economiche, ha prodotto quello che oggi è sotto gli occhi di tutti e cioè “l’esportazione” della pandemia nelle regioni del Sud è avvenuta nel corso dell’estate grazie soprattutto a “turisti poco attenti”, grazie anche al lassismo nelle misure di prevenzione e cautela, ben supportato mediaticamente da negazionisti di ogni risma ospitati quotidianamente nei dibattiti televisivi. Quanto è accaduto in Sardegna, prima dell’estate regione Covid-free ed oggi in preda ai contagi, dovrebbe servire da insegnamento a tutti.

La domanda che in molti ora si pongono è la seguente: ora che a soffrire il maggior numero di contagi sono anche alcune regioni del Sud, Campania in primis, un eventuale nuovo lockdown impatterà su tutto il territorio nazionale o, come già qualcuno ventila anche con editoriali su prestigiose testate nazionali, solo sulle regioni del Sud maggiormente colpite in base al fatto che queste, come visto, avevano ed hanno minore capacità sanitaria per affrontare l’emergenza, visto che nel frattempo poco, se non per iniziative delle amministrazioni locali, è stato fatto per iniziare a riequilibrare e migliorare la situazione?

Ai posteri l’ardua sentenza, ma sarebbe l’ennesima conferma di una nazione a due velocità per sola volontà politica. Durante il lockdown primaverile, nel Mezzogiorno, decine di milioni di italiani hanno patito costi morali e materiali non necessari, data anche la limitazione immotivata, come visto,  di numerosi e delicatissimi diritti costituzionali A questo punto si fa strada un sospetto, cioè che quanto accaduto in primavera non sia stato fatto solo per cautela, ma anche al fine di impedire che il Sud potesse organizzare la propria produzione in modo indipendente, iniziando così (finalmente) ad invertire lo status quo che vede dall’Unità il Sud nella sola veste di Colonia interna estrattiva, da sempre legata al consumo dei prodotti provenienti dal Nord Italia, visto che mediamente ne assorbe circa il 50% della produzione.

È su questo fronte che il governo ha dimostrato di essere prono agli interessi di quel Nord che non ha voluto rischiare di perdere in nessun settore quello che da sempre considera un mercato interno a propria disposizione. Di questa sudditanza governativa già c’erano state parecchie evidenze durante e dopo il lockdown. La responsabilità di quanto successo prima e dopo l’estate ricade pertanto totalmente sul governo e su quel coacervo di interessi politico-economici che, a discapito di ogni diversa considerazione ed evidenza, non intende perdere privilegi e ricchezze proponendosi come unica locomotiva di un treno ormai logoro e pronto a deragliare. Purtroppo però i “campioni del Nord”, come titolava un quotidiano nazionale pochi mesi fa, , non sono supportati nella loro azione da dati altrettanto “virtuosi” se è vero, come è vero, che per quanto riguarda il reddito pro capite delle 280 regioni della UE tra il 2000 e il 2018 la Lombardia passa dal 17esimo posto al 44esimo, l’Emilia-Romagna dal 25esimo al 55esimo e il Veneto dal 26esimo al 74esimo posto. Questa caduta del reddito alimenta le paure dei Paesi del Nord Europa, quelli definiti “frugali”, che operano nei confronti dell’Italia, vista nel suo insieme, in modo simile a quanto le regioni del Nord Italia operano nei confronti del Sud Italia, emarginandolo senza alcun motivo reale, se non quello di incassare ogni fondo statale ed europeo, preparandosi inoltre a trattenere con l’autonomia differenziata anche quanto incassato con le tasse (il 90% in Veneto). Facile poi comprendere come situazioni come quella che purtroppo sta vivendo la Lombardia negli ultimi mesi, con le vicende tragicomiche del duo Fontana & Gallera, non testimonino a vantaggio della presunta efficienza delle “locomotive del Nord”, anche in Europa.

La domanda è: se il CTS la scorsa primavera avesse detto, in condizioni di contagio opposte, di chiudere solo le Regioni del Sud il governo avrebbe chiuso anche le Regioni del Nord? Ognuno può dare la risposta che vuole, ma risulta evidente che dalle prossime mosse del governo avremo la risposta definitiva e che farà chiarezza una volta per tutte se per questo Stato i cittadini sono tutti uguali o se invece sono divisi, come già da anni appare del tutto evidente, in cittadini di serie A al Nord e di serie B al Sud.

Se cioè anche per questo governo, come per tutti quelli che l’hanno preceduto, gli interessi delle “locomotive del Nord”, cioè di Confindustria e dei suoi sodali, vengono prima di ogni altra considerazione e se per “interesse nazionale” si intende solo quello delle Regioni del Nord autoproclamatesi “virtuose”, relegando il resto del Paese, da sempre descritto come sprecone, ad una appendice tollerata solo perchè al servizio di questi esclusivi interessi. A quel punto cadranno anche gli ultimi mascheramenti e i meridionali sapranno con certezza se il 34% di cittadini italiani del Mezzogiorno godono degli stessi diritti del restante 66% di cittadini residenti nelle altre regioni del Centro Nord.

Altra cartina al tornasole sarà la destinazione ultima della pioggia di miliardi di euro in arrivo dall’Ue tramite il Recovery Fund, soldi che in larga parte dovrebbero essere investiti nel Mezzogiorno, come indicato dalla Ue per iniziare a colmare il divario fra le due aree del Paese e per permettere al Paese di crescere in modo maggiormente armonico ed incisivo nel panorama europeo e mondiale. Questa settimana sarà decisiva per il riparto dei fondi anche se dalle prime anticipazioni difficilmente al Sud sarà assegnata la quota che dovrebbe spettargli (il 70%), soldi che potrebbero essere invece ancora una volta spostati in gran parte al Nord, per l’ennesimo scippo di risorse ai danni del Sud.

La seconda domanda da porsi ora è la seguente: i cittadini del Sud quanto ancora continueranno a pazientare e sopportare di fronte a questi miserabili e continui furti di risorse, data in più anche la mancanza di rappresentanza che si prospetta ai loro danni a causa dal risultato del recente Referendum costituzionale?

Forse ai più infatti è sfuggito che oggi, in attesa di una nuova legge elettorale di cui però nessuno più parla, con la riduzione dei parlamentari al Senato il voto di un cittadino della Basilicata, della Calabria, della Sardegna vale la metà di quello di un cittadino del Trentino Alto Adige. La Repubblica Italiana ha cambiato pelle da un mese a questa parte ed è diventata una oligarchia partitocratica, ma visto che oggi non si può certo impedire il voto ad intere categorie, così come si faceva nell’800, ad esempio con le donne, gli analfabeti, gli indigenti, è stato creato questo meccanismo per cui il voto di chi evidentemente si ritiene sia un cittadino di serie B, vale nei fatti la metà, disattivandolo e rendendone la rappresentanza solo di facciata e comunque minoritaria. In altre parole quanto di più antidemocratico ed inconstituzionale si possa immaginare. Ovviamente una volta che questo meccanismo sarà ben compreso dai cittadini del Mezzogiorno, se non verrà corretto in sede di legge elettorale, non potrà che generare una profonda insoddisfazione.

A questo quadro che già si preannuncia tempestoso si aggiunge il ruolo sempre più egemone e verticistico della Conferenza Stato-Regioni che nei fatti è diventata la terza Camera ed è ormai sempre più in conflitto col governo nazionale, come si è visto ampiamente non solo durante tutta la fase d’emergenza Covid, ma anche ultimamente con la vicenda della riapertura al pubblico delle attività sportive e in questi giorni con il contrasto sulla didattica a distanza alle scuole superiori. Non va poi dimenticato che la Conferenza Stato-Regioni, di cui è presidente Stefano Bonaccini presidente dell’Emilia-Romagna, è la sede in cui progressivamente è maturato, grazie anche all’ignavia del ceto politico meridionale, il divario Nord-Sud. Risulta chiaro che i presidenti di regione del Sud, ad iniziare da quelli su cui non incide la presenza nella maggioranza della Lega, insieme ai Sindaci che amministrano i comuni e che hanno voce in capitolo per quanto riguarda l’emergenza sanitaria nel proprio territorio, devono cercare di fare blocco per evitare che l’Italia diventi un inutile treno con una locomotiva senza più vagoni e contrastare con forza l’illusione distropica di alcuni presidenti di regioni del Nord che cercano di sfruttare a proprio vantaggio la frattura Nord-Sud. Solo con il Sud si riparte, sia per il contrasto pandemico sia per il rilancio economico dell’intero nostro Paese nel mondo. Da questo periodo si esce solo insieme, senza egoismi territoriali, oppure l’Italia che tutti abbiamo conosciuto difficilmente potrà reggere alle forze centrifughe che l’attraversano.

Fonte: Transform!italia






 
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