lunedì 6 aprile 2020

Lab-Sud, lettera aperta al Ministro Giuseppe Provenzano

Egregio Ministro del Sud e della Coesione Territoriale Giuseppe Provenzano, 
Vista la situazione d’emergenza, sanitaria ed economica che sta investendo l’Italia tutta, con un particolare focus sul Sud, ed in virtù dell’importante incarico a Lei conferito, siamo come Laboratorio Sud, quale spazio di confronto,  approfondimenti, di analisi e rinnovamento interpretativo della questione meridionale, di sperimentazione per la valorizzazione delle risorse umane e materiali, capace di stabilire un nesso tra modernità e trasformazione, perché il sud sia sempre più risorsa del Paese e non marginalizzato a solo mercato di sfruttamento e consumo, abbiamo ritenuto utile ad indirizzarLe una lettera aperta  su importanti temi di attualità su cui siamo particolarmente sensibili e interessati alla sua opinione. 
Autonomia differenziata
La Regione Emilia-Romagna ponendosi in scia alle egoistiche richieste in materia di Autonomia differenziata delle Regioni leghiste, Lombardia e Veneto, e i Presidenti Bonaccini, Fontana e Zaia, malgrado le evidenze della crisi sanitaria, che ha messo in drammatica luce come solo un SSN coeso e non diviso possa affrontare realisticamente situazioni di emergenza nazionale, ponendo all’indice proprio alcune delle decisioni prese a livello regionale in un coacervo di decreti locali a volte in contraddizione fra di loro, insistono irrealisticamente nelle loro pretese. 
Oggi l’epidemia causata dall’emergenza Covid19 ha posto in evidenza la gravità della situazione in campo sanitario, messa in risalto anche dall’Oms, in relazione proprio al dedalo di regole male applicate e contraddittorie fra le diverse Regioni che si comportano, nei fatti ed in tutta evidenza, come staterelli autonomi e fuori controllo. Data la caotica situazione sarebbe il caso a nostro avviso, vista l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, di richiedere l’applicazione immediata dell’articolo 120 della Costituzione laddove prevede la facoltà del Governo di sostituirsi agli organi territoriali in caso di gravi pericoli per la sicurezza pubblica. 
È utile ricordare come nell’ultimo decennio tutti i governi hanno attinto alla spesa sanitaria per esigenze di finanza pubblica, sgretolando progressivamente la più grande opera pubblica mai costruita in Italia. Servono decisioni politiche e azioni immediate per invertire questa tendenza affinchè la Repubblica possa nuovamente garantire il diritto alla tutela della salute e della cura a tutti i cittadini italiani, in modo paritario e senza differenze territoriali, evitando di continuare ad insistere con le privatizzazioni, come da tempo stanno facendo i tre presidenti “secessionisti”. Occorre assicurare una omogeneità sempre più spinta nei Livelli Essenziali di Assistenza. Una omogeneità che solo una sanità nuovamente e pressoché integralmente in mano allo Stato nazionale può assicurare. Il Robin Hood al contrario del servizio sanitario che sottrae quattrini ai poveri e li dona ai ricchi è uno dei fattori che determinano l’allargamento della forbice delle disuguaglianze in campo sanitario tra i cittadini del Sud, del Centro e del Nord. Inoltre non bisogna dimenticare che il disegno “secessionista”dell’Autonomia differenziata punta a realizzare un sistema scolastico secondario regionale autonomo e diverso da quello statale che gestisca edilizia scolastica, programmazione didattica  e personale attraverso il trasferimento delle necessarie risorse umane, finanziarie e strumentali. Di fatto si andrebbe verso un sistema scolastico regionale parallelo a quello statale che non può portare a nulla di buono per l’intero Paese. L’unità del Paese e della Repubblica si fonda su un sistema legislativo e fiscale uguale per tutti i cittadini e sull’uguaglianza dell’accesso ai servizi pubblici, dalla scuola, alla sanità, alle pensioni. 
L’autonomia differenziata liquida definitivamente tutto ciò che tiene unito il Paese, annullando ogni Patto di Solidarietà, ed ha l’obiettivo di condurlo verso la privatizzazione dei servizi a vantaggio di pochi e a danno dei più, colpendo tutti i cittadini, quelli del nord come quelli del sud. Il progetto di Autonomia regionale è un progetto che non abbiamo timore a definire eversivo perché lede i principi e i diritti sociali previsti nella prima parte della Costituzione, che di fatto verrebbero annullati. 
Inoltre pochi giorni fa la sentenza la Corte Costituzionale con la sentenza n. 44/2020  ha smontato (con un ragionamento consequenziale) come infondata, la richiesta di trattenere il “Residuo fiscale” su cui era imperniata la richiesta di Autonomia differenziata delle regioni leghiste, dato che questo “residuo” nella realtà non esiste. Questa sentenza della Corte Costituzionale afferma un principio essenziale e cioè che i diritti sono nazionali e che le richieste di alcuni governatori regionali sono, oltre che inopportuni, anche incostituzionali.
 Fondi Coesione 
I fondi UE sono quasi sempre fondi “strutturali”, cioè intendono intervenire su quelle che sono, appunto, le carenze strutturali e innovative di alcune regioni d’Europa, tra cui il Sud Italia. L’emergenza Covid19 è invece una situazione contingente e sicuramente passeggera, ha quindi bisogno di fondi in grado di intervenire sulle carenze determinate dal fermo dell’intero Paese in questo periodo lungo o corto che sia. 
Ecco perché chiediamo che il Governo non dirotti in alcun modo i fondi UE su altre aree del Paese se non al Sud come previsto. Non è una questione di solidarietà, è una questione di lungimiranza, abbiamo una parte del Paese che, finita l’emergenza, potrà riprendere a correre, un’altra parte, il Sud, che tornerà ad arrancare. 
Proviamo a chiarire: Il Sole 24 ore ha titolato l’11 marzo scorso: ”Sui fondi Ue prove di solidarietà dalle regioni del Sud verso il Nord. La rimodulazione delle risorse “. Purtroppo già negli anni passati i governi, tutti a trazione nordista, ad esempio con le risorse del Fas prioritariamente destinate  al Sud, si sono inventati mille cavilli per potere dirottare questi fondi a Nord (per il pagamento delle multe delle quote latte degli agricoltori padani, i traghetti sul lago di Como ecc.), riducendo nel tempo il Sud in povertà nera, come certificato da Eurispes, data la sottrazione di risorse spettanti, a favore del Nord, di 840 Mld di € nel solo periodo 2000/2017. 
Non è pensabile continuare su questo indirizzo. Al Sud serve una immediata immissione di liquidità in aiuto alle imprese e ai cittadini, oltre che la sospensione di scadenze, tasse, mutui e ogni tipo di impegno bancario. Le attività commerciali, artigianali, produttive autonome in genere, già in ginocchio, saranno rase al suolo da questo periodo di chiusura: vanno sostenute! Senza sostegno alle imprese la disoccupazione salirà ancora dagli attuali livelli record, il che porterà a continuare in quella emigrazione epocale che già due anni fa ha indotto l’OCSE a lanciare un allarme, ovviamente ignorato, al governo italiano dell’epoca. Con l’emigrazione aumenterà inevitabilmente anche la desertificazione demografica, anche questa a livelli record. 
Già da un decennio il sud è la Macroregione più povera d’Europa, nell’indifferenza governativa che parla ciclicamente di “Piani per il Sud” mai realizzati, ora dopo questo tsunami, se non sostenuto adeguatamente, resterà in piedi ben poco dell’apparato produttivo meridionale. La solidarietà è un’ottima cosa, se si può fare, altrimenti diventa incoscienza, soprattutto dopo le continue spoliazioni di questi ultimi decenni, mentre, come visto sopra, alcune regioni del Nord continuano imperterrite a chiedere la “Secessione dei ricchi”.
 Il tutto in una situazione che, peraltro ha visto la Sanità nel Sud commissariata in quasi tutte le regioni per anni e che oggi si trova ad affrontare l’emergenza con pochi ospedali, causa tagli di bilancio, e pochissimi DPI per il personale sanitario, il che rende inutile la corsa fatta per incrementare i posti letto di terapia intensiva. 
Ricordiamo solo per dovere di cronaca che dal 2000 al 2017 ogni cittadino calabrese ha ricevuto pro capite 15,9 euro per investimenti fissi in sanità dal bilancio della Repubblica italiana. Ogni cittadino piemontese tre volte tanto (44,1), chi è nato in Emilia-Romagna cinque volte di più (84,4), ai cittadini veneti la dote personale (61,3) è pari a quattro volte la spesa pubblica attribuita a un abitante di Vibo Valentia o di Reggio Calabria. Campani e pugliesi si devono accontentare della metà esatta di quanto ricevono i lombardi e di un terzo di quello che incassano i veneti. Questo certificano i Conti Pubblici Territoriali della Repubblica italiana voluti da Carlo Azeglio Ciampi per cercare almeno di capire a che cosa avrebbe condotto, anno dopo anno, la scelta di abolire il servizio sanitario nazionale e la nascita dei venti staterelli regionali in guerra tra di loro. Ci permettiamo, altresì, di ricordare che, parola della Corte dei Conti, il peggioramento dei conti della sanità pubblica italiana è interamente attribuibile a Regioni a statuto ordinario del Nord, a partire dal Piemonte. 
Inoltre la Commissione europea, nel quadro dell’iniziativa “Coronavirus Response Investment Initiative”, il 13 febbraio scorso ha dato il via libera alla spesa sanitaria e ha in parte sburocratizzato il sistema di aiuti per le imprese e i cittadini. Le nuove regole europee, tra cui la nuova ammissibiità delle spese sanitarie, stabiliscono che le risorse non spese sulla programmazione in corso vengono raccolte a livello centrale. Le Regione del Sud hanno maggiori residui, in virtù di dotazioni finanziarie più elevate ma anche a fronte di più bassi investimenti nazionali.
Fonti stampa informano che sul tavolo dei Presidenti delle Regioni sarebbe pervenuta una sua comunicazione in cui si chiede di riprogrammare le risorse a valere sul programma 2014-20 specificando che “l’eventuale maggiore contributo di risorse aggiuntive delle Regioni meridionali all’emergenza Coronavirus, (…) dovrebbe essere oggetto di una successiva ‘compensazione intertemporale’, che avverrebbe attraverso un ristoro premile di risorse dal Fondo di Sviluppo e Coesione per le Suddette Regioni nel ciclo di programmazione 2021-27, da prevedersi nel prossimo Documento di Economia e Finanza e da definire nell’ambito della legge di Bilancio 2021”. Vorremmo sapere da Lei se questa notizia è fondata e nel caso le motivazioni di una scelta che può apparire come una sottrazione (l’ennesima) di fondi al Sud a vantaggio del Nord, in cambio di una futura promessa di risarcimento.
C’è chi continua senza posa a gettare benzina sul fuoco sulla divisione tra Nord e Sud. 
A Palermo nei giorni scorsi non c’è stato nessun assalto di manzoniana memoria ai supermercati come descritto per giorni dai media. Ad un tentativo di pochi disperati di non pagare alle casse per la mancanza di denaro, si è aggiunto un video che gira sui social e un gruppo su Facebook che invita populisticamente alla “
rivoluzione
“, o poco più, il che ha spinto a rafforzare i controlli. Al momento nessun “saccheggio”
o “esproprio proletario”. In un Sud che i governi hanno ridotto allo stremo, come visto con il furto sistematico negli ultimi vent’anni di più di 840 Mld di € a favore del Nord, monta però una sorda rabbia. 
Il governo dopo il Decreto dei giorni scorsi deve rapidamente intervenire con finanziamenti strutturali capaci di mettere in tranquillità la parte meno protetta della popolazione. I 400 Milioni di Euro stanziati sono un utile inizio ma non bastano, visto che anche nella distribuzione dei 400 milioni per la “solidarietà alimentare” si continua, con le solite logiche a danno delle classi più deboli e indigenti, che guarda caso si trovano in maggioranza al Sud. 
L’80% di questi fondi è infatti semplicemente distribuito in parti uguali fra i comuni in base al numero degli abitanti. Indifferentemente, al comune più ricco così come a quello più povero. Per cui i comuni con pochi indigenti avranno da dividere di più fra i loro cittadini in difficoltà, viceversa per i comuni con molti indigenti. Solo il 20% sarà distribuito in base a criteri perequativi. “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.”
Serve un reddito di quarantena, come misura strutturale in prospettiva non emergenziale, una misura incondizionata, strumento contro il ricatto della precarietà e del lavoro nero che ridi
stribuisca la ricchezza contro l’avanzare della povertà.
Intanto, come sciacalli, giornali e televisioni danno fra le righe la spiegazione più semplice per possibili disordini al Sud, quella lombrosianamente più comprensibile per un Paese intriso di razzismo e rancore, la solita da decenni: “
i meridionali sono tutti mafiosi”! Farebbero di tutto pur di negare l’evidente ingiustizia di questo Paese a due velocità, di tutto pur di negare la necessità di qualsiasi intervento redistributivo o la creazione di un RdQ (a Sud come a Nord) per alleviare la sofferenza di masse sempre più numerose, man mano che la “quarantena“ si protrae, di cittadini già ridotti allo stremo da decenni di politiche di austerità volute dai governi da decenni alla guida del Paese, da sempre complici ed esecutori pedissequi dei diktat europei. 
Visto quanto sopra Le chiediamo se è sua intenzione chiedere il ritiro dell’intesa fra Regioni e Governo (tutt’ora secretata) o quanto meno chiederne la sospensione per avviare un dibattito pubblico che su un tema così rilevante non è ancora stato portato avanti dopo la modifica del Titolo V della Costituzione, che dal 2001 non ha mai definito i Lep. 
Inoltre, Come avrà capito
,
vorremmo in poche parole sapere, come le scelte indicate e rivendicate dai Presidenti di Regione “secessionisti” sui temi sopra esposti e alcune scelte dei governi passati , ma anche dell’attuale Governo, siano compatibili con la sua visione progressista e meridionalista. 
Pronti anche ad un eventuale dibattito-confronto, e restando comunque in attesa di una sua gradita risposta la salutiamo augurandoLe buon lavoro a vantaggio di tutti i cittadini italiani, nessuno escluso.
Natale Cuccurese, Loredana Marino 
Laboratorio Sud
Fonte: Transform!italia



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Egregio Ministro del Sud e della Coesione Territoriale Giuseppe Provenzano, 
Vista la situazione d’emergenza, sanitaria ed economica che sta investendo l’Italia tutta, con un particolare focus sul Sud, ed in virtù dell’importante incarico a Lei conferito, siamo come Laboratorio Sud, quale spazio di confronto,  approfondimenti, di analisi e rinnovamento interpretativo della questione meridionale, di sperimentazione per la valorizzazione delle risorse umane e materiali, capace di stabilire un nesso tra modernità e trasformazione, perché il sud sia sempre più risorsa del Paese e non marginalizzato a solo mercato di sfruttamento e consumo, abbiamo ritenuto utile ad indirizzarLe una lettera aperta  su importanti temi di attualità su cui siamo particolarmente sensibili e interessati alla sua opinione. 
Autonomia differenziata
La Regione Emilia-Romagna ponendosi in scia alle egoistiche richieste in materia di Autonomia differenziata delle Regioni leghiste, Lombardia e Veneto, e i Presidenti Bonaccini, Fontana e Zaia, malgrado le evidenze della crisi sanitaria, che ha messo in drammatica luce come solo un SSN coeso e non diviso possa affrontare realisticamente situazioni di emergenza nazionale, ponendo all’indice proprio alcune delle decisioni prese a livello regionale in un coacervo di decreti locali a volte in contraddizione fra di loro, insistono irrealisticamente nelle loro pretese. 
Oggi l’epidemia causata dall’emergenza Covid19 ha posto in evidenza la gravità della situazione in campo sanitario, messa in risalto anche dall’Oms, in relazione proprio al dedalo di regole male applicate e contraddittorie fra le diverse Regioni che si comportano, nei fatti ed in tutta evidenza, come staterelli autonomi e fuori controllo. Data la caotica situazione sarebbe il caso a nostro avviso, vista l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, di richiedere l’applicazione immediata dell’articolo 120 della Costituzione laddove prevede la facoltà del Governo di sostituirsi agli organi territoriali in caso di gravi pericoli per la sicurezza pubblica. 
È utile ricordare come nell’ultimo decennio tutti i governi hanno attinto alla spesa sanitaria per esigenze di finanza pubblica, sgretolando progressivamente la più grande opera pubblica mai costruita in Italia. Servono decisioni politiche e azioni immediate per invertire questa tendenza affinchè la Repubblica possa nuovamente garantire il diritto alla tutela della salute e della cura a tutti i cittadini italiani, in modo paritario e senza differenze territoriali, evitando di continuare ad insistere con le privatizzazioni, come da tempo stanno facendo i tre presidenti “secessionisti”. Occorre assicurare una omogeneità sempre più spinta nei Livelli Essenziali di Assistenza. Una omogeneità che solo una sanità nuovamente e pressoché integralmente in mano allo Stato nazionale può assicurare. Il Robin Hood al contrario del servizio sanitario che sottrae quattrini ai poveri e li dona ai ricchi è uno dei fattori che determinano l’allargamento della forbice delle disuguaglianze in campo sanitario tra i cittadini del Sud, del Centro e del Nord. Inoltre non bisogna dimenticare che il disegno “secessionista”dell’Autonomia differenziata punta a realizzare un sistema scolastico secondario regionale autonomo e diverso da quello statale che gestisca edilizia scolastica, programmazione didattica  e personale attraverso il trasferimento delle necessarie risorse umane, finanziarie e strumentali. Di fatto si andrebbe verso un sistema scolastico regionale parallelo a quello statale che non può portare a nulla di buono per l’intero Paese. L’unità del Paese e della Repubblica si fonda su un sistema legislativo e fiscale uguale per tutti i cittadini e sull’uguaglianza dell’accesso ai servizi pubblici, dalla scuola, alla sanità, alle pensioni. 
L’autonomia differenziata liquida definitivamente tutto ciò che tiene unito il Paese, annullando ogni Patto di Solidarietà, ed ha l’obiettivo di condurlo verso la privatizzazione dei servizi a vantaggio di pochi e a danno dei più, colpendo tutti i cittadini, quelli del nord come quelli del sud. Il progetto di Autonomia regionale è un progetto che non abbiamo timore a definire eversivo perché lede i principi e i diritti sociali previsti nella prima parte della Costituzione, che di fatto verrebbero annullati. 
Inoltre pochi giorni fa la sentenza la Corte Costituzionale con la sentenza n. 44/2020  ha smontato (con un ragionamento consequenziale) come infondata, la richiesta di trattenere il “Residuo fiscale” su cui era imperniata la richiesta di Autonomia differenziata delle regioni leghiste, dato che questo “residuo” nella realtà non esiste. Questa sentenza della Corte Costituzionale afferma un principio essenziale e cioè che i diritti sono nazionali e che le richieste di alcuni governatori regionali sono, oltre che inopportuni, anche incostituzionali.
 Fondi Coesione 
I fondi UE sono quasi sempre fondi “strutturali”, cioè intendono intervenire su quelle che sono, appunto, le carenze strutturali e innovative di alcune regioni d’Europa, tra cui il Sud Italia. L’emergenza Covid19 è invece una situazione contingente e sicuramente passeggera, ha quindi bisogno di fondi in grado di intervenire sulle carenze determinate dal fermo dell’intero Paese in questo periodo lungo o corto che sia. 
Ecco perché chiediamo che il Governo non dirotti in alcun modo i fondi UE su altre aree del Paese se non al Sud come previsto. Non è una questione di solidarietà, è una questione di lungimiranza, abbiamo una parte del Paese che, finita l’emergenza, potrà riprendere a correre, un’altra parte, il Sud, che tornerà ad arrancare. 
Proviamo a chiarire: Il Sole 24 ore ha titolato l’11 marzo scorso: ”Sui fondi Ue prove di solidarietà dalle regioni del Sud verso il Nord. La rimodulazione delle risorse “. Purtroppo già negli anni passati i governi, tutti a trazione nordista, ad esempio con le risorse del Fas prioritariamente destinate  al Sud, si sono inventati mille cavilli per potere dirottare questi fondi a Nord (per il pagamento delle multe delle quote latte degli agricoltori padani, i traghetti sul lago di Como ecc.), riducendo nel tempo il Sud in povertà nera, come certificato da Eurispes, data la sottrazione di risorse spettanti, a favore del Nord, di 840 Mld di € nel solo periodo 2000/2017. 
Non è pensabile continuare su questo indirizzo. Al Sud serve una immediata immissione di liquidità in aiuto alle imprese e ai cittadini, oltre che la sospensione di scadenze, tasse, mutui e ogni tipo di impegno bancario. Le attività commerciali, artigianali, produttive autonome in genere, già in ginocchio, saranno rase al suolo da questo periodo di chiusura: vanno sostenute! Senza sostegno alle imprese la disoccupazione salirà ancora dagli attuali livelli record, il che porterà a continuare in quella emigrazione epocale che già due anni fa ha indotto l’OCSE a lanciare un allarme, ovviamente ignorato, al governo italiano dell’epoca. Con l’emigrazione aumenterà inevitabilmente anche la desertificazione demografica, anche questa a livelli record. 
Già da un decennio il sud è la Macroregione più povera d’Europa, nell’indifferenza governativa che parla ciclicamente di “Piani per il Sud” mai realizzati, ora dopo questo tsunami, se non sostenuto adeguatamente, resterà in piedi ben poco dell’apparato produttivo meridionale. La solidarietà è un’ottima cosa, se si può fare, altrimenti diventa incoscienza, soprattutto dopo le continue spoliazioni di questi ultimi decenni, mentre, come visto sopra, alcune regioni del Nord continuano imperterrite a chiedere la “Secessione dei ricchi”.
 Il tutto in una situazione che, peraltro ha visto la Sanità nel Sud commissariata in quasi tutte le regioni per anni e che oggi si trova ad affrontare l’emergenza con pochi ospedali, causa tagli di bilancio, e pochissimi DPI per il personale sanitario, il che rende inutile la corsa fatta per incrementare i posti letto di terapia intensiva. 
Ricordiamo solo per dovere di cronaca che dal 2000 al 2017 ogni cittadino calabrese ha ricevuto pro capite 15,9 euro per investimenti fissi in sanità dal bilancio della Repubblica italiana. Ogni cittadino piemontese tre volte tanto (44,1), chi è nato in Emilia-Romagna cinque volte di più (84,4), ai cittadini veneti la dote personale (61,3) è pari a quattro volte la spesa pubblica attribuita a un abitante di Vibo Valentia o di Reggio Calabria. Campani e pugliesi si devono accontentare della metà esatta di quanto ricevono i lombardi e di un terzo di quello che incassano i veneti. Questo certificano i Conti Pubblici Territoriali della Repubblica italiana voluti da Carlo Azeglio Ciampi per cercare almeno di capire a che cosa avrebbe condotto, anno dopo anno, la scelta di abolire il servizio sanitario nazionale e la nascita dei venti staterelli regionali in guerra tra di loro. Ci permettiamo, altresì, di ricordare che, parola della Corte dei Conti, il peggioramento dei conti della sanità pubblica italiana è interamente attribuibile a Regioni a statuto ordinario del Nord, a partire dal Piemonte. 
Inoltre la Commissione europea, nel quadro dell’iniziativa “Coronavirus Response Investment Initiative”, il 13 febbraio scorso ha dato il via libera alla spesa sanitaria e ha in parte sburocratizzato il sistema di aiuti per le imprese e i cittadini. Le nuove regole europee, tra cui la nuova ammissibiità delle spese sanitarie, stabiliscono che le risorse non spese sulla programmazione in corso vengono raccolte a livello centrale. Le Regione del Sud hanno maggiori residui, in virtù di dotazioni finanziarie più elevate ma anche a fronte di più bassi investimenti nazionali.
Fonti stampa informano che sul tavolo dei Presidenti delle Regioni sarebbe pervenuta una sua comunicazione in cui si chiede di riprogrammare le risorse a valere sul programma 2014-20 specificando che “l’eventuale maggiore contributo di risorse aggiuntive delle Regioni meridionali all’emergenza Coronavirus, (…) dovrebbe essere oggetto di una successiva ‘compensazione intertemporale’, che avverrebbe attraverso un ristoro premile di risorse dal Fondo di Sviluppo e Coesione per le Suddette Regioni nel ciclo di programmazione 2021-27, da prevedersi nel prossimo Documento di Economia e Finanza e da definire nell’ambito della legge di Bilancio 2021”. Vorremmo sapere da Lei se questa notizia è fondata e nel caso le motivazioni di una scelta che può apparire come una sottrazione (l’ennesima) di fondi al Sud a vantaggio del Nord, in cambio di una futura promessa di risarcimento.
C’è chi continua senza posa a gettare benzina sul fuoco sulla divisione tra Nord e Sud. 
A Palermo nei giorni scorsi non c’è stato nessun assalto di manzoniana memoria ai supermercati come descritto per giorni dai media. Ad un tentativo di pochi disperati di non pagare alle casse per la mancanza di denaro, si è aggiunto un video che gira sui social e un gruppo su Facebook che invita populisticamente alla “
rivoluzione
“, o poco più, il che ha spinto a rafforzare i controlli. Al momento nessun “saccheggio”
o “esproprio proletario”. In un Sud che i governi hanno ridotto allo stremo, come visto con il furto sistematico negli ultimi vent’anni di più di 840 Mld di € a favore del Nord, monta però una sorda rabbia. 
Il governo dopo il Decreto dei giorni scorsi deve rapidamente intervenire con finanziamenti strutturali capaci di mettere in tranquillità la parte meno protetta della popolazione. I 400 Milioni di Euro stanziati sono un utile inizio ma non bastano, visto che anche nella distribuzione dei 400 milioni per la “solidarietà alimentare” si continua, con le solite logiche a danno delle classi più deboli e indigenti, che guarda caso si trovano in maggioranza al Sud. 
L’80% di questi fondi è infatti semplicemente distribuito in parti uguali fra i comuni in base al numero degli abitanti. Indifferentemente, al comune più ricco così come a quello più povero. Per cui i comuni con pochi indigenti avranno da dividere di più fra i loro cittadini in difficoltà, viceversa per i comuni con molti indigenti. Solo il 20% sarà distribuito in base a criteri perequativi. “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.”
Serve un reddito di quarantena, come misura strutturale in prospettiva non emergenziale, una misura incondizionata, strumento contro il ricatto della precarietà e del lavoro nero che ridi
stribuisca la ricchezza contro l’avanzare della povertà.
Intanto, come sciacalli, giornali e televisioni danno fra le righe la spiegazione più semplice per possibili disordini al Sud, quella lombrosianamente più comprensibile per un Paese intriso di razzismo e rancore, la solita da decenni: “
i meridionali sono tutti mafiosi”! Farebbero di tutto pur di negare l’evidente ingiustizia di questo Paese a due velocità, di tutto pur di negare la necessità di qualsiasi intervento redistributivo o la creazione di un RdQ (a Sud come a Nord) per alleviare la sofferenza di masse sempre più numerose, man mano che la “quarantena“ si protrae, di cittadini già ridotti allo stremo da decenni di politiche di austerità volute dai governi da decenni alla guida del Paese, da sempre complici ed esecutori pedissequi dei diktat europei. 
Visto quanto sopra Le chiediamo se è sua intenzione chiedere il ritiro dell’intesa fra Regioni e Governo (tutt’ora secretata) o quanto meno chiederne la sospensione per avviare un dibattito pubblico che su un tema così rilevante non è ancora stato portato avanti dopo la modifica del Titolo V della Costituzione, che dal 2001 non ha mai definito i Lep. 
Inoltre, Come avrà capito
,
vorremmo in poche parole sapere, come le scelte indicate e rivendicate dai Presidenti di Regione “secessionisti” sui temi sopra esposti e alcune scelte dei governi passati , ma anche dell’attuale Governo, siano compatibili con la sua visione progressista e meridionalista. 
Pronti anche ad un eventuale dibattito-confronto, e restando comunque in attesa di una sua gradita risposta la salutiamo augurandoLe buon lavoro a vantaggio di tutti i cittadini italiani, nessuno escluso.
Natale Cuccurese, Loredana Marino 
Laboratorio Sud
Fonte: Transform!italia



sabato 4 aprile 2020

Natale Cuccurese: “I dati della diffusione del contagio coronavirus al Sud smentiscono i soliti pregiudizi antimeridionali”

L’emergenza coronavirus impazza soprattutto nelle regioni settentrionali, in primis, la Lombardia e l’Emilia Romagna, evidenziando i limiti delle politiche sanitarie attuate dalle loro classi dirigenti, e la “narrazione” predominante alimentata dai media è quella del solito Sud “anarcoide”, refrattario ad ogni forma di rispetto delle regole e di senso civico.
Tuttavia, i dati della diffusione del contagio nelle “contrade” meridionali smentiscono questo luogo comune riproposto ed amplificato dai giornali e dalle televisioni nazionali per potere sviare l’attenzione dalle responsabilità delle classi dirigenti settentrionali, che, nonostante la fallimentare gestione dell’emergenza sanitaria in atto, addirittura, si ostinano a continuare a chiedere una maggiore autonomia in termini di poteri, funzioni e risorse finanziarie. "Malgrado le giornaliere diffamazioni contro i cittadini del Sud ad opera dei giornali – ha osservato via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese – (tutti, non solo Libero che ne rappresenta la sguaiata punta dell’iceberg) opinionisti e Tg a reti unificate, la mancanza di fornitura di DPI, reagenti e ventilatori polmonari, la situazione a ieri è la seguente: 14500 positivi e 932 morti nel Mezzogiorno (12% e 6,3% del totale nazionale)”.
Secondo il Prof. Lopalco – ha proseguito Cuccurese –, grazie alle misure di distanziamento sociale il rallentamento dell’epidemia è stato più efficace al Sud che al Nord. Ricordando che dalla prima grande ‘fuga dei meridionali dal Nord’ sono già passati 26 giorni, il problema secondo Lopalco è che proprio il rispetto del distanziamento sociale al Sud comporta che molte meno persone siano immunizzate rispetto al Nord, e quindi sarà necessario stare in quarantena più a lungo. Avanti così che ne usciamo”.
Insomma, il Nord è travolto dall’emergenza, il Sud regge e i media nazionali continuano a denigrarlo.


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L’emergenza coronavirus impazza soprattutto nelle regioni settentrionali, in primis, la Lombardia e l’Emilia Romagna, evidenziando i limiti delle politiche sanitarie attuate dalle loro classi dirigenti, e la “narrazione” predominante alimentata dai media è quella del solito Sud “anarcoide”, refrattario ad ogni forma di rispetto delle regole e di senso civico.
Tuttavia, i dati della diffusione del contagio nelle “contrade” meridionali smentiscono questo luogo comune riproposto ed amplificato dai giornali e dalle televisioni nazionali per potere sviare l’attenzione dalle responsabilità delle classi dirigenti settentrionali, che, nonostante la fallimentare gestione dell’emergenza sanitaria in atto, addirittura, si ostinano a continuare a chiedere una maggiore autonomia in termini di poteri, funzioni e risorse finanziarie. "Malgrado le giornaliere diffamazioni contro i cittadini del Sud ad opera dei giornali – ha osservato via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese – (tutti, non solo Libero che ne rappresenta la sguaiata punta dell’iceberg) opinionisti e Tg a reti unificate, la mancanza di fornitura di DPI, reagenti e ventilatori polmonari, la situazione a ieri è la seguente: 14500 positivi e 932 morti nel Mezzogiorno (12% e 6,3% del totale nazionale)”.
Secondo il Prof. Lopalco – ha proseguito Cuccurese –, grazie alle misure di distanziamento sociale il rallentamento dell’epidemia è stato più efficace al Sud che al Nord. Ricordando che dalla prima grande ‘fuga dei meridionali dal Nord’ sono già passati 26 giorni, il problema secondo Lopalco è che proprio il rispetto del distanziamento sociale al Sud comporta che molte meno persone siano immunizzate rispetto al Nord, e quindi sarà necessario stare in quarantena più a lungo. Avanti così che ne usciamo”.
Insomma, il Nord è travolto dall’emergenza, il Sud regge e i media nazionali continuano a denigrarlo.


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PER UNA EUROPA SOLIDALE: EUROBOND ! NO MES, NO SURE !


Dei punti che l'Eurogruppo proporrà martedì, SURE e MES sono da rifiutare senza indugio.
Ci restituiscono soldi nostri, versati senza condizioni, con condizionalità.
Il Sure è un bluff ed il Mes di “nome ma non di fatto”, come vorrebbero farlo passare, apre la porta a Memorandum e Troika, cioè quanto di peggio si possa pensare. Cose di cui l’Italia non ha certo bisogno, soprattutto in questo momento.
Gli Eurobond invece contrastano alla radice la logica del pareggio di bilancio e la sua matrice geopolitica di classe e ben rappresentano quella solidarietà Nord-Sud che da sempre manca in Europa ed anche nel nostro Paese. Potrebbero in altre parole segnare un buon punto di svolta generale.
Naturalmente serve anche fare altro e da subito, come far si che la Bce, ma anche il bilancio Ue coprano le necessità. E che poi la Bce si riformi.
Ma una cosa è certa e cioè che il governo non può impegnarsi, nè all’Eurogruppo di martedì, nè al Consiglio europeo di giovedì, senza prima essere passato dal Camera e Senato.
Nel link i motivi per cui il blocco del Nord Europa non vuole i Coronabond, in un breve video esplicativo del nostro amico e consulente economico Andrea Del Monaco https://youtu.be/rYP4GXwEmLU https://m.youtube.com/watch?feature=youtu.be&v=rYP4GXwEmLU

Partito del Sud


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Dei punti che l'Eurogruppo proporrà martedì, SURE e MES sono da rifiutare senza indugio.
Ci restituiscono soldi nostri, versati senza condizioni, con condizionalità.
Il Sure è un bluff ed il Mes di “nome ma non di fatto”, come vorrebbero farlo passare, apre la porta a Memorandum e Troika, cioè quanto di peggio si possa pensare. Cose di cui l’Italia non ha certo bisogno, soprattutto in questo momento.
Gli Eurobond invece contrastano alla radice la logica del pareggio di bilancio e la sua matrice geopolitica di classe e ben rappresentano quella solidarietà Nord-Sud che da sempre manca in Europa ed anche nel nostro Paese. Potrebbero in altre parole segnare un buon punto di svolta generale.
Naturalmente serve anche fare altro e da subito, come far si che la Bce, ma anche il bilancio Ue coprano le necessità. E che poi la Bce si riformi.
Ma una cosa è certa e cioè che il governo non può impegnarsi, nè all’Eurogruppo di martedì, nè al Consiglio europeo di giovedì, senza prima essere passato dal Camera e Senato.
Nel link i motivi per cui il blocco del Nord Europa non vuole i Coronabond, in un breve video esplicativo del nostro amico e consulente economico Andrea Del Monaco https://youtu.be/rYP4GXwEmLU https://m.youtube.com/watch?feature=youtu.be&v=rYP4GXwEmLU

Partito del Sud


Forum per il Diritto alla Salute-Appello per il ritiro della proposta di regionalismo differenziato della Regione Emilia-Romagna-Fra i primi firmatari, ovviamente, il Partito del Sud

Forum per il Diritto alla Salute-Appello per il ritiro della proposta di regionalismo differenziato della Regione Emilia-Romagna con particolare riferimento alla sanità e il potenziamento strutturale del Servizio Sanitario Nazionale (non solo per l’emergenza #Covid19)
Fra i primi firmatari, ovviamente, il Partito del Sud...


Appello per il ritiro della proposta di regionalismo differenziato della Regione Emilia-Romagna

Appello per il ritiro della proposta di regionalismo differenziato della Regione Emilia-Romagna con particolare riferimento alla sanità e il potenziamento strutturale del Servizio Sanitario Nazionale (non solo per l’emergenza Covid-19)

Il “Forum per il Diritto alla Salute”, nato nel 2017 e composto da cittadini e soggetti della società civile, politica e sindacale con lo scopo di rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale nel suo carattere essenziale di servizio pubblico, sancito dalla 833/’78 in attuazione dell’art.32 della Costituzione;

ESPRIME
Solidarietà e vicinanza a quanti in queste ore e giorni sono affetti da Covid-19; Gratitudine a quanti, professionisti della Salute delle varie discipline e professinalità, di dedicano con passione competenza ed abnegazione alla loro cura in condizioni non raramente inadeguate ed a quanti sono impegnati negli apparati pubblici e nel volontariato allo stesso fine ed a rendere possibili le misure di distanziamento sociale individuale in essere;
Preoccupazione e solidarietà per quanti nel mondo del lavoro dipendente, precario delle varie tipologie e delle “partite IVA” in queste ore e giorni sono stati e sono esposti al rischio di infezione da SARS-CoV-2 per sovraffollate ed in genere inadeguate condizioni di lavoro e/o vedono a rischio i loro redditi;
Denuncia delle condizioni di sovraffollamento del sistema carcerario italiano e regionale già inumano in se ma oggi incociliabile con le esigenge di distanzialmente sociale necessario a prevenire il rischio si infezione da coronavirus e quindi oggettiva condanna.
CONSTATA E SEGNALA
Che la epidemia in corso di Covid-19 ha portato alla luce in manirera inconfutabile sia l’inutilità ed i rischi connessi alla richiesta delle regione Emilia-Romagna di ulteriori forme di autonomia regionale in sanità, sia le insufficienze strutturali nelle quali è venuto a trovarsi il servizio Sanitario Nazionalele pubblico a cuasa delle politiche di austerity adottate negli ultimi due decenni in forma di tagli al Fondo Sanitario Nazionale e privatizzazione del finanziamento e dell’erogazione delle prestazioni assistenziali ed anche della ricerca e della didattica e formazione biomedicale,
universitaria e non;
CHIEDE
al Presidente S. Bonaccini, alla vice Presidente E. Schlein ed alla Giunta dell’Emilia Romagna:
➢ Ritiro della proposta di regionalismo differenziato con particolare riferimento alla Sanità avanzata dalla precedente Assemblea Regionale;
➢ Ritornare alla dizione “Rapporti Stato Regioni” della delega che il presidente Bonaccini si è assegnato e abbandonare la dizione “Autonomia Regionale”;
➢ Rinunciare alla istituzione di fondi integrativi regionali, ed agli appalti e l’esternalizzazione dei servizi sanitari, non sanitari di supporto e socio-sanitari;
➢ Chiedere al Governo ed alla maggioranza parlamentare che lo sostiene di:
➢ Respingere le richieste di regionalismo differenziato già avanzate e di togliere tale tema dalla loro agenda politica
➢ Aprire un processo nuovo, non secessionista, che consenta di potenziare un servizio sanitario nazionale pubblico universalistico, equo e solidale, come previsto dalla 833/78, in tutte le regioni, tramite un regionalismo basato sul principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni, e attuato tramite Patti per la Salute, senza alcuna modifica della Costituzione vigente né formale né di fatto.
➢ Definire un piano di potenziamento strutturale del Servizio Sanitario Nazionale Pubblico incrementando il Fondo Sanitario Nazionale di almeno 40 miliardi nei prossimi 4 anni e di assegnare i finanziamenti alle Regioni e in base alla rilevazione dei reali bisogni dei cittadini e non su stime derivanti da spese storicamente effettuate, come da anni si sta operando, eludendo le esigenze della popolazione.
➢ Abbandonare ed invertire il processo di privatizzazione in atto, a cominciare dalla eliminazione del “welfare fiscale”, cioè delle agevolazioni fiscali per la spesa sanitaria privata diretta ed intermediata dalle assicurazioni;
➢ Eliminare il numero chiuso a Medicina e Chirurgia ed a tutti i corsi di Laurea delle professioni Sanitarie e di interesse Sanitario;
➢ Finanziare con 20 miliardi nei prossimi 4 anni la ricerca e la attività di docenza in forma congiunta Università e Servizio Sanitario Nazionale
➢ Realizzare una Industria pubblica del Farmaco per liberarsi delle speculazioni e dei ricatti del settore privato in mano alla speculazione finanziaria
➢ Adottare il “modello Patto per la Salute” per tutte le materie a legislazione concorrente previste dall’art. 117 della Costituzione!
➢ Non regionalizzare la funzione legislativa per le materie, come l’istruzione, di competenza esclusiva del Parlamento


LE PRIME ADESIONI
Coalizione Civica Bologna
Civicamente Samoggia
Modena Volta Pagina
SGB Emilia Romagna
Altra Emilia Romagna
Forum Salute Valsamoggia Valpanaro
Comitato Bolognese Scuola e Costituzione
Medicina Democratica Onlus
Rifondazione Comunista
Diritti Senza Barriere Ass. Volontariato
Cobas Pubblico Impiego Sanità Emilia Romagna
Commissione Audit Debito Pubblico
Partito del Sud
Libera Cittadinanza Parma
USB Confederale Emilia-Romagna

ALCUNI PERCHE’
L’INSEGNAMENTO DELLA COVID-19
Un sistema sanitario efficace deve essere nazionale e mai come oggi, con l’epidemia da Coronavirus, ne abbiamo avuto la prova concreta. Nazionale sia sul piano del finanziamento che sul piano legislativo (e della normativa tecnica) e decentrato a livello regionale, solo, sul piano dei suoi momenti amministrativi, come del resto prevede la legge 833/’78 attuativa della Costituzione. La caratteristica della epidemia di Covid-19 che ci interessa segnalare è che le conoscenze scientifiche e le tecnologie di prevenzione e di cura, necessarie per tutelare la salute non hanno confini regionali, e neppure nazionali, e che la conseguente attuazione dell’appropriato uso delle tecnologie disponibili in termini di efficacia tecnica e di sostenibilità economica è possibile solo, come minimo, a livello nazionale. E talora anche questa dimensione nazionale, come dimostra la diffusione del virus, è insufficiente ed è necessaria una collaborazione internazionale globale e solidale. La discrepanza tra la dimensione nazionale/globale e le potenzialità ridotta delle singole regioni che si va dimostrando con l’epidemia da Coronavirus è la stessa caratteristica che connota tutti gli ambiti per i quali Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, hanno concordato con il Governo Gentiloni nel 2018 e chiedono oggi la attribuzione di “ulteriori competenze legislative ed amministrative nella materia della “tutela della salute”.

LA QUESTIONE REGIONALE: EMILIA ROMAGNA, VENETO, LOMBARDIA
Il limite di queste pretese riguardanti la tutela della salute è proprio in una caratteristica comune a tutte le materie per le quali sono state richieste: l’essere, tutte, ambiti di politica sanitaria a dimensione nazionale e cioè comuni sia alle 3 regioni a statuto ordinario (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) che a tutte le altre.
Infatti le richieste si riferiscono a:
1. Personale con rimozione di vincoli di spesa (il Veneto anche libera professione!)
2. Scuole di specializzazione, borse di studio, contratti di formazione lavoro per medici, inserimento nelle attività assistenziali;
3. Sistema tariffario, di rimborso, di remunerazione e di compartecipazione alla spesa;
4. Sistema di governance con riferimento ad integrazione e continuità ospedale territorio;
5. Equivalenza terapeutica fra medicinali con differenti principi attivi, in luogo dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA),
6. Distribuzione diretta dei Farmaci ai pazienti che richiedono un controllo ricorrente, in assistenza domiciliare, residenziale e semiresidenziale, per il periodo immediatamente successivo alla dimissione dal ricovero ospedaliero o alla visita specialistica ambulatoriale;
7. Patrimonio edilizio e tecnologico: propri percorsi autorizzativi e risorse certe;
8. Fondi integrativi regionali: misure di semplificazione, agevolazione e ampliamento. Proprio queste regioni attualmente sono le più colpite dall’epidemia Covid-19 e bisognose dell’intervento dello Stato centrale, del suo governo e del suo Parlamento, e quindi la validità delle loro richieste di autonomia o regionalismo differenziato viene smentita dalle vicende che si svolgono in questi giorni nei rispettivi territori ed a carico dei rispettivi servizi sanitari regionali. Lo ha riconosciuto relativamente al “sistema tariffario”, ai farmaci ed alla formazione degli specialisti lo stesso ministro Speranza nel novembre scorso di fronte alla Commissione Parlamentare per le regioni!
LA PRIVATIZZAZIONE DEL SERVIZIO PUBBLICO TRAMITE FONDI SANITARI REGIONALI
Francamente inaccettabile è la richiesta di autonomia legislativa per procedere a costituire fondi sanitari assicurativi regionali, parzialmente pubblici poiché necessiterebbero di riassicurazioni con i grandi gruppi finanziari ed assicurativi italiani, a cominciare da Intesa San Paolo, che nello scorso dicembre è diventato il più importante player del mondo assicurativo sanitario avendo acquistato “RBM Assicurazione Salute”, e da Unipol. Questi fondi regionali sono da rigettarsi per quattro ragioni almeno:
● la prima perché costituirebbero un esborso aggiuntivo alle tasse che, da quanti non evadono o non eludono, già vengono pagate per il SSN
● la seconda perché non sarebbero accessibili ai più socialmente ed economicamente deboli,
● la terza perché sfruttando le agevolazioni fiscali, intorno al 19% per la spesa privata diretta ed intermediata già oggi in vigore, consentirebbero a chi vi accede di ridurre il proprio contributo al Fondo Sanitario Nazionale,  definanziandolo ulteriormente a scapito di tutti, non solo dei  meno abbienti, di norma i più bisognosi.
● la quarta perché andrebbero ad integrarsi a quel sistema definito di welfare aziendale e territoriale finanziato a scapito dei salari e delle pensioni future dei lavoratori e dei dipendenti che li accettano.
I TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA
Tutti i problemi citati, inoltre, sono generati dalle politiche di austerity (tagli della spesa pubblica) e dalla privatizzazione strisciante e progressiva del SSN, comprese le agevolazioni fiscali per i fondi sanitari integrativi privati e regionali, adottate dai governi e dalle maggioranze parlamentari che si sono alternate negli anni e mai contestate decisamente dai presidenti e dalle assemblee regionali. L’impatto delle politiche di austerity è stato quantificato nel dicembre 2019 dallo stesso Ufficio Parlamentare di Bilancio in una riduzione del Fondo Sanitario Nazionale, tra il 2010 ed il 2019, di ben 37 miliardi di euro. La maggior voce di spesa tagliata, naturalmente, è stata quella del personale con una riduzione di ben  8.000 medici e di oltre 40.000 altre figure professionali, avviata con il blocco del turn over iniziato dalla finanziaria del 2006 che impone a regioni, enti locali e al SSN di non superare nella spesa per il personale “il corrispondente ammontare dell’anno 2004 diminuito dell’1 per cento”, solo lievemente attenuato sino ad oggi.  E ciò senza tener conto delle esigenze di maggior personale legate allo sviluppo delle tecnologie assistenziali, della giusta legislazione europea a tutela del lavoro in sanità che comporta più personale a parità di attività assistenziali, della sottodotazione storica rispetto agli altri paesi europei, del blocco per circa dieci anni dei contratti, del precariato e delle esternalizzazioni dei servizi di supporto all’assistenza diretta (vitto, pulizie, trasporti). Il recente decreto del governo per le assunzioni di 20.000 tra medici e personale sanitario per l’epidemia Covid-19 ne è la prova.



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Forum per il Diritto alla Salute-Appello per il ritiro della proposta di regionalismo differenziato della Regione Emilia-Romagna con particolare riferimento alla sanità e il potenziamento strutturale del Servizio Sanitario Nazionale (non solo per l’emergenza #Covid19)
Fra i primi firmatari, ovviamente, il Partito del Sud...


Appello per il ritiro della proposta di regionalismo differenziato della Regione Emilia-Romagna

Appello per il ritiro della proposta di regionalismo differenziato della Regione Emilia-Romagna con particolare riferimento alla sanità e il potenziamento strutturale del Servizio Sanitario Nazionale (non solo per l’emergenza Covid-19)

Il “Forum per il Diritto alla Salute”, nato nel 2017 e composto da cittadini e soggetti della società civile, politica e sindacale con lo scopo di rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale nel suo carattere essenziale di servizio pubblico, sancito dalla 833/’78 in attuazione dell’art.32 della Costituzione;

ESPRIME
Solidarietà e vicinanza a quanti in queste ore e giorni sono affetti da Covid-19; Gratitudine a quanti, professionisti della Salute delle varie discipline e professinalità, di dedicano con passione competenza ed abnegazione alla loro cura in condizioni non raramente inadeguate ed a quanti sono impegnati negli apparati pubblici e nel volontariato allo stesso fine ed a rendere possibili le misure di distanziamento sociale individuale in essere;
Preoccupazione e solidarietà per quanti nel mondo del lavoro dipendente, precario delle varie tipologie e delle “partite IVA” in queste ore e giorni sono stati e sono esposti al rischio di infezione da SARS-CoV-2 per sovraffollate ed in genere inadeguate condizioni di lavoro e/o vedono a rischio i loro redditi;
Denuncia delle condizioni di sovraffollamento del sistema carcerario italiano e regionale già inumano in se ma oggi incociliabile con le esigenge di distanzialmente sociale necessario a prevenire il rischio si infezione da coronavirus e quindi oggettiva condanna.
CONSTATA E SEGNALA
Che la epidemia in corso di Covid-19 ha portato alla luce in manirera inconfutabile sia l’inutilità ed i rischi connessi alla richiesta delle regione Emilia-Romagna di ulteriori forme di autonomia regionale in sanità, sia le insufficienze strutturali nelle quali è venuto a trovarsi il servizio Sanitario Nazionalele pubblico a cuasa delle politiche di austerity adottate negli ultimi due decenni in forma di tagli al Fondo Sanitario Nazionale e privatizzazione del finanziamento e dell’erogazione delle prestazioni assistenziali ed anche della ricerca e della didattica e formazione biomedicale,
universitaria e non;
CHIEDE
al Presidente S. Bonaccini, alla vice Presidente E. Schlein ed alla Giunta dell’Emilia Romagna:
➢ Ritiro della proposta di regionalismo differenziato con particolare riferimento alla Sanità avanzata dalla precedente Assemblea Regionale;
➢ Ritornare alla dizione “Rapporti Stato Regioni” della delega che il presidente Bonaccini si è assegnato e abbandonare la dizione “Autonomia Regionale”;
➢ Rinunciare alla istituzione di fondi integrativi regionali, ed agli appalti e l’esternalizzazione dei servizi sanitari, non sanitari di supporto e socio-sanitari;
➢ Chiedere al Governo ed alla maggioranza parlamentare che lo sostiene di:
➢ Respingere le richieste di regionalismo differenziato già avanzate e di togliere tale tema dalla loro agenda politica
➢ Aprire un processo nuovo, non secessionista, che consenta di potenziare un servizio sanitario nazionale pubblico universalistico, equo e solidale, come previsto dalla 833/78, in tutte le regioni, tramite un regionalismo basato sul principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni, e attuato tramite Patti per la Salute, senza alcuna modifica della Costituzione vigente né formale né di fatto.
➢ Definire un piano di potenziamento strutturale del Servizio Sanitario Nazionale Pubblico incrementando il Fondo Sanitario Nazionale di almeno 40 miliardi nei prossimi 4 anni e di assegnare i finanziamenti alle Regioni e in base alla rilevazione dei reali bisogni dei cittadini e non su stime derivanti da spese storicamente effettuate, come da anni si sta operando, eludendo le esigenze della popolazione.
➢ Abbandonare ed invertire il processo di privatizzazione in atto, a cominciare dalla eliminazione del “welfare fiscale”, cioè delle agevolazioni fiscali per la spesa sanitaria privata diretta ed intermediata dalle assicurazioni;
➢ Eliminare il numero chiuso a Medicina e Chirurgia ed a tutti i corsi di Laurea delle professioni Sanitarie e di interesse Sanitario;
➢ Finanziare con 20 miliardi nei prossimi 4 anni la ricerca e la attività di docenza in forma congiunta Università e Servizio Sanitario Nazionale
➢ Realizzare una Industria pubblica del Farmaco per liberarsi delle speculazioni e dei ricatti del settore privato in mano alla speculazione finanziaria
➢ Adottare il “modello Patto per la Salute” per tutte le materie a legislazione concorrente previste dall’art. 117 della Costituzione!
➢ Non regionalizzare la funzione legislativa per le materie, come l’istruzione, di competenza esclusiva del Parlamento


LE PRIME ADESIONI
Coalizione Civica Bologna
Civicamente Samoggia
Modena Volta Pagina
SGB Emilia Romagna
Altra Emilia Romagna
Forum Salute Valsamoggia Valpanaro
Comitato Bolognese Scuola e Costituzione
Medicina Democratica Onlus
Rifondazione Comunista
Diritti Senza Barriere Ass. Volontariato
Cobas Pubblico Impiego Sanità Emilia Romagna
Commissione Audit Debito Pubblico
Partito del Sud
Libera Cittadinanza Parma
USB Confederale Emilia-Romagna

ALCUNI PERCHE’
L’INSEGNAMENTO DELLA COVID-19
Un sistema sanitario efficace deve essere nazionale e mai come oggi, con l’epidemia da Coronavirus, ne abbiamo avuto la prova concreta. Nazionale sia sul piano del finanziamento che sul piano legislativo (e della normativa tecnica) e decentrato a livello regionale, solo, sul piano dei suoi momenti amministrativi, come del resto prevede la legge 833/’78 attuativa della Costituzione. La caratteristica della epidemia di Covid-19 che ci interessa segnalare è che le conoscenze scientifiche e le tecnologie di prevenzione e di cura, necessarie per tutelare la salute non hanno confini regionali, e neppure nazionali, e che la conseguente attuazione dell’appropriato uso delle tecnologie disponibili in termini di efficacia tecnica e di sostenibilità economica è possibile solo, come minimo, a livello nazionale. E talora anche questa dimensione nazionale, come dimostra la diffusione del virus, è insufficiente ed è necessaria una collaborazione internazionale globale e solidale. La discrepanza tra la dimensione nazionale/globale e le potenzialità ridotta delle singole regioni che si va dimostrando con l’epidemia da Coronavirus è la stessa caratteristica che connota tutti gli ambiti per i quali Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, hanno concordato con il Governo Gentiloni nel 2018 e chiedono oggi la attribuzione di “ulteriori competenze legislative ed amministrative nella materia della “tutela della salute”.

LA QUESTIONE REGIONALE: EMILIA ROMAGNA, VENETO, LOMBARDIA
Il limite di queste pretese riguardanti la tutela della salute è proprio in una caratteristica comune a tutte le materie per le quali sono state richieste: l’essere, tutte, ambiti di politica sanitaria a dimensione nazionale e cioè comuni sia alle 3 regioni a statuto ordinario (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) che a tutte le altre.
Infatti le richieste si riferiscono a:
1. Personale con rimozione di vincoli di spesa (il Veneto anche libera professione!)
2. Scuole di specializzazione, borse di studio, contratti di formazione lavoro per medici, inserimento nelle attività assistenziali;
3. Sistema tariffario, di rimborso, di remunerazione e di compartecipazione alla spesa;
4. Sistema di governance con riferimento ad integrazione e continuità ospedale territorio;
5. Equivalenza terapeutica fra medicinali con differenti principi attivi, in luogo dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA),
6. Distribuzione diretta dei Farmaci ai pazienti che richiedono un controllo ricorrente, in assistenza domiciliare, residenziale e semiresidenziale, per il periodo immediatamente successivo alla dimissione dal ricovero ospedaliero o alla visita specialistica ambulatoriale;
7. Patrimonio edilizio e tecnologico: propri percorsi autorizzativi e risorse certe;
8. Fondi integrativi regionali: misure di semplificazione, agevolazione e ampliamento. Proprio queste regioni attualmente sono le più colpite dall’epidemia Covid-19 e bisognose dell’intervento dello Stato centrale, del suo governo e del suo Parlamento, e quindi la validità delle loro richieste di autonomia o regionalismo differenziato viene smentita dalle vicende che si svolgono in questi giorni nei rispettivi territori ed a carico dei rispettivi servizi sanitari regionali. Lo ha riconosciuto relativamente al “sistema tariffario”, ai farmaci ed alla formazione degli specialisti lo stesso ministro Speranza nel novembre scorso di fronte alla Commissione Parlamentare per le regioni!
LA PRIVATIZZAZIONE DEL SERVIZIO PUBBLICO TRAMITE FONDI SANITARI REGIONALI
Francamente inaccettabile è la richiesta di autonomia legislativa per procedere a costituire fondi sanitari assicurativi regionali, parzialmente pubblici poiché necessiterebbero di riassicurazioni con i grandi gruppi finanziari ed assicurativi italiani, a cominciare da Intesa San Paolo, che nello scorso dicembre è diventato il più importante player del mondo assicurativo sanitario avendo acquistato “RBM Assicurazione Salute”, e da Unipol. Questi fondi regionali sono da rigettarsi per quattro ragioni almeno:
● la prima perché costituirebbero un esborso aggiuntivo alle tasse che, da quanti non evadono o non eludono, già vengono pagate per il SSN
● la seconda perché non sarebbero accessibili ai più socialmente ed economicamente deboli,
● la terza perché sfruttando le agevolazioni fiscali, intorno al 19% per la spesa privata diretta ed intermediata già oggi in vigore, consentirebbero a chi vi accede di ridurre il proprio contributo al Fondo Sanitario Nazionale,  definanziandolo ulteriormente a scapito di tutti, non solo dei  meno abbienti, di norma i più bisognosi.
● la quarta perché andrebbero ad integrarsi a quel sistema definito di welfare aziendale e territoriale finanziato a scapito dei salari e delle pensioni future dei lavoratori e dei dipendenti che li accettano.
I TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA
Tutti i problemi citati, inoltre, sono generati dalle politiche di austerity (tagli della spesa pubblica) e dalla privatizzazione strisciante e progressiva del SSN, comprese le agevolazioni fiscali per i fondi sanitari integrativi privati e regionali, adottate dai governi e dalle maggioranze parlamentari che si sono alternate negli anni e mai contestate decisamente dai presidenti e dalle assemblee regionali. L’impatto delle politiche di austerity è stato quantificato nel dicembre 2019 dallo stesso Ufficio Parlamentare di Bilancio in una riduzione del Fondo Sanitario Nazionale, tra il 2010 ed il 2019, di ben 37 miliardi di euro. La maggior voce di spesa tagliata, naturalmente, è stata quella del personale con una riduzione di ben  8.000 medici e di oltre 40.000 altre figure professionali, avviata con il blocco del turn over iniziato dalla finanziaria del 2006 che impone a regioni, enti locali e al SSN di non superare nella spesa per il personale “il corrispondente ammontare dell’anno 2004 diminuito dell’1 per cento”, solo lievemente attenuato sino ad oggi.  E ciò senza tener conto delle esigenze di maggior personale legate allo sviluppo delle tecnologie assistenziali, della giusta legislazione europea a tutela del lavoro in sanità che comporta più personale a parità di attività assistenziali, della sottodotazione storica rispetto agli altri paesi europei, del blocco per circa dieci anni dei contratti, del precariato e delle esternalizzazioni dei servizi di supporto all’assistenza diretta (vitto, pulizie, trasporti). Il recente decreto del governo per le assunzioni di 20.000 tra medici e personale sanitario per l’epidemia Covid-19 ne è la prova.



martedì 31 marzo 2020

C’è chi continua senza posa a gettare benzina sul fuoco sulla divisione tra Nord e Sud


Di Natale Cuccurese

C’è chi continua senza posa a gettare benzina sul fuoco sulla divisione tra Nord e Sud.
#Palermo non c’è stato nessun assalto di manzoniana memoria ai supermercati.
Ad un tentativo di pochi disperati di non pagare alle casse per la mancanza di denaro, si è aggiunto un video che gira sui social e un gruppo su Facebook che invita populisticamente alla “ rivoluzione “, o poco più, il che ha spinto a rafforzare i controlli. Al momento nessun “saccheggio”o “esproprio proletario”.
In un Sud che i governi hanno ridotto allo stremo, con il furto sistematico negli ultimi vent’anni di più di 840 Mld di € a favore del Nord, come certificato da Eurispes, monta però una sorda rabbia.
Il governo dopo i provvedimenti di ieri deve rapidamente intervenire con finanziamenti strutturali capaci di mettere in tranquillità la parte meno protetta della popolazione.
I soldi stanziati sono un utile inizio ma non bastano.
Su questo sarebbe utile prendere esempio dagli Stati Uniti dove sono stati stanziati 2.000 Mld di dollari, con la distribuzione di denaro a pioggia a cittadini e imprese.
Si finanzi un piano sanitario strutturale di uscita dall’emergenza in atto, si facciano affluire finanziamenti cospicui esclusivamente alla sanità pubblica.
A tal fine, viste le titubanze europee, si stampino immediatamente biglietti di stato a corso legale senza debito, che la legge italiana e gli stessi Trattati europei consentono, per mettere in sicurezza la nostra economia, al fine di impedire la definitiva colonizzazione dell’intero Paese da parte delle oligarchie tedesche e nordeuropee che vorrebbero imporci il Mes, a cui seguirebbe inevitabilmente la Troika. Bisogna però provvedere molto rapidamente.
Intanto, come sciacalli, giornali e televisioni danno fra le righe la spiegazione più semplice per possibili disordini al Sud, quella lombrosianamente più comprensibile per un Paese intriso di razzismo e rancore, la solita da decenni: “ i meridionali sono tutti mafiosi”!
Farebbero di tutto pur di negare l’evidente ingiustizia di questo Paese a due velocità, di tutto pur di negare la necessità di qualsiasi intervento redistributivo o la creazione di un RdQ (a Sud come a Nord) per alleviare la sofferenza di masse sempre più numerose, man mano che la “quarantena “ si protrae, di cittadini già ridotti allo stremo da decenni di politiche di austerità volute dai governi da decenni alla guida del Paese, da sempre complici ed esecutori pedissequi dei diktat europei.
L’approdo finale di questa follia da tempo lo abbiamo indicato ed è un progetto eversivo dell’unità nazionale, la secessione, con relativo “anschluss” delle Regioni“virtuose” (coi soldi degli altri) del Nord Italia da parte delle Regioni del Nord Europa. Sarebbe così la definitiva codificazione per legge di cittadini italiani ed europei di serie A e di serie B. Altro che Europa unita.
Si agisca subito!


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Di Natale Cuccurese

C’è chi continua senza posa a gettare benzina sul fuoco sulla divisione tra Nord e Sud.
#Palermo non c’è stato nessun assalto di manzoniana memoria ai supermercati.
Ad un tentativo di pochi disperati di non pagare alle casse per la mancanza di denaro, si è aggiunto un video che gira sui social e un gruppo su Facebook che invita populisticamente alla “ rivoluzione “, o poco più, il che ha spinto a rafforzare i controlli. Al momento nessun “saccheggio”o “esproprio proletario”.
In un Sud che i governi hanno ridotto allo stremo, con il furto sistematico negli ultimi vent’anni di più di 840 Mld di € a favore del Nord, come certificato da Eurispes, monta però una sorda rabbia.
Il governo dopo i provvedimenti di ieri deve rapidamente intervenire con finanziamenti strutturali capaci di mettere in tranquillità la parte meno protetta della popolazione.
I soldi stanziati sono un utile inizio ma non bastano.
Su questo sarebbe utile prendere esempio dagli Stati Uniti dove sono stati stanziati 2.000 Mld di dollari, con la distribuzione di denaro a pioggia a cittadini e imprese.
Si finanzi un piano sanitario strutturale di uscita dall’emergenza in atto, si facciano affluire finanziamenti cospicui esclusivamente alla sanità pubblica.
A tal fine, viste le titubanze europee, si stampino immediatamente biglietti di stato a corso legale senza debito, che la legge italiana e gli stessi Trattati europei consentono, per mettere in sicurezza la nostra economia, al fine di impedire la definitiva colonizzazione dell’intero Paese da parte delle oligarchie tedesche e nordeuropee che vorrebbero imporci il Mes, a cui seguirebbe inevitabilmente la Troika. Bisogna però provvedere molto rapidamente.
Intanto, come sciacalli, giornali e televisioni danno fra le righe la spiegazione più semplice per possibili disordini al Sud, quella lombrosianamente più comprensibile per un Paese intriso di razzismo e rancore, la solita da decenni: “ i meridionali sono tutti mafiosi”!
Farebbero di tutto pur di negare l’evidente ingiustizia di questo Paese a due velocità, di tutto pur di negare la necessità di qualsiasi intervento redistributivo o la creazione di un RdQ (a Sud come a Nord) per alleviare la sofferenza di masse sempre più numerose, man mano che la “quarantena “ si protrae, di cittadini già ridotti allo stremo da decenni di politiche di austerità volute dai governi da decenni alla guida del Paese, da sempre complici ed esecutori pedissequi dei diktat europei.
L’approdo finale di questa follia da tempo lo abbiamo indicato ed è un progetto eversivo dell’unità nazionale, la secessione, con relativo “anschluss” delle Regioni“virtuose” (coi soldi degli altri) del Nord Italia da parte delle Regioni del Nord Europa. Sarebbe così la definitiva codificazione per legge di cittadini italiani ed europei di serie A e di serie B. Altro che Europa unita.
Si agisca subito!


giovedì 26 marzo 2020

IL VERO PROBLEMA : LA SOPRAVVIVENZA ECONOMICA PER LE FAMIGLIE....

di Andrea Balìa

25/03/2020

Come PARTITO DEL SUD - MERIDIONALISTI PROGRESSISTI sentiamo il dovere, al di là dell'emergenza di bloccare il CORONAVIRUS che , ovviamente, auspichiamo come tutti avvenga il più celermente possibile, di evidenziare qualcosa che si sta prospettando davvero come un DISASTRO.
Ovvero la situazione economica drammatica in cui sono precipitate (o stanno per farlo) tante famiglie, e singoli, in ispecie al Sud, che già normalmente vivono di lavori precari, giornalieri, talvolta occasionali, non riconosciuti da stipendi fissi, nè in possesso di pensioni e/o retribuzioni garantite. Con l'avvento della dilagante infezione e contagio da virus e le norme restrittive di restare a casa e non potersi muovere la loro situazione sta prendendo gli aspetti d'una vera tragedia. I pochi soldi disponibili e qualche primo escamotage ha tamponato inizialmente la cosa, ma ora si prospetta un vero e proprio disastro...spesso si tratta di nuclei familiari con figli anche piccoli. Dove reperire le risorse per mangiare in primis, a parte altre spese come il fitto o l'acquisto di eventuali medicinali?
Lo Stato, il governo, ha il dovere d'escogitare qualcosa, reperire risorse da destinare a loro per permettere la sopravvivenza. Dove? Stipendi di parlamentari, ministri, spese militari, ecc...da destinare per almeno dai 3 ai 6 prossimi mesi a famiglie e soggetti dopo uno screening di rilevamento.
Leggiamo che in USA anche il cervellotico e sprezzante Trump pare abbia dichiarato che destinerà a breve circa 1200 dollari ad ogni americano. O.K. la nostra economia non è quella americana ma in ogni caso la reperibilità di risorse è un obbligo per aiutare questi nostri fratelli e chiunque non sappia dove sbattere la testa per poter sopravvivere.
Già girano video di mamme e genitori, a dir poco depressi e preoccupati oltre misura!
Non ci meraviglieremmo partano ruberie e/o assalti a viveri in supermercati e negozi di alimenti.
Si parla di patto di stabilità sospeso..ma il rischio che magari per disgrazia domani firmino il Mes allora è davvero la fine, e a virus sparito ricomparirà la Troika e l'Italia diventerà la brutta copia di quello in cui è stata a suo tempo ridotta la Grecia.
Battiamoci per ciò...sollecitiamo il governo a farsi carico di questo dramma che attanaglia tanti italiani, in particolare meridionali!




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di Andrea Balìa

25/03/2020

Come PARTITO DEL SUD - MERIDIONALISTI PROGRESSISTI sentiamo il dovere, al di là dell'emergenza di bloccare il CORONAVIRUS che , ovviamente, auspichiamo come tutti avvenga il più celermente possibile, di evidenziare qualcosa che si sta prospettando davvero come un DISASTRO.
Ovvero la situazione economica drammatica in cui sono precipitate (o stanno per farlo) tante famiglie, e singoli, in ispecie al Sud, che già normalmente vivono di lavori precari, giornalieri, talvolta occasionali, non riconosciuti da stipendi fissi, nè in possesso di pensioni e/o retribuzioni garantite. Con l'avvento della dilagante infezione e contagio da virus e le norme restrittive di restare a casa e non potersi muovere la loro situazione sta prendendo gli aspetti d'una vera tragedia. I pochi soldi disponibili e qualche primo escamotage ha tamponato inizialmente la cosa, ma ora si prospetta un vero e proprio disastro...spesso si tratta di nuclei familiari con figli anche piccoli. Dove reperire le risorse per mangiare in primis, a parte altre spese come il fitto o l'acquisto di eventuali medicinali?
Lo Stato, il governo, ha il dovere d'escogitare qualcosa, reperire risorse da destinare a loro per permettere la sopravvivenza. Dove? Stipendi di parlamentari, ministri, spese militari, ecc...da destinare per almeno dai 3 ai 6 prossimi mesi a famiglie e soggetti dopo uno screening di rilevamento.
Leggiamo che in USA anche il cervellotico e sprezzante Trump pare abbia dichiarato che destinerà a breve circa 1200 dollari ad ogni americano. O.K. la nostra economia non è quella americana ma in ogni caso la reperibilità di risorse è un obbligo per aiutare questi nostri fratelli e chiunque non sappia dove sbattere la testa per poter sopravvivere.
Già girano video di mamme e genitori, a dir poco depressi e preoccupati oltre misura!
Non ci meraviglieremmo partano ruberie e/o assalti a viveri in supermercati e negozi di alimenti.
Si parla di patto di stabilità sospeso..ma il rischio che magari per disgrazia domani firmino il Mes allora è davvero la fine, e a virus sparito ricomparirà la Troika e l'Italia diventerà la brutta copia di quello in cui è stata a suo tempo ridotta la Grecia.
Battiamoci per ciò...sollecitiamo il governo a farsi carico di questo dramma che attanaglia tanti italiani, in particolare meridionali!




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lunedì 23 marzo 2020

SCIOPERO GENERALE UNICA RISPOSTA!

Il governo ha ceduto su tutta la linea a Confindustria: privatizzano gli utili e socializzano i rischi di contagio.
Basta una comunicazione al prefetto in cui si dichiara di far parte, anche indirettamente, di una filiera essenziale e non ci sono sanzioni per chi fa autocertificazioni infondate.
È una vergogna e una presa in giro!
Bisogna chiudere ogni attività non essenziale!
Lo sciopero generale è l’unica risposta!
In più non si è pensato a come sostenere, da parte del governo, quei meridionali al nord, casomai con contratti precari, che rimasti senza lavoro non possono resistere privi di mezzi. Bisogna predisporre un aiuto a questi lavoratori, senza che questo sostegno ricada sulle Regioni del Sud già da tempo sottofinanziate. Molti vanno via solo per questo. Si alimenta così il “circolo dei benpensanti” sui media che si scagliano contro questa emigrazione forzata di rientro che rischia di creare nuovi contagi. La colpa di questo, come sempre, è fatta ricadere solo sui meridionali...
[Per chi si trova nella assoluta necessità di tornare, comunque l’invito è quello di autodenunciarsi, non appena rientrati, e mettersi in quarantena volontaria, per il bene proprio, dei propri familiari e della collettività.]


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Il governo ha ceduto su tutta la linea a Confindustria: privatizzano gli utili e socializzano i rischi di contagio.
Basta una comunicazione al prefetto in cui si dichiara di far parte, anche indirettamente, di una filiera essenziale e non ci sono sanzioni per chi fa autocertificazioni infondate.
È una vergogna e una presa in giro!
Bisogna chiudere ogni attività non essenziale!
Lo sciopero generale è l’unica risposta!
In più non si è pensato a come sostenere, da parte del governo, quei meridionali al nord, casomai con contratti precari, che rimasti senza lavoro non possono resistere privi di mezzi. Bisogna predisporre un aiuto a questi lavoratori, senza che questo sostegno ricada sulle Regioni del Sud già da tempo sottofinanziate. Molti vanno via solo per questo. Si alimenta così il “circolo dei benpensanti” sui media che si scagliano contro questa emigrazione forzata di rientro che rischia di creare nuovi contagi. La colpa di questo, come sempre, è fatta ricadere solo sui meridionali...
[Per chi si trova nella assoluta necessità di tornare, comunque l’invito è quello di autodenunciarsi, non appena rientrati, e mettersi in quarantena volontaria, per il bene proprio, dei propri familiari e della collettività.]


domenica 22 marzo 2020

LA SALUTE PRIMA DEL PROFITTO!



comunicato stampa
LA SALUTE PRIMA DEL PROFITTO!
Chiudere subito fabbriche e attività non necessarie.
Ieri notte il premier Conte si è rivolto agli italiani per una comunicazione urgente: ha finalmente annunciato un decreto che chiude le attività non necessarie già da domani, lunedì. Al momento però il testo del decreto non c'è ancora.
“Repubblica” afferma che il tutto potrebbe essere rinviato a mercoledì, come da volontà di Confindustria, che evidentemente ha molto più a cuore gli interessi privati degli imprenditori, rispetto agli interessi della collettività, preoccupata dall’espansione dei contagi e dei morti.
Ricordiamo che i lavoratori costretti a lavorare per la tenuta del paese e costretti al rischio contagio, e che ancora non sanno se domani dovranno essere o meno sul posto di lavoro, non sono sudditi in attesa dei capricci e delle ridicole piroette dei politici.
Se si rimandasse il decreto a mercoledì, e se le chiusure di attività non indispensabili divenissero secondo la volontà di Confindustria una barzelletta, come pare di capire dall’articolo, sarebbe un colpo veramente grosso per la credibilità del governo e della sua indipendenza e metterebbe in evidenza la pochezza e il classismo di una classe dirigente nazionale che rimanda agli anni più bui di questa Repubblica.

Natale Cuccurese
Presidente nazionale Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti


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comunicato stampa
LA SALUTE PRIMA DEL PROFITTO!
Chiudere subito fabbriche e attività non necessarie.
Ieri notte il premier Conte si è rivolto agli italiani per una comunicazione urgente: ha finalmente annunciato un decreto che chiude le attività non necessarie già da domani, lunedì. Al momento però il testo del decreto non c'è ancora.
“Repubblica” afferma che il tutto potrebbe essere rinviato a mercoledì, come da volontà di Confindustria, che evidentemente ha molto più a cuore gli interessi privati degli imprenditori, rispetto agli interessi della collettività, preoccupata dall’espansione dei contagi e dei morti.
Ricordiamo che i lavoratori costretti a lavorare per la tenuta del paese e costretti al rischio contagio, e che ancora non sanno se domani dovranno essere o meno sul posto di lavoro, non sono sudditi in attesa dei capricci e delle ridicole piroette dei politici.
Se si rimandasse il decreto a mercoledì, e se le chiusure di attività non indispensabili divenissero secondo la volontà di Confindustria una barzelletta, come pare di capire dall’articolo, sarebbe un colpo veramente grosso per la credibilità del governo e della sua indipendenza e metterebbe in evidenza la pochezza e il classismo di una classe dirigente nazionale che rimanda agli anni più bui di questa Repubblica.

Natale Cuccurese
Presidente nazionale Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti


sabato 14 marzo 2020

Al Ministro per il Sud e la coesione territoriale: FONDI UE, NESSUNA RIMODULAZIONE DELLE RISORSE A DANNO DEL SUD! - Firma la petizione!



I fondi UE sono quasi sempre fondi “strutturali”, cioè intendono intervenire su quelle che sono, appunto, le carenze strutturali e innovative di alcune regioni d’Europa, tra cui il Sud Italia. L’emergenza Coronavirus è invece una situazione contingente e sicuramente passeggera, ha quindi bisogno certamente di fondi, ma certamente di fondi in grado di intervenire sulle carenze determinate dal fermo dell’intero Paese in questo periodo lungo o corto che sia. 
Non è una questione di solidarietà, è una questione di lungimiranza, abbiamo una parte del Paese che, finita l’emergenza, potrà riprendere a correre, un’altra parte, il sud, che tornerà ad arrancare.
Proviamo a chiarire:
Il Sole 24 ore ha titolato nei giorni scorsi:”Sui fondi Ue prove di solidarietà dalle regioni del Sud verso il Nord. La rimodulazione delle risorse “.
La solidarietà è un’ottima cosa ed infatti è da 160 anni che la pratichiamo verso il Nord, tanto che ormai non ci restano nemmeno gli occhi per piangere.
Purtroppo già negli anni passati i governi a trazione nordista, ad esempio coi fondi Fas teoricamente destinati al Sud, si sono inventati mille cavilli per potere dirottare risorse a Nord (coi Fas si sono pagate le multe delle quote latte degli agricoltori padani, i traghetti sul lago di Como ecc.), riducendo il Sud in povertà nera, come certificato da Eurispes, data la sottrazione di risorse spettanti, a favore del Nord, per ben 840 Mld di € negli ultimi vent’anni. Non è pensabile continuare.
Mentre Il governo Conte si adegua ad ogni volere di Fontana e Zaia, come visto anche ieri sera, al Sud servirebbe una immediata immissione di liquidità in aiuto alle imprese, oltre che la sospensione di scadenze, tasse, mutui e ogni tipo di impegno bancario.
Le attività commerciali, artigianali, produttive autonome in genere, già in ginocchio, saranno rase al suolo da questo periodo di chiusura: vanno sostenute!
Senza sostegno alle imprese la disoccupazione salirà ancora dagli attuali livelli record, il che porterà a continuare in quella emigrazione epocale che già due anni fa ha indotto l’OCSE a lanciare un allarme, ovviamente ignorato, al governo italiano dell’epoca.
Con l’emigrazione aumenterà inevitabilmente anche la desertificazione demografica, anche questa a livelli record.
Già da un decennio siamo la Macroregione più povera d’Europa, nell’indifferenza governativa che blatera ciclicamente di “Piani per il Sud” mai realizzati, ora dopo questo tsunami se non sostenuti adeguatamente, resterà in piedi ben poco dell’apparato produttivo meridionale.
La solidarietà è un’ottima cosa, se si può fare, altrimenti diventa incoscienza, soprattutto dopo le continue spoliazioni di questi ultimi decenni, mentre già alcune regioni del Nord si apprestavano, senza alcuna vergogna, alla “Secessione dei ricchi”, a proposito di solidarietà...
Il tutto in una situazione che oltretutto ha visto la Sanità nel Sud commissariata in quasi tutte le regioni per anni e che oggi si trova ad affrontare l’emergenza con pochi ospedali, causa tagli di bilancio, e pochissimi posti letto di terapia intensiva.
Speriamo solo che, di fronte all’enormità della proposta, il ministro Provenzano si opponga con forza a questa ennesima distrazione di fondi. Il Sud era già sul baratro economico, il colpo di grazia potrebbe arrivare con questa emergenza #coronavirus!


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I fondi UE sono quasi sempre fondi “strutturali”, cioè intendono intervenire su quelle che sono, appunto, le carenze strutturali e innovative di alcune regioni d’Europa, tra cui il Sud Italia. L’emergenza Coronavirus è invece una situazione contingente e sicuramente passeggera, ha quindi bisogno certamente di fondi, ma certamente di fondi in grado di intervenire sulle carenze determinate dal fermo dell’intero Paese in questo periodo lungo o corto che sia. 
Non è una questione di solidarietà, è una questione di lungimiranza, abbiamo una parte del Paese che, finita l’emergenza, potrà riprendere a correre, un’altra parte, il sud, che tornerà ad arrancare.
Proviamo a chiarire:
Il Sole 24 ore ha titolato nei giorni scorsi:”Sui fondi Ue prove di solidarietà dalle regioni del Sud verso il Nord. La rimodulazione delle risorse “.
La solidarietà è un’ottima cosa ed infatti è da 160 anni che la pratichiamo verso il Nord, tanto che ormai non ci restano nemmeno gli occhi per piangere.
Purtroppo già negli anni passati i governi a trazione nordista, ad esempio coi fondi Fas teoricamente destinati al Sud, si sono inventati mille cavilli per potere dirottare risorse a Nord (coi Fas si sono pagate le multe delle quote latte degli agricoltori padani, i traghetti sul lago di Como ecc.), riducendo il Sud in povertà nera, come certificato da Eurispes, data la sottrazione di risorse spettanti, a favore del Nord, per ben 840 Mld di € negli ultimi vent’anni. Non è pensabile continuare.
Mentre Il governo Conte si adegua ad ogni volere di Fontana e Zaia, come visto anche ieri sera, al Sud servirebbe una immediata immissione di liquidità in aiuto alle imprese, oltre che la sospensione di scadenze, tasse, mutui e ogni tipo di impegno bancario.
Le attività commerciali, artigianali, produttive autonome in genere, già in ginocchio, saranno rase al suolo da questo periodo di chiusura: vanno sostenute!
Senza sostegno alle imprese la disoccupazione salirà ancora dagli attuali livelli record, il che porterà a continuare in quella emigrazione epocale che già due anni fa ha indotto l’OCSE a lanciare un allarme, ovviamente ignorato, al governo italiano dell’epoca.
Con l’emigrazione aumenterà inevitabilmente anche la desertificazione demografica, anche questa a livelli record.
Già da un decennio siamo la Macroregione più povera d’Europa, nell’indifferenza governativa che blatera ciclicamente di “Piani per il Sud” mai realizzati, ora dopo questo tsunami se non sostenuti adeguatamente, resterà in piedi ben poco dell’apparato produttivo meridionale.
La solidarietà è un’ottima cosa, se si può fare, altrimenti diventa incoscienza, soprattutto dopo le continue spoliazioni di questi ultimi decenni, mentre già alcune regioni del Nord si apprestavano, senza alcuna vergogna, alla “Secessione dei ricchi”, a proposito di solidarietà...
Il tutto in una situazione che oltretutto ha visto la Sanità nel Sud commissariata in quasi tutte le regioni per anni e che oggi si trova ad affrontare l’emergenza con pochi ospedali, causa tagli di bilancio, e pochissimi posti letto di terapia intensiva.
Speriamo solo che, di fronte all’enormità della proposta, il ministro Provenzano si opponga con forza a questa ennesima distrazione di fondi. Il Sud era già sul baratro economico, il colpo di grazia potrebbe arrivare con questa emergenza #coronavirus!


COMUNICATO DELLA SINISTRA CAMPANA (la sinistra vera, basta leggere le firme...)

Queste giornate hanno imposto una moratoria al percorso che ci ha visto impegnati negli ultimi mesi a proposito delle elezioni regionali. Le nostre iniziative politiche e di confronto programmatico per una Campania diversa, non più degradata ed ingiusta come quella che conosciamo, segnano il passo al pari di tutte le attività alle prese col blocco degli spostamenti e degli incontri.
È probabile, del resto, che le stesse elezioni regionali vengano rinviate; e comunque noi riteniamo che un rinvio ad altra data (ovviamente diversa da quella che sarà decisa per il referendum costituzionale) sia ormai necessario; e lo richiediamo formalmente proprio in considerazione dell'attuale sospensione del normale dibattito politico, tutto incentrato adesso, come è giusto che sia, sulle questioni poste dall’epidemia.

Ci permettiamo di evidenziare, tuttavia, come questa stessa emergenza confermi il punto di discrimine decisivo che avevamo posto fin dall'inizio, e cioè la critica a qualsiasi ipotesi di allargare ulteriormente le disparità tra le varie regioni italiane.
L’insegnamento che ci viene da questa drammatica emergenza sanitaria è che la logica dell’autonomia regionale differenziata ci consegnerebbe ancora più inermi alle possibili tragedie del vivere moderno.
Quello che perciò dobbiamo fare è unificare i livelli delle prestazioni sanitarie, ma anche le prestazioni sociali in senso lato, recuperando senza indugio, con un serio impegno nazionale, lo svantaggio che caratterizza le regioni del Sud. I gangli vitali del vivere sociale - dalla sanità all'istruzione alla previdenza - non possono che essere gestiti unitariamente dallo Stato.

Allo stesso modo ci pare evidente che debba essere la mano pubblica a indirizzare l'andamento dell'economia. Siamo ormai al crollo verticale delle ricette liberiste, che hanno favorito per decenni le scorribande senza ostacoli della speculazione finanziaria e commerciale. Ed oggi, finalmente, molti di coloro che applaudivano al liberismo, manifestano dubbi e incertezze.
La verità è che uno scenario nuovo si sta delineando con nettezza davanti a noi, anch’esso, però, denso di rischi per le spinte sempre più forti alle contrapposizioni nazionaliste.
Ma non si può cadere da una disgrazia all'altra. La crisi, e anzi il vero e proprio crollo velocissimo del neoliberismo, potrà essere governata positivamente solo irrobustendo le dinamiche di solidarietà internazionale assieme al riemergere delle vocazioni territoriali. E, soprattutto, con il primato chiaro dei bisogni e dei diritti delle persone sopra l'accumulazione della ricchezza e dei profitti.

Noi utilizzeremo questo periodo di forzata rarefazione dei contatti diretti per ragionare e approfondire i punti di programma, per riflettere ancora più attentamente su cosa possa significare, anche alla luce della lezione drammatica che ci viene dalla pandemia di coronavirus, un “altro mondo possibile”; e come possa tradursi in “un'altra Campania possibile”, dentro un'altra possibile Italia. Sicuri che, appena la situazione lo permetterà, ripiglieremo speditamente il cammino.

Per ora ci stringiamo a tutte e a tutti in un grande abbraccio. Sì, un abbraccio. Perché gli abbracci - che non possiamo dare di persona, ma che diamo virtualmente con uguale intensità - servono davvero per reggere collettivamente le difficoltà di questi giorni.
E per prospettare collettivamente un'uscita positiva dai molti tunnel – il coronavirus è solo l’ultimo – in cui da troppo tempo siamo costretti a vivere.

Napoli, 12 marzo 2020

Cobas Napoli
Partito Comunista Italiano
Partito del Sud
Partito della Rifondazione Comunista
Per la Sinistra per l’Altra Europa





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Queste giornate hanno imposto una moratoria al percorso che ci ha visto impegnati negli ultimi mesi a proposito delle elezioni regionali. Le nostre iniziative politiche e di confronto programmatico per una Campania diversa, non più degradata ed ingiusta come quella che conosciamo, segnano il passo al pari di tutte le attività alle prese col blocco degli spostamenti e degli incontri.
È probabile, del resto, che le stesse elezioni regionali vengano rinviate; e comunque noi riteniamo che un rinvio ad altra data (ovviamente diversa da quella che sarà decisa per il referendum costituzionale) sia ormai necessario; e lo richiediamo formalmente proprio in considerazione dell'attuale sospensione del normale dibattito politico, tutto incentrato adesso, come è giusto che sia, sulle questioni poste dall’epidemia.

Ci permettiamo di evidenziare, tuttavia, come questa stessa emergenza confermi il punto di discrimine decisivo che avevamo posto fin dall'inizio, e cioè la critica a qualsiasi ipotesi di allargare ulteriormente le disparità tra le varie regioni italiane.
L’insegnamento che ci viene da questa drammatica emergenza sanitaria è che la logica dell’autonomia regionale differenziata ci consegnerebbe ancora più inermi alle possibili tragedie del vivere moderno.
Quello che perciò dobbiamo fare è unificare i livelli delle prestazioni sanitarie, ma anche le prestazioni sociali in senso lato, recuperando senza indugio, con un serio impegno nazionale, lo svantaggio che caratterizza le regioni del Sud. I gangli vitali del vivere sociale - dalla sanità all'istruzione alla previdenza - non possono che essere gestiti unitariamente dallo Stato.

Allo stesso modo ci pare evidente che debba essere la mano pubblica a indirizzare l'andamento dell'economia. Siamo ormai al crollo verticale delle ricette liberiste, che hanno favorito per decenni le scorribande senza ostacoli della speculazione finanziaria e commerciale. Ed oggi, finalmente, molti di coloro che applaudivano al liberismo, manifestano dubbi e incertezze.
La verità è che uno scenario nuovo si sta delineando con nettezza davanti a noi, anch’esso, però, denso di rischi per le spinte sempre più forti alle contrapposizioni nazionaliste.
Ma non si può cadere da una disgrazia all'altra. La crisi, e anzi il vero e proprio crollo velocissimo del neoliberismo, potrà essere governata positivamente solo irrobustendo le dinamiche di solidarietà internazionale assieme al riemergere delle vocazioni territoriali. E, soprattutto, con il primato chiaro dei bisogni e dei diritti delle persone sopra l'accumulazione della ricchezza e dei profitti.

Noi utilizzeremo questo periodo di forzata rarefazione dei contatti diretti per ragionare e approfondire i punti di programma, per riflettere ancora più attentamente su cosa possa significare, anche alla luce della lezione drammatica che ci viene dalla pandemia di coronavirus, un “altro mondo possibile”; e come possa tradursi in “un'altra Campania possibile”, dentro un'altra possibile Italia. Sicuri che, appena la situazione lo permetterà, ripiglieremo speditamente il cammino.

Per ora ci stringiamo a tutte e a tutti in un grande abbraccio. Sì, un abbraccio. Perché gli abbracci - che non possiamo dare di persona, ma che diamo virtualmente con uguale intensità - servono davvero per reggere collettivamente le difficoltà di questi giorni.
E per prospettare collettivamente un'uscita positiva dai molti tunnel – il coronavirus è solo l’ultimo – in cui da troppo tempo siamo costretti a vivere.

Napoli, 12 marzo 2020

Cobas Napoli
Partito Comunista Italiano
Partito del Sud
Partito della Rifondazione Comunista
Per la Sinistra per l’Altra Europa





 
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