mercoledì 9 gennaio 2019

La campagna di adesione al Partito del Sud riprende con il Tesseramento 2019

La campagna di adesione al Partito del SUD riprende con il Tesseramento 2019 


L’obiettivo del Partito del Sud è quello della difesa e promozione della identità, delle istanze e degli interessi del Sud, non in contrapposizione al Nord ma in sinergia e volano per la crescita e sviluppo dell'intero Paese.

Noi del Partito del Sud
  • ci ispiriamo agli scritti e alle azioni di Antonio Gramsci, Guido Dorso e Gaetano Salvemini, come padri del pensiero meridionalista.
  • siamo sicuri che la rinascita del sud possa concretizzarsi attraverso una buona politica, laica, progressista e nel rispetto della Costituzione repubblicana.
  • siamo sicuri che la soluzione dei problemi del Sud italiano non risponda soltanto a un’esigenza di equità storica e di giustizia sociale, ma che rappresenti la soluzione ai problemi che affliggono l'Italia.
  • desideriamo creare le condizioni per la nascita di una nuova classe dirigente meridionale più idonea a rappresentare gli interessi legittimi e veri dei nostri territori
  • lavoriamo per creare una società basata su valori e principi di libertà, giustizia, eguaglianza, solidarietà e progresso
  • non vogliamo che il Meridione sia percepito ancora come zavorra nazionale
  • vogliamo un Mezzogiorno nuovo che ha voglia di proporre, che valorizzi le eccellenze del suo territorio, che sia esempio di legalità e di lotta al malaffare
  • vogliamo un Sud che desidera affermare con forza la propria dignità e giocare il ruolo che gli compete in ambito nazionale, europeo e internazionale.
A seguito dell'Unità d'Italia, il Sud si è avvitato in una spirale del sottosviluppo che è arrivata, con la sua onda lunga, fino ad oggi.

L'unità monetaria prima e lo spostamento del centro economico e decisionale nel nord del paese, hanno provocato (tra le altre cose) il progressivo deterioramento del tessuto economico e produttivo del sud.

Il Meridione si è trasformato in un “serbatoio di voti” per una classe politica dirigente inetta e corrotta e che è stata fedele a quel “patto” scellerato e non scritto su cui è stata edificata l’unità nazionale: il Nord produce e il Sud consuma.

Consapevoli di questo peccato originale che ha generato le storture nel sistema economico e sociale italiano, il Partito del Sud lavora per:
  • riposizionare il Meridione nello scenario nazionale ed europeo
  • portare avanti i progetti e le azioni necessarie perché finalmente si possano innescare processi di sviluppo durevoli, tali da arrestare il fenomeno migratorio che è il dramma del nostro territorio da oltre 150 anni
  • promuovere una riforma costituzionale che, preveda l’autonomia dei territori, nel rispetto della solidarietà, specificità territoriali, culturali e storiche
  • contrastare le mafie, le forze occulte criminali che si sono insediate nel tessuto socio-economico, impedendo il rilancio e la ripresa economica.


Le quote di adesione anche per quest'anno restano invariate:
  • 20 Euro per Soci Ordinari; 
  • 50 Euro per Soci Sostenitori
  • 10 Euro quota ridotta solo per Disoccupati, Studenti, Casalinghe e Pensionati; 
E' possibile aderire al partito con diverse modalità. 

On line, con pagamento della quota tramite paypal o bonifico bancario
Tesseramento tramite sezione o referente territoriale.
Per le adesioni tramite le nostre sezioni locali, la consegna della domanda di adesione ed il pagamento della quota può essere fatto rivolgendosi ai nostri presidi sul territorio (vedi "Contatti")

(vedi "Contatti")


Ricordiamo che per i già iscritti il rinnovo del tesseramento al Partito del Sud  si può effettuare entro  31 Marzo 2019 mentre per le nuove iscrizioni il termine è fissato a tutto il 30 Giugno 2019



Leggi tutto »
La campagna di adesione al Partito del SUD riprende con il Tesseramento 2019 


L’obiettivo del Partito del Sud è quello della difesa e promozione della identità, delle istanze e degli interessi del Sud, non in contrapposizione al Nord ma in sinergia e volano per la crescita e sviluppo dell'intero Paese.

Noi del Partito del Sud
  • ci ispiriamo agli scritti e alle azioni di Antonio Gramsci, Guido Dorso e Gaetano Salvemini, come padri del pensiero meridionalista.
  • siamo sicuri che la rinascita del sud possa concretizzarsi attraverso una buona politica, laica, progressista e nel rispetto della Costituzione repubblicana.
  • siamo sicuri che la soluzione dei problemi del Sud italiano non risponda soltanto a un’esigenza di equità storica e di giustizia sociale, ma che rappresenti la soluzione ai problemi che affliggono l'Italia.
  • desideriamo creare le condizioni per la nascita di una nuova classe dirigente meridionale più idonea a rappresentare gli interessi legittimi e veri dei nostri territori
  • lavoriamo per creare una società basata su valori e principi di libertà, giustizia, eguaglianza, solidarietà e progresso
  • non vogliamo che il Meridione sia percepito ancora come zavorra nazionale
  • vogliamo un Mezzogiorno nuovo che ha voglia di proporre, che valorizzi le eccellenze del suo territorio, che sia esempio di legalità e di lotta al malaffare
  • vogliamo un Sud che desidera affermare con forza la propria dignità e giocare il ruolo che gli compete in ambito nazionale, europeo e internazionale.
A seguito dell'Unità d'Italia, il Sud si è avvitato in una spirale del sottosviluppo che è arrivata, con la sua onda lunga, fino ad oggi.

L'unità monetaria prima e lo spostamento del centro economico e decisionale nel nord del paese, hanno provocato (tra le altre cose) il progressivo deterioramento del tessuto economico e produttivo del sud.

Il Meridione si è trasformato in un “serbatoio di voti” per una classe politica dirigente inetta e corrotta e che è stata fedele a quel “patto” scellerato e non scritto su cui è stata edificata l’unità nazionale: il Nord produce e il Sud consuma.

Consapevoli di questo peccato originale che ha generato le storture nel sistema economico e sociale italiano, il Partito del Sud lavora per:
  • riposizionare il Meridione nello scenario nazionale ed europeo
  • portare avanti i progetti e le azioni necessarie perché finalmente si possano innescare processi di sviluppo durevoli, tali da arrestare il fenomeno migratorio che è il dramma del nostro territorio da oltre 150 anni
  • promuovere una riforma costituzionale che, preveda l’autonomia dei territori, nel rispetto della solidarietà, specificità territoriali, culturali e storiche
  • contrastare le mafie, le forze occulte criminali che si sono insediate nel tessuto socio-economico, impedendo il rilancio e la ripresa economica.


Le quote di adesione anche per quest'anno restano invariate:
  • 20 Euro per Soci Ordinari; 
  • 50 Euro per Soci Sostenitori
  • 10 Euro quota ridotta solo per Disoccupati, Studenti, Casalinghe e Pensionati; 
E' possibile aderire al partito con diverse modalità. 

On line, con pagamento della quota tramite paypal o bonifico bancario
Tesseramento tramite sezione o referente territoriale.
Per le adesioni tramite le nostre sezioni locali, la consegna della domanda di adesione ed il pagamento della quota può essere fatto rivolgendosi ai nostri presidi sul territorio (vedi "Contatti")

(vedi "Contatti")


Ricordiamo che per i già iscritti il rinnovo del tesseramento al Partito del Sud  si può effettuare entro  31 Marzo 2019 mentre per le nuove iscrizioni il termine è fissato a tutto il 30 Giugno 2019



martedì 1 gennaio 2019

L’ANNO CHE È APPENA INIZIATO E CHE VERRÀ

Ho letto nei giorni scorsi un titolo di un “famoso” quotidiano che diceva: “Non se ne può più dei piagnistei del Sud”.
La prima reazione che ho avuto è stata quella che ti viene sempre di pancia, quella che sale su senza che neanche ti impegni più di tanto: la rabbia.
La solita rabbia che prende noi meridionali quando un giorno si e l’altro pure sei preso nel fuoco incrociato dei luoghi comuni e dell’arte del far diventare le vittime i veri colpevoli. E allora ti viene voglia di protestare, di mettere in risalto quanto sei offeso, di cercare di far capire, anche ai meridionali infatuati dai nuovi conquistadores, che forse è meglio capire ciò che è stato o non è stato fatto al sud e per il sud nel corso di questi decenni e nel corso di questi ultimi mesi.
A riflettere bene però, se vogliamo cambiare qualcosa e vogliamo che l’anno appena iniziato sia migliore di quello che si è chiuso, dobbiamo cominciare a pretendere ciò che ci è dovuto e non più solo segnalare ciò che non va.
Partiamo dal primo presupposto: il nostro Paese ha una Costituzione, questa va applicata, non può essere più un fatto che rientra solo “negli auspici” (gergo politichese che odio). La Costituzione della Repubblica Italiana va applicata, non solo nella scellerata parte che ci obbliga al “pareggio di bilancio”, ma in tutte le sue ben più nobili parti.
Cominciando dal suo articolo 2 che recita: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
Non ci può essere una Repubblica che sostiene i cittadini in base al PIL della loro regione e al loro gettito fiscale. Non ci può essere una Repubblica che “investe” risorse dove “conviene” non dove c’è bisogno. Non ci può essere una Repubblica che non aspiri a rendere “uguali” tutti i suoi cittadini e a concedere loro tutto il necessario (servizi – infrastrutture – istruzione – sanità – opportunità), nel luogo in cui si trovano per poter competere, ma soprattutto per poter dire, con pari dignità, di essere italiani, europei, mediterranei. Non prima gli italiani, ma prima l’uomo, con la sua dignità e il suo valore in quanto persona.
“La Repubblica garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”. Quante volte, ogni santissimo giorno, questo principio viene tradito ?
Tra l’altro il famoso mantra: “prima gli italiani”, mi fa venire in mente una domanda semplice semplice: “Quali italiani ?”
Quelli del SUD in che percentuale hanno diritto di vedere soddisfatti i “diritti” garantiti dalla Costituzione ? Ci siamo infilati in una spirale che vede, per assurdo, politica, media, intellettuali, cittadini, preoccupati per il futuro dei “fratelli” più ricchi e non per quelli che da sempre vengono considerati una zavorra.
Ci siamo presi le nostre colpe di meridionali e ce le continuiamo a prendere:
Non essere capaci di pretendere delle politiche che portino il sud al passo del Paese
Non aver mai preteso di poter scegliere una classe dirigente veramente in grado di modificare le sorti del nostro territorio
Aver sempre accettato le mance che le segreterie politiche hanno di tanto in tanto concesso a questo a quel territorio senza mai un disegno di sviluppo, sempre con un disegno, nella migliore delle ipotesi, di tappare questa o quella falla…
Aver sempre accettato che diagnosi e cura per questa terra siano decise da altre parti, in modo paternalistico e sempre come una concessione che la parte più ricca del Paese concede alla parte improduttiva dello stesso (per restare nei luoghi comuni).
Abbiamo concesso di venire a dirci che il reddito di cittadinanza (misura che non mi fa impazzire) sia stato concesso a “quella parte del Paese che non ci piace” (ha detto un importante esponente leghista del governo), a noi praticamente…
Abbiamo concesso alla criminalità e al malaffare di parlare a nostro nome e a far emergere questo lato del sud e non i mille altri lati positivi (complice anche una certa stampa)
Non abbiamo sostenuto mai abbastanza le centinaia di vittime di mafia e soprattutto chi lotta (e muore) contro le mafie, per altro quasi tutti meridionali
Non stiamo ancora valorizzando le grandi esperienze amministrative e di gestione del territorio presenti al Sud, una su tutte: Napoli.
Abbiamo concesso di distruggere il nostro essere mediterranei e aperti alle contaminazioni da secoli. Abbiamo fatto distruggere il modello Riace.
Stiamo facendo consumare le grandissime risorse naturali della Sicilia senza che essa ne abbia vantaggi.
Abbiamo sempre accettato la nostra presunta “minorità”. Una litania che nelle nostre famiglie spesso spinge (per disperazione) i giovani ad andare a cercare fortuna lontano.
Concediamo che strade, autostrade e ferrovie siano ancora una specie di regalo che ci viene concesso e non un diritto in un Paese che si dice uguale.
Che i nostri pendolari viaggino ancora in condizioni subumane
Stiamo accettando che opere tipo: Tampa Rossa, TAP, Cerano, Ilva, l’eolico e il fotovoltaico selvaggio, le decine di centrali a carbone, a gas e altro ancora siano considerati gli investimenti dello Stato a favore del Sud e non il consumo del territorio meridionale a favore di chi è veramente energivoro e non solo.
Accettiamo supinamente assurde classifiche stilate da quotidiani che non sono la Bibbia, e che ci relegano sempre e comunque agli ultimi posti, guardando solo ai risultati e non a quanto viene investito sui nostri territori, rispetto a quelli virtuosi.
Subiamo supinamente l’attacco alle nostre Università e alla nostra cultura senza alzare mai una voce in dissenso.
Mi fermo qui, anche se riprenderò questi discorsi anche a breve. Qui non si tratta più di lamentarsi, segnalare, sperare.
L’anno che verrà non ispira in me “una speranza”, ma determinazione: O lavoro a pretendere che per questa terra e i suoi abitanti siano garantiti i diritti previsti dalla Carta Costituzionale, oppure non avrebbe senso un qualsiasi tipo d’impegno.
O coloro i quali sono che fanno politica (per me me a sinistra) capiscono che mettere mano a risolvere la “questione dello svantaggio procurato al meridione”, oppure non ha senso pensare di lavorare a progetti general generici.
Un campo che vuole combattere per abbattere le diseguaglianze non può non vedere o far finta di non vedere che quella tra nord e sud è una diseguaglianza che viene sancita giorno dopo giorno, anno dopo anno, con leggi di investimento inique e mai attente al sud. Purtroppo al Sud ci sono ultimi più ultimi di altri, proprio grazie a queste politiche.
Andiamo quindi oltre la denuncia, passiamo alla proposta e pretendiamo risposte, altrimenti “l’Anno che verrà” sarà un altro anno che è passato.

Buon Anno !
Michele Dell’Edera

Vicepresidente nazionale Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti



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Ho letto nei giorni scorsi un titolo di un “famoso” quotidiano che diceva: “Non se ne può più dei piagnistei del Sud”.
La prima reazione che ho avuto è stata quella che ti viene sempre di pancia, quella che sale su senza che neanche ti impegni più di tanto: la rabbia.
La solita rabbia che prende noi meridionali quando un giorno si e l’altro pure sei preso nel fuoco incrociato dei luoghi comuni e dell’arte del far diventare le vittime i veri colpevoli. E allora ti viene voglia di protestare, di mettere in risalto quanto sei offeso, di cercare di far capire, anche ai meridionali infatuati dai nuovi conquistadores, che forse è meglio capire ciò che è stato o non è stato fatto al sud e per il sud nel corso di questi decenni e nel corso di questi ultimi mesi.
A riflettere bene però, se vogliamo cambiare qualcosa e vogliamo che l’anno appena iniziato sia migliore di quello che si è chiuso, dobbiamo cominciare a pretendere ciò che ci è dovuto e non più solo segnalare ciò che non va.
Partiamo dal primo presupposto: il nostro Paese ha una Costituzione, questa va applicata, non può essere più un fatto che rientra solo “negli auspici” (gergo politichese che odio). La Costituzione della Repubblica Italiana va applicata, non solo nella scellerata parte che ci obbliga al “pareggio di bilancio”, ma in tutte le sue ben più nobili parti.
Cominciando dal suo articolo 2 che recita: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
Non ci può essere una Repubblica che sostiene i cittadini in base al PIL della loro regione e al loro gettito fiscale. Non ci può essere una Repubblica che “investe” risorse dove “conviene” non dove c’è bisogno. Non ci può essere una Repubblica che non aspiri a rendere “uguali” tutti i suoi cittadini e a concedere loro tutto il necessario (servizi – infrastrutture – istruzione – sanità – opportunità), nel luogo in cui si trovano per poter competere, ma soprattutto per poter dire, con pari dignità, di essere italiani, europei, mediterranei. Non prima gli italiani, ma prima l’uomo, con la sua dignità e il suo valore in quanto persona.
“La Repubblica garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”. Quante volte, ogni santissimo giorno, questo principio viene tradito ?
Tra l’altro il famoso mantra: “prima gli italiani”, mi fa venire in mente una domanda semplice semplice: “Quali italiani ?”
Quelli del SUD in che percentuale hanno diritto di vedere soddisfatti i “diritti” garantiti dalla Costituzione ? Ci siamo infilati in una spirale che vede, per assurdo, politica, media, intellettuali, cittadini, preoccupati per il futuro dei “fratelli” più ricchi e non per quelli che da sempre vengono considerati una zavorra.
Ci siamo presi le nostre colpe di meridionali e ce le continuiamo a prendere:
Non essere capaci di pretendere delle politiche che portino il sud al passo del Paese
Non aver mai preteso di poter scegliere una classe dirigente veramente in grado di modificare le sorti del nostro territorio
Aver sempre accettato le mance che le segreterie politiche hanno di tanto in tanto concesso a questo a quel territorio senza mai un disegno di sviluppo, sempre con un disegno, nella migliore delle ipotesi, di tappare questa o quella falla…
Aver sempre accettato che diagnosi e cura per questa terra siano decise da altre parti, in modo paternalistico e sempre come una concessione che la parte più ricca del Paese concede alla parte improduttiva dello stesso (per restare nei luoghi comuni).
Abbiamo concesso di venire a dirci che il reddito di cittadinanza (misura che non mi fa impazzire) sia stato concesso a “quella parte del Paese che non ci piace” (ha detto un importante esponente leghista del governo), a noi praticamente…
Abbiamo concesso alla criminalità e al malaffare di parlare a nostro nome e a far emergere questo lato del sud e non i mille altri lati positivi (complice anche una certa stampa)
Non abbiamo sostenuto mai abbastanza le centinaia di vittime di mafia e soprattutto chi lotta (e muore) contro le mafie, per altro quasi tutti meridionali
Non stiamo ancora valorizzando le grandi esperienze amministrative e di gestione del territorio presenti al Sud, una su tutte: Napoli.
Abbiamo concesso di distruggere il nostro essere mediterranei e aperti alle contaminazioni da secoli. Abbiamo fatto distruggere il modello Riace.
Stiamo facendo consumare le grandissime risorse naturali della Sicilia senza che essa ne abbia vantaggi.
Abbiamo sempre accettato la nostra presunta “minorità”. Una litania che nelle nostre famiglie spesso spinge (per disperazione) i giovani ad andare a cercare fortuna lontano.
Concediamo che strade, autostrade e ferrovie siano ancora una specie di regalo che ci viene concesso e non un diritto in un Paese che si dice uguale.
Che i nostri pendolari viaggino ancora in condizioni subumane
Stiamo accettando che opere tipo: Tampa Rossa, TAP, Cerano, Ilva, l’eolico e il fotovoltaico selvaggio, le decine di centrali a carbone, a gas e altro ancora siano considerati gli investimenti dello Stato a favore del Sud e non il consumo del territorio meridionale a favore di chi è veramente energivoro e non solo.
Accettiamo supinamente assurde classifiche stilate da quotidiani che non sono la Bibbia, e che ci relegano sempre e comunque agli ultimi posti, guardando solo ai risultati e non a quanto viene investito sui nostri territori, rispetto a quelli virtuosi.
Subiamo supinamente l’attacco alle nostre Università e alla nostra cultura senza alzare mai una voce in dissenso.
Mi fermo qui, anche se riprenderò questi discorsi anche a breve. Qui non si tratta più di lamentarsi, segnalare, sperare.
L’anno che verrà non ispira in me “una speranza”, ma determinazione: O lavoro a pretendere che per questa terra e i suoi abitanti siano garantiti i diritti previsti dalla Carta Costituzionale, oppure non avrebbe senso un qualsiasi tipo d’impegno.
O coloro i quali sono che fanno politica (per me me a sinistra) capiscono che mettere mano a risolvere la “questione dello svantaggio procurato al meridione”, oppure non ha senso pensare di lavorare a progetti general generici.
Un campo che vuole combattere per abbattere le diseguaglianze non può non vedere o far finta di non vedere che quella tra nord e sud è una diseguaglianza che viene sancita giorno dopo giorno, anno dopo anno, con leggi di investimento inique e mai attente al sud. Purtroppo al Sud ci sono ultimi più ultimi di altri, proprio grazie a queste politiche.
Andiamo quindi oltre la denuncia, passiamo alla proposta e pretendiamo risposte, altrimenti “l’Anno che verrà” sarà un altro anno che è passato.

Buon Anno !
Michele Dell’Edera

Vicepresidente nazionale Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti



Buon 2019 !

Scorrendo gli avvenimenti dell'ultimo anno si può tranquillamente affermare che anche nel 2018 il Partito del Sud è cresciuto in consapevolezza, adesioni, concretezza, visibilità, organizzazione e i suoi membri hanno svolto attività continua e politicamente proficua sui territori. 

Il nostro Partito intende proseguire nella strada tracciata della ricerca di sinergie con quei soggettiche, per visione e strategia politica, sono più vicini ai nostri ideali meridionalisti progressisti-gramsciani e con cui confermiamo di voler continuare a collaborare sinergicamente al fine di creare, anche in Europa, un fronte popolare coeso, inclusivo, serio e credibile, sulle orme di quella mobilitazione popolare che così bene ha figurato in occasione dell'ultimo Referendum Costituzionale.
In altre parole ci attende, come già l'anno scorso, un 2019 ancora di duro lavoro se vogliamo sempre più e meglio definire la nostra missione politica che, partendo da una proposta inclusiva, possa portare la nostra visione politica e con essa le reali necessità di sviluppo e crescita di tutto il Sud, in quell'ottica di riscatto non revanscista che sola può aiutarci, in connessione con le forze sane e non oscurantiste, per superare nel Paese quei pregiudizi che ne hanno ormai avvelenato l'anima e che solo se superati porteranno ad una nuova alba di progresso che tutti auspichiamo per il bene comune. L'auspicio è che questo 2019 possa portarci a compiere un ulteriore balzo in avanti, anche di consapevolezza, come singoli e come Partito.

Un augurio particolare a tutta la comunità del Partito del Sud, ai militanti, ai simpatizzanti, ai tanti amici che ci seguono sui social network, ai meridionalisti e alle loro famiglie.

Buon Anno!

Natale Cuccurese

Presidente nazionale Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti 



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Scorrendo gli avvenimenti dell'ultimo anno si può tranquillamente affermare che anche nel 2018 il Partito del Sud è cresciuto in consapevolezza, adesioni, concretezza, visibilità, organizzazione e i suoi membri hanno svolto attività continua e politicamente proficua sui territori. 

Il nostro Partito intende proseguire nella strada tracciata della ricerca di sinergie con quei soggettiche, per visione e strategia politica, sono più vicini ai nostri ideali meridionalisti progressisti-gramsciani e con cui confermiamo di voler continuare a collaborare sinergicamente al fine di creare, anche in Europa, un fronte popolare coeso, inclusivo, serio e credibile, sulle orme di quella mobilitazione popolare che così bene ha figurato in occasione dell'ultimo Referendum Costituzionale.
In altre parole ci attende, come già l'anno scorso, un 2019 ancora di duro lavoro se vogliamo sempre più e meglio definire la nostra missione politica che, partendo da una proposta inclusiva, possa portare la nostra visione politica e con essa le reali necessità di sviluppo e crescita di tutto il Sud, in quell'ottica di riscatto non revanscista che sola può aiutarci, in connessione con le forze sane e non oscurantiste, per superare nel Paese quei pregiudizi che ne hanno ormai avvelenato l'anima e che solo se superati porteranno ad una nuova alba di progresso che tutti auspichiamo per il bene comune. L'auspicio è che questo 2019 possa portarci a compiere un ulteriore balzo in avanti, anche di consapevolezza, come singoli e come Partito.

Un augurio particolare a tutta la comunità del Partito del Sud, ai militanti, ai simpatizzanti, ai tanti amici che ci seguono sui social network, ai meridionalisti e alle loro famiglie.

Buon Anno!

Natale Cuccurese

Presidente nazionale Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti 



lunedì 24 dicembre 2018

Auguri di buon Natale e buone feste a tutti !

Auguri di buon Natale e buone feste a tutti !

Come sempre un pensiero particolare a tutta la comunità del Partito del Sud, ai militanti, ai simpatizzanti, ai tanti che ci seguono sui social network, ai meridionalisti e alle loro famiglie.

Un momento per riflettere e pensare che pur nascendo in una mangiatoia si può cambiare il mondo con parole di pace, equità e tolleranza.
Non arrendiamoci !

Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud








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Auguri di buon Natale e buone feste a tutti !

Come sempre un pensiero particolare a tutta la comunità del Partito del Sud, ai militanti, ai simpatizzanti, ai tanti che ci seguono sui social network, ai meridionalisti e alle loro famiglie.

Un momento per riflettere e pensare che pur nascendo in una mangiatoia si può cambiare il mondo con parole di pace, equità e tolleranza.
Non arrendiamoci !

Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud








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domenica 9 dicembre 2018

ORA E SEMPRE RESISTENZA!


COMUNICATO STAMPA

La segreteria nazionale del Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti esprime sdegno e riprovazione per l’attacco di ieri di appartenenti alla formazione neofascista Forza Nuova contro la sede nazionale dell'ANPI a Roma. 

Richiediamo che le forze di polizia si attivino immediatamente per individuare i responsabili di questo ignobile episodio affinché siano perseguiti a termini di legge, visto che l’apologia del fascismo è un reato, e che, nel rispetto dell’Art. XII comma 1 Disp. trans. Cost., si provveda a sciogliere parallelamente tutte le organizzazioni neofasciste. 

Ci auguriamo che tutte le più alte cariche dello Stato prendano posizione al più presto su questo preoccupante episodio. 

Esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà all' Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - ANPI, e alla sua Presidente Carla Nespolo, che da sempre opera nel rispetto dei valori della Resistenza, della Costituzione, dell'antifascismo, della legalità e della libertà. 

È dovere di ogni cittadino difendere questi valori ed il nostro Partito da sempre basa la sua azione politica sulla richiesta dell’applicazione puntuale del dettato Costituzionale, che troppo spesso è stato, ed è, impunemente disatteso.

Segreteria Politica Nazionale PdSUD-MP



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COMUNICATO STAMPA

La segreteria nazionale del Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti esprime sdegno e riprovazione per l’attacco di ieri di appartenenti alla formazione neofascista Forza Nuova contro la sede nazionale dell'ANPI a Roma. 

Richiediamo che le forze di polizia si attivino immediatamente per individuare i responsabili di questo ignobile episodio affinché siano perseguiti a termini di legge, visto che l’apologia del fascismo è un reato, e che, nel rispetto dell’Art. XII comma 1 Disp. trans. Cost., si provveda a sciogliere parallelamente tutte le organizzazioni neofasciste. 

Ci auguriamo che tutte le più alte cariche dello Stato prendano posizione al più presto su questo preoccupante episodio. 

Esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà all' Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - ANPI, e alla sua Presidente Carla Nespolo, che da sempre opera nel rispetto dei valori della Resistenza, della Costituzione, dell'antifascismo, della legalità e della libertà. 

È dovere di ogni cittadino difendere questi valori ed il nostro Partito da sempre basa la sua azione politica sulla richiesta dell’applicazione puntuale del dettato Costituzionale, che troppo spesso è stato, ed è, impunemente disatteso.

Segreteria Politica Nazionale PdSUD-MP



sabato 8 dicembre 2018

SCIOGLIEREMO I NOSTRI NODI E I VOSTRI CAPESTRI-RISPOSTA ALL'EDITORIALE DI ANGELO PANEBIANCO SUL CORRIERE DELLA SERA

Ieri sera ho inviato una e-mail alla Redazione del Corriere della Sera.
Era comparso, il 04.12.2018 un editoriale di Angelo Panebianco che titolava: “Crescita negata: sciogliere i nodi del Sud”. (https://www.corriere.it/…/sciogliere-nodi-sud-a131ab3a-f800…)
Ho ritenuto inviare una risposta-replica a quell’articolo in quanto m’era parso che l’autore, si muovesse, con la sua raffinata accortezza di linguaggio, nel mare magnum degli stereotipi, …ma non è il solo. 
Pareva definire per noi un destino infausto, prefigurava uno sciagurato futuro al Sud. …insomma pareva non sottintendere solo disgrazie ma,… sottacere altro (?)
Ho avvertito l’obbligo di fornire alcune precisazioni.

M’auguro che venga pubblicata, autenticando che il chiaro confronto porta sempre il bene a chi ne fa uso quando franco e civile é la dialettica
Ecco il mio testo:

SCIOGLIEREMO I NOSTRI NODI E I VOSTRI CAPESTRI
Bruno Pappalardo – 07.12,2018

Sul Corriere della Sera, qualche giorno fa, un articolo di Angelo Panebianco, titolato “ Crescita negata: sciogliere i nodi del Sud”.
Bisogna dire che la premessa segnalata nel primo capoverso: “È solo dalla società meridionale che un giorno potrebbe partire un movimento capace di rimettere in moto lo sviluppo”, non è un brutto inizio.
Non è affatto spiacevole per un meridionalista questa prolusione, perché concettualmente, lascia presumere che chiunque desideri per sé un vantaggio o miglioramento (o per gli altri o per la propria comunità ) ebbene, debba essere artefice della propria provvidenza, protagonista del proprio giovamento e senza cercare soccorso alieno.
Se questo poi, si esplicita nelle forme tradizionali e abituali per il Sud, di elemosine evangelistiche dall’acre sapore ”assistenziale ” ( come il “reddito di cittadinanza” dei 5S) ebbene, allora ricadiamo tutti nel più melmoso immobilismo.
Questo obolo dei 5S, da un buon pretesto al Panebianco di allestire una kermesse di luoghi comuni, di stereotipi secolari. 

Si accetta, dunque, volentieri il preambolo, anche per lo scrivente e per tutti gli altri testardi inguaribili meridionalisti come quelli del PARTITO DEL SUD, compagine progressista che, …ma guardi un pò la coincidenza, dottor Panebianco, questo, scrisse ed editò, nel 2015, un libro titolato “ CON IL SUD SI RIPARTE”, - sottotitolo: idee, progetti, programmi per il rilancio del Paese –
In effetti il sottotitolo esprime/va lo stesso concetto del Suo preambolo.
E’ la dimostrazione che Panebianco, non conosce affatto le realtà sociali e politiche del Meridione e neppure quelle nazionali come, per l’appunto il Partito del Sud, sempre scevro dallo stereotipato vittimismo, in se lamentoso, o da nostalgici richiami al pur glorioso passato, strumentalmente taciuto all’intera Italia per oltre un secolo ma, al contrario, da circa dieci anni, questi progressisti, sono stati presenti in ogni agone elettorale, con liste singole e con altri del fronte progressista. Sono stati, ovviamente, presenti nel 2011 e nel 2016, convinti dei programmi e della coerenza etica, accanto al sindaco Luigi de Magistris.
Se fa caso, nella sottotitolazione rende manifesta la convinzione che possa essere il Sud a far ripartire il Paese.

Credo che, Panebianco non sapesse neppure della sua esistenza! ( prefazione di Luigi de Magistris e introduzione di Michele Emiliano)
Or dunque, di che si parla?

Per cancellare anche quell’ infida locuzione che fa cenno alla richiesta di “risarcimenti” che il Sud intero vorrebbe sempre chiedere, ebbene,… il vero Sud non chiede nulla che non sia il giusto! Chiede, per equità, quello che viene dato, oggi, con generosità agli altri.
No ai “risarcimenti “, no affatto, ma cito da “ La parola di un settentrionale; in Il buongoverno, di Luigi Einaudi :

“ È vero che noi settentrionali abbiamo contribuito qualcosa di meno ed abbiamo profittato qualcosa di più delle spese fatte dallo Stato italiano dopo la conquista dell'unità e dell'indipendenza nazionale, peccammo di egoismo quando il settentrione riuscì a cingere di una forte barriera doganale il territorio ed ad assicurare così alle proprie industrie il monopolio del mercato meridionale, con la conseguenza di impoverire l'agricoltura, unica industria del Sud; è vero che abbiamo spostato molta ricchezza dal Sud al Nord con la vendita dell'asse ecclesiastico e del demanio e coi prestiti pubblici”.
Ecco, questo è il concetto di “Passato” di “Storia” di noi meridionalisti.
Ecco, questo é quel punto dell’editoriale, in cui si sostiene che: “possiamo solo constatare che il più antico e persistente dei problemi italiani”. 

Esiste ancora e si chiama “spending review” dei poveri.
Le città, i comuni del Sud sono sotto la pressa dei bilanci.
E’ come dire che “ chi non può pagare l’affitto, è , in effetti, colui che paga l’affitto”!
Ecco la difficoltà di rialzare la testa quando qualcuno intenzionalmente aspetta pronto per mozzartela. Sono troppo evidenti le ragioni ma troppo lungo spiegarsi.
Sono troppi evidenti i vantaggi che ha, una parte del Paese se al Sud persiste e cresce la disoccupazione, 

l’emigrazione di giovani laureati e non, il turismo della Sanità, gli esodi nelle università del Nord. Troppo evidente e chiaro perché non arrivano investimenti quando da Roma al Nord barcolla e chiede soldi.
Gramsci sosteneva che era inutile piantare semi in un deserto se manca l’acqua.
Credo che si debba cercare per il Sud un’autonomia fiscale e che non passi più sotto la tagliola del “Federalismo solidale” ( modifica al titolo V della Costituzione)
Uno sciagurato scippo alle poche risorse che restavano al Sud, compromesse per una “Utopia” di solidarietà ancora una volta imboccata, come narcosi.
L’articolo termina con un pessimistico futuro,…anzi pressappoco una condanna: “ il Sud mai riuscirà a rialzarsi e riscattarsi” .

Certo non siamo neppure nell’agenda dell’attuale incesto governativo! ( salvo a credere che il “reddito” sia solo del Sud) Riusciremo a lottare con le armi giuste la criminalità organizzata con l’attuale DL. Salvini sull’Insicurezza? 

Il Sud ha energie. Vere energie purtroppo inespresse perché mancava il tornio.
Riuscirà a ricostruirlo. Purché solo, saprà riconnettersi al proprio forte impianto di conoscenze, scienze e sapere delle grandi filosofie del mondo occidentale. Saprà, certo, riordinare le tessere per il nuovo mosaico e chiedere alle proprie città, autonomia credibile ed eticamente libere.
Libere dal gabbio di ingiustificati e mancati finanziamenti ordinari ai nostri Comuni, dalla pressione criminale e fiscale dello Stato e di una storia, oggi, ancora avversa, per riacciuffare la reputazione internazionale e approdare su ogni spiaggia di vergini mercati del nostro mediterraneo.
Cordiali Saluti
BRUNO PAPPALARDO
Componente CDN del PARTITO DEL SUD







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Ieri sera ho inviato una e-mail alla Redazione del Corriere della Sera.
Era comparso, il 04.12.2018 un editoriale di Angelo Panebianco che titolava: “Crescita negata: sciogliere i nodi del Sud”. (https://www.corriere.it/…/sciogliere-nodi-sud-a131ab3a-f800…)
Ho ritenuto inviare una risposta-replica a quell’articolo in quanto m’era parso che l’autore, si muovesse, con la sua raffinata accortezza di linguaggio, nel mare magnum degli stereotipi, …ma non è il solo. 
Pareva definire per noi un destino infausto, prefigurava uno sciagurato futuro al Sud. …insomma pareva non sottintendere solo disgrazie ma,… sottacere altro (?)
Ho avvertito l’obbligo di fornire alcune precisazioni.

M’auguro che venga pubblicata, autenticando che il chiaro confronto porta sempre il bene a chi ne fa uso quando franco e civile é la dialettica
Ecco il mio testo:

SCIOGLIEREMO I NOSTRI NODI E I VOSTRI CAPESTRI
Bruno Pappalardo – 07.12,2018

Sul Corriere della Sera, qualche giorno fa, un articolo di Angelo Panebianco, titolato “ Crescita negata: sciogliere i nodi del Sud”.
Bisogna dire che la premessa segnalata nel primo capoverso: “È solo dalla società meridionale che un giorno potrebbe partire un movimento capace di rimettere in moto lo sviluppo”, non è un brutto inizio.
Non è affatto spiacevole per un meridionalista questa prolusione, perché concettualmente, lascia presumere che chiunque desideri per sé un vantaggio o miglioramento (o per gli altri o per la propria comunità ) ebbene, debba essere artefice della propria provvidenza, protagonista del proprio giovamento e senza cercare soccorso alieno.
Se questo poi, si esplicita nelle forme tradizionali e abituali per il Sud, di elemosine evangelistiche dall’acre sapore ”assistenziale ” ( come il “reddito di cittadinanza” dei 5S) ebbene, allora ricadiamo tutti nel più melmoso immobilismo.
Questo obolo dei 5S, da un buon pretesto al Panebianco di allestire una kermesse di luoghi comuni, di stereotipi secolari. 

Si accetta, dunque, volentieri il preambolo, anche per lo scrivente e per tutti gli altri testardi inguaribili meridionalisti come quelli del PARTITO DEL SUD, compagine progressista che, …ma guardi un pò la coincidenza, dottor Panebianco, questo, scrisse ed editò, nel 2015, un libro titolato “ CON IL SUD SI RIPARTE”, - sottotitolo: idee, progetti, programmi per il rilancio del Paese –
In effetti il sottotitolo esprime/va lo stesso concetto del Suo preambolo.
E’ la dimostrazione che Panebianco, non conosce affatto le realtà sociali e politiche del Meridione e neppure quelle nazionali come, per l’appunto il Partito del Sud, sempre scevro dallo stereotipato vittimismo, in se lamentoso, o da nostalgici richiami al pur glorioso passato, strumentalmente taciuto all’intera Italia per oltre un secolo ma, al contrario, da circa dieci anni, questi progressisti, sono stati presenti in ogni agone elettorale, con liste singole e con altri del fronte progressista. Sono stati, ovviamente, presenti nel 2011 e nel 2016, convinti dei programmi e della coerenza etica, accanto al sindaco Luigi de Magistris.
Se fa caso, nella sottotitolazione rende manifesta la convinzione che possa essere il Sud a far ripartire il Paese.

Credo che, Panebianco non sapesse neppure della sua esistenza! ( prefazione di Luigi de Magistris e introduzione di Michele Emiliano)
Or dunque, di che si parla?

Per cancellare anche quell’ infida locuzione che fa cenno alla richiesta di “risarcimenti” che il Sud intero vorrebbe sempre chiedere, ebbene,… il vero Sud non chiede nulla che non sia il giusto! Chiede, per equità, quello che viene dato, oggi, con generosità agli altri.
No ai “risarcimenti “, no affatto, ma cito da “ La parola di un settentrionale; in Il buongoverno, di Luigi Einaudi :

“ È vero che noi settentrionali abbiamo contribuito qualcosa di meno ed abbiamo profittato qualcosa di più delle spese fatte dallo Stato italiano dopo la conquista dell'unità e dell'indipendenza nazionale, peccammo di egoismo quando il settentrione riuscì a cingere di una forte barriera doganale il territorio ed ad assicurare così alle proprie industrie il monopolio del mercato meridionale, con la conseguenza di impoverire l'agricoltura, unica industria del Sud; è vero che abbiamo spostato molta ricchezza dal Sud al Nord con la vendita dell'asse ecclesiastico e del demanio e coi prestiti pubblici”.
Ecco, questo è il concetto di “Passato” di “Storia” di noi meridionalisti.
Ecco, questo é quel punto dell’editoriale, in cui si sostiene che: “possiamo solo constatare che il più antico e persistente dei problemi italiani”. 

Esiste ancora e si chiama “spending review” dei poveri.
Le città, i comuni del Sud sono sotto la pressa dei bilanci.
E’ come dire che “ chi non può pagare l’affitto, è , in effetti, colui che paga l’affitto”!
Ecco la difficoltà di rialzare la testa quando qualcuno intenzionalmente aspetta pronto per mozzartela. Sono troppo evidenti le ragioni ma troppo lungo spiegarsi.
Sono troppi evidenti i vantaggi che ha, una parte del Paese se al Sud persiste e cresce la disoccupazione, 

l’emigrazione di giovani laureati e non, il turismo della Sanità, gli esodi nelle università del Nord. Troppo evidente e chiaro perché non arrivano investimenti quando da Roma al Nord barcolla e chiede soldi.
Gramsci sosteneva che era inutile piantare semi in un deserto se manca l’acqua.
Credo che si debba cercare per il Sud un’autonomia fiscale e che non passi più sotto la tagliola del “Federalismo solidale” ( modifica al titolo V della Costituzione)
Uno sciagurato scippo alle poche risorse che restavano al Sud, compromesse per una “Utopia” di solidarietà ancora una volta imboccata, come narcosi.
L’articolo termina con un pessimistico futuro,…anzi pressappoco una condanna: “ il Sud mai riuscirà a rialzarsi e riscattarsi” .

Certo non siamo neppure nell’agenda dell’attuale incesto governativo! ( salvo a credere che il “reddito” sia solo del Sud) Riusciremo a lottare con le armi giuste la criminalità organizzata con l’attuale DL. Salvini sull’Insicurezza? 

Il Sud ha energie. Vere energie purtroppo inespresse perché mancava il tornio.
Riuscirà a ricostruirlo. Purché solo, saprà riconnettersi al proprio forte impianto di conoscenze, scienze e sapere delle grandi filosofie del mondo occidentale. Saprà, certo, riordinare le tessere per il nuovo mosaico e chiedere alle proprie città, autonomia credibile ed eticamente libere.
Libere dal gabbio di ingiustificati e mancati finanziamenti ordinari ai nostri Comuni, dalla pressione criminale e fiscale dello Stato e di una storia, oggi, ancora avversa, per riacciuffare la reputazione internazionale e approdare su ogni spiaggia di vergini mercati del nostro mediterraneo.
Cordiali Saluti
BRUNO PAPPALARDO
Componente CDN del PARTITO DEL SUD







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08/12/2007 - 08/12/2018 Il Partito del Sud compie undici anni. BUON COMPLEANNO AL PARTITO DEL SUD !!

Il giorno 08/12/2007 nella sala congressi dell'Hotel Serapo di Gaeta veniva fondato il Partito del Sud.

Nei dieci anni dalla fondazione il Partito del Sud è sempre stato presente ogni anno, con il proprio simbolo, a elezioni nazionali, provinciali e comunali; inoltre a convegni, volantinaggi, trasmissioni televisive locali e nazionali, comizi, dibattiti e tante altre manifestazioni.


BUON COMPLEANNO E CENTO DI QUESTI GIORNI AL PARTITO DEL SUD !!






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Il giorno 08/12/2007 nella sala congressi dell'Hotel Serapo di Gaeta veniva fondato il Partito del Sud.

Nei dieci anni dalla fondazione il Partito del Sud è sempre stato presente ogni anno, con il proprio simbolo, a elezioni nazionali, provinciali e comunali; inoltre a convegni, volantinaggi, trasmissioni televisive locali e nazionali, comizi, dibattiti e tante altre manifestazioni.


BUON COMPLEANNO E CENTO DI QUESTI GIORNI AL PARTITO DEL SUD !!






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domenica 2 dicembre 2018

È il momento di unità da Sud a Nord ! - Roma 1 Dicembre: Luigi de Magistris al Teatro Italia

Di Natale Cuccurese

 Dopo il percorso delle tre assemblee estive, ieri abbiamo partecipiamo all’assemblea organizzata da Luigi De Magistris al Teatro Italia a Roma.

Come Meridionalisti Progressisti giudichiamo positivamente l’appello lanciato dal sindaco di Napoli con cui abbiamo costruito fin dal 2011 un percorso di sostegno e condivisione insieme a tutte quelle forze alternative che, senza autoreferenzialità o purismi fuori dal tempo, dopo aver a Napoli relegato all’opposizione Pd, M5S e destre varie ora vogliono essere alternativa, nazionale e non solo, all’attuale governo pentaleghista, il più a destra della storia repubblicana.

Non è più il momento dell’egocentrismo ma quello dell’unità, in nome della democrazia, del rispetto della Costituzione, del riscatto e del bene comune degli sfruttati.

In quest’ottica abbiamo ascoltato con attenzione, e rispetto, il Sindaco Luigi de Magistris.
Come durante la Resistenza, è il momento di dare priorità alle tante cose che ci accomunano e non di focalizzare le poche che dividono.

È il momento di unire le lotte da Sud a Nord perché, mentre c’è chi si incaponisce a discutere di questioni di lana caprina, Sagunto brucia!






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Di Natale Cuccurese

 Dopo il percorso delle tre assemblee estive, ieri abbiamo partecipiamo all’assemblea organizzata da Luigi De Magistris al Teatro Italia a Roma.

Come Meridionalisti Progressisti giudichiamo positivamente l’appello lanciato dal sindaco di Napoli con cui abbiamo costruito fin dal 2011 un percorso di sostegno e condivisione insieme a tutte quelle forze alternative che, senza autoreferenzialità o purismi fuori dal tempo, dopo aver a Napoli relegato all’opposizione Pd, M5S e destre varie ora vogliono essere alternativa, nazionale e non solo, all’attuale governo pentaleghista, il più a destra della storia repubblicana.

Non è più il momento dell’egocentrismo ma quello dell’unità, in nome della democrazia, del rispetto della Costituzione, del riscatto e del bene comune degli sfruttati.

In quest’ottica abbiamo ascoltato con attenzione, e rispetto, il Sindaco Luigi de Magistris.
Come durante la Resistenza, è il momento di dare priorità alle tante cose che ci accomunano e non di focalizzare le poche che dividono.

È il momento di unire le lotte da Sud a Nord perché, mentre c’è chi si incaponisce a discutere di questioni di lana caprina, Sagunto brucia!






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domenica 25 novembre 2018

26 NOVEMBRE 2018 - SCOMPARE NEL SILENZIO DI ISTITUZIONI E MEDIA IL BANCO DI NAPOLI: UNA ”RAPINA” BEN CONFEZIONATA CHE RENDE IL SUD ANCORA PIÙ INDIFESO ED ANCORA PIÙ COLONIA


Di Natale Cuccurese

Cala il sipario sul Banco di Napoli, che da domani 26 novembre verra’ definitivamente incorporato in Intesa Sanpaolo. Non scomparira’ pero’ il logo che restera’ nelle insegne delle filiali.

Fondato nel 1539, il Banco di Napoli è una delle più antiche banche d’Italia, segnando tra alterne vicende la storia del Paese. Nel 1794, Ferdinando IV di Borbone riunì tutti i pubblici banchi in un unico Banco nazionale di Napoli. Nel dicembre del 1808, Gioacchino Murat divenuto re di Napoli, tentò di creare un banco sotto forma di società per azioni sul modello della Banca di Francia. Successivamente, dal 1861 al 1926 è stato istituto di emissione e definito Istituto di credito di diritto pubblico. Le sue origini risalgono ai cosiddetti banchi pubblici dei luoghi pii, sorti all’ombra del Vesuvio tra il XVI e il XVII secolo, in particolare ad un monte di pietà, il Banco della Pietà, fondato nel 1539 con lo scopo filantropico di concedere prestiti su pegno ai cittadini senza interessi. Prima ancora che la crisi caratterizzasse la storia recente, nel 1994 il Banco fu investito da una fase difficile causata da prestiti finiti in sofferenza; una situazione che determinò due anni più tardi l’intervento dello Stato con la nascita della Sga (1997) con 12.378 miliardi di vecchie lire di questi crediti e la privatizzazione tramite asta pubblica: il controllo fu svenduto nel 1997 alla cordata INA-BNL (Banca Nazionale del Lavoro) per la ridicola cifra di 61,4 miliardi di lire (circa 30 milioni di euro), fu rivenduto nel novembre 2000 al Sanpaolo-Imi di Torino, poi confluito nel gruppo Intesa Sanpaolo. Il 31 dicembre 2002 il Banco di Napoli fu incorporato nel Sanpaolo-Imi. La storia gloriosa del Banco di Napoli finì allora. I manager del Sanpaolo di Torino fecero sparire anche il nome ed il logo della Banca napoletana tra il 2003 ed il 2007. Poi furono costretti a riprenderne il marchio, quando si accorsero della forza commerciale che aveva. Il logo, che riportava gli stemmi degli antichi banchi che si fusero tra loro per dare vita al Banco di Napoli, fu comunque sostituito da anonimi archi.
Passano gli anni e si arriva al 2016, quando in seguito a un decreto del ministero dell’Economia lo Stato esercita un vecchio diritto di pegno e compra da Intesa Sanpaolo il 100 per cento delle azioni della Sga. Dai cui bilanci risulta un utile di 500 milioni di euro, frutto del recupero del 90 per cento dei crediti che, a questo punto, dovrebbero essere considerati tutt’altro che inesigibili.

La Sga (società per la gestione delle attività, ndr) del Banco di Napoli ha infatti ottenuto enormi utili dalla riscossione dei crediti considerati inesigibili e grazie a questo profitto ha potuto creare il Fondo Atlante con cui sono state recentemente salvate le banche del Nord.
Un paradosso considerato anche un altro aspetto molto grave, quello relativo alle posizioni degli azionisti del Banco di Napoli che non hanno ottenuto alcun risarcimento nonostante l’enorme utile accumulato dalla Sga. Il tutto si consuma nel silenzio, complice, delle istituzioni.

E i dipendenti che fine faranno? Emigreranno!
Nel Gruppo Intesa Sanpaolo entro il 2020 “andranno in pensione, sfruttando gli scivoli previsti per i dipendenti bancari, una cifra pari a 9 mila addetti”. Quanti di questi saranno dipendenti del Sud? Almeno un terzo, forse di più, visto che Intesa Sanpaolo annuncia la chiusura di “circa 170 sportelli nei prossimi anni, soprattutto nelle aree meno redditizie di Campania e Calabria”.
A fronte di questi tagli, l’annuncio della Banca: “abbiamo deciso di assumere come Gruppo 1500 persone (…) una componente significativa sarà nelle regioni meridionali”.
La realtà è che poiché la legge di stabilità 2018 prevede il “Bonus Sud” (sgravio dei contributi al 100% per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani al di sotto dei 25 anni e disoccupati da almeno sei mesi) Intesa Sanpaolo ne approfitterà per ulteriori risparmi: qualche centinaio di nuove assunzioni al Sud, esenti da contributi, in cambio di 2-3 mila uscite. Ma dove andranno a lavorare i neo-assunti ? Lo anticipa Il Mattino (23.12.2017): “Per il personale l’incorporazione del Banco di Napoli vuol dire che i confini regionali dal 2018 non esisteranno più.” Ciò significa che “i trasferimenti non avverranno necessariamente a livello di area Sud ma nell’ambito dell’intero gruppo, quindi anche verso il Centro e il Nord (…)” saranno soggetti a “eventuali spostamenti “ (…) “soprattutto i più giovani e i 1500 che saranno assunti”.
A Napoli non resterà neanche una direzione generale. “Le circa 50 persone che vi lavorano dovrebbero essere dimezzate nel giro di un anno. Molte di loro matureranno i requisiti per andare in pensione. Le altre saranno trasferite”.

Una vicenda, questa del Banco di Napoli, emblematica delle ruberie che continuano senza sosta, da sempre, ai danni del Mezzogiorno. Ha dichiarato pochi giorni fa l’ex Presidente Napolitano:”Nel momento in cui si è ritenuto che il soddisfacimento di esigenze incontestabili di razionalità ed efficienza, in un contesto molto difficile per l’intero sistema bancario italiano, si debba spingere fino al punto di cancellare, almeno sul piano giuridico-formale, lo storico istituto di credito del Mezzogiorno, non posso non esprimere rammarico e preoccupazione. Ritengo che si debba rendere omaggio alla storia del Banco, che ha costituito una grande realtà rappresentativa dei ceti produttivi e del popolo dei risparmiatori delle regioni meridionali, dando – pur tra non pochi alti e bassi – contributi essenziali nel contrastare lo squilibrio tra Nord e Sud, ovvero la principale tara dello sviluppo nazionale. Non vorrei che questo doloroso commiato riflettesse un ulteriore indebolimento dell’attenzione e della comprensione, a livello nazionale, per gli attuali ancor oggi cosi’ gravi problemi di Napoli e del Mezzogiorno”.
E se lo dice anche lui vuol proprio dire che questa vicenda è, oltre che preoccupante, veramente scandalosa per come è avvenuta, almeno per chi conserva ancora un minimo di onestà intellettuale...

Fonti: Il Mattino, Editoriale il Giglio,Il Denaro, Affari Italiani



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Di Natale Cuccurese

Cala il sipario sul Banco di Napoli, che da domani 26 novembre verra’ definitivamente incorporato in Intesa Sanpaolo. Non scomparira’ pero’ il logo che restera’ nelle insegne delle filiali.

Fondato nel 1539, il Banco di Napoli è una delle più antiche banche d’Italia, segnando tra alterne vicende la storia del Paese. Nel 1794, Ferdinando IV di Borbone riunì tutti i pubblici banchi in un unico Banco nazionale di Napoli. Nel dicembre del 1808, Gioacchino Murat divenuto re di Napoli, tentò di creare un banco sotto forma di società per azioni sul modello della Banca di Francia. Successivamente, dal 1861 al 1926 è stato istituto di emissione e definito Istituto di credito di diritto pubblico. Le sue origini risalgono ai cosiddetti banchi pubblici dei luoghi pii, sorti all’ombra del Vesuvio tra il XVI e il XVII secolo, in particolare ad un monte di pietà, il Banco della Pietà, fondato nel 1539 con lo scopo filantropico di concedere prestiti su pegno ai cittadini senza interessi. Prima ancora che la crisi caratterizzasse la storia recente, nel 1994 il Banco fu investito da una fase difficile causata da prestiti finiti in sofferenza; una situazione che determinò due anni più tardi l’intervento dello Stato con la nascita della Sga (1997) con 12.378 miliardi di vecchie lire di questi crediti e la privatizzazione tramite asta pubblica: il controllo fu svenduto nel 1997 alla cordata INA-BNL (Banca Nazionale del Lavoro) per la ridicola cifra di 61,4 miliardi di lire (circa 30 milioni di euro), fu rivenduto nel novembre 2000 al Sanpaolo-Imi di Torino, poi confluito nel gruppo Intesa Sanpaolo. Il 31 dicembre 2002 il Banco di Napoli fu incorporato nel Sanpaolo-Imi. La storia gloriosa del Banco di Napoli finì allora. I manager del Sanpaolo di Torino fecero sparire anche il nome ed il logo della Banca napoletana tra il 2003 ed il 2007. Poi furono costretti a riprenderne il marchio, quando si accorsero della forza commerciale che aveva. Il logo, che riportava gli stemmi degli antichi banchi che si fusero tra loro per dare vita al Banco di Napoli, fu comunque sostituito da anonimi archi.
Passano gli anni e si arriva al 2016, quando in seguito a un decreto del ministero dell’Economia lo Stato esercita un vecchio diritto di pegno e compra da Intesa Sanpaolo il 100 per cento delle azioni della Sga. Dai cui bilanci risulta un utile di 500 milioni di euro, frutto del recupero del 90 per cento dei crediti che, a questo punto, dovrebbero essere considerati tutt’altro che inesigibili.

La Sga (società per la gestione delle attività, ndr) del Banco di Napoli ha infatti ottenuto enormi utili dalla riscossione dei crediti considerati inesigibili e grazie a questo profitto ha potuto creare il Fondo Atlante con cui sono state recentemente salvate le banche del Nord.
Un paradosso considerato anche un altro aspetto molto grave, quello relativo alle posizioni degli azionisti del Banco di Napoli che non hanno ottenuto alcun risarcimento nonostante l’enorme utile accumulato dalla Sga. Il tutto si consuma nel silenzio, complice, delle istituzioni.

E i dipendenti che fine faranno? Emigreranno!
Nel Gruppo Intesa Sanpaolo entro il 2020 “andranno in pensione, sfruttando gli scivoli previsti per i dipendenti bancari, una cifra pari a 9 mila addetti”. Quanti di questi saranno dipendenti del Sud? Almeno un terzo, forse di più, visto che Intesa Sanpaolo annuncia la chiusura di “circa 170 sportelli nei prossimi anni, soprattutto nelle aree meno redditizie di Campania e Calabria”.
A fronte di questi tagli, l’annuncio della Banca: “abbiamo deciso di assumere come Gruppo 1500 persone (…) una componente significativa sarà nelle regioni meridionali”.
La realtà è che poiché la legge di stabilità 2018 prevede il “Bonus Sud” (sgravio dei contributi al 100% per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani al di sotto dei 25 anni e disoccupati da almeno sei mesi) Intesa Sanpaolo ne approfitterà per ulteriori risparmi: qualche centinaio di nuove assunzioni al Sud, esenti da contributi, in cambio di 2-3 mila uscite. Ma dove andranno a lavorare i neo-assunti ? Lo anticipa Il Mattino (23.12.2017): “Per il personale l’incorporazione del Banco di Napoli vuol dire che i confini regionali dal 2018 non esisteranno più.” Ciò significa che “i trasferimenti non avverranno necessariamente a livello di area Sud ma nell’ambito dell’intero gruppo, quindi anche verso il Centro e il Nord (…)” saranno soggetti a “eventuali spostamenti “ (…) “soprattutto i più giovani e i 1500 che saranno assunti”.
A Napoli non resterà neanche una direzione generale. “Le circa 50 persone che vi lavorano dovrebbero essere dimezzate nel giro di un anno. Molte di loro matureranno i requisiti per andare in pensione. Le altre saranno trasferite”.

Una vicenda, questa del Banco di Napoli, emblematica delle ruberie che continuano senza sosta, da sempre, ai danni del Mezzogiorno. Ha dichiarato pochi giorni fa l’ex Presidente Napolitano:”Nel momento in cui si è ritenuto che il soddisfacimento di esigenze incontestabili di razionalità ed efficienza, in un contesto molto difficile per l’intero sistema bancario italiano, si debba spingere fino al punto di cancellare, almeno sul piano giuridico-formale, lo storico istituto di credito del Mezzogiorno, non posso non esprimere rammarico e preoccupazione. Ritengo che si debba rendere omaggio alla storia del Banco, che ha costituito una grande realtà rappresentativa dei ceti produttivi e del popolo dei risparmiatori delle regioni meridionali, dando – pur tra non pochi alti e bassi – contributi essenziali nel contrastare lo squilibrio tra Nord e Sud, ovvero la principale tara dello sviluppo nazionale. Non vorrei che questo doloroso commiato riflettesse un ulteriore indebolimento dell’attenzione e della comprensione, a livello nazionale, per gli attuali ancor oggi cosi’ gravi problemi di Napoli e del Mezzogiorno”.
E se lo dice anche lui vuol proprio dire che questa vicenda è, oltre che preoccupante, veramente scandalosa per come è avvenuta, almeno per chi conserva ancora un minimo di onestà intellettuale...

Fonti: Il Mattino, Editoriale il Giglio,Il Denaro, Affari Italiani



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mercoledì 7 novembre 2018

DISPONIBILITÀ’ APPELLO DI LUIGI DE MAGISTRIS




C O M U N I C A T O


Il PARTITO DEL SUD - MERIDIONALISTI PROGRESSISTI accoglie e dà la sua disponibilità all'appello del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, condividendone obiettivi, motivazioni ed idealità, confermando sostegno, rapporti e collaborazione già in essere dal 2011.
Saremo presenti il 1 Dicembre a Roma anche per dare il nostro contributo.

Il CDN del Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti





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C O M U N I C A T O


Il PARTITO DEL SUD - MERIDIONALISTI PROGRESSISTI accoglie e dà la sua disponibilità all'appello del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, condividendone obiettivi, motivazioni ed idealità, confermando sostegno, rapporti e collaborazione già in essere dal 2011.
Saremo presenti il 1 Dicembre a Roma anche per dare il nostro contributo.

Il CDN del Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti





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