sabato 10 agosto 2019

L’ascesa di Salvini è ancora resistibile



Interessante analisi in ottica meridionalista, sullo scenario della crisi governativa e sui possibili risvolti per il Sud, da parte del nostro Presidente nazionale, pubblicata oggi da Left.
Di Natale Cuccurese
Salvini apre una crisi di governo su cui gli analisti politici azzardano motivazioni disparate. Sicuramente una delle cause principali è la mancata approvazione dell’autonomia differenziata, presente nel “contratto di governo”, e su cui i Cinquestelle han fatto negli ultimi mesi una costante ostruzione, resisi finalmente conto di cosa poteva comportare per loro, in termini di perdita di consenso verso il loro elettorato del Sud, questa approvazione.
Salvini si è perciò visto costretto ad agire, pressato fra richieste della Lega (del Nord), soprattutto veneta, e della relativa imprenditoria a sostegno, di cui le dichiarazioni di oggi del Presidente Confindustria di Vicenza, Luciano Vescovi, sono più che esplicative. Ovviamente Salvini, impegnato nell’affermazione di una Lega nazionale, e proprio in questi giorni in un tour sulle spiagge del Mezzogiorno, non poteva certo rivelare in pieno questo aspetto della crisi, visto che ha bisogno del voto del Sud per affermarsi e poter ambire a quei “pieni poteri”, come ha dichiarato a Pescara l’altro ieri aprendo la crisi, facendo così capire la vera posta in gioco in Italia, dove ovviamente chi è per la difesa dello Stato di diritto, della Costituzione, della democrazia non può che opporsi all’abisso totalitario che si potrebbe aprire davanti a tutti noi nel prossimo futuro. L’affermazione elettorale di Salvini, dotato di “pieni poteri”, significherebbe anche lo sdoganamento di politiche contro lo sviluppo del Mezzogiorno, a cominciare dalla approvazione della “Secessione dei ricchi”, nella sua versione più virulenta, quella Veneta. 

Bisogna che si metta in campo uno sforzo straordinario per raccontare cosa comporterebbe per il Sud nei prossimi anni questa approvazione (dati alla mano su quanto già è stato scippato e quanto lo sarà), spiegando le conseguenze nel dettaglio a tutti gli elettori, soprattutto a quelli del Sud.
ll Regionalismo differenziato è infatti dimostrato, man mano che ne sono state svelate le carte, è un progetto iniquo, egoistico e neoliberista, che dividerà l’Italia e penalizzerà principalmente il Sud, ma che, aprendo ovunque alle privatizzazioni, a partire da temi fondamentali quali scuola e salute, andrà a colpire anche il Nord, nelle fasce meno tutelate della popolazione, come lavoratori, studenti e pensionati.
A quel punto sarebbe legittimo domandarsi se potremo ancora considerarci un’unica nazione. La nostra è una costruzione nazionale e sociale delicata, molto complicata, fatta di culture e storie condivise. E’ il frutto di un vincolo di cittadinanza, motivato da memorie e sentimenti comuni, un patto di lealtà e solidarietà nazionale, del sentirsi uguali pur vivendo in zone diversamente sviluppate. Ebbene questo vincolo potrebbe rompersi dinanzi alla concessione dell’autonomia regionale.
Il tutto, dopo dieci anni, senza aver mai fissato, per volontà politica, i livelli essenziali di prestazione (Lep) e i fabbisogni standard perché non vi fossero cittadini di serie A e cittadini di serie B. Addirittura la Lega, che ora si spaccia per partito nazionale, porta avanti una inedita forma di “nazionalismo secessionista”, come lo definisce Isaia Sales, unico caso al mondo, che si estrinseca mediante un razzismo che oltre che etnico è anche territoriale.
Cos’è se non “razzismo territoriale” ritenere che alcuni italiani, se abitanti di alcune particolari regioni, valgono di meno di altri italiani? La cosa agghiacciante è che, in questo delirante scenario secessionista, la Lega trova sponde in parte del Pd, come nel caso dell’Emilia-Romagna, dove il presidente Bonaccini si è posto all’inseguimento della Lega. Come detto recentemente da Luciano Canfora sul Manifesto, “Anche questo disgusta. Ma come può il Pd pensare di recuperare nel centro-sud con una proposta simile a quella di Zaia “. Il tutto assume una veste ambigua se non dissociata, visto che già si può prevedere con ragionevole certezza, in vista delle elezioni regionali in Emilia-Romagna, la chiamata all’unione delle forze progressiste per un fronte comune, che esprima un “voto utile”, in nome dell’antifascismo e del contrasto a quella stessa Lega di cui in realtà si clonano modi e richieste…
Il cittadino che non risiede in aree ricche si appresterebbe così a ricevere meno servizi e avere meno opportunità, così che i gap dei servizi, nella scuola, sanità, asili, risorse di sostegno all’apparato produttivo e alle infrastrutture, diventerà “legittimo e codificato per legge”. Non saranno più considerati un esito  involontario di una particolare storia nazionale, e perciò da superare, ma un privilegio etnico-territoriale, immodificabile, dovuto a una sorta di superiorità di stampo, se non razziale, almeno misticista-protestante.
Il pericolo è proprio che, per non scontentare l’elettorato e l’imprenditoria del Nord, Pd e M5S, che al Nord han sostenuto con forza le ragioni delle Regioni “secessioniste”, trovino un accordo, anche nell’eventuale formazione di un governo di garanzia, convergendo sulla proposta di Regionalismo emiliano, presentandolo come “temperato”. In realtà nessuna forma di Secessione dei Ricchi è plausibile e bisogna opporsi a questa con forza, anche partendo dalle dichiarazioni che alcuni Presidenti di regione del Partito democratico, come De Luca, Emiliano e Rossi hanno rilasciato nelle ultime settimane, aprendo anche il tema della contraddizione Sud-Nord all’interno del Pd nazionale, mettendo in luce il carattere pericoloso per l’unità nazionale ed eversivo che è insito in questa proposta. Da qui ripartire, per non assecondare il tentativo di “golpe” leghista, ricompattare il fronte democratico in nome di una nuova “Resistenza” e fermare “la resistibile ascesa di Salvini”.
La “secessione dei ricchi” impone a tutti noi l’impegno a non abbandonare la lotta per portare al centro dell’agenda politica i temi della questione meridionale e della equità sociale (e territoriale) da un punto di vista gramsciano, anche all’interno degli stessi partiti nazionali progressisti.
Il futuro del Meridione non è mai stato a rischio come adesso.

Natale Cuccurese è presidente e segretario nazionale del partito del Sud-meridionalisti progressisti

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Interessante analisi in ottica meridionalista, sullo scenario della crisi governativa e sui possibili risvolti per il Sud, da parte del nostro Presidente nazionale, pubblicata oggi da Left.
Di Natale Cuccurese
Salvini apre una crisi di governo su cui gli analisti politici azzardano motivazioni disparate. Sicuramente una delle cause principali è la mancata approvazione dell’autonomia differenziata, presente nel “contratto di governo”, e su cui i Cinquestelle han fatto negli ultimi mesi una costante ostruzione, resisi finalmente conto di cosa poteva comportare per loro, in termini di perdita di consenso verso il loro elettorato del Sud, questa approvazione.
Salvini si è perciò visto costretto ad agire, pressato fra richieste della Lega (del Nord), soprattutto veneta, e della relativa imprenditoria a sostegno, di cui le dichiarazioni di oggi del Presidente Confindustria di Vicenza, Luciano Vescovi, sono più che esplicative. Ovviamente Salvini, impegnato nell’affermazione di una Lega nazionale, e proprio in questi giorni in un tour sulle spiagge del Mezzogiorno, non poteva certo rivelare in pieno questo aspetto della crisi, visto che ha bisogno del voto del Sud per affermarsi e poter ambire a quei “pieni poteri”, come ha dichiarato a Pescara l’altro ieri aprendo la crisi, facendo così capire la vera posta in gioco in Italia, dove ovviamente chi è per la difesa dello Stato di diritto, della Costituzione, della democrazia non può che opporsi all’abisso totalitario che si potrebbe aprire davanti a tutti noi nel prossimo futuro. L’affermazione elettorale di Salvini, dotato di “pieni poteri”, significherebbe anche lo sdoganamento di politiche contro lo sviluppo del Mezzogiorno, a cominciare dalla approvazione della “Secessione dei ricchi”, nella sua versione più virulenta, quella Veneta. 

Bisogna che si metta in campo uno sforzo straordinario per raccontare cosa comporterebbe per il Sud nei prossimi anni questa approvazione (dati alla mano su quanto già è stato scippato e quanto lo sarà), spiegando le conseguenze nel dettaglio a tutti gli elettori, soprattutto a quelli del Sud.
ll Regionalismo differenziato è infatti dimostrato, man mano che ne sono state svelate le carte, è un progetto iniquo, egoistico e neoliberista, che dividerà l’Italia e penalizzerà principalmente il Sud, ma che, aprendo ovunque alle privatizzazioni, a partire da temi fondamentali quali scuola e salute, andrà a colpire anche il Nord, nelle fasce meno tutelate della popolazione, come lavoratori, studenti e pensionati.
A quel punto sarebbe legittimo domandarsi se potremo ancora considerarci un’unica nazione. La nostra è una costruzione nazionale e sociale delicata, molto complicata, fatta di culture e storie condivise. E’ il frutto di un vincolo di cittadinanza, motivato da memorie e sentimenti comuni, un patto di lealtà e solidarietà nazionale, del sentirsi uguali pur vivendo in zone diversamente sviluppate. Ebbene questo vincolo potrebbe rompersi dinanzi alla concessione dell’autonomia regionale.
Il tutto, dopo dieci anni, senza aver mai fissato, per volontà politica, i livelli essenziali di prestazione (Lep) e i fabbisogni standard perché non vi fossero cittadini di serie A e cittadini di serie B. Addirittura la Lega, che ora si spaccia per partito nazionale, porta avanti una inedita forma di “nazionalismo secessionista”, come lo definisce Isaia Sales, unico caso al mondo, che si estrinseca mediante un razzismo che oltre che etnico è anche territoriale.
Cos’è se non “razzismo territoriale” ritenere che alcuni italiani, se abitanti di alcune particolari regioni, valgono di meno di altri italiani? La cosa agghiacciante è che, in questo delirante scenario secessionista, la Lega trova sponde in parte del Pd, come nel caso dell’Emilia-Romagna, dove il presidente Bonaccini si è posto all’inseguimento della Lega. Come detto recentemente da Luciano Canfora sul Manifesto, “Anche questo disgusta. Ma come può il Pd pensare di recuperare nel centro-sud con una proposta simile a quella di Zaia “. Il tutto assume una veste ambigua se non dissociata, visto che già si può prevedere con ragionevole certezza, in vista delle elezioni regionali in Emilia-Romagna, la chiamata all’unione delle forze progressiste per un fronte comune, che esprima un “voto utile”, in nome dell’antifascismo e del contrasto a quella stessa Lega di cui in realtà si clonano modi e richieste…
Il cittadino che non risiede in aree ricche si appresterebbe così a ricevere meno servizi e avere meno opportunità, così che i gap dei servizi, nella scuola, sanità, asili, risorse di sostegno all’apparato produttivo e alle infrastrutture, diventerà “legittimo e codificato per legge”. Non saranno più considerati un esito  involontario di una particolare storia nazionale, e perciò da superare, ma un privilegio etnico-territoriale, immodificabile, dovuto a una sorta di superiorità di stampo, se non razziale, almeno misticista-protestante.
Il pericolo è proprio che, per non scontentare l’elettorato e l’imprenditoria del Nord, Pd e M5S, che al Nord han sostenuto con forza le ragioni delle Regioni “secessioniste”, trovino un accordo, anche nell’eventuale formazione di un governo di garanzia, convergendo sulla proposta di Regionalismo emiliano, presentandolo come “temperato”. In realtà nessuna forma di Secessione dei Ricchi è plausibile e bisogna opporsi a questa con forza, anche partendo dalle dichiarazioni che alcuni Presidenti di regione del Partito democratico, come De Luca, Emiliano e Rossi hanno rilasciato nelle ultime settimane, aprendo anche il tema della contraddizione Sud-Nord all’interno del Pd nazionale, mettendo in luce il carattere pericoloso per l’unità nazionale ed eversivo che è insito in questa proposta. Da qui ripartire, per non assecondare il tentativo di “golpe” leghista, ricompattare il fronte democratico in nome di una nuova “Resistenza” e fermare “la resistibile ascesa di Salvini”.
La “secessione dei ricchi” impone a tutti noi l’impegno a non abbandonare la lotta per portare al centro dell’agenda politica i temi della questione meridionale e della equità sociale (e territoriale) da un punto di vista gramsciano, anche all’interno degli stessi partiti nazionali progressisti.
Il futuro del Meridione non è mai stato a rischio come adesso.

Natale Cuccurese è presidente e segretario nazionale del partito del Sud-meridionalisti progressisti

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mercoledì 10 luglio 2019

CONTRO LA SECESSIONE DEI RICCHI, ANCHE IN EMILIA-ROMAGNA! - Comunicato Stampa

Comunicato stampa

CONTRO LA SECESSIONE DEI RICCHI, ANCHE IN EMILIA-ROMAGNA!

C’è chi pensa di risolvere i problemi del Paese separandosi, come da anni vogliono fare i leghisti, o spaccandolo ancora di più, come nel caso del Pd dell’Emilia-Romagna, che ha chiesto di avocare alla Regione la competenza su 15 materie sottraendole allo Stato. Noi pensiamo che la “secessione dei ricchi” sia un disegno eversivo che punta a smontare la Costituzione, esattamente come fece Renzi con la riforma costituzionale.
Il progetto di autonomia è costruito su indicatori palesemente sperequati e pone le condizioni perché le disuguaglianze fra territori crescano ulteriormente con la conseguenza di creare cittadini di serie A che risiedono in aree ricche e cittadini di serie B che risiedono in territori con minori opportunità. Un disegno sbagliato e miope che avrà effetti negativi anche al nord, in particolare per le fasce più povere, con la definitiva affermazione del ruolo del privato nel pubblico che, senza una cornice nazionale, prenderà il sopravvento con un’ulteriore spinta alle privatizzazioni.
In poche parole si vuole istituzionalizzare lo stato di “colonia” interna per intere parti del territorio nazionale, il Sud in primis, il che porterà ad uno scontro inevitabile. Chi volge il capo dall’altra parte oggi, o addirittura governa insieme a chi vuole l’autonomia, è complice delle mire leghiste e domani porterà la responsabilità della possibile “balcanizzazione” del Paese.
Pochi giorni fa il Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del consiglio dei ministri ha stroncato gli schemi di intesa delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna parlando di: “collisione con il dettato costituzionale”, “determinazione di fatto di nuove Regioni a statuto speciale”, “dubbi di costituzionalità”, “presenza di materie strutturalmente non devolvibili”, “ambiti potenzialmente suscettibili di creare disparità di trattamento tra regioni nella libera circolazione di persone e cose”, “limitazioni dell’esercizio del diritto al lavoro”, “ingiustificato trasferimento di risorse verso le regioni ad autonomia differenziata, con conseguente deprivazione delle altre”. Ci domandiamo come si possa fare finta di ignorare allarmi di così grande rilevanza.
Non passa giorno senza che il Presidente Bonaccini incalzi il governo a procedere sulla autonomia mentre millanta che il suo progetto sia diverso dagli altri. Non è vero, l'Emilia Romagna è a rimorchio di Veneto e Lombardia. Infatti le intese vere tra regioni e governo ("parte generale concordata" pubblicata sul sito del ministero Autonomie) prevedono, con formula identica per le tre regioni, che il merito sarà stabilito da commissioni paritetiche ministero-regione, e sarà tradotto in decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Ad oggi, non si sa quale sia, nulla si sa dei costi o dell'impatto di sistema, di fatto si approvano scatole vuote che saranno poi riempite a piacimento dei contraenti. E se le elezioni le vincesse la Lega?
In vista delle prossime elezioni regionali dell’Emilia-Romagna preannunciamo sin da oggi la nostra totale opposizione a tali politiche e alla richiesta di autonomia e invitiamo tutte le forze della sinistra a prendere posizione contro la secessione dei ricchi.

Natale Cuccurese - Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti, Federazione Regionale Emilia-Romagna
Cristina Quintavalla - Portavoce L'Altra Emilia-Romagna
Stefano Lugli - Partito della Riformazione Comunista, Regionale Emilia-Romagna
Paolo Viglianti - Partito Comunista Italiano, Regionale Emilia-Romagna





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Comunicato stampa

CONTRO LA SECESSIONE DEI RICCHI, ANCHE IN EMILIA-ROMAGNA!

C’è chi pensa di risolvere i problemi del Paese separandosi, come da anni vogliono fare i leghisti, o spaccandolo ancora di più, come nel caso del Pd dell’Emilia-Romagna, che ha chiesto di avocare alla Regione la competenza su 15 materie sottraendole allo Stato. Noi pensiamo che la “secessione dei ricchi” sia un disegno eversivo che punta a smontare la Costituzione, esattamente come fece Renzi con la riforma costituzionale.
Il progetto di autonomia è costruito su indicatori palesemente sperequati e pone le condizioni perché le disuguaglianze fra territori crescano ulteriormente con la conseguenza di creare cittadini di serie A che risiedono in aree ricche e cittadini di serie B che risiedono in territori con minori opportunità. Un disegno sbagliato e miope che avrà effetti negativi anche al nord, in particolare per le fasce più povere, con la definitiva affermazione del ruolo del privato nel pubblico che, senza una cornice nazionale, prenderà il sopravvento con un’ulteriore spinta alle privatizzazioni.
In poche parole si vuole istituzionalizzare lo stato di “colonia” interna per intere parti del territorio nazionale, il Sud in primis, il che porterà ad uno scontro inevitabile. Chi volge il capo dall’altra parte oggi, o addirittura governa insieme a chi vuole l’autonomia, è complice delle mire leghiste e domani porterà la responsabilità della possibile “balcanizzazione” del Paese.
Pochi giorni fa il Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del consiglio dei ministri ha stroncato gli schemi di intesa delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna parlando di: “collisione con il dettato costituzionale”, “determinazione di fatto di nuove Regioni a statuto speciale”, “dubbi di costituzionalità”, “presenza di materie strutturalmente non devolvibili”, “ambiti potenzialmente suscettibili di creare disparità di trattamento tra regioni nella libera circolazione di persone e cose”, “limitazioni dell’esercizio del diritto al lavoro”, “ingiustificato trasferimento di risorse verso le regioni ad autonomia differenziata, con conseguente deprivazione delle altre”. Ci domandiamo come si possa fare finta di ignorare allarmi di così grande rilevanza.
Non passa giorno senza che il Presidente Bonaccini incalzi il governo a procedere sulla autonomia mentre millanta che il suo progetto sia diverso dagli altri. Non è vero, l'Emilia Romagna è a rimorchio di Veneto e Lombardia. Infatti le intese vere tra regioni e governo ("parte generale concordata" pubblicata sul sito del ministero Autonomie) prevedono, con formula identica per le tre regioni, che il merito sarà stabilito da commissioni paritetiche ministero-regione, e sarà tradotto in decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Ad oggi, non si sa quale sia, nulla si sa dei costi o dell'impatto di sistema, di fatto si approvano scatole vuote che saranno poi riempite a piacimento dei contraenti. E se le elezioni le vincesse la Lega?
In vista delle prossime elezioni regionali dell’Emilia-Romagna preannunciamo sin da oggi la nostra totale opposizione a tali politiche e alla richiesta di autonomia e invitiamo tutte le forze della sinistra a prendere posizione contro la secessione dei ricchi.

Natale Cuccurese - Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti, Federazione Regionale Emilia-Romagna
Cristina Quintavalla - Portavoce L'Altra Emilia-Romagna
Stefano Lugli - Partito della Riformazione Comunista, Regionale Emilia-Romagna
Paolo Viglianti - Partito Comunista Italiano, Regionale Emilia-Romagna





lunedì 8 luglio 2019

“Assemblea Nazionale contro ogni Autonomia Differenziata"- Per "la Sinistra" interviene Natale Cuccurese, Presidente nazionale del Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti [Video]



La Lega sta per raggiungere dopo decenni il suo obiettivo storico : la secessione.
C'è il rischio che l'Italia vada in frantumi a causa dell'autonomia differenziata: un processo decisivo per le sorti del Paese che si sta avviando in maniera caotica, localistica e sottotraccia, mentre le televisioni ignorano appositamente il tema.

Un federalismo iniquo, che divide l'Italia e penalizza il Sud, ma anche il Nord, aprendo alle privatizzazioni a partire da temi fondamentali quali scuola e salute.
Una pessima riforma, voluta nel 2001 dalla Lega, con l’insperato avallo del centrosinistra, che ha portato alla riforma del titolo V della Costituzione, rischia ora di portare alla rottura dell’unità nazionale.
Le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna hanno preso l’iniziativa per realizzare «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia
» secondo il dettato del terzo comma de
ll’art. 116 della Costituzione, inserito appunto nel 2001.
Si tratta di procedure inedite e complesse, mai applicate prima, interpretate in modo diverso dalle tre Regioni che le hanno finora utilizzate. Da allora e grazie alla nascita del governo a trazione leghista, il Regionalismo differenziato ha preso un rapido avvio a tappe forzate.

Un tema che riguarda tutti gli italiani, ma che la Lega ha praticamente sequestrato, recintando accuratamente ogni possibilità di dibattito e di discussione, visto che il progetto una volta approvato, non potrà essere modificato per 10 anni, senza l’assenso delle regioni interessate.

La «secessione dei ricchi» si baserebbe, in realtà, su un equivoco consistente nel ritenere effettivamente esistente nelle pieghe del bilancio dello Stato un residuo fiscale a favore di alcune Regioni "virtuose". Il residuo fiscale, cioè la differenza tra l’ammontare di risorse che lo Stato centrale riceve dai territori e l’entità della spesa pubblica che lo stesso eroga a favore dei cittadini degli stessi territori. 

Saremmo di fronte a un equivoco perché in uno Stato unitario non ci sono residui fiscali dal momento che il rapporto fiscale si svolge tra il cittadino e lo Stato. Inoltre, anche ammettendo l’ipotesi dell’esistenza di un residuo fiscale, vi sarebbe un palese errore di calcolo in quanto non si terrebbe conto del fatto che una parte della differenza di quanto versato all’erario rispetto a quanto trasferito dallo Stato alle Regioni ritornerebbe sul territorio regionale in forma di pagamento degli interessi sui titoli del debito pubblico posseduti dai soggetti residenti in quelle regioni.

Scomputando il pagamento dei relativi interessi, assisteremmo infatti a un’enorme riduzione del presunto residuo fiscale delle Regioni interessate.

In più, visto che nè i Lep né il Fondo Perequativo, previsti entrambi dagli articoli 117 e 119 della Costituzione, sono stati mai realizzati, si è consentito in modo a dir poco miope che andasse avanti un regionalismo fortemente sbilanciato a favore delle zone ricche del paese. 

In uno Stato unitario bisogna assicurare gli stessi servizi in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.
Lo Stato dovrebbe infatti impiegare i residui fiscali per portare i servizi nelle Regioni deficitarie ai livelli essenziali delle Regioni più efficienti e non per rafforzare quelli delle Regioni più ricche.

Il regionalismo differenziato è costruito su indicatori palesemente sperequati su base territoriale. 
Il cittadino che non risiede in aree ricche, come nel Mezzogiorno, si appresta a ricevere meno servizi, avere meno opportunità, soprattutto in ambito scolastico e sanitario e a diventare così nei fatti un cittadino di serie B, in spregio a Costituzione e decenza. Senza dimenticare gli effetti negativi che avrà comunque anche nel Nord, tramite la destrutturazione neoliberista dei servizi, dei contratti di lavor
o, con la definitiva affermazione della presenza e del ruolo del privato nel pubblico.

La secessione dei ricchi impatterà molto su scuola e sull’università. Tramite la “regionalizzazione” della scuola, a cominciare dal personale, con contratti collettivi regionali, ai programmi scolastici e alle dotazioni. Altrettanto viene previsto per i “fondi statali all’università”. L’obiettivo non è tanto e non è solo quello di introdurre istanze regionalistiche nell’organizzazione e nella stessa didattica, ma anche quello di aumentare lo stipendio del proprio personale, possibilmente autoctone. Chi insegna in una scuola al centro di Milano o di Treviso potrebbe essere pagato di più di chi lavora, con difficoltà molto maggiori, nelle periferie di Roma o di Napoli, in base al principio che i suoi studenti sono più ricchi.

Considerando che il Sud, già attualmente, è afflitto da una serie di drammatiche problematiche ed emergenze, ad esempio: per l’8% delle famiglie curarsi è un lusso, bassi livelli d’investimenti e scarsità di infrastrutture rispetto al nord, una disoccupazione tripla rispetto al Nord, povertà assoluta e relativa che affligge ormai quasi il 50% della popolazione, emigrazione a livelli record e si potrebbe continuare a lungo... 

Domanda: cosa accadrà non appena l’opinione pubblica del Mezzogiorno, che già ribolle come un vulcano pronto ad esplodere, verrà finalmente a conoscenza (visto il mutismo assoluto delle televisioni sull’argomento) della truffa ordita a suo danno e si inizieranno ad avvertire le conseguenze reali nei prossimi mesi del calo di risorse disponibili ? Sicuramente nulla di buono, a essere cauti.

E’ ovvio che questo processo non potrà che peggiorare le già fortissime disuguaglianze sociali che esistono nel Paese. Ai tagli ai servizi pubblici, alle privatizzazioni, alla mancanza di lavoro soprattutto per i giovani, alla precarizzazione dello stesso e al contenimento dei salari che hanno attraversato in questi anni tutto il Paese, ispirati dalle politiche neoliberiste di Bruxelles, si aggiungerà questo “ Regionalismo” come detonatore del malcontento di gran parte del paese, accrescendo le disparità, preparando così un periodo di tensioni e scontri sociali come mai prima d’ora nella storia repubblicana. 

Non esistono forme buone, o attenuate, di autonomia differenziata. Nemmeno nella formula emiliano-romagnola.

A conferma di quanto fin qui detto seppur schematicamente, pochi giorni fa è stato diffuso da alcuni giornali anche il dossier riservato, un appunto, per il Presidente del Consiglio dei Ministri a firma del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi che stronca gli schemi di intesa delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna che sarebbero dovuti arrivare in Consiglio dei Ministri. “Collisione con il dettato costituzionale”, “determinazione di fatto di nuove Regioni a statuto speciale”, “dubbi di costituzionalità”, “presenza di materie strutturalmente non devolvibili”, “ambiti potenzialmente suscettibili di creare disparità di trattamento tra regioni nella libera circolazione di persone e cose”, “limitazioni dell’esercizio del diritto al lavoro”, “ingiustificato trasferimento di risorse verso le regioni ad autonomia differenziata, con conseguente deprivazione delle altre”.

Chi volge il capo dall’altra parte oggi, o addirittura governa insieme o è complice delle mire leghiste, domani porterà la responsabilità della possibile “balcanizzazione” del Paese. Ci chiediamo a questo punto, come lista “la Sinistra”, che cosa ci sia di logico nelle egoistiche richieste portate avanti a spron battuto dal governo su questo tema e preannunciamo sin da oggi la nostra totale opposizione a tali politiche e a tali richieste!




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La Lega sta per raggiungere dopo decenni il suo obiettivo storico : la secessione.
C'è il rischio che l'Italia vada in frantumi a causa dell'autonomia differenziata: un processo decisivo per le sorti del Paese che si sta avviando in maniera caotica, localistica e sottotraccia, mentre le televisioni ignorano appositamente il tema.

Un federalismo iniquo, che divide l'Italia e penalizza il Sud, ma anche il Nord, aprendo alle privatizzazioni a partire da temi fondamentali quali scuola e salute.
Una pessima riforma, voluta nel 2001 dalla Lega, con l’insperato avallo del centrosinistra, che ha portato alla riforma del titolo V della Costituzione, rischia ora di portare alla rottura dell’unità nazionale.
Le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna hanno preso l’iniziativa per realizzare «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia
» secondo il dettato del terzo comma de
ll’art. 116 della Costituzione, inserito appunto nel 2001.
Si tratta di procedure inedite e complesse, mai applicate prima, interpretate in modo diverso dalle tre Regioni che le hanno finora utilizzate. Da allora e grazie alla nascita del governo a trazione leghista, il Regionalismo differenziato ha preso un rapido avvio a tappe forzate.

Un tema che riguarda tutti gli italiani, ma che la Lega ha praticamente sequestrato, recintando accuratamente ogni possibilità di dibattito e di discussione, visto che il progetto una volta approvato, non potrà essere modificato per 10 anni, senza l’assenso delle regioni interessate.

La «secessione dei ricchi» si baserebbe, in realtà, su un equivoco consistente nel ritenere effettivamente esistente nelle pieghe del bilancio dello Stato un residuo fiscale a favore di alcune Regioni "virtuose". Il residuo fiscale, cioè la differenza tra l’ammontare di risorse che lo Stato centrale riceve dai territori e l’entità della spesa pubblica che lo stesso eroga a favore dei cittadini degli stessi territori. 

Saremmo di fronte a un equivoco perché in uno Stato unitario non ci sono residui fiscali dal momento che il rapporto fiscale si svolge tra il cittadino e lo Stato. Inoltre, anche ammettendo l’ipotesi dell’esistenza di un residuo fiscale, vi sarebbe un palese errore di calcolo in quanto non si terrebbe conto del fatto che una parte della differenza di quanto versato all’erario rispetto a quanto trasferito dallo Stato alle Regioni ritornerebbe sul territorio regionale in forma di pagamento degli interessi sui titoli del debito pubblico posseduti dai soggetti residenti in quelle regioni.

Scomputando il pagamento dei relativi interessi, assisteremmo infatti a un’enorme riduzione del presunto residuo fiscale delle Regioni interessate.

In più, visto che nè i Lep né il Fondo Perequativo, previsti entrambi dagli articoli 117 e 119 della Costituzione, sono stati mai realizzati, si è consentito in modo a dir poco miope che andasse avanti un regionalismo fortemente sbilanciato a favore delle zone ricche del paese. 

In uno Stato unitario bisogna assicurare gli stessi servizi in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.
Lo Stato dovrebbe infatti impiegare i residui fiscali per portare i servizi nelle Regioni deficitarie ai livelli essenziali delle Regioni più efficienti e non per rafforzare quelli delle Regioni più ricche.

Il regionalismo differenziato è costruito su indicatori palesemente sperequati su base territoriale. 
Il cittadino che non risiede in aree ricche, come nel Mezzogiorno, si appresta a ricevere meno servizi, avere meno opportunità, soprattutto in ambito scolastico e sanitario e a diventare così nei fatti un cittadino di serie B, in spregio a Costituzione e decenza. Senza dimenticare gli effetti negativi che avrà comunque anche nel Nord, tramite la destrutturazione neoliberista dei servizi, dei contratti di lavor
o, con la definitiva affermazione della presenza e del ruolo del privato nel pubblico.

La secessione dei ricchi impatterà molto su scuola e sull’università. Tramite la “regionalizzazione” della scuola, a cominciare dal personale, con contratti collettivi regionali, ai programmi scolastici e alle dotazioni. Altrettanto viene previsto per i “fondi statali all’università”. L’obiettivo non è tanto e non è solo quello di introdurre istanze regionalistiche nell’organizzazione e nella stessa didattica, ma anche quello di aumentare lo stipendio del proprio personale, possibilmente autoctone. Chi insegna in una scuola al centro di Milano o di Treviso potrebbe essere pagato di più di chi lavora, con difficoltà molto maggiori, nelle periferie di Roma o di Napoli, in base al principio che i suoi studenti sono più ricchi.

Considerando che il Sud, già attualmente, è afflitto da una serie di drammatiche problematiche ed emergenze, ad esempio: per l’8% delle famiglie curarsi è un lusso, bassi livelli d’investimenti e scarsità di infrastrutture rispetto al nord, una disoccupazione tripla rispetto al Nord, povertà assoluta e relativa che affligge ormai quasi il 50% della popolazione, emigrazione a livelli record e si potrebbe continuare a lungo... 

Domanda: cosa accadrà non appena l’opinione pubblica del Mezzogiorno, che già ribolle come un vulcano pronto ad esplodere, verrà finalmente a conoscenza (visto il mutismo assoluto delle televisioni sull’argomento) della truffa ordita a suo danno e si inizieranno ad avvertire le conseguenze reali nei prossimi mesi del calo di risorse disponibili ? Sicuramente nulla di buono, a essere cauti.

E’ ovvio che questo processo non potrà che peggiorare le già fortissime disuguaglianze sociali che esistono nel Paese. Ai tagli ai servizi pubblici, alle privatizzazioni, alla mancanza di lavoro soprattutto per i giovani, alla precarizzazione dello stesso e al contenimento dei salari che hanno attraversato in questi anni tutto il Paese, ispirati dalle politiche neoliberiste di Bruxelles, si aggiungerà questo “ Regionalismo” come detonatore del malcontento di gran parte del paese, accrescendo le disparità, preparando così un periodo di tensioni e scontri sociali come mai prima d’ora nella storia repubblicana. 

Non esistono forme buone, o attenuate, di autonomia differenziata. Nemmeno nella formula emiliano-romagnola.

A conferma di quanto fin qui detto seppur schematicamente, pochi giorni fa è stato diffuso da alcuni giornali anche il dossier riservato, un appunto, per il Presidente del Consiglio dei Ministri a firma del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi che stronca gli schemi di intesa delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna che sarebbero dovuti arrivare in Consiglio dei Ministri. “Collisione con il dettato costituzionale”, “determinazione di fatto di nuove Regioni a statuto speciale”, “dubbi di costituzionalità”, “presenza di materie strutturalmente non devolvibili”, “ambiti potenzialmente suscettibili di creare disparità di trattamento tra regioni nella libera circolazione di persone e cose”, “limitazioni dell’esercizio del diritto al lavoro”, “ingiustificato trasferimento di risorse verso le regioni ad autonomia differenziata, con conseguente deprivazione delle altre”.

Chi volge il capo dall’altra parte oggi, o addirittura governa insieme o è complice delle mire leghiste, domani porterà la responsabilità della possibile “balcanizzazione” del Paese. Ci chiediamo a questo punto, come lista “la Sinistra”, che cosa ci sia di logico nelle egoistiche richieste portate avanti a spron battuto dal governo su questo tema e preannunciamo sin da oggi la nostra totale opposizione a tali politiche e a tali richieste!




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Roma 7 Luglio 2019-“Assemblea Nazionale contro ogni Autonomia Differenziata": Contributo del Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti. Intervento contro la secessione dei ricchi


Carissime e carissimi,
con questa idea criminogena del “federalismo differenziato”, meglio conosciuto come “secessione dei ricchi”, si dà un ulteriore colpo alla Costituzione della Repubblica Italiana esaltando l’idea che la Repubblica non debba rimuovere le differenze e le discriminazioni, ma le debba esaltare.
Con questa idea si lavora, dopo “l’abolizione per decreto della povertà” con relativa sceneggiata dal balcone. all’abolizione della solidarietà e all’idea alta dei padri costituenti di un Paese unito e soprattutto uguale.
Con l’idea di creare, con la secessione dei ricchi e delle regioni del nord a cui si è aggiunto buon ultimo il Piemonte, una sorta di lavagna virtuale dove sono iscritti da una parte i “buoni”, le regioni del nord, e dall’altra “I cattivi” le regioni e i cittadini del sud si compie di fatto un attentato alla Costituzione andando a decidere che una parte degli italiani è più italiana degli altri.
Il referendum del 4 dicembre 2016 ha lanciato un chiaro segnale alla classe politica:
La Costituzione va bene così com’è, anzi va applicata e resa carta fondamentale per tutte le parti del Paese  
Ciò che ci lasciò quel referendum quindi è:
      innanzitutto la Costituzione
     Un Paese ancora attento ai territori
     Una Costituzione tutta da applicare
     La sovranità appartiene al popolo
     Non esistono differenze di razza, religione, posizione geografica
     La Repubblica è attenta alla salute dei cittadini e al lavoro

La “secessione dei ricchi” impone a tutti noi di non abbandonare per nessun motivo la lotta per i giovani costretti a fuggire dalle nostre regioni o mettersi in proprio nella speranza di un lavoro, per quelli sottopagati, per le startup, per coloro che tra mille difficoltà si tolgono dal mercato del lavoro, per coloro che decidono di restare nei luoghi d’origine, che scelgono di andare via o che scelgono di tornare.
La “secessione dei ricchi” ci impone di lottare per un Paese che non può dimenticare il proprio Sud e che rimetta al centro la questione meridionale non per aumentare le differenze territoriali, ma per ridurle.
C’è bisogno di un Paese che aspiri all’uguaglianza che tradotto significa: dare di più a chi ha meno per metterlo in condizione di ottenere uguali opportunità
Bisogna tornare al pensiero alto del meridionalismo alto e progressista nato dalla visione di Gramsci…
Altro che differenziazione, c’è bisogno di rendere uguali e competitivi: Università, Trasporti, Infrastrutture, Sanità, Scuola, tutela dell’ambiente e dei territori, lotta contro l’illegalità e l’ingiustizia, non più slogan, ma azioni concrete, non più parole d’ordine, ma coinvolgimento delle persone attorno a un progetto di Governo che si esalti nell’annullare le differenze non nell’aumentarle.
Per noi del Partito del Sud Meridionalisti Progressisti c’è da lavorare insieme  a tutti coloro che credono a un modello di Paese e di Europa, non come un progetto ad escludere, ma come un’idea che punti ad aprirsi al mondo reale e che possa riconoscersi negli ideali di uguaglianza.
Contro tutte le idee di secessione e disuguaglianza legalizzata, Andiamo avanti !

Michele Dell’Edera
Vicepresidente nazionale  del Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti





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Carissime e carissimi,
con questa idea criminogena del “federalismo differenziato”, meglio conosciuto come “secessione dei ricchi”, si dà un ulteriore colpo alla Costituzione della Repubblica Italiana esaltando l’idea che la Repubblica non debba rimuovere le differenze e le discriminazioni, ma le debba esaltare.
Con questa idea si lavora, dopo “l’abolizione per decreto della povertà” con relativa sceneggiata dal balcone. all’abolizione della solidarietà e all’idea alta dei padri costituenti di un Paese unito e soprattutto uguale.
Con l’idea di creare, con la secessione dei ricchi e delle regioni del nord a cui si è aggiunto buon ultimo il Piemonte, una sorta di lavagna virtuale dove sono iscritti da una parte i “buoni”, le regioni del nord, e dall’altra “I cattivi” le regioni e i cittadini del sud si compie di fatto un attentato alla Costituzione andando a decidere che una parte degli italiani è più italiana degli altri.
Il referendum del 4 dicembre 2016 ha lanciato un chiaro segnale alla classe politica:
La Costituzione va bene così com’è, anzi va applicata e resa carta fondamentale per tutte le parti del Paese  
Ciò che ci lasciò quel referendum quindi è:
      innanzitutto la Costituzione
     Un Paese ancora attento ai territori
     Una Costituzione tutta da applicare
     La sovranità appartiene al popolo
     Non esistono differenze di razza, religione, posizione geografica
     La Repubblica è attenta alla salute dei cittadini e al lavoro

La “secessione dei ricchi” impone a tutti noi di non abbandonare per nessun motivo la lotta per i giovani costretti a fuggire dalle nostre regioni o mettersi in proprio nella speranza di un lavoro, per quelli sottopagati, per le startup, per coloro che tra mille difficoltà si tolgono dal mercato del lavoro, per coloro che decidono di restare nei luoghi d’origine, che scelgono di andare via o che scelgono di tornare.
La “secessione dei ricchi” ci impone di lottare per un Paese che non può dimenticare il proprio Sud e che rimetta al centro la questione meridionale non per aumentare le differenze territoriali, ma per ridurle.
C’è bisogno di un Paese che aspiri all’uguaglianza che tradotto significa: dare di più a chi ha meno per metterlo in condizione di ottenere uguali opportunità
Bisogna tornare al pensiero alto del meridionalismo alto e progressista nato dalla visione di Gramsci…
Altro che differenziazione, c’è bisogno di rendere uguali e competitivi: Università, Trasporti, Infrastrutture, Sanità, Scuola, tutela dell’ambiente e dei territori, lotta contro l’illegalità e l’ingiustizia, non più slogan, ma azioni concrete, non più parole d’ordine, ma coinvolgimento delle persone attorno a un progetto di Governo che si esalti nell’annullare le differenze non nell’aumentarle.
Per noi del Partito del Sud Meridionalisti Progressisti c’è da lavorare insieme  a tutti coloro che credono a un modello di Paese e di Europa, non come un progetto ad escludere, ma come un’idea che punti ad aprirsi al mondo reale e che possa riconoscersi negli ideali di uguaglianza.
Contro tutte le idee di secessione e disuguaglianza legalizzata, Andiamo avanti !

Michele Dell’Edera
Vicepresidente nazionale  del Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti





lunedì 1 luglio 2019

#Napoli #RestiamoUmani... La barca del Partito del Sud....

Antonio Luongo ed altri iscritti del Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti hanno partecipato a questa importantissima manifestazione, che si e' svolta simbolicamente in mare, nelle acque del golfo di #Napoli, a sottolineare ancora una volta la vocazione all'accoglienza della città.
È fondamentale ribadire la volontà di una parte del paese di APRIRE I PORTI: nessuna vita umana può essere sacrificata sull'altare della politica e dell'interesse elettorale. LA VITA UMANA È SACRA.
Andrebbe chiesto proprio a Salvini, così bravo a pontificare dietro la sua scrivania o attraverso i suoi social: cosa farebbe se lui e i suoi figli fossero dispersi in mare, rischiando la vita? Non cercherebbe forse un porto sicuro? E perché mai oggi vogliamo negare questo diritto ad altri esseri umani? Diciamo basta e RESTIAMO UMANI! - Andrea Balia

Sabato mattina come anticipato, sono stato a manifestare nel corteo marittimo organizzato nel golfo di #Napoli, contro la chiusura dei porti imposta da Salvini, insieme ad altri attivisti del Partito del Sud
Una bella iniziativa con oltre trenta imbarcazioni, cariche di persone. Una bella esperienza.

➡️I gesti simbolici contano tantissimo perché danno un segnale all'opinione pubblica. Questo è il nostro ruolo oggi da cittadini italiani, nel segno della #Costituzione e da abitanti di Napoli, città storicamente costruitasi sul contaminarsi delle culture più diverse e porta del #Mediterraneo verso l'Africa e il Medio Oriente.
💥Oggi ci siamo schierati al fianco del capitano #Carola, che, con grande dignità e rispetto per la vita, sta sacrificando se stessa, in virtú di una legge ingiusta. Non esiste legge che possa calpestare la vita umana. E soprattutto non esiste politico che possa arrogarsi il diritto di "giocare" con l'esistenza delle persone.

👎Nel caso di Salvini parliamo di uno speculatore politico, più che di un politico.
Mentre Salvini fa il suo teatrino contro le #Ong, per esclusivo tornaconto elettorale e senza alcun interesse verso la nazione che dice di voler difendere, altri migranti continuano ad arrivare sulle spiagge scortati dalla nostra guardia costiera, altri continuano ad affogare a mare, senza essere conteggiati nelle statistiche.
⁉️ Quante volte dall'inizio del governo abbiamo assistito a questa pantomima?
Il mondo ci crolla addosso, il paese rallenta, e Salvini parla parla parla parla. Eppure un Ministro degli Interni, leader del primo partito italiano delle elezioni Europee, dovrebbe essere impegnato chiudere accordi internazionali e a risolvere davvero i problemi. 

Quanti accordi ha chiuso il nostro Salvini? ZERO!
Provate ad andare oltre le sue chiacchiere...non troverete nulla. Ci dimostri quanto vale imponendo soluzioni ai tavoli europei invece di fare il bullo con le Ong.
Il mio invito: non lasciatevi ingannare e svegliatevi. Restate umani, perché prima o poi le bugie leghiste verranno a galla e voi dovrete avere ancora il coraggio di guardarvi allo specchio senza avere sulla coscienza gesti vili.
Restiamo Umani. - Antonio Luongo 


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Antonio Luongo ed altri iscritti del Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti hanno partecipato a questa importantissima manifestazione, che si e' svolta simbolicamente in mare, nelle acque del golfo di #Napoli, a sottolineare ancora una volta la vocazione all'accoglienza della città.
È fondamentale ribadire la volontà di una parte del paese di APRIRE I PORTI: nessuna vita umana può essere sacrificata sull'altare della politica e dell'interesse elettorale. LA VITA UMANA È SACRA.
Andrebbe chiesto proprio a Salvini, così bravo a pontificare dietro la sua scrivania o attraverso i suoi social: cosa farebbe se lui e i suoi figli fossero dispersi in mare, rischiando la vita? Non cercherebbe forse un porto sicuro? E perché mai oggi vogliamo negare questo diritto ad altri esseri umani? Diciamo basta e RESTIAMO UMANI! - Andrea Balia

Sabato mattina come anticipato, sono stato a manifestare nel corteo marittimo organizzato nel golfo di #Napoli, contro la chiusura dei porti imposta da Salvini, insieme ad altri attivisti del Partito del Sud
Una bella iniziativa con oltre trenta imbarcazioni, cariche di persone. Una bella esperienza.

➡️I gesti simbolici contano tantissimo perché danno un segnale all'opinione pubblica. Questo è il nostro ruolo oggi da cittadini italiani, nel segno della #Costituzione e da abitanti di Napoli, città storicamente costruitasi sul contaminarsi delle culture più diverse e porta del #Mediterraneo verso l'Africa e il Medio Oriente.
💥Oggi ci siamo schierati al fianco del capitano #Carola, che, con grande dignità e rispetto per la vita, sta sacrificando se stessa, in virtú di una legge ingiusta. Non esiste legge che possa calpestare la vita umana. E soprattutto non esiste politico che possa arrogarsi il diritto di "giocare" con l'esistenza delle persone.

👎Nel caso di Salvini parliamo di uno speculatore politico, più che di un politico.
Mentre Salvini fa il suo teatrino contro le #Ong, per esclusivo tornaconto elettorale e senza alcun interesse verso la nazione che dice di voler difendere, altri migranti continuano ad arrivare sulle spiagge scortati dalla nostra guardia costiera, altri continuano ad affogare a mare, senza essere conteggiati nelle statistiche.
⁉️ Quante volte dall'inizio del governo abbiamo assistito a questa pantomima?
Il mondo ci crolla addosso, il paese rallenta, e Salvini parla parla parla parla. Eppure un Ministro degli Interni, leader del primo partito italiano delle elezioni Europee, dovrebbe essere impegnato chiudere accordi internazionali e a risolvere davvero i problemi. 

Quanti accordi ha chiuso il nostro Salvini? ZERO!
Provate ad andare oltre le sue chiacchiere...non troverete nulla. Ci dimostri quanto vale imponendo soluzioni ai tavoli europei invece di fare il bullo con le Ong.
Il mio invito: non lasciatevi ingannare e svegliatevi. Restate umani, perché prima o poi le bugie leghiste verranno a galla e voi dovrete avere ancora il coraggio di guardarvi allo specchio senza avere sulla coscienza gesti vili.
Restiamo Umani. - Antonio Luongo 


Ecco il dossier di Palazzo Chigi che smonta la “secessione dei ricchi”

Pubblichiamo l’Appunto per il Presidente del Consiglio dei Ministri a firma del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativiche stronca gli schemi di intesa delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna che sarebbero dovuti arrivare in Consiglio dei Ministri. “Collisione con il dettato costituzionale”, “determinazione di fatto di nuove Regioni a statuto speciale”, “dubbi di costituzionalità”, “presenza di materie strutturalmente non devolvibili”, “ambiti potenzialmente suscettibili di creare disparità di trattamento tra regioni nella libera circolazione di persone e cose”, “limitazioni dell’esercizio del diritto al lavoro”, “ingiustificato trasferimento di risorse verso le regioni ad autonomia differenziata, con conseguente deprivazione delle altre”. Questi solo alcuni dei dubbi e delle perplessità contenuti nelle 12 pagine, datate 19 giugno 2019.
Gli schemi sono ad oggi ignoti a chiunque. I Cittadini, gli studiosi e gli stessi parlamentari della Commissione Bicamerale sul Federalismo, attualmente a lavoro, non hanno mai letto – se non la prima parte (parte generale concordata) , pubblicata sul sito del Dipartimento degli Affari Regionali – gli schemi di intesa di cui si fa menzione nel documento della Presidenza del Consiglio, che parla tuttavia di trasmissione in forma completa “in data 16 maggio 2019”.
I contenuti di quegli schemi, si scrive nell’Appunto, sono “sostanzialmente identici alla prima versione del febbraio scorso”,  che avevamo reso pubblici qui.
I dettagli delle competenze e funzioni da attribuire alle Regioni sembra non abbiano subito modifiche essenziali:
-23 materie per il Veneto (tutte quelle possibili);
-20 per la Lombardia (“non risultano incluse al momento organizzazione della giustizia di pace; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale”);
-16 per l’Emilia Romagna (“non risultano, al momento, incluse le seguenti
materie: organizzazione della giustizia di pace; professioni; alimentazione; ordinamento della comunicazione; porti e aeroporti civili; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale”)
La “secessione dei ricchi”, lo “Spacca Italia”, come la stampa ha definito le richieste di autonomia rafforzata di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, subiscono per ora una battuta di arresto.
Anche se,in base a quanto affermano alcuni quotidiani locali, pare che il Presidente del Consiglio Conte abbia detto che la “buona autonomia, quella fatta bene” è alle porte.
Fonte: Roars


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Pubblichiamo l’Appunto per il Presidente del Consiglio dei Ministri a firma del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativiche stronca gli schemi di intesa delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna che sarebbero dovuti arrivare in Consiglio dei Ministri. “Collisione con il dettato costituzionale”, “determinazione di fatto di nuove Regioni a statuto speciale”, “dubbi di costituzionalità”, “presenza di materie strutturalmente non devolvibili”, “ambiti potenzialmente suscettibili di creare disparità di trattamento tra regioni nella libera circolazione di persone e cose”, “limitazioni dell’esercizio del diritto al lavoro”, “ingiustificato trasferimento di risorse verso le regioni ad autonomia differenziata, con conseguente deprivazione delle altre”. Questi solo alcuni dei dubbi e delle perplessità contenuti nelle 12 pagine, datate 19 giugno 2019.
Gli schemi sono ad oggi ignoti a chiunque. I Cittadini, gli studiosi e gli stessi parlamentari della Commissione Bicamerale sul Federalismo, attualmente a lavoro, non hanno mai letto – se non la prima parte (parte generale concordata) , pubblicata sul sito del Dipartimento degli Affari Regionali – gli schemi di intesa di cui si fa menzione nel documento della Presidenza del Consiglio, che parla tuttavia di trasmissione in forma completa “in data 16 maggio 2019”.
I contenuti di quegli schemi, si scrive nell’Appunto, sono “sostanzialmente identici alla prima versione del febbraio scorso”,  che avevamo reso pubblici qui.
I dettagli delle competenze e funzioni da attribuire alle Regioni sembra non abbiano subito modifiche essenziali:
-23 materie per il Veneto (tutte quelle possibili);
-20 per la Lombardia (“non risultano incluse al momento organizzazione della giustizia di pace; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale”);
-16 per l’Emilia Romagna (“non risultano, al momento, incluse le seguenti
materie: organizzazione della giustizia di pace; professioni; alimentazione; ordinamento della comunicazione; porti e aeroporti civili; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale”)
La “secessione dei ricchi”, lo “Spacca Italia”, come la stampa ha definito le richieste di autonomia rafforzata di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, subiscono per ora una battuta di arresto.
Anche se,in base a quanto affermano alcuni quotidiani locali, pare che il Presidente del Consiglio Conte abbia detto che la “buona autonomia, quella fatta bene” è alle porte.
Fonte: Roars


venerdì 21 giugno 2019

SECESSIONE DEI RICCHI ? NO GRAZIE !



“La Sinistra” contro Il progetto di autonomia differenziata, o meglio della “secessione dei ricchi”, che arriva alla resa dei conti.
Riprende in queste ore il percorso verso il “Regionalismo differenziato”.
I presidenti Anci e Upi di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, riuniti a Mantova, auspicano, con grande identità di vedute, un rapido accordo in Parlamento. Confondendo regionalismo con federalismo, il finanziamento dei servizi sulla base dei bisogni con il finanziamento sulla base della ricchezza. Una pessima riforma, voluta nel 2001 dalla Lega, con l’insperato avallo del centrosinistra, che ha portato alla riforma del titolo V della Costituzione, rischia ora diportare alla rottura dell’unità nazionale.
C’è infatti chi pensa di risolvere i problemi del Paese separandosi, come da anni professano anche da statuto i leghisti, o spaccandolo ancora di più.
Una strategia che viene portata avanti da anni con danni enormi per l’intero Paese e che vede pochi o nessun investimento nelle Regioni meno ricche, con conseguente scarsa o mancata crescita e aumento di una sperequazione territoriale che puzza di razzismo, ma c’è chi non è ancora sazio e vuole andare avanti.
Il progetto a nostro avviso eversivo “secessione dei ricchi” è costruito ancora una volta, su indicatori palesemente sperequati su base territoriale. Il cittadino che non risiede in aree ricche, soprattutto nel Mezzogiorno, si appresta così a ricevere meno servizi, avere meno opportunità, soprattutto in ambito scolastico e sanitario e a diventare così un cittadino di serie B per diritti e servizi, in spregio a Costituzione e decenza. Senza dimenticare gli effetti negativi che avrà comunque anche nel Nord, tramite la destrutturazione neoliberista dei servizi, dei contratti di lavoro, con la definitiva affermazione della presenza e del ruolo del privato nel pubblico.
Non esistono forme buone, o attenuate, di autonomia differenziata. Nemmeno nella formula emiliano-romagnola. Non sarà la definizione dei livelli essenziali di prestazione a fare da barriera agli egoismi regionali.
Si vuole da parte del governo a trazione leghista istituzionalizzare uno stato “coloniale” per intere parti del territorio nazionale, il che porterà presto ad uno scontro inevitabile. Chi volge il capo dall’altra parte oggi, o addirittura governa insieme o è complice delle mire leghiste, domani porterà la responsabilità della possibile “balcanizzazione” del Paese.
Ci chiediamo che cosa ci sia di logico nelle egoistiche richieste portate avanti a spron battuto dal governo su questo tema e preannunciamo sin da oggi la nostra totale opposizione a tali politiche e tali richieste!
A tal fine “la Sinistra” aderisce all’assemblea organizzata su questi temi da LIP Scuola il prossimo 7 luglio a Roma, sulla proposta di costruire insieme una “Assemblea Nazionale per il ritiro dell’Autonomia differenziata”

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“La Sinistra” contro Il progetto di autonomia differenziata, o meglio della “secessione dei ricchi”, che arriva alla resa dei conti.
Riprende in queste ore il percorso verso il “Regionalismo differenziato”.
I presidenti Anci e Upi di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, riuniti a Mantova, auspicano, con grande identità di vedute, un rapido accordo in Parlamento. Confondendo regionalismo con federalismo, il finanziamento dei servizi sulla base dei bisogni con il finanziamento sulla base della ricchezza. Una pessima riforma, voluta nel 2001 dalla Lega, con l’insperato avallo del centrosinistra, che ha portato alla riforma del titolo V della Costituzione, rischia ora diportare alla rottura dell’unità nazionale.
C’è infatti chi pensa di risolvere i problemi del Paese separandosi, come da anni professano anche da statuto i leghisti, o spaccandolo ancora di più.
Una strategia che viene portata avanti da anni con danni enormi per l’intero Paese e che vede pochi o nessun investimento nelle Regioni meno ricche, con conseguente scarsa o mancata crescita e aumento di una sperequazione territoriale che puzza di razzismo, ma c’è chi non è ancora sazio e vuole andare avanti.
Il progetto a nostro avviso eversivo “secessione dei ricchi” è costruito ancora una volta, su indicatori palesemente sperequati su base territoriale. Il cittadino che non risiede in aree ricche, soprattutto nel Mezzogiorno, si appresta così a ricevere meno servizi, avere meno opportunità, soprattutto in ambito scolastico e sanitario e a diventare così un cittadino di serie B per diritti e servizi, in spregio a Costituzione e decenza. Senza dimenticare gli effetti negativi che avrà comunque anche nel Nord, tramite la destrutturazione neoliberista dei servizi, dei contratti di lavoro, con la definitiva affermazione della presenza e del ruolo del privato nel pubblico.
Non esistono forme buone, o attenuate, di autonomia differenziata. Nemmeno nella formula emiliano-romagnola. Non sarà la definizione dei livelli essenziali di prestazione a fare da barriera agli egoismi regionali.
Si vuole da parte del governo a trazione leghista istituzionalizzare uno stato “coloniale” per intere parti del territorio nazionale, il che porterà presto ad uno scontro inevitabile. Chi volge il capo dall’altra parte oggi, o addirittura governa insieme o è complice delle mire leghiste, domani porterà la responsabilità della possibile “balcanizzazione” del Paese.
Ci chiediamo che cosa ci sia di logico nelle egoistiche richieste portate avanti a spron battuto dal governo su questo tema e preannunciamo sin da oggi la nostra totale opposizione a tali politiche e tali richieste!
A tal fine “la Sinistra” aderisce all’assemblea organizzata su questi temi da LIP Scuola il prossimo 7 luglio a Roma, sulla proposta di costruire insieme una “Assemblea Nazionale per il ritiro dell’Autonomia differenziata”

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mercoledì 12 giugno 2019

Natale Cuccurese interviene all'assemblea de "la Sinistra" - Roma 9 giugno 2019 [ VIDEO]



https://www.youtube.com/watch?v=TWFMp1i-IWQ&t=51s

L'intervento di Natale Cuccurese, Presidente Nazionale del Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti,  all'assemblea de "la Sinistra" - Roma 9 giugno 2019




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https://www.youtube.com/watch?v=TWFMp1i-IWQ&t=51s

L'intervento di Natale Cuccurese, Presidente Nazionale del Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti,  all'assemblea de "la Sinistra" - Roma 9 giugno 2019




lunedì 3 giugno 2019

ROMA DOMENICA 9 GIUGNO 10.30-16.00 LA SINISTRA - IL CAMBIAMENTO NECESSARIO

Abbiamo deciso di partire da una sconfitta, quella del 26 Maggio. Di esaminarne insieme le ragioni.

Perché la nostra lista non è riuscita a rispondere al bisogno di sinistra che pure si sente, forte, nel paese? Come unire le tante compagne e i tanti compagni che si sono opposti alla mondializzazione e al liberismo che hanno svalutato il lavoro? Come difendere e affermare i diritti di tutte le persone? Che vuol dire Green new deal, è una prospettiva realistica oltre che necessaria? Come costruire sensibilità, movimento, proposta politica contro le enormi diseguaglianze di reddito? E come fare tutto ciò, combattendo in modo efficace la nuova destra nazionalista e reazionaria?

Domenica 9 è importante quel che tu pensi, quello che chiedi, quello che puoi impegnarti a fare.

Non manchiamo all'appuntamento dato, il 9 giugno tutte e tutti a Roma, assemblea la Sinistra!

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Abbiamo deciso di partire da una sconfitta, quella del 26 Maggio. Di esaminarne insieme le ragioni.

Perché la nostra lista non è riuscita a rispondere al bisogno di sinistra che pure si sente, forte, nel paese? Come unire le tante compagne e i tanti compagni che si sono opposti alla mondializzazione e al liberismo che hanno svalutato il lavoro? Come difendere e affermare i diritti di tutte le persone? Che vuol dire Green new deal, è una prospettiva realistica oltre che necessaria? Come costruire sensibilità, movimento, proposta politica contro le enormi diseguaglianze di reddito? E come fare tutto ciò, combattendo in modo efficace la nuova destra nazionalista e reazionaria?

Domenica 9 è importante quel che tu pensi, quello che chiedi, quello che puoi impegnarti a fare.

Non manchiamo all'appuntamento dato, il 9 giugno tutte e tutti a Roma, assemblea la Sinistra!

venerdì 31 maggio 2019

ANALISI DEL VOTO EUROPEE 2019: RIPARTIRE !

di Natale Cuccurese – “Mi sono convinto che anche quando tutto sembra perduto bisogna mettersi tranquillamente all’opera ricominciando dall’inizio”
(Antonio Gramsci)
È terminata anche quest’ultima campagna elettorale e si è conclusa male per la Sinistra. Risultato forse prevedibile dato il poco tempo avuto a disposizione per preparare ed assemblare la lista e visto l’ostruzionismo dei media, che hanno alzato una cortina di silenzio sulla nostra proposta degna di un Paese a democrazia limitata, altro che par condicio.
Il poco tempo a disposizione è stato causato anche da tentativi di progetti aggregativi che, purtroppo, dopo mesi di lavoro e di riunioni si sono dispersi. Una lezione questa di cui bisognerà fare tesoro per il futuro, a prescindere dai protagonisti.
A quel punto i partiti e reti che fanno parte a diverso titolo del Partito della Sinistra Europea (Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana, Altra Europa con Tsipras, Partito del Sud, Convergenza Socialista e Transform!Italia), riuniti con urgenza a Roma, con un comunicato del vicepresidente italiano della Sinistra Europea, Paolo Ferrero, hanno lanciato il 21 febbraio un appello per garantire la presenza di una lista di sinistra alle elezioni europee collegata con il Partito della Sinistra Europea. L’appello ha avuto una discreta risposta di parte di associazioni e movimenti fra cui “La Rete delle Città in Comune ed “È viva”. Inutile ora ripercorrere le infinite riunioni, il tentativo generoso di aprire a tutte le formazioni progressiste, Verdi compresi, senza alcun settarismo e senza porre ostacolo alcuno alla formazione di una lista che potesse arrivare alla soglia del 4%, per garantire così la presenza di europarlamentari italiani nel gruppo della Sinistra Europea. Tutto spesso inutile, malgrado l’apertura a modifiche di programma, condizioni, temi e la votazione web del simbolo. Sicuramente le scorie del passato hanno avuto il loro peso e la sfiducia unita a strategie diverse e divisive hanno prevalso. Il resto è cronaca delle ultime ore.
La Sinistra, così, partita in ritardo e priva di voce pubblica e di riconoscibilità da parte dell’elettore, è andata incontro alla sconfitta. Malgrado la diffusione sui social, con pochi mezzi e senza televisioni in Italia ancora non si può pensare di ottenere risultati significativi, e le televisioni sono tutte controllate da altri, forze governative in primis. Inoltre la rissosità che caratterizza da anni le forze di sinistra ha provocato una sfiducia e un allontanamento di parte dell’elettorato, stanco e ormai scettico. A questo si aggiunga il solito “appello al voto utile” che, vista la marea nera montante e lo scoramento, ha fatto ancora più presa.
Fatta questa doverosa premessa, su quelle che sono fra le cause prime della sconfitta, bisogna ora cercare di capire come ripartire, tenendo conto degli errori passati. Non basta dire andiamo avanti, bisogna anche capire come per evitare la “coazione a ripetere” che da anni immobilizza la Sinistra, fra cui una delle più fastidiose: le disamine col senno di poi di chi si è astenuto o addirittura ha remato contro a prescindere, pensando così di “vincere” la mini sfida del settarismo, del rancore e della miopia!
Prima questione, visto lo scoramento che ha preso troppi compagni, si può ripartire ?!
Si, si può ripartire! Basta guardare i risultati di tante liste di Sinistra in tantissimi comuni al voto, da Nord a Sud, che hanno eletto consiglieri e Sindaci con percentuali ben oltre quelle delle europee. Il voto dicotomico europee/comunali, sugli stessi comuni, ci dà proprio la conferma di quanto detto sopra. C’è ancora saldo, coeso, deciso un tessuto militante che continua ad operare senza esitazione, forse più stanco, ma ancora motivatissimo, trincerato a difesa dei propri ideali. Da qui bisogna ripartire.
Fra l’altro lo spazio a disposizione per crescere nelle percentuali è enorme, come dimostrato da un bell’articolo di Wu Ming che mette in rilievo il fatto che l’astensionismo è un dato totalmente rimosso dai media nella formulazione delle percentuali diffuse: “Se proprio si vuole ragionare in termini di percentuali, ragionando sul 100% reale vediamo che la Lega ha il 19%, il PD il 12%, il M5S il 9,5%. Sono tutti largamente minoritari nel Paese.
Rimuovere l’astensione rende ciechi e sordi a quel che si muove davvero nel corpo sociale. In Italia più di venti milioni di aventi diritto al voto ritengono l’attuale offerta politica inaccettabile, quando non disperante e/o nauseabonda.
Dentro l’astensione ci sono riserve di energia politica che, quando tornerà in circolazione, scompaginerà il quadro fittizio che alimenta la chiacchiera politica quotidiana, mostrando che questi rapporti di forza tra partiti sono interni a un mondo del tutto autoreferenziale.”
Seconda questione: come ripartire?!
-Sicuramente non buttando via il “bambino” con l’acqua sporca!
Il percorso aggregativo è iniziato, in ritardo ma è iniziato, sarebbe criminale arrestarlo per l’ennesima volta! Va riconosciuto ai nostri candidati il merito di aver duramente e ben lavorato, un sacrificio, anche personale ed economico, che se disperso sarebbe annichilente per loro e per tutta la rete a supporto. Ecco perché già da un paio di settimane è stata diffusa la data della prossima assemblea nazionale della lista “la Sinistra” a Roma per il prossimo 9 giugno.
Indietro non si torna, se ci sarà chi vorrà abbandonare il progetto se ne dovrà assumere le responsabilità davanti alla storia e alla base militante, ma non credo che nessuno ambisca al suicidio politico. Inoltre ora, comunque, il progetto di costruzione di un polo di Sinistra antiliberista è finalmente riconoscibile nel Paese.
Costruire un chiaro programma politico che si basi su proposte assolutamente concrete. Al primo posto, lo dico da anni, il Sud e le sue tante emergenze fra cui al primo posto e a brevissimo, quando Salvini passerà all’incasso, il contrasto incondizionato al Regionalismo differenziato, la cosiddetta secessione dei ricchi. Un progetto al limite dell’eversivo che rischia di rompere l’unità del Paese. Un Sud disperato che da anni non avendo risposte politiche si è prima rivolto ai 5 stelle e ora, in parte, alla Lega ci aspetta su questo fronte, soprattutto non appena questa normativa entrerà in vigore e i cittadini del Mezzogiorno, ad oggi poco o per nulla informati dai media, ne potranno valutare concretamente, nelle proprie tasche e negli scarsi servizi, gli effetti dirompenti. I dati di queste ultime elezioni confermano che il voto del Sud, dei suoi tanti astenuti, di quanti ancora ammaliati dal fascino leghista o pentastellato, rimane quello che deciderà le prossime elezioni politiche. Questo nostro contrasto a questo tipo di federalismo egoistico, malgrado i candidati a Sud spesso lo abbiano posto in evidenza, anche in modo encomiabile, a livello di comunicazione nazionale non è emerso come avrebbe dovuto. Da qui bisogna ripartire nell’immediato, oltre ovviamente a porre in evidenza le nostre proposte su welfare e diritti civili.
Programma e regole chiare e paritarie per chiunque si avvicini al progetto e voglia farne parte. Stop alle perdite di tempo in attesa del Vate di turno!
Abbiamo generosamente ritardato, fin troppo, il lancio della lista, anche nel simbolo, proprio per essere, e dimostrarci, non settari e inclusivi. Giustissimo, ma ora si rilanci il progetto da chi ne fa già parte e vuole andare avanti, anche fissando regole chiare che valgano per tutti. Chi vorrà farne parte si potrà aggregare in seguito ed è il benvenuto, accettando però regole e temi già esistenti, che ovviamente saranno integrati con i nuovi, portati in dote a tutti come contributo al progetto, ma non pretendendo di ridiscutere le regole generali, patteggiare i temi di altri, chiedere cambiamenti in corso d’opera o addirittura dettando diktat. Non è certo il caso di rivendicare primogeniture, ma nemmeno annichilirsi aiuta, come dimostrato in questi mesi. I tanti temi, le differenti proposte e sfaccettature, sono una ricchezza per tutti e vanno posti in evidenza sempre, anche in campagna elettorale, se scompaiono nel momento più importante del percorso si disperde la forza e penetrazione della lista e si perde in concretezza.
Per concludere, guardando il bicchiere mezzo pieno, visto l’approssimarsi per le forze governative dei molti nodi che stanno per arrivare al pettine (legge di bilancio, regionalismo differenziato, aumento IVA, TAV, contrasti di coalizione ecc.), abbiamo davanti ampie praterie di consenso se sapremo restare coesi, evidenziare i nostri temi nei prossimi mesi (ora il tempo c’è) e ricavare visibilità, anche mediatica, con il lavoro sui territori dove siamo presenti e da dove dobbiamo ripartire per la formazione di uno spazio innovativo da creare insieme.


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di Natale Cuccurese – “Mi sono convinto che anche quando tutto sembra perduto bisogna mettersi tranquillamente all’opera ricominciando dall’inizio”
(Antonio Gramsci)
È terminata anche quest’ultima campagna elettorale e si è conclusa male per la Sinistra. Risultato forse prevedibile dato il poco tempo avuto a disposizione per preparare ed assemblare la lista e visto l’ostruzionismo dei media, che hanno alzato una cortina di silenzio sulla nostra proposta degna di un Paese a democrazia limitata, altro che par condicio.
Il poco tempo a disposizione è stato causato anche da tentativi di progetti aggregativi che, purtroppo, dopo mesi di lavoro e di riunioni si sono dispersi. Una lezione questa di cui bisognerà fare tesoro per il futuro, a prescindere dai protagonisti.
A quel punto i partiti e reti che fanno parte a diverso titolo del Partito della Sinistra Europea (Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana, Altra Europa con Tsipras, Partito del Sud, Convergenza Socialista e Transform!Italia), riuniti con urgenza a Roma, con un comunicato del vicepresidente italiano della Sinistra Europea, Paolo Ferrero, hanno lanciato il 21 febbraio un appello per garantire la presenza di una lista di sinistra alle elezioni europee collegata con il Partito della Sinistra Europea. L’appello ha avuto una discreta risposta di parte di associazioni e movimenti fra cui “La Rete delle Città in Comune ed “È viva”. Inutile ora ripercorrere le infinite riunioni, il tentativo generoso di aprire a tutte le formazioni progressiste, Verdi compresi, senza alcun settarismo e senza porre ostacolo alcuno alla formazione di una lista che potesse arrivare alla soglia del 4%, per garantire così la presenza di europarlamentari italiani nel gruppo della Sinistra Europea. Tutto spesso inutile, malgrado l’apertura a modifiche di programma, condizioni, temi e la votazione web del simbolo. Sicuramente le scorie del passato hanno avuto il loro peso e la sfiducia unita a strategie diverse e divisive hanno prevalso. Il resto è cronaca delle ultime ore.
La Sinistra, così, partita in ritardo e priva di voce pubblica e di riconoscibilità da parte dell’elettore, è andata incontro alla sconfitta. Malgrado la diffusione sui social, con pochi mezzi e senza televisioni in Italia ancora non si può pensare di ottenere risultati significativi, e le televisioni sono tutte controllate da altri, forze governative in primis. Inoltre la rissosità che caratterizza da anni le forze di sinistra ha provocato una sfiducia e un allontanamento di parte dell’elettorato, stanco e ormai scettico. A questo si aggiunga il solito “appello al voto utile” che, vista la marea nera montante e lo scoramento, ha fatto ancora più presa.
Fatta questa doverosa premessa, su quelle che sono fra le cause prime della sconfitta, bisogna ora cercare di capire come ripartire, tenendo conto degli errori passati. Non basta dire andiamo avanti, bisogna anche capire come per evitare la “coazione a ripetere” che da anni immobilizza la Sinistra, fra cui una delle più fastidiose: le disamine col senno di poi di chi si è astenuto o addirittura ha remato contro a prescindere, pensando così di “vincere” la mini sfida del settarismo, del rancore e della miopia!
Prima questione, visto lo scoramento che ha preso troppi compagni, si può ripartire ?!
Si, si può ripartire! Basta guardare i risultati di tante liste di Sinistra in tantissimi comuni al voto, da Nord a Sud, che hanno eletto consiglieri e Sindaci con percentuali ben oltre quelle delle europee. Il voto dicotomico europee/comunali, sugli stessi comuni, ci dà proprio la conferma di quanto detto sopra. C’è ancora saldo, coeso, deciso un tessuto militante che continua ad operare senza esitazione, forse più stanco, ma ancora motivatissimo, trincerato a difesa dei propri ideali. Da qui bisogna ripartire.
Fra l’altro lo spazio a disposizione per crescere nelle percentuali è enorme, come dimostrato da un bell’articolo di Wu Ming che mette in rilievo il fatto che l’astensionismo è un dato totalmente rimosso dai media nella formulazione delle percentuali diffuse: “Se proprio si vuole ragionare in termini di percentuali, ragionando sul 100% reale vediamo che la Lega ha il 19%, il PD il 12%, il M5S il 9,5%. Sono tutti largamente minoritari nel Paese.
Rimuovere l’astensione rende ciechi e sordi a quel che si muove davvero nel corpo sociale. In Italia più di venti milioni di aventi diritto al voto ritengono l’attuale offerta politica inaccettabile, quando non disperante e/o nauseabonda.
Dentro l’astensione ci sono riserve di energia politica che, quando tornerà in circolazione, scompaginerà il quadro fittizio che alimenta la chiacchiera politica quotidiana, mostrando che questi rapporti di forza tra partiti sono interni a un mondo del tutto autoreferenziale.”
Seconda questione: come ripartire?!
-Sicuramente non buttando via il “bambino” con l’acqua sporca!
Il percorso aggregativo è iniziato, in ritardo ma è iniziato, sarebbe criminale arrestarlo per l’ennesima volta! Va riconosciuto ai nostri candidati il merito di aver duramente e ben lavorato, un sacrificio, anche personale ed economico, che se disperso sarebbe annichilente per loro e per tutta la rete a supporto. Ecco perché già da un paio di settimane è stata diffusa la data della prossima assemblea nazionale della lista “la Sinistra” a Roma per il prossimo 9 giugno.
Indietro non si torna, se ci sarà chi vorrà abbandonare il progetto se ne dovrà assumere le responsabilità davanti alla storia e alla base militante, ma non credo che nessuno ambisca al suicidio politico. Inoltre ora, comunque, il progetto di costruzione di un polo di Sinistra antiliberista è finalmente riconoscibile nel Paese.
Costruire un chiaro programma politico che si basi su proposte assolutamente concrete. Al primo posto, lo dico da anni, il Sud e le sue tante emergenze fra cui al primo posto e a brevissimo, quando Salvini passerà all’incasso, il contrasto incondizionato al Regionalismo differenziato, la cosiddetta secessione dei ricchi. Un progetto al limite dell’eversivo che rischia di rompere l’unità del Paese. Un Sud disperato che da anni non avendo risposte politiche si è prima rivolto ai 5 stelle e ora, in parte, alla Lega ci aspetta su questo fronte, soprattutto non appena questa normativa entrerà in vigore e i cittadini del Mezzogiorno, ad oggi poco o per nulla informati dai media, ne potranno valutare concretamente, nelle proprie tasche e negli scarsi servizi, gli effetti dirompenti. I dati di queste ultime elezioni confermano che il voto del Sud, dei suoi tanti astenuti, di quanti ancora ammaliati dal fascino leghista o pentastellato, rimane quello che deciderà le prossime elezioni politiche. Questo nostro contrasto a questo tipo di federalismo egoistico, malgrado i candidati a Sud spesso lo abbiano posto in evidenza, anche in modo encomiabile, a livello di comunicazione nazionale non è emerso come avrebbe dovuto. Da qui bisogna ripartire nell’immediato, oltre ovviamente a porre in evidenza le nostre proposte su welfare e diritti civili.
Programma e regole chiare e paritarie per chiunque si avvicini al progetto e voglia farne parte. Stop alle perdite di tempo in attesa del Vate di turno!
Abbiamo generosamente ritardato, fin troppo, il lancio della lista, anche nel simbolo, proprio per essere, e dimostrarci, non settari e inclusivi. Giustissimo, ma ora si rilanci il progetto da chi ne fa già parte e vuole andare avanti, anche fissando regole chiare che valgano per tutti. Chi vorrà farne parte si potrà aggregare in seguito ed è il benvenuto, accettando però regole e temi già esistenti, che ovviamente saranno integrati con i nuovi, portati in dote a tutti come contributo al progetto, ma non pretendendo di ridiscutere le regole generali, patteggiare i temi di altri, chiedere cambiamenti in corso d’opera o addirittura dettando diktat. Non è certo il caso di rivendicare primogeniture, ma nemmeno annichilirsi aiuta, come dimostrato in questi mesi. I tanti temi, le differenti proposte e sfaccettature, sono una ricchezza per tutti e vanno posti in evidenza sempre, anche in campagna elettorale, se scompaiono nel momento più importante del percorso si disperde la forza e penetrazione della lista e si perde in concretezza.
Per concludere, guardando il bicchiere mezzo pieno, visto l’approssimarsi per le forze governative dei molti nodi che stanno per arrivare al pettine (legge di bilancio, regionalismo differenziato, aumento IVA, TAV, contrasti di coalizione ecc.), abbiamo davanti ampie praterie di consenso se sapremo restare coesi, evidenziare i nostri temi nei prossimi mesi (ora il tempo c’è) e ricavare visibilità, anche mediatica, con il lavoro sui territori dove siamo presenti e da dove dobbiamo ripartire per la formazione di uno spazio innovativo da creare insieme.


 
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