giovedì 9 gennaio 2020

Contro la secessione dei ricchi. Se ne discute a Bologna in vista delle elezioni




Di Natale Cuccurese su Left 

Dopo la tappa siciliana del “Laboratorio Sud”, organizzato da Left, transform!italia, Partito della Rifondazione Comunista e Partito del Sud, con l’appuntamento dello scorso 20 dicembre 2019 a Catania e prima di proseguire il tour nel 2020 in altre Regioni del Sud, il 10 gennaio 2020 il Sud-Lab farà una importante tappa a Bologna. Si confronteranno studiosi e giornalisti che da tempo hanno sollevato il problema della Autonomia differenziata, Comitati locali a favore della Salute, dell’Ambiente, della Scuola pubblica e di tutti quegli aspetti su cui l’Autonomia differenziata impatta. In poche parole si analizzeranno tutte o quasi le sfaccettature che la “Secessione dei Ricchi” avrà sulla vita dei cittadini; chi ne beneficerà, pochi, e chi invece ne uscirà stritolato, la gran parte. Ricordo che in Emilia Romagna si voterà il 26 gennaio prossimo e che, purtroppo, la Regione a guida Pd è una delle tre che ha richiesto il Regionalismo differenziato, pur con meno materie richieste rispetto a Lombardia e Veneto, ma con gli stessi rischi, la stessa perniciosità, sia per le classi più deboli sia nei confronti dell’unità nazionale. Si cercherà così di esplorare le svariate problematiche collegate al processo iniziato nel 2001 con la modifica del Titolo V, con l’intento di aggregare i tanti che resistono, al fine di fornire e ricevere idee e soluzioni anche con un confronto diretto e serrato. Non è un caso che Rifondazione comunista e Partito del Sud partecipino insieme alle elezioni regionali nella Lista “L’Altra Emilia Romagna, che vede inoltre la presenza di Pci e Comitati civici: la sola lista che chiede con decisione il ritiro della richiesta di Autonomia differenziata da parte della Regione.
La tappa di Bologna giunge a proposito per ricordare come l’autonomia differenziata non sia solo un progetto contro il Sud d’Italia, ma un vero e proprio disegno neoliberista di privatizzazione su scala nazionale, un attacco micidiale e premeditato contro le classi popolari. La spallata definitiva all’unità nazionale. Non a caso la Lega Nord ha ancora oggi, al primo punto del proprio statuto, la secessione della Padania, cosa che, unita alla mancata cancellazione dei decreti sicurezza da parte di questo governo, porterà in pochi anni al regredire completo dello Stato sociale con la formazione di un vero e proprio Terzo Stato, composto da una moltitudine di salariati precari e senza diritti e impossibilitati a protestare, sia a Nord che a Sud.
Bisogna infatti comprendere che la diseguaglianza sociale è oggi una evidente scelta politica ed è l’architrave su cui si regge tutto l’impianto dello sfruttamento bestiale del Sud, ma anche delle classi più disagiate del Nord. Un Sud visto sempre più e solo come colonia estrattiva e discarica terzomondista. Nemmeno avere, nei fatti, già creato da anni due Italie composte da cittadini di serie A e serie B ha provocato reazione alcuna nei cittadini, il tutto grazie al silenzio, quando non mistificazione, dei media. Ma è ovvio che arrivando “al collo di bottiglia” prima o poi la conflagrazione sarà inevitabile, visto che il panorama politico si sta già avvitando in spirali sempre più concentriche di incertezza, odio e rancore sociali, aizzate ad arte da politici e media che mirano ad alimentare sempre di più la lotta fra poveri. Il tutto convogliato attraverso la costruzione di una mitologia arcaica e a processi psicosociali che alimentano e legittimano disparità e diseguaglianza, facendo apparire come accettabili sperequazioni di stato sociale.
I pregiudizi hanno una importanza fondamentale in questo gioco di specchi, che dura nei confronti del Sud dall’Unità d’Italia, perché legittimano ogni tipo di decisione discriminatoria. Si tende così a far passare come meritevole di rispetto, quasi di discendenza divina, la presenza di una “aristocrazia del denaro”, con una chiave di lettura pseudo calvinista, vista come appartenente ad un ordine universale predestinato. Per cui chi è ricco è perché lo merita, altrettanto dicasi per chi è povero. Così facendo il nemico è solo chi è più povero e sfortunato di noi, lo sguardo, il rimprovero, lo sfottò è sempre rivolto e chi è più in basso. Sono cose già viste al Sud e che fanno parte a pieno titolo anche della “Nuova Questione Meridionale”.
Così facendo e grazie all’assenza dello Stato, che da tempo ha rinunciato alla sua funzione redistributiva e di compensazione sociale, come dovrebbe essere da dettato costituzionale, si è creata una vera e propria oligarchia dei ricchi favorita spesso dalla continuità decennale e familistica con la politica, quasi sempre supportata da privatizzazioni di imprese pubbliche contro l’interesse della collettività, da opacità e contiguità.
L’ultima proposta Boccia sul Regionalismo differenziato, infatti liquida definitivamente tutto ciò che è pubblico, abbattendo i diritti garantiti e sanciti dalla prima parte della Costituzione.
Settori dei poteri economici e finanziari vogliono abbattere lo Stato sociale, farne campo di profitto con privatizzazioni a pioggia. Se infatti viene distrutta l’unità nazionale, con la formazioni di piccole entità regionali, crolla anche l’esigibilità dei diritti universali, che devono valere per tutto il Paese, con diritti uguali per tutti in base al dettato costituzionale.
L’Europa della finanza sta spingendo da tempo in questa direzione. È l’Europa del liberismo più sfrenato e dell’austerity, che poco si interessa dei suoi cittadini se non marginalmente. La Costituzione italiana, con i suoi diritti garantiti, anche se ad oggi poco applicati, è vista come un nemico da abbattere.
Quello che sta accadendo in Gran Bretagna e Spagna ci dà uno spaccato di quello che sta avvenendo sottotraccia in Europa e che potrebbe presto portare al collasso di entità statuali che ci parevano eterne ed immodificabili. Lo stesso vale per il MES, un meccanismo di controllo degli Stati, soprattutto di quelli del Sud Europa..
Chi continua a proporre il Regionalismo differenziato persegue un progetto secessionista ed eversivo dell’unità nazionale e degli interessi del popolo, andrebbe fermato immediatamente. Una forza di sinistra non può che opporsi a questa deriva antipopolare. Chi è d’accordo con queste posizioni così come fanno, governatori secessionisti , parlamentari, intellettuali, gruppi di potere e governi si assume interamente e a futura memoria la responsabilità della possibile e certo non auspicata “balcanizzazione” del Paese. Chi poi asseconda questo progetto partendo da posizioni progressiste di sinistra ha una responsabilità doppia, come in Emilia-Romagna. Imbarazzante poi il balletto di chi da “sinistra” non solo sostiene elettoralmente queste richieste, presentando una lista a favore del presidente Bonaccini sulla base del “voto utile” ad un fronte che predica un antifascismo di facciata, ma è addirittura firmatario in prima persona di risoluzioni a sostegno e definizione della richiesta di autonomia regionale.
In realtà chi si affronta oggi in Emilia Romagna sono solo due facce dello stesso monocolore verde, il rosso è semplicemente scomparso dai simboli dei cosiddetti progressisti, e già questo la dice lunga. La cosa peggiore è che, in questo delirante scenario secessionista, la Lega, ormai nazionale, trova sponde in parte del Pd, come appunto in Emilia-Romagna, dove il presidente Bonaccini si è posto all’inseguimento della Lega su temi di destra e, come detto recentemente da Luciano Canfora in una intervista sul Manifesto: «Anche questo disgusta. Ma come può il Pd pensare di recuperare nel centro-sud con una proposta simile a quella di Zaia».
Sconvolgente poi che nella “Lista del Presidente Bonaccini”, trovi ricovero un imprenditore, rifiutato anche dalla Lega, che pochi anni fa aveva licenziato più di 500 ciclofattorini con un sms. Ci si sarebbe aspettato di vedere in una lista di sinistra uno dei tanti ciclofattorini licenziati, invece…
L’involuzione “genetica” del Pd emiliano è quasi totalmente compiuta, di sinistra non resta molto, solo un lontano ricordo, come ha dimostrato dapprima la mozione del settembre scorso del Parlamento Europeo che ha equiparato nazismo e comunismo, votata da larghissima parte degli europarlamentari Pd, e pochi giorni fa l’improvvido documentario per le scuole ad opera del Comune di Reggio Emilia su Nilde Iotti, dove non si pronuncia mai la parola o l’appartenenza comunista da parte sua o di Togliatti. Ennesima offesa a storia e memoria.
Ma dicevamo dell’impatto delle politiche di rigore e neoliberiste al Nord, sede della prossima tappa di Bologna. Dobbiamo considerare infatti che nella sola Lombardia ben 200mila famiglie si trovano in condizione di povertà assoluta (Rapporto Polis 2019) in gran parte le stesse che vivono nelle case popolari. Edifici quasi sempre fatiscenti con all’interno famiglie composte spesso da pensionati, malati e disabili. Le abitazioni non sono solo in periferia, ma anche a pochi chilometri dal centro. Parti di città che mostrano l’altra faccia della medaglia di quella che è presentata come la capitale della moda, del benessere, del design, ma che nasconde in sé anche una città composta da persone che faticano ad arrivare a fine mese, quando va bene.
Inoltre, solo per restare agli ultimi giorni apprese dai quotidiani, drammatica la situazione di Torino, dove raddoppiano i senzatetto: la metà sono italiani cinquantenni, con il Servizio Adulti in difficoltà nel reperire nuovi posti letto. Oppure quello che sta accadendo in Friuli Venezia Giulia, Regione da sempre considerate ricca e virtuosa ove come scrive Il Gazzettino: «La spesa sanitaria elevata è dovuta anche al ricorso alla sanità privata per ottenere prestazioni in tempi contenuti. La questione dei tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni sanitarie regionali viene studiata da oltre un decennio con il risultato che la maggior parte delle famiglie sostiene spese di tasca propria per l’acquisto di almeno una prestazione sanitaria specialistiche, analisi del sangue, esami specialistici. Ma c’è chi proprio non ce la fa e rinuncia: il 3,5% delle famiglie del Fvg è costretto a dire no alle spese per i consumi sanitari, rischiando di ledere il proprio stato di salute».
Se questa è la situazione di Milano o di Reggio Emilia, dove vi sono molte similitudini con quanto descritto per la “capitale morale “, come dimostrato nei giorni scorsi da una inchiesta della “Gazzetta di Reggio”, figuriamoci la situazione nel Mezzogiorno dove la percentuale della popolazione in povertà fra assoluta e relativa è intorno al 40%, dove infatti l’aspettativa di vita si sta già da qualche anno progressivamente riducendo.
Il tutto ovviamente occultato da media complici, che anzi eleggono pochi giorni fa Milano come la città italiana dove vi è “la più alta qualità della vita”. Il non detto è che a Milano puoi vivere benissimo, ma ovviamente solo se sei a dir poco benestante. Ecco perché intendere l’Autonomia regionale solo come un contrasto Sud/Nord, sarebbe riduttivo, trattandosi di un progetto neoliberista, con profonde radici europee, che mira alla privatizzazione progressiva e pervasiva di tutto ciò che oggi è inteso come welfare, sia a Nord che a Sud, a danno delle classi più deboli, che come visto sopra, che già oggi si ritrovano impoverite dalla “crisi” dell’ultimo decennio e che domani, una volta privatizzata la sanità, avranno difficoltà anche a curarsi.
Una situazione per il Mezzogiorno causata dal fatto che «negli ultimi dieci anni c’è stata una perequazione alla rovescia», come da parole del presidente Svimez Adriano Giannola pochi giorni fa audito alla Camera. La certificazione che il Meridione ha lasciato sul campo, a tutto vantaggio del Nord, una parte rilevante, di parecchie decine di miliardi di euro, delle risorse destinate a finanziare gli investimenti pubblici nell’area più svantaggiata del Paese.
Tutti fattori che, uniti alla riproposizione del Regionalismo differenziato senza definizione dei Lep, aspetto che già da un decennio costano al Sud mancati investimenti (che vanno al Nord) per 61,3 miliardi di Euro l’anno ci fanno ben capire come ci sia una precisa volontà nel condurre una lotta senza quartiere ai più poveri deprivandoli di welfare e servizi a solo vantaggio dei soliti potentati economici.
Ecco perché l’appuntamento di Bologna è molto importante, a pochi giorni dal voto, per approfondire i tanti temi del contrasto al neoliberismo spinto, al fine di ingenerare una riflessione che possa auspicabilmente portare ad una riconsiderazione del tema nel vero interesse di tutti i cittadini.
A tal fine saranno invitati tutti i candidati presidenti alla Regione per un confronto ed un approfondimento sul tema. 

Fonte: Left


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Di Natale Cuccurese su Left 

Dopo la tappa siciliana del “Laboratorio Sud”, organizzato da Left, transform!italia, Partito della Rifondazione Comunista e Partito del Sud, con l’appuntamento dello scorso 20 dicembre 2019 a Catania e prima di proseguire il tour nel 2020 in altre Regioni del Sud, il 10 gennaio 2020 il Sud-Lab farà una importante tappa a Bologna. Si confronteranno studiosi e giornalisti che da tempo hanno sollevato il problema della Autonomia differenziata, Comitati locali a favore della Salute, dell’Ambiente, della Scuola pubblica e di tutti quegli aspetti su cui l’Autonomia differenziata impatta. In poche parole si analizzeranno tutte o quasi le sfaccettature che la “Secessione dei Ricchi” avrà sulla vita dei cittadini; chi ne beneficerà, pochi, e chi invece ne uscirà stritolato, la gran parte. Ricordo che in Emilia Romagna si voterà il 26 gennaio prossimo e che, purtroppo, la Regione a guida Pd è una delle tre che ha richiesto il Regionalismo differenziato, pur con meno materie richieste rispetto a Lombardia e Veneto, ma con gli stessi rischi, la stessa perniciosità, sia per le classi più deboli sia nei confronti dell’unità nazionale. Si cercherà così di esplorare le svariate problematiche collegate al processo iniziato nel 2001 con la modifica del Titolo V, con l’intento di aggregare i tanti che resistono, al fine di fornire e ricevere idee e soluzioni anche con un confronto diretto e serrato. Non è un caso che Rifondazione comunista e Partito del Sud partecipino insieme alle elezioni regionali nella Lista “L’Altra Emilia Romagna, che vede inoltre la presenza di Pci e Comitati civici: la sola lista che chiede con decisione il ritiro della richiesta di Autonomia differenziata da parte della Regione.
La tappa di Bologna giunge a proposito per ricordare come l’autonomia differenziata non sia solo un progetto contro il Sud d’Italia, ma un vero e proprio disegno neoliberista di privatizzazione su scala nazionale, un attacco micidiale e premeditato contro le classi popolari. La spallata definitiva all’unità nazionale. Non a caso la Lega Nord ha ancora oggi, al primo punto del proprio statuto, la secessione della Padania, cosa che, unita alla mancata cancellazione dei decreti sicurezza da parte di questo governo, porterà in pochi anni al regredire completo dello Stato sociale con la formazione di un vero e proprio Terzo Stato, composto da una moltitudine di salariati precari e senza diritti e impossibilitati a protestare, sia a Nord che a Sud.
Bisogna infatti comprendere che la diseguaglianza sociale è oggi una evidente scelta politica ed è l’architrave su cui si regge tutto l’impianto dello sfruttamento bestiale del Sud, ma anche delle classi più disagiate del Nord. Un Sud visto sempre più e solo come colonia estrattiva e discarica terzomondista. Nemmeno avere, nei fatti, già creato da anni due Italie composte da cittadini di serie A e serie B ha provocato reazione alcuna nei cittadini, il tutto grazie al silenzio, quando non mistificazione, dei media. Ma è ovvio che arrivando “al collo di bottiglia” prima o poi la conflagrazione sarà inevitabile, visto che il panorama politico si sta già avvitando in spirali sempre più concentriche di incertezza, odio e rancore sociali, aizzate ad arte da politici e media che mirano ad alimentare sempre di più la lotta fra poveri. Il tutto convogliato attraverso la costruzione di una mitologia arcaica e a processi psicosociali che alimentano e legittimano disparità e diseguaglianza, facendo apparire come accettabili sperequazioni di stato sociale.
I pregiudizi hanno una importanza fondamentale in questo gioco di specchi, che dura nei confronti del Sud dall’Unità d’Italia, perché legittimano ogni tipo di decisione discriminatoria. Si tende così a far passare come meritevole di rispetto, quasi di discendenza divina, la presenza di una “aristocrazia del denaro”, con una chiave di lettura pseudo calvinista, vista come appartenente ad un ordine universale predestinato. Per cui chi è ricco è perché lo merita, altrettanto dicasi per chi è povero. Così facendo il nemico è solo chi è più povero e sfortunato di noi, lo sguardo, il rimprovero, lo sfottò è sempre rivolto e chi è più in basso. Sono cose già viste al Sud e che fanno parte a pieno titolo anche della “Nuova Questione Meridionale”.
Così facendo e grazie all’assenza dello Stato, che da tempo ha rinunciato alla sua funzione redistributiva e di compensazione sociale, come dovrebbe essere da dettato costituzionale, si è creata una vera e propria oligarchia dei ricchi favorita spesso dalla continuità decennale e familistica con la politica, quasi sempre supportata da privatizzazioni di imprese pubbliche contro l’interesse della collettività, da opacità e contiguità.
L’ultima proposta Boccia sul Regionalismo differenziato, infatti liquida definitivamente tutto ciò che è pubblico, abbattendo i diritti garantiti e sanciti dalla prima parte della Costituzione.
Settori dei poteri economici e finanziari vogliono abbattere lo Stato sociale, farne campo di profitto con privatizzazioni a pioggia. Se infatti viene distrutta l’unità nazionale, con la formazioni di piccole entità regionali, crolla anche l’esigibilità dei diritti universali, che devono valere per tutto il Paese, con diritti uguali per tutti in base al dettato costituzionale.
L’Europa della finanza sta spingendo da tempo in questa direzione. È l’Europa del liberismo più sfrenato e dell’austerity, che poco si interessa dei suoi cittadini se non marginalmente. La Costituzione italiana, con i suoi diritti garantiti, anche se ad oggi poco applicati, è vista come un nemico da abbattere.
Quello che sta accadendo in Gran Bretagna e Spagna ci dà uno spaccato di quello che sta avvenendo sottotraccia in Europa e che potrebbe presto portare al collasso di entità statuali che ci parevano eterne ed immodificabili. Lo stesso vale per il MES, un meccanismo di controllo degli Stati, soprattutto di quelli del Sud Europa..
Chi continua a proporre il Regionalismo differenziato persegue un progetto secessionista ed eversivo dell’unità nazionale e degli interessi del popolo, andrebbe fermato immediatamente. Una forza di sinistra non può che opporsi a questa deriva antipopolare. Chi è d’accordo con queste posizioni così come fanno, governatori secessionisti , parlamentari, intellettuali, gruppi di potere e governi si assume interamente e a futura memoria la responsabilità della possibile e certo non auspicata “balcanizzazione” del Paese. Chi poi asseconda questo progetto partendo da posizioni progressiste di sinistra ha una responsabilità doppia, come in Emilia-Romagna. Imbarazzante poi il balletto di chi da “sinistra” non solo sostiene elettoralmente queste richieste, presentando una lista a favore del presidente Bonaccini sulla base del “voto utile” ad un fronte che predica un antifascismo di facciata, ma è addirittura firmatario in prima persona di risoluzioni a sostegno e definizione della richiesta di autonomia regionale.
In realtà chi si affronta oggi in Emilia Romagna sono solo due facce dello stesso monocolore verde, il rosso è semplicemente scomparso dai simboli dei cosiddetti progressisti, e già questo la dice lunga. La cosa peggiore è che, in questo delirante scenario secessionista, la Lega, ormai nazionale, trova sponde in parte del Pd, come appunto in Emilia-Romagna, dove il presidente Bonaccini si è posto all’inseguimento della Lega su temi di destra e, come detto recentemente da Luciano Canfora in una intervista sul Manifesto: «Anche questo disgusta. Ma come può il Pd pensare di recuperare nel centro-sud con una proposta simile a quella di Zaia».
Sconvolgente poi che nella “Lista del Presidente Bonaccini”, trovi ricovero un imprenditore, rifiutato anche dalla Lega, che pochi anni fa aveva licenziato più di 500 ciclofattorini con un sms. Ci si sarebbe aspettato di vedere in una lista di sinistra uno dei tanti ciclofattorini licenziati, invece…
L’involuzione “genetica” del Pd emiliano è quasi totalmente compiuta, di sinistra non resta molto, solo un lontano ricordo, come ha dimostrato dapprima la mozione del settembre scorso del Parlamento Europeo che ha equiparato nazismo e comunismo, votata da larghissima parte degli europarlamentari Pd, e pochi giorni fa l’improvvido documentario per le scuole ad opera del Comune di Reggio Emilia su Nilde Iotti, dove non si pronuncia mai la parola o l’appartenenza comunista da parte sua o di Togliatti. Ennesima offesa a storia e memoria.
Ma dicevamo dell’impatto delle politiche di rigore e neoliberiste al Nord, sede della prossima tappa di Bologna. Dobbiamo considerare infatti che nella sola Lombardia ben 200mila famiglie si trovano in condizione di povertà assoluta (Rapporto Polis 2019) in gran parte le stesse che vivono nelle case popolari. Edifici quasi sempre fatiscenti con all’interno famiglie composte spesso da pensionati, malati e disabili. Le abitazioni non sono solo in periferia, ma anche a pochi chilometri dal centro. Parti di città che mostrano l’altra faccia della medaglia di quella che è presentata come la capitale della moda, del benessere, del design, ma che nasconde in sé anche una città composta da persone che faticano ad arrivare a fine mese, quando va bene.
Inoltre, solo per restare agli ultimi giorni apprese dai quotidiani, drammatica la situazione di Torino, dove raddoppiano i senzatetto: la metà sono italiani cinquantenni, con il Servizio Adulti in difficoltà nel reperire nuovi posti letto. Oppure quello che sta accadendo in Friuli Venezia Giulia, Regione da sempre considerate ricca e virtuosa ove come scrive Il Gazzettino: «La spesa sanitaria elevata è dovuta anche al ricorso alla sanità privata per ottenere prestazioni in tempi contenuti. La questione dei tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni sanitarie regionali viene studiata da oltre un decennio con il risultato che la maggior parte delle famiglie sostiene spese di tasca propria per l’acquisto di almeno una prestazione sanitaria specialistiche, analisi del sangue, esami specialistici. Ma c’è chi proprio non ce la fa e rinuncia: il 3,5% delle famiglie del Fvg è costretto a dire no alle spese per i consumi sanitari, rischiando di ledere il proprio stato di salute».
Se questa è la situazione di Milano o di Reggio Emilia, dove vi sono molte similitudini con quanto descritto per la “capitale morale “, come dimostrato nei giorni scorsi da una inchiesta della “Gazzetta di Reggio”, figuriamoci la situazione nel Mezzogiorno dove la percentuale della popolazione in povertà fra assoluta e relativa è intorno al 40%, dove infatti l’aspettativa di vita si sta già da qualche anno progressivamente riducendo.
Il tutto ovviamente occultato da media complici, che anzi eleggono pochi giorni fa Milano come la città italiana dove vi è “la più alta qualità della vita”. Il non detto è che a Milano puoi vivere benissimo, ma ovviamente solo se sei a dir poco benestante. Ecco perché intendere l’Autonomia regionale solo come un contrasto Sud/Nord, sarebbe riduttivo, trattandosi di un progetto neoliberista, con profonde radici europee, che mira alla privatizzazione progressiva e pervasiva di tutto ciò che oggi è inteso come welfare, sia a Nord che a Sud, a danno delle classi più deboli, che come visto sopra, che già oggi si ritrovano impoverite dalla “crisi” dell’ultimo decennio e che domani, una volta privatizzata la sanità, avranno difficoltà anche a curarsi.
Una situazione per il Mezzogiorno causata dal fatto che «negli ultimi dieci anni c’è stata una perequazione alla rovescia», come da parole del presidente Svimez Adriano Giannola pochi giorni fa audito alla Camera. La certificazione che il Meridione ha lasciato sul campo, a tutto vantaggio del Nord, una parte rilevante, di parecchie decine di miliardi di euro, delle risorse destinate a finanziare gli investimenti pubblici nell’area più svantaggiata del Paese.
Tutti fattori che, uniti alla riproposizione del Regionalismo differenziato senza definizione dei Lep, aspetto che già da un decennio costano al Sud mancati investimenti (che vanno al Nord) per 61,3 miliardi di Euro l’anno ci fanno ben capire come ci sia una precisa volontà nel condurre una lotta senza quartiere ai più poveri deprivandoli di welfare e servizi a solo vantaggio dei soliti potentati economici.
Ecco perché l’appuntamento di Bologna è molto importante, a pochi giorni dal voto, per approfondire i tanti temi del contrasto al neoliberismo spinto, al fine di ingenerare una riflessione che possa auspicabilmente portare ad una riconsiderazione del tema nel vero interesse di tutti i cittadini.
A tal fine saranno invitati tutti i candidati presidenti alla Regione per un confronto ed un approfondimento sul tema. 

Fonte: Left


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domenica 5 gennaio 2020

BOLOGNA-VENERDI' 10 GENNAIO SUD-LAB: CONTRO OGNI AUTONOMIA DIFFERENZIATA !

Dopo la tappa siciliana del “Laboratorio Sud”, organizzato da Left, transform!italia, Partito della Rifondazione Comunista e Partito del Sud, con l’appuntamento dello scorso 20 Dicembre 2019 a Catania e prima di proseguire il tour nel 2020 in altre Regioni del Sud, il 10 Gennaio 2020 il Sud-Lab farà una importante tappa a Bologna. Si confronteranno studiosi che da tempo hanno sollevato il problema della Autonomia Differenziata, Comitati locali a favore della Salute, dell’Ambiente, della Scuola pubblica e di tutti quegli aspetti su cui l’Autonomia differenziata impatta. In poche parole si analizzeranno tutte o quasi le sfaccettature che la “Secessione dei Ricchi” avrà sulla vita dei cittadini; chi ne beneficerà, pochi, e chi invece ne uscirà stritolato, la gran parte.
Ricordiamo che in Emilia Romagna si voterà il 26 Gennaio prossimo e che, purtroppo, la Regione a guida Pd è una delle tre che ha richiesto il Regionalismo differenziato, pur con meno materie rispetto a Lombardia e Veneto, ma con gli stessi rischi, la stessa perniciosità, sia per le classi più deboli sia nei confronti dell’unità nazionale. Si cercherà così di esplorare le svariate problematiche collegate al processo iniziato nel 2001 con la modifica del Titolo V, con l’intento di aggregare i tanti che resistono, al fine di fornire e ricevere idee e soluzioni anche con un confronto diretto e serrato. Non è un caso che Rifondazione Comunista e Partito del Sud partecipino insieme alle elezioni regionali nella Lista “L’Altra Emilia Romagna, che vede inoltre la presenza di P.C.I. e Comitati civici: la sola lista presente in tutte le province al voto che chiede con decisione il ritiro della richiesta di Autonomia differenziata da parte della Regione.
La tappa di Bologna giunge a proposito per ricordare come l’autonomia differenziata non sia solo un progetto contro il Sud d’Italia, ma un vero e proprio disegno neoliberista di privatizzazione su scala nazionale, un attacco micidiale e premeditato contro le classi popolari. La spallata definitiva all’unità nazionale.

SONO INVITATI A PARTECIPARE E A PORTARE UN LORO CONTRIBUTO DIRETTO AL DIBATTITO TUTTI I CANDIDATI PRESIDENTI ALLE PROSSIME ELEZIONI REGIONALI DEL 26 GENNAIO 2020

Parteciperanno:

Loredana Marino-Resp. Mezzogiorno PRC
Natale Cuccurese-Pres. Partito del Sud
Marina Boscaino -Coord. Contro Ogni Autonomia
Giovanni Russo Spena-Costituzionalista
Claudia Candeloro-Avv. del Lavoro
Silvano Tagliavini-Coord.Cispadano No autostrada
Lorenzo Grilli-Scuola e Costituzione Bologna
Gianluigi Trianni -Forum Diritto alla Salute
Coordina: Cristina Quintavalla-Portavoce Altra Emilia Romagna
in collegamento Piero Bevilacqua-Pres.Istituto meridionale IMES






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Dopo la tappa siciliana del “Laboratorio Sud”, organizzato da Left, transform!italia, Partito della Rifondazione Comunista e Partito del Sud, con l’appuntamento dello scorso 20 Dicembre 2019 a Catania e prima di proseguire il tour nel 2020 in altre Regioni del Sud, il 10 Gennaio 2020 il Sud-Lab farà una importante tappa a Bologna. Si confronteranno studiosi che da tempo hanno sollevato il problema della Autonomia Differenziata, Comitati locali a favore della Salute, dell’Ambiente, della Scuola pubblica e di tutti quegli aspetti su cui l’Autonomia differenziata impatta. In poche parole si analizzeranno tutte o quasi le sfaccettature che la “Secessione dei Ricchi” avrà sulla vita dei cittadini; chi ne beneficerà, pochi, e chi invece ne uscirà stritolato, la gran parte.
Ricordiamo che in Emilia Romagna si voterà il 26 Gennaio prossimo e che, purtroppo, la Regione a guida Pd è una delle tre che ha richiesto il Regionalismo differenziato, pur con meno materie rispetto a Lombardia e Veneto, ma con gli stessi rischi, la stessa perniciosità, sia per le classi più deboli sia nei confronti dell’unità nazionale. Si cercherà così di esplorare le svariate problematiche collegate al processo iniziato nel 2001 con la modifica del Titolo V, con l’intento di aggregare i tanti che resistono, al fine di fornire e ricevere idee e soluzioni anche con un confronto diretto e serrato. Non è un caso che Rifondazione Comunista e Partito del Sud partecipino insieme alle elezioni regionali nella Lista “L’Altra Emilia Romagna, che vede inoltre la presenza di P.C.I. e Comitati civici: la sola lista presente in tutte le province al voto che chiede con decisione il ritiro della richiesta di Autonomia differenziata da parte della Regione.
La tappa di Bologna giunge a proposito per ricordare come l’autonomia differenziata non sia solo un progetto contro il Sud d’Italia, ma un vero e proprio disegno neoliberista di privatizzazione su scala nazionale, un attacco micidiale e premeditato contro le classi popolari. La spallata definitiva all’unità nazionale.

SONO INVITATI A PARTECIPARE E A PORTARE UN LORO CONTRIBUTO DIRETTO AL DIBATTITO TUTTI I CANDIDATI PRESIDENTI ALLE PROSSIME ELEZIONI REGIONALI DEL 26 GENNAIO 2020

Parteciperanno:

Loredana Marino-Resp. Mezzogiorno PRC
Natale Cuccurese-Pres. Partito del Sud
Marina Boscaino -Coord. Contro Ogni Autonomia
Giovanni Russo Spena-Costituzionalista
Claudia Candeloro-Avv. del Lavoro
Silvano Tagliavini-Coord.Cispadano No autostrada
Lorenzo Grilli-Scuola e Costituzione Bologna
Gianluigi Trianni -Forum Diritto alla Salute
Coordina: Cristina Quintavalla-Portavoce Altra Emilia Romagna
in collegamento Piero Bevilacqua-Pres.Istituto meridionale IMES






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martedì 31 dicembre 2019

Buon Anno dal Partito del Sud!

Buon 2020 a tutti ! 
Un augurio particolare a tutti gli amici del Partito del Sud, ai militanti, ai simpatizzanti, ai tanti amici che ci seguono sui social network, ai meridionalisti e alle loro famiglie.




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Buon 2020 a tutti ! 
Un augurio particolare a tutti gli amici del Partito del Sud, ai militanti, ai simpatizzanti, ai tanti amici che ci seguono sui social network, ai meridionalisti e alle loro famiglie.




domenica 29 dicembre 2019

ELEZIONI REGIONALI IN EMILIA ROMAGNA: IL PARTITO DEL SUD E' CON "L'ALTRA EMILIA ROMAGNA", PER IL RITIRO DI OGNI FORMA DI AUTONOMIA DIFFERENZIATA ! !





L’Altra Emilia-Romagna che riunisce attivisti impegnati in liste civiche, movimenti e vertenze territoriali, nonché esponenti di Rifondazione Comunista, del Partito Comunista Italiano e del Partito del Sud, conferma la “propria collocazione di alternativa ai poli politici esistenti.

Dichiara Natale Cuccurese, Presidente nazionale del Partito del Sud. "Ho volentieri ho accettato la candidatura per la Lista “L’Altra Emilia Romagna”- alla prossime Elezioni Regionali del 26 Gennaio 2020 nel collegio di Reggio Emilia - per portare, anche come Partito del Sud, un doveroso contributo meridionalista progressista gramsciano ad una lista non a caso schierata con decisione contro ogni tipo di Regionalismo differenziato, un progetto eversivo per la tenuta dell’unità nazionale".

L'Altra Emilia-Romagna, è infatti, come dice il candidato Presidente Stefano Lugli, “l'unica lista che si oppone alle destre con un progetto politico a favore dei beni comuni e contro le privatizzazioni, per il lavoro stabile e sicuro, contro la precarietà e le false cooperative, per la sostenibilità ambientale contro le grandi opere autostradali, per l'unità delle regioni nel chiedere al governo adeguate risorse per i diritti dei cittadini contro l'autonomia regionale che realizza il sogno leghista della secessione, per il vero cambiamento di cui questa regione ha bisogno".

Dal Programma de L'Altra Emilia Romagna: "No all’autonomia regionale. Chiederne il ritiro sarà uno dei nostri primi atti una volta eletti".

Il link con il programma completo : https://www.altraemiliaromagna.org/il-programma/

Le liste dei candidati nel collegio provinciale di REGGIO EMILIA:
Nicolas Zanoni (operaio), Araceli Barrús de Andrés (infermiera), Massimo Comunale (medico), Monica Vender (libera professionista), Selene Prodi (commerciante), Natale Cuccurese (segretario nazionale Partito del Sud, consigliere comunale civico a Quattro Castella).



@GazzettadiReggio del 29 dicembre 2019



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L’Altra Emilia-Romagna che riunisce attivisti impegnati in liste civiche, movimenti e vertenze territoriali, nonché esponenti di Rifondazione Comunista, del Partito Comunista Italiano e del Partito del Sud, conferma la “propria collocazione di alternativa ai poli politici esistenti.

Dichiara Natale Cuccurese, Presidente nazionale del Partito del Sud. "Ho volentieri ho accettato la candidatura per la Lista “L’Altra Emilia Romagna”- alla prossime Elezioni Regionali del 26 Gennaio 2020 nel collegio di Reggio Emilia - per portare, anche come Partito del Sud, un doveroso contributo meridionalista progressista gramsciano ad una lista non a caso schierata con decisione contro ogni tipo di Regionalismo differenziato, un progetto eversivo per la tenuta dell’unità nazionale".

L'Altra Emilia-Romagna, è infatti, come dice il candidato Presidente Stefano Lugli, “l'unica lista che si oppone alle destre con un progetto politico a favore dei beni comuni e contro le privatizzazioni, per il lavoro stabile e sicuro, contro la precarietà e le false cooperative, per la sostenibilità ambientale contro le grandi opere autostradali, per l'unità delle regioni nel chiedere al governo adeguate risorse per i diritti dei cittadini contro l'autonomia regionale che realizza il sogno leghista della secessione, per il vero cambiamento di cui questa regione ha bisogno".

Dal Programma de L'Altra Emilia Romagna: "No all’autonomia regionale. Chiederne il ritiro sarà uno dei nostri primi atti una volta eletti".

Il link con il programma completo : https://www.altraemiliaromagna.org/il-programma/

Le liste dei candidati nel collegio provinciale di REGGIO EMILIA:
Nicolas Zanoni (operaio), Araceli Barrús de Andrés (infermiera), Massimo Comunale (medico), Monica Vender (libera professionista), Selene Prodi (commerciante), Natale Cuccurese (segretario nazionale Partito del Sud, consigliere comunale civico a Quattro Castella).



@GazzettadiReggio del 29 dicembre 2019



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martedì 24 dicembre 2019

AUGURI DI BUON NATALE DAL PARTITO DEL SUD

Auguri di buon Natale e buone feste a tutti !

Un augurio particolare a tutti gli amici del Partito del Sud, ai militanti, ai simpatizzanti, ai tanti che ci seguono sui social network, ai meridionalisti e alle loro famiglie.

Un momento per riflettere e pensare che pur nascendo in una mangiatoia si può cambiare il mondo. Non arrendiamoci !

Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti




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Auguri di buon Natale e buone feste a tutti !

Un augurio particolare a tutti gli amici del Partito del Sud, ai militanti, ai simpatizzanti, ai tanti che ci seguono sui social network, ai meridionalisti e alle loro famiglie.

Un momento per riflettere e pensare che pur nascendo in una mangiatoia si può cambiare il mondo. Non arrendiamoci !

Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti




lunedì 23 dicembre 2019

Natale al Sud



di Natale Cuccurese 
Grazie alla crisi del sistema e alle politiche neoliberiste favorite dall’Unione Europea e pedissequamente applicate dai governi italiani, soprattutto nell’ultimo decennio la ricchezza si è andata concentrando sempre più in poche mani. Un quinto della popolazione benestante in Italia, ha oggi concentrata nelle sue mani i due terzi della ricchezza nazionale, in un trend che non pare avere ostacolo alcuno.
La diseguaglianza sociale è oggi una scelta politica che si sta avvitando in spirali sempre più concentriche di incertezza, odio e rancore sociali, aizzate ad arte da politici e media che mirano ad alimentare sempre di più la lotta fra poveri. Ben attenti a non scalfire i privilegi acquisiti da una minoranza e ad alimentare la paura nel diverso, anche a scopo di “distrazione di massa” da quelle che sono le vere cause del problema.
Il tutto pilotato attraverso la costruzione di una mitologia arcaica e a processi psicosociali che alimentano e legittimano disparità e diseguaglianza, facendo apparire come accettabili sperequazioni di stato sociale.
I pregiudizi hanno una importanza fondamentale in questo gioco di specchi, perché legittimano ogni tipo di decisione discriminatoria, inoltre hanno l’aspetto consolatorio per chi li applica di illudersi di appartenere ad un clan comunque privilegiato, quando in realtà non si percepisce che il vero nemico non è il discriminato di turno. Sono tutte già cose viste nella storia passata e che non hanno mai portato a nulla di buono.
Si tende così a far passare come meritevole di rispetto, quasi di discendenza divina, la presenza di una “aristocrazia del denaro”, con una chiave di lettura pseudo calvinista, vista come appartenente ad un ordine universale predestinato. Per cui chi è ricco è perché lo merita, altrettanto dicasi per chi è povero. Così facendo il nemico è solo chi è più povero e sfortunato di noi, lo sguardo, il rimprovero, lo sfottò è sempre rivolto e chi è più in basso. Dinamiche assurde che portano a concepire i gruppi sociali solo in base agli stereotipi.
Così facendo e grazie all’assenza totale dello Stato, che da tempo ha rinunciato totalmente alla sua funzione livellatrice, ridistributiva e di compensazione sociale, come da dettato costituzionale, si è creata una vera e propria oligarchia dei ricchi favorita spesso dalla continuità decennale e familistica con la politica, quasi sempre supportata da privatizzazioni di imprese pubbliche contro l’interesse della collettività, da opacità e contiguità. Inutile dire che in tutto questo una gran parte della responsabilità risiede anche nei media, che hanno abdicato in gran parte alla funzione di denuncia e ricerca per costituirsi spesso, anche loro, in cordate familiste.
In questo quadro i gruppi dominanti rafforzano la propria posizione senza alcun contrasto, soprattutto dove le masse più indigenti non solo sono sfruttate e soggiogate a ogni piè sospinto da precarietà e disoccupazione, ma anche colpevolizzate e senza nessuna protezione sociale da parte di nessuno. La destrutturazione imposta dei rapporti sociali ha poi fatto il resto, portando all’isolamento. In questo quadro si innesta anche la prossima approvazione del Regionalismo differenziato, vera chiave di volta capitalistica per dare la spallata definitiva ad unità nazionale e coesione sociale, mirando alla privatizzazione di ogni aspetto della società a partire da sanità e scuola, sempre a vantaggio esclusivo dei soliti ristretti gruppi di potere.
Dobbiamo considerare ad esempio che nella sola Lombardia ben 200.000 famiglie si trovano in condizione di povertà assoluta (rapporto Polis 2019) in gran parte le stesse che vivono nelle case popolari. Edifici quasi sempre fatiscenti, sia fuori che dentro, con persiane rotte e cortili trasformati in discariche abusive. All’interno famiglie composte spesso da pensionati, ove non mancano malati e disabili. Le abitazioni non sono solo in periferia, ma anche a pochi chilometri dal centro. Parti di città che mostrano l’altra faccia della medaglia di quella che è presentata come la capitale della moda, del benessere, del design, ma che nasconde in sé anche una città composta da persone che faticano ad arrivare a fine mese, quando va bene. Il tutto ovviamente occultato da media complici, che anzi eleggono pochi giorni fa Milano come la città italiana dove vi è “la più alta qualità della vita”, ovviamente solo se sei a dir poco benestante, ma questo è taciuto. Guai a contraddire il sogno consolatorio ammannito a piene mani del capitalismo rampante, che riserva di facciata l’occasione del possibile ingresso nell’eden consumistico a tutti, obiettivo che alimenta la speranza delle moltitudini diseredate e che le rende docili e imbelli, il loro risveglio dal sogno consumistico ad occhi aperti potrebbe essere difficilmente controllabile, per questo vanno continuamente sedate dai media. Si sta ricreando un vero e proprio “Terzo Stato”, in questa moderna riproposizione morbosa dell’ancien règime.
Se questa è la situazione di Milano o di Reggio Emilia, dove vi sono molte similitudini con quanto descritto per la “capitale morale “, come dimostrato nei giorni scorsi da una inchiesta della “Gazzetta di Reggio”, figuriamoci la situazione nel Mezzogiorno dove la percentuale della popolazione in povertà fra assoluta e relativa è intorno al 40%. Un Sud dove le situazioni di disagio sono innumerevoli e che non ha mai trovato risposta alle sue richieste d’aiuto da parte dei vari governi e che ora addirittura vede un riemergere del desiderio separatista, ancor al primo punto dello statuto della Lega Nord, con la proposta del Regionalismo differenziato, cioè la rimozione radicale del problema. Il tutto infarcito da un afflato razzista, dove come in un discarica d’odio da decenni accumulata trova legittimazione ogni genere di stereotipo e discriminazione, in una situazione ormai accettata ed introiettata passivamente anche a Sud, come dimostra la penetrazione elettorale della Lega.
Ecco perché intendere l’Autonomia regionale solo come un contrasto Sud/Nord, sarebbe riduttivo, trattandosi di un progetto neoliberista, con profonde radici europee, che mira alla privatizzazione progressiva e pervasiva di tutto ciò che oggi è inteso come welfare, sia a Nord che a Sud, a danno delle classi più deboli, che come visto sopra, che già oggi si ritrovano impoverite dalla “crisi” dell’ultimo decennio e che domani, una volta privatizzata la sanità, avranno difficoltà anche a curarsi. 
Una situazione causata dal fatto che «negli ultimi dieci anni c’è stata una perequazione alla rovescia», come da parole del presidente Svimez Adriano Giannola pochi giorni fa audito alla Camera. La certificazione che il Meridione ha lasciato sul campo, a tutto vantaggio del Nord, una parte rilevante, di parecchie decine di miliardi di euro, delle risorse destinate a finanziare gli investimenti pubblici nell’area più svantaggiata del Paese.
E’ proprio a questo che mira, rinviando la definizione dei Lep ad un tempo indefinito, anche questo governo, che non solo non presenta nessun cambiamento rispetto ai precedenti su questi temi, ma che nemmeno dice, come invocava Nanni Moretti nel film “Aprile”, “qualcosa di sinistra, o almeno a reagire e dire una cosa di civiltà”.
Un contrasto da sempre volto a sganciare la “colonia estrattiva interna Mezzogiorno”, dopo averla ben sfruttata e privata di diritti teoricamente garantiti dalla Costituzione, dal treno delle Regioni ricche padane che, come da desiderata europei, non devono perdere l’aggancio con le altre Regioni ricche del Nord Europa in un ipotetico e virtuoso traino, prima di creare una Europa a due velocità. Sganciando le Regioni del Sud Europa e trasformandole in mercato di manovalanza a basso costo, casomai con una moneta dedicata.
Gli esempi di questa vera e propria guerra contro il Sud sono molteplici, per restare solo agli ultimi giorni, tre particolarmente odiosi:
-Lo stanziamento dei fondi per le recenti alluvioni che vede assegnati al Sud rimborsi da elemosina. Con l’esempio di Matera, capitale europea della cultura 2019, che si è vista assegnare solo 49.000 Euro di rimborso complessivo (quando a Venezia sono stati riconosciti solo per il commercio ben 20.000 Euro di rimborso ad ogni negozio)
– La denuncia del Quotidiano del Sud che ha svelato nei giorni scorsi il “piano segreto” delle Ferrovie dello Stato, che “taglia il Sud” dalle sue linee di investimenti, destinandogli investimenti  tra l’11 e il 16% mentre il piano dovrebbe prevedere una suddivisione di investimenti tra Nord (60%) e Sud (40%) quasi equilibrata. Così facendo il gap infrastrutturale fra le due Italie non solo non si colmerà mai , ma si andrà ovviamente sempre più ad acuire
-Il cerchio si chiude, come da anni capita sotto le festività natalizie, con il vertiginoso aumenti dei prezzi degli aerei per le rotte verso il Mezzogiorno. Cosa che addirittura fa gridare allo scandalo anche il giornale di Confindustria che titola. “Natale in aereo, tornare a Catanzaro costa più che andare a Londra.” Chiaro come il sole che, nell’assoluto disinteresse governativo, le compagnie aeree si apprestano a spremere come limoni gli emigrati meridionali che vogliono tornare a casa per le feste.
Tutti fattori che, uniti alla riproposizione del Regionalismo differenziato senza definizione dei Lep, aspetto che già da un decennio costano al Sud mancati investimenti (che vanno al Nord) per 61,3 Miliardi di Euro l’anno ci fanno ben capire come ci sia una precisa volontà nel condurre una lotta senza quartiere ai più poveri deprivandoli di welfare e servizi a solo vantaggio dei soliti potentati economici. D’altra parte come diceva Ettore Petrolini “ bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti”. E’ il motivo per cui le tasse, non diminuiscono mai e quasi sempre sono “piatte”.
Ecco perché l’augurio in vista di questo Natale è che sempre più uomini di “buona volontà”, possano giungere a strapparsi il velo di maya dagli occhi, rendersi conto della realtà delle cose, e unirsi per un vero cambiamento, che solo il risveglio delle coscienze in ogni ambito potrà portare. Questo è l’augurio anche per il nuovo anno che già bussa alle nostre porte, che sia un anno di lotte e di redenzione per tutti.


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di Natale Cuccurese 
Grazie alla crisi del sistema e alle politiche neoliberiste favorite dall’Unione Europea e pedissequamente applicate dai governi italiani, soprattutto nell’ultimo decennio la ricchezza si è andata concentrando sempre più in poche mani. Un quinto della popolazione benestante in Italia, ha oggi concentrata nelle sue mani i due terzi della ricchezza nazionale, in un trend che non pare avere ostacolo alcuno.
La diseguaglianza sociale è oggi una scelta politica che si sta avvitando in spirali sempre più concentriche di incertezza, odio e rancore sociali, aizzate ad arte da politici e media che mirano ad alimentare sempre di più la lotta fra poveri. Ben attenti a non scalfire i privilegi acquisiti da una minoranza e ad alimentare la paura nel diverso, anche a scopo di “distrazione di massa” da quelle che sono le vere cause del problema.
Il tutto pilotato attraverso la costruzione di una mitologia arcaica e a processi psicosociali che alimentano e legittimano disparità e diseguaglianza, facendo apparire come accettabili sperequazioni di stato sociale.
I pregiudizi hanno una importanza fondamentale in questo gioco di specchi, perché legittimano ogni tipo di decisione discriminatoria, inoltre hanno l’aspetto consolatorio per chi li applica di illudersi di appartenere ad un clan comunque privilegiato, quando in realtà non si percepisce che il vero nemico non è il discriminato di turno. Sono tutte già cose viste nella storia passata e che non hanno mai portato a nulla di buono.
Si tende così a far passare come meritevole di rispetto, quasi di discendenza divina, la presenza di una “aristocrazia del denaro”, con una chiave di lettura pseudo calvinista, vista come appartenente ad un ordine universale predestinato. Per cui chi è ricco è perché lo merita, altrettanto dicasi per chi è povero. Così facendo il nemico è solo chi è più povero e sfortunato di noi, lo sguardo, il rimprovero, lo sfottò è sempre rivolto e chi è più in basso. Dinamiche assurde che portano a concepire i gruppi sociali solo in base agli stereotipi.
Così facendo e grazie all’assenza totale dello Stato, che da tempo ha rinunciato totalmente alla sua funzione livellatrice, ridistributiva e di compensazione sociale, come da dettato costituzionale, si è creata una vera e propria oligarchia dei ricchi favorita spesso dalla continuità decennale e familistica con la politica, quasi sempre supportata da privatizzazioni di imprese pubbliche contro l’interesse della collettività, da opacità e contiguità. Inutile dire che in tutto questo una gran parte della responsabilità risiede anche nei media, che hanno abdicato in gran parte alla funzione di denuncia e ricerca per costituirsi spesso, anche loro, in cordate familiste.
In questo quadro i gruppi dominanti rafforzano la propria posizione senza alcun contrasto, soprattutto dove le masse più indigenti non solo sono sfruttate e soggiogate a ogni piè sospinto da precarietà e disoccupazione, ma anche colpevolizzate e senza nessuna protezione sociale da parte di nessuno. La destrutturazione imposta dei rapporti sociali ha poi fatto il resto, portando all’isolamento. In questo quadro si innesta anche la prossima approvazione del Regionalismo differenziato, vera chiave di volta capitalistica per dare la spallata definitiva ad unità nazionale e coesione sociale, mirando alla privatizzazione di ogni aspetto della società a partire da sanità e scuola, sempre a vantaggio esclusivo dei soliti ristretti gruppi di potere.
Dobbiamo considerare ad esempio che nella sola Lombardia ben 200.000 famiglie si trovano in condizione di povertà assoluta (rapporto Polis 2019) in gran parte le stesse che vivono nelle case popolari. Edifici quasi sempre fatiscenti, sia fuori che dentro, con persiane rotte e cortili trasformati in discariche abusive. All’interno famiglie composte spesso da pensionati, ove non mancano malati e disabili. Le abitazioni non sono solo in periferia, ma anche a pochi chilometri dal centro. Parti di città che mostrano l’altra faccia della medaglia di quella che è presentata come la capitale della moda, del benessere, del design, ma che nasconde in sé anche una città composta da persone che faticano ad arrivare a fine mese, quando va bene. Il tutto ovviamente occultato da media complici, che anzi eleggono pochi giorni fa Milano come la città italiana dove vi è “la più alta qualità della vita”, ovviamente solo se sei a dir poco benestante, ma questo è taciuto. Guai a contraddire il sogno consolatorio ammannito a piene mani del capitalismo rampante, che riserva di facciata l’occasione del possibile ingresso nell’eden consumistico a tutti, obiettivo che alimenta la speranza delle moltitudini diseredate e che le rende docili e imbelli, il loro risveglio dal sogno consumistico ad occhi aperti potrebbe essere difficilmente controllabile, per questo vanno continuamente sedate dai media. Si sta ricreando un vero e proprio “Terzo Stato”, in questa moderna riproposizione morbosa dell’ancien règime.
Se questa è la situazione di Milano o di Reggio Emilia, dove vi sono molte similitudini con quanto descritto per la “capitale morale “, come dimostrato nei giorni scorsi da una inchiesta della “Gazzetta di Reggio”, figuriamoci la situazione nel Mezzogiorno dove la percentuale della popolazione in povertà fra assoluta e relativa è intorno al 40%. Un Sud dove le situazioni di disagio sono innumerevoli e che non ha mai trovato risposta alle sue richieste d’aiuto da parte dei vari governi e che ora addirittura vede un riemergere del desiderio separatista, ancor al primo punto dello statuto della Lega Nord, con la proposta del Regionalismo differenziato, cioè la rimozione radicale del problema. Il tutto infarcito da un afflato razzista, dove come in un discarica d’odio da decenni accumulata trova legittimazione ogni genere di stereotipo e discriminazione, in una situazione ormai accettata ed introiettata passivamente anche a Sud, come dimostra la penetrazione elettorale della Lega.
Ecco perché intendere l’Autonomia regionale solo come un contrasto Sud/Nord, sarebbe riduttivo, trattandosi di un progetto neoliberista, con profonde radici europee, che mira alla privatizzazione progressiva e pervasiva di tutto ciò che oggi è inteso come welfare, sia a Nord che a Sud, a danno delle classi più deboli, che come visto sopra, che già oggi si ritrovano impoverite dalla “crisi” dell’ultimo decennio e che domani, una volta privatizzata la sanità, avranno difficoltà anche a curarsi. 
Una situazione causata dal fatto che «negli ultimi dieci anni c’è stata una perequazione alla rovescia», come da parole del presidente Svimez Adriano Giannola pochi giorni fa audito alla Camera. La certificazione che il Meridione ha lasciato sul campo, a tutto vantaggio del Nord, una parte rilevante, di parecchie decine di miliardi di euro, delle risorse destinate a finanziare gli investimenti pubblici nell’area più svantaggiata del Paese.
E’ proprio a questo che mira, rinviando la definizione dei Lep ad un tempo indefinito, anche questo governo, che non solo non presenta nessun cambiamento rispetto ai precedenti su questi temi, ma che nemmeno dice, come invocava Nanni Moretti nel film “Aprile”, “qualcosa di sinistra, o almeno a reagire e dire una cosa di civiltà”.
Un contrasto da sempre volto a sganciare la “colonia estrattiva interna Mezzogiorno”, dopo averla ben sfruttata e privata di diritti teoricamente garantiti dalla Costituzione, dal treno delle Regioni ricche padane che, come da desiderata europei, non devono perdere l’aggancio con le altre Regioni ricche del Nord Europa in un ipotetico e virtuoso traino, prima di creare una Europa a due velocità. Sganciando le Regioni del Sud Europa e trasformandole in mercato di manovalanza a basso costo, casomai con una moneta dedicata.
Gli esempi di questa vera e propria guerra contro il Sud sono molteplici, per restare solo agli ultimi giorni, tre particolarmente odiosi:
-Lo stanziamento dei fondi per le recenti alluvioni che vede assegnati al Sud rimborsi da elemosina. Con l’esempio di Matera, capitale europea della cultura 2019, che si è vista assegnare solo 49.000 Euro di rimborso complessivo (quando a Venezia sono stati riconosciti solo per il commercio ben 20.000 Euro di rimborso ad ogni negozio)
– La denuncia del Quotidiano del Sud che ha svelato nei giorni scorsi il “piano segreto” delle Ferrovie dello Stato, che “taglia il Sud” dalle sue linee di investimenti, destinandogli investimenti  tra l’11 e il 16% mentre il piano dovrebbe prevedere una suddivisione di investimenti tra Nord (60%) e Sud (40%) quasi equilibrata. Così facendo il gap infrastrutturale fra le due Italie non solo non si colmerà mai , ma si andrà ovviamente sempre più ad acuire
-Il cerchio si chiude, come da anni capita sotto le festività natalizie, con il vertiginoso aumenti dei prezzi degli aerei per le rotte verso il Mezzogiorno. Cosa che addirittura fa gridare allo scandalo anche il giornale di Confindustria che titola. “Natale in aereo, tornare a Catanzaro costa più che andare a Londra.” Chiaro come il sole che, nell’assoluto disinteresse governativo, le compagnie aeree si apprestano a spremere come limoni gli emigrati meridionali che vogliono tornare a casa per le feste.
Tutti fattori che, uniti alla riproposizione del Regionalismo differenziato senza definizione dei Lep, aspetto che già da un decennio costano al Sud mancati investimenti (che vanno al Nord) per 61,3 Miliardi di Euro l’anno ci fanno ben capire come ci sia una precisa volontà nel condurre una lotta senza quartiere ai più poveri deprivandoli di welfare e servizi a solo vantaggio dei soliti potentati economici. D’altra parte come diceva Ettore Petrolini “ bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti”. E’ il motivo per cui le tasse, non diminuiscono mai e quasi sempre sono “piatte”.
Ecco perché l’augurio in vista di questo Natale è che sempre più uomini di “buona volontà”, possano giungere a strapparsi il velo di maya dagli occhi, rendersi conto della realtà delle cose, e unirsi per un vero cambiamento, che solo il risveglio delle coscienze in ogni ambito potrà portare. Questo è l’augurio anche per il nuovo anno che già bussa alle nostre porte, che sia un anno di lotte e di redenzione per tutti.


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giovedì 19 dicembre 2019

Catania – Sud-Lab: “La Sicilia non si arrende”

Abolito dalle agende delle principali forze politiche nazionali e vilipeso nella sua dignità storica, civile e culturale anche dal cosiddetto Governo giallo-rosso del “cambiamento”, che, di contro, in continuità coi Governi precedenti e con la complicità del ceto politico meridionale sempre più subalterno alle miopi logiche estrattive, spartitorie e sperequative dei peteri forti del Nord, ha scippato altre decine di milioni di euro destinati alla costruzione degli agli asili nido meridionali (M. Esposito, Il Mattino, 19 dicembre 2019), il Sud, invece, è al centro di una campagna di mobilitazione promossa dal Partito del Sud e da Rifondazione comunista in collaborazione con la rivista Left e con transform! Italia: “Sud-Lab La riscossa del Sud”.
Dopo gli incontri di Lamezia e San Giovanni Rotondo, sabato 20 dicembre, ore 17:30, presso l’Ostello degli Elefanti di Catania, si terrà l’Assemblea pubblica: “La Sicilia non si arrende”.
In qualità di relatori, vi parteciperanno: Loredana Marino, responsabile Mezzogiorno PRC; Natale Cuccurese, del Presidente Partito del Sud; Anna Bonforte, Zero Waste Sicilia; Matteo Iannitti, Calabria Bene Comune; Antonio Mazzeo, giornalista; Giuseppe Nobile, Regione Sicilia; Dario Pruiti, Presidente ARCI Catania; Felice Rappazzo, docente universitario; Tiziana Scandura, Democrazia e Lavoro CGIL; Giorgio Stracquadanio, blogger Vittoria. Coordina Milena Angiletti.
Come ha precisato Cuccurese: “Un laboratorio permanente sul Sud e per il Sud è la risposta che dobbiamo a noi meridionali per migliorare le nostre condizioni sociali, economiche, di lavoro e di vita e per un’Italia unita, solidale, accogliente, senza disuguaglianze e discriminazioni”.
19/12/2019 – Salvatore Lucchese 



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Abolito dalle agende delle principali forze politiche nazionali e vilipeso nella sua dignità storica, civile e culturale anche dal cosiddetto Governo giallo-rosso del “cambiamento”, che, di contro, in continuità coi Governi precedenti e con la complicità del ceto politico meridionale sempre più subalterno alle miopi logiche estrattive, spartitorie e sperequative dei peteri forti del Nord, ha scippato altre decine di milioni di euro destinati alla costruzione degli agli asili nido meridionali (M. Esposito, Il Mattino, 19 dicembre 2019), il Sud, invece, è al centro di una campagna di mobilitazione promossa dal Partito del Sud e da Rifondazione comunista in collaborazione con la rivista Left e con transform! Italia: “Sud-Lab La riscossa del Sud”.
Dopo gli incontri di Lamezia e San Giovanni Rotondo, sabato 20 dicembre, ore 17:30, presso l’Ostello degli Elefanti di Catania, si terrà l’Assemblea pubblica: “La Sicilia non si arrende”.
In qualità di relatori, vi parteciperanno: Loredana Marino, responsabile Mezzogiorno PRC; Natale Cuccurese, del Presidente Partito del Sud; Anna Bonforte, Zero Waste Sicilia; Matteo Iannitti, Calabria Bene Comune; Antonio Mazzeo, giornalista; Giuseppe Nobile, Regione Sicilia; Dario Pruiti, Presidente ARCI Catania; Felice Rappazzo, docente universitario; Tiziana Scandura, Democrazia e Lavoro CGIL; Giorgio Stracquadanio, blogger Vittoria. Coordina Milena Angiletti.
Come ha precisato Cuccurese: “Un laboratorio permanente sul Sud e per il Sud è la risposta che dobbiamo a noi meridionali per migliorare le nostre condizioni sociali, economiche, di lavoro e di vita e per un’Italia unita, solidale, accogliente, senza disuguaglianze e discriminazioni”.
19/12/2019 – Salvatore Lucchese 



La mafia è il vero nemico del Mezzogiorno!

Un dibattito che infiamma gli animi: la mafia esisteva prima dell’Unità d’Italia o ha fatto la sua comparsa dopo?
In prossimità della tappa siciliana del “Laboratorio Sud”, organizzato da Left e transform! italia, con l’appuntamento di Catania del prossimo 20 Dicembre 2019, prima di proseguire il suo tour l’anno prossimo in altre Regioni del Sud ove esplorerà le svariate problematiche che attanagliano le nostre Regioni meridionali, analizziamo in questo articolo le radici di una delle principali cause della “Nuova Questione Meridionale”, la mafia o forse sarebbe meglio definirle le mafie, da sempre principali ostacolo della rinascita del Mezzogiorno. Mafie da debellare in un Sud che da sempre resiste ed una Sicilia che, come da titolo della tappa di Catania, “non si arrende” alle loro prevaricazioni.
Di Giovanni Maniscalco 
L’argomento, al di là delle discussioni sui social network che testimoniano un interesse sempre vivo e che coincidono che il revisionismo storico che negli ultimi anni ha portato il Sud Italia ad andare al di là delle verità ufficiali sul periodo del Risorgimento, è stato oggetto di studio da parte di molti storici e intellettuali siciliani. Ma non solo. Proprio sui media viene ricordata una intervista a Rocco Chinnici (magistrato ucciso con auto bomba): “Prima di occuparci della mafia del periodo che va dall’unificazione del Regno d’Italia alla prima guerra mondiale e all’avvento del fascismodobbiamo brevemente, ma necessariamente, premettere che essa come associazione e con tale denominazione, prima dell’unificazione non era mai esistita, in Sicilia. La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia”.
Cosa voleva dire il fondatore del pool antimafia, che prima dell’Unità non c’era criminalità in Sicilia? Certamente no. Con ogni probabilità, voleva dire, e questo coinciderebbe con le analisi di tanti studiosi, che la mafia, così come l’abbiamo conosciuta, ha preso forma dopo il processo unitario. Che prima di allora c’erano  certamente esempi di prepotenza criminosa, ma non si poteva parlare di mafia intesa come organizzazione socio-politica. Non era neanche una prerogativa solo siciliana: nei Promessi sposi, Manzoni descrive personaggi che non è difficile oggi etichettare come ‘mafiosi’ ed è un romanzo storico e come tale ritrae la società milanese del 1600.
Tornando ai fatti risorgimentali, è nota l’alleanza tra Garibaldi e i picciotti siciliani, l’eccidio di Bronte ne è la prova più eclatante, e lo stesso Garibaldi scrisse nel suo diario:“E Francesco Crispi arruola chiunque: ladri, assassini, e criminali di ogni sorta, 11 maggio 1860”.
Insomma, come scrive Valerio Rizzo (storico), “non sarebbe corretto far partire la storia della criminalità organizzata dall’Unità d’Italia, in quanto già esistevano germi di prepotenze e piccole organizzazioni di derivazione feudale. Forse ciò che non si accetta è il fatto che tali germi siano stati innaffiati
Bene ha fatto  Ghezzi(storico) a ricordare la figura di Garibaldi. Ed io , anzi penso che noi di Garibaldi conosciamo ancora molto poco. Dovremmo saperne di più. Ciò che sappiamo di positivo e che è emerso molto bene nella relazione di Ghezzi, è soltanto un aspetto di questo eroe, di questo grande della Patria. Ma quello che dovremo conoscere è anche per quale motivo il progetto garibaldino dell’impresa dello Stato nazionale nel Mezzogiorno sia fallito.
Perché fallì allora e continua a fallire ancora oggi. C’è una spiegazione storica. Una è la mafia, ma non la sola che possa giustificare la condizione di insufficienza del Mezzogiorno rispetto alla storia nazionale e alle necessità che lo Stato ha di essere più avanzato, europeo. Cosa che di fatto non avviene.
Chi sono realmente i Mille? Ragazzi che si alzano una mattina e si imbarcano per fare la guerra ai Borbone? Sono giovani senza arte né parte? Militanti di circoli culturali? Hanno tutto l’ottimismo dei giovani, ma anche una visione letteraria della Sicilia. Per loro, questa, è la terra di Omero, di Ulisse, dei naufraghi di Troia. E’ la terra dei vulcani e dei Ciclopi, di Scilla e di Cariddi, della maga Circe e del canto irresistibile delle Sirene. E’ la terra dove Goethe cercava la bellezza, i colori, la classicità. Certamente sono ragazzi sui vent’anni, molto giovani, animati da un forte spirito patriottico. Ma la domanda che ci dobbiamo fare è se siano realmente consapevoli di quello che stanno facendo. Giovani come Ippolito Nievo, Giuseppe Bandi, Giuseppe Cesare Abba ed altri, ad un certo punto della loro impresa, si imbattono in situazioni che non sempre capiscono appieno o per le quali non sembrano mostrare un grande interesse. Mi riferisco, ad esempio, all’Editto garibaldino con il quale si concedono ai contadini le terre a condizione che si mettano al seguito delle battaglie che l’eroe dei due Mondi sta conducendo per liberare l’Italia. I contadini credono a quello che dice loro Garibaldi. Si mettono al suo seguito. Ma quando cominciano a rivendicare il loro diritto alla terra sono fucilati sotto i colpi dei plotoni di esecuzione di Nino Bixio. Cosa succede veramente?
Come dice Verga ci sono due visioni e due interpretazioni della libertà. Per i contadini è una cosa, per i baroni un’altra. I fatti di Bronte sono lo spartiacque di questa divaricazione. Bixio che cosa fa? Sceglie. Nella sua visione i contadini senza terra sono un ostacolo. Sceglie i baroni. Ci mette, con questa sua decisione, in condizione di capire che alla base della spedizione dei Mille c’è una vocazione di classe. Tendenzialmente borghese, come nello spirito repubblicano, ma di fatto, nello specifico della condizione meridionale, aristocratica. I fatti di Bronte ci dimostrano, se ci fossero ancora dubbi, che la rivoluzione del 1860, come dell’intero Risorgimento nazionale, fu al centro-Nord un processo di riscossa borghese, ma al Sud ebbe i caratteri di una reazione conservatrice e sanguinaria, filo aristocratica. Da qui cominciano le due Italie. E poco conta che a sostenere l’aristocrazia feudale fossero i filoborbonici o alcune forze legate al nascente Stato unitario. Tolti i Borbone e subentrati i Piemontesi, non ci fu nel Mezzogiorno un ribaltamento di classi sociali. I ricchi rimasero ricchi e i poveri, cioè i contadini, i mezzadri, i braccianti, i giornalieri, tornarono ad essere fatalmente più poveri. La struttura sociale feudale non mutò di una virgola. La questione è, dunque, questa. Cosa ha significato l’Unità d’Italia nelle azioni delle classi che l’hanno dominata e governata? Cosa ha rappresentato il mito dietro il quale si nascondeva qualcosa di diverso e di oscuro rispetto al semplice nazionalismo? 
Durante il fascismo la mafia continuò ad esistere e si trasformò. Non fu debellata, come racconta Cesare Mori, il “Prefetto di ferro”. Mori fece una lotta accanita contro il brigantaggio ma non contro i mafiosi che stavano dentro le Prefetture, le Questure, i palazzi dei Municipi, formando delle consorterie. Fece una guerra ai “pesci piccoli”. Quando arrivò ai “pesci grossi” lo stesso Mussolini lo fece destituire.
Dunque, la mafia la fa da padrona con uno Stato che è dall’altra parte della barricata. Gli Alleati, al loro arrivo in Sicilia, nel 1943, trovano questo fenomeno tutt’altro che debellato, e si chiedono il motivo per il quale in varie realtà esso sia abbastanza radicato. Non trovano più la mafia  del primissimo Novecento, ma la nuova mafia ricostruita tutta per intero sotto il fascismo, rafforzatasi nelle sue connessioni con il potere, soprattutto nelle grandi città. Una mafia solida, tanto che gli alleati la notano, la registrano, ne parlano nei loro rapporti. Ad esempio il capitano dell’Oss(servizio segreto inglese) Scotten la descrive minutamente e mette in rilievo il pericolo che rappresenta. Alla fine non può fare altro che  proporre al governo britannico una pacifica convivenza. La spia conosce la Sicilia, ci vive, ha le idee chiare e annota: “La mafia è un sistema di racket politico ai piani alti e di tipo criminale ai bassi livelli”. Ma anche: “La popolazione siciliana non crede che i Carabinieri o gli altri corpi di Polizia siano in grado di affrontare la mafia. Li ritiene corrotti, deboli e, in molti casi, in combutta con la stessa mafia”. Questo pensiero, di quella epoca, non esiste più nella mente dei Siciliani
Negli anni del dopo guerra in poi si è affermato un blocco di potere politico-mafioso-burocratico ed imprenditoriale che si è sempre più rafforzato utilizzando l’autonomia della regione Sicilia  e con il disinteresse, spesso complice, dei governi nazionali. Ma nonostante le difficoltà e le tragicità che presentano la lotta alla mafia, la maggioranza dei Siciliani crede che la mafia può e deve essere sconfitta, non dimenticando che si è opposto, (Magistrati; Forze di Polizia; Uomini Politici; Più di 40 Sindacalisti fra il 1944/48; Giornalisti; Imprenditori; Pubblici dipendenti; Lavoratori; ecc.)  per affermare i principi della democrazia, dei diritti dei cittadini e dei lavoratori, è stato ucciso dai killer mafiosi. La Sicilia e l’intero Mezzogiorno ha pagato un enorme tributo di sangue versato dai sui figli migliori per cercare di sconfiggere la bestia mafiosa. Questo tributo non è mai messo in particolare evidenza da media e politici, quasi a voler confermare stereotipi e discriminazioni. Solo sradicando le mafie che depredano ed insanguinano da decenni la Sicilia, il Sud e l’intero Paese può ripartire. 
Ecco perché è giusto dire che le mafie sono il vero nemico del Mezzogiorno, da combattere uniti e da debellare quanto prima.

Fonte: Transform






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Un dibattito che infiamma gli animi: la mafia esisteva prima dell’Unità d’Italia o ha fatto la sua comparsa dopo?
In prossimità della tappa siciliana del “Laboratorio Sud”, organizzato da Left e transform! italia, con l’appuntamento di Catania del prossimo 20 Dicembre 2019, prima di proseguire il suo tour l’anno prossimo in altre Regioni del Sud ove esplorerà le svariate problematiche che attanagliano le nostre Regioni meridionali, analizziamo in questo articolo le radici di una delle principali cause della “Nuova Questione Meridionale”, la mafia o forse sarebbe meglio definirle le mafie, da sempre principali ostacolo della rinascita del Mezzogiorno. Mafie da debellare in un Sud che da sempre resiste ed una Sicilia che, come da titolo della tappa di Catania, “non si arrende” alle loro prevaricazioni.
Di Giovanni Maniscalco 
L’argomento, al di là delle discussioni sui social network che testimoniano un interesse sempre vivo e che coincidono che il revisionismo storico che negli ultimi anni ha portato il Sud Italia ad andare al di là delle verità ufficiali sul periodo del Risorgimento, è stato oggetto di studio da parte di molti storici e intellettuali siciliani. Ma non solo. Proprio sui media viene ricordata una intervista a Rocco Chinnici (magistrato ucciso con auto bomba): “Prima di occuparci della mafia del periodo che va dall’unificazione del Regno d’Italia alla prima guerra mondiale e all’avvento del fascismodobbiamo brevemente, ma necessariamente, premettere che essa come associazione e con tale denominazione, prima dell’unificazione non era mai esistita, in Sicilia. La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia”.
Cosa voleva dire il fondatore del pool antimafia, che prima dell’Unità non c’era criminalità in Sicilia? Certamente no. Con ogni probabilità, voleva dire, e questo coinciderebbe con le analisi di tanti studiosi, che la mafia, così come l’abbiamo conosciuta, ha preso forma dopo il processo unitario. Che prima di allora c’erano  certamente esempi di prepotenza criminosa, ma non si poteva parlare di mafia intesa come organizzazione socio-politica. Non era neanche una prerogativa solo siciliana: nei Promessi sposi, Manzoni descrive personaggi che non è difficile oggi etichettare come ‘mafiosi’ ed è un romanzo storico e come tale ritrae la società milanese del 1600.
Tornando ai fatti risorgimentali, è nota l’alleanza tra Garibaldi e i picciotti siciliani, l’eccidio di Bronte ne è la prova più eclatante, e lo stesso Garibaldi scrisse nel suo diario:“E Francesco Crispi arruola chiunque: ladri, assassini, e criminali di ogni sorta, 11 maggio 1860”.
Insomma, come scrive Valerio Rizzo (storico), “non sarebbe corretto far partire la storia della criminalità organizzata dall’Unità d’Italia, in quanto già esistevano germi di prepotenze e piccole organizzazioni di derivazione feudale. Forse ciò che non si accetta è il fatto che tali germi siano stati innaffiati
Bene ha fatto  Ghezzi(storico) a ricordare la figura di Garibaldi. Ed io , anzi penso che noi di Garibaldi conosciamo ancora molto poco. Dovremmo saperne di più. Ciò che sappiamo di positivo e che è emerso molto bene nella relazione di Ghezzi, è soltanto un aspetto di questo eroe, di questo grande della Patria. Ma quello che dovremo conoscere è anche per quale motivo il progetto garibaldino dell’impresa dello Stato nazionale nel Mezzogiorno sia fallito.
Perché fallì allora e continua a fallire ancora oggi. C’è una spiegazione storica. Una è la mafia, ma non la sola che possa giustificare la condizione di insufficienza del Mezzogiorno rispetto alla storia nazionale e alle necessità che lo Stato ha di essere più avanzato, europeo. Cosa che di fatto non avviene.
Chi sono realmente i Mille? Ragazzi che si alzano una mattina e si imbarcano per fare la guerra ai Borbone? Sono giovani senza arte né parte? Militanti di circoli culturali? Hanno tutto l’ottimismo dei giovani, ma anche una visione letteraria della Sicilia. Per loro, questa, è la terra di Omero, di Ulisse, dei naufraghi di Troia. E’ la terra dei vulcani e dei Ciclopi, di Scilla e di Cariddi, della maga Circe e del canto irresistibile delle Sirene. E’ la terra dove Goethe cercava la bellezza, i colori, la classicità. Certamente sono ragazzi sui vent’anni, molto giovani, animati da un forte spirito patriottico. Ma la domanda che ci dobbiamo fare è se siano realmente consapevoli di quello che stanno facendo. Giovani come Ippolito Nievo, Giuseppe Bandi, Giuseppe Cesare Abba ed altri, ad un certo punto della loro impresa, si imbattono in situazioni che non sempre capiscono appieno o per le quali non sembrano mostrare un grande interesse. Mi riferisco, ad esempio, all’Editto garibaldino con il quale si concedono ai contadini le terre a condizione che si mettano al seguito delle battaglie che l’eroe dei due Mondi sta conducendo per liberare l’Italia. I contadini credono a quello che dice loro Garibaldi. Si mettono al suo seguito. Ma quando cominciano a rivendicare il loro diritto alla terra sono fucilati sotto i colpi dei plotoni di esecuzione di Nino Bixio. Cosa succede veramente?
Come dice Verga ci sono due visioni e due interpretazioni della libertà. Per i contadini è una cosa, per i baroni un’altra. I fatti di Bronte sono lo spartiacque di questa divaricazione. Bixio che cosa fa? Sceglie. Nella sua visione i contadini senza terra sono un ostacolo. Sceglie i baroni. Ci mette, con questa sua decisione, in condizione di capire che alla base della spedizione dei Mille c’è una vocazione di classe. Tendenzialmente borghese, come nello spirito repubblicano, ma di fatto, nello specifico della condizione meridionale, aristocratica. I fatti di Bronte ci dimostrano, se ci fossero ancora dubbi, che la rivoluzione del 1860, come dell’intero Risorgimento nazionale, fu al centro-Nord un processo di riscossa borghese, ma al Sud ebbe i caratteri di una reazione conservatrice e sanguinaria, filo aristocratica. Da qui cominciano le due Italie. E poco conta che a sostenere l’aristocrazia feudale fossero i filoborbonici o alcune forze legate al nascente Stato unitario. Tolti i Borbone e subentrati i Piemontesi, non ci fu nel Mezzogiorno un ribaltamento di classi sociali. I ricchi rimasero ricchi e i poveri, cioè i contadini, i mezzadri, i braccianti, i giornalieri, tornarono ad essere fatalmente più poveri. La struttura sociale feudale non mutò di una virgola. La questione è, dunque, questa. Cosa ha significato l’Unità d’Italia nelle azioni delle classi che l’hanno dominata e governata? Cosa ha rappresentato il mito dietro il quale si nascondeva qualcosa di diverso e di oscuro rispetto al semplice nazionalismo? 
Durante il fascismo la mafia continuò ad esistere e si trasformò. Non fu debellata, come racconta Cesare Mori, il “Prefetto di ferro”. Mori fece una lotta accanita contro il brigantaggio ma non contro i mafiosi che stavano dentro le Prefetture, le Questure, i palazzi dei Municipi, formando delle consorterie. Fece una guerra ai “pesci piccoli”. Quando arrivò ai “pesci grossi” lo stesso Mussolini lo fece destituire.
Dunque, la mafia la fa da padrona con uno Stato che è dall’altra parte della barricata. Gli Alleati, al loro arrivo in Sicilia, nel 1943, trovano questo fenomeno tutt’altro che debellato, e si chiedono il motivo per il quale in varie realtà esso sia abbastanza radicato. Non trovano più la mafia  del primissimo Novecento, ma la nuova mafia ricostruita tutta per intero sotto il fascismo, rafforzatasi nelle sue connessioni con il potere, soprattutto nelle grandi città. Una mafia solida, tanto che gli alleati la notano, la registrano, ne parlano nei loro rapporti. Ad esempio il capitano dell’Oss(servizio segreto inglese) Scotten la descrive minutamente e mette in rilievo il pericolo che rappresenta. Alla fine non può fare altro che  proporre al governo britannico una pacifica convivenza. La spia conosce la Sicilia, ci vive, ha le idee chiare e annota: “La mafia è un sistema di racket politico ai piani alti e di tipo criminale ai bassi livelli”. Ma anche: “La popolazione siciliana non crede che i Carabinieri o gli altri corpi di Polizia siano in grado di affrontare la mafia. Li ritiene corrotti, deboli e, in molti casi, in combutta con la stessa mafia”. Questo pensiero, di quella epoca, non esiste più nella mente dei Siciliani
Negli anni del dopo guerra in poi si è affermato un blocco di potere politico-mafioso-burocratico ed imprenditoriale che si è sempre più rafforzato utilizzando l’autonomia della regione Sicilia  e con il disinteresse, spesso complice, dei governi nazionali. Ma nonostante le difficoltà e le tragicità che presentano la lotta alla mafia, la maggioranza dei Siciliani crede che la mafia può e deve essere sconfitta, non dimenticando che si è opposto, (Magistrati; Forze di Polizia; Uomini Politici; Più di 40 Sindacalisti fra il 1944/48; Giornalisti; Imprenditori; Pubblici dipendenti; Lavoratori; ecc.)  per affermare i principi della democrazia, dei diritti dei cittadini e dei lavoratori, è stato ucciso dai killer mafiosi. La Sicilia e l’intero Mezzogiorno ha pagato un enorme tributo di sangue versato dai sui figli migliori per cercare di sconfiggere la bestia mafiosa. Questo tributo non è mai messo in particolare evidenza da media e politici, quasi a voler confermare stereotipi e discriminazioni. Solo sradicando le mafie che depredano ed insanguinano da decenni la Sicilia, il Sud e l’intero Paese può ripartire. 
Ecco perché è giusto dire che le mafie sono il vero nemico del Mezzogiorno, da combattere uniti e da debellare quanto prima.

Fonte: Transform






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martedì 10 dicembre 2019

ADESIONE E PARTECIPAZIONE DEL PARTITO DEL SUD ALLA ASSEMBLEA NAZIONALE UNITARIA DELLE SINISTRE DI OPPOSIZIONE


Nel link a Radio Radicale la Registrazione video dell'assemblea "Assemblea Nazionale Unitaria delle Sinistre di Opposizione", svoltasi a Roma sabato 7 dicembre 2019 alle ore 10:47. Nella barra a sinistra tutti gli interventi.

Per il Partito del Sud è intervenuto Giuseppe Lipari membro del CDN del nostro Partito

L'evento è stato organizzato da Partito Comunista dei Lavoratori.

Sono intervenuti: Franco Turigliatto (leader di Sinistra Anticapitalista), Marco Ferrando (portavoce nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori), Cristina Tuteri (dipendente di Unicredit), Antonio Donnarumma (dipendente di Whirlpool), Carla Corsetti (avvocato, segretario nazionale di Democrazia Atea), Alessio Arena (segretario centrale di Fronte Popolare), Eliana Como (leader
 della minoranza, Confederazione Generale Italiana del Lavoro), Giorgio Cremaschi (portavoce nazionale di Potere al Popolo), Franco Bartolomei (coordinatore nazionale di Risorgimento Socialista), Maurizio Acerbo (segretario nazionale, Partito della Rifondazione Comunista), Rosario Zanni (rappresentante di Sì Cobas), Renata Puleo (rappresentante dell'Assemblea Nazionale per il ritiro di qualunque Autonomia Differenziata), Nicolò Monti (segretario nazionale della Federazione Giovanile Comunista Italiana), Eleonora Forenza, Francesco Gori (giornalista del settimanale La Città Futura), Chiara Carratù (rappresentante di Sinistra Anticapitalista), Fabiola D'Alessio (rappresentante del Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo), Luigi Sorge (operaio alla Fiat di Cassino), Andrea Cammilli (rappresentante del Partito Marxista Leninista Italiano), Giuseppe Lipari (rappresentante del Partito del Sud), Valeria Di Caro (rappresentante di Resistenze Internazionali), Mauro Alboresi (segretario generale del Partito Comunista Italiano).


https://www.radioradicale.it/scheda/592539/assemblea-nazionale-unitaria-delle-sinistre-di-opposizione?fbclid=IwAR2X1D083AaEjtgSCv1tq7-QFpBEqiBSOn5pEy_N2lnDWlW16AISiNmDpE4



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Nel link a Radio Radicale la Registrazione video dell'assemblea "Assemblea Nazionale Unitaria delle Sinistre di Opposizione", svoltasi a Roma sabato 7 dicembre 2019 alle ore 10:47. Nella barra a sinistra tutti gli interventi.

Per il Partito del Sud è intervenuto Giuseppe Lipari membro del CDN del nostro Partito

L'evento è stato organizzato da Partito Comunista dei Lavoratori.

Sono intervenuti: Franco Turigliatto (leader di Sinistra Anticapitalista), Marco Ferrando (portavoce nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori), Cristina Tuteri (dipendente di Unicredit), Antonio Donnarumma (dipendente di Whirlpool), Carla Corsetti (avvocato, segretario nazionale di Democrazia Atea), Alessio Arena (segretario centrale di Fronte Popolare), Eliana Como (leader
 della minoranza, Confederazione Generale Italiana del Lavoro), Giorgio Cremaschi (portavoce nazionale di Potere al Popolo), Franco Bartolomei (coordinatore nazionale di Risorgimento Socialista), Maurizio Acerbo (segretario nazionale, Partito della Rifondazione Comunista), Rosario Zanni (rappresentante di Sì Cobas), Renata Puleo (rappresentante dell'Assemblea Nazionale per il ritiro di qualunque Autonomia Differenziata), Nicolò Monti (segretario nazionale della Federazione Giovanile Comunista Italiana), Eleonora Forenza, Francesco Gori (giornalista del settimanale La Città Futura), Chiara Carratù (rappresentante di Sinistra Anticapitalista), Fabiola D'Alessio (rappresentante del Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo), Luigi Sorge (operaio alla Fiat di Cassino), Andrea Cammilli (rappresentante del Partito Marxista Leninista Italiano), Giuseppe Lipari (rappresentante del Partito del Sud), Valeria Di Caro (rappresentante di Resistenze Internazionali), Mauro Alboresi (segretario generale del Partito Comunista Italiano).


https://www.radioradicale.it/scheda/592539/assemblea-nazionale-unitaria-delle-sinistre-di-opposizione?fbclid=IwAR2X1D083AaEjtgSCv1tq7-QFpBEqiBSOn5pEy_N2lnDWlW16AISiNmDpE4



domenica 8 dicembre 2019

08/12/2007 - 08/12/2019 Il Partito del Sud compie dodici anni. BUON COMPLEANNO AL PARTITO DEL SUD !!

Il giorno 08/12/2007 nella sala congressi dell'Hotel Serapo di Gaeta veniva fondato il Partito del Sud.

Negli undici anni dalla fondazione il Partito del Sud è sempre stato presente ogni anno, con il proprio simbolo, a elezioni nazionali, europee, regionali, provinciali e comunali; inoltre a convegni, volantinaggi, trasmissioni televisive locali e nazionali, comizi, dibattiti e tante altre manifestazioni.


BUON COMPLEANNO E CENTO DI QUESTI GIORNI AL PARTITO DEL SUD !!


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Il giorno 08/12/2007 nella sala congressi dell'Hotel Serapo di Gaeta veniva fondato il Partito del Sud.

Negli undici anni dalla fondazione il Partito del Sud è sempre stato presente ogni anno, con il proprio simbolo, a elezioni nazionali, europee, regionali, provinciali e comunali; inoltre a convegni, volantinaggi, trasmissioni televisive locali e nazionali, comizi, dibattiti e tante altre manifestazioni.


BUON COMPLEANNO E CENTO DI QUESTI GIORNI AL PARTITO DEL SUD !!


 
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