di Natale Cuccurese
Calderoli avanza in Cdm con le “pre-intese”, aggirando il parere della Consulta, e così Veneto, Lombardia, Liguria e Piemonte hanno richiesto la materia non Lep riguardante la “Protezione Civile”, cioè personale, funzioni, materiali, risorse ma anche autonomia nella regolamentazione e negli standard di servizio. Tuttavia, la Protezione Civile può essere funzionale a garantire materie Lep e se la devoluzione interferisce con questo processo si crea potenzialmente un problema molto serio.
Ad esempio, durante la pandemia da Covid-19, la protezione civile ha svolto un ruolo fondamentale nell’organizzazione dei servizi in funzione anti-pandemica, con in cima alla catena di comando lo stesso presidente del Consiglio dei ministri. Sarebbe stato possibile ottenere lo stesso servizio da un insieme di protezioni civili regionali, ciascuna delle quali risponde a un diverso organo politico, quale la Regione?
La regionalizzazione della Protezione Civile potrebbe così influenzare in un prossimo futuro la capacità di offrire in modo uniforme sul territorio nazionale i servizi relativi alla “tutela della salute”, una materia invece chiaramente Lep.
Allo stesso modo, potrebbe influire sulla tutela del territorio, anch’essa una materia Lep. Più in generale, se la struttura organizzativa e di incentivi della Protezione Civile differisce da una regione all’altra, senza che siano introdotti e rispettati standard nazionali, nel caso di una emergenza, alcune regioni potrebbero non essere in grado di garantire l’organizzazione dei soccorsi, con ovvi effetti anche sul piano sanitario o di altre materie coperte dai Lep.
Se le materie non-Lep influenzano il rispetto dei Lep in altri campi, come si può separare l’attribuzione delle prime dalle seconde? Il rischio del pasticcio istituzionale, del rimpallo di responsabilità e della montagna dei ricorsi alla Corte costituzionale è dietro l’angolo.
In sostanza, definire il livello minimo dei diritti dei residenti dovrebbe essere una grande operazione politica di progresso della Repubblica e non servire a far contento un pezzo della Lega.Ovviamente il tema è vasto e comprende anche materie Lep che carsicamente e cripticamente vengono attratte dal magnete separatista.
La Regione Puglia si schiera, ad esempio, contro il tentativo eversivo leghista di limitare il diritto allo studio e alle pari opportunità dei bambini con disabilità. “Abbiamo deciso di impugnare davanti alla Consulta – ha dichiarato il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro – la legge finanziaria dello Stato perché ancora una volta si cerca di attuare quell’autonomia differenziata, già di fatto congelata dalla Corte Costituzionale, che punta a creare disuguaglianze tra le Regioni, e ciò che è peggio tra i cittadini.
Nel caso specifico le risorse attribuite dal Governo sono assolutamente insufficienti per garantire in Puglia il diritto allo studio e all’inclusione dei bambini e degli adolescenti con disabilità che hanno bisogno più di tutti delle Istituzioni e di chi garantisca loro diritti. Il riconoscimento dei LEP nella legge di bilancio avrebbe dovuto invece creare le condizioni affinché questi bambini, indipendentemente da dove sono nati o da dove vanno a scuola, avessero gli stessi diritti e le stesse opportunità di studiare e di sentirsi uguali agli altri”.
Quasi contemporaneamente anche l’ex Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca si scaglia contro l’accordo segnalando la sperequazione in Sanità:”L’accordosiglato in questi giorni tra il Governo e quattro Regioni del Nord sull’autonomia differenziata è passato quasi sotto silenzio.
Siamo punto e a capo e si è riproposta la questione dell’autonomia differenziata, con tutti gli elementi di pericolosità e di non chiarezza che abbiamo già registrato negli anni scorsi. Se si consente alle regioni che hanno il doppio del reddito pro capite di stabilire salari integrativi, si provocherà la fuga del personale sanitario dal Sud al Nord, con il riproporsi e l’allargarsi del divario.
Voglio segnalarlo questo problema perché ancora una volta il mondo politico italiano è narcotizzato e in modo particolare il Sud è narcotizzato. Dormono tutti in piedi e non hanno capito qual è il pericolo che abbiamo di fronte.
Mi auguro che ci sia gente che abbia voglia di combattere ancora per difendere l’unità nazionale, per difendere le nostre famiglie, per difendere i nostri giovani, i nostri professionisti, i nostri laureati e diplomati, per difendere le condizioni di vita civile delle comunità del Sud.
Perché in questo quadro, il divario dal Nord è destinato a crescere drammaticamente.” In attesa che anche le altre Regioni italiane, a partire da quelle del Mezzogiorno, si destino dalla narcolessia che le ha precipitate in un silenzio complice, la domanda che ci si pone è: cosa si può fare nella pratica per fermare questa deriva?
La risposta ci arriva dal Referendum del prossimo 22-23 marzo, visto che, come con un castello di carte, vi è la possibilità d’agire concretamente per mandare all’aria i desiderata leghisti.
Infatti “tutto si tiene” come in un gioco ad incastro se pensiamo che il Referendum sulla Giustizia è uno dei tre cardini che uniscono gli interessi di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega. Ed è il solo dei tre sul quale potremo votare, già a marzo. Infatti il premierato, che interessa a FdI, dovrebbe seguire la strada di una legge elettorale, per via parlamentare, approvata a colpi di maggioranza, sulla quale non ci sarà possibilità di un referendum prima delle politiche del 2027. Quanto all’autonomia differenziata dopo la bocciatura, come visto, del Referendum è ormai sufficiente l’assenso del Parlamento.
Ecco perché il voto referendario sulla Giustizia è il perno non solo per bloccare tutto il resto, ma anche per far saltare il patto di del governo più antimeridionale della storia. Se infatti il NO dovesse prevalere la tenuta governativa sarebbe messa a dura prova facendo prevedibilmente saltare il banco anche su tutto il resto a partire dall’Autonomia differenziata. Inizierebbe un gioco di ripicche interne che metterebbe a dura prova la riuscita degli incastri d’interesse dei partiti di governo e quindi del governo stesso. Se cade la riforma cara a Forza Italia questa difficilmente farà passare l’autonomia differenziata, così come la Lega difficilmente darà il suo assenso al premierato.
Pertanto il prossimo Referendum di marzo sulla separazione delle carriere dei magistrati, a prescindere dagli aspetti tecnici del Referendum stesso, con la relativa vittoria del NO è l’ultima “ridotta” disponibile per i meridionalisti per bloccare l’Autonomia differenziata”.
Fonte: Meridione/Meridiani








