mercoledì 24 febbraio 2021

Mezzogiorno, il buongiorno si vede dal discorso… di Draghi

 



di Michele Dell'Edera

Mi riprometto di fare alcune considerazioni sul discorso sul programma di Governo, pronunciato dal premier Draghi nei giorni scorsi, senza voler esternare considerazioni ideologiche o sulla provenienza geografica dei singoli ministri che compongono questo esecutivo dall’apparente maggioranza bulgara.

Il premier ha inserito nel suo discorso un piccolo paragrafo di 4 capoversi dal titolo: “Il Mezzogiorno”…

Nel primo capoverso ha detto: “aumento dell’occupazione, in primis, femminile è obiettivo imprescindibile”Su questo, ovviamente, nulla da ridire. È talmente scontato come punto visti i dati drammatici sulla disoccupazione al sud e ancor più se parliamo di occupazione femminile. Bene, quindi, ho pensato: una buona cosa…

Quello che però mi ha lasciato perplesso è il pezzetto successivo, cioè quello sul come si vuole combattere questa piaga. Il premier dice: “benessere, autodeterminazione, legalità, sicurezza sono strettamente legati all’aumento dell’occupazione femminile nel Mezzogiorno”.

Ora proviamo a chiederci:

  1. benessere: Cosa vuol dire dal punto di vista politico? Certo avere un benessere” distribuito è una buona cosa, ma come lo raggiungiamo? Da dire che “distribuito” l’ho scritto io, il premier non lo ha detto, se lo avesse detto sarebbe già stata un’ottima cosa.
  2. Autodeterminazione: Ok, in che senso? Che se al sud saranno in grado di cavarsela da soli, allora forse si otterrà qualche risultato. Lo Stato cosa ci metterà di suo in tutto ciò? Cioè come favorirà tale autodeterminazione? Con “l’autonomia differenziata (del nord) forse?
  3. Legalità e sicurezza: Certamente legalità e sicurezza aiutano, ma da sempre questo è un mantra che accompagna il racconto del sud condannato da sé stesso perché illegale e non sicuro. Ma in quella affermazione c’è nascosta anche un’altra “verità” e cioè sembra quasi dire il premier: fino a quando non risolverete i vostri problemi non potremo fare nulla per risolvere il dramma della disoccupazione. Insomma la solita melassa di luoghi comuni. L’occupazione (femminile) al mezzogiorno arriverà quando saranno risolti i problemi di sicurezza e legalità. In pratica un ottimo alibi per il governo.

Andiamo adesso al secondo paragrafo dell’intervento del premier che spiega come potrà migliorare la situazione occupazionale ed economica al sud: Sviluppare la capacità di attrarre investimenti privati nazionali ed internazionali è essenziale per generare reddito, creare lavoro, invertire lo spopolamento demografico e spopolamento delle aree urbane interne.

Cosa si dice qui? Si dice che, innanzitutto, gli investimenti da attrarre devono essere “privati”. Questo vuol dire che nella mente del premier, o nel programma del governo, non c’è nulla che possa ricondurre ad un investimento statale nel mezzogiorno. In pratica non ci sarà alcuna possibilità di pensare ad un piano cospicuo di investimenti dello Stato per riportare in pari con le altre questa parte del Paese.

E che dire del declino demografico e lo spopolamento delle aree interne? Non è venuto mai in mente ai governi di questi ultimi anni che tagliare sanità, trasporti, scuole, strade e infrastrutture avrebbe reso impossibile la vita nei piccoli centri periferici? Ah già ma nell’ultimo trentennio si è predicata l’importanza della vita nelle città metropolitane e il taglio dei costi sui servizi… dei rami secchi si è detto. Salvo poi accorgersi che, con la pandemia, le carenze sanitarie, l’inadeguatezza dei trasporti, le carenze delle strutture e dell’organizzazione scolastica, l’isolamento delle piccole comunità avrebbe creato tutti i problemi che ancora oggi viviamo.

Nel terzo paragrafo del suo intervento il premier riprende ciò che aveva detto nel primo: “Ma per raggiungere questo obiettivo occorre creare un ambiente dove legalità e sicurezza siano sempre garantite. Vi sono poi strumenti specifici quali in credito d’imposta e altri interventi da concordare in sede europea”

Di sicurezza ne ho già accennato è una ripetizione e preferisco quindi non ripetermi, ma di strumenti economici ne vedo citato solo uno: Il credito d’imposta. Strumento ampiamente utilizzato nel passato, uno strumento certamente interessante, ma che da solo non è in grado di far ripartire un’economia che prima della pandemia era già in difficoltà.

Poi c’è la frase che richiama non meglio specificati interventi da concordare con l’Europa… Non sono specificati, ma ancora una volta più che un intervento dello Stato si spera in un intervento esterno, quasi miracoloso, dell’Europa.. Vedremo..

Ultimo paragrafo, il de profundis“Per riuscire a spendere bene, utilizzando gli investimenti dedicati al Next Generation EU occorre irrobustire le amministrazioni meridionali, anche guardando con attenzione all’esperienza del passato che spesso ha deluso la speranza”. In questo passaggio non si lasciano aperte grandi speranze per il futuro. Innanzitutto si dice che bisogna “irrobustire le amministrazioni meridionali”, la mia domanda è: come si irrobustisce un’amministrazione in un paese democratico? Se poi irrobustire significa dare più fondi alle amministrazioni meridionali, non possiamo che essere d’accordo visto che ad oggi anche il famoso 34% degli investimenti che spetterebbe per legge al sud stenta ad arrivare. Capiremo.

La pietra tombale sul sud viene poi dalla frase finale: “anche guardando con attenzione all’esperienza del passato che spesso ha deluso la speranza”. Che semplicemente vuol dire: ci impegneremo a far fare a privati e ad Europa il nostro lavoro, ma visto come sono andate le cose nel passato non ci scommetterei che ci riusciamo.

Se il buongiorno per il Mezzogiorno si vede dal discorso del premier direi che è notte fonda. Spero di sbagliarmi.

Nota bene: non ho tagliato nulla dell’intervento del premier quello in grassetto è l’intervento completo

Fonte: Transform!italia



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di Michele Dell'Edera

Mi riprometto di fare alcune considerazioni sul discorso sul programma di Governo, pronunciato dal premier Draghi nei giorni scorsi, senza voler esternare considerazioni ideologiche o sulla provenienza geografica dei singoli ministri che compongono questo esecutivo dall’apparente maggioranza bulgara.

Il premier ha inserito nel suo discorso un piccolo paragrafo di 4 capoversi dal titolo: “Il Mezzogiorno”…

Nel primo capoverso ha detto: “aumento dell’occupazione, in primis, femminile è obiettivo imprescindibile”Su questo, ovviamente, nulla da ridire. È talmente scontato come punto visti i dati drammatici sulla disoccupazione al sud e ancor più se parliamo di occupazione femminile. Bene, quindi, ho pensato: una buona cosa…

Quello che però mi ha lasciato perplesso è il pezzetto successivo, cioè quello sul come si vuole combattere questa piaga. Il premier dice: “benessere, autodeterminazione, legalità, sicurezza sono strettamente legati all’aumento dell’occupazione femminile nel Mezzogiorno”.

Ora proviamo a chiederci:

  1. benessere: Cosa vuol dire dal punto di vista politico? Certo avere un benessere” distribuito è una buona cosa, ma come lo raggiungiamo? Da dire che “distribuito” l’ho scritto io, il premier non lo ha detto, se lo avesse detto sarebbe già stata un’ottima cosa.
  2. Autodeterminazione: Ok, in che senso? Che se al sud saranno in grado di cavarsela da soli, allora forse si otterrà qualche risultato. Lo Stato cosa ci metterà di suo in tutto ciò? Cioè come favorirà tale autodeterminazione? Con “l’autonomia differenziata (del nord) forse?
  3. Legalità e sicurezza: Certamente legalità e sicurezza aiutano, ma da sempre questo è un mantra che accompagna il racconto del sud condannato da sé stesso perché illegale e non sicuro. Ma in quella affermazione c’è nascosta anche un’altra “verità” e cioè sembra quasi dire il premier: fino a quando non risolverete i vostri problemi non potremo fare nulla per risolvere il dramma della disoccupazione. Insomma la solita melassa di luoghi comuni. L’occupazione (femminile) al mezzogiorno arriverà quando saranno risolti i problemi di sicurezza e legalità. In pratica un ottimo alibi per il governo.

Andiamo adesso al secondo paragrafo dell’intervento del premier che spiega come potrà migliorare la situazione occupazionale ed economica al sud: Sviluppare la capacità di attrarre investimenti privati nazionali ed internazionali è essenziale per generare reddito, creare lavoro, invertire lo spopolamento demografico e spopolamento delle aree urbane interne.

Cosa si dice qui? Si dice che, innanzitutto, gli investimenti da attrarre devono essere “privati”. Questo vuol dire che nella mente del premier, o nel programma del governo, non c’è nulla che possa ricondurre ad un investimento statale nel mezzogiorno. In pratica non ci sarà alcuna possibilità di pensare ad un piano cospicuo di investimenti dello Stato per riportare in pari con le altre questa parte del Paese.

E che dire del declino demografico e lo spopolamento delle aree interne? Non è venuto mai in mente ai governi di questi ultimi anni che tagliare sanità, trasporti, scuole, strade e infrastrutture avrebbe reso impossibile la vita nei piccoli centri periferici? Ah già ma nell’ultimo trentennio si è predicata l’importanza della vita nelle città metropolitane e il taglio dei costi sui servizi… dei rami secchi si è detto. Salvo poi accorgersi che, con la pandemia, le carenze sanitarie, l’inadeguatezza dei trasporti, le carenze delle strutture e dell’organizzazione scolastica, l’isolamento delle piccole comunità avrebbe creato tutti i problemi che ancora oggi viviamo.

Nel terzo paragrafo del suo intervento il premier riprende ciò che aveva detto nel primo: “Ma per raggiungere questo obiettivo occorre creare un ambiente dove legalità e sicurezza siano sempre garantite. Vi sono poi strumenti specifici quali in credito d’imposta e altri interventi da concordare in sede europea”

Di sicurezza ne ho già accennato è una ripetizione e preferisco quindi non ripetermi, ma di strumenti economici ne vedo citato solo uno: Il credito d’imposta. Strumento ampiamente utilizzato nel passato, uno strumento certamente interessante, ma che da solo non è in grado di far ripartire un’economia che prima della pandemia era già in difficoltà.

Poi c’è la frase che richiama non meglio specificati interventi da concordare con l’Europa… Non sono specificati, ma ancora una volta più che un intervento dello Stato si spera in un intervento esterno, quasi miracoloso, dell’Europa.. Vedremo..

Ultimo paragrafo, il de profundis“Per riuscire a spendere bene, utilizzando gli investimenti dedicati al Next Generation EU occorre irrobustire le amministrazioni meridionali, anche guardando con attenzione all’esperienza del passato che spesso ha deluso la speranza”. In questo passaggio non si lasciano aperte grandi speranze per il futuro. Innanzitutto si dice che bisogna “irrobustire le amministrazioni meridionali”, la mia domanda è: come si irrobustisce un’amministrazione in un paese democratico? Se poi irrobustire significa dare più fondi alle amministrazioni meridionali, non possiamo che essere d’accordo visto che ad oggi anche il famoso 34% degli investimenti che spetterebbe per legge al sud stenta ad arrivare. Capiremo.

La pietra tombale sul sud viene poi dalla frase finale: “anche guardando con attenzione all’esperienza del passato che spesso ha deluso la speranza”. Che semplicemente vuol dire: ci impegneremo a far fare a privati e ad Europa il nostro lavoro, ma visto come sono andate le cose nel passato non ci scommetterei che ci riusciamo.

Se il buongiorno per il Mezzogiorno si vede dal discorso del premier direi che è notte fonda. Spero di sbagliarmi.

Nota bene: non ho tagliato nulla dell’intervento del premier quello in grassetto è l’intervento completo

Fonte: Transform!italia



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venerdì 19 febbraio 2021

" ADDIO SUD"

 Di Bruno Pappalardo 

Dovete sapere che la parola REGGIO, accostata ad altro toponimi territoriali ( CALABRIA – EMILIA ) non hanno diversa derivazione etimo- Deriva, infatti dal latinorex, regis (“re”) o regnum (“regno”) che significa “Città del Re". L’altro REGGIO  (Emilia ) si fa risalire dalla nascita della città da parte di Marco Emilio (Emilia)Lepido Dunque, “Regno di Lepido”. Insomma stessa matrice linguistica di “regis” .

Erano uguali anche per i Padri della Nostra Carta Costituzionale quando la scrissero configurando le “Regioni”. Tutte col medesimo valore istituzionale e amministrativo.

Dovevano, infatti, ricevere “equamente” lo stesso finanziamento statale, in ragione della densità demografica e secondo il criterio  della “progressività.”, presente nell'articolo 53 della Costituzione.

Gli italiani versano una imposta che cresce se crescere il reddito. e viceversa; Significa che, se una comunità di cittadini, appartenenti allo stesso territorio regionale, introita di più, deve versare di più allo Stato. Coinvolge anche il principio della “sussidiarietà” entrata in Costituzione mediante la riforma della legge 3 del 2001 del Titolo V . Nascono, per questo i cosiddetti  LEP. (Livelli Essenziali di Prestazioni)

Ma cosa è la “SUSSIDIARIETÀ” e cosa sono i “LEP” ?

La prima è quando“ le società di ordine superiore, ( STATO) deve sostenere e aiutare quelle minori o “corpi intermedi”,… - che per brevità e a titolo di esempio indichiamo le (sola)Regioni, - che versando in un deperimento economico e, dunque di servizi, (…assistenza sanitaria, istruzione, educazione, informazione e formazione et cetera)  ebbene, “lo Stato deve sostenerle finanziariamente e coordinare gli interventi degli altri corpi intermedi o regioni.

Questo principio è stato sancito dall’Unione Europea nel trattato di Maastricht il 7 febbraio del 1992,

Ecco che allora, lo Stato crea un “fondo di perequazione” che mira a alleviare le diseguaglianze tra  territori. Se tra i cittadini di diverse Regioni si palesano differenti capacità fiscale, allora interviene il fondo per dare gli stessi standard di prestazione nella somministrazione di servizi, nonostante gli sbilanci) alimentato da quote di entrate tributarie.

I LEP, sono appunto, la definizione di questi standard prestazionali molto bassi al SUD

Ma i LEP non verranno mai attivati, perché odiati dalle regioni ricche e tutto viene congelato.

Intanto le regioni ricche (quelle del Nord) incassano sia gli introiti ordinari dello Stato che quelli erogati  in eccesso dalla “Spesa storica”: “Se Milano possiede 1000 asili-nido e Regio Calabria solo 10, a Milano arrivano soldi per 1000 asilo e a Reggio Calabria solo quelli per 10”.

Questa sperequazione anticostituzionale genera un squilibrio socio-economico tra territori originando nuova disoccupazione, Pil interno territoriale depresso, quantità di servizi scadenti et cetera. Questo è stato una delle ragione che ha determinato l’enorme divario tra il Sud e il Nord, tra territori di serie A e quelli di serie B, favorendo la richiesta d’una “Autonomia Differenziata Regionale” o Secessione dei Ricchi spaccando il Paese in due.

GIANCARLO GIORGETTI, della LEGA all’epoca al governo, nel 2013 è Presidente della Commissione per il Federalismo Fiscale. Scopre tutto. Chiede di secretare e insabbiare i dati. La faccenda è troppo grossa.

La SVIMEZ, ( Associazione per lo Sviluppo dell'Industria nel Mezzogiorno) scopre tutto e viene calcolato che dal 2009, ma anche da molto prima) il Nord, ha sottratto al Sud, 840 MILIARDI di euro.

GIANCARLO GIORGETTI è stato nominato il 12 Febbraio 2021, MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO.

REGGIO EMILIA E REGGIO CALABRIA NON SONO UGUALI !

Fonte:https://journwitfront.blogspot.com/





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 Di Bruno Pappalardo 

Dovete sapere che la parola REGGIO, accostata ad altro toponimi territoriali ( CALABRIA – EMILIA ) non hanno diversa derivazione etimo- Deriva, infatti dal latinorex, regis (“re”) o regnum (“regno”) che significa “Città del Re". L’altro REGGIO  (Emilia ) si fa risalire dalla nascita della città da parte di Marco Emilio (Emilia)Lepido Dunque, “Regno di Lepido”. Insomma stessa matrice linguistica di “regis” .

Erano uguali anche per i Padri della Nostra Carta Costituzionale quando la scrissero configurando le “Regioni”. Tutte col medesimo valore istituzionale e amministrativo.

Dovevano, infatti, ricevere “equamente” lo stesso finanziamento statale, in ragione della densità demografica e secondo il criterio  della “progressività.”, presente nell'articolo 53 della Costituzione.

Gli italiani versano una imposta che cresce se crescere il reddito. e viceversa; Significa che, se una comunità di cittadini, appartenenti allo stesso territorio regionale, introita di più, deve versare di più allo Stato. Coinvolge anche il principio della “sussidiarietà” entrata in Costituzione mediante la riforma della legge 3 del 2001 del Titolo V . Nascono, per questo i cosiddetti  LEP. (Livelli Essenziali di Prestazioni)

Ma cosa è la “SUSSIDIARIETÀ” e cosa sono i “LEP” ?

La prima è quando“ le società di ordine superiore, ( STATO) deve sostenere e aiutare quelle minori o “corpi intermedi”,… - che per brevità e a titolo di esempio indichiamo le (sola)Regioni, - che versando in un deperimento economico e, dunque di servizi, (…assistenza sanitaria, istruzione, educazione, informazione e formazione et cetera)  ebbene, “lo Stato deve sostenerle finanziariamente e coordinare gli interventi degli altri corpi intermedi o regioni.

Questo principio è stato sancito dall’Unione Europea nel trattato di Maastricht il 7 febbraio del 1992,

Ecco che allora, lo Stato crea un “fondo di perequazione” che mira a alleviare le diseguaglianze tra  territori. Se tra i cittadini di diverse Regioni si palesano differenti capacità fiscale, allora interviene il fondo per dare gli stessi standard di prestazione nella somministrazione di servizi, nonostante gli sbilanci) alimentato da quote di entrate tributarie.

I LEP, sono appunto, la definizione di questi standard prestazionali molto bassi al SUD

Ma i LEP non verranno mai attivati, perché odiati dalle regioni ricche e tutto viene congelato.

Intanto le regioni ricche (quelle del Nord) incassano sia gli introiti ordinari dello Stato che quelli erogati  in eccesso dalla “Spesa storica”: “Se Milano possiede 1000 asili-nido e Regio Calabria solo 10, a Milano arrivano soldi per 1000 asilo e a Reggio Calabria solo quelli per 10”.

Questa sperequazione anticostituzionale genera un squilibrio socio-economico tra territori originando nuova disoccupazione, Pil interno territoriale depresso, quantità di servizi scadenti et cetera. Questo è stato una delle ragione che ha determinato l’enorme divario tra il Sud e il Nord, tra territori di serie A e quelli di serie B, favorendo la richiesta d’una “Autonomia Differenziata Regionale” o Secessione dei Ricchi spaccando il Paese in due.

GIANCARLO GIORGETTI, della LEGA all’epoca al governo, nel 2013 è Presidente della Commissione per il Federalismo Fiscale. Scopre tutto. Chiede di secretare e insabbiare i dati. La faccenda è troppo grossa.

La SVIMEZ, ( Associazione per lo Sviluppo dell'Industria nel Mezzogiorno) scopre tutto e viene calcolato che dal 2009, ma anche da molto prima) il Nord, ha sottratto al Sud, 840 MILIARDI di euro.

GIANCARLO GIORGETTI è stato nominato il 12 Febbraio 2021, MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO.

REGGIO EMILIA E REGGIO CALABRIA NON SONO UGUALI !

Fonte:https://journwitfront.blogspot.com/





giovedì 18 febbraio 2021

L’ITALIA FRA DERIVA BALCANICA ED UNGHERESE: COSTRUIRE L’UNITA’ DELLE SINISTRE PER DARE UN’ALTERNATIVA AL PAESE IN OPPOSIZIONE AL GOVERNO DELLE DESTRE LIBERISTE DEL NORD CHE VOGLIONO DISTRUGGERE L’UNITA’ NAZIONALE E DEFRAUDARE IL MEZZOGIORNO

 




Che succederà all'Italia e al Mezzogiorno con l'avvento del governo Draghi?

Può un governo eterodiretto dai potentati finanziari del Nord Italia ed Europa dare le risposte giuste per risollevare l’intero Paese, e non il solo Nord, dalla crisi finanziaria e pandemica? Noi riteniamo che le solite ricette turbo-liberiste che sicuramente saranno proposte dal governo nei prossimi mesi, vista la storia anche personale di Draghi, unite al sovranismo padano, potrebbero portare ad inutili tensioni territoriali. Il sostegno spesso imbarazzante fornito dai media a Draghi e ai suoi mandarini appare come beneplacito alla riorganizzazione del capitalismo padano e al suo rilancio, dopo che la disastrosa gestione delle “virtuose (coi soldi del Sud) e frugali” Regioni “secessioniste” del Nord hanno mostrato come le privatizzazioni imposte dai cacicchi regionali e dai loro coraggiosi sostenitori negli ultimi anni siano costate il disastro sanitario sotto gli occhi di tutti.

Per fare questo sarà forte il sostegno dell’Europa dei poteri finanziari, mentre la sottolineatura atlantista è utile ad assicurargli il sostegno dell’amico americano.

Un rilancio della richiesta dell'Autonomia differenziata appare scontato. La Lega di Salvini entra infatti nel governo anche per passare all'incasso sul tema, dopo tanta attesa.

Il Pd nel documento presentato durante le consultazioni a Draghi a pagina 26/26 dà il via libera alla Autonomia differenziata, nell'ultima riga, rendendosi così complice delle mire della destra razzista nordica come già da tempo avviene in Emilia Romagna, cercando di dissimularla con una richiesta "di clausola di supremazia". In realtà il tentativo è puerile, sanno benissimo, come tutti, che il Governo nazionale può anche sostituirsi agli organi delle Regioni o degli enti locali nel caso, fra l’altro, di «pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica» (art. 120 della Costituzione); e infatti proprio nel campo della sanità ha negli ultimi anni “commissariato” alcune Regioni i cui bilanci non apparivano in equilibrio. Non c’è bisogno, dunque, di nessuna “clausola di supremazia”.

Inutile dire che l'ennesima sottrazione di risorse ad un Mezzogiorno già boccheggiante e da almeno un ventennio sottoposto a scippi di ogni tipo potrebbe avere come effetto la prossima balcanizzazione del Paese. Come si ripete da tempo l'Autonomia differenziata, progetto che discende dall'Europa, è eversiva dell'unità nazionale. Inoltre le recenti dichiarazioni della ministra per la Disabilità Stefani fanno capire come i leghisti marcheranno da vicino la ministra degli affari Regionali e Autonomie Gelmini, già di suo appassionata sostenitrice della autonomia differenziata, che considera addirittura “un bene anche per il Mezzogiorno”. Praticamente avremo due ministre delle Autonomie, una vicenda che indurrebbe al riso se non riguardasse i disabili ed il Mezzogiorno.

Inoltre lo spostamento quasi unanime del quadro politico verso destra, in nome di un liberismo aristocratico "dei migliori", unito alla riduzione dei parlamentari, grazie al recente referendum costituzionale dello scorso settembre, potrebbe aprire la porta a derive ungheresi. Ricordo che da simulazioni fatte dall’Istituto Cattaneo, ancor prima del referendum, così come dalla Fondazione Einaudi, evidenziano come con soli 267 deputati e 134 senatori (che la destra otterrebbe dai sondaggi attuali) si potrebbe «cambiare la Costituzione in ogni sua parte, senza possibilità per i cittadini di esprimersi con un successivo referendum». Inoltre sottolineamo un argomento che quasi nessuno ha sottolineato a suo tempo e cioè come la riduzione dei parlamentari aggraverà inevitabilmente la mancanza di rappresentanza del Mezzogiorno in Parlamento e approfondirà ancora di più la spaccatura già presente nel Paese.

Doveroso poi ricordare, sui temi della sanità e dell’ambiente, che proprio pochi giorni fa l’Istituto Superiore della Sanità ha finalmente certificato con i propri scienziati che nella Terra dei Fuochi “i tumori sono causati dai rifiuti della camorra”.

Attivisti, cittadini e movimenti lo gridano da anni, in una situazione drammatica per cittadini e territori che ha causato miglia di vittime, anche giovanissime. Ricordiamo che l’allora Ministro della Sanità Beatrice Lorenzin in visita in quei luoghi nel 2014 addebitò agli “errati stili di vita” degli abitanti, anche dei neonati, l’esplosione dei tumori. Ma dopotutto l’emigrazione sanitaria aiutava e aiuta ancora oggi le “virtuose” regioni leghiste e protoleghiste del Nord a far quadrare i bilanci della loro sanità.

E così mentre i media riprendono a battere sui temi della "locomotiva", ed il Sud è completamente sparito dai giornali che trattano solo dei problemi del Lombardo-Veneto, è semplice prevedere che Draghi cercherà di tamponare in un primo momento le situazioni di maggiore difficoltà sociale, il che unito ad una ovvia ripresa del Pil (di cui si intesterà il merito esclusivo) semplicemente connesso alla ripresa delle attività in virtù dell'avanzamento delle vaccinazioni, gli darà quel consenso utile ad arrivare a fine legislatura, così da terminare la sua missione. Da lì in poi bisognerà valutare il risultato delle successive elezioni politiche.

Ora c'è uno spazio enorme da occupare immediatamente a Sinistra per contrastare nel Paese le derive antipopolari ed antimeridionali di cui sopra. Il sostegno assicurato al governo aristocratico della restaurazione capitalista padana da parte di forze che si definiscono di sinistra così come dai sindacati, fa capire che non servono "draghi" o "maghi", ma dovrebbe essere facile capire che se rappresenti, o vuoi rappresentare, o ancor di più se sei parte dei sacrificabili, del mondo del lavoro, del Sud, dei piccoli produttori o commercianti non puoi che stare fuori dal perimetro di questo governo, e sei costretto ad organizzarti e lottare se vuoi strappare risultati. Va costituita quindi quanto prima una popolare ed unitaria forza di Sinistra che contenga nel suo programma anche le ragioni del Sud e che sappia rappresentarle e sostenerle in un'ottica gramsciana e non generalista!

E così mentre avanzano molteplici crisi: economica, sanitaria, sociale ed il Mezzogiorno, ma non solo, è già una polveriera, appare sempre più evidente come nel Paese vi sia la necessità di una unione di forze realmente popolari che rimettano la questione sociale, dell’uguaglianza e dei diritti al centro dell’agenda politica nazionale. Riaffermando la presenza meridionalista progressista gramsciana che tenga costantemente sotto la lente d’ingrandimento la Questione Meridionale, al fine di risolvere definitivamente le disomogeneità nazionali ormai non più tollerabili, dando risposta alle necessità dei segmenti più deboli della popolazione dell’intero Paese prima che questo collassi verso derive balcaniche o ungheresi. La necessità è quella di ridare luce a quella Costituzione nata dalla Resistenza, da sempre ignorata in più articoli o stravolta in alcuni passaggi fondamentali come il pareggio di bilancio o il regionalismo monoculare, al fine di contrastare lo strapotere di quei potentati economico politici che continuando a sostenere “suprematismi regionali” potrebbero portare, in assenza di contrasto, al definitivo collasso del Paese.


Ribadiamo pertanto la necessità di una non più procrastinabile costituzione d'un soggetto politico unitario di Sinistra, che si batta per il riscatto del popolo nelle sue totali esigenze reali e territoriali. In Italia si pone la necessità di costruire l’alternativa di sinistra, antiliberista, ambientalista, civica e meridionalista gramsciana che già a partire dalle prossime elezioni regionali in Calabria inizi a cooperare mostrandosi coeso e atto a formare una fronte popolare per opporsi con forza alle destre liberiste avanzanti. 

Per tutti questi motivi come Partito del Sud – Meridionalisti Progressisti rilanciamo e raccogliamo l’appello aperto a tutte le soggettività che condividono l’urgenza di lavorare insieme alla costruzione di un percorso aperto e plurale per l’alternativa sociale, culturale e politica ai poli e agli schieramenti politici esistenti. 

 Se non ora quando...?!

 

Documento politico approvato dal

CONSIGLIO DIRETTIVO NAZIONALE DEL PARTITO DEL SUD




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Che succederà all'Italia e al Mezzogiorno con l'avvento del governo Draghi?

Può un governo eterodiretto dai potentati finanziari del Nord Italia ed Europa dare le risposte giuste per risollevare l’intero Paese, e non il solo Nord, dalla crisi finanziaria e pandemica? Noi riteniamo che le solite ricette turbo-liberiste che sicuramente saranno proposte dal governo nei prossimi mesi, vista la storia anche personale di Draghi, unite al sovranismo padano, potrebbero portare ad inutili tensioni territoriali. Il sostegno spesso imbarazzante fornito dai media a Draghi e ai suoi mandarini appare come beneplacito alla riorganizzazione del capitalismo padano e al suo rilancio, dopo che la disastrosa gestione delle “virtuose (coi soldi del Sud) e frugali” Regioni “secessioniste” del Nord hanno mostrato come le privatizzazioni imposte dai cacicchi regionali e dai loro coraggiosi sostenitori negli ultimi anni siano costate il disastro sanitario sotto gli occhi di tutti.

Per fare questo sarà forte il sostegno dell’Europa dei poteri finanziari, mentre la sottolineatura atlantista è utile ad assicurargli il sostegno dell’amico americano.

Un rilancio della richiesta dell'Autonomia differenziata appare scontato. La Lega di Salvini entra infatti nel governo anche per passare all'incasso sul tema, dopo tanta attesa.

Il Pd nel documento presentato durante le consultazioni a Draghi a pagina 26/26 dà il via libera alla Autonomia differenziata, nell'ultima riga, rendendosi così complice delle mire della destra razzista nordica come già da tempo avviene in Emilia Romagna, cercando di dissimularla con una richiesta "di clausola di supremazia". In realtà il tentativo è puerile, sanno benissimo, come tutti, che il Governo nazionale può anche sostituirsi agli organi delle Regioni o degli enti locali nel caso, fra l’altro, di «pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica» (art. 120 della Costituzione); e infatti proprio nel campo della sanità ha negli ultimi anni “commissariato” alcune Regioni i cui bilanci non apparivano in equilibrio. Non c’è bisogno, dunque, di nessuna “clausola di supremazia”.

Inutile dire che l'ennesima sottrazione di risorse ad un Mezzogiorno già boccheggiante e da almeno un ventennio sottoposto a scippi di ogni tipo potrebbe avere come effetto la prossima balcanizzazione del Paese. Come si ripete da tempo l'Autonomia differenziata, progetto che discende dall'Europa, è eversiva dell'unità nazionale. Inoltre le recenti dichiarazioni della ministra per la Disabilità Stefani fanno capire come i leghisti marcheranno da vicino la ministra degli affari Regionali e Autonomie Gelmini, già di suo appassionata sostenitrice della autonomia differenziata, che considera addirittura “un bene anche per il Mezzogiorno”. Praticamente avremo due ministre delle Autonomie, una vicenda che indurrebbe al riso se non riguardasse i disabili ed il Mezzogiorno.

Inoltre lo spostamento quasi unanime del quadro politico verso destra, in nome di un liberismo aristocratico "dei migliori", unito alla riduzione dei parlamentari, grazie al recente referendum costituzionale dello scorso settembre, potrebbe aprire la porta a derive ungheresi. Ricordo che da simulazioni fatte dall’Istituto Cattaneo, ancor prima del referendum, così come dalla Fondazione Einaudi, evidenziano come con soli 267 deputati e 134 senatori (che la destra otterrebbe dai sondaggi attuali) si potrebbe «cambiare la Costituzione in ogni sua parte, senza possibilità per i cittadini di esprimersi con un successivo referendum». Inoltre sottolineamo un argomento che quasi nessuno ha sottolineato a suo tempo e cioè come la riduzione dei parlamentari aggraverà inevitabilmente la mancanza di rappresentanza del Mezzogiorno in Parlamento e approfondirà ancora di più la spaccatura già presente nel Paese.

Doveroso poi ricordare, sui temi della sanità e dell’ambiente, che proprio pochi giorni fa l’Istituto Superiore della Sanità ha finalmente certificato con i propri scienziati che nella Terra dei Fuochi “i tumori sono causati dai rifiuti della camorra”.

Attivisti, cittadini e movimenti lo gridano da anni, in una situazione drammatica per cittadini e territori che ha causato miglia di vittime, anche giovanissime. Ricordiamo che l’allora Ministro della Sanità Beatrice Lorenzin in visita in quei luoghi nel 2014 addebitò agli “errati stili di vita” degli abitanti, anche dei neonati, l’esplosione dei tumori. Ma dopotutto l’emigrazione sanitaria aiutava e aiuta ancora oggi le “virtuose” regioni leghiste e protoleghiste del Nord a far quadrare i bilanci della loro sanità.

E così mentre i media riprendono a battere sui temi della "locomotiva", ed il Sud è completamente sparito dai giornali che trattano solo dei problemi del Lombardo-Veneto, è semplice prevedere che Draghi cercherà di tamponare in un primo momento le situazioni di maggiore difficoltà sociale, il che unito ad una ovvia ripresa del Pil (di cui si intesterà il merito esclusivo) semplicemente connesso alla ripresa delle attività in virtù dell'avanzamento delle vaccinazioni, gli darà quel consenso utile ad arrivare a fine legislatura, così da terminare la sua missione. Da lì in poi bisognerà valutare il risultato delle successive elezioni politiche.

Ora c'è uno spazio enorme da occupare immediatamente a Sinistra per contrastare nel Paese le derive antipopolari ed antimeridionali di cui sopra. Il sostegno assicurato al governo aristocratico della restaurazione capitalista padana da parte di forze che si definiscono di sinistra così come dai sindacati, fa capire che non servono "draghi" o "maghi", ma dovrebbe essere facile capire che se rappresenti, o vuoi rappresentare, o ancor di più se sei parte dei sacrificabili, del mondo del lavoro, del Sud, dei piccoli produttori o commercianti non puoi che stare fuori dal perimetro di questo governo, e sei costretto ad organizzarti e lottare se vuoi strappare risultati. Va costituita quindi quanto prima una popolare ed unitaria forza di Sinistra che contenga nel suo programma anche le ragioni del Sud e che sappia rappresentarle e sostenerle in un'ottica gramsciana e non generalista!

E così mentre avanzano molteplici crisi: economica, sanitaria, sociale ed il Mezzogiorno, ma non solo, è già una polveriera, appare sempre più evidente come nel Paese vi sia la necessità di una unione di forze realmente popolari che rimettano la questione sociale, dell’uguaglianza e dei diritti al centro dell’agenda politica nazionale. Riaffermando la presenza meridionalista progressista gramsciana che tenga costantemente sotto la lente d’ingrandimento la Questione Meridionale, al fine di risolvere definitivamente le disomogeneità nazionali ormai non più tollerabili, dando risposta alle necessità dei segmenti più deboli della popolazione dell’intero Paese prima che questo collassi verso derive balcaniche o ungheresi. La necessità è quella di ridare luce a quella Costituzione nata dalla Resistenza, da sempre ignorata in più articoli o stravolta in alcuni passaggi fondamentali come il pareggio di bilancio o il regionalismo monoculare, al fine di contrastare lo strapotere di quei potentati economico politici che continuando a sostenere “suprematismi regionali” potrebbero portare, in assenza di contrasto, al definitivo collasso del Paese.


Ribadiamo pertanto la necessità di una non più procrastinabile costituzione d'un soggetto politico unitario di Sinistra, che si batta per il riscatto del popolo nelle sue totali esigenze reali e territoriali. In Italia si pone la necessità di costruire l’alternativa di sinistra, antiliberista, ambientalista, civica e meridionalista gramsciana che già a partire dalle prossime elezioni regionali in Calabria inizi a cooperare mostrandosi coeso e atto a formare una fronte popolare per opporsi con forza alle destre liberiste avanzanti. 

Per tutti questi motivi come Partito del Sud – Meridionalisti Progressisti rilanciamo e raccogliamo l’appello aperto a tutte le soggettività che condividono l’urgenza di lavorare insieme alla costruzione di un percorso aperto e plurale per l’alternativa sociale, culturale e politica ai poli e agli schieramenti politici esistenti. 

 Se non ora quando...?!

 

Documento politico approvato dal

CONSIGLIO DIRETTIVO NAZIONALE DEL PARTITO DEL SUD




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mercoledì 27 gennaio 2021

27 GENNAIO-GIORNATA DELLA MEMORIA. SE SI DIMENTICA IL PASSATO...SI RITORNA AL PASSATO...


Di Natale Cuccurese

Oggi giornata della memoria. Si ricordano le vittime dell'Olocausto, delle leggi razziali, le minoranze discriminate e deportate, coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati, nonché tutti i deportati militari e politici nella Germania nazista.

In altre parole si ricordano oltre agli ebrei anche le altre minoranze perseguitate, rom, neri, disabili fisici e mentali, perseguitati politici, testimoni di Geova, omosessuali, disertori, obiettori di coscienza... tutti indistintamente vittime dell'Olocausto.


La celebrazione si svolge oggi in ricordo della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio 1945 ad opera delle truppe sovietiche dell'Armata Rossa.
Fra le vittime moltissimi cittadini italiani, anche meridionali. Uno fra tutti il piccolo Sergio de Simone (nella foto) un bambino napoletano ebreo , massacrato insieme ad altre creature innocenti come lui nel campo di Auschwitz dal dottor Mengele, di cui come PdelSUD abbiamo sostenuto in Commissione Toponomastica, tramite il nostro rappresentante e su proposta del Sindaco Luigi de Magistris, la delibera, poi approvata, per l’apposizione di una targa commemorativa a Napoli.

Basta ricordare questi nomi, vedere in fotografia questi volti, per capire quanto questa giornata sia opportuna per una doverosa ed adeguata riflessione affinchè queste mostruosità non si ripetano mai più, in un periodo in cui si vedono tornare alla luce in Italia, in Europa e nel Mondo vergognose pulsioni razziste e xenofobe verso altri popoli, altre etnie, altre religioni, altre minoranze.

Credo poi sia utile ricordare l'olocausto anche per richiamare l'assurdità evidente che quel re che firmò le leggi razziali in Italia nel 1938, e che permise pertanto la deportazione verso il genocidio degli ebrei italiani e non solo, è quel Vittorio Emanuele III che ancora oggi ha vergognosamente intitolate in Italia vie, piazze, monumenti. Una ipocrisia atroce che segnala l'urgenza di procedere rapidamente ad una rapida cancellazione di queste titolazioni, e noi del PdelSUD ce ne stiamo facendo portavoce proprio a partire da Napoli, per richiamare ad un minimo di coerenza una classe politica che in gran parte oggi commemora, ma che in realtà non solo non ha fatto i conti con la storia, o addirittura la ignora, ma fa il percorso del gambero se solo pensiamo all'omaggio alle tombe di casa savoia fatto da Napolitano al Pantheon il 17 marzo 2011 o al recente rientro in Italia della salma di Vittorio Emanuele III a spese della comunità ed in gran riserbo.

Oppure, ancor più grave, il degrado del dibattito politico, troppo spesso focalizzato su muri da innalzare, porti chiusi, atteggiamenti e parole xenofe e razziste usati sempre più spesso da parte di una destra becera e razzista.

Quando poi si arriva a questa data c'è sempre qualcuno che tira fuori il "si, però ci sono stati anche altri massacri e genocidi nella storia".
E' purtroppo vero, stragi anche durante le repressioni del cosiddetto brigantaggio ve ne furono anche al Sud ed è giusto e doveroso ricordarle, ma non c'è contrapposizione alcuna. Ogni genocidio, ogni massacro è un crimine verso l'umanità che non prevede alcun tipo di giustificazione, anzi la memoria va tenuta ben viva affinchè mostruosità di ogni tipo non si ripetano a danno di nessuno.
Ben venga pertanto oggi questa giornata della memoria, nell'auspicio che possa servire non solo a far riflettere e ricordare, come doveroso, ma anche a favorire una lettura storica che faccia ben comprendere alle nuove generazioni chi sono i falsi eroi, alcuni ancora come detto oscenamente celebrati in Italia, e chi i martiri, affinchè la guardia resti alta, oggi più che mai, contro ogni rigurgito razzista perchè quel che accadde non si ripeta mai più.

Anche per questo l'invito è di recarsi all’Ufficio Anagrafe del proprio Comune di residenza dove sono disponibili i moduli per raccolta firme a sostegno del progetto di legge di iniziativa popolare "Norme contro la propaganda e la diffusione di messaggi inneggianti al fascismo e al nazismo e la vendita e la produzione di oggetti con simboli nazisti e fascisti".
Iniziativa promossa dall'Anagrafe Nazionale Antifascista (comune virtuale, senza confini e unito dai valori dell'antifascismo, nato da un'idea dal comune di Sant'Anna di Stazzema).
Maggiori dettagli al sito https://anagrafeantifascista.it



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Di Natale Cuccurese

Oggi giornata della memoria. Si ricordano le vittime dell'Olocausto, delle leggi razziali, le minoranze discriminate e deportate, coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati, nonché tutti i deportati militari e politici nella Germania nazista.

In altre parole si ricordano oltre agli ebrei anche le altre minoranze perseguitate, rom, neri, disabili fisici e mentali, perseguitati politici, testimoni di Geova, omosessuali, disertori, obiettori di coscienza... tutti indistintamente vittime dell'Olocausto.


La celebrazione si svolge oggi in ricordo della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio 1945 ad opera delle truppe sovietiche dell'Armata Rossa.
Fra le vittime moltissimi cittadini italiani, anche meridionali. Uno fra tutti il piccolo Sergio de Simone (nella foto) un bambino napoletano ebreo , massacrato insieme ad altre creature innocenti come lui nel campo di Auschwitz dal dottor Mengele, di cui come PdelSUD abbiamo sostenuto in Commissione Toponomastica, tramite il nostro rappresentante e su proposta del Sindaco Luigi de Magistris, la delibera, poi approvata, per l’apposizione di una targa commemorativa a Napoli.

Basta ricordare questi nomi, vedere in fotografia questi volti, per capire quanto questa giornata sia opportuna per una doverosa ed adeguata riflessione affinchè queste mostruosità non si ripetano mai più, in un periodo in cui si vedono tornare alla luce in Italia, in Europa e nel Mondo vergognose pulsioni razziste e xenofobe verso altri popoli, altre etnie, altre religioni, altre minoranze.

Credo poi sia utile ricordare l'olocausto anche per richiamare l'assurdità evidente che quel re che firmò le leggi razziali in Italia nel 1938, e che permise pertanto la deportazione verso il genocidio degli ebrei italiani e non solo, è quel Vittorio Emanuele III che ancora oggi ha vergognosamente intitolate in Italia vie, piazze, monumenti. Una ipocrisia atroce che segnala l'urgenza di procedere rapidamente ad una rapida cancellazione di queste titolazioni, e noi del PdelSUD ce ne stiamo facendo portavoce proprio a partire da Napoli, per richiamare ad un minimo di coerenza una classe politica che in gran parte oggi commemora, ma che in realtà non solo non ha fatto i conti con la storia, o addirittura la ignora, ma fa il percorso del gambero se solo pensiamo all'omaggio alle tombe di casa savoia fatto da Napolitano al Pantheon il 17 marzo 2011 o al recente rientro in Italia della salma di Vittorio Emanuele III a spese della comunità ed in gran riserbo.

Oppure, ancor più grave, il degrado del dibattito politico, troppo spesso focalizzato su muri da innalzare, porti chiusi, atteggiamenti e parole xenofe e razziste usati sempre più spesso da parte di una destra becera e razzista.

Quando poi si arriva a questa data c'è sempre qualcuno che tira fuori il "si, però ci sono stati anche altri massacri e genocidi nella storia".
E' purtroppo vero, stragi anche durante le repressioni del cosiddetto brigantaggio ve ne furono anche al Sud ed è giusto e doveroso ricordarle, ma non c'è contrapposizione alcuna. Ogni genocidio, ogni massacro è un crimine verso l'umanità che non prevede alcun tipo di giustificazione, anzi la memoria va tenuta ben viva affinchè mostruosità di ogni tipo non si ripetano a danno di nessuno.
Ben venga pertanto oggi questa giornata della memoria, nell'auspicio che possa servire non solo a far riflettere e ricordare, come doveroso, ma anche a favorire una lettura storica che faccia ben comprendere alle nuove generazioni chi sono i falsi eroi, alcuni ancora come detto oscenamente celebrati in Italia, e chi i martiri, affinchè la guardia resti alta, oggi più che mai, contro ogni rigurgito razzista perchè quel che accadde non si ripeta mai più.

Anche per questo l'invito è di recarsi all’Ufficio Anagrafe del proprio Comune di residenza dove sono disponibili i moduli per raccolta firme a sostegno del progetto di legge di iniziativa popolare "Norme contro la propaganda e la diffusione di messaggi inneggianti al fascismo e al nazismo e la vendita e la produzione di oggetti con simboli nazisti e fascisti".
Iniziativa promossa dall'Anagrafe Nazionale Antifascista (comune virtuale, senza confini e unito dai valori dell'antifascismo, nato da un'idea dal comune di Sant'Anna di Stazzema).
Maggiori dettagli al sito https://anagrafeantifascista.it



IL PARTITO DEL SUD HA ADERITO AL COMITATO ITALIANO "PER IL DIRITTO ALLA CURA, NESSUN PROFITTO SULLA PANDEMIA"

Si è costituito il comitato italiano della Iniziativa dei Cittadini Europei denominata “Per il diritto alla cura, nessun profitto sulla pandemia”. L’iniziativa ha come scopo la raccolta di un milione di firme in tutta Europa per attivare un percorso legislativo europeo volto a garantire il diritto al vaccino e alla cura http://www.noprofitonpandemic.eu/it

In Italia è stata promossa da un gruppo di personalità del mondo scientifico e attivisti sociali:
Vittorio Agnoletto presentatore per l’Italia dell’ICE presso la Commissione Europea, Medico,
Marco Bersani, resp. Attac Italia;
Raffaella Bolini, Dialogo Globale;
Maria Bonafede, pastora Valdese
Don Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele;
Monica Di Sisto, vicepresidente di Fairwatch
Silvio Garattini, medico, ricercatore, fondatore dell’Istituto Mario Negri;
Roberto Morea, Transform! italia;
Riccardo Petrella, economista, Agorà degli abitanti della terra;
Gino Strada, medico, fondatore di Emergency
Invitato internazionale d’onore: Franco Cavalli, oncologo, già presidente dell’Unione Internazionale contro il Cancro, Svizzera.
Al comitato hanno fin qui aderito
ORGANIZZAZIONI

Acli
ACS
ACU-Associazione Consumatori Utenti
Agorà della Terra
ARCI
Assistenza Sociosanitaria
Associazione Dossetti
Associazione Laudato si,
Associazione Per un'Europa dei Popoli
Attac Italia
CGIL
CIPSI
CISL
CNCA
Comitato Stop TTIP Udine
Cobas
Dico 32
Emergency
Forum Acqua
Gruppo Abele
Gruppo Solidarietà
IFE Italia
La Sinistra Legnano in Comune
Libera
MDP/art1
Medici per l'ambiente
Medicina Democratica
Oxfam italia
Partito del Sud
Partito della Rifondazione Comunista
Punto Rosso
Reti di Pace
Sinistra Anticapitalista
Sinistra Europea
Sinistra Italiana
transform! italia
UIL
Un Ponte Per
USB
Verdi






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Si è costituito il comitato italiano della Iniziativa dei Cittadini Europei denominata “Per il diritto alla cura, nessun profitto sulla pandemia”. L’iniziativa ha come scopo la raccolta di un milione di firme in tutta Europa per attivare un percorso legislativo europeo volto a garantire il diritto al vaccino e alla cura http://www.noprofitonpandemic.eu/it

In Italia è stata promossa da un gruppo di personalità del mondo scientifico e attivisti sociali:
Vittorio Agnoletto presentatore per l’Italia dell’ICE presso la Commissione Europea, Medico,
Marco Bersani, resp. Attac Italia;
Raffaella Bolini, Dialogo Globale;
Maria Bonafede, pastora Valdese
Don Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele;
Monica Di Sisto, vicepresidente di Fairwatch
Silvio Garattini, medico, ricercatore, fondatore dell’Istituto Mario Negri;
Roberto Morea, Transform! italia;
Riccardo Petrella, economista, Agorà degli abitanti della terra;
Gino Strada, medico, fondatore di Emergency
Invitato internazionale d’onore: Franco Cavalli, oncologo, già presidente dell’Unione Internazionale contro il Cancro, Svizzera.
Al comitato hanno fin qui aderito
ORGANIZZAZIONI

Acli
ACS
ACU-Associazione Consumatori Utenti
Agorà della Terra
ARCI
Assistenza Sociosanitaria
Associazione Dossetti
Associazione Laudato si,
Associazione Per un'Europa dei Popoli
Attac Italia
CGIL
CIPSI
CISL
CNCA
Comitato Stop TTIP Udine
Cobas
Dico 32
Emergency
Forum Acqua
Gruppo Abele
Gruppo Solidarietà
IFE Italia
La Sinistra Legnano in Comune
Libera
MDP/art1
Medici per l'ambiente
Medicina Democratica
Oxfam italia
Partito del Sud
Partito della Rifondazione Comunista
Punto Rosso
Reti di Pace
Sinistra Anticapitalista
Sinistra Europea
Sinistra Italiana
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Verdi






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lunedì 25 gennaio 2021

LAB SUD: RECOVERY PLAN E SUD - IN DIRETTA VENERDI' 29 GENNAIO ORE 19,00

 Ne parleremo in diretta venerdì 29 gennaio alle 19 dalla pagina fan del Laboratorio Sud https://www.facebook.com/LaboratorioSud

con:

-Giovanni Russo Spena, Roberto Musacchio, Natale Cuccurese, Paola Nugnes, Luca Saltalamacchia, Loredana Marino.
- Moderatore, Roberto Morea

LA UE SUL NEXT GENERATION PLAN
“Dovranno essere destinate maggiori risorse a quei territori con più residenti, con maggiore disoccupazione e prodotto interno lordo inferiore”.
Seguendo i criteri europei, il governo Conte dei 209 miliardi del Recovery Fund dovrebbe investire al Nord Italia il 21,20% dei 65,4 miliardi a fondo perduto previsti dal Piano nazionale ripresa e resilienza; il 12,81% al Centro e il 65,99% al Sud.
Al Mezzogiorno dovrebbero pertanto andare 43,15 miliardi; al Centro-Nord, dovrebbero essere destinati 22,24 miliardi.
MA LA REALTÀ CHE SI STA PREPARANDO È BEN DIVERSA
considerando l’inserimento anche di 21 miliardi del Fondo sviluppo e coesione (già dovuti), il piano “promette” solo il 50% degli investimenti pubblici, contro il 65,99% (al netto dei fondi aggiuntivi) indicato dall'Europa: è già iniziata la sottrazione.
MA NOI CI BATTIAMO PER QUESTO
La Next generation Ue invece deve essere l’occasione per riunire le due parti dell’Italia sempre più distanti fra di loro, per iniziare (finalmente) a colmare il divario infrastrutturale fra Nord e Sud (che col Regionalismo si vorrebbe addirittura istituzionalizzare) rilanciando gli investimenti pubblici, il welfare, investendo nell’istruzione e nella sanità in maniera equa, cancellando anni di sottofinanziamento al Sud certificato anche dalla Corte dei Conti, nella “Memoria sul bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale”.




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 Ne parleremo in diretta venerdì 29 gennaio alle 19 dalla pagina fan del Laboratorio Sud https://www.facebook.com/LaboratorioSud

con:

-Giovanni Russo Spena, Roberto Musacchio, Natale Cuccurese, Paola Nugnes, Luca Saltalamacchia, Loredana Marino.
- Moderatore, Roberto Morea

LA UE SUL NEXT GENERATION PLAN
“Dovranno essere destinate maggiori risorse a quei territori con più residenti, con maggiore disoccupazione e prodotto interno lordo inferiore”.
Seguendo i criteri europei, il governo Conte dei 209 miliardi del Recovery Fund dovrebbe investire al Nord Italia il 21,20% dei 65,4 miliardi a fondo perduto previsti dal Piano nazionale ripresa e resilienza; il 12,81% al Centro e il 65,99% al Sud.
Al Mezzogiorno dovrebbero pertanto andare 43,15 miliardi; al Centro-Nord, dovrebbero essere destinati 22,24 miliardi.
MA LA REALTÀ CHE SI STA PREPARANDO È BEN DIVERSA
considerando l’inserimento anche di 21 miliardi del Fondo sviluppo e coesione (già dovuti), il piano “promette” solo il 50% degli investimenti pubblici, contro il 65,99% (al netto dei fondi aggiuntivi) indicato dall'Europa: è già iniziata la sottrazione.
MA NOI CI BATTIAMO PER QUESTO
La Next generation Ue invece deve essere l’occasione per riunire le due parti dell’Italia sempre più distanti fra di loro, per iniziare (finalmente) a colmare il divario infrastrutturale fra Nord e Sud (che col Regionalismo si vorrebbe addirittura istituzionalizzare) rilanciando gli investimenti pubblici, il welfare, investendo nell’istruzione e nella sanità in maniera equa, cancellando anni di sottofinanziamento al Sud certificato anche dalla Corte dei Conti, nella “Memoria sul bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale”.




martedì 19 gennaio 2021

Natale Cuccurese: “Il Recovery Plan è così sbilanciato a favore del Nord che addirittura Carlo Bonomi si sente in dovere di segnalarlo”

 Questa volta il Governo “giallo-rosso”, il Governo Conte bis, l’ha fatta veramente grossa.

Nella stesura della seconda bozza del Piano di Rinascita e Resilienza nazionale, meglio conosciuto come Recovery Plan, ha proposto di stanziare il grosso dei finanziamenti europei, sempre che questi ci vengano erogati dall’UE, per la solita onnivora, anche se malandata, “locomotiva” Nord.

La sperequazione di finanziamenti è tale, evidenzia Natale Cuccurese, da indurre persino il Presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, a sentirsi in dovere di segnalarla.

Fonte: Vesuvianonews del 19/01/2021 – articolo Salvatore Lucchese




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 Questa volta il Governo “giallo-rosso”, il Governo Conte bis, l’ha fatta veramente grossa.

Nella stesura della seconda bozza del Piano di Rinascita e Resilienza nazionale, meglio conosciuto come Recovery Plan, ha proposto di stanziare il grosso dei finanziamenti europei, sempre che questi ci vengano erogati dall’UE, per la solita onnivora, anche se malandata, “locomotiva” Nord.

La sperequazione di finanziamenti è tale, evidenzia Natale Cuccurese, da indurre persino il Presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, a sentirsi in dovere di segnalarla.

Fonte: Vesuvianonews del 19/01/2021 – articolo Salvatore Lucchese




mercoledì 6 gennaio 2021

Recovery plan: nel cambiamento tutto rimane come è

 



di Natale Cuccurese

L’ennesima sottrazione di risorse ai danni del  si sta concretizzando fra bonus, ristori e giravolte.

“Gli Stati membri potranno beneficiare di un contributo finanziario sotto forma di un sostegno non rimborsabile. L’importo massimo per Stato membro sarà stabilito in base a un criterio di ripartizione definito”.

Alle pagine 8 e 9 della proposta di regolamento, il parlamento europeo fissa i paletti sui criteri di ripartizione delle risorse a fondo perduto del 

“Dovranno essere destinate maggiori risorse a quei territori con più residenti, con maggiore disoccupazione e prodotto interno lordo inferiore”.

Seguendo i criteri Ue, il governo Conte dei 209 miliardi del Recovery Fund dovrebbe investire al Nord Italia il 21,20% dei 65,4 miliardi a fondo perduto previsti dal Piano nazionale ripresa e resilienza; il 12,81% al Centro e il 65,99% al Sud, ben oltre, quindi, il 34% previsto dal piano dell’Esecutivo nazionale. Quasi il doppio.

Anziché 22,23 miliardi, quindi, al Mezzogiorno dovrebbero andare 43,15 miliardi, una differenza di 20,9 miliardi; mentre al Centro-Nord, anziché 43,16 miliardi dovrebbero essere destinati 22,24 miliardi, sempre secondo i criteri Ue. Anche perché se il Sud non soffrisse di un così grave stato di prostrazione, causato dalle politiche monoculari a favore del Nord degli ultimi governi, mai all’Italia sarebbero spettati 209 miliardi.

Ricordo, solo ad esempio, che per le infrastrutture abbiamo alle spalle un ventennio di spesa iniqua. Gli ultimi dati, al 2019, danno, per infatti per il Sud – un’area dove vive il 34% della popolazione – un livello di spesa in opere pubbliche pari al 19% del totale.

Purtroppo il Piano di Rilancio non ha al momento alcuna clausola che garantisca una equilibrata allocazione territoriale delle sue risorse. Lo conferma l’intervista del Ministro Amendola al Messaggero del 20 novembre. Andrebbe inserita, soprattutto a garanzia delle aree più deboli del Paese, che comunque non sono solo al Sud.

Il governatore De Luca ha convocato circa un mese fa in videoconferenza i presidenti di regione del Sud, di ogni colore politico, chiamandoli a resistere al “vero e proprio furto in danno del Sud e delle sue Regioni” che si prepara nel riparto dei fondi Ue.

Uno studioso autorevole come Giannola parla di “presa in giro”, e di taglio di fondi che spetterebbero al Mezzogiorno sul Mattino del 15 dicembre. Un giornale non sospetto di simpatie meridionaliste come il Foglio ci informa, il 17 dicembre, che “esiste, almeno nelle ansie dei parlamentari meridionali del Pd, il tema delle scarse risorse destinate alle infrastrutture da Napoli in giù”.

Dalle notizie che filtrano, non è infondato trarre che nel piano in elaborazione l’obiettivo strategico di ridurre il divario con il Nord e rilanciare il Sud non c’è. Conte, intervenendo il mese scorso a un convegno, sul Recovery Plan al Sud ha dedicato qualche parola ad alta velocità, agricoltura di precisione, rete idrica e poli di ricerca.

Non sappiamo se l’iniziativa dei presidenti avrà seguito, e dove porterà. Nel 2015 già propose la stessa iniziativa Michele Emiliano, appena eletto, ma senza successo. Da lì iniziò il contrasto con l’allora PdC Renzi, contrasto da allora mai sopito.

La prima domanda è: a parte Emiliano, gli altri Presidenti delle Regioni del Sud, legati in alleanza a doppio filo con la Lega se non direttamente leghisti e come tali portatori diretti di interessi a difesa dello status quo a solo vantaggio del Nord potranno mai aderire?

Appare difficile, infatti non hanno partecipato alla prima riunione i leghisti Spirlì e Solinas, del P.S.d’Az. alleato della Lega, declinando l’invito per precedenti impegni.

Appare così ancora più chiaro cosa c’è in gioco, fra le altre cose, alle prossime elezioni regionali calabresi.

Purtroppo però gli eventi a danno del Sud incalzano, c’è un ulteriore problema e cioè quanto riportato da alcuni giornali il 24 dicembre. Sarebbe arrivata una nota riservata da Bruxelles che mette sotto accusa i conti italiani. Ipotizzando che dei 209 miliardi totali del Recovery Fund il governo ne avrebbe utilizzati già oltre 75 per i suoi bonus (rubinetti, mobili, occhiali, telefoni, bonus 110% ecc. ) e i suoi ristori. Governo che, da queste anticipazioni, vorrebbe sostituire i titoli del debito pubblico già emessi con equivalenti titoli europei. Ma la Commissione europea non permetterebbe partite di giro contabili. Lo spazio in bilancio disponibile sui saldi programmati consente così all’Italia di spendere al massimo 110 miliardi aggiuntivi, metà dei quali sempre comunque a debito. In ogni caso molto meno dei 209 sbandierati…

Questo, se confermato è il pericolo maggiore, per il Sud e per il Paese tutto, che lentamente sta emergendo, come avevo anticipato nel corso dell’ultimo dibattito video del 27 dicembre del Lab-Sud (Laboratorio per la Riscossa del Sud) che vede la partecipazione fra gli altri di Transform!italia

(https://www.facebook.com/transform.italia/videos/254774859318506/).

Alla luce di quanto riportato da un articolo del Sole 24 ore del 2 gennaio 2021, che conferma quanto sopra aggiungendo ulteriori dettagli, risultano ancora più chiare e preoccupanti le parole del Ministro Provenzano, che avevo riportato sempre nel corso della diretta Lab-Sud del 27 dicembre: “il ministro Provenzano ha affermato pochi minuti fa durante una diretta dal Senato che il consiglio dei Ministri, in realtà, ad oggi non ha ancora discusso la bozza del Recovery Fund e nemmeno è stata fissata una data di discussione”.

Ora con la consapevolezza che i ristori a d alcune categorie, visto l’andamento negativo della pandemia in corso, dovranno continuare anche nei prossimi mesi, per cui ai miliardi già previsti se ne dovranno aggiungere altri, come riportato dai giornali del 5 gennaio 2021, appare sempre più chiaro come questo Recovery Plan stia diventando un tip plan. Ricordando però che in inglese tip significa sia mancia che discarica.

In un quadro drammatico come se già la pandemia non fosse bastata a mandare al tappeto decine di migliaia di imprese e attività, dal primo gennaio il colpo definitivo per la parte più fragile del sistema economico e sociale del Paese, cioè principalmente quello del Mezzogiorno, potrebbe arrivare dalle nuove regole europee sul credito. I debitori in difficoltà rischiano di soccombere per la coincidenza tra l’entrata in vigore dell’identificazione dei crediti deteriorati e la stretta del cosiddetto calendar provisioning sulla copertura obbligatoria per le banche dei finanziamenti a rischio. Sono 2,7 milioni i clienti del sistema bancario con il fiato sospeso, quelli che, con la crisi Covid, hanno presentato richieste di moratoria su prestiti, mutui e finanziamenti per un valore totale di 302 miliardi. Ma questa gragnuola di colpi rischia anche di innescare una nuova stretta creditizia potenzialmente letale per il sistema economico messo in ginocchio dal coronavirus.

E come se questo non bastasse il Corriere della Sera del 3 gennaio ci informa con toni trionfalistici che per i Fondi Ue, “l’Italia recupera e raggiunge gli obiettivi di spesa”. Riprogrammati ben 11 miliardi per contrasto Covid. Interventi spesso sostitutivi (quando avrebbero dovuto essere aggiuntivi) di mancata spesa ordinaria. Risultato: sottratti altri 11 miliardi di € al Sud, ma questo l’articolo non lo dice…

E per concludere alle porte si profila una crisi di governo dagli esiti incerti. Si direbbe proprio che questo 2021 non inizi sotto i migliori auspici per il Mezzogiorno.

 Fonte: Transform!italia



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di Natale Cuccurese

L’ennesima sottrazione di risorse ai danni del  si sta concretizzando fra bonus, ristori e giravolte.

“Gli Stati membri potranno beneficiare di un contributo finanziario sotto forma di un sostegno non rimborsabile. L’importo massimo per Stato membro sarà stabilito in base a un criterio di ripartizione definito”.

Alle pagine 8 e 9 della proposta di regolamento, il parlamento europeo fissa i paletti sui criteri di ripartizione delle risorse a fondo perduto del 

“Dovranno essere destinate maggiori risorse a quei territori con più residenti, con maggiore disoccupazione e prodotto interno lordo inferiore”.

Seguendo i criteri Ue, il governo Conte dei 209 miliardi del Recovery Fund dovrebbe investire al Nord Italia il 21,20% dei 65,4 miliardi a fondo perduto previsti dal Piano nazionale ripresa e resilienza; il 12,81% al Centro e il 65,99% al Sud, ben oltre, quindi, il 34% previsto dal piano dell’Esecutivo nazionale. Quasi il doppio.

Anziché 22,23 miliardi, quindi, al Mezzogiorno dovrebbero andare 43,15 miliardi, una differenza di 20,9 miliardi; mentre al Centro-Nord, anziché 43,16 miliardi dovrebbero essere destinati 22,24 miliardi, sempre secondo i criteri Ue. Anche perché se il Sud non soffrisse di un così grave stato di prostrazione, causato dalle politiche monoculari a favore del Nord degli ultimi governi, mai all’Italia sarebbero spettati 209 miliardi.

Ricordo, solo ad esempio, che per le infrastrutture abbiamo alle spalle un ventennio di spesa iniqua. Gli ultimi dati, al 2019, danno, per infatti per il Sud – un’area dove vive il 34% della popolazione – un livello di spesa in opere pubbliche pari al 19% del totale.

Purtroppo il Piano di Rilancio non ha al momento alcuna clausola che garantisca una equilibrata allocazione territoriale delle sue risorse. Lo conferma l’intervista del Ministro Amendola al Messaggero del 20 novembre. Andrebbe inserita, soprattutto a garanzia delle aree più deboli del Paese, che comunque non sono solo al Sud.

Il governatore De Luca ha convocato circa un mese fa in videoconferenza i presidenti di regione del Sud, di ogni colore politico, chiamandoli a resistere al “vero e proprio furto in danno del Sud e delle sue Regioni” che si prepara nel riparto dei fondi Ue.

Uno studioso autorevole come Giannola parla di “presa in giro”, e di taglio di fondi che spetterebbero al Mezzogiorno sul Mattino del 15 dicembre. Un giornale non sospetto di simpatie meridionaliste come il Foglio ci informa, il 17 dicembre, che “esiste, almeno nelle ansie dei parlamentari meridionali del Pd, il tema delle scarse risorse destinate alle infrastrutture da Napoli in giù”.

Dalle notizie che filtrano, non è infondato trarre che nel piano in elaborazione l’obiettivo strategico di ridurre il divario con il Nord e rilanciare il Sud non c’è. Conte, intervenendo il mese scorso a un convegno, sul Recovery Plan al Sud ha dedicato qualche parola ad alta velocità, agricoltura di precisione, rete idrica e poli di ricerca.

Non sappiamo se l’iniziativa dei presidenti avrà seguito, e dove porterà. Nel 2015 già propose la stessa iniziativa Michele Emiliano, appena eletto, ma senza successo. Da lì iniziò il contrasto con l’allora PdC Renzi, contrasto da allora mai sopito.

La prima domanda è: a parte Emiliano, gli altri Presidenti delle Regioni del Sud, legati in alleanza a doppio filo con la Lega se non direttamente leghisti e come tali portatori diretti di interessi a difesa dello status quo a solo vantaggio del Nord potranno mai aderire?

Appare difficile, infatti non hanno partecipato alla prima riunione i leghisti Spirlì e Solinas, del P.S.d’Az. alleato della Lega, declinando l’invito per precedenti impegni.

Appare così ancora più chiaro cosa c’è in gioco, fra le altre cose, alle prossime elezioni regionali calabresi.

Purtroppo però gli eventi a danno del Sud incalzano, c’è un ulteriore problema e cioè quanto riportato da alcuni giornali il 24 dicembre. Sarebbe arrivata una nota riservata da Bruxelles che mette sotto accusa i conti italiani. Ipotizzando che dei 209 miliardi totali del Recovery Fund il governo ne avrebbe utilizzati già oltre 75 per i suoi bonus (rubinetti, mobili, occhiali, telefoni, bonus 110% ecc. ) e i suoi ristori. Governo che, da queste anticipazioni, vorrebbe sostituire i titoli del debito pubblico già emessi con equivalenti titoli europei. Ma la Commissione europea non permetterebbe partite di giro contabili. Lo spazio in bilancio disponibile sui saldi programmati consente così all’Italia di spendere al massimo 110 miliardi aggiuntivi, metà dei quali sempre comunque a debito. In ogni caso molto meno dei 209 sbandierati…

Questo, se confermato è il pericolo maggiore, per il Sud e per il Paese tutto, che lentamente sta emergendo, come avevo anticipato nel corso dell’ultimo dibattito video del 27 dicembre del Lab-Sud (Laboratorio per la Riscossa del Sud) che vede la partecipazione fra gli altri di Transform!italia

(https://www.facebook.com/transform.italia/videos/254774859318506/).

Alla luce di quanto riportato da un articolo del Sole 24 ore del 2 gennaio 2021, che conferma quanto sopra aggiungendo ulteriori dettagli, risultano ancora più chiare e preoccupanti le parole del Ministro Provenzano, che avevo riportato sempre nel corso della diretta Lab-Sud del 27 dicembre: “il ministro Provenzano ha affermato pochi minuti fa durante una diretta dal Senato che il consiglio dei Ministri, in realtà, ad oggi non ha ancora discusso la bozza del Recovery Fund e nemmeno è stata fissata una data di discussione”.

Ora con la consapevolezza che i ristori a d alcune categorie, visto l’andamento negativo della pandemia in corso, dovranno continuare anche nei prossimi mesi, per cui ai miliardi già previsti se ne dovranno aggiungere altri, come riportato dai giornali del 5 gennaio 2021, appare sempre più chiaro come questo Recovery Plan stia diventando un tip plan. Ricordando però che in inglese tip significa sia mancia che discarica.

In un quadro drammatico come se già la pandemia non fosse bastata a mandare al tappeto decine di migliaia di imprese e attività, dal primo gennaio il colpo definitivo per la parte più fragile del sistema economico e sociale del Paese, cioè principalmente quello del Mezzogiorno, potrebbe arrivare dalle nuove regole europee sul credito. I debitori in difficoltà rischiano di soccombere per la coincidenza tra l’entrata in vigore dell’identificazione dei crediti deteriorati e la stretta del cosiddetto calendar provisioning sulla copertura obbligatoria per le banche dei finanziamenti a rischio. Sono 2,7 milioni i clienti del sistema bancario con il fiato sospeso, quelli che, con la crisi Covid, hanno presentato richieste di moratoria su prestiti, mutui e finanziamenti per un valore totale di 302 miliardi. Ma questa gragnuola di colpi rischia anche di innescare una nuova stretta creditizia potenzialmente letale per il sistema economico messo in ginocchio dal coronavirus.

E come se questo non bastasse il Corriere della Sera del 3 gennaio ci informa con toni trionfalistici che per i Fondi Ue, “l’Italia recupera e raggiunge gli obiettivi di spesa”. Riprogrammati ben 11 miliardi per contrasto Covid. Interventi spesso sostitutivi (quando avrebbero dovuto essere aggiuntivi) di mancata spesa ordinaria. Risultato: sottratti altri 11 miliardi di € al Sud, ma questo l’articolo non lo dice…

E per concludere alle porte si profila una crisi di governo dagli esiti incerti. Si direbbe proprio che questo 2021 non inizi sotto i migliori auspici per il Mezzogiorno.

 Fonte: Transform!italia



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lunedì 4 gennaio 2021

Natale Cuccurese: “Attilio Fontana, un governatore che, se fosse stato del Sud, sarebbe già stato cacciato senza esitazioni e la Regione commissariata”

Guidata dal magnifico duo verde leghista Fontana/Gallera, la presunta “locomotiva” Lombardia deraglia anche rispetto al piano regionale vaccini anti-Covid 19 e il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ne rimarca tutti i limiti e le deficienze, ponendo, allo stesso tempo, l’accento sulla disparità di trattamento mediatico e politico se la stessa cosa fosse accaduta al Sud.

Pensate – ha evidenziato Cuccurese – se la giustificazione dei ‘medici in ferie’ l’avesse usata un qualsiasi politico del Sud. Apriti cielo, si sarebbero scatenati i media nazionali con allegati opinionisti. I Giletti, i Cruciani , i Feltri, i Giordano, i Mughini…chissà quali strumentalizzazioni avrebbero usato contro il Sud e i suoi cittadini. Le urla forsennate, le offese, le risatine…

Invece – ha proseguito – lo ha detto il comico incompreso Gallera, che da mesi sforna idiozie senza fine insieme alla sua spalla Fontana, nel silenzio generale degli imbonitori di cui sopra. Eppure ‘l’efficiente’ Lombardia, la locomotiva che ha deragliato, è a livello mondiale la regione con più vittime da Covid”.

Ora – ha incalzato Cuccurese – di fronte al disastro conclamato che va avanti da mesi come se nulla fosse, disastro ormai non più occultabile grazie anche alle demenziali dichiarazioni del duo comico di cui sopra, persino la Lega prende le distanze da Gallera nel tentativo disperato di salvare Fontana, cioè di chi ha nominato e difeso Gallera da sempre”.

Un governatore – ha concluso – che, se fosse stato del Sud, sarebbe già stato cacciato senza esitazioni e la Regione commissariata”.

Fonte: Vesuvianonews  – articolo di Salvatore Lucchese




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Guidata dal magnifico duo verde leghista Fontana/Gallera, la presunta “locomotiva” Lombardia deraglia anche rispetto al piano regionale vaccini anti-Covid 19 e il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ne rimarca tutti i limiti e le deficienze, ponendo, allo stesso tempo, l’accento sulla disparità di trattamento mediatico e politico se la stessa cosa fosse accaduta al Sud.

Pensate – ha evidenziato Cuccurese – se la giustificazione dei ‘medici in ferie’ l’avesse usata un qualsiasi politico del Sud. Apriti cielo, si sarebbero scatenati i media nazionali con allegati opinionisti. I Giletti, i Cruciani , i Feltri, i Giordano, i Mughini…chissà quali strumentalizzazioni avrebbero usato contro il Sud e i suoi cittadini. Le urla forsennate, le offese, le risatine…

Invece – ha proseguito – lo ha detto il comico incompreso Gallera, che da mesi sforna idiozie senza fine insieme alla sua spalla Fontana, nel silenzio generale degli imbonitori di cui sopra. Eppure ‘l’efficiente’ Lombardia, la locomotiva che ha deragliato, è a livello mondiale la regione con più vittime da Covid”.

Ora – ha incalzato Cuccurese – di fronte al disastro conclamato che va avanti da mesi come se nulla fosse, disastro ormai non più occultabile grazie anche alle demenziali dichiarazioni del duo comico di cui sopra, persino la Lega prende le distanze da Gallera nel tentativo disperato di salvare Fontana, cioè di chi ha nominato e difeso Gallera da sempre”.

Un governatore – ha concluso – che, se fosse stato del Sud, sarebbe già stato cacciato senza esitazioni e la Regione commissariata”.

Fonte: Vesuvianonews  – articolo di Salvatore Lucchese




giovedì 31 dicembre 2020

Buon 2021 dal Partito del Sud!

 Buon 2021 a tutt@!

Un augurio particolare a tutto il Partito del Sud, ai militanti, ai simpatizzanti, ai tanti che ci seguono sui social network, ai meridionalisti e alle loro famiglie.
Scorrendo gli avvenimenti dell'ultimo anno si può tranquillamente affermare che anche nel 2020, malgrado tutte le problematiche dovute alla pandemia, purtroppo ancora in corso e che così duramente ha colpito tutto il Paese, il nostro Partito è cresciuto in consapevolezza, adesioni, concretezza, organizzazione, rapporti e visibilità, con un'attività continua e proficua sui territori, sui social e con la partecipazione diretta alle elezioni regionali in Campania, Puglia e alle comunali di Reggio Calabria
Per questo ringrazio tutti indistintamente.
Il nostro Partito intende proseguire nel 2021 nella strada tracciata della ricerca di sinergie con quei soggetti che per visione e strategia politica possono essere più vicini ai nostri ideali meridionalisti progressisti-gramsciani e con cui confermiamo di voler continuare a collaborare sinergicamente al fine di creare un fronte popolare coeso, serio e credibile.
Unica strada percorribile in ambito nazionale considerando anche il risultato del recente referendum sulla riduzione dei parlamentari.
In sintesi ci attende, come sempre, un 2021 di duro lavoro se vogliamo sempre più e meglio definire la nostra missione politica che partendo da una proposta inclusiva possa portare la nostra visione politica e con essa le reali necessità di sviluppo e crescita di tutto il Sud, in quell'ottica di riscatto non revanscista che può aiutarci, in collegamento con le forze sane e non oscurantiste dell'intero Paese, a far superare all'intera penisola quei pregiudizi e discriminazioni, anche territoriali e di genere, che ne avvelenano l'anima e che solo se superate porteranno a dare voce alle classi popolari, alla giustizia sociale, alla cura dei beni comuni, dell’ambiente, della solidarietà, della pace, dello sviluppo sostenibile dei territori.
Che respinga con decisione l'abominio della Autonomia differenziata, progetto eversivo per l'unità del Paese, come evidenziato soprattutto in campo sanitario dalla pandemia, che si opponga con forza al reiterarsi dei furti di fondi e risorse a danno del Mezzogiorno, come sembra purtroppo profilarsi anche in questi giorni per il Recovery Fund, che si opponga al ricatto occupazionale lavoro o salute, che esca dalla logica predatoria della "spesa storica" nei confronti del Sud e che, in estrema sintesi, abbia come priorità assoluta il rispetto e l’applicazione puntuale degli articoli della Costituzione.
L'auspicio è che questo 2021 possa portarci a compiere un ulteriore balzo in avanti, anche di consapevolezza, come singoli e come collettività.
Buon Anno !


Natale Cuccurese
Presidente Nazionale del Partito del Sud






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 Buon 2021 a tutt@!

Un augurio particolare a tutto il Partito del Sud, ai militanti, ai simpatizzanti, ai tanti che ci seguono sui social network, ai meridionalisti e alle loro famiglie.
Scorrendo gli avvenimenti dell'ultimo anno si può tranquillamente affermare che anche nel 2020, malgrado tutte le problematiche dovute alla pandemia, purtroppo ancora in corso e che così duramente ha colpito tutto il Paese, il nostro Partito è cresciuto in consapevolezza, adesioni, concretezza, organizzazione, rapporti e visibilità, con un'attività continua e proficua sui territori, sui social e con la partecipazione diretta alle elezioni regionali in Campania, Puglia e alle comunali di Reggio Calabria
Per questo ringrazio tutti indistintamente.
Il nostro Partito intende proseguire nel 2021 nella strada tracciata della ricerca di sinergie con quei soggetti che per visione e strategia politica possono essere più vicini ai nostri ideali meridionalisti progressisti-gramsciani e con cui confermiamo di voler continuare a collaborare sinergicamente al fine di creare un fronte popolare coeso, serio e credibile.
Unica strada percorribile in ambito nazionale considerando anche il risultato del recente referendum sulla riduzione dei parlamentari.
In sintesi ci attende, come sempre, un 2021 di duro lavoro se vogliamo sempre più e meglio definire la nostra missione politica che partendo da una proposta inclusiva possa portare la nostra visione politica e con essa le reali necessità di sviluppo e crescita di tutto il Sud, in quell'ottica di riscatto non revanscista che può aiutarci, in collegamento con le forze sane e non oscurantiste dell'intero Paese, a far superare all'intera penisola quei pregiudizi e discriminazioni, anche territoriali e di genere, che ne avvelenano l'anima e che solo se superate porteranno a dare voce alle classi popolari, alla giustizia sociale, alla cura dei beni comuni, dell’ambiente, della solidarietà, della pace, dello sviluppo sostenibile dei territori.
Che respinga con decisione l'abominio della Autonomia differenziata, progetto eversivo per l'unità del Paese, come evidenziato soprattutto in campo sanitario dalla pandemia, che si opponga con forza al reiterarsi dei furti di fondi e risorse a danno del Mezzogiorno, come sembra purtroppo profilarsi anche in questi giorni per il Recovery Fund, che si opponga al ricatto occupazionale lavoro o salute, che esca dalla logica predatoria della "spesa storica" nei confronti del Sud e che, in estrema sintesi, abbia come priorità assoluta il rispetto e l’applicazione puntuale degli articoli della Costituzione.
L'auspicio è che questo 2021 possa portarci a compiere un ulteriore balzo in avanti, anche di consapevolezza, come singoli e come collettività.
Buon Anno !


Natale Cuccurese
Presidente Nazionale del Partito del Sud






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