domenica 6 ottobre 2019

6 Ottobre 2019-Marzabotto. Consegnato al Presidente del PE David Sassoli il comunicato stampa congiunto delle forze di sinistra dell’Emilia-Romagna per il rispetto della storia e della memoria

[Nella foto: il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese e il Presidente del PE David Sassoli]


Oggi a Marzabotto consegnato ed illustrato al Presidente del PE David Sassoli il comunicato stampa congiunto delle forze di sinistra dell’Emilia-Romagna, l’ultimo numero della rivista #Left sul tema e l’appello con primo firmatario Guido Liguori in cui si chiede rispetto per la storia e la memoria, dopo l’approvazione il 19 settembre della risoluzione che equipara nazismo e comunismo, votata da gran parte degli europarlamentari del Pd:

https://left.it/2019/10/02/chi-ha-votato-la-risoluzione-ue-che-equipara-nazismo-e-comunismo-si-ricordi-di-marzabotto/?fbclid=IwAR1Iq59VYOfQZD-5YiBFnsJ5Kg0J5UgddiYWBa2aPosb8sEi7hg3nk-XWuU


https://www.transform-italia.it/appello-per-il-rispetto/?fbclid=IwAR0SRkGgCRaDdHLO5QNKuJrhXszJKFD2mksxPNQIiEgegt6Wtgbuf35YUro







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[Nella foto: il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese e il Presidente del PE David Sassoli]


Oggi a Marzabotto consegnato ed illustrato al Presidente del PE David Sassoli il comunicato stampa congiunto delle forze di sinistra dell’Emilia-Romagna, l’ultimo numero della rivista #Left sul tema e l’appello con primo firmatario Guido Liguori in cui si chiede rispetto per la storia e la memoria, dopo l’approvazione il 19 settembre della risoluzione che equipara nazismo e comunismo, votata da gran parte degli europarlamentari del Pd:

https://left.it/2019/10/02/chi-ha-votato-la-risoluzione-ue-che-equipara-nazismo-e-comunismo-si-ricordi-di-marzabotto/?fbclid=IwAR1Iq59VYOfQZD-5YiBFnsJ5Kg0J5UgddiYWBa2aPosb8sEi7hg3nk-XWuU


https://www.transform-italia.it/appello-per-il-rispetto/?fbclid=IwAR0SRkGgCRaDdHLO5QNKuJrhXszJKFD2mksxPNQIiEgegt6Wtgbuf35YUro







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lunedì 30 settembre 2019

#Roma Seconda Roma-Assemblea Nazionale contro ogni tipo di autonomia differenziata. L’intervento di Natale Cuccurese Presidente del Partito del Sud [Video]

https://youtu.be/BzvC1oRsdYU

Roma 29-09-2019 Natale Cuccurese Presidente del Partito del Sud
#NOSecessionedeiRicchi


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https://youtu.be/BzvC1oRsdYU

Roma 29-09-2019 Natale Cuccurese Presidente del Partito del Sud
#NOSecessionedeiRicchi


domenica 15 settembre 2019

Sul settimanale Left in edicola un imperdibile numero sulla "Riscossa del Sud"

Dal 13 settembre in edicola un numero del settimanale Left dedicato alla “Riscossa del Sud”.

Oltre a due articoli di Natale Cuccurese (Presidente del Partito del Sud), segnaliamo fra gli altri approfondimenti, tutti utili per comprendere perché solo “con il Sud si riparte”, gli articoli di Michele Dell'Edera (Vicepresidente Partito del Sud) e Antonio Luongo ( Responsabile Città Metropolitana di Napoli del Partito del Sud) 




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Dal 13 settembre in edicola un numero del settimanale Left dedicato alla “Riscossa del Sud”.

Oltre a due articoli di Natale Cuccurese (Presidente del Partito del Sud), segnaliamo fra gli altri approfondimenti, tutti utili per comprendere perché solo “con il Sud si riparte”, gli articoli di Michele Dell'Edera (Vicepresidente Partito del Sud) e Antonio Luongo ( Responsabile Città Metropolitana di Napoli del Partito del Sud) 




venerdì 30 agosto 2019

Napoli, sui giornali l'intervento di Antonio Luongo a favore della manutenzione della storica fontana dell'Esedra

Grazie all'attenzione ed intervento c/o il Resp.le Ente Mostra Alessandro Nardi di Antonio Luongo Resp.le Citta' Napoli del Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti.










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Grazie all'attenzione ed intervento c/o il Resp.le Ente Mostra Alessandro Nardi di Antonio Luongo Resp.le Citta' Napoli del Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti.










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martedì 27 agosto 2019

Partito del Sud, nasce la sezione di Reggio Calabria

Complimenti a Massimo Cogliandro!
Anche a Reggio Calabria una nuova sezione del Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti...

Mentre l’estate volge al termine, portando con se le speranze di felicità e spensieratezza tipiche della stagione delle vacanze a Reggio Calabria dei pionieri hanno aperto una nuova stagione politica indirizzata al riscatto della città e più in generale del Sud con l’intento di seguire, novelli magi, la stella cometa del rilancio economico, morale e sociale e con tale intento hanno fondato la Sezione del Partito del Sud di Reggio Calabria!
Questi uomini sanno che il loro compito non sarà facile sia per le inevitabili difficoltà economiche da affrontare, sia perché non intendono barattare l’integrità morale con alcun compromesso. Nessuno di loro, per storia personale o per modo di fare e per specifica sottoscrizione nel modulo di adesione al Partito del Sud, si avvicinerà o peggio si sottometterà a voleri deviati o della ndrangheta per ottenere un più ampio consenso politico (l’avviso ai naviganti è così lanciato forte e chiaro!).
Gli iscritti al Partito del Sud di Reggio Calabria non cercano l’affermazione personale ma chiedono a tutte le persone un onesto intento ad aiutarli ed a partecipare iscrivendosi e dando così forza e contributi ideologici.
Serve un grande aiuto per permettere di presentare il Partito del Sud alle imminenti elezioni Comunali per le quali si devono ancora dettagliare squadra e programmi. Ma se i dettagli si vanno definendo è altrettanto chiaro che quando il Partito del Sud rientrerà nella futura squadra di governo del Comune di Reggio Calabria pretenderà la nascita di un Dipartimento contro la ndrangheta le estorsioni e l’usura.
I problemi che la globalizzazione trascina anche nella nostra città si sommano all’atavica mancanza di lavoro. Reggio Calabria è stata tradita sempre nelle aspettative, come in generale il Sud. I ricordi ci riportano al cosiddetto “Pacchetto Colombo”, nato per placare gli animi a seguito dei “moti di Reggio” che stabilì una divisione degli organi istituzionali della Calabria (la giunta regionale a Catanzaro, il consiglio a Reggio Calabria). Ma da allora ad oggi è stato un continuo stillicidio di trasferimenti di uffici pubblici verso Catanzaro desertificando Reggio Calabria. E che dire delle altre iniziative previste dal pacchetto Colombo? C’era la costruzione di un centro siderurgico, dirottato poi a Taranto e sostituito dalla costruzione del gigantesco Porto nella Piana di Gioia Tauro, oggi sottoutilizzato atteso che la famosa “via della seta” è stata allungata in favore di porti più lontani. Senza pensare all’altra promessa ovvero la creazione della Liquichimica Biosintesi di Saline Ioniche, seconda fabbrica al mondo per la produzione di bioproteine, che avrebbe dovuto portare migliaia di posti di lavoro per produrre, in soldoni, quei mangimi che poi si scoprì scatenavano il morbo della mucca pazza. Fu anche deciso, circostanza meno nota, di gonfiare le assunzioni nelle Poste e nelle Ferrovie allora statali, visto il fallimento delle iniziative precedenti, addirittura costruendo nelle vicinanze della fabbrica abbandonata della Liquichimica Biosintesi una Officina di Grandi Riparazioni delle Ferrovie che funzionò per poco tempo e fu poi chiusa. Oggi la gestione privatistica dei due enti sta riproporzionando tale approccio lavorativo e le conseguenze sulle assunzioni nel territorio si faranno sentire pesantemente tra medio e lungo termine apparendo seriamente preoccupanti.
Va anche detto che al peggio non c’è mai fine infatti di fianco all’inutile Liquichimica Biosintesi di Saline fu costruito un porto. Ebbe 17 varianti d’opera e fu costruito male (non riusciamo ad immaginare come si possano mettere in 17 posizioni diverse due bracci di porto!). Si racconta che durante le misurazioni per la sua progettazione alcuni pescatori presenti, incuriositi dai discorsi di questi grandi ingegneri, contestarono la posizione dei bracci di sopraflutto e sottoflutto in virtù della loro conoscenza delle correnti che interessavano quelle coste. Furono derisi! Oggi il porto è insabbiato, devastato dalle mareggiate ed ha eroso le coste stravolgendo la geografia dei luoghi, infatti ove al posto di un promontorio limitrofo a Capo D’Armi, punta estrema d’Italia, ove esistevano ville ed abitazioni, ora esiste un golfo e le ferrovie hanno dovuto proteggere la linea ferrata con kilometri di massicciate. Le spiagge grazie ai frutti del promesso “pacchetto Colombo”, oggi sono sparite per l’azione erosiva provocata dal porto, si pensi che avevano un ampiezza media di un paio di centinaia di metri. Tale azione erosiva ha portato le case costruite, con regolari licenze edilizie, praticamente nel mare e togliendo quindi anche le aspettative turistiche pregresse ai moti di Reggio ed ancora oggi legate alla presenza di un mare cristallino dove ci si può imbattere in branchi di delfini.
Sicuramente nessuno ha la bacchetta magica per invertire immediatamente la rotta ma certamente la paventa autonomia regionale differenziata sarebbe un colpo di grazia alle speranze di Reggio Calabria e del Sud.
Per questi accennati motivi uno dei primi obiettivi del Partito del Sud è la creazione e di un comitato contro l’autonomia regionale differenziata che spieghi a tutti le ragioni del Sud.


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Complimenti a Massimo Cogliandro!
Anche a Reggio Calabria una nuova sezione del Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti...

Mentre l’estate volge al termine, portando con se le speranze di felicità e spensieratezza tipiche della stagione delle vacanze a Reggio Calabria dei pionieri hanno aperto una nuova stagione politica indirizzata al riscatto della città e più in generale del Sud con l’intento di seguire, novelli magi, la stella cometa del rilancio economico, morale e sociale e con tale intento hanno fondato la Sezione del Partito del Sud di Reggio Calabria!
Questi uomini sanno che il loro compito non sarà facile sia per le inevitabili difficoltà economiche da affrontare, sia perché non intendono barattare l’integrità morale con alcun compromesso. Nessuno di loro, per storia personale o per modo di fare e per specifica sottoscrizione nel modulo di adesione al Partito del Sud, si avvicinerà o peggio si sottometterà a voleri deviati o della ndrangheta per ottenere un più ampio consenso politico (l’avviso ai naviganti è così lanciato forte e chiaro!).
Gli iscritti al Partito del Sud di Reggio Calabria non cercano l’affermazione personale ma chiedono a tutte le persone un onesto intento ad aiutarli ed a partecipare iscrivendosi e dando così forza e contributi ideologici.
Serve un grande aiuto per permettere di presentare il Partito del Sud alle imminenti elezioni Comunali per le quali si devono ancora dettagliare squadra e programmi. Ma se i dettagli si vanno definendo è altrettanto chiaro che quando il Partito del Sud rientrerà nella futura squadra di governo del Comune di Reggio Calabria pretenderà la nascita di un Dipartimento contro la ndrangheta le estorsioni e l’usura.
I problemi che la globalizzazione trascina anche nella nostra città si sommano all’atavica mancanza di lavoro. Reggio Calabria è stata tradita sempre nelle aspettative, come in generale il Sud. I ricordi ci riportano al cosiddetto “Pacchetto Colombo”, nato per placare gli animi a seguito dei “moti di Reggio” che stabilì una divisione degli organi istituzionali della Calabria (la giunta regionale a Catanzaro, il consiglio a Reggio Calabria). Ma da allora ad oggi è stato un continuo stillicidio di trasferimenti di uffici pubblici verso Catanzaro desertificando Reggio Calabria. E che dire delle altre iniziative previste dal pacchetto Colombo? C’era la costruzione di un centro siderurgico, dirottato poi a Taranto e sostituito dalla costruzione del gigantesco Porto nella Piana di Gioia Tauro, oggi sottoutilizzato atteso che la famosa “via della seta” è stata allungata in favore di porti più lontani. Senza pensare all’altra promessa ovvero la creazione della Liquichimica Biosintesi di Saline Ioniche, seconda fabbrica al mondo per la produzione di bioproteine, che avrebbe dovuto portare migliaia di posti di lavoro per produrre, in soldoni, quei mangimi che poi si scoprì scatenavano il morbo della mucca pazza. Fu anche deciso, circostanza meno nota, di gonfiare le assunzioni nelle Poste e nelle Ferrovie allora statali, visto il fallimento delle iniziative precedenti, addirittura costruendo nelle vicinanze della fabbrica abbandonata della Liquichimica Biosintesi una Officina di Grandi Riparazioni delle Ferrovie che funzionò per poco tempo e fu poi chiusa. Oggi la gestione privatistica dei due enti sta riproporzionando tale approccio lavorativo e le conseguenze sulle assunzioni nel territorio si faranno sentire pesantemente tra medio e lungo termine apparendo seriamente preoccupanti.
Va anche detto che al peggio non c’è mai fine infatti di fianco all’inutile Liquichimica Biosintesi di Saline fu costruito un porto. Ebbe 17 varianti d’opera e fu costruito male (non riusciamo ad immaginare come si possano mettere in 17 posizioni diverse due bracci di porto!). Si racconta che durante le misurazioni per la sua progettazione alcuni pescatori presenti, incuriositi dai discorsi di questi grandi ingegneri, contestarono la posizione dei bracci di sopraflutto e sottoflutto in virtù della loro conoscenza delle correnti che interessavano quelle coste. Furono derisi! Oggi il porto è insabbiato, devastato dalle mareggiate ed ha eroso le coste stravolgendo la geografia dei luoghi, infatti ove al posto di un promontorio limitrofo a Capo D’Armi, punta estrema d’Italia, ove esistevano ville ed abitazioni, ora esiste un golfo e le ferrovie hanno dovuto proteggere la linea ferrata con kilometri di massicciate. Le spiagge grazie ai frutti del promesso “pacchetto Colombo”, oggi sono sparite per l’azione erosiva provocata dal porto, si pensi che avevano un ampiezza media di un paio di centinaia di metri. Tale azione erosiva ha portato le case costruite, con regolari licenze edilizie, praticamente nel mare e togliendo quindi anche le aspettative turistiche pregresse ai moti di Reggio ed ancora oggi legate alla presenza di un mare cristallino dove ci si può imbattere in branchi di delfini.
Sicuramente nessuno ha la bacchetta magica per invertire immediatamente la rotta ma certamente la paventa autonomia regionale differenziata sarebbe un colpo di grazia alle speranze di Reggio Calabria e del Sud.
Per questi accennati motivi uno dei primi obiettivi del Partito del Sud è la creazione e di un comitato contro l’autonomia regionale differenziata che spieghi a tutti le ragioni del Sud.


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lunedì 26 agosto 2019

Su Left, La crisi di governo vista dal Sud

Di Natale Cuccurese
Mentre Giuseppe Conte, nel suo discorso al Senato il 20 agosto scorso, ha omesso completamente la responsabilità del M5s sulla questione migranti, tacendo anche sulla responsabilità nell’aver portato al governo la peggior destra antimeridionale, preoccupa la sua disponibilità a procedere con decisione nell’applicazione del Regionalismo differenziato. Sarà un caso, ma questo passaggio del suo discorso è stato l’unico in cui Salvini ha annuito compiaciuto. Anche su questo punto Conte ha deluso, così come sul non aver evidenziato alcuna discontinuità con la disastrosa esperienza di governo appena conclusa, decreti sicurezza compresi.

Permangono quindi la pervicace volontà da parte del M5s di procedere con la “Secessione dei ricchi” e il pericolo che, per non scontentare l’elettorato e l’imprenditoria del Nord, Pd e M5s – che al Nord hanno sostenuto con forza le ragioni delle Regioni “secessioniste” – trovino un accordo, nell’eventuale formazione di un governo di scopo, convergendo sulla proposta di Regionalismo emiliano, presentandolo come «temperato». Il tema dell’autonomia differenziata resta così all’ordine del giorno del dibattito politico, a prescindere dalla crisi. Il sistema fin qui determinato in assenza della definizione di Lep (livelli essenziali di prestazione, ndr) e fabbisogni standard, che i Cinquestelle non han voluto o saputo affrontare o imporre, finirà per aumentare ancora di più le differenze tra le regioni. Il pericolo è evidenziato anche dalla polemica, nata pochi giorni fa al Meeting di Comunione e liberazione a Rimini dopo una tavola rotonda sul tema, scoppiata fra Luca Zaia, governatore leghista del Veneto, e Adriano Giannola, presidente dello Svimez. Tavola rotonda in cui Giannola ha giustamente attaccato il progetto autonomista della Lega e le richieste che vengono dalle tre Regioni del nord, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.

«Per fermare l’eutanasia del Paese – ha dichiarato – il Nord deve capire che solo recuperando il Sud e il suo mercato interno (che assorbe il 70% delle merci prodotte al Nord) può recuperare esso stesso». Giannola ha inoltre rivendicato «l’operazione verità, che ha silurato le pretese iniziali del disegno autonomista». Ma ha messo in guardia sul «motivo accuratamente nascosto del fallimento del disegno autonomista, che fa prevedere una più virulenta ripresa, senza mediazioni, dopo l’eventuale vittoria elettorale della Lega» e riferendosi in particolare a Veneto e Lombardia, ha aggiunto, indicando il vero pericolo in essere per il futuro del Sud: «Torneranno alla carica, se vincenti, più aggressivi e più forti, con Salvini ancor più dipendente dai governatori». Punto sul vivo, Zaia ha affidato la sua risposta, poche ore dopo, a un lungo comunicato, con un veemente attacco contro chi difende – con numeri incontrovertibili – le ragioni di un Sud tacciato, come nella migliore tradizione leghista, come piagnone e sprecone: «È ora di finirla con la bufala della secessione dei ricchi e dell’Italia di serie A e serie B»…

Peccato però che, in questo caso, chi si lamenta da tempo siano proprio i governatori “secessionisti” del Nord, che battono cassa dolendosi di ricevere pochi denari anche se, proprio dai dati Svimez recentemente diffusi, si evince che principalmente su scuola, sanità, infrastrutture e trasporti il Sud negli ultimi 10 anni, anche grazie alla mai avvenuta definizione di Lep e fabbisogni standard, ha visto un imponente travaso di finanziamenti a vantaggio delle Regioni del Centro-Nord. Il “differenziale a vantaggio del Centro Nord” avviene considerando che il dato della spesa pubblica nel 2017 è stato di 696,7 miliardi di euro per il Centro nord, dove abita il 65,7% della popolazione, e di soli 272,6 miliardi di euro per il Sud, in cui risiede il 34,3% dei cittadini. Ecco da dove nasce l’espressione di cittadini di «serie A», al Nord, e «serie B», al Sud: dal fatto che il meridione riceve percentualmente molto meno solo per motivi geografici, con buona pace di Zaia.
Romano Prodi, sulle autonomie regionali, il 18 agosto all’interno di una intervista al Messaggero sulla situazione politica, ha dichiarato: «Non possono essere lasciate all’iniziativa di alcune Regioni, ma debbono coinvolgere tutti gli italiani». L’auspicio è che questa presa di posizione chiara contro il regionalismo differenziato, da parte di un personaggio molto autorevole all’interno del Pd, porti il governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini ad un ripensamento, se non ad una rapida retromarcia sul tema.

Giova a questo punto ricordare che il Sud con la caduta del governo vede anche interrompersi l’attuazione di quel «piano per il Sud» di cui il premier Conte ha fatto cenno nel suo discorso al Senato. I cui punti di forza sarebbero stati l’estensione della decontribuzione per le nuove assunzioni al Sud, a partire dai giovani, la nomina di Invitalia (l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, ndr) a “braccio operativo” degli enti locali, per sveltire la realizzazione di opere infrastrutturali e l’istituzione della Banca degli investimenti per aiutare le piccole e medie imprese meridionali ad accedere al credito in maniera più conveniente rispetto allo scenario attuale, coinvolgendo Banca del Mezzogiorno e Cassa depositi e prestiti. Per non parlare delle vertenze industriali, come, ad esempio, quella della Whirlpool. Impossibile, adesso, prevedere cosa di questo sarà ripreso o meno da un eventuale nuovo governo.
Di sicuro i tempi inevitabilmente si allungheranno a fronte di uno scenario da brividi per il Sud, sull’orlo di una recessione che meriterebbe decisioni molto più forti, rapide e condivise. In uno scenario economico che nel Sud vede una frenata più accentuata rispetto al Centro-Nord, con l’occupazione che si riduce già a partire dalla metà del 2018, e uno scenario negativo per il 2019 che fa prevedere un’ulteriore caduta dell’occupazione e del Pil. In sintesi: un 2019 di stagnazione italiana e di recessione meridionale.

Uno scenario che potrebbe ancora peggiorare se dovesse poi scattare l’aumento dell’Iva previsto dalle clausole di salvaguardia. La Svimez regionalizza l’impatto delle clausole e prevede un effetto recessivo diffuso su tutto il Paese ma più accentuato al Meridione, dove il più basso livello medio dei redditi esalta gli effetti della regressività dell’aumento Iva, cioè il fatto che pesi proporzionalmente di più sui consumatori a reddito basso. Per non parlare poi dell’eventuale applicazione della Flat tax sostenuta dalla Lega nel caso di nuove elezioni e di vittoria del centro-destra. Uno scenario assolutamente negativo per il Sud, in previsione di una manovra “lacrime e sangue” nei prossimi mesi, se i conti, come probabile, dovessero ulteriormente peggiorare.
Prima del precipitare della situazione è perciò necessario strutturare proposte di possibile e sensata realizzazione per rilanciare il Sud. È in gioco la tenuta democratica del Paese e la sua stessa natura unitaria.
Ad esempio, fra i cinque punti proposti dal Partito democratico per l’eventuale formazione di un nuovo governo con il M5s il quinto, «sterzata sulle politiche economiche», andrebbe approfondito ed integrato con una visione redistributiva, di rilancio del lavoro e di maggiore equità territoriale, con investimenti pubblici che necessariamente ripartano dal Sud e soprattutto, per mettere in sicurezza dall’egoismo leghista il Mezzogiorno nel prossimo futuro, arrivare finalmente a definire ed applicare una volta per tutte Lep e fabbisogni standard, affinché non vi siano più cittadini e servizi di serie A e di serie B. È questo un passaggio fondamentale perché i diritti sociali non rimangano vuota enunciazione, ma siano effettivamente esigibili. Misura dell’uguaglianza del Paese e reale indicatore che il regionalismo differenziato miri realmente ad una migliore efficienza e non sia destinato ad aumentare le diseguaglianze, già presenti, in nome dell’egoismo territoriale (come evidenziato dalla Corte dei conti il 17 luglio 2019).

Da questa proposta e da questo impegno di equità riparta anche la proposta progressista, sia nel caso di formazione di un nuovo governo, sia nel caso di elezioni, mettendo in campo uno sforzo straordinario per raccontare cosa comporterebbe per il Sud nei prossimi anni l’applicazione del regionalismo differenziato senza queste preliminari e necessarie definizioni (e raccontarlo dati alla mano, indicando quanto già è stato “scippato” e quanto lo sarà). Spiegando le conseguenze nel dettaglio a tutti gli elettori e non solo a quelli del Sud.

Natale Cuccurese è presidente e segretario nazionale del Partito del Sud-meridionalisti progressisti

Fonte: Left


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Di Natale Cuccurese
Mentre Giuseppe Conte, nel suo discorso al Senato il 20 agosto scorso, ha omesso completamente la responsabilità del M5s sulla questione migranti, tacendo anche sulla responsabilità nell’aver portato al governo la peggior destra antimeridionale, preoccupa la sua disponibilità a procedere con decisione nell’applicazione del Regionalismo differenziato. Sarà un caso, ma questo passaggio del suo discorso è stato l’unico in cui Salvini ha annuito compiaciuto. Anche su questo punto Conte ha deluso, così come sul non aver evidenziato alcuna discontinuità con la disastrosa esperienza di governo appena conclusa, decreti sicurezza compresi.

Permangono quindi la pervicace volontà da parte del M5s di procedere con la “Secessione dei ricchi” e il pericolo che, per non scontentare l’elettorato e l’imprenditoria del Nord, Pd e M5s – che al Nord hanno sostenuto con forza le ragioni delle Regioni “secessioniste” – trovino un accordo, nell’eventuale formazione di un governo di scopo, convergendo sulla proposta di Regionalismo emiliano, presentandolo come «temperato». Il tema dell’autonomia differenziata resta così all’ordine del giorno del dibattito politico, a prescindere dalla crisi. Il sistema fin qui determinato in assenza della definizione di Lep (livelli essenziali di prestazione, ndr) e fabbisogni standard, che i Cinquestelle non han voluto o saputo affrontare o imporre, finirà per aumentare ancora di più le differenze tra le regioni. Il pericolo è evidenziato anche dalla polemica, nata pochi giorni fa al Meeting di Comunione e liberazione a Rimini dopo una tavola rotonda sul tema, scoppiata fra Luca Zaia, governatore leghista del Veneto, e Adriano Giannola, presidente dello Svimez. Tavola rotonda in cui Giannola ha giustamente attaccato il progetto autonomista della Lega e le richieste che vengono dalle tre Regioni del nord, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.

«Per fermare l’eutanasia del Paese – ha dichiarato – il Nord deve capire che solo recuperando il Sud e il suo mercato interno (che assorbe il 70% delle merci prodotte al Nord) può recuperare esso stesso». Giannola ha inoltre rivendicato «l’operazione verità, che ha silurato le pretese iniziali del disegno autonomista». Ma ha messo in guardia sul «motivo accuratamente nascosto del fallimento del disegno autonomista, che fa prevedere una più virulenta ripresa, senza mediazioni, dopo l’eventuale vittoria elettorale della Lega» e riferendosi in particolare a Veneto e Lombardia, ha aggiunto, indicando il vero pericolo in essere per il futuro del Sud: «Torneranno alla carica, se vincenti, più aggressivi e più forti, con Salvini ancor più dipendente dai governatori». Punto sul vivo, Zaia ha affidato la sua risposta, poche ore dopo, a un lungo comunicato, con un veemente attacco contro chi difende – con numeri incontrovertibili – le ragioni di un Sud tacciato, come nella migliore tradizione leghista, come piagnone e sprecone: «È ora di finirla con la bufala della secessione dei ricchi e dell’Italia di serie A e serie B»…

Peccato però che, in questo caso, chi si lamenta da tempo siano proprio i governatori “secessionisti” del Nord, che battono cassa dolendosi di ricevere pochi denari anche se, proprio dai dati Svimez recentemente diffusi, si evince che principalmente su scuola, sanità, infrastrutture e trasporti il Sud negli ultimi 10 anni, anche grazie alla mai avvenuta definizione di Lep e fabbisogni standard, ha visto un imponente travaso di finanziamenti a vantaggio delle Regioni del Centro-Nord. Il “differenziale a vantaggio del Centro Nord” avviene considerando che il dato della spesa pubblica nel 2017 è stato di 696,7 miliardi di euro per il Centro nord, dove abita il 65,7% della popolazione, e di soli 272,6 miliardi di euro per il Sud, in cui risiede il 34,3% dei cittadini. Ecco da dove nasce l’espressione di cittadini di «serie A», al Nord, e «serie B», al Sud: dal fatto che il meridione riceve percentualmente molto meno solo per motivi geografici, con buona pace di Zaia.
Romano Prodi, sulle autonomie regionali, il 18 agosto all’interno di una intervista al Messaggero sulla situazione politica, ha dichiarato: «Non possono essere lasciate all’iniziativa di alcune Regioni, ma debbono coinvolgere tutti gli italiani». L’auspicio è che questa presa di posizione chiara contro il regionalismo differenziato, da parte di un personaggio molto autorevole all’interno del Pd, porti il governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini ad un ripensamento, se non ad una rapida retromarcia sul tema.

Giova a questo punto ricordare che il Sud con la caduta del governo vede anche interrompersi l’attuazione di quel «piano per il Sud» di cui il premier Conte ha fatto cenno nel suo discorso al Senato. I cui punti di forza sarebbero stati l’estensione della decontribuzione per le nuove assunzioni al Sud, a partire dai giovani, la nomina di Invitalia (l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, ndr) a “braccio operativo” degli enti locali, per sveltire la realizzazione di opere infrastrutturali e l’istituzione della Banca degli investimenti per aiutare le piccole e medie imprese meridionali ad accedere al credito in maniera più conveniente rispetto allo scenario attuale, coinvolgendo Banca del Mezzogiorno e Cassa depositi e prestiti. Per non parlare delle vertenze industriali, come, ad esempio, quella della Whirlpool. Impossibile, adesso, prevedere cosa di questo sarà ripreso o meno da un eventuale nuovo governo.
Di sicuro i tempi inevitabilmente si allungheranno a fronte di uno scenario da brividi per il Sud, sull’orlo di una recessione che meriterebbe decisioni molto più forti, rapide e condivise. In uno scenario economico che nel Sud vede una frenata più accentuata rispetto al Centro-Nord, con l’occupazione che si riduce già a partire dalla metà del 2018, e uno scenario negativo per il 2019 che fa prevedere un’ulteriore caduta dell’occupazione e del Pil. In sintesi: un 2019 di stagnazione italiana e di recessione meridionale.

Uno scenario che potrebbe ancora peggiorare se dovesse poi scattare l’aumento dell’Iva previsto dalle clausole di salvaguardia. La Svimez regionalizza l’impatto delle clausole e prevede un effetto recessivo diffuso su tutto il Paese ma più accentuato al Meridione, dove il più basso livello medio dei redditi esalta gli effetti della regressività dell’aumento Iva, cioè il fatto che pesi proporzionalmente di più sui consumatori a reddito basso. Per non parlare poi dell’eventuale applicazione della Flat tax sostenuta dalla Lega nel caso di nuove elezioni e di vittoria del centro-destra. Uno scenario assolutamente negativo per il Sud, in previsione di una manovra “lacrime e sangue” nei prossimi mesi, se i conti, come probabile, dovessero ulteriormente peggiorare.
Prima del precipitare della situazione è perciò necessario strutturare proposte di possibile e sensata realizzazione per rilanciare il Sud. È in gioco la tenuta democratica del Paese e la sua stessa natura unitaria.
Ad esempio, fra i cinque punti proposti dal Partito democratico per l’eventuale formazione di un nuovo governo con il M5s il quinto, «sterzata sulle politiche economiche», andrebbe approfondito ed integrato con una visione redistributiva, di rilancio del lavoro e di maggiore equità territoriale, con investimenti pubblici che necessariamente ripartano dal Sud e soprattutto, per mettere in sicurezza dall’egoismo leghista il Mezzogiorno nel prossimo futuro, arrivare finalmente a definire ed applicare una volta per tutte Lep e fabbisogni standard, affinché non vi siano più cittadini e servizi di serie A e di serie B. È questo un passaggio fondamentale perché i diritti sociali non rimangano vuota enunciazione, ma siano effettivamente esigibili. Misura dell’uguaglianza del Paese e reale indicatore che il regionalismo differenziato miri realmente ad una migliore efficienza e non sia destinato ad aumentare le diseguaglianze, già presenti, in nome dell’egoismo territoriale (come evidenziato dalla Corte dei conti il 17 luglio 2019).

Da questa proposta e da questo impegno di equità riparta anche la proposta progressista, sia nel caso di formazione di un nuovo governo, sia nel caso di elezioni, mettendo in campo uno sforzo straordinario per raccontare cosa comporterebbe per il Sud nei prossimi anni l’applicazione del regionalismo differenziato senza queste preliminari e necessarie definizioni (e raccontarlo dati alla mano, indicando quanto già è stato “scippato” e quanto lo sarà). Spiegando le conseguenze nel dettaglio a tutti gli elettori e non solo a quelli del Sud.

Natale Cuccurese è presidente e segretario nazionale del Partito del Sud-meridionalisti progressisti

Fonte: Left


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sabato 24 agosto 2019

IL PARTITO DEL SUD GIA' ESISTE...LETTERA SU REPUBBLICA-NAPOLI

Il Partito del Sud già esiste, è un Partito nazionale meridionalista progressista, ha una sua collocazione ben precisa nella Sinistra Europea e non può, per la sua storia, essere confuso come semplice contraltare meridionale della Lega Nord...







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Il Partito del Sud già esiste, è un Partito nazionale meridionalista progressista, ha una sua collocazione ben precisa nella Sinistra Europea e non può, per la sua storia, essere confuso come semplice contraltare meridionale della Lega Nord...







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sabato 10 agosto 2019

L’ascesa di Salvini è ancora resistibile



Interessante analisi in ottica meridionalista, sullo scenario della crisi governativa e sui possibili risvolti per il Sud, da parte del nostro Presidente nazionale, pubblicata oggi da Left.
Di Natale Cuccurese
Salvini apre una crisi di governo su cui gli analisti politici azzardano motivazioni disparate. Sicuramente una delle cause principali è la mancata approvazione dell’autonomia differenziata, presente nel “contratto di governo”, e su cui i Cinquestelle han fatto negli ultimi mesi una costante ostruzione, resisi finalmente conto di cosa poteva comportare per loro, in termini di perdita di consenso verso il loro elettorato del Sud, questa approvazione.
Salvini si è perciò visto costretto ad agire, pressato fra richieste della Lega (del Nord), soprattutto veneta, e della relativa imprenditoria a sostegno, di cui le dichiarazioni di oggi del Presidente Confindustria di Vicenza, Luciano Vescovi, sono più che esplicative. Ovviamente Salvini, impegnato nell’affermazione di una Lega nazionale, e proprio in questi giorni in un tour sulle spiagge del Mezzogiorno, non poteva certo rivelare in pieno questo aspetto della crisi, visto che ha bisogno del voto del Sud per affermarsi e poter ambire a quei “pieni poteri”, come ha dichiarato a Pescara l’altro ieri aprendo la crisi, facendo così capire la vera posta in gioco in Italia, dove ovviamente chi è per la difesa dello Stato di diritto, della Costituzione, della democrazia non può che opporsi all’abisso totalitario che si potrebbe aprire davanti a tutti noi nel prossimo futuro. L’affermazione elettorale di Salvini, dotato di “pieni poteri”, significherebbe anche lo sdoganamento di politiche contro lo sviluppo del Mezzogiorno, a cominciare dalla approvazione della “Secessione dei ricchi”, nella sua versione più virulenta, quella Veneta. 

Bisogna che si metta in campo uno sforzo straordinario per raccontare cosa comporterebbe per il Sud nei prossimi anni questa approvazione (dati alla mano su quanto già è stato scippato e quanto lo sarà), spiegando le conseguenze nel dettaglio a tutti gli elettori, soprattutto a quelli del Sud.
ll Regionalismo differenziato è infatti dimostrato, man mano che ne sono state svelate le carte, è un progetto iniquo, egoistico e neoliberista, che dividerà l’Italia e penalizzerà principalmente il Sud, ma che, aprendo ovunque alle privatizzazioni, a partire da temi fondamentali quali scuola e salute, andrà a colpire anche il Nord, nelle fasce meno tutelate della popolazione, come lavoratori, studenti e pensionati.
A quel punto sarebbe legittimo domandarsi se potremo ancora considerarci un’unica nazione. La nostra è una costruzione nazionale e sociale delicata, molto complicata, fatta di culture e storie condivise. E’ il frutto di un vincolo di cittadinanza, motivato da memorie e sentimenti comuni, un patto di lealtà e solidarietà nazionale, del sentirsi uguali pur vivendo in zone diversamente sviluppate. Ebbene questo vincolo potrebbe rompersi dinanzi alla concessione dell’autonomia regionale.
Il tutto, dopo dieci anni, senza aver mai fissato, per volontà politica, i livelli essenziali di prestazione (Lep) e i fabbisogni standard perché non vi fossero cittadini di serie A e cittadini di serie B. Addirittura la Lega, che ora si spaccia per partito nazionale, porta avanti una inedita forma di “nazionalismo secessionista”, come lo definisce Isaia Sales, unico caso al mondo, che si estrinseca mediante un razzismo che oltre che etnico è anche territoriale.
Cos’è se non “razzismo territoriale” ritenere che alcuni italiani, se abitanti di alcune particolari regioni, valgono di meno di altri italiani? La cosa agghiacciante è che, in questo delirante scenario secessionista, la Lega trova sponde in parte del Pd, come nel caso dell’Emilia-Romagna, dove il presidente Bonaccini si è posto all’inseguimento della Lega. Come detto recentemente da Luciano Canfora sul Manifesto, “Anche questo disgusta. Ma come può il Pd pensare di recuperare nel centro-sud con una proposta simile a quella di Zaia “. Il tutto assume una veste ambigua se non dissociata, visto che già si può prevedere con ragionevole certezza, in vista delle elezioni regionali in Emilia-Romagna, la chiamata all’unione delle forze progressiste per un fronte comune, che esprima un “voto utile”, in nome dell’antifascismo e del contrasto a quella stessa Lega di cui in realtà si clonano modi e richieste…
Il cittadino che non risiede in aree ricche si appresterebbe così a ricevere meno servizi e avere meno opportunità, così che i gap dei servizi, nella scuola, sanità, asili, risorse di sostegno all’apparato produttivo e alle infrastrutture, diventerà “legittimo e codificato per legge”. Non saranno più considerati un esito  involontario di una particolare storia nazionale, e perciò da superare, ma un privilegio etnico-territoriale, immodificabile, dovuto a una sorta di superiorità di stampo, se non razziale, almeno misticista-protestante.
Il pericolo è proprio che, per non scontentare l’elettorato e l’imprenditoria del Nord, Pd e M5S, che al Nord han sostenuto con forza le ragioni delle Regioni “secessioniste”, trovino un accordo, anche nell’eventuale formazione di un governo di garanzia, convergendo sulla proposta di Regionalismo emiliano, presentandolo come “temperato”. In realtà nessuna forma di Secessione dei Ricchi è plausibile e bisogna opporsi a questa con forza, anche partendo dalle dichiarazioni che alcuni Presidenti di regione del Partito democratico, come De Luca, Emiliano e Rossi hanno rilasciato nelle ultime settimane, aprendo anche il tema della contraddizione Sud-Nord all’interno del Pd nazionale, mettendo in luce il carattere pericoloso per l’unità nazionale ed eversivo che è insito in questa proposta. Da qui ripartire, per non assecondare il tentativo di “golpe” leghista, ricompattare il fronte democratico in nome di una nuova “Resistenza” e fermare “la resistibile ascesa di Salvini”.
La “secessione dei ricchi” impone a tutti noi l’impegno a non abbandonare la lotta per portare al centro dell’agenda politica i temi della questione meridionale e della equità sociale (e territoriale) da un punto di vista gramsciano, anche all’interno degli stessi partiti nazionali progressisti.
Il futuro del Meridione non è mai stato a rischio come adesso.

Natale Cuccurese è presidente e segretario nazionale del partito del Sud-meridionalisti progressisti

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Interessante analisi in ottica meridionalista, sullo scenario della crisi governativa e sui possibili risvolti per il Sud, da parte del nostro Presidente nazionale, pubblicata oggi da Left.
Di Natale Cuccurese
Salvini apre una crisi di governo su cui gli analisti politici azzardano motivazioni disparate. Sicuramente una delle cause principali è la mancata approvazione dell’autonomia differenziata, presente nel “contratto di governo”, e su cui i Cinquestelle han fatto negli ultimi mesi una costante ostruzione, resisi finalmente conto di cosa poteva comportare per loro, in termini di perdita di consenso verso il loro elettorato del Sud, questa approvazione.
Salvini si è perciò visto costretto ad agire, pressato fra richieste della Lega (del Nord), soprattutto veneta, e della relativa imprenditoria a sostegno, di cui le dichiarazioni di oggi del Presidente Confindustria di Vicenza, Luciano Vescovi, sono più che esplicative. Ovviamente Salvini, impegnato nell’affermazione di una Lega nazionale, e proprio in questi giorni in un tour sulle spiagge del Mezzogiorno, non poteva certo rivelare in pieno questo aspetto della crisi, visto che ha bisogno del voto del Sud per affermarsi e poter ambire a quei “pieni poteri”, come ha dichiarato a Pescara l’altro ieri aprendo la crisi, facendo così capire la vera posta in gioco in Italia, dove ovviamente chi è per la difesa dello Stato di diritto, della Costituzione, della democrazia non può che opporsi all’abisso totalitario che si potrebbe aprire davanti a tutti noi nel prossimo futuro. L’affermazione elettorale di Salvini, dotato di “pieni poteri”, significherebbe anche lo sdoganamento di politiche contro lo sviluppo del Mezzogiorno, a cominciare dalla approvazione della “Secessione dei ricchi”, nella sua versione più virulenta, quella Veneta. 

Bisogna che si metta in campo uno sforzo straordinario per raccontare cosa comporterebbe per il Sud nei prossimi anni questa approvazione (dati alla mano su quanto già è stato scippato e quanto lo sarà), spiegando le conseguenze nel dettaglio a tutti gli elettori, soprattutto a quelli del Sud.
ll Regionalismo differenziato è infatti dimostrato, man mano che ne sono state svelate le carte, è un progetto iniquo, egoistico e neoliberista, che dividerà l’Italia e penalizzerà principalmente il Sud, ma che, aprendo ovunque alle privatizzazioni, a partire da temi fondamentali quali scuola e salute, andrà a colpire anche il Nord, nelle fasce meno tutelate della popolazione, come lavoratori, studenti e pensionati.
A quel punto sarebbe legittimo domandarsi se potremo ancora considerarci un’unica nazione. La nostra è una costruzione nazionale e sociale delicata, molto complicata, fatta di culture e storie condivise. E’ il frutto di un vincolo di cittadinanza, motivato da memorie e sentimenti comuni, un patto di lealtà e solidarietà nazionale, del sentirsi uguali pur vivendo in zone diversamente sviluppate. Ebbene questo vincolo potrebbe rompersi dinanzi alla concessione dell’autonomia regionale.
Il tutto, dopo dieci anni, senza aver mai fissato, per volontà politica, i livelli essenziali di prestazione (Lep) e i fabbisogni standard perché non vi fossero cittadini di serie A e cittadini di serie B. Addirittura la Lega, che ora si spaccia per partito nazionale, porta avanti una inedita forma di “nazionalismo secessionista”, come lo definisce Isaia Sales, unico caso al mondo, che si estrinseca mediante un razzismo che oltre che etnico è anche territoriale.
Cos’è se non “razzismo territoriale” ritenere che alcuni italiani, se abitanti di alcune particolari regioni, valgono di meno di altri italiani? La cosa agghiacciante è che, in questo delirante scenario secessionista, la Lega trova sponde in parte del Pd, come nel caso dell’Emilia-Romagna, dove il presidente Bonaccini si è posto all’inseguimento della Lega. Come detto recentemente da Luciano Canfora sul Manifesto, “Anche questo disgusta. Ma come può il Pd pensare di recuperare nel centro-sud con una proposta simile a quella di Zaia “. Il tutto assume una veste ambigua se non dissociata, visto che già si può prevedere con ragionevole certezza, in vista delle elezioni regionali in Emilia-Romagna, la chiamata all’unione delle forze progressiste per un fronte comune, che esprima un “voto utile”, in nome dell’antifascismo e del contrasto a quella stessa Lega di cui in realtà si clonano modi e richieste…
Il cittadino che non risiede in aree ricche si appresterebbe così a ricevere meno servizi e avere meno opportunità, così che i gap dei servizi, nella scuola, sanità, asili, risorse di sostegno all’apparato produttivo e alle infrastrutture, diventerà “legittimo e codificato per legge”. Non saranno più considerati un esito  involontario di una particolare storia nazionale, e perciò da superare, ma un privilegio etnico-territoriale, immodificabile, dovuto a una sorta di superiorità di stampo, se non razziale, almeno misticista-protestante.
Il pericolo è proprio che, per non scontentare l’elettorato e l’imprenditoria del Nord, Pd e M5S, che al Nord han sostenuto con forza le ragioni delle Regioni “secessioniste”, trovino un accordo, anche nell’eventuale formazione di un governo di garanzia, convergendo sulla proposta di Regionalismo emiliano, presentandolo come “temperato”. In realtà nessuna forma di Secessione dei Ricchi è plausibile e bisogna opporsi a questa con forza, anche partendo dalle dichiarazioni che alcuni Presidenti di regione del Partito democratico, come De Luca, Emiliano e Rossi hanno rilasciato nelle ultime settimane, aprendo anche il tema della contraddizione Sud-Nord all’interno del Pd nazionale, mettendo in luce il carattere pericoloso per l’unità nazionale ed eversivo che è insito in questa proposta. Da qui ripartire, per non assecondare il tentativo di “golpe” leghista, ricompattare il fronte democratico in nome di una nuova “Resistenza” e fermare “la resistibile ascesa di Salvini”.
La “secessione dei ricchi” impone a tutti noi l’impegno a non abbandonare la lotta per portare al centro dell’agenda politica i temi della questione meridionale e della equità sociale (e territoriale) da un punto di vista gramsciano, anche all’interno degli stessi partiti nazionali progressisti.
Il futuro del Meridione non è mai stato a rischio come adesso.

Natale Cuccurese è presidente e segretario nazionale del partito del Sud-meridionalisti progressisti

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mercoledì 10 luglio 2019

CONTRO LA SECESSIONE DEI RICCHI, ANCHE IN EMILIA-ROMAGNA! - Comunicato Stampa

Comunicato stampa

CONTRO LA SECESSIONE DEI RICCHI, ANCHE IN EMILIA-ROMAGNA!

C’è chi pensa di risolvere i problemi del Paese separandosi, come da anni vogliono fare i leghisti, o spaccandolo ancora di più, come nel caso del Pd dell’Emilia-Romagna, che ha chiesto di avocare alla Regione la competenza su 15 materie sottraendole allo Stato. Noi pensiamo che la “secessione dei ricchi” sia un disegno eversivo che punta a smontare la Costituzione, esattamente come fece Renzi con la riforma costituzionale.
Il progetto di autonomia è costruito su indicatori palesemente sperequati e pone le condizioni perché le disuguaglianze fra territori crescano ulteriormente con la conseguenza di creare cittadini di serie A che risiedono in aree ricche e cittadini di serie B che risiedono in territori con minori opportunità. Un disegno sbagliato e miope che avrà effetti negativi anche al nord, in particolare per le fasce più povere, con la definitiva affermazione del ruolo del privato nel pubblico che, senza una cornice nazionale, prenderà il sopravvento con un’ulteriore spinta alle privatizzazioni.
In poche parole si vuole istituzionalizzare lo stato di “colonia” interna per intere parti del territorio nazionale, il Sud in primis, il che porterà ad uno scontro inevitabile. Chi volge il capo dall’altra parte oggi, o addirittura governa insieme a chi vuole l’autonomia, è complice delle mire leghiste e domani porterà la responsabilità della possibile “balcanizzazione” del Paese.
Pochi giorni fa il Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del consiglio dei ministri ha stroncato gli schemi di intesa delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna parlando di: “collisione con il dettato costituzionale”, “determinazione di fatto di nuove Regioni a statuto speciale”, “dubbi di costituzionalità”, “presenza di materie strutturalmente non devolvibili”, “ambiti potenzialmente suscettibili di creare disparità di trattamento tra regioni nella libera circolazione di persone e cose”, “limitazioni dell’esercizio del diritto al lavoro”, “ingiustificato trasferimento di risorse verso le regioni ad autonomia differenziata, con conseguente deprivazione delle altre”. Ci domandiamo come si possa fare finta di ignorare allarmi di così grande rilevanza.
Non passa giorno senza che il Presidente Bonaccini incalzi il governo a procedere sulla autonomia mentre millanta che il suo progetto sia diverso dagli altri. Non è vero, l'Emilia Romagna è a rimorchio di Veneto e Lombardia. Infatti le intese vere tra regioni e governo ("parte generale concordata" pubblicata sul sito del ministero Autonomie) prevedono, con formula identica per le tre regioni, che il merito sarà stabilito da commissioni paritetiche ministero-regione, e sarà tradotto in decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Ad oggi, non si sa quale sia, nulla si sa dei costi o dell'impatto di sistema, di fatto si approvano scatole vuote che saranno poi riempite a piacimento dei contraenti. E se le elezioni le vincesse la Lega?
In vista delle prossime elezioni regionali dell’Emilia-Romagna preannunciamo sin da oggi la nostra totale opposizione a tali politiche e alla richiesta di autonomia e invitiamo tutte le forze della sinistra a prendere posizione contro la secessione dei ricchi.

Natale Cuccurese - Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti, Federazione Regionale Emilia-Romagna
Cristina Quintavalla - Portavoce L'Altra Emilia-Romagna
Stefano Lugli - Partito della Riformazione Comunista, Regionale Emilia-Romagna
Paolo Viglianti - Partito Comunista Italiano, Regionale Emilia-Romagna





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Comunicato stampa

CONTRO LA SECESSIONE DEI RICCHI, ANCHE IN EMILIA-ROMAGNA!

C’è chi pensa di risolvere i problemi del Paese separandosi, come da anni vogliono fare i leghisti, o spaccandolo ancora di più, come nel caso del Pd dell’Emilia-Romagna, che ha chiesto di avocare alla Regione la competenza su 15 materie sottraendole allo Stato. Noi pensiamo che la “secessione dei ricchi” sia un disegno eversivo che punta a smontare la Costituzione, esattamente come fece Renzi con la riforma costituzionale.
Il progetto di autonomia è costruito su indicatori palesemente sperequati e pone le condizioni perché le disuguaglianze fra territori crescano ulteriormente con la conseguenza di creare cittadini di serie A che risiedono in aree ricche e cittadini di serie B che risiedono in territori con minori opportunità. Un disegno sbagliato e miope che avrà effetti negativi anche al nord, in particolare per le fasce più povere, con la definitiva affermazione del ruolo del privato nel pubblico che, senza una cornice nazionale, prenderà il sopravvento con un’ulteriore spinta alle privatizzazioni.
In poche parole si vuole istituzionalizzare lo stato di “colonia” interna per intere parti del territorio nazionale, il Sud in primis, il che porterà ad uno scontro inevitabile. Chi volge il capo dall’altra parte oggi, o addirittura governa insieme a chi vuole l’autonomia, è complice delle mire leghiste e domani porterà la responsabilità della possibile “balcanizzazione” del Paese.
Pochi giorni fa il Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del consiglio dei ministri ha stroncato gli schemi di intesa delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna parlando di: “collisione con il dettato costituzionale”, “determinazione di fatto di nuove Regioni a statuto speciale”, “dubbi di costituzionalità”, “presenza di materie strutturalmente non devolvibili”, “ambiti potenzialmente suscettibili di creare disparità di trattamento tra regioni nella libera circolazione di persone e cose”, “limitazioni dell’esercizio del diritto al lavoro”, “ingiustificato trasferimento di risorse verso le regioni ad autonomia differenziata, con conseguente deprivazione delle altre”. Ci domandiamo come si possa fare finta di ignorare allarmi di così grande rilevanza.
Non passa giorno senza che il Presidente Bonaccini incalzi il governo a procedere sulla autonomia mentre millanta che il suo progetto sia diverso dagli altri. Non è vero, l'Emilia Romagna è a rimorchio di Veneto e Lombardia. Infatti le intese vere tra regioni e governo ("parte generale concordata" pubblicata sul sito del ministero Autonomie) prevedono, con formula identica per le tre regioni, che il merito sarà stabilito da commissioni paritetiche ministero-regione, e sarà tradotto in decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Ad oggi, non si sa quale sia, nulla si sa dei costi o dell'impatto di sistema, di fatto si approvano scatole vuote che saranno poi riempite a piacimento dei contraenti. E se le elezioni le vincesse la Lega?
In vista delle prossime elezioni regionali dell’Emilia-Romagna preannunciamo sin da oggi la nostra totale opposizione a tali politiche e alla richiesta di autonomia e invitiamo tutte le forze della sinistra a prendere posizione contro la secessione dei ricchi.

Natale Cuccurese - Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti, Federazione Regionale Emilia-Romagna
Cristina Quintavalla - Portavoce L'Altra Emilia-Romagna
Stefano Lugli - Partito della Riformazione Comunista, Regionale Emilia-Romagna
Paolo Viglianti - Partito Comunista Italiano, Regionale Emilia-Romagna





lunedì 8 luglio 2019

“Assemblea Nazionale contro ogni Autonomia Differenziata"- Per "la Sinistra" interviene Natale Cuccurese, Presidente nazionale del Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti [Video]



La Lega sta per raggiungere dopo decenni il suo obiettivo storico : la secessione.
C'è il rischio che l'Italia vada in frantumi a causa dell'autonomia differenziata: un processo decisivo per le sorti del Paese che si sta avviando in maniera caotica, localistica e sottotraccia, mentre le televisioni ignorano appositamente il tema.

Un federalismo iniquo, che divide l'Italia e penalizza il Sud, ma anche il Nord, aprendo alle privatizzazioni a partire da temi fondamentali quali scuola e salute.
Una pessima riforma, voluta nel 2001 dalla Lega, con l’insperato avallo del centrosinistra, che ha portato alla riforma del titolo V della Costituzione, rischia ora di portare alla rottura dell’unità nazionale.
Le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna hanno preso l’iniziativa per realizzare «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia
» secondo il dettato del terzo comma de
ll’art. 116 della Costituzione, inserito appunto nel 2001.
Si tratta di procedure inedite e complesse, mai applicate prima, interpretate in modo diverso dalle tre Regioni che le hanno finora utilizzate. Da allora e grazie alla nascita del governo a trazione leghista, il Regionalismo differenziato ha preso un rapido avvio a tappe forzate.

Un tema che riguarda tutti gli italiani, ma che la Lega ha praticamente sequestrato, recintando accuratamente ogni possibilità di dibattito e di discussione, visto che il progetto una volta approvato, non potrà essere modificato per 10 anni, senza l’assenso delle regioni interessate.

La «secessione dei ricchi» si baserebbe, in realtà, su un equivoco consistente nel ritenere effettivamente esistente nelle pieghe del bilancio dello Stato un residuo fiscale a favore di alcune Regioni "virtuose". Il residuo fiscale, cioè la differenza tra l’ammontare di risorse che lo Stato centrale riceve dai territori e l’entità della spesa pubblica che lo stesso eroga a favore dei cittadini degli stessi territori. 

Saremmo di fronte a un equivoco perché in uno Stato unitario non ci sono residui fiscali dal momento che il rapporto fiscale si svolge tra il cittadino e lo Stato. Inoltre, anche ammettendo l’ipotesi dell’esistenza di un residuo fiscale, vi sarebbe un palese errore di calcolo in quanto non si terrebbe conto del fatto che una parte della differenza di quanto versato all’erario rispetto a quanto trasferito dallo Stato alle Regioni ritornerebbe sul territorio regionale in forma di pagamento degli interessi sui titoli del debito pubblico posseduti dai soggetti residenti in quelle regioni.

Scomputando il pagamento dei relativi interessi, assisteremmo infatti a un’enorme riduzione del presunto residuo fiscale delle Regioni interessate.

In più, visto che nè i Lep né il Fondo Perequativo, previsti entrambi dagli articoli 117 e 119 della Costituzione, sono stati mai realizzati, si è consentito in modo a dir poco miope che andasse avanti un regionalismo fortemente sbilanciato a favore delle zone ricche del paese. 

In uno Stato unitario bisogna assicurare gli stessi servizi in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.
Lo Stato dovrebbe infatti impiegare i residui fiscali per portare i servizi nelle Regioni deficitarie ai livelli essenziali delle Regioni più efficienti e non per rafforzare quelli delle Regioni più ricche.

Il regionalismo differenziato è costruito su indicatori palesemente sperequati su base territoriale. 
Il cittadino che non risiede in aree ricche, come nel Mezzogiorno, si appresta a ricevere meno servizi, avere meno opportunità, soprattutto in ambito scolastico e sanitario e a diventare così nei fatti un cittadino di serie B, in spregio a Costituzione e decenza. Senza dimenticare gli effetti negativi che avrà comunque anche nel Nord, tramite la destrutturazione neoliberista dei servizi, dei contratti di lavor
o, con la definitiva affermazione della presenza e del ruolo del privato nel pubblico.

La secessione dei ricchi impatterà molto su scuola e sull’università. Tramite la “regionalizzazione” della scuola, a cominciare dal personale, con contratti collettivi regionali, ai programmi scolastici e alle dotazioni. Altrettanto viene previsto per i “fondi statali all’università”. L’obiettivo non è tanto e non è solo quello di introdurre istanze regionalistiche nell’organizzazione e nella stessa didattica, ma anche quello di aumentare lo stipendio del proprio personale, possibilmente autoctone. Chi insegna in una scuola al centro di Milano o di Treviso potrebbe essere pagato di più di chi lavora, con difficoltà molto maggiori, nelle periferie di Roma o di Napoli, in base al principio che i suoi studenti sono più ricchi.

Considerando che il Sud, già attualmente, è afflitto da una serie di drammatiche problematiche ed emergenze, ad esempio: per l’8% delle famiglie curarsi è un lusso, bassi livelli d’investimenti e scarsità di infrastrutture rispetto al nord, una disoccupazione tripla rispetto al Nord, povertà assoluta e relativa che affligge ormai quasi il 50% della popolazione, emigrazione a livelli record e si potrebbe continuare a lungo... 

Domanda: cosa accadrà non appena l’opinione pubblica del Mezzogiorno, che già ribolle come un vulcano pronto ad esplodere, verrà finalmente a conoscenza (visto il mutismo assoluto delle televisioni sull’argomento) della truffa ordita a suo danno e si inizieranno ad avvertire le conseguenze reali nei prossimi mesi del calo di risorse disponibili ? Sicuramente nulla di buono, a essere cauti.

E’ ovvio che questo processo non potrà che peggiorare le già fortissime disuguaglianze sociali che esistono nel Paese. Ai tagli ai servizi pubblici, alle privatizzazioni, alla mancanza di lavoro soprattutto per i giovani, alla precarizzazione dello stesso e al contenimento dei salari che hanno attraversato in questi anni tutto il Paese, ispirati dalle politiche neoliberiste di Bruxelles, si aggiungerà questo “ Regionalismo” come detonatore del malcontento di gran parte del paese, accrescendo le disparità, preparando così un periodo di tensioni e scontri sociali come mai prima d’ora nella storia repubblicana. 

Non esistono forme buone, o attenuate, di autonomia differenziata. Nemmeno nella formula emiliano-romagnola.

A conferma di quanto fin qui detto seppur schematicamente, pochi giorni fa è stato diffuso da alcuni giornali anche il dossier riservato, un appunto, per il Presidente del Consiglio dei Ministri a firma del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi che stronca gli schemi di intesa delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna che sarebbero dovuti arrivare in Consiglio dei Ministri. “Collisione con il dettato costituzionale”, “determinazione di fatto di nuove Regioni a statuto speciale”, “dubbi di costituzionalità”, “presenza di materie strutturalmente non devolvibili”, “ambiti potenzialmente suscettibili di creare disparità di trattamento tra regioni nella libera circolazione di persone e cose”, “limitazioni dell’esercizio del diritto al lavoro”, “ingiustificato trasferimento di risorse verso le regioni ad autonomia differenziata, con conseguente deprivazione delle altre”.

Chi volge il capo dall’altra parte oggi, o addirittura governa insieme o è complice delle mire leghiste, domani porterà la responsabilità della possibile “balcanizzazione” del Paese. Ci chiediamo a questo punto, come lista “la Sinistra”, che cosa ci sia di logico nelle egoistiche richieste portate avanti a spron battuto dal governo su questo tema e preannunciamo sin da oggi la nostra totale opposizione a tali politiche e a tali richieste!




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La Lega sta per raggiungere dopo decenni il suo obiettivo storico : la secessione.
C'è il rischio che l'Italia vada in frantumi a causa dell'autonomia differenziata: un processo decisivo per le sorti del Paese che si sta avviando in maniera caotica, localistica e sottotraccia, mentre le televisioni ignorano appositamente il tema.

Un federalismo iniquo, che divide l'Italia e penalizza il Sud, ma anche il Nord, aprendo alle privatizzazioni a partire da temi fondamentali quali scuola e salute.
Una pessima riforma, voluta nel 2001 dalla Lega, con l’insperato avallo del centrosinistra, che ha portato alla riforma del titolo V della Costituzione, rischia ora di portare alla rottura dell’unità nazionale.
Le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna hanno preso l’iniziativa per realizzare «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia
» secondo il dettato del terzo comma de
ll’art. 116 della Costituzione, inserito appunto nel 2001.
Si tratta di procedure inedite e complesse, mai applicate prima, interpretate in modo diverso dalle tre Regioni che le hanno finora utilizzate. Da allora e grazie alla nascita del governo a trazione leghista, il Regionalismo differenziato ha preso un rapido avvio a tappe forzate.

Un tema che riguarda tutti gli italiani, ma che la Lega ha praticamente sequestrato, recintando accuratamente ogni possibilità di dibattito e di discussione, visto che il progetto una volta approvato, non potrà essere modificato per 10 anni, senza l’assenso delle regioni interessate.

La «secessione dei ricchi» si baserebbe, in realtà, su un equivoco consistente nel ritenere effettivamente esistente nelle pieghe del bilancio dello Stato un residuo fiscale a favore di alcune Regioni "virtuose". Il residuo fiscale, cioè la differenza tra l’ammontare di risorse che lo Stato centrale riceve dai territori e l’entità della spesa pubblica che lo stesso eroga a favore dei cittadini degli stessi territori. 

Saremmo di fronte a un equivoco perché in uno Stato unitario non ci sono residui fiscali dal momento che il rapporto fiscale si svolge tra il cittadino e lo Stato. Inoltre, anche ammettendo l’ipotesi dell’esistenza di un residuo fiscale, vi sarebbe un palese errore di calcolo in quanto non si terrebbe conto del fatto che una parte della differenza di quanto versato all’erario rispetto a quanto trasferito dallo Stato alle Regioni ritornerebbe sul territorio regionale in forma di pagamento degli interessi sui titoli del debito pubblico posseduti dai soggetti residenti in quelle regioni.

Scomputando il pagamento dei relativi interessi, assisteremmo infatti a un’enorme riduzione del presunto residuo fiscale delle Regioni interessate.

In più, visto che nè i Lep né il Fondo Perequativo, previsti entrambi dagli articoli 117 e 119 della Costituzione, sono stati mai realizzati, si è consentito in modo a dir poco miope che andasse avanti un regionalismo fortemente sbilanciato a favore delle zone ricche del paese. 

In uno Stato unitario bisogna assicurare gli stessi servizi in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.
Lo Stato dovrebbe infatti impiegare i residui fiscali per portare i servizi nelle Regioni deficitarie ai livelli essenziali delle Regioni più efficienti e non per rafforzare quelli delle Regioni più ricche.

Il regionalismo differenziato è costruito su indicatori palesemente sperequati su base territoriale. 
Il cittadino che non risiede in aree ricche, come nel Mezzogiorno, si appresta a ricevere meno servizi, avere meno opportunità, soprattutto in ambito scolastico e sanitario e a diventare così nei fatti un cittadino di serie B, in spregio a Costituzione e decenza. Senza dimenticare gli effetti negativi che avrà comunque anche nel Nord, tramite la destrutturazione neoliberista dei servizi, dei contratti di lavor
o, con la definitiva affermazione della presenza e del ruolo del privato nel pubblico.

La secessione dei ricchi impatterà molto su scuola e sull’università. Tramite la “regionalizzazione” della scuola, a cominciare dal personale, con contratti collettivi regionali, ai programmi scolastici e alle dotazioni. Altrettanto viene previsto per i “fondi statali all’università”. L’obiettivo non è tanto e non è solo quello di introdurre istanze regionalistiche nell’organizzazione e nella stessa didattica, ma anche quello di aumentare lo stipendio del proprio personale, possibilmente autoctone. Chi insegna in una scuola al centro di Milano o di Treviso potrebbe essere pagato di più di chi lavora, con difficoltà molto maggiori, nelle periferie di Roma o di Napoli, in base al principio che i suoi studenti sono più ricchi.

Considerando che il Sud, già attualmente, è afflitto da una serie di drammatiche problematiche ed emergenze, ad esempio: per l’8% delle famiglie curarsi è un lusso, bassi livelli d’investimenti e scarsità di infrastrutture rispetto al nord, una disoccupazione tripla rispetto al Nord, povertà assoluta e relativa che affligge ormai quasi il 50% della popolazione, emigrazione a livelli record e si potrebbe continuare a lungo... 

Domanda: cosa accadrà non appena l’opinione pubblica del Mezzogiorno, che già ribolle come un vulcano pronto ad esplodere, verrà finalmente a conoscenza (visto il mutismo assoluto delle televisioni sull’argomento) della truffa ordita a suo danno e si inizieranno ad avvertire le conseguenze reali nei prossimi mesi del calo di risorse disponibili ? Sicuramente nulla di buono, a essere cauti.

E’ ovvio che questo processo non potrà che peggiorare le già fortissime disuguaglianze sociali che esistono nel Paese. Ai tagli ai servizi pubblici, alle privatizzazioni, alla mancanza di lavoro soprattutto per i giovani, alla precarizzazione dello stesso e al contenimento dei salari che hanno attraversato in questi anni tutto il Paese, ispirati dalle politiche neoliberiste di Bruxelles, si aggiungerà questo “ Regionalismo” come detonatore del malcontento di gran parte del paese, accrescendo le disparità, preparando così un periodo di tensioni e scontri sociali come mai prima d’ora nella storia repubblicana. 

Non esistono forme buone, o attenuate, di autonomia differenziata. Nemmeno nella formula emiliano-romagnola.

A conferma di quanto fin qui detto seppur schematicamente, pochi giorni fa è stato diffuso da alcuni giornali anche il dossier riservato, un appunto, per il Presidente del Consiglio dei Ministri a firma del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi che stronca gli schemi di intesa delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna che sarebbero dovuti arrivare in Consiglio dei Ministri. “Collisione con il dettato costituzionale”, “determinazione di fatto di nuove Regioni a statuto speciale”, “dubbi di costituzionalità”, “presenza di materie strutturalmente non devolvibili”, “ambiti potenzialmente suscettibili di creare disparità di trattamento tra regioni nella libera circolazione di persone e cose”, “limitazioni dell’esercizio del diritto al lavoro”, “ingiustificato trasferimento di risorse verso le regioni ad autonomia differenziata, con conseguente deprivazione delle altre”.

Chi volge il capo dall’altra parte oggi, o addirittura governa insieme o è complice delle mire leghiste, domani porterà la responsabilità della possibile “balcanizzazione” del Paese. Ci chiediamo a questo punto, come lista “la Sinistra”, che cosa ci sia di logico nelle egoistiche richieste portate avanti a spron battuto dal governo su questo tema e preannunciamo sin da oggi la nostra totale opposizione a tali politiche e a tali richieste!




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