venerdì 29 marzo 2013

Napoli nella top ten per le vacanze di Pasqua La città conquista turisti italiani e stranieri


Nella classifica stilata dal'Osservatorio Trivago.it. il capoluogo campano è una delle città più convenienti d'Italia.


di Cristina Zagaria

Per Pasqua tutti in Campania, anzi a Napoli. Nella top ten stilata da Trivago per la Pasqua 2013 c’è la costa campana. Trend positivo anche per Napoli, una tra le città più convenienti d’Italia. E il capoluogo partenopeo conquista anche l’estero, scalzando Sorrento nella classifica delle mete preferite dagli stranieri. In calo (perchè troppo care) Ischia e Capri rispetto al 2012.
Questa sarà una Pasqua a corto raggio. Ma soprattutto in Italia per i milioni di Italiani che non rinunceranno alle proprie vacanze: Roma, Firenze, Venezia, Milano e Napoli sono le destinazioni nostrane più ricercate. Questi i dati dell’Osservatorio di Trivago.it che sta monitorando attentamente il flusso delle ricerche alberghiere e il relativo indice di prezzo per le mete preferite per le festività di Pasqua dai viaggiatori di tutta Europa.
Nella classifica delle città Italiane più ricercate dagli italiani Napoli è al quinto posto (dopo Roma, Firenze, Venezia e Milano). “Napoli conquista due posizioni nella classifica nazionale - spiega Giulia Eremita, Country Manager Trivago Italia -  con il 35 per cento in più delle ricerche e si classifica nella Top ten delle mete italiane preferite dagli italiani, in quinta posizione e dall’estero, in nona posizione”, sottolinea Eremita, “lo scorso anno Sorrento si era posizionata prima di Napoli, quest’anno Napoli è in cima alle preferenze”
Infatti il dato significativo è proprio la  conquista da parte del capoluogo partenopeo del nono posto nella classifica delle città più ricercate dagli stranieri.

Fonte : www.repubblica.it


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Nella classifica stilata dal'Osservatorio Trivago.it. il capoluogo campano è una delle città più convenienti d'Italia.


di Cristina Zagaria

Per Pasqua tutti in Campania, anzi a Napoli. Nella top ten stilata da Trivago per la Pasqua 2013 c’è la costa campana. Trend positivo anche per Napoli, una tra le città più convenienti d’Italia. E il capoluogo partenopeo conquista anche l’estero, scalzando Sorrento nella classifica delle mete preferite dagli stranieri. In calo (perchè troppo care) Ischia e Capri rispetto al 2012.
Questa sarà una Pasqua a corto raggio. Ma soprattutto in Italia per i milioni di Italiani che non rinunceranno alle proprie vacanze: Roma, Firenze, Venezia, Milano e Napoli sono le destinazioni nostrane più ricercate. Questi i dati dell’Osservatorio di Trivago.it che sta monitorando attentamente il flusso delle ricerche alberghiere e il relativo indice di prezzo per le mete preferite per le festività di Pasqua dai viaggiatori di tutta Europa.
Nella classifica delle città Italiane più ricercate dagli italiani Napoli è al quinto posto (dopo Roma, Firenze, Venezia e Milano). “Napoli conquista due posizioni nella classifica nazionale - spiega Giulia Eremita, Country Manager Trivago Italia -  con il 35 per cento in più delle ricerche e si classifica nella Top ten delle mete italiane preferite dagli italiani, in quinta posizione e dall’estero, in nona posizione”, sottolinea Eremita, “lo scorso anno Sorrento si era posizionata prima di Napoli, quest’anno Napoli è in cima alle preferenze”
Infatti il dato significativo è proprio la  conquista da parte del capoluogo partenopeo del nono posto nella classifica delle città più ricercate dagli stranieri.

Fonte : www.repubblica.it


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giovedì 28 marzo 2013

Contribuiamo alla rinascita della Città della Scienza !



Contribuiamo alla rinascita della Città della Scienza !


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Contribuiamo alla rinascita della Città della Scienza !


HO SOGNATO CHE…

di Bruno Pappalardo


AVVISO: si avvertono i lettori (qualora ce ne fossero) che l’autore non è responsabile di eventuali disturbi o accidenti generati  dalla lunghezza della sua nota! 

Se fossi irrazionale direi d’essere simpatico; ...ma se razionale fosse stato Cristoforo Colombo non avremmo mai visto l’America, … giunse alle Bahamas.  Se fosse stato razionale  non le avrebbe mai lasciate!     
La razionalità non è affatto, allora, l’unica  strada dritta e sicura della esistenza e, poi, sopravvivenza umana!! I sogni, ad esempio, dicono siano costruzioni, proiezioni, di immagini d’apparenza reali. In quanto  irreali, allora, tautologicamente “irrazionali”. Emozioni, angosce o desideri, interiori e mentali che si confrontano, si combattono e s’accordano per generare, una amalgama irragionevole e non contigua con la vita reale.  Ma anche Colombo aveva un sogno!
Non lo aveva lo scienziato del “serendip”; (serendipità, oggi è un neologismo) ossia il Viagra. Senza alcuna volontà, se lo trovò tra le mani e ne restò colpito quanto le donne. Il ricercatore Julius H. Comroe disse: “La serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino”.   ùù
Beh,..ho imparato da tempo che dovevo guardare dietro le cose dritte e trovare, in quelle storte,   stupefacenti verità.
Ecco che, come Cristoforo, l’altro giorno, forse ad occhi aperti, ho sognato anch’io!
Mi sono rivisto ragazzo, in camice grigio, a lavorar la creta. Si lavorava per le ceramiche come per il modellato di un busto o per un bassorilievo su lastre di lavagna.  Spessissimo sezionavamo forme di argilla con un filo sottile di ferro. Il taglio era perfetto e univa due punti estremi della massa.
Poi, d’un tratto, mi son trovato a guardar dall’alto la mia città. Era anch’essa grigia come l’argilla!  
Avevo tra le mani non più una sottilissima filaccia ma una grossa lama che affondavo sulla docile materia degli edifici che si lasciava penetrare.
Spesso ho pensato che il Padreterno avesse usato, con spasimi atroci, lo stesso bisturi per fessurare stretti vicoli come tagli profondi, oggi esangui. Stavolta ero io!  Guardavo due punti, … due estremi, due opposti!
Erano Palazzo Reale in piazza del plebiscito, ovvero la piazza della vergogna, e Palazzo Reale di Capodimonte. Era facile individuarli perché una linea praticamente dritta è già esistente sulle planimetrie. Esiste ed è chiara! E’ il vecchio tracciato francese, voluto da Murat per raggiungere e collegare i due siti. Ancora viene chiamata dalla gente del luogo foraavianova (fuori la strada nuova) una sola parola! Su quel segmento sono nato e vissuto e quando uscivo dal vicolo perpendicolare sboccando sulla “ViaNova”, m’abbacinavo di luce perché larga. Toponomasticamente Santa Teresa degli Scalzi si legava a Via Toledomediante il ginocchio largo di piazza Dante!
Ma, brusco, affondo la punta della lama su Capodimonte e raggiungo, strisciando la lama come per segnare una fetta di torta, Largo Palazzo. Perché unirli ancora? Forse, uscendo dall’anodina sospensione di quel momento, credetti di capire.  Avevo unito due siti simbolo della città, due corpi storici e identitari uniti dal segmento AB.  
Quel taglio, pensai, potrebbe diventare, un giorno, la“ Via della Nova Memoria”!
…Se i vicoli che s’aggrovigliano intorno come matasse impazzite, sbrogliate all’interno della sua stessa sfericità, potessero avere nomi come “Francesco II” al posto di ”II traversa Fonseca”? E se l’attuale corso Amedeo di Savoia, si chiamasse anche “Gia’ regina Sofia? E su, dopo il Tondo di Capodimonte, un tratto senza un vero nome come “o’ spasso ‘e Ferdinando”? Beh, allora, sarebbe un filo rosso di un racconto non più celato e non interrotto ma posto alla luce del sole. Perché si direbbe? Perché sono i nostri luoghi e da qui scesero i briganti nascosti nei valloni di San Rocco a difendere la loro patria.
Ci ripensai da sveglio. Mi dissi, basta con la fissa della Storia Patria, …è sacrosanta! Ma l’inconscio forse nasceva dalla negazione d’essa?? Era solo un sogno di una città che non ci guadagna mai, manco in sonno… già era solo un sogno!

PS: Trav. Fonseca non allude a Eleonora Pimentel Fonseca. Non bisogna mai cancellare i simboli, i nomi, le iscrizioni che hanno segnato le mura o ponti o piazze. Non bisogna cancellare le tracce della storia sia essa dei vinti o vincitori perché la città deve essere letta come testo urbano. Si trattava di un certo Ugo Fonseca, proprietario del terreno dove vennero erette i primi grossi palazzoni del fine ‘700.  
Per il PdelSud questo sogno potrebbe diventare un modulo di intervento negli innumerevoli paesi del Sud.

Bruno Pappalardo   -   Partito del Sud  Napoli


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di Bruno Pappalardo


AVVISO: si avvertono i lettori (qualora ce ne fossero) che l’autore non è responsabile di eventuali disturbi o accidenti generati  dalla lunghezza della sua nota! 

Se fossi irrazionale direi d’essere simpatico; ...ma se razionale fosse stato Cristoforo Colombo non avremmo mai visto l’America, … giunse alle Bahamas.  Se fosse stato razionale  non le avrebbe mai lasciate!     
La razionalità non è affatto, allora, l’unica  strada dritta e sicura della esistenza e, poi, sopravvivenza umana!! I sogni, ad esempio, dicono siano costruzioni, proiezioni, di immagini d’apparenza reali. In quanto  irreali, allora, tautologicamente “irrazionali”. Emozioni, angosce o desideri, interiori e mentali che si confrontano, si combattono e s’accordano per generare, una amalgama irragionevole e non contigua con la vita reale.  Ma anche Colombo aveva un sogno!
Non lo aveva lo scienziato del “serendip”; (serendipità, oggi è un neologismo) ossia il Viagra. Senza alcuna volontà, se lo trovò tra le mani e ne restò colpito quanto le donne. Il ricercatore Julius H. Comroe disse: “La serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino”.   ùù
Beh,..ho imparato da tempo che dovevo guardare dietro le cose dritte e trovare, in quelle storte,   stupefacenti verità.
Ecco che, come Cristoforo, l’altro giorno, forse ad occhi aperti, ho sognato anch’io!
Mi sono rivisto ragazzo, in camice grigio, a lavorar la creta. Si lavorava per le ceramiche come per il modellato di un busto o per un bassorilievo su lastre di lavagna.  Spessissimo sezionavamo forme di argilla con un filo sottile di ferro. Il taglio era perfetto e univa due punti estremi della massa.
Poi, d’un tratto, mi son trovato a guardar dall’alto la mia città. Era anch’essa grigia come l’argilla!  
Avevo tra le mani non più una sottilissima filaccia ma una grossa lama che affondavo sulla docile materia degli edifici che si lasciava penetrare.
Spesso ho pensato che il Padreterno avesse usato, con spasimi atroci, lo stesso bisturi per fessurare stretti vicoli come tagli profondi, oggi esangui. Stavolta ero io!  Guardavo due punti, … due estremi, due opposti!
Erano Palazzo Reale in piazza del plebiscito, ovvero la piazza della vergogna, e Palazzo Reale di Capodimonte. Era facile individuarli perché una linea praticamente dritta è già esistente sulle planimetrie. Esiste ed è chiara! E’ il vecchio tracciato francese, voluto da Murat per raggiungere e collegare i due siti. Ancora viene chiamata dalla gente del luogo foraavianova (fuori la strada nuova) una sola parola! Su quel segmento sono nato e vissuto e quando uscivo dal vicolo perpendicolare sboccando sulla “ViaNova”, m’abbacinavo di luce perché larga. Toponomasticamente Santa Teresa degli Scalzi si legava a Via Toledomediante il ginocchio largo di piazza Dante!
Ma, brusco, affondo la punta della lama su Capodimonte e raggiungo, strisciando la lama come per segnare una fetta di torta, Largo Palazzo. Perché unirli ancora? Forse, uscendo dall’anodina sospensione di quel momento, credetti di capire.  Avevo unito due siti simbolo della città, due corpi storici e identitari uniti dal segmento AB.  
Quel taglio, pensai, potrebbe diventare, un giorno, la“ Via della Nova Memoria”!
…Se i vicoli che s’aggrovigliano intorno come matasse impazzite, sbrogliate all’interno della sua stessa sfericità, potessero avere nomi come “Francesco II” al posto di ”II traversa Fonseca”? E se l’attuale corso Amedeo di Savoia, si chiamasse anche “Gia’ regina Sofia? E su, dopo il Tondo di Capodimonte, un tratto senza un vero nome come “o’ spasso ‘e Ferdinando”? Beh, allora, sarebbe un filo rosso di un racconto non più celato e non interrotto ma posto alla luce del sole. Perché si direbbe? Perché sono i nostri luoghi e da qui scesero i briganti nascosti nei valloni di San Rocco a difendere la loro patria.
Ci ripensai da sveglio. Mi dissi, basta con la fissa della Storia Patria, …è sacrosanta! Ma l’inconscio forse nasceva dalla negazione d’essa?? Era solo un sogno di una città che non ci guadagna mai, manco in sonno… già era solo un sogno!

PS: Trav. Fonseca non allude a Eleonora Pimentel Fonseca. Non bisogna mai cancellare i simboli, i nomi, le iscrizioni che hanno segnato le mura o ponti o piazze. Non bisogna cancellare le tracce della storia sia essa dei vinti o vincitori perché la città deve essere letta come testo urbano. Si trattava di un certo Ugo Fonseca, proprietario del terreno dove vennero erette i primi grossi palazzoni del fine ‘700.  
Per il PdelSud questo sogno potrebbe diventare un modulo di intervento negli innumerevoli paesi del Sud.

Bruno Pappalardo   -   Partito del Sud  Napoli


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mercoledì 27 marzo 2013

PRIMA IL NORD, ANCHE PER LA MOZZARELLA..

Di Emiddio De Franciscis Di Casanova
Partito del Sud - Napoli


“Una assurda, ignobile, inutile legge firmata nel 2007 dall’allora ministro dell’agricoltura Luca Zaia (oggi governatore leghista del veneto) rischia di “affondare” per sempre la Dop della Mozzarella di Bufala campana, quarto prodotto italiano – fra le Dop – per fatturato esportato, dopo i prosciutti di Parma e San Daniele e il Parmigiano Reggiano.

A favorire l’estinzione del prodotto di punta della nostra regione, il decreto attuativo pubblicato il 22 marzo 2013) dal ministro dell’Agricoltura Mario Catania, neo senatore romano eletto in Campania per l’Udc. Da giugno di quest’anno, infatti , la Dop potrà essere prodotta solo in caseifici esclusivisti. Cioè chi produce mozzarelle Dop non può realizzare durante l’anno altri formaggi.
Una cosa assurda, inutile e inapplicabile.

 E’ chiaro che tutti i caseifici attualmente iscritti e controllati rinunceranno alla Dop. Cosi saranno contenti i tanti allevatori di bufale e caseifici del Centronord che non aspettano altro! Se da un lato è pur vero che la legge (prima o poi) va applicata, visto che già dal 2007 si prevedeva che nel 2013 i caseifici si dovessero adeguare, è assurdo che in sei anni anni nessuna forza politica, nonostante in tanti sbandierino il termine Sud (Iosud, Noisud, Grandesud, Forzasud ecc), si è mossa per cancellare l’assurda norma del 2007.
 Ed inoltre i colonizzatori trovano sempre qualche utile sciocco traditore meridionale che si sbatte per comandare il “plotone d’esecuzione”. Stavolta proprio un neo senatore paracadutato in Campania per prendersi il “posto”, per tutto ringraziamento ci ha dato il colpo di grazia.

Alla faccia dei meridionali moderati e benpensanti che hanno scelto Monti.

Ma non credete che siano solo gli interessi del Nord a trovare utile lo svilimento e declassamento dell’unica perla alimentare (per fatturati) che abbiamo. I veri NEMICI li abbiamo fra di noi, come sempre, e questo ci rende più vulnerabili.

Voglio concludere con un dato positivo (agrodolce). Avreste pensato che dopo il Banco di Napoli, avevamo ancora qualcosa che valesse la pena di rubarci ???”

Fonte: Nota FB



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Di Emiddio De Franciscis Di Casanova
Partito del Sud - Napoli


“Una assurda, ignobile, inutile legge firmata nel 2007 dall’allora ministro dell’agricoltura Luca Zaia (oggi governatore leghista del veneto) rischia di “affondare” per sempre la Dop della Mozzarella di Bufala campana, quarto prodotto italiano – fra le Dop – per fatturato esportato, dopo i prosciutti di Parma e San Daniele e il Parmigiano Reggiano.

A favorire l’estinzione del prodotto di punta della nostra regione, il decreto attuativo pubblicato il 22 marzo 2013) dal ministro dell’Agricoltura Mario Catania, neo senatore romano eletto in Campania per l’Udc. Da giugno di quest’anno, infatti , la Dop potrà essere prodotta solo in caseifici esclusivisti. Cioè chi produce mozzarelle Dop non può realizzare durante l’anno altri formaggi.
Una cosa assurda, inutile e inapplicabile.

 E’ chiaro che tutti i caseifici attualmente iscritti e controllati rinunceranno alla Dop. Cosi saranno contenti i tanti allevatori di bufale e caseifici del Centronord che non aspettano altro! Se da un lato è pur vero che la legge (prima o poi) va applicata, visto che già dal 2007 si prevedeva che nel 2013 i caseifici si dovessero adeguare, è assurdo che in sei anni anni nessuna forza politica, nonostante in tanti sbandierino il termine Sud (Iosud, Noisud, Grandesud, Forzasud ecc), si è mossa per cancellare l’assurda norma del 2007.
 Ed inoltre i colonizzatori trovano sempre qualche utile sciocco traditore meridionale che si sbatte per comandare il “plotone d’esecuzione”. Stavolta proprio un neo senatore paracadutato in Campania per prendersi il “posto”, per tutto ringraziamento ci ha dato il colpo di grazia.

Alla faccia dei meridionali moderati e benpensanti che hanno scelto Monti.

Ma non credete che siano solo gli interessi del Nord a trovare utile lo svilimento e declassamento dell’unica perla alimentare (per fatturati) che abbiamo. I veri NEMICI li abbiamo fra di noi, come sempre, e questo ci rende più vulnerabili.

Voglio concludere con un dato positivo (agrodolce). Avreste pensato che dopo il Banco di Napoli, avevamo ancora qualcosa che valesse la pena di rubarci ???”

Fonte: Nota FB



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PIU' A SUD - LA VIGNETTA DI FRANCO GALLO


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martedì 26 marzo 2013

Lamezia Terme 23 Marzo 2013 - Partito del Sud Assemblea Iscritti e Simpatizzanti Provincia di Catanzaro. Il programma del Partito del Sud nell'economia coloniale del Mezzogiorno.




Fonte: CalabriaORa del 26/03/13




Lamezia Terme 23/03/13 - Partito del Sud Assemblea Iscritti e Simpatizzanti Provincia di Catanzaro. 

Il programma del Partito del Sud nell'economia coloniale del mezzogiorno.



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Fonte: CalabriaORa del 26/03/13




Lamezia Terme 23/03/13 - Partito del Sud Assemblea Iscritti e Simpatizzanti Provincia di Catanzaro. 

Il programma del Partito del Sud nell'economia coloniale del mezzogiorno.



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Le due Italie dell'innovazione

di Piero Formica - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/amsLR

I dati resi noti dal registro imprese delle Camere di commercio sulle startup innovative in Italia sono un campanello d'allarme per la coesione economica e sociale del Paese. Il divario Nord-Sud che strutturalmente affligge l'economia italiana ha un nuovo focolaio nella creazione di imprese trainate dall'innovazione. All'11 marzo 2013, delle 307 società costituende o già costituite da non oltre 48 mesi, il 44,3% è appannaggio delle tre grandi regioni del Nord: Piemonte in testa col 16,3%, seguito da Lombardia (15,3%) e Veneto (12,7%). Il Lazio (5,2%) e le tre grandi regioni del Sud (Campania 1%, Puglia 0,7% e Sicilia 3,3%) superano a stento il 10 per cento.

 Un divario di oltre 1 a 4, in aumento se si fa entrare nel calcolo la buona natalità delle altre tre regioni del Nord (Trentino Alto Adige col 7,2%, Friuli Venezia Giulia col 5,5% e Liguria col 5,2%), segnala che in Italia si è aperto un gap di democrazia imprenditoriale all'avvio della rivoluzione industriale 2.0. Mentre il Sud arranca, il Nord già corre la maratona dell'imprenditorialità innovativa gareggiando tra 400 milioni di imprenditori di 54 Paesi, secondo le stime del Global entrepreneurship monitor. Ma anche l'Emilia-Romagna, culla della piccola imprenditorialità manifatturiera del Novecento, è in difficoltà, come mostra l'assenza dalla classifica delle 5 province top (Torino seguita da Padova, Trento, Milano e Roma) per numero di startup innovative.

 Le aspettative evocate da tante agende governative si scontrano con la dura forza dei fatti. Lo spread imprenditoriale Nord-Sud, con le regioni di mezzo che potrebbero pericolosamente pendere verso il Meridione, si allarga per la spinta asimmetrica esercitata dalla divaricazione della natalità imprenditoriale innovativa e si approfondisce per lo sforzo anzitutto di creatività, robusto a Nord e debole a Sud, teso a trasformare la base industriale facendo leva sull'emergente e convergente imprenditorialità Nbic (nano-bio-info-cognitiva). È questa l'imprenditorialità che gioca un ruolo decisivo nel plasmare il futuro dell'economia e che offre le più promettenti opportunità di lavoro.

 Se il Nord ha bisogno di abbastanza imprenditori per innovare diversi settori e creare opportunità sufficienti per i vari strati della sua popolazione, nel Sud è tanta la fame di lavoro che solo un boom d'imprenditorialità innovativa potrebbe soddisfarla. Intanto è il Nord che fa suo l'effetto domino provocato da un crescente numero di imprenditori innovativi. Il Global entrepreneurship monitor stima che uno su tre di costoro è capace di attrarre la curiosità di una terza persona e di stimolarne la propensione all'imprenditorialità.

 Se con l'effetto domino il numero di startup innovative continuerà a salire, il Nord del Paese si troverà pieno di innovatori e creatori d'impresa pronti ad assumersi dei rischi in un futuro non troppo lontano. Nuove idee, nuovi modi di fare business, nuovi clienti entreranno ogni giorno nelle comunità territoriali del Settentrione. E con la quantità aumenterà la qualità della nuova imprenditoria, con startup innovative ad alto e sostenibile nel tempo potenziale di crescita, quindi in grado di produrre un abbondante raccolto di occupazione aggiuntiva. 

Con la forza dei fatti che dà al Nord il benvenuto nel mondo dell'imprenditorialità innovativa, quale ruolo la politica dovrebbe svolgere per scongiurare un divario incolmabile Nord-Sud? Alla politica spetta il ruolo di reinventare il governo, appropriandosi dello spirito imprenditoriale 2.0 per trasformare il settore pubblico. Gli imprenditori innovativi sono particolarmente sensibili alla certezza del diritto e al principio di legalità. Più l'una e l'altro sono aleatori, minore sarà il loro numero e solo una piccola minoranza aspirerà a creare imprese in grado di crescere. In assenza di innovazioni dirompenti che intervengano sulla rule of law, l'impatto economico dello spirito imprenditoriale resterà estremamente debole nel Meridione. Sul come innovare, un messaggio forte viene anche dalla generazione del Millennio nei Paesi alla frontiera delle innovazioni. Negli Usa il 54% dei "Millennials" vuole creare un'impresa o ha già maturato una prima esperienza imprenditoriale. È una generazione che non aspira al "posto sicuro", ma che è molto propensa a porsi a cavallo tra imprenditorialità e occupazione alle dipendenze.

 Quanto si ridurrebbe il gap d'imprenditorialità innovativa Nord-Sud se nel Meridione il settore pubblico non fosse più il datore di lavoro (per di più clientelare) bensì l'agente che facilita la nascita di startup innovative? E poiché i processi d'apprendimento sono la culla della rivoluzione industriale 2.0, è dalla scuola che il settore pubblico dovrebbe iniziare l'opera di trasformazione. Con una generazione meridionale del Millennio che condivida spirito, passione e attitudini imprenditoriali alla pari dei coetanei del Nord Italia, dei Paesi più evoluti e di quelli emergenti, si restringerebbe lo spread imprenditoriale che oggi relega il Sud alla periferia della rivoluzione in corso nel segno dell'innovazione. Il divario secolare Nord-Sud cederebbe gradualmente il posto alla convergenza imprenditoriale 2.0.

di Piero Formica - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/amsLR
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di Piero Formica - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/amsLR

I dati resi noti dal registro imprese delle Camere di commercio sulle startup innovative in Italia sono un campanello d'allarme per la coesione economica e sociale del Paese. Il divario Nord-Sud che strutturalmente affligge l'economia italiana ha un nuovo focolaio nella creazione di imprese trainate dall'innovazione. All'11 marzo 2013, delle 307 società costituende o già costituite da non oltre 48 mesi, il 44,3% è appannaggio delle tre grandi regioni del Nord: Piemonte in testa col 16,3%, seguito da Lombardia (15,3%) e Veneto (12,7%). Il Lazio (5,2%) e le tre grandi regioni del Sud (Campania 1%, Puglia 0,7% e Sicilia 3,3%) superano a stento il 10 per cento.

 Un divario di oltre 1 a 4, in aumento se si fa entrare nel calcolo la buona natalità delle altre tre regioni del Nord (Trentino Alto Adige col 7,2%, Friuli Venezia Giulia col 5,5% e Liguria col 5,2%), segnala che in Italia si è aperto un gap di democrazia imprenditoriale all'avvio della rivoluzione industriale 2.0. Mentre il Sud arranca, il Nord già corre la maratona dell'imprenditorialità innovativa gareggiando tra 400 milioni di imprenditori di 54 Paesi, secondo le stime del Global entrepreneurship monitor. Ma anche l'Emilia-Romagna, culla della piccola imprenditorialità manifatturiera del Novecento, è in difficoltà, come mostra l'assenza dalla classifica delle 5 province top (Torino seguita da Padova, Trento, Milano e Roma) per numero di startup innovative.

 Le aspettative evocate da tante agende governative si scontrano con la dura forza dei fatti. Lo spread imprenditoriale Nord-Sud, con le regioni di mezzo che potrebbero pericolosamente pendere verso il Meridione, si allarga per la spinta asimmetrica esercitata dalla divaricazione della natalità imprenditoriale innovativa e si approfondisce per lo sforzo anzitutto di creatività, robusto a Nord e debole a Sud, teso a trasformare la base industriale facendo leva sull'emergente e convergente imprenditorialità Nbic (nano-bio-info-cognitiva). È questa l'imprenditorialità che gioca un ruolo decisivo nel plasmare il futuro dell'economia e che offre le più promettenti opportunità di lavoro.

 Se il Nord ha bisogno di abbastanza imprenditori per innovare diversi settori e creare opportunità sufficienti per i vari strati della sua popolazione, nel Sud è tanta la fame di lavoro che solo un boom d'imprenditorialità innovativa potrebbe soddisfarla. Intanto è il Nord che fa suo l'effetto domino provocato da un crescente numero di imprenditori innovativi. Il Global entrepreneurship monitor stima che uno su tre di costoro è capace di attrarre la curiosità di una terza persona e di stimolarne la propensione all'imprenditorialità.

 Se con l'effetto domino il numero di startup innovative continuerà a salire, il Nord del Paese si troverà pieno di innovatori e creatori d'impresa pronti ad assumersi dei rischi in un futuro non troppo lontano. Nuove idee, nuovi modi di fare business, nuovi clienti entreranno ogni giorno nelle comunità territoriali del Settentrione. E con la quantità aumenterà la qualità della nuova imprenditoria, con startup innovative ad alto e sostenibile nel tempo potenziale di crescita, quindi in grado di produrre un abbondante raccolto di occupazione aggiuntiva. 

Con la forza dei fatti che dà al Nord il benvenuto nel mondo dell'imprenditorialità innovativa, quale ruolo la politica dovrebbe svolgere per scongiurare un divario incolmabile Nord-Sud? Alla politica spetta il ruolo di reinventare il governo, appropriandosi dello spirito imprenditoriale 2.0 per trasformare il settore pubblico. Gli imprenditori innovativi sono particolarmente sensibili alla certezza del diritto e al principio di legalità. Più l'una e l'altro sono aleatori, minore sarà il loro numero e solo una piccola minoranza aspirerà a creare imprese in grado di crescere. In assenza di innovazioni dirompenti che intervengano sulla rule of law, l'impatto economico dello spirito imprenditoriale resterà estremamente debole nel Meridione. Sul come innovare, un messaggio forte viene anche dalla generazione del Millennio nei Paesi alla frontiera delle innovazioni. Negli Usa il 54% dei "Millennials" vuole creare un'impresa o ha già maturato una prima esperienza imprenditoriale. È una generazione che non aspira al "posto sicuro", ma che è molto propensa a porsi a cavallo tra imprenditorialità e occupazione alle dipendenze.

 Quanto si ridurrebbe il gap d'imprenditorialità innovativa Nord-Sud se nel Meridione il settore pubblico non fosse più il datore di lavoro (per di più clientelare) bensì l'agente che facilita la nascita di startup innovative? E poiché i processi d'apprendimento sono la culla della rivoluzione industriale 2.0, è dalla scuola che il settore pubblico dovrebbe iniziare l'opera di trasformazione. Con una generazione meridionale del Millennio che condivida spirito, passione e attitudini imprenditoriali alla pari dei coetanei del Nord Italia, dei Paesi più evoluti e di quelli emergenti, si restringerebbe lo spread imprenditoriale che oggi relega il Sud alla periferia della rivoluzione in corso nel segno dell'innovazione. Il divario secolare Nord-Sud cederebbe gradualmente il posto alla convergenza imprenditoriale 2.0.

di Piero Formica - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/amsLR

lunedì 25 marzo 2013

#Sud, abbandonato a se stesso ma generoso con gli altri

di LINO PATRUNO

La situazione è questa. Chissà come e quando si riuscirà a fare un governo. Si teme di dover andare di nuovo a votare lasciando il Paese ai negozi che scompaiono, ai fallimenti delle imprese, alla gente che va a mangiare alla mensa comunale, al pianto di chi ha perso anche la dignità, ai suicidi di chi non ce la fa. Un giovane su tre non lavora. Il rischio che Cipro sia costretta a uscire dall’euro per l’ennesima idiozia dell’Europa sta allarmando anche l’Italia dei piccoli risparmiatori.

Per fortuna la gente scoraggiata riacquista un po’ di fiducia grazie a papa Francesco che promette primavera: ma è solo un cerino per riscaldarsi.

Figuriamoci se, in un clima del genere, qualcuno alza il dito e dice: ma di Sud, non parliamo? Per favore, non disturbi.

Eppure solo pochi giorni fa il Censis lo ha descritto come “abbandonato a se stesso”. Con 300mila posti di lavoro persi in pochi anni: come trecento Bridgestone che avessero chiuso. Con un divario verso il Centro Nord che aumenta invece di diminuire. Con una famiglia su quattro povera: una ogni due piani di un condominio. Con un reddito addirittura più basso di quello della Grecia: addirittura. E una classe dirigente non solo incapace di disturbare, ma “rinsecchita” (come dice De Rita, presidente dello stesso Censis).

Quanti meridionali ci sono fra gli attuali leader politici? Berlusconi è di Milano, Monti di Varese, Bersani di Piacenza, Grillo di Genova. Resta Vendola, ma ha il 3 per cento e neanche lui sa ancòra bene che fare da grande fra Roma e Puglia. Mentre gli stessi meridionali, specialisti nel farsi del male, continuano a dire: eh, ma noi li abbiamo avuti i capi di governo e non ne abbiamo saputo approfittare. In 152 anni di unità d’Italia, solo per 25 anni un sudista primo ministro: se qualcuno si accontenta, festeggi pure.

Soprattutto, Sud non solo assente dai pensieri, dai dibattiti tv, dai programmi dei partiti, dalle cose urgenti da fare, dai tre o otto punti prioritari. Problema del Sud come “grande fallimento collettivo”, ha arrischiato recentemente a scrivere il maggior giornale italiano in un momento di distrazione. Ma Sud molesto e pernicioso: se non ci fosse, si è convinti, l’Italia sarebbe una Germania. Senza il minimo sospetto che l’Italia sarebbe la Germania se il Sud ci fosse a pieno titolo, non il contrario. E che, tanto per fare un esempio, l’Asia sta diventando un colosso non grazie al ricco e stremato Giappone, ma grazie agli ex poveri Cina e India.

E però, con tutti i soldi che diamo al Sud. Neanche un euro, e da tempo. Solo fondi europei, che tuttavia non si aggiungono ma sostituiscono la spesa che dovrebbe fare lo Stato. Anzi, chi lo sa? Dei 550mila progetti di “coesione” europea fra il 2007 e il 2013, oltre il 73 per cento sono andati al Centro Nord, solo il resto al Sud: incredibile ma vero. E “coesione” significa riduzione delle differenze, non aumento. Dice: ma il Sud li utilizza per fare rotonde e marciapiedi, non grandi opere. E’ vero, perché nessuno va a vedere che il Friuli li utilizza per diffondere le “tecniche di tatuaggio artistico”.

Fatti bene i conti, è il Sud povero a sostenere il Nord ricco, visto che in questo momento riceve dallo Stato meno di quanto paga in tasse. Visto che anche con le sue tasse, si pagano interessi a chi al Nord ha titoli pubblici (Buoni del tesoro e compagnia). E visto che con gli utili delle banche al Sud ingrassa le fondazioni bancarie al Nord.

Sono solo esempi, magari incredibili per gli stessi autocritici meridionali: ma in tempi di Internet, tutto verificabile con un clic sul sito giusto. Altro che 75 per cento delle sue tasse che la Lega Nord vorrebbe trattenere a casa sua, e che già più o meno trattiene. Dovrebbero rinunciare alla spesa dello Stato, pagarsi ospedali e bus, e non gli conviene. Tranne che non vogliano l’uno e l’altro, nel rinsecchimento (appunto) della classe dirigente meridionale, disinformata e incapace di reagire.

E tuttavia, chissà che non venga proprio dal vituperato Sud l’esempio opposto alla sua nomea. Come dalla Sicilia, sempre additata per i suoi sprechi, senza andare a vedere cosa avviene nelle altre regioni a statuto speciale del Nord. Ma Sicilia che abolisce le sue province mentre in campo nazionale si è sempre fatto solo finta. Con la sospensione delle elezioni già previste per maggio. E province da sostituire con liberi consorzi di Comuni che mettano insieme i servizi, dagli asili all’assistenza domiciliare per gli anziani, riducendo le spese e aumentando l’efficienza.

Vedremo come finirà. Resterebbe comunque la conferma che, a onta dei pregiudizi, c’è un Sud che funziona (o tenta di funzionare) e un Sud che non funziona. Come tutta l’Italia. Solo che il Sud è Sud, e tanto basta per crocifiggerlo.

Fonte: Gazzetta del mezzogiorno

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di LINO PATRUNO

La situazione è questa. Chissà come e quando si riuscirà a fare un governo. Si teme di dover andare di nuovo a votare lasciando il Paese ai negozi che scompaiono, ai fallimenti delle imprese, alla gente che va a mangiare alla mensa comunale, al pianto di chi ha perso anche la dignità, ai suicidi di chi non ce la fa. Un giovane su tre non lavora. Il rischio che Cipro sia costretta a uscire dall’euro per l’ennesima idiozia dell’Europa sta allarmando anche l’Italia dei piccoli risparmiatori.

Per fortuna la gente scoraggiata riacquista un po’ di fiducia grazie a papa Francesco che promette primavera: ma è solo un cerino per riscaldarsi.

Figuriamoci se, in un clima del genere, qualcuno alza il dito e dice: ma di Sud, non parliamo? Per favore, non disturbi.

Eppure solo pochi giorni fa il Censis lo ha descritto come “abbandonato a se stesso”. Con 300mila posti di lavoro persi in pochi anni: come trecento Bridgestone che avessero chiuso. Con un divario verso il Centro Nord che aumenta invece di diminuire. Con una famiglia su quattro povera: una ogni due piani di un condominio. Con un reddito addirittura più basso di quello della Grecia: addirittura. E una classe dirigente non solo incapace di disturbare, ma “rinsecchita” (come dice De Rita, presidente dello stesso Censis).

Quanti meridionali ci sono fra gli attuali leader politici? Berlusconi è di Milano, Monti di Varese, Bersani di Piacenza, Grillo di Genova. Resta Vendola, ma ha il 3 per cento e neanche lui sa ancòra bene che fare da grande fra Roma e Puglia. Mentre gli stessi meridionali, specialisti nel farsi del male, continuano a dire: eh, ma noi li abbiamo avuti i capi di governo e non ne abbiamo saputo approfittare. In 152 anni di unità d’Italia, solo per 25 anni un sudista primo ministro: se qualcuno si accontenta, festeggi pure.

Soprattutto, Sud non solo assente dai pensieri, dai dibattiti tv, dai programmi dei partiti, dalle cose urgenti da fare, dai tre o otto punti prioritari. Problema del Sud come “grande fallimento collettivo”, ha arrischiato recentemente a scrivere il maggior giornale italiano in un momento di distrazione. Ma Sud molesto e pernicioso: se non ci fosse, si è convinti, l’Italia sarebbe una Germania. Senza il minimo sospetto che l’Italia sarebbe la Germania se il Sud ci fosse a pieno titolo, non il contrario. E che, tanto per fare un esempio, l’Asia sta diventando un colosso non grazie al ricco e stremato Giappone, ma grazie agli ex poveri Cina e India.

E però, con tutti i soldi che diamo al Sud. Neanche un euro, e da tempo. Solo fondi europei, che tuttavia non si aggiungono ma sostituiscono la spesa che dovrebbe fare lo Stato. Anzi, chi lo sa? Dei 550mila progetti di “coesione” europea fra il 2007 e il 2013, oltre il 73 per cento sono andati al Centro Nord, solo il resto al Sud: incredibile ma vero. E “coesione” significa riduzione delle differenze, non aumento. Dice: ma il Sud li utilizza per fare rotonde e marciapiedi, non grandi opere. E’ vero, perché nessuno va a vedere che il Friuli li utilizza per diffondere le “tecniche di tatuaggio artistico”.

Fatti bene i conti, è il Sud povero a sostenere il Nord ricco, visto che in questo momento riceve dallo Stato meno di quanto paga in tasse. Visto che anche con le sue tasse, si pagano interessi a chi al Nord ha titoli pubblici (Buoni del tesoro e compagnia). E visto che con gli utili delle banche al Sud ingrassa le fondazioni bancarie al Nord.

Sono solo esempi, magari incredibili per gli stessi autocritici meridionali: ma in tempi di Internet, tutto verificabile con un clic sul sito giusto. Altro che 75 per cento delle sue tasse che la Lega Nord vorrebbe trattenere a casa sua, e che già più o meno trattiene. Dovrebbero rinunciare alla spesa dello Stato, pagarsi ospedali e bus, e non gli conviene. Tranne che non vogliano l’uno e l’altro, nel rinsecchimento (appunto) della classe dirigente meridionale, disinformata e incapace di reagire.

E tuttavia, chissà che non venga proprio dal vituperato Sud l’esempio opposto alla sua nomea. Come dalla Sicilia, sempre additata per i suoi sprechi, senza andare a vedere cosa avviene nelle altre regioni a statuto speciale del Nord. Ma Sicilia che abolisce le sue province mentre in campo nazionale si è sempre fatto solo finta. Con la sospensione delle elezioni già previste per maggio. E province da sostituire con liberi consorzi di Comuni che mettano insieme i servizi, dagli asili all’assistenza domiciliare per gli anziani, riducendo le spese e aumentando l’efficienza.

Vedremo come finirà. Resterebbe comunque la conferma che, a onta dei pregiudizi, c’è un Sud che funziona (o tenta di funzionare) e un Sud che non funziona. Come tutta l’Italia. Solo che il Sud è Sud, e tanto basta per crocifiggerlo.

Fonte: Gazzetta del mezzogiorno

venerdì 22 marzo 2013

Lamezia Terme sabato 23 Marzo 2013: Partito del Sud Pr. Catanzaro - Assemblea Iscritti e Simpatizzanti

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Formia (LT): Parte la campagna elettorale di Augusto Ciccolella







"ANIMA POPOLARE UN ANIMA POPOLARE AL TUO FIANCO!! IL 26/27 MAGGIO RIPUDIA I SOLITI NOMI!! SCACCIA CHI "TI AMA" SOLO ORA !!!!!!!". Parte con queste parole la campagna elettorale di Augusto Ciccolella, candidato sindaco al Comune di Formia, capeggiato da ben due movimenti; Diritti e libertà e Partito del Sud. In bocca al lupo!

Fonte: Golfoedintorni

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"ANIMA POPOLARE UN ANIMA POPOLARE AL TUO FIANCO!! IL 26/27 MAGGIO RIPUDIA I SOLITI NOMI!! SCACCIA CHI "TI AMA" SOLO ORA !!!!!!!". Parte con queste parole la campagna elettorale di Augusto Ciccolella, candidato sindaco al Comune di Formia, capeggiato da ben due movimenti; Diritti e libertà e Partito del Sud. In bocca al lupo!

Fonte: Golfoedintorni

giovedì 21 marzo 2013

De Magistris: situazione drammatica, pronti a sforare il patto di stabilità


Il primo cittadino: tutti i sindaci chiedono di dare immediatamente seguito allo sblocco di 9 miliardi di euro

Luigi de MagistrisLuigi de Magistris
NAPOLI - «Tutti i Comuni da Nord a Sud sono pronti a sforare il Patto di stabilità se il Governo tra oggi e domani non sbloccherà i fondi». A riferire la posizione emersa dalla riunione dell'Anci, che si è svolta stamattina a Roma al teatro Caprarica, è il sindaco di Napoli Luigi de Magistris.
Il primo cittadino di Napoli, ha sottolineato come il Governo «sia chiamato a dare immediatamente seguito allo sblocco di circa 9 miliardi di euro che sono indispensabili e, al tempo stesso, è necessario - ha aggiunto de Magistris - allentare il Patto di stabilità che sta distruggen do il Paese ».
Secondo de Magistris «non c'è più tempo» e, pertanto, non è possibile attendere la formazione del nuovo Governo. «L'erogazione dei fondi - ha affermato il sindaco di Napoli - rientra nell'ordinaria amministrazione e, quindi, il Governo in carica può e deve procedere». Il primo cittadino di Napoli ha sottolineato come la battaglia portata avanti dall'Anci e da tutti i sindaci è «battaglia di democrazia».
La situazione è drammatica, è a rischio la tenuta sociale», aggiunge de Magistris. «Senza liquidità sono a rischio le imprese, i lavoratori e la liquidità stessa dei Comuni». Una carenza di risorse economiche che - sottolinea - per Napoli è ancora più grave avendo aderito al piano di pre dissesto. Abbiamo l'assoluta necessità che venga erogato subito il fondo di anticipazione che il Comune attende dal mese di febbraio«


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Il primo cittadino: tutti i sindaci chiedono di dare immediatamente seguito allo sblocco di 9 miliardi di euro

Luigi de MagistrisLuigi de Magistris
NAPOLI - «Tutti i Comuni da Nord a Sud sono pronti a sforare il Patto di stabilità se il Governo tra oggi e domani non sbloccherà i fondi». A riferire la posizione emersa dalla riunione dell'Anci, che si è svolta stamattina a Roma al teatro Caprarica, è il sindaco di Napoli Luigi de Magistris.
Il primo cittadino di Napoli, ha sottolineato come il Governo «sia chiamato a dare immediatamente seguito allo sblocco di circa 9 miliardi di euro che sono indispensabili e, al tempo stesso, è necessario - ha aggiunto de Magistris - allentare il Patto di stabilità che sta distruggen do il Paese ».
Secondo de Magistris «non c'è più tempo» e, pertanto, non è possibile attendere la formazione del nuovo Governo. «L'erogazione dei fondi - ha affermato il sindaco di Napoli - rientra nell'ordinaria amministrazione e, quindi, il Governo in carica può e deve procedere». Il primo cittadino di Napoli ha sottolineato come la battaglia portata avanti dall'Anci e da tutti i sindaci è «battaglia di democrazia».
La situazione è drammatica, è a rischio la tenuta sociale», aggiunge de Magistris. «Senza liquidità sono a rischio le imprese, i lavoratori e la liquidità stessa dei Comuni». Una carenza di risorse economiche che - sottolinea - per Napoli è ancora più grave avendo aderito al piano di pre dissesto. Abbiamo l'assoluta necessità che venga erogato subito il fondo di anticipazione che il Comune attende dal mese di febbraio«


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mercoledì 20 marzo 2013

PIU' A SUD - LA VIGNETTA DI FRANCO GALLO


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Consiglieri comunali di Napoli in sciopero della fame...

Partito del Sud - Napoli:  Riceviamo dall'Ufficio Comunicazione di Luigi de Magistris e, postiamo :


PIENO SOSTEGNO INIZIATIVA CONSIGLIERI 

"Un'iniziativa che non può che trovare il sostegno del sindaco e che aspira a sensibilizzare un governo che, ancora oggi, risulta sordo al grido di allarme proveniente da Napoli. Un governo che non ha preso in considerazione le istanze che da mesi stiamo portando avanti, sollevando tutta la nostra preoccupazione per l'acuirsi del conflitto sociale, esortando al rispetto dei diritti dei cittadini, invitando all'attuazione della Costituzione per tenere viva la nostra democrazia. L'amministrazione ha fatto la sua parte, predisponendo il piano di riequilibrio finanziario, adesso la responsabilità è del governo ed, in particolare, del ministero dell'Economia. I tempi sono stretti perchè i bisogni dei cittadini non possono più aspettare: da questa settimana, quindi, apriremo una stagione di mobilitazione senza precedenti, affinchè il governo proceda all'anticipazione del fondo di rotazione a cui la città ha diritto avendo aderito al decreto 174". Lo afferma il sindaco di Napoli commentando l'iniziativa odierna intrapresa dai consiglieri della maggioranza.

NIENTE FONDI A COMUNE NAPOLI, OCCUPATO CONSIGLIO COMUNALE CONSIGLIERI DI DIVERSI GRUPPI INIZIANO SCIOPERO DELLA FAME NAPOLI

(ANSA) - NAPOLI, 19 MAR - I gruppi consiliari di Italia dei valori, Verdi e Napoli è tua hanno occupato l'aula del 
Consiglio comunale di Napoli e hanno iniziato lo sciopero della fame. All'origine della protesta, il mancato sblocco dei fondi previsti a seguito dell'adesione al decreto 174. L'iniziativa è stata promossa dal gruppo dell'Idv e ha subito ottenuto l'adesione delle altre forze politiche. In aula anche l'assessore alle Pari opportunità Giuseppina Tommasielli. Secondo quanto riferito dal capogruppo Idv Franco Moxedano hanno dato disponibilità ad aderire alla protesta anche il gruppo di Federazione della sinistra e le forze di opposizione.(ANSA).



Fonte : Marzia Bonacci
Portavoce sindaco Luigi de Magistris
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Partito del Sud - Napoli:  Riceviamo dall'Ufficio Comunicazione di Luigi de Magistris e, postiamo :


PIENO SOSTEGNO INIZIATIVA CONSIGLIERI 

"Un'iniziativa che non può che trovare il sostegno del sindaco e che aspira a sensibilizzare un governo che, ancora oggi, risulta sordo al grido di allarme proveniente da Napoli. Un governo che non ha preso in considerazione le istanze che da mesi stiamo portando avanti, sollevando tutta la nostra preoccupazione per l'acuirsi del conflitto sociale, esortando al rispetto dei diritti dei cittadini, invitando all'attuazione della Costituzione per tenere viva la nostra democrazia. L'amministrazione ha fatto la sua parte, predisponendo il piano di riequilibrio finanziario, adesso la responsabilità è del governo ed, in particolare, del ministero dell'Economia. I tempi sono stretti perchè i bisogni dei cittadini non possono più aspettare: da questa settimana, quindi, apriremo una stagione di mobilitazione senza precedenti, affinchè il governo proceda all'anticipazione del fondo di rotazione a cui la città ha diritto avendo aderito al decreto 174". Lo afferma il sindaco di Napoli commentando l'iniziativa odierna intrapresa dai consiglieri della maggioranza.

NIENTE FONDI A COMUNE NAPOLI, OCCUPATO CONSIGLIO COMUNALE CONSIGLIERI DI DIVERSI GRUPPI INIZIANO SCIOPERO DELLA FAME NAPOLI

(ANSA) - NAPOLI, 19 MAR - I gruppi consiliari di Italia dei valori, Verdi e Napoli è tua hanno occupato l'aula del 
Consiglio comunale di Napoli e hanno iniziato lo sciopero della fame. All'origine della protesta, il mancato sblocco dei fondi previsti a seguito dell'adesione al decreto 174. L'iniziativa è stata promossa dal gruppo dell'Idv e ha subito ottenuto l'adesione delle altre forze politiche. In aula anche l'assessore alle Pari opportunità Giuseppina Tommasielli. Secondo quanto riferito dal capogruppo Idv Franco Moxedano hanno dato disponibilità ad aderire alla protesta anche il gruppo di Federazione della sinistra e le forze di opposizione.(ANSA).



Fonte : Marzia Bonacci
Portavoce sindaco Luigi de Magistris

lunedì 18 marzo 2013

IMPORTANTE PER NAPOLI E LOTTA CLAN....

Da Partito del Sud - Napoli: Riceviamo dall'Ufficio Comunicazione di Luigi de Magistris e, con apprezzamento, postiamo 


Il sindaco di Napoli, insieme all'assessore ai beni confiscati e agli spazi comuni Carmine Piscopo, ha visitato, domenica mattina, l'immobile “La Gloriette”, sito in via Petrarca, e confiscato al boss Michele Zaza. Il bene confiscato è stato assegnato dal Comune di Napoli alla cooperativa sociale Orsa Maggiore, con lo scopo di realizzarvi un centro polivalente per aiutare e assistere le persone, in particolare giovani, con problemi di disabilità ed emarginazione. Mentre il terreno circostante e alcuni terranei sono stati assegnati all'associazione Libera, per promuovere percorsi di legalità anche per mezzo della creazione di laboratori operativi e produttivi (radio della legalità e piantumazione delle piante grasse provenienti dal Madagascar per il microclima). Le attività della cooperativa cominceranno in primavera. “Si tratta di una pagina importante per Napoli, che non ha soltanto un valore sul piano simbolico ma anche pratico: restituire alla collettività quei beni confiscati alla camorra consente non solo di lanciare un messaggio netto di legalità e democrazia, ma anche di attuare iniziative che aiutano, concretamente, le persone socialmente più bisognose e, spesso, riescono ad aprire anche importanti prospettive occupazionali. Il positivo contrasto alle mafie è, infatti, il prodotto di vari livelli di intervento da parte delle istituzioni e delle associazioni, di cui l'aspetto più bello consiste, probabilmente, proprio in questa riappropriazione democratica e dal basso di spazi sottratti alla criminalità organizzata. Una riappropriazione che deve essere favorita e promossa dallo Stato e dalle amministrazioni locali”, così il sindaco di Napoli Luigi de Magistris commenta la visita di domenica presso La Gloriette.

Marzia Bonacci
portavoce Luigi de Magistris


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Da Partito del Sud - Napoli: Riceviamo dall'Ufficio Comunicazione di Luigi de Magistris e, con apprezzamento, postiamo 


Il sindaco di Napoli, insieme all'assessore ai beni confiscati e agli spazi comuni Carmine Piscopo, ha visitato, domenica mattina, l'immobile “La Gloriette”, sito in via Petrarca, e confiscato al boss Michele Zaza. Il bene confiscato è stato assegnato dal Comune di Napoli alla cooperativa sociale Orsa Maggiore, con lo scopo di realizzarvi un centro polivalente per aiutare e assistere le persone, in particolare giovani, con problemi di disabilità ed emarginazione. Mentre il terreno circostante e alcuni terranei sono stati assegnati all'associazione Libera, per promuovere percorsi di legalità anche per mezzo della creazione di laboratori operativi e produttivi (radio della legalità e piantumazione delle piante grasse provenienti dal Madagascar per il microclima). Le attività della cooperativa cominceranno in primavera. “Si tratta di una pagina importante per Napoli, che non ha soltanto un valore sul piano simbolico ma anche pratico: restituire alla collettività quei beni confiscati alla camorra consente non solo di lanciare un messaggio netto di legalità e democrazia, ma anche di attuare iniziative che aiutano, concretamente, le persone socialmente più bisognose e, spesso, riescono ad aprire anche importanti prospettive occupazionali. Il positivo contrasto alle mafie è, infatti, il prodotto di vari livelli di intervento da parte delle istituzioni e delle associazioni, di cui l'aspetto più bello consiste, probabilmente, proprio in questa riappropriazione democratica e dal basso di spazi sottratti alla criminalità organizzata. Una riappropriazione che deve essere favorita e promossa dallo Stato e dalle amministrazioni locali”, così il sindaco di Napoli Luigi de Magistris commenta la visita di domenica presso La Gloriette.

Marzia Bonacci
portavoce Luigi de Magistris


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domenica 17 marzo 2013

'Briganti o emigranti'


Di Marenza De Michele

Una fiammella per ogni vita spenta nel tragico tentativo di difendere la propria terra e la propria libertà -uomini donne bambini- in una guerra in cui gli esiti potevano anche essere scontati, troppa disparità di forze, ma non altrettanto scontati gli effetti a lungo termine di cui ancora stiamo pagando il prezzo.
'Briganti o emigranti' -ed io faccio parte della seconda categoria- il dolore più forte è l'essere stati privati del proprio passato, della propria storia, e con essi della dignità e del valore di un popolo che non ha nulla di cui vergognarsi...una genìa diventata becera e maledetta non solo agli occhi di chi ha condotto il gioco, ma soprattutto agli occhi delle vittime, vittime due volte.
E allora io non posso festeggiare, voglio solo ricordare e chiedere a gran voce, ancora una volta, verità dignità e giustizia.
Rivoglio indietro la mia storia, rivoglio indietro l'orgoglio di essere meridionale, voglio che la parola SUD diventi il vessillo di una bandiera onorata esposta con fierezza dal suo popolo, non importa in quale landa desolata si ritrova a vivere.
E questo per noi che siamo vittime, noi appellati 'terroni', e per chi a sua volta ignaro continua a pagare le colpe dei padri inserito suo malgrado in un conflitto di cui non capisce il senso, vittima anche lui delle bugie e dei giochi sporchi.
Questo è per me il 17 Marzo...Unità? Ma quale unità...è ancora tutta da costruire, e un edificio non può avere come fondamenta la mistificazione, come in ogni famiglia bisogna cominciare da patti chiari e condivisi.
Io oggi voglio ricordare e chiedere ancora una volta VERITA'...tutto qui.

Buongiorno, per un nostro giorno della Memoria.
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Di Marenza De Michele

Una fiammella per ogni vita spenta nel tragico tentativo di difendere la propria terra e la propria libertà -uomini donne bambini- in una guerra in cui gli esiti potevano anche essere scontati, troppa disparità di forze, ma non altrettanto scontati gli effetti a lungo termine di cui ancora stiamo pagando il prezzo.
'Briganti o emigranti' -ed io faccio parte della seconda categoria- il dolore più forte è l'essere stati privati del proprio passato, della propria storia, e con essi della dignità e del valore di un popolo che non ha nulla di cui vergognarsi...una genìa diventata becera e maledetta non solo agli occhi di chi ha condotto il gioco, ma soprattutto agli occhi delle vittime, vittime due volte.
E allora io non posso festeggiare, voglio solo ricordare e chiedere a gran voce, ancora una volta, verità dignità e giustizia.
Rivoglio indietro la mia storia, rivoglio indietro l'orgoglio di essere meridionale, voglio che la parola SUD diventi il vessillo di una bandiera onorata esposta con fierezza dal suo popolo, non importa in quale landa desolata si ritrova a vivere.
E questo per noi che siamo vittime, noi appellati 'terroni', e per chi a sua volta ignaro continua a pagare le colpe dei padri inserito suo malgrado in un conflitto di cui non capisce il senso, vittima anche lui delle bugie e dei giochi sporchi.
Questo è per me il 17 Marzo...Unità? Ma quale unità...è ancora tutta da costruire, e un edificio non può avere come fondamenta la mistificazione, come in ogni famiglia bisogna cominciare da patti chiari e condivisi.
Io oggi voglio ricordare e chiedere ancora una volta VERITA'...tutto qui.

Buongiorno, per un nostro giorno della Memoria.

…TЀNENE 'O MARIUOLO 'NCUORPO!!


di Bruno Pappalardo, 

Certo, se c’è da attenersi alla locuzione letteraria è bizzarro assai.
D’accordo è un modo di dire ma ancora più strambo di quelle squisitamente metaforiche come il famoso ostinato cammello che da secoli cerca di penetrare la cruna dell’ago o quello sperso in un pagliaio. Insomma come si può contenere dentro di se un “mariuolo”.  
Un mariuolo  incarna unicamente  un individuo, una persona disonesta e furfante!
Non è  anima, essenza e neppure  borborigmo?
Faccio un esempio.
Oggi, al Senato, si è presentato Berlusconi con degli occhiali azzurri. Sono un paio di giorni che va esibendoli. Quelli erano/sono occhiali non da sole ma da “ visita fiscale ” per dipendenti pubblici, perseguitati da  Brunetta in quelle smargiassate rigoriste che mai a nulla portarono perché si scoprì che non c’era bisogno e l’assenteismo malandrino era nella media europea (anzi più bassa) ma servì a racimolare soldi per trattenute su assenze per malattia nella totalità quasi tutte vere
Ecco, un napoletano, a vederlo oggi,  avrebbe detto la fatale frase:
 “… e sé,sé… chisto tene ‘o mariuolo ‘ncuorpo”.

Va bene ma che vuol dire in sostanza? “AVERE UN SEGRETO INSINCERO, INFAME E SENTIRSI IN COLPA
Ebbene, questo tipo di meteorismo da fastidiosi spasmi!
ECCO UN ALTRO INCANCELLABILE  ESEMPIO:
Oggi è il 17 marzo e qualcuno festeggia l’ “Unità d’Italia”.
Tanto sangue si versò perché migliaia di partigiani, in difesa del proprio popolo e per i propri figli e per il proprio  Stato, furono uccisi; donne e bambini impalati da affilate baionette di garibaldini e bersaglieri.
Certo, per me, irriducibile  meridionalista, è un giorno amaro.
Allora mariuolo equivale alla  coscienza sporca, all’anima impura, bisunta di grasso nero e purulenta per il   pus della perfidia.
Ma mediterò sulla mia storia perché -  se è pur vero sia  diventata espressione un comune modo di dire – da essa dobbiamo imparare.  Allora, è da quella giornata sciagurata  che vorrò partire.  Si  lotterà ancora per costruire e nella quale mai, veramente mai vorrò/ si vorrà versare  una goccia di sangue.
Andrò, invece,  a Santa Chiara e mi segnerò il petto.
A quelle manifestazioni di festa, no, …non riuscirei ad andare! Mi sento pulito.  
Non mi ci trovo bene tra  tanti di loro che  “ténene ‘o mariuolo ‘ncuorpo”.
VIVA il SUD!

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di Bruno Pappalardo, 

Certo, se c’è da attenersi alla locuzione letteraria è bizzarro assai.
D’accordo è un modo di dire ma ancora più strambo di quelle squisitamente metaforiche come il famoso ostinato cammello che da secoli cerca di penetrare la cruna dell’ago o quello sperso in un pagliaio. Insomma come si può contenere dentro di se un “mariuolo”.  
Un mariuolo  incarna unicamente  un individuo, una persona disonesta e furfante!
Non è  anima, essenza e neppure  borborigmo?
Faccio un esempio.
Oggi, al Senato, si è presentato Berlusconi con degli occhiali azzurri. Sono un paio di giorni che va esibendoli. Quelli erano/sono occhiali non da sole ma da “ visita fiscale ” per dipendenti pubblici, perseguitati da  Brunetta in quelle smargiassate rigoriste che mai a nulla portarono perché si scoprì che non c’era bisogno e l’assenteismo malandrino era nella media europea (anzi più bassa) ma servì a racimolare soldi per trattenute su assenze per malattia nella totalità quasi tutte vere
Ecco, un napoletano, a vederlo oggi,  avrebbe detto la fatale frase:
 “… e sé,sé… chisto tene ‘o mariuolo ‘ncuorpo”.

Va bene ma che vuol dire in sostanza? “AVERE UN SEGRETO INSINCERO, INFAME E SENTIRSI IN COLPA
Ebbene, questo tipo di meteorismo da fastidiosi spasmi!
ECCO UN ALTRO INCANCELLABILE  ESEMPIO:
Oggi è il 17 marzo e qualcuno festeggia l’ “Unità d’Italia”.
Tanto sangue si versò perché migliaia di partigiani, in difesa del proprio popolo e per i propri figli e per il proprio  Stato, furono uccisi; donne e bambini impalati da affilate baionette di garibaldini e bersaglieri.
Certo, per me, irriducibile  meridionalista, è un giorno amaro.
Allora mariuolo equivale alla  coscienza sporca, all’anima impura, bisunta di grasso nero e purulenta per il   pus della perfidia.
Ma mediterò sulla mia storia perché -  se è pur vero sia  diventata espressione un comune modo di dire – da essa dobbiamo imparare.  Allora, è da quella giornata sciagurata  che vorrò partire.  Si  lotterà ancora per costruire e nella quale mai, veramente mai vorrò/ si vorrà versare  una goccia di sangue.
Andrò, invece,  a Santa Chiara e mi segnerò il petto.
A quelle manifestazioni di festa, no, …non riuscirei ad andare! Mi sento pulito.  
Non mi ci trovo bene tra  tanti di loro che  “ténene ‘o mariuolo ‘ncuorpo”.
VIVA il SUD!

NON CI PUO' ESSERE UNITA' SE NON C'E' UGUAGLIANZA - IL 17 MARZO C'E' POCO DA FESTEGGIARE




Non ci può essere unità se non c’è uguaglianza.
 Il 17 Marzo c’è poco da festeggiare

Ci accingiamo a rievocare il 17 marzo l’Unità d’Italia e ancora una volta, purtroppo, il rischio (molto concreto) è che la retorica prenda il sopravvento sulla sostanza.

L’Unità d’Italia acquista valore se gli italiani sono messi in condizioni di unità davanti alle sfide del futuro e del presente.

Non ci può essere unità se non c’è uguaglianza. E’ per questo motivo che il Partito del Sud invita istituzioni e cittadini a riflettere su quanto della sbandierata unità oggi è stato attuato a 155 anni dalla proclamazione (in francese) del Regno d’Italia.

Quello che oggi sappiamo è:
       Che la storia che viene raccontata e fatta studiare nelle scuole non è ciò che è veramente accaduto 155 anni fa.
       Che il Sud non era così arretrato così come lo si è voluto dipingere
       Che l’emigrazione dalle nostre terre  è iniziata dopo 1861
       Che la chiusura delle fabbriche, fiore all’occhiello del sud, si sono avute dopo l’Unità d’Italia
       Che il Brigantaggio non è stato un evento di delinquenza comune, ma è stato anche, e soprattutto, rivolta ai soprusi degli occupanti e dei signori subito passati con i vincitori.
       Che al Sud, ancora oggi, non ci sono ferrovie degne di questo nome
       Che al Sud, non ci sono investimenti infrastrutturali degni di questo nome
       Che al Sud, gli interessi bancari sono più elevati che al nord
       Che al Sud, le assicurazioni costano di più e che non è vero che al sud ci sono più truffe che in altre parti d’Italia (dati ISVAP)
       Che le assicurazioni auto sono obbligatorie e che quindi i cittadini del Sud onesti non possono essere discriminati rispetto a quelli del nord. (articolo 3 della Costituzione)
       Che l’agricoltura e l’agroalimentare sono l’ossatura portante della nostra economia e che invece vengono considerati come un elemento secondario del PIL.
       Che ciò che nei decenni è stato spacciato come intervento straordinario al sud da parte dello stato, si è rivelato in realtà un intervento sostituivo di quanto l’Italia doveva al Sud.
       Che non è vero che il Sud vive alle spalle del Nord.
       Che non è vero che il sistema universitario del Sud sia peggiore di quello del nord pur in presenza di investimenti minori, di forte discriminazione e di un’infima propaganda. 
       Che quasi la totalità degli interventi per favorire le imprese al Sud sono finiti alle imprese del nord che sono venute, hanno intercettato i finanziamenti e poi sono scappate via.
       Che il Sud è visto solo come un grande immenso mercato.
       Che il Sud non deve intraprendere.
       Che al Sud è concesso, per disperazione, di subire solo  il ricatto o lavoro o salute
       Che il Sud è visto, grazie a una connivenza vomitevole tra malavita, politica e imprese senza scrupoli (quasi sempre del nord), come una grande discarica.
       Che sulle scuole del Sud si investe molto meno (quasi nulla) rispetto alle scuole del nord
       Che le risorse del sud, petrolio, energie alternative, risorse varie del suolo e del sottosuolo, sono prelevate al sud per arricchire aziende del nord o del resto d’Europa per lasciare al sud solo l’inquinamento
       Che il Sud non merita una classe politica pronta a cedere tutto per un piatto di lenticchie
       Che tutti gli italiani hanno il diritto, con le preferenze, di votare gli uomini e le donne che li rappresentano.


Allora, se è vero tutto questo, chiediamo quanto meno di festeggiare la verità.

L’Unità si costruisce con i fatti e l’attenzione alle persone, ai cittadini,
non con la retorica.




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Non ci può essere unità se non c’è uguaglianza.
 Il 17 Marzo c’è poco da festeggiare

Ci accingiamo a rievocare il 17 marzo l’Unità d’Italia e ancora una volta, purtroppo, il rischio (molto concreto) è che la retorica prenda il sopravvento sulla sostanza.

L’Unità d’Italia acquista valore se gli italiani sono messi in condizioni di unità davanti alle sfide del futuro e del presente.

Non ci può essere unità se non c’è uguaglianza. E’ per questo motivo che il Partito del Sud invita istituzioni e cittadini a riflettere su quanto della sbandierata unità oggi è stato attuato a 155 anni dalla proclamazione (in francese) del Regno d’Italia.

Quello che oggi sappiamo è:
       Che la storia che viene raccontata e fatta studiare nelle scuole non è ciò che è veramente accaduto 155 anni fa.
       Che il Sud non era così arretrato così come lo si è voluto dipingere
       Che l’emigrazione dalle nostre terre  è iniziata dopo 1861
       Che la chiusura delle fabbriche, fiore all’occhiello del sud, si sono avute dopo l’Unità d’Italia
       Che il Brigantaggio non è stato un evento di delinquenza comune, ma è stato anche, e soprattutto, rivolta ai soprusi degli occupanti e dei signori subito passati con i vincitori.
       Che al Sud, ancora oggi, non ci sono ferrovie degne di questo nome
       Che al Sud, non ci sono investimenti infrastrutturali degni di questo nome
       Che al Sud, gli interessi bancari sono più elevati che al nord
       Che al Sud, le assicurazioni costano di più e che non è vero che al sud ci sono più truffe che in altre parti d’Italia (dati ISVAP)
       Che le assicurazioni auto sono obbligatorie e che quindi i cittadini del Sud onesti non possono essere discriminati rispetto a quelli del nord. (articolo 3 della Costituzione)
       Che l’agricoltura e l’agroalimentare sono l’ossatura portante della nostra economia e che invece vengono considerati come un elemento secondario del PIL.
       Che ciò che nei decenni è stato spacciato come intervento straordinario al sud da parte dello stato, si è rivelato in realtà un intervento sostituivo di quanto l’Italia doveva al Sud.
       Che non è vero che il Sud vive alle spalle del Nord.
       Che non è vero che il sistema universitario del Sud sia peggiore di quello del nord pur in presenza di investimenti minori, di forte discriminazione e di un’infima propaganda. 
       Che quasi la totalità degli interventi per favorire le imprese al Sud sono finiti alle imprese del nord che sono venute, hanno intercettato i finanziamenti e poi sono scappate via.
       Che il Sud è visto solo come un grande immenso mercato.
       Che il Sud non deve intraprendere.
       Che al Sud è concesso, per disperazione, di subire solo  il ricatto o lavoro o salute
       Che il Sud è visto, grazie a una connivenza vomitevole tra malavita, politica e imprese senza scrupoli (quasi sempre del nord), come una grande discarica.
       Che sulle scuole del Sud si investe molto meno (quasi nulla) rispetto alle scuole del nord
       Che le risorse del sud, petrolio, energie alternative, risorse varie del suolo e del sottosuolo, sono prelevate al sud per arricchire aziende del nord o del resto d’Europa per lasciare al sud solo l’inquinamento
       Che il Sud non merita una classe politica pronta a cedere tutto per un piatto di lenticchie
       Che tutti gli italiani hanno il diritto, con le preferenze, di votare gli uomini e le donne che li rappresentano.


Allora, se è vero tutto questo, chiediamo quanto meno di festeggiare la verità.

L’Unità si costruisce con i fatti e l’attenzione alle persone, ai cittadini,
non con la retorica.




venerdì 15 marzo 2013

In 10 anni 65 miliardi al Sud ! La Germania negli stessi anni 1500 miliardi all’Est.


svimez1Sono numeri impietosi quelli snocciolati nei giorni scorsi dallo SVIMEZ, numeri che inchiodano l’Italia e i suoi governi a una costatazione di fatto. Al Sud non si investe, al sud lo Stato italiano non investe. Sono 65 i miliardi spesi in 10 anni per il Sud italia.                                              Fonte:Sud24.it
Al momento dell’unificazione la Germania dell’Est contava circa 16 milioni di abitanti, molto più piccola della Germania Ovest, eppure i tedeschi hanno investito gran parte delle loro risorse proprio nell’Est perché avevano compreso benissimo che una nazione per essere competitiva deve essere messa tutta intera in grado di competere. Tutti devono partire da una condizione di uguaglianza per competere.
Il Sud Italia compreso la Sicilia ha quasi un terzo della popolazione italiana arriva, infatti, a quasi 21 milioni di abitanti. Per esso secondo lo SVIMEZ l’Italia investe lo 0,3% del PIL.
Così facendo non potrà mai essere uguale al resto d’Italia, non potrà mai competere e sarà sempre più area marginale se non depressa.
In altre nazioni, Germania in primis, si destinano più risorse alle aree depresse, in Italia si dice che si fa così, ma si fa tutt’altro. Anzi in Italia la regola del “cornuto è mazziato” è un dogma dal quale non ci si allontana.
Il Sud è penalizzato, ma per tutti i media è l’esempio dello spreco di risorse e dell’inefficienza. E’ il brutto anatroccolo.
Secondo i tedeschi “… una crescita economica regionale non adeguata può alla fine minacciare la stabilità di tutta l’economia”….
Il federalismo leghista invece prevede che le Regioni con maggior PIL mantengano gran parte delle proprie risorse e che ciascuna regione debba provvedere a sé stessa.
Peccato poi che in Italia le aziende che riescono ad avere parametri adeguati per intercettare fondi destinati al SUD sono quelle del nord (o straniere) che per decenni sono venute, hanno aperto, hanno usufruito dei fondi e poi sono o stanno scappando lasciando il deserto. Peccato che sempre le stesse aziende paghino le tasse nelle regioni dove hanno sede legale. Peccato che petrolio ed altre ricchezze del suolo vengano considerate proprietà dello Stato centrale e poi ai territori resti l’inquinamento e la ricchezza fugga altrove.
“I dati Svimez confermano del drammatico sottodimensionamento dei trasferimenti in conto capitale al Sud e nel contempo smontano i tanti luoghi comuni che descrivono il Mezzogiorno come una voragine senza fondo di denaro pubblico”. a dirlo è Sergio D’Antoni ex sindacalista e membro della segreteria nazionale del Partito Democratico “Dati alla mano, negli ultimi 15 anni e’ stato indirizzato sugli investimenti produttivi solo lo 0,3% del Pil nazionale. Un dato distante dalla quantita’ di risorse destinate alle aree forti del centro-nord e lontano anni luce dal 5 per cento, pari a 1500 miliardi di euro, di Pil destinato dalla Germania alle aree deboli dell’Est nello stesso lasso di tempo. L’esempio tedesco dimostra come una seria politica di investimenti produttivi e di coesione sociale e territoriale sia l’unica in grado di rilanciare l’economia di tutto il paese. Non ci sono strategie migliori per crescere di piu’, e meglio, insieme”.
Sarebbe il caso, aggiungiamo noi, che di questo fosse cosciente anche l’intero Partito Democratico che evidentemente (visti i risultati elettorali) al Sud non è venuto a fare campagna elettorale raccontando queste cose e impegnandosi di conseguenza. Sugli altri partiti stendiamo un velo pietoso.
di Michele Dell’Edera
Fonte:Sud24.it

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svimez1Sono numeri impietosi quelli snocciolati nei giorni scorsi dallo SVIMEZ, numeri che inchiodano l’Italia e i suoi governi a una costatazione di fatto. Al Sud non si investe, al sud lo Stato italiano non investe. Sono 65 i miliardi spesi in 10 anni per il Sud italia.                                              Fonte:Sud24.it
Al momento dell’unificazione la Germania dell’Est contava circa 16 milioni di abitanti, molto più piccola della Germania Ovest, eppure i tedeschi hanno investito gran parte delle loro risorse proprio nell’Est perché avevano compreso benissimo che una nazione per essere competitiva deve essere messa tutta intera in grado di competere. Tutti devono partire da una condizione di uguaglianza per competere.
Il Sud Italia compreso la Sicilia ha quasi un terzo della popolazione italiana arriva, infatti, a quasi 21 milioni di abitanti. Per esso secondo lo SVIMEZ l’Italia investe lo 0,3% del PIL.
Così facendo non potrà mai essere uguale al resto d’Italia, non potrà mai competere e sarà sempre più area marginale se non depressa.
In altre nazioni, Germania in primis, si destinano più risorse alle aree depresse, in Italia si dice che si fa così, ma si fa tutt’altro. Anzi in Italia la regola del “cornuto è mazziato” è un dogma dal quale non ci si allontana.
Il Sud è penalizzato, ma per tutti i media è l’esempio dello spreco di risorse e dell’inefficienza. E’ il brutto anatroccolo.
Secondo i tedeschi “… una crescita economica regionale non adeguata può alla fine minacciare la stabilità di tutta l’economia”….
Il federalismo leghista invece prevede che le Regioni con maggior PIL mantengano gran parte delle proprie risorse e che ciascuna regione debba provvedere a sé stessa.
Peccato poi che in Italia le aziende che riescono ad avere parametri adeguati per intercettare fondi destinati al SUD sono quelle del nord (o straniere) che per decenni sono venute, hanno aperto, hanno usufruito dei fondi e poi sono o stanno scappando lasciando il deserto. Peccato che sempre le stesse aziende paghino le tasse nelle regioni dove hanno sede legale. Peccato che petrolio ed altre ricchezze del suolo vengano considerate proprietà dello Stato centrale e poi ai territori resti l’inquinamento e la ricchezza fugga altrove.
“I dati Svimez confermano del drammatico sottodimensionamento dei trasferimenti in conto capitale al Sud e nel contempo smontano i tanti luoghi comuni che descrivono il Mezzogiorno come una voragine senza fondo di denaro pubblico”. a dirlo è Sergio D’Antoni ex sindacalista e membro della segreteria nazionale del Partito Democratico “Dati alla mano, negli ultimi 15 anni e’ stato indirizzato sugli investimenti produttivi solo lo 0,3% del Pil nazionale. Un dato distante dalla quantita’ di risorse destinate alle aree forti del centro-nord e lontano anni luce dal 5 per cento, pari a 1500 miliardi di euro, di Pil destinato dalla Germania alle aree deboli dell’Est nello stesso lasso di tempo. L’esempio tedesco dimostra come una seria politica di investimenti produttivi e di coesione sociale e territoriale sia l’unica in grado di rilanciare l’economia di tutto il paese. Non ci sono strategie migliori per crescere di piu’, e meglio, insieme”.
Sarebbe il caso, aggiungiamo noi, che di questo fosse cosciente anche l’intero Partito Democratico che evidentemente (visti i risultati elettorali) al Sud non è venuto a fare campagna elettorale raccontando queste cose e impegnandosi di conseguenza. Sugli altri partiti stendiamo un velo pietoso.
di Michele Dell’Edera
Fonte:Sud24.it

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Il Piemonte savoiardo massacrò i gesuiti e gli ordini monastici - Antonio Ciano


Dedichiamo questo capitolo a Papa Francesco, gesuita e a chi sostiene il Risorgimento piemontese

LIBERA CHIESA IN LIBERO STATO
                  di Antonio Ciano
                        Le persecuzioni

Ancora oggi nelle scuole italiane viene insegnato agli alunni che il Piemonte liberale diede alla penisola la libertà e soprattutto la liberò dalla tirannia del Papa e dei Borbone. Niente di più falso. Quella “liberazione” fu invasione militare, una maledetta annessione e colonizzazione. Mai l’Italia conobbe barbarie più crudele, mai l’Italia conobbe  tirannìa  aguzzina come quella del periodo post-risorgimentale. Mai la Chiesa di Roma conobbe umiliazioni e martirii come nell’età cavourriana e savoiarda. L’Armonia, giornale cattolico, nel 1860, illustrò e condusse un’interessantissima inchiesta sulla repressione in atto in Piemonte contro il Clero, contro la Chiesa Cattolica, contro i preti ed i monaci. La Civiltà Cattolica ne riporta un sunto che noi, grati, prendiamo in visione per far conoscere quale e quanta poca libertà vigeva in quel regno.
Il 2 marzo del 1848 dal Regno di Sardegna furono espulsi  i Gesuiti, ritenuti dai governanti  il nemico feroce da abbattere per poter poi infrangere le varie forme di nazionalità allora esistenti in Italia. L’avvocato carbonaro Cesare Leopoldo Bixio, genovese,l’8 giugno del ’48, perorando la causa di un suo progetto di legge alla Camera dei deputati torinese paragonò i Gesuiti alle vespe: “... i villici quando uccidono le vespe ardono e distruggono il vespaio perchè non tornino” disse testualmente. Chi era il nemico che insidiava il Regno di Sardegna nel suo progetto di invadere e colonizzare il resto d’Italia?. Chi erano le vespe? Dove nidificavano gli alveari? La Pellicciari a pag.16 del suo libro Risorgimento da riscrivere1, avvalorando e rafforzando le nostre tesi espresse ne I Savoia e il massacro del Sud dà la risposta ai quesiti: le vespe, secondo il deputato Bixio,  erano da identificare con  i Gesuiti e gli alveari da bruciare con  le chiese e le case dell’Ordine in varie città. La maggioranza dei parlamentari subalpini, quasi tutti massoni, carbonari e liberali, erano sulla linea di pensiero di Bixio..
 Gioberti, per la spietatezza con la quale si annullavano i diritti religiosi e le libertà fondamentali degli individui,  se ne vergognò e chiese ai parlamentari piemontesi se era quella la generosità verso i sacri diritti della sventura. Il 10 giugno i liberal-massoni, alla Camera torinese, si scagliarono indecorosamente contro il vescovo di Nizza,  reo, secondo i suoi denigratori, di aver negato una sepoltura cristiana ad un tale morto impenitente. Ma era solo un pretesto. L’orgia massonica s’era abbattuta sul parlamento torinese,  i truculenti deputati  della setta devastatrice si attenevano agli ordini dei Gran Maestri venerabili che eseguivano i dettami segreti della Gran Loggia di Londra. Bixio, Cornero, Valerio, Chenal, Sulis, Bottone, Bastian, Ferraris, Ravina si arrovellavano utilmente alla causa liberal-massonica. Nel Parlamento torinese, ormai votato alla causa massonica, aleggiava la direttiva funesta di un’Italia da amministrare centralisticamente dai Savoia. Lo Stato più retrivo d’Italia avrebbe dovuto dare luce allo stivale! Al suo servizio la massoneria londinese mise uomini, denaro e mezzi, soprattutto denaro ed oro. Il 18 luglio alla Camera torinese si discusse e si votò la soppressione  dell’ordine degli Oblati; il 25 agosto si  decretò l’espulsione definitiva dei Gesuiti e delle Dame del Sacro Cuore dallo Stato. Il 15 settembre il ministro Pinelli scrisse  una lettera arrogante ed insolente all’Arcivescovo di Vercelli. Il 4 di ottobre fu pubblicata la legge sull’istruzione pubblica condannata dai vescovi e dal l Papa.3
Il 20 novembre,a Genova, ci furono dimostrazioni di piazza contro il clero, manovrate dal Governo che “consigliò” agli ecclesiastici di lasciare la città.
L’8 dicembre il Presidente del Consiglio Universitario, con una circolare proibì ai candidati di sottomettere ai vescovi la revisione delle tesi teologiche. Il 25 dicembre Rattazzi impose ai Vescovi un visto del Governo qualora il clero avesse voluto entrare in questioni politiche.
Il 1848 fu l’anno della guerra del Piemonte contro l’Austria,  ma firmata la pace fu iniziata quella contro la Chiesa: a luglio 22 parroci di Genova protestarono per i ripetuti  attacchi  della stampa locale contro il clero; il 22 agosto alla Camera dei deputati vi fu una seduta tempestosa contro il Vescovo di Asti e contro l’Arcivescovo di Torino; il 26 settembre il Governo sabaudo notificò alla  Santa Sede che non avrebbe più riconosciuto l’exequatur alle dispense matrimoniali sopra il primo grado di affinità.( cosa che ci sembra giusta, poteva trattarsi di unioni incestuose). Il 17 novembre 10.154 capifamiglia presentarono al Governo una petizione per far ritornare in sede l’Arcivescovo di Torino, ma tale preghiera  fu respinta.
Il 2 gennaio 1850, fu apposta apposta la mano regia sulla mensa Arcivescovile di Cagliari. A febbraio il Ministro Siccardi fece citare in giudizio il vescovo di Saluzzo “ per rendere conto ai Ministri d’un suo indulto per la Quaresima”. Il 25 febbraio lo stesso Siccardi presentò al parlamento torinese la legge che porta il suo nome e che sarà approvata il 9 di aprile dello stesso anno. A maggio i savoiardi imprigionarono l’arcivescovo di Torino  nella cittadella. Stessa sorte toccò alll’arcivescovo di Sassari. A luglio arrestarono di nuovo l’arcivescovo di Torino e perquisirono gli Oblati della Consolata. Il 26 di agosto il ministro conte Benso di Cavour approvò le misure  contro il capo della chiesa torinese. A settembre monsignor Fransoni fu condannato, spogliato dei panni talari ed espulso. La  via dell’esilio toccò al vescovo di Sassari ; la stessa sorte toccò  ai Padri Serviti di Torino scacciati con misure extralegali. Nello stesso mese i mastini della polizia savoiarda arrestarono il predicatore quaresimale di Mondovì: carcere duro per due mesi, dopo liberato innocente. La stessa sorte toccò ad un altro predicatore di Cuneo tenuto in carcere per 45 giorni. Fu pure espulso il celebre canonico Audisio dall’Accademia di Soperga. A novembre il Ministero avrebbe voluto procedere in via d’appello per abuso contro il vescovo di Acqui ma la Magistratura di Casale si oppose a tale pratica.
Il 15 gennaio del 1851 il deputato Brofferio, schifato dalla politica piemontese contro la Chiesa cattolica, ironicamente alla Camera pronunciò tali parole:”Non avendo potuto sopprimere gli Austriaci, almeno sopprimiamo la Compagnia di San Paolo”.(4 La storia del Piemonte è riassunta nella frase del Brofferio “Il Piemonte non ha mai vinto una guerra”, mai, eccetto quella contro i preti e monaci che provvedeva anche a fucilare. Il 17 marzo il deputato Peyron propose alla Camera una legge contro i voti religiosi; il 18 la polizia  sequestrò una mitra ed un calice che i cattolici di Genova avevano offerto al loro concittadino vescovo di Torino. Il 13 maggio il ministro della Pubblica Istruzione ebbe la pretesa di imporre ai vescovi come dovevasi insegnare la Teologia. Il 28 di giugno fu perquisito il convento dei Francescani di Alghero e si tassarono i beni della Chiesa con una imposta chiamata della mano morta. Il 6 di agosto fu concesso ai Valdesi di costruire una loro chiesa a Torino. Il 22 di agosto la Chiesa protestò ufficialmente contro quel governo che permetteva gli insegnamenti e gli insediamenti protestanti mentre la Chiesa Cattolica era sistematicamente perseguitata. Il 17 gennaio del 1852 la venerabile Compagnia di San Paolo fu spogliata dell’amministrazione e del possesso di tutti i suoi beni dopo che una Giunta Governativa l’ebbe  trovata meritevole di tutta la pubblica riconoscenza.Il 12 giugno il ministro Boncompagni presentò un disegno di legge sul matrimonio civile che di fatto sostituiva quello religioso. Ai religiosi che con petizioni ne chiedevano la revoca, il ministro degli Interni diede una singolare risposta: emanò una circolare che li metteva tutti  sotto la particolare sorveglianza dei prefetti, dei sindaci e di altri agenti governativi. Lo stesso ministro stabilì pure che  solamente all’autorità civile competeva l’accordare licenza di lavorare nei giorni festivi. I governanti piemontesi stavano attuando la rivoluzione liberale tanto cara a Pannella e alla Maciocchi. Il massimo della libertà massonica fu applicata nei confronti del conte Costa della Torre, consigliere della Corte di Cassazione che, per avere  scritto un libro contro il matrimonio civile, fu processato e condannato a due mesi di carcere e 2000 lire di multa.
Il conte Costa della Torre, inutile ricordarlo, dopo la condanna fu rimosso dall’ufficio. Il 19 settembre il Papa Pio IX scrisse una lettera a Vittorio Emanuele II, gli chiedeva quali erano i delitti del Clero, quali i nomi dei rei. La risposta del sovrano savoiardo non pervenne mai  al Vescovo di Roma.  Risposero i deputati torinesi: essi , in una seduta della Camera, chiamarono barbari, ambiziosi ed ipocriti i vescovi subalpini, proprio loro che erano usciti dalla barbarie grazie alla Chiesa di Roma. Oggi siamo noi a chiamare ipocriti e barbari quei deputati e possiamo chiamarli a voce alta anche assassini e ladri. Noi del Sud ce lo possiamo permettere, nessuno ce lo può impedire, nemmeno i tribunali di questa repubblica. La lista delle carcerazioni e delle ingiustizie subite dalla Chiesa di Roma e dai suoi umili servitori è ancora lunga. Nel gennaio del 1853 tre parroci di Ronco, di Villaregio e di San Giusto furono imprigionati rei di intrighi e ribellioni;(5) il 10 gennaio in Savoia fu sciolta e spogliata dei suoi beni la Compagnia delle Suore della Compassione. A maggio fu limitato il numero dei chierici e  dei novizi da dispensarsi dalla leva. Il 29 giugno Pio IX protestò contro il Governo piemontese del massone Camillo Benso di Cavour che da tre anni non rispettava più le clausole del concordato stipulato  da Benedetto XIV e Re Carlo Emanuele III il 5 gennaio del 1741. Per tutta risposta il Cavour  secolarizza l’Economato Apostolico e nell’ottobre dello stesso anno fa emanare dal Ministero degli Interni una circolare contro i pastori delle anime ed una contro gli Ordini Regolari; il 27 di ottobre la Questura di Torino emette un’altra circolare contro i parroci.
E’ probabile che i nostri lettori mai a scuola abbiano  sentito parlare delle persecuzioni e dei maltrattamenti riservati  ai religiosi cattolici  nel regno savoiardo, dei saccheggi e degli spogli dei beni subiti dai conventi che l’Armonia ci ha illustrato e che La Civiltà Cattolica ci ha dato l’opportunità di conoscere.
Nel settembre del 1854 la polizia di Camillo Benso, reputato da molti Padre della Patria,  non quella Duosiciliana però, si accanì contro un parroco della Contea di Nizza: cercava nella sua casa l’isola del tesoro.(5)  Ad ottobre si cacciarono da Alessandria i padri Serviti;  a novembre fu violato il cimitero cattolico di Novara; il 28 dello stesso mese Cavour fece presentare al Parlamento  una legge contro i conventi. L’episcopato torinese dichiarò quella legge ingiusta, illegale ed antisociale, ma Cavour e la sua dottrina liberal-massonica se ne infischiavano della legalità e della socialità.
Nel gennaio del 1855 L’Indépendant d’Aosta propose pubblicamente il seguente tema  da svolgere: Io non credo, né Dio, né il diavolo(6) . qui si voleva insegnare l’ateismo agli scolari. Pio IX fu costretto per l’ennesima volta a richiamare alla ragione  i miserrimi governanti torinesi. Il  Conte di Cavour, il 6 febbraio del 1855 alla Camera dei deputati ne trasse argomento per deridere il Papa e contemporaneamente allertò il Ministero degli Interni per far sorvegliare i parroci affinchè in chiesa non facessero allusione all’allocuzione pontificia. Ma non era finita. Il 22 febbraio dello stesso anno, il Cavour dichiarò pubblicamente alla Camera che  tutti gli ordini religiosi sarebbero stati soppressi a cominciare dai più ricchi. Il 9 di marzo sedici parroci della Val D’Aosta, accusati di tumulti, furono dichiarati innocenti dal tribunale; si accertò che quei religiosi erano intervenuti unicamente per sedare una sommossa contro il Governo.  Il 26 di aprile l’episcopato offrì al governo piemontese la somma di £ 928.412 per rimpolpare le casse che Cavour aveva svuotando con la sua folle amministrazione finanziaria. Il Primo Ministro piemontese rifiutò l’offerta ma subito dopo  soppresse tutti i conventi.
Il 29 maggio soppresse pure l’Accademia Ecclesiastica di Superga. Il 6 di giugno l’Arcivescovo di Torino protestò ufficialmente contro la legge di soppressione dei conventi; per tutta risposta il 29 dello stesso mese con una circolare ministeriale si sottomisero le scuole delle monache alla vigilanza governativa; il 12 luglio la polizia invase il convento di Santa Chiara a Cuneo; il 20 sfondarono le porte del convento dei Cappuccini ed il 15 di ottobre le monache della Marchesa di Barolo furono costrette a non insegnare più. Il primo di novembre Cavour fece di più, trasformò in bettola il convento della Consolata e il 13 fece presentare alla Camera un disegno di legge che proclamava la libertà di usura.
Il 1856 comincia con un indirizzo dei protestanti al Re: si  congratulano  per le opere da lui compiute. Era stato costruito il fossato di Cavour!!! I protestanti piemontesi non sapevano che a Napoli  i Borbone avevano bonificato tutte le paludi del Regno, costruivano vapori in ferro e la gente camminava sui treni mentre loro, i piemontesi andavano ancora per mulattiere costruite dai romani. Il 2 di gennaio la Maga di Genova regalò al Papa la bocca di un cannone.  Il 3 gennaio furono congedati dal Municipio di Torino  gli scolari delle scuole cattoliche perché proclivi a sostenere le autorità ecclesiastiche; il 26 di marzo nella Camera dei deputati venne ingiuriato il Vicario Capitolare di Fossano; il 27 dello stesso mese i plenipotenziari sardi presentarono al Congresso di Parigi una nota contro il Governo Pontificio; a maggio i vescovi protestarono di nuovo contro una nuova legge sulla pubblica istruzione; il primo di giugno si processò il parroco di Verres per non aver voluto accettare come padrino in un battesimo uno scomunicato; il 9 di giugno dal Ministero degli Interni uscì una circolare che imponeva agli agenti di polizia di sorvegliare il clero; il primo di luglio dello stesso anno un’altra circolare segreta ribadiva che si sorvegliassero le azioni dei parroci; il 15 luglio il ministro protestante Bert attestò che molti cimiteri cattolici erano stati violati con sepolture protestanti per ordine delle autorità civili. Il 26 di luglio fu processato il parroco di Bosconero: innocente. Il primo di settembre furono messi sotto torchio gli agenti della Cassa Ecclesiasatica nel Convento dei Padri Agostiniani di Genova; il 23 dello stesso mese l’Intendente di Oneglia destituì una maestra perché era andata in processione! Il 25 ottobre del 1856 la polizia invase il convento della Novalesa  i cui monaci furono tutti cacciati e messi sulla strada.
Il 10 gennaio del 1857 il deputato Antonio Gallenga si dimise  reo confesso d’aver attentato alla vita di Carlo Alberto per ordine di Mazzini ed il Conte di Cavour comincia a ricevere attestati e medaglie dai liberali. Il 18 gennaio l’accusatore dei parroci valdostani ritrattò la calunnia; il 26 dello stesso mese alla camera dei deputati torinese si chiese che fosse eliminato ogni insegnamento cattolico dall’istruzione pubblica. A febbraio si pubblicò una statistica dalla quale risultò che a causa delle circolari e delle leggi cavourriane contro i conventi erano finiti sulla strada ben 7.850 monaci e religiosi. Erano stati altresì cacciati dai loro monasteri  i Padri Serviti di Genova, i Domenicani di Alessandria, gli Agostiniani di Carmagnola, i Cistercensi di Cortemiglia, gli Olivetani di Quarto, i Carmelitani di Torino. Il 29 di aprile il conte di Cavour, osannato dai  liberalucci come grande tessitore, dichiarò alla Camera  che non era possibile alcun concordato con la Chiesa di Roma; il 22 di maggio al Senato si ingiuriò il clero savoino. Cavour, che era  solito recarsi a Parigi nelle case di piacere lasciando alle maitresse bei soldini, per tutta risposta al clero savoino, diede licenza che dette case si potessero aprire anche nella terra che diede i natali ai Savoia. Il 30 luglio il vescovo d’Ivrea deplorò pubblicamente i furti sacrileghi, per tutta risposta il 13 di agosto il ministro Rattazzi emise una circolare contro l’alto prelato. Il 15 novembre si tennero le elezioni generali , i conservatori cattolici vinsero ma la maggior parte dei loro deputati furono rigettati dalla Camera. Quella era la libertà di Cavour e del regime liberal-massonico torinese.
Negli anni 1858  e  1859 il Governo piemontese continuò a perseguitare la Chiesa.


Il 28 di aprile del 1859 il conte di Cavour con un decreto sospese la stampa del giornale cattolico l’Armonia. Viva la libertè!!!


1

3 La Civiltà Cattolica,Serie IV, Vol. V, Anno 1860, pag. 120.

4 La Civiltà Cattolica,Serie IV.Vol.V, Anno 1860, pag.121

(5) La Civiltà Cattolica, SerieIV, Vol. V, Anno 1860, pag 122

(5) La Civiltà Cattolica, Serie IV, Vol.V, Anno 1860, pag 255.

(6) Ibidem, pag  254
Capitolo tratto dal libro " Le stragi e gli eccidi dei Savoia" di Antonio Ciano


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Dedichiamo questo capitolo a Papa Francesco, gesuita e a chi sostiene il Risorgimento piemontese

LIBERA CHIESA IN LIBERO STATO
                  di Antonio Ciano
                        Le persecuzioni

Ancora oggi nelle scuole italiane viene insegnato agli alunni che il Piemonte liberale diede alla penisola la libertà e soprattutto la liberò dalla tirannia del Papa e dei Borbone. Niente di più falso. Quella “liberazione” fu invasione militare, una maledetta annessione e colonizzazione. Mai l’Italia conobbe barbarie più crudele, mai l’Italia conobbe  tirannìa  aguzzina come quella del periodo post-risorgimentale. Mai la Chiesa di Roma conobbe umiliazioni e martirii come nell’età cavourriana e savoiarda. L’Armonia, giornale cattolico, nel 1860, illustrò e condusse un’interessantissima inchiesta sulla repressione in atto in Piemonte contro il Clero, contro la Chiesa Cattolica, contro i preti ed i monaci. La Civiltà Cattolica ne riporta un sunto che noi, grati, prendiamo in visione per far conoscere quale e quanta poca libertà vigeva in quel regno.
Il 2 marzo del 1848 dal Regno di Sardegna furono espulsi  i Gesuiti, ritenuti dai governanti  il nemico feroce da abbattere per poter poi infrangere le varie forme di nazionalità allora esistenti in Italia. L’avvocato carbonaro Cesare Leopoldo Bixio, genovese,l’8 giugno del ’48, perorando la causa di un suo progetto di legge alla Camera dei deputati torinese paragonò i Gesuiti alle vespe: “... i villici quando uccidono le vespe ardono e distruggono il vespaio perchè non tornino” disse testualmente. Chi era il nemico che insidiava il Regno di Sardegna nel suo progetto di invadere e colonizzare il resto d’Italia?. Chi erano le vespe? Dove nidificavano gli alveari? La Pellicciari a pag.16 del suo libro Risorgimento da riscrivere1, avvalorando e rafforzando le nostre tesi espresse ne I Savoia e il massacro del Sud dà la risposta ai quesiti: le vespe, secondo il deputato Bixio,  erano da identificare con  i Gesuiti e gli alveari da bruciare con  le chiese e le case dell’Ordine in varie città. La maggioranza dei parlamentari subalpini, quasi tutti massoni, carbonari e liberali, erano sulla linea di pensiero di Bixio..
 Gioberti, per la spietatezza con la quale si annullavano i diritti religiosi e le libertà fondamentali degli individui,  se ne vergognò e chiese ai parlamentari piemontesi se era quella la generosità verso i sacri diritti della sventura. Il 10 giugno i liberal-massoni, alla Camera torinese, si scagliarono indecorosamente contro il vescovo di Nizza,  reo, secondo i suoi denigratori, di aver negato una sepoltura cristiana ad un tale morto impenitente. Ma era solo un pretesto. L’orgia massonica s’era abbattuta sul parlamento torinese,  i truculenti deputati  della setta devastatrice si attenevano agli ordini dei Gran Maestri venerabili che eseguivano i dettami segreti della Gran Loggia di Londra. Bixio, Cornero, Valerio, Chenal, Sulis, Bottone, Bastian, Ferraris, Ravina si arrovellavano utilmente alla causa liberal-massonica. Nel Parlamento torinese, ormai votato alla causa massonica, aleggiava la direttiva funesta di un’Italia da amministrare centralisticamente dai Savoia. Lo Stato più retrivo d’Italia avrebbe dovuto dare luce allo stivale! Al suo servizio la massoneria londinese mise uomini, denaro e mezzi, soprattutto denaro ed oro. Il 18 luglio alla Camera torinese si discusse e si votò la soppressione  dell’ordine degli Oblati; il 25 agosto si  decretò l’espulsione definitiva dei Gesuiti e delle Dame del Sacro Cuore dallo Stato. Il 15 settembre il ministro Pinelli scrisse  una lettera arrogante ed insolente all’Arcivescovo di Vercelli. Il 4 di ottobre fu pubblicata la legge sull’istruzione pubblica condannata dai vescovi e dal l Papa.3
Il 20 novembre,a Genova, ci furono dimostrazioni di piazza contro il clero, manovrate dal Governo che “consigliò” agli ecclesiastici di lasciare la città.
L’8 dicembre il Presidente del Consiglio Universitario, con una circolare proibì ai candidati di sottomettere ai vescovi la revisione delle tesi teologiche. Il 25 dicembre Rattazzi impose ai Vescovi un visto del Governo qualora il clero avesse voluto entrare in questioni politiche.
Il 1848 fu l’anno della guerra del Piemonte contro l’Austria,  ma firmata la pace fu iniziata quella contro la Chiesa: a luglio 22 parroci di Genova protestarono per i ripetuti  attacchi  della stampa locale contro il clero; il 22 agosto alla Camera dei deputati vi fu una seduta tempestosa contro il Vescovo di Asti e contro l’Arcivescovo di Torino; il 26 settembre il Governo sabaudo notificò alla  Santa Sede che non avrebbe più riconosciuto l’exequatur alle dispense matrimoniali sopra il primo grado di affinità.( cosa che ci sembra giusta, poteva trattarsi di unioni incestuose). Il 17 novembre 10.154 capifamiglia presentarono al Governo una petizione per far ritornare in sede l’Arcivescovo di Torino, ma tale preghiera  fu respinta.
Il 2 gennaio 1850, fu apposta apposta la mano regia sulla mensa Arcivescovile di Cagliari. A febbraio il Ministro Siccardi fece citare in giudizio il vescovo di Saluzzo “ per rendere conto ai Ministri d’un suo indulto per la Quaresima”. Il 25 febbraio lo stesso Siccardi presentò al parlamento torinese la legge che porta il suo nome e che sarà approvata il 9 di aprile dello stesso anno. A maggio i savoiardi imprigionarono l’arcivescovo di Torino  nella cittadella. Stessa sorte toccò alll’arcivescovo di Sassari. A luglio arrestarono di nuovo l’arcivescovo di Torino e perquisirono gli Oblati della Consolata. Il 26 di agosto il ministro conte Benso di Cavour approvò le misure  contro il capo della chiesa torinese. A settembre monsignor Fransoni fu condannato, spogliato dei panni talari ed espulso. La  via dell’esilio toccò al vescovo di Sassari ; la stessa sorte toccò  ai Padri Serviti di Torino scacciati con misure extralegali. Nello stesso mese i mastini della polizia savoiarda arrestarono il predicatore quaresimale di Mondovì: carcere duro per due mesi, dopo liberato innocente. La stessa sorte toccò ad un altro predicatore di Cuneo tenuto in carcere per 45 giorni. Fu pure espulso il celebre canonico Audisio dall’Accademia di Soperga. A novembre il Ministero avrebbe voluto procedere in via d’appello per abuso contro il vescovo di Acqui ma la Magistratura di Casale si oppose a tale pratica.
Il 15 gennaio del 1851 il deputato Brofferio, schifato dalla politica piemontese contro la Chiesa cattolica, ironicamente alla Camera pronunciò tali parole:”Non avendo potuto sopprimere gli Austriaci, almeno sopprimiamo la Compagnia di San Paolo”.(4 La storia del Piemonte è riassunta nella frase del Brofferio “Il Piemonte non ha mai vinto una guerra”, mai, eccetto quella contro i preti e monaci che provvedeva anche a fucilare. Il 17 marzo il deputato Peyron propose alla Camera una legge contro i voti religiosi; il 18 la polizia  sequestrò una mitra ed un calice che i cattolici di Genova avevano offerto al loro concittadino vescovo di Torino. Il 13 maggio il ministro della Pubblica Istruzione ebbe la pretesa di imporre ai vescovi come dovevasi insegnare la Teologia. Il 28 di giugno fu perquisito il convento dei Francescani di Alghero e si tassarono i beni della Chiesa con una imposta chiamata della mano morta. Il 6 di agosto fu concesso ai Valdesi di costruire una loro chiesa a Torino. Il 22 di agosto la Chiesa protestò ufficialmente contro quel governo che permetteva gli insegnamenti e gli insediamenti protestanti mentre la Chiesa Cattolica era sistematicamente perseguitata. Il 17 gennaio del 1852 la venerabile Compagnia di San Paolo fu spogliata dell’amministrazione e del possesso di tutti i suoi beni dopo che una Giunta Governativa l’ebbe  trovata meritevole di tutta la pubblica riconoscenza.Il 12 giugno il ministro Boncompagni presentò un disegno di legge sul matrimonio civile che di fatto sostituiva quello religioso. Ai religiosi che con petizioni ne chiedevano la revoca, il ministro degli Interni diede una singolare risposta: emanò una circolare che li metteva tutti  sotto la particolare sorveglianza dei prefetti, dei sindaci e di altri agenti governativi. Lo stesso ministro stabilì pure che  solamente all’autorità civile competeva l’accordare licenza di lavorare nei giorni festivi. I governanti piemontesi stavano attuando la rivoluzione liberale tanto cara a Pannella e alla Maciocchi. Il massimo della libertà massonica fu applicata nei confronti del conte Costa della Torre, consigliere della Corte di Cassazione che, per avere  scritto un libro contro il matrimonio civile, fu processato e condannato a due mesi di carcere e 2000 lire di multa.
Il conte Costa della Torre, inutile ricordarlo, dopo la condanna fu rimosso dall’ufficio. Il 19 settembre il Papa Pio IX scrisse una lettera a Vittorio Emanuele II, gli chiedeva quali erano i delitti del Clero, quali i nomi dei rei. La risposta del sovrano savoiardo non pervenne mai  al Vescovo di Roma.  Risposero i deputati torinesi: essi , in una seduta della Camera, chiamarono barbari, ambiziosi ed ipocriti i vescovi subalpini, proprio loro che erano usciti dalla barbarie grazie alla Chiesa di Roma. Oggi siamo noi a chiamare ipocriti e barbari quei deputati e possiamo chiamarli a voce alta anche assassini e ladri. Noi del Sud ce lo possiamo permettere, nessuno ce lo può impedire, nemmeno i tribunali di questa repubblica. La lista delle carcerazioni e delle ingiustizie subite dalla Chiesa di Roma e dai suoi umili servitori è ancora lunga. Nel gennaio del 1853 tre parroci di Ronco, di Villaregio e di San Giusto furono imprigionati rei di intrighi e ribellioni;(5) il 10 gennaio in Savoia fu sciolta e spogliata dei suoi beni la Compagnia delle Suore della Compassione. A maggio fu limitato il numero dei chierici e  dei novizi da dispensarsi dalla leva. Il 29 giugno Pio IX protestò contro il Governo piemontese del massone Camillo Benso di Cavour che da tre anni non rispettava più le clausole del concordato stipulato  da Benedetto XIV e Re Carlo Emanuele III il 5 gennaio del 1741. Per tutta risposta il Cavour  secolarizza l’Economato Apostolico e nell’ottobre dello stesso anno fa emanare dal Ministero degli Interni una circolare contro i pastori delle anime ed una contro gli Ordini Regolari; il 27 di ottobre la Questura di Torino emette un’altra circolare contro i parroci.
E’ probabile che i nostri lettori mai a scuola abbiano  sentito parlare delle persecuzioni e dei maltrattamenti riservati  ai religiosi cattolici  nel regno savoiardo, dei saccheggi e degli spogli dei beni subiti dai conventi che l’Armonia ci ha illustrato e che La Civiltà Cattolica ci ha dato l’opportunità di conoscere.
Nel settembre del 1854 la polizia di Camillo Benso, reputato da molti Padre della Patria,  non quella Duosiciliana però, si accanì contro un parroco della Contea di Nizza: cercava nella sua casa l’isola del tesoro.(5)  Ad ottobre si cacciarono da Alessandria i padri Serviti;  a novembre fu violato il cimitero cattolico di Novara; il 28 dello stesso mese Cavour fece presentare al Parlamento  una legge contro i conventi. L’episcopato torinese dichiarò quella legge ingiusta, illegale ed antisociale, ma Cavour e la sua dottrina liberal-massonica se ne infischiavano della legalità e della socialità.
Nel gennaio del 1855 L’Indépendant d’Aosta propose pubblicamente il seguente tema  da svolgere: Io non credo, né Dio, né il diavolo(6) . qui si voleva insegnare l’ateismo agli scolari. Pio IX fu costretto per l’ennesima volta a richiamare alla ragione  i miserrimi governanti torinesi. Il  Conte di Cavour, il 6 febbraio del 1855 alla Camera dei deputati ne trasse argomento per deridere il Papa e contemporaneamente allertò il Ministero degli Interni per far sorvegliare i parroci affinchè in chiesa non facessero allusione all’allocuzione pontificia. Ma non era finita. Il 22 febbraio dello stesso anno, il Cavour dichiarò pubblicamente alla Camera che  tutti gli ordini religiosi sarebbero stati soppressi a cominciare dai più ricchi. Il 9 di marzo sedici parroci della Val D’Aosta, accusati di tumulti, furono dichiarati innocenti dal tribunale; si accertò che quei religiosi erano intervenuti unicamente per sedare una sommossa contro il Governo.  Il 26 di aprile l’episcopato offrì al governo piemontese la somma di £ 928.412 per rimpolpare le casse che Cavour aveva svuotando con la sua folle amministrazione finanziaria. Il Primo Ministro piemontese rifiutò l’offerta ma subito dopo  soppresse tutti i conventi.
Il 29 maggio soppresse pure l’Accademia Ecclesiastica di Superga. Il 6 di giugno l’Arcivescovo di Torino protestò ufficialmente contro la legge di soppressione dei conventi; per tutta risposta il 29 dello stesso mese con una circolare ministeriale si sottomisero le scuole delle monache alla vigilanza governativa; il 12 luglio la polizia invase il convento di Santa Chiara a Cuneo; il 20 sfondarono le porte del convento dei Cappuccini ed il 15 di ottobre le monache della Marchesa di Barolo furono costrette a non insegnare più. Il primo di novembre Cavour fece di più, trasformò in bettola il convento della Consolata e il 13 fece presentare alla Camera un disegno di legge che proclamava la libertà di usura.
Il 1856 comincia con un indirizzo dei protestanti al Re: si  congratulano  per le opere da lui compiute. Era stato costruito il fossato di Cavour!!! I protestanti piemontesi non sapevano che a Napoli  i Borbone avevano bonificato tutte le paludi del Regno, costruivano vapori in ferro e la gente camminava sui treni mentre loro, i piemontesi andavano ancora per mulattiere costruite dai romani. Il 2 di gennaio la Maga di Genova regalò al Papa la bocca di un cannone.  Il 3 gennaio furono congedati dal Municipio di Torino  gli scolari delle scuole cattoliche perché proclivi a sostenere le autorità ecclesiastiche; il 26 di marzo nella Camera dei deputati venne ingiuriato il Vicario Capitolare di Fossano; il 27 dello stesso mese i plenipotenziari sardi presentarono al Congresso di Parigi una nota contro il Governo Pontificio; a maggio i vescovi protestarono di nuovo contro una nuova legge sulla pubblica istruzione; il primo di giugno si processò il parroco di Verres per non aver voluto accettare come padrino in un battesimo uno scomunicato; il 9 di giugno dal Ministero degli Interni uscì una circolare che imponeva agli agenti di polizia di sorvegliare il clero; il primo di luglio dello stesso anno un’altra circolare segreta ribadiva che si sorvegliassero le azioni dei parroci; il 15 luglio il ministro protestante Bert attestò che molti cimiteri cattolici erano stati violati con sepolture protestanti per ordine delle autorità civili. Il 26 di luglio fu processato il parroco di Bosconero: innocente. Il primo di settembre furono messi sotto torchio gli agenti della Cassa Ecclesiasatica nel Convento dei Padri Agostiniani di Genova; il 23 dello stesso mese l’Intendente di Oneglia destituì una maestra perché era andata in processione! Il 25 ottobre del 1856 la polizia invase il convento della Novalesa  i cui monaci furono tutti cacciati e messi sulla strada.
Il 10 gennaio del 1857 il deputato Antonio Gallenga si dimise  reo confesso d’aver attentato alla vita di Carlo Alberto per ordine di Mazzini ed il Conte di Cavour comincia a ricevere attestati e medaglie dai liberali. Il 18 gennaio l’accusatore dei parroci valdostani ritrattò la calunnia; il 26 dello stesso mese alla camera dei deputati torinese si chiese che fosse eliminato ogni insegnamento cattolico dall’istruzione pubblica. A febbraio si pubblicò una statistica dalla quale risultò che a causa delle circolari e delle leggi cavourriane contro i conventi erano finiti sulla strada ben 7.850 monaci e religiosi. Erano stati altresì cacciati dai loro monasteri  i Padri Serviti di Genova, i Domenicani di Alessandria, gli Agostiniani di Carmagnola, i Cistercensi di Cortemiglia, gli Olivetani di Quarto, i Carmelitani di Torino. Il 29 di aprile il conte di Cavour, osannato dai  liberalucci come grande tessitore, dichiarò alla Camera  che non era possibile alcun concordato con la Chiesa di Roma; il 22 di maggio al Senato si ingiuriò il clero savoino. Cavour, che era  solito recarsi a Parigi nelle case di piacere lasciando alle maitresse bei soldini, per tutta risposta al clero savoino, diede licenza che dette case si potessero aprire anche nella terra che diede i natali ai Savoia. Il 30 luglio il vescovo d’Ivrea deplorò pubblicamente i furti sacrileghi, per tutta risposta il 13 di agosto il ministro Rattazzi emise una circolare contro l’alto prelato. Il 15 novembre si tennero le elezioni generali , i conservatori cattolici vinsero ma la maggior parte dei loro deputati furono rigettati dalla Camera. Quella era la libertà di Cavour e del regime liberal-massonico torinese.
Negli anni 1858  e  1859 il Governo piemontese continuò a perseguitare la Chiesa.


Il 28 di aprile del 1859 il conte di Cavour con un decreto sospese la stampa del giornale cattolico l’Armonia. Viva la libertè!!!


1

3 La Civiltà Cattolica,Serie IV, Vol. V, Anno 1860, pag. 120.

4 La Civiltà Cattolica,Serie IV.Vol.V, Anno 1860, pag.121

(5) La Civiltà Cattolica, SerieIV, Vol. V, Anno 1860, pag 122

(5) La Civiltà Cattolica, Serie IV, Vol.V, Anno 1860, pag 255.

(6) Ibidem, pag  254
Capitolo tratto dal libro " Le stragi e gli eccidi dei Savoia" di Antonio Ciano


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