mercoledì 31 marzo 2010

Ciao Nicola . Nicola Arigliano - 20 chilometri al giorno


http://www.youtube.com/watch?v=kbQDVBlEhMI

20 km al giorno
10 all'andata
10 al ritorno
20 km al giorno
per poi sentirmi dire che
non hai voglia di uscire
20 km al giorno
polvere e sole
andata e ritorno
20 km al giorno
per poi sentirmi dire che
non mi vuoi piu' vedere
avevo le scarpe pulite
e la camicia
fresca di bucato
un mazzo di fiori di prato
ma tutto e' andato sprecato
a 20 km al giorno
breve l'andata
lungo il ritorno
20 km al giorno
per poi tornare a casa e
non pensare che a te
avevo le scarpe pulite
e la camicia
fresca di bucato
un mazzo di fiori di prato
ma tutto e' andato sprecato
20 km al giorno
10 all'andata
10 al ritorno
20 km al giorno
per poi tornare a casa e
non pensare che a te
la la la la la la la la
la la la la
la la la la

Nicola, personalmente rimarrai sempre nel mio cuore. ADDIO!!!
.
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http://www.youtube.com/watch?v=kbQDVBlEhMI

20 km al giorno
10 all'andata
10 al ritorno
20 km al giorno
per poi sentirmi dire che
non hai voglia di uscire
20 km al giorno
polvere e sole
andata e ritorno
20 km al giorno
per poi sentirmi dire che
non mi vuoi piu' vedere
avevo le scarpe pulite
e la camicia
fresca di bucato
un mazzo di fiori di prato
ma tutto e' andato sprecato
a 20 km al giorno
breve l'andata
lungo il ritorno
20 km al giorno
per poi tornare a casa e
non pensare che a te
avevo le scarpe pulite
e la camicia
fresca di bucato
un mazzo di fiori di prato
ma tutto e' andato sprecato
20 km al giorno
10 all'andata
10 al ritorno
20 km al giorno
per poi tornare a casa e
non pensare che a te
la la la la la la la la
la la la la
la la la la

Nicola, personalmente rimarrai sempre nel mio cuore. ADDIO!!!
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Rete dei Cittadini, un'esperienza che continua.


Postiamo il comunicato della Rete dei Cittadini che prosegue, dopo le elezioni regionali del Lazio, la sua interessante esperienza partecipativa democratica "rilanciando" la presenza della propria lista, completamente autonoma e alternativa alla "partitocrazia", anche al di fuori del Lazio per le future competizioni elettorali amministrative.
Per noi del Partito del Sud , fra i fondatori della prima ora della RdC, l'esperienza fatta con gli amici della Rete è stata sicuramente utilissima e da replicare, soprattutto al Centro-Nord, continuando così la collaborazione con Movimenti ed Associazioni che come noi dicono che destra e sinistra sono solo indicazioni stradali..



La RETE DEI CITTADINI ha fatto il primo scalino, spinta da oltre 14.000 persone, cittadini liberi come TE.

Molti di voi ci hanno conosciuto personalmente per strada... tanti altri non hanno potuto votarci perchè non sapevano della nostra esistenza.

A tutti voi diciamo che la RETE DEI CITTADINI ha altri scalini da fare, e ha bisogno di altre spinte per farlo. Questo progetto sarà il catalizzatore per tutte le persone, comitati e associazioni libere che vogliano prendere in mano il loro destino e quello di questo paese.

Per questo motivo la RETE DEI CITTADINI si è messa già in moto per organizzare le prossime battaglie, ci aspettano le comunali, le provinciali...

Mettiamo la nostra esperienza a disposizione di chi voglia portare avanti questo progetto, di democrazia diretta e di partecipazione anche in altri posti, in altre realtà italiane.
Siamo pronti a ricominciare a lavorare con tutte quelle realtà che già ci hanno contattato e che lo faranno.

Fonte:Rete dei Cittadini

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Postiamo il comunicato della Rete dei Cittadini che prosegue, dopo le elezioni regionali del Lazio, la sua interessante esperienza partecipativa democratica "rilanciando" la presenza della propria lista, completamente autonoma e alternativa alla "partitocrazia", anche al di fuori del Lazio per le future competizioni elettorali amministrative.
Per noi del Partito del Sud , fra i fondatori della prima ora della RdC, l'esperienza fatta con gli amici della Rete è stata sicuramente utilissima e da replicare, soprattutto al Centro-Nord, continuando così la collaborazione con Movimenti ed Associazioni che come noi dicono che destra e sinistra sono solo indicazioni stradali..



La RETE DEI CITTADINI ha fatto il primo scalino, spinta da oltre 14.000 persone, cittadini liberi come TE.

Molti di voi ci hanno conosciuto personalmente per strada... tanti altri non hanno potuto votarci perchè non sapevano della nostra esistenza.

A tutti voi diciamo che la RETE DEI CITTADINI ha altri scalini da fare, e ha bisogno di altre spinte per farlo. Questo progetto sarà il catalizzatore per tutte le persone, comitati e associazioni libere che vogliano prendere in mano il loro destino e quello di questo paese.

Per questo motivo la RETE DEI CITTADINI si è messa già in moto per organizzare le prossime battaglie, ci aspettano le comunali, le provinciali...

Mettiamo la nostra esperienza a disposizione di chi voglia portare avanti questo progetto, di democrazia diretta e di partecipazione anche in altri posti, in altre realtà italiane.
Siamo pronti a ricominciare a lavorare con tutte quelle realtà che già ci hanno contattato e che lo faranno.

Fonte:Rete dei Cittadini

Stipendi politici: I guadagni dei consiglieri regionali


di Luigi dell'Olio

Per molti giovani precari, 16mila euro è la somma – da fame – percepita per un intero anno di lavoro. Per i consiglieri regionali del Piemonte, lo stipendio mensile lordo, frutto in media di una decina di mezze giornate al mese passate tra commissioni e voto in aula.

Otto regioni sopra i 10mila euro mensili
Come non stupirsi, allora, della trepidazione con cui tanti candidati hanno atteso i risultati fino a notte inoltrata. I consiglieri regionali più pagati dopo i piemontesi sono quelli della Puglia (13.830 euro al mese), quindi tocca all’Abruzzo (13.359), alla Lombardia (12.555), alla Sardegna (11.417), all’Emilia-Romagna (11.053 euro) e alla Calabria (11.316). All’ottavo posto per retribuzioni si piazza la Campania (10.976 euro), seguita dalla Sicilia (10.946) e dal Molise (10.255). La battaglia all’ultimo voto nel Lazio ha significato per molti lo spartiacque tra uno stipendio da 9.958 euro mensili o il proseguimento della propria attività lavorativa. Non c’è stata storia in Veneto, ma in questo caso i consiglieri eletti dovranno “accontentarsi” di 9.977 euro, quelli della Liguria di 9.337 euro. A seguire gli eletti in Friuli Venezia Giulia (7.766 euro), Toscana (7.633) e Basilicata (7.029). I consiglieri regionali delle Marche guadagneranno 6.810 euro mensili, mentre quelli del Trentino Alto Adige – dove non si è votato, insieme ad altre sei regioni - portano a casa 6.614 euro. I più “poveri” sono gli eletti in Valle d’Aosta (6.607 euro) e in Umbria (6.597 euro), ma in entrambi i casi si tratta di stipendi che in azienda sono alla portata dei soli dirigenti.

Vendola stacca tutti
Quanto ai presidenti di Regione, invece, spicca su tutti quello pugliese: Nichi Vendola ha brindato alla sua rielezione, consapevole anche dei 18.885 euro che incasserà ogni fine mese. Alle sue spalle il neo-presidente della Calabria Giuseppe Scoppelliti (13.353 euro) e la laziale Polverini (12.548 euro). Ma meglio di questi ultimi due se la passano i presidenti di due regioni non coinvolte nell’ultima tornata elettorale: si tratta dei Governatori di Sardegna (Cappellacci) e Sicilia (Raffaele Lombardo), che incassano rispettivamente 14.624 e 14.329 euro mensili. E la festa non è finita: nelle prossime settimane partirà il classico spoil system con l’attribuzione di incarichi nelle ASL e nelle partecipate delle Regioni e lì se ne vedranno delle belle.

Fonte:Yahoo finanza
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di Luigi dell'Olio

Per molti giovani precari, 16mila euro è la somma – da fame – percepita per un intero anno di lavoro. Per i consiglieri regionali del Piemonte, lo stipendio mensile lordo, frutto in media di una decina di mezze giornate al mese passate tra commissioni e voto in aula.

Otto regioni sopra i 10mila euro mensili
Come non stupirsi, allora, della trepidazione con cui tanti candidati hanno atteso i risultati fino a notte inoltrata. I consiglieri regionali più pagati dopo i piemontesi sono quelli della Puglia (13.830 euro al mese), quindi tocca all’Abruzzo (13.359), alla Lombardia (12.555), alla Sardegna (11.417), all’Emilia-Romagna (11.053 euro) e alla Calabria (11.316). All’ottavo posto per retribuzioni si piazza la Campania (10.976 euro), seguita dalla Sicilia (10.946) e dal Molise (10.255). La battaglia all’ultimo voto nel Lazio ha significato per molti lo spartiacque tra uno stipendio da 9.958 euro mensili o il proseguimento della propria attività lavorativa. Non c’è stata storia in Veneto, ma in questo caso i consiglieri eletti dovranno “accontentarsi” di 9.977 euro, quelli della Liguria di 9.337 euro. A seguire gli eletti in Friuli Venezia Giulia (7.766 euro), Toscana (7.633) e Basilicata (7.029). I consiglieri regionali delle Marche guadagneranno 6.810 euro mensili, mentre quelli del Trentino Alto Adige – dove non si è votato, insieme ad altre sei regioni - portano a casa 6.614 euro. I più “poveri” sono gli eletti in Valle d’Aosta (6.607 euro) e in Umbria (6.597 euro), ma in entrambi i casi si tratta di stipendi che in azienda sono alla portata dei soli dirigenti.

Vendola stacca tutti
Quanto ai presidenti di Regione, invece, spicca su tutti quello pugliese: Nichi Vendola ha brindato alla sua rielezione, consapevole anche dei 18.885 euro che incasserà ogni fine mese. Alle sue spalle il neo-presidente della Calabria Giuseppe Scoppelliti (13.353 euro) e la laziale Polverini (12.548 euro). Ma meglio di questi ultimi due se la passano i presidenti di due regioni non coinvolte nell’ultima tornata elettorale: si tratta dei Governatori di Sardegna (Cappellacci) e Sicilia (Raffaele Lombardo), che incassano rispettivamente 14.624 e 14.329 euro mensili. E la festa non è finita: nelle prossime settimane partirà il classico spoil system con l’attribuzione di incarichi nelle ASL e nelle partecipate delle Regioni e lì se ne vedranno delle belle.

Fonte:Yahoo finanza
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martedì 30 marzo 2010

Miccichè continua a non capire cosa sta succedendo.Il Partito del Sud c'è e sarà la morte del sistema risorgimentale .

MICCICHE': "HA VINTO SILVIO, E ORA IL PARTITO DEL SUD"

30/03/2010 - "Ha vinto Silvio Berlusconi, anche (occorre dirlo) contro l’incapacità cronica di alcuni dirigenti pidiellini, responsabili, al di là delle improvvide decisioni degli organi giudiziari preposti, della mancata presentazione delle liste nel Lazio. E il risultato in quella regione è per ciò stesso semplicemente straordinario!
Ha vinto la linea politica di Berlusconi, premiata al Nord in questa salda alleanza con la Lega di Umberto Bossi.

Ha vinto Berlusconi e ha vinto la Lega Nord, straripante di consensi, a tal punto da determinare l’affermazione, alla vigilia difficile da pronosticare, nel Piemonte. Quest’ultimo dato credo debba far riflettere molto, soprattutto per il messaggio politico che esso indirettamente lancia. L’affermazione della Lega dimostra come la gente abbia sempre più voglia, senta sempre di più il bisogno di una maggiore rappresentanza territoriale, di una politica che nasca dal territorio e sia per il territorio, più di quanto non riescano a fare i partiti a tradizionale struttura romanocentrica. E ciò rafforza in me la convinzione della necessità che anche il Sud si doti finalmente di un partito che, come la Lega per il Settentrione, sappia raccogliere le istanze della propria gente e se ne faccia portatore; un Partito del Sud che sia un grande alleato di Silvio Berlusconi e, quel che più conta, una grande risorsa per il Meridione".

E' quanto scrive l'on. Gianfranco Miccichè sul suo blog, dove si legge pure in merito alla vicenda che vede il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, indagato per mafia:

"Certo, la notizia che il Governatore della Sicilia sia indagato per concorso esterno in associazione mafiosa lascia tutti abbastanza scossi; ed è ovvio, fisiologico che essa venga poi ”cavalvcata”, sull’onda del sensazionalismo, da tutta l’informazione, nazionale e locale. Ma è prorpio questo che mi lascia perplesso, che mi scuote, mi fa rabbrividire: non tanto il fatto di apprendere che Raffaele Lombardo sia indagato, quanto il fatto che ciò si apprenda attraverso le pagine di un quotidiano nemico giurato, qual’è Repubblica, alle cui fandonie, menzogne e maneggiamenti siamo ormai abituati (io ne so qualcosa).

Raffaele Lombardo, da Governatore della Sicilia, per il momento ha solo il dovere di spiegare ed aiutare gli inquirenti a fare chiarezza, prendendo le debite distanze da chi in questa vicenda abbia eventualmente assunto condotte illecite: a quanto vedo e leggo, lo sta già facendo"!

1 commenti:

antonio ciano ha detto...

Il partito del Sud c'è e non sarà mai asservito agli interessi di Berlusconi, massone e piduista, come massone era Garibaldi che ha massacrato la Sicilia.Miccichè non ha capito che il Partito del Sud sarà mortale per il partito liberale di Berlusconi. Berlusconi e la Lega difendono gli interessi padani e grazie a personaggi come Miccichè riesce a prendere voti nel Sud affamato da 150 anni di colonizzazione.Caro Miccichè, quella che chiamano economia italiana è solo tosco padana, al sud non sono rimasti nemmeno gli occhi per piangere. Destra e sinistra, con le dovute responsabilità, ci hanno massacrato l'economia. Come partito del Sud stiamo cominciando a ricostruirla. Nel sud vi sono 18.900 supermercati del Nord, a Catania abbiamo inaugurato, giorno 25, il secondo supermercato "COMPRASUD" d'Italia.Il prossimo,lo inaugureremo a Udine, e poi a Milano, e poi a Roma, fino a pareggiare quelli del Nord. Questo significa operare per il nostro territorio. Stiamo per associare coltivatori siciliani, meridionali, perchè quegli operatori sono stanchi di svendere i loro prodotti, e assoceremo anche cerealicoli, allevatori, per dare loro dignità e lavoro ai nostri giovani. Stiamo crescendo sul territorio. Già hanno aderito al nostro progetto 400 operatori meridionali, e diventeranno 4000 e poi 40.000 nel giro di pochi anni. Poi ci presenteremo alle elezioni, non è ancora maturo il tempo. Caro Miccichè, continua ad andare con i potenti del Nord, di strada te ne rimane ancora poca da fare, il Partito del Sud ti travolgerà come uno tsunami, proprio come la lega sta travolgendo il tuo Berlusconi. E' scritto dalla storia. Fra qualche anno, in Italia vi saranno due partiti, territoriali, uno del Nord ( La Lega Nord) ed il partito del Sud. Noi vinceremo le elezioni finali perchè al Nord vi sono 12 milioni di meridionali che prenderanno coscienza del male ricevuto in questi 150 anni di dominio padano sulle nostre coscienze e sulla nostra economia azzerata dai potentati economici nordisti.

Fonte:Parco dei Nebrodi
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MICCICHE': "HA VINTO SILVIO, E ORA IL PARTITO DEL SUD"

30/03/2010 - "Ha vinto Silvio Berlusconi, anche (occorre dirlo) contro l’incapacità cronica di alcuni dirigenti pidiellini, responsabili, al di là delle improvvide decisioni degli organi giudiziari preposti, della mancata presentazione delle liste nel Lazio. E il risultato in quella regione è per ciò stesso semplicemente straordinario!
Ha vinto la linea politica di Berlusconi, premiata al Nord in questa salda alleanza con la Lega di Umberto Bossi.

Ha vinto Berlusconi e ha vinto la Lega Nord, straripante di consensi, a tal punto da determinare l’affermazione, alla vigilia difficile da pronosticare, nel Piemonte. Quest’ultimo dato credo debba far riflettere molto, soprattutto per il messaggio politico che esso indirettamente lancia. L’affermazione della Lega dimostra come la gente abbia sempre più voglia, senta sempre di più il bisogno di una maggiore rappresentanza territoriale, di una politica che nasca dal territorio e sia per il territorio, più di quanto non riescano a fare i partiti a tradizionale struttura romanocentrica. E ciò rafforza in me la convinzione della necessità che anche il Sud si doti finalmente di un partito che, come la Lega per il Settentrione, sappia raccogliere le istanze della propria gente e se ne faccia portatore; un Partito del Sud che sia un grande alleato di Silvio Berlusconi e, quel che più conta, una grande risorsa per il Meridione".

E' quanto scrive l'on. Gianfranco Miccichè sul suo blog, dove si legge pure in merito alla vicenda che vede il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, indagato per mafia:

"Certo, la notizia che il Governatore della Sicilia sia indagato per concorso esterno in associazione mafiosa lascia tutti abbastanza scossi; ed è ovvio, fisiologico che essa venga poi ”cavalvcata”, sull’onda del sensazionalismo, da tutta l’informazione, nazionale e locale. Ma è prorpio questo che mi lascia perplesso, che mi scuote, mi fa rabbrividire: non tanto il fatto di apprendere che Raffaele Lombardo sia indagato, quanto il fatto che ciò si apprenda attraverso le pagine di un quotidiano nemico giurato, qual’è Repubblica, alle cui fandonie, menzogne e maneggiamenti siamo ormai abituati (io ne so qualcosa).

Raffaele Lombardo, da Governatore della Sicilia, per il momento ha solo il dovere di spiegare ed aiutare gli inquirenti a fare chiarezza, prendendo le debite distanze da chi in questa vicenda abbia eventualmente assunto condotte illecite: a quanto vedo e leggo, lo sta già facendo"!

1 commenti:

antonio ciano ha detto...

Il partito del Sud c'è e non sarà mai asservito agli interessi di Berlusconi, massone e piduista, come massone era Garibaldi che ha massacrato la Sicilia.Miccichè non ha capito che il Partito del Sud sarà mortale per il partito liberale di Berlusconi. Berlusconi e la Lega difendono gli interessi padani e grazie a personaggi come Miccichè riesce a prendere voti nel Sud affamato da 150 anni di colonizzazione.Caro Miccichè, quella che chiamano economia italiana è solo tosco padana, al sud non sono rimasti nemmeno gli occhi per piangere. Destra e sinistra, con le dovute responsabilità, ci hanno massacrato l'economia. Come partito del Sud stiamo cominciando a ricostruirla. Nel sud vi sono 18.900 supermercati del Nord, a Catania abbiamo inaugurato, giorno 25, il secondo supermercato "COMPRASUD" d'Italia.Il prossimo,lo inaugureremo a Udine, e poi a Milano, e poi a Roma, fino a pareggiare quelli del Nord. Questo significa operare per il nostro territorio. Stiamo per associare coltivatori siciliani, meridionali, perchè quegli operatori sono stanchi di svendere i loro prodotti, e assoceremo anche cerealicoli, allevatori, per dare loro dignità e lavoro ai nostri giovani. Stiamo crescendo sul territorio. Già hanno aderito al nostro progetto 400 operatori meridionali, e diventeranno 4000 e poi 40.000 nel giro di pochi anni. Poi ci presenteremo alle elezioni, non è ancora maturo il tempo. Caro Miccichè, continua ad andare con i potenti del Nord, di strada te ne rimane ancora poca da fare, il Partito del Sud ti travolgerà come uno tsunami, proprio come la lega sta travolgendo il tuo Berlusconi. E' scritto dalla storia. Fra qualche anno, in Italia vi saranno due partiti, territoriali, uno del Nord ( La Lega Nord) ed il partito del Sud. Noi vinceremo le elezioni finali perchè al Nord vi sono 12 milioni di meridionali che prenderanno coscienza del male ricevuto in questi 150 anni di dominio padano sulle nostre coscienze e sulla nostra economia azzerata dai potentati economici nordisti.

Fonte:Parco dei Nebrodi
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Antonio Orsolino, 12 anni e Antonio Colucci di 12 e 16 anni, fucilati per Brigantaggio.


Di Antonio Ciano

Ernesto Galli della Loggia ha letto il libro "Cuore", la piccola vedetta Lombarda, dagli Appennini alle Ande, ma non è mai stato in un archivio a scrutare queste cose orrende che vi proponiamo qui di seguito.La storia di Antonio Colucci l'ho ripresa dal libro di Michele Topa "I briganti di Sua maestà", e quella di Antonio Orsolino è stata ripresa dall' Archivio Centrale dello Stato, Roma, Tribunale Militare di Guerra di Caserta, Cartella N° 37, dal sottoscritto. Siccome ha letto i nostri libri, ora gli consigliamo di leggere "Terroni" di Pino Aprile.




Antonio Colucci, 16 anni
A Baiano, il 12 marzo del 1862, fu fucilato Antonio Colucci, un contadinello di 16 anni. Il ragazzo, per evitare uno scontro sul suo terreno coltivato, avvertì i patrioti dell’arrivo della truppa piemontese. Preso e interrogato dai savoiardi raccontò la sua verità. Lo condussero davanti ad un tribunale di guerra che gli inflisse la pena capitale. Otto militi della guardia nazionale furono prescelti per l’esecuzione, fra di essi vi era anche il compare del ragazzo. I colpi dei militi sbagliarono il bersaglio, pensiamo volutamente, non colpirono il contadinello in erba; allora quattro soldati piemontesi, afferrato il ragazzo, senza pietà lo stesero a terra. Il padre del ragazzo, impazzito, fu tradotto in carcere. (Michele Topa, I briganti di Sua Maestà, Editrice Fratelli Fiorentino di Fausto Fiorentino, Napoli.)

Orsolino Antonio, 12 anni, fucilato
Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa, dov’è la vittoria, le porga la chioma, che schiava della Padania Iddio non la creò, stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte...
Su! Meridionali! Cantate a squarciagola l’inno nazionale padano; carabinieri, finanzieri, guardie di pubblica sicurezza, calciatori azzurri, su, cantiamolo forte, è l’inno di Mameli!
Quale sentimento provarono i soldati del plotone di esecuzione che fucilarono Antonio Orsolino nato a Casalnuovo Monterotaro di Foggia, pastore ancora in erba, di anni 12 ( dodici), domiciliato a Casalvecchio?
Fu preso sulle montagne tra Arienzo e Santa Maria a Vico il primo settembre del 1863 e giudicato dal tribunale di guerra di Caserta il 2 marzo del 1864 per il reato di brigantaggio secondo gli articoli 596 § 1 e 247 § 1 del Codice Militare.( Archivio Centrale dello Stato, Roma, Tribunale Militare di Guerra di Caserta, Cartella N° 37)
Il ragazzino andò fiero davanti al plotone di esecuzione, certo di imitare i suoi eroi, certo di aver difeso le sue pecore dalle ruberie piemontesi, certo di giocare a briganti e ladri, come si usava nel meridione. Aveva dodici anni! Agli ufficiali che condannarono il ragazzino un giorno dedicheremo una stele, un monumento di marmo bianco con la scritta “ Comandati dai Savoia a fucilare donne e bambini, siamo stati assassini e non soldati” .

Tratto dal libro" Le stragi e gli eccidi dei Savoia" di Antonio Ciano

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Di Antonio Ciano

Ernesto Galli della Loggia ha letto il libro "Cuore", la piccola vedetta Lombarda, dagli Appennini alle Ande, ma non è mai stato in un archivio a scrutare queste cose orrende che vi proponiamo qui di seguito.La storia di Antonio Colucci l'ho ripresa dal libro di Michele Topa "I briganti di Sua maestà", e quella di Antonio Orsolino è stata ripresa dall' Archivio Centrale dello Stato, Roma, Tribunale Militare di Guerra di Caserta, Cartella N° 37, dal sottoscritto. Siccome ha letto i nostri libri, ora gli consigliamo di leggere "Terroni" di Pino Aprile.




Antonio Colucci, 16 anni
A Baiano, il 12 marzo del 1862, fu fucilato Antonio Colucci, un contadinello di 16 anni. Il ragazzo, per evitare uno scontro sul suo terreno coltivato, avvertì i patrioti dell’arrivo della truppa piemontese. Preso e interrogato dai savoiardi raccontò la sua verità. Lo condussero davanti ad un tribunale di guerra che gli inflisse la pena capitale. Otto militi della guardia nazionale furono prescelti per l’esecuzione, fra di essi vi era anche il compare del ragazzo. I colpi dei militi sbagliarono il bersaglio, pensiamo volutamente, non colpirono il contadinello in erba; allora quattro soldati piemontesi, afferrato il ragazzo, senza pietà lo stesero a terra. Il padre del ragazzo, impazzito, fu tradotto in carcere. (Michele Topa, I briganti di Sua Maestà, Editrice Fratelli Fiorentino di Fausto Fiorentino, Napoli.)

Orsolino Antonio, 12 anni, fucilato
Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa, dov’è la vittoria, le porga la chioma, che schiava della Padania Iddio non la creò, stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte...
Su! Meridionali! Cantate a squarciagola l’inno nazionale padano; carabinieri, finanzieri, guardie di pubblica sicurezza, calciatori azzurri, su, cantiamolo forte, è l’inno di Mameli!
Quale sentimento provarono i soldati del plotone di esecuzione che fucilarono Antonio Orsolino nato a Casalnuovo Monterotaro di Foggia, pastore ancora in erba, di anni 12 ( dodici), domiciliato a Casalvecchio?
Fu preso sulle montagne tra Arienzo e Santa Maria a Vico il primo settembre del 1863 e giudicato dal tribunale di guerra di Caserta il 2 marzo del 1864 per il reato di brigantaggio secondo gli articoli 596 § 1 e 247 § 1 del Codice Militare.( Archivio Centrale dello Stato, Roma, Tribunale Militare di Guerra di Caserta, Cartella N° 37)
Il ragazzino andò fiero davanti al plotone di esecuzione, certo di imitare i suoi eroi, certo di aver difeso le sue pecore dalle ruberie piemontesi, certo di giocare a briganti e ladri, come si usava nel meridione. Aveva dodici anni! Agli ufficiali che condannarono il ragazzino un giorno dedicheremo una stele, un monumento di marmo bianco con la scritta “ Comandati dai Savoia a fucilare donne e bambini, siamo stati assassini e non soldati” .

Tratto dal libro" Le stragi e gli eccidi dei Savoia" di Antonio Ciano

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Casa delle Regioni del Mediterraneo, Gaeta centro di cooperazione internazionale


È stata inaugurata questo pomeriggio ieri la sede di Gaeta della Fondazione Casa delle Regioni del Mediterraneo. La sede si trova in Piazza Traniello all'interno dell'ex Palazzo Comunale. All'inaugurazione erano presenti l'assessore alle Politiche sociali e delle sicurezze Luigina Di Liegro, il Sindaco di Gaeta Antonio Raimondi, il direttore del Dipartimento Territorio della Regione Lazio Raniero De Filippis e il consiglio direttivo della Fondazione.

"Questa Amministrazione ha dedicato un punto specifico del suo programma di mandato all'importanza di Gaeta all'interno dell'area Mediterranea con lo scopo di diventare un centro di cooperazione internazionale. Questo obiettivo, grazie alla Regione Lazio, si realizza. Inoltre, con questa iniziativa Gaeta avrà una grande visibilità internazionale con ripercussioni positive sul turismo e sull'economia ad esso collegato - spiega il Sindaco Raimondi - L'area mediterranea, in questi ultimi anni, sta diventando un'opportunità per tutti i popoli di costruire qualcosa di concreto in direzione di una migliore conoscenza e convivenza. Il Mediterraneo è uno spazio che dovrebbe unire le diverse culture ed andare al di là delle rispettive differenze che, comunque, restano una ricchezza per tutti. La Fondazione Casa delle Regioni del Mediterraneo, infatti, vuole proporre il Lazio quale regione determinante in quest'area e la città di Gaeta, per la sua posizione geografica e per la sua storia di scambi millenari con tutti i popoli, è sicuramente la sede più adatta per ospitare questa fondazione".

"Questa sede rappresenta anche l'occasione per recuperare un edificio storico di Gaeta: il terzo piano sarà sistemato con fondi della Regione Lazio che continua ad investire sulla nostra città per i suoi importanti progetti - aggiunge Raimondi - Tutti insieme, Comune di Gaeta, Camera di Commercio di Latina (che si trova al quarto piano) e Fondazione chiederemo i finanziamenti necessari per il restauro completo del palazzo sia per il suo valore storico che per la funzione attuale".


di: Addetto Stampa Sindaco di Gaeta
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È stata inaugurata questo pomeriggio ieri la sede di Gaeta della Fondazione Casa delle Regioni del Mediterraneo. La sede si trova in Piazza Traniello all'interno dell'ex Palazzo Comunale. All'inaugurazione erano presenti l'assessore alle Politiche sociali e delle sicurezze Luigina Di Liegro, il Sindaco di Gaeta Antonio Raimondi, il direttore del Dipartimento Territorio della Regione Lazio Raniero De Filippis e il consiglio direttivo della Fondazione.

"Questa Amministrazione ha dedicato un punto specifico del suo programma di mandato all'importanza di Gaeta all'interno dell'area Mediterranea con lo scopo di diventare un centro di cooperazione internazionale. Questo obiettivo, grazie alla Regione Lazio, si realizza. Inoltre, con questa iniziativa Gaeta avrà una grande visibilità internazionale con ripercussioni positive sul turismo e sull'economia ad esso collegato - spiega il Sindaco Raimondi - L'area mediterranea, in questi ultimi anni, sta diventando un'opportunità per tutti i popoli di costruire qualcosa di concreto in direzione di una migliore conoscenza e convivenza. Il Mediterraneo è uno spazio che dovrebbe unire le diverse culture ed andare al di là delle rispettive differenze che, comunque, restano una ricchezza per tutti. La Fondazione Casa delle Regioni del Mediterraneo, infatti, vuole proporre il Lazio quale regione determinante in quest'area e la città di Gaeta, per la sua posizione geografica e per la sua storia di scambi millenari con tutti i popoli, è sicuramente la sede più adatta per ospitare questa fondazione".

"Questa sede rappresenta anche l'occasione per recuperare un edificio storico di Gaeta: il terzo piano sarà sistemato con fondi della Regione Lazio che continua ad investire sulla nostra città per i suoi importanti progetti - aggiunge Raimondi - Tutti insieme, Comune di Gaeta, Camera di Commercio di Latina (che si trova al quarto piano) e Fondazione chiederemo i finanziamenti necessari per il restauro completo del palazzo sia per il suo valore storico che per la funzione attuale".


di: Addetto Stampa Sindaco di Gaeta
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Adriano Celentano in "Le Cinque Giornate di Milano" (le diverse anime del Risorgimento Italiano)


http://www.youtube.com/watch?v=kPdiQQr4kXk

Adriano Celentano nel film "Le Cinque Giornate di Milano", per la regia di Dario Argento.
In queste sequenze vengono evidenziati i diversi progetti politici all'alba dell'annessione degli stati pre-unitari italiani da parte del Regno dei Savoia.

Alla fine del video ci sono informazioni sullo Stato che maggiormente vede peggiorare le condizioni di vita della propria gente: il REGNO DELLE DUE SICILIE.
Si passa dalla condizione di Stato più ricco ed industrializzato (con la Dinastia dei Borbone di Napoli) a quello di più povero, con il potere delegato alle organizazioni criminali, l'inizio dell'emigrazione fino ad allora sconosciuta, una lotta fratricidia che vede morire centinaia di migliaia di partigiani del Regno dispregiativamente definiti dall'esercito piemontese "Briganti".
Con l'annessione delle Due Sicilie il Regno dei Savoia evita la BANCAROTTA cui era inevitabilmente destinato.

La Vera Storia del Risorgimento Italiano:
http://www.ilportaledelsud.org/rec-re...
.
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http://www.youtube.com/watch?v=kPdiQQr4kXk

Adriano Celentano nel film "Le Cinque Giornate di Milano", per la regia di Dario Argento.
In queste sequenze vengono evidenziati i diversi progetti politici all'alba dell'annessione degli stati pre-unitari italiani da parte del Regno dei Savoia.

Alla fine del video ci sono informazioni sullo Stato che maggiormente vede peggiorare le condizioni di vita della propria gente: il REGNO DELLE DUE SICILIE.
Si passa dalla condizione di Stato più ricco ed industrializzato (con la Dinastia dei Borbone di Napoli) a quello di più povero, con il potere delegato alle organizazioni criminali, l'inizio dell'emigrazione fino ad allora sconosciuta, una lotta fratricidia che vede morire centinaia di migliaia di partigiani del Regno dispregiativamente definiti dall'esercito piemontese "Briganti".
Con l'annessione delle Due Sicilie il Regno dei Savoia evita la BANCAROTTA cui era inevitabilmente destinato.

La Vera Storia del Risorgimento Italiano:
http://www.ilportaledelsud.org/rec-re...
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lunedì 29 marzo 2010

Sud, armiamoci e partiamo


di Lino Patruno

Istruzioni per l’uso ai colleghi terroni. Cari terroni, visto che in questi ultimi tempi si è ripreso a parlare di Sud, ne sentiremo di tutte, e ovviamente quasi tutte negative per noi. Dobbiamo avere sempre una risposta. Ricordando un punto di partenza, l’Unità d’Italia del 1861, della quale l’anno prossimo saranno i 150 anni.
Andava fatta per non restare la serie B del mondo, e il Sud doveva esserci. È stato il nostro più grande successo negli ultimi 500 anni.
Ma al Sud c’era, piacesse o no, un altro Stato, col quale normalmente si fanno discorsi del genere: troviamo un accordo, stipuliamo un trattato di adesione, creiamo una confederazione, se arriviamo a una fusione brindiamo alla grande.
Invece il Sud fu conquistato con una guerra. E dopo trattato a ferro e fuoco con la scusa dei briganti. Ci spezzarono le reni, ci rapinarono di tutto a cominciare dai nostri risparmi al Banco di Napoli.
Ci bloccarono la nascente industria per far sviluppare la loro, si comprarono i proprietari terrieri parassiti tradendo la promessa delle terre ai contadini, ci dettero in Parlamento una rappresentanza ridicola tanto per salvare la faccia, ci descrissero come selvaggi da piegare con la punta delle baionette. È vero che salendo dalla Sicilia verso Napoli i Mille di Garibaldi diventarono centomila. Ed è vero che, al plebiscito, il «sì» al Nuovo Stato fu quasi unanime. Ma a Unità conseguita tradirono tutto.
Il Sud, cari terroni, dal 1861 invece di stare meglio è stato molto peggio. E da allora ha cominciato a crescere quel divario col Nord che ora ci rinfacciano dimenticando la storia. Perché, ricordiamolo sempre, la storia vera non la vuole raccontare nessuno: può sembrare reazionario e magari di destra, da nostalgici e borbonici, per carità. E la congiura del silenzio non fa aprire neanche gli archivi, meno che mai quelli militari, si dovesse scoprire che al Sud ci fu un mezzo genocidio.
Soprattutto da allora non c’è stata decisione economica che non servisse gli interessi del Nord a danno al Sud, come si fa con i colonizzati. Finché, quando a cavallo del 1880 il ritorno al protezionismo e la rottura commerciale con la Francia seminò la miseria nell’agricoltura meridionale, cominciò quella Grande Emigrazione per le Americhe che lasciò al Sud solo vecchi e vedove.
Vi dicono anche e vi diranno, cari terroni, che nonostante tutti i soldi che ci hanno dato, non abbiamo fatto un passo in avanti. Rispondiamogli che è stata una pentola bucata: ci versavano acqua per noi che però si perdeva perché si continuava a fare tutto il resto a favore del Nord. Ci davano una lira, ce ne toglievano tre. Ci dicono e ci diranno che li abbiamo utilizzati male, e in parte è vero: ma come utilizzarli è sempre stato deciso d’accordo coi governi. E in ogni caso gran parte dei soldi al Sud sono tornati al Nord: con l’acquisto dei suoi prodotti, con i lavori che veniva a fare al Sud, con i sussidi alle sue fabbriche che scendevano.
Perciò, quando oggi ci rimproverano di vivere alle loro spalle, replichiamo che da 150 anni avviene il contrario. E che se non siamo ancora sviluppati come atteso, sono loro a doversi giustificare, non noi. Certo, noi abbiamo i nostri difetti: il vizio dell’assistenza, l’incapacità di unirci, lo scarso rispetto delle regole, la rassegnazione del «Franza o Spagna purché se magna», la mancanza di dirigenti all’altezza. Ma non è possibile che nel resto d’Italia non si mettano neanche le dita nel naso. Soprattutto noi non ci rendiamo conto che non c’è elezione nazionale che non si vinca al Sud. E non lo facciamo pesare per arrivare a una svolta.
Ora, compaesani terroni, ci diranno che è il solito vittimismo piagnone. Siamo anzitutto vittime della nostra incapacità di farci valere. Siccome però lunedì sapremo chi governerà la Puglia, affidiamo al futuro governatore poche e sentite raccomandazioni.
Pretendiamo che si facciano quelle opere che rendano conveniente investire al Sud: un’incompiuta di 150 anni. Ma visto che gli incentivi alle imprese non hanno funzionato perché non serve dare un po’ a tutti, pretendiamo che tutto il Sud diventi un’area senza tasse per i profitti delle aziende, come concesso all’Irlanda e ad altri in Europa. E il governo vada a chiederlo una volta per tutte a Bruxelles non con la consueta aria da gita aziendale, se davvero ha a cuore il Sud, l’unico che può far crescere il resto del Paese. Anzi armiamoci e andiamoci pure noi. Anche se il Nord può vedersi sfuggire qualche investimento. E qualcuno, partendo magari proprio dalla Puglia, si preoccupi di mettere insieme questo Sud perché solo così, come Bossi insegna, non ci si fa ridere in faccia.
Insomma, di sicuro qualche disturbo infantile deve avere quel sociologo inglese secondo il quale noi terroni siamo minorati mentali perché più vicini all’Africa. Ma se non i minorati, non è bello neanche fare sempre i fessi.

Fonte:Gazzetta del Mezzogiorno del 27/03/2010
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di Lino Patruno

Istruzioni per l’uso ai colleghi terroni. Cari terroni, visto che in questi ultimi tempi si è ripreso a parlare di Sud, ne sentiremo di tutte, e ovviamente quasi tutte negative per noi. Dobbiamo avere sempre una risposta. Ricordando un punto di partenza, l’Unità d’Italia del 1861, della quale l’anno prossimo saranno i 150 anni.
Andava fatta per non restare la serie B del mondo, e il Sud doveva esserci. È stato il nostro più grande successo negli ultimi 500 anni.
Ma al Sud c’era, piacesse o no, un altro Stato, col quale normalmente si fanno discorsi del genere: troviamo un accordo, stipuliamo un trattato di adesione, creiamo una confederazione, se arriviamo a una fusione brindiamo alla grande.
Invece il Sud fu conquistato con una guerra. E dopo trattato a ferro e fuoco con la scusa dei briganti. Ci spezzarono le reni, ci rapinarono di tutto a cominciare dai nostri risparmi al Banco di Napoli.
Ci bloccarono la nascente industria per far sviluppare la loro, si comprarono i proprietari terrieri parassiti tradendo la promessa delle terre ai contadini, ci dettero in Parlamento una rappresentanza ridicola tanto per salvare la faccia, ci descrissero come selvaggi da piegare con la punta delle baionette. È vero che salendo dalla Sicilia verso Napoli i Mille di Garibaldi diventarono centomila. Ed è vero che, al plebiscito, il «sì» al Nuovo Stato fu quasi unanime. Ma a Unità conseguita tradirono tutto.
Il Sud, cari terroni, dal 1861 invece di stare meglio è stato molto peggio. E da allora ha cominciato a crescere quel divario col Nord che ora ci rinfacciano dimenticando la storia. Perché, ricordiamolo sempre, la storia vera non la vuole raccontare nessuno: può sembrare reazionario e magari di destra, da nostalgici e borbonici, per carità. E la congiura del silenzio non fa aprire neanche gli archivi, meno che mai quelli militari, si dovesse scoprire che al Sud ci fu un mezzo genocidio.
Soprattutto da allora non c’è stata decisione economica che non servisse gli interessi del Nord a danno al Sud, come si fa con i colonizzati. Finché, quando a cavallo del 1880 il ritorno al protezionismo e la rottura commerciale con la Francia seminò la miseria nell’agricoltura meridionale, cominciò quella Grande Emigrazione per le Americhe che lasciò al Sud solo vecchi e vedove.
Vi dicono anche e vi diranno, cari terroni, che nonostante tutti i soldi che ci hanno dato, non abbiamo fatto un passo in avanti. Rispondiamogli che è stata una pentola bucata: ci versavano acqua per noi che però si perdeva perché si continuava a fare tutto il resto a favore del Nord. Ci davano una lira, ce ne toglievano tre. Ci dicono e ci diranno che li abbiamo utilizzati male, e in parte è vero: ma come utilizzarli è sempre stato deciso d’accordo coi governi. E in ogni caso gran parte dei soldi al Sud sono tornati al Nord: con l’acquisto dei suoi prodotti, con i lavori che veniva a fare al Sud, con i sussidi alle sue fabbriche che scendevano.
Perciò, quando oggi ci rimproverano di vivere alle loro spalle, replichiamo che da 150 anni avviene il contrario. E che se non siamo ancora sviluppati come atteso, sono loro a doversi giustificare, non noi. Certo, noi abbiamo i nostri difetti: il vizio dell’assistenza, l’incapacità di unirci, lo scarso rispetto delle regole, la rassegnazione del «Franza o Spagna purché se magna», la mancanza di dirigenti all’altezza. Ma non è possibile che nel resto d’Italia non si mettano neanche le dita nel naso. Soprattutto noi non ci rendiamo conto che non c’è elezione nazionale che non si vinca al Sud. E non lo facciamo pesare per arrivare a una svolta.
Ora, compaesani terroni, ci diranno che è il solito vittimismo piagnone. Siamo anzitutto vittime della nostra incapacità di farci valere. Siccome però lunedì sapremo chi governerà la Puglia, affidiamo al futuro governatore poche e sentite raccomandazioni.
Pretendiamo che si facciano quelle opere che rendano conveniente investire al Sud: un’incompiuta di 150 anni. Ma visto che gli incentivi alle imprese non hanno funzionato perché non serve dare un po’ a tutti, pretendiamo che tutto il Sud diventi un’area senza tasse per i profitti delle aziende, come concesso all’Irlanda e ad altri in Europa. E il governo vada a chiederlo una volta per tutte a Bruxelles non con la consueta aria da gita aziendale, se davvero ha a cuore il Sud, l’unico che può far crescere il resto del Paese. Anzi armiamoci e andiamoci pure noi. Anche se il Nord può vedersi sfuggire qualche investimento. E qualcuno, partendo magari proprio dalla Puglia, si preoccupi di mettere insieme questo Sud perché solo così, come Bossi insegna, non ci si fa ridere in faccia.
Insomma, di sicuro qualche disturbo infantile deve avere quel sociologo inglese secondo il quale noi terroni siamo minorati mentali perché più vicini all’Africa. Ma se non i minorati, non è bello neanche fare sempre i fessi.

Fonte:Gazzetta del Mezzogiorno del 27/03/2010
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venerdì 26 marzo 2010

Come si vota. E come votare per la RETE.

    Per votare bisogna mettere la croce sul nome della Presidente (nel nostro caso MARZIA MARZOLI) e sul simbolo della lista. Per le provincie di Roma, Viterbo e Latina eventualmente indicare il nome del candidato consigliere sulla riga accanto al simbolo della lista. Per conoscere meglio i nostri candidati clicca qui.





    Il voto disgiunto: è possibile barrare il nome di un candidato Presidente (es.Marzia Marzoli) ed il simbolo di una lista che supporta un altro presidente (e. Lista Vota Antonio) eventualmente indicando anche la preferenza nominale in questo modo il voto va a Marzia come Presidente della regione, ma va anche al partito appertenente all’altra coalizione (Lista Vota Antonio). In questo modo però il voto non va alla Rete dei Cittadini.Questo il fac-simile della scheda elettorale per le provincie di Viterbo, Roma e Latina.

    Se vuoi scaricare il pdf clicca regionali facsimile2

    scheda elettorale

    fac-simile rete dei cittadini

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    Per votare bisogna mettere la croce sul nome della Presidente (nel nostro caso MARZIA MARZOLI) e sul simbolo della lista. Per le provincie di Roma, Viterbo e Latina eventualmente indicare il nome del candidato consigliere sulla riga accanto al simbolo della lista. Per conoscere meglio i nostri candidati clicca qui.





    Il voto disgiunto: è possibile barrare il nome di un candidato Presidente (es.Marzia Marzoli) ed il simbolo di una lista che supporta un altro presidente (e. Lista Vota Antonio) eventualmente indicando anche la preferenza nominale in questo modo il voto va a Marzia come Presidente della regione, ma va anche al partito appertenente all’altra coalizione (Lista Vota Antonio). In questo modo però il voto non va alla Rete dei Cittadini.Questo il fac-simile della scheda elettorale per le provincie di Viterbo, Roma e Latina.

    Se vuoi scaricare il pdf clicca regionali facsimile2

    scheda elettorale

    fac-simile rete dei cittadini

Il Partito del Sud contro la "partitocrazia"

http://2.bp.blogspot.com/_NfNYD8bJzzM/S6z92RKu_2I/AAAAAAAAF1s/kPCTdadZAws/s1600/manifesto+g.jpg
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Fonti rinnovabili ed obiettivi del 2020: l’Europa ce la fa, l’Italia no



Di Mario Delfino


La notizia è di qualche giorno fa.

Ma vale, comunque, la pena sottolinearla.

Lo studio preliminare della Comunità Europea, basato sui documenti previsionali inviati dai singoli Stati membri, evidenzia che l'obiettivo del 20% da fonte rinnovabile può tranquillamente essere raggiunto entro il 2020.

La Comunità Europea dovrebbe, addirittura, superare il target prefissato.

20,3% è il valore indicato.

Questo, il dato complessivo.

Al quale contribuiscono le previsioni inviate dai singoli Stati.

La Spagna, ad esempio, prevede di superare l'obiettivo (22,7% piuttosto che 20%).

Così anche la Germania (18,7% piuttosto che 18%).

Sono 5, invece, gli Stati che prevedono di non farcela a centrare gli obiettivi del 2020.

Belgio, Danimarca, Lussemburgo, Malta.

Ed Italia.

Questi 5 Stati acquisteranno energia rinnovabile dall'estero.

Noi acquisteremo energia rinnovabile dall'estero.

Noi, con il sole, il vento ed il calore sotto terra che ci ritroviamo...

Ciao

A presto.

Si ringrazia:

- ilsole24ore.com

Fonte:Parole Verdi

.

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Di Mario Delfino


La notizia è di qualche giorno fa.

Ma vale, comunque, la pena sottolinearla.

Lo studio preliminare della Comunità Europea, basato sui documenti previsionali inviati dai singoli Stati membri, evidenzia che l'obiettivo del 20% da fonte rinnovabile può tranquillamente essere raggiunto entro il 2020.

La Comunità Europea dovrebbe, addirittura, superare il target prefissato.

20,3% è il valore indicato.

Questo, il dato complessivo.

Al quale contribuiscono le previsioni inviate dai singoli Stati.

La Spagna, ad esempio, prevede di superare l'obiettivo (22,7% piuttosto che 20%).

Così anche la Germania (18,7% piuttosto che 18%).

Sono 5, invece, gli Stati che prevedono di non farcela a centrare gli obiettivi del 2020.

Belgio, Danimarca, Lussemburgo, Malta.

Ed Italia.

Questi 5 Stati acquisteranno energia rinnovabile dall'estero.

Noi acquisteremo energia rinnovabile dall'estero.

Noi, con il sole, il vento ed il calore sotto terra che ci ritroviamo...

Ciao

A presto.

Si ringrazia:

- ilsole24ore.com

Fonte:Parole Verdi

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Rifiuti che bluff


di Emiliano Fittipaldi e Claudio Pappaianni

Discariche nel caos. Impianti mai costruiti. Lavoratori senza certezze. Infiltrazioni dei clan. Raccolta a singhiozzo. Nonostante i proclami di Berlusconi la Campania resta sull'orlo dell'emergenza

IL VIDEO Campania, il disastro delle discariche

Le piramidi di rifiuti sono tutte lì, lasciate a marcire sotto il primo sole di primavera.
Tra le 500 mila tonnellate di sacchetti putrescenti spuntano qua e là copertoni, bidoni arrugginiti, qualche tubo di ethernit. Milioni di buste puzzolenti, ammassate sui terreni sequestrati dallo Stato a Francesco 'Sandokan' Schiavone, formano gigantesche torri di monnezza, mentre sul terreno enormi pozze di acqua piovana si trasformano sotto l'occhio annoiato dei gabbiani in percolato tossico destinato a tracimare nei canaletti dei Regi Lagni. Acque che vengono utilizzate per irrigare i campi vicini, coltivati a cocomeri o ad agrumeti, e territorio di pascolo delle bufale; acque nere che alla fine del loro percorso scaricano i loro veleni direttamente in mare. Un panorama infernale: 'L'espresso' è riuscito a entrare all'interno della discarica di Santa Maria la Fossa, il buco dentro cui in piena emergenza-rifiuti sono state nascoste le schifezze di Napoli e dintorni. Un viaggio che permette di raccontare, anche attraverso foto e filmati esclusivi, cosa succede realmente nelle discariche volute da Silvio Berlusconi e Guido Bertolaso per risolvere lo scandalo che due anni fa ha messo in ginocchio la Campania e il suo capoluogo. Un'emergenza che, tra promesse e bugie, è in realtà ancora da risolvere.

Viaggio all'inferno.
A presidiare Ferrandelle c'è l'Esercito, più otto guardie giurate della Gesa, una società di Casagiove. Fuori, c'è un via vai di camion che vanno e vengono dalla vicina discarica di San Tammaro. Dentro, c'è un quartiere costruito con i sacchetti, con cui sono state erette 17 strutture alte una trentina di metri. Molte non sono coperte dai teli speciali. Di fronte alla 'piattaforma delta' (la chiamano così), in una piazzola svuotata si è formata una 'piscina di percolato' lunga una ventina di metri. Sembra una di quelle regolamentari, ma qui non si azzarderebbe a nuotare nemmeno una rana. Appena dietro l'angolo si staglia una collinetta di detriti realizzata fuori dagli spazi allestiti, che 'galleggia', letteralmente, sopra un'immensa pozza d'acqua.

Ogni giorno, solo da qui, partono 20 autobotti per smaltire altrove il percolato. Quello, almeno, che non scompare infiltrandosi nel terreno. Ogni viaggio costa alle casse pubbliche 1.800 euro tondi tondi. Un servizio quotidiano da 36 mila euro, che in due anni fa un totale mostruoso che supera i 20 milioni. Ferrandelle, Italia, è solo uno dei quartieri che formano la grande città dei rifiuti nata in provincia di Caserta: in 3 chilometri quadrati si contano quattro mega discariche, di cui una sola ancora attiva. Quattro milioni di tonnellate di monnezza 'tal quale', circondata da frutteti e allevamenti che producono cibo che arriva sulle tavole degli italiani. "L'emergenza è finita. Abbiamo fatto interventi concreti, seri e reali che rispettano l'ambiente, a differenza di quello che alcuni vanno dicendo", aveva spiegato Bertolaso lo scorso novembre, replicando a chi sosteneva che il piano non stava funzionando a dovere. Le immagini di Ferrandelle e di San Tammaro su www. espressonline.it dimostrano come l'ambiente e la salute siano in realtà l'ultimo dei problemi che si sono posti i governanti affrettati a pulire le strade dai sacchetti. Le conseguenze potrebbero essere devastanti, e la storia dei sopravvissuti di Maruzzella, la prima discarica dell'area San Tammaro, fa da monito. "Nel 1996 eravamo in 20 a lavorarci dentro", racconta il direttore Antonio De Gennaro: "Oggi siamo rimasti in 12, tutti a ripulire le ecoballe destinate ad Acerra dai materiali ferrosi. In cinque sono morti di tumore e altri tre, incluso il sottoscritto, stanno lottando contro il cancro".

Inceneritori? No grazie.
Dopo i giorni della vergogna, il 2010 doveva essere l'anno che sanciva definitivamente il ritorno alla normalità. Invece è iniziato nel peggiore dei modi. Prima la condanna all'Italia della Corte di Giustizia europea "per non aver creato una rete adeguata di smaltimento" e il blocco di 500 milioni di fondi comunitari, poi le immagini sui giornali del centro di Napoli nuovamente sommerso dai sacchetti. Se le foto sono simili a quelle scattate nel 2008, il lezzo è identico. È la puzza di monnezza bruciata, di sacchetti in decomposizione, è odore di affari e camorra, che come un avvoltoio non ha mai abbandonato uno dei suoi business preferiti: pure in questa fase - sospetta la Digos di Caserta che ha aperto un fascicolo - i boss dei Mallardo e delle famiglie di Casal di Principe hanno probabilmente continuato a guadagnare, piazzando imprese colluse nell'affare della raccolta. Di fatto, il miraggio evocato come un mantra da Berlusconi&Bertolaso si è dissolto al primo problema amministrativo. È bastata una protesta dei lavoratori del consorzio Napoli-Caserta per il mancato pagamento degli stipendi e il blocco dell'accesso a uno dei siti aperti negli ultimi 18 mesi per mettere in ginocchio l'intero sistema.

I limiti del decreto 195, che sulla carta sanciva la fine del disastro, sono evidenti.
Il sottosegretario ha varato cinque nuove discariche per liberare subito le strade dai rifiuti, in attesa di dotare la regione degli inceneritori necessari e di una raccolta differenziata che riducesse al minino la quantità di spazzatura da bruciare. Ma l'unico termovalorizzatore funzionante è quello di Acerra che, tra continui stop and go, a fine febbraio ha finalmente terminato il collaudo e presto funzionerà a pieno regime. Sempre che il controllo delle emissioni nocive non determini altre fermate: le prove generali avevano generato più di un allarme, con il continuo sforamento dei limiti consentiti. Qualcuno si è pure divertito a manomettere le attrezzature da migliaia di euro che l'Arpac ha sistemato a ridosso del camino. Tanto da spingere l'Agenzia regionale per l'ambiente a lamentarsi, nero su bianco, con il nuovo gestore, la milanese A2A. Gli altri impianti vaticinati da Bertolaso non esistono: il progetto di Santa Maria La Fossa, adocchiato subito dai clan e finito nelle carte dei pm che hanno chiesto l'arresto di Cosentino, è bloccato. Per quello di Napoli c'è solo l'indicazione di massima dei suoli, mentre a Salerno la gara indetta dal sindaco Vincenzo De Luca, candidato governatore per il centrosinistra, è ferma tra ricorsi e controricorsi. Se tutto va bene, ci vorranno altri quattro anni, forse anche di più, prima di avere il secondo inceneritore utile. A quel punto, tutte le discariche aperte oggi in Campania saranno strapiene.

Miraggio differenziata.
Con una raccolta differenziata ancora inchiodata al 22 per cento (ma Napoli sfiora il 18, Caserta non arriva nemmeno al 14), i cinque siti rischiano di reggere massimo due anni. L'invaso di Chiaiano è pieno per metà, quello Terzigno è quasi colmo. Ecco perché, malgrado il parere negativo della Conferenza di servizi, a poche centinaia di metri dalla ex Cava Sari sarà presto inaugurata Cava Vitello, con un invaso ancora più grande: oltre un milione di tonnellate di capacità. Con buona pace dei soldi (1,2 milioni di euro) che ogni anno il ministero dell'Ambiente versa nelle casse del Parco nazionale del Vesuvio per tutelare la biodiversità dell'area naturale. E dei cittadini di Boscoreale, comune limitrofo, raggiunti ogni giorno dalle zaffate dello sversatoio: esasperati, nelle scorse settimane hanno assediato per protesta il Municipio, e in occasione della visita elettorale del ministro Mara Carfagna hanno lanciato contro la sua auto un po' di spazzatura.

Ogni anno in Campania si gettano 2,5 milioni di rifiuti: la ricetta di B&B non è riuscita a far diminuire la produzione. I comuni che non raggiungono le percentuali di raccolta differenziata previste dalle nuove regole, dovrebbero essere sciolti all'istante. Ma finora sono stati firmati solo sette decreti, che poi sono stati puntualmente annullati dal Tar. Oggi appena 500 mila tonnellate l'anno vengono riciclate, oltre un milione finisce direttamente in discarica, il rimanente continua a essere compresso e avvolto nel cellophane per essere poi distrutto negli inceneritori. Ma visto che l'arretrato è da record, il 40 per cento di quello che dovrebbe essere trattato nei compattatori finisce in sversatoi tradizionali. Raggiungere i dati del Nord, vicini al 50 per cento, sembra pura fantascienza: la differenziata è un'operazione che non conviene ai campani, costretti a smaltire l'umido in impianti lontani dalla regione, per un costo che supera i 200 euro a tonnellata. Eppure esiste un sito per produrre compost già bell'è pronto, proprio di fronte a Ferrandelle. Incredibilmente è stato utilizzato per accatastare ecoballe. I macchinari all'interno non sono mai stati usati e le vasche sono vuote. "Una tristezza", commenta laconico un tecnico che conosce il deposito.

Debiti, consorzi e promozioni.
Con l'addio di Bertolaso, le province della Campania hanno ereditato, oltre a tutti i poteri, anche problemi di una gestione folle durata 16 anni. È un serpente che si morde la coda: la gente non paga, i Comuni accumulano debiti verso la struttura commissariale (siamo oltre i 300 milioni di euro), i consorzi provinciali ereditano il buco e non pagano gli stipendi dei dipendenti. Non solo. I consorzi sono strutture ingolfate con personale spesso inutilizzato, che sprecano soldi a go-go. Il consorzio Napoli-Caserta (sulla cui gestione i pm stanno indagando da mesi) è, per esempio, gestito di fatto dal direttore generale Antonio Scialdone, uomo di fiducia di Nicola Ferraro, consigliere regionale uscente dell'Udeur coinvolto in numerose inchieste di camorra.

A gennaio, quando c'era da gestire il passaggio di consegne tra la struttura in liquidazione e la neonata società provinciale, Scialdone ha avviato paradossalmente una massiccia campagna di promozioni. Almeno 70 operai e impiegati si sono visti aumentare lo stipendio. Alcuni di loro sono candidati per il centrodestra alla provincia di Caserta. Per la Regione corre la moglie dello stesso Scialdone, Michela Pontillo, candidata con la lista che unisce l'Mpa e il Nuovo Psi di Stefano Caldoro, il campione del Pdl. Anche la sorella di Scialdone, Lina, è in politica: alle elezioni comunali di Vitulazio, nel Casertano, è risultata la più votata. Quando nelle scorse settimane nel piccolo centro di Terra di Lavoro è partito il progetto per la raccolta differenziata non si è badato a spese: fuochi d'artificio, majorettes, la banda. Tutto a carico del consorzio. "Mio marito è come Berlusconi", ha risposto la Pontillo a chi criticava, "una vittima degli attacchi ad orologeria di una sinistra ormai defunta". Bertolaso e il premier continuano a nicchiare e parlare di trionfo del buongoverno, ma una cosa è certa: senza tagli agli sprechi e un piano industriale serio, chi lavora nei consorzi presto incrocerà nuovamente le braccia e interromperà la raccolta. I soldi stanziati dalle provincie per gli stipendi arretrati, poco più di 4 milioni, stanno già finendo. La guerra contro la monnezza è ancora tutta da vincere.


Fonte:L'Espresso
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di Emiliano Fittipaldi e Claudio Pappaianni

Discariche nel caos. Impianti mai costruiti. Lavoratori senza certezze. Infiltrazioni dei clan. Raccolta a singhiozzo. Nonostante i proclami di Berlusconi la Campania resta sull'orlo dell'emergenza

IL VIDEO Campania, il disastro delle discariche

Le piramidi di rifiuti sono tutte lì, lasciate a marcire sotto il primo sole di primavera.
Tra le 500 mila tonnellate di sacchetti putrescenti spuntano qua e là copertoni, bidoni arrugginiti, qualche tubo di ethernit. Milioni di buste puzzolenti, ammassate sui terreni sequestrati dallo Stato a Francesco 'Sandokan' Schiavone, formano gigantesche torri di monnezza, mentre sul terreno enormi pozze di acqua piovana si trasformano sotto l'occhio annoiato dei gabbiani in percolato tossico destinato a tracimare nei canaletti dei Regi Lagni. Acque che vengono utilizzate per irrigare i campi vicini, coltivati a cocomeri o ad agrumeti, e territorio di pascolo delle bufale; acque nere che alla fine del loro percorso scaricano i loro veleni direttamente in mare. Un panorama infernale: 'L'espresso' è riuscito a entrare all'interno della discarica di Santa Maria la Fossa, il buco dentro cui in piena emergenza-rifiuti sono state nascoste le schifezze di Napoli e dintorni. Un viaggio che permette di raccontare, anche attraverso foto e filmati esclusivi, cosa succede realmente nelle discariche volute da Silvio Berlusconi e Guido Bertolaso per risolvere lo scandalo che due anni fa ha messo in ginocchio la Campania e il suo capoluogo. Un'emergenza che, tra promesse e bugie, è in realtà ancora da risolvere.

Viaggio all'inferno.
A presidiare Ferrandelle c'è l'Esercito, più otto guardie giurate della Gesa, una società di Casagiove. Fuori, c'è un via vai di camion che vanno e vengono dalla vicina discarica di San Tammaro. Dentro, c'è un quartiere costruito con i sacchetti, con cui sono state erette 17 strutture alte una trentina di metri. Molte non sono coperte dai teli speciali. Di fronte alla 'piattaforma delta' (la chiamano così), in una piazzola svuotata si è formata una 'piscina di percolato' lunga una ventina di metri. Sembra una di quelle regolamentari, ma qui non si azzarderebbe a nuotare nemmeno una rana. Appena dietro l'angolo si staglia una collinetta di detriti realizzata fuori dagli spazi allestiti, che 'galleggia', letteralmente, sopra un'immensa pozza d'acqua.

Ogni giorno, solo da qui, partono 20 autobotti per smaltire altrove il percolato. Quello, almeno, che non scompare infiltrandosi nel terreno. Ogni viaggio costa alle casse pubbliche 1.800 euro tondi tondi. Un servizio quotidiano da 36 mila euro, che in due anni fa un totale mostruoso che supera i 20 milioni. Ferrandelle, Italia, è solo uno dei quartieri che formano la grande città dei rifiuti nata in provincia di Caserta: in 3 chilometri quadrati si contano quattro mega discariche, di cui una sola ancora attiva. Quattro milioni di tonnellate di monnezza 'tal quale', circondata da frutteti e allevamenti che producono cibo che arriva sulle tavole degli italiani. "L'emergenza è finita. Abbiamo fatto interventi concreti, seri e reali che rispettano l'ambiente, a differenza di quello che alcuni vanno dicendo", aveva spiegato Bertolaso lo scorso novembre, replicando a chi sosteneva che il piano non stava funzionando a dovere. Le immagini di Ferrandelle e di San Tammaro su www. espressonline.it dimostrano come l'ambiente e la salute siano in realtà l'ultimo dei problemi che si sono posti i governanti affrettati a pulire le strade dai sacchetti. Le conseguenze potrebbero essere devastanti, e la storia dei sopravvissuti di Maruzzella, la prima discarica dell'area San Tammaro, fa da monito. "Nel 1996 eravamo in 20 a lavorarci dentro", racconta il direttore Antonio De Gennaro: "Oggi siamo rimasti in 12, tutti a ripulire le ecoballe destinate ad Acerra dai materiali ferrosi. In cinque sono morti di tumore e altri tre, incluso il sottoscritto, stanno lottando contro il cancro".

Inceneritori? No grazie.
Dopo i giorni della vergogna, il 2010 doveva essere l'anno che sanciva definitivamente il ritorno alla normalità. Invece è iniziato nel peggiore dei modi. Prima la condanna all'Italia della Corte di Giustizia europea "per non aver creato una rete adeguata di smaltimento" e il blocco di 500 milioni di fondi comunitari, poi le immagini sui giornali del centro di Napoli nuovamente sommerso dai sacchetti. Se le foto sono simili a quelle scattate nel 2008, il lezzo è identico. È la puzza di monnezza bruciata, di sacchetti in decomposizione, è odore di affari e camorra, che come un avvoltoio non ha mai abbandonato uno dei suoi business preferiti: pure in questa fase - sospetta la Digos di Caserta che ha aperto un fascicolo - i boss dei Mallardo e delle famiglie di Casal di Principe hanno probabilmente continuato a guadagnare, piazzando imprese colluse nell'affare della raccolta. Di fatto, il miraggio evocato come un mantra da Berlusconi&Bertolaso si è dissolto al primo problema amministrativo. È bastata una protesta dei lavoratori del consorzio Napoli-Caserta per il mancato pagamento degli stipendi e il blocco dell'accesso a uno dei siti aperti negli ultimi 18 mesi per mettere in ginocchio l'intero sistema.

I limiti del decreto 195, che sulla carta sanciva la fine del disastro, sono evidenti.
Il sottosegretario ha varato cinque nuove discariche per liberare subito le strade dai rifiuti, in attesa di dotare la regione degli inceneritori necessari e di una raccolta differenziata che riducesse al minino la quantità di spazzatura da bruciare. Ma l'unico termovalorizzatore funzionante è quello di Acerra che, tra continui stop and go, a fine febbraio ha finalmente terminato il collaudo e presto funzionerà a pieno regime. Sempre che il controllo delle emissioni nocive non determini altre fermate: le prove generali avevano generato più di un allarme, con il continuo sforamento dei limiti consentiti. Qualcuno si è pure divertito a manomettere le attrezzature da migliaia di euro che l'Arpac ha sistemato a ridosso del camino. Tanto da spingere l'Agenzia regionale per l'ambiente a lamentarsi, nero su bianco, con il nuovo gestore, la milanese A2A. Gli altri impianti vaticinati da Bertolaso non esistono: il progetto di Santa Maria La Fossa, adocchiato subito dai clan e finito nelle carte dei pm che hanno chiesto l'arresto di Cosentino, è bloccato. Per quello di Napoli c'è solo l'indicazione di massima dei suoli, mentre a Salerno la gara indetta dal sindaco Vincenzo De Luca, candidato governatore per il centrosinistra, è ferma tra ricorsi e controricorsi. Se tutto va bene, ci vorranno altri quattro anni, forse anche di più, prima di avere il secondo inceneritore utile. A quel punto, tutte le discariche aperte oggi in Campania saranno strapiene.

Miraggio differenziata.
Con una raccolta differenziata ancora inchiodata al 22 per cento (ma Napoli sfiora il 18, Caserta non arriva nemmeno al 14), i cinque siti rischiano di reggere massimo due anni. L'invaso di Chiaiano è pieno per metà, quello Terzigno è quasi colmo. Ecco perché, malgrado il parere negativo della Conferenza di servizi, a poche centinaia di metri dalla ex Cava Sari sarà presto inaugurata Cava Vitello, con un invaso ancora più grande: oltre un milione di tonnellate di capacità. Con buona pace dei soldi (1,2 milioni di euro) che ogni anno il ministero dell'Ambiente versa nelle casse del Parco nazionale del Vesuvio per tutelare la biodiversità dell'area naturale. E dei cittadini di Boscoreale, comune limitrofo, raggiunti ogni giorno dalle zaffate dello sversatoio: esasperati, nelle scorse settimane hanno assediato per protesta il Municipio, e in occasione della visita elettorale del ministro Mara Carfagna hanno lanciato contro la sua auto un po' di spazzatura.

Ogni anno in Campania si gettano 2,5 milioni di rifiuti: la ricetta di B&B non è riuscita a far diminuire la produzione. I comuni che non raggiungono le percentuali di raccolta differenziata previste dalle nuove regole, dovrebbero essere sciolti all'istante. Ma finora sono stati firmati solo sette decreti, che poi sono stati puntualmente annullati dal Tar. Oggi appena 500 mila tonnellate l'anno vengono riciclate, oltre un milione finisce direttamente in discarica, il rimanente continua a essere compresso e avvolto nel cellophane per essere poi distrutto negli inceneritori. Ma visto che l'arretrato è da record, il 40 per cento di quello che dovrebbe essere trattato nei compattatori finisce in sversatoi tradizionali. Raggiungere i dati del Nord, vicini al 50 per cento, sembra pura fantascienza: la differenziata è un'operazione che non conviene ai campani, costretti a smaltire l'umido in impianti lontani dalla regione, per un costo che supera i 200 euro a tonnellata. Eppure esiste un sito per produrre compost già bell'è pronto, proprio di fronte a Ferrandelle. Incredibilmente è stato utilizzato per accatastare ecoballe. I macchinari all'interno non sono mai stati usati e le vasche sono vuote. "Una tristezza", commenta laconico un tecnico che conosce il deposito.

Debiti, consorzi e promozioni.
Con l'addio di Bertolaso, le province della Campania hanno ereditato, oltre a tutti i poteri, anche problemi di una gestione folle durata 16 anni. È un serpente che si morde la coda: la gente non paga, i Comuni accumulano debiti verso la struttura commissariale (siamo oltre i 300 milioni di euro), i consorzi provinciali ereditano il buco e non pagano gli stipendi dei dipendenti. Non solo. I consorzi sono strutture ingolfate con personale spesso inutilizzato, che sprecano soldi a go-go. Il consorzio Napoli-Caserta (sulla cui gestione i pm stanno indagando da mesi) è, per esempio, gestito di fatto dal direttore generale Antonio Scialdone, uomo di fiducia di Nicola Ferraro, consigliere regionale uscente dell'Udeur coinvolto in numerose inchieste di camorra.

A gennaio, quando c'era da gestire il passaggio di consegne tra la struttura in liquidazione e la neonata società provinciale, Scialdone ha avviato paradossalmente una massiccia campagna di promozioni. Almeno 70 operai e impiegati si sono visti aumentare lo stipendio. Alcuni di loro sono candidati per il centrodestra alla provincia di Caserta. Per la Regione corre la moglie dello stesso Scialdone, Michela Pontillo, candidata con la lista che unisce l'Mpa e il Nuovo Psi di Stefano Caldoro, il campione del Pdl. Anche la sorella di Scialdone, Lina, è in politica: alle elezioni comunali di Vitulazio, nel Casertano, è risultata la più votata. Quando nelle scorse settimane nel piccolo centro di Terra di Lavoro è partito il progetto per la raccolta differenziata non si è badato a spese: fuochi d'artificio, majorettes, la banda. Tutto a carico del consorzio. "Mio marito è come Berlusconi", ha risposto la Pontillo a chi criticava, "una vittima degli attacchi ad orologeria di una sinistra ormai defunta". Bertolaso e il premier continuano a nicchiare e parlare di trionfo del buongoverno, ma una cosa è certa: senza tagli agli sprechi e un piano industriale serio, chi lavora nei consorzi presto incrocerà nuovamente le braccia e interromperà la raccolta. I soldi stanziati dalle provincie per gli stipendi arretrati, poco più di 4 milioni, stanno già finendo. La guerra contro la monnezza è ancora tutta da vincere.


Fonte:L'Espresso
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Mel Gibson ancora in Basilicata


Dopo La Passione di Cristo si prospetta un secondo film per Mel Gibson girato nelle terre lucane. Al centro della storia le vicende del brigante Carmine Crocco e del brigantaggio meridionale”


Di Alessio Tambone

Nel 2003 vi aveva ambientato alcune scene della Passione di Cristo. Oggi Mel Gibson torna in Basilicata per un sopralluogo nel Parco della Grancia, a soli dodici chilometri da Potenza. Il regista americano sta infatti pensando di girare un film sulle storiche vicende del brigantaggio nelle terre Lucane. La visita al Parco della Grancia si è resa necessaria visto l'enorme successo di questo contenitore storico-rurale, che racchiude al suo interno il cinespettacolo La storia bandita, grande rappresentazione con oltre 400 volontari e suggestivi effetti speciali.

Abbiamo avuto modo di apprezzare La storia bandita questa estate, rivivendo le imprese di Carmine Crocco, celebre "brigante" morto nel carcere di Portoferraio nel 1905 dopo essere stato condannato ai lavori forzati. Una buona organizzazione e l'indubbio fascino di una collocazione vincente (l'intero Parco si trova ai piedi del piccolo paese Brindisi Montagna, sovrastato dalla caratteristica torre diroccata) fa si che ogni elemento naturale concorra all'ottima riuscita dello spettacolo.

Il crescente successo del Parco deve essere arrivato alle orecchie di Mel Gibson, che quindi ha voluto sondare l'eventuale possibilità di un girato in questi luoghi. Ben venga un film su questa preziosa memoria storica; ben venga un film girato nelle nostre terre; bentornato signor Gibson.

Per informazioni: Parco della Grancia

Fonte:AV Magazine
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Dopo La Passione di Cristo si prospetta un secondo film per Mel Gibson girato nelle terre lucane. Al centro della storia le vicende del brigante Carmine Crocco e del brigantaggio meridionale”


Di Alessio Tambone

Nel 2003 vi aveva ambientato alcune scene della Passione di Cristo. Oggi Mel Gibson torna in Basilicata per un sopralluogo nel Parco della Grancia, a soli dodici chilometri da Potenza. Il regista americano sta infatti pensando di girare un film sulle storiche vicende del brigantaggio nelle terre Lucane. La visita al Parco della Grancia si è resa necessaria visto l'enorme successo di questo contenitore storico-rurale, che racchiude al suo interno il cinespettacolo La storia bandita, grande rappresentazione con oltre 400 volontari e suggestivi effetti speciali.

Abbiamo avuto modo di apprezzare La storia bandita questa estate, rivivendo le imprese di Carmine Crocco, celebre "brigante" morto nel carcere di Portoferraio nel 1905 dopo essere stato condannato ai lavori forzati. Una buona organizzazione e l'indubbio fascino di una collocazione vincente (l'intero Parco si trova ai piedi del piccolo paese Brindisi Montagna, sovrastato dalla caratteristica torre diroccata) fa si che ogni elemento naturale concorra all'ottima riuscita dello spettacolo.

Il crescente successo del Parco deve essere arrivato alle orecchie di Mel Gibson, che quindi ha voluto sondare l'eventuale possibilità di un girato in questi luoghi. Ben venga un film su questa preziosa memoria storica; ben venga un film girato nelle nostre terre; bentornato signor Gibson.

Per informazioni: Parco della Grancia

Fonte:AV Magazine
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Tagli alla Fiat: la rabbia di Marchionne

Di Igor Principe

Prima, un comunicato stampa ufficiale; poi, la viva voce di Sergio Marchionne. L'ad del Gruppo Fiat reagisce con rabbia alle indiscrezioni – apparse su Repubblica e poi riprese dal resto della stampa – sul taglio di 5 mila posti di lavoro e sulla riduzione da 14 a 8 modelli, previsti – a quanto si dice – dal piano strategico del Lingotto per il 2010-2014.

"Non è il nostro piano, non lo conosco. Stiamo ancora lavorando, smentisco tutto", ha detto Marchionne. Parlando poi dello stato di salute dell'auto, e in generale dell'economia, ha aggiunto: “È la crisi più profonda che abbiamo visto in Europa, e noi non abbiamo licenziato nessuno. Cercare di picchiare la Fiat in un momento come questo è la cosa più sproporzionata che abbia mai visto, è quasi vergognoso”.

Strumentalizzazioni" e "speculazioni dei giornali" sono altri due termini con cui l'ad Fiat ha voluto esprimere la propria rabbia. “Ci hanno accusato di tantissime cose – ha detto – ma la realtà è che non abbiamo mai licenziato nessuno, abbiamo cercato di mantenere l’equilibrio sociale negli scorsi 24 mesi. Stiamo gestendo un momento difficile nei migliori dei modi, abbiamo protetto l’aspetto operativo al massimo con sacrifici enormi. Non voglio medaglie, ma quello che è stato fatto è stato fatto. Ricordatevi dove era la Fiat nel 2004".

E' una difesa strenua, quella di Marchionne, che quindi smentisce e rivendica la crescita del gruppo senza alcun sacrificio sul piano sociale. Cosa che non ha tuttavia messo tranquilli i sindacati, le cui reazioni non registrano novità rispetto a quelle di ieri.

Insomma, sono tutti arrabbiati: i lavoratori, Marchionne e pure il governo. Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, non ha certo apprezzato la fuga di notizie, e ha parlato di “indiscrezioni inquietanti che suscitano allarme sociale”. Il 21 aprile, giorno in cui Fiat presenterà il piano, sapremo chi ha detto la verità.

Fonte:AutoNews.it

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Di Igor Principe

Prima, un comunicato stampa ufficiale; poi, la viva voce di Sergio Marchionne. L'ad del Gruppo Fiat reagisce con rabbia alle indiscrezioni – apparse su Repubblica e poi riprese dal resto della stampa – sul taglio di 5 mila posti di lavoro e sulla riduzione da 14 a 8 modelli, previsti – a quanto si dice – dal piano strategico del Lingotto per il 2010-2014.

"Non è il nostro piano, non lo conosco. Stiamo ancora lavorando, smentisco tutto", ha detto Marchionne. Parlando poi dello stato di salute dell'auto, e in generale dell'economia, ha aggiunto: “È la crisi più profonda che abbiamo visto in Europa, e noi non abbiamo licenziato nessuno. Cercare di picchiare la Fiat in un momento come questo è la cosa più sproporzionata che abbia mai visto, è quasi vergognoso”.

Strumentalizzazioni" e "speculazioni dei giornali" sono altri due termini con cui l'ad Fiat ha voluto esprimere la propria rabbia. “Ci hanno accusato di tantissime cose – ha detto – ma la realtà è che non abbiamo mai licenziato nessuno, abbiamo cercato di mantenere l’equilibrio sociale negli scorsi 24 mesi. Stiamo gestendo un momento difficile nei migliori dei modi, abbiamo protetto l’aspetto operativo al massimo con sacrifici enormi. Non voglio medaglie, ma quello che è stato fatto è stato fatto. Ricordatevi dove era la Fiat nel 2004".

E' una difesa strenua, quella di Marchionne, che quindi smentisce e rivendica la crescita del gruppo senza alcun sacrificio sul piano sociale. Cosa che non ha tuttavia messo tranquilli i sindacati, le cui reazioni non registrano novità rispetto a quelle di ieri.

Insomma, sono tutti arrabbiati: i lavoratori, Marchionne e pure il governo. Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, non ha certo apprezzato la fuga di notizie, e ha parlato di “indiscrezioni inquietanti che suscitano allarme sociale”. Il 21 aprile, giorno in cui Fiat presenterà il piano, sapremo chi ha detto la verità.

Fonte:AutoNews.it

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giovedì 25 marzo 2010

ELEZIONI REGIONALI LAZIO 2010 / morta par condicio, presentata denuncia dalla Rete dei Cittadini


Elezioni regionali Lazio: ultime notizie elezioni regionali Lazio 2010 - LA RETE DEI CITTADINI denuncia: “Il risultato elettorale è stato falsato a danno della lista civica RETE DEI CITTADINI dalla mancata par condicio e mancata informazione dell’esistenza della candidatura di Marzia Marzoli, da parte dei mezzi di informazione".
Due settimane fa è stata inoltrata una denuncia al CORECOM per la mancata informazione riguardo la candidatura della lista civica RETE DEI CITTADINI, per la quale riteniamo di avere subito un grave danno in termini elettorali.

In ogni passaggio televisivo veniva erroneamente nominata l’esistenza di due candidate alla presidenza della Regione Lazio, mancando totalmente di menzionare la candidata, MARZOLI MARZIA prima, in ordine di presentazione delle liste, con la lista civica RETE DEI CITTADINI.

Oggi la risposta del CORECOM prova che avevamo tutti i diritti di chiedere ai mezzi di informazione e specialmente quelli della Televisione Pubblica della Rai un pari trattamento rispetto alle due candidate, a cui è stato riservato uno spazio abnorme.

Tutti i cittadini del Lazio devono sapere ciò che ha dovuto subire la LISTA CIVICA RETE DEI CITTADINI,per riflettere su come sia lontano il modello di lnformazione libera e obiettiva. equidistante dalle posizioni partitiche, che di fatto in Italia, si spartiscono giornali e televisione.

Gli elettori hanno continuamente ascoltato le lamentele da parte dei due blocchi partitici della presunta mancanza di par condicio, ma solo la RETE DEI CITTADINI ha realmente subito una totale assenza di par condicio.

Gli unici giornali, canali televisivi e stazioni radio che hanno sempre rispettato la par condicio, per un senso di giusta informazione elettorale sono stati: CARTA, ALTRECONOMIA, IL CAFFE, IL CATONE, IESTV, TELEROMA59, TV9, RADIODIMENSIONE SUONO ROMA, RADIO CITTA’ FUTURA, RADIO ROMA POPOLARE, RADIO GLOBO.

A queste testate giornalistiche, radiofoniche e televisive va tutta la nostra stima e il nostro ringraziamento per essersi distinti dagli altri, mostrando in questo l’urgenza di porre la questione anche in sede legislativa per la prossima legge elettorale che la Regione Lazio proporrà, ci auguriamo con il contributo della Rete dei cittadini.

La RETE DEI CITTTADINI chiederà trasparenza ed equilibrio a tutte le forze politiche che parteciperanno alle prossime elezioni della Regione Lazio per evitare che altri subiscano il grave danno che abbiamo subito noi.

Tutte le rimanenti testate giornalistiche, radiofoniche e televisive, forse per ordini ricevuti da altri, hanno portato avanti una campagna di pura disinformazione, falsando il risultato delle elezioni regionali, lasciando indietro la par condicio e la corretta informazione, linfa vitale di una società che si crede democratica e libera da condizionamenti.

Di seguito la risposta eloquente del CORECOM

PAR CONDICIO: CORECOM LAZIO INVITA TV A MAGGIORE PARITA' TRATTAMENTO

ASCA) - Roma, 23 mar - Il Corecom Lazio ha inviato una lettera alle emittenti radiotelevisive locali e alla Testata giornalistica regionale della Rai per invitare tutti a un maggiore rispetto dei principi di completezza, correttezza, obiettivita', equita', imparzialita' e parita' di trattamento di tutte le liste partecipanti alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo. In particolare, la raccomandazione del Comitato, espressa con delibera del 17 marzo scorso, si riferisce agli spazi dedicati nei telegiornali alle tre candidate alla presidenza della Regione Lazio, Emma Bonino, Marzia Marzoli e Renata Polverini.

''La rappresentazione delle diverse posizioni politiche nei notiziari - si legge nella delibera - non e' regolata, a differenza della comunicazione politica, dal criterio della ripartizione matematicamente paritaria degli spazi attribuiti, ma deve comunque sempre conformarsi, pur nel riconoscimento dell'autonomia editoriale di ciascuna testata, al principio della parita' di trattamento e dell'equa rappresentazione di tutti i soggetti politici competitori, ai fini del corretto svolgimento del confronto politico su cui si fonda il sistema democratico''.

''Il Corecom Lazio - conclude la delibera - nell'esercizio della sua funzione di vigilanza, verifica l'osservanza del presente richiamo anche attraverso il monitoraggio dei programmi e, in caso di inosservanza, adotta i conseguenti provvedimenti''.

Fonte: - Uno Notizie Lazio - ultime news elezioni regionali Lazio 2010, Roma -

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Elezioni regionali Lazio: ultime notizie elezioni regionali Lazio 2010 - LA RETE DEI CITTADINI denuncia: “Il risultato elettorale è stato falsato a danno della lista civica RETE DEI CITTADINI dalla mancata par condicio e mancata informazione dell’esistenza della candidatura di Marzia Marzoli, da parte dei mezzi di informazione".
Due settimane fa è stata inoltrata una denuncia al CORECOM per la mancata informazione riguardo la candidatura della lista civica RETE DEI CITTADINI, per la quale riteniamo di avere subito un grave danno in termini elettorali.

In ogni passaggio televisivo veniva erroneamente nominata l’esistenza di due candidate alla presidenza della Regione Lazio, mancando totalmente di menzionare la candidata, MARZOLI MARZIA prima, in ordine di presentazione delle liste, con la lista civica RETE DEI CITTADINI.

Oggi la risposta del CORECOM prova che avevamo tutti i diritti di chiedere ai mezzi di informazione e specialmente quelli della Televisione Pubblica della Rai un pari trattamento rispetto alle due candidate, a cui è stato riservato uno spazio abnorme.

Tutti i cittadini del Lazio devono sapere ciò che ha dovuto subire la LISTA CIVICA RETE DEI CITTADINI,per riflettere su come sia lontano il modello di lnformazione libera e obiettiva. equidistante dalle posizioni partitiche, che di fatto in Italia, si spartiscono giornali e televisione.

Gli elettori hanno continuamente ascoltato le lamentele da parte dei due blocchi partitici della presunta mancanza di par condicio, ma solo la RETE DEI CITTADINI ha realmente subito una totale assenza di par condicio.

Gli unici giornali, canali televisivi e stazioni radio che hanno sempre rispettato la par condicio, per un senso di giusta informazione elettorale sono stati: CARTA, ALTRECONOMIA, IL CAFFE, IL CATONE, IESTV, TELEROMA59, TV9, RADIODIMENSIONE SUONO ROMA, RADIO CITTA’ FUTURA, RADIO ROMA POPOLARE, RADIO GLOBO.

A queste testate giornalistiche, radiofoniche e televisive va tutta la nostra stima e il nostro ringraziamento per essersi distinti dagli altri, mostrando in questo l’urgenza di porre la questione anche in sede legislativa per la prossima legge elettorale che la Regione Lazio proporrà, ci auguriamo con il contributo della Rete dei cittadini.

La RETE DEI CITTTADINI chiederà trasparenza ed equilibrio a tutte le forze politiche che parteciperanno alle prossime elezioni della Regione Lazio per evitare che altri subiscano il grave danno che abbiamo subito noi.

Tutte le rimanenti testate giornalistiche, radiofoniche e televisive, forse per ordini ricevuti da altri, hanno portato avanti una campagna di pura disinformazione, falsando il risultato delle elezioni regionali, lasciando indietro la par condicio e la corretta informazione, linfa vitale di una società che si crede democratica e libera da condizionamenti.

Di seguito la risposta eloquente del CORECOM

PAR CONDICIO: CORECOM LAZIO INVITA TV A MAGGIORE PARITA' TRATTAMENTO

ASCA) - Roma, 23 mar - Il Corecom Lazio ha inviato una lettera alle emittenti radiotelevisive locali e alla Testata giornalistica regionale della Rai per invitare tutti a un maggiore rispetto dei principi di completezza, correttezza, obiettivita', equita', imparzialita' e parita' di trattamento di tutte le liste partecipanti alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo. In particolare, la raccomandazione del Comitato, espressa con delibera del 17 marzo scorso, si riferisce agli spazi dedicati nei telegiornali alle tre candidate alla presidenza della Regione Lazio, Emma Bonino, Marzia Marzoli e Renata Polverini.

''La rappresentazione delle diverse posizioni politiche nei notiziari - si legge nella delibera - non e' regolata, a differenza della comunicazione politica, dal criterio della ripartizione matematicamente paritaria degli spazi attribuiti, ma deve comunque sempre conformarsi, pur nel riconoscimento dell'autonomia editoriale di ciascuna testata, al principio della parita' di trattamento e dell'equa rappresentazione di tutti i soggetti politici competitori, ai fini del corretto svolgimento del confronto politico su cui si fonda il sistema democratico''.

''Il Corecom Lazio - conclude la delibera - nell'esercizio della sua funzione di vigilanza, verifica l'osservanza del presente richiamo anche attraverso il monitoraggio dei programmi e, in caso di inosservanza, adotta i conseguenti provvedimenti''.

Fonte: - Uno Notizie Lazio - ultime news elezioni regionali Lazio 2010, Roma -

L'Istat, crollano le vendite di prodotti alimentari


Secondo l'istituto di statistica sono diminuite del 3,3% rispetto a Gennaio 2009
In sofferenza soprattutto la grande distribuzione, ipermercati e supermercati



ROMA - Le vendite al dettaglio dei prodotti alimentari sono diminuite a gennaio dell'1% rispetto a dicembre e del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2009. Lo rileva l'Istat precisando che il dato congiunturale è il peggiore da aprile 2007 mentre quello tendenziale è il peggiore dal marzo 2009, quando segnò il -5,2%. Nel complesso le vendite al dettaglio a gennaio sono diminuite dello 0,5% rispetto a dicembre e del 2,6% rispetto a gennaio 2009. Lo rileva l'Istat precisando che il dato congiunturale è il peggiore da dicembre 2008 (allora segnò -0,7%).

Secondo l'istituto di statistica il calo delle vendite su dicembre (-0,5%) è la sintesi tra il -1% delle vendite alimentari (il dato peggiore da aprile 2007) e dello 0,3% dei prodotti non alimentari. Rispetto a gennaio 2009 le vendite alimentari sono diminuite del 3,3% (il calo più consistente da marzo 2009) mentre quelle dei prodotti non alimentari sono diminuite del 2,3%. Il calo tendenziale è stato forte soprattutto nelle imprese della grande distribuzione (-3,1%) mentre le imprese operanti su piccole superfici hanno segnato un -2,2% su gennaio.

Nell'alimentare le imprese della grande distribuzione hanno segnato un calo delle vendite del 3,5% mentre le imprese operanti su piccole superfici hanno registrato un calo delle vendite del 3,1%. Nel comparto non alimentare le aziende della grande distribuzione hanno segnato un calo delle vendite del 2,9% a fronte del calo del 2% dei piccoli negozi. Nell'alimentare gli ipermercati e i supermercati hanno perso il 3% del fatturato al livello tendenziale mentre i discount alimentare hanno segnato un -2,9%. Sul calo complessivo del 2,6% delle vendite a gennaio spicca quello dei prodotti farmaceutici (-4,2%) e delle dotazioni per l'informatica (-4,3%). Reggono meglio la crisi l'abbigliamento e le calzature (-1,2% per entrambi i comparti) la foto ottica (-0,6%) e il settore dei giocattoli, sport e campeggio (-0,9%).

Fonte:La Repubblica
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Secondo l'istituto di statistica sono diminuite del 3,3% rispetto a Gennaio 2009
In sofferenza soprattutto la grande distribuzione, ipermercati e supermercati



ROMA - Le vendite al dettaglio dei prodotti alimentari sono diminuite a gennaio dell'1% rispetto a dicembre e del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2009. Lo rileva l'Istat precisando che il dato congiunturale è il peggiore da aprile 2007 mentre quello tendenziale è il peggiore dal marzo 2009, quando segnò il -5,2%. Nel complesso le vendite al dettaglio a gennaio sono diminuite dello 0,5% rispetto a dicembre e del 2,6% rispetto a gennaio 2009. Lo rileva l'Istat precisando che il dato congiunturale è il peggiore da dicembre 2008 (allora segnò -0,7%).

Secondo l'istituto di statistica il calo delle vendite su dicembre (-0,5%) è la sintesi tra il -1% delle vendite alimentari (il dato peggiore da aprile 2007) e dello 0,3% dei prodotti non alimentari. Rispetto a gennaio 2009 le vendite alimentari sono diminuite del 3,3% (il calo più consistente da marzo 2009) mentre quelle dei prodotti non alimentari sono diminuite del 2,3%. Il calo tendenziale è stato forte soprattutto nelle imprese della grande distribuzione (-3,1%) mentre le imprese operanti su piccole superfici hanno segnato un -2,2% su gennaio.

Nell'alimentare le imprese della grande distribuzione hanno segnato un calo delle vendite del 3,5% mentre le imprese operanti su piccole superfici hanno registrato un calo delle vendite del 3,1%. Nel comparto non alimentare le aziende della grande distribuzione hanno segnato un calo delle vendite del 2,9% a fronte del calo del 2% dei piccoli negozi. Nell'alimentare gli ipermercati e i supermercati hanno perso il 3% del fatturato al livello tendenziale mentre i discount alimentare hanno segnato un -2,9%. Sul calo complessivo del 2,6% delle vendite a gennaio spicca quello dei prodotti farmaceutici (-4,2%) e delle dotazioni per l'informatica (-4,3%). Reggono meglio la crisi l'abbigliamento e le calzature (-1,2% per entrambi i comparti) la foto ottica (-0,6%) e il settore dei giocattoli, sport e campeggio (-0,9%).

Fonte:La Repubblica
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Fiat, il 21 aprile taglio di 5mila dipendenti: Marchionne smentisce, sindacati in allarme

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Di Eleonora Bianchini


Il 21 aprile potrebbe essere un giorno clou per i dipendenti Fiat. Infatti, secondo quanto anticipato oggi dal quotidiano Repubblica, sarebbero in arrivo tagli importanti per l'azienda di Torino. I numero sono preoccupanti: il piano infatti potrebbe prevedere 5.000 dipendenti in meno, riduzione del 25% del numero dei modelli prodotti (da 12 a 8) e aumento del 50 per cento dell'attuale produzione italiana ( da 600 a 900 mila auto, soprattutto grazie all'arrivo della Panda a Pomigliano).

Nello specifico, il piano di Marchionne prevederebbe il taglio del 15% degli organici degli addetti al montaggio finale, quei 30.000 operai di linea che nei mesi scorsi sono rimasti fermi per due settimane quando ha cominciato a farsi sentire l'effetto dello stop agli incentivi.

La novità sarebbero i 2.000-2.500 addetti in meno alle Carrozzerie di Mirafiori e le 500 tute blu che il sindacato stima possano perdere il posto a Pomigliano in seguito al passaggio dalle produzioni Alfa alla Panda.

Dopo il 21 aprile la palla passerà ai sindacati che parlano già in allarmementre Sergio Marchionne parla di notizie infondate. Per ricostruire le vicissitudini della Fiat, leggete Torino2.0.

Fonte:Blogsfere

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Fiat: 5mila posti di lavoro in meno


Di Igor Principe

Cinquemila posti di lavoro in meno. Secondo alcune indiscrezioni, il piano strategico di Fiat per il quadriennio 2010-2014 sarebbe caratterizzato da una sforbiciata di quelle proporzioni al numero di maestranze al momento impiegate. Il piano sarà reso noto da Sergio Marchionne il prossimo 21 aprile, ma le reazioni – rabbiose, manco a dirlo – dei sindacati non si sono fatte attendere.

Come sarebbero suddivisi quei tagli? Anzitutto, si tratta del 15% degli organici che si occupano del montaggio finale (30mila addetti), cioè la stessa quantità di forza lavoro già fermata per due settimane a ridosso dello stop del governo agli incentivi. Nel dettaglio, sono i 1500 lavoratori di Termini Imerese, i 500 che hanno optato per la mobilità volontaria a Cassino, più altri 2000 (o addirittura 2500) operai a Mirafiori e 500 a Pomigliano d'Arco, dove verrà trasferita la produzione della Panda, ora affidata all'impianto polacco di Tychy.

Se i tagli di Cassino e di Termini Imerese erano ampiamente previsti, quelli a Pomigliano d'Arco e, soprattutto, nella “casa madre” Mirafiori sono un'importante novità. Che, ovviamente, non piace ai sindacati. Due reazioni, tra tutte, sintetizzano bene la rabbia dei rappresentanti dei lavoratori.

Gianni Rinaldini, segretario geneale Fiom Cgil, dice: “Queste indiscrezioni sul piano Fiat sono preoccupanti e inaccettabili. Si evidenzia anche in questo modo il fatto che il governo deve riconvocare le parti perchè si apra un vero negoziato sul piano industriale della Fiat che non può essere semplicemente annunciato il 21 aprile e comunicato ai sindacati saltando qualsiasi trattativa”. Su Mirafiori, invece, insiste Giorgio Airaudo (sempre Fiom): “Non credo che Mirafiori possa essere ulteriormente ridimensionata visto che è già notevolmente dimagrita dal 2000 a oggi”.

Perentorio un altro dirigente Fiom, Giorgio Cremaschi: “Il piano Fiat è una vergogna che conferma le nostre peggiori e spesso inascoltate previsioni. La realtà è che la Fiat comincia a lasciare l'Italia con una valanga di licenziamenti”.

Tra le altre indiscrezioni, spiccano quelle riguardanti la produzione. I modelli totali passano da 14 a 8 (il che appare perfettamente in linea con la riduzione di personale). Sette nuovi modelli con marchio Fiat, Alfa e Lancia saranno invece realizzati negli Usa per quel mercato, dove la produzione dovrebbe superare complessivamente le 350 mila unità. E' la faccia buona della medaglia. O, se si preferisce, il lato visibile della luna; quello oscuro, invece, è tutto italiano.

Fonte:Autonews.it

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Di Eleonora Bianchini


Il 21 aprile potrebbe essere un giorno clou per i dipendenti Fiat. Infatti, secondo quanto anticipato oggi dal quotidiano Repubblica, sarebbero in arrivo tagli importanti per l'azienda di Torino. I numero sono preoccupanti: il piano infatti potrebbe prevedere 5.000 dipendenti in meno, riduzione del 25% del numero dei modelli prodotti (da 12 a 8) e aumento del 50 per cento dell'attuale produzione italiana ( da 600 a 900 mila auto, soprattutto grazie all'arrivo della Panda a Pomigliano).

Nello specifico, il piano di Marchionne prevederebbe il taglio del 15% degli organici degli addetti al montaggio finale, quei 30.000 operai di linea che nei mesi scorsi sono rimasti fermi per due settimane quando ha cominciato a farsi sentire l'effetto dello stop agli incentivi.

La novità sarebbero i 2.000-2.500 addetti in meno alle Carrozzerie di Mirafiori e le 500 tute blu che il sindacato stima possano perdere il posto a Pomigliano in seguito al passaggio dalle produzioni Alfa alla Panda.

Dopo il 21 aprile la palla passerà ai sindacati che parlano già in allarmementre Sergio Marchionne parla di notizie infondate. Per ricostruire le vicissitudini della Fiat, leggete Torino2.0.

Fonte:Blogsfere

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Fiat: 5mila posti di lavoro in meno


Di Igor Principe

Cinquemila posti di lavoro in meno. Secondo alcune indiscrezioni, il piano strategico di Fiat per il quadriennio 2010-2014 sarebbe caratterizzato da una sforbiciata di quelle proporzioni al numero di maestranze al momento impiegate. Il piano sarà reso noto da Sergio Marchionne il prossimo 21 aprile, ma le reazioni – rabbiose, manco a dirlo – dei sindacati non si sono fatte attendere.

Come sarebbero suddivisi quei tagli? Anzitutto, si tratta del 15% degli organici che si occupano del montaggio finale (30mila addetti), cioè la stessa quantità di forza lavoro già fermata per due settimane a ridosso dello stop del governo agli incentivi. Nel dettaglio, sono i 1500 lavoratori di Termini Imerese, i 500 che hanno optato per la mobilità volontaria a Cassino, più altri 2000 (o addirittura 2500) operai a Mirafiori e 500 a Pomigliano d'Arco, dove verrà trasferita la produzione della Panda, ora affidata all'impianto polacco di Tychy.

Se i tagli di Cassino e di Termini Imerese erano ampiamente previsti, quelli a Pomigliano d'Arco e, soprattutto, nella “casa madre” Mirafiori sono un'importante novità. Che, ovviamente, non piace ai sindacati. Due reazioni, tra tutte, sintetizzano bene la rabbia dei rappresentanti dei lavoratori.

Gianni Rinaldini, segretario geneale Fiom Cgil, dice: “Queste indiscrezioni sul piano Fiat sono preoccupanti e inaccettabili. Si evidenzia anche in questo modo il fatto che il governo deve riconvocare le parti perchè si apra un vero negoziato sul piano industriale della Fiat che non può essere semplicemente annunciato il 21 aprile e comunicato ai sindacati saltando qualsiasi trattativa”. Su Mirafiori, invece, insiste Giorgio Airaudo (sempre Fiom): “Non credo che Mirafiori possa essere ulteriormente ridimensionata visto che è già notevolmente dimagrita dal 2000 a oggi”.

Perentorio un altro dirigente Fiom, Giorgio Cremaschi: “Il piano Fiat è una vergogna che conferma le nostre peggiori e spesso inascoltate previsioni. La realtà è che la Fiat comincia a lasciare l'Italia con una valanga di licenziamenti”.

Tra le altre indiscrezioni, spiccano quelle riguardanti la produzione. I modelli totali passano da 14 a 8 (il che appare perfettamente in linea con la riduzione di personale). Sette nuovi modelli con marchio Fiat, Alfa e Lancia saranno invece realizzati negli Usa per quel mercato, dove la produzione dovrebbe superare complessivamente le 350 mila unità. E' la faccia buona della medaglia. O, se si preferisce, il lato visibile della luna; quello oscuro, invece, è tutto italiano.

Fonte:Autonews.it

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La Rete dei cittadini protesta: “Risultato elettorale falsato”

La lista civica che sostiene la terza candidata, Marzia Marzoli, protesta per la mancata informazione dell’esistenza di una terza candidatura. E il Corecom invia una lettera alle testate radiotelevisive in cui da ragione alla lista.



marzia-marzoli_foto_2

Di Matteo Scarlino

I
eri si è svolto il faccia a faccia a SkyTg24 tra le due principali candidate alla poltrona della Regione Lazio Emma Bonino e Renata Polverini. In realtà nel Lazio corre anche una terza candidata, Marzia Marzoli, la cui lista da giorni denuncia la mancata informazione dell’esistenza di una terza candidatura.

Una denuncia approdata al Corecom, autorità per la garanzia delle comunicazioni, che non ha dato di fatto ragione alla Rete dei Cittadini inviando una lettera di richiamo alle emittenti radiotelevisive locali e alla Testata giornalistica regionale della Rai. Scopo della lettera è quello di invitare tutti a un maggiore rispetto dei principi di completezza, correttezza, obiettività, equità, imparzialità e parità di trattamento di tutte le liste partecipanti alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo.

Il Corecom Lazio, fa sapere che “nell'esercizio della sua funzione di vigilanza, verifica l'osservanza del presente richiamo anche attraverso il monitoraggio dei programmi e, in caso di inosservanza, adotta i conseguenti provvedimenti”.

Soddisfatta la lista Civica Rete dei Ciittadini. “Bisogna riflettere”, spiega, “su come sia lontano il modello di lnformazione libera e obiettiva. equidistante dalle posizioni partitiche, che di fatto in Italia, si spartiscono giornali e televisione. Gli elettori hanno continuamente ascoltato le lamentele da parte dei due blocchi partitici della presunta mancanza di par condicio, ma solo la Rete dei Cittadini ha realmente subito una totale assenza di par condicio”.

Nelle scorse settimane Roma Today ha intervistato Marzia Marzoli per parlare del suo progetto di Regione Lazio. Ecco come la passionaria di Tarquinia intende sfidare Bonino e Polverini.

Fonte:Romatoday
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La lista civica che sostiene la terza candidata, Marzia Marzoli, protesta per la mancata informazione dell’esistenza di una terza candidatura. E il Corecom invia una lettera alle testate radiotelevisive in cui da ragione alla lista.



marzia-marzoli_foto_2

Di Matteo Scarlino

I
eri si è svolto il faccia a faccia a SkyTg24 tra le due principali candidate alla poltrona della Regione Lazio Emma Bonino e Renata Polverini. In realtà nel Lazio corre anche una terza candidata, Marzia Marzoli, la cui lista da giorni denuncia la mancata informazione dell’esistenza di una terza candidatura.

Una denuncia approdata al Corecom, autorità per la garanzia delle comunicazioni, che non ha dato di fatto ragione alla Rete dei Cittadini inviando una lettera di richiamo alle emittenti radiotelevisive locali e alla Testata giornalistica regionale della Rai. Scopo della lettera è quello di invitare tutti a un maggiore rispetto dei principi di completezza, correttezza, obiettività, equità, imparzialità e parità di trattamento di tutte le liste partecipanti alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo.

Il Corecom Lazio, fa sapere che “nell'esercizio della sua funzione di vigilanza, verifica l'osservanza del presente richiamo anche attraverso il monitoraggio dei programmi e, in caso di inosservanza, adotta i conseguenti provvedimenti”.

Soddisfatta la lista Civica Rete dei Ciittadini. “Bisogna riflettere”, spiega, “su come sia lontano il modello di lnformazione libera e obiettiva. equidistante dalle posizioni partitiche, che di fatto in Italia, si spartiscono giornali e televisione. Gli elettori hanno continuamente ascoltato le lamentele da parte dei due blocchi partitici della presunta mancanza di par condicio, ma solo la Rete dei Cittadini ha realmente subito una totale assenza di par condicio”.

Nelle scorse settimane Roma Today ha intervistato Marzia Marzoli per parlare del suo progetto di Regione Lazio. Ecco come la passionaria di Tarquinia intende sfidare Bonino e Polverini.

Fonte:Romatoday
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Catania : Oggi inaugurazione del Villaggio CompraSud




Giovedì 25 marzo alle 14.00 sarà inaugurato il "Villaggio Comprasud" al nuovo parco commerciale "Porte di Catania" (località Bicocca). Prodotti tipici d'eccellenza,specialità enogastronomiche meridionali, winebar, caffetteria, pasticceria.

Tutto su iniziativa del Dott. Erasmo Vecchio, Vice Segretario nazionale del Partito del Sud. Riprendiamoci il mercato.
Basta essere colonia commerciale ed economica del Nord!

Antonio Ciano






Il format, esclusivamente dedicato ai sapori ed alla migliore tradizione eno-gastronomica del Sud Italia, è diviso in quattro aree:

- CAFFETTERIA, GELATERIA-GRANITERIA, TAVOLA CALDA E PASTICCERIA,
- WINE BAR,
- RISTORAZIONE SELF SERVICE
- MARKET.

Oltre ad acquistare i prodotti d'eccellenza delle Regioni del Sud adesso, pertanto, sarà possibile gustarli, ogni giorno in un contesto prestigioso e di grande visibilità ed immagine come il nuovo Centro commerciale "Porte di Catania", ubicato in località Bicocca, (prospicente l'aeroporto "Vincenzo Bellini").

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Giovedì 25 marzo alle 14.00 sarà inaugurato il "Villaggio Comprasud" al nuovo parco commerciale "Porte di Catania" (località Bicocca). Prodotti tipici d'eccellenza,specialità enogastronomiche meridionali, winebar, caffetteria, pasticceria.

Tutto su iniziativa del Dott. Erasmo Vecchio, Vice Segretario nazionale del Partito del Sud. Riprendiamoci il mercato.
Basta essere colonia commerciale ed economica del Nord!

Antonio Ciano






Il format, esclusivamente dedicato ai sapori ed alla migliore tradizione eno-gastronomica del Sud Italia, è diviso in quattro aree:

- CAFFETTERIA, GELATERIA-GRANITERIA, TAVOLA CALDA E PASTICCERIA,
- WINE BAR,
- RISTORAZIONE SELF SERVICE
- MARKET.

Oltre ad acquistare i prodotti d'eccellenza delle Regioni del Sud adesso, pertanto, sarà possibile gustarli, ogni giorno in un contesto prestigioso e di grande visibilità ed immagine come il nuovo Centro commerciale "Porte di Catania", ubicato in località Bicocca, (prospicente l'aeroporto "Vincenzo Bellini").

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mercoledì 24 marzo 2010

Appello ai meridionali nel Lazio per il voto alla Rete dei Cittadini



Cari amici e amiche meridionali residenti nel Lazio,
il Partito del Sud partecipa alle prossime Elezioni Regionali nel Lazio con la lista civica Rete dei Cittadini che esprime un candidato per la Presidenza alla Regione alternativo a centrodestra (Polverini) e centrosinistra (Bonino).
Noi abbiamo scelto democraticamente, insieme agli altri gruppi e persone della Rete, come candidato Presidente Marzia Marzoli.

I motivi di questa nostra scelta di partecipare alla Rete dei Cittadini sono principalmente di ordine etico e politico, etico perchè è l'unica lista che aggrega persone, movimenti e associazioni che hanno una passione autentica non per la "poltrona" ma per la Politica vera, nel senso originale del termine "politica" che significa occuparsi delle nostre "polis" (1)...proprio noi figli ed eredi della cultura della Magna Grecia dovremmo recuperarne e capirne a pieno il significato originale.
Il significato politico per noi inoltre e' quello di rompere coi soliti schema di sudditanza a destra e sinistra, schieramenti che massacrano l'Italia intera ed in particolare il nostro Sud da ca. 150 anni, purtroppo alleanze o "infiltrazioni" coi e nei partiti tradizionali sono ancora considerati come ancora di salvezza o "scorciatoia" da altri movimenti meridionalisti.

Secondo noi invece bisogna esprimere un'alternativa alla casta partitocratica di destra e di sinistra e la Rete dei Cittadini lo fa in modo propositivo, non solo con un programma in campo economico, sociale ed ambientale che e' anni luce distante da quello degli "altri" , ma soprattutto con l'adozione di modelli e metodi di democrazia diretta e partecipata che significa che chi dovesse venire eletto non farà parte di una casta autoreferenziata legata a direttive di segreterie e giochetti di potere, ma si impegna a seguire le indicazioni delle assemblee della Rete dei Cittadini.
Prendendo a prestito una dichiarazione di uno dei nostri candidati:
"...secondo noi questa classe politica non e' in grado di esprimere un progetto sano e credibile per il nostro paese.
Questa politica e' alla fine di un ciclo, e quello che la Rete dei Cittadini propone, non e' (SOLO) l'adozione delle rinnovabili, ma e' un nuovo modo di fare politica, che riporti al centro gli interessi dei cittadini in modo da ripensare il territorio ed il suo sfruttamento in un rapporto di equilibrio che deve alzare per forza il nostro livello di coscienza e cultura sulle questioni energetiche...Questo per sottrarre a questa regione e a questa politica l'idea che i cancro.mostri risolvano i problemi e per restituire la vocazione Turistica ed Agricola al Lazio."

Non vi pare che potremmo utilizzare pari pari questa dichiarazione, sostituendo al Lazio la Campania o la Calabria o la Sicilia?

Speriamo di espandere e diffondere l'esperienza fatta nel Lazio anche in altre regioni ed ovviamente nelle regioni del nostro amato Sud, ben sapendo che solo da una politica intesa in senso etico, insieme con il riappropriarsi della nostra vera storia e della nostra identità cancellata da quasi 150 anni di colonizzazione, può nascere un riscatto del Sud, una liberazione dal connubio mafie-lobbies economiche e finanziarie-politica.

Per questi motivi per una regione politicamente ed eticamente migliore, vi invitiamo a votare alle prossime elezioni di domenica 28 e lunedì 29:

Candidato Presidente: Marzia Marzoli - Rete dei Cittadini

Preferenze per le liste provinciali (1 sola preferenza, scrivendo il nome del Candidato Consigliere scelto affianco al simbolo della Lista Rete dei Cittadini):

Provincia di Roma: Viciconte
Provincia di Viterbo: Iammella
Provincia di Latina: Viciconte


(1) da Wikipedia:
"La prima definizione di "politica" (dal greco πολιτικος, politikós) risale ad Aristotele ed è legata al termine "polis", che in greco significa la città, la comunità dei cittadini; politica, secondo il filosofo ateniese, significava l'amministrazione della "polis" per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano."
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Cari amici e amiche meridionali residenti nel Lazio,
il Partito del Sud partecipa alle prossime Elezioni Regionali nel Lazio con la lista civica Rete dei Cittadini che esprime un candidato per la Presidenza alla Regione alternativo a centrodestra (Polverini) e centrosinistra (Bonino).
Noi abbiamo scelto democraticamente, insieme agli altri gruppi e persone della Rete, come candidato Presidente Marzia Marzoli.

I motivi di questa nostra scelta di partecipare alla Rete dei Cittadini sono principalmente di ordine etico e politico, etico perchè è l'unica lista che aggrega persone, movimenti e associazioni che hanno una passione autentica non per la "poltrona" ma per la Politica vera, nel senso originale del termine "politica" che significa occuparsi delle nostre "polis" (1)...proprio noi figli ed eredi della cultura della Magna Grecia dovremmo recuperarne e capirne a pieno il significato originale.
Il significato politico per noi inoltre e' quello di rompere coi soliti schema di sudditanza a destra e sinistra, schieramenti che massacrano l'Italia intera ed in particolare il nostro Sud da ca. 150 anni, purtroppo alleanze o "infiltrazioni" coi e nei partiti tradizionali sono ancora considerati come ancora di salvezza o "scorciatoia" da altri movimenti meridionalisti.

Secondo noi invece bisogna esprimere un'alternativa alla casta partitocratica di destra e di sinistra e la Rete dei Cittadini lo fa in modo propositivo, non solo con un programma in campo economico, sociale ed ambientale che e' anni luce distante da quello degli "altri" , ma soprattutto con l'adozione di modelli e metodi di democrazia diretta e partecipata che significa che chi dovesse venire eletto non farà parte di una casta autoreferenziata legata a direttive di segreterie e giochetti di potere, ma si impegna a seguire le indicazioni delle assemblee della Rete dei Cittadini.
Prendendo a prestito una dichiarazione di uno dei nostri candidati:
"...secondo noi questa classe politica non e' in grado di esprimere un progetto sano e credibile per il nostro paese.
Questa politica e' alla fine di un ciclo, e quello che la Rete dei Cittadini propone, non e' (SOLO) l'adozione delle rinnovabili, ma e' un nuovo modo di fare politica, che riporti al centro gli interessi dei cittadini in modo da ripensare il territorio ed il suo sfruttamento in un rapporto di equilibrio che deve alzare per forza il nostro livello di coscienza e cultura sulle questioni energetiche...Questo per sottrarre a questa regione e a questa politica l'idea che i cancro.mostri risolvano i problemi e per restituire la vocazione Turistica ed Agricola al Lazio."

Non vi pare che potremmo utilizzare pari pari questa dichiarazione, sostituendo al Lazio la Campania o la Calabria o la Sicilia?

Speriamo di espandere e diffondere l'esperienza fatta nel Lazio anche in altre regioni ed ovviamente nelle regioni del nostro amato Sud, ben sapendo che solo da una politica intesa in senso etico, insieme con il riappropriarsi della nostra vera storia e della nostra identità cancellata da quasi 150 anni di colonizzazione, può nascere un riscatto del Sud, una liberazione dal connubio mafie-lobbies economiche e finanziarie-politica.

Per questi motivi per una regione politicamente ed eticamente migliore, vi invitiamo a votare alle prossime elezioni di domenica 28 e lunedì 29:

Candidato Presidente: Marzia Marzoli - Rete dei Cittadini

Preferenze per le liste provinciali (1 sola preferenza, scrivendo il nome del Candidato Consigliere scelto affianco al simbolo della Lista Rete dei Cittadini):

Provincia di Roma: Viciconte
Provincia di Viterbo: Iammella
Provincia di Latina: Viciconte


(1) da Wikipedia:
"La prima definizione di "politica" (dal greco πολιτικος, politikós) risale ad Aristotele ed è legata al termine "polis", che in greco significa la città, la comunità dei cittadini; politica, secondo il filosofo ateniese, significava l'amministrazione della "polis" per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano."
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"Risorgimento esoterico": Massimo Introvigne su "Avvenire" su Risorgimento, Casa Savoia, massoneria


Risorgimento esoterico ("Avvenire", 23 marzo 2010)



Di Andrea Galli

Del lato esoterico degli avvenimenti dell’800 italiano, Massimo Introvigne, direttore del Cesnur, si è occupato a lungo nei suoi studi da sociologo delle religioni. E, in quanto torinese, con un occhio speciale sul lato occulto di una città che ha avuto un ruolo di primo piano nella lotta contro il papato.

Siamo figli di un Risorgimento esoterico?
«Bisogna distinguere tra Unità d’Italia e Risorgimento: il progetto dell’Unità non è stato esclusivamente esoterico o massonico o laicista, perché c’erano ovviamente anche grandi cattolici – pensiamo al beato Francesco Faà di Bruno o a Rosmini – che sposavano questa causa e la giudicavano cruciale per lo sviluppo dell’Italia, in un mondo in cui andavano affermandosi i grandi Stati nazionali. Il Risorgimento è stato invece una modalità di realizzare l’Unità segnata da forze che, approfittando del fatto che si sarebbe costruito uno Stato nuovo, volevano plasmarlo secondo i propri ideali massonici o pre-massonici. Uno Stato simile alla città che avevano già sognato i Rosacroce del ’600: totalmente svincolata da una tradizione religiosa specifica e in particolare, giacché si trattava dell’Italia, dalla tradizione cattolica. Uno Stato frutto di ingegneria sociale, caratterizzato dal relativismo delle idee e delle religioni».

Garibaldi e Mazzini sono i nomi che vengono subito in mente.
«Infatti, quest’ideologia viene perseguita in modo particolarmente consequenziale da chi aveva frequentato la massoneria internazionale. In un personaggio come Garibaldi è facile trovare riferimenti a tal proposito, con una buona dose di violenza nei confronti della tradizione cattolica e con elementi estremi, per esempio l’idea di sostituire il cattolicesimo con lo spiritismo, che Garibaldi coltivò molto seriamente, diventando primo presidente della Società spiritica italiana, oltre che gran maestro della massoneria. Lo stesso vale per Mazzini, che aveva frequentato altri ambienti, magari non direttamente massonici, ma con forti interessi esoterici. In lui troviamo un’utopia più ispirata alla sostituzione del cristianesimo con spiritualità orientali, con l’idea di reincarnazione, ecc.».

Come giudicare l’atteggiamento dei "cattolici" Savoia?
«Il progetto risorgimentale non è pensato inizialmente dai Savoia, ma da altri che poi trovano in casa Savoia uno strumento. Casa Savoia è interessante perché da quando decide di diventare una dinastia di respiro europeo, nel ’500, si presenta come un impasto singolare di cattolicesimo e di esoterismo. I Savoia rinascimentali, in cui sono presenti figure che hanno aspirazioni di santità e favoriscono la Chiesa, sono gli stessi che costruiscono un mito per accreditarsi fra le case reali europee: quella della loro discendenza dai faraoni egizi, che nel clima rinascimentale di riscoperta di spiritualità pagane e precristiane funzionava molto bene. Il museo egizio verrà molto dopo, con Napoleone, però che Bonaparte scelga Torino per creare questa istituzione non è casuale. Nella corrispondenza di fine ’600 tra il beato Sebastiano Valfré e Vittorio Amedeo II di Savoia, di cui il Valfré era confessore, si nota tutta l’ambivalenza del nobile sabaudo. Che da una parte manifesta un anelito cattolico, dall’altra riempie la corte di maghi e astrologhi. Un’ambivalenza che ha quindi radici molto antiche e che si manifesta clamorosamente nell’800».

Carlo Alberto "re tentenna" anche per quanto riguarda il rapporto con la Chiesa?
«In Carlo Alberto resta viva, direi, una cattolicità di fondo. All’inizio sembra assecondare i progetti – pensiamo all’espulsione dei gesuiti – di forze che si possono definire proto-massoniche, perché in realtà la massoneria nel Regno di Sardegna, vietata da Vittorio Emanuele I nel 1814, si ricostituisce con la sua regolarità formale solo nel 1859, anche se era già esistita nel ’700 e diversi nobili mantenevano rapporti con logge francesi e di altre parti d’Europa. Poi, quando vede che ne vogliono fare uno strumento di una politica anti-cattolica a senso unico, Carlo Alberto saluta e se ne va. Ci sono lettere in cui scrive: "Il mestiere di Re mette in pericolo la salvezza della mia anima"».

Vittorio Emanuele II appare molto meno ambiguo…
«In lui la vocazione esoterica di casa Savoia, di cercare la propria grandezza in un disegno alternativo al cristianesimo, in un’ingegneria sociale che ha una forte matrice massonica, prevale. Ciò non impedisce che nella famiglia il filone cattolico continui, pensiamo a figure come Maria Cristina o Maria Clotilde. Del resto, i casi di famiglie reali che annoverano gran massoni e grandi cattolici non sono isolati. Prendiamo per esempio il libro di Jean Van Win su Leopoldo I del Belgio come "re massone". Poi si arriva a Baldovino, di cui sembra si voglia aprire una causa di beatificazione. Lo stesso discorso si può fare per la famiglia reale brasiliana. Diciamo che Casa Savoia ha sempre tenuto un piede nella santità e uno nella scomunica».

Il ruolo dominante dei "piemontesi" nell’Unità – che tanto è stato discusso sotto il profilo economico e politico – che ricadute ha avuto negli equilibri massonici del nuovo Stato?
«Occorre sempre distinguere fra la massoneria come istituzione formale con le sue logge e la mentalità massonica, che è relativista, laicista, antidogmatica e portatrice in Italia di un’idea di nazione astratta che cerca fondamenta alternative rispetto alle radici cristiane e al rapporto strettissimo con la Chiesa cattolica che invece ha sempre caratterizzato il nostro Paese. Se parliamo di logge massoniche in senso stretto, il Piemonte è alle origini della ricostituzione della massoneria che, dopo la caduta di Napoleone e la restaurazione, era stata vietata in quasi tutti gli Stati pre-unitari. Il processo va dalla creazione della Loggia Ausonia a Torino nel 1859 alla fondazione subito dopo, sempre a Torino, del Grande oriente italiano che ha come primo gran maestro il piemontese Costantino Nigra, strettissimo collaboratore di Cavour. Se ampliamo il discorso alla mentalità massonica, questa è al cuore del Risorgimento – distinto, appunto, dall’unità – così come lo interpreta e lo promuove la cultura piemontese dominante, con effetti che si fanno sentire ancora oggi».
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Risorgimento esoterico ("Avvenire", 23 marzo 2010)



Di Andrea Galli

Del lato esoterico degli avvenimenti dell’800 italiano, Massimo Introvigne, direttore del Cesnur, si è occupato a lungo nei suoi studi da sociologo delle religioni. E, in quanto torinese, con un occhio speciale sul lato occulto di una città che ha avuto un ruolo di primo piano nella lotta contro il papato.

Siamo figli di un Risorgimento esoterico?
«Bisogna distinguere tra Unità d’Italia e Risorgimento: il progetto dell’Unità non è stato esclusivamente esoterico o massonico o laicista, perché c’erano ovviamente anche grandi cattolici – pensiamo al beato Francesco Faà di Bruno o a Rosmini – che sposavano questa causa e la giudicavano cruciale per lo sviluppo dell’Italia, in un mondo in cui andavano affermandosi i grandi Stati nazionali. Il Risorgimento è stato invece una modalità di realizzare l’Unità segnata da forze che, approfittando del fatto che si sarebbe costruito uno Stato nuovo, volevano plasmarlo secondo i propri ideali massonici o pre-massonici. Uno Stato simile alla città che avevano già sognato i Rosacroce del ’600: totalmente svincolata da una tradizione religiosa specifica e in particolare, giacché si trattava dell’Italia, dalla tradizione cattolica. Uno Stato frutto di ingegneria sociale, caratterizzato dal relativismo delle idee e delle religioni».

Garibaldi e Mazzini sono i nomi che vengono subito in mente.
«Infatti, quest’ideologia viene perseguita in modo particolarmente consequenziale da chi aveva frequentato la massoneria internazionale. In un personaggio come Garibaldi è facile trovare riferimenti a tal proposito, con una buona dose di violenza nei confronti della tradizione cattolica e con elementi estremi, per esempio l’idea di sostituire il cattolicesimo con lo spiritismo, che Garibaldi coltivò molto seriamente, diventando primo presidente della Società spiritica italiana, oltre che gran maestro della massoneria. Lo stesso vale per Mazzini, che aveva frequentato altri ambienti, magari non direttamente massonici, ma con forti interessi esoterici. In lui troviamo un’utopia più ispirata alla sostituzione del cristianesimo con spiritualità orientali, con l’idea di reincarnazione, ecc.».

Come giudicare l’atteggiamento dei "cattolici" Savoia?
«Il progetto risorgimentale non è pensato inizialmente dai Savoia, ma da altri che poi trovano in casa Savoia uno strumento. Casa Savoia è interessante perché da quando decide di diventare una dinastia di respiro europeo, nel ’500, si presenta come un impasto singolare di cattolicesimo e di esoterismo. I Savoia rinascimentali, in cui sono presenti figure che hanno aspirazioni di santità e favoriscono la Chiesa, sono gli stessi che costruiscono un mito per accreditarsi fra le case reali europee: quella della loro discendenza dai faraoni egizi, che nel clima rinascimentale di riscoperta di spiritualità pagane e precristiane funzionava molto bene. Il museo egizio verrà molto dopo, con Napoleone, però che Bonaparte scelga Torino per creare questa istituzione non è casuale. Nella corrispondenza di fine ’600 tra il beato Sebastiano Valfré e Vittorio Amedeo II di Savoia, di cui il Valfré era confessore, si nota tutta l’ambivalenza del nobile sabaudo. Che da una parte manifesta un anelito cattolico, dall’altra riempie la corte di maghi e astrologhi. Un’ambivalenza che ha quindi radici molto antiche e che si manifesta clamorosamente nell’800».

Carlo Alberto "re tentenna" anche per quanto riguarda il rapporto con la Chiesa?
«In Carlo Alberto resta viva, direi, una cattolicità di fondo. All’inizio sembra assecondare i progetti – pensiamo all’espulsione dei gesuiti – di forze che si possono definire proto-massoniche, perché in realtà la massoneria nel Regno di Sardegna, vietata da Vittorio Emanuele I nel 1814, si ricostituisce con la sua regolarità formale solo nel 1859, anche se era già esistita nel ’700 e diversi nobili mantenevano rapporti con logge francesi e di altre parti d’Europa. Poi, quando vede che ne vogliono fare uno strumento di una politica anti-cattolica a senso unico, Carlo Alberto saluta e se ne va. Ci sono lettere in cui scrive: "Il mestiere di Re mette in pericolo la salvezza della mia anima"».

Vittorio Emanuele II appare molto meno ambiguo…
«In lui la vocazione esoterica di casa Savoia, di cercare la propria grandezza in un disegno alternativo al cristianesimo, in un’ingegneria sociale che ha una forte matrice massonica, prevale. Ciò non impedisce che nella famiglia il filone cattolico continui, pensiamo a figure come Maria Cristina o Maria Clotilde. Del resto, i casi di famiglie reali che annoverano gran massoni e grandi cattolici non sono isolati. Prendiamo per esempio il libro di Jean Van Win su Leopoldo I del Belgio come "re massone". Poi si arriva a Baldovino, di cui sembra si voglia aprire una causa di beatificazione. Lo stesso discorso si può fare per la famiglia reale brasiliana. Diciamo che Casa Savoia ha sempre tenuto un piede nella santità e uno nella scomunica».

Il ruolo dominante dei "piemontesi" nell’Unità – che tanto è stato discusso sotto il profilo economico e politico – che ricadute ha avuto negli equilibri massonici del nuovo Stato?
«Occorre sempre distinguere fra la massoneria come istituzione formale con le sue logge e la mentalità massonica, che è relativista, laicista, antidogmatica e portatrice in Italia di un’idea di nazione astratta che cerca fondamenta alternative rispetto alle radici cristiane e al rapporto strettissimo con la Chiesa cattolica che invece ha sempre caratterizzato il nostro Paese. Se parliamo di logge massoniche in senso stretto, il Piemonte è alle origini della ricostituzione della massoneria che, dopo la caduta di Napoleone e la restaurazione, era stata vietata in quasi tutti gli Stati pre-unitari. Il processo va dalla creazione della Loggia Ausonia a Torino nel 1859 alla fondazione subito dopo, sempre a Torino, del Grande oriente italiano che ha come primo gran maestro il piemontese Costantino Nigra, strettissimo collaboratore di Cavour. Se ampliamo il discorso alla mentalità massonica, questa è al cuore del Risorgimento – distinto, appunto, dall’unità – così come lo interpreta e lo promuove la cultura piemontese dominante, con effetti che si fanno sentire ancora oggi».
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Lazio: Video Messaggio Elettorale Rete dei Cittadini


http://www.youtube.com/watch?v=B9BxW5_QFSo
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http://www.youtube.com/watch?v=B9BxW5_QFSo

Chi inquina paga - La Corte europea: il principio vale anche per il petrolchimico siciliano


Lussemburgo, 15 marzo - Le imprese che hanno operato nel polo petrolchimico Augusta-Priolo, in provincia di Siracusa, potrebbero dover pagare per i danni ambientali arrecati all'area. Lo ha stabilito una sentenza della Corte europea di giustizia che ha ribadito il principio che "chi inquina paga'. "Gli operatori - leggiamo nella sentenza - che hanno impianti limitrofi a una zona inquinata possono essere considerati presunti responsabili dell'inquinamento'.

Soddisfatta Confindustria Siracusa: "La Corte ha in questo modo definitivamente chiarito che possono essere imposti obblighi (e costi) di bonifica solo al responsabile dell'inquinamento, che l'amministrazione pubblica ha l'obbligo di individuare - scrive la confederazione in una nota, - e che il principio chi inquina paga è applicabile sempre e in ogni caso, ovvero anche nelle ipotesi di inquinamenti diffusi'.

La Corte Ue si è pronunciata dopo essere stata interpellata dal Tar della Sicilia che dovrà decidere sui ricorsi presentati da Erg, Eni, Polimeri Europa e Syndial contro alcuni provvedimenti che le obbligano ad adottare misure per la riparazione del danno ambientale nella zona di Priolo, accollandosene gli oneri finanziari. Ma, come detto, secondo la Corte del Lussemburgo gli operatori possono essere considerati responsabili dell'inquinamento dei suoli e della rada di Augusta anche se non hanno commesso illeciti: secondo la normativa europea, infatti, affinchè la responsabilità civile sia stabilita è sufficiente che le autorità competenti dispongano di "indizi plausibili che consentano di presumere un nesso di casualità fra le attività degli operatori e l'inquinamento'.

Soddisfatta per la decisione Legambiente: "Sarà molto utile per sbloccare il risanamento ambientale delle 57 aree più inquinate d'Italia, gestite dal 1998 in modo del tutto inefficiente dal ministero dell'Ambiente con il Programma nazionale di bonifica, oltre alle migliaia di siti locali inquinati la cui bonifica compete a Regioni e Comuni', attacca Stefano Ciafani, responsabile scientifico degli ambientalisti. "Tra l'inefficienza del ministero e il rimpallo delle responsabilità tra le aziende - aggiunge - a pagare le conseguenze, anche sanitarie, è sempre il popolo inquinato, come dimostrano numerosi studi epidemiologici realizzati da Oms, Istituto superiore di sanità, Cnr e Osservatori regionali'.

E, mentre il Codacons sta studiando una class action "per chiedere risarcimenti per i danni non solo ambientali ma anche di salute arrecati agli abitanti della zona', la Uilcem prova a guardare avanti: "Oggi il polo petrolchimico siracusano occupa poco più di novemila addetti, metà diretti e l'altra metà nell'indotto - ricorda Emanuele Sorrentino, segretario regionale del sindacato dei chimici. - Se guardiamo indietro, senza magari spingerci al 1949 quando il petroliere Moratti gettò le basi del futuro polo ad Augusta avviando un processo di industrializzazione che ha portato nelle fasi di punta per la costruzione dei nuovi impianti ad avere impiegate anche trentamila persone, vediamo una zona industriale vitale e che ancora oggi ha in sè, con gli adeguamenti e gli aggiustamenti del caso, la possibilità di continuare a essere locomotiva dello sviluppo'.

Fonte: e-gazzette codacons
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Lussemburgo, 15 marzo - Le imprese che hanno operato nel polo petrolchimico Augusta-Priolo, in provincia di Siracusa, potrebbero dover pagare per i danni ambientali arrecati all'area. Lo ha stabilito una sentenza della Corte europea di giustizia che ha ribadito il principio che "chi inquina paga'. "Gli operatori - leggiamo nella sentenza - che hanno impianti limitrofi a una zona inquinata possono essere considerati presunti responsabili dell'inquinamento'.

Soddisfatta Confindustria Siracusa: "La Corte ha in questo modo definitivamente chiarito che possono essere imposti obblighi (e costi) di bonifica solo al responsabile dell'inquinamento, che l'amministrazione pubblica ha l'obbligo di individuare - scrive la confederazione in una nota, - e che il principio chi inquina paga è applicabile sempre e in ogni caso, ovvero anche nelle ipotesi di inquinamenti diffusi'.

La Corte Ue si è pronunciata dopo essere stata interpellata dal Tar della Sicilia che dovrà decidere sui ricorsi presentati da Erg, Eni, Polimeri Europa e Syndial contro alcuni provvedimenti che le obbligano ad adottare misure per la riparazione del danno ambientale nella zona di Priolo, accollandosene gli oneri finanziari. Ma, come detto, secondo la Corte del Lussemburgo gli operatori possono essere considerati responsabili dell'inquinamento dei suoli e della rada di Augusta anche se non hanno commesso illeciti: secondo la normativa europea, infatti, affinchè la responsabilità civile sia stabilita è sufficiente che le autorità competenti dispongano di "indizi plausibili che consentano di presumere un nesso di casualità fra le attività degli operatori e l'inquinamento'.

Soddisfatta per la decisione Legambiente: "Sarà molto utile per sbloccare il risanamento ambientale delle 57 aree più inquinate d'Italia, gestite dal 1998 in modo del tutto inefficiente dal ministero dell'Ambiente con il Programma nazionale di bonifica, oltre alle migliaia di siti locali inquinati la cui bonifica compete a Regioni e Comuni', attacca Stefano Ciafani, responsabile scientifico degli ambientalisti. "Tra l'inefficienza del ministero e il rimpallo delle responsabilità tra le aziende - aggiunge - a pagare le conseguenze, anche sanitarie, è sempre il popolo inquinato, come dimostrano numerosi studi epidemiologici realizzati da Oms, Istituto superiore di sanità, Cnr e Osservatori regionali'.

E, mentre il Codacons sta studiando una class action "per chiedere risarcimenti per i danni non solo ambientali ma anche di salute arrecati agli abitanti della zona', la Uilcem prova a guardare avanti: "Oggi il polo petrolchimico siracusano occupa poco più di novemila addetti, metà diretti e l'altra metà nell'indotto - ricorda Emanuele Sorrentino, segretario regionale del sindacato dei chimici. - Se guardiamo indietro, senza magari spingerci al 1949 quando il petroliere Moratti gettò le basi del futuro polo ad Augusta avviando un processo di industrializzazione che ha portato nelle fasi di punta per la costruzione dei nuovi impianti ad avere impiegate anche trentamila persone, vediamo una zona industriale vitale e che ancora oggi ha in sè, con gli adeguamenti e gli aggiustamenti del caso, la possibilità di continuare a essere locomotiva dello sviluppo'.

Fonte: e-gazzette codacons
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martedì 23 marzo 2010

Compravendita delle schede, ecco i prezzi. «Abbiamo mille voti, costano 20mila euro»


(di D.D.C. da il Mattino)

Viaggio a Scampia dove i residenti ammettono di essere stati contattati «Qui ogni lotto ha il suo candidato»
«Hanno avvicinato perfino mio figlio per comprargli il voto. Poi quando hanno capito chi era sono scappati»: Mario è un sindacalista con una storia lunga alle spalle. A Scampia lo conoscono in tanti e sanno che la sua scheda non è in vendita. Ma gli incidenti di percorso, quando l’apertura delle urne è vicina e i soldi in ballo sono tanti, può capitare a tutti.
Anche ai vecchi professionisti delle elezioni truccate, quelli che in queste ore battono il rione palmo a palmo per comprare, a prezzi modici, voti di lista e, sopratutto, preferenze. Chi sono? Gli stessi di sempre, quelli che elezione dopo elezione vanno ad offrire i propri servizi ai candidati. Non conta il partito, conta la cifra che l’aspirante consigliere regionale è pronto a spendere. Cifre a diversi zeri. Se si calcola che un eletto dal popolo guadagnerà, tra stipendi e rimborsi vari, intorno ai diecimila euro per cinque anni, è evidente che l’investimento può essere fruttuoso.
A Scampia funziona così: il «capobastone», quello che controlla uno o più lotti di fabbricati, offre i propri servizi ai candidati. La legge è quella del libero mercato, vince chi spende di più. Una volta chiuso il contratto, stabilita la cifra e le prebende varie che andranno al portatore di voti, questo scende in campo. Si tratta generalmente di una persona che vive ai margini della legalità, ma che non fa organicamente parte del clan: i boss curano gli affari grossi, quelli della droga che frutta milioni di euro. Ai pesci piccoli lasciano le briciole. Elettorali.
«Stanno avvicinando soprattutto i più giovani – racconta Gino – quelli che non conoscono bene il meccanismo del voto. Gli offrono tra i venti e i cinquanta euro, fotocopiano carta d’identità e certificato elettorale e fissano l’appuntamento nei pressi dei seggi. Il ragazzo è convinto che il voto verrà verificato. Quando esce dalla cabina elettorale riceve la cifra pattuita». E poi c’è il sistema del telefonino, già collaudato in precedenti occasioni.
Il capobastone e le sue vedette aspettano nei pressi dei seggi e forniscono telefonini supersilenziosi a chi va ad esprimere la sua preferenza. Il «clientes» fotografa la scheda, esce e riceve i soldi. «Ogni capo-bastone controlla i voti di un certo numero di fabbricati, tra i cento e i duecento, e viene pagato in base al numero di preferenze che può portare», racconta Antonio, che di elezioni ne ha viste tante.
E così ogni lotto ha il suo candidato: chi va per la maggiore nelle vele non conta niente nei palazzoni delle poste o a Miano. I nomi li sanno tutti, qualcuno anche li sussurra, nessuno li denuncia. Ma non sono solo i soldi a orientare il voto: un’altra merce di scambio è il posto di lavoro. O meglio la promessa di un posto di lavoro. O di una postazione più o meno privilegiata, ammesso che esista, in una delle tante liste dei disoccupati.
Se hai passato qualche mese in carcere a Poggioreale, ti possono promettere una corsia preferenziale tra gli ex detenuti o, meglio tra gli indultati, categoria più ristretta e quindi ritenuta più fortunata. A volte si tratta solo di promesse. Altre volte no. Uniti nella lotta? Meglio nelle clientele, sembrarlo pensare in molti. Una situazione ad alto rischio: la Digos sta organizzando una stretta sorveglianza nelle aree ritenute più «pericolose».
Ed è già partita un’indagine nei confronti dell’ingenuo candidato di Pianura che tramite Facebook chiedeva ai potenziali elettori: «Contattatemi perché posso offrire importanti possibilità lavorative».

Fonte:Napolionline
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(di D.D.C. da il Mattino)

Viaggio a Scampia dove i residenti ammettono di essere stati contattati «Qui ogni lotto ha il suo candidato»
«Hanno avvicinato perfino mio figlio per comprargli il voto. Poi quando hanno capito chi era sono scappati»: Mario è un sindacalista con una storia lunga alle spalle. A Scampia lo conoscono in tanti e sanno che la sua scheda non è in vendita. Ma gli incidenti di percorso, quando l’apertura delle urne è vicina e i soldi in ballo sono tanti, può capitare a tutti.
Anche ai vecchi professionisti delle elezioni truccate, quelli che in queste ore battono il rione palmo a palmo per comprare, a prezzi modici, voti di lista e, sopratutto, preferenze. Chi sono? Gli stessi di sempre, quelli che elezione dopo elezione vanno ad offrire i propri servizi ai candidati. Non conta il partito, conta la cifra che l’aspirante consigliere regionale è pronto a spendere. Cifre a diversi zeri. Se si calcola che un eletto dal popolo guadagnerà, tra stipendi e rimborsi vari, intorno ai diecimila euro per cinque anni, è evidente che l’investimento può essere fruttuoso.
A Scampia funziona così: il «capobastone», quello che controlla uno o più lotti di fabbricati, offre i propri servizi ai candidati. La legge è quella del libero mercato, vince chi spende di più. Una volta chiuso il contratto, stabilita la cifra e le prebende varie che andranno al portatore di voti, questo scende in campo. Si tratta generalmente di una persona che vive ai margini della legalità, ma che non fa organicamente parte del clan: i boss curano gli affari grossi, quelli della droga che frutta milioni di euro. Ai pesci piccoli lasciano le briciole. Elettorali.
«Stanno avvicinando soprattutto i più giovani – racconta Gino – quelli che non conoscono bene il meccanismo del voto. Gli offrono tra i venti e i cinquanta euro, fotocopiano carta d’identità e certificato elettorale e fissano l’appuntamento nei pressi dei seggi. Il ragazzo è convinto che il voto verrà verificato. Quando esce dalla cabina elettorale riceve la cifra pattuita». E poi c’è il sistema del telefonino, già collaudato in precedenti occasioni.
Il capobastone e le sue vedette aspettano nei pressi dei seggi e forniscono telefonini supersilenziosi a chi va ad esprimere la sua preferenza. Il «clientes» fotografa la scheda, esce e riceve i soldi. «Ogni capo-bastone controlla i voti di un certo numero di fabbricati, tra i cento e i duecento, e viene pagato in base al numero di preferenze che può portare», racconta Antonio, che di elezioni ne ha viste tante.
E così ogni lotto ha il suo candidato: chi va per la maggiore nelle vele non conta niente nei palazzoni delle poste o a Miano. I nomi li sanno tutti, qualcuno anche li sussurra, nessuno li denuncia. Ma non sono solo i soldi a orientare il voto: un’altra merce di scambio è il posto di lavoro. O meglio la promessa di un posto di lavoro. O di una postazione più o meno privilegiata, ammesso che esista, in una delle tante liste dei disoccupati.
Se hai passato qualche mese in carcere a Poggioreale, ti possono promettere una corsia preferenziale tra gli ex detenuti o, meglio tra gli indultati, categoria più ristretta e quindi ritenuta più fortunata. A volte si tratta solo di promesse. Altre volte no. Uniti nella lotta? Meglio nelle clientele, sembrarlo pensare in molti. Una situazione ad alto rischio: la Digos sta organizzando una stretta sorveglianza nelle aree ritenute più «pericolose».
Ed è già partita un’indagine nei confronti dell’ingenuo candidato di Pianura che tramite Facebook chiedeva ai potenziali elettori: «Contattatemi perché posso offrire importanti possibilità lavorative».

Fonte:Napolionline
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Tribuna elettorale del 22 marzo 2010. Rai 3 regione Lazio

Il video della tribuna elettorale di ieri 22 marzo 2010.

Marzia MARZOLI - Tribuna elettorale Rai3 del 22 marzo 2010 from RETE DEI CITTADINI on Vimeo.



Comunicato stampa:

Oggi 22 marzo alle 9.20 su Rai 3 si è svolta la seconda e ultima tribuna elettorale di confronto tra le Tre candidate alla presidenza della regione Lazio, Marzoli, Bonino e Polverini. Il confronto si è incentrato su alcuni punti programmatici. La Marzoli ha affrontato il problema dei rifiuti regalando dei fiori di plastica riciclata e informando le altre due candidate dell’importanza dei materiali post utilizzo. In merito all’uso della parola “termovalorizzatore” la Marzoli ha voluto sottolineare che la parola piu caratterizzante è Cancrovalorizzatore, se proprio si vogliono chiamare in maniera diversa quelli che sono solo degli Inceneritori.
Sull’economia ha proposto di dirottare i soldi regalati alle multinazionali per il finanziamento degli agricoltori e delle piccole e medie imprese. Inoltre, ritornando sulla corretta informazione, ha chiesto alle due candidate antagoniste di richiedere ai giornalisti che al confronto nei dibatti televisivi, ci siano tutte e Tre le candidate alla presidenza della Regione Lazio, e non solo due.
L’ultimo appello della Marzoli, candidata con la lista civica RETE DEI CITTADINI è stato quello di utilizzare il 50% dei rimborsi elettorali per il sostegno agli anziani e ai piu deboli.

Mancano pochissimi giorni alla chiusura della campagna elettorale e la corretta informazione dei media e dei giornali in merito alla presenza della candidata Marzia Marzoli e della lista civica RETE DEI CITTADINI, rimane ancora deludente. La candidata e tutta la RETE DEI CITTADINI, sperano che si possa fare un salto di qualità in questi ultimissimi giorni, nel rispetto dei lettori e telespettatori che meritano di sapere la verità.

Fonte:Rete dei Cittadini
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Il video della tribuna elettorale di ieri 22 marzo 2010.

Marzia MARZOLI - Tribuna elettorale Rai3 del 22 marzo 2010 from RETE DEI CITTADINI on Vimeo.



Comunicato stampa:

Oggi 22 marzo alle 9.20 su Rai 3 si è svolta la seconda e ultima tribuna elettorale di confronto tra le Tre candidate alla presidenza della regione Lazio, Marzoli, Bonino e Polverini. Il confronto si è incentrato su alcuni punti programmatici. La Marzoli ha affrontato il problema dei rifiuti regalando dei fiori di plastica riciclata e informando le altre due candidate dell’importanza dei materiali post utilizzo. In merito all’uso della parola “termovalorizzatore” la Marzoli ha voluto sottolineare che la parola piu caratterizzante è Cancrovalorizzatore, se proprio si vogliono chiamare in maniera diversa quelli che sono solo degli Inceneritori.
Sull’economia ha proposto di dirottare i soldi regalati alle multinazionali per il finanziamento degli agricoltori e delle piccole e medie imprese. Inoltre, ritornando sulla corretta informazione, ha chiesto alle due candidate antagoniste di richiedere ai giornalisti che al confronto nei dibatti televisivi, ci siano tutte e Tre le candidate alla presidenza della Regione Lazio, e non solo due.
L’ultimo appello della Marzoli, candidata con la lista civica RETE DEI CITTADINI è stato quello di utilizzare il 50% dei rimborsi elettorali per il sostegno agli anziani e ai piu deboli.

Mancano pochissimi giorni alla chiusura della campagna elettorale e la corretta informazione dei media e dei giornali in merito alla presenza della candidata Marzia Marzoli e della lista civica RETE DEI CITTADINI, rimane ancora deludente. La candidata e tutta la RETE DEI CITTADINI, sperano che si possa fare un salto di qualità in questi ultimissimi giorni, nel rispetto dei lettori e telespettatori che meritano di sapere la verità.

Fonte:Rete dei Cittadini
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I... Milioni della campagna elettorale: in piazza San Giovanni 1.000.000 per il Pdl, 150.000 per la Questura


Fonte:Aduc
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Fonte:Aduc
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Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero “meridionali" di Pino Aprile


Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto. Ma tante volte, per anni. E cancellarono per sempre molti paesi, in operazioni «anti-terrorismo», come i marines in Iraq.
Non sapevo che, nelle rappresaglie, si concessero libertà di stupro sulle donne meridionali, come nei Balcani, durante il conflitto etnico (…). Ignoravo che, in nome dell’Unità nazionale, i fratelli d’Italia ebbero pure diritto di saccheggio delle città meridionali, come i Lanzichenecchi a Roma. E che praticarono la tortura, come i marines ad Abu Ghraib, i francesi in Algeria, Pinochet in Cile.


Non sapevo che in Parlamento, a Torino, un deputato ex garibaldino paragonò la ferocia e le stragi piemontesi al Sud a quelle di «Tamerlano, Gengis Khan e Attila». Un altro preferì tacere «rivelazioni di cui l’Europa potrebbe inorridire». E Garibaldi parlò di «cose da cloaca». Né che si incarcerarono i meridionali senza accusa, senza processo e senza condanna, come è accaduto con gl’islamici a Guantánamo. (…) Tutto a norma di legge, si capisce, come in Sudafrica, con l’apartheid. Io credevo che i briganti fossero proprio briganti, non anche ex soldati borbonici e patrioti alla guerriglia per difendere il proprio paese invaso.
Non sapevo che il paesaggio del Sud divenne come quello del Kosovo, con fucilazioni in massa, fosse comuni, paesi che bruciavano sulle colline e colonne di decine di migliaia di profughi in marcia. Non volevo credere che i primi campi di concentramento e sterminio in Europa li istituirono gli italiani del Nord, per tormentare e farvi morire gli italiani del Sud, a migliaia, forse decine di migliaia (non si sa, perché li squagliavano nella calce), come nell’Unione Sovietica di Stalin. Ignoravo che il ministero degli Esteri dell’Italia unita cercò per anni «una landa desolata», fra Patagonia, Borneo e altri sperduti lidi, per deportarvi i meridionali e annientarli lontano da occhi indiscreti.
Né sapevo che i fratelli d’Italia arrivati dal Nord svuotarono le ricche banche meridionali, regge, musei, case private (rubando persino le posate), per pagare i debiti del Piemonte e costituire immensi patrimoni privati. E mai avrei immaginato che i Mille fossero quasi tutti avanzi di galera.
Non sapevo che, a Italia così unificata, imposero una tassa aggiuntiva ai meridionali, per pagare le spese della guerra di conquista del Sud, fatta senza nemmeno dichiararla. (…) Ignoravo che lo stato unitario tassò ferocemente i milioni di disperati meridionali che emigravano in America, per assistere economicamente gli armatori delle navi che li trasportavano e i settentrionali che andavano a “far la stagione”, per qualche mese in Svizzera.
Non potevo immaginare che l’Italia unita facesse pagare più tasse a chi stentava e moriva di malaria nelle caverne dei Sassi di Matera, rispetto ai proprietari delle ville sul lago di Como. Come potevo immaginare che stessimo così male, nell’inferno dei Borbone, che per obbligarci a entrare nel paradiso portatoci dai piemontesi ci vollero orribili rappresaglie, stragi, una dozzina di anni di combattimenti, leggi speciali, stati d’assedio, lager? E che, quando riuscirono a farci smettere di preferire la morte al loro paradiso, scegliemmo piuttosto di emigrare a milioni (e non era mai successo)? (…) Io avevo sempre creduto ai libri di storia, alla leggenda di Garibaldi.
Non sapevo nemmeno di essere meridionale, nel senso che non avevo mai attribuito alcun valore, positivo o negativo, al fatto di essere nato più a Sud o più a Nord di un altro.(…)
Si è scritto tanto sul Sud, ma non sembra sia servito a molto, perché «ogni battaglia contro pregiudizi universalmente condivisi è una battaglia persa» dice Nicholas Humphrey (Una storia della mente). «Perché non riprendi una delle tante pubblicazioni meridionaliste di venti, trent’anni fa, e la ristampi tale e quale?
Chi si accorgerebbe che del tempo è passato, inutilmente?», suggeriva ottant’anni fa a Piero Gobetti, Tommaso Fiore che poi, per fortuna, scrisse Un popolo di formiche. (…)
Oggi, nuovi fermenti animano una ricerca di verità storica, non solo meridionale, che viene dal basso, più che dalle aule universitarie o dalla politica, dalle istituzioni. Non è facile capire dove questo possa portare; se a un revanscismo uguale e opposto al razzismo nordista di Lega e collaterali, o a una comune crescita di consapevolezza e conoscenza: un nuovo meridionalismo non solo meridionale (e sarebbe un ritorno alle origini, perché nacque nordico, specie lombardo).
Noi non sappiamo più chi fummo. (…)
Ed è accaduto che i meridionali abbiano fatto propri pregiudizi di cui erano oggetto. (…) Serve rivangare vecchie storie? Non sono così vecchie da aver smesso di far male e produrre conseguenze: la storia di oggi è ancora quella di ieri. La nostra fu interrotta e si può riannodarla solo nel punto in cui venne spezzata. Non si può scegliere la ripartenza che più conviene.
Quel che gli italiani venuti dal Nord ci fecero fu così spaventoso, che ancora oggi lo si tace nei libri di storia. (…) La questione meridionale, il ritardo del Sud rispetto al Nord, non resiste “malg rado” la nascita dell’Italia unita, ma sorse da quella e dura tuttora, perché è il motore dell’economia del Nord. (…)
La Germania Ovest, già nei primi anni di riunificazione con la più povera Germania Est, spese, nei territori orientali, «una cifra cinque volte superiore a quella che è costata in questi cinquant’anni la vituperata Cassa per il Mezzogiorno» (Se il Nord, Agazio Loiero); e ogni anno vi investe quanto gli Stati Uniti, con il Piano Marshall, inviarono dopo la guerra, per la ricostruzione dell’intera Europa. Era l’uni - co modo per far confluire la ricchezza dell’Ove - st dall’altra parte, sino a pareggiare il livello, in vent’anni. Lì si volle; e il di più dell’Ovest non era stato rubato all’Est. (…)
Paolo Rumiz (...) in La secessione leggera, riporta le parole di un suo amico di Sarajevo: «Non è stato il fracasso dei cannoni a uccidere la Iugoslavia. È stato il silenzio. Il silenzio sul linguaggio della violenza, prima che sulla violenza». (...)
La tardiva scoperta di essere meridionale mi ha rivelato un assurdo: i meridionali traggono il nome da quel che glimanca: il Sud. (…) L’estremo lembo di alcune regioni, che il sentimento proprio e altrui percepisce “al confine del mondo”, è chiamato, in Galizia come in Cornovaglia o in Bretagna: Finisterrae. In Italia un posto così è in Puglia, a Santa Maria di Leuca. La Puglia è un dito di terra lungo quasi quattrocento chilometri, ma largo poco più di trenta, verso Leuca. Significa che non solo ci manca il Sud (Finisterrae), ma altre due direzioni, l’Est e l’Ovest, sono appena abbozzate. Si intuisce altro, da qui, a cui non pensi se hai intorno un orizzonte completo e percorribile. Può trattarsi della direzione negata della vita.
Un settentrionale può volgere gli occhi e cercarsi il futuro in ogni parte. Un meridionale, no: è costretto a guardare solo verso Nord: dalla storia, dall’economia figlia di quella storia, e persino dalla geografia.

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di PINO APRILE, tratto dal suo ultimo libro "Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali."**

**Il giornalista e scrittore pugliese Pino Aprile ha pubblicato di recente un nuovo volume dedicato al tema del Mezzogiorno: il titolo è «Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero “meridio - nali”» (edito da Piemme, euro 17,50). Il volume di inserisce nella vasta pubblicistica che rivisita le vicende della Unità d’Italia, della quale si celebreranno i 150 anni il prossimo anno. Tutto ciò che il Sud dovette subire (e ancora subisce) a favore del Nord.

FONTE: La Gazzetta del Mezzogiorno del 22 Marzo 2010, sezione Cultura.
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Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto. Ma tante volte, per anni. E cancellarono per sempre molti paesi, in operazioni «anti-terrorismo», come i marines in Iraq.
Non sapevo che, nelle rappresaglie, si concessero libertà di stupro sulle donne meridionali, come nei Balcani, durante il conflitto etnico (…). Ignoravo che, in nome dell’Unità nazionale, i fratelli d’Italia ebbero pure diritto di saccheggio delle città meridionali, come i Lanzichenecchi a Roma. E che praticarono la tortura, come i marines ad Abu Ghraib, i francesi in Algeria, Pinochet in Cile.


Non sapevo che in Parlamento, a Torino, un deputato ex garibaldino paragonò la ferocia e le stragi piemontesi al Sud a quelle di «Tamerlano, Gengis Khan e Attila». Un altro preferì tacere «rivelazioni di cui l’Europa potrebbe inorridire». E Garibaldi parlò di «cose da cloaca». Né che si incarcerarono i meridionali senza accusa, senza processo e senza condanna, come è accaduto con gl’islamici a Guantánamo. (…) Tutto a norma di legge, si capisce, come in Sudafrica, con l’apartheid. Io credevo che i briganti fossero proprio briganti, non anche ex soldati borbonici e patrioti alla guerriglia per difendere il proprio paese invaso.
Non sapevo che il paesaggio del Sud divenne come quello del Kosovo, con fucilazioni in massa, fosse comuni, paesi che bruciavano sulle colline e colonne di decine di migliaia di profughi in marcia. Non volevo credere che i primi campi di concentramento e sterminio in Europa li istituirono gli italiani del Nord, per tormentare e farvi morire gli italiani del Sud, a migliaia, forse decine di migliaia (non si sa, perché li squagliavano nella calce), come nell’Unione Sovietica di Stalin. Ignoravo che il ministero degli Esteri dell’Italia unita cercò per anni «una landa desolata», fra Patagonia, Borneo e altri sperduti lidi, per deportarvi i meridionali e annientarli lontano da occhi indiscreti.
Né sapevo che i fratelli d’Italia arrivati dal Nord svuotarono le ricche banche meridionali, regge, musei, case private (rubando persino le posate), per pagare i debiti del Piemonte e costituire immensi patrimoni privati. E mai avrei immaginato che i Mille fossero quasi tutti avanzi di galera.
Non sapevo che, a Italia così unificata, imposero una tassa aggiuntiva ai meridionali, per pagare le spese della guerra di conquista del Sud, fatta senza nemmeno dichiararla. (…) Ignoravo che lo stato unitario tassò ferocemente i milioni di disperati meridionali che emigravano in America, per assistere economicamente gli armatori delle navi che li trasportavano e i settentrionali che andavano a “far la stagione”, per qualche mese in Svizzera.
Non potevo immaginare che l’Italia unita facesse pagare più tasse a chi stentava e moriva di malaria nelle caverne dei Sassi di Matera, rispetto ai proprietari delle ville sul lago di Como. Come potevo immaginare che stessimo così male, nell’inferno dei Borbone, che per obbligarci a entrare nel paradiso portatoci dai piemontesi ci vollero orribili rappresaglie, stragi, una dozzina di anni di combattimenti, leggi speciali, stati d’assedio, lager? E che, quando riuscirono a farci smettere di preferire la morte al loro paradiso, scegliemmo piuttosto di emigrare a milioni (e non era mai successo)? (…) Io avevo sempre creduto ai libri di storia, alla leggenda di Garibaldi.
Non sapevo nemmeno di essere meridionale, nel senso che non avevo mai attribuito alcun valore, positivo o negativo, al fatto di essere nato più a Sud o più a Nord di un altro.(…)
Si è scritto tanto sul Sud, ma non sembra sia servito a molto, perché «ogni battaglia contro pregiudizi universalmente condivisi è una battaglia persa» dice Nicholas Humphrey (Una storia della mente). «Perché non riprendi una delle tante pubblicazioni meridionaliste di venti, trent’anni fa, e la ristampi tale e quale?
Chi si accorgerebbe che del tempo è passato, inutilmente?», suggeriva ottant’anni fa a Piero Gobetti, Tommaso Fiore che poi, per fortuna, scrisse Un popolo di formiche. (…)
Oggi, nuovi fermenti animano una ricerca di verità storica, non solo meridionale, che viene dal basso, più che dalle aule universitarie o dalla politica, dalle istituzioni. Non è facile capire dove questo possa portare; se a un revanscismo uguale e opposto al razzismo nordista di Lega e collaterali, o a una comune crescita di consapevolezza e conoscenza: un nuovo meridionalismo non solo meridionale (e sarebbe un ritorno alle origini, perché nacque nordico, specie lombardo).
Noi non sappiamo più chi fummo. (…)
Ed è accaduto che i meridionali abbiano fatto propri pregiudizi di cui erano oggetto. (…) Serve rivangare vecchie storie? Non sono così vecchie da aver smesso di far male e produrre conseguenze: la storia di oggi è ancora quella di ieri. La nostra fu interrotta e si può riannodarla solo nel punto in cui venne spezzata. Non si può scegliere la ripartenza che più conviene.
Quel che gli italiani venuti dal Nord ci fecero fu così spaventoso, che ancora oggi lo si tace nei libri di storia. (…) La questione meridionale, il ritardo del Sud rispetto al Nord, non resiste “malg rado” la nascita dell’Italia unita, ma sorse da quella e dura tuttora, perché è il motore dell’economia del Nord. (…)
La Germania Ovest, già nei primi anni di riunificazione con la più povera Germania Est, spese, nei territori orientali, «una cifra cinque volte superiore a quella che è costata in questi cinquant’anni la vituperata Cassa per il Mezzogiorno» (Se il Nord, Agazio Loiero); e ogni anno vi investe quanto gli Stati Uniti, con il Piano Marshall, inviarono dopo la guerra, per la ricostruzione dell’intera Europa. Era l’uni - co modo per far confluire la ricchezza dell’Ove - st dall’altra parte, sino a pareggiare il livello, in vent’anni. Lì si volle; e il di più dell’Ovest non era stato rubato all’Est. (…)
Paolo Rumiz (...) in La secessione leggera, riporta le parole di un suo amico di Sarajevo: «Non è stato il fracasso dei cannoni a uccidere la Iugoslavia. È stato il silenzio. Il silenzio sul linguaggio della violenza, prima che sulla violenza». (...)
La tardiva scoperta di essere meridionale mi ha rivelato un assurdo: i meridionali traggono il nome da quel che glimanca: il Sud. (…) L’estremo lembo di alcune regioni, che il sentimento proprio e altrui percepisce “al confine del mondo”, è chiamato, in Galizia come in Cornovaglia o in Bretagna: Finisterrae. In Italia un posto così è in Puglia, a Santa Maria di Leuca. La Puglia è un dito di terra lungo quasi quattrocento chilometri, ma largo poco più di trenta, verso Leuca. Significa che non solo ci manca il Sud (Finisterrae), ma altre due direzioni, l’Est e l’Ovest, sono appena abbozzate. Si intuisce altro, da qui, a cui non pensi se hai intorno un orizzonte completo e percorribile. Può trattarsi della direzione negata della vita.
Un settentrionale può volgere gli occhi e cercarsi il futuro in ogni parte. Un meridionale, no: è costretto a guardare solo verso Nord: dalla storia, dall’economia figlia di quella storia, e persino dalla geografia.

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di PINO APRILE, tratto dal suo ultimo libro "Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali."**

**Il giornalista e scrittore pugliese Pino Aprile ha pubblicato di recente un nuovo volume dedicato al tema del Mezzogiorno: il titolo è «Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero “meridio - nali”» (edito da Piemme, euro 17,50). Il volume di inserisce nella vasta pubblicistica che rivisita le vicende della Unità d’Italia, della quale si celebreranno i 150 anni il prossimo anno. Tutto ciò che il Sud dovette subire (e ancora subisce) a favore del Nord.

FONTE: La Gazzetta del Mezzogiorno del 22 Marzo 2010, sezione Cultura.
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