sabato 26 novembre 2022

Cuccurese: “La sinistra o è meridionalista o è automaticamente proto-leghista”

Sin dalle sue origini, la questione meridionale è stata sollevata come questione sociale, economica e civile di valenza nazionale sia dai liberali moderati, sia dai democratici radicali, sia dai socialisti, dai comunisti e dai cattolici, sia dai meridionalisti di opposizione che da quelli di governo.

È solo negli ultimi decenni che si è diffuso anche un meridionalismo identitario, di matrice, perlopiù, neo-borbonica, speculare a quello alimentato dalla Lega Nord, tanto da indurre molti attivisti, militanti e politici, anche nel campo delle sinistre sociali e radicali, ad identificare le posizioni ed i temi relativi all’attuale dibattito sulla “nuova questione meridionale” con le posizioni identitarie e filo-borboniche tout court.

Un errore politico che evidenzia il problema fondamentale sia della rimozione della memoria storica sia della scomparsa dei partiti come intellettuali ed educatori collettivi.

Un problema cruciale a cui bisognerebbe dare una risposta anche in termini di formazione culturale, civile e politica mediante un’“archeologia” della questione meridionale e del meridionalismo, al fine di ripristinarne, recuperarne ed attualizzarne il volto autentico, quello sociale, popolare ed unitario, dietro le pericolose derive identitarie, che potrebbero prendere sempre più piede, conducendo in questo modo ad una vera e propria “balcanizzazione” del Paese, se i bisogni ed i diritti disattesi dei cittadini meridionali non trovassero una rappresentanza nel campo politico autenticamente progressista e radicale.   

Di recente, su questi temi è intervenuto via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

In tutto questo disastro – ha evidenziato Cuccurese – per costruire l’alternativa popolare di sinistra alle parole d’ordine antiliberista, ambientalista, anticapitalista, antifascista, femminista e pacifista, aggiungerei meridionalista; visto che il Mezzogiorno non solo è il territorio più povero d’Europa, ma soffre di discriminazioni e di un razzismo di Stato che addirittura penalizza volutamente anche la durata di vita dei suoi abitanti e quindi ha bisogno di un richiamo e di una sua specificità riconoscibile e riconducibile. Bisogna unirsi tutti su più battaglie, in questo caso sul Mezzogiorno dandogli voce e rappresentanza. A mio avviso la sinistra può ripartire solo da Sud”.

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese



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Sin dalle sue origini, la questione meridionale è stata sollevata come questione sociale, economica e civile di valenza nazionale sia dai liberali moderati, sia dai democratici radicali, sia dai socialisti, dai comunisti e dai cattolici, sia dai meridionalisti di opposizione che da quelli di governo.

È solo negli ultimi decenni che si è diffuso anche un meridionalismo identitario, di matrice, perlopiù, neo-borbonica, speculare a quello alimentato dalla Lega Nord, tanto da indurre molti attivisti, militanti e politici, anche nel campo delle sinistre sociali e radicali, ad identificare le posizioni ed i temi relativi all’attuale dibattito sulla “nuova questione meridionale” con le posizioni identitarie e filo-borboniche tout court.

Un errore politico che evidenzia il problema fondamentale sia della rimozione della memoria storica sia della scomparsa dei partiti come intellettuali ed educatori collettivi.

Un problema cruciale a cui bisognerebbe dare una risposta anche in termini di formazione culturale, civile e politica mediante un’“archeologia” della questione meridionale e del meridionalismo, al fine di ripristinarne, recuperarne ed attualizzarne il volto autentico, quello sociale, popolare ed unitario, dietro le pericolose derive identitarie, che potrebbero prendere sempre più piede, conducendo in questo modo ad una vera e propria “balcanizzazione” del Paese, se i bisogni ed i diritti disattesi dei cittadini meridionali non trovassero una rappresentanza nel campo politico autenticamente progressista e radicale.   

Di recente, su questi temi è intervenuto via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

In tutto questo disastro – ha evidenziato Cuccurese – per costruire l’alternativa popolare di sinistra alle parole d’ordine antiliberista, ambientalista, anticapitalista, antifascista, femminista e pacifista, aggiungerei meridionalista; visto che il Mezzogiorno non solo è il territorio più povero d’Europa, ma soffre di discriminazioni e di un razzismo di Stato che addirittura penalizza volutamente anche la durata di vita dei suoi abitanti e quindi ha bisogno di un richiamo e di una sua specificità riconoscibile e riconducibile. Bisogna unirsi tutti su più battaglie, in questo caso sul Mezzogiorno dandogli voce e rappresentanza. A mio avviso la sinistra può ripartire solo da Sud”.

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese



giovedì 24 novembre 2022

Cuccurese: “Governo Meloni, il Sud umiliato deve insorgere”



La categoria sociologica della “lotta di classe dopo la lotta di classe” descrive e denuncia le politiche neo-liberiste che tolgono ai poveri e alle classi lavoratrici per dare ai ricchi. Descrive e denuncia la redistribuzione alla rovescia delle risorse economiche, dei poteri, delle capacità e dell’opportunità verso il vertice della piramide sociale a discapito delle classi intermedie e di quelle popolari.

In Italia, la grande porcata della redistribuzione delle risorse alla rovescia avviene sia a livello sociale che a livello territoriale ed alimenta ulteriormente lo storico divario tra il Nord e il Sud di un Paese sempre più diviso e diseguale.

Coerentemente alle politiche etno-liberiste degli ultimi decenni, anche il governo Meloni toglie ai poveri e al Sud per dare ai ricchi e al Nord, come dimostrano sia il suo progetto di federalismo estrattivo sia il suo attacco al Reddito di cittadinanza.  

Di recente, sull’argomento è intervenuto via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, a cui va riconosciuto l’indiscusso merito di essere l’unico leader della sinistra radicale che tiene sempre accessi i riflettori sulla nuova questione meridionale.  

Nel pieno della crisi economica ed energetica – ha scritto Cuccurese – il governo fascio-razzista crea una ulteriore tempesta sociale, specie in Campania e Sicilia. Ai cittadini, ridotti in miseria da 161 anni di colonialismo estrattivo a vantaggio di una sola parte del Paese, non resterà che fare la fila alla Caritas o insorgere”.

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese


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La categoria sociologica della “lotta di classe dopo la lotta di classe” descrive e denuncia le politiche neo-liberiste che tolgono ai poveri e alle classi lavoratrici per dare ai ricchi. Descrive e denuncia la redistribuzione alla rovescia delle risorse economiche, dei poteri, delle capacità e dell’opportunità verso il vertice della piramide sociale a discapito delle classi intermedie e di quelle popolari.

In Italia, la grande porcata della redistribuzione delle risorse alla rovescia avviene sia a livello sociale che a livello territoriale ed alimenta ulteriormente lo storico divario tra il Nord e il Sud di un Paese sempre più diviso e diseguale.

Coerentemente alle politiche etno-liberiste degli ultimi decenni, anche il governo Meloni toglie ai poveri e al Sud per dare ai ricchi e al Nord, come dimostrano sia il suo progetto di federalismo estrattivo sia il suo attacco al Reddito di cittadinanza.  

Di recente, sull’argomento è intervenuto via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, a cui va riconosciuto l’indiscusso merito di essere l’unico leader della sinistra radicale che tiene sempre accessi i riflettori sulla nuova questione meridionale.  

Nel pieno della crisi economica ed energetica – ha scritto Cuccurese – il governo fascio-razzista crea una ulteriore tempesta sociale, specie in Campania e Sicilia. Ai cittadini, ridotti in miseria da 161 anni di colonialismo estrattivo a vantaggio di una sola parte del Paese, non resterà che fare la fila alla Caritas o insorgere”.

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese


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lunedì 21 novembre 2022

SENZA SUD NON C'È ITALIA. SENZA SUD NON C'È SINISTRA. SENZA SUD NON C'È UNIONE.


 

Di Antonio Luongo

Sono giornate intense sul fronte del “federalismo” in salsa leghista.

Il ministro Calderoli rifinisce il suo progetto ed è tutto un fiorire di dichiarazionie di slanci in avanti sull'Autonomia Differenziata: ogni regione potrà arrogare a se le competenze dello stato, come istruzione o la gestione della fiscalità, mettendo la parola fine all'unità del paese e facendosi beffe della Costituzione.
Andasse in porto, questa legge rinnegherà qualsiasi principio di solidarietà e uguaglianza tra regioni: se ce la fai è bene, altrimenti lo stato se ne disinteressa.

Dalla riforma del titolo V del 2001 regalata in modo sconsiderato alla Lega Nord e in più portata avanti insabbiando le uniche, seppur inadeguate, regole per arginare le disuguaglianze, come gli agognati LEP, il Meridione è letteralmente crollato sotto i colpi della lobby del Nord, trasversale da destra a “sinistra”.
Calderoli non si farà sfuggire l'occasione e completerà il sogno leghista. Probabilmente nelle successive settimane osserveremo un'apparente frenata, perché la corrente protoleghista del PD non potrà acuire le differenze, impegnata a tirare la volata congressuale a Bonaccini…ma si può davvero restare a guardare passivi in attesa del colpo di grazia?

L'opinione pubblica dà segnali di risveglio, anche a livello locale, ma è chiaro a tutti che il futuro dello Stato italiano, dell'unità nazionale e il tradimento ulteriore della Costituzione non potrà essere lasciata agli umori dei social o dei soli intellettuali.

-Occorre una ferma e costante azione politica
-Occorre andare oltre le dichiarazioni e costruire strategie concrete.

Ecco quindi che manca inspiegabilmente all'appello una posizione netta, articolata, precisa di Unione Popolare , che si avvicina alla sua assemblea costituente. Non sembra esserci visione e prospettiva su questa vicenda.

Lo lo dico subito, senza equivoci e sgomberando il campo dai convenevoli di facciata.
Se questa Unione deve essere "Popolare", il tema della nuova QUESTIONE MERIDIONALE, e tutto quello che ne consegue in termini di scelte programmatiche e politiche, deve essere prioritario.
Le diseguaglianze Nord - Sud, arrivati alle soglie 2023, dopo l'ennesimo netto indirizzo dell'Europa, stavolta corroborato da finanziamenti, ancora una volta quasi totalmente dirottati, non può essere "UN” tema, ma deve diventare "IL" tema.

Una forza politica che aspiri ad essere riferimento VERO dell'elettorato di sinistra, non può far finta di non vedere come la sperequazione italiana sia ormai soprattutto territoriale, per diritti, per possibilità, per finanziamenti.
Apriamo gli occhi. Viviamo due paesi diversi a seconda della latitudine.
Per dirla meglio quella che un tempo era una LOTTA DI CLASSE ora è innanzitutto e in modo ancora più retrogrado, una LOTTA DI TERRITORIO.

Lungi da me svilire una traiettoria politica a questione di campanile, ma non si può far finta di non vedere che sia proprio questo il segno dell'accelerazione di Calderoli. E se la Costituzione viene svuotata fino a questo punto. Se l'unità del Paese viene picconata, sancendo per legge che esistono territori e cittadini di serie A e di serie B, allora non possono esistere distinguo. La difesa del Sud è in automatico difesa della Costituzione e chi vuole far ripartire la sinistra non può relegare l'argomento ad appendice o contentino da sbandierare per colorire la propria posizione sotto elezioni.
Dall'altra parte la destra ha chiaro il progetto del suo futuro: spingere su un regionalismo iniquo, egoista e che cristallizzi la rendita di posizioni raggiunte in 30 anni di federalismo zoppo , in cambio del sogno presidenzialista.

La sinistra non può inseguire pannicelli caldi. Deve rivoluzionare lo scenario e ribaltare il tavolo, avendo il coraggio di rimettere al centro il Meridione in quanto parte debole del sistema. Questo dice il Dna della sinistra.
Senza la priorità Sud, con tutto quello che significherà in termini di rappresentanza, posizionamento, agenda e percorsi programmatici l'Unione Popolare abbraccerà le identiche contraddizioni da cui ha dichiarato di voler prendere le distanze.
Siamo in tempo per fare in modo che ciò non avvenga e io e il Partito del Sud lavoreremo per questo.
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Di Antonio Luongo

Sono giornate intense sul fronte del “federalismo” in salsa leghista.

Il ministro Calderoli rifinisce il suo progetto ed è tutto un fiorire di dichiarazionie di slanci in avanti sull'Autonomia Differenziata: ogni regione potrà arrogare a se le competenze dello stato, come istruzione o la gestione della fiscalità, mettendo la parola fine all'unità del paese e facendosi beffe della Costituzione.
Andasse in porto, questa legge rinnegherà qualsiasi principio di solidarietà e uguaglianza tra regioni: se ce la fai è bene, altrimenti lo stato se ne disinteressa.

Dalla riforma del titolo V del 2001 regalata in modo sconsiderato alla Lega Nord e in più portata avanti insabbiando le uniche, seppur inadeguate, regole per arginare le disuguaglianze, come gli agognati LEP, il Meridione è letteralmente crollato sotto i colpi della lobby del Nord, trasversale da destra a “sinistra”.
Calderoli non si farà sfuggire l'occasione e completerà il sogno leghista. Probabilmente nelle successive settimane osserveremo un'apparente frenata, perché la corrente protoleghista del PD non potrà acuire le differenze, impegnata a tirare la volata congressuale a Bonaccini…ma si può davvero restare a guardare passivi in attesa del colpo di grazia?

L'opinione pubblica dà segnali di risveglio, anche a livello locale, ma è chiaro a tutti che il futuro dello Stato italiano, dell'unità nazionale e il tradimento ulteriore della Costituzione non potrà essere lasciata agli umori dei social o dei soli intellettuali.

-Occorre una ferma e costante azione politica
-Occorre andare oltre le dichiarazioni e costruire strategie concrete.

Ecco quindi che manca inspiegabilmente all'appello una posizione netta, articolata, precisa di Unione Popolare , che si avvicina alla sua assemblea costituente. Non sembra esserci visione e prospettiva su questa vicenda.

Lo lo dico subito, senza equivoci e sgomberando il campo dai convenevoli di facciata.
Se questa Unione deve essere "Popolare", il tema della nuova QUESTIONE MERIDIONALE, e tutto quello che ne consegue in termini di scelte programmatiche e politiche, deve essere prioritario.
Le diseguaglianze Nord - Sud, arrivati alle soglie 2023, dopo l'ennesimo netto indirizzo dell'Europa, stavolta corroborato da finanziamenti, ancora una volta quasi totalmente dirottati, non può essere "UN” tema, ma deve diventare "IL" tema.

Una forza politica che aspiri ad essere riferimento VERO dell'elettorato di sinistra, non può far finta di non vedere come la sperequazione italiana sia ormai soprattutto territoriale, per diritti, per possibilità, per finanziamenti.
Apriamo gli occhi. Viviamo due paesi diversi a seconda della latitudine.
Per dirla meglio quella che un tempo era una LOTTA DI CLASSE ora è innanzitutto e in modo ancora più retrogrado, una LOTTA DI TERRITORIO.

Lungi da me svilire una traiettoria politica a questione di campanile, ma non si può far finta di non vedere che sia proprio questo il segno dell'accelerazione di Calderoli. E se la Costituzione viene svuotata fino a questo punto. Se l'unità del Paese viene picconata, sancendo per legge che esistono territori e cittadini di serie A e di serie B, allora non possono esistere distinguo. La difesa del Sud è in automatico difesa della Costituzione e chi vuole far ripartire la sinistra non può relegare l'argomento ad appendice o contentino da sbandierare per colorire la propria posizione sotto elezioni.
Dall'altra parte la destra ha chiaro il progetto del suo futuro: spingere su un regionalismo iniquo, egoista e che cristallizzi la rendita di posizioni raggiunte in 30 anni di federalismo zoppo , in cambio del sogno presidenzialista.

La sinistra non può inseguire pannicelli caldi. Deve rivoluzionare lo scenario e ribaltare il tavolo, avendo il coraggio di rimettere al centro il Meridione in quanto parte debole del sistema. Questo dice il Dna della sinistra.
Senza la priorità Sud, con tutto quello che significherà in termini di rappresentanza, posizionamento, agenda e percorsi programmatici l'Unione Popolare abbraccerà le identiche contraddizioni da cui ha dichiarato di voler prendere le distanze.
Siamo in tempo per fare in modo che ciò non avvenga e io e il Partito del Sud lavoreremo per questo.

domenica 13 novembre 2022

Cuccurese: “Governo Meloni, attacco ai poveri, attacco al Sud”

 



In Italia, 5,6 milioni di persone in persone in povertà assoluta; 8,8 mln in povertà relativa. La maggior parte, working poors, cioè lavorano, ma non guadagnano abbastanza per sfamare sé stessi e la famiglia. Su questo fronte servirebbe l’introduzione del salario minimo. Il Mezzogiorno in testa alle classifiche di povertà in Ue, i governi italiani da decenni nulla fanno, anzi il governo Meloni vuole abolire il RdC che, da dati Istat, ha salvato dalla povertà un milione di cittadini, e ora arrivano i rischi dell’autonomia differenziata che comporteranno per i cittadini ancora meno salute, ancora meno istruzione, ancora più povertà. L’Italia a tutta velocità verso il baratro”.

Questo quanto dichiarato via social dal Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.  

Fonte: VesuvianoNews - articolo di Salvatore Lucchese



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In Italia, 5,6 milioni di persone in persone in povertà assoluta; 8,8 mln in povertà relativa. La maggior parte, working poors, cioè lavorano, ma non guadagnano abbastanza per sfamare sé stessi e la famiglia. Su questo fronte servirebbe l’introduzione del salario minimo. Il Mezzogiorno in testa alle classifiche di povertà in Ue, i governi italiani da decenni nulla fanno, anzi il governo Meloni vuole abolire il RdC che, da dati Istat, ha salvato dalla povertà un milione di cittadini, e ora arrivano i rischi dell’autonomia differenziata che comporteranno per i cittadini ancora meno salute, ancora meno istruzione, ancora più povertà. L’Italia a tutta velocità verso il baratro”.

Questo quanto dichiarato via social dal Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.  

Fonte: VesuvianoNews - articolo di Salvatore Lucchese



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domenica 6 novembre 2022

UN 5 NOVEMBRE A ROMA CONTRO LA GUERRA!

Di Natale Cuccurese

A Roma ieri ha sfilato il popolo della Pace. Un enorme corteo, una manifestazione a cui ha dato la sua adesione formale agli organizzatori il Partito del Sud, che ha chiesto la via diplomatica per la fine di tutte le guerre. Un movimento dal popolare necessario per una manifestazione forte, variegata, unitaria contro la guerra. Senza bandiere di partito, sperando che a sinistra i partiti si occupino di pace non strumentalmente, con un necessario “mea culpa” per chi ha aumentato le spese militari.

Quello che chiediamo come Partito del Sud è di dare una chance alla pace.
I pacifisti vogliono fermare la guerra, i guerrafondai vogliono vincere la guerra come precondizione per fermarla. Su questo crinale corre la demarcazione tra chi opera per la pace e chi parla di pace e concretamente alimenta la guerra. Attorno a questo nodo è stato possibile partecipare ad una manifestazione nazionale che ha dato finalmente voce a quella maggioranza del popolo italiano che non si riconosce nelle pratiche belliciste che hanno caratterizzato il governo Draghi e la sua maggioranza e che già caratterizzano il nuovo governo di destra.
Ripudiare la guerra, come chiede l’Art.11 della Costituzione, fermare l’invio di armi, ridurre le spese militari: poche e semplici parole d’ordine. È il caso quindi di continuare ad organizzarsi con sempre maggior decisione non solo sugli aspetti politici, ma anche sugli aspetti organizzativi e di analisi e diffusione dei veri motivi che causano la “Questione Meridionale, prima che i guerrafondai al governo ci portino diritti in guerra. Una guerra che sarebbe ancora una volta pagata soprattutto dai figli del Sud.

Ieri 100.000 persone a Roma e 10.000 a Napoli hanno perciò manifestato contro la guerra.
A Napoli anche contro le decisioni dei governi in campo economico e sociale che hanno portato, e porteranno ancor di più con l’Autonomia differenziata, il Sud e di conseguenza il paese tutto al disastro sociale e ad una balcanizzazione ormai dietro l’angolo.
Solo in 500 (ad essere buoni) a Milano gli “interventisti” con Calenda.

Eppure per i media di regime nazionali quest’ultima manifestazione merita più spazio di quella di Roma. Di quella di Napoli poi non ne parla praticamente nessuno.
Diecimila per il dissenso non fanno alcun rumore né notizia. Insorgere è giusto e per il Mezzogiorno appare ormai l’unica opzione percorribile!



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Di Natale Cuccurese

A Roma ieri ha sfilato il popolo della Pace. Un enorme corteo, una manifestazione a cui ha dato la sua adesione formale agli organizzatori il Partito del Sud, che ha chiesto la via diplomatica per la fine di tutte le guerre. Un movimento dal popolare necessario per una manifestazione forte, variegata, unitaria contro la guerra. Senza bandiere di partito, sperando che a sinistra i partiti si occupino di pace non strumentalmente, con un necessario “mea culpa” per chi ha aumentato le spese militari.

Quello che chiediamo come Partito del Sud è di dare una chance alla pace.
I pacifisti vogliono fermare la guerra, i guerrafondai vogliono vincere la guerra come precondizione per fermarla. Su questo crinale corre la demarcazione tra chi opera per la pace e chi parla di pace e concretamente alimenta la guerra. Attorno a questo nodo è stato possibile partecipare ad una manifestazione nazionale che ha dato finalmente voce a quella maggioranza del popolo italiano che non si riconosce nelle pratiche belliciste che hanno caratterizzato il governo Draghi e la sua maggioranza e che già caratterizzano il nuovo governo di destra.
Ripudiare la guerra, come chiede l’Art.11 della Costituzione, fermare l’invio di armi, ridurre le spese militari: poche e semplici parole d’ordine. È il caso quindi di continuare ad organizzarsi con sempre maggior decisione non solo sugli aspetti politici, ma anche sugli aspetti organizzativi e di analisi e diffusione dei veri motivi che causano la “Questione Meridionale, prima che i guerrafondai al governo ci portino diritti in guerra. Una guerra che sarebbe ancora una volta pagata soprattutto dai figli del Sud.

Ieri 100.000 persone a Roma e 10.000 a Napoli hanno perciò manifestato contro la guerra.
A Napoli anche contro le decisioni dei governi in campo economico e sociale che hanno portato, e porteranno ancor di più con l’Autonomia differenziata, il Sud e di conseguenza il paese tutto al disastro sociale e ad una balcanizzazione ormai dietro l’angolo.
Solo in 500 (ad essere buoni) a Milano gli “interventisti” con Calenda.

Eppure per i media di regime nazionali quest’ultima manifestazione merita più spazio di quella di Roma. Di quella di Napoli poi non ne parla praticamente nessuno.
Diecimila per il dissenso non fanno alcun rumore né notizia. Insorgere è giusto e per il Mezzogiorno appare ormai l’unica opzione percorribile!



#Napoli Insorgiamo partendo dal Sud per una reale alternativa a questo sistema

Di Antonio Luongo

Ieri a Napoli si è svolta una manifestazione dalla duplice valenza, cui ho partecipato insieme al Partito del Sud.

Oltre all'istanza pacifista, che finalmente inizia a trovare la forza per alzare la voce e riempire le piazze italiane, da Sud, da Napoli, dalla capitale simbolica del Sud, non a caso, si è alzata una protesta forte anche per le conseguenze che questa guerra ha causato in termini socio - economici.
Il monito è che l'impegno politico non diventi mera enunciazione di principio, lontana dal paese reale come fosse meno dignitoso rappresentare i bisogni delle persone in difficoltà. E noi su questo punto di vista saremo sempre in prima linea. È essenziale questo bagno di pragmatismo, per non svuotare di senso questo processo che torna a scuotere le coscienze e a riscoprire il coraggio dei propri diritti.
Diritto a un mondo riappacificato. Diritto a un mondo giusto.













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Di Antonio Luongo

Ieri a Napoli si è svolta una manifestazione dalla duplice valenza, cui ho partecipato insieme al Partito del Sud.

Oltre all'istanza pacifista, che finalmente inizia a trovare la forza per alzare la voce e riempire le piazze italiane, da Sud, da Napoli, dalla capitale simbolica del Sud, non a caso, si è alzata una protesta forte anche per le conseguenze che questa guerra ha causato in termini socio - economici.
Il monito è che l'impegno politico non diventi mera enunciazione di principio, lontana dal paese reale come fosse meno dignitoso rappresentare i bisogni delle persone in difficoltà. E noi su questo punto di vista saremo sempre in prima linea. È essenziale questo bagno di pragmatismo, per non svuotare di senso questo processo che torna a scuotere le coscienze e a riscoprire il coraggio dei propri diritti.
Diritto a un mondo riappacificato. Diritto a un mondo giusto.













venerdì 21 ottobre 2022

MENO ARMI, PIÙ DIPLOMAZIA!

 Di Antonio Luongo

Ci sono momenti in cui la cosa più importante è dare un segnale forte e chiaro.
È quello che ho voluto dare oggi, aderendo ad una manifestazione pacifista, con concentramento al centro di Napoli, a Largo Berlinguer.
Da molti promotori, pacifisti a intermittenza, sarà usata come foglia di fico o lava-coscienza.
Non importa.
Pur ribadendo la mia visione critica verso l'atlantismo, sento il dovere di dare forza a qualsiasi percorso possa spingere i governi a riaprire il tavolo della pace!
I fatti parlano chiaro e confermano la prospettiva annunciata da noi veri pacifisti: sono mesi che procediamo ciecamente verso l'escalation militare. Ci hanno raccontato la qualsiasi, hanno strumentalizzato le lotte partigiane, ma alla fine i fatti danno ragione a noi e non a loro.
Basta guerra! Basta armi! Finiamola di raccontarci frottole. Si prenda coscienza che occorre una trattativa seria per fermare il sangue.
E noi cittadini non possiamo girarci dall'altra parte. Se dall'alto fingono du non capire, significa che dal basso grideremo più forte: PACE. PACE. PACE.

















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 Di Antonio Luongo

Ci sono momenti in cui la cosa più importante è dare un segnale forte e chiaro.
È quello che ho voluto dare oggi, aderendo ad una manifestazione pacifista, con concentramento al centro di Napoli, a Largo Berlinguer.
Da molti promotori, pacifisti a intermittenza, sarà usata come foglia di fico o lava-coscienza.
Non importa.
Pur ribadendo la mia visione critica verso l'atlantismo, sento il dovere di dare forza a qualsiasi percorso possa spingere i governi a riaprire il tavolo della pace!
I fatti parlano chiaro e confermano la prospettiva annunciata da noi veri pacifisti: sono mesi che procediamo ciecamente verso l'escalation militare. Ci hanno raccontato la qualsiasi, hanno strumentalizzato le lotte partigiane, ma alla fine i fatti danno ragione a noi e non a loro.
Basta guerra! Basta armi! Finiamola di raccontarci frottole. Si prenda coscienza che occorre una trattativa seria per fermare il sangue.
E noi cittadini non possiamo girarci dall'altra parte. Se dall'alto fingono du non capire, significa che dal basso grideremo più forte: PACE. PACE. PACE.

















martedì 18 ottobre 2022

CHI ASCOLTA IL SUD?

Di Antonio Luongo

Le elezioni si sono concluse con un dato molto significativo: il numero di persone che non sono andate a votare.

Al Sud questo dato raggiunge percentuali imbarazzanti.
Nessuna offerta politica ha saputo intercettare le istanze dei cittadini meridionali.
Con questi numeri siamo di fronte a un vero e proprio problema di rappresentanza democratica. C'è un pezzo di paese che continua a restare invisibile, ad essere saltato a piè pari nell'analisi dei suoi bisogni e nella proposta di soluzioni.
Se guardiamo al numero di elettori e non alle percentuali, la destra è votata e seguita grosso modo sempre dalle stesse persone. Il blocco sociale che rappresenta e che la segue è grosso modo sempre lo stesso.
Dove i numeri crollano precipitosamente è a sinistra. Una caduta verticale.
Se incrociamo le due valutazioni, l'astensionismo meridionale e il crollo dei partiti di sinistra, è evidente che i fenomeni possono essere collegati.
Nei territori più deboli, con maggiore difficoltà sociale ed economica, dove si fa fatica a portare avanti vita quotidiana, con un livello di servizi, di lavoro disponibile più drammatico, con il reddito medio e il pil più basso. In quei territori non esiste adeguata rappresentanza nazionale.
La sinistra finge di non vedere. Continua a peccare di presunzione e a riciclare vecchie soluzioni ideali, valori alti, senza volersi "abbassare" a capire esigenze meno nobili filosoficamente, ma più vitali per la gente.
Al Sud questa rappresentazione è chiara. La gente rinuncia al voto, perché non sono quelle le risposte che cerca. Non giustifico questo atteggiamento, lo condanno, ma mi sforzo di capire cosa c'è dietro. È questo il dovere di chi fa politica.
Qualche tempo fa col Partito del Sud lanciammo un monito forte: la sinistra riparta da Sud, proprio perché in questo pezzo di territorio italiano si stavano da anni concentrando ed esasperando tutte le peggiori diseguaglianze che qualsiasi movimento di sinistra dovrebbe puntare a cancellare.
Ora la destra è al potere. Ad oggi, in due sole mosse ha presentato il suo conto. Seconda carica dello Stato è andata al nostalgico del fascismo La Russa, che nel suo discorso fa capire di puntare al presidenzialismo. Dall'altra parte, alla terza carica dello Stato, il leghista Fontana, che in modo perfettamente completare, fa capire che la sua priorità sarà l'AUTONOMIA DIFFERENZIATA, la “SECESSIONE DEI RICCHI”.
E la sinistra? Un silenzio assordante su quella che dovrebbe essere una priorità. Il paese da quando hanno iniziato a mettere mano al titolo V è sempre più spaccato. Ora, andasse in porto quest'ultima manovra di revisione costituzionale, le differenze esistenti e mai sanate resterebbero cristallizzate per legge.
E il paese resterebbe ancorato a questa visione primitiva e unica in Europa, con una zona forte e una colonia. Anche in Europa vedono l'assurdità di questo scenario. Solo in Italia non si muove foglia.
E se nemmeno i movimenti e i partiti di sinistra, vecchi e nuovi, abbracciano questa battaglia come prioritaria, il livello di desertificazione del Sud sarà inarrestabile. Poi non stupitevi se nessun meridionale vota. Sveglia!



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Di Antonio Luongo

Le elezioni si sono concluse con un dato molto significativo: il numero di persone che non sono andate a votare.

Al Sud questo dato raggiunge percentuali imbarazzanti.
Nessuna offerta politica ha saputo intercettare le istanze dei cittadini meridionali.
Con questi numeri siamo di fronte a un vero e proprio problema di rappresentanza democratica. C'è un pezzo di paese che continua a restare invisibile, ad essere saltato a piè pari nell'analisi dei suoi bisogni e nella proposta di soluzioni.
Se guardiamo al numero di elettori e non alle percentuali, la destra è votata e seguita grosso modo sempre dalle stesse persone. Il blocco sociale che rappresenta e che la segue è grosso modo sempre lo stesso.
Dove i numeri crollano precipitosamente è a sinistra. Una caduta verticale.
Se incrociamo le due valutazioni, l'astensionismo meridionale e il crollo dei partiti di sinistra, è evidente che i fenomeni possono essere collegati.
Nei territori più deboli, con maggiore difficoltà sociale ed economica, dove si fa fatica a portare avanti vita quotidiana, con un livello di servizi, di lavoro disponibile più drammatico, con il reddito medio e il pil più basso. In quei territori non esiste adeguata rappresentanza nazionale.
La sinistra finge di non vedere. Continua a peccare di presunzione e a riciclare vecchie soluzioni ideali, valori alti, senza volersi "abbassare" a capire esigenze meno nobili filosoficamente, ma più vitali per la gente.
Al Sud questa rappresentazione è chiara. La gente rinuncia al voto, perché non sono quelle le risposte che cerca. Non giustifico questo atteggiamento, lo condanno, ma mi sforzo di capire cosa c'è dietro. È questo il dovere di chi fa politica.
Qualche tempo fa col Partito del Sud lanciammo un monito forte: la sinistra riparta da Sud, proprio perché in questo pezzo di territorio italiano si stavano da anni concentrando ed esasperando tutte le peggiori diseguaglianze che qualsiasi movimento di sinistra dovrebbe puntare a cancellare.
Ora la destra è al potere. Ad oggi, in due sole mosse ha presentato il suo conto. Seconda carica dello Stato è andata al nostalgico del fascismo La Russa, che nel suo discorso fa capire di puntare al presidenzialismo. Dall'altra parte, alla terza carica dello Stato, il leghista Fontana, che in modo perfettamente completare, fa capire che la sua priorità sarà l'AUTONOMIA DIFFERENZIATA, la “SECESSIONE DEI RICCHI”.
E la sinistra? Un silenzio assordante su quella che dovrebbe essere una priorità. Il paese da quando hanno iniziato a mettere mano al titolo V è sempre più spaccato. Ora, andasse in porto quest'ultima manovra di revisione costituzionale, le differenze esistenti e mai sanate resterebbero cristallizzate per legge.
E il paese resterebbe ancorato a questa visione primitiva e unica in Europa, con una zona forte e una colonia. Anche in Europa vedono l'assurdità di questo scenario. Solo in Italia non si muove foglia.
E se nemmeno i movimenti e i partiti di sinistra, vecchi e nuovi, abbracciano questa battaglia come prioritaria, il livello di desertificazione del Sud sarà inarrestabile. Poi non stupitevi se nessun meridionale vota. Sveglia!



sabato 15 ottobre 2022

SOS Sud: prende corpo lo scambio presidenzialismo-autonomia differenziata.

Viste da Sud, le elezioni di Ignazio La Russa alla presidenza del Senato e di Lorenzo Fontana a quella della Camera preannunciano “peste, fame e carestia”.

Infatti, nei loro rispettivi discorsi d’insediamento, il primo ha fatto un riferimento implicito al presidenzialismo, senza, tuttavia, negare l’autonomia differenziata. Il secondo, invece, ha posto l’accento proprio sulle autonomie: “Ricchezza dell’Italia – ha dichiarato – da valorizzare nelle modalità previste e auspicate dalla Costituzione”.

Suona strano che un acerrimo nemico come Fontana delle altre forme di diversità, culturale, sessuale e di genere, esalti la valorizzazione delle diversità in ambito territoriale.

In realtà, il pluri-laureato Fontana ha volutamente celato dietro la maschera ingannevole della valorizzazione delle diversità territoriali, il disegno perverso e a Costituzione rovesciata della “secessione dei ricchi”, che, non solo cristallizzerà lo storico dualismo tra il Nord e il Sud di un Paese sempre più diviso e diseguale, proprio come confermato di recente dall’Istat, ma lo acuirà ulteriormente, sino a condurre, probabilmente, alla sua definitiva balcanizzazione.

Tranne rarissime e sparute voci contro questa pericolosissima deriva, tra cui quelle di un instancabile Massimo Villone, emerito di diritto costituzionale presso la “Federico II” di Napoli, e dell’altrettanto infaticabile Natale Cuccurese, presidente del Partito del Sud, sembra proprio che nessun altro dopo l’insediamento del magnifico duo alle Camere abbia denunciato tali pericoli.

Neanche il leader di Unione Popolare, Luigi de Magistris, che pure in campagna elettorale aveva provato timidamente ad accendere i riflettori sul gap Nord-Sud e sulla “secessione dei ricchi”. De Magistris, se ci sei batti un colpo!

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese





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Viste da Sud, le elezioni di Ignazio La Russa alla presidenza del Senato e di Lorenzo Fontana a quella della Camera preannunciano “peste, fame e carestia”.

Infatti, nei loro rispettivi discorsi d’insediamento, il primo ha fatto un riferimento implicito al presidenzialismo, senza, tuttavia, negare l’autonomia differenziata. Il secondo, invece, ha posto l’accento proprio sulle autonomie: “Ricchezza dell’Italia – ha dichiarato – da valorizzare nelle modalità previste e auspicate dalla Costituzione”.

Suona strano che un acerrimo nemico come Fontana delle altre forme di diversità, culturale, sessuale e di genere, esalti la valorizzazione delle diversità in ambito territoriale.

In realtà, il pluri-laureato Fontana ha volutamente celato dietro la maschera ingannevole della valorizzazione delle diversità territoriali, il disegno perverso e a Costituzione rovesciata della “secessione dei ricchi”, che, non solo cristallizzerà lo storico dualismo tra il Nord e il Sud di un Paese sempre più diviso e diseguale, proprio come confermato di recente dall’Istat, ma lo acuirà ulteriormente, sino a condurre, probabilmente, alla sua definitiva balcanizzazione.

Tranne rarissime e sparute voci contro questa pericolosissima deriva, tra cui quelle di un instancabile Massimo Villone, emerito di diritto costituzionale presso la “Federico II” di Napoli, e dell’altrettanto infaticabile Natale Cuccurese, presidente del Partito del Sud, sembra proprio che nessun altro dopo l’insediamento del magnifico duo alle Camere abbia denunciato tali pericoli.

Neanche il leader di Unione Popolare, Luigi de Magistris, che pure in campagna elettorale aveva provato timidamente ad accendere i riflettori sul gap Nord-Sud e sulla “secessione dei ricchi”. De Magistris, se ci sei batti un colpo!

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese





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giovedì 6 ottobre 2022

IL PARTITO DEL SUD INCONTRA - ANALISI ELETTORALE

Dopo le recenti elezioni politiche del 25 Settembre 2022 il Partito del Sud incontra martedì 11 ottobre alle 18,00 in diretta Facebook dalla pagina del Partito del Sud https://www.facebook.com/PdelSud per una analisi dei risultati:

-Paolo Ferrero, Vicepresidente del Partito della Sinistra Europea
-Enrico Panini, già Vicesindaco del Comune di Napoli
-Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud

Modera l'incontro:
-Michele Dell'Edera, giornalista e Vicepresidente del Partito del Sud

1. Sono passate poco più di due settimane dal voto. A mente fredda che idee vi siete fatti sul risultato elettorale analizzandolo come giudizio generale sul voto?
2. Cosa vi immaginate per il futuro della sinistra e per il futuro a sinistra? Cosa eventualmente si poteva gestire meglio e cosa è andato bene?
3. Spazio a domande dal pubblico

Evento Facebook: https://fb.me/e/2jjjyo6bu



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Dopo le recenti elezioni politiche del 25 Settembre 2022 il Partito del Sud incontra martedì 11 ottobre alle 18,00 in diretta Facebook dalla pagina del Partito del Sud https://www.facebook.com/PdelSud per una analisi dei risultati:

-Paolo Ferrero, Vicepresidente del Partito della Sinistra Europea
-Enrico Panini, già Vicesindaco del Comune di Napoli
-Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud

Modera l'incontro:
-Michele Dell'Edera, giornalista e Vicepresidente del Partito del Sud

1. Sono passate poco più di due settimane dal voto. A mente fredda che idee vi siete fatti sul risultato elettorale analizzandolo come giudizio generale sul voto?
2. Cosa vi immaginate per il futuro della sinistra e per il futuro a sinistra? Cosa eventualmente si poteva gestire meglio e cosa è andato bene?
3. Spazio a domande dal pubblico

Evento Facebook: https://fb.me/e/2jjjyo6bu



 
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