giovedì 27 gennaio 2022

Gettati nel mucchio dei vinti

 di Natale Cuccurese

“Nella prefazione al suo più famoso romanzo, I Malavoglia, Giovanni Verga espose una duplice visione del progresso: da un lato, un generale avanzamento del benessere e delle opportunità, dall’altra un susseguirsi di rivolgimenti sociali che tende a travolgere i più deboli. I Malavoglia sono una famiglia laboriosa di pescatori, con una barca simbolicamente chiamata «Provvidenza». A dispetto della loro intraprendenza, la «fiumana» del progresso finisce tuttavia per sopraffarli: una serie di eventi imprevedibili getta i personaggi nel mucchio dei «vinti”.

Inizia così un approfondimento a firma Maurizio Ferrera sull’inserto domenicale del “Corriere della Sera”- “La Lettura”, in prossimità del 27 gennaio centenario della scomparsa di Giovanni Verga. Una visione disincantata della società, che non dà molta speranza ai “vinti” se non quella di affidarsi alla “provvidenza”, visto che Verga registra nel racconto oggettivamente i fatti, senza che il narratore sovrapponga ad essi le proprie opinioni, ma utile socialmente e mediaticamente, nel mettere in luce le condizioni di vita degli umili, degli emarginati e diseredati, delle classi sociali più povere e sfruttate dell’Italia meridionale, in uno scontro circolare ma senza sbocchi fra modernità e antichi valori, ma fornendo l’assist,  vent’anni dopo la pubblicazione dei Malavoglia, a Giuseppe Pellizza da Volpedo per riprendere la metafora della fiumana nel suo celebre quadro Il Quarto Stato”. “Anche in questo caso si tratta di perdenti, ma non più rassegnati alla miseria ed anzi impegnati a combatterla collettivamente. Ripudiando sfortuna o destino e convinti che il loro “stato” dipenda esclusivamente dai rapporti di potere fra le classi. Se Verga ha il merito di sdoganare lo stato miserabile degli ultimi, Pellizza da Volpedo indica con precisione la pretesa di inclusione nel mondo dei vincitori da parte degli oppressi”. Questi due aspetti sono stati fra loro sinergici nel corso del ‘900 portando ad una prima fase di rivolta, a Nord come a Sud, per combattere lo stato di miseria e di abietto sfruttamento da parte delle classi dominanti per poi sfociare nella seconda parte del secolo scorso, grazie alla Resistenza da cui discende la Costituzione, nella creazione dei sistemi pubblici di welfare e una maggiore pace sociale.

In segno di riconoscenza la Ministra Mariastella Gelmini, attuale “pasionaria” dell’Autonomia differenziata, durante il Governo Berlusconi IV non escluse Verga dai programmi didattici a differenza di altri autori meridionali  quali Gesualdo Bufalino, Elio Vittorini, Leonardo Sciascia, Domenico Rea, Salvatore Quasimodo, Matilde Serao, Anna Maria Ortese, con gravi ripercussioni sul piano culturale, visto che propone agli studenti una visione viziosa ed incompleta della letteratura italiana dato che, a parte Verga, Pirandello ed Elsa Morante, sono stati ben 17 gli scrittori meridionali cancellati dai programmi scolastici, palesando una netta esclusione di un pezzo significativo della cultura del nostro Paese. Confermando che quando si parla di “razzismo di Stato” nei confronti del Mezzogiorno il termine usato non è solo centrato ma persino moderato. Ma anche questo è un esempio della cancellazione che dal 1861 opprime i “vinti”, in questo caso quelli del Risorgimento.

 “Nel corso del Novecento, industrializzazione e mercato hanno moltiplicato la ricchezza, mentre il welfare state ha attutito l’impatto sociale dei cambiamenti”. Non è infatti un caso se l’unico momento di “miracolo economico” e di boom demografico l’Italia l’ha vissuto negli anni ’60, quando l’incontro fra due anime, quella democristiana clientelare e quella comunista più attenta agli aspetti sociali, si sono incontrate, pur marciando su binari paralleli e spesso conflittuali, ma nei fatti comunque remando, finchè han potuto, a favore dello sviluppo del Paese. Stagione poi bruscamente interrotta con la tragedia Moro. Una stagione, la sola, che non a caso ha visto costruire anche nel Mezzogiorno infrastrutture come mai prima e soprattutto dopo, visto quello che sta accadendo in questi mesi con le continue sottrazioni di risorse al Sud, a favore del Nord, dei fondi del Pnrr in aperto contrasto dalle indicazioni europee, volte ad un riequilibrio dello spaventoso differenziali economico ed infrastrutturale Nord/Sud e ha portato L’Ue a far sì che per l’Italia sia stata stanziata la quota più alta di fondi del Recovery Plan fra tutti i Paesi europei (191,5 Miliardi), ma che già si profila come l’ennesima occasione persa per il Mezzogiorno.

 Con la caduta del muro di Berlino, lo scenario è bruscamente cambiato, “la transizione post-industriale, la globalizzazione, la cosiddetta quarta rivoluzione tecnologica sono diventati i motori di una seconda “Grande Trasformazione”. La nascita della Lega Nord, la morte della DC e lo spostamento degli eredi del PCI nel campo liberista han fatto del tutto collassare quel bilanciamento, che pur fra mille contrasti aveva permesso di far raggiungere al Paese conquiste sociali e di crescita economica difficilmente replicabili.  “L’apertura economica e la globalizzazione impattano diversamente sulla struttura produttiva: penalizzano i vecchi settori, le piccole e piccolissime imprese, i territori geograficamente più periferici. La finanziarizzazione del capitalismo e la formazione di grandi conglomerati multinazionali moltiplicano invece le opportunità per i detentori di capitale”, unito all’entrata nella Unione Europea, con conseguente crisi di molte aziende nazionali unito alle privatizzazioni selvagge delle stesse e alle delocalizzazioni hanno comportato uno sbilanciamento totale di fondi nazionali e di risorse ed investimenti solo a favore del territori Locomotiva del Nord, nella fallace speranza di restare agganciati alle regioni europee più ricche. In poche parole si ripresenta una nuova “rivoluzione” per l’Italia, ma è solo quella che Salvemini definiva “Rivoluzione del ricco”, cioè utile solo a certe classi sociali e che già in passato sono state utili a determinare la nascita, crescita ed espansione del capitalismo di stampo padano e a danno dei territori “conquistati” dal nuovo Stato unitario e che con l’Autonomia differenziata potrebbe facilmente portare alla divisione del Paese.

Sotto altre spoglie, è un po’ la sindrome dei Malavoglia: la costante vulnerabilità esistenziale rispetto a eventi imprevedibili. E, come ai tempi di Pellizza da Volpedo, questa vulnerabilità è distribuita in modo fortemente diseguale. Le opportunità si concentrano in un «Primo Stato» di tecnocrati privilegiati, in grado di catturare un surplus di opzioni, mentre i rischi tendono sempre a concentrarsi nel “Quarto Stato”, spesso privo di risorse sufficienti e con alte probabilità di rimanere intrappolato nella deprivazione e nella marginalità che non a caso vede in questi giorni un aggravarsi della propria condizione che addirittura investe anche la scuola pubblica, da tempo chiaramente abbandonata e allo sbando, che si dibatte fra sottofinanziamento e privatizzazioni e ora con l’arrivo della “Secessione dei Ricchi” perderà inevitabilmente la propria connotazione di collante nazionale, di uniformità e universalità. Proprio in questi giorni la tragedia che ha investito un ragazzo di Udine impegnato in quella che è chiamata Alternanza scuola-lavoro fa ben capire come per questo Stato la crescita culturale dei cittadini è secondaria rispetto alla creazione di sudditi che abbiano da subito introiettato la precarietà e subalternità, così da poterli sfruttare bestialmente come nella Londra dell’800 di Dickens. Le manganellate sulle testa degli studenti inferte dalla polizia il giorno dopo la tragedia confermano l’arroganza governativa e fanno ben capire come la deriva tecnocratica in atto sia pericolosa. Si palesa così la volontà da parte del potere politico, sempre più ademocratico, ad un eterno ritorno al passato, con una umanità travolta dalla «fiumana» del progresso senza la forza o gli strumenti per coglierne le (poche) opportunità in un opprimente senso della vita combattuta senza speranza giorno dopo giorno e che non a caso sta portando interi territori del Mezzogiorno, ma non solo, alla desertificazione demografica, alla fuga dei nuovi “vinti” verso l’estero in cerca di un futuro, visto che in Italia semplicemente non c’è e non c’è nessuna volontà di progettarlo dato il disinteresse totale dei circoli e camarille di potere finanziario, politico e mediaticoUn ritorno a Verga che ne certifica l’attualità. Assistiamo così a una pura e semplice, quasi compiaciuta, dissoluzione del Paese nel nulla di un passato che non passa e che ritorna come in un gioco dell’oca sempre allo stesso punto di partenza, stancamente ed inutilmente per i “vinti”.

Ciliegina sulla torta la pandemia da Covid-19 ha aggravato la situazione, provocando danni sociali enormi e creando un clima di allarme che le generazioni nate dopo la Seconda guerra mondiale non avevano mai sperimentato. S’è diffusa un’incertezza assoluta sia livello individuale che collettivo. Come uscirne e come affrancare le generazioni dei “vinti” è l’obiettivo che una sinistra non compromessa unita ad un meridionalismo progressista devi darsi rapidamente al fine di una “Rivoluzione del cittadino”, non visto più nella sola forma di contribuente e/o consumatore come vorrebbe il racconto di politici e media, che possa dare un futuro credibile al Paese prima di una dissoluzione che appare inevitabile ed ormai dietro l’angolo.

Fonte: Transform!italia




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 di Natale Cuccurese

“Nella prefazione al suo più famoso romanzo, I Malavoglia, Giovanni Verga espose una duplice visione del progresso: da un lato, un generale avanzamento del benessere e delle opportunità, dall’altra un susseguirsi di rivolgimenti sociali che tende a travolgere i più deboli. I Malavoglia sono una famiglia laboriosa di pescatori, con una barca simbolicamente chiamata «Provvidenza». A dispetto della loro intraprendenza, la «fiumana» del progresso finisce tuttavia per sopraffarli: una serie di eventi imprevedibili getta i personaggi nel mucchio dei «vinti”.

Inizia così un approfondimento a firma Maurizio Ferrera sull’inserto domenicale del “Corriere della Sera”- “La Lettura”, in prossimità del 27 gennaio centenario della scomparsa di Giovanni Verga. Una visione disincantata della società, che non dà molta speranza ai “vinti” se non quella di affidarsi alla “provvidenza”, visto che Verga registra nel racconto oggettivamente i fatti, senza che il narratore sovrapponga ad essi le proprie opinioni, ma utile socialmente e mediaticamente, nel mettere in luce le condizioni di vita degli umili, degli emarginati e diseredati, delle classi sociali più povere e sfruttate dell’Italia meridionale, in uno scontro circolare ma senza sbocchi fra modernità e antichi valori, ma fornendo l’assist,  vent’anni dopo la pubblicazione dei Malavoglia, a Giuseppe Pellizza da Volpedo per riprendere la metafora della fiumana nel suo celebre quadro Il Quarto Stato”. “Anche in questo caso si tratta di perdenti, ma non più rassegnati alla miseria ed anzi impegnati a combatterla collettivamente. Ripudiando sfortuna o destino e convinti che il loro “stato” dipenda esclusivamente dai rapporti di potere fra le classi. Se Verga ha il merito di sdoganare lo stato miserabile degli ultimi, Pellizza da Volpedo indica con precisione la pretesa di inclusione nel mondo dei vincitori da parte degli oppressi”. Questi due aspetti sono stati fra loro sinergici nel corso del ‘900 portando ad una prima fase di rivolta, a Nord come a Sud, per combattere lo stato di miseria e di abietto sfruttamento da parte delle classi dominanti per poi sfociare nella seconda parte del secolo scorso, grazie alla Resistenza da cui discende la Costituzione, nella creazione dei sistemi pubblici di welfare e una maggiore pace sociale.

In segno di riconoscenza la Ministra Mariastella Gelmini, attuale “pasionaria” dell’Autonomia differenziata, durante il Governo Berlusconi IV non escluse Verga dai programmi didattici a differenza di altri autori meridionali  quali Gesualdo Bufalino, Elio Vittorini, Leonardo Sciascia, Domenico Rea, Salvatore Quasimodo, Matilde Serao, Anna Maria Ortese, con gravi ripercussioni sul piano culturale, visto che propone agli studenti una visione viziosa ed incompleta della letteratura italiana dato che, a parte Verga, Pirandello ed Elsa Morante, sono stati ben 17 gli scrittori meridionali cancellati dai programmi scolastici, palesando una netta esclusione di un pezzo significativo della cultura del nostro Paese. Confermando che quando si parla di “razzismo di Stato” nei confronti del Mezzogiorno il termine usato non è solo centrato ma persino moderato. Ma anche questo è un esempio della cancellazione che dal 1861 opprime i “vinti”, in questo caso quelli del Risorgimento.

 “Nel corso del Novecento, industrializzazione e mercato hanno moltiplicato la ricchezza, mentre il welfare state ha attutito l’impatto sociale dei cambiamenti”. Non è infatti un caso se l’unico momento di “miracolo economico” e di boom demografico l’Italia l’ha vissuto negli anni ’60, quando l’incontro fra due anime, quella democristiana clientelare e quella comunista più attenta agli aspetti sociali, si sono incontrate, pur marciando su binari paralleli e spesso conflittuali, ma nei fatti comunque remando, finchè han potuto, a favore dello sviluppo del Paese. Stagione poi bruscamente interrotta con la tragedia Moro. Una stagione, la sola, che non a caso ha visto costruire anche nel Mezzogiorno infrastrutture come mai prima e soprattutto dopo, visto quello che sta accadendo in questi mesi con le continue sottrazioni di risorse al Sud, a favore del Nord, dei fondi del Pnrr in aperto contrasto dalle indicazioni europee, volte ad un riequilibrio dello spaventoso differenziali economico ed infrastrutturale Nord/Sud e ha portato L’Ue a far sì che per l’Italia sia stata stanziata la quota più alta di fondi del Recovery Plan fra tutti i Paesi europei (191,5 Miliardi), ma che già si profila come l’ennesima occasione persa per il Mezzogiorno.

 Con la caduta del muro di Berlino, lo scenario è bruscamente cambiato, “la transizione post-industriale, la globalizzazione, la cosiddetta quarta rivoluzione tecnologica sono diventati i motori di una seconda “Grande Trasformazione”. La nascita della Lega Nord, la morte della DC e lo spostamento degli eredi del PCI nel campo liberista han fatto del tutto collassare quel bilanciamento, che pur fra mille contrasti aveva permesso di far raggiungere al Paese conquiste sociali e di crescita economica difficilmente replicabili.  “L’apertura economica e la globalizzazione impattano diversamente sulla struttura produttiva: penalizzano i vecchi settori, le piccole e piccolissime imprese, i territori geograficamente più periferici. La finanziarizzazione del capitalismo e la formazione di grandi conglomerati multinazionali moltiplicano invece le opportunità per i detentori di capitale”, unito all’entrata nella Unione Europea, con conseguente crisi di molte aziende nazionali unito alle privatizzazioni selvagge delle stesse e alle delocalizzazioni hanno comportato uno sbilanciamento totale di fondi nazionali e di risorse ed investimenti solo a favore del territori Locomotiva del Nord, nella fallace speranza di restare agganciati alle regioni europee più ricche. In poche parole si ripresenta una nuova “rivoluzione” per l’Italia, ma è solo quella che Salvemini definiva “Rivoluzione del ricco”, cioè utile solo a certe classi sociali e che già in passato sono state utili a determinare la nascita, crescita ed espansione del capitalismo di stampo padano e a danno dei territori “conquistati” dal nuovo Stato unitario e che con l’Autonomia differenziata potrebbe facilmente portare alla divisione del Paese.

Sotto altre spoglie, è un po’ la sindrome dei Malavoglia: la costante vulnerabilità esistenziale rispetto a eventi imprevedibili. E, come ai tempi di Pellizza da Volpedo, questa vulnerabilità è distribuita in modo fortemente diseguale. Le opportunità si concentrano in un «Primo Stato» di tecnocrati privilegiati, in grado di catturare un surplus di opzioni, mentre i rischi tendono sempre a concentrarsi nel “Quarto Stato”, spesso privo di risorse sufficienti e con alte probabilità di rimanere intrappolato nella deprivazione e nella marginalità che non a caso vede in questi giorni un aggravarsi della propria condizione che addirittura investe anche la scuola pubblica, da tempo chiaramente abbandonata e allo sbando, che si dibatte fra sottofinanziamento e privatizzazioni e ora con l’arrivo della “Secessione dei Ricchi” perderà inevitabilmente la propria connotazione di collante nazionale, di uniformità e universalità. Proprio in questi giorni la tragedia che ha investito un ragazzo di Udine impegnato in quella che è chiamata Alternanza scuola-lavoro fa ben capire come per questo Stato la crescita culturale dei cittadini è secondaria rispetto alla creazione di sudditi che abbiano da subito introiettato la precarietà e subalternità, così da poterli sfruttare bestialmente come nella Londra dell’800 di Dickens. Le manganellate sulle testa degli studenti inferte dalla polizia il giorno dopo la tragedia confermano l’arroganza governativa e fanno ben capire come la deriva tecnocratica in atto sia pericolosa. Si palesa così la volontà da parte del potere politico, sempre più ademocratico, ad un eterno ritorno al passato, con una umanità travolta dalla «fiumana» del progresso senza la forza o gli strumenti per coglierne le (poche) opportunità in un opprimente senso della vita combattuta senza speranza giorno dopo giorno e che non a caso sta portando interi territori del Mezzogiorno, ma non solo, alla desertificazione demografica, alla fuga dei nuovi “vinti” verso l’estero in cerca di un futuro, visto che in Italia semplicemente non c’è e non c’è nessuna volontà di progettarlo dato il disinteresse totale dei circoli e camarille di potere finanziario, politico e mediaticoUn ritorno a Verga che ne certifica l’attualità. Assistiamo così a una pura e semplice, quasi compiaciuta, dissoluzione del Paese nel nulla di un passato che non passa e che ritorna come in un gioco dell’oca sempre allo stesso punto di partenza, stancamente ed inutilmente per i “vinti”.

Ciliegina sulla torta la pandemia da Covid-19 ha aggravato la situazione, provocando danni sociali enormi e creando un clima di allarme che le generazioni nate dopo la Seconda guerra mondiale non avevano mai sperimentato. S’è diffusa un’incertezza assoluta sia livello individuale che collettivo. Come uscirne e come affrancare le generazioni dei “vinti” è l’obiettivo che una sinistra non compromessa unita ad un meridionalismo progressista devi darsi rapidamente al fine di una “Rivoluzione del cittadino”, non visto più nella sola forma di contribuente e/o consumatore come vorrebbe il racconto di politici e media, che possa dare un futuro credibile al Paese prima di una dissoluzione che appare inevitabile ed ormai dietro l’angolo.

Fonte: Transform!italia




domenica 23 gennaio 2022

[VIDEO COMPLETO] PRESENTAZIONE ON-LINE DI "LEZIONI MERIDIONALI" CON LUIGI DE MAGISTRIS DEL 21 GENNAIO


Con:
-Luigi de Magistris
e gli autori
-Loredana Marino
-Natale Cuccurese
-Anna D'Ascenzio
-Giovanni Russo Spena
LEZIONI MERIDIONALI
Il Sud di oggi e il Sud di ieri. Temi e Percorsi
Un libro che vi accompagnerà in un viaggio conoscitivo utile ad invertire la prospettiva geografica e che ti aiuterà a vedere, per sempre, il Mezzogiorno con occhi diversi …




 

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Con:
-Luigi de Magistris
e gli autori
-Loredana Marino
-Natale Cuccurese
-Anna D'Ascenzio
-Giovanni Russo Spena
LEZIONI MERIDIONALI
Il Sud di oggi e il Sud di ieri. Temi e Percorsi
Un libro che vi accompagnerà in un viaggio conoscitivo utile ad invertire la prospettiva geografica e che ti aiuterà a vedere, per sempre, il Mezzogiorno con occhi diversi …




 

Manifestazione di Napoli del 21 Gennaio contro lo sfascio della Sanità in Regione Campania.

Di Antonio Luongo 

Proseguono le proteste contro lo sfascio della Sanità in Regione Campania. Anche ieri sera, come e insieme al Partito del Sud, eravamo in strada, con un presidio in piazza Plebiscito, a rappresentare le ragioni e i diritti di chi non ha voce. 
I partiti in consiglio regionale sembrano ormai anestetizzati e incapaci di incidere, ma la realtà é drammatica e non ci permette di temporeggiare. 
La Salute non può essere un privilegio per pochi fortunati!




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Di Antonio Luongo 

Proseguono le proteste contro lo sfascio della Sanità in Regione Campania. Anche ieri sera, come e insieme al Partito del Sud, eravamo in strada, con un presidio in piazza Plebiscito, a rappresentare le ragioni e i diritti di chi non ha voce. 
I partiti in consiglio regionale sembrano ormai anestetizzati e incapaci di incidere, ma la realtà é drammatica e non ci permette di temporeggiare. 
La Salute non può essere un privilegio per pochi fortunati!




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venerdì 21 gennaio 2022

Natale Cuccurese: “Sud discriminato nella distribuzione dei primi farmaci anti-Covid. Alla Campania 480 confezioni per circa 6 milioni di abitanti, alla Liguria 1.080 confezioni per circa 1,5 milioni di residenti”


Celebrato dai media di “regime” come il campione della lotta alle diseguaglianze sociali, economiche, civili e territoriali, dopo avere scippato il Sud anche per il 2022 della spesa pubblica complessiva ordinaria e dopo avere perpetrato e continuare a perpetrare contro di esso scippi a monte, in itinere e a valle dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il Governo dei “migliori”, il Governo di Confindustria, dei mercati finanziari e della solita presunta “locomotiva” Nord, scippa il Sud dei primi farmaci specifici anti-coronavirus. 

 A denunciare l’ennesimo atto discriminatorio verso i più basilari diritti dei cittadini meridionali è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che dal suo profilo facebook personale denuncia: “È partita la distribuzione alle Regioni da parte della struttura commissariale della pillola antivirale Molnupiravir, ma alle Regioni del Sud, pur con popolazione uguale o maggiore di altre Regioni simili del Nord è stata destinata una quantità di confezioni di gran lunga minore. Ad esempio, in Campania, con 5 milioni e 800 mila abitanti, 480 confezioni, in Liguria, con circa un milione e mezzo di abitanti, 1.080 confezioni”. “Dunque, – commenta Cuccurese – se sei un meridionale hai più possibilità di morire perché lo stato ti discrimina anche nella distribuzione di farmaci antivirali”.


Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese



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Celebrato dai media di “regime” come il campione della lotta alle diseguaglianze sociali, economiche, civili e territoriali, dopo avere scippato il Sud anche per il 2022 della spesa pubblica complessiva ordinaria e dopo avere perpetrato e continuare a perpetrare contro di esso scippi a monte, in itinere e a valle dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il Governo dei “migliori”, il Governo di Confindustria, dei mercati finanziari e della solita presunta “locomotiva” Nord, scippa il Sud dei primi farmaci specifici anti-coronavirus. 

 A denunciare l’ennesimo atto discriminatorio verso i più basilari diritti dei cittadini meridionali è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che dal suo profilo facebook personale denuncia: “È partita la distribuzione alle Regioni da parte della struttura commissariale della pillola antivirale Molnupiravir, ma alle Regioni del Sud, pur con popolazione uguale o maggiore di altre Regioni simili del Nord è stata destinata una quantità di confezioni di gran lunga minore. Ad esempio, in Campania, con 5 milioni e 800 mila abitanti, 480 confezioni, in Liguria, con circa un milione e mezzo di abitanti, 1.080 confezioni”. “Dunque, – commenta Cuccurese – se sei un meridionale hai più possibilità di morire perché lo stato ti discrimina anche nella distribuzione di farmaci antivirali”.


Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese



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giovedì 20 gennaio 2022

PRESENTAZIONE ON-LINE DI "LEZIONI MERIDIONALI" CON LUIGI DE MAGISTRIS - VENERDI' 21 GENNAIO ORE 18,00

Iniziamo da venerdì 21 Gennaio alle 18,00 con la prima presentazione, on line, di LEZIONI MERIDIONALI trasmessa in diretta su https://www.facebook.com/transform.italia

Con:
-Luigi de Magistris
e gli autori
-Loredana Marino
-Natale Cuccurese
-Anna D'Ascenzio
-Giovanni Russo Spena

Sperando di riprendere presto la programmazione territorio dopo territorio, città dopo citta, da Sud a Nord con l'iniziativa in presenza.
LEZIONI MERIDIONALI
Il Sud di oggi e il Sud di ieri. Temi e Percorsi
Un libro che vi accompagnerà in un viaggio conoscitivo utile ad invertire la prospettiva geografica e che ti aiuterà a vedere, per sempre, il Mezzogiorno con occhi diversi …
Un ringraziamento speciale a Simona Maggiorelli che ha creduto sin da subito nel progetto del SUDLAB e a quante e quanti hanno collaborato a questo libro: Giso Amendola, Filomena Avagliano, Imma Barbarossa, Tullia Conte, Natale Cuccurese, Guido D’Agostino, Anna D’Ascienzio, Rino Malinconico, Loredana Marino, Sergio Marotta, Ciro Raia, Valentino Romano, Giovanni Russo Spena, Isaia Sales, Pasquale Voza, Roberto Morea, Roberto Musacchio
Acquistabile on line su: https://left.it/libri/

Un grazie speciale a Transform!italia e a Left che da tempo danno spazio con continuità alle tesi meridionaliste progressiste, oltre a importanti (e liberi) approfondimenti politici e culturali. 







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Iniziamo da venerdì 21 Gennaio alle 18,00 con la prima presentazione, on line, di LEZIONI MERIDIONALI trasmessa in diretta su https://www.facebook.com/transform.italia

Con:
-Luigi de Magistris
e gli autori
-Loredana Marino
-Natale Cuccurese
-Anna D'Ascenzio
-Giovanni Russo Spena

Sperando di riprendere presto la programmazione territorio dopo territorio, città dopo citta, da Sud a Nord con l'iniziativa in presenza.
LEZIONI MERIDIONALI
Il Sud di oggi e il Sud di ieri. Temi e Percorsi
Un libro che vi accompagnerà in un viaggio conoscitivo utile ad invertire la prospettiva geografica e che ti aiuterà a vedere, per sempre, il Mezzogiorno con occhi diversi …
Un ringraziamento speciale a Simona Maggiorelli che ha creduto sin da subito nel progetto del SUDLAB e a quante e quanti hanno collaborato a questo libro: Giso Amendola, Filomena Avagliano, Imma Barbarossa, Tullia Conte, Natale Cuccurese, Guido D’Agostino, Anna D’Ascienzio, Rino Malinconico, Loredana Marino, Sergio Marotta, Ciro Raia, Valentino Romano, Giovanni Russo Spena, Isaia Sales, Pasquale Voza, Roberto Morea, Roberto Musacchio
Acquistabile on line su: https://left.it/libri/

Un grazie speciale a Transform!italia e a Left che da tempo danno spazio con continuità alle tesi meridionaliste progressiste, oltre a importanti (e liberi) approfondimenti politici e culturali. 







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mercoledì 19 gennaio 2022

Sud senza rappresentanza


di Laboratorio Sud
La Riscossa

Su giornali di inizio anno la notizia che per l’Alta Velocità, “salta la riserva del 40% dei fondi del Pnrr al Sud perché non è territorializzabile”.

Peccato che è dal luglio scorso, da quando cioè si è scoperto l’inganno semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che è risaputo che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non sono territorializzati.

Ricordo che avevamo fra i pochi ad aver subito denunciato con forza che in realtà solo 35 miliardi, degli 82 annunciati dal governo, erano effettivamente allocati nel Mezzogiorno, mentre dei restanti 47 miliardi promessi, nel testo ufficiale inviato in Europa, controllando misura per misura, semplicemente non c’è traccia.

La scorsa estate, di fronte alle polemiche sorte la Ministra per il Sud, Mara Carfagna, aveva risposto dalle pagine del Mattino che la restante parte degli investimenti non sarebbe andata persa per il Mezzogiorno, ma sarebbe poi stata ripartita attraverso bandi con quote territoriali con monitoraggio. Durante il question time al Senato del 15 luglio, la ministra del Sud aveva poi rafforzato il concetto sino a spingersi a garantire l’introduzione di un “vincolo di destinazione territoriale” utile ad evitare il pericolo di una sensibile riduzione degli investimenti previsti nel Mezzogiorno.

Ora come allora ripetiamo che questo aspetto sarebbe stato meglio scriverlo subito nel Piano, visto che su molti bandi allora come oggi non c’era e non c’è alcuna quota minima territoriale e comunque, se mai sarà attivato questo vincolo, cosa che ad oggi con tutta evidenza per l’AV non c’è, i fondi arriveranno solo se gli aiuti forniti a chi non ne ha bisogno finiscono.

Ricapitolando: secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e PIL inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva andare il 65% del Pnrr, il Governo ha retrocesso a suo insindacabile giudizio con un tratto di penna questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali riducendosi così ulteriormente al 16%, così come scritto nero su bianco nel Piano inviato in Europa. Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale visti i continui tagli imposti da Roma negli anni precedenti in nome della spending review che discende dall’Europa, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare seriamente in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti (2026) per cui questa quota del 16% potrebbe diminuire ulteriormente, come sempre a favore di territori più ricchi come la Lombardia dove, non a caso, i sindaci Sala e Gori già si sono fatti avanti pochi giorni pronti ad intercettare anche quel 16% di fondi solo teoricamente destinati al Sud, ovviamente al fine di non perderli a livello nazionale totale.

Come se tutto questo non bastasse nei provvedimenti attuativi riguardanti i finanziamenti di 2,4 miliardi di euro per gli asili nido dello scorso 30 novembre, invece di correggere il bando di pochi mesi fa che già aveva suscitato proteste, visto che finanziava chi più aveva e cioè Milano, Torino, Bolzano a danno di chi non ha nulla come Venafro, non solo non riequilibra nulla, ma nel tentativo di rendere la predazione meno evidente sposta al 2035 in base ai dati Istat, che fotografano solo la proiezione dell’attuale situazione senza interventi, nascite e residenze future di 50.000 bambini del Sud al Nord, in base ad una ipotetica futura emigrazione interna. Per cui i finanziamenti del Pnrr non sono modulati in base alla situazione di oggi, ma in base all’ipotetica situazione nel 2035. Così da poter anticipare i fondi per nuovi asili al Nord subito, comunque entro il 2026, per rientrare fra quelli del Pnrr.

Di conseguenza si evince che il problema degli asili al Sud non si risolverà nemmeno questa volta, mentre il governo prevede e certifica, scritto nero su bianco, che l’emigrazione interna continuerà, dato che con tutta evidenza sa benissimo che nulla farà per riequilibrare le differenze territoriali come l’Europa aveva richiesto per i fondi del Pnrr, ed anzi già prevede che l’emigrazione con l’Autonomia differenziata, che evidentemente avrà il via libera, risulterà addirittura maggiore dell’attuale, dando così implicitamente ragione ai dubbi e timori che solleviamo da anni sull’argomento, e che il Sud sarà sempre più desertificato, mentre l’Europa, a questo punto silente e complice, resterà a guardare.

Da un punto di vista costituzionale non sembra proprio accettabile un governo che con ben 13 anni di anticipo destini risorse a favore di un solo territorio e nei fatti programmi l’emigrazione interna di decine di migliaia di cittadini, dal Sud al Nord del Paese, invece di operare per risolvere le disparità territoriali affinchè l’emigrazione nel 2035 non ci sia più o almeno in proporzioni sempre minori e non maggiori come si prevede e quindi vuole.

A questo scenario si aggiungono le agghiaccianti dichiarazioni di esponenti di primo piano della Lega che continuano a rivendicare una quota di fondi sempre maggiore per il Nord. Pochi giorni fa, in una nota, Fabrizio Cecchetti, coordinatore della Lega Lombarda, e Giacomo Ghilardi, coordinatore regionale dei sindaci leghisti “Nella consapevolezza della diversità di sviluppo del Sud e del Nord, ma nell’altrettanta certezza che la Lombardia deve continuare a essere la locomotiva economica e di sviluppo sostenibile dell’Italia e dell’Europa», hanno dichiarato in una nota Fabrizio Cecchetti, coordinatore della Lega Lombarda, e Giacomo Ghilardi, coordinatore regionale dei sindaci leghisti, «è opportuno riconsiderare i parametri, soprattutto in previsione dei prossimi bandi, tenendo conto anche dei parametri relativi alla sostenibilità dei servizi economici, turistici, sociali di territori che devono competere col resto del continente».

Cecchetti e Ghilardi hanno parlato di «criteri discriminatori». Non è una questione regionale o di partito: riguarda l’intero Paese. Se corre la Lombardia marciano anche le regioni più indietro. «Anche tramite la Commissione Speciale Autonomie», hanno assicurato i due leghisti, «cercheremo di andarne a fondo per capire quali iniziative sia possibile intraprendere per cambiare le cose». A queste pretese si è aggiunto anche Bitonci parlamentare leghista, ex sindaco di Padova e sottosegretario all’economia, che ha predisposto una mozione presentata dal capogruppo leghista a Montecitorio Riccardo Molinari e sottoscritta da tutti i deputati veneti, in cui si chiedono più fondi a favore del Nord (chissà che novità): “l nostro territorio è forza trainante del Paese, non può restare escluso dai fondi per la rigenerazione urbana”. «È un problema di governance nazionale: la spinta dei sindaci veneti, lombardi, friulani, piemontesi ed emiliani deve essere sul presidente Decaro, che non a caso è sindaco di Bari. Dovrebbe essere meno a trazione romano-centrica e fare di più il sindacato dei Comuni».

C’è da dire che questa visione della Locomotiva, ricordata di coordinatori leghisti, è una teoria bocconiana. “Tutto ciò che fa correre Milano rallenta Napoli”, ha detto tempo fa Tambellini ex rettore della Bocconi. Teoria ripresa ed elogiata a suo tempo da Padoan ex ministro economia dei governi Renzi e Gentiloni. Ovviamente vale anche il contrario, ciò che fa correre Napoli rallenta Milano.

Con tutta evidenza il differenziale Nord/Sud è quindi voluto e ricercato, alla faccia della Costituzione.

Utile ricordare che il Presidente degli Stati Uniti Biden lo scorso aprile, sulla base di recenti studi di importanti economisti americani, ha sbugiardato la “teoria del trickle-down (sgocciolamento), in Italia definita appunto teoria della “Locomotiva” (sostenuta recentemente anche dall’ex PdC Conte con una lettera ai milanesi pochi giorni prima di Ferragosto pubblicata sul Corriere della Sera), ribadendo che la crescita economica così condotta non fa bene a tutti, ma avvantaggia solo i più ricchi. Peccato che in Italia nessuno abbia tenuto in considerazione gli studi degli americani e che tutto proceda indifferentemente e contro ogni logica.

La conseguenza di questo approccio è quello che sta avvenendo nei confronti del Sud con i fondi del Pnrr, come visto sopra. Lo schema che il governo di turno attua per sottrarre fondi al Sud è sempre lo stesso nei decenni: promesse vane sull’arrivo di fondi, il cui arrivo è progressivamente spostato sempre più in avanti nel tempo per poi non parlarne più.

Se non bastassero le rivendicazioni leghiste ecco che anche i sindaci protoleghisti dellla Lombardia, Sala e Fontana sbracciano e danno manforte per intercettare i fondi teoricamente destinati al Sud. Ha infatti dichiarato Sala dal palco di una recente manifestazione: «i fondi per l’edilizia popolare sono insufficienti», facendo pressing sul governo perchè riassegni velocemente le risorse che i Comuni del Sud non saranno in grado di investire. «Milano ha chiesto 5 miliardi, è in grado di spendere un miliardo all’anno entro il 2026. A chi è in grado di fare di più è giusto che arrivi di più. Offriamo progetti già a livello definitivo, possiamo attivare gare rapidamente e gestire ricorsi – sottolinea -. Non contesto l’idea del 40% al Sud, giusto dare a tutti la possibilità di partecipare. Milano si candida a usare i residui, qualora ci siano Comuni non in grado di investire nei tempi corretti”.

E così mentre il Nord fra leghisti e protoleghisti fa come sempre blocco trasversale per intercettare ed ingurgitare ogni centesimo che deriva dall’Europa, al Sud i politici, legati al carro del Nord per appartenenza politica, allargano le braccia e cercano come sempre di far buon viso a cattiva sorte, pronti a ricevere solo qualche elemosina per mantenere oleate le loro clientele. E’ questo un problema della classe politica meridionale che si ha dal 1861 ed è stato più volte analizzato con acume soprattutto da Antonio Gramsci e Gaetano Salvemini nei loro scritti. Bisogna capovolgere la prospettiva geografica e in ottica euromediterranea iniziare ad operare politicamente per costruire una grande forza del Sud che possa controbilanciare la logica che da più di 160anni prevale e mantiene ogni centro di potere finanziario, politico, culturale al Nord e che vede il Mezzogiorno solo come una Colonia interna estrattiva. E’ ovvio che questo può avvenire solo in un’ottica marxista e deve necessariamente fare leva con i Partiti della Sinistra non compromessi da decenni di connivenza con i “poteri forti”, al fine di dare una degna rappresentanza ai territori del Sud. Il tutto non in ottica revanscista, ne farebbe una Lega del Sud, ma solo di equità nazionale, rispettando i principi costituzionali e andando a creare una sinergia positiva per tutta la nazione, ma soprattutto per i suoi cittadini. Non a caso l’unico boom economico e demografico l’Italia lo ha avuto nel periodo della Cassa del Mezzogiorno, che ha avuto molti più meriti che demeriti, anche se una propaganda interessata mette continuamente  in luce solo questi ultimi.

Il Sud quindi alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà se va bene e come sempre con un’elemosina, ma i suoi cittadini, o comunque quelli che rimarranno, e qui si evidenzia l’ennesima truffa, al pari di quelli dei territori che avranno la stragrande quota dei fondi si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo con l’Europa per i prossimi decenni, nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla.

Se a questo aggiungiamo anche l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo e la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese è facile capire come la prevista balcanizzazione sia dietro l’angolo, se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali. E’ ora di dare (degna) rappresentanza politica al Sud!

 Fonte: Trasform!italia





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di Laboratorio Sud
La Riscossa

Su giornali di inizio anno la notizia che per l’Alta Velocità, “salta la riserva del 40% dei fondi del Pnrr al Sud perché non è territorializzabile”.

Peccato che è dal luglio scorso, da quando cioè si è scoperto l’inganno semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che è risaputo che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non sono territorializzati.

Ricordo che avevamo fra i pochi ad aver subito denunciato con forza che in realtà solo 35 miliardi, degli 82 annunciati dal governo, erano effettivamente allocati nel Mezzogiorno, mentre dei restanti 47 miliardi promessi, nel testo ufficiale inviato in Europa, controllando misura per misura, semplicemente non c’è traccia.

La scorsa estate, di fronte alle polemiche sorte la Ministra per il Sud, Mara Carfagna, aveva risposto dalle pagine del Mattino che la restante parte degli investimenti non sarebbe andata persa per il Mezzogiorno, ma sarebbe poi stata ripartita attraverso bandi con quote territoriali con monitoraggio. Durante il question time al Senato del 15 luglio, la ministra del Sud aveva poi rafforzato il concetto sino a spingersi a garantire l’introduzione di un “vincolo di destinazione territoriale” utile ad evitare il pericolo di una sensibile riduzione degli investimenti previsti nel Mezzogiorno.

Ora come allora ripetiamo che questo aspetto sarebbe stato meglio scriverlo subito nel Piano, visto che su molti bandi allora come oggi non c’era e non c’è alcuna quota minima territoriale e comunque, se mai sarà attivato questo vincolo, cosa che ad oggi con tutta evidenza per l’AV non c’è, i fondi arriveranno solo se gli aiuti forniti a chi non ne ha bisogno finiscono.

Ricapitolando: secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e PIL inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva andare il 65% del Pnrr, il Governo ha retrocesso a suo insindacabile giudizio con un tratto di penna questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali riducendosi così ulteriormente al 16%, così come scritto nero su bianco nel Piano inviato in Europa. Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale visti i continui tagli imposti da Roma negli anni precedenti in nome della spending review che discende dall’Europa, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare seriamente in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti (2026) per cui questa quota del 16% potrebbe diminuire ulteriormente, come sempre a favore di territori più ricchi come la Lombardia dove, non a caso, i sindaci Sala e Gori già si sono fatti avanti pochi giorni pronti ad intercettare anche quel 16% di fondi solo teoricamente destinati al Sud, ovviamente al fine di non perderli a livello nazionale totale.

Come se tutto questo non bastasse nei provvedimenti attuativi riguardanti i finanziamenti di 2,4 miliardi di euro per gli asili nido dello scorso 30 novembre, invece di correggere il bando di pochi mesi fa che già aveva suscitato proteste, visto che finanziava chi più aveva e cioè Milano, Torino, Bolzano a danno di chi non ha nulla come Venafro, non solo non riequilibra nulla, ma nel tentativo di rendere la predazione meno evidente sposta al 2035 in base ai dati Istat, che fotografano solo la proiezione dell’attuale situazione senza interventi, nascite e residenze future di 50.000 bambini del Sud al Nord, in base ad una ipotetica futura emigrazione interna. Per cui i finanziamenti del Pnrr non sono modulati in base alla situazione di oggi, ma in base all’ipotetica situazione nel 2035. Così da poter anticipare i fondi per nuovi asili al Nord subito, comunque entro il 2026, per rientrare fra quelli del Pnrr.

Di conseguenza si evince che il problema degli asili al Sud non si risolverà nemmeno questa volta, mentre il governo prevede e certifica, scritto nero su bianco, che l’emigrazione interna continuerà, dato che con tutta evidenza sa benissimo che nulla farà per riequilibrare le differenze territoriali come l’Europa aveva richiesto per i fondi del Pnrr, ed anzi già prevede che l’emigrazione con l’Autonomia differenziata, che evidentemente avrà il via libera, risulterà addirittura maggiore dell’attuale, dando così implicitamente ragione ai dubbi e timori che solleviamo da anni sull’argomento, e che il Sud sarà sempre più desertificato, mentre l’Europa, a questo punto silente e complice, resterà a guardare.

Da un punto di vista costituzionale non sembra proprio accettabile un governo che con ben 13 anni di anticipo destini risorse a favore di un solo territorio e nei fatti programmi l’emigrazione interna di decine di migliaia di cittadini, dal Sud al Nord del Paese, invece di operare per risolvere le disparità territoriali affinchè l’emigrazione nel 2035 non ci sia più o almeno in proporzioni sempre minori e non maggiori come si prevede e quindi vuole.

A questo scenario si aggiungono le agghiaccianti dichiarazioni di esponenti di primo piano della Lega che continuano a rivendicare una quota di fondi sempre maggiore per il Nord. Pochi giorni fa, in una nota, Fabrizio Cecchetti, coordinatore della Lega Lombarda, e Giacomo Ghilardi, coordinatore regionale dei sindaci leghisti “Nella consapevolezza della diversità di sviluppo del Sud e del Nord, ma nell’altrettanta certezza che la Lombardia deve continuare a essere la locomotiva economica e di sviluppo sostenibile dell’Italia e dell’Europa», hanno dichiarato in una nota Fabrizio Cecchetti, coordinatore della Lega Lombarda, e Giacomo Ghilardi, coordinatore regionale dei sindaci leghisti, «è opportuno riconsiderare i parametri, soprattutto in previsione dei prossimi bandi, tenendo conto anche dei parametri relativi alla sostenibilità dei servizi economici, turistici, sociali di territori che devono competere col resto del continente».

Cecchetti e Ghilardi hanno parlato di «criteri discriminatori». Non è una questione regionale o di partito: riguarda l’intero Paese. Se corre la Lombardia marciano anche le regioni più indietro. «Anche tramite la Commissione Speciale Autonomie», hanno assicurato i due leghisti, «cercheremo di andarne a fondo per capire quali iniziative sia possibile intraprendere per cambiare le cose». A queste pretese si è aggiunto anche Bitonci parlamentare leghista, ex sindaco di Padova e sottosegretario all’economia, che ha predisposto una mozione presentata dal capogruppo leghista a Montecitorio Riccardo Molinari e sottoscritta da tutti i deputati veneti, in cui si chiedono più fondi a favore del Nord (chissà che novità): “l nostro territorio è forza trainante del Paese, non può restare escluso dai fondi per la rigenerazione urbana”. «È un problema di governance nazionale: la spinta dei sindaci veneti, lombardi, friulani, piemontesi ed emiliani deve essere sul presidente Decaro, che non a caso è sindaco di Bari. Dovrebbe essere meno a trazione romano-centrica e fare di più il sindacato dei Comuni».

C’è da dire che questa visione della Locomotiva, ricordata di coordinatori leghisti, è una teoria bocconiana. “Tutto ciò che fa correre Milano rallenta Napoli”, ha detto tempo fa Tambellini ex rettore della Bocconi. Teoria ripresa ed elogiata a suo tempo da Padoan ex ministro economia dei governi Renzi e Gentiloni. Ovviamente vale anche il contrario, ciò che fa correre Napoli rallenta Milano.

Con tutta evidenza il differenziale Nord/Sud è quindi voluto e ricercato, alla faccia della Costituzione.

Utile ricordare che il Presidente degli Stati Uniti Biden lo scorso aprile, sulla base di recenti studi di importanti economisti americani, ha sbugiardato la “teoria del trickle-down (sgocciolamento), in Italia definita appunto teoria della “Locomotiva” (sostenuta recentemente anche dall’ex PdC Conte con una lettera ai milanesi pochi giorni prima di Ferragosto pubblicata sul Corriere della Sera), ribadendo che la crescita economica così condotta non fa bene a tutti, ma avvantaggia solo i più ricchi. Peccato che in Italia nessuno abbia tenuto in considerazione gli studi degli americani e che tutto proceda indifferentemente e contro ogni logica.

La conseguenza di questo approccio è quello che sta avvenendo nei confronti del Sud con i fondi del Pnrr, come visto sopra. Lo schema che il governo di turno attua per sottrarre fondi al Sud è sempre lo stesso nei decenni: promesse vane sull’arrivo di fondi, il cui arrivo è progressivamente spostato sempre più in avanti nel tempo per poi non parlarne più.

Se non bastassero le rivendicazioni leghiste ecco che anche i sindaci protoleghisti dellla Lombardia, Sala e Fontana sbracciano e danno manforte per intercettare i fondi teoricamente destinati al Sud. Ha infatti dichiarato Sala dal palco di una recente manifestazione: «i fondi per l’edilizia popolare sono insufficienti», facendo pressing sul governo perchè riassegni velocemente le risorse che i Comuni del Sud non saranno in grado di investire. «Milano ha chiesto 5 miliardi, è in grado di spendere un miliardo all’anno entro il 2026. A chi è in grado di fare di più è giusto che arrivi di più. Offriamo progetti già a livello definitivo, possiamo attivare gare rapidamente e gestire ricorsi – sottolinea -. Non contesto l’idea del 40% al Sud, giusto dare a tutti la possibilità di partecipare. Milano si candida a usare i residui, qualora ci siano Comuni non in grado di investire nei tempi corretti”.

E così mentre il Nord fra leghisti e protoleghisti fa come sempre blocco trasversale per intercettare ed ingurgitare ogni centesimo che deriva dall’Europa, al Sud i politici, legati al carro del Nord per appartenenza politica, allargano le braccia e cercano come sempre di far buon viso a cattiva sorte, pronti a ricevere solo qualche elemosina per mantenere oleate le loro clientele. E’ questo un problema della classe politica meridionale che si ha dal 1861 ed è stato più volte analizzato con acume soprattutto da Antonio Gramsci e Gaetano Salvemini nei loro scritti. Bisogna capovolgere la prospettiva geografica e in ottica euromediterranea iniziare ad operare politicamente per costruire una grande forza del Sud che possa controbilanciare la logica che da più di 160anni prevale e mantiene ogni centro di potere finanziario, politico, culturale al Nord e che vede il Mezzogiorno solo come una Colonia interna estrattiva. E’ ovvio che questo può avvenire solo in un’ottica marxista e deve necessariamente fare leva con i Partiti della Sinistra non compromessi da decenni di connivenza con i “poteri forti”, al fine di dare una degna rappresentanza ai territori del Sud. Il tutto non in ottica revanscista, ne farebbe una Lega del Sud, ma solo di equità nazionale, rispettando i principi costituzionali e andando a creare una sinergia positiva per tutta la nazione, ma soprattutto per i suoi cittadini. Non a caso l’unico boom economico e demografico l’Italia lo ha avuto nel periodo della Cassa del Mezzogiorno, che ha avuto molti più meriti che demeriti, anche se una propaganda interessata mette continuamente  in luce solo questi ultimi.

Il Sud quindi alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà se va bene e come sempre con un’elemosina, ma i suoi cittadini, o comunque quelli che rimarranno, e qui si evidenzia l’ennesima truffa, al pari di quelli dei territori che avranno la stragrande quota dei fondi si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo con l’Europa per i prossimi decenni, nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla.

Se a questo aggiungiamo anche l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo e la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese è facile capire come la prevista balcanizzazione sia dietro l’angolo, se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali. E’ ora di dare (degna) rappresentanza politica al Sud!

 Fonte: Trasform!italia





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sabato 15 gennaio 2022

Disastro Sanità Campana

Di Antonio Luongo 

Due anni di pandemia, tutto cambia tranne l'incapacità amministrativa del governatore De Luca. 

Il sistema sanitario campano è allo sfascio e se durante la prima ondata nell'inverno del 2020 potevamo limitare le critiche per l'imprevedibilità della situazione che ci era piombata addosso, 

Oggi non c'è più spazio per sospendere il giudizio. 
Se i nostri ospedali sono perennemente in affanno e il governatore, nonché assessore alla sanità in pectore, non ha trovato soluzione nemmeno per arginare i problemi allora la condanna è ferma e inevitabile. 

La gestione sanitaria Campana è un totale fallimento. De Luca all'inizio si è nascosto dietro la spettacolarizzazione: i monologhi da cabarettista, i film stile colossal sugli ospedali. 
Ora continua a fare lo show men, replicando un copione noioso e imbarazzante, ma i fatti svelano le sue frottole. 
In assenza di qualsiasi opposizione seria in consiglio regionale, l'altro giorno abbiamo organizzato un presidio sotto la sede della Regione a Santa Lucia per ribadire la necessità di una svolta. 

Erano presenti il Partito del Sud , Partito della Rifondazione Comunista , Potere al Popolo, demA  e i Cobas. Principalmente abbiamo chiesto che i tamponi e le prestazioni mediche a cui siamo costretti dai protocolli #covid e che sono chiaramente azioni a tutela della collettività, prima che di noi stessi siano gratuite. 
Le Istituzioni non possono scaricare sui cittadini i costi della crisi pandemica. 
BASTA!!!



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Di Antonio Luongo 

Due anni di pandemia, tutto cambia tranne l'incapacità amministrativa del governatore De Luca. 

Il sistema sanitario campano è allo sfascio e se durante la prima ondata nell'inverno del 2020 potevamo limitare le critiche per l'imprevedibilità della situazione che ci era piombata addosso, 

Oggi non c'è più spazio per sospendere il giudizio. 
Se i nostri ospedali sono perennemente in affanno e il governatore, nonché assessore alla sanità in pectore, non ha trovato soluzione nemmeno per arginare i problemi allora la condanna è ferma e inevitabile. 

La gestione sanitaria Campana è un totale fallimento. De Luca all'inizio si è nascosto dietro la spettacolarizzazione: i monologhi da cabarettista, i film stile colossal sugli ospedali. 
Ora continua a fare lo show men, replicando un copione noioso e imbarazzante, ma i fatti svelano le sue frottole. 
In assenza di qualsiasi opposizione seria in consiglio regionale, l'altro giorno abbiamo organizzato un presidio sotto la sede della Regione a Santa Lucia per ribadire la necessità di una svolta. 

Erano presenti il Partito del Sud , Partito della Rifondazione Comunista , Potere al Popolo, demA  e i Cobas. Principalmente abbiamo chiesto che i tamponi e le prestazioni mediche a cui siamo costretti dai protocolli #covid e che sono chiaramente azioni a tutela della collettività, prima che di noi stessi siano gratuite. 
Le Istituzioni non possono scaricare sui cittadini i costi della crisi pandemica. 
BASTA!!!



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mercoledì 12 gennaio 2022

Ferrovie e asili nido al Sud, l’ultima beffa del Pnrr

 

Di Natale Cuccurese

Fonte: Left

Gran parte degli investimenti previsti del Piano nazionale di ripresa e resilienza per il Mezzogiorno non sono «territorializzabili». Così l'Alta velocità si allontana. E nei servizi all'infanzia rimangono le disuguaglianze rispetto al resto del Paese

Sui giornali di inizio anno è apparsa la notizia che per l’Alta Velocità, «salta la riserva del 40% dei fondi del Pnrr al Sud perché non è “territorializzabile”».
Peccato che è dal luglio scorso, da quando cioè si è scoperto l’inganno semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che è risaputo che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non sono territorializzati.
Ricordo che avevamo subito denunciato con forza che in realtà solo 35 miliardi, degli 82 annunciati dal governo, erano effettivamente allocati nel Mezzogiorno, mentre dei restanti 47 miliardi promessi, nel testo ufficiale inviato in Europa, controllando misura per misura, semplicemente non c’è traccia.

La scorsa estate, di fronte alle polemiche sorte la ministra per il Sud, Mara Carfagna, aveva risposto dalle pagine del Mattino che la restante parte degli investimenti non sarebbe andata persa per il Mezzogiorno, ma sarebbe poi stata ripartita attraverso bandi con quote territoriali con monitoraggio. Durante il question time al Senato del 15 luglio, la ministra del Sud aveva poi rafforzato il concetto sino a spingersi a garantire l’introduzione di un “vincolo di destinazione territoriale” utile ad evitare il pericolo di una sensibile riduzione degli investimenti previsti nel Mezzogiorno.
Ora come allora ripetiamo che questo aspetto sarebbe stato meglio scriverlo subito nel Piano, visto che su molti bandi allora come oggi non c’era e non c’è alcuna quota minima territoriale e comunque, se mai sarà attivato questo vincolo, cosa che ad oggi con tutta evidenza per l’AV non c’è, i fondi arriveranno solo se gli aiuti forniti a chi non ne ha bisogno finiscono.

Ricapitolando: secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e Pil inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva andare il 65% del Pnrr, il governo ha retrocesso a suo insindacabile giudizio con un tratto di penna questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali riducendosi così ulteriormente al 16%, così come scritto nero su bianco nel Piano inviato in Europa. Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale visti i continui tagli imposti da Roma negli anni precedenti in nome della spending review che discende dall’Europa, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare seriamente in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti (2026) per cui questa quota del 16% potrebbe diminuire ulteriormente, come sempre a favore di territori più ricchi come la Lombardia dove, non a caso, i sindaci Sala e Gori già si sono fatti avanti pochi giorni fa pronti ad intercettare anche quel 16% di fondi solo teoricamente destinati al Sud, ovviamente al fine di non perderli a livello nazionale totale.

Come se tutto questo non bastasse nei provvedimenti attuativi riguardanti i finanziamenti di 2,4 miliardi di euro per gli asili nido dello scorso 30 novembre, invece di correggere il bando di pochi mesi fa che già aveva suscitato proteste, visto che finanziava chi più aveva e cioè Milano, Torino, Bolzano a danno di chi non ha nulla come Venafro, non solo non riequilibra nulla, ma nel tentativo di rendere la predazione meno evidente sposta al 2035 in base ai dati Istat, che fotografano solo la proiezione dell’attuale situazione senza interventi, nascite e residenze future di 50.000 bambini del Sud al Nord, in base ad una ipotetica futura emigrazione interna. Per cui i finanziamenti del Pnrr non sono modulati in base alla situazione di oggi, ma in base all’ipotetica situazione nel 2035. Così da poter anticipare i fondi per nuovi asili al Nord subito, comunque entro il 2026, per rientrare fra quelli del Pnrr.

Di conseguenza si evince che il problema degli asili al Sud non si risolverà nemmeno questa volta, mentre il governo prevede e certifica, scritto nero su bianco, che l’emigrazione interna continuerà, dato che con tutta evidenza sa benissimo che nulla farà per riequilibrare le differenze territoriali come l’Europa aveva richiesto per i fondi del Pnrr, ed anzi già prevede che l’emigrazione con l’Autonomia differenziata, che evidentemente avrà il via libera, risulterà addirittura maggiore dell’attuale, dando così implicitamente ragione ai dubbi e timori che solleviamo da anni sull’argomento, e che il Sud sarà sempre più desertificato, mentre l’Europa, a questo punto silente e complice, resterà a guardare.
Da un punto di vista costituzionale non sembra proprio accettabile un governo che con ben 13 anni di anticipo destini risorse a favore di un solo territorio e nei fatti programmi l’emigrazione interna, ma a questo punto forse sarebbe più corretto parlare di “deportazione programmata”, di decine di migliaia di cittadini, dal Sud al Nord del Paese, invece di operare per risolvere le disparità territoriali affinchè l’emigrazione nel 2035 non ci sia più o almeno in proporzioni sempre minori e non maggiori come si prevede e quindi vuole.

Il Sud quindi alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà se va bene e come sempre con un’elemosina, ma i suoi cittadini, o comunque quelli che rimarranno, e qui si evidenzia l’ennesima truffa, al pari di quelli dei territori che avranno la stragrande quota dei fondi si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo con l’Europa per i prossimi decenni, nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla.
Se a questo aggiungiamo anche l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo e la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese è facile capire come la prevista balcanizzazione sia dietro l’angolo, se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali.

L’autore: Natale Cuccurese è presidente del Partito del Sud

Nella foto: il ministro dell’Economia Daniele Franco e il presidente del Consiglio alla Camera per le comunicazioni sul Recovery Plan, Roma, 26 aprile 2021



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Di Natale Cuccurese

Fonte: Left

Gran parte degli investimenti previsti del Piano nazionale di ripresa e resilienza per il Mezzogiorno non sono «territorializzabili». Così l'Alta velocità si allontana. E nei servizi all'infanzia rimangono le disuguaglianze rispetto al resto del Paese

Sui giornali di inizio anno è apparsa la notizia che per l’Alta Velocità, «salta la riserva del 40% dei fondi del Pnrr al Sud perché non è “territorializzabile”».
Peccato che è dal luglio scorso, da quando cioè si è scoperto l’inganno semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che è risaputo che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non sono territorializzati.
Ricordo che avevamo subito denunciato con forza che in realtà solo 35 miliardi, degli 82 annunciati dal governo, erano effettivamente allocati nel Mezzogiorno, mentre dei restanti 47 miliardi promessi, nel testo ufficiale inviato in Europa, controllando misura per misura, semplicemente non c’è traccia.

La scorsa estate, di fronte alle polemiche sorte la ministra per il Sud, Mara Carfagna, aveva risposto dalle pagine del Mattino che la restante parte degli investimenti non sarebbe andata persa per il Mezzogiorno, ma sarebbe poi stata ripartita attraverso bandi con quote territoriali con monitoraggio. Durante il question time al Senato del 15 luglio, la ministra del Sud aveva poi rafforzato il concetto sino a spingersi a garantire l’introduzione di un “vincolo di destinazione territoriale” utile ad evitare il pericolo di una sensibile riduzione degli investimenti previsti nel Mezzogiorno.
Ora come allora ripetiamo che questo aspetto sarebbe stato meglio scriverlo subito nel Piano, visto che su molti bandi allora come oggi non c’era e non c’è alcuna quota minima territoriale e comunque, se mai sarà attivato questo vincolo, cosa che ad oggi con tutta evidenza per l’AV non c’è, i fondi arriveranno solo se gli aiuti forniti a chi non ne ha bisogno finiscono.

Ricapitolando: secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e Pil inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva andare il 65% del Pnrr, il governo ha retrocesso a suo insindacabile giudizio con un tratto di penna questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali riducendosi così ulteriormente al 16%, così come scritto nero su bianco nel Piano inviato in Europa. Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale visti i continui tagli imposti da Roma negli anni precedenti in nome della spending review che discende dall’Europa, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare seriamente in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti (2026) per cui questa quota del 16% potrebbe diminuire ulteriormente, come sempre a favore di territori più ricchi come la Lombardia dove, non a caso, i sindaci Sala e Gori già si sono fatti avanti pochi giorni fa pronti ad intercettare anche quel 16% di fondi solo teoricamente destinati al Sud, ovviamente al fine di non perderli a livello nazionale totale.

Come se tutto questo non bastasse nei provvedimenti attuativi riguardanti i finanziamenti di 2,4 miliardi di euro per gli asili nido dello scorso 30 novembre, invece di correggere il bando di pochi mesi fa che già aveva suscitato proteste, visto che finanziava chi più aveva e cioè Milano, Torino, Bolzano a danno di chi non ha nulla come Venafro, non solo non riequilibra nulla, ma nel tentativo di rendere la predazione meno evidente sposta al 2035 in base ai dati Istat, che fotografano solo la proiezione dell’attuale situazione senza interventi, nascite e residenze future di 50.000 bambini del Sud al Nord, in base ad una ipotetica futura emigrazione interna. Per cui i finanziamenti del Pnrr non sono modulati in base alla situazione di oggi, ma in base all’ipotetica situazione nel 2035. Così da poter anticipare i fondi per nuovi asili al Nord subito, comunque entro il 2026, per rientrare fra quelli del Pnrr.

Di conseguenza si evince che il problema degli asili al Sud non si risolverà nemmeno questa volta, mentre il governo prevede e certifica, scritto nero su bianco, che l’emigrazione interna continuerà, dato che con tutta evidenza sa benissimo che nulla farà per riequilibrare le differenze territoriali come l’Europa aveva richiesto per i fondi del Pnrr, ed anzi già prevede che l’emigrazione con l’Autonomia differenziata, che evidentemente avrà il via libera, risulterà addirittura maggiore dell’attuale, dando così implicitamente ragione ai dubbi e timori che solleviamo da anni sull’argomento, e che il Sud sarà sempre più desertificato, mentre l’Europa, a questo punto silente e complice, resterà a guardare.
Da un punto di vista costituzionale non sembra proprio accettabile un governo che con ben 13 anni di anticipo destini risorse a favore di un solo territorio e nei fatti programmi l’emigrazione interna, ma a questo punto forse sarebbe più corretto parlare di “deportazione programmata”, di decine di migliaia di cittadini, dal Sud al Nord del Paese, invece di operare per risolvere le disparità territoriali affinchè l’emigrazione nel 2035 non ci sia più o almeno in proporzioni sempre minori e non maggiori come si prevede e quindi vuole.

Il Sud quindi alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà se va bene e come sempre con un’elemosina, ma i suoi cittadini, o comunque quelli che rimarranno, e qui si evidenzia l’ennesima truffa, al pari di quelli dei territori che avranno la stragrande quota dei fondi si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo con l’Europa per i prossimi decenni, nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla.
Se a questo aggiungiamo anche l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo e la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese è facile capire come la prevista balcanizzazione sia dietro l’angolo, se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali.

L’autore: Natale Cuccurese è presidente del Partito del Sud

Nella foto: il ministro dell’Economia Daniele Franco e il presidente del Consiglio alla Camera per le comunicazioni sul Recovery Plan, Roma, 26 aprile 2021



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martedì 4 gennaio 2022

Natale Cuccurese: “Tra scippi di Stato al Sud ed autonomia differenziata, la balcanizzazione del Paese è dietro l’angolo”



Tra promesse mancate, cortine fumogene, scippi di Stato relativi sia alla spesa pubblica ordinaria che ai finanziamenti europei del Pnrr e l’approvazione a “scatola vuota” del disegno legge sull’autonomia differenziata, a “scatola vuota” perché saranno i satrapi di Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna a riempirla di contenuti a loro piacimento, i cittadini del Sud Italia vengono presi in giro un giorni sì e l’altro pure.

L’ultima beffa, come ha evidenziato anche il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, è quella relativa allo scippo degli investimenti in infrastrutture ferroviarie.

Alta Velocità, – ha denunciato Cuccurese – salta la riserva del 40%: non è ‘territorializzabile’”. “È da luglio, – ha proseguito il Presidente del Partito del Sud – quando si è scoperto, semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non erano territorializzati e che lo si va ripetendo”.

Il Sud, – ha proseguito Cuccurese – alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, supportato nell’inganno dai soliti ascari a servizio, si ritroverà come sempre con una elemosina, ma i suoi cittadini al pari di quelli dei territori più avvantaggiati si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo dei banchieri con l’Europa per i prossimi decenni nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla”.

Se a questo aggiungiamo anche l’autonomia differenziata – ha concluso il leader dei meridionalisti progressisti – è facile capire come la balcanizzazione del Paese sia dietro l’angolo”.

Fonte: Vesuvianonews - articolo di Salvatore Lucchese


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Tra promesse mancate, cortine fumogene, scippi di Stato relativi sia alla spesa pubblica ordinaria che ai finanziamenti europei del Pnrr e l’approvazione a “scatola vuota” del disegno legge sull’autonomia differenziata, a “scatola vuota” perché saranno i satrapi di Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna a riempirla di contenuti a loro piacimento, i cittadini del Sud Italia vengono presi in giro un giorni sì e l’altro pure.

L’ultima beffa, come ha evidenziato anche il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, è quella relativa allo scippo degli investimenti in infrastrutture ferroviarie.

Alta Velocità, – ha denunciato Cuccurese – salta la riserva del 40%: non è ‘territorializzabile’”. “È da luglio, – ha proseguito il Presidente del Partito del Sud – quando si è scoperto, semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non erano territorializzati e che lo si va ripetendo”.

Il Sud, – ha proseguito Cuccurese – alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, supportato nell’inganno dai soliti ascari a servizio, si ritroverà come sempre con una elemosina, ma i suoi cittadini al pari di quelli dei territori più avvantaggiati si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo dei banchieri con l’Europa per i prossimi decenni nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla”.

Se a questo aggiungiamo anche l’autonomia differenziata – ha concluso il leader dei meridionalisti progressisti – è facile capire come la balcanizzazione del Paese sia dietro l’angolo”.

Fonte: Vesuvianonews - articolo di Salvatore Lucchese


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sabato 1 gennaio 2022

Dividi et impera

Di Antonio Luongo 

Nel clamore delle feste natalizie, la Regione Campania porta in dono la sua strenna e prepara il terreno per minare Abc Napoli e l'acqua pubblica. 

Dopo aver istituito l'Ente Idrico, basato su 5 distretti, uno per provincia, all'improvviso si è avvertita la necessità di spacchettare l'area metropolitana di Napoli: la città di Napoli è stata isolata in un nuovo distretto e altri 31 comuni, una parte consistente della città metropolitana, non si sa in virtù di quale principio di razionalizzazione ne costituiranno un altro. 

Guarda caso la città di #Napoli era l'unica con un'azienda speciale pubblica strutturata con tecnologie, risorse umane di alto profilo e un know how nell'ambito della gestione idrica tale da poter competere con le multiutility private. 

 Dividendo il distretto si punta a tagliare il naturale collegamento tra i piccoli comuni dell'area metropolitana, già costretti per limiti di spesa e personale ad appaltare il servizio a privati, e il player partenopeo. 
È quella che sembra una subdola strategia di accerchiamento, puntando prima a indebolire i piccoli e indebitati comuni, e renderli facili prede del privato. Gori S.p.A e altri, giá presenti sul territorio avranno gioco facile ad infiltrarsi con sempre maggior insistenza. 

Ad una intrinseca debolezza economica, tecnologica e infrastrutturale, i comuni del nuovo distretto si troveranno ad aggiungere una debolezza politica, non potendo più fare fronte comune con Napoli. 

Ecco forse è il caso di chiarire un punto, anche ai tanti compagni impegnati nella difesa del Bene Comune: il referendum del 2011 non sancisce la gestione pubblica di Abc, ma la gestione pubblica dell'acqua in generale.

Prendo atto che l'azienda e la sua indipendenza sono costantemente minate, sia dall'interno che dall'esterno, ma ma attenti a non lasciarsi abbindolare da contentini apparenti che nascondono trappole infernali. 

Tenere la guardia alta sarà obiettivo mio e del Partito del Sud per difendere questo primato politico che è orgogliosamente meridionale, ma che in un paese piú rispettoso della volontà popolare sarebbe diventato nazionale.






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Di Antonio Luongo 

Nel clamore delle feste natalizie, la Regione Campania porta in dono la sua strenna e prepara il terreno per minare Abc Napoli e l'acqua pubblica. 

Dopo aver istituito l'Ente Idrico, basato su 5 distretti, uno per provincia, all'improvviso si è avvertita la necessità di spacchettare l'area metropolitana di Napoli: la città di Napoli è stata isolata in un nuovo distretto e altri 31 comuni, una parte consistente della città metropolitana, non si sa in virtù di quale principio di razionalizzazione ne costituiranno un altro. 

Guarda caso la città di #Napoli era l'unica con un'azienda speciale pubblica strutturata con tecnologie, risorse umane di alto profilo e un know how nell'ambito della gestione idrica tale da poter competere con le multiutility private. 

 Dividendo il distretto si punta a tagliare il naturale collegamento tra i piccoli comuni dell'area metropolitana, già costretti per limiti di spesa e personale ad appaltare il servizio a privati, e il player partenopeo. 
È quella che sembra una subdola strategia di accerchiamento, puntando prima a indebolire i piccoli e indebitati comuni, e renderli facili prede del privato. Gori S.p.A e altri, giá presenti sul territorio avranno gioco facile ad infiltrarsi con sempre maggior insistenza. 

Ad una intrinseca debolezza economica, tecnologica e infrastrutturale, i comuni del nuovo distretto si troveranno ad aggiungere una debolezza politica, non potendo più fare fronte comune con Napoli. 

Ecco forse è il caso di chiarire un punto, anche ai tanti compagni impegnati nella difesa del Bene Comune: il referendum del 2011 non sancisce la gestione pubblica di Abc, ma la gestione pubblica dell'acqua in generale.

Prendo atto che l'azienda e la sua indipendenza sono costantemente minate, sia dall'interno che dall'esterno, ma ma attenti a non lasciarsi abbindolare da contentini apparenti che nascondono trappole infernali. 

Tenere la guardia alta sarà obiettivo mio e del Partito del Sud per difendere questo primato politico che è orgogliosamente meridionale, ma che in un paese piú rispettoso della volontà popolare sarebbe diventato nazionale.






 
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