venerdì 30 settembre 2022

Cuccurese: “Autonomia differenziata, colpo di grazia ad un Paese che non è stato mai unito”




In occasione dell’ultima tornata elettorale, il forte ridimensionamento subito dalla Lega nazionale di Salvini ha consentito ai “satrapi” delle Regioni Lombardia, Attilio Fontana, e Veneto, Luca Zaia, di rilanciare la Lega Nord dura e pura delle origini.

Li ha messi nella migliore delle condizioni per sbattere i pugni sul tavolo e  chiedere con forza e determinazione che l’autonomia differenziata venga attuata quanto prima. Pena una crisi di governo, dato che la stessa autonomia differenziata è stata oggetto dell’accordo politico-elettorale con Fratelli d’Italia, che in cambio ha ottenuto l’appoggio della Lega per la riforma della Costituzione italiana in senso presidenziale.

Come a questo proposito ha osservato il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese: “L’autonomia differenziata farebbe implodere definitivamente un Paese che non è stato mai unito”.

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese



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In occasione dell’ultima tornata elettorale, il forte ridimensionamento subito dalla Lega nazionale di Salvini ha consentito ai “satrapi” delle Regioni Lombardia, Attilio Fontana, e Veneto, Luca Zaia, di rilanciare la Lega Nord dura e pura delle origini.

Li ha messi nella migliore delle condizioni per sbattere i pugni sul tavolo e  chiedere con forza e determinazione che l’autonomia differenziata venga attuata quanto prima. Pena una crisi di governo, dato che la stessa autonomia differenziata è stata oggetto dell’accordo politico-elettorale con Fratelli d’Italia, che in cambio ha ottenuto l’appoggio della Lega per la riforma della Costituzione italiana in senso presidenziale.

Come a questo proposito ha osservato il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese: “L’autonomia differenziata farebbe implodere definitivamente un Paese che non è stato mai unito”.

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese



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lunedì 26 settembre 2022

UN BUON INIZIO PER UNIONE POPOLARE


Poteva andare meglio, ma comunque è un buon inizio per Unione Popolare. Ora l’importante è non disperdere, come purtroppo troppe volte in passato è accaduto, il tanto lavoro fatto in pochissimo tempo e proseguire il lavoro di formazione sui territori di Unione Popolare, anche in vista delle prossime elezioni amministrative. Ovviamente a pari dignità fra le varie componenti.

Natale Cuccurese
Presidente Partito del Sud


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Poteva andare meglio, ma comunque è un buon inizio per Unione Popolare. Ora l’importante è non disperdere, come purtroppo troppe volte in passato è accaduto, il tanto lavoro fatto in pochissimo tempo e proseguire il lavoro di formazione sui territori di Unione Popolare, anche in vista delle prossime elezioni amministrative. Ovviamente a pari dignità fra le varie componenti.

Natale Cuccurese
Presidente Partito del Sud


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giovedì 22 settembre 2022

Elezioni, Piera Aiello di Unione Popolare: “Sono qui per il processo Grimilde”. VIDEO




Nei giorni scorsi in città la testimone di giustizia e membro della Commissione parlamentare antimafia. E’ candidata con De Magistris

REGGIO EMILIA – Piera Aiello è una testimone di giustizia. Ha denunciato gli assassini del marito, ammazzato nel 1991 davanti a lei in Sicilia e ha iniziato a collaborare con la magistratura, in particolare con il giudice Paolo Borsellino. Fino al 2018 ha vissuto con un’altra identità. In quell’anno è stata eletta parlamentare con i 5 Stelle, ma è uscita dal Movimento nel 2020.

Componente della commissione Giustizia e della Commissione parlamentare antimafia, ora è candidata con ‘Unione popolare’ l’alleanza che fa capo all’ex magistrato ed ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris. ‘Sono qui per la ripresa del processo Grimilde- spiega- e perchè anche a Reggio si diceva che la mafia non esiste invece è il contrario, Unione popolare vuole giustizia per la gente’

A Reggio nei giorni scorsi per sostenere i candidati sul nostro territorio e sta girando l’Italia per riportare all’attenzione dell’opinione pubblica in campagna elettorale il tema delle infiltrazioni. ‘La devastante crisi che colpisce le famiglie e le aziende, il fiume di risorse in arrivo con il PNRR rischiano di aumentare l’azione criminale fra usura e taglieggiamento’ ha detto.

 ‘E’ importante andare a votare a prescindere da chi si voti, noi siamo gente del popolo’

Unione Popolare con De Magistris, unisce Rifondazione Comunista, Potere al popolo e Partito del Sud. Sul nostro territorio sono candidati Paola Varesi dell’Istituto Cervi, capolista nel collegio plurinominale del Senato; il segretario regionale di Rifondazione, Stefano Lugli; Natale Cuccurese, candidato all’uninominale a Reggio e Alberto Montelaghi, operaio di Casalgrande.

Capolista nel collegio plurinominale della Camera è Andrea Bui, membro del coordinamento nazionale di Potere al Popolo.

Fonte: Reggioonline




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Nei giorni scorsi in città la testimone di giustizia e membro della Commissione parlamentare antimafia. E’ candidata con De Magistris

REGGIO EMILIA – Piera Aiello è una testimone di giustizia. Ha denunciato gli assassini del marito, ammazzato nel 1991 davanti a lei in Sicilia e ha iniziato a collaborare con la magistratura, in particolare con il giudice Paolo Borsellino. Fino al 2018 ha vissuto con un’altra identità. In quell’anno è stata eletta parlamentare con i 5 Stelle, ma è uscita dal Movimento nel 2020.

Componente della commissione Giustizia e della Commissione parlamentare antimafia, ora è candidata con ‘Unione popolare’ l’alleanza che fa capo all’ex magistrato ed ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris. ‘Sono qui per la ripresa del processo Grimilde- spiega- e perchè anche a Reggio si diceva che la mafia non esiste invece è il contrario, Unione popolare vuole giustizia per la gente’

A Reggio nei giorni scorsi per sostenere i candidati sul nostro territorio e sta girando l’Italia per riportare all’attenzione dell’opinione pubblica in campagna elettorale il tema delle infiltrazioni. ‘La devastante crisi che colpisce le famiglie e le aziende, il fiume di risorse in arrivo con il PNRR rischiano di aumentare l’azione criminale fra usura e taglieggiamento’ ha detto.

 ‘E’ importante andare a votare a prescindere da chi si voti, noi siamo gente del popolo’

Unione Popolare con De Magistris, unisce Rifondazione Comunista, Potere al popolo e Partito del Sud. Sul nostro territorio sono candidati Paola Varesi dell’Istituto Cervi, capolista nel collegio plurinominale del Senato; il segretario regionale di Rifondazione, Stefano Lugli; Natale Cuccurese, candidato all’uninominale a Reggio e Alberto Montelaghi, operaio di Casalgrande.

Capolista nel collegio plurinominale della Camera è Andrea Bui, membro del coordinamento nazionale di Potere al Popolo.

Fonte: Reggioonline




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UP, Cuccurese: “Al Sud non si voti il Partito Unico del Nord”




Purtroppo, da più di centosessanta anni l’Italia è un paese letteralmente spaccato in due. Da un lato, un Nord colonizzatore, relativamente più sviluppato. Dall’altro, un Sud colonia estrattiva interna, da sempre in ritardo di sviluppo.

Pertanto, l’Italia a due velocità non è soltanto una metafora per indicare lo storico divario tra le due parti di un paese sempre più diviso e diseguale, ma  anche la descrizione di un paese letteralmente spaccato in due per l’offerta di treni sulla rete ferroviaria sedicente nazionale: oltre 150 treni al giorni al Centro-Nord e meno di 15 treni al giorno al Sud.

nazionale per lo sviluppo del Sud è scesa ulteriormente. Dimenticando che il miracolo economico italiano si è avuto quando con la Cassa del Mezzogiorno si è incluso il Sud nello sviluppo, confermando che l’unica maniera per crescere è includere il Sud, non escluderlo. Che il motore del Paese può essere anche il Sud”.

Ora – denuncia – per predare ancora e disintegrare il Paese arriva l’Autonomia differenziata, a cui solo Unione Popolare è contraria”.

Un voto – conclude Cuccurese – a Unione Popolare è un voto per il Sud, tutto il resto sono chiacchiere, razzismo e furti di Stato da parte dei soliti politicanti del centrosinistradestra anche del Sud, con la testa rivolta esclusivamente a Nord”.

Fonte: VesuvianoNews - articolo di Salvatore Lucchese


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Purtroppo, da più di centosessanta anni l’Italia è un paese letteralmente spaccato in due. Da un lato, un Nord colonizzatore, relativamente più sviluppato. Dall’altro, un Sud colonia estrattiva interna, da sempre in ritardo di sviluppo.

Pertanto, l’Italia a due velocità non è soltanto una metafora per indicare lo storico divario tra le due parti di un paese sempre più diviso e diseguale, ma  anche la descrizione di un paese letteralmente spaccato in due per l’offerta di treni sulla rete ferroviaria sedicente nazionale: oltre 150 treni al giorni al Centro-Nord e meno di 15 treni al giorno al Sud.

nazionale per lo sviluppo del Sud è scesa ulteriormente. Dimenticando che il miracolo economico italiano si è avuto quando con la Cassa del Mezzogiorno si è incluso il Sud nello sviluppo, confermando che l’unica maniera per crescere è includere il Sud, non escluderlo. Che il motore del Paese può essere anche il Sud”.

Ora – denuncia – per predare ancora e disintegrare il Paese arriva l’Autonomia differenziata, a cui solo Unione Popolare è contraria”.

Un voto – conclude Cuccurese – a Unione Popolare è un voto per il Sud, tutto il resto sono chiacchiere, razzismo e furti di Stato da parte dei soliti politicanti del centrosinistradestra anche del Sud, con la testa rivolta esclusivamente a Nord”.

Fonte: VesuvianoNews - articolo di Salvatore Lucchese


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mercoledì 21 settembre 2022

La prova del candidato di lunedì 19 settembre 2022

 


Quarto e ultimo appuntamento della trasmissione di Telereggio dedicata al voto del 25 settembre. In studio Ilenia Malvasi (Pd), Roberta Rigon (Fratelli d’Italia), Natale Cuccurese (Unione Popolare), ed Enrico Aimi (Forza Italia)

Fonte:Telereggio





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Quarto e ultimo appuntamento della trasmissione di Telereggio dedicata al voto del 25 settembre. In studio Ilenia Malvasi (Pd), Roberta Rigon (Fratelli d’Italia), Natale Cuccurese (Unione Popolare), ed Enrico Aimi (Forza Italia)

Fonte:Telereggio





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martedì 20 settembre 2022

A NAPOLI-LEZIONI MERIDIONALI CON I CANDIDATI DI UNIONE POPOLARE

 A Napoli...contro ogni Autonomia Differenziata
















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 A Napoli...contro ogni Autonomia Differenziata
















domenica 18 settembre 2022

A Napoli, Lezioni meridionali: per la riscossa del Sud - Lunedì 19 Settembre 2022 ore 17,00

 Un nuovo evento del #SudLab a #Napoli lunedì 19

Lezioni meridionali: per la riscossa del Sud
Insieme a
Antonio Luogo
Marina Boscaino
Franco Russo
Paola Nugnes
Sergio Marotta
Domenico Ciruzzi
Elena Coccia
Loredana Marino
Giovanni Russo Spena
Coordina: Roberto Morea

Ore 17.00, presso Il tempo del vino e le rose, Piazza Dante 44 Napoli




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 Un nuovo evento del #SudLab a #Napoli lunedì 19

Lezioni meridionali: per la riscossa del Sud
Insieme a
Antonio Luogo
Marina Boscaino
Franco Russo
Paola Nugnes
Sergio Marotta
Domenico Ciruzzi
Elena Coccia
Loredana Marino
Giovanni Russo Spena
Coordina: Roberto Morea

Ore 17.00, presso Il tempo del vino e le rose, Piazza Dante 44 Napoli




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mercoledì 14 settembre 2022

VOTO UTILE? MA UTILE A CHI? A CHI CONVIENE?



Di Antonio Luongo

Si parla tanto di voto utile; ma l'unico voto utile è per Unione Popolare


Riflettiamo: bisogna evitare che la destra vada al potere. Fin qui tutti d'accordo.
Ma in che modo? Qui c'è tutta la differenza del mondo.

Fare la guerra alla destra non serve a nulla, se non si segna una distanza significativa nei contenuti e nel futuro che si vuole dare al paese.
Sono troppi anni ormai che agli italiani viene chiesto il voto con i toni più accesi e gli argomenti più creativi, salvo poi cancellare tutti i buoni propositi qualche settimana dopo in Parlamento. Quanti governi di larghe intese avete visto? Tutti dentro, compresi quelli che si dichiaravano "alternativi". Questo è il vero male della nostra democrazia: il consociativismo. È cosi che si riesce a non cambiare nulla, e si continuano a fare gli interessi dei potenti a discapito della povera gente.

Se chi milita in un partito di centrosinistra accetta o addirittura propone azioni di destra, che senso ha votarlo?
E siamo così convinti che la coalizione che fino all'altro ieri avrebbe condiviso le stesse posizioni di Calenda, con l'abolizione del reddito di cittadinanza vi sia "utile"?
Siamo così convinti che un partito che vuole l'autonomia differenziata al pari della Lega Nord, sia utile? Utile per chi? Certamente solo per una certa élites benestante.

Diamo il voto a idee, contenuti, posizioni, non alle chiacchiere da talk show. E occorre coerenza e certezza che quello che si dice in campagna elettorale non venga svenduto e stravolto alla prima convenienza per accaparrare una poltrona in più.
Rappresentanti credibili, non banderuole.
Il vero rischio democratico è avere un Parlamento col pensiero unico sulle principali questioni strategiche, come energia, lavoro e pressione fiscale.
Oggi l'unica forza che si colloca fuori da questo sistema di compromessi e inciuci è unione popolare. Unione Popolare ha scelto di rappresentare i cittadini e non i poteri forti o le lobby. Anche se ci costa il doppio della fatica.
E soprattutto: non siamo soli come vogliono farvi credere e come l'appoggio incondizionato di Melanchon a Luigi de Magistris ha dimostrato. È l'Italia che deve svegliarsi e intraprendere una strada che in gran parte dei paesi europei è realtà!
Pensateci.





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Di Antonio Luongo

Si parla tanto di voto utile; ma l'unico voto utile è per Unione Popolare


Riflettiamo: bisogna evitare che la destra vada al potere. Fin qui tutti d'accordo.
Ma in che modo? Qui c'è tutta la differenza del mondo.

Fare la guerra alla destra non serve a nulla, se non si segna una distanza significativa nei contenuti e nel futuro che si vuole dare al paese.
Sono troppi anni ormai che agli italiani viene chiesto il voto con i toni più accesi e gli argomenti più creativi, salvo poi cancellare tutti i buoni propositi qualche settimana dopo in Parlamento. Quanti governi di larghe intese avete visto? Tutti dentro, compresi quelli che si dichiaravano "alternativi". Questo è il vero male della nostra democrazia: il consociativismo. È cosi che si riesce a non cambiare nulla, e si continuano a fare gli interessi dei potenti a discapito della povera gente.

Se chi milita in un partito di centrosinistra accetta o addirittura propone azioni di destra, che senso ha votarlo?
E siamo così convinti che la coalizione che fino all'altro ieri avrebbe condiviso le stesse posizioni di Calenda, con l'abolizione del reddito di cittadinanza vi sia "utile"?
Siamo così convinti che un partito che vuole l'autonomia differenziata al pari della Lega Nord, sia utile? Utile per chi? Certamente solo per una certa élites benestante.

Diamo il voto a idee, contenuti, posizioni, non alle chiacchiere da talk show. E occorre coerenza e certezza che quello che si dice in campagna elettorale non venga svenduto e stravolto alla prima convenienza per accaparrare una poltrona in più.
Rappresentanti credibili, non banderuole.
Il vero rischio democratico è avere un Parlamento col pensiero unico sulle principali questioni strategiche, come energia, lavoro e pressione fiscale.
Oggi l'unica forza che si colloca fuori da questo sistema di compromessi e inciuci è unione popolare. Unione Popolare ha scelto di rappresentare i cittadini e non i poteri forti o le lobby. Anche se ci costa il doppio della fatica.
E soprattutto: non siamo soli come vogliono farvi credere e come l'appoggio incondizionato di Melanchon a Luigi de Magistris ha dimostrato. È l'Italia che deve svegliarsi e intraprendere una strada che in gran parte dei paesi europei è realtà!
Pensateci.





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Lo scippo di parlamentari a danno del Mezzogiorno

 


Tra candidati del Nord paracadutati nelle regioni del Meridione e il taglio dei parlamentari che colpisce in particolare alcuni territori del Sud, le prossime elezioni provocheranno un’ulteriore spaccatura territoriale del Paese

Di Natale Cuccurese

Il taglio dei parlamentari a seguito del referendum del settembre 2020, fortemente voluto dal Movimento 5 stelle, unito all’attuale e deleteria legge elettorale, priva i territori del Mezzogiorno di una rappresentanza parlamentare degna di questo nome. Già lo avevamo previsto su queste pagine. Il Partito consociativo del Nord non si accontenta più di sfruttare il Mezzogiorno, di opprimere i suoi cittadini con i tanti, continui, scippi di fondi, ma adesso occupa, esautora e soppianta con propri candidati paracadutati in collegi “sicuri” da altri territori del Centro-Nord, anche le liste elettorali, proprio come si fa con una colonia, con l’effetto che i cittadini di molti territori del Sud resteranno senza una propria rappresentanza politica territoriale diretta. A meno che non si pensi davvero che un Franceschini, un Salvini o una Boschi, fra gli altri, abbiano a cuore e conoscano le problematiche dei territori nei quali sono stati paracadutati.

Analizziamo le conseguenze per il Mezzogiorno della riduzione dei parlamentari, in quello che potrebbe essere l’ultimo imbroglio, forse quello definitivo, per il Sud ed i suoi cittadini, approfondendo la spaccatura già presente nel Paese. La densità di popolazione, parametro per l’assegnazione del numero dei seggi alla Camera e al Senato, al Sud è più bassa che al Nord, mentre la desertificazione demografica causata dall’emigrazione cresce di anno in anno. La conseguenza è che il Sud, in un Parlamento ridotto, avrà un peso politico ancora minore del precedente.

Sicilia e Sardegna, ad esempio, avranno una più pesante riduzione dei rappresentanti in termini percentuali al Senato rispetto ad altre Regioni a Statuto speciale come il Trentino Alto Adige e la Val d’Aosta. La Basilicata e l’Umbria subiscono il taglio maggiore al Senato, i rappresentanti passano dagli attuali 7 a soli 3 (-57,1%) e qualsiasi partito sotto il 20% dei voti non eleggerà alcun rappresentante, inoltre visto che il Senato è eletto su base regionale, la Sardegna finisce per avere un senatore ogni 328mila abitanti, mentre il Trentino-Alto Adige uno ogni 172mila (a causa della legge che taglia i parlamentari, che tutela particolarmente la rappresentatività delle province autonome di Bolzano e Trento, ndr) rendendo evidente la sperequazione per cui il voto di un cittadino trentino vale il doppio di quello di un cittadino sardo.

Bisogna poi considerare che, in linea generale, gli attuali collegi sono diventati grandissimi, soprattutto al Senato, e che con la riduzione dei seggi il rischio, o meglio la certezza, è che solo il maggior partito riuscirà ad eleggere, soprattutto nelle regioni più piccole, così con questo meccanismo mancherà una rappresentanza di tutte le opposizioni al Senato non solo in Basilicata e Umbria, ma anche in Calabria, Abruzzo, Sardegna oltre a Liguria, Friuli, Marche, Umbria e Trentino.

Inoltre la riduzione degli eletti al Sud comporterà una loro minore autonomia, visto che sui pochi eletti graverà una maggiore pressione dei gruppi di potere economico e delle varie lobby, che come è noto sono concentrate al Nord. In altre parole, i già minori eletti del Sud saranno sottoposti a pressioni di ogni tipo per spingerli a scelte che spesso potrebbero essere contro l’interesse dei territori che devono rappresentare, inoltre l’inevitabile riduzione degli eletti del territorio a favore dei paracadutati sposterà ulteriormente il piatto della bilancia politica e di rappresentanza verso Nord.

Dunque, considerato che il numero dei seggi è minore di prima e che le liste dei candidati sono, come si è visto, compilate dalle segreterie di partito, e fatta salva la buonafede di tutti, la domanda che si pone è: sono stati candidati, al Sud come al Nord, i personaggi più autonomi, quelli che maggiormente possono fare gli interessi dei propri elettori oppure il rischio è quello che siano stati candidati quelli più propensi ad obbedire alle direttive del partito, a maggior ragione di fronte all’evidenza che, come visto, solo i maggiori partiti avranno possibilità di eleggere? Forse sarebbe stato il caso di procedere, parallelamente alla riduzione dei parlamentari a seguito del referendum, ad un ritorno ad una legge elettorale proporzionale, così come aveva detto durante la campagna referendaria l’allora segretario del Pd Zingaretti, ma purtroppo le cose non sono andate così.

Stupisce che l’artefice primo di questa manovra di riduzione dei parlamentari e di rappresentanza sia proprio il M5s che al Sud ha avuto un grande risultato alle ultime elezioni del 2018. L’ennesima giravolta, dopo il governo con la Lega, che mortifica i territori del Sud e ne tradisce le aspettative.

Ciliegina sulla torta in questa sottrazione di rappresentanza è il fatto che, non potendo comunque vietare il voto ai cittadini meridionali, lo si impedisce nei fatti ad oltre 4,9 milioni di cittadini “fuori sede”, cioè domiciliati in Italia ma che per motivi di studio, lavoro o perché devono curarsi, hanno momentaneamente il domicilio lontano dal Comune di residenza. Infatti, mentre un italiano che vive all’estero può votare con facilità, uno studente, un lavoratore, un malato in Italia deve necessariamente tornare al Comune di residenza per poter esprimere il suo voto. Inutile dire che la stragrande maggioranza di questi cittadini, privati così di un diritto costituzionale, sono meridionali.

Una vergogna indegna di un Paese civile che (a chiacchiere) si definisce democratico. L’ennesima evidente prova di una sottrazione di rappresentanza voluta e dettata da un razzismo di Stato che opprime da decenni il Mezzogiorno, tramutato così sempre di più in una colonia interna in cui larga parte dei cittadini non hanno, nei fatti, nemmeno più il diritto di voto. Politicanti e media mainstream come sempre diranno dopo le lezioni che nel Mezzogiorno l’astensionismo è molto alto, segno di un disinteresse per la politica. Insomma al danno si aggiungerà come sempre la beffa del pubblico ludibrio.

Ecco perché per il Sud si prepara l’ennesimo scippo. Uno scippo di rappresentanza e di democrazia che prelude consequenzialmente all’ennesimo furto di risorse.

 

* In foto: il ministro della Cultura Dario Franceschini, candidato al Senato nel collegio di Napoli nella lista del Pd

L’autore: Natale Cuccurese è presidente del Partito del Sud

Fonte: Left



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Tra candidati del Nord paracadutati nelle regioni del Meridione e il taglio dei parlamentari che colpisce in particolare alcuni territori del Sud, le prossime elezioni provocheranno un’ulteriore spaccatura territoriale del Paese

Di Natale Cuccurese

Il taglio dei parlamentari a seguito del referendum del settembre 2020, fortemente voluto dal Movimento 5 stelle, unito all’attuale e deleteria legge elettorale, priva i territori del Mezzogiorno di una rappresentanza parlamentare degna di questo nome. Già lo avevamo previsto su queste pagine. Il Partito consociativo del Nord non si accontenta più di sfruttare il Mezzogiorno, di opprimere i suoi cittadini con i tanti, continui, scippi di fondi, ma adesso occupa, esautora e soppianta con propri candidati paracadutati in collegi “sicuri” da altri territori del Centro-Nord, anche le liste elettorali, proprio come si fa con una colonia, con l’effetto che i cittadini di molti territori del Sud resteranno senza una propria rappresentanza politica territoriale diretta. A meno che non si pensi davvero che un Franceschini, un Salvini o una Boschi, fra gli altri, abbiano a cuore e conoscano le problematiche dei territori nei quali sono stati paracadutati.

Analizziamo le conseguenze per il Mezzogiorno della riduzione dei parlamentari, in quello che potrebbe essere l’ultimo imbroglio, forse quello definitivo, per il Sud ed i suoi cittadini, approfondendo la spaccatura già presente nel Paese. La densità di popolazione, parametro per l’assegnazione del numero dei seggi alla Camera e al Senato, al Sud è più bassa che al Nord, mentre la desertificazione demografica causata dall’emigrazione cresce di anno in anno. La conseguenza è che il Sud, in un Parlamento ridotto, avrà un peso politico ancora minore del precedente.

Sicilia e Sardegna, ad esempio, avranno una più pesante riduzione dei rappresentanti in termini percentuali al Senato rispetto ad altre Regioni a Statuto speciale come il Trentino Alto Adige e la Val d’Aosta. La Basilicata e l’Umbria subiscono il taglio maggiore al Senato, i rappresentanti passano dagli attuali 7 a soli 3 (-57,1%) e qualsiasi partito sotto il 20% dei voti non eleggerà alcun rappresentante, inoltre visto che il Senato è eletto su base regionale, la Sardegna finisce per avere un senatore ogni 328mila abitanti, mentre il Trentino-Alto Adige uno ogni 172mila (a causa della legge che taglia i parlamentari, che tutela particolarmente la rappresentatività delle province autonome di Bolzano e Trento, ndr) rendendo evidente la sperequazione per cui il voto di un cittadino trentino vale il doppio di quello di un cittadino sardo.

Bisogna poi considerare che, in linea generale, gli attuali collegi sono diventati grandissimi, soprattutto al Senato, e che con la riduzione dei seggi il rischio, o meglio la certezza, è che solo il maggior partito riuscirà ad eleggere, soprattutto nelle regioni più piccole, così con questo meccanismo mancherà una rappresentanza di tutte le opposizioni al Senato non solo in Basilicata e Umbria, ma anche in Calabria, Abruzzo, Sardegna oltre a Liguria, Friuli, Marche, Umbria e Trentino.

Inoltre la riduzione degli eletti al Sud comporterà una loro minore autonomia, visto che sui pochi eletti graverà una maggiore pressione dei gruppi di potere economico e delle varie lobby, che come è noto sono concentrate al Nord. In altre parole, i già minori eletti del Sud saranno sottoposti a pressioni di ogni tipo per spingerli a scelte che spesso potrebbero essere contro l’interesse dei territori che devono rappresentare, inoltre l’inevitabile riduzione degli eletti del territorio a favore dei paracadutati sposterà ulteriormente il piatto della bilancia politica e di rappresentanza verso Nord.

Dunque, considerato che il numero dei seggi è minore di prima e che le liste dei candidati sono, come si è visto, compilate dalle segreterie di partito, e fatta salva la buonafede di tutti, la domanda che si pone è: sono stati candidati, al Sud come al Nord, i personaggi più autonomi, quelli che maggiormente possono fare gli interessi dei propri elettori oppure il rischio è quello che siano stati candidati quelli più propensi ad obbedire alle direttive del partito, a maggior ragione di fronte all’evidenza che, come visto, solo i maggiori partiti avranno possibilità di eleggere? Forse sarebbe stato il caso di procedere, parallelamente alla riduzione dei parlamentari a seguito del referendum, ad un ritorno ad una legge elettorale proporzionale, così come aveva detto durante la campagna referendaria l’allora segretario del Pd Zingaretti, ma purtroppo le cose non sono andate così.

Stupisce che l’artefice primo di questa manovra di riduzione dei parlamentari e di rappresentanza sia proprio il M5s che al Sud ha avuto un grande risultato alle ultime elezioni del 2018. L’ennesima giravolta, dopo il governo con la Lega, che mortifica i territori del Sud e ne tradisce le aspettative.

Ciliegina sulla torta in questa sottrazione di rappresentanza è il fatto che, non potendo comunque vietare il voto ai cittadini meridionali, lo si impedisce nei fatti ad oltre 4,9 milioni di cittadini “fuori sede”, cioè domiciliati in Italia ma che per motivi di studio, lavoro o perché devono curarsi, hanno momentaneamente il domicilio lontano dal Comune di residenza. Infatti, mentre un italiano che vive all’estero può votare con facilità, uno studente, un lavoratore, un malato in Italia deve necessariamente tornare al Comune di residenza per poter esprimere il suo voto. Inutile dire che la stragrande maggioranza di questi cittadini, privati così di un diritto costituzionale, sono meridionali.

Una vergogna indegna di un Paese civile che (a chiacchiere) si definisce democratico. L’ennesima evidente prova di una sottrazione di rappresentanza voluta e dettata da un razzismo di Stato che opprime da decenni il Mezzogiorno, tramutato così sempre di più in una colonia interna in cui larga parte dei cittadini non hanno, nei fatti, nemmeno più il diritto di voto. Politicanti e media mainstream come sempre diranno dopo le lezioni che nel Mezzogiorno l’astensionismo è molto alto, segno di un disinteresse per la politica. Insomma al danno si aggiungerà come sempre la beffa del pubblico ludibrio.

Ecco perché per il Sud si prepara l’ennesimo scippo. Uno scippo di rappresentanza e di democrazia che prelude consequenzialmente all’ennesimo furto di risorse.

 

* In foto: il ministro della Cultura Dario Franceschini, candidato al Senato nel collegio di Napoli nella lista del Pd

L’autore: Natale Cuccurese è presidente del Partito del Sud

Fonte: Left



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martedì 13 settembre 2022

TUTTI SI DIMENTICANO DELLA MAFIA, TRANNE UNIONE POPOLARE…


"Tutti si dimenticano della mafia È ovunque e va all’assalto del Pnrr"

La deputata Piera Aiello, candidata per Unione Popolare, ieri era in città per il suo tour elettorale "I soldi in arrivo sono tanti e la criminalità organizzata li sta puntando da tempo: serve massima attenzione"


Di Rosaria Napodano

"Trent’anni fa mi dicevano vieni al Nord perché la mafia non c’ é. Tutti pensavano che fossi pazza a dire il contrario, poi si sono resi conto che la mafia è ovunque, pure qui al Nord". Questa è la premessa di Piera Aiello, candidata siciliana del partito Unione Popolare di Luigi De Magistris, ieri mattina a Reggio per il suo tour elettorale.

Sin dalle prime battute del suo discorso, si riallaccia al lungo passato di lotta alla mafia. Infatti Aiello, deputata parlamentare ed ex 5 stelle, è nota ai fatti di cronaca per essere diventata testimone di giustizia dopo aver denunciato gli assassini del marito, il boss Nicola Atria, sancendo da allora l’inizio della sua collaborazione con polizia e magistratura. E proprio su questi temi si è espressa ieri a Reggio, al Chiostro della Ghiara in via Guasco, dove si è svolta la conferenza stampa dedicata alla campagna elettorale del partito Unione Popolare. Nella terra di Aemilia e del processo Grimilde, ripreso proprio ieri, Piera Aiello ha voluto porre l’accento sull’esigenza della lotta alla criminalità organizzata come punto essenziale del suo programma elettorale.

"Siamo gli unici– commenta Aiello– a parlare di mafia. Gli altri partiti si sono dimenticati di questo problema, che esiste ed è ovunque". A supporto della sua tesi Aiello porta l’esempio dei fondi del Pnrr, considerandoli una risorsa fortemente a rischio: "L’accesso ai soldi del Pnrr è troppo semplice, bisognerebbe mettere dei paletti per impedire che li usi la mafia, che ormai li punta da un po’. Ci sono state anche aziende che, durante la pandemia, hanno avuto problemi economici seri e si sono esposte alle estorsioni della criminalità organizzata. Su questi temi ho scritto anche una lettera a Mario Draghi, ma, purtroppo, non ho mai ricevuto risposte".

Presenti all’evento anche i due candidati reggiani di Unione Popolare: Natale Cuccurese, consigliere comunale di Quattro Castella, candidato alla Camera nel collegio uninominale 03 (che comprende tutti i comuni di Reggio tranne Boretto, Brescello, Casalgrande e Castellarano) e Alberto Montelaghi, al terzo posto in lista, e candidato alla Camera nel collegio plurinominale 01 (Piacenza, Reggio e Parma). Entrambi prendendo spunto dal discorso della parlamentare hanno aggiunto alcuni riflessioni sull’argomento."La situazione è preoccupante– ammette Cuccurese– Crisi, Covid, aziende in difficoltà e, adesso, anche un’enorme speculazione sulle materie prime. Tutto ciò non fa che favorire perniciose infiltrazioni della criminalità organizzata. Questi temi dovrebbero trovare spazio ogni giorno, sia sui media e giornali che nei dibattiti politici, invece, ad oggi giacciono nel dimenticatoio". Anche Montelaghi non rinuncia a sottolineare quanto il problema sia radicato e diffuso nel tessuto sociale anche nel nostro territorio: "Io vengo dalla zone ceramiche e ne so qualcosa. La mafia s’insinua silenziosa e strisciante. Ma per riconoscerla bisogna smettere di pensare all’aspetto folkloristico del mafioso con coppola e lupara, adesso sono tutti colletti bianchi".

Fonte: Resto del Carlino-Reggio Emilia



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"Tutti si dimenticano della mafia È ovunque e va all’assalto del Pnrr"

La deputata Piera Aiello, candidata per Unione Popolare, ieri era in città per il suo tour elettorale "I soldi in arrivo sono tanti e la criminalità organizzata li sta puntando da tempo: serve massima attenzione"


Di Rosaria Napodano

"Trent’anni fa mi dicevano vieni al Nord perché la mafia non c’ é. Tutti pensavano che fossi pazza a dire il contrario, poi si sono resi conto che la mafia è ovunque, pure qui al Nord". Questa è la premessa di Piera Aiello, candidata siciliana del partito Unione Popolare di Luigi De Magistris, ieri mattina a Reggio per il suo tour elettorale.

Sin dalle prime battute del suo discorso, si riallaccia al lungo passato di lotta alla mafia. Infatti Aiello, deputata parlamentare ed ex 5 stelle, è nota ai fatti di cronaca per essere diventata testimone di giustizia dopo aver denunciato gli assassini del marito, il boss Nicola Atria, sancendo da allora l’inizio della sua collaborazione con polizia e magistratura. E proprio su questi temi si è espressa ieri a Reggio, al Chiostro della Ghiara in via Guasco, dove si è svolta la conferenza stampa dedicata alla campagna elettorale del partito Unione Popolare. Nella terra di Aemilia e del processo Grimilde, ripreso proprio ieri, Piera Aiello ha voluto porre l’accento sull’esigenza della lotta alla criminalità organizzata come punto essenziale del suo programma elettorale.

"Siamo gli unici– commenta Aiello– a parlare di mafia. Gli altri partiti si sono dimenticati di questo problema, che esiste ed è ovunque". A supporto della sua tesi Aiello porta l’esempio dei fondi del Pnrr, considerandoli una risorsa fortemente a rischio: "L’accesso ai soldi del Pnrr è troppo semplice, bisognerebbe mettere dei paletti per impedire che li usi la mafia, che ormai li punta da un po’. Ci sono state anche aziende che, durante la pandemia, hanno avuto problemi economici seri e si sono esposte alle estorsioni della criminalità organizzata. Su questi temi ho scritto anche una lettera a Mario Draghi, ma, purtroppo, non ho mai ricevuto risposte".

Presenti all’evento anche i due candidati reggiani di Unione Popolare: Natale Cuccurese, consigliere comunale di Quattro Castella, candidato alla Camera nel collegio uninominale 03 (che comprende tutti i comuni di Reggio tranne Boretto, Brescello, Casalgrande e Castellarano) e Alberto Montelaghi, al terzo posto in lista, e candidato alla Camera nel collegio plurinominale 01 (Piacenza, Reggio e Parma). Entrambi prendendo spunto dal discorso della parlamentare hanno aggiunto alcuni riflessioni sull’argomento."La situazione è preoccupante– ammette Cuccurese– Crisi, Covid, aziende in difficoltà e, adesso, anche un’enorme speculazione sulle materie prime. Tutto ciò non fa che favorire perniciose infiltrazioni della criminalità organizzata. Questi temi dovrebbero trovare spazio ogni giorno, sia sui media e giornali che nei dibattiti politici, invece, ad oggi giacciono nel dimenticatoio". Anche Montelaghi non rinuncia a sottolineare quanto il problema sia radicato e diffuso nel tessuto sociale anche nel nostro territorio: "Io vengo dalla zone ceramiche e ne so qualcosa. La mafia s’insinua silenziosa e strisciante. Ma per riconoscerla bisogna smettere di pensare all’aspetto folkloristico del mafioso con coppola e lupara, adesso sono tutti colletti bianchi".

Fonte: Resto del Carlino-Reggio Emilia



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