giovedì 28 aprile 2022

La guerra vista da Sud

 



di Natale Cuccurese

Fra i tanti motivi validi per “opporsi alla guerra da Sud” può essere utile un parallelismo, forse un po’ ardito, ma che rende bene l’idea.

Nella guerra del Vietnam, dove i neri americani erano l’11 per cento delle truppe inviate sul campo, l’esatto corrispondente demografico dei neri negli Stati Uniti, si registrò quasi il 28 per cento dei caduti, morti e feriti, una cifra che ha una spiegazione, confermata dai rapporti dei comandi supremi e cioè un numero sproporzionato di afro-americani erano impegnati nelle operazioni più rischiose.

Ai giorni nostri l’Esercito italiano è composto dal 72% di cittadini del Mezzogiorno, contro un dato demografico del 34% di cittadini residenti, ovvia conseguenza anche della cronica scarsità di occasioni di lavoro nel Mezzogiorno.

Basta pensare alla vicenda tragica della Brigata Catanzaro, nella Grande Guerra, e di come i media draghisti stiano utilizzando alcuni argomenti che richiamano molto da vicino la propaganda interventista della Prima Guerra Mondiale, per capire quale potrebbe essere il contributo di sangue che verrebbe richiesto a questi soldati del Sud, nel disgraziato caso si arrivasse ad una guerra guerreggiata.

I meridionali sono da questo punto di vista, oggi, in condizioni peggiori dei neri d’America di allora, che durante il periodo della guerra del Vietnam negli anni 60 e 70 del secolo scorso, diedero vita a una serie di iniziative di resistenza e ribellione contro pregiudizi, razzismo e discriminazione (ricorderete ad esempio, Martin Luther King, Malcom X, le Pantere Nere) che fecero scalpore nel mondo.

Iniziative che invece in Italia al momento non si vedono con questa ampiezza, pur in una situazione ben peggiore come numeri assoluti riferiti alle truppe ed inoltre oppressi da un razzismo di Stato, che si accanisce contro il 34% dei cittadini italiani meridionali, che non ha eguali nella Ue e forse nel mondo.

Un Mezzogiorno che, solo per restare all’attualità, è stretto fra l’Autonomia differenziata costituita dall’Asse del Nord, definito in questo modo da Zaia e Bonaccini, un linguaggio di chiaro rimando fascista anche negli evidenti parallelismi storici se consideriamo l’inserimento della terza Regione di questo Asse (la Lombardia), e la “truffa del PNRR”, che incatenerà anche le future generazioni al ricatto del debito contratto, un debito scellerato che dovrà essere restituito da tutti i cittadini italiani, ma che vedrà i meridionali con tutta evidenza ricevere solo una quota minima della percentuale dei denari in arrivo dalla UE, sicuramente inferiore al 34% relativo alla percentuale dei residenti.

Purtroppo la coscienza di questa condizione di minorità imposte da decenni non è ancora entrata nella consapevolezza di tutti. Fra le cause di questo sicuramente l’assenza in tanti di una coscienza di popolo e di classe, oltre ad una classe dirigente ancora troppo spesso collusa e complice di quella parte di potere (coloniale) italiano.

Malcom X con felice intuizione, in riferimento alla situazione dei neri statunitensi, definì “neri da cortile” questi personaggi, mentre Gaetano Salvemini, in riferimento soprattutto a gran parte della classe “digerente” meridionale, qualche decennio prima, li bollò come “ascari”, ovvero truppe coloniali al servizio dell’invasore. Persone grate di aver ricevuto uno scranno con una posizione di piccolo potere locale in cambio del quale hanno rinunciato a tutto ciò che avrebbero potuto realizzare in un Paese diverso, più civile e moderno, grati di una vita sprecata nella frustrazione, nel costante galleggiamento e nell’autocommiserazione, asserragliati nella loro spietata opera di autoconservazione che li porta all’acquiescenza servile e conseguentemente alla accettazione di quel colonialismo interno estrattivo che sta portando alla lenta morte dei territori. Troppi politici del Sud fanno parte di questa schiera di servi sciocchi che non fanno l’interesse di propri territori.

Un meccanismo ben studiato da Frantz Fanon, attento studioso dei meccanismi di alienazione mentale e culturale caratteristici della “situazione coloniale”. Lui stesso si rese conto della sua condizione di minorità sociale solo una volta arrivato in Francia, dal paese natio nei Caraibi, colonia francese, nello stesso modo in cui il meridionale inconsapevole ne prende coscienza solo emigrando.

A nulla vale la Costituzione con i suoi articoli a tutt’oggi mai applicati interamente. Costituzione che si trova sotto attacco dagli anni ’80 del secolo scorso e che mentre si disarticola pezzo dopo pezzo (pareggio di bilancio, modifica Titolo V e riduzione dei parlamentari su tutto), ad opera soprattutto del centrosinista e dei suoi alleati, semplicemente non si applica. Manca solo l’elezione diretta del Capo dello Stato e poi la metamorfosi della Costituzione nata dalla Resistenza nel Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli sarà compiuta.

Come tutto questo sia sempre più sedimentato ai giorni nostri è in parte spiegato anche da uno studio condotto da due docenti dall’Università del Salento – “La parte cattiva dell’Italia. Sud, media e immaginario collettivo”, di Stefano Cristante e Valentina Cremonesini – che analizza come negli ultimi 30 anni TG e trasmissioni su reti nazionali hanno dedicato solo il 9% del loro tempo a parlare del Sud in generale, e il 90% di questo 9% per mettere in risalto solo episodi negativi, quasi sempre di cronaca, malgrado iniziative lodevoli sui territori da parte di cittadini o comitati, le tante bellezze naturali, gli eccellenti prodotti enogastronomici dei territori ed il patrimonio storico e culturale universalmente riconosciuto. Facendo sì che una larga parte dei cittadini meridionali sin dall’infanzia introiettino quella condizione di “colpa” e di minorità, totalmente complice del proprio vassallaggio fino ad arrivare a votare la Lega, o altri partiti che curano solo gli interessi del “Nord Locomotiva”, pur di sentirsi “redenti” ed accettati per qualche attimo. Ma la rabbia monta sempre di più, così come la consapevolezza del proprio stato, come dimostrato dal massiccio voto di protesta alle ultime elezioni politiche del 2018, poi miseramente tradito dai 5 stelle.

È il caso quindi di continuare ad organizzarsi con sempre maggior decisione non solo sugli aspetti politici, ma anche sugli aspetti organizzativi e di analisi e diffusione dei veri motivi che causano la “Questione Meridionale, prima che i guerrafondai al governo ci portino diritti in guerra. Una guerra che sarebbe ancora una volta pagata soprattutto dai figli del Sud, mentre la Costituzione è ancora una volta disattesa, così come accade per l’art. 11, quello che dice che l’Italia ripudia la guerra.

Fonte: Transform



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di Natale Cuccurese

Fra i tanti motivi validi per “opporsi alla guerra da Sud” può essere utile un parallelismo, forse un po’ ardito, ma che rende bene l’idea.

Nella guerra del Vietnam, dove i neri americani erano l’11 per cento delle truppe inviate sul campo, l’esatto corrispondente demografico dei neri negli Stati Uniti, si registrò quasi il 28 per cento dei caduti, morti e feriti, una cifra che ha una spiegazione, confermata dai rapporti dei comandi supremi e cioè un numero sproporzionato di afro-americani erano impegnati nelle operazioni più rischiose.

Ai giorni nostri l’Esercito italiano è composto dal 72% di cittadini del Mezzogiorno, contro un dato demografico del 34% di cittadini residenti, ovvia conseguenza anche della cronica scarsità di occasioni di lavoro nel Mezzogiorno.

Basta pensare alla vicenda tragica della Brigata Catanzaro, nella Grande Guerra, e di come i media draghisti stiano utilizzando alcuni argomenti che richiamano molto da vicino la propaganda interventista della Prima Guerra Mondiale, per capire quale potrebbe essere il contributo di sangue che verrebbe richiesto a questi soldati del Sud, nel disgraziato caso si arrivasse ad una guerra guerreggiata.

I meridionali sono da questo punto di vista, oggi, in condizioni peggiori dei neri d’America di allora, che durante il periodo della guerra del Vietnam negli anni 60 e 70 del secolo scorso, diedero vita a una serie di iniziative di resistenza e ribellione contro pregiudizi, razzismo e discriminazione (ricorderete ad esempio, Martin Luther King, Malcom X, le Pantere Nere) che fecero scalpore nel mondo.

Iniziative che invece in Italia al momento non si vedono con questa ampiezza, pur in una situazione ben peggiore come numeri assoluti riferiti alle truppe ed inoltre oppressi da un razzismo di Stato, che si accanisce contro il 34% dei cittadini italiani meridionali, che non ha eguali nella Ue e forse nel mondo.

Un Mezzogiorno che, solo per restare all’attualità, è stretto fra l’Autonomia differenziata costituita dall’Asse del Nord, definito in questo modo da Zaia e Bonaccini, un linguaggio di chiaro rimando fascista anche negli evidenti parallelismi storici se consideriamo l’inserimento della terza Regione di questo Asse (la Lombardia), e la “truffa del PNRR”, che incatenerà anche le future generazioni al ricatto del debito contratto, un debito scellerato che dovrà essere restituito da tutti i cittadini italiani, ma che vedrà i meridionali con tutta evidenza ricevere solo una quota minima della percentuale dei denari in arrivo dalla UE, sicuramente inferiore al 34% relativo alla percentuale dei residenti.

Purtroppo la coscienza di questa condizione di minorità imposte da decenni non è ancora entrata nella consapevolezza di tutti. Fra le cause di questo sicuramente l’assenza in tanti di una coscienza di popolo e di classe, oltre ad una classe dirigente ancora troppo spesso collusa e complice di quella parte di potere (coloniale) italiano.

Malcom X con felice intuizione, in riferimento alla situazione dei neri statunitensi, definì “neri da cortile” questi personaggi, mentre Gaetano Salvemini, in riferimento soprattutto a gran parte della classe “digerente” meridionale, qualche decennio prima, li bollò come “ascari”, ovvero truppe coloniali al servizio dell’invasore. Persone grate di aver ricevuto uno scranno con una posizione di piccolo potere locale in cambio del quale hanno rinunciato a tutto ciò che avrebbero potuto realizzare in un Paese diverso, più civile e moderno, grati di una vita sprecata nella frustrazione, nel costante galleggiamento e nell’autocommiserazione, asserragliati nella loro spietata opera di autoconservazione che li porta all’acquiescenza servile e conseguentemente alla accettazione di quel colonialismo interno estrattivo che sta portando alla lenta morte dei territori. Troppi politici del Sud fanno parte di questa schiera di servi sciocchi che non fanno l’interesse di propri territori.

Un meccanismo ben studiato da Frantz Fanon, attento studioso dei meccanismi di alienazione mentale e culturale caratteristici della “situazione coloniale”. Lui stesso si rese conto della sua condizione di minorità sociale solo una volta arrivato in Francia, dal paese natio nei Caraibi, colonia francese, nello stesso modo in cui il meridionale inconsapevole ne prende coscienza solo emigrando.

A nulla vale la Costituzione con i suoi articoli a tutt’oggi mai applicati interamente. Costituzione che si trova sotto attacco dagli anni ’80 del secolo scorso e che mentre si disarticola pezzo dopo pezzo (pareggio di bilancio, modifica Titolo V e riduzione dei parlamentari su tutto), ad opera soprattutto del centrosinista e dei suoi alleati, semplicemente non si applica. Manca solo l’elezione diretta del Capo dello Stato e poi la metamorfosi della Costituzione nata dalla Resistenza nel Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli sarà compiuta.

Come tutto questo sia sempre più sedimentato ai giorni nostri è in parte spiegato anche da uno studio condotto da due docenti dall’Università del Salento – “La parte cattiva dell’Italia. Sud, media e immaginario collettivo”, di Stefano Cristante e Valentina Cremonesini – che analizza come negli ultimi 30 anni TG e trasmissioni su reti nazionali hanno dedicato solo il 9% del loro tempo a parlare del Sud in generale, e il 90% di questo 9% per mettere in risalto solo episodi negativi, quasi sempre di cronaca, malgrado iniziative lodevoli sui territori da parte di cittadini o comitati, le tante bellezze naturali, gli eccellenti prodotti enogastronomici dei territori ed il patrimonio storico e culturale universalmente riconosciuto. Facendo sì che una larga parte dei cittadini meridionali sin dall’infanzia introiettino quella condizione di “colpa” e di minorità, totalmente complice del proprio vassallaggio fino ad arrivare a votare la Lega, o altri partiti che curano solo gli interessi del “Nord Locomotiva”, pur di sentirsi “redenti” ed accettati per qualche attimo. Ma la rabbia monta sempre di più, così come la consapevolezza del proprio stato, come dimostrato dal massiccio voto di protesta alle ultime elezioni politiche del 2018, poi miseramente tradito dai 5 stelle.

È il caso quindi di continuare ad organizzarsi con sempre maggior decisione non solo sugli aspetti politici, ma anche sugli aspetti organizzativi e di analisi e diffusione dei veri motivi che causano la “Questione Meridionale, prima che i guerrafondai al governo ci portino diritti in guerra. Una guerra che sarebbe ancora una volta pagata soprattutto dai figli del Sud, mentre la Costituzione è ancora una volta disattesa, così come accade per l’art. 11, quello che dice che l’Italia ripudia la guerra.

Fonte: Transform



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lunedì 25 aprile 2022

Con L’ A.N.P.I. Senza se e senza ma!

 Di Antonio Luongo

Il 25 aprile 2022 si associa tristemente alla guerra!

Domani festeggeremo la #Resistenza partigiana e la #Liberazione dal nazifascimo.
Una lotta che vide schierarsi i civili contro l'invasore tedesco e i fascisti loro alleati, senza distinzione di ceto, rango e appartenenza politica. Una cosa totalmente diversa da quello che sta accadendo in #Ucraina dove si stanno confrontando due eserciti in uno scontro militare di altissimo livello.
È una guerra tra un paese invasore e un paese invaso, dove volano missili, si affondano incrociatori, si fronteggiano droni. L'unica cosa in comune é il risultato: SI MUORE!
🔎 Nulla a che vedere però con l'impegno di civili armatisi e organizzatisi in totale spontaneitá, slegati dal coordinamento di governi nazionali e stranieri; civili che oggi invece, in Ucraina, scopriamo ridotti a scudi umani a difesa di obiettivi militari...altro che partigiani.
Oggi i civili ucraini sono solo vittime indifese dello scontro tra due eserciti, tra due poteri, tra due strategie geopolitiche e soprattutto non hanno voce.
⛔ Smettiamola quindi di raccontarcela come fa più comodo ai partiti al potere. Abbiate almeno il buongusto di non piegare e strumentalizzare la nostra memoria condivisa di italiani al consenso di tanti partiti bellicisti presenti in Parlamento.
Noi abbiamo il dovere di coltivare il ricordo del passato per giudicare con lucidità il presente, rifuggendo propaganda faziosa e pensiero unico.
➡️ NON ESISTE GUERRA BUONA.
➡️NON ESISTE GUERRA GIUSTA.
➡️MENO ARMI
➡️PIÙ DIPLOMAZIA

...perché alla fine la morte e il dolore della gente non cambiano in base alle bandiere, ma sono uguali per tutti.
Diamo valore a questo #25aprile, fermando la follia bellicista dei governi, da occidente a oriente.



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 Di Antonio Luongo

Il 25 aprile 2022 si associa tristemente alla guerra!

Domani festeggeremo la #Resistenza partigiana e la #Liberazione dal nazifascimo.
Una lotta che vide schierarsi i civili contro l'invasore tedesco e i fascisti loro alleati, senza distinzione di ceto, rango e appartenenza politica. Una cosa totalmente diversa da quello che sta accadendo in #Ucraina dove si stanno confrontando due eserciti in uno scontro militare di altissimo livello.
È una guerra tra un paese invasore e un paese invaso, dove volano missili, si affondano incrociatori, si fronteggiano droni. L'unica cosa in comune é il risultato: SI MUORE!
🔎 Nulla a che vedere però con l'impegno di civili armatisi e organizzatisi in totale spontaneitá, slegati dal coordinamento di governi nazionali e stranieri; civili che oggi invece, in Ucraina, scopriamo ridotti a scudi umani a difesa di obiettivi militari...altro che partigiani.
Oggi i civili ucraini sono solo vittime indifese dello scontro tra due eserciti, tra due poteri, tra due strategie geopolitiche e soprattutto non hanno voce.
⛔ Smettiamola quindi di raccontarcela come fa più comodo ai partiti al potere. Abbiate almeno il buongusto di non piegare e strumentalizzare la nostra memoria condivisa di italiani al consenso di tanti partiti bellicisti presenti in Parlamento.
Noi abbiamo il dovere di coltivare il ricordo del passato per giudicare con lucidità il presente, rifuggendo propaganda faziosa e pensiero unico.
➡️ NON ESISTE GUERRA BUONA.
➡️NON ESISTE GUERRA GIUSTA.
➡️MENO ARMI
➡️PIÙ DIPLOMAZIA

...perché alla fine la morte e il dolore della gente non cambiano in base alle bandiere, ma sono uguali per tutti.
Diamo valore a questo #25aprile, fermando la follia bellicista dei governi, da occidente a oriente.



domenica 24 aprile 2022

LA GUERRA IN UCRAINA E I CONTRACCOLPI PER IL MEZZOGIORNO [VIDEO]





 Di Natale Cuccurese

Ieri ho partecipato alla Assemblea "Per la Rinascita della Sinistra contro la guerra" indetta dal Prof. Angelo d'Orsi.
Il mio intervento, come da estratto video, ha riguardato un tema che ho trattato anche la scorsa settimana sul settimanale Left e cioè "La guerra in Ucraina i contraccolpi per il Mezzogiorno".
Questo il link alla registrazione completa dell'intera Assemblea di Ieri: https://www.youtube.com/watch?app=desktop&v=brOTMoSP0ME...
Un ringraziamento particolare al Prof. Angelo d'Orsi.








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 Di Natale Cuccurese

Ieri ho partecipato alla Assemblea "Per la Rinascita della Sinistra contro la guerra" indetta dal Prof. Angelo d'Orsi.
Il mio intervento, come da estratto video, ha riguardato un tema che ho trattato anche la scorsa settimana sul settimanale Left e cioè "La guerra in Ucraina i contraccolpi per il Mezzogiorno".
Questo il link alla registrazione completa dell'intera Assemblea di Ieri: https://www.youtube.com/watch?app=desktop&v=brOTMoSP0ME...
Un ringraziamento particolare al Prof. Angelo d'Orsi.








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martedì 12 aprile 2022

A NAPOLI LA GIUNTA PRIVATIZZA TUTTO.

 Di Antonio Luongo

Cosa direste se non poteste più accedere liberamente al Castel dell'Ovo, al Maschio Angioino o al cimitero delle Fontanelle? L'indirizzo della nuova giunta è ormai chiaro: privatizzare tutto.

Dove sia il progresso o il vantaggio per la collettività in questa prospettiva vecchia di 40 anni che ha già mostrato tutti i suoi limiti e cioè crescita dei prezzi e servizi mai davvero ottimizzati, poi qualcuno lo spiegherá.

Noi faremo di tutto per impedirlo. Per questo ieri in rappresentanza del Partito del Sud , ho partecipato al presidio pubblico indetto dall'associazione Mi Riconosci? Sono un professionista dei beni culturali all'ingresso del Castel dell'Ovo, sul lungomare, per cercare di dire no a questo nuovo indirizzo di Manfredi.

Insieme con noi Partito della Rifondazione Comunista e Italia Nostra ...ma la sinistra comunale dov'era? La salvaguardia del bene pubblico non é argomento dei "solidali" di Palazzo San Giacomo? Un consiglio comunale impalpabile attende passivo senza discutere o proporre una qualsivoglia visione di città, narcotizzato forse dall'attesa delle prebende del Pnrr.

Le poche scelte fatte privano i cittadini dei loro luoghi, in virtù del guadagno per pochi privilegiati.

Intanto Napoli precipita indietro nel tempo e senza prospettive, nonostante la benevolenza governativa. Dobbiamo reagire subito.

Proviamo a lanciare un segnale e votiamo questa petizione:

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 Di Antonio Luongo

Cosa direste se non poteste più accedere liberamente al Castel dell'Ovo, al Maschio Angioino o al cimitero delle Fontanelle? L'indirizzo della nuova giunta è ormai chiaro: privatizzare tutto.

Dove sia il progresso o il vantaggio per la collettività in questa prospettiva vecchia di 40 anni che ha già mostrato tutti i suoi limiti e cioè crescita dei prezzi e servizi mai davvero ottimizzati, poi qualcuno lo spiegherá.

Noi faremo di tutto per impedirlo. Per questo ieri in rappresentanza del Partito del Sud , ho partecipato al presidio pubblico indetto dall'associazione Mi Riconosci? Sono un professionista dei beni culturali all'ingresso del Castel dell'Ovo, sul lungomare, per cercare di dire no a questo nuovo indirizzo di Manfredi.

Insieme con noi Partito della Rifondazione Comunista e Italia Nostra ...ma la sinistra comunale dov'era? La salvaguardia del bene pubblico non é argomento dei "solidali" di Palazzo San Giacomo? Un consiglio comunale impalpabile attende passivo senza discutere o proporre una qualsivoglia visione di città, narcotizzato forse dall'attesa delle prebende del Pnrr.

Le poche scelte fatte privano i cittadini dei loro luoghi, in virtù del guadagno per pochi privilegiati.

Intanto Napoli precipita indietro nel tempo e senza prospettive, nonostante la benevolenza governativa. Dobbiamo reagire subito.

Proviamo a lanciare un segnale e votiamo questa petizione:

mercoledì 6 aprile 2022

Servizi differenziati ai cittadini

di Natale Cuccurese

Il Corriere del Veneto nell’edizione del primo aprile ci informa che i Lep (Livelli essenziali delle prestazioni) (mai definiti dalla modifica del Titolo V della Costituzione), grazie alla ministra di FI Gelmini ora “vanno in soffitta”. E purtroppo non è un pesce d’aprile…

Chi si richiama agli art. 116 e 117 della Costituzione per affermare che l’autonomia differenziata va realizzata, guarda caso dimentica sempre di dire che la definizione dei Lep attende dal 2001. Anche loro sono previsti (art. 117, comma 2, lett. m), ma evidentemente non risultano graditi perché troppo costosi all’Asse del Nord e pertanto vengono messi in “soffitta”. Ricordo che i Lep sono quei servizi e quelle prestazioni che lo Stato deve garantire in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale, in quanto consentono il pieno rispetto dei diritti sociali e civili dei cittadiniNon sono un aspetto secondario da mettere in “soffitta”, almeno se si pensa di vivere ancora nello stesso Paese. Va anche detto che servirebbero i Lup, cioè i “Livelli uguali delle prestazioni, per evitare in un futuro, che a questo punto appare remoto, che sia possibile il realizzarsi dell’ennesimo inganno, abbassando alla percentuale più bassa possibile gli ancora indefiniti Lep per potere così continuare nelle sperequazioni.
Si realizza, nel silenzio dei più, l’ennesimo scippo al Mezzogiorno, certificando il fatto che parlare di “razzismo di Stato” non è una forzatura, ma semplicemente una constatazione di una evidenza macroscopica.
Con questa ennesima forzatura chi ha avuto avrà sempre di più a danno di chi non ha mai avuto, e grazie al meccanismo della “spesa storica” (quel meccanismo per cui Reggio Emilia ha più di 60 asili e Reggio Calabria, con più abitanti, solo 6) continuerà a non ricevere.
Il fossato fra le due parti del Paese diventerà così sempre più profondo e a poco serve il risibile richiamo nell’articolo al 40% dei fondi del Pnrr destinati al Sud, dato che il Dipartimento Politiche Sviluppo, pochi giorni fa, a proposito dell’allocazione territoriale dei fondi Pnrr, ha comunicato che il 40% destinato al Sud è tutto da verificare, non è garantito e dipende dai bandi…
È doveroso a questo punto ricordare che l’Italia ha ricevuto la quota più alta di fondi del Pnrr (191,5 miliardi €) fra tutti i Paesi UE proprio per iniziare a recuperare l’enorme differenza territoriale fra Nord e Sud del Paese, caso unico in Europa. Secondo le indicazioni di Bruxelles, la quota da destinare al Sud doveva essere del 65% circa. Ma il Governo ha abbassato l’asticella al 40%. Peccato che dalla lettura del documento inviato dal governo alla Commissione UE si è verificato che la quota reale destinata è di circa il 16%.
Si certifica così (mentre larga parte dei politici del Sud stanno a guardare o sono complici) la fine di quanto previsto nella prima parte della Costituzione e cioè di cittadini italiani tutti con gli stessi diritti, in cambio di una “doppia cittadinanza”, di serie A al Nord e di serie B al Sud (così com’è in realtà da anni, ma adesso è addirittura ratificata) e il prossimo conseguente avvio della balcanizzazione del Paese non appena questa situazione, totalmente taciuta e mai divulgata dai media, diventerà un’evidenza per cittadini del Mezzogiorno con le tasche sempre più vuote.
Ma evidentemente va bene a molti, soprattutto ai territori dell’Asse del Nord, quelli della “Locomotiva”, e ai loro Governatori, Bonaccini, Fontana & Zaia, a cui è utile anche per poter proseguire sulla strada delle privatizzazioni. Esemplificativo il richiamo che troviamo su “L’Indipendente” del 2 di aprile che ci avvisa che con l’intramoenia la Sanità a pagamento si sta mangiando quella pubblica.
“In alcune aziende sanitarie locali le visite a pagamento hanno superato quelle effettuate attraverso il canale pubblico ordinario. Una situazione particolarmente grave in Lombardia (non a caso regione laboratorio nel processo di privatizzazione della Sanità italiana) al punto che la Regione ha deciso pochi giorni fa di intervenire per limitare il fenomeno, con l’assessore alla Sanità, Letizia Moratti, che ha affermato che l’intramoenia deve essere una libera scelta e non l’unica via per ottenere visite in tempi ragionevoli. Peccato che i buoi siano scappati dal recinto da un pezzo”.
Inutile dire che si evidenzia ancora una volta, come più volte ribadito anche dal “Laboratorio per la Riscossa del Sud”, come il Sud è senza rappresentanza. Un motivo in più per continuare tenacemente ad opporsi all’“autonomia differenziata” che, non a caso, sembra arrivare in dirittura d’arrivo proprio con il governo Draghi, il più classista, antimeridionale e favorevole alle privatizzazioni di tutta la storia della Repubblica.

Fonte: Transform!italia



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di Natale Cuccurese

Il Corriere del Veneto nell’edizione del primo aprile ci informa che i Lep (Livelli essenziali delle prestazioni) (mai definiti dalla modifica del Titolo V della Costituzione), grazie alla ministra di FI Gelmini ora “vanno in soffitta”. E purtroppo non è un pesce d’aprile…

Chi si richiama agli art. 116 e 117 della Costituzione per affermare che l’autonomia differenziata va realizzata, guarda caso dimentica sempre di dire che la definizione dei Lep attende dal 2001. Anche loro sono previsti (art. 117, comma 2, lett. m), ma evidentemente non risultano graditi perché troppo costosi all’Asse del Nord e pertanto vengono messi in “soffitta”. Ricordo che i Lep sono quei servizi e quelle prestazioni che lo Stato deve garantire in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale, in quanto consentono il pieno rispetto dei diritti sociali e civili dei cittadiniNon sono un aspetto secondario da mettere in “soffitta”, almeno se si pensa di vivere ancora nello stesso Paese. Va anche detto che servirebbero i Lup, cioè i “Livelli uguali delle prestazioni, per evitare in un futuro, che a questo punto appare remoto, che sia possibile il realizzarsi dell’ennesimo inganno, abbassando alla percentuale più bassa possibile gli ancora indefiniti Lep per potere così continuare nelle sperequazioni.
Si realizza, nel silenzio dei più, l’ennesimo scippo al Mezzogiorno, certificando il fatto che parlare di “razzismo di Stato” non è una forzatura, ma semplicemente una constatazione di una evidenza macroscopica.
Con questa ennesima forzatura chi ha avuto avrà sempre di più a danno di chi non ha mai avuto, e grazie al meccanismo della “spesa storica” (quel meccanismo per cui Reggio Emilia ha più di 60 asili e Reggio Calabria, con più abitanti, solo 6) continuerà a non ricevere.
Il fossato fra le due parti del Paese diventerà così sempre più profondo e a poco serve il risibile richiamo nell’articolo al 40% dei fondi del Pnrr destinati al Sud, dato che il Dipartimento Politiche Sviluppo, pochi giorni fa, a proposito dell’allocazione territoriale dei fondi Pnrr, ha comunicato che il 40% destinato al Sud è tutto da verificare, non è garantito e dipende dai bandi…
È doveroso a questo punto ricordare che l’Italia ha ricevuto la quota più alta di fondi del Pnrr (191,5 miliardi €) fra tutti i Paesi UE proprio per iniziare a recuperare l’enorme differenza territoriale fra Nord e Sud del Paese, caso unico in Europa. Secondo le indicazioni di Bruxelles, la quota da destinare al Sud doveva essere del 65% circa. Ma il Governo ha abbassato l’asticella al 40%. Peccato che dalla lettura del documento inviato dal governo alla Commissione UE si è verificato che la quota reale destinata è di circa il 16%.
Si certifica così (mentre larga parte dei politici del Sud stanno a guardare o sono complici) la fine di quanto previsto nella prima parte della Costituzione e cioè di cittadini italiani tutti con gli stessi diritti, in cambio di una “doppia cittadinanza”, di serie A al Nord e di serie B al Sud (così com’è in realtà da anni, ma adesso è addirittura ratificata) e il prossimo conseguente avvio della balcanizzazione del Paese non appena questa situazione, totalmente taciuta e mai divulgata dai media, diventerà un’evidenza per cittadini del Mezzogiorno con le tasche sempre più vuote.
Ma evidentemente va bene a molti, soprattutto ai territori dell’Asse del Nord, quelli della “Locomotiva”, e ai loro Governatori, Bonaccini, Fontana & Zaia, a cui è utile anche per poter proseguire sulla strada delle privatizzazioni. Esemplificativo il richiamo che troviamo su “L’Indipendente” del 2 di aprile che ci avvisa che con l’intramoenia la Sanità a pagamento si sta mangiando quella pubblica.
“In alcune aziende sanitarie locali le visite a pagamento hanno superato quelle effettuate attraverso il canale pubblico ordinario. Una situazione particolarmente grave in Lombardia (non a caso regione laboratorio nel processo di privatizzazione della Sanità italiana) al punto che la Regione ha deciso pochi giorni fa di intervenire per limitare il fenomeno, con l’assessore alla Sanità, Letizia Moratti, che ha affermato che l’intramoenia deve essere una libera scelta e non l’unica via per ottenere visite in tempi ragionevoli. Peccato che i buoi siano scappati dal recinto da un pezzo”.
Inutile dire che si evidenzia ancora una volta, come più volte ribadito anche dal “Laboratorio per la Riscossa del Sud”, come il Sud è senza rappresentanza. Un motivo in più per continuare tenacemente ad opporsi all’“autonomia differenziata” che, non a caso, sembra arrivare in dirittura d’arrivo proprio con il governo Draghi, il più classista, antimeridionale e favorevole alle privatizzazioni di tutta la storia della Repubblica.

Fonte: Transform!italia



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domenica 3 aprile 2022

Il “nuovo meridionalismo alla sfida della produttività” subalterno a Draghi: le briciole al Sud e tutto il resto al Nord, anche la “secessione dei ricchi”. Cuccurese: “Ci si opponga con tutte le forze allo spacca-Italia”

Mentre giù al Sud, c’è chi, proponendosi come interlocutore del Draghi censore interessato del “meridionalismo rivendicativo”, propone un “nuovo meridionalismo alla sfida della produttività” (Amedeo Lepore, “Il Mattino” 1 aprile 2022) senza porsi il problema del vuoto di rappresentanza politica che da decenni attanaglia il Mezzogiorno, su al Nord, invece, gli interessi della presunta “locomotiva” del Paese sono ampiamente rappresentati da tutte le forze politiche sedicenti nazionali, Lega, PD, Forza Italia e M5S, che, compattatesi nel cosiddetto Governo di unità nazionale, pongono con forza al centro dell’agenda politica, un giorno sì e l’altro pure, la centralità della “questione settentrionale”.

Così, mentre una parte del ceto intellettuale e delle classi imprenditoriali meridionali rischiano di assumere il classico ruolo subalterno, acquiescente ed organico verso un Governo classista ed etno-liberista a chiara trazione nordica in nome del “meridionalismo responsabile e del fare”, il Partito Unico del Nord lascia loro le briciole, ma, come è noto, chi si accontenta gode anche dei “piatti di lenticchie”, per concentrare, invece, nella parte “virtuosa” del Paese tutto il resto: l’84% degli 211miliardi di euro del Pnrr e del Fondo complementare; il 72% della spesa pubblica complessiva annua pro-capite, circa 60miliardi di euro l’anno in meno ai cittadini meridionali e in più a quelli del Centro-Nord grazie al “Robin Hood alla rovescia” della spesa storica; l’approvazione dell’autonomia differenziata, meglio conosciuta come “secessione dei ricchi”, voluta dalle regioni leghiste e proto-leghiste Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna.

Ed ora i teorici del “nuovo meridionalismo alla sfida della produttività”, ci spieghino, cortesemente, come vincere questa sfida senza avere la certezza di risorse ordinarie e straordinarie adeguate. Ci spieghino a cosa vale la sola sfida della produttività senza che si pongano anche le sfide dell’equità sociale e territoriale.  

In realtà, chi può opporsi a questo scambio al ribasso consumato sui soliti “vinti” del Mezzogiorno può essere soltanto un meridionalismo di lotta, quale quello proposto dal Laboratorio di riscossa per il Sud tramite il suo appello per la creazione di “comunità ribelli” che lottino col “cappello in testa” e non si accontentino delle briciole versate nei “cappelli in mano”, come, invece, sono solite fare le loro classi dominanti estrattive sempre pronte a svendere i bisogni ed i diritti limitati e disattesi delle loro comunità in cambio dei classici “piatti di lenticchie”.





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Mentre giù al Sud, c’è chi, proponendosi come interlocutore del Draghi censore interessato del “meridionalismo rivendicativo”, propone un “nuovo meridionalismo alla sfida della produttività” (Amedeo Lepore, “Il Mattino” 1 aprile 2022) senza porsi il problema del vuoto di rappresentanza politica che da decenni attanaglia il Mezzogiorno, su al Nord, invece, gli interessi della presunta “locomotiva” del Paese sono ampiamente rappresentati da tutte le forze politiche sedicenti nazionali, Lega, PD, Forza Italia e M5S, che, compattatesi nel cosiddetto Governo di unità nazionale, pongono con forza al centro dell’agenda politica, un giorno sì e l’altro pure, la centralità della “questione settentrionale”.

Così, mentre una parte del ceto intellettuale e delle classi imprenditoriali meridionali rischiano di assumere il classico ruolo subalterno, acquiescente ed organico verso un Governo classista ed etno-liberista a chiara trazione nordica in nome del “meridionalismo responsabile e del fare”, il Partito Unico del Nord lascia loro le briciole, ma, come è noto, chi si accontenta gode anche dei “piatti di lenticchie”, per concentrare, invece, nella parte “virtuosa” del Paese tutto il resto: l’84% degli 211miliardi di euro del Pnrr e del Fondo complementare; il 72% della spesa pubblica complessiva annua pro-capite, circa 60miliardi di euro l’anno in meno ai cittadini meridionali e in più a quelli del Centro-Nord grazie al “Robin Hood alla rovescia” della spesa storica; l’approvazione dell’autonomia differenziata, meglio conosciuta come “secessione dei ricchi”, voluta dalle regioni leghiste e proto-leghiste Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna.

Ed ora i teorici del “nuovo meridionalismo alla sfida della produttività”, ci spieghino, cortesemente, come vincere questa sfida senza avere la certezza di risorse ordinarie e straordinarie adeguate. Ci spieghino a cosa vale la sola sfida della produttività senza che si pongano anche le sfide dell’equità sociale e territoriale.  

In realtà, chi può opporsi a questo scambio al ribasso consumato sui soliti “vinti” del Mezzogiorno può essere soltanto un meridionalismo di lotta, quale quello proposto dal Laboratorio di riscossa per il Sud tramite il suo appello per la creazione di “comunità ribelli” che lottino col “cappello in testa” e non si accontentino delle briciole versate nei “cappelli in mano”, come, invece, sono solite fare le loro classi dominanti estrattive sempre pronte a svendere i bisogni ed i diritti limitati e disattesi delle loro comunità in cambio dei classici “piatti di lenticchie”.





 
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