giovedì 28 aprile 2022

La guerra vista da Sud

 



di Natale Cuccurese

Fra i tanti motivi validi per “opporsi alla guerra da Sud” può essere utile un parallelismo, forse un po’ ardito, ma che rende bene l’idea.

Nella guerra del Vietnam, dove i neri americani erano l’11 per cento delle truppe inviate sul campo, l’esatto corrispondente demografico dei neri negli Stati Uniti, si registrò quasi il 28 per cento dei caduti, morti e feriti, una cifra che ha una spiegazione, confermata dai rapporti dei comandi supremi e cioè un numero sproporzionato di afro-americani erano impegnati nelle operazioni più rischiose.

Ai giorni nostri l’Esercito italiano è composto dal 72% di cittadini del Mezzogiorno, contro un dato demografico del 34% di cittadini residenti, ovvia conseguenza anche della cronica scarsità di occasioni di lavoro nel Mezzogiorno.

Basta pensare alla vicenda tragica della Brigata Catanzaro, nella Grande Guerra, e di come i media draghisti stiano utilizzando alcuni argomenti che richiamano molto da vicino la propaganda interventista della Prima Guerra Mondiale, per capire quale potrebbe essere il contributo di sangue che verrebbe richiesto a questi soldati del Sud, nel disgraziato caso si arrivasse ad una guerra guerreggiata.

I meridionali sono da questo punto di vista, oggi, in condizioni peggiori dei neri d’America di allora, che durante il periodo della guerra del Vietnam negli anni 60 e 70 del secolo scorso, diedero vita a una serie di iniziative di resistenza e ribellione contro pregiudizi, razzismo e discriminazione (ricorderete ad esempio, Martin Luther King, Malcom X, le Pantere Nere) che fecero scalpore nel mondo.

Iniziative che invece in Italia al momento non si vedono con questa ampiezza, pur in una situazione ben peggiore come numeri assoluti riferiti alle truppe ed inoltre oppressi da un razzismo di Stato, che si accanisce contro il 34% dei cittadini italiani meridionali, che non ha eguali nella Ue e forse nel mondo.

Un Mezzogiorno che, solo per restare all’attualità, è stretto fra l’Autonomia differenziata costituita dall’Asse del Nord, definito in questo modo da Zaia e Bonaccini, un linguaggio di chiaro rimando fascista anche negli evidenti parallelismi storici se consideriamo l’inserimento della terza Regione di questo Asse (la Lombardia), e la “truffa del PNRR”, che incatenerà anche le future generazioni al ricatto del debito contratto, un debito scellerato che dovrà essere restituito da tutti i cittadini italiani, ma che vedrà i meridionali con tutta evidenza ricevere solo una quota minima della percentuale dei denari in arrivo dalla UE, sicuramente inferiore al 34% relativo alla percentuale dei residenti.

Purtroppo la coscienza di questa condizione di minorità imposte da decenni non è ancora entrata nella consapevolezza di tutti. Fra le cause di questo sicuramente l’assenza in tanti di una coscienza di popolo e di classe, oltre ad una classe dirigente ancora troppo spesso collusa e complice di quella parte di potere (coloniale) italiano.

Malcom X con felice intuizione, in riferimento alla situazione dei neri statunitensi, definì “neri da cortile” questi personaggi, mentre Gaetano Salvemini, in riferimento soprattutto a gran parte della classe “digerente” meridionale, qualche decennio prima, li bollò come “ascari”, ovvero truppe coloniali al servizio dell’invasore. Persone grate di aver ricevuto uno scranno con una posizione di piccolo potere locale in cambio del quale hanno rinunciato a tutto ciò che avrebbero potuto realizzare in un Paese diverso, più civile e moderno, grati di una vita sprecata nella frustrazione, nel costante galleggiamento e nell’autocommiserazione, asserragliati nella loro spietata opera di autoconservazione che li porta all’acquiescenza servile e conseguentemente alla accettazione di quel colonialismo interno estrattivo che sta portando alla lenta morte dei territori. Troppi politici del Sud fanno parte di questa schiera di servi sciocchi che non fanno l’interesse di propri territori.

Un meccanismo ben studiato da Frantz Fanon, attento studioso dei meccanismi di alienazione mentale e culturale caratteristici della “situazione coloniale”. Lui stesso si rese conto della sua condizione di minorità sociale solo una volta arrivato in Francia, dal paese natio nei Caraibi, colonia francese, nello stesso modo in cui il meridionale inconsapevole ne prende coscienza solo emigrando.

A nulla vale la Costituzione con i suoi articoli a tutt’oggi mai applicati interamente. Costituzione che si trova sotto attacco dagli anni ’80 del secolo scorso e che mentre si disarticola pezzo dopo pezzo (pareggio di bilancio, modifica Titolo V e riduzione dei parlamentari su tutto), ad opera soprattutto del centrosinista e dei suoi alleati, semplicemente non si applica. Manca solo l’elezione diretta del Capo dello Stato e poi la metamorfosi della Costituzione nata dalla Resistenza nel Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli sarà compiuta.

Come tutto questo sia sempre più sedimentato ai giorni nostri è in parte spiegato anche da uno studio condotto da due docenti dall’Università del Salento – “La parte cattiva dell’Italia. Sud, media e immaginario collettivo”, di Stefano Cristante e Valentina Cremonesini – che analizza come negli ultimi 30 anni TG e trasmissioni su reti nazionali hanno dedicato solo il 9% del loro tempo a parlare del Sud in generale, e il 90% di questo 9% per mettere in risalto solo episodi negativi, quasi sempre di cronaca, malgrado iniziative lodevoli sui territori da parte di cittadini o comitati, le tante bellezze naturali, gli eccellenti prodotti enogastronomici dei territori ed il patrimonio storico e culturale universalmente riconosciuto. Facendo sì che una larga parte dei cittadini meridionali sin dall’infanzia introiettino quella condizione di “colpa” e di minorità, totalmente complice del proprio vassallaggio fino ad arrivare a votare la Lega, o altri partiti che curano solo gli interessi del “Nord Locomotiva”, pur di sentirsi “redenti” ed accettati per qualche attimo. Ma la rabbia monta sempre di più, così come la consapevolezza del proprio stato, come dimostrato dal massiccio voto di protesta alle ultime elezioni politiche del 2018, poi miseramente tradito dai 5 stelle.

È il caso quindi di continuare ad organizzarsi con sempre maggior decisione non solo sugli aspetti politici, ma anche sugli aspetti organizzativi e di analisi e diffusione dei veri motivi che causano la “Questione Meridionale, prima che i guerrafondai al governo ci portino diritti in guerra. Una guerra che sarebbe ancora una volta pagata soprattutto dai figli del Sud, mentre la Costituzione è ancora una volta disattesa, così come accade per l’art. 11, quello che dice che l’Italia ripudia la guerra.

Fonte: Transform



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di Natale Cuccurese

Fra i tanti motivi validi per “opporsi alla guerra da Sud” può essere utile un parallelismo, forse un po’ ardito, ma che rende bene l’idea.

Nella guerra del Vietnam, dove i neri americani erano l’11 per cento delle truppe inviate sul campo, l’esatto corrispondente demografico dei neri negli Stati Uniti, si registrò quasi il 28 per cento dei caduti, morti e feriti, una cifra che ha una spiegazione, confermata dai rapporti dei comandi supremi e cioè un numero sproporzionato di afro-americani erano impegnati nelle operazioni più rischiose.

Ai giorni nostri l’Esercito italiano è composto dal 72% di cittadini del Mezzogiorno, contro un dato demografico del 34% di cittadini residenti, ovvia conseguenza anche della cronica scarsità di occasioni di lavoro nel Mezzogiorno.

Basta pensare alla vicenda tragica della Brigata Catanzaro, nella Grande Guerra, e di come i media draghisti stiano utilizzando alcuni argomenti che richiamano molto da vicino la propaganda interventista della Prima Guerra Mondiale, per capire quale potrebbe essere il contributo di sangue che verrebbe richiesto a questi soldati del Sud, nel disgraziato caso si arrivasse ad una guerra guerreggiata.

I meridionali sono da questo punto di vista, oggi, in condizioni peggiori dei neri d’America di allora, che durante il periodo della guerra del Vietnam negli anni 60 e 70 del secolo scorso, diedero vita a una serie di iniziative di resistenza e ribellione contro pregiudizi, razzismo e discriminazione (ricorderete ad esempio, Martin Luther King, Malcom X, le Pantere Nere) che fecero scalpore nel mondo.

Iniziative che invece in Italia al momento non si vedono con questa ampiezza, pur in una situazione ben peggiore come numeri assoluti riferiti alle truppe ed inoltre oppressi da un razzismo di Stato, che si accanisce contro il 34% dei cittadini italiani meridionali, che non ha eguali nella Ue e forse nel mondo.

Un Mezzogiorno che, solo per restare all’attualità, è stretto fra l’Autonomia differenziata costituita dall’Asse del Nord, definito in questo modo da Zaia e Bonaccini, un linguaggio di chiaro rimando fascista anche negli evidenti parallelismi storici se consideriamo l’inserimento della terza Regione di questo Asse (la Lombardia), e la “truffa del PNRR”, che incatenerà anche le future generazioni al ricatto del debito contratto, un debito scellerato che dovrà essere restituito da tutti i cittadini italiani, ma che vedrà i meridionali con tutta evidenza ricevere solo una quota minima della percentuale dei denari in arrivo dalla UE, sicuramente inferiore al 34% relativo alla percentuale dei residenti.

Purtroppo la coscienza di questa condizione di minorità imposte da decenni non è ancora entrata nella consapevolezza di tutti. Fra le cause di questo sicuramente l’assenza in tanti di una coscienza di popolo e di classe, oltre ad una classe dirigente ancora troppo spesso collusa e complice di quella parte di potere (coloniale) italiano.

Malcom X con felice intuizione, in riferimento alla situazione dei neri statunitensi, definì “neri da cortile” questi personaggi, mentre Gaetano Salvemini, in riferimento soprattutto a gran parte della classe “digerente” meridionale, qualche decennio prima, li bollò come “ascari”, ovvero truppe coloniali al servizio dell’invasore. Persone grate di aver ricevuto uno scranno con una posizione di piccolo potere locale in cambio del quale hanno rinunciato a tutto ciò che avrebbero potuto realizzare in un Paese diverso, più civile e moderno, grati di una vita sprecata nella frustrazione, nel costante galleggiamento e nell’autocommiserazione, asserragliati nella loro spietata opera di autoconservazione che li porta all’acquiescenza servile e conseguentemente alla accettazione di quel colonialismo interno estrattivo che sta portando alla lenta morte dei territori. Troppi politici del Sud fanno parte di questa schiera di servi sciocchi che non fanno l’interesse di propri territori.

Un meccanismo ben studiato da Frantz Fanon, attento studioso dei meccanismi di alienazione mentale e culturale caratteristici della “situazione coloniale”. Lui stesso si rese conto della sua condizione di minorità sociale solo una volta arrivato in Francia, dal paese natio nei Caraibi, colonia francese, nello stesso modo in cui il meridionale inconsapevole ne prende coscienza solo emigrando.

A nulla vale la Costituzione con i suoi articoli a tutt’oggi mai applicati interamente. Costituzione che si trova sotto attacco dagli anni ’80 del secolo scorso e che mentre si disarticola pezzo dopo pezzo (pareggio di bilancio, modifica Titolo V e riduzione dei parlamentari su tutto), ad opera soprattutto del centrosinista e dei suoi alleati, semplicemente non si applica. Manca solo l’elezione diretta del Capo dello Stato e poi la metamorfosi della Costituzione nata dalla Resistenza nel Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli sarà compiuta.

Come tutto questo sia sempre più sedimentato ai giorni nostri è in parte spiegato anche da uno studio condotto da due docenti dall’Università del Salento – “La parte cattiva dell’Italia. Sud, media e immaginario collettivo”, di Stefano Cristante e Valentina Cremonesini – che analizza come negli ultimi 30 anni TG e trasmissioni su reti nazionali hanno dedicato solo il 9% del loro tempo a parlare del Sud in generale, e il 90% di questo 9% per mettere in risalto solo episodi negativi, quasi sempre di cronaca, malgrado iniziative lodevoli sui territori da parte di cittadini o comitati, le tante bellezze naturali, gli eccellenti prodotti enogastronomici dei territori ed il patrimonio storico e culturale universalmente riconosciuto. Facendo sì che una larga parte dei cittadini meridionali sin dall’infanzia introiettino quella condizione di “colpa” e di minorità, totalmente complice del proprio vassallaggio fino ad arrivare a votare la Lega, o altri partiti che curano solo gli interessi del “Nord Locomotiva”, pur di sentirsi “redenti” ed accettati per qualche attimo. Ma la rabbia monta sempre di più, così come la consapevolezza del proprio stato, come dimostrato dal massiccio voto di protesta alle ultime elezioni politiche del 2018, poi miseramente tradito dai 5 stelle.

È il caso quindi di continuare ad organizzarsi con sempre maggior decisione non solo sugli aspetti politici, ma anche sugli aspetti organizzativi e di analisi e diffusione dei veri motivi che causano la “Questione Meridionale, prima che i guerrafondai al governo ci portino diritti in guerra. Una guerra che sarebbe ancora una volta pagata soprattutto dai figli del Sud, mentre la Costituzione è ancora una volta disattesa, così come accade per l’art. 11, quello che dice che l’Italia ripudia la guerra.

Fonte: Transform



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