domenica 3 aprile 2022

Il “nuovo meridionalismo alla sfida della produttività” subalterno a Draghi: le briciole al Sud e tutto il resto al Nord, anche la “secessione dei ricchi”. Cuccurese: “Ci si opponga con tutte le forze allo spacca-Italia”

Mentre giù al Sud, c’è chi, proponendosi come interlocutore del Draghi censore interessato del “meridionalismo rivendicativo”, propone un “nuovo meridionalismo alla sfida della produttività” (Amedeo Lepore, “Il Mattino” 1 aprile 2022) senza porsi il problema del vuoto di rappresentanza politica che da decenni attanaglia il Mezzogiorno, su al Nord, invece, gli interessi della presunta “locomotiva” del Paese sono ampiamente rappresentati da tutte le forze politiche sedicenti nazionali, Lega, PD, Forza Italia e M5S, che, compattatesi nel cosiddetto Governo di unità nazionale, pongono con forza al centro dell’agenda politica, un giorno sì e l’altro pure, la centralità della “questione settentrionale”.

Così, mentre una parte del ceto intellettuale e delle classi imprenditoriali meridionali rischiano di assumere il classico ruolo subalterno, acquiescente ed organico verso un Governo classista ed etno-liberista a chiara trazione nordica in nome del “meridionalismo responsabile e del fare”, il Partito Unico del Nord lascia loro le briciole, ma, come è noto, chi si accontenta gode anche dei “piatti di lenticchie”, per concentrare, invece, nella parte “virtuosa” del Paese tutto il resto: l’84% degli 211miliardi di euro del Pnrr e del Fondo complementare; il 72% della spesa pubblica complessiva annua pro-capite, circa 60miliardi di euro l’anno in meno ai cittadini meridionali e in più a quelli del Centro-Nord grazie al “Robin Hood alla rovescia” della spesa storica; l’approvazione dell’autonomia differenziata, meglio conosciuta come “secessione dei ricchi”, voluta dalle regioni leghiste e proto-leghiste Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna.

Ed ora i teorici del “nuovo meridionalismo alla sfida della produttività”, ci spieghino, cortesemente, come vincere questa sfida senza avere la certezza di risorse ordinarie e straordinarie adeguate. Ci spieghino a cosa vale la sola sfida della produttività senza che si pongano anche le sfide dell’equità sociale e territoriale.  

In realtà, chi può opporsi a questo scambio al ribasso consumato sui soliti “vinti” del Mezzogiorno può essere soltanto un meridionalismo di lotta, quale quello proposto dal Laboratorio di riscossa per il Sud tramite il suo appello per la creazione di “comunità ribelli” che lottino col “cappello in testa” e non si accontentino delle briciole versate nei “cappelli in mano”, come, invece, sono solite fare le loro classi dominanti estrattive sempre pronte a svendere i bisogni ed i diritti limitati e disattesi delle loro comunità in cambio dei classici “piatti di lenticchie”.





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Mentre giù al Sud, c’è chi, proponendosi come interlocutore del Draghi censore interessato del “meridionalismo rivendicativo”, propone un “nuovo meridionalismo alla sfida della produttività” (Amedeo Lepore, “Il Mattino” 1 aprile 2022) senza porsi il problema del vuoto di rappresentanza politica che da decenni attanaglia il Mezzogiorno, su al Nord, invece, gli interessi della presunta “locomotiva” del Paese sono ampiamente rappresentati da tutte le forze politiche sedicenti nazionali, Lega, PD, Forza Italia e M5S, che, compattatesi nel cosiddetto Governo di unità nazionale, pongono con forza al centro dell’agenda politica, un giorno sì e l’altro pure, la centralità della “questione settentrionale”.

Così, mentre una parte del ceto intellettuale e delle classi imprenditoriali meridionali rischiano di assumere il classico ruolo subalterno, acquiescente ed organico verso un Governo classista ed etno-liberista a chiara trazione nordica in nome del “meridionalismo responsabile e del fare”, il Partito Unico del Nord lascia loro le briciole, ma, come è noto, chi si accontenta gode anche dei “piatti di lenticchie”, per concentrare, invece, nella parte “virtuosa” del Paese tutto il resto: l’84% degli 211miliardi di euro del Pnrr e del Fondo complementare; il 72% della spesa pubblica complessiva annua pro-capite, circa 60miliardi di euro l’anno in meno ai cittadini meridionali e in più a quelli del Centro-Nord grazie al “Robin Hood alla rovescia” della spesa storica; l’approvazione dell’autonomia differenziata, meglio conosciuta come “secessione dei ricchi”, voluta dalle regioni leghiste e proto-leghiste Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna.

Ed ora i teorici del “nuovo meridionalismo alla sfida della produttività”, ci spieghino, cortesemente, come vincere questa sfida senza avere la certezza di risorse ordinarie e straordinarie adeguate. Ci spieghino a cosa vale la sola sfida della produttività senza che si pongano anche le sfide dell’equità sociale e territoriale.  

In realtà, chi può opporsi a questo scambio al ribasso consumato sui soliti “vinti” del Mezzogiorno può essere soltanto un meridionalismo di lotta, quale quello proposto dal Laboratorio di riscossa per il Sud tramite il suo appello per la creazione di “comunità ribelli” che lottino col “cappello in testa” e non si accontentino delle briciole versate nei “cappelli in mano”, come, invece, sono solite fare le loro classi dominanti estrattive sempre pronte a svendere i bisogni ed i diritti limitati e disattesi delle loro comunità in cambio dei classici “piatti di lenticchie”.





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