lunedì 28 febbraio 2022

NAPOLI CONTRO LE PRIVATIZZAZIONI

Stamani, 28/02/2022, davanti al Maschio Angioino a Napoli evento d'adesione delle forze antiliberiste Prc, Pap, demA, Partito del Sud (con Antonio Luongo) e Pci alla Campagna di contestazione al Ddl Concorrenza del governo.

Il Governo Draghi accelera circa l'approvazione del DDL CONCORRENZA, che ha come unico fine la PRIVATIZZAZIONE di ciò che rimane dei servizi pubblici locali, soprattutto in termini di Acqua, trasporti e rifiuti, ed interviene anche su porti, spiagge e licenze taxi. Tale provvedimento di chiara impronta LIBERISTA, rappresenta anche una delle condizionali "trappola" per l'erogazione dei fondi PNRR (riforme abilitanti).

In questo contesto e col PATTO per NAPOLI, Sindaco Manfredi e Ass. Baretta, ricevono carta bianca per recarsi a Roma dallo stesso Draghi, e impegnare Napoli all'AUSTERITY per i prossimi 20 anni: tra aumento della tassazione, svendita immobiliare, contenimento salario per i dipendenti e riorganizzazione delle Società partecipate, emerge un approccio in stile Troika per le città metropolitane che vi aderiscono.
L'insieme di queste misure considerato il CAROVITA, con sproporzionato aumento di bollette di luce e gas (a dimostrazione che le liberalizzazioni non sono servite proprio a nulla) produrrà soltanto miseria e diseguaglianze.
La Napoli che resiste invece, su beni comuni e ripubblicizzazione dell'acqua, ha dimostrato che l'ALTERNATIVA è possibile e sostenibile, dando fiducia a 27 milioni di cittadini che hanno votato i Referendum del 2011.
Aderendo quindi alla Campagna Nazionale contro il DDL CONCORRENZA Rivendichiamo che il Consiglio comunale si esprima positivamente alla Richiesta di STRALCIO dell'ART. 6, votando l' Ordine del Giorno che sarà presentato nella seduta di lunedi prossimo da Alessandra Clemente, proprio come sta accadendo in altri Municipi o altre Regioni come per esempio in consiglio regionale del Friuli V.G!!!
Le Forze politiche che hanno sostenuto la COALIZIONE ANTILIBERISTA fanno appello a tutte le realtà sociali della città che in questi anni hanno sostenuto e attraversato tali vertenze, e a partecipare e sostenere il PRESIDIO al Maschio Angioino ore 9.00 del 28 febbraio 2022 promosso dalla stessa coalizione composta da PRC, POTERE AL POPOLO, DEMA, PARTITO DEL SUD E PCI






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Stamani, 28/02/2022, davanti al Maschio Angioino a Napoli evento d'adesione delle forze antiliberiste Prc, Pap, demA, Partito del Sud (con Antonio Luongo) e Pci alla Campagna di contestazione al Ddl Concorrenza del governo.

Il Governo Draghi accelera circa l'approvazione del DDL CONCORRENZA, che ha come unico fine la PRIVATIZZAZIONE di ciò che rimane dei servizi pubblici locali, soprattutto in termini di Acqua, trasporti e rifiuti, ed interviene anche su porti, spiagge e licenze taxi. Tale provvedimento di chiara impronta LIBERISTA, rappresenta anche una delle condizionali "trappola" per l'erogazione dei fondi PNRR (riforme abilitanti).

In questo contesto e col PATTO per NAPOLI, Sindaco Manfredi e Ass. Baretta, ricevono carta bianca per recarsi a Roma dallo stesso Draghi, e impegnare Napoli all'AUSTERITY per i prossimi 20 anni: tra aumento della tassazione, svendita immobiliare, contenimento salario per i dipendenti e riorganizzazione delle Società partecipate, emerge un approccio in stile Troika per le città metropolitane che vi aderiscono.
L'insieme di queste misure considerato il CAROVITA, con sproporzionato aumento di bollette di luce e gas (a dimostrazione che le liberalizzazioni non sono servite proprio a nulla) produrrà soltanto miseria e diseguaglianze.
La Napoli che resiste invece, su beni comuni e ripubblicizzazione dell'acqua, ha dimostrato che l'ALTERNATIVA è possibile e sostenibile, dando fiducia a 27 milioni di cittadini che hanno votato i Referendum del 2011.
Aderendo quindi alla Campagna Nazionale contro il DDL CONCORRENZA Rivendichiamo che il Consiglio comunale si esprima positivamente alla Richiesta di STRALCIO dell'ART. 6, votando l' Ordine del Giorno che sarà presentato nella seduta di lunedi prossimo da Alessandra Clemente, proprio come sta accadendo in altri Municipi o altre Regioni come per esempio in consiglio regionale del Friuli V.G!!!
Le Forze politiche che hanno sostenuto la COALIZIONE ANTILIBERISTA fanno appello a tutte le realtà sociali della città che in questi anni hanno sostenuto e attraversato tali vertenze, e a partecipare e sostenere il PRESIDIO al Maschio Angioino ore 9.00 del 28 febbraio 2022 promosso dalla stessa coalizione composta da PRC, POTERE AL POPOLO, DEMA, PARTITO DEL SUD E PCI






domenica 27 febbraio 2022

NAPOLI: APPELLO PER UN PRESIDIO CONTRO LE PRIVATIZZAZIONI - Maschio Angioino ore 9.00, lunedì 28 febbraio 2022

APPELLO PER UN PRESIDIO CONTRO LE PRIVATIZZAZIONI 

Napoli, Maschio Angioino ore 9.00, lunedì 28 febbraio 2022

Promosso dalla coalizione composta da PRC, POTERE AL POPOLO, DEMA, PARTITO DEL SUD E PCI
Il Governo Draghi accelera circa l'approvazione del DDL CONCORRENZA, che ha come unico fine la PRIVATIZZAZIONE di ciò che rimane dei servizi pubblici locali, soprattutto in termini di Acqua, trasporti e rifiuti, ed interviene anche su porti, spiagge e licenze taxi. Tale provvedimento di chiara impronta LIBERISTA, rappresenta anche una delle condizionali "trappola" per l'erogazione dei fondi PNRR (riforme abilitanti).
In questo contesto e col PATTO per NAPOLI, Sindaco Manfredi e Ass. Baretta, ricevono carta bianca per recarsi a Roma dallo stesso Draghi, e impegnare Napoli all'AUSTERITY per i prossimi 20 anni: tra aumento della tassazione, svendita immobiliare, contenimento salario per i dipendenti e riorganizzazione delle Società partecipate, emerge un approccio in stile Troika per le città metropolitane che vi aderiscono.

L'insieme di queste misure considerato il CAROVITA, con sproporzionato aumento di bollette di luce e gas (a dimostrazione che le liberalizzazioni non sono servite proprio a nulla) produrrà soltanto miseria e diseguaglianze.
La Napoli che resiste invece, su beni comuni e ripubblicizzazione dell'acqua, ha dimostrato che l'ALTERNATIVA è possibile e sostenibile, dando fiducia a 27 milioni di cittadini che hanno votato i Referendum del 2011.

Aderendo quindi alla Campagna Nazionale contro il DDL CONCORRENZA Rivendichiamo che il Consiglio comunale si esprima positivamente alla Richiesta di STRALCIO dell'ART. 6, votando l' Ordine del Giorno che sarà presentato nella seduta di lunedi prossimo da Alessandra Clemente, proprio come sta accadendo in altri Municipi o altre Regioni come per esempio in consiglio regionale del Friuli V.G!!!

Le Forze politiche che hanno sostenuto la COALIZIONE ANTILIBERISTA fanno appello a tutte le realtà sociali della città che in questi anni hanno sostenuto e attraversato tali vertenze, e a partecipare e sostenere il PRESIDIO al Maschio Angioino ore 9.00 del 28 febbraio 2022 promosso dalla stessa coalizione composta da PRC, POTERE AL POPOLO, DEMA, PARTITO DEL SUD E PCI.





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APPELLO PER UN PRESIDIO CONTRO LE PRIVATIZZAZIONI 

Napoli, Maschio Angioino ore 9.00, lunedì 28 febbraio 2022

Promosso dalla coalizione composta da PRC, POTERE AL POPOLO, DEMA, PARTITO DEL SUD E PCI
Il Governo Draghi accelera circa l'approvazione del DDL CONCORRENZA, che ha come unico fine la PRIVATIZZAZIONE di ciò che rimane dei servizi pubblici locali, soprattutto in termini di Acqua, trasporti e rifiuti, ed interviene anche su porti, spiagge e licenze taxi. Tale provvedimento di chiara impronta LIBERISTA, rappresenta anche una delle condizionali "trappola" per l'erogazione dei fondi PNRR (riforme abilitanti).
In questo contesto e col PATTO per NAPOLI, Sindaco Manfredi e Ass. Baretta, ricevono carta bianca per recarsi a Roma dallo stesso Draghi, e impegnare Napoli all'AUSTERITY per i prossimi 20 anni: tra aumento della tassazione, svendita immobiliare, contenimento salario per i dipendenti e riorganizzazione delle Società partecipate, emerge un approccio in stile Troika per le città metropolitane che vi aderiscono.

L'insieme di queste misure considerato il CAROVITA, con sproporzionato aumento di bollette di luce e gas (a dimostrazione che le liberalizzazioni non sono servite proprio a nulla) produrrà soltanto miseria e diseguaglianze.
La Napoli che resiste invece, su beni comuni e ripubblicizzazione dell'acqua, ha dimostrato che l'ALTERNATIVA è possibile e sostenibile, dando fiducia a 27 milioni di cittadini che hanno votato i Referendum del 2011.

Aderendo quindi alla Campagna Nazionale contro il DDL CONCORRENZA Rivendichiamo che il Consiglio comunale si esprima positivamente alla Richiesta di STRALCIO dell'ART. 6, votando l' Ordine del Giorno che sarà presentato nella seduta di lunedi prossimo da Alessandra Clemente, proprio come sta accadendo in altri Municipi o altre Regioni come per esempio in consiglio regionale del Friuli V.G!!!

Le Forze politiche che hanno sostenuto la COALIZIONE ANTILIBERISTA fanno appello a tutte le realtà sociali della città che in questi anni hanno sostenuto e attraversato tali vertenze, e a partecipare e sostenere il PRESIDIO al Maschio Angioino ore 9.00 del 28 febbraio 2022 promosso dalla stessa coalizione composta da PRC, POTERE AL POPOLO, DEMA, PARTITO DEL SUD E PCI.





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Natale Cuccurese: “Politici del centro-sinistra-destra, ‘patrioti’ sulla pelle dei meridionali”

La conclamata condizione del Sud Italia come colonia estrattiva interna di risorse economiche ed umane a favore del sistema Nord deve indurci a domandarci quale sia la composizione territoriale delle forze armate italiane, il cui intervento, nell’ambito dell’alleanza Nato, è invocato, dai maggiori leader del Partito Unico del Nord per fronteggiare la crisi ucraina.

Ebbene, a questa domanda ha dato una risposta chiara, netta ed inequivocabile il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che, dati alla mano, sul suo profilo facebook personale, ha evidenziato che il 70,15% degli appartenenti alle forze armate italiane è di origine meridionale.

Adesso capite – ha chiosato Cuccurese – che i patrioti del centro-sinistra-destra in Ucraina a combattere non vogliono mandarci i loro figli ma i vostri?!

Fonte: Vesuvianonews-articolo Salvatore Lucchese




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La conclamata condizione del Sud Italia come colonia estrattiva interna di risorse economiche ed umane a favore del sistema Nord deve indurci a domandarci quale sia la composizione territoriale delle forze armate italiane, il cui intervento, nell’ambito dell’alleanza Nato, è invocato, dai maggiori leader del Partito Unico del Nord per fronteggiare la crisi ucraina.

Ebbene, a questa domanda ha dato una risposta chiara, netta ed inequivocabile il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che, dati alla mano, sul suo profilo facebook personale, ha evidenziato che il 70,15% degli appartenenti alle forze armate italiane è di origine meridionale.

Adesso capite – ha chiosato Cuccurese – che i patrioti del centro-sinistra-destra in Ucraina a combattere non vogliono mandarci i loro figli ma i vostri?!

Fonte: Vesuvianonews-articolo Salvatore Lucchese




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LAB-SUD: “PER LA RISCOSSA DEL SUD, COMUNITÀ RIBELLI CON IL ‘CAPPELLO IN MANO’. BASTA REMORE!”

 

"Abbiamo il compito di creare “Comunità ribelli” con il “cappello in testa”, una nuova forma di soggettività conflittuali, che dalla contraddizione capitale/vita metta in campo un agire di collettivo che parta dalla difesa del territorio, dai bisogni individuali per un’autorganizzazione collettiva, per l’organizzazione di conflitto ad ogni insulto del potere e delle relazioni sociali dominanti ad un popolo e la sua terra. Comunità, luoghi di critica biopolitica e auto organizzazione, di costruzione del contropotere in contrapposizione al modello di sviluppo capitalistico. L’alternativa oggi può nascere da Sud".




Da circa un trentennio, in corrispondenza con la progressiva affermazione della centralità della presunta “questione settentrionale” agitata dalla Lega Nord e fatta propria dal Partito democratico, da Forza Italia e dal M5S, il Sud è privo di un’adeguata rappresentanza politica a livello istituzionale sia nazionale che locale.

Rimosso il Mezzogiorno dal discorso pubblico prima e derubricata la “questione meridionale” da questione nazionale a questione locale dopo, insomma, spenti i riflettori sullo storico divario Nord-Sud, nel corso degli ultimi diciassette anni, come certificato dal Rapporto Eurispes 2020, ai 20milioni di cittadini italiani residenti nelle regioni meridionali sono stati sottratti in modo del tutto illegittimo 840miliardi di euro di spesa pubblica allargata pro-capite.

Ancora oggi, come attestato da Cassa  Depositi e Prestiti, dalla Ragioneria Generale dello Stato, dalla Corte dei Conti, dalla Corte costituzionale e dalla Svimez, sulla base del criterio della spesa storica, in nome dell’ideologia etno-liberista della “locomotiva” Nord e della “palla al piede” Sud, ogni anno ai cittadini meridionali vengono indebitamente scippati circa 60miliardi di euro di spesa pubblica complessiva annua per essere drenati verso le regioni settentrionali.

Il tutto avviene con la complicità delle classi dominanti estrattive meridionali, che, in cambio di un “piatto di lenticchie” più o meno abbondante, danno il via libera a che i diritti dei loro concittadini vengano limitati se non del tutto azzerati.

Se ancora oggi al Sud viene riservato nominalmente soltanto il 40% delle risorse “territorializzabili” dei circa 190miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza e non il 65%, come da criteri di ripartizione UE, se ancora oggi le maggiori Regioni leghiste e proto-leghiste del Nord – Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna – fanno “Asse” – l’“Asse del Male” – per perseguire la “secessione dei ricchi”, ciò è dovuto ad un drammatico vuoto di rappresentanza che lascia senza voce 20milioni di cittadini meridionali considerati da sempre “figli di un dio minore”, a cui se va bene, verranno riservate le briciole dell’extra-gettito fiscale dei territori “virtuosi” settentrionali.

Che fare per dare voce a chi non ha voce? Che fare per evitare quello che, a ragione, Natale Cuccurese ha definito il pericolo di “balcanizzazione” del Paese?

Avviare un processo costituente di tutte le forze meridionaliste e meridionali di orientamento progressista e radicale per dare vita a “comunità ribelli” con il “cappello in mano”. Questa, in estrema sintesi, l’appello politico lanciato dopo due anni di impegno meridionalistico a livello informativo e culturale dal “Laboratorio di riscossa per il Sud”.

Di seguito, la versione integrale dell’Appello”, pubblicato il 26 gennaio 2022 sul sito della “Rivista LEFT. Un pensiero nuovo a Sinistra”.

La riscossa del Sud, perché il Meridione non sia più terra di conquista e sfruttamento

Bisogna capovolgere la prospettiva geografica e in ottica euromediterranea iniziare ad operare politicamente per costruire tutti insieme una grande forza del Sud che possa controbilanciare la logica che da più di 160 anni prevale e mantiene ogni centro di potere finanziario, politico, culturale al Nord e che vede il Mezzogiorno solo come una colonia interna estrattiva. È ovvio che questo può avvenire solo in un’ottica marxista e deve necessariamente fare leva con chi non è compromesso da decenni di connivenza politica e finanziaria con il “fronte del Nord”, al fine di dare una degna rappresentanza ai territori del Sud. Il tutto non in ottica revanscista, ne farebbe una Lega del Sud, ma solo di equità nazionale, in rispetto dei principi costituzionali e andando a creare una sinergia positiva per tutta la nazione, ma soprattutto per tutti i cittadini, del Sud così come del Nord.

Come Laboratorio per la riscossa del Sud, in collaborazione con la rivista Left e Transform Italia, crediamo che la fase storica attuale per il Mezzogiorno sia particolarmente delicata. Il Sud si dibatte fra Autonomia differenziata e destinazione dei fondi del Pnrr e appare ancora una volta come una colonia depredata ed abbandonata. Terra di conquista, di sfruttamento ed abbandono, dal 1861 vive una condizione che ne ha determinato nel corso dei secoli, nel senso comune, la convinzione di una zavorra per lo sviluppo del Paese, condizionandone da un lato un approccio antropologico della popolazione nella gestione del territorio e del quotidiano ma dall’altro la messa in discussione di uno stato di accettazione che ha dato vita a focolai di lotta e di conquista. I nostri territori sono stati luoghi di rivolte contadine, dei movimenti di occupazione delle terre, di movimenti per il salario, per il diritto al lavoro e alla casa, di movimenti femministi, delle conflittualità urbane lungo tutto il Novecento. Tutte rivoluzioni tradite, tutte “Rivoluzioni (sfruttate a favore) del ricco” così come bollate da Salvemini. Un lento trascinarsi che, come ben delineato da Antonio Gramsci hanno portato alla nascita e all’incancrenirsi della “Questione meridionale”, fino all’attuale degenerazione in dispregio degli articoli della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.

Al fine di invertire la prospettiva geografica stiamo già lavorando da più di due anni. Da tutto questo lavoro sono nati sia documenti come la Carta dei diritti del Sud, lettere aperte ai deputati meridionali, al ministro del Sud, sia con incontri sui territori, fin quando è stato possibile vista l’emergenza in cui ci troviamo tutti a vivere ed operare, e poi con tanti incontri in diretta on-line.

L’ultimo dei quali con Luigi de Magistris nei giorni scorsi per presentare il libro Lezioni meridionali nato in collaborazione con Left ( qui il link alla presentazione video) dove sono stati sottolineati aspetti che a noi sembrano fondamentali, così come sottolineato anche dalle condivisibili parole di Luigi de Magistris.

Nei giorni antecedenti quest’ultimo incontro abbiamo prodotto il testo “Sud senza rappresentanza” che si può leggere su Transform!italia proprio per porre in rilievo questi aspetti. La nostra idea è che il Sud alla fine dell’attuale commedia politica, gestita dal governo più antimeridionale e classista della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà, se va bene e come sempre, con un’elemosina per quanto riguarda il Pnrr e con l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo. Data la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese, è facile capire come la balcanizzazione del Paese, prevista da molti osservatori, sia dietro l’angolo se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali.
Per cui a nostro avviso è ora di dare una “scossa” e una degna rappresentanza politica al Sud!

Dato che il laboratorio permanente “La riscossa del Sud” è uno spazio di confronto che incontra i territori, attraversando tutte le regioni del Sud, pensiamo di organizzare un primo grande appuntamento assembleare, non appena l’emergenza in corso lo renderà possibile, tra le realtà organizzate meridionali, per strutturare la nostra opposizione, non solo con quanti in questi lunghi mesi hanno aderito al nostro percorso e che ringraziamo, ma aperta anche a tutti quanti lottano per i diritti negati e le offese recate al Sud.

Abbiamo il compito di creare “Comunità ribelli” con il “cappello in testa”, una nuova forma di soggettività conflittuali, che dalla contraddizione capitale/vita metta in campo un agire di collettivo che parta dalla difesa del territorio, dai bisogni individuali per un’autorganizzazione collettiva, per l’organizzazione di conflitto ad ogni insulto del potere e delle relazioni sociali dominanti ad un popolo e la sua terra. Comunità, luoghi di critica biopolitica e auto organizzazione, di costruzione del contropotere in contrapposizione al modello di sviluppo capitalistico. L’alternativa oggi può nascere da Sud.

Fonte: Il Sud Conta - articolo di Salvatore Lucchese



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"Abbiamo il compito di creare “Comunità ribelli” con il “cappello in testa”, una nuova forma di soggettività conflittuali, che dalla contraddizione capitale/vita metta in campo un agire di collettivo che parta dalla difesa del territorio, dai bisogni individuali per un’autorganizzazione collettiva, per l’organizzazione di conflitto ad ogni insulto del potere e delle relazioni sociali dominanti ad un popolo e la sua terra. Comunità, luoghi di critica biopolitica e auto organizzazione, di costruzione del contropotere in contrapposizione al modello di sviluppo capitalistico. L’alternativa oggi può nascere da Sud".




Da circa un trentennio, in corrispondenza con la progressiva affermazione della centralità della presunta “questione settentrionale” agitata dalla Lega Nord e fatta propria dal Partito democratico, da Forza Italia e dal M5S, il Sud è privo di un’adeguata rappresentanza politica a livello istituzionale sia nazionale che locale.

Rimosso il Mezzogiorno dal discorso pubblico prima e derubricata la “questione meridionale” da questione nazionale a questione locale dopo, insomma, spenti i riflettori sullo storico divario Nord-Sud, nel corso degli ultimi diciassette anni, come certificato dal Rapporto Eurispes 2020, ai 20milioni di cittadini italiani residenti nelle regioni meridionali sono stati sottratti in modo del tutto illegittimo 840miliardi di euro di spesa pubblica allargata pro-capite.

Ancora oggi, come attestato da Cassa  Depositi e Prestiti, dalla Ragioneria Generale dello Stato, dalla Corte dei Conti, dalla Corte costituzionale e dalla Svimez, sulla base del criterio della spesa storica, in nome dell’ideologia etno-liberista della “locomotiva” Nord e della “palla al piede” Sud, ogni anno ai cittadini meridionali vengono indebitamente scippati circa 60miliardi di euro di spesa pubblica complessiva annua per essere drenati verso le regioni settentrionali.

Il tutto avviene con la complicità delle classi dominanti estrattive meridionali, che, in cambio di un “piatto di lenticchie” più o meno abbondante, danno il via libera a che i diritti dei loro concittadini vengano limitati se non del tutto azzerati.

Se ancora oggi al Sud viene riservato nominalmente soltanto il 40% delle risorse “territorializzabili” dei circa 190miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza e non il 65%, come da criteri di ripartizione UE, se ancora oggi le maggiori Regioni leghiste e proto-leghiste del Nord – Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna – fanno “Asse” – l’“Asse del Male” – per perseguire la “secessione dei ricchi”, ciò è dovuto ad un drammatico vuoto di rappresentanza che lascia senza voce 20milioni di cittadini meridionali considerati da sempre “figli di un dio minore”, a cui se va bene, verranno riservate le briciole dell’extra-gettito fiscale dei territori “virtuosi” settentrionali.

Che fare per dare voce a chi non ha voce? Che fare per evitare quello che, a ragione, Natale Cuccurese ha definito il pericolo di “balcanizzazione” del Paese?

Avviare un processo costituente di tutte le forze meridionaliste e meridionali di orientamento progressista e radicale per dare vita a “comunità ribelli” con il “cappello in mano”. Questa, in estrema sintesi, l’appello politico lanciato dopo due anni di impegno meridionalistico a livello informativo e culturale dal “Laboratorio di riscossa per il Sud”.

Di seguito, la versione integrale dell’Appello”, pubblicato il 26 gennaio 2022 sul sito della “Rivista LEFT. Un pensiero nuovo a Sinistra”.

La riscossa del Sud, perché il Meridione non sia più terra di conquista e sfruttamento

Bisogna capovolgere la prospettiva geografica e in ottica euromediterranea iniziare ad operare politicamente per costruire tutti insieme una grande forza del Sud che possa controbilanciare la logica che da più di 160 anni prevale e mantiene ogni centro di potere finanziario, politico, culturale al Nord e che vede il Mezzogiorno solo come una colonia interna estrattiva. È ovvio che questo può avvenire solo in un’ottica marxista e deve necessariamente fare leva con chi non è compromesso da decenni di connivenza politica e finanziaria con il “fronte del Nord”, al fine di dare una degna rappresentanza ai territori del Sud. Il tutto non in ottica revanscista, ne farebbe una Lega del Sud, ma solo di equità nazionale, in rispetto dei principi costituzionali e andando a creare una sinergia positiva per tutta la nazione, ma soprattutto per tutti i cittadini, del Sud così come del Nord.

Come Laboratorio per la riscossa del Sud, in collaborazione con la rivista Left e Transform Italia, crediamo che la fase storica attuale per il Mezzogiorno sia particolarmente delicata. Il Sud si dibatte fra Autonomia differenziata e destinazione dei fondi del Pnrr e appare ancora una volta come una colonia depredata ed abbandonata. Terra di conquista, di sfruttamento ed abbandono, dal 1861 vive una condizione che ne ha determinato nel corso dei secoli, nel senso comune, la convinzione di una zavorra per lo sviluppo del Paese, condizionandone da un lato un approccio antropologico della popolazione nella gestione del territorio e del quotidiano ma dall’altro la messa in discussione di uno stato di accettazione che ha dato vita a focolai di lotta e di conquista. I nostri territori sono stati luoghi di rivolte contadine, dei movimenti di occupazione delle terre, di movimenti per il salario, per il diritto al lavoro e alla casa, di movimenti femministi, delle conflittualità urbane lungo tutto il Novecento. Tutte rivoluzioni tradite, tutte “Rivoluzioni (sfruttate a favore) del ricco” così come bollate da Salvemini. Un lento trascinarsi che, come ben delineato da Antonio Gramsci hanno portato alla nascita e all’incancrenirsi della “Questione meridionale”, fino all’attuale degenerazione in dispregio degli articoli della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.

Al fine di invertire la prospettiva geografica stiamo già lavorando da più di due anni. Da tutto questo lavoro sono nati sia documenti come la Carta dei diritti del Sud, lettere aperte ai deputati meridionali, al ministro del Sud, sia con incontri sui territori, fin quando è stato possibile vista l’emergenza in cui ci troviamo tutti a vivere ed operare, e poi con tanti incontri in diretta on-line.

L’ultimo dei quali con Luigi de Magistris nei giorni scorsi per presentare il libro Lezioni meridionali nato in collaborazione con Left ( qui il link alla presentazione video) dove sono stati sottolineati aspetti che a noi sembrano fondamentali, così come sottolineato anche dalle condivisibili parole di Luigi de Magistris.

Nei giorni antecedenti quest’ultimo incontro abbiamo prodotto il testo “Sud senza rappresentanza” che si può leggere su Transform!italia proprio per porre in rilievo questi aspetti. La nostra idea è che il Sud alla fine dell’attuale commedia politica, gestita dal governo più antimeridionale e classista della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà, se va bene e come sempre, con un’elemosina per quanto riguarda il Pnrr e con l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo. Data la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese, è facile capire come la balcanizzazione del Paese, prevista da molti osservatori, sia dietro l’angolo se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali.
Per cui a nostro avviso è ora di dare una “scossa” e una degna rappresentanza politica al Sud!

Dato che il laboratorio permanente “La riscossa del Sud” è uno spazio di confronto che incontra i territori, attraversando tutte le regioni del Sud, pensiamo di organizzare un primo grande appuntamento assembleare, non appena l’emergenza in corso lo renderà possibile, tra le realtà organizzate meridionali, per strutturare la nostra opposizione, non solo con quanti in questi lunghi mesi hanno aderito al nostro percorso e che ringraziamo, ma aperta anche a tutti quanti lottano per i diritti negati e le offese recate al Sud.

Abbiamo il compito di creare “Comunità ribelli” con il “cappello in testa”, una nuova forma di soggettività conflittuali, che dalla contraddizione capitale/vita metta in campo un agire di collettivo che parta dalla difesa del territorio, dai bisogni individuali per un’autorganizzazione collettiva, per l’organizzazione di conflitto ad ogni insulto del potere e delle relazioni sociali dominanti ad un popolo e la sua terra. Comunità, luoghi di critica biopolitica e auto organizzazione, di costruzione del contropotere in contrapposizione al modello di sviluppo capitalistico. L’alternativa oggi può nascere da Sud.

Fonte: Il Sud Conta - articolo di Salvatore Lucchese



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giovedì 24 febbraio 2022

IL PARTITO DEL SUD SI SCHIERA PER LA PACE CONTRO OGNI TIPO DI CONFLITTO

Purtroppo la cronaca odierna riporta che in Ucraina, come si temeva, è scoppiata la guerra a fronte di un carente lavoro diplomatico delle nazioni europee e di una persistente posizione statunitense, bloccata dagli evidenti interessi ed obiettivi della Nato. La posizione russa, poco disponibile a continuare discussioni sulla necessità che l'Ucraina resti distante dall'aggregazione Nato, hanno determinato la tragicità degli eventi. Il risultato di questo muro contro muro è una guerra ormai deflagrata. 

Riteniamo, al di là di maggiori approfondimenti del tema nelle prossime ore, come Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti che l'inderogabile priorità sia il blocco della guerra, che, come comprovato dalla storia è solo una tragedia per i popoli coinvolti e non risolutiva di nessuna problematica. 

Da qui il nostro invito ed impegno a tutti i livelli a battersi per bloccare e superare le criticità che hanno determinato la guerra in corso. 

Inoltre come Partito del Sud non possiamo dimenticare i legami storici che legano il Sud Italia alla Russia ed al suo popolo e anche in nome di questo legame invitiamo tutti alla pace e alla tolleranza così come richiesto dalla Costituzione italiana all’Art. 11. 

Sì al disarmo bilaterale, alla diplomazia, alla pace! 


CONSIGLIO DIRETTIVO NAZIONALE DEL PARTITO DEL SUD




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Purtroppo la cronaca odierna riporta che in Ucraina, come si temeva, è scoppiata la guerra a fronte di un carente lavoro diplomatico delle nazioni europee e di una persistente posizione statunitense, bloccata dagli evidenti interessi ed obiettivi della Nato. La posizione russa, poco disponibile a continuare discussioni sulla necessità che l'Ucraina resti distante dall'aggregazione Nato, hanno determinato la tragicità degli eventi. Il risultato di questo muro contro muro è una guerra ormai deflagrata. 

Riteniamo, al di là di maggiori approfondimenti del tema nelle prossime ore, come Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti che l'inderogabile priorità sia il blocco della guerra, che, come comprovato dalla storia è solo una tragedia per i popoli coinvolti e non risolutiva di nessuna problematica. 

Da qui il nostro invito ed impegno a tutti i livelli a battersi per bloccare e superare le criticità che hanno determinato la guerra in corso. 

Inoltre come Partito del Sud non possiamo dimenticare i legami storici che legano il Sud Italia alla Russia ed al suo popolo e anche in nome di questo legame invitiamo tutti alla pace e alla tolleranza così come richiesto dalla Costituzione italiana all’Art. 11. 

Sì al disarmo bilaterale, alla diplomazia, alla pace! 


CONSIGLIO DIRETTIVO NAZIONALE DEL PARTITO DEL SUD




EMILIA ROMAGNA: NO ALL’ASSE DEL NORD, NO ALL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA! (Comunicato stampa unitario demA, PCI, Partito della Rifondazione Comunista, Partito del Sud e L’Altra Emilia-Romagna)

Riprende e si rafforza l’Asse delle Regioni ricche, nato con il malcelato scopo di accrescere nel Paese disuguaglianze sociali e territoriali, grazie all’Autonomia differenziata che rischia di portare in breve tempo alla dissoluzione dell’unità del Paese. Per togliere ogni dubbio sulla sponda separatista e di destra han ben pensato di chiamarlo "Asse dell'autonomia", Zaia-Bonaccini.

Una richiesta pressante di autonomia che avanza nella totale mancanza di trasparenza e condivisione democratica attorno al tema: non si conosce infatti il testo aggiornato su cui si cerca l’intesa, così come non sono noti i veri contenuti oggetto della contrattazione e del rapporto fra le parti. In altre parole si sta procedendo a fari spenti nella più assoluta opacità e mancanza d’informazione ai cittadini, tant'è che Regione che vai narrazione che senti. Richiesta che guarda caso giunge proprio mentre la pandemia ha mostrato tutti i limiti di venti sistemi sanitari diversi e, paradossalmente, mentre Bonaccini chiede al governo centrale denaro per colmare il buco da 800milioni di Euro della Sanità dell’Emilia-Romagna, come riportato da alcune testate, che per la prima volta nella sua storia rischia il default e il commissariamento.
Non è affatto vero come dice Bonaccini che l'Emilia-Romagna non chiede un Euro in più allo Stato, dato che l'Autonomia è richiesta a saldi di bilancio invariati, il che significa cristallizzare differenze territoriali che già oggi fanno dell’Italia un Paese profondamente diseguale, disattendendo il compito che il Pnrr almeno a parole avrebbe dovuto svolgere visto che l’Italia ha ottenuto il più alto finanziamento fra tutti i Paesi Ue proprio per iniziare a porre rimedio a diseguaglianze e alla disastrosa condizione del Mezzogiorno.
Al contrario di Zaia, Bonaccini e di Fontana, come DemA, Partito Comunista Italiano, Partito della Rifondazione Comunista, Partito del Sud e L’Altra Emilia-Romagna, diciamo NO all’Autonomia differenziata e riteniamo che siano maturi i tempi per porre mano alle storture costituzionali conseguenti alla sciagurata riforma del Titolo V del 2001, che oltretutto dopo più di vent’anni non vedono ancora la definizione dei LEP.
La Costituzione già oggi riconosce e promuove le autonomie locali e i Presidenti di Regione, anziché avviare pericolosi processi conflittuali fra Regioni e Stato, dovrebbero unirsi nel chiedere al governo una politica di investimenti per i territori al fine di rendere esigibili i diritti costituzionali a tutti i cittadini. A tal fine infatti abbiamo sostenuto la petizione popolare presentata a dicembre in Regione per il ritiro della richiesta di Autonomia differenziata, promossa dal Comitato contro l’Autonomia Differenziata dell’Emilia-Romagna e partecipato alla relativa raccolta firme.
Solo due anni fa per le elezioni regionali in Emilia-Romagna Bonaccini chiedeva il “voto utile” per fermare la Lega. Oggi il Pd insieme alla Lega governa il Paese e Bonaccini e Zaia fanno una conferenza stampa congiunte in totale sintonia. Il voto dei cittadini si è rivelato utile solo per spostare l’Asse politico verso destra, con un “patto tripartito” che vede Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto collaborare contro l’interesse dei cittadini sia del Nord che del Sud al fine di favorire privatizzazioni e califfati locali.

I/le Segretari/e Regionali:
Enrico Panini -demA
Selene Prodi-Partito Comunista Italiano
Stefano Lugli -Partito della Rifondazione Comunista
Natale Cuccurese-Partito del Sud
Cristina Quintavalla -L’Altra Emilia Romagna




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Riprende e si rafforza l’Asse delle Regioni ricche, nato con il malcelato scopo di accrescere nel Paese disuguaglianze sociali e territoriali, grazie all’Autonomia differenziata che rischia di portare in breve tempo alla dissoluzione dell’unità del Paese. Per togliere ogni dubbio sulla sponda separatista e di destra han ben pensato di chiamarlo "Asse dell'autonomia", Zaia-Bonaccini.

Una richiesta pressante di autonomia che avanza nella totale mancanza di trasparenza e condivisione democratica attorno al tema: non si conosce infatti il testo aggiornato su cui si cerca l’intesa, così come non sono noti i veri contenuti oggetto della contrattazione e del rapporto fra le parti. In altre parole si sta procedendo a fari spenti nella più assoluta opacità e mancanza d’informazione ai cittadini, tant'è che Regione che vai narrazione che senti. Richiesta che guarda caso giunge proprio mentre la pandemia ha mostrato tutti i limiti di venti sistemi sanitari diversi e, paradossalmente, mentre Bonaccini chiede al governo centrale denaro per colmare il buco da 800milioni di Euro della Sanità dell’Emilia-Romagna, come riportato da alcune testate, che per la prima volta nella sua storia rischia il default e il commissariamento.
Non è affatto vero come dice Bonaccini che l'Emilia-Romagna non chiede un Euro in più allo Stato, dato che l'Autonomia è richiesta a saldi di bilancio invariati, il che significa cristallizzare differenze territoriali che già oggi fanno dell’Italia un Paese profondamente diseguale, disattendendo il compito che il Pnrr almeno a parole avrebbe dovuto svolgere visto che l’Italia ha ottenuto il più alto finanziamento fra tutti i Paesi Ue proprio per iniziare a porre rimedio a diseguaglianze e alla disastrosa condizione del Mezzogiorno.
Al contrario di Zaia, Bonaccini e di Fontana, come DemA, Partito Comunista Italiano, Partito della Rifondazione Comunista, Partito del Sud e L’Altra Emilia-Romagna, diciamo NO all’Autonomia differenziata e riteniamo che siano maturi i tempi per porre mano alle storture costituzionali conseguenti alla sciagurata riforma del Titolo V del 2001, che oltretutto dopo più di vent’anni non vedono ancora la definizione dei LEP.
La Costituzione già oggi riconosce e promuove le autonomie locali e i Presidenti di Regione, anziché avviare pericolosi processi conflittuali fra Regioni e Stato, dovrebbero unirsi nel chiedere al governo una politica di investimenti per i territori al fine di rendere esigibili i diritti costituzionali a tutti i cittadini. A tal fine infatti abbiamo sostenuto la petizione popolare presentata a dicembre in Regione per il ritiro della richiesta di Autonomia differenziata, promossa dal Comitato contro l’Autonomia Differenziata dell’Emilia-Romagna e partecipato alla relativa raccolta firme.
Solo due anni fa per le elezioni regionali in Emilia-Romagna Bonaccini chiedeva il “voto utile” per fermare la Lega. Oggi il Pd insieme alla Lega governa il Paese e Bonaccini e Zaia fanno una conferenza stampa congiunte in totale sintonia. Il voto dei cittadini si è rivelato utile solo per spostare l’Asse politico verso destra, con un “patto tripartito” che vede Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto collaborare contro l’interesse dei cittadini sia del Nord che del Sud al fine di favorire privatizzazioni e califfati locali.

I/le Segretari/e Regionali:
Enrico Panini -demA
Selene Prodi-Partito Comunista Italiano
Stefano Lugli -Partito della Rifondazione Comunista
Natale Cuccurese-Partito del Sud
Cristina Quintavalla -L’Altra Emilia Romagna




martedì 22 febbraio 2022

PRC, Partito del Sud e DemA: “No allo strozza Napoli”

Arriva in Consiglio Comunale il tanto strombazzato “patto per Napoli”, che tuttavia all’improvviso svela la sua identità e assume le sembianze di una trappola. L’accoglienza benevola che i rappresentanti istituzionali gli stanno riservando è legata ad una mistificazione, su cui occorre fare chiarezza.

Solidarietà istituzionale

La proposta di Draghi che il sindaco Manfredi aveva tanto caldeggiato, non è la tanto auspicata manovra di solidarietà istituzionale, ma nulla più di un prestito bancario con interessi altissimi. Lo stato centrale anticiperà soldi in cambio di un contributo annuale degli enti locali, pari a 1/4 del prestito erogato. Un vincolo così stringente, in presenza di situazioni debitorie palesemente straordinarie, a Napoli siamo quasi a 5 miliardi di euro, equivale a costringere l’ente locale a manovre finanziarie “estreme”. Per “finanziare” il prestito gli enti locali avranno una sola strada: scaricare l’onere sui cittadini.

Il patto per Napoli così articolato, non salva Napoli, ma la strozza

Il sindaco di Napoli, dopo aver millantato un corridoio preferenziale col governo e costruito su questa promessa la sua elezione, diventa semplicemente mandante di una manovra lacrime e sangue firmata da Draghi che ha ben poco a che vedere con la presa di coscienza sui problemi del Sud e di tante altre ipocrite bugie. Una posizione tanto più assurda se si pensa che la forte criticità dei conti degli enti locali è conseguenza delle scellerate scelte governative degli ultimi 20 anni, dal fiscal compact in poi.
Per l’ennesima volta, a differenza delle generose soluzioni trovate in passato, come avvenuto più volte per Roma, subiremo la ricetta ormai fallimentare dell’austerity, di uno Stato trasformato in mero contabile di impresa, con i diritti dei cittadini calpestati e inesistenti.
Napoli non può accettare questo strozzinaggio mascherato. Partito del Sud, Dem-a e Rifondazione Comunista esprimono tutta la loro contrarietà e daranno battaglia in ogni sede per fermare questa condanna che sembra passare sotto silenzio nella complice indifferenza dei partiti della maggioranza consiliare.

Fonte: https://campania.iltabloid.it/2022/02/21/prc-partito-del-sud-e-dema-no-allo-strozza-napoli.html




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Arriva in Consiglio Comunale il tanto strombazzato “patto per Napoli”, che tuttavia all’improvviso svela la sua identità e assume le sembianze di una trappola. L’accoglienza benevola che i rappresentanti istituzionali gli stanno riservando è legata ad una mistificazione, su cui occorre fare chiarezza.

Solidarietà istituzionale

La proposta di Draghi che il sindaco Manfredi aveva tanto caldeggiato, non è la tanto auspicata manovra di solidarietà istituzionale, ma nulla più di un prestito bancario con interessi altissimi. Lo stato centrale anticiperà soldi in cambio di un contributo annuale degli enti locali, pari a 1/4 del prestito erogato. Un vincolo così stringente, in presenza di situazioni debitorie palesemente straordinarie, a Napoli siamo quasi a 5 miliardi di euro, equivale a costringere l’ente locale a manovre finanziarie “estreme”. Per “finanziare” il prestito gli enti locali avranno una sola strada: scaricare l’onere sui cittadini.

Il patto per Napoli così articolato, non salva Napoli, ma la strozza

Il sindaco di Napoli, dopo aver millantato un corridoio preferenziale col governo e costruito su questa promessa la sua elezione, diventa semplicemente mandante di una manovra lacrime e sangue firmata da Draghi che ha ben poco a che vedere con la presa di coscienza sui problemi del Sud e di tante altre ipocrite bugie. Una posizione tanto più assurda se si pensa che la forte criticità dei conti degli enti locali è conseguenza delle scellerate scelte governative degli ultimi 20 anni, dal fiscal compact in poi.
Per l’ennesima volta, a differenza delle generose soluzioni trovate in passato, come avvenuto più volte per Roma, subiremo la ricetta ormai fallimentare dell’austerity, di uno Stato trasformato in mero contabile di impresa, con i diritti dei cittadini calpestati e inesistenti.
Napoli non può accettare questo strozzinaggio mascherato. Partito del Sud, Dem-a e Rifondazione Comunista esprimono tutta la loro contrarietà e daranno battaglia in ogni sede per fermare questa condanna che sembra passare sotto silenzio nella complice indifferenza dei partiti della maggioranza consiliare.

Fonte: https://campania.iltabloid.it/2022/02/21/prc-partito-del-sud-e-dema-no-allo-strozza-napoli.html




domenica 20 febbraio 2022

VICENZA: LE PIU' COMPLESSE VICENDE DEL CONFINE ORIENTALE

Anche a Vicenza il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti....

Piazza Matteotti oggi Sabato 19 febbraio alle 16.30. È intervenuta la prof.ssa Alessandra Kersevan contro il becero e violento revisionismo storico delle destre fascioleghiste sulle complesse vicende del confine orientale. Un momento culturale, di liberta, ma soprattutto un momento "antifascista".

Un segnale anche per il sindaco di Vicenza Francesco Rucco che con un atto illiberale e antidemocratico ci ha negato la sala di villa Lattes adducendo la falsa motivazione di negazionismo.
Gli unici negazionisti sono le forze politiche di centrodestra che dall'istituzione del giorno del ricordo del 2004, usano il 10 febbraio come grimaldello per sabotare i fatti storici avvenuti e per infangare la Resistenza....






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Anche a Vicenza il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti....

Piazza Matteotti oggi Sabato 19 febbraio alle 16.30. È intervenuta la prof.ssa Alessandra Kersevan contro il becero e violento revisionismo storico delle destre fascioleghiste sulle complesse vicende del confine orientale. Un momento culturale, di liberta, ma soprattutto un momento "antifascista".

Un segnale anche per il sindaco di Vicenza Francesco Rucco che con un atto illiberale e antidemocratico ci ha negato la sala di villa Lattes adducendo la falsa motivazione di negazionismo.
Gli unici negazionisti sono le forze politiche di centrodestra che dall'istituzione del giorno del ricordo del 2004, usano il 10 febbraio come grimaldello per sabotare i fatti storici avvenuti e per infangare la Resistenza....






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NO ALLA GUERRA!

Stamani... NO ALLA GUERRA... davanti alla Base Nato al Lago Patria, con Rfc, Pap, USB, demA, Luigi de Magistris, Maurizio Acerbo anche Antonio Luongo per il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti...

Di Antonio Luongo

Napoli ha lanciato forte e chiaro il suo NO ALLA GUERRA.
Insieme al Partito del Sud ho partecipato prima, in mattinata, al presidio davanti alla base Nato di Lago Patria.
Successivamente, nel pomeriggio abbiamo manifestato in via Toledo.

La risposta della città è stata importante, a dimostrazione che anche se i partiti alzano una coltre di fumo, c'è spazio per visioni alternative, e non bisogna mai scoraggiarsi per far valere i propri principi.








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Stamani... NO ALLA GUERRA... davanti alla Base Nato al Lago Patria, con Rfc, Pap, USB, demA, Luigi de Magistris, Maurizio Acerbo anche Antonio Luongo per il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti...

Di Antonio Luongo

Napoli ha lanciato forte e chiaro il suo NO ALLA GUERRA.
Insieme al Partito del Sud ho partecipato prima, in mattinata, al presidio davanti alla base Nato di Lago Patria.
Successivamente, nel pomeriggio abbiamo manifestato in via Toledo.

La risposta della città è stata importante, a dimostrazione che anche se i partiti alzano una coltre di fumo, c'è spazio per visioni alternative, e non bisogna mai scoraggiarsi per far valere i propri principi.








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venerdì 18 febbraio 2022

DA NAPOLI: NO ALLA GUERRA!

Sono giorni ormai che sull'Europa aleggiano venti di guerra. Tutte le forze politiche sembrano accettare passivamente l'escalation e non interrogarsi sui motivi.

Stiamo precipitando nuovamente nelle logiche della Guerra Fredda. Il Parlamento sembra disinteressarsi.
Negli scorsi giorni ho ribadito il mio No alla guerra partecipando ad un presidio in via Toledo.
Domani, insieme al Partito del Sud , ad altre forze politiche e a comitati pacifisti, riproporremo la nostra protesta, fuori la base NATO di Lago Patria, il centro Radar.
L'Italia deve smarcarsi e lavorare per la pace, nel rispetto della Costituzione, ormai dimenticata dai partiti presenti in Parlamento.
Appuntamento domattina alle 11.00.
NO ALLA GUERRA

Antonio Luongo -Coord. Città Metropolitana Napoli del Partito del Sud








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Sono giorni ormai che sull'Europa aleggiano venti di guerra. Tutte le forze politiche sembrano accettare passivamente l'escalation e non interrogarsi sui motivi.

Stiamo precipitando nuovamente nelle logiche della Guerra Fredda. Il Parlamento sembra disinteressarsi.
Negli scorsi giorni ho ribadito il mio No alla guerra partecipando ad un presidio in via Toledo.
Domani, insieme al Partito del Sud , ad altre forze politiche e a comitati pacifisti, riproporremo la nostra protesta, fuori la base NATO di Lago Patria, il centro Radar.
L'Italia deve smarcarsi e lavorare per la pace, nel rispetto della Costituzione, ormai dimenticata dai partiti presenti in Parlamento.
Appuntamento domattina alle 11.00.
NO ALLA GUERRA

Antonio Luongo -Coord. Città Metropolitana Napoli del Partito del Sud








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mercoledì 16 febbraio 2022

NATALE CUCCURESE: “LE ‘BATTUTE’ DI PAPERISSIMA SUI SARDI? UN VERO E PROPRIO ESEMPIO DI RAZZISMO ANTIMERIDIONALE”

 In Italia, mentre contro l’omofobia, la sessofobia ed il razzismo rivolto verso gli stranieri si levano cori, quasi unanimi, da parte di molte componenti della società civile, dei media e delle forze politiche progressiste, ed è giusto e sacrosanto che ciò avvenga, contro le posizioni razziste antimeridionali, invece, si levano poche e sparute voci, perché, in fondo, evidentemente, si ritiene che sia vero che gli abitanti del Sud appartengano alla “razza maledetta”.

La trasmissione Paperissima Sprint alimenta gli atavici pregiudizi antimeridionali dipingendo i Sardi come “bassi”, “puzzolenti” ed “analfabeti”, e la società civile, i media e le forze politico-culturali progressiste cosa fanno? Gridano al razzismo? Levano le loro voci, promuovono trasmissioni ed indicono manifestazioni e cortei per denunciare questo ed altri spregevoli pregiudizi antimeridionali? Giammai! Perché, lo si sa, l’Italia ha la sua colonia interna, il Mezzogiorno, popolata da “selvaggi”, “scansafatiche” e “delinquenti” di tutte le risme, per i quali i principi di uguaglianza, solidarietà, equità ed antirazzismo fissati nella Carta costituzionale non valgono affatto. Una vera e propria inaudita vergogna civile trasversale a moltissime componenti della società, della politica e della cultura italiana, anche a quelle cosiddette progressiste.  

Tra le poche e sparute voci che si sono levate contro l’ennesima discriminazione antimeridionale, di cui questa volta sono stati oggetto i Sardi, bisogna registrare quella del Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

Una gag di cattivo gusto – ha denunciato Cuccurese via facebook – con i soliti luoghi comuni sui sardi è andata in onda l’altra sera a Paperissima Sprint. Conduttori e sceneggiatori che davanti alle proteste si scusano stupiti sono, nella migliore delle ipotesi, razzisti inconsapevoli”.

D’altra parte, – ha proseguito il Presidente del Partito del Sud – il ‘razzismo di Stato’ è stato talmente introiettato nella mentalità comune che queste scenette pietose passano ormai inosservate o sollevano solo le proteste dei gruppi direttamente interessati, in questo caso i sardi. Nessuno stupore, le reti private e di Stato ci hanno abituato a questi spettacoli di infima categoria”.

Giusto ricordare – ha precisato Cuccurese – che secondo uno studio condotto da due docenti dall’Università del Salento – “La parte cattiva dell’Italia. Sud, media e immaginario collettivo”, di Stefano Cristante e Valentina Cremonesini – negli ultimi 30 anni Tg e trasmissioni su reti nazionali hanno dedicato solo il 9% del loro tempo a parlare del Sud in generale, e il 90% di questo 9% per mettere in risalto solo episodi negativi, quasi sempre di cronaca, malgrado iniziative lodevoli sui territori da parte di cittadini o comitati, le tante bellezze naturali, gli eccellenti prodotti enogastronomici dei territori ed il patrimonio storico e culturale universalmente riconosciuto”.

Fonte: Il Sud conta - articolo di Salvatore Lucchese





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 In Italia, mentre contro l’omofobia, la sessofobia ed il razzismo rivolto verso gli stranieri si levano cori, quasi unanimi, da parte di molte componenti della società civile, dei media e delle forze politiche progressiste, ed è giusto e sacrosanto che ciò avvenga, contro le posizioni razziste antimeridionali, invece, si levano poche e sparute voci, perché, in fondo, evidentemente, si ritiene che sia vero che gli abitanti del Sud appartengano alla “razza maledetta”.

La trasmissione Paperissima Sprint alimenta gli atavici pregiudizi antimeridionali dipingendo i Sardi come “bassi”, “puzzolenti” ed “analfabeti”, e la società civile, i media e le forze politico-culturali progressiste cosa fanno? Gridano al razzismo? Levano le loro voci, promuovono trasmissioni ed indicono manifestazioni e cortei per denunciare questo ed altri spregevoli pregiudizi antimeridionali? Giammai! Perché, lo si sa, l’Italia ha la sua colonia interna, il Mezzogiorno, popolata da “selvaggi”, “scansafatiche” e “delinquenti” di tutte le risme, per i quali i principi di uguaglianza, solidarietà, equità ed antirazzismo fissati nella Carta costituzionale non valgono affatto. Una vera e propria inaudita vergogna civile trasversale a moltissime componenti della società, della politica e della cultura italiana, anche a quelle cosiddette progressiste.  

Tra le poche e sparute voci che si sono levate contro l’ennesima discriminazione antimeridionale, di cui questa volta sono stati oggetto i Sardi, bisogna registrare quella del Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

Una gag di cattivo gusto – ha denunciato Cuccurese via facebook – con i soliti luoghi comuni sui sardi è andata in onda l’altra sera a Paperissima Sprint. Conduttori e sceneggiatori che davanti alle proteste si scusano stupiti sono, nella migliore delle ipotesi, razzisti inconsapevoli”.

D’altra parte, – ha proseguito il Presidente del Partito del Sud – il ‘razzismo di Stato’ è stato talmente introiettato nella mentalità comune che queste scenette pietose passano ormai inosservate o sollevano solo le proteste dei gruppi direttamente interessati, in questo caso i sardi. Nessuno stupore, le reti private e di Stato ci hanno abituato a questi spettacoli di infima categoria”.

Giusto ricordare – ha precisato Cuccurese – che secondo uno studio condotto da due docenti dall’Università del Salento – “La parte cattiva dell’Italia. Sud, media e immaginario collettivo”, di Stefano Cristante e Valentina Cremonesini – negli ultimi 30 anni Tg e trasmissioni su reti nazionali hanno dedicato solo il 9% del loro tempo a parlare del Sud in generale, e il 90% di questo 9% per mettere in risalto solo episodi negativi, quasi sempre di cronaca, malgrado iniziative lodevoli sui territori da parte di cittadini o comitati, le tante bellezze naturali, gli eccellenti prodotti enogastronomici dei territori ed il patrimonio storico e culturale universalmente riconosciuto”.

Fonte: Il Sud conta - articolo di Salvatore Lucchese





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martedì 15 febbraio 2022

LA RISCOSSA DEI "VINTI"

Laboratorio la Riscossa del Sud presenta in diretta dalla pagina di Transform!italia e dalla pagina Lab-Sud un incontro dal titolo:

LA RISCOSSA DEI "VINTI"
con :
Piero Bevilacqua
Tullia Conte
Natale Cuccurese
Loredana Marino
Sergio Marotta
Giovanni Russo Spena
Modera: Roberto Morea
Assistiamo negli ultimi mesi a una pura e semplice, quasi compiaciuta, dissoluzione del Paese nel nulla di un passato che non passa, dove i rischi tendono sempre a concentrarsi sulle classi e territori più deboli, con risorse sempre insufficienti e intrappolate nella deprivazione e nella marginalità. Cittadini che il potere, oggi come nel passato, vorrebbe trasformare in “perdenti” o “vinti”, sudditi da gettare nella fornace dello sfruttamento, ma che lentamente non paiono più rassegnati al loro destino, ma impegnati a Resistere collettivamente. Ripudiando sfortuna o destino e convinti che il loro “stato” dipenda esclusivamente dai rapporti di potere fra le classi. Anche da questo discendono le manganellate, reali come nel caso degli studenti o virtuali, che chi detiene il potere abbatte sempre più frequentemente sulle loro “teste ribelli”











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Laboratorio la Riscossa del Sud presenta in diretta dalla pagina di Transform!italia e dalla pagina Lab-Sud un incontro dal titolo:

LA RISCOSSA DEI "VINTI"
con :
Piero Bevilacqua
Tullia Conte
Natale Cuccurese
Loredana Marino
Sergio Marotta
Giovanni Russo Spena
Modera: Roberto Morea
Assistiamo negli ultimi mesi a una pura e semplice, quasi compiaciuta, dissoluzione del Paese nel nulla di un passato che non passa, dove i rischi tendono sempre a concentrarsi sulle classi e territori più deboli, con risorse sempre insufficienti e intrappolate nella deprivazione e nella marginalità. Cittadini che il potere, oggi come nel passato, vorrebbe trasformare in “perdenti” o “vinti”, sudditi da gettare nella fornace dello sfruttamento, ma che lentamente non paiono più rassegnati al loro destino, ma impegnati a Resistere collettivamente. Ripudiando sfortuna o destino e convinti che il loro “stato” dipenda esclusivamente dai rapporti di potere fra le classi. Anche da questo discendono le manganellate, reali come nel caso degli studenti o virtuali, che chi detiene il potere abbatte sempre più frequentemente sulle loro “teste ribelli”











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mercoledì 9 febbraio 2022

NATALE CUCCURESE: “IL GOVERNO DRAGHI PUNTA TUTTO SULLA “LOCOMOTIVA” NORD, PNRR ED AUTONOMIA DIFFERENZIATA”



Il teatro è finzione. La politica è teatro. Pertanto, la politica è finzione.

E nel grande teatro della politica italiana mentre c’è chi continua a recitare la parte del paladino della lotta a tutte le diseguaglianze, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, salvo poi accennare a quelle territoriali senza citare neanche una sola volta quella relativa allo storico divario Nord-Sud, c’è chi, invece, Mario Draghi, chiamato proprio da Mattarella a formare un nuovo Governo nel marzo del 2021, si toglie la maschera di colui che mira al superamento delle diseguaglianze per mostrare il suo vero volto.

Il volto di chi deve garantire a tutti i costi e ad ogni costo gli interessi delle lobby finanziarie ed industriali europee e nazionali, acuendo proprio quelle diseguaglianze che, grazie anche alla foglio di fico messagli da Matterella, a parole, ma solo a parole, dice di volere combattere. E per garantire questi interessi, coerentemente alla dottrina liberista del “gocciolamento”, punta tutto sulla “locomotiva” Nord a discapito di un Sud letteralmente privo di rappresentanza.

Sono due le missioni – osserva a questo proposito via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese – che Draghi e il suo Governo di tecnocrati stanno portando avanti e che condurranno alla fine inevitabile dell’unità del Paese così come l’abbiamo conosciuta: il via libera all’autonomia differenziata e la ‘truffa’ del Pnrr (n.d.r. gli scippi al Sud)”.

Dopodiché – prosegue Cuccurese – per il Nord e per il Sud, ovviamente per motivi opposti, non ci sarà più nessun motivo per restare uniti”. “La Ue – conclude – in tutto questo guarda ma non interviene e si sa che chi tace acconsente”.

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Il teatro è finzione. La politica è teatro. Pertanto, la politica è finzione.

E nel grande teatro della politica italiana mentre c’è chi continua a recitare la parte del paladino della lotta a tutte le diseguaglianze, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, salvo poi accennare a quelle territoriali senza citare neanche una sola volta quella relativa allo storico divario Nord-Sud, c’è chi, invece, Mario Draghi, chiamato proprio da Mattarella a formare un nuovo Governo nel marzo del 2021, si toglie la maschera di colui che mira al superamento delle diseguaglianze per mostrare il suo vero volto.

Il volto di chi deve garantire a tutti i costi e ad ogni costo gli interessi delle lobby finanziarie ed industriali europee e nazionali, acuendo proprio quelle diseguaglianze che, grazie anche alla foglio di fico messagli da Matterella, a parole, ma solo a parole, dice di volere combattere. E per garantire questi interessi, coerentemente alla dottrina liberista del “gocciolamento”, punta tutto sulla “locomotiva” Nord a discapito di un Sud letteralmente privo di rappresentanza.

Sono due le missioni – osserva a questo proposito via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese – che Draghi e il suo Governo di tecnocrati stanno portando avanti e che condurranno alla fine inevitabile dell’unità del Paese così come l’abbiamo conosciuta: il via libera all’autonomia differenziata e la ‘truffa’ del Pnrr (n.d.r. gli scippi al Sud)”.

Dopodiché – prosegue Cuccurese – per il Nord e per il Sud, ovviamente per motivi opposti, non ci sarà più nessun motivo per restare uniti”. “La Ue – conclude – in tutto questo guarda ma non interviene e si sa che chi tace acconsente”.

Non fare la fine di Masaniello

 di Natale Cuccurese

In questo approfondimento sui “vinti”, che si sta dipanando a più voci nelle ultime settimane su transform!italia, e in vista del webinar sul tema del 15 febbraio 2022 (in diretta sulla pagina FB), è quasi automatico cogliere lo spunto fornito dalla vicenda di Tommaso Aniello d’Amalfi, meglio conosciuto come Masaniello, il popolano protagonista della rivolta napoletana che vide, dal 7 al 16 luglio 1647, che vide la popolazione della città insorgere contro la pressione fiscale imposta dal governo vicereale spagnolo. Un uomo che possiamo ben annoverare fra i “vinti”, sia per la sua vicenda personale che lo portò rapidamente alla morte violenta, sia per la vicenda storiografica che ne è seguita, fino a fare nell’800 un simbolo di quel Romanticismo italiano “minore”, utile ad offrire un contributo alla causa risorgimentale del paese, facendolo assurgere a simbolo del trinomio patria-nazione-libertà. Una vicenda emblematica di quel susseguirsi di rivolgimenti sociali che tende a travolgere i più deboli. Una serie di eventi imprevedibili che poi quasi inevitabilmente getta in conclusione i personaggi nel mucchio dei “vinti”.

Masaniello fu infatti simbolo e artefice della rivolta napoletana scatenata dall’esasperazione delle classi più umili verso le gabelle imposte dai governanti sugli alimenti che provocarono dieci giorni di rivolta e che costrinsero gli occupanti spagnoli ad accettare le rivendicazioni popolari. Un emblema dell’opposizione agli spagnoli e al loro governo coloniale corrotto, fatto di insopportabile fiscalismo e formalismo e braccio armato della Chiesa controriformista. Masaniello fu subito dopo questi fatti accusato ufficialmente di pazzia ed ucciso per volere del viceré e con la complicità di alcuni capi popolari.

Nonostante la breve durata, la ribellione da lui guidata indebolì il secolare dominio spagnolo sulla città, aprendo la strada per la proclamazione dell’effimera e filofrancese Real Repubblica Napoletana, avvenuta cinque mesi dopo la sua morte.

Nell’Italia della prima metà dell’800 divenne perciò facile, quasi automatico, per i patrioti che combattevano per l’indipendenza, la libertà e l’unità nazionale, il parallelo fra oppressori spagnoli e austriaci ed assimilare la rivolta del Seicento ai primi afflati risorgimentali, usandone il mito in chiave antiborbonica.

Peccato però che, unità d’Italia a parte, il paragone fosse ardito, visto che gli austriaci erano presenti solo al Nord, essendo già da tempo stati sconfitti e cacciati dal Sud nella battaglia di Bitonto, combattuta nel 1734, con la disfatta dell’esercito austriaco e la vittoria di Carlo di Borbone che permise al Regno di Napoli di affermarsi come stato indipendente e sovrano.

Può essere utile ricordare che la forza evocativa di Masaniello e della sua ribellione era in quel periodo così forte che fece presa anche fuori d’Italia per incitare alla rivoluzione nazionale e alla lotta di liberazione dall’oppressione straniera. Ad esempio in Belgio la nascita del Paese e la sua indipendenza è dovuta a un evento che oramai in pochi ricordano: la rappresentazione il 25 agosto del 1830 della commedia La muta di Portici di Daniel Auber, in cui è protagonista proprio Masaniello. Nell’opera di Auber, quando il tenore francese Adolphe Nourrit intonò l’Amour sacré de la Patrie, il tenore che interpretava Masaniello si fece prendere così tanto dallo spirito della canzone e del tempo che uscì dal teatro seguito da tutto il pubblico, al corteo si unirono i lavoratori che stavano protestando contro l’opprimente autorità olandese. È un fatto storico quindi che il Masaniello di Auber fu la scintilla che portò all’indipendenza, dopo svariate traversie, pochi mesi dopo, nel gennaio del 1831.

Anche nel caso dei belgi si trattava di “vinti”, ma non più rassegnati alla miseria a cui erano costretti dagli olandesi, ed impegnati a combatterla collettivamente, fino ad essere inclusi nel mondo dei “vincitori”. Questi due aspetti sono stati fra loro sinergici nel corso dell’800 e del ‘900 portando ad una prima fase di rivolte a livello europeo e italiano per combattere lo stato di miseria e di abietto sfruttamento da parte delle classi dominanti, nazionali e straniere, per poi sfociare nella seconda parte del secolo scorso nella creazione dei sistemi pubblici di welfare e una maggiore pace sociale.

Masaniello, e meglio ancora la sua raffigurazione, conteneva tutti i requisiti per far presa sia sui ceti intellettuali sia su quelli popolari del tempo. I primi apprezzavano il suo essere il braccio ribelle , solo finchè utile, manovrato da menti più raffinate, ai secondi piaceva perché era uno di loro, si potevano identificare nei suoi valori e nella sua forza ed esprimeva e rappresentava le loro necessità concrete, fra cui l’indipendenza e la libertà.

Il mito di Masaniello fu così megafono utile alla propaganda per costruire l’unificazione del paese su miti positivi. Col suo carisma, col suo percorso da popolano a leader politico, con la sua integrità morale, con la sua carica contagiosa di amor patrio, inteso nella prima parte dell’800 come utile antesignano della napoletana indipendenza, utile alla cacciata dei Borbone in chiave unitaria.

Peccato che dopo l’unità italiana ben presto dopo averlo usato, la leggenda di Masaniello venne tradita e declinò velocemente, non essendo più utile, anzi dannosa, visto la costante deriva antimeridionale dello Stato savoiardo. Dal Brigantaggio ai giorni nostri le discriminazioni antimeridionali hanno accompagnato il cammino del paese fino a sfociare nei giorni nostri nell’evidenza di un “razzismo di Stato”, utile a sfruttare la colonia interna estrattiva meridionale per permettere al capitalismo padano di restare agganciato alle Regioni ricche del Nord Europa. A tal proposito, per restare solo all’attualità, basta verificare cosa sta succedendo con l’Autonomia differenziata o con le quotidiane distrazioni dei fondi del Pnrr teoricamente destinati al Sud. Altro che soluzione della “Questione meridionale”. Masaniello torna così ad essere solo un popolano napoletano, un pescivendolo pazzo, da buttare nel mucchio dei “vinti”. Ormai senza gloria, quando raramente appare, viene presentato solo in funzione negativa, quasi sia solo un Pulcinella sconfitto. Evidentemente mantiene ancora intatta la sua carica di pericolosità per il potere, con il suo mito di liberatore dall’oppressione, soprattutto per chi è interessato a mantenere lo status quo odierno che vede il Mezzogiorno esclusivamente come colonia. È quindi un mito, perdente ma non ancora del tutto perduto, da infangare.

Come scrivevo nel centenario di Verga sempre per transform!italia, sotto altre spoglie anche in Masaniello riecheggia in parte la sindrome dei Malavoglia: la costante vulnerabilità esistenziale rispetto a eventi imprevedibili. E, come ai tempi del quadro il Quarto stato di Pellizza da Volpedo, questa vulnerabilità è distribuita in modo fortemente diseguale. Le opportunità si concentrano solo in un “Primo Stato”, mentre i rischi tendono sempre a concentrarsi nel “Quarto Stato”, spesso privo di risorse sufficienti e con alte probabilità di rimanere intrappolato nella deprivazione e nella marginalità.

Ai nuovi “vinti”, antichi ed attuali, del Sud non resta che cercare un futuro verso l’estero, visto che in Italia semplicemente non c’è e non c’è nessuna volontà di progettarlo dato il disinteresse totale dei circoli e camarille di potere finanziario, politico e mediaticoAssistiamo così a una pura e semplice, quasi compiaciuta, dissoluzione del Paese verso il nulla, anche nella distruzione dei suoi miti fondanti come nel caso di Masaniello o, allargando la prospettiva, come nel caso dei “Beni comuni” che creano anch’essi uno strumento e un ponte tra passato e futuro, con la loro possibilità  di trarre utilità dall’ambiente e da un bene pubblico senza depauperarlo e rispettandone la vocazione naturale, mezzo di difesa della cultura e dell’identità abitativa, al di là del ruolo storico che hanno svolto in passato di assicurare i mezzi di sussistenza materiale alle popolazioni locali. Un argine alla progressiva liberazione dai vincoli umani e territoriali che ha portato nel tempo alla distruzione della memoria di un territorio, privato di quel rapporto durevole tra la società insediata e l’ambiente. Beni comuni oggi sotto attacco diretto del governo in nome delle privatizzazioni che renderanno presto il paese da Nord a Sud, come in un riciclo di un paradosso insostenibile, un unico ed indistinto “non-luogo”.

Come uscirne e come affrancare le generazioni dei “vinti” è l’obiettivo che una sinistra non compromessa unita al meridionalismo progressista deve darsi rapidamente, proprio partendo da Sud, per dare non solo una spallata alla situazione politica esistente, ma anche per porre basi concrete e durature ad una nuova stagione politica che eviti al paese, soprattutto dopo la parabola del M5S, di cadere in una sorta di sindrome di Masaniello, beninteso quella della sua personale vicenda storica di breve durata. Perché come ricorda lo scrittore Domenico Rea, “Masaniello rappresenta perfettamente una delle caratteristiche estreme dei napoletani [ma io aggiungerei “e degli italiani”], il raptus furioso, che può essere terribile, ma è sempre, ahimè, di breve durata” e questi raptus di breve durata vengono poi sfruttati per fini nascosti ed egoistici, come nella vicenda personale di Masaniello, da “poche mani, non sorvegliate da controllo, che tessono la tela della vita collettiva”.

Fonte: https://transform-italia.it/non-fare-la-fine-di-masaniello/



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 di Natale Cuccurese

In questo approfondimento sui “vinti”, che si sta dipanando a più voci nelle ultime settimane su transform!italia, e in vista del webinar sul tema del 15 febbraio 2022 (in diretta sulla pagina FB), è quasi automatico cogliere lo spunto fornito dalla vicenda di Tommaso Aniello d’Amalfi, meglio conosciuto come Masaniello, il popolano protagonista della rivolta napoletana che vide, dal 7 al 16 luglio 1647, che vide la popolazione della città insorgere contro la pressione fiscale imposta dal governo vicereale spagnolo. Un uomo che possiamo ben annoverare fra i “vinti”, sia per la sua vicenda personale che lo portò rapidamente alla morte violenta, sia per la vicenda storiografica che ne è seguita, fino a fare nell’800 un simbolo di quel Romanticismo italiano “minore”, utile ad offrire un contributo alla causa risorgimentale del paese, facendolo assurgere a simbolo del trinomio patria-nazione-libertà. Una vicenda emblematica di quel susseguirsi di rivolgimenti sociali che tende a travolgere i più deboli. Una serie di eventi imprevedibili che poi quasi inevitabilmente getta in conclusione i personaggi nel mucchio dei “vinti”.

Masaniello fu infatti simbolo e artefice della rivolta napoletana scatenata dall’esasperazione delle classi più umili verso le gabelle imposte dai governanti sugli alimenti che provocarono dieci giorni di rivolta e che costrinsero gli occupanti spagnoli ad accettare le rivendicazioni popolari. Un emblema dell’opposizione agli spagnoli e al loro governo coloniale corrotto, fatto di insopportabile fiscalismo e formalismo e braccio armato della Chiesa controriformista. Masaniello fu subito dopo questi fatti accusato ufficialmente di pazzia ed ucciso per volere del viceré e con la complicità di alcuni capi popolari.

Nonostante la breve durata, la ribellione da lui guidata indebolì il secolare dominio spagnolo sulla città, aprendo la strada per la proclamazione dell’effimera e filofrancese Real Repubblica Napoletana, avvenuta cinque mesi dopo la sua morte.

Nell’Italia della prima metà dell’800 divenne perciò facile, quasi automatico, per i patrioti che combattevano per l’indipendenza, la libertà e l’unità nazionale, il parallelo fra oppressori spagnoli e austriaci ed assimilare la rivolta del Seicento ai primi afflati risorgimentali, usandone il mito in chiave antiborbonica.

Peccato però che, unità d’Italia a parte, il paragone fosse ardito, visto che gli austriaci erano presenti solo al Nord, essendo già da tempo stati sconfitti e cacciati dal Sud nella battaglia di Bitonto, combattuta nel 1734, con la disfatta dell’esercito austriaco e la vittoria di Carlo di Borbone che permise al Regno di Napoli di affermarsi come stato indipendente e sovrano.

Può essere utile ricordare che la forza evocativa di Masaniello e della sua ribellione era in quel periodo così forte che fece presa anche fuori d’Italia per incitare alla rivoluzione nazionale e alla lotta di liberazione dall’oppressione straniera. Ad esempio in Belgio la nascita del Paese e la sua indipendenza è dovuta a un evento che oramai in pochi ricordano: la rappresentazione il 25 agosto del 1830 della commedia La muta di Portici di Daniel Auber, in cui è protagonista proprio Masaniello. Nell’opera di Auber, quando il tenore francese Adolphe Nourrit intonò l’Amour sacré de la Patrie, il tenore che interpretava Masaniello si fece prendere così tanto dallo spirito della canzone e del tempo che uscì dal teatro seguito da tutto il pubblico, al corteo si unirono i lavoratori che stavano protestando contro l’opprimente autorità olandese. È un fatto storico quindi che il Masaniello di Auber fu la scintilla che portò all’indipendenza, dopo svariate traversie, pochi mesi dopo, nel gennaio del 1831.

Anche nel caso dei belgi si trattava di “vinti”, ma non più rassegnati alla miseria a cui erano costretti dagli olandesi, ed impegnati a combatterla collettivamente, fino ad essere inclusi nel mondo dei “vincitori”. Questi due aspetti sono stati fra loro sinergici nel corso dell’800 e del ‘900 portando ad una prima fase di rivolte a livello europeo e italiano per combattere lo stato di miseria e di abietto sfruttamento da parte delle classi dominanti, nazionali e straniere, per poi sfociare nella seconda parte del secolo scorso nella creazione dei sistemi pubblici di welfare e una maggiore pace sociale.

Masaniello, e meglio ancora la sua raffigurazione, conteneva tutti i requisiti per far presa sia sui ceti intellettuali sia su quelli popolari del tempo. I primi apprezzavano il suo essere il braccio ribelle , solo finchè utile, manovrato da menti più raffinate, ai secondi piaceva perché era uno di loro, si potevano identificare nei suoi valori e nella sua forza ed esprimeva e rappresentava le loro necessità concrete, fra cui l’indipendenza e la libertà.

Il mito di Masaniello fu così megafono utile alla propaganda per costruire l’unificazione del paese su miti positivi. Col suo carisma, col suo percorso da popolano a leader politico, con la sua integrità morale, con la sua carica contagiosa di amor patrio, inteso nella prima parte dell’800 come utile antesignano della napoletana indipendenza, utile alla cacciata dei Borbone in chiave unitaria.

Peccato che dopo l’unità italiana ben presto dopo averlo usato, la leggenda di Masaniello venne tradita e declinò velocemente, non essendo più utile, anzi dannosa, visto la costante deriva antimeridionale dello Stato savoiardo. Dal Brigantaggio ai giorni nostri le discriminazioni antimeridionali hanno accompagnato il cammino del paese fino a sfociare nei giorni nostri nell’evidenza di un “razzismo di Stato”, utile a sfruttare la colonia interna estrattiva meridionale per permettere al capitalismo padano di restare agganciato alle Regioni ricche del Nord Europa. A tal proposito, per restare solo all’attualità, basta verificare cosa sta succedendo con l’Autonomia differenziata o con le quotidiane distrazioni dei fondi del Pnrr teoricamente destinati al Sud. Altro che soluzione della “Questione meridionale”. Masaniello torna così ad essere solo un popolano napoletano, un pescivendolo pazzo, da buttare nel mucchio dei “vinti”. Ormai senza gloria, quando raramente appare, viene presentato solo in funzione negativa, quasi sia solo un Pulcinella sconfitto. Evidentemente mantiene ancora intatta la sua carica di pericolosità per il potere, con il suo mito di liberatore dall’oppressione, soprattutto per chi è interessato a mantenere lo status quo odierno che vede il Mezzogiorno esclusivamente come colonia. È quindi un mito, perdente ma non ancora del tutto perduto, da infangare.

Come scrivevo nel centenario di Verga sempre per transform!italia, sotto altre spoglie anche in Masaniello riecheggia in parte la sindrome dei Malavoglia: la costante vulnerabilità esistenziale rispetto a eventi imprevedibili. E, come ai tempi del quadro il Quarto stato di Pellizza da Volpedo, questa vulnerabilità è distribuita in modo fortemente diseguale. Le opportunità si concentrano solo in un “Primo Stato”, mentre i rischi tendono sempre a concentrarsi nel “Quarto Stato”, spesso privo di risorse sufficienti e con alte probabilità di rimanere intrappolato nella deprivazione e nella marginalità.

Ai nuovi “vinti”, antichi ed attuali, del Sud non resta che cercare un futuro verso l’estero, visto che in Italia semplicemente non c’è e non c’è nessuna volontà di progettarlo dato il disinteresse totale dei circoli e camarille di potere finanziario, politico e mediaticoAssistiamo così a una pura e semplice, quasi compiaciuta, dissoluzione del Paese verso il nulla, anche nella distruzione dei suoi miti fondanti come nel caso di Masaniello o, allargando la prospettiva, come nel caso dei “Beni comuni” che creano anch’essi uno strumento e un ponte tra passato e futuro, con la loro possibilità  di trarre utilità dall’ambiente e da un bene pubblico senza depauperarlo e rispettandone la vocazione naturale, mezzo di difesa della cultura e dell’identità abitativa, al di là del ruolo storico che hanno svolto in passato di assicurare i mezzi di sussistenza materiale alle popolazioni locali. Un argine alla progressiva liberazione dai vincoli umani e territoriali che ha portato nel tempo alla distruzione della memoria di un territorio, privato di quel rapporto durevole tra la società insediata e l’ambiente. Beni comuni oggi sotto attacco diretto del governo in nome delle privatizzazioni che renderanno presto il paese da Nord a Sud, come in un riciclo di un paradosso insostenibile, un unico ed indistinto “non-luogo”.

Come uscirne e come affrancare le generazioni dei “vinti” è l’obiettivo che una sinistra non compromessa unita al meridionalismo progressista deve darsi rapidamente, proprio partendo da Sud, per dare non solo una spallata alla situazione politica esistente, ma anche per porre basi concrete e durature ad una nuova stagione politica che eviti al paese, soprattutto dopo la parabola del M5S, di cadere in una sorta di sindrome di Masaniello, beninteso quella della sua personale vicenda storica di breve durata. Perché come ricorda lo scrittore Domenico Rea, “Masaniello rappresenta perfettamente una delle caratteristiche estreme dei napoletani [ma io aggiungerei “e degli italiani”], il raptus furioso, che può essere terribile, ma è sempre, ahimè, di breve durata” e questi raptus di breve durata vengono poi sfruttati per fini nascosti ed egoistici, come nella vicenda personale di Masaniello, da “poche mani, non sorvegliate da controllo, che tessono la tela della vita collettiva”.

Fonte: https://transform-italia.it/non-fare-la-fine-di-masaniello/



martedì 8 febbraio 2022

Natale Cuccurese: “Pnrr, disagio sociale, 21 euro pro-capite ai cittadini di Napoli, 555 euro per ogni cittadino di Belluno”




Oramai, è una vergogna civile senza fine. Non ci sono più parole adeguate per esprimere l’indignazione provocata dai continui scippi che il sedicente Governo di ‘unità nazionale’ continua a perpetrare ai danni dei diritti e dei bisogni già ampiamente disattesi, se non calpestati, dei cittadini meridionali.

E l’indignazione diventa somma quando si scopre che per l’ennesima volta nel giro di pochi mesi il Sud viene scippato proprio di quelle risorse finanziarie che l’Europa ha assegnato all’Italia per colmarne gli enormi divari sociali e territoriali che la caratterizzano a livello europeo. Risorse che, invece, all’opposto, il Governo Draghi utilizza proprio per acuire ulteriormente il dualismo Nord-Sud e tutte le altre forme di diseguaglianze.

Uno degli ultimi scippi in ordine di tempo è quello compiuto ai danni dei cittadini napoletani, a cui il Governo dei “migliori” destina 21 euro a testa per contrastare il disagio sociale, a fronte, invece, dei 555 euro pro-capite assegnati ai cittadini di Belluno.

A denunciare l’ennesima sperequazione tra “figli” e “figliastri” è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

Con il Pnrr – scrive Cuccurese sul suo profilo facebook personale – i ‘migliori’ sono riusciti talmente bene a mescolare le carte per favorire il Nord e danneggiare il Mezzogiorno che, alla voce ‘disagio sociale’, a Belluno sono assegnati 20 milioni di euro così come alla città di Napoli”.

“Se dividiamo la cifra – continua Cuccurese –  fra i 36.000 abitanti totali di Belluno, otteniamo che ad ogni cittadino spetterebbero 555 euro, per i 949.000 abitanti totali di Napoli, otteniamo 21 euro a cittadino”.

Fonte: Vesuvuano News-articolo di Salvatore Lucchese

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Oramai, è una vergogna civile senza fine. Non ci sono più parole adeguate per esprimere l’indignazione provocata dai continui scippi che il sedicente Governo di ‘unità nazionale’ continua a perpetrare ai danni dei diritti e dei bisogni già ampiamente disattesi, se non calpestati, dei cittadini meridionali.

E l’indignazione diventa somma quando si scopre che per l’ennesima volta nel giro di pochi mesi il Sud viene scippato proprio di quelle risorse finanziarie che l’Europa ha assegnato all’Italia per colmarne gli enormi divari sociali e territoriali che la caratterizzano a livello europeo. Risorse che, invece, all’opposto, il Governo Draghi utilizza proprio per acuire ulteriormente il dualismo Nord-Sud e tutte le altre forme di diseguaglianze.

Uno degli ultimi scippi in ordine di tempo è quello compiuto ai danni dei cittadini napoletani, a cui il Governo dei “migliori” destina 21 euro a testa per contrastare il disagio sociale, a fronte, invece, dei 555 euro pro-capite assegnati ai cittadini di Belluno.

A denunciare l’ennesima sperequazione tra “figli” e “figliastri” è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

Con il Pnrr – scrive Cuccurese sul suo profilo facebook personale – i ‘migliori’ sono riusciti talmente bene a mescolare le carte per favorire il Nord e danneggiare il Mezzogiorno che, alla voce ‘disagio sociale’, a Belluno sono assegnati 20 milioni di euro così come alla città di Napoli”.

“Se dividiamo la cifra – continua Cuccurese –  fra i 36.000 abitanti totali di Belluno, otteniamo che ad ogni cittadino spetterebbero 555 euro, per i 949.000 abitanti totali di Napoli, otteniamo 21 euro a cittadino”.

Fonte: Vesuvuano News-articolo di Salvatore Lucchese

lunedì 7 febbraio 2022

Natale Cuccurese: “Pd, FI e Lega Nord uniti contro il Sud”



Le diverse anime del Grande Partito trasversale del Nord – Partito democratico, Forza Italia e Lega Nord – stanno per gettare via la maschera delle false schermaglie ideologiche da marketing elettoralistico per dare vita al “grande centro”, con lo scopo di promuovere in modo sempre più efficace e pervasivo gli interessi miopi ed egoistici del sistema Nord. Il tutto, ovviamente, a discapito dei diritti e dei bisogni già ampiamente disattesi dei cittadini del Sud.

A lanciare l’allarme tramite i canali social è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

Franceschini – scrive Cuccurese – fa il tifo per la Lega Nord. Il ministro protoleghista Franceschini non usa giri di parole e illustra lo schema del grande centro in preparazione. Non solo Forza Italia come detto Letta nei giorni scorsi, ma dello schema fa parte anche la Lega. Non a caso già oggi Pd e Lega governano insieme, afferma Franceschini, ‘pur partendo da idee diverse noi e loro siamo riusciti a trovare una mediazione’”.

Non a caso – conclude il meridionalista progressista – l’autonomia differenziata è stata richiesta dalle Regioni leghiste e dall’Emilia Romagna di Bonaccini e sul Pnrr c’è identità di veduta per spostare tutti i fondi possibili a Nord”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese

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Le diverse anime del Grande Partito trasversale del Nord – Partito democratico, Forza Italia e Lega Nord – stanno per gettare via la maschera delle false schermaglie ideologiche da marketing elettoralistico per dare vita al “grande centro”, con lo scopo di promuovere in modo sempre più efficace e pervasivo gli interessi miopi ed egoistici del sistema Nord. Il tutto, ovviamente, a discapito dei diritti e dei bisogni già ampiamente disattesi dei cittadini del Sud.

A lanciare l’allarme tramite i canali social è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

Franceschini – scrive Cuccurese – fa il tifo per la Lega Nord. Il ministro protoleghista Franceschini non usa giri di parole e illustra lo schema del grande centro in preparazione. Non solo Forza Italia come detto Letta nei giorni scorsi, ma dello schema fa parte anche la Lega. Non a caso già oggi Pd e Lega governano insieme, afferma Franceschini, ‘pur partendo da idee diverse noi e loro siamo riusciti a trovare una mediazione’”.

Non a caso – conclude il meridionalista progressista – l’autonomia differenziata è stata richiesta dalle Regioni leghiste e dall’Emilia Romagna di Bonaccini e sul Pnrr c’è identità di veduta per spostare tutti i fondi possibili a Nord”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese

 
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