martedì 30 agosto 2022

Emilia Romagna - Unione Popolare si presenta con il suo capo politico Luigi de Magistris, il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese e tanti altri candidate e candidati:

Venerdì 2 settembre Unione Popolare si presenta in piazza con il suo capo politico Luigi de Magistris, il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, Marta Collot, Paolo Ferrero e tanti altri candidate e candidati:

-A Reggio Emilia ai Chiostri della Ghiara dalle 14,30

-A Bologna in piazza dell'Unità dalle 18

-A Spilamberto alla festa di Rifondazione Comunista dalle ore 21

Venite a conoscere #UnionePopolare

Reggio Emilia: Unione Popolare presenta i suoi candidati nel Collegio PC/PR/RE/MO

Bologna: Unione Popolare si presenta in piazza con tutti i suoi candidati

Spilamberto (MO): Con Unione Popolare per l'Italia di cui abbiamo bisogno






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Venerdì 2 settembre Unione Popolare si presenta in piazza con il suo capo politico Luigi de Magistris, il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, Marta Collot, Paolo Ferrero e tanti altri candidate e candidati:

-A Reggio Emilia ai Chiostri della Ghiara dalle 14,30

-A Bologna in piazza dell'Unità dalle 18

-A Spilamberto alla festa di Rifondazione Comunista dalle ore 21

Venite a conoscere #UnionePopolare

Reggio Emilia: Unione Popolare presenta i suoi candidati nel Collegio PC/PR/RE/MO

Bologna: Unione Popolare si presenta in piazza con tutti i suoi candidati

Spilamberto (MO): Con Unione Popolare per l'Italia di cui abbiamo bisogno






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lunedì 22 agosto 2022

CUCCURESE CORRERA' PER UNIONE POPOLARE

Di Natale Cuccurese

Dopo la prova elettorale a Quattro Castella, come candidato Sindaco nelle Amministrative del 2019 per Sinistra Unita, conclusa col 7,5% di consensi, si prospetta una nuova, più difficile sfida per le elezioni politiche nazionali del 25 Settembre 2022.

Ho infatti accettato la candidatura, nel listino uninominale per il Collegio Emilia-Romagna 03 - Reggio Emilia, per UNIONE POPOLARE, che ha in Luigi De Magistris il suo portavoce.
La repentina, inattesa caduta del Governo Draghi e la decisione del Capo dello Stato di chiudere la Legislatura e di stabilire le Elezioni il 25 settembre 2022, rischia di definire un Parlamento ancora più appiattito sull’asse NATO-UE-USA-DRAGHI e ha costretto UNIONE POPOLARE a uno sforzo quasi sovrumano, prima per la raccolta delle firme, indispensabili per ammettere alla competizione le forze non appartenenti alla Casta politica e poi per la campagna elettorale che affronteremo con pochi mezzi, ma come sempre a schiena dritta e senza scendere a compromessi.
Si tratta di una situazione difficilissima, davanti alla quale tutti coloro che non si riconoscono nell'attuale quadro politico consociativo e che avvertono la necessità e l'urgenza di dare una rappresentanza parlamentare a coloro che ne sono esclusi, devono mobilitarsi.
Nel ringraziare le tante e i tanti che a questo scopo hanno fatto la fila ad agosto per venire a firmare per noi in difesa dei principi della Costituzione nata dalla Resistenza, troppo spesso taciuti o negati soprattutto a danno dei cittadini del Mezzogiorno, è doveroso denunciare l'oscuramento che ha subito e continua a subire la nostra coalizione sui media e i telegiornali (per questo reputo importante e ringrazio il @Resto del Carlino e la @GazzettadiReggio per gli articoli odierni) segno evidente che Unione Popolare rappresenta l’unica vera lista alternative alla casta politica al potere in Italia. Casta che vuole imporre l’Agenda Draghi, cioè l’agenda del partito consociativo della guerra, delle privatizzazioni, della precarizzazione del lavoro e dell’Autonomia differenziata.
Non sarà facile, ma sono certo di avervi al mio fianco a sostegno di UNIONE POPOLARE CON LUIGI DE MAGISTRIS in questo “assalto al cielo” di fondamentale importanza per il Paese tutto e per il Mezzogiorno in particolare in questa travagliata fase storica.
Ringrazio tutte le attiviste e gli attivisti che stanno portando avanti una speranza di cambiamento nel Paese, ad iniziare da quelli del Partito del Sud, che insieme alle tante e ai tanti di Rifondazione Comunista, demA, Potere al Popolo, Manifesta, Risorgimento Socialista, Associazioni, Movimenti e liberi cittadini, dal Sud al Nord del Paese, si stanno impegnando generosamente in questa impresa democratica a difesa dei diritti costituzionali e per dare finalmente al Paese e al Mezzogiorno una rappresentanza politica a schiena dritta, così da far cessare definitivamente anche le distorte politiche che sono causa prima del razzismo di Stato.
AVANTI CON IL NOSTRO IMPEGNO, AVANTI CON "UNIONE POPOLARE CON DE MAGISTRIS”!






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Di Natale Cuccurese

Dopo la prova elettorale a Quattro Castella, come candidato Sindaco nelle Amministrative del 2019 per Sinistra Unita, conclusa col 7,5% di consensi, si prospetta una nuova, più difficile sfida per le elezioni politiche nazionali del 25 Settembre 2022.

Ho infatti accettato la candidatura, nel listino uninominale per il Collegio Emilia-Romagna 03 - Reggio Emilia, per UNIONE POPOLARE, che ha in Luigi De Magistris il suo portavoce.
La repentina, inattesa caduta del Governo Draghi e la decisione del Capo dello Stato di chiudere la Legislatura e di stabilire le Elezioni il 25 settembre 2022, rischia di definire un Parlamento ancora più appiattito sull’asse NATO-UE-USA-DRAGHI e ha costretto UNIONE POPOLARE a uno sforzo quasi sovrumano, prima per la raccolta delle firme, indispensabili per ammettere alla competizione le forze non appartenenti alla Casta politica e poi per la campagna elettorale che affronteremo con pochi mezzi, ma come sempre a schiena dritta e senza scendere a compromessi.
Si tratta di una situazione difficilissima, davanti alla quale tutti coloro che non si riconoscono nell'attuale quadro politico consociativo e che avvertono la necessità e l'urgenza di dare una rappresentanza parlamentare a coloro che ne sono esclusi, devono mobilitarsi.
Nel ringraziare le tante e i tanti che a questo scopo hanno fatto la fila ad agosto per venire a firmare per noi in difesa dei principi della Costituzione nata dalla Resistenza, troppo spesso taciuti o negati soprattutto a danno dei cittadini del Mezzogiorno, è doveroso denunciare l'oscuramento che ha subito e continua a subire la nostra coalizione sui media e i telegiornali (per questo reputo importante e ringrazio il @Resto del Carlino e la @GazzettadiReggio per gli articoli odierni) segno evidente che Unione Popolare rappresenta l’unica vera lista alternative alla casta politica al potere in Italia. Casta che vuole imporre l’Agenda Draghi, cioè l’agenda del partito consociativo della guerra, delle privatizzazioni, della precarizzazione del lavoro e dell’Autonomia differenziata.
Non sarà facile, ma sono certo di avervi al mio fianco a sostegno di UNIONE POPOLARE CON LUIGI DE MAGISTRIS in questo “assalto al cielo” di fondamentale importanza per il Paese tutto e per il Mezzogiorno in particolare in questa travagliata fase storica.
Ringrazio tutte le attiviste e gli attivisti che stanno portando avanti una speranza di cambiamento nel Paese, ad iniziare da quelli del Partito del Sud, che insieme alle tante e ai tanti di Rifondazione Comunista, demA, Potere al Popolo, Manifesta, Risorgimento Socialista, Associazioni, Movimenti e liberi cittadini, dal Sud al Nord del Paese, si stanno impegnando generosamente in questa impresa democratica a difesa dei diritti costituzionali e per dare finalmente al Paese e al Mezzogiorno una rappresentanza politica a schiena dritta, così da far cessare definitivamente anche le distorte politiche che sono causa prima del razzismo di Stato.
AVANTI CON IL NOSTRO IMPEGNO, AVANTI CON "UNIONE POPOLARE CON DE MAGISTRIS”!






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martedì 28 giugno 2022

Luigi de Magistris a Puianello di Quattro Castella e a Reggio Emilia

Belle suggestioni quelle lanciate ieri da Luigi de Magistris nei due incontri di Puianello nel pomeriggio e a Reggio Emilia in serata.
Attraverso il suo libro ha raccontato l'esperienza di sindaco di una grande città come quella di Napoli portata avanti avendo come riferimento l'attuazione della Costituzione e come prassi amministrativa la partecipazione, i diritti di cittadinanza, i beni comuni e la giustizia sociale. Non è un caso che Napoli sia l'unica grande città italiana ad aver ripubblicizzato l'acqua attuando il referendum sui beni comuni del 2011.
Un'esperienza che per 10 anni è stata sostenuta da una coalizione di reti civiche e dei partiti della sinistra e che ha messo all'opposizione centrosinistra e destre, quelli che oggi stanno tutti assieme a sostegno di Draghi, compresa la finta opposizione della Meloni.
Il suo contributo nella costruzione di un'alternativa nazionale da proporre ed articolare assieme ad un elettorato sempre più ampio, che chiede contenuti diversi e che oggi non ha alcuna rappresenza politica tanto a livello nazionale, e spesso anche a livello locale, può essere molto importante.
Hanno dialogato con de Magistris, a Puianello, il sindaco di Quattro Castella Alberto Olmi, che ha dato il benvenuto a de Magistris, Barbara Castiglioni che ha coordinato la presentazione, Natale Cuccurese consigliere comunale per Sinistra Unita e Maurizio Gambarelli che ha fatto gli onori di casa. Presenti in sala amministratori del territorio, associazioni e cittadini.
A Reggio Emilia Elia Minari ha condotto la serata attraverso gli articoli della Costituzione, il consigliere comunale Dario De Lucia e l’assessora di Rubiera Chiara Albanese che han contribuito al dialogo con la loro esperienza di amministratori.
Anche in questo caso nutrita presenza fra il pubblico di amministratori locali, rappresentanti di associazioni, partiti e tanti cittadini. Da rimarcare la presenza ai due incontri di Enrico Panini, già assessore e vicesindaco di Napoli durante l’Amministrazione de Magistris, che ha contributo alle presentazioni con preziosi ricordi e considerazioni personali.

Una bella esperienza emiliana che ha sicuramente arricchito i partecipanti aumentando in tutti i presenti la consapevolezza che insieme si può e si deve andare senza paura in “direzione ostinata e contraria” per cambiare lo stato attuale delle cose. 





















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Belle suggestioni quelle lanciate ieri da Luigi de Magistris nei due incontri di Puianello nel pomeriggio e a Reggio Emilia in serata.
Attraverso il suo libro ha raccontato l'esperienza di sindaco di una grande città come quella di Napoli portata avanti avendo come riferimento l'attuazione della Costituzione e come prassi amministrativa la partecipazione, i diritti di cittadinanza, i beni comuni e la giustizia sociale. Non è un caso che Napoli sia l'unica grande città italiana ad aver ripubblicizzato l'acqua attuando il referendum sui beni comuni del 2011.
Un'esperienza che per 10 anni è stata sostenuta da una coalizione di reti civiche e dei partiti della sinistra e che ha messo all'opposizione centrosinistra e destre, quelli che oggi stanno tutti assieme a sostegno di Draghi, compresa la finta opposizione della Meloni.
Il suo contributo nella costruzione di un'alternativa nazionale da proporre ed articolare assieme ad un elettorato sempre più ampio, che chiede contenuti diversi e che oggi non ha alcuna rappresenza politica tanto a livello nazionale, e spesso anche a livello locale, può essere molto importante.
Hanno dialogato con de Magistris, a Puianello, il sindaco di Quattro Castella Alberto Olmi, che ha dato il benvenuto a de Magistris, Barbara Castiglioni che ha coordinato la presentazione, Natale Cuccurese consigliere comunale per Sinistra Unita e Maurizio Gambarelli che ha fatto gli onori di casa. Presenti in sala amministratori del territorio, associazioni e cittadini.
A Reggio Emilia Elia Minari ha condotto la serata attraverso gli articoli della Costituzione, il consigliere comunale Dario De Lucia e l’assessora di Rubiera Chiara Albanese che han contribuito al dialogo con la loro esperienza di amministratori.
Anche in questo caso nutrita presenza fra il pubblico di amministratori locali, rappresentanti di associazioni, partiti e tanti cittadini. Da rimarcare la presenza ai due incontri di Enrico Panini, già assessore e vicesindaco di Napoli durante l’Amministrazione de Magistris, che ha contributo alle presentazioni con preziosi ricordi e considerazioni personali.

Una bella esperienza emiliana che ha sicuramente arricchito i partecipanti aumentando in tutti i presenti la consapevolezza che insieme si può e si deve andare senza paura in “direzione ostinata e contraria” per cambiare lo stato attuale delle cose. 





















domenica 26 giugno 2022

Luigi de Magistris a Puianello di Quattro Castella e a Reggio Emilia lunedì 27 giugno per presentare il suo libro fotoracconto della più lunga consigliatura di Napoli, terza città d’Italia.

 


▶ alle ore 17.00 del 27 giugno saremo al Cinema Eden di Puianello. Si confronteranno con l’autore e con il pubblico Barbara Castiglioni, con il Presidente nazionale del Partito del Sud e consigliere comunale di Quattro Castella Natale Cuccurese e Maurizio Gambarelli;
▶ alle ore 21.00 saremo alla libreria Punto Einaudi di Via Monzermone 3/d, ed utilizzando lo spazio messo a disposizione da Rebell, de Magistris parlerà dei tratti salienti dalla propria esperienza politico-istituzionale, dialogherà con il consigliere comunale Dario De Lucia, Chiara Albanese ed Elia Minari e si confronterà con quanti saranno presenti fra il pubblico.
Per partecipare agli eventi: presentazionedemagistris@gmail.com
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Gli appuntamenti di Puianello di Quattro Castella e di Reggio Emilia, che sono inseriti nel ricco calendario di presentazioni che ha preso il via nei primi giorni di maggio e che sta toccando le più importanti città del nostro Paese, sono organizzati e promossi dalla nostra Casa editrice e saranno l’occasione, grazie ad autorevoli presenze che si confronteranno con Luigi de Magistris, per una discussione più generale che, a partire dall’esperienza amministrativa napoletana, si rivolge ai temi di una necessaria agenda politica nazionale: dalla pace al lavoro, dalla lotta alla criminalità all’ambiente, dall’acqua pubblica come hanno voluto i cittadini con un netto pronunciamento referendario alla difesa della scuola pubblica.
“Attraverso Napoli, 10 anni di passione” è un libro di foto e storie che raccontano alcuni dei momenti caratterizzanti gli oltre 10 anni che hanno accompagnato il mandato dell’ex sindaco di Napoli. Con la prefazione di Valeria Parrella, i 51 racconti scorrono nelle 160 pagine accompagnati dalle 85 fotografie di Velia Cammarano, Gigi Valentino ed Alessandro Capuozzo.
Il libro è pubblicato dalla Casa editrice “Marotta&Cafiero”, una realtà molto importante nel panorama editoriale nazionale che abbiamo voluto intitolare ad Antonio Landieri, vittima innocente di camorra, un ragazzo disabile di 25 anni ucciso per errore a Scampia.

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▶ alle ore 17.00 del 27 giugno saremo al Cinema Eden di Puianello. Si confronteranno con l’autore e con il pubblico Barbara Castiglioni, con il Presidente nazionale del Partito del Sud e consigliere comunale di Quattro Castella Natale Cuccurese e Maurizio Gambarelli;
▶ alle ore 21.00 saremo alla libreria Punto Einaudi di Via Monzermone 3/d, ed utilizzando lo spazio messo a disposizione da Rebell, de Magistris parlerà dei tratti salienti dalla propria esperienza politico-istituzionale, dialogherà con il consigliere comunale Dario De Lucia, Chiara Albanese ed Elia Minari e si confronterà con quanti saranno presenti fra il pubblico.
Per partecipare agli eventi: presentazionedemagistris@gmail.com
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Gli appuntamenti di Puianello di Quattro Castella e di Reggio Emilia, che sono inseriti nel ricco calendario di presentazioni che ha preso il via nei primi giorni di maggio e che sta toccando le più importanti città del nostro Paese, sono organizzati e promossi dalla nostra Casa editrice e saranno l’occasione, grazie ad autorevoli presenze che si confronteranno con Luigi de Magistris, per una discussione più generale che, a partire dall’esperienza amministrativa napoletana, si rivolge ai temi di una necessaria agenda politica nazionale: dalla pace al lavoro, dalla lotta alla criminalità all’ambiente, dall’acqua pubblica come hanno voluto i cittadini con un netto pronunciamento referendario alla difesa della scuola pubblica.
“Attraverso Napoli, 10 anni di passione” è un libro di foto e storie che raccontano alcuni dei momenti caratterizzanti gli oltre 10 anni che hanno accompagnato il mandato dell’ex sindaco di Napoli. Con la prefazione di Valeria Parrella, i 51 racconti scorrono nelle 160 pagine accompagnati dalle 85 fotografie di Velia Cammarano, Gigi Valentino ed Alessandro Capuozzo.
Il libro è pubblicato dalla Casa editrice “Marotta&Cafiero”, una realtà molto importante nel panorama editoriale nazionale che abbiamo voluto intitolare ad Antonio Landieri, vittima innocente di camorra, un ragazzo disabile di 25 anni ucciso per errore a Scampia.

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venerdì 4 marzo 2022

EMILIA ROMAGNA: FELICORI, CANCELLARE TUTTI I RAPPORTI CULTURALI CON LA RUSSIA É INDEGNO PER LA STORIA E LA CULTURA DELL’EMILIA-ROMAGNA (Comunicato stampa unitario demA, PCI, Partito della Rifondazione Comunista, Partito del Sud e L’Altra Emilia-Romagna)

La proposta dell’assessore regionale alla cultura Felicori di “cancellare tutti i rapporti culturali con la Russia” e di “applicare con rigore sanzioni culturali e sportive” è indegna per la storia e la cultura della nostra regione. Quella di Felicori è una dichiarazione di “guerra culturale” alla Russia, alla pari della decisione sbagliata di ignorare la nostra Costituzione ed inviare armi all’Ucraina.

Una proposta che si inserisce in un contesto che vede a Bologna l’esclusione degli editori russi dalla Fiera internazionale del libro per ragazzi, a Reggio Emilia l’esclusione di Alexander Gronsky, fotografo russo di fama internazionale per altro arrestato a Mosca domenica scorsa per proteste contro Putin, cha ha visto cancellata la sua mostra al Festival di Fotografia Europea 2022.
Non c’è alcuna giustificazione per l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, ma le sanzioni culturali, al pari di quelle economiche, non devono portare all’isolamento e all’umiliazione della popolazione russa, e i rapporti culturali e artistici con gli intellettuali russi, soprattutto in questo momento, vanno coltivati, non interrotti. Perché il mondo culturale è da sempre fermento di pensieri liberi e di contaminazioni positive, proprio ciò che il regime di Putin ha sempre represso.
La cultura come lo sport unisce i popoli, e noi non abbiamo bisogno di assessori che dividono i popoli ma di politici che lavorano per la ripresa del dialogo e il confronto, precondizione per raggiungere la pace.
Si fermi subito la guerra.

Enrico Panini-demA
Selene Prodi-Partito Comunista Italiano
Stefano Lugli-Partito della Rifondazione Comunista
Natale Cuccurese-Partito del Sud
Cristina Quintavalla-L’Altra Emilia Romagna



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La proposta dell’assessore regionale alla cultura Felicori di “cancellare tutti i rapporti culturali con la Russia” e di “applicare con rigore sanzioni culturali e sportive” è indegna per la storia e la cultura della nostra regione. Quella di Felicori è una dichiarazione di “guerra culturale” alla Russia, alla pari della decisione sbagliata di ignorare la nostra Costituzione ed inviare armi all’Ucraina.

Una proposta che si inserisce in un contesto che vede a Bologna l’esclusione degli editori russi dalla Fiera internazionale del libro per ragazzi, a Reggio Emilia l’esclusione di Alexander Gronsky, fotografo russo di fama internazionale per altro arrestato a Mosca domenica scorsa per proteste contro Putin, cha ha visto cancellata la sua mostra al Festival di Fotografia Europea 2022.
Non c’è alcuna giustificazione per l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, ma le sanzioni culturali, al pari di quelle economiche, non devono portare all’isolamento e all’umiliazione della popolazione russa, e i rapporti culturali e artistici con gli intellettuali russi, soprattutto in questo momento, vanno coltivati, non interrotti. Perché il mondo culturale è da sempre fermento di pensieri liberi e di contaminazioni positive, proprio ciò che il regime di Putin ha sempre represso.
La cultura come lo sport unisce i popoli, e noi non abbiamo bisogno di assessori che dividono i popoli ma di politici che lavorano per la ripresa del dialogo e il confronto, precondizione per raggiungere la pace.
Si fermi subito la guerra.

Enrico Panini-demA
Selene Prodi-Partito Comunista Italiano
Stefano Lugli-Partito della Rifondazione Comunista
Natale Cuccurese-Partito del Sud
Cristina Quintavalla-L’Altra Emilia Romagna



giovedì 24 febbraio 2022

EMILIA ROMAGNA: NO ALL’ASSE DEL NORD, NO ALL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA! (Comunicato stampa unitario demA, PCI, Partito della Rifondazione Comunista, Partito del Sud e L’Altra Emilia-Romagna)

Riprende e si rafforza l’Asse delle Regioni ricche, nato con il malcelato scopo di accrescere nel Paese disuguaglianze sociali e territoriali, grazie all’Autonomia differenziata che rischia di portare in breve tempo alla dissoluzione dell’unità del Paese. Per togliere ogni dubbio sulla sponda separatista e di destra han ben pensato di chiamarlo "Asse dell'autonomia", Zaia-Bonaccini.

Una richiesta pressante di autonomia che avanza nella totale mancanza di trasparenza e condivisione democratica attorno al tema: non si conosce infatti il testo aggiornato su cui si cerca l’intesa, così come non sono noti i veri contenuti oggetto della contrattazione e del rapporto fra le parti. In altre parole si sta procedendo a fari spenti nella più assoluta opacità e mancanza d’informazione ai cittadini, tant'è che Regione che vai narrazione che senti. Richiesta che guarda caso giunge proprio mentre la pandemia ha mostrato tutti i limiti di venti sistemi sanitari diversi e, paradossalmente, mentre Bonaccini chiede al governo centrale denaro per colmare il buco da 800milioni di Euro della Sanità dell’Emilia-Romagna, come riportato da alcune testate, che per la prima volta nella sua storia rischia il default e il commissariamento.
Non è affatto vero come dice Bonaccini che l'Emilia-Romagna non chiede un Euro in più allo Stato, dato che l'Autonomia è richiesta a saldi di bilancio invariati, il che significa cristallizzare differenze territoriali che già oggi fanno dell’Italia un Paese profondamente diseguale, disattendendo il compito che il Pnrr almeno a parole avrebbe dovuto svolgere visto che l’Italia ha ottenuto il più alto finanziamento fra tutti i Paesi Ue proprio per iniziare a porre rimedio a diseguaglianze e alla disastrosa condizione del Mezzogiorno.
Al contrario di Zaia, Bonaccini e di Fontana, come DemA, Partito Comunista Italiano, Partito della Rifondazione Comunista, Partito del Sud e L’Altra Emilia-Romagna, diciamo NO all’Autonomia differenziata e riteniamo che siano maturi i tempi per porre mano alle storture costituzionali conseguenti alla sciagurata riforma del Titolo V del 2001, che oltretutto dopo più di vent’anni non vedono ancora la definizione dei LEP.
La Costituzione già oggi riconosce e promuove le autonomie locali e i Presidenti di Regione, anziché avviare pericolosi processi conflittuali fra Regioni e Stato, dovrebbero unirsi nel chiedere al governo una politica di investimenti per i territori al fine di rendere esigibili i diritti costituzionali a tutti i cittadini. A tal fine infatti abbiamo sostenuto la petizione popolare presentata a dicembre in Regione per il ritiro della richiesta di Autonomia differenziata, promossa dal Comitato contro l’Autonomia Differenziata dell’Emilia-Romagna e partecipato alla relativa raccolta firme.
Solo due anni fa per le elezioni regionali in Emilia-Romagna Bonaccini chiedeva il “voto utile” per fermare la Lega. Oggi il Pd insieme alla Lega governa il Paese e Bonaccini e Zaia fanno una conferenza stampa congiunte in totale sintonia. Il voto dei cittadini si è rivelato utile solo per spostare l’Asse politico verso destra, con un “patto tripartito” che vede Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto collaborare contro l’interesse dei cittadini sia del Nord che del Sud al fine di favorire privatizzazioni e califfati locali.

I/le Segretari/e Regionali:
Enrico Panini -demA
Selene Prodi-Partito Comunista Italiano
Stefano Lugli -Partito della Rifondazione Comunista
Natale Cuccurese-Partito del Sud
Cristina Quintavalla -L’Altra Emilia Romagna




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Riprende e si rafforza l’Asse delle Regioni ricche, nato con il malcelato scopo di accrescere nel Paese disuguaglianze sociali e territoriali, grazie all’Autonomia differenziata che rischia di portare in breve tempo alla dissoluzione dell’unità del Paese. Per togliere ogni dubbio sulla sponda separatista e di destra han ben pensato di chiamarlo "Asse dell'autonomia", Zaia-Bonaccini.

Una richiesta pressante di autonomia che avanza nella totale mancanza di trasparenza e condivisione democratica attorno al tema: non si conosce infatti il testo aggiornato su cui si cerca l’intesa, così come non sono noti i veri contenuti oggetto della contrattazione e del rapporto fra le parti. In altre parole si sta procedendo a fari spenti nella più assoluta opacità e mancanza d’informazione ai cittadini, tant'è che Regione che vai narrazione che senti. Richiesta che guarda caso giunge proprio mentre la pandemia ha mostrato tutti i limiti di venti sistemi sanitari diversi e, paradossalmente, mentre Bonaccini chiede al governo centrale denaro per colmare il buco da 800milioni di Euro della Sanità dell’Emilia-Romagna, come riportato da alcune testate, che per la prima volta nella sua storia rischia il default e il commissariamento.
Non è affatto vero come dice Bonaccini che l'Emilia-Romagna non chiede un Euro in più allo Stato, dato che l'Autonomia è richiesta a saldi di bilancio invariati, il che significa cristallizzare differenze territoriali che già oggi fanno dell’Italia un Paese profondamente diseguale, disattendendo il compito che il Pnrr almeno a parole avrebbe dovuto svolgere visto che l’Italia ha ottenuto il più alto finanziamento fra tutti i Paesi Ue proprio per iniziare a porre rimedio a diseguaglianze e alla disastrosa condizione del Mezzogiorno.
Al contrario di Zaia, Bonaccini e di Fontana, come DemA, Partito Comunista Italiano, Partito della Rifondazione Comunista, Partito del Sud e L’Altra Emilia-Romagna, diciamo NO all’Autonomia differenziata e riteniamo che siano maturi i tempi per porre mano alle storture costituzionali conseguenti alla sciagurata riforma del Titolo V del 2001, che oltretutto dopo più di vent’anni non vedono ancora la definizione dei LEP.
La Costituzione già oggi riconosce e promuove le autonomie locali e i Presidenti di Regione, anziché avviare pericolosi processi conflittuali fra Regioni e Stato, dovrebbero unirsi nel chiedere al governo una politica di investimenti per i territori al fine di rendere esigibili i diritti costituzionali a tutti i cittadini. A tal fine infatti abbiamo sostenuto la petizione popolare presentata a dicembre in Regione per il ritiro della richiesta di Autonomia differenziata, promossa dal Comitato contro l’Autonomia Differenziata dell’Emilia-Romagna e partecipato alla relativa raccolta firme.
Solo due anni fa per le elezioni regionali in Emilia-Romagna Bonaccini chiedeva il “voto utile” per fermare la Lega. Oggi il Pd insieme alla Lega governa il Paese e Bonaccini e Zaia fanno una conferenza stampa congiunte in totale sintonia. Il voto dei cittadini si è rivelato utile solo per spostare l’Asse politico verso destra, con un “patto tripartito” che vede Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto collaborare contro l’interesse dei cittadini sia del Nord che del Sud al fine di favorire privatizzazioni e califfati locali.

I/le Segretari/e Regionali:
Enrico Panini -demA
Selene Prodi-Partito Comunista Italiano
Stefano Lugli -Partito della Rifondazione Comunista
Natale Cuccurese-Partito del Sud
Cristina Quintavalla -L’Altra Emilia Romagna




martedì 2 novembre 2021

IL PARTITO DEL SUD ADERISCE AL PRESIDIO DI MERCOLEDI’ 3 NOVEMBRE A BOLOGNA CONTRO LA DECISIONE DELLA REGIONE DI AFFIDARE L’ACQUA AI PRIVATI

Il Partito del Sud aderisce al presidio sotto la sede della Regione Emilia-Romagna promosso dal Coordinamento regionale del Movimento per l'acqua pubblica e della Rete regionale Emergenza Climatica e Ambientale per mercoledì 3 novembre alle ore 14.30 per protestare contro la decisione dell'assemblea legislativa di prorogare gli affidamenti ai privati del servizio idrico in regione fino alla fine del 2027. 

Poco più di 10 giorni fa l’Assemblea Regionale dell’Emilia-Romagna ha approvato un emendamento alla legge regionale “Misure urgenti a sostegno del sistema economico ed altri interventi per la modifica dell’ordinamento regionale” che proroga gli affidamenti del servizio idrico in regione fino alla fine del 2027, Uniche eccezioni, i territori di Reggio Emilia e Rimini, dove sono in corso procedure di gara. L’emendamento compie una scelta molto grave, perché prolunga ulteriormente la situazione di privatizzazione del servizio idrico in regione e rappresenta un ennesimo mancato rispetto dell’esito referendario del 2011. 

L’Assemblea Regionale ha preso questa decisione senza nessuna discussione preliminare con i Comitati dell’acqua e altri soggetti della società civile, con un emendamento introdotto di soppiatto in una legge che parlava d’altro. Un vero e proprio colpo di mano con la complicità di tutti i gruppi consiliari. 

C’è chi “coraggiosamente” ha sostenuto che era preferibile concedere una proroga di 6 anni piuttosto che procedere ad una gara, che avrebbe prodotto un affidamento di 30 anni. Facendo finta di non vedere che esiste un’alternativa alla messa in gara del servizio idrico cioè la ripubblicizzazione. Questi personaggi che hanno con tutta evidenza dimenticato che "l'ecologismo senza la lotta di classe è giardinaggio", continuano, con tutta evidenza, a sostenere due parti in commedia, così come sul tema dell’Autonomia differenziata e come nel Parlamento nazionale, a chiacchiere si dicono contrari alla deriva iperliberista imperante in ambito regionale e nazionale, per poi nei fatti adeguarsi prontamente alla volontà del Bonaccini di turno al momento del voto. 
Ricordano la parabola fatta dal M5s, "bla bla bla" prima del voto per poi diventare i più fedeli e servili esecutori silenziosi di ogni privatizzazione di beni comuni a vantaggio esclusivo di privati o multinazionali. 

Come Partito del Sud non possiamo dimenticare che l’unica grande città ad aver applicato il risultato del Referendum sull’acqua pubblica del 2011 è stata la Napoli di de Magistris, applicazione ora messa in discussione dalla nuova giunta Manfredi, anche questa sostenuta da “coraggiosi” complici.

L’impressione di fondo è che questo non è provvedimento a sé stante, ma si inquadra in una strategia ben precisa volta a privatizzare completamente il servizio idrico nel Paese. Una strategia di un Governo non a caso sostenuto da tutti i partiti presenti in Parlamento, nessuno escluso! 

Non deve sfuggire infatti che nel mirino del Governo, c’è, in primo luogo il Mezzogiorno e molto probabilmente l’azienda di diritto pubblico Acqua Bene Comune di Napoli. L’intenzione – che peraltro traspare in tutto il PNRR – è che l’intervento pubblico sia servente nei confronti del mercato, per crearlo e sostenerlo, ed è finalizzato ad aprire la strada alla conquista del Mezzogiorno da parte delle grandi aziende multiutilities quotate in Borsa, per rendere irreversibile il modello di gestione costruito sulle stesse. L'Arera, l'autorità nazionale per l'energia, ha recentemente emanato una circolare che spinge i comuni indebitati ad aprire al libero mercato. Quegli stessi comuni a cui da 20 anni lo stato nazionale taglia le risorse e che sul tema non riceveranno un euro per ristrutturare le reti idriche, nemmeno dal PNRR.
La trappola è pronta. Abbiamo il dovere di combattere e di farlo senza più ipocrisie.

Il Partito del Sud è sempre stato dalla parte dell'acqua pubblica e della gestione pubblica dei servizi locali partendo proprio dall'esempio della Napoli di de Magistris e mercoledì 3 novembre alle ore 14:30 sarà al presidio sotto la Regione promosso dal Coordinamento regionale del Movimento per l'acqua pubblica e della Rete regionale Emergenza Climatica e Ambientale.

Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti




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Il Partito del Sud aderisce al presidio sotto la sede della Regione Emilia-Romagna promosso dal Coordinamento regionale del Movimento per l'acqua pubblica e della Rete regionale Emergenza Climatica e Ambientale per mercoledì 3 novembre alle ore 14.30 per protestare contro la decisione dell'assemblea legislativa di prorogare gli affidamenti ai privati del servizio idrico in regione fino alla fine del 2027. 

Poco più di 10 giorni fa l’Assemblea Regionale dell’Emilia-Romagna ha approvato un emendamento alla legge regionale “Misure urgenti a sostegno del sistema economico ed altri interventi per la modifica dell’ordinamento regionale” che proroga gli affidamenti del servizio idrico in regione fino alla fine del 2027, Uniche eccezioni, i territori di Reggio Emilia e Rimini, dove sono in corso procedure di gara. L’emendamento compie una scelta molto grave, perché prolunga ulteriormente la situazione di privatizzazione del servizio idrico in regione e rappresenta un ennesimo mancato rispetto dell’esito referendario del 2011. 

L’Assemblea Regionale ha preso questa decisione senza nessuna discussione preliminare con i Comitati dell’acqua e altri soggetti della società civile, con un emendamento introdotto di soppiatto in una legge che parlava d’altro. Un vero e proprio colpo di mano con la complicità di tutti i gruppi consiliari. 

C’è chi “coraggiosamente” ha sostenuto che era preferibile concedere una proroga di 6 anni piuttosto che procedere ad una gara, che avrebbe prodotto un affidamento di 30 anni. Facendo finta di non vedere che esiste un’alternativa alla messa in gara del servizio idrico cioè la ripubblicizzazione. Questi personaggi che hanno con tutta evidenza dimenticato che "l'ecologismo senza la lotta di classe è giardinaggio", continuano, con tutta evidenza, a sostenere due parti in commedia, così come sul tema dell’Autonomia differenziata e come nel Parlamento nazionale, a chiacchiere si dicono contrari alla deriva iperliberista imperante in ambito regionale e nazionale, per poi nei fatti adeguarsi prontamente alla volontà del Bonaccini di turno al momento del voto. 
Ricordano la parabola fatta dal M5s, "bla bla bla" prima del voto per poi diventare i più fedeli e servili esecutori silenziosi di ogni privatizzazione di beni comuni a vantaggio esclusivo di privati o multinazionali. 

Come Partito del Sud non possiamo dimenticare che l’unica grande città ad aver applicato il risultato del Referendum sull’acqua pubblica del 2011 è stata la Napoli di de Magistris, applicazione ora messa in discussione dalla nuova giunta Manfredi, anche questa sostenuta da “coraggiosi” complici.

L’impressione di fondo è che questo non è provvedimento a sé stante, ma si inquadra in una strategia ben precisa volta a privatizzare completamente il servizio idrico nel Paese. Una strategia di un Governo non a caso sostenuto da tutti i partiti presenti in Parlamento, nessuno escluso! 

Non deve sfuggire infatti che nel mirino del Governo, c’è, in primo luogo il Mezzogiorno e molto probabilmente l’azienda di diritto pubblico Acqua Bene Comune di Napoli. L’intenzione – che peraltro traspare in tutto il PNRR – è che l’intervento pubblico sia servente nei confronti del mercato, per crearlo e sostenerlo, ed è finalizzato ad aprire la strada alla conquista del Mezzogiorno da parte delle grandi aziende multiutilities quotate in Borsa, per rendere irreversibile il modello di gestione costruito sulle stesse. L'Arera, l'autorità nazionale per l'energia, ha recentemente emanato una circolare che spinge i comuni indebitati ad aprire al libero mercato. Quegli stessi comuni a cui da 20 anni lo stato nazionale taglia le risorse e che sul tema non riceveranno un euro per ristrutturare le reti idriche, nemmeno dal PNRR.
La trappola è pronta. Abbiamo il dovere di combattere e di farlo senza più ipocrisie.

Il Partito del Sud è sempre stato dalla parte dell'acqua pubblica e della gestione pubblica dei servizi locali partendo proprio dall'esempio della Napoli di de Magistris e mercoledì 3 novembre alle ore 14:30 sarà al presidio sotto la Regione promosso dal Coordinamento regionale del Movimento per l'acqua pubblica e della Rete regionale Emergenza Climatica e Ambientale.

Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti




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sabato 4 aprile 2020

Forum per il Diritto alla Salute-Appello per il ritiro della proposta di regionalismo differenziato della Regione Emilia-Romagna-Fra i primi firmatari, ovviamente, il Partito del Sud

Forum per il Diritto alla Salute-Appello per il ritiro della proposta di regionalismo differenziato della Regione Emilia-Romagna con particolare riferimento alla sanità e il potenziamento strutturale del Servizio Sanitario Nazionale (non solo per l’emergenza #Covid19)
Fra i primi firmatari, ovviamente, il Partito del Sud...


Appello per il ritiro della proposta di regionalismo differenziato della Regione Emilia-Romagna

Appello per il ritiro della proposta di regionalismo differenziato della Regione Emilia-Romagna con particolare riferimento alla sanità e il potenziamento strutturale del Servizio Sanitario Nazionale (non solo per l’emergenza Covid-19)

Il “Forum per il Diritto alla Salute”, nato nel 2017 e composto da cittadini e soggetti della società civile, politica e sindacale con lo scopo di rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale nel suo carattere essenziale di servizio pubblico, sancito dalla 833/’78 in attuazione dell’art.32 della Costituzione;

ESPRIME
Solidarietà e vicinanza a quanti in queste ore e giorni sono affetti da Covid-19; Gratitudine a quanti, professionisti della Salute delle varie discipline e professinalità, di dedicano con passione competenza ed abnegazione alla loro cura in condizioni non raramente inadeguate ed a quanti sono impegnati negli apparati pubblici e nel volontariato allo stesso fine ed a rendere possibili le misure di distanziamento sociale individuale in essere;
Preoccupazione e solidarietà per quanti nel mondo del lavoro dipendente, precario delle varie tipologie e delle “partite IVA” in queste ore e giorni sono stati e sono esposti al rischio di infezione da SARS-CoV-2 per sovraffollate ed in genere inadeguate condizioni di lavoro e/o vedono a rischio i loro redditi;
Denuncia delle condizioni di sovraffollamento del sistema carcerario italiano e regionale già inumano in se ma oggi incociliabile con le esigenge di distanzialmente sociale necessario a prevenire il rischio si infezione da coronavirus e quindi oggettiva condanna.
CONSTATA E SEGNALA
Che la epidemia in corso di Covid-19 ha portato alla luce in manirera inconfutabile sia l’inutilità ed i rischi connessi alla richiesta delle regione Emilia-Romagna di ulteriori forme di autonomia regionale in sanità, sia le insufficienze strutturali nelle quali è venuto a trovarsi il servizio Sanitario Nazionalele pubblico a cuasa delle politiche di austerity adottate negli ultimi due decenni in forma di tagli al Fondo Sanitario Nazionale e privatizzazione del finanziamento e dell’erogazione delle prestazioni assistenziali ed anche della ricerca e della didattica e formazione biomedicale,
universitaria e non;
CHIEDE
al Presidente S. Bonaccini, alla vice Presidente E. Schlein ed alla Giunta dell’Emilia Romagna:
➢ Ritiro della proposta di regionalismo differenziato con particolare riferimento alla Sanità avanzata dalla precedente Assemblea Regionale;
➢ Ritornare alla dizione “Rapporti Stato Regioni” della delega che il presidente Bonaccini si è assegnato e abbandonare la dizione “Autonomia Regionale”;
➢ Rinunciare alla istituzione di fondi integrativi regionali, ed agli appalti e l’esternalizzazione dei servizi sanitari, non sanitari di supporto e socio-sanitari;
➢ Chiedere al Governo ed alla maggioranza parlamentare che lo sostiene di:
➢ Respingere le richieste di regionalismo differenziato già avanzate e di togliere tale tema dalla loro agenda politica
➢ Aprire un processo nuovo, non secessionista, che consenta di potenziare un servizio sanitario nazionale pubblico universalistico, equo e solidale, come previsto dalla 833/78, in tutte le regioni, tramite un regionalismo basato sul principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni, e attuato tramite Patti per la Salute, senza alcuna modifica della Costituzione vigente né formale né di fatto.
➢ Definire un piano di potenziamento strutturale del Servizio Sanitario Nazionale Pubblico incrementando il Fondo Sanitario Nazionale di almeno 40 miliardi nei prossimi 4 anni e di assegnare i finanziamenti alle Regioni e in base alla rilevazione dei reali bisogni dei cittadini e non su stime derivanti da spese storicamente effettuate, come da anni si sta operando, eludendo le esigenze della popolazione.
➢ Abbandonare ed invertire il processo di privatizzazione in atto, a cominciare dalla eliminazione del “welfare fiscale”, cioè delle agevolazioni fiscali per la spesa sanitaria privata diretta ed intermediata dalle assicurazioni;
➢ Eliminare il numero chiuso a Medicina e Chirurgia ed a tutti i corsi di Laurea delle professioni Sanitarie e di interesse Sanitario;
➢ Finanziare con 20 miliardi nei prossimi 4 anni la ricerca e la attività di docenza in forma congiunta Università e Servizio Sanitario Nazionale
➢ Realizzare una Industria pubblica del Farmaco per liberarsi delle speculazioni e dei ricatti del settore privato in mano alla speculazione finanziaria
➢ Adottare il “modello Patto per la Salute” per tutte le materie a legislazione concorrente previste dall’art. 117 della Costituzione!
➢ Non regionalizzare la funzione legislativa per le materie, come l’istruzione, di competenza esclusiva del Parlamento


LE PRIME ADESIONI
Coalizione Civica Bologna
Civicamente Samoggia
Modena Volta Pagina
SGB Emilia Romagna
Altra Emilia Romagna
Forum Salute Valsamoggia Valpanaro
Comitato Bolognese Scuola e Costituzione
Medicina Democratica Onlus
Rifondazione Comunista
Diritti Senza Barriere Ass. Volontariato
Cobas Pubblico Impiego Sanità Emilia Romagna
Commissione Audit Debito Pubblico
Partito del Sud
Libera Cittadinanza Parma
USB Confederale Emilia-Romagna

ALCUNI PERCHE’
L’INSEGNAMENTO DELLA COVID-19
Un sistema sanitario efficace deve essere nazionale e mai come oggi, con l’epidemia da Coronavirus, ne abbiamo avuto la prova concreta. Nazionale sia sul piano del finanziamento che sul piano legislativo (e della normativa tecnica) e decentrato a livello regionale, solo, sul piano dei suoi momenti amministrativi, come del resto prevede la legge 833/’78 attuativa della Costituzione. La caratteristica della epidemia di Covid-19 che ci interessa segnalare è che le conoscenze scientifiche e le tecnologie di prevenzione e di cura, necessarie per tutelare la salute non hanno confini regionali, e neppure nazionali, e che la conseguente attuazione dell’appropriato uso delle tecnologie disponibili in termini di efficacia tecnica e di sostenibilità economica è possibile solo, come minimo, a livello nazionale. E talora anche questa dimensione nazionale, come dimostra la diffusione del virus, è insufficiente ed è necessaria una collaborazione internazionale globale e solidale. La discrepanza tra la dimensione nazionale/globale e le potenzialità ridotta delle singole regioni che si va dimostrando con l’epidemia da Coronavirus è la stessa caratteristica che connota tutti gli ambiti per i quali Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, hanno concordato con il Governo Gentiloni nel 2018 e chiedono oggi la attribuzione di “ulteriori competenze legislative ed amministrative nella materia della “tutela della salute”.

LA QUESTIONE REGIONALE: EMILIA ROMAGNA, VENETO, LOMBARDIA
Il limite di queste pretese riguardanti la tutela della salute è proprio in una caratteristica comune a tutte le materie per le quali sono state richieste: l’essere, tutte, ambiti di politica sanitaria a dimensione nazionale e cioè comuni sia alle 3 regioni a statuto ordinario (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) che a tutte le altre.
Infatti le richieste si riferiscono a:
1. Personale con rimozione di vincoli di spesa (il Veneto anche libera professione!)
2. Scuole di specializzazione, borse di studio, contratti di formazione lavoro per medici, inserimento nelle attività assistenziali;
3. Sistema tariffario, di rimborso, di remunerazione e di compartecipazione alla spesa;
4. Sistema di governance con riferimento ad integrazione e continuità ospedale territorio;
5. Equivalenza terapeutica fra medicinali con differenti principi attivi, in luogo dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA),
6. Distribuzione diretta dei Farmaci ai pazienti che richiedono un controllo ricorrente, in assistenza domiciliare, residenziale e semiresidenziale, per il periodo immediatamente successivo alla dimissione dal ricovero ospedaliero o alla visita specialistica ambulatoriale;
7. Patrimonio edilizio e tecnologico: propri percorsi autorizzativi e risorse certe;
8. Fondi integrativi regionali: misure di semplificazione, agevolazione e ampliamento. Proprio queste regioni attualmente sono le più colpite dall’epidemia Covid-19 e bisognose dell’intervento dello Stato centrale, del suo governo e del suo Parlamento, e quindi la validità delle loro richieste di autonomia o regionalismo differenziato viene smentita dalle vicende che si svolgono in questi giorni nei rispettivi territori ed a carico dei rispettivi servizi sanitari regionali. Lo ha riconosciuto relativamente al “sistema tariffario”, ai farmaci ed alla formazione degli specialisti lo stesso ministro Speranza nel novembre scorso di fronte alla Commissione Parlamentare per le regioni!
LA PRIVATIZZAZIONE DEL SERVIZIO PUBBLICO TRAMITE FONDI SANITARI REGIONALI
Francamente inaccettabile è la richiesta di autonomia legislativa per procedere a costituire fondi sanitari assicurativi regionali, parzialmente pubblici poiché necessiterebbero di riassicurazioni con i grandi gruppi finanziari ed assicurativi italiani, a cominciare da Intesa San Paolo, che nello scorso dicembre è diventato il più importante player del mondo assicurativo sanitario avendo acquistato “RBM Assicurazione Salute”, e da Unipol. Questi fondi regionali sono da rigettarsi per quattro ragioni almeno:
● la prima perché costituirebbero un esborso aggiuntivo alle tasse che, da quanti non evadono o non eludono, già vengono pagate per il SSN
● la seconda perché non sarebbero accessibili ai più socialmente ed economicamente deboli,
● la terza perché sfruttando le agevolazioni fiscali, intorno al 19% per la spesa privata diretta ed intermediata già oggi in vigore, consentirebbero a chi vi accede di ridurre il proprio contributo al Fondo Sanitario Nazionale,  definanziandolo ulteriormente a scapito di tutti, non solo dei  meno abbienti, di norma i più bisognosi.
● la quarta perché andrebbero ad integrarsi a quel sistema definito di welfare aziendale e territoriale finanziato a scapito dei salari e delle pensioni future dei lavoratori e dei dipendenti che li accettano.
I TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA
Tutti i problemi citati, inoltre, sono generati dalle politiche di austerity (tagli della spesa pubblica) e dalla privatizzazione strisciante e progressiva del SSN, comprese le agevolazioni fiscali per i fondi sanitari integrativi privati e regionali, adottate dai governi e dalle maggioranze parlamentari che si sono alternate negli anni e mai contestate decisamente dai presidenti e dalle assemblee regionali. L’impatto delle politiche di austerity è stato quantificato nel dicembre 2019 dallo stesso Ufficio Parlamentare di Bilancio in una riduzione del Fondo Sanitario Nazionale, tra il 2010 ed il 2019, di ben 37 miliardi di euro. La maggior voce di spesa tagliata, naturalmente, è stata quella del personale con una riduzione di ben  8.000 medici e di oltre 40.000 altre figure professionali, avviata con il blocco del turn over iniziato dalla finanziaria del 2006 che impone a regioni, enti locali e al SSN di non superare nella spesa per il personale “il corrispondente ammontare dell’anno 2004 diminuito dell’1 per cento”, solo lievemente attenuato sino ad oggi.  E ciò senza tener conto delle esigenze di maggior personale legate allo sviluppo delle tecnologie assistenziali, della giusta legislazione europea a tutela del lavoro in sanità che comporta più personale a parità di attività assistenziali, della sottodotazione storica rispetto agli altri paesi europei, del blocco per circa dieci anni dei contratti, del precariato e delle esternalizzazioni dei servizi di supporto all’assistenza diretta (vitto, pulizie, trasporti). Il recente decreto del governo per le assunzioni di 20.000 tra medici e personale sanitario per l’epidemia Covid-19 ne è la prova.



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Forum per il Diritto alla Salute-Appello per il ritiro della proposta di regionalismo differenziato della Regione Emilia-Romagna con particolare riferimento alla sanità e il potenziamento strutturale del Servizio Sanitario Nazionale (non solo per l’emergenza #Covid19)
Fra i primi firmatari, ovviamente, il Partito del Sud...


Appello per il ritiro della proposta di regionalismo differenziato della Regione Emilia-Romagna

Appello per il ritiro della proposta di regionalismo differenziato della Regione Emilia-Romagna con particolare riferimento alla sanità e il potenziamento strutturale del Servizio Sanitario Nazionale (non solo per l’emergenza Covid-19)

Il “Forum per il Diritto alla Salute”, nato nel 2017 e composto da cittadini e soggetti della società civile, politica e sindacale con lo scopo di rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale nel suo carattere essenziale di servizio pubblico, sancito dalla 833/’78 in attuazione dell’art.32 della Costituzione;

ESPRIME
Solidarietà e vicinanza a quanti in queste ore e giorni sono affetti da Covid-19; Gratitudine a quanti, professionisti della Salute delle varie discipline e professinalità, di dedicano con passione competenza ed abnegazione alla loro cura in condizioni non raramente inadeguate ed a quanti sono impegnati negli apparati pubblici e nel volontariato allo stesso fine ed a rendere possibili le misure di distanziamento sociale individuale in essere;
Preoccupazione e solidarietà per quanti nel mondo del lavoro dipendente, precario delle varie tipologie e delle “partite IVA” in queste ore e giorni sono stati e sono esposti al rischio di infezione da SARS-CoV-2 per sovraffollate ed in genere inadeguate condizioni di lavoro e/o vedono a rischio i loro redditi;
Denuncia delle condizioni di sovraffollamento del sistema carcerario italiano e regionale già inumano in se ma oggi incociliabile con le esigenge di distanzialmente sociale necessario a prevenire il rischio si infezione da coronavirus e quindi oggettiva condanna.
CONSTATA E SEGNALA
Che la epidemia in corso di Covid-19 ha portato alla luce in manirera inconfutabile sia l’inutilità ed i rischi connessi alla richiesta delle regione Emilia-Romagna di ulteriori forme di autonomia regionale in sanità, sia le insufficienze strutturali nelle quali è venuto a trovarsi il servizio Sanitario Nazionalele pubblico a cuasa delle politiche di austerity adottate negli ultimi due decenni in forma di tagli al Fondo Sanitario Nazionale e privatizzazione del finanziamento e dell’erogazione delle prestazioni assistenziali ed anche della ricerca e della didattica e formazione biomedicale,
universitaria e non;
CHIEDE
al Presidente S. Bonaccini, alla vice Presidente E. Schlein ed alla Giunta dell’Emilia Romagna:
➢ Ritiro della proposta di regionalismo differenziato con particolare riferimento alla Sanità avanzata dalla precedente Assemblea Regionale;
➢ Ritornare alla dizione “Rapporti Stato Regioni” della delega che il presidente Bonaccini si è assegnato e abbandonare la dizione “Autonomia Regionale”;
➢ Rinunciare alla istituzione di fondi integrativi regionali, ed agli appalti e l’esternalizzazione dei servizi sanitari, non sanitari di supporto e socio-sanitari;
➢ Chiedere al Governo ed alla maggioranza parlamentare che lo sostiene di:
➢ Respingere le richieste di regionalismo differenziato già avanzate e di togliere tale tema dalla loro agenda politica
➢ Aprire un processo nuovo, non secessionista, che consenta di potenziare un servizio sanitario nazionale pubblico universalistico, equo e solidale, come previsto dalla 833/78, in tutte le regioni, tramite un regionalismo basato sul principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni, e attuato tramite Patti per la Salute, senza alcuna modifica della Costituzione vigente né formale né di fatto.
➢ Definire un piano di potenziamento strutturale del Servizio Sanitario Nazionale Pubblico incrementando il Fondo Sanitario Nazionale di almeno 40 miliardi nei prossimi 4 anni e di assegnare i finanziamenti alle Regioni e in base alla rilevazione dei reali bisogni dei cittadini e non su stime derivanti da spese storicamente effettuate, come da anni si sta operando, eludendo le esigenze della popolazione.
➢ Abbandonare ed invertire il processo di privatizzazione in atto, a cominciare dalla eliminazione del “welfare fiscale”, cioè delle agevolazioni fiscali per la spesa sanitaria privata diretta ed intermediata dalle assicurazioni;
➢ Eliminare il numero chiuso a Medicina e Chirurgia ed a tutti i corsi di Laurea delle professioni Sanitarie e di interesse Sanitario;
➢ Finanziare con 20 miliardi nei prossimi 4 anni la ricerca e la attività di docenza in forma congiunta Università e Servizio Sanitario Nazionale
➢ Realizzare una Industria pubblica del Farmaco per liberarsi delle speculazioni e dei ricatti del settore privato in mano alla speculazione finanziaria
➢ Adottare il “modello Patto per la Salute” per tutte le materie a legislazione concorrente previste dall’art. 117 della Costituzione!
➢ Non regionalizzare la funzione legislativa per le materie, come l’istruzione, di competenza esclusiva del Parlamento


LE PRIME ADESIONI
Coalizione Civica Bologna
Civicamente Samoggia
Modena Volta Pagina
SGB Emilia Romagna
Altra Emilia Romagna
Forum Salute Valsamoggia Valpanaro
Comitato Bolognese Scuola e Costituzione
Medicina Democratica Onlus
Rifondazione Comunista
Diritti Senza Barriere Ass. Volontariato
Cobas Pubblico Impiego Sanità Emilia Romagna
Commissione Audit Debito Pubblico
Partito del Sud
Libera Cittadinanza Parma
USB Confederale Emilia-Romagna

ALCUNI PERCHE’
L’INSEGNAMENTO DELLA COVID-19
Un sistema sanitario efficace deve essere nazionale e mai come oggi, con l’epidemia da Coronavirus, ne abbiamo avuto la prova concreta. Nazionale sia sul piano del finanziamento che sul piano legislativo (e della normativa tecnica) e decentrato a livello regionale, solo, sul piano dei suoi momenti amministrativi, come del resto prevede la legge 833/’78 attuativa della Costituzione. La caratteristica della epidemia di Covid-19 che ci interessa segnalare è che le conoscenze scientifiche e le tecnologie di prevenzione e di cura, necessarie per tutelare la salute non hanno confini regionali, e neppure nazionali, e che la conseguente attuazione dell’appropriato uso delle tecnologie disponibili in termini di efficacia tecnica e di sostenibilità economica è possibile solo, come minimo, a livello nazionale. E talora anche questa dimensione nazionale, come dimostra la diffusione del virus, è insufficiente ed è necessaria una collaborazione internazionale globale e solidale. La discrepanza tra la dimensione nazionale/globale e le potenzialità ridotta delle singole regioni che si va dimostrando con l’epidemia da Coronavirus è la stessa caratteristica che connota tutti gli ambiti per i quali Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, hanno concordato con il Governo Gentiloni nel 2018 e chiedono oggi la attribuzione di “ulteriori competenze legislative ed amministrative nella materia della “tutela della salute”.

LA QUESTIONE REGIONALE: EMILIA ROMAGNA, VENETO, LOMBARDIA
Il limite di queste pretese riguardanti la tutela della salute è proprio in una caratteristica comune a tutte le materie per le quali sono state richieste: l’essere, tutte, ambiti di politica sanitaria a dimensione nazionale e cioè comuni sia alle 3 regioni a statuto ordinario (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) che a tutte le altre.
Infatti le richieste si riferiscono a:
1. Personale con rimozione di vincoli di spesa (il Veneto anche libera professione!)
2. Scuole di specializzazione, borse di studio, contratti di formazione lavoro per medici, inserimento nelle attività assistenziali;
3. Sistema tariffario, di rimborso, di remunerazione e di compartecipazione alla spesa;
4. Sistema di governance con riferimento ad integrazione e continuità ospedale territorio;
5. Equivalenza terapeutica fra medicinali con differenti principi attivi, in luogo dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA),
6. Distribuzione diretta dei Farmaci ai pazienti che richiedono un controllo ricorrente, in assistenza domiciliare, residenziale e semiresidenziale, per il periodo immediatamente successivo alla dimissione dal ricovero ospedaliero o alla visita specialistica ambulatoriale;
7. Patrimonio edilizio e tecnologico: propri percorsi autorizzativi e risorse certe;
8. Fondi integrativi regionali: misure di semplificazione, agevolazione e ampliamento. Proprio queste regioni attualmente sono le più colpite dall’epidemia Covid-19 e bisognose dell’intervento dello Stato centrale, del suo governo e del suo Parlamento, e quindi la validità delle loro richieste di autonomia o regionalismo differenziato viene smentita dalle vicende che si svolgono in questi giorni nei rispettivi territori ed a carico dei rispettivi servizi sanitari regionali. Lo ha riconosciuto relativamente al “sistema tariffario”, ai farmaci ed alla formazione degli specialisti lo stesso ministro Speranza nel novembre scorso di fronte alla Commissione Parlamentare per le regioni!
LA PRIVATIZZAZIONE DEL SERVIZIO PUBBLICO TRAMITE FONDI SANITARI REGIONALI
Francamente inaccettabile è la richiesta di autonomia legislativa per procedere a costituire fondi sanitari assicurativi regionali, parzialmente pubblici poiché necessiterebbero di riassicurazioni con i grandi gruppi finanziari ed assicurativi italiani, a cominciare da Intesa San Paolo, che nello scorso dicembre è diventato il più importante player del mondo assicurativo sanitario avendo acquistato “RBM Assicurazione Salute”, e da Unipol. Questi fondi regionali sono da rigettarsi per quattro ragioni almeno:
● la prima perché costituirebbero un esborso aggiuntivo alle tasse che, da quanti non evadono o non eludono, già vengono pagate per il SSN
● la seconda perché non sarebbero accessibili ai più socialmente ed economicamente deboli,
● la terza perché sfruttando le agevolazioni fiscali, intorno al 19% per la spesa privata diretta ed intermediata già oggi in vigore, consentirebbero a chi vi accede di ridurre il proprio contributo al Fondo Sanitario Nazionale,  definanziandolo ulteriormente a scapito di tutti, non solo dei  meno abbienti, di norma i più bisognosi.
● la quarta perché andrebbero ad integrarsi a quel sistema definito di welfare aziendale e territoriale finanziato a scapito dei salari e delle pensioni future dei lavoratori e dei dipendenti che li accettano.
I TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA
Tutti i problemi citati, inoltre, sono generati dalle politiche di austerity (tagli della spesa pubblica) e dalla privatizzazione strisciante e progressiva del SSN, comprese le agevolazioni fiscali per i fondi sanitari integrativi privati e regionali, adottate dai governi e dalle maggioranze parlamentari che si sono alternate negli anni e mai contestate decisamente dai presidenti e dalle assemblee regionali. L’impatto delle politiche di austerity è stato quantificato nel dicembre 2019 dallo stesso Ufficio Parlamentare di Bilancio in una riduzione del Fondo Sanitario Nazionale, tra il 2010 ed il 2019, di ben 37 miliardi di euro. La maggior voce di spesa tagliata, naturalmente, è stata quella del personale con una riduzione di ben  8.000 medici e di oltre 40.000 altre figure professionali, avviata con il blocco del turn over iniziato dalla finanziaria del 2006 che impone a regioni, enti locali e al SSN di non superare nella spesa per il personale “il corrispondente ammontare dell’anno 2004 diminuito dell’1 per cento”, solo lievemente attenuato sino ad oggi.  E ciò senza tener conto delle esigenze di maggior personale legate allo sviluppo delle tecnologie assistenziali, della giusta legislazione europea a tutela del lavoro in sanità che comporta più personale a parità di attività assistenziali, della sottodotazione storica rispetto agli altri paesi europei, del blocco per circa dieci anni dei contratti, del precariato e delle esternalizzazioni dei servizi di supporto all’assistenza diretta (vitto, pulizie, trasporti). Il recente decreto del governo per le assunzioni di 20.000 tra medici e personale sanitario per l’epidemia Covid-19 ne è la prova.



venerdì 28 febbraio 2020

LETTERA APERTA ALLA VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA ELLY SCHLEIN


Egregia Vicepresidente Elly Schlein,
in vista dell’insediamento della nuova giunta regionale dell’Emilia Romagna ed in virtù dell’importante incarico a lei conferito, siamo ad inviarle alcune domande su importanti temi di attualità su cui siamo particolarmente sensibili e interessati alla sua opinione.

Autonomia differenziata:
La Regione Emilia-Romagna è una delle tre Regioni che l’ha richiesta, a nostro avviso improvvidamente come in solitudine abbiamo sostenuto in campagna elettorale, ponendosi in scia alle egoistiche richieste delle Regioni leghiste di Lombardia e Veneto. Bonaccini non appena eletto ha riaffermato, lanciando quasi un diktat al governo, la volontà di proseguire sulla strada tracciata della richiesta di Autonomia differenziata, confermandosi ancora una volta come il miglior alleato dei Presidenti Fontana e Zaia. Oggi il bubbone causato dall’emergenza coronavirus ha posto in evidenza la gravità della situazione in campo sanitario, messa in risalto anche dall’Oms, in relazione proprio al dedalo di regole male applicate e contraddittorie fra le diverse Regioni che si comportano, nei fatti ed in tutta evidenza, come staterelli autonomi e fuori controllo. Data la caotica situazione sarebbe il caso a nostro avviso, vista l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, di richiedere l’applicazione immediata dell’articolo 120 della Costituzione laddove prevede la facoltà del Governo di sostituirsi agli organi territoriali in caso di gravi pericoli per la sicurezza pubblica.
È utile poi ricordare che nell’ultimo decennio tutti i governi hanno attinto alla spesa sanitaria per esigenze di finanza pubblica, sgretolando progressivamente la più grande opera pubblica mai costruita in Italia. Servono decisioni politiche e azioni immediate per invertire questa tendenza affinchè la Repubblica possa nuovamente garantire il diritto alla tutela della salute non continuando ad andare sulla strada della privatizzazione, come da tempo sta facendo il Presidente Bonaccini. Occorre assicurare una omogeneità sempre più spinta nei Livelli Essenziali di Assistenza. Una omogeneità che solo una sanità nuovamente e pressoché integralmente in mano allo stato nazionale può assicurare.
Il Robin Hood al contrario della salute che sottrae quattrini ai poveri e li dona ai ricchi è uno dei fattori che determinano l’allargamento della forbice delle disuguaglianze di salute tra i cittadini del Sud, del Centro e del Nord. Un indicatore è la vita media diversificata in queste diverse aree. Inoltre non bisogna dimenticare che il disegno autonomista con cui Bonaccini si è messo sulla scia della Lega punta a realizzare un sistema scolastico secondario regionale autonomo e diverso da quello statale che gestisca edilizia scolastica, programmazione didattica e organico attraverso il trasferimento delle necessarie risorse umane, finanziarie e strumentali. Di fatto si andrebbe verso un sistema scolastico regionale parallelo a quello statale che non può portare a nulla di buono per l’Emilia-Romagna e per l’intero Paese.
L’unità del Paese e della Repubblica si fonda su un sistema legislativo e fiscale uguale per tutti i cittadini e sull’uguaglianza dell’accesso ai servizi pubblici, dalla scuola, alla sanità, alle pensioni. L’autonomia differenziata liquida definitivamente tutto ciò che tiene unito il Paese ed ha l’obiettivo di condurlo verso la privatizzazione dei servizi a vantaggio di pochi e a danno dei più, colpendo tutti i cittadini, quelli del nord come quelli del sud. Il progetto di Autonomia regionale è un progetto che non abbiamo timore a definire eversivo perché lede i principi e i diritti sociali previsti nella prima parte della Costituzione, che di fatto verrebbero annullati. Spiace ricordare che Consiglieri regionali che hanno fatto parte della sua compagine non solo hanno votato a suo tempo a favore della richiesta ma ne sono stati addirittura firmatari e le chiediamo se è sua intenzione chiedere il ritiro dell’intesa fra Regione e Governo (tutt’ora secretata) o quanto meno chiederne la sospensione per avviare un dibattito pubblico che su un tema così rilevante non è ancora stato portato avanti.
                                  

Lavoro, povertà e transizione ecologica

La crescita economica registrata in Emilia-Romagna negli ultimi anni ha prodotto un aumento dei posti di lavoro, senza tuttavia ritornare ai numeri pre crisi, ma non si è tradotta in un aumento dell’occupazione stabile e non ha prodotto una riduzione della povertà. Lo dicono i dati dell’Osservatorio dell’economia e del lavoro in Emilia-Romagna a cura di Ires Cgil che segnalano una crescita dei contratti temporanei (nel 2019 il 18% di tutto il lavoro dipendente) e la forte espansione del lavoro part-time (nel 2019 un altro 18% ma in questo caso sul totale degli occupati). Altro dato da non sottovalutare è quello della disuguaglianza. In una regione in cui il Pil nell’ultimo triennio è cresciuto del 5% non è seguita una riduzione della povertà: i dati ci dicono che la povertà relativa in regione è arrivata nel 2018 alla cifra del 5,4% della popolazione, facendo registrare uno dei valori più alti dal 2006 ad oggi.

Occorre partire da questa fotografia per calare sul territorio un nuovo patto per il lavoro - che secondo noi deve essere stabile, sicuro e di qualità - connesso alla riduzione delle disuguaglianze, alla redistribuzione della ricchezza e che si prefigga di ottenere più lavoro a tempo indeterminato, più sicurezza sul posto di lavoro, parità retributiva tra uomini e donne e tutele per le partite Iva mono-committenti o a basso reddito. Accanto a questi obiettivi ne segnaliamo un altro, secondo noi strategico, che è quello della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario nel più ampio obiettivo della salvaguardia occupazionale e dell’incremento dei posti di lavoro.

Dopo alcuni anni di crescita economica il 2019 ha segnato per l’Emilia-Romagna l’avvio di una fase di raffreddamento dell’economia con un Pil in frenata e i contraccolpi sull’economia regionale e nazionale dovuti all’emergenza sanitaria da coronavirus non tarderanno ad arrivare. Per questo riteniamo necessario che il nuovo patto per il lavoro escluda il licenziamento nelle crisi aziendali e renda strutturale il ricorso ai contratti di solidarietà, anche attraverso il contributo economico della regione a sostegno del reddito dei lavoratori per minimizzare gli effetti negativi della riduzione degli ammortizzatori sociali apportata dal governo Renzi.

Il lavoro non può essere dissociato dalla legalità. L’Emilia-Romagna è al primo posto in Italia per esternalizzazioni fittizie di lavoro che nascondono storie di uomini e donne senza alcun diritto e contratto e l’esplosione del fenomeno delle false coop. è una piaga che va contrastata con quella risolutezza che è in questi anni è mancata, a tutela dei lavoratori e della nobile storia del mondo cooperativo che ha le radici proprio in questa regione.

Lavoro e salute, lavoro e tutela dell’ambiente non possono più essere in competizione fra loro. Per questo crediamo indispensabile e urgente politiche che favoriscano la riconversione ecologica dell’industria più inquinante individuando forme di sostegno alle imprese che investono nella transizione energetica ed ecologica e ai lavoratori coinvolti in processi di riconversione produttiva.

Fra le deleghe che il presidente Bonaccini le ha assegnato ci sono anche quelle al contrasto delle disuguaglianze e al patto per il clima, e le chiediamo quali misure pensa di mettere in campo per fare in modo che il lavoro diventi strumento per creare buona occupazione e avviare la transizione ecologica, visto che la passata giunta è responsabile di un incremento esponenziale di lavoro precario, inversamente proporzionale all’ incremento dell’export, e soprattutto di valore aggiunto per le imprese (questo è stato il vero obiettivo della giunta Bonaccini), tanto che Confindustria E.-R. ha espresso proprio giudizio positivo e il quotidiano di Confindustria -Il Sole24h- plaude al modello emiliano che indica come paradigma per la ripresa dell'economia italiana.

Storia e memoria:
I fatti che accadono ci dicono che non si può più essere succubi dell’egemonia culturale della destra italiana, come nel caso della mozione del Parlamento europeo che ha equiparato fascismo e comunismo, offendendo storia e memoria della nostra Regione, purtroppo votata anche da europarlamentari del Pd e dalle destre unite. Una mozione che ha fatto da battistrada alla presentazione della proposta di legge del deputato di FdI Cirielli per la messa al bando dei Partiti Comunisti in Italia e che è richiamata in diverse mozioni delle destre nei consigli comunali come grimaldello per becere operazioni di revisionismo storico. Conseguenza indiretta di questa deriva sono gli episodi ormai quotidiani di razzismo e di imbrattamenti quando non devastazione di monumenti, cippi, statue, targhe ecc dedicati all’antifascismo o ai suoi martiri, come recentemente accaduto in Romagna. Unico aspetto positivo su questo fronte, visto la dura presa di posizione della Sindaca di Marzabotto Valentina Cuppi sulla mozione europea durante l’ultima cerimonia di commemorazione delle vittime in piazza a Marzabotto, è la sua recente elezione della a Presidente del Partito Democratico. Anche nella sua veste di ex europarlamentare le chiediamo se ha intenzione di intervenire presso il Presidente Sassoli perché in seno al Parlamento Europeo siano attivati i meccanismi per la revisione della mozione, impegno che per altro il Presidente Sassoli presi pubblicamente in piazza a Marzabotto.


Solidarietà europea
Sempre nella sua veste di ex europarlamentare vorremmo chiederle se, in questo momento difficile per la nostra economia anche a causa dell’emergenza sanitaria da coronavirus, la nostra Regione si appresti o meno a richiedere la solidarietà europea tramite il Governo nazionale, sia con aiuti diretti sia in termini di possibilità di sforare i parametri previsti. A noi pare evidente che le politiche di austerità abbiano aggravato notevolmente le condizioni di difficoltà e disuguaglianza in merito di welfare. L’Italia ha ad esempio rispetto alla Germania un differenziale pesante in termini di percentuale di Pil impegnato in sanità che si traduce in dislivelli di posti letto, medici e infermieri per numero di abitanti. I dati europei mostrano che le differenze preesistenti tra gli Stati e interne agli Stati permangono e anzi si aggravano. L’Italia spende per la salute 2.545 euro pro capite a fronte dei 5.056 della Germania. Abbiamo un rapporto infermieri per 1.000 abitanti di 6,5 contro gli 8,4 della media europea e i 12,9 della Germania. Per i posti letto la media è di 3,2 nel 2017 (era 3,9 nel 2007) a fronte degli 8 della Germania. Aldilà degli handicap storici l’Italia ha subito 37 miliardi di tagli in 10 anni, 25 tra il 2010 e il 2015, oltre 12 tra il 2015 e il 2019. Per altro il Def 2015 non è stato rispettato nelle previsioni di spesa essendo questa ancorata ad un aumento del PIL che non si è verificato, e tutto fa presupporre che la stessa situazione si verificherà anche per quanto riguarda il bilancio per il 2022. Il risultato è che la spesa sanitaria pro-capite in Italia, comprensiva di pubblico e privato, è di 3.428 dollari contro la media Ocse di 3.980 dollari media Ocse, ma se si calcola la sola spesa pubblica si sta a 2545 dollari contro i 3038 dell’Ocse. Le conseguenze sono che gli ospedali sono scesi da 1.165 del 2010 a 1.000 del 2017 (-14,6%). I medici da 244.350 a 242.532. I posti letto da 244.310 a 211.593. Gli infermieri mancanti risulterebbero intorno ai 53 mila. Tagli, privatizzazioni, spezzettamento regionalistico cominciato con la riforma del titolo quinto e ora esasperato con l’autonomia differenziata (rispetto alla quale i Lep, Livelli essenziali di prestazione, vista la situazione dei dislivelli che è strutturale, non hanno alcun carattere risolutivo) appaiono tre virus che si combinano e producono effetti gravissimi. Ora all’allarme sanitario si aggiunge quello economico e l’Italia teme una recessione.
La realtà è che l'Europa non ha messo in atto plitiche di armonizzazione e sostegno europeo al welfare agendo come una Europa ad autonomia differenziata che "affida" l'integrazione al mercato. Cosa che si è rilevata fallimentare.


Sostenibilità ambientale
Infine, visto le recenti prese di posizione del Presidente Bonaccini, le chiediamo come intende far coincidere la sua delega al patto per il clima con la volontà di Bonaccini di proseguire in una politica volta al consumo di suolo, alla realizzazione di autostrade e alle attività di trivellazione su terra e mare. Prese di posizione che stanno causando irritazione in Comitati e Associazioni preoccupate della salute dell’ambiente e dei cittadini tutti in una delle aree più inquinate del Continente.

Come avrà capito vorremmo in poche parole sapere, come le scelte indicate e rivendicate da Bonaccini sui temi sopra esposti, siano compatibili con la sua visione progressista ed ecologista. Pronti anche ad un eventuale dibattito-confronto, e restando comunque in attesa di una sua gradita risposta la salutiamo augurandole buon lavoro a vantaggio di tutti i cittadini dell’Emilia Romagna, nessuno escluso.

Stefano Lugli – Partito della Rifondazione Comunista
Paolo Viglianti – Partito Comunista Italiano
Natale Cuccurese – Partito del Sud- Meridionalisti Progressisti
Stella Maris Dante - Partito Umanista




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Egregia Vicepresidente Elly Schlein,
in vista dell’insediamento della nuova giunta regionale dell’Emilia Romagna ed in virtù dell’importante incarico a lei conferito, siamo ad inviarle alcune domande su importanti temi di attualità su cui siamo particolarmente sensibili e interessati alla sua opinione.

Autonomia differenziata:
La Regione Emilia-Romagna è una delle tre Regioni che l’ha richiesta, a nostro avviso improvvidamente come in solitudine abbiamo sostenuto in campagna elettorale, ponendosi in scia alle egoistiche richieste delle Regioni leghiste di Lombardia e Veneto. Bonaccini non appena eletto ha riaffermato, lanciando quasi un diktat al governo, la volontà di proseguire sulla strada tracciata della richiesta di Autonomia differenziata, confermandosi ancora una volta come il miglior alleato dei Presidenti Fontana e Zaia. Oggi il bubbone causato dall’emergenza coronavirus ha posto in evidenza la gravità della situazione in campo sanitario, messa in risalto anche dall’Oms, in relazione proprio al dedalo di regole male applicate e contraddittorie fra le diverse Regioni che si comportano, nei fatti ed in tutta evidenza, come staterelli autonomi e fuori controllo. Data la caotica situazione sarebbe il caso a nostro avviso, vista l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, di richiedere l’applicazione immediata dell’articolo 120 della Costituzione laddove prevede la facoltà del Governo di sostituirsi agli organi territoriali in caso di gravi pericoli per la sicurezza pubblica.
È utile poi ricordare che nell’ultimo decennio tutti i governi hanno attinto alla spesa sanitaria per esigenze di finanza pubblica, sgretolando progressivamente la più grande opera pubblica mai costruita in Italia. Servono decisioni politiche e azioni immediate per invertire questa tendenza affinchè la Repubblica possa nuovamente garantire il diritto alla tutela della salute non continuando ad andare sulla strada della privatizzazione, come da tempo sta facendo il Presidente Bonaccini. Occorre assicurare una omogeneità sempre più spinta nei Livelli Essenziali di Assistenza. Una omogeneità che solo una sanità nuovamente e pressoché integralmente in mano allo stato nazionale può assicurare.
Il Robin Hood al contrario della salute che sottrae quattrini ai poveri e li dona ai ricchi è uno dei fattori che determinano l’allargamento della forbice delle disuguaglianze di salute tra i cittadini del Sud, del Centro e del Nord. Un indicatore è la vita media diversificata in queste diverse aree. Inoltre non bisogna dimenticare che il disegno autonomista con cui Bonaccini si è messo sulla scia della Lega punta a realizzare un sistema scolastico secondario regionale autonomo e diverso da quello statale che gestisca edilizia scolastica, programmazione didattica e organico attraverso il trasferimento delle necessarie risorse umane, finanziarie e strumentali. Di fatto si andrebbe verso un sistema scolastico regionale parallelo a quello statale che non può portare a nulla di buono per l’Emilia-Romagna e per l’intero Paese.
L’unità del Paese e della Repubblica si fonda su un sistema legislativo e fiscale uguale per tutti i cittadini e sull’uguaglianza dell’accesso ai servizi pubblici, dalla scuola, alla sanità, alle pensioni. L’autonomia differenziata liquida definitivamente tutto ciò che tiene unito il Paese ed ha l’obiettivo di condurlo verso la privatizzazione dei servizi a vantaggio di pochi e a danno dei più, colpendo tutti i cittadini, quelli del nord come quelli del sud. Il progetto di Autonomia regionale è un progetto che non abbiamo timore a definire eversivo perché lede i principi e i diritti sociali previsti nella prima parte della Costituzione, che di fatto verrebbero annullati. Spiace ricordare che Consiglieri regionali che hanno fatto parte della sua compagine non solo hanno votato a suo tempo a favore della richiesta ma ne sono stati addirittura firmatari e le chiediamo se è sua intenzione chiedere il ritiro dell’intesa fra Regione e Governo (tutt’ora secretata) o quanto meno chiederne la sospensione per avviare un dibattito pubblico che su un tema così rilevante non è ancora stato portato avanti.
                                  

Lavoro, povertà e transizione ecologica

La crescita economica registrata in Emilia-Romagna negli ultimi anni ha prodotto un aumento dei posti di lavoro, senza tuttavia ritornare ai numeri pre crisi, ma non si è tradotta in un aumento dell’occupazione stabile e non ha prodotto una riduzione della povertà. Lo dicono i dati dell’Osservatorio dell’economia e del lavoro in Emilia-Romagna a cura di Ires Cgil che segnalano una crescita dei contratti temporanei (nel 2019 il 18% di tutto il lavoro dipendente) e la forte espansione del lavoro part-time (nel 2019 un altro 18% ma in questo caso sul totale degli occupati). Altro dato da non sottovalutare è quello della disuguaglianza. In una regione in cui il Pil nell’ultimo triennio è cresciuto del 5% non è seguita una riduzione della povertà: i dati ci dicono che la povertà relativa in regione è arrivata nel 2018 alla cifra del 5,4% della popolazione, facendo registrare uno dei valori più alti dal 2006 ad oggi.

Occorre partire da questa fotografia per calare sul territorio un nuovo patto per il lavoro - che secondo noi deve essere stabile, sicuro e di qualità - connesso alla riduzione delle disuguaglianze, alla redistribuzione della ricchezza e che si prefigga di ottenere più lavoro a tempo indeterminato, più sicurezza sul posto di lavoro, parità retributiva tra uomini e donne e tutele per le partite Iva mono-committenti o a basso reddito. Accanto a questi obiettivi ne segnaliamo un altro, secondo noi strategico, che è quello della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario nel più ampio obiettivo della salvaguardia occupazionale e dell’incremento dei posti di lavoro.

Dopo alcuni anni di crescita economica il 2019 ha segnato per l’Emilia-Romagna l’avvio di una fase di raffreddamento dell’economia con un Pil in frenata e i contraccolpi sull’economia regionale e nazionale dovuti all’emergenza sanitaria da coronavirus non tarderanno ad arrivare. Per questo riteniamo necessario che il nuovo patto per il lavoro escluda il licenziamento nelle crisi aziendali e renda strutturale il ricorso ai contratti di solidarietà, anche attraverso il contributo economico della regione a sostegno del reddito dei lavoratori per minimizzare gli effetti negativi della riduzione degli ammortizzatori sociali apportata dal governo Renzi.

Il lavoro non può essere dissociato dalla legalità. L’Emilia-Romagna è al primo posto in Italia per esternalizzazioni fittizie di lavoro che nascondono storie di uomini e donne senza alcun diritto e contratto e l’esplosione del fenomeno delle false coop. è una piaga che va contrastata con quella risolutezza che è in questi anni è mancata, a tutela dei lavoratori e della nobile storia del mondo cooperativo che ha le radici proprio in questa regione.

Lavoro e salute, lavoro e tutela dell’ambiente non possono più essere in competizione fra loro. Per questo crediamo indispensabile e urgente politiche che favoriscano la riconversione ecologica dell’industria più inquinante individuando forme di sostegno alle imprese che investono nella transizione energetica ed ecologica e ai lavoratori coinvolti in processi di riconversione produttiva.

Fra le deleghe che il presidente Bonaccini le ha assegnato ci sono anche quelle al contrasto delle disuguaglianze e al patto per il clima, e le chiediamo quali misure pensa di mettere in campo per fare in modo che il lavoro diventi strumento per creare buona occupazione e avviare la transizione ecologica, visto che la passata giunta è responsabile di un incremento esponenziale di lavoro precario, inversamente proporzionale all’ incremento dell’export, e soprattutto di valore aggiunto per le imprese (questo è stato il vero obiettivo della giunta Bonaccini), tanto che Confindustria E.-R. ha espresso proprio giudizio positivo e il quotidiano di Confindustria -Il Sole24h- plaude al modello emiliano che indica come paradigma per la ripresa dell'economia italiana.

Storia e memoria:
I fatti che accadono ci dicono che non si può più essere succubi dell’egemonia culturale della destra italiana, come nel caso della mozione del Parlamento europeo che ha equiparato fascismo e comunismo, offendendo storia e memoria della nostra Regione, purtroppo votata anche da europarlamentari del Pd e dalle destre unite. Una mozione che ha fatto da battistrada alla presentazione della proposta di legge del deputato di FdI Cirielli per la messa al bando dei Partiti Comunisti in Italia e che è richiamata in diverse mozioni delle destre nei consigli comunali come grimaldello per becere operazioni di revisionismo storico. Conseguenza indiretta di questa deriva sono gli episodi ormai quotidiani di razzismo e di imbrattamenti quando non devastazione di monumenti, cippi, statue, targhe ecc dedicati all’antifascismo o ai suoi martiri, come recentemente accaduto in Romagna. Unico aspetto positivo su questo fronte, visto la dura presa di posizione della Sindaca di Marzabotto Valentina Cuppi sulla mozione europea durante l’ultima cerimonia di commemorazione delle vittime in piazza a Marzabotto, è la sua recente elezione della a Presidente del Partito Democratico. Anche nella sua veste di ex europarlamentare le chiediamo se ha intenzione di intervenire presso il Presidente Sassoli perché in seno al Parlamento Europeo siano attivati i meccanismi per la revisione della mozione, impegno che per altro il Presidente Sassoli presi pubblicamente in piazza a Marzabotto.


Solidarietà europea
Sempre nella sua veste di ex europarlamentare vorremmo chiederle se, in questo momento difficile per la nostra economia anche a causa dell’emergenza sanitaria da coronavirus, la nostra Regione si appresti o meno a richiedere la solidarietà europea tramite il Governo nazionale, sia con aiuti diretti sia in termini di possibilità di sforare i parametri previsti. A noi pare evidente che le politiche di austerità abbiano aggravato notevolmente le condizioni di difficoltà e disuguaglianza in merito di welfare. L’Italia ha ad esempio rispetto alla Germania un differenziale pesante in termini di percentuale di Pil impegnato in sanità che si traduce in dislivelli di posti letto, medici e infermieri per numero di abitanti. I dati europei mostrano che le differenze preesistenti tra gli Stati e interne agli Stati permangono e anzi si aggravano. L’Italia spende per la salute 2.545 euro pro capite a fronte dei 5.056 della Germania. Abbiamo un rapporto infermieri per 1.000 abitanti di 6,5 contro gli 8,4 della media europea e i 12,9 della Germania. Per i posti letto la media è di 3,2 nel 2017 (era 3,9 nel 2007) a fronte degli 8 della Germania. Aldilà degli handicap storici l’Italia ha subito 37 miliardi di tagli in 10 anni, 25 tra il 2010 e il 2015, oltre 12 tra il 2015 e il 2019. Per altro il Def 2015 non è stato rispettato nelle previsioni di spesa essendo questa ancorata ad un aumento del PIL che non si è verificato, e tutto fa presupporre che la stessa situazione si verificherà anche per quanto riguarda il bilancio per il 2022. Il risultato è che la spesa sanitaria pro-capite in Italia, comprensiva di pubblico e privato, è di 3.428 dollari contro la media Ocse di 3.980 dollari media Ocse, ma se si calcola la sola spesa pubblica si sta a 2545 dollari contro i 3038 dell’Ocse. Le conseguenze sono che gli ospedali sono scesi da 1.165 del 2010 a 1.000 del 2017 (-14,6%). I medici da 244.350 a 242.532. I posti letto da 244.310 a 211.593. Gli infermieri mancanti risulterebbero intorno ai 53 mila. Tagli, privatizzazioni, spezzettamento regionalistico cominciato con la riforma del titolo quinto e ora esasperato con l’autonomia differenziata (rispetto alla quale i Lep, Livelli essenziali di prestazione, vista la situazione dei dislivelli che è strutturale, non hanno alcun carattere risolutivo) appaiono tre virus che si combinano e producono effetti gravissimi. Ora all’allarme sanitario si aggiunge quello economico e l’Italia teme una recessione.
La realtà è che l'Europa non ha messo in atto plitiche di armonizzazione e sostegno europeo al welfare agendo come una Europa ad autonomia differenziata che "affida" l'integrazione al mercato. Cosa che si è rilevata fallimentare.


Sostenibilità ambientale
Infine, visto le recenti prese di posizione del Presidente Bonaccini, le chiediamo come intende far coincidere la sua delega al patto per il clima con la volontà di Bonaccini di proseguire in una politica volta al consumo di suolo, alla realizzazione di autostrade e alle attività di trivellazione su terra e mare. Prese di posizione che stanno causando irritazione in Comitati e Associazioni preoccupate della salute dell’ambiente e dei cittadini tutti in una delle aree più inquinate del Continente.

Come avrà capito vorremmo in poche parole sapere, come le scelte indicate e rivendicate da Bonaccini sui temi sopra esposti, siano compatibili con la sua visione progressista ed ecologista. Pronti anche ad un eventuale dibattito-confronto, e restando comunque in attesa di una sua gradita risposta la salutiamo augurandole buon lavoro a vantaggio di tutti i cittadini dell’Emilia Romagna, nessuno escluso.

Stefano Lugli – Partito della Rifondazione Comunista
Paolo Viglianti – Partito Comunista Italiano
Natale Cuccurese – Partito del Sud- Meridionalisti Progressisti
Stella Maris Dante - Partito Umanista




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lunedì 17 febbraio 2020

Grazie all’impegno del meridionalista gramsciano Natale Cuccurese nasce il Comitato della Val d’Enza (RE) contro ogni forma di autonomia differenziata

Di Salvatore Lucchese  

Se sino ad ora quella che l’economista e meridionalista siciliano Pietro Busetta ha definito la “statuizione del furto”, ossia, la ratifica istituzionale delle “due Italie” tramite l’attuazione del federalismo estrattivo e discriminatorio, è stata sventata lo si deve anche all’impegno profuso dal Segretario nazionale del Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti Natale Cuccurese contro la cosiddetta “secessione dei ricchi”.
Infatti, il meridionalista gramsciano Cuccurese ha contribuito e non poco ad alimentare il dibattito sulla “nuova questione meridionale” sia promuovendo la costituzione di comitati locali e nazionali contro ogni forma di autonomia differenziata, sia tramite rigorose iniziative editoriali, il numero di LEFT del 13 settembre 2019 interamente dedicato alla questione meridionale, sia attraverso iniziative pubbliche itineranti, la campagna Lab-Sud: la riscossa del Sud, sia durante la campagna elettorale in Emilia Romagna, prendendo coraggiosamente posizione contro tutte le proposte di autonomia regionale differenziata, compresa quella avanzata dal Governatore dem Stefano Bonaccini.

Ora Cuccurese prosegue il suo impegno contro il progetto di definitiva cristallizzazione dello storico divario Nord/Sud partecipando anche alla costituzione di un Comitato della Val d’Enza per l’unità della Repubblica contro ogni forma di autonomia differenziata.
Il Comitato sarà presentato giovedì 20 febbraio alle ore 21:00 presso la sede del Circolo ARCI “Indiosmundo” di San Polo d’Enza (RE). Oltre a Natale Cuccurese, interverrà come relatore anche Maurizio Gambarelli, coordinatore del Comitato Unione delle Colline Matildiche contro ogni forma di autonomia differenziata.
17/02/2020 – Salvatore Lucchese  


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Di Salvatore Lucchese  

Se sino ad ora quella che l’economista e meridionalista siciliano Pietro Busetta ha definito la “statuizione del furto”, ossia, la ratifica istituzionale delle “due Italie” tramite l’attuazione del federalismo estrattivo e discriminatorio, è stata sventata lo si deve anche all’impegno profuso dal Segretario nazionale del Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti Natale Cuccurese contro la cosiddetta “secessione dei ricchi”.
Infatti, il meridionalista gramsciano Cuccurese ha contribuito e non poco ad alimentare il dibattito sulla “nuova questione meridionale” sia promuovendo la costituzione di comitati locali e nazionali contro ogni forma di autonomia differenziata, sia tramite rigorose iniziative editoriali, il numero di LEFT del 13 settembre 2019 interamente dedicato alla questione meridionale, sia attraverso iniziative pubbliche itineranti, la campagna Lab-Sud: la riscossa del Sud, sia durante la campagna elettorale in Emilia Romagna, prendendo coraggiosamente posizione contro tutte le proposte di autonomia regionale differenziata, compresa quella avanzata dal Governatore dem Stefano Bonaccini.

Ora Cuccurese prosegue il suo impegno contro il progetto di definitiva cristallizzazione dello storico divario Nord/Sud partecipando anche alla costituzione di un Comitato della Val d’Enza per l’unità della Repubblica contro ogni forma di autonomia differenziata.
Il Comitato sarà presentato giovedì 20 febbraio alle ore 21:00 presso la sede del Circolo ARCI “Indiosmundo” di San Polo d’Enza (RE). Oltre a Natale Cuccurese, interverrà come relatore anche Maurizio Gambarelli, coordinatore del Comitato Unione delle Colline Matildiche contro ogni forma di autonomia differenziata.
17/02/2020 – Salvatore Lucchese  


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