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martedì 31 dicembre 2019
Buon Anno dal Partito del Sud!
Buon 2020 a tutti !
Un augurio particolare a tutti gli amici del Partito del Sud, ai militanti, ai simpatizzanti, ai tanti amici che ci seguono sui social network, ai meridionalisti e alle loro famiglie.
Buon 2020 a tutti !
Un augurio particolare a tutti gli amici del Partito del Sud, ai militanti, ai simpatizzanti, ai tanti amici che ci seguono sui social network, ai meridionalisti e alle loro famiglie.
domenica 29 dicembre 2019
ELEZIONI REGIONALI IN EMILIA ROMAGNA: IL PARTITO DEL SUD E' CON "L'ALTRA EMILIA ROMAGNA", PER IL RITIRO DI OGNI FORMA DI AUTONOMIA DIFFERENZIATA ! !
L’Altra Emilia-Romagna che riunisce attivisti impegnati in liste civiche, movimenti e vertenze territoriali, nonché esponenti di Rifondazione Comunista, del Partito Comunista Italiano e del Partito del Sud, conferma la “propria collocazione di alternativa ai poli politici esistenti.
Dichiara Natale Cuccurese, Presidente nazionale del Partito del Sud. "Ho volentieri ho accettato la candidatura per la Lista “L’Altra Emilia Romagna”- alla prossime Elezioni Regionali del 26 Gennaio 2020 nel collegio di Reggio Emilia - per portare, anche come Partito del Sud, un doveroso contributo meridionalista progressista gramsciano ad una lista non a caso schierata con decisione contro ogni tipo di Regionalismo differenziato, un progetto eversivo per la tenuta dell’unità nazionale".
L'Altra Emilia-Romagna, è infatti, come dice il candidato Presidente Stefano Lugli, “l'unica lista che si oppone alle destre con un progetto politico a favore dei beni comuni e contro le privatizzazioni, per il lavoro stabile e sicuro, contro la precarietà e le false cooperative, per la sostenibilità ambientale contro le grandi opere autostradali, per l'unità delle regioni nel chiedere al governo adeguate risorse per i diritti dei cittadini contro l'autonomia regionale che realizza il sogno leghista della secessione, per il vero cambiamento di cui questa regione ha bisogno".
Dal Programma de L'Altra Emilia Romagna: "No all’autonomia regionale. Chiederne il ritiro sarà uno dei nostri primi atti una volta eletti".
Il link con il programma completo : https://www.altraemiliaromagna.org/il-programma/
Le liste dei candidati nel collegio provinciale di REGGIO EMILIA:
Nicolas Zanoni (operaio), Araceli Barrús de Andrés (infermiera), Massimo Comunale (medico), Monica Vender (libera professionista), Selene Prodi (commerciante), Natale Cuccurese (segretario nazionale Partito del Sud, consigliere comunale civico a Quattro Castella).
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L’Altra Emilia-Romagna che riunisce attivisti impegnati in liste civiche, movimenti e vertenze territoriali, nonché esponenti di Rifondazione Comunista, del Partito Comunista Italiano e del Partito del Sud, conferma la “propria collocazione di alternativa ai poli politici esistenti.
Dichiara Natale Cuccurese, Presidente nazionale del Partito del Sud. "Ho volentieri ho accettato la candidatura per la Lista “L’Altra Emilia Romagna”- alla prossime Elezioni Regionali del 26 Gennaio 2020 nel collegio di Reggio Emilia - per portare, anche come Partito del Sud, un doveroso contributo meridionalista progressista gramsciano ad una lista non a caso schierata con decisione contro ogni tipo di Regionalismo differenziato, un progetto eversivo per la tenuta dell’unità nazionale".
L'Altra Emilia-Romagna, è infatti, come dice il candidato Presidente Stefano Lugli, “l'unica lista che si oppone alle destre con un progetto politico a favore dei beni comuni e contro le privatizzazioni, per il lavoro stabile e sicuro, contro la precarietà e le false cooperative, per la sostenibilità ambientale contro le grandi opere autostradali, per l'unità delle regioni nel chiedere al governo adeguate risorse per i diritti dei cittadini contro l'autonomia regionale che realizza il sogno leghista della secessione, per il vero cambiamento di cui questa regione ha bisogno".
Dal Programma de L'Altra Emilia Romagna: "No all’autonomia regionale. Chiederne il ritiro sarà uno dei nostri primi atti una volta eletti".
Il link con il programma completo : https://www.altraemiliaromagna.org/il-programma/
Le liste dei candidati nel collegio provinciale di REGGIO EMILIA:
Nicolas Zanoni (operaio), Araceli Barrús de Andrés (infermiera), Massimo Comunale (medico), Monica Vender (libera professionista), Selene Prodi (commerciante), Natale Cuccurese (segretario nazionale Partito del Sud, consigliere comunale civico a Quattro Castella).
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martedì 24 dicembre 2019
AUGURI DI BUON NATALE DAL PARTITO DEL SUD
Auguri di buon Natale e buone feste a tutti !
Un augurio particolare a tutti gli amici del Partito del Sud, ai militanti, ai simpatizzanti, ai tanti che ci seguono sui social network, ai meridionalisti e alle loro famiglie.
Un momento per riflettere e pensare che pur nascendo in una mangiatoia si può cambiare il mondo. Non arrendiamoci !
Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti
Leggi tutto »
Un augurio particolare a tutti gli amici del Partito del Sud, ai militanti, ai simpatizzanti, ai tanti che ci seguono sui social network, ai meridionalisti e alle loro famiglie.
Un momento per riflettere e pensare che pur nascendo in una mangiatoia si può cambiare il mondo. Non arrendiamoci !
Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti
Auguri di buon Natale e buone feste a tutti !
Un augurio particolare a tutti gli amici del Partito del Sud, ai militanti, ai simpatizzanti, ai tanti che ci seguono sui social network, ai meridionalisti e alle loro famiglie.
Un momento per riflettere e pensare che pur nascendo in una mangiatoia si può cambiare il mondo. Non arrendiamoci !
Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti
Un augurio particolare a tutti gli amici del Partito del Sud, ai militanti, ai simpatizzanti, ai tanti che ci seguono sui social network, ai meridionalisti e alle loro famiglie.
Un momento per riflettere e pensare che pur nascendo in una mangiatoia si può cambiare il mondo. Non arrendiamoci !
Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti
lunedì 23 dicembre 2019
Natale al Sud
di Natale Cuccurese
Grazie alla crisi del sistema e alle politiche neoliberiste favorite dall’Unione Europea e pedissequamente applicate dai governi italiani, soprattutto nell’ultimo decennio la ricchezza si è andata concentrando sempre più in poche mani. Un quinto della popolazione benestante in Italia, ha oggi concentrata nelle sue mani i due terzi della ricchezza nazionale, in un trend che non pare avere ostacolo alcuno.
La diseguaglianza sociale è oggi una scelta politica che si sta avvitando in spirali sempre più concentriche di incertezza, odio e rancore sociali, aizzate ad arte da politici e media che mirano ad alimentare sempre di più la lotta fra poveri. Ben attenti a non scalfire i privilegi acquisiti da una minoranza e ad alimentare la paura nel diverso, anche a scopo di “distrazione di massa” da quelle che sono le vere cause del problema.
Il tutto pilotato attraverso la costruzione di una mitologia arcaica e a processi psicosociali che alimentano e legittimano disparità e diseguaglianza, facendo apparire come accettabili sperequazioni di stato sociale.
I pregiudizi hanno una importanza fondamentale in questo gioco di specchi, perché legittimano ogni tipo di decisione discriminatoria, inoltre hanno l’aspetto consolatorio per chi li applica di illudersi di appartenere ad un clan comunque privilegiato, quando in realtà non si percepisce che il vero nemico non è il discriminato di turno. Sono tutte già cose viste nella storia passata e che non hanno mai portato a nulla di buono.
Si tende così a far passare come meritevole di rispetto, quasi di discendenza divina, la presenza di una “aristocrazia del denaro”, con una chiave di lettura pseudo calvinista, vista come appartenente ad un ordine universale predestinato. Per cui chi è ricco è perché lo merita, altrettanto dicasi per chi è povero. Così facendo il nemico è solo chi è più povero e sfortunato di noi, lo sguardo, il rimprovero, lo sfottò è sempre rivolto e chi è più in basso. Dinamiche assurde che portano a concepire i gruppi sociali solo in base agli stereotipi.
Così facendo e grazie all’assenza totale dello Stato, che da tempo ha rinunciato totalmente alla sua funzione livellatrice, ridistributiva e di compensazione sociale, come da dettato costituzionale, si è creata una vera e propria oligarchia dei ricchi favorita spesso dalla continuità decennale e familistica con la politica, quasi sempre supportata da privatizzazioni di imprese pubbliche contro l’interesse della collettività, da opacità e contiguità. Inutile dire che in tutto questo una gran parte della responsabilità risiede anche nei media, che hanno abdicato in gran parte alla funzione di denuncia e ricerca per costituirsi spesso, anche loro, in cordate familiste.
In questo quadro i gruppi dominanti rafforzano la propria posizione senza alcun contrasto, soprattutto dove le masse più indigenti non solo sono sfruttate e soggiogate a ogni piè sospinto da precarietà e disoccupazione, ma anche colpevolizzate e senza nessuna protezione sociale da parte di nessuno. La destrutturazione imposta dei rapporti sociali ha poi fatto il resto, portando all’isolamento. In questo quadro si innesta anche la prossima approvazione del Regionalismo differenziato, vera chiave di volta capitalistica per dare la spallata definitiva ad unità nazionale e coesione sociale, mirando alla privatizzazione di ogni aspetto della società a partire da sanità e scuola, sempre a vantaggio esclusivo dei soliti ristretti gruppi di potere.
Dobbiamo considerare ad esempio che nella sola Lombardia ben 200.000 famiglie si trovano in condizione di povertà assoluta (rapporto Polis 2019) in gran parte le stesse che vivono nelle case popolari. Edifici quasi sempre fatiscenti, sia fuori che dentro, con persiane rotte e cortili trasformati in discariche abusive. All’interno famiglie composte spesso da pensionati, ove non mancano malati e disabili. Le abitazioni non sono solo in periferia, ma anche a pochi chilometri dal centro. Parti di città che mostrano l’altra faccia della medaglia di quella che è presentata come la capitale della moda, del benessere, del design, ma che nasconde in sé anche una città composta da persone che faticano ad arrivare a fine mese, quando va bene. Il tutto ovviamente occultato da media complici, che anzi eleggono pochi giorni fa Milano come la città italiana dove vi è “la più alta qualità della vita”, ovviamente solo se sei a dir poco benestante, ma questo è taciuto. Guai a contraddire il sogno consolatorio ammannito a piene mani del capitalismo rampante, che riserva di facciata l’occasione del possibile ingresso nell’eden consumistico a tutti, obiettivo che alimenta la speranza delle moltitudini diseredate e che le rende docili e imbelli, il loro risveglio dal sogno consumistico ad occhi aperti potrebbe essere difficilmente controllabile, per questo vanno continuamente sedate dai media. Si sta ricreando un vero e proprio “Terzo Stato”, in questa moderna riproposizione morbosa dell’ancien règime.
Se questa è la situazione di Milano o di Reggio Emilia, dove vi sono molte similitudini con quanto descritto per la “capitale morale “, come dimostrato nei giorni scorsi da una inchiesta della “Gazzetta di Reggio”, figuriamoci la situazione nel Mezzogiorno dove la percentuale della popolazione in povertà fra assoluta e relativa è intorno al 40%. Un Sud dove le situazioni di disagio sono innumerevoli e che non ha mai trovato risposta alle sue richieste d’aiuto da parte dei vari governi e che ora addirittura vede un riemergere del desiderio separatista, ancor al primo punto dello statuto della Lega Nord, con la proposta del Regionalismo differenziato, cioè la rimozione radicale del problema. Il tutto infarcito da un afflato razzista, dove come in un discarica d’odio da decenni accumulata trova legittimazione ogni genere di stereotipo e discriminazione, in una situazione ormai accettata ed introiettata passivamente anche a Sud, come dimostra la penetrazione elettorale della Lega.
Ecco perché intendere l’Autonomia regionale solo come un contrasto Sud/Nord, sarebbe riduttivo, trattandosi di un progetto neoliberista, con profonde radici europee, che mira alla privatizzazione progressiva e pervasiva di tutto ciò che oggi è inteso come welfare, sia a Nord che a Sud, a danno delle classi più deboli, che come visto sopra, che già oggi si ritrovano impoverite dalla “crisi” dell’ultimo decennio e che domani, una volta privatizzata la sanità, avranno difficoltà anche a curarsi.
Una situazione causata dal fatto che «negli ultimi dieci anni c’è stata una perequazione alla rovescia», come da parole del presidente Svimez Adriano Giannola pochi giorni fa audito alla Camera. La certificazione che il Meridione ha lasciato sul campo, a tutto vantaggio del Nord, una parte rilevante, di parecchie decine di miliardi di euro, delle risorse destinate a finanziare gli investimenti pubblici nell’area più svantaggiata del Paese.
E’ proprio a questo che mira, rinviando la definizione dei Lep ad un tempo indefinito, anche questo governo, che non solo non presenta nessun cambiamento rispetto ai precedenti su questi temi, ma che nemmeno dice, come invocava Nanni Moretti nel film “Aprile”, “qualcosa di sinistra, o almeno a reagire e dire una cosa di civiltà”.
Un contrasto da sempre volto a sganciare la “colonia estrattiva interna Mezzogiorno”, dopo averla ben sfruttata e privata di diritti teoricamente garantiti dalla Costituzione, dal treno delle Regioni ricche padane che, come da desiderata europei, non devono perdere l’aggancio con le altre Regioni ricche del Nord Europa in un ipotetico e virtuoso traino, prima di creare una Europa a due velocità. Sganciando le Regioni del Sud Europa e trasformandole in mercato di manovalanza a basso costo, casomai con una moneta dedicata.
Gli esempi di questa vera e propria guerra contro il Sud sono molteplici, per restare solo agli ultimi giorni, tre particolarmente odiosi:
-Lo stanziamento dei fondi per le recenti alluvioni che vede assegnati al Sud rimborsi da elemosina. Con l’esempio di Matera, capitale europea della cultura 2019, che si è vista assegnare solo 49.000 Euro di rimborso complessivo (quando a Venezia sono stati riconosciti solo per il commercio ben 20.000 Euro di rimborso ad ogni negozio)
– La denuncia del Quotidiano del Sud che ha svelato nei giorni scorsi il “piano segreto” delle Ferrovie dello Stato, che “taglia il Sud” dalle sue linee di investimenti, destinandogli investimenti tra l’11 e il 16% mentre il piano dovrebbe prevedere una suddivisione di investimenti tra Nord (60%) e Sud (40%) quasi equilibrata. Così facendo il gap infrastrutturale fra le due Italie non solo non si colmerà mai , ma si andrà ovviamente sempre più ad acuire
-Il cerchio si chiude, come da anni capita sotto le festività natalizie, con il vertiginoso aumenti dei prezzi degli aerei per le rotte verso il Mezzogiorno. Cosa che addirittura fa gridare allo scandalo anche il giornale di Confindustria che titola. “Natale in aereo, tornare a Catanzaro costa più che andare a Londra.” Chiaro come il sole che, nell’assoluto disinteresse governativo, le compagnie aeree si apprestano a spremere come limoni gli emigrati meridionali che vogliono tornare a casa per le feste.
Tutti fattori che, uniti alla riproposizione del Regionalismo differenziato senza definizione dei Lep, aspetto che già da un decennio costano al Sud mancati investimenti (che vanno al Nord) per 61,3 Miliardi di Euro l’anno ci fanno ben capire come ci sia una precisa volontà nel condurre una lotta senza quartiere ai più poveri deprivandoli di welfare e servizi a solo vantaggio dei soliti potentati economici. D’altra parte come diceva Ettore Petrolini “ bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti”. E’ il motivo per cui le tasse, non diminuiscono mai e quasi sempre sono “piatte”.
Ecco perché l’augurio in vista di questo Natale è che sempre più uomini di “buona volontà”, possano giungere a strapparsi il velo di maya dagli occhi, rendersi conto della realtà delle cose, e unirsi per un vero cambiamento, che solo il risveglio delle coscienze in ogni ambito potrà portare. Questo è l’augurio anche per il nuovo anno che già bussa alle nostre porte, che sia un anno di lotte e di redenzione per tutti.
Fonte: Transform!italia
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di Natale Cuccurese
Grazie alla crisi del sistema e alle politiche neoliberiste favorite dall’Unione Europea e pedissequamente applicate dai governi italiani, soprattutto nell’ultimo decennio la ricchezza si è andata concentrando sempre più in poche mani. Un quinto della popolazione benestante in Italia, ha oggi concentrata nelle sue mani i due terzi della ricchezza nazionale, in un trend che non pare avere ostacolo alcuno.
La diseguaglianza sociale è oggi una scelta politica che si sta avvitando in spirali sempre più concentriche di incertezza, odio e rancore sociali, aizzate ad arte da politici e media che mirano ad alimentare sempre di più la lotta fra poveri. Ben attenti a non scalfire i privilegi acquisiti da una minoranza e ad alimentare la paura nel diverso, anche a scopo di “distrazione di massa” da quelle che sono le vere cause del problema.
Il tutto pilotato attraverso la costruzione di una mitologia arcaica e a processi psicosociali che alimentano e legittimano disparità e diseguaglianza, facendo apparire come accettabili sperequazioni di stato sociale.
I pregiudizi hanno una importanza fondamentale in questo gioco di specchi, perché legittimano ogni tipo di decisione discriminatoria, inoltre hanno l’aspetto consolatorio per chi li applica di illudersi di appartenere ad un clan comunque privilegiato, quando in realtà non si percepisce che il vero nemico non è il discriminato di turno. Sono tutte già cose viste nella storia passata e che non hanno mai portato a nulla di buono.
Si tende così a far passare come meritevole di rispetto, quasi di discendenza divina, la presenza di una “aristocrazia del denaro”, con una chiave di lettura pseudo calvinista, vista come appartenente ad un ordine universale predestinato. Per cui chi è ricco è perché lo merita, altrettanto dicasi per chi è povero. Così facendo il nemico è solo chi è più povero e sfortunato di noi, lo sguardo, il rimprovero, lo sfottò è sempre rivolto e chi è più in basso. Dinamiche assurde che portano a concepire i gruppi sociali solo in base agli stereotipi.
Così facendo e grazie all’assenza totale dello Stato, che da tempo ha rinunciato totalmente alla sua funzione livellatrice, ridistributiva e di compensazione sociale, come da dettato costituzionale, si è creata una vera e propria oligarchia dei ricchi favorita spesso dalla continuità decennale e familistica con la politica, quasi sempre supportata da privatizzazioni di imprese pubbliche contro l’interesse della collettività, da opacità e contiguità. Inutile dire che in tutto questo una gran parte della responsabilità risiede anche nei media, che hanno abdicato in gran parte alla funzione di denuncia e ricerca per costituirsi spesso, anche loro, in cordate familiste.
In questo quadro i gruppi dominanti rafforzano la propria posizione senza alcun contrasto, soprattutto dove le masse più indigenti non solo sono sfruttate e soggiogate a ogni piè sospinto da precarietà e disoccupazione, ma anche colpevolizzate e senza nessuna protezione sociale da parte di nessuno. La destrutturazione imposta dei rapporti sociali ha poi fatto il resto, portando all’isolamento. In questo quadro si innesta anche la prossima approvazione del Regionalismo differenziato, vera chiave di volta capitalistica per dare la spallata definitiva ad unità nazionale e coesione sociale, mirando alla privatizzazione di ogni aspetto della società a partire da sanità e scuola, sempre a vantaggio esclusivo dei soliti ristretti gruppi di potere.
Dobbiamo considerare ad esempio che nella sola Lombardia ben 200.000 famiglie si trovano in condizione di povertà assoluta (rapporto Polis 2019) in gran parte le stesse che vivono nelle case popolari. Edifici quasi sempre fatiscenti, sia fuori che dentro, con persiane rotte e cortili trasformati in discariche abusive. All’interno famiglie composte spesso da pensionati, ove non mancano malati e disabili. Le abitazioni non sono solo in periferia, ma anche a pochi chilometri dal centro. Parti di città che mostrano l’altra faccia della medaglia di quella che è presentata come la capitale della moda, del benessere, del design, ma che nasconde in sé anche una città composta da persone che faticano ad arrivare a fine mese, quando va bene. Il tutto ovviamente occultato da media complici, che anzi eleggono pochi giorni fa Milano come la città italiana dove vi è “la più alta qualità della vita”, ovviamente solo se sei a dir poco benestante, ma questo è taciuto. Guai a contraddire il sogno consolatorio ammannito a piene mani del capitalismo rampante, che riserva di facciata l’occasione del possibile ingresso nell’eden consumistico a tutti, obiettivo che alimenta la speranza delle moltitudini diseredate e che le rende docili e imbelli, il loro risveglio dal sogno consumistico ad occhi aperti potrebbe essere difficilmente controllabile, per questo vanno continuamente sedate dai media. Si sta ricreando un vero e proprio “Terzo Stato”, in questa moderna riproposizione morbosa dell’ancien règime.
Se questa è la situazione di Milano o di Reggio Emilia, dove vi sono molte similitudini con quanto descritto per la “capitale morale “, come dimostrato nei giorni scorsi da una inchiesta della “Gazzetta di Reggio”, figuriamoci la situazione nel Mezzogiorno dove la percentuale della popolazione in povertà fra assoluta e relativa è intorno al 40%. Un Sud dove le situazioni di disagio sono innumerevoli e che non ha mai trovato risposta alle sue richieste d’aiuto da parte dei vari governi e che ora addirittura vede un riemergere del desiderio separatista, ancor al primo punto dello statuto della Lega Nord, con la proposta del Regionalismo differenziato, cioè la rimozione radicale del problema. Il tutto infarcito da un afflato razzista, dove come in un discarica d’odio da decenni accumulata trova legittimazione ogni genere di stereotipo e discriminazione, in una situazione ormai accettata ed introiettata passivamente anche a Sud, come dimostra la penetrazione elettorale della Lega.
Ecco perché intendere l’Autonomia regionale solo come un contrasto Sud/Nord, sarebbe riduttivo, trattandosi di un progetto neoliberista, con profonde radici europee, che mira alla privatizzazione progressiva e pervasiva di tutto ciò che oggi è inteso come welfare, sia a Nord che a Sud, a danno delle classi più deboli, che come visto sopra, che già oggi si ritrovano impoverite dalla “crisi” dell’ultimo decennio e che domani, una volta privatizzata la sanità, avranno difficoltà anche a curarsi.
Una situazione causata dal fatto che «negli ultimi dieci anni c’è stata una perequazione alla rovescia», come da parole del presidente Svimez Adriano Giannola pochi giorni fa audito alla Camera. La certificazione che il Meridione ha lasciato sul campo, a tutto vantaggio del Nord, una parte rilevante, di parecchie decine di miliardi di euro, delle risorse destinate a finanziare gli investimenti pubblici nell’area più svantaggiata del Paese.
E’ proprio a questo che mira, rinviando la definizione dei Lep ad un tempo indefinito, anche questo governo, che non solo non presenta nessun cambiamento rispetto ai precedenti su questi temi, ma che nemmeno dice, come invocava Nanni Moretti nel film “Aprile”, “qualcosa di sinistra, o almeno a reagire e dire una cosa di civiltà”.
Un contrasto da sempre volto a sganciare la “colonia estrattiva interna Mezzogiorno”, dopo averla ben sfruttata e privata di diritti teoricamente garantiti dalla Costituzione, dal treno delle Regioni ricche padane che, come da desiderata europei, non devono perdere l’aggancio con le altre Regioni ricche del Nord Europa in un ipotetico e virtuoso traino, prima di creare una Europa a due velocità. Sganciando le Regioni del Sud Europa e trasformandole in mercato di manovalanza a basso costo, casomai con una moneta dedicata.
Gli esempi di questa vera e propria guerra contro il Sud sono molteplici, per restare solo agli ultimi giorni, tre particolarmente odiosi:
-Lo stanziamento dei fondi per le recenti alluvioni che vede assegnati al Sud rimborsi da elemosina. Con l’esempio di Matera, capitale europea della cultura 2019, che si è vista assegnare solo 49.000 Euro di rimborso complessivo (quando a Venezia sono stati riconosciti solo per il commercio ben 20.000 Euro di rimborso ad ogni negozio)
– La denuncia del Quotidiano del Sud che ha svelato nei giorni scorsi il “piano segreto” delle Ferrovie dello Stato, che “taglia il Sud” dalle sue linee di investimenti, destinandogli investimenti tra l’11 e il 16% mentre il piano dovrebbe prevedere una suddivisione di investimenti tra Nord (60%) e Sud (40%) quasi equilibrata. Così facendo il gap infrastrutturale fra le due Italie non solo non si colmerà mai , ma si andrà ovviamente sempre più ad acuire
-Il cerchio si chiude, come da anni capita sotto le festività natalizie, con il vertiginoso aumenti dei prezzi degli aerei per le rotte verso il Mezzogiorno. Cosa che addirittura fa gridare allo scandalo anche il giornale di Confindustria che titola. “Natale in aereo, tornare a Catanzaro costa più che andare a Londra.” Chiaro come il sole che, nell’assoluto disinteresse governativo, le compagnie aeree si apprestano a spremere come limoni gli emigrati meridionali che vogliono tornare a casa per le feste.
Tutti fattori che, uniti alla riproposizione del Regionalismo differenziato senza definizione dei Lep, aspetto che già da un decennio costano al Sud mancati investimenti (che vanno al Nord) per 61,3 Miliardi di Euro l’anno ci fanno ben capire come ci sia una precisa volontà nel condurre una lotta senza quartiere ai più poveri deprivandoli di welfare e servizi a solo vantaggio dei soliti potentati economici. D’altra parte come diceva Ettore Petrolini “ bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti”. E’ il motivo per cui le tasse, non diminuiscono mai e quasi sempre sono “piatte”.
Ecco perché l’augurio in vista di questo Natale è che sempre più uomini di “buona volontà”, possano giungere a strapparsi il velo di maya dagli occhi, rendersi conto della realtà delle cose, e unirsi per un vero cambiamento, che solo il risveglio delle coscienze in ogni ambito potrà portare. Questo è l’augurio anche per il nuovo anno che già bussa alle nostre porte, che sia un anno di lotte e di redenzione per tutti.
Fonte: Transform!italia
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giovedì 19 dicembre 2019
Catania – Sud-Lab: “La Sicilia non si arrende”
Abolito dalle agende delle principali forze politiche nazionali e vilipeso nella sua dignità storica, civile e culturale anche dal cosiddetto Governo giallo-rosso del “cambiamento”, che, di contro, in continuità coi Governi precedenti e con la complicità del ceto politico meridionale sempre più subalterno alle miopi logiche estrattive, spartitorie e sperequative dei peteri forti del Nord, ha scippato altre decine di milioni di euro destinati alla costruzione degli agli asili nido meridionali (M. Esposito, Il Mattino, 19 dicembre 2019), il Sud, invece, è al centro di una campagna di mobilitazione promossa dal Partito del Sud e da Rifondazione comunista in collaborazione con la rivista Left e con transform! Italia: “Sud-Lab La riscossa del Sud”.
Dopo gli incontri di Lamezia e San Giovanni Rotondo, sabato 20 dicembre, ore 17:30, presso l’Ostello degli Elefanti di Catania, si terrà l’Assemblea pubblica: “La Sicilia non si arrende”.
In qualità di relatori, vi parteciperanno: Loredana Marino, responsabile Mezzogiorno PRC; Natale Cuccurese, del Presidente Partito del Sud; Anna Bonforte, Zero Waste Sicilia; Matteo Iannitti, Calabria Bene Comune; Antonio Mazzeo, giornalista; Giuseppe Nobile, Regione Sicilia; Dario Pruiti, Presidente ARCI Catania; Felice Rappazzo, docente universitario; Tiziana Scandura, Democrazia e Lavoro CGIL; Giorgio Stracquadanio, blogger Vittoria. Coordina Milena Angiletti.
Come ha precisato Cuccurese: “Un laboratorio permanente sul Sud e per il Sud è la risposta che dobbiamo a noi meridionali per migliorare le nostre condizioni sociali, economiche, di lavoro e di vita e per un’Italia unita, solidale, accogliente, senza disuguaglianze e discriminazioni”.
19/12/2019 – Salvatore Lucchese
Fonte: VesuvuanoNews
Abolito dalle agende delle principali forze politiche nazionali e vilipeso nella sua dignità storica, civile e culturale anche dal cosiddetto Governo giallo-rosso del “cambiamento”, che, di contro, in continuità coi Governi precedenti e con la complicità del ceto politico meridionale sempre più subalterno alle miopi logiche estrattive, spartitorie e sperequative dei peteri forti del Nord, ha scippato altre decine di milioni di euro destinati alla costruzione degli agli asili nido meridionali (M. Esposito, Il Mattino, 19 dicembre 2019), il Sud, invece, è al centro di una campagna di mobilitazione promossa dal Partito del Sud e da Rifondazione comunista in collaborazione con la rivista Left e con transform! Italia: “Sud-Lab La riscossa del Sud”.
Dopo gli incontri di Lamezia e San Giovanni Rotondo, sabato 20 dicembre, ore 17:30, presso l’Ostello degli Elefanti di Catania, si terrà l’Assemblea pubblica: “La Sicilia non si arrende”.
In qualità di relatori, vi parteciperanno: Loredana Marino, responsabile Mezzogiorno PRC; Natale Cuccurese, del Presidente Partito del Sud; Anna Bonforte, Zero Waste Sicilia; Matteo Iannitti, Calabria Bene Comune; Antonio Mazzeo, giornalista; Giuseppe Nobile, Regione Sicilia; Dario Pruiti, Presidente ARCI Catania; Felice Rappazzo, docente universitario; Tiziana Scandura, Democrazia e Lavoro CGIL; Giorgio Stracquadanio, blogger Vittoria. Coordina Milena Angiletti.
Come ha precisato Cuccurese: “Un laboratorio permanente sul Sud e per il Sud è la risposta che dobbiamo a noi meridionali per migliorare le nostre condizioni sociali, economiche, di lavoro e di vita e per un’Italia unita, solidale, accogliente, senza disuguaglianze e discriminazioni”.
19/12/2019 – Salvatore Lucchese
Fonte: VesuvuanoNews
La mafia è il vero nemico del Mezzogiorno!
Un dibattito che infiamma gli animi: la mafia esisteva prima dell’Unità d’Italia o ha fatto la sua comparsa dopo?
In prossimità della tappa siciliana del “Laboratorio Sud”, organizzato da Left e transform! italia, con l’appuntamento di Catania del prossimo 20 Dicembre 2019, prima di proseguire il suo tour l’anno prossimo in altre Regioni del Sud ove esplorerà le svariate problematiche che attanagliano le nostre Regioni meridionali, analizziamo in questo articolo le radici di una delle principali cause della “Nuova Questione Meridionale”, la mafia o forse sarebbe meglio definirle le mafie, da sempre principali ostacolo della rinascita del Mezzogiorno. Mafie da debellare in un Sud che da sempre resiste ed una Sicilia che, come da titolo della tappa di Catania, “non si arrende” alle loro prevaricazioni.
Di Giovanni Maniscalco
L’argomento, al di là delle discussioni sui social network che testimoniano un interesse sempre vivo e che coincidono che il revisionismo storico che negli ultimi anni ha portato il Sud Italia ad andare al di là delle verità ufficiali sul periodo del Risorgimento, è stato oggetto di studio da parte di molti storici e intellettuali siciliani. Ma non solo. Proprio sui media viene ricordata una intervista a Rocco Chinnici (magistrato ucciso con auto bomba): “Prima di occuparci della mafia del periodo che va dall’unificazione del Regno d’Italia alla prima guerra mondiale e all’avvento del fascismo, dobbiamo brevemente, ma necessariamente, premettere che essa come associazione e con tale denominazione, prima dell’unificazione non era mai esistita, in Sicilia. La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia”.
Cosa voleva dire il fondatore del pool antimafia, che prima dell’Unità non c’era criminalità in Sicilia? Certamente no. Con ogni probabilità, voleva dire, e questo coinciderebbe con le analisi di tanti studiosi, che la mafia, così come l’abbiamo conosciuta, ha preso forma dopo il processo unitario. Che prima di allora c’erano certamente esempi di prepotenza criminosa, ma non si poteva parlare di mafia intesa come organizzazione socio-politica. Non era neanche una prerogativa solo siciliana: nei Promessi sposi, Manzoni descrive personaggi che non è difficile oggi etichettare come ‘mafiosi’ ed è un romanzo storico e come tale ritrae la società milanese del 1600.
Tornando ai fatti risorgimentali, è nota l’alleanza tra Garibaldi e i picciotti siciliani, l’eccidio di Bronte ne è la prova più eclatante, e lo stesso Garibaldi scrisse nel suo diario:“E Francesco Crispi arruola chiunque: ladri, assassini, e criminali di ogni sorta, 11 maggio 1860”.
Insomma, come scrive Valerio Rizzo (storico), “non sarebbe corretto far partire la storia della criminalità organizzata dall’Unità d’Italia, in quanto già esistevano germi di prepotenze e piccole organizzazioni di derivazione feudale. Forse ciò che non si accetta è il fatto che tali germi siano stati innaffiati.
Bene ha fatto Ghezzi(storico) a ricordare la figura di Garibaldi. Ed io , anzi penso che noi di Garibaldi conosciamo ancora molto poco. Dovremmo saperne di più. Ciò che sappiamo di positivo e che è emerso molto bene nella relazione di Ghezzi, è soltanto un aspetto di questo eroe, di questo grande della Patria. Ma quello che dovremo conoscere è anche per quale motivo il progetto garibaldino dell’impresa dello Stato nazionale nel Mezzogiorno sia fallito.
Perché fallì allora e continua a fallire ancora oggi. C’è una spiegazione storica. Una è la mafia, ma non la sola che possa giustificare la condizione di insufficienza del Mezzogiorno rispetto alla storia nazionale e alle necessità che lo Stato ha di essere più avanzato, europeo. Cosa che di fatto non avviene.
Chi sono realmente i Mille? Ragazzi che si alzano una mattina e si imbarcano per fare la guerra ai Borbone? Sono giovani senza arte né parte? Militanti di circoli culturali? Hanno tutto l’ottimismo dei giovani, ma anche una visione letteraria della Sicilia. Per loro, questa, è la terra di Omero, di Ulisse, dei naufraghi di Troia. E’ la terra dei vulcani e dei Ciclopi, di Scilla e di Cariddi, della maga Circe e del canto irresistibile delle Sirene. E’ la terra dove Goethe cercava la bellezza, i colori, la classicità. Certamente sono ragazzi sui vent’anni, molto giovani, animati da un forte spirito patriottico. Ma la domanda che ci dobbiamo fare è se siano realmente consapevoli di quello che stanno facendo. Giovani come Ippolito Nievo, Giuseppe Bandi, Giuseppe Cesare Abba ed altri, ad un certo punto della loro impresa, si imbattono in situazioni che non sempre capiscono appieno o per le quali non sembrano mostrare un grande interesse. Mi riferisco, ad esempio, all’Editto garibaldino con il quale si concedono ai contadini le terre a condizione che si mettano al seguito delle battaglie che l’eroe dei due Mondi sta conducendo per liberare l’Italia. I contadini credono a quello che dice loro Garibaldi. Si mettono al suo seguito. Ma quando cominciano a rivendicare il loro diritto alla terra sono fucilati sotto i colpi dei plotoni di esecuzione di Nino Bixio. Cosa succede veramente?
Come dice Verga ci sono due visioni e due interpretazioni della libertà. Per i contadini è una cosa, per i baroni un’altra. I fatti di Bronte sono lo spartiacque di questa divaricazione. Bixio che cosa fa? Sceglie. Nella sua visione i contadini senza terra sono un ostacolo. Sceglie i baroni. Ci mette, con questa sua decisione, in condizione di capire che alla base della spedizione dei Mille c’è una vocazione di classe. Tendenzialmente borghese, come nello spirito repubblicano, ma di fatto, nello specifico della condizione meridionale, aristocratica. I fatti di Bronte ci dimostrano, se ci fossero ancora dubbi, che la rivoluzione del 1860, come dell’intero Risorgimento nazionale, fu al centro-Nord un processo di riscossa borghese, ma al Sud ebbe i caratteri di una reazione conservatrice e sanguinaria, filo aristocratica. Da qui cominciano le due Italie. E poco conta che a sostenere l’aristocrazia feudale fossero i filoborbonici o alcune forze legate al nascente Stato unitario. Tolti i Borbone e subentrati i Piemontesi, non ci fu nel Mezzogiorno un ribaltamento di classi sociali. I ricchi rimasero ricchi e i poveri, cioè i contadini, i mezzadri, i braccianti, i giornalieri, tornarono ad essere fatalmente più poveri. La struttura sociale feudale non mutò di una virgola. La questione è, dunque, questa. Cosa ha significato l’Unità d’Italia nelle azioni delle classi che l’hanno dominata e governata? Cosa ha rappresentato il mito dietro il quale si nascondeva qualcosa di diverso e di oscuro rispetto al semplice nazionalismo?
Durante il fascismo la mafia continuò ad esistere e si trasformò. Non fu debellata, come racconta Cesare Mori, il “Prefetto di ferro”. Mori fece una lotta accanita contro il brigantaggio ma non contro i mafiosi che stavano dentro le Prefetture, le Questure, i palazzi dei Municipi, formando delle consorterie. Fece una guerra ai “pesci piccoli”. Quando arrivò ai “pesci grossi” lo stesso Mussolini lo fece destituire.
Dunque, la mafia la fa da padrona con uno Stato che è dall’altra parte della barricata. Gli Alleati, al loro arrivo in Sicilia, nel 1943, trovano questo fenomeno tutt’altro che debellato, e si chiedono il motivo per il quale in varie realtà esso sia abbastanza radicato. Non trovano più la mafia del primissimo Novecento, ma la nuova mafia ricostruita tutta per intero sotto il fascismo, rafforzatasi nelle sue connessioni con il potere, soprattutto nelle grandi città. Una mafia solida, tanto che gli alleati la notano, la registrano, ne parlano nei loro rapporti. Ad esempio il capitano dell’Oss(servizio segreto inglese) Scotten la descrive minutamente e mette in rilievo il pericolo che rappresenta. Alla fine non può fare altro che proporre al governo britannico una pacifica convivenza. La spia conosce la Sicilia, ci vive, ha le idee chiare e annota: “La mafia è un sistema di racket politico ai piani alti e di tipo criminale ai bassi livelli”. Ma anche: “La popolazione siciliana non crede che i Carabinieri o gli altri corpi di Polizia siano in grado di affrontare la mafia. Li ritiene corrotti, deboli e, in molti casi, in combutta con la stessa mafia”. Questo pensiero, di quella epoca, non esiste più nella mente dei Siciliani
Negli anni del dopo guerra in poi si è affermato un blocco di potere politico-mafioso-burocratico ed imprenditoriale che si è sempre più rafforzato utilizzando l’autonomia della regione Sicilia e con il disinteresse, spesso complice, dei governi nazionali. Ma nonostante le difficoltà e le tragicità che presentano la lotta alla mafia, la maggioranza dei Siciliani crede che la mafia può e deve essere sconfitta, non dimenticando che si è opposto, (Magistrati; Forze di Polizia; Uomini Politici; Più di 40 Sindacalisti fra il 1944/48; Giornalisti; Imprenditori; Pubblici dipendenti; Lavoratori; ecc.) per affermare i principi della democrazia, dei diritti dei cittadini e dei lavoratori, è stato ucciso dai killer mafiosi. La Sicilia e l’intero Mezzogiorno ha pagato un enorme tributo di sangue versato dai sui figli migliori per cercare di sconfiggere la bestia mafiosa. Questo tributo non è mai messo in particolare evidenza da media e politici, quasi a voler confermare stereotipi e discriminazioni. Solo sradicando le mafie che depredano ed insanguinano da decenni la Sicilia, il Sud e l’intero Paese può ripartire.
Ecco perché è giusto dire che le mafie sono il vero nemico del Mezzogiorno, da combattere uniti e da debellare quanto prima.
Fonte: Transform
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Un dibattito che infiamma gli animi: la mafia esisteva prima dell’Unità d’Italia o ha fatto la sua comparsa dopo?
In prossimità della tappa siciliana del “Laboratorio Sud”, organizzato da Left e transform! italia, con l’appuntamento di Catania del prossimo 20 Dicembre 2019, prima di proseguire il suo tour l’anno prossimo in altre Regioni del Sud ove esplorerà le svariate problematiche che attanagliano le nostre Regioni meridionali, analizziamo in questo articolo le radici di una delle principali cause della “Nuova Questione Meridionale”, la mafia o forse sarebbe meglio definirle le mafie, da sempre principali ostacolo della rinascita del Mezzogiorno. Mafie da debellare in un Sud che da sempre resiste ed una Sicilia che, come da titolo della tappa di Catania, “non si arrende” alle loro prevaricazioni.
Di Giovanni Maniscalco
L’argomento, al di là delle discussioni sui social network che testimoniano un interesse sempre vivo e che coincidono che il revisionismo storico che negli ultimi anni ha portato il Sud Italia ad andare al di là delle verità ufficiali sul periodo del Risorgimento, è stato oggetto di studio da parte di molti storici e intellettuali siciliani. Ma non solo. Proprio sui media viene ricordata una intervista a Rocco Chinnici (magistrato ucciso con auto bomba): “Prima di occuparci della mafia del periodo che va dall’unificazione del Regno d’Italia alla prima guerra mondiale e all’avvento del fascismo, dobbiamo brevemente, ma necessariamente, premettere che essa come associazione e con tale denominazione, prima dell’unificazione non era mai esistita, in Sicilia. La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia”.
Cosa voleva dire il fondatore del pool antimafia, che prima dell’Unità non c’era criminalità in Sicilia? Certamente no. Con ogni probabilità, voleva dire, e questo coinciderebbe con le analisi di tanti studiosi, che la mafia, così come l’abbiamo conosciuta, ha preso forma dopo il processo unitario. Che prima di allora c’erano certamente esempi di prepotenza criminosa, ma non si poteva parlare di mafia intesa come organizzazione socio-politica. Non era neanche una prerogativa solo siciliana: nei Promessi sposi, Manzoni descrive personaggi che non è difficile oggi etichettare come ‘mafiosi’ ed è un romanzo storico e come tale ritrae la società milanese del 1600.
Tornando ai fatti risorgimentali, è nota l’alleanza tra Garibaldi e i picciotti siciliani, l’eccidio di Bronte ne è la prova più eclatante, e lo stesso Garibaldi scrisse nel suo diario:“E Francesco Crispi arruola chiunque: ladri, assassini, e criminali di ogni sorta, 11 maggio 1860”.
Insomma, come scrive Valerio Rizzo (storico), “non sarebbe corretto far partire la storia della criminalità organizzata dall’Unità d’Italia, in quanto già esistevano germi di prepotenze e piccole organizzazioni di derivazione feudale. Forse ciò che non si accetta è il fatto che tali germi siano stati innaffiati.
Bene ha fatto Ghezzi(storico) a ricordare la figura di Garibaldi. Ed io , anzi penso che noi di Garibaldi conosciamo ancora molto poco. Dovremmo saperne di più. Ciò che sappiamo di positivo e che è emerso molto bene nella relazione di Ghezzi, è soltanto un aspetto di questo eroe, di questo grande della Patria. Ma quello che dovremo conoscere è anche per quale motivo il progetto garibaldino dell’impresa dello Stato nazionale nel Mezzogiorno sia fallito.
Perché fallì allora e continua a fallire ancora oggi. C’è una spiegazione storica. Una è la mafia, ma non la sola che possa giustificare la condizione di insufficienza del Mezzogiorno rispetto alla storia nazionale e alle necessità che lo Stato ha di essere più avanzato, europeo. Cosa che di fatto non avviene.
Chi sono realmente i Mille? Ragazzi che si alzano una mattina e si imbarcano per fare la guerra ai Borbone? Sono giovani senza arte né parte? Militanti di circoli culturali? Hanno tutto l’ottimismo dei giovani, ma anche una visione letteraria della Sicilia. Per loro, questa, è la terra di Omero, di Ulisse, dei naufraghi di Troia. E’ la terra dei vulcani e dei Ciclopi, di Scilla e di Cariddi, della maga Circe e del canto irresistibile delle Sirene. E’ la terra dove Goethe cercava la bellezza, i colori, la classicità. Certamente sono ragazzi sui vent’anni, molto giovani, animati da un forte spirito patriottico. Ma la domanda che ci dobbiamo fare è se siano realmente consapevoli di quello che stanno facendo. Giovani come Ippolito Nievo, Giuseppe Bandi, Giuseppe Cesare Abba ed altri, ad un certo punto della loro impresa, si imbattono in situazioni che non sempre capiscono appieno o per le quali non sembrano mostrare un grande interesse. Mi riferisco, ad esempio, all’Editto garibaldino con il quale si concedono ai contadini le terre a condizione che si mettano al seguito delle battaglie che l’eroe dei due Mondi sta conducendo per liberare l’Italia. I contadini credono a quello che dice loro Garibaldi. Si mettono al suo seguito. Ma quando cominciano a rivendicare il loro diritto alla terra sono fucilati sotto i colpi dei plotoni di esecuzione di Nino Bixio. Cosa succede veramente?
Come dice Verga ci sono due visioni e due interpretazioni della libertà. Per i contadini è una cosa, per i baroni un’altra. I fatti di Bronte sono lo spartiacque di questa divaricazione. Bixio che cosa fa? Sceglie. Nella sua visione i contadini senza terra sono un ostacolo. Sceglie i baroni. Ci mette, con questa sua decisione, in condizione di capire che alla base della spedizione dei Mille c’è una vocazione di classe. Tendenzialmente borghese, come nello spirito repubblicano, ma di fatto, nello specifico della condizione meridionale, aristocratica. I fatti di Bronte ci dimostrano, se ci fossero ancora dubbi, che la rivoluzione del 1860, come dell’intero Risorgimento nazionale, fu al centro-Nord un processo di riscossa borghese, ma al Sud ebbe i caratteri di una reazione conservatrice e sanguinaria, filo aristocratica. Da qui cominciano le due Italie. E poco conta che a sostenere l’aristocrazia feudale fossero i filoborbonici o alcune forze legate al nascente Stato unitario. Tolti i Borbone e subentrati i Piemontesi, non ci fu nel Mezzogiorno un ribaltamento di classi sociali. I ricchi rimasero ricchi e i poveri, cioè i contadini, i mezzadri, i braccianti, i giornalieri, tornarono ad essere fatalmente più poveri. La struttura sociale feudale non mutò di una virgola. La questione è, dunque, questa. Cosa ha significato l’Unità d’Italia nelle azioni delle classi che l’hanno dominata e governata? Cosa ha rappresentato il mito dietro il quale si nascondeva qualcosa di diverso e di oscuro rispetto al semplice nazionalismo?
Durante il fascismo la mafia continuò ad esistere e si trasformò. Non fu debellata, come racconta Cesare Mori, il “Prefetto di ferro”. Mori fece una lotta accanita contro il brigantaggio ma non contro i mafiosi che stavano dentro le Prefetture, le Questure, i palazzi dei Municipi, formando delle consorterie. Fece una guerra ai “pesci piccoli”. Quando arrivò ai “pesci grossi” lo stesso Mussolini lo fece destituire.
Dunque, la mafia la fa da padrona con uno Stato che è dall’altra parte della barricata. Gli Alleati, al loro arrivo in Sicilia, nel 1943, trovano questo fenomeno tutt’altro che debellato, e si chiedono il motivo per il quale in varie realtà esso sia abbastanza radicato. Non trovano più la mafia del primissimo Novecento, ma la nuova mafia ricostruita tutta per intero sotto il fascismo, rafforzatasi nelle sue connessioni con il potere, soprattutto nelle grandi città. Una mafia solida, tanto che gli alleati la notano, la registrano, ne parlano nei loro rapporti. Ad esempio il capitano dell’Oss(servizio segreto inglese) Scotten la descrive minutamente e mette in rilievo il pericolo che rappresenta. Alla fine non può fare altro che proporre al governo britannico una pacifica convivenza. La spia conosce la Sicilia, ci vive, ha le idee chiare e annota: “La mafia è un sistema di racket politico ai piani alti e di tipo criminale ai bassi livelli”. Ma anche: “La popolazione siciliana non crede che i Carabinieri o gli altri corpi di Polizia siano in grado di affrontare la mafia. Li ritiene corrotti, deboli e, in molti casi, in combutta con la stessa mafia”. Questo pensiero, di quella epoca, non esiste più nella mente dei Siciliani
Negli anni del dopo guerra in poi si è affermato un blocco di potere politico-mafioso-burocratico ed imprenditoriale che si è sempre più rafforzato utilizzando l’autonomia della regione Sicilia e con il disinteresse, spesso complice, dei governi nazionali. Ma nonostante le difficoltà e le tragicità che presentano la lotta alla mafia, la maggioranza dei Siciliani crede che la mafia può e deve essere sconfitta, non dimenticando che si è opposto, (Magistrati; Forze di Polizia; Uomini Politici; Più di 40 Sindacalisti fra il 1944/48; Giornalisti; Imprenditori; Pubblici dipendenti; Lavoratori; ecc.) per affermare i principi della democrazia, dei diritti dei cittadini e dei lavoratori, è stato ucciso dai killer mafiosi. La Sicilia e l’intero Mezzogiorno ha pagato un enorme tributo di sangue versato dai sui figli migliori per cercare di sconfiggere la bestia mafiosa. Questo tributo non è mai messo in particolare evidenza da media e politici, quasi a voler confermare stereotipi e discriminazioni. Solo sradicando le mafie che depredano ed insanguinano da decenni la Sicilia, il Sud e l’intero Paese può ripartire.
Ecco perché è giusto dire che le mafie sono il vero nemico del Mezzogiorno, da combattere uniti e da debellare quanto prima.
Fonte: Transform
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martedì 10 dicembre 2019
ADESIONE E PARTECIPAZIONE DEL PARTITO DEL SUD ALLA ASSEMBLEA NAZIONALE UNITARIA DELLE SINISTRE DI OPPOSIZIONE
Nel link a Radio Radicale la Registrazione video dell'assemblea "Assemblea Nazionale Unitaria delle Sinistre di Opposizione", svoltasi a Roma sabato 7 dicembre 2019 alle ore 10:47. Nella barra a sinistra tutti gli interventi.
Per il Partito del Sud è intervenuto Giuseppe Lipari membro del CDN del nostro Partito
L'evento è stato organizzato da Partito Comunista dei Lavoratori.
Sono intervenuti: Franco Turigliatto (leader di Sinistra Anticapitalista), Marco Ferrando (portavoce nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori), Cristina Tuteri (dipendente di Unicredit), Antonio Donnarumma (dipendente di Whirlpool), Carla Corsetti (avvocato, segretario nazionale di Democrazia Atea), Alessio Arena (segretario centrale di Fronte Popolare), Eliana Como (leader della minoranza, Confederazione Generale Italiana del Lavoro), Giorgio Cremaschi (portavoce nazionale di Potere al Popolo), Franco Bartolomei (coordinatore nazionale di Risorgimento Socialista), Maurizio Acerbo (segretario nazionale, Partito della Rifondazione Comunista), Rosario Zanni (rappresentante di Sì Cobas), Renata Puleo (rappresentante dell'Assemblea Nazionale per il ritiro di qualunque Autonomia Differenziata), Nicolò Monti (segretario nazionale della Federazione Giovanile Comunista Italiana), Eleonora Forenza, Francesco Gori (giornalista del settimanale La Città Futura), Chiara Carratù (rappresentante di Sinistra Anticapitalista), Fabiola D'Alessio (rappresentante del Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo), Luigi Sorge (operaio alla Fiat di Cassino), Andrea Cammilli (rappresentante del Partito Marxista Leninista Italiano), Giuseppe Lipari (rappresentante del Partito del Sud), Valeria Di Caro (rappresentante di Resistenze Internazionali), Mauro Alboresi (segretario generale del Partito Comunista Italiano).
https://www.radioradicale.it/scheda/592539/assemblea-nazionale-unitaria-delle-sinistre-di-opposizione?fbclid=IwAR2X1D083AaEjtgSCv1tq7-QFpBEqiBSOn5pEy_N2lnDWlW16AISiNmDpE4
Nel link a Radio Radicale la Registrazione video dell'assemblea "Assemblea Nazionale Unitaria delle Sinistre di Opposizione", svoltasi a Roma sabato 7 dicembre 2019 alle ore 10:47. Nella barra a sinistra tutti gli interventi.
Per il Partito del Sud è intervenuto Giuseppe Lipari membro del CDN del nostro Partito
L'evento è stato organizzato da Partito Comunista dei Lavoratori.
Sono intervenuti: Franco Turigliatto (leader di Sinistra Anticapitalista), Marco Ferrando (portavoce nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori), Cristina Tuteri (dipendente di Unicredit), Antonio Donnarumma (dipendente di Whirlpool), Carla Corsetti (avvocato, segretario nazionale di Democrazia Atea), Alessio Arena (segretario centrale di Fronte Popolare), Eliana Como (leader della minoranza, Confederazione Generale Italiana del Lavoro), Giorgio Cremaschi (portavoce nazionale di Potere al Popolo), Franco Bartolomei (coordinatore nazionale di Risorgimento Socialista), Maurizio Acerbo (segretario nazionale, Partito della Rifondazione Comunista), Rosario Zanni (rappresentante di Sì Cobas), Renata Puleo (rappresentante dell'Assemblea Nazionale per il ritiro di qualunque Autonomia Differenziata), Nicolò Monti (segretario nazionale della Federazione Giovanile Comunista Italiana), Eleonora Forenza, Francesco Gori (giornalista del settimanale La Città Futura), Chiara Carratù (rappresentante di Sinistra Anticapitalista), Fabiola D'Alessio (rappresentante del Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo), Luigi Sorge (operaio alla Fiat di Cassino), Andrea Cammilli (rappresentante del Partito Marxista Leninista Italiano), Giuseppe Lipari (rappresentante del Partito del Sud), Valeria Di Caro (rappresentante di Resistenze Internazionali), Mauro Alboresi (segretario generale del Partito Comunista Italiano).
https://www.radioradicale.it/scheda/592539/assemblea-nazionale-unitaria-delle-sinistre-di-opposizione?fbclid=IwAR2X1D083AaEjtgSCv1tq7-QFpBEqiBSOn5pEy_N2lnDWlW16AISiNmDpE4
domenica 8 dicembre 2019
08/12/2007 - 08/12/2019 Il Partito del Sud compie dodici anni. BUON COMPLEANNO AL PARTITO DEL SUD !!
Il giorno 08/12/2007 nella sala congressi dell'Hotel Serapo di Gaeta veniva fondato il Partito del Sud.
Negli undici anni dalla fondazione il Partito del Sud è sempre stato presente ogni anno, con il proprio simbolo, a elezioni nazionali, europee, regionali, provinciali e comunali; inoltre a convegni, volantinaggi, trasmissioni televisive locali e nazionali, comizi, dibattiti e tante altre manifestazioni.
BUON COMPLEANNO E CENTO DI QUESTI GIORNI AL PARTITO DEL SUD !!
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Negli undici anni dalla fondazione il Partito del Sud è sempre stato presente ogni anno, con il proprio simbolo, a elezioni nazionali, europee, regionali, provinciali e comunali; inoltre a convegni, volantinaggi, trasmissioni televisive locali e nazionali, comizi, dibattiti e tante altre manifestazioni.
BUON COMPLEANNO E CENTO DI QUESTI GIORNI AL PARTITO DEL SUD !!
Il giorno 08/12/2007 nella sala congressi dell'Hotel Serapo di Gaeta veniva fondato il Partito del Sud.
Negli undici anni dalla fondazione il Partito del Sud è sempre stato presente ogni anno, con il proprio simbolo, a elezioni nazionali, europee, regionali, provinciali e comunali; inoltre a convegni, volantinaggi, trasmissioni televisive locali e nazionali, comizi, dibattiti e tante altre manifestazioni.
BUON COMPLEANNO E CENTO DI QUESTI GIORNI AL PARTITO DEL SUD !!
Negli undici anni dalla fondazione il Partito del Sud è sempre stato presente ogni anno, con il proprio simbolo, a elezioni nazionali, europee, regionali, provinciali e comunali; inoltre a convegni, volantinaggi, trasmissioni televisive locali e nazionali, comizi, dibattiti e tante altre manifestazioni.
BUON COMPLEANNO E CENTO DI QUESTI GIORNI AL PARTITO DEL SUD !!
martedì 3 dicembre 2019
Tg3 Campania intervista Natale Cuccurese e Paolo Ferrero a Napoli al VII Congresso Nazionale del Partito del Sud
https://youtu.be/THaErddiGqg
Tg3 Campania intervista Natale Cuccurese e Paolo Ferrero a Napoli al VII Congresso Nazionale del Partito del Sud
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Tg3 Campania intervista Natale Cuccurese e Paolo Ferrero a Napoli al VII Congresso Nazionale del Partito del Sud
https://youtu.be/THaErddiGqg
Tg3 Campania intervista Natale Cuccurese e Paolo Ferrero a Napoli al VII Congresso Nazionale del Partito del Sud
Tg3 Campania intervista Natale Cuccurese e Paolo Ferrero a Napoli al VII Congresso Nazionale del Partito del Sud
SUD-LAB: LA RISCOSSA DEL SUD FA TAPPA IL 7 DICEMBRE 2019 A SAN GIOVANNI ROTONDO (FG)
SUD-LAB: la riscossa del Sud
Un Sud sfruttato e derubato ogni giorno di promesse, risorse, lavoro, persone e prospettive da una politica che insegue capitali e interessi di pochi e che di fatto vorrebbe realizzare una secessione delle regioni settentrionali più ricche a danno del meridione d’Italia e della sua popolazione.
Vogliamo reagire a questo progetto classista ed elitario e vogliamo farlo nell’unico modo che crediamo possibile: ripartendo dalla nostra gente e dalle nostre terre, intersecando le lotte e unendo tutto ciò che si vorrebbe dividere, frantumare e cancellare.
Un laboratorio permanente sul Sud e per il Sud è la risposta che dobbiamo a noi meridionali per migliorare le nostre condizioni sociali, economiche, di lavoro e di vita e per un’Italia unita, solidale, accogliente, senza disuguaglianze e discriminazioni.
Ne parleremo il prossimo 7 dicembre, alle ore 18:00, a S. Giovanni Rotondo, al Chiostro di Palazzo di Città, Corso Umberto n. 1, in un evento organizzato con Left e Trasform Italia.
Interverranno:
- Loredana Marino - Resp. Meridione PRC
- Michele Dell’Edera - Vice pres. Partito del Sud
- Daniele Iacovelli - Segr. Prov. Flai CGIL Fg
- Cosimo D. Matteucci - Pres. MGA sindacato nazionale forense
Introduce e modera Roberto Cappucci - Segr. cittadino PRC
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Un Sud sfruttato e derubato ogni giorno di promesse, risorse, lavoro, persone e prospettive da una politica che insegue capitali e interessi di pochi e che di fatto vorrebbe realizzare una secessione delle regioni settentrionali più ricche a danno del meridione d’Italia e della sua popolazione.
Vogliamo reagire a questo progetto classista ed elitario e vogliamo farlo nell’unico modo che crediamo possibile: ripartendo dalla nostra gente e dalle nostre terre, intersecando le lotte e unendo tutto ciò che si vorrebbe dividere, frantumare e cancellare.
Un laboratorio permanente sul Sud e per il Sud è la risposta che dobbiamo a noi meridionali per migliorare le nostre condizioni sociali, economiche, di lavoro e di vita e per un’Italia unita, solidale, accogliente, senza disuguaglianze e discriminazioni.
Ne parleremo il prossimo 7 dicembre, alle ore 18:00, a S. Giovanni Rotondo, al Chiostro di Palazzo di Città, Corso Umberto n. 1, in un evento organizzato con Left e Trasform Italia.
Interverranno:
- Loredana Marino - Resp. Meridione PRC
- Michele Dell’Edera - Vice pres. Partito del Sud
- Daniele Iacovelli - Segr. Prov. Flai CGIL Fg
- Cosimo D. Matteucci - Pres. MGA sindacato nazionale forense
Introduce e modera Roberto Cappucci - Segr. cittadino PRC
SUD-LAB: la riscossa del Sud
Un Sud sfruttato e derubato ogni giorno di promesse, risorse, lavoro, persone e prospettive da una politica che insegue capitali e interessi di pochi e che di fatto vorrebbe realizzare una secessione delle regioni settentrionali più ricche a danno del meridione d’Italia e della sua popolazione.
Vogliamo reagire a questo progetto classista ed elitario e vogliamo farlo nell’unico modo che crediamo possibile: ripartendo dalla nostra gente e dalle nostre terre, intersecando le lotte e unendo tutto ciò che si vorrebbe dividere, frantumare e cancellare.
Un laboratorio permanente sul Sud e per il Sud è la risposta che dobbiamo a noi meridionali per migliorare le nostre condizioni sociali, economiche, di lavoro e di vita e per un’Italia unita, solidale, accogliente, senza disuguaglianze e discriminazioni.
Ne parleremo il prossimo 7 dicembre, alle ore 18:00, a S. Giovanni Rotondo, al Chiostro di Palazzo di Città, Corso Umberto n. 1, in un evento organizzato con Left e Trasform Italia.
Interverranno:
- Loredana Marino - Resp. Meridione PRC
- Michele Dell’Edera - Vice pres. Partito del Sud
- Daniele Iacovelli - Segr. Prov. Flai CGIL Fg
- Cosimo D. Matteucci - Pres. MGA sindacato nazionale forense
Introduce e modera Roberto Cappucci - Segr. cittadino PRC
Un Sud sfruttato e derubato ogni giorno di promesse, risorse, lavoro, persone e prospettive da una politica che insegue capitali e interessi di pochi e che di fatto vorrebbe realizzare una secessione delle regioni settentrionali più ricche a danno del meridione d’Italia e della sua popolazione.
Vogliamo reagire a questo progetto classista ed elitario e vogliamo farlo nell’unico modo che crediamo possibile: ripartendo dalla nostra gente e dalle nostre terre, intersecando le lotte e unendo tutto ciò che si vorrebbe dividere, frantumare e cancellare.
Un laboratorio permanente sul Sud e per il Sud è la risposta che dobbiamo a noi meridionali per migliorare le nostre condizioni sociali, economiche, di lavoro e di vita e per un’Italia unita, solidale, accogliente, senza disuguaglianze e discriminazioni.
Ne parleremo il prossimo 7 dicembre, alle ore 18:00, a S. Giovanni Rotondo, al Chiostro di Palazzo di Città, Corso Umberto n. 1, in un evento organizzato con Left e Trasform Italia.
Interverranno:
- Loredana Marino - Resp. Meridione PRC
- Michele Dell’Edera - Vice pres. Partito del Sud
- Daniele Iacovelli - Segr. Prov. Flai CGIL Fg
- Cosimo D. Matteucci - Pres. MGA sindacato nazionale forense
Introduce e modera Roberto Cappucci - Segr. cittadino PRC
lunedì 2 dicembre 2019
Stop MES !
Appello per una discussione democratica e il rigetto della attuale proposta
La modifica al Meccanismo Europeo di Stabilità in queste ore sottoposto al vaglio del parlamento italiano, rappresenta un importante passaggio per il nostro paese. Le sue ricadute avranno impatto, oltre che nella definizione degli spazi di manovra economica dello Stato e delle amministrazioni locali, anche nella vita dei cittadini. Riteniamo quindi necessario sottrarre la discussione su questo tema alla semplificazione alla quale stiamo assistendo in queste ore e riteniamo che vada fatta una discussione che possa far comprendere le ricadute che questo provvedimento produrrà. Soprattutto riteniamo inaccettabile che l’Unione Europea assuma come unico rapporto tra gli Stati meccanismi economici privi di un controllo democratico, appaltando al mercato la costruzione di una comunità europea che dovrebbe, al contrario, prevedere meccanismi di solidarietà e di politiche che favoriscano il riequilibrio degli scompensi economici e sociali prodotti dalle pratiche di austerity fin qui messe in atto.
Il caso della Grecia è in questo senso esemplificativo di un ingiusto e sbagliato modo di procedere. La modifica di quel trattato inasprisce il ruolo dei mercati finanziari sulle politiche dei singoli paesi e l’Italia rischia di essere il prossimo paese sottoposto alle istituzioni della finanza. Chiediamo pertanto che si arrivi ad un passaggio parlamentare che offra la possibilità di quel necessario confronto e non si ricorra a scorciatoie per nascondere i nodi politici che quel trattato solleva, ma anche che il Paramento non ratifichi la modifica del Mes nelle attuali forme.
Chiediamo che il Governo rispetti le istituzioni democratiche e porti in Aula la discussione nel rispetto delle regole e senza minimizzare le obiezioni di merito che vengono sollevate, sia queste vengano da chi fino a ieri quel trattato lo ha condiviso, sia da chi fino a ieri si opponeva alle politiche europee ed oggi si schiera con la nuova Commissione votandola nel Parlamento Europeo.
Roberto Morea – tranform! italia
Paola Boffo – transform! italia
Maurizio Acerbo – Segretario PRC
Paolo Ferrero – Vice pres. Sinistra Europea
Stefano Fassina – parlamentare
Pasqualina Napoletano – Ex parlamentare Europea
Eleonora Forenza – Ex parlamentare Europea
Patrizia Sentinelli
Marco Bersani – Attac Italia
Raffaele Tecce – Responsabile Enti Locali PRC
Alfonso Gianni – Ex parlamentare
Ciccio Auletta – consigliere comunale Pisa
Roberto Musacchio – Ex parlamentare Europeo
Rosa Rinaldi – Segreteria PRC
Natale Cuccurese – Presidente Partito del Sud
Andrea Amato
Francesca Lacaita
Paola Boffo – transform! italia
Maurizio Acerbo – Segretario PRC
Paolo Ferrero – Vice pres. Sinistra Europea
Stefano Fassina – parlamentare
Pasqualina Napoletano – Ex parlamentare Europea
Eleonora Forenza – Ex parlamentare Europea
Patrizia Sentinelli
Marco Bersani – Attac Italia
Raffaele Tecce – Responsabile Enti Locali PRC
Alfonso Gianni – Ex parlamentare
Ciccio Auletta – consigliere comunale Pisa
Roberto Musacchio – Ex parlamentare Europeo
Rosa Rinaldi – Segreteria PRC
Natale Cuccurese – Presidente Partito del Sud
Andrea Amato
Francesca Lacaita
Per sottoscrivere l’appello:
Appello per una discussione democratica e il rigetto della attuale proposta
La modifica al Meccanismo Europeo di Stabilità in queste ore sottoposto al vaglio del parlamento italiano, rappresenta un importante passaggio per il nostro paese. Le sue ricadute avranno impatto, oltre che nella definizione degli spazi di manovra economica dello Stato e delle amministrazioni locali, anche nella vita dei cittadini. Riteniamo quindi necessario sottrarre la discussione su questo tema alla semplificazione alla quale stiamo assistendo in queste ore e riteniamo che vada fatta una discussione che possa far comprendere le ricadute che questo provvedimento produrrà. Soprattutto riteniamo inaccettabile che l’Unione Europea assuma come unico rapporto tra gli Stati meccanismi economici privi di un controllo democratico, appaltando al mercato la costruzione di una comunità europea che dovrebbe, al contrario, prevedere meccanismi di solidarietà e di politiche che favoriscano il riequilibrio degli scompensi economici e sociali prodotti dalle pratiche di austerity fin qui messe in atto.
Il caso della Grecia è in questo senso esemplificativo di un ingiusto e sbagliato modo di procedere. La modifica di quel trattato inasprisce il ruolo dei mercati finanziari sulle politiche dei singoli paesi e l’Italia rischia di essere il prossimo paese sottoposto alle istituzioni della finanza. Chiediamo pertanto che si arrivi ad un passaggio parlamentare che offra la possibilità di quel necessario confronto e non si ricorra a scorciatoie per nascondere i nodi politici che quel trattato solleva, ma anche che il Paramento non ratifichi la modifica del Mes nelle attuali forme.
Chiediamo che il Governo rispetti le istituzioni democratiche e porti in Aula la discussione nel rispetto delle regole e senza minimizzare le obiezioni di merito che vengono sollevate, sia queste vengano da chi fino a ieri quel trattato lo ha condiviso, sia da chi fino a ieri si opponeva alle politiche europee ed oggi si schiera con la nuova Commissione votandola nel Parlamento Europeo.
Roberto Morea – tranform! italia
Paola Boffo – transform! italia
Maurizio Acerbo – Segretario PRC
Paolo Ferrero – Vice pres. Sinistra Europea
Stefano Fassina – parlamentare
Pasqualina Napoletano – Ex parlamentare Europea
Eleonora Forenza – Ex parlamentare Europea
Patrizia Sentinelli
Marco Bersani – Attac Italia
Raffaele Tecce – Responsabile Enti Locali PRC
Alfonso Gianni – Ex parlamentare
Ciccio Auletta – consigliere comunale Pisa
Roberto Musacchio – Ex parlamentare Europeo
Rosa Rinaldi – Segreteria PRC
Natale Cuccurese – Presidente Partito del Sud
Andrea Amato
Francesca Lacaita
Paola Boffo – transform! italia
Maurizio Acerbo – Segretario PRC
Paolo Ferrero – Vice pres. Sinistra Europea
Stefano Fassina – parlamentare
Pasqualina Napoletano – Ex parlamentare Europea
Eleonora Forenza – Ex parlamentare Europea
Patrizia Sentinelli
Marco Bersani – Attac Italia
Raffaele Tecce – Responsabile Enti Locali PRC
Alfonso Gianni – Ex parlamentare
Ciccio Auletta – consigliere comunale Pisa
Roberto Musacchio – Ex parlamentare Europeo
Rosa Rinaldi – Segreteria PRC
Natale Cuccurese – Presidente Partito del Sud
Andrea Amato
Francesca Lacaita
Per sottoscrivere l’appello:
domenica 1 dicembre 2019
Messaggio di Marina Boscaino al VII Congresso Nazionale del Partito del Sud
Marina Boscaino è Portavoce naz. Lipscuola; fa parte dell’esecutivo del Comitato nazionale per il ritiro di ogni autonomia differenziata, per l'unita della Repubblica e la rimozione tutte le diseguaglianze.
———————————————————-
Care compagne, cari compagni del Partito del Sud.
Con grande rammarico non potrò essere presente oggi, come avrei voluto.
Una assemblea a Catania, fissata da tempo, alla quale sono stata invitata come membro dell'esecutivo del comitato nazionale "Per il ritiro di ogni autonomia differenziata, per l'unità della Repubblica e la rimozione di tutte le diseguaglianze" me lo impediscono.
Con grande rammarico non potrò essere presente oggi, come avrei voluto.
Una assemblea a Catania, fissata da tempo, alla quale sono stata invitata come membro dell'esecutivo del comitato nazionale "Per il ritiro di ogni autonomia differenziata, per l'unità della Repubblica e la rimozione di tutte le diseguaglianze" me lo impediscono.
Ci tengo comunque a scrivere queste parole di incoraggiamento non solo a continuare l'azione di vigilanza democratica e di creazione di nessi tra vertenze e soggettività delle lotte sociali e politiche antiliberiste, che da tempo vi caratterizzano; ma anche a non demordere sulla condivisione delle battaglie che ci hanno visti uniti e solidali: quella per una scuola pubblica, laica, inclusiva, pluralista e democratica; e quella - in questi giorni più che mai fondamentale - contro il progetto eversivo dell'autonomia differenziata che, grazie all'operoso zelo del governo giallo-rosa, sta avviandosi a compimento; complice anche l'ignoranza nella quale è stato sapientemente confinato il popolo - specialmente quello del Sud -, tenuto all'oscuro -per insipienza, menefreghismo, calcolo- rispetto alla gravità di un progetto che lo relegherà definitivamente al ruolo economicamente e socialmente subalterno e diseguale cui la storia di questo Paese già da tempo lo aveva condannato, con buona pace della Costituzione e dei principi di uguaglianza, solidarietà e unità della Repubblica come esigibilità e garanzia di pari diritti per tutti.
Non ci ingannino oggi le maniere più urbane e l'uso manipolatorio di un linguaggio edulcorato: solidale, giusta, soft, ragionevole che sia, l'autonomia differenziata, tanto quella di Veneto, Lombardia e Piemonte, quanto quella dell'Emilia Romagna, conferma il progetto di smantellamento dell’unità della Repubblica, di tutto ciò che è pubblico, del contratto collettivo nazionale e - al tempo stesso - una irreversibile e gravissima riforma istituzionale sotto mentite spoglie. Istituzionalizzando, attraverso gli sbandierati Lep, che un cittadino calabrese vale e varrà per sempre meno di uno emiliano, piemontese, veneto.
Siamo sull'orlo di un baratro ben peggiore di quello scongiurato il 4 dicembre i 3 anni fa.
Non ci ingannino oggi le maniere più urbane e l'uso manipolatorio di un linguaggio edulcorato: solidale, giusta, soft, ragionevole che sia, l'autonomia differenziata, tanto quella di Veneto, Lombardia e Piemonte, quanto quella dell'Emilia Romagna, conferma il progetto di smantellamento dell’unità della Repubblica, di tutto ciò che è pubblico, del contratto collettivo nazionale e - al tempo stesso - una irreversibile e gravissima riforma istituzionale sotto mentite spoglie. Istituzionalizzando, attraverso gli sbandierati Lep, che un cittadino calabrese vale e varrà per sempre meno di uno emiliano, piemontese, veneto.
Siamo sull'orlo di un baratro ben peggiore di quello scongiurato il 4 dicembre i 3 anni fa.
È per questo che, nell'inviarvi i miei più fervidi e affettuosi auguri di buon lavoro, vi e mi auguro che la nostra comune convinzione che non esista autonomia differenziata buona e che la proposta di legge quadro del ministro Boccia sia irricevibile ci aiutino a mobilitarci con convinzione ed energia e ad affermare nella coscienza collettiva del Paese il rifiuto senza se e senza ma di questo progetto eversivo.
Marina Boscaino
Marina Boscaino è Portavoce naz. Lipscuola; fa parte dell’esecutivo del Comitato nazionale per il ritiro di ogni autonomia differenziata, per l'unita della Repubblica e la rimozione tutte le diseguaglianze.
———————————————————-
Care compagne, cari compagni del Partito del Sud.
Con grande rammarico non potrò essere presente oggi, come avrei voluto.
Una assemblea a Catania, fissata da tempo, alla quale sono stata invitata come membro dell'esecutivo del comitato nazionale "Per il ritiro di ogni autonomia differenziata, per l'unità della Repubblica e la rimozione di tutte le diseguaglianze" me lo impediscono.
Con grande rammarico non potrò essere presente oggi, come avrei voluto.
Una assemblea a Catania, fissata da tempo, alla quale sono stata invitata come membro dell'esecutivo del comitato nazionale "Per il ritiro di ogni autonomia differenziata, per l'unità della Repubblica e la rimozione di tutte le diseguaglianze" me lo impediscono.
Ci tengo comunque a scrivere queste parole di incoraggiamento non solo a continuare l'azione di vigilanza democratica e di creazione di nessi tra vertenze e soggettività delle lotte sociali e politiche antiliberiste, che da tempo vi caratterizzano; ma anche a non demordere sulla condivisione delle battaglie che ci hanno visti uniti e solidali: quella per una scuola pubblica, laica, inclusiva, pluralista e democratica; e quella - in questi giorni più che mai fondamentale - contro il progetto eversivo dell'autonomia differenziata che, grazie all'operoso zelo del governo giallo-rosa, sta avviandosi a compimento; complice anche l'ignoranza nella quale è stato sapientemente confinato il popolo - specialmente quello del Sud -, tenuto all'oscuro -per insipienza, menefreghismo, calcolo- rispetto alla gravità di un progetto che lo relegherà definitivamente al ruolo economicamente e socialmente subalterno e diseguale cui la storia di questo Paese già da tempo lo aveva condannato, con buona pace della Costituzione e dei principi di uguaglianza, solidarietà e unità della Repubblica come esigibilità e garanzia di pari diritti per tutti.
Non ci ingannino oggi le maniere più urbane e l'uso manipolatorio di un linguaggio edulcorato: solidale, giusta, soft, ragionevole che sia, l'autonomia differenziata, tanto quella di Veneto, Lombardia e Piemonte, quanto quella dell'Emilia Romagna, conferma il progetto di smantellamento dell’unità della Repubblica, di tutto ciò che è pubblico, del contratto collettivo nazionale e - al tempo stesso - una irreversibile e gravissima riforma istituzionale sotto mentite spoglie. Istituzionalizzando, attraverso gli sbandierati Lep, che un cittadino calabrese vale e varrà per sempre meno di uno emiliano, piemontese, veneto.
Siamo sull'orlo di un baratro ben peggiore di quello scongiurato il 4 dicembre i 3 anni fa.
Non ci ingannino oggi le maniere più urbane e l'uso manipolatorio di un linguaggio edulcorato: solidale, giusta, soft, ragionevole che sia, l'autonomia differenziata, tanto quella di Veneto, Lombardia e Piemonte, quanto quella dell'Emilia Romagna, conferma il progetto di smantellamento dell’unità della Repubblica, di tutto ciò che è pubblico, del contratto collettivo nazionale e - al tempo stesso - una irreversibile e gravissima riforma istituzionale sotto mentite spoglie. Istituzionalizzando, attraverso gli sbandierati Lep, che un cittadino calabrese vale e varrà per sempre meno di uno emiliano, piemontese, veneto.
Siamo sull'orlo di un baratro ben peggiore di quello scongiurato il 4 dicembre i 3 anni fa.
È per questo che, nell'inviarvi i miei più fervidi e affettuosi auguri di buon lavoro, vi e mi auguro che la nostra comune convinzione che non esista autonomia differenziata buona e che la proposta di legge quadro del ministro Boccia sia irricevibile ci aiutino a mobilitarci con convinzione ed energia e ad affermare nella coscienza collettiva del Paese il rifiuto senza se e senza ma di questo progetto eversivo.
Marina Boscaino
VII° Congresso nazionale Partito del SUD: L'Organigramma Nazionale eletto
PRESIDENZA NAZIONALE (SEGRETARIO POLITICO NAZIONALE)
Natale Cuccurese
VICE PRESIDENZA NAZIONALE
Michele Dell'Edera
PRESIDENZA ONORARIA
Antonio Ciano
SEGRETERIA ORGANIZZATIVA NAZIONALE
Giuseppe Spadafora
CONSIGLIO DIRETTIVO NAZIONALE
Andrea Balia, Natale Cuccurese, Giovanni Cutolo, Enzo Riccio, Antonio Ciano, Anna Maria Buffa, Michele Dell'Edera, Emiddio de Franciscis di Casanova, Giuseppe Spadafora, Pino Lipari, Bruno Pappalardo, Antonio Luogno, , Filippo Romeo, Antonio Rosato, Ezio Spina, Giovanni Maniscalco
TESORIERE
Filippo Romeo
COMITATO GARANTI
Emiddio de Franciscis di Casanova, Pino Lipari, Antonio Rosato.
RESPONSABILI AREE TEMATICHE E PROGETTUALITA’
Antonio Luongo...………………..................Rapporti con le Associazioni e con le Periferie
Anna Maria Buffa..............................................Dipartimento Donne
Gigi Cappabianca…………………………….....Ambiente
Vincenzo Del Duca…………………......................Sport
Natale Cuccurese………………........................Lavoro ed Economia
.
Giovanni Cutolo e Andrea Balia…….............Cultura e Turismo
Michele Dell’Edera……………….......................Comunicazione
Bruno Pappalardo e Salvatore Cozzolino….....Patrimonio Artistico e Architettonico
Valentino Romano.............................................Ricerca Storica
Filippo Romeo…………………........................Tesoreria e Amministrazione
Antonio Rosato e Guglielmo Di Grezia………...Difesa e Sicurezza
Roberto Greco.................................................Rapporti con i Sindacati
Ezio Spina……………………………….........Politiche Diverse Abilità
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Natale Cuccurese
VICE PRESIDENZA NAZIONALE
Michele Dell'Edera
PRESIDENZA ONORARIA
Antonio Ciano
SEGRETERIA ORGANIZZATIVA NAZIONALE
Giuseppe Spadafora
CONSIGLIO DIRETTIVO NAZIONALE
Andrea Balia, Natale Cuccurese, Giovanni Cutolo, Enzo Riccio, Antonio Ciano, Anna Maria Buffa, Michele Dell'Edera, Emiddio de Franciscis di Casanova, Giuseppe Spadafora, Pino Lipari, Bruno Pappalardo, Antonio Luogno, , Filippo Romeo, Antonio Rosato, Ezio Spina, Giovanni Maniscalco
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Filippo Romeo
COMITATO GARANTI
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Ezio Spina……………………………….........Politiche Diverse Abilità
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Natale Cuccurese
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Natale Cuccurese
VICE PRESIDENZA NAZIONALE
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PRESIDENZA ONORARIA
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CONSIGLIO DIRETTIVO NAZIONALE
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RESPONSABILI AREE TEMATICHE E PROGETTUALITA’
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Anna Maria Buffa..............................................Dipartimento Donne
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Vincenzo Del Duca…………………......................Sport
Natale Cuccurese………………........................Lavoro ed Economia
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Giovanni Cutolo e Andrea Balia…….............Cultura e Turismo
Michele Dell’Edera……………….......................Comunicazione
Bruno Pappalardo e Salvatore Cozzolino….....Patrimonio Artistico e Architettonico
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Ezio Spina……………………………….........Politiche Diverse Abilità
INTERVENTO DEL VICEPRESIDENTE NAZIONALE MICHELE DELL'EDERA AL VII CONGRESSO NAZIONALE DEL PARTITO DEL SUD
Negli
ultimi anni abbiamo lavorato come Partito del Sud per uscire dal pantano del
sudismo e consolidare sempre più la nostra ferma e chiara posizione di Meridionalisti Progressisti andando a
rendere politiche e concrete le nostre posizioni e le nostre interlocuzioni.
Abbiamo
aggiunto al nostro nome l’attribuzione “meridionalisti progressisti”, abbiamo
modificato il nostro simbolo, non rinunciando al nome “partito” che in un’epoca
di una politica liquida, mutante e senza mai una direzione ben precisa è titolo
di merito e non certo attributo negativo come oggi vuole la vulgata comune.
In
questi ultimi anni si è stretta dapprima una relazione di collaborazione e
confronto con alcuni amministratori delle regioni e dei comuni meridionali, tra
i quali citiamo certamente il Sindaco di Napoli De Magistris e il Governatore
della Puglia Emiliano e altri con i quali abbiamo percorso un pezzo di strada
insieme e provato a suggerire idee e soluzioni per invertire una rotta che vede
l’Italia sempre più in difficoltà e sempre più intenta a provare a tagliare
servizi e fondi a un mezzogiorno che potrebbe essere invece la sua salvezza.
Abbiamo
con chiarezza fatto una scelta senza se e senza ma di fedeltà alla Costituzione repubblicana schierandoci con chiarezza
nei Comitati per il NO al referendum
costituzionale renziano e in quelli che oggi sono i comitati in difesa della costituzione e contro l’Autonomia
differenziata.
Negli
ultimi due anni abbiamo con altrettanta chiarezza scelto di essere schierati a
sinistra entrando attraverso una collaborazione stretta nel Partito della Sinistra Europea e
percorrendo dapprima la strada senza uscita di Potere al Popolo, poi quella
della Lista “La Sinistra”.
In
questo frangente si è evidenziata una bella e stretta collaborazione, sia pure
nella reciproca autonomia, con Rifondazione
Comunista con la quale sia ai livelli centrali sia sui territori, sia pure
a macchia di leopardo, si è creata una buona sinergia.
Negli
ultimi mesi inoltre la collaborazione con
LEFT e con TransformItalia ha dato vita a un bellissimo numero di Left dedicato al SUD e da
quel numero è nata l’idea dei LAB-SUD,
incontri di confronto e lavoro sul sud da portare in giro in tutto il sud
Italia, si è cominciato da Lamezia, la prossima settimana sarà la volta di San
Giovanni Rotondo, in seguito Brindisi e altre tappe ancora in tutto il Sud.
La
politica è liquida, si trasforma e a destra ha preso le sembianze di un mostro
che si alimenta delle paure, degli egoismi, dei pregiudizi e della disperazione
della gente per accrescersi, le cui teste maggiori sono di stampo populista e
certamente fascistezzante.
Assistiamo
al crollo, almeno così appare, del Movimento
5 Stelle che aveva fatto molto leva sulla rabbia della gente e sulla
speranza di un mondo nuovo dove i “cittadini” avrebbero potuto direttamente
orientare il futuro del Paese.
Purtroppo
queste speranze, ad oggi, sono risultate vane e quel movimento stenta ad essere
credibile come partito tradizionale proprio perché nato con prerogative
diverse.
Molto
interessante e positiva è la mobilitazione delle “Sardine”, se non altro perché nascono con l’intento di combattere
i razzismi, i pregiudizi, gli egoismi e per dire no ad ogni forma di fascismo e
anche la partecipazione di molti degli apparati di partito a queste
manifestazioni non è da intendersi come negativa.
Il
problema è:
1. Le Sardine sono certamente un bel segnale perché riempiono le piazze
grazie a sentimenti e visioni positive della società.
2. Come questi sentimenti e
mobilitazioni positive si trasformeranno in proposta politica concreta e
risultati all’interno delle urne ?
3. Sicuramente è sbagliato
metterci il cappello come si sta provando a fare
4. E’ molto importante invece
con chiarezza illustrare le proprie proposte come forze politiche e cercare di
incontrare la gente di quel popolo sulle questioni concrete e non solo nel
campo ideologico o teorico.
Come si
sostanzia allora l’impegno del Partito del Sud e più in generale della Sinistra
in Italia?
Bisogna
entrare nelle case, nelle piazze, nelle fabbriche e nelle campagne andando ad
intercettare con chiarezza quelli che sono i bisogni delle persone, delle
comunità, delle minoranze.
Bisogna
con chiarezza scegliere di diminuire i vari gap che attanagliano questo Paese e
che rendono i più deboli sempre più deboli e i forti apparentemente sempre più
forti.
C’è
bisogno proprio per questo di prendere di petto la questione meridionale e
affrontarla nell’unico modo possibile, cioè investendo con decisione al sud
puntando a diminuire la distanza che quest’area del Paese soffre fin dalla sua
unificazione e negli ultimi decenni ancora di più grazie a politiche leghiste o
simil leghiste che hanno bruciato risorse negli enormi buchi neri del nord
(Mose, Expo, BREPEMI, e altro) e lasciato a secco le casse del sud e dei suoi
enti locali.
Per brevità rispetto a questo mio saluto provo
ad elencare alcune cose, a mio avviso, sulle quali forse vanno dette delle cose
con chiarezza:
1. Bisogna che si faccia nascere
un’agenzia nazionale pubblica per
gestire e rilanciare quelle aziende e qui servizi strategici italiani che grazie
ai tentativi di privatizzazione sono oggi sull’orlo del baratro e che in molti
casi sono destinati a creare disastri sociali e ambientali. Ecco alcuni esempi
2. Sull’ILVA l’unica strada è la nazionalizzazione con due obiettivi
sostanziali:
a. rendere sostenibile la
produzione dell’acciaio con sistemi che preservino l’ambiente di Taranto
b. Far partire una veloce
bonifica dell’area
c. Recuperare la competitività
della più grande acciaieria d’Europa, preservando la salute dei tarantini e i
livelli occupazionali
3. Sull’Alitalia anche qui nazionalizzarla, visto che sarebbe una follia
occupazionale e strategica chiuderla.
a. Renderla efficiente e
strategica come vettore nazionale che colleghi tutte le parti d’Italia senza
discriminazioni su tratte e prezzi a variazione territoriale. Sono
macroscopiche le discriminazioni tariffarie della compagnia praticate ad
esempio da e per la Calabria.
b. Renderla competitiva sulle
lunghe tratte adeguando la flotta a tali esigenze.
c. Valorizzare le competenze del
proprio personale di volo e di terra
d. Valorizzare gli aeroporti del
sud per diminuire il gap determinato da trasporti pensati ancora in chiave
ottocentesca.
4. Sulle Emergenze. Non è possibile pensare ad un’Italia che lavori solo e
sempre in emergenza. I territori vanno difesi, le infrastrutture manutenute,
adeguate e in molti casi come al sud costruite.
a. Non si può intervenire, in
caso di calamità, in parti del Paese con milioni di euro, in altre parti, e
nella migliore delle ipotesi, con una telefonata.
b. Non si può continuare a far
capire ai cittadini che ne esistano alcuni di serie A, altri di serie B. E’
così che nasce la rabbia, viene meno la fiducia nello stato, nascono i
populismi e i ducetti vari
5. Bisogna redistribuire gli investimenti dello stato in maniera uguale su
ogni cittadino e non in maniera differenziata per località di nascita, censo o
ceto sociale.
6. La Sanità, sia pure con delle prerogative regionali deve garantire in
loco uguali servizi e soprattutto uguali investimenti. Non è possibile, ad
esempio che due Regioni con uguale numero di abitanti come la Puglia e l’Emilia
Romagna ricevano erogazioni statali sulla sanità completamente differenti a
vantaggio dell’Emilia ovviamente.
7. I Trasporti si applica a questo settore quella che si chiama una
strategia di mercato arrivando a dire che dove c’è traffico si investe dove non
c’è non si investe e quindi si lascia il territorio sempre più nell’abbandono e
nell’isolamento.
a. L’unica tratta ferroviaria
degna di questo nome nord sud e quella tra Milano e Salerno sulla direttrice
tirrenica. Oltre Salerno linee ancora vecchie e poco adatte al materiale
rotabile moderno.
b. L’adriatica è sempre più
relegata a tratta secondaria dove il numero di convogli tende a diminuire man
mano che si scende al sud. Fino ad Ancona,poi fino a pescara, poi ancora meno
fino Termoli e poi ancora meno fino Bari per non parlare di Brindisi, Lecce e
Taranto. In questa tratta anche la qualità dei tracciati ferroviari è da
migliorare, tra Termoli e San Severo il tracciato è per lunghi tratti ancora a
binario unico.
c. Al sud non esiste una
“rete” ferroviaria degna di questo nome:
la rete si dipana solo per direttrici e non per diagonali intraregionali tra
regioni del sud. Ad esempio andare da Bari in Calabria in treno è praticamente
impossibile, ancora oggi andare da Bari a Napoli in treno è impossibile (pare
che a dicembre sia previsto un convoglio giornaliero tra le due più importanti
città del sud continentale). Capite bene che così la fuga senza ritorno non è una
possibilità, ma l’unica chance.
8. I porti. Abbiamo uno stato che negli ultimi anni e non solo ha puntato
tutto sui porti del nord e Genova (pensate all’accordo sulla via della seta con
la CINA) in particolare abbandonando a sé stessi i porti del sud come Taranto e
Gioia Tauro. Oggi piangiamo della crisi infrastrutturale di Genova. Chiaro che
se avessimo differenziato oggi non avremmo un traffico merci al collasso e
altrettanti porti sia pure grandi ed efficienti in totale abbandono. Bisogna
rilanciare gli investimenti sui porti dando spazio anche a quelli del sud
Italia.
9. Le scuole e le università del sud per fondi e sostegno sempre
discriminate, qui non entro nel merito perché ci vorrebbe un congresso apposito
solo su questo tema.
10.
Gli investimenti in infrastrutture
al sud
restano fondamentali e prioritari nella nostra proposta politica.
11.
Non è accettabile
l’esodo giovanile e non solo giovanile a cui si assiste da tutta Italia e
ancor più dal Sud.
Se non
si vuole gettare definitivamente la nostra gente nella disperazione o
nell’abulia più totale bisogna ridare la speranza, bisogna far rinascere la
speranza con politiche che facciano rinascere il tessuto sociale ed economico
di una parte cospicua di questo Paese.
C’è
bisogno di intervenire concretamente, decisamente e subito con fondi ed
investimenti in grado di invertire una tendenza al declino e all’affogamento
delle classi e dei territori più deboli.
Sarà costoso ? Sarà poco apprezzato a
livello europeo ? Forse si, ma non c’è altra strada o riaddrizziamo ora la barca o
l’affondamento sarà qualcosa di più che semplicemente probabile.
E
come Partito del Sud in questa partita si continui a dire sempre più parole chiare e si aiuti la sinistra
intera a fare altrettanto.
Pochi dogmi, tanta passione, molti
fatti.
Buon
lavoro a tutti !
Michele
Dell’Edera
[Relazione presentata al VII° Congresso Nazionale del Partito del Sud approvata all'unanimità- Napoli 30 Novembre 2019]
Negli
ultimi anni abbiamo lavorato come Partito del Sud per uscire dal pantano del
sudismo e consolidare sempre più la nostra ferma e chiara posizione di Meridionalisti Progressisti andando a
rendere politiche e concrete le nostre posizioni e le nostre interlocuzioni.
Abbiamo
aggiunto al nostro nome l’attribuzione “meridionalisti progressisti”, abbiamo
modificato il nostro simbolo, non rinunciando al nome “partito” che in un’epoca
di una politica liquida, mutante e senza mai una direzione ben precisa è titolo
di merito e non certo attributo negativo come oggi vuole la vulgata comune.
In
questi ultimi anni si è stretta dapprima una relazione di collaborazione e
confronto con alcuni amministratori delle regioni e dei comuni meridionali, tra
i quali citiamo certamente il Sindaco di Napoli De Magistris e il Governatore
della Puglia Emiliano e altri con i quali abbiamo percorso un pezzo di strada
insieme e provato a suggerire idee e soluzioni per invertire una rotta che vede
l’Italia sempre più in difficoltà e sempre più intenta a provare a tagliare
servizi e fondi a un mezzogiorno che potrebbe essere invece la sua salvezza.
Abbiamo
con chiarezza fatto una scelta senza se e senza ma di fedeltà alla Costituzione repubblicana schierandoci con chiarezza
nei Comitati per il NO al referendum
costituzionale renziano e in quelli che oggi sono i comitati in difesa della costituzione e contro l’Autonomia
differenziata.
Negli
ultimi due anni abbiamo con altrettanta chiarezza scelto di essere schierati a
sinistra entrando attraverso una collaborazione stretta nel Partito della Sinistra Europea e
percorrendo dapprima la strada senza uscita di Potere al Popolo, poi quella
della Lista “La Sinistra”.
In
questo frangente si è evidenziata una bella e stretta collaborazione, sia pure
nella reciproca autonomia, con Rifondazione
Comunista con la quale sia ai livelli centrali sia sui territori, sia pure
a macchia di leopardo, si è creata una buona sinergia.
Negli
ultimi mesi inoltre la collaborazione con
LEFT e con TransformItalia ha dato vita a un bellissimo numero di Left dedicato al SUD e da
quel numero è nata l’idea dei LAB-SUD,
incontri di confronto e lavoro sul sud da portare in giro in tutto il sud
Italia, si è cominciato da Lamezia, la prossima settimana sarà la volta di San
Giovanni Rotondo, in seguito Brindisi e altre tappe ancora in tutto il Sud.
La
politica è liquida, si trasforma e a destra ha preso le sembianze di un mostro
che si alimenta delle paure, degli egoismi, dei pregiudizi e della disperazione
della gente per accrescersi, le cui teste maggiori sono di stampo populista e
certamente fascistezzante.
Assistiamo
al crollo, almeno così appare, del Movimento
5 Stelle che aveva fatto molto leva sulla rabbia della gente e sulla
speranza di un mondo nuovo dove i “cittadini” avrebbero potuto direttamente
orientare il futuro del Paese.
Purtroppo
queste speranze, ad oggi, sono risultate vane e quel movimento stenta ad essere
credibile come partito tradizionale proprio perché nato con prerogative
diverse.
Molto
interessante e positiva è la mobilitazione delle “Sardine”, se non altro perché nascono con l’intento di combattere
i razzismi, i pregiudizi, gli egoismi e per dire no ad ogni forma di fascismo e
anche la partecipazione di molti degli apparati di partito a queste
manifestazioni non è da intendersi come negativa.
Il
problema è:
1. Le Sardine sono certamente un bel segnale perché riempiono le piazze
grazie a sentimenti e visioni positive della società.
2. Come questi sentimenti e
mobilitazioni positive si trasformeranno in proposta politica concreta e
risultati all’interno delle urne ?
3. Sicuramente è sbagliato
metterci il cappello come si sta provando a fare
4. E’ molto importante invece
con chiarezza illustrare le proprie proposte come forze politiche e cercare di
incontrare la gente di quel popolo sulle questioni concrete e non solo nel
campo ideologico o teorico.
Come si
sostanzia allora l’impegno del Partito del Sud e più in generale della Sinistra
in Italia?
Bisogna
entrare nelle case, nelle piazze, nelle fabbriche e nelle campagne andando ad
intercettare con chiarezza quelli che sono i bisogni delle persone, delle
comunità, delle minoranze.
Bisogna
con chiarezza scegliere di diminuire i vari gap che attanagliano questo Paese e
che rendono i più deboli sempre più deboli e i forti apparentemente sempre più
forti.
C’è
bisogno proprio per questo di prendere di petto la questione meridionale e
affrontarla nell’unico modo possibile, cioè investendo con decisione al sud
puntando a diminuire la distanza che quest’area del Paese soffre fin dalla sua
unificazione e negli ultimi decenni ancora di più grazie a politiche leghiste o
simil leghiste che hanno bruciato risorse negli enormi buchi neri del nord
(Mose, Expo, BREPEMI, e altro) e lasciato a secco le casse del sud e dei suoi
enti locali.
Per brevità rispetto a questo mio saluto provo
ad elencare alcune cose, a mio avviso, sulle quali forse vanno dette delle cose
con chiarezza:
1. Bisogna che si faccia nascere
un’agenzia nazionale pubblica per
gestire e rilanciare quelle aziende e qui servizi strategici italiani che grazie
ai tentativi di privatizzazione sono oggi sull’orlo del baratro e che in molti
casi sono destinati a creare disastri sociali e ambientali. Ecco alcuni esempi
2. Sull’ILVA l’unica strada è la nazionalizzazione con due obiettivi
sostanziali:
a. rendere sostenibile la
produzione dell’acciaio con sistemi che preservino l’ambiente di Taranto
b. Far partire una veloce
bonifica dell’area
c. Recuperare la competitività
della più grande acciaieria d’Europa, preservando la salute dei tarantini e i
livelli occupazionali
3. Sull’Alitalia anche qui nazionalizzarla, visto che sarebbe una follia
occupazionale e strategica chiuderla.
a. Renderla efficiente e
strategica come vettore nazionale che colleghi tutte le parti d’Italia senza
discriminazioni su tratte e prezzi a variazione territoriale. Sono
macroscopiche le discriminazioni tariffarie della compagnia praticate ad
esempio da e per la Calabria.
b. Renderla competitiva sulle
lunghe tratte adeguando la flotta a tali esigenze.
c. Valorizzare le competenze del
proprio personale di volo e di terra
d. Valorizzare gli aeroporti del
sud per diminuire il gap determinato da trasporti pensati ancora in chiave
ottocentesca.
4. Sulle Emergenze. Non è possibile pensare ad un’Italia che lavori solo e
sempre in emergenza. I territori vanno difesi, le infrastrutture manutenute,
adeguate e in molti casi come al sud costruite.
a. Non si può intervenire, in
caso di calamità, in parti del Paese con milioni di euro, in altre parti, e
nella migliore delle ipotesi, con una telefonata.
b. Non si può continuare a far
capire ai cittadini che ne esistano alcuni di serie A, altri di serie B. E’
così che nasce la rabbia, viene meno la fiducia nello stato, nascono i
populismi e i ducetti vari
5. Bisogna redistribuire gli investimenti dello stato in maniera uguale su
ogni cittadino e non in maniera differenziata per località di nascita, censo o
ceto sociale.
6. La Sanità, sia pure con delle prerogative regionali deve garantire in
loco uguali servizi e soprattutto uguali investimenti. Non è possibile, ad
esempio che due Regioni con uguale numero di abitanti come la Puglia e l’Emilia
Romagna ricevano erogazioni statali sulla sanità completamente differenti a
vantaggio dell’Emilia ovviamente.
7. I Trasporti si applica a questo settore quella che si chiama una
strategia di mercato arrivando a dire che dove c’è traffico si investe dove non
c’è non si investe e quindi si lascia il territorio sempre più nell’abbandono e
nell’isolamento.
a. L’unica tratta ferroviaria
degna di questo nome nord sud e quella tra Milano e Salerno sulla direttrice
tirrenica. Oltre Salerno linee ancora vecchie e poco adatte al materiale
rotabile moderno.
b. L’adriatica è sempre più
relegata a tratta secondaria dove il numero di convogli tende a diminuire man
mano che si scende al sud. Fino ad Ancona,poi fino a pescara, poi ancora meno
fino Termoli e poi ancora meno fino Bari per non parlare di Brindisi, Lecce e
Taranto. In questa tratta anche la qualità dei tracciati ferroviari è da
migliorare, tra Termoli e San Severo il tracciato è per lunghi tratti ancora a
binario unico.
c. Al sud non esiste una
“rete” ferroviaria degna di questo nome:
la rete si dipana solo per direttrici e non per diagonali intraregionali tra
regioni del sud. Ad esempio andare da Bari in Calabria in treno è praticamente
impossibile, ancora oggi andare da Bari a Napoli in treno è impossibile (pare
che a dicembre sia previsto un convoglio giornaliero tra le due più importanti
città del sud continentale). Capite bene che così la fuga senza ritorno non è una
possibilità, ma l’unica chance.
8. I porti. Abbiamo uno stato che negli ultimi anni e non solo ha puntato
tutto sui porti del nord e Genova (pensate all’accordo sulla via della seta con
la CINA) in particolare abbandonando a sé stessi i porti del sud come Taranto e
Gioia Tauro. Oggi piangiamo della crisi infrastrutturale di Genova. Chiaro che
se avessimo differenziato oggi non avremmo un traffico merci al collasso e
altrettanti porti sia pure grandi ed efficienti in totale abbandono. Bisogna
rilanciare gli investimenti sui porti dando spazio anche a quelli del sud
Italia.
9. Le scuole e le università del sud per fondi e sostegno sempre
discriminate, qui non entro nel merito perché ci vorrebbe un congresso apposito
solo su questo tema.
10.
Gli investimenti in infrastrutture
al sud
restano fondamentali e prioritari nella nostra proposta politica.
11.
Non è accettabile
l’esodo giovanile e non solo giovanile a cui si assiste da tutta Italia e
ancor più dal Sud.
Se non
si vuole gettare definitivamente la nostra gente nella disperazione o
nell’abulia più totale bisogna ridare la speranza, bisogna far rinascere la
speranza con politiche che facciano rinascere il tessuto sociale ed economico
di una parte cospicua di questo Paese.
C’è
bisogno di intervenire concretamente, decisamente e subito con fondi ed
investimenti in grado di invertire una tendenza al declino e all’affogamento
delle classi e dei territori più deboli.
Sarà costoso ? Sarà poco apprezzato a
livello europeo ? Forse si, ma non c’è altra strada o riaddrizziamo ora la barca o
l’affondamento sarà qualcosa di più che semplicemente probabile.
E
come Partito del Sud in questa partita si continui a dire sempre più parole chiare e si aiuti la sinistra
intera a fare altrettanto.
Pochi dogmi, tanta passione, molti
fatti.
Buon
lavoro a tutti !
Michele
Dell’Edera
[Relazione presentata al VII° Congresso Nazionale del Partito del Sud approvata all'unanimità- Napoli 30 Novembre 2019]
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