domenica 1 dicembre 2019

DISCORSO DI APERTURA DEL VII° CONGRESSO NAZIONALE DEL PARTITO DEL SUD DA PARTE DEL PRESIDENTE NAZIONALE NATALE CUCCURESE.


STOP AUTONOMIA DIFFERENZIATA - SUD COME VOLANO DI SVILUPPO PER IL PAESE SUPERANDO DISCRIMINAZIONI E STEREOTIPI

Negli ultimi 30 anni, si è assistito come mai in precedenza ad una crisi politica, culturale, morale ed economica che ha investito il Paese ed il Mezzogiorno in particolare e che ne sta rendendo sempre più incerto il suo cammino democratico.

L’attacco finale al Sud viene dal progetto dell’Autonomia differenziata, un progetto classista, liberista, incostituzionale ed eversivo, che mette in pericolo l’unità stessa del Paese, così come da sempre vuole la Lega, che infatti ha ancora oggi al primo punto del suo statuto la “secessione della padania”.

Chi si accorda a queste richieste così come fanno, governatori secessionisti , parlamentari, intellettuali, gruppi di potere e governi si assumono interamente e a futura memoria la responsabilità di questa possibilità e della conseguente prossima e certo non auspicata “balcanizzazione” del Paese.
Preoccupante in questi ultimi giorni il balletto governativo che ha portato il Ministro Boccia non solo a non fermare il progetto leghista sposato anche dal Pd emiliano, ma a presentare bozze di discussione di “ Legge Cornice” da inserire del Ddl di bilancio ancora sulla base della “spesa storica”, “almeno per un anno” provvisoriamente in attesa della definizione dei Lep, al fine di procedere a firmare subito, sulla fiducia e al buio, gli accordi con le Regioni per il finanziamento delle nuove competenze e risorse, mentre il Parlamento si vedrebbe riservato solo un potere consultivo non vincolante. La cosa è molto preoccupante visto che “in Italia non c’è nulla di più definitivo del provvisorio”. La mancata definizione dei Lep, che comunque saranno oggetto di trattativa politica che potrebbe quindi riservare ancora sorprese per quanto concerne equità e uguaglianza di diritti e trattamento,  ha infatti permesso, negli ultimi anni, un salasso di finanziamenti al Mezzogiorno di oltre 61 Miliari all’anno a vantaggio del Nord.
La cosa più vergognosa di questa operazione è che in aggiunta mistifica la realtà e fa definire spendaccioni Comuni virtuosi e viceversa alimentando stereotipi e razzismo.
Ecco perché quanto sta accadendo è incostituzionale ed è doveroso parlare di razzismo di Stato.
Attenzione però a intendere l’Autonomia regionale solo come un contrasto Sud/Nord, si farebbe un favore ai “padroni del vapore”: trattasi di un progetto neoliberista, con profonde radici europee, che mira alla privatizzazione progressiva e pervasiva di tutto ciò che oggi è inteso come welfare, sia a Nord che a Sud, a danno delle classi più deboli che già oggi si ritrovano impoverite dalla “crisi” dell’ultimo decennio e che domani, una volta privatizzata la sanità, avranno difficoltà a curarsi. Un tempo si sarebbe parlato di “lotta di classe”.
Si mira a sganciare la colonia interna Mezzogiorno, dopo averla ben sfruttata e privata di diritti teoricamente garantiti dalla Costituzione, dal treno delle Regioni ricche padane che, come da desiderata europei, non devono perdere l’aggancio con le altre Regioni ricche del Nord Europa in un ipotetico e virtuoso traino, prima di creare una Europa a due velocità. Sganciando le Regioni del Sud Europa e trasformandole in mercato di manovalanza a basso costo, casomai con una moneta dedicata.

Utile poi sempre ricordare che la cosiddetta «secessione dei ricchi» si baserebbe, in realtà, su un equivoco consistente nel ritenere effettivamente esistente nelle pieghe del bilancio dello Stato un residuo fiscale a favore di alcune Regioni e, in particolare, della Lombardia, del Veneto e dell’Emilia-Romagna. Il residuo fiscale, infatti, sarebbe nient’altro che la «differenza tra l’ammontare di risorse (sotto forma di imposte pagate dai cittadini) che lo Stato centrale riceve dai territori e l’entità della spesa pubblica che lo stesso eroga (sotto forma di servizi) a favore dei cittadini degli stessi territori». Saremmo di fronte a un equivoco perché in uno Stato unitario non ci sono residui fiscali dal momento che il rapporto fiscale si svolge tra il cittadino e lo Stato e non con lo specifico territorio di residenza dei soggetti che pagano le imposte. Inoltre, anche ammettendo l’ipotesi dell’esistenza di un residuo fiscale, vi sarebbe un palese errore di calcolo in quanto non si terrebbe conto del fatto che una parte della differenza di quanto versato all’erario rispetto a quanto trasferito dallo Stato alle Regioni ritornerebbe sul territorio regionale in forma di pagamento degli interessi sui titoli del debito pubblico posseduti dai soggetti residenti in quelle regioni.
Insomma, prendendo in considerazione la distribuzione territoriale dei detentori dei titoli del debito pubblico statale e scomputando il pagamento dei relativi interessi, assisteremmo a un’enorme riduzione del presunto residuo fiscale delle Regioni interessate dal momento che una gran parte del debito pubblico è posseduto da soggetti residenti proprio in quelle Regioni
In ultima analisi il rischio contenuto nell’attuazione del terzo comma dell’art. 116 non sarebbe soltanto quello politico di una possibile rottura dell’Unità nazionale, quanto quello, ben più concreto, di rendere non più sostenibile il debito pubblico statale a causa della riduzione dei flussi di cassa di livello statale come conseguenza del trasferimento di funzioni fondamentali, come la sanità e l’istruzione, alle Regioni. Questo punto legato alla possibile approvazione della riforma del Mes sulla ristrutturazione del debito, in discussione a metà dicembre, potrebbe rappresentare l’ultima “campana a morto” per il Sud.
In uno Stato unitario bisogna assicurare gli stessi servizi in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Sono i cittadini più ricchi che, pagando più tasse, finanziano i servizi per i cittadini più poveri su tutto il territorio nazionale. Le eventuali differenze andrebbero semplicemente corrette attraverso una riforma delle organizzazioni pubbliche o private che offrono tali servizi mettendole in condizioni di offrire gli stessi servizi su tutto il territorio nazionale. Una possibile via d’uscita per potrebbe essere quella di stabilire (finalmente) per legge i cosiddetti Lep (Livelli essenziali delle prestazioni) e i cosiddetti Lea (Livelli essenziali di assistenza), e di fissarli nella media di quelli attualmente garantiti in Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. Ciò significa che l’eventuale residuo fiscale potrebbe effettivamente spettare alle Regioni interessate soltanto laddove i servizi siano effettivamente deficitari, purtroppo come detto la bozza Boccia punta a posticipare sine die la definizione dei Lep.

Invece di cervellotiche decisioni sempre a vantaggio dei territori più ricchi, spesso dettate da stereotipi e discriminazioni territoriali, servirebbero per il sud politiche di sviluppo e di investimento, per creare posti di lavoro e combattere la disoccupazione, considerando che, in modo particolare negli ultimi venticinque anni, guarda caso dalle prime affermazioni elettorali della Lega Nord, la forbice degli investimenti pubblici è andata a divaricarsi sempre più fra nord e sud del Paese , con una spesa costantemente maggiore, di almeno cinque volte, al nord anno su anno.

Senza investimenti pubblici non è possibile rilanciare il Sud. Anche l’attuale governo, purtroppo, come i precedenti, sta continuando in una cieca politica di austerità che mette in ginocchio il Paese e il Mezzogiorno in particolare con conseguente:

- Emigrazione, verso il nord e l’estero. Sono coinvolti in questa emigrazione: gli studenti e i giovani laureati, con perdita per la collettività locale di c.a.540 Mln € anno sostenuti per la formazione; i lavoratori di ogni ambito e categoria; i malati per l’emigrazione sanitaria, che li porta fuori dalla propria Regione per mancanza di strutture e cure adeguate.

- Desertificazione demografica, causa emigrazione giovanile che vede nelle Regioni del Sud la più bassa natalità d’Europa
- Disoccupazione, causa prima dell’emigrazione, con una disoccupazione giovanile oltre il 50% e con la Calabria, prima in Europa, al 58,7%

- Record europeo di giovani che non studiano e non cercano più lavoro (NEET)

- Povertà, 10% della popolazione in povertà assoluta e 30% in povertà relativa

- Discriminazioni, fra i paesi OCSE l’Italia è prima per le discriminazione interne. Al primo posto figurano le discriminazione verso i meridionali

- Inquinamento ambientale, con vere e proprie emergenze ambientali ai danni della popolazione a partire da “La Terra dei Fuochi”, l’inquinamento Ilva di Taranto, la Basilicata con territori ed acque e tante altre emergenze locali che non trovano risposta adeguata al dettato costituzionale

- Sempre minori, contro ogni proclama, gli investimenti dello Stato  al Sud. Addirittura i
soldi del Fondo di Sviluppo e Coesione sono soltanto sulla carta: per il 2020 sono stati stanziati 6,9 miliardi, in realtà saranno appena 1,7, salvo ritocchi
Fra il 2007 e il 2013 le risorse destinate allo sviluppo del Mezzogiorno sono state usate per ripianare il debito complessivo: dirottati 22,3 miliardi dei 63,2 messi a budget

Per arginare l’emigrazione studentesca si dovrebbe potenziare e favorire la collaborazione fra gli Atenei del Sud, tra loro e con le rispettive istituzioni regionali, per dare ai territori risposte concrete, competitive e anche made in Sud. Evitando l'emigrazione “obbligata” verso gli Atenei del nord. Che la valutazione degli Atenei sia, come in Inghilterra effettuata su base macroregionale e non come avviene in Italia su base nazionale andando a colpire sempre e solo territori che ad oggi non sono in grado di essere valutati partendo da parametri paritetici.

Si dovrebbe garantire il diritto all’assistenza sanitaria, non costringendo le Regioni a ragionare solo per numero di posti letto, ma fornendo garanzie sui diritti del malato e per il diritto all’assistenza. Non è possibile ipotizzare ancora che ci siano aree del Paese dove il rischio di morte sia maggiore solo perché il presidio ospedaliero o di primo soccorso sia troppo distante o stato messo non in grado di prestare le cure migliori.

Combattere con decisione le mafie, le eco-mafie e le mafie economiche che opprimono da sempre cittadini e territori impedendone lo sviluppo in nome e conto di consorterie politiche ed economiche; da sempre il primo nemico del sud.
Combattere con ogni mezzo il caporalato nelle campagne creando sinergie tra Stato Nazionale, forze dell’ordine, enti locali e sconfiggere definitivamente questa piaga.

Puntiamo all’”uguaglianza” che, nella situazione attuale in cui versa il Paese, non significa dare a tutti la stessa cosa e fare ovunque gli stessi investimenti. Uguaglianza significa giustizia ed equità, investire di più su chi ha meno e meno su chi ha di più. In questo visione deve fare da guida il Pil regionale che vede infatti il nostro Mezzogiorno in fondo alla classifica europea.

Dobbiamo costruire una sinistra plurale che aspiri all’uguaglianza, il che significa mettere tutti in condizione di ottenere uguali opportunità. Così come nella tassazione generale serve il principio di progressività come dettato dall’art. 53 della Costituzione. Il sud non va visto come un problema, ma come un’opportunità immensa che si para davanti, sia politicamente per la sinistra, trovando risposta adeguata ai suoi problemi, sia per il Paese per crescere e competere a livello europeo e mondiale.
Bisogna solo aiutare quest’area del Paese a liberare le sue energie.
Abbiamo bisogno di una sinistra che non tema un federalismo macroregionale sano e solidale, ma che si opponga con determinazione all’egoistica Autonomia differenziata di stampo leghista, che ambisca a governare con politiche differenziate per territorio.

Abbiamo bisogno di una sinistra:

-Che contrasti con determinazione l’osceno ricatto occupazionale che baratta lavoro con la salute e con la tutela dell’ambiente.

-Che si impegni affinché lo Stato ed il privato, in base alle loro effettive responsabilità, si facciano carico degli scempi perpetrati per decenni e risarciscano i cittadini che hanno perso il lavoro, la salute e spesso la speranza. Spezzare il ricatto occupazionale, la monocultura dell’acciaio, del carbone e dei veleni delle grandi industrie, puntando su alternative occupazionali pulite quali Cultura, Infrastrutture, Turismo, Agricoltura, Maricoltura, Artigianato, Allevamento. Opporsi pertanto a progetti inquinanti, o con relativo pericolo di inquinamento, avendo come riferimento principale, rispetto a qualsiasi progetto economico, la tutela dell’ambiente e la salute dei cittadini, così come sancisce la Costituzione.

- Che riformi le politiche sul welfare partendo dalla salute e dai diritti dei lavoratori, che contrasti il neoliberismo imperante, con politiche volte all’affermazioni di tutti i diritti e la redistribuzione della ricchezza

Vogliamo, insieme a tutti coloro che con noi lo vorranno, concorrere a costruire una prassi politica aperta e partecipata, portando, dal basso, nelle istituzioni le esperienze nate nel volontariato, nella società civile, nel precariato, nei movimenti, nei luoghi di lavoro, nelle scuole. Ecco perché abbiamo partecipato nei due anni dall’ultimo Congresso prima a “Potere al Popolo” e successivamente, dopo esserne usciti, all’esperienza delle ultime elezioni europee con “La Sinistra”, portando sempre un fattivo contributo meridionalista progressista nei programmi e nelle assemblee, come da nostra visione politica ed ideale gramsciana. Contemporaneamente dopo un percorso di avvicinamento siamo entrati a far parte del “Partito della Sinistra Europea” con la formula della “cooperazione  rafforzata”.

Bisogna perseverare su questa strada che ci sta aprendo canali informativi e di visibilità, anche in stretta collaborazione con quelle forze politiche a noi più vicine e con cui stiamo in questi giorni affrontando l’esperienza dei “Sud –Lab la Riscossa del Sud” che hanno visto la prima tappa a Lamezia due settimane fa e vedranno il mese prossimo importanti appuntamenti in Puglia e Sicilia.

Ricordare sempre a tutti e in ogni occasione che la Costituzione della Repubblica Italiana dice al suo primo articolo che “L’Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro… ” e nell’articolo 32 dice: “… La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…” non si può ignorare – che riconoscendo nel lavoro il fondamento della Repubblica la Costituzione pone un limite alla proprietà, sottoposta al vincolo della «funzione sociale» e della «utilità generale». Senza di che non avrebbe senso l’affermazione secondo cui «la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo tale diritto» (Art. 4).

La conseguenza è che se si sta dalla parte del capitale, i diritti di libertà e di uguaglianza si indeboliscono e vengono attaccati o distrutti. È precisamente questa la fase che stiamo vivendo con l’attacco ai diritti garantiti fatto passare per tramite dell’Autonomia differenziata.. Dove è finito il diritto «a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro» sufficiente ad assicurare «una esistenza libera e dignitosa», insieme al diritto al riposo settimanale e alle ferie retribuite? (Art.36). E il diritto alla parità di retribuzione per pari lavoro tra uomini e donne? (Art. 37). E quello alla pensione e all’assistenza sociale? (Art. 38). In discussione è anche il diritto per «i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi» «di raggiungere i gradi più alti degli studi» (Art. 34), lo sviluppo della cultura e della ricerca, nonché la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico (Art. 9).

Ecco perché chiediamo per il Sud e per tutto il Paese semplicemente l’applicazione della Costituzione, senza se e senza ma ed il ritiro di ogni forma di Autonomia differenziata.

Secondo la nostra Costituzione, l’Italia è una Repubblica unita ed indivisibile i cui cittadini possono e devono accedere a tutti i diritti e sono obbligati ad adempiere a tutti i doveri. Ecco è a questa parità a cui aspiriamo; parità non formale, ma di sostanza, suffragata da politiche in grado di rendere concreti quelli che sono principi sacrosanti e inconfutabili.


Purtroppo con l’Autonomia differenziata si va verso la creazione di cittadinanze si serie A (al Nord) e di serie B ( al Sud) ecco perché è un progetto incostituzionale ed eversivo.

Unire le tante voci di resistenza democratica e antifascista sinergiche negli obbiettivi, nelle strategie e condivisione dei valori per modificare lo status quo, non in modo velleitario ma fornendo soluzioni percorribili, è un’esigenza e diventa una missione del nostro Partito.

Tracciamo CONCRETAMENTE solo tre proposte di “primo intervento”, che possono essere immediatamente operative e che devono rappresentare punti fermi per la nostra proposta dei prossimi mesi:
1) STOP immediato ad ogni ipotesi di Autonomia differenziata. Non perché siamo contrari al principio di autonomia, anzi, ma perché questo tipo di autonomia, che già nel nome “differenziata” contiene la fregatura, è eversiva. Definizione immediata dei costi standard per territorio e conseguente ripartizione.
2) Interventi pubblici in deroga al pareggio di bilancio, imposto dall’Europa, per far ripartire l’occupazione, arginare povertà ed emigrazione. Politiche di innovazione che guardino al Sud. Far ripartire il Paese intero usando il Sud come volano di investimenti partendo dal riequilibrio delle infrastrutture, non in chiave di contrasto col Nord del Paese ma di sinergia a vantaggio di tutti.
3) Nel Mezzogiorno vive il 34 % della popolazione a cui viene destinato il 25% circa di risorse, compresi i fondi europei che hanno smesso di essere aggiuntivi. Bisogna porre fine a questa situazione ripartendo dal principio di equità.

Abbiamo bisogno di un modello di economia rispettoso dell’ambiente ed alternativo all’attuale, fondato su di un uso collettivo della terra. Abbiamo bisogno di non consumare più e distruggere, ma preservare, valorizzare per far conoscere.
Ci vogliamo battere, insieme a tutti quelli che lo condividono, per riappropriarci di quella democrazia oggi spesso commissariata da governi e parlamentari eletti con leggi cervellotiche, da istituzioni finanziarie sovranazionali che poco hanno di democratico e che privano ogni giorno di più i cittadini di opportunità di sviluppo e di spazi di libertà, lasciando in luogo della democrazia partecipata solo vuoti simulacri.



Natale Cuccurese
[Dichiarazione di programma VII° Congresso Nazionale del Partito del Sud approvata all'unanimità- Napoli 30 Novembre 2019]






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STOP AUTONOMIA DIFFERENZIATA - SUD COME VOLANO DI SVILUPPO PER IL PAESE SUPERANDO DISCRIMINAZIONI E STEREOTIPI

Negli ultimi 30 anni, si è assistito come mai in precedenza ad una crisi politica, culturale, morale ed economica che ha investito il Paese ed il Mezzogiorno in particolare e che ne sta rendendo sempre più incerto il suo cammino democratico.

L’attacco finale al Sud viene dal progetto dell’Autonomia differenziata, un progetto classista, liberista, incostituzionale ed eversivo, che mette in pericolo l’unità stessa del Paese, così come da sempre vuole la Lega, che infatti ha ancora oggi al primo punto del suo statuto la “secessione della padania”.

Chi si accorda a queste richieste così come fanno, governatori secessionisti , parlamentari, intellettuali, gruppi di potere e governi si assumono interamente e a futura memoria la responsabilità di questa possibilità e della conseguente prossima e certo non auspicata “balcanizzazione” del Paese.
Preoccupante in questi ultimi giorni il balletto governativo che ha portato il Ministro Boccia non solo a non fermare il progetto leghista sposato anche dal Pd emiliano, ma a presentare bozze di discussione di “ Legge Cornice” da inserire del Ddl di bilancio ancora sulla base della “spesa storica”, “almeno per un anno” provvisoriamente in attesa della definizione dei Lep, al fine di procedere a firmare subito, sulla fiducia e al buio, gli accordi con le Regioni per il finanziamento delle nuove competenze e risorse, mentre il Parlamento si vedrebbe riservato solo un potere consultivo non vincolante. La cosa è molto preoccupante visto che “in Italia non c’è nulla di più definitivo del provvisorio”. La mancata definizione dei Lep, che comunque saranno oggetto di trattativa politica che potrebbe quindi riservare ancora sorprese per quanto concerne equità e uguaglianza di diritti e trattamento,  ha infatti permesso, negli ultimi anni, un salasso di finanziamenti al Mezzogiorno di oltre 61 Miliari all’anno a vantaggio del Nord.
La cosa più vergognosa di questa operazione è che in aggiunta mistifica la realtà e fa definire spendaccioni Comuni virtuosi e viceversa alimentando stereotipi e razzismo.
Ecco perché quanto sta accadendo è incostituzionale ed è doveroso parlare di razzismo di Stato.
Attenzione però a intendere l’Autonomia regionale solo come un contrasto Sud/Nord, si farebbe un favore ai “padroni del vapore”: trattasi di un progetto neoliberista, con profonde radici europee, che mira alla privatizzazione progressiva e pervasiva di tutto ciò che oggi è inteso come welfare, sia a Nord che a Sud, a danno delle classi più deboli che già oggi si ritrovano impoverite dalla “crisi” dell’ultimo decennio e che domani, una volta privatizzata la sanità, avranno difficoltà a curarsi. Un tempo si sarebbe parlato di “lotta di classe”.
Si mira a sganciare la colonia interna Mezzogiorno, dopo averla ben sfruttata e privata di diritti teoricamente garantiti dalla Costituzione, dal treno delle Regioni ricche padane che, come da desiderata europei, non devono perdere l’aggancio con le altre Regioni ricche del Nord Europa in un ipotetico e virtuoso traino, prima di creare una Europa a due velocità. Sganciando le Regioni del Sud Europa e trasformandole in mercato di manovalanza a basso costo, casomai con una moneta dedicata.

Utile poi sempre ricordare che la cosiddetta «secessione dei ricchi» si baserebbe, in realtà, su un equivoco consistente nel ritenere effettivamente esistente nelle pieghe del bilancio dello Stato un residuo fiscale a favore di alcune Regioni e, in particolare, della Lombardia, del Veneto e dell’Emilia-Romagna. Il residuo fiscale, infatti, sarebbe nient’altro che la «differenza tra l’ammontare di risorse (sotto forma di imposte pagate dai cittadini) che lo Stato centrale riceve dai territori e l’entità della spesa pubblica che lo stesso eroga (sotto forma di servizi) a favore dei cittadini degli stessi territori». Saremmo di fronte a un equivoco perché in uno Stato unitario non ci sono residui fiscali dal momento che il rapporto fiscale si svolge tra il cittadino e lo Stato e non con lo specifico territorio di residenza dei soggetti che pagano le imposte. Inoltre, anche ammettendo l’ipotesi dell’esistenza di un residuo fiscale, vi sarebbe un palese errore di calcolo in quanto non si terrebbe conto del fatto che una parte della differenza di quanto versato all’erario rispetto a quanto trasferito dallo Stato alle Regioni ritornerebbe sul territorio regionale in forma di pagamento degli interessi sui titoli del debito pubblico posseduti dai soggetti residenti in quelle regioni.
Insomma, prendendo in considerazione la distribuzione territoriale dei detentori dei titoli del debito pubblico statale e scomputando il pagamento dei relativi interessi, assisteremmo a un’enorme riduzione del presunto residuo fiscale delle Regioni interessate dal momento che una gran parte del debito pubblico è posseduto da soggetti residenti proprio in quelle Regioni
In ultima analisi il rischio contenuto nell’attuazione del terzo comma dell’art. 116 non sarebbe soltanto quello politico di una possibile rottura dell’Unità nazionale, quanto quello, ben più concreto, di rendere non più sostenibile il debito pubblico statale a causa della riduzione dei flussi di cassa di livello statale come conseguenza del trasferimento di funzioni fondamentali, come la sanità e l’istruzione, alle Regioni. Questo punto legato alla possibile approvazione della riforma del Mes sulla ristrutturazione del debito, in discussione a metà dicembre, potrebbe rappresentare l’ultima “campana a morto” per il Sud.
In uno Stato unitario bisogna assicurare gli stessi servizi in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Sono i cittadini più ricchi che, pagando più tasse, finanziano i servizi per i cittadini più poveri su tutto il territorio nazionale. Le eventuali differenze andrebbero semplicemente corrette attraverso una riforma delle organizzazioni pubbliche o private che offrono tali servizi mettendole in condizioni di offrire gli stessi servizi su tutto il territorio nazionale. Una possibile via d’uscita per potrebbe essere quella di stabilire (finalmente) per legge i cosiddetti Lep (Livelli essenziali delle prestazioni) e i cosiddetti Lea (Livelli essenziali di assistenza), e di fissarli nella media di quelli attualmente garantiti in Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. Ciò significa che l’eventuale residuo fiscale potrebbe effettivamente spettare alle Regioni interessate soltanto laddove i servizi siano effettivamente deficitari, purtroppo come detto la bozza Boccia punta a posticipare sine die la definizione dei Lep.

Invece di cervellotiche decisioni sempre a vantaggio dei territori più ricchi, spesso dettate da stereotipi e discriminazioni territoriali, servirebbero per il sud politiche di sviluppo e di investimento, per creare posti di lavoro e combattere la disoccupazione, considerando che, in modo particolare negli ultimi venticinque anni, guarda caso dalle prime affermazioni elettorali della Lega Nord, la forbice degli investimenti pubblici è andata a divaricarsi sempre più fra nord e sud del Paese , con una spesa costantemente maggiore, di almeno cinque volte, al nord anno su anno.

Senza investimenti pubblici non è possibile rilanciare il Sud. Anche l’attuale governo, purtroppo, come i precedenti, sta continuando in una cieca politica di austerità che mette in ginocchio il Paese e il Mezzogiorno in particolare con conseguente:

- Emigrazione, verso il nord e l’estero. Sono coinvolti in questa emigrazione: gli studenti e i giovani laureati, con perdita per la collettività locale di c.a.540 Mln € anno sostenuti per la formazione; i lavoratori di ogni ambito e categoria; i malati per l’emigrazione sanitaria, che li porta fuori dalla propria Regione per mancanza di strutture e cure adeguate.

- Desertificazione demografica, causa emigrazione giovanile che vede nelle Regioni del Sud la più bassa natalità d’Europa
- Disoccupazione, causa prima dell’emigrazione, con una disoccupazione giovanile oltre il 50% e con la Calabria, prima in Europa, al 58,7%

- Record europeo di giovani che non studiano e non cercano più lavoro (NEET)

- Povertà, 10% della popolazione in povertà assoluta e 30% in povertà relativa

- Discriminazioni, fra i paesi OCSE l’Italia è prima per le discriminazione interne. Al primo posto figurano le discriminazione verso i meridionali

- Inquinamento ambientale, con vere e proprie emergenze ambientali ai danni della popolazione a partire da “La Terra dei Fuochi”, l’inquinamento Ilva di Taranto, la Basilicata con territori ed acque e tante altre emergenze locali che non trovano risposta adeguata al dettato costituzionale

- Sempre minori, contro ogni proclama, gli investimenti dello Stato  al Sud. Addirittura i
soldi del Fondo di Sviluppo e Coesione sono soltanto sulla carta: per il 2020 sono stati stanziati 6,9 miliardi, in realtà saranno appena 1,7, salvo ritocchi
Fra il 2007 e il 2013 le risorse destinate allo sviluppo del Mezzogiorno sono state usate per ripianare il debito complessivo: dirottati 22,3 miliardi dei 63,2 messi a budget

Per arginare l’emigrazione studentesca si dovrebbe potenziare e favorire la collaborazione fra gli Atenei del Sud, tra loro e con le rispettive istituzioni regionali, per dare ai territori risposte concrete, competitive e anche made in Sud. Evitando l'emigrazione “obbligata” verso gli Atenei del nord. Che la valutazione degli Atenei sia, come in Inghilterra effettuata su base macroregionale e non come avviene in Italia su base nazionale andando a colpire sempre e solo territori che ad oggi non sono in grado di essere valutati partendo da parametri paritetici.

Si dovrebbe garantire il diritto all’assistenza sanitaria, non costringendo le Regioni a ragionare solo per numero di posti letto, ma fornendo garanzie sui diritti del malato e per il diritto all’assistenza. Non è possibile ipotizzare ancora che ci siano aree del Paese dove il rischio di morte sia maggiore solo perché il presidio ospedaliero o di primo soccorso sia troppo distante o stato messo non in grado di prestare le cure migliori.

Combattere con decisione le mafie, le eco-mafie e le mafie economiche che opprimono da sempre cittadini e territori impedendone lo sviluppo in nome e conto di consorterie politiche ed economiche; da sempre il primo nemico del sud.
Combattere con ogni mezzo il caporalato nelle campagne creando sinergie tra Stato Nazionale, forze dell’ordine, enti locali e sconfiggere definitivamente questa piaga.

Puntiamo all’”uguaglianza” che, nella situazione attuale in cui versa il Paese, non significa dare a tutti la stessa cosa e fare ovunque gli stessi investimenti. Uguaglianza significa giustizia ed equità, investire di più su chi ha meno e meno su chi ha di più. In questo visione deve fare da guida il Pil regionale che vede infatti il nostro Mezzogiorno in fondo alla classifica europea.

Dobbiamo costruire una sinistra plurale che aspiri all’uguaglianza, il che significa mettere tutti in condizione di ottenere uguali opportunità. Così come nella tassazione generale serve il principio di progressività come dettato dall’art. 53 della Costituzione. Il sud non va visto come un problema, ma come un’opportunità immensa che si para davanti, sia politicamente per la sinistra, trovando risposta adeguata ai suoi problemi, sia per il Paese per crescere e competere a livello europeo e mondiale.
Bisogna solo aiutare quest’area del Paese a liberare le sue energie.
Abbiamo bisogno di una sinistra che non tema un federalismo macroregionale sano e solidale, ma che si opponga con determinazione all’egoistica Autonomia differenziata di stampo leghista, che ambisca a governare con politiche differenziate per territorio.

Abbiamo bisogno di una sinistra:

-Che contrasti con determinazione l’osceno ricatto occupazionale che baratta lavoro con la salute e con la tutela dell’ambiente.

-Che si impegni affinché lo Stato ed il privato, in base alle loro effettive responsabilità, si facciano carico degli scempi perpetrati per decenni e risarciscano i cittadini che hanno perso il lavoro, la salute e spesso la speranza. Spezzare il ricatto occupazionale, la monocultura dell’acciaio, del carbone e dei veleni delle grandi industrie, puntando su alternative occupazionali pulite quali Cultura, Infrastrutture, Turismo, Agricoltura, Maricoltura, Artigianato, Allevamento. Opporsi pertanto a progetti inquinanti, o con relativo pericolo di inquinamento, avendo come riferimento principale, rispetto a qualsiasi progetto economico, la tutela dell’ambiente e la salute dei cittadini, così come sancisce la Costituzione.

- Che riformi le politiche sul welfare partendo dalla salute e dai diritti dei lavoratori, che contrasti il neoliberismo imperante, con politiche volte all’affermazioni di tutti i diritti e la redistribuzione della ricchezza

Vogliamo, insieme a tutti coloro che con noi lo vorranno, concorrere a costruire una prassi politica aperta e partecipata, portando, dal basso, nelle istituzioni le esperienze nate nel volontariato, nella società civile, nel precariato, nei movimenti, nei luoghi di lavoro, nelle scuole. Ecco perché abbiamo partecipato nei due anni dall’ultimo Congresso prima a “Potere al Popolo” e successivamente, dopo esserne usciti, all’esperienza delle ultime elezioni europee con “La Sinistra”, portando sempre un fattivo contributo meridionalista progressista nei programmi e nelle assemblee, come da nostra visione politica ed ideale gramsciana. Contemporaneamente dopo un percorso di avvicinamento siamo entrati a far parte del “Partito della Sinistra Europea” con la formula della “cooperazione  rafforzata”.

Bisogna perseverare su questa strada che ci sta aprendo canali informativi e di visibilità, anche in stretta collaborazione con quelle forze politiche a noi più vicine e con cui stiamo in questi giorni affrontando l’esperienza dei “Sud –Lab la Riscossa del Sud” che hanno visto la prima tappa a Lamezia due settimane fa e vedranno il mese prossimo importanti appuntamenti in Puglia e Sicilia.

Ricordare sempre a tutti e in ogni occasione che la Costituzione della Repubblica Italiana dice al suo primo articolo che “L’Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro… ” e nell’articolo 32 dice: “… La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…” non si può ignorare – che riconoscendo nel lavoro il fondamento della Repubblica la Costituzione pone un limite alla proprietà, sottoposta al vincolo della «funzione sociale» e della «utilità generale». Senza di che non avrebbe senso l’affermazione secondo cui «la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo tale diritto» (Art. 4).

La conseguenza è che se si sta dalla parte del capitale, i diritti di libertà e di uguaglianza si indeboliscono e vengono attaccati o distrutti. È precisamente questa la fase che stiamo vivendo con l’attacco ai diritti garantiti fatto passare per tramite dell’Autonomia differenziata.. Dove è finito il diritto «a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro» sufficiente ad assicurare «una esistenza libera e dignitosa», insieme al diritto al riposo settimanale e alle ferie retribuite? (Art.36). E il diritto alla parità di retribuzione per pari lavoro tra uomini e donne? (Art. 37). E quello alla pensione e all’assistenza sociale? (Art. 38). In discussione è anche il diritto per «i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi» «di raggiungere i gradi più alti degli studi» (Art. 34), lo sviluppo della cultura e della ricerca, nonché la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico (Art. 9).

Ecco perché chiediamo per il Sud e per tutto il Paese semplicemente l’applicazione della Costituzione, senza se e senza ma ed il ritiro di ogni forma di Autonomia differenziata.

Secondo la nostra Costituzione, l’Italia è una Repubblica unita ed indivisibile i cui cittadini possono e devono accedere a tutti i diritti e sono obbligati ad adempiere a tutti i doveri. Ecco è a questa parità a cui aspiriamo; parità non formale, ma di sostanza, suffragata da politiche in grado di rendere concreti quelli che sono principi sacrosanti e inconfutabili.


Purtroppo con l’Autonomia differenziata si va verso la creazione di cittadinanze si serie A (al Nord) e di serie B ( al Sud) ecco perché è un progetto incostituzionale ed eversivo.

Unire le tante voci di resistenza democratica e antifascista sinergiche negli obbiettivi, nelle strategie e condivisione dei valori per modificare lo status quo, non in modo velleitario ma fornendo soluzioni percorribili, è un’esigenza e diventa una missione del nostro Partito.

Tracciamo CONCRETAMENTE solo tre proposte di “primo intervento”, che possono essere immediatamente operative e che devono rappresentare punti fermi per la nostra proposta dei prossimi mesi:
1) STOP immediato ad ogni ipotesi di Autonomia differenziata. Non perché siamo contrari al principio di autonomia, anzi, ma perché questo tipo di autonomia, che già nel nome “differenziata” contiene la fregatura, è eversiva. Definizione immediata dei costi standard per territorio e conseguente ripartizione.
2) Interventi pubblici in deroga al pareggio di bilancio, imposto dall’Europa, per far ripartire l’occupazione, arginare povertà ed emigrazione. Politiche di innovazione che guardino al Sud. Far ripartire il Paese intero usando il Sud come volano di investimenti partendo dal riequilibrio delle infrastrutture, non in chiave di contrasto col Nord del Paese ma di sinergia a vantaggio di tutti.
3) Nel Mezzogiorno vive il 34 % della popolazione a cui viene destinato il 25% circa di risorse, compresi i fondi europei che hanno smesso di essere aggiuntivi. Bisogna porre fine a questa situazione ripartendo dal principio di equità.

Abbiamo bisogno di un modello di economia rispettoso dell’ambiente ed alternativo all’attuale, fondato su di un uso collettivo della terra. Abbiamo bisogno di non consumare più e distruggere, ma preservare, valorizzare per far conoscere.
Ci vogliamo battere, insieme a tutti quelli che lo condividono, per riappropriarci di quella democrazia oggi spesso commissariata da governi e parlamentari eletti con leggi cervellotiche, da istituzioni finanziarie sovranazionali che poco hanno di democratico e che privano ogni giorno di più i cittadini di opportunità di sviluppo e di spazi di libertà, lasciando in luogo della democrazia partecipata solo vuoti simulacri.



Natale Cuccurese
[Dichiarazione di programma VII° Congresso Nazionale del Partito del Sud approvata all'unanimità- Napoli 30 Novembre 2019]






Il Saluto del Presidente Nazionale del Partito del Sud Natale Cuccurese dopo la rielezione.

A Napoli ottima riuscita del VII Congresso Nazionale del Partito del Sud. Un Congresso all’insegna del contrasto ad ogni Regionalismo Differenziato.
Ringrazio tutti i graditi ospiti per gli interventi di alto spessore e per l’apprezzamento manifestato verso il Partito e le sue proposte, gli intervenuti, ed i tanti che ci hanno fatto pervenire il loro sostegno, anche sui social, partecipando così ad un Congresso che ha segnato un ulteriore passo in avanti del nostro Partito.
Non posso poi che ringraziare indistintamente tutti i tesserati per la mia riconferma a Presidente Nazionale del Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti.
Perseguirò con tenacia e determinazione gli obiettivi illustrati nella Mozione d’ordine, approvata all’unanimità, che ho presentato all’assemblea e che guiderà la nostra azione politica nei prossimi mesi.
Il Partito marcia a pieno regime verso gli obiettivi prefissati, anche in previsione dei prossimi appuntamenti politici, nazionali e locali, agli incontri di approfondimento e ad iniziative di informazione, a partire dal “Laboratorio-Sud alla riscossa”, in collaborazione con Left, Transform!italia e il Partito della Rifondazione Comunista, che, dopo la recente tappa di Lamezia, toccherà tutte le Regioni del Sud a partire dal prossimo 7 dicembre a San Giovanni Rotondo.

Nuove importanti prove ci attendono, in Italia e in Europa, ora che facciamo parte del Partito della Sinistra Europea, le affronteremo sempre nell’interesse del Sud e con la consueta determinazione!


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A Napoli ottima riuscita del VII Congresso Nazionale del Partito del Sud. Un Congresso all’insegna del contrasto ad ogni Regionalismo Differenziato.
Ringrazio tutti i graditi ospiti per gli interventi di alto spessore e per l’apprezzamento manifestato verso il Partito e le sue proposte, gli intervenuti, ed i tanti che ci hanno fatto pervenire il loro sostegno, anche sui social, partecipando così ad un Congresso che ha segnato un ulteriore passo in avanti del nostro Partito.
Non posso poi che ringraziare indistintamente tutti i tesserati per la mia riconferma a Presidente Nazionale del Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti.
Perseguirò con tenacia e determinazione gli obiettivi illustrati nella Mozione d’ordine, approvata all’unanimità, che ho presentato all’assemblea e che guiderà la nostra azione politica nei prossimi mesi.
Il Partito marcia a pieno regime verso gli obiettivi prefissati, anche in previsione dei prossimi appuntamenti politici, nazionali e locali, agli incontri di approfondimento e ad iniziative di informazione, a partire dal “Laboratorio-Sud alla riscossa”, in collaborazione con Left, Transform!italia e il Partito della Rifondazione Comunista, che, dopo la recente tappa di Lamezia, toccherà tutte le Regioni del Sud a partire dal prossimo 7 dicembre a San Giovanni Rotondo.

Nuove importanti prove ci attendono, in Italia e in Europa, ora che facciamo parte del Partito della Sinistra Europea, le affronteremo sempre nell’interesse del Sud e con la consueta determinazione!


giovedì 21 novembre 2019

Lamezia Terme Un Laboratorio del Sud contro ogni #AutonomiaDifferenziata


https://youtu.be/QIJU-Et_YgY

La Calabria tra welfare, mobilità, infrastrutture. Un Laboratorio del Sud contro ogni #AutonomiaDifferenziata. Per un'alternativa meridionalista e l'unità dell'Italia Progetto ideato dal Partito del Sud e Partito della Rifondazione Comunista con il sostegno di transform italia, l'agenzia della sinistra europea, e la collaborazione del settimanale Left


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https://youtu.be/QIJU-Et_YgY

La Calabria tra welfare, mobilità, infrastrutture. Un Laboratorio del Sud contro ogni #AutonomiaDifferenziata. Per un'alternativa meridionalista e l'unità dell'Italia Progetto ideato dal Partito del Sud e Partito della Rifondazione Comunista con il sostegno di transform italia, l'agenzia della sinistra europea, e la collaborazione del settimanale Left


mercoledì 20 novembre 2019

A Napoli, sabato 30 Novembre, il VII° Congresso Nazionale del Partito del Sud, ospiti e partecipanti

Si svolgerà il prossimo 30 novembre, a partire dalle 9,00, presso il P.A.N  (Palazzo delle Arti) a Chiaia, il VII° Congresso Nazionale del Partito del Sud – Meridionalisti Progressisti.

Il Congresso che si aprirà nella mattina con le relazioni di Natale Cuccurese, Presidente Nazionale, Michele Dell’Edera, Vice Presidente ed Andrea Balia Coord. Reg. Campano, prevede nel corso della mattinata la partecipazione di importanti personalità del mondo istituzionale e politico quali:


- Costanza Boccardi (Altra Europa)

- Francesco Emilio Borrelli (Consigliere Regionale Campania - Verdi) 

- Gianluca Cavotti (Consigliere X Municipalità -Sinistra in Movimento)

Nino Daniele (già Assessore alla Cultura – Comune di Napoli) 

- Luigi De Magistris  (Sindaco di Napoli) 

- Paolo Ferrero ( Vice Presidente Partito della Sinistra Europea)

- Loredana Marino ( Resp. Politiche del Meridione-PRC)

- Roberto Musacchio ( Transform!italia)

- Carmine Piscopo (Segreteria Nazionale demA)

- Giovanni Russo Spena (Accademico e Resp. Dipartimento Democrazia PRC)

 “Abbiamo pensato al Congresso come un luogo e un’occasione utile per aprire un dibattito, raccogliere e offrire idee, proposte e contributi – dichiara Natale Cuccurese, Presidente Nazionale Partito del Sud, che aggiunge – parleremo di Sud, ambiente, economia, lavoro, contrasto all'Autonomia differenziata, salute, università, infrastrutture, trasporti, welfare, lotta alle discriminazioni, rilancio del Paese partendo proprio da Sud.
Mediterraneo come opportunità, Europa dei popoli come nuova visione di essere europei.
A tal proposito avremo l’interessante partecipazione di Paolo Ferrero Vice Presidente del Partito della Sinistra Europea e di Loredana Marino, Resp. Politiche del Meridione del Partito della Rifondazione Comunista, che ci fornirà spunti di approfondimento anche in relazione al "Laboratorio Sud alla Riscossa" che ha visto la prima interessante tappa a Lamezia pochi giorni fa e che proseguirà nelle prossime settimane in Puglia e Sicilia. Il "Sud-Lab la riscossa del Sud ", oltre a rappresentare una collaborazione fra Partito della Rifondazione Comunista e Partito del Sud, vede l'organizzazione del settimanale Left e dell'agenzia di informazione Transform!Italia, che sarà rappresentata al Congresso da Roberto Musacchio.

La presenza come ospiti di tante personalità del mondo politico della sinistra, posizione in cui ci collochiamo da sempre anche noi meridionalisti progressisti gramsciani, fra le quali il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, Costanza Boccardi dell'Altra Europa, Carmine Piscopo della Segreteria Nazionale demArende merito al certosino lavoro di costruzione di rapporti politici e personali portato avanti dal nostro Partito negli ultimi anni.

Significativa la presenza di personaggi della politica e cultura partenopea come Nino Daniele, già Assessore alla Cultura del Comune di Napoli e Giacomo Russo Spena, Accademico e Responsabile Dipartimento Democrazia PRC, del Consigliere regionale campano dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e di Gianluca Cavotti Consigliere della X municipalità per Sinistra in Movimento 

Tutte presenze che fanno capire come la mattinata congressuale sia stata intesa come uno strumento di confronto tra quanti hanno a cuore le sorti del nostro Paese e del Sud, sempre in ottica meridionalista e progressista per capire la nuova geografia del potere, le disgregazioni, le menzogne, le nuove colonizzazioni, gli sfruttamenti da fronteggiare e le nuove speranze, i sogni e i bisogni da organizzare.

Occorre mobilitarsi da Sud per battere antiche e nuove umiliazioni, i saccheggi e la fine del lavoro, le miserie della precarietà che si profilano all’orizzonte, l'egoistica secessione dei ricchi, al fine di dare finalmente voce politica alla necessità, ormai ineludibile, di trovare soluzione alle tante problematiche che attanagliano da troppo tempo il Sud.
Unire le tante voci di resistenza democratica per modificare lo status quo, non in modo velleitario ma fornendo soluzioni percorribili, è la missione del nostro Partito. 

La sessione mattutina con ingresso libero inizierà alle 9,00 con gli interventi degli ospiti, i lavori Congressuali continueranno dalla tarda mattinata con la sessione dei lavori riservata ai soli tesserati




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Si svolgerà il prossimo 30 novembre, a partire dalle 9,00, presso il P.A.N  (Palazzo delle Arti) a Chiaia, il VII° Congresso Nazionale del Partito del Sud – Meridionalisti Progressisti.

Il Congresso che si aprirà nella mattina con le relazioni di Natale Cuccurese, Presidente Nazionale, Michele Dell’Edera, Vice Presidente ed Andrea Balia Coord. Reg. Campano, prevede nel corso della mattinata la partecipazione di importanti personalità del mondo istituzionale e politico quali:


- Costanza Boccardi (Altra Europa)

- Francesco Emilio Borrelli (Consigliere Regionale Campania - Verdi) 

- Gianluca Cavotti (Consigliere X Municipalità -Sinistra in Movimento)

Nino Daniele (già Assessore alla Cultura – Comune di Napoli) 

- Luigi De Magistris  (Sindaco di Napoli) 

- Paolo Ferrero ( Vice Presidente Partito della Sinistra Europea)

- Loredana Marino ( Resp. Politiche del Meridione-PRC)

- Roberto Musacchio ( Transform!italia)

- Carmine Piscopo (Segreteria Nazionale demA)

- Giovanni Russo Spena (Accademico e Resp. Dipartimento Democrazia PRC)

 “Abbiamo pensato al Congresso come un luogo e un’occasione utile per aprire un dibattito, raccogliere e offrire idee, proposte e contributi – dichiara Natale Cuccurese, Presidente Nazionale Partito del Sud, che aggiunge – parleremo di Sud, ambiente, economia, lavoro, contrasto all'Autonomia differenziata, salute, università, infrastrutture, trasporti, welfare, lotta alle discriminazioni, rilancio del Paese partendo proprio da Sud.
Mediterraneo come opportunità, Europa dei popoli come nuova visione di essere europei.
A tal proposito avremo l’interessante partecipazione di Paolo Ferrero Vice Presidente del Partito della Sinistra Europea e di Loredana Marino, Resp. Politiche del Meridione del Partito della Rifondazione Comunista, che ci fornirà spunti di approfondimento anche in relazione al "Laboratorio Sud alla Riscossa" che ha visto la prima interessante tappa a Lamezia pochi giorni fa e che proseguirà nelle prossime settimane in Puglia e Sicilia. Il "Sud-Lab la riscossa del Sud ", oltre a rappresentare una collaborazione fra Partito della Rifondazione Comunista e Partito del Sud, vede l'organizzazione del settimanale Left e dell'agenzia di informazione Transform!Italia, che sarà rappresentata al Congresso da Roberto Musacchio.

La presenza come ospiti di tante personalità del mondo politico della sinistra, posizione in cui ci collochiamo da sempre anche noi meridionalisti progressisti gramsciani, fra le quali il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, Costanza Boccardi dell'Altra Europa, Carmine Piscopo della Segreteria Nazionale demArende merito al certosino lavoro di costruzione di rapporti politici e personali portato avanti dal nostro Partito negli ultimi anni.

Significativa la presenza di personaggi della politica e cultura partenopea come Nino Daniele, già Assessore alla Cultura del Comune di Napoli e Giacomo Russo Spena, Accademico e Responsabile Dipartimento Democrazia PRC, del Consigliere regionale campano dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e di Gianluca Cavotti Consigliere della X municipalità per Sinistra in Movimento 

Tutte presenze che fanno capire come la mattinata congressuale sia stata intesa come uno strumento di confronto tra quanti hanno a cuore le sorti del nostro Paese e del Sud, sempre in ottica meridionalista e progressista per capire la nuova geografia del potere, le disgregazioni, le menzogne, le nuove colonizzazioni, gli sfruttamenti da fronteggiare e le nuove speranze, i sogni e i bisogni da organizzare.

Occorre mobilitarsi da Sud per battere antiche e nuove umiliazioni, i saccheggi e la fine del lavoro, le miserie della precarietà che si profilano all’orizzonte, l'egoistica secessione dei ricchi, al fine di dare finalmente voce politica alla necessità, ormai ineludibile, di trovare soluzione alle tante problematiche che attanagliano da troppo tempo il Sud.
Unire le tante voci di resistenza democratica per modificare lo status quo, non in modo velleitario ma fornendo soluzioni percorribili, è la missione del nostro Partito. 

La sessione mattutina con ingresso libero inizierà alle 9,00 con gli interventi degli ospiti, i lavori Congressuali continueranno dalla tarda mattinata con la sessione dei lavori riservata ai soli tesserati




martedì 19 novembre 2019

Lamezia Terme: autonomia differenziata, Partito del Sud, Partito della Rifondazione Comunista, Left e Trasform!italia iniziano tour sensibilizzazione

https://www.youtube.com/watch?v=AqxfofwLnig&feature=youtu.be&fbclid=IwAR0PEwkbpRfCIn-Lo5Mrecpph255PNAp0LqUTYn346SKc7Tccm0SOcURAGs

Partenza proprio dalla Calabria, da Lamezia Terme, per il tour che il Partito del Sud con Rifondazione Comunista ha ideato per dialogare con i meridionali. Con il sostegno di “Transform! Italia”, l'agenzia della sinistra europea, di cui il Partito del Sud fa parte, e con la collaborazione del settimanale Left, nei diversi incontri si affrontano molte tematiche. Ma soprattutto si parla degli effetti nefasti dell'autonomia differenziata, se questa venisse approvata.



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https://www.youtube.com/watch?v=AqxfofwLnig&feature=youtu.be&fbclid=IwAR0PEwkbpRfCIn-Lo5Mrecpph255PNAp0LqUTYn346SKc7Tccm0SOcURAGs

Partenza proprio dalla Calabria, da Lamezia Terme, per il tour che il Partito del Sud con Rifondazione Comunista ha ideato per dialogare con i meridionali. Con il sostegno di “Transform! Italia”, l'agenzia della sinistra europea, di cui il Partito del Sud fa parte, e con la collaborazione del settimanale Left, nei diversi incontri si affrontano molte tematiche. Ma soprattutto si parla degli effetti nefasti dell'autonomia differenziata, se questa venisse approvata.



“Sud-lab la riscossa del Sud”, la tappa di Lamezia sulla Gazzetta del Sud

Sulla Gazzetta del Sud si parla della tappa del “Sud-lab la riscossa del Sud” di sabato scorso a Lamezia, con l’organizzazione di Left e Transform!italia e la collaborazione del Partito della Rifondazione Comunista e del Partito del Sud







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Sulla Gazzetta del Sud si parla della tappa del “Sud-lab la riscossa del Sud” di sabato scorso a Lamezia, con l’organizzazione di Left e Transform!italia e la collaborazione del Partito della Rifondazione Comunista e del Partito del Sud







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sabato 16 novembre 2019

Razzismo di Stato


Di Natale Cuccurese
In prossimità dell’inizio del “Laboratorio Sud”, organizzato da Left e Transform!italia, con la prima tappa di Lamezia Terme il 16 novembre 2019 e che proseguirà il suo tour in altre Regioni del Sud esplorando le principali problematiche che attanagliano lo sviluppo di quelle realtà, scrivo questo articolo che partendo dall’Autonomia differenziata si allarga in sintesi a problematiche che riguardano più da vicino la Regione sede della tappa. Sono ben consapevole che oltre alle tematiche che in sintesi cercherò di mettere in evidenza ve ne sono molte altre, alcune delle quali già saranno affrontate ed approfondite nel corso del meeting di sabato 16. Sono però certo che le principali emergenze che affliggono il Sud e che ci portano a parlare di “Nuova Questione Meridionale”, quasi sempre si ripropongono nei diversi territori, spesso immutate da decenni, per cui nel corso dei vari articoli cercherò di toccarle tutte, almeno per quanto riguarda quelle di maggior impatto e allarme sociale.
La puntata di Report di lunedì 4 novembre 2019 ha avuto il grande merito di aver finalmente portato all’attenzione del grande pubblico televisivo la vera e propria truffa che si sta consumando da anni ai danni dei cittadini del Sud. Intendiamoci, nulla che già non si sapesse da parte degli addetti ai lavori, ma troppo spesso questi argomenti delicati e drammatici sono silenziati sui media per volontà politica.
Quello che è balzato chiaramente in evidenza nel corso della trasmissione è come l’Autonomia differenziata sia un progetto classista, liberista, incostituzionale ed eversivo, che mette in pericolo l’unità stessa del Paese, così come da sempre vuole la Lega, che infatti ha ancora oggi al primo punto del suo statuto la “secessione della padania”.
Chi si accorda a queste richieste così come fanno, governatori secessionisti , parlamentari, intellettuali, gruppi di potere e governi si assumono interamente e a futura memoria la responsabilità di questa possibilità e della conseguente prossima e certo non auspicata “balcanizzazione” del Paese. Chi poi asseconda questo progetto partendo da posizioni progressiste di sinistra ha una responsabilità doppia, come in Emilia-Romagna, dove Bonaccini presenta ingannevolmente la propria richiesta di Autonomia differenziata come più moderata rispetto a quelle delle leghiste Lombardia e Veneto, quando in realtà la sua richiesta è ugualmente perniciosa e pericolosa per i cittadini e per la tenuta dell’unità nazionale. Indecente poi il balletto di chi “coraggiosamente” e da “sinistra” non solo sostiene elettoralmente queste richieste, presentando una lista a sostegno del Presidente sulla base del “voto utile” ad un fronte che predica un antifascismo di facciata, ma è addirittura firmatario in prima persona di risoluzioni a sostegno e definizione della richiesta di autonomia regionale.
Altrettando preoccupante poi in queste ore il balletto governativo che ha portato il Ministro Boccia non solo a non fermare il progetto leghista sposato dal Pd emiliano, ma a presentare bozze di discussione di “ Legge Cornice” da inserire del Ddl di bilancio ancora sulla base della “spesa storica”, “almeno per un anno” provvisoriamente in attesa della definizione dei Lep, al fine di procedere a firmare subito, sulla fiducia e al buio, gli accordi con le Regioni per il finanziamento delle nuove competenze e risorse, mentre il Parlamento si vedrebbe riservato solo un potere consultivo non vincolante. La cosa è molto preoccupante visto che “in Italia non c’è nulla di più definitivo del provvisorio”. La mancata definizione dei Lep, che comunque saranno oggetto di trattativa politica che potrebbe quindi riservare ancora sorprese per quanto concerne equità e uguaglianza di diritti e trattamento, ha infatti permesso, negli ultimi anni, un salasso di finanziamenti al Mezzogiorno di oltre 61 Miliari all’anno a vantaggio del Nord.
Invece di stabilire i fabbisogni standard per territorio, cioè determinare quali risorse minime sia giusto che lo Stato garantisca con imposte proprie o con la perequazione, si è scelto di ripartire i fabbisogni in base alla “spesa storica” , cioè in funzione di quel meccanismo perverso, quell’imbroglio, per cui a Reggio Calabria vi sono solo tre asili, mentre a i Reggio Emilia 60, pur con una popolazione inferiore, i finanziamenti relativi non avverranno sulla base delle reali esigenze, ma solo fotografando “storicamente” la situazione esistente, fino all’assurdo che in quei comuni dove ci sono 0 asili, i finanziamenti relativi non saranno mai stanziati pur in presenza di un numero elevato di bambini. Il che negli anni porta addirittura a far si che nelle Regioni “virtuose” si possa fornire l’asilo gratis alle famiglie, assorbendo finanziamenti in surplus per 700 Milioni di Euro all’anno non riconosciuti al Sud, mentre nel Mezzogiorno l’asilo in parecchie zone possono solo continuare a sognarlo. La cosa più vergognosa di questa operazione è che in aggiunta mistifica la realtà e fa definire spendaccioni Comuni virtuosi e viceversa alimentando stereotipi e razzismo.
Ecco perché quanto sta accadendo è incostituzionale ed è doveroso parlare di razzismo di Stato.
Attenzione però a intendere l’Autonomia regionale solo come un contrasto Sud/Nord, si farebbe un favore ai “padroni del vapore”: trattasi di un progetto neoliberista, con profonde radici europee, che mira alla privatizzazione progressiva e pervasiva di tutto ciò che oggi è inteso come welfare, sia a Nord che a Sud, a danno delle classi più deboli che già oggi si ritrovano impoverite dalla “crisi” dell’ultimo decennio e che domani, una volta privatizzata la sanità, avranno difficoltà a curarsi. Un tempo si sarebbe parlato di “lotta di classe”.
A Sud, oltre a questo, impatta anche il “razzismo di Stato” che mira a sganciare la colonia interna Mezzogiorno, dopo averla ben sfruttata e privata di diritti teoricamente garantiti dalla Costituzione, dal treno delle Regioni ricche padane che, come da desiderata europei, non devono perdere l’aggancio con le altre Regioni ricche del Nord Europa in un ipotetico e virtuoso traino, prima di creare una Europa a due velocità. Sganciando le Regioni del Sud Europa e trasformandole in mercato di manovalanza a basso costo, casomai con una moneta dedicata.
In un quadro nazionale già di per sé così tempestoso, muovendosi a difesa dei soli interessi delle Regioni del Nord il governo PentaDemocratico tramite il Ministro Speranza ha pensato di inviare una task force del Veneto per “commissariare” la chirurgia della Calabria.
Persino il giornale di Confindustria, il Sole 24 ore, di fronte a una così gigantesca operazione contro le ragioni della sanità calabrese, ha manifestato pochi giorni fa perplessità in merito: “Una mossa che alimenta qualche sospetto, a due mesi dalle elezioni regionali, in un territorio in cui il dibattito sull’autonomia differenziata contrappone radicalmente le parti in gioco e la questione sanità è una grande emergenza, a cominciare dal fabbisogno del personale e dai vincoli del piano di rientro
Il ministero della Salute ha recepito di fatto una decisione dello scorso giugno (al tempo del primo governo Conte), seguita a una richiesta di intervento alla regione Veneto proprio da parte del ministero. Il tutto a due mesi dalle elezioni”.
Dal che evince che il Conte 2 si muove in perfetto sintonia con il precedente governo Conte 1, sempre e solo a vantaggio delle Regioni ricche del Nord. Altro che discontinuità del governo giallo-rosso rispetto al precedente, il rosso in questo governo è estremamente pallido, forse un rosa, ma tendente al bianco.
Fra l’altro per quanto riguarda la Sanità giova ricordare che la Corte dei Conti ha da poco svelato il trucco contabile che permette alle “virtuose” Regioni del Nord di assumere dieci volte più di quelle del Sud, contraddicendo stereotipi rilanciati quotidianamente da media e politicanti.
Infatti nel 2018, rispetto al 2004, al Nord i costi per assumere nuovi dipendenti negli ospedali sono lievitati di oltre il 23%, mentre al Mezzogiorno solo dell’8,5%. Scarto che, nell’ultimo decennio, ha amplificato il divario, riuscendo a creare due sistemi sanitari.
Il governo Berlusconi nel 2010 impose un vincolo alla spesa per il personale sanitario: ogni Regione avrebbe potuto investire al massimo la stessa somma del 2004 ridotta dell’1,4%.
Un vincolo, però, che, come certificato dalla Corte dei Conti, è stato aggirato da Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, cioè coloro che hanno potuto garantire ugualmente il pareggio dei propri bilanci attingendo dal fondo autonomo.
Così, mentre Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana nel 2017, hanno speso 2,96 miliardi in più rispetto al 2014 per le assunzioni, nello stesso periodo il saldo totale di Abruzzo, Calabria, Campania, Puglia e Molise è di appena 247 milioni. Il Nord ha speso 10 volte di più rispetto al Sud, mentre la Calabria ha aumentato i suoi costi di appena 73 milioni.
Per non parlare poi del Fondo sanitario nazionale che già oggi, grazie alla ripartizione fatta a solo vantaggio del Nord delle “quote capitarie ponderate” dà 80 Euro in più a cittadino alle Regioni del Nord, la qual cosa è fra le prime cause della “emigrazione sanitaria” dal Sud per un valore annuo di ben 5 Miliardi. Bisogna rimarcare che senza questi soldi le Regioni “virtuose” andrebbero in disavanzo, ecco perché vi è la necessità politica di dover cronicizzare la situazione.
Quanto sopra senza considerare il disagio dei cittadini obbligati ad andare a curarsi lontano da casa, seguiti da parenti che gli danno assistenza, che devono affittare camere d’albergo, mangiare e così via, per cui oltre al dramma umano si sommano altri costi indotti, mai totalmente considerati, che alimentano l’economia del Nord a danno di quella del Sud. E’ un meccanismo ben oliato nei decenni che si ripete anche in altri campi, come per esempio in quella dell’emigrazione scolastica.
Come si vede una cosa tira l’altra in un quadro ben strutturato e a solo svantaggio dei cittadini del Sud. Ecco da cosa discendono commissariamenti e task force, il Sud non deve alzare la testa, andrebbe in frantumi il racconto dell’efficienza del ricco Nord. La cosa più ridicola è poi che, basandosi su questi dati, quando si parla di Cittadini di serie A, al Nord e cittadini si serie B, al Sud, c’è chi, come il governatore lombardo Fontana, arriccia il naso, non gradisce.
Bisognerebbe poi concentrarsi sulla mancanza di infrastrutture, lavoro, servizi, ma gran parte di questo verrà sviluppato nel corso dell’incontro di sabato pomeriggio a Lamezia da autorevoli esperti.
A questo punto normalmente ci si chiede quali possano essere le soluzioni da adottare per porre fine a questa situazione, fatto salvo l’ovvia critica a molti politici del Sud che poco hanno fatto negli ultimi decenni ed anche attualmente per opporsi a questa situazione, in troppi han preferito mettersi al servizio dei governi a trazione nordica di turno e dei propri interessi personali a danno della collettività locale.
Tracciamo CONCRETAMENTE solo tre proposte di “primo intervento”, che possono essere immediatamente operative:
1) STOP immediato ad ogni ipotesi di Autonomia differenziata. Non perché siamo contrari al principio di autonomia, anzi, ma perché questo tipo di autonomia, che già nel nome “differenziata” contiene la fregatura, è eversiva. Definizione immediata dei costi standard per territorio e conseguente ripartizione.
2) Interventi pubblici in deroga al pareggio di bilancio, imposto dall’Europa, per far ripartire l’occupazione, arginare povertà ed emigrazione. Politiche di innovazione che guardino al Sud. Far ripartire il Paese intero usando il Sud come volano di investimenti partendo dalle infrastrutture, non in chiave di contrasto col Nord del Paese ma di sinergia a vantaggio di tutti.
3) Riequilibrio infrastrutturale Nord-Sud. Nel Mezzogiorno vive il 34 % della popolazione a cui viene destinato il 20% circa di risorse, compresi i fondi europei che hanno smesso di essere aggiuntivi. Bisogna porre fine a questa situazione ripartendo dal principio di equità.
Il rilancio del Paese passa obbligatoriamente dal rilancio del Sud come volano economico al fine di far ripartire l’intero Paese, anche in termini di PIL. Solo con il Sud il Paese può ripartire. L’Italia non può pensare di definirsi un grande paese democratico europeo se continuerà in barba a decenza e dettato costituzionale a trascurare le Regioni del Sud e ad umiliarne i cittadini. Se questa situazione non sarà affrontata e risolta con equità nulla di buono ci riserverà il futuro.



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Di Natale Cuccurese
In prossimità dell’inizio del “Laboratorio Sud”, organizzato da Left e Transform!italia, con la prima tappa di Lamezia Terme il 16 novembre 2019 e che proseguirà il suo tour in altre Regioni del Sud esplorando le principali problematiche che attanagliano lo sviluppo di quelle realtà, scrivo questo articolo che partendo dall’Autonomia differenziata si allarga in sintesi a problematiche che riguardano più da vicino la Regione sede della tappa. Sono ben consapevole che oltre alle tematiche che in sintesi cercherò di mettere in evidenza ve ne sono molte altre, alcune delle quali già saranno affrontate ed approfondite nel corso del meeting di sabato 16. Sono però certo che le principali emergenze che affliggono il Sud e che ci portano a parlare di “Nuova Questione Meridionale”, quasi sempre si ripropongono nei diversi territori, spesso immutate da decenni, per cui nel corso dei vari articoli cercherò di toccarle tutte, almeno per quanto riguarda quelle di maggior impatto e allarme sociale.
La puntata di Report di lunedì 4 novembre 2019 ha avuto il grande merito di aver finalmente portato all’attenzione del grande pubblico televisivo la vera e propria truffa che si sta consumando da anni ai danni dei cittadini del Sud. Intendiamoci, nulla che già non si sapesse da parte degli addetti ai lavori, ma troppo spesso questi argomenti delicati e drammatici sono silenziati sui media per volontà politica.
Quello che è balzato chiaramente in evidenza nel corso della trasmissione è come l’Autonomia differenziata sia un progetto classista, liberista, incostituzionale ed eversivo, che mette in pericolo l’unità stessa del Paese, così come da sempre vuole la Lega, che infatti ha ancora oggi al primo punto del suo statuto la “secessione della padania”.
Chi si accorda a queste richieste così come fanno, governatori secessionisti , parlamentari, intellettuali, gruppi di potere e governi si assumono interamente e a futura memoria la responsabilità di questa possibilità e della conseguente prossima e certo non auspicata “balcanizzazione” del Paese. Chi poi asseconda questo progetto partendo da posizioni progressiste di sinistra ha una responsabilità doppia, come in Emilia-Romagna, dove Bonaccini presenta ingannevolmente la propria richiesta di Autonomia differenziata come più moderata rispetto a quelle delle leghiste Lombardia e Veneto, quando in realtà la sua richiesta è ugualmente perniciosa e pericolosa per i cittadini e per la tenuta dell’unità nazionale. Indecente poi il balletto di chi “coraggiosamente” e da “sinistra” non solo sostiene elettoralmente queste richieste, presentando una lista a sostegno del Presidente sulla base del “voto utile” ad un fronte che predica un antifascismo di facciata, ma è addirittura firmatario in prima persona di risoluzioni a sostegno e definizione della richiesta di autonomia regionale.
Altrettando preoccupante poi in queste ore il balletto governativo che ha portato il Ministro Boccia non solo a non fermare il progetto leghista sposato dal Pd emiliano, ma a presentare bozze di discussione di “ Legge Cornice” da inserire del Ddl di bilancio ancora sulla base della “spesa storica”, “almeno per un anno” provvisoriamente in attesa della definizione dei Lep, al fine di procedere a firmare subito, sulla fiducia e al buio, gli accordi con le Regioni per il finanziamento delle nuove competenze e risorse, mentre il Parlamento si vedrebbe riservato solo un potere consultivo non vincolante. La cosa è molto preoccupante visto che “in Italia non c’è nulla di più definitivo del provvisorio”. La mancata definizione dei Lep, che comunque saranno oggetto di trattativa politica che potrebbe quindi riservare ancora sorprese per quanto concerne equità e uguaglianza di diritti e trattamento, ha infatti permesso, negli ultimi anni, un salasso di finanziamenti al Mezzogiorno di oltre 61 Miliari all’anno a vantaggio del Nord.
Invece di stabilire i fabbisogni standard per territorio, cioè determinare quali risorse minime sia giusto che lo Stato garantisca con imposte proprie o con la perequazione, si è scelto di ripartire i fabbisogni in base alla “spesa storica” , cioè in funzione di quel meccanismo perverso, quell’imbroglio, per cui a Reggio Calabria vi sono solo tre asili, mentre a i Reggio Emilia 60, pur con una popolazione inferiore, i finanziamenti relativi non avverranno sulla base delle reali esigenze, ma solo fotografando “storicamente” la situazione esistente, fino all’assurdo che in quei comuni dove ci sono 0 asili, i finanziamenti relativi non saranno mai stanziati pur in presenza di un numero elevato di bambini. Il che negli anni porta addirittura a far si che nelle Regioni “virtuose” si possa fornire l’asilo gratis alle famiglie, assorbendo finanziamenti in surplus per 700 Milioni di Euro all’anno non riconosciuti al Sud, mentre nel Mezzogiorno l’asilo in parecchie zone possono solo continuare a sognarlo. La cosa più vergognosa di questa operazione è che in aggiunta mistifica la realtà e fa definire spendaccioni Comuni virtuosi e viceversa alimentando stereotipi e razzismo.
Ecco perché quanto sta accadendo è incostituzionale ed è doveroso parlare di razzismo di Stato.
Attenzione però a intendere l’Autonomia regionale solo come un contrasto Sud/Nord, si farebbe un favore ai “padroni del vapore”: trattasi di un progetto neoliberista, con profonde radici europee, che mira alla privatizzazione progressiva e pervasiva di tutto ciò che oggi è inteso come welfare, sia a Nord che a Sud, a danno delle classi più deboli che già oggi si ritrovano impoverite dalla “crisi” dell’ultimo decennio e che domani, una volta privatizzata la sanità, avranno difficoltà a curarsi. Un tempo si sarebbe parlato di “lotta di classe”.
A Sud, oltre a questo, impatta anche il “razzismo di Stato” che mira a sganciare la colonia interna Mezzogiorno, dopo averla ben sfruttata e privata di diritti teoricamente garantiti dalla Costituzione, dal treno delle Regioni ricche padane che, come da desiderata europei, non devono perdere l’aggancio con le altre Regioni ricche del Nord Europa in un ipotetico e virtuoso traino, prima di creare una Europa a due velocità. Sganciando le Regioni del Sud Europa e trasformandole in mercato di manovalanza a basso costo, casomai con una moneta dedicata.
In un quadro nazionale già di per sé così tempestoso, muovendosi a difesa dei soli interessi delle Regioni del Nord il governo PentaDemocratico tramite il Ministro Speranza ha pensato di inviare una task force del Veneto per “commissariare” la chirurgia della Calabria.
Persino il giornale di Confindustria, il Sole 24 ore, di fronte a una così gigantesca operazione contro le ragioni della sanità calabrese, ha manifestato pochi giorni fa perplessità in merito: “Una mossa che alimenta qualche sospetto, a due mesi dalle elezioni regionali, in un territorio in cui il dibattito sull’autonomia differenziata contrappone radicalmente le parti in gioco e la questione sanità è una grande emergenza, a cominciare dal fabbisogno del personale e dai vincoli del piano di rientro
Il ministero della Salute ha recepito di fatto una decisione dello scorso giugno (al tempo del primo governo Conte), seguita a una richiesta di intervento alla regione Veneto proprio da parte del ministero. Il tutto a due mesi dalle elezioni”.
Dal che evince che il Conte 2 si muove in perfetto sintonia con il precedente governo Conte 1, sempre e solo a vantaggio delle Regioni ricche del Nord. Altro che discontinuità del governo giallo-rosso rispetto al precedente, il rosso in questo governo è estremamente pallido, forse un rosa, ma tendente al bianco.
Fra l’altro per quanto riguarda la Sanità giova ricordare che la Corte dei Conti ha da poco svelato il trucco contabile che permette alle “virtuose” Regioni del Nord di assumere dieci volte più di quelle del Sud, contraddicendo stereotipi rilanciati quotidianamente da media e politicanti.
Infatti nel 2018, rispetto al 2004, al Nord i costi per assumere nuovi dipendenti negli ospedali sono lievitati di oltre il 23%, mentre al Mezzogiorno solo dell’8,5%. Scarto che, nell’ultimo decennio, ha amplificato il divario, riuscendo a creare due sistemi sanitari.
Il governo Berlusconi nel 2010 impose un vincolo alla spesa per il personale sanitario: ogni Regione avrebbe potuto investire al massimo la stessa somma del 2004 ridotta dell’1,4%.
Un vincolo, però, che, come certificato dalla Corte dei Conti, è stato aggirato da Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, cioè coloro che hanno potuto garantire ugualmente il pareggio dei propri bilanci attingendo dal fondo autonomo.
Così, mentre Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana nel 2017, hanno speso 2,96 miliardi in più rispetto al 2014 per le assunzioni, nello stesso periodo il saldo totale di Abruzzo, Calabria, Campania, Puglia e Molise è di appena 247 milioni. Il Nord ha speso 10 volte di più rispetto al Sud, mentre la Calabria ha aumentato i suoi costi di appena 73 milioni.
Per non parlare poi del Fondo sanitario nazionale che già oggi, grazie alla ripartizione fatta a solo vantaggio del Nord delle “quote capitarie ponderate” dà 80 Euro in più a cittadino alle Regioni del Nord, la qual cosa è fra le prime cause della “emigrazione sanitaria” dal Sud per un valore annuo di ben 5 Miliardi. Bisogna rimarcare che senza questi soldi le Regioni “virtuose” andrebbero in disavanzo, ecco perché vi è la necessità politica di dover cronicizzare la situazione.
Quanto sopra senza considerare il disagio dei cittadini obbligati ad andare a curarsi lontano da casa, seguiti da parenti che gli danno assistenza, che devono affittare camere d’albergo, mangiare e così via, per cui oltre al dramma umano si sommano altri costi indotti, mai totalmente considerati, che alimentano l’economia del Nord a danno di quella del Sud. E’ un meccanismo ben oliato nei decenni che si ripete anche in altri campi, come per esempio in quella dell’emigrazione scolastica.
Come si vede una cosa tira l’altra in un quadro ben strutturato e a solo svantaggio dei cittadini del Sud. Ecco da cosa discendono commissariamenti e task force, il Sud non deve alzare la testa, andrebbe in frantumi il racconto dell’efficienza del ricco Nord. La cosa più ridicola è poi che, basandosi su questi dati, quando si parla di Cittadini di serie A, al Nord e cittadini si serie B, al Sud, c’è chi, come il governatore lombardo Fontana, arriccia il naso, non gradisce.
Bisognerebbe poi concentrarsi sulla mancanza di infrastrutture, lavoro, servizi, ma gran parte di questo verrà sviluppato nel corso dell’incontro di sabato pomeriggio a Lamezia da autorevoli esperti.
A questo punto normalmente ci si chiede quali possano essere le soluzioni da adottare per porre fine a questa situazione, fatto salvo l’ovvia critica a molti politici del Sud che poco hanno fatto negli ultimi decenni ed anche attualmente per opporsi a questa situazione, in troppi han preferito mettersi al servizio dei governi a trazione nordica di turno e dei propri interessi personali a danno della collettività locale.
Tracciamo CONCRETAMENTE solo tre proposte di “primo intervento”, che possono essere immediatamente operative:
1) STOP immediato ad ogni ipotesi di Autonomia differenziata. Non perché siamo contrari al principio di autonomia, anzi, ma perché questo tipo di autonomia, che già nel nome “differenziata” contiene la fregatura, è eversiva. Definizione immediata dei costi standard per territorio e conseguente ripartizione.
2) Interventi pubblici in deroga al pareggio di bilancio, imposto dall’Europa, per far ripartire l’occupazione, arginare povertà ed emigrazione. Politiche di innovazione che guardino al Sud. Far ripartire il Paese intero usando il Sud come volano di investimenti partendo dalle infrastrutture, non in chiave di contrasto col Nord del Paese ma di sinergia a vantaggio di tutti.
3) Riequilibrio infrastrutturale Nord-Sud. Nel Mezzogiorno vive il 34 % della popolazione a cui viene destinato il 20% circa di risorse, compresi i fondi europei che hanno smesso di essere aggiuntivi. Bisogna porre fine a questa situazione ripartendo dal principio di equità.
Il rilancio del Paese passa obbligatoriamente dal rilancio del Sud come volano economico al fine di far ripartire l’intero Paese, anche in termini di PIL. Solo con il Sud il Paese può ripartire. L’Italia non può pensare di definirsi un grande paese democratico europeo se continuerà in barba a decenza e dettato costituzionale a trascurare le Regioni del Sud e ad umiliarne i cittadini. Se questa situazione non sarà affrontata e risolta con equità nulla di buono ci riserverà il futuro.



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martedì 12 novembre 2019

Sabato 16 novembre a Lamezia per ribadire con forza il nostro NO ad ogni richiesta di Autonomia Differenziata.



A Lamezia per ribadire con forza il nostro NO ad ogni richiesta di Autonomia Differenziata.

Proprio in queste ore in cui il Ministro Boccia dichiara di voler proseguire a tappe forzate nel progetto leghista, sposato dal Pd emiliano, e a presentare bozze di discussione di “Legge Cornice” da inserire del Ddl di bilancio ancora sulla base della “spesa storica”, “almeno per un anno” provvisoriamente in attesa della definizione dei Lep, al fine di procedere a firmare subito gli accordi con le Regioni per il finanziamento delle nuove competenze e risorse. La cosa è molto preoccupante visto che “in Italia non c’è nulla di più definitivo del provvisorio”...
#NoSecessionedeiRicchi #LabSud
#LabSudCalabria
 


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A Lamezia per ribadire con forza il nostro NO ad ogni richiesta di Autonomia Differenziata.

Proprio in queste ore in cui il Ministro Boccia dichiara di voler proseguire a tappe forzate nel progetto leghista, sposato dal Pd emiliano, e a presentare bozze di discussione di “Legge Cornice” da inserire del Ddl di bilancio ancora sulla base della “spesa storica”, “almeno per un anno” provvisoriamente in attesa della definizione dei Lep, al fine di procedere a firmare subito gli accordi con le Regioni per il finanziamento delle nuove competenze e risorse. La cosa è molto preoccupante visto che “in Italia non c’è nulla di più definitivo del provvisorio”...
#NoSecessionedeiRicchi #LabSud
#LabSudCalabria
 


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lunedì 11 novembre 2019

Dove stare...




di Andrea Balìa

Tanto razzismo in giro, tante porcherie, disumanità, intolleranza, odio a piene mani….fino alle ultime notizie su Liliana Segre (sopravvissuta di Auschwitz) a cui un paese ormai alla frutta deve fornire una scorta per le minacce, messaggi ed attacchi che riceve, o la bambina di colore a cui imporre di non sedersi su un bus o gli insulti e striscioni con cori offensivi verso calciatori anche loro di colore o verso città (vedi Napoli) troppo a Sud per essere rispettate.
A parte i provvedimenti specifici, caso per caso, da adottare, tutto ciò impone riflessioni di natura strettamente politica. Se non si è sconvolti e colpiti da quanto sopra o, addirittura, se ne condivide tutto o una parte allora naturale che si voti in un certo modo, che ci sia la deriva a destra e si sostenga un personaggio come il Salvini in cui alcuni hanno anche l’acume d’intravedere il personaggio forte risolutore dei nostri mali sociali. Questa dice la logica pur se sorprende che questa parte di elettori, una volta minoritaria e che si credeva ormai segnata dalla storia e dai funesti eventi passati, sia così tornata baldanzosa e in percentuali preoccupanti se non perfino maggioritarie. Ma tant’è…! La risposta altrettanto consequenziale al perché ciò succeda è l’infinito degrado ed errori del versante politico cosiddetto democratico, per cui la risultante naturalmente ciò comporta.
Primo errore è, come ripetuto più volte, che non sono i cattivi interpreti a determinare la valenza o giustezza di certi valori, che dovrebbero sopravvivere anche alla cattiva gestione e/o esempio che ne fanno coloro i quali improvvidamente dovrebbero rappresentarli. Il popolo è però …diciamo…più “semplicione”…guarda gli effetti…le risultanze immediate e non andando per il sottile da giudizi veloci e facilmente orientati di conseguenza.
Ma solidarietà, umanità, accoglienza, inclusione, equità, ecc…ecc…sono valori che se anche interpretati male non possono essere abbandonati, ma anzi ciò dovrebbe aumentare le ragioni per cui battersi e proporli. Già..ma con chi? E qua casca l’asino… Storicamente e naturalmente essi sono patrimonio della Sinistra e, non si può non immaginare che là bisogna stare per applicarli. La situazione politica in Italia ha visto il degrado d’un P.C.I diventato PDS, poi DS, poi PD…fino ai Renzi & company, e ad un’ammucchiata detta di Centrosinistra più simile diremmo addirittura ad una brutta copia della storica DC.
Alla sua sinistra abbiamo visto il formarsi di Rifondazione, di Sinistra Italiana, di Leu, di altre formazioni minoritarie, ecc…
Noi siamo meridionalisti, di quel vero pensiero e movimento che ha radici in Gramsci, Dorso e altri e la casa in cui identificarsi non può che essere quella. Dubbi sull’appartenenza, sul dove operare, dove lavorare perché un pensiero politico che si rifà ai suddetti valori, con la dovuta attenzione al Sud con le sue storiche e quanto mai attuali problematiche, cresca e si consolidi e acquisisca sempre maggior peso nello scenario politico, non ne abbiamo. Ma che ciò si attui, pur con le ovvie difficoltà, in una tempistica attuale e non pericolosamente lunga ormai è inevitabile. Inevitabile ciò richieda anche un’attenzione alle organizzazioni civiche, ma rifuggendo il rischio che quest’ultime credano di poter operare da sole cadendo nell’errore di dimenticare la casa di certi valori, rischiando di rappresentare ulteriori minoranze non incidenti nel panorama politico e aggiungendovi l’errore, pur comprendendo la volontà inclusiva, di metter sullo stesso piano ciò e chi rappresenta la sinistra e chi è d’una pericolosa collocazione centrista o addirittura di centrodestra.
Poi a Sinistra esiste qualche forza super purista ed auto celebrativa. Sicuramente si è coscienti delle difficoltà, e senza incorrere nell’egocentrismo di piccole formazioni elìtarie e, presuntuosamente convinte d’essere le portatrici del verbo, bisogna in tal senso operare.
Ovviamente non ci identifichiamo in “suddismi” spacciati x meridionalismo che, unitamente a esempi “grillioti” rivendicano un’equidistanza fra dx e sx, mettendo sullo stesso piano chi si batte (anche con errori) per equità e solidarietà e chi gioca pericolosamente a rivendicare un nazionalismo pericoloso,un nuovo fascismo con razzismo, non inclusività, ecc…
Portogallo, Spagna, in parte anche Grecia e in parte la stessa Inghilterra dimostrano che una Sinistra, se non maggioritaria ma più forte e incidente è possibile. Non a caso noi del Partito del Sud – Meridionalisti Progressisti siamo ormai nell’organizzazione di Sinistra Europea.

Andrea Balìa
Resp.le Regionale Campania Partito de Sud – Meridionalisti Progressisti   





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di Andrea Balìa

Tanto razzismo in giro, tante porcherie, disumanità, intolleranza, odio a piene mani….fino alle ultime notizie su Liliana Segre (sopravvissuta di Auschwitz) a cui un paese ormai alla frutta deve fornire una scorta per le minacce, messaggi ed attacchi che riceve, o la bambina di colore a cui imporre di non sedersi su un bus o gli insulti e striscioni con cori offensivi verso calciatori anche loro di colore o verso città (vedi Napoli) troppo a Sud per essere rispettate.
A parte i provvedimenti specifici, caso per caso, da adottare, tutto ciò impone riflessioni di natura strettamente politica. Se non si è sconvolti e colpiti da quanto sopra o, addirittura, se ne condivide tutto o una parte allora naturale che si voti in un certo modo, che ci sia la deriva a destra e si sostenga un personaggio come il Salvini in cui alcuni hanno anche l’acume d’intravedere il personaggio forte risolutore dei nostri mali sociali. Questa dice la logica pur se sorprende che questa parte di elettori, una volta minoritaria e che si credeva ormai segnata dalla storia e dai funesti eventi passati, sia così tornata baldanzosa e in percentuali preoccupanti se non perfino maggioritarie. Ma tant’è…! La risposta altrettanto consequenziale al perché ciò succeda è l’infinito degrado ed errori del versante politico cosiddetto democratico, per cui la risultante naturalmente ciò comporta.
Primo errore è, come ripetuto più volte, che non sono i cattivi interpreti a determinare la valenza o giustezza di certi valori, che dovrebbero sopravvivere anche alla cattiva gestione e/o esempio che ne fanno coloro i quali improvvidamente dovrebbero rappresentarli. Il popolo è però …diciamo…più “semplicione”…guarda gli effetti…le risultanze immediate e non andando per il sottile da giudizi veloci e facilmente orientati di conseguenza.
Ma solidarietà, umanità, accoglienza, inclusione, equità, ecc…ecc…sono valori che se anche interpretati male non possono essere abbandonati, ma anzi ciò dovrebbe aumentare le ragioni per cui battersi e proporli. Già..ma con chi? E qua casca l’asino… Storicamente e naturalmente essi sono patrimonio della Sinistra e, non si può non immaginare che là bisogna stare per applicarli. La situazione politica in Italia ha visto il degrado d’un P.C.I diventato PDS, poi DS, poi PD…fino ai Renzi & company, e ad un’ammucchiata detta di Centrosinistra più simile diremmo addirittura ad una brutta copia della storica DC.
Alla sua sinistra abbiamo visto il formarsi di Rifondazione, di Sinistra Italiana, di Leu, di altre formazioni minoritarie, ecc…
Noi siamo meridionalisti, di quel vero pensiero e movimento che ha radici in Gramsci, Dorso e altri e la casa in cui identificarsi non può che essere quella. Dubbi sull’appartenenza, sul dove operare, dove lavorare perché un pensiero politico che si rifà ai suddetti valori, con la dovuta attenzione al Sud con le sue storiche e quanto mai attuali problematiche, cresca e si consolidi e acquisisca sempre maggior peso nello scenario politico, non ne abbiamo. Ma che ciò si attui, pur con le ovvie difficoltà, in una tempistica attuale e non pericolosamente lunga ormai è inevitabile. Inevitabile ciò richieda anche un’attenzione alle organizzazioni civiche, ma rifuggendo il rischio che quest’ultime credano di poter operare da sole cadendo nell’errore di dimenticare la casa di certi valori, rischiando di rappresentare ulteriori minoranze non incidenti nel panorama politico e aggiungendovi l’errore, pur comprendendo la volontà inclusiva, di metter sullo stesso piano ciò e chi rappresenta la sinistra e chi è d’una pericolosa collocazione centrista o addirittura di centrodestra.
Poi a Sinistra esiste qualche forza super purista ed auto celebrativa. Sicuramente si è coscienti delle difficoltà, e senza incorrere nell’egocentrismo di piccole formazioni elìtarie e, presuntuosamente convinte d’essere le portatrici del verbo, bisogna in tal senso operare.
Ovviamente non ci identifichiamo in “suddismi” spacciati x meridionalismo che, unitamente a esempi “grillioti” rivendicano un’equidistanza fra dx e sx, mettendo sullo stesso piano chi si batte (anche con errori) per equità e solidarietà e chi gioca pericolosamente a rivendicare un nazionalismo pericoloso,un nuovo fascismo con razzismo, non inclusività, ecc…
Portogallo, Spagna, in parte anche Grecia e in parte la stessa Inghilterra dimostrano che una Sinistra, se non maggioritaria ma più forte e incidente è possibile. Non a caso noi del Partito del Sud – Meridionalisti Progressisti siamo ormai nell’organizzazione di Sinistra Europea.

Andrea Balìa
Resp.le Regionale Campania Partito de Sud – Meridionalisti Progressisti   





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