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sabato 31 gennaio 2015
“Con il Sud si Riparte”, il libro che descrive come il sud può essere traino del Paese
Uscirà nel corso del mese di febbraio e sarà presentato per la prima volta il 16 febbraio a Napoli al Maschio Angioino alle 17,30, il libro“CON IL SUD SI RIPARTE”. Più che il titolo di un libro, dicono gli autori, è una convinzione tramutatasi in uno scritto propositivo che nasce dal lavoro e da un’idea di un sud protagonista del rilancio economico e sociale suo e dell’intero Paese.
Il libro, edito dalla napoletana “Controcorrente” sarà poi in distribuzione nelle librerie del circuito Mondadori ed Edicolè. “Con il Sud si Riparte”, è un libro scritto a più mani ecco gli autori: Andrea Balia, Natale Cuccurese, Enzo Riccio, Antonio Ciano, Giovanni Cutolo, Emiddio de Franciscis, Michele Dell’Edera, Rosanna Gadaleta, Giuseppe Lipari, Giuseppe Spadafora, Valeria Romanelli, Armando Melodia, Bruno Pappalardo, Alessio Postiglione, Antonio Rosato e, ancora, L.Bianco, V.Caratozzolo, S.Cozzolino, G. Di Grezia.
Che sia un libro che voglia seriamente non denunciare solo lo stato odierno del Sud, ma darne una chiave di lettura in grado di disegnarne il rilancio, lo si capisce dalla presenza di due “firme” importantissime della politica a sud oggi: il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris che ne ha curato la prefazione e il candidato Governatore della Puglia ed ex Sindaco di Bari Michele Emiliano che ne ha curato la presentazione.
E’ uno dei primi libri sul sud che ne disegna anche le potenzialità concrete e le politiche da adottarsi non solo perché possa ripartire come area geografica del Paese, ma perché possa essere a sua volta strumento di ripartenza per l’Italia tutta. 200 pagine da leggere con attenzione.
Fonte: Zeroventiquattro.it
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Uscirà nel corso del mese di febbraio e sarà presentato per la prima volta il 16 febbraio a Napoli al Maschio Angioino alle 17,30, il libro“CON IL SUD SI RIPARTE”. Più che il titolo di un libro, dicono gli autori, è una convinzione tramutatasi in uno scritto propositivo che nasce dal lavoro e da un’idea di un sud protagonista del rilancio economico e sociale suo e dell’intero Paese.
Il libro, edito dalla napoletana “Controcorrente” sarà poi in distribuzione nelle librerie del circuito Mondadori ed Edicolè. “Con il Sud si Riparte”, è un libro scritto a più mani ecco gli autori: Andrea Balia, Natale Cuccurese, Enzo Riccio, Antonio Ciano, Giovanni Cutolo, Emiddio de Franciscis, Michele Dell’Edera, Rosanna Gadaleta, Giuseppe Lipari, Giuseppe Spadafora, Valeria Romanelli, Armando Melodia, Bruno Pappalardo, Alessio Postiglione, Antonio Rosato e, ancora, L.Bianco, V.Caratozzolo, S.Cozzolino, G. Di Grezia.
Che sia un libro che voglia seriamente non denunciare solo lo stato odierno del Sud, ma darne una chiave di lettura in grado di disegnarne il rilancio, lo si capisce dalla presenza di due “firme” importantissime della politica a sud oggi: il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris che ne ha curato la prefazione e il candidato Governatore della Puglia ed ex Sindaco di Bari Michele Emiliano che ne ha curato la presentazione.
E’ uno dei primi libri sul sud che ne disegna anche le potenzialità concrete e le politiche da adottarsi non solo perché possa ripartire come area geografica del Paese, ma perché possa essere a sua volta strumento di ripartenza per l’Italia tutta. 200 pagine da leggere con attenzione.
Fonte: Zeroventiquattro.it
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venerdì 30 gennaio 2015
Report Convegno Antimafia a Napoli dell'Associazione Caponnetto...
Convegno molto riuscito con grande partecipazione d'un folto e attento pubblico che ha riempito sala ed antisala. Tv e stampa presenti.
Ottimo e lucido intervento del sindaco Luigi de Magistris che ha aperto i lavori rimarcando che gli strumenti per combattere la mafia, a parte l'utile apporto per l'anti corruzione d'una persona di qualità come Raffaele Cantone, esistono e vanno solo applicati con cura, attenzione e determinazione.
Sottolineata inoltre la non necessità di commissari speciali o figure taumaturgiche ma la validità d'un serio e costante lavoro degli organi preposti. Il sindaco ha portato il saluto della città e dell'amministrazione comunale e ha voluto fasi portavoce del suo convincimento che in questo momento il Sud ha le migliori competenze del territorio nazionale e sta svolgendo il lavoro più mirato in questa battaglia.
Presente il Partito del Sud con una sua delegazione, fra cui il Presidente Onorario Antonio Ciano,da sempre iscritto e vicino all'Associazione Caponnetto.
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Convegno molto riuscito con grande partecipazione d'un folto e attento pubblico che ha riempito sala ed antisala. Tv e stampa presenti.
Ottimo e lucido intervento del sindaco Luigi de Magistris che ha aperto i lavori rimarcando che gli strumenti per combattere la mafia, a parte l'utile apporto per l'anti corruzione d'una persona di qualità come Raffaele Cantone, esistono e vanno solo applicati con cura, attenzione e determinazione.
Sottolineata inoltre la non necessità di commissari speciali o figure taumaturgiche ma la validità d'un serio e costante lavoro degli organi preposti. Il sindaco ha portato il saluto della città e dell'amministrazione comunale e ha voluto fasi portavoce del suo convincimento che in questo momento il Sud ha le migliori competenze del territorio nazionale e sta svolgendo il lavoro più mirato in questa battaglia.
Presente il Partito del Sud con una sua delegazione, fra cui il Presidente Onorario Antonio Ciano,da sempre iscritto e vicino all'Associazione Caponnetto.
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Apre la sezione di Barletta del Partito del Sud

Siamo impegnati ormai da più di un anno sul territorio pugliese per diffondere le idee e l’azione politica del Partito del Sud.
Questo impegno, che ci vede attivi in diversi comuni, ha portato nei giorni scorsi alla costituzione della sezione di Barletta del Partito che vede suo coordinatore cittadino il dott. Fabio Posi.
A lui e a tutti gli iscritti del Partito del Sud della città l’augurio di buon lavoro da parte del presidente Nazionale del Partito del Sud Natale Cuccurese e del Coordinatore regionale Michele Dell’Edera.

Siamo impegnati ormai da più di un anno sul territorio pugliese per diffondere le idee e l’azione politica del Partito del Sud.
Questo impegno, che ci vede attivi in diversi comuni, ha portato nei giorni scorsi alla costituzione della sezione di Barletta del Partito che vede suo coordinatore cittadino il dott. Fabio Posi.
A lui e a tutti gli iscritti del Partito del Sud della città l’augurio di buon lavoro da parte del presidente Nazionale del Partito del Sud Natale Cuccurese e del Coordinatore regionale Michele Dell’Edera.
martedì 27 gennaio 2015
TSIPRAS; …Hasta siempre, Comandante!
Di Bruno Pappalardo
Chi sostiene che Syriza il partito comunista greco, ha vinto le proprie elezioni, beh, credo sia in errore. Mi spiego…
Certamente è stato un risultato eccezionale di Alexis Tsipras che ha cercato (comprensibile obiettivo politico) la vittoria piena.
Sapeva bene Alexis che neppure i soli e secchi 151 seggi, (che gli avrebbero dato il potere pieno), sarebbero bastati.
Certamente è stato un risultato eccezionale di Alexis Tsipras che ha cercato (comprensibile obiettivo politico) la vittoria piena.
Sapeva bene Alexis che neppure i soli e secchi 151 seggi, (che gli avrebbero dato il potere pieno), sarebbero bastati.
Sappiamo benissimo noi, in Italia, cosa significa avere un ammontare di voti senza un soprappiù di deputati che possano garantire la piena governabilità. Basta che nasca qualche contrasto nella Maggioranza o la schifosa compravendita di parlamentari che tutto crolla e si lascia cadere il governo generando devastazione, per la quale, occorrerebbero altre elezioni ( ricordo diverse esempi)
Ma questa via non viene mai percorsa e viene abbracciata la peggiore delle soluzioni: le intese, i governi nazionali. Ma vediamo quale panorama si potrebbe prospettare prossimamente:
1. Syriza conquista 149 seggi. Occorre allearsi per raggiungere la governabilità;
2. I moderati democratici di Samaras vengono esclusi perche filo-europei;
3. La scelta di alleati, come ad esempio Alba Dorata viene esclusa perché fascio-nazisti e parte di loro, dopo la scorsa vittoria, sono in già galera; Iniziare così male sarebbe stata, per i propri elettori, una delusione tranciante. (…é possibile solo in Italia per uno sciacquato PD e uno stinto NCD)
4. Si è costretti ad andare, quindi, con tutti i naturali mal di pancia, con la destra di Anel con 13 seggi; nessun’altro perché tutti impegnati a sostenere la vacuità del pensiero tsiprasiano;
2. I moderati democratici di Samaras vengono esclusi perche filo-europei;
3. La scelta di alleati, come ad esempio Alba Dorata viene esclusa perché fascio-nazisti e parte di loro, dopo la scorsa vittoria, sono in già galera; Iniziare così male sarebbe stata, per i propri elettori, una delusione tranciante. (…é possibile solo in Italia per uno sciacquato PD e uno stinto NCD)
4. Si è costretti ad andare, quindi, con tutti i naturali mal di pancia, con la destra di Anel con 13 seggi; nessun’altro perché tutti impegnati a sostenere la vacuità del pensiero tsiprasiano;
Conclusione: Non è affatto un pasticcio all’italiana quello di Alexis, come stantia melassa di destra e sinistra, tuttavia origina una domanda. Dove, invece, potrà arrivare Alexis?
Potrà governare con un alleato oppositore da sempre, il cui unico comune denominatore é la cancellazione del debito UE? Sarà solo questo l’unica cosa che li accumuna?
Quando si tratterà di contrattare i salari, ebbene, saranno d’accordo gli Indipendenti destrorsi? Saranno d’accordo per una istruzione solo pubblica ( necessitata da una politica di rigore fiscale) l’ Assistenza Sanitaria Nazionale distribuita a tutti et cetera? Insomma basterà un piccola cosa perché salti tutto!
Potrà governare con un alleato oppositore da sempre, il cui unico comune denominatore é la cancellazione del debito UE? Sarà solo questo l’unica cosa che li accumuna?
Quando si tratterà di contrattare i salari, ebbene, saranno d’accordo gli Indipendenti destrorsi? Saranno d’accordo per una istruzione solo pubblica ( necessitata da una politica di rigore fiscale) l’ Assistenza Sanitaria Nazionale distribuita a tutti et cetera? Insomma basterà un piccola cosa perché salti tutto!
Questo la Merkel lo sa bene e, dunque, non trema affatto! (come vanno sostenendo i media)
Il Rischio: se mai qualcosa del genere dovesse accadere o Tsipras non si sentisse politicamente forte da avversare contestare, bloccare, a Bruxelles, i parrucconi impomatati dell’ostinata austerity stagnante e dimostrasse, invece, incertezza, poca determinazione o dei sequenziali modesti risultati, ebbene, il suo popolo, lo stesso che oggi lo ha votato, se ne scosterebbe.
Chi pensate resusciterebbe dal 6,28% di voti?
Quei falpalà di pelati violenti, frange del peggiore oltranzismo neo-nazista e destabilizzatori che non si porrebbero alcun problema di voti, pochi o molti, e,…semmai avrebbero anche l’appoggio di coloro oggi hanno votato Tsipras.
Forse l’ho fatta nera ma è proprio così che è sempre andata.
Il NERO avanza solo quando il ROSSO si stinge e il POPOLO E’ DISPERATO cercando l’ultima risorsa, anche la più turpe e cupa.
E’ successo in Italia come in mezza Europa e altrove. Il povero Salvini è solo l’esempio ( inadeguato ) di questo fenomeno. Siamo tutti contenti per il successo di Syriza, …è stato un momento di un forte impatto valoriale ed epocale di piena e autentica democrazia,… ma ATTENZIONE!
Di Bruno Pappalardo
Chi sostiene che Syriza il partito comunista greco, ha vinto le proprie elezioni, beh, credo sia in errore. Mi spiego…
Certamente è stato un risultato eccezionale di Alexis Tsipras che ha cercato (comprensibile obiettivo politico) la vittoria piena.
Sapeva bene Alexis che neppure i soli e secchi 151 seggi, (che gli avrebbero dato il potere pieno), sarebbero bastati.
Certamente è stato un risultato eccezionale di Alexis Tsipras che ha cercato (comprensibile obiettivo politico) la vittoria piena.
Sapeva bene Alexis che neppure i soli e secchi 151 seggi, (che gli avrebbero dato il potere pieno), sarebbero bastati.
Sappiamo benissimo noi, in Italia, cosa significa avere un ammontare di voti senza un soprappiù di deputati che possano garantire la piena governabilità. Basta che nasca qualche contrasto nella Maggioranza o la schifosa compravendita di parlamentari che tutto crolla e si lascia cadere il governo generando devastazione, per la quale, occorrerebbero altre elezioni ( ricordo diverse esempi)
Ma questa via non viene mai percorsa e viene abbracciata la peggiore delle soluzioni: le intese, i governi nazionali. Ma vediamo quale panorama si potrebbe prospettare prossimamente:
1. Syriza conquista 149 seggi. Occorre allearsi per raggiungere la governabilità;
2. I moderati democratici di Samaras vengono esclusi perche filo-europei;
3. La scelta di alleati, come ad esempio Alba Dorata viene esclusa perché fascio-nazisti e parte di loro, dopo la scorsa vittoria, sono in già galera; Iniziare così male sarebbe stata, per i propri elettori, una delusione tranciante. (…é possibile solo in Italia per uno sciacquato PD e uno stinto NCD)
4. Si è costretti ad andare, quindi, con tutti i naturali mal di pancia, con la destra di Anel con 13 seggi; nessun’altro perché tutti impegnati a sostenere la vacuità del pensiero tsiprasiano;
2. I moderati democratici di Samaras vengono esclusi perche filo-europei;
3. La scelta di alleati, come ad esempio Alba Dorata viene esclusa perché fascio-nazisti e parte di loro, dopo la scorsa vittoria, sono in già galera; Iniziare così male sarebbe stata, per i propri elettori, una delusione tranciante. (…é possibile solo in Italia per uno sciacquato PD e uno stinto NCD)
4. Si è costretti ad andare, quindi, con tutti i naturali mal di pancia, con la destra di Anel con 13 seggi; nessun’altro perché tutti impegnati a sostenere la vacuità del pensiero tsiprasiano;
Conclusione: Non è affatto un pasticcio all’italiana quello di Alexis, come stantia melassa di destra e sinistra, tuttavia origina una domanda. Dove, invece, potrà arrivare Alexis?
Potrà governare con un alleato oppositore da sempre, il cui unico comune denominatore é la cancellazione del debito UE? Sarà solo questo l’unica cosa che li accumuna?
Quando si tratterà di contrattare i salari, ebbene, saranno d’accordo gli Indipendenti destrorsi? Saranno d’accordo per una istruzione solo pubblica ( necessitata da una politica di rigore fiscale) l’ Assistenza Sanitaria Nazionale distribuita a tutti et cetera? Insomma basterà un piccola cosa perché salti tutto!
Potrà governare con un alleato oppositore da sempre, il cui unico comune denominatore é la cancellazione del debito UE? Sarà solo questo l’unica cosa che li accumuna?
Quando si tratterà di contrattare i salari, ebbene, saranno d’accordo gli Indipendenti destrorsi? Saranno d’accordo per una istruzione solo pubblica ( necessitata da una politica di rigore fiscale) l’ Assistenza Sanitaria Nazionale distribuita a tutti et cetera? Insomma basterà un piccola cosa perché salti tutto!
Questo la Merkel lo sa bene e, dunque, non trema affatto! (come vanno sostenendo i media)
Il Rischio: se mai qualcosa del genere dovesse accadere o Tsipras non si sentisse politicamente forte da avversare contestare, bloccare, a Bruxelles, i parrucconi impomatati dell’ostinata austerity stagnante e dimostrasse, invece, incertezza, poca determinazione o dei sequenziali modesti risultati, ebbene, il suo popolo, lo stesso che oggi lo ha votato, se ne scosterebbe.
Chi pensate resusciterebbe dal 6,28% di voti?
Quei falpalà di pelati violenti, frange del peggiore oltranzismo neo-nazista e destabilizzatori che non si porrebbero alcun problema di voti, pochi o molti, e,…semmai avrebbero anche l’appoggio di coloro oggi hanno votato Tsipras.
Forse l’ho fatta nera ma è proprio così che è sempre andata.
Il NERO avanza solo quando il ROSSO si stinge e il POPOLO E’ DISPERATO cercando l’ultima risorsa, anche la più turpe e cupa.
E’ successo in Italia come in mezza Europa e altrove. Il povero Salvini è solo l’esempio ( inadeguato ) di questo fenomeno. Siamo tutti contenti per il successo di Syriza, …è stato un momento di un forte impatto valoriale ed epocale di piena e autentica democrazia,… ma ATTENZIONE!
GIORNATA DELLA MEMORIA. AFFINCHE' QUEL CHE ACCADDE NON SI RIPETA MAI PIU'.
Di Natale Cuccurese
Oggi giornata della memoria. Si ricordano le vittime dell'Olocausto, delle leggi razziali, le minoranze discriminate e deportate, coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati, nonché tutti i deportati militari e politici nella Germania nazista. In altre parole si ricordano oltre agli ebrei anche le altre minoranze perseguitate, rom, neri e altre "razze inferiori", disabili fisici e mentali, perseguitati politici, testimoni di Geova, omosessuali, disertori, obiettori di coscienza... tutti indistintamente vittime dell'Olocausto.
La celebrazione si svolge oggi in ricordo della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio 1945 ad opera delle truppe sovietiche dell'Armata Rossa.
Fra le vittime molti italiani, anche meridionali. Uno fra tutti il piccolo Sergio de Simone ( nella foto) un bambino napoletano ebreo , massacrato insieme ad altre creature innocenti come lui nel campo di Auschwitz dal dottor Mengele, di cui come PdelSUD abbiamo sostenuto in Commissione Toponomastica, tramite il nostro rappresentante, su proposta del Sindaco Luigi de Magistris la delibera, poi approvata, per la titolazione di un toponimo a Napoli.
Basta ricordare questi nomi vedere in fotografia questi volti, per capire quanto questa giornata sia opportuna per una doverosa ed adeguata riflessione affinchè queste mostruosità non si ripetano, in un periodo in cui si vedono tornare alla luce in Italia, in Europa e nel Mondo pulsioni razziste e xenofobe verso altri popoli, altre etnie, altre razze, altre religioni, altre minoranze.
Credo poi sia utile ricordare l'olocausto anche per richiamare l'assurdità evidente che quel re che firmò le leggi razziali in Italia nel 1938, e che permise pertanto la deportazione verso il genocidio degli ebrei italiani e non solo, è quel Vittorio Emanuele III che ancora oggi ha vergognosamente intitolate in Italia vie, piazze, monumenti. Una contraddizione atroce che segnala l'urgenza di procedere rapidamente ad una rapida cancellazione di queste titolazioni, e noi del PdelSUD ce ne stiamo facendo carico a partire da Napoli grazie ad Andrea Balia, nostro rappresentante in Commissione Toponomastica, per richiamare ad un minimo di coerenza una classe politica che oggi commemora, ma che in realtà in larga parte non solo non ha fatto i conti con la storia, o addirittura la ignora, ma fa il percorso del gambero, se solo pensiamo all'omaggio alle tombe di casa savoia fatto da Napolitano al Pantheon il 17 marzo 2011.
Quando però si arriva a questa data c'è sempre qualcuno, nel mondo sudista e non solo, che tira fuori il "si, però ci sono stati altri massacri e genocidi nella storia". E' purtroppo vero, ma non c'è contrapposizione alcuna, qualsiasi genocidio è un crimine verso l'umanità che non prevede alcun tipo di giustificazione, anzi la memoria va tenuta ben viva affinchè queste mostruosità non si ripetano a danno di nessuno. Nel 2009 infatti il Partito del Sud propose a tal fine, per ricordare i lutti e i massacri subiti dal popolo meridionale, la giornata del 13 febbraio, caduta della fortezza di Gaeta nell'assedio del 1860/61, per una nostra giornata della memoria. Oggi intanto però ricordiamo doverosamente tutte le vittime dell'Olocausto perpetrato dai nazifascisti nel corso della seconda guerra mondiale.
Ben venga pertanto questa giornata della memoria, nell'auspicio che possa servire non solo a far riflettere e ricordare, come doveroso, ma anche a favorire una rilettura storica che faccia ben comprendere alle nuove generazioni chi sono i falsi eroi, alcuni ancora come detto oscenamente celebrati in Italia, e chi i martiri, affinchè la guardia resti alta contro ogni rigurgito razzista perchè quel che accadde non si ripeta mai più.
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Di Natale Cuccurese
Oggi giornata della memoria. Si ricordano le vittime dell'Olocausto, delle leggi razziali, le minoranze discriminate e deportate, coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati, nonché tutti i deportati militari e politici nella Germania nazista. In altre parole si ricordano oltre agli ebrei anche le altre minoranze perseguitate, rom, neri e altre "razze inferiori", disabili fisici e mentali, perseguitati politici, testimoni di Geova, omosessuali, disertori, obiettori di coscienza... tutti indistintamente vittime dell'Olocausto.
La celebrazione si svolge oggi in ricordo della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio 1945 ad opera delle truppe sovietiche dell'Armata Rossa.
Fra le vittime molti italiani, anche meridionali. Uno fra tutti il piccolo Sergio de Simone ( nella foto) un bambino napoletano ebreo , massacrato insieme ad altre creature innocenti come lui nel campo di Auschwitz dal dottor Mengele, di cui come PdelSUD abbiamo sostenuto in Commissione Toponomastica, tramite il nostro rappresentante, su proposta del Sindaco Luigi de Magistris la delibera, poi approvata, per la titolazione di un toponimo a Napoli.
Basta ricordare questi nomi vedere in fotografia questi volti, per capire quanto questa giornata sia opportuna per una doverosa ed adeguata riflessione affinchè queste mostruosità non si ripetano, in un periodo in cui si vedono tornare alla luce in Italia, in Europa e nel Mondo pulsioni razziste e xenofobe verso altri popoli, altre etnie, altre razze, altre religioni, altre minoranze.
Credo poi sia utile ricordare l'olocausto anche per richiamare l'assurdità evidente che quel re che firmò le leggi razziali in Italia nel 1938, e che permise pertanto la deportazione verso il genocidio degli ebrei italiani e non solo, è quel Vittorio Emanuele III che ancora oggi ha vergognosamente intitolate in Italia vie, piazze, monumenti. Una contraddizione atroce che segnala l'urgenza di procedere rapidamente ad una rapida cancellazione di queste titolazioni, e noi del PdelSUD ce ne stiamo facendo carico a partire da Napoli grazie ad Andrea Balia, nostro rappresentante in Commissione Toponomastica, per richiamare ad un minimo di coerenza una classe politica che oggi commemora, ma che in realtà in larga parte non solo non ha fatto i conti con la storia, o addirittura la ignora, ma fa il percorso del gambero, se solo pensiamo all'omaggio alle tombe di casa savoia fatto da Napolitano al Pantheon il 17 marzo 2011.
Quando però si arriva a questa data c'è sempre qualcuno, nel mondo sudista e non solo, che tira fuori il "si, però ci sono stati altri massacri e genocidi nella storia". E' purtroppo vero, ma non c'è contrapposizione alcuna, qualsiasi genocidio è un crimine verso l'umanità che non prevede alcun tipo di giustificazione, anzi la memoria va tenuta ben viva affinchè queste mostruosità non si ripetano a danno di nessuno. Nel 2009 infatti il Partito del Sud propose a tal fine, per ricordare i lutti e i massacri subiti dal popolo meridionale, la giornata del 13 febbraio, caduta della fortezza di Gaeta nell'assedio del 1860/61, per una nostra giornata della memoria. Oggi intanto però ricordiamo doverosamente tutte le vittime dell'Olocausto perpetrato dai nazifascisti nel corso della seconda guerra mondiale.
Ben venga pertanto questa giornata della memoria, nell'auspicio che possa servire non solo a far riflettere e ricordare, come doveroso, ma anche a favorire una rilettura storica che faccia ben comprendere alle nuove generazioni chi sono i falsi eroi, alcuni ancora come detto oscenamente celebrati in Italia, e chi i martiri, affinchè la guardia resti alta contro ogni rigurgito razzista perchè quel che accadde non si ripeta mai più.
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lunedì 26 gennaio 2015
LA GRECIA CAMBIA PAGINA E FA TORNARE IL SORRISO AI POPOLI EUROPEI...E ANCHE A CHI PUR NON C'ENTRANDO NULLA CERCA DI METTERE CAPPELLO.
Di Natale Cuccurese
L'ormai nota notizia della vittoria di Tsipras non può che essere salutata positivamente da chi, come noi, spera che il fronte progressista italiano possa trovare l' ispirazione per superare le "secche" renziane e riprendere slancio.
Lo stesso vale per l'Europa che necessariamente deve capire che se vuole realmente rispondere agli auspici dei suoi padri fondatori e riportare la fiducia fra i cittadini, deve necessariamente superare le politiche tedesche di austerity, ispirate ad una visione punitiva contro le nazioni "cicala" del Sud Europa, e trasformarsi da un'Europa dei banchieri e dei burocrati ad un'Europa dei popoli.
In caso contrario la fine di questa esperienza sarà inevitabile.
La lezione che ci fornisce la Grecia è quindi sia verso l' Europa che verso la sinistra, italiana in particolare.
Sinistra che seppur portatrice di ideali radicati nella tradizione ha bisogno di nuovi uomini e linguaggi, rinnovando anche i propri leader e superando le vecchie parole d'ordine ormai desuete, soprattutto fra i più giovani.
Bisogna ripartire con una sinistra che superi di slancio l'ormai logora esperienza attuale e che, seppur radicata alla propria storia e valori, proponga linguaggi e simboli alternativi più attuali.
A sinistra del sempre più litigioso PD, che cerca persino di mettere cappello sulla vittoria di Tsipras, si aprono ampie praterie.
L'auspicio è che possa nascere a sinistra un contenitore che, unendo esperienze diverse, ma sulla base di quanto sopra esposto, possa dare seguito anche in Italia all'esperienza greca.
Certo la voglia di un cambiamento vero e radicale è tanta, ma bisogna evitare di ripetere le più recenti esperienze della sinistra radicale, anche elettorali, che hanno mostrato tutti i limiti di un'interpretazione ormai storicamente superata nel linguaggio e nella leadership. Inoltre e soprattutto che la sinistra italiana riscopra la questione meridionale, diventi anche meridionalista e supporti le battaglie, anche territoriali, che da sole possono portare il Sud ed il fronte progressista a riprendere quella centralità indispensabile nel dibattito politico italiano. Per superare l'attuale stato comatoso di una sinistra e di una politica italiana che non sa far di meglio che patti scellerati pur di procastinare la propria presa di potere, in barba alla logica, alla decenza e confidando nella sopportazione di un popolo che però finalmente inizia a mostrare segnali di insofferenza verso questo modo di governare.
In altre parole anche a sinistra c'è l'estrema necessità di ripartire da Sud!
Infine nel microcosmo sudista, dopo un'improvvisa accelerata a sinistra di alcuni che da sempre dicevano di essere distanti da destra e sinistra, nel solito triste tentativo di metter cappello su qualcosa di vincente, il vento da stamane è già cambiato. E' bastata la notizia dell'accordo di Syriza con il partito Greci Indipendenti per scatenare il malcelato entusiasmo unanimista.
Ennesima dimostrazione di come l'unanimista abbia quasi sempre il cuore che palpita a destra...anche quando cerca di accreditarsi a sinistra...
Ovviamente la notizia ben si adatta ai loro proclami, e se non si adatta del tutto la adattano loro.
Nessuno fa però notare che in realtà qui ci sono due partiti ben distinti, uno con forte connotazione a sinistra e uno a destra, che semplicemente condividono pragmaticamente, e nelle comuni intenzioni per il bene della Grecia, un tratto di percorso all’insegna del no all’austerità e della rinegoziazione delle politiche con la Ue. Poco importa in questo momento che su altri temi, come immigrazione e diritti civili, i due partiti si trovino su posizioni diametralmente opposte. Addirittura il leader Panos Kammenos, del partito Greci Indipendenti (Anel ) già dichiara apertamente che affrontati e risolti i temi condivisi i due "alleati" torneranno a litigare.
Insomma siamo a tutt'altra cosa rispetto a quanto propongono gli unanimisti sudisti e cioè un'indistinta melassa, un brodo primordiale, dove dentro c'è di tutto, la destra, la sinistra, il centro, il legittimista e il "giacobino"... altro che Grecia...
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Di Natale Cuccurese
L'ormai nota notizia della vittoria di Tsipras non può che essere salutata positivamente da chi, come noi, spera che il fronte progressista italiano possa trovare l' ispirazione per superare le "secche" renziane e riprendere slancio.
Lo stesso vale per l'Europa che necessariamente deve capire che se vuole realmente rispondere agli auspici dei suoi padri fondatori e riportare la fiducia fra i cittadini, deve necessariamente superare le politiche tedesche di austerity, ispirate ad una visione punitiva contro le nazioni "cicala" del Sud Europa, e trasformarsi da un'Europa dei banchieri e dei burocrati ad un'Europa dei popoli.
In caso contrario la fine di questa esperienza sarà inevitabile.
La lezione che ci fornisce la Grecia è quindi sia verso l' Europa che verso la sinistra, italiana in particolare.
Sinistra che seppur portatrice di ideali radicati nella tradizione ha bisogno di nuovi uomini e linguaggi, rinnovando anche i propri leader e superando le vecchie parole d'ordine ormai desuete, soprattutto fra i più giovani.
Bisogna ripartire con una sinistra che superi di slancio l'ormai logora esperienza attuale e che, seppur radicata alla propria storia e valori, proponga linguaggi e simboli alternativi più attuali.
A sinistra del sempre più litigioso PD, che cerca persino di mettere cappello sulla vittoria di Tsipras, si aprono ampie praterie.
L'auspicio è che possa nascere a sinistra un contenitore che, unendo esperienze diverse, ma sulla base di quanto sopra esposto, possa dare seguito anche in Italia all'esperienza greca.
Certo la voglia di un cambiamento vero e radicale è tanta, ma bisogna evitare di ripetere le più recenti esperienze della sinistra radicale, anche elettorali, che hanno mostrato tutti i limiti di un'interpretazione ormai storicamente superata nel linguaggio e nella leadership. Inoltre e soprattutto che la sinistra italiana riscopra la questione meridionale, diventi anche meridionalista e supporti le battaglie, anche territoriali, che da sole possono portare il Sud ed il fronte progressista a riprendere quella centralità indispensabile nel dibattito politico italiano. Per superare l'attuale stato comatoso di una sinistra e di una politica italiana che non sa far di meglio che patti scellerati pur di procastinare la propria presa di potere, in barba alla logica, alla decenza e confidando nella sopportazione di un popolo che però finalmente inizia a mostrare segnali di insofferenza verso questo modo di governare.
In altre parole anche a sinistra c'è l'estrema necessità di ripartire da Sud!
Infine nel microcosmo sudista, dopo un'improvvisa accelerata a sinistra di alcuni che da sempre dicevano di essere distanti da destra e sinistra, nel solito triste tentativo di metter cappello su qualcosa di vincente, il vento da stamane è già cambiato. E' bastata la notizia dell'accordo di Syriza con il partito Greci Indipendenti per scatenare il malcelato entusiasmo unanimista.
Ennesima dimostrazione di come l'unanimista abbia quasi sempre il cuore che palpita a destra...anche quando cerca di accreditarsi a sinistra...
Ovviamente la notizia ben si adatta ai loro proclami, e se non si adatta del tutto la adattano loro.
Nessuno fa però notare che in realtà qui ci sono due partiti ben distinti, uno con forte connotazione a sinistra e uno a destra, che semplicemente condividono pragmaticamente, e nelle comuni intenzioni per il bene della Grecia, un tratto di percorso all’insegna del no all’austerità e della rinegoziazione delle politiche con la Ue. Poco importa in questo momento che su altri temi, come immigrazione e diritti civili, i due partiti si trovino su posizioni diametralmente opposte. Addirittura il leader Panos Kammenos, del partito Greci Indipendenti (Anel ) già dichiara apertamente che affrontati e risolti i temi condivisi i due "alleati" torneranno a litigare.
Insomma siamo a tutt'altra cosa rispetto a quanto propongono gli unanimisti sudisti e cioè un'indistinta melassa, un brodo primordiale, dove dentro c'è di tutto, la destra, la sinistra, il centro, il legittimista e il "giacobino"... altro che Grecia...
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domenica 25 gennaio 2015
IL NAZARENZISMO
Di Bruno Pappalardo
Ma chi l’ha detto che il nuovo Presidente della Repubblica debba essere condiviso.
Ma chi ha detto che debba essere concertato con tutto l’arco parlamentare?
Ma chi ha detto che debba essere una volta secco e una volta chiatto?
Ma chi se l’è inventata sta cosa? E perché?
Pare che da “sempre” ( in passato) si debba fare così, ossia che le minoranze s’accordino con la maggioranza in Aula o fuori d’Essa, altrimenti non verrebbe fatto l’interesse del paese, del popolo.
Poteva essere, “semmai”, una volta quando i deputati venivano eletti nel propri collegi per la Prima Camera o per il Senato; Beh, allora, …forse, poteva avere anche un senso. Ma oggi, il mandato parlamentare non è più legato alla scelta degli elettori, non ne hanno più la delega, sono cani sciolti, come Scilipoti o De Gregori o Razzi e tanti altri che continuano a cambiare casacca per i propri fini e interessi personali .
Ammesso che, in un presunto e non credibile rispetto del concetto di “democrazia” (ricordo significa, per la nostra costituzione “ governo della sovranità popolare” ) venisse auspicato il maggior numero possibile di intese e conformità tra tutti i deputati delle camere, ebbene, questa dovrebbe essere una spontanea e autonoma partecipazione dei partiti.
E’ accaduto in passato , dopo, numerosi tentativi, di non pervenire ad una sollecita nomina del Capo dello Stato.
Forse, allora era giusto tecnicamente confrontarsi e con civile concordia, accordarsi. Ma neppure!
Altra cosa, tuttavia, è concertare, decidere, circa “un anno prima”, - il maneggio contro ogni principio costituzionale e dietro l’inconsapevolezza degli italiani - la qualità e quantità di riforme, tutte mutuate dalla condizionante scelta, beneficiante, del Nuovo Presidente perché costui, potesse, giunto al Colle più nobile, abbuonare gli oneri mai pagati di processi e malversazione di ogni genere, da pregiudicati e uomini di corte e lecca…i, tutto, alla facciaccia del popolo italiano.
Vogliono, dunque, far presto perché costui (Presidente della Repubblica) possa sciogliere le Camere e giungere alle urna. (la giostra dei nomi è una trastole mediatica e strumentale)
Perché? Perché quel figlio di “NN” ( Nuovo Nazareno, …il vecchio moltiplicava i pani, il Nuovo solo le tozzole dure e la fame ) pare stia perdendo colpi.
La percentuale di italiani che lo avevano inizialmente sostenuto con una sola consultazione in “primarie” stanno riducendosi e bisogna che ci si accordi.
Insomma il “figlio di NN”, per adesso ha paura. Ha paura di perdere. Pensa ai dissidenti di FI e quelli che della sua parte che non l’hanno sostenuto durante il “Salva Italia”. Trema anche se mostra calma.
Ma chi rabbrividisce veramente è il Sud!
Quanto vale in termini di vantaggio, di negozio, l’elezione del Presidente dello Stato?
Ad occhio e croce, NULLA!
Al SUD non serve! Al Sud occorre sapere dei nuovi governatori regionali, dei sindaci, dei presidenti circoscrizionali, degli uomini giusti sul territorio perché si controlli, si investighi, si fermino corruzioni e collusioni. Occorre sapere e ricercare uomini giusti ma soprattutto onesti e ce ne sono,… eccome!
Alcuni sono stati trovati!
Il Sud può contare di sollevarsi dalle sabbie mobili, dove siamo stati spinti, a sa a chi chiedere la cima per cingerci la vita e risalire dall’ insidioso pantano e ricolmare il fosso di nuove bianche radici.
SI RIPARTE DAL SUD.
Ma chi ha detto che debba essere concertato con tutto l’arco parlamentare?
Ma chi ha detto che debba essere una volta secco e una volta chiatto?
Ma chi se l’è inventata sta cosa? E perché?
Pare che da “sempre” ( in passato) si debba fare così, ossia che le minoranze s’accordino con la maggioranza in Aula o fuori d’Essa, altrimenti non verrebbe fatto l’interesse del paese, del popolo.
Poteva essere, “semmai”, una volta quando i deputati venivano eletti nel propri collegi per la Prima Camera o per il Senato; Beh, allora, …forse, poteva avere anche un senso. Ma oggi, il mandato parlamentare non è più legato alla scelta degli elettori, non ne hanno più la delega, sono cani sciolti, come Scilipoti o De Gregori o Razzi e tanti altri che continuano a cambiare casacca per i propri fini e interessi personali .
Ammesso che, in un presunto e non credibile rispetto del concetto di “democrazia” (ricordo significa, per la nostra costituzione “ governo della sovranità popolare” ) venisse auspicato il maggior numero possibile di intese e conformità tra tutti i deputati delle camere, ebbene, questa dovrebbe essere una spontanea e autonoma partecipazione dei partiti.
E’ accaduto in passato , dopo, numerosi tentativi, di non pervenire ad una sollecita nomina del Capo dello Stato.
Forse, allora era giusto tecnicamente confrontarsi e con civile concordia, accordarsi. Ma neppure!
Altra cosa, tuttavia, è concertare, decidere, circa “un anno prima”, - il maneggio contro ogni principio costituzionale e dietro l’inconsapevolezza degli italiani - la qualità e quantità di riforme, tutte mutuate dalla condizionante scelta, beneficiante, del Nuovo Presidente perché costui, potesse, giunto al Colle più nobile, abbuonare gli oneri mai pagati di processi e malversazione di ogni genere, da pregiudicati e uomini di corte e lecca…i, tutto, alla facciaccia del popolo italiano.
Vogliono, dunque, far presto perché costui (Presidente della Repubblica) possa sciogliere le Camere e giungere alle urna. (la giostra dei nomi è una trastole mediatica e strumentale)
Perché? Perché quel figlio di “NN” ( Nuovo Nazareno, …il vecchio moltiplicava i pani, il Nuovo solo le tozzole dure e la fame ) pare stia perdendo colpi.
La percentuale di italiani che lo avevano inizialmente sostenuto con una sola consultazione in “primarie” stanno riducendosi e bisogna che ci si accordi.
Insomma il “figlio di NN”, per adesso ha paura. Ha paura di perdere. Pensa ai dissidenti di FI e quelli che della sua parte che non l’hanno sostenuto durante il “Salva Italia”. Trema anche se mostra calma.
Ma chi rabbrividisce veramente è il Sud!
Quanto vale in termini di vantaggio, di negozio, l’elezione del Presidente dello Stato?
Ad occhio e croce, NULLA!
Al SUD non serve! Al Sud occorre sapere dei nuovi governatori regionali, dei sindaci, dei presidenti circoscrizionali, degli uomini giusti sul territorio perché si controlli, si investighi, si fermino corruzioni e collusioni. Occorre sapere e ricercare uomini giusti ma soprattutto onesti e ce ne sono,… eccome!
Alcuni sono stati trovati!
Il Sud può contare di sollevarsi dalle sabbie mobili, dove siamo stati spinti, a sa a chi chiedere la cima per cingerci la vita e risalire dall’ insidioso pantano e ricolmare il fosso di nuove bianche radici.
SI RIPARTE DAL SUD.
Di Bruno Pappalardo
Ma chi l’ha detto che il nuovo Presidente della Repubblica debba essere condiviso.
Ma chi ha detto che debba essere concertato con tutto l’arco parlamentare?
Ma chi ha detto che debba essere una volta secco e una volta chiatto?
Ma chi se l’è inventata sta cosa? E perché?
Pare che da “sempre” ( in passato) si debba fare così, ossia che le minoranze s’accordino con la maggioranza in Aula o fuori d’Essa, altrimenti non verrebbe fatto l’interesse del paese, del popolo.
Poteva essere, “semmai”, una volta quando i deputati venivano eletti nel propri collegi per la Prima Camera o per il Senato; Beh, allora, …forse, poteva avere anche un senso. Ma oggi, il mandato parlamentare non è più legato alla scelta degli elettori, non ne hanno più la delega, sono cani sciolti, come Scilipoti o De Gregori o Razzi e tanti altri che continuano a cambiare casacca per i propri fini e interessi personali .
Ammesso che, in un presunto e non credibile rispetto del concetto di “democrazia” (ricordo significa, per la nostra costituzione “ governo della sovranità popolare” ) venisse auspicato il maggior numero possibile di intese e conformità tra tutti i deputati delle camere, ebbene, questa dovrebbe essere una spontanea e autonoma partecipazione dei partiti.
E’ accaduto in passato , dopo, numerosi tentativi, di non pervenire ad una sollecita nomina del Capo dello Stato.
Forse, allora era giusto tecnicamente confrontarsi e con civile concordia, accordarsi. Ma neppure!
Altra cosa, tuttavia, è concertare, decidere, circa “un anno prima”, - il maneggio contro ogni principio costituzionale e dietro l’inconsapevolezza degli italiani - la qualità e quantità di riforme, tutte mutuate dalla condizionante scelta, beneficiante, del Nuovo Presidente perché costui, potesse, giunto al Colle più nobile, abbuonare gli oneri mai pagati di processi e malversazione di ogni genere, da pregiudicati e uomini di corte e lecca…i, tutto, alla facciaccia del popolo italiano.
Vogliono, dunque, far presto perché costui (Presidente della Repubblica) possa sciogliere le Camere e giungere alle urna. (la giostra dei nomi è una trastole mediatica e strumentale)
Perché? Perché quel figlio di “NN” ( Nuovo Nazareno, …il vecchio moltiplicava i pani, il Nuovo solo le tozzole dure e la fame ) pare stia perdendo colpi.
La percentuale di italiani che lo avevano inizialmente sostenuto con una sola consultazione in “primarie” stanno riducendosi e bisogna che ci si accordi.
Insomma il “figlio di NN”, per adesso ha paura. Ha paura di perdere. Pensa ai dissidenti di FI e quelli che della sua parte che non l’hanno sostenuto durante il “Salva Italia”. Trema anche se mostra calma.
Ma chi rabbrividisce veramente è il Sud!
Quanto vale in termini di vantaggio, di negozio, l’elezione del Presidente dello Stato?
Ad occhio e croce, NULLA!
Al SUD non serve! Al Sud occorre sapere dei nuovi governatori regionali, dei sindaci, dei presidenti circoscrizionali, degli uomini giusti sul territorio perché si controlli, si investighi, si fermino corruzioni e collusioni. Occorre sapere e ricercare uomini giusti ma soprattutto onesti e ce ne sono,… eccome!
Alcuni sono stati trovati!
Il Sud può contare di sollevarsi dalle sabbie mobili, dove siamo stati spinti, a sa a chi chiedere la cima per cingerci la vita e risalire dall’ insidioso pantano e ricolmare il fosso di nuove bianche radici.
SI RIPARTE DAL SUD.
Ma chi ha detto che debba essere concertato con tutto l’arco parlamentare?
Ma chi ha detto che debba essere una volta secco e una volta chiatto?
Ma chi se l’è inventata sta cosa? E perché?
Pare che da “sempre” ( in passato) si debba fare così, ossia che le minoranze s’accordino con la maggioranza in Aula o fuori d’Essa, altrimenti non verrebbe fatto l’interesse del paese, del popolo.
Poteva essere, “semmai”, una volta quando i deputati venivano eletti nel propri collegi per la Prima Camera o per il Senato; Beh, allora, …forse, poteva avere anche un senso. Ma oggi, il mandato parlamentare non è più legato alla scelta degli elettori, non ne hanno più la delega, sono cani sciolti, come Scilipoti o De Gregori o Razzi e tanti altri che continuano a cambiare casacca per i propri fini e interessi personali .
Ammesso che, in un presunto e non credibile rispetto del concetto di “democrazia” (ricordo significa, per la nostra costituzione “ governo della sovranità popolare” ) venisse auspicato il maggior numero possibile di intese e conformità tra tutti i deputati delle camere, ebbene, questa dovrebbe essere una spontanea e autonoma partecipazione dei partiti.
E’ accaduto in passato , dopo, numerosi tentativi, di non pervenire ad una sollecita nomina del Capo dello Stato.
Forse, allora era giusto tecnicamente confrontarsi e con civile concordia, accordarsi. Ma neppure!
Altra cosa, tuttavia, è concertare, decidere, circa “un anno prima”, - il maneggio contro ogni principio costituzionale e dietro l’inconsapevolezza degli italiani - la qualità e quantità di riforme, tutte mutuate dalla condizionante scelta, beneficiante, del Nuovo Presidente perché costui, potesse, giunto al Colle più nobile, abbuonare gli oneri mai pagati di processi e malversazione di ogni genere, da pregiudicati e uomini di corte e lecca…i, tutto, alla facciaccia del popolo italiano.
Vogliono, dunque, far presto perché costui (Presidente della Repubblica) possa sciogliere le Camere e giungere alle urna. (la giostra dei nomi è una trastole mediatica e strumentale)
Perché? Perché quel figlio di “NN” ( Nuovo Nazareno, …il vecchio moltiplicava i pani, il Nuovo solo le tozzole dure e la fame ) pare stia perdendo colpi.
La percentuale di italiani che lo avevano inizialmente sostenuto con una sola consultazione in “primarie” stanno riducendosi e bisogna che ci si accordi.
Insomma il “figlio di NN”, per adesso ha paura. Ha paura di perdere. Pensa ai dissidenti di FI e quelli che della sua parte che non l’hanno sostenuto durante il “Salva Italia”. Trema anche se mostra calma.
Ma chi rabbrividisce veramente è il Sud!
Quanto vale in termini di vantaggio, di negozio, l’elezione del Presidente dello Stato?
Ad occhio e croce, NULLA!
Al SUD non serve! Al Sud occorre sapere dei nuovi governatori regionali, dei sindaci, dei presidenti circoscrizionali, degli uomini giusti sul territorio perché si controlli, si investighi, si fermino corruzioni e collusioni. Occorre sapere e ricercare uomini giusti ma soprattutto onesti e ce ne sono,… eccome!
Alcuni sono stati trovati!
Il Sud può contare di sollevarsi dalle sabbie mobili, dove siamo stati spinti, a sa a chi chiedere la cima per cingerci la vita e risalire dall’ insidioso pantano e ricolmare il fosso di nuove bianche radici.
SI RIPARTE DAL SUD.
sabato 24 gennaio 2015
La sinistra tra opportunità e possibili ennesimi naufragi
E’ un periodo storico particolare quello che stiamo vivendo in Italia con un partito, quello Democratico, proveniente da sinistra che meno di un anno fa otteneva il suo risultato storico maggiore (in percentuale) andando oltre il 40% e che oggi in molti faticano a definire come partito di sinistra.
Il “renzismo”, dopo il “berlusconismo”, rientra in quelle categorie tutte italiane della politica nelle quali non è possibile definire effettivamente in quale area politica si collochi una formazione.
In tutta Europa c’è una sinistra, che alcuni definiscono radicale, che sta risalendo la china, anzi, che sta divenendo punto di riferimento per tutti coloro i quali da questa Europa delle austerità, dei bilanci e della finanza sta ricevendo solo disperazione e nessuna possibilità di scorgere un orizzonte.
Per citare solo due esempi la Spagna con “Podemos” e la Grecia con “Tsipras” stanno provando a rispondere a un’Europa che pensa di governare l’economia e i popoli con “i parametri” da rispettare e non con la tutela della dignità dei propri cittadini. Ma queste due esperienze di sinistra pur radicate nella tradizione e nei valori della sinistra tradizionale hanno uomini e linguaggi nuovi in grado di parlare alle nuove generazioni come alle vecchie senza entrare in una retorica che sa di ’900 se non di ’800.
Queste formazioni politiche vicine a noi perché nate sulle sponde del Mediterraneo e, per molti europei del nord, palla al piede dell’Europa delle banche e dei popoli “efficienti”, affondano le loro radici tra la gente, nei movimenti di vario genere, tra le categorie sociali più diverse che vanno dagli operai, alla classe media e “pubblica” e anche tra tutti coloro che hanno un’attività privata perché hanno dovuto puntare a un’autoccupazione che però non garantisce necessariamente un futuro affogando in un mare di tasse e adempimenti.
Anche in Italia, visti gli spazi enormi che il PD sta lasciando alla sua sinistra e anche al suo interno visto che il suo humus è più un efficientismo tecnocratico e anglosassone che una serie di valori e di attenzioni rivolte alla persona, anche in Italia, dicevo ci sarebbero spazi enormi, praterie intere per una formazione alla spagnola e ancor più alla greca.
Ma in Italia c’è un grande problema, c’è il problema di una serie di sigle e di gruppi (quasi sbandati) reduci dalle tante diaspore comuniste che pensano ancora che sia possibile fondare un partito,un movimento nuovo alla Tsipras facendo la somma delle tante sigle, anzi facendo semplici cartelli elettorali che affondano poi le loro radici e peggio ancora la loro comunicazione in categorie e classi sociali che non esistono più.
Se è vero come è vero che la cosiddetta “classe operaia” esiste ancora e come sempre accade è tra le più colpite anche ai giorni nostri, la nostra società vede una marea di gente, di giovani che non hanno lavoro e peggio ancora prospettive per il futuro, aree del Paese completamente abbandonate a sé stesse nelle quali i dati già pessimi nazionali diventano angoscianti, un popolo di partite IVA piccole o piccolissime che hanno dovuto fare questa scelta non perché “capitalisti” o “borghesi”, ma perché hanno provato a dare risposta alla loro disperazione, un’economia di mercato che non andrebbe combattuta, ma riformata apportando dei correttivi per poterla rendere “sostenibile”,eccetera, eccetera. Una sinistra che abbia una visione si Europa diversa, non anti o Europeista, ma con un proprio progetto di Europa che vada oltre i semplici interessi dei singoli stati… Ecco in tutto ciò i linguaggi e le politiche della sinistra radicale italiana non ancora si aggiornano e si sintonizzano con questo terzo millennio.
Rischia, nonostante la grande opportunità che la congiuntura politica concede, di naufragare ancora, come è sempre successo in questi anni con i tentativi della Lista Ingroia o della stessa lista Tsipras italiana lo scorso anno.
C’è bisogno di qualcosa di diverso dal modernismo parolaio alla Renzi che comunque ha svuotato di contenuti sociali e politici il PD, ma anche di diverso rispetto ai linguaggi vetero militanti al massimo riconducibili alle battaglie del ’68 e dei successivi anni ’70.
Il mondo è cambiato, i giovani sono cambiati, i linguaggi sono altri. Se non ci si riesce a sintonizzare la sinistra rischia ancora una volta di far ridere i polli e di restare al palo rispetto anche a una destra alla Le Pen che prenderà voti a man bassa pescando proprio nelle paure di ciascuno di noi.
Non trascurerei poi un suggerimento da meridionale, penso che la la sinistra debba diventare anche un po’ meridionalista e cioè attenta alle periferie, ai territori, a terre che hanno vocazioni e morfologie differenti, a luoghi che vivono nel mediterraneo e che possono vivere del Mediterraneo.
Altrimenti sarà naufragio.
Pubblicato anche da Zeroventiquattro.it
.
E’ un periodo storico particolare quello che stiamo vivendo in Italia con un partito, quello Democratico, proveniente da sinistra che meno di un anno fa otteneva il suo risultato storico maggiore (in percentuale) andando oltre il 40% e che oggi in molti faticano a definire come partito di sinistra.
Il “renzismo”, dopo il “berlusconismo”, rientra in quelle categorie tutte italiane della politica nelle quali non è possibile definire effettivamente in quale area politica si collochi una formazione.
In tutta Europa c’è una sinistra, che alcuni definiscono radicale, che sta risalendo la china, anzi, che sta divenendo punto di riferimento per tutti coloro i quali da questa Europa delle austerità, dei bilanci e della finanza sta ricevendo solo disperazione e nessuna possibilità di scorgere un orizzonte.
Per citare solo due esempi la Spagna con “Podemos” e la Grecia con “Tsipras” stanno provando a rispondere a un’Europa che pensa di governare l’economia e i popoli con “i parametri” da rispettare e non con la tutela della dignità dei propri cittadini. Ma queste due esperienze di sinistra pur radicate nella tradizione e nei valori della sinistra tradizionale hanno uomini e linguaggi nuovi in grado di parlare alle nuove generazioni come alle vecchie senza entrare in una retorica che sa di ’900 se non di ’800.
Queste formazioni politiche vicine a noi perché nate sulle sponde del Mediterraneo e, per molti europei del nord, palla al piede dell’Europa delle banche e dei popoli “efficienti”, affondano le loro radici tra la gente, nei movimenti di vario genere, tra le categorie sociali più diverse che vanno dagli operai, alla classe media e “pubblica” e anche tra tutti coloro che hanno un’attività privata perché hanno dovuto puntare a un’autoccupazione che però non garantisce necessariamente un futuro affogando in un mare di tasse e adempimenti.
Anche in Italia, visti gli spazi enormi che il PD sta lasciando alla sua sinistra e anche al suo interno visto che il suo humus è più un efficientismo tecnocratico e anglosassone che una serie di valori e di attenzioni rivolte alla persona, anche in Italia, dicevo ci sarebbero spazi enormi, praterie intere per una formazione alla spagnola e ancor più alla greca.
Ma in Italia c’è un grande problema, c’è il problema di una serie di sigle e di gruppi (quasi sbandati) reduci dalle tante diaspore comuniste che pensano ancora che sia possibile fondare un partito,un movimento nuovo alla Tsipras facendo la somma delle tante sigle, anzi facendo semplici cartelli elettorali che affondano poi le loro radici e peggio ancora la loro comunicazione in categorie e classi sociali che non esistono più.
Se è vero come è vero che la cosiddetta “classe operaia” esiste ancora e come sempre accade è tra le più colpite anche ai giorni nostri, la nostra società vede una marea di gente, di giovani che non hanno lavoro e peggio ancora prospettive per il futuro, aree del Paese completamente abbandonate a sé stesse nelle quali i dati già pessimi nazionali diventano angoscianti, un popolo di partite IVA piccole o piccolissime che hanno dovuto fare questa scelta non perché “capitalisti” o “borghesi”, ma perché hanno provato a dare risposta alla loro disperazione, un’economia di mercato che non andrebbe combattuta, ma riformata apportando dei correttivi per poterla rendere “sostenibile”,eccetera, eccetera. Una sinistra che abbia una visione si Europa diversa, non anti o Europeista, ma con un proprio progetto di Europa che vada oltre i semplici interessi dei singoli stati… Ecco in tutto ciò i linguaggi e le politiche della sinistra radicale italiana non ancora si aggiornano e si sintonizzano con questo terzo millennio.
Rischia, nonostante la grande opportunità che la congiuntura politica concede, di naufragare ancora, come è sempre successo in questi anni con i tentativi della Lista Ingroia o della stessa lista Tsipras italiana lo scorso anno.
C’è bisogno di qualcosa di diverso dal modernismo parolaio alla Renzi che comunque ha svuotato di contenuti sociali e politici il PD, ma anche di diverso rispetto ai linguaggi vetero militanti al massimo riconducibili alle battaglie del ’68 e dei successivi anni ’70.
Il mondo è cambiato, i giovani sono cambiati, i linguaggi sono altri. Se non ci si riesce a sintonizzare la sinistra rischia ancora una volta di far ridere i polli e di restare al palo rispetto anche a una destra alla Le Pen che prenderà voti a man bassa pescando proprio nelle paure di ciascuno di noi.
Non trascurerei poi un suggerimento da meridionale, penso che la la sinistra debba diventare anche un po’ meridionalista e cioè attenta alle periferie, ai territori, a terre che hanno vocazioni e morfologie differenti, a luoghi che vivono nel mediterraneo e che possono vivere del Mediterraneo.
Altrimenti sarà naufragio.
Pubblicato anche da Zeroventiquattro.it
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mercoledì 21 gennaio 2015
Il Meridionalismo,i valori e le ideologie…L'articolo di Gennaio 2015 di Andrea Balìa per WebNapoli24.com...
E’ da tempo, almeno qualche anno, che bisognerebbe chiarire un po’ di cose riguardo al cosiddetto Meridionalismo. Innanzitutto intendersi sul termine diremmo abusato in tutte le salse. Chiunque parli di Sud diventa in automatico meridionalista.
Il Meridionalismo come corrente di pensiero ed azione nacque subito dopo l’avvento dell’Unità d’Italia per interessarsi delle sorti del Sud, ovvero meridione d’Italia (in termini solo d’identificazione geografica e non di minoritarismo ideologico),dei torti subiti in queste terre, di analisi dello status quo e di pro positività in termini di soluzioni indirizzate a restituire dignità, pari condizioni e opportunità in un rapporto equanime con gli altri territori e zone del paese.
Padri fondanti di questo pensiero e percorso politico furono politici di grande spessore, anche letterario, come Antonio Gramsci fino ad arrivare all’irpino Guido Dorso alla metà del secolo scorso. Con altri come Gaetano Salvemini, che pur non specificatamente e solo meridionalisti produssero comunque analisi che si possono definire integrative ed apportatrici di riflessioni sinergiche e/o utili alla definizione del pensiero e della proposta politica.
Da un trentennio ormai, con la riscoperta della verità storica sia preunitaria che degli accadimenti sull’unità, eventi e conseguenze c’è stata la fioritura di associazioni culturali,gruppi,movimenti che hanno prodotto un pensiero con varie sfaccettature dai caratteri nostalgici,rivendicativi, separatisti, anche talvolta filomonarchici, spesso con un humus reazionario e generalista che avrebbero fatto impallidire figure come Gramsci.
Incasellare tutto sotto il termine “meridionalismo” appare pressappochista ed improprio e che potremmo altresì appellare,in modo non dispregiativo ma più attinente, come “sudista”.
L’aria di antipolitica imperante agevola la non nitidezza di posizionamento in una ricerca d’un ”sesso degli angeli” al di sopra di tutto, contestando valori d’appartenenza e ideologici,e commettendo in primis l’errore di condannare la politica in sè anzicchè i cattivi interpreti e la loro cattiva politica.
Le ideologie del secolo scorso sono quasi certamente defunte ma non i valori di riferimento.
Ogni posto del mondo è pieno di progressisti e conservatori, democratici e repubblicani,non si riesce a capire per quale divino arcano solo il sud dell’Italia dovrebbe produrre un’ipotesi politica in cui inglobare, in un’arca di Noè, tutto e il contrario di tutto, unico posto al mondo.
I valori non sono morti e da una parte propongono tolleranza, inclusione,solidarietà, un’eguaglianza sociale ed economica quanto più attendibile e praticabile, e dall’altra tradizione, individualismo, conservazione, ordinamento sociale ed economico in un’ottica più gerarchica.
Ovviamente e, non negativamente, alcuni punti sono tangenti e/o compatibilmente integrabili reciprocamente, ma far finta che ciò sia nascondibile, superabile aprioristicamente è illusorio e il concetto del “siamo tutti meridionalisti” oggettivamente non regge e non convince,oltre ad essere etimologicamente errato!
Andrea Balìa
Fonte: http://www.webnapoli24.it/
.
E’ da tempo, almeno qualche anno, che bisognerebbe chiarire un po’ di cose riguardo al cosiddetto Meridionalismo. Innanzitutto intendersi sul termine diremmo abusato in tutte le salse. Chiunque parli di Sud diventa in automatico meridionalista.
Il Meridionalismo come corrente di pensiero ed azione nacque subito dopo l’avvento dell’Unità d’Italia per interessarsi delle sorti del Sud, ovvero meridione d’Italia (in termini solo d’identificazione geografica e non di minoritarismo ideologico),dei torti subiti in queste terre, di analisi dello status quo e di pro positività in termini di soluzioni indirizzate a restituire dignità, pari condizioni e opportunità in un rapporto equanime con gli altri territori e zone del paese.
Padri fondanti di questo pensiero e percorso politico furono politici di grande spessore, anche letterario, come Antonio Gramsci fino ad arrivare all’irpino Guido Dorso alla metà del secolo scorso. Con altri come Gaetano Salvemini, che pur non specificatamente e solo meridionalisti produssero comunque analisi che si possono definire integrative ed apportatrici di riflessioni sinergiche e/o utili alla definizione del pensiero e della proposta politica.
Da un trentennio ormai, con la riscoperta della verità storica sia preunitaria che degli accadimenti sull’unità, eventi e conseguenze c’è stata la fioritura di associazioni culturali,gruppi,movimenti che hanno prodotto un pensiero con varie sfaccettature dai caratteri nostalgici,rivendicativi, separatisti, anche talvolta filomonarchici, spesso con un humus reazionario e generalista che avrebbero fatto impallidire figure come Gramsci.
Incasellare tutto sotto il termine “meridionalismo” appare pressappochista ed improprio e che potremmo altresì appellare,in modo non dispregiativo ma più attinente, come “sudista”.
L’aria di antipolitica imperante agevola la non nitidezza di posizionamento in una ricerca d’un ”sesso degli angeli” al di sopra di tutto, contestando valori d’appartenenza e ideologici,e commettendo in primis l’errore di condannare la politica in sè anzicchè i cattivi interpreti e la loro cattiva politica.
Le ideologie del secolo scorso sono quasi certamente defunte ma non i valori di riferimento.
Ogni posto del mondo è pieno di progressisti e conservatori, democratici e repubblicani,non si riesce a capire per quale divino arcano solo il sud dell’Italia dovrebbe produrre un’ipotesi politica in cui inglobare, in un’arca di Noè, tutto e il contrario di tutto, unico posto al mondo.
I valori non sono morti e da una parte propongono tolleranza, inclusione,solidarietà, un’eguaglianza sociale ed economica quanto più attendibile e praticabile, e dall’altra tradizione, individualismo, conservazione, ordinamento sociale ed economico in un’ottica più gerarchica.
Ovviamente e, non negativamente, alcuni punti sono tangenti e/o compatibilmente integrabili reciprocamente, ma far finta che ciò sia nascondibile, superabile aprioristicamente è illusorio e il concetto del “siamo tutti meridionalisti” oggettivamente non regge e non convince,oltre ad essere etimologicamente errato!
Andrea Balìa
Fonte: http://www.webnapoli24.it/
.
martedì 20 gennaio 2015
La riforma Fornero va abolita e non strumentalizzata...
Di Natale Cuccurese
La riforma Fornero va abolita.Il tema previdenziale va messo all’ordine del giorno dal Governo. L’eccessivo innalzamento dell’età pensionabile, oltre i 67 anni, frena l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, mentre permane il problema degli esodati, che non è ancora concluso. Fra l'altro, pur se nessuno ne parla, dal primo luglio la Germania ha ridotto l'età pensionabile da 67 a 63 anni, mentre due anni fa ci impose, nella complice acquiescenza dei nostri politici, di alzare la nostra a 67 anni per equipararla alla loro.
I cittadini non possono essere trattati da "servi della gleba" da tiranneggiare e schiavizzare fino a tarda età, non c'è solo il lavoro nella vita. Inoltre in un paese come l'Italia dove l'imposizione di tasse ( balzelli) fra le più alte d'Europa non è certo ricompensata con servizi adeguati a quanto pagato, gli anziani si sobbarcano anche la fatica di aiutare figli e nipoti.
In tutto questo si inseriscono oggi le "grida salviniane", atte solo a richiamare l'attenzione su temi cari alla lega a fini elettorali. In realtà già era noto che il referendum proposto dalla lega sarebbe stata bocciata dalla Corte Costituzionale in quanto implica conseguenze dirette sul bilancio dello Stato...e c'è chi li segue al Sud...
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La riforma Fornero va abolita.Il tema previdenziale va messo all’ordine del giorno dal Governo. L’eccessivo innalzamento dell’età pensionabile, oltre i 67 anni, frena l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, mentre permane il problema degli esodati, che non è ancora concluso. Fra l'altro, pur se nessuno ne parla, dal primo luglio la Germania ha ridotto l'età pensionabile da 67 a 63 anni, mentre due anni fa ci impose, nella complice acquiescenza dei nostri politici, di alzare la nostra a 67 anni per equipararla alla loro.
I cittadini non possono essere trattati da "servi della gleba" da tiranneggiare e schiavizzare fino a tarda età, non c'è solo il lavoro nella vita. Inoltre in un paese come l'Italia dove l'imposizione di tasse ( balzelli) fra le più alte d'Europa non è certo ricompensata con servizi adeguati a quanto pagato, gli anziani si sobbarcano anche la fatica di aiutare figli e nipoti.
In tutto questo si inseriscono oggi le "grida salviniane", atte solo a richiamare l'attenzione su temi cari alla lega a fini elettorali. In realtà già era noto che il referendum proposto dalla lega sarebbe stata bocciata dalla Corte Costituzionale in quanto implica conseguenze dirette sul bilancio dello Stato...e c'è chi li segue al Sud...
Di Natale Cuccurese
La riforma Fornero va abolita.Il tema previdenziale va messo all’ordine del giorno dal Governo. L’eccessivo innalzamento dell’età pensionabile, oltre i 67 anni, frena l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, mentre permane il problema degli esodati, che non è ancora concluso. Fra l'altro, pur se nessuno ne parla, dal primo luglio la Germania ha ridotto l'età pensionabile da 67 a 63 anni, mentre due anni fa ci impose, nella complice acquiescenza dei nostri politici, di alzare la nostra a 67 anni per equipararla alla loro.
I cittadini non possono essere trattati da "servi della gleba" da tiranneggiare e schiavizzare fino a tarda età, non c'è solo il lavoro nella vita. Inoltre in un paese come l'Italia dove l'imposizione di tasse ( balzelli) fra le più alte d'Europa non è certo ricompensata con servizi adeguati a quanto pagato, gli anziani si sobbarcano anche la fatica di aiutare figli e nipoti.
In tutto questo si inseriscono oggi le "grida salviniane", atte solo a richiamare l'attenzione su temi cari alla lega a fini elettorali. In realtà già era noto che il referendum proposto dalla lega sarebbe stata bocciata dalla Corte Costituzionale in quanto implica conseguenze dirette sul bilancio dello Stato...e c'è chi li segue al Sud...
La riforma Fornero va abolita.Il tema previdenziale va messo all’ordine del giorno dal Governo. L’eccessivo innalzamento dell’età pensionabile, oltre i 67 anni, frena l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, mentre permane il problema degli esodati, che non è ancora concluso. Fra l'altro, pur se nessuno ne parla, dal primo luglio la Germania ha ridotto l'età pensionabile da 67 a 63 anni, mentre due anni fa ci impose, nella complice acquiescenza dei nostri politici, di alzare la nostra a 67 anni per equipararla alla loro.
I cittadini non possono essere trattati da "servi della gleba" da tiranneggiare e schiavizzare fino a tarda età, non c'è solo il lavoro nella vita. Inoltre in un paese come l'Italia dove l'imposizione di tasse ( balzelli) fra le più alte d'Europa non è certo ricompensata con servizi adeguati a quanto pagato, gli anziani si sobbarcano anche la fatica di aiutare figli e nipoti.
In tutto questo si inseriscono oggi le "grida salviniane", atte solo a richiamare l'attenzione su temi cari alla lega a fini elettorali. In realtà già era noto che il referendum proposto dalla lega sarebbe stata bocciata dalla Corte Costituzionale in quanto implica conseguenze dirette sul bilancio dello Stato...e c'è chi li segue al Sud...
Ieri 19/01/2015 al PAN riunione/dibattito Sinistra e Lavoro. Grande de Magistris..Partito del Sud presente!
Ieri, Lunedì 19/01/2015, riunione/dibattito al PAN di Napoli, di "Sinistra e Lavoro", idea d'un'associazione delle forze a sinistra del PD per creare un soggetto politico nuovo che, sul'esempio di Tsipras in Grecia e Podemos in Spagna, catalizzi tutte le forze della sinistra italiana in una nuova e coesa rappresentatività. Presenti S & L, Federazione della Sinistra, Pdci, SIM, associazioni civiche giovanili della Sinistra e il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Presente una delegazione del Partito del Sud con il Vice Presidente Nazionale Andrea Balìa. Vari e interessanti argomenti delle diverse componenti tra cui quello esaustivo, applaudito e coinvolgente del sindaco che ha parlato di No Tav, diritto alla casa, Terra dei Fuochi, dell'assurdità dell'unico dato italiano in crescita ovvero quello dell'incremento per le spese e la vendita di armi, di beni comuni, dei dati positivi spesso non evidenziati del Comune di Napoli. Sottolineata l'importanza del Sud e della sua certezza che l'Italia può ripartire solo e se "Con il Sud si riparte..".
Uditorio attento e notevolmente presente numericamente (centinaia di partecipanti tra rappresentanti di partiti, consiglieri e gente comune di sinistra).
Le riunioni/dibattito, già effettuate in altre regioni,continueranno su tutto il territorio italiano.
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Ieri, Lunedì 19/01/2015, riunione/dibattito al PAN di Napoli, di "Sinistra e Lavoro", idea d'un'associazione delle forze a sinistra del PD per creare un soggetto politico nuovo che, sul'esempio di Tsipras in Grecia e Podemos in Spagna, catalizzi tutte le forze della sinistra italiana in una nuova e coesa rappresentatività. Presenti S & L, Federazione della Sinistra, Pdci, SIM, associazioni civiche giovanili della Sinistra e il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Presente una delegazione del Partito del Sud con il Vice Presidente Nazionale Andrea Balìa. Vari e interessanti argomenti delle diverse componenti tra cui quello esaustivo, applaudito e coinvolgente del sindaco che ha parlato di No Tav, diritto alla casa, Terra dei Fuochi, dell'assurdità dell'unico dato italiano in crescita ovvero quello dell'incremento per le spese e la vendita di armi, di beni comuni, dei dati positivi spesso non evidenziati del Comune di Napoli. Sottolineata l'importanza del Sud e della sua certezza che l'Italia può ripartire solo e se "Con il Sud si riparte..".
Uditorio attento e notevolmente presente numericamente (centinaia di partecipanti tra rappresentanti di partiti, consiglieri e gente comune di sinistra).
Le riunioni/dibattito, già effettuate in altre regioni,continueranno su tutto il territorio italiano.
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sabato 17 gennaio 2015
La Puglia traino del Sud e del Paese, un’occasione da non perdere
Quella delle prossime elezioni regionali è un’occasione che la Puglia deve cogliereponendosi come obiettivo quello di essere guida del Sud nella ripartenza di quest’area del Paese e non solo di quest’area.
Nel corso dei decenni scorsi e forse anche di più, le politiche nazionali le finanziarie, o le leggi di stabilità come si chiamano oggi, hanno sempre affrontato il tema dell’economia del Paese come un tutt’uno, cioè a livello macro senza mai capire e soffermarsi area per area su quelle che dovevano essere le peculiarità su cui puntare per far rinascere una determinata zona di questa Italia e su quelle che potevano essere i problemi da risolvere e su cui bisognava e bisogna intervenire in maniera chirurgica, specifica e non massiva.
Le Regioni, sia pure nel tentativo centralistico e un po’ folle, di ridurne le funzioni, le competenze e quindi la forza, possono giocare ancora un ruolo determinante per ricondurre il Paese in carreggiata e per dare impulso dal basso a un motore in stallo (nella migliore delle ipotesi) da troppo tempo.
Lavoro, trasporti, diritto allo studio, diritto alla salute, investimenti statali sono temi che non possono essere affrontati basandosi su dati statistici nazionali, dando quindi risposte anch’esse genericamente nazionali.
Il dato della disoccupazione a livello nazionale, ad esempio, è giunto al 10%, ma in Puglia siamo a oltre il 17% (quella giovanile molto peggio) per non parlare di altre regioni come Calabria e Campania dove si arriva a oltre il 20%. Una indagine di questi giorni dice che 7 giovani su 10 al sud non cerca più alcun posto fisso, anzi di più, non cerca neanche un posto con un minimo di garanzie sindacali, cerca solo disperatamente di lavorare. Questo tipo di dati con un PIL meridionale basso, più basso di quello nazionale, fanno capire che come non sia possibile pensare ancora di somministrare a tutti la stessa medicina. C’è bisogno che la Puglia e il sud facciano politiche del lavoro e di sostegno a nuove iniziative ben diverse da quelle di altre parti del Paese e, non è detto, che tutti i progetti debbano essere pensati per macro interventi, ma anche per micro interventi di sostegno di nuove realtà produttive e lavorative.
Siamo interessati a una Puglia che, partendo da valori di sinistra, quali la tutela e la promozione del lavoro, della salute e dell’ambiente, si ponga come regione in grado di dettare una strada nuova, una nuova economia moderna e sostenibile in grado di pensare agli equilibri finanziari, passando però prima dagli equilibri lavorativi e dai diritti dei suoi cittadini. Crediamo che le due legislature di Vendola abbiano cominciato a segnare questa svolta, crediamo però che questa svolta debba essere compiuta puntando quindi a una forte collaborazione multiregionale di prossimità, ed essere ancor di più rimarcata da Michele Emiliano come una svolta meridionalista in senso progressista della nostra regione.

Alla coalizione che sosterrà il Sindaco di Puglia chiediamo quindi di puntare a visoni nuove in grado di rendere questa nostra regione punto di riferimento per il Sud e per il Paese e anche faro di speranza per tutte le future generazioni che in un mondo globale vorranno rendere protagonista questa terra.
Michele Dell’Edera
Coordinatore Regionale del Partito del Sud di Puglia
Coordinatore Regionale del Partito del Sud di Puglia
Contattaci se vuoi…continua su https://partitodelsudpuglia.wordpress.com/2015/01/17/la-puglia-traino-del-sud-e-del-paese-unoccasione-da-non-perdere/
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Quella delle prossime elezioni regionali è un’occasione che la Puglia deve cogliereponendosi come obiettivo quello di essere guida del Sud nella ripartenza di quest’area del Paese e non solo di quest’area.
Nel corso dei decenni scorsi e forse anche di più, le politiche nazionali le finanziarie, o le leggi di stabilità come si chiamano oggi, hanno sempre affrontato il tema dell’economia del Paese come un tutt’uno, cioè a livello macro senza mai capire e soffermarsi area per area su quelle che dovevano essere le peculiarità su cui puntare per far rinascere una determinata zona di questa Italia e su quelle che potevano essere i problemi da risolvere e su cui bisognava e bisogna intervenire in maniera chirurgica, specifica e non massiva.
Le Regioni, sia pure nel tentativo centralistico e un po’ folle, di ridurne le funzioni, le competenze e quindi la forza, possono giocare ancora un ruolo determinante per ricondurre il Paese in carreggiata e per dare impulso dal basso a un motore in stallo (nella migliore delle ipotesi) da troppo tempo.
Lavoro, trasporti, diritto allo studio, diritto alla salute, investimenti statali sono temi che non possono essere affrontati basandosi su dati statistici nazionali, dando quindi risposte anch’esse genericamente nazionali.
Il dato della disoccupazione a livello nazionale, ad esempio, è giunto al 10%, ma in Puglia siamo a oltre il 17% (quella giovanile molto peggio) per non parlare di altre regioni come Calabria e Campania dove si arriva a oltre il 20%. Una indagine di questi giorni dice che 7 giovani su 10 al sud non cerca più alcun posto fisso, anzi di più, non cerca neanche un posto con un minimo di garanzie sindacali, cerca solo disperatamente di lavorare. Questo tipo di dati con un PIL meridionale basso, più basso di quello nazionale, fanno capire che come non sia possibile pensare ancora di somministrare a tutti la stessa medicina. C’è bisogno che la Puglia e il sud facciano politiche del lavoro e di sostegno a nuove iniziative ben diverse da quelle di altre parti del Paese e, non è detto, che tutti i progetti debbano essere pensati per macro interventi, ma anche per micro interventi di sostegno di nuove realtà produttive e lavorative.
Siamo interessati a una Puglia che, partendo da valori di sinistra, quali la tutela e la promozione del lavoro, della salute e dell’ambiente, si ponga come regione in grado di dettare una strada nuova, una nuova economia moderna e sostenibile in grado di pensare agli equilibri finanziari, passando però prima dagli equilibri lavorativi e dai diritti dei suoi cittadini. Crediamo che le due legislature di Vendola abbiano cominciato a segnare questa svolta, crediamo però che questa svolta debba essere compiuta puntando quindi a una forte collaborazione multiregionale di prossimità, ed essere ancor di più rimarcata da Michele Emiliano come una svolta meridionalista in senso progressista della nostra regione.

Alla coalizione che sosterrà il Sindaco di Puglia chiediamo quindi di puntare a visoni nuove in grado di rendere questa nostra regione punto di riferimento per il Sud e per il Paese e anche faro di speranza per tutte le future generazioni che in un mondo globale vorranno rendere protagonista questa terra.
Michele Dell’Edera
Coordinatore Regionale del Partito del Sud di Puglia
Coordinatore Regionale del Partito del Sud di Puglia
Contattaci se vuoi…continua su https://partitodelsudpuglia.wordpress.com/2015/01/17/la-puglia-traino-del-sud-e-del-paese-unoccasione-da-non-perdere/
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giovedì 15 gennaio 2015
La campagna di adesione al PdelSUD riprende con il Tesseramento 2015
La campagna di adesione al PdSUD riprende con il Tesseramento 2015
E' possibile aderire al nostro movimento versando anticipatamente la quota 2015, con due modalità: online oppure tramite sezione/referente territoriale.
Nel dettaglio:
- on line, scaricando e compilando la "Domanda di Tesseramento 2015" presente nella sezione "Documenti" e pagando la quota sociale per il 2015
(10 Euro quota ridotta solo per Disoccupati, Studenti, Casalinghe e Pensionati; 20 Euro per Soci Ordinari; 50 Euro per Soci Sostenitori).
Per le adesioni on line è necessario:
- inviare il modulo di adesione compilato e scannerizzato via mail a partitodelsud.roma@gmail.com(obbligatorio solo per NUOVE ADESIONI);
- effettuare il pagamento della quota tramite paypal su questo sito (sezione "Donazioni") oppure tramite un bonifico al nostro conto corrente bancario nazionale:
- intestato a Filippo Romeo (Tesoriere PdSUD)
- coordinate IBAN:
IT11G0760111800001015934605
- tramite sezione o referente territoriale
Per le adesioni tramite le nostre sezioni locali, la consegna della domanda di adesione ed il pagamento della Quota può essere fatto rivolgendosi ai nostri presidi sul territorio (vedi "Contatti")
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La campagna di adesione al PdSUD riprende con il Tesseramento 2015
E' possibile aderire al nostro movimento versando anticipatamente la quota 2015, con due modalità: online oppure tramite sezione/referente territoriale.
Nel dettaglio:
- on line, scaricando e compilando la "Domanda di Tesseramento 2015" presente nella sezione "Documenti" e pagando la quota sociale per il 2015
(10 Euro quota ridotta solo per Disoccupati, Studenti, Casalinghe e Pensionati; 20 Euro per Soci Ordinari; 50 Euro per Soci Sostenitori).
Per le adesioni on line è necessario:
- inviare il modulo di adesione compilato e scannerizzato via mail a partitodelsud.roma@gmail.com(obbligatorio solo per NUOVE ADESIONI);
- effettuare il pagamento della quota tramite paypal su questo sito (sezione "Donazioni") oppure tramite un bonifico al nostro conto corrente bancario nazionale:
- intestato a Filippo Romeo (Tesoriere PdSUD)
- coordinate IBAN:
IT11G0760111800001015934605
- tramite sezione o referente territoriale
Per le adesioni tramite le nostre sezioni locali, la consegna della domanda di adesione ed il pagamento della Quota può essere fatto rivolgendosi ai nostri presidi sul territorio (vedi "Contatti")
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mercoledì 14 gennaio 2015
Napolitano si è dimesso. Finalmente !
Di Natale Cuccurese
Napolitano si è dimesso. Finalmente !
Dicono che abbia fatto secretare, da Ministro dell'Interno, venti anni fa, le dichiarazioni del pentito Schiavone.
Ha ricevuto, un anno fa, le Mamme della "terra dei fuochi", senza mai degnarsi però di dare risposta alle domande che gli posero.
Principalmente questo di lui ricorderemo oltre ai Governi tecnici, la vicenda del Giudice Di Matteo, la ferma volontà di apportare modifiche, lui che avrebbe dovuto esserne il garante, alla Costituzione ecc.
Altri preferiscono, pur da uomini del sud, mostrare orgogliose strette di mano al Presidente, cioè al degno rappresentante dei poteri forti italici, a riprova che non sono le antipatie personali, come a qualche manipolatore piace far credere, o le strategie a dividere pezzi del variegato mondo meridionalista o sudista, ma sono invece proprio gli obiettivi.
"Quando è l'ora di marciare molti non sanno che il nemico marcia alla loro testa". Bertolt Brecht
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Di Natale Cuccurese
Napolitano si è dimesso. Finalmente !
Dicono che abbia fatto secretare, da Ministro dell'Interno, venti anni fa, le dichiarazioni del pentito Schiavone.
Ha ricevuto, un anno fa, le Mamme della "terra dei fuochi", senza mai degnarsi però di dare risposta alle domande che gli posero.
Principalmente questo di lui ricorderemo oltre ai Governi tecnici, la vicenda del Giudice Di Matteo, la ferma volontà di apportare modifiche, lui che avrebbe dovuto esserne il garante, alla Costituzione ecc.
Altri preferiscono, pur da uomini del sud, mostrare orgogliose strette di mano al Presidente, cioè al degno rappresentante dei poteri forti italici, a riprova che non sono le antipatie personali, come a qualche manipolatore piace far credere, o le strategie a dividere pezzi del variegato mondo meridionalista o sudista, ma sono invece proprio gli obiettivi.
"Quando è l'ora di marciare molti non sanno che il nemico marcia alla loro testa". Bertolt Brecht
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lunedì 12 gennaio 2015
ERAVAMO COMUNISTI. Uno scritto forte,veritiero e sincero di Antonio Ciano
Di Antonio Ciano
Eravamo comunisti, progressisti, gramsciani. Portavamo l’eschimo, cantavamo Bella Ciao, Bandiera rossa.
Eravamo comunisti perché tanti erano anticomunisti,perchè molti erano mafiosi,molti politici collusi con la Mafia, con quella Dc mafiosa, con la parte retrograda della Chiesa. Molti preti non sposavano in chiesa molti di noi, eravamo scomunicati. Avevamo la lebbra.
Eravamo comunisti perché credevamo nel Vangelo, nell’uguaglianza, nella libertà che ci veniva negata.
Eravamo comunisti perché la nazione che ci aveva liberati dal Fascismo e da casa Savoia, attaccava la libertà di mezzo mondo, mandava i suoi giovani a morire in Vietnam ,contro chi voleva la libertà. Eravamo comunisti per dare la possibilità di avere una casa a chi non ce l’aveva, la terra a chi la lavorava. Abbiamo lottato per i più deboli, mai per i ricchi e gli evasori. Abbiamo lottato per i contadini, per gli operai, per gli artigiani e per i piccoli imprenditori strozzati dalla burocrazia piemontese, dalla camorra e dalle banche. Abbiamo costituito cooperative di credito per far avere prestiti a chi non poteva accedere ai finanziamenti.
Eravamo comunisti perché era giusto esserlo. Eravamo comunisti perché Enrico Berlinguer era contro il Socialismo sovietico. Eravamo comunisti perché Gramsci, ha dettato, più di tutti, la Questione Meridionale. Eravamo comunisti perché gli africani erano oberati dal colonialismo europeo.
Eravamo comunisti perché il Partito ci difendeva contro l’arroganza dei Benpensanti, contro la stampa asservita.
Eravamo comunisti perché la resistenza aveva battuto casa Savoia che aveva colonizzato il sud con l’esercito e la repressione, e senza dichiarazione di Guerra.
Eravamo comunisti perché i nostri emigranti al Nord venivano schifati dai padani in modo razzistico. Eravamo comunisti perché nel Partito socialista militava la borghesia famelica.
Eravamo comunisti perché i migliori intellettuali erano compagni, i migliori registi . Berlinguer è stato una guida per tutti noi, come Gramsci. Entrambi erano meridionali, nati in quella Sardegna colonizzata e dissanguata dai piemontesi.
Eravamo comunisti e ne eravamo orgogliosi. Nel Partito non c’erano Massoni. Gli altri strapieni. Eravamo comunisti perchè tutte le stragi erano di Stato. Noi lo sapevamo.
Eravamo comunisti perché Berlinguer ci invitata a lottare, sempre, contro la corruzione, contro la mafia, per la Questione Morale.
Morto il PCI, a Gaeta nacque il Partito del Sud, con il quale ci siamo presentati alle elezioni. Nel 2007 siamo riusciti, con un'altra lista civica progressista e meridionalista a prendere la Fortezza.
Ci riuscimmo. E son tornati nella nostra città super demanializzata ben cinque Beni. Abbiamo dato la caccia agli evasori, ne abbiamo scovati parecchi, ma non abbiamo tassato i cittadini.
Col partito del Sud ci siamo presentati alle elezioni regionali della Sicilia, in quelle della regione Lazio. Ci siamo impegnati, attaccato ,manifesti, tra la gente.
I risultati deboli, ma abbiamo messo la faccia e abbiamo portato avanti il simbolo del partito contro questa finta destra e contro questa finta sinistra. Non ci hanno mai dato spazi televisivi, la nostra voce non ha mai raggiunto il popolo.
Ci siamo presentati alle elezioni amministrative di Napoli, allora piena di Monnezza. Abbiamo appoggiato da subito De Magistris.
Altri movimenti meridionalisti appoggiarono elementi della Destra. Oggi quei movimenti, con qualche dissidente , ci fanno la guerra. E sia!! Sono stati mandati via dalla giunta di Napoli elementi improduttivi, al servizio di Poteri forti dell’informazione. Fatti loro.
Noi continuiamo ad appoggiare De Magistris, un sindaco Meridionalista, progressista e gramsciano. Viene chiamato tricolorato da qualche professorello. Giacobino da altri imbecilli. De Magistris ha reso pubblica l’Acqua, subito attaccato da giornali del Nord o da giornali locali, perché i proprietari di detta stampa sono gli stessi che hanno interessi mortali sulla città.
Il sindaco di Napoli ha denunciato uno di essi, gli ha chiesto un miliardo di euro di danni. Il “giacobbino”, come lo chiamano, ha cancellato via Liborio Romano, colui il quale aveva consegnato la città a Garibaldi e alla camorra, rappresentata da Tore ‘e Criscienzo. Ha dedicato un Largo, nei pressi di Via Toledo a Berlinguer.
Qualcuno di queste liste meridionaliste, di nuovo conio, ha storto il naso. Roba da vomito. Prossimamente sarà cancellata Via Vittorio Emanuele III, il re fellone e il re che nel 1938 ha promulgato le leggi razziali contro gli ebrei.
Qualcuno era comunista, noi lo eravamo. Continuiamo a lottare come un tempo. Ora c’è anche un papa gesuita, finalmente. Noi continueremo ad appoggiare De Magistris, siamo Briganti, progressisti, gramsciani, Berlingueriani. Studiamo la storia negata ma non siamo andati mai a fare convegni sul Risorgimento, con le bandiere del Partito, pur rappresentando il Giglio e la Triscele.
Intellettuali come ERRI DE LUCA e cantanti come ENZO AVITABILE appoggiano un sindaco onesto, che da sempre si batte contro i Poteri Forti, contro la Massoneria, contro la Camorra. Tre anni fa Napoli era piena di Monnezza, oggi è piena di turisti. Grazie a De Magistris, progressista, gramsciano e vero meridionalista- Auguri , siamo orgogliosi di essere stati comunisti.
Abbiamo lottato per i giusti. Molti altri stavano e stanno da un’altra parte e vi assicuro che non sono i panettoni a fare la differenza.
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Eravamo comunisti, progressisti, gramsciani. Portavamo l’eschimo, cantavamo Bella Ciao, Bandiera rossa.
Eravamo comunisti perché tanti erano anticomunisti,perchè molti erano mafiosi,molti politici collusi con la Mafia, con quella Dc mafiosa, con la parte retrograda della Chiesa. Molti preti non sposavano in chiesa molti di noi, eravamo scomunicati. Avevamo la lebbra.
Eravamo comunisti perché credevamo nel Vangelo, nell’uguaglianza, nella libertà che ci veniva negata.
Eravamo comunisti perché la nazione che ci aveva liberati dal Fascismo e da casa Savoia, attaccava la libertà di mezzo mondo, mandava i suoi giovani a morire in Vietnam ,contro chi voleva la libertà. Eravamo comunisti per dare la possibilità di avere una casa a chi non ce l’aveva, la terra a chi la lavorava. Abbiamo lottato per i più deboli, mai per i ricchi e gli evasori. Abbiamo lottato per i contadini, per gli operai, per gli artigiani e per i piccoli imprenditori strozzati dalla burocrazia piemontese, dalla camorra e dalle banche. Abbiamo costituito cooperative di credito per far avere prestiti a chi non poteva accedere ai finanziamenti.
Eravamo comunisti perché era giusto esserlo. Eravamo comunisti perché Enrico Berlinguer era contro il Socialismo sovietico. Eravamo comunisti perché Gramsci, ha dettato, più di tutti, la Questione Meridionale. Eravamo comunisti perché gli africani erano oberati dal colonialismo europeo.
Eravamo comunisti perché il Partito ci difendeva contro l’arroganza dei Benpensanti, contro la stampa asservita.
Eravamo comunisti perché la resistenza aveva battuto casa Savoia che aveva colonizzato il sud con l’esercito e la repressione, e senza dichiarazione di Guerra.
Eravamo comunisti perché i nostri emigranti al Nord venivano schifati dai padani in modo razzistico. Eravamo comunisti perché nel Partito socialista militava la borghesia famelica.
Eravamo comunisti perché i migliori intellettuali erano compagni, i migliori registi . Berlinguer è stato una guida per tutti noi, come Gramsci. Entrambi erano meridionali, nati in quella Sardegna colonizzata e dissanguata dai piemontesi.
Eravamo comunisti e ne eravamo orgogliosi. Nel Partito non c’erano Massoni. Gli altri strapieni. Eravamo comunisti perchè tutte le stragi erano di Stato. Noi lo sapevamo.
Eravamo comunisti perché Berlinguer ci invitata a lottare, sempre, contro la corruzione, contro la mafia, per la Questione Morale.
Morto il PCI, a Gaeta nacque il Partito del Sud, con il quale ci siamo presentati alle elezioni. Nel 2007 siamo riusciti, con un'altra lista civica progressista e meridionalista a prendere la Fortezza.
Ci riuscimmo. E son tornati nella nostra città super demanializzata ben cinque Beni. Abbiamo dato la caccia agli evasori, ne abbiamo scovati parecchi, ma non abbiamo tassato i cittadini.
Col partito del Sud ci siamo presentati alle elezioni regionali della Sicilia, in quelle della regione Lazio. Ci siamo impegnati, attaccato ,manifesti, tra la gente.
I risultati deboli, ma abbiamo messo la faccia e abbiamo portato avanti il simbolo del partito contro questa finta destra e contro questa finta sinistra. Non ci hanno mai dato spazi televisivi, la nostra voce non ha mai raggiunto il popolo.
Ci siamo presentati alle elezioni amministrative di Napoli, allora piena di Monnezza. Abbiamo appoggiato da subito De Magistris.
Altri movimenti meridionalisti appoggiarono elementi della Destra. Oggi quei movimenti, con qualche dissidente , ci fanno la guerra. E sia!! Sono stati mandati via dalla giunta di Napoli elementi improduttivi, al servizio di Poteri forti dell’informazione. Fatti loro.
Noi continuiamo ad appoggiare De Magistris, un sindaco Meridionalista, progressista e gramsciano. Viene chiamato tricolorato da qualche professorello. Giacobino da altri imbecilli. De Magistris ha reso pubblica l’Acqua, subito attaccato da giornali del Nord o da giornali locali, perché i proprietari di detta stampa sono gli stessi che hanno interessi mortali sulla città.
Il sindaco di Napoli ha denunciato uno di essi, gli ha chiesto un miliardo di euro di danni. Il “giacobbino”, come lo chiamano, ha cancellato via Liborio Romano, colui il quale aveva consegnato la città a Garibaldi e alla camorra, rappresentata da Tore ‘e Criscienzo. Ha dedicato un Largo, nei pressi di Via Toledo a Berlinguer.
Qualcuno di queste liste meridionaliste, di nuovo conio, ha storto il naso. Roba da vomito. Prossimamente sarà cancellata Via Vittorio Emanuele III, il re fellone e il re che nel 1938 ha promulgato le leggi razziali contro gli ebrei.
Qualcuno era comunista, noi lo eravamo. Continuiamo a lottare come un tempo. Ora c’è anche un papa gesuita, finalmente. Noi continueremo ad appoggiare De Magistris, siamo Briganti, progressisti, gramsciani, Berlingueriani. Studiamo la storia negata ma non siamo andati mai a fare convegni sul Risorgimento, con le bandiere del Partito, pur rappresentando il Giglio e la Triscele.
Intellettuali come ERRI DE LUCA e cantanti come ENZO AVITABILE appoggiano un sindaco onesto, che da sempre si batte contro i Poteri Forti, contro la Massoneria, contro la Camorra. Tre anni fa Napoli era piena di Monnezza, oggi è piena di turisti. Grazie a De Magistris, progressista, gramsciano e vero meridionalista- Auguri , siamo orgogliosi di essere stati comunisti.
Abbiamo lottato per i giusti. Molti altri stavano e stanno da un’altra parte e vi assicuro che non sono i panettoni a fare la differenza.
Di Antonio Ciano
Eravamo comunisti, progressisti, gramsciani. Portavamo l’eschimo, cantavamo Bella Ciao, Bandiera rossa.
Eravamo comunisti perché tanti erano anticomunisti,perchè molti erano mafiosi,molti politici collusi con la Mafia, con quella Dc mafiosa, con la parte retrograda della Chiesa. Molti preti non sposavano in chiesa molti di noi, eravamo scomunicati. Avevamo la lebbra.
Eravamo comunisti perché credevamo nel Vangelo, nell’uguaglianza, nella libertà che ci veniva negata.
Eravamo comunisti perché la nazione che ci aveva liberati dal Fascismo e da casa Savoia, attaccava la libertà di mezzo mondo, mandava i suoi giovani a morire in Vietnam ,contro chi voleva la libertà. Eravamo comunisti per dare la possibilità di avere una casa a chi non ce l’aveva, la terra a chi la lavorava. Abbiamo lottato per i più deboli, mai per i ricchi e gli evasori. Abbiamo lottato per i contadini, per gli operai, per gli artigiani e per i piccoli imprenditori strozzati dalla burocrazia piemontese, dalla camorra e dalle banche. Abbiamo costituito cooperative di credito per far avere prestiti a chi non poteva accedere ai finanziamenti.
Eravamo comunisti perché era giusto esserlo. Eravamo comunisti perché Enrico Berlinguer era contro il Socialismo sovietico. Eravamo comunisti perché Gramsci, ha dettato, più di tutti, la Questione Meridionale. Eravamo comunisti perché gli africani erano oberati dal colonialismo europeo.
Eravamo comunisti perché il Partito ci difendeva contro l’arroganza dei Benpensanti, contro la stampa asservita.
Eravamo comunisti perché la resistenza aveva battuto casa Savoia che aveva colonizzato il sud con l’esercito e la repressione, e senza dichiarazione di Guerra.
Eravamo comunisti perché i nostri emigranti al Nord venivano schifati dai padani in modo razzistico. Eravamo comunisti perché nel Partito socialista militava la borghesia famelica.
Eravamo comunisti perché i migliori intellettuali erano compagni, i migliori registi . Berlinguer è stato una guida per tutti noi, come Gramsci. Entrambi erano meridionali, nati in quella Sardegna colonizzata e dissanguata dai piemontesi.
Eravamo comunisti e ne eravamo orgogliosi. Nel Partito non c’erano Massoni. Gli altri strapieni. Eravamo comunisti perchè tutte le stragi erano di Stato. Noi lo sapevamo.
Eravamo comunisti perché Berlinguer ci invitata a lottare, sempre, contro la corruzione, contro la mafia, per la Questione Morale.
Morto il PCI, a Gaeta nacque il Partito del Sud, con il quale ci siamo presentati alle elezioni. Nel 2007 siamo riusciti, con un'altra lista civica progressista e meridionalista a prendere la Fortezza.
Ci riuscimmo. E son tornati nella nostra città super demanializzata ben cinque Beni. Abbiamo dato la caccia agli evasori, ne abbiamo scovati parecchi, ma non abbiamo tassato i cittadini.
Col partito del Sud ci siamo presentati alle elezioni regionali della Sicilia, in quelle della regione Lazio. Ci siamo impegnati, attaccato ,manifesti, tra la gente.
I risultati deboli, ma abbiamo messo la faccia e abbiamo portato avanti il simbolo del partito contro questa finta destra e contro questa finta sinistra. Non ci hanno mai dato spazi televisivi, la nostra voce non ha mai raggiunto il popolo.
Ci siamo presentati alle elezioni amministrative di Napoli, allora piena di Monnezza. Abbiamo appoggiato da subito De Magistris.
Altri movimenti meridionalisti appoggiarono elementi della Destra. Oggi quei movimenti, con qualche dissidente , ci fanno la guerra. E sia!! Sono stati mandati via dalla giunta di Napoli elementi improduttivi, al servizio di Poteri forti dell’informazione. Fatti loro.
Noi continuiamo ad appoggiare De Magistris, un sindaco Meridionalista, progressista e gramsciano. Viene chiamato tricolorato da qualche professorello. Giacobino da altri imbecilli. De Magistris ha reso pubblica l’Acqua, subito attaccato da giornali del Nord o da giornali locali, perché i proprietari di detta stampa sono gli stessi che hanno interessi mortali sulla città.
Il sindaco di Napoli ha denunciato uno di essi, gli ha chiesto un miliardo di euro di danni. Il “giacobbino”, come lo chiamano, ha cancellato via Liborio Romano, colui il quale aveva consegnato la città a Garibaldi e alla camorra, rappresentata da Tore ‘e Criscienzo. Ha dedicato un Largo, nei pressi di Via Toledo a Berlinguer.
Qualcuno di queste liste meridionaliste, di nuovo conio, ha storto il naso. Roba da vomito. Prossimamente sarà cancellata Via Vittorio Emanuele III, il re fellone e il re che nel 1938 ha promulgato le leggi razziali contro gli ebrei.
Qualcuno era comunista, noi lo eravamo. Continuiamo a lottare come un tempo. Ora c’è anche un papa gesuita, finalmente. Noi continueremo ad appoggiare De Magistris, siamo Briganti, progressisti, gramsciani, Berlingueriani. Studiamo la storia negata ma non siamo andati mai a fare convegni sul Risorgimento, con le bandiere del Partito, pur rappresentando il Giglio e la Triscele.
Intellettuali come ERRI DE LUCA e cantanti come ENZO AVITABILE appoggiano un sindaco onesto, che da sempre si batte contro i Poteri Forti, contro la Massoneria, contro la Camorra. Tre anni fa Napoli era piena di Monnezza, oggi è piena di turisti. Grazie a De Magistris, progressista, gramsciano e vero meridionalista- Auguri , siamo orgogliosi di essere stati comunisti.
Abbiamo lottato per i giusti. Molti altri stavano e stanno da un’altra parte e vi assicuro che non sono i panettoni a fare la differenza.
Eravamo comunisti, progressisti, gramsciani. Portavamo l’eschimo, cantavamo Bella Ciao, Bandiera rossa.
Eravamo comunisti perché tanti erano anticomunisti,perchè molti erano mafiosi,molti politici collusi con la Mafia, con quella Dc mafiosa, con la parte retrograda della Chiesa. Molti preti non sposavano in chiesa molti di noi, eravamo scomunicati. Avevamo la lebbra.
Eravamo comunisti perché credevamo nel Vangelo, nell’uguaglianza, nella libertà che ci veniva negata.
Eravamo comunisti perché la nazione che ci aveva liberati dal Fascismo e da casa Savoia, attaccava la libertà di mezzo mondo, mandava i suoi giovani a morire in Vietnam ,contro chi voleva la libertà. Eravamo comunisti per dare la possibilità di avere una casa a chi non ce l’aveva, la terra a chi la lavorava. Abbiamo lottato per i più deboli, mai per i ricchi e gli evasori. Abbiamo lottato per i contadini, per gli operai, per gli artigiani e per i piccoli imprenditori strozzati dalla burocrazia piemontese, dalla camorra e dalle banche. Abbiamo costituito cooperative di credito per far avere prestiti a chi non poteva accedere ai finanziamenti.
Eravamo comunisti perché era giusto esserlo. Eravamo comunisti perché Enrico Berlinguer era contro il Socialismo sovietico. Eravamo comunisti perché Gramsci, ha dettato, più di tutti, la Questione Meridionale. Eravamo comunisti perché gli africani erano oberati dal colonialismo europeo.
Eravamo comunisti perché il Partito ci difendeva contro l’arroganza dei Benpensanti, contro la stampa asservita.
Eravamo comunisti perché la resistenza aveva battuto casa Savoia che aveva colonizzato il sud con l’esercito e la repressione, e senza dichiarazione di Guerra.
Eravamo comunisti perché i nostri emigranti al Nord venivano schifati dai padani in modo razzistico. Eravamo comunisti perché nel Partito socialista militava la borghesia famelica.
Eravamo comunisti perché i migliori intellettuali erano compagni, i migliori registi . Berlinguer è stato una guida per tutti noi, come Gramsci. Entrambi erano meridionali, nati in quella Sardegna colonizzata e dissanguata dai piemontesi.
Eravamo comunisti e ne eravamo orgogliosi. Nel Partito non c’erano Massoni. Gli altri strapieni. Eravamo comunisti perchè tutte le stragi erano di Stato. Noi lo sapevamo.
Eravamo comunisti perché Berlinguer ci invitata a lottare, sempre, contro la corruzione, contro la mafia, per la Questione Morale.
Morto il PCI, a Gaeta nacque il Partito del Sud, con il quale ci siamo presentati alle elezioni. Nel 2007 siamo riusciti, con un'altra lista civica progressista e meridionalista a prendere la Fortezza.
Ci riuscimmo. E son tornati nella nostra città super demanializzata ben cinque Beni. Abbiamo dato la caccia agli evasori, ne abbiamo scovati parecchi, ma non abbiamo tassato i cittadini.
Col partito del Sud ci siamo presentati alle elezioni regionali della Sicilia, in quelle della regione Lazio. Ci siamo impegnati, attaccato ,manifesti, tra la gente.
I risultati deboli, ma abbiamo messo la faccia e abbiamo portato avanti il simbolo del partito contro questa finta destra e contro questa finta sinistra. Non ci hanno mai dato spazi televisivi, la nostra voce non ha mai raggiunto il popolo.
Ci siamo presentati alle elezioni amministrative di Napoli, allora piena di Monnezza. Abbiamo appoggiato da subito De Magistris.
Altri movimenti meridionalisti appoggiarono elementi della Destra. Oggi quei movimenti, con qualche dissidente , ci fanno la guerra. E sia!! Sono stati mandati via dalla giunta di Napoli elementi improduttivi, al servizio di Poteri forti dell’informazione. Fatti loro.
Noi continuiamo ad appoggiare De Magistris, un sindaco Meridionalista, progressista e gramsciano. Viene chiamato tricolorato da qualche professorello. Giacobino da altri imbecilli. De Magistris ha reso pubblica l’Acqua, subito attaccato da giornali del Nord o da giornali locali, perché i proprietari di detta stampa sono gli stessi che hanno interessi mortali sulla città.
Il sindaco di Napoli ha denunciato uno di essi, gli ha chiesto un miliardo di euro di danni. Il “giacobbino”, come lo chiamano, ha cancellato via Liborio Romano, colui il quale aveva consegnato la città a Garibaldi e alla camorra, rappresentata da Tore ‘e Criscienzo. Ha dedicato un Largo, nei pressi di Via Toledo a Berlinguer.
Qualcuno di queste liste meridionaliste, di nuovo conio, ha storto il naso. Roba da vomito. Prossimamente sarà cancellata Via Vittorio Emanuele III, il re fellone e il re che nel 1938 ha promulgato le leggi razziali contro gli ebrei.
Qualcuno era comunista, noi lo eravamo. Continuiamo a lottare come un tempo. Ora c’è anche un papa gesuita, finalmente. Noi continueremo ad appoggiare De Magistris, siamo Briganti, progressisti, gramsciani, Berlingueriani. Studiamo la storia negata ma non siamo andati mai a fare convegni sul Risorgimento, con le bandiere del Partito, pur rappresentando il Giglio e la Triscele.
Intellettuali come ERRI DE LUCA e cantanti come ENZO AVITABILE appoggiano un sindaco onesto, che da sempre si batte contro i Poteri Forti, contro la Massoneria, contro la Camorra. Tre anni fa Napoli era piena di Monnezza, oggi è piena di turisti. Grazie a De Magistris, progressista, gramsciano e vero meridionalista- Auguri , siamo orgogliosi di essere stati comunisti.
Abbiamo lottato per i giusti. Molti altri stavano e stanno da un’altra parte e vi assicuro che non sono i panettoni a fare la differenza.
giovedì 8 gennaio 2015
CRESCE SEMPRE DI PIU' LA COMMUNITY DEL PARTITO DEL SUD ! 14.000 A DIFESA DEL SUD
Cresce sempre più la Community che quotidianamente segue il Partito del Sud anche su facebook, oggi siamo arrivati a 14.000 fan !
Seguiteci su : https://www.facebook.com/PdelSud?fref=nf
Con questo risultato siamo di gran lunga la maggior Community su facebook fra tutte quelle di movimenti politici/partiti meridionalisti o..."sudisti".
Continuate a seguirci e non ve ne pentirete; quotidianamente posteremo oltre alle notizie dell'attività del nostro Partito, approfondimenti politici ma anche curiosità, notizie sulla cultura e sulla vera storia del Sud come non avete mai avuto modo di sentire.
Grazie a tutti per il sostegno ed il supporto.
Staff Amministratori
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Cresce sempre più la Community che quotidianamente segue il Partito del Sud anche su facebook, oggi siamo arrivati a 14.000 fan !
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Con questo risultato siamo di gran lunga la maggior Community su facebook fra tutte quelle di movimenti politici/partiti meridionalisti o..."sudisti".
Continuate a seguirci e non ve ne pentirete; quotidianamente posteremo oltre alle notizie dell'attività del nostro Partito, approfondimenti politici ma anche curiosità, notizie sulla cultura e sulla vera storia del Sud come non avete mai avuto modo di sentire.
Grazie a tutti per il sostegno ed il supporto.
Staff Amministratori
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mercoledì 7 gennaio 2015
Comunicato : in omaggio al grande Pino Daniele...
COMUNICATO
sez. GUIDO DORSO Partito del Sud- Napoli
Una delegazione della sez. Guido Dorso di Napoli del PARTITO DEL SUD, a nome del partito tutto, ha partecipato ieri sera Martedì 6 Gennaio 2015 al flashmob di Piazza del Plebiscito a Napoli in omaggio al grande musicista Pino Daniele, vanto e simbolo della città, scomparso in questi giorni. Con lo stesso spirito, renderà omaggio al funerale previsto alle ore 19,00 c/o la Basilica di S.Francesco e Paola, sempre nella stessa piazza,che ne ha accolto le sue memorabili esibizioni.
Inoltre il Partito del Sud, tramite i suoi Delegati diretti del Sindaco in Commissione Toponomastica, Andrea Balìa e prof. Vincenzo Caratozzolo, si farà carico di sostenere la proposta (in parte già accennata dal sindaco Luigi de Magistris) d'intitolare un sito al grande artista.
Partito del Sud -Napoli
COMUNICATO
sez. GUIDO DORSO Partito del Sud- Napoli
Una delegazione della sez. Guido Dorso di Napoli del PARTITO DEL SUD, a nome del partito tutto, ha partecipato ieri sera Martedì 6 Gennaio 2015 al flashmob di Piazza del Plebiscito a Napoli in omaggio al grande musicista Pino Daniele, vanto e simbolo della città, scomparso in questi giorni. Con lo stesso spirito, renderà omaggio al funerale previsto alle ore 19,00 c/o la Basilica di S.Francesco e Paola, sempre nella stessa piazza,che ne ha accolto le sue memorabili esibizioni.
Inoltre il Partito del Sud, tramite i suoi Delegati diretti del Sindaco in Commissione Toponomastica, Andrea Balìa e prof. Vincenzo Caratozzolo, si farà carico di sostenere la proposta (in parte già accennata dal sindaco Luigi de Magistris) d'intitolare un sito al grande artista.
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