lunedì 30 settembre 2013

COS’E’ LA PROPAGANDA?... è l’“impossibile” che viene sostenuto ma che non deve assolutamente essere realizzato!

Di Bruno Pappalardo, 

Esempio
Ballarò ultimo del 24 settmebre 2013 ;
la solita  Mara Carfagna  deve sostenere e difendere il proprio datore di ricchezza, …non si riesce a comprendere se ci fa o ci è?! E’ l’equivalente della Gelmini e della Bernini; la Santanché non fa testo è…  
Carfagna , se ci fa,  mentisce agli italiani ed è una vergogna!
L’IMU e proprietari di case.
E’ di oggi lo scatafascio che sta scompaginando un governo ma sotto la falsa asserzione di non somministrare tasse!
Sostiene,  come tutto il Pdl che,  dato l’80% di proprietari, togliere l’IMU significa migliorare lo stato reddituale di questi, vale a dire  quasi l’intera Italia.
Menzogna !
1) è circa il 78%., ossia  47 milioni e 11mila circa;
2) se vengono sottratti i giovani al di sotto  dei 18 anni,  quelli che generalmente non sono proprietari diretti di casa, allora Il 78% di 47mlioni e 11 mila circa, corrisponde (= ) a 36 milioni e 750 mila. Essendo la popolazione italiana di  59 milioni e 685 mila 227, se a questa cifra vengono detratti i 36 milioni,750 mila circa di reali adulti e ipotetici possessori di casa, abbiamo (=) 22 milioni, 935mila di supposti proprietari. Andiamo avanti!
3) abbiamo detto che l’Italia è formata da una popolazione, arrotondando per eccesso, di 60 milioni, ebbene,  23 milioni ne rappresentano solo 38,4%.  Ci siamo?
4) Il 78 o 80% di cui parla da anni il Pdl e i propri modesti ripetitori, peònes di questa compagine che ha impostato la campagna elettorale sostenendo di eliminare le tasse degli italiani, ebbene, s’abbassa a circa 40% ( arrotondamento per eccesso).
5) le statistiche dicono che il 78% degli italiani vive in case di proprietà. E’ ben diverso dal dire che il 78% o 80% degli italiani SONO proprietari di case. Bene ma in una casa vivono il il 96% di nuclei familiari. Ora in media, eliminando da questo nucleo …che diremmo composto da almeno tre persone,   pure il figlio diciottenne, allora in ogni casa vivono almeno due italiani (sto facendo veramente il conto della lavandaia) Significa che il 40% diventa il 20% di soli reali possessori di case.

Si gioca molto sulla percezione e su altri dati statistici come quelli della Corte dei Conti, Delle banche che negli ultimi 30 anni hanno erogato circa il 48,6% di mutui sull’intera popolazione (ma non dicono quanti sono andati all’asta) e quanta gente possiede una seconda casa e terza e quarta e pure ville e palazzi che la percezione è aberrata.
E’ inutile adesso continuare sulle altre sciocchezze dette dalla suddetta (come che il governo Berlusconi del ’94 per via di un avviso di garanzia (era un semplice “invito a comparire” ma cadde per il mancato appoggio della LEGA) e di quel signore della Lega, Gianluca Pini sul Monte Paschi Siena

E’ dunque proprio questa la PROPAGANDA:
Là dove si fa propaganda vuota, l’effetto funziona perfettamente, là dove è necessaria la verità, tutto va a sfacelo puntualmente fallendo!

PS: i miei calcoli possono anche essere strampalati ma non troppo lontani dal concreto!





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Di Bruno Pappalardo, 

Esempio
Ballarò ultimo del 24 settmebre 2013 ;
la solita  Mara Carfagna  deve sostenere e difendere il proprio datore di ricchezza, …non si riesce a comprendere se ci fa o ci è?! E’ l’equivalente della Gelmini e della Bernini; la Santanché non fa testo è…  
Carfagna , se ci fa,  mentisce agli italiani ed è una vergogna!
L’IMU e proprietari di case.
E’ di oggi lo scatafascio che sta scompaginando un governo ma sotto la falsa asserzione di non somministrare tasse!
Sostiene,  come tutto il Pdl che,  dato l’80% di proprietari, togliere l’IMU significa migliorare lo stato reddituale di questi, vale a dire  quasi l’intera Italia.
Menzogna !
1) è circa il 78%., ossia  47 milioni e 11mila circa;
2) se vengono sottratti i giovani al di sotto  dei 18 anni,  quelli che generalmente non sono proprietari diretti di casa, allora Il 78% di 47mlioni e 11 mila circa, corrisponde (= ) a 36 milioni e 750 mila. Essendo la popolazione italiana di  59 milioni e 685 mila 227, se a questa cifra vengono detratti i 36 milioni,750 mila circa di reali adulti e ipotetici possessori di casa, abbiamo (=) 22 milioni, 935mila di supposti proprietari. Andiamo avanti!
3) abbiamo detto che l’Italia è formata da una popolazione, arrotondando per eccesso, di 60 milioni, ebbene,  23 milioni ne rappresentano solo 38,4%.  Ci siamo?
4) Il 78 o 80% di cui parla da anni il Pdl e i propri modesti ripetitori, peònes di questa compagine che ha impostato la campagna elettorale sostenendo di eliminare le tasse degli italiani, ebbene, s’abbassa a circa 40% ( arrotondamento per eccesso).
5) le statistiche dicono che il 78% degli italiani vive in case di proprietà. E’ ben diverso dal dire che il 78% o 80% degli italiani SONO proprietari di case. Bene ma in una casa vivono il il 96% di nuclei familiari. Ora in media, eliminando da questo nucleo …che diremmo composto da almeno tre persone,   pure il figlio diciottenne, allora in ogni casa vivono almeno due italiani (sto facendo veramente il conto della lavandaia) Significa che il 40% diventa il 20% di soli reali possessori di case.

Si gioca molto sulla percezione e su altri dati statistici come quelli della Corte dei Conti, Delle banche che negli ultimi 30 anni hanno erogato circa il 48,6% di mutui sull’intera popolazione (ma non dicono quanti sono andati all’asta) e quanta gente possiede una seconda casa e terza e quarta e pure ville e palazzi che la percezione è aberrata.
E’ inutile adesso continuare sulle altre sciocchezze dette dalla suddetta (come che il governo Berlusconi del ’94 per via di un avviso di garanzia (era un semplice “invito a comparire” ma cadde per il mancato appoggio della LEGA) e di quel signore della Lega, Gianluca Pini sul Monte Paschi Siena

E’ dunque proprio questa la PROPAGANDA:
Là dove si fa propaganda vuota, l’effetto funziona perfettamente, là dove è necessaria la verità, tutto va a sfacelo puntualmente fallendo!

PS: i miei calcoli possono anche essere strampalati ma non troppo lontani dal concreto!





domenica 29 settembre 2013

LA VIGNETTA DI FRANCO GALLO


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Hai un’idea innovativa per il sud ? Proponiti… Al Sud Project Camp e al TechnologyBiz

TechnologyBiz2012Ancora un appuntamento del Sud Project Camp, questa volta però il protagonista sarai tu. Si proprio tu che hai appena avuto un’idea innovativa, hai fondato una Startup con altri tuoi amici, hai un’azienda, un’associazione o semplicemente un progetto.
E si, perché il prossimo 28 e 29 novembre, nell’ambito del TechnologyBiz di Napoli ci sarà un’area dedicata al Sud Project Camp e all’innovazione targata Sud e per il Sud.
Chiedi di partecipare alla Bottega delle Idee”, avrai un certo numero di minuti e una sala per presentare la tua idea, il tuo progetto, la tua azienda, la tua associazione e il suo operato…
Alla “Bottega delle idee” abbiamo bisogno anche del tuo progetto innovativo tenendo conto dei seguenti possibili ambiti: Ambiente, Patrimonio culturale e artistico, Riscoperta storica del Sud, Information Technology, Agroalimentare e innovazione, Tutela della salute, Smart Cities – le città intelligenti, Applicazioni per il Turismo, Internazionalizzazione e Mediterraneo, Sistemi di imprese, Crowdfunding, Finanza e Assicurazioni, Credito,  Ricerca, Aerospazio, Rifiuti, Energie Alternative….continua su SPC ....


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TechnologyBiz2012Ancora un appuntamento del Sud Project Camp, questa volta però il protagonista sarai tu. Si proprio tu che hai appena avuto un’idea innovativa, hai fondato una Startup con altri tuoi amici, hai un’azienda, un’associazione o semplicemente un progetto.
E si, perché il prossimo 28 e 29 novembre, nell’ambito del TechnologyBiz di Napoli ci sarà un’area dedicata al Sud Project Camp e all’innovazione targata Sud e per il Sud.
Chiedi di partecipare alla Bottega delle Idee”, avrai un certo numero di minuti e una sala per presentare la tua idea, il tuo progetto, la tua azienda, la tua associazione e il suo operato…
Alla “Bottega delle idee” abbiamo bisogno anche del tuo progetto innovativo tenendo conto dei seguenti possibili ambiti: Ambiente, Patrimonio culturale e artistico, Riscoperta storica del Sud, Information Technology, Agroalimentare e innovazione, Tutela della salute, Smart Cities – le città intelligenti, Applicazioni per il Turismo, Internazionalizzazione e Mediterraneo, Sistemi di imprese, Crowdfunding, Finanza e Assicurazioni, Credito,  Ricerca, Aerospazio, Rifiuti, Energie Alternative….continua su SPC ....


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sabato 28 settembre 2013

COMUNICATO STAMPA PARTITO DEL SUD - SICILIA


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LE QUATTRO GIORNATE DI NAPOLI,…ma...

Di Bruno Pappalardo

Nella Pietà di Michelangelo, la Madonna è coetanea se non più giovane del proprio figlio. Perché? Perchè  era il suo concetto di vita e divino.  La madonna  già sa, conosce da prima la tragedia che colpirà l’umanità e la vita terrena della propria carne. Lei è giovane quasi della età del suo concepimento.
Il figlio è là morto e la previsione s’è avverata, - la mano della madonna indica che è effettivamente s’è compiuto – Dunque viene legato il passato al futuro: la morte del figlio segnerà il destino degli uomini in avvenire. Si esclude il presente! IL triangolo (i tre angoli, le tre persone)che chiude la raffigurazione lascia fuori il vero dolore umano e la sua vera pietà. Non si legge lo strazio, l’afflizione in nessun punto della rappresentazione  se non la rassegnazione della Rivelazione.
E’, dunque lontana dalla iconografia tradizionale, la Vergine anziana afflitta col bambino tra le braccia.
Giunse, però, il Caravaggio a smontare l’ossatura compositiva dell’eterno binomio Donna-bambino,  - Madre-figlio.  Scompose, distrusse! Il bambino non è in braccio e la Madonna è una popolana. Vengono esaltati altri principi di estremo legame e divinismo. Dicono, gli stupidi, fosse dissacrante! Manifesta solo un’altro legame, o meglio la stessa cosa: il sacro è nel terreo uomo con sozzi vesti come il nero dei piedi, in primo piano, nella Madonna dei Pellegrini  
Ella è nelle forme e vesti consuete per quel tempo;…(questo concetto ha influenzato  moltissimo Napoli, dopo che Caravaggio vi lavorò  sull’iconografia rappresentativa del sacro nei presepi) La Vergine non è  in trono.  Non ha corone o vesti preziose ma esce sull’uscio di casa come chiunque. Non sovrasta nessuno. La centralità del quadro che, nella tradizione cristiana spettava al sacro, adotta invece
 lo stipite d’una porta. I due pellegrini inginocchiati in preghiera mostrano dei piedi nudi e gonfi messi in primissimo piano.
Scandalo! Ma quei piedi dovevano essere gonfi e sporchi per forza perché il cammino era stato lunghissimo e non andavano nascosti ma mostrati.  Diventavano il simbolo stesso dell'ubbidienza e della devozione.   
La rappresentazione Madre-figlio (al di là della simbologia teologica) rappresenta da sempre il concepimento non solo del figlio ma dell’eterno amore, dunque della vita e della sua prosecuzione. Essa è ciò che è avvenuto, quello che è e che sarà  tra i cicli sanguiferi, sia ormonali che parametrici di una umanità di martiri dilaniati che soffre e uccide, fino allo sfinimento d’esso, ebbene, si perpetua nella vita di un fanciullo e di una donna dove è racchiuso l’Universo. Da esso sempre il movimentismo,  il gesto, i sentimenti, il BENE, il MALE, le infinite sfumature del nostro animo, la percezione aptica e carnale e la passione sensista et cetera. Dal dolore e dal Male della crocefissione d’un figlio si volle credere al BENE della salvazione umana.   
Così fu il 28 Settembre del ‘43, a Napoli, durante le quattro giornate di resistenza della città per scacciare le forze naziste,  ancora una volta avemmo una Donna ed unFanciullo che vollero riaprire un varco stretto tra il tufo perché del  sangue vigoroso e vivido  penetrasse nella città perché si rianimasse.

Una Donna, Maddalena Cerasuolo detta Lenina ed un FANCIULLO, un lazzaro, uno scugnizzo Gennarino Capuozzo,  ancora una volta  furono certi che il loro sacrificio ( forse per nulla cristiano ma solo soggetti assoluti di vitafosse un vitale lacciolo che potesse ancora legare il passato col futuro. 

Avemmo in  Via Santa Teresa degli Scalzi, sotto il roccione smisurato e verde di Capodimonte nuovamente una Madonna col Bambino, segno di un diverso laico divinismo,.. questa volta avvolti nel laticlavio rosso dell’olocausto

Sono nato su quella strada dove una nuova icone  germogliò, …il bambino davanti all’enorme  carro armato grigio che affronta sconveniente il confronto sapendo già del proprio futuro: il BENE    



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Di Bruno Pappalardo

Nella Pietà di Michelangelo, la Madonna è coetanea se non più giovane del proprio figlio. Perché? Perchè  era il suo concetto di vita e divino.  La madonna  già sa, conosce da prima la tragedia che colpirà l’umanità e la vita terrena della propria carne. Lei è giovane quasi della età del suo concepimento.
Il figlio è là morto e la previsione s’è avverata, - la mano della madonna indica che è effettivamente s’è compiuto – Dunque viene legato il passato al futuro: la morte del figlio segnerà il destino degli uomini in avvenire. Si esclude il presente! IL triangolo (i tre angoli, le tre persone)che chiude la raffigurazione lascia fuori il vero dolore umano e la sua vera pietà. Non si legge lo strazio, l’afflizione in nessun punto della rappresentazione  se non la rassegnazione della Rivelazione.
E’, dunque lontana dalla iconografia tradizionale, la Vergine anziana afflitta col bambino tra le braccia.
Giunse, però, il Caravaggio a smontare l’ossatura compositiva dell’eterno binomio Donna-bambino,  - Madre-figlio.  Scompose, distrusse! Il bambino non è in braccio e la Madonna è una popolana. Vengono esaltati altri principi di estremo legame e divinismo. Dicono, gli stupidi, fosse dissacrante! Manifesta solo un’altro legame, o meglio la stessa cosa: il sacro è nel terreo uomo con sozzi vesti come il nero dei piedi, in primo piano, nella Madonna dei Pellegrini  
Ella è nelle forme e vesti consuete per quel tempo;…(questo concetto ha influenzato  moltissimo Napoli, dopo che Caravaggio vi lavorò  sull’iconografia rappresentativa del sacro nei presepi) La Vergine non è  in trono.  Non ha corone o vesti preziose ma esce sull’uscio di casa come chiunque. Non sovrasta nessuno. La centralità del quadro che, nella tradizione cristiana spettava al sacro, adotta invece
 lo stipite d’una porta. I due pellegrini inginocchiati in preghiera mostrano dei piedi nudi e gonfi messi in primissimo piano.
Scandalo! Ma quei piedi dovevano essere gonfi e sporchi per forza perché il cammino era stato lunghissimo e non andavano nascosti ma mostrati.  Diventavano il simbolo stesso dell'ubbidienza e della devozione.   
La rappresentazione Madre-figlio (al di là della simbologia teologica) rappresenta da sempre il concepimento non solo del figlio ma dell’eterno amore, dunque della vita e della sua prosecuzione. Essa è ciò che è avvenuto, quello che è e che sarà  tra i cicli sanguiferi, sia ormonali che parametrici di una umanità di martiri dilaniati che soffre e uccide, fino allo sfinimento d’esso, ebbene, si perpetua nella vita di un fanciullo e di una donna dove è racchiuso l’Universo. Da esso sempre il movimentismo,  il gesto, i sentimenti, il BENE, il MALE, le infinite sfumature del nostro animo, la percezione aptica e carnale e la passione sensista et cetera. Dal dolore e dal Male della crocefissione d’un figlio si volle credere al BENE della salvazione umana.   
Così fu il 28 Settembre del ‘43, a Napoli, durante le quattro giornate di resistenza della città per scacciare le forze naziste,  ancora una volta avemmo una Donna ed unFanciullo che vollero riaprire un varco stretto tra il tufo perché del  sangue vigoroso e vivido  penetrasse nella città perché si rianimasse.

Una Donna, Maddalena Cerasuolo detta Lenina ed un FANCIULLO, un lazzaro, uno scugnizzo Gennarino Capuozzo,  ancora una volta  furono certi che il loro sacrificio ( forse per nulla cristiano ma solo soggetti assoluti di vitafosse un vitale lacciolo che potesse ancora legare il passato col futuro. 

Avemmo in  Via Santa Teresa degli Scalzi, sotto il roccione smisurato e verde di Capodimonte nuovamente una Madonna col Bambino, segno di un diverso laico divinismo,.. questa volta avvolti nel laticlavio rosso dell’olocausto

Sono nato su quella strada dove una nuova icone  germogliò, …il bambino davanti all’enorme  carro armato grigio che affronta sconveniente il confronto sapendo già del proprio futuro: il BENE    



IL PARTITO DEL SUD IL 12 OTTOBRE IN PIAZZA A ROMA A DIFESA DELLA COSTITUZIONE

Il Partito del Sud risponde all'appello "La via maestra" lanciato l'8 settembre a difesa della Costituzione, per il testo completo si rimanda al link sopra, ed aderisce alla manifestazione del 12 ottobre a Roma promossa insieme all'appello, tra gli altri, da Don Ciotti, Landini e Rodotà

Come è scritto nell'appello "La difesa della Costituzione è innanzitutto la promozione di un’idea di società, divergente da quella di coloro che hanno operato finora tacitamente per svuotarla e, ora, operano per manometterla formalmente. [...] Non è la difesa d’un passato che non può ritornare, ma un programma per un futuro da costruire in Italia e in Europa." 

Aggiungiamo che noi meridionalisti del Partito del Sud abbiamo sempre difeso, continuiamo e continueremo a difendere la Costituzione Repubblicana, di quella Repubblica nata sulle ceneri del fascismo e dell'indegna casa Savoia e chiediamo a gran voce il rispetto dell'Articolo 3, che se fosse stato in passato o se fosse applicato ancora oggi, avrebbe già risolto la "questione meridionale" , quella questione meridionale nata con la "malaunità" del 1861.
Al contrario di altri meridionalisti o presunti tali, in realtà spesso nostalgici e reazionari che si nascondono dietro paraventi meridionalisti, crediamo nei valori della Carta Costituzionale, anche se alcuni non sono stati mai applicati integralmente ne' dalla 1 ne' dalla cosiddetta 2 Repubblica. La Costituzione può essere riformata ed ammodernata di sicuro, ma nei modi già previsti dalla Costituzione stessa di cui per noi vanno sempre difesi i valori ed i principi fondamentali.

Per i nostri militanti e simpatizzanti invitiamo a riferirsi per contatto e coordinamento sul luogo alla mail della Seziona romana del Partito: 
contattando in questo modo il Vice Presidente nazionale Enzo Riccio. 

L'appuntamento è a Roma alle 14,00 del 12 ottobre 2013 in Piazza della Repubblica. 


PARTITO DEL SUD - sez. "Lucio Barone" Roma


"La Costituzione non va cambiata, ma finalmente applicata.L'attuale Costituzione infatti sancisce una serie di diritti che mai sono stati applicati nella loro interezza e che avrebbero potuto, se applicati, evitare la deriva di degrado a cui stiamo assistendo e che ha colpito da sempre principalmente il Sud.
L'attuale Costituzione ci permette di rivendicare parità di diritti e finalmente la loro concreta realizzazione, ponendo le nostre giuste recriminazioni all'interno della legalità e della normativa, permettendoci quindi non la richiesta ma la pretesa di vedere finalmente puntuale e pronta applicazione di quanto sancito dalla Costituzione e dalle sue norme non appena avremo una rappresentanza parlamentare non "asservita" come sempre avvenuto in passato, a parte poche lodevoli ma isolate eccezioni.
Ecco perchè il sistema vuole blindare le sue prerogative e i suoi privilegi in una visione come sempre monoculare delle necessità popolari e di sviluppo, noncurante delle possibili derive antidemocratiche che questo possa comportare.
Dobbiamo perciò impedire e contrastare questo scenario in modo democratico, garantire anche per il futuro il diritto di libera espressione, di pacifica protesta, di assoluta uguaglianza, in altre parole tutti quei diritti oggi garantiti dall' attuale Costituzione la cui difesa è nostro dovere e diritto,"

Natale Cuccurese
Presidente Nazionale PdelSUD





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Il Partito del Sud risponde all'appello "La via maestra" lanciato l'8 settembre a difesa della Costituzione, per il testo completo si rimanda al link sopra, ed aderisce alla manifestazione del 12 ottobre a Roma promossa insieme all'appello, tra gli altri, da Don Ciotti, Landini e Rodotà

Come è scritto nell'appello "La difesa della Costituzione è innanzitutto la promozione di un’idea di società, divergente da quella di coloro che hanno operato finora tacitamente per svuotarla e, ora, operano per manometterla formalmente. [...] Non è la difesa d’un passato che non può ritornare, ma un programma per un futuro da costruire in Italia e in Europa." 

Aggiungiamo che noi meridionalisti del Partito del Sud abbiamo sempre difeso, continuiamo e continueremo a difendere la Costituzione Repubblicana, di quella Repubblica nata sulle ceneri del fascismo e dell'indegna casa Savoia e chiediamo a gran voce il rispetto dell'Articolo 3, che se fosse stato in passato o se fosse applicato ancora oggi, avrebbe già risolto la "questione meridionale" , quella questione meridionale nata con la "malaunità" del 1861.
Al contrario di altri meridionalisti o presunti tali, in realtà spesso nostalgici e reazionari che si nascondono dietro paraventi meridionalisti, crediamo nei valori della Carta Costituzionale, anche se alcuni non sono stati mai applicati integralmente ne' dalla 1 ne' dalla cosiddetta 2 Repubblica. La Costituzione può essere riformata ed ammodernata di sicuro, ma nei modi già previsti dalla Costituzione stessa di cui per noi vanno sempre difesi i valori ed i principi fondamentali.

Per i nostri militanti e simpatizzanti invitiamo a riferirsi per contatto e coordinamento sul luogo alla mail della Seziona romana del Partito: 
contattando in questo modo il Vice Presidente nazionale Enzo Riccio. 

L'appuntamento è a Roma alle 14,00 del 12 ottobre 2013 in Piazza della Repubblica. 


PARTITO DEL SUD - sez. "Lucio Barone" Roma


"La Costituzione non va cambiata, ma finalmente applicata.L'attuale Costituzione infatti sancisce una serie di diritti che mai sono stati applicati nella loro interezza e che avrebbero potuto, se applicati, evitare la deriva di degrado a cui stiamo assistendo e che ha colpito da sempre principalmente il Sud.
L'attuale Costituzione ci permette di rivendicare parità di diritti e finalmente la loro concreta realizzazione, ponendo le nostre giuste recriminazioni all'interno della legalità e della normativa, permettendoci quindi non la richiesta ma la pretesa di vedere finalmente puntuale e pronta applicazione di quanto sancito dalla Costituzione e dalle sue norme non appena avremo una rappresentanza parlamentare non "asservita" come sempre avvenuto in passato, a parte poche lodevoli ma isolate eccezioni.
Ecco perchè il sistema vuole blindare le sue prerogative e i suoi privilegi in una visione come sempre monoculare delle necessità popolari e di sviluppo, noncurante delle possibili derive antidemocratiche che questo possa comportare.
Dobbiamo perciò impedire e contrastare questo scenario in modo democratico, garantire anche per il futuro il diritto di libera espressione, di pacifica protesta, di assoluta uguaglianza, in altre parole tutti quei diritti oggi garantiti dall' attuale Costituzione la cui difesa è nostro dovere e diritto,"

Natale Cuccurese
Presidente Nazionale PdelSUD





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venerdì 27 settembre 2013

Rifiuti tossici, convegno a Formia.

Al convegno di Formia contro i rifiuti tossici e contro la Camorra, hanno partecipato Nello Trocchia, giornalista de "Il Fatto Quotidiano" e la Senatrice del Pd, Rosaria Capacchione, già giornalista de " Il Mattino". La sala Ribaud era strapiena, Coordinatrice è stata l'Avv. Patrizia Menanno avvocato dell'Associazione antimafia Antonino Caponnetto.

 
https://www.youtube.com/watch?v=rCZPScogMOE&feature=youtu.be


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Al convegno di Formia contro i rifiuti tossici e contro la Camorra, hanno partecipato Nello Trocchia, giornalista de "Il Fatto Quotidiano" e la Senatrice del Pd, Rosaria Capacchione, già giornalista de " Il Mattino". La sala Ribaud era strapiena, Coordinatrice è stata l'Avv. Patrizia Menanno avvocato dell'Associazione antimafia Antonino Caponnetto.

 
https://www.youtube.com/watch?v=rCZPScogMOE&feature=youtu.be


giovedì 26 settembre 2013

TELECOM & C… fatto tutto il possibile ma solo per andare oltre l’impossibile!

Di Bruno Pappalardo

Bisognerebbe capire meglio come stanno le cose. Da dove nascono certi fenomeni di depressioneeconomica che blocca il paese. Capire, ad esempio, se sondaggi, stime e statistiche, neppure scientificamente ma almeno stocasticamente  possono ritenersi appena attendibili e fidarsi.

Resiste sfrontato il  luogo comune che al meridione si è vissuto e si vive soprattutto per l’eccesso di posti fissi di lavoro. Bisogna stare attenti ai dati, leggerli di persona, cercarsi i grafici, guardare più agenzie. 
Intendiamo indicare sia a quelli nelle amministrazione pubbliche locali che quelli nelle grosse industrie. I voti di scambio, clientelismo, camorra che compra occupazione collusa con la politica et cetera...
Le ultime stime ISTAT (2000-2010)  e ultimissime (2012. primi 6 mesi 2013) NoiItalia, EUROSTAT, ATECO e altre, ebbene, coincidono tutte!  Batte tutti, con unapiù forte appetito imprenditoriale, il SUD!
L’Italia,  in Europa è al primo posto dimostrando, come sempre,  un’alta vocazione imprenditoriale (30% al di sopra della media europea ch’è del 13%)  seguita da Slovacchia e Repubblica Ceca mentre la bella e brava Germania è solo al 14° posto della classifica.

Ma quale paese o regione o plaga dell’Europa intera ha i valori più alti di imprenditorialità e meno posti fissi come sempre e ancora si ritiene esistano e resistono? In quella dove ancora si negano invece nuove realtà: il Mezzogiorno!

Chi affronta maggiormente il rischio dell’impresa in proprio profondendo indicibili energie in un contesto ambientale ostile e poco amato soprattutto dai mezzi di informazione? Il Sud raggiunge il 38,4 % contro i
valori minimi del Nord-ovest (27,6%) . Nel Molise e Calabria si confermano come i territori con maggiore tesso di imprenditorialità (44%) segue Valle d’Aosta ma subito dopo Sicilia e Sardegna.La maglia nera, udite udite, è quella della Lombardia con 1 autonomo ogni 4 lavoratori
Si dirà che il calcolo è viziato dal gioco di furbe società camorristiche che aprono e chiudono le loro attività per evadere.(rimando ad altro foglio dati sul lavoro nero e occupazione) La verità è che paradossalmente la 
camorra viene puntualmente usata a seconda degli interessi nazionali ed è sconcertante e indicibile il disastro che poi si è dimostrato!
Il SUD, è abituato ai soliti giochetti che camuffano verità manipolate anche dalla Grande Informazione.
Ancora si crede, ad esempio, ad un Sud “tutti furti e uccisioni” o che la lotta contro le discariche era un sommovimento fintamente popolare delinquenziale. Quelle urla laceranti doveva essere per forza ordinate dalla camorra (che resti maledetta) ma imprenditori e pezzi di Stato sapevano,… vergogna!
La tivù non fa altro che puntare i suoi lunghi obbiettivi sulle colonie meridionali mentre i dati del Viminale.
per il “totale di reati in Italia ”pone agli ultimi posti le regioni del meridione mostrando tutto un Nord
infetto d’ogni tipo di crimini. La divulgazione massmediatica, strumentalmente, in un inquietante silenzio
annulla i fatti e dunque scompaiono gli eventi o si trasformano in materiale avverso. Complotto? NO!
Dove investiresti tu, straniero? In un luogo avulso dalle manovre delittuose e non dove esistono.
Qualche giorno fa, Barnabè della Telecom, portò in Parlamento i suoi dati che mostravano una florida  situazione aziendale.  Già come Alitalia, Mediobanca,Intesa,Generali, Enel e a breve Fincantiere . Perché?
Perché è solo un’imprenditoria stracciona che qualcuno dolcifica come“conservatrice”, ossia che non ha mai
rischiato un centesimo ma solo incassato essendo questa la sua vera natura. Fu per questa inventata l'Unità?

senza fare tutto l’erba un fascio, la storia dell’industrializzazione italiana è stata caratterizzata da continui aiuti statali a cui ha aggiunto manager turgidi di megalomania strapagati, lì dove una volta bastava
un direttore di reparto. Al Sud, stavolta, volendo o nolendo siamo fuori dallo schifo! La nostra imprenditoria si è trasformata dal residuale rapporto del “guaglione e 'o masto" in nuove forme di aggregazioni atigianale spinte da
una cultura del piccolo prodotto di design. AMEN




PS: ma l'AGCOM dove cavolo è andata o è stata? E la golden share" ossia, il diritto di uno Stato di intervenire dopo e durante il processo di privatizzazione di un'azienda di interesse nazionale, come in tutti gli altri Paesi, pure quello vi siete lasciato (apposta?) bocciare dalla Ue? 







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Di Bruno Pappalardo

Bisognerebbe capire meglio come stanno le cose. Da dove nascono certi fenomeni di depressioneeconomica che blocca il paese. Capire, ad esempio, se sondaggi, stime e statistiche, neppure scientificamente ma almeno stocasticamente  possono ritenersi appena attendibili e fidarsi.

Resiste sfrontato il  luogo comune che al meridione si è vissuto e si vive soprattutto per l’eccesso di posti fissi di lavoro. Bisogna stare attenti ai dati, leggerli di persona, cercarsi i grafici, guardare più agenzie. 
Intendiamo indicare sia a quelli nelle amministrazione pubbliche locali che quelli nelle grosse industrie. I voti di scambio, clientelismo, camorra che compra occupazione collusa con la politica et cetera...
Le ultime stime ISTAT (2000-2010)  e ultimissime (2012. primi 6 mesi 2013) NoiItalia, EUROSTAT, ATECO e altre, ebbene, coincidono tutte!  Batte tutti, con unapiù forte appetito imprenditoriale, il SUD!
L’Italia,  in Europa è al primo posto dimostrando, come sempre,  un’alta vocazione imprenditoriale (30% al di sopra della media europea ch’è del 13%)  seguita da Slovacchia e Repubblica Ceca mentre la bella e brava Germania è solo al 14° posto della classifica.

Ma quale paese o regione o plaga dell’Europa intera ha i valori più alti di imprenditorialità e meno posti fissi come sempre e ancora si ritiene esistano e resistono? In quella dove ancora si negano invece nuove realtà: il Mezzogiorno!

Chi affronta maggiormente il rischio dell’impresa in proprio profondendo indicibili energie in un contesto ambientale ostile e poco amato soprattutto dai mezzi di informazione? Il Sud raggiunge il 38,4 % contro i
valori minimi del Nord-ovest (27,6%) . Nel Molise e Calabria si confermano come i territori con maggiore tesso di imprenditorialità (44%) segue Valle d’Aosta ma subito dopo Sicilia e Sardegna.La maglia nera, udite udite, è quella della Lombardia con 1 autonomo ogni 4 lavoratori
Si dirà che il calcolo è viziato dal gioco di furbe società camorristiche che aprono e chiudono le loro attività per evadere.(rimando ad altro foglio dati sul lavoro nero e occupazione) La verità è che paradossalmente la 
camorra viene puntualmente usata a seconda degli interessi nazionali ed è sconcertante e indicibile il disastro che poi si è dimostrato!
Il SUD, è abituato ai soliti giochetti che camuffano verità manipolate anche dalla Grande Informazione.
Ancora si crede, ad esempio, ad un Sud “tutti furti e uccisioni” o che la lotta contro le discariche era un sommovimento fintamente popolare delinquenziale. Quelle urla laceranti doveva essere per forza ordinate dalla camorra (che resti maledetta) ma imprenditori e pezzi di Stato sapevano,… vergogna!
La tivù non fa altro che puntare i suoi lunghi obbiettivi sulle colonie meridionali mentre i dati del Viminale.
per il “totale di reati in Italia ”pone agli ultimi posti le regioni del meridione mostrando tutto un Nord
infetto d’ogni tipo di crimini. La divulgazione massmediatica, strumentalmente, in un inquietante silenzio
annulla i fatti e dunque scompaiono gli eventi o si trasformano in materiale avverso. Complotto? NO!
Dove investiresti tu, straniero? In un luogo avulso dalle manovre delittuose e non dove esistono.
Qualche giorno fa, Barnabè della Telecom, portò in Parlamento i suoi dati che mostravano una florida  situazione aziendale.  Già come Alitalia, Mediobanca,Intesa,Generali, Enel e a breve Fincantiere . Perché?
Perché è solo un’imprenditoria stracciona che qualcuno dolcifica come“conservatrice”, ossia che non ha mai
rischiato un centesimo ma solo incassato essendo questa la sua vera natura. Fu per questa inventata l'Unità?

senza fare tutto l’erba un fascio, la storia dell’industrializzazione italiana è stata caratterizzata da continui aiuti statali a cui ha aggiunto manager turgidi di megalomania strapagati, lì dove una volta bastava
un direttore di reparto. Al Sud, stavolta, volendo o nolendo siamo fuori dallo schifo! La nostra imprenditoria si è trasformata dal residuale rapporto del “guaglione e 'o masto" in nuove forme di aggregazioni atigianale spinte da
una cultura del piccolo prodotto di design. AMEN




PS: ma l'AGCOM dove cavolo è andata o è stata? E la golden share" ossia, il diritto di uno Stato di intervenire dopo e durante il processo di privatizzazione di un'azienda di interesse nazionale, come in tutti gli altri Paesi, pure quello vi siete lasciato (apposta?) bocciare dalla Ue? 







mercoledì 25 settembre 2013

La grande bufala dell'italianità e della "svendita" di Telecom in un paese in declino

La notizia del passaggio di Telecom Italia alla spagnola Telefonica, che in realtà fin dal 2007 era diventato il principale azionista di TELCO che costituisce ancora oggi la cassaforte che controlla il gruppo telefonico, ha scatenato la solita ipocrisia all'italiana.
Chi parla di "svendita" dei pezzi migliori, chi parla di un segnale del declino italiano (e se ne accorgono solo ora?), chi fa finta di non sapere e rimanere sbalordito....tutto l'ignobile teatrino della politica italiota che da destra a sinistra cerca di strumentalizzare l'affare ma ha avuto le sue gravi responsabilità nel declino di un'azienda, un'azienda che era sana e macinava utili (li fa ancora oggi anche se di meno di prima...tutta un'altra storia rispetto al caso Alitalia che spesso viene impropriamente accostato) e che in 20 anni è stata spolpata da una privatizzazione mal riuscita e da gestioni indecenti, più attente ai ritorni finanziari di breve, che ad un progetto industriale di medio-lungo termine.
E così davvero Telecom Italia è diventata il simbolo di un paese oramai in declino, un paese dove manca una visione di futuro e si continua a perdere tempo in discussioni sterili come le faccende private o i processi di un faccendiere milanese, evasore fiscale e puttaniere conclamato che continua ad essere difeso da uno stuolo di irriducibili lacchè al nord come al sud (tra questi anche alcuni ignobili pseudo-meridionalisti...), spariranno tutti o quasi tutti quando uscirà dalla scena del potere, un pò come è successo con Craxi seguendo il solito stantio copione italico.

Ma in tutte queste dichiarazioni che rimbalzano freneticamente da destra a sinistra, in questi ultimi 20 anni chi ci ha ricordato che Telecom alla fine degli anni '90 aveva ca. 120.000 dipendenti come gruppo e di cui ca. 80.000 la sola capogruppo e poteva comprare Telefonica o fondersi con DT, oggi si sono ridotti a ca. 70.000 come gruppo e ca. 55.000 la capogruppo? Chi ha ricordato in questi anni l'OPA dei "capitani coraggiosi", incoraggiati dal D'Alema nazionale  all'epoca del governo di centro-sinistra, con il debito contratto con le banche per acquistare scaricato sull'azienda acquistata (il cosidetto "leverage buy-out" che poteva e doveva essere vietato se davvero si credeva ad un'azienda strategica per il paese)? 
Chi ha sottolineato infine la nefasta gestione di Tronchetti Provera, con l'appoggio del governo di centro-destra in un tacito patto di non belligeranza tra TLC e TV, che ha finito di spolpare, anche come capitale immobiliare, l'azienda? Pochi...pochissimi...alcune cose è vero che le ha dette in passato Beppe Grillo, ma non mi pare che il M5S stia facendo granché in Parlamento per indirizzare le questioni strategiche per il futuro tranne proteste simboliche e discussioni inutili anche per loro su presunti "traditori" interni.

Insomma il capitalismo in salsa italian-padana, quello dei capitalisti senza capitali e senza progetti, è fallito da un pezzo ed il compito del governo dovrebbe essere da un lato salvaguardare l'occupazione e dall'altro non rinunciare a politiche di sviluppo e controllo  su asset strategici come sicuramente è la rete d'accesso a banda larga e/o in fibra. Ci riuscirà il governo Letta che dice "vigileremo"? Onestamente ho i miei dubbi e l'unica cosa possibile è costruire l'alternativa meridionalista con una visione di futuro che partendo da Sud rivolti questo paese marcio e corrotto, parafrasando recenti dichiarazioni del sindaco Emiliano, visto che da Nord arrivano spesso disastri gestionali e corruttele, stavolta ripartiamo da Sud.



PRESIDENZA POLITICA NAZIONALE PARTITO DEL SUD

.

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La notizia del passaggio di Telecom Italia alla spagnola Telefonica, che in realtà fin dal 2007 era diventato il principale azionista di TELCO che costituisce ancora oggi la cassaforte che controlla il gruppo telefonico, ha scatenato la solita ipocrisia all'italiana.
Chi parla di "svendita" dei pezzi migliori, chi parla di un segnale del declino italiano (e se ne accorgono solo ora?), chi fa finta di non sapere e rimanere sbalordito....tutto l'ignobile teatrino della politica italiota che da destra a sinistra cerca di strumentalizzare l'affare ma ha avuto le sue gravi responsabilità nel declino di un'azienda, un'azienda che era sana e macinava utili (li fa ancora oggi anche se di meno di prima...tutta un'altra storia rispetto al caso Alitalia che spesso viene impropriamente accostato) e che in 20 anni è stata spolpata da una privatizzazione mal riuscita e da gestioni indecenti, più attente ai ritorni finanziari di breve, che ad un progetto industriale di medio-lungo termine.
E così davvero Telecom Italia è diventata il simbolo di un paese oramai in declino, un paese dove manca una visione di futuro e si continua a perdere tempo in discussioni sterili come le faccende private o i processi di un faccendiere milanese, evasore fiscale e puttaniere conclamato che continua ad essere difeso da uno stuolo di irriducibili lacchè al nord come al sud (tra questi anche alcuni ignobili pseudo-meridionalisti...), spariranno tutti o quasi tutti quando uscirà dalla scena del potere, un pò come è successo con Craxi seguendo il solito stantio copione italico.

Ma in tutte queste dichiarazioni che rimbalzano freneticamente da destra a sinistra, in questi ultimi 20 anni chi ci ha ricordato che Telecom alla fine degli anni '90 aveva ca. 120.000 dipendenti come gruppo e di cui ca. 80.000 la sola capogruppo e poteva comprare Telefonica o fondersi con DT, oggi si sono ridotti a ca. 70.000 come gruppo e ca. 55.000 la capogruppo? Chi ha ricordato in questi anni l'OPA dei "capitani coraggiosi", incoraggiati dal D'Alema nazionale  all'epoca del governo di centro-sinistra, con il debito contratto con le banche per acquistare scaricato sull'azienda acquistata (il cosidetto "leverage buy-out" che poteva e doveva essere vietato se davvero si credeva ad un'azienda strategica per il paese)? 
Chi ha sottolineato infine la nefasta gestione di Tronchetti Provera, con l'appoggio del governo di centro-destra in un tacito patto di non belligeranza tra TLC e TV, che ha finito di spolpare, anche come capitale immobiliare, l'azienda? Pochi...pochissimi...alcune cose è vero che le ha dette in passato Beppe Grillo, ma non mi pare che il M5S stia facendo granché in Parlamento per indirizzare le questioni strategiche per il futuro tranne proteste simboliche e discussioni inutili anche per loro su presunti "traditori" interni.

Insomma il capitalismo in salsa italian-padana, quello dei capitalisti senza capitali e senza progetti, è fallito da un pezzo ed il compito del governo dovrebbe essere da un lato salvaguardare l'occupazione e dall'altro non rinunciare a politiche di sviluppo e controllo  su asset strategici come sicuramente è la rete d'accesso a banda larga e/o in fibra. Ci riuscirà il governo Letta che dice "vigileremo"? Onestamente ho i miei dubbi e l'unica cosa possibile è costruire l'alternativa meridionalista con una visione di futuro che partendo da Sud rivolti questo paese marcio e corrotto, parafrasando recenti dichiarazioni del sindaco Emiliano, visto che da Nord arrivano spesso disastri gestionali e corruttele, stavolta ripartiamo da Sud.



PRESIDENZA POLITICA NAZIONALE PARTITO DEL SUD

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L’Italia, un Paese senza una visione


La giornata di oggi è quella delle forze politiche scandalizzate. Scandalizzate da cosa ? Scandalizzate dal fatto che ieri una società spagnola, la pubblica Telefonica, abbia potuto acquistare Telecom Italia e che una società francese si proponga di acquisire Alitalia.
Qualcuno dice che bisognava difendere certi asset strategici come le telecomunicazioni, altri dicono e ma “le leggi di mercato”, altri dicono bisogna difendere le società italiane.
Il vero scandalo però, secondo me, è vedere una produzione industriale crollata del 20% negli ultimi anni, un Paese quindi che perde proprio  dove era il suo punto di forza e cioè la manifattura.
Il vero scandalo è anche quello di un Paese che in 153 anni non è riuscito a colmare le distanze tra il nord e il sud (ammesso che ce ne fossero 153 anni fa), ma che anzi questa distanza l’ha aumentata facendo politiche dissennate di sviluppo senza alcuna strategia vera e senza calare modelli, se mai ce ne siano stati, a seconda delle caratteristiche dei vari territori.
Non abbiamo un modello di sviluppo dell’economia, non abbiamo un modello di sviluppo dei trasporti, non abbiamo un modello di sviluppo energetico, non abbiamo un modello di sviluppo del turismo, non abbiamo un modello di sviluppo nel Mediterraneo e un’idea di ruolo in Europa, non abbiamo un’idea di valorizzazione di tutte le nostre comunità cittadine (e di piccoli comuni) da quella più piccola a quella più grande, non abbiamo idea di cosa farcene del nostro mare e dei nostri monti.
Un sistema Paese, come spesso si sente dire, non si costruisce né sugli spread, né sulla finanza, né semplicemente sedendosi (chissà per quanto tempo ancora) al tavolo dei “grandi” della terra.
Vedere ferrovie abbandonate (7000 Km) e investimenti orientati solo sulla grande velocità senza tenere conto dell’importanza della rete dei trasporti, vedere un Paese che deve scegliere tra salute e lavoro, vedere un Paese che si occupa di un uomo solo per anni o delle beghe di questo o di quel partito, vedere un Paese che parla di Sud, ma non sa neanche dove esso sia e come esso sia, vuol dire che il nostro Paese non ha una visione strategica, è un paese in decadenza che non potrà mai ripartire giocando da protagonista.
Lo scandalo è questo ! Da decenni, forse da sempre… un Paese che non sa progettarsi, che non sa investire favorendo il futuro delle prossime generazioni e programmando non “la crescita” (parola abusata e senza significato), ma le azioni necessarie a rendere tutti gli italiani protagonisti della vita propria e dell’intero Paese senza necessità di fughe in altri luoghi del mondo.
Quello a cui stiamo assistendo è un accanimento terapeutico senza ancor aver individuato la malattia e le cure necessarie. Abbiamo Governi che si susseguono affrontando i problemi alla giornata e così come orientati dai cliché di sempre. L’Italia originale, creativa, capace di essere solidale con sé stessa e con gli altri non c’è più.
Oggi c’è un’Italia che si trincera dietro la retorica dell’unità non avendo neanche idea che per favorire lo sviluppo e il rilancio bisognerà essere comunitàbisognerà condividere valori ed esprimere un progetto di Paese che tenga conto di tutti.
Tutto questo ad oggi, non è all’ordine del giorno di nessuno… purtroppo.

Michele Dell’Edera

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La giornata di oggi è quella delle forze politiche scandalizzate. Scandalizzate da cosa ? Scandalizzate dal fatto che ieri una società spagnola, la pubblica Telefonica, abbia potuto acquistare Telecom Italia e che una società francese si proponga di acquisire Alitalia.
Qualcuno dice che bisognava difendere certi asset strategici come le telecomunicazioni, altri dicono e ma “le leggi di mercato”, altri dicono bisogna difendere le società italiane.
Il vero scandalo però, secondo me, è vedere una produzione industriale crollata del 20% negli ultimi anni, un Paese quindi che perde proprio  dove era il suo punto di forza e cioè la manifattura.
Il vero scandalo è anche quello di un Paese che in 153 anni non è riuscito a colmare le distanze tra il nord e il sud (ammesso che ce ne fossero 153 anni fa), ma che anzi questa distanza l’ha aumentata facendo politiche dissennate di sviluppo senza alcuna strategia vera e senza calare modelli, se mai ce ne siano stati, a seconda delle caratteristiche dei vari territori.
Non abbiamo un modello di sviluppo dell’economia, non abbiamo un modello di sviluppo dei trasporti, non abbiamo un modello di sviluppo energetico, non abbiamo un modello di sviluppo del turismo, non abbiamo un modello di sviluppo nel Mediterraneo e un’idea di ruolo in Europa, non abbiamo un’idea di valorizzazione di tutte le nostre comunità cittadine (e di piccoli comuni) da quella più piccola a quella più grande, non abbiamo idea di cosa farcene del nostro mare e dei nostri monti.
Un sistema Paese, come spesso si sente dire, non si costruisce né sugli spread, né sulla finanza, né semplicemente sedendosi (chissà per quanto tempo ancora) al tavolo dei “grandi” della terra.
Vedere ferrovie abbandonate (7000 Km) e investimenti orientati solo sulla grande velocità senza tenere conto dell’importanza della rete dei trasporti, vedere un Paese che deve scegliere tra salute e lavoro, vedere un Paese che si occupa di un uomo solo per anni o delle beghe di questo o di quel partito, vedere un Paese che parla di Sud, ma non sa neanche dove esso sia e come esso sia, vuol dire che il nostro Paese non ha una visione strategica, è un paese in decadenza che non potrà mai ripartire giocando da protagonista.
Lo scandalo è questo ! Da decenni, forse da sempre… un Paese che non sa progettarsi, che non sa investire favorendo il futuro delle prossime generazioni e programmando non “la crescita” (parola abusata e senza significato), ma le azioni necessarie a rendere tutti gli italiani protagonisti della vita propria e dell’intero Paese senza necessità di fughe in altri luoghi del mondo.
Quello a cui stiamo assistendo è un accanimento terapeutico senza ancor aver individuato la malattia e le cure necessarie. Abbiamo Governi che si susseguono affrontando i problemi alla giornata e così come orientati dai cliché di sempre. L’Italia originale, creativa, capace di essere solidale con sé stessa e con gli altri non c’è più.
Oggi c’è un’Italia che si trincera dietro la retorica dell’unità non avendo neanche idea che per favorire lo sviluppo e il rilancio bisognerà essere comunitàbisognerà condividere valori ed esprimere un progetto di Paese che tenga conto di tutti.
Tutto questo ad oggi, non è all’ordine del giorno di nessuno… purtroppo.

Michele Dell’Edera

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martedì 24 settembre 2013

Un grande Elio Veltri parla della "Mafia Bianca" al convegno di Sorrento - filmato di Antonio Ciano

Non c'era la Rai, non c'era Mediaset, non cera la7. C'erano TMO Gaeta, ed altre emittenti locali a riprendere un avvenimento eccezionale organizzato dall'Associazione Caponnetto e dal V.A.S. ( Associazione Ambiente e Società Onlus. Dalla Retorica alla Denuncia. Ha condotto Rita Pennarola e vi ha partecipato il Presidente la Seconda Sezione Penale della Cassazione, Dr Antonio Esposito;il Dr Claudio D'Isa Magistrato della Suprema Corte di Cassazione;il Dr Catello Maresca, della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli; M. Antonietta Troncone, Procuratore Aggiunto -Nola; il Dr. Antonio Marfella,Oncologo del Pascale di Napoli; Guido Pollice, Presidente del V.A.S.; Nello Trocchia, giornalista de" IL Fatto quotidiano; Elio Veltri,Medico e Scrittore; Il Dr. Elvio Di Cesare, fondatore dell'Associazione Antimafia A. Capoonnetto. Ha condotto il Convegno, la bravissima Rita Pennarola, giornalista de" La Voce
delle Voci"

 
https://www.youtube.com/watch?v=zjvaub2WMgg&feature=youtu.be




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Non c'era la Rai, non c'era Mediaset, non cera la7. C'erano TMO Gaeta, ed altre emittenti locali a riprendere un avvenimento eccezionale organizzato dall'Associazione Caponnetto e dal V.A.S. ( Associazione Ambiente e Società Onlus. Dalla Retorica alla Denuncia. Ha condotto Rita Pennarola e vi ha partecipato il Presidente la Seconda Sezione Penale della Cassazione, Dr Antonio Esposito;il Dr Claudio D'Isa Magistrato della Suprema Corte di Cassazione;il Dr Catello Maresca, della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli; M. Antonietta Troncone, Procuratore Aggiunto -Nola; il Dr. Antonio Marfella,Oncologo del Pascale di Napoli; Guido Pollice, Presidente del V.A.S.; Nello Trocchia, giornalista de" IL Fatto quotidiano; Elio Veltri,Medico e Scrittore; Il Dr. Elvio Di Cesare, fondatore dell'Associazione Antimafia A. Capoonnetto. Ha condotto il Convegno, la bravissima Rita Pennarola, giornalista de" La Voce
delle Voci"

 
https://www.youtube.com/watch?v=zjvaub2WMgg&feature=youtu.be




lunedì 23 settembre 2013

Intervista al Dott. Antonio Marfella - intervista e riprese di Antonio Ciano

Dopo il convegno di Sorrento contro le mafie, ascoltiamo il Dr Antonio Marfella, oncologo del Pascale di Napoli che si sta interessando della Terra dei Fuochi e dei tumori che colpiscono la popolazione.

 
https://www.youtube.com/watch?v=6ijwVp1Ml-I&feature=youtu.be


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Dopo il convegno di Sorrento contro le mafie, ascoltiamo il Dr Antonio Marfella, oncologo del Pascale di Napoli che si sta interessando della Terra dei Fuochi e dei tumori che colpiscono la popolazione.

 
https://www.youtube.com/watch?v=6ijwVp1Ml-I&feature=youtu.be


La crisi al Sud e la retorica degli sprechi - da MicroMega

I luoghi comuni sul mezzogiorno italiano sono duri a morire. Ma una analisi attenta dei dati indica che non è vero che il Sud è inondato di risorse pubbliche e che l'incidenza dell'evasione fiscale è più alta al Nord. Il mezzogiorno è in realtà vittima della crescente concentrazione geografica del capitale e delle devastanti politiche di austerità. 

di Guglielmo Forges Davanzati
Gli ultimi rapporti SVIMEZ fanno registrare un declino dell’economia meridionale che appare, allo stato dei fatti, pressoché inarrestabile, con un’evidenza empirica che molto assomiglia a un bollettino di guerra. Nel 2012, le regioni meridionali nel loro complesso hanno subìto una contrazione del PIL nell’ordine del -3,2%, superiore di oltre un punto percentuale rispetto al resto del Paese. Il 2012 è stato il quinto anno consecutivo in cui il tasso di crescita nel Sud è risultato negativo: dal 2007 si è ridotto di oltre il 10%, quasi il doppio della flessione registrata nel Centro-Nord. Ciò a ragione della caduta dei consumi delle famiglie (-4,2% al Sud, a fronte del -2,8% al Centro-Nord), del crollo degli investimenti (-11% circa, a fronte del -5,4% al Centro-Nord), della riduzione delle esportazioni – soprattutto quelle indirizzate ai Paesi dell’Unione Monetaria Europea – e, non da ultimo, della riduzione della spesa pubblica. La spesa in conto capitale della pubblica amministrazione, a fronte di un obiettivo dichiarato del 45% sul totale nazionale, si è ridotta dal 40,4% nel 2001 al 35,4% nel 2007, giungendo al minimo storico del 31,1% nel 2011. Quest’ultimo dato è significativo giacché smentisce, con ogni evidenza, la visione dominante secondo la quale il Sud è inondato da risorse pubbliche. 

SVIMEZ registra anche che, nel 2013, a fronte di una previsione di riduzione del PIL nazionale nell’ordine dell'1,9%, il Mezzogiorno farà registrare una caduta del prodotto interno lordo pari al 2,5% contro il -1,7% del Centro-Nord. Le previsioni più ottimistiche indicano che, a fronte, di un modesto aumento del tasso di crescita in Italia nel 2014 (+0,7%), esso dovrebbe risultare nullo per il complesso delle regioni meridionali. 

E’ molto diffusa la convinzione stando alla quale l’arretratezza del Mezzogiorno dipende dalla sua scarsa dotazione di capitale sociale: elevata propensione alla corruzione, criminalità diffusa, scarsa attitudine al rispetto delle norme, elevata diffusione dell’evasione fiscale. Si tratta di tesi che non pienamente convincenti e comunque meno robuste di quanto si vuol far intendere. Per due ragioni:

1) Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, esistono al più tentativi di misurazione del “capitale sociale”. In assenza di una sua misurazione oggettiva, è sostanzialmente impossibile – se non per pura congettura – stabilire che il Mezzogiorno ha una bassa dotazione di capitale sociale ed ancor più difficile è stabilire una correlazione fra capitale sociale e crescita. Inoltre, se anche la tesi dominante fosse vera, risulterebbe molto arduo stabilire in quale direzione si muove il nesso di causalità: se, cioè, è il capitale sociale un prerequisito per la crescita o viceversa. Vi è di più. In quanto categoria per sua natura disomogenea, il capitale sociale non si presta neppure a una definizione univoca. 

2) Su fonte Banca d’Italia, si calcola che a fronte del fatto che, al Nord, in media, l’evasione fiscale e contributiva ammonta a circa 2500 euro pro-capite, nel Mezzogiorno l’imposto si assesta, su base annua, a circa 900 euro a testa. In termini percentuali, il tasso di evasione è del 14,8 al Nord e del 7,9 per cento al Sud. L’obiezione secondo la quale al Sud si evade meno perché il reddito pro-capite è più basso può essere ribaltata stabilendo che ci si aspetterebbe semmai maggiore evasione proprio dove i redditi sono più bassi. Né vale l’ulteriore obiezione secondo la quale l’evasione fiscale è relativamente bassa nel Mezzogiorno perché è maggiore l’occupazione nel pubblico impiego. E’ un’obiezione smentita dagli ultimi dati prodotti dalla Ragioneria Generale dello Stato, secondo la quale la maggiore incidenza dell’occupazione pubblica, fra le regioni italiane, si ha in Lombardia e in tutte le regioni meridionali il numero di occupati nella pubblica amministrazione è inferiore a quella del Centro-Nord. Incidentalmente, viene anche rilevato che, nelle regioni meridionali, è maggiore l’occupazione precaria nel settore pubblico. 

Il crescente impoverimento del Mezzogiorno può essere fondamentalmente imputato a due cause.

a) Vi è innanzitutto da considerare un meccanismo spontaneamente generato da un’economia di mercato deregolamentata, che ha a che vedere con quelli che vengono definiti effetti di causazione cumulativa. In altri termini, data una condizione iniziale di concentrazione dei capitali in determinate aree, i capitali collocati nelle aree periferiche trovano conveniente spostarsi in aree nelle quali – attraverso l’operare di economie di agglomerazione e di economie di scala (per le quali al crescere della quantità prodotta si riducono i costi di produzione) – possono ottenere maggiori profitti, perché è più alta la produttività del lavoro. Evidentemente, possono più facilmente migrare imprese di grandi dimensioni che, peraltro, trovano conveniente farlo in quanto competono innovando, e, per farlo, hanno bisogno di operare in ambienti nei quali sussistono le condizioni più favorevoli per generare flussi di innovazione: facile accesso al credito, esistenza di esternalità positive derivanti dall’attività di ricerca attuata da imprese già presenti in loco, presenza di Istituti di ricerca scientifica, ampia disponibilità di manodopera qualificata. Questa dinamica determina crescenti divergenze regionali: in alcune aree si producono beni ad alta intensità tecnologica, nelle aree periferiche (Mezzogiorno incluso) le imprese – di norma di piccole dimensioni e poco esposte alla concorrenza internazionale – competono mediante compressione dei costi, e dei salari in primo luogo. La crescente concentrazione geografica dei capitali si associa a crescenti flussi migratori, che interessano prevalentemente giovani con elevato livello di istruzione. In tal senso, la ripresa dei flussi migratori dal Mezzogiorno è da leggersi come un trasferimento netto di produttività verso le aree centrali dello sviluppo capitalistico. 

b) Negli ultimi anni, il fenomeno è stato accentuato dalle politiche di austerità. La riduzione della spesa pubblica (soprattutto nel Mezzogiorno) e l’aumento dell’imposizione fiscale su famiglie e imprese hanno ristretto i mercati di sbocco, generando riduzione dei profitti e fallimenti. L’aumento del tasso di disoccupazione e la riduzione dei salari sono state le ovvie conseguenze di queste scelte. 

L’inversione di rotta – come, peraltro, invocato da SVIMEZ – richiederebbe ingenti investimenti pubblici nelle aree meridionali, ovvero fare politica industriale (si osservi che la minore divergenza del PIL pro-capite fra Nord e Sud si è avuta negli anni nei quali era operativa la vituperata “Cassa del Mezzogiorno”). E’ difficile aspettarsi che i soli flussi turistici – peraltro localizzati in poche aree del Mezzogiorno e, per loro natura, estremamente volatili – possano, da soli, contribuire significativamente a ridurre il dualismo. 

Fonte: MicroMega

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I luoghi comuni sul mezzogiorno italiano sono duri a morire. Ma una analisi attenta dei dati indica che non è vero che il Sud è inondato di risorse pubbliche e che l'incidenza dell'evasione fiscale è più alta al Nord. Il mezzogiorno è in realtà vittima della crescente concentrazione geografica del capitale e delle devastanti politiche di austerità. 

di Guglielmo Forges Davanzati
Gli ultimi rapporti SVIMEZ fanno registrare un declino dell’economia meridionale che appare, allo stato dei fatti, pressoché inarrestabile, con un’evidenza empirica che molto assomiglia a un bollettino di guerra. Nel 2012, le regioni meridionali nel loro complesso hanno subìto una contrazione del PIL nell’ordine del -3,2%, superiore di oltre un punto percentuale rispetto al resto del Paese. Il 2012 è stato il quinto anno consecutivo in cui il tasso di crescita nel Sud è risultato negativo: dal 2007 si è ridotto di oltre il 10%, quasi il doppio della flessione registrata nel Centro-Nord. Ciò a ragione della caduta dei consumi delle famiglie (-4,2% al Sud, a fronte del -2,8% al Centro-Nord), del crollo degli investimenti (-11% circa, a fronte del -5,4% al Centro-Nord), della riduzione delle esportazioni – soprattutto quelle indirizzate ai Paesi dell’Unione Monetaria Europea – e, non da ultimo, della riduzione della spesa pubblica. La spesa in conto capitale della pubblica amministrazione, a fronte di un obiettivo dichiarato del 45% sul totale nazionale, si è ridotta dal 40,4% nel 2001 al 35,4% nel 2007, giungendo al minimo storico del 31,1% nel 2011. Quest’ultimo dato è significativo giacché smentisce, con ogni evidenza, la visione dominante secondo la quale il Sud è inondato da risorse pubbliche. 

SVIMEZ registra anche che, nel 2013, a fronte di una previsione di riduzione del PIL nazionale nell’ordine dell'1,9%, il Mezzogiorno farà registrare una caduta del prodotto interno lordo pari al 2,5% contro il -1,7% del Centro-Nord. Le previsioni più ottimistiche indicano che, a fronte, di un modesto aumento del tasso di crescita in Italia nel 2014 (+0,7%), esso dovrebbe risultare nullo per il complesso delle regioni meridionali. 

E’ molto diffusa la convinzione stando alla quale l’arretratezza del Mezzogiorno dipende dalla sua scarsa dotazione di capitale sociale: elevata propensione alla corruzione, criminalità diffusa, scarsa attitudine al rispetto delle norme, elevata diffusione dell’evasione fiscale. Si tratta di tesi che non pienamente convincenti e comunque meno robuste di quanto si vuol far intendere. Per due ragioni:

1) Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, esistono al più tentativi di misurazione del “capitale sociale”. In assenza di una sua misurazione oggettiva, è sostanzialmente impossibile – se non per pura congettura – stabilire che il Mezzogiorno ha una bassa dotazione di capitale sociale ed ancor più difficile è stabilire una correlazione fra capitale sociale e crescita. Inoltre, se anche la tesi dominante fosse vera, risulterebbe molto arduo stabilire in quale direzione si muove il nesso di causalità: se, cioè, è il capitale sociale un prerequisito per la crescita o viceversa. Vi è di più. In quanto categoria per sua natura disomogenea, il capitale sociale non si presta neppure a una definizione univoca. 

2) Su fonte Banca d’Italia, si calcola che a fronte del fatto che, al Nord, in media, l’evasione fiscale e contributiva ammonta a circa 2500 euro pro-capite, nel Mezzogiorno l’imposto si assesta, su base annua, a circa 900 euro a testa. In termini percentuali, il tasso di evasione è del 14,8 al Nord e del 7,9 per cento al Sud. L’obiezione secondo la quale al Sud si evade meno perché il reddito pro-capite è più basso può essere ribaltata stabilendo che ci si aspetterebbe semmai maggiore evasione proprio dove i redditi sono più bassi. Né vale l’ulteriore obiezione secondo la quale l’evasione fiscale è relativamente bassa nel Mezzogiorno perché è maggiore l’occupazione nel pubblico impiego. E’ un’obiezione smentita dagli ultimi dati prodotti dalla Ragioneria Generale dello Stato, secondo la quale la maggiore incidenza dell’occupazione pubblica, fra le regioni italiane, si ha in Lombardia e in tutte le regioni meridionali il numero di occupati nella pubblica amministrazione è inferiore a quella del Centro-Nord. Incidentalmente, viene anche rilevato che, nelle regioni meridionali, è maggiore l’occupazione precaria nel settore pubblico. 

Il crescente impoverimento del Mezzogiorno può essere fondamentalmente imputato a due cause.

a) Vi è innanzitutto da considerare un meccanismo spontaneamente generato da un’economia di mercato deregolamentata, che ha a che vedere con quelli che vengono definiti effetti di causazione cumulativa. In altri termini, data una condizione iniziale di concentrazione dei capitali in determinate aree, i capitali collocati nelle aree periferiche trovano conveniente spostarsi in aree nelle quali – attraverso l’operare di economie di agglomerazione e di economie di scala (per le quali al crescere della quantità prodotta si riducono i costi di produzione) – possono ottenere maggiori profitti, perché è più alta la produttività del lavoro. Evidentemente, possono più facilmente migrare imprese di grandi dimensioni che, peraltro, trovano conveniente farlo in quanto competono innovando, e, per farlo, hanno bisogno di operare in ambienti nei quali sussistono le condizioni più favorevoli per generare flussi di innovazione: facile accesso al credito, esistenza di esternalità positive derivanti dall’attività di ricerca attuata da imprese già presenti in loco, presenza di Istituti di ricerca scientifica, ampia disponibilità di manodopera qualificata. Questa dinamica determina crescenti divergenze regionali: in alcune aree si producono beni ad alta intensità tecnologica, nelle aree periferiche (Mezzogiorno incluso) le imprese – di norma di piccole dimensioni e poco esposte alla concorrenza internazionale – competono mediante compressione dei costi, e dei salari in primo luogo. La crescente concentrazione geografica dei capitali si associa a crescenti flussi migratori, che interessano prevalentemente giovani con elevato livello di istruzione. In tal senso, la ripresa dei flussi migratori dal Mezzogiorno è da leggersi come un trasferimento netto di produttività verso le aree centrali dello sviluppo capitalistico. 

b) Negli ultimi anni, il fenomeno è stato accentuato dalle politiche di austerità. La riduzione della spesa pubblica (soprattutto nel Mezzogiorno) e l’aumento dell’imposizione fiscale su famiglie e imprese hanno ristretto i mercati di sbocco, generando riduzione dei profitti e fallimenti. L’aumento del tasso di disoccupazione e la riduzione dei salari sono state le ovvie conseguenze di queste scelte. 

L’inversione di rotta – come, peraltro, invocato da SVIMEZ – richiederebbe ingenti investimenti pubblici nelle aree meridionali, ovvero fare politica industriale (si osservi che la minore divergenza del PIL pro-capite fra Nord e Sud si è avuta negli anni nei quali era operativa la vituperata “Cassa del Mezzogiorno”). E’ difficile aspettarsi che i soli flussi turistici – peraltro localizzati in poche aree del Mezzogiorno e, per loro natura, estremamente volatili – possano, da soli, contribuire significativamente a ridurre il dualismo. 

Fonte: MicroMega

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sabato 21 settembre 2013

Il Presidente della Seconda Sezione Penale della Cassazione, Dr Antonio Esposito, parla a Sorrento



Di Antonio Ciano

Non c'era la Rai, non c'era Mediaset, non cera La7. 
C'erano TMO Gaeta, ed altre emittenti locali a riprendere un avvenimento eccezionale organizzato dall'Associazione Caponnetto e dal V.A.S. ( Associazione Ambiente e Società Onlus. Dalla Retorica alla Denuncia. 
Ha condotto Rita Pennarola e vi ha partecipato il Presidente la Seconda Sezione Penale della Cassazione, Dr Antonio Esposito;il Dr Claudio D'Isa Magistrato della Suprema Corte di Cassazione;il Dr Catello Maresca, della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli; M. Antonietta Troncone, Procuratore Aggiunto -Nola; il Dr. Antonio Marfella,Oncologo del Pascale di Napoli; Guido Pollice, Presidente del V.A.S.; Nello Trocchia, giornalista de" IL Fatto quotidiano; Elio Veltri,Medico e Scrittore; Il Dr. Elvio Di Cesare, fondatore dell'Associazione Antimafia A. Capoonnetto. Ha condotto il Convegno, la bravissima Rita Pennarola, giornalista de" La voce delle Voci"




http://www.youtube.com/watch?v=OSLfQPCv2Po&feature=youtu.be


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Di Antonio Ciano

Non c'era la Rai, non c'era Mediaset, non cera La7. 
C'erano TMO Gaeta, ed altre emittenti locali a riprendere un avvenimento eccezionale organizzato dall'Associazione Caponnetto e dal V.A.S. ( Associazione Ambiente e Società Onlus. Dalla Retorica alla Denuncia. 
Ha condotto Rita Pennarola e vi ha partecipato il Presidente la Seconda Sezione Penale della Cassazione, Dr Antonio Esposito;il Dr Claudio D'Isa Magistrato della Suprema Corte di Cassazione;il Dr Catello Maresca, della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli; M. Antonietta Troncone, Procuratore Aggiunto -Nola; il Dr. Antonio Marfella,Oncologo del Pascale di Napoli; Guido Pollice, Presidente del V.A.S.; Nello Trocchia, giornalista de" IL Fatto quotidiano; Elio Veltri,Medico e Scrittore; Il Dr. Elvio Di Cesare, fondatore dell'Associazione Antimafia A. Capoonnetto. Ha condotto il Convegno, la bravissima Rita Pennarola, giornalista de" La voce delle Voci"




http://www.youtube.com/watch?v=OSLfQPCv2Po&feature=youtu.be


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Al PAN il Festival del giornalismo giovane - Intervento di de Magistris con chiare note meridionaliste





Intervento di Luigi de Magistris ieri, Venerdi 20/10/2013, al termine della prima giornata delle tre in programma al PAN (Museo delle Arti) di Napoli del Festival del Giornalismo Giovane con dichiarazioni esplicitamente meridionaliste applaudite dal folto uditorio. Presente il Partito del Sud con il Vice Presidente Nazionale Andrea Balìa e il dott. Fabio Pascapè (Socio Onorario del PdelSud) Presidente del PAN. 

Il sindaco di Napoli ha evidenziato "la necessità d'un giornalismo indipendente non al soldo di giornali proprietà di padroni quasi sempre in palese conflitto d'interesse. Giornalismo che pur non dovendo rinunciare ad evidenziare problematiche dei territori e delle città, non si comprende perchè nel caso di Napoli e del Sud tenda ad evidenziare solo le negatività non sottolineando mai gli aspetti positivi. "Cosa che fa riflettere su un'irrisolta Questione Meridionale risalente come data di nascita agli anni 1860/1861 e agli eventi e conseguenze dell'Unità d'Italia"



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Intervento di Luigi de Magistris ieri, Venerdi 20/10/2013, al termine della prima giornata delle tre in programma al PAN (Museo delle Arti) di Napoli del Festival del Giornalismo Giovane con dichiarazioni esplicitamente meridionaliste applaudite dal folto uditorio. Presente il Partito del Sud con il Vice Presidente Nazionale Andrea Balìa e il dott. Fabio Pascapè (Socio Onorario del PdelSud) Presidente del PAN. 

Il sindaco di Napoli ha evidenziato "la necessità d'un giornalismo indipendente non al soldo di giornali proprietà di padroni quasi sempre in palese conflitto d'interesse. Giornalismo che pur non dovendo rinunciare ad evidenziare problematiche dei territori e delle città, non si comprende perchè nel caso di Napoli e del Sud tenda ad evidenziare solo le negatività non sottolineando mai gli aspetti positivi. "Cosa che fa riflettere su un'irrisolta Questione Meridionale risalente come data di nascita agli anni 1860/1861 e agli eventi e conseguenze dell'Unità d'Italia"



venerdì 20 settembre 2013

Le 4 giornate di Napoli e il vero nome del marinaio fucilato ricordato nel film di Loy

di Gigi Di Fiore
Fonte: Il Mattino

E' una delle scene più drammatiche del bel film di Nanni Loy "Le quattro giornate di Napoli". Uno dei tanti episodi-verità di quei giorni del fine settembre di 70 anni fa: la fucilazione del marinaio sulle scale dell'Università in corso Umberto. Lo ricorda una lapide, senza il nome di quel giovane che nel film viene interpretato da Jean Sorel.

I tedeschi lo trovano in divisa a camminare per la città tutto tranquillo. Lui non sa dell'8 settembre, non sa della resa, non sa che gli ex alleati di tre anni di guerra sono diventati nemici dopo il salto della quaglia italiano. Viene preso come altri, accusato di tradimento. E portato alla morte. I napoletani che assistettero alla scena, con tante donne, anziani e bambini, furono costretti a inginocchiarsi e ad applaudire. Tra loro, c'era anche Antonio Ghirelli, il giornalista scomparso, che ha spesso ricordato quello che vide.

Tanti anni sono passati, tra poco cominceranno le celebrazioni e i ricordi su quella rivolta spontanea che cominciò il 28 settembre del 1943 contro i tedeschi, che avevano già pianificato la ritirata verso il fronte di Cassino. E la scena del marinaio resta fissata nell'immaginario di tutti e nelle lapidi. Un marinaio rimasto a lungo senza nome. Anzi, in tanti, anche su Internet, lo ricordano genericamente come "marinaio livornese".

In realtà, quel marinaio ha un nome e cognome. Era campano. Si chiamava Andrea Manzi ed era originario di una frazione di Ravello sulla costiera amalfitana. Aveva 24 anni e il nipote, oggi parroco di Ravello, don Giuseppe Imperato, chiede che il corpo dello zio sia trasferito nel Sacrario dei caduti di Ravello.

Era il 12 settembre del 1943, quando Manzi venne preso e fucilato dai tedeschi. La scena del film di Loy è girata dinanzi all'Accademia di belle arti, in realtà tutto avvenne sulle scale d'ingresso principale dell'Università. Andrea Manzi era nato nel 1919, era stato in licenza dalla mamma Angelina Rispoli che lo aveva incontrato nella frazione di Rispoli di Ravello, dove gli hanno intitolato una piazza. Per tornare in servizio a Napoli, era salito sui monti di Gragnano a piedi per poi prendere il treno a Castellammare di Stabia.

Girava, tranquillo. Non aveva ascoltato la radio, non aveva sentito l'annuncio del generale Badoglio. Sbandato, senza saperlo. Come tanti militari in quei giorni. Arrivò a Napoli e fu preso dai tedeschi in giro per la città. "Fatemi tornare da mamma mia", disse. Poi, qualcuno gli sentì gridare, mentre lo fucilavano: "Oj ma', nun aggio fatto niente!".

Non un livornese, ma un giovane di Ravello sepolto nella tomba 66 a Ravello dal 17 marzo 1951. Il corpo, ricordano i suoi discendenti che hanno raccolto le memorie di famiglia, era crivellato di proiettili. Sfigurato. Il 28 settembre prossimo, proprio quei familiari racconteranno la storia di Andrea Manzi, in un convegno pomeridiano nella chiesa di Santa Croce a Napoli dove saranno ricordati quei giorni di 70 anni fa. Sarà l'occasione pubblica per gridare il nome di quel ragazzo, di cui scrisse Aldo De Jaco nel 1956, ispirando poi Nanni Loy nel film del 1962. A ciascuno il suo. Memoria, seppure in ritardo.

Fonte: Il Mattino


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https://www.youtube.com/watch?v=0IzSMvGnayY&feature=share


 
https://www.youtube.com/watch?v=tnPqkU7vkwg


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di Gigi Di Fiore
Fonte: Il Mattino

E' una delle scene più drammatiche del bel film di Nanni Loy "Le quattro giornate di Napoli". Uno dei tanti episodi-verità di quei giorni del fine settembre di 70 anni fa: la fucilazione del marinaio sulle scale dell'Università in corso Umberto. Lo ricorda una lapide, senza il nome di quel giovane che nel film viene interpretato da Jean Sorel.

I tedeschi lo trovano in divisa a camminare per la città tutto tranquillo. Lui non sa dell'8 settembre, non sa della resa, non sa che gli ex alleati di tre anni di guerra sono diventati nemici dopo il salto della quaglia italiano. Viene preso come altri, accusato di tradimento. E portato alla morte. I napoletani che assistettero alla scena, con tante donne, anziani e bambini, furono costretti a inginocchiarsi e ad applaudire. Tra loro, c'era anche Antonio Ghirelli, il giornalista scomparso, che ha spesso ricordato quello che vide.

Tanti anni sono passati, tra poco cominceranno le celebrazioni e i ricordi su quella rivolta spontanea che cominciò il 28 settembre del 1943 contro i tedeschi, che avevano già pianificato la ritirata verso il fronte di Cassino. E la scena del marinaio resta fissata nell'immaginario di tutti e nelle lapidi. Un marinaio rimasto a lungo senza nome. Anzi, in tanti, anche su Internet, lo ricordano genericamente come "marinaio livornese".

In realtà, quel marinaio ha un nome e cognome. Era campano. Si chiamava Andrea Manzi ed era originario di una frazione di Ravello sulla costiera amalfitana. Aveva 24 anni e il nipote, oggi parroco di Ravello, don Giuseppe Imperato, chiede che il corpo dello zio sia trasferito nel Sacrario dei caduti di Ravello.

Era il 12 settembre del 1943, quando Manzi venne preso e fucilato dai tedeschi. La scena del film di Loy è girata dinanzi all'Accademia di belle arti, in realtà tutto avvenne sulle scale d'ingresso principale dell'Università. Andrea Manzi era nato nel 1919, era stato in licenza dalla mamma Angelina Rispoli che lo aveva incontrato nella frazione di Rispoli di Ravello, dove gli hanno intitolato una piazza. Per tornare in servizio a Napoli, era salito sui monti di Gragnano a piedi per poi prendere il treno a Castellammare di Stabia.

Girava, tranquillo. Non aveva ascoltato la radio, non aveva sentito l'annuncio del generale Badoglio. Sbandato, senza saperlo. Come tanti militari in quei giorni. Arrivò a Napoli e fu preso dai tedeschi in giro per la città. "Fatemi tornare da mamma mia", disse. Poi, qualcuno gli sentì gridare, mentre lo fucilavano: "Oj ma', nun aggio fatto niente!".

Non un livornese, ma un giovane di Ravello sepolto nella tomba 66 a Ravello dal 17 marzo 1951. Il corpo, ricordano i suoi discendenti che hanno raccolto le memorie di famiglia, era crivellato di proiettili. Sfigurato. Il 28 settembre prossimo, proprio quei familiari racconteranno la storia di Andrea Manzi, in un convegno pomeridiano nella chiesa di Santa Croce a Napoli dove saranno ricordati quei giorni di 70 anni fa. Sarà l'occasione pubblica per gridare il nome di quel ragazzo, di cui scrisse Aldo De Jaco nel 1956, ispirando poi Nanni Loy nel film del 1962. A ciascuno il suo. Memoria, seppure in ritardo.

Fonte: Il Mattino


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https://www.youtube.com/watch?v=0IzSMvGnayY&feature=share


 
https://www.youtube.com/watch?v=tnPqkU7vkwg


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giovedì 19 settembre 2013

NAPOLI 4 OTTOBRE 2013: MEZZOGIORNO TRA CRISI E SVILUPPO

Ancora una volta il Partito del Sud pone l’accento sulle politiche, più che sulla politica. C’è bisogno di partire dalla crisi per costruire lo sviluppo. In cinese la parola crisi è scritta con due ideogrammi, uno indica la crisi, l’altro indica l’opportunità.
Ecco il Sud deve prendere coscienza di sé stesso, delle proprie potenzialità e passare a leggere la parola crisi come un’opportunità. Le Istituzioni, la Politica devono rendersi conto che il Sud non è una scomoda appendice del Paese, ma la sua vera scommessa di rilancio.


Napoli 4 Ottobre 2013: Mezzogiorno fra crisi e sviluppo. Con Luigi de MagistrisGiovanni CutoloGigi Di Fiore, Antonio Russo e Luca Scandale, modera Alessio Postiglione

Il tema è così importante, così sincrono con le urgenze e le istanze vitali della nostra società e in particolare per il SUD, -(universo orfano di politica vera, informazione, interesse delle istituzioni di competenza e ma anche quelle europee) che i nostri relatori sapranno, per le eccellenti competenze, indicare almeno dei tratti del percorso e dare il primo colpo al taglio dritto dell’aratro e stroncare anche l’ ignavia dei dormienti.Stavolta sarà diverso.




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Ancora una volta il Partito del Sud pone l’accento sulle politiche, più che sulla politica. C’è bisogno di partire dalla crisi per costruire lo sviluppo. In cinese la parola crisi è scritta con due ideogrammi, uno indica la crisi, l’altro indica l’opportunità.
Ecco il Sud deve prendere coscienza di sé stesso, delle proprie potenzialità e passare a leggere la parola crisi come un’opportunità. Le Istituzioni, la Politica devono rendersi conto che il Sud non è una scomoda appendice del Paese, ma la sua vera scommessa di rilancio.


Napoli 4 Ottobre 2013: Mezzogiorno fra crisi e sviluppo. Con Luigi de MagistrisGiovanni CutoloGigi Di Fiore, Antonio Russo e Luca Scandale, modera Alessio Postiglione

Il tema è così importante, così sincrono con le urgenze e le istanze vitali della nostra società e in particolare per il SUD, -(universo orfano di politica vera, informazione, interesse delle istituzioni di competenza e ma anche quelle europee) che i nostri relatori sapranno, per le eccellenti competenze, indicare almeno dei tratti del percorso e dare il primo colpo al taglio dritto dell’aratro e stroncare anche l’ ignavia dei dormienti.Stavolta sarà diverso.




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