martedì 31 luglio 2012

Monologo di Roberto D'Alessandro dallo spettacolo "Terroni"



Quando mi chiedono "ma sei meridionalista, perchè?" non so cosa rispondere perchè tante sarebbero le risposte. 
Prendo spunto dal monologo di Roberto D'alessandro autore di Terroni Lo Spettacolo tratto dall'omonimo libro di Pino Aprile. È solo uno spezzone e consiglio di vedere lo spettacolo intero.
Marco Rossano



http://youtu.be/x3fG3HT3am8

Fonte : Marco Rossano youtube
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Quando mi chiedono "ma sei meridionalista, perchè?" non so cosa rispondere perchè tante sarebbero le risposte. 
Prendo spunto dal monologo di Roberto D'alessandro autore di Terroni Lo Spettacolo tratto dall'omonimo libro di Pino Aprile. È solo uno spezzone e consiglio di vedere lo spettacolo intero.
Marco Rossano



http://youtu.be/x3fG3HT3am8

Fonte : Marco Rossano youtube

lunedì 30 luglio 2012

TrinacriaNews » Articoli » Appello dei meridionalisti al giornalista Pino Aprile




Appello dei meridionalisti al giornalista Pino Aprile




Da Partito del Sud- Napoli:
Pubblichiamo quanto di seguito ricevuto da un nostro lettore

Salve,
vi invio un mio contributo riguardo l’appello dei meridionalisti al giornalista Pino Aprile.
Cordiali saluti,
Giovanni De Grazia

Giornalista Pino Aprile
Da diversi anni si sta assistendo al rifiorire di un movimento meridionalista che sembrava assopito, tranne che negli obbiettivi dei molti partiti meridionalisti che però fino adesso non erano mai riusciti a fare fronte comune. Una nuova generazione di giornalisti, scrittori ed economisti però, sembra aver dato nuova linfa al movimento. Pensiamo ad esempio a Lino Patruno, con i suoi “Fuoco del Sud” e “Ricomincio da Sud”, Gianfranco Viesti con “Mezzogiorno a Tradimento” e “Abolire il Mezzogiorno”; ma la vera novità dirompente, quella che ha saputo portare il messaggio di un sud che vuole rinascere e che non ci sta più ad essere sempre additato come la radice di tutti i mali della nazione, è probabilmente quella di Pino Aprile, autore di “Terroni” (bestseller con più di 500.000 copie) e “Giù al Sud”, nei quali analizza i perchè del divario che si è creato nel sud dall”unità d’Italia fino ai nostri giorni e accende un faro su tutte quelle nuove realtà che indicano un mezzogiorno pieno di fermento e iniziative, sia economiche che sociali. Aprile ha iniziato a girare l’Italia, promuovendo i suoi libri e diffondendo queste tematiche, anche a chi non ne aveva mai sentito parlare o non era particolarmente attento a questi problemi. Per questo, i vari movimenti meridionalisti hanno pensato che possa essere la persona giusta per catalizzare l’attenzione di tutti quelli che vogliono cambiare il mezzogiorno, e lo hanno invitato a candidarsi come rappresentante di tutto il sud alle prossime elezioni politiche. Su internet sono presenti un gruppo facebook che raccoglie quanti invitano Aprile a fare il grande passo, e una pagina che raccoglie le firme per sottoscrivere la lettera d’appello che qui riportiamo:

segue l'appello.....

Fonte : Giovanni De Grazia Fb
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Appello dei meridionalisti al giornalista Pino Aprile




Da Partito del Sud- Napoli:
Pubblichiamo quanto di seguito ricevuto da un nostro lettore

Salve,
vi invio un mio contributo riguardo l’appello dei meridionalisti al giornalista Pino Aprile.
Cordiali saluti,
Giovanni De Grazia

Giornalista Pino Aprile
Da diversi anni si sta assistendo al rifiorire di un movimento meridionalista che sembrava assopito, tranne che negli obbiettivi dei molti partiti meridionalisti che però fino adesso non erano mai riusciti a fare fronte comune. Una nuova generazione di giornalisti, scrittori ed economisti però, sembra aver dato nuova linfa al movimento. Pensiamo ad esempio a Lino Patruno, con i suoi “Fuoco del Sud” e “Ricomincio da Sud”, Gianfranco Viesti con “Mezzogiorno a Tradimento” e “Abolire il Mezzogiorno”; ma la vera novità dirompente, quella che ha saputo portare il messaggio di un sud che vuole rinascere e che non ci sta più ad essere sempre additato come la radice di tutti i mali della nazione, è probabilmente quella di Pino Aprile, autore di “Terroni” (bestseller con più di 500.000 copie) e “Giù al Sud”, nei quali analizza i perchè del divario che si è creato nel sud dall”unità d’Italia fino ai nostri giorni e accende un faro su tutte quelle nuove realtà che indicano un mezzogiorno pieno di fermento e iniziative, sia economiche che sociali. Aprile ha iniziato a girare l’Italia, promuovendo i suoi libri e diffondendo queste tematiche, anche a chi non ne aveva mai sentito parlare o non era particolarmente attento a questi problemi. Per questo, i vari movimenti meridionalisti hanno pensato che possa essere la persona giusta per catalizzare l’attenzione di tutti quelli che vogliono cambiare il mezzogiorno, e lo hanno invitato a candidarsi come rappresentante di tutto il sud alle prossime elezioni politiche. Su internet sono presenti un gruppo facebook che raccoglie quanti invitano Aprile a fare il grande passo, e una pagina che raccoglie le firme per sottoscrivere la lettera d’appello che qui riportiamo:

segue l'appello.....

Fonte : Giovanni De Grazia Fb

Sindaci d'Italia: De Magistris si riconferma il più amato

De Magistris sindaco più amato d’Italia. Non smette di “scassare” il primo cittadino partenopeo che viene incoronato dal dossier di Datamonitor come il primo cittadino più amato di tutto il Belpaese. Questione di feeling, si direbbe citando una vecchia canzone. E a un anno e due mesi dall’elezione a sindaco di Napoli quel feeling speciale che unisce Luigi de Magistris e i napoletani non sembra essersi affievolito. I sondaggi lo confermano ancora una volta, è proprio lui il primo cittadino più amato delle aree metropolitane d’Italia.

A certificarlo lo studio Monitorcittà di Datamonitor, istituto di ricerca del gruppo Bse, assegna a de Magistris il 65,2% dei consensi. Dietro di lui, sul podio, al secondo e terzo posto, rispettivamente Piero Fassino, primo cittadino di Torino, e Matteo Renzi, sindaco di Firenze, sono i tre sindaci delle aree metropolitane più apprezzati in Italia. In crescita Virginio Merola (Bologna); il neo-sindaco di Genova Marco Doria debutta in ultima posizione.

Il primo cittadino di Napoli, con il 65,2% dei consensi, è ancora primo nonostante un calo del 2,1%; al secondo posto si piazza Piero Fassino, sindaco di Torino, con il 61% ed un calo dello 2,4%. Il sindaco piemontese supera Matteo Renzi (Firenze, Pd) in crescita di consensi del 2,8%, in terza posizione con il 58,4%.

È quanto emerge dall’indagine trimestrale Monitocittà. Giunta alla sesta edizione, la seconda del 2012, Monitor Città Aree Metropolitane è l’indagine trimestrale che enumera i sindaci delle 10 città metropolitane per gradimento del loro operato. Sale al quarto posto Virgilio Merola, primo cittadino di Bologna, con il 56,9%, +2,3%, seguito da Michele Emiliano (Bari) che si piazza in quinta posizione con il 55,1%, +1,3%.
Ma qual è il segreto di questo mai sopito amore tra il sindaco di Napoli e i suoi cittadini? «Abbiamo cambiato l’immagine della nostra città - dice - solo un anno fa fortemente lesionata, quasi irrimediabilmente compromessa. Poi abbiamo stimolato la partecipazione e il dialogo e infine abbiamo proposto una visione strategica della città. Napoli - continua - non è uno spot, noi sappiamo quello che vogliamo e soprattutto puntiamo a creare le condizioni per un laboratorio politico, culturale, economico e di approccio sociale alla vita».

La cosa che, secondo de Magistris, viene più apprezzata è il lavoro continuo, «il fatto che sto dando l’anima a questa missione. Essere sostenuto - dice - nonostante la mancanza di soldi e le campagne oggettivamente strumentali e denigratorie mi incoraggia, vuol dire che le persone sono molto più intelligenti e lungimiranti di quanto si possa immaginare».

Eppure, dall'ultimo sondaggio, una piccola flessione del 2,4% c’è stata. Forse colpa di un modo di porsi che non piace proprio a tutti? «Io decido - dice de Magistris - oggi in politica è importante prendere decisioni e io ci metto la faccia tra mille difficoltà». Un punto su cui invece bisogna migliorare? «Dobbiamo essere più uniti - dice - fare più squadra, evidentemente anche io devo fare di più per unire tutte le forze in campo. Su questo dobbiamo recuperare le energie buone e tenerle più unite».

Fontewww.zazoom.it
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De Magistris sindaco più amato d’Italia. Non smette di “scassare” il primo cittadino partenopeo che viene incoronato dal dossier di Datamonitor come il primo cittadino più amato di tutto il Belpaese. Questione di feeling, si direbbe citando una vecchia canzone. E a un anno e due mesi dall’elezione a sindaco di Napoli quel feeling speciale che unisce Luigi de Magistris e i napoletani non sembra essersi affievolito. I sondaggi lo confermano ancora una volta, è proprio lui il primo cittadino più amato delle aree metropolitane d’Italia.

A certificarlo lo studio Monitorcittà di Datamonitor, istituto di ricerca del gruppo Bse, assegna a de Magistris il 65,2% dei consensi. Dietro di lui, sul podio, al secondo e terzo posto, rispettivamente Piero Fassino, primo cittadino di Torino, e Matteo Renzi, sindaco di Firenze, sono i tre sindaci delle aree metropolitane più apprezzati in Italia. In crescita Virginio Merola (Bologna); il neo-sindaco di Genova Marco Doria debutta in ultima posizione.

Il primo cittadino di Napoli, con il 65,2% dei consensi, è ancora primo nonostante un calo del 2,1%; al secondo posto si piazza Piero Fassino, sindaco di Torino, con il 61% ed un calo dello 2,4%. Il sindaco piemontese supera Matteo Renzi (Firenze, Pd) in crescita di consensi del 2,8%, in terza posizione con il 58,4%.

È quanto emerge dall’indagine trimestrale Monitocittà. Giunta alla sesta edizione, la seconda del 2012, Monitor Città Aree Metropolitane è l’indagine trimestrale che enumera i sindaci delle 10 città metropolitane per gradimento del loro operato. Sale al quarto posto Virgilio Merola, primo cittadino di Bologna, con il 56,9%, +2,3%, seguito da Michele Emiliano (Bari) che si piazza in quinta posizione con il 55,1%, +1,3%.
Ma qual è il segreto di questo mai sopito amore tra il sindaco di Napoli e i suoi cittadini? «Abbiamo cambiato l’immagine della nostra città - dice - solo un anno fa fortemente lesionata, quasi irrimediabilmente compromessa. Poi abbiamo stimolato la partecipazione e il dialogo e infine abbiamo proposto una visione strategica della città. Napoli - continua - non è uno spot, noi sappiamo quello che vogliamo e soprattutto puntiamo a creare le condizioni per un laboratorio politico, culturale, economico e di approccio sociale alla vita».

La cosa che, secondo de Magistris, viene più apprezzata è il lavoro continuo, «il fatto che sto dando l’anima a questa missione. Essere sostenuto - dice - nonostante la mancanza di soldi e le campagne oggettivamente strumentali e denigratorie mi incoraggia, vuol dire che le persone sono molto più intelligenti e lungimiranti di quanto si possa immaginare».

Eppure, dall'ultimo sondaggio, una piccola flessione del 2,4% c’è stata. Forse colpa di un modo di porsi che non piace proprio a tutti? «Io decido - dice de Magistris - oggi in politica è importante prendere decisioni e io ci metto la faccia tra mille difficoltà». Un punto su cui invece bisogna migliorare? «Dobbiamo essere più uniti - dice - fare più squadra, evidentemente anche io devo fare di più per unire tutte le forze in campo. Su questo dobbiamo recuperare le energie buone e tenerle più unite».

Fontewww.zazoom.it

domenica 29 luglio 2012

La rivista "LucidaMente" di Bologna pubblica l'appello: "PINO APRILE, ENTRA IN PARLAMENTO"

Grazie all'interessamento di Fabrizio Bensai, attivissimo Coord. Provinciale Bologna del PdSUD ,a cui vanno i nostri complimenti, l' "appello" fa breccia, dopo Vicenza Più, anche su di un altro giornale del nord..
---------------------------------------------------------------------------------------


Riceviamo e pubblichiamo volentieri la lettera aperta stilata da alcuni partiti meridionalisti al noto scrittore affinché si candidi alle prossime elezioni
Caro Pino, la Lega Nord è fuori dal governo e si è avvitata in una crisi forse irreversibile, eppure lo spirito antimeridionale della politica italiana non si è affatto attenuato. Lo dimostra l’esclusione degli scrittori meridionali del Novecento dai programmi scolastici. Lo conferma l’applicazione del federalismo voluta dal governo Monti: anticipo dell’Imu al 2012 con simultaneo taglio dei fondi per i Comuni poveri, in modo da portare risorse dove già ci sono i soldi. E, nello stesso tempo, il governo ha dimenticato di elencare i diritti minimi da garantire in tutto il territorio nazionale: un silenzio che equivale a diritti zero per i cittadini del Sud.
Ma questo non può sorprenderti: la legge si applica al Nord e si interpreta per i meridionali; va così da 151 anni e il razzismo dotto di chi ha studiato alla Bocconi cambia solo i toni rispetto a quello becero di chi si è diplomato per corrispondenza alla scuola Radio Elettra. Le celebrazioni organizzate per i 150 anni hanno un merito: aver portato l’attenzione sulle statistiche, con la Banca d’Italia costretta ad ammettere che l’area di Napoli aveva un Pil del 40% superiore alla media nazionale. E se da +40% scivoli fino a -40% non può essere per responsabilità interne: è perché hai ceduto alla forza. Come a Pietrarsa il 6 agosto 1863.
Ma il vento sta cambiando e dopo Gaeta oggi Napoli è libera da ceti politici eterodiretti. Ciò incoraggia chi crede che ogni comunità possa scegliere la propria strada, senza aspettare un placet. È il momento di osare. Va promosso un movimento che abbia a cuore gli interessi delle Terre del Sud. Libero e democratico, certo, ma soprattutto schietto, orgoglioso, allegro, mediterraneo. Un movimento aperto, ma che tenga fuori chi ha governato a braccetto con partiti nordisti e oggi magari cerca di riverniciarsi. Un movimento che punti nelle elezioni del 2013 a una rappresentanza diretta in Parlamento e che subito dopo apra, città per città, una fase costituente, perché i giovani del Sud possano contare in Europa senza esser costretti a lasciare le proprie Terre.
Caro Pino, nessuno meglio di te ha saputo raccontare cosa eravamo, cosa siamo diventati e cosa potremmo essere noi Terroni. Ecco perché crediamo che qualsiasi progetto di riscatto non possa che vederti alla testa. Lo sappiamo: puntare a uno scranno a Montecitorio appare poca cosa, per la distanza tra quanto si potrà fare e quanto servirebbe alle nostre terre. Ma l’impegno che chiediamo a noi stessi e l’invito che ti rivolgiamo è di considerarlo il primo passo. Verso nuovi ambiziosi obiettivi.
Per sottoscrivere l’appello in rete:http://partitodelsud.blogspot.it/.
Partito del Sud, L’Altro Sud, Per il Sud, Insieme per la Rinascita



.
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Grazie all'interessamento di Fabrizio Bensai, attivissimo Coord. Provinciale Bologna del PdSUD ,a cui vanno i nostri complimenti, l' "appello" fa breccia, dopo Vicenza Più, anche su di un altro giornale del nord..
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Riceviamo e pubblichiamo volentieri la lettera aperta stilata da alcuni partiti meridionalisti al noto scrittore affinché si candidi alle prossime elezioni
Caro Pino, la Lega Nord è fuori dal governo e si è avvitata in una crisi forse irreversibile, eppure lo spirito antimeridionale della politica italiana non si è affatto attenuato. Lo dimostra l’esclusione degli scrittori meridionali del Novecento dai programmi scolastici. Lo conferma l’applicazione del federalismo voluta dal governo Monti: anticipo dell’Imu al 2012 con simultaneo taglio dei fondi per i Comuni poveri, in modo da portare risorse dove già ci sono i soldi. E, nello stesso tempo, il governo ha dimenticato di elencare i diritti minimi da garantire in tutto il territorio nazionale: un silenzio che equivale a diritti zero per i cittadini del Sud.
Ma questo non può sorprenderti: la legge si applica al Nord e si interpreta per i meridionali; va così da 151 anni e il razzismo dotto di chi ha studiato alla Bocconi cambia solo i toni rispetto a quello becero di chi si è diplomato per corrispondenza alla scuola Radio Elettra. Le celebrazioni organizzate per i 150 anni hanno un merito: aver portato l’attenzione sulle statistiche, con la Banca d’Italia costretta ad ammettere che l’area di Napoli aveva un Pil del 40% superiore alla media nazionale. E se da +40% scivoli fino a -40% non può essere per responsabilità interne: è perché hai ceduto alla forza. Come a Pietrarsa il 6 agosto 1863.
Ma il vento sta cambiando e dopo Gaeta oggi Napoli è libera da ceti politici eterodiretti. Ciò incoraggia chi crede che ogni comunità possa scegliere la propria strada, senza aspettare un placet. È il momento di osare. Va promosso un movimento che abbia a cuore gli interessi delle Terre del Sud. Libero e democratico, certo, ma soprattutto schietto, orgoglioso, allegro, mediterraneo. Un movimento aperto, ma che tenga fuori chi ha governato a braccetto con partiti nordisti e oggi magari cerca di riverniciarsi. Un movimento che punti nelle elezioni del 2013 a una rappresentanza diretta in Parlamento e che subito dopo apra, città per città, una fase costituente, perché i giovani del Sud possano contare in Europa senza esser costretti a lasciare le proprie Terre.
Caro Pino, nessuno meglio di te ha saputo raccontare cosa eravamo, cosa siamo diventati e cosa potremmo essere noi Terroni. Ecco perché crediamo che qualsiasi progetto di riscatto non possa che vederti alla testa. Lo sappiamo: puntare a uno scranno a Montecitorio appare poca cosa, per la distanza tra quanto si potrà fare e quanto servirebbe alle nostre terre. Ma l’impegno che chiediamo a noi stessi e l’invito che ti rivolgiamo è di considerarlo il primo passo. Verso nuovi ambiziosi obiettivi.
Per sottoscrivere l’appello in rete:http://partitodelsud.blogspot.it/.
Partito del Sud, L’Altro Sud, Per il Sud, Insieme per la Rinascita



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APPELLO per PINO APRILE - INSIEME SOTTO UN'UNICA BANDIERA ( restauriamo la nostra dignità)

Di Bruno Pappalardo
Fonte: Nota Profilo Facebook

Bruno Pappalardo

condividiamo per gruppi di amici e per firmare l'appello


Perdonatemi, abbiate pazienza, sono più noioso del solito ma questa cosa potrebbe essere fondamentale per il Sud. Non partiti ma un uomo solo per noi al Parlamento.

LEGGERE:

A tutti  i miei gli amici di FB., che hanno diviso con me, (... non certo l'appartenenza al Partito del Sud di cui sono un modestissimo consigliere) ma invece le condivise incursioni nella memoria del nostro passato e le bellezze d'oggi ma anche le stroppiature di una realtà dell'esistenza in questa città come per l'intero Meridione da recuperare e cambiare.   Per tutti quei sostenitore del meridionalismo puro, per tutti quegl'altri che mi hanno dimostrato l'entusiasmo e le loro emozioni dinanzi ai nostri paesaggi, alle nostre architetture, alle incommensurabile e irraggiungibile arti minori o quelle dei grandi artisti e tutte le altre cose che vivono ancora nascoste tra la gente ma che hanno reso grande la nostra storia e cultura. Per quelli che hanno partecipato com me a  quel chiaro disegno di alimentare il convincimento negli italiani, ...e in noi stessi, di non essere persone ma "luogo comune" incapaci e fannulloni, criminali e corrotti, ebbene, aggiungetevi all'appello che il Partito del Sud e altre compagini meridionaliste di intellettuali e giovani stanno propalando perché lo scrittore Pino Aprile (autore di "Terroni" e altri lucide esamine sulle problematiche del sud e la perpetua malevolenza di un Nord impaurito e ancora spudoratamente pronto a rastellare i fondi a noi assegnati) venga convinto dalla nostra e vostra meditata volontà e entusiasmo, postilla dell'amore per questa terra dolente, di portarlo al Parlamento italiano come deputato  per tutti noi, noi ripeto, non il Partito del Sud ma di tutte le associazioni, movimenti meridionalisti, centri e associazioni di volontariato  e centri di formazione per giovani i disabili noprofit ma  dissanguati dai tagli  e che stanno aderendo
per l' identica  passione per il nostro ideale pantheon di tradizioni, favole, miti, leggende, misteri, luoghi di storia e arte e pregno di  un animo, come il nostro, pronto al  mutamento.
Sarà il vertice di una straordinaria piramide trasparente, una curiosa scatola di nuove idee che dovranno mutuare le nostre ferite, il nostro orgoglio offeso, il nostro mondo depauperato dalle loro lorde mani. 
Aprile, sarà come libero studioso e intellettuale che lavorerà per noi.

Cari amici non ci sono trucchi o talune bizzarre volontà separatiste o rinunzie europeiste. Non c'è la voglia e ne programmi di genere leghista. Nessuno balordo recinto verrà messo intorno al nostro giardino, ovverosia appropriazione del territorio per farne un isola  senza approdi. Solo la convinzione  di non restare soli per non essere schiacciati da corruttori, prosseneti e grassatori, lasciandoci senza lavoro per i nostri giovani, per i precari, per la gente adulta ma abbandonati sulla strada, ma  anche illusi di una pensione che dovrà, chissà quando, giugere un giorno mentre andrà avanti la frammentazione del Sud con la svendita del nostro patrimonio.  Da oggi non elemosinerà per i propri figli ma lotterà per una certissima crescita, per il sostegno a universitari e ricercatori, per l'assistenza sanitaria efficiente e vicina ai nostri malati e l'evoluzione  di un nuovo turismo; la difesa  del nostro patrimonio materiale e immateriale dei nostri beni artistici, per la perenne attenzione di quella  sottrazione di territorio da parte dalle mafie e il loro totale, pieno annientamento e, soprattutto il nostro  riscatto. Vogliamo camminare sulle nostre gambe e che non certo con i soliti  interventi illuministici o evangelici assistenziali provenienti dall'alto  rispolverando sistemi come la Cassa del Mezzogiorno con LOSCHI interventi speciali e, ... forse cadrà ancora effettivamente del denaro a pioggia purchè sotto siano loro a raccoglierne l'acqua per riportarla su nelle loro banche.  Dovremo, con autonomia, sostenibilità e solidarietà territoriale, cercarci i nostri mercati e premere sulle nostre vocazioni. Vogliamo ritrovare, tutte le mattine, le nostre strade pulite, come sono e dovranno essere  le mani dei nostri amministratori.


AIUTATIAMO PINO APRILE, FATE CHE SI CONVINCA, AIUTATE IL SUD!

cliccate e aderite: 


Bruno Papplardo, SUDVOX

NB: condividete questo o anche l'appello a Pino Aprile lanciato dai partiti e movimenti meridionalisti perchè ci aiuti pel nostro riscatto.

Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei Lettera aperta a Pino Aprile


Caro Pino,la Lega Nord è fuori dal governo e si è avvitata in una crisi forse irreversibile eppure lo spirito antimeridionale della politica italiana non si è affatto attenuato. Lo dimostra l'esclusione degli scrittori meridionali del Novecento dai programmi scolastici. Lo conferma l'applicazione del federalismo voluta dal governo Monti: anticipo dell'Imu al 2012 con simultaneo taglio dei fondi per i Comuni poveri, in modo da portare risorse dove già ci sono i soldi. E, nello stesso tempo, il governo ha dimenticato di elencare i diritti minimi da garantire in tutto il territorio nazionale, un silenzio che equivale a diritti zero per i cittadini del Sud. Ma questo non può sorprenderti: la legge si applica al Nord e si interpreta per i meridionali; va così da 151 anni e il razzismo dotto di chi ha studiato alla Bocconi cambia solo i toni rispetto a quello becero di chi si è diplomato per corrispondenza alla scuola Radio Elettra.Le celebrazioni organizzate per i 150 anni hanno un merito: aver portato l'attenzione sulle statistiche, con la Banca d'Italia costretta ad ammettere che l'area di Napoli aveva un Pil del 40% superiore alla media nazionale. E se da +40% scivoli fino a -40% non può essere per responsabilità interne: è perché hai ceduto alla forza. Come a Pietrarsa il 6 agosto 1863. Ma il vento sta cambiando e dopo Gaeta oggi Napoli è libera da ceti politici eterodiretti. Ciò incoraggia chi crede che ogni comunità possa scegliere la propria strada, senza aspettare un placet.E' il momento di osare. Va promosso un movimento che abbia a cuore gli interessi delle Terre del Sud. Libero e democratico, certo, ma soprattutto schietto, orgoglioso, allegro, mediterraneo. Un movimento aperto, ma che tenga fuori chi ha governato a braccetto con partiti nordisti e oggi magari cerca di riverniciarsi. Un movimento che punti nelle elezioni del 2013 a una rappresentanza diretta in Parlamento e che subito dopo apra, città per città, una fase costituente, perché i giovani del Sud possano contare in Europa senza esser costretti a lasciare le proprie Terre.Caro Pino, nessuno meglio di te ha saputo raccontare cosa eravamo, cosa siamo diventati e cosa potremmo essere noi Terroni. Ecco perché crediamo che qualsiasi progetto di riscatto non possa che vederti alla testa. Lo sappiamo: puntare a uno scranno a Montecitorio appare poca cosa, per la distanza tra quanto si potrà fare e quanto servirebbe alle nostre Terre. Ma l'impegno che chiediamo a noi stessi e l'invito che ti rivolgiamo è di considerarlo il primo passo. Verso nuovi ambiziosi obiettivi.

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Di Bruno Pappalardo
Fonte: Nota Profilo Facebook

Bruno Pappalardo

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Perdonatemi, abbiate pazienza, sono più noioso del solito ma questa cosa potrebbe essere fondamentale per il Sud. Non partiti ma un uomo solo per noi al Parlamento.

LEGGERE:

A tutti  i miei gli amici di FB., che hanno diviso con me, (... non certo l'appartenenza al Partito del Sud di cui sono un modestissimo consigliere) ma invece le condivise incursioni nella memoria del nostro passato e le bellezze d'oggi ma anche le stroppiature di una realtà dell'esistenza in questa città come per l'intero Meridione da recuperare e cambiare.   Per tutti quei sostenitore del meridionalismo puro, per tutti quegl'altri che mi hanno dimostrato l'entusiasmo e le loro emozioni dinanzi ai nostri paesaggi, alle nostre architetture, alle incommensurabile e irraggiungibile arti minori o quelle dei grandi artisti e tutte le altre cose che vivono ancora nascoste tra la gente ma che hanno reso grande la nostra storia e cultura. Per quelli che hanno partecipato com me a  quel chiaro disegno di alimentare il convincimento negli italiani, ...e in noi stessi, di non essere persone ma "luogo comune" incapaci e fannulloni, criminali e corrotti, ebbene, aggiungetevi all'appello che il Partito del Sud e altre compagini meridionaliste di intellettuali e giovani stanno propalando perché lo scrittore Pino Aprile (autore di "Terroni" e altri lucide esamine sulle problematiche del sud e la perpetua malevolenza di un Nord impaurito e ancora spudoratamente pronto a rastellare i fondi a noi assegnati) venga convinto dalla nostra e vostra meditata volontà e entusiasmo, postilla dell'amore per questa terra dolente, di portarlo al Parlamento italiano come deputato  per tutti noi, noi ripeto, non il Partito del Sud ma di tutte le associazioni, movimenti meridionalisti, centri e associazioni di volontariato  e centri di formazione per giovani i disabili noprofit ma  dissanguati dai tagli  e che stanno aderendo
per l' identica  passione per il nostro ideale pantheon di tradizioni, favole, miti, leggende, misteri, luoghi di storia e arte e pregno di  un animo, come il nostro, pronto al  mutamento.
Sarà il vertice di una straordinaria piramide trasparente, una curiosa scatola di nuove idee che dovranno mutuare le nostre ferite, il nostro orgoglio offeso, il nostro mondo depauperato dalle loro lorde mani. 
Aprile, sarà come libero studioso e intellettuale che lavorerà per noi.

Cari amici non ci sono trucchi o talune bizzarre volontà separatiste o rinunzie europeiste. Non c'è la voglia e ne programmi di genere leghista. Nessuno balordo recinto verrà messo intorno al nostro giardino, ovverosia appropriazione del territorio per farne un isola  senza approdi. Solo la convinzione  di non restare soli per non essere schiacciati da corruttori, prosseneti e grassatori, lasciandoci senza lavoro per i nostri giovani, per i precari, per la gente adulta ma abbandonati sulla strada, ma  anche illusi di una pensione che dovrà, chissà quando, giugere un giorno mentre andrà avanti la frammentazione del Sud con la svendita del nostro patrimonio.  Da oggi non elemosinerà per i propri figli ma lotterà per una certissima crescita, per il sostegno a universitari e ricercatori, per l'assistenza sanitaria efficiente e vicina ai nostri malati e l'evoluzione  di un nuovo turismo; la difesa  del nostro patrimonio materiale e immateriale dei nostri beni artistici, per la perenne attenzione di quella  sottrazione di territorio da parte dalle mafie e il loro totale, pieno annientamento e, soprattutto il nostro  riscatto. Vogliamo camminare sulle nostre gambe e che non certo con i soliti  interventi illuministici o evangelici assistenziali provenienti dall'alto  rispolverando sistemi come la Cassa del Mezzogiorno con LOSCHI interventi speciali e, ... forse cadrà ancora effettivamente del denaro a pioggia purchè sotto siano loro a raccoglierne l'acqua per riportarla su nelle loro banche.  Dovremo, con autonomia, sostenibilità e solidarietà territoriale, cercarci i nostri mercati e premere sulle nostre vocazioni. Vogliamo ritrovare, tutte le mattine, le nostre strade pulite, come sono e dovranno essere  le mani dei nostri amministratori.


AIUTATIAMO PINO APRILE, FATE CHE SI CONVINCA, AIUTATE IL SUD!

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Bruno Papplardo, SUDVOX

NB: condividete questo o anche l'appello a Pino Aprile lanciato dai partiti e movimenti meridionalisti perchè ci aiuti pel nostro riscatto.

Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei Lettera aperta a Pino Aprile


Caro Pino,la Lega Nord è fuori dal governo e si è avvitata in una crisi forse irreversibile eppure lo spirito antimeridionale della politica italiana non si è affatto attenuato. Lo dimostra l'esclusione degli scrittori meridionali del Novecento dai programmi scolastici. Lo conferma l'applicazione del federalismo voluta dal governo Monti: anticipo dell'Imu al 2012 con simultaneo taglio dei fondi per i Comuni poveri, in modo da portare risorse dove già ci sono i soldi. E, nello stesso tempo, il governo ha dimenticato di elencare i diritti minimi da garantire in tutto il territorio nazionale, un silenzio che equivale a diritti zero per i cittadini del Sud. Ma questo non può sorprenderti: la legge si applica al Nord e si interpreta per i meridionali; va così da 151 anni e il razzismo dotto di chi ha studiato alla Bocconi cambia solo i toni rispetto a quello becero di chi si è diplomato per corrispondenza alla scuola Radio Elettra.Le celebrazioni organizzate per i 150 anni hanno un merito: aver portato l'attenzione sulle statistiche, con la Banca d'Italia costretta ad ammettere che l'area di Napoli aveva un Pil del 40% superiore alla media nazionale. E se da +40% scivoli fino a -40% non può essere per responsabilità interne: è perché hai ceduto alla forza. Come a Pietrarsa il 6 agosto 1863. Ma il vento sta cambiando e dopo Gaeta oggi Napoli è libera da ceti politici eterodiretti. Ciò incoraggia chi crede che ogni comunità possa scegliere la propria strada, senza aspettare un placet.E' il momento di osare. Va promosso un movimento che abbia a cuore gli interessi delle Terre del Sud. Libero e democratico, certo, ma soprattutto schietto, orgoglioso, allegro, mediterraneo. Un movimento aperto, ma che tenga fuori chi ha governato a braccetto con partiti nordisti e oggi magari cerca di riverniciarsi. Un movimento che punti nelle elezioni del 2013 a una rappresentanza diretta in Parlamento e che subito dopo apra, città per città, una fase costituente, perché i giovani del Sud possano contare in Europa senza esser costretti a lasciare le proprie Terre.Caro Pino, nessuno meglio di te ha saputo raccontare cosa eravamo, cosa siamo diventati e cosa potremmo essere noi Terroni. Ecco perché crediamo che qualsiasi progetto di riscatto non possa che vederti alla testa. Lo sappiamo: puntare a uno scranno a Montecitorio appare poca cosa, per la distanza tra quanto si potrà fare e quanto servirebbe alle nostre Terre. Ma l'impegno che chiediamo a noi stessi e l'invito che ti rivolgiamo è di considerarlo il primo passo. Verso nuovi ambiziosi obiettivi.

sabato 28 luglio 2012

Dovremmo essere già in diecimila! di Mino Errico


Splendido articolo dell'amico Mino Errico, direttore editoriale della rivista FORA e del relativo sito Eleaml.org che fu l'espressione del pensiero di Zitara, non solo per la condivisione della nostra iniziativa dell'appello a Pino Aprile per cui lo ringraziamo, ma anche per alcune lucide considerazioni sulla necessità di agire per una rappresentanza politica meridionalista...uniamoci ora!

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Dovremmo essere già in diecimila!

Mino Errico


Si dice che siano state vendute 500mila copie di Terroni di Pino  Aprile, i suoi iscritti al profilo facebook-terroni sono quasi 7mila, su youtube ormai abbiamo perso il conto di profili che sbandierano ai quattro venti le magnificenze del Regno delle Due Sicilie, sulla stampa da qualche anno appaiono articoli del tono dell'ultimo del Sole24ore, che paragona il regno di Napoli alla odierna Germania (articolo che conta 11mila condivisioni fb)... eppure a sottoscrivere l'appello che invita Aprile a buttarsi nella mischia e a farsi paladino di un sud identitario che non ha più complessi, siamo stati finora in meno di 4mila!
E si sprecano pure i distinguo, chi invita ad evitare il meridionalismo accattone, chi a non accogliere tutti, infatti alcuni post vengono bannati (cosa che non condividiamo in quanto chi scrive cavolate si squalifica da solo e non servono censure). Qualcuno sottolinea scetticamente che certe sottoscrizioni da dietro una anonima tastiera di computer valgono meno di zero e che quando si tratta di muoversi concretamente ci si ritrova sempre in quattro gatti.
Ora io mi domando che senso ha fare i puristi, lo sappiamo bene che internet può ridursi ad un fuoco di paglia (proprio in questi giorni si parla di un 54 % di followers su twitter di Grillo prodotti da bot), che non si può fare una analisi di purezza identitaria a chi sottoscrive l'appello (magari più di una volta e con nomi diversi, ma dobbiamo pure ricordare il caso Parma dove praticamente i grillini hanno fatto gran parte della campagna elettorale sulla rete!), ma ciò non toglie che il tempo dei convegni e delle celebrazioni dei bei tempi che furono è finito. Urge darsi una rappresentanza politica di tipo identitario. Tutto il resto son chiacchiere e comodi alibi se non posizioni strumentali dettate da oscuri interessi.
Gli amici del Pdsud sanno bene che non condividiamo tutte le loro scelte, che lo abbiamo scritto e continueremo a farlo, ma non ci siamo fatti pregare per sottoscriver l'appello a Pino Aprile. Anzi, abbiamo anche provato a tirarlo per la giacchetta personalmente ricordandogli che l'ultimo Zitara era andato oltre l'arroccamento sul separatismo e si era rivolto a Lombardo con una lettera che ci fece mettere su FORA... Il tutto per lanciare un sasso nello stagno, uno stagno fermo da 151 anni in cui sguazzano tanti politici e intellettuali meridionali  ben foraggiati dallo stato italiano.
Chi vi scrive è stato sempre scettico sulla opportunità di mettere su un movimento separatista nelle provincie napolitane, questo però non mi ha impedito di collaborare dieci anni con Zitara. Sfido chiunque a dimostrare che è stato inutile. Questo appunto è diretto ai puristi che stanno a guardare (potrei citare insorgenza, ma non solo) e ai neoborbonici che ritengono il popolo non pronto e si perdono in un culturalismo fine a se stesso.
E' giunta l'ora di bonificare lo stagno, e di prendere a pedate (politicamente parlando) chi ci sguazza.  Occorre solo uno scatto di orgoglio, dimentichiamoci della Napoli da derattizzare, dei forestali calabresi, degli sprechi siciliani, ricordiamoci che le nostre navi commerciavano con gli Stati Uniti e che i soldati piemontesi in Crimea dovettero constatare che le monete napolitane venivano accettate in tutto il mediterraneo.
Riprogrammiamo il nostro DNA, evitiamo di nasconderci, usciamo allo scoperto, firmiamo l'appello, facciamolo girare su Facebook, su Twitter, sui siti che presumono di essere identitari, parliamone a tavola con gli amici e con i parenti. Poi tutto si potrà migliorare, si faranno i programmi, ognuno farà i suoi distinguo, ma partiamo per la miseria.

Mino Errico


Fonte: www.Eleaml.org
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Splendido articolo dell'amico Mino Errico, direttore editoriale della rivista FORA e del relativo sito Eleaml.org che fu l'espressione del pensiero di Zitara, non solo per la condivisione della nostra iniziativa dell'appello a Pino Aprile per cui lo ringraziamo, ma anche per alcune lucide considerazioni sulla necessità di agire per una rappresentanza politica meridionalista...uniamoci ora!

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Dovremmo essere già in diecimila!

Mino Errico


Si dice che siano state vendute 500mila copie di Terroni di Pino  Aprile, i suoi iscritti al profilo facebook-terroni sono quasi 7mila, su youtube ormai abbiamo perso il conto di profili che sbandierano ai quattro venti le magnificenze del Regno delle Due Sicilie, sulla stampa da qualche anno appaiono articoli del tono dell'ultimo del Sole24ore, che paragona il regno di Napoli alla odierna Germania (articolo che conta 11mila condivisioni fb)... eppure a sottoscrivere l'appello che invita Aprile a buttarsi nella mischia e a farsi paladino di un sud identitario che non ha più complessi, siamo stati finora in meno di 4mila!
E si sprecano pure i distinguo, chi invita ad evitare il meridionalismo accattone, chi a non accogliere tutti, infatti alcuni post vengono bannati (cosa che non condividiamo in quanto chi scrive cavolate si squalifica da solo e non servono censure). Qualcuno sottolinea scetticamente che certe sottoscrizioni da dietro una anonima tastiera di computer valgono meno di zero e che quando si tratta di muoversi concretamente ci si ritrova sempre in quattro gatti.
Ora io mi domando che senso ha fare i puristi, lo sappiamo bene che internet può ridursi ad un fuoco di paglia (proprio in questi giorni si parla di un 54 % di followers su twitter di Grillo prodotti da bot), che non si può fare una analisi di purezza identitaria a chi sottoscrive l'appello (magari più di una volta e con nomi diversi, ma dobbiamo pure ricordare il caso Parma dove praticamente i grillini hanno fatto gran parte della campagna elettorale sulla rete!), ma ciò non toglie che il tempo dei convegni e delle celebrazioni dei bei tempi che furono è finito. Urge darsi una rappresentanza politica di tipo identitario. Tutto il resto son chiacchiere e comodi alibi se non posizioni strumentali dettate da oscuri interessi.
Gli amici del Pdsud sanno bene che non condividiamo tutte le loro scelte, che lo abbiamo scritto e continueremo a farlo, ma non ci siamo fatti pregare per sottoscriver l'appello a Pino Aprile. Anzi, abbiamo anche provato a tirarlo per la giacchetta personalmente ricordandogli che l'ultimo Zitara era andato oltre l'arroccamento sul separatismo e si era rivolto a Lombardo con una lettera che ci fece mettere su FORA... Il tutto per lanciare un sasso nello stagno, uno stagno fermo da 151 anni in cui sguazzano tanti politici e intellettuali meridionali  ben foraggiati dallo stato italiano.
Chi vi scrive è stato sempre scettico sulla opportunità di mettere su un movimento separatista nelle provincie napolitane, questo però non mi ha impedito di collaborare dieci anni con Zitara. Sfido chiunque a dimostrare che è stato inutile. Questo appunto è diretto ai puristi che stanno a guardare (potrei citare insorgenza, ma non solo) e ai neoborbonici che ritengono il popolo non pronto e si perdono in un culturalismo fine a se stesso.
E' giunta l'ora di bonificare lo stagno, e di prendere a pedate (politicamente parlando) chi ci sguazza.  Occorre solo uno scatto di orgoglio, dimentichiamoci della Napoli da derattizzare, dei forestali calabresi, degli sprechi siciliani, ricordiamoci che le nostre navi commerciavano con gli Stati Uniti e che i soldati piemontesi in Crimea dovettero constatare che le monete napolitane venivano accettate in tutto il mediterraneo.
Riprogrammiamo il nostro DNA, evitiamo di nasconderci, usciamo allo scoperto, firmiamo l'appello, facciamolo girare su Facebook, su Twitter, sui siti che presumono di essere identitari, parliamone a tavola con gli amici e con i parenti. Poi tutto si potrà migliorare, si faranno i programmi, ognuno farà i suoi distinguo, ma partiamo per la miseria.

Mino Errico


Fonte: www.Eleaml.org

venerdì 27 luglio 2012




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Su "La Nuova Ferrara" si parla dell'ultimo libro di Gigi Di Fiore: Le stragi degli Alleati nel sud dimenticate dalla storia



DI PIER VITTORIO BUFFA
Non c'è dubbio che il lavoro del giornalista scrittore Gigi Di Fiore (Controstoria della Liberazione - Le stragi e i crimini dimenticati degli Alleati nell'Italia del sud, Rizzoli, 356 pagine, 19 euro) è uno di quelli che sorprende. In oltre trecento pagine mette in fila fatti noti e meno noti, delitti e misfatti, stupri e violenze.
Con il rigore del cronista e la profondità dello storico ci prende per mano e ci porta dalle spiagge siciliane dove sbarcarono gli alleati nel luglio del 1943 su su fino alla linea Gustav, ai paesi distrutti dalla battaglia di Monte Cassino, alla Napoli occupata.
Ci porta per mano e ci racconta come chi sta dietro le quinte di uno spettacolo teatrale e vede quello che succede quando il pubblico non vede.
Documenta le stragi di cui si sono macchiati gli americani in Sicilia: uccisioni in massa di soldati e cittadini inermi o, ancora peggio, prigionieri.
I bombardamenti sui centri abitati anche dopo l'armistizio. E poi le violenze efferate dei soldati marocchini in Ciociaria: migliaia di donne stuprate dai militari vittoriosi.
A quel dramma Di Fiore dedica la quarta di copertina dove riporta il passo più agghiacciante del discorso che fece ai soldati nordafricani il generale francese Alphoinse Juin il 14 maggio 1944: “Oltre quei monti, oltre quei nemici che stanotte ucciderete, c'è una terra ricca di donne, di vino, di case. Se voi riuscirete a passare senza lasciare vivo un solo nemico, il vostro generale vi promette che tutto quello che troverete sarà vostro, a vostro piacimento e volontà. Per cinquanta ore”.
Spiega Di Fiore: “Quanto accadde nel 1944 in Ciociaria o nel 1943 in Sicilia e poi a Napoli non è solo l'emblema degli orrori che una guerra può produrre, ma anche il simbolo esemplificativo di come il sud sia stato calpestato e violato durante la grande tragedia della Seconda guerra mondiale”. E' per questo che Controstoria della Liberazione va visto come un mattone importante nel mantenimento della memoria.
Quasi contemporaneamente agli stupri in Ciociaria, solo un po' più a nord, i soldati tedeschi sterminavano migliaia di cittadini italiani inermi.
Un unico filo di dolore e sangue che ha unito tutta l'Italia dal ragusano alle Alpi.
E che non va dimenticato. Senza sconti per i vinti, ma nemmeno per i vincitori.
E con tanto, tanto rispetto per chi ne è stato vittima.


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DI PIER VITTORIO BUFFA
Non c'è dubbio che il lavoro del giornalista scrittore Gigi Di Fiore (Controstoria della Liberazione - Le stragi e i crimini dimenticati degli Alleati nell'Italia del sud, Rizzoli, 356 pagine, 19 euro) è uno di quelli che sorprende. In oltre trecento pagine mette in fila fatti noti e meno noti, delitti e misfatti, stupri e violenze.
Con il rigore del cronista e la profondità dello storico ci prende per mano e ci porta dalle spiagge siciliane dove sbarcarono gli alleati nel luglio del 1943 su su fino alla linea Gustav, ai paesi distrutti dalla battaglia di Monte Cassino, alla Napoli occupata.
Ci porta per mano e ci racconta come chi sta dietro le quinte di uno spettacolo teatrale e vede quello che succede quando il pubblico non vede.
Documenta le stragi di cui si sono macchiati gli americani in Sicilia: uccisioni in massa di soldati e cittadini inermi o, ancora peggio, prigionieri.
I bombardamenti sui centri abitati anche dopo l'armistizio. E poi le violenze efferate dei soldati marocchini in Ciociaria: migliaia di donne stuprate dai militari vittoriosi.
A quel dramma Di Fiore dedica la quarta di copertina dove riporta il passo più agghiacciante del discorso che fece ai soldati nordafricani il generale francese Alphoinse Juin il 14 maggio 1944: “Oltre quei monti, oltre quei nemici che stanotte ucciderete, c'è una terra ricca di donne, di vino, di case. Se voi riuscirete a passare senza lasciare vivo un solo nemico, il vostro generale vi promette che tutto quello che troverete sarà vostro, a vostro piacimento e volontà. Per cinquanta ore”.
Spiega Di Fiore: “Quanto accadde nel 1944 in Ciociaria o nel 1943 in Sicilia e poi a Napoli non è solo l'emblema degli orrori che una guerra può produrre, ma anche il simbolo esemplificativo di come il sud sia stato calpestato e violato durante la grande tragedia della Seconda guerra mondiale”. E' per questo che Controstoria della Liberazione va visto come un mattone importante nel mantenimento della memoria.
Quasi contemporaneamente agli stupri in Ciociaria, solo un po' più a nord, i soldati tedeschi sterminavano migliaia di cittadini italiani inermi.
Un unico filo di dolore e sangue che ha unito tutta l'Italia dal ragusano alle Alpi.
E che non va dimenticato. Senza sconti per i vinti, ma nemmeno per i vincitori.
E con tanto, tanto rispetto per chi ne è stato vittima.


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Anche "Soccorso Popolare Antiusure" ha aderito all'appello !














Anche il Movimento Civico "SOCCORSO POPOLARE ANTIUSURE" ha aderito all'appello a Pino Aprile!

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Anche il Movimento Civico "SOCCORSO POPOLARE ANTIUSURE" ha aderito all'appello a Pino Aprile!

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giovedì 26 luglio 2012

"Le Città del Sud" aderisce all'appello !















Le Città del Sud è un laboratorio di idee per la ricerca di una decrescita sostenibile delle province duosiciliane, attraverso la valorizzare dei beni culturali ed ambientali ed il recupero delll'identità duosiciliana cancellata con l'unità d'Italia.


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Le Città del Sud è un laboratorio di idee per la ricerca di una decrescita sostenibile delle province duosiciliane, attraverso la valorizzare dei beni culturali ed ambientali ed il recupero delll'identità duosiciliana cancellata con l'unità d'Italia.


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mercoledì 25 luglio 2012

Le otto stanchezze della gente del sud






di Lino Patruno

Quante ne vorrebbe dire la gente del Sud mentre a fare le rivoluzioni elettorali sono sempre gli altri. Prima la Lega Nord, putrefatta in quel “familismo amorale” rinfacciato al solo Sud: a rubacchiare soldi pubblici per dare la paghetta ai figli di Bossi sono stati loro non qualche onorevole Gennaro Esposito napoletano. Dopo la Lega, Grillo, che senza badare a parolacce spazza via tutti i cadaveri ambulanti della politica. Tranne che la gente del Sud non voglia considerare una rivoluzione la rielezione (per la quarta volta, ripetiamo: quarta volta) di Leoluca Orlando a sindaco di Palermo. 

Tanto per cominciare, anche la gente del Sud vorrebbe che sparissero le eterne mummie messe lì dagli stessi che promettono facce nuove. Chi candidare a sindaco?

Chiaro, uno che è già stato (se non lo è ancòra) presidente della Provincia. Ci sono (nella stessa Puglia) sindaci che sono anche consiglieri di qualcos’altro: devono essere fenomeni. Chi candidare alla Regione? Chiaro, chi è stato sindaco o consigliere da qualche parte o presidente, via, di una municipalizzata. Il nuovo che avanza. Ma cosa c’entrano poi i politici coi bus, le Asl, i teatri, i cassonetti dei rifiuti dove spadroneggiano? 

Due. La gente del Sud vorrebbe che si fosse assunti perché si è bravi e non amici di qualcuno, per talento non per cognome. Non vorrebbe sentir più parlare del clientelismo, la necessità di avere più conoscenze che competenze. Non vorrebbe più vedere concorsi annunciati tre giorni prima e con regolamenti ritagliati per vincitori già stabiliti, ti posso già dire il nome che uscirà. Poi ci si lamenta che in Italia i ragazzi cominciano a disertare l’università, e già in Europa siamo quelli che ci vanno meno: studiare può essere una perdita di tempo più che un vantaggio. 

Tre. La gente del Sud è stanca di tutti i mammasantissima di servizi pubblici che non funzionano. E’ stanca di sentirsi dire che in un ospedale c’è la solita carenza di organico quando per la sanità si spende oltre l’ottanta per cento dei soldi delle regioni. La gente del Sud è stanca delle liste d’attesa per una ecografia o una mammografia: possono dare tutte le spiegazioni di questo mondo, ma io voglio fare l’esame senza dover andare alla clinica privata, e se non sei capace di farmelo fare, te ne vai. 

Quattro. La gente del Sud è stanca di sentir parlare di sprechi di denaro pubblico (e poi essere massacrata di tasse). E’ stanca di veder spendere i suoi soldi, mettiamo, per un concerto che non cambia né il mondo né il Sud e vedere le prime file col cartello “riservato autorità”. E’ stanca di vedere opere pubbliche iniziate e mai finite e senza che qui il cartello ci sia: stiamo facendo questo, finiremo quando, costa tanto, i soldi vengono da qui. E’ stanca di vedere ospedali pronti da anni ma da anni abbandonati. E’ stanca di leggere che certi ospedali rimangono aperti più per i dipendenti (ed elettori) che hanno comprato la casa di fronte che per i pazienti. 

Cinque. La gente del Sud è stanca di dover aspettare anni per una autorizzazione, una firma, un parere conforme, una perizia tecnica, una agibilità, una licenza. Soprattutto quando sa che c’è un eccesso di dipendenti pubblici e, papale papale, non riesce a capire cosa facciano. La gente del Sud è stanca di dover frequentare più i corridoi degli assessorati che la sua azienda. E’ stanca di dover perdere mezze giornate per pagare una bolletta ed essere anche trattata a pesci in faccia. E’ stanca di vedersi fissata al marzo 2013 la prima (la prima) udienza di una causa per farsi pagare da chi non l’ha pagata. 

Sei. La gente del Sud è stanca di essere accusata di scarso senso civico magari da amministratori affetti da mancanza di senso morale. E’ stanca di segnalare e sentirsi rispondere “stiamo provvedendo”. E’ stanca di segnalare e sentirsi rispondere “ma qui siamo al Sud”. E’ stanca di vedere una panchina rotta lasciata rotta a vita come un monumento, anche se il vandalo è un imbecille. 

Sette. La gente del Sud è stanca di sentirsi ripetere da tutti che il Paese non cresce se non cresce il Sud. E’ stanca di vedere i suoi figli che continuano ad andar via perché, nell’attesa che il Sud possa crescere, il lavoro non c’è e non tu puoi tenere un figlio a casa a mandare ogni giorno curriculum. 

Otto. La gente del Sud è stanca di vedere le rivoluzioni elettorali altrui ma è troppo impegnata a cavarsela oggi, e domani di nuovo. E’ stanca anche di se stessa, di voler cambiare ma di non cambiare. Certo, non sono stati per niente belli i fischi all’inno nazionale prima della finale di Coppa Italia fra Napoli e Juventus. Venivano dai tifosi napoletani e c’entravano poco col calcio. Il Napoli è stato multato mentre Bossi, che la bandiera tricolore la usava come carta igienica, lo hanno fatto ministro. Si è sudisti anche nei fischi.


Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno.

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di Lino Patruno

Quante ne vorrebbe dire la gente del Sud mentre a fare le rivoluzioni elettorali sono sempre gli altri. Prima la Lega Nord, putrefatta in quel “familismo amorale” rinfacciato al solo Sud: a rubacchiare soldi pubblici per dare la paghetta ai figli di Bossi sono stati loro non qualche onorevole Gennaro Esposito napoletano. Dopo la Lega, Grillo, che senza badare a parolacce spazza via tutti i cadaveri ambulanti della politica. Tranne che la gente del Sud non voglia considerare una rivoluzione la rielezione (per la quarta volta, ripetiamo: quarta volta) di Leoluca Orlando a sindaco di Palermo. 

Tanto per cominciare, anche la gente del Sud vorrebbe che sparissero le eterne mummie messe lì dagli stessi che promettono facce nuove. Chi candidare a sindaco?

Chiaro, uno che è già stato (se non lo è ancòra) presidente della Provincia. Ci sono (nella stessa Puglia) sindaci che sono anche consiglieri di qualcos’altro: devono essere fenomeni. Chi candidare alla Regione? Chiaro, chi è stato sindaco o consigliere da qualche parte o presidente, via, di una municipalizzata. Il nuovo che avanza. Ma cosa c’entrano poi i politici coi bus, le Asl, i teatri, i cassonetti dei rifiuti dove spadroneggiano? 

Due. La gente del Sud vorrebbe che si fosse assunti perché si è bravi e non amici di qualcuno, per talento non per cognome. Non vorrebbe sentir più parlare del clientelismo, la necessità di avere più conoscenze che competenze. Non vorrebbe più vedere concorsi annunciati tre giorni prima e con regolamenti ritagliati per vincitori già stabiliti, ti posso già dire il nome che uscirà. Poi ci si lamenta che in Italia i ragazzi cominciano a disertare l’università, e già in Europa siamo quelli che ci vanno meno: studiare può essere una perdita di tempo più che un vantaggio. 

Tre. La gente del Sud è stanca di tutti i mammasantissima di servizi pubblici che non funzionano. E’ stanca di sentirsi dire che in un ospedale c’è la solita carenza di organico quando per la sanità si spende oltre l’ottanta per cento dei soldi delle regioni. La gente del Sud è stanca delle liste d’attesa per una ecografia o una mammografia: possono dare tutte le spiegazioni di questo mondo, ma io voglio fare l’esame senza dover andare alla clinica privata, e se non sei capace di farmelo fare, te ne vai. 

Quattro. La gente del Sud è stanca di sentir parlare di sprechi di denaro pubblico (e poi essere massacrata di tasse). E’ stanca di veder spendere i suoi soldi, mettiamo, per un concerto che non cambia né il mondo né il Sud e vedere le prime file col cartello “riservato autorità”. E’ stanca di vedere opere pubbliche iniziate e mai finite e senza che qui il cartello ci sia: stiamo facendo questo, finiremo quando, costa tanto, i soldi vengono da qui. E’ stanca di vedere ospedali pronti da anni ma da anni abbandonati. E’ stanca di leggere che certi ospedali rimangono aperti più per i dipendenti (ed elettori) che hanno comprato la casa di fronte che per i pazienti. 

Cinque. La gente del Sud è stanca di dover aspettare anni per una autorizzazione, una firma, un parere conforme, una perizia tecnica, una agibilità, una licenza. Soprattutto quando sa che c’è un eccesso di dipendenti pubblici e, papale papale, non riesce a capire cosa facciano. La gente del Sud è stanca di dover frequentare più i corridoi degli assessorati che la sua azienda. E’ stanca di dover perdere mezze giornate per pagare una bolletta ed essere anche trattata a pesci in faccia. E’ stanca di vedersi fissata al marzo 2013 la prima (la prima) udienza di una causa per farsi pagare da chi non l’ha pagata. 

Sei. La gente del Sud è stanca di essere accusata di scarso senso civico magari da amministratori affetti da mancanza di senso morale. E’ stanca di segnalare e sentirsi rispondere “stiamo provvedendo”. E’ stanca di segnalare e sentirsi rispondere “ma qui siamo al Sud”. E’ stanca di vedere una panchina rotta lasciata rotta a vita come un monumento, anche se il vandalo è un imbecille. 

Sette. La gente del Sud è stanca di sentirsi ripetere da tutti che il Paese non cresce se non cresce il Sud. E’ stanca di vedere i suoi figli che continuano ad andar via perché, nell’attesa che il Sud possa crescere, il lavoro non c’è e non tu puoi tenere un figlio a casa a mandare ogni giorno curriculum. 

Otto. La gente del Sud è stanca di vedere le rivoluzioni elettorali altrui ma è troppo impegnata a cavarsela oggi, e domani di nuovo. E’ stanca anche di se stessa, di voler cambiare ma di non cambiare. Certo, non sono stati per niente belli i fischi all’inno nazionale prima della finale di Coppa Italia fra Napoli e Juventus. Venivano dai tifosi napoletani e c’entravano poco col calcio. Il Napoli è stato multato mentre Bossi, che la bandiera tricolore la usava come carta igienica, lo hanno fatto ministro. Si è sudisti anche nei fischi.


Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno.

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Anche Fabio Pascapè aderisce all'appello !


Fabio Pascapè, attuale Responsabile del Museo P.A.N. di Napoli, specificando di farlo in qualità di cittadino attivo/funzionario comunale, aderisce all'appello per Pino Aprile.



Partito del Sud - Napoli
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Fabio Pascapè, attuale Responsabile del Museo P.A.N. di Napoli, specificando di farlo in qualità di cittadino attivo/funzionario comunale, aderisce all'appello per Pino Aprile.



Partito del Sud - Napoli

martedì 24 luglio 2012

Anche l'associazione AIPA, aderisce all'appello

Anche l'associazione Aipa (Associazione Imprenditori Partenopei) aderisce con entusiasmo all'appello a Pino Aprile. L'associazione ha come mission quella di unire le forze di chi lavora sul territorio e di chi desidera che queste terre del sud vivano una sana "normalità"
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Anche l'associazione Aipa (Associazione Imprenditori Partenopei) aderisce con entusiasmo all'appello a Pino Aprile. L'associazione ha come mission quella di unire le forze di chi lavora sul territorio e di chi desidera che queste terre del sud vivano una sana "normalità"

Ricomincio da Sud. E' qui il futuro d'Italia

Il testo che qui pubblichiamo è una sintesi del primo capitolo del nuovo libro di Lino Patruno, (Rubbettino ed., pag. 250, euro 14), che è in questi giorni in libreria (dopo l’anteprima al di Polignano). 
Il libro è un viaggio in un Sud poco conosciuto ai meridionali stessi. Un Sud considerato improduttivo ma che produce almeno 71 inaspettati tesori. Un Sud in cui Cristo si è mosso da Eboli dove si era fermato. Un Sud senza il quale neanche il Nord sarebbe Nord. Un Sud in cui c’è un sacro Graal col segreto del vero benessere. Un Sud che ha subìto un saccheggio 29 volte peggiore del Sacco del Nord. Un Sud in cui Mille meridionali sono pronti a mettersi in cammino. Ma anche un Sud non assolto dai suoi peccati neanche da un dio terrone.
Negli ultimi anni, Patruno ha pubblicato (Manni ed., 2008) e (Rubbettino, 2011). 





L’America d’Italia sarebbe oggi il Sud se tutti vi scendessero con gli occhi pronti a stupirsi e col taccuino disposto a registrare. Se vi scendessero non solo per accertare se sia più un , o più un . Se vi scendessero con lo spirito del viaggiatore che vede cose nuove se vuole vederle. Perché solo così potrebbe rendersi conto che, come l’America per il mondo di allora, il Sud è il futuro d’Italia e che l’Italia ha futuro solo a Sud. Perché come allora una vecchia Europa sfiatata rifiorì in quella luce da oltre Atlantico, così oggi una vecchia Italia non meno sfiatata potrebbe risollevarsi con la bombola d’ossigeno del Sud.
, e non ricominciando da zero ma da tre come il titolo del famoso film di Massimo Troisi. Ora è ovvio che qualcuno potrebbe dire: ci vorrebbe una centrale al plutonio per far guizzare una speranza da un posto che ha perso esso stesso ogni speranza. Un posto dal quale chi ci vive fugge e chi ci vuole andare è messo in fuga.
Tutto questo è vero se non parte una visita guidata al Sud. Una visita guidata che non si limiti ad addentrarsi nel solito lato B del Mezzogiorno ma ne percorra il lato A, che vada a vedere ciò che per pigrizia, per malafede, per partito preso, per ignoranza, per assuefazione non si vede. Una visita guidata che spezzi il monopolio di un Sud mai descritto da se stesso ma sempre pensato da altri solo come divario e sottosviluppo.
Un male che al Sud c’è. Ma la visita guidata dovrebbe rivelare anche che, se il Sud non ha sufficienti industrie, ha comunque un numero di industrie inaspettate e floride. Rivelare che, se il Sud ha un reddito inferiore al Centro Nord, ha comunque un reddito superiore a quello di buona parte del pianeta. Rivelare che, se dal Sud continua l’emigrazione, ci sono anche quelli che rimangono e, udite udite, quelli che tornano. E che se il Sud avesse potuto crescere in 150 anni come il Centro Nord, oggi tutta l’Italia sarebbe tanto ricca da superare Francia e Germania. Uno spreco di Sud. E però l’Italia è fra le prime dieci del mondo anche grazie al Sud. E del Sud non può fare a meno per rimanerci.
Se non ci fosse il Sud, l’Italia avrebbe un quarto in meno della sua ricchezza. Se non ci fosse il Sud, l’Italia non avrebbe quasi tutto l’acciaio per le sue auto, le sue navi, i suoi locomotori e dovrebbe mangiare con forchette di plastica. Ma se non ci fosse il Sud, non avrebbe neanche le forchette di plastica perché quasi tutta la plastica italiana si produce al Sud. Se non ci fosse il Sud, l’Italia non avrebbe tutti gli aerei che sforna ogni anno. Se non ci fosse il Sud, l’Italia non avrebbe gran parte della sua benzina e tutto il suo petrolio. Se non ci fosse il Sud, l’Italia non avrebbe gran parte delle sue pillole e dei suoi antibiotici. Se non ci fosse il Sud, l’Italia non potrebbe far funzionare buona parte dei suoi computer e dei suoi telefonini. Se non ci fosse il Sud, l’Italia avrebbe metà della sua energia elettrica e neanche un watt della sua energia dal vento e dal sole. Se non ci fosse il Sud, l’Italia non avrebbe tutto il suo olio d’oliva benedetto. Se non ci fosse il Sud, l’Italia avrebbe meno della metà delle sue auto, dei suoi camion, dei suoi trattori. Se non ci fosse il Sud, l’Italia non avrebbe le mozzarelle per le sue pizze e la dieta mediterranea per la sua linea.
Soprattutto, se non ci fosse il Sud, l’Italia non avrebbe quel margine di potenza inespressa, quell’accelerazione in più, quei chilometri di velocità oltre i limiti che servono in situazioni estreme, la sgommata che conserva la vita. Sono i giovani, una grande possibilità di sviluppo che potrebbe sprigionarsi se solo la si mettesse in condizione di farlo, se solo non la si ignorasse. C’è bisogno di più Sud, non il contrario.
E poi, si sta spostando l’ombelico del mondo. E’ cominciato con la caduta del Muro di Berlino. Il mondo si è aperto. L’Adriatico ha finito di essere un mare che divideva più che unire ai Balcani. E se le rivoluzioni di Tunisia, Egitto, Libia non hanno portato tutta l’attesa democrazia, di certo però quei Paesi si sono rimessi in moto, sono popoli in cammino verso l’Europa. E intanto la Turchia cresce al 10 per cento l’anno e la stessa Africa intera viaggia sul 7 per cento. Il Mediterraneo ritorna centrale come unico mare su cui si affacciano tre continenti in fermento.
La nostra visita guidata al Sud servirà a capire tutto questo. Nella terra ci inoltreremo in una sorprendente prateria di cose fatte e di cose da fare. Vedremo l’orgoglio meridionale di chi sa che, se di produzione si vive, di sola produzione non si può vivere. Vedremo, come dice Guicciardini, che le difficoltà sono anche opportunità. Vedremo, come dicono i cinesi, che vuol dire anche . Vedremo, come dicono i filosofi, che dove crescono i mali fioriscono le possibilità di salvezza. Vedremo che Mezzogiorno è l’ora dalla quale ripartirà tutto





Fonte: Ricomincio da Sud. E' qui il futuro d'Italia su Facebook


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Il testo che qui pubblichiamo è una sintesi del primo capitolo del nuovo libro di Lino Patruno, (Rubbettino ed., pag. 250, euro 14), che è in questi giorni in libreria (dopo l’anteprima al di Polignano). 
Il libro è un viaggio in un Sud poco conosciuto ai meridionali stessi. Un Sud considerato improduttivo ma che produce almeno 71 inaspettati tesori. Un Sud in cui Cristo si è mosso da Eboli dove si era fermato. Un Sud senza il quale neanche il Nord sarebbe Nord. Un Sud in cui c’è un sacro Graal col segreto del vero benessere. Un Sud che ha subìto un saccheggio 29 volte peggiore del Sacco del Nord. Un Sud in cui Mille meridionali sono pronti a mettersi in cammino. Ma anche un Sud non assolto dai suoi peccati neanche da un dio terrone.
Negli ultimi anni, Patruno ha pubblicato (Manni ed., 2008) e (Rubbettino, 2011). 





L’America d’Italia sarebbe oggi il Sud se tutti vi scendessero con gli occhi pronti a stupirsi e col taccuino disposto a registrare. Se vi scendessero non solo per accertare se sia più un , o più un . Se vi scendessero con lo spirito del viaggiatore che vede cose nuove se vuole vederle. Perché solo così potrebbe rendersi conto che, come l’America per il mondo di allora, il Sud è il futuro d’Italia e che l’Italia ha futuro solo a Sud. Perché come allora una vecchia Europa sfiatata rifiorì in quella luce da oltre Atlantico, così oggi una vecchia Italia non meno sfiatata potrebbe risollevarsi con la bombola d’ossigeno del Sud.
, e non ricominciando da zero ma da tre come il titolo del famoso film di Massimo Troisi. Ora è ovvio che qualcuno potrebbe dire: ci vorrebbe una centrale al plutonio per far guizzare una speranza da un posto che ha perso esso stesso ogni speranza. Un posto dal quale chi ci vive fugge e chi ci vuole andare è messo in fuga.
Tutto questo è vero se non parte una visita guidata al Sud. Una visita guidata che non si limiti ad addentrarsi nel solito lato B del Mezzogiorno ma ne percorra il lato A, che vada a vedere ciò che per pigrizia, per malafede, per partito preso, per ignoranza, per assuefazione non si vede. Una visita guidata che spezzi il monopolio di un Sud mai descritto da se stesso ma sempre pensato da altri solo come divario e sottosviluppo.
Un male che al Sud c’è. Ma la visita guidata dovrebbe rivelare anche che, se il Sud non ha sufficienti industrie, ha comunque un numero di industrie inaspettate e floride. Rivelare che, se il Sud ha un reddito inferiore al Centro Nord, ha comunque un reddito superiore a quello di buona parte del pianeta. Rivelare che, se dal Sud continua l’emigrazione, ci sono anche quelli che rimangono e, udite udite, quelli che tornano. E che se il Sud avesse potuto crescere in 150 anni come il Centro Nord, oggi tutta l’Italia sarebbe tanto ricca da superare Francia e Germania. Uno spreco di Sud. E però l’Italia è fra le prime dieci del mondo anche grazie al Sud. E del Sud non può fare a meno per rimanerci.
Se non ci fosse il Sud, l’Italia avrebbe un quarto in meno della sua ricchezza. Se non ci fosse il Sud, l’Italia non avrebbe quasi tutto l’acciaio per le sue auto, le sue navi, i suoi locomotori e dovrebbe mangiare con forchette di plastica. Ma se non ci fosse il Sud, non avrebbe neanche le forchette di plastica perché quasi tutta la plastica italiana si produce al Sud. Se non ci fosse il Sud, l’Italia non avrebbe tutti gli aerei che sforna ogni anno. Se non ci fosse il Sud, l’Italia non avrebbe gran parte della sua benzina e tutto il suo petrolio. Se non ci fosse il Sud, l’Italia non avrebbe gran parte delle sue pillole e dei suoi antibiotici. Se non ci fosse il Sud, l’Italia non potrebbe far funzionare buona parte dei suoi computer e dei suoi telefonini. Se non ci fosse il Sud, l’Italia avrebbe metà della sua energia elettrica e neanche un watt della sua energia dal vento e dal sole. Se non ci fosse il Sud, l’Italia non avrebbe tutto il suo olio d’oliva benedetto. Se non ci fosse il Sud, l’Italia avrebbe meno della metà delle sue auto, dei suoi camion, dei suoi trattori. Se non ci fosse il Sud, l’Italia non avrebbe le mozzarelle per le sue pizze e la dieta mediterranea per la sua linea.
Soprattutto, se non ci fosse il Sud, l’Italia non avrebbe quel margine di potenza inespressa, quell’accelerazione in più, quei chilometri di velocità oltre i limiti che servono in situazioni estreme, la sgommata che conserva la vita. Sono i giovani, una grande possibilità di sviluppo che potrebbe sprigionarsi se solo la si mettesse in condizione di farlo, se solo non la si ignorasse. C’è bisogno di più Sud, non il contrario.
E poi, si sta spostando l’ombelico del mondo. E’ cominciato con la caduta del Muro di Berlino. Il mondo si è aperto. L’Adriatico ha finito di essere un mare che divideva più che unire ai Balcani. E se le rivoluzioni di Tunisia, Egitto, Libia non hanno portato tutta l’attesa democrazia, di certo però quei Paesi si sono rimessi in moto, sono popoli in cammino verso l’Europa. E intanto la Turchia cresce al 10 per cento l’anno e la stessa Africa intera viaggia sul 7 per cento. Il Mediterraneo ritorna centrale come unico mare su cui si affacciano tre continenti in fermento.
La nostra visita guidata al Sud servirà a capire tutto questo. Nella terra ci inoltreremo in una sorprendente prateria di cose fatte e di cose da fare. Vedremo l’orgoglio meridionale di chi sa che, se di produzione si vive, di sola produzione non si può vivere. Vedremo, come dice Guicciardini, che le difficoltà sono anche opportunità. Vedremo, come dicono i cinesi, che vuol dire anche . Vedremo, come dicono i filosofi, che dove crescono i mali fioriscono le possibilità di salvezza. Vedremo che Mezzogiorno è l’ora dalla quale ripartirà tutto





Fonte: Ricomincio da Sud. E' qui il futuro d'Italia su Facebook


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Angelo Forgione aderisce all'appello a Pino Aprile

Con grande piacere annunciamo che Angelo Forgione, giornalista, pubblicista e fondatore del movimento V.A.N.TO. (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio), ha aderito all'appello a Pino Aprile.
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Con grande piacere annunciamo che Angelo Forgione, giornalista, pubblicista e fondatore del movimento V.A.N.TO. (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio), ha aderito all'appello a Pino Aprile.

All'appello a Pino Aprile hanno già aderito come gruppi...

Oltre i promotori dell'appello:





Sono arrivare le adesioni dei seguenti gruppi/associazioni/movimenti:



ProSud , movimento meridionalista molto attivo su Twitter;









Nazionale di Calcio "Regno delle Due Sicilie", Ass. Sportiva Dilettantesca con Presidente Guglielmo Di Grezia, iscritta alla NF Board;






Rubriche Meridionali, Fondazione meridionalista progressista;







- Parlamento delle Due Sicilie - Parlamento del Sud,  fondato dal riconosciuto coordinatore nazionale del parlamento, Vincenzo Gulì;






Meridione in Movimento, costituenda associazione calabrese di Gioia Tauro (RC);


- - - - -Associazione Culturale Due Sicilie, associazione culturale storica lucana di Carmine Colacino








- Movimento civico "Riprendiamoci Caserta"







Movimento Lucania Viva

















- RDS   Associazione "Rinascita del Sud"


giovaniperilsud







Giovani per il Sud



   - Associazione "Giovani per il Sud"








- Associazione promozione e vendita prodotti del Sud






A breve pubblicheremo invece un aggiornamento di nomi all'elenco già lunghissimo di adesioni arrivate via mail....

Visto che non riuscivamo più a gestire le tantissime richieste via mail, abbiamo aperto un form di adesione:

Aderisci all'appello a Pino Aprile!!!
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Oltre i promotori dell'appello:





Sono arrivare le adesioni dei seguenti gruppi/associazioni/movimenti:



ProSud , movimento meridionalista molto attivo su Twitter;









Nazionale di Calcio "Regno delle Due Sicilie", Ass. Sportiva Dilettantesca con Presidente Guglielmo Di Grezia, iscritta alla NF Board;






Rubriche Meridionali, Fondazione meridionalista progressista;







- Parlamento delle Due Sicilie - Parlamento del Sud,  fondato dal riconosciuto coordinatore nazionale del parlamento, Vincenzo Gulì;






Meridione in Movimento, costituenda associazione calabrese di Gioia Tauro (RC);


- - - - -Associazione Culturale Due Sicilie, associazione culturale storica lucana di Carmine Colacino








- Movimento civico "Riprendiamoci Caserta"







Movimento Lucania Viva

















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Giovani per il Sud



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Aderisci all'appello a Pino Aprile!!!

Anche l'organizzazione R2S aderisce all'appello per Pino Aprile !











Anche l'organizzazione R2S che fra le altre cose s'interessa di confezionare, produrre, vendere e promozionare prodotti del Sud, aderisce all'appello per Pino Aprile!

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Anche l'organizzazione R2S che fra le altre cose s'interessa di confezionare, produrre, vendere e promozionare prodotti del Sud, aderisce all'appello per Pino Aprile!

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Anche Consiglia Licciardi firma l'appello a Pino Aprile!













Da Partito del Sud - Roma: Ha aderito e sottoscritto l'appello a Pino Aprile anche Consiglia Ricciardi
cantante napoletana e studiosa ed interprete della canzone napoletana 
classica, con tantissime collaborazioni da Murolo a Enzo Avitabile,
da Renzo Arbore a Enzo Gragnaniello.






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Da Partito del Sud - Roma: Ha aderito e sottoscritto l'appello a Pino Aprile anche Consiglia Ricciardi
cantante napoletana e studiosa ed interprete della canzone napoletana 
classica, con tantissime collaborazioni da Murolo a Enzo Avitabile,
da Renzo Arbore a Enzo Gragnaniello.






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Lo spettacolo Terroni in Calabria, il 27 luglio a Diamante (CS) ed il 28 luglio a Locri

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lunedì 23 luglio 2012

La Chiesa Cattolica scannata da Cavour e dal Risorgimento piemontese


Capitolo tratto dal libro di Antonio Ciano " Le stragi e gli eccidi dei Savoia"

Religiosi carcerati o perseguitati da Cavour     
  I religiosi cattolici che conobbero le manette e le mura delle carceri piemontesi furono moltisimi. Farne un elenco dettagliato sembra impossibile dato gli archivi sono polverosi e non sono mai stati visitati dagli storici di regime, e sempre che si siano salvati dall’incuria e dalla mano nascondereccia dei nostri governanti.  Molti monaci e preti furono salvati dalla gente insorta, altri furono torturati,di alcuni non si è mai saputo niente, di altri,  malmenati e torturati non si è mai parlato negli atti ufficiali. Molti monaci e preti furono fucilati: nel Regno delle Due Sicilie, nei soli primi mesi di occupazione, ne furono uccisi una sessantina. Tutto in nome del liberalismo, in nome della legalità, in nome della libertà, in nome dell’Italia una e sotto la tirannide dei Savoia. Diamo qui di seguito un elenco di religiosi arrestati o perseguitati da Cavour nelle  Legazioni Pontificie e nel Granducato di Toscana, subito dopo l’annessione:
L’arcivescovo di Pisa.
Il vescovo di Faenza.
Il vicario generale di Bologna.
Il vescovo di Piacenza e 21 dei 28 canonici del Capitolo della Chiesa Cattedrale.
Il cardinale Baluffi vescovo di Imola.
Un parroco di Chiavari imprigionato il 18 Maggio.
Il vescovo di Carpi imprigionato assieme a sei suoi preti, inoltre fu chiuso il seminario di Piacenza;
Decine di preti furono licenziati dalle scuole piemontesi.
Il vescovo di Parma fu costretto a fuggire.
Un prete di Glielarga in Sardegna viene incarcerato per aver fatto suonare le campane a morto durante la festa dello Statuto.
I Padri Camillini di Ferrara furono imprigionati ed esiliati in Toscana.
Le dame del Sacro Cuore di Milano furono fatte sloggiare ed esiliate.
Il 25 maggio furono imprigionati due gesuiti piemontesi che vivevano a Torino.
A Cuneo furono perquisite quasi tutte le case dei sacerdoti  della diocesi.
Il 26 maggio a Torino fu perquisito l’oratorio di Don Giovanni Bosco, vera istituzione di beneficenza ed assistenza ai ragazzi.
Il 26 maggio, dopo una perquisizione, morì di crepacuore Don Cafasso, vera istituzione a Torino.
Il 23 maggio  fu destituito il sacerdote Manero di Mondovì, reo di non aver cantato il Te Deum alla festa dello Statuto.
Il 25 maggio fu arrestato a Casalmaggiore un prete.
A Modena fu arrestato un religioso non troppo rispettoso di un proclama di Garibaldi.
A Ravenna venne arrestato il parroco dei S.S. Simone e Giuda.
Il 27 Maggio fu arrestato a Forlì don Reginaldo Barbiani per non aver voluto cantare il Te Deum.
A Lodi quasi tutti i preti ebbero guai con la polizia.
A Casalpusterlengo il popolo si ribellò all’arresto del proprio parroco che fu rimesso in libertà.
A Forlì un prete fu destituito per aver negato l’assoluzione ad un volontario piemontese ossia a un mercenario.
Il canonico Ortalda di Torino fu perquisito e arrestato.
Il 28 maggio furono incarcerati i rettori di Bibila e Posara.
A Modena fu arrestato un parroco.
Con le annessioni delle Marche e dell’Umbria alle persecuzioni si aggiungono le fucilazioni. 
(Civiltà Cattolica, Serie IV, Vol. VII, Anno 1860, pp.243-244)
Carolina
Ma chi ordiva  carcerazioni e perquisizioni? Per certo la responsabilità va ascritta per intero al Primo Ministro savoiardo ossia a Camillo Benso di Cavour, ma mente malefica ne era  Farini, ministro della Polizia, medico fallito e massone, divenuto cospiratore(Civ. Cattolica, Serie IV, Vol. VII, Anno 1860, pag. 375) per abbattere i legittimi governi dei Ducati e del Granducato di Toscana. Lui cospiratore vedeva cospiratori dappertutto, specie nel clero. Qualche guascone o burlone toscano, con lettera  anonima, spifferò al superministro della polizia sabauda che i cattolici si erano riuniti in una società segreta denominata Carolina, , una setta segreta  come  quella cui apparteneva lo stesso ministro e tutto l’entourage savoiardo. Da quella denuncia il Farini prese a  perquisire ed incarcerare  vescovi e  preti ad ispezionare e controllare tutta la corrispondenza del regno sabaudo  sottomenttendo il Piemonte e gli Stati recentemente annessi ad una cappa di piombo, e si coprì di ridicolo quando fece arrestare un prete di Modena di nome Colonna, reo di aver ritirato una lettera indirizzata ad una certa signora Carolina Forte. Grande fu il   divertimento dei giocherelloni toscani, ma i religiosi pativano lunghi mesi di prigione.
… e nel Regno delle due Sicilie
Durante la tornata del 14 luglio del 1862, al Parlamento piemontese di Torino, autonominatosi italiano, messe in discussione la resistenza filo-borbonica e le misure di repressione, si dà mano alle statistiche: nei territori dell’ex Regno delle Due Sicilie ben 54 arcivescovi e vescovi su 61, sono messi al bando e processati (Luisa Sangiuolo, Il Brigantaggio nella provincia di Benevento,Tipografia De Martini S.p.A, Benevento,1975).
Dal preziosissimo libro della Sangiuolo apprendiamo che anche nel beneventano vi furono, come in tutta Italia, carcerazioni di preti. Il Conte di Cavour, assertore della formula “libera Chiesa in libero Stato”, di concerto col Ministero dell’Interno,  considerava, in base al decreto del 24 settembre del 1860, sovvertitori della pubblica quiete, quanti, parroci e sacerdoti, rifiutassero di celebrare i propri uffici.. Ed erano quasi la totalità nel Sud.
A Montesarchio, su denuncia del sindaco De Simone, il giudice del circondario rinvia a giudizio don Michele Grassi, reo di “ fatto delittuoso”, per non essere intervenuto al Te Deum e per non aver plaudito al Vittorione. Sempre dal libro della Sangiuolo apprendiamo che l’11 dicembre 1861, nel cerretese, fu arrestata dal delegato di polizia, una suora, Maria Crocefissa, al secolo Emilia Baldari, rea di essersi fermata a parlare col canonico della cattedrale, don Francesco De Carlo, noto borbonico, e di essersi lamentata della inumanità dei piemontesi che, in modo sommario fucilavano i contadini.
Col nuovo anno si punta più in alto, fu arrestato e detenuto nel carcere della Concordia a Napoli  monsignor Luigi Sodo, vescovo di Cerreto. Il processo  nei suoi confronti si concluse con l’assoluzione. Dall’opera della Sangiuolo leggiamo:”...le intimidazioni ai sacerdoti accompagnate da arresti e nel più blando dei casi, dalla perdita dell’emolumento per l’uffizio, sono di ispirazione cavourriana; anche dopo la morte dello statista avvenuta il 6 giugno del 1861, la destra storica continua la sua linea politica: stretta osservanza del decreto del 20 settembre del 1860, controllo poliziesco minuzioso, severissima censura sulla stampa, sequestro dei giornali di opposizione...a Benevento Silvio Spaventa manda una lista di giornali da sequestrare, tra i radicali(allora partito della sinistra, ndr) Lo Zenzero, La Patria di Firenze, Il Diritto di  Torino, Il Movimento di Genova, La Provvidenza del Popolo di Bologna, L’Unità Italiana, Il Lombardo di Milano, Il Patriota di Parma: tra i giornali reazionari: Il Contemporaneo di Firenze, L’Armonia, Il Piemonte, Il Subalpino di Torino, Lo Stendardo Cattolico di Genova, L’Eco di Bologna, Il Difensore Cattolico di Modena, L’Ingenuo di Livorno...”.( Luisa Sangiuolo, Ibidem, pag 52)
Degli ottantotto arcivescovadi che erano sul continente dell’ex Reame ben settantuno erano vacanti. Tutti i loro Pastori scacciati e perseguitati. Le sedi arcivescovili vacanti erano le seguenti: Acerenza,Acerra, Amalfi, Andria, Anglona, Aquino, Altamura, Aquila, Ascoli, Aversa, Avellino, Bari, Bitonto, Bova, Bovino, Brindisi, Caiazzo, Calvi, Capaccio, Caserta, Castellaneto, Castellammare, Catanzaro, Cerreto, Chieti, Crotone, Foggia, Gaeta, Gravina, Ischia, Isernia, Lacedonia, Lauriano, Manfredonia, Marsi, Marsico, Melfi, Mileto, Molfetta, Monopoli, Montevergine, Muro, Napoli, Nicastro, Nicotera, Nola, Oria, Rapolla, Reggio, Rossano,Ruvo, Salerno, Sant’Angelo de’Lombardi, S.Agata de’Goti, Sessa, S.Marco, Sora, Sorrento, Sulmona, Squillace, Taranto, Termoli, Trani, Tricarico, Troia, Tursi, Ugento, Valle Capaccio, Venosa, oltre che Benevento e forse altre ancora.( Giacinto de’Sivo, Storia delle Due Sicilie, Vol.II, pag 465)
Pio IX, con un’allocuzione mise in luce le angherie che la Chiesa subiva nel Reame, denunciò al mondo la soppressione delle libertà operata dalla feccia nordista, la soppressione dei giornali di opposizione, le città eccidiate ed incendiate, la prigionia di vescovi e preti, la fucilazione di migliaia di contadini e, per tutta risposta:”...i giornali compri(venduti al nuovo regime tirannico)accusavanlo di proteggere i briganti, e di avere duro cuore per l’Italia; quasi la fittizia Italia che arde e fucila dovesse meritare l’approvazione del vicario di Dio”( De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Vol. II, pag 465)
Cialdini imprigionò monsignor Maresca, vicario generale di Napoli ed altri cinque sacerdoti, lo scarcerò solo dopo che un mortale morbo, dovuto alla sporcizia del luogo, ebbe colpito il prelato.
La giunta luogotenenziale di Napoli non perse tempo a sequestrare le rendite e le mense degli arcivescovadi e degli istituti di beneficenza: sul territorio continentale delle Due Sicilie ve ne erano ben 8539 con reddito di 2.579.839 ducati lasciati alla Chiesa dai nostri padri ed incamerati dal governo piemontese ( De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Edizioni Brenner, Cosenza,pag 471).
L’immenso Albergo dei Poveri fatto costruire dai Borbone per togliere dalle strade i mendicanti e dar loro un letto ed un lavoro, per dare ai ragazzi un mestiere, diventò luogo di miseria, di rapine,  semenzaio di immoralità. Mandarono fotografi a ritrarre le più belle alunne e poi, riferisce il il De Sivo a pag 417 del citato suo libro, inviarono  l’effigie a Torino, per la scelta! Furono dichiarate brigantesse le maestre e le allieve degli educandati dei Miracoli e San Marcellino che non avevano voluto giurare ai nuovi rigeneratori e non avevano voluto cantare il Te Deum per i colonizzatori sabaudi. I rigeneratori, i nuovi colonizzatori, addossarono la colpa di ciò a monsignor Tipaldi il quale fu multato ed incarcerato. I garibaldini il primo di ottobre stamparono una lettera che fecero circolare per la città e indirizzata alla Guardia Nazionale:” i preti, complici del papa. Sono come lui, vostri nemici; lavatevi di questa sozzura. Ogni volta che sul vostro passaggio si incontra la grottesca figura del figlio del sanfedismo e dell’Inquisizione, dovete come schifosa schiacciarla. Fate sparire dalla luce del sole quei cappelloni multiformi, simbolo per l’Italia di miserie e vergogne di diciotto secoli.”(Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Edizioni Brenner, Cosenza, 1985, pag. 472)  Garibaldi non sapeva che a Napoli l’inquisizione non aveva mai messo piede e che i sanfedisti avevano cacciato in mare i bastardi giacobini che al pari dei piemontesi avevano spogliato il popolo di ogni ben di Dio.
Come già si era praticato in Piemonte dal 1847 in poi, si cominciò a dar luogo all’esproprio dei beni della Chiesa. Prima ancora che fosse fatta la cosiddetta unità d’Italia, con decreto del 17 febbraio del 1861, il Carignano dichiarò cessati gli enti morali e le case monastiche di ambo i sessi, le congregazioni regolari: monaci e suore furono scacciati dai loro conventi dopo di che i liberatori fanno a gara nel depredare le ricchezze dei monasteri.
Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù diceva ai suoi discepoli:”Raccogliete le pietre che i vostri persecutori vi lanciano e con le stesse fabbricherete un’altra casa”.( Giuseppe Buttà, Viaggio da Boccadifalco a Gaeta, Bompiani, 1985, pag.243)
Il Garibaldi, pontefice massimo della massoneria nel Regno delle Due Sicilie, da Londra ricevette un ordine preciso:desertificare le coscienze della gente del Sud e distruggere la Chiesa Cattolica, l’unica in grado, col tempo, di stanare dalle fogne gli incappucciati di casa Savoia. I primi ad essere perseguitati ed esiliati dal suo governo dittatoriale  furono il vescovo di Montuoro, di Bovino, il cardinale di Napoli, l’arcivescovo di Reggio e quello di Sorrento; non vollero sottomettersi ai voleri del nizzardo, osannato dalla massoneria come il liberatore nonché come  il portatore dei germi della libertà. La libertà che il nizzardo portava era quella di rubare e  fucilare la classe contadina ed operaia in nome di casa Savoia e smantellare i beni della Chiesa che davano lavoro a migliaia di contadini, assistenza a migliaia di vecchi, di vedove, di orfani, di bambini ed un po’ di dignità ai bisognosi.
Il cardinale di Napoli, primo vescovo del Regno, fu esiliato a Marsiglia il 21 Settembre; lo seguì dopo sei giorni di carcere alla Concordia, l’arcivescovo di Sorrento mons. Francesco Saverio Apuzzo. La Chiesa di Roma fu perseguitata senza sosta dal criminale senza orecchie, (come ce lo ha presentato nel suo libro Vincenzo Gulì, Il saccheggio del Sud)1,(inserire foto di garibaldi con il lobo dell’orecchio sinistro mozzato) il fanatico giacobino che pensava di distruggere la Fede con l’esilio dei vescovi, con la fucilazione dei preti e dei contadini, con  l’esproprio dei beni ecclesiastici. Costui sapeva bene che nel Regno Felice non vi era praticamente disoccupazione e l’emigrazione era parola sconosciuta, che quasi tutti avevano un lavoro dignitoso e le donne procreavano sempre più bambini; società che molti chiamavano socialismo ma che i cattolici chiamavano “ Società di Cristo” ossia  una società solidale con i più deboli,una società ove i  parassiti erano tutti liberali.  I propugnatori di quella società di uguali, da sempre, sono stati i Gesuiti. L’ 11 Settembre il carognone abolì la benemerita Compagnia di Gesù; 400 padri Gesuiti furono espulsi dai conventi e buttati sulla strada. La massoneria “... perseguita la Compagnia di Gesù perché essa è il martello che stritola gli empii, essendo la più dotta difensrice dei diritti di Santa Romana Chiesa” ( Giuseppe Buttà, Viaggio da Boccadifalco a Gaeta, pag. 243) I beni dei Gesuiti furono incamerati dai savoiardi. A tal fine si costituì una apposita giunta per legalizzare il furto. Viva l’Italia!
Nel 1818 l’alleanza sanfedista e controrivoluzionaria tra il papato ed i Borbone fu suggellata con un concordato. Il clero fu messo in una posizione privilegiata nel contesto della società civile e subalterna rispetto ai poteri dello Stato. ( Franco Molfese, Storia del brigantaggio dopo l’Unità,Giangiacono Feltrinelli Editore, Milano, 1983, pag 63) Ciò fu fatto per combattere lo strapotere dei latifondisti e dare alla gente più potere, giacchè, solo la Chiesa era in grado di temperare la potenza dei capitalisti del tempo.
La Chiesa, secondo una statistica del 1848, nella sola parte continentale del Regno delle Due Sicilie era influente, economicamente potentissima.                                                                                                Gli ordini monastici erano 39 e contavano più di 12000 membri; possedevano 848 case madri, terreni e conventi, un patrimonio stimato in quasi 40 milioni di lire dell’epoca( mille lire di allora equivalevano a circa 6 milioni di lire del 1977)
Gli ordini Religiosi femminili erano 13 con 250 case e 5000 componenti mentre l’Episcopato era formato da 20 arcivescovi e settantasette vescovi, il cui patrimonio si aggirava sui 39 milioni di lire del 1848.( Franco Molfese, Ibidem, pag 63) Insomma, 79 milioni di lire, a tanto ammontavano i beni della Chiesa e Cavour lo sapeva, un vero tesoro, una montagna di denaro fresco incamerato dal Piemonte e dal Nord. Da considerare che, nel 1861 il Piemonte contribuì al Tesoro italiano con soli 27 milioni di lire. I savoiardi saccheggiarono quelle ricchezze per eliminare il loro debito pubblico di 1,150,000,000 di lire del 1860, una vera voragine debitoria, e per dare luogo alla industrializzazione della Padania, oggi  terminata. Questo  Stato oggi sta vendendo ancora beni demaniali del Sud, sempre per alleggerire il debito pubblico.
... la protesta di Padre Beckx
A pagina  XII del suo libro “ Erinnnerungen” ( Ricordanze) mai tradotto in italiano, Ludwig Richard Zimmerman, che aveva militato da partigiano nella brigata di Luigi Alonzi detto  Memmo Chiavone, ci fa sapere che secondo i dati ufficiali dei primi nove mesi del 1861 nell’ex Regno delle Due Sicilie furono uccisi 19.572  briganti efiancheggiatori, dei quali 10.604 in combattimento, 1841 fucilati subito sul posto dove erano stati arrestati,” ohne  Urteil “(senza sentenza, quindi senza giudizio) ( vedi pure  Michele Topa a pag. 26 de I Briganti di Sua Maestà) e 7127 passati per le armi poche ore dopo la cattura. Nello stesso periodo ne furono incarcerati, come sospetti 13.629, furono distrutti 14 paesi e centinaia di fattorie agricole. Secondo lo storico Giacinto De Sivo  “ ... a mezzo agosto del 1861 i giornali stamparono la statistica delle vittime nel Napoletano in nove mesi, noverano 8.968 fucilati,10.604 feriti; 6112 prigionieri; 64 sacerdoti fucilati e 22 frati, 918 case arse, sei paesi dati a fuoco, 2903 famiglie perquisite, 12 chiese saccheggiate,60 ragazzi e 48 donne uccise, 13.629 arrestati, 1428 comuni sollevati. ( Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Edizioni Brenner, Cosenza, 1985, pag.447)  

 ...39.000 dei quali parte scannati, parte sepolti nelle rovine, parte arsi...
Nel 1861 venne pure pubblicato, anonimo, un opuscolo dal titolo Fatti ed argomenti, nel quale troviamo scritto che:...da Cialdini e Pinelli furono fatti bruciare e assolutamente distruggere, sino ad ora, tredici paesi in ringraziamento al suffragio universale[...]Auletta, abitanti 3548. Casalduni, 4949 abitanti. Montefalcone nel Principato Ulteriore, 3192 abitanti. San Marco in Calabria Ulteriore. Rignano in Capitanata, 1.807 abitanti. Viesti, 6000 abitanti. Vico di Palma, 500 abitanti. Barile, in Basilicata. Campochiaro, nel Molise, 2000 abitanti e Guardiaregia pure nel Molise con 2.300 abitanti. A questi aggiungi Spinelli e Cotronei ( l’anonimo scrittore dimenticò di aggiungere Pontelandolfo e Gaeta distrutta da oltre 160 mila bombe) e ne avrai una popolazione di oltre trentanovemila abitanti, dei quali parte furono scannati, parte sepolti nelle rovine, o arsi dalle fiamme; il rimanente che potè sottrarsi all’eccidio è costretto a vagare qua e là...>>.


1 Vincenzo Gulì, Il saccheggio del Sud, Campania Bella, 1998, Cercola (Napoli)

Capitolo tratto dal libro di Antonio Ciano " Le stragi e gli eccidi dei Savoia"

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Capitolo tratto dal libro di Antonio Ciano " Le stragi e gli eccidi dei Savoia"

Religiosi carcerati o perseguitati da Cavour     
  I religiosi cattolici che conobbero le manette e le mura delle carceri piemontesi furono moltisimi. Farne un elenco dettagliato sembra impossibile dato gli archivi sono polverosi e non sono mai stati visitati dagli storici di regime, e sempre che si siano salvati dall’incuria e dalla mano nascondereccia dei nostri governanti.  Molti monaci e preti furono salvati dalla gente insorta, altri furono torturati,di alcuni non si è mai saputo niente, di altri,  malmenati e torturati non si è mai parlato negli atti ufficiali. Molti monaci e preti furono fucilati: nel Regno delle Due Sicilie, nei soli primi mesi di occupazione, ne furono uccisi una sessantina. Tutto in nome del liberalismo, in nome della legalità, in nome della libertà, in nome dell’Italia una e sotto la tirannide dei Savoia. Diamo qui di seguito un elenco di religiosi arrestati o perseguitati da Cavour nelle  Legazioni Pontificie e nel Granducato di Toscana, subito dopo l’annessione:
L’arcivescovo di Pisa.
Il vescovo di Faenza.
Il vicario generale di Bologna.
Il vescovo di Piacenza e 21 dei 28 canonici del Capitolo della Chiesa Cattedrale.
Il cardinale Baluffi vescovo di Imola.
Un parroco di Chiavari imprigionato il 18 Maggio.
Il vescovo di Carpi imprigionato assieme a sei suoi preti, inoltre fu chiuso il seminario di Piacenza;
Decine di preti furono licenziati dalle scuole piemontesi.
Il vescovo di Parma fu costretto a fuggire.
Un prete di Glielarga in Sardegna viene incarcerato per aver fatto suonare le campane a morto durante la festa dello Statuto.
I Padri Camillini di Ferrara furono imprigionati ed esiliati in Toscana.
Le dame del Sacro Cuore di Milano furono fatte sloggiare ed esiliate.
Il 25 maggio furono imprigionati due gesuiti piemontesi che vivevano a Torino.
A Cuneo furono perquisite quasi tutte le case dei sacerdoti  della diocesi.
Il 26 maggio a Torino fu perquisito l’oratorio di Don Giovanni Bosco, vera istituzione di beneficenza ed assistenza ai ragazzi.
Il 26 maggio, dopo una perquisizione, morì di crepacuore Don Cafasso, vera istituzione a Torino.
Il 23 maggio  fu destituito il sacerdote Manero di Mondovì, reo di non aver cantato il Te Deum alla festa dello Statuto.
Il 25 maggio fu arrestato a Casalmaggiore un prete.
A Modena fu arrestato un religioso non troppo rispettoso di un proclama di Garibaldi.
A Ravenna venne arrestato il parroco dei S.S. Simone e Giuda.
Il 27 Maggio fu arrestato a Forlì don Reginaldo Barbiani per non aver voluto cantare il Te Deum.
A Lodi quasi tutti i preti ebbero guai con la polizia.
A Casalpusterlengo il popolo si ribellò all’arresto del proprio parroco che fu rimesso in libertà.
A Forlì un prete fu destituito per aver negato l’assoluzione ad un volontario piemontese ossia a un mercenario.
Il canonico Ortalda di Torino fu perquisito e arrestato.
Il 28 maggio furono incarcerati i rettori di Bibila e Posara.
A Modena fu arrestato un parroco.
Con le annessioni delle Marche e dell’Umbria alle persecuzioni si aggiungono le fucilazioni. 
(Civiltà Cattolica, Serie IV, Vol. VII, Anno 1860, pp.243-244)
Carolina
Ma chi ordiva  carcerazioni e perquisizioni? Per certo la responsabilità va ascritta per intero al Primo Ministro savoiardo ossia a Camillo Benso di Cavour, ma mente malefica ne era  Farini, ministro della Polizia, medico fallito e massone, divenuto cospiratore(Civ. Cattolica, Serie IV, Vol. VII, Anno 1860, pag. 375) per abbattere i legittimi governi dei Ducati e del Granducato di Toscana. Lui cospiratore vedeva cospiratori dappertutto, specie nel clero. Qualche guascone o burlone toscano, con lettera  anonima, spifferò al superministro della polizia sabauda che i cattolici si erano riuniti in una società segreta denominata Carolina, , una setta segreta  come  quella cui apparteneva lo stesso ministro e tutto l’entourage savoiardo. Da quella denuncia il Farini prese a  perquisire ed incarcerare  vescovi e  preti ad ispezionare e controllare tutta la corrispondenza del regno sabaudo  sottomenttendo il Piemonte e gli Stati recentemente annessi ad una cappa di piombo, e si coprì di ridicolo quando fece arrestare un prete di Modena di nome Colonna, reo di aver ritirato una lettera indirizzata ad una certa signora Carolina Forte. Grande fu il   divertimento dei giocherelloni toscani, ma i religiosi pativano lunghi mesi di prigione.
… e nel Regno delle due Sicilie
Durante la tornata del 14 luglio del 1862, al Parlamento piemontese di Torino, autonominatosi italiano, messe in discussione la resistenza filo-borbonica e le misure di repressione, si dà mano alle statistiche: nei territori dell’ex Regno delle Due Sicilie ben 54 arcivescovi e vescovi su 61, sono messi al bando e processati (Luisa Sangiuolo, Il Brigantaggio nella provincia di Benevento,Tipografia De Martini S.p.A, Benevento,1975).
Dal preziosissimo libro della Sangiuolo apprendiamo che anche nel beneventano vi furono, come in tutta Italia, carcerazioni di preti. Il Conte di Cavour, assertore della formula “libera Chiesa in libero Stato”, di concerto col Ministero dell’Interno,  considerava, in base al decreto del 24 settembre del 1860, sovvertitori della pubblica quiete, quanti, parroci e sacerdoti, rifiutassero di celebrare i propri uffici.. Ed erano quasi la totalità nel Sud.
A Montesarchio, su denuncia del sindaco De Simone, il giudice del circondario rinvia a giudizio don Michele Grassi, reo di “ fatto delittuoso”, per non essere intervenuto al Te Deum e per non aver plaudito al Vittorione. Sempre dal libro della Sangiuolo apprendiamo che l’11 dicembre 1861, nel cerretese, fu arrestata dal delegato di polizia, una suora, Maria Crocefissa, al secolo Emilia Baldari, rea di essersi fermata a parlare col canonico della cattedrale, don Francesco De Carlo, noto borbonico, e di essersi lamentata della inumanità dei piemontesi che, in modo sommario fucilavano i contadini.
Col nuovo anno si punta più in alto, fu arrestato e detenuto nel carcere della Concordia a Napoli  monsignor Luigi Sodo, vescovo di Cerreto. Il processo  nei suoi confronti si concluse con l’assoluzione. Dall’opera della Sangiuolo leggiamo:”...le intimidazioni ai sacerdoti accompagnate da arresti e nel più blando dei casi, dalla perdita dell’emolumento per l’uffizio, sono di ispirazione cavourriana; anche dopo la morte dello statista avvenuta il 6 giugno del 1861, la destra storica continua la sua linea politica: stretta osservanza del decreto del 20 settembre del 1860, controllo poliziesco minuzioso, severissima censura sulla stampa, sequestro dei giornali di opposizione...a Benevento Silvio Spaventa manda una lista di giornali da sequestrare, tra i radicali(allora partito della sinistra, ndr) Lo Zenzero, La Patria di Firenze, Il Diritto di  Torino, Il Movimento di Genova, La Provvidenza del Popolo di Bologna, L’Unità Italiana, Il Lombardo di Milano, Il Patriota di Parma: tra i giornali reazionari: Il Contemporaneo di Firenze, L’Armonia, Il Piemonte, Il Subalpino di Torino, Lo Stendardo Cattolico di Genova, L’Eco di Bologna, Il Difensore Cattolico di Modena, L’Ingenuo di Livorno...”.( Luisa Sangiuolo, Ibidem, pag 52)
Degli ottantotto arcivescovadi che erano sul continente dell’ex Reame ben settantuno erano vacanti. Tutti i loro Pastori scacciati e perseguitati. Le sedi arcivescovili vacanti erano le seguenti: Acerenza,Acerra, Amalfi, Andria, Anglona, Aquino, Altamura, Aquila, Ascoli, Aversa, Avellino, Bari, Bitonto, Bova, Bovino, Brindisi, Caiazzo, Calvi, Capaccio, Caserta, Castellaneto, Castellammare, Catanzaro, Cerreto, Chieti, Crotone, Foggia, Gaeta, Gravina, Ischia, Isernia, Lacedonia, Lauriano, Manfredonia, Marsi, Marsico, Melfi, Mileto, Molfetta, Monopoli, Montevergine, Muro, Napoli, Nicastro, Nicotera, Nola, Oria, Rapolla, Reggio, Rossano,Ruvo, Salerno, Sant’Angelo de’Lombardi, S.Agata de’Goti, Sessa, S.Marco, Sora, Sorrento, Sulmona, Squillace, Taranto, Termoli, Trani, Tricarico, Troia, Tursi, Ugento, Valle Capaccio, Venosa, oltre che Benevento e forse altre ancora.( Giacinto de’Sivo, Storia delle Due Sicilie, Vol.II, pag 465)
Pio IX, con un’allocuzione mise in luce le angherie che la Chiesa subiva nel Reame, denunciò al mondo la soppressione delle libertà operata dalla feccia nordista, la soppressione dei giornali di opposizione, le città eccidiate ed incendiate, la prigionia di vescovi e preti, la fucilazione di migliaia di contadini e, per tutta risposta:”...i giornali compri(venduti al nuovo regime tirannico)accusavanlo di proteggere i briganti, e di avere duro cuore per l’Italia; quasi la fittizia Italia che arde e fucila dovesse meritare l’approvazione del vicario di Dio”( De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Vol. II, pag 465)
Cialdini imprigionò monsignor Maresca, vicario generale di Napoli ed altri cinque sacerdoti, lo scarcerò solo dopo che un mortale morbo, dovuto alla sporcizia del luogo, ebbe colpito il prelato.
La giunta luogotenenziale di Napoli non perse tempo a sequestrare le rendite e le mense degli arcivescovadi e degli istituti di beneficenza: sul territorio continentale delle Due Sicilie ve ne erano ben 8539 con reddito di 2.579.839 ducati lasciati alla Chiesa dai nostri padri ed incamerati dal governo piemontese ( De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Edizioni Brenner, Cosenza,pag 471).
L’immenso Albergo dei Poveri fatto costruire dai Borbone per togliere dalle strade i mendicanti e dar loro un letto ed un lavoro, per dare ai ragazzi un mestiere, diventò luogo di miseria, di rapine,  semenzaio di immoralità. Mandarono fotografi a ritrarre le più belle alunne e poi, riferisce il il De Sivo a pag 417 del citato suo libro, inviarono  l’effigie a Torino, per la scelta! Furono dichiarate brigantesse le maestre e le allieve degli educandati dei Miracoli e San Marcellino che non avevano voluto giurare ai nuovi rigeneratori e non avevano voluto cantare il Te Deum per i colonizzatori sabaudi. I rigeneratori, i nuovi colonizzatori, addossarono la colpa di ciò a monsignor Tipaldi il quale fu multato ed incarcerato. I garibaldini il primo di ottobre stamparono una lettera che fecero circolare per la città e indirizzata alla Guardia Nazionale:” i preti, complici del papa. Sono come lui, vostri nemici; lavatevi di questa sozzura. Ogni volta che sul vostro passaggio si incontra la grottesca figura del figlio del sanfedismo e dell’Inquisizione, dovete come schifosa schiacciarla. Fate sparire dalla luce del sole quei cappelloni multiformi, simbolo per l’Italia di miserie e vergogne di diciotto secoli.”(Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Edizioni Brenner, Cosenza, 1985, pag. 472)  Garibaldi non sapeva che a Napoli l’inquisizione non aveva mai messo piede e che i sanfedisti avevano cacciato in mare i bastardi giacobini che al pari dei piemontesi avevano spogliato il popolo di ogni ben di Dio.
Come già si era praticato in Piemonte dal 1847 in poi, si cominciò a dar luogo all’esproprio dei beni della Chiesa. Prima ancora che fosse fatta la cosiddetta unità d’Italia, con decreto del 17 febbraio del 1861, il Carignano dichiarò cessati gli enti morali e le case monastiche di ambo i sessi, le congregazioni regolari: monaci e suore furono scacciati dai loro conventi dopo di che i liberatori fanno a gara nel depredare le ricchezze dei monasteri.
Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù diceva ai suoi discepoli:”Raccogliete le pietre che i vostri persecutori vi lanciano e con le stesse fabbricherete un’altra casa”.( Giuseppe Buttà, Viaggio da Boccadifalco a Gaeta, Bompiani, 1985, pag.243)
Il Garibaldi, pontefice massimo della massoneria nel Regno delle Due Sicilie, da Londra ricevette un ordine preciso:desertificare le coscienze della gente del Sud e distruggere la Chiesa Cattolica, l’unica in grado, col tempo, di stanare dalle fogne gli incappucciati di casa Savoia. I primi ad essere perseguitati ed esiliati dal suo governo dittatoriale  furono il vescovo di Montuoro, di Bovino, il cardinale di Napoli, l’arcivescovo di Reggio e quello di Sorrento; non vollero sottomettersi ai voleri del nizzardo, osannato dalla massoneria come il liberatore nonché come  il portatore dei germi della libertà. La libertà che il nizzardo portava era quella di rubare e  fucilare la classe contadina ed operaia in nome di casa Savoia e smantellare i beni della Chiesa che davano lavoro a migliaia di contadini, assistenza a migliaia di vecchi, di vedove, di orfani, di bambini ed un po’ di dignità ai bisognosi.
Il cardinale di Napoli, primo vescovo del Regno, fu esiliato a Marsiglia il 21 Settembre; lo seguì dopo sei giorni di carcere alla Concordia, l’arcivescovo di Sorrento mons. Francesco Saverio Apuzzo. La Chiesa di Roma fu perseguitata senza sosta dal criminale senza orecchie, (come ce lo ha presentato nel suo libro Vincenzo Gulì, Il saccheggio del Sud)1,(inserire foto di garibaldi con il lobo dell’orecchio sinistro mozzato) il fanatico giacobino che pensava di distruggere la Fede con l’esilio dei vescovi, con la fucilazione dei preti e dei contadini, con  l’esproprio dei beni ecclesiastici. Costui sapeva bene che nel Regno Felice non vi era praticamente disoccupazione e l’emigrazione era parola sconosciuta, che quasi tutti avevano un lavoro dignitoso e le donne procreavano sempre più bambini; società che molti chiamavano socialismo ma che i cattolici chiamavano “ Società di Cristo” ossia  una società solidale con i più deboli,una società ove i  parassiti erano tutti liberali.  I propugnatori di quella società di uguali, da sempre, sono stati i Gesuiti. L’ 11 Settembre il carognone abolì la benemerita Compagnia di Gesù; 400 padri Gesuiti furono espulsi dai conventi e buttati sulla strada. La massoneria “... perseguita la Compagnia di Gesù perché essa è il martello che stritola gli empii, essendo la più dotta difensrice dei diritti di Santa Romana Chiesa” ( Giuseppe Buttà, Viaggio da Boccadifalco a Gaeta, pag. 243) I beni dei Gesuiti furono incamerati dai savoiardi. A tal fine si costituì una apposita giunta per legalizzare il furto. Viva l’Italia!
Nel 1818 l’alleanza sanfedista e controrivoluzionaria tra il papato ed i Borbone fu suggellata con un concordato. Il clero fu messo in una posizione privilegiata nel contesto della società civile e subalterna rispetto ai poteri dello Stato. ( Franco Molfese, Storia del brigantaggio dopo l’Unità,Giangiacono Feltrinelli Editore, Milano, 1983, pag 63) Ciò fu fatto per combattere lo strapotere dei latifondisti e dare alla gente più potere, giacchè, solo la Chiesa era in grado di temperare la potenza dei capitalisti del tempo.
La Chiesa, secondo una statistica del 1848, nella sola parte continentale del Regno delle Due Sicilie era influente, economicamente potentissima.                                                                                                Gli ordini monastici erano 39 e contavano più di 12000 membri; possedevano 848 case madri, terreni e conventi, un patrimonio stimato in quasi 40 milioni di lire dell’epoca( mille lire di allora equivalevano a circa 6 milioni di lire del 1977)
Gli ordini Religiosi femminili erano 13 con 250 case e 5000 componenti mentre l’Episcopato era formato da 20 arcivescovi e settantasette vescovi, il cui patrimonio si aggirava sui 39 milioni di lire del 1848.( Franco Molfese, Ibidem, pag 63) Insomma, 79 milioni di lire, a tanto ammontavano i beni della Chiesa e Cavour lo sapeva, un vero tesoro, una montagna di denaro fresco incamerato dal Piemonte e dal Nord. Da considerare che, nel 1861 il Piemonte contribuì al Tesoro italiano con soli 27 milioni di lire. I savoiardi saccheggiarono quelle ricchezze per eliminare il loro debito pubblico di 1,150,000,000 di lire del 1860, una vera voragine debitoria, e per dare luogo alla industrializzazione della Padania, oggi  terminata. Questo  Stato oggi sta vendendo ancora beni demaniali del Sud, sempre per alleggerire il debito pubblico.
... la protesta di Padre Beckx
A pagina  XII del suo libro “ Erinnnerungen” ( Ricordanze) mai tradotto in italiano, Ludwig Richard Zimmerman, che aveva militato da partigiano nella brigata di Luigi Alonzi detto  Memmo Chiavone, ci fa sapere che secondo i dati ufficiali dei primi nove mesi del 1861 nell’ex Regno delle Due Sicilie furono uccisi 19.572  briganti efiancheggiatori, dei quali 10.604 in combattimento, 1841 fucilati subito sul posto dove erano stati arrestati,” ohne  Urteil “(senza sentenza, quindi senza giudizio) ( vedi pure  Michele Topa a pag. 26 de I Briganti di Sua Maestà) e 7127 passati per le armi poche ore dopo la cattura. Nello stesso periodo ne furono incarcerati, come sospetti 13.629, furono distrutti 14 paesi e centinaia di fattorie agricole. Secondo lo storico Giacinto De Sivo  “ ... a mezzo agosto del 1861 i giornali stamparono la statistica delle vittime nel Napoletano in nove mesi, noverano 8.968 fucilati,10.604 feriti; 6112 prigionieri; 64 sacerdoti fucilati e 22 frati, 918 case arse, sei paesi dati a fuoco, 2903 famiglie perquisite, 12 chiese saccheggiate,60 ragazzi e 48 donne uccise, 13.629 arrestati, 1428 comuni sollevati. ( Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Edizioni Brenner, Cosenza, 1985, pag.447)  

 ...39.000 dei quali parte scannati, parte sepolti nelle rovine, parte arsi...
Nel 1861 venne pure pubblicato, anonimo, un opuscolo dal titolo Fatti ed argomenti, nel quale troviamo scritto che:...da Cialdini e Pinelli furono fatti bruciare e assolutamente distruggere, sino ad ora, tredici paesi in ringraziamento al suffragio universale[...]Auletta, abitanti 3548. Casalduni, 4949 abitanti. Montefalcone nel Principato Ulteriore, 3192 abitanti. San Marco in Calabria Ulteriore. Rignano in Capitanata, 1.807 abitanti. Viesti, 6000 abitanti. Vico di Palma, 500 abitanti. Barile, in Basilicata. Campochiaro, nel Molise, 2000 abitanti e Guardiaregia pure nel Molise con 2.300 abitanti. A questi aggiungi Spinelli e Cotronei ( l’anonimo scrittore dimenticò di aggiungere Pontelandolfo e Gaeta distrutta da oltre 160 mila bombe) e ne avrai una popolazione di oltre trentanovemila abitanti, dei quali parte furono scannati, parte sepolti nelle rovine, o arsi dalle fiamme; il rimanente che potè sottrarsi all’eccidio è costretto a vagare qua e là...>>.


1 Vincenzo Gulì, Il saccheggio del Sud, Campania Bella, 1998, Cercola (Napoli)

Capitolo tratto dal libro di Antonio Ciano " Le stragi e gli eccidi dei Savoia"

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