venerdì 14 marzo 2014

Il17 marzo noi del Partito del Sud non festeggiamo...ed a teatro a Roma c'è Terroni di Roberto D'Alessandro!

Ancora una volta ci tocca sorbire la retorica risorgimentale ed una valanga di falsità e inesattezze sulla nostra vera storia con la "giornata dell'Unità (quale???) d'Italia" che ci vogliono far festeggiare il 17 marzo.
E ancora una volta noi del Partito del Sud ribadiamo che non festeggiamo e non festeggeremo mai tale data, che ricordiamo celebra un'annessione ed una conquista militare del Regno di Sardegna ai danni del Regno delle Due Sicilie ed il 17 marzo 1861 ci fu l' inizio dell'VIII legislatura (come mai fu mantenuta perfino la numerazione del parlamento sabaudo? E perché Vittorio Emanuele II non divenne Vittorio Emanuele I Re d'Italia?) che si definì "italiana" ma era in realtà piemontese in tutto e per tutto, ricordiamo infine che all'epoca in "Italia" non c'era Roma e neppure il Veneto....insomma una celebrazione davvero fuori luogo, tanto più che segna l'inizio di un periodo nefasto per il Sud con una guerra civile in corso e che diventò ancora più crudele, durò circa 10 anni e fu relegata dalla storiografia ufficiale a "guerra di repressione del brigantaggio". Fu invece molte cose, ma in sintesi rivolta sociale e legittima resistenza ad un'invasione militare che depredò la nostra terra e la relegò al ruolo di colonia interna.

Lontani da nostalgie reazionarie e separatiste, noi del Partito del Sud da sempre affermiamo la nostra identità meridionale, che deve essere fondata sulla verità storica e non sulla farsa risorgimentale, ancora oggi raccontata in modo deamicisiano. Su quest'identità dobbiamo costruire, o meglio ricostruire, la nostra natura di popolo con la voglia riscatto per terminare una colonizzazione che oramai dura da più di 150 anni. Noi possiamo e sappiamo farlo solo con il metodo democratico con la crescita di un forte movimento meridionalista, progressista e solidale per il nostro Sud e per tutti i Sud del mondo, solo così per noi si potrà realizzare la "rivoluzione meridionale" e non con i proclami e le rivoluzioni dietro un PC continuamente annunciate in rete, giornali e giornaletti, libri e libretti....tutte cose che possono essere contorno...ma non la portata principale di un impegno politico per un movimento di massa.

Proprio per scoprire la nostra "vera storia", invitiamo tutti allo spettacolo del nostro amico Roberto D'Alessandro, basato sul best-seller di Pino Aprile....sarà un raggio di luce e di verità in una giornata retorica e funesta. Tutti alTeatro dei Servi, in via del Mortaro al centro, alle ore 21 del 17 marzo per vedere Terroni!


Enzo Riccio
Vice-Presidente Nazionale Partito del Sud


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Ancora una volta ci tocca sorbire la retorica risorgimentale ed una valanga di falsità e inesattezze sulla nostra vera storia con la "giornata dell'Unità (quale???) d'Italia" che ci vogliono far festeggiare il 17 marzo.
E ancora una volta noi del Partito del Sud ribadiamo che non festeggiamo e non festeggeremo mai tale data, che ricordiamo celebra un'annessione ed una conquista militare del Regno di Sardegna ai danni del Regno delle Due Sicilie ed il 17 marzo 1861 ci fu l' inizio dell'VIII legislatura (come mai fu mantenuta perfino la numerazione del parlamento sabaudo? E perché Vittorio Emanuele II non divenne Vittorio Emanuele I Re d'Italia?) che si definì "italiana" ma era in realtà piemontese in tutto e per tutto, ricordiamo infine che all'epoca in "Italia" non c'era Roma e neppure il Veneto....insomma una celebrazione davvero fuori luogo, tanto più che segna l'inizio di un periodo nefasto per il Sud con una guerra civile in corso e che diventò ancora più crudele, durò circa 10 anni e fu relegata dalla storiografia ufficiale a "guerra di repressione del brigantaggio". Fu invece molte cose, ma in sintesi rivolta sociale e legittima resistenza ad un'invasione militare che depredò la nostra terra e la relegò al ruolo di colonia interna.

Lontani da nostalgie reazionarie e separatiste, noi del Partito del Sud da sempre affermiamo la nostra identità meridionale, che deve essere fondata sulla verità storica e non sulla farsa risorgimentale, ancora oggi raccontata in modo deamicisiano. Su quest'identità dobbiamo costruire, o meglio ricostruire, la nostra natura di popolo con la voglia riscatto per terminare una colonizzazione che oramai dura da più di 150 anni. Noi possiamo e sappiamo farlo solo con il metodo democratico con la crescita di un forte movimento meridionalista, progressista e solidale per il nostro Sud e per tutti i Sud del mondo, solo così per noi si potrà realizzare la "rivoluzione meridionale" e non con i proclami e le rivoluzioni dietro un PC continuamente annunciate in rete, giornali e giornaletti, libri e libretti....tutte cose che possono essere contorno...ma non la portata principale di un impegno politico per un movimento di massa.

Proprio per scoprire la nostra "vera storia", invitiamo tutti allo spettacolo del nostro amico Roberto D'Alessandro, basato sul best-seller di Pino Aprile....sarà un raggio di luce e di verità in una giornata retorica e funesta. Tutti alTeatro dei Servi, in via del Mortaro al centro, alle ore 21 del 17 marzo per vedere Terroni!


Enzo Riccio
Vice-Presidente Nazionale Partito del Sud


domenica 21 luglio 2013

Articolo di Pino Aprile sul premio internazionale "Radici" che il direttivo dell'Associazione Culturale calabrese ha conferito ad Antonio Ciano

Bellissimo post di Pino Aprile dedicato al premio internazionale che sarà consegnato ad Antonio Ciano il 24 Agosto dall'Associazione Radici.
Noi del Partito del Sud non possiamo che condividere ogni singola parola usata nel post dall'autore di "Terroni" e ringraziare. 
Grazie Pino, grazie Antonio.


Di Pino Aprile

Non poteva essere attribuito un premio più meritato ed evocativo ad Antonio Ciano: “Radici”. 
Averle riscoperte, nella riacquisizione di verità taciute su come fu unificata l'Italia, a spese del Sud, è stato un lavoro collettivo, ancora in corso, che ha visto all'opera dei solitari, poi lievitate in piccole pattuglie di pionieri, poi dilagato in una fame di consapevolezza, di conoscenza di sé, che stanno dando vita a un movimento di massa, un popolo in marcia verso la riconquista della propria storia e della propria dignità, all'interno di quella storia. Ed era una storia negata, per negarne la dignità conseguente; perché quella del vinto, spesso, è più nobile di quella del vincitore.

Il percorso a cui Ciano ha dato un contributo così alto non è stato lineare: nel secolo e mezzo di creazione, a mano armata, della Questione Meridionale e del suo mantenimento con un governo del Paese teso a favorire solo una sua parte, a danno dell'altra (infatti le autostrade, gli aeroporti, le ferrovie si fanno sono a Centronord, ma anche con i soldi del Sud), molte voci si sono levate per raccontare come le cose andarono veramente, nel Risorgimento e per pretendere equità, nel trattamento degli italiani e dei loro territori. Ci sono stati momenti in cui a queste voci se ne sono aggiunte altre e, insieme, sono riuscite a farsi ascoltare; anche se di rado si sono avute azioni coerenti con quelle dichiarazioni di principio (solo due brevi periodi nei primi del Novecento e nel secondo dopoguerra).


Ma a scuola, dalle elementari all'università, hanno continuato a proprinarci la fiabetta del biondo eroe che con i suoi Mille abbatte in tre mesi un Paese di nove milioni di abitanti e oltre centomila soldati ben addestrati (come si vide sul Volturno). Chi doveva farci sapere come stavano davvero le cose non lo ha fatto. E, per legge fisica, i vuoti sono stati riempiti da altri: da Carlo Alianello a Nicola Zitara, da don Capobianco ad Angelo Manna. Con gli ultimi due, Antonio Ciano si incontrava a Gaeta. 


E da dove, se non dalla città che fino all'ultimo difese l'onore del Sud, poteva partire la riconquista di quella parte di verità che dovevamo continuare a non sapere? Le biografie di questi cacciatori di documenti sono diversissime: un prete, don Capobianco, figlio dell'ultimo nato duosiciliano, prima dell'annessione di Gaeta all'Italia piemontese; Angelo Manna, giornalista di raro talento, eletto deputato con il Movimento sociale di Almirante; Antonio Ciano, ex ufficiale di Marina, comunista gramsciano.

Antonio è di carattere irruente, generoso, onestissimo; la veemenza con cui racconta le storie taciute, ricostruite con i documenti che trova, lo rendono inconfondibile. Una passione che il tempo non attenua, né sfiancano le giornate passate a scavare negli archi nazionali, parrocchiali, comunali, nelle librerie. I suoi libri sui massacri compiuti al Sud dalle truppe dei Savoia venute a liberare il Sud (da chi, se non era occupato da nessuno?), specie sulla spaventosa mattanza dei bersaglieri a Pontelandolfo e Casalduni, sono stati un pugno nello stomaco e restano un punto di riferimento per chiunque voglia dedicarsi a queste ricerche. 


Curiosamente, gli storici di professione, invece di giustificarsi per il loro ultrasecolare silenzio sul massacro del Sud, hanno avviato un fuoco di sbarramento contro chi, privo della targhetta accademica, si permette di raccontare quello che loro hanno deciso di tacere. Antonio Ciano ha dovuto difendere il suo lavoro anche in tribunale, persino da chi riteneva di veder diffamati i propri avi. Ma alla divulgazione di quanto via via scopriva e conseguenti iniziative politiche, ormai Ciano aveva deciso di dedicare la vita; da questo deriva la creazione di una televisione da strada, la prima in Italia, Telemonteorlando, che alimentava di contenuti praticamente da solo, armato di videocamera; da questo deriva la fondazione del Partito del Sud e poi la sua candidatura alle elezioni comunali, vinte contro centrodestra e centrosinistra: Gaeta fu l'unica città sopra i 20mila abitanti, non governata da uno dei due poli.

A quel punto, la politica “grossa” si rese conto del pericolo e, in un Paese che paga ogni giorno dell'anno una salata multa all'Unione Europea, per lo scandalo di una rete nazionale (ma appartenente a noto piduista, puttaniere e presidente del Consiglio), Rete4, che trasmette su una frequenza assegnata ad altri, i controllori dell'etere mettono sotto attacco Telemonteorlando, sino a che, esausto e privo di risorse, Ciano deve chiuderla. E alle elezioni successive, contro la lista dei poveri ma belli di Ciano e del sindaco uscente, il centrosinistra e il centrodestra schierano forze e mezzi sproporzionati alla posta in gioco; e il Comune va al centrodestra, che il centrosinistra, di fatto, preferisce alla lista civica del gramsciano Ciano.


Non è uno che cerca di compiacere gli interlocutori, Antonio: dice quello che c'è da dire e lo dice con il suo carattere. Quando andammo insieme in Canada, per un convegno con la comunità meridionale di Toronto, la veemenza con espose i suoi argomenti fu tale (ogni volta, è come se scoprisse per la prima volta le violenze subite dal Sud, per la conquista e l'annessione), che i traduttori ebbero qualche difficoltà a stargli dietro.
Un premio chiamato “Radici”, è coerente con l'assegnazione a chi, quelle radici, ha portato alla luce. 


Radici” merita Ciano e viceversa. Vorrei che questo premio fosse inteso come il segno di quanto dobbiamo, ad Antonio Ciano, tutti noi che ci dedichiamo a quest'opera di ricostruzione e divulgazione. Il direttivo di "Radici" e l sua Presidentessa, Francesca Gallello, hanno avuto il merito di premiare Antonio Ciano.Un premio internazionale, addirittura. Ciano lo merita tutto. Ha dedicato la sua vita alle radici del male che ha distrutto economicamente e fisicamente il Sud: il Risorgimento piemontese.

Il premio sarà ritirato a Cirò Marina il 24 di agosto. Sarà dedicato allo storico gaetano una intera serata.Molti saranno gli ospiti.

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Bellissimo post di Pino Aprile dedicato al premio internazionale che sarà consegnato ad Antonio Ciano il 24 Agosto dall'Associazione Radici.
Noi del Partito del Sud non possiamo che condividere ogni singola parola usata nel post dall'autore di "Terroni" e ringraziare. 
Grazie Pino, grazie Antonio.


Di Pino Aprile

Non poteva essere attribuito un premio più meritato ed evocativo ad Antonio Ciano: “Radici”. 
Averle riscoperte, nella riacquisizione di verità taciute su come fu unificata l'Italia, a spese del Sud, è stato un lavoro collettivo, ancora in corso, che ha visto all'opera dei solitari, poi lievitate in piccole pattuglie di pionieri, poi dilagato in una fame di consapevolezza, di conoscenza di sé, che stanno dando vita a un movimento di massa, un popolo in marcia verso la riconquista della propria storia e della propria dignità, all'interno di quella storia. Ed era una storia negata, per negarne la dignità conseguente; perché quella del vinto, spesso, è più nobile di quella del vincitore.

Il percorso a cui Ciano ha dato un contributo così alto non è stato lineare: nel secolo e mezzo di creazione, a mano armata, della Questione Meridionale e del suo mantenimento con un governo del Paese teso a favorire solo una sua parte, a danno dell'altra (infatti le autostrade, gli aeroporti, le ferrovie si fanno sono a Centronord, ma anche con i soldi del Sud), molte voci si sono levate per raccontare come le cose andarono veramente, nel Risorgimento e per pretendere equità, nel trattamento degli italiani e dei loro territori. Ci sono stati momenti in cui a queste voci se ne sono aggiunte altre e, insieme, sono riuscite a farsi ascoltare; anche se di rado si sono avute azioni coerenti con quelle dichiarazioni di principio (solo due brevi periodi nei primi del Novecento e nel secondo dopoguerra).


Ma a scuola, dalle elementari all'università, hanno continuato a proprinarci la fiabetta del biondo eroe che con i suoi Mille abbatte in tre mesi un Paese di nove milioni di abitanti e oltre centomila soldati ben addestrati (come si vide sul Volturno). Chi doveva farci sapere come stavano davvero le cose non lo ha fatto. E, per legge fisica, i vuoti sono stati riempiti da altri: da Carlo Alianello a Nicola Zitara, da don Capobianco ad Angelo Manna. Con gli ultimi due, Antonio Ciano si incontrava a Gaeta. 


E da dove, se non dalla città che fino all'ultimo difese l'onore del Sud, poteva partire la riconquista di quella parte di verità che dovevamo continuare a non sapere? Le biografie di questi cacciatori di documenti sono diversissime: un prete, don Capobianco, figlio dell'ultimo nato duosiciliano, prima dell'annessione di Gaeta all'Italia piemontese; Angelo Manna, giornalista di raro talento, eletto deputato con il Movimento sociale di Almirante; Antonio Ciano, ex ufficiale di Marina, comunista gramsciano.

Antonio è di carattere irruente, generoso, onestissimo; la veemenza con cui racconta le storie taciute, ricostruite con i documenti che trova, lo rendono inconfondibile. Una passione che il tempo non attenua, né sfiancano le giornate passate a scavare negli archi nazionali, parrocchiali, comunali, nelle librerie. I suoi libri sui massacri compiuti al Sud dalle truppe dei Savoia venute a liberare il Sud (da chi, se non era occupato da nessuno?), specie sulla spaventosa mattanza dei bersaglieri a Pontelandolfo e Casalduni, sono stati un pugno nello stomaco e restano un punto di riferimento per chiunque voglia dedicarsi a queste ricerche. 


Curiosamente, gli storici di professione, invece di giustificarsi per il loro ultrasecolare silenzio sul massacro del Sud, hanno avviato un fuoco di sbarramento contro chi, privo della targhetta accademica, si permette di raccontare quello che loro hanno deciso di tacere. Antonio Ciano ha dovuto difendere il suo lavoro anche in tribunale, persino da chi riteneva di veder diffamati i propri avi. Ma alla divulgazione di quanto via via scopriva e conseguenti iniziative politiche, ormai Ciano aveva deciso di dedicare la vita; da questo deriva la creazione di una televisione da strada, la prima in Italia, Telemonteorlando, che alimentava di contenuti praticamente da solo, armato di videocamera; da questo deriva la fondazione del Partito del Sud e poi la sua candidatura alle elezioni comunali, vinte contro centrodestra e centrosinistra: Gaeta fu l'unica città sopra i 20mila abitanti, non governata da uno dei due poli.

A quel punto, la politica “grossa” si rese conto del pericolo e, in un Paese che paga ogni giorno dell'anno una salata multa all'Unione Europea, per lo scandalo di una rete nazionale (ma appartenente a noto piduista, puttaniere e presidente del Consiglio), Rete4, che trasmette su una frequenza assegnata ad altri, i controllori dell'etere mettono sotto attacco Telemonteorlando, sino a che, esausto e privo di risorse, Ciano deve chiuderla. E alle elezioni successive, contro la lista dei poveri ma belli di Ciano e del sindaco uscente, il centrosinistra e il centrodestra schierano forze e mezzi sproporzionati alla posta in gioco; e il Comune va al centrodestra, che il centrosinistra, di fatto, preferisce alla lista civica del gramsciano Ciano.


Non è uno che cerca di compiacere gli interlocutori, Antonio: dice quello che c'è da dire e lo dice con il suo carattere. Quando andammo insieme in Canada, per un convegno con la comunità meridionale di Toronto, la veemenza con espose i suoi argomenti fu tale (ogni volta, è come se scoprisse per la prima volta le violenze subite dal Sud, per la conquista e l'annessione), che i traduttori ebbero qualche difficoltà a stargli dietro.
Un premio chiamato “Radici”, è coerente con l'assegnazione a chi, quelle radici, ha portato alla luce. 


Radici” merita Ciano e viceversa. Vorrei che questo premio fosse inteso come il segno di quanto dobbiamo, ad Antonio Ciano, tutti noi che ci dedichiamo a quest'opera di ricostruzione e divulgazione. Il direttivo di "Radici" e l sua Presidentessa, Francesca Gallello, hanno avuto il merito di premiare Antonio Ciano.Un premio internazionale, addirittura. Ciano lo merita tutto. Ha dedicato la sua vita alle radici del male che ha distrutto economicamente e fisicamente il Sud: il Risorgimento piemontese.

Il premio sarà ritirato a Cirò Marina il 24 di agosto. Sarà dedicato allo storico gaetano una intera serata.Molti saranno gli ospiti.

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domenica 23 dicembre 2012

Sul Corriere della Sera del 23/12/2012: Pino Aprile: la fine della questione meridionale

L’isolamento geografico del Sud, sostiene Pino Aprile nel suo nuovo pamphlet “Mai più terroni. La fine della questione meridionale” (Piemme, pp. 127, euro 12), ha prolungato l’inferiorità economica di questa parte dell’Italia, con tutte le conseguenze che il mancato sviluppo porta con sé: emigrazione, depauperamento culturale, scarso dinamismo sociale, corruzione e criminalità. Un circolo vizioso, è questa la tesi del libro, che s’interrompe con l’avvento della tecnologia digitale e l’affermarsi di una generazione di meridionali che non lascia la propria terra per sempre, ma mantiene con i luoghi di origine un rapporto vivo, sino alla scelta di tornare per impiantare nuove attività produttive.
Il Sud, è la parte più bella del saggio di Aprile, si riscopre così terra di imprenditori, di talenti che dialogano con il mondo (e producono ricchezza) senza il bisogno di fare le valigie. In Irpinia incontriamo Patrick Arminio, 21 anni, «che con altri giovani ha fondato la Roll Multimedia design, studio di grafica e progettazioni che ha clienti in tutto il mondo, fra cui la pop star statunitense Lana Del Rey». E nel Brindisino il distretto aerospaziale «con un centinaio di addetti che facevano solo manutenzione e ora sono passati, per il valore delle loro competenze, alla progettazione di parti di satelliti che sono già in orbita».
Nel mondo dove il precariato è merce diffusa e delocalizzare è diventato l’imperativo da seguire, alcune aziende hanno deciso di stabilirsi laddove c’era la migliore offerta di ingegni: è avvenuto per esempio quando la Avio si è accorta che metà degli ingegneri e tecnici che lavoravano nel grande laboratorio di Nottingham si erano laureati all’Università di Bari. Fa piacere leggere le storie del Sud alla rovescia (dei luoghi comuni) di Pino Aprile, come l’avventura di Vito Lomele, da Monopoli, che dopo gli studi al Politecnico di Milano e una laurea a Berlino trasforma il suo problema della ricerca di lavoro in una geniale soluzione, inventando www.jobrapido.com, il sito che nel 2011 aveva raggiunto 660 milioni di utenti e che è stato venduto per trenta milioni di euro al gruppo britannico del «Daiy Mail».
L’autore è convinto che il Mezzogiorno tragga vantaggio dal mutamento globale che vede lo spostamento della ricchezza da Occidente verso Oriente e da Nord verso Sud. Resta il dubbio però che le eccellenze narrate da Aprile rappresentino un’eccezione nel generale declino italiano, che si fa sentire anche e soprattutto al Sud. Certo l’orgoglio del meridionale Pino Aprile è encomiabile. E lo sarebbero ancora di più se non leggesse gli spunti positivi offerti dal Sud come la rinascita di un inesistente splendore del Regno borbonico che sarebbe stato umiliato dall’unità d’Italia.

Fonte: Corriere della Sera del 23 dicembre 2012

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L’isolamento geografico del Sud, sostiene Pino Aprile nel suo nuovo pamphlet “Mai più terroni. La fine della questione meridionale” (Piemme, pp. 127, euro 12), ha prolungato l’inferiorità economica di questa parte dell’Italia, con tutte le conseguenze che il mancato sviluppo porta con sé: emigrazione, depauperamento culturale, scarso dinamismo sociale, corruzione e criminalità. Un circolo vizioso, è questa la tesi del libro, che s’interrompe con l’avvento della tecnologia digitale e l’affermarsi di una generazione di meridionali che non lascia la propria terra per sempre, ma mantiene con i luoghi di origine un rapporto vivo, sino alla scelta di tornare per impiantare nuove attività produttive.
Il Sud, è la parte più bella del saggio di Aprile, si riscopre così terra di imprenditori, di talenti che dialogano con il mondo (e producono ricchezza) senza il bisogno di fare le valigie. In Irpinia incontriamo Patrick Arminio, 21 anni, «che con altri giovani ha fondato la Roll Multimedia design, studio di grafica e progettazioni che ha clienti in tutto il mondo, fra cui la pop star statunitense Lana Del Rey». E nel Brindisino il distretto aerospaziale «con un centinaio di addetti che facevano solo manutenzione e ora sono passati, per il valore delle loro competenze, alla progettazione di parti di satelliti che sono già in orbita».
Nel mondo dove il precariato è merce diffusa e delocalizzare è diventato l’imperativo da seguire, alcune aziende hanno deciso di stabilirsi laddove c’era la migliore offerta di ingegni: è avvenuto per esempio quando la Avio si è accorta che metà degli ingegneri e tecnici che lavoravano nel grande laboratorio di Nottingham si erano laureati all’Università di Bari. Fa piacere leggere le storie del Sud alla rovescia (dei luoghi comuni) di Pino Aprile, come l’avventura di Vito Lomele, da Monopoli, che dopo gli studi al Politecnico di Milano e una laurea a Berlino trasforma il suo problema della ricerca di lavoro in una geniale soluzione, inventando www.jobrapido.com, il sito che nel 2011 aveva raggiunto 660 milioni di utenti e che è stato venduto per trenta milioni di euro al gruppo britannico del «Daiy Mail».
L’autore è convinto che il Mezzogiorno tragga vantaggio dal mutamento globale che vede lo spostamento della ricchezza da Occidente verso Oriente e da Nord verso Sud. Resta il dubbio però che le eccellenze narrate da Aprile rappresentino un’eccezione nel generale declino italiano, che si fa sentire anche e soprattutto al Sud. Certo l’orgoglio del meridionale Pino Aprile è encomiabile. E lo sarebbero ancora di più se non leggesse gli spunti positivi offerti dal Sud come la rinascita di un inesistente splendore del Regno borbonico che sarebbe stato umiliato dall’unità d’Italia.

Fonte: Corriere della Sera del 23 dicembre 2012

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giovedì 20 dicembre 2012

Con Antonio Ciano e Pino Aprile il 20/12 a Formia (LT)



Invitiamo tutti i meridionalisti e simpatizzanti in zona alla presentazione dell'ultimo libro di Pino Aprile, "Mai più Terroni", che si terrà al Comune di Formia (LT) in Via Vitruvio (sala III piano) il giorno 20/12 a partire dalle ore 17.00, con la presentazione del decano dei meridionalisti e Presidente Onorario del Partito del Sud Antonio Ciano, recentemente nominato e votato Presidente anche dell'aggregazione meridionalista Unione Mediterranea nata a Napoli lo scorso 24/11.
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Invitiamo tutti i meridionalisti e simpatizzanti in zona alla presentazione dell'ultimo libro di Pino Aprile, "Mai più Terroni", che si terrà al Comune di Formia (LT) in Via Vitruvio (sala III piano) il giorno 20/12 a partire dalle ore 17.00, con la presentazione del decano dei meridionalisti e Presidente Onorario del Partito del Sud Antonio Ciano, recentemente nominato e votato Presidente anche dell'aggregazione meridionalista Unione Mediterranea nata a Napoli lo scorso 24/11.

giovedì 6 dicembre 2012

II Circolo Mediterraneo di Roma invita tutti i meridionalisti a teatro il 10/12



Il Circolo Mediterraneo di Roma, dopo la prima riunione del 9/11 all'Hotel Golden Tulip Bellambrianainvita tutti i meridionali e meridionalisti di Roma e dintorni allo spettacolo teatrale "Terroni", basato sull'omonimo best seller di Pino Aprile, adattato e diretto da Roberto D'Alessandro.
Lo spettacolo si terrà al Teatro Arcobaleno in via Redi 1/A (zona Nomentana - Villa Torlonia) lunedì 10 dicembre alle ore 21.

Sarà un'occasione per chi vuole passare all'azione e non rimanere solo su Facebook, infatti Unione Mediterranea,l'aggregazione meridionalista nata a Napoli lo scorso 24/11, vuole presentare una lista meridionalista autonoma alle prossime elezioni politiche nazionali, aspettiamo quindi di conoscere briganti e brigantesse disponibili a candidarsi e/o a dare una mano per l'organizzazione della lista.

Per info sullo spettacolo e costo del biglietto oppure su Unione Mediterranea scrivere a:

partitodelsud.roma@gmail.com

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Il Circolo Mediterraneo di Roma, dopo la prima riunione del 9/11 all'Hotel Golden Tulip Bellambrianainvita tutti i meridionali e meridionalisti di Roma e dintorni allo spettacolo teatrale "Terroni", basato sull'omonimo best seller di Pino Aprile, adattato e diretto da Roberto D'Alessandro.
Lo spettacolo si terrà al Teatro Arcobaleno in via Redi 1/A (zona Nomentana - Villa Torlonia) lunedì 10 dicembre alle ore 21.

Sarà un'occasione per chi vuole passare all'azione e non rimanere solo su Facebook, infatti Unione Mediterranea,l'aggregazione meridionalista nata a Napoli lo scorso 24/11, vuole presentare una lista meridionalista autonoma alle prossime elezioni politiche nazionali, aspettiamo quindi di conoscere briganti e brigantesse disponibili a candidarsi e/o a dare una mano per l'organizzazione della lista.

Per info sullo spettacolo e costo del biglietto oppure su Unione Mediterranea scrivere a:

partitodelsud.roma@gmail.com

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giovedì 15 novembre 2012

MILANO 20 NOVEMBRE: INCONTRO CON PINO APRILE

Invitiamo tutti i nostri iscritti e simpatizzanti in zona a partecipare all'evento 
(PdSUD)


Mai più terroni

la Feltrinelli Librerie

MAI PIU TERRONI
Martedì 20 Novembre 2012 dalle ore 18:00
piazza Duomo (via Ugo Foscolo 1/3) - 20121 Milano MI

Altre informazioni

Dopo Terroni, un libro bandiera, vessillo della nuova fierezza meridionale, e dopo Giù al Sud, un viaggio a tappe in quella metà di sotto dell’Italia dove sembra che non stia succedendo nulla, Pino Aprile pone la questione meridionale da un nuovo punto di vista: quello della sua fine. Come abbattere i pregiudizi che rendono il meridione diverso? Come mettere fine a una questione costruita ad arte sulla pelle di una parte d’Italia? La risposta sta nei giovani e negli strumenti di comunicazione odierni, capaci di abbattere i confini, veri o fittizi, rompere l’isolamento, superare le carenze infrastrutturali. Incontriamo l’autore in occasione dell’uscita del libro Mai più terroni (Piemme).

Fonte:La Feltrinelli

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Invitiamo tutti i nostri iscritti e simpatizzanti in zona a partecipare all'evento 
(PdSUD)


Mai più terroni

la Feltrinelli Librerie

MAI PIU TERRONI
Martedì 20 Novembre 2012 dalle ore 18:00
piazza Duomo (via Ugo Foscolo 1/3) - 20121 Milano MI

Altre informazioni

Dopo Terroni, un libro bandiera, vessillo della nuova fierezza meridionale, e dopo Giù al Sud, un viaggio a tappe in quella metà di sotto dell’Italia dove sembra che non stia succedendo nulla, Pino Aprile pone la questione meridionale da un nuovo punto di vista: quello della sua fine. Come abbattere i pregiudizi che rendono il meridione diverso? Come mettere fine a una questione costruita ad arte sulla pelle di una parte d’Italia? La risposta sta nei giovani e negli strumenti di comunicazione odierni, capaci di abbattere i confini, veri o fittizi, rompere l’isolamento, superare le carenze infrastrutturali. Incontriamo l’autore in occasione dell’uscita del libro Mai più terroni (Piemme).

Fonte:La Feltrinelli

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lunedì 12 novembre 2012

Pino Aprile: “L’inno di Mameli nelle scuole? Il rispetto va meritato, non imposto”


Di Antonella Sferrazza
Fonte: LinkSicilia
“Il rispetto non va preteso, deve essere meritato”.  Con queste parole, chiare, semplici ed essenziali, lo scrittore Pino Aprile, parlando con LinkSicilia, commenta l’ultima trovata del Parlamento italiano che, ha introdotto l’obbligatorietà di studio, nelle scuole, dell’inno di Mameli.
“Il sondaggio realizzato dal quotidiano  Il Mattino,  su l’inno di Mamel nelle scuole – dice  l’autore di libri famosi come  Terroni, Giù al Sud e Mai più Terron (l’ultimo lavoro, in cui si evidenzia il ruolo di internet nella questione meridionale) – rivela che oltre il 64% degli italiani si è detto contrario. Inutile girarci intorno: è  un no ad una imposizione di dedizione ad uno Stato che continua ad umiliarci”. 
Un esempio fresco fresco di giornata? “Trenitalia ha completamente isolato il Sud Italia. Non c’è più un treno che, da Bari,  arrivi prima di mezzogiorno a Roma, rientro massimo alle 18. Potete immaginare coa significhi per un imprenditore, o, per chiunque abbia  rapporti con la capitale. avere a disposizione solo questi tempi ridotti?”,
“A cosa dovrei attaccare il mio amore patrio? – prosegue Aprile- al fatto che pago l’Alta velocità  al centro Nord, così come altri servizi, ad esempio”.
Ma come hanno fatto quei ‘geniacci’ del Parlamento italiano a trovare il tempo di occuparsi dell’inno di Mameli, invece di occuparsi delle emergenze reali che attanagliano il Paese?
“Siamo in mano a gente superficiale- dice, con un eufemismo, Pino Aprile- continuano ad agire ignorando i reali sentimenti del Paese. 
“Con lo spettacolo politico che hanno dinnanzi gli italiani, l’imposizione dell’inno nazionale fa incazzare ancora di più”.
Insomma, con uno Stato centrale che che offre solo vessazioni e una Europa sempre più distante da quell’Europa delle regioni sognata dai Padri nobili dell’Ue, non è forse comprensibile che sul  Vecchio Continente, spiri forte il vento dell’indipendentismo? Dalla Catalogna alla Scozia, passando per la Sicilia.
“Ogni soluzione puà essere analizzata con serenità. Temo che ogni forma di federalismo possa essere un nuovo assetto di scippo di risorse al Sud. Il risultato cui dovremmo mirare è il non essere discrimiati a casa. Il politologo Robert Pumann sostiene che le regioni italiane godono di poteri che nemmeno i singoli stati degli Usa. Basta applicare quello che prevede la Costituzione, a cominciare dal vostro Statuto siciliano”. 
Fonte: LinkSicilia
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Di Antonella Sferrazza
Fonte: LinkSicilia
“Il rispetto non va preteso, deve essere meritato”.  Con queste parole, chiare, semplici ed essenziali, lo scrittore Pino Aprile, parlando con LinkSicilia, commenta l’ultima trovata del Parlamento italiano che, ha introdotto l’obbligatorietà di studio, nelle scuole, dell’inno di Mameli.
“Il sondaggio realizzato dal quotidiano  Il Mattino,  su l’inno di Mamel nelle scuole – dice  l’autore di libri famosi come  Terroni, Giù al Sud e Mai più Terron (l’ultimo lavoro, in cui si evidenzia il ruolo di internet nella questione meridionale) – rivela che oltre il 64% degli italiani si è detto contrario. Inutile girarci intorno: è  un no ad una imposizione di dedizione ad uno Stato che continua ad umiliarci”. 
Un esempio fresco fresco di giornata? “Trenitalia ha completamente isolato il Sud Italia. Non c’è più un treno che, da Bari,  arrivi prima di mezzogiorno a Roma, rientro massimo alle 18. Potete immaginare coa significhi per un imprenditore, o, per chiunque abbia  rapporti con la capitale. avere a disposizione solo questi tempi ridotti?”,
“A cosa dovrei attaccare il mio amore patrio? – prosegue Aprile- al fatto che pago l’Alta velocità  al centro Nord, così come altri servizi, ad esempio”.
Ma come hanno fatto quei ‘geniacci’ del Parlamento italiano a trovare il tempo di occuparsi dell’inno di Mameli, invece di occuparsi delle emergenze reali che attanagliano il Paese?
“Siamo in mano a gente superficiale- dice, con un eufemismo, Pino Aprile- continuano ad agire ignorando i reali sentimenti del Paese. 
“Con lo spettacolo politico che hanno dinnanzi gli italiani, l’imposizione dell’inno nazionale fa incazzare ancora di più”.
Insomma, con uno Stato centrale che che offre solo vessazioni e una Europa sempre più distante da quell’Europa delle regioni sognata dai Padri nobili dell’Ue, non è forse comprensibile che sul  Vecchio Continente, spiri forte il vento dell’indipendentismo? Dalla Catalogna alla Scozia, passando per la Sicilia.
“Ogni soluzione puà essere analizzata con serenità. Temo che ogni forma di federalismo possa essere un nuovo assetto di scippo di risorse al Sud. Il risultato cui dovremmo mirare è il non essere discrimiati a casa. Il politologo Robert Pumann sostiene che le regioni italiane godono di poteri che nemmeno i singoli stati degli Usa. Basta applicare quello che prevede la Costituzione, a cominciare dal vostro Statuto siciliano”. 
Fonte: LinkSicilia
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venerdì 9 novembre 2012

Presentato a Napoli al TBIZ il nuovo libro di Pino Aprile







Ieri, Giovedì 08/11/2012, alle 17,30 è stato presentato il nuovo libro di Pino Aprile " Mai più Terroni" c/o l'Agorà della Salone TBIZ (Tecnology Biz - Nuove tecnologie e comunicazione) alla Mostra d'Oltremare di Napoli.

Relatori, oltre all'autore :
                                                                                       
- Alex Giordano                                                            
- Antonio Savarese
- Marco Esposito

moderatore : Renato Rocco

Presenti in sala :
- Alessio Postiglione (Capo Gabinetto Politico del Sindaco Luigi de Magistris)
- Ottavio Lucarelli (Presidente Ordine dei Giornalisti della Campania)

in rappresentanza del PARTITO DEL SUD :
- Andrea Balìa (co/Segretario Nazionale)
- Emiddio de Franciscis di Casanova (Responsabile Regionale Campania)
- Michele Dell'Edera (Responsabile Regionale Puglia)
- Annamaria Pisapia (Segretario Organizzativo sez. Guido Dorso - Napoli)
- Salvatore Argenio (Stilista Identitario)

particolarmente apprezzati gli interventi dell'autore e del nostro amico meridionalista e Assessore alle attività produttive e Commercio del Comune di Napoli Marco Esposito.


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Ieri, Giovedì 08/11/2012, alle 17,30 è stato presentato il nuovo libro di Pino Aprile " Mai più Terroni" c/o l'Agorà della Salone TBIZ (Tecnology Biz - Nuove tecnologie e comunicazione) alla Mostra d'Oltremare di Napoli.

Relatori, oltre all'autore :
                                                                                       
- Alex Giordano                                                            
- Antonio Savarese
- Marco Esposito

moderatore : Renato Rocco

Presenti in sala :
- Alessio Postiglione (Capo Gabinetto Politico del Sindaco Luigi de Magistris)
- Ottavio Lucarelli (Presidente Ordine dei Giornalisti della Campania)

in rappresentanza del PARTITO DEL SUD :
- Andrea Balìa (co/Segretario Nazionale)
- Emiddio de Franciscis di Casanova (Responsabile Regionale Campania)
- Michele Dell'Edera (Responsabile Regionale Puglia)
- Annamaria Pisapia (Segretario Organizzativo sez. Guido Dorso - Napoli)
- Salvatore Argenio (Stilista Identitario)

particolarmente apprezzati gli interventi dell'autore e del nostro amico meridionalista e Assessore alle attività produttive e Commercio del Comune di Napoli Marco Esposito.


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mercoledì 7 novembre 2012

Con l'ICT la fine della Questione meridionale? - In tutte le librerie il nuovo libro di Pino Aprile " Mai più Terroni".


#terronidigitali Pino Aprile dialoga con Alex Giordano, Antonio Savarese e Marco Esposito.

Con l'ICT la fine della Questione meridionale?
Partecipanti
Introduce e Modera: Renato Rocco
Pino Aprile
Alex Giordano
Antonio Savarese
Marco Esposito
E se per non essere più terroni bastasse un clic? Ritorna Pino Aprile a TechnologyBIZ.
Come mettere fine a una questione costruita ad arte sulla pelle di una parte d'Italia? La risposta sta anche negli strumenti di comunicazione odierni, capaci di abbattere i confini, veri o fittizi, rompere l'isolamento, superare le carenze infrastrutturali. E se per non essere più "meridionali" bastasse un clic?
Dopo "Terroni, tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali" e "Giù al Sud",  a TBIZ ritorna Pino Aprile, con una soluzione alla questione meridionale:
Per condannare i meridionale a uno stato di minorità civile ed economica, sono stati necessari prima le armi e i massacri, poi è bastato isolarli. Ma il web è viaggiare senza spazi: scompare, così, lo svantaggio delle ferrovie mai fatte e treni soppressi, di autostrade e aeroporti mancanti. Il Sud è, da un momento all'alto, alla pari. E può prendere il largo, su quella pista, perché per la prima volta. dopo 150 anni, è nelle stesse condizioni dei concorrenti
Pino Aprile, giornalista e scrittore, pugliese residente ai Castelli Romani, ha lavorato per anni a Milano. È stato vicedirettore di Oggi e direttore di Gente. Per la televisione ha lavorato con Sergio Zavoli all’inchiesta a puntate “Viaggio nel Sud” e al settimanale di approfondimento del Tg1, Tv7. Il suo libro Terroni è stato il volume di saggistica più venduto del 2010.Pino  Aprile è diventato il giornalista “meridionalista” più seguito in Italia, un vero fenomeno che, nelle parole dei suoi lettori, “ha ridato voce e dignità al Sud”. Terroni verrà pubblicato anche in America e diffuso nelle università americane.
Alex Giordano è cofondatore di Ninja Marketing, condirettore del Centro Studi Etnografia Digitale, docente di Brand Reputation Management presso la Università di Urbino. E’ specialista di Viral DNA building, WEb 3.0, Community Management, Advertainment, Sense Providing… e molto altro!
Antonio Savarese è giornalista freelance, scrive di nuove tecnologie, IT Governance, open source, Web 2.0 e digital divide. Responsabile per la rivista Data Manager della rubrica “CIO Evolution”, è segretario del Comitato Tecnico Scientifico di Technologybiz, fondatore di NapoliBusiness e responsabile della comunicazione di Informatici Senza Frontiere.
Marco Esposito, giornalista specializzato in economia, autore di “Chi paga la Devolution?” e “Federalismo avvelenato”, è assessore del Comune di Napoli.

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#terronidigitali Pino Aprile dialoga con Alex Giordano, Antonio Savarese e Marco Esposito.

Con l'ICT la fine della Questione meridionale?
Partecipanti
Introduce e Modera: Renato Rocco
Pino Aprile
Alex Giordano
Antonio Savarese
Marco Esposito
E se per non essere più terroni bastasse un clic? Ritorna Pino Aprile a TechnologyBIZ.
Come mettere fine a una questione costruita ad arte sulla pelle di una parte d'Italia? La risposta sta anche negli strumenti di comunicazione odierni, capaci di abbattere i confini, veri o fittizi, rompere l'isolamento, superare le carenze infrastrutturali. E se per non essere più "meridionali" bastasse un clic?
Dopo "Terroni, tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali" e "Giù al Sud",  a TBIZ ritorna Pino Aprile, con una soluzione alla questione meridionale:
Per condannare i meridionale a uno stato di minorità civile ed economica, sono stati necessari prima le armi e i massacri, poi è bastato isolarli. Ma il web è viaggiare senza spazi: scompare, così, lo svantaggio delle ferrovie mai fatte e treni soppressi, di autostrade e aeroporti mancanti. Il Sud è, da un momento all'alto, alla pari. E può prendere il largo, su quella pista, perché per la prima volta. dopo 150 anni, è nelle stesse condizioni dei concorrenti
Pino Aprile, giornalista e scrittore, pugliese residente ai Castelli Romani, ha lavorato per anni a Milano. È stato vicedirettore di Oggi e direttore di Gente. Per la televisione ha lavorato con Sergio Zavoli all’inchiesta a puntate “Viaggio nel Sud” e al settimanale di approfondimento del Tg1, Tv7. Il suo libro Terroni è stato il volume di saggistica più venduto del 2010.Pino  Aprile è diventato il giornalista “meridionalista” più seguito in Italia, un vero fenomeno che, nelle parole dei suoi lettori, “ha ridato voce e dignità al Sud”. Terroni verrà pubblicato anche in America e diffuso nelle università americane.
Alex Giordano è cofondatore di Ninja Marketing, condirettore del Centro Studi Etnografia Digitale, docente di Brand Reputation Management presso la Università di Urbino. E’ specialista di Viral DNA building, WEb 3.0, Community Management, Advertainment, Sense Providing… e molto altro!
Antonio Savarese è giornalista freelance, scrive di nuove tecnologie, IT Governance, open source, Web 2.0 e digital divide. Responsabile per la rivista Data Manager della rubrica “CIO Evolution”, è segretario del Comitato Tecnico Scientifico di Technologybiz, fondatore di NapoliBusiness e responsabile della comunicazione di Informatici Senza Frontiere.
Marco Esposito, giornalista specializzato in economia, autore di “Chi paga la Devolution?” e “Federalismo avvelenato”, è assessore del Comune di Napoli.

venerdì 19 ottobre 2012

Fenestrelle: Aprile: " E io insisto, furono commesse anche stragi"




Ora si parla del forte Fenestrelle, in cui furono deportati i soldati borbonici.
Perché ora? Ne avete letto sui libri di scuola?
Ed i Pontelandolfo e Casalduni saputo niente a scuola?
«Mistificazioni e menzogne accumulate negli anni »che, per il professor Barbero,
«riaffiorano tutte insieme in un libro (il mio Terroni; ma ce n'è per molti: Izzo, Di Fiore, Del Boca, Martucci...) che in futuro verrà letto con incredulità e sgomento».
Può darsi (vale pure per Barbero. Il futuro è «bizzarro», come direbbe lui).
Io,con incredulità e sgomento,ho letto delle stragi per rappresaglia compiute al Sud dall'esercito savoiardo; delle esecuzioni capitali a tappeto (il colonnello Fumel: circa 300,«briganti e non briganti»), bambini inclusi; degli stupri; di fabbri che fra le più grandi d'Italia, chiuse, pure sparando sulle maestranze;
de i saccheggi e elle deportazioni...(Ci fosse una traccia di «incredulità e sgomento» per questo, nelle parole del Barbero: e se i napoletani avessero invaso il Piemonte e deportato sul Gran Sasso i bersaglieri?). E da chi ho saputo tali cose? Non a scuola. Il professor Barbero lascia
gli studi sul medioevo, il suo campo, e si dedica al Risorgimento, per confutare (nulla di male, anzi) affermazioni di «revisionisti». E cos'altro dev'essere la conoscenza, se non revisionista ? Si pensi a quante volte la fisica ha ridisegnato l'universo.
Nuovi documenti obbligano a vederle cose diversamente,correggere dettagli, spiegare fatti poco
comprensibili (ancora si parla di Sud povero, arretrato e oppresso, «liberato» da mille uomini, ignorando l'intervento delle grandi potenze, nonostante i documenti di fonte britannica pubblicati in «Il Regno delle Due Sicilie e le potenze europee», del professor Eugenio Di Rienzo). «Favole», «mistificazioni», «menzogne» quelle sugli orrori di Fenestrelle (pur descritto come un inferno ad alto tasso di mortalità, in un libro che porta la prefazione del professor Barbero) e degli altri campi di concentramento in cui furono ammassati i soldati deportati al Nord,per«rieducarli»e inquadrarli (
volenti o no) nell'esercito del nuovo stato unitario: il generale Fanti chiedeva a Cavour di noleggiare navi all'estero, per imbarcarne 30mila.
Rinchiusi, a Fenestrelle,sulle Alpi, scrisse Civiltà Cattolica «appena coperti da cenci di tela, rifiniti di fame perché tenuti a mezza razione con cattivo pane ed acqua ed una sozza broda ».
Dei1600 prigionieri a Milano, il generale La Marmora riferì a Cavour: «Coperti di rogna e di vermina, moltissimi affetti da mal d’occhi e da mali venerei» (nella più grande città del Nord, non lontano dagli occhi del mondo). E «non arriveranno a 100 quelli che acconsentono a prendere servizio».
Gli altri, «branco di carogne», avrebbero«trovato modo di metterli alla ragione”»
Furono pochi a morire a Fenestrelle, secondo i documenti rinvenuti sinora.
E a opporsi all'annessione del Sud erano, ufficialmente,solo 1500 briganti, ironizzava Massimo D'Azeglio.
Per quasi un secolo e mezzo ci hanno detto che a Pontelandolfo furono uccisi solo alcuni liberali filo savoiardi, da un paese di briganti. Ancora tre anni fa, dei massacri, un noto accademico parlava come «panzane»,«scempiaggini».«Fuori i nomi »delle vittime?Ma se non tenevano nemmeno conto di quanti ne ammazzassero!Ci volle un'inchiesta parlamentare persino per avere un'idea del numero di soldati fucilati per punizione, nella ritirata della prima guerra mondiale. A Pontelandolfo,
ora, la stima dei morti è di centinaia (per Fenestrelle, l'anno scorso si «dimostrò» che erano 4;
quest'anno,siamo a 40).
Bastava un po' di verità. Tutto quel che si fa, per cercarla, non può che far bene a tutti. Per cercarla
(con i limiti e i rischi che ogni ricerca comporta) non per negarla. Senza quei vituperati «revisionisti», di Fenestrelle, Pontelandolfo e altro, non sapremmo ancora niente.
Si dica tutto il male che si vuole su come lo hanno fatto(libera critica), c'è qualcosa di peggio: non
averlo fatto prima e meglio di loro. O per niente.

Fonte: Il Mattino del 18 ottobre 2012

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Ora si parla del forte Fenestrelle, in cui furono deportati i soldati borbonici.
Perché ora? Ne avete letto sui libri di scuola?
Ed i Pontelandolfo e Casalduni saputo niente a scuola?
«Mistificazioni e menzogne accumulate negli anni »che, per il professor Barbero,
«riaffiorano tutte insieme in un libro (il mio Terroni; ma ce n'è per molti: Izzo, Di Fiore, Del Boca, Martucci...) che in futuro verrà letto con incredulità e sgomento».
Può darsi (vale pure per Barbero. Il futuro è «bizzarro», come direbbe lui).
Io,con incredulità e sgomento,ho letto delle stragi per rappresaglia compiute al Sud dall'esercito savoiardo; delle esecuzioni capitali a tappeto (il colonnello Fumel: circa 300,«briganti e non briganti»), bambini inclusi; degli stupri; di fabbri che fra le più grandi d'Italia, chiuse, pure sparando sulle maestranze;
de i saccheggi e elle deportazioni...(Ci fosse una traccia di «incredulità e sgomento» per questo, nelle parole del Barbero: e se i napoletani avessero invaso il Piemonte e deportato sul Gran Sasso i bersaglieri?). E da chi ho saputo tali cose? Non a scuola. Il professor Barbero lascia
gli studi sul medioevo, il suo campo, e si dedica al Risorgimento, per confutare (nulla di male, anzi) affermazioni di «revisionisti». E cos'altro dev'essere la conoscenza, se non revisionista ? Si pensi a quante volte la fisica ha ridisegnato l'universo.
Nuovi documenti obbligano a vederle cose diversamente,correggere dettagli, spiegare fatti poco
comprensibili (ancora si parla di Sud povero, arretrato e oppresso, «liberato» da mille uomini, ignorando l'intervento delle grandi potenze, nonostante i documenti di fonte britannica pubblicati in «Il Regno delle Due Sicilie e le potenze europee», del professor Eugenio Di Rienzo). «Favole», «mistificazioni», «menzogne» quelle sugli orrori di Fenestrelle (pur descritto come un inferno ad alto tasso di mortalità, in un libro che porta la prefazione del professor Barbero) e degli altri campi di concentramento in cui furono ammassati i soldati deportati al Nord,per«rieducarli»e inquadrarli (
volenti o no) nell'esercito del nuovo stato unitario: il generale Fanti chiedeva a Cavour di noleggiare navi all'estero, per imbarcarne 30mila.
Rinchiusi, a Fenestrelle,sulle Alpi, scrisse Civiltà Cattolica «appena coperti da cenci di tela, rifiniti di fame perché tenuti a mezza razione con cattivo pane ed acqua ed una sozza broda ».
Dei1600 prigionieri a Milano, il generale La Marmora riferì a Cavour: «Coperti di rogna e di vermina, moltissimi affetti da mal d’occhi e da mali venerei» (nella più grande città del Nord, non lontano dagli occhi del mondo). E «non arriveranno a 100 quelli che acconsentono a prendere servizio».
Gli altri, «branco di carogne», avrebbero«trovato modo di metterli alla ragione”»
Furono pochi a morire a Fenestrelle, secondo i documenti rinvenuti sinora.
E a opporsi all'annessione del Sud erano, ufficialmente,solo 1500 briganti, ironizzava Massimo D'Azeglio.
Per quasi un secolo e mezzo ci hanno detto che a Pontelandolfo furono uccisi solo alcuni liberali filo savoiardi, da un paese di briganti. Ancora tre anni fa, dei massacri, un noto accademico parlava come «panzane»,«scempiaggini».«Fuori i nomi »delle vittime?Ma se non tenevano nemmeno conto di quanti ne ammazzassero!Ci volle un'inchiesta parlamentare persino per avere un'idea del numero di soldati fucilati per punizione, nella ritirata della prima guerra mondiale. A Pontelandolfo,
ora, la stima dei morti è di centinaia (per Fenestrelle, l'anno scorso si «dimostrò» che erano 4;
quest'anno,siamo a 40).
Bastava un po' di verità. Tutto quel che si fa, per cercarla, non può che far bene a tutti. Per cercarla
(con i limiti e i rischi che ogni ricerca comporta) non per negarla. Senza quei vituperati «revisionisti», di Fenestrelle, Pontelandolfo e altro, non sapremmo ancora niente.
Si dica tutto il male che si vuole su come lo hanno fatto(libera critica), c'è qualcosa di peggio: non
averlo fatto prima e meglio di loro. O per niente.

Fonte: Il Mattino del 18 ottobre 2012

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martedì 18 settembre 2012

Così Bersani ha tradito il Sud

Ha fatto accordi con la Lega razzista. Non ci rappresenta

di Emilio Gioventù

Pino Aprile, meridionale e meridionalista, è autore di due libri tra i più letti al Sud «Terroni» e «Giù al Sud») sulle ragioni, anche storiche della protesta del Mezzogiorno. Ha annunciato che non farà un partito, anche se glielo hanno chiesto in molti, ma un quotidiano, perché, dice, «solo facendo conoscere le proprie ragioni il Sud può decollare».

Sulla testata ci sta ancora lavorando», ma sulla linea editoriale non ha dubbi: «Non sarà un quotidiano del Sud, ma dal Sud che conterrà anche sentimenti, non solo fatti. Insomma, una cosa diversa in un panorama affollato di quotidiani «quasi tutti settentrionali e anche quelli che non lo sono, sono comunque influenzati dal potere della proprietà». Mentre i quotidiani meridionali «spesso sono influenzati dalle linee di potere che fanno capo al Nord».

Domanda. Aprile, nel suo libro «Giù al Sud» lei lascia intravedere segnali di cambiamento, embrioni di un possibile riscatto. Ma quali sono i soggetti in grado di guidare questo cambiamento?

Risposta. Di certo nessuno dei partiti esistenti. Il Pdl è lo zerbino del suo padrone che l'ha fondato con i propri soldi. Il Pd, invece

D. Invece?

R. Basta dire che in una intervista alla Padania, dopo avere elogiato il sito politico di Bossi, Bersani dice: non serve che mi spiegate che Bossi non è razzista, lo so. Ecco, Bersani si trova bene con quella gente lì. Dopo quell'intervista ho deciso di non votare mai più a sinistra. Al di là di ciò che pensa Bersani, Bossi lo dice nella sua autobiografia che usa il razzismo antimeridionale per prendere voti. Deposto Bossi, Maroni ha detto esattamente la stessa cosa. Lo slogan del suo partito è: prima il Nord. Questo è puro razzismo dichiarato e conclamato. Che significa prima il Nord? Che forse ci sono cittadini più cittadini degli altri? Bersani va d'accordo con questa gente al punto che invita alla festa del Pd il razzista Roberto Maroni. Come può sperare il Sud di avere una rappresentanza da questa sinistra.

D. Chi allora?

R. Nuovi soggetti politici che si stanno già preparando. Alcuni in maniera «paraculesca», cioè soggetti politici che dentro hanno i germi delle vecchie formazioni meridionaliste. Altri sono nuovi e penso ad alcune formazioni siciliane. Intanto, c'è da prendere atto che cresce la voglia di riscatto. Cresce confusamente come tutte le cose quando nascono, con mille fuochi , mille iniziative spesso quasi sempre in conflitto tra di loro però sono sempre più numerose. A questo proposito ricordo sempre come esempio il partito del Sud di Antonio Ciano che vinse le scorse elezioni a Gaeta, unica città in Italia non amministrata da uno dei due poli, ma da una lista civica meridionalista e autonoma.

D. Ma perché bisogno dar credito a queste nuove forme di meridionalismo? C'è da fidarsi visto che in Italia circola troppo qualunquismo?

R. Intanto perché gran parte di loro non viene dalla vecchia politica, ma dalla società civile e poi perché ormai è certo che i partiti non sono più credibili quando parlano di meridione. Quelli di destra non ne parliamo, siamo l'unico paese in occidente che ha associato una formazione razzista, la Lega, al governo. La sinistra è colpevole perché non ha contrastato tutto questo o ha fatto finta di contrastare. Vedi gli accordi per il cosiddetto federalismo fiscale, l'ennesima truffa ai danni del Sud per «fottergli« anche gli ultimi spiccioli, visto che le norme del federalismo fiscale comportavano già dal suo avvio lo spostamento di un altro miliardo di euro dalle regioni più povere a quelle più ricche. E tutto ciò è stato concordato con il Pd e con Vasco Errani quando era presidente della conferenza dei presidenti di Regione. Sono più deluso dalla sinistra perché ci credevo.

Fonte: ItaliaOggi


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Ha fatto accordi con la Lega razzista. Non ci rappresenta

di Emilio Gioventù

Pino Aprile, meridionale e meridionalista, è autore di due libri tra i più letti al Sud «Terroni» e «Giù al Sud») sulle ragioni, anche storiche della protesta del Mezzogiorno. Ha annunciato che non farà un partito, anche se glielo hanno chiesto in molti, ma un quotidiano, perché, dice, «solo facendo conoscere le proprie ragioni il Sud può decollare».

Sulla testata ci sta ancora lavorando», ma sulla linea editoriale non ha dubbi: «Non sarà un quotidiano del Sud, ma dal Sud che conterrà anche sentimenti, non solo fatti. Insomma, una cosa diversa in un panorama affollato di quotidiani «quasi tutti settentrionali e anche quelli che non lo sono, sono comunque influenzati dal potere della proprietà». Mentre i quotidiani meridionali «spesso sono influenzati dalle linee di potere che fanno capo al Nord».

Domanda. Aprile, nel suo libro «Giù al Sud» lei lascia intravedere segnali di cambiamento, embrioni di un possibile riscatto. Ma quali sono i soggetti in grado di guidare questo cambiamento?

Risposta. Di certo nessuno dei partiti esistenti. Il Pdl è lo zerbino del suo padrone che l'ha fondato con i propri soldi. Il Pd, invece

D. Invece?

R. Basta dire che in una intervista alla Padania, dopo avere elogiato il sito politico di Bossi, Bersani dice: non serve che mi spiegate che Bossi non è razzista, lo so. Ecco, Bersani si trova bene con quella gente lì. Dopo quell'intervista ho deciso di non votare mai più a sinistra. Al di là di ciò che pensa Bersani, Bossi lo dice nella sua autobiografia che usa il razzismo antimeridionale per prendere voti. Deposto Bossi, Maroni ha detto esattamente la stessa cosa. Lo slogan del suo partito è: prima il Nord. Questo è puro razzismo dichiarato e conclamato. Che significa prima il Nord? Che forse ci sono cittadini più cittadini degli altri? Bersani va d'accordo con questa gente al punto che invita alla festa del Pd il razzista Roberto Maroni. Come può sperare il Sud di avere una rappresentanza da questa sinistra.

D. Chi allora?

R. Nuovi soggetti politici che si stanno già preparando. Alcuni in maniera «paraculesca», cioè soggetti politici che dentro hanno i germi delle vecchie formazioni meridionaliste. Altri sono nuovi e penso ad alcune formazioni siciliane. Intanto, c'è da prendere atto che cresce la voglia di riscatto. Cresce confusamente come tutte le cose quando nascono, con mille fuochi , mille iniziative spesso quasi sempre in conflitto tra di loro però sono sempre più numerose. A questo proposito ricordo sempre come esempio il partito del Sud di Antonio Ciano che vinse le scorse elezioni a Gaeta, unica città in Italia non amministrata da uno dei due poli, ma da una lista civica meridionalista e autonoma.

D. Ma perché bisogno dar credito a queste nuove forme di meridionalismo? C'è da fidarsi visto che in Italia circola troppo qualunquismo?

R. Intanto perché gran parte di loro non viene dalla vecchia politica, ma dalla società civile e poi perché ormai è certo che i partiti non sono più credibili quando parlano di meridione. Quelli di destra non ne parliamo, siamo l'unico paese in occidente che ha associato una formazione razzista, la Lega, al governo. La sinistra è colpevole perché non ha contrastato tutto questo o ha fatto finta di contrastare. Vedi gli accordi per il cosiddetto federalismo fiscale, l'ennesima truffa ai danni del Sud per «fottergli« anche gli ultimi spiccioli, visto che le norme del federalismo fiscale comportavano già dal suo avvio lo spostamento di un altro miliardo di euro dalle regioni più povere a quelle più ricche. E tutto ciò è stato concordato con il Pd e con Vasco Errani quando era presidente della conferenza dei presidenti di Regione. Sono più deluso dalla sinistra perché ci credevo.

Fonte: ItaliaOggi


domenica 9 settembre 2012

Comunicato: il Sud in azione con Pino Aprile! Al via il movimento politico e le sottoscrizioni per il giornale



IL SUD IN AZIONE CON PINO APRILE, al via il movimento politico e le sottoscrizioni per il giornale


"Persone ordinarie possono fare cose straordinarie. Insieme. Io penso che il Sud abbia diritto ad avere una sua Voce: voglio realizzare il primo giornale nazionale che racconti il Mezzogiorno a tutto il Paese. Da SudUn giornale che avrà un azionariato popolare. Un giornale che accompagni l'emergere di una classe dirigente che non può non esserci già ma che ora non ha occasione di farsi riconoscere, far sapere che c'è. Un giornale che si proponga obiettivi concreti e che ci aiuti a realizzarli. Ne immagino già uno: un sistema ferroviario che non ignori il Sud. Voglio l'alta velocità. Voglio un treno che porti a Matera". Pino Aprile a Bari l'8 settembre ha alzato l'asticella degli obiettivi di un Sud che torni protagonista nella politica e nell'informazione. Lo ha fatto in una sala, l'aula del Consiglio comunale di Bari, gremita, attenta, appassionata, che ha accolto l'annuncio di Aprile con una ovazione. Una sala che ha saputo dare essa stessa un segnale di compostezza e concretezza a partire dal rispetto dei tempi: l'incontro, condotto da Marco Esposito, è iniziato alle 16.30, si è concluso alle 19.30 e nessuno dei trenta intervenuti ha sforato i tempi assegnati.

Dopo la lettura dell'appello "Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei" da parte di Emiddio De Franciscis è arrivato il saluto commosso del decano dei meridionalisti, Antonio Ciano, fondatore e presidente onorario del Partito del Sud, cui sono seguiti gli interventi dei movimenti promotori dell'iniziativa.

Tanti i giovani in sala e molto apprezzato è stato il contributo dei ragazzi di Insieme per la rinascita, rappresentati da Luca Pepe e Stefano Lo Passo, centrato sulla necessità di un meridionalismo che parli il linguaggio di oggi e che combatta le mafie e la politica del malaffare. Il sindaco di Bari Michele Emiliano, presente in sala per le intere tre ore, ha sottolineato proprio come per il Sud "l'antimafia militante" sia elemento fondante. E ha ricordato che gli eroi della lotta alla mafia sono tutti figli nostri. Ma Emiliano ha fatto di più, dando all'incontro nella sua città il valore di un battesimo: nasce a Bari un Mezzogiorno che fa politica in modo concreto e non sguaiato. Un battesimo che vede protagonisti tutti i presenti e quindi lo stesso Emiliano.

Intenso e coinvolgente anche l'intervento di Lino Patruno, che ha ripreso le storie dei tanti meridionali che realizzano cose straordinarie, portando la loro tecnologia fin su Marte, ma dei quali non si parla, perché il Mezzogiorno è raccontato solo per confermare i pregiudizi. Un argomento ulteriore sulla necessità del progetto di Aprile.

L'autore di Terroni nelle conclusioni ha sottolineato che la presenza e l'adesione all'appello di tanti gruppi meridionalisti (oltre i 4 movimenti promotori, più di 20 associazioni, gruppi e movimenti, più di 1.100 firmatari individuali) è di per sé un fatto politico di rilievo. Ma ciò non deve portare ad esclusioni verso chi in questa fase non ha partecipato: "Se sono rimasti a guardare, vuol dire che hanno trovato comunque l'evento interessante. Altrimenti che guardavano a fare?".

Lo stilista Salvatore Argenio ha consegnato ad Aprile una cravatta con la raffigurazione della nave Vesuvio e due anni: quello del varo, il 1824, e quello in corso, il 2012, augurando allo scrittore una buona navigazione. 

Il comitato organizzatore e il comitato comunicazione dell'iniziativa di Bari, grazie al salto di qualità registrato nel corso della manifestazione, hanno deciso di trasformarsi in struttura permanente ponendosi due obiettivi: l'avvio della raccolta di azioni e abbonamenti per il nascente giornale e l'accelerazione di un percorso che porti alla nascita di un soggetto politico autonomo del Mezzogiorno. Le prossime azioni saranno comunicate entro settembre.

Durante l'iniziativa di Bari è stato chiesto un contributo ai partecipanti di 2 euro e sono stati raccolti 474 euro. Tale somma sarà impiegata per acquistare la prima azione del giornale fondato da Pino Aprile.


COMITATO APPELLO PINO APRILE


Comitato Organizzatore:

Marco Esposito, Andrea Balia, Natale Cuccurese, Giovanni Cutolo, Francesco Menna, Bruno Pappalardo, Ivan Esposito, Marcello Caronte, Duilio Marolda, Pino Lipari, Giuseppe Spadafora, Guglielmo Di Grezia, Francesco Massimino, Vincenzo Cesario, Filippo Romeo, Christian Fachechi, Renzo Martinelli, Domenico Iannantuoni, Cesare Stranges, Michele Di Cesare, Francesco Schiraldi, Giovanni De Crescenzo, Stefano Lo Passo, Luca Pepe, Antonio Gentile, Alessandro Citarella, Carlo Capezzuto, Antonio De Falco, Giulio Santangelo, Domenico Capobianco, Giuseppe Mazza.

Resp. Coordinamento: Francesco Blosio


Comitato Stampa e Comunicazione:

Enzo Riccio, Rosanna Gadaleta, Michele Dell'Edera, Alessandro Greco, Emiddio De Franciscis, Tony Quattrone

Resp. Coordinamento: Antonio Prigiobbo
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IL SUD IN AZIONE CON PINO APRILE, al via il movimento politico e le sottoscrizioni per il giornale


"Persone ordinarie possono fare cose straordinarie. Insieme. Io penso che il Sud abbia diritto ad avere una sua Voce: voglio realizzare il primo giornale nazionale che racconti il Mezzogiorno a tutto il Paese. Da SudUn giornale che avrà un azionariato popolare. Un giornale che accompagni l'emergere di una classe dirigente che non può non esserci già ma che ora non ha occasione di farsi riconoscere, far sapere che c'è. Un giornale che si proponga obiettivi concreti e che ci aiuti a realizzarli. Ne immagino già uno: un sistema ferroviario che non ignori il Sud. Voglio l'alta velocità. Voglio un treno che porti a Matera". Pino Aprile a Bari l'8 settembre ha alzato l'asticella degli obiettivi di un Sud che torni protagonista nella politica e nell'informazione. Lo ha fatto in una sala, l'aula del Consiglio comunale di Bari, gremita, attenta, appassionata, che ha accolto l'annuncio di Aprile con una ovazione. Una sala che ha saputo dare essa stessa un segnale di compostezza e concretezza a partire dal rispetto dei tempi: l'incontro, condotto da Marco Esposito, è iniziato alle 16.30, si è concluso alle 19.30 e nessuno dei trenta intervenuti ha sforato i tempi assegnati.

Dopo la lettura dell'appello "Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei" da parte di Emiddio De Franciscis è arrivato il saluto commosso del decano dei meridionalisti, Antonio Ciano, fondatore e presidente onorario del Partito del Sud, cui sono seguiti gli interventi dei movimenti promotori dell'iniziativa.

Tanti i giovani in sala e molto apprezzato è stato il contributo dei ragazzi di Insieme per la rinascita, rappresentati da Luca Pepe e Stefano Lo Passo, centrato sulla necessità di un meridionalismo che parli il linguaggio di oggi e che combatta le mafie e la politica del malaffare. Il sindaco di Bari Michele Emiliano, presente in sala per le intere tre ore, ha sottolineato proprio come per il Sud "l'antimafia militante" sia elemento fondante. E ha ricordato che gli eroi della lotta alla mafia sono tutti figli nostri. Ma Emiliano ha fatto di più, dando all'incontro nella sua città il valore di un battesimo: nasce a Bari un Mezzogiorno che fa politica in modo concreto e non sguaiato. Un battesimo che vede protagonisti tutti i presenti e quindi lo stesso Emiliano.

Intenso e coinvolgente anche l'intervento di Lino Patruno, che ha ripreso le storie dei tanti meridionali che realizzano cose straordinarie, portando la loro tecnologia fin su Marte, ma dei quali non si parla, perché il Mezzogiorno è raccontato solo per confermare i pregiudizi. Un argomento ulteriore sulla necessità del progetto di Aprile.

L'autore di Terroni nelle conclusioni ha sottolineato che la presenza e l'adesione all'appello di tanti gruppi meridionalisti (oltre i 4 movimenti promotori, più di 20 associazioni, gruppi e movimenti, più di 1.100 firmatari individuali) è di per sé un fatto politico di rilievo. Ma ciò non deve portare ad esclusioni verso chi in questa fase non ha partecipato: "Se sono rimasti a guardare, vuol dire che hanno trovato comunque l'evento interessante. Altrimenti che guardavano a fare?".

Lo stilista Salvatore Argenio ha consegnato ad Aprile una cravatta con la raffigurazione della nave Vesuvio e due anni: quello del varo, il 1824, e quello in corso, il 2012, augurando allo scrittore una buona navigazione. 

Il comitato organizzatore e il comitato comunicazione dell'iniziativa di Bari, grazie al salto di qualità registrato nel corso della manifestazione, hanno deciso di trasformarsi in struttura permanente ponendosi due obiettivi: l'avvio della raccolta di azioni e abbonamenti per il nascente giornale e l'accelerazione di un percorso che porti alla nascita di un soggetto politico autonomo del Mezzogiorno. Le prossime azioni saranno comunicate entro settembre.

Durante l'iniziativa di Bari è stato chiesto un contributo ai partecipanti di 2 euro e sono stati raccolti 474 euro. Tale somma sarà impiegata per acquistare la prima azione del giornale fondato da Pino Aprile.


COMITATO APPELLO PINO APRILE


Comitato Organizzatore:

Marco Esposito, Andrea Balia, Natale Cuccurese, Giovanni Cutolo, Francesco Menna, Bruno Pappalardo, Ivan Esposito, Marcello Caronte, Duilio Marolda, Pino Lipari, Giuseppe Spadafora, Guglielmo Di Grezia, Francesco Massimino, Vincenzo Cesario, Filippo Romeo, Christian Fachechi, Renzo Martinelli, Domenico Iannantuoni, Cesare Stranges, Michele Di Cesare, Francesco Schiraldi, Giovanni De Crescenzo, Stefano Lo Passo, Luca Pepe, Antonio Gentile, Alessandro Citarella, Carlo Capezzuto, Antonio De Falco, Giulio Santangelo, Domenico Capobianco, Giuseppe Mazza.

Resp. Coordinamento: Francesco Blosio


Comitato Stampa e Comunicazione:

Enzo Riccio, Rosanna Gadaleta, Michele Dell'Edera, Alessandro Greco, Emiddio De Franciscis, Tony Quattrone

Resp. Coordinamento: Antonio Prigiobbo
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Pino Aprile: Servirò il sud a modo mio, con un giornale del sud


Molti partecipanti all’incontro ieri (8 settembre) con Pino Aprile a Bari presso la sala del Consiglio Comunale della città si sono chiesti, ma come è andato l’incontro con Pino bene o male ?
Da cosa nasce questa domanda ? Nasce dal fatto che la stragrande maggioranza degli intervenuti, compresi, secondo me, buona parte degli organizzatori, erano convinti che Aprile accettasse un ruolo di guida dei movimenti meridionali da leader di partito, da nome noto da poter spendere per la causa meridionale.
Io c’ero a quell’incontro, ho partecipato anch’io con questa speranza, ho firmato l’appello, e alla fine anch’io, a caldo, sono uscito fuori dall’incontro un po’ sconcertato  e deluso.
Poi ho viaggiato per tornare a casa, è passata la notte, ho cominciato a leggere i commenti di tutti su Facebook e ho capito che Pino Aprile aveva ragione, quando ha esordito a inizio del suo discorso e ad inizio incontro dicendo “Attenzione, prima che io parli, qui è già successo qualcosa di grande”. E cosa era successo ? Tantissima gente, ragazzi e ragazze, anziani, professionisti, operari, pensionati, donne, venuti da tutte le parti d’Italia con un solo sogno “dare le gambe a un sud da sempre bistrattato e dimenticato, riconoscersi come orgogliosamente meridionali, orgogliosamente come italiani del sud, come persone che hanno risposto a un sogno, a quello di un sud che diventa protagonista in Europa e nel Mediterraneo”.
Ecco il vero miracolo del 8 settembre 2012 a Bari, non gente che scappa via come l’8 settembre del 1943, ma gente che accorreva in luogo perché ha ritrovato un’identità.
Poi Pino Aprile ha detto: sono le “persone ordinarie che fanno le cose straordinarie” il che vuol dire: “Attenzione, siete voi il Sud, siete voi il movimento non io, lo siamo tutti”. Forse non avevamo colto, ma è così.  Abituati da un ventennio (che forse non è ancora finito) di partiti di proprietà privata di una persona o di una ristretta oligarchia, il SUD, la dignità del SUD di questa grandissima terra non può essere affidato alla responsabilità di una persona per quanto grande possa essere.
Pino Aprile da grande e umile uomo del sud qual è, allora ha fatto una cosa importante, una cosa che ciascuno di noi deve fare, anzi da ieri sera è chiamato a fare, e cioè mettere a disposizione della causa meridionale e del movimento che si va a formare le proprie capacità i propri talenti. Ciascuno per quello che può, ciascuno per quello che può e sa fare.
E Pino cosa sa fare molto bene ? Pino sa fare il giornalista, lo ha dimostrato con “Terroni” e “Giù al Sud”. Ma di cosa ha bisogno il nostro Sud ? Ha bisogno in primo luogo di essere raccontato all’Italia e non attraverso una visione distorta e piena di pregiudizi come avviene nell’informazione di oggi.
Piero Sansonetti, grande giornalista anche lui, in un suo editoriale del 24 maggio scorso, perCalabria Ora, aveva detto: “Per i giornali il SUD non esiste”. Aveva detto: Vedete, a me sembra sempre più chiaro il nocciolo della questione meridionale: è l’assenza di strumenti di informazione”.
Nulla di più vero allora Pino Aprile cosa ha annunciato ieri ?
Due cose:
1. “Il movimento meridionale c’è, non sono io siete tutti voi !”
  1. 2. “Io ho 63 anni, da questo momento in poi lavorerò per la causa meridionale e solo per quella, vi affiancherò facendo quello che so far: Fonderò un quotidiano a levatura nazionale che abbia cuore e braccia al SUD”.
Adesso non c’è altro da fare che rimboccarsi le maniche tutti e partire con quell’entusiasmo per lavorare al movimento e nei movimenti al servizio della nostra beneamata terra.
di Michele Dell’Edera

Fonte: Sud24.it

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Molti partecipanti all’incontro ieri (8 settembre) con Pino Aprile a Bari presso la sala del Consiglio Comunale della città si sono chiesti, ma come è andato l’incontro con Pino bene o male ?
Da cosa nasce questa domanda ? Nasce dal fatto che la stragrande maggioranza degli intervenuti, compresi, secondo me, buona parte degli organizzatori, erano convinti che Aprile accettasse un ruolo di guida dei movimenti meridionali da leader di partito, da nome noto da poter spendere per la causa meridionale.
Io c’ero a quell’incontro, ho partecipato anch’io con questa speranza, ho firmato l’appello, e alla fine anch’io, a caldo, sono uscito fuori dall’incontro un po’ sconcertato  e deluso.
Poi ho viaggiato per tornare a casa, è passata la notte, ho cominciato a leggere i commenti di tutti su Facebook e ho capito che Pino Aprile aveva ragione, quando ha esordito a inizio del suo discorso e ad inizio incontro dicendo “Attenzione, prima che io parli, qui è già successo qualcosa di grande”. E cosa era successo ? Tantissima gente, ragazzi e ragazze, anziani, professionisti, operari, pensionati, donne, venuti da tutte le parti d’Italia con un solo sogno “dare le gambe a un sud da sempre bistrattato e dimenticato, riconoscersi come orgogliosamente meridionali, orgogliosamente come italiani del sud, come persone che hanno risposto a un sogno, a quello di un sud che diventa protagonista in Europa e nel Mediterraneo”.
Ecco il vero miracolo del 8 settembre 2012 a Bari, non gente che scappa via come l’8 settembre del 1943, ma gente che accorreva in luogo perché ha ritrovato un’identità.
Poi Pino Aprile ha detto: sono le “persone ordinarie che fanno le cose straordinarie” il che vuol dire: “Attenzione, siete voi il Sud, siete voi il movimento non io, lo siamo tutti”. Forse non avevamo colto, ma è così.  Abituati da un ventennio (che forse non è ancora finito) di partiti di proprietà privata di una persona o di una ristretta oligarchia, il SUD, la dignità del SUD di questa grandissima terra non può essere affidato alla responsabilità di una persona per quanto grande possa essere.
Pino Aprile da grande e umile uomo del sud qual è, allora ha fatto una cosa importante, una cosa che ciascuno di noi deve fare, anzi da ieri sera è chiamato a fare, e cioè mettere a disposizione della causa meridionale e del movimento che si va a formare le proprie capacità i propri talenti. Ciascuno per quello che può, ciascuno per quello che può e sa fare.
E Pino cosa sa fare molto bene ? Pino sa fare il giornalista, lo ha dimostrato con “Terroni” e “Giù al Sud”. Ma di cosa ha bisogno il nostro Sud ? Ha bisogno in primo luogo di essere raccontato all’Italia e non attraverso una visione distorta e piena di pregiudizi come avviene nell’informazione di oggi.
Piero Sansonetti, grande giornalista anche lui, in un suo editoriale del 24 maggio scorso, perCalabria Ora, aveva detto: “Per i giornali il SUD non esiste”. Aveva detto: Vedete, a me sembra sempre più chiaro il nocciolo della questione meridionale: è l’assenza di strumenti di informazione”.
Nulla di più vero allora Pino Aprile cosa ha annunciato ieri ?
Due cose:
1. “Il movimento meridionale c’è, non sono io siete tutti voi !”
  1. 2. “Io ho 63 anni, da questo momento in poi lavorerò per la causa meridionale e solo per quella, vi affiancherò facendo quello che so far: Fonderò un quotidiano a levatura nazionale che abbia cuore e braccia al SUD”.
Adesso non c’è altro da fare che rimboccarsi le maniche tutti e partire con quell’entusiasmo per lavorare al movimento e nei movimenti al servizio della nostra beneamata terra.
di Michele Dell’Edera

Fonte: Sud24.it

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