venerdì 20 marzo 2009

Lo spirito di Civitella del Tronto




Di Joseph Epomeo




La fortezza di Civitella del Tronto fu presa per un tradimento dalla marmaglia terrorista piemontese il 20 marzo 1861, dopo tre giorni dalla proclamazione della truffa Italia, fatta passare dalla propaganda come unità d’Italia, e più di un mese dopo la partenza di Francesco II per l’esilio e la caduta di Gaeta.

Che senso aveva continuare a resistere in un simile contesto?

Che lezione di vita possiamo imparare dalla resistenza degli eroici Napolitani chiusi nel forte di Civitella del Tronto?

Malgrado l’invasione effettuata dal Regno di Sardegna verso il Regno delle Due Sicilie e di una parte dello Stato Pontificio senza alcuna dichiarazione di guerra, sia stata condannata da tutti gli stati Europei tranne il Regno Unito, l’opinione pubblica dell’epoca si indignò per quello che accadeva in Sicilia, in Napolitania, nelle Marche ed in Umbria ma nessuno intervene militarmente. Qualora fosse accaduto ci sarebbe stata la prima guerra mondiale, evento che comunque si verificò 54 anni dopo. Inoltre l’indignazione non costa niente… un intervento militare costa vite e danaro.

I militari Napolitani all’interno della fortezza sapevano che nessuno sarebbe intervenuto a loro favore, ma lottarono per i loro ideali che sarebbero stati considerati giusti e sacrosanti da qualsiasi altro popolo che si fosse trovato nelle stessa situazione.

Difendevano la loro patria, invasa in modo criminale, e che da alcuni mesi subiva con saccheggi e crimini, i primi effetti dell’invasione.

Difendevano la loro identità che dal 1860 sarebbe stata calpestata e distrutta non solo con il genocidio fisico, perpetrato nei primi anni dopo il 1861 ma anche e soprattutto con quello culturale. Fino al 1861 tutti coloro che abitavano in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Puglia, Terra di Lavoro, Principati e provincia di Napoli erano fieri di essere Napolitani. Oggi grazie a questa propaganda solo chi abita nella provincia di Napoli è ancora fiero di dirsi Napoletano gli altri spesso o si vergognano o addirittura si sentono offesi se vengono chiamati Napoletani.

Difendevano il diritto di autodeterminazione. I popoli Napolitano e Siciliano avevano subito intuito a cosa sarebbero andati incontro col cambio di regime; perciò volevano essere retti dall’illuminata monarchia borbonica che garantiva quei diritti umani che dopo il 1861 sarebbero stati sistematicamente violati. Francesco II era purtroppo un monarca assoluto però egli era Napolitano e parlava Napoletano mentre Vittorio Emanuele II era nfrancesato che parlava francese e non conosceva nemmeno una parola d’Italiano.

Le ragioni dei difensori Napolitani di Civitella del Tronto erano giuste ed inviolabili ma furono calpestate dalla violenza delle azioni criminose degli invasori, della loro avidità ed ambizione per cui s’impose ‘a vranca ‘e fetente nfrancesate. Questi nostri compatrioti del XIX per principio non potevano fare altro che resistere anche se invano fino a perdere la vita per fucilazione o finendo deportati nei campi di concentramento piemontesi. Avrebbero potuto arrendersi all’indomani della caduta di Gaeta; la lezione che ci danno i difensori Napolitani di Civitella significa che un idea, soprattutto se giusta ed inviolabile, va difesa contro ogni calcolo di convenienza e senza cedimenti, agendo con spirito indipendentista.

Oggi invece domina il pensiero ed il modo d’agire opposto; quasi nessuno in ogni parte del mondo e spesso, anche tra i meridionali (che sono tali e non napolitani perché hanno perso la loro identità e dignità). Ogni nuova idea che s’imbatte in qualche difficoltà, non la si sostiene più oppure ci si schiera dalla parte di chi è più forte e vincente solo perché usa mezzi illeciti e immorali non idonei alla nostra cultura che affonda le sue radici in quella greco-romana. Questo vale anche per qualche meridionalista che pur conoscendo la vera storia, non agisce di conseguenza, come fecero i difensori Napolitani di Civitella.

Un esempio di facilissima comprensione: “Quanti meridionali sostengono Juve, Inter o Milan che sono squadre del nord e vincono con slealtà sportiva, potendo gestire le loro società con il falso in bilancio in modo da poter sempre acquistare i giocatori più forti?” Tanti. I difensori di Civitella del Tronto non avrebbero mai tifato per una delle tre associazioni a delinquere striate, ma avrebbero sostenuto squadre della loro terra che purtroppo, lottando lealmente contro i disonesti, non potrebbero mai vincere o ottenere piazzamenti di rilievo come il Napoli, il Bari, il Lecce, la Reggina, il Pescara ecc.

Solo poche persone si definiscono ancora e fieramente Napolitani, ed in parte lo dobbiamo all’esempio dei nostri compatrioti che resistettero a Civitella da novembre 1860 fino al 20 marzo 1861.

Per questo quei difensori Napolitani di Civiletella del Tronto vanno celebrati ma non solo ogni 20 marzo, ma tutti i giorni seguendone l’esempio con una vita militante volta non solo a difendere l’identità Napolitana e quella Sicliana, ma anche a lottare fino all’ultimo giorno di vita per ritornare ad essere indipendenti da questo stato truffa chiamato: Repubblica Italiana.


E’ quest’idea che mi spinge ad operare in modo indipendentista e con lo spirito, mi fa essere tutti i giorni sui bastioni di Civitella del Tronto a pieno titolo, come uno dei successori di quei difensori Napolitani del 1860-61 come tutti quei Napolitani contemporanei che veramente vogliono e credono nell’indipendenza della Napolitania.

Fonte:
Orgoglio Napolitano

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Di Joseph Epomeo




La fortezza di Civitella del Tronto fu presa per un tradimento dalla marmaglia terrorista piemontese il 20 marzo 1861, dopo tre giorni dalla proclamazione della truffa Italia, fatta passare dalla propaganda come unità d’Italia, e più di un mese dopo la partenza di Francesco II per l’esilio e la caduta di Gaeta.

Che senso aveva continuare a resistere in un simile contesto?

Che lezione di vita possiamo imparare dalla resistenza degli eroici Napolitani chiusi nel forte di Civitella del Tronto?

Malgrado l’invasione effettuata dal Regno di Sardegna verso il Regno delle Due Sicilie e di una parte dello Stato Pontificio senza alcuna dichiarazione di guerra, sia stata condannata da tutti gli stati Europei tranne il Regno Unito, l’opinione pubblica dell’epoca si indignò per quello che accadeva in Sicilia, in Napolitania, nelle Marche ed in Umbria ma nessuno intervene militarmente. Qualora fosse accaduto ci sarebbe stata la prima guerra mondiale, evento che comunque si verificò 54 anni dopo. Inoltre l’indignazione non costa niente… un intervento militare costa vite e danaro.

I militari Napolitani all’interno della fortezza sapevano che nessuno sarebbe intervenuto a loro favore, ma lottarono per i loro ideali che sarebbero stati considerati giusti e sacrosanti da qualsiasi altro popolo che si fosse trovato nelle stessa situazione.

Difendevano la loro patria, invasa in modo criminale, e che da alcuni mesi subiva con saccheggi e crimini, i primi effetti dell’invasione.

Difendevano la loro identità che dal 1860 sarebbe stata calpestata e distrutta non solo con il genocidio fisico, perpetrato nei primi anni dopo il 1861 ma anche e soprattutto con quello culturale. Fino al 1861 tutti coloro che abitavano in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Puglia, Terra di Lavoro, Principati e provincia di Napoli erano fieri di essere Napolitani. Oggi grazie a questa propaganda solo chi abita nella provincia di Napoli è ancora fiero di dirsi Napoletano gli altri spesso o si vergognano o addirittura si sentono offesi se vengono chiamati Napoletani.

Difendevano il diritto di autodeterminazione. I popoli Napolitano e Siciliano avevano subito intuito a cosa sarebbero andati incontro col cambio di regime; perciò volevano essere retti dall’illuminata monarchia borbonica che garantiva quei diritti umani che dopo il 1861 sarebbero stati sistematicamente violati. Francesco II era purtroppo un monarca assoluto però egli era Napolitano e parlava Napoletano mentre Vittorio Emanuele II era nfrancesato che parlava francese e non conosceva nemmeno una parola d’Italiano.

Le ragioni dei difensori Napolitani di Civitella del Tronto erano giuste ed inviolabili ma furono calpestate dalla violenza delle azioni criminose degli invasori, della loro avidità ed ambizione per cui s’impose ‘a vranca ‘e fetente nfrancesate. Questi nostri compatrioti del XIX per principio non potevano fare altro che resistere anche se invano fino a perdere la vita per fucilazione o finendo deportati nei campi di concentramento piemontesi. Avrebbero potuto arrendersi all’indomani della caduta di Gaeta; la lezione che ci danno i difensori Napolitani di Civitella significa che un idea, soprattutto se giusta ed inviolabile, va difesa contro ogni calcolo di convenienza e senza cedimenti, agendo con spirito indipendentista.

Oggi invece domina il pensiero ed il modo d’agire opposto; quasi nessuno in ogni parte del mondo e spesso, anche tra i meridionali (che sono tali e non napolitani perché hanno perso la loro identità e dignità). Ogni nuova idea che s’imbatte in qualche difficoltà, non la si sostiene più oppure ci si schiera dalla parte di chi è più forte e vincente solo perché usa mezzi illeciti e immorali non idonei alla nostra cultura che affonda le sue radici in quella greco-romana. Questo vale anche per qualche meridionalista che pur conoscendo la vera storia, non agisce di conseguenza, come fecero i difensori Napolitani di Civitella.

Un esempio di facilissima comprensione: “Quanti meridionali sostengono Juve, Inter o Milan che sono squadre del nord e vincono con slealtà sportiva, potendo gestire le loro società con il falso in bilancio in modo da poter sempre acquistare i giocatori più forti?” Tanti. I difensori di Civitella del Tronto non avrebbero mai tifato per una delle tre associazioni a delinquere striate, ma avrebbero sostenuto squadre della loro terra che purtroppo, lottando lealmente contro i disonesti, non potrebbero mai vincere o ottenere piazzamenti di rilievo come il Napoli, il Bari, il Lecce, la Reggina, il Pescara ecc.

Solo poche persone si definiscono ancora e fieramente Napolitani, ed in parte lo dobbiamo all’esempio dei nostri compatrioti che resistettero a Civitella da novembre 1860 fino al 20 marzo 1861.

Per questo quei difensori Napolitani di Civiletella del Tronto vanno celebrati ma non solo ogni 20 marzo, ma tutti i giorni seguendone l’esempio con una vita militante volta non solo a difendere l’identità Napolitana e quella Sicliana, ma anche a lottare fino all’ultimo giorno di vita per ritornare ad essere indipendenti da questo stato truffa chiamato: Repubblica Italiana.


E’ quest’idea che mi spinge ad operare in modo indipendentista e con lo spirito, mi fa essere tutti i giorni sui bastioni di Civitella del Tronto a pieno titolo, come uno dei successori di quei difensori Napolitani del 1860-61 come tutti quei Napolitani contemporanei che veramente vogliono e credono nell’indipendenza della Napolitania.

Fonte:
Orgoglio Napolitano

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