domenica 29 ottobre 2017

DISCORSO DI APERTURA DEL VI° CONGRESSO NAZIONALE DEL PARTITO DEL SUD DA PARTE DEL PRESIDENTE NAZIONALE NATALE CUCCURESE.

SUD COME VOLANO DI SVILUPPO PER IL PAESE SUPERANDO DISCRIMINAZIONI E STEREOTIPI
Da anni discutiamo della situazione del Mezzogiorno, sempre più “Sud” d’Europa e della stessa Italia, anch’essa volente o nolente, nella sua interezza, “Sud” del vecchio continente. Antichi e recenti governi hanno portato le regioni del Meridione verso la desertificazione imprenditoriale, economica e la fuga inarrestabile di menti e braccia.
Nel contempo, negli ultimi 30 anni, si è assistito a una crisi politica, culturale, morale ed economica che ha investito il Paese e che ne sta rendendo sempre più incerto il suo cammino democratico.
Le parole magiche “crescita” e “sviluppo”, sbandierate entrambe per forzare la mano ed affrettare qualsiasi decisione, hanno fuorviato l’azione dei Governi e bloccato qualsiasi capacità progettuale, innovativa e sostenibile, conducendo il cittadino in un percorso ad ostacoli che lo ha visto, nella voce dei media, prima venir ridotto al ruolo di consumatore ed ultimamente di contribuente, marcando così sempre più distintamente la sua conversione da cittadino a suddito.
Servono per il sud politiche di sviluppo e di investimento, per creare posti di lavoro e combattere la disoccupazione, considerando che, in modo particolare negli ultimi venticinque anni, guarda caso dalle prime affermazioni elettorali della Lega Nord, la forbice degli investimenti pubblici è andata a divaricarsi sempre più fra nord e sud del Paese , con una spesa costantemente maggiore, di almeno cinque volte, al nord anno su anno.
Senza investimenti pubblici non è possibile rilanciare il Sud. Anche l’attuale governo, purtroppo, sta continuando in una cieca politica di austerità che mette in ginocchio il Paese e il Mezzogiorno in particolare.
- Emigrazione, verso il nord e l’estero. Sono coinvolti in questa emigrazione: gli studenti e i giovani laureati, con perdita per la collettività locale di c.a.540 Mln € anno sostenuti per la formazione; i lavoratori di ogni ambito e categoria; i malati per l’emigrazione sanitaria, che li porta fuori dalla propria Regione per mancanza di strutture e cure adeguate.
- Desertificazione demografica, causa emigrazione giovanile che vede nelle Regioni del Sud la più bassa natalità d’Europa
- Disoccupazione, causa prima dell’emigrazione con 380mila posti di lavoro persi rispetto al 2008 e una disoccupazione giovanile oltre il 50%, con la Calabria, prima in Europa, al 58,7%
- Record europeo di giovani che non studiano e non cercano più lavoro
- Povertà, 10% della popolazione in povertà assoluta e 40% in povertà relativa
- Discriminazioni, fra i paesi OCSE l’Italia è prima per le discriminazione interne. Al primo posto figurano le discriminazione verso i meridionali
- Inquinamento ambientale, con vere e proprie emergenze ambientali ai danni della popolazione a partire da “La Terra dei Fuochi”, l’inquinamento Ilva di Taranto, la Basilicata con territori ed acque e tante altre emergenze locali che non trovano risposta adeguata al dettato costituzionale
- Sempre minori, contro ogni proclama, gli investimenti dello Stato Centrale al Sud
Ecco perché per risolvere questa situazione serve dare (chiedendo con forza) uno stop a livello europeo alle politiche di austerità, riprendere gli investimenti iniziando da quelli delle infrastrutture del Sud, treni ad alta velocità, strade, porti, aeroporti. Il sud manca di tutto a livello di infrastrutture e senza queste non può sviluppare il turismo, anche culturale, e non può mettere in condizione di competere efficacemente le proprie aziende, agricoltura compresa, sui mercati europei.
Per evitare l’emigrazione studentesca si potenzi e si favorisca profondamente la collaborazione fra gli Atenei del Sud, tra loro e con le rispettive istituzioni regionali, per dare ai territori risposte concrete, competitive e anche made in Sud. Evitando l'emigrazione obbligata verso gli Atenei del nord. Che la valutazione degli Atenei sia, come in Inghilterra effettuata su base macroregionale e non come avviene in Italia su base nazionale andando a colpire sempre e solo territori che ad oggi non sono in grado di essere valutati partendo da parametri paritetici.
Che venga garantito il diritto all’assistenza sanitaria, che non si costringano le Regioni a ragionare solo per numero di posti letto, ma per garanzie dei diritti del malato e per il diritto all’assistenza. Questo vuol dire che non è possibile ipotizzare ancora che ci siano aree del Paese dove il rischio di morte sia maggiore solo perché il presidio ospedaliero o di primo soccorso sia troppo distante o stato messo non in grado di prestare le cure migliori.
Combattere con decisione le mafie, le eco-mafie e le mafie economiche che opprimono da sempre cittadini e territori impedendone lo sviluppo in nome e conto di consorterie politiche ed economiche; da sempre il primo nemico del sud.
Combattere con ogni mezzo il caporalato nelle campagne creando sinergie tra Stato Nazionale, forze dell’ordine, enti locali e sconfiggere definitivamente questa piaga.
Puntiamo all’”uguaglianza” che, nella situazione attuale in cui versa il Paese, non significa dare a tutti la stessa cosa e fare ovunque gli stessi investimenti. Uguaglianza significa giustizia ed equità, investire di più su chi ha meno e meno su chi ha di più. In questo visione deve fare da guida il Pil regionale che vede infatti il nostro Mezzogiorno in fondo alla classifica europea insieme a buona parte delle regioni spagnole, greche e portoghesi. Non può essere altrimenti. Dobbiamo costruire una sinistra che aspiri all’uguaglianza, il che significa mettere tutti in condizione di ottenere uguali opportunità. Così come nella tassazione generale serve il principio di progressività come dettato dall’art. 53 della Costituzione. Il sud non va visto come un problema, ma come un’opportunità immensa che si para davanti, sia politicamente per la sinistra, trovando risposta adeguata ai suoi problemi, sia per il Paese per crescere e competere a livello europeo e mondiale. Bisogna solo aiutare quest’area del Paese a liberare le sue energie.
Abbiamo bisogno di una sinistra che non tema un federalismo macroregionale sano e solidale che ambisca a governare con politiche differenziate per territorio.
Abbiamo bisogno di una sinistra:
-Che contrasti con determinazione l’osceno ricatto occupazionale che baratta lavoro con la salute e con la tutela dell’ambiente.
-Che si impegni affinché lo Stato ed il privato, in base alle loro effettive responsabilità, si facciano carico degli scempi perpetrati per decenni e risarciscano i cittadini che hanno perso il lavoro, la salute e spesso la speranza. Spezzare il ricatto occupazionale, la monocultura dell’acciaio, del carbone e dei veleni delle grandi industrie, puntando su alternative occupazionali pulite quali Cultura, Infrastrutture, Turismo, Agricoltura, Maricoltura, Artigianato, Allevamento. Opporsi pertanto a progetti inquinanti, o con relativo pericolo di inquinamento, avendo come riferimento principale, rispetto a qualsiasi progetto economico, la tutela dell’ambiente e la salute dei cittadini, così come sancisce la Costituzione.
-Che riformi le politiche sul welfare partendo da salute, diritti dei lavoratori con l’abolizione del Jobs Act, il ripristino dell’art. 18 e l’abolizione della riforma Fornero.
- Che contrasti il neoliberismo imperante, con politiche volte all’affermazioni di tutti i diritti e la redistribuzione della ricchezza
Vogliamo, insieme a tutti coloro che lo vorranno, concorrere a costruire una prassi politica aperta e partecipata, portando, dal basso, nelle istituzioni le esperienze nate nel volontariato, nella società civile, nel precariato, nei movimenti, nei luoghi di lavoro, nelle scuole.
La Costituzione della Repubblica Italiana dice al suo primo articolo che “L’Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro… ” e nell’articolo 32 dice: “… La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…” non si può ignorare – che riconoscendo nel lavoro il fondamento della Repubblica la Costituzione pone un limite alla proprietà, sottoposta al vincolo della «funzione sociale» e della «utilità generale». Senza di che non avrebbe senso l’affermazione secondo cui «la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo tale diritto» (Art. 4).
La conseguenza è che se si sta dalla parte del capitale, i diritti di libertà e di uguaglianza si indeboliscono e vengono attaccati o distrutti. È precisamente questa la fase che stiamo vivendo. Dove è finito il diritto «a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro» sufficiente ad assicurare «una esistenza libera e dignitosa», insieme al diritto al riposo settimanale e alle ferie retribuite? (Art.36). E il diritto alla parità di retribuzione per pari lavoro tra uomini e donne? (Art. 37). E quello alla pensione e all’assistenza sociale? (Art. 38). In discussione è anche il diritto per «i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi» «di raggiungere i gradi più alti degli studi» (Art. 34), lo sviluppo della cultura e della ricerca, nonché la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico (Art. 9). Ecco perché chiediamo per il Sud e per tutto il Paese semplicemente l’applicazione della Costituzione, senza se e senza ma. Secondo la nostra Costituzione, l’Italia è una Repubblica unita ed indivisibile i cui cittadini possono e devono accedere a tutti i diritti e sono obbligati ad adempiere a tutti i doveri. Ecco è a questa parità a cui aspiriamo; parità non formale, ma di sostanza, suffragata da politiche in grado di rendere concreti quelli che sono principi sacrosanti e inconfutabili.
Pensiamo che i ragazzi e le ragazze del Sud abbiano il sacrosanto diritto di poter studiare e lavorare nella loro terra e di prevedere in essa un futuro per sé e per i propri figli. Immaginiamo che, per i nostri ragazzi, la possibilità di partire per studiare, lavorare e formarsi una famiglia fuori dal proprio contesto d’origine, debba essere una scelta e non un obbligo.
Abbiamo bisogno di lavorare a nuove forme di economia che partano dalla bellezza della natura, delle opere d’arte e delle vestigia di un glorioso e ricco passato, dalla ricchezza delle sue tradizioni, dalla capacità di utilizzare la terra in modo innovativo, dall’utilizzo intelligente e innovativo delle nuove tecnologie e della ricerca, dalla valorizzazione delle nostre istituzioni universitarie di antichissima e illustre tradizione, dalle nostre città che sono state crocevia, nella storia, di popoli e culture fin dalla notte dei tempi.
Abbiamo bisogno di restituire al Sud la sua capacità produttiva, ma anche la sua capacità impositiva nella sua ritrovata autonomia non consentendo “l’emigrazione delle sedi sociali” delle grandi multinazionali che continuano a produrre ed inquinare a sud e a versare tasse e contributi al nord. Abbiamo bisogno di investire in settori strategici e in infrastrutture altrettanto strategiche.
Siamo per dare in adozione e far fruttare i terreni e gli stabili abbandonati, così come quelli confiscati alle mafie. Abbiamo bisogno di dare valore alle biodiversità e alle antiche arti e mestieri.
Abbiamo bisogno di rendere fruibili alla collettività le risorse dei territori, di proteggere le specificità, le produzioni.
Pensiamo a un modello di economia sociale che punti al bene comune e preveda una più stretta collaborazione fra istituzioni cittadine e privati.

Unire le tante voci di resistenza democratica e antifascista sinergiche negli obbiettivi, nelle strategie e condivisione dei valori per modificare lo status quo, non in modo velleitario ma fornendo soluzioni percorribili, è un’esigenza e diventa una missione del nostro Partito. Pensiamo che l’indifferenza non paghi ed anzi lasci il campo ai peggiori istinti di uomini e partiti che stanno riducendo a brandelli gli ultimi spazi democratici del paese.
Non possiamo stare alla finestra per vedere come va a finire: bisogna tornare ad essere Partigiani, ad essere cittadini attivi! ! Opporsi insieme alle logiche che hanno portato all’approvazione dell’ennesima legge elettorale che tende a perpetuare come inamovibili uomini e potentati, per imporli ai cittadini in sfregio a decenza e dettato costituzionale.
Rilanciare le politiche per lo sviluppo del Mezzogiorno per contrastare, fra le altre, le principali attuali emergenze:
Lavoreremo per uscire da questa spirale demoniaca delle politiche di pareggio di bilancio ad ogni costo, altrimenti si consegnerà il paese a destre e populisti. L’austerità oltre a danneggiare l’intera Italia, impatta e diverge sempre più i Pil delle regioni del sud da quelle del nord Italia ed Europa.
La logica governativa resta quella di sempre, relegare il sud ad una grande area di consumo dei prodotti del nord, alquanto riduttivo per un territorio che rappresenta la metà del Paese. Ecco perché, oltre a politiche di investimento e supporto, serve uscire da questa situazione con una applicazione puntale degli articoli della Costituzione, ad eccezione dell’art. 81, quello appunto sul pareggio di bilancio, che frena quindi gli investimenti pubblici e che, modificato nel 2012, che andrebbe riportato all’origine per far ripartire l’economia.
Si potenzi l’impegno verso le startup innovative in tutti i settori anche quelli relativi agli ambiti culturali che hanno fatto ricco il Mezzogiorno. Una strada questa che può dare sbocchi occupazionali importanti.
Che anche servizi privati, ma di utilità sociale e quotidiana, tipo le assicurazioni, i servizi bancari, non penalizzino con tariffe e costi ingiustificati e ingiustificabili ed applicati su base geografica, il diritto dovere dei cittadini di usufruirne.
Il Sud che lo scorso 4 dicembre ha lanciato segnali ben precisi con un voto al 70% nelle sue Regioni per il No contro la modifica costituzionale proposta dal Governo a guida Renzi, “un grido di dolore”, vero e non strumentale, che richiama la richiesta dell’applicazione, finalmente, di tutta la Costituzione. Un voto che le forze progressiste non possono fingere di non vedere o trascurare, serve collaborare per consentire al sud di esprimere la sua potenzialità cominciando dai territori e nell’interesse del comune bene nazionale. 
-Che sappia far entrare nelle sue corde il meridionalismo progressista nato da Gramsci, perché meridionalismo significa saper essere concreti e saper parlare al cuore delle persone conoscendone i problemi, non per slogan, con azioni concrete, coinvolgendo persone e territori attorno a un progetto di governo alternativo, progressista e dal basso. 
-Che non si dimentichi che città, come ad esempio Brindisi e Taranto (le citiamo a titolo d’esempio), hanno pagato un caro prezzo allo sviluppo del Paese e che oggi vanno aiutate bonificando i siti inquinati e bloccando le emissioni nocive.
-Che si batta contro le scellerate politiche della “buona scuola”e l’alternanza scuola-lavoro che così come strutturata è solo mero sfruttamento minorile
Siamo convinti che il sud Italia e il sud Europa possano dare un loro contributo a una rinascita civile, sociale ed economica partendo proprio da quella visione di sviluppo e crescita legata non tanto a modelli finanziari e speculativi quanto a modelli legati alla valorizzazione delle terre, dei popoli, delle persone, della capacità aperta, accogliente e tutta mediterranea di gestire le relazioni. Vogliamo insieme erigere, su solide fondamenta, una rinascita identitaria, lenta e inarrestabile, che, basandosi su antichi e non dimenticati valori, possa permettere di rivoluzionare in modo democratico questo paese nella sua interezza.
Una rinascita che, partendo da sud, abbia respiro nazionale ed internazionale, riportando l’intero Paese a quel ruolo di faro della cultura, dell’economia, e delle coscienze nel Mediterraneo e in Europa. Vogliamo ripartire dagli antichi valori della tradizione democratica e repubblicana per ridare slancio a una Carta Costituzionale, la nostra, mai applicata fino in fondo in tutte le aree di un Paese e che, di contro, vede, nei fatti, una classificazione dei suoi cittadini per censo, condizione sociale, provenienza geografica, colore della pelle, affettività, marcandone così sempre più distintamente le diversità. 
L’uguaglianza fortemente voluta dai padri costituenti come pilastri a sostegno della Repubblica nata dalla Resistenza, non solo prevedeva e prevede un intervento dello Stato uguale per tutti i cittadini (peraltro fin qui poco o per nulla attuato), ma anche una giustizia sociale che impone il supporto e l’aiuto per chi ha bisogno. Non avremmo avuto situazioni abominevoli come l’Ilva di Taranto, dove i cittadini devono scegliere tra lavoro o salute, o come la “Terra dei Fuochi”, dove gli interessi di un capitalismo italiano (e non solo) becero e senza scrupoli, quasi sempre colluso con mafie e consorterie, predominino sul diritto alla salute di popolazioni avvilite da un’emergenza sanitaria unica al mondo.
Nella nostra Costituzione è il lavoro, e non il capitale, il fondamento che tiene insieme i principi di libertà e di uguaglianza ridisegnando in termini moderni i diritti che ne derivano. 
Il Sud è in grado di contribuire alla crescita e al rilancio di questo Paese e già lo sta facendo con le sue risorse, i suoi uomini migliori, i servitori di uno Stato (pensiamo solo a Falcone e Borsellino, ma non solo a loro) che da sempre hanno donato anche la vita affinché i diritti e le libertà di tutti fossero garantiti.
Il diritto di intraprendere a pari condizioni con il resto del paese, anche nei servizi e nelle infrastrutture. Pensiamo a: reti informatiche e telematiche a larga banda, strade, ferrovie, aeroporti e porti. Pensiamo a infrastrutture che non vengano solo realizzate per direttrici nord-sud, ma per reti e snodi anche in territori limitrofi. Ancora oggi tra regioni del sud è impossibile effettuare scambi commerciali e mettere su filiere produttive per mancanza di adeguate infrastrutture sulle quali far passare in tempi brevi le merci. 
Abbiamo bisogno di un modello di economia rispettoso dell’ambiente ed alternativo all’attuale, fondato su di un uso collettivo della terra. Abbiamo bisogno di non consumare più e distruggere, ma preservare, valorizzare per far conoscere.
Ci vogliamo battere, in primo luogo, per riappropriarci di quella democrazia oggi spesso commissariata, da governi e parlamentari eletti con legge incostituzionale, da istituzioni finanziarie sovranazionali che poco hanno di democratico e che privano ogni giorno di più i cittadini di opportunità di sviluppo e di spazi di libertà, lasciando in luogo della democrazia partecipata solo vuoti simulacri.
È giunta l’ora di mettersi in movimento per riconquistare una nuova centralità nella vita del Paese. Su queste basi vogliamo predisporre un cammino comune che preveda la partecipazione di tutti quei liberi cittadini stanchi di subire e chinare la testa!
Vogliamo liberare il Paese dall'egoismo, dal malaffare e dal compromesso, dalla mala politica, dalle mafie, apriamo le porte dei palazzi del potere ai tanti italiani onesti che vogliono progettare con noi un futuro diverso per il Paese Il motto più bello della scuola di Barbiana di Don Lorenzo Milani era: "Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l'avarizia". Questa frase lancia un messaggio esplicito di impegno politico; solo unendo le varie voci dei senza potere, alternative all'attuale sistema, possiamo cambiare il nostro destino ed il nostro Paese partendo da sud, per prendere parte a quella rivoluzione meridionale permanente, pacifica e democratica, che sola può cambiare il destino del Sud, dell’Italia e dell’Europa.
Natale Cuccurese
[Dichiarazione di programma approvato all'unanimità dal VI° Congresso Nazionale del Partito del Sud - Napoli 28 Ottobre 2017]

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SUD COME VOLANO DI SVILUPPO PER IL PAESE SUPERANDO DISCRIMINAZIONI E STEREOTIPI
Da anni discutiamo della situazione del Mezzogiorno, sempre più “Sud” d’Europa e della stessa Italia, anch’essa volente o nolente, nella sua interezza, “Sud” del vecchio continente. Antichi e recenti governi hanno portato le regioni del Meridione verso la desertificazione imprenditoriale, economica e la fuga inarrestabile di menti e braccia.
Nel contempo, negli ultimi 30 anni, si è assistito a una crisi politica, culturale, morale ed economica che ha investito il Paese e che ne sta rendendo sempre più incerto il suo cammino democratico.
Le parole magiche “crescita” e “sviluppo”, sbandierate entrambe per forzare la mano ed affrettare qualsiasi decisione, hanno fuorviato l’azione dei Governi e bloccato qualsiasi capacità progettuale, innovativa e sostenibile, conducendo il cittadino in un percorso ad ostacoli che lo ha visto, nella voce dei media, prima venir ridotto al ruolo di consumatore ed ultimamente di contribuente, marcando così sempre più distintamente la sua conversione da cittadino a suddito.
Servono per il sud politiche di sviluppo e di investimento, per creare posti di lavoro e combattere la disoccupazione, considerando che, in modo particolare negli ultimi venticinque anni, guarda caso dalle prime affermazioni elettorali della Lega Nord, la forbice degli investimenti pubblici è andata a divaricarsi sempre più fra nord e sud del Paese , con una spesa costantemente maggiore, di almeno cinque volte, al nord anno su anno.
Senza investimenti pubblici non è possibile rilanciare il Sud. Anche l’attuale governo, purtroppo, sta continuando in una cieca politica di austerità che mette in ginocchio il Paese e il Mezzogiorno in particolare.
- Emigrazione, verso il nord e l’estero. Sono coinvolti in questa emigrazione: gli studenti e i giovani laureati, con perdita per la collettività locale di c.a.540 Mln € anno sostenuti per la formazione; i lavoratori di ogni ambito e categoria; i malati per l’emigrazione sanitaria, che li porta fuori dalla propria Regione per mancanza di strutture e cure adeguate.
- Desertificazione demografica, causa emigrazione giovanile che vede nelle Regioni del Sud la più bassa natalità d’Europa
- Disoccupazione, causa prima dell’emigrazione con 380mila posti di lavoro persi rispetto al 2008 e una disoccupazione giovanile oltre il 50%, con la Calabria, prima in Europa, al 58,7%
- Record europeo di giovani che non studiano e non cercano più lavoro
- Povertà, 10% della popolazione in povertà assoluta e 40% in povertà relativa
- Discriminazioni, fra i paesi OCSE l’Italia è prima per le discriminazione interne. Al primo posto figurano le discriminazione verso i meridionali
- Inquinamento ambientale, con vere e proprie emergenze ambientali ai danni della popolazione a partire da “La Terra dei Fuochi”, l’inquinamento Ilva di Taranto, la Basilicata con territori ed acque e tante altre emergenze locali che non trovano risposta adeguata al dettato costituzionale
- Sempre minori, contro ogni proclama, gli investimenti dello Stato Centrale al Sud
Ecco perché per risolvere questa situazione serve dare (chiedendo con forza) uno stop a livello europeo alle politiche di austerità, riprendere gli investimenti iniziando da quelli delle infrastrutture del Sud, treni ad alta velocità, strade, porti, aeroporti. Il sud manca di tutto a livello di infrastrutture e senza queste non può sviluppare il turismo, anche culturale, e non può mettere in condizione di competere efficacemente le proprie aziende, agricoltura compresa, sui mercati europei.
Per evitare l’emigrazione studentesca si potenzi e si favorisca profondamente la collaborazione fra gli Atenei del Sud, tra loro e con le rispettive istituzioni regionali, per dare ai territori risposte concrete, competitive e anche made in Sud. Evitando l'emigrazione obbligata verso gli Atenei del nord. Che la valutazione degli Atenei sia, come in Inghilterra effettuata su base macroregionale e non come avviene in Italia su base nazionale andando a colpire sempre e solo territori che ad oggi non sono in grado di essere valutati partendo da parametri paritetici.
Che venga garantito il diritto all’assistenza sanitaria, che non si costringano le Regioni a ragionare solo per numero di posti letto, ma per garanzie dei diritti del malato e per il diritto all’assistenza. Questo vuol dire che non è possibile ipotizzare ancora che ci siano aree del Paese dove il rischio di morte sia maggiore solo perché il presidio ospedaliero o di primo soccorso sia troppo distante o stato messo non in grado di prestare le cure migliori.
Combattere con decisione le mafie, le eco-mafie e le mafie economiche che opprimono da sempre cittadini e territori impedendone lo sviluppo in nome e conto di consorterie politiche ed economiche; da sempre il primo nemico del sud.
Combattere con ogni mezzo il caporalato nelle campagne creando sinergie tra Stato Nazionale, forze dell’ordine, enti locali e sconfiggere definitivamente questa piaga.
Puntiamo all’”uguaglianza” che, nella situazione attuale in cui versa il Paese, non significa dare a tutti la stessa cosa e fare ovunque gli stessi investimenti. Uguaglianza significa giustizia ed equità, investire di più su chi ha meno e meno su chi ha di più. In questo visione deve fare da guida il Pil regionale che vede infatti il nostro Mezzogiorno in fondo alla classifica europea insieme a buona parte delle regioni spagnole, greche e portoghesi. Non può essere altrimenti. Dobbiamo costruire una sinistra che aspiri all’uguaglianza, il che significa mettere tutti in condizione di ottenere uguali opportunità. Così come nella tassazione generale serve il principio di progressività come dettato dall’art. 53 della Costituzione. Il sud non va visto come un problema, ma come un’opportunità immensa che si para davanti, sia politicamente per la sinistra, trovando risposta adeguata ai suoi problemi, sia per il Paese per crescere e competere a livello europeo e mondiale. Bisogna solo aiutare quest’area del Paese a liberare le sue energie.
Abbiamo bisogno di una sinistra che non tema un federalismo macroregionale sano e solidale che ambisca a governare con politiche differenziate per territorio.
Abbiamo bisogno di una sinistra:
-Che contrasti con determinazione l’osceno ricatto occupazionale che baratta lavoro con la salute e con la tutela dell’ambiente.
-Che si impegni affinché lo Stato ed il privato, in base alle loro effettive responsabilità, si facciano carico degli scempi perpetrati per decenni e risarciscano i cittadini che hanno perso il lavoro, la salute e spesso la speranza. Spezzare il ricatto occupazionale, la monocultura dell’acciaio, del carbone e dei veleni delle grandi industrie, puntando su alternative occupazionali pulite quali Cultura, Infrastrutture, Turismo, Agricoltura, Maricoltura, Artigianato, Allevamento. Opporsi pertanto a progetti inquinanti, o con relativo pericolo di inquinamento, avendo come riferimento principale, rispetto a qualsiasi progetto economico, la tutela dell’ambiente e la salute dei cittadini, così come sancisce la Costituzione.
-Che riformi le politiche sul welfare partendo da salute, diritti dei lavoratori con l’abolizione del Jobs Act, il ripristino dell’art. 18 e l’abolizione della riforma Fornero.
- Che contrasti il neoliberismo imperante, con politiche volte all’affermazioni di tutti i diritti e la redistribuzione della ricchezza
Vogliamo, insieme a tutti coloro che lo vorranno, concorrere a costruire una prassi politica aperta e partecipata, portando, dal basso, nelle istituzioni le esperienze nate nel volontariato, nella società civile, nel precariato, nei movimenti, nei luoghi di lavoro, nelle scuole.
La Costituzione della Repubblica Italiana dice al suo primo articolo che “L’Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro… ” e nell’articolo 32 dice: “… La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…” non si può ignorare – che riconoscendo nel lavoro il fondamento della Repubblica la Costituzione pone un limite alla proprietà, sottoposta al vincolo della «funzione sociale» e della «utilità generale». Senza di che non avrebbe senso l’affermazione secondo cui «la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo tale diritto» (Art. 4).
La conseguenza è che se si sta dalla parte del capitale, i diritti di libertà e di uguaglianza si indeboliscono e vengono attaccati o distrutti. È precisamente questa la fase che stiamo vivendo. Dove è finito il diritto «a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro» sufficiente ad assicurare «una esistenza libera e dignitosa», insieme al diritto al riposo settimanale e alle ferie retribuite? (Art.36). E il diritto alla parità di retribuzione per pari lavoro tra uomini e donne? (Art. 37). E quello alla pensione e all’assistenza sociale? (Art. 38). In discussione è anche il diritto per «i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi» «di raggiungere i gradi più alti degli studi» (Art. 34), lo sviluppo della cultura e della ricerca, nonché la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico (Art. 9). Ecco perché chiediamo per il Sud e per tutto il Paese semplicemente l’applicazione della Costituzione, senza se e senza ma. Secondo la nostra Costituzione, l’Italia è una Repubblica unita ed indivisibile i cui cittadini possono e devono accedere a tutti i diritti e sono obbligati ad adempiere a tutti i doveri. Ecco è a questa parità a cui aspiriamo; parità non formale, ma di sostanza, suffragata da politiche in grado di rendere concreti quelli che sono principi sacrosanti e inconfutabili.
Pensiamo che i ragazzi e le ragazze del Sud abbiano il sacrosanto diritto di poter studiare e lavorare nella loro terra e di prevedere in essa un futuro per sé e per i propri figli. Immaginiamo che, per i nostri ragazzi, la possibilità di partire per studiare, lavorare e formarsi una famiglia fuori dal proprio contesto d’origine, debba essere una scelta e non un obbligo.
Abbiamo bisogno di lavorare a nuove forme di economia che partano dalla bellezza della natura, delle opere d’arte e delle vestigia di un glorioso e ricco passato, dalla ricchezza delle sue tradizioni, dalla capacità di utilizzare la terra in modo innovativo, dall’utilizzo intelligente e innovativo delle nuove tecnologie e della ricerca, dalla valorizzazione delle nostre istituzioni universitarie di antichissima e illustre tradizione, dalle nostre città che sono state crocevia, nella storia, di popoli e culture fin dalla notte dei tempi.
Abbiamo bisogno di restituire al Sud la sua capacità produttiva, ma anche la sua capacità impositiva nella sua ritrovata autonomia non consentendo “l’emigrazione delle sedi sociali” delle grandi multinazionali che continuano a produrre ed inquinare a sud e a versare tasse e contributi al nord. Abbiamo bisogno di investire in settori strategici e in infrastrutture altrettanto strategiche.
Siamo per dare in adozione e far fruttare i terreni e gli stabili abbandonati, così come quelli confiscati alle mafie. Abbiamo bisogno di dare valore alle biodiversità e alle antiche arti e mestieri.
Abbiamo bisogno di rendere fruibili alla collettività le risorse dei territori, di proteggere le specificità, le produzioni.
Pensiamo a un modello di economia sociale che punti al bene comune e preveda una più stretta collaborazione fra istituzioni cittadine e privati.

Unire le tante voci di resistenza democratica e antifascista sinergiche negli obbiettivi, nelle strategie e condivisione dei valori per modificare lo status quo, non in modo velleitario ma fornendo soluzioni percorribili, è un’esigenza e diventa una missione del nostro Partito. Pensiamo che l’indifferenza non paghi ed anzi lasci il campo ai peggiori istinti di uomini e partiti che stanno riducendo a brandelli gli ultimi spazi democratici del paese.
Non possiamo stare alla finestra per vedere come va a finire: bisogna tornare ad essere Partigiani, ad essere cittadini attivi! ! Opporsi insieme alle logiche che hanno portato all’approvazione dell’ennesima legge elettorale che tende a perpetuare come inamovibili uomini e potentati, per imporli ai cittadini in sfregio a decenza e dettato costituzionale.
Rilanciare le politiche per lo sviluppo del Mezzogiorno per contrastare, fra le altre, le principali attuali emergenze:
Lavoreremo per uscire da questa spirale demoniaca delle politiche di pareggio di bilancio ad ogni costo, altrimenti si consegnerà il paese a destre e populisti. L’austerità oltre a danneggiare l’intera Italia, impatta e diverge sempre più i Pil delle regioni del sud da quelle del nord Italia ed Europa.
La logica governativa resta quella di sempre, relegare il sud ad una grande area di consumo dei prodotti del nord, alquanto riduttivo per un territorio che rappresenta la metà del Paese. Ecco perché, oltre a politiche di investimento e supporto, serve uscire da questa situazione con una applicazione puntale degli articoli della Costituzione, ad eccezione dell’art. 81, quello appunto sul pareggio di bilancio, che frena quindi gli investimenti pubblici e che, modificato nel 2012, che andrebbe riportato all’origine per far ripartire l’economia.
Si potenzi l’impegno verso le startup innovative in tutti i settori anche quelli relativi agli ambiti culturali che hanno fatto ricco il Mezzogiorno. Una strada questa che può dare sbocchi occupazionali importanti.
Che anche servizi privati, ma di utilità sociale e quotidiana, tipo le assicurazioni, i servizi bancari, non penalizzino con tariffe e costi ingiustificati e ingiustificabili ed applicati su base geografica, il diritto dovere dei cittadini di usufruirne.
Il Sud che lo scorso 4 dicembre ha lanciato segnali ben precisi con un voto al 70% nelle sue Regioni per il No contro la modifica costituzionale proposta dal Governo a guida Renzi, “un grido di dolore”, vero e non strumentale, che richiama la richiesta dell’applicazione, finalmente, di tutta la Costituzione. Un voto che le forze progressiste non possono fingere di non vedere o trascurare, serve collaborare per consentire al sud di esprimere la sua potenzialità cominciando dai territori e nell’interesse del comune bene nazionale. 
-Che sappia far entrare nelle sue corde il meridionalismo progressista nato da Gramsci, perché meridionalismo significa saper essere concreti e saper parlare al cuore delle persone conoscendone i problemi, non per slogan, con azioni concrete, coinvolgendo persone e territori attorno a un progetto di governo alternativo, progressista e dal basso. 
-Che non si dimentichi che città, come ad esempio Brindisi e Taranto (le citiamo a titolo d’esempio), hanno pagato un caro prezzo allo sviluppo del Paese e che oggi vanno aiutate bonificando i siti inquinati e bloccando le emissioni nocive.
-Che si batta contro le scellerate politiche della “buona scuola”e l’alternanza scuola-lavoro che così come strutturata è solo mero sfruttamento minorile
Siamo convinti che il sud Italia e il sud Europa possano dare un loro contributo a una rinascita civile, sociale ed economica partendo proprio da quella visione di sviluppo e crescita legata non tanto a modelli finanziari e speculativi quanto a modelli legati alla valorizzazione delle terre, dei popoli, delle persone, della capacità aperta, accogliente e tutta mediterranea di gestire le relazioni. Vogliamo insieme erigere, su solide fondamenta, una rinascita identitaria, lenta e inarrestabile, che, basandosi su antichi e non dimenticati valori, possa permettere di rivoluzionare in modo democratico questo paese nella sua interezza.
Una rinascita che, partendo da sud, abbia respiro nazionale ed internazionale, riportando l’intero Paese a quel ruolo di faro della cultura, dell’economia, e delle coscienze nel Mediterraneo e in Europa. Vogliamo ripartire dagli antichi valori della tradizione democratica e repubblicana per ridare slancio a una Carta Costituzionale, la nostra, mai applicata fino in fondo in tutte le aree di un Paese e che, di contro, vede, nei fatti, una classificazione dei suoi cittadini per censo, condizione sociale, provenienza geografica, colore della pelle, affettività, marcandone così sempre più distintamente le diversità. 
L’uguaglianza fortemente voluta dai padri costituenti come pilastri a sostegno della Repubblica nata dalla Resistenza, non solo prevedeva e prevede un intervento dello Stato uguale per tutti i cittadini (peraltro fin qui poco o per nulla attuato), ma anche una giustizia sociale che impone il supporto e l’aiuto per chi ha bisogno. Non avremmo avuto situazioni abominevoli come l’Ilva di Taranto, dove i cittadini devono scegliere tra lavoro o salute, o come la “Terra dei Fuochi”, dove gli interessi di un capitalismo italiano (e non solo) becero e senza scrupoli, quasi sempre colluso con mafie e consorterie, predominino sul diritto alla salute di popolazioni avvilite da un’emergenza sanitaria unica al mondo.
Nella nostra Costituzione è il lavoro, e non il capitale, il fondamento che tiene insieme i principi di libertà e di uguaglianza ridisegnando in termini moderni i diritti che ne derivano. 
Il Sud è in grado di contribuire alla crescita e al rilancio di questo Paese e già lo sta facendo con le sue risorse, i suoi uomini migliori, i servitori di uno Stato (pensiamo solo a Falcone e Borsellino, ma non solo a loro) che da sempre hanno donato anche la vita affinché i diritti e le libertà di tutti fossero garantiti.
Il diritto di intraprendere a pari condizioni con il resto del paese, anche nei servizi e nelle infrastrutture. Pensiamo a: reti informatiche e telematiche a larga banda, strade, ferrovie, aeroporti e porti. Pensiamo a infrastrutture che non vengano solo realizzate per direttrici nord-sud, ma per reti e snodi anche in territori limitrofi. Ancora oggi tra regioni del sud è impossibile effettuare scambi commerciali e mettere su filiere produttive per mancanza di adeguate infrastrutture sulle quali far passare in tempi brevi le merci. 
Abbiamo bisogno di un modello di economia rispettoso dell’ambiente ed alternativo all’attuale, fondato su di un uso collettivo della terra. Abbiamo bisogno di non consumare più e distruggere, ma preservare, valorizzare per far conoscere.
Ci vogliamo battere, in primo luogo, per riappropriarci di quella democrazia oggi spesso commissariata, da governi e parlamentari eletti con legge incostituzionale, da istituzioni finanziarie sovranazionali che poco hanno di democratico e che privano ogni giorno di più i cittadini di opportunità di sviluppo e di spazi di libertà, lasciando in luogo della democrazia partecipata solo vuoti simulacri.
È giunta l’ora di mettersi in movimento per riconquistare una nuova centralità nella vita del Paese. Su queste basi vogliamo predisporre un cammino comune che preveda la partecipazione di tutti quei liberi cittadini stanchi di subire e chinare la testa!
Vogliamo liberare il Paese dall'egoismo, dal malaffare e dal compromesso, dalla mala politica, dalle mafie, apriamo le porte dei palazzi del potere ai tanti italiani onesti che vogliono progettare con noi un futuro diverso per il Paese Il motto più bello della scuola di Barbiana di Don Lorenzo Milani era: "Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l'avarizia". Questa frase lancia un messaggio esplicito di impegno politico; solo unendo le varie voci dei senza potere, alternative all'attuale sistema, possiamo cambiare il nostro destino ed il nostro Paese partendo da sud, per prendere parte a quella rivoluzione meridionale permanente, pacifica e democratica, che sola può cambiare il destino del Sud, dell’Italia e dell’Europa.
Natale Cuccurese
[Dichiarazione di programma approvato all'unanimità dal VI° Congresso Nazionale del Partito del Sud - Napoli 28 Ottobre 2017]

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