domenica 30 novembre 2014

A Gaeta il Pantheon degli eroi borbonici dell'assedio del 1861. Ieri l'inaugurazione nella Cattedrale della città.

Antonio Ciano
Ieri 29 novembre, 154 anni dopo il sanguinoso assedio della Fortezza di Gaeta,è stato inaugurato il Sacrario dei Soldati Borbonici. Diventerà il nostro Pantheon.


I Sindaci di Gaeta e di Caserta rendono omaggio al Pantheon dei Borbone https://www.youtube.com/watch?v=VotgwYmtNL0&feature=youtu.be


 L'Arcivescovo di Gaeta, Don Fabio Bernardo D'Onorio e il Pantheon dei Borbone https://www.youtube.com/watch?v=LElnWGz7sJM&feature=youtu.be

Il 13 febbraio del 1861 finì l'Indipendenza dell'Italia Meridionale. La resistenza dei soldati borbonici fu eroica.I savoiardi scagliarono sulla città ben 160 mila bombe, la rasero al suolo. Distrussero 109 palazzi, ospedali, chiese. Morirono 826 soldati e tantissimi civili. Re Francesco a la Regina Sofia dimostrarono al mondo coraggio e abnegazione. La Capitolazione fu firmata a Mola di Gaeta. Le vittime gridano ancora vendetta.




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Antonio Ciano
Ieri 29 novembre, 154 anni dopo il sanguinoso assedio della Fortezza di Gaeta,è stato inaugurato il Sacrario dei Soldati Borbonici. Diventerà il nostro Pantheon.


I Sindaci di Gaeta e di Caserta rendono omaggio al Pantheon dei Borbone https://www.youtube.com/watch?v=VotgwYmtNL0&feature=youtu.be


 L'Arcivescovo di Gaeta, Don Fabio Bernardo D'Onorio e il Pantheon dei Borbone https://www.youtube.com/watch?v=LElnWGz7sJM&feature=youtu.be

Il 13 febbraio del 1861 finì l'Indipendenza dell'Italia Meridionale. La resistenza dei soldati borbonici fu eroica.I savoiardi scagliarono sulla città ben 160 mila bombe, la rasero al suolo. Distrussero 109 palazzi, ospedali, chiese. Morirono 826 soldati e tantissimi civili. Re Francesco a la Regina Sofia dimostrarono al mondo coraggio e abnegazione. La Capitolazione fu firmata a Mola di Gaeta. Le vittime gridano ancora vendetta.




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IL GENIO.

Di Bruno Pappalardo
Ma allora è vero? Napoli è veramente la capitale della falsificazione?
Ma certo che tutti sanno, …che sciocchi.
E’ di qualche giorno fa, infatti, la notizia ma anche la dichiarazione del procuratore della Repubblica che dice : "Non sono emersi legami con la camorra"
Si tratta, infatti di una banda di falsari totalmente estranea ai soliti lacciuoli con le mafie. La banda é stata sgominata. La banda si è fatta chiamare 'Napoli Group' ,… un marchio di qualità”
Hanno messo in circolazione il 90% degli euro contraffati in giro per il mondo. Dalle nostre parti, ad esempio, Caserta, sono stati sequestrati 17 milioni di euro falsi.
II gruppo, la 'Napoli Group', forniva anche specializzanti consulenze sulla falsificazione in giro per il Vecchio Continente. Era addirittura strutturata da ben undici associazioni a delinquere ciascuna delle quali specializzata in un compito: dallo stoccaggio al trasporto, fino alla spendita al minuto delle banconote in Italia come in tutta Europa ma anche in paesi come Algeria, Tunisia e Senegal.
E’ fin troppo ovvio che costoro creano danni ( non facilmente quantificabili e difficile da calcolare) che restano, nella circolazione della moneta all’interno di una collettività, una chiara alterazione del valore della ricchezza del Paese, ossia minore capacità di d’acquisto dei beni di consumo, capitalizzazioni, borsa di titoli. Ecco che scattano una serie di provvedimenti per i reati di associazione per delinquere per introduzione nello Stato di monete falsificate e falsificazione di valori di bollo e contraffazione di sigilli pubblici.
Quindi, delinquenti, quindi sanzione proporzionate e giuste.
Ma, permettetemi, senza voler premere il pedale dell’esaltazione retorica, quella del grande gesto arseniolupiniano del ladro cinico e gentiluomo che ci riporta ad una visione epicale, di uno sdolcinato ‘800 romanzato pel grande gesto sfrontato dell’ uomo lambente l’eroico azzardo ma intenso e pregno di senso, di straordinario segno di genialità, di aseità .
Ditemi la verità, in una storiaccia del genere, la “creazione” di una sola unica, irripetibile banconota di 300 euro e poi, spacciata proprio alla rigoroso, attenta e previdente Germania.
Non ha qualcosa di divino, di arte alta come irripetibili sono quelle opere, quella che sol di poco non raggiunge il cielo per essere pur sempre terrena?
Ditemi non è vera creazione, ovvero di qualcosa che non esiste e mai è esistita e mai esisterà? Non è frutto di un dio? Almeno di un genio?
Quella maniera di voler essere della realtà assoluta, che “non deriva da altro il principio della sua esistenza, bensì l'ha in sé stessa”.
Attributo perciò, della divinità indicante l'assoluta realtà, rispettivamente, della volontà e di un inconscio criptata voglia di riscatto?
Ma certo, scegliere la Germania ha tutto il senso ed il forte sapore della vittoria. Quella su di un paese che sta lucrando sulla pelle di italiani, greci e spagnoli ma soprattutto italiani.
Ecco, allora, il brigante lordo e selvaggio nelle vesti, sorge e rischia tutto . Ma è il vero grande partigiano? Ecco che, al momento opportuno, l' universo di stenti e bisogni e di voglia di vivere nel bello, nella creatività di cervello acceso, - questa volta da un napoletano - ha la necessità di rispondere.
Rimette a posto la tavola; il pane, le stoviglie, il pane e l’acqua e l‘apparecchia con ordine e satollo s’alza soddisfatto.
A quell’artista, a quel genio (che non certo va premiato anzi condannato per il reato ) si dia che almeno il riconoscimento della sfrontata, lazzara prodezza che dovrebbero altri, la politica. Tra ladri,… non so decidermi se meglio il falsario o il falsificatore.
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Di Bruno Pappalardo
Ma allora è vero? Napoli è veramente la capitale della falsificazione?
Ma certo che tutti sanno, …che sciocchi.
E’ di qualche giorno fa, infatti, la notizia ma anche la dichiarazione del procuratore della Repubblica che dice : "Non sono emersi legami con la camorra"
Si tratta, infatti di una banda di falsari totalmente estranea ai soliti lacciuoli con le mafie. La banda é stata sgominata. La banda si è fatta chiamare 'Napoli Group' ,… un marchio di qualità”
Hanno messo in circolazione il 90% degli euro contraffati in giro per il mondo. Dalle nostre parti, ad esempio, Caserta, sono stati sequestrati 17 milioni di euro falsi.
II gruppo, la 'Napoli Group', forniva anche specializzanti consulenze sulla falsificazione in giro per il Vecchio Continente. Era addirittura strutturata da ben undici associazioni a delinquere ciascuna delle quali specializzata in un compito: dallo stoccaggio al trasporto, fino alla spendita al minuto delle banconote in Italia come in tutta Europa ma anche in paesi come Algeria, Tunisia e Senegal.
E’ fin troppo ovvio che costoro creano danni ( non facilmente quantificabili e difficile da calcolare) che restano, nella circolazione della moneta all’interno di una collettività, una chiara alterazione del valore della ricchezza del Paese, ossia minore capacità di d’acquisto dei beni di consumo, capitalizzazioni, borsa di titoli. Ecco che scattano una serie di provvedimenti per i reati di associazione per delinquere per introduzione nello Stato di monete falsificate e falsificazione di valori di bollo e contraffazione di sigilli pubblici.
Quindi, delinquenti, quindi sanzione proporzionate e giuste.
Ma, permettetemi, senza voler premere il pedale dell’esaltazione retorica, quella del grande gesto arseniolupiniano del ladro cinico e gentiluomo che ci riporta ad una visione epicale, di uno sdolcinato ‘800 romanzato pel grande gesto sfrontato dell’ uomo lambente l’eroico azzardo ma intenso e pregno di senso, di straordinario segno di genialità, di aseità .
Ditemi la verità, in una storiaccia del genere, la “creazione” di una sola unica, irripetibile banconota di 300 euro e poi, spacciata proprio alla rigoroso, attenta e previdente Germania.
Non ha qualcosa di divino, di arte alta come irripetibili sono quelle opere, quella che sol di poco non raggiunge il cielo per essere pur sempre terrena?
Ditemi non è vera creazione, ovvero di qualcosa che non esiste e mai è esistita e mai esisterà? Non è frutto di un dio? Almeno di un genio?
Quella maniera di voler essere della realtà assoluta, che “non deriva da altro il principio della sua esistenza, bensì l'ha in sé stessa”.
Attributo perciò, della divinità indicante l'assoluta realtà, rispettivamente, della volontà e di un inconscio criptata voglia di riscatto?
Ma certo, scegliere la Germania ha tutto il senso ed il forte sapore della vittoria. Quella su di un paese che sta lucrando sulla pelle di italiani, greci e spagnoli ma soprattutto italiani.
Ecco, allora, il brigante lordo e selvaggio nelle vesti, sorge e rischia tutto . Ma è il vero grande partigiano? Ecco che, al momento opportuno, l' universo di stenti e bisogni e di voglia di vivere nel bello, nella creatività di cervello acceso, - questa volta da un napoletano - ha la necessità di rispondere.
Rimette a posto la tavola; il pane, le stoviglie, il pane e l’acqua e l‘apparecchia con ordine e satollo s’alza soddisfatto.
A quell’artista, a quel genio (che non certo va premiato anzi condannato per il reato ) si dia che almeno il riconoscimento della sfrontata, lazzara prodezza che dovrebbero altri, la politica. Tra ladri,… non so decidermi se meglio il falsario o il falsificatore.

sabato 29 novembre 2014

Gli studenti a Latina, tutti uniti contro la Mafia

Gli studenti a Latina, tutti uniti contro la Mafia a difesa della giudice Lucia Aielli, minacciata di morte, gli studenti di Latina hanno manifestato la loro solidarietà alla Magistratura. 
I politici sono stati mandati in fondo al corteo. Giustamente. Le riprese sono di Antonio Ciano, Presidente Onorario del Partito del Sud


https://www.youtube.com/watch?v=j-dd2V4lApo&feature=youtu.be





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Gli studenti a Latina, tutti uniti contro la Mafia a difesa della giudice Lucia Aielli, minacciata di morte, gli studenti di Latina hanno manifestato la loro solidarietà alla Magistratura. 
I politici sono stati mandati in fondo al corteo. Giustamente. Le riprese sono di Antonio Ciano, Presidente Onorario del Partito del Sud


https://www.youtube.com/watch?v=j-dd2V4lApo&feature=youtu.be





CRESCE SEMPRE DI PIU' LA COMMUNITY DEL PARTITO DEL SUD ! 13.000 A DIFESA DEL SUD



Cresce sempre più la Community che quotidianamente segue il Partito del Sud anche su facebook, oggi siamo arrivati a 13.000 fan ! 

Seguiteci su : https://www.facebook.com/PdelSud?fref=nf 

Con questo risultato siamo di gran lunga la maggior Community su facebook fra tutte quelle di movimenti politici/partiti meridionalisti o..."sudisti". 

Continuate a seguirci e non ve ne pentirete; quotidianamente posteremo oltre alle notizie dell'attività del nostro Partito, approfondimenti politici ma anche curiosità, notizie sulla cultura e sulla vera storia del Sudcome non avete mai avuto modo di sentire. 

 Grazie a tutti per il sostegno ed il supporto. 
 Staff Amministratori


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 Staff Amministratori


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venerdì 28 novembre 2014

COPIA COPIARELLA, ASINO ASINELLO.

Di Bruno Pappalardo

Quante volte abbiamo sentito e subito di situazioni dove il ladro controllava derubato?
Quante volte  uomini indagati venivano incaricati ad occupare posti di controllo?
Quante volte abbiamo assistito a queste situazioni, talvolta invisibili, micro criptati abusi, tutti, politicamente o amministrativamente strumentali. Hanno generato, sempre, insostenibili “conflitti di interessi”?
C’eravamo abituati, assuefatti, insomma praticamente, (mi pareva) che tutti fossimo entrati in una bolla d'aria rarefatta e irreale,  in un sonno anodino, allucinante, da cui nessuno riusciva uscirne. Pratica iniziata forse 40 anni addietro – forse in corrispondenza di una maggiore autonomia degli enti Regione, anni ‘70 – ma che ebbe, in appresso, dal ’94 in poi la sua maggiore espansione.
Questo pastrocchio fu cotto  in una sorta di  “ brodo primordiale”  fatto di amici personali e non, sensali, cortigiani leccatori,  banchieri,  mediatori corrotti et cetera che formarono quel progrom di umus energico da cui nacque il cosiddetto “berlusconismo”. 
Da allora codesti abusi furono e sono diventati “normalità” che non significa che la gente  s’è fatta condiscendente, ma solo che non s’é accorta del “vuoto di democrazia” e iniquità insopportabile perché quasi impalpabile.
Oggi assistiamo all’approvazione del  “Jobs Act” del Governo Renzi.  Ne sappiamo abbastanza per aver letto paginate di argomentazioni su quasi tutti i punti.
Ma avete letto anche la relazione della Confindustria redatta in maggio di quest’anno? “proposta per il mercato del lavoro e per la contrattazione”
E’ identica alla legge di Renzi!
Quando si dice identica , si dice che pure le virgole sono le stesse. Quando si dice identiche, si dice “copia-incolla”, leggetelo vi prego …è straordinario!
La Sinistra che si fa dettare il proprio programma,  per il miglioramento delle condizione sociali, psichiche, etiche, di rispetto  dei diritti sul lavoro e quelle  economiche dalla propria naturale “controparte” gli imprenditori, non è possibile. Significa accogliere le sole istanze di una parte dell'universo lavoro in Italia avvilendo l'altra.
Obiettivi:  ridurre i salari e aumento delle ore di lavoro, massima flessibilità contrattuale (Renzi aveva giurato che avrebbe eliminato la giungla delle decine e decine di tipologie di contratto) controllo video dei lavoratori (dicono dei macchinari, perché mai?) eliminazione dell’art.18 (Renzi sosteneva , da un mese a palazzo Ghigi che era un falso problema) e l’eliminazione dell’intero testo del CCNL. Ci sono riusciti.
Agnelli diceva (quando si confrontava con Lama) “la sinistra può fare delle cose che la destra non potrebbe mai fare”  
Aveva ragione, ma non aveva compreso che bisognava solo indossare i vestiti della Sinistra e penetrare nella politica come un erede del cavallo di “TroJa”.

COPIA COPIARELLA,  ASINO ASINELLO, ...tutti giù per terra,… tramortiti!
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Di Bruno Pappalardo

Quante volte abbiamo sentito e subito di situazioni dove il ladro controllava derubato?
Quante volte  uomini indagati venivano incaricati ad occupare posti di controllo?
Quante volte abbiamo assistito a queste situazioni, talvolta invisibili, micro criptati abusi, tutti, politicamente o amministrativamente strumentali. Hanno generato, sempre, insostenibili “conflitti di interessi”?
C’eravamo abituati, assuefatti, insomma praticamente, (mi pareva) che tutti fossimo entrati in una bolla d'aria rarefatta e irreale,  in un sonno anodino, allucinante, da cui nessuno riusciva uscirne. Pratica iniziata forse 40 anni addietro – forse in corrispondenza di una maggiore autonomia degli enti Regione, anni ‘70 – ma che ebbe, in appresso, dal ’94 in poi la sua maggiore espansione.
Questo pastrocchio fu cotto  in una sorta di  “ brodo primordiale”  fatto di amici personali e non, sensali, cortigiani leccatori,  banchieri,  mediatori corrotti et cetera che formarono quel progrom di umus energico da cui nacque il cosiddetto “berlusconismo”. 
Da allora codesti abusi furono e sono diventati “normalità” che non significa che la gente  s’è fatta condiscendente, ma solo che non s’é accorta del “vuoto di democrazia” e iniquità insopportabile perché quasi impalpabile.
Oggi assistiamo all’approvazione del  “Jobs Act” del Governo Renzi.  Ne sappiamo abbastanza per aver letto paginate di argomentazioni su quasi tutti i punti.
Ma avete letto anche la relazione della Confindustria redatta in maggio di quest’anno? “proposta per il mercato del lavoro e per la contrattazione”
E’ identica alla legge di Renzi!
Quando si dice identica , si dice che pure le virgole sono le stesse. Quando si dice identiche, si dice “copia-incolla”, leggetelo vi prego …è straordinario!
La Sinistra che si fa dettare il proprio programma,  per il miglioramento delle condizione sociali, psichiche, etiche, di rispetto  dei diritti sul lavoro e quelle  economiche dalla propria naturale “controparte” gli imprenditori, non è possibile. Significa accogliere le sole istanze di una parte dell'universo lavoro in Italia avvilendo l'altra.
Obiettivi:  ridurre i salari e aumento delle ore di lavoro, massima flessibilità contrattuale (Renzi aveva giurato che avrebbe eliminato la giungla delle decine e decine di tipologie di contratto) controllo video dei lavoratori (dicono dei macchinari, perché mai?) eliminazione dell’art.18 (Renzi sosteneva , da un mese a palazzo Ghigi che era un falso problema) e l’eliminazione dell’intero testo del CCNL. Ci sono riusciti.
Agnelli diceva (quando si confrontava con Lama) “la sinistra può fare delle cose che la destra non potrebbe mai fare”  
Aveva ragione, ma non aveva compreso che bisognava solo indossare i vestiti della Sinistra e penetrare nella politica come un erede del cavallo di “TroJa”.

COPIA COPIARELLA,  ASINO ASINELLO, ...tutti giù per terra,… tramortiti!

I soldi della Sicilia ai siciliani. Pronta per l'Ars la legge voto. Il Partito del Sud nel coordinamento per la presentazione della proposta di legge-voto sulla sovranità fiscale della Sicilia. Una iniziativa importante e seria per voltare pagina e dare fiato alle speranze dei siciliani.


I soldi della Sicilia ai siciliani
Pronta per l'Ars la legge voto

POLITICA – L'intervista al professor Massimo Costa sulla proposta legislativa che sarà presentata ufficialmente nella sede del Parlamento dell'Isola e che prevede di attribuire alla nostra regione tutte le entrate tributarie che maturano nel suo territorio: «Con questa legge attuata in pochi anni potremmo ritrovarci con il 20 per cento di pressione fiscale in meno e con il potere d’acquisto di stipendiati e pensionati aumentato del 50 per cento»
Fonte: MeridioneNews Palermo
Attribuire alla Sicilia tutte le entrate tributarie che maturano nel suo territorio, acque territoriali incluse per allentare l’oppressione fiscale che stritola la nostra regione. E' questo l'obiettivo del disegno di legge voto che diverse associazioni e movimenti siciliani (vedi in calce l’elenco) hanno messo a punto nei giorni scorsi sul tema del’attuazione dello Statuto siciliano in materia finanziaria, che prevede, tra le altre cose, un referendum. Il disegno di legge verrà presentato all'Ars, dove non mancano deputati pronti a farsene carico. Del suo contenuto abbiamo parlato con il suo estensore, il professorMassimo Costa,  docente di Economia aziendale all'università di Palermo e tra i principali esperti dei capitoli finanziari dello Statuto siciliano. 
Professor Costa, da cosa nasce questa iniziativa?
«Si tratta di un percorso che è iniziato da alcuni mesi per superare la condizione di impasse in cui versa la Sicilia. Un impasse politico e istituzionale, ma soprattutto economico e sociale che sta assumendo i contorni drammatici di una vera e propria catastrofe. Noi siamo convinti che, al di là di specifiche responsabilità politiche, il mancato rispetto della nostra Costituzione regionale, lo Statuto, gridi vendetta in questo momento. Non possiamo continuare a farci derubare di svariati miliardi l’anno e poi accendere in continuazione mutui con lo Stato (evasore) per coprire questi buchi. È una situazione insostenibile. Oggi la Sicilia si comporta nei confronti dello Stato italiano come quell’amministratore di condominio che, di fronte alla necessità di pagare i debiti a fronte di un condomino che non paga mai, andasse proprio dal condomino moroso a farsi prestare a interesse ciò che questi dovrebbe versare, magari anche con gli interessi di mora. Ecco: lo Stato italiano è il condomino moroso, che dovrebbe pagare anche i danni, e il quale invece addirittura ci presta a usura quanto ci è dovuto per diritto».
Ma da cosa dipende la mancata attuazione dello Statuto? 
«Innanzitutto da un blocco delle competenze legislative della Regione che ha origine nella giurisprudenza abrogativa della Corte Costituzionale. La Corte Costituzionale, che per Costituzione (sembra un gioco di parole ma non lo è) non è competente a giudicare della costituzionalità delle leggi siciliane, pur di difendere il principio con il quale ha abolito (o crede di aver abolito) la competenza naturale dell’Alta Corte, è arrivata ultimamente ad abrogare interi pezzi dello Statuto. In queste condizioni qualunque iniziativa della Regione sarebbe “castrata” a Roma, dove sarebbe dichiarata incompetente. Le uniche vie d’uscita (non “insurrezionali”, ovviamente scherzo) sono quindi i “decreti attuativi”, ma questi chiedono tempo e volontà politica oggi assenti, ovvero le “leggi dello Stato”, immediatamente efficaci, da consolidare poi con i decreti attuativi, ma pur sempre efficaci. Ecco, noi non consideriamo affatto chiusa la questione dell’Alta Corte, ma, nel frattempo, per dare respiro alla Sicilia, ci potremmo prendere ciò che ci spetta con una semplice legge dello Stato, da approvare all’Ars come legge-voto».
E in cosa consiste questa legge che avete proposto? 
«Consiste semplicemente nell’attribuzione alla Sicilia di tutte le entrate tributarie che maturano nel suo territorio, acque territoriali incluse, e nella possibilità di manovrarle liberamente per allentare l’oppressione fiscale che oggi contribuisce a strangolare la nostra Terra. Consiste nella possibilità di creare una “zona economica speciale”, in termini fiscali e doganali, all’interno dell’Unione Europea, sfruttando la condizione di insularità che è riconosciuta nei trattati europei. Consiste infine nella possibilità di emettere “certificati di credito fiscale”, privi di interessi, con funzioni sostanzialmente monetarie. In una parola l’indipendenza economica, se non ancora quella politica. In questo modo sarebbe più facile realizzare infrastrutture produttive, favorire l’insediamento imprenditoriale, e quindi l’occupazione, difendere il made in Sicily, spezzare la spirale della povertà e dell’austerità. In pratica fare una vera e propria inversione di marcia».
Tradotto in soldoni, che significa?
«Con questa legge attuata in pochi anni potremmo ritrovarci con il 20 per cento di pressione fiscale in meno e con il potere d’acquisto di stipendiati e pensionati aumentato del 50 per cento. Visto che l’alternativa è la morte, mi pare che si debba per lo meno tentare.Ovviamente, a fronte di questo, ci faremmo carico anche di tutte le spese pubbliche, decidendo noi se e quanti servizi sanitari o scolastici dare ai nostri cittadini, prima che questi vengano del tutto azzerati dallo Stato italiano».
E perché mai questa legge dovrebbe essere approvata? Se non ci hanno mai concesso in 70 anni quanto ci spetta?
«Primo, perché è costituzionale. Non c’è niente di più costituzionale che il rispetto dello Statuto. Poi, perché noi andiamo a Roma a dire che “La Sicilia non vuole più niente!”. Come si fa a dire di no a chi non vuole essere mantenuto? E poi, e questo fa parte essenziale della strategia, perché la legge andrà corredata da un referendum consultivo da parte dei Siciliani e da quante più mozioni possibili da parte dei Comuni. Sarà un grande referendum sulla Sovranità fiscale della Sicilia.. Ne nascerà un dibattito che ci cambierà tutti, anche culturalmente. Se i tre livelli della politica siciliana si esprimeranno in tal senso, Roma dovrà infine cedere».
Questo referendum rappresenta allora una rinuncia ad aspirazioni indipendentiste, visto che ci si muove all’interno della legalità italiana ed europea?
«Questo referendum consente ai Siciliani di riappropriarsi di quella dignità minima con la quale poi potranno decidere cosa fare del loro futuro. Noi non stiamo rinunciando proprio a niente né smuovendo niente rispetto alla situazione attuale. Semplicemente altre strade, volendo restare nella legalità costituzionale attuale, sembrano precluse mentre questa non lo è. Non si negano in linea di principio strappi “più arditi”; ma questi, in ogni caso, andrebbero adeguatamente preparati. Oggi la Sicilia è stremata. Dobbiamo dare intanto il pane ai Siciliani, il lavoro o almeno un reddito alle famiglie che non ne hanno più uno. Poi penseremo a tutto il resto».
Il disegno di legge sarà presentato come iniziativa popolare?
«No. Questa è la volontà che è emersa dalla riunione operativa del 9 novembre. E in effetti me ne sono convinto anch’io. A parte ogni considerazione pratica sulle difficoltà tecniche, si è posto il problema della necessità che in ultimo siano sempre le forze presenti in Ars a dover votare il provvedimento. A questo punto lo presentiamo pubblicamente in Ars, lo indirizziamo al presidente dell’Assemblea, e poi le forze politiche, se vogliono, possono presentarlo e votarlo. Noi spingeremo a farlo. Ma, se non vogliono, non sarebbero certo “costretti” a farlo se il disegno di legge fosse di iniziativa popolare. L’unico vantaggio potrebbe essere quello del deposito in “automatico”, non certo quello della sua approvazione. Ma già alcuni deputati hanno manifestato interesse, quindi questo passaggio si rivela non utile. Se poi non lo votano sappiamo con chi prendercela e sappiamo cosa chiedere alle prossime elezioni».
Mi dica la verità, questo coordinamento di movimenti prelude alla nascita di un nuovo soggetto politico?
«No, perché alcuni di questi già sono un soggetto politico e non tutti sarebbero “fondibili” l’uno con l’altro, anche perché i soggetti e le forze che l’appoggerebbero in ARS farebbero un passo indietro se pensassero che dietro c’è un concorrente potenziale e a noi non interessa invece che il risultato finale. Ma soprattutto perché non ci interessa far naufragare una iniziativa così importante usandola come sgabello per ambizioni personali o piccoli progetti politici. Non posso certo dire di essere del tutto soddisfatto dell’attuale rappresentanza politica dei Siciliani. C’è – è vero – una domanda politica che non trova la corrispondente offerta, tanto è vero che più della metà degli elettori ormai sta stabilmente a casa. Ma queste aggregazioni devono trovare un altro tavolo dove costituirsi. Questa legge, e il referendum su di essa, può essere votata da chi vota SEL o Fratelli d’Italia. È una cosa fatta nel solo interesse della Sicilia».
La consideri pure una provocazione se vuole. siete sicuri di essere nel vento della storia? C’è chi dice che ormai lo Statuto è acqua passata…
«Sono solo quattro vecchietti nostalgici della prima repubblica, e/o intellettuali e burocrati di regime compromessi e interessati, che non hanno capito niente di dove va il mondo. Oggi, proprio mentre le élite mondiali vogliono distruggere i popoli e le tradizioni, dappertutto è una riscoperta delle proprie origini. Perché la Sicilia dovrebbe essere da meno? Si leggono cose sui giornali che sino a pochi anni fa sarebbe stato solo pazzia il pensarle. A Napoli, ad esempio,l’altro giorno l’erede dei Borbone è stato accolto per strada con acclamazioni come per un vero re (e ve lo dice uno che, quando parla di storia, non è mai stato “tenero” con i Borbone). In tutta Europa, dove più dove meno, il sovranismo dilaga; lo stesso che sbrigativamente il regime liquida come “populismo”. Un recentissimo sondaggio della Demos attribuisce al 44 % dei Siciliani la voglia di indipendenza. Folklore? Mah! Secondo me il vento della Storia è proprio questo».
Qui sotto l’elenco delle associazioni e dei movimenti che ad oggi hanno sottoscritto il disegno di legge e l’iniziativa referendaria costituendosi in coordinamento (questo invece il link per leggere il disegno di legge)
L’Altra Sicilia
Comitato Autodeterminazione Sicilia-Stato
Fronte Nazionale Siciliano – Sezione “Archimede” di Bagheria
Movimento Onda Lunga
Movimento per l’Indipendenza della Sicilia
Noi Mediterranei Sicilia
Noi Siciliani Liberi
Partito del Sud
Partito Socialista Siciliano
La Sicilia e i Siciliani per lo Statuto
Stupor Mundi
Trapani Cambia
Il Vessillo del Vespro
VorasZancle
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I soldi della Sicilia ai siciliani
Pronta per l'Ars la legge voto

POLITICA – L'intervista al professor Massimo Costa sulla proposta legislativa che sarà presentata ufficialmente nella sede del Parlamento dell'Isola e che prevede di attribuire alla nostra regione tutte le entrate tributarie che maturano nel suo territorio: «Con questa legge attuata in pochi anni potremmo ritrovarci con il 20 per cento di pressione fiscale in meno e con il potere d’acquisto di stipendiati e pensionati aumentato del 50 per cento»
Fonte: MeridioneNews Palermo
Attribuire alla Sicilia tutte le entrate tributarie che maturano nel suo territorio, acque territoriali incluse per allentare l’oppressione fiscale che stritola la nostra regione. E' questo l'obiettivo del disegno di legge voto che diverse associazioni e movimenti siciliani (vedi in calce l’elenco) hanno messo a punto nei giorni scorsi sul tema del’attuazione dello Statuto siciliano in materia finanziaria, che prevede, tra le altre cose, un referendum. Il disegno di legge verrà presentato all'Ars, dove non mancano deputati pronti a farsene carico. Del suo contenuto abbiamo parlato con il suo estensore, il professorMassimo Costa,  docente di Economia aziendale all'università di Palermo e tra i principali esperti dei capitoli finanziari dello Statuto siciliano. 
Professor Costa, da cosa nasce questa iniziativa?
«Si tratta di un percorso che è iniziato da alcuni mesi per superare la condizione di impasse in cui versa la Sicilia. Un impasse politico e istituzionale, ma soprattutto economico e sociale che sta assumendo i contorni drammatici di una vera e propria catastrofe. Noi siamo convinti che, al di là di specifiche responsabilità politiche, il mancato rispetto della nostra Costituzione regionale, lo Statuto, gridi vendetta in questo momento. Non possiamo continuare a farci derubare di svariati miliardi l’anno e poi accendere in continuazione mutui con lo Stato (evasore) per coprire questi buchi. È una situazione insostenibile. Oggi la Sicilia si comporta nei confronti dello Stato italiano come quell’amministratore di condominio che, di fronte alla necessità di pagare i debiti a fronte di un condomino che non paga mai, andasse proprio dal condomino moroso a farsi prestare a interesse ciò che questi dovrebbe versare, magari anche con gli interessi di mora. Ecco: lo Stato italiano è il condomino moroso, che dovrebbe pagare anche i danni, e il quale invece addirittura ci presta a usura quanto ci è dovuto per diritto».
Ma da cosa dipende la mancata attuazione dello Statuto? 
«Innanzitutto da un blocco delle competenze legislative della Regione che ha origine nella giurisprudenza abrogativa della Corte Costituzionale. La Corte Costituzionale, che per Costituzione (sembra un gioco di parole ma non lo è) non è competente a giudicare della costituzionalità delle leggi siciliane, pur di difendere il principio con il quale ha abolito (o crede di aver abolito) la competenza naturale dell’Alta Corte, è arrivata ultimamente ad abrogare interi pezzi dello Statuto. In queste condizioni qualunque iniziativa della Regione sarebbe “castrata” a Roma, dove sarebbe dichiarata incompetente. Le uniche vie d’uscita (non “insurrezionali”, ovviamente scherzo) sono quindi i “decreti attuativi”, ma questi chiedono tempo e volontà politica oggi assenti, ovvero le “leggi dello Stato”, immediatamente efficaci, da consolidare poi con i decreti attuativi, ma pur sempre efficaci. Ecco, noi non consideriamo affatto chiusa la questione dell’Alta Corte, ma, nel frattempo, per dare respiro alla Sicilia, ci potremmo prendere ciò che ci spetta con una semplice legge dello Stato, da approvare all’Ars come legge-voto».
E in cosa consiste questa legge che avete proposto? 
«Consiste semplicemente nell’attribuzione alla Sicilia di tutte le entrate tributarie che maturano nel suo territorio, acque territoriali incluse, e nella possibilità di manovrarle liberamente per allentare l’oppressione fiscale che oggi contribuisce a strangolare la nostra Terra. Consiste nella possibilità di creare una “zona economica speciale”, in termini fiscali e doganali, all’interno dell’Unione Europea, sfruttando la condizione di insularità che è riconosciuta nei trattati europei. Consiste infine nella possibilità di emettere “certificati di credito fiscale”, privi di interessi, con funzioni sostanzialmente monetarie. In una parola l’indipendenza economica, se non ancora quella politica. In questo modo sarebbe più facile realizzare infrastrutture produttive, favorire l’insediamento imprenditoriale, e quindi l’occupazione, difendere il made in Sicily, spezzare la spirale della povertà e dell’austerità. In pratica fare una vera e propria inversione di marcia».
Tradotto in soldoni, che significa?
«Con questa legge attuata in pochi anni potremmo ritrovarci con il 20 per cento di pressione fiscale in meno e con il potere d’acquisto di stipendiati e pensionati aumentato del 50 per cento. Visto che l’alternativa è la morte, mi pare che si debba per lo meno tentare.Ovviamente, a fronte di questo, ci faremmo carico anche di tutte le spese pubbliche, decidendo noi se e quanti servizi sanitari o scolastici dare ai nostri cittadini, prima che questi vengano del tutto azzerati dallo Stato italiano».
E perché mai questa legge dovrebbe essere approvata? Se non ci hanno mai concesso in 70 anni quanto ci spetta?
«Primo, perché è costituzionale. Non c’è niente di più costituzionale che il rispetto dello Statuto. Poi, perché noi andiamo a Roma a dire che “La Sicilia non vuole più niente!”. Come si fa a dire di no a chi non vuole essere mantenuto? E poi, e questo fa parte essenziale della strategia, perché la legge andrà corredata da un referendum consultivo da parte dei Siciliani e da quante più mozioni possibili da parte dei Comuni. Sarà un grande referendum sulla Sovranità fiscale della Sicilia.. Ne nascerà un dibattito che ci cambierà tutti, anche culturalmente. Se i tre livelli della politica siciliana si esprimeranno in tal senso, Roma dovrà infine cedere».
Questo referendum rappresenta allora una rinuncia ad aspirazioni indipendentiste, visto che ci si muove all’interno della legalità italiana ed europea?
«Questo referendum consente ai Siciliani di riappropriarsi di quella dignità minima con la quale poi potranno decidere cosa fare del loro futuro. Noi non stiamo rinunciando proprio a niente né smuovendo niente rispetto alla situazione attuale. Semplicemente altre strade, volendo restare nella legalità costituzionale attuale, sembrano precluse mentre questa non lo è. Non si negano in linea di principio strappi “più arditi”; ma questi, in ogni caso, andrebbero adeguatamente preparati. Oggi la Sicilia è stremata. Dobbiamo dare intanto il pane ai Siciliani, il lavoro o almeno un reddito alle famiglie che non ne hanno più uno. Poi penseremo a tutto il resto».
Il disegno di legge sarà presentato come iniziativa popolare?
«No. Questa è la volontà che è emersa dalla riunione operativa del 9 novembre. E in effetti me ne sono convinto anch’io. A parte ogni considerazione pratica sulle difficoltà tecniche, si è posto il problema della necessità che in ultimo siano sempre le forze presenti in Ars a dover votare il provvedimento. A questo punto lo presentiamo pubblicamente in Ars, lo indirizziamo al presidente dell’Assemblea, e poi le forze politiche, se vogliono, possono presentarlo e votarlo. Noi spingeremo a farlo. Ma, se non vogliono, non sarebbero certo “costretti” a farlo se il disegno di legge fosse di iniziativa popolare. L’unico vantaggio potrebbe essere quello del deposito in “automatico”, non certo quello della sua approvazione. Ma già alcuni deputati hanno manifestato interesse, quindi questo passaggio si rivela non utile. Se poi non lo votano sappiamo con chi prendercela e sappiamo cosa chiedere alle prossime elezioni».
Mi dica la verità, questo coordinamento di movimenti prelude alla nascita di un nuovo soggetto politico?
«No, perché alcuni di questi già sono un soggetto politico e non tutti sarebbero “fondibili” l’uno con l’altro, anche perché i soggetti e le forze che l’appoggerebbero in ARS farebbero un passo indietro se pensassero che dietro c’è un concorrente potenziale e a noi non interessa invece che il risultato finale. Ma soprattutto perché non ci interessa far naufragare una iniziativa così importante usandola come sgabello per ambizioni personali o piccoli progetti politici. Non posso certo dire di essere del tutto soddisfatto dell’attuale rappresentanza politica dei Siciliani. C’è – è vero – una domanda politica che non trova la corrispondente offerta, tanto è vero che più della metà degli elettori ormai sta stabilmente a casa. Ma queste aggregazioni devono trovare un altro tavolo dove costituirsi. Questa legge, e il referendum su di essa, può essere votata da chi vota SEL o Fratelli d’Italia. È una cosa fatta nel solo interesse della Sicilia».
La consideri pure una provocazione se vuole. siete sicuri di essere nel vento della storia? C’è chi dice che ormai lo Statuto è acqua passata…
«Sono solo quattro vecchietti nostalgici della prima repubblica, e/o intellettuali e burocrati di regime compromessi e interessati, che non hanno capito niente di dove va il mondo. Oggi, proprio mentre le élite mondiali vogliono distruggere i popoli e le tradizioni, dappertutto è una riscoperta delle proprie origini. Perché la Sicilia dovrebbe essere da meno? Si leggono cose sui giornali che sino a pochi anni fa sarebbe stato solo pazzia il pensarle. A Napoli, ad esempio,l’altro giorno l’erede dei Borbone è stato accolto per strada con acclamazioni come per un vero re (e ve lo dice uno che, quando parla di storia, non è mai stato “tenero” con i Borbone). In tutta Europa, dove più dove meno, il sovranismo dilaga; lo stesso che sbrigativamente il regime liquida come “populismo”. Un recentissimo sondaggio della Demos attribuisce al 44 % dei Siciliani la voglia di indipendenza. Folklore? Mah! Secondo me il vento della Storia è proprio questo».
Qui sotto l’elenco delle associazioni e dei movimenti che ad oggi hanno sottoscritto il disegno di legge e l’iniziativa referendaria costituendosi in coordinamento (questo invece il link per leggere il disegno di legge)
L’Altra Sicilia
Comitato Autodeterminazione Sicilia-Stato
Fronte Nazionale Siciliano – Sezione “Archimede” di Bagheria
Movimento Onda Lunga
Movimento per l’Indipendenza della Sicilia
Noi Mediterranei Sicilia
Noi Siciliani Liberi
Partito del Sud
Partito Socialista Siciliano
La Sicilia e i Siciliani per lo Statuto
Stupor Mundi
Trapani Cambia
Il Vessillo del Vespro
VorasZancle

lunedì 24 novembre 2014

ELEZIONI REGIONALI, ORMAI IL RE E' NUDO...

Di Natale Cuccurese

Le elezioni regionali certificano la distanza abissale dei cittadini dalla politica impostaci negli ultimi anni dai partiti al governo della cosa pubblica. Indicativo il caso dell'Emilia Romagna con una percentuale d'affluenza storicamente mai così bassa, dato a cui hanno sicuramente contribuito i recenti scandali in Regione. 

 D'altra parte dopo che al popolo è stata tolta la possibilità di decidere in modo incostituzionale quali parlamentari eleggere, come certificato dalla Corte Costituzionale, a cui si aggiungono i vari Governi di stampo tecnico succedutisi negli ultimi anni, è normale che i cittadini si allontanino sempre più dalla politica in base al senso di inutilità del loro voto, consapevoli di non poter incidere in alcun modo sul quadro di una politica bloccata e fatta di nominati come in un ristretto circolo aristocratico, vedasi a conferma la vicenda penosa delle province. 

A questo scenario negativo si aggiunga la constatazione dei media asserviti e megafono dei partiti al potere, nella loro grande maggioranza ,mentre le poche lodabili iniziative di liste nate "dal basso" vengono soffocate in spregio ad ogni norma. Il tutto poi in un quadro sempre più svuotato da ogni potere decisionale democratico grazie a patti extraparlamentari in cui gli accordi non sono fatti pubblicamente con il controllo dei cittadini ma in segrete stanze fra nominati, alcuni dei quali in aggiunta pregiudicati, in un "ritorno del Principe" peraltro benedetto dai più altri vertici dello Stato. Va inoltre sottolineato che l'istituto stesso delle Regioni è in crisi da tempo, visto dai cittadini solo come fonte di sprechi e ulteriori tassazioni, da questo, e non solo, nasce la nostra proposta di un'Italia federale macroregionale. 

In tutto questo il meridionalismo non incide, in attesa della deteriore revanche sudista in salsa lepenista costituita dalla prossima e pericolosa discesa al sud di Salvini, che avrà l'unico merito di far chiarezza definitiva su di un mondo sudista che da sempre inquina e frena la possibile ascesa meridionalista.

Continuiamo quindi a lavorare per costruire il consenso alle nostre tesi partendo da quei comuni, quei gruppi e quelle istituzioni guidate da politici onesti con cui creare sinergie che possano, in modo credibile ed organizzato e non con guazzabugli brancaleonici, far arrivare il meridionalismo progressista sul proscenio di quella che inevitabilmente sarà la rivincita della Politica sul populismo e sulla deriva antidemocratica sempre più evidente e pericolosa. 

Anche in quest'ottica l'esperienza di Napoli, con le recenti vicende legate al suo Sindaco, è indicativa di una strada percorribile per poter far ripartire un volano credibile di buona Politica al servizio della collettività in chiave progressita, da qui il nostro impegno e il nostro sostegno, mai venuto meno ma anzi sempre più convinto, all'azione di Luigi de Magistris.






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Di Natale Cuccurese

Le elezioni regionali certificano la distanza abissale dei cittadini dalla politica impostaci negli ultimi anni dai partiti al governo della cosa pubblica. Indicativo il caso dell'Emilia Romagna con una percentuale d'affluenza storicamente mai così bassa, dato a cui hanno sicuramente contribuito i recenti scandali in Regione. 

 D'altra parte dopo che al popolo è stata tolta la possibilità di decidere in modo incostituzionale quali parlamentari eleggere, come certificato dalla Corte Costituzionale, a cui si aggiungono i vari Governi di stampo tecnico succedutisi negli ultimi anni, è normale che i cittadini si allontanino sempre più dalla politica in base al senso di inutilità del loro voto, consapevoli di non poter incidere in alcun modo sul quadro di una politica bloccata e fatta di nominati come in un ristretto circolo aristocratico, vedasi a conferma la vicenda penosa delle province. 

A questo scenario negativo si aggiunga la constatazione dei media asserviti e megafono dei partiti al potere, nella loro grande maggioranza ,mentre le poche lodabili iniziative di liste nate "dal basso" vengono soffocate in spregio ad ogni norma. Il tutto poi in un quadro sempre più svuotato da ogni potere decisionale democratico grazie a patti extraparlamentari in cui gli accordi non sono fatti pubblicamente con il controllo dei cittadini ma in segrete stanze fra nominati, alcuni dei quali in aggiunta pregiudicati, in un "ritorno del Principe" peraltro benedetto dai più altri vertici dello Stato. Va inoltre sottolineato che l'istituto stesso delle Regioni è in crisi da tempo, visto dai cittadini solo come fonte di sprechi e ulteriori tassazioni, da questo, e non solo, nasce la nostra proposta di un'Italia federale macroregionale. 

In tutto questo il meridionalismo non incide, in attesa della deteriore revanche sudista in salsa lepenista costituita dalla prossima e pericolosa discesa al sud di Salvini, che avrà l'unico merito di far chiarezza definitiva su di un mondo sudista che da sempre inquina e frena la possibile ascesa meridionalista.

Continuiamo quindi a lavorare per costruire il consenso alle nostre tesi partendo da quei comuni, quei gruppi e quelle istituzioni guidate da politici onesti con cui creare sinergie che possano, in modo credibile ed organizzato e non con guazzabugli brancaleonici, far arrivare il meridionalismo progressista sul proscenio di quella che inevitabilmente sarà la rivincita della Politica sul populismo e sulla deriva antidemocratica sempre più evidente e pericolosa. 

Anche in quest'ottica l'esperienza di Napoli, con le recenti vicende legate al suo Sindaco, è indicativa di una strada percorribile per poter far ripartire un volano credibile di buona Politica al servizio della collettività in chiave progressita, da qui il nostro impegno e il nostro sostegno, mai venuto meno ma anzi sempre più convinto, all'azione di Luigi de Magistris.






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domenica 23 novembre 2014

La campagna di adesione al PdelSUD riprende con il PreTesseramento 2015






La campagna di adesione al PdSUD riprende con il PreTesseramento 2015 da novembre 2014

E' possibile aderire al nostro movimento versando anticipatamente la quota 2015, con due modalità: online oppure tramite sezione/referente territoriale.

Nel dettaglio:

on line,  scaricando e compilando la "Domanda di Pre-Tesseramento 2015" presente nella sezione "Documenti" e pagando la quota sociale per il 2015
(10 Euro quota ridotta solo per Disoccupati, Studenti, Casalinghe e Pensionati; 20 Euro per Soci Ordinari; 50 Euro per Soci Sostenitori).

Per le adesioni on line è necessario:
  • inviare il modulo di adesione compilato e scannerizzato via mail a partitodelsud.roma@gmail.com(obbligatorio solo per NUOVE ADESIONI);
  • effettuare il pagamento della quota tramite paypal su questo sito (sezione "Donazioni") oppure tramite un bonifico al nostro conto corrente bancario nazionale:

- intestato a Filippo Romeo  (Tesoriere PdSUD)

- coordinate IBAN
:
IT11G0760111800001015934605


tramite sezione o referente territoriale
Per le adesioni tramite le nostre sezioni locali, la consegna della domanda di adesione ed il pagamento della Quota può essere fatto rivolgendosi ai nostri presidi sul territorio (vedi "Contatti")







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La campagna di adesione al PdSUD riprende con il PreTesseramento 2015 da novembre 2014

E' possibile aderire al nostro movimento versando anticipatamente la quota 2015, con due modalità: online oppure tramite sezione/referente territoriale.

Nel dettaglio:

on line,  scaricando e compilando la "Domanda di Pre-Tesseramento 2015" presente nella sezione "Documenti" e pagando la quota sociale per il 2015
(10 Euro quota ridotta solo per Disoccupati, Studenti, Casalinghe e Pensionati; 20 Euro per Soci Ordinari; 50 Euro per Soci Sostenitori).

Per le adesioni on line è necessario:
  • inviare il modulo di adesione compilato e scannerizzato via mail a partitodelsud.roma@gmail.com(obbligatorio solo per NUOVE ADESIONI);
  • effettuare il pagamento della quota tramite paypal su questo sito (sezione "Donazioni") oppure tramite un bonifico al nostro conto corrente bancario nazionale:

- intestato a Filippo Romeo  (Tesoriere PdSUD)

- coordinate IBAN
:
IT11G0760111800001015934605


tramite sezione o referente territoriale
Per le adesioni tramite le nostre sezioni locali, la consegna della domanda di adesione ed il pagamento della Quota può essere fatto rivolgendosi ai nostri presidi sul territorio (vedi "Contatti")







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LA VIGNETTA DELLA SETTIMANA


DOPO LA SENTENZA DEL TAR SULL' ANNULLAMENTO DELLA SOSPENSIONE DELLA SOSPENSIONE DEL SINDACO DE MAGISTRIS RICHIESTA DA ALFANO...


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DOPO LA SENTENZA DEL TAR SULL' ANNULLAMENTO DELLA SOSPENSIONE DELLA SOSPENSIONE DEL SINDACO DE MAGISTRIS RICHIESTA DA ALFANO...


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sabato 22 novembre 2014

Luigi de Magistris, come il mitico Ulisse...

Di Bruno Pappalardo

Ha vinto - ho i brividi se ci penso - la convinzione che la Giustizia sia giusta. Ce ne vuole di coraggio.

Dal primo attacco Luigi l'ha respinto con questa determinazione. Ha sfidato tutti, anche coloro che lo criticavano perché non lasciava il suo incarico.
Controtendenza? NO, vero coraggio!
Sapeva e temeva per la sua Città presa in ostaggio da peones e gora di ruberie.
Ricordo - quel tal periodo del cavaliere - che nessuno si dimetteva,...poi giunse una ventata di cripto-onestà e tutti corsero a "dimettersi" per ricevere il pubblico encomio per poi ritornare!

Era la rinnovata opinione pubblica becera borghese dei fanfaroni, dei criticoni semplici e quelli dei grandi brogli. "Ora", dicevano, "l' ex magistrato, de Magistris, si dimetterà di sicuro, ...uno come lui che riceve una sentenza (farsa) contro, beh, per onestà e rispetto per la propria storia personale, lo farà di sicuro" (sto facendo il gesto dell'ombrello) .
Ma, infatti, lui non pensava alla Sua storia ma a quella della città che non voleva lasciare sola nelle mani degli avvoltoi bassoliniani e altri corvi voltagabbana. Avrebbero voluto, in questo clima di "risorgimento etico" che la città passasse dal paradiso all'inferno.

Tutti, dico tutti, da Luigi s'aspettavano che cedesse perché tornassero quelli della "mano nera che giocherella con le dita". No, Fottuti!
Luigi de Magistris, come il mitico Ulisse, è sceso si certo negl'inferi ( ne avrebbe fatto a meno) ma è ritornato tra noi come nessun'altro grande eroe.



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Di Bruno Pappalardo

Ha vinto - ho i brividi se ci penso - la convinzione che la Giustizia sia giusta. Ce ne vuole di coraggio.

Dal primo attacco Luigi l'ha respinto con questa determinazione. Ha sfidato tutti, anche coloro che lo criticavano perché non lasciava il suo incarico.
Controtendenza? NO, vero coraggio!
Sapeva e temeva per la sua Città presa in ostaggio da peones e gora di ruberie.
Ricordo - quel tal periodo del cavaliere - che nessuno si dimetteva,...poi giunse una ventata di cripto-onestà e tutti corsero a "dimettersi" per ricevere il pubblico encomio per poi ritornare!

Era la rinnovata opinione pubblica becera borghese dei fanfaroni, dei criticoni semplici e quelli dei grandi brogli. "Ora", dicevano, "l' ex magistrato, de Magistris, si dimetterà di sicuro, ...uno come lui che riceve una sentenza (farsa) contro, beh, per onestà e rispetto per la propria storia personale, lo farà di sicuro" (sto facendo il gesto dell'ombrello) .
Ma, infatti, lui non pensava alla Sua storia ma a quella della città che non voleva lasciare sola nelle mani degli avvoltoi bassoliniani e altri corvi voltagabbana. Avrebbero voluto, in questo clima di "risorgimento etico" che la città passasse dal paradiso all'inferno.

Tutti, dico tutti, da Luigi s'aspettavano che cedesse perché tornassero quelli della "mano nera che giocherella con le dita". No, Fottuti!
Luigi de Magistris, come il mitico Ulisse, è sceso si certo negl'inferi ( ne avrebbe fatto a meno) ma è ritornato tra noi come nessun'altro grande eroe.



venerdì 21 novembre 2014

Respinti i ricorsi, de Magistris resta il Sindaco di Napoli !

Il Consiglio di Stato respinge i ricorsi e de Magistris resta sindaco di Napoli a tutti gli effetti, un'ottima notizia per la nostra democrazia e per tutti i cittadini onesti di Napoli e dell'intero Paese.

Respinti dal Consiglio di Stato i ricorsi del Governo e di due associazioni contro la decisione del Tar Campania sul "caso de Magistris". Viene infatti confermata la sospensiva del Tar che ha bloccato gli effetti della delibera con cui il Prefetto lo aveva sospeso da Sindaco in virtù della legge Severino.

I meridionalisti Progressisti del Partito Del Sud esprimono sinceri complimenti all'amico Sindaco Luigi de Magistris, ribadiscono e confermano ancora una volta la vicinanza e la volontà di continuare a collaborare, come dal primo momento, al suo operato, alla sua azione e percorso politico  anche per il futuro! 

Una notizia che attendevamo con fiducia, sin dai giorni più bui, spesso ferocemente criticati da personaggi che, afoni in quei tragici momenti o da sempre schierati contro il Sindaco, ora improvvisamente ritrovano la parola in cerca di consensi. Ci conforta che alla prova dei fatti il nostro percorso, che ci ha visti da subito e senza esitazioni schierati al fianco e a sostegno del Sindaco di Napoli, si sia rivelato giusto, nell'attesa e nell'auspicio che sia fatta piena luce e giustizia sull'intera vicenda. 

Proseguiamo il cammino al fianco del Sindaco de Magistris, senza se e senza ma, insieme a tutto il Partito del Sud! 

Natale Cuccurese 
Presidente Nazionale Partito del Sud




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Il Consiglio di Stato respinge i ricorsi e de Magistris resta sindaco di Napoli a tutti gli effetti, un'ottima notizia per la nostra democrazia e per tutti i cittadini onesti di Napoli e dell'intero Paese.

Respinti dal Consiglio di Stato i ricorsi del Governo e di due associazioni contro la decisione del Tar Campania sul "caso de Magistris". Viene infatti confermata la sospensiva del Tar che ha bloccato gli effetti della delibera con cui il Prefetto lo aveva sospeso da Sindaco in virtù della legge Severino.

I meridionalisti Progressisti del Partito Del Sud esprimono sinceri complimenti all'amico Sindaco Luigi de Magistris, ribadiscono e confermano ancora una volta la vicinanza e la volontà di continuare a collaborare, come dal primo momento, al suo operato, alla sua azione e percorso politico  anche per il futuro! 

Una notizia che attendevamo con fiducia, sin dai giorni più bui, spesso ferocemente criticati da personaggi che, afoni in quei tragici momenti o da sempre schierati contro il Sindaco, ora improvvisamente ritrovano la parola in cerca di consensi. Ci conforta che alla prova dei fatti il nostro percorso, che ci ha visti da subito e senza esitazioni schierati al fianco e a sostegno del Sindaco di Napoli, si sia rivelato giusto, nell'attesa e nell'auspicio che sia fatta piena luce e giustizia sull'intera vicenda. 

Proseguiamo il cammino al fianco del Sindaco de Magistris, senza se e senza ma, insieme a tutto il Partito del Sud! 

Natale Cuccurese 
Presidente Nazionale Partito del Sud




giovedì 20 novembre 2014

Report del Presidio a sostegno di de Magistris e della Presentazione del libro di G. Cutolo al Pan con la partecipazione del Partito del Sud, Mercoledì 19 Novembre a Napoli...

Pomeriggio molto intenso per il Partito del Sud a Napoli, ieri Mercoledì 19 Novembre : due partecipazioni, quasi allo stesso orario,dividendo i nostri iscritti in due luoghi diversi per impegni comunque importanti.

Presidio sotto la Prefettura a sostegno di Luigi de Magistris




Grazie a Emiddio, Sergio, Susy, Luigi, Andrea, Giovanni, Amarilli, Bruno, ecc.... 


Presentazione nuovo libro "Breviario di formazione, del nostro dirigente Giovanni Cutolo al Museo Pan di Napoli





Vivace e partecipe presentazione con interventi del pubblico presente di architetti, imprenditori ed iscritti del PdelSUD e puntuali commenti e punti di vista dell'autore e dei relatori come lo storico prof. Renato De Fusco, il giornalista Alessio Postiglione (Staff del sindaco e Socio Onorario del PdelSUD) e l'architetto Salvatore Cozzolino (Presid.ADI Campania e Socio del PdelSUD Napoli).



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Pomeriggio molto intenso per il Partito del Sud a Napoli, ieri Mercoledì 19 Novembre : due partecipazioni, quasi allo stesso orario,dividendo i nostri iscritti in due luoghi diversi per impegni comunque importanti.

Presidio sotto la Prefettura a sostegno di Luigi de Magistris




Grazie a Emiddio, Sergio, Susy, Luigi, Andrea, Giovanni, Amarilli, Bruno, ecc.... 


Presentazione nuovo libro "Breviario di formazione, del nostro dirigente Giovanni Cutolo al Museo Pan di Napoli





Vivace e partecipe presentazione con interventi del pubblico presente di architetti, imprenditori ed iscritti del PdelSUD e puntuali commenti e punti di vista dell'autore e dei relatori come lo storico prof. Renato De Fusco, il giornalista Alessio Postiglione (Staff del sindaco e Socio Onorario del PdelSUD) e l'architetto Salvatore Cozzolino (Presid.ADI Campania e Socio del PdelSUD Napoli).



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mercoledì 19 novembre 2014

COFINANZIAMENTO NAZIONALE FONDI UE, ENNESIMA OCCASIONE PERSA PER IL SUD E PER IL PAESE ?

Di Natale Cuccurese

Abbiamo recentemente analizzato, sull’onda della diffusione delle indagini SVIMEZ, come ci sia assoluta necessità di cominciare a dire con chiarezza  in Europa che il nostro Paese  ha bisogno di una politica come quella concessa alla Germania dopo la riunificazione, con uno sforzo titanico di investimenti pubblici in deroga a tutti i patti per tutto il Mezzogiorno, come quello che è stato appunto concesso alla Germania dopo la caduta del Muro. Se è stato concesso alla Germani perché non deve essere concesso all’Italia, sia pure con 153 anni di ritardo, vista la situazione in cui versa il nostro Meridione?

Ad oggi nei fatti, e in contrasto alla stessa Costituzione, vengono forniti servizi ed investimenti diversi alla popolazione, che pure paga le stesse tasse, solo sulla base di  criteri geografici.
Problemi che si sono acuiti in questi ultimi venti anni grazie ad un politica discriminatoria portata avanti dalla lega, quella stessa lega che ora vuol scendere a sud e che trova anche movimenti sudisti pronta a supportarla. Andando avanti di questo passo sarà realizzata nei fatti un secessione economica della nazione.

A questo si aggiunga che con la legge di stabilità 2015 si realizza solo l’ennesima operazione di facciata all’insegna dell’ottimismo, come da recente prassi, con il Governo che vara una grande azione cosmetica di fiducia collettiva, con forti richiami agli imprenditori e alle multinazionali, per assunzioni precarie ed investimenti, visto che sembra volere favorire soprattutto quest’ultime, dallo Sblocca Italia al Jobs Act.
Il tutto realizzato in spregio dell’ambiente, dei diritti dei lavoratori, della salute dei cittadini ed al welfare.

La crescita così disperatamente cercata nella legge di stabilità, ancora al vaglio della Commissione UE, viene in realtà perseguita nello Sblocca Italia grazie a "grandi opere" con annessi commissari che gestiranno grandi aree urbane in tutto il paese, partendo ad esempio da Bagnoli, espropriando gli enti locali da ogni possibilità d’intervento, anche in maniera autoritaria ed incostituzionale.

Anche il più distratto tra gli italiani avrà poi compreso che la questione relativa dell’articolo 18, la cui cancellazione nei fatti è in queste ore in dirittura d'arrivo, è semplicemente un gioco di potere ed equilibri che si svolge sulla testa dei lavoratori, spostando contemporaneamente l’attenzione dai veri problemi, dai veri responsabili della crisi in corso e soprattutto dalle sue reali possibili soluzioni.
Purtroppo c’è da temere che la questione in ballo non sia solo lo smantellamento di fatto dei diritti minimi dei lavoratori. In altre parole una diga, un’icona quella dell’art. 18, da rompere, un segnale da lanciare per soddisfare la destra liberista italiana ed europea, con cui Renzi ha stipulato un patto, e che porterà la stessa destra in futuro a pretendere sempre di più in termini di riduzione di diritti. Una volta che la diga cede la marea montante, della negazione di ogni diritto di ogni dignità, potrebbe poi travolgere tutto e tutti in un futuro che si presenta con tinte sempre più fosche e di cui già si vedono i risultati nelle piazze italiane. Non è vero che non ci sia più una destra e una sinistra, la prima è ben attiva ed in gran spolvero.

Infine non ultimo il vergognoso balletto che segna l’inizio di un nuovo, devastante, conflitto tra Stato e Regioni, giocato sulla sanità regionale e perciò sulla pelle di tutti i cittadini. In poche parole la sintesi è che le tasse che escono dalla porta rientrano dalla finestra, ed ovviamente le Regioni più povere, quelle del Sud, dovranno aumentare di molto la tassazione rispetto alle più ricche. Un altro strappo alla Costituzione che prevede il principio perequativo. In alte parole chi meno ha più paga, in base ad uno strano principio che appare solo punitivo. Risibile poi la vicenda del mettere nelle buste paga dei lavoratori dipendenti del settore privato il 50% del Tfr maturato a tassazione piena.

In questo panorama che porterà ad una lunga stagnazione il Governo potrebbe seguire l’esempio di altri partner europei, come la Francia, al fine di rilanciare l'economia ed aggirare il fiscal compact per poter investire, iniziando ad abolire il pareggio di bilancio in Costituzione, sforare il limite del 3% nel rapporto deficit/PIL escludendo il cofinanziamento nazionale dal calcolo dello stesso per poter riprendere ad investire e iniziare a considerare di ricontrattare i Trattati UE.

In questo caso, come analizzato dal Andrea Del Monaco, esperto di fondi strutturali europei, la sanzione più importante che Bruxelles potrebbe imporci è un deposito infruttifero presso la Banca Centrale Europea costituito in due parti: una fissa dello 0,2% del PIL, e una variabile, pari allo 0,1% del PIL per ogni punto (o frazione di punto) di sfondamento del 3%. In altre parole se sforiamo al 4% dovremmo pagare meno di 5 miliardi.
La Francia ad esempio sfora il 3% dal 2008 senza tanti drammi. Queste considerazioni nascono anche dal fatto che il Fiscal Compact da gennaio 2013 ha rafforzato le regole dell’austerità. Il deficit strutturale di bilancio non deve superare lo 0,5% del PIL: solo per rispettare questo parametro si dovrebbero trovare 15 miliardi, o in tagli, che però non arrivano e anzi dopo le recenti nomine paiono allontanarsi sempre più, o in tasse, molto più probabile, per non dire quasi certo.

Quindi sforare per far ripartire gli investimenti, con un piano per lo sviluppo e il lavoro, con i fondi Ue.

L’Italia ha 26 miliardi residui del ciclo 2007–2013 e 84 miliardi del ciclo 2014–2020, includendo il cofinanziamento al 50%, di cui al Sud dovrebbero andarne 53. Qui sul cofinanziamento però arriva il tasto dolente per il Sud che, con l’immobilismo acquiescente ai diktat tedeschi del nostro Governo, ancora un volta sarà chiamato a mettere ordine nei disastrati conti italiani, sia subendo una maggiore tassazione percentuale, sia pagando con distruzione di risorse naturali sul suo territorio, inquinamento e quindi salute dei suoi cittadini, sia con una decurtazione dal 50% al 25% del cofinanziamento europeo come proposto questa estate da Delrio, in spregio alla logica e al buon senso .

Lo stesso sottosegretario lo scorso 30 settembre ha in realtà accennato ad una normativa che eviti che le risorse derivanti dal cofinanziamento diventino come già successo per  il Fas, il vecchio Fondo per le aree sottoutilizzate,  un tesoretto per finanziare investimenti anche in altre zone d'Italia, come in un recente passato, dal pagamento delle multe ai contadini padani ( a proposito di Salvini e della sua discesa a sud, quanta poca memoria in tanti meridionali…) all’acquisto di battelli sul lago di Como. Un'ipotesi comunque ad oggi ancora poco chiara, che nasconde la evidente necessità di “tagliare” il cofinanziamento nazionale dal 50% al 25% a scapito del Sud per stare sotto il 3%.

In realtà nell’ipotesi vista prima, con un cofinanziamento nazionale al 50%, il Sud avrebbe 53 miliardi da investire nel ciclo 2014- 2020, mentre nell’attuale ciclo 2007-2013 c’è ancora la necessità di spendere in investimenti sui territori i fondi stanziati per non doverli restituire a Bruxelles! Su questa considerazione si apre un interessante problema visto che non sono in ritardo con l'utilizzo in investimenti solo le Regioni, ma anche il Governo per ben 5 miliardi.
A questo punto Renzi potrebbe anche valutare di sostituirsi ai Governatori nel programmare la spesa globale nei territori, ma solo al fine di non sottrarre le risorse ai cittadini meridionali, con la necessità di spenderli entro il dicembre 2015. Si potrebbe perciò seriamente pensare a programmare e realizzare la bonifica della “Terra dei Fuochi”, ristrutturare gli edifici scolastici che lo necessitano, finire la SA-RC, investire in infrastrutture, investire nella messa in sicurezza dei territori, restauro dei siti archeologici, nella cultura….Certo si potrebbe…

Lo vorrà fare il Governo Renzi ? Vorrà passare dalla parole ai fatti o vorrà ancora una volta dimenticare il Sud  perdendo così l’occasione di far ripartire l’economia dell'intera nazione e non precipitare ulteriormente nell’attuale stagnazione, correndo in più il rischio di dare forza a tutti quei movimenti che fanno di questa crisi volano per le loro rivendicazioni che rischiano di scatenare una guerra fra poveri, da nord a sud, con conflitti sociali che nulla di buono possono portare alla nostra sempre più  traballante democrazia…






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Di Natale Cuccurese

Abbiamo recentemente analizzato, sull’onda della diffusione delle indagini SVIMEZ, come ci sia assoluta necessità di cominciare a dire con chiarezza  in Europa che il nostro Paese  ha bisogno di una politica come quella concessa alla Germania dopo la riunificazione, con uno sforzo titanico di investimenti pubblici in deroga a tutti i patti per tutto il Mezzogiorno, come quello che è stato appunto concesso alla Germania dopo la caduta del Muro. Se è stato concesso alla Germani perché non deve essere concesso all’Italia, sia pure con 153 anni di ritardo, vista la situazione in cui versa il nostro Meridione?

Ad oggi nei fatti, e in contrasto alla stessa Costituzione, vengono forniti servizi ed investimenti diversi alla popolazione, che pure paga le stesse tasse, solo sulla base di  criteri geografici.
Problemi che si sono acuiti in questi ultimi venti anni grazie ad un politica discriminatoria portata avanti dalla lega, quella stessa lega che ora vuol scendere a sud e che trova anche movimenti sudisti pronta a supportarla. Andando avanti di questo passo sarà realizzata nei fatti un secessione economica della nazione.

A questo si aggiunga che con la legge di stabilità 2015 si realizza solo l’ennesima operazione di facciata all’insegna dell’ottimismo, come da recente prassi, con il Governo che vara una grande azione cosmetica di fiducia collettiva, con forti richiami agli imprenditori e alle multinazionali, per assunzioni precarie ed investimenti, visto che sembra volere favorire soprattutto quest’ultime, dallo Sblocca Italia al Jobs Act.
Il tutto realizzato in spregio dell’ambiente, dei diritti dei lavoratori, della salute dei cittadini ed al welfare.

La crescita così disperatamente cercata nella legge di stabilità, ancora al vaglio della Commissione UE, viene in realtà perseguita nello Sblocca Italia grazie a "grandi opere" con annessi commissari che gestiranno grandi aree urbane in tutto il paese, partendo ad esempio da Bagnoli, espropriando gli enti locali da ogni possibilità d’intervento, anche in maniera autoritaria ed incostituzionale.

Anche il più distratto tra gli italiani avrà poi compreso che la questione relativa dell’articolo 18, la cui cancellazione nei fatti è in queste ore in dirittura d'arrivo, è semplicemente un gioco di potere ed equilibri che si svolge sulla testa dei lavoratori, spostando contemporaneamente l’attenzione dai veri problemi, dai veri responsabili della crisi in corso e soprattutto dalle sue reali possibili soluzioni.
Purtroppo c’è da temere che la questione in ballo non sia solo lo smantellamento di fatto dei diritti minimi dei lavoratori. In altre parole una diga, un’icona quella dell’art. 18, da rompere, un segnale da lanciare per soddisfare la destra liberista italiana ed europea, con cui Renzi ha stipulato un patto, e che porterà la stessa destra in futuro a pretendere sempre di più in termini di riduzione di diritti. Una volta che la diga cede la marea montante, della negazione di ogni diritto di ogni dignità, potrebbe poi travolgere tutto e tutti in un futuro che si presenta con tinte sempre più fosche e di cui già si vedono i risultati nelle piazze italiane. Non è vero che non ci sia più una destra e una sinistra, la prima è ben attiva ed in gran spolvero.

Infine non ultimo il vergognoso balletto che segna l’inizio di un nuovo, devastante, conflitto tra Stato e Regioni, giocato sulla sanità regionale e perciò sulla pelle di tutti i cittadini. In poche parole la sintesi è che le tasse che escono dalla porta rientrano dalla finestra, ed ovviamente le Regioni più povere, quelle del Sud, dovranno aumentare di molto la tassazione rispetto alle più ricche. Un altro strappo alla Costituzione che prevede il principio perequativo. In alte parole chi meno ha più paga, in base ad uno strano principio che appare solo punitivo. Risibile poi la vicenda del mettere nelle buste paga dei lavoratori dipendenti del settore privato il 50% del Tfr maturato a tassazione piena.

In questo panorama che porterà ad una lunga stagnazione il Governo potrebbe seguire l’esempio di altri partner europei, come la Francia, al fine di rilanciare l'economia ed aggirare il fiscal compact per poter investire, iniziando ad abolire il pareggio di bilancio in Costituzione, sforare il limite del 3% nel rapporto deficit/PIL escludendo il cofinanziamento nazionale dal calcolo dello stesso per poter riprendere ad investire e iniziare a considerare di ricontrattare i Trattati UE.

In questo caso, come analizzato dal Andrea Del Monaco, esperto di fondi strutturali europei, la sanzione più importante che Bruxelles potrebbe imporci è un deposito infruttifero presso la Banca Centrale Europea costituito in due parti: una fissa dello 0,2% del PIL, e una variabile, pari allo 0,1% del PIL per ogni punto (o frazione di punto) di sfondamento del 3%. In altre parole se sforiamo al 4% dovremmo pagare meno di 5 miliardi.
La Francia ad esempio sfora il 3% dal 2008 senza tanti drammi. Queste considerazioni nascono anche dal fatto che il Fiscal Compact da gennaio 2013 ha rafforzato le regole dell’austerità. Il deficit strutturale di bilancio non deve superare lo 0,5% del PIL: solo per rispettare questo parametro si dovrebbero trovare 15 miliardi, o in tagli, che però non arrivano e anzi dopo le recenti nomine paiono allontanarsi sempre più, o in tasse, molto più probabile, per non dire quasi certo.

Quindi sforare per far ripartire gli investimenti, con un piano per lo sviluppo e il lavoro, con i fondi Ue.

L’Italia ha 26 miliardi residui del ciclo 2007–2013 e 84 miliardi del ciclo 2014–2020, includendo il cofinanziamento al 50%, di cui al Sud dovrebbero andarne 53. Qui sul cofinanziamento però arriva il tasto dolente per il Sud che, con l’immobilismo acquiescente ai diktat tedeschi del nostro Governo, ancora un volta sarà chiamato a mettere ordine nei disastrati conti italiani, sia subendo una maggiore tassazione percentuale, sia pagando con distruzione di risorse naturali sul suo territorio, inquinamento e quindi salute dei suoi cittadini, sia con una decurtazione dal 50% al 25% del cofinanziamento europeo come proposto questa estate da Delrio, in spregio alla logica e al buon senso .

Lo stesso sottosegretario lo scorso 30 settembre ha in realtà accennato ad una normativa che eviti che le risorse derivanti dal cofinanziamento diventino come già successo per  il Fas, il vecchio Fondo per le aree sottoutilizzate,  un tesoretto per finanziare investimenti anche in altre zone d'Italia, come in un recente passato, dal pagamento delle multe ai contadini padani ( a proposito di Salvini e della sua discesa a sud, quanta poca memoria in tanti meridionali…) all’acquisto di battelli sul lago di Como. Un'ipotesi comunque ad oggi ancora poco chiara, che nasconde la evidente necessità di “tagliare” il cofinanziamento nazionale dal 50% al 25% a scapito del Sud per stare sotto il 3%.

In realtà nell’ipotesi vista prima, con un cofinanziamento nazionale al 50%, il Sud avrebbe 53 miliardi da investire nel ciclo 2014- 2020, mentre nell’attuale ciclo 2007-2013 c’è ancora la necessità di spendere in investimenti sui territori i fondi stanziati per non doverli restituire a Bruxelles! Su questa considerazione si apre un interessante problema visto che non sono in ritardo con l'utilizzo in investimenti solo le Regioni, ma anche il Governo per ben 5 miliardi.
A questo punto Renzi potrebbe anche valutare di sostituirsi ai Governatori nel programmare la spesa globale nei territori, ma solo al fine di non sottrarre le risorse ai cittadini meridionali, con la necessità di spenderli entro il dicembre 2015. Si potrebbe perciò seriamente pensare a programmare e realizzare la bonifica della “Terra dei Fuochi”, ristrutturare gli edifici scolastici che lo necessitano, finire la SA-RC, investire in infrastrutture, investire nella messa in sicurezza dei territori, restauro dei siti archeologici, nella cultura….Certo si potrebbe…

Lo vorrà fare il Governo Renzi ? Vorrà passare dalla parole ai fatti o vorrà ancora una volta dimenticare il Sud  perdendo così l’occasione di far ripartire l’economia dell'intera nazione e non precipitare ulteriormente nell’attuale stagnazione, correndo in più il rischio di dare forza a tutti quei movimenti che fanno di questa crisi volano per le loro rivendicazioni che rischiano di scatenare una guerra fra poveri, da nord a sud, con conflitti sociali che nulla di buono possono portare alla nostra sempre più  traballante democrazia…






martedì 18 novembre 2014

CHEF: plat di poveracci affogati in consommé

dI Bruno Pappalardo

Chiamatela come volete(frammentata, liquida, ecc.ecc.) ma questa verrà ricordata come l’epoca del “ CLERICIANO SUPERIORE”

I posteri, forse tra 1000 anni,  troveranno sotto le macerie del tempo, caccavelle e forchettoni.
Alludo alla Clerici e la sua “Prova del Cuoco” , in un altro muro-format attraverso la quale sono penetrati i germi dei milioni di “masterchef” fino alla bella e vera cucina di casa Parodi, per dare maggiore realismo e concretezza senza neppure la finzione scenografica all’inganno psicologico e la trasferire la convinzione di stare così bene da trascrivere e conservare ricette.  Non c’è da stupirsi.
Quando i popoli muoiono di fame  allora, forza con  ricette culinarie a go-gò
Quando si dice immersi nell’epoca della  “grande comunicazione”, ebbene,non riusciamo a parlare manco con il portiere.  Quando si parla troppo di UNITA’ è il momento probabilmente di DIVIDERSI.

Insomma questa è la storia dell’uomo:   dei dritti e dei rovesci, del bianco e del nero, della logica e coerenza dall’’irrazionale e discordanza, del Bene e del Male,  ..insomma delle incoerenze senza fare troppa filosofia.
Pensiamo ai welfare, alle tasse, alle cosiddette “detrazioni fiscali”, alla dispersione scolastica, al sempre più complesso accesso alla Sanità et cetera ma, che cadono come macigni solo sulle spalle dei più poveri  sempre più curvi.
L’Italia si sente assediata. Lo Stato, infatti, incassa 700 miliardi, molto di più della media europea relativamente al fattore demografico ma meno della metà di servizi e assistenza.  Pare che ogni famiglia, in cui lavora almeno un componente, abbia perso dal 2008-2009 in media circa 11.000 euro.
 Italia ma quale Italia? L’Italia dei poveracci! Ma allora Dov’è il BUCO da cui cadono, perdendosi nelle profondità dei abissi, le nostre risorse? Per saperlo dobbiamo cercare veramente un BUCO o ALTRO?
E’ una strategia: promettere soluzioni e benefici senza copertura finanziaria ma, poi, nel corso dei lavori. si proverà a cercarle. Cerca, cerca, ma non si trovano.
Si va, allora, come sempre  su quei cittadini molto vicini alla propria conservazione.
Ti prendono dei soldi per darli all’immigrato (a cui spettano) o all’anziano da assistere oppure 80 euro solo per chi lavora e mille altre cose.  Pare ( ma è vero) che prendano da te per dare a lui che sta peggio di te.

I Comuni e Regioni pagano cifre indicibili allo Stato. Oneri che cadono su tutti i cittadini ma, questa volta, data una magnifica propaganda danno  l’illusione di una tassa nuova, migliore della prima, per sostenere quell’altro nelle tue stesse condizioni. Dunque non BUCO ma “PARTITA DI GIRO
Il non togliere a chi possiede veramente ricchezza  ma chi è leggermente avanti sulla scala della  sopravvivenza   di se stesso per girare  il denaro requisito   all’indigente. Il primo odia il secondo. La società si spacca in mille frammenti ed è più facile manipolare il potere.
Insomma  si comprende cosa intende il presidente del consiglio per  Legge di STABILITA’ ovverosia fissità, immutabilità, immobilità su una parte del paese che non viene assolutamente toccato.
 E’ solo un pretesto quello panzana  che da ciò,… poi scappano  investitori  o soldi all’estero(120mldi).
Sta montando una rabbia tra i cittadini, una rabbia dei poveri che s’affidano (unica speranza) ai sindacati. Ma anche quest’ultimi  vengono puntualmente isolati e combattuti.
 La propaganda governativa  lavora ai fianchi e e sostiene che  i sindacalisti “stanno parlando per te, che puoi chiedere da te cosa è meglio per te,… lo fanno per tenersi a galla” e, sequenzialmente, anche il sindacato viene condannato al pubblico ludibrio.
Fu così che durante un estesi momenti di depressione economiche,  vennero  eletti i dittatori( soprattutto di destra estrema) di tutta l’Europa con nefasti e disumani esiti

Ecco come viene cotta una umanità in una brodaglia di mille ingredienti e valori per la quale   occorrono, veramente. magistrali e scellerati CHEF       

      
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dI Bruno Pappalardo

Chiamatela come volete(frammentata, liquida, ecc.ecc.) ma questa verrà ricordata come l’epoca del “ CLERICIANO SUPERIORE”

I posteri, forse tra 1000 anni,  troveranno sotto le macerie del tempo, caccavelle e forchettoni.
Alludo alla Clerici e la sua “Prova del Cuoco” , in un altro muro-format attraverso la quale sono penetrati i germi dei milioni di “masterchef” fino alla bella e vera cucina di casa Parodi, per dare maggiore realismo e concretezza senza neppure la finzione scenografica all’inganno psicologico e la trasferire la convinzione di stare così bene da trascrivere e conservare ricette.  Non c’è da stupirsi.
Quando i popoli muoiono di fame  allora, forza con  ricette culinarie a go-gò
Quando si dice immersi nell’epoca della  “grande comunicazione”, ebbene,non riusciamo a parlare manco con il portiere.  Quando si parla troppo di UNITA’ è il momento probabilmente di DIVIDERSI.

Insomma questa è la storia dell’uomo:   dei dritti e dei rovesci, del bianco e del nero, della logica e coerenza dall’’irrazionale e discordanza, del Bene e del Male,  ..insomma delle incoerenze senza fare troppa filosofia.
Pensiamo ai welfare, alle tasse, alle cosiddette “detrazioni fiscali”, alla dispersione scolastica, al sempre più complesso accesso alla Sanità et cetera ma, che cadono come macigni solo sulle spalle dei più poveri  sempre più curvi.
L’Italia si sente assediata. Lo Stato, infatti, incassa 700 miliardi, molto di più della media europea relativamente al fattore demografico ma meno della metà di servizi e assistenza.  Pare che ogni famiglia, in cui lavora almeno un componente, abbia perso dal 2008-2009 in media circa 11.000 euro.
 Italia ma quale Italia? L’Italia dei poveracci! Ma allora Dov’è il BUCO da cui cadono, perdendosi nelle profondità dei abissi, le nostre risorse? Per saperlo dobbiamo cercare veramente un BUCO o ALTRO?
E’ una strategia: promettere soluzioni e benefici senza copertura finanziaria ma, poi, nel corso dei lavori. si proverà a cercarle. Cerca, cerca, ma non si trovano.
Si va, allora, come sempre  su quei cittadini molto vicini alla propria conservazione.
Ti prendono dei soldi per darli all’immigrato (a cui spettano) o all’anziano da assistere oppure 80 euro solo per chi lavora e mille altre cose.  Pare ( ma è vero) che prendano da te per dare a lui che sta peggio di te.

I Comuni e Regioni pagano cifre indicibili allo Stato. Oneri che cadono su tutti i cittadini ma, questa volta, data una magnifica propaganda danno  l’illusione di una tassa nuova, migliore della prima, per sostenere quell’altro nelle tue stesse condizioni. Dunque non BUCO ma “PARTITA DI GIRO
Il non togliere a chi possiede veramente ricchezza  ma chi è leggermente avanti sulla scala della  sopravvivenza   di se stesso per girare  il denaro requisito   all’indigente. Il primo odia il secondo. La società si spacca in mille frammenti ed è più facile manipolare il potere.
Insomma  si comprende cosa intende il presidente del consiglio per  Legge di STABILITA’ ovverosia fissità, immutabilità, immobilità su una parte del paese che non viene assolutamente toccato.
 E’ solo un pretesto quello panzana  che da ciò,… poi scappano  investitori  o soldi all’estero(120mldi).
Sta montando una rabbia tra i cittadini, una rabbia dei poveri che s’affidano (unica speranza) ai sindacati. Ma anche quest’ultimi  vengono puntualmente isolati e combattuti.
 La propaganda governativa  lavora ai fianchi e e sostiene che  i sindacalisti “stanno parlando per te, che puoi chiedere da te cosa è meglio per te,… lo fanno per tenersi a galla” e, sequenzialmente, anche il sindacato viene condannato al pubblico ludibrio.
Fu così che durante un estesi momenti di depressione economiche,  vennero  eletti i dittatori( soprattutto di destra estrema) di tutta l’Europa con nefasti e disumani esiti

Ecco come viene cotta una umanità in una brodaglia di mille ingredienti e valori per la quale   occorrono, veramente. magistrali e scellerati CHEF       

      

lunedì 17 novembre 2014

Mercoledì 19 Novembre due importanti impegni a Napoli per il Partito del Sud! Presente..come sempre!

COMUNICATO


PARTITO DEL SUD PRESENTE!





PRESIDIO PER IL SINDACO SOTTO LA PREFETTURA!

Il 20 novembre la terza sezione del Consiglio di Stato discuterà l'appello presentato dal Governo contro la decisione del Tar Campania di annullare l'efficacia della sospensione del sindaco De Magistris. Il ricorso sarà esaminato insieme a quello presentato dall'associazione Movimento difesa del cittadino Cittadini e associazione Alpi.

Cittadini ed associazioni del territorio mercoledi 19 si riuniranno sotto la prefettura per protestare contro questo nuovo atto scellerato del Governo che intende privare la città di Napoli del proprio sindaco DEMOCRATICAMENTE eletto.
Difendiamo il nostro diritto al voto, difendiamo e sosteniamo il nostro Sindaco Luigi De Magistris e le battaglie che coraggiosamente sta conducendo a difesa della nostra città.

IL PARTITO DEL SUD SARA' PRESENTE COME NELLE OCCASIONI PRECEDENTI. INVITIAMO I NOSTRI ISCRITTI E SIMPATIZZANTI A PARTECIPARE AL PRESIDIO.

L'appuntamento è quindi per MERCOLEDI 19 ORE 16.30 SOTTO LA PREFETTURA IN PIAZZA PLEBISCITO


Evento FB: https://www.facebook.com/events/376714582493464/?ref_newsfeed_story_type=regular

...........................................................................................



PRESENTAZIONE NUOVO LIBRO DI CUTOLO AL PAN

Il Partito del Sud sarà impegnato Mercoledì 19 Novembre 2014 a Napoli a garantire la sua presenza, con iscritti e simpatizzanti, in 2 importanti appuntamenti :

-     Ore 16,30 inizio presidio,sotto la Prefettura di Napoli, a sostegno del sindaco Luigi de Magistris, in attesa della sentenza di Giovedì 20 di ricorso al reintegro dopo la sospensione del suo ruolo!
  
-    Ore 17,30 al Museo PAN di Napoli presentazione del libro di Giovanni Cutolo (Dirigente del PdelSUD) “Breviario di formazione” con l’autore e relatori Salvatore Cozzolino(architetto, Presid. Adi Campania, Socio PdelSUD), Renato De Fusco (architetto,storico, Univ. Federico II° Napoli), Alessio Postiglione (giornalista, Staff del Sindaco de Magistris, Socio Onorario PdelSUD)!

S’invitano soci, iscritti simpatizzanti a partecipare numerosi ai 2 eventi, nei modi e orari compatibili.

Partito del Sud - Napoli




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COMUNICATO


PARTITO DEL SUD PRESENTE!





PRESIDIO PER IL SINDACO SOTTO LA PREFETTURA!

Il 20 novembre la terza sezione del Consiglio di Stato discuterà l'appello presentato dal Governo contro la decisione del Tar Campania di annullare l'efficacia della sospensione del sindaco De Magistris. Il ricorso sarà esaminato insieme a quello presentato dall'associazione Movimento difesa del cittadino Cittadini e associazione Alpi.

Cittadini ed associazioni del territorio mercoledi 19 si riuniranno sotto la prefettura per protestare contro questo nuovo atto scellerato del Governo che intende privare la città di Napoli del proprio sindaco DEMOCRATICAMENTE eletto.
Difendiamo il nostro diritto al voto, difendiamo e sosteniamo il nostro Sindaco Luigi De Magistris e le battaglie che coraggiosamente sta conducendo a difesa della nostra città.

IL PARTITO DEL SUD SARA' PRESENTE COME NELLE OCCASIONI PRECEDENTI. INVITIAMO I NOSTRI ISCRITTI E SIMPATIZZANTI A PARTECIPARE AL PRESIDIO.

L'appuntamento è quindi per MERCOLEDI 19 ORE 16.30 SOTTO LA PREFETTURA IN PIAZZA PLEBISCITO


Evento FB: https://www.facebook.com/events/376714582493464/?ref_newsfeed_story_type=regular

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PRESENTAZIONE NUOVO LIBRO DI CUTOLO AL PAN

Il Partito del Sud sarà impegnato Mercoledì 19 Novembre 2014 a Napoli a garantire la sua presenza, con iscritti e simpatizzanti, in 2 importanti appuntamenti :

-     Ore 16,30 inizio presidio,sotto la Prefettura di Napoli, a sostegno del sindaco Luigi de Magistris, in attesa della sentenza di Giovedì 20 di ricorso al reintegro dopo la sospensione del suo ruolo!
  
-    Ore 17,30 al Museo PAN di Napoli presentazione del libro di Giovanni Cutolo (Dirigente del PdelSUD) “Breviario di formazione” con l’autore e relatori Salvatore Cozzolino(architetto, Presid. Adi Campania, Socio PdelSUD), Renato De Fusco (architetto,storico, Univ. Federico II° Napoli), Alessio Postiglione (giornalista, Staff del Sindaco de Magistris, Socio Onorario PdelSUD)!

S’invitano soci, iscritti simpatizzanti a partecipare numerosi ai 2 eventi, nei modi e orari compatibili.

Partito del Sud - Napoli




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domenica 16 novembre 2014

Al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, Palazzo Chigi, Roma.

Al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, Palazzo Chigi, Roma.

Sig. Presidente,
Gaeta, città antica e dalle grandi tradizioni storiche, ha rappresentato per secoli una posizione strategico militare di importante rilievo, tanto è vero che tutt’oggi sono presenti sul territorio diverse caserme ed ex officine militari. Nonostante ciò, dal dopoguerra ad oggi diversi siti sono stati dismessi e completamente abbandonati da parte delle autorità militari. All’incuria del tempo si sono aggiunti gli atti sconsiderati da parte di coloro che hanno ulteriormente saccheggiato e deturpato il patrimonio storico ,presente in quelle proprietà demaniali, le quali interdette per molto tempo alla collettività, non hanno potuto ricevere quella cura e quella attenzione che le avrebbe potuto preservare e salvaguardare dalla rovina. Gaeta, oggi città a forte vocazione turistica, necessita di spazi vitali per l’espansione di attività produttive e per la realizzazione di nuove e più moderne strutture ricettive, attende di ricevere dallo Stato tutti questi beni, ora di proprietà del Demanio Civile.

Potrebbero rappresentare una spinta propulsiva all’economia del basso Lazio. Pertanto, chiediamo che vengano assegnate alla città di Gaeta tutte quelle proprietà demaniali ormai in stato di decadenza e di abbandono che il Ministero della Difesa ha lasciato senza destinazione da diversi decenni. I beni demaniali di Gaeta sono moltissimi, alcuni, ancora oggi nelle mani di Enti militari come la Marina Militare che ospita la Base Nato e la nave ammiraglia della Sesta Flotta nel Mediterraneo; come il deposito combustibili che serve alle attività della Marina Militare, come la Scuola Nautica della GDF che occupa il Castello Aragonese, sede della Caserma Mazzini, la caserma Cavour e la Caserma Bausan sita nei pressi di Punta Stendardo, sull’ultimo bastione borbonico della città; come la sede della Capitaneria di Porto di Gaeta. I beni più importanti, oltre ai bastioni del Fronte di terra in parte ristrutturati in questi ultimi anni, sono:

1) Caserma S. Angelo Basso.
2) Chiesa di San Michele Arcangelo
3) Vecchia tipografia.
4) Forte Emilio Savio.
5) Casa Tosti.
6) Cortile retrostante Casa Tosti.
7) Torrione francese.
8) Caserma Cialdini.
9) Ex caserma “V. Emanuele II (annessa chiesa di S. Domenico)
10) Casina rossa dell’ex villa Reale-villa della caserma S.Angelo
11) Gran Guardia borbonica
12) Caserma Gattola.

Nella maggior parte, si tratta di proprietà che vennero requisite dallo Stato Piemontese all’indomani della presa di Gaeta, nel febbraio del 1861e di conseguenza con la costruzione dello stato unitario, rientrarono sotto la giurisdizione del Ministero della Guerra. Da ricordare che il Regno delle Due Sicilie era uno stato pacifico e prospero, dove la disoccupazione non esisteva e da dove nessuno era mai emigrato.
Fu attaccato da casa Savoia, senza dichiarazione di Guerra, perciò quei beni appartengono alla città, come tutti i beni demaniali del Sud. Da allora in poi, quello che era patrimonio della città di Gaeta, divenne un peso ed un aggravio per l’intera cittadina tirrenica che ha dovuto assistere alla sua requisizione, ed infine, alla trasformazione di alcuni di essi in carcere militare (come la caserma Sant’Angelo e il castello Angioino). Il detto “Ti mando a Gaeta” è stato per oltre un secolo, sinonimo di carcerazione inumana dando alla città la nomea di luogo tenebroso. Tra i beni demaniali menzionati vi sono numerosi monumenti risalenti al medioevo come la caserma Sant’Angelo ( due ettari di fabbricato) e l’annessa chiesa di San Michele, con un pavimento in marmo policromo, appartenenti ad un unico complesso monastico che fu soppresso nel 1788 e destinato a scuola per sottufficiali dell’esercito borbonico.

Conquistata Gaeta, i piemontesi lo adibirono a carcere inumano e terribile. All’interno vi fu costruita anche una tipografia militare.
Oggi tutto è in abbandono, compresa la tipografia, e la falegnameria. Della stessa categoria fanno parte “Casa Tosti” e il “ cortile retrostante” beni che appartenevano ad una famiglia nobile della città poi passati al comune e successivamente anch’essi incamerati dal demanio militare. Tuttora versano in uno stato di completo deterioramento.
Tra l’altro, anche la Casina della “Villa Reale” così come la villa della Caserma Sant’Angelo erano beni donati dalla monarchia borbonica alla città e costituirono , per breve tempo, “una pubblica Villa per comodo e diletto degli abitanti di Gaeta”.

A seguire l’edificio della “Gran Guardia” costruito nel 1786 dall’Arch. Ferrari, ed adibito dopo l’unificazione nazionale, fino alla metà degli anni ottanta del 900 a “Circolo Ufficiali dell’Esercito”, nel centro della città antica, oggi in completo abbandono. Nello specifico, la restante parte dei beni demaniali in questione, pensati e realizzati esclusivamente come opere militari di difesa, ed in particolare il “Torrione francese”, la Caserma “Cialdini”, la Caserma “Gattola” ed il “Forte Emilio Savio”.
In riferimento a quanto espresso, l’amministrazione Raimondi, stabilì una progettualità in relazione alle esigenze di ogni singolo bene ed in stretta connessione con quelle della città. Tuttavia, dal momento che per il recupero e la sistemazione di gran parte dei suddetti beni ,l’Amministrazione Comunale si troverebbe a dover far fronte alla necessità di trovare i fondi attraverso non solo i canali istituzionali, ossia gli Enti Centrali e Locali dello Stato, con una burocrazia infernale, ma anche attraverso forme di finanziamento europeo e privato.
 A motivo di ciò, la passata amministrazione comunale, aveva già allacciato stretti contatti con l’Ater di Latina per quanto riguardala realizzazione di diversi alloggi di “Edilizia convenzionata” in diverse strutture presenti sul territorio. Infatti l’Ater si è dimostrata disponibilissima alla ristrutturazione di diversi stabili fatiscenti che darebbero la possibilità a molti cittadini di avere finalmente una casa a fitti agevolati nella propria città. Oggi, almeno seimila gaetani sono stati costretti ad emigrare nei paesi vicini per mancanza di case.
Pertanto, al fine di ottenere una utilizzazione più razionale ed efficiente delle suddette strutture e, per dimezzare nettamente i tempi, sarebbe opportuno affidare la gestione di alcune di esse a Cooperative di giovani o a privati, in quanto , alcuni di questi beni verranno destinati alla realizzazione di strutture ricettive per sopperire alla mancanza di punti di accoglienza, e quindi a posti letto nella città. Altri beni verranno adibiti a Musei di fatti che determinarono la barbara repressione savoiarda nel sud Italia, al Carcere di Gaeta, alla resistenza dei nostri patrioti chiamati Briganti dalla casta piemontese. Tutto ciò a sicuro vantaggio e sostegno dell’intera economia turistica delle città del Golfo di Gaeta( Gaeta-Formia-Minturno-Itri).
Altri beni demaniali , invece, verrebbero destinati all’apertura di strutture culturali a disposizione dei cittadini. Verrebbe realizzata una “Casa delle Associazioni” per far fronte alle esigenze del mondo dell’associazionismo culturale. Infine, altre proprietà demaniali verrebbero destinate a parcheggi ed infrastrutture per i quartieri interessati, ed in particolare , per il centro storico di Gaeta S.E., dove gran parte dei beni sono situati.

Vogliamo ricordare che al Piemonte sono stati regalati dal governo Prodi circa mille miliardi di lire per la ristrutturazione dei beni savoiardi>; che il governo Berlusconi ha regalato a Palmanova tutti i beni demaniali siti in quella città. Gaeta, nel 1860-61 è stata teatro di un assedio tremendo da parte della monarchia sabauda. La città fu rasa al suolo, i morti ammontarono a 4.000 tra civili e militari. La sua economia distrutta e il suo popolo diasporato in tutto il mondo. Sig. Presidente,

Il suo Governo ha regalato a Firenze tutti i beni demaniali siti in quella città, come ha regalato al Roma, a Torino e Milano beni e caserme vuote per farne case popolari, aree commerciali e artigianali.
Gaeta è la città che più di tutte ha subito il risorgimento e la sua barbarie. Ha subito un assedio tremendo da parte del macellaio Cialdini, per conto dei Savoia e del loro primo Ministro Cavour. La città fu attaccata senza dichiarazione di guerra. Fu massacrata e rasa al suolo da 160 mila bombe scaraventate dai piemontesi.
I morti, tra militari e civili ammontarono a 4.000. La città fu divisa in tre zone militari, togliendole possibilità economiche da sviluppare e soprattutto, regalarono ad uno Stato straniero, il Piemonte massonico ed anti cattolico, le nostre strutture militari, le chiese i conventi. I danni di guerra non sono stati pagati dalla banda di criminali piemontesi.
Oggi aspettiamo che il Suo governo dia alla città martire del Risorgimento quello che i criminali piemontesi accorparono al Regno di Sardegna.

 Antonio Ciano
Ex Assessore al Demanio della città e Presidente Onorario del Partito del Sud






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Al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, Palazzo Chigi, Roma.

Sig. Presidente,
Gaeta, città antica e dalle grandi tradizioni storiche, ha rappresentato per secoli una posizione strategico militare di importante rilievo, tanto è vero che tutt’oggi sono presenti sul territorio diverse caserme ed ex officine militari. Nonostante ciò, dal dopoguerra ad oggi diversi siti sono stati dismessi e completamente abbandonati da parte delle autorità militari. All’incuria del tempo si sono aggiunti gli atti sconsiderati da parte di coloro che hanno ulteriormente saccheggiato e deturpato il patrimonio storico ,presente in quelle proprietà demaniali, le quali interdette per molto tempo alla collettività, non hanno potuto ricevere quella cura e quella attenzione che le avrebbe potuto preservare e salvaguardare dalla rovina. Gaeta, oggi città a forte vocazione turistica, necessita di spazi vitali per l’espansione di attività produttive e per la realizzazione di nuove e più moderne strutture ricettive, attende di ricevere dallo Stato tutti questi beni, ora di proprietà del Demanio Civile.

Potrebbero rappresentare una spinta propulsiva all’economia del basso Lazio. Pertanto, chiediamo che vengano assegnate alla città di Gaeta tutte quelle proprietà demaniali ormai in stato di decadenza e di abbandono che il Ministero della Difesa ha lasciato senza destinazione da diversi decenni. I beni demaniali di Gaeta sono moltissimi, alcuni, ancora oggi nelle mani di Enti militari come la Marina Militare che ospita la Base Nato e la nave ammiraglia della Sesta Flotta nel Mediterraneo; come il deposito combustibili che serve alle attività della Marina Militare, come la Scuola Nautica della GDF che occupa il Castello Aragonese, sede della Caserma Mazzini, la caserma Cavour e la Caserma Bausan sita nei pressi di Punta Stendardo, sull’ultimo bastione borbonico della città; come la sede della Capitaneria di Porto di Gaeta. I beni più importanti, oltre ai bastioni del Fronte di terra in parte ristrutturati in questi ultimi anni, sono:

1) Caserma S. Angelo Basso.
2) Chiesa di San Michele Arcangelo
3) Vecchia tipografia.
4) Forte Emilio Savio.
5) Casa Tosti.
6) Cortile retrostante Casa Tosti.
7) Torrione francese.
8) Caserma Cialdini.
9) Ex caserma “V. Emanuele II (annessa chiesa di S. Domenico)
10) Casina rossa dell’ex villa Reale-villa della caserma S.Angelo
11) Gran Guardia borbonica
12) Caserma Gattola.

Nella maggior parte, si tratta di proprietà che vennero requisite dallo Stato Piemontese all’indomani della presa di Gaeta, nel febbraio del 1861e di conseguenza con la costruzione dello stato unitario, rientrarono sotto la giurisdizione del Ministero della Guerra. Da ricordare che il Regno delle Due Sicilie era uno stato pacifico e prospero, dove la disoccupazione non esisteva e da dove nessuno era mai emigrato.
Fu attaccato da casa Savoia, senza dichiarazione di Guerra, perciò quei beni appartengono alla città, come tutti i beni demaniali del Sud. Da allora in poi, quello che era patrimonio della città di Gaeta, divenne un peso ed un aggravio per l’intera cittadina tirrenica che ha dovuto assistere alla sua requisizione, ed infine, alla trasformazione di alcuni di essi in carcere militare (come la caserma Sant’Angelo e il castello Angioino). Il detto “Ti mando a Gaeta” è stato per oltre un secolo, sinonimo di carcerazione inumana dando alla città la nomea di luogo tenebroso. Tra i beni demaniali menzionati vi sono numerosi monumenti risalenti al medioevo come la caserma Sant’Angelo ( due ettari di fabbricato) e l’annessa chiesa di San Michele, con un pavimento in marmo policromo, appartenenti ad un unico complesso monastico che fu soppresso nel 1788 e destinato a scuola per sottufficiali dell’esercito borbonico.

Conquistata Gaeta, i piemontesi lo adibirono a carcere inumano e terribile. All’interno vi fu costruita anche una tipografia militare.
Oggi tutto è in abbandono, compresa la tipografia, e la falegnameria. Della stessa categoria fanno parte “Casa Tosti” e il “ cortile retrostante” beni che appartenevano ad una famiglia nobile della città poi passati al comune e successivamente anch’essi incamerati dal demanio militare. Tuttora versano in uno stato di completo deterioramento.
Tra l’altro, anche la Casina della “Villa Reale” così come la villa della Caserma Sant’Angelo erano beni donati dalla monarchia borbonica alla città e costituirono , per breve tempo, “una pubblica Villa per comodo e diletto degli abitanti di Gaeta”.

A seguire l’edificio della “Gran Guardia” costruito nel 1786 dall’Arch. Ferrari, ed adibito dopo l’unificazione nazionale, fino alla metà degli anni ottanta del 900 a “Circolo Ufficiali dell’Esercito”, nel centro della città antica, oggi in completo abbandono. Nello specifico, la restante parte dei beni demaniali in questione, pensati e realizzati esclusivamente come opere militari di difesa, ed in particolare il “Torrione francese”, la Caserma “Cialdini”, la Caserma “Gattola” ed il “Forte Emilio Savio”.
In riferimento a quanto espresso, l’amministrazione Raimondi, stabilì una progettualità in relazione alle esigenze di ogni singolo bene ed in stretta connessione con quelle della città. Tuttavia, dal momento che per il recupero e la sistemazione di gran parte dei suddetti beni ,l’Amministrazione Comunale si troverebbe a dover far fronte alla necessità di trovare i fondi attraverso non solo i canali istituzionali, ossia gli Enti Centrali e Locali dello Stato, con una burocrazia infernale, ma anche attraverso forme di finanziamento europeo e privato.
 A motivo di ciò, la passata amministrazione comunale, aveva già allacciato stretti contatti con l’Ater di Latina per quanto riguardala realizzazione di diversi alloggi di “Edilizia convenzionata” in diverse strutture presenti sul territorio. Infatti l’Ater si è dimostrata disponibilissima alla ristrutturazione di diversi stabili fatiscenti che darebbero la possibilità a molti cittadini di avere finalmente una casa a fitti agevolati nella propria città. Oggi, almeno seimila gaetani sono stati costretti ad emigrare nei paesi vicini per mancanza di case.
Pertanto, al fine di ottenere una utilizzazione più razionale ed efficiente delle suddette strutture e, per dimezzare nettamente i tempi, sarebbe opportuno affidare la gestione di alcune di esse a Cooperative di giovani o a privati, in quanto , alcuni di questi beni verranno destinati alla realizzazione di strutture ricettive per sopperire alla mancanza di punti di accoglienza, e quindi a posti letto nella città. Altri beni verranno adibiti a Musei di fatti che determinarono la barbara repressione savoiarda nel sud Italia, al Carcere di Gaeta, alla resistenza dei nostri patrioti chiamati Briganti dalla casta piemontese. Tutto ciò a sicuro vantaggio e sostegno dell’intera economia turistica delle città del Golfo di Gaeta( Gaeta-Formia-Minturno-Itri).
Altri beni demaniali , invece, verrebbero destinati all’apertura di strutture culturali a disposizione dei cittadini. Verrebbe realizzata una “Casa delle Associazioni” per far fronte alle esigenze del mondo dell’associazionismo culturale. Infine, altre proprietà demaniali verrebbero destinate a parcheggi ed infrastrutture per i quartieri interessati, ed in particolare , per il centro storico di Gaeta S.E., dove gran parte dei beni sono situati.

Vogliamo ricordare che al Piemonte sono stati regalati dal governo Prodi circa mille miliardi di lire per la ristrutturazione dei beni savoiardi>; che il governo Berlusconi ha regalato a Palmanova tutti i beni demaniali siti in quella città. Gaeta, nel 1860-61 è stata teatro di un assedio tremendo da parte della monarchia sabauda. La città fu rasa al suolo, i morti ammontarono a 4.000 tra civili e militari. La sua economia distrutta e il suo popolo diasporato in tutto il mondo. Sig. Presidente,

Il suo Governo ha regalato a Firenze tutti i beni demaniali siti in quella città, come ha regalato al Roma, a Torino e Milano beni e caserme vuote per farne case popolari, aree commerciali e artigianali.
Gaeta è la città che più di tutte ha subito il risorgimento e la sua barbarie. Ha subito un assedio tremendo da parte del macellaio Cialdini, per conto dei Savoia e del loro primo Ministro Cavour. La città fu attaccata senza dichiarazione di guerra. Fu massacrata e rasa al suolo da 160 mila bombe scaraventate dai piemontesi.
I morti, tra militari e civili ammontarono a 4.000. La città fu divisa in tre zone militari, togliendole possibilità economiche da sviluppare e soprattutto, regalarono ad uno Stato straniero, il Piemonte massonico ed anti cattolico, le nostre strutture militari, le chiese i conventi. I danni di guerra non sono stati pagati dalla banda di criminali piemontesi.
Oggi aspettiamo che il Suo governo dia alla città martire del Risorgimento quello che i criminali piemontesi accorparono al Regno di Sardegna.

 Antonio Ciano
Ex Assessore al Demanio della città e Presidente Onorario del Partito del Sud






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