lunedì 24 novembre 2014

ELEZIONI REGIONALI, ORMAI IL RE E' NUDO...

Di Natale Cuccurese

Le elezioni regionali certificano la distanza abissale dei cittadini dalla politica impostaci negli ultimi anni dai partiti al governo della cosa pubblica. Indicativo il caso dell'Emilia Romagna con una percentuale d'affluenza storicamente mai così bassa, dato a cui hanno sicuramente contribuito i recenti scandali in Regione. 

 D'altra parte dopo che al popolo è stata tolta la possibilità di decidere in modo incostituzionale quali parlamentari eleggere, come certificato dalla Corte Costituzionale, a cui si aggiungono i vari Governi di stampo tecnico succedutisi negli ultimi anni, è normale che i cittadini si allontanino sempre più dalla politica in base al senso di inutilità del loro voto, consapevoli di non poter incidere in alcun modo sul quadro di una politica bloccata e fatta di nominati come in un ristretto circolo aristocratico, vedasi a conferma la vicenda penosa delle province. 

A questo scenario negativo si aggiunga la constatazione dei media asserviti e megafono dei partiti al potere, nella loro grande maggioranza ,mentre le poche lodabili iniziative di liste nate "dal basso" vengono soffocate in spregio ad ogni norma. Il tutto poi in un quadro sempre più svuotato da ogni potere decisionale democratico grazie a patti extraparlamentari in cui gli accordi non sono fatti pubblicamente con il controllo dei cittadini ma in segrete stanze fra nominati, alcuni dei quali in aggiunta pregiudicati, in un "ritorno del Principe" peraltro benedetto dai più altri vertici dello Stato. Va inoltre sottolineato che l'istituto stesso delle Regioni è in crisi da tempo, visto dai cittadini solo come fonte di sprechi e ulteriori tassazioni, da questo, e non solo, nasce la nostra proposta di un'Italia federale macroregionale. 

In tutto questo il meridionalismo non incide, in attesa della deteriore revanche sudista in salsa lepenista costituita dalla prossima e pericolosa discesa al sud di Salvini, che avrà l'unico merito di far chiarezza definitiva su di un mondo sudista che da sempre inquina e frena la possibile ascesa meridionalista.

Continuiamo quindi a lavorare per costruire il consenso alle nostre tesi partendo da quei comuni, quei gruppi e quelle istituzioni guidate da politici onesti con cui creare sinergie che possano, in modo credibile ed organizzato e non con guazzabugli brancaleonici, far arrivare il meridionalismo progressista sul proscenio di quella che inevitabilmente sarà la rivincita della Politica sul populismo e sulla deriva antidemocratica sempre più evidente e pericolosa. 

Anche in quest'ottica l'esperienza di Napoli, con le recenti vicende legate al suo Sindaco, è indicativa di una strada percorribile per poter far ripartire un volano credibile di buona Politica al servizio della collettività in chiave progressita, da qui il nostro impegno e il nostro sostegno, mai venuto meno ma anzi sempre più convinto, all'azione di Luigi de Magistris.






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Di Natale Cuccurese

Le elezioni regionali certificano la distanza abissale dei cittadini dalla politica impostaci negli ultimi anni dai partiti al governo della cosa pubblica. Indicativo il caso dell'Emilia Romagna con una percentuale d'affluenza storicamente mai così bassa, dato a cui hanno sicuramente contribuito i recenti scandali in Regione. 

 D'altra parte dopo che al popolo è stata tolta la possibilità di decidere in modo incostituzionale quali parlamentari eleggere, come certificato dalla Corte Costituzionale, a cui si aggiungono i vari Governi di stampo tecnico succedutisi negli ultimi anni, è normale che i cittadini si allontanino sempre più dalla politica in base al senso di inutilità del loro voto, consapevoli di non poter incidere in alcun modo sul quadro di una politica bloccata e fatta di nominati come in un ristretto circolo aristocratico, vedasi a conferma la vicenda penosa delle province. 

A questo scenario negativo si aggiunga la constatazione dei media asserviti e megafono dei partiti al potere, nella loro grande maggioranza ,mentre le poche lodabili iniziative di liste nate "dal basso" vengono soffocate in spregio ad ogni norma. Il tutto poi in un quadro sempre più svuotato da ogni potere decisionale democratico grazie a patti extraparlamentari in cui gli accordi non sono fatti pubblicamente con il controllo dei cittadini ma in segrete stanze fra nominati, alcuni dei quali in aggiunta pregiudicati, in un "ritorno del Principe" peraltro benedetto dai più altri vertici dello Stato. Va inoltre sottolineato che l'istituto stesso delle Regioni è in crisi da tempo, visto dai cittadini solo come fonte di sprechi e ulteriori tassazioni, da questo, e non solo, nasce la nostra proposta di un'Italia federale macroregionale. 

In tutto questo il meridionalismo non incide, in attesa della deteriore revanche sudista in salsa lepenista costituita dalla prossima e pericolosa discesa al sud di Salvini, che avrà l'unico merito di far chiarezza definitiva su di un mondo sudista che da sempre inquina e frena la possibile ascesa meridionalista.

Continuiamo quindi a lavorare per costruire il consenso alle nostre tesi partendo da quei comuni, quei gruppi e quelle istituzioni guidate da politici onesti con cui creare sinergie che possano, in modo credibile ed organizzato e non con guazzabugli brancaleonici, far arrivare il meridionalismo progressista sul proscenio di quella che inevitabilmente sarà la rivincita della Politica sul populismo e sulla deriva antidemocratica sempre più evidente e pericolosa. 

Anche in quest'ottica l'esperienza di Napoli, con le recenti vicende legate al suo Sindaco, è indicativa di una strada percorribile per poter far ripartire un volano credibile di buona Politica al servizio della collettività in chiave progressita, da qui il nostro impegno e il nostro sostegno, mai venuto meno ma anzi sempre più convinto, all'azione di Luigi de Magistris.






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