domenica 31 agosto 2014

LA VIGNETTA DELLA SETTIMANA


Abbassamento fondi strutturali europei dal 50% al 26% annunciato da Del Rio e' quanto di più sbagliato si possa fare. Per il rilancio del paese servono investimenti, soprattutto a sud e non tagliare e rinviare solo a sud. Mentre si parla di Sblocca Italia, si taglia di 12 mld il cofinanziamento fondi europei al sud, lasciandolo così solo e bloccato.#sudstaisereno 




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Abbassamento fondi strutturali europei dal 50% al 26% annunciato da Del Rio e' quanto di più sbagliato si possa fare. Per il rilancio del paese servono investimenti, soprattutto a sud e non tagliare e rinviare solo a sud. Mentre si parla di Sblocca Italia, si taglia di 12 mld il cofinanziamento fondi europei al sud, lasciandolo così solo e bloccato.#sudstaisereno 




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giovedì 28 agosto 2014

ARTURO 'NCOPP' 'O FILO

di Bruno Pappalardo

(funambolo; Arturo che cammina sulla corda)

Agiva soprattutto nella zona della Ferrovia o quella della grande piazza del Mercato. Era un funambolo, un “libero professionista”. Agiva
per conto proprio e alla fine della propria perfomance,  ossia quella di percorrere su un robusto cavo sospeso tra due palazzi ad una altezza tra i 10-15   metri dal suolo, raccoglieva le misere offerte lasciate in cappello in terra guardato a vista da un fanciullo ricoperto da cenci accomodati in ogni sua parte.  
Certo era una figura tante volte vista in un circo, ma, vi giuro era tutt’altra cosa vederlo; ...a quell’altezza; impressionante.
Talvolta qualche commerciante cercava della pubblicità per il suo nuovo negozio o il lancio di un nuovo articolo e gli chiedeva, su compenso, di reclamizzarlo. 
Era solito coprirsi il capo con un cilindro. A volte con il magistero del suo asse bilanciante riusciva a far cadere sulla gente col naso in su, le cravatte,   del commerciante. Ebbero tanto successo, quando ero un truciolo, quelle con l’elastico passante nel nodo preformato della cravatta.   
Oggi, (si fa per dire) indicare qualcuno come:  “pare Arturo ‘ncopp ‘o filo” è come
alludere a persona che si è messo in situazioni insicure, precarie, facendo di quella precarietà la sua unica fonte di sopravvivenza. Quando si muoveva era un viaggio vacillante senza alcuna certezza. Con questo modo di dire si indicava chiunque avesse una passo oscillante, esitante, traballante e senza futuro.  
Cari amici, sono stato un insegnante in un liceo. Ho letto i dieci punti della nuova riforma sulla scuola.

Arturo se poteva avere anche attimi di incertezza nella camminata, una soggezione del proprio equilibrio, ebbene, la Stefania Giannini  ha superato Arturo in disorientamento, instabilità rischiando di cadere rovinosamente  
Ho  letto i dieci punti programmatici della riforma; mai letto nulla di più paranoico! Ma valutiamo:  
  1. Assunzioni per la sostituzione degli insegnanti che vanno in pensione; solo 4 su 10. Perché? Non si risolve così il precariato; (100 mila su
    120, - errore sono 160 ) è un modo di galleggiare; In vero sono 810 mila unità, quindi 710 mila tutti a casa; Questo Governo pare stia per stravolgere il mondo subissandoti di benefici ma quando si giunge ai fatti, invece hai un contentino, una mollichina più di quanto
    (camuffato e molto meno) qualsiasi altro possa darti e, tutti, a dire “beh, meglio di niente”;    
2. Materie: molto più informatica. Inglese, geografia e storia, musica e storia dell’arte. Ma quante ore dovranno lavorare i docenti? In vero GIÀ ESITONO. Svolgono tutto questoattraverso i PON e attraverso i POF. Forse la Giannini forse voleva  riferirsi a “sarchiapone”?  
3. Formazione permanente  e incentivi per chi volontariamente da un disponibilità maggiore di ore. GIÀ ESISTE! Infatti con i PON (ossia Fondi Europei per la Scuola e Fond Europei per la Scuola/Regionali ) tutti i pomeriggi sono occupati. Ci  sono già progetti di formazione dei docenti sia per il quelli di “sostegno”per studenti con disagi di apprendimento che per la formazione di docenti per  nuove metodologie di insegnamento;

4. Stage aziende  e coinvolgimento piccole medie aziende. GIÀ ESISTE! (POF;
5. Insegnanti assegnati in un certo numero di scuole del territorio ( rete funzionaleGIA’ ESISTE;
6. Chiusura della sede ministeriale dell’EUR;  Non se ne sapeva nulla. E’ roba della Politica!
7. Abilitazione dopo laurea magistrale (3+2) e un anno di tirocinio. Come dicevo sono stato un insegnante. Mi sono abilitato nel ’75-‘76. Ho svolto un anno di formazione, con 4 lezioni di 5 ore ciascuna ogni settimana. Ho svolto un anno di tirocinio presso varie scuole e quelle simulate durante il corso. Ho svolto tirocinio per un anno presso la scuola magistrale femminile “E. P. Fonseca” GIA’ ESISTEVA! Questa formazione fu ridotta o tolta negli anni, ...la Giannini l’ha riproposta

Il resto è inutile citarle; parlano di finanziamenti: più soldi quà e più soldi di là,…è solo ’o cappiello ‘e ‘on Arturo  


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di Bruno Pappalardo

(funambolo; Arturo che cammina sulla corda)

Agiva soprattutto nella zona della Ferrovia o quella della grande piazza del Mercato. Era un funambolo, un “libero professionista”. Agiva
per conto proprio e alla fine della propria perfomance,  ossia quella di percorrere su un robusto cavo sospeso tra due palazzi ad una altezza tra i 10-15   metri dal suolo, raccoglieva le misere offerte lasciate in cappello in terra guardato a vista da un fanciullo ricoperto da cenci accomodati in ogni sua parte.  
Certo era una figura tante volte vista in un circo, ma, vi giuro era tutt’altra cosa vederlo; ...a quell’altezza; impressionante.
Talvolta qualche commerciante cercava della pubblicità per il suo nuovo negozio o il lancio di un nuovo articolo e gli chiedeva, su compenso, di reclamizzarlo. 
Era solito coprirsi il capo con un cilindro. A volte con il magistero del suo asse bilanciante riusciva a far cadere sulla gente col naso in su, le cravatte,   del commerciante. Ebbero tanto successo, quando ero un truciolo, quelle con l’elastico passante nel nodo preformato della cravatta.   
Oggi, (si fa per dire) indicare qualcuno come:  “pare Arturo ‘ncopp ‘o filo” è come
alludere a persona che si è messo in situazioni insicure, precarie, facendo di quella precarietà la sua unica fonte di sopravvivenza. Quando si muoveva era un viaggio vacillante senza alcuna certezza. Con questo modo di dire si indicava chiunque avesse una passo oscillante, esitante, traballante e senza futuro.  
Cari amici, sono stato un insegnante in un liceo. Ho letto i dieci punti della nuova riforma sulla scuola.

Arturo se poteva avere anche attimi di incertezza nella camminata, una soggezione del proprio equilibrio, ebbene, la Stefania Giannini  ha superato Arturo in disorientamento, instabilità rischiando di cadere rovinosamente  
Ho  letto i dieci punti programmatici della riforma; mai letto nulla di più paranoico! Ma valutiamo:  
  1. Assunzioni per la sostituzione degli insegnanti che vanno in pensione; solo 4 su 10. Perché? Non si risolve così il precariato; (100 mila su
    120, - errore sono 160 ) è un modo di galleggiare; In vero sono 810 mila unità, quindi 710 mila tutti a casa; Questo Governo pare stia per stravolgere il mondo subissandoti di benefici ma quando si giunge ai fatti, invece hai un contentino, una mollichina più di quanto
    (camuffato e molto meno) qualsiasi altro possa darti e, tutti, a dire “beh, meglio di niente”;    
2. Materie: molto più informatica. Inglese, geografia e storia, musica e storia dell’arte. Ma quante ore dovranno lavorare i docenti? In vero GIÀ ESITONO. Svolgono tutto questoattraverso i PON e attraverso i POF. Forse la Giannini forse voleva  riferirsi a “sarchiapone”?  
3. Formazione permanente  e incentivi per chi volontariamente da un disponibilità maggiore di ore. GIÀ ESISTE! Infatti con i PON (ossia Fondi Europei per la Scuola e Fond Europei per la Scuola/Regionali ) tutti i pomeriggi sono occupati. Ci  sono già progetti di formazione dei docenti sia per il quelli di “sostegno”per studenti con disagi di apprendimento che per la formazione di docenti per  nuove metodologie di insegnamento;

4. Stage aziende  e coinvolgimento piccole medie aziende. GIÀ ESISTE! (POF;
5. Insegnanti assegnati in un certo numero di scuole del territorio ( rete funzionaleGIA’ ESISTE;
6. Chiusura della sede ministeriale dell’EUR;  Non se ne sapeva nulla. E’ roba della Politica!
7. Abilitazione dopo laurea magistrale (3+2) e un anno di tirocinio. Come dicevo sono stato un insegnante. Mi sono abilitato nel ’75-‘76. Ho svolto un anno di formazione, con 4 lezioni di 5 ore ciascuna ogni settimana. Ho svolto un anno di tirocinio presso varie scuole e quelle simulate durante il corso. Ho svolto tirocinio per un anno presso la scuola magistrale femminile “E. P. Fonseca” GIA’ ESISTEVA! Questa formazione fu ridotta o tolta negli anni, ...la Giannini l’ha riproposta

Il resto è inutile citarle; parlano di finanziamenti: più soldi quà e più soldi di là,…è solo ’o cappiello ‘e ‘on Arturo  


mercoledì 27 agosto 2014

I Bronzi di Riace restino in Calabria !



Di Antonio Rosato


Fortunatamente sembra che i Bronzi restano a casa loro. Questa è sicuramente una ottima notizia. 
I nostri sforzi e le nostre fatiche a sostegno della permanenza dei preziosi tesori di Riace a casa loro non è stata vana.  Mentre tutti si godevano le meritate ferie noi del Partito del Sud non ci siamo risparmiati neanche in agosto per difendere quello che è meridionale. 

Ma a parte questo cappello, volevo focalizzare l’attenzione sul Prof. Vittorio SGARBI. 
Sembra che i bronzi di Riace dovevano essere l’attrazione o se vogliamo il biglietto da visita principale per l’EXPO meneghino. 
Certo, non possiamo negare che queste opere oltre che rare, uniche e preziose hanno un fascino e uno charme artistico che incantano indiscutibilmente il visitatore. 
E che restano tatuati indelebilmente nella mente di chi ha avuto la fortuna di ammirarli. Ma mi chiedo anche perché il Prof. SGARBI non ha chiesto allo stesso modo il DAVID o il BACCO di MICHELANGELO a Firenze. Avrebbero dato altrettanto lustro al suo lavoro e suo evento. 

O perché non arricchire la sua esposizione con i capolavori di TIZIANO  come LA PRESENTAZIONE di MARIA o LA PIETA’ custoditi a VENEZIA. Può ancora trasformare l’EXPO nell’ERMITAGE italiano con capolavori d’arte di bellezza ineguagliabile, e che ogni straniero vorrebbe vedere a MILANO all’EXPO. Potrebbe chiedere a GENOVA “ECCE HOMO” del CARAVAGGIO oppure SUSANNA e i VECCHIONI capolavoro del VERONESE datato 1580. O sempre a GENOVA “LA CIRCONCISIONE” di RUBENS del 1605 o ancora LA MADDALENA PENITENTE del CANOVA, alta solo 90 cm e sicuramente più facile da trasportare. O perché no, VERONA potrebbe mettere a disposizione per l’evento l’ASSUZIONE DELLA VERGINE in compagnia della SACRA FAMIGLIA, capolavori del MANTEGNA straordinari. Sempre del MANTEGNA potrebbe chiedere a BERGAMO la MADONNA con BAMBINO. E sempre a BERGAMO, visto anche la vicinanza geografica, potrebbe chiedere la MADONNA LOCHIS opera del 1508 del TIZIANO e ancora del TIZIANO “ORFEO ed EURIDIGE” e ancora perché no, IL RITRATTO DI GIULIANO DE’ MEDICI, opera del 1478 creata dal BOTTICELLI. Vicenza potrebbe contribuire con LA CENA, sempre del VERONESE, opera del 1572. Quanto piacerebbe ammirare San PETRONIO o San PROCOLO  di MICHELANGELO, i giapponesi impazzirebbero. Basta chiederli a BOLOGNA. 

E se vogliamo stupire con effetti speciali, e provocatori,  c’è la SACRA SINDONE a Torino, perché non chiederla. Quanti BRONZI di Riace vale per fama in Sindone al cospetto dei bronzi. O alla savoiarda città piemontese potrebbe chiedere DEIANIRA. Straordinario capolavoro di RUBENS, o sempre dello stesso, l’ERCOLE entrambi del 1638. O perché non trasferire il museo dell’ombroso cosi caro a noi meridionali. Tanto sono persone che già in vita sono state trasferite al nord. Potrebbero magari fare da anticamera ad OTZI , la mummia altoatesina. Cosi anche BOLZANO potrebbe dare il suo contributo. Si potrebbe andare avanti per giorni forse. Ma volendo, ed avendo le risorse ovviamente, si potrebbe davvero erigere una sorta di LOUVRE, anzi forse anche più ricco e più interessante. 

Perché proprio i BRONZI ?!
Forse per farli emigrare definitivamente a latitudini più meritevoli? 

Loro non sono emigranti caro SGARBI, Loro non sono disoccupati. 
Non sono costretti ad emigrare come tanti calabresi. Anzi. Loro forse portano a REGGIO CALABRIA qualche turista. Che lascia qualche mancetta piccola a questa città che tanto bisogno ha di turismo. 

Ma ho capito una cosa. Che i BRONZI piacciono. Che si deve dare la possibilità al mondo di poterli ammirare. Su questo concordo e sottoscrivo. 

Allora caro SGARBI. Perché non facciamo una cosa. Perché non ti prendi l’impegno di organizzare a REGGIO CALABRIA una Mostra- Museo. 

Porta a REGGIO opere d’arte a far da cornice ai BRONZI. Porta in Calabria giapponesi russi e americani ad ammirare i sublimi Bronzi e le opere e capolavori che solo l’Italia ha. 

Portiamo fondi per gli aereoporti di Reggio e Lamezia come per l’EXPO. 
Portiamo i turisti con due ore di treno, o poco più, da Roma con l’alta velocità in calabria. 
Colleghiamo REGGIO a ROMA come si è fatto per MILANO ROMA. 
Miglioriamo la SA-RC. Vedrai che il mondo viene in massa a vedere i Bronzi. 

E non solo i bronzi. Allora, Carissimo e Illustrissimo Prof. Vittorio SGARBI, lo prendiamo questo impegno di portare il mondo a poter godere della visita ai Bronzi con un bell’evento culturale? Lo organizziamo? 



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Di Antonio Rosato


Fortunatamente sembra che i Bronzi restano a casa loro. Questa è sicuramente una ottima notizia. 
I nostri sforzi e le nostre fatiche a sostegno della permanenza dei preziosi tesori di Riace a casa loro non è stata vana.  Mentre tutti si godevano le meritate ferie noi del Partito del Sud non ci siamo risparmiati neanche in agosto per difendere quello che è meridionale. 

Ma a parte questo cappello, volevo focalizzare l’attenzione sul Prof. Vittorio SGARBI. 
Sembra che i bronzi di Riace dovevano essere l’attrazione o se vogliamo il biglietto da visita principale per l’EXPO meneghino. 
Certo, non possiamo negare che queste opere oltre che rare, uniche e preziose hanno un fascino e uno charme artistico che incantano indiscutibilmente il visitatore. 
E che restano tatuati indelebilmente nella mente di chi ha avuto la fortuna di ammirarli. Ma mi chiedo anche perché il Prof. SGARBI non ha chiesto allo stesso modo il DAVID o il BACCO di MICHELANGELO a Firenze. Avrebbero dato altrettanto lustro al suo lavoro e suo evento. 

O perché non arricchire la sua esposizione con i capolavori di TIZIANO  come LA PRESENTAZIONE di MARIA o LA PIETA’ custoditi a VENEZIA. Può ancora trasformare l’EXPO nell’ERMITAGE italiano con capolavori d’arte di bellezza ineguagliabile, e che ogni straniero vorrebbe vedere a MILANO all’EXPO. Potrebbe chiedere a GENOVA “ECCE HOMO” del CARAVAGGIO oppure SUSANNA e i VECCHIONI capolavoro del VERONESE datato 1580. O sempre a GENOVA “LA CIRCONCISIONE” di RUBENS del 1605 o ancora LA MADDALENA PENITENTE del CANOVA, alta solo 90 cm e sicuramente più facile da trasportare. O perché no, VERONA potrebbe mettere a disposizione per l’evento l’ASSUZIONE DELLA VERGINE in compagnia della SACRA FAMIGLIA, capolavori del MANTEGNA straordinari. Sempre del MANTEGNA potrebbe chiedere a BERGAMO la MADONNA con BAMBINO. E sempre a BERGAMO, visto anche la vicinanza geografica, potrebbe chiedere la MADONNA LOCHIS opera del 1508 del TIZIANO e ancora del TIZIANO “ORFEO ed EURIDIGE” e ancora perché no, IL RITRATTO DI GIULIANO DE’ MEDICI, opera del 1478 creata dal BOTTICELLI. Vicenza potrebbe contribuire con LA CENA, sempre del VERONESE, opera del 1572. Quanto piacerebbe ammirare San PETRONIO o San PROCOLO  di MICHELANGELO, i giapponesi impazzirebbero. Basta chiederli a BOLOGNA. 

E se vogliamo stupire con effetti speciali, e provocatori,  c’è la SACRA SINDONE a Torino, perché non chiederla. Quanti BRONZI di Riace vale per fama in Sindone al cospetto dei bronzi. O alla savoiarda città piemontese potrebbe chiedere DEIANIRA. Straordinario capolavoro di RUBENS, o sempre dello stesso, l’ERCOLE entrambi del 1638. O perché non trasferire il museo dell’ombroso cosi caro a noi meridionali. Tanto sono persone che già in vita sono state trasferite al nord. Potrebbero magari fare da anticamera ad OTZI , la mummia altoatesina. Cosi anche BOLZANO potrebbe dare il suo contributo. Si potrebbe andare avanti per giorni forse. Ma volendo, ed avendo le risorse ovviamente, si potrebbe davvero erigere una sorta di LOUVRE, anzi forse anche più ricco e più interessante. 

Perché proprio i BRONZI ?!
Forse per farli emigrare definitivamente a latitudini più meritevoli? 

Loro non sono emigranti caro SGARBI, Loro non sono disoccupati. 
Non sono costretti ad emigrare come tanti calabresi. Anzi. Loro forse portano a REGGIO CALABRIA qualche turista. Che lascia qualche mancetta piccola a questa città che tanto bisogno ha di turismo. 

Ma ho capito una cosa. Che i BRONZI piacciono. Che si deve dare la possibilità al mondo di poterli ammirare. Su questo concordo e sottoscrivo. 

Allora caro SGARBI. Perché non facciamo una cosa. Perché non ti prendi l’impegno di organizzare a REGGIO CALABRIA una Mostra- Museo. 

Porta a REGGIO opere d’arte a far da cornice ai BRONZI. Porta in Calabria giapponesi russi e americani ad ammirare i sublimi Bronzi e le opere e capolavori che solo l’Italia ha. 

Portiamo fondi per gli aereoporti di Reggio e Lamezia come per l’EXPO. 
Portiamo i turisti con due ore di treno, o poco più, da Roma con l’alta velocità in calabria. 
Colleghiamo REGGIO a ROMA come si è fatto per MILANO ROMA. 
Miglioriamo la SA-RC. Vedrai che il mondo viene in massa a vedere i Bronzi. 

E non solo i bronzi. Allora, Carissimo e Illustrissimo Prof. Vittorio SGARBI, lo prendiamo questo impegno di portare il mondo a poter godere della visita ai Bronzi con un bell’evento culturale? Lo organizziamo? 



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domenica 24 agosto 2014

LA VIGNETTA DELLA SETTIMANA

Come sempre due pesi e due misure. 

A Cremona decide il sindaco in modo inappellabile, a Reggio Calabria invece deciderà una commissione di esperti nominati dal ministro... 

A Reggio si vota a metà novembre, decida il nuovo sindaco al riguardo dell'eventuale trasloco dei Bronzi a Milano, spiegando dettagliatamente, in campagna elettorale alla cittadinanza, la sua posizione al riguardo...


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Come sempre due pesi e due misure. 

A Cremona decide il sindaco in modo inappellabile, a Reggio Calabria invece deciderà una commissione di esperti nominati dal ministro... 

A Reggio si vota a metà novembre, decida il nuovo sindaco al riguardo dell'eventuale trasloco dei Bronzi a Milano, spiegando dettagliatamente, in campagna elettorale alla cittadinanza, la sua posizione al riguardo...


venerdì 22 agosto 2014

CRESCE SEMPRE DI PIU' LA COMMUNITY DEL PARTITO DEL SUD ! 9.000 A DIFESA DEL SUD !

Cresce sempre più la Community che quotidianamente segue il Partito del Sud anche su facebook, oggi siamo arrivati a 9000 fan! Seguici su :https://www.facebook.com/PdelSud?fref=nf 

Con questo risultato siamo di gran lunga la maggior Community su facebook fra tutte quelle di movimenti politici/partiti meridionalisti o..."sudisti". 

 Continuate a seguirci e non ve ne pentirete; quotidianamente posteremo oltre alle notizie dell'attività del nostro Partito, approfondimenti politici ma anche curiosità, notizie sulla cultura e sulla vera storia del Sud come non avete mai avuto modo di sentire. Grazie a tutti per il sostegno ed il supporto. 

 Staff Amministratori




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Cresce sempre più la Community che quotidianamente segue il Partito del Sud anche su facebook, oggi siamo arrivati a 9000 fan! Seguici su :https://www.facebook.com/PdelSud?fref=nf 

Con questo risultato siamo di gran lunga la maggior Community su facebook fra tutte quelle di movimenti politici/partiti meridionalisti o..."sudisti". 

 Continuate a seguirci e non ve ne pentirete; quotidianamente posteremo oltre alle notizie dell'attività del nostro Partito, approfondimenti politici ma anche curiosità, notizie sulla cultura e sulla vera storia del Sud come non avete mai avuto modo di sentire. Grazie a tutti per il sostegno ed il supporto. 

 Staff Amministratori




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giovedì 21 agosto 2014

Sud, Diritti, Integrazione, Tolleranza: Pace subito tra Israele e Palestina. Ecco, sabato, il Sacco & Vanzetti Day


LOCANDINA S&V MD 2014Quando come Partito del Sud abbiamo letto il tema del“Sacco & Vanzetti Memorial Day 2014″  organizzato dall’Associazione Sacco & Vanzetti di Torremaggiore e sostenuto, tra le altre, da associazioni come Libera e  Sud Project Camp, abbiamo pensato che fosse un tema tipico, anzi temi ed ideali tipici del meridionalismo progressista.
Sud: Nel mondo meridionalista spesso si sente dire che: “noi non siamo “sud” di nessuno”. In realtà gli uomini e le donne di qualsiasi sud se si sentono del “SUD” non ne hanno vergogna, ne sono orgogliosi, e allo stesso tempo non si sentono “nord” di nessuno, perché in loro c’è l’orgoglio di essere uomini e donne in grado di accogliere, confrontarsi ed essere sempre pronti all’apertura ad altre culture e modi di pensare. E’ la storia del sud da sempre. Il Sud è questo una terra aperta, libera e ricca di culture in grado di scoprirsi e rispettarsi. Il Sud in cui crediamo noi è questo. Il sud che ci pare venire fuori molto bene anche dalle intenzioni degli organizzatori del Sacco & Vanzetti Day e in particolare deldott.Matteo Marolla presidente dell’associazione organizzatrice.
Diritti: Il diritto al lavoro e il diritto alla salute, facciamo solo questo esempio di due diritti sacrosanti negati proprio qui, in questa terra, a Taranto con l’ILVA e a Brindisi con la centrale a carbone e in tante altre realtà del sud e non solo del sud. I cittadini di queste nostre terre sono stati chiamati a scegliere tra l’avvelenamento da polveri sottili di ferro e il lavoro. Tra gli scarichi, i fumi e i rifiuti prodotti dal carbone e dall’industria chimica e la salute. Tra “qualche morto in famiglia” e “qualcun altro in grado di mettere un tozzo di pane a tavola”. E’ questo un mondo che non va. Un mondo che ha messo il profitto come unico valore di una costituzione immaginaria e immateriale che regola ilmondo, per dirla alla Bauman, attraverso una “demcrazia di mercato” che ubbidisce prima alla finanza e poi detta regole alla politica. Ecco mettere l’accento su questi temi è un merito che riconsociamo ogni anno all’assocazione Sacco & Vanzetti di Torremaggiore,
Integrazione: A Sud, dalla notte dei tempi, un posto a tavola non si è negato mai a nessuno, come non si è negato mai a nessuno la possibilità di essere protagonista con i propri costumi di una terra e in una terra da sempre ospitale. Certo oggi la sete di ricchezza e di prfitto ha portato qualcuno anche al sud a pensare che ci sia da arricchirsi alle spalle dei poveretti giunti da lontano utilizzandoli nelle campagne. Ecco questo non è il sud che ci piace. Come non ci piace chiunque pensi che un altro essere umano possa “rubare” il pane di bocca a un altro. L’Integrazione se vogliamo è accoglienza e diritto alla vita.Forse sono un po’ gli stili di vita e la distribuzione della ricchezza che vanno rivisti.
Tolleranza: La paura del diverso è sempre stata la chiave di innesco dell’intolleranza.Noi crediamo che non bisogna avere paura. Che bisogna, riconoscere la dignità di essere umano senza se e senza ma a chi arriva. In chi è diverso quindi una propria dignità di uomo e di donna e di abitante di questo pianeta. Se siamo disposti a mettere da parte le nostre paure è probabile che riusciremo ad avere più tolleranza. Concordiamo in toto con la Sacco & Vanzetti quando ha posto la tolleranza come cardine per un mondo senza ingiustizie e con più pace.
Ultimo tema “la pace”. Mai come in questo periodo si è vicini, o come ha detto Papa Francesco si è già immersi nella terza guerra mondiale. PACE è una parola che deve essere legata al riconoscimento dell’importanza di tutte quelle precedenti. Riconsociamo i diritti dei popoli ad avere una propria terra. Diamo spazio al dialogo. Non soffermiamoci al pregiudizio così come avvenne per Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti morti per non essere stati giudicati, ma condannati a priori per il solo fatto di essere diversi, per il solo fatto di non avere diritto a una giustizia giusta, per il solo fatto di non avere di fatto riconosciuti dei diritti riconosciuti invece a tutti gli altri americani…. Riflettiamoci e ancora grazie all’Associazione Sacco & Vanzetti e a tutti i relatori che sabato 23 alle 19,00 a Torremaggiore interverrano in piazzale Palma e Piacquaddio al Sacco & Vanzetti Memorial Day.
E’ questo il sud che vogliamo un sud meridionalista (che riconosce la propria identità) eprogressista (che riconsoce i diritti di ciascun uomo e di ciascuna donna senza alcuna distinzione) aperto agli altri e accogliente. Non c’è un altro modo di essere SUD !

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LOCANDINA S&V MD 2014Quando come Partito del Sud abbiamo letto il tema del“Sacco & Vanzetti Memorial Day 2014″  organizzato dall’Associazione Sacco & Vanzetti di Torremaggiore e sostenuto, tra le altre, da associazioni come Libera e  Sud Project Camp, abbiamo pensato che fosse un tema tipico, anzi temi ed ideali tipici del meridionalismo progressista.
Sud: Nel mondo meridionalista spesso si sente dire che: “noi non siamo “sud” di nessuno”. In realtà gli uomini e le donne di qualsiasi sud se si sentono del “SUD” non ne hanno vergogna, ne sono orgogliosi, e allo stesso tempo non si sentono “nord” di nessuno, perché in loro c’è l’orgoglio di essere uomini e donne in grado di accogliere, confrontarsi ed essere sempre pronti all’apertura ad altre culture e modi di pensare. E’ la storia del sud da sempre. Il Sud è questo una terra aperta, libera e ricca di culture in grado di scoprirsi e rispettarsi. Il Sud in cui crediamo noi è questo. Il sud che ci pare venire fuori molto bene anche dalle intenzioni degli organizzatori del Sacco & Vanzetti Day e in particolare deldott.Matteo Marolla presidente dell’associazione organizzatrice.
Diritti: Il diritto al lavoro e il diritto alla salute, facciamo solo questo esempio di due diritti sacrosanti negati proprio qui, in questa terra, a Taranto con l’ILVA e a Brindisi con la centrale a carbone e in tante altre realtà del sud e non solo del sud. I cittadini di queste nostre terre sono stati chiamati a scegliere tra l’avvelenamento da polveri sottili di ferro e il lavoro. Tra gli scarichi, i fumi e i rifiuti prodotti dal carbone e dall’industria chimica e la salute. Tra “qualche morto in famiglia” e “qualcun altro in grado di mettere un tozzo di pane a tavola”. E’ questo un mondo che non va. Un mondo che ha messo il profitto come unico valore di una costituzione immaginaria e immateriale che regola ilmondo, per dirla alla Bauman, attraverso una “demcrazia di mercato” che ubbidisce prima alla finanza e poi detta regole alla politica. Ecco mettere l’accento su questi temi è un merito che riconsociamo ogni anno all’assocazione Sacco & Vanzetti di Torremaggiore,
Integrazione: A Sud, dalla notte dei tempi, un posto a tavola non si è negato mai a nessuno, come non si è negato mai a nessuno la possibilità di essere protagonista con i propri costumi di una terra e in una terra da sempre ospitale. Certo oggi la sete di ricchezza e di prfitto ha portato qualcuno anche al sud a pensare che ci sia da arricchirsi alle spalle dei poveretti giunti da lontano utilizzandoli nelle campagne. Ecco questo non è il sud che ci piace. Come non ci piace chiunque pensi che un altro essere umano possa “rubare” il pane di bocca a un altro. L’Integrazione se vogliamo è accoglienza e diritto alla vita.Forse sono un po’ gli stili di vita e la distribuzione della ricchezza che vanno rivisti.
Tolleranza: La paura del diverso è sempre stata la chiave di innesco dell’intolleranza.Noi crediamo che non bisogna avere paura. Che bisogna, riconoscere la dignità di essere umano senza se e senza ma a chi arriva. In chi è diverso quindi una propria dignità di uomo e di donna e di abitante di questo pianeta. Se siamo disposti a mettere da parte le nostre paure è probabile che riusciremo ad avere più tolleranza. Concordiamo in toto con la Sacco & Vanzetti quando ha posto la tolleranza come cardine per un mondo senza ingiustizie e con più pace.
Ultimo tema “la pace”. Mai come in questo periodo si è vicini, o come ha detto Papa Francesco si è già immersi nella terza guerra mondiale. PACE è una parola che deve essere legata al riconoscimento dell’importanza di tutte quelle precedenti. Riconsociamo i diritti dei popoli ad avere una propria terra. Diamo spazio al dialogo. Non soffermiamoci al pregiudizio così come avvenne per Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti morti per non essere stati giudicati, ma condannati a priori per il solo fatto di essere diversi, per il solo fatto di non avere diritto a una giustizia giusta, per il solo fatto di non avere di fatto riconosciuti dei diritti riconosciuti invece a tutti gli altri americani…. Riflettiamoci e ancora grazie all’Associazione Sacco & Vanzetti e a tutti i relatori che sabato 23 alle 19,00 a Torremaggiore interverrano in piazzale Palma e Piacquaddio al Sacco & Vanzetti Memorial Day.
E’ questo il sud che vogliamo un sud meridionalista (che riconosce la propria identità) eprogressista (che riconsoce i diritti di ciascun uomo e di ciascuna donna senza alcuna distinzione) aperto agli altri e accogliente. Non c’è un altro modo di essere SUD !

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mercoledì 20 agosto 2014

I PASTICCIERI...!

di Bruno Pappalardo


Che pasticcio!
Era solo ieri che B&B, Bossi e Berlusca si impossessavano dell’Italia intonando “forzaaiiitalia ”con la mano destra  sul petto  per sentire il battito ritmato di una passione incrollabile.
Vent’anni di disastri, di distruzione. Vent’anni per realizzare la “rivoluzione liberale” di cui, loro, ne dovevano essere i padri  ed invece non erano manco gli emuli del più bieco mercantilismo; era solo
liberoscambisti ma in tutti i sensi.
Il protezionismo da parte dello Stato, che prevede il correre in aiuto delle imprese, lavoratori o amministrazioni regionali in difficoltà, veniva invece inteso da costoro, come quella della “Protezione Civile Spa”, …  insomma ci siamo intesi.
Tuttavia costoro con l’aiuto  di una Sinistra galleggiante -  “…quando poi uno dice che si butta a destra” - hanno modificato anche la Costituzione
(art. 5) aggiungendovi il principio di “Federalismo“, una magnifica idea che inizialmente, purché passasse alle Camere, venne proposta come “solidale”; solidale un ca….o!

Questo, come tutti - soprattutto al Sud - già si sapeva che non si sarebbe mai attuato. Infatti con l’introduzione del “Federalismo fiscale” si è tentato poi,
di affossare definitivamente il Meridione.  
Avete fatto caso che per via dell’ autonomia delle Regioni ci siamo impoveriti fino all’estremo? Avete fatto caso che sono il bancomat di politici? Avete
pensato che rientreranno, con una immunità parlamentare, in quello che fu il Senato potranno meglio maneggiare per derubarci? Ma veniamo al sodo:
Che resta della Lega? E di Bossi e di B.?  
I due principali partiti di centro-destra sono in cerca, appunto, di una nuova identità. Per rimettere in piedi la Lega, Salvini ha cercato una sponda abbrancandosi alle gambe di Marine Le Pen. Non basta; si è lasciato attrarre – grazie all’aiuto di veri criminali al sud – dall'idea di penetrare  al Sud  per diventare un partito nazionale.  
Dove sono andati a finire le loro rivoluzionarie idee? La devolution, la secessione, la difesa del territorio a tutti i costi? E Forza Italia? Certo, c’è ancora un Berlusconi che quando c’è da far riforme con Renzi, “le riforme si fanno con chi le vuole fare" Lui  c’é e quando si deve fare l’opposizione anche lì, Lui c’è.
Tuttavia questi sono giochi di puro arte de
lla nautica, di come restar fermi e vivi in mezzo ad un mare di guai e di merda. Silvio si ritirerà con la corona d’alloro intorno alla calotta cranica asfaltata perché essendo ormai divenuto un “padre costituente” riceverà il totale affrancamento da tutti i suoi guai giudiziari. Dite di NO?
Il Nord, “caput mundi del portafoglio” , rappresentato proprio da B. e i propri Lodi e congreghe di interessi privati e massonici sta scontando il crollo di un prototipo che aveva la formula massima di potere nelle Regioni ma che hanno espresso cose come l’Expò, il Mose, e tanti altri brogli dovunque in Italia governassero.  Oggi,  vengono riproposte camuffando le funzioni, (quelle stesse Region)i che diventeranno nuove forme di centralismo   La povertà ne è solo diventata la miccia che attende il fiammifero.  
Il “FEDERALISMO” è crollato lasciando sotto le rovine anche il Sud che cercava, con altre forme, il riscatto proprio sui suoi territori.  
La Costituzione è stata, allora, inutilmente snaturata ed  è diventata solo un pasticcio, … parimenti il CCNL degli anni ’70. Due capisaldi, espressioni alte di ricchezza democratica neppure più considerati dagli imprenditori.
Paradosso, pochi ricordano, ad esempio, che il totem art.18, ultimo baluardo che resiste alla falciatrice destrorsa, perché  pare impedisca la crescita e gli investimenti di aziende estere,  fu introdotto  da stesse forze socialiste, (Sacconi) centriste e liberali (attuale centro-destra) ma scritto e voluto dal marchese Emilio Pucci di Barsento, un nobile  che volle fosse introdotto nel testo, a cui, il PCI non votò astenendosi.

Insomma stiamo vivendo un epoca del falsificazionismo, della mistificazione e frammentazione per uno strumentale CAOS studiato a tavolino con banche e istituti d’investimento e ricerca come la Jp Morgan.
Mentre Renzi svolge apposta un programma politico, …che non ha nulla di programmato ma solo slide su paperino e qui-quo-qua, ebbene, chi ne perde di più è il Sud d’Italia che cerca, come tante regione del mondo, la propria identità, l’autonomia e riscatto a costo della vita come l’Ucraina, il Kurdistan, la Siria, Gaza et cetera, ma che vengono sommersi da vacuità strumentale della globalizzazione che punta tutto ad asservire la politica e le
umane esigenze, all’economia. Il leghismo volle il federalismo e ne stata la causa della propria morte.
“Giuacchino mettette ‘a legge e Giuacchino fuie ‘mpiso” 

Abbiamo una classe politica inetta, ignorante, praticamente incapace. Ci aspetta affrontare con coraggio  quello che già è stato deciso da altri.

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di Bruno Pappalardo


Che pasticcio!
Era solo ieri che B&B, Bossi e Berlusca si impossessavano dell’Italia intonando “forzaaiiitalia ”con la mano destra  sul petto  per sentire il battito ritmato di una passione incrollabile.
Vent’anni di disastri, di distruzione. Vent’anni per realizzare la “rivoluzione liberale” di cui, loro, ne dovevano essere i padri  ed invece non erano manco gli emuli del più bieco mercantilismo; era solo
liberoscambisti ma in tutti i sensi.
Il protezionismo da parte dello Stato, che prevede il correre in aiuto delle imprese, lavoratori o amministrazioni regionali in difficoltà, veniva invece inteso da costoro, come quella della “Protezione Civile Spa”, …  insomma ci siamo intesi.
Tuttavia costoro con l’aiuto  di una Sinistra galleggiante -  “…quando poi uno dice che si butta a destra” - hanno modificato anche la Costituzione
(art. 5) aggiungendovi il principio di “Federalismo“, una magnifica idea che inizialmente, purché passasse alle Camere, venne proposta come “solidale”; solidale un ca….o!

Questo, come tutti - soprattutto al Sud - già si sapeva che non si sarebbe mai attuato. Infatti con l’introduzione del “Federalismo fiscale” si è tentato poi,
di affossare definitivamente il Meridione.  
Avete fatto caso che per via dell’ autonomia delle Regioni ci siamo impoveriti fino all’estremo? Avete fatto caso che sono il bancomat di politici? Avete
pensato che rientreranno, con una immunità parlamentare, in quello che fu il Senato potranno meglio maneggiare per derubarci? Ma veniamo al sodo:
Che resta della Lega? E di Bossi e di B.?  
I due principali partiti di centro-destra sono in cerca, appunto, di una nuova identità. Per rimettere in piedi la Lega, Salvini ha cercato una sponda abbrancandosi alle gambe di Marine Le Pen. Non basta; si è lasciato attrarre – grazie all’aiuto di veri criminali al sud – dall'idea di penetrare  al Sud  per diventare un partito nazionale.  
Dove sono andati a finire le loro rivoluzionarie idee? La devolution, la secessione, la difesa del territorio a tutti i costi? E Forza Italia? Certo, c’è ancora un Berlusconi che quando c’è da far riforme con Renzi, “le riforme si fanno con chi le vuole fare" Lui  c’é e quando si deve fare l’opposizione anche lì, Lui c’è.
Tuttavia questi sono giochi di puro arte de
lla nautica, di come restar fermi e vivi in mezzo ad un mare di guai e di merda. Silvio si ritirerà con la corona d’alloro intorno alla calotta cranica asfaltata perché essendo ormai divenuto un “padre costituente” riceverà il totale affrancamento da tutti i suoi guai giudiziari. Dite di NO?
Il Nord, “caput mundi del portafoglio” , rappresentato proprio da B. e i propri Lodi e congreghe di interessi privati e massonici sta scontando il crollo di un prototipo che aveva la formula massima di potere nelle Regioni ma che hanno espresso cose come l’Expò, il Mose, e tanti altri brogli dovunque in Italia governassero.  Oggi,  vengono riproposte camuffando le funzioni, (quelle stesse Region)i che diventeranno nuove forme di centralismo   La povertà ne è solo diventata la miccia che attende il fiammifero.  
Il “FEDERALISMO” è crollato lasciando sotto le rovine anche il Sud che cercava, con altre forme, il riscatto proprio sui suoi territori.  
La Costituzione è stata, allora, inutilmente snaturata ed  è diventata solo un pasticcio, … parimenti il CCNL degli anni ’70. Due capisaldi, espressioni alte di ricchezza democratica neppure più considerati dagli imprenditori.
Paradosso, pochi ricordano, ad esempio, che il totem art.18, ultimo baluardo che resiste alla falciatrice destrorsa, perché  pare impedisca la crescita e gli investimenti di aziende estere,  fu introdotto  da stesse forze socialiste, (Sacconi) centriste e liberali (attuale centro-destra) ma scritto e voluto dal marchese Emilio Pucci di Barsento, un nobile  che volle fosse introdotto nel testo, a cui, il PCI non votò astenendosi.

Insomma stiamo vivendo un epoca del falsificazionismo, della mistificazione e frammentazione per uno strumentale CAOS studiato a tavolino con banche e istituti d’investimento e ricerca come la Jp Morgan.
Mentre Renzi svolge apposta un programma politico, …che non ha nulla di programmato ma solo slide su paperino e qui-quo-qua, ebbene, chi ne perde di più è il Sud d’Italia che cerca, come tante regione del mondo, la propria identità, l’autonomia e riscatto a costo della vita come l’Ucraina, il Kurdistan, la Siria, Gaza et cetera, ma che vengono sommersi da vacuità strumentale della globalizzazione che punta tutto ad asservire la politica e le
umane esigenze, all’economia. Il leghismo volle il federalismo e ne stata la causa della propria morte.
“Giuacchino mettette ‘a legge e Giuacchino fuie ‘mpiso” 

Abbiamo una classe politica inetta, ignorante, praticamente incapace. Ci aspetta affrontare con coraggio  quello che già è stato deciso da altri.

martedì 19 agosto 2014

Il calcio come reale specchio del paese


Di Natale Cuccurese

Dopo l’esordio infelice a base di banane, il gaffeur Tavecchio prosegue per la sua strada, dimostrando , come previsto e ancora una volta,  tutta l'inadeguatezza al ruolo con la decisione presa ieri dal primo consiglio federale della FIGC , da lui guidato, che ha ammorbidito le norme contro la “discriminazione territoriale”.

In altre parole offendere l’avversario, giocatori o tifosi che siano, ad esempio  con epiteti, a cui siamo purtroppo abituati, contro Napoli e i suoi abitanti o urla belluine contro giocatori di colore, è da ieri meno grave e la punizione non più automatica. 
Siamo cioè tornati al concetto dello stadio “terra di nessuno” in un’inaccettabile ritorno al passato, cioè l’esatto opposto di quanto fatto in altre nazioni per riportare persone e famiglie allo stadio e soprattutto sradicare la violenza e le frange del tifo che a questa fanno ricorso. In Italia si sceglie la strada inversa malgrado gli avvertimenti di FIFA e UEFA e cioè porte aperte alla più becera volgarità e ai soliti ignobili cori basati su triti luoghi comuni. La discriminazione territoriale è solo l’anticamera del razzismo, il tutto poi in una società italiana che, grazie anche ai deliri leghisti, fa da sempre del razzismo antimeridionale una delle sue principali bandiere, in altre parole il calcio come reale specchio del paese.

Compito di una federazione dovrebbe anche quello di educare atleti, tesserati e di conseguenza i tifosi per rendere più civili e vivibili gli stadi, che infatti già adesso sono spesso vuoti proprio per i rischi connessi alla loro frequentazione.

Servirebbe prevenzione, educazione e infine, se serve, repressione e non il vergognoso lassismo che già si intravede dalle prime  dichiarazioni di  Tavecchio e dalle prime stravaganti decisioni prese dalla sua federazione.

Il razzismo ha molte sfaccettature, anche se Tavecchio sembra non capirlo, molti degli incivili da stadio sono gli stessi che poi generano violenza e drammi che colpiscono gli inermi, infatti non a caso l’anno scorso i feriti negli stadi italiani sono aumentati del 68% rispetto all’anno precedente,  finendo la stagione in un crescendo di violenza che è culminato con il dramma di Roma per la finale di Coppa Italia. 

Speriamo di non essere profeti di sventura ma con queste premesse non ci sarà da attendersi nulla di buono sul fronte dell’ordine pubblico negli stadi per la prossima stagione, nel qual caso la responsabilità ricadrà interamente su Tavecchio e la sua federazione.

Anche di questi aspetti , oltre che a sponsor e contratti miliardari, dovrebbe occuparsi una federazione ed il suo presidente, che si dimostra, se mai ve ne fosse stato bisogno, a dir poco inadeguato.

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Di Natale Cuccurese

Dopo l’esordio infelice a base di banane, il gaffeur Tavecchio prosegue per la sua strada, dimostrando , come previsto e ancora una volta,  tutta l'inadeguatezza al ruolo con la decisione presa ieri dal primo consiglio federale della FIGC , da lui guidato, che ha ammorbidito le norme contro la “discriminazione territoriale”.

In altre parole offendere l’avversario, giocatori o tifosi che siano, ad esempio  con epiteti, a cui siamo purtroppo abituati, contro Napoli e i suoi abitanti o urla belluine contro giocatori di colore, è da ieri meno grave e la punizione non più automatica. 
Siamo cioè tornati al concetto dello stadio “terra di nessuno” in un’inaccettabile ritorno al passato, cioè l’esatto opposto di quanto fatto in altre nazioni per riportare persone e famiglie allo stadio e soprattutto sradicare la violenza e le frange del tifo che a questa fanno ricorso. In Italia si sceglie la strada inversa malgrado gli avvertimenti di FIFA e UEFA e cioè porte aperte alla più becera volgarità e ai soliti ignobili cori basati su triti luoghi comuni. La discriminazione territoriale è solo l’anticamera del razzismo, il tutto poi in una società italiana che, grazie anche ai deliri leghisti, fa da sempre del razzismo antimeridionale una delle sue principali bandiere, in altre parole il calcio come reale specchio del paese.

Compito di una federazione dovrebbe anche quello di educare atleti, tesserati e di conseguenza i tifosi per rendere più civili e vivibili gli stadi, che infatti già adesso sono spesso vuoti proprio per i rischi connessi alla loro frequentazione.

Servirebbe prevenzione, educazione e infine, se serve, repressione e non il vergognoso lassismo che già si intravede dalle prime  dichiarazioni di  Tavecchio e dalle prime stravaganti decisioni prese dalla sua federazione.

Il razzismo ha molte sfaccettature, anche se Tavecchio sembra non capirlo, molti degli incivili da stadio sono gli stessi che poi generano violenza e drammi che colpiscono gli inermi, infatti non a caso l’anno scorso i feriti negli stadi italiani sono aumentati del 68% rispetto all’anno precedente,  finendo la stagione in un crescendo di violenza che è culminato con il dramma di Roma per la finale di Coppa Italia. 

Speriamo di non essere profeti di sventura ma con queste premesse non ci sarà da attendersi nulla di buono sul fronte dell’ordine pubblico negli stadi per la prossima stagione, nel qual caso la responsabilità ricadrà interamente su Tavecchio e la sua federazione.

Anche di questi aspetti , oltre che a sponsor e contratti miliardari, dovrebbe occuparsi una federazione ed il suo presidente, che si dimostra, se mai ve ne fosse stato bisogno, a dir poco inadeguato.

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domenica 17 agosto 2014

LA VIGNETTA DELLA SETTIMANA

A sud c'è chi li premia, chi li invita, chi si converte sulla via di Damasco e passa con loro, chi immagina, grazie a loro, la rinascita del sud... a qualcuno piace Lega. Si quegli stessi che dicevano e dicono "Prima il Nord"... In termini medici e psichiatrici si chiama "sindrome di Stoccolma"... 
Immunizzatevi !





------------------------------------------------------------------------------

Il segretario del Carroccio annuncia il lancio di un nuovo soggetto politico nel Sud Italia gemellato con la Lega Nord.
La nuova stagione della Lega passa anche dal Salento: è stato lo stesso segretario Matteo Salvini ad annunciare la nascita di un nuovo soggetto politico a margine di un comizio a Ponte di Legno, in Valcamonica. "La mia scommessa è far nascere nel centrosud un nuovo soggetto politico amico della Lega. Lo lanceremo in autunno", spiega il segretario del Carroccio, come riportato dall'Agi. "A queste persone, che sono di Catania, del Salento, della Campania, di Roma, noi diciamo che sarebbe assurdo creare nelle loro città delle sezioni della Lega Nord. Presenteremo un nuovo soggetto, che avrà nel simbolo l'Alberto da Giussano e daremo loro una mano concreta".

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A sud c'è chi li premia, chi li invita, chi si converte sulla via di Damasco e passa con loro, chi immagina, grazie a loro, la rinascita del sud... a qualcuno piace Lega. Si quegli stessi che dicevano e dicono "Prima il Nord"... In termini medici e psichiatrici si chiama "sindrome di Stoccolma"... 
Immunizzatevi !





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Il segretario del Carroccio annuncia il lancio di un nuovo soggetto politico nel Sud Italia gemellato con la Lega Nord.
La nuova stagione della Lega passa anche dal Salento: è stato lo stesso segretario Matteo Salvini ad annunciare la nascita di un nuovo soggetto politico a margine di un comizio a Ponte di Legno, in Valcamonica. "La mia scommessa è far nascere nel centrosud un nuovo soggetto politico amico della Lega. Lo lanceremo in autunno", spiega il segretario del Carroccio, come riportato dall'Agi. "A queste persone, che sono di Catania, del Salento, della Campania, di Roma, noi diciamo che sarebbe assurdo creare nelle loro città delle sezioni della Lega Nord. Presenteremo un nuovo soggetto, che avrà nel simbolo l'Alberto da Giussano e daremo loro una mano concreta".

#IoComproSUD, un progetto a sostegno di acquisti consapevoli di prodotti e servizi del SUD


#IoComproSUD
#IoComproSUD – mettiamo il SUD nel nostro carrello !
Sia pure con un Ferragosto appena passato e nel pieno delle vacanze d’agosto ancora in corso, a prescindere se si è riusciti o meno a farle fuori porta o in località di villeggiatura o a casa propria, vogliamo porre l’accento su un tema fondamentale: la necessità di comprare consapevolmente prodotti e servizi del nostro sud e di favorire la nascita  e il consolidamento di imprese a sud. Per fare questo ci vuole come sempre volontà politica, ma ci vuole anche la volontà di ciascuno ad acquistare e a promuovere prodotti del sud.
Nella nostra mente di acquirente deve farsi strada una frase che deve essere specchio di un modus operandi che non sia escludente degli altri prodotti e servizi d’Italia o di altri paesi, ma che sappia che comprando sud si favorisce il PIL di un mezzogiorno che così potrebbe finalmente avere una politica di sviluppo e l’occupazione dei nostri ragazzi che oggi più che emigrare, come dice l’ultimo rapporto SVIMEZ, sono costretti a fuggire da queste nostre terre. E allora la frase che ci viene in mente è: #IoComproSUD !
#IoComproSUD sarà anche la campagna e il progetto che Sud Project Camp mette in campo per la promozione e il supporto ad un’economia meridionale non certo autarchica, ma rivolta a tutti coloro i quali dentro e fuori dal Sud e dall’Italia vogliano apprezzare, prodotti, idee, storia e territori del sud.
#IoComproSUD se siete dello stesso avviso, sia che siate consumatori, che aziende, chegiovani startup scriveteci… C’è tanto lavoro da fare ! 


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#IoComproSUD
#IoComproSUD – mettiamo il SUD nel nostro carrello !
Sia pure con un Ferragosto appena passato e nel pieno delle vacanze d’agosto ancora in corso, a prescindere se si è riusciti o meno a farle fuori porta o in località di villeggiatura o a casa propria, vogliamo porre l’accento su un tema fondamentale: la necessità di comprare consapevolmente prodotti e servizi del nostro sud e di favorire la nascita  e il consolidamento di imprese a sud. Per fare questo ci vuole come sempre volontà politica, ma ci vuole anche la volontà di ciascuno ad acquistare e a promuovere prodotti del sud.
Nella nostra mente di acquirente deve farsi strada una frase che deve essere specchio di un modus operandi che non sia escludente degli altri prodotti e servizi d’Italia o di altri paesi, ma che sappia che comprando sud si favorisce il PIL di un mezzogiorno che così potrebbe finalmente avere una politica di sviluppo e l’occupazione dei nostri ragazzi che oggi più che emigrare, come dice l’ultimo rapporto SVIMEZ, sono costretti a fuggire da queste nostre terre. E allora la frase che ci viene in mente è: #IoComproSUD !
#IoComproSUD sarà anche la campagna e il progetto che Sud Project Camp mette in campo per la promozione e il supporto ad un’economia meridionale non certo autarchica, ma rivolta a tutti coloro i quali dentro e fuori dal Sud e dall’Italia vogliano apprezzare, prodotti, idee, storia e territori del sud.
#IoComproSUD se siete dello stesso avviso, sia che siate consumatori, che aziende, chegiovani startup scriveteci… C’è tanto lavoro da fare ! 


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sabato 16 agosto 2014

Il Partito del Sud sarà presente in Puglia alle regionali 2015

ll Partito del Sud di Puglia crede fortemente che la proposta meridionalista debba diventare una proposta di impegno politico concreto e di impegno elettorale per il prossimo futuro.
regione-puglia
E’ solo di febbraio 2014 la presentazione del libro bianco “Con il Sud di Riparte” al comune di Bari con gli allora sindaci di Bari, Michele Emiliano, e di Napoli Luigi de Magistris. Ebbene quel libro bianco può essere preso certamente come stimolo anche per i programmi che vedranno l’area progressista, o per chi preferisce, di centro sinistra, competere per migliorare la gestione di una regione importante come la Puglia in un contesto di collaborazione con le altre regioni del Sud e del Mediterraneo.
La rinascita del Sud e dell’intera Italia, come da delibera assembleare del Partito del Sud dello scorso 14 giugno a Gaeta, si prepara partecipando alle prossime elezioni regionali ed amministrative nei Comuni pugliesi.
Ovunque ci sia un meridionalista progressista, per proseguire nell’opera di radicamento territoriale e per fare scudo all’ennesimo tentativo di “invasione” del sud, ad opera questa volta della lega; tentativo che trova abietta sponda in alcune formazioni sudiste che, pronte a vendersi per un piatto di lenticchie, ne stanno agevolando in tutti i modi la discesa, così come si è visto alle ultime europee.
Se condividi le nostre idee, se senti l’ orgoglio delle tue radici, se sei stanco e vuoi cambiare questo stato di cose e a maggior ragione se nella tua regione o nel tuo comune si voterà nella prossima tornata elettorale contattaci, accorri senza indugio sotto le bandiere del Sud e dell’unico partito dichiaratamente Meridionalista e Progressista, come già stanno facendo tante persone di buona volontà e tante personalità della società civile, per portare in modo diretto e concreto le tue proposte per cambiare lo stato delle cose e per il bene comune; stiamo già predisponendo per tempo la prossima campagna elettorale, lotta con noi in questo esperimento di democrazia popolare partecipata, non essere uno dei tanti rivoluzionari da tastiera, non affidare le tue giuste rivendicazioni ad un inutile revanscismo fuori dal tempo o al velleitario chiacchiericcio sui social....CONTINUA SU : ll Partito del Sud di Puglia crede fortemente che la proposta meridionalista debba diventare una proposta di impegno politico concreto e di impegno elettorale per il prossimo futuro.
regione-puglia
E’ solo di febbraio 2014 la presentazione del libro bianco “Con il Sud di Riparte” al comune di Bari con gli allora sindaci di Bari, Michele Emiliano, e di Napoli Luigi de Magistris. Ebbene quel libro bianco può essere preso certamente come stimolo anche per i programmi che vedranno l’area progressista, o per chi preferisce, di centro sinistra, competere per migliorare la gestione di una regione importante come la Puglia in un contesto di collaborazione con le altre regioni del Sud e del Mediterraneo.
La rinascita del Sud e dell’intera Italia, come da delibera assembleare del Partito del Sud dello scorso 14 giugno a Gaeta, si prepara partecipando alle prossime elezioni regionali ed amministrative nei Comuni pugliesi.
Ovunque ci sia un meridionalista progressista, per proseguire nell’opera di radicamento territoriale e per fare scudo all’ennesimo tentativo di “invasione” del sud, ad opera questa volta della lega; tentativo che trova abietta sponda in alcune formazioni sudiste che, pronte a vendersi per un piatto di lenticchie, ne stanno agevolando in tutti i modi la discesa, così come si è visto alle ultime europee.
Se condividi le nostre idee, se senti l’ orgoglio delle tue radici, se sei stanco e vuoi cambiare questo stato di cose e a maggior ragione se nella tua regione o nel tuo comune si voterà nella prossima tornata elettorale contattaci, accorri senza indugio sotto le bandiere del Sud e dell’unico partito dichiaratamente Meridionalista e Progressista, come già stanno facendo tante persone di buona volontà e tante personalità della società civile, per portare in modo diretto e concreto le tue proposte per cambiare lo stato delle cose e per il bene comune; stiamo già predisponendo per tempo la prossima campagna elettorale, lotta con noi in questo esperimento di democrazia popolare partecipata, non essere uno dei tanti rivoluzionari da tastiera, non affidare le tue giuste rivendicazioni ad un inutile revanscismo fuori dal tempo o al velleitario chiacchiericcio sui social.....CONTINUA SU : ll Partito del Sud di Puglia crede fortemente che la proposta meridionalista debba diventare una proposta di impegno politico concreto e di impegno elettorale per il prossimo futuro.
regione-puglia
E’ solo di febbraio 2014 la presentazione del libro bianco “Con il Sud di Riparte” al comune di Bari con gli allora sindaci di Bari, Michele Emiliano, e di Napoli Luigi de Magistris. Ebbene quel libro bianco può essere preso certamente come stimolo anche per i programmi che vedranno l’area progressista, o per chi preferisce, di centro sinistra, competere per migliorare la gestione di una regione importante come la Puglia in un contesto di collaborazione con le altre regioni del Sud e del Mediterraneo.
La rinascita del Sud e dell’intera Italia, come da delibera assembleare del Partito del Sud dello scorso 14 giugno a Gaeta, si prepara partecipando alle prossime elezioni regionali ed amministrative nei Comuni pugliesi.
Ovunque ci sia un meridionalista progressista, per proseguire nell’opera di radicamento territoriale e per fare scudo all’ennesimo tentativo di “invasione” del sud, ad opera questa volta della lega; tentativo che trova abietta sponda in alcune formazioni sudiste che, pronte a vendersi per un piatto di lenticchie, ne stanno agevolando in tutti i modi la discesa, così come si è visto alle ultime europee.
Se condividi le nostre idee, se senti l’ orgoglio delle tue radici, se sei stanco e vuoi cambiare questo stato di cose e a maggior ragione se nella tua regione o nel tuo comune si voterà nella prossima tornata elettorale contattaci, accorri senza indugio sotto le bandiere del Sud e dell’unico partito dichiaratamente Meridionalista e Progressista, come già stanno facendo tante persone di buona volontà e tante personalità della società civile, per portare in modo diretto e concreto le tue proposte per cambiare lo stato delle cose e per il bene comune; stiamo già predisponendo per tempo la prossima campagna elettorale, lotta con noi in questo esperimento di democrazia popolare partecipata, non essere uno dei tanti rivoluzionari da tastiera, non affidare le tue giuste rivendicazioni ad un inutile revanscismo fuori dal tempo o al velleitario chiacchiericcio sui social....CONTINUA SU:

ll Partito del Sud di Puglia crede fortemente che la proposta meridionalista debba diventare una proposta di impegno politico concreto e di impegno elettorale per il prossimo futuro.
regione-puglia
E’ solo di febbraio 2014 la presentazione del libro bianco “Con il Sud di Riparte” al comune di Bari con gli allora sindaci di Bari, Michele Emiliano, e di Napoli Luigi de Magistris. Ebbene quel libro bianco può essere preso certamente come stimolo anche per i programmi che vedranno l’area progressista, o per chi preferisce, di centro sinistra, competere per migliorare la gestione di una regione importante come la Puglia in un contesto di collaborazione con le altre regioni del Sud e del Mediterraneo.
La rinascita del Sud e dell’intera Italia, come da delibera assembleare del Partito del Sud dello scorso 14 giugno a Gaeta, si prepara partecipando alle prossime elezioni regionali ed amministrative nei Comuni pugliesi.
Ovunque ci sia un meridionalista progressista, per proseguire nell’opera di radicamento territoriale e per fare scudo all’ennesimo tentativo di “invasione” del sud, ad opera questa volta della lega; tentativo che trova abietta sponda in alcune formazioni sudiste che, pronte a vendersi per un piatto di lenticchie, ne stanno agevolando in tutti i modi la discesa, così come si è visto alle ultime europee.
Se condividi le nostre idee, se senti l’ orgoglio delle tue radici, se sei stanco e vuoi cambiare questo stato di cose e a maggior ragione se nella tua regione o nel tuo comune si voterà nella prossima tornata elettorale contattaci, accorri senza indugio sotto le bandiere del Sud e dell’unico partito dichiaratamente Meridionalista e Progressista, come già stanno facendo tante persone di buona volontà e tante personalità della società civile, per portare in modo diretto e concreto le tue proposte per cambiare lo stato delle cose e per il bene comune; stiamo già predisponendo per tempo la prossima campagna elettorale, lotta con noi in questo esperimento di democrazia popolare partecipata, non essere uno dei tanti rivoluzionari da tastiera, non affidare le tue giuste rivendicazioni ad un inutile revanscismo fuori dal tempo o al velleitario chiacchiericcio sui social....CONTINUA SU: http://partitodelsudpuglia.wordpress.com/2014/08/14/il-partito-del-sud-sara-presente-in-puglia-alle-regionali-2015/


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ll Partito del Sud di Puglia crede fortemente che la proposta meridionalista debba diventare una proposta di impegno politico concreto e di impegno elettorale per il prossimo futuro.
regione-puglia
E’ solo di febbraio 2014 la presentazione del libro bianco “Con il Sud di Riparte” al comune di Bari con gli allora sindaci di Bari, Michele Emiliano, e di Napoli Luigi de Magistris. Ebbene quel libro bianco può essere preso certamente come stimolo anche per i programmi che vedranno l’area progressista, o per chi preferisce, di centro sinistra, competere per migliorare la gestione di una regione importante come la Puglia in un contesto di collaborazione con le altre regioni del Sud e del Mediterraneo.
La rinascita del Sud e dell’intera Italia, come da delibera assembleare del Partito del Sud dello scorso 14 giugno a Gaeta, si prepara partecipando alle prossime elezioni regionali ed amministrative nei Comuni pugliesi.
Ovunque ci sia un meridionalista progressista, per proseguire nell’opera di radicamento territoriale e per fare scudo all’ennesimo tentativo di “invasione” del sud, ad opera questa volta della lega; tentativo che trova abietta sponda in alcune formazioni sudiste che, pronte a vendersi per un piatto di lenticchie, ne stanno agevolando in tutti i modi la discesa, così come si è visto alle ultime europee.
Se condividi le nostre idee, se senti l’ orgoglio delle tue radici, se sei stanco e vuoi cambiare questo stato di cose e a maggior ragione se nella tua regione o nel tuo comune si voterà nella prossima tornata elettorale contattaci, accorri senza indugio sotto le bandiere del Sud e dell’unico partito dichiaratamente Meridionalista e Progressista, come già stanno facendo tante persone di buona volontà e tante personalità della società civile, per portare in modo diretto e concreto le tue proposte per cambiare lo stato delle cose e per il bene comune; stiamo già predisponendo per tempo la prossima campagna elettorale, lotta con noi in questo esperimento di democrazia popolare partecipata, non essere uno dei tanti rivoluzionari da tastiera, non affidare le tue giuste rivendicazioni ad un inutile revanscismo fuori dal tempo o al velleitario chiacchiericcio sui social....CONTINUA SU : ll Partito del Sud di Puglia crede fortemente che la proposta meridionalista debba diventare una proposta di impegno politico concreto e di impegno elettorale per il prossimo futuro.
regione-puglia
E’ solo di febbraio 2014 la presentazione del libro bianco “Con il Sud di Riparte” al comune di Bari con gli allora sindaci di Bari, Michele Emiliano, e di Napoli Luigi de Magistris. Ebbene quel libro bianco può essere preso certamente come stimolo anche per i programmi che vedranno l’area progressista, o per chi preferisce, di centro sinistra, competere per migliorare la gestione di una regione importante come la Puglia in un contesto di collaborazione con le altre regioni del Sud e del Mediterraneo.
La rinascita del Sud e dell’intera Italia, come da delibera assembleare del Partito del Sud dello scorso 14 giugno a Gaeta, si prepara partecipando alle prossime elezioni regionali ed amministrative nei Comuni pugliesi.
Ovunque ci sia un meridionalista progressista, per proseguire nell’opera di radicamento territoriale e per fare scudo all’ennesimo tentativo di “invasione” del sud, ad opera questa volta della lega; tentativo che trova abietta sponda in alcune formazioni sudiste che, pronte a vendersi per un piatto di lenticchie, ne stanno agevolando in tutti i modi la discesa, così come si è visto alle ultime europee.
Se condividi le nostre idee, se senti l’ orgoglio delle tue radici, se sei stanco e vuoi cambiare questo stato di cose e a maggior ragione se nella tua regione o nel tuo comune si voterà nella prossima tornata elettorale contattaci, accorri senza indugio sotto le bandiere del Sud e dell’unico partito dichiaratamente Meridionalista e Progressista, come già stanno facendo tante persone di buona volontà e tante personalità della società civile, per portare in modo diretto e concreto le tue proposte per cambiare lo stato delle cose e per il bene comune; stiamo già predisponendo per tempo la prossima campagna elettorale, lotta con noi in questo esperimento di democrazia popolare partecipata, non essere uno dei tanti rivoluzionari da tastiera, non affidare le tue giuste rivendicazioni ad un inutile revanscismo fuori dal tempo o al velleitario chiacchiericcio sui social.....CONTINUA SU : ll Partito del Sud di Puglia crede fortemente che la proposta meridionalista debba diventare una proposta di impegno politico concreto e di impegno elettorale per il prossimo futuro.
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E’ solo di febbraio 2014 la presentazione del libro bianco “Con il Sud di Riparte” al comune di Bari con gli allora sindaci di Bari, Michele Emiliano, e di Napoli Luigi de Magistris. Ebbene quel libro bianco può essere preso certamente come stimolo anche per i programmi che vedranno l’area progressista, o per chi preferisce, di centro sinistra, competere per migliorare la gestione di una regione importante come la Puglia in un contesto di collaborazione con le altre regioni del Sud e del Mediterraneo.
La rinascita del Sud e dell’intera Italia, come da delibera assembleare del Partito del Sud dello scorso 14 giugno a Gaeta, si prepara partecipando alle prossime elezioni regionali ed amministrative nei Comuni pugliesi.
Ovunque ci sia un meridionalista progressista, per proseguire nell’opera di radicamento territoriale e per fare scudo all’ennesimo tentativo di “invasione” del sud, ad opera questa volta della lega; tentativo che trova abietta sponda in alcune formazioni sudiste che, pronte a vendersi per un piatto di lenticchie, ne stanno agevolando in tutti i modi la discesa, così come si è visto alle ultime europee.
Se condividi le nostre idee, se senti l’ orgoglio delle tue radici, se sei stanco e vuoi cambiare questo stato di cose e a maggior ragione se nella tua regione o nel tuo comune si voterà nella prossima tornata elettorale contattaci, accorri senza indugio sotto le bandiere del Sud e dell’unico partito dichiaratamente Meridionalista e Progressista, come già stanno facendo tante persone di buona volontà e tante personalità della società civile, per portare in modo diretto e concreto le tue proposte per cambiare lo stato delle cose e per il bene comune; stiamo già predisponendo per tempo la prossima campagna elettorale, lotta con noi in questo esperimento di democrazia popolare partecipata, non essere uno dei tanti rivoluzionari da tastiera, non affidare le tue giuste rivendicazioni ad un inutile revanscismo fuori dal tempo o al velleitario chiacchiericcio sui social....CONTINUA SU:

ll Partito del Sud di Puglia crede fortemente che la proposta meridionalista debba diventare una proposta di impegno politico concreto e di impegno elettorale per il prossimo futuro.
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E’ solo di febbraio 2014 la presentazione del libro bianco “Con il Sud di Riparte” al comune di Bari con gli allora sindaci di Bari, Michele Emiliano, e di Napoli Luigi de Magistris. Ebbene quel libro bianco può essere preso certamente come stimolo anche per i programmi che vedranno l’area progressista, o per chi preferisce, di centro sinistra, competere per migliorare la gestione di una regione importante come la Puglia in un contesto di collaborazione con le altre regioni del Sud e del Mediterraneo.
La rinascita del Sud e dell’intera Italia, come da delibera assembleare del Partito del Sud dello scorso 14 giugno a Gaeta, si prepara partecipando alle prossime elezioni regionali ed amministrative nei Comuni pugliesi.
Ovunque ci sia un meridionalista progressista, per proseguire nell’opera di radicamento territoriale e per fare scudo all’ennesimo tentativo di “invasione” del sud, ad opera questa volta della lega; tentativo che trova abietta sponda in alcune formazioni sudiste che, pronte a vendersi per un piatto di lenticchie, ne stanno agevolando in tutti i modi la discesa, così come si è visto alle ultime europee.
Se condividi le nostre idee, se senti l’ orgoglio delle tue radici, se sei stanco e vuoi cambiare questo stato di cose e a maggior ragione se nella tua regione o nel tuo comune si voterà nella prossima tornata elettorale contattaci, accorri senza indugio sotto le bandiere del Sud e dell’unico partito dichiaratamente Meridionalista e Progressista, come già stanno facendo tante persone di buona volontà e tante personalità della società civile, per portare in modo diretto e concreto le tue proposte per cambiare lo stato delle cose e per il bene comune; stiamo già predisponendo per tempo la prossima campagna elettorale, lotta con noi in questo esperimento di democrazia popolare partecipata, non essere uno dei tanti rivoluzionari da tastiera, non affidare le tue giuste rivendicazioni ad un inutile revanscismo fuori dal tempo o al velleitario chiacchiericcio sui social....CONTINUA SU: http://partitodelsudpuglia.wordpress.com/2014/08/14/il-partito-del-sud-sara-presente-in-puglia-alle-regionali-2015/


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venerdì 15 agosto 2014

BUON FERRAGOSTO A TUTTI DAL PARTITO DEL SUD E DA SUD PROJECT CAMP !!



Per le tue vacanze scegli il Sud !

Napoli
Palermo
Reggio Calabria
Bari
Matera
L'Aquila
Campobasso




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giovedì 14 agosto 2014

PONTELANDOLFO 14 agosto 1861

Antonio Ciano, nel 1996 pubblicò “I Savoia e il massacro del sud”. Fu subito best seller. 
Per la prima volta,dopo Il De Sivo e Alianello, si parlava dell’eccidio di Pontelandolfo e Casalduni; questa volta,però,  Ciano ne ha descritto dettagliatamentre e, in modo cronologico, gli avvenimenti che portarono i savoiardi a massacrare le due città sannite. 
Da allora tanti giornalisti e scrittori hanno attinto alla cronaca degli avvenimenti fatta da Ciano.Lo scrittore gaetano ha dato dignità al Sud, ha chiamato criminali di guerra i piemontesi,ha chiamato  partigiani i contadini chiamati briganti dagli invasori. Difendevano la loro Patria di allora: il Regno delle Due Sicilie e le loro donne, spesso violentate dalla truppa.
PONTELANDOLFO  14 agosto 1861
«Fenesta ca lucive e mò nun luce!»
Erano le 03,30del 14agosto e Rosina, la donna di Martummé,
s’era alzata presto per lavare la biancheria. Mentre lavava i panni
ele lenzuola, cantava sottovoce la bella aria napoletana attribuita
aVincenzo Bellini. A quell’ora dormivano quasi tutti, solo qualche contadino era in piedi per pulire la stalla.
Rosina era felice, amava  Martummé e pensava che l’antico ordine stava per ristabilirsi. Finalmente avrebbe potuto rifarsi una
vita sposando il suo amato.
A Pontelandolfo come in quasi tutti i paesi del Molise, degli
Abruzzi, della Ciociaria, del Matese, del Chietino, degli Ausoni,
la bandiera gigliata sventolava sui pennoni più alti. Tutto un popolo era insorto contro il Piemonte, contro Vittorio Emanuele II.
Solo pochi volevano essere servi di uno Stato ritenuto il più retrivo e reazionario d’Europa. Qualcuno propendeva per la repubblica che Mazzini sognava, ma tutto il popolo contadino stava dalla
parte dei Borbone. La libertà, la gente del Sud, l’ha sempre conquistata col sangue.
Su ordine del generale Cialdini il 13agosto partì da Benevento una colonna di bersaglieri, tutti tiratori scelti. La colonna era
comandata dal generale Maurizio De Sonnaz, detto Requiescant
per le fucilazioni facili da lui ordinate e per il massacro di parecchi
preti e l’attacco ad abbazie e chiese. Il generale piemontese era a capo di novecento bersaglieri assassini e criminali di guerra. Costoro avevano fucilato e violentato
migliaia di Meridionali, avevano saccheggiato chiese e casolari.
I piemontesi, barbari cisalpini e feroci assassini, usarono sistematicamente la violenza per avere il controllo del territorio; usarono la fucilazione come arma di democrazia liberale. Saranno maledetti per sempre da Dio e dagli uomini.
Il colonnello Negri procedeva a cavallo, con al suo fianco il
garibaldino del luogo De Marco e due liberali pure del posto a far
da guida ai cinquecento bersaglieri, che costituivano la colonna
infame che stava dirigendosi verso Pontelandolfo. Era l’alba del
14 agosto. A tutto si poteva pensare fuorché a un eccidio, che, a
memoria d’uomo, da quelle parti, nessuno ricordava.
Alla stessa ora un’altra colonna, sozza quanto la prima, stava
dirigendosi verso Casalduni. Era composta da quattrocento uomini
e aveva per guida il liberal massone Jacobelli, traditore del popolo e servo dei piemontesi; a comandarla era il maggiore Melegari.
Entrambe le colonne erano coordinate dal De Sonnaz.
Gli ordini di Cialdini erano precisi: distruggere i due paesi e
dare una lezione esemplare ai cafoni; dovevano pagare con la morte la sfida fatta al potente Piemonte.
L’intera popolazione di Pontelandolfo doveva pagare per la
fucilazione dei soldati del tenente Bracci. De Sonnaz era lì per
questo.
La banda di Cosimo Giordano bivaccava a un chilometro da
Pontelandolfo, nella selva, tra i monti che dominavano la città sannita. I partigiani avvertiti dai pastori e dal loro servizio di informazione capillare, s’erano appostati per tendere un agguato ai piemontesi, ma erano solo cinquanta, e Martummé era tra essi. Erano
tutti armati di fucili e provvisti di cavalli freschi e veloci, pronti
alunghe cavalcate per scoscesi sentieri. Martummé, avvistata la
colonna piemontese, si rivolse al suo capo: Mimi, so no parecchi,
forse seicento, non possiamo sostenere uno scontra frontale con
quei porci bastardi.
Giordano: «Martummé, non dobbiamo sostenere scontri diretti, useremo la tattica usuale, quella del tuo paesano Frà Diavolo,
guerriglia! Spariamo e fuggiamo! Se sono uomini con le palle i
piemontesi ci inseguiranno: e se lo faranno, moriranno tutti. Quei
bastardi sono abituati a combattere contro vecchi e bambini, non
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za cercava di slegarsi, usava tutte le sue forze, cercava di liberarsi
dalla fune che lo teneva inchiodato al palo, e nello sforzo il sangue
usciva dalla sua pelle. A dare fine al suo tormento e alla sua pena
pensarono i bersaglieri con una scarica micidiale. Le pallottole ruppero perfino la fune e Nicola Biondi cadde carponi nei pressi della
diletta figlia Concettina.
Nella casa accanto abitava Santopietro; con il figlio in braccio,
stava per scappare, ma fu intercettato dai soldati savoiardi, che gli
strapparono il bambino dalle mani e lo freddarono senza misericordia. Il maggiore Rossi, con coccarda azzurra al petto, era il più
esagitato; dava ordini, gridava come un ossesso, sembrava ubriaco,
forse lo era, sembrava un vampiro. Era assetato di sangue e con la
sciabola infilzava i fuggitivi mentre i suoi sottoposti non erano da
meno, sparavano, sparavano, sparavano.
Icadaveri erano tanti, ma per il colonnello Negri non bastanti per la vendetta e allora ancora a snidare i pontelandolfesi dalle
loro case. A un certo punto Negri gridò: «Questo paese ha seimila
abitanti, li voglio tutti morti! Sono tutti contadini, perciò briganti equindi  nemici dei Savoia, nemici del Piemonte, nemici dei
bersaglieri, nemici del mondo. Essere nemici della nostra patria
è peccato mortale. Morte ai cafoni, morte a questi terroni figli di
puttana, andateli a scovare nelle loro tane, nei loro nascondigli,
nei pozzi, nelle cisterne. Ammazzateli tutti, senza pietà, uomini,
donne, vecchi e bambini, non voglio testimoni, diremo che sono
stati i briganti.»
Angiolo De Witt, del 36°fanteria bersaglieri così ha descritto
quell’episodio:
Il maggiore Rossi ordinò ai suoi sottoposti l’incendio e lo
sterminio dell’intero paese. Allora fu fiera rappresaglia di sangue che si posò con tutti i suoi orrori su quella colpevole popolazione. I diversi manipoli di bersaglieri fecero a forza snidare
dalle case gli impauriti reazionari del giorno prima, e quando
dei mucchi di quei cafoni erano costretti dalle baionette a scendere per la via, ivi giunti, vi trovavano delle mezze squadre di
soldati che facevano una scarica a bruciapelo su di loro.
Molti mordevano il terreno, altri rimasero incolumi, i feriti rimanevano ivi abbandonati alla ventura, e i superstiti erano obbligati a prendere ogni specie di strame per incendiare le loro catapecchie. Questa scena di terrore durò un’intera giornata: il
castigo fu tremendo.
Non sappiamo se il maggiore Rossi, il colonnello Negri e il
generale De Sonnaz ebbero una medaglia al valore per quell’azione ardimentosa, ma una cosa è certa: questi assassini, questi criminali di guerra sono stati fatti passare per eroi dalla storiografia
ufficiale sabaudo risorgimentale, molte strade e molte piazze sono
ancora oggi a loro intitolate:
via Rossi, maggiore ed eroe di Pontelandolfo;
via Gaetano Negri, sindaco di Milano ed eroe di Pontelandolfo;
via De Sonnaz, conte e generale piemontese, eroe di Casamari,
Perugia e Pontelandolfo;
via Cialdini, eroe di Gaeta, di Pontelandolfo, Casalduni, Venosa, Montefalcione, Auletta, ecc., ecc.
Ecco come il grande Piemonte portava i segni della civiltà cisalpina nella culla della barbarie; ecco come i Savoia intendevano
l’unità d’Italia!
Il generale Cialdini aveva sempre una coccarda azzurra al petto e dava ordini dalla sua luogotenenza di Napoli al generale De
Sonnaz, altro azzurro con coccarda. Il De Sonnaz a sua volta trasmetteva gli ordini assassini al colonnello Negri, anche lui incoccardato con grande stoffa di seta azzurra, che a sua volta illuminava di disposizioni il maggiore Rossi, che amava incendiare interi
paesi e sparare su donne e bambini col suo revolver, anche lui incorniciato dalla coccarda azzurra, come incoccardati erano tutti i bersaglieri, compreso il De Witt. Ebbene, questi delinquenti di
guerra, questi bastardi del risorgimento italiano stavano portando a compimento l’ennesimo truculento eccidio con forsennata ferocia e senza pietà alcuna verso una popolazione fiera del suo Re Borbone, fiera della sua dignità, fiera della sua libertà, fiera della sua storia, fiera di essere italiana, fiera della sua religione, fiera di battersi per l’Altare e per il trono del suo Re. Quando mai gli austriaci
nel Lombardo-Veneto usarono simili metodi? Gli austriaci erano
162
(59) Angiolo De Witt, Storia politico-militare del brigantaggio nelleprovince meridionali d’Italia,
161
tedeschi, cattolici e soprattutto erano soldati e si battevano contro
soldati, erano un popolo civile e fiero. I piemontesi, che i romani
avevano accomunati all’Italia, come Caino, stavano assassinando e
massacrando i loro fratelli napoletani.
L’eccidio cominciò alle quattro di mattina. I partigiani, che
erano accampati sulle Campetelle, dopo aver ammazzato venticinque piemontesi, diedero l’allarme. Uno di essi riuscì ad andare dal
sagrestano, prese la chiave del portone del campanile e cominciò a
suonare a stormo le campane…
Il paese venne dato alle fiamme, la prima casa che bruciò fu
quella dell’arciprete Epifanio De Gregorio.
Un solo guerrigliero fu ucciso (presumibilmente il partigiano
che era andato a suonare l’allarme sul campanile). Dopo i soldati
si abbandonarono al saccheggio e ad atti di lascivia…
Alle ore sei metà paese era già in fiamme, i bersaglieri continuarono la mattanza.
Ancora uccisioni, stupri, fucilate, grida, urla. I vecchi venivano
fucilati subito e così i bambini che ancora dormivano nei loro letti.
Molti bersaglieri, avendo finito le munizioni in dotazione, per non
tornare a rifornirsi al campo base situato fuori il paese, usavano la
baionetta in canna al fucile e passavano all’arma bianca i poveri
disgraziati di Pontelandolfo. Dopo aver ammazzato i proprietari
delle abitazioni, le saccheggiavano: oro, argento, soldi, catenine,
bracciali, orecchini, oggetti di valore, orologi, pentole e piatti.
Pochi di quegli eroi conoscevano la lingua italiana, e la maggior parte dei soldati piemontesi, analfabeti e ignoranti, qualche
parola l’avevano imparata al di qua del Tronto, comunque una parola sapevano pronunciare: «Piastre! Piastre!», dicevano entrando di prepotenza nelle case dei pontelandolfesi: «Dove avete le piastre, piastre o morte.» I barbari non si accontentavano delle piastre d’argento borboniche, bruciavano anche le case e ammazzavano senza pietà i loro occupanti.
La morte, a volte, valeva una, due, tre piastre. Intanto il sangue scorreva a fiumi per le strade di Pontelandolfo. Prima a essere
saccheggiata fu la chiesa di San Donato, ricca di ori, di argenti, di bronzi lavorati, di voti: persino le statue dei santi furono trafugate! Il saccheggio e l’eccidio durarono l’intera giornata del 14agosto 1861.
Donne seminude, sorprese mentre dormivano, cercavano scampo fuggendo; ma, se vecchie, venivano subito infilzate, se giovani
E avvenenti, venivano violentate e poi uccise.
Due dei giovani, che erano stati salvati dal De Marco in quanto liberali, nel vedere tanta barbarie e tanto accanimento contro i
Loro concittadini e contro la loro città, dopo essersi consultati col
proprio padre, si diressero verso il colonnello Negri. Non avrebbero dovuto!
Idue giovani avevano appreso le idee liberali frequentando circoli culturali a Napoli, sognavano un’Italia Una, libera, indipendente; sognavano la fratellanza. La loro adesione al liberalismo fu
vanificata da quelle scene di terrore e di orrore; di colpo s’accorsero che il re sabaudo era un macellaio e che il vero liberale era il
Re Borbone.
Il più giovane dei due aveva finito da poco gli studi all’università di Napoli e stava per cimentarsi nella libera professione
dell’avvocatura; il più grande era un buon commerciante a Pontelandolfo.
I due benpensanti liberali pontelandolfesi furono accompagnati al cospetto del colonnello Negri dal garibaldino De Marco.
L’avvocato si rivolse verso l’ufficiale piemontese, quasi a rimproverarlo: «Signor colonnello, siamo venuti qui da liberali, da unitari
E nazionali quali siamo sempre stati a fare pubblica rimostranza
per quello che sta accadendo nel paese.»
Negri: «Cosa sta accadendo?»
Rinaldi, così si chiamava l’avvocato: «I bersaglieri stanno incendiando tutte le case di Pontelandolfo e stanno uccidendo tutti.
In nome di Dio, li fermi!»
Negri: «Quei luridi reazionari hanno massacrato quaranta soldati piemontesi, quaranta eroi; per ogni soldato moriranno cento cafoni, capito?»
Rinaldi: «Signor colonnello, ciò che lei dice è contro le più
elementari leggi, è immorale, devono essere presi i responsabili e
giudicati da un tribunale.»
Negri: «Da un tribunale? Io conosco un solo tribunale, quello
che stai vedendo. La vendetta militare.»
Rinaldi: «Ma lì non ci sono militari, vi è solo gente indifesa.»
Negri: «Quella gente ha massacrato quaranta piemontesi e pagheranno con la morte.»
Rinaldi: «Signor colonnello, questo è un eccidio, passerete alla
storia come un criminale di guerra, un assassino!»
Negri: «Guardie, guardieee! Prendete questi due e fucilateli,
sono come gli altri, sono terroni, liberali o non liberali, fucilateli!
Iveri liberali stanno a Torino.»
Dieci bersaglieri presero i Rinaldi, li svuotarono dei soldi che
avevano nelle tasche e li portarono nei pressi della chiesa di San
Donato. I due fratelli chiesero un prete per l’ultima confessione;
gli fu negato.
Istantaneamente furono bendati e fucilati. Morirono gridando
ai piemontesi: «Assassini maledetti!», furono raggiunti dai pallettoni mentre sputavano verso il plotone d’esecuzione.
L’avvocato morì subito mentre il fratello, nonostante fosse stato
colpito da nove pallottole era ancora vivo. Il colonnello Negri si
avvicinò e lo finì con un colpo di baionetta.
La strage continuò: ogni casa veniva rovistata, saccheggiata,
incendiata. I morti venivano accatastati l’un sull’altro, e fra quei
corpi vi era anche qualcuno ancora vivo, che per il dolore mordeva
il corpo del cadavere sottostante. Chi non riusciva a morire subito
doveva anche sopportare la tortura del fuoco, che veniva appiccato
sopra i cadaveri con legna secca e fascine fatte portare lì da giovani
sotto la minaccia delle baionette.
Il colonnello Gaetano Negri, il generale De Sonnaz, il generale
Cialdini, il maggiore Rossi erano orgogliosi di portare la coccarda
azzurra come segno di fedeltà a Casa Savoia. Tutti appartenevano
alla casta militare piemontese, tutti di fede massonica.
Pontelandolfo stava bruciando; i saccheggi continuava o senza
sosta come pure gli assassinii.
Moltissime donne furono violentate e poi ammazzate; alcune
che s’erano rifugiate nelle chiese furono trucidate dopo essere state
denudate davanti all’altare. Una, oltre a opporre resistenza, graffiò
a sangue il viso di un piemontese; le vennero mozzate entrambe le
mani e poi finita a fucilate. Furono uccisi uomini, donne e bambini. Tutte le chiese furono profanate e spogliate dei doni centenari.
Le ostie sante furono gettate, le pissidi, i voti d’argento, i calici, le
statue, i quadri, i vasi preziosi e le tavolette votive, rubati.
165ue di quei soldati, di fede cattolica, rubarono il mantello
della Madonna e la corona inghirlandata che cingeva la sua testa.
Poiché per un cattolico è peccato mortale profanare i luoghi sacri
idue eroi piemontesi, credendo crollasse la chiesa dopo tale misfatto, fuggirono impauriti. Due settimane dopo, uno di essi tornò
davanti alla Madonna spogliata e sfregiata, piangendo e implorando il perdono, in quanto il compagno che aveva rubato e profanato
con lui la chiesa era morto inspiegabilmente. Dopo ore di stragi,
di eccidi, di massacri, di ruberie, il generale De Sonnaz fece suonare l’adunata e il ritiro della colonna infame.
I bersaglieri erano stanchi di assassinare, stanchi di correre,
madidi di sudore dovuto al caldo afoso di quel giorno d’agosto e
al fuoco che divampava nelle case. A molti sanguinavano le dita e
le mani per aver sparato troppo. I loro zaini erano pieni di refurtiva e le loro tasche piene di piastre d’argento.
Al suono del trombettiere tutti si ritirarono. Inquadrati e sull’attenti al cospetto del generale De Sonnaz e del colonnello Negri
ascoltarono quest’ultimo: «Soldati, oggi avete scritto una pagina
memorabile per la storia d’Italia. Vi siete comportati da eroi, da
veri soldati. Tutto il ricavato del saccheggio è vostro e vi sarà concessa pure una breve licenza premio. Forza Italia! Viva l’Italia! E
ora in marcia verso Benevento, siamo a secco di munizioni e se arrivano i briganti non potremo difenderci, avanti march!»
La colonna degli eroi infami si diresse verso Fragneto e poi a
Benevento, ove il giorno dopo, nei loro alloggiamenti, i piemontesi mercanteggiarono tutto il bottino sacro profanato; e per questo
motivo dai beneventani, fu chiamata Caserma del Gesù.
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LE PREFAZIONI ALLE DUE EDIZIONI DEL LIBRO " I SAVOIA E IL MASSACRO DEL SUD", DI PINO APRILE, ULTIMA EDIZIONE E DI LUCIO BARONE, LA PRIMA EDIZIONE

 PREFAZIONE

di Pino Aprile

Questo libro fu pubblicato, la prima volta, quindici anni fa. È il risultato della riflessione, della dignità e dell’indignazione di un uomo che ha riscoperto, nella sua carne, una ferita antica e mai chiusa: il martirio della sua città, Gaeta, per favorire la nascita del- l’Italia unita, rivelatasi matrigna e persino ancora nemica di chi, a quella costruzione storica, ha pagato, per tutti, il prezzo più alto, in risorse e sangue. Antonio Ciano è un uomo perbene, mosso da quella passione civile che spinge alla ricerca della verità, alla denuncia delle storture, e soprattutto all’azione, magari in totale solitudine, o in assoluta minoranza; per l’incapacità di tradire il primo comandamento degli onesti: fa’ quel che devi!

Perché ne parlo così? Perché lo conosco.

Sono l’autore di Terroni, la rilettura, da Sud, di 150 anni di storia d’Italia, dal Risorgimento a oggi, con il racconto dell’invasione, le stragi, il saccheggio del Sud, gli stupri, le torture, le rappresaglie, le leggi per drenare danaro nel Meridione e spenderlo al Nord, allora come oggi (è solo un degno continuatore di una delinquenziale e consolidata pratica il ministro Giulio Tremonti che sottrae decine di miliardi di euro dai Fondi per le aree sottoutilizzare (cui erano destinati per legge!) e li dilapida all’ombra della sue Alpi, per esempio per pagare le multe europee per le truffe degli degli allevatori padani). È stato detto che Terroni ha risvegliato l’orgoglio del Sud e lo ha indotto a cercare strumenti politici per pretendere il rispetto di quel diritto all’equità, da parte dello Stato, che sin qui è stato negato ai meridionali (si era pensato di sostituirlo con l’insulto…).

Altrimenti, non si spiegherebbe il sorprendente successo del libro, che ha polverizzato ogni più rosea previsione editoriale, sino a divenire un fenomeno non solo letterario, ma sociale, politico. La verità è un’altra: Terroni ha incontratoun’onda insospettatamente alta, che era montata negli anni, senza che nessuno si fosse accorto di quanto potente e vasta fosse; nemmeno io che, pure, a questi temi ho dedicato studio e scritti.

Quella sollevazione di tanto popolo si deve ad altri: alla reazione dei meridionali per la quantità e vomitevole qualità di offese, discriminazioni, attacchi razzisti firmati dalla Lega e benedetti da buona parte dei reazionari del Nord, sostenuti da reazionari del Sud, ignorati da progressisti del Nord e del Sud: dallo sciaguratoaccordo Pagliarini-Van Miert (il primo, leghista, allora purtroppo per l’Italia e per il Sud, ministro; il secondo rappresentante dell’Unione Europea), che tolse, solo al nostro Mezzogiorno, gli sgravi fiscali concessi alle aree depresse del continente, e costò 100mila posti di lavoro nelle regioni italiane già a più alta disoccupazione;alle manovre leghiste per togliere a Napoli la paternità della pizza e della dieta mediterranea!

Ma quella sollevazione di tanto popolo si deve anche alla conoscenza diffusa da tanti autori, prima di Terroni, sulle vere vicende del Risorgimento e la diseguale, ferocemente diseguale, distribuzione delle risorse: nessuna industria ha reso tanto al Nord, quanto la fabbrica della sottrazione delle risorse destinate al Sud (persinol’Ici sulle case di lusso fu abolita in tutt’Italia, grazie al solito manolesta Tremonti, con i 3,5 miliardi di euro stanziati per riassestare strade e porti di Calabria e Sicilia).

Uno dei primi e più attivi di quella nuova leva di meridionalisti che produssero il riemergere di una sopita e rassegnata sensibilità è Antonio Ciano.

PREFAZIONE

di Lucio Barone

Antonio Ciano nasce contadino ma, come gran parte dei suoi
concittadini che si fanno onore su tutti i mari in un lavoro duro,
stressante, lontano dagli affetti più cari, si fa marinaio dopo aver
completato gli studi nautici. E forse è proprio rincorrendo i suoi
ricordi nelle lunghe notti stellate dei mari sudamericani, ricordando i racconti del nonno Pasquale, le scorribande nei vicoli della
città vecchia squassata dalle cannonate piemontesi e piena di sgarrupi, rivedendo a lampi il macabro rituale dello spiazzo di Montesecco dove con gli altri scugnizzi, ragazzino, in attesa di festeggiare il centenario di una unità che oggi è in discussione, assiste
ignaro al disseppellimento di mille e più cadaveri ammassati alla
rinfusa: divise azzurre, ciocie, bottoni d’argento strappati non più
luccicanti, ma anneriti dal tempo. Visione agghiacciante di uomini
edonne massacrati da una calcolata guerra di conquista condotta
in nome di un ideale condiviso da pochi ma combattuto dai più.
Lì i fratelli uccisero i fratelli. Lì l’odio prese il sopravvento e creò
le premesse per uno scadimento sociale ed economico che ancora
oggi mostra i segni e crea divisioni, ancora oggi fa riaffiorare il
verme del razzismo e dell’egoismo.
ECiano torna dopo anni alla sua terra, ai suoi ulivi famosi nel
mondo, al suo tormento di sempre, deciso a innalzare con la penna
un monumento che possa trovare nei tempi attuali più attento
riscontro assieme ai pochi illustri predecessori. Raccoglie testimonianze difficili ma non impossibili, riscontri alle figure romanzate
di tanti briganti condannati a esseretali dai vincitori e da tutta
una storiografia risorgimentale di parte, che esalta i pochi vincitori e distrugge, annienta e cancella i più.

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Antonio Ciano, nel 1996 pubblicò “I Savoia e il massacro del sud”. Fu subito best seller. 
Per la prima volta,dopo Il De Sivo e Alianello, si parlava dell’eccidio di Pontelandolfo e Casalduni; questa volta,però,  Ciano ne ha descritto dettagliatamentre e, in modo cronologico, gli avvenimenti che portarono i savoiardi a massacrare le due città sannite. 
Da allora tanti giornalisti e scrittori hanno attinto alla cronaca degli avvenimenti fatta da Ciano.Lo scrittore gaetano ha dato dignità al Sud, ha chiamato criminali di guerra i piemontesi,ha chiamato  partigiani i contadini chiamati briganti dagli invasori. Difendevano la loro Patria di allora: il Regno delle Due Sicilie e le loro donne, spesso violentate dalla truppa.
PONTELANDOLFO  14 agosto 1861
«Fenesta ca lucive e mò nun luce!»
Erano le 03,30del 14agosto e Rosina, la donna di Martummé,
s’era alzata presto per lavare la biancheria. Mentre lavava i panni
ele lenzuola, cantava sottovoce la bella aria napoletana attribuita
aVincenzo Bellini. A quell’ora dormivano quasi tutti, solo qualche contadino era in piedi per pulire la stalla.
Rosina era felice, amava  Martummé e pensava che l’antico ordine stava per ristabilirsi. Finalmente avrebbe potuto rifarsi una
vita sposando il suo amato.
A Pontelandolfo come in quasi tutti i paesi del Molise, degli
Abruzzi, della Ciociaria, del Matese, del Chietino, degli Ausoni,
la bandiera gigliata sventolava sui pennoni più alti. Tutto un popolo era insorto contro il Piemonte, contro Vittorio Emanuele II.
Solo pochi volevano essere servi di uno Stato ritenuto il più retrivo e reazionario d’Europa. Qualcuno propendeva per la repubblica che Mazzini sognava, ma tutto il popolo contadino stava dalla
parte dei Borbone. La libertà, la gente del Sud, l’ha sempre conquistata col sangue.
Su ordine del generale Cialdini il 13agosto partì da Benevento una colonna di bersaglieri, tutti tiratori scelti. La colonna era
comandata dal generale Maurizio De Sonnaz, detto Requiescant
per le fucilazioni facili da lui ordinate e per il massacro di parecchi
preti e l’attacco ad abbazie e chiese. Il generale piemontese era a capo di novecento bersaglieri assassini e criminali di guerra. Costoro avevano fucilato e violentato
migliaia di Meridionali, avevano saccheggiato chiese e casolari.
I piemontesi, barbari cisalpini e feroci assassini, usarono sistematicamente la violenza per avere il controllo del territorio; usarono la fucilazione come arma di democrazia liberale. Saranno maledetti per sempre da Dio e dagli uomini.
Il colonnello Negri procedeva a cavallo, con al suo fianco il
garibaldino del luogo De Marco e due liberali pure del posto a far
da guida ai cinquecento bersaglieri, che costituivano la colonna
infame che stava dirigendosi verso Pontelandolfo. Era l’alba del
14 agosto. A tutto si poteva pensare fuorché a un eccidio, che, a
memoria d’uomo, da quelle parti, nessuno ricordava.
Alla stessa ora un’altra colonna, sozza quanto la prima, stava
dirigendosi verso Casalduni. Era composta da quattrocento uomini
e aveva per guida il liberal massone Jacobelli, traditore del popolo e servo dei piemontesi; a comandarla era il maggiore Melegari.
Entrambe le colonne erano coordinate dal De Sonnaz.
Gli ordini di Cialdini erano precisi: distruggere i due paesi e
dare una lezione esemplare ai cafoni; dovevano pagare con la morte la sfida fatta al potente Piemonte.
L’intera popolazione di Pontelandolfo doveva pagare per la
fucilazione dei soldati del tenente Bracci. De Sonnaz era lì per
questo.
La banda di Cosimo Giordano bivaccava a un chilometro da
Pontelandolfo, nella selva, tra i monti che dominavano la città sannita. I partigiani avvertiti dai pastori e dal loro servizio di informazione capillare, s’erano appostati per tendere un agguato ai piemontesi, ma erano solo cinquanta, e Martummé era tra essi. Erano
tutti armati di fucili e provvisti di cavalli freschi e veloci, pronti
alunghe cavalcate per scoscesi sentieri. Martummé, avvistata la
colonna piemontese, si rivolse al suo capo: Mimi, so no parecchi,
forse seicento, non possiamo sostenere uno scontra frontale con
quei porci bastardi.
Giordano: «Martummé, non dobbiamo sostenere scontri diretti, useremo la tattica usuale, quella del tuo paesano Frà Diavolo,
guerriglia! Spariamo e fuggiamo! Se sono uomini con le palle i
piemontesi ci inseguiranno: e se lo faranno, moriranno tutti. Quei
bastardi sono abituati a combattere contro vecchi e bambini, non
158
za cercava di slegarsi, usava tutte le sue forze, cercava di liberarsi
dalla fune che lo teneva inchiodato al palo, e nello sforzo il sangue
usciva dalla sua pelle. A dare fine al suo tormento e alla sua pena
pensarono i bersaglieri con una scarica micidiale. Le pallottole ruppero perfino la fune e Nicola Biondi cadde carponi nei pressi della
diletta figlia Concettina.
Nella casa accanto abitava Santopietro; con il figlio in braccio,
stava per scappare, ma fu intercettato dai soldati savoiardi, che gli
strapparono il bambino dalle mani e lo freddarono senza misericordia. Il maggiore Rossi, con coccarda azzurra al petto, era il più
esagitato; dava ordini, gridava come un ossesso, sembrava ubriaco,
forse lo era, sembrava un vampiro. Era assetato di sangue e con la
sciabola infilzava i fuggitivi mentre i suoi sottoposti non erano da
meno, sparavano, sparavano, sparavano.
Icadaveri erano tanti, ma per il colonnello Negri non bastanti per la vendetta e allora ancora a snidare i pontelandolfesi dalle
loro case. A un certo punto Negri gridò: «Questo paese ha seimila
abitanti, li voglio tutti morti! Sono tutti contadini, perciò briganti equindi  nemici dei Savoia, nemici del Piemonte, nemici dei
bersaglieri, nemici del mondo. Essere nemici della nostra patria
è peccato mortale. Morte ai cafoni, morte a questi terroni figli di
puttana, andateli a scovare nelle loro tane, nei loro nascondigli,
nei pozzi, nelle cisterne. Ammazzateli tutti, senza pietà, uomini,
donne, vecchi e bambini, non voglio testimoni, diremo che sono
stati i briganti.»
Angiolo De Witt, del 36°fanteria bersaglieri così ha descritto
quell’episodio:
Il maggiore Rossi ordinò ai suoi sottoposti l’incendio e lo
sterminio dell’intero paese. Allora fu fiera rappresaglia di sangue che si posò con tutti i suoi orrori su quella colpevole popolazione. I diversi manipoli di bersaglieri fecero a forza snidare
dalle case gli impauriti reazionari del giorno prima, e quando
dei mucchi di quei cafoni erano costretti dalle baionette a scendere per la via, ivi giunti, vi trovavano delle mezze squadre di
soldati che facevano una scarica a bruciapelo su di loro.
Molti mordevano il terreno, altri rimasero incolumi, i feriti rimanevano ivi abbandonati alla ventura, e i superstiti erano obbligati a prendere ogni specie di strame per incendiare le loro catapecchie. Questa scena di terrore durò un’intera giornata: il
castigo fu tremendo.
Non sappiamo se il maggiore Rossi, il colonnello Negri e il
generale De Sonnaz ebbero una medaglia al valore per quell’azione ardimentosa, ma una cosa è certa: questi assassini, questi criminali di guerra sono stati fatti passare per eroi dalla storiografia
ufficiale sabaudo risorgimentale, molte strade e molte piazze sono
ancora oggi a loro intitolate:
via Rossi, maggiore ed eroe di Pontelandolfo;
via Gaetano Negri, sindaco di Milano ed eroe di Pontelandolfo;
via De Sonnaz, conte e generale piemontese, eroe di Casamari,
Perugia e Pontelandolfo;
via Cialdini, eroe di Gaeta, di Pontelandolfo, Casalduni, Venosa, Montefalcione, Auletta, ecc., ecc.
Ecco come il grande Piemonte portava i segni della civiltà cisalpina nella culla della barbarie; ecco come i Savoia intendevano
l’unità d’Italia!
Il generale Cialdini aveva sempre una coccarda azzurra al petto e dava ordini dalla sua luogotenenza di Napoli al generale De
Sonnaz, altro azzurro con coccarda. Il De Sonnaz a sua volta trasmetteva gli ordini assassini al colonnello Negri, anche lui incoccardato con grande stoffa di seta azzurra, che a sua volta illuminava di disposizioni il maggiore Rossi, che amava incendiare interi
paesi e sparare su donne e bambini col suo revolver, anche lui incorniciato dalla coccarda azzurra, come incoccardati erano tutti i bersaglieri, compreso il De Witt. Ebbene, questi delinquenti di
guerra, questi bastardi del risorgimento italiano stavano portando a compimento l’ennesimo truculento eccidio con forsennata ferocia e senza pietà alcuna verso una popolazione fiera del suo Re Borbone, fiera della sua dignità, fiera della sua libertà, fiera della sua storia, fiera di essere italiana, fiera della sua religione, fiera di battersi per l’Altare e per il trono del suo Re. Quando mai gli austriaci
nel Lombardo-Veneto usarono simili metodi? Gli austriaci erano
162
(59) Angiolo De Witt, Storia politico-militare del brigantaggio nelleprovince meridionali d’Italia,
161
tedeschi, cattolici e soprattutto erano soldati e si battevano contro
soldati, erano un popolo civile e fiero. I piemontesi, che i romani
avevano accomunati all’Italia, come Caino, stavano assassinando e
massacrando i loro fratelli napoletani.
L’eccidio cominciò alle quattro di mattina. I partigiani, che
erano accampati sulle Campetelle, dopo aver ammazzato venticinque piemontesi, diedero l’allarme. Uno di essi riuscì ad andare dal
sagrestano, prese la chiave del portone del campanile e cominciò a
suonare a stormo le campane…
Il paese venne dato alle fiamme, la prima casa che bruciò fu
quella dell’arciprete Epifanio De Gregorio.
Un solo guerrigliero fu ucciso (presumibilmente il partigiano
che era andato a suonare l’allarme sul campanile). Dopo i soldati
si abbandonarono al saccheggio e ad atti di lascivia…
Alle ore sei metà paese era già in fiamme, i bersaglieri continuarono la mattanza.
Ancora uccisioni, stupri, fucilate, grida, urla. I vecchi venivano
fucilati subito e così i bambini che ancora dormivano nei loro letti.
Molti bersaglieri, avendo finito le munizioni in dotazione, per non
tornare a rifornirsi al campo base situato fuori il paese, usavano la
baionetta in canna al fucile e passavano all’arma bianca i poveri
disgraziati di Pontelandolfo. Dopo aver ammazzato i proprietari
delle abitazioni, le saccheggiavano: oro, argento, soldi, catenine,
bracciali, orecchini, oggetti di valore, orologi, pentole e piatti.
Pochi di quegli eroi conoscevano la lingua italiana, e la maggior parte dei soldati piemontesi, analfabeti e ignoranti, qualche
parola l’avevano imparata al di qua del Tronto, comunque una parola sapevano pronunciare: «Piastre! Piastre!», dicevano entrando di prepotenza nelle case dei pontelandolfesi: «Dove avete le piastre, piastre o morte.» I barbari non si accontentavano delle piastre d’argento borboniche, bruciavano anche le case e ammazzavano senza pietà i loro occupanti.
La morte, a volte, valeva una, due, tre piastre. Intanto il sangue scorreva a fiumi per le strade di Pontelandolfo. Prima a essere
saccheggiata fu la chiesa di San Donato, ricca di ori, di argenti, di bronzi lavorati, di voti: persino le statue dei santi furono trafugate! Il saccheggio e l’eccidio durarono l’intera giornata del 14agosto 1861.
Donne seminude, sorprese mentre dormivano, cercavano scampo fuggendo; ma, se vecchie, venivano subito infilzate, se giovani
E avvenenti, venivano violentate e poi uccise.
Due dei giovani, che erano stati salvati dal De Marco in quanto liberali, nel vedere tanta barbarie e tanto accanimento contro i
Loro concittadini e contro la loro città, dopo essersi consultati col
proprio padre, si diressero verso il colonnello Negri. Non avrebbero dovuto!
Idue giovani avevano appreso le idee liberali frequentando circoli culturali a Napoli, sognavano un’Italia Una, libera, indipendente; sognavano la fratellanza. La loro adesione al liberalismo fu
vanificata da quelle scene di terrore e di orrore; di colpo s’accorsero che il re sabaudo era un macellaio e che il vero liberale era il
Re Borbone.
Il più giovane dei due aveva finito da poco gli studi all’università di Napoli e stava per cimentarsi nella libera professione
dell’avvocatura; il più grande era un buon commerciante a Pontelandolfo.
I due benpensanti liberali pontelandolfesi furono accompagnati al cospetto del colonnello Negri dal garibaldino De Marco.
L’avvocato si rivolse verso l’ufficiale piemontese, quasi a rimproverarlo: «Signor colonnello, siamo venuti qui da liberali, da unitari
E nazionali quali siamo sempre stati a fare pubblica rimostranza
per quello che sta accadendo nel paese.»
Negri: «Cosa sta accadendo?»
Rinaldi, così si chiamava l’avvocato: «I bersaglieri stanno incendiando tutte le case di Pontelandolfo e stanno uccidendo tutti.
In nome di Dio, li fermi!»
Negri: «Quei luridi reazionari hanno massacrato quaranta soldati piemontesi, quaranta eroi; per ogni soldato moriranno cento cafoni, capito?»
Rinaldi: «Signor colonnello, ciò che lei dice è contro le più
elementari leggi, è immorale, devono essere presi i responsabili e
giudicati da un tribunale.»
Negri: «Da un tribunale? Io conosco un solo tribunale, quello
che stai vedendo. La vendetta militare.»
Rinaldi: «Ma lì non ci sono militari, vi è solo gente indifesa.»
Negri: «Quella gente ha massacrato quaranta piemontesi e pagheranno con la morte.»
Rinaldi: «Signor colonnello, questo è un eccidio, passerete alla
storia come un criminale di guerra, un assassino!»
Negri: «Guardie, guardieee! Prendete questi due e fucilateli,
sono come gli altri, sono terroni, liberali o non liberali, fucilateli!
Iveri liberali stanno a Torino.»
Dieci bersaglieri presero i Rinaldi, li svuotarono dei soldi che
avevano nelle tasche e li portarono nei pressi della chiesa di San
Donato. I due fratelli chiesero un prete per l’ultima confessione;
gli fu negato.
Istantaneamente furono bendati e fucilati. Morirono gridando
ai piemontesi: «Assassini maledetti!», furono raggiunti dai pallettoni mentre sputavano verso il plotone d’esecuzione.
L’avvocato morì subito mentre il fratello, nonostante fosse stato
colpito da nove pallottole era ancora vivo. Il colonnello Negri si
avvicinò e lo finì con un colpo di baionetta.
La strage continuò: ogni casa veniva rovistata, saccheggiata,
incendiata. I morti venivano accatastati l’un sull’altro, e fra quei
corpi vi era anche qualcuno ancora vivo, che per il dolore mordeva
il corpo del cadavere sottostante. Chi non riusciva a morire subito
doveva anche sopportare la tortura del fuoco, che veniva appiccato
sopra i cadaveri con legna secca e fascine fatte portare lì da giovani
sotto la minaccia delle baionette.
Il colonnello Gaetano Negri, il generale De Sonnaz, il generale
Cialdini, il maggiore Rossi erano orgogliosi di portare la coccarda
azzurra come segno di fedeltà a Casa Savoia. Tutti appartenevano
alla casta militare piemontese, tutti di fede massonica.
Pontelandolfo stava bruciando; i saccheggi continuava o senza
sosta come pure gli assassinii.
Moltissime donne furono violentate e poi ammazzate; alcune
che s’erano rifugiate nelle chiese furono trucidate dopo essere state
denudate davanti all’altare. Una, oltre a opporre resistenza, graffiò
a sangue il viso di un piemontese; le vennero mozzate entrambe le
mani e poi finita a fucilate. Furono uccisi uomini, donne e bambini. Tutte le chiese furono profanate e spogliate dei doni centenari.
Le ostie sante furono gettate, le pissidi, i voti d’argento, i calici, le
statue, i quadri, i vasi preziosi e le tavolette votive, rubati.
165ue di quei soldati, di fede cattolica, rubarono il mantello
della Madonna e la corona inghirlandata che cingeva la sua testa.
Poiché per un cattolico è peccato mortale profanare i luoghi sacri
idue eroi piemontesi, credendo crollasse la chiesa dopo tale misfatto, fuggirono impauriti. Due settimane dopo, uno di essi tornò
davanti alla Madonna spogliata e sfregiata, piangendo e implorando il perdono, in quanto il compagno che aveva rubato e profanato
con lui la chiesa era morto inspiegabilmente. Dopo ore di stragi,
di eccidi, di massacri, di ruberie, il generale De Sonnaz fece suonare l’adunata e il ritiro della colonna infame.
I bersaglieri erano stanchi di assassinare, stanchi di correre,
madidi di sudore dovuto al caldo afoso di quel giorno d’agosto e
al fuoco che divampava nelle case. A molti sanguinavano le dita e
le mani per aver sparato troppo. I loro zaini erano pieni di refurtiva e le loro tasche piene di piastre d’argento.
Al suono del trombettiere tutti si ritirarono. Inquadrati e sull’attenti al cospetto del generale De Sonnaz e del colonnello Negri
ascoltarono quest’ultimo: «Soldati, oggi avete scritto una pagina
memorabile per la storia d’Italia. Vi siete comportati da eroi, da
veri soldati. Tutto il ricavato del saccheggio è vostro e vi sarà concessa pure una breve licenza premio. Forza Italia! Viva l’Italia! E
ora in marcia verso Benevento, siamo a secco di munizioni e se arrivano i briganti non potremo difenderci, avanti march!»
La colonna degli eroi infami si diresse verso Fragneto e poi a
Benevento, ove il giorno dopo, nei loro alloggiamenti, i piemontesi mercanteggiarono tutto il bottino sacro profanato; e per questo
motivo dai beneventani, fu chiamata Caserma del Gesù.
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LE PREFAZIONI ALLE DUE EDIZIONI DEL LIBRO " I SAVOIA E IL MASSACRO DEL SUD", DI PINO APRILE, ULTIMA EDIZIONE E DI LUCIO BARONE, LA PRIMA EDIZIONE

 PREFAZIONE

di Pino Aprile

Questo libro fu pubblicato, la prima volta, quindici anni fa. È il risultato della riflessione, della dignità e dell’indignazione di un uomo che ha riscoperto, nella sua carne, una ferita antica e mai chiusa: il martirio della sua città, Gaeta, per favorire la nascita del- l’Italia unita, rivelatasi matrigna e persino ancora nemica di chi, a quella costruzione storica, ha pagato, per tutti, il prezzo più alto, in risorse e sangue. Antonio Ciano è un uomo perbene, mosso da quella passione civile che spinge alla ricerca della verità, alla denuncia delle storture, e soprattutto all’azione, magari in totale solitudine, o in assoluta minoranza; per l’incapacità di tradire il primo comandamento degli onesti: fa’ quel che devi!

Perché ne parlo così? Perché lo conosco.

Sono l’autore di Terroni, la rilettura, da Sud, di 150 anni di storia d’Italia, dal Risorgimento a oggi, con il racconto dell’invasione, le stragi, il saccheggio del Sud, gli stupri, le torture, le rappresaglie, le leggi per drenare danaro nel Meridione e spenderlo al Nord, allora come oggi (è solo un degno continuatore di una delinquenziale e consolidata pratica il ministro Giulio Tremonti che sottrae decine di miliardi di euro dai Fondi per le aree sottoutilizzare (cui erano destinati per legge!) e li dilapida all’ombra della sue Alpi, per esempio per pagare le multe europee per le truffe degli degli allevatori padani). È stato detto che Terroni ha risvegliato l’orgoglio del Sud e lo ha indotto a cercare strumenti politici per pretendere il rispetto di quel diritto all’equità, da parte dello Stato, che sin qui è stato negato ai meridionali (si era pensato di sostituirlo con l’insulto…).

Altrimenti, non si spiegherebbe il sorprendente successo del libro, che ha polverizzato ogni più rosea previsione editoriale, sino a divenire un fenomeno non solo letterario, ma sociale, politico. La verità è un’altra: Terroni ha incontratoun’onda insospettatamente alta, che era montata negli anni, senza che nessuno si fosse accorto di quanto potente e vasta fosse; nemmeno io che, pure, a questi temi ho dedicato studio e scritti.

Quella sollevazione di tanto popolo si deve ad altri: alla reazione dei meridionali per la quantità e vomitevole qualità di offese, discriminazioni, attacchi razzisti firmati dalla Lega e benedetti da buona parte dei reazionari del Nord, sostenuti da reazionari del Sud, ignorati da progressisti del Nord e del Sud: dallo sciaguratoaccordo Pagliarini-Van Miert (il primo, leghista, allora purtroppo per l’Italia e per il Sud, ministro; il secondo rappresentante dell’Unione Europea), che tolse, solo al nostro Mezzogiorno, gli sgravi fiscali concessi alle aree depresse del continente, e costò 100mila posti di lavoro nelle regioni italiane già a più alta disoccupazione;alle manovre leghiste per togliere a Napoli la paternità della pizza e della dieta mediterranea!

Ma quella sollevazione di tanto popolo si deve anche alla conoscenza diffusa da tanti autori, prima di Terroni, sulle vere vicende del Risorgimento e la diseguale, ferocemente diseguale, distribuzione delle risorse: nessuna industria ha reso tanto al Nord, quanto la fabbrica della sottrazione delle risorse destinate al Sud (persinol’Ici sulle case di lusso fu abolita in tutt’Italia, grazie al solito manolesta Tremonti, con i 3,5 miliardi di euro stanziati per riassestare strade e porti di Calabria e Sicilia).

Uno dei primi e più attivi di quella nuova leva di meridionalisti che produssero il riemergere di una sopita e rassegnata sensibilità è Antonio Ciano.

PREFAZIONE

di Lucio Barone

Antonio Ciano nasce contadino ma, come gran parte dei suoi
concittadini che si fanno onore su tutti i mari in un lavoro duro,
stressante, lontano dagli affetti più cari, si fa marinaio dopo aver
completato gli studi nautici. E forse è proprio rincorrendo i suoi
ricordi nelle lunghe notti stellate dei mari sudamericani, ricordando i racconti del nonno Pasquale, le scorribande nei vicoli della
città vecchia squassata dalle cannonate piemontesi e piena di sgarrupi, rivedendo a lampi il macabro rituale dello spiazzo di Montesecco dove con gli altri scugnizzi, ragazzino, in attesa di festeggiare il centenario di una unità che oggi è in discussione, assiste
ignaro al disseppellimento di mille e più cadaveri ammassati alla
rinfusa: divise azzurre, ciocie, bottoni d’argento strappati non più
luccicanti, ma anneriti dal tempo. Visione agghiacciante di uomini
edonne massacrati da una calcolata guerra di conquista condotta
in nome di un ideale condiviso da pochi ma combattuto dai più.
Lì i fratelli uccisero i fratelli. Lì l’odio prese il sopravvento e creò
le premesse per uno scadimento sociale ed economico che ancora
oggi mostra i segni e crea divisioni, ancora oggi fa riaffiorare il
verme del razzismo e dell’egoismo.
ECiano torna dopo anni alla sua terra, ai suoi ulivi famosi nel
mondo, al suo tormento di sempre, deciso a innalzare con la penna
un monumento che possa trovare nei tempi attuali più attento
riscontro assieme ai pochi illustri predecessori. Raccoglie testimonianze difficili ma non impossibili, riscontri alle figure romanzate
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