martedì 19 agosto 2014

Il calcio come reale specchio del paese


Di Natale Cuccurese

Dopo l’esordio infelice a base di banane, il gaffeur Tavecchio prosegue per la sua strada, dimostrando , come previsto e ancora una volta,  tutta l'inadeguatezza al ruolo con la decisione presa ieri dal primo consiglio federale della FIGC , da lui guidato, che ha ammorbidito le norme contro la “discriminazione territoriale”.

In altre parole offendere l’avversario, giocatori o tifosi che siano, ad esempio  con epiteti, a cui siamo purtroppo abituati, contro Napoli e i suoi abitanti o urla belluine contro giocatori di colore, è da ieri meno grave e la punizione non più automatica. 
Siamo cioè tornati al concetto dello stadio “terra di nessuno” in un’inaccettabile ritorno al passato, cioè l’esatto opposto di quanto fatto in altre nazioni per riportare persone e famiglie allo stadio e soprattutto sradicare la violenza e le frange del tifo che a questa fanno ricorso. In Italia si sceglie la strada inversa malgrado gli avvertimenti di FIFA e UEFA e cioè porte aperte alla più becera volgarità e ai soliti ignobili cori basati su triti luoghi comuni. La discriminazione territoriale è solo l’anticamera del razzismo, il tutto poi in una società italiana che, grazie anche ai deliri leghisti, fa da sempre del razzismo antimeridionale una delle sue principali bandiere, in altre parole il calcio come reale specchio del paese.

Compito di una federazione dovrebbe anche quello di educare atleti, tesserati e di conseguenza i tifosi per rendere più civili e vivibili gli stadi, che infatti già adesso sono spesso vuoti proprio per i rischi connessi alla loro frequentazione.

Servirebbe prevenzione, educazione e infine, se serve, repressione e non il vergognoso lassismo che già si intravede dalle prime  dichiarazioni di  Tavecchio e dalle prime stravaganti decisioni prese dalla sua federazione.

Il razzismo ha molte sfaccettature, anche se Tavecchio sembra non capirlo, molti degli incivili da stadio sono gli stessi che poi generano violenza e drammi che colpiscono gli inermi, infatti non a caso l’anno scorso i feriti negli stadi italiani sono aumentati del 68% rispetto all’anno precedente,  finendo la stagione in un crescendo di violenza che è culminato con il dramma di Roma per la finale di Coppa Italia. 

Speriamo di non essere profeti di sventura ma con queste premesse non ci sarà da attendersi nulla di buono sul fronte dell’ordine pubblico negli stadi per la prossima stagione, nel qual caso la responsabilità ricadrà interamente su Tavecchio e la sua federazione.

Anche di questi aspetti , oltre che a sponsor e contratti miliardari, dovrebbe occuparsi una federazione ed il suo presidente, che si dimostra, se mai ve ne fosse stato bisogno, a dir poco inadeguato.

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Di Natale Cuccurese

Dopo l’esordio infelice a base di banane, il gaffeur Tavecchio prosegue per la sua strada, dimostrando , come previsto e ancora una volta,  tutta l'inadeguatezza al ruolo con la decisione presa ieri dal primo consiglio federale della FIGC , da lui guidato, che ha ammorbidito le norme contro la “discriminazione territoriale”.

In altre parole offendere l’avversario, giocatori o tifosi che siano, ad esempio  con epiteti, a cui siamo purtroppo abituati, contro Napoli e i suoi abitanti o urla belluine contro giocatori di colore, è da ieri meno grave e la punizione non più automatica. 
Siamo cioè tornati al concetto dello stadio “terra di nessuno” in un’inaccettabile ritorno al passato, cioè l’esatto opposto di quanto fatto in altre nazioni per riportare persone e famiglie allo stadio e soprattutto sradicare la violenza e le frange del tifo che a questa fanno ricorso. In Italia si sceglie la strada inversa malgrado gli avvertimenti di FIFA e UEFA e cioè porte aperte alla più becera volgarità e ai soliti ignobili cori basati su triti luoghi comuni. La discriminazione territoriale è solo l’anticamera del razzismo, il tutto poi in una società italiana che, grazie anche ai deliri leghisti, fa da sempre del razzismo antimeridionale una delle sue principali bandiere, in altre parole il calcio come reale specchio del paese.

Compito di una federazione dovrebbe anche quello di educare atleti, tesserati e di conseguenza i tifosi per rendere più civili e vivibili gli stadi, che infatti già adesso sono spesso vuoti proprio per i rischi connessi alla loro frequentazione.

Servirebbe prevenzione, educazione e infine, se serve, repressione e non il vergognoso lassismo che già si intravede dalle prime  dichiarazioni di  Tavecchio e dalle prime stravaganti decisioni prese dalla sua federazione.

Il razzismo ha molte sfaccettature, anche se Tavecchio sembra non capirlo, molti degli incivili da stadio sono gli stessi che poi generano violenza e drammi che colpiscono gli inermi, infatti non a caso l’anno scorso i feriti negli stadi italiani sono aumentati del 68% rispetto all’anno precedente,  finendo la stagione in un crescendo di violenza che è culminato con il dramma di Roma per la finale di Coppa Italia. 

Speriamo di non essere profeti di sventura ma con queste premesse non ci sarà da attendersi nulla di buono sul fronte dell’ordine pubblico negli stadi per la prossima stagione, nel qual caso la responsabilità ricadrà interamente su Tavecchio e la sua federazione.

Anche di questi aspetti , oltre che a sponsor e contratti miliardari, dovrebbe occuparsi una federazione ed il suo presidente, che si dimostra, se mai ve ne fosse stato bisogno, a dir poco inadeguato.

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