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mercoledì 31 luglio 2013
Cassazione e B; è stato avvistato un ciuccio che sorvolava Montecitorio …pare, questa volta, sia vero!
di Bruno Pappalardo
“…e chi se la scorda più l’estate 2013 ” direbbe, oggi, un pidiellino, un povero pensionato, un mal arnese d’uomo che, nonostante sia in quelle condizioni proprio a causa della politica degli ultimi 20 anni, resta graniticamente convinto (sprovvisto come un bambino d’ogni cognizione di meschineria della nostra cLasta dirigente) ancora nel sogno di quell’uomo, - oggi in attesa di sentenza - che nel ’92 gli fece credere nella rincarnazione e moltiplicazione dei pani e dei pesci (…. riuscirò a dare lavoro ad un milione di persone) sottoscrivendo contratti e parole d’onore.
Molti pensano che il governo andrà avanti, al di là di qualsivoglia esito sanzionatorio della Cassazione; baggianate!
Sarà invece, una lotta logorante fino alla prescrizione della sentenza di presunta condanna. Dunque fino a ché il PD vorrà tenerlo in vita. Il PDL aspetta che sia il PD a decidere la caduta del governo per non mostrarsi autore e attore ( per alcuni) del disastro. Il PDL metterà ogni genere di bastoni tra le ruote mal oliate, dei prossimi provvedimenti.
Anche perché la componente “elettori” è fondamentale. Avere un governo con un alleato il cui leader è un condannato, ebbene, volge proprio male per la platea degli iscritti e sostenitori del PD. Ma vedrete che il PD saprà andare avanti nonostante questo. Il PD è capace di tutto!
Resta tuttavia credibile che B. si salvi.
Si potrebbe verificare, ad esempio, sia che la Cassazione valuti l’errore dei precedenti due gradi di giudizio asserendo che nel nostro sistema penale non sia per nulla contemplato la responsabilità di un proprietario di una grande azienda di sapere o non sapere dei reati commessi dai suoi dirigenti e dipendenti. E’ poco credibile, anzi assurdo ma vero; il codice penale non lo prevede e sia che a Berlusconi non venga sottratto il diritto di governare ancora.
Dove sta scritto, infatti, che potrebbe essere interdetto dai pubblici uffizi e dalle future candidabilità a premier o a qualsiasi altra carica?
Ricordatevi … e dovremmo ricordarli tutti quei casi già vissuti, che per tutti coloro che hanno l’onore di sedere in parlamento esiste la possibilità che, quest’ultimo, debba valutare se sia possibile o meno, al di là di quanto abbia sancito la legge ordinaria, se, ad esempio, il condannato sia un “perseguitato”. Questo potrebbe allungare i tempi e arrivare al 2014 e raggiungere la prescrizione.
Dunque caro mio amico sciagurato e povero pensionato che hai creduto nel sogno liberale, non temere che forse il sogno non s’avvera ma, come nelle belle favole, si salvano tutti e “vivranno felici e contenti”

di Bruno Pappalardo
“…e chi se la scorda più l’estate 2013 ” direbbe, oggi, un pidiellino, un povero pensionato, un mal arnese d’uomo che, nonostante sia in quelle condizioni proprio a causa della politica degli ultimi 20 anni, resta graniticamente convinto (sprovvisto come un bambino d’ogni cognizione di meschineria della nostra cLasta dirigente) ancora nel sogno di quell’uomo, - oggi in attesa di sentenza - che nel ’92 gli fece credere nella rincarnazione e moltiplicazione dei pani e dei pesci (…. riuscirò a dare lavoro ad un milione di persone) sottoscrivendo contratti e parole d’onore.
Molti pensano che il governo andrà avanti, al di là di qualsivoglia esito sanzionatorio della Cassazione; baggianate!
Sarà invece, una lotta logorante fino alla prescrizione della sentenza di presunta condanna. Dunque fino a ché il PD vorrà tenerlo in vita. Il PDL aspetta che sia il PD a decidere la caduta del governo per non mostrarsi autore e attore ( per alcuni) del disastro. Il PDL metterà ogni genere di bastoni tra le ruote mal oliate, dei prossimi provvedimenti.
Anche perché la componente “elettori” è fondamentale. Avere un governo con un alleato il cui leader è un condannato, ebbene, volge proprio male per la platea degli iscritti e sostenitori del PD. Ma vedrete che il PD saprà andare avanti nonostante questo. Il PD è capace di tutto!
Resta tuttavia credibile che B. si salvi.
Si potrebbe verificare, ad esempio, sia che la Cassazione valuti l’errore dei precedenti due gradi di giudizio asserendo che nel nostro sistema penale non sia per nulla contemplato la responsabilità di un proprietario di una grande azienda di sapere o non sapere dei reati commessi dai suoi dirigenti e dipendenti. E’ poco credibile, anzi assurdo ma vero; il codice penale non lo prevede e sia che a Berlusconi non venga sottratto il diritto di governare ancora.
Dove sta scritto, infatti, che potrebbe essere interdetto dai pubblici uffizi e dalle future candidabilità a premier o a qualsiasi altra carica?
Ricordatevi … e dovremmo ricordarli tutti quei casi già vissuti, che per tutti coloro che hanno l’onore di sedere in parlamento esiste la possibilità che, quest’ultimo, debba valutare se sia possibile o meno, al di là di quanto abbia sancito la legge ordinaria, se, ad esempio, il condannato sia un “perseguitato”. Questo potrebbe allungare i tempi e arrivare al 2014 e raggiungere la prescrizione.
Dunque caro mio amico sciagurato e povero pensionato che hai creduto nel sogno liberale, non temere che forse il sogno non s’avvera ma, come nelle belle favole, si salvano tutti e “vivranno felici e contenti”

martedì 30 luglio 2013
La strage del viadotto e le bare allineate in una palestra, come a San Giuliano di Puglia
Sentito articolo di Gigi Di Fiore dal suo blog di oggi sul Mattino; il Partito del Sud esprime il proprio cordoglio alle famiglie di tutti gli scomparsi nell'incidente della A16 e la solidarietà ai feriti e ai loro familiari.
La tragedia sull'autostrada A16, sul maledetto viadotto nel vallone di Acqualonga. Come la tragedia per il terremoto di quel 31 ottobre 2002 a San Giuliano di Puglia: 27 bambini e una loro maestra morti per il crollo della scuola elementare del paese. Me le ricordo quelle piccole bare tutte bianche, mi ricordo quella palestra surreale. La morte allineava vite e speranze differenti. Le mamme invocavano un nome, si aggrappavano alla fede in mancanza di altro. C'era compostezza in quelle lacrime. C'era stupore. Chi poteva fare qualcosa, perché, come è successo? Le eterne risposte che incombono su una morte improvvisa.
Era l'angoscia che raccontò nel 1947 anche Dino Buzzati, in un articolo senza uguali sul Corriere della sera. Il 16 luglio di quell'anno, nel mare di Albenga era naufragata una motonave con una comitiva in gita scolastica. Morirono 44 bambini e 4 accompagnatrici. Bare allineate, lenzuola bianche. Il rituale dei volti sgomenti. "Ad Albenga si era concentrato tutto il dolore del mondo", scrisse Buzzati.
Quello stesso dolore si è concentrato oggi a Pozzuoli. L'Italia è in lutto, le tragedie collettive invocano spiegazioni, responsabilità: 38 morti pesano su quella strada maledetta in discesa.
Con il presidente Ciampi, nel giorno dei funerali a San Giuliano piangemmo tutti. Ascoltammo il lamento delle mamme, le richieste di giustizia. Non riuscimmo ad esercitare cinismo, a governare l'emozione che ci prese. Persino l'indimenticabile Peppe D'Avanzo, scorza dura di cronista mai abbastanza rimpianto, lacrimava.
E' duro raccontare il dolore, ma è dura la ripetitività di queste tragedie. Segnate da bare in fila, palestre in grado di raccoglierle, folla attonita.
Perché, ci si chiede anche ora, come è potuto accadere? Certe domande non sempre trovano risposte. E il dolore di una perdita cara, troppe volte, deve bastare a se stesso.
Leggi tutto »
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di Gigi Di Fiore
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C'è sempre una palestra, nel dolore. Bare allineate. Tutte uguali e tutte diverse. Fiori, mamme, padri, fratelli, sorelle che si chiedono perché. Le tragedie, certe tragedie, posseggono un rito che si ripete. Il rito del dolore, del pianto, delle mille domande senza risposta. |
La tragedia sull'autostrada A16, sul maledetto viadotto nel vallone di Acqualonga. Come la tragedia per il terremoto di quel 31 ottobre 2002 a San Giuliano di Puglia: 27 bambini e una loro maestra morti per il crollo della scuola elementare del paese. Me le ricordo quelle piccole bare tutte bianche, mi ricordo quella palestra surreale. La morte allineava vite e speranze differenti. Le mamme invocavano un nome, si aggrappavano alla fede in mancanza di altro. C'era compostezza in quelle lacrime. C'era stupore. Chi poteva fare qualcosa, perché, come è successo? Le eterne risposte che incombono su una morte improvvisa.
Era l'angoscia che raccontò nel 1947 anche Dino Buzzati, in un articolo senza uguali sul Corriere della sera. Il 16 luglio di quell'anno, nel mare di Albenga era naufragata una motonave con una comitiva in gita scolastica. Morirono 44 bambini e 4 accompagnatrici. Bare allineate, lenzuola bianche. Il rituale dei volti sgomenti. "Ad Albenga si era concentrato tutto il dolore del mondo", scrisse Buzzati.
Quello stesso dolore si è concentrato oggi a Pozzuoli. L'Italia è in lutto, le tragedie collettive invocano spiegazioni, responsabilità: 38 morti pesano su quella strada maledetta in discesa.
Con il presidente Ciampi, nel giorno dei funerali a San Giuliano piangemmo tutti. Ascoltammo il lamento delle mamme, le richieste di giustizia. Non riuscimmo ad esercitare cinismo, a governare l'emozione che ci prese. Persino l'indimenticabile Peppe D'Avanzo, scorza dura di cronista mai abbastanza rimpianto, lacrimava.
E' duro raccontare il dolore, ma è dura la ripetitività di queste tragedie. Segnate da bare in fila, palestre in grado di raccoglierle, folla attonita.
Perché, ci si chiede anche ora, come è potuto accadere? Certe domande non sempre trovano risposte. E il dolore di una perdita cara, troppe volte, deve bastare a se stesso.
Fonte: Il Mattino
Sentito articolo di Gigi Di Fiore dal suo blog di oggi sul Mattino; il Partito del Sud esprime il proprio cordoglio alle famiglie di tutti gli scomparsi nell'incidente della A16 e la solidarietà ai feriti e ai loro familiari.
La tragedia sull'autostrada A16, sul maledetto viadotto nel vallone di Acqualonga. Come la tragedia per il terremoto di quel 31 ottobre 2002 a San Giuliano di Puglia: 27 bambini e una loro maestra morti per il crollo della scuola elementare del paese. Me le ricordo quelle piccole bare tutte bianche, mi ricordo quella palestra surreale. La morte allineava vite e speranze differenti. Le mamme invocavano un nome, si aggrappavano alla fede in mancanza di altro. C'era compostezza in quelle lacrime. C'era stupore. Chi poteva fare qualcosa, perché, come è successo? Le eterne risposte che incombono su una morte improvvisa.
Era l'angoscia che raccontò nel 1947 anche Dino Buzzati, in un articolo senza uguali sul Corriere della sera. Il 16 luglio di quell'anno, nel mare di Albenga era naufragata una motonave con una comitiva in gita scolastica. Morirono 44 bambini e 4 accompagnatrici. Bare allineate, lenzuola bianche. Il rituale dei volti sgomenti. "Ad Albenga si era concentrato tutto il dolore del mondo", scrisse Buzzati.
Quello stesso dolore si è concentrato oggi a Pozzuoli. L'Italia è in lutto, le tragedie collettive invocano spiegazioni, responsabilità: 38 morti pesano su quella strada maledetta in discesa.
Con il presidente Ciampi, nel giorno dei funerali a San Giuliano piangemmo tutti. Ascoltammo il lamento delle mamme, le richieste di giustizia. Non riuscimmo ad esercitare cinismo, a governare l'emozione che ci prese. Persino l'indimenticabile Peppe D'Avanzo, scorza dura di cronista mai abbastanza rimpianto, lacrimava.
E' duro raccontare il dolore, ma è dura la ripetitività di queste tragedie. Segnate da bare in fila, palestre in grado di raccoglierle, folla attonita.
Perché, ci si chiede anche ora, come è potuto accadere? Certe domande non sempre trovano risposte. E il dolore di una perdita cara, troppe volte, deve bastare a se stesso.
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di Gigi Di Fiore
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C'è sempre una palestra, nel dolore. Bare allineate. Tutte uguali e tutte diverse. Fiori, mamme, padri, fratelli, sorelle che si chiedono perché. Le tragedie, certe tragedie, posseggono un rito che si ripete. Il rito del dolore, del pianto, delle mille domande senza risposta. |
La tragedia sull'autostrada A16, sul maledetto viadotto nel vallone di Acqualonga. Come la tragedia per il terremoto di quel 31 ottobre 2002 a San Giuliano di Puglia: 27 bambini e una loro maestra morti per il crollo della scuola elementare del paese. Me le ricordo quelle piccole bare tutte bianche, mi ricordo quella palestra surreale. La morte allineava vite e speranze differenti. Le mamme invocavano un nome, si aggrappavano alla fede in mancanza di altro. C'era compostezza in quelle lacrime. C'era stupore. Chi poteva fare qualcosa, perché, come è successo? Le eterne risposte che incombono su una morte improvvisa.
Era l'angoscia che raccontò nel 1947 anche Dino Buzzati, in un articolo senza uguali sul Corriere della sera. Il 16 luglio di quell'anno, nel mare di Albenga era naufragata una motonave con una comitiva in gita scolastica. Morirono 44 bambini e 4 accompagnatrici. Bare allineate, lenzuola bianche. Il rituale dei volti sgomenti. "Ad Albenga si era concentrato tutto il dolore del mondo", scrisse Buzzati.
Quello stesso dolore si è concentrato oggi a Pozzuoli. L'Italia è in lutto, le tragedie collettive invocano spiegazioni, responsabilità: 38 morti pesano su quella strada maledetta in discesa.
Con il presidente Ciampi, nel giorno dei funerali a San Giuliano piangemmo tutti. Ascoltammo il lamento delle mamme, le richieste di giustizia. Non riuscimmo ad esercitare cinismo, a governare l'emozione che ci prese. Persino l'indimenticabile Peppe D'Avanzo, scorza dura di cronista mai abbastanza rimpianto, lacrimava.
E' duro raccontare il dolore, ma è dura la ripetitività di queste tragedie. Segnate da bare in fila, palestre in grado di raccoglierle, folla attonita.
Perché, ci si chiede anche ora, come è potuto accadere? Certe domande non sempre trovano risposte. E il dolore di una perdita cara, troppe volte, deve bastare a se stesso.
Fonte: Il Mattino
lunedì 29 luglio 2013
Rapporto Svimez sui principali dati di andamento economico disaggregati per il Mezzogiorno e il Centro-Nord e per le singole regioni per il 2012, e di previsione per il 2013 e 2014
Venerdì 26 luglio alle 15,30 presso la SVIMEZ, in via di Porta Pinciana 6 a Roma, conferenza stampa di anticipazione dei principali dati di andamento economico disaggregati per il Mezzogiorno e il Centro-Nord e per le singole regioni per il 2012, e di previsione per il 2013 e 2014, del “Rapporto SVIMEZ 2013 sull’economia del Mezzogiorno” in presentazione alla fine di settembre. In particolare, con riferimento alle previsioni, si illustreranno gli effetti sul Mezzogiorno e sul Centro-Nord delle manovre di politica economica del Governo relativi al 2013 e 2014.
Presente il Ministro per la Coesione Territoriale Carlo Trigilia.
Sono stati invitati a partecipare anche i Presidenti degli Istituti meridionalisti firmatari insieme alla SVIMEZ del Documento – Agenda per il Sud “Una politica di sviluppo del Sud per riprendere a crescere”.
Presente il Ministro per la Coesione Territoriale Carlo Trigilia.
Sono stati invitati a partecipare anche i Presidenti degli Istituti meridionalisti firmatari insieme alla SVIMEZ del Documento – Agenda per il Sud “Una politica di sviluppo del Sud per riprendere a crescere”.
Fonte: Svimez
Venerdì 26 luglio alle 15,30 presso la SVIMEZ, in via di Porta Pinciana 6 a Roma, conferenza stampa di anticipazione dei principali dati di andamento economico disaggregati per il Mezzogiorno e il Centro-Nord e per le singole regioni per il 2012, e di previsione per il 2013 e 2014, del “Rapporto SVIMEZ 2013 sull’economia del Mezzogiorno” in presentazione alla fine di settembre. In particolare, con riferimento alle previsioni, si illustreranno gli effetti sul Mezzogiorno e sul Centro-Nord delle manovre di politica economica del Governo relativi al 2013 e 2014.
Presente il Ministro per la Coesione Territoriale Carlo Trigilia.
Sono stati invitati a partecipare anche i Presidenti degli Istituti meridionalisti firmatari insieme alla SVIMEZ del Documento – Agenda per il Sud “Una politica di sviluppo del Sud per riprendere a crescere”.
Presente il Ministro per la Coesione Territoriale Carlo Trigilia.
Sono stati invitati a partecipare anche i Presidenti degli Istituti meridionalisti firmatari insieme alla SVIMEZ del Documento – Agenda per il Sud “Una politica di sviluppo del Sud per riprendere a crescere”.
Fonte: Svimez
Un Sud Competitivo, ultimi preparativi a Longobardi per l'evento del Sud Project Camp
L’evento è un vero e proprio festival delle peculiarità del Sud Italia che coniuga informazione e momenti di cultura attraverso iniziative sociali e culturali, convegni e seminari, con svago e divertimento rappresentati dall’esibizione di artisti locali, dalla degustazione di prodotti tipici in un clima di musica e festa, fino alla presenza di stand gastronomici e non solo.
La “puntata zero” di SPC partirà da Longobardi (CS), sabato 3 agosto, presso la struttura “Atlantis Park”, in occasione dell’intitolazione di una via del Comune di Longobardi alla memoria di Angelina Romano, martire dell’Unità di Italia, e di uno spiazzo, denominato Largo Briganti. L’iniziativa dell’intitolazione delle strade è nata su proposta del Consigliere comunale di Longobardi del Partito del Sud Franco Gaudio e fatta propria dall’intero Consiglio Comunale e dalla Città calabrese.
L’evento si pregia del Patrocinio del Comune di Longobardi e della BCC Banca Bruzia nonché della presenza di importanti aziende operanti nel territorio calabrese.
PROGRAMMA DELL’EVENTO “SUD PROJECT CAMP – MAGMA”
19.30 – apertura degli Stand Gastronomici
20.00 – esibizione scuola di danza “Manhattan school”
21.00 – Dibattito “Dalla Conquista Militare all’economia coloniale” con il contributo di importanti personalità della società meridionale
22.00 – apertura stand di degustazione gratuita prodotti meridionali
22.00 – 24.000 – SPC la festa: musica, balli, degustazioni, esibizione di artisti locali, stand gastronomici
Con il Patrocinio di : Comune di Longobardi, BCC Banca Bruzia
Con la partecipazione di: Scuola di ballo “Manhattan school” , l’Artista Enzo Ruffolo, noto cantastorie della tradizione meridionale, le cantine vinicole “Odoardi” e “Caparra & Siciliani”, il Consorzio del Maialino nero di Calabria, i noti marchi di beverage “Fonte Noce” “Redrink” e “Bergotto” e molti altri ancora.
Ecco alcune indicazioni logistiche per chi vorrà essere presente:
DOVE MANGIARE
PIZZERIA RISTORANTE NIGRELLI
Loc. Acquavona, 9 – 87030 Longobardi (CS) |
tel: 0982 78289, 366 4450288
RETRO’ RISTORANTE Trattoria – Braceria – Pizzeria.
v. Molinello, 3 – 87030 Longobardi (CS) |
tel: 0982 75069, 340 0660066
HOTEL GAUDIO Hotel – Ristorante – Pizzeria
S.S. 18 – 87030 Longobardi (CS) |
tel: 0982 78220
N.B. con la Pizzeria Nigrelli l’organizzazione ha stabilito una convenzione per sabato 3 Agosto a pranzo, per la somma di € 20,00/25,00 a persona, menù fisso pranzo completo, a condizione di un numero minimo di n. 5/6 persone, da comunicare in anticipo.
DOVE DORMIRE
HOTEL GAUDIO
S.S. 18 – 87030 Longobardi (CS) |
tel: 0982 78220
B&B SILVANA
Località Acquavona – 87030 Longobardi (CS) |
tel: 331 4782272
HOTEL MEDITERRANEO
ROSAL srl
64, v. Dogana – 87032 Amantea (CS) |
tel: 0982 426364
HOTEL DELLE CANNE SRL
229, v. Stromboli – 87032 Amantea (CS) |
tel: 0982 41947
ALBERGO HOTEL S. MARIA BED & BREAKFAST
207, V. Stromboli – 87032 Amantea (CS) |
tel: 0982 41247, 0982 425385 fax: 0982 425385
L’evento è un vero e proprio festival delle peculiarità del Sud Italia che coniuga informazione e momenti di cultura attraverso iniziative sociali e culturali, convegni e seminari, con svago e divertimento rappresentati dall’esibizione di artisti locali, dalla degustazione di prodotti tipici in un clima di musica e festa, fino alla presenza di stand gastronomici e non solo.
La “puntata zero” di SPC partirà da Longobardi (CS), sabato 3 agosto, presso la struttura “Atlantis Park”, in occasione dell’intitolazione di una via del Comune di Longobardi alla memoria di Angelina Romano, martire dell’Unità di Italia, e di uno spiazzo, denominato Largo Briganti. L’iniziativa dell’intitolazione delle strade è nata su proposta del Consigliere comunale di Longobardi del Partito del Sud Franco Gaudio e fatta propria dall’intero Consiglio Comunale e dalla Città calabrese.
L’evento si pregia del Patrocinio del Comune di Longobardi e della BCC Banca Bruzia nonché della presenza di importanti aziende operanti nel territorio calabrese.
PROGRAMMA DELL’EVENTO “SUD PROJECT CAMP – MAGMA”
19.30 – apertura degli Stand Gastronomici
20.00 – esibizione scuola di danza “Manhattan school”
21.00 – Dibattito “Dalla Conquista Militare all’economia coloniale” con il contributo di importanti personalità della società meridionale
22.00 – apertura stand di degustazione gratuita prodotti meridionali
22.00 – 24.000 – SPC la festa: musica, balli, degustazioni, esibizione di artisti locali, stand gastronomici
Con il Patrocinio di : Comune di Longobardi, BCC Banca Bruzia
Con la partecipazione di: Scuola di ballo “Manhattan school” , l’Artista Enzo Ruffolo, noto cantastorie della tradizione meridionale, le cantine vinicole “Odoardi” e “Caparra & Siciliani”, il Consorzio del Maialino nero di Calabria, i noti marchi di beverage “Fonte Noce” “Redrink” e “Bergotto” e molti altri ancora.
Ecco alcune indicazioni logistiche per chi vorrà essere presente:
DOVE MANGIARE
PIZZERIA RISTORANTE NIGRELLI
Loc. Acquavona, 9 – 87030 Longobardi (CS) |
tel: 0982 78289, 366 4450288
RETRO’ RISTORANTE Trattoria – Braceria – Pizzeria.
v. Molinello, 3 – 87030 Longobardi (CS) |
tel: 0982 75069, 340 0660066
HOTEL GAUDIO Hotel – Ristorante – Pizzeria
S.S. 18 – 87030 Longobardi (CS) |
tel: 0982 78220
N.B. con la Pizzeria Nigrelli l’organizzazione ha stabilito una convenzione per sabato 3 Agosto a pranzo, per la somma di € 20,00/25,00 a persona, menù fisso pranzo completo, a condizione di un numero minimo di n. 5/6 persone, da comunicare in anticipo.
DOVE DORMIRE
HOTEL GAUDIO
S.S. 18 – 87030 Longobardi (CS) |
tel: 0982 78220
B&B SILVANA
Località Acquavona – 87030 Longobardi (CS) |
tel: 331 4782272
HOTEL MEDITERRANEO
ROSAL srl
64, v. Dogana – 87032 Amantea (CS) |
tel: 0982 426364
HOTEL DELLE CANNE SRL
229, v. Stromboli – 87032 Amantea (CS) |
tel: 0982 41947
ALBERGO HOTEL S. MARIA BED & BREAKFAST
207, V. Stromboli – 87032 Amantea (CS) |
tel: 0982 41247, 0982 425385 fax: 0982 425385
domenica 28 luglio 2013
…MAMMAAA, LI TURCHI !!!
di Bruno Pappalardo
Era quel richiamo urlato e in parte smorzato dal terrore, sparso in particolare dalle sentinelle salentine appollaiate sulla roccia a precipizio sulla costa d’approdo. Un urlo straziante che racchiude insieme la tragedia di Otranto del 1480 (800 morti) e il clima di continuo allarme di quegli anni quando le scorrerie erano all’ordine del giorno. insomma almeno fino al XVI sec. erano frequentissime le irruzioni anche su tutta la costa meridionale commettendo ogni sorta di barbarie e per questo è diventato sinonimo di “PERICOLO IMMINENTE”
Già clima di continua allarme, “pericolo imminente” ma perché se ne parla alludendo a quei giovani ( Turchi) del PD, socialdemocratici ma che comunque fanno capo alla corrente bersaniana,?
(parliamo dei Fassina, Andrea Orlando, Matteo Orfini, Roberto Gualtieri et cetera)
Perché è praticamente certa una SPACCATURA, una rottura, forse uno squarcio!
Ma ciò che appare evidente è che non potrà neppure essere una classica, canonica scissione, ossia tra due parti!
Diciamo pure che la mai dimenticata Democrazia Cristiana era quel partito attraversata da un’infinità di correnti (inutile nominarle) a cui faceva da contrappeso, il PCI che ne aveva pochissime,…quasi niente.
Era, all’epoca, un vanto!
Oggi all’interno del PD si mostrano, in bella vista (anche se nessuno accetta di essere catalogato) un più affoltato movimentismo di correnti, una vera bora, e il repertorio passa da Bersaniani a Dalemiani, da Lettiani a Rifare l’Italia, dai Bindiani (Democratici Davvero) a Cristiano Sociali, da Ecologisti Democratici a Renziani, daSemplicemente Democratici a Movimento Democratici, Veltroniani, Franceschiniani, Fiorioniani, Gentiloniani, e poi, Liberal PD, Insieme per il PD, Ulivisti, Cambia l’Italia(ignazio Marini) e, prima, A Sinistra, Democrazia e Socialismo,Teodem, Democratici Rinnovatori e Coraggiosi, Radicali italiani, Partiti Affiliati, Moderati per il Piemonte(Rutelli)
Ora se si spacca come, TRA CHI?
Tra Bersaniani e Renziani, tra D’Alema e Bindi?... ma quanti ne sono?
Così com’è, così come è strutturata all’interno (lo chiamano pluralismo) potrà andare solo in frantumi, in mille pezzi ( o se non si spacca per niente non arriveranno manco i turchi ) e terminerà lentamente sciogliendosi come burro avariato.
Il problema il vero problema è che questa gente non si guarda neppure allo specchio! Ma non per vedere la propria immagine riflessa ma chi si ha alle spalle,… chi si muove al di là di sé!
Questa gente non ha ancora percepito che effettivamente qualcosa sta muovendosi, come se stesse formandosi una naturale, spontanea area
Non sono affatto i grillini! (questi è bene tenerli nella scatola dei biscotti, possono sempre servire)
Ma un’altra sinistra, una vera sinistra
E’ trasversale, … mi direte, ma se è trasversale, allora non funzionerà,… quando è così andrà sempre male!
Non credo affatto!
Non ci sono altre anime belle come quelle ortodosse cattoliche ma tutti quelli che hanno le stesse RADICi.
Potrebbero essere presidi regionali di sinistra, ecologisti di sinistra, dei fedeli ad Ingroia oppure stanchi e indocili e frementi personaggi del PD che provano a dileguarsi dalla farsa messa in scena da Veltroni e soci vestiti di centro-sinistra, (la sinistra non ha avuto mai un centro se non nella mente di B per un bizzarro bipolarismo) potrebbe essere una grossa fetta di quel popolo di astenuti idiosincratici dell’urna che credo stiano solo aspettando, quelli che amano la Costituzione così com’è i verdi, i rossi, arancioni, garofani rosa e gialli, insomma ce ne di gente che sta aspettando. Quando? Boh, intanto aspettiamo il 30 di questo mese!
…,, forse, sentiremo il grido, “MAMMA LI NOSTRI”!!!
A PRESTO!!

di Bruno Pappalardo
Era quel richiamo urlato e in parte smorzato dal terrore, sparso in particolare dalle sentinelle salentine appollaiate sulla roccia a precipizio sulla costa d’approdo. Un urlo straziante che racchiude insieme la tragedia di Otranto del 1480 (800 morti) e il clima di continuo allarme di quegli anni quando le scorrerie erano all’ordine del giorno. insomma almeno fino al XVI sec. erano frequentissime le irruzioni anche su tutta la costa meridionale commettendo ogni sorta di barbarie e per questo è diventato sinonimo di “PERICOLO IMMINENTE”
Già clima di continua allarme, “pericolo imminente” ma perché se ne parla alludendo a quei giovani ( Turchi) del PD, socialdemocratici ma che comunque fanno capo alla corrente bersaniana,?
(parliamo dei Fassina, Andrea Orlando, Matteo Orfini, Roberto Gualtieri et cetera)
Perché è praticamente certa una SPACCATURA, una rottura, forse uno squarcio!
Ma ciò che appare evidente è che non potrà neppure essere una classica, canonica scissione, ossia tra due parti!
Diciamo pure che la mai dimenticata Democrazia Cristiana era quel partito attraversata da un’infinità di correnti (inutile nominarle) a cui faceva da contrappeso, il PCI che ne aveva pochissime,…quasi niente.
Era, all’epoca, un vanto!
Oggi all’interno del PD si mostrano, in bella vista (anche se nessuno accetta di essere catalogato) un più affoltato movimentismo di correnti, una vera bora, e il repertorio passa da Bersaniani a Dalemiani, da Lettiani a Rifare l’Italia, dai Bindiani (Democratici Davvero) a Cristiano Sociali, da Ecologisti Democratici a Renziani, daSemplicemente Democratici a Movimento Democratici, Veltroniani, Franceschiniani, Fiorioniani, Gentiloniani, e poi, Liberal PD, Insieme per il PD, Ulivisti, Cambia l’Italia(ignazio Marini) e, prima, A Sinistra, Democrazia e Socialismo,Teodem, Democratici Rinnovatori e Coraggiosi, Radicali italiani, Partiti Affiliati, Moderati per il Piemonte(Rutelli)
Ora se si spacca come, TRA CHI?
Tra Bersaniani e Renziani, tra D’Alema e Bindi?... ma quanti ne sono?
Così com’è, così come è strutturata all’interno (lo chiamano pluralismo) potrà andare solo in frantumi, in mille pezzi ( o se non si spacca per niente non arriveranno manco i turchi ) e terminerà lentamente sciogliendosi come burro avariato.
Il problema il vero problema è che questa gente non si guarda neppure allo specchio! Ma non per vedere la propria immagine riflessa ma chi si ha alle spalle,… chi si muove al di là di sé!
Questa gente non ha ancora percepito che effettivamente qualcosa sta muovendosi, come se stesse formandosi una naturale, spontanea area
Non sono affatto i grillini! (questi è bene tenerli nella scatola dei biscotti, possono sempre servire)
Ma un’altra sinistra, una vera sinistra
E’ trasversale, … mi direte, ma se è trasversale, allora non funzionerà,… quando è così andrà sempre male!
Non credo affatto!
Non ci sono altre anime belle come quelle ortodosse cattoliche ma tutti quelli che hanno le stesse RADICi.
Potrebbero essere presidi regionali di sinistra, ecologisti di sinistra, dei fedeli ad Ingroia oppure stanchi e indocili e frementi personaggi del PD che provano a dileguarsi dalla farsa messa in scena da Veltroni e soci vestiti di centro-sinistra, (la sinistra non ha avuto mai un centro se non nella mente di B per un bizzarro bipolarismo) potrebbe essere una grossa fetta di quel popolo di astenuti idiosincratici dell’urna che credo stiano solo aspettando, quelli che amano la Costituzione così com’è i verdi, i rossi, arancioni, garofani rosa e gialli, insomma ce ne di gente che sta aspettando. Quando? Boh, intanto aspettiamo il 30 di questo mese!
…,, forse, sentiremo il grido, “MAMMA LI NOSTRI”!!!
A PRESTO!!

Napoli : CONVENTION NAZIONALE DEGLI ELETTI VERDI...Riflessioni e strategie! Invitato il PdelSUD.
Prima un caffè, con un tavolino provocatoriamente posizionato in Piazza Plebiscito (davanti Palazzo Reale) per festeggiare la sentenza del Tar che da ragione al Comune di Napoli per l'uso degli spazi pubblici per eventi con la partecipazione della cittadinanza....
Poi interventi di deputati di S & L, ex 5 Stelle (ora Gruppo Misto), eletti dei Verdi come Assessori, Consiglieri, ecc. e di Alfonso Pecoraro Scanio (ora Fondazione Uni Verde) con spunti di riflessione sulle tematiche ambientaliste nell'ambito di un posizionamento futuro all'interno d'un nuovo Centrosinistra.
scambio d'idee sul meridionalismo e i temi ambientalisti tra il Vice Presidente Nazionale del Partito del Sud Andrea Balìa e Alfonso Pecoraro Scanio
Fonte: Partito del Sud Napoli
Prima un caffè, con un tavolino provocatoriamente posizionato in Piazza Plebiscito (davanti Palazzo Reale) per festeggiare la sentenza del Tar che da ragione al Comune di Napoli per l'uso degli spazi pubblici per eventi con la partecipazione della cittadinanza....
Poi interventi di deputati di S & L, ex 5 Stelle (ora Gruppo Misto), eletti dei Verdi come Assessori, Consiglieri, ecc. e di Alfonso Pecoraro Scanio (ora Fondazione Uni Verde) con spunti di riflessione sulle tematiche ambientaliste nell'ambito di un posizionamento futuro all'interno d'un nuovo Centrosinistra.
scambio d'idee sul meridionalismo e i temi ambientalisti tra il Vice Presidente Nazionale del Partito del Sud Andrea Balìa e Alfonso Pecoraro Scanio
Fonte: Partito del Sud Napoli
sabato 27 luglio 2013
“La Costituzione stravolta nel silenzio”. Il Partito del Sud aderisce all’appello e alla raccolta firme contro la riforma presidenziale lanciata dal Fatto Quotidiano
Nei giorni scorsi avevamo già diffuso il nostro pensiero sull'operazione in corso in Parlamento per cambiare, in modo a dir poco irrituale, la Costituzione della Repubblica con due articoli a mia firma diffusi da questo blog il 10/7 ed il 25/7.
Per noi del Partito del Sud è inaccettabile quello che sta avvenendo in questi giorni, la deriva di questi accadimenti è preoccupante e foriera di possibili pericoli per la nostra democrazia, considerando anche che questo sconsiderato attacco alla Carta Costituzionale proviene da un Parlamento di soli nominati. Fortunatamente alcune forze politiche , a cui va il nostro incondizionato plauso in questa occasione, si stanno battendo democraticamente come possono per fermare questa deriva pericolosa.
Ieri il giornale "Il Fatto Quotidiano"ha lanciato un appello , qui riportato in calce, che condividiamo nelle sue richieste. Invitiamo tutti a sostenere questa forma di resistenza pacifica ed a firmare e diffondere l'appello, io l'ho già fatto.
Natale Cuccurese
Presidente Nazionale del Partito del Sud

Pubblichiamo l’appello contro il ddl di riforma costituzionale firmato da Alberto Lucarelli, Paolo Maddalena, Gianni Ferrara, Cesare Salvi, Massimo Villone, Silvio Gambino, Antonio Ingroia, Paolo Ferrero, Antonello Falomi, Domenico Gallo, Raffaele D’ Agata, Raniero La Valle, Beppe Giulietti, Antonio Di Pietro e Mario Serio.
Ignorando il risultato del referendum popolare del 2006 che bocciò a grande maggioranza la proposta di mettere tutto il potere nelle mani di un “Premier assoluto”, é ripartito un nuovo e ancor più pericoloso tentativo di stravolgere in senso presidenzialista la nostra forma di governo, rinviando di mesi la indilazionabile modifica dell’attuale legge elettorale. In fretta e furia e nel pressoché unanime silenzio dei grandi mezzi d’informazione la Camera dei Deputati ha iniziato a esaminare il disegno di legge governativo, già approvato dal Senato, di revisione dall’articolo 138, che fa saltare la “valvola di sicurezza” pensata dai nostri Padri costituenti per impedire stravolgimenti della Costituzione.
Ci appelliamo a voi che avete il potere di decidere, perché il processo di revisione costituzionale in atto sia riportato sui binari della legalità costituzionale. Chiediamo, innanzitutto, che l’iter di discussione segua tempi rispettosi del dettato costituzionale, che garantiscano la necessaria ponderazione delle proposte di revisione, il dovuto approfondimento e anche la possibilità di ripensamento. Chiudere, a ridosso delle ferie estive, la prima lettura del disegno di legge costituzionale, impedisce un vero e serio coinvolgimento dell’opinione pubblica nel dibattito che si sta svolgendo nelle aule parlamentari.
In secondo luogo vi chiediamo di restituire al Parlamento e ai parlamentari il ruolo loro spettante nel processo di revisione della nostra Carta costituzionale. L’aver abbandonato la procedura normale di esame esplicitamente prevista dall’articolo 72 della Costituzione per l’esame delle leggi costituzionali, l’aver attribuito al Governo un potere emendativo privilegiato, l’impossibilità per i singoli parlamentari di sub-emendare le proposte del Governo o del Comitato, la proibizione per i parlamentari in dissenso con i propri gruppi di presentare propri emendamenti, le deroghe previste ai Regolamenti di Camera e Senato, costituiscono altrettante scelte che umiliano e comprimono l’autonomia e la libertà dei parlamentari e quindi il ruolo e la funzione del Parlamento.
Vi chiediamo ancora che i cittadini possano liberamente esprimere il loro voto su progetti di revisione chiari, ben definiti e omogenei nel loro contenuto. L’indicazione generica di sottoporre a revisione oltre 69 articoli della Costituzione, contrasta con questa esigenza e attribuisce all’istituendo Comitato parlamentare per le riforme costituzionali indebiti poteri “costituenti” che implicano il possibile stravolgimento dell’intero impianto costituzionale.
Non si tratta di un intervento di “manutenzione” ma di una riscrittura radicale della nostra Carta fondamentale non consentita dalla Costituzione, aperta all’arbitrio delle contingenti maggioranze parlamentari. Chiediamo che nell’esprimere il vostro voto in seconda lettura del provvedimento di modifica dell’articolo 138, consideriate che la maggioranza parlamentare dei due terzi dei componenti le Camere per evitare il referendum confermativo, in ragione di una legge elettorale che distorce gravemente e incostituzionalmente la rappresentanza popolare, non coincide con la realtà politica del corpo elettorale del nostro Paese. Rispettare questa realtà, vuol dire esprimere in Parlamento un voto che consenta l’indizione di un referendum confermativo sulla revisione dell’articolo 138.
Vi chiediamo infine di escludere dalle materie di competenza del Comitato per le riforme costituzionali la riforma del sistema elettorale che proprio per il suo significato politico rilevantissimo ha un effetto distorsivo nell’ottica della revisione costituzionale. E’ in gioco il futuro della nostra democrazia.
Assumetevi la responsabilità di garantirlo.
Nota: Abbiamo cambiato il sistema di firma elettronica facendo ripartire il contatore da zero. Con il precedente modulo online sono state raccolte 7.500 firme, tutte certificate, che verranno sommate. Chiediamo a chi lo ha già fatto di non firmare di nuovo. In ogni caso, al termine della petizione gli elenchi verranno confrontati: le firme doppie e quelle non autentiche verranno eliminate.
Fonte: Il Fatto Quotidiano
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Nei giorni scorsi avevamo già diffuso il nostro pensiero sull'operazione in corso in Parlamento per cambiare, in modo a dir poco irrituale, la Costituzione della Repubblica con due articoli a mia firma diffusi da questo blog il 10/7 ed il 25/7.
Per noi del Partito del Sud è inaccettabile quello che sta avvenendo in questi giorni, la deriva di questi accadimenti è preoccupante e foriera di possibili pericoli per la nostra democrazia, considerando anche che questo sconsiderato attacco alla Carta Costituzionale proviene da un Parlamento di soli nominati. Fortunatamente alcune forze politiche , a cui va il nostro incondizionato plauso in questa occasione, si stanno battendo democraticamente come possono per fermare questa deriva pericolosa.
Ieri il giornale "Il Fatto Quotidiano"ha lanciato un appello , qui riportato in calce, che condividiamo nelle sue richieste. Invitiamo tutti a sostenere questa forma di resistenza pacifica ed a firmare e diffondere l'appello, io l'ho già fatto.
Natale Cuccurese
Presidente Nazionale del Partito del Sud

Pubblichiamo l’appello contro il ddl di riforma costituzionale firmato da Alberto Lucarelli, Paolo Maddalena, Gianni Ferrara, Cesare Salvi, Massimo Villone, Silvio Gambino, Antonio Ingroia, Paolo Ferrero, Antonello Falomi, Domenico Gallo, Raffaele D’ Agata, Raniero La Valle, Beppe Giulietti, Antonio Di Pietro e Mario Serio.
Ignorando il risultato del referendum popolare del 2006 che bocciò a grande maggioranza la proposta di mettere tutto il potere nelle mani di un “Premier assoluto”, é ripartito un nuovo e ancor più pericoloso tentativo di stravolgere in senso presidenzialista la nostra forma di governo, rinviando di mesi la indilazionabile modifica dell’attuale legge elettorale. In fretta e furia e nel pressoché unanime silenzio dei grandi mezzi d’informazione la Camera dei Deputati ha iniziato a esaminare il disegno di legge governativo, già approvato dal Senato, di revisione dall’articolo 138, che fa saltare la “valvola di sicurezza” pensata dai nostri Padri costituenti per impedire stravolgimenti della Costituzione.
Ci appelliamo a voi che avete il potere di decidere, perché il processo di revisione costituzionale in atto sia riportato sui binari della legalità costituzionale. Chiediamo, innanzitutto, che l’iter di discussione segua tempi rispettosi del dettato costituzionale, che garantiscano la necessaria ponderazione delle proposte di revisione, il dovuto approfondimento e anche la possibilità di ripensamento. Chiudere, a ridosso delle ferie estive, la prima lettura del disegno di legge costituzionale, impedisce un vero e serio coinvolgimento dell’opinione pubblica nel dibattito che si sta svolgendo nelle aule parlamentari.
In secondo luogo vi chiediamo di restituire al Parlamento e ai parlamentari il ruolo loro spettante nel processo di revisione della nostra Carta costituzionale. L’aver abbandonato la procedura normale di esame esplicitamente prevista dall’articolo 72 della Costituzione per l’esame delle leggi costituzionali, l’aver attribuito al Governo un potere emendativo privilegiato, l’impossibilità per i singoli parlamentari di sub-emendare le proposte del Governo o del Comitato, la proibizione per i parlamentari in dissenso con i propri gruppi di presentare propri emendamenti, le deroghe previste ai Regolamenti di Camera e Senato, costituiscono altrettante scelte che umiliano e comprimono l’autonomia e la libertà dei parlamentari e quindi il ruolo e la funzione del Parlamento.
Vi chiediamo ancora che i cittadini possano liberamente esprimere il loro voto su progetti di revisione chiari, ben definiti e omogenei nel loro contenuto. L’indicazione generica di sottoporre a revisione oltre 69 articoli della Costituzione, contrasta con questa esigenza e attribuisce all’istituendo Comitato parlamentare per le riforme costituzionali indebiti poteri “costituenti” che implicano il possibile stravolgimento dell’intero impianto costituzionale.
Non si tratta di un intervento di “manutenzione” ma di una riscrittura radicale della nostra Carta fondamentale non consentita dalla Costituzione, aperta all’arbitrio delle contingenti maggioranze parlamentari. Chiediamo che nell’esprimere il vostro voto in seconda lettura del provvedimento di modifica dell’articolo 138, consideriate che la maggioranza parlamentare dei due terzi dei componenti le Camere per evitare il referendum confermativo, in ragione di una legge elettorale che distorce gravemente e incostituzionalmente la rappresentanza popolare, non coincide con la realtà politica del corpo elettorale del nostro Paese. Rispettare questa realtà, vuol dire esprimere in Parlamento un voto che consenta l’indizione di un referendum confermativo sulla revisione dell’articolo 138.
Vi chiediamo infine di escludere dalle materie di competenza del Comitato per le riforme costituzionali la riforma del sistema elettorale che proprio per il suo significato politico rilevantissimo ha un effetto distorsivo nell’ottica della revisione costituzionale. E’ in gioco il futuro della nostra democrazia.
Assumetevi la responsabilità di garantirlo.
Nota: Abbiamo cambiato il sistema di firma elettronica facendo ripartire il contatore da zero. Con il precedente modulo online sono state raccolte 7.500 firme, tutte certificate, che verranno sommate. Chiediamo a chi lo ha già fatto di non firmare di nuovo. In ogni caso, al termine della petizione gli elenchi verranno confrontati: le firme doppie e quelle non autentiche verranno eliminate.
Fonte: Il Fatto Quotidiano
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Puntuale l'articolo di Gigi Di Fiore sulla nomina del napoletano Roberti all'antimafia...
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di Gigi Di Fiore
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Roberti, un napoletano alla guida della Procura nazionale antimafia |
Un napoletano alla guida delle Procura nazionale antimafia. Dal 1993, ci sono stati un calabrese (Bruno Siclari), un toscano (Pierluigi Vigna), un siciliano (Piero Grasso) e ora tocca a un campano. Conosco Franco Roberti da quasi 30 anni. Avevo da poco messo piede a Castelcapuano, sede del tribunale napoletano, per occuparmi di cronaca giudiziaria, quando incontrai quel sostituto. Era determinato, volitivo, diffidente. Quanto bastava al primo impatto, per prenderci reciprocamente le distanze, avvicinandoci poi sempre più con la stima che segue la conoscenza più approfondita.
Quando nacquero le sezioni distrettuali antimafia, il procuratore capo di Napoli era Vittorio Sbordone. Delegò la guida del delicato ufficio a Lucio Di Pietro, già allora il magistrato inquirente più esperto in materia di camorra. Il magistrato che aveva gestito le principali inchieste nelle sanguinose guerre tra Nco e Nf. Lui, Roberti, pensò di provare l'esperienza romana: scelse di andare alla Procura nazionale dove capo era stato nominato Bruno Siclari.
Era il 1993, chi aveva voluto l'ufficio di coordinamento nazionale delle indagini sulle mafie, Giovanni Falcone, era stato ammazzato dai Corleonesi. Dopo di lui, toccò anche a Paolo Borsellino. La generazione dei magistrati più giovani alla Procura nazionale seguì quei modelli. Roberti aveva 43 anni.
Un giorno del 1992, eravamo insieme ad un convegno a Stresa su giustizia e informazione, mi confidò il suo cruccio principale: "Seguendo questo lavoro che è impegno a tempo pieno, ho perso tanti passaggi della vita dei miei figli. Su questo, devo ringraziare mia moglie che è stata con loro tanto presente". Una confidenza inaspettata, ricevuta da chi appariva sempre duro, chiuso, senza cedimenti sentimentali. Non era così.
Sportivo, i suoi allenamenti ai remi alla Canottieri Napoli sono stati sempre la sua passione, cinico quanto basta per un magistrato. Alla Procura nazionale, dove fu delegato a seguire le indagini di mafia in Basilicata e poi Sicilia, rimase fino alla gestione Vigna. Poi il ritorno a Napoli. Da aggiunto, dopo non molto tempo divenne coordinatore della Dda.
Qualche anno prima, tra il 1992 e il 1996, era stato lui a coordinare, con Paolo Mancuso, Luigi Gay, Antonio Laudati e Giovanni Melillo, le indagini nate dalle dichiarazioni di Pasquale Galasso, principale collaboratore di giustizia della camorra negli ultimi 30 anni. Camorra e politica, camorra e imprenditoria, camorra e burocrazia. Fascicoli delicati e impegnativi.
Da coordinatore della Dda, appoggiò le inchieste sui Casalesi che avevano in Federico Cafiero (oggi procuratore capo a Reggio Calabria), il punto di riferimento fondamentale. A Napoli, tanti sostituti di oggi lo definiscono il loro "maestro". Poi, Salerno, a risanare una Procura lacerata da divisioni e scontri interni. L'omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, il sindaco pescatore, è rimasta l'indagine incompiuta. Indizi, convinzioni, ma poche prove. E tanti silenzi. A quasi tre anni da quell'omicidio, Roberti va alla Procura nazionale. Ma l'inchiesta continua.
"Le mafie non sono un problema, sono IL PROBLEMA del sud" mi ha più volte ripetuto. E una volta, dopo la presentazione all'Istituto di studi filosofici del mio libro "L'impero dei Casalesi", mi rivelò: "E' vero, stavamo cercando di convincere Cutolo a collaborare con la giustizia. Glielo impedirono le sue donne, la sorella e la moglie".
Confidenza del 2008 da chi aveva indagato sui rapporti tra politici potenti e clan della camorra. Franco ha 65 anni, ne ha molti ancora davanti per potere ben lavorare alla Procura nazionale. Risorse, energia, entusiasmo e preparazione non gli mancano. E' l'altro volto del Sud: quello che le mafie le combatte (a volte, per questo, molti ci sono anche morti). Senza tollerarle, o conviverci. In bocca al lupo, procuratore.
Gigi Di Fiore
Fonte : www.ilmattino.it
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di Gigi Di Fiore
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Roberti, un napoletano alla guida della Procura nazionale antimafia |
Un napoletano alla guida delle Procura nazionale antimafia. Dal 1993, ci sono stati un calabrese (Bruno Siclari), un toscano (Pierluigi Vigna), un siciliano (Piero Grasso) e ora tocca a un campano. Conosco Franco Roberti da quasi 30 anni. Avevo da poco messo piede a Castelcapuano, sede del tribunale napoletano, per occuparmi di cronaca giudiziaria, quando incontrai quel sostituto. Era determinato, volitivo, diffidente. Quanto bastava al primo impatto, per prenderci reciprocamente le distanze, avvicinandoci poi sempre più con la stima che segue la conoscenza più approfondita.
Quando nacquero le sezioni distrettuali antimafia, il procuratore capo di Napoli era Vittorio Sbordone. Delegò la guida del delicato ufficio a Lucio Di Pietro, già allora il magistrato inquirente più esperto in materia di camorra. Il magistrato che aveva gestito le principali inchieste nelle sanguinose guerre tra Nco e Nf. Lui, Roberti, pensò di provare l'esperienza romana: scelse di andare alla Procura nazionale dove capo era stato nominato Bruno Siclari.
Era il 1993, chi aveva voluto l'ufficio di coordinamento nazionale delle indagini sulle mafie, Giovanni Falcone, era stato ammazzato dai Corleonesi. Dopo di lui, toccò anche a Paolo Borsellino. La generazione dei magistrati più giovani alla Procura nazionale seguì quei modelli. Roberti aveva 43 anni.
Un giorno del 1992, eravamo insieme ad un convegno a Stresa su giustizia e informazione, mi confidò il suo cruccio principale: "Seguendo questo lavoro che è impegno a tempo pieno, ho perso tanti passaggi della vita dei miei figli. Su questo, devo ringraziare mia moglie che è stata con loro tanto presente". Una confidenza inaspettata, ricevuta da chi appariva sempre duro, chiuso, senza cedimenti sentimentali. Non era così.
Sportivo, i suoi allenamenti ai remi alla Canottieri Napoli sono stati sempre la sua passione, cinico quanto basta per un magistrato. Alla Procura nazionale, dove fu delegato a seguire le indagini di mafia in Basilicata e poi Sicilia, rimase fino alla gestione Vigna. Poi il ritorno a Napoli. Da aggiunto, dopo non molto tempo divenne coordinatore della Dda.
Qualche anno prima, tra il 1992 e il 1996, era stato lui a coordinare, con Paolo Mancuso, Luigi Gay, Antonio Laudati e Giovanni Melillo, le indagini nate dalle dichiarazioni di Pasquale Galasso, principale collaboratore di giustizia della camorra negli ultimi 30 anni. Camorra e politica, camorra e imprenditoria, camorra e burocrazia. Fascicoli delicati e impegnativi.
Da coordinatore della Dda, appoggiò le inchieste sui Casalesi che avevano in Federico Cafiero (oggi procuratore capo a Reggio Calabria), il punto di riferimento fondamentale. A Napoli, tanti sostituti di oggi lo definiscono il loro "maestro". Poi, Salerno, a risanare una Procura lacerata da divisioni e scontri interni. L'omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, il sindaco pescatore, è rimasta l'indagine incompiuta. Indizi, convinzioni, ma poche prove. E tanti silenzi. A quasi tre anni da quell'omicidio, Roberti va alla Procura nazionale. Ma l'inchiesta continua.
"Le mafie non sono un problema, sono IL PROBLEMA del sud" mi ha più volte ripetuto. E una volta, dopo la presentazione all'Istituto di studi filosofici del mio libro "L'impero dei Casalesi", mi rivelò: "E' vero, stavamo cercando di convincere Cutolo a collaborare con la giustizia. Glielo impedirono le sue donne, la sorella e la moglie".
Confidenza del 2008 da chi aveva indagato sui rapporti tra politici potenti e clan della camorra. Franco ha 65 anni, ne ha molti ancora davanti per potere ben lavorare alla Procura nazionale. Risorse, energia, entusiasmo e preparazione non gli mancano. E' l'altro volto del Sud: quello che le mafie le combatte (a volte, per questo, molti ci sono anche morti). Senza tollerarle, o conviverci. In bocca al lupo, procuratore.
Gigi Di Fiore
Fonte : www.ilmattino.it
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