venerdì 26 luglio 2013

Piazza Plebiscito aperta agli eventi il Tar dà ragione al Comune e respinge il decreto della Sovrintendenza



Riceviamo dall'Ufficio Comunicazione del Sindaco Luigi de Magistris, e, con soddisfazione, postiamo...




Accolta la richiesta di sospensione degli effetti del decreto di vincolo apposto dalla direzione regionale dei beni culturali


ORDINANZA TAR E COMMENTO DEL SINDACO SU PIAZZA DEL PLEBISCITO

Con l’ordinanza n.1266/13 la settima sezione del Tribunale amministrativo regionale della Campania, ha accolto la richiesta di sospensione degli effetti del decreto di vincolo indiretto apposto dalla Direzione Regionale dei Beni Culturali e Paesistici su Piazza del Plebiscito, che era stato impugnato dall’Avvocatura comunale.

Il provvedimento, molto articolato nella sua motivazione, enuncia le seguenti osservazioni:

1.I vincoli indiretti, a maggior ragione sui beni pubblici, devono rispondere a criteri di ragionevolezza e proporzionalità.

2.La valorizzazione dei beni culturali non contrasta con l’utilizzo degli stessi, nell’ottica delle reciproche competenze istituzionali (di Enti locali, Regioni e Ministero dei Beni culturali) delineate dal quadro costituzionale, in particolare dall’art. 9 della Costituzione.

3.L’esclusione dell’allocazione di sedie e tavolini, per gli esercizi commerciali posti al di fuori del colonnato di San Francesco di Paola, non è ragionevole, poiché tali elementi non alterano la cornice ambientale, ma anzi costituiscono occasioni utili per la fruizione collettiva dei luoghi pubblici di pregio, anche tenendo conto della scarsa invasività di tali elementi di arredo rispetto alla rilevante ampiezza della piazza. Ciò sulla base della “comune sensibilità”, che è concetto elastico, ma riconducibile pur sempre a valori condivisi di utilizzazione degli spazi, come accade nell’esperienza culturale nazionale ed internazionale.

4.L’utilizzo della piazza per “eventi”, sempre sulla base del medesimo concetto di “comune sensibilità” può essere dilatato sino a ricomprendere gli ulteriori spazi necessari per rendere l’area vincolata idonea ad ospitare le manifestazioni programmate. In tal caso, l’ampiezza degli spazi da dedicare alle manifestazioni, culturali e spettacolari, dovrà essere individuata d’intesa tra le due amministrazioni pubbliche, sulla base di una leale collaborazione istituzionale.

Il Tribunale amministrativo, nel rinviare la discussione sul merito del ricorso al 20 febbraio 2014, ha inoltre sottolineato che la concessione della misura cautelare si è resa opportuna sulla base della imprescindibilità dell’esercizio della potestà amministrativa comunale sui beni pubblici, da rendersi doverosamente funzionali nell’interesse della collettività.

COMMENTO SINDACO DE MAGISTRIS :

“Abbiamo sempre lavorato ricercando la massima collaborazione istituzionale nell'interesse della città. Al tempo stesso, però, abbiamo sempre espresso la nostra contrarietà verso il decreto promosso dalla Sovrintendenza perchè, nei fatti, significa la chiusura di piazza Plebiscito ai cittadini e alle cittadine. Impedire che si svolgano concerti e manifestazioni, per altro in uno dei luoghi simbolicamente più importanti di Napoli, è inaccettabile ed ingiusto, specchio di una visione che francamente non possiamo che contrastare. Perchè una cosa è il rispetto dovuto al nostro patrimonio storico-artistico e alle norme che lo conservano, altra cosa è il dogmatismo burocratico che vorrebbe la città, in questo caso una piazza così importante e bella, spenta e chiusa alla presenza dei cittadini. Per questo accogliamo con soddisfazione l'ordinanza del TAR rispetto ad un decreto che per noi rappresenta un obbligo intollerabile, capace di danneggiare non solo l'immagine di Napoli ma anche il suo sviluppo materiale e civile, quello che può derivare dall'organizzazione di eventi e manifestazioni musicali e sportive, ma anche civiche e sociali, come è stato compiuto fino ad oggi nella stessa piazza. Resta intatto il doveroso rispetto verso il ruolo di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico-culturale che spetta alla Soprintendenza ma, certo, questo compito deve armonizzarsi con la rivoluzione che vogliamo realizzare anche in materia di spazi pubblici aperti e partecipati e vivi".

Luigi de Magistris

Fonte: Marzia Bonacci, portavoce Luigi de Magistris
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Riceviamo dall'Ufficio Comunicazione del Sindaco Luigi de Magistris, e, con soddisfazione, postiamo...




Accolta la richiesta di sospensione degli effetti del decreto di vincolo apposto dalla direzione regionale dei beni culturali


ORDINANZA TAR E COMMENTO DEL SINDACO SU PIAZZA DEL PLEBISCITO

Con l’ordinanza n.1266/13 la settima sezione del Tribunale amministrativo regionale della Campania, ha accolto la richiesta di sospensione degli effetti del decreto di vincolo indiretto apposto dalla Direzione Regionale dei Beni Culturali e Paesistici su Piazza del Plebiscito, che era stato impugnato dall’Avvocatura comunale.

Il provvedimento, molto articolato nella sua motivazione, enuncia le seguenti osservazioni:

1.I vincoli indiretti, a maggior ragione sui beni pubblici, devono rispondere a criteri di ragionevolezza e proporzionalità.

2.La valorizzazione dei beni culturali non contrasta con l’utilizzo degli stessi, nell’ottica delle reciproche competenze istituzionali (di Enti locali, Regioni e Ministero dei Beni culturali) delineate dal quadro costituzionale, in particolare dall’art. 9 della Costituzione.

3.L’esclusione dell’allocazione di sedie e tavolini, per gli esercizi commerciali posti al di fuori del colonnato di San Francesco di Paola, non è ragionevole, poiché tali elementi non alterano la cornice ambientale, ma anzi costituiscono occasioni utili per la fruizione collettiva dei luoghi pubblici di pregio, anche tenendo conto della scarsa invasività di tali elementi di arredo rispetto alla rilevante ampiezza della piazza. Ciò sulla base della “comune sensibilità”, che è concetto elastico, ma riconducibile pur sempre a valori condivisi di utilizzazione degli spazi, come accade nell’esperienza culturale nazionale ed internazionale.

4.L’utilizzo della piazza per “eventi”, sempre sulla base del medesimo concetto di “comune sensibilità” può essere dilatato sino a ricomprendere gli ulteriori spazi necessari per rendere l’area vincolata idonea ad ospitare le manifestazioni programmate. In tal caso, l’ampiezza degli spazi da dedicare alle manifestazioni, culturali e spettacolari, dovrà essere individuata d’intesa tra le due amministrazioni pubbliche, sulla base di una leale collaborazione istituzionale.

Il Tribunale amministrativo, nel rinviare la discussione sul merito del ricorso al 20 febbraio 2014, ha inoltre sottolineato che la concessione della misura cautelare si è resa opportuna sulla base della imprescindibilità dell’esercizio della potestà amministrativa comunale sui beni pubblici, da rendersi doverosamente funzionali nell’interesse della collettività.

COMMENTO SINDACO DE MAGISTRIS :

“Abbiamo sempre lavorato ricercando la massima collaborazione istituzionale nell'interesse della città. Al tempo stesso, però, abbiamo sempre espresso la nostra contrarietà verso il decreto promosso dalla Sovrintendenza perchè, nei fatti, significa la chiusura di piazza Plebiscito ai cittadini e alle cittadine. Impedire che si svolgano concerti e manifestazioni, per altro in uno dei luoghi simbolicamente più importanti di Napoli, è inaccettabile ed ingiusto, specchio di una visione che francamente non possiamo che contrastare. Perchè una cosa è il rispetto dovuto al nostro patrimonio storico-artistico e alle norme che lo conservano, altra cosa è il dogmatismo burocratico che vorrebbe la città, in questo caso una piazza così importante e bella, spenta e chiusa alla presenza dei cittadini. Per questo accogliamo con soddisfazione l'ordinanza del TAR rispetto ad un decreto che per noi rappresenta un obbligo intollerabile, capace di danneggiare non solo l'immagine di Napoli ma anche il suo sviluppo materiale e civile, quello che può derivare dall'organizzazione di eventi e manifestazioni musicali e sportive, ma anche civiche e sociali, come è stato compiuto fino ad oggi nella stessa piazza. Resta intatto il doveroso rispetto verso il ruolo di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico-culturale che spetta alla Soprintendenza ma, certo, questo compito deve armonizzarsi con la rivoluzione che vogliamo realizzare anche in materia di spazi pubblici aperti e partecipati e vivi".

Luigi de Magistris

Fonte: Marzia Bonacci, portavoce Luigi de Magistris

GOVERNO? MALA TEMPORE/ggiatore

di Bruno Pappalardo

Forse non tutti ricorderanno Quinto Fabio Massimo, detto Cunctator che tradotto è il“Temporeggiatore”  (Roma 275 a.c. – Roma 203 a. c.) Fu Console ben cinque volte. Insomma un vero fenomeno, …mai , mai, s’era visto una cosa del genere! Beh, ..continuo ma ve la racconto  come una favoletta!
Fu richiamato dopo tante battaglie vinte per  avversare il forte esercito di Annibale, fino allora imbattuto lungo il suo percorso verso la conquista della penisola e di Roma. Annibale, straordinario stratega e con forze nettamente inferiori a quelle romane, riusciva, tuttavia, a randellare per bene l’incapace esercito  romano. Quinto Fabio aveva capito, da subito, che  affrontarlo in campo aperto avrebbe generato sempre una sicura sconfitta. Fu nominato “dittatore” proprio dal Senato, che voleva dire: “… fai come ti pare purché  ci togli dalla balle sto’ animale!”
Ecco che prese a logorare le forze nemiche con attacchi contro quei drappelli cartaginesi a cui veniva affidato il compito di procurare i rifornimenti. Ebbene, fermò per moltissimo tempo l’audacia e l’avanzata di Annibale rendendolo inoffensivo. Insomma  aveva inventato una nuova tecnica di contrasto: la guerriglia.   
Dovette pensare minimo: “adesso mi daranno una bella coppa con tanti sesterzi d’oro”. Ebbe, invece, due calci ben piazzati ai reni e mandato via. Il popolo, infatti, s’era levato per l’indignazione di una forma vigliacca di lotta ma soprattutto d’aver lasciato sospeso, immobile, “stabile” la situazione bellica. Non avevano tutti i torti!  Aveva fermato l’emorragia ma non sanato le ferite. Il paziente stava spegnendosi. Quello stallo stava degradando lo spirito, l’orgoglio e anche le mire espansionistica e il benessere di Roma repubblicana. Quella strana Stabiltà, infatti, nasceva da una soluzione al problema ma che rendeva insolvibile il problema.  RIMANDARE, RIMANDARE, RIMANDARE…
E’ stato sempre così! La nostra Storia - anche questa repubblicana - (come quella europea e d’altri paesi)  ci racconta della fragilità di tutti quei governi democratici che hanno tentano accordi e “LARGHE INTESE”
Non so perché si crede che se due o più parti politiche scelgono di stare insieme, ebbene, questo rappresenta un gran bel segno  di responsabilità e di intelligenza politica. Una specie di  santuario, luogo di venerazione e di dogmi.
E’ successo con il “compromesso storico” che generò il terrorismo che a loro volta generarono governi di solidarietà nazionale generando, però, anni terribili e lo sfascio della governabilità spaccando il paese in tanti brandelli. I vari tri-tetra-penta-partiti sono stati la vera  rovina dell’Italia. Queste bizzarre “unità nazionali” rappresentano sempre l’instabilità.
Ricordiamoci anche delle e politiche della Germania, Francia e Italia e anche partendo dal fascismo! Le  coalizioni tedesche e quelle coabitazioni francesi fra maggioranze presidenziali e parlamentari discordanti   In Europa come oltreoceano. Le unioni hanno sempre bloccato la politica, e l'immobilità è stata la stabilità. Siamo riusciti a fare le migliori riforme quando o la sinistra o la sola destra hanno governato  sole.
Il governatore Visco al vertice dei Venti, il 20 luglio ha parlato di “rischio Italia e ha detto "resta il gran peso dell'instabilità politica e istituzionale, a frenare la crescita".
Ma quale instabilità se abbiamo il governo più stabile del mondo con la più larga maggioranza mai vista?
Sappiamo infatti delle indecenti storie di kazakiste, la riforma della giustizia che ieri ha dato scandalo ( 24.07.2013) La “forse” condanna di B. per appropriazione indebita, frode fiscale, falso in bilancio (diritti Mediaset) Il doversi compattarsi intorno agli dei con la mafia da ambo le parti, gli scandali bancari. L’uno ricatta l’altro! E l’insopportabile immobilità sulla riforma elettorale promessa ma non partorita?. Ricordo doveva essere la primissima cosa nel timore che questo governo potesse sciogliersi.
Tutto sta generando tensione perché tutto dovrà portare alla “Grande Pacificazione”che ha un nome!
Ma vi ricordate del partito socialista che, sceso dall’Aventino, si coalizza con tutte le altre forze del parlamento ma genera solo la vittoria di Mussolini? E la Grande Coalizione tedesca prima che giungesse Hitler?  La “Repubblica di Weimar fu un governo di “LARGHE INTESE”: socialdemocratici Popolari tedeschi e bavaresi e il Centro cattolico. Tra il ’28 (la grande depressione) e il ’30 portò allo sfiancamento dei socialdemocratici e alla fine della democrazia,passando prima ad un regime di presidenza, e poi ad Hitler.
Weimar cadde sull'acquisto di costosi armamenti, es: la Corazzata-A, come i nostri F-35, e lo scontro su tasse e sussidi ai senza lavoro ma che sono ricomparsi qui da noi come fantasmi.  A proposito…

Il Presidente Napolitano dice “guai a chi vorrà staccare la spina di questo governo!”  Giusto è bene “TEMPOREGGIARE” finché la democrazia…et cetera



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di Bruno Pappalardo

Forse non tutti ricorderanno Quinto Fabio Massimo, detto Cunctator che tradotto è il“Temporeggiatore”  (Roma 275 a.c. – Roma 203 a. c.) Fu Console ben cinque volte. Insomma un vero fenomeno, …mai , mai, s’era visto una cosa del genere! Beh, ..continuo ma ve la racconto  come una favoletta!
Fu richiamato dopo tante battaglie vinte per  avversare il forte esercito di Annibale, fino allora imbattuto lungo il suo percorso verso la conquista della penisola e di Roma. Annibale, straordinario stratega e con forze nettamente inferiori a quelle romane, riusciva, tuttavia, a randellare per bene l’incapace esercito  romano. Quinto Fabio aveva capito, da subito, che  affrontarlo in campo aperto avrebbe generato sempre una sicura sconfitta. Fu nominato “dittatore” proprio dal Senato, che voleva dire: “… fai come ti pare purché  ci togli dalla balle sto’ animale!”
Ecco che prese a logorare le forze nemiche con attacchi contro quei drappelli cartaginesi a cui veniva affidato il compito di procurare i rifornimenti. Ebbene, fermò per moltissimo tempo l’audacia e l’avanzata di Annibale rendendolo inoffensivo. Insomma  aveva inventato una nuova tecnica di contrasto: la guerriglia.   
Dovette pensare minimo: “adesso mi daranno una bella coppa con tanti sesterzi d’oro”. Ebbe, invece, due calci ben piazzati ai reni e mandato via. Il popolo, infatti, s’era levato per l’indignazione di una forma vigliacca di lotta ma soprattutto d’aver lasciato sospeso, immobile, “stabile” la situazione bellica. Non avevano tutti i torti!  Aveva fermato l’emorragia ma non sanato le ferite. Il paziente stava spegnendosi. Quello stallo stava degradando lo spirito, l’orgoglio e anche le mire espansionistica e il benessere di Roma repubblicana. Quella strana Stabiltà, infatti, nasceva da una soluzione al problema ma che rendeva insolvibile il problema.  RIMANDARE, RIMANDARE, RIMANDARE…
E’ stato sempre così! La nostra Storia - anche questa repubblicana - (come quella europea e d’altri paesi)  ci racconta della fragilità di tutti quei governi democratici che hanno tentano accordi e “LARGHE INTESE”
Non so perché si crede che se due o più parti politiche scelgono di stare insieme, ebbene, questo rappresenta un gran bel segno  di responsabilità e di intelligenza politica. Una specie di  santuario, luogo di venerazione e di dogmi.
E’ successo con il “compromesso storico” che generò il terrorismo che a loro volta generarono governi di solidarietà nazionale generando, però, anni terribili e lo sfascio della governabilità spaccando il paese in tanti brandelli. I vari tri-tetra-penta-partiti sono stati la vera  rovina dell’Italia. Queste bizzarre “unità nazionali” rappresentano sempre l’instabilità.
Ricordiamoci anche delle e politiche della Germania, Francia e Italia e anche partendo dal fascismo! Le  coalizioni tedesche e quelle coabitazioni francesi fra maggioranze presidenziali e parlamentari discordanti   In Europa come oltreoceano. Le unioni hanno sempre bloccato la politica, e l'immobilità è stata la stabilità. Siamo riusciti a fare le migliori riforme quando o la sinistra o la sola destra hanno governato  sole.
Il governatore Visco al vertice dei Venti, il 20 luglio ha parlato di “rischio Italia e ha detto "resta il gran peso dell'instabilità politica e istituzionale, a frenare la crescita".
Ma quale instabilità se abbiamo il governo più stabile del mondo con la più larga maggioranza mai vista?
Sappiamo infatti delle indecenti storie di kazakiste, la riforma della giustizia che ieri ha dato scandalo ( 24.07.2013) La “forse” condanna di B. per appropriazione indebita, frode fiscale, falso in bilancio (diritti Mediaset) Il doversi compattarsi intorno agli dei con la mafia da ambo le parti, gli scandali bancari. L’uno ricatta l’altro! E l’insopportabile immobilità sulla riforma elettorale promessa ma non partorita?. Ricordo doveva essere la primissima cosa nel timore che questo governo potesse sciogliersi.
Tutto sta generando tensione perché tutto dovrà portare alla “Grande Pacificazione”che ha un nome!
Ma vi ricordate del partito socialista che, sceso dall’Aventino, si coalizza con tutte le altre forze del parlamento ma genera solo la vittoria di Mussolini? E la Grande Coalizione tedesca prima che giungesse Hitler?  La “Repubblica di Weimar fu un governo di “LARGHE INTESE”: socialdemocratici Popolari tedeschi e bavaresi e il Centro cattolico. Tra il ’28 (la grande depressione) e il ’30 portò allo sfiancamento dei socialdemocratici e alla fine della democrazia,passando prima ad un regime di presidenza, e poi ad Hitler.
Weimar cadde sull'acquisto di costosi armamenti, es: la Corazzata-A, come i nostri F-35, e lo scontro su tasse e sussidi ai senza lavoro ma che sono ricomparsi qui da noi come fantasmi.  A proposito…

Il Presidente Napolitano dice “guai a chi vorrà staccare la spina di questo governo!”  Giusto è bene “TEMPOREGGIARE” finché la democrazia…et cetera



giovedì 25 luglio 2013

GAETA, LO STORICO ANTONIO CIANO VINCE IL PREMIO INTERNAZIONALE “CONOSCERE LE NOSTRE RADICI”



Fonte: Latina Oggi del 24 Luglio 2013

GAETA, LO STORICO ANTONIO CIANO VINCE IL PREMIO INTERNAZIONALE “CONOSCERE LE NOSTRE RADICI”


"Una veduta di Cirò Marina dove si svolgerà la premiazione"
“Una veduta di Cirò Marina dove si svolgerà la premiazione”
Di Adriano Pagano
Sarà un cittadino di Gaeta a ricevere il premio della prima edizione del concorso internazionale “Conoscere le nostre radici”.  Si tratta dell’ex assessore alla Cultura e noto studioso meridionalista della storia del sud italiano, nonchè ispiratore e fondatore del soggetto politico Partito del Sud che ha concorso anche alle recenti elezioni nazionali, Antonio Ciano.
Il premio è stato conferito a Ciano dall’associazione internazionale politico-culturale “Radici” che, il 24 agosto prossimo, consegnerà una targa di riconoscimento allo studioso e politico gaetano. Ma non finisce qui perchè la medesima associazione ha scelto di premiare Ciano anche con un’altra onorificienza, “L’impegno e l’amore per la mia terra”, relativamente ai lavori letterari e agli studi condotti sul ruolo della propria città natale, Gaeta. Ad Antonio Ciano il Comune di Cirò Marina, in Provincia di Crotone, dedicherà un’intera serata, nel corso della quale verrano presi in rassegna tutti i suoi lavori fino alla sua ultima fatica letteraria intitolata “I Savoia e il massacro del Sud”.
A comunicare il prestigioso riconoscimento allo storico gaetano è stata direttamente la presidentessa dell’associazione Francesca Gallello. Grande entusiasmo per il premio conferito a Ciano anche da parte di un altro noto scrittore meridionalista, Pino Aprile.
"Pino Aprile"
“Pino Aprile”
“Un premio chiamato ‘Radici’ – ha detto Aprile -, è coerente con l’assegnazione a chi, quelle radici, ha portato alla luce. ‘Radici’ merita Ciano e viceversa. Vorrei che questo premio fosse inteso come il segno di quanto dobbiamo, ad Antonio Ciano, tutti noi che ci dedichiamo a quest’opera di ricostruzione e divulgazione. Il direttivo di ‘Radici’ e la sua presidentessa, Francesca Gallello, hanno avuto il merito di premiare Antonio Ciano. Un premio internazionale, addirittura. Ciano lo merita tutto. Ha dedicato la sua vita alle radici del male che ha distrutto economicamente e fisicamente il Sud: il Risorgimento piemontese”.
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Fonte: Latina Oggi del 24 Luglio 2013

GAETA, LO STORICO ANTONIO CIANO VINCE IL PREMIO INTERNAZIONALE “CONOSCERE LE NOSTRE RADICI”


"Una veduta di Cirò Marina dove si svolgerà la premiazione"
“Una veduta di Cirò Marina dove si svolgerà la premiazione”
Di Adriano Pagano
Sarà un cittadino di Gaeta a ricevere il premio della prima edizione del concorso internazionale “Conoscere le nostre radici”.  Si tratta dell’ex assessore alla Cultura e noto studioso meridionalista della storia del sud italiano, nonchè ispiratore e fondatore del soggetto politico Partito del Sud che ha concorso anche alle recenti elezioni nazionali, Antonio Ciano.
Il premio è stato conferito a Ciano dall’associazione internazionale politico-culturale “Radici” che, il 24 agosto prossimo, consegnerà una targa di riconoscimento allo studioso e politico gaetano. Ma non finisce qui perchè la medesima associazione ha scelto di premiare Ciano anche con un’altra onorificienza, “L’impegno e l’amore per la mia terra”, relativamente ai lavori letterari e agli studi condotti sul ruolo della propria città natale, Gaeta. Ad Antonio Ciano il Comune di Cirò Marina, in Provincia di Crotone, dedicherà un’intera serata, nel corso della quale verrano presi in rassegna tutti i suoi lavori fino alla sua ultima fatica letteraria intitolata “I Savoia e il massacro del Sud”.
A comunicare il prestigioso riconoscimento allo storico gaetano è stata direttamente la presidentessa dell’associazione Francesca Gallello. Grande entusiasmo per il premio conferito a Ciano anche da parte di un altro noto scrittore meridionalista, Pino Aprile.
"Pino Aprile"
“Pino Aprile”
“Un premio chiamato ‘Radici’ – ha detto Aprile -, è coerente con l’assegnazione a chi, quelle radici, ha portato alla luce. ‘Radici’ merita Ciano e viceversa. Vorrei che questo premio fosse inteso come il segno di quanto dobbiamo, ad Antonio Ciano, tutti noi che ci dedichiamo a quest’opera di ricostruzione e divulgazione. Il direttivo di ‘Radici’ e la sua presidentessa, Francesca Gallello, hanno avuto il merito di premiare Antonio Ciano. Un premio internazionale, addirittura. Ciano lo merita tutto. Ha dedicato la sua vita alle radici del male che ha distrutto economicamente e fisicamente il Sud: il Risorgimento piemontese”.

Il diluvio prossimo venturo



Di Natale Cuccurese


Ultimamente ci chiediamo, ormai quasi quotidianamente, a cosa serva questo Stato oltre che a eseguire pedissequamente e prontamente gli ordini di ambasciatori kazaki, statunitensi, tedeschi, diktat della BCE, di agenzie di rating o di ogni altra origine forte o presunta tale, sempre inevitabilmente con atteggiamento servile e passivo pur di veder comunque soddisfatta la necessità di restare a galla.
Sembrerebbe quasi che l’unico scopo evidente di questo Stato e soprattutto di larga parte di questa classe politica sia ormai solo quello della conservazione del potere fine a se stesso, in modo autoreferenziale, e di non tollerare intralci ai programmi di grande opere previste, alle commesse militari e a tutto quel che porti alla conseguente distribuzione di danaro e prebende a grandi imprese e poteri forti, anche in barba alla grave crisi finanziaria, la quale peraltro è usata ormai solo come pretesto, al grido taumaturgico “ce lo chiede l’Europa”, per smantellare quel poco di Stato sociale ancora presente e progettare liquidazioni in grande stile del residuo patrimonio, anche industriale, italiano con la connivenza di quasi tutte le forze politiche, e vari comitati privati d’affari, presenti in parlamento, dediti ormai solo a blindare e conservare la loro quota inalienabile di potere contro tutto e tutti, pronti a svendere al miglior offerente i rimanenti gioielli di famiglia come già accadde, ovviamente senza risultati positivi, nel 1993.
Per fare questo non si pone nessun argine alla trasformazione dello Stato, della sua Costituzione e delle sue regole e costumi in semplice apparato, anche repressivo, al servizio dei potenti contro i deboli, sia sul piano interno che internazionale pronti ora anche a modificare, in modo presumibilmente settario e a solo uso e consumo di questi interessi e poteri, la Costituzione repubblicana. 
Che nel processo di revisione della Costituzione abbia voce in capitolo l’esecutivo è una novità assoluta. Come scrive infatti Aldo Giannuli " questa procedura eccezionale consisterebbe in una sorta di deroga una tantum, per sveltire i lavori finalizzati ad una limitatissima riforma costituzionale, come l’abolizione del voto di fiducia da parte del Senato, così da evitare un blocco come quello seguito alle elezioni di febbraio. Ma, come fa notare il costituzionalista Alessandro Pace (Repubblica 8 giugno 2013), la proposta governativa dovrebbe essere approvata con procedura ordinaria, per cui faremmo passare il principio per cui una legge ordinaria può derogare alla Costituzione e questo potrebbe essere ripetuto per qualsiasi altra revisione. Di fatto stiamo aprendo la porta alla disarticolazione dell’art. 138 e, con esso, della stessa attuale Costituzione. Il dubbio che sorge è che si voglia preparare una revisione organica della Costituzione e che la “deroga” attuale sia solo la legittimazione di ben più sostanziose prossime deroghe. Anzi, ad essere proprio maliziosi, sorge il sospetto è che il testo della nuova Costituzione sia già pronto e giaccia in qualche cassetto…"
Già in precedenza si era proceduto, senza che nessuno o quasi trovasse da ridire, con la modifica dell’art. 81 della Costituzione introdotta dal governo Monti e giudicata ora contraria ad alcuni fondamenti della Costituzione italiana, come da sentenza n. 186 della Corte Costituzionale di pochi giorni fa che prevede l'impignorabilità dei beni delle ASL (e quindi di tutte le pubbliche amministrazioni), sancite dalle norme (98/2011 e 158/2012) a supporto del patto di stabilità, definendole contrarie all'articolo 111 della nostra Costituzione, fatto che ora apre la strada ad un possibile ricorso complessivo contro il patto di stabilità .
Ora che da un governo d' emergenza o di salute pubblica , che dir si voglia, che aveva fra i pochi punti da realizzare principalmente quello della riforma della legge elettorale si voglia passare ad un governo di lungo periodo, come da recenti esternazioni a mezzo stampa, che abbia invece come suo primario obiettivo quello di modificare in modo sostanziale la Costituzione nata dalla Resistenza, fra l’altro, ma sarà un caso, così come da programma della loggia P2, non ci pare proprio cosa accettabile e soprattutto il PD dovrà prima o poi necessariamente rispondere ai propri elettori di questa sponda così controversa.
Quel che ci preme sottolineare è soprattutto la deriva sempre più nebulosa, autoritaria e antidemocratica che questo governo, o meglio questo coacervo di interessi, sta assumendo sempre più chiaramente giorno dopo giorno, quasi si voglia lentamente ma inesorabilmente seppellire la democrazia in Italia, il dissenso, il diritto alla protesta, il diritto all'informazione e il rispetto di tutti i diritti dei cittadini garantiti dall'attuale Costituzione, primo fra tutti il diritto al lavoro e il diritto alla salute.
I politici dovrebbero per prima cosa pensare al bene del popolo non al bene delle banche, allo spred e alle altre diavolerie finanziarie e non solo atte al mantenimento dello status quo, in una situazione che,data la legge elettorale, ha già poco di democratico, in un quadro dove inoltre il debito pubblico, malgrado le politiche recessive e la tassazione ormai folle, raggiunge, mese dopo mese, nuovi record negativi. 
D’altra parte inutile meravigliarsi di questo, il meccanismo in atto, così come studiato dagli ideatori della moneta unica, non può che portare a questi disastri ed è inarrestabile, la matematica, si sa, non è un'opinione e prima o poi questo meccanismo perverso travolgerà con effetto domino anche altri Stati che ora si sentono forti e al sicuro dalla speculazione.
Forse anche per questo si vuole modificare, presumibilmente in senso repressivo e verticistico, la Costituzione, per prepararsi a reprimere adeguatamente, con la legge dalla propria parte, le inevitabili proteste popolari, così come recentemente paventato e previsto da alcuni.Si sa, pensar male è peccato ma spesso ci si prende, d'altra parte pare poco probabile che una classe politica in parte così corrotta, come giornalmente ci raccontano le cronache, possa autoemendarsi da sola.

Lo scenario poi per il Sud è ancora più desolante, l'attuale Costituzione infatti sancisce una serie di diritti che mai sono stati applicati nella loro interezza e che avrebbero potuto, se applicati, evitare la deriva di degrado a cui stiamo assistendo e che ha colpito da sempre principalmente il Sud. La giusta protesta della popolazione che sale sempre più pressante dai nostri territori causata dalla crisi sistemica che attraversa lo Stato e dalle emergenze, non solo economiche, che si vivono ormai in maniera sempre meno tollerabile sui territori, sta prendendo corpo e consapevolezza grazie anche ad un lavoro pluriennale di denuncia e ricerca storica sulle origini dell'attuale disastro e dalla loro diffusione virale grazie ad internet , e fanno prevedere come molto probabile , da qui a poco, un voto di protesta che si andrà a concretizzare con la crescita di quei movimenti territoriali che sapranno più e meglio interpretare questo bisogno di riscatto e affrancamento. L'attuale Costituzione ci permette di rivendicare parità di diritti e finalmente la loro concreta realizzazione, ponendo le nostre giuste recriminazioni all'interno della legalità e della normativa, permettendoci quindi non la richiesta ma la pretesa di vedere finalmente puntuale e pronta applicazione di quanto sancito dalla Costituzione e dalle sue norme non appena avremo una rappresentanza parlamentare non "asservita"  come sempre avvenuto in passato, a parte poche lodevoli ma isolate eccezioni. Ecco perchè il sistema vuole blindare le sue prerogative e i suoi privilegi in una visione come sempre monoculare delle necessità popolari e di sviluppo, noncurante delle possibili derive antidemocratiche che questo possa comportare.
Dobbiamo perciò impedire e contrastare questo scenario in modo democratico, garantire anche per il futuro il diritto di libera espressione, di pacifica protesta, di assoluta uguaglianza, in altre parole tutti quei diritti oggi garantiti dall' attuale Costituzione la cui difesa è nostro dovere e diritto, in caso contrario la catastrofe sarà presto inevitabile.


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Di Natale Cuccurese


Ultimamente ci chiediamo, ormai quasi quotidianamente, a cosa serva questo Stato oltre che a eseguire pedissequamente e prontamente gli ordini di ambasciatori kazaki, statunitensi, tedeschi, diktat della BCE, di agenzie di rating o di ogni altra origine forte o presunta tale, sempre inevitabilmente con atteggiamento servile e passivo pur di veder comunque soddisfatta la necessità di restare a galla.
Sembrerebbe quasi che l’unico scopo evidente di questo Stato e soprattutto di larga parte di questa classe politica sia ormai solo quello della conservazione del potere fine a se stesso, in modo autoreferenziale, e di non tollerare intralci ai programmi di grande opere previste, alle commesse militari e a tutto quel che porti alla conseguente distribuzione di danaro e prebende a grandi imprese e poteri forti, anche in barba alla grave crisi finanziaria, la quale peraltro è usata ormai solo come pretesto, al grido taumaturgico “ce lo chiede l’Europa”, per smantellare quel poco di Stato sociale ancora presente e progettare liquidazioni in grande stile del residuo patrimonio, anche industriale, italiano con la connivenza di quasi tutte le forze politiche, e vari comitati privati d’affari, presenti in parlamento, dediti ormai solo a blindare e conservare la loro quota inalienabile di potere contro tutto e tutti, pronti a svendere al miglior offerente i rimanenti gioielli di famiglia come già accadde, ovviamente senza risultati positivi, nel 1993.
Per fare questo non si pone nessun argine alla trasformazione dello Stato, della sua Costituzione e delle sue regole e costumi in semplice apparato, anche repressivo, al servizio dei potenti contro i deboli, sia sul piano interno che internazionale pronti ora anche a modificare, in modo presumibilmente settario e a solo uso e consumo di questi interessi e poteri, la Costituzione repubblicana. 
Che nel processo di revisione della Costituzione abbia voce in capitolo l’esecutivo è una novità assoluta. Come scrive infatti Aldo Giannuli " questa procedura eccezionale consisterebbe in una sorta di deroga una tantum, per sveltire i lavori finalizzati ad una limitatissima riforma costituzionale, come l’abolizione del voto di fiducia da parte del Senato, così da evitare un blocco come quello seguito alle elezioni di febbraio. Ma, come fa notare il costituzionalista Alessandro Pace (Repubblica 8 giugno 2013), la proposta governativa dovrebbe essere approvata con procedura ordinaria, per cui faremmo passare il principio per cui una legge ordinaria può derogare alla Costituzione e questo potrebbe essere ripetuto per qualsiasi altra revisione. Di fatto stiamo aprendo la porta alla disarticolazione dell’art. 138 e, con esso, della stessa attuale Costituzione. Il dubbio che sorge è che si voglia preparare una revisione organica della Costituzione e che la “deroga” attuale sia solo la legittimazione di ben più sostanziose prossime deroghe. Anzi, ad essere proprio maliziosi, sorge il sospetto è che il testo della nuova Costituzione sia già pronto e giaccia in qualche cassetto…"
Già in precedenza si era proceduto, senza che nessuno o quasi trovasse da ridire, con la modifica dell’art. 81 della Costituzione introdotta dal governo Monti e giudicata ora contraria ad alcuni fondamenti della Costituzione italiana, come da sentenza n. 186 della Corte Costituzionale di pochi giorni fa che prevede l'impignorabilità dei beni delle ASL (e quindi di tutte le pubbliche amministrazioni), sancite dalle norme (98/2011 e 158/2012) a supporto del patto di stabilità, definendole contrarie all'articolo 111 della nostra Costituzione, fatto che ora apre la strada ad un possibile ricorso complessivo contro il patto di stabilità .
Ora che da un governo d' emergenza o di salute pubblica , che dir si voglia, che aveva fra i pochi punti da realizzare principalmente quello della riforma della legge elettorale si voglia passare ad un governo di lungo periodo, come da recenti esternazioni a mezzo stampa, che abbia invece come suo primario obiettivo quello di modificare in modo sostanziale la Costituzione nata dalla Resistenza, fra l’altro, ma sarà un caso, così come da programma della loggia P2, non ci pare proprio cosa accettabile e soprattutto il PD dovrà prima o poi necessariamente rispondere ai propri elettori di questa sponda così controversa.
Quel che ci preme sottolineare è soprattutto la deriva sempre più nebulosa, autoritaria e antidemocratica che questo governo, o meglio questo coacervo di interessi, sta assumendo sempre più chiaramente giorno dopo giorno, quasi si voglia lentamente ma inesorabilmente seppellire la democrazia in Italia, il dissenso, il diritto alla protesta, il diritto all'informazione e il rispetto di tutti i diritti dei cittadini garantiti dall'attuale Costituzione, primo fra tutti il diritto al lavoro e il diritto alla salute.
I politici dovrebbero per prima cosa pensare al bene del popolo non al bene delle banche, allo spred e alle altre diavolerie finanziarie e non solo atte al mantenimento dello status quo, in una situazione che,data la legge elettorale, ha già poco di democratico, in un quadro dove inoltre il debito pubblico, malgrado le politiche recessive e la tassazione ormai folle, raggiunge, mese dopo mese, nuovi record negativi. 
D’altra parte inutile meravigliarsi di questo, il meccanismo in atto, così come studiato dagli ideatori della moneta unica, non può che portare a questi disastri ed è inarrestabile, la matematica, si sa, non è un'opinione e prima o poi questo meccanismo perverso travolgerà con effetto domino anche altri Stati che ora si sentono forti e al sicuro dalla speculazione.
Forse anche per questo si vuole modificare, presumibilmente in senso repressivo e verticistico, la Costituzione, per prepararsi a reprimere adeguatamente, con la legge dalla propria parte, le inevitabili proteste popolari, così come recentemente paventato e previsto da alcuni.Si sa, pensar male è peccato ma spesso ci si prende, d'altra parte pare poco probabile che una classe politica in parte così corrotta, come giornalmente ci raccontano le cronache, possa autoemendarsi da sola.

Lo scenario poi per il Sud è ancora più desolante, l'attuale Costituzione infatti sancisce una serie di diritti che mai sono stati applicati nella loro interezza e che avrebbero potuto, se applicati, evitare la deriva di degrado a cui stiamo assistendo e che ha colpito da sempre principalmente il Sud. La giusta protesta della popolazione che sale sempre più pressante dai nostri territori causata dalla crisi sistemica che attraversa lo Stato e dalle emergenze, non solo economiche, che si vivono ormai in maniera sempre meno tollerabile sui territori, sta prendendo corpo e consapevolezza grazie anche ad un lavoro pluriennale di denuncia e ricerca storica sulle origini dell'attuale disastro e dalla loro diffusione virale grazie ad internet , e fanno prevedere come molto probabile , da qui a poco, un voto di protesta che si andrà a concretizzare con la crescita di quei movimenti territoriali che sapranno più e meglio interpretare questo bisogno di riscatto e affrancamento. L'attuale Costituzione ci permette di rivendicare parità di diritti e finalmente la loro concreta realizzazione, ponendo le nostre giuste recriminazioni all'interno della legalità e della normativa, permettendoci quindi non la richiesta ma la pretesa di vedere finalmente puntuale e pronta applicazione di quanto sancito dalla Costituzione e dalle sue norme non appena avremo una rappresentanza parlamentare non "asservita"  come sempre avvenuto in passato, a parte poche lodevoli ma isolate eccezioni. Ecco perchè il sistema vuole blindare le sue prerogative e i suoi privilegi in una visione come sempre monoculare delle necessità popolari e di sviluppo, noncurante delle possibili derive antidemocratiche che questo possa comportare.
Dobbiamo perciò impedire e contrastare questo scenario in modo democratico, garantire anche per il futuro il diritto di libera espressione, di pacifica protesta, di assoluta uguaglianza, in altre parole tutti quei diritti oggi garantiti dall' attuale Costituzione la cui difesa è nostro dovere e diritto, in caso contrario la catastrofe sarà presto inevitabile.


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mercoledì 24 luglio 2013

SULLA STAMPA CALABRESE SI PARLA DELL'EVENTO DI LONGOBARDI (CS) : SU PROPOSTA DI FRANCO GAUDIO INTITOLATA UNA STRADA AD ANGELINA ROMANO, INTITOLATO ANCHE UN LARGO AI " BRIGANTI, PATRIOTI CALABRESI"

A Franco Gaudio e a tutti gli amici delle Sezioni Calabresi - PdelSUD i complimenti di tutti gli appartenenti al Partito del Sud per l'ottimo risultato raggiunto. L'appuntamento per tutti è per il 3 Agosto a Longobardi.




Fonte: La Gazzetta del Sud del 22 Luglio 2013

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(Caserta24ore news) LONGOBARDI : Angelina Romano, vittima dell’esercito Piemontese, avrà dedicata una strada a Longobardi (CS) grazie all’impegno del Partito del Sud .Dopo i risultati ottenuti a Napoli rispetto a una toponomastica che riveda e riscopra uomini e donne del sud che sono stati vittime e protagonisti della guerra di occupazione che ha portato all’unificazione del territorio italiano, come appunto la intitolazione di una strada di Napoli ai Martiri di Pietrarsa, ecco che il Partito del Sud ottiene un ulteriore risultato importante con la dedicazione di una strada del Comune di Longobardi ad Angelina Romano e di una piazza che prenderà il nome di “Largo Briganti”.
La riscoperta della storia, la dedicazione di strade e piazze agli eroi del sud che diedero la vita per la propria terra contro l’invasione piemontese e le ingiustizie sociali che ne derivarono è uno degli impegni politici che il Partito del Sud sta portando concretamente a termine, insieme all’ impegno per una politica solidale e progressista che risponda ai reali bisogni della popolazione, primo fra tutti il lavoro, coniugando quindi lo sviluppo dei territori con l’impegno sociale e culturale grazie alla storia millenaria che permea le nostre meravigliose terre; per far questo è fondamentale anche la riscoperta delle nostre radici storiche, per ritrovare un orgoglio e una dignità di popolo spesso sopiti sotto cumuli di menzogne.
A Longobardi, in provincia di Cosenza, l’iniziativa è partita dal Consigliere Comunale del Partito del Sud Franco Gaudio che ha proposto della dedicazione di una strada ad Angelina Romano, bambina di otto anni fucilata dai bersaglieri piemontesi a Castellammare del Golfo senza alcun motivo. La storia di questa piccola vittima di una guerra di invasione assurda, è stata scoperta grazie alla ricerca storica di Antonio Ciano fondatore del Partito del Sud.
Oltre alla strada dedicata ad Angelina Romano, il Comune di Longobardi e la sua amministrazione comunale, hanno deciso di dedicare una piazza del centro abitato ai Briganti che combatterono per la propria terra contro chi era venuto per prendere e per nulla lasciare a queste terre.
Le cerimonie di dedicazione si terranno il prossimo 3 agosto a Longobardi in provincia di Cosenza

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A Franco Gaudio e a tutti gli amici delle Sezioni Calabresi - PdelSUD i complimenti di tutti gli appartenenti al Partito del Sud per l'ottimo risultato raggiunto. L'appuntamento per tutti è per il 3 Agosto a Longobardi.




Fonte: La Gazzetta del Sud del 22 Luglio 2013

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(Caserta24ore news) LONGOBARDI : Angelina Romano, vittima dell’esercito Piemontese, avrà dedicata una strada a Longobardi (CS) grazie all’impegno del Partito del Sud .Dopo i risultati ottenuti a Napoli rispetto a una toponomastica che riveda e riscopra uomini e donne del sud che sono stati vittime e protagonisti della guerra di occupazione che ha portato all’unificazione del territorio italiano, come appunto la intitolazione di una strada di Napoli ai Martiri di Pietrarsa, ecco che il Partito del Sud ottiene un ulteriore risultato importante con la dedicazione di una strada del Comune di Longobardi ad Angelina Romano e di una piazza che prenderà il nome di “Largo Briganti”.
La riscoperta della storia, la dedicazione di strade e piazze agli eroi del sud che diedero la vita per la propria terra contro l’invasione piemontese e le ingiustizie sociali che ne derivarono è uno degli impegni politici che il Partito del Sud sta portando concretamente a termine, insieme all’ impegno per una politica solidale e progressista che risponda ai reali bisogni della popolazione, primo fra tutti il lavoro, coniugando quindi lo sviluppo dei territori con l’impegno sociale e culturale grazie alla storia millenaria che permea le nostre meravigliose terre; per far questo è fondamentale anche la riscoperta delle nostre radici storiche, per ritrovare un orgoglio e una dignità di popolo spesso sopiti sotto cumuli di menzogne.
A Longobardi, in provincia di Cosenza, l’iniziativa è partita dal Consigliere Comunale del Partito del Sud Franco Gaudio che ha proposto della dedicazione di una strada ad Angelina Romano, bambina di otto anni fucilata dai bersaglieri piemontesi a Castellammare del Golfo senza alcun motivo. La storia di questa piccola vittima di una guerra di invasione assurda, è stata scoperta grazie alla ricerca storica di Antonio Ciano fondatore del Partito del Sud.
Oltre alla strada dedicata ad Angelina Romano, il Comune di Longobardi e la sua amministrazione comunale, hanno deciso di dedicare una piazza del centro abitato ai Briganti che combatterono per la propria terra contro chi era venuto per prendere e per nulla lasciare a queste terre.
Le cerimonie di dedicazione si terranno il prossimo 3 agosto a Longobardi in provincia di Cosenza

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martedì 23 luglio 2013

TERRORE TRA I PENSIONATI. L’INPS INVIA MILIONI DI "LETTERE MINATORIE"...

Riceviamo e postiamo:

Di Franco Gallo


Il 19 luglio a.d. 2013 mi telefona mia madre, di anni 81 ma piuttosto arzilla e capace, e mi balbetta terrorizzata che l’INPS ha mandato una lettera di sei pagine e che le vogliono togliere la pensione. Mi dice anche che la dannata lettera l’ha ricevuta quella stessa mattina, 19 luglio 2013, e che è disperata e non sa cosa fare. Mi precipito a casa di mamma e comincio a leggere la missiva. E’ datata 20 maggio 2013. 
E che cxxxo ! Dal 20 di maggio gliela recapitano il 19 luglio cioè dopo due mesi? Che capolavoro di puntualità. 

E’ piena di codici, anche a barre, di numeri di sigle: WWW, PIN, PEC, CUD, MODELLO OBIS M, ISTRUZIONI CUD, CNS, 730, UNICO, PEC, RED, DETR, CONTACT CENTER; e poi tante leggi con articoli e date. 

Dopo averla letta almeno cinque volte capisco che l’INPS vuole sapere quanto guadagna mamma e che tutta la questione si può risolvere collegandosi al sito WWW.INPS.IT ma che però bisogna avere un PIN che è facilissimo da scaricare e che loro, l’INPS, gliene scrivono la metà sulla lettera e poi mamma, a 81 anni, si collega al sito e scarica l’altra metà. Ma, deve fare attenzione! Perché il PIN a 16 cifre poi si trasforma in uno a 8 cifre che notoriamente è meglio! Minchia! Penso io, ma questi sono proprio dei geni della comunicazione oltre che molto puntuali e tempestivi nelle consegne dei dispacci. 

Però, per fortuna, si può andare al CAF e infatti mamma ci va subito perché non si fida della mia “consulenza” e lì trova almeno un centinaio di pensionati muniti della stessa lettera e preoccupati per la loro pensione. E sì, perché gli stessi "geni" di cui sopra minacciano la sospensione delle prestazioni collegate al reddito nel caso non si ottemperasse a tutto ciò prescrive la lettera compresi i WWW, che, letto da una pensionata di una certa età equivale a dire: mi levano la pensione! 

Mi vengono da fare alcune tristi osservazioni di cui la prima è che se lo stato italiano vuole che i pensionati, i cittadini, le imprese, i lavoratori si servano di internet per gestire i rapporti con la nostra elefantiaca macchina pubblica, perché l’accesso a internet non è gratuito e perché non è mai abbastanza veloce e stabile e perché è difficilissimo navigare in Calabria piuttosto che a Milano? 
L’accesso alla rete è stato reso a pagamento (tra l’altro piuttosto salato) e poi la casta ci obbliga a usare internet per accedere alla pubblica amministrazione; per carità, è una cosa comodissima, ma, considerata la propensione truffaldina dei nostri politicanti, mi viene da pensare che tutti i servizi internet siano stati concepiti non tanto per facilitare il cittadino ma per arricchire le società che gestiscono la rete. Chissà magari i politicanti si collegano gratis o forse i gestori regalano il tablet alla moglie o ai figli. No! non può essere così! E’ una cattivo pensiero mio. 

L’altra osservazione è questa: caro INPS, ma se i pensionati li paghi tu, se hai a disposizione l’agenzia delle entrate, la finanza, le forze dell’ordine, computer potentissimi, non dovresti già essere a conoscenza delle cose che chiedi con una lunghissima, complicatissima, costosa (a spese dei contribuenti) lettera? 

 E da ultimo: per chiedere ad un pensionato di 80 anni se ha fatto o meno la dichiarazione dei redditi e che se non l’avesse fatta la deve fare, c’è bisogno di scrivere un papello di 6 (dico sei) pagine? 

Questa burocrazia è stranissima. Ogni tanto, nel posto dove lavoro da 30 anni, vogliono sapere come mi chiamo, il codice fiscale, quanto mi pagano, che lavoro faccio. Ed io non so mai se mi trovo in un incubo kafkiano oppure in una realtà parallela o chissà dove. Vi allego la lettera dell’INPS e chi riuscirà a capire tutto alla prima lettura, da quel momento sarà il mio mito.

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Riceviamo e postiamo:

Di Franco Gallo


Il 19 luglio a.d. 2013 mi telefona mia madre, di anni 81 ma piuttosto arzilla e capace, e mi balbetta terrorizzata che l’INPS ha mandato una lettera di sei pagine e che le vogliono togliere la pensione. Mi dice anche che la dannata lettera l’ha ricevuta quella stessa mattina, 19 luglio 2013, e che è disperata e non sa cosa fare. Mi precipito a casa di mamma e comincio a leggere la missiva. E’ datata 20 maggio 2013. 
E che cxxxo ! Dal 20 di maggio gliela recapitano il 19 luglio cioè dopo due mesi? Che capolavoro di puntualità. 

E’ piena di codici, anche a barre, di numeri di sigle: WWW, PIN, PEC, CUD, MODELLO OBIS M, ISTRUZIONI CUD, CNS, 730, UNICO, PEC, RED, DETR, CONTACT CENTER; e poi tante leggi con articoli e date. 

Dopo averla letta almeno cinque volte capisco che l’INPS vuole sapere quanto guadagna mamma e che tutta la questione si può risolvere collegandosi al sito WWW.INPS.IT ma che però bisogna avere un PIN che è facilissimo da scaricare e che loro, l’INPS, gliene scrivono la metà sulla lettera e poi mamma, a 81 anni, si collega al sito e scarica l’altra metà. Ma, deve fare attenzione! Perché il PIN a 16 cifre poi si trasforma in uno a 8 cifre che notoriamente è meglio! Minchia! Penso io, ma questi sono proprio dei geni della comunicazione oltre che molto puntuali e tempestivi nelle consegne dei dispacci. 

Però, per fortuna, si può andare al CAF e infatti mamma ci va subito perché non si fida della mia “consulenza” e lì trova almeno un centinaio di pensionati muniti della stessa lettera e preoccupati per la loro pensione. E sì, perché gli stessi "geni" di cui sopra minacciano la sospensione delle prestazioni collegate al reddito nel caso non si ottemperasse a tutto ciò prescrive la lettera compresi i WWW, che, letto da una pensionata di una certa età equivale a dire: mi levano la pensione! 

Mi vengono da fare alcune tristi osservazioni di cui la prima è che se lo stato italiano vuole che i pensionati, i cittadini, le imprese, i lavoratori si servano di internet per gestire i rapporti con la nostra elefantiaca macchina pubblica, perché l’accesso a internet non è gratuito e perché non è mai abbastanza veloce e stabile e perché è difficilissimo navigare in Calabria piuttosto che a Milano? 
L’accesso alla rete è stato reso a pagamento (tra l’altro piuttosto salato) e poi la casta ci obbliga a usare internet per accedere alla pubblica amministrazione; per carità, è una cosa comodissima, ma, considerata la propensione truffaldina dei nostri politicanti, mi viene da pensare che tutti i servizi internet siano stati concepiti non tanto per facilitare il cittadino ma per arricchire le società che gestiscono la rete. Chissà magari i politicanti si collegano gratis o forse i gestori regalano il tablet alla moglie o ai figli. No! non può essere così! E’ una cattivo pensiero mio. 

L’altra osservazione è questa: caro INPS, ma se i pensionati li paghi tu, se hai a disposizione l’agenzia delle entrate, la finanza, le forze dell’ordine, computer potentissimi, non dovresti già essere a conoscenza delle cose che chiedi con una lunghissima, complicatissima, costosa (a spese dei contribuenti) lettera? 

 E da ultimo: per chiedere ad un pensionato di 80 anni se ha fatto o meno la dichiarazione dei redditi e che se non l’avesse fatta la deve fare, c’è bisogno di scrivere un papello di 6 (dico sei) pagine? 

Questa burocrazia è stranissima. Ogni tanto, nel posto dove lavoro da 30 anni, vogliono sapere come mi chiamo, il codice fiscale, quanto mi pagano, che lavoro faccio. Ed io non so mai se mi trovo in un incubo kafkiano oppure in una realtà parallela o chissà dove. Vi allego la lettera dell’INPS e chi riuscirà a capire tutto alla prima lettura, da quel momento sarà il mio mito.

domenica 21 luglio 2013

Articolo di Pino Aprile sul premio internazionale "Radici" che il direttivo dell'Associazione Culturale calabrese ha conferito ad Antonio Ciano

Bellissimo post di Pino Aprile dedicato al premio internazionale che sarà consegnato ad Antonio Ciano il 24 Agosto dall'Associazione Radici.
Noi del Partito del Sud non possiamo che condividere ogni singola parola usata nel post dall'autore di "Terroni" e ringraziare. 
Grazie Pino, grazie Antonio.


Di Pino Aprile

Non poteva essere attribuito un premio più meritato ed evocativo ad Antonio Ciano: “Radici”. 
Averle riscoperte, nella riacquisizione di verità taciute su come fu unificata l'Italia, a spese del Sud, è stato un lavoro collettivo, ancora in corso, che ha visto all'opera dei solitari, poi lievitate in piccole pattuglie di pionieri, poi dilagato in una fame di consapevolezza, di conoscenza di sé, che stanno dando vita a un movimento di massa, un popolo in marcia verso la riconquista della propria storia e della propria dignità, all'interno di quella storia. Ed era una storia negata, per negarne la dignità conseguente; perché quella del vinto, spesso, è più nobile di quella del vincitore.

Il percorso a cui Ciano ha dato un contributo così alto non è stato lineare: nel secolo e mezzo di creazione, a mano armata, della Questione Meridionale e del suo mantenimento con un governo del Paese teso a favorire solo una sua parte, a danno dell'altra (infatti le autostrade, gli aeroporti, le ferrovie si fanno sono a Centronord, ma anche con i soldi del Sud), molte voci si sono levate per raccontare come le cose andarono veramente, nel Risorgimento e per pretendere equità, nel trattamento degli italiani e dei loro territori. Ci sono stati momenti in cui a queste voci se ne sono aggiunte altre e, insieme, sono riuscite a farsi ascoltare; anche se di rado si sono avute azioni coerenti con quelle dichiarazioni di principio (solo due brevi periodi nei primi del Novecento e nel secondo dopoguerra).


Ma a scuola, dalle elementari all'università, hanno continuato a proprinarci la fiabetta del biondo eroe che con i suoi Mille abbatte in tre mesi un Paese di nove milioni di abitanti e oltre centomila soldati ben addestrati (come si vide sul Volturno). Chi doveva farci sapere come stavano davvero le cose non lo ha fatto. E, per legge fisica, i vuoti sono stati riempiti da altri: da Carlo Alianello a Nicola Zitara, da don Capobianco ad Angelo Manna. Con gli ultimi due, Antonio Ciano si incontrava a Gaeta. 


E da dove, se non dalla città che fino all'ultimo difese l'onore del Sud, poteva partire la riconquista di quella parte di verità che dovevamo continuare a non sapere? Le biografie di questi cacciatori di documenti sono diversissime: un prete, don Capobianco, figlio dell'ultimo nato duosiciliano, prima dell'annessione di Gaeta all'Italia piemontese; Angelo Manna, giornalista di raro talento, eletto deputato con il Movimento sociale di Almirante; Antonio Ciano, ex ufficiale di Marina, comunista gramsciano.

Antonio è di carattere irruente, generoso, onestissimo; la veemenza con cui racconta le storie taciute, ricostruite con i documenti che trova, lo rendono inconfondibile. Una passione che il tempo non attenua, né sfiancano le giornate passate a scavare negli archi nazionali, parrocchiali, comunali, nelle librerie. I suoi libri sui massacri compiuti al Sud dalle truppe dei Savoia venute a liberare il Sud (da chi, se non era occupato da nessuno?), specie sulla spaventosa mattanza dei bersaglieri a Pontelandolfo e Casalduni, sono stati un pugno nello stomaco e restano un punto di riferimento per chiunque voglia dedicarsi a queste ricerche. 


Curiosamente, gli storici di professione, invece di giustificarsi per il loro ultrasecolare silenzio sul massacro del Sud, hanno avviato un fuoco di sbarramento contro chi, privo della targhetta accademica, si permette di raccontare quello che loro hanno deciso di tacere. Antonio Ciano ha dovuto difendere il suo lavoro anche in tribunale, persino da chi riteneva di veder diffamati i propri avi. Ma alla divulgazione di quanto via via scopriva e conseguenti iniziative politiche, ormai Ciano aveva deciso di dedicare la vita; da questo deriva la creazione di una televisione da strada, la prima in Italia, Telemonteorlando, che alimentava di contenuti praticamente da solo, armato di videocamera; da questo deriva la fondazione del Partito del Sud e poi la sua candidatura alle elezioni comunali, vinte contro centrodestra e centrosinistra: Gaeta fu l'unica città sopra i 20mila abitanti, non governata da uno dei due poli.

A quel punto, la politica “grossa” si rese conto del pericolo e, in un Paese che paga ogni giorno dell'anno una salata multa all'Unione Europea, per lo scandalo di una rete nazionale (ma appartenente a noto piduista, puttaniere e presidente del Consiglio), Rete4, che trasmette su una frequenza assegnata ad altri, i controllori dell'etere mettono sotto attacco Telemonteorlando, sino a che, esausto e privo di risorse, Ciano deve chiuderla. E alle elezioni successive, contro la lista dei poveri ma belli di Ciano e del sindaco uscente, il centrosinistra e il centrodestra schierano forze e mezzi sproporzionati alla posta in gioco; e il Comune va al centrodestra, che il centrosinistra, di fatto, preferisce alla lista civica del gramsciano Ciano.


Non è uno che cerca di compiacere gli interlocutori, Antonio: dice quello che c'è da dire e lo dice con il suo carattere. Quando andammo insieme in Canada, per un convegno con la comunità meridionale di Toronto, la veemenza con espose i suoi argomenti fu tale (ogni volta, è come se scoprisse per la prima volta le violenze subite dal Sud, per la conquista e l'annessione), che i traduttori ebbero qualche difficoltà a stargli dietro.
Un premio chiamato “Radici”, è coerente con l'assegnazione a chi, quelle radici, ha portato alla luce. 


Radici” merita Ciano e viceversa. Vorrei che questo premio fosse inteso come il segno di quanto dobbiamo, ad Antonio Ciano, tutti noi che ci dedichiamo a quest'opera di ricostruzione e divulgazione. Il direttivo di "Radici" e l sua Presidentessa, Francesca Gallello, hanno avuto il merito di premiare Antonio Ciano.Un premio internazionale, addirittura. Ciano lo merita tutto. Ha dedicato la sua vita alle radici del male che ha distrutto economicamente e fisicamente il Sud: il Risorgimento piemontese.

Il premio sarà ritirato a Cirò Marina il 24 di agosto. Sarà dedicato allo storico gaetano una intera serata.Molti saranno gli ospiti.

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Bellissimo post di Pino Aprile dedicato al premio internazionale che sarà consegnato ad Antonio Ciano il 24 Agosto dall'Associazione Radici.
Noi del Partito del Sud non possiamo che condividere ogni singola parola usata nel post dall'autore di "Terroni" e ringraziare. 
Grazie Pino, grazie Antonio.


Di Pino Aprile

Non poteva essere attribuito un premio più meritato ed evocativo ad Antonio Ciano: “Radici”. 
Averle riscoperte, nella riacquisizione di verità taciute su come fu unificata l'Italia, a spese del Sud, è stato un lavoro collettivo, ancora in corso, che ha visto all'opera dei solitari, poi lievitate in piccole pattuglie di pionieri, poi dilagato in una fame di consapevolezza, di conoscenza di sé, che stanno dando vita a un movimento di massa, un popolo in marcia verso la riconquista della propria storia e della propria dignità, all'interno di quella storia. Ed era una storia negata, per negarne la dignità conseguente; perché quella del vinto, spesso, è più nobile di quella del vincitore.

Il percorso a cui Ciano ha dato un contributo così alto non è stato lineare: nel secolo e mezzo di creazione, a mano armata, della Questione Meridionale e del suo mantenimento con un governo del Paese teso a favorire solo una sua parte, a danno dell'altra (infatti le autostrade, gli aeroporti, le ferrovie si fanno sono a Centronord, ma anche con i soldi del Sud), molte voci si sono levate per raccontare come le cose andarono veramente, nel Risorgimento e per pretendere equità, nel trattamento degli italiani e dei loro territori. Ci sono stati momenti in cui a queste voci se ne sono aggiunte altre e, insieme, sono riuscite a farsi ascoltare; anche se di rado si sono avute azioni coerenti con quelle dichiarazioni di principio (solo due brevi periodi nei primi del Novecento e nel secondo dopoguerra).


Ma a scuola, dalle elementari all'università, hanno continuato a proprinarci la fiabetta del biondo eroe che con i suoi Mille abbatte in tre mesi un Paese di nove milioni di abitanti e oltre centomila soldati ben addestrati (come si vide sul Volturno). Chi doveva farci sapere come stavano davvero le cose non lo ha fatto. E, per legge fisica, i vuoti sono stati riempiti da altri: da Carlo Alianello a Nicola Zitara, da don Capobianco ad Angelo Manna. Con gli ultimi due, Antonio Ciano si incontrava a Gaeta. 


E da dove, se non dalla città che fino all'ultimo difese l'onore del Sud, poteva partire la riconquista di quella parte di verità che dovevamo continuare a non sapere? Le biografie di questi cacciatori di documenti sono diversissime: un prete, don Capobianco, figlio dell'ultimo nato duosiciliano, prima dell'annessione di Gaeta all'Italia piemontese; Angelo Manna, giornalista di raro talento, eletto deputato con il Movimento sociale di Almirante; Antonio Ciano, ex ufficiale di Marina, comunista gramsciano.

Antonio è di carattere irruente, generoso, onestissimo; la veemenza con cui racconta le storie taciute, ricostruite con i documenti che trova, lo rendono inconfondibile. Una passione che il tempo non attenua, né sfiancano le giornate passate a scavare negli archi nazionali, parrocchiali, comunali, nelle librerie. I suoi libri sui massacri compiuti al Sud dalle truppe dei Savoia venute a liberare il Sud (da chi, se non era occupato da nessuno?), specie sulla spaventosa mattanza dei bersaglieri a Pontelandolfo e Casalduni, sono stati un pugno nello stomaco e restano un punto di riferimento per chiunque voglia dedicarsi a queste ricerche. 


Curiosamente, gli storici di professione, invece di giustificarsi per il loro ultrasecolare silenzio sul massacro del Sud, hanno avviato un fuoco di sbarramento contro chi, privo della targhetta accademica, si permette di raccontare quello che loro hanno deciso di tacere. Antonio Ciano ha dovuto difendere il suo lavoro anche in tribunale, persino da chi riteneva di veder diffamati i propri avi. Ma alla divulgazione di quanto via via scopriva e conseguenti iniziative politiche, ormai Ciano aveva deciso di dedicare la vita; da questo deriva la creazione di una televisione da strada, la prima in Italia, Telemonteorlando, che alimentava di contenuti praticamente da solo, armato di videocamera; da questo deriva la fondazione del Partito del Sud e poi la sua candidatura alle elezioni comunali, vinte contro centrodestra e centrosinistra: Gaeta fu l'unica città sopra i 20mila abitanti, non governata da uno dei due poli.

A quel punto, la politica “grossa” si rese conto del pericolo e, in un Paese che paga ogni giorno dell'anno una salata multa all'Unione Europea, per lo scandalo di una rete nazionale (ma appartenente a noto piduista, puttaniere e presidente del Consiglio), Rete4, che trasmette su una frequenza assegnata ad altri, i controllori dell'etere mettono sotto attacco Telemonteorlando, sino a che, esausto e privo di risorse, Ciano deve chiuderla. E alle elezioni successive, contro la lista dei poveri ma belli di Ciano e del sindaco uscente, il centrosinistra e il centrodestra schierano forze e mezzi sproporzionati alla posta in gioco; e il Comune va al centrodestra, che il centrosinistra, di fatto, preferisce alla lista civica del gramsciano Ciano.


Non è uno che cerca di compiacere gli interlocutori, Antonio: dice quello che c'è da dire e lo dice con il suo carattere. Quando andammo insieme in Canada, per un convegno con la comunità meridionale di Toronto, la veemenza con espose i suoi argomenti fu tale (ogni volta, è come se scoprisse per la prima volta le violenze subite dal Sud, per la conquista e l'annessione), che i traduttori ebbero qualche difficoltà a stargli dietro.
Un premio chiamato “Radici”, è coerente con l'assegnazione a chi, quelle radici, ha portato alla luce. 


Radici” merita Ciano e viceversa. Vorrei che questo premio fosse inteso come il segno di quanto dobbiamo, ad Antonio Ciano, tutti noi che ci dedichiamo a quest'opera di ricostruzione e divulgazione. Il direttivo di "Radici" e l sua Presidentessa, Francesca Gallello, hanno avuto il merito di premiare Antonio Ciano.Un premio internazionale, addirittura. Ciano lo merita tutto. Ha dedicato la sua vita alle radici del male che ha distrutto economicamente e fisicamente il Sud: il Risorgimento piemontese.

Il premio sarà ritirato a Cirò Marina il 24 di agosto. Sarà dedicato allo storico gaetano una intera serata.Molti saranno gli ospiti.

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PIU' A SUD - LA VIGNETTA DI FRANCO GALLO


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venerdì 19 luglio 2013

SU’ E GIU’ PER LA POLITICA; DA CATTANEO A (scendi)LETTA

di Bruno Pappalardo

Sappiamo, per aver letto, ch’era contro Cavour che lo riteneva un biasimevole faccendiere e che le sue trame fossero solo quelle di squallide commedie da teatranti e non proba politica.
Riteneva che il Mazzini neppure fosse troppo lontano dal primo per aver sostenuto e voluto la falsa conquista di una parte d’Italia, il Sud, annacquando il suo “repubblicanesimo” con quello monarchico savoiardo. Diceva anzi il Cattaneo: “Mazzini ha sempre saputo mettersi sull’altare, ha il merito della(…) perseveranza e di sapersi sedere sulla prima scranna”.
Insomma stò parlando del milanese Carlo Cattaneo contemporaneo di costoro.
Visto che il programma di Mazzini si condensava in : “Dio e popolo, unità e repubblica, pensiero e azione” e che mai aveva propalato (nei suoi scritti, nei circoli e in quelle fondazioni che PER mezza Europa andava costituendo)  e manco mai teorizzato una Repubblica” monarchica, … beh, non fu un bel gesto tirarsi giù i pantaloni e accettare il meschino interesse piemontese.  
Se l’idea di Repubblica per Mazzini poteva sorgere soltanto attraverso l’unità della nazione, ebbene, solo con l’insieme di tutte le unità nazionali, allora, sarebbe stata possibile realizzare una unione europea. Questa però a differenza di quella francese, si sarebbe formata solo attraverso il collegio di popoli liberi, sulla base della comune civiltà europea che chiama il banchetto delle Nazioni sorelle.  Pura utopia!
Ben più seri concetti e realizzazioni di “federazioni e confederazione” erano già state avviate e teorizzate con maggiore sostanza e realismo ma nessuna attraverso delle monarchie.

Il buon e furibondo Cattaneo già considerava (anticipando il senso moderno di politica-partito-istituzioni) la politica come una scienza e il politico come uno scienziato.
Il politico come tecnico dell’amministrazione che lottava contro le congreghe partitiche e i loro personalistici sporchi interessi.
Solo così, con estrema acume realistico poteva concepire un federalismo possibile e non solo, diremmo oggi, “regionale” all’interno della nazione ma anche, su scala più grande, per il consorzio europeo.
La lotte di classe non era prevista dalla sua concezione politica federalista perché affondava in quella “borghesia liberale” dei liberi comuni, dunque, stentatamente unitarista. Nel 1854 scriveva un saggio sull’età comunale e disse” Dall’Italia partì l’impulso per quella eroica rivoluzione comunale da cui ebbe principio il mondo moderno” “L’Italia, quindi, può chiamarsi la sua culla e  pare a noi che, solo considerata sotto questo aspetto, la storia italiana possa acquistare un carattere razionale.”
Condannò, tuttavia, la sua “borghesia civile” perché la ritenne incapace di allearsi e porsi alla testa dei movimenti di massa degli anni ’50 postmarxisti.
Troppo legato alla sue radici, …questo forse fu una vera minorazione e non riuscì mai a capire la natura di quel suo ceto.
Nel 1860 scrisse “Hanno voluto fare un’Italia politica“…dovevano invece lasciare ad ogni paese già libero o liberto la propria assemblea”
Salì sulle barricate delle cinque giornate di Milano nel ’48 non per l’idealismo risorgimentale ma per opporsi all’ingresso in città di Carlo Alberto col suo gretto centralismo di casa Savoia.
Per la sua naturale indisposizione al compromesso, una vita di dimissioni da cariche politiche.
Per ben tre, - …anzi quattro-  volte giunse in Parlamento ma ne uscì sempre perché, più forte di lui, non riuscì mai a giurare per la corona Sabauda.
Un uomo con molti difetti? Certo, …ma un uomo!
Un uomo che per mera coerenza e fedeltà ad un ideale politico ma soprattutto a se stesso, alla propria dignità, non cedette mai ad utili attrattive  e convenienti strategie di governo.




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di Bruno Pappalardo

Sappiamo, per aver letto, ch’era contro Cavour che lo riteneva un biasimevole faccendiere e che le sue trame fossero solo quelle di squallide commedie da teatranti e non proba politica.
Riteneva che il Mazzini neppure fosse troppo lontano dal primo per aver sostenuto e voluto la falsa conquista di una parte d’Italia, il Sud, annacquando il suo “repubblicanesimo” con quello monarchico savoiardo. Diceva anzi il Cattaneo: “Mazzini ha sempre saputo mettersi sull’altare, ha il merito della(…) perseveranza e di sapersi sedere sulla prima scranna”.
Insomma stò parlando del milanese Carlo Cattaneo contemporaneo di costoro.
Visto che il programma di Mazzini si condensava in : “Dio e popolo, unità e repubblica, pensiero e azione” e che mai aveva propalato (nei suoi scritti, nei circoli e in quelle fondazioni che PER mezza Europa andava costituendo)  e manco mai teorizzato una Repubblica” monarchica, … beh, non fu un bel gesto tirarsi giù i pantaloni e accettare il meschino interesse piemontese.  
Se l’idea di Repubblica per Mazzini poteva sorgere soltanto attraverso l’unità della nazione, ebbene, solo con l’insieme di tutte le unità nazionali, allora, sarebbe stata possibile realizzare una unione europea. Questa però a differenza di quella francese, si sarebbe formata solo attraverso il collegio di popoli liberi, sulla base della comune civiltà europea che chiama il banchetto delle Nazioni sorelle.  Pura utopia!
Ben più seri concetti e realizzazioni di “federazioni e confederazione” erano già state avviate e teorizzate con maggiore sostanza e realismo ma nessuna attraverso delle monarchie.

Il buon e furibondo Cattaneo già considerava (anticipando il senso moderno di politica-partito-istituzioni) la politica come una scienza e il politico come uno scienziato.
Il politico come tecnico dell’amministrazione che lottava contro le congreghe partitiche e i loro personalistici sporchi interessi.
Solo così, con estrema acume realistico poteva concepire un federalismo possibile e non solo, diremmo oggi, “regionale” all’interno della nazione ma anche, su scala più grande, per il consorzio europeo.
La lotte di classe non era prevista dalla sua concezione politica federalista perché affondava in quella “borghesia liberale” dei liberi comuni, dunque, stentatamente unitarista. Nel 1854 scriveva un saggio sull’età comunale e disse” Dall’Italia partì l’impulso per quella eroica rivoluzione comunale da cui ebbe principio il mondo moderno” “L’Italia, quindi, può chiamarsi la sua culla e  pare a noi che, solo considerata sotto questo aspetto, la storia italiana possa acquistare un carattere razionale.”
Condannò, tuttavia, la sua “borghesia civile” perché la ritenne incapace di allearsi e porsi alla testa dei movimenti di massa degli anni ’50 postmarxisti.
Troppo legato alla sue radici, …questo forse fu una vera minorazione e non riuscì mai a capire la natura di quel suo ceto.
Nel 1860 scrisse “Hanno voluto fare un’Italia politica“…dovevano invece lasciare ad ogni paese già libero o liberto la propria assemblea”
Salì sulle barricate delle cinque giornate di Milano nel ’48 non per l’idealismo risorgimentale ma per opporsi all’ingresso in città di Carlo Alberto col suo gretto centralismo di casa Savoia.
Per la sua naturale indisposizione al compromesso, una vita di dimissioni da cariche politiche.
Per ben tre, - …anzi quattro-  volte giunse in Parlamento ma ne uscì sempre perché, più forte di lui, non riuscì mai a giurare per la corona Sabauda.
Un uomo con molti difetti? Certo, …ma un uomo!
Un uomo che per mera coerenza e fedeltà ad un ideale politico ma soprattutto a se stesso, alla propria dignità, non cedette mai ad utili attrattive  e convenienti strategie di governo.




SABATO 3 AGOSTO 2013 - LONGOBARDI ( CS) : SUD MEMORIAL DAY


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