martedì 17 gennaio 2012

Docenti, più trasferimenti al Sud smontato luogo comune leghista

I dati forniti dal ministero smentiscono la tesi dei meridionali "furbetti" che vanno al Nord e poi si fanno rimandare nelle regioni d'origine, uno dei cavalli di battaglia del Carroccio. Lombardia e Veneto sono al di sotto della media nazionale

di SALVO INTRAVAIA

Insegnanti più stabili al Nord e "ballerini" al Sud. I dati messi a disposizione dal sito del ministero "Scuola in chiaro" 1 - il link lanciato dal ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, per consentire alle famiglie di scegliere con maggiore consapevolezza la scuola dove iscrivere i propri figli - smontano un luogo comune sui docenti meridionali in "missione" al Nord e consegnano agli italiani un'altra verità: della più volte lamentata "toccata e fuga" dei "terroni" nelle scuole del settentrionali non c'è traccia.

Eppure, la presunta "furberia" di questi ultimi, che si sposterebbero nelle regioni del Nord per "rubare" i posti ai colleghi del luogo e dopo pochi anni rifarebbero le valigie in direzione opposta, lasciando le cattedre vacanti, è stata uno dei leit motiv della politica leghista 2 degli ultimi anni. E se questa migrazione si è in qualche caso verificata, in base ai numeri pubblicati qualche giorno fa da viale Trastevere, è stata del tutto marginale. I dati lo confermano. Scorrendo la tabella costruita da Repubblica.it 3, con il tasso di mobilità regionale di maestri e professori, si scopre che il corpo docente più stabile è proprio al Nord: meno trasferimenti e, di conseguenza, più continuità didattica.

Vale la pena citare qualche dato. In Lombardia e Veneto, roccaforti leghiste, i trasferimenti degli insegnanti di scuola elementare ammontano rispettivamente al 4,2 e 3,1 per cento: sotto la media nazionale che si attesta al 4,3 per cento. I dati in questione si riferiscono a "tutti" i trasferimenti: quelli all'interno del comune e della provincia e la piccola percentuale di trasferimenti interprovinciali, che scattano solo all'ultimo nel complesso sistema della mobilità dei docenti. Una "percentuale della percentuale" che riduce ancora il fenomeno dei docenti che ottengono il via libera per tornare al Sud.

Ma, allora, forse il fenomeno esplode nelle medie? Niente affatto. Anche qui nelle due regioni simbolo dell'impegno leghista contro "l'invasione" dello "straniero" meridionale i conti non tornano: 7,2 per cento di trasferimenti in Lombardia e 8,5 in Veneto. Contro una media nazionale che tocca quota 9,0 per cento. In tutte le regioni settentrionali il tasso di mobilità dei docenti per "trasferimento a domanda" è del 5,5 per cento, contro una media nazionale del 6,2 per cento. E', paradossalmente, al Sud che la classe docente è più dinamica: 6,8 per cento.

E la presunta fuga degli insegnanti meridionali verso le regioni d'origine? I dati ministeriali sono confermati da uno studio della Fondazione Agnelli, che nell'ottobre 2009 censì il numero dei docenti che ottennero il lasciapassare dal Nord verso una scuola meridionale: 691 in tutto su oltre 69 mila richieste soddisfatte. E per dare l'idea dell'impatto che questo fenomeno può avere sulle scuole settentrionali basta fare due conti. Nelle sei regioni del Nord - escluse Valle d'Aosta e Trentino Alto-Adige - sono presenti 3 mila e 500 istituzioni scolastiche e quasi 16 mila plessi. Le 691 fughe verso le scuole del Mezzogiorno toccherebbero quindi un plesso ogni 23.

Fonte: La Repubblica
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I dati forniti dal ministero smentiscono la tesi dei meridionali "furbetti" che vanno al Nord e poi si fanno rimandare nelle regioni d'origine, uno dei cavalli di battaglia del Carroccio. Lombardia e Veneto sono al di sotto della media nazionale

di SALVO INTRAVAIA

Insegnanti più stabili al Nord e "ballerini" al Sud. I dati messi a disposizione dal sito del ministero "Scuola in chiaro" 1 - il link lanciato dal ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, per consentire alle famiglie di scegliere con maggiore consapevolezza la scuola dove iscrivere i propri figli - smontano un luogo comune sui docenti meridionali in "missione" al Nord e consegnano agli italiani un'altra verità: della più volte lamentata "toccata e fuga" dei "terroni" nelle scuole del settentrionali non c'è traccia.

Eppure, la presunta "furberia" di questi ultimi, che si sposterebbero nelle regioni del Nord per "rubare" i posti ai colleghi del luogo e dopo pochi anni rifarebbero le valigie in direzione opposta, lasciando le cattedre vacanti, è stata uno dei leit motiv della politica leghista 2 degli ultimi anni. E se questa migrazione si è in qualche caso verificata, in base ai numeri pubblicati qualche giorno fa da viale Trastevere, è stata del tutto marginale. I dati lo confermano. Scorrendo la tabella costruita da Repubblica.it 3, con il tasso di mobilità regionale di maestri e professori, si scopre che il corpo docente più stabile è proprio al Nord: meno trasferimenti e, di conseguenza, più continuità didattica.

Vale la pena citare qualche dato. In Lombardia e Veneto, roccaforti leghiste, i trasferimenti degli insegnanti di scuola elementare ammontano rispettivamente al 4,2 e 3,1 per cento: sotto la media nazionale che si attesta al 4,3 per cento. I dati in questione si riferiscono a "tutti" i trasferimenti: quelli all'interno del comune e della provincia e la piccola percentuale di trasferimenti interprovinciali, che scattano solo all'ultimo nel complesso sistema della mobilità dei docenti. Una "percentuale della percentuale" che riduce ancora il fenomeno dei docenti che ottengono il via libera per tornare al Sud.

Ma, allora, forse il fenomeno esplode nelle medie? Niente affatto. Anche qui nelle due regioni simbolo dell'impegno leghista contro "l'invasione" dello "straniero" meridionale i conti non tornano: 7,2 per cento di trasferimenti in Lombardia e 8,5 in Veneto. Contro una media nazionale che tocca quota 9,0 per cento. In tutte le regioni settentrionali il tasso di mobilità dei docenti per "trasferimento a domanda" è del 5,5 per cento, contro una media nazionale del 6,2 per cento. E', paradossalmente, al Sud che la classe docente è più dinamica: 6,8 per cento.

E la presunta fuga degli insegnanti meridionali verso le regioni d'origine? I dati ministeriali sono confermati da uno studio della Fondazione Agnelli, che nell'ottobre 2009 censì il numero dei docenti che ottennero il lasciapassare dal Nord verso una scuola meridionale: 691 in tutto su oltre 69 mila richieste soddisfatte. E per dare l'idea dell'impatto che questo fenomeno può avere sulle scuole settentrionali basta fare due conti. Nelle sei regioni del Nord - escluse Valle d'Aosta e Trentino Alto-Adige - sono presenti 3 mila e 500 istituzioni scolastiche e quasi 16 mila plessi. Le 691 fughe verso le scuole del Mezzogiorno toccherebbero quindi un plesso ogni 23.

Fonte: La Repubblica

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