lunedì 24 ottobre 2011

Il federalismo come non lo avete mai sentito - L’assessore allo sviluppo del comune di Napoli Marco Esposito: "Separiamoci consensualmente".


sud

Il federalismo come
non lo avete mai sentito

L’assessore allo sviluppo del comune di Napoli Marco Esposito: "Separiamoci consensualmente".

Se ognuno pensa per sè, l’Italia, come una famiglia patriarcale, si dissolve. Il federalismo visto dal costituzionalista Massimo Villone è una distribuzione equa delle risorse, a prescindere da dove si producono. Invece la spinta federalista in Italia è nata proprio sul concetto opposto: le tasse devono restare nei territori dove si producono. Non a caso con il governo di centro destra è stato istituito addirittura un ministero delle Riforme per il federalismo, il ministro è Umberto Bossi, della Lega Nord, ma nella delega ricevuta per svolgere le funzioni c’è scritto che può essere sostituito da Calderoli. E viceversa, Bossi può sostituire Calderoli.

Ma chi è il ministro per il federalismo, Bossi o Calderoli?

Il vero ministro del federalismo è Calderoli, a Bossi è rimasto solo il titolo del ministero. Nella Commissione parlamentare bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale, sono stati auditi i seguenti ministri: Calderoli 3 volte, Fitto due volte, Tremonti 1 volta, Bossi mai. I componenti dicono che si è visto 2 volte, in occasioni importanti solo per stringere le mani dei presenti. Cosa fa allora Bossi? Si occupa della parte costituzionale delle riforme, dice Calderoli, per esempio della “sussidiarietà orizzontale”, che è la proposta di riformare l’articolo 41 della costituzione. Questo articolo, si legge nella relazione del disegno di legge, “emerge da un retroterra culturale scettico, allora, nei confronti del sistema di libero mercato” e quindi alla frase: “l’iniziativa economica privata è libera”, si propone di aggiungere, “E’ permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge”. Questa proposta è firmata però da 8 ministri, ed anche su questa Bossi non ha mai preso la parola. In parlamento e in commissione affari costituzionali il disegno di legge è stato illustrato dall’on. Bruno. Torniamo al federalismo, dal 2014 i comuni dovranno prendere le risorse dall’Imu, Imposta Municipale Unificata, che comprende l’Ici su tutto ciò che non è prima casa e l’Irpef sui redditi fondiari non locati. Poi hanno una compartecipazione all’Iva regionale. Con queste risorse i comuni dovranno coprire i costi standard calcolati dallo Stato. Una volta stabilito che le funzioni di un comune costano 100, se dalle entrate proprie arriva 80, i restanti 20 sono coperti dal fondo perequativo. Se il comune invece ha bisogno di più soldi dovrà aumentare le tasse. Il sindaco sarà obbligato a pubblicare il bilancio, così i cittadini saranno in grado di giudicare se è stato bravo o sprecone. Il federalismo fiscale viene sintetizzato con lo slogan Vedo Pago Voto, io cittadino Vedo come vengono spesi i soldi, Pago le tasse, e con il Voto premio il bravo amministratore, un automatismo tutto da verificare alla prova dei fatti. Vale per i sindaci ma non ancora per i ministri almeno fino a che non cambia la legge elettorale.

Vedo, pago, voto e Porcellum

Il ministro Tremonti nella prima relazione al parlamento sull’attuazione del federalismo fiscale, il 30 giugno del 2010, nell’illustrare le prospettive di razionalizzazione della spesa dei costi standard fa l’esempio della siringa che viene acquistata a 0,03 euro negli ospedali della Toscana e a 0,05 euro in quelli siciliani. Con il principio dei costi standard questi sprechi saranno impossibili. Con questo esempio tutti si sono convinti che i costi standard saranno applicati anche alla sanità. Infatti il quotidiano Libero il 23 agosto di quest’anno titolava in prima pagina: “ Consigli antistangata, anticipiamo i costi standard della sanità” evidenziando proprio l’esempio della siringa siciliana. Invece i costi standard nella sanità non sono previsti. Si prenderà come riferimento la spesa globale delle regioni considerate virtuose, con un buon rapporto tra costi e efficienza, e si ricaverà la spesa consentita alle altre regioni in base alla popolazione. La popolazione sarà pesata in base all’anzianità cioè un anziano di 65 anni costa come 4 persone di 35 anni. Da questo parametro è stato esclusa la povertà. Gli anziani si ammalano più dei giovani, ma un anziano povero è più a rischio.

Calderoli: prima ai residenti

L’assessore allo sviluppo del comune di Napoli Marco Esposito nel suo libro “ Federalismo avvelenato” capovolge il concetto della Lega sulla distribuzione delle risorse in base alla ricchezza del territorio. Il titolo quinto della costituzione assicura ai territori con minore capacità fiscale un fondo perequativo, e lo Stato deve provvedere con fondi speciali a promuovere lo sviluppo, la coesione e la solidarietà sociale per rimuovere gli squilibri economici e sociali. La sacrosanta protesta per gli sprechi del Sud che non si può trasformare in egoismo.

Bernardo Iovene


Fonte: Corriere della Sera


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Il federalismo come
non lo avete mai sentito

L’assessore allo sviluppo del comune di Napoli Marco Esposito: "Separiamoci consensualmente".

Se ognuno pensa per sè, l’Italia, come una famiglia patriarcale, si dissolve. Il federalismo visto dal costituzionalista Massimo Villone è una distribuzione equa delle risorse, a prescindere da dove si producono. Invece la spinta federalista in Italia è nata proprio sul concetto opposto: le tasse devono restare nei territori dove si producono. Non a caso con il governo di centro destra è stato istituito addirittura un ministero delle Riforme per il federalismo, il ministro è Umberto Bossi, della Lega Nord, ma nella delega ricevuta per svolgere le funzioni c’è scritto che può essere sostituito da Calderoli. E viceversa, Bossi può sostituire Calderoli.

Ma chi è il ministro per il federalismo, Bossi o Calderoli?

Il vero ministro del federalismo è Calderoli, a Bossi è rimasto solo il titolo del ministero. Nella Commissione parlamentare bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale, sono stati auditi i seguenti ministri: Calderoli 3 volte, Fitto due volte, Tremonti 1 volta, Bossi mai. I componenti dicono che si è visto 2 volte, in occasioni importanti solo per stringere le mani dei presenti. Cosa fa allora Bossi? Si occupa della parte costituzionale delle riforme, dice Calderoli, per esempio della “sussidiarietà orizzontale”, che è la proposta di riformare l’articolo 41 della costituzione. Questo articolo, si legge nella relazione del disegno di legge, “emerge da un retroterra culturale scettico, allora, nei confronti del sistema di libero mercato” e quindi alla frase: “l’iniziativa economica privata è libera”, si propone di aggiungere, “E’ permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge”. Questa proposta è firmata però da 8 ministri, ed anche su questa Bossi non ha mai preso la parola. In parlamento e in commissione affari costituzionali il disegno di legge è stato illustrato dall’on. Bruno. Torniamo al federalismo, dal 2014 i comuni dovranno prendere le risorse dall’Imu, Imposta Municipale Unificata, che comprende l’Ici su tutto ciò che non è prima casa e l’Irpef sui redditi fondiari non locati. Poi hanno una compartecipazione all’Iva regionale. Con queste risorse i comuni dovranno coprire i costi standard calcolati dallo Stato. Una volta stabilito che le funzioni di un comune costano 100, se dalle entrate proprie arriva 80, i restanti 20 sono coperti dal fondo perequativo. Se il comune invece ha bisogno di più soldi dovrà aumentare le tasse. Il sindaco sarà obbligato a pubblicare il bilancio, così i cittadini saranno in grado di giudicare se è stato bravo o sprecone. Il federalismo fiscale viene sintetizzato con lo slogan Vedo Pago Voto, io cittadino Vedo come vengono spesi i soldi, Pago le tasse, e con il Voto premio il bravo amministratore, un automatismo tutto da verificare alla prova dei fatti. Vale per i sindaci ma non ancora per i ministri almeno fino a che non cambia la legge elettorale.

Vedo, pago, voto e Porcellum

Il ministro Tremonti nella prima relazione al parlamento sull’attuazione del federalismo fiscale, il 30 giugno del 2010, nell’illustrare le prospettive di razionalizzazione della spesa dei costi standard fa l’esempio della siringa che viene acquistata a 0,03 euro negli ospedali della Toscana e a 0,05 euro in quelli siciliani. Con il principio dei costi standard questi sprechi saranno impossibili. Con questo esempio tutti si sono convinti che i costi standard saranno applicati anche alla sanità. Infatti il quotidiano Libero il 23 agosto di quest’anno titolava in prima pagina: “ Consigli antistangata, anticipiamo i costi standard della sanità” evidenziando proprio l’esempio della siringa siciliana. Invece i costi standard nella sanità non sono previsti. Si prenderà come riferimento la spesa globale delle regioni considerate virtuose, con un buon rapporto tra costi e efficienza, e si ricaverà la spesa consentita alle altre regioni in base alla popolazione. La popolazione sarà pesata in base all’anzianità cioè un anziano di 65 anni costa come 4 persone di 35 anni. Da questo parametro è stato esclusa la povertà. Gli anziani si ammalano più dei giovani, ma un anziano povero è più a rischio.

Calderoli: prima ai residenti

L’assessore allo sviluppo del comune di Napoli Marco Esposito nel suo libro “ Federalismo avvelenato” capovolge il concetto della Lega sulla distribuzione delle risorse in base alla ricchezza del territorio. Il titolo quinto della costituzione assicura ai territori con minore capacità fiscale un fondo perequativo, e lo Stato deve provvedere con fondi speciali a promuovere lo sviluppo, la coesione e la solidarietà sociale per rimuovere gli squilibri economici e sociali. La sacrosanta protesta per gli sprechi del Sud che non si può trasformare in egoismo.

Bernardo Iovene


Fonte: Corriere della Sera


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