giovedì 30 giugno 2011

De Magistris, Sodano, Del Giudice e Rossi raccontano i primi 15 giorni di emergenza della Napoli liberata


Luigi De Magistris, Tommaso Sodano, Raphael Rossi e Raffaele Del Giudice: quattro uomini per mettere fine a diciotto anni di emergenza rifiuti. Riusciranno gli ambientalisti di palazzo San Giacomo a vincere le lobby della spazzatura e le cricche dell' immondizia?













Il primo round sembra averlo vinto Luigi De Magistris, il nuovo sindaco di Napoli, ma il lungo match dell’ emergenza rifiuti – che va avanti quasi da diciotto anni – è ben lungi dall’ essere vinto. L’ex-pm è fiducioso e dichiara a tutti i microfoni “Napoli diventerà autonoma” emancipandosi da Provincia, Regione e Governo per la gestione della spazzatura. Fa affidamento allo storico orgoglio napoletano e alla capacità dei cittadini partenopei di “darsi da fare”, ma soprattutto sulla task-force ambientalista che ha messo in piedi per combattere il primo dramma della terza città d’ Italia.

Tutti gli uomini del Sindaco

Oggi, il centro di Napoli è pulito. La periferia, invece, soffre ancora sotto tonnellate di rifiuti, 1380 la giacenza non raccolta. Per il sesto giorno di fila, come rende noto il neo-presidente di Asia, Rapahel Rossi, vi è stata la diminuzione della quantità di spazzatura in strada. Grazie alla possibilità di sversare negli impianti di Chiaiano, Giugliano, Tufino, e nei siti di trasferenza a Caivano e Acerra, la società municipalizzata addetta alla raccolta dei rifiuti è riuscita – lavorando 24 ore su 24 – a dare respiro all’ intera città. Rimane critica la situazione a Soccavo e Pianura, con 200 tonnellate a terra, altrettante a Fuorigrotta. Difficile la situazione anche a Napoli est: tra i quartieri di Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio si registrano ancora 250 tonnellate non raccolte.

Miracolo napoletano? Luigi De Magistris ne va fiero, ma l’ allerta è per domani, quando gli Stir saranno nuovamente saturi. Regione e Provincia, che hanno la responsabilità sulla gestione dei flussi e degli impianti, non hanno ancora reso note soluzioni. Nel Consiglio di Ministri di domani, nonostante le polemiche per la mancata messa all’ordine del giorno del decreto rifiuti, il ministro dell’ ambienteStefania Prestigiacomo ha assicurato che la questione sarà discussa.

Al momento, sono quattro gli uomini su cui grava il peso di risolvere l’ emergenza rifiuti a Napoli. Il primo, ovviamente, è proprio Luigi De Magistris – che ha incentrato parte della sua campagna elettorale proprio sulla necessità di realizzare un ciclo virtuoso dei rifiuti in città. Subito sotto troviamo il vice-sindaco e assessore all’ Ambiente, Tommaso Sodano. Infine, ci sono due pezzi da novanta dell’ ambientalismo – Rapahel Rossi, presidente di Asia voluto direttamente dal sindaco e al centro di una rara vicenda di legalità all’ Amiat di Torino (dove denunciò mazzete e spreco di denaro pubblico per milioni di euro) a cui si affianca Raffaele Del Giudice, il direttore di Legambiente Campania e volto carismatico delle battaglie contro discariche e inceneritori. Il nodo gordiano è la messa in atto dellaraccolta differenziata spinta: un progetto ambizioso in una città come Napoli, dove finanche la raccolta del “tal quale” sembra impossibile.

Autonomia” è la parola d’ ordine per Luigi De Magistris. Dopo il colpo basso leghista, dopo che Napoli è stata lasciata a marcire sotto tonnellate di rifiuti per giorni senza che il Governo accennasse a intervenire – e dopo i sospetti di boicottaggio del piano di raccolta differenziata – il primo cittadino decide di imboccare la strada della gestione indipendente del ciclo dei rifiuti. L’ ex-pm è convinto di aver portato una rivoluzione a palazzo San Giacomo, di aver rotto i rapporti tra la politica napoletana e la camorra e di aver scatenato la reazione tremenda delle lobby economiche e dei potentati locali, che stanno facendo di tutto per mettere in difficoltà la sua amministrazione.

Il vice-sindaco Tommaso Sodano, ex-presidente della Commissione Ambiente del Senato, ha da subito predisposto un piano di emergenza per l’ inizio della raccolta differenziata in tutti i quartieri di Napoli, anche in quelli dove non sarà da subito disponibile il servizio Porta a Porta. Si tratta delle isole ecologiche mobili, postazioni in grado di essere spostate in città e che permettono il riciclo di carta, plastica, multimateriale, ma anche pile e farmaci scaduti. Insomma, come afferma l’ assessore all’ Ambiente, si tratta di “educare gradualmente la popolazione a effettuare la differenziata”. Una grande sfida in vista dell’ allargamento del Porta a Porta a tutta la città.

La nomina di Raphael Rossi come nuovo presidente di Asia è stata uno dei primi atti della Giunta Comunale, segno della forte volontà di dare una sterzata alla gestione della società che per anni Daniele Fortini aveva guidato nella scellerata gestione di discariche e il tentativo di costruire inceneritori. Rossi viene da Torino, dove era stato vice-presidente dell’ Amiat (Azienda Multiservizi Igiene Ambientale Torino) e dove aveva denunciato l’ acquisto di macchinari inutili e costosi per i cittadini. La vicenda fu al centro di una puntata di Report, la trasmissione giornalistica di Raitre condotta da Milena Gabanelli, in cui si ricostruì anche il licenziamento di Raphael Rossi a seguito del rifiuto di una mazzetta per il suo silenzio sull’ illecito. Si tratta anche di un tecnico di notevole spessore, grazie al quale la raccolta differenziata Porta a Porta ha raggiunto enormi livelli di incidenza a Torino. Rossi aveva già preso parte, nel 2007, all’ elaborazione di un piano per la Raccolta Differenziata a Napoli, soltanto parzialmente attuato dalla precedente amministrazione. Ora tocca a lui metterlo in pratica.



continua su: http://www.fanpage.it/la-task-force-de-magistris-contro-i-rifiuti-e-il-piano-per-la-raccolta-differenziata-a-napoli/#ixzz1Qlka7jNN
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Luigi De Magistris, Tommaso Sodano, Raphael Rossi e Raffaele Del Giudice: quattro uomini per mettere fine a diciotto anni di emergenza rifiuti. Riusciranno gli ambientalisti di palazzo San Giacomo a vincere le lobby della spazzatura e le cricche dell' immondizia?













Il primo round sembra averlo vinto Luigi De Magistris, il nuovo sindaco di Napoli, ma il lungo match dell’ emergenza rifiuti – che va avanti quasi da diciotto anni – è ben lungi dall’ essere vinto. L’ex-pm è fiducioso e dichiara a tutti i microfoni “Napoli diventerà autonoma” emancipandosi da Provincia, Regione e Governo per la gestione della spazzatura. Fa affidamento allo storico orgoglio napoletano e alla capacità dei cittadini partenopei di “darsi da fare”, ma soprattutto sulla task-force ambientalista che ha messo in piedi per combattere il primo dramma della terza città d’ Italia.

Tutti gli uomini del Sindaco

Oggi, il centro di Napoli è pulito. La periferia, invece, soffre ancora sotto tonnellate di rifiuti, 1380 la giacenza non raccolta. Per il sesto giorno di fila, come rende noto il neo-presidente di Asia, Rapahel Rossi, vi è stata la diminuzione della quantità di spazzatura in strada. Grazie alla possibilità di sversare negli impianti di Chiaiano, Giugliano, Tufino, e nei siti di trasferenza a Caivano e Acerra, la società municipalizzata addetta alla raccolta dei rifiuti è riuscita – lavorando 24 ore su 24 – a dare respiro all’ intera città. Rimane critica la situazione a Soccavo e Pianura, con 200 tonnellate a terra, altrettante a Fuorigrotta. Difficile la situazione anche a Napoli est: tra i quartieri di Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio si registrano ancora 250 tonnellate non raccolte.

Miracolo napoletano? Luigi De Magistris ne va fiero, ma l’ allerta è per domani, quando gli Stir saranno nuovamente saturi. Regione e Provincia, che hanno la responsabilità sulla gestione dei flussi e degli impianti, non hanno ancora reso note soluzioni. Nel Consiglio di Ministri di domani, nonostante le polemiche per la mancata messa all’ordine del giorno del decreto rifiuti, il ministro dell’ ambienteStefania Prestigiacomo ha assicurato che la questione sarà discussa.

Al momento, sono quattro gli uomini su cui grava il peso di risolvere l’ emergenza rifiuti a Napoli. Il primo, ovviamente, è proprio Luigi De Magistris – che ha incentrato parte della sua campagna elettorale proprio sulla necessità di realizzare un ciclo virtuoso dei rifiuti in città. Subito sotto troviamo il vice-sindaco e assessore all’ Ambiente, Tommaso Sodano. Infine, ci sono due pezzi da novanta dell’ ambientalismo – Rapahel Rossi, presidente di Asia voluto direttamente dal sindaco e al centro di una rara vicenda di legalità all’ Amiat di Torino (dove denunciò mazzete e spreco di denaro pubblico per milioni di euro) a cui si affianca Raffaele Del Giudice, il direttore di Legambiente Campania e volto carismatico delle battaglie contro discariche e inceneritori. Il nodo gordiano è la messa in atto dellaraccolta differenziata spinta: un progetto ambizioso in una città come Napoli, dove finanche la raccolta del “tal quale” sembra impossibile.

Autonomia” è la parola d’ ordine per Luigi De Magistris. Dopo il colpo basso leghista, dopo che Napoli è stata lasciata a marcire sotto tonnellate di rifiuti per giorni senza che il Governo accennasse a intervenire – e dopo i sospetti di boicottaggio del piano di raccolta differenziata – il primo cittadino decide di imboccare la strada della gestione indipendente del ciclo dei rifiuti. L’ ex-pm è convinto di aver portato una rivoluzione a palazzo San Giacomo, di aver rotto i rapporti tra la politica napoletana e la camorra e di aver scatenato la reazione tremenda delle lobby economiche e dei potentati locali, che stanno facendo di tutto per mettere in difficoltà la sua amministrazione.

Il vice-sindaco Tommaso Sodano, ex-presidente della Commissione Ambiente del Senato, ha da subito predisposto un piano di emergenza per l’ inizio della raccolta differenziata in tutti i quartieri di Napoli, anche in quelli dove non sarà da subito disponibile il servizio Porta a Porta. Si tratta delle isole ecologiche mobili, postazioni in grado di essere spostate in città e che permettono il riciclo di carta, plastica, multimateriale, ma anche pile e farmaci scaduti. Insomma, come afferma l’ assessore all’ Ambiente, si tratta di “educare gradualmente la popolazione a effettuare la differenziata”. Una grande sfida in vista dell’ allargamento del Porta a Porta a tutta la città.

La nomina di Raphael Rossi come nuovo presidente di Asia è stata uno dei primi atti della Giunta Comunale, segno della forte volontà di dare una sterzata alla gestione della società che per anni Daniele Fortini aveva guidato nella scellerata gestione di discariche e il tentativo di costruire inceneritori. Rossi viene da Torino, dove era stato vice-presidente dell’ Amiat (Azienda Multiservizi Igiene Ambientale Torino) e dove aveva denunciato l’ acquisto di macchinari inutili e costosi per i cittadini. La vicenda fu al centro di una puntata di Report, la trasmissione giornalistica di Raitre condotta da Milena Gabanelli, in cui si ricostruì anche il licenziamento di Raphael Rossi a seguito del rifiuto di una mazzetta per il suo silenzio sull’ illecito. Si tratta anche di un tecnico di notevole spessore, grazie al quale la raccolta differenziata Porta a Porta ha raggiunto enormi livelli di incidenza a Torino. Rossi aveva già preso parte, nel 2007, all’ elaborazione di un piano per la Raccolta Differenziata a Napoli, soltanto parzialmente attuato dalla precedente amministrazione. Ora tocca a lui metterlo in pratica.



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Un autogol il sacco del Sud, il Nord capirà

Parla l’autore di “Terroni”: la Lega è antimeridionale. Ma la maggioranza dei settentrionali no. Si deve spiegargli che il Paese si salva unendo le forze

Nel giorno in cui il deputato leghista Bitonci suggerisce ai napoletani di «affogare tra i loro rifiuti», come stimolo a trovare rapidamente una soluzione al dramma-monnezza, insorge lo scrittore e giornalista Pino Aprile («ennesima conferma di un razzismo vergognoso»), autore cult della galassia neo meridionalista, col bestseller “Terroni” (Piemme). Una reazione tuttavia articolata: «Il Nord non è la Lega. Occorre consapevolezza reciproca tra meridionali e settentrionali onesti, la stragrande maggioranza – afferma il saggista pugliese- di quanto la scelta di penalizzare il Mezzogiorno per arricchire una sola parte d’Italia sia un errore che oggi paga tutto il Paese».

I rifiuti di Napoli esaltano le pulsioni antimeridionali?

La Lega si sta confermando in maniera plateale nelle sue caratteristiche fondamentali come movimento ferocemente razzista e antimeridionale. Se Napoli deve affogare nella sua monnezza quando è in emergenza, ci si dovrebbe aspettare che quando il Veneto è alluvionato per aver devastato il suo territorio con una inondazione edilizia del 350%, allora si dovrebbe dire che se la cavi da solo e anneghi nel suo sacco ambientale. M sarebbe una stupidaggine pari e contraria a quella che partoriscono questi quattro razzistelli. Che Napoli abbia le sue responsabilità è innegabile, ma che si debba dire che una città, una delle più grandi d’Italia, debba morire di monnezza, è davvero vergognoso. Quando questo aveva ancora parvenza di Paese civile, chiunque si sarebbe vergognato di dire certe cose. Ma ormai la decenza è diventata un sogno.

Nel suo libro sostiene l’esistenza di una volontà del Nord di mantenere il Mezzogiorno in condizioni di subalternità, da 150 anni a questa parte. Come mai?

L’Italia duale è stata fatta così perché, come diceva Pasquale Saraceno, grande meridionalista nato a Sondrio, questo era il modo di costruzione economica di quel tempo. Tutti i Paesi che allora si avviarono all’industrializzazione, lo fecero procurandosi le risorse, o come si dice l’accumulazione primaria, a spese di altri, con la creazione di colonie. Quando si pensa alle colonie, la mente va all’Asia o all’Africa. Ma ci sono state colonie interne. Maestra di questa strategia è la Gran Bretagna, che aveva come colonie interne Scozia e Irlanda. La branca dell’economia che studia questi sistemi è infatti inglese. Una colonia è un territorio privato della capacità di produrre merci, ridotto a serbatoio di braccia e mercato del potere dominante. In Italia da 150 anni è così. Lo hanno dimostrato gli studi del Cnel, dello Svimez, delll’Unioncamere, i quali mostrano che le due parti dell’Italia nel 1860 erano allo stesso livello, e in alcuni campi il Sud era avanti. E dal 1860 che il Sud declina e il Nord sale. E le ragioni per motivare il declino non sono oneste: si dice che quell’economia del Sud fosse aiutata dallo Stato. Però si dimentica che in tutti i grandi Paesi dell’epoca lo Stato era il primo committente. E quel sistema, una volta uccisa l’industria del Sud, è stato usato per il Nord. Dopo anni di guerre e stragi per fare accettare questo al Mezzogiorno. Certo, oggi l’Italia è uno dei dieci Paesi più industrializzati al mondo, partendo da posizioni imparagonabili. Ma è un sistema ottocentesco. Per crescere adesso, non si può prescindere dallo sviluppo del Sud.

Cosa direbbe all’opinione pubblica per persuaderla di ciò?

Domandiamoci dove sarebbe oggi l’Italia se non avesse consumato anni, vite, energie, denaro per sottomettere una parte del Paese, per distruggere la sua economia, demolire il più grande stabilimento siderurgico nazionale, quello calabrese di Mongiana, far fallire le competenze dei calabresi note in tutto il mondo, sprecando possibilità di crescita. Pietrarsa era la più grande officina meccanica dell’800, basta vedere quante locomotive si producevano nel napoletano e quante al Nord, e la si volle far fallire. Invece di mettere a sistema il buono del Nord e quello del Sud, per una volontà comune di crescere, si è voluto solo togliere al Sud per portare tutto al Nord. Oggi non è cambiato nulla: cosa fa la Lega? Cerca di far sviluppare il Paese? No. Vuole solo fare gli interessi del suo territorio. Come portare reti Rai e ministeri a Milano. Un modo stupido di spostare l’economia da un posto all’altro, senza produrre ricchezza. Questo è un Paese di pazzi.

Ma i meridionali avranno pure delle colpe, o no?

La principale delle colpe è non aver fatto abbastanza per acquisire consapevolezza della propria condizione. E dove è stata acquisita, non è stata trasformata in azione politica e civile. Ma se ieri si doveva pensare a salvare il Sud, oggi il compito è salvare l’Italia, che è due Paesi e non uno, per tante cose: le ferrovie, che con soldi di tutti sono amministrate a beneficio solo di una parte del Paese; per le autostrade, che finiscono a Napoli, al massimo a Salerno. E la Salerno-Reggio Calabria, di cui oggi tutti parlano malissimo, fu comunque fatta a dispetto dell’Iri, e Giacomo Mancini pagò cara quella battaglia, dovette abbandonare la politica nazionale, dopo una violenta campagna di diffamazione; per gli aeroporti, la cui dotazione meridionale è inferiore dal 40 a 60 per cento di quella del Nord; per la spesa sanitaria pro capite.

Con queste premesse, quale futuro immagina per il Mezzogiorno?

Dico che si dovrà acquisire consapevolezza e agire idi conseguenza. Informarsi, discutere, parlare con i settentrionali e convincerli delle nostre buone ragioni. Cercare un percorso comune, non è difficile e si deve fare. La discriminazione sembra colpire solo i meridionali, ma in realtà colpisce tutti. Un Paese in guerra con se stesso brucia inutilmente energie, il che fa moltissimo comodo ai suoi concorrenti. Sono convinto che gli italiani sono in grado di capirlo e trovare una soluzione comune. Quando vado al Nord a parlare del mio libro e la gente apprende di stragi e furti a danno dei meridionali, osservo una vera partecipazione. Il Nord non è la Lega, gli inglesi dicono che è il barattolo vuoto a far più rumore. Gli starnazzamenti razzistici nascondono un Settentrione che in maggioranza non è su quella linea. Gli onesti di Nord e Sud sono la stragrande maggioranza e saranno loro, acquisendo consapevolezza, scambiando conoscenza tra loro, a trovare la soluzione. Perché un Paese è unito quando sa di sé, e noi non sappiamo niente di noi.


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Parla l’autore di “Terroni”: la Lega è antimeridionale. Ma la maggioranza dei settentrionali no. Si deve spiegargli che il Paese si salva unendo le forze

Nel giorno in cui il deputato leghista Bitonci suggerisce ai napoletani di «affogare tra i loro rifiuti», come stimolo a trovare rapidamente una soluzione al dramma-monnezza, insorge lo scrittore e giornalista Pino Aprile («ennesima conferma di un razzismo vergognoso»), autore cult della galassia neo meridionalista, col bestseller “Terroni” (Piemme). Una reazione tuttavia articolata: «Il Nord non è la Lega. Occorre consapevolezza reciproca tra meridionali e settentrionali onesti, la stragrande maggioranza – afferma il saggista pugliese- di quanto la scelta di penalizzare il Mezzogiorno per arricchire una sola parte d’Italia sia un errore che oggi paga tutto il Paese».

I rifiuti di Napoli esaltano le pulsioni antimeridionali?

La Lega si sta confermando in maniera plateale nelle sue caratteristiche fondamentali come movimento ferocemente razzista e antimeridionale. Se Napoli deve affogare nella sua monnezza quando è in emergenza, ci si dovrebbe aspettare che quando il Veneto è alluvionato per aver devastato il suo territorio con una inondazione edilizia del 350%, allora si dovrebbe dire che se la cavi da solo e anneghi nel suo sacco ambientale. M sarebbe una stupidaggine pari e contraria a quella che partoriscono questi quattro razzistelli. Che Napoli abbia le sue responsabilità è innegabile, ma che si debba dire che una città, una delle più grandi d’Italia, debba morire di monnezza, è davvero vergognoso. Quando questo aveva ancora parvenza di Paese civile, chiunque si sarebbe vergognato di dire certe cose. Ma ormai la decenza è diventata un sogno.

Nel suo libro sostiene l’esistenza di una volontà del Nord di mantenere il Mezzogiorno in condizioni di subalternità, da 150 anni a questa parte. Come mai?

L’Italia duale è stata fatta così perché, come diceva Pasquale Saraceno, grande meridionalista nato a Sondrio, questo era il modo di costruzione economica di quel tempo. Tutti i Paesi che allora si avviarono all’industrializzazione, lo fecero procurandosi le risorse, o come si dice l’accumulazione primaria, a spese di altri, con la creazione di colonie. Quando si pensa alle colonie, la mente va all’Asia o all’Africa. Ma ci sono state colonie interne. Maestra di questa strategia è la Gran Bretagna, che aveva come colonie interne Scozia e Irlanda. La branca dell’economia che studia questi sistemi è infatti inglese. Una colonia è un territorio privato della capacità di produrre merci, ridotto a serbatoio di braccia e mercato del potere dominante. In Italia da 150 anni è così. Lo hanno dimostrato gli studi del Cnel, dello Svimez, delll’Unioncamere, i quali mostrano che le due parti dell’Italia nel 1860 erano allo stesso livello, e in alcuni campi il Sud era avanti. E dal 1860 che il Sud declina e il Nord sale. E le ragioni per motivare il declino non sono oneste: si dice che quell’economia del Sud fosse aiutata dallo Stato. Però si dimentica che in tutti i grandi Paesi dell’epoca lo Stato era il primo committente. E quel sistema, una volta uccisa l’industria del Sud, è stato usato per il Nord. Dopo anni di guerre e stragi per fare accettare questo al Mezzogiorno. Certo, oggi l’Italia è uno dei dieci Paesi più industrializzati al mondo, partendo da posizioni imparagonabili. Ma è un sistema ottocentesco. Per crescere adesso, non si può prescindere dallo sviluppo del Sud.

Cosa direbbe all’opinione pubblica per persuaderla di ciò?

Domandiamoci dove sarebbe oggi l’Italia se non avesse consumato anni, vite, energie, denaro per sottomettere una parte del Paese, per distruggere la sua economia, demolire il più grande stabilimento siderurgico nazionale, quello calabrese di Mongiana, far fallire le competenze dei calabresi note in tutto il mondo, sprecando possibilità di crescita. Pietrarsa era la più grande officina meccanica dell’800, basta vedere quante locomotive si producevano nel napoletano e quante al Nord, e la si volle far fallire. Invece di mettere a sistema il buono del Nord e quello del Sud, per una volontà comune di crescere, si è voluto solo togliere al Sud per portare tutto al Nord. Oggi non è cambiato nulla: cosa fa la Lega? Cerca di far sviluppare il Paese? No. Vuole solo fare gli interessi del suo territorio. Come portare reti Rai e ministeri a Milano. Un modo stupido di spostare l’economia da un posto all’altro, senza produrre ricchezza. Questo è un Paese di pazzi.

Ma i meridionali avranno pure delle colpe, o no?

La principale delle colpe è non aver fatto abbastanza per acquisire consapevolezza della propria condizione. E dove è stata acquisita, non è stata trasformata in azione politica e civile. Ma se ieri si doveva pensare a salvare il Sud, oggi il compito è salvare l’Italia, che è due Paesi e non uno, per tante cose: le ferrovie, che con soldi di tutti sono amministrate a beneficio solo di una parte del Paese; per le autostrade, che finiscono a Napoli, al massimo a Salerno. E la Salerno-Reggio Calabria, di cui oggi tutti parlano malissimo, fu comunque fatta a dispetto dell’Iri, e Giacomo Mancini pagò cara quella battaglia, dovette abbandonare la politica nazionale, dopo una violenta campagna di diffamazione; per gli aeroporti, la cui dotazione meridionale è inferiore dal 40 a 60 per cento di quella del Nord; per la spesa sanitaria pro capite.

Con queste premesse, quale futuro immagina per il Mezzogiorno?

Dico che si dovrà acquisire consapevolezza e agire idi conseguenza. Informarsi, discutere, parlare con i settentrionali e convincerli delle nostre buone ragioni. Cercare un percorso comune, non è difficile e si deve fare. La discriminazione sembra colpire solo i meridionali, ma in realtà colpisce tutti. Un Paese in guerra con se stesso brucia inutilmente energie, il che fa moltissimo comodo ai suoi concorrenti. Sono convinto che gli italiani sono in grado di capirlo e trovare una soluzione comune. Quando vado al Nord a parlare del mio libro e la gente apprende di stragi e furti a danno dei meridionali, osservo una vera partecipazione. Il Nord non è la Lega, gli inglesi dicono che è il barattolo vuoto a far più rumore. Gli starnazzamenti razzistici nascondono un Settentrione che in maggioranza non è su quella linea. Gli onesti di Nord e Sud sono la stragrande maggioranza e saranno loro, acquisendo consapevolezza, scambiando conoscenza tra loro, a trovare la soluzione. Perché un Paese è unito quando sa di sé, e noi non sappiamo niente di noi.


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Passannante




TRAMA DEL FILM PASSANNANTE:
PASSANNANTE ripercorre le vicende del cuoco anarchico che attentò alla vita di Umberto I con un coltellino. Un attentato dimostrativo che ebbe come risultato una pena ancor più dimostrativa. Condannato a morte, distrutta la casa, rinchiuse in manicomio la madre e la sorella, Passannante si vide poi commutare suo malgrado la pena in carcere a vita da scontare in una minuscola e buia cella sotto il livello del mare. In seguito, su interessamento di un parlamentare, da quella cella venne tirata fuori una larva d'uomo. Cieco e fuori di testa, venne rinchiuso in manicomio, dove morì poco dopo. La sua testa mozzata venne richiesta dal Lombroso, che isolò cervello e cranio per i suoi studi. Esposti poi al Museo Criminale di Roma, i resti di Passannante troveranno riposo nel paese natale, Savoia di Lucania, solo nel 2007 per il lungo e caparbio interessamento di tre idealisti, tre semplici cittadini che hanno incalzato per anni ben quattro ministri dell'interno, fino ad ottenere – contro la stessa volontà del sindaco – la sepoltura di quei miseri resti, e di questa straordinaria vicenda racconta anche il film.

USCITA CINEMA: 24/06/2011
REGIA: Sergio Colabona
SCENEGGIATURA: Sergio Colabona, Massimo Russo, Ulderico Pesce, Andrea Satta
ATTORI: Fabio Troiano, Ulderico Pesce, Andrea Satta, Alberto Gimignani, Bebo Storti, Massimo Olcese, Niki Giustini, Andrea Buscemi, Roberto Citran, Ninni Bruschetta, Luca Lionello, Andrea Lolli
FOTOGRAFIA: Franco Ferrari
PRODUZIONE: Far Films
DISTRIBUZIONE: Emme cinematografica
PAESE: Italia 2011
GENERE: Drammatico, Storico
DURATA: 82 Min
FORMATO: Colore

Fonte: Comingsoon

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TRAMA DEL FILM PASSANNANTE:
PASSANNANTE ripercorre le vicende del cuoco anarchico che attentò alla vita di Umberto I con un coltellino. Un attentato dimostrativo che ebbe come risultato una pena ancor più dimostrativa. Condannato a morte, distrutta la casa, rinchiuse in manicomio la madre e la sorella, Passannante si vide poi commutare suo malgrado la pena in carcere a vita da scontare in una minuscola e buia cella sotto il livello del mare. In seguito, su interessamento di un parlamentare, da quella cella venne tirata fuori una larva d'uomo. Cieco e fuori di testa, venne rinchiuso in manicomio, dove morì poco dopo. La sua testa mozzata venne richiesta dal Lombroso, che isolò cervello e cranio per i suoi studi. Esposti poi al Museo Criminale di Roma, i resti di Passannante troveranno riposo nel paese natale, Savoia di Lucania, solo nel 2007 per il lungo e caparbio interessamento di tre idealisti, tre semplici cittadini che hanno incalzato per anni ben quattro ministri dell'interno, fino ad ottenere – contro la stessa volontà del sindaco – la sepoltura di quei miseri resti, e di questa straordinaria vicenda racconta anche il film.

USCITA CINEMA: 24/06/2011
REGIA: Sergio Colabona
SCENEGGIATURA: Sergio Colabona, Massimo Russo, Ulderico Pesce, Andrea Satta
ATTORI: Fabio Troiano, Ulderico Pesce, Andrea Satta, Alberto Gimignani, Bebo Storti, Massimo Olcese, Niki Giustini, Andrea Buscemi, Roberto Citran, Ninni Bruschetta, Luca Lionello, Andrea Lolli
FOTOGRAFIA: Franco Ferrari
PRODUZIONE: Far Films
DISTRIBUZIONE: Emme cinematografica
PAESE: Italia 2011
GENERE: Drammatico, Storico
DURATA: 82 Min
FORMATO: Colore

Fonte: Comingsoon

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mercoledì 29 giugno 2011

La Lega di lotta fa “volare le sedie”, quella di governo non le molla

di Maria Novella Oppo

Fuochi nella notte, miasmi che si levano e diventano visibili anche agli occhi delle telecamere: è Napoli che brucia, con grande soddisfazione dei leghisti e punizione vendicativa da parte del governo Berlusconi-Scilipoti. Il ministro Calderoli, che di roghi è esperto per aver organizzato su quella pira l’orrendo (e falso) fuoco delle leggi, ora minaccia che, se nel consiglio dei ministri dovesse passare un intervento serio a favore di Napoli, ‘voleranno le sedie’. Sai che minaccia. Se qualche sedia cadesse in testa ai convenuti, non sarebbe poi un gran danno per il Paese. Ma non succederà, perché i culi leghisti sono ben incollati alle ‘cadreghe’ e non si sognano di mollarle neanche per un attimo dimostrativo. Benché, lassù a Pontida, i vecchi caporioni in verde abbiano continuato ad esibire alla folla ‘padana’ la furia ribelle di una volta. Tanto per fare i ‘ganassa’, come dicono a Milano, dove ormai certi figuri li hanno smascherati, facendo capire anche al resto del mondo che (copyright The Economist) chi va con Berlusconi impara a fottere il suo popolo (anche se inesistente).

E vissero intercettati e contenti

Nei tg e nei pochissimi (praticamente solo su La7) spazi di dibattito ancora aperti in tv si parla quasi solo delle intercettazioni della P4, che dai signori (si fa per dire) della destra berlusconiana vengono giudicate del tutto inutili ai fini giudiziari. Ma, come ha chiarito il capo della Procura di Napoli, Lepore, il giudizio in merito spetta alla magistratura. E non, per fortuna, ai politici interessati a nascondere i loro intrallazzi. Stendendo un velo pietoso sulla colossale palla del ministro Alfano, secondo il quale le intercettazioni costerebbero un miliardo, visto che, se anche fosse, ne fanno incassare molto di più. Ma è chiaro che, tanto più i berluscones vogliono impedire le intercettazioni e tanto più svelano la necessità per scoprire i reati dei colletti bianchi. Ad Omnibus, l’esperto Cirino Pomicino sosteneva che, alla fin fine, questo Bisignani non deve essere tanto intelligente, perché spesso non otteneva risultati pratici. Benché, secondo la intercettatissima Prestigiacomo, ci sia gente poco intelligente che è arrivata anche più in alto (e ottenendo ancora meno risultati!).

Quanto ci costa il ministro Alfano?

Senza volere abbiamo risvegliato l’Alfano che dormiva e che si è impegnato a far sapere al Paese, attraverso i tg, quanto costano le intercettazioni. È intervenuto, s’intende, come (ex?) ministro della giustizia, mentre come neoeletto segretario del Pdl continua a latitare. D’altra parte, è un fatto di coerenza politica, che un partito inesistente abbia un segretario ugualmente inesistente. Mentre esiste realmente il groviglio di interessi, ripicche, meschinità che le intercettazioni della P4 ci permettono di conoscere a basso costo. Così sappiamo quanto poco merito ci sia a ricoprire alte cariche nel governo che, all’insegna del più puro scilipotismo, parla di meritocrazia, ma mette in pratica solo il favoritismo, le raccomandazioni e i ricatti incrociati (per non parlare degli scambi in natura!). Il tutto in un clima di odio reciproco. Tanto che, se non servissero ad altro, le intercettazioni sono utili per farci conoscere anche il lato umano dei berluscones, cioè il disprezzo che nutrono uno per l’altro; praticamente l’unica cosa che ci sentiamo di condividere.

Bisignani docet: viva le conoscenze, abbasso la conoscenza

Finalmente, grazie a una intensa puntata dell’Infedele, qualcosa abbiamo capito anche noi telespettatori del ruolo di Luigi Bisignani. Se non altro, abbiamo capito che gli dobbiamo una parte del peggio di questi anni. Per esempio la insopportabile, chirurgica prevalenza della sottosegretaria Daniela Santanché, a favore della quale il Bisignani ammette di aver parecchio brigato. Perché a noi ingenui, convinti come molti precari che il potere della conoscenza derivi dallo studio, la scoperta della P4 rivela invece che il potere viene tutto dalle conoscenze. Infatti Gianni Letta, con insospettata ironia ha dichiarato: ‘Bisignani è l’uomo più conosciuto che io conosca’. Dopodiché, ci restano ancora molti dubbi. Per esempio: quale sarà stato il curriculum di questo Bisignani nel fare l’incredibile carriera che lo ha portato, tra l’altro, a scrivere la lettera di licenziamento di Santoro per conto dell’ex direttore generale Rai Mauro Masi? E ancora: visto che Bisignani, almeno per il momento, non è più operativo, il castello di carte, raccomandazioni e ricatti in mano di chi sarà finito?


Fonte:Domani.arcoiris


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di Maria Novella Oppo

Fuochi nella notte, miasmi che si levano e diventano visibili anche agli occhi delle telecamere: è Napoli che brucia, con grande soddisfazione dei leghisti e punizione vendicativa da parte del governo Berlusconi-Scilipoti. Il ministro Calderoli, che di roghi è esperto per aver organizzato su quella pira l’orrendo (e falso) fuoco delle leggi, ora minaccia che, se nel consiglio dei ministri dovesse passare un intervento serio a favore di Napoli, ‘voleranno le sedie’. Sai che minaccia. Se qualche sedia cadesse in testa ai convenuti, non sarebbe poi un gran danno per il Paese. Ma non succederà, perché i culi leghisti sono ben incollati alle ‘cadreghe’ e non si sognano di mollarle neanche per un attimo dimostrativo. Benché, lassù a Pontida, i vecchi caporioni in verde abbiano continuato ad esibire alla folla ‘padana’ la furia ribelle di una volta. Tanto per fare i ‘ganassa’, come dicono a Milano, dove ormai certi figuri li hanno smascherati, facendo capire anche al resto del mondo che (copyright The Economist) chi va con Berlusconi impara a fottere il suo popolo (anche se inesistente).

E vissero intercettati e contenti

Nei tg e nei pochissimi (praticamente solo su La7) spazi di dibattito ancora aperti in tv si parla quasi solo delle intercettazioni della P4, che dai signori (si fa per dire) della destra berlusconiana vengono giudicate del tutto inutili ai fini giudiziari. Ma, come ha chiarito il capo della Procura di Napoli, Lepore, il giudizio in merito spetta alla magistratura. E non, per fortuna, ai politici interessati a nascondere i loro intrallazzi. Stendendo un velo pietoso sulla colossale palla del ministro Alfano, secondo il quale le intercettazioni costerebbero un miliardo, visto che, se anche fosse, ne fanno incassare molto di più. Ma è chiaro che, tanto più i berluscones vogliono impedire le intercettazioni e tanto più svelano la necessità per scoprire i reati dei colletti bianchi. Ad Omnibus, l’esperto Cirino Pomicino sosteneva che, alla fin fine, questo Bisignani non deve essere tanto intelligente, perché spesso non otteneva risultati pratici. Benché, secondo la intercettatissima Prestigiacomo, ci sia gente poco intelligente che è arrivata anche più in alto (e ottenendo ancora meno risultati!).

Quanto ci costa il ministro Alfano?

Senza volere abbiamo risvegliato l’Alfano che dormiva e che si è impegnato a far sapere al Paese, attraverso i tg, quanto costano le intercettazioni. È intervenuto, s’intende, come (ex?) ministro della giustizia, mentre come neoeletto segretario del Pdl continua a latitare. D’altra parte, è un fatto di coerenza politica, che un partito inesistente abbia un segretario ugualmente inesistente. Mentre esiste realmente il groviglio di interessi, ripicche, meschinità che le intercettazioni della P4 ci permettono di conoscere a basso costo. Così sappiamo quanto poco merito ci sia a ricoprire alte cariche nel governo che, all’insegna del più puro scilipotismo, parla di meritocrazia, ma mette in pratica solo il favoritismo, le raccomandazioni e i ricatti incrociati (per non parlare degli scambi in natura!). Il tutto in un clima di odio reciproco. Tanto che, se non servissero ad altro, le intercettazioni sono utili per farci conoscere anche il lato umano dei berluscones, cioè il disprezzo che nutrono uno per l’altro; praticamente l’unica cosa che ci sentiamo di condividere.

Bisignani docet: viva le conoscenze, abbasso la conoscenza

Finalmente, grazie a una intensa puntata dell’Infedele, qualcosa abbiamo capito anche noi telespettatori del ruolo di Luigi Bisignani. Se non altro, abbiamo capito che gli dobbiamo una parte del peggio di questi anni. Per esempio la insopportabile, chirurgica prevalenza della sottosegretaria Daniela Santanché, a favore della quale il Bisignani ammette di aver parecchio brigato. Perché a noi ingenui, convinti come molti precari che il potere della conoscenza derivi dallo studio, la scoperta della P4 rivela invece che il potere viene tutto dalle conoscenze. Infatti Gianni Letta, con insospettata ironia ha dichiarato: ‘Bisignani è l’uomo più conosciuto che io conosca’. Dopodiché, ci restano ancora molti dubbi. Per esempio: quale sarà stato il curriculum di questo Bisignani nel fare l’incredibile carriera che lo ha portato, tra l’altro, a scrivere la lettera di licenziamento di Santoro per conto dell’ex direttore generale Rai Mauro Masi? E ancora: visto che Bisignani, almeno per il momento, non è più operativo, il castello di carte, raccomandazioni e ricatti in mano di chi sarà finito?


Fonte:Domani.arcoiris


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Fenice avvelena ancora. A maggio riscontrato Arsenico

L'inceneritore Fenice

Di Piero Ferrante

Melfi – NICKEL e Manganese in aumento; i dati sui pozzi piezometrici non riportati nelle rilevazioni di marzo che compaiono e sono mortificanti; la “new entry dell’arsenico”, per dirla con le parole di Nicola Abbiuso, Comitato Diritto alla Salute di Lavello. Questo quello che emerge dal monitoraggio ambientale delle acque dei pozzi a valle dell’inceneritore de La Fenice di Melfi a maggio 2011. C’è di strano, ancora una volta, il silenzio degli enti e dell’Arpa della Lucania che, anche di fronte a questo ennesimo dato negativo, prosegue nel suo tentativo silenzioso di picconamento del fiume Ofanto.

Le cifre diffuse mettono in apprensione i cittadini del Vulture. Aumenta infatti, malgrado la tanta decantata barriera idrica – in effetti inutile, malgrado avesse dovuto, in parte, contenere l’inquinamento della falda – la presenza nell’acqua di metalli pesanti. Veri e propri assalitori della salute dell’uomo. Capaci come sono di violare l’immunità del corpo attraverso la diffusione di malattie allergologiche ed infiammatorie (oltre che, ovviamente, tumorali).

NICKEL - Il problema dei problemi. Ormai da quattro anni è la costante fissa delle rilevazioni dei pozzi melfesi. L’attività di Fenice, dicono i dati di maggio, ha provocato l’ennesimo inquinamento danickel. A differenza di quanto avvenuto tre mesi fa – dei rilevamenti compiuti a marzo furono diffusi soltanto i dati riguardanti 6 pozzi -, ora la situazione è più chiara. Ma, purtuttavia, non per questo migliore. In sette dei dieci pozzi, l’acqua ha una concentrazione di nickel superiore alla norma. Il decreto legge 152 del 2006, infatti, fissa a 20 i milligrammi per litro di metallo possibile. Barriere, questa, oltrepassata nei pozzi 2 (33 mg/l, niente rilevamento a marzo), 3 (34 mg/l, in salita rispetto ai 21 di tre mesi fa), 5 (172 mg/l, nessun dato a marzo), 6 (183 mg/l, in crescita), 7 (43mg/l, in miglioramento), 8 (addirittura 393 mg/l, nessun dato precedente) e 9 (93mg/l, molto peggio) e contenuta soltanto nell’1 (5 mg/l), nel 4 (per un soffio, 15 mg/l) e nel 104.

MANGANESE - Va addirittura peggio per quel che concerne il manganese (che, tanto per capirci, è una delle maggior cause del parkinson). Anche in questo caso, la diffusione dei rilevamenti effettuati su tutti i pozzi, butta giù la maschera dietro cui Arpab e Fenice si schermavano. A fronte di un limite previsto di 50 mg/l, sfora metà dei pozzi: il 2 (955 mg/l, vuota la casella a marzo), il 4 (610 mg/l, quattro volte in più rispetto a tre mesi fa), il 5 (955 mg/l, non rilevato a marzo), il 6 (1250 mg/l, anche questo un centinaio di mg/l in più rispetto a tre mesi fa), l’8 (394mg/l, ovviamente inserito dopo il silenzio di marzo).

ARSENICO - As, questa la nuova sigla che spaventa i Comitati e i cittadini di Puglia e Basilicata. Ovvero, l’Arsenico, uno dei veleni più letali in natura. E’ un’assoluta novità. Lo sforamento è stato registrato nel pozzo di emungimento numero 4 dove, a fronte di un limite fissato a 10 mg/l, si è raggiunta quota 18.

REAZIONI - Abbiuso non ha nessun dubbio. E ripete ancora, come un mantra, la sola soluzione possibile: “Bisogna fermare l’inquinamento. E per fermare l’inquinamento bisogna dire basta a Fenice”. Discorso bissato dal Comitato di Capitanata che, per voce di Michele Solazzo chiede “la cessazione immediata del funzionamento dell’inceneritore La Fenice”.

Fonte: statoquotidiano.it

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L'inceneritore Fenice

Di Piero Ferrante

Melfi – NICKEL e Manganese in aumento; i dati sui pozzi piezometrici non riportati nelle rilevazioni di marzo che compaiono e sono mortificanti; la “new entry dell’arsenico”, per dirla con le parole di Nicola Abbiuso, Comitato Diritto alla Salute di Lavello. Questo quello che emerge dal monitoraggio ambientale delle acque dei pozzi a valle dell’inceneritore de La Fenice di Melfi a maggio 2011. C’è di strano, ancora una volta, il silenzio degli enti e dell’Arpa della Lucania che, anche di fronte a questo ennesimo dato negativo, prosegue nel suo tentativo silenzioso di picconamento del fiume Ofanto.

Le cifre diffuse mettono in apprensione i cittadini del Vulture. Aumenta infatti, malgrado la tanta decantata barriera idrica – in effetti inutile, malgrado avesse dovuto, in parte, contenere l’inquinamento della falda – la presenza nell’acqua di metalli pesanti. Veri e propri assalitori della salute dell’uomo. Capaci come sono di violare l’immunità del corpo attraverso la diffusione di malattie allergologiche ed infiammatorie (oltre che, ovviamente, tumorali).

NICKEL - Il problema dei problemi. Ormai da quattro anni è la costante fissa delle rilevazioni dei pozzi melfesi. L’attività di Fenice, dicono i dati di maggio, ha provocato l’ennesimo inquinamento danickel. A differenza di quanto avvenuto tre mesi fa – dei rilevamenti compiuti a marzo furono diffusi soltanto i dati riguardanti 6 pozzi -, ora la situazione è più chiara. Ma, purtuttavia, non per questo migliore. In sette dei dieci pozzi, l’acqua ha una concentrazione di nickel superiore alla norma. Il decreto legge 152 del 2006, infatti, fissa a 20 i milligrammi per litro di metallo possibile. Barriere, questa, oltrepassata nei pozzi 2 (33 mg/l, niente rilevamento a marzo), 3 (34 mg/l, in salita rispetto ai 21 di tre mesi fa), 5 (172 mg/l, nessun dato a marzo), 6 (183 mg/l, in crescita), 7 (43mg/l, in miglioramento), 8 (addirittura 393 mg/l, nessun dato precedente) e 9 (93mg/l, molto peggio) e contenuta soltanto nell’1 (5 mg/l), nel 4 (per un soffio, 15 mg/l) e nel 104.

MANGANESE - Va addirittura peggio per quel che concerne il manganese (che, tanto per capirci, è una delle maggior cause del parkinson). Anche in questo caso, la diffusione dei rilevamenti effettuati su tutti i pozzi, butta giù la maschera dietro cui Arpab e Fenice si schermavano. A fronte di un limite previsto di 50 mg/l, sfora metà dei pozzi: il 2 (955 mg/l, vuota la casella a marzo), il 4 (610 mg/l, quattro volte in più rispetto a tre mesi fa), il 5 (955 mg/l, non rilevato a marzo), il 6 (1250 mg/l, anche questo un centinaio di mg/l in più rispetto a tre mesi fa), l’8 (394mg/l, ovviamente inserito dopo il silenzio di marzo).

ARSENICO - As, questa la nuova sigla che spaventa i Comitati e i cittadini di Puglia e Basilicata. Ovvero, l’Arsenico, uno dei veleni più letali in natura. E’ un’assoluta novità. Lo sforamento è stato registrato nel pozzo di emungimento numero 4 dove, a fronte di un limite fissato a 10 mg/l, si è raggiunta quota 18.

REAZIONI - Abbiuso non ha nessun dubbio. E ripete ancora, come un mantra, la sola soluzione possibile: “Bisogna fermare l’inquinamento. E per fermare l’inquinamento bisogna dire basta a Fenice”. Discorso bissato dal Comitato di Capitanata che, per voce di Michele Solazzo chiede “la cessazione immediata del funzionamento dell’inceneritore La Fenice”.

Fonte: statoquotidiano.it

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Luigi de Magistris, con i lavoratori della Asia per l'avvio della raccolta


http://www.youtube.com/watch?v=icdCZxi5-A4

Questa mattina ho incontrato i lavoratori dell'Asia presso l'area di rimessaggio di via Volpicella, nella zona di Barra, insieme al vicesindaco e assessore all'Ambiente Tommaso Sodano. E' stata un'occasione importante per esprimere la gratitudine dell'amministrazione comunale nei confronti dei lavoratori dell'Asia, che stanno mettendo in atto uno sforzo straordinario per liberare Napoli dall'immondizia. Da settimane si sta procedendo ad una raccolta eccezionale 24 ore su 24, attuata tra mille difficoltà e boicottaggi secondo quanto stabilito dall'ordinanza sindacale della scorsa settimana. Napoli DEVE essere pulita e DEVE diventare protagonista di una svolta nel ciclo dei rifiuti, che consenta di realizzare una raccolta differenziata estesa, superando la filiera discariche-inceneritori.


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http://www.youtube.com/watch?v=icdCZxi5-A4

Questa mattina ho incontrato i lavoratori dell'Asia presso l'area di rimessaggio di via Volpicella, nella zona di Barra, insieme al vicesindaco e assessore all'Ambiente Tommaso Sodano. E' stata un'occasione importante per esprimere la gratitudine dell'amministrazione comunale nei confronti dei lavoratori dell'Asia, che stanno mettendo in atto uno sforzo straordinario per liberare Napoli dall'immondizia. Da settimane si sta procedendo ad una raccolta eccezionale 24 ore su 24, attuata tra mille difficoltà e boicottaggi secondo quanto stabilito dall'ordinanza sindacale della scorsa settimana. Napoli DEVE essere pulita e DEVE diventare protagonista di una svolta nel ciclo dei rifiuti, che consenta di realizzare una raccolta differenziata estesa, superando la filiera discariche-inceneritori.


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In attesa della manovra, il contagio colpisce l’Italia

Antonio Vanuzzo

L’Italia comincia a sentire i sintomi dell’effetto contagio greco. Tre gli indizi: la performance delle banche dopo le osservazioni di Moody’s, l’aumento delle contrattazioni dei titoli degli istituti sulle piattaforme non regolamentate, e l’incertezza politica sulla stabilità del governo e del paese.



Se tre indizi fanno una prova, l’Italia comincia a scontare l’effetto contagio. Proprio mentre si attende per giovedì il passaggio chiave sulla manovra in Consiglio dei ministri, l’inizio della settimana è stato piuttosto pesante per i bancari. Nonostante il mini rimbalzo di ieri, arrivato dopo un venerdì nerissimo per Piazza Affari, oggi il comparto è tornato pesantemente in rosso, in attesa del colloquio chiarificatore in corso in queste ore tra Berlusconi, Bossi e Tremonti, che respinge con forza qualsiasi ipotesi di dimissioni dopo le critiche della magistratura contabile sui tagli lineari contenuti nel provvedimento di bilancio. Al momento in cui scriviamo, Mps cede il 5% (per via dell’aumento di capitale) Banco Popolare il 3%, Bpm il 2%, Unicredit l’1,39%, Intesa Sanpaolo lo 0,64%, Ubi lo 0,73 per cento, mentre il Ftse All Share Banks, l’indice italiano di settore, arretra di un punto e mezzo percentuale, ma la tensione è diffusa su tutti i listini europei.

Primo indizio: secondo il Financial Times, che cita in un commento un report di Rbs, gli istituti di credito nazionali detengono 200 miliardi di euro in titoli di Stato italiani, circa il 13% del totale. Alcuni di questi, come Ubi e Mps, in questi giorni sono impegnati in difficili aumenti di capitale, e da Londra più di un operatore si chiede se abbiano passato gli stress test condotti dall’Eba, i cui risultati dovrebbero essere pubblicati, salvo ulteriori ritardi, entro la prima quindicina di luglio.

Da qualche settimana, quando è arrivato il secondo credit watch negativo sui conti pubblici, da parte di Moody’s, e la conseguente cascata di warning sugli istituti italiani, i media anglosassoni si sono scatenati, puntando il dito all’unisono sulla consueta questione della debole crescita economica, che rende più vulnerabile il Paese in un contesto di tassi d’interesse crescenti, e sui «problemi strutturali» delle banche nazionali.

Secondo indizio: gli investitori si stanno posizionando “corti” sull’Italia. I dati forniti a Linkiesta dalla piattaforma Boat di Markit (vedi grafico a fondo pagina), che viene utilizzata come stanza di compensazione per il 60% degli scambi sulle piattaforme over the counter, ed è regolata dalla Mifid, evidenziano un picco nelle contrattazioni il 17 giugno. Esattamente sette giorni prima del panic selling che ha affossato i titoli delle due principali banche italiane, cioè in concomitanza con la revisione di Moody’s. Quel giorno, il volume degli scambi ha superato i 20 milioni di euro per Mps, UniCredit e Banco Popolare, di poco inferiori, circa 17 milioni di euro, per Intesa Sanpaolo e Banca popolare di Milano. Numeri di un ordine di grandezza doppio rispetto alla media del mese di giugno, come è facilmente riscontrabile dal grafico. E confermati dagli schermi di Bloomberg fotografati dal blog finanziario Zerohedge, che mostrano le contrattazioni su Sigma X, la piattaforma di Goldman Sachs, riferite al 24 giugno. Giornata in cui il differenziale di rendimento tra titoli di Stato italiani decennali e tedeschi, punto di riferimento in Europa, è salito di 212 punti base, livello massimo dall’entrata in vigore dell’euro.

Il terzo indizio riguarda più la politica che i mercati. Ieri si è dimesso Marco Milanese, consigliere di Tremonti coinvolto nell’inchiesta sulla P4. Oggi, prima dell’incontro con Bossi e Berlusconi, il tiorlare di via XX Settembre ha ribadito di non avere nessuna intenzione di rassegnare le dimissioni. Nella lotta di successione a Mario Draghi in via Nazionale, inoltre, potrebbe finire un altro suo uomo, il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, dopo Giuseppe Vegas, ex sottosegretario del dicastero e oggi al vertice della Consob. Stamattina, Libero scriveva che Tremonti stava facendo di tutto per farsi cacciare: una mossa per poi puntare sulla premiership. Da qualche ora si susseguono gli incontri a Palazzo Grazioli, e pochi istanti fa il ministro Frattini ha alzato parzialmente il velo sull’entità della manovra, 43 miliardi di euro, e sulla «rimodulazione» (non «tagli») delle tasse. Sulle tensioni interne alla maggioranza vigilano i mercati con la massima allerta. Ad Atene il parlamento si deve pronunciare sul piano di austerity da 28 miliardi di euro, condizione per ricevere nuovi aiuti comunitari, e sebbene il commissario agli Affari monetari Olli Rehn continui a rimarcare che «non c’è un piano B», alcune indiscrezioni farebbero presagire l’esatto contrario, e non si tratta certo dell’opzione rollover proposta da Sarkozy. L’incertezza politica sulla tenuta di Tremonti non potrebbe arrivare in un momento più sbagliato.


Fonte :
Linkiesta

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Antonio Vanuzzo

L’Italia comincia a sentire i sintomi dell’effetto contagio greco. Tre gli indizi: la performance delle banche dopo le osservazioni di Moody’s, l’aumento delle contrattazioni dei titoli degli istituti sulle piattaforme non regolamentate, e l’incertezza politica sulla stabilità del governo e del paese.



Se tre indizi fanno una prova, l’Italia comincia a scontare l’effetto contagio. Proprio mentre si attende per giovedì il passaggio chiave sulla manovra in Consiglio dei ministri, l’inizio della settimana è stato piuttosto pesante per i bancari. Nonostante il mini rimbalzo di ieri, arrivato dopo un venerdì nerissimo per Piazza Affari, oggi il comparto è tornato pesantemente in rosso, in attesa del colloquio chiarificatore in corso in queste ore tra Berlusconi, Bossi e Tremonti, che respinge con forza qualsiasi ipotesi di dimissioni dopo le critiche della magistratura contabile sui tagli lineari contenuti nel provvedimento di bilancio. Al momento in cui scriviamo, Mps cede il 5% (per via dell’aumento di capitale) Banco Popolare il 3%, Bpm il 2%, Unicredit l’1,39%, Intesa Sanpaolo lo 0,64%, Ubi lo 0,73 per cento, mentre il Ftse All Share Banks, l’indice italiano di settore, arretra di un punto e mezzo percentuale, ma la tensione è diffusa su tutti i listini europei.

Primo indizio: secondo il Financial Times, che cita in un commento un report di Rbs, gli istituti di credito nazionali detengono 200 miliardi di euro in titoli di Stato italiani, circa il 13% del totale. Alcuni di questi, come Ubi e Mps, in questi giorni sono impegnati in difficili aumenti di capitale, e da Londra più di un operatore si chiede se abbiano passato gli stress test condotti dall’Eba, i cui risultati dovrebbero essere pubblicati, salvo ulteriori ritardi, entro la prima quindicina di luglio.

Da qualche settimana, quando è arrivato il secondo credit watch negativo sui conti pubblici, da parte di Moody’s, e la conseguente cascata di warning sugli istituti italiani, i media anglosassoni si sono scatenati, puntando il dito all’unisono sulla consueta questione della debole crescita economica, che rende più vulnerabile il Paese in un contesto di tassi d’interesse crescenti, e sui «problemi strutturali» delle banche nazionali.

Secondo indizio: gli investitori si stanno posizionando “corti” sull’Italia. I dati forniti a Linkiesta dalla piattaforma Boat di Markit (vedi grafico a fondo pagina), che viene utilizzata come stanza di compensazione per il 60% degli scambi sulle piattaforme over the counter, ed è regolata dalla Mifid, evidenziano un picco nelle contrattazioni il 17 giugno. Esattamente sette giorni prima del panic selling che ha affossato i titoli delle due principali banche italiane, cioè in concomitanza con la revisione di Moody’s. Quel giorno, il volume degli scambi ha superato i 20 milioni di euro per Mps, UniCredit e Banco Popolare, di poco inferiori, circa 17 milioni di euro, per Intesa Sanpaolo e Banca popolare di Milano. Numeri di un ordine di grandezza doppio rispetto alla media del mese di giugno, come è facilmente riscontrabile dal grafico. E confermati dagli schermi di Bloomberg fotografati dal blog finanziario Zerohedge, che mostrano le contrattazioni su Sigma X, la piattaforma di Goldman Sachs, riferite al 24 giugno. Giornata in cui il differenziale di rendimento tra titoli di Stato italiani decennali e tedeschi, punto di riferimento in Europa, è salito di 212 punti base, livello massimo dall’entrata in vigore dell’euro.

Il terzo indizio riguarda più la politica che i mercati. Ieri si è dimesso Marco Milanese, consigliere di Tremonti coinvolto nell’inchiesta sulla P4. Oggi, prima dell’incontro con Bossi e Berlusconi, il tiorlare di via XX Settembre ha ribadito di non avere nessuna intenzione di rassegnare le dimissioni. Nella lotta di successione a Mario Draghi in via Nazionale, inoltre, potrebbe finire un altro suo uomo, il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, dopo Giuseppe Vegas, ex sottosegretario del dicastero e oggi al vertice della Consob. Stamattina, Libero scriveva che Tremonti stava facendo di tutto per farsi cacciare: una mossa per poi puntare sulla premiership. Da qualche ora si susseguono gli incontri a Palazzo Grazioli, e pochi istanti fa il ministro Frattini ha alzato parzialmente il velo sull’entità della manovra, 43 miliardi di euro, e sulla «rimodulazione» (non «tagli») delle tasse. Sulle tensioni interne alla maggioranza vigilano i mercati con la massima allerta. Ad Atene il parlamento si deve pronunciare sul piano di austerity da 28 miliardi di euro, condizione per ricevere nuovi aiuti comunitari, e sebbene il commissario agli Affari monetari Olli Rehn continui a rimarcare che «non c’è un piano B», alcune indiscrezioni farebbero presagire l’esatto contrario, e non si tratta certo dell’opzione rollover proposta da Sarkozy. L’incertezza politica sulla tenuta di Tremonti non potrebbe arrivare in un momento più sbagliato.


Fonte :
Linkiesta

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martedì 28 giugno 2011

6 luglio, muore il Web italiano

Di Alessandro Longo

Dalla settimana prossima l'Autorità delle comunicazioni avrà il diritto arbitrario di oscurare siti senza un processo. Una norma che non esiste in nessun Paese libero. Fortemente voluta da Berlusconi e da Mediaset


Il 6 luglio arriverà una delibera Agcom, sulla tutela del copyright online, e sarà una forma di censura del web, in nome degli interessi di Mediaset e delle lobby dell'audiovisivo, con il beneplacito del centro destra. E' questo l'allarme lanciato da un gruppo di associazioni (Adiconsum, Agorà Digitale, Altroconsumo, Assonet-Confesercenti, Assoprovider-Confcommercio, Studio Legale Sarzana). Avevano già fatto una campagna contro i rischi di quella delibera, ma speravano ancora di cambiare le cose. Speranze fallite venerdì, dopo aver incontrato Corrado Calabrò, presidente Agcom (Autorità garante delle comunicazioni). «Abbiamo appreso che non c'è spazio per la mediazione e che Agcom intende approvare la delibera-censura in fretta e furia», dice Luca Nicotra, segretario di Agorà Digitale, associazione di area Radicale. Nel testo definitivo dovrebbe insomma restare il principio di fondo, già presente nell'attuale bozza della delibera: Agcom avrà il potere di oscurare siti web accusati di facilitare la pirateria. Senza passare da un regolare processo, ma solo a fronte di una segnalazione da parte dei detentori di copyright.

Ma perché gridare alla censura? Come motivate quest'allarme?
«La questione alla base è che il diritto d'autore sul web ha tantissimi ambiti ed è possibile che l'industria del copyright metta in piedi interi uffici dedicati a segnalare presunte violazioni all'Autorità, come avvenuto in altri Paesi. L'Autorità non avrà i mezzi per gestire le decine di migliaia di segnalazioni che arriveranno. Sarà il Far west, ci saranno decisioni sommarie, ai danni di siti anche innocenti. Siamo il primo Paese al mondo a dare ad Agcom questo potere. Calabrò stesso ci ha detto che sa di muoversi in un territorio di frontiera... ».

Però ci si potrà difendere opponendosi all'oscuramento del sito.
«Secondo la delibera, potrà farlo il gestore del sito web, ma non l'utente che carica il contenuto in questione. Sarà un salto nel buio. Il nostro colloquio con Calabrò ci ha confermato che l'Autorità non è preparata a questo».

Perché non lo è?
«Per esempio: abbiamo detto a Calabrò che i provider Internet avranno grosse spese per rimuovere i contenuti dal web e lui ci ha risposto che non lo sapeva, che non gliel'avevano detto. Non ci ha mai risposto con numeri e criteri oggettivi alle nostre critiche».

Ma la censura avrà anche un colore politico?
«Sì e questo rende la cosa ancora più grave. Siamo in un Paese in cui la denuncia per diffamazione è facile ed efficace, per mettere a tacere media. In un sistema politicizzato come il nostro, questo nuovo potere che Agcom potrebbe aggravare il fenomeno. Dalla denuncia per diffamazione all'oscuramento d'Autorità di un sito il passo è breve».

Perché vi è sembrato che Calabrò avesse molta fretta di completare la delibera?
«In precedenza Agcom ci aveva promesso, per tenerci buoni, tanti incontri di mediazione e che il testo definitivo non sarebbe stato subito esecutivo ma che sarebbe stato messo in consultazione. Adesso invece ha deciso che già prima dell'estate, probabilmente il 6 luglio, arriverà a una delibera fatta e compiuta».

Come ti spieghi questa fretta?
«Siamo in un contesto di grossa instabilità politica. In questo momento il clima è ancora favorevole agli interessi di Mediaset, ma Agcom teme che non sarà presto così e quindi vuole chiudere in fretta la vicenda. E' un altro effetto del conflitto di interesse del presidente del Consiglio».

L'interesse delle lobby del copyright è evidente. Ma di Mediaset? E' solo quello di tutelare il proprio diritto d'autore sul web (ha denunciato in passato Google per video su YouTube, del resto)?
«Non solo. Lo scopo è forgiare il web in modo simile al mercato che loro conoscono e depotenziandone la minaccia al loro business. Hanno fatto così anche con la delibera sulle web tv».

Che farete se la delibera passa così com'è?
«Faremo ricorso al Tar del Lazio. Se necessario a Bruxelles, ma crediamo che il Tar bloccherà la delibera, che secondo molti esperti è illegittima, poiché viola diritti fondamentali del cittadino. Ma visto che ci sono forti interessi del Presidente del Consiglio a far passare quelle norme, il governo potrebbe intervenire direttamente con un decreto, in caso di blocco al Tar».

Fonte: L'Espresso

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Di Alessandro Longo

Dalla settimana prossima l'Autorità delle comunicazioni avrà il diritto arbitrario di oscurare siti senza un processo. Una norma che non esiste in nessun Paese libero. Fortemente voluta da Berlusconi e da Mediaset


Il 6 luglio arriverà una delibera Agcom, sulla tutela del copyright online, e sarà una forma di censura del web, in nome degli interessi di Mediaset e delle lobby dell'audiovisivo, con il beneplacito del centro destra. E' questo l'allarme lanciato da un gruppo di associazioni (Adiconsum, Agorà Digitale, Altroconsumo, Assonet-Confesercenti, Assoprovider-Confcommercio, Studio Legale Sarzana). Avevano già fatto una campagna contro i rischi di quella delibera, ma speravano ancora di cambiare le cose. Speranze fallite venerdì, dopo aver incontrato Corrado Calabrò, presidente Agcom (Autorità garante delle comunicazioni). «Abbiamo appreso che non c'è spazio per la mediazione e che Agcom intende approvare la delibera-censura in fretta e furia», dice Luca Nicotra, segretario di Agorà Digitale, associazione di area Radicale. Nel testo definitivo dovrebbe insomma restare il principio di fondo, già presente nell'attuale bozza della delibera: Agcom avrà il potere di oscurare siti web accusati di facilitare la pirateria. Senza passare da un regolare processo, ma solo a fronte di una segnalazione da parte dei detentori di copyright.

Ma perché gridare alla censura? Come motivate quest'allarme?
«La questione alla base è che il diritto d'autore sul web ha tantissimi ambiti ed è possibile che l'industria del copyright metta in piedi interi uffici dedicati a segnalare presunte violazioni all'Autorità, come avvenuto in altri Paesi. L'Autorità non avrà i mezzi per gestire le decine di migliaia di segnalazioni che arriveranno. Sarà il Far west, ci saranno decisioni sommarie, ai danni di siti anche innocenti. Siamo il primo Paese al mondo a dare ad Agcom questo potere. Calabrò stesso ci ha detto che sa di muoversi in un territorio di frontiera... ».

Però ci si potrà difendere opponendosi all'oscuramento del sito.
«Secondo la delibera, potrà farlo il gestore del sito web, ma non l'utente che carica il contenuto in questione. Sarà un salto nel buio. Il nostro colloquio con Calabrò ci ha confermato che l'Autorità non è preparata a questo».

Perché non lo è?
«Per esempio: abbiamo detto a Calabrò che i provider Internet avranno grosse spese per rimuovere i contenuti dal web e lui ci ha risposto che non lo sapeva, che non gliel'avevano detto. Non ci ha mai risposto con numeri e criteri oggettivi alle nostre critiche».

Ma la censura avrà anche un colore politico?
«Sì e questo rende la cosa ancora più grave. Siamo in un Paese in cui la denuncia per diffamazione è facile ed efficace, per mettere a tacere media. In un sistema politicizzato come il nostro, questo nuovo potere che Agcom potrebbe aggravare il fenomeno. Dalla denuncia per diffamazione all'oscuramento d'Autorità di un sito il passo è breve».

Perché vi è sembrato che Calabrò avesse molta fretta di completare la delibera?
«In precedenza Agcom ci aveva promesso, per tenerci buoni, tanti incontri di mediazione e che il testo definitivo non sarebbe stato subito esecutivo ma che sarebbe stato messo in consultazione. Adesso invece ha deciso che già prima dell'estate, probabilmente il 6 luglio, arriverà a una delibera fatta e compiuta».

Come ti spieghi questa fretta?
«Siamo in un contesto di grossa instabilità politica. In questo momento il clima è ancora favorevole agli interessi di Mediaset, ma Agcom teme che non sarà presto così e quindi vuole chiudere in fretta la vicenda. E' un altro effetto del conflitto di interesse del presidente del Consiglio».

L'interesse delle lobby del copyright è evidente. Ma di Mediaset? E' solo quello di tutelare il proprio diritto d'autore sul web (ha denunciato in passato Google per video su YouTube, del resto)?
«Non solo. Lo scopo è forgiare il web in modo simile al mercato che loro conoscono e depotenziandone la minaccia al loro business. Hanno fatto così anche con la delibera sulle web tv».

Che farete se la delibera passa così com'è?
«Faremo ricorso al Tar del Lazio. Se necessario a Bruxelles, ma crediamo che il Tar bloccherà la delibera, che secondo molti esperti è illegittima, poiché viola diritti fondamentali del cittadino. Ma visto che ci sono forti interessi del Presidente del Consiglio a far passare quelle norme, il governo potrebbe intervenire direttamente con un decreto, in caso di blocco al Tar».

Fonte: L'Espresso

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Presidio piazza del Plebiscito Napoli per de Magistris


https://www.youtube.com/watch?v=3jtePYJyB8I&feature=player_embedded#at=46
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https://www.youtube.com/watch?v=3jtePYJyB8I&feature=player_embedded#at=46

Attendono il colera per Napoli .

Fonte: www.nuovasocieta.it

di Diego Novelli

D'altra parte da chi pensa che i disgraziati che fuggono dal Nord Africa per raggiungere Lampedusa attraverso il canale della morte vanno fermati con le mitragliatrici, cosa possiamo ancora aspettarci? E questi personaggi seggono sui banchi del Governo della nostra Repubblica.

Ciò che sta accadendo a Napoli ne è una ennesima conferma.

Il Consiglio dei Ministri deve da giorni votare un decreto legge che autorizzi il trasporto dell'immondizia che giace nelle strade del capoluogo partenopeo, all'esterno della regione campana.

Questo atto, sicuramente di carattere emergenziale, non risolutivo, ma comunque valido per alleggerire la disperata situazione esistente (siamo di fronte al rischio di gravi epidemie) è stato bloccato da giorni dal ministro leghista Calderoli, quello che ha la faccia da Gianduja, caratterizzata da un permanente sorriso ebete.

Nessun ministro di questo sciagurato governo è insorto, se non altro per respingere un volgare, disgustoso ricatto, cinicamente messo in atto (per usare il raffinato linguaggio di Bossi) per verificare se Berlusconi tiene "oppure se se la fa sotto".

Di fronte al rischio del colera che può colpire una città (Napoli questa triste esperienza l'ha già conosciuta) ci sono dei miserabili individui che giocano le loro ultime carte sulla pelle di centinaia di migliaia di esseri umani.

Dietro ai fatti gravi di Napoli è più che evidente che si muovono interessi sporchi pilotati dalla camorra.

L'intrepido ministro dell'Interno, osannato a Pontida, invocato come futuro Presidente del Consiglio, tace.

Ma non ci sono sufficienti motivi di ordine pubblico per intervenire onde sbloccare la situazione?

La televisione ci mostra ogni giorno scene sconcertanti. Gruppi di persone, giovani e non, che tranquillamente davanti agli occhi impassibili della polizia in assetto anti-sommossa, cospargono per protesta le strade della città di immondizia. Rovesciano cassonetti, incendiano cumuli di rifiuti, provocando il diffondersi di velenose nuvole di diossina.

Se il governo ricattato dalla Lega è irresponsabilmente immobile, non si può dire che di fronte allo squallore che oggi offre Napoli, terza città d'Italia, ci sia stata l'indignazione, la ribellione civile che ci si poteva attendere soprattutto dalle forze politiche.

Ma coloro che ci rappresentano in Parlamento non hanno nulla da dire, da fare, da smuovere sia a Palazzo Chigi sia al Quirinale?

Qualcuno di questi "impiegati della politica" (non sono stati eletti, ma nominati dai vertici dei loro partiti) per le vicende della Tav è giunto a chiedere la militarizzazione della zona della Valle di Susa interessata al primo "buco di servizio".

Ora, di fronte ad una città che corre addirittura il pericolo del colera, voltano la faccia dall'altra parte. Non avvertono un senso di vergogna?

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Fonte: www.nuovasocieta.it

di Diego Novelli

D'altra parte da chi pensa che i disgraziati che fuggono dal Nord Africa per raggiungere Lampedusa attraverso il canale della morte vanno fermati con le mitragliatrici, cosa possiamo ancora aspettarci? E questi personaggi seggono sui banchi del Governo della nostra Repubblica.

Ciò che sta accadendo a Napoli ne è una ennesima conferma.

Il Consiglio dei Ministri deve da giorni votare un decreto legge che autorizzi il trasporto dell'immondizia che giace nelle strade del capoluogo partenopeo, all'esterno della regione campana.

Questo atto, sicuramente di carattere emergenziale, non risolutivo, ma comunque valido per alleggerire la disperata situazione esistente (siamo di fronte al rischio di gravi epidemie) è stato bloccato da giorni dal ministro leghista Calderoli, quello che ha la faccia da Gianduja, caratterizzata da un permanente sorriso ebete.

Nessun ministro di questo sciagurato governo è insorto, se non altro per respingere un volgare, disgustoso ricatto, cinicamente messo in atto (per usare il raffinato linguaggio di Bossi) per verificare se Berlusconi tiene "oppure se se la fa sotto".

Di fronte al rischio del colera che può colpire una città (Napoli questa triste esperienza l'ha già conosciuta) ci sono dei miserabili individui che giocano le loro ultime carte sulla pelle di centinaia di migliaia di esseri umani.

Dietro ai fatti gravi di Napoli è più che evidente che si muovono interessi sporchi pilotati dalla camorra.

L'intrepido ministro dell'Interno, osannato a Pontida, invocato come futuro Presidente del Consiglio, tace.

Ma non ci sono sufficienti motivi di ordine pubblico per intervenire onde sbloccare la situazione?

La televisione ci mostra ogni giorno scene sconcertanti. Gruppi di persone, giovani e non, che tranquillamente davanti agli occhi impassibili della polizia in assetto anti-sommossa, cospargono per protesta le strade della città di immondizia. Rovesciano cassonetti, incendiano cumuli di rifiuti, provocando il diffondersi di velenose nuvole di diossina.

Se il governo ricattato dalla Lega è irresponsabilmente immobile, non si può dire che di fronte allo squallore che oggi offre Napoli, terza città d'Italia, ci sia stata l'indignazione, la ribellione civile che ci si poteva attendere soprattutto dalle forze politiche.

Ma coloro che ci rappresentano in Parlamento non hanno nulla da dire, da fare, da smuovere sia a Palazzo Chigi sia al Quirinale?

Qualcuno di questi "impiegati della politica" (non sono stati eletti, ma nominati dai vertici dei loro partiti) per le vicende della Tav è giunto a chiedere la militarizzazione della zona della Valle di Susa interessata al primo "buco di servizio".

Ora, di fronte ad una città che corre addirittura il pericolo del colera, voltano la faccia dall'altra parte. Non avvertono un senso di vergogna?

lunedì 27 giugno 2011

Luigi de Magistris, ascoltiamo insegnanti e ragazzi


http://www.youtube.com/watch?v=cCWvv8RVQlc&feature=feedu

Napoli, Teatro San Carlo 27 giugno 2011
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http://www.youtube.com/watch?v=cCWvv8RVQlc&feature=feedu

Napoli, Teatro San Carlo 27 giugno 2011

Rifiuti: a Napoli migliora la situazione, ma solo in alcuni quartieri. De Magistris: "Meraviglieremo tutti"

Va lentamente migliorando la situazione in alcuni quartieri di Napoli. Continuano a diminuire le tonnellate di rifiuti in giacenza e sono 1.550 le tonnellate di immondizia non raccolte contro le 1.720 di domenica. Il centro del capoluogo campano appare oggi più pulito anche se la situazione resta critica nelle periferie. Secondo quanto rende noto l'Asia, la partecipata del Comune che provvede alla raccolta dei rifiuti in città, ci sono alcuni quartiere come il Vomero e l'Arenella in cui le giacenze sono quasi azzerate. Situazione più difficile, invece, nella zona occidentale, ossia nei quartieri Pianura, Soccavo, Fuorigrotta, Bagnoli e San Pietro a Patierno. Difficile anche la zona orientale, Ponticelli, San Giovanni a Teduccio e Barra e nella municipalità Stella-San Carlo all'Arena che coprono la zona del centro storico e dei Quartieri Spagnoli. La raccolta straordinaria che prosegue 24 ore su 24, disposta da una ordinanza del sindaco Luigi De Magistris, sta dando i suoi risultati anche se certamente non si può sostenere che Napoli sia pulita. Anche lo stesso primo cittadino oggi, parlando con i giornalisti, ha affermato che occorre continuare a lavorare non anticipando quali saranno i prossimi passi dell'amministrazione comunale.
De Magistris: "Stiamo lavorando, Napoli meraviglierà tutti" - Il Comune di Napoli sta lavorando senza sosta per risolvere l'emergenza rifiuti e per fare in modo che si attui una "rivoluzione" nel modo di governare che desti in tutti meraviglia. Il progetto è ambizioso anche se il sindaco Luigi De Magistris soprattutto in merito all'emergenza rifiuti preferisce non spiegare nei minimi particolari le azioni adottate dalla sua giunta sperando in un risultato finale più che positivo e confidando in una sorta di "rivoluzione". "Stiamo lavorando e la situazione in città migliora. I napoletani si renderanno conto, un po' alla volta, del lavoro che stiamo facendo. Non intendo informare preventivamente di tutti i passi che facciamo perché sono passi importanti e rivoluzionari e, siccome gli ostacoli non sono pochi, vogliamo che i cittadini sappiano un po' alla volta. Poi - ha aggiunto De Magistris - anche i risultati di questi giorni preferisco non commentarli perché dobbiamo consolidare e assestare il lavoro che stiamo facendo".

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Va lentamente migliorando la situazione in alcuni quartieri di Napoli. Continuano a diminuire le tonnellate di rifiuti in giacenza e sono 1.550 le tonnellate di immondizia non raccolte contro le 1.720 di domenica. Il centro del capoluogo campano appare oggi più pulito anche se la situazione resta critica nelle periferie. Secondo quanto rende noto l'Asia, la partecipata del Comune che provvede alla raccolta dei rifiuti in città, ci sono alcuni quartiere come il Vomero e l'Arenella in cui le giacenze sono quasi azzerate. Situazione più difficile, invece, nella zona occidentale, ossia nei quartieri Pianura, Soccavo, Fuorigrotta, Bagnoli e San Pietro a Patierno. Difficile anche la zona orientale, Ponticelli, San Giovanni a Teduccio e Barra e nella municipalità Stella-San Carlo all'Arena che coprono la zona del centro storico e dei Quartieri Spagnoli. La raccolta straordinaria che prosegue 24 ore su 24, disposta da una ordinanza del sindaco Luigi De Magistris, sta dando i suoi risultati anche se certamente non si può sostenere che Napoli sia pulita. Anche lo stesso primo cittadino oggi, parlando con i giornalisti, ha affermato che occorre continuare a lavorare non anticipando quali saranno i prossimi passi dell'amministrazione comunale.
De Magistris: "Stiamo lavorando, Napoli meraviglierà tutti" - Il Comune di Napoli sta lavorando senza sosta per risolvere l'emergenza rifiuti e per fare in modo che si attui una "rivoluzione" nel modo di governare che desti in tutti meraviglia. Il progetto è ambizioso anche se il sindaco Luigi De Magistris soprattutto in merito all'emergenza rifiuti preferisce non spiegare nei minimi particolari le azioni adottate dalla sua giunta sperando in un risultato finale più che positivo e confidando in una sorta di "rivoluzione". "Stiamo lavorando e la situazione in città migliora. I napoletani si renderanno conto, un po' alla volta, del lavoro che stiamo facendo. Non intendo informare preventivamente di tutti i passi che facciamo perché sono passi importanti e rivoluzionari e, siccome gli ostacoli non sono pochi, vogliamo che i cittadini sappiano un po' alla volta. Poi - ha aggiunto De Magistris - anche i risultati di questi giorni preferisco non commentarli perché dobbiamo consolidare e assestare il lavoro che stiamo facendo".

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Il Codacons contro la Lega Nord per il no al decreto rifiuti

di: Rosario Scavetta

ROMA - Il Codacons presentera' una denuncia al Tribunale dei ministri e alla Procura della Repubblica di Napoli contro i ministri della Lega Nord, ipotizzando i reati di concorso in omissione di atti dovuti ed epidemia colposa. "La strenua opposizione della Lega al decreto del Governo sull'emergenza rifiuti, rappresenta un atto amministrativo, che si concretizzera' all'interno di un organo non politico quale e' il Consiglio dei ministri e come tale puo' essere contestato nelle sedi opportune - spiega il Codacons -. Di fronte alla gravissima situazione di Napoli, opporsi al trasferimento dei rifiuti nelle altre regioni italiane contribuisce ad alimentare l'emergenza e ad accrescere il pericolo di epidemie e danni alla salute per i cittadini. Per tale motivo domani depositeremo una denuncia contro la decisione della Lega e dei ministri che appartengono al partito di non votare il decreto in Consiglio dei ministri, e chiederemo alla Procura e al Tribunale dei ministri di indagare per concorso in omissione di atti dovuti ed epidemia colposa.

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di: Rosario Scavetta

ROMA - Il Codacons presentera' una denuncia al Tribunale dei ministri e alla Procura della Repubblica di Napoli contro i ministri della Lega Nord, ipotizzando i reati di concorso in omissione di atti dovuti ed epidemia colposa. "La strenua opposizione della Lega al decreto del Governo sull'emergenza rifiuti, rappresenta un atto amministrativo, che si concretizzera' all'interno di un organo non politico quale e' il Consiglio dei ministri e come tale puo' essere contestato nelle sedi opportune - spiega il Codacons -. Di fronte alla gravissima situazione di Napoli, opporsi al trasferimento dei rifiuti nelle altre regioni italiane contribuisce ad alimentare l'emergenza e ad accrescere il pericolo di epidemie e danni alla salute per i cittadini. Per tale motivo domani depositeremo una denuncia contro la decisione della Lega e dei ministri che appartengono al partito di non votare il decreto in Consiglio dei ministri, e chiederemo alla Procura e al Tribunale dei ministri di indagare per concorso in omissione di atti dovuti ed epidemia colposa.

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III Trofeo del Mediterraneo


http://www.youtube.com/watch?v=_ipnpxfBVoY


Triangolare di Calcio "14 Agosto 1861", al campo sportivo "G. Ocone" - Ponte (BN) fatta il 16 Giugno alle ore 15:00.

Le squadre partecipanti al triangolare sono state le seguenti:
* ASD Regno delle due Sicilie;
* ASD Casalduni;
* ASD Atletico Pontelandolfo .

Organizzata da:
* Associazione Turistica "Pro-Loco Casalduni";
* Istituto Scolastico Casalduni;
* Comune di Casalduni.

Con il Patrocinio di:
* Amministrazione Comunale di Casalduni;
* Istituto Scolastico di Casalduni.

Con la partecipazione di:
* Amministrazione Comunale di Pontelandolfo;
* Amministrazione Comunale di Ponte;
* Pro-Loco Ponte;
* UNPLI Provinciale Benevento;
* Gruppo Sannita Partito del Sud;
* Comitato Civico di Pontelandolfo.

A tale organizzazione è stata presente anche il Movimento Neoborbonico e l'Assciazione RDS - Rinascita del Sud Attivisti Neoborbonici.

Le riprese ed il montaggio video è stato eseguito dal Coordinatore Raffaele Sabbatino.

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http://www.youtube.com/watch?v=_ipnpxfBVoY


Triangolare di Calcio "14 Agosto 1861", al campo sportivo "G. Ocone" - Ponte (BN) fatta il 16 Giugno alle ore 15:00.

Le squadre partecipanti al triangolare sono state le seguenti:
* ASD Regno delle due Sicilie;
* ASD Casalduni;
* ASD Atletico Pontelandolfo .

Organizzata da:
* Associazione Turistica "Pro-Loco Casalduni";
* Istituto Scolastico Casalduni;
* Comune di Casalduni.

Con il Patrocinio di:
* Amministrazione Comunale di Casalduni;
* Istituto Scolastico di Casalduni.

Con la partecipazione di:
* Amministrazione Comunale di Pontelandolfo;
* Amministrazione Comunale di Ponte;
* Pro-Loco Ponte;
* UNPLI Provinciale Benevento;
* Gruppo Sannita Partito del Sud;
* Comitato Civico di Pontelandolfo.

A tale organizzazione è stata presente anche il Movimento Neoborbonico e l'Assciazione RDS - Rinascita del Sud Attivisti Neoborbonici.

Le riprese ed il montaggio video è stato eseguito dal Coordinatore Raffaele Sabbatino.

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Asia, Raphael Rossi: "Così cercheremo di cambiare"


http://www.youtube.com/watch?v=4UlsJIEvSlw&feature=feedu


Da una decina di giorni Raphael Rossi è presidente dell'Asia, la società del comune di Napoli che si occupa di raccogliere i rifiuti nella città. " Dopo la prima delibera - racconta Rossi - che porta, nei prossimi tre mesi, da 150 mila a 320 mila gli abitanti coperti dalla raccolta differenziata porta a porta, l'ultima ordinanza prosegue in questa direzione". La strategia è quella di creare un modello di gestione rifiuti a Napoli, nonostante l'emergenza soffochi il capoluogo partenopeo. L'ultimo provvedimento avvia isole ecologiche in città, centri comunali di conferimento, dove i cittadini possono portare rifiuti differenziati, ma anche pericolosi. Non mancano i problemi per la società Asia che Rossi individua in tre questioni aperte, sottolineando lo straordinario impegno degli operatori. La prima difficoltà riguarda l'impiantistica di smaltimento, tema che chiama in causa l'immobilismo della provincia. Il secondo problema è di natura finanziaria: Asia manca di una liquidità necessaria per le spese ordinarie, a partire dalla manutenzione dei mezzi, a medio termine il comune ha garantito un importante sostegno economico. La terza riguarda gli appaltatori privati che gestiscono la raccolta dei rifiuti in una parte della città che "In queste settimane - denuncia Rossi - non hanno sempre svolto nel modo migliore il servizio". Sulla possibile regia per bloccare il cambiamento avviato, Rossi sottolinea anomale coincidenze come ' i dieci incendi che contemporaneamente sono stati appiccati in diverse parti della città, ma né questo, né altro, fermerà il nostro lavoro e il progetto di cambiamento". di Nello Trocchia

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http://www.youtube.com/watch?v=4UlsJIEvSlw&feature=feedu


Da una decina di giorni Raphael Rossi è presidente dell'Asia, la società del comune di Napoli che si occupa di raccogliere i rifiuti nella città. " Dopo la prima delibera - racconta Rossi - che porta, nei prossimi tre mesi, da 150 mila a 320 mila gli abitanti coperti dalla raccolta differenziata porta a porta, l'ultima ordinanza prosegue in questa direzione". La strategia è quella di creare un modello di gestione rifiuti a Napoli, nonostante l'emergenza soffochi il capoluogo partenopeo. L'ultimo provvedimento avvia isole ecologiche in città, centri comunali di conferimento, dove i cittadini possono portare rifiuti differenziati, ma anche pericolosi. Non mancano i problemi per la società Asia che Rossi individua in tre questioni aperte, sottolineando lo straordinario impegno degli operatori. La prima difficoltà riguarda l'impiantistica di smaltimento, tema che chiama in causa l'immobilismo della provincia. Il secondo problema è di natura finanziaria: Asia manca di una liquidità necessaria per le spese ordinarie, a partire dalla manutenzione dei mezzi, a medio termine il comune ha garantito un importante sostegno economico. La terza riguarda gli appaltatori privati che gestiscono la raccolta dei rifiuti in una parte della città che "In queste settimane - denuncia Rossi - non hanno sempre svolto nel modo migliore il servizio". Sulla possibile regia per bloccare il cambiamento avviato, Rossi sottolinea anomale coincidenze come ' i dieci incendi che contemporaneamente sono stati appiccati in diverse parti della città, ma né questo, né altro, fermerà il nostro lavoro e il progetto di cambiamento". di Nello Trocchia

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domenica 26 giugno 2011

L’oncologo Giordano: crisi rifiuti, aumento tumori e DNA a rischio in Campania

«Dna in città rovinato dalla crisi rifiuti». L’oncologo Antonio Giordano: «ogni anno 40mila tumori in più. Aumentano le patologie, ma non c’è un registro»


Lo scorso lunedì si è presentato in punta di piedi all’Hotel Caracciolo, per un convegno sui rifiuti organizzato dall’Unione sindacale di base. Lo scienziato Antonio Giordano, origine napoletana ma americano di adozione, direttore dello Sbarro Institute di Philadelphia, presidente della Human Health Foundation e professore di Anatomia patologica presso il dipartimento di Patologia umana ed oncologia dell’Università degli Studi di Siena, ha gridato parole forti sulla condizione sanitaria dei cittadini napoletani e di tutta la regione: «In Campania ogni anno aumentano i tumori e non sono stati in grado nemmeno di istituire il registro regionale». Professore, sull’incremento delle malattie tumorali lei ha parlato di debolezza genetica. Perché? «Il mio ragionamento è molto semplice. I nostri studi hanno constatato un costante aumento dei tumori nella nostra regione: 40mila casi in più all’anno. La causa può avere una doppia origine: la vicinanza dei cittadini ai siti dove si trovano rifiuti e sostanze tossiche o un progressivo indebolimento genetico negli ultimi quarant’anni. Potremmo dire una sorta di Dna colabrodo».

LA SPIEGAZIONE DELLO SCIENZIATO – Qual è la sua ipotesi? «Credo che il gene sia perennemente esposto alla tossicità dell’immondizia e delle discariche. Come a Pianura, ad esempio, dove è stata anche accertata la presenza di sostanze altamente inquinanti provenienti dal Nord. Credo si stia perdendo parecchio tempo». Cosa si può fare nell’immediato? «Bonifica e prevenzione. In Texas, da quando hanno iniziato le opere di risanamento del territorio, le malformazioni sono diminuite del 40 per cento. Se pensiamo che per ridurre la malattie tumorali occorre molto più tempo, è chiaro chebisogna iniziare subito. E poi servono strutture per le attività di prevenzione. Purtroppo, si sta scontando un fortissimo ritardo per quanto riguarda il Registro dei tumori che è fermo da quasi un anno. E se queste sono le basi, dove vogliamo andare?». Dopo tanti anni negli States ha deciso di riportare la ricerca nel suo Paese. Quali problemi ha riscontrato? «Innanzitutto amo Napoli e proverò a portare avanti i miei studi anche qui. Purtroppo c’è un’invadenza della politica nel campo della medicina. Ad andare avanti, spesso, non sono le competenze e la bravura ma il rapporto clientelare. Mi sono convinto che non si tratta di questa o quella parte politica, perché in Campania ho riscontrato una certa continuità con il passato. Quando ho pubblicato lo studio sull’aumento dei tumori sono state sollevate polemiche che mi hanno sorpreso. Ho capito che nelle istituzioni sanitarie sta venendo a mancare la competenza, il dialogo e il rigore scientifico». Alla luce dell’allarme che ha lanciato: cosa chiede al nuovo sindaco di Napoli? «Dico che il cambiamento non è solo uno slogan: scelga le eccellenze e gli uomini giusti, al di fuori degli interessi forti e di parte».
(Giuseppe Manzo, CorMez)

Fonte:La Vocedell'emergenza blog

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«Dna in città rovinato dalla crisi rifiuti». L’oncologo Antonio Giordano: «ogni anno 40mila tumori in più. Aumentano le patologie, ma non c’è un registro»


Lo scorso lunedì si è presentato in punta di piedi all’Hotel Caracciolo, per un convegno sui rifiuti organizzato dall’Unione sindacale di base. Lo scienziato Antonio Giordano, origine napoletana ma americano di adozione, direttore dello Sbarro Institute di Philadelphia, presidente della Human Health Foundation e professore di Anatomia patologica presso il dipartimento di Patologia umana ed oncologia dell’Università degli Studi di Siena, ha gridato parole forti sulla condizione sanitaria dei cittadini napoletani e di tutta la regione: «In Campania ogni anno aumentano i tumori e non sono stati in grado nemmeno di istituire il registro regionale». Professore, sull’incremento delle malattie tumorali lei ha parlato di debolezza genetica. Perché? «Il mio ragionamento è molto semplice. I nostri studi hanno constatato un costante aumento dei tumori nella nostra regione: 40mila casi in più all’anno. La causa può avere una doppia origine: la vicinanza dei cittadini ai siti dove si trovano rifiuti e sostanze tossiche o un progressivo indebolimento genetico negli ultimi quarant’anni. Potremmo dire una sorta di Dna colabrodo».

LA SPIEGAZIONE DELLO SCIENZIATO – Qual è la sua ipotesi? «Credo che il gene sia perennemente esposto alla tossicità dell’immondizia e delle discariche. Come a Pianura, ad esempio, dove è stata anche accertata la presenza di sostanze altamente inquinanti provenienti dal Nord. Credo si stia perdendo parecchio tempo». Cosa si può fare nell’immediato? «Bonifica e prevenzione. In Texas, da quando hanno iniziato le opere di risanamento del territorio, le malformazioni sono diminuite del 40 per cento. Se pensiamo che per ridurre la malattie tumorali occorre molto più tempo, è chiaro chebisogna iniziare subito. E poi servono strutture per le attività di prevenzione. Purtroppo, si sta scontando un fortissimo ritardo per quanto riguarda il Registro dei tumori che è fermo da quasi un anno. E se queste sono le basi, dove vogliamo andare?». Dopo tanti anni negli States ha deciso di riportare la ricerca nel suo Paese. Quali problemi ha riscontrato? «Innanzitutto amo Napoli e proverò a portare avanti i miei studi anche qui. Purtroppo c’è un’invadenza della politica nel campo della medicina. Ad andare avanti, spesso, non sono le competenze e la bravura ma il rapporto clientelare. Mi sono convinto che non si tratta di questa o quella parte politica, perché in Campania ho riscontrato una certa continuità con il passato. Quando ho pubblicato lo studio sull’aumento dei tumori sono state sollevate polemiche che mi hanno sorpreso. Ho capito che nelle istituzioni sanitarie sta venendo a mancare la competenza, il dialogo e il rigore scientifico». Alla luce dell’allarme che ha lanciato: cosa chiede al nuovo sindaco di Napoli? «Dico che il cambiamento non è solo uno slogan: scelga le eccellenze e gli uomini giusti, al di fuori degli interessi forti e di parte».
(Giuseppe Manzo, CorMez)

Fonte:La Vocedell'emergenza blog

 
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