domenica 6 dicembre 2009

L’uranio impoverito in Iraq


L’avvelenata eredità di guerra in Irak e l’uranio, di David MacGregor

Hegel (precisiamo che non è tra i nostri autori preferiti… ndr) ha messo in rilievo la comparsa del ”mal concreto” nella storia, cioè la comparsa dell’imperversare ad intermittenza della malvagità umana che applicata su larga scala è capace di distruggere intere società. Hegel nota che alcuni autori di crimini planetari storici nascono unicamente dalla passione, dall’amor proprio e dall’avidità dell’odio e che questi autori ignorano completamente ”l’ordine, la moderazione, la giustizia e la moralità” (1). L’aggressione contro l‘Irak è iniziata con la prima guerra del Golfo . Questa ha raggiunto il suo parossismo quando alcuni attacchi ”d’urto e terrore” lanciati dagli eserciti statunitense e britannico nel 2003 e proseguiti ancor oggi quasi vent’anni dopo, manifestarono un orribile esempio di cattiveria estrema in uno scenario dantesco.
Il fondamentale libro di Abdul-Haq Al-Ani e Joanne Baker, descrive una spaventosa impresa criminale che si sta realizzando unicamente in Irak: la contaminazione premeditata della nazione irakena, del suo popolo e del suo ambiente naturale attraverso le radiazioni finora sconosciute, attuate da un’arma di distruzione di massa che è strumento di guerra implacabile, confezionato a partire da una discarica mondiale praticamente inesauribile di uranio impoverito.
Alla fine di febbraio 1991 le inquietanti fotografie della stampa e le immagini televisive dell’ ”Autostrada della morte” mostravano le vedute del deserto con i veicoli irakeni civili e militari carbonizzati e accartocciati , distrutti a sangue freddo da colpi inferti dagli aerei statunitensi durante l’uscita precipitosa di Saddam Hussein dal Kuwait. All’epoca, molti pensavano che il mondo sarebbe stato sicuramente disgustato da una tale barbaria. Ma la sola vista di quelle immagini sarebbe stata sufficiente a rafforzare il sentimento popolare contro la guerra, incitando i combattenti alla pace? La sequela di crudeltà sulla strada che và dal Kuwait a Bassora era il segnale d’inizio di una crociata che si sarebbe svolta durante la maggior parte dei due decenni successivi. E nessuna fotografia, nessun video televisivo, nemmeno il senso della vista, del gusto, della sensibilità e dell’odorato dei testimoni sul posto avrebbe potuto rivelare la segreta perversità di quelle virulenti immagini dei mortali detriti radioattivi e tossici emessi come nuvole di vapore invisibile dai missili, dalle granate e da altre armi all’uranio impoverito, che avrebbero in seguito contaminato la regione del Golfo per almeno un millennio.
Nel 1988 , dichiarando che Saddam Hussein era”peggio di Hitler”, George HW Bush instaurò un’offensiva di propaganda diffamante e di gran successo contro il popolo irakeno. La calunnia contro l’Irak si è protratta fino ad oggi nella sua incapacità di sollecitare una protezione contro l’avvelenamento radioattivo e chimico dell’uranio impoverito o anche nell’effettuare e far conoscere al pubblico le ricerche scientifiche sul pericolo di contaminazione per gli esseri umani e e per gli animali. Il libro ci descrive come i governi statunitense e britannico si preoccupino seriamente dei depositi di uranio impoverito solo se si tratta del proprio territorio e dei suoi cittadini. La nazione irakena è diventata una gigantesca colonia di sperimentazione che serve a misurare il pericolo degli irradiamenti ionizzanti e la tossicità associata alla dispersione irresponsabile di uranio impoverito.
Da un punto di vista puramente militare, l’uranio impoverito ha un ottimo rapporto qualità-prezzo(2) Si tratta di uno scarto radioattivo dei reattori nucleari e delle fabbriche di armi nucleari. I fornitori sono impazienti di sbarazzarsene, perché la sua cessione gratuita ai militari è un’attraente alternativa con un costo proibitivo di smaltimento senza pericolo di “scarti nucleari”. L’uranio impoverito è chimicamente tossico allo stesso livello del piombo ma è quasi due volte più denso e molto più duro. L’uranio impoverito si profila da solo: trapassa le materie più dure aumentando la sua capacità di penetrazione.A gran velocità, l’uranio impoverito brucia attraversando i bersagli compatti come la blindatura dei carri armati e fuoriesce dall’altra parte con un’intensa esplosione di fuoco e di gas mortali.Come riferito da questo libro, dal 1991, più di 2000 tonnellate di uranio impoverito bruciato, esploso e polverizzato sono state disperse in Iraq dagli eserciti statunitense e britannico.
Dal 1991, davanti al mondo indifferente, l’imperialismo occidentale ha imposto un embargo totale nei confronti dell’Irak: è la prima volta nella storia moderna che una nazione viene completamente isolata dal commercio estero e dalle comunicazioni. Solo gli assedi dei barbari nel Medioevo somigliano vagamente a questo spettacolo di sofferenza in Irak. Anche sotto il profilo scientifico e di ricerca l’Irak ha dovuto soccombere. Senza un minimo motto di dissidenza da parte della comunità internazionale, per i ricercatori e per gli scrittori irakeni, l’imperialismo ha proscritto non solo gli elementi vitali e necessari alla ricerca, ma anche le fonti internazionali della ricerca scientifica e la loro diffusione.
Abdul-Haq Al-Ani e Joanne Baker sostengono in quest’opera un calcolo scientifico iniziale di spoliazioni all’uranio impoverito dietro la cortina dell’uranio(3). Gli autori non sostengono apertamente che il cattivo stato di salute della popolazione irakena sia interamente dovuto alla contaminazione dell’uranio impoverito. Tuttavia,svariati motivi sono dietro l’enorme aumento delle malattie, specialmente oncologiche e correlate a malformazioni neonatali tra gli Irakeni. L’imperialismo statunitense e quello britannico hanno distrutto l’infrastruttura sociale del paese, in particolare le installazioni per il trattamento delle acque, le centrali elettriche, i mercati delle provviste, gli ospedali e le scuole. Gli incendi incontrollati per la combustione del petrolio hanno inquinato l’aria. Vittima della malnutrizione e delle sorgenti di acqua contaminata, il sistema immunitario di molti bambini ha subito un drastico calo. Anche la farsa del processo e dell’assassinio di Saddam Hussein non hanno soddisfatto l’invasore occidentale. Dopo l’eliminazione del leader irakeno, l’embargo è rimasto e l’infrastruttura si è deteriorata ed è peggiorata a livelli ante guerra, periodo in cui l’Irak beneficiava di un servizio sanitario composto da 34.000 medici registrati. Nel 2006, erano già fuggiti 20.000 medici. I duemila medici rimasti sono stati uccisi e 250 sono stari rimossi dal loro incarico. Nel 2007, 8 milioni di Irakeni avevano bisogno del pronto soccorso e più della metà dei 22 milioni di abitanti era nella povertà più assoluta. La Croce Rossa ha segnalato l’anno scorso che la situazione umanitaria in Irak è tra le più critiche del globo.
Gi apologisti parlano di un ”fallimento” della politica statunitense e britannica in Irak, dell’impotenza dell’occupante di costruire un sistema democratico stabile per rimpiazzare l’ordine del partito Baas sotto Saddam Hussein(4). Ma la pace e la sicurezza non sono mai state nel programma del militarismo statunitense e britannico. Il loro lavoro consiste nel depredare, nel dividere, nell’avvilire e nel paralizzare l’Irak per assicurare che questo paese non si beffasse mai più del dominio e del potere supremo occidentale..
Secondo la Convenzione del 1948 sulla prevenzione del genocidio, il crimine del genocidio comprende gli atti commessi con l’intenzione di distruggere un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. Questi atti comprendono il massacro dei membri di un gruppo, l’oltraggio grave all’integrità fisica o mentale dei membri del gruppo e l’azione di infliggere deliberate condizioni destinate a distruggere il gruppo nella sua totalità o in parte. Gli autori del libro presentano prove convincenti sull’uso scriteriato dell’uranio impoverito in Irak fatto dalla potenza occupante così come le ripercussioni dell’embargo e dell’invasione, sono conformi ai rudimenti della definizione di genocidio.
Questo libro include i risultati tratti da studi controllati da scienziati irakeni, sulla relazione tra la presenza dell’uranio impoverito, le radiazioni ionizzanti e il tasso di patologie maligne contratte in condizioni estremamente sfavorevoli dai 7 ai 10 anni dopo l’aggressione del 1991.Questi studi epidemiologici e le misure degli irradiamenti elevati sono per forza rudimentali e incompleti. Tuttavia, associati ai rapporti documentati sulle malformazioni neonatali e sulle patologie oncologiche legate all’esposizione delle radiazioni dall’invasione del 2003 (di cui un aumento marcato del carcinoma mammario tra le donne Irakene) questi studi sono i primi a presentare un quadro estremamente inquietante. Alcune prove allarmanti rivelate dagli autori di questo libro costituiscono una raccolta ben articolata sul genocidio in Irak, messo in atto dagli invasori statunitensi e britannici grazie al ricorso indiscriminato di armi rinforzate all’uranio impoverito.

Note:
(1) Lectures on the Philosophy of World History.Introduction:Reason in History. Trans.H.B.Nisbet.Cambridge: Cambridge University Press 1975 p.21
(2) Per un riassunto utile delle problematiche relative l’uranio impoverito, vedere Rob White Depleted Uranium, state crime and the politics of knowing Theoretical Criminology. vol.12 (1):31-54,2008
(3) La Commissione sull’energia atomica statunitense ha fatto scoppiare la prima bomba all’idrogeno deliverable ( lanciabile dall’aereo) nel 1954 sulle Isole Marshall, sotto il nome in codice Bravo.Le radiazioni mortali dell’enorme palla di fuoco nucleare si abbatterono sugli abitanti delle isole, sugli scienziati e sul personale dell’esercito statunitense. L’amministrazione di Eisenhower tentò in vano di soffocare la notizia della catastrofe. L’occultamento operato dagli Stati Uniti fu soprannominato The uranium curtain(La cortina dell’uranio) dai suoi censori. Citato da Shane Maddock nel The Fourth CountryProblem:Eisenhower’s Nuclear Nonproliferation Policy pubblicazione trimestrale degli Studi Presidenziali; estate 1998; 28,3 p.555 Ad esempio Daniel Byman, An autopsy of the Irak Debacle:Policy Failure or Bridge Too Far? Security Study 17:599-643, 2008

(Fonte: www.mondialisatio.ca, traduzione: Stella Bianchi, italiasocilae.org, segnalato dalla rassegna stampa di Arianna Editrice del 3.12.2009)

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Il materiale da noi pubblicato è liberamente diffondibile, è gradita la citazione della fonte: http://www.centrostudifederici.org
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L’avvelenata eredità di guerra in Irak e l’uranio, di David MacGregor

Hegel (precisiamo che non è tra i nostri autori preferiti… ndr) ha messo in rilievo la comparsa del ”mal concreto” nella storia, cioè la comparsa dell’imperversare ad intermittenza della malvagità umana che applicata su larga scala è capace di distruggere intere società. Hegel nota che alcuni autori di crimini planetari storici nascono unicamente dalla passione, dall’amor proprio e dall’avidità dell’odio e che questi autori ignorano completamente ”l’ordine, la moderazione, la giustizia e la moralità” (1). L’aggressione contro l‘Irak è iniziata con la prima guerra del Golfo . Questa ha raggiunto il suo parossismo quando alcuni attacchi ”d’urto e terrore” lanciati dagli eserciti statunitense e britannico nel 2003 e proseguiti ancor oggi quasi vent’anni dopo, manifestarono un orribile esempio di cattiveria estrema in uno scenario dantesco.
Il fondamentale libro di Abdul-Haq Al-Ani e Joanne Baker, descrive una spaventosa impresa criminale che si sta realizzando unicamente in Irak: la contaminazione premeditata della nazione irakena, del suo popolo e del suo ambiente naturale attraverso le radiazioni finora sconosciute, attuate da un’arma di distruzione di massa che è strumento di guerra implacabile, confezionato a partire da una discarica mondiale praticamente inesauribile di uranio impoverito.
Alla fine di febbraio 1991 le inquietanti fotografie della stampa e le immagini televisive dell’ ”Autostrada della morte” mostravano le vedute del deserto con i veicoli irakeni civili e militari carbonizzati e accartocciati , distrutti a sangue freddo da colpi inferti dagli aerei statunitensi durante l’uscita precipitosa di Saddam Hussein dal Kuwait. All’epoca, molti pensavano che il mondo sarebbe stato sicuramente disgustato da una tale barbaria. Ma la sola vista di quelle immagini sarebbe stata sufficiente a rafforzare il sentimento popolare contro la guerra, incitando i combattenti alla pace? La sequela di crudeltà sulla strada che và dal Kuwait a Bassora era il segnale d’inizio di una crociata che si sarebbe svolta durante la maggior parte dei due decenni successivi. E nessuna fotografia, nessun video televisivo, nemmeno il senso della vista, del gusto, della sensibilità e dell’odorato dei testimoni sul posto avrebbe potuto rivelare la segreta perversità di quelle virulenti immagini dei mortali detriti radioattivi e tossici emessi come nuvole di vapore invisibile dai missili, dalle granate e da altre armi all’uranio impoverito, che avrebbero in seguito contaminato la regione del Golfo per almeno un millennio.
Nel 1988 , dichiarando che Saddam Hussein era”peggio di Hitler”, George HW Bush instaurò un’offensiva di propaganda diffamante e di gran successo contro il popolo irakeno. La calunnia contro l’Irak si è protratta fino ad oggi nella sua incapacità di sollecitare una protezione contro l’avvelenamento radioattivo e chimico dell’uranio impoverito o anche nell’effettuare e far conoscere al pubblico le ricerche scientifiche sul pericolo di contaminazione per gli esseri umani e e per gli animali. Il libro ci descrive come i governi statunitense e britannico si preoccupino seriamente dei depositi di uranio impoverito solo se si tratta del proprio territorio e dei suoi cittadini. La nazione irakena è diventata una gigantesca colonia di sperimentazione che serve a misurare il pericolo degli irradiamenti ionizzanti e la tossicità associata alla dispersione irresponsabile di uranio impoverito.
Da un punto di vista puramente militare, l’uranio impoverito ha un ottimo rapporto qualità-prezzo(2) Si tratta di uno scarto radioattivo dei reattori nucleari e delle fabbriche di armi nucleari. I fornitori sono impazienti di sbarazzarsene, perché la sua cessione gratuita ai militari è un’attraente alternativa con un costo proibitivo di smaltimento senza pericolo di “scarti nucleari”. L’uranio impoverito è chimicamente tossico allo stesso livello del piombo ma è quasi due volte più denso e molto più duro. L’uranio impoverito si profila da solo: trapassa le materie più dure aumentando la sua capacità di penetrazione.A gran velocità, l’uranio impoverito brucia attraversando i bersagli compatti come la blindatura dei carri armati e fuoriesce dall’altra parte con un’intensa esplosione di fuoco e di gas mortali.Come riferito da questo libro, dal 1991, più di 2000 tonnellate di uranio impoverito bruciato, esploso e polverizzato sono state disperse in Iraq dagli eserciti statunitense e britannico.
Dal 1991, davanti al mondo indifferente, l’imperialismo occidentale ha imposto un embargo totale nei confronti dell’Irak: è la prima volta nella storia moderna che una nazione viene completamente isolata dal commercio estero e dalle comunicazioni. Solo gli assedi dei barbari nel Medioevo somigliano vagamente a questo spettacolo di sofferenza in Irak. Anche sotto il profilo scientifico e di ricerca l’Irak ha dovuto soccombere. Senza un minimo motto di dissidenza da parte della comunità internazionale, per i ricercatori e per gli scrittori irakeni, l’imperialismo ha proscritto non solo gli elementi vitali e necessari alla ricerca, ma anche le fonti internazionali della ricerca scientifica e la loro diffusione.
Abdul-Haq Al-Ani e Joanne Baker sostengono in quest’opera un calcolo scientifico iniziale di spoliazioni all’uranio impoverito dietro la cortina dell’uranio(3). Gli autori non sostengono apertamente che il cattivo stato di salute della popolazione irakena sia interamente dovuto alla contaminazione dell’uranio impoverito. Tuttavia,svariati motivi sono dietro l’enorme aumento delle malattie, specialmente oncologiche e correlate a malformazioni neonatali tra gli Irakeni. L’imperialismo statunitense e quello britannico hanno distrutto l’infrastruttura sociale del paese, in particolare le installazioni per il trattamento delle acque, le centrali elettriche, i mercati delle provviste, gli ospedali e le scuole. Gli incendi incontrollati per la combustione del petrolio hanno inquinato l’aria. Vittima della malnutrizione e delle sorgenti di acqua contaminata, il sistema immunitario di molti bambini ha subito un drastico calo. Anche la farsa del processo e dell’assassinio di Saddam Hussein non hanno soddisfatto l’invasore occidentale. Dopo l’eliminazione del leader irakeno, l’embargo è rimasto e l’infrastruttura si è deteriorata ed è peggiorata a livelli ante guerra, periodo in cui l’Irak beneficiava di un servizio sanitario composto da 34.000 medici registrati. Nel 2006, erano già fuggiti 20.000 medici. I duemila medici rimasti sono stati uccisi e 250 sono stari rimossi dal loro incarico. Nel 2007, 8 milioni di Irakeni avevano bisogno del pronto soccorso e più della metà dei 22 milioni di abitanti era nella povertà più assoluta. La Croce Rossa ha segnalato l’anno scorso che la situazione umanitaria in Irak è tra le più critiche del globo.
Gi apologisti parlano di un ”fallimento” della politica statunitense e britannica in Irak, dell’impotenza dell’occupante di costruire un sistema democratico stabile per rimpiazzare l’ordine del partito Baas sotto Saddam Hussein(4). Ma la pace e la sicurezza non sono mai state nel programma del militarismo statunitense e britannico. Il loro lavoro consiste nel depredare, nel dividere, nell’avvilire e nel paralizzare l’Irak per assicurare che questo paese non si beffasse mai più del dominio e del potere supremo occidentale..
Secondo la Convenzione del 1948 sulla prevenzione del genocidio, il crimine del genocidio comprende gli atti commessi con l’intenzione di distruggere un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. Questi atti comprendono il massacro dei membri di un gruppo, l’oltraggio grave all’integrità fisica o mentale dei membri del gruppo e l’azione di infliggere deliberate condizioni destinate a distruggere il gruppo nella sua totalità o in parte. Gli autori del libro presentano prove convincenti sull’uso scriteriato dell’uranio impoverito in Irak fatto dalla potenza occupante così come le ripercussioni dell’embargo e dell’invasione, sono conformi ai rudimenti della definizione di genocidio.
Questo libro include i risultati tratti da studi controllati da scienziati irakeni, sulla relazione tra la presenza dell’uranio impoverito, le radiazioni ionizzanti e il tasso di patologie maligne contratte in condizioni estremamente sfavorevoli dai 7 ai 10 anni dopo l’aggressione del 1991.Questi studi epidemiologici e le misure degli irradiamenti elevati sono per forza rudimentali e incompleti. Tuttavia, associati ai rapporti documentati sulle malformazioni neonatali e sulle patologie oncologiche legate all’esposizione delle radiazioni dall’invasione del 2003 (di cui un aumento marcato del carcinoma mammario tra le donne Irakene) questi studi sono i primi a presentare un quadro estremamente inquietante. Alcune prove allarmanti rivelate dagli autori di questo libro costituiscono una raccolta ben articolata sul genocidio in Irak, messo in atto dagli invasori statunitensi e britannici grazie al ricorso indiscriminato di armi rinforzate all’uranio impoverito.

Note:
(1) Lectures on the Philosophy of World History.Introduction:Reason in History. Trans.H.B.Nisbet.Cambridge: Cambridge University Press 1975 p.21
(2) Per un riassunto utile delle problematiche relative l’uranio impoverito, vedere Rob White Depleted Uranium, state crime and the politics of knowing Theoretical Criminology. vol.12 (1):31-54,2008
(3) La Commissione sull’energia atomica statunitense ha fatto scoppiare la prima bomba all’idrogeno deliverable ( lanciabile dall’aereo) nel 1954 sulle Isole Marshall, sotto il nome in codice Bravo.Le radiazioni mortali dell’enorme palla di fuoco nucleare si abbatterono sugli abitanti delle isole, sugli scienziati e sul personale dell’esercito statunitense. L’amministrazione di Eisenhower tentò in vano di soffocare la notizia della catastrofe. L’occultamento operato dagli Stati Uniti fu soprannominato The uranium curtain(La cortina dell’uranio) dai suoi censori. Citato da Shane Maddock nel The Fourth CountryProblem:Eisenhower’s Nuclear Nonproliferation Policy pubblicazione trimestrale degli Studi Presidenziali; estate 1998; 28,3 p.555 Ad esempio Daniel Byman, An autopsy of the Irak Debacle:Policy Failure or Bridge Too Far? Security Study 17:599-643, 2008

(Fonte: www.mondialisatio.ca, traduzione: Stella Bianchi, italiasocilae.org, segnalato dalla rassegna stampa di Arianna Editrice del 3.12.2009)

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Il materiale da noi pubblicato è liberamente diffondibile, è gradita la citazione della fonte: http://www.centrostudifederici.org
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