martedì 15 settembre 2009

LA SICILIA PATTUMIERA D’ITALIA.





di Nello Russo


L’inquinamento ambientale è un dramma moderno e stravolgente, che ha assunto dimensioni incalcolabili in Sicilia, specialmente nelle aree dove trovano posto gli stabilimenti petrolchimici.

Nel “paniere” degli inquinanti considerati cancerogeni, mutageni, teratogeni e neurotossici, inventariato fra le emissioni del registro INES (http://www.eper.sinanet.apat.it/site/it-IT/), sono stati inseriti i furani, le diossine, il mercurio, gli idrocarburi policiclici aromatici, il benzene, i pbc, il piombo, l’arsenico (tutti inquinanti che vengono emessi nell’aria e nell’acqua) e che sono considerati, per la loro elevata pericolosità, indicatori della potenziale compromissione ambientale. Forse non tutti sanno che le emissioni di questo tipo molto spesso sfuggono alle rilevazioni delle centraline urbane di monitoraggio, che solitamente sono tarate per registrare nell’aria circostante solo i cosiddetti macroinquinanti, mentre le altre emissioni microinquinanti per eccellenza, non potendo essere rilevate con i sistemi classici in automatico, devono necessariamente essere monitorate con attrezzature più specializzate e mediante procedure particolareggiate. Questo vuol dire che l’analisi del territorio, sviluppata mediante i sistemi tradizionali, non sempre corrisponde ai dati reali, dai quali sono esclusi i dati invisibili, quelli cioè che, o per difetto di strumentazione, o perchè si fondano esclusivamente sulle autodichiarazioni delle aziende, o perchè sono propri delle emissioni illegali non facilmente accertabili, sfuggono al controllo immediato e rendono difficoltoso il perseguimento diretto dei comportamenti illeciti. Resta il fatto, comunque, che l’impatto inquinante delle industrie non è un fatto marginale e che di conseguenza deve essere attenzionato con forza, affinché sia realizzato un controllo puntuale sulle emissioni ad altissimo rischio per la salute pubblica, che sono ormai entrate nel circolo della catena alimentare, nell’aria e nell’acqua.

Non è un caso, ad esempio, che la provincia di Siracusa sia stata annoverata al settimo posto tra quelle in Italia a più alto rischio ambientale, a causa delle elevate emissioni industriali notevolmente inquinanti degli stabilimenti di Augusta e Priolo, secondo un registro Ines (http://www.eper.sinanet.apat.it/site/it-IT/) relativo al 2006. Del resto il problema non è affatto lasciato al caso o alla fantasia, tant’è che sono crescenti purtroppo, in forma esponenziale, i casi di patologie oncologiche, che colpiscono anche gli animali domestici, ed altri ancora di malformazioni del feto. L’area complessivamente interessata abbraccia, chiaramente oltre Augusta, Priolo e Melilli, diversi altri Comuni della cintura industriale, quali Lentini, Carlentini e Francofonte, nella zona Nord, Sortino,Ferla, Cassaro e Buccheri situati sui Monti Iblei e forse altri Comuni dei quali non abbiamo un dato reale e completo. E’ stato giusto al fine di avere maggiore contezza della periodicità fenomenica dei suddetti casi, per elaborare e pubblicare i dati di incidenza, mortalità e sopravvivenza per tumori nella Provincia di Siracusa, che è stato istituito il Registro dei tumori presso l’ A.U.S.L. n°8. Purtroppo però, al di là dell’apparente aspetto statistico, l’indagine svolta dagli operatori e dai medici del Registro non ha prodotto effetti sistemici utili a limitare realmente i danni dell’inquinamento globale della zona sud-orientale della Siclia, dal momento che, a quanto pare, nessuno sta facendo tesoro degli studi svolti, per intervenire nei poli petrolchimici, obbligando le aziende ad applicare quelle tecnologie necessarie a contenere, in una prima fase, le emissioni velenose, fino alla definitiva loro eliminazione. Nello stesso tempo è assolutamente necessario procedere alla bonifica del suolo e del sottosuolo, anche se non è incoraggiante il giudizio del Procuratore della Repubblica di Siracusa (http://www.qds.it/index.php?id=935), espresso in seguito ai risultati delle indagini svolte dai consulenti tecnici della stessa Procura (http://www.qds.it/index.php?id=937).

Una questione preoccupante riguarda la scarsa informazione sulla problematica dell’impatto ambientale dell’industria, dei fattori inquinanti e delle emissioni invisibili, che minacciano gravemente lo stato di salute del territorio siracusano e del suo hinterland e fa più orrore il silenzio delle organizzazioni sindacali e degli organi di governo periferici, i quali tutti preferiscono solo proclamare piuttosto che intervenire. Quando si discute di riconversione, come strumento unico per limitare i danni ambientali ed alla salute delle popolazioni e nel contempo recuperare salubrità nei siti, si percepisce una certa indifferenza perchè si vuole, in verità, non modificare niente e non intervenire strutturalmente per aggredire l’inquinamento, evitando sapientemente di toccare gli interessi economico-finanziari con i quali le holding del petrolio speculano in danno dell’iincolumità generale. Ora, non desta meraviglia il fatto che la politica assecondi questa indifferenza e che, per di più a quanto pare, voglia incrementare il potenziale distruttivo della bomba ecologica del triangolo Augusta, Melilli, Priolo, laddove la Regione Siciliana ha stabilito di installare rigassificatori ed inceneritori, incurante del rischio ambientale, di quello idrogeologico e sismico. Si aggiunga a tutto questo che la giunta provinciale di Siracusa si è espressa favorevolmente alla costruzione del rigassificatore, mentre in precedenza il comitato “No Rigassificatore”, costituito da un gruppo di cittadini del Comune di Melilli, mediante un referndum consultivo aveva ottenuto consensi, visto che i Mellilesi si erano espressi bocciando la costruzione dell’impianto (http://priolo.altervista.org/paginone-melilli-NO-rigassificqatore.htm).

Altri dati sull’inquinamento globale della Sicilia sono stati forniti, mediante la stesura in base ad una ricerca del 2000 di un elenco impressionante di veleni, che gravano come un’ombra opprimente sui 5 milioni di siciliani, dati peraltro ancora oggi non mutati. Più precisamente, è stato individuato nelle raffinerie petrolifere dei poli industriali di Gela, Milazzo e Siracusa il 52% delle emissioni nocive, nelle dodici centrali termoelettriche il 40% e nelle cinque cementerie l’8% (http://www.quotidianodisicilia.it/index.php?id=1325).

A fronte di tutto ciò la giunta regionale sembra avere dato l’assenso politico al governo nazionale, per la costruzione di una centrale nucleare a Termini Imerese nel palermitano, come se non bastassero lo squilibrio ecologico attuale ed il rischio elevatissimo di un forte impatto ambientale aggravato dalla sismicità dell’intera Sicilia. Del resto risulta che né il Presidente della Regione Siciliana, né la sua compagine politico-amministrativa, abbiano dato indicazioni diverse, assentendo tacitamente oltre ogni procedura amministrativa, nè che tanto meno si siano opposti (http://www.affaritaliani.it/economia/nucleare_scajola_termini_imerese020909.html).

Un ulteriore caso relativo all’inquinamento ambientale ed ai suoi effetti devastanti sulla popolazione riguarda, oramai da lungo tempo, la contaminazione di un’area compresa nella contrada Sabuci-S.Demetrio nel territorio del Comune di Lentini, tra l’altro attraversata dalla S.S 194 Ct-Rg molto transitata, nella quale il 12 Luglio 1984 cadde un aereo militare statunitense partito dalla base militare di Sigonella. All’epoca sul fatto fu steso un silenzio preoccupante, fino al punto da mettere all’angolo persino le autorità italiane inquirenti (http://it.peacereporter.net/articolo/8094/Sigonella%2C+in+caduta+libera).

Sembra comunque che, a distanza di 25 anni, la Procura della Repubblica di Siracusa, sfidando gli omissis dei militari americani, stia tentando di svolgere accurate indagini su quell’evento, mentre l’avv. Santi Terranova, legale dell’Associazione lentinese per i bambini leucemici “Manuela e Michele”, ha da qualche tempo presentato in Procura un esposto dettagliato, affinché venga accertato se il crescente fenomeno di malformazioni e di patologie leucemiche ed oncologiche in generale, che coinvolge gli abitanti del comprensorio di Lentini, Carlentini e Francofonte, sia espressamente causato dall’esplosione di quell’aereo e dalla dispersione nel terreno e nell’aria di sostanze altamente contaminanti, tra le quali l’uranio impoverito, all’epoca presumibilmente trasportate. Ed ancora, altre voci, diffuse tra l’opinione pubblica con molta discrezione, indicano nel lago artificiale di Lentini, che si trova a ridosso di quell’area, un possibile enorme contenitore di veleni e di altre sostanze pericolose per la salute pubblica, scaricate sul fondale ancor prima della realizzazione dell’invaso. Si dice che vi siano stati depositati rifiuti ospedalieri, tossici e nocivi e che il sottosuolo sia impregnato di arsenico.

Continuando, va posta l’attenzione su un altro caso ancora, quello che riguarda lo stabilimento “Alba Sud imballaggi”, interamente realizzato con lastre di amianto ed eternit negli anni 70 a Lentini, nel quale si producevano cassette di plastica utilizzate nel campo dell’agrumicultura locale. Per anni vi ha lavorato parecchia gente in condizioni ambientali sicuramente non ottimali, respirando inconsapevomente tutte le polveri emesse dell’amianto. Oggi si trova dismesso, non certo per motivi di sicurezza, di tutela ambientale ed igienico-sanitari, tanto è vero che vi è ancora qualcuno che pensa ad una sua riconversione! quando invece andrebbe demolito con tutti gli accorgimenti e le precauzioni del caso. I Comuni maggiormente esposti al rischio di contaminazione immediata da amianto, a causa anche dell’incuria in cui lo stabilimento è stato lasciato sono Lentini e Carlentini, ma potrebbe non essere escluso un coinvolgimento anche dei Comuni di Francofonte e Scordia, così prossime all’area in cui è sorto. Anche in questo caso anni di religioso silenzio e di spiccata indolenza hanno contraddistinto l’inazione dei Sindaci, dei sindacati e delle forze politiche locali. Orbene, il 2 Agosto scorso nello stabilimento è scoppiato un incendio, domato grazie al tempestivo intervento dei vigili del fuoco, con cui è stato così scongiurato il verificarsi di un disastroso evento dannoso per la salute pubblica.

Insomma, la Sicilia è la pattumiera nazionale! e siccome l’intreccio di politica-sindacato-finanza sembra essere tessuto, per corrispondere alle esigenze dell’impianto politico-economico bipolare, almeno questa è la sensazione, a questo punto è di fondamentale importanza che i cittadini si organizzino oltre ogni schieramento e prestino la massima attenzione alla questione in evidenza, focalizzando l’interesse sulla problematica ambientale e sulla difesa della vita dagli attacchi dell’inquinamento ed intervenendo nei processi relativi all’autorizzazione integrata ambientale (AIA), provvedimento che autorizza l’esercizio di un impianto o di parte di esso a determinate condizioni da rispettare in merito alla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento (IPPC). E’ assolutamente importante, nel contempo, che i prefetti ascoltino le voci non istituzionali dei cittadini e siano maggiormente attenti ai temi fondamentali della tutela ambientale, della sicurezza e della salute della popolazione, sostituendosi ai poteri locali all’occorrenza e intervenendo a fronte della loro inerzia. Bisogna fare in modo che lavoro e occupazione, ambiente e salute siano vagliati nel contesto di un rapporto organico e dinamico, per sfrondare le quotidiane paure dei Siciliani. Affrontare meglio e con dignità la complessa problematica territoriale, facendo in modo che i politici locali non siano lasciati liberi ed indisturbati nell’aggredire il territorio siciliano, con scelte discutibili e sconvenienti, è oramai una necessità ineluttabile.

Fonte:Osservatorio Sicilia

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di Nello Russo


L’inquinamento ambientale è un dramma moderno e stravolgente, che ha assunto dimensioni incalcolabili in Sicilia, specialmente nelle aree dove trovano posto gli stabilimenti petrolchimici.

Nel “paniere” degli inquinanti considerati cancerogeni, mutageni, teratogeni e neurotossici, inventariato fra le emissioni del registro INES (http://www.eper.sinanet.apat.it/site/it-IT/), sono stati inseriti i furani, le diossine, il mercurio, gli idrocarburi policiclici aromatici, il benzene, i pbc, il piombo, l’arsenico (tutti inquinanti che vengono emessi nell’aria e nell’acqua) e che sono considerati, per la loro elevata pericolosità, indicatori della potenziale compromissione ambientale. Forse non tutti sanno che le emissioni di questo tipo molto spesso sfuggono alle rilevazioni delle centraline urbane di monitoraggio, che solitamente sono tarate per registrare nell’aria circostante solo i cosiddetti macroinquinanti, mentre le altre emissioni microinquinanti per eccellenza, non potendo essere rilevate con i sistemi classici in automatico, devono necessariamente essere monitorate con attrezzature più specializzate e mediante procedure particolareggiate. Questo vuol dire che l’analisi del territorio, sviluppata mediante i sistemi tradizionali, non sempre corrisponde ai dati reali, dai quali sono esclusi i dati invisibili, quelli cioè che, o per difetto di strumentazione, o perchè si fondano esclusivamente sulle autodichiarazioni delle aziende, o perchè sono propri delle emissioni illegali non facilmente accertabili, sfuggono al controllo immediato e rendono difficoltoso il perseguimento diretto dei comportamenti illeciti. Resta il fatto, comunque, che l’impatto inquinante delle industrie non è un fatto marginale e che di conseguenza deve essere attenzionato con forza, affinché sia realizzato un controllo puntuale sulle emissioni ad altissimo rischio per la salute pubblica, che sono ormai entrate nel circolo della catena alimentare, nell’aria e nell’acqua.

Non è un caso, ad esempio, che la provincia di Siracusa sia stata annoverata al settimo posto tra quelle in Italia a più alto rischio ambientale, a causa delle elevate emissioni industriali notevolmente inquinanti degli stabilimenti di Augusta e Priolo, secondo un registro Ines (http://www.eper.sinanet.apat.it/site/it-IT/) relativo al 2006. Del resto il problema non è affatto lasciato al caso o alla fantasia, tant’è che sono crescenti purtroppo, in forma esponenziale, i casi di patologie oncologiche, che colpiscono anche gli animali domestici, ed altri ancora di malformazioni del feto. L’area complessivamente interessata abbraccia, chiaramente oltre Augusta, Priolo e Melilli, diversi altri Comuni della cintura industriale, quali Lentini, Carlentini e Francofonte, nella zona Nord, Sortino,Ferla, Cassaro e Buccheri situati sui Monti Iblei e forse altri Comuni dei quali non abbiamo un dato reale e completo. E’ stato giusto al fine di avere maggiore contezza della periodicità fenomenica dei suddetti casi, per elaborare e pubblicare i dati di incidenza, mortalità e sopravvivenza per tumori nella Provincia di Siracusa, che è stato istituito il Registro dei tumori presso l’ A.U.S.L. n°8. Purtroppo però, al di là dell’apparente aspetto statistico, l’indagine svolta dagli operatori e dai medici del Registro non ha prodotto effetti sistemici utili a limitare realmente i danni dell’inquinamento globale della zona sud-orientale della Siclia, dal momento che, a quanto pare, nessuno sta facendo tesoro degli studi svolti, per intervenire nei poli petrolchimici, obbligando le aziende ad applicare quelle tecnologie necessarie a contenere, in una prima fase, le emissioni velenose, fino alla definitiva loro eliminazione. Nello stesso tempo è assolutamente necessario procedere alla bonifica del suolo e del sottosuolo, anche se non è incoraggiante il giudizio del Procuratore della Repubblica di Siracusa (http://www.qds.it/index.php?id=935), espresso in seguito ai risultati delle indagini svolte dai consulenti tecnici della stessa Procura (http://www.qds.it/index.php?id=937).

Una questione preoccupante riguarda la scarsa informazione sulla problematica dell’impatto ambientale dell’industria, dei fattori inquinanti e delle emissioni invisibili, che minacciano gravemente lo stato di salute del territorio siracusano e del suo hinterland e fa più orrore il silenzio delle organizzazioni sindacali e degli organi di governo periferici, i quali tutti preferiscono solo proclamare piuttosto che intervenire. Quando si discute di riconversione, come strumento unico per limitare i danni ambientali ed alla salute delle popolazioni e nel contempo recuperare salubrità nei siti, si percepisce una certa indifferenza perchè si vuole, in verità, non modificare niente e non intervenire strutturalmente per aggredire l’inquinamento, evitando sapientemente di toccare gli interessi economico-finanziari con i quali le holding del petrolio speculano in danno dell’iincolumità generale. Ora, non desta meraviglia il fatto che la politica assecondi questa indifferenza e che, per di più a quanto pare, voglia incrementare il potenziale distruttivo della bomba ecologica del triangolo Augusta, Melilli, Priolo, laddove la Regione Siciliana ha stabilito di installare rigassificatori ed inceneritori, incurante del rischio ambientale, di quello idrogeologico e sismico. Si aggiunga a tutto questo che la giunta provinciale di Siracusa si è espressa favorevolmente alla costruzione del rigassificatore, mentre in precedenza il comitato “No Rigassificatore”, costituito da un gruppo di cittadini del Comune di Melilli, mediante un referndum consultivo aveva ottenuto consensi, visto che i Mellilesi si erano espressi bocciando la costruzione dell’impianto (http://priolo.altervista.org/paginone-melilli-NO-rigassificqatore.htm).

Altri dati sull’inquinamento globale della Sicilia sono stati forniti, mediante la stesura in base ad una ricerca del 2000 di un elenco impressionante di veleni, che gravano come un’ombra opprimente sui 5 milioni di siciliani, dati peraltro ancora oggi non mutati. Più precisamente, è stato individuato nelle raffinerie petrolifere dei poli industriali di Gela, Milazzo e Siracusa il 52% delle emissioni nocive, nelle dodici centrali termoelettriche il 40% e nelle cinque cementerie l’8% (http://www.quotidianodisicilia.it/index.php?id=1325).

A fronte di tutto ciò la giunta regionale sembra avere dato l’assenso politico al governo nazionale, per la costruzione di una centrale nucleare a Termini Imerese nel palermitano, come se non bastassero lo squilibrio ecologico attuale ed il rischio elevatissimo di un forte impatto ambientale aggravato dalla sismicità dell’intera Sicilia. Del resto risulta che né il Presidente della Regione Siciliana, né la sua compagine politico-amministrativa, abbiano dato indicazioni diverse, assentendo tacitamente oltre ogni procedura amministrativa, nè che tanto meno si siano opposti (http://www.affaritaliani.it/economia/nucleare_scajola_termini_imerese020909.html).

Un ulteriore caso relativo all’inquinamento ambientale ed ai suoi effetti devastanti sulla popolazione riguarda, oramai da lungo tempo, la contaminazione di un’area compresa nella contrada Sabuci-S.Demetrio nel territorio del Comune di Lentini, tra l’altro attraversata dalla S.S 194 Ct-Rg molto transitata, nella quale il 12 Luglio 1984 cadde un aereo militare statunitense partito dalla base militare di Sigonella. All’epoca sul fatto fu steso un silenzio preoccupante, fino al punto da mettere all’angolo persino le autorità italiane inquirenti (http://it.peacereporter.net/articolo/8094/Sigonella%2C+in+caduta+libera).

Sembra comunque che, a distanza di 25 anni, la Procura della Repubblica di Siracusa, sfidando gli omissis dei militari americani, stia tentando di svolgere accurate indagini su quell’evento, mentre l’avv. Santi Terranova, legale dell’Associazione lentinese per i bambini leucemici “Manuela e Michele”, ha da qualche tempo presentato in Procura un esposto dettagliato, affinché venga accertato se il crescente fenomeno di malformazioni e di patologie leucemiche ed oncologiche in generale, che coinvolge gli abitanti del comprensorio di Lentini, Carlentini e Francofonte, sia espressamente causato dall’esplosione di quell’aereo e dalla dispersione nel terreno e nell’aria di sostanze altamente contaminanti, tra le quali l’uranio impoverito, all’epoca presumibilmente trasportate. Ed ancora, altre voci, diffuse tra l’opinione pubblica con molta discrezione, indicano nel lago artificiale di Lentini, che si trova a ridosso di quell’area, un possibile enorme contenitore di veleni e di altre sostanze pericolose per la salute pubblica, scaricate sul fondale ancor prima della realizzazione dell’invaso. Si dice che vi siano stati depositati rifiuti ospedalieri, tossici e nocivi e che il sottosuolo sia impregnato di arsenico.

Continuando, va posta l’attenzione su un altro caso ancora, quello che riguarda lo stabilimento “Alba Sud imballaggi”, interamente realizzato con lastre di amianto ed eternit negli anni 70 a Lentini, nel quale si producevano cassette di plastica utilizzate nel campo dell’agrumicultura locale. Per anni vi ha lavorato parecchia gente in condizioni ambientali sicuramente non ottimali, respirando inconsapevomente tutte le polveri emesse dell’amianto. Oggi si trova dismesso, non certo per motivi di sicurezza, di tutela ambientale ed igienico-sanitari, tanto è vero che vi è ancora qualcuno che pensa ad una sua riconversione! quando invece andrebbe demolito con tutti gli accorgimenti e le precauzioni del caso. I Comuni maggiormente esposti al rischio di contaminazione immediata da amianto, a causa anche dell’incuria in cui lo stabilimento è stato lasciato sono Lentini e Carlentini, ma potrebbe non essere escluso un coinvolgimento anche dei Comuni di Francofonte e Scordia, così prossime all’area in cui è sorto. Anche in questo caso anni di religioso silenzio e di spiccata indolenza hanno contraddistinto l’inazione dei Sindaci, dei sindacati e delle forze politiche locali. Orbene, il 2 Agosto scorso nello stabilimento è scoppiato un incendio, domato grazie al tempestivo intervento dei vigili del fuoco, con cui è stato così scongiurato il verificarsi di un disastroso evento dannoso per la salute pubblica.

Insomma, la Sicilia è la pattumiera nazionale! e siccome l’intreccio di politica-sindacato-finanza sembra essere tessuto, per corrispondere alle esigenze dell’impianto politico-economico bipolare, almeno questa è la sensazione, a questo punto è di fondamentale importanza che i cittadini si organizzino oltre ogni schieramento e prestino la massima attenzione alla questione in evidenza, focalizzando l’interesse sulla problematica ambientale e sulla difesa della vita dagli attacchi dell’inquinamento ed intervenendo nei processi relativi all’autorizzazione integrata ambientale (AIA), provvedimento che autorizza l’esercizio di un impianto o di parte di esso a determinate condizioni da rispettare in merito alla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento (IPPC). E’ assolutamente importante, nel contempo, che i prefetti ascoltino le voci non istituzionali dei cittadini e siano maggiormente attenti ai temi fondamentali della tutela ambientale, della sicurezza e della salute della popolazione, sostituendosi ai poteri locali all’occorrenza e intervenendo a fronte della loro inerzia. Bisogna fare in modo che lavoro e occupazione, ambiente e salute siano vagliati nel contesto di un rapporto organico e dinamico, per sfrondare le quotidiane paure dei Siciliani. Affrontare meglio e con dignità la complessa problematica territoriale, facendo in modo che i politici locali non siano lasciati liberi ed indisturbati nell’aggredire il territorio siciliano, con scelte discutibili e sconvenienti, è oramai una necessità ineluttabile.

Fonte:Osservatorio Sicilia

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