venerdì 2 gennaio 2009

Gaeta: l'assessore al demanio Ciano Antonio come Dante Alighieri ?

Ricevo e posto:



Scritto da Salvatore Delio


Gaeta 30 dicembre 2008 - L'assessore al demanio Ciano Antonio come Dante Alighieri ? Per certi aspetti si, quando sogna l'Italia di oggi capovolta. Se oggi vivesse, Dante si iscriverebbe al partito del sud di Antonio Ciano.

Questo politico gaetano, cultore di storia dell'ex regno duo-siciliano dei Borbone, sogna l'Italia moderna capovolta rispetto a quella realizzata dopo la caduta del regno borbonico, nel quale le regioni meridionali - per la loro importanza politica, economica e culturale - primeggiavano rispetto alle regioni del Nord. Ciano vede infatti l' Italia di allora come uno stivale capovolto geograficamente in cui le regioni meridionali siano poste a Nord e quelle settentrionali a Sud. E se l'unità d' Italia si fosse realizzata ad opera dei Borbone, tale visione sarebbe oggi sicuramente realistica ? Deve ritenersi di si.

Colpisce, e può apparire sorprendente, che la visione dell' Italia unita politica economica e cattolica sognata da Ciano sia stata condivisa ed immaginata da Dante al suo tempo, come dimostrano queste brevi note di "Attualità di Dante"del Prof. Stefano Steri di Gaeta, già docente di geometria ed analisi matematica presso l'Università Federico II di Napoli, . "Attualità di Dante" del Prof. Stefano Steri. Il web è oggi una grande occasione per tutti. Una condivisione del sapere, intendo. Il concetto di condivisione è preminente nella dottrina cristiana. Quando il Maestro sfamò il suo numeroso seguito del momento, con pochi pani e pesci, si trattò certo di un miracolo.

Quello non fu un evento storico unico però, perché può rivivere con la condivisione ancor oggi, ogni volta che, chi dispone, mette il suo per gli altri. Un fatto rinnovabile. Cos'é poi la nostra fede se non un riattualizzare, un memoriale, una liturgia se è vero che questo è un popolo di sacerdoti? Basta volerlo, cogliendo le opportunità. Timeo deum transeuntem, diceva S. Agostino, temendo le opportunità neglette, di servizio agli altri. Tutto è servizio e i politici primi in esso dovrebbero. Dante fu profondamente cristiano. Un poeta cristiano. Il più grande nei tempi, credo. Un vanto per la cristianità tutta e per gli italiani in particolare. Perché scrisse? Ho tentato una risposta sul web nel commento a un felice, appassionante scritto sul sommo poeta. Qui spero di farlo con maggior chiarezza.

Dicevo che Dante come cristiano, volle condividere un avvenimento, il suo viaggio. Credeva che la poesia in volgare avrebbe attratto tutti. Fu profeta, se è vero che ancor oggi continua la sua fortuna e certo continuerà nei tempi a venire. Noi vogliamo, da sempre tenacemente, capire quello che sta dietro ai suoi versi, il suo messaggio. Infatti credo che quel suo personale evento, dato, espresso in verbis, in poesia e per questo conosciuto, potuto conoscere, perché comunicato al lettore con un linguaggio universale e suadente, proprio attraverso questo mezzo sia un accaduto perché reso, fatto percepire come possibile. Se un fatto è possibile ed ha testimoni muti o parlanti, è vero, è un evento, un accaduto; e possibile era la visione mistica al tempo di Dante nel quotidiano. Così ridiventa ancor oggi.

Sì, può esserlo per il lettore di oggi e di sempre, se egli si lascia condurre per mano in quel mondo arcano, visitato certo con gli occhi della mente e del cuore allora e rivisitabile ancora. Un mondo metafisico il cui il Nostro ebbe guide: Virgilio, Beatrice, San Bernardo e noi i suoi versi, la sua presenza in quella Comedìa in cui egli è il parlato-parlante, il pellegrino-poeta. Perché volle, vuole condividere la sua esperienza? Egli vuole comunicare la necessità, l'urgenza che accada per noi un evento di cui il suo è anticipazione, metafora, allegoria. Questo deve accadere al lettore, ma egli stesso lo deve attuare. Quindi un evento di nuovo personale, ma in facto, non più quello comunicato, quello in verbis della poesia. Il lettore lo deve rendere possibile con la sua ricerca costante, non facile, sofferta certamente, quasi ossessiva di Dio. Il nostro è un dio absconditus. Ma vuole farsi scoprire, capire, vuole che ce ne appropriamo. Non mangiamo forse di Lui ancor oggi nel memoriale della messa? E questa ricerca deve essere incessante fino al possesso di Dio, ora e qui, non là e poi. Proprio così come per Dante fu.

Egli vuole per noi la sua stessa gioia! Quanto di cui essergli grati! Una gioia che grida con Paolo: io non più vivo, ma Cristo in me! E noi i suoi di oggi, gli ascoltatori attoniti dei suoi versi dobbiamo al Nostro cos'altro ancora? Egli fu consapevole che la luce della civiltà venne dalla Grecia. Egli, profondamente religioso, uomo di Dio, fu anche profondamente laico. La nostra civiltà è cristiana, ma anche quella di Roma e greca. E la nostra terra, questo negletto meridione, fu la Magna Grecia. Egli pensava si dovesse rappresentare l'Italia secondo l'importanza culturale delle sue terre. Un'Italia rovesciata. Calabria e Sicilia in alto, poi man mano le altre, fino a tutte le regioni attuali. Una cosa ancora di cui andar fieri quindi. Noi, i meridionali, voglio dire. Dante quanto trascurato, tanto amato!
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Ricevo e posto:



Scritto da Salvatore Delio


Gaeta 30 dicembre 2008 - L'assessore al demanio Ciano Antonio come Dante Alighieri ? Per certi aspetti si, quando sogna l'Italia di oggi capovolta. Se oggi vivesse, Dante si iscriverebbe al partito del sud di Antonio Ciano.

Questo politico gaetano, cultore di storia dell'ex regno duo-siciliano dei Borbone, sogna l'Italia moderna capovolta rispetto a quella realizzata dopo la caduta del regno borbonico, nel quale le regioni meridionali - per la loro importanza politica, economica e culturale - primeggiavano rispetto alle regioni del Nord. Ciano vede infatti l' Italia di allora come uno stivale capovolto geograficamente in cui le regioni meridionali siano poste a Nord e quelle settentrionali a Sud. E se l'unità d' Italia si fosse realizzata ad opera dei Borbone, tale visione sarebbe oggi sicuramente realistica ? Deve ritenersi di si.

Colpisce, e può apparire sorprendente, che la visione dell' Italia unita politica economica e cattolica sognata da Ciano sia stata condivisa ed immaginata da Dante al suo tempo, come dimostrano queste brevi note di "Attualità di Dante"del Prof. Stefano Steri di Gaeta, già docente di geometria ed analisi matematica presso l'Università Federico II di Napoli, . "Attualità di Dante" del Prof. Stefano Steri. Il web è oggi una grande occasione per tutti. Una condivisione del sapere, intendo. Il concetto di condivisione è preminente nella dottrina cristiana. Quando il Maestro sfamò il suo numeroso seguito del momento, con pochi pani e pesci, si trattò certo di un miracolo.

Quello non fu un evento storico unico però, perché può rivivere con la condivisione ancor oggi, ogni volta che, chi dispone, mette il suo per gli altri. Un fatto rinnovabile. Cos'é poi la nostra fede se non un riattualizzare, un memoriale, una liturgia se è vero che questo è un popolo di sacerdoti? Basta volerlo, cogliendo le opportunità. Timeo deum transeuntem, diceva S. Agostino, temendo le opportunità neglette, di servizio agli altri. Tutto è servizio e i politici primi in esso dovrebbero. Dante fu profondamente cristiano. Un poeta cristiano. Il più grande nei tempi, credo. Un vanto per la cristianità tutta e per gli italiani in particolare. Perché scrisse? Ho tentato una risposta sul web nel commento a un felice, appassionante scritto sul sommo poeta. Qui spero di farlo con maggior chiarezza.

Dicevo che Dante come cristiano, volle condividere un avvenimento, il suo viaggio. Credeva che la poesia in volgare avrebbe attratto tutti. Fu profeta, se è vero che ancor oggi continua la sua fortuna e certo continuerà nei tempi a venire. Noi vogliamo, da sempre tenacemente, capire quello che sta dietro ai suoi versi, il suo messaggio. Infatti credo che quel suo personale evento, dato, espresso in verbis, in poesia e per questo conosciuto, potuto conoscere, perché comunicato al lettore con un linguaggio universale e suadente, proprio attraverso questo mezzo sia un accaduto perché reso, fatto percepire come possibile. Se un fatto è possibile ed ha testimoni muti o parlanti, è vero, è un evento, un accaduto; e possibile era la visione mistica al tempo di Dante nel quotidiano. Così ridiventa ancor oggi.

Sì, può esserlo per il lettore di oggi e di sempre, se egli si lascia condurre per mano in quel mondo arcano, visitato certo con gli occhi della mente e del cuore allora e rivisitabile ancora. Un mondo metafisico il cui il Nostro ebbe guide: Virgilio, Beatrice, San Bernardo e noi i suoi versi, la sua presenza in quella Comedìa in cui egli è il parlato-parlante, il pellegrino-poeta. Perché volle, vuole condividere la sua esperienza? Egli vuole comunicare la necessità, l'urgenza che accada per noi un evento di cui il suo è anticipazione, metafora, allegoria. Questo deve accadere al lettore, ma egli stesso lo deve attuare. Quindi un evento di nuovo personale, ma in facto, non più quello comunicato, quello in verbis della poesia. Il lettore lo deve rendere possibile con la sua ricerca costante, non facile, sofferta certamente, quasi ossessiva di Dio. Il nostro è un dio absconditus. Ma vuole farsi scoprire, capire, vuole che ce ne appropriamo. Non mangiamo forse di Lui ancor oggi nel memoriale della messa? E questa ricerca deve essere incessante fino al possesso di Dio, ora e qui, non là e poi. Proprio così come per Dante fu.

Egli vuole per noi la sua stessa gioia! Quanto di cui essergli grati! Una gioia che grida con Paolo: io non più vivo, ma Cristo in me! E noi i suoi di oggi, gli ascoltatori attoniti dei suoi versi dobbiamo al Nostro cos'altro ancora? Egli fu consapevole che la luce della civiltà venne dalla Grecia. Egli, profondamente religioso, uomo di Dio, fu anche profondamente laico. La nostra civiltà è cristiana, ma anche quella di Roma e greca. E la nostra terra, questo negletto meridione, fu la Magna Grecia. Egli pensava si dovesse rappresentare l'Italia secondo l'importanza culturale delle sue terre. Un'Italia rovesciata. Calabria e Sicilia in alto, poi man mano le altre, fino a tutte le regioni attuali. Una cosa ancora di cui andar fieri quindi. Noi, i meridionali, voglio dire. Dante quanto trascurato, tanto amato!

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