mercoledì 29 aprile 2020

Una nuova sfida davanti a noi. Firma anche tu l'appello!!

Circola, in questi giorni, una bozza redatta dal Dipartimento per la programmazione economica ed il coordinamento della politica economica sui prossimi provvedimenti in materia di contrasto all’epidemia di Covid-19. Abbiamo preso visione di tale bozza e la giudichiamo lesiva del dettato costituzionale, soprattutto nella parte dove si ventila la sospensione della clausola relativa alla destinazione del 34% degli investimenti al Sud ed un diverso riparto delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione. Una visione oltremodo miope, che non considera che una eventuale penalizzazione delle Regioni più deboli avrebbe un inevitabile riflesso negativo su tutto il Paese.
Riteniamo che questa ipotesi iniqua vada subito bloccata e che vada concluso l’iter parlamentare del c.d. Piano per il Sud, procedendo con un immediato decreto attuativo della cosiddetta “clausola del 34%”, permettendo, in tal modo, che si avvii la distribuzione degli stanziamenti in conto capitale delle Amministrazioni Pubbliche in proporzione alla popolazione nelle varie regioni italiane, estendendola alle aziende a partecipazione pubblica, nel quadro di un più generale rilancio degli investimenti, che tenga conto anche della funzione sociale dell’impresa come prevista dalla nostra Costituzione.
Invece di sottrarre risorse al Sud sarebbe necessario che il Parlamento e il Governo portassero avanti con determinazione un confronto in sede europea volto a garantire risorse senza creare nuovo debito.
Non potremmo accettare, e denunceremmo come gravissimo vulnus costituzionale, una logica di contrapposizione interna alle aree territoriali italiane.
Senza il Mezzogiorno non c’è ripartenza che tenga. Il Sud va concepito come una effettiva risorsa del Paese e non più un luogo marginalizzato, un mercato di solo sfruttamento e consumo.
Del resto, la rimozione degli squilibri economici e infrastrutturali tra le Regioni costituisce la condizione primaria per mettere in sicurezza il carattere unitario e indivisibile della nostra Repubblica, già purtroppo messo in crisi da modifiche costituzionali, col Titolo V quale grimaldello per la richiesta di autonomia differenziata.
Il transito verso la fase 2 ci consegna un’immagine distopica del futuro, segnata anche da elementi di odio razziale di matrice antropologica e biologica. Abbiamo tutti e tutte assistito alle squallide esibizioni televisive degli ultimi giorni, in cui espressioni razziste e suprematiste sono fertile terreno politico per proseguire verso divisioni e una possibile balcanizzazione del Paese. Da qui discende per noi l’urgenza di articolare una proposta per “una nuova Questione Meridionale”. Temi come salvaguardia del territorio, inquinamento industriale, riconversione ecologica, valorizzazione delle risorse agricole, smilitarizzazione, lavoro, declinano in modo nuovo il tema della salute, della difesa dell’ambiente, del lavoro/non lavoro, delle migrazioni, del reddito quale risposta al bisogno individuale della persona, configurano una ancora più radicale critica al sistema liberista.
Il conflitto tra capitale e salute ha generato nuove forme di Resistenza, soffocate da scelte securitarie, e che si sono scontrate con un’informazione non oggettiva, quando non complice del soffocamento della libertà, come riconosciuto dal Tribunale dei Popoli. Siamo il Sud d’Europa! Quella parte d’Europa che rifiuta il liberismo disumano, fondato sui vincoli economici illiberali e sul soffocamento dei diritti umani delle popolazioni locali, di quell’area che fa proprio della sua centralità Mediterranea, della difesa dell’ambiente, dell’accoglienza, dei diritti dei migranti, della cooperazione, della parità dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione, la propria vocazione e proposta politica, contro conflitti e sfruttamento.
Alla luce di questa breve sintesi, oggi come ieri, pensiamo che chi non vuol soccombere e far soccombere il Sud sotto il macigno di un potere da sempre nord-centrico sia in Italia che in Europa, ha il compito di riprendere le file di una discussione di cambiamento e di riscatto, un impegno di donne ed uomini, protagoniste e protagonisti di lotte in difesa della Terra e dei diritti per il lavoro, impegnati nell’antimafia sociale, accademici, intellettuali, lavoratrici/ori, in una sinergia di sapere e di proposta per il cambiamento radicale, che affronti i nodi da sciogliere in ottica gramsciana.
Ci poniamo dunque l’obiettivo di agire nelle contraddizioni delle politiche liberiste, che oggi si condensano drammaticamente nel rapporto Svimez 2019, ove si parla di “eutanasia del Mezzogiorno”, causato dal calo degli investimenti pubblici e del credito e per il drammatico fenomeno migratorio che ha ripreso nuovo vigore, vista la mancanza di prospettive, causando una vera emergenza nazionale, anche in termini di desertificazione dei territori. Eutanasia colpevolmente prodotta dalla sottrazione di fondi al Sud, a solo vantaggio del Nord, per ben 840 Miliardi di euro, come da rapporto Eurispes 2020, nel solo periodo 2000/2017
Questo Sud, così difficile e lacerato, può rappresentare, tuttavia, un terreno di sperimentazione politica straordinaria con la messa in discussione delle caratteristiche di fondo del capitalismo contemporaneo. Non si tratta più di ragionare sullo schema, ormai anacronistico, basato sul binomio arretratezza/sviluppo: non c’è un deficit di modernità al Sud. Esso risulta segnato, invece, dalla svalorizzazione sociale della ricchezza, la qual cosa è appunto l’altra faccia della valorizzazione produttiva.
Il Mezzogiorno d’Italia necessita di un progetto globale di sviluppo che lo avvicini sempre più, fino ad equipararlo, agli standard dei servizi e delle infrastrutture presente nella parte più ricca del Paese, al fine di rendere meno gravoso lo sforzo che cittadini ed imprese pure profondono per non restare relegati e marginali nel contesto italiano. Un Piano di Sviluppo che punti a far crescere il lavoro in modo ecosostenibile e che parta da una vera e propria “Carta dei diritti del Sud” che incarni la vocazione dell’intera area vasta, che veda nella riconversione e nell’innovazione ambientale, nell’agricoltura, nella cultura e nel turismo settori di crescita ed occupazione.
Costruiamo insieme il nostro futuro! Per questi e altri motivi lanciamo come Laboratorio Sud un’Assise Meridionale entro il mese di Giugno.
Prime/i firmatar@:
Loredana Marino, resp. Mezzogiorno della Rifondazione Comunista
Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud
Alfonso Bertiromo, Medico ISDE
Andrea Balia, Partito del Sud – Campania
Andrea Del Monaco, Giornalista, scrittore, esperto fondi UE
Angelica Perrone, Attivista per i diritti della salute delle donne
Anna Bonforte, ZERO Waste – Sicilia
Antonio Bianco, Comitato Gaetano Salvemini
Antonio Luongo, Partito del Sud – città metropolitana di Napoli
Antonio Mazzeo, Giornalista, attivista diritti umani, pace e disarmo
Antonio Rosato, Partito del Sud – Sudpontino
Bruno Todisco, Avv. Militante politico
Claudia Andreoli, Avv. Arrivista CDC
Cosimo Matteucci, Avv. MGA sindacato forense, responsabile Ambulatorio popolare Molfetta
Cristian Iannone, Avv. Militante politico
Eleonora Forenza, Insegnante, militante femminista, già europarlamentare GUE/NGL
Filomena Avagliano, Pres. Associazione Resilienza 
Francesca Pesce, Avv. MGA sindacato forense
Francesco Brigati, Operaio – sindacalista FIOM
Francesco Campolongo, Ricercatore precario, attivista politico
Francesco Iannuzzi, Ricercatore precario
Francesco Lupi, Avvocato, militante politico
Francesco Musumeci, Medico ISDE, militante politico
Franco Ingrillì, Medico, responsabile Ambulatorio popolare di Palermo
Fulvio Picoco, Medico psichiatra – resp sanità PRC – Brindisi
Gianni Fabbris, L’Atra Agricoltura
Giorgio Stracquadanio, Blogger
Giosuè Bove, Rivista LEF
Giovanni Cutolo, Responsabile dei sud del mondo – Partito del SUD
Giovanni Maniscalco,Partito del Sud – Sicilia
Giovanni Russo Spena, Politico, accademico costituzionalista, già senatore della Repubblica
Giuseppe Spadafora, Partito del Sud – Calabria
Margaret Cittadino, Presidente Tribunale del malato – Salerno
Marianna Pozzulo, Attivista meridionalista
Mario Pugliese, Funzionario INAIL – Sicilia
Michele dell’Edera, Partito del Sud – Puglia
Mimmo Cosentino, Rifondazione Comunista – Sicilia
Mimmo Lucano, già sindaco di Riace
Nicola Cesaria, Rifondazione Comunista – Puglia
Nicola Sardone, Rifondazione Comunista – Basilicata
Paola Nugnes, Senatrice della Repubblica
Paola Saccomanno, Psicologa, attivista Diritti sociali
Pietro Muratore,Pres. Alab – Sicilia
Pino Scarpelli, Rifondazione Comunista – Calabria
Renato Costa, Medico primario – policlinico di Palermo, CGIL Medici
Rino Malinconico, Rifondazione Comunista – Campania
Roberto Morea, Transform Italia
Roberto Musacchio, Politico, già europarlamentare GUE/NGL
Rosa Rinaldi, Segreteria nazionale della Rifondazione Comunista
Rosa Tavella, Militante politica, già consigliera regionale
Rosario Marra, Meridionalista, Rifondazione Comunista – Napoli
Rossella Barberio, Avv. attivista Diritti sociali
Salvatore Lucchese, Comitato Gaetano Salvemini
Tano Malannino, Presidente L’Altra agricoltura
Valentina Restaino, Avv. MGA sindacato forense
Vincenzo Ritunnano, AIAB – Agricoltura Basilicata 
Vincenzo Vaccaro, Operatore sanitario, sindacalista CGIL
Per adesioni: laboratoriolariscossadelsud@gmail.com


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Circola, in questi giorni, una bozza redatta dal Dipartimento per la programmazione economica ed il coordinamento della politica economica sui prossimi provvedimenti in materia di contrasto all’epidemia di Covid-19. Abbiamo preso visione di tale bozza e la giudichiamo lesiva del dettato costituzionale, soprattutto nella parte dove si ventila la sospensione della clausola relativa alla destinazione del 34% degli investimenti al Sud ed un diverso riparto delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione. Una visione oltremodo miope, che non considera che una eventuale penalizzazione delle Regioni più deboli avrebbe un inevitabile riflesso negativo su tutto il Paese.
Riteniamo che questa ipotesi iniqua vada subito bloccata e che vada concluso l’iter parlamentare del c.d. Piano per il Sud, procedendo con un immediato decreto attuativo della cosiddetta “clausola del 34%”, permettendo, in tal modo, che si avvii la distribuzione degli stanziamenti in conto capitale delle Amministrazioni Pubbliche in proporzione alla popolazione nelle varie regioni italiane, estendendola alle aziende a partecipazione pubblica, nel quadro di un più generale rilancio degli investimenti, che tenga conto anche della funzione sociale dell’impresa come prevista dalla nostra Costituzione.
Invece di sottrarre risorse al Sud sarebbe necessario che il Parlamento e il Governo portassero avanti con determinazione un confronto in sede europea volto a garantire risorse senza creare nuovo debito.
Non potremmo accettare, e denunceremmo come gravissimo vulnus costituzionale, una logica di contrapposizione interna alle aree territoriali italiane.
Senza il Mezzogiorno non c’è ripartenza che tenga. Il Sud va concepito come una effettiva risorsa del Paese e non più un luogo marginalizzato, un mercato di solo sfruttamento e consumo.
Del resto, la rimozione degli squilibri economici e infrastrutturali tra le Regioni costituisce la condizione primaria per mettere in sicurezza il carattere unitario e indivisibile della nostra Repubblica, già purtroppo messo in crisi da modifiche costituzionali, col Titolo V quale grimaldello per la richiesta di autonomia differenziata.
Il transito verso la fase 2 ci consegna un’immagine distopica del futuro, segnata anche da elementi di odio razziale di matrice antropologica e biologica. Abbiamo tutti e tutte assistito alle squallide esibizioni televisive degli ultimi giorni, in cui espressioni razziste e suprematiste sono fertile terreno politico per proseguire verso divisioni e una possibile balcanizzazione del Paese. Da qui discende per noi l’urgenza di articolare una proposta per “una nuova Questione Meridionale”. Temi come salvaguardia del territorio, inquinamento industriale, riconversione ecologica, valorizzazione delle risorse agricole, smilitarizzazione, lavoro, declinano in modo nuovo il tema della salute, della difesa dell’ambiente, del lavoro/non lavoro, delle migrazioni, del reddito quale risposta al bisogno individuale della persona, configurano una ancora più radicale critica al sistema liberista.
Il conflitto tra capitale e salute ha generato nuove forme di Resistenza, soffocate da scelte securitarie, e che si sono scontrate con un’informazione non oggettiva, quando non complice del soffocamento della libertà, come riconosciuto dal Tribunale dei Popoli. Siamo il Sud d’Europa! Quella parte d’Europa che rifiuta il liberismo disumano, fondato sui vincoli economici illiberali e sul soffocamento dei diritti umani delle popolazioni locali, di quell’area che fa proprio della sua centralità Mediterranea, della difesa dell’ambiente, dell’accoglienza, dei diritti dei migranti, della cooperazione, della parità dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione, la propria vocazione e proposta politica, contro conflitti e sfruttamento.
Alla luce di questa breve sintesi, oggi come ieri, pensiamo che chi non vuol soccombere e far soccombere il Sud sotto il macigno di un potere da sempre nord-centrico sia in Italia che in Europa, ha il compito di riprendere le file di una discussione di cambiamento e di riscatto, un impegno di donne ed uomini, protagoniste e protagonisti di lotte in difesa della Terra e dei diritti per il lavoro, impegnati nell’antimafia sociale, accademici, intellettuali, lavoratrici/ori, in una sinergia di sapere e di proposta per il cambiamento radicale, che affronti i nodi da sciogliere in ottica gramsciana.
Ci poniamo dunque l’obiettivo di agire nelle contraddizioni delle politiche liberiste, che oggi si condensano drammaticamente nel rapporto Svimez 2019, ove si parla di “eutanasia del Mezzogiorno”, causato dal calo degli investimenti pubblici e del credito e per il drammatico fenomeno migratorio che ha ripreso nuovo vigore, vista la mancanza di prospettive, causando una vera emergenza nazionale, anche in termini di desertificazione dei territori. Eutanasia colpevolmente prodotta dalla sottrazione di fondi al Sud, a solo vantaggio del Nord, per ben 840 Miliardi di euro, come da rapporto Eurispes 2020, nel solo periodo 2000/2017
Questo Sud, così difficile e lacerato, può rappresentare, tuttavia, un terreno di sperimentazione politica straordinaria con la messa in discussione delle caratteristiche di fondo del capitalismo contemporaneo. Non si tratta più di ragionare sullo schema, ormai anacronistico, basato sul binomio arretratezza/sviluppo: non c’è un deficit di modernità al Sud. Esso risulta segnato, invece, dalla svalorizzazione sociale della ricchezza, la qual cosa è appunto l’altra faccia della valorizzazione produttiva.
Il Mezzogiorno d’Italia necessita di un progetto globale di sviluppo che lo avvicini sempre più, fino ad equipararlo, agli standard dei servizi e delle infrastrutture presente nella parte più ricca del Paese, al fine di rendere meno gravoso lo sforzo che cittadini ed imprese pure profondono per non restare relegati e marginali nel contesto italiano. Un Piano di Sviluppo che punti a far crescere il lavoro in modo ecosostenibile e che parta da una vera e propria “Carta dei diritti del Sud” che incarni la vocazione dell’intera area vasta, che veda nella riconversione e nell’innovazione ambientale, nell’agricoltura, nella cultura e nel turismo settori di crescita ed occupazione.
Costruiamo insieme il nostro futuro! Per questi e altri motivi lanciamo come Laboratorio Sud un’Assise Meridionale entro il mese di Giugno.
Prime/i firmatar@:
Loredana Marino, resp. Mezzogiorno della Rifondazione Comunista
Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud
Alfonso Bertiromo, Medico ISDE
Andrea Balia, Partito del Sud – Campania
Andrea Del Monaco, Giornalista, scrittore, esperto fondi UE
Angelica Perrone, Attivista per i diritti della salute delle donne
Anna Bonforte, ZERO Waste – Sicilia
Antonio Bianco, Comitato Gaetano Salvemini
Antonio Luongo, Partito del Sud – città metropolitana di Napoli
Antonio Mazzeo, Giornalista, attivista diritti umani, pace e disarmo
Antonio Rosato, Partito del Sud – Sudpontino
Bruno Todisco, Avv. Militante politico
Claudia Andreoli, Avv. Arrivista CDC
Cosimo Matteucci, Avv. MGA sindacato forense, responsabile Ambulatorio popolare Molfetta
Cristian Iannone, Avv. Militante politico
Eleonora Forenza, Insegnante, militante femminista, già europarlamentare GUE/NGL
Filomena Avagliano, Pres. Associazione Resilienza 
Francesca Pesce, Avv. MGA sindacato forense
Francesco Brigati, Operaio – sindacalista FIOM
Francesco Campolongo, Ricercatore precario, attivista politico
Francesco Iannuzzi, Ricercatore precario
Francesco Lupi, Avvocato, militante politico
Francesco Musumeci, Medico ISDE, militante politico
Franco Ingrillì, Medico, responsabile Ambulatorio popolare di Palermo
Fulvio Picoco, Medico psichiatra – resp sanità PRC – Brindisi
Gianni Fabbris, L’Atra Agricoltura
Giorgio Stracquadanio, Blogger
Giosuè Bove, Rivista LEF
Giovanni Cutolo, Responsabile dei sud del mondo – Partito del SUD
Giovanni Maniscalco,Partito del Sud – Sicilia
Giovanni Russo Spena, Politico, accademico costituzionalista, già senatore della Repubblica
Giuseppe Spadafora, Partito del Sud – Calabria
Margaret Cittadino, Presidente Tribunale del malato – Salerno
Marianna Pozzulo, Attivista meridionalista
Mario Pugliese, Funzionario INAIL – Sicilia
Michele dell’Edera, Partito del Sud – Puglia
Mimmo Cosentino, Rifondazione Comunista – Sicilia
Mimmo Lucano, già sindaco di Riace
Nicola Cesaria, Rifondazione Comunista – Puglia
Nicola Sardone, Rifondazione Comunista – Basilicata
Paola Nugnes, Senatrice della Repubblica
Paola Saccomanno, Psicologa, attivista Diritti sociali
Pietro Muratore,Pres. Alab – Sicilia
Pino Scarpelli, Rifondazione Comunista – Calabria
Renato Costa, Medico primario – policlinico di Palermo, CGIL Medici
Rino Malinconico, Rifondazione Comunista – Campania
Roberto Morea, Transform Italia
Roberto Musacchio, Politico, già europarlamentare GUE/NGL
Rosa Rinaldi, Segreteria nazionale della Rifondazione Comunista
Rosa Tavella, Militante politica, già consigliera regionale
Rosario Marra, Meridionalista, Rifondazione Comunista – Napoli
Rossella Barberio, Avv. attivista Diritti sociali
Salvatore Lucchese, Comitato Gaetano Salvemini
Tano Malannino, Presidente L’Altra agricoltura
Valentina Restaino, Avv. MGA sindacato forense
Vincenzo Ritunnano, AIAB – Agricoltura Basilicata 
Vincenzo Vaccaro, Operatore sanitario, sindacalista CGIL
Per adesioni: laboratoriolariscossadelsud@gmail.com


domenica 26 aprile 2020

La riscossa del Sud o il precipizio ? Sabato 2 Maggio discussione in diretta sul tema: Cosa prefigura il documento ”l’Italia e il Covid19” nella bozza a cura del Dipe?



Transform!italia organizza per il Sud-Lab una discussione in diretta sul tema: Cosa prefigura il documento ”l’Italia e il Covid19” nella bozza a cura del Dipe?

Partecipano:
Natale Cuccurese, presidente del Partito del Sud;
Loredana Marino, responsabile Mezzogiorno Partito della Rifondazione Comunista;
Paola Nugnes, Senatrice;
Sandro Ruotolo, Senatore;

Coordina: Roberto Morea

eventuali domande scritte vanno indirizzate alla pagina fan facebook di Transform!italia tramite i messaggi

Sabato 2 Maggio 2020 ore 17,00 in diretta sulla pagina Facebook: https://www.facebook.com/transform.italia/




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Transform!italia organizza per il Sud-Lab una discussione in diretta sul tema: Cosa prefigura il documento ”l’Italia e il Covid19” nella bozza a cura del Dipe?

Partecipano:
Natale Cuccurese, presidente del Partito del Sud;
Loredana Marino, responsabile Mezzogiorno Partito della Rifondazione Comunista;
Paola Nugnes, Senatrice;
Sandro Ruotolo, Senatore;

Coordina: Roberto Morea

eventuali domande scritte vanno indirizzate alla pagina fan facebook di Transform!italia tramite i messaggi

Sabato 2 Maggio 2020 ore 17,00 in diretta sulla pagina Facebook: https://www.facebook.com/transform.italia/




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sabato 25 aprile 2020

BUON 25 APRILE


Di Natale Cuccurese
La memoria del 25 Aprile 1945 va sostenuta con l’impegno antifascista, oggi più che mai.
Mai come oggi è infatti necessario ribadire che solo la verità storica rafforza l’unità, così come il superamento di discriminazioni, odi e rancori che dopo tanti anni sarebbe bene sconfiggere definitivamente.

Sarebbe anche il caso, per dare un significato preciso al ricordo della Resistenza e al ritorno alla libertà e all’unità del paese che questa produsse e affinchè questa unità sia reale e non pomposo ma vuoto esercizio retorico, riscoprire alcuni dei molti valori della Resistenza, nonché ricordare che alla Resistenza parteciparono attivamente e valorosamente tanti meridionali, anche in formazioni partigiane del nord, e che la prima città d’Europa a liberarsi, già nel settembre 1943, dal giogo nazifascista, grazie ad un moto spontaneo del popolo in armi, fu Napoli durante le 4 giornate che valsero alla città il conferimento della medaglia d’oro al valore militare.

Così come sarebbe utile riscoprire e finalmente applicare gli articoli di quella Costituzione che dalla Resistenza discende.
Articoli che se fossero stati applicati non avrebbero permesso l’attuale rovinoso stato economico e politico del Sud, e quindi dell’intero paese, e nemmeno la pericolosa crisi sanitaria (colpa anche dei tagli al Ssn), economica e sociale che viviamo e che si esplicita, da sempre, nella diseguaglianza di investimenti sui territori e quindi di opportunità fra i cittadini del nord e del sud. Diseguaglianze che vanno al più presto rimosse e che sono foriere di pericoli per la tenuta democratica del paese e quindi per la libertà di tutti.

Altro che “secessione dei ricchi” ignobilmente sostenuta anche da una certa “sinistra” senza memoria che in Europa si è prestata, senza vergogna, all’equiparazione fra nazismo e comunismo.


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Di Natale Cuccurese
La memoria del 25 Aprile 1945 va sostenuta con l’impegno antifascista, oggi più che mai.
Mai come oggi è infatti necessario ribadire che solo la verità storica rafforza l’unità, così come il superamento di discriminazioni, odi e rancori che dopo tanti anni sarebbe bene sconfiggere definitivamente.

Sarebbe anche il caso, per dare un significato preciso al ricordo della Resistenza e al ritorno alla libertà e all’unità del paese che questa produsse e affinchè questa unità sia reale e non pomposo ma vuoto esercizio retorico, riscoprire alcuni dei molti valori della Resistenza, nonché ricordare che alla Resistenza parteciparono attivamente e valorosamente tanti meridionali, anche in formazioni partigiane del nord, e che la prima città d’Europa a liberarsi, già nel settembre 1943, dal giogo nazifascista, grazie ad un moto spontaneo del popolo in armi, fu Napoli durante le 4 giornate che valsero alla città il conferimento della medaglia d’oro al valore militare.

Così come sarebbe utile riscoprire e finalmente applicare gli articoli di quella Costituzione che dalla Resistenza discende.
Articoli che se fossero stati applicati non avrebbero permesso l’attuale rovinoso stato economico e politico del Sud, e quindi dell’intero paese, e nemmeno la pericolosa crisi sanitaria (colpa anche dei tagli al Ssn), economica e sociale che viviamo e che si esplicita, da sempre, nella diseguaglianza di investimenti sui territori e quindi di opportunità fra i cittadini del nord e del sud. Diseguaglianze che vanno al più presto rimosse e che sono foriere di pericoli per la tenuta democratica del paese e quindi per la libertà di tutti.

Altro che “secessione dei ricchi” ignobilmente sostenuta anche da una certa “sinistra” senza memoria che in Europa si è prestata, senza vergogna, all’equiparazione fra nazismo e comunismo.


giovedì 23 aprile 2020

Natale Cuccurese: “Per l’ennesima volta un progetto di riunificazione nazionale sta per essere sacrificato sull’altare degli egoismi territoriali del Nord”



In piena emergenza sanitaria da Covid-19, la locomotiva Nord cerca di ripartire e lo vuole fare sottraendo per l’ennesima volta i finanziamenti pubblici italiani ed europei, che, invece, Costituzione alla mano, spetterebbero di diritto al Sud.
Infatti, dopo i tagli e gli storni decisi a livello europeo a favore del Nord (Left.it), il Governo italiano sta vagliando la possibilità di sospendere anche quota 34% per i finanziamenti nazionali e quota 80% per quelli europei. Le risorse così ottenute verrebbero drenate da Sud a Nord, condannando definitivamente il Meridione alla sua “deriva africana”.
Sull’ennesimo tentativo di “scippo di Stato” perpetrato ai danni di un Sud che proprio in queste settimane è anche sotto il fuoco incrociato dei media nazionali e locali, è intervenuto il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, via social, ha denunciato: “Proprio quando servirebbe un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale nel Governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse destinate al Meridione a vantaggio delle regioni settentrionali. La stessa ipotesi vale anche per i fondi di coesione europei”.
Insomma, siamo alle solite, al di là dei pregiudizi e delle “grandi balle”, il Nord continua a vivere sulla spalle e sulla pelle di un Sud sempre più ridotto a “colonia estrattiva interna”, mentre il sistema Paese rischia di andare definitivamente in frantumi.
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In piena emergenza sanitaria da Covid-19, la locomotiva Nord cerca di ripartire e lo vuole fare sottraendo per l’ennesima volta i finanziamenti pubblici italiani ed europei, che, invece, Costituzione alla mano, spetterebbero di diritto al Sud.
Infatti, dopo i tagli e gli storni decisi a livello europeo a favore del Nord (Left.it), il Governo italiano sta vagliando la possibilità di sospendere anche quota 34% per i finanziamenti nazionali e quota 80% per quelli europei. Le risorse così ottenute verrebbero drenate da Sud a Nord, condannando definitivamente il Meridione alla sua “deriva africana”.
Sull’ennesimo tentativo di “scippo di Stato” perpetrato ai danni di un Sud che proprio in queste settimane è anche sotto il fuoco incrociato dei media nazionali e locali, è intervenuto il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, via social, ha denunciato: “Proprio quando servirebbe un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale nel Governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse destinate al Meridione a vantaggio delle regioni settentrionali. La stessa ipotesi vale anche per i fondi di coesione europei”.
Insomma, siamo alle solite, al di là dei pregiudizi e delle “grandi balle”, il Nord continua a vivere sulla spalle e sulla pelle di un Sud sempre più ridotto a “colonia estrattiva interna”, mentre il sistema Paese rischia di andare definitivamente in frantumi.

mercoledì 22 aprile 2020

Vogliono far ripartire il Nord con i soldi per il Sud. Una storia già vista


Di Natale Cuccurese

Proprio quando servirebbe un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale nel governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse destinate al Meridione a vantaggio delle regioni settentrionali. La stessa ipotesi vale anche per i fondi di coesione europei

È in arrivo la tempesta perfetta nei rapporti fra Nord e Sud in questo inizio di 2020, causa la pandemia in corso che ha colpito principalmente le popolazioni del Nord a cui va garantita giusta solidarietà, ma che a livello europeo non ha ricevuto particolare vicinanza, come si può evincere dal contrasto fra Stati del Nord contro quelli Sud Europa in merito alle modalità di sostegno all’economia per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Un contrasto ben riprodotto nelle logiche interne al nostro Paese fra Nord e Sud Italia in merito alla stessa emergenza. Un contrasto che in un caso come nell’altro ha radici profonde e che in Italia si è sviluppato negli ultimi quarant’anni come sottrazione progressiva di risorse al Sud a favore del Nord. Fa quasi sorridere vedere partiti, politici e giornalisti che si lamentano della discriminazione operata verso i Sud d’Europa, di cui l’Italia fa parte nella sua interezza, ma che all’interno dei confini nazionali applicano senza vergogna le stesse ricette e pesi, che rigettano in Europa, nei confronti del Sud Italia. Una situazione di discriminazione in termini di risorse da sempre gestita in modo monoculare dai vari governi che si sono succeduti negli anni e che è accelerata nell’ultimo ventennio con la modifica del Titolo V della Costituzione nel 2001 con l’avvio del processo di Autonomia differenziata in base alla sola spesa storica e in perenne attesa della definizione di Lep e Lea, con conseguente progressivo trasferimento di risorse dal Sud a vantaggio del Nord per ben 840 Miliardi di Euro nel periodo 2000-20017 come ben dimostrato dall’ultimo rapporto Eurispes di fine gennaio scorso.
Un Sud, che ora ha anche la “colpa”, agli occhi di alcuni razzisti e boiardi di Stato, di essere riuscito coi propri scienziati, medici, politici, cittadini, ad organizzarsi e disciplinarsi contenendo l’ondata pandemica, resistendo anche al “rientro caotico dal Nord” dei propri emigrati innescato da colpevoli anticipazioni governative ai media, pur con mezzi ridotto all’osso dai continui tagli. Un Sud che ha rialzato la testa e perciò deve essere punito, per cui alle discriminazioni e furti già subiti nel recente passato ora se ne potrebbero aggiungere altri.

Vediamo quali in cinque fasi:

– Già l’11 marzo l’Europa per bocca della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, nello stallo che dura tutt’oggi dello stanziamento di risorse europee a favore degli Stati membri ha indicato lo spostamento totale dei Fondi di Coesione destinati al Sud verso il Nord a supporto delle Regioni più colpite.

-Inoltre la Commissione europea, nel quadro dell’iniziativa “Coronavirus Response Investment Initiative”, il 13 febbraio scorso ha dato il via libera alla spesa sanitaria e ha in parte sburocratizzato il sistema di aiuti per le imprese e i cittadini. Nel governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse sanitarie da Sud verso Nord, a valere sul programma 2014-20 specificando che «l’eventuale maggiore contributo di risorse aggiuntive delle Regioni meridionali all’emergenza Coronavirus, (…) dovrebbe essere oggetto di una successiva ‘compensazione intertemporale’, che avverrebbe attraverso un ristoro premile di risorse dal Fondo di Sviluppo e Coesione per le Suddette Regioni nel ciclo di programmazione 2021-27, da prevedersi nel prossimo Documento di Economia e Finanza e da definire nell’ambito della legge di Bilancio 2021». In poche parole l’ennesima sottrazione di risorse ad una spesa sanitaria che già oggi, grazie a commissariamenti e tagli, in investimenti fissi in Sanità dal bilancio della Repubblica italiana vede spesi per un cittadino calabrese un terzo di quanto si spende per un cittadino piemontese, un quinto rispetto da un emiliano romagnolo, un quarto rispetto ad un veneto, mentre campani e pugliesi si devono accontentare della metà esatta di quanto ricevono i lombardi e di un terzo di quello che incassano i veneti, così come certificano i Conti Pubblici Territoriali della Repubblica italiana. 

Su questi due ultimi aspetti abbiamo inviato nei giorni una lettera aperta come “Laboratorio-Sud”al Ministro Giuseppe Provenzano.

-Anche per i fondi previsti dal “Piano per il Sud”, presentato in pompa magna dal governo prima dell’inizio dell’emergenza, si prevede uno stop, se non un trasferimento dei fondi al Nord. Ecco forse perché, con “rara attenzione”, sul frontespizio dello stesso appare il mare di Trieste.

-Come da relativa comunicazione la Commissione europea pochi giorni fa ha deciso che non sarà più necessario il cofinanziamento del Governo italiano sui fondi europei, il che si tradurrà in una più rapida possibilità di spesa senza impattare sul piano di stabilità, ma anche in un minor apporto di fondi (il 35%) e visto che gran parte del cofinanziamento riguarda regioni del Sud il tutto si tradurrà nei fatti nell’ennesima sottrazione di fondi al Sud.

-Infine giunge notizia che il Governo, come proposto dal Dipe, si appresta a sospende l’applicazione della “clausola 34%” a favore degli investimenti a valere sulle risorse ordinarie del Sud, anche se il ministro Provenzano su Twitter, pur ammettendo l’esistenza della proposta, ha specificato di essere contrario. Nota bene: il 34% si riferisce alla percentuale della popolazione del Sud, il che prevede la distribuzione degli investimenti in conto capitale delle amministrazioni pubbliche in proporzione alla popolazione, cosa che non è mai stata applicata in passato e forse nemmeno ora. Evidentemente i cittadini del Sud sono, da sempre, considerati di serie B, in barba a Costituzione e diritti di cittadinanza.

Appare evidente, anche da recente dichiarazioni dei “governatori secessionisti”, che l’intenzione, passata l’emergenza, è quella di proseguire con il Regionalismo, cioè un progetto classista, liberista, incostituzionale ed eversivo, che mette in pericolo l’unità stessa del Paese, e porta in gran parte la responsabilità dello smantellamento del Ssn e dell’apertura alle privatizzazioni in campo sanitario in nome di una efficienza che pare non trovare riscontro dagli aspetti che stanno lentamente emergendo soprattutto in Lombardia, e che stanno mettendo a nudo criticità che ci auguriamo siano chiarite al più presto da parte della Magistratura. È chiaro che la pervasiva sottrazione di risorse al Mezzogiorno è supportata dal racconto mediatico di un Nord organizzato e virtuoso opposto ad un Sud sregolato e sprecone.

Questa affabulazione, che negli ultimi mesi vede schierati a reti unificate quasi tutti i media preoccupati di difendere lo status quo e la narrazione della “parte sana del Paese”, è quotidianamente contraddetta dalla sempre più evidente malagestione di alcune Regioni del Nord a partire dalla Lombardia. L’epidemia di Covid19 sta infatti facendo emergere crepe sempre più grosse nell’impianto narrativo che dall’Unità in poi è stato utile a mantenere il Sud in stato di perenne sudditanza ed inoltre sta mettendo in evidenza come il Regionalismo in campo sanitario, in casi d’emergenza come l’attuale, sia dannoso per un coordinamento nazionale operativo efficace. Lo vediamo in questi giorni con la fase 2, dove le Regioni avanzano in ordine sparso e dove ognuno sembra poter fare come gli pare.

Inoltre, ora che si procede con le riaperture, spesso in deroga, si può notare una frenesia mediatica in favore del finanziamento della “locomotiva del nord”. Ogni risorsa per gran parte del circuito mediatico-politico deve essere messa in campo per la ripresa e riorganizzazione delle fabbriche del Nord, come scritto chiaramente su di un giornale affine alla destra leghista, “al Nord si vuole tornare a lavorare, non a correre in strada a suonare il mandolino, a cui si aggiungono nelle ultime ore, ad opera sempre dello stesso giornalista, affermazioni televisive quali: “i meridionali sono inferiori a noi settentrionali” in un evidente incitamento all’odio razziale, senza che chi dovrebbe vigilare muova un dito. Una posizione, quella delle riaperture in deroga, in linea con le richieste confindustriali tutte volte alla privatizzazione degli utili socializzando il rischio del contagio. Sarebbe invece utile uscire dal lockdown in modo graduale e per Regione, in base a valutazioni squisitamente sanitarie e non alle volontà delle lobby confindustriali, peraltro in un periodo in cui le garanzie costituzionali sono pericolosamente sospese per Dpcm.
In poche parole come si è visto e a prescindere da cosa accadrà al summit del 23 aprile le ipotesi sul tavolo all’interno dei confini nazionali sono le solite: tagli al Sud e (comunque) soldi a pioggia al Nord.

Visto che con le logiche fin qui seguite appare evidente che se l’Italia dovesse ottenere in sede europea quanto auspicabile, cioè nessun indebitamento a fronte di stanziamenti da parte della Bce, come avvenuto in Usa o in Gran Bretagna ad opera delle rispettive Banche centrali, gran parte dei fondi ottenuti andrà come sempre a Nord, insensibili al fatto che il Sud si ritrovi in condizioni infrastrutturali, e non solo, di estrema arretratezza rispetto al Nord, con una percentuale di disoccupati, neet e poveri che non ha eguali in Europa. 

Molto più semplice spremere come sempre il Sud privandolo di ogni stanziamento nazionale ed europeo invece di percorrere soluzioni diverse però invise a potentati e utili clientele. Ad esempio per finanziare gli interventi pubblici si potrebbe cominciare dal recupero dei 7,5 miliardi di dollari all’anno di tasse sulle imprese con sede nei paradisi fiscali, prevalentemente Ue, invece di dare a queste aziende con sede all’estero anche gli aiuti di Stato, nel cercare di recuperare i miliardi dell’evasione fiscale invece di impegnare uomini e mezzi nella caccia ai runner, di far pagare tasse adeguate alle multinazionali che si arricchiscono sul territorio nazionale invece di favorirle con una tassazione ridicola e casomai di studiare una adeguata tassazione progressiva invece di propugnare tasse piatte.

Questo vecchio approccio del Sud visto come un salvadanaio sempre a disposizione, dopo la presa di coscienza da parte di una moltitudine crescente di cittadini del Mezzogiorno che han preso atto in questa emergenza delle proprie eccellenze, delle discriminazioni da sempre subite a favore di territori la cui “virtuosità ed efficienza”, è stato messo in forte discussione dall’emergenza Coronavirus, potrebbe preludere, visto la contemporanea reiterazione delle richieste di “Secessione dei Ricchi” da parte dei governatori del Nord, le giornaliere e sempre più pesanti provocazioni mediatiche a reti unificate e lo stato di prostrazione economica di sempre più larghe fasce di popolazione del Sud, a quella “tempesta perfetta” prodromica a cambiamenti epocali. Alcuni cambiamenti potrebbero incontrare il favore dell’Europa, a partire da quelle lobby che da tempo “sponsorizzano” la creazione di una Macroregione Alpina che risolverebbe definitivamente le problematiche dell’industria tedesca, a partire da quella automobilistica, che vede proprio nelle tre “Regioni secessioniste” la presenza di filiere produttive senza le quali i colossi tedeschi andrebbero in crisi, come accaduto in questa emergenza, per mancanza di componenti. Prima però “dell’Anschluss” risulta evidentemente utile da parte di una certa classe predatoria del Nord completare del tutto il sacco giugulatorio del Sud affinché nulla di utile sia lasciato alle spalle, in una strategia ben orchestrata ed utile a mettere pezzi d’Italia in piena emergenza Covid19 l’uno contro l’altro.

Per fermare il tracollo nazionale sarebbe invece utile contrapporre alla visione egoistica e razzista del Regionalismo, figlio diretto su scala ridotta del nazionalismo, un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale basato su solide tesi gramsciane, il solo che può permettere all’Italia di uscire dalla crisi, dare risposta alla richiesta di giustizia che sale dai cittadini, soprattutto da quei settori che più stanno soffrendo per questa emergenza a Nord come a Sud, e ripartire con eguali diritti e possibilità per ogni cittadino a prescindere dalla latitudine.



Natale Cuccurese è presidente del Partito del Sud-meridionalisti progressisti


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Di Natale Cuccurese

Proprio quando servirebbe un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale nel governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse destinate al Meridione a vantaggio delle regioni settentrionali. La stessa ipotesi vale anche per i fondi di coesione europei

È in arrivo la tempesta perfetta nei rapporti fra Nord e Sud in questo inizio di 2020, causa la pandemia in corso che ha colpito principalmente le popolazioni del Nord a cui va garantita giusta solidarietà, ma che a livello europeo non ha ricevuto particolare vicinanza, come si può evincere dal contrasto fra Stati del Nord contro quelli Sud Europa in merito alle modalità di sostegno all’economia per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Un contrasto ben riprodotto nelle logiche interne al nostro Paese fra Nord e Sud Italia in merito alla stessa emergenza. Un contrasto che in un caso come nell’altro ha radici profonde e che in Italia si è sviluppato negli ultimi quarant’anni come sottrazione progressiva di risorse al Sud a favore del Nord. Fa quasi sorridere vedere partiti, politici e giornalisti che si lamentano della discriminazione operata verso i Sud d’Europa, di cui l’Italia fa parte nella sua interezza, ma che all’interno dei confini nazionali applicano senza vergogna le stesse ricette e pesi, che rigettano in Europa, nei confronti del Sud Italia. Una situazione di discriminazione in termini di risorse da sempre gestita in modo monoculare dai vari governi che si sono succeduti negli anni e che è accelerata nell’ultimo ventennio con la modifica del Titolo V della Costituzione nel 2001 con l’avvio del processo di Autonomia differenziata in base alla sola spesa storica e in perenne attesa della definizione di Lep e Lea, con conseguente progressivo trasferimento di risorse dal Sud a vantaggio del Nord per ben 840 Miliardi di Euro nel periodo 2000-20017 come ben dimostrato dall’ultimo rapporto Eurispes di fine gennaio scorso.
Un Sud, che ora ha anche la “colpa”, agli occhi di alcuni razzisti e boiardi di Stato, di essere riuscito coi propri scienziati, medici, politici, cittadini, ad organizzarsi e disciplinarsi contenendo l’ondata pandemica, resistendo anche al “rientro caotico dal Nord” dei propri emigrati innescato da colpevoli anticipazioni governative ai media, pur con mezzi ridotto all’osso dai continui tagli. Un Sud che ha rialzato la testa e perciò deve essere punito, per cui alle discriminazioni e furti già subiti nel recente passato ora se ne potrebbero aggiungere altri.

Vediamo quali in cinque fasi:

– Già l’11 marzo l’Europa per bocca della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, nello stallo che dura tutt’oggi dello stanziamento di risorse europee a favore degli Stati membri ha indicato lo spostamento totale dei Fondi di Coesione destinati al Sud verso il Nord a supporto delle Regioni più colpite.

-Inoltre la Commissione europea, nel quadro dell’iniziativa “Coronavirus Response Investment Initiative”, il 13 febbraio scorso ha dato il via libera alla spesa sanitaria e ha in parte sburocratizzato il sistema di aiuti per le imprese e i cittadini. Nel governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse sanitarie da Sud verso Nord, a valere sul programma 2014-20 specificando che «l’eventuale maggiore contributo di risorse aggiuntive delle Regioni meridionali all’emergenza Coronavirus, (…) dovrebbe essere oggetto di una successiva ‘compensazione intertemporale’, che avverrebbe attraverso un ristoro premile di risorse dal Fondo di Sviluppo e Coesione per le Suddette Regioni nel ciclo di programmazione 2021-27, da prevedersi nel prossimo Documento di Economia e Finanza e da definire nell’ambito della legge di Bilancio 2021». In poche parole l’ennesima sottrazione di risorse ad una spesa sanitaria che già oggi, grazie a commissariamenti e tagli, in investimenti fissi in Sanità dal bilancio della Repubblica italiana vede spesi per un cittadino calabrese un terzo di quanto si spende per un cittadino piemontese, un quinto rispetto da un emiliano romagnolo, un quarto rispetto ad un veneto, mentre campani e pugliesi si devono accontentare della metà esatta di quanto ricevono i lombardi e di un terzo di quello che incassano i veneti, così come certificano i Conti Pubblici Territoriali della Repubblica italiana. 

Su questi due ultimi aspetti abbiamo inviato nei giorni una lettera aperta come “Laboratorio-Sud”al Ministro Giuseppe Provenzano.

-Anche per i fondi previsti dal “Piano per il Sud”, presentato in pompa magna dal governo prima dell’inizio dell’emergenza, si prevede uno stop, se non un trasferimento dei fondi al Nord. Ecco forse perché, con “rara attenzione”, sul frontespizio dello stesso appare il mare di Trieste.

-Come da relativa comunicazione la Commissione europea pochi giorni fa ha deciso che non sarà più necessario il cofinanziamento del Governo italiano sui fondi europei, il che si tradurrà in una più rapida possibilità di spesa senza impattare sul piano di stabilità, ma anche in un minor apporto di fondi (il 35%) e visto che gran parte del cofinanziamento riguarda regioni del Sud il tutto si tradurrà nei fatti nell’ennesima sottrazione di fondi al Sud.

-Infine giunge notizia che il Governo, come proposto dal Dipe, si appresta a sospende l’applicazione della “clausola 34%” a favore degli investimenti a valere sulle risorse ordinarie del Sud, anche se il ministro Provenzano su Twitter, pur ammettendo l’esistenza della proposta, ha specificato di essere contrario. Nota bene: il 34% si riferisce alla percentuale della popolazione del Sud, il che prevede la distribuzione degli investimenti in conto capitale delle amministrazioni pubbliche in proporzione alla popolazione, cosa che non è mai stata applicata in passato e forse nemmeno ora. Evidentemente i cittadini del Sud sono, da sempre, considerati di serie B, in barba a Costituzione e diritti di cittadinanza.

Appare evidente, anche da recente dichiarazioni dei “governatori secessionisti”, che l’intenzione, passata l’emergenza, è quella di proseguire con il Regionalismo, cioè un progetto classista, liberista, incostituzionale ed eversivo, che mette in pericolo l’unità stessa del Paese, e porta in gran parte la responsabilità dello smantellamento del Ssn e dell’apertura alle privatizzazioni in campo sanitario in nome di una efficienza che pare non trovare riscontro dagli aspetti che stanno lentamente emergendo soprattutto in Lombardia, e che stanno mettendo a nudo criticità che ci auguriamo siano chiarite al più presto da parte della Magistratura. È chiaro che la pervasiva sottrazione di risorse al Mezzogiorno è supportata dal racconto mediatico di un Nord organizzato e virtuoso opposto ad un Sud sregolato e sprecone.

Questa affabulazione, che negli ultimi mesi vede schierati a reti unificate quasi tutti i media preoccupati di difendere lo status quo e la narrazione della “parte sana del Paese”, è quotidianamente contraddetta dalla sempre più evidente malagestione di alcune Regioni del Nord a partire dalla Lombardia. L’epidemia di Covid19 sta infatti facendo emergere crepe sempre più grosse nell’impianto narrativo che dall’Unità in poi è stato utile a mantenere il Sud in stato di perenne sudditanza ed inoltre sta mettendo in evidenza come il Regionalismo in campo sanitario, in casi d’emergenza come l’attuale, sia dannoso per un coordinamento nazionale operativo efficace. Lo vediamo in questi giorni con la fase 2, dove le Regioni avanzano in ordine sparso e dove ognuno sembra poter fare come gli pare.

Inoltre, ora che si procede con le riaperture, spesso in deroga, si può notare una frenesia mediatica in favore del finanziamento della “locomotiva del nord”. Ogni risorsa per gran parte del circuito mediatico-politico deve essere messa in campo per la ripresa e riorganizzazione delle fabbriche del Nord, come scritto chiaramente su di un giornale affine alla destra leghista, “al Nord si vuole tornare a lavorare, non a correre in strada a suonare il mandolino, a cui si aggiungono nelle ultime ore, ad opera sempre dello stesso giornalista, affermazioni televisive quali: “i meridionali sono inferiori a noi settentrionali” in un evidente incitamento all’odio razziale, senza che chi dovrebbe vigilare muova un dito. Una posizione, quella delle riaperture in deroga, in linea con le richieste confindustriali tutte volte alla privatizzazione degli utili socializzando il rischio del contagio. Sarebbe invece utile uscire dal lockdown in modo graduale e per Regione, in base a valutazioni squisitamente sanitarie e non alle volontà delle lobby confindustriali, peraltro in un periodo in cui le garanzie costituzionali sono pericolosamente sospese per Dpcm.
In poche parole come si è visto e a prescindere da cosa accadrà al summit del 23 aprile le ipotesi sul tavolo all’interno dei confini nazionali sono le solite: tagli al Sud e (comunque) soldi a pioggia al Nord.

Visto che con le logiche fin qui seguite appare evidente che se l’Italia dovesse ottenere in sede europea quanto auspicabile, cioè nessun indebitamento a fronte di stanziamenti da parte della Bce, come avvenuto in Usa o in Gran Bretagna ad opera delle rispettive Banche centrali, gran parte dei fondi ottenuti andrà come sempre a Nord, insensibili al fatto che il Sud si ritrovi in condizioni infrastrutturali, e non solo, di estrema arretratezza rispetto al Nord, con una percentuale di disoccupati, neet e poveri che non ha eguali in Europa. 

Molto più semplice spremere come sempre il Sud privandolo di ogni stanziamento nazionale ed europeo invece di percorrere soluzioni diverse però invise a potentati e utili clientele. Ad esempio per finanziare gli interventi pubblici si potrebbe cominciare dal recupero dei 7,5 miliardi di dollari all’anno di tasse sulle imprese con sede nei paradisi fiscali, prevalentemente Ue, invece di dare a queste aziende con sede all’estero anche gli aiuti di Stato, nel cercare di recuperare i miliardi dell’evasione fiscale invece di impegnare uomini e mezzi nella caccia ai runner, di far pagare tasse adeguate alle multinazionali che si arricchiscono sul territorio nazionale invece di favorirle con una tassazione ridicola e casomai di studiare una adeguata tassazione progressiva invece di propugnare tasse piatte.

Questo vecchio approccio del Sud visto come un salvadanaio sempre a disposizione, dopo la presa di coscienza da parte di una moltitudine crescente di cittadini del Mezzogiorno che han preso atto in questa emergenza delle proprie eccellenze, delle discriminazioni da sempre subite a favore di territori la cui “virtuosità ed efficienza”, è stato messo in forte discussione dall’emergenza Coronavirus, potrebbe preludere, visto la contemporanea reiterazione delle richieste di “Secessione dei Ricchi” da parte dei governatori del Nord, le giornaliere e sempre più pesanti provocazioni mediatiche a reti unificate e lo stato di prostrazione economica di sempre più larghe fasce di popolazione del Sud, a quella “tempesta perfetta” prodromica a cambiamenti epocali. Alcuni cambiamenti potrebbero incontrare il favore dell’Europa, a partire da quelle lobby che da tempo “sponsorizzano” la creazione di una Macroregione Alpina che risolverebbe definitivamente le problematiche dell’industria tedesca, a partire da quella automobilistica, che vede proprio nelle tre “Regioni secessioniste” la presenza di filiere produttive senza le quali i colossi tedeschi andrebbero in crisi, come accaduto in questa emergenza, per mancanza di componenti. Prima però “dell’Anschluss” risulta evidentemente utile da parte di una certa classe predatoria del Nord completare del tutto il sacco giugulatorio del Sud affinché nulla di utile sia lasciato alle spalle, in una strategia ben orchestrata ed utile a mettere pezzi d’Italia in piena emergenza Covid19 l’uno contro l’altro.

Per fermare il tracollo nazionale sarebbe invece utile contrapporre alla visione egoistica e razzista del Regionalismo, figlio diretto su scala ridotta del nazionalismo, un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale basato su solide tesi gramsciane, il solo che può permettere all’Italia di uscire dalla crisi, dare risposta alla richiesta di giustizia che sale dai cittadini, soprattutto da quei settori che più stanno soffrendo per questa emergenza a Nord come a Sud, e ripartire con eguali diritti e possibilità per ogni cittadino a prescindere dalla latitudine.



Natale Cuccurese è presidente del Partito del Sud-meridionalisti progressisti


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COMUNICATO STAMPA-L'ATTACCO AI MERIDIONALI DI VITTORIO FELTRI NON PUO' PASSARE SOTTO SILENZIO!




COMUNICATO STAMPA


Ci reputiamo, come membri del Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti, offesi, indignati, sconcertati, stupiti da quanto  dichiarato  ieri sera, nel corso della trasmissione di Rete 4 “Fuori dal Coro”, da Vittorio Feltri direttore del quotidiano Libero nei confronti del popolo meridionale: “Molta gente che è nutrita da un sentimento di invidia, rabbia nei nostri confronti perchè subisce una sorta di complesso di inferiorità. Io non credo ai complessi di inferiorità ma credo che i meridionali, in molti casi, siano inferiori".

Mediaset ha veicolato in diretta parole di assoluta gravità, mentre il conduttore della trasmissione, Mario Giordano,  ha fatto ben poco per dissociarsi e condannare sufficientemente parole cosi gravi.

Ricordiamo, in merito, cosa dice la nostra costituzione citandone alcuni passaggi ; L’Art. 3 della Costituzione stabilisce che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale”.

 Quindi l’Art.3 riconosce il diritto all’eguaglianza e alla non discriminazione come riferita a tutte le persone che risiedono in Italia, e chi fa comunicazione dovrebbe saperlo.
Il nostro ordinamento punisce la discriminazione razziale a partire dalla ratifica della Convenzione di New York del 7 marzo 1966, intervenuta con la legge n. 654/ 1975, la c.d. «legge Reale», mediante la quale, con gli altri Stati firmatari, si prese anche l’impegno politico di eliminare ogni forma di razzismo, assumendosi l’obbligo di:
1.      a) non attuare pratiche di discriminazione razziale verso individui, gruppi o istituzioni e lavorare affinché tutte le istituzioni pubbliche, nazionali e locali si uniformino;
2.      b) non incoraggiare, non difendere e non appoggiare la discriminazione razziale attuata da individui o organizzazioni;
3.      c) adottare misure nuove ed efficaci per rivedere le politiche governative nazionali e locali e per modificare, abrogare o annullare ogni legge ed ogni normativa che crei o mantenga una discriminazione razziale;
4.      d) vietare e porre fine con ogni mezzo – compresi nuovi strumenti normativi – alla discriminazione razziale praticata da individui, gruppi o organizzazioni;
5.      e) favorire le organizzazioni e i movimenti integrazionisti multietnici impegnati ad eliminare le barriere razziali e combattere tutto quanto rafforzi la separazione razziale.

Ricordiamo che per  “propaganda razzista” si  intende una condotta di manifestazione pubblica di personali convinzioni con fine di condizionare l’opinione pubblica e modificare le idee e i comportamenti dei destinatari e questa divulgazione costituisce reato perché è suscettibile di ingenerare sentimenti di avversione e di odio sociale mediante una  “induzione” ed una continua “persuasione” che  li  giustifichi ed in qualche modo li legittimi ed è punita dall’articolo 3 della  legge  13  ottobre  1975  con modifiche applicative giugno 1993.

-Si chiedono pertanto a Mediaset le scuse ufficiali e la totale dissociazione dalle offese gratuite dell’ospite Vittorio Feltri.

-Si chiede la radiazione di Vittorio Feltri dalle trasmissioni Mediaset per non incorrere ancora in  possibili gravi ed offensive affermazioni verso la Costituzione e il popolo meridionale.

-Si chiedono altresì, le scuse, la dissociazione, oltre che i provvedimenti del caso, a nostro avviso non più  rimandabili, da parte dell’Ordine nazionale dei Giornalisti a salvaguardia del buon nome  e della immagine della categoria, messi a rischio  dalle parole irresponsabili di uno dei suoi iscritti.

In questo momento così drammatico, in piena Pandemia mondiale, ci sarebbe ben altro a cui pensare piuttosto che rincorrere le dichiarazione vergognose di chi incita all’odio verso il “meridionale” visto come razza inferiore.   


IL CDN DEL PARTITO DEL SUD      



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COMUNICATO STAMPA


Ci reputiamo, come membri del Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti, offesi, indignati, sconcertati, stupiti da quanto  dichiarato  ieri sera, nel corso della trasmissione di Rete 4 “Fuori dal Coro”, da Vittorio Feltri direttore del quotidiano Libero nei confronti del popolo meridionale: “Molta gente che è nutrita da un sentimento di invidia, rabbia nei nostri confronti perchè subisce una sorta di complesso di inferiorità. Io non credo ai complessi di inferiorità ma credo che i meridionali, in molti casi, siano inferiori".

Mediaset ha veicolato in diretta parole di assoluta gravità, mentre il conduttore della trasmissione, Mario Giordano,  ha fatto ben poco per dissociarsi e condannare sufficientemente parole cosi gravi.

Ricordiamo, in merito, cosa dice la nostra costituzione citandone alcuni passaggi ; L’Art. 3 della Costituzione stabilisce che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale”.

 Quindi l’Art.3 riconosce il diritto all’eguaglianza e alla non discriminazione come riferita a tutte le persone che risiedono in Italia, e chi fa comunicazione dovrebbe saperlo.
Il nostro ordinamento punisce la discriminazione razziale a partire dalla ratifica della Convenzione di New York del 7 marzo 1966, intervenuta con la legge n. 654/ 1975, la c.d. «legge Reale», mediante la quale, con gli altri Stati firmatari, si prese anche l’impegno politico di eliminare ogni forma di razzismo, assumendosi l’obbligo di:
1.      a) non attuare pratiche di discriminazione razziale verso individui, gruppi o istituzioni e lavorare affinché tutte le istituzioni pubbliche, nazionali e locali si uniformino;
2.      b) non incoraggiare, non difendere e non appoggiare la discriminazione razziale attuata da individui o organizzazioni;
3.      c) adottare misure nuove ed efficaci per rivedere le politiche governative nazionali e locali e per modificare, abrogare o annullare ogni legge ed ogni normativa che crei o mantenga una discriminazione razziale;
4.      d) vietare e porre fine con ogni mezzo – compresi nuovi strumenti normativi – alla discriminazione razziale praticata da individui, gruppi o organizzazioni;
5.      e) favorire le organizzazioni e i movimenti integrazionisti multietnici impegnati ad eliminare le barriere razziali e combattere tutto quanto rafforzi la separazione razziale.

Ricordiamo che per  “propaganda razzista” si  intende una condotta di manifestazione pubblica di personali convinzioni con fine di condizionare l’opinione pubblica e modificare le idee e i comportamenti dei destinatari e questa divulgazione costituisce reato perché è suscettibile di ingenerare sentimenti di avversione e di odio sociale mediante una  “induzione” ed una continua “persuasione” che  li  giustifichi ed in qualche modo li legittimi ed è punita dall’articolo 3 della  legge  13  ottobre  1975  con modifiche applicative giugno 1993.

-Si chiedono pertanto a Mediaset le scuse ufficiali e la totale dissociazione dalle offese gratuite dell’ospite Vittorio Feltri.

-Si chiede la radiazione di Vittorio Feltri dalle trasmissioni Mediaset per non incorrere ancora in  possibili gravi ed offensive affermazioni verso la Costituzione e il popolo meridionale.

-Si chiedono altresì, le scuse, la dissociazione, oltre che i provvedimenti del caso, a nostro avviso non più  rimandabili, da parte dell’Ordine nazionale dei Giornalisti a salvaguardia del buon nome  e della immagine della categoria, messi a rischio  dalle parole irresponsabili di uno dei suoi iscritti.

In questo momento così drammatico, in piena Pandemia mondiale, ci sarebbe ben altro a cui pensare piuttosto che rincorrere le dichiarazione vergognose di chi incita all’odio verso il “meridionale” visto come razza inferiore.   


IL CDN DEL PARTITO DEL SUD      



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sabato 18 aprile 2020

Natale Cuccurese: “Altro che stereotipi negativi! Napoli città civile, solidale e all’avanguardia nell’affrontare il Coronavirus”

La sanità lombarda fallisce drammaticamente nella gestione dell’emergenza coronavirus, 11.377 morti su un totale di 21.645, in ossequio al dio profitto, la locomotiva d’Italia non si ferma, 450.000 aziende aperte su 800.000, ed alcune trasmissione televisive, alimentando i soliti stereotipi antimeridionali, sganciano le armi di distrazione di massa.
Come ha denunciato via facebook il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese: “Continua senza sosta l’attacco mediatico nei confronti di Napoli. I napoletani si comportano bene, che peccato...”
Il riferimento è all’inviata di Agorà che rimasta delusa dai napoletani ha esclamato: “Non siamo fortunati in questo momento, si stanno comportando bene”.
Napoli – ha affermato con forza Cuccurese – non solo sta rispettando le regole con scrupolo, non solo sta mostrando grande umanità e solidarietà ma è anche all’avanguardia nell’affrontare il Coronavirus”.


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La sanità lombarda fallisce drammaticamente nella gestione dell’emergenza coronavirus, 11.377 morti su un totale di 21.645, in ossequio al dio profitto, la locomotiva d’Italia non si ferma, 450.000 aziende aperte su 800.000, ed alcune trasmissione televisive, alimentando i soliti stereotipi antimeridionali, sganciano le armi di distrazione di massa.
Come ha denunciato via facebook il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese: “Continua senza sosta l’attacco mediatico nei confronti di Napoli. I napoletani si comportano bene, che peccato...”
Il riferimento è all’inviata di Agorà che rimasta delusa dai napoletani ha esclamato: “Non siamo fortunati in questo momento, si stanno comportando bene”.
Napoli – ha affermato con forza Cuccurese – non solo sta rispettando le regole con scrupolo, non solo sta mostrando grande umanità e solidarietà ma è anche all’avanguardia nell’affrontare il Coronavirus”.


martedì 14 aprile 2020

Il Partito del Sud, Natale Cuccurese: “Scuole chiuse fino a settembre. Il conto, come sempre, lo pagano le classi e i territori più deboli!”

Alla stregua di un reagente chimico, il Covid-19 sta evidenziando tutte le sperequazioni e le diseguaglianze sociali, civili, economiche e territoriali che caratterizzano il nostro Paese.
Se l’attuazione della didattica a distanza rappresenta una risposta per salvaguardare il diritto allo studio degli studenti durante l’emergenza coronavirus, allo stesso tempo, tuttavia, sembra che l’emergenza venga utilizzata per giustificare l’attuazione radicale della digitalizzazione del sistema d’istruzione nazionale con delle notevoli ricadute negative sia sul piano della libertà d’insegnamento, sia sul piano occupazionale che su quello sociale e territoriale.

Come a questo proposito ha osservato il costituzionalista emerito della “Federico II” Massimo Villone: “Il quotidiano la Repubblica riferisce che molte famiglie non dispongono dell’accesso alla rete o di un tablet. L’innovazione può in tal caso accrescere la diseguaglianza, piuttosto che il contrario. Ed è nel Sud che troviamo le più gravi carenze della rete e le peggiori condizioni socio-economiche delle famiglie”. (la Repubblica Napoli, 11 aprile 2020)

A sua volta, via social, nel commentare un articolo pubblicato sulla Rassegna Sindacale, il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ha dichiarato: “Scuole chiuse fino a settembre. Il conto, come sempre, lo pagano le classi e i territori più deboli!”.
Il 41% degli studenti – ha precisato Cuccurese citando direttamente la rivista online – non ha un computer, ma anche il resto d’Italia non se la passa bene. Nell’emergenza bisogna investire e riflettere, perché il prossimo anno scolastico non sarà ordinario”.
Nel Paese diseguale (senza vergogna)  – ha concluso il Presidente del Partito del Sud – i divari sono certificati dai dati resi noti proprio in questi giorni dall’Istat e secondo i quali la percentuale di famiglie senza computer supera il 41% nel Mezzogiorno, con Calabria e Sicilia in testa (rispettivamente 46% e 44,4%), ed è di circa il 30% – comunque non poco – nelle altre aree del Paese”.
Prima di esaltare acriticamente le nuove tecnologie come panacea di tutti i mali, per farne, invece, uno strumento di controllo sempre più capillare, di esclusione e di ulteriore accrescimento delle diseguaglianze, si rifletta su questi dati e si mettano in campo delle serie politiche di perequazione sociale e territoriale, a partire dal rispetto del vincolo del 34% della spesa pubblica destinata al Sud.


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Alla stregua di un reagente chimico, il Covid-19 sta evidenziando tutte le sperequazioni e le diseguaglianze sociali, civili, economiche e territoriali che caratterizzano il nostro Paese.
Se l’attuazione della didattica a distanza rappresenta una risposta per salvaguardare il diritto allo studio degli studenti durante l’emergenza coronavirus, allo stesso tempo, tuttavia, sembra che l’emergenza venga utilizzata per giustificare l’attuazione radicale della digitalizzazione del sistema d’istruzione nazionale con delle notevoli ricadute negative sia sul piano della libertà d’insegnamento, sia sul piano occupazionale che su quello sociale e territoriale.

Come a questo proposito ha osservato il costituzionalista emerito della “Federico II” Massimo Villone: “Il quotidiano la Repubblica riferisce che molte famiglie non dispongono dell’accesso alla rete o di un tablet. L’innovazione può in tal caso accrescere la diseguaglianza, piuttosto che il contrario. Ed è nel Sud che troviamo le più gravi carenze della rete e le peggiori condizioni socio-economiche delle famiglie”. (la Repubblica Napoli, 11 aprile 2020)

A sua volta, via social, nel commentare un articolo pubblicato sulla Rassegna Sindacale, il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ha dichiarato: “Scuole chiuse fino a settembre. Il conto, come sempre, lo pagano le classi e i territori più deboli!”.
Il 41% degli studenti – ha precisato Cuccurese citando direttamente la rivista online – non ha un computer, ma anche il resto d’Italia non se la passa bene. Nell’emergenza bisogna investire e riflettere, perché il prossimo anno scolastico non sarà ordinario”.
Nel Paese diseguale (senza vergogna)  – ha concluso il Presidente del Partito del Sud – i divari sono certificati dai dati resi noti proprio in questi giorni dall’Istat e secondo i quali la percentuale di famiglie senza computer supera il 41% nel Mezzogiorno, con Calabria e Sicilia in testa (rispettivamente 46% e 44,4%), ed è di circa il 30% – comunque non poco – nelle altre aree del Paese”.
Prima di esaltare acriticamente le nuove tecnologie come panacea di tutti i mali, per farne, invece, uno strumento di controllo sempre più capillare, di esclusione e di ulteriore accrescimento delle diseguaglianze, si rifletta su questi dati e si mettano in campo delle serie politiche di perequazione sociale e territoriale, a partire dal rispetto del vincolo del 34% della spesa pubblica destinata al Sud.


Il governo commissari la Regione Lombardia!

In Lombardia e soprattutto a Milano ancora un aumento dei contagi.
La giunta leghista ieri dava la colpa al governo, oggi ai runner e ai cittadini poco ligi e domani...?!
Ovviamente si guardano bene dal chiedersi se c’entri con questo aumento la riaperture delle fabbriche, molte delle quali in deroga.

Non c’è però solo la Lombardia, avanza in termini di “eccellenza” della gestione dell’emergenza anche la giunta Cirio, in Piemonte, con la delibera della vergogna al riguardo delle residenza per anziani.

Intanto la giunta leghista lombarda si auto assolve da ogni responsabilità (Pio albergo Trivulzio, contagi nelle RSA, mancata zona rossa ad Alzano, pagliacciata dell’inaugurazione dell’inutile “ospedale” alla Fiera, ecc ecc) e ancora ciancia, si vanta ed incipria di una gestione eccellente che è solo nella loro fantasia...
Dovremo stare chiusi in casa fino alla notte dei tempi a causa di questi fenomeni della, presunta, “eccellenza” che per sovrannumero sono tutti i giorni in televisione..?!

Il governo commissari subito la Regione Lombardia.
#FontanaDimettiti



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In Lombardia e soprattutto a Milano ancora un aumento dei contagi.
La giunta leghista ieri dava la colpa al governo, oggi ai runner e ai cittadini poco ligi e domani...?!
Ovviamente si guardano bene dal chiedersi se c’entri con questo aumento la riaperture delle fabbriche, molte delle quali in deroga.

Non c’è però solo la Lombardia, avanza in termini di “eccellenza” della gestione dell’emergenza anche la giunta Cirio, in Piemonte, con la delibera della vergogna al riguardo delle residenza per anziani.

Intanto la giunta leghista lombarda si auto assolve da ogni responsabilità (Pio albergo Trivulzio, contagi nelle RSA, mancata zona rossa ad Alzano, pagliacciata dell’inaugurazione dell’inutile “ospedale” alla Fiera, ecc ecc) e ancora ciancia, si vanta ed incipria di una gestione eccellente che è solo nella loro fantasia...
Dovremo stare chiusi in casa fino alla notte dei tempi a causa di questi fenomeni della, presunta, “eccellenza” che per sovrannumero sono tutti i giorni in televisione..?!

Il governo commissari subito la Regione Lombardia.
#FontanaDimettiti



Il meridionalista Natale Cuccurese (Presidente del Partito del Sud): “Le misèrables. I media difendono il sistema Nord gettando fango sul Sud descritto come accattone, miserabile e mafioso”

Nonostante l’evidente fallimento politico delle Regioni settentrionali nella gestione a dir poco cinica e pressappochista dell’emergenza coronavirus – la sola Lombardia, in data odierna, conta 10.238 vittime, ossia, il 54% dei 18.849 morti totali in Italia, e passa tragicamente dai 4.800 morti del quinquennio 2015/2019 ai 17.000 morti del 2020 – il sistema Nord fa di tutto per occultare le responsabilità delle classi dirigenti locali, gli aspiranti Satapri promotori del regionalismo differenziato, utilizzando come arma di distrazione di massa i soliti cliches antimeridionali.
Come a questo proposito ha osservato via social il meridionalista Natale Cuccurese: “L’epidemia dei luoghi comuni contro Napoli al tempo del Coronavirus non si arresta. I media nazionali schierano quotidianamente l’artiglieria pesante per difendere la Lombardia. La narrazione mainstream della ‘parte sana del paese’ non può essere messa in discussione per nessun motivo, crollerebbe il sistema. Il Sud, visto solo come riserva di salariati a basso costo e discarica terzomondista, può essere descritto solo come accattone, miserabile e mafioso. La retorica dei misèrables!



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Nonostante l’evidente fallimento politico delle Regioni settentrionali nella gestione a dir poco cinica e pressappochista dell’emergenza coronavirus – la sola Lombardia, in data odierna, conta 10.238 vittime, ossia, il 54% dei 18.849 morti totali in Italia, e passa tragicamente dai 4.800 morti del quinquennio 2015/2019 ai 17.000 morti del 2020 – il sistema Nord fa di tutto per occultare le responsabilità delle classi dirigenti locali, gli aspiranti Satapri promotori del regionalismo differenziato, utilizzando come arma di distrazione di massa i soliti cliches antimeridionali.
Come a questo proposito ha osservato via social il meridionalista Natale Cuccurese: “L’epidemia dei luoghi comuni contro Napoli al tempo del Coronavirus non si arresta. I media nazionali schierano quotidianamente l’artiglieria pesante per difendere la Lombardia. La narrazione mainstream della ‘parte sana del paese’ non può essere messa in discussione per nessun motivo, crollerebbe il sistema. Il Sud, visto solo come riserva di salariati a basso costo e discarica terzomondista, può essere descritto solo come accattone, miserabile e mafioso. La retorica dei misèrables!



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