sabato 29 febbraio 2020

Natale Cuccurese: “Per il Sud rispetto del vincolo effettivo di spesa del 34% e restituzione del maltolto”




Nell’intervenire sugli aspetti politico-istituzionali dell’“emergenza” coronavirus, oltre a richiedere la piena attuazione dell’articolo 120 della Costituzione italiana, il Segretario nazionale del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ha anche messo l’accento sia sull’esigenza di rendere effettivo il vincolo del 34% per la spesa pubblica nel Mezzogiorno sia sulla restituzione degli 840 miliardi netti di spesa pubblica allargata pro-capite indebitamente sottratti ai 21 milioni di cittadini del Sud Italia nel corso dell’ultimo ventennio.
Prima di fare la fine dell’ex Jugoslavia – ha dichiarato Cuccurese – si accertino le cause del furto subito dal Mezzogiorno dai tempi della modifica del Titolo V ( 840 Miliardi di € da dati Eurispes) e si provveda a restituire in tempo congruo il maltolto, si abbandoni subito il parametro della spesa storica e si stabiliscano condizioni di equilibrio nei riparti basate sulla percentuale della popolazione residente”.
29/02/2020 – Salvatore Lucchese


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Nell’intervenire sugli aspetti politico-istituzionali dell’“emergenza” coronavirus, oltre a richiedere la piena attuazione dell’articolo 120 della Costituzione italiana, il Segretario nazionale del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ha anche messo l’accento sia sull’esigenza di rendere effettivo il vincolo del 34% per la spesa pubblica nel Mezzogiorno sia sulla restituzione degli 840 miliardi netti di spesa pubblica allargata pro-capite indebitamente sottratti ai 21 milioni di cittadini del Sud Italia nel corso dell’ultimo ventennio.
Prima di fare la fine dell’ex Jugoslavia – ha dichiarato Cuccurese – si accertino le cause del furto subito dal Mezzogiorno dai tempi della modifica del Titolo V ( 840 Miliardi di € da dati Eurispes) e si provveda a restituire in tempo congruo il maltolto, si abbandoni subito il parametro della spesa storica e si stabiliscano condizioni di equilibrio nei riparti basate sulla percentuale della popolazione residente”.
29/02/2020 – Salvatore Lucchese


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venerdì 28 febbraio 2020

LETTERA APERTA ALLA VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA ELLY SCHLEIN


Egregia Vicepresidente Elly Schlein,
in vista dell’insediamento della nuova giunta regionale dell’Emilia Romagna ed in virtù dell’importante incarico a lei conferito, siamo ad inviarle alcune domande su importanti temi di attualità su cui siamo particolarmente sensibili e interessati alla sua opinione.

Autonomia differenziata:
La Regione Emilia-Romagna è una delle tre Regioni che l’ha richiesta, a nostro avviso improvvidamente come in solitudine abbiamo sostenuto in campagna elettorale, ponendosi in scia alle egoistiche richieste delle Regioni leghiste di Lombardia e Veneto. Bonaccini non appena eletto ha riaffermato, lanciando quasi un diktat al governo, la volontà di proseguire sulla strada tracciata della richiesta di Autonomia differenziata, confermandosi ancora una volta come il miglior alleato dei Presidenti Fontana e Zaia. Oggi il bubbone causato dall’emergenza coronavirus ha posto in evidenza la gravità della situazione in campo sanitario, messa in risalto anche dall’Oms, in relazione proprio al dedalo di regole male applicate e contraddittorie fra le diverse Regioni che si comportano, nei fatti ed in tutta evidenza, come staterelli autonomi e fuori controllo. Data la caotica situazione sarebbe il caso a nostro avviso, vista l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, di richiedere l’applicazione immediata dell’articolo 120 della Costituzione laddove prevede la facoltà del Governo di sostituirsi agli organi territoriali in caso di gravi pericoli per la sicurezza pubblica.
È utile poi ricordare che nell’ultimo decennio tutti i governi hanno attinto alla spesa sanitaria per esigenze di finanza pubblica, sgretolando progressivamente la più grande opera pubblica mai costruita in Italia. Servono decisioni politiche e azioni immediate per invertire questa tendenza affinchè la Repubblica possa nuovamente garantire il diritto alla tutela della salute non continuando ad andare sulla strada della privatizzazione, come da tempo sta facendo il Presidente Bonaccini. Occorre assicurare una omogeneità sempre più spinta nei Livelli Essenziali di Assistenza. Una omogeneità che solo una sanità nuovamente e pressoché integralmente in mano allo stato nazionale può assicurare.
Il Robin Hood al contrario della salute che sottrae quattrini ai poveri e li dona ai ricchi è uno dei fattori che determinano l’allargamento della forbice delle disuguaglianze di salute tra i cittadini del Sud, del Centro e del Nord. Un indicatore è la vita media diversificata in queste diverse aree. Inoltre non bisogna dimenticare che il disegno autonomista con cui Bonaccini si è messo sulla scia della Lega punta a realizzare un sistema scolastico secondario regionale autonomo e diverso da quello statale che gestisca edilizia scolastica, programmazione didattica e organico attraverso il trasferimento delle necessarie risorse umane, finanziarie e strumentali. Di fatto si andrebbe verso un sistema scolastico regionale parallelo a quello statale che non può portare a nulla di buono per l’Emilia-Romagna e per l’intero Paese.
L’unità del Paese e della Repubblica si fonda su un sistema legislativo e fiscale uguale per tutti i cittadini e sull’uguaglianza dell’accesso ai servizi pubblici, dalla scuola, alla sanità, alle pensioni. L’autonomia differenziata liquida definitivamente tutto ciò che tiene unito il Paese ed ha l’obiettivo di condurlo verso la privatizzazione dei servizi a vantaggio di pochi e a danno dei più, colpendo tutti i cittadini, quelli del nord come quelli del sud. Il progetto di Autonomia regionale è un progetto che non abbiamo timore a definire eversivo perché lede i principi e i diritti sociali previsti nella prima parte della Costituzione, che di fatto verrebbero annullati. Spiace ricordare che Consiglieri regionali che hanno fatto parte della sua compagine non solo hanno votato a suo tempo a favore della richiesta ma ne sono stati addirittura firmatari e le chiediamo se è sua intenzione chiedere il ritiro dell’intesa fra Regione e Governo (tutt’ora secretata) o quanto meno chiederne la sospensione per avviare un dibattito pubblico che su un tema così rilevante non è ancora stato portato avanti.
                                  

Lavoro, povertà e transizione ecologica

La crescita economica registrata in Emilia-Romagna negli ultimi anni ha prodotto un aumento dei posti di lavoro, senza tuttavia ritornare ai numeri pre crisi, ma non si è tradotta in un aumento dell’occupazione stabile e non ha prodotto una riduzione della povertà. Lo dicono i dati dell’Osservatorio dell’economia e del lavoro in Emilia-Romagna a cura di Ires Cgil che segnalano una crescita dei contratti temporanei (nel 2019 il 18% di tutto il lavoro dipendente) e la forte espansione del lavoro part-time (nel 2019 un altro 18% ma in questo caso sul totale degli occupati). Altro dato da non sottovalutare è quello della disuguaglianza. In una regione in cui il Pil nell’ultimo triennio è cresciuto del 5% non è seguita una riduzione della povertà: i dati ci dicono che la povertà relativa in regione è arrivata nel 2018 alla cifra del 5,4% della popolazione, facendo registrare uno dei valori più alti dal 2006 ad oggi.

Occorre partire da questa fotografia per calare sul territorio un nuovo patto per il lavoro - che secondo noi deve essere stabile, sicuro e di qualità - connesso alla riduzione delle disuguaglianze, alla redistribuzione della ricchezza e che si prefigga di ottenere più lavoro a tempo indeterminato, più sicurezza sul posto di lavoro, parità retributiva tra uomini e donne e tutele per le partite Iva mono-committenti o a basso reddito. Accanto a questi obiettivi ne segnaliamo un altro, secondo noi strategico, che è quello della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario nel più ampio obiettivo della salvaguardia occupazionale e dell’incremento dei posti di lavoro.

Dopo alcuni anni di crescita economica il 2019 ha segnato per l’Emilia-Romagna l’avvio di una fase di raffreddamento dell’economia con un Pil in frenata e i contraccolpi sull’economia regionale e nazionale dovuti all’emergenza sanitaria da coronavirus non tarderanno ad arrivare. Per questo riteniamo necessario che il nuovo patto per il lavoro escluda il licenziamento nelle crisi aziendali e renda strutturale il ricorso ai contratti di solidarietà, anche attraverso il contributo economico della regione a sostegno del reddito dei lavoratori per minimizzare gli effetti negativi della riduzione degli ammortizzatori sociali apportata dal governo Renzi.

Il lavoro non può essere dissociato dalla legalità. L’Emilia-Romagna è al primo posto in Italia per esternalizzazioni fittizie di lavoro che nascondono storie di uomini e donne senza alcun diritto e contratto e l’esplosione del fenomeno delle false coop. è una piaga che va contrastata con quella risolutezza che è in questi anni è mancata, a tutela dei lavoratori e della nobile storia del mondo cooperativo che ha le radici proprio in questa regione.

Lavoro e salute, lavoro e tutela dell’ambiente non possono più essere in competizione fra loro. Per questo crediamo indispensabile e urgente politiche che favoriscano la riconversione ecologica dell’industria più inquinante individuando forme di sostegno alle imprese che investono nella transizione energetica ed ecologica e ai lavoratori coinvolti in processi di riconversione produttiva.

Fra le deleghe che il presidente Bonaccini le ha assegnato ci sono anche quelle al contrasto delle disuguaglianze e al patto per il clima, e le chiediamo quali misure pensa di mettere in campo per fare in modo che il lavoro diventi strumento per creare buona occupazione e avviare la transizione ecologica, visto che la passata giunta è responsabile di un incremento esponenziale di lavoro precario, inversamente proporzionale all’ incremento dell’export, e soprattutto di valore aggiunto per le imprese (questo è stato il vero obiettivo della giunta Bonaccini), tanto che Confindustria E.-R. ha espresso proprio giudizio positivo e il quotidiano di Confindustria -Il Sole24h- plaude al modello emiliano che indica come paradigma per la ripresa dell'economia italiana.

Storia e memoria:
I fatti che accadono ci dicono che non si può più essere succubi dell’egemonia culturale della destra italiana, come nel caso della mozione del Parlamento europeo che ha equiparato fascismo e comunismo, offendendo storia e memoria della nostra Regione, purtroppo votata anche da europarlamentari del Pd e dalle destre unite. Una mozione che ha fatto da battistrada alla presentazione della proposta di legge del deputato di FdI Cirielli per la messa al bando dei Partiti Comunisti in Italia e che è richiamata in diverse mozioni delle destre nei consigli comunali come grimaldello per becere operazioni di revisionismo storico. Conseguenza indiretta di questa deriva sono gli episodi ormai quotidiani di razzismo e di imbrattamenti quando non devastazione di monumenti, cippi, statue, targhe ecc dedicati all’antifascismo o ai suoi martiri, come recentemente accaduto in Romagna. Unico aspetto positivo su questo fronte, visto la dura presa di posizione della Sindaca di Marzabotto Valentina Cuppi sulla mozione europea durante l’ultima cerimonia di commemorazione delle vittime in piazza a Marzabotto, è la sua recente elezione della a Presidente del Partito Democratico. Anche nella sua veste di ex europarlamentare le chiediamo se ha intenzione di intervenire presso il Presidente Sassoli perché in seno al Parlamento Europeo siano attivati i meccanismi per la revisione della mozione, impegno che per altro il Presidente Sassoli presi pubblicamente in piazza a Marzabotto.


Solidarietà europea
Sempre nella sua veste di ex europarlamentare vorremmo chiederle se, in questo momento difficile per la nostra economia anche a causa dell’emergenza sanitaria da coronavirus, la nostra Regione si appresti o meno a richiedere la solidarietà europea tramite il Governo nazionale, sia con aiuti diretti sia in termini di possibilità di sforare i parametri previsti. A noi pare evidente che le politiche di austerità abbiano aggravato notevolmente le condizioni di difficoltà e disuguaglianza in merito di welfare. L’Italia ha ad esempio rispetto alla Germania un differenziale pesante in termini di percentuale di Pil impegnato in sanità che si traduce in dislivelli di posti letto, medici e infermieri per numero di abitanti. I dati europei mostrano che le differenze preesistenti tra gli Stati e interne agli Stati permangono e anzi si aggravano. L’Italia spende per la salute 2.545 euro pro capite a fronte dei 5.056 della Germania. Abbiamo un rapporto infermieri per 1.000 abitanti di 6,5 contro gli 8,4 della media europea e i 12,9 della Germania. Per i posti letto la media è di 3,2 nel 2017 (era 3,9 nel 2007) a fronte degli 8 della Germania. Aldilà degli handicap storici l’Italia ha subito 37 miliardi di tagli in 10 anni, 25 tra il 2010 e il 2015, oltre 12 tra il 2015 e il 2019. Per altro il Def 2015 non è stato rispettato nelle previsioni di spesa essendo questa ancorata ad un aumento del PIL che non si è verificato, e tutto fa presupporre che la stessa situazione si verificherà anche per quanto riguarda il bilancio per il 2022. Il risultato è che la spesa sanitaria pro-capite in Italia, comprensiva di pubblico e privato, è di 3.428 dollari contro la media Ocse di 3.980 dollari media Ocse, ma se si calcola la sola spesa pubblica si sta a 2545 dollari contro i 3038 dell’Ocse. Le conseguenze sono che gli ospedali sono scesi da 1.165 del 2010 a 1.000 del 2017 (-14,6%). I medici da 244.350 a 242.532. I posti letto da 244.310 a 211.593. Gli infermieri mancanti risulterebbero intorno ai 53 mila. Tagli, privatizzazioni, spezzettamento regionalistico cominciato con la riforma del titolo quinto e ora esasperato con l’autonomia differenziata (rispetto alla quale i Lep, Livelli essenziali di prestazione, vista la situazione dei dislivelli che è strutturale, non hanno alcun carattere risolutivo) appaiono tre virus che si combinano e producono effetti gravissimi. Ora all’allarme sanitario si aggiunge quello economico e l’Italia teme una recessione.
La realtà è che l'Europa non ha messo in atto plitiche di armonizzazione e sostegno europeo al welfare agendo come una Europa ad autonomia differenziata che "affida" l'integrazione al mercato. Cosa che si è rilevata fallimentare.


Sostenibilità ambientale
Infine, visto le recenti prese di posizione del Presidente Bonaccini, le chiediamo come intende far coincidere la sua delega al patto per il clima con la volontà di Bonaccini di proseguire in una politica volta al consumo di suolo, alla realizzazione di autostrade e alle attività di trivellazione su terra e mare. Prese di posizione che stanno causando irritazione in Comitati e Associazioni preoccupate della salute dell’ambiente e dei cittadini tutti in una delle aree più inquinate del Continente.

Come avrà capito vorremmo in poche parole sapere, come le scelte indicate e rivendicate da Bonaccini sui temi sopra esposti, siano compatibili con la sua visione progressista ed ecologista. Pronti anche ad un eventuale dibattito-confronto, e restando comunque in attesa di una sua gradita risposta la salutiamo augurandole buon lavoro a vantaggio di tutti i cittadini dell’Emilia Romagna, nessuno escluso.

Stefano Lugli – Partito della Rifondazione Comunista
Paolo Viglianti – Partito Comunista Italiano
Natale Cuccurese – Partito del Sud- Meridionalisti Progressisti
Stella Maris Dante - Partito Umanista




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Egregia Vicepresidente Elly Schlein,
in vista dell’insediamento della nuova giunta regionale dell’Emilia Romagna ed in virtù dell’importante incarico a lei conferito, siamo ad inviarle alcune domande su importanti temi di attualità su cui siamo particolarmente sensibili e interessati alla sua opinione.

Autonomia differenziata:
La Regione Emilia-Romagna è una delle tre Regioni che l’ha richiesta, a nostro avviso improvvidamente come in solitudine abbiamo sostenuto in campagna elettorale, ponendosi in scia alle egoistiche richieste delle Regioni leghiste di Lombardia e Veneto. Bonaccini non appena eletto ha riaffermato, lanciando quasi un diktat al governo, la volontà di proseguire sulla strada tracciata della richiesta di Autonomia differenziata, confermandosi ancora una volta come il miglior alleato dei Presidenti Fontana e Zaia. Oggi il bubbone causato dall’emergenza coronavirus ha posto in evidenza la gravità della situazione in campo sanitario, messa in risalto anche dall’Oms, in relazione proprio al dedalo di regole male applicate e contraddittorie fra le diverse Regioni che si comportano, nei fatti ed in tutta evidenza, come staterelli autonomi e fuori controllo. Data la caotica situazione sarebbe il caso a nostro avviso, vista l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, di richiedere l’applicazione immediata dell’articolo 120 della Costituzione laddove prevede la facoltà del Governo di sostituirsi agli organi territoriali in caso di gravi pericoli per la sicurezza pubblica.
È utile poi ricordare che nell’ultimo decennio tutti i governi hanno attinto alla spesa sanitaria per esigenze di finanza pubblica, sgretolando progressivamente la più grande opera pubblica mai costruita in Italia. Servono decisioni politiche e azioni immediate per invertire questa tendenza affinchè la Repubblica possa nuovamente garantire il diritto alla tutela della salute non continuando ad andare sulla strada della privatizzazione, come da tempo sta facendo il Presidente Bonaccini. Occorre assicurare una omogeneità sempre più spinta nei Livelli Essenziali di Assistenza. Una omogeneità che solo una sanità nuovamente e pressoché integralmente in mano allo stato nazionale può assicurare.
Il Robin Hood al contrario della salute che sottrae quattrini ai poveri e li dona ai ricchi è uno dei fattori che determinano l’allargamento della forbice delle disuguaglianze di salute tra i cittadini del Sud, del Centro e del Nord. Un indicatore è la vita media diversificata in queste diverse aree. Inoltre non bisogna dimenticare che il disegno autonomista con cui Bonaccini si è messo sulla scia della Lega punta a realizzare un sistema scolastico secondario regionale autonomo e diverso da quello statale che gestisca edilizia scolastica, programmazione didattica e organico attraverso il trasferimento delle necessarie risorse umane, finanziarie e strumentali. Di fatto si andrebbe verso un sistema scolastico regionale parallelo a quello statale che non può portare a nulla di buono per l’Emilia-Romagna e per l’intero Paese.
L’unità del Paese e della Repubblica si fonda su un sistema legislativo e fiscale uguale per tutti i cittadini e sull’uguaglianza dell’accesso ai servizi pubblici, dalla scuola, alla sanità, alle pensioni. L’autonomia differenziata liquida definitivamente tutto ciò che tiene unito il Paese ed ha l’obiettivo di condurlo verso la privatizzazione dei servizi a vantaggio di pochi e a danno dei più, colpendo tutti i cittadini, quelli del nord come quelli del sud. Il progetto di Autonomia regionale è un progetto che non abbiamo timore a definire eversivo perché lede i principi e i diritti sociali previsti nella prima parte della Costituzione, che di fatto verrebbero annullati. Spiace ricordare che Consiglieri regionali che hanno fatto parte della sua compagine non solo hanno votato a suo tempo a favore della richiesta ma ne sono stati addirittura firmatari e le chiediamo se è sua intenzione chiedere il ritiro dell’intesa fra Regione e Governo (tutt’ora secretata) o quanto meno chiederne la sospensione per avviare un dibattito pubblico che su un tema così rilevante non è ancora stato portato avanti.
                                  

Lavoro, povertà e transizione ecologica

La crescita economica registrata in Emilia-Romagna negli ultimi anni ha prodotto un aumento dei posti di lavoro, senza tuttavia ritornare ai numeri pre crisi, ma non si è tradotta in un aumento dell’occupazione stabile e non ha prodotto una riduzione della povertà. Lo dicono i dati dell’Osservatorio dell’economia e del lavoro in Emilia-Romagna a cura di Ires Cgil che segnalano una crescita dei contratti temporanei (nel 2019 il 18% di tutto il lavoro dipendente) e la forte espansione del lavoro part-time (nel 2019 un altro 18% ma in questo caso sul totale degli occupati). Altro dato da non sottovalutare è quello della disuguaglianza. In una regione in cui il Pil nell’ultimo triennio è cresciuto del 5% non è seguita una riduzione della povertà: i dati ci dicono che la povertà relativa in regione è arrivata nel 2018 alla cifra del 5,4% della popolazione, facendo registrare uno dei valori più alti dal 2006 ad oggi.

Occorre partire da questa fotografia per calare sul territorio un nuovo patto per il lavoro - che secondo noi deve essere stabile, sicuro e di qualità - connesso alla riduzione delle disuguaglianze, alla redistribuzione della ricchezza e che si prefigga di ottenere più lavoro a tempo indeterminato, più sicurezza sul posto di lavoro, parità retributiva tra uomini e donne e tutele per le partite Iva mono-committenti o a basso reddito. Accanto a questi obiettivi ne segnaliamo un altro, secondo noi strategico, che è quello della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario nel più ampio obiettivo della salvaguardia occupazionale e dell’incremento dei posti di lavoro.

Dopo alcuni anni di crescita economica il 2019 ha segnato per l’Emilia-Romagna l’avvio di una fase di raffreddamento dell’economia con un Pil in frenata e i contraccolpi sull’economia regionale e nazionale dovuti all’emergenza sanitaria da coronavirus non tarderanno ad arrivare. Per questo riteniamo necessario che il nuovo patto per il lavoro escluda il licenziamento nelle crisi aziendali e renda strutturale il ricorso ai contratti di solidarietà, anche attraverso il contributo economico della regione a sostegno del reddito dei lavoratori per minimizzare gli effetti negativi della riduzione degli ammortizzatori sociali apportata dal governo Renzi.

Il lavoro non può essere dissociato dalla legalità. L’Emilia-Romagna è al primo posto in Italia per esternalizzazioni fittizie di lavoro che nascondono storie di uomini e donne senza alcun diritto e contratto e l’esplosione del fenomeno delle false coop. è una piaga che va contrastata con quella risolutezza che è in questi anni è mancata, a tutela dei lavoratori e della nobile storia del mondo cooperativo che ha le radici proprio in questa regione.

Lavoro e salute, lavoro e tutela dell’ambiente non possono più essere in competizione fra loro. Per questo crediamo indispensabile e urgente politiche che favoriscano la riconversione ecologica dell’industria più inquinante individuando forme di sostegno alle imprese che investono nella transizione energetica ed ecologica e ai lavoratori coinvolti in processi di riconversione produttiva.

Fra le deleghe che il presidente Bonaccini le ha assegnato ci sono anche quelle al contrasto delle disuguaglianze e al patto per il clima, e le chiediamo quali misure pensa di mettere in campo per fare in modo che il lavoro diventi strumento per creare buona occupazione e avviare la transizione ecologica, visto che la passata giunta è responsabile di un incremento esponenziale di lavoro precario, inversamente proporzionale all’ incremento dell’export, e soprattutto di valore aggiunto per le imprese (questo è stato il vero obiettivo della giunta Bonaccini), tanto che Confindustria E.-R. ha espresso proprio giudizio positivo e il quotidiano di Confindustria -Il Sole24h- plaude al modello emiliano che indica come paradigma per la ripresa dell'economia italiana.

Storia e memoria:
I fatti che accadono ci dicono che non si può più essere succubi dell’egemonia culturale della destra italiana, come nel caso della mozione del Parlamento europeo che ha equiparato fascismo e comunismo, offendendo storia e memoria della nostra Regione, purtroppo votata anche da europarlamentari del Pd e dalle destre unite. Una mozione che ha fatto da battistrada alla presentazione della proposta di legge del deputato di FdI Cirielli per la messa al bando dei Partiti Comunisti in Italia e che è richiamata in diverse mozioni delle destre nei consigli comunali come grimaldello per becere operazioni di revisionismo storico. Conseguenza indiretta di questa deriva sono gli episodi ormai quotidiani di razzismo e di imbrattamenti quando non devastazione di monumenti, cippi, statue, targhe ecc dedicati all’antifascismo o ai suoi martiri, come recentemente accaduto in Romagna. Unico aspetto positivo su questo fronte, visto la dura presa di posizione della Sindaca di Marzabotto Valentina Cuppi sulla mozione europea durante l’ultima cerimonia di commemorazione delle vittime in piazza a Marzabotto, è la sua recente elezione della a Presidente del Partito Democratico. Anche nella sua veste di ex europarlamentare le chiediamo se ha intenzione di intervenire presso il Presidente Sassoli perché in seno al Parlamento Europeo siano attivati i meccanismi per la revisione della mozione, impegno che per altro il Presidente Sassoli presi pubblicamente in piazza a Marzabotto.


Solidarietà europea
Sempre nella sua veste di ex europarlamentare vorremmo chiederle se, in questo momento difficile per la nostra economia anche a causa dell’emergenza sanitaria da coronavirus, la nostra Regione si appresti o meno a richiedere la solidarietà europea tramite il Governo nazionale, sia con aiuti diretti sia in termini di possibilità di sforare i parametri previsti. A noi pare evidente che le politiche di austerità abbiano aggravato notevolmente le condizioni di difficoltà e disuguaglianza in merito di welfare. L’Italia ha ad esempio rispetto alla Germania un differenziale pesante in termini di percentuale di Pil impegnato in sanità che si traduce in dislivelli di posti letto, medici e infermieri per numero di abitanti. I dati europei mostrano che le differenze preesistenti tra gli Stati e interne agli Stati permangono e anzi si aggravano. L’Italia spende per la salute 2.545 euro pro capite a fronte dei 5.056 della Germania. Abbiamo un rapporto infermieri per 1.000 abitanti di 6,5 contro gli 8,4 della media europea e i 12,9 della Germania. Per i posti letto la media è di 3,2 nel 2017 (era 3,9 nel 2007) a fronte degli 8 della Germania. Aldilà degli handicap storici l’Italia ha subito 37 miliardi di tagli in 10 anni, 25 tra il 2010 e il 2015, oltre 12 tra il 2015 e il 2019. Per altro il Def 2015 non è stato rispettato nelle previsioni di spesa essendo questa ancorata ad un aumento del PIL che non si è verificato, e tutto fa presupporre che la stessa situazione si verificherà anche per quanto riguarda il bilancio per il 2022. Il risultato è che la spesa sanitaria pro-capite in Italia, comprensiva di pubblico e privato, è di 3.428 dollari contro la media Ocse di 3.980 dollari media Ocse, ma se si calcola la sola spesa pubblica si sta a 2545 dollari contro i 3038 dell’Ocse. Le conseguenze sono che gli ospedali sono scesi da 1.165 del 2010 a 1.000 del 2017 (-14,6%). I medici da 244.350 a 242.532. I posti letto da 244.310 a 211.593. Gli infermieri mancanti risulterebbero intorno ai 53 mila. Tagli, privatizzazioni, spezzettamento regionalistico cominciato con la riforma del titolo quinto e ora esasperato con l’autonomia differenziata (rispetto alla quale i Lep, Livelli essenziali di prestazione, vista la situazione dei dislivelli che è strutturale, non hanno alcun carattere risolutivo) appaiono tre virus che si combinano e producono effetti gravissimi. Ora all’allarme sanitario si aggiunge quello economico e l’Italia teme una recessione.
La realtà è che l'Europa non ha messo in atto plitiche di armonizzazione e sostegno europeo al welfare agendo come una Europa ad autonomia differenziata che "affida" l'integrazione al mercato. Cosa che si è rilevata fallimentare.


Sostenibilità ambientale
Infine, visto le recenti prese di posizione del Presidente Bonaccini, le chiediamo come intende far coincidere la sua delega al patto per il clima con la volontà di Bonaccini di proseguire in una politica volta al consumo di suolo, alla realizzazione di autostrade e alle attività di trivellazione su terra e mare. Prese di posizione che stanno causando irritazione in Comitati e Associazioni preoccupate della salute dell’ambiente e dei cittadini tutti in una delle aree più inquinate del Continente.

Come avrà capito vorremmo in poche parole sapere, come le scelte indicate e rivendicate da Bonaccini sui temi sopra esposti, siano compatibili con la sua visione progressista ed ecologista. Pronti anche ad un eventuale dibattito-confronto, e restando comunque in attesa di una sua gradita risposta la salutiamo augurandole buon lavoro a vantaggio di tutti i cittadini dell’Emilia Romagna, nessuno escluso.

Stefano Lugli – Partito della Rifondazione Comunista
Paolo Viglianti – Partito Comunista Italiano
Natale Cuccurese – Partito del Sud- Meridionalisti Progressisti
Stella Maris Dante - Partito Umanista




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lunedì 24 febbraio 2020

ELEZIONE DI SANDRO RUOTOLO ALLE SUPPLETIVE DI NAPOLI: LA SODDISFAZIONE DEL PARTITO DEL SUD


COMUNICATO STAMPA


ELEZIONE DI SANDRO RUOTOLO ALLE SUPPLETIVE DI NAPOLI: LA SODDISFAZIONE DEL PARTITO DEL SUD


La dirigenza nazionale del Partito del Sud, insieme ai dirigenti regionali campani e della Città Metropolitana di Napoli, ai militanti e sostenitori tutti, saluta con soddisfazione l’elezione di Sandro Ruotolo alla carica di Senatore della Repubblica nelle elezioni suppletive di Napoli.

A Sandro Ruotolo, a cui ci accomuna una visione politica progressista e rispettosa dei diritti dei più deboli, i complimenti per l’elezione e gli auguri di buon lavoro per l’importante compito che lo aspetta. Ai cittadini che lo hanno votato un grande ringraziamento.

Come Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti, parte della coalizione di centro sinistra che ha sostenuto la candidatura di Sandro Ruotolo, faremo il possibile affinché la sua figura sia il primo mattone di una lunga serie per arginare le destre antimeridionali ed ogni progetto neoliberista contro il Sud e le classi più deboli dell’intero Paese, come l’Autonomia differenziata, prima di passare al contrattacco insieme a quelle forze di sinistra con cui da tempo stiamo collaborando a livello locale e nazionale.

Segreteria Politica Nazionale
Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti





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COMUNICATO STAMPA


ELEZIONE DI SANDRO RUOTOLO ALLE SUPPLETIVE DI NAPOLI: LA SODDISFAZIONE DEL PARTITO DEL SUD


La dirigenza nazionale del Partito del Sud, insieme ai dirigenti regionali campani e della Città Metropolitana di Napoli, ai militanti e sostenitori tutti, saluta con soddisfazione l’elezione di Sandro Ruotolo alla carica di Senatore della Repubblica nelle elezioni suppletive di Napoli.

A Sandro Ruotolo, a cui ci accomuna una visione politica progressista e rispettosa dei diritti dei più deboli, i complimenti per l’elezione e gli auguri di buon lavoro per l’importante compito che lo aspetta. Ai cittadini che lo hanno votato un grande ringraziamento.

Come Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti, parte della coalizione di centro sinistra che ha sostenuto la candidatura di Sandro Ruotolo, faremo il possibile affinché la sua figura sia il primo mattone di una lunga serie per arginare le destre antimeridionali ed ogni progetto neoliberista contro il Sud e le classi più deboli dell’intero Paese, come l’Autonomia differenziata, prima di passare al contrattacco insieme a quelle forze di sinistra con cui da tempo stiamo collaborando a livello locale e nazionale.

Segreteria Politica Nazionale
Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti





lunedì 17 febbraio 2020

Grazie all’impegno del meridionalista gramsciano Natale Cuccurese nasce il Comitato della Val d’Enza (RE) contro ogni forma di autonomia differenziata

Di Salvatore Lucchese  

Se sino ad ora quella che l’economista e meridionalista siciliano Pietro Busetta ha definito la “statuizione del furto”, ossia, la ratifica istituzionale delle “due Italie” tramite l’attuazione del federalismo estrattivo e discriminatorio, è stata sventata lo si deve anche all’impegno profuso dal Segretario nazionale del Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti Natale Cuccurese contro la cosiddetta “secessione dei ricchi”.
Infatti, il meridionalista gramsciano Cuccurese ha contribuito e non poco ad alimentare il dibattito sulla “nuova questione meridionale” sia promuovendo la costituzione di comitati locali e nazionali contro ogni forma di autonomia differenziata, sia tramite rigorose iniziative editoriali, il numero di LEFT del 13 settembre 2019 interamente dedicato alla questione meridionale, sia attraverso iniziative pubbliche itineranti, la campagna Lab-Sud: la riscossa del Sud, sia durante la campagna elettorale in Emilia Romagna, prendendo coraggiosamente posizione contro tutte le proposte di autonomia regionale differenziata, compresa quella avanzata dal Governatore dem Stefano Bonaccini.

Ora Cuccurese prosegue il suo impegno contro il progetto di definitiva cristallizzazione dello storico divario Nord/Sud partecipando anche alla costituzione di un Comitato della Val d’Enza per l’unità della Repubblica contro ogni forma di autonomia differenziata.
Il Comitato sarà presentato giovedì 20 febbraio alle ore 21:00 presso la sede del Circolo ARCI “Indiosmundo” di San Polo d’Enza (RE). Oltre a Natale Cuccurese, interverrà come relatore anche Maurizio Gambarelli, coordinatore del Comitato Unione delle Colline Matildiche contro ogni forma di autonomia differenziata.
17/02/2020 – Salvatore Lucchese  


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Di Salvatore Lucchese  

Se sino ad ora quella che l’economista e meridionalista siciliano Pietro Busetta ha definito la “statuizione del furto”, ossia, la ratifica istituzionale delle “due Italie” tramite l’attuazione del federalismo estrattivo e discriminatorio, è stata sventata lo si deve anche all’impegno profuso dal Segretario nazionale del Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti Natale Cuccurese contro la cosiddetta “secessione dei ricchi”.
Infatti, il meridionalista gramsciano Cuccurese ha contribuito e non poco ad alimentare il dibattito sulla “nuova questione meridionale” sia promuovendo la costituzione di comitati locali e nazionali contro ogni forma di autonomia differenziata, sia tramite rigorose iniziative editoriali, il numero di LEFT del 13 settembre 2019 interamente dedicato alla questione meridionale, sia attraverso iniziative pubbliche itineranti, la campagna Lab-Sud: la riscossa del Sud, sia durante la campagna elettorale in Emilia Romagna, prendendo coraggiosamente posizione contro tutte le proposte di autonomia regionale differenziata, compresa quella avanzata dal Governatore dem Stefano Bonaccini.

Ora Cuccurese prosegue il suo impegno contro il progetto di definitiva cristallizzazione dello storico divario Nord/Sud partecipando anche alla costituzione di un Comitato della Val d’Enza per l’unità della Repubblica contro ogni forma di autonomia differenziata.
Il Comitato sarà presentato giovedì 20 febbraio alle ore 21:00 presso la sede del Circolo ARCI “Indiosmundo” di San Polo d’Enza (RE). Oltre a Natale Cuccurese, interverrà come relatore anche Maurizio Gambarelli, coordinatore del Comitato Unione delle Colline Matildiche contro ogni forma di autonomia differenziata.
17/02/2020 – Salvatore Lucchese  


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domenica 16 febbraio 2020

ELEZIONI SUPPLETIVE: A NAPOLI INIZIATIVA DEL PARTITO DEL SUD CON SANDRO RUOTOLO!


Come Partito del Sud ci sentiamo in piena sintonia con un profilo di altissimo spessore culturale e morale quale quello di Sandro Ruotolo. La sua è una storia di lotta alla camorra e alla delinquenza a cui ci accomuna una visione politica progressista e rispettosa dei diritti dei più deboli.
A conferma del rapporto di amicizia, di fiducia reciproca e del sostegno concreto del nostro Partito, lo abbiamo accompagnato ad un incontro organizzato dal nostro responsabile Città Metropolitana Antonio Luongo, presso la Essebi SRL Costruzioni, un'azienda di Poggioreale, esperta di costruzioni metalliche che si sta facendo strada sul panorama nazionale.
Una vera e propria eccellenza del Sud, che partendo da una periferia sta conquistando palcoscenici sempre più importanti: è notizia di queste settimane che saranno coinvolti nei lavori di ricostruzione del Ponte Morandi.
Nell’incontro Sandro Ruotolo, dimostrando una profonda conoscenza dei temi cari a tutti noi, ha parlato con forti accenti meridionalisti progressisti di Questione meridionale, richiamando con precisione gli ultimi dati Svimez ed Eurispes che certificano il furto di risorse e investimenti compiuto negli ultimi vent’anni dai governi nazionali ai danni del Sud, e confermando la sua contrarietà ad ogni tipo di Autonomia differenziata.
Se la sinistra deve avere un futuro, se il Sud deve avere un nuovo progetto, non si può pensare di proseguire con strappi che rischiano di compromettere percorsi nuovi, di cui il Paese e l'elettorato progressista hanno assoluto bisogno.
Guardiamo con fiducia al futuro e faremo il possibile affinché la figura di Sandro Ruotolo sia il primo mattone di una lunga serie per arginare le destre antimeridionali ed ogni progetto neoliberista contro il Sud e le classi più deboli dell’intero Paese, come l’Autonomia differenziata, prima di passare al contrattacco insieme a quelle forze di sinistra con cui da tempo stiamo collaborando a livello locale e nazionale.
Per questo continueremo ad impegnarci con determinazione, anche con altre iniziative nei prossimi giorni, a favore dell’elezione in Senato di Sandro Ruotolo, un meridionalista a schiena dritta pronto a difendere i diritti di Napoli e del Sud, candidato per le suppletive del collegio uninominale Campania 7 (quartieri:Arenella, Barra, Miano, Piscinola,Poggioreali, Ponticelli, San Carlo, San Giovanni a Teduccio, san Pietro a Patierno, Scampia, Secondigliano, Vicaria, Vomero).
Si vota il 23 febbraio: non mancate!










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Come Partito del Sud ci sentiamo in piena sintonia con un profilo di altissimo spessore culturale e morale quale quello di Sandro Ruotolo. La sua è una storia di lotta alla camorra e alla delinquenza a cui ci accomuna una visione politica progressista e rispettosa dei diritti dei più deboli.
A conferma del rapporto di amicizia, di fiducia reciproca e del sostegno concreto del nostro Partito, lo abbiamo accompagnato ad un incontro organizzato dal nostro responsabile Città Metropolitana Antonio Luongo, presso la Essebi SRL Costruzioni, un'azienda di Poggioreale, esperta di costruzioni metalliche che si sta facendo strada sul panorama nazionale.
Una vera e propria eccellenza del Sud, che partendo da una periferia sta conquistando palcoscenici sempre più importanti: è notizia di queste settimane che saranno coinvolti nei lavori di ricostruzione del Ponte Morandi.
Nell’incontro Sandro Ruotolo, dimostrando una profonda conoscenza dei temi cari a tutti noi, ha parlato con forti accenti meridionalisti progressisti di Questione meridionale, richiamando con precisione gli ultimi dati Svimez ed Eurispes che certificano il furto di risorse e investimenti compiuto negli ultimi vent’anni dai governi nazionali ai danni del Sud, e confermando la sua contrarietà ad ogni tipo di Autonomia differenziata.
Se la sinistra deve avere un futuro, se il Sud deve avere un nuovo progetto, non si può pensare di proseguire con strappi che rischiano di compromettere percorsi nuovi, di cui il Paese e l'elettorato progressista hanno assoluto bisogno.
Guardiamo con fiducia al futuro e faremo il possibile affinché la figura di Sandro Ruotolo sia il primo mattone di una lunga serie per arginare le destre antimeridionali ed ogni progetto neoliberista contro il Sud e le classi più deboli dell’intero Paese, come l’Autonomia differenziata, prima di passare al contrattacco insieme a quelle forze di sinistra con cui da tempo stiamo collaborando a livello locale e nazionale.
Per questo continueremo ad impegnarci con determinazione, anche con altre iniziative nei prossimi giorni, a favore dell’elezione in Senato di Sandro Ruotolo, un meridionalista a schiena dritta pronto a difendere i diritti di Napoli e del Sud, candidato per le suppletive del collegio uninominale Campania 7 (quartieri:Arenella, Barra, Miano, Piscinola,Poggioreali, Ponticelli, San Carlo, San Giovanni a Teduccio, san Pietro a Patierno, Scampia, Secondigliano, Vicaria, Vomero).
Si vota il 23 febbraio: non mancate!










giovedì 13 febbraio 2020

NAPOLI VENERDI 14 FEBBRAIO 2020-INCONTRO ORGANIZZATO DAL PARTITO DEL SUD CON E PER SANDRO RUOTOLO!


Come sapete, io e tutto il Partito del Sud, sin da subito abbiamo scelto di sostenere la candidatura di Sandro Ruotolo, per i suoi sforzi contro le mafie e per la storia specchiata di impegno civico.
Abbiamo poi approvato in pieno l'assunzione di responsabilità di Sandro nei confronti del Sud e in particolare per Napoli, rispetto a cui porterà avanti la richiesta di una legge speciale.

Non posso che guardare con favore alla presenza in Senato di una voce forte in difesa del Meridione, ormai sparito dai radar anche del nuovo governo, da cui ci si aspettava posizioni di distacco ben più nette sulla questione "autonomia differenziata".
Domani, a conferma del rapporto di fiducia reciproca, lo accompagneremo in un incontro presso la Essebi SRL Costruzioni, un'azienda di Poggioreale, esperta di costruzioni metalliche che si sta facendo strada sul panorama nazionale.
Una vera e propria eccellenza del Sud, che partendo da una periferia sta conquistando palcoscenici sempre più importanti: è notizia di queste settimane che saranno coinvolti nei lavori di ricostruzione del Ponte Morandi.

Da sempre il know how e l'expertise meridionale viene negato, in omaggio ad una visione culturale che vuole i nostri territori raccontati solo per gli eccessi di ignoranza e criminalità. La scelta di Sandro, anche in questa campagna elettorale, fa già presagire una piccola rivoluzione culturale, affinchè il Sud non sia più descritto come un luogo esclusivamente negativo.

Approfitto per ricordarvi che Sandro Ruotolo è candidato per le suppletive del collegio uninominale Campania 7 (quartieri:Arenella, Barra, Miano, Piscinola,Poggioreali, Ponticelli, San Carlo, San Giovanni a Teduccio, san Pietro a Patierno, Scampia, Secondigliano, Vicaria, Vomero).
Si vota il 23 febbraio: non mancate!

ANTONIO LUONGO
Responsabile Città Metropolitana Napoli del PARTITO DEL SUD - MERIDIONALISTI PROGRESSISTI





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Come sapete, io e tutto il Partito del Sud, sin da subito abbiamo scelto di sostenere la candidatura di Sandro Ruotolo, per i suoi sforzi contro le mafie e per la storia specchiata di impegno civico.
Abbiamo poi approvato in pieno l'assunzione di responsabilità di Sandro nei confronti del Sud e in particolare per Napoli, rispetto a cui porterà avanti la richiesta di una legge speciale.

Non posso che guardare con favore alla presenza in Senato di una voce forte in difesa del Meridione, ormai sparito dai radar anche del nuovo governo, da cui ci si aspettava posizioni di distacco ben più nette sulla questione "autonomia differenziata".
Domani, a conferma del rapporto di fiducia reciproca, lo accompagneremo in un incontro presso la Essebi SRL Costruzioni, un'azienda di Poggioreale, esperta di costruzioni metalliche che si sta facendo strada sul panorama nazionale.
Una vera e propria eccellenza del Sud, che partendo da una periferia sta conquistando palcoscenici sempre più importanti: è notizia di queste settimane che saranno coinvolti nei lavori di ricostruzione del Ponte Morandi.

Da sempre il know how e l'expertise meridionale viene negato, in omaggio ad una visione culturale che vuole i nostri territori raccontati solo per gli eccessi di ignoranza e criminalità. La scelta di Sandro, anche in questa campagna elettorale, fa già presagire una piccola rivoluzione culturale, affinchè il Sud non sia più descritto come un luogo esclusivamente negativo.

Approfitto per ricordarvi che Sandro Ruotolo è candidato per le suppletive del collegio uninominale Campania 7 (quartieri:Arenella, Barra, Miano, Piscinola,Poggioreali, Ponticelli, San Carlo, San Giovanni a Teduccio, san Pietro a Patierno, Scampia, Secondigliano, Vicaria, Vomero).
Si vota il 23 febbraio: non mancate!

ANTONIO LUONGO
Responsabile Città Metropolitana Napoli del PARTITO DEL SUD - MERIDIONALISTI PROGRESSISTI





domenica 9 febbraio 2020

Salerno 16 Febbraio Lab-Sud. La Questione meridionale: “un passato già scritto, un futuro ancora da fare”

Un Sud sfruttato e derubato ogni giorno di promesse, risorse, lavoro, persone e prospettive da una politica che insegue capitali e interessi di pochi e che di fatto vorrebbe realizzare una secessione delle regioni settentrionali più ricche a danno del meridione d’Italia e della sua popolazione.
Iniziativa nell’ambito del progetto “Lab-Sud: la riscossa del Sud", il prossimo 16 Febbraio, dalle ore 10:00, a Salerno, allo Spazio Donna, l'evento è organizzato con Left e Transform Italia.




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Un Sud sfruttato e derubato ogni giorno di promesse, risorse, lavoro, persone e prospettive da una politica che insegue capitali e interessi di pochi e che di fatto vorrebbe realizzare una secessione delle regioni settentrionali più ricche a danno del meridione d’Italia e della sua popolazione.
Iniziativa nell’ambito del progetto “Lab-Sud: la riscossa del Sud", il prossimo 16 Febbraio, dalle ore 10:00, a Salerno, allo Spazio Donna, l'evento è organizzato con Left e Transform Italia.




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sabato 8 febbraio 2020

Su Left: Autonomia differenziata, è Bonaccini il miglior alleato della Lega


Di Natale CuccureseFonte: Left 
Mentre la Repubblica in pochi giorni torna a dar fiato alla Lega Nord, quella della prima ora, con una intervista a Bossi e poi con una a Speroni, che parla ancora di “questione settentrionale”, mi chiedo cosa abbiamo fatto di male per sorbirci vent’anni dopo, come in un romanzo di Dumas, il probabile ritorno al racconto favolistico della Lega antifascista “costola della sinistra”, frutto di una stagione che vede il Pd pronto a far da sponda alla richiesta di autonomia differenziata presentate dalle regioni leghiste, così come da Bonaccini in Emilia Romagna. Un grande errore politico, perché questa richiesta ha nei fatti legittimato la richiesta di secessione della Padania da sempre al primo punto dello statuto della Lega. La ciliegina sulla torta di una serie di errori storici che annichilendo storia e memoria dell’Emilia Romagna, e della sinistra, dimostra, come più volte affermato in campagna elettorale, che Bonaccini e Borgonzoni rappresentavano semplicemente due facce della stessa medaglia neoliberista.



Ora contrabbandare l’aver fermato la Lega alle recenti regionali in Emilia Romagna come una grande vittoria della sinistra fa francamente sorridere. 
Non a caso Bonaccini non appena eletto ha riaffermato, lanciando quasi un diktat al governo, la volontà di proseguire sulla strada tracciata della richiesta di Autonomia differenziata, confermandosi ancora una volta come il miglior alleato di Fontana e Zaia. Questa “sinistra” che di coraggioso non ha nulla, si dimostra così sempre più succube dell’egemonia culturale della destra italiana, come nel caso della mozione del Parlamento europeo che ha equiparato fascismo e comunismo, non a caso votata dagli europarlamentari del Pd e dalle destre unite, avendone introiettato oltre al neoliberismo rampante anche le più spudorate richieste leghiste che sanno, oltre che di egoismo, anche di un razzismo strisciante, evidente in alcuni slogan della campagna elettorale usati da parte di tutti e due contendenti.

Sono tre le affermazioni ripetute come un mantra da Bonaccini in campagna elettorale per mostrare l’indimostrabile, e cioè come sarebbe temperata e bonaria, a differenza di quella delle regioni leghiste, la sua richiesta di Autonomia differenziata. Vediamo a futura memoria, come i suoi argomenti, sulla base dei testi ad oggi conosciuti e limitandosi alla sola scuola, siano nei fatti simili a quelli leghisti:

Bonaccini Non chiediamo più soldi e non intendiamo portarne via ad altri. Peccato che l’art. 5 cioè quello delle risorse finanziarie sia uguale per tutte e tre le regioni “secessioniste”, ed afferma che deve essere garantita la spesa “fissa e ricorrente”. Se la spesa deve essere ricorrente e ad esempio per qualsivoglia motivo vi sono minori introiti da parte dello Stato (meno tasse riscosse, crisi economica ecc) e quindi se i soldi da distribuire diventano meno, per garantire queste risorse in maniera “fissa e ricorrente”, così come richiesto in questi accordi che hanno durata minima decennale, diventa evidente che i soldi andranno tolti a qualcun altro, ed è facile immaginare da quali altre regioni sarebbero tolti. Le solite, cioè quelle del Sud. Già ampiamente depredate, visto che il Centro-Nord dell’Italia ha sottratto al Sud una fetta di spesa pubblica, a cui avrebbe avuto diritto in percentuale alle popolazione, di circa 840 miliardi di euro, pari a circa 46,7 miliardi di euro l’anno, come emerso la scorsa settimana dal rapporto Italia 2020 dell’Eurispes, che ha fatto i calcoli relativi al periodo 2000-2017.

Bonaccini ha sempre sostenuto che prima dell’autonomia è necessario definire i Lep Giusto. Peccato però che sulla richiesta ci sia scritto che «qualora non siano stati adottati i fabbisogni standard le regioni (“secessioniste”) dovranno ricevere almeno il valore medio procapite» rapportato ai cittadini residenti . Nella scuola questo è ingiusto perché il calcolo andrebbe fatto sul solo numero degli studenti e non su quello del totale dei cittadini. È un gioco delle tre carte, perché in questo modo l’Emilia Romagna riceve 105 euro a testa in più, la Lombardia 187 euro e il Veneto 75 euro . Complessivamente le tre Regioni prenderebbero quasi 3 miliardi in più, cioè un aumento del 17%. Se invece si applicasse, come giusto, il pro capite per studente le tre Regioni non otterrebbero alcun guadagno e resterebbero in media con le altre. Addirittura con la Legge quadro di Boccia il guadagno ( la rapina) potrebbe essere maggiore perché si tornerebbe alla spesa storica sulla base della quale a Reggio Calabria ci sono 3 asili e a Reggio Emilia 63.

Bonaccini per la scuola dice che vuole solo l’istruzione professionale  Nell’art. 27 si dice che si richiede il “secondo ciclo”, il che sembra intendere l’istruzione di secondo grado, cioè non solo quindi l’istruzione professionale esclusi solo i licei. Nell’Art 28 si richiede l’organizzazione della rete scolastica, programmazione dell’offerta d’istruzione definendo la relativa dotazione dell’organico adottato d’intesa con l’ufficio scolastico regionale, cioè assumere (come precari perché anno per anno) insegnanti in più di quelli assegnati dal Miur, finendo così con l’avere, per la stessa mansione, due contratti diversi e due datori di lavoro diversi. La Regione avrebbe così un controllo diretto sugli insegnanti per realizzare l’integrazione dell’organico, Art. 29 la competenza legislativa del sistema regionale integrato e all’Art. 30 definire la formazione delle fondazioni e le competenze legislative in ordine all’edilizia scolastica. E meno male che la richiesta riguardava la sola istruzione professionale…
Inoltre nell’art. 2 si dice che la Regione Emilia Romagna chiede materie fra cui Norme generali sull’Istruzione, quindi anche sulle relative competenze legislative sull’istruzione. Questo può diventare un utile cavallo di Troia per l’inserimento di tutto e di più dopo l’approvazione, magari facendo fare da battistrada alle regioni leghiste per le richieste più estreme, stando un passo indietro per apparire più equilibrati e meno pretenziosi, così come già fatto in passato con le sollecitazioni ai governi Conte 1 e 2.
La cosa poi veramente risibile di questa vicenda è stato il racconto pressante fatto da politici e media in Emilia Romagna sulla necessità di un voto utile al fine di formare un fronte progressista antifascista per fermare la Lega. Peccato che subito dopo le elezioni Bonaccini abbia reiterato la richiesta di Autonomia differenziata, cioè di politiche egoistiche, simili a quelle leghiste, solo meno becere nel racconto. Contemporaneamente, in vista delle prossime elezioni regionali pugliesi, Renzi e la ministra Bellanova han dichiarato di non volere sostenere l’attuale Presidente, Michele Emiliano, rischiando così seriamente di favorire il centro destra e i leghisti in quella regione. In altre parole quanto sostenuto in Emilia, sulla necessità di un coeso ed esteso fronte per bloccare le destre rampanti, è stato smentito pochi giorni dopo per le elezioni per la Puglia. O forse l’Emilia Romagna vale meno della Puglia nella mente di questo genere di politici progressisti riformisti.

In tutta questa melassa per stomaci forti vengono alla mente le parole di Antonio Gramsci nei Quaderni dal carcere: «La formula del male minore, del meno peggio, non è altro dunque che la forma che assume il processo di adattamento a un movimento storicamente regressivo, movimento di cui una forza audacemente efficiente guida lo svolgimento, mentre le forze antagonistiche (o meglio i capi di esse) sono decise a capitolare progressivamente, a piccole tappe e non di un solo colpo (ciò che avrebbe ben altro significato, per l’effetto psicologico condensato, e potrebbe far nascere una forza concorrente attiva a quella che passivamente si adatta alla «fatalità», o rafforzarla se già esiste)».

Natale Cuccurese è presidente e segretario nazionale del Partito del Sud-meridionalisti progressisti

Fonte: Left


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Di Natale CuccureseFonte: Left 
Mentre la Repubblica in pochi giorni torna a dar fiato alla Lega Nord, quella della prima ora, con una intervista a Bossi e poi con una a Speroni, che parla ancora di “questione settentrionale”, mi chiedo cosa abbiamo fatto di male per sorbirci vent’anni dopo, come in un romanzo di Dumas, il probabile ritorno al racconto favolistico della Lega antifascista “costola della sinistra”, frutto di una stagione che vede il Pd pronto a far da sponda alla richiesta di autonomia differenziata presentate dalle regioni leghiste, così come da Bonaccini in Emilia Romagna. Un grande errore politico, perché questa richiesta ha nei fatti legittimato la richiesta di secessione della Padania da sempre al primo punto dello statuto della Lega. La ciliegina sulla torta di una serie di errori storici che annichilendo storia e memoria dell’Emilia Romagna, e della sinistra, dimostra, come più volte affermato in campagna elettorale, che Bonaccini e Borgonzoni rappresentavano semplicemente due facce della stessa medaglia neoliberista.



Ora contrabbandare l’aver fermato la Lega alle recenti regionali in Emilia Romagna come una grande vittoria della sinistra fa francamente sorridere. 
Non a caso Bonaccini non appena eletto ha riaffermato, lanciando quasi un diktat al governo, la volontà di proseguire sulla strada tracciata della richiesta di Autonomia differenziata, confermandosi ancora una volta come il miglior alleato di Fontana e Zaia. Questa “sinistra” che di coraggioso non ha nulla, si dimostra così sempre più succube dell’egemonia culturale della destra italiana, come nel caso della mozione del Parlamento europeo che ha equiparato fascismo e comunismo, non a caso votata dagli europarlamentari del Pd e dalle destre unite, avendone introiettato oltre al neoliberismo rampante anche le più spudorate richieste leghiste che sanno, oltre che di egoismo, anche di un razzismo strisciante, evidente in alcuni slogan della campagna elettorale usati da parte di tutti e due contendenti.

Sono tre le affermazioni ripetute come un mantra da Bonaccini in campagna elettorale per mostrare l’indimostrabile, e cioè come sarebbe temperata e bonaria, a differenza di quella delle regioni leghiste, la sua richiesta di Autonomia differenziata. Vediamo a futura memoria, come i suoi argomenti, sulla base dei testi ad oggi conosciuti e limitandosi alla sola scuola, siano nei fatti simili a quelli leghisti:

Bonaccini Non chiediamo più soldi e non intendiamo portarne via ad altri. Peccato che l’art. 5 cioè quello delle risorse finanziarie sia uguale per tutte e tre le regioni “secessioniste”, ed afferma che deve essere garantita la spesa “fissa e ricorrente”. Se la spesa deve essere ricorrente e ad esempio per qualsivoglia motivo vi sono minori introiti da parte dello Stato (meno tasse riscosse, crisi economica ecc) e quindi se i soldi da distribuire diventano meno, per garantire queste risorse in maniera “fissa e ricorrente”, così come richiesto in questi accordi che hanno durata minima decennale, diventa evidente che i soldi andranno tolti a qualcun altro, ed è facile immaginare da quali altre regioni sarebbero tolti. Le solite, cioè quelle del Sud. Già ampiamente depredate, visto che il Centro-Nord dell’Italia ha sottratto al Sud una fetta di spesa pubblica, a cui avrebbe avuto diritto in percentuale alle popolazione, di circa 840 miliardi di euro, pari a circa 46,7 miliardi di euro l’anno, come emerso la scorsa settimana dal rapporto Italia 2020 dell’Eurispes, che ha fatto i calcoli relativi al periodo 2000-2017.

Bonaccini ha sempre sostenuto che prima dell’autonomia è necessario definire i Lep Giusto. Peccato però che sulla richiesta ci sia scritto che «qualora non siano stati adottati i fabbisogni standard le regioni (“secessioniste”) dovranno ricevere almeno il valore medio procapite» rapportato ai cittadini residenti . Nella scuola questo è ingiusto perché il calcolo andrebbe fatto sul solo numero degli studenti e non su quello del totale dei cittadini. È un gioco delle tre carte, perché in questo modo l’Emilia Romagna riceve 105 euro a testa in più, la Lombardia 187 euro e il Veneto 75 euro . Complessivamente le tre Regioni prenderebbero quasi 3 miliardi in più, cioè un aumento del 17%. Se invece si applicasse, come giusto, il pro capite per studente le tre Regioni non otterrebbero alcun guadagno e resterebbero in media con le altre. Addirittura con la Legge quadro di Boccia il guadagno ( la rapina) potrebbe essere maggiore perché si tornerebbe alla spesa storica sulla base della quale a Reggio Calabria ci sono 3 asili e a Reggio Emilia 63.

Bonaccini per la scuola dice che vuole solo l’istruzione professionale  Nell’art. 27 si dice che si richiede il “secondo ciclo”, il che sembra intendere l’istruzione di secondo grado, cioè non solo quindi l’istruzione professionale esclusi solo i licei. Nell’Art 28 si richiede l’organizzazione della rete scolastica, programmazione dell’offerta d’istruzione definendo la relativa dotazione dell’organico adottato d’intesa con l’ufficio scolastico regionale, cioè assumere (come precari perché anno per anno) insegnanti in più di quelli assegnati dal Miur, finendo così con l’avere, per la stessa mansione, due contratti diversi e due datori di lavoro diversi. La Regione avrebbe così un controllo diretto sugli insegnanti per realizzare l’integrazione dell’organico, Art. 29 la competenza legislativa del sistema regionale integrato e all’Art. 30 definire la formazione delle fondazioni e le competenze legislative in ordine all’edilizia scolastica. E meno male che la richiesta riguardava la sola istruzione professionale…
Inoltre nell’art. 2 si dice che la Regione Emilia Romagna chiede materie fra cui Norme generali sull’Istruzione, quindi anche sulle relative competenze legislative sull’istruzione. Questo può diventare un utile cavallo di Troia per l’inserimento di tutto e di più dopo l’approvazione, magari facendo fare da battistrada alle regioni leghiste per le richieste più estreme, stando un passo indietro per apparire più equilibrati e meno pretenziosi, così come già fatto in passato con le sollecitazioni ai governi Conte 1 e 2.
La cosa poi veramente risibile di questa vicenda è stato il racconto pressante fatto da politici e media in Emilia Romagna sulla necessità di un voto utile al fine di formare un fronte progressista antifascista per fermare la Lega. Peccato che subito dopo le elezioni Bonaccini abbia reiterato la richiesta di Autonomia differenziata, cioè di politiche egoistiche, simili a quelle leghiste, solo meno becere nel racconto. Contemporaneamente, in vista delle prossime elezioni regionali pugliesi, Renzi e la ministra Bellanova han dichiarato di non volere sostenere l’attuale Presidente, Michele Emiliano, rischiando così seriamente di favorire il centro destra e i leghisti in quella regione. In altre parole quanto sostenuto in Emilia, sulla necessità di un coeso ed esteso fronte per bloccare le destre rampanti, è stato smentito pochi giorni dopo per le elezioni per la Puglia. O forse l’Emilia Romagna vale meno della Puglia nella mente di questo genere di politici progressisti riformisti.

In tutta questa melassa per stomaci forti vengono alla mente le parole di Antonio Gramsci nei Quaderni dal carcere: «La formula del male minore, del meno peggio, non è altro dunque che la forma che assume il processo di adattamento a un movimento storicamente regressivo, movimento di cui una forza audacemente efficiente guida lo svolgimento, mentre le forze antagonistiche (o meglio i capi di esse) sono decise a capitolare progressivamente, a piccole tappe e non di un solo colpo (ciò che avrebbe ben altro significato, per l’effetto psicologico condensato, e potrebbe far nascere una forza concorrente attiva a quella che passivamente si adatta alla «fatalità», o rafforzarla se già esiste)».

Natale Cuccurese è presidente e segretario nazionale del Partito del Sud-meridionalisti progressisti

Fonte: Left


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