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mercoledì 27 giugno 2018
Sud, periferie d'Europa: quale futuro? Convegno a Napoli il 2 Luglio 2018
C’è una tendenza in Europa che colloca gli Stati e i Popoli del Sud tra le politiche marginali e residuali del Continente.
Eppure gli Stati che si affacciano sul Mediterraneo sono frontiera e trampolino verso nuovi mondi e nuove opportunità di sviluppo, collaborazione e integrazione con gli altri Popoli che si affacciano su questo mare e non solo.
I Sud sono diventati periferia d’Europa, avranno mai un futuro?
E’ la domanda che si pongono e a cui provano a dare risposta il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti, L’Altra Europa con Tsipras ed esponenti europei della sinistra in un incontro internazionale che si terrà a Napoli, il prossimo 2 luglio alle 17, presso l’Istituto degli Studi Filosofici in via Monte di Dio, dal titolo: Sud, periferie d'Europa: quale futuro?
Il dibattito vedrà la partecipazione, tra gli altri, del Sindaco della Città di Napoli Luigi de Magistris oltre che ospiti provenienti da tutta l’Europa mediterranea.
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Eppure gli Stati che si affacciano sul Mediterraneo sono frontiera e trampolino verso nuovi mondi e nuove opportunità di sviluppo, collaborazione e integrazione con gli altri Popoli che si affacciano su questo mare e non solo.
I Sud sono diventati periferia d’Europa, avranno mai un futuro?
E’ la domanda che si pongono e a cui provano a dare risposta il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti, L’Altra Europa con Tsipras ed esponenti europei della sinistra in un incontro internazionale che si terrà a Napoli, il prossimo 2 luglio alle 17, presso l’Istituto degli Studi Filosofici in via Monte di Dio, dal titolo: Sud, periferie d'Europa: quale futuro?
Il dibattito vedrà la partecipazione, tra gli altri, del Sindaco della Città di Napoli Luigi de Magistris oltre che ospiti provenienti da tutta l’Europa mediterranea.
C’è una tendenza in Europa che colloca gli Stati e i Popoli del Sud tra le politiche marginali e residuali del Continente.
Eppure gli Stati che si affacciano sul Mediterraneo sono frontiera e trampolino verso nuovi mondi e nuove opportunità di sviluppo, collaborazione e integrazione con gli altri Popoli che si affacciano su questo mare e non solo.
I Sud sono diventati periferia d’Europa, avranno mai un futuro?
E’ la domanda che si pongono e a cui provano a dare risposta il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti, L’Altra Europa con Tsipras ed esponenti europei della sinistra in un incontro internazionale che si terrà a Napoli, il prossimo 2 luglio alle 17, presso l’Istituto degli Studi Filosofici in via Monte di Dio, dal titolo: Sud, periferie d'Europa: quale futuro?
Il dibattito vedrà la partecipazione, tra gli altri, del Sindaco della Città di Napoli Luigi de Magistris oltre che ospiti provenienti da tutta l’Europa mediterranea.
Eppure gli Stati che si affacciano sul Mediterraneo sono frontiera e trampolino verso nuovi mondi e nuove opportunità di sviluppo, collaborazione e integrazione con gli altri Popoli che si affacciano su questo mare e non solo.
I Sud sono diventati periferia d’Europa, avranno mai un futuro?
E’ la domanda che si pongono e a cui provano a dare risposta il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti, L’Altra Europa con Tsipras ed esponenti europei della sinistra in un incontro internazionale che si terrà a Napoli, il prossimo 2 luglio alle 17, presso l’Istituto degli Studi Filosofici in via Monte di Dio, dal titolo: Sud, periferie d'Europa: quale futuro?
Il dibattito vedrà la partecipazione, tra gli altri, del Sindaco della Città di Napoli Luigi de Magistris oltre che ospiti provenienti da tutta l’Europa mediterranea.
giovedì 7 giugno 2018
Sud: tanti voti per nulla
Un mio articolo sulla situazione politica al #Sud, relativi problemi e tre proposte di “primo intervento” per iniziare a risalire la china, su Transform! Italia, nodo italiano della fondazione transform! europe. La fondazione politica del Partito della Sinistra Europea, che ringrazio per l’ospitalità. Natale Cuccurese
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Di Natale Cuccurese – Siamo ormai in fase di partenza del nuovo governo gialloverde, un governo che prende il via sulla base di un “contratto” che esprime idee e propone azioni di destra, come mai prima d’ora nella storia della Repubblica. Un “contratto”che vede, per la prima volta dai tempi del tentato golpe De Lorenzo, la Costituzione a rischio, visto che il “contratto” ne viola almeno sei articoli, svuotando inoltre i poteri del Parlamento, del Governo, del Quirinale. In più considerare che l’operazione è condotta da un Movimento ostaggio di una società privata che suo tramite condizionerà pesantemente vita ed azione del nascente governo, non può non far rabbrividire ogni sincero democratico. Non c’è da stare tranquilli, anzi bisognerà vigilare con attenzione.
In questo quadro a tinte fosche non stupiscono le dichiarazione del lepenista padano Salvini che dichiara vantandosi: ”il contratto di governo ha accolto il 90% delle nostre proposte”, semmai stupisce il fatto che i pentastellati non abbiano riservato nel “contratto” al Sud ed ai loro tanti elettori del Mezzogiorno altro che un trafiletto a “marchio Sud”. Un Sud prima tradito con l’alleanza con la Lega, da sempre visceralmente antimeridionale, infine totalmente dimenticato nel “contratto”.
La situazione del Mezzogiorno, che ha sostenuto con un larghissimo voto di protesta le promesse populiste, è da affrontare a nostro avviso con proposte concrete e non solo con promesse, tradite visto il “contratto”.
Il Sud è infatti afflitto da bassi livelli d’investimenti e scarsità di infrastrutture rispetto al Nord, alta disoccupazione (maggiore di tre volte rispetto al Nord), disoccupazione giovanile al record europeo in Calabria (58,7%), record europeo di Neet (giovani che non studiano più e non cercano lavorano, ormai sfiduciati), povertà assoluta al 10% della popolazione più un 40% in povertà relativa, emigrazione ai livelli record della fine ‘800 (dati OCSE), problematiche ambientali e sanitarie (Terra dei Fuochi, Taranto, alcune zone della Basilicata, Niscemi, ecc ), evasione scolastica vicina al 20%, ben 6 punti sopra la media nazionale ed il doppio di quella europea, un sistema universitario messo alle strette per effetto di criteri “folli” nella ripartizione dei fondi, che premiano le Università del nord, comuni prossimi al default grazie alle demenziali politiche del pareggio di bilancio, con conseguenti politiche socio-sanitarie quasi azzerate e trasporti locali ai minimi storici, un’aspettativa di vita più bassa di 5 anni rispetto al centro-nord, natalità in forte calo causa emigrazione giovanile e si potrebbe ancora continuare a lungo…
Un quadro apocalittico che ha provocato un voto di protesta che ha pochi eguali nella storia unitaria e di cui non si trova traccia nel “contratto”.
E’ evidentemente ridicolo affermare, come trafiletto Sud del “contratto”che : “Si è deciso, contrariamente al passato, di non individuare specifiche misure con il marchio “Mezzogiorno”, nella consapevolezza che tutte le scelte politiche previste dal presente sono orientate dalla convinzione verso uno sviluppo economico omogeneo per il Paese, pur tenendo conto delle differenti esigenze territoriali con l’obiettivo di colmare il gap tra Nord e Sud”.
Nessuna proposta giunge in merito a come colmare questo notevole differenziale che pure viene enunciato. Il M5s ha calato la maschera e si rivela per quello che è sempre stato: l’ennesima trasformazione gattopardesca del grande capitale a trazione padana.
Il gioco delle tre carte portato avanti dai fascioqualunquisti sul reddito di cittadinanza, al fine di tacitare le proteste che già si fanno sentire da parte dagli elettori meridionali, è emblematico: spostare l’erogazione del reddito, ridotto rispetto alle promesse, al 2020 ( saranno ancora in carica?), mentre si preparano immediatamente ad applicare la Flat Tax, come da diktat leghista. In altre parole saranno destinati per il Sud 13 mld di reddito cittadinanza, una misura buona solo per arginare momentaneamente il disagio di gran parte della popolazione giunto ormai a livelli di guardia, ma nessun adeguato provvedimento strutturale per far ripartire l’occupazione ed arginare povertà ed emigrazione. Un obolo per evitare ribellioni. Mentre lo sviluppo “serio” si fa altrove, come accade da sempre in questo Paese duale. Misure come la Fiat Tax aiutano infatti solo il grande capitale padano, come aveva promesso la Lega, mentre per i cittadini del Sud il reddito di cittadinanza sarà solo una partita di giro, visto che con il calo di gettito previsto per l’erario mancheranno completamente i soldi (46 mld) per lo stato sociale.
La Lega (con la complicità dei 5Stelle) raggiunge così anche il suo obiettivo storico: eliminare il tema delle disuguaglianze territoriali dall’agenda di governo, mentre non viene riservata nemmeno una parola e un’idea per lo sviluppo del Mezzogiorno
La”Nuova Questione Meridionale andrebbe invece affrontata con proposte concrete, eque e non demagogiche. Tracciamo solo tre proposte di “primo intervento”, che possono essere immediatamente operative:
1) Interventi pubblici in deroga al pareggio di bilancio, imposto dall’Europa a trazione tedesca. per far ripartire l’occupazione, arginare povertà ed emigrazione.
2) Politiche di innovazione che guardino al Sud. Industria 4.0 è una seria opportunità per le sole regioni del Centro-Nord (come sempre), ma non c’è traccia del Mezzogiorno. Senza correzioni si corre il rischio che la incombente rivoluzione tecnologica generi un ulteriore aumento del divario nord-sud ed un ulteriore impoverimento del Mezzogiorno
3) Riequilibrio infrastrutturale Nord-Sud. Nel Mezzogiorno vive il 34 % della popolazione a cui viene destinato il 20% circa di risorse, compresi i fondi europei che hanno smesso di essere aggiuntivi. La nostra proposta prevede la clausola 1 metro x 1 metro. In altre parole se lo Stato investe in un metro di strada, ferrovia, aeroporto, ospedale, scuola, asilo e cosi via al Nord, lo stesso deve fare anche al Sud, congelando così, almeno in questa prima fase, la situazione all’attuale diversità di sviluppo infrastrutturale e non permettendo così una ulteriore differenziazione a scapito del Sud.
In alternativa si riparta almeno dalla clausola Ciampi: 45% di investimenti in conto capitale destinati al sud e da una seria riflessione sul ruolo di cassa depositi e prestiti.
Affermava quasi cent’anni fa il meridionalista Guido Dorso nel libro “La Rivoluzione Meridionale”: “ No, il Mezzogiorno non ha bisogno di carità, ma di giustizia; non chiede aiuto, ma libertà.” Il rilancio del Paese passa obbligatoriamente dal rilancio del Sud, non certo in contrapposizione al nord, ma come volano economico al fine di far ripartire l’intero Paese, anche in termini di PIL. Solo con il Sud il Paese può ripartire! L’Italia non può pensare di definirsi un grande paese democratico europeo se continuerà a trascurare 7 regioni del sud ed umiliare 21 milioni di cittadini. In caso contrario l’unità stessa del Paese è a rischio. Ma forse c’è chi sta lavorando proprio a questo.
Un paese che va rivoltato, pacificamente e democraticamente, per affermare finalmente quegli ideali di Resistenza che reclamano a gran voce l’applicazione della Costituzione che, ad oggi mai applicata, non avrebbe permesso l’affermarsi in un Paese sempre più diseguale ed ingiusto di quella deriva pericolosa, razzista, xenofa, fascista e neoliberista che sta soffocando il paese e rendendo impossibile la vita dei cittadini.
Che il Mezzogiorno fosse da tempo una “polveriera” e che avrebbe giustamente reagito allo stato attuale delle cose l’abbiamo sostenuto più volte e con forza negli ultimi mesi. Peccato che a sinistra i temi Sud non siano stati sempre messi bene a fuoco e tenuti in maggiore evidenza in campagna elettorale, anche per non lasciare mano libera a qualunquisti e destra, così come poi avvenuto. Bisogna concentrarsi su questo dato e da qui ripartire per capire come, da sinistra, si può intercettare questo malcontento e questa richiesta di maggiore attenzione ed equità che giunge forte dai territori. Così da risolvere la Nuova Questione Meridionale, interpretata nell’ottica meridionalista progressista e gramsciana. Lavoriamo a questo da subito con chi a sinistra lo vuole o riesce a capire…
Un mio articolo sulla situazione politica al #Sud, relativi problemi e tre proposte di “primo intervento” per iniziare a risalire la china, su Transform! Italia, nodo italiano della fondazione transform! europe. La fondazione politica del Partito della Sinistra Europea, che ringrazio per l’ospitalità. Natale Cuccurese
Di Natale Cuccurese – Siamo ormai in fase di partenza del nuovo governo gialloverde, un governo che prende il via sulla base di un “contratto” che esprime idee e propone azioni di destra, come mai prima d’ora nella storia della Repubblica. Un “contratto”che vede, per la prima volta dai tempi del tentato golpe De Lorenzo, la Costituzione a rischio, visto che il “contratto” ne viola almeno sei articoli, svuotando inoltre i poteri del Parlamento, del Governo, del Quirinale. In più considerare che l’operazione è condotta da un Movimento ostaggio di una società privata che suo tramite condizionerà pesantemente vita ed azione del nascente governo, non può non far rabbrividire ogni sincero democratico. Non c’è da stare tranquilli, anzi bisognerà vigilare con attenzione.
In questo quadro a tinte fosche non stupiscono le dichiarazione del lepenista padano Salvini che dichiara vantandosi: ”il contratto di governo ha accolto il 90% delle nostre proposte”, semmai stupisce il fatto che i pentastellati non abbiano riservato nel “contratto” al Sud ed ai loro tanti elettori del Mezzogiorno altro che un trafiletto a “marchio Sud”. Un Sud prima tradito con l’alleanza con la Lega, da sempre visceralmente antimeridionale, infine totalmente dimenticato nel “contratto”.
La situazione del Mezzogiorno, che ha sostenuto con un larghissimo voto di protesta le promesse populiste, è da affrontare a nostro avviso con proposte concrete e non solo con promesse, tradite visto il “contratto”.
Il Sud è infatti afflitto da bassi livelli d’investimenti e scarsità di infrastrutture rispetto al Nord, alta disoccupazione (maggiore di tre volte rispetto al Nord), disoccupazione giovanile al record europeo in Calabria (58,7%), record europeo di Neet (giovani che non studiano più e non cercano lavorano, ormai sfiduciati), povertà assoluta al 10% della popolazione più un 40% in povertà relativa, emigrazione ai livelli record della fine ‘800 (dati OCSE), problematiche ambientali e sanitarie (Terra dei Fuochi, Taranto, alcune zone della Basilicata, Niscemi, ecc ), evasione scolastica vicina al 20%, ben 6 punti sopra la media nazionale ed il doppio di quella europea, un sistema universitario messo alle strette per effetto di criteri “folli” nella ripartizione dei fondi, che premiano le Università del nord, comuni prossimi al default grazie alle demenziali politiche del pareggio di bilancio, con conseguenti politiche socio-sanitarie quasi azzerate e trasporti locali ai minimi storici, un’aspettativa di vita più bassa di 5 anni rispetto al centro-nord, natalità in forte calo causa emigrazione giovanile e si potrebbe ancora continuare a lungo…
Un quadro apocalittico che ha provocato un voto di protesta che ha pochi eguali nella storia unitaria e di cui non si trova traccia nel “contratto”.
E’ evidentemente ridicolo affermare, come trafiletto Sud del “contratto”che : “Si è deciso, contrariamente al passato, di non individuare specifiche misure con il marchio “Mezzogiorno”, nella consapevolezza che tutte le scelte politiche previste dal presente sono orientate dalla convinzione verso uno sviluppo economico omogeneo per il Paese, pur tenendo conto delle differenti esigenze territoriali con l’obiettivo di colmare il gap tra Nord e Sud”.
Nessuna proposta giunge in merito a come colmare questo notevole differenziale che pure viene enunciato. Il M5s ha calato la maschera e si rivela per quello che è sempre stato: l’ennesima trasformazione gattopardesca del grande capitale a trazione padana.
Il gioco delle tre carte portato avanti dai fascioqualunquisti sul reddito di cittadinanza, al fine di tacitare le proteste che già si fanno sentire da parte dagli elettori meridionali, è emblematico: spostare l’erogazione del reddito, ridotto rispetto alle promesse, al 2020 ( saranno ancora in carica?), mentre si preparano immediatamente ad applicare la Flat Tax, come da diktat leghista. In altre parole saranno destinati per il Sud 13 mld di reddito cittadinanza, una misura buona solo per arginare momentaneamente il disagio di gran parte della popolazione giunto ormai a livelli di guardia, ma nessun adeguato provvedimento strutturale per far ripartire l’occupazione ed arginare povertà ed emigrazione. Un obolo per evitare ribellioni. Mentre lo sviluppo “serio” si fa altrove, come accade da sempre in questo Paese duale. Misure come la Fiat Tax aiutano infatti solo il grande capitale padano, come aveva promesso la Lega, mentre per i cittadini del Sud il reddito di cittadinanza sarà solo una partita di giro, visto che con il calo di gettito previsto per l’erario mancheranno completamente i soldi (46 mld) per lo stato sociale.
La Lega (con la complicità dei 5Stelle) raggiunge così anche il suo obiettivo storico: eliminare il tema delle disuguaglianze territoriali dall’agenda di governo, mentre non viene riservata nemmeno una parola e un’idea per lo sviluppo del Mezzogiorno
La”Nuova Questione Meridionale andrebbe invece affrontata con proposte concrete, eque e non demagogiche. Tracciamo solo tre proposte di “primo intervento”, che possono essere immediatamente operative:
1) Interventi pubblici in deroga al pareggio di bilancio, imposto dall’Europa a trazione tedesca. per far ripartire l’occupazione, arginare povertà ed emigrazione.
2) Politiche di innovazione che guardino al Sud. Industria 4.0 è una seria opportunità per le sole regioni del Centro-Nord (come sempre), ma non c’è traccia del Mezzogiorno. Senza correzioni si corre il rischio che la incombente rivoluzione tecnologica generi un ulteriore aumento del divario nord-sud ed un ulteriore impoverimento del Mezzogiorno
3) Riequilibrio infrastrutturale Nord-Sud. Nel Mezzogiorno vive il 34 % della popolazione a cui viene destinato il 20% circa di risorse, compresi i fondi europei che hanno smesso di essere aggiuntivi. La nostra proposta prevede la clausola 1 metro x 1 metro. In altre parole se lo Stato investe in un metro di strada, ferrovia, aeroporto, ospedale, scuola, asilo e cosi via al Nord, lo stesso deve fare anche al Sud, congelando così, almeno in questa prima fase, la situazione all’attuale diversità di sviluppo infrastrutturale e non permettendo così una ulteriore differenziazione a scapito del Sud.
In alternativa si riparta almeno dalla clausola Ciampi: 45% di investimenti in conto capitale destinati al sud e da una seria riflessione sul ruolo di cassa depositi e prestiti.
Affermava quasi cent’anni fa il meridionalista Guido Dorso nel libro “La Rivoluzione Meridionale”: “ No, il Mezzogiorno non ha bisogno di carità, ma di giustizia; non chiede aiuto, ma libertà.” Il rilancio del Paese passa obbligatoriamente dal rilancio del Sud, non certo in contrapposizione al nord, ma come volano economico al fine di far ripartire l’intero Paese, anche in termini di PIL. Solo con il Sud il Paese può ripartire! L’Italia non può pensare di definirsi un grande paese democratico europeo se continuerà a trascurare 7 regioni del sud ed umiliare 21 milioni di cittadini. In caso contrario l’unità stessa del Paese è a rischio. Ma forse c’è chi sta lavorando proprio a questo.
Un paese che va rivoltato, pacificamente e democraticamente, per affermare finalmente quegli ideali di Resistenza che reclamano a gran voce l’applicazione della Costituzione che, ad oggi mai applicata, non avrebbe permesso l’affermarsi in un Paese sempre più diseguale ed ingiusto di quella deriva pericolosa, razzista, xenofa, fascista e neoliberista che sta soffocando il paese e rendendo impossibile la vita dei cittadini.
Che il Mezzogiorno fosse da tempo una “polveriera” e che avrebbe giustamente reagito allo stato attuale delle cose l’abbiamo sostenuto più volte e con forza negli ultimi mesi. Peccato che a sinistra i temi Sud non siano stati sempre messi bene a fuoco e tenuti in maggiore evidenza in campagna elettorale, anche per non lasciare mano libera a qualunquisti e destra, così come poi avvenuto. Bisogna concentrarsi su questo dato e da qui ripartire per capire come, da sinistra, si può intercettare questo malcontento e questa richiesta di maggiore attenzione ed equità che giunge forte dai territori. Così da risolvere la Nuova Questione Meridionale, interpretata nell’ottica meridionalista progressista e gramsciana. Lavoriamo a questo da subito con chi a sinistra lo vuole o riesce a capire…
domenica 3 giugno 2018
PROPOSTE PER UN NUOVO SVILUPPO DELL'AREA METROPOLITANA E PROVINCIALE DI PALERMO
Di Giovanni Maniscalco
PREMESSA Riteniamo necessario prendere in considerazione le politiche degli stati membri dei cittadini, i diritti dei lavoratori e lo stato sociale dei cittadini, ma tutelano gli interessi economici del capitalismo finanziario che ora governa l'Europa e quasi, Tutto il mondo intero. (ovvero la globalizzazione economica) Dal 1989, poi, con il crollo del muro di Berlino, il mondo capitalistico ha cancellato ogni limite in più o meno precisi confini e si è imposto a livello simbolico, come unica realtà possibile.
L'Unione Europea, come si vede, segna una tappa del capitalismo nella sua forma assoluto-totale: abbattuta la potenza UNIONE SOVIETICA che per larga parte del "secolo scorso" aveva tenuto un freno il dilagare del capitale, rimaneva solo una realtà da abbattere. Storia storica, lo stato sovrano nazionale, con annesso primato del politico sull'economico:
UNA QUESTIONE E 'SERVITA L'UNIONE EUROPEA, momento culminante della spoliticizzazione economica non più limitata, imponendo politiche di austerità, che riducono al minimo gli investimenti statali per lo sviluppo economico del paese, facendo venire meno le opportunità di posti di lavoro. L'austerità stringe nella sua morsa l'Italia e ancor più il suo Mezzogiorno, aggravando la Questione Meridionale. I vincoli di bilancio europei allontanano sempre più il sud dal nord Italia.
E il sud Europa dal nord Europa. La crisi in cui versa il nostro paese, da oltre un decennio, colpisce con particolare violenza i territori storicamente più svantaggiati, il Sud e le Isole causando l'emigrazione giovanile verso il nord del nostro paese ed all'estero verso gli altri stati europei.
PROPOSTE PER UN NUOVO SVILUPPO DELL'AREA METROPOLITANA E PROVINCIALE DI PALERMO
La ripresa economica della città metropolitana e della provincia di Palermo è in primo luogo assolutamente transitare dalla messa in sicurezza, dalla prevenzione e dalla valorizzazione del territorio / paesaggio e del patrimonio edilizio esistente sia pubblico (scuole, edifici pubblici, ecc.) che privato, della innovazione tecnologica e dei materiali, della rigenerazione urbana e della sostenibilità da un rilancio del manifatturiero, dell'istruzione e della ricerca. Servire un progetto complessivo di riorganizzazione del sistema di innovazione, valorizzando le esperienze positive e cercando i presupposti per fare emergere tutte quelle vocazioni presenti nel territorio. È necessario puntare prioritariamente su:
1. L'industria manifatturiera nelle aree industriali di Termini Imerese - Carini - Brancaccio. Garantire una fiscalità di vantaggio per le aree industriali e le misure di sostegno alle assunzioni, alla formazione, alla ricerca e all'innovazione politica industriale, che tenga conto delle esigenze e requisiti di sviluppo della norma 4.0, dotato di idonee risorse finanziarie, che sono chiari e quantificati obbiettivi a medio e lungo termine.
• investimenti investimenti pubblici per la fornitura di beni e servizi per la produzione di beni e servizi per l'industria alimentare, alimentare, automobilistica, navale, chimica, ecc., Con il potenziamento infrastrutturale a cantiere dal cantiere navale di Palermo.
2. L'economia circolare come nuovo economico per il rilancio dell'industria nell'area Palermitana. Puntare sulla produzione secondo il modello di una economia circolare ha due vantaggi: un risparmio sui costi di produzione e l'acquisto di un vantaggio competitivo. Prolungare l'uso produttivo dei materiali, riutilizzarli e aumentare l'efficienza serve a rafforzare la competitività, a ridurre l'impatto ambientale. Corretta gestione dei rifiuti, prevenzione, riduzione, riutilizzo, riciclaggio e compostaggio attraverso la cosiddetta "strategia rifiuti zero" può avere importanti e positivi ricadute occupazionali.
3. Reti e innovazione tecnologica: • Ammodernamento della rete elettrica ad alta media e bassa tensione; • Ristrutturazione della rete di distribuzione idrica;
• Riassetto normativo in Sicilia per il superamento della frammentazione nella gestione del servizio idrico integrato anche al fine di prevenire le emergenze idriche;
• Banda Larga: Potenziare la connessione digitale è obbiettivo primario per lo sviluppo delle aziende e del territorio.
4. Industria Culturale:
• integrazione coniugare le forme diverse di sviluppo con il rispetto del paesaggio: innovazione e valorizzazione del nostro patrimonio storico, culturale e culturale come indispensabile e preliminare per favorire e rafforzare l'industria turistica palermitana.
5. Mobilità e Trasporti: • Interporto di Termini Imerese: è necessaria la struttura intermodale per il trasporto delle merci e l'interscambio mare terra di tutta la provincia e anche della ZES;
• Raddoppio / ammodernamento delle reti ferroviarie e delle linee del tram a Palermo
• Porto di Palermo: riqualificazione e definizione della missione produttiva, e rilancio nel mediterraneo • Strade provinciali: esame di un piano di recupero ed ammodernamento della viabilità secondaria.
Lo stato delle comunicazioni in una parte importante del nostro territorio come l'area delle Madonie, del Corleonese e del Partinicese è una dir poco catastrofica. E 'indispensabile mettersi in contatto con le aree interne e con l'area metropolitana per potere al meglio il sistema integrato dei trasporti.
6. Semplificazione e sburocratizzazione
• Si cercano ed attuare tutte quelle politiche di mutuo controllo ed amministrazioni pubbliche. Da sempre il principale fattore per la crescita e lo sviluppo. Cerca una struttura che curi l'attività di monitoraggio e al contempo promuova tutte quelle iniziative che migliorino i rapporti tra i cittadini, imprese e pubblica amministrazione.
7. Il Cantiere Navale di Palermo Riteniamo necessario approfondire le problematiche che riguardano il cantiere navale di Palermo che negli anni 60 dava lavoro a circa 5000 operai e oggi dà lavoro a 330 operai diretti e circa 100 gli impiegati ea circa 100 lavoratori di ditte esterne.
• La società Fincantieri spa è in ripresa in Italia e nel mercato mondiale e la sua produzione è a pieno regime. • Aspetti unici del cantiere di Palermo: la posizione geografica del cantiere al centro del mediterraneo; la profondità dei fondali (20 mt.)
• Si possono ospitare 4 navi per le opportune lavorazioni.
• Il cantiere di Palermo, come lo spazio disponibile, è il secondo cantiere più grande d'Italia, dopo Monfalcone e tra primi del Mediterraneo, con il bacino, di 400 mila tonnellate, più grande d'europa.
• La scelta politica del gruppo, è funzionale alla decisione di esternalizzare / delocalizzare le lavorazioni.
• Nell'attuale proposta aziendale di Fincantieri, non è prevista una missione produttiva per il cantiere navale di Palermo, escluse le riparazioni da fare assieme ad altri due cantieri del gruppo.
• Le lavorazioni avvengono solo all'interno del bacino di 400 mila metri gli altri bacini fuori uso: quello da 19 mila a 52 mila t (di proprietà della Regione Siciliana), mentre si aspetta ancora il finanziamento per il completamento di quello di di 150 mila t.
• E 'evidente la scarsa volontà politica e una valorizzazione del cantiere di palermo, puntando soprattutto a cantieri del nord Italia.
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Di Giovanni Maniscalco
PREMESSA Riteniamo necessario prendere in considerazione le politiche degli stati membri dei cittadini, i diritti dei lavoratori e lo stato sociale dei cittadini, ma tutelano gli interessi economici del capitalismo finanziario che ora governa l'Europa e quasi, Tutto il mondo intero. (ovvero la globalizzazione economica) Dal 1989, poi, con il crollo del muro di Berlino, il mondo capitalistico ha cancellato ogni limite in più o meno precisi confini e si è imposto a livello simbolico, come unica realtà possibile.
L'Unione Europea, come si vede, segna una tappa del capitalismo nella sua forma assoluto-totale: abbattuta la potenza UNIONE SOVIETICA che per larga parte del "secolo scorso" aveva tenuto un freno il dilagare del capitale, rimaneva solo una realtà da abbattere. Storia storica, lo stato sovrano nazionale, con annesso primato del politico sull'economico:
UNA QUESTIONE E 'SERVITA L'UNIONE EUROPEA, momento culminante della spoliticizzazione economica non più limitata, imponendo politiche di austerità, che riducono al minimo gli investimenti statali per lo sviluppo economico del paese, facendo venire meno le opportunità di posti di lavoro. L'austerità stringe nella sua morsa l'Italia e ancor più il suo Mezzogiorno, aggravando la Questione Meridionale. I vincoli di bilancio europei allontanano sempre più il sud dal nord Italia.
E il sud Europa dal nord Europa. La crisi in cui versa il nostro paese, da oltre un decennio, colpisce con particolare violenza i territori storicamente più svantaggiati, il Sud e le Isole causando l'emigrazione giovanile verso il nord del nostro paese ed all'estero verso gli altri stati europei.
PROPOSTE PER UN NUOVO SVILUPPO DELL'AREA METROPOLITANA E PROVINCIALE DI PALERMO
La ripresa economica della città metropolitana e della provincia di Palermo è in primo luogo assolutamente transitare dalla messa in sicurezza, dalla prevenzione e dalla valorizzazione del territorio / paesaggio e del patrimonio edilizio esistente sia pubblico (scuole, edifici pubblici, ecc.) che privato, della innovazione tecnologica e dei materiali, della rigenerazione urbana e della sostenibilità da un rilancio del manifatturiero, dell'istruzione e della ricerca. Servire un progetto complessivo di riorganizzazione del sistema di innovazione, valorizzando le esperienze positive e cercando i presupposti per fare emergere tutte quelle vocazioni presenti nel territorio. È necessario puntare prioritariamente su:
1. L'industria manifatturiera nelle aree industriali di Termini Imerese - Carini - Brancaccio. Garantire una fiscalità di vantaggio per le aree industriali e le misure di sostegno alle assunzioni, alla formazione, alla ricerca e all'innovazione politica industriale, che tenga conto delle esigenze e requisiti di sviluppo della norma 4.0, dotato di idonee risorse finanziarie, che sono chiari e quantificati obbiettivi a medio e lungo termine.
• investimenti investimenti pubblici per la fornitura di beni e servizi per la produzione di beni e servizi per l'industria alimentare, alimentare, automobilistica, navale, chimica, ecc., Con il potenziamento infrastrutturale a cantiere dal cantiere navale di Palermo.
2. L'economia circolare come nuovo economico per il rilancio dell'industria nell'area Palermitana. Puntare sulla produzione secondo il modello di una economia circolare ha due vantaggi: un risparmio sui costi di produzione e l'acquisto di un vantaggio competitivo. Prolungare l'uso produttivo dei materiali, riutilizzarli e aumentare l'efficienza serve a rafforzare la competitività, a ridurre l'impatto ambientale. Corretta gestione dei rifiuti, prevenzione, riduzione, riutilizzo, riciclaggio e compostaggio attraverso la cosiddetta "strategia rifiuti zero" può avere importanti e positivi ricadute occupazionali.
3. Reti e innovazione tecnologica: • Ammodernamento della rete elettrica ad alta media e bassa tensione; • Ristrutturazione della rete di distribuzione idrica;
• Riassetto normativo in Sicilia per il superamento della frammentazione nella gestione del servizio idrico integrato anche al fine di prevenire le emergenze idriche;
• Banda Larga: Potenziare la connessione digitale è obbiettivo primario per lo sviluppo delle aziende e del territorio.
4. Industria Culturale:
• integrazione coniugare le forme diverse di sviluppo con il rispetto del paesaggio: innovazione e valorizzazione del nostro patrimonio storico, culturale e culturale come indispensabile e preliminare per favorire e rafforzare l'industria turistica palermitana.
5. Mobilità e Trasporti: • Interporto di Termini Imerese: è necessaria la struttura intermodale per il trasporto delle merci e l'interscambio mare terra di tutta la provincia e anche della ZES;
• Raddoppio / ammodernamento delle reti ferroviarie e delle linee del tram a Palermo
• Porto di Palermo: riqualificazione e definizione della missione produttiva, e rilancio nel mediterraneo • Strade provinciali: esame di un piano di recupero ed ammodernamento della viabilità secondaria.
Lo stato delle comunicazioni in una parte importante del nostro territorio come l'area delle Madonie, del Corleonese e del Partinicese è una dir poco catastrofica. E 'indispensabile mettersi in contatto con le aree interne e con l'area metropolitana per potere al meglio il sistema integrato dei trasporti.
6. Semplificazione e sburocratizzazione
• Si cercano ed attuare tutte quelle politiche di mutuo controllo ed amministrazioni pubbliche. Da sempre il principale fattore per la crescita e lo sviluppo. Cerca una struttura che curi l'attività di monitoraggio e al contempo promuova tutte quelle iniziative che migliorino i rapporti tra i cittadini, imprese e pubblica amministrazione.
7. Il Cantiere Navale di Palermo Riteniamo necessario approfondire le problematiche che riguardano il cantiere navale di Palermo che negli anni 60 dava lavoro a circa 5000 operai e oggi dà lavoro a 330 operai diretti e circa 100 gli impiegati ea circa 100 lavoratori di ditte esterne.
• La società Fincantieri spa è in ripresa in Italia e nel mercato mondiale e la sua produzione è a pieno regime. • Aspetti unici del cantiere di Palermo: la posizione geografica del cantiere al centro del mediterraneo; la profondità dei fondali (20 mt.)
• Si possono ospitare 4 navi per le opportune lavorazioni.
• Il cantiere di Palermo, come lo spazio disponibile, è il secondo cantiere più grande d'Italia, dopo Monfalcone e tra primi del Mediterraneo, con il bacino, di 400 mila tonnellate, più grande d'europa.
• La scelta politica del gruppo, è funzionale alla decisione di esternalizzare / delocalizzare le lavorazioni.
• Nell'attuale proposta aziendale di Fincantieri, non è prevista una missione produttiva per il cantiere navale di Palermo, escluse le riparazioni da fare assieme ad altri due cantieri del gruppo.
• Le lavorazioni avvengono solo all'interno del bacino di 400 mila metri gli altri bacini fuori uso: quello da 19 mila a 52 mila t (di proprietà della Regione Siciliana), mentre si aspetta ancora il finanziamento per il completamento di quello di di 150 mila t.
• E 'evidente la scarsa volontà politica e una valorizzazione del cantiere di palermo, puntando soprattutto a cantieri del nord Italia.
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