lunedì 31 agosto 2015

EUROPA.: …si è coricata vestita per non uscire!

Di Bruno Pappalardo

Come si chiama …Mocherino,…Moscerino,…no, no, Mogherini , si insomma la ministra italiana dell’ Estero d’ Europea?
Ecco era una buona occasione perché qualcuno ricordasse il suo egregio nome; peccato!
E quell’altra per la legislazione, relazioni interistituzionali, Stato di diritto e Carta dei diritti fondamentali  Věra Jourová Rep. Ceca Rep. e uguaglianza di genere o confondo conFrans Timmermans della commissione Juncher.   
Sono andati questi signori  sui confini dell’Ungheria?
SI sono presentati per verificare che non si verificasse che questo Paese non voglia tentare un genocidio nei confronti dei profughi siriani impediti da fili spinati?
Vogliono solo passare e per raggiungere la Germania.
C’è forse qualche accordo con la Merkel che ultimamente ha dichiarato apertamente di volere che l’Europa e in particolare il suo Paese  accoglierà questo popolo,  mentre poi, sotto, sotto,  boicotta ogni tentativo di accoglienza?
Si tratta soltanto di controllarli e sfamare questi disgraziati e non colpirli con lacrimogeni, bastoni e mezzi blindati. Si tratta di non rifiutare loro un diritto umano e previsto dalla Carta dei diritti Europea e di tutti i paesi occidentali e non.  Serve per dichiarare che L’Europa esiste.
Nessuno è andato, dunque, nulla, nessuna Europa esiste!
Intorno il silenzio degli equilibri.
Ma neppure si sono udite campane a morte,… anche se ce ne fossero…
Manco il vento che lascia sul terreno una foglia.
L’Europa? E’ un Terzo pianeta da cui non raccogliere neppure un sassolino che possa raccontare che un giorno passò da lì davvero il vento per lasciare un segno.
L’Europa è impareggiabile a non lasciar alcun segno dell’Uomo.
Ha la straordinaria  capacità di sparire, …talvolta una moneta però  si è affossata nella sottile polvere  che mostra intorno alcuna traccia di piedi testimoniando la Sua Lontananza.
Eppure quanto determinata forza per distruggere Atene,  …che rigore, non smesso per la piccola Grecia.
Tsipras per loro non esisti perché loro non esistono e devo spesso provare a ricordarmelo.



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Di Bruno Pappalardo

Come si chiama …Mocherino,…Moscerino,…no, no, Mogherini , si insomma la ministra italiana dell’ Estero d’ Europea?
Ecco era una buona occasione perché qualcuno ricordasse il suo egregio nome; peccato!
E quell’altra per la legislazione, relazioni interistituzionali, Stato di diritto e Carta dei diritti fondamentali  Věra Jourová Rep. Ceca Rep. e uguaglianza di genere o confondo conFrans Timmermans della commissione Juncher.   
Sono andati questi signori  sui confini dell’Ungheria?
SI sono presentati per verificare che non si verificasse che questo Paese non voglia tentare un genocidio nei confronti dei profughi siriani impediti da fili spinati?
Vogliono solo passare e per raggiungere la Germania.
C’è forse qualche accordo con la Merkel che ultimamente ha dichiarato apertamente di volere che l’Europa e in particolare il suo Paese  accoglierà questo popolo,  mentre poi, sotto, sotto,  boicotta ogni tentativo di accoglienza?
Si tratta soltanto di controllarli e sfamare questi disgraziati e non colpirli con lacrimogeni, bastoni e mezzi blindati. Si tratta di non rifiutare loro un diritto umano e previsto dalla Carta dei diritti Europea e di tutti i paesi occidentali e non.  Serve per dichiarare che L’Europa esiste.
Nessuno è andato, dunque, nulla, nessuna Europa esiste!
Intorno il silenzio degli equilibri.
Ma neppure si sono udite campane a morte,… anche se ce ne fossero…
Manco il vento che lascia sul terreno una foglia.
L’Europa? E’ un Terzo pianeta da cui non raccogliere neppure un sassolino che possa raccontare che un giorno passò da lì davvero il vento per lasciare un segno.
L’Europa è impareggiabile a non lasciar alcun segno dell’Uomo.
Ha la straordinaria  capacità di sparire, …talvolta una moneta però  si è affossata nella sottile polvere  che mostra intorno alcuna traccia di piedi testimoniando la Sua Lontananza.
Eppure quanto determinata forza per distruggere Atene,  …che rigore, non smesso per la piccola Grecia.
Tsipras per loro non esisti perché loro non esistono e devo spesso provare a ricordarmelo.



domenica 30 agosto 2015

IL PIAGNISTEO

Di Bruno  Pappalardo, 

Non c’è la faccio più!
Sono in forte astinenza. Troppo tempo è passato! Ho provato a starmene fermo per postare mie note.  Eh, …beh, è molto più di una settimana! …Ammazza!
Il fatto è che ogni volta che stavo per preparare una nota, ebbene, mi pareva di vedermi dinanzi la figura del Premier che m'additava come un  “piagnicolatone ” insomma un canonico meridionale è sempre e solo ,… “pronto al,  lamento”. Un pregiudizio? …boh, che ne so?!?
M’ero lasciato talmente suggestionare che invece di credere di scrivere, stavo a gemere.  Perché è così! 
Se un meridionale parla del buon gusto di un gelato sta lamentandosi!
Se un meridionale  sta per dire alla vecchietta sul marciapiede, “tranquilla v’aiuto ad attraversare”, ebbene, anche in quel caso, sotto, sotto,  sta lamentandosi perché, anche se non lo dice chiaramente, sta sottolineando che non sono presenti dei sottopassaggi!  Insomma  è un chiara dichiarazione di “ opposizione ad oltranza alle istituzioni”. Si è così!  


Vi ricordate la straordinaria scenetta del grande Petrolini, in “NERONE, imperatore romano” che non poteva aprir bocca per proferire un argomento ma veniva continuamente interrotto per ridurlo al silenzio e anche decantare ed esaltare come tutti coloro che saltano sul carro dei vincitori  ??
 La scena: Nerone (Petrolini)  ha bruciato Roma; ora è davanti al popolo che non lo acclama tranne  i propri  cortigiani che gli sono Alle spalle, Poppea  gli chiede di lanciarsi in uno dei suoi strabocchevoli discorsi, diciamo alla Renzi.
EGLOGE (entrando con un urlo di terrore ): Cesaretto te vonno ammazzà!  Tu sei responsabile dell'incendio.
NERONE  : Io responsabile dell'incendio. No! Sono assicurato con la Fondiaria.
NERONE: Sta bene, parlerò col popolo, ma non mi lasciate solo,  venitemi a tergo...
Si avvia al podio, ma delle urla improvvise lo fanno retrocedere frettolosamente più di una volta. Ci ritorna  ma viene accolto nuovamente dalle grida ma rimane al podio…  
NERONE: Stupido... Ignobile plebaja! Così ricompensate i sacrifici fatti per voi? Ritiratevi, dimostratevi uomini e domani Roma rinascerà più bella e più superba che pria...
VOCE (d. d.): Bravo!
NERONE: Grazie. (rivolgendosi a Egloge e a Poppea:) “ E' piaciuta questa parola,... pria... Il popolo quando sente delle parole difficili si affeziona... Ora gliela ridico... Più bella e più superba che pria”.
VOCE (d. d.): Bravo!
NERONE; ( più affrettatamente cercando di sorprendere il popolo) “Più bella e più superba che pria...
VOCE (d. d.): Bravo!
NERONE: Più bella... grazie.
VOCE (d. d.): Bravo!
NERONE: ... Zie.
VOCE (d. d.): Bravo!
NERONE (facendo il gesto di dire la parola pria, senza però dirla.)
VOCE (d. d.): Bravo!
 ……...( continua)…..
ECCO IL MERIDIONALE E’ COME  ETTORE PETROLINI;  qualsiasi cosa dica e appena apre bocca  per dire che “ IL PAPA STA A ROMA”  viene colpito dalla SCOMUNICA del“LAMENTO CONTINUO”. ottimo sistema per imbavagliare un popolo.  INFATTI NON E’ PER PREGIUDIZIO (sono furbi e fanno di tutto perché persista il preconcetto) ma  è solo un  METODO STRUMENTALE PER TACITARLO!  

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Di Bruno  Pappalardo, 

Non c’è la faccio più!
Sono in forte astinenza. Troppo tempo è passato! Ho provato a starmene fermo per postare mie note.  Eh, …beh, è molto più di una settimana! …Ammazza!
Il fatto è che ogni volta che stavo per preparare una nota, ebbene, mi pareva di vedermi dinanzi la figura del Premier che m'additava come un  “piagnicolatone ” insomma un canonico meridionale è sempre e solo ,… “pronto al,  lamento”. Un pregiudizio? …boh, che ne so?!?
M’ero lasciato talmente suggestionare che invece di credere di scrivere, stavo a gemere.  Perché è così! 
Se un meridionale parla del buon gusto di un gelato sta lamentandosi!
Se un meridionale  sta per dire alla vecchietta sul marciapiede, “tranquilla v’aiuto ad attraversare”, ebbene, anche in quel caso, sotto, sotto,  sta lamentandosi perché, anche se non lo dice chiaramente, sta sottolineando che non sono presenti dei sottopassaggi!  Insomma  è un chiara dichiarazione di “ opposizione ad oltranza alle istituzioni”. Si è così!  


Vi ricordate la straordinaria scenetta del grande Petrolini, in “NERONE, imperatore romano” che non poteva aprir bocca per proferire un argomento ma veniva continuamente interrotto per ridurlo al silenzio e anche decantare ed esaltare come tutti coloro che saltano sul carro dei vincitori  ??
 La scena: Nerone (Petrolini)  ha bruciato Roma; ora è davanti al popolo che non lo acclama tranne  i propri  cortigiani che gli sono Alle spalle, Poppea  gli chiede di lanciarsi in uno dei suoi strabocchevoli discorsi, diciamo alla Renzi.
EGLOGE (entrando con un urlo di terrore ): Cesaretto te vonno ammazzà!  Tu sei responsabile dell'incendio.
NERONE  : Io responsabile dell'incendio. No! Sono assicurato con la Fondiaria.
NERONE: Sta bene, parlerò col popolo, ma non mi lasciate solo,  venitemi a tergo...
Si avvia al podio, ma delle urla improvvise lo fanno retrocedere frettolosamente più di una volta. Ci ritorna  ma viene accolto nuovamente dalle grida ma rimane al podio…  
NERONE: Stupido... Ignobile plebaja! Così ricompensate i sacrifici fatti per voi? Ritiratevi, dimostratevi uomini e domani Roma rinascerà più bella e più superba che pria...
VOCE (d. d.): Bravo!
NERONE: Grazie. (rivolgendosi a Egloge e a Poppea:) “ E' piaciuta questa parola,... pria... Il popolo quando sente delle parole difficili si affeziona... Ora gliela ridico... Più bella e più superba che pria”.
VOCE (d. d.): Bravo!
NERONE; ( più affrettatamente cercando di sorprendere il popolo) “Più bella e più superba che pria...
VOCE (d. d.): Bravo!
NERONE: Più bella... grazie.
VOCE (d. d.): Bravo!
NERONE: ... Zie.
VOCE (d. d.): Bravo!
NERONE (facendo il gesto di dire la parola pria, senza però dirla.)
VOCE (d. d.): Bravo!
 ……...( continua)…..
ECCO IL MERIDIONALE E’ COME  ETTORE PETROLINI;  qualsiasi cosa dica e appena apre bocca  per dire che “ IL PAPA STA A ROMA”  viene colpito dalla SCOMUNICA del“LAMENTO CONTINUO”. ottimo sistema per imbavagliare un popolo.  INFATTI NON E’ PER PREGIUDIZIO (sono furbi e fanno di tutto perché persista il preconcetto) ma  è solo un  METODO STRUMENTALE PER TACITARLO!  

sabato 29 agosto 2015

CRESCE SEMPRE DI PIU' LA COMMUNITY DEL PARTITO DEL SUD ! 20.000 A DIFESA DEL SUD !




Cresce sempre più la Community che quotidianamente segue il Partito del Sud anche su facebook, oggi siamo arrivati a 20.000 fan !

Seguiteci su : https://www.facebook.com/PdelSud?fref=nf

Con questo risultato siamo di gran lunga la maggior Community su facebook fra tutte quelle di movimenti politici/partiti meridionalisti o..."sudisti".

Lo stesso dicasi su Twitter su: https://twitter.com/PdSUD

Continuate a seguirci e non ve ne pentirete; quotidianamente posteremo oltre alle notizie dell'attività del nostro Partito, approfondimenti politici ma anche curiosità, notizie sulla cultura e sulla vera storia del Sud come non avete mai avuto modo di sentire.

Grazie a tutti per il sostegno ed il supporto.
Staff Amministratori


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Grazie a tutti per il sostegno ed il supporto.
Staff Amministratori


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venerdì 28 agosto 2015

L’industria italiana che va

Di Antonio Rosato

PIL, Spred, taglio dei tassi, costo del denaro e tante altre belle parole legate all’economia ascoltiamo o leggiamo ogni giorno. Spesso sono parole legate alla crisi o alla disoccupazione o alla ripresa italiana. Molte volte sono parole che hanno il sapore del peccato originale, a cui serve l’acqua Santa del battesimo per togliere la macchia che le lega alla disoccupazione piuttosto che al crollo delle borse o ad altre disgrazie economiche.
Ad aprire un giornale o ascoltare un telegiornale sembrerebbe proprio che siamo messi malino. Ma non sempre è tutto marcio o tutto negativo. C’è un’industria italiana che va. Sembra strano vero? Eppure è così. 
Starete pensando all’industria del made in italy o dei grandi marchi del lusso. Si il lusso non è in crisi verissimo, ma ci sono altre industrie che fanno bei fatturati di cui nessuno ne parla. Con un po’ di critico e leggero sarcasmo ne scegliamo due che sono sotto gli occhi di tutti ma che fatturano grandissime somme passando quasi inosservate.

Il Calcio è tra le top ten ad esempio. Si proprio il calcio è tra le prime industrie del nostro paese. Ogni anno muove circa 10 miliardi di euro, si capito benissimo 10 miliardi di euro, spicciolo più, spicciolo meno. Da lavoro a mezzo milione di persone in Italia e versa allo stato italiano un contributo fiscale che sfiora il miliardo e mezzo all’anno. Numeri da paura, che se poi li sommiamo all’indotto ci ritroviamo un giro d’affari pari al 5,7% del Prodotto Interno Lordo (PIL) del paese. 
Se ci fermiamo a riflettere un attimo e non pensiamo solo a Juve, Napoli, Milan, Roma eccetera eccetera, ma scendiamo alla retta pagata alla scuola calcio del nostro piccolo paesello, o del quartiere della nostra metropoli, iniziamo a capire meglio di cosa parliamo. Se aggiungiamo le scommesse, il merchandising , diritti televisivi e qualche volta anche quote azionarie di grosse società quotate in borsa non si fa più fatica a comprendere quei grandi numeri citati prima. 
Un’industria che non da segni di flessioni e che ogni anno si conferma come tra le prime grande industrie del nostro bel paese.
Ma c’è ancora un’altra industria che ha le vele gonfie e graziata anche del vento favorevole e viaggia bene. Anche questa non è qualcosa di nascosto, anzi e sotto gli occhi di tutti, ma per quanto visibile sembra quasi un’industria ombra, fastidiosa forse, di cui meglio non vantarsi e quindi taciuta.

E’ l’industria delle armi e delle munizioni. E si, anche questa viaggia alla grande, e come se viaggia. Un made in italy di altissima qualità che non conosce crisi, anzi il paradosso che proprio la dove la crisi e più nera lei fa affari. Solo nel 2014 ha esportato nel nord Africa (dati dell’istituto “Archivio Disarmo”) circa 30 milioni di euro in armi leggere. Sebbene i più grandi clienti sono nel nord America  ed Europa, a me preoccupa soprattutto questo mercato senza controllo verso paesi come Libia (solo per citarne uno), armi vendute con assoluta disinvoltura alla faccia di Talebani o ISIS che sia.

La cosa che mi fa rabbrividire e che si paventa un’intervento armato a guida presumibilmente italiana in questo paese. E pensare che un operaio della Val Trompia che lavora per la costruzione di una carabina o una granata che potrebbe uccidere il suo vicino di casa, o suo figlio arruolatosi ed impegnato in quell’area a me fa accapponare la pelle. Si perché questo rischio non è ipotetico, ma reale e crudele allo stesso tempo. 

Allora mi domando e dico: “ come può il governo italiano o l’Europa permettere una vendita di armi da guerra, munizionamento o granate senza interessarsi nelle mani di chi vanno a finire?”. Solo per il fatturato? Solo per dare un colpo al PIL? Pensiamo che i dati parlano di quasi mezzo miliardo di euro legati alla sola esportazioni di armi leggere. 

Come Partito del Sud abbiamo radicato nel DNA e nello Statuto, così come da Costituzione italiana, il no alla guerra pur sapendo che la battaglia politica e culturale per questa nostra convinzione è impari e molto difficile da conseguire. Ed e facile dire no senza fare proposte o trovare soluzioni. Ma noi non siamo il partito dei no, noi diciamo la nostra opinione, facciamo proposte concrete e denunce. 

Chiediamo al Governo italiano di vietare esportazioni di armi e munizioni destinati a quei paesi dove i diritti umani vengono violati, dove infuriano guerre, dove ci sono gruppi terroristici riconosciuti internazionalmente come tali, divieto di esportazione verso quei paesi europei in fase di conflitto o tensioni etniche (es.Balcani e Ucraina), divieto di esportazione in quei paesi dove e prevista la pena di morte o torture, divieto la dove queste armi possano essere impiegate come strumento di offesa e non difesa. 
Chiediamo al governo Italiano che si faccia promotore per cambiare anche le normative internazionali sulla vendita libera di armi, e farsi promotore della formazione di uno strumento/organo internazionale/neutrale  adibito al controllo, alla verifica e il rispetto di quelle  normative dai contenuti sopracitati , per le esportazioni di armi ed esplosivi da noi. Non possiamo sentirci responsabili della morte di innocenti nel mondo, e non possiamo tollerare che armi italiane possano essere puntate contro i nostri cittadini e soldati sparsi nel mondo. 

Non è quel Made in italy di cui noi andiamo orgogliosi e fieri, ma se non possiamo sopprimere questa industria per ovvi motivi, almeno possiamo e vogliamo limitarne i danni.

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Di Antonio Rosato

PIL, Spred, taglio dei tassi, costo del denaro e tante altre belle parole legate all’economia ascoltiamo o leggiamo ogni giorno. Spesso sono parole legate alla crisi o alla disoccupazione o alla ripresa italiana. Molte volte sono parole che hanno il sapore del peccato originale, a cui serve l’acqua Santa del battesimo per togliere la macchia che le lega alla disoccupazione piuttosto che al crollo delle borse o ad altre disgrazie economiche.
Ad aprire un giornale o ascoltare un telegiornale sembrerebbe proprio che siamo messi malino. Ma non sempre è tutto marcio o tutto negativo. C’è un’industria italiana che va. Sembra strano vero? Eppure è così. 
Starete pensando all’industria del made in italy o dei grandi marchi del lusso. Si il lusso non è in crisi verissimo, ma ci sono altre industrie che fanno bei fatturati di cui nessuno ne parla. Con un po’ di critico e leggero sarcasmo ne scegliamo due che sono sotto gli occhi di tutti ma che fatturano grandissime somme passando quasi inosservate.

Il Calcio è tra le top ten ad esempio. Si proprio il calcio è tra le prime industrie del nostro paese. Ogni anno muove circa 10 miliardi di euro, si capito benissimo 10 miliardi di euro, spicciolo più, spicciolo meno. Da lavoro a mezzo milione di persone in Italia e versa allo stato italiano un contributo fiscale che sfiora il miliardo e mezzo all’anno. Numeri da paura, che se poi li sommiamo all’indotto ci ritroviamo un giro d’affari pari al 5,7% del Prodotto Interno Lordo (PIL) del paese. 
Se ci fermiamo a riflettere un attimo e non pensiamo solo a Juve, Napoli, Milan, Roma eccetera eccetera, ma scendiamo alla retta pagata alla scuola calcio del nostro piccolo paesello, o del quartiere della nostra metropoli, iniziamo a capire meglio di cosa parliamo. Se aggiungiamo le scommesse, il merchandising , diritti televisivi e qualche volta anche quote azionarie di grosse società quotate in borsa non si fa più fatica a comprendere quei grandi numeri citati prima. 
Un’industria che non da segni di flessioni e che ogni anno si conferma come tra le prime grande industrie del nostro bel paese.
Ma c’è ancora un’altra industria che ha le vele gonfie e graziata anche del vento favorevole e viaggia bene. Anche questa non è qualcosa di nascosto, anzi e sotto gli occhi di tutti, ma per quanto visibile sembra quasi un’industria ombra, fastidiosa forse, di cui meglio non vantarsi e quindi taciuta.

E’ l’industria delle armi e delle munizioni. E si, anche questa viaggia alla grande, e come se viaggia. Un made in italy di altissima qualità che non conosce crisi, anzi il paradosso che proprio la dove la crisi e più nera lei fa affari. Solo nel 2014 ha esportato nel nord Africa (dati dell’istituto “Archivio Disarmo”) circa 30 milioni di euro in armi leggere. Sebbene i più grandi clienti sono nel nord America  ed Europa, a me preoccupa soprattutto questo mercato senza controllo verso paesi come Libia (solo per citarne uno), armi vendute con assoluta disinvoltura alla faccia di Talebani o ISIS che sia.

La cosa che mi fa rabbrividire e che si paventa un’intervento armato a guida presumibilmente italiana in questo paese. E pensare che un operaio della Val Trompia che lavora per la costruzione di una carabina o una granata che potrebbe uccidere il suo vicino di casa, o suo figlio arruolatosi ed impegnato in quell’area a me fa accapponare la pelle. Si perché questo rischio non è ipotetico, ma reale e crudele allo stesso tempo. 

Allora mi domando e dico: “ come può il governo italiano o l’Europa permettere una vendita di armi da guerra, munizionamento o granate senza interessarsi nelle mani di chi vanno a finire?”. Solo per il fatturato? Solo per dare un colpo al PIL? Pensiamo che i dati parlano di quasi mezzo miliardo di euro legati alla sola esportazioni di armi leggere. 

Come Partito del Sud abbiamo radicato nel DNA e nello Statuto, così come da Costituzione italiana, il no alla guerra pur sapendo che la battaglia politica e culturale per questa nostra convinzione è impari e molto difficile da conseguire. Ed e facile dire no senza fare proposte o trovare soluzioni. Ma noi non siamo il partito dei no, noi diciamo la nostra opinione, facciamo proposte concrete e denunce. 

Chiediamo al Governo italiano di vietare esportazioni di armi e munizioni destinati a quei paesi dove i diritti umani vengono violati, dove infuriano guerre, dove ci sono gruppi terroristici riconosciuti internazionalmente come tali, divieto di esportazione verso quei paesi europei in fase di conflitto o tensioni etniche (es.Balcani e Ucraina), divieto di esportazione in quei paesi dove e prevista la pena di morte o torture, divieto la dove queste armi possano essere impiegate come strumento di offesa e non difesa. 
Chiediamo al governo Italiano che si faccia promotore per cambiare anche le normative internazionali sulla vendita libera di armi, e farsi promotore della formazione di uno strumento/organo internazionale/neutrale  adibito al controllo, alla verifica e il rispetto di quelle  normative dai contenuti sopracitati , per le esportazioni di armi ed esplosivi da noi. Non possiamo sentirci responsabili della morte di innocenti nel mondo, e non possiamo tollerare che armi italiane possano essere puntate contro i nostri cittadini e soldati sparsi nel mondo. 

Non è quel Made in italy di cui noi andiamo orgogliosi e fieri, ma se non possiamo sopprimere questa industria per ovvi motivi, almeno possiamo e vogliamo limitarne i danni.

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Sud: Quei segnali positivi che ci devono allarmare


Di Michele Dell'Edera
“Ma come, dici che ci sono segnali positivi e dici pure che ci si deve allarmare ?” Si ! Ci sto pensando da molto tempo! Il Sud, sia pure tra mille contraddizioni e divisioni è riuscito a farsi sentire, ha fatto capire che non è più disposto ad aspettare come gli uccellini nel nido la mamma che, magari non arriva mai.
L’avvento di uomini politici del sud come Luigi de Magistris prima e Michele Emiliano dopo che hanno cominciato a far sentire la propria voce e a non madarla a dire, hanno scompaginato le fila di chi ama il sud degli stereotipi, il sud che pur non acconsentendo, tace. Ecco, queste persone, questi gruppi di potere vacillano un po’. Vacillano un po’ e si sono spaventati e quindi ecco che arrivano (meno male, ma come per magia) alcuni segnali positivi.
Si torna in tanti a parlare di Sud e questione Meridionale (da un buon ventennio pareva quasi che esistesse più una questione settentrionale). Trenitalia annuncia che dal 20 settembre il freccia rossa ETR500 arriverà con due corse giornaliere a Bari, Renzi annuncia ex cathedra un Masterplan per il Sud, l’alta velocità arriverà a Reggio Calabria. Del Rio dice che non è più ipotizzabile un sud nel quale non si investa in infrastrutture, qualche giornalista da poltrona dà consigli e tutti vissero felici e contenti.
Intendiamoci queste notizie, o meglio, queste buone intenzioni sono una buona cosa, meglio che niente, ma noi merdionali siamo troppo abituati a fidarci sulla parola, con una stretta di mano, con una buona parola e un po’ di speraanza riusciamo ad andare avanti mesi, anni, secoli qualche volta.
Ecco questa volta no ! Proviamo ad “allarmarci”. Proviamo a pensare che queste assicurazioni e promesse che arrivano da più parti possano essere un po’ come “lo stai sereno” detto ad Enrico Letta. Proviamo ad essere vigili, a non abbassare la guardia a spingere e a sostenere sempre più per un coordinamento tra regioni del sud e città metropolitane del sud (come quello promosso da Michele Emiliano), proviamo a non accontentarci più delle parole e delle pacche sulle spalle e di lavorare perché tutto questo si avveri e che dietro la parola “Sud” ci sia una strategia di un Paese che sul serio vuole ripartire, questa volta da sud.
Non ci accontenteremo, adesso il sud ha bisogno di strategie da sud e fatti concreti e di una governance che parta dai territori.

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Di Michele Dell'Edera
“Ma come, dici che ci sono segnali positivi e dici pure che ci si deve allarmare ?” Si ! Ci sto pensando da molto tempo! Il Sud, sia pure tra mille contraddizioni e divisioni è riuscito a farsi sentire, ha fatto capire che non è più disposto ad aspettare come gli uccellini nel nido la mamma che, magari non arriva mai.
L’avvento di uomini politici del sud come Luigi de Magistris prima e Michele Emiliano dopo che hanno cominciato a far sentire la propria voce e a non madarla a dire, hanno scompaginato le fila di chi ama il sud degli stereotipi, il sud che pur non acconsentendo, tace. Ecco, queste persone, questi gruppi di potere vacillano un po’. Vacillano un po’ e si sono spaventati e quindi ecco che arrivano (meno male, ma come per magia) alcuni segnali positivi.
Si torna in tanti a parlare di Sud e questione Meridionale (da un buon ventennio pareva quasi che esistesse più una questione settentrionale). Trenitalia annuncia che dal 20 settembre il freccia rossa ETR500 arriverà con due corse giornaliere a Bari, Renzi annuncia ex cathedra un Masterplan per il Sud, l’alta velocità arriverà a Reggio Calabria. Del Rio dice che non è più ipotizzabile un sud nel quale non si investa in infrastrutture, qualche giornalista da poltrona dà consigli e tutti vissero felici e contenti.
Intendiamoci queste notizie, o meglio, queste buone intenzioni sono una buona cosa, meglio che niente, ma noi merdionali siamo troppo abituati a fidarci sulla parola, con una stretta di mano, con una buona parola e un po’ di speraanza riusciamo ad andare avanti mesi, anni, secoli qualche volta.
Ecco questa volta no ! Proviamo ad “allarmarci”. Proviamo a pensare che queste assicurazioni e promesse che arrivano da più parti possano essere un po’ come “lo stai sereno” detto ad Enrico Letta. Proviamo ad essere vigili, a non abbassare la guardia a spingere e a sostenere sempre più per un coordinamento tra regioni del sud e città metropolitane del sud (come quello promosso da Michele Emiliano), proviamo a non accontentarci più delle parole e delle pacche sulle spalle e di lavorare perché tutto questo si avveri e che dietro la parola “Sud” ci sia una strategia di un Paese che sul serio vuole ripartire, questa volta da sud.
Non ci accontenteremo, adesso il sud ha bisogno di strategie da sud e fatti concreti e di una governance che parta dai territori.

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giovedì 27 agosto 2015

Sud, tra Masterplan, promesse e necessità di invertire la rotta


Di Natale Cuccurese
Dopo il drammatico rapporto Svimez e la direzione del PD del 7 agosto a Roma, Renzi è atteso per settembre alla presentazione del Masterplan sul Sud. In realtà Michele Emiliano aveva già presentato al riguardo, sul tavolo del Governo, un documento programmatico sul Mezzogiorno nel febbraio 2014  sottoscritto dopo adeguata discussione dai principali dirigenti del Partito Democratico del sud e inviato al segretario nazionale Pd poco prima del suo insediamento come Presidente del Consiglio, questo documento può rappresentare il punto di partenza della riflessione e dei relativi provvedimenti.
Ricordiamo a questo proposito che il 15 febbraio 2014 si era svolto a Bari il Convegno organizzato dal Partito del Sud con la presenza dell’allora Sindaco di Bari Michele Emiliano e del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris intitolato “ Con il Sud si Riparte”  proprio sul tema delle possibili soluzioni alle tante problematiche che attanagliano il nostro Mezzogiorno, con presentazione del relativo libro bianco del Partito del Sud da cui è disceso un anno dopo il libro dallo stesso titolo distribuito in libreria. Piace rilevare che il documento programmatico prodotto pochi giorni dopo dal Pd del sud richiama alcune di queste tematiche comuni. Da sottolineare che già prima della convocazione della direzione PD del 7 agosto i presidenti delle Regioni del Sud si erano dati appuntamento alla Fiera del Levante del 12 settembre, per dar seguito alla firma del manifesto anti trivellazioni in Adriatico e Ionio sottoscritto a Termoli; ora quell’incontro già fissato diventa per Michele Emiliano l’occasione per spronare il Governo verso un nuovo ed innovativo approccio alla “Questione Meridionale”.
Interessante notare che il documento programmatico sul Mezzogiorno propone in un passaggio:
“Occorre però ridurre il rapporto debito/Pil non solo attraverso i tagli alla spesa pubblica improduttiva, ma anche attraverso il rilancio degli investimenti pubblici e privati ridefinendo in modo non irrilevante il rapporto deficit/PIL al 3%. Occorre cioè consentire contemporaneamente – con coraggio e abilità di governo dell’economia – un piano di progressivo rientro dal debito che contenga obiettivi di aumento del PIL e delle entrate tributarie e non solo sulla applicazione del Fiscal compact, che determinerebbe, soprattutto al sud, la definitiva devastazione del welfare e della sanità pubblica e di tutti i servizi pubblici.”
In altre parole cambiare le logiche che han bloccato lo sviluppo del Sud negli ultimi anni. Ormai la situazione, come evidenziato dall’ultimo documento SVIMEZ è di non ritorno, bisogna cercare di porre rapidamente rimedio all’inerzia che ha guidato i governi sul Sud negli ultimi anni. Certo l’attuale crisi dei mercati asiatici non faciliterà le cose, le stime sul Pil 2015/16 saranno probabilmente da rivedere, così come la tenuta del rapporto deficit/Pil al 3%, con le tante tensioni che si affacciano per l’autunno e con l’aumento dei tassi d’interesse dei titolo pubblici, che solo nelle ultime settimane ha provocato un aumento del rendimento dei Btp decennali del 2% che porterebbe, se queste variazioni dovessero divenire strutturali, ad un “costo” di circa 5 miliardi in più. Soldi che sarebbero da reperire con nuove tasse o maggiori tagli, in una situazione che si avviterebbe fra tensioni nazionali e internazionali di difficile soluzione se si vogliono centrare gli obiettivi previsti nel Def.
L’unica cosa certa è che il Sud non può più aspettare e soprattutto essere trattato come negli ultimi anni fra fondi Fas sottratti e aspettative deluse, il Sud ha già dato e per troppo tempo senza ricevere. In particolare bisognerà vigilare sui fondi Pac, sul relativo cofinanziamento e soprattutto se le Regioni del Sud saranno poste in condizione di operare, per impedire che questi fondi vengano ancora una volta dirottati al centro nord. Questo anche in considerazione della recente presa di posizione della Consulta in merito al fatto che “mentre incombe il pareggio di bilancio, lo Stato dei rapporti tra il centro e gli enti territoriali sembra giunto al punto più basso, c’è il rischio non solo di nuovi squilibri economici, ma anche di un’endemica conflittualità tra i livelli territoriali di governo”; anche alla luce del giudizio della stessa Consulta che giudica incostituzionale il bilancio del Piemonte, aprendo un buco che può arrivare a venti miliardi di euro, risolvendo così il piano straordinario per il rimborso dei debiti arretrati della pubblica amministrazione in una catastrofe per i bilanci regionali, visto che con questa sentenza vengono messi a rischio i bilanci anche di quasi tutte le altre Regioni, mettendo a rischio così anche i conti pubblici dello Stato.  . Sarebbe veramente singolare che dopo aver ventilato da fonte governativa un intervento da 80 miliardi per il Sud e aver promesso un apposito Masterplan risolutivo sempre per il Sud, ci si ritrovasse nuovamente con in mano un pugno di mosche. Bisognerà vedere come vorranno e potranno operare i Governatori del Sud, per la prime volta nella storia tutti del PD, e se faranno fronte comune, come sembra, in quelle che appaiono come “prove tecniche di Macroregione Sud”. Siamo certi che la determinazione del Presidente Michele Emiliano, promotore del prossimo appuntamento di Bari, sia garanzia su tutti questi punti.


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Di Natale Cuccurese
Dopo il drammatico rapporto Svimez e la direzione del PD del 7 agosto a Roma, Renzi è atteso per settembre alla presentazione del Masterplan sul Sud. In realtà Michele Emiliano aveva già presentato al riguardo, sul tavolo del Governo, un documento programmatico sul Mezzogiorno nel febbraio 2014  sottoscritto dopo adeguata discussione dai principali dirigenti del Partito Democratico del sud e inviato al segretario nazionale Pd poco prima del suo insediamento come Presidente del Consiglio, questo documento può rappresentare il punto di partenza della riflessione e dei relativi provvedimenti.
Ricordiamo a questo proposito che il 15 febbraio 2014 si era svolto a Bari il Convegno organizzato dal Partito del Sud con la presenza dell’allora Sindaco di Bari Michele Emiliano e del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris intitolato “ Con il Sud si Riparte”  proprio sul tema delle possibili soluzioni alle tante problematiche che attanagliano il nostro Mezzogiorno, con presentazione del relativo libro bianco del Partito del Sud da cui è disceso un anno dopo il libro dallo stesso titolo distribuito in libreria. Piace rilevare che il documento programmatico prodotto pochi giorni dopo dal Pd del sud richiama alcune di queste tematiche comuni. Da sottolineare che già prima della convocazione della direzione PD del 7 agosto i presidenti delle Regioni del Sud si erano dati appuntamento alla Fiera del Levante del 12 settembre, per dar seguito alla firma del manifesto anti trivellazioni in Adriatico e Ionio sottoscritto a Termoli; ora quell’incontro già fissato diventa per Michele Emiliano l’occasione per spronare il Governo verso un nuovo ed innovativo approccio alla “Questione Meridionale”.
Interessante notare che il documento programmatico sul Mezzogiorno propone in un passaggio:
“Occorre però ridurre il rapporto debito/Pil non solo attraverso i tagli alla spesa pubblica improduttiva, ma anche attraverso il rilancio degli investimenti pubblici e privati ridefinendo in modo non irrilevante il rapporto deficit/PIL al 3%. Occorre cioè consentire contemporaneamente – con coraggio e abilità di governo dell’economia – un piano di progressivo rientro dal debito che contenga obiettivi di aumento del PIL e delle entrate tributarie e non solo sulla applicazione del Fiscal compact, che determinerebbe, soprattutto al sud, la definitiva devastazione del welfare e della sanità pubblica e di tutti i servizi pubblici.”
In altre parole cambiare le logiche che han bloccato lo sviluppo del Sud negli ultimi anni. Ormai la situazione, come evidenziato dall’ultimo documento SVIMEZ è di non ritorno, bisogna cercare di porre rapidamente rimedio all’inerzia che ha guidato i governi sul Sud negli ultimi anni. Certo l’attuale crisi dei mercati asiatici non faciliterà le cose, le stime sul Pil 2015/16 saranno probabilmente da rivedere, così come la tenuta del rapporto deficit/Pil al 3%, con le tante tensioni che si affacciano per l’autunno e con l’aumento dei tassi d’interesse dei titolo pubblici, che solo nelle ultime settimane ha provocato un aumento del rendimento dei Btp decennali del 2% che porterebbe, se queste variazioni dovessero divenire strutturali, ad un “costo” di circa 5 miliardi in più. Soldi che sarebbero da reperire con nuove tasse o maggiori tagli, in una situazione che si avviterebbe fra tensioni nazionali e internazionali di difficile soluzione se si vogliono centrare gli obiettivi previsti nel Def.
L’unica cosa certa è che il Sud non può più aspettare e soprattutto essere trattato come negli ultimi anni fra fondi Fas sottratti e aspettative deluse, il Sud ha già dato e per troppo tempo senza ricevere. In particolare bisognerà vigilare sui fondi Pac, sul relativo cofinanziamento e soprattutto se le Regioni del Sud saranno poste in condizione di operare, per impedire che questi fondi vengano ancora una volta dirottati al centro nord. Questo anche in considerazione della recente presa di posizione della Consulta in merito al fatto che “mentre incombe il pareggio di bilancio, lo Stato dei rapporti tra il centro e gli enti territoriali sembra giunto al punto più basso, c’è il rischio non solo di nuovi squilibri economici, ma anche di un’endemica conflittualità tra i livelli territoriali di governo”; anche alla luce del giudizio della stessa Consulta che giudica incostituzionale il bilancio del Piemonte, aprendo un buco che può arrivare a venti miliardi di euro, risolvendo così il piano straordinario per il rimborso dei debiti arretrati della pubblica amministrazione in una catastrofe per i bilanci regionali, visto che con questa sentenza vengono messi a rischio i bilanci anche di quasi tutte le altre Regioni, mettendo a rischio così anche i conti pubblici dello Stato.  . Sarebbe veramente singolare che dopo aver ventilato da fonte governativa un intervento da 80 miliardi per il Sud e aver promesso un apposito Masterplan risolutivo sempre per il Sud, ci si ritrovasse nuovamente con in mano un pugno di mosche. Bisognerà vedere come vorranno e potranno operare i Governatori del Sud, per la prime volta nella storia tutti del PD, e se faranno fronte comune, come sembra, in quelle che appaiono come “prove tecniche di Macroregione Sud”. Siamo certi che la determinazione del Presidente Michele Emiliano, promotore del prossimo appuntamento di Bari, sia garanzia su tutti questi punti.


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lunedì 24 agosto 2015

CASO MARKOV, ANCORA UN CASO DI DIPLOMAZIA FALLIMENTARE?

Di Antonio Rosato


Di casi diplomatici imbarazzanti in Italia se ne contano oramai troppi. Mi chiedo se sia il caso di riorganizzare tutto dalle fondamenta. Potremmo citarne davvero a decine, ma sarebbe davvero un dilungarsi spropositato e anche insolente verso il popolo italiano che merita sicuramente una diplomazia diversa e aggiungo sovrana. 
Tuttavia non possiamo far finta che il caso Ochalan non sia mai esistito, oppure le continue figuracce con il recente caso Marò che hanno ridicolizzato l’Italia. 
O ancora, per restare nel recente, il caso Shalabayeva, ricordate? La compagna del dissidente Kazako Mukhatar Ablyazov che venne fermata assieme alla figlia di 6 anni in una villa di Casalpalocco alle porte di Roma ed estradate, non si sa come e non si sa perché, con urgenza in Kazakistan? Ci sarebbero poi da approfondire casi come il Cermis, o il caso Callipari. 

Si potrebbe andare avanti a lungo. 
Casi risolti con successo poi sono stati quasi esclusivamente quelli dove è stato pagato un generoso riscatto, cosa che in realtà ha addirittura in prospettiva messo ancora più in pericolo nostri connazionali presenti in alcune parti del mondo. Come detto si potrebbe saturare la capienza di un pc su figuracce diplomatiche continue e fallimenti di una politica estera pressoché inesistente. E su ogni caso ci sarebbe da parlare e scrivere per giorni forse. Questo veloce sorvolo su alcuni casi, e ognuno di voi potrebbe ricordarne altri ancora, serve solo per arrivare all'ultimo caso avvenuto alla vigilia di ferragosto 2015.

Pochi giorni fa, poche ore dopo il suo arrivo a Malpensa, è stato fermato Igor MARKOV. Non tutti possono sapere chi è questo signore ovviamente e non tutti conoscono cosa è successo. Nome è cognome ci portano d’istinto nell’est europeo, e fin qua ci siamo, non è particolarmente difficile. Markov è un dissidente politico ucraino con doppio passaporto diplomatico ospitato in esilio in Russia. E qui si capisce subito che la faccenda si fa più delicata e che forse un’altra figuraccia imbarazzante è alle porte. Ma facciamo un pò di ordine cercando di sintetizzare quanto più possibile. 

Dopo il vero e proprio rovesciamento del Governo democratico in Ucraina, con la formazione di un governo con personaggi sostenuti da Europa e U.S.A., abbiamo assistito alla sospensione di parecchie forme di democrazia politica a Kiev. Tralasciando il problema della guerra nel Donbass e nel sud est del paese, dobbiamo per prima cosa cercare di capire quali garanzie, in termini di diritti umani, possono esserci in questo momento in Ucraina, paese in forte difficoltà politica ed economica, che recentemente ha dato in appalto il suo sistema di sicurezza ai leader di Settore Destro, assembramento dichiaratamente neonazista. E' un paese che per l'Europa dà le necessarie garanzie democratiche? Markov infatti dopo l'arresto a Sanremo ha più volte dichiarato che, se estradato, rischierebbe la morte.

La sua colpa? Fatta la tara sulla frequentazioni con uomini d'affari nel suo viaggio in Italia, opzione comunque tutti da verificare, pare siano solo reati d'opinione e di una zuffa che risale al 2007 quando si oppose in patria ad una manifestazione neonazista. Markov è da sempre oppositore, già incarcerato in passato,  degli attuali politici al potere a Kiev. Diamo giustamente asilo politico in Italia a migliaia di rifugiati che scappano dalla guerra o da paesi dove la libertà di parola ed espressione è vietata, e per Markov?

Noi siamo per la libertà di espressione, di parola e libero scambio commerciale e culturale. Per la pacifica convivenza tra popoli e culture. Condanniamo la tortura ed ogni forma di violenza e bandiamo la guerra.  Non possiamo permettere che la sua stessa vita possa essere messa in pericolo. Diciamo perciò a voce alta “NO ALL’ESTRADIZIONE DI MARKOV”, già in passato incarcerato in Ucraina come oppositore politico. Questo considerando anche che, come notorio, l'Ucraina non ha certo brillato per il suo stato di diritto negli ultimi tempi, dimostrando di non essere in grado di svolgere inchieste indipendenti su fatti coinvolgenti le opposizioni, come dimostra la Strage di Odessa...

Non possiamo ancora una volta fare meschine figure diplomatiche mondiali e non vogliamo macchiarci o renderci complici di eventuali ingiustizie. Cogliamo l’occasione per invitare e sollecitare il Premier Renzi a fare ogni sforzo possibile perché la miserabile guerra fratricida in Ucraina abbia presto una fine. Invitiamo Renzi a rivedere anche la posizione italiana in merito alle sanzioni alla Russia, che a noi non ha fatto nessun torto e il cui popolo è stato sempre amico del nostro Paese. Lo stesso invito va all’Unione Europea, ricordando che l’Ucraina è EUROPA, e non possiamo permetterci di avere una guerra in Europa. Non vogliamo questo e soprattutto vogliamo che Italia ed Europa cessino immediatamente di dare aiuti economici e soprattutto militari a Kiev. Condanniamo ogni forma di violenza e difendiamo la libertà di espressione, di stampa e politica ovunque questa venga messa alla prova. Chiediamo e che a Igor Markov venga dato lo status di rifugiato politico e che l’Italia e la sua diplomazia inizino a dimostrare la propria indipendenza in campo internazionale.


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Di Antonio Rosato


Di casi diplomatici imbarazzanti in Italia se ne contano oramai troppi. Mi chiedo se sia il caso di riorganizzare tutto dalle fondamenta. Potremmo citarne davvero a decine, ma sarebbe davvero un dilungarsi spropositato e anche insolente verso il popolo italiano che merita sicuramente una diplomazia diversa e aggiungo sovrana. 
Tuttavia non possiamo far finta che il caso Ochalan non sia mai esistito, oppure le continue figuracce con il recente caso Marò che hanno ridicolizzato l’Italia. 
O ancora, per restare nel recente, il caso Shalabayeva, ricordate? La compagna del dissidente Kazako Mukhatar Ablyazov che venne fermata assieme alla figlia di 6 anni in una villa di Casalpalocco alle porte di Roma ed estradate, non si sa come e non si sa perché, con urgenza in Kazakistan? Ci sarebbero poi da approfondire casi come il Cermis, o il caso Callipari. 

Si potrebbe andare avanti a lungo. 
Casi risolti con successo poi sono stati quasi esclusivamente quelli dove è stato pagato un generoso riscatto, cosa che in realtà ha addirittura in prospettiva messo ancora più in pericolo nostri connazionali presenti in alcune parti del mondo. Come detto si potrebbe saturare la capienza di un pc su figuracce diplomatiche continue e fallimenti di una politica estera pressoché inesistente. E su ogni caso ci sarebbe da parlare e scrivere per giorni forse. Questo veloce sorvolo su alcuni casi, e ognuno di voi potrebbe ricordarne altri ancora, serve solo per arrivare all'ultimo caso avvenuto alla vigilia di ferragosto 2015.

Pochi giorni fa, poche ore dopo il suo arrivo a Malpensa, è stato fermato Igor MARKOV. Non tutti possono sapere chi è questo signore ovviamente e non tutti conoscono cosa è successo. Nome è cognome ci portano d’istinto nell’est europeo, e fin qua ci siamo, non è particolarmente difficile. Markov è un dissidente politico ucraino con doppio passaporto diplomatico ospitato in esilio in Russia. E qui si capisce subito che la faccenda si fa più delicata e che forse un’altra figuraccia imbarazzante è alle porte. Ma facciamo un pò di ordine cercando di sintetizzare quanto più possibile. 

Dopo il vero e proprio rovesciamento del Governo democratico in Ucraina, con la formazione di un governo con personaggi sostenuti da Europa e U.S.A., abbiamo assistito alla sospensione di parecchie forme di democrazia politica a Kiev. Tralasciando il problema della guerra nel Donbass e nel sud est del paese, dobbiamo per prima cosa cercare di capire quali garanzie, in termini di diritti umani, possono esserci in questo momento in Ucraina, paese in forte difficoltà politica ed economica, che recentemente ha dato in appalto il suo sistema di sicurezza ai leader di Settore Destro, assembramento dichiaratamente neonazista. E' un paese che per l'Europa dà le necessarie garanzie democratiche? Markov infatti dopo l'arresto a Sanremo ha più volte dichiarato che, se estradato, rischierebbe la morte.

La sua colpa? Fatta la tara sulla frequentazioni con uomini d'affari nel suo viaggio in Italia, opzione comunque tutti da verificare, pare siano solo reati d'opinione e di una zuffa che risale al 2007 quando si oppose in patria ad una manifestazione neonazista. Markov è da sempre oppositore, già incarcerato in passato,  degli attuali politici al potere a Kiev. Diamo giustamente asilo politico in Italia a migliaia di rifugiati che scappano dalla guerra o da paesi dove la libertà di parola ed espressione è vietata, e per Markov?

Noi siamo per la libertà di espressione, di parola e libero scambio commerciale e culturale. Per la pacifica convivenza tra popoli e culture. Condanniamo la tortura ed ogni forma di violenza e bandiamo la guerra.  Non possiamo permettere che la sua stessa vita possa essere messa in pericolo. Diciamo perciò a voce alta “NO ALL’ESTRADIZIONE DI MARKOV”, già in passato incarcerato in Ucraina come oppositore politico. Questo considerando anche che, come notorio, l'Ucraina non ha certo brillato per il suo stato di diritto negli ultimi tempi, dimostrando di non essere in grado di svolgere inchieste indipendenti su fatti coinvolgenti le opposizioni, come dimostra la Strage di Odessa...

Non possiamo ancora una volta fare meschine figure diplomatiche mondiali e non vogliamo macchiarci o renderci complici di eventuali ingiustizie. Cogliamo l’occasione per invitare e sollecitare il Premier Renzi a fare ogni sforzo possibile perché la miserabile guerra fratricida in Ucraina abbia presto una fine. Invitiamo Renzi a rivedere anche la posizione italiana in merito alle sanzioni alla Russia, che a noi non ha fatto nessun torto e il cui popolo è stato sempre amico del nostro Paese. Lo stesso invito va all’Unione Europea, ricordando che l’Ucraina è EUROPA, e non possiamo permetterci di avere una guerra in Europa. Non vogliamo questo e soprattutto vogliamo che Italia ed Europa cessino immediatamente di dare aiuti economici e soprattutto militari a Kiev. Condanniamo ogni forma di violenza e difendiamo la libertà di espressione, di stampa e politica ovunque questa venga messa alla prova. Chiediamo e che a Igor Markov venga dato lo status di rifugiato politico e che l’Italia e la sua diplomazia inizino a dimostrare la propria indipendenza in campo internazionale.


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sabato 22 agosto 2015

AL SERVIZIO DEL PADRONE


Di Antonio Rosato

Credevo che il telegiornale mi informasse su ciò che accade in Italia e nel mondo. 
Credevo che i grassetti e le foto che leggo e vedo in edicola servissero a dare al lettore un flash su notizie vere e libere che avrei trovato negli approfondimenti all’interno. 
Credevo che la stampa fosse la massima espressione di libertà e democrazia per un paese civile. 
Credevo di leggere nei primi posti nella classifica annuale mondiale sulla “libertà di stampa” il nostro paese. Credevo che ci fossero testate giornalistiche di destra e di sinistra. 
Credevo che ci fossero anche testate giornalistiche indipendenti. 
Credevo che avrei trovato sempre la verità nei quotidiani. 
Credevo che l’appuntamento davanti alla tele alle otto di sera fosse il modo più attivo e uniforme per informare il paese su questioni economiche politiche e culturali in modo reale. 
Credevo che la mia fiducia posta nella comunicazione italiana fosse ripagata dalla correttezza e dalla veridicità delle notizie. 
Credevo che la RAI fosse nata per unire il paese da nord a sud con l’intendo di allevare e puntare sull’accrescimento culturale uniforme con programmi, notiziari, approfondimenti, imprese sportive come quelle impresse nella mente di tutti di Bartali e Coppi o degli sconosciuti fratelli campani Abbagnale che portano il tricolore sul gradino più alto del podio sotto gli occhi di tutto il mondo, o delle mitiche imprese e i record mondiali del brindisino Mennea. 
Credevo che servisse quotidianamente  ad unire in tutte le circostanze la nazione e non solo quando l’Italia del calcio vince i mondiali. 
Credevo che nella comunicazione nazionale ci fosse spazio per tutti e non  sempre per i soliti noti. 
Credevo che i reporter in giro nel mondo che ci raccontano di guerre e la politica ci riportino la verità e non quello che i potenti vogliono che si dica. 
Credevo nella libertà di stampa, e non nella stampa corrotta al soldo dei potenti. 
Credevo in un giornalismo caparbio e cocciuto che non avesse paura di raccontare la verità, e non in un giornalismo timoroso e ricattato da sovvenzioni pubbliche o da cambio dei vertici della testata perché scomodi. 
Credevo in un garante imparziale e laborioso. 
Credevo in un ordine dei giornalisti distaccato dai poteri, autoritario vigile e indipendente. 
Credevo che i giornali vivessero con le vendite quotidiane e le pubblicità stampate a tutta pagina. 
Credevo che le tirature servissero per la vita e traguardi del giornale e che fossero veicolo di qualità e competenza verso il cittadino. 
Credevo che i soldi pubblici servissero per fare strade nuove o riparare quelle dissestate, mettere in sicurezza edifici scolastici, investimenti sul lavoro etc etc, e non a sovvenzionare testate giornalistiche che mai ho trovato in edicola. 
Credevo di trovare riportato trascrizioni di intercettazioni per gravi fatti di mafia, o intercettazioni che hanno permesso arresti importanti, e non trascrizioni di intercettazioni del figlio di Moggi che vuole passare momenti di tenerezza con una velina a Parigi, o ancora più grave, intercettazioni dubbie che spesso servono a destabilizzare un politico o una politica scomoda. 
Credevo che il giornalismo fosse una sorta di caccia alla notizia e non il creare la notizia sulla mafia piuttosto che sulla camorra in un’ufficio a Milano senza mai aver messo neanche piede una sola volta in Sicilia o a Napoli. 
Credevo che un reporter di guerra riportasse su carta o in video quello che vede o sente sul campo, e non riportare quello che la NATO o quei governi specifici vogliono che si dica. 
Credevo che carta stampata o TV avessero anche il compito, oltre che l’obbligo morale, di coadiuvare alla crescita del paese, in maniera più particolare la dove questo è più in difficoltà, e non parlare di Sud solo quando c’è emergenza rifiuti in Campania o quando un’autobomba esplode a Capaci. 
Credevo in un giornalismo che andasse a vedere e riportare il divario strutturale tra nord e sud, e non un giornalismo capace di trasformare L’EXPO in un grande successo o i vari scandali nordici come fossero quasi eventi folkloristici riusciti male. 
Credevo che la censura fosse una pratica di altri tempi, di altri regimi politici. 
Credevo, credevo, credevo. 
Credevo questo e tante altre cose. 

Quando giri un po’ per lo stivale, quando parli con la gente, quando il mondo oramai e più vicino a noi grazie a internet e anche ai voli a prezzi orami talmente bassi che permettono alla persona di spostarsi all’estero con una facilità impensabile pochi decenni fa, beh ti accorgi che la realtà e molto diversa da quella che ti dicono in TV o che trovi scritta sui giornali. 
Non posso accettare che guerre in piena Europa vengano strumentalizzate o non raccontate. 
Non posso accettare che il canone RAI serva per conoscere quante volte il figlio di Belen ha mangiato oggi e non conosciamo del perché il petrolio diminuisce il suo costo al barile, il cambio euro dollaro sempre più favorevole e la benzina veste sempre un prezzo al cartellone troppo “incomprensibile”, pur avendo tra l’altro, i pozzi continentali più grandi d’Europa. 
Mi duole pensare alle sovvenzioni pubbliche che prendono alcune testate possano far mutare o essere la causa dell’appiattimento della notizia che spesso e volentieri viene guidata verso la distorsione forzata. 
Mi domando quanti di vuoi hanno mai trovato in edicola “IL CAMPANILE”. Eppure questo giornale ha ricevuto un barca di soldi pubblici. 
Mi chiedo se sia giusto che il Consiglio di Amministrazione della RAI venga cambiato e nominato dal Presidente del Consiglio in carica al momento. 
La Rai dovrebbe o no essere degli italiani? E se viene nominato un nuovo direttore questi secondo voi può mai essere neutrale? 
Non è più la RAI degli italiani, ma è una televisione politicizzata al servizio della politica. 
Parlando di Televisione prendo a prestito da Lubrano la mitica frase “la domanda nasce spontanea”:  “e perché dovrei pagare il canone allora?” Si ok il canone adesso è camuffato come tassa di proprietà e bla bla bla. Ma tutti sappiamo, no? Mi duole anche digitare su google “classifica annuale sulla libertà di stampa”. 

Mi duole e mi fa vergognare trovare l’Italia dietro paesi come la Mongolia, il Burkina Faso (con tutto il massimo rispetto per questi paesi ovviamente)  e scovare il bel paese dozzine e dozzine di posizioni dietro molti paesi, posizionandosi nell’ultimo quarto della classifica mondiale. Mi chiedo se questa stampa meriti o no i nostri soldi, oppure se questi soldi sarebbe più utile destinarli ai libri gratuiti per le scuole dell’obbligo, o a quei padri separati messi al lastrico che dormono in macchina tanto per citarne ingenuamente un paio di esempi a caso fra tanti. 

Stanno facendo un gioco davvero sporco inculcandoci nella testa quello che vogliono, non quello che è. Questa tortura culturale, la stiamo pagando apparenterete senza dolore. Come una forma mediatica di eutanasia che ci toglie la vita senza farci sentire dolore. 
Noi vogliamo notizie vere, cronaca sul campo imparziale e non strumentale. Crediamo ancora nella libertà di stampa e non vogliamo più un giornalismo AL SERVIZIO DEL PADRONE .



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Di Antonio Rosato

Credevo che il telegiornale mi informasse su ciò che accade in Italia e nel mondo. 
Credevo che i grassetti e le foto che leggo e vedo in edicola servissero a dare al lettore un flash su notizie vere e libere che avrei trovato negli approfondimenti all’interno. 
Credevo che la stampa fosse la massima espressione di libertà e democrazia per un paese civile. 
Credevo di leggere nei primi posti nella classifica annuale mondiale sulla “libertà di stampa” il nostro paese. Credevo che ci fossero testate giornalistiche di destra e di sinistra. 
Credevo che ci fossero anche testate giornalistiche indipendenti. 
Credevo che avrei trovato sempre la verità nei quotidiani. 
Credevo che l’appuntamento davanti alla tele alle otto di sera fosse il modo più attivo e uniforme per informare il paese su questioni economiche politiche e culturali in modo reale. 
Credevo che la mia fiducia posta nella comunicazione italiana fosse ripagata dalla correttezza e dalla veridicità delle notizie. 
Credevo che la RAI fosse nata per unire il paese da nord a sud con l’intendo di allevare e puntare sull’accrescimento culturale uniforme con programmi, notiziari, approfondimenti, imprese sportive come quelle impresse nella mente di tutti di Bartali e Coppi o degli sconosciuti fratelli campani Abbagnale che portano il tricolore sul gradino più alto del podio sotto gli occhi di tutto il mondo, o delle mitiche imprese e i record mondiali del brindisino Mennea. 
Credevo che servisse quotidianamente  ad unire in tutte le circostanze la nazione e non solo quando l’Italia del calcio vince i mondiali. 
Credevo che nella comunicazione nazionale ci fosse spazio per tutti e non  sempre per i soliti noti. 
Credevo che i reporter in giro nel mondo che ci raccontano di guerre e la politica ci riportino la verità e non quello che i potenti vogliono che si dica. 
Credevo nella libertà di stampa, e non nella stampa corrotta al soldo dei potenti. 
Credevo in un giornalismo caparbio e cocciuto che non avesse paura di raccontare la verità, e non in un giornalismo timoroso e ricattato da sovvenzioni pubbliche o da cambio dei vertici della testata perché scomodi. 
Credevo in un garante imparziale e laborioso. 
Credevo in un ordine dei giornalisti distaccato dai poteri, autoritario vigile e indipendente. 
Credevo che i giornali vivessero con le vendite quotidiane e le pubblicità stampate a tutta pagina. 
Credevo che le tirature servissero per la vita e traguardi del giornale e che fossero veicolo di qualità e competenza verso il cittadino. 
Credevo che i soldi pubblici servissero per fare strade nuove o riparare quelle dissestate, mettere in sicurezza edifici scolastici, investimenti sul lavoro etc etc, e non a sovvenzionare testate giornalistiche che mai ho trovato in edicola. 
Credevo di trovare riportato trascrizioni di intercettazioni per gravi fatti di mafia, o intercettazioni che hanno permesso arresti importanti, e non trascrizioni di intercettazioni del figlio di Moggi che vuole passare momenti di tenerezza con una velina a Parigi, o ancora più grave, intercettazioni dubbie che spesso servono a destabilizzare un politico o una politica scomoda. 
Credevo che il giornalismo fosse una sorta di caccia alla notizia e non il creare la notizia sulla mafia piuttosto che sulla camorra in un’ufficio a Milano senza mai aver messo neanche piede una sola volta in Sicilia o a Napoli. 
Credevo che un reporter di guerra riportasse su carta o in video quello che vede o sente sul campo, e non riportare quello che la NATO o quei governi specifici vogliono che si dica. 
Credevo che carta stampata o TV avessero anche il compito, oltre che l’obbligo morale, di coadiuvare alla crescita del paese, in maniera più particolare la dove questo è più in difficoltà, e non parlare di Sud solo quando c’è emergenza rifiuti in Campania o quando un’autobomba esplode a Capaci. 
Credevo in un giornalismo che andasse a vedere e riportare il divario strutturale tra nord e sud, e non un giornalismo capace di trasformare L’EXPO in un grande successo o i vari scandali nordici come fossero quasi eventi folkloristici riusciti male. 
Credevo che la censura fosse una pratica di altri tempi, di altri regimi politici. 
Credevo, credevo, credevo. 
Credevo questo e tante altre cose. 

Quando giri un po’ per lo stivale, quando parli con la gente, quando il mondo oramai e più vicino a noi grazie a internet e anche ai voli a prezzi orami talmente bassi che permettono alla persona di spostarsi all’estero con una facilità impensabile pochi decenni fa, beh ti accorgi che la realtà e molto diversa da quella che ti dicono in TV o che trovi scritta sui giornali. 
Non posso accettare che guerre in piena Europa vengano strumentalizzate o non raccontate. 
Non posso accettare che il canone RAI serva per conoscere quante volte il figlio di Belen ha mangiato oggi e non conosciamo del perché il petrolio diminuisce il suo costo al barile, il cambio euro dollaro sempre più favorevole e la benzina veste sempre un prezzo al cartellone troppo “incomprensibile”, pur avendo tra l’altro, i pozzi continentali più grandi d’Europa. 
Mi duole pensare alle sovvenzioni pubbliche che prendono alcune testate possano far mutare o essere la causa dell’appiattimento della notizia che spesso e volentieri viene guidata verso la distorsione forzata. 
Mi domando quanti di vuoi hanno mai trovato in edicola “IL CAMPANILE”. Eppure questo giornale ha ricevuto un barca di soldi pubblici. 
Mi chiedo se sia giusto che il Consiglio di Amministrazione della RAI venga cambiato e nominato dal Presidente del Consiglio in carica al momento. 
La Rai dovrebbe o no essere degli italiani? E se viene nominato un nuovo direttore questi secondo voi può mai essere neutrale? 
Non è più la RAI degli italiani, ma è una televisione politicizzata al servizio della politica. 
Parlando di Televisione prendo a prestito da Lubrano la mitica frase “la domanda nasce spontanea”:  “e perché dovrei pagare il canone allora?” Si ok il canone adesso è camuffato come tassa di proprietà e bla bla bla. Ma tutti sappiamo, no? Mi duole anche digitare su google “classifica annuale sulla libertà di stampa”. 

Mi duole e mi fa vergognare trovare l’Italia dietro paesi come la Mongolia, il Burkina Faso (con tutto il massimo rispetto per questi paesi ovviamente)  e scovare il bel paese dozzine e dozzine di posizioni dietro molti paesi, posizionandosi nell’ultimo quarto della classifica mondiale. Mi chiedo se questa stampa meriti o no i nostri soldi, oppure se questi soldi sarebbe più utile destinarli ai libri gratuiti per le scuole dell’obbligo, o a quei padri separati messi al lastrico che dormono in macchina tanto per citarne ingenuamente un paio di esempi a caso fra tanti. 

Stanno facendo un gioco davvero sporco inculcandoci nella testa quello che vogliono, non quello che è. Questa tortura culturale, la stiamo pagando apparenterete senza dolore. Come una forma mediatica di eutanasia che ci toglie la vita senza farci sentire dolore. 
Noi vogliamo notizie vere, cronaca sul campo imparziale e non strumentale. Crediamo ancora nella libertà di stampa e non vogliamo più un giornalismo AL SERVIZIO DEL PADRONE .



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venerdì 21 agosto 2015

IL POSTO FISSO!

di Bruno Pappalardo

Non vorrei parlare di Sud.
Siamo pure stanchi di essere continuamente additati come le scimmiette col culo rosso pomodoro. Abbiamo capito! Siamo quel che siamo. Siamo i figli dei figli dei figli…et cetera di coloro che vennero colonizzati dai piemontesi e da allora questo straordinario territorio non si è più rialzato.

Michele Emiliano dice: “Scateniamo l’Inferno sulla Questione Meridionale,…(…) …la questione meridionale è la madre di tutte le battaglie ". OK! Va bene, ci credo fermamente, parteciperò con tutte le mie forze e passione convinta. Lo so mi sentite rassegnato ma non è così!
E’ vero, ci sono due scuole di pensiero e soprattutto di economisti che dicono: “ No, il Nord senza il Sud non sarebbe mai diventato quella parte del paese più ricca e rivestito, per intero di tessuto industrializzato e appaltatore e, chi, sostiene il contrario: Il Sud zavorra del Nord lavoratore e “non evasore”. Il popolo del le partite IVA ( che paga solo il Sud ma incassa il Nord)

Ma avete visto che cosa si è fatta dell’Italia? Aveva un debito pubblico alto ma diciamo pure che tra i 22/20 anni questo è schizzato verso il basso raddoppiandosi dopo 40 anni
Succedeva che un stolto “ capitalismo liberista”, ( solo spettacolare) il cui popolo era composto da, liberi professionisti, agente di commercio e immobiliaristi, costruttori e tanti piccoli imprenditori soprattutto di un zoppicante artigianato che si lamentava e letteralmente odiava quelli del “POSTO FISSO” perché non c’erano mai sul posto di lavoro ma al bar, perché erano sgarbati ( nulla è cambiato) perché prendevano un buon stipendio immeritatamente e pure la pensione ( accidenti la pensione con la liquidazione) i vigili, i carabinieri, i lavoratori sempre in sciopero, operatori ecologici che non spazzavano et cetera. 

BISOGNAVA SFASCIARE QUESTO MAL COSTUME !
Giunse il VENDICATORE, Berlusconi che tanta voglia di odiare non aveva ma quello di arricchirsi SI! Ma nessunolo capiva e, poi c'era l'elemento " COMUNISMO" parola in disuso ma riportata negli studios televisivi per trasformare "politica in paura"che, per soggiogare un popolo è proprio quella giusta.
Effettivamente tutto si sfascia già da prima della crisi e inizia a colpire già con certi personaggi di FI.
Poi arrivò Monti e La FORNERO e furono “amari” perché sulla stessa linea del cosiddetto liberalismo implacabile e astioso.
Nessuno pensava che quel popolo del posto fisso dava da mangiare all’Italia, …accidenti consumavano!!

Compravano scarpe, zainetti, felpe, cappottini impermeabili tute e ogni ben di dio. Un operaio faceva di tutto perché i figli non avvertissero differenze sociali tra ceti.
Arriva anche la crisi, Bene!
Come si farà? E che ci vuole! Si tolgono diritti agli operai perché così non possono pretendere straordinari e altri benefici e si abbassano i salari per restare dentro le spese.
Bisognava indebitarsi e inondare di denaro i consumatori non toglierli, ( es; Obama, USA)
MERDACCIA avrebbe detto FANTOCCI (…zzi)!
Agli esperti della Bocconi,… calci sui denti! Ovvio che oggi il mercato del lavoro vuole altre strategie e percorsi per i nuovi lavoratori ma comunque pensioni,… NISBA!!
cosa stai pensando?

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di Bruno Pappalardo

Non vorrei parlare di Sud.
Siamo pure stanchi di essere continuamente additati come le scimmiette col culo rosso pomodoro. Abbiamo capito! Siamo quel che siamo. Siamo i figli dei figli dei figli…et cetera di coloro che vennero colonizzati dai piemontesi e da allora questo straordinario territorio non si è più rialzato.

Michele Emiliano dice: “Scateniamo l’Inferno sulla Questione Meridionale,…(…) …la questione meridionale è la madre di tutte le battaglie ". OK! Va bene, ci credo fermamente, parteciperò con tutte le mie forze e passione convinta. Lo so mi sentite rassegnato ma non è così!
E’ vero, ci sono due scuole di pensiero e soprattutto di economisti che dicono: “ No, il Nord senza il Sud non sarebbe mai diventato quella parte del paese più ricca e rivestito, per intero di tessuto industrializzato e appaltatore e, chi, sostiene il contrario: Il Sud zavorra del Nord lavoratore e “non evasore”. Il popolo del le partite IVA ( che paga solo il Sud ma incassa il Nord)

Ma avete visto che cosa si è fatta dell’Italia? Aveva un debito pubblico alto ma diciamo pure che tra i 22/20 anni questo è schizzato verso il basso raddoppiandosi dopo 40 anni
Succedeva che un stolto “ capitalismo liberista”, ( solo spettacolare) il cui popolo era composto da, liberi professionisti, agente di commercio e immobiliaristi, costruttori e tanti piccoli imprenditori soprattutto di un zoppicante artigianato che si lamentava e letteralmente odiava quelli del “POSTO FISSO” perché non c’erano mai sul posto di lavoro ma al bar, perché erano sgarbati ( nulla è cambiato) perché prendevano un buon stipendio immeritatamente e pure la pensione ( accidenti la pensione con la liquidazione) i vigili, i carabinieri, i lavoratori sempre in sciopero, operatori ecologici che non spazzavano et cetera. 

BISOGNAVA SFASCIARE QUESTO MAL COSTUME !
Giunse il VENDICATORE, Berlusconi che tanta voglia di odiare non aveva ma quello di arricchirsi SI! Ma nessunolo capiva e, poi c'era l'elemento " COMUNISMO" parola in disuso ma riportata negli studios televisivi per trasformare "politica in paura"che, per soggiogare un popolo è proprio quella giusta.
Effettivamente tutto si sfascia già da prima della crisi e inizia a colpire già con certi personaggi di FI.
Poi arrivò Monti e La FORNERO e furono “amari” perché sulla stessa linea del cosiddetto liberalismo implacabile e astioso.
Nessuno pensava che quel popolo del posto fisso dava da mangiare all’Italia, …accidenti consumavano!!

Compravano scarpe, zainetti, felpe, cappottini impermeabili tute e ogni ben di dio. Un operaio faceva di tutto perché i figli non avvertissero differenze sociali tra ceti.
Arriva anche la crisi, Bene!
Come si farà? E che ci vuole! Si tolgono diritti agli operai perché così non possono pretendere straordinari e altri benefici e si abbassano i salari per restare dentro le spese.
Bisognava indebitarsi e inondare di denaro i consumatori non toglierli, ( es; Obama, USA)
MERDACCIA avrebbe detto FANTOCCI (…zzi)!
Agli esperti della Bocconi,… calci sui denti! Ovvio che oggi il mercato del lavoro vuole altre strategie e percorsi per i nuovi lavoratori ma comunque pensioni,… NISBA!!
cosa stai pensando?

lunedì 17 agosto 2015

Scateneremo l’inferno, piaccia o non piaccia, lo faremo.

Una riflessione della collega Myrta Merlino di LA7, su un episodio molto increscioso e quasi incredibile capitatogli in Sicilia, mi ha portato a postargli alcune riflessioni sulla sua pagina che condivido volentieri qui.
Stazione di Matera – Città Europea della Cultura 2019

“Al sud nonostante una miriade di episodi come questo pensiamo di farcela. crediamo in noi stessi e crediamo che chi resta e vuole restare può fare molto. Crediamo anche che i fondi pubblici li prenda anche Trenord (quelli per intenderci che rallentavano le corse dei treni a posta per prendere gli straordinari ricordate ?), li hanno presi le cliniche che impiantavano cuori artificiali difettati (ricordate ?), li prende anche il Mose ecc. ecc. Se vogliamo affrontare il problema del sud parlando solo dei disservizi (del sud) allora siamo finiti… è vero non c’è speranza. Ma chi governa ha il dovere di progettare lo sviluppo in tutto il Paese… (senza immaginarlo con locomotive e vagoni) L’episodio va bene, ma non è sufficiente, anche se gli episodi fossero migliaia. Perché non è possibile non avere un progetto di Paese volto al Mediterraneo, e alle infrastrutture di chi c’è in questo Mediterraneo. Il Paese, questa è la verità, non ha mai pensato di avere un progetto a sud e per il sud, le linee di comunicazione si sviluppano per direttrici (come nelle colonie dove è necessario portare le merci e non favorire gli scambi) e non per reti (come in tutti i luoghi sviluppati). L’episodio va bene è gravissimo, necessita sanzioni sono il primo a dirlo, ma non è quello il sud. Il sud è una terra che fino a ieri è stata considerata di serie B e che oggi è in grado e ha voglia di “scatenare l’inferno” come dice Michele Emiliano bisognerà farsene una ragione, piaccia o non piaccia, la Costituzione va applicata. “
di Michele Dell’Edera


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Una riflessione della collega Myrta Merlino di LA7, su un episodio molto increscioso e quasi incredibile capitatogli in Sicilia, mi ha portato a postargli alcune riflessioni sulla sua pagina che condivido volentieri qui.
Stazione di Matera – Città Europea della Cultura 2019

“Al sud nonostante una miriade di episodi come questo pensiamo di farcela. crediamo in noi stessi e crediamo che chi resta e vuole restare può fare molto. Crediamo anche che i fondi pubblici li prenda anche Trenord (quelli per intenderci che rallentavano le corse dei treni a posta per prendere gli straordinari ricordate ?), li hanno presi le cliniche che impiantavano cuori artificiali difettati (ricordate ?), li prende anche il Mose ecc. ecc. Se vogliamo affrontare il problema del sud parlando solo dei disservizi (del sud) allora siamo finiti… è vero non c’è speranza. Ma chi governa ha il dovere di progettare lo sviluppo in tutto il Paese… (senza immaginarlo con locomotive e vagoni) L’episodio va bene, ma non è sufficiente, anche se gli episodi fossero migliaia. Perché non è possibile non avere un progetto di Paese volto al Mediterraneo, e alle infrastrutture di chi c’è in questo Mediterraneo. Il Paese, questa è la verità, non ha mai pensato di avere un progetto a sud e per il sud, le linee di comunicazione si sviluppano per direttrici (come nelle colonie dove è necessario portare le merci e non favorire gli scambi) e non per reti (come in tutti i luoghi sviluppati). L’episodio va bene è gravissimo, necessita sanzioni sono il primo a dirlo, ma non è quello il sud. Il sud è una terra che fino a ieri è stata considerata di serie B e che oggi è in grado e ha voglia di “scatenare l’inferno” come dice Michele Emiliano bisognerà farsene una ragione, piaccia o non piaccia, la Costituzione va applicata. “
di Michele Dell’Edera


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domenica 16 agosto 2015

Andrea Balìa : Mia lettera a Enrico Deaglio su Sud, Svimez, Renzi…



Ecco la mia lettera spedita oggi al giornalista Enrico Deaglio riguardo al suo articolo in merito pubblicato su ”il Venerdì”(allegato di ”la Repubblica”) del 13 Agosto 2015 u.s. :

Napoli, 14/08/2015

“Caro Deaglio

La leggo da sempre e stimo la sua lucidità d’analisi e una trasparente onestà intellettuale. Nel suo ultimo pezzo su ”il Venerdi” del 13 Agosto dal titolo “ La sentenza per il Sud : non c’è più nulla da fare. Chiamate il prete” Lei accenna a una riflessione per cui, come da titolo, al Sud mancherebbe l’estrema unzione, visti i dati drammatici dello Svimez. Accenna poi con giustezza, alla differente sorte toccata alla Germania dell’Est risolta in 20 anni dal governo centrale. Infine dice che si potrebbero addurre motivazioni  alle vicende determinate dai Cavour e Garibaldi, ma poi arriverebbero i Neoborbonici che non si sa dove ci porterebbero. La tranquillizzo subito : non sono neoborbonico, ma bensì meridionalista convinto e praticante, potrei parlarLe della mia partecipazione al “Partito del Sud”, appunto meridionalista, progressista e gramsciano, sostenitore convinto (non dell’ultim’ora..) del sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Ma non intendo tediarla. Riguardo alla Germania, pur chiarendo che la mia predisposizione rispetto ai tedeschi è ben lontana dalla simpatia, va detto che va dato loro merito d’aver risolto la loro questione come noi non ci siamo riusciti in più di 150 anni. Basterebbe far quello per trasformare un’unità più intesa come colonizzazione che unificazione, altro che programmare estreme unzioni. Lei chiude dicendo che s’affida a Renzi, alla sua energia e al suo entusiasmo. Al Sud ci sorge più di qualche dubbio in merito visto le spallucce, le battutine, le retoriche accuse d’abbondonare il piagnisteo..più retoriche di quanto sia retorico lo stesso piagnisteo, o le firme non rispettate riguardo al problema Bagnoli. Lei si fida d’uno che non rispetta manco gli impegni che firma?"

La saluto cordialmente…

Andrea Balìa




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Ecco la mia lettera spedita oggi al giornalista Enrico Deaglio riguardo al suo articolo in merito pubblicato su ”il Venerdì”(allegato di ”la Repubblica”) del 13 Agosto 2015 u.s. :

Napoli, 14/08/2015

“Caro Deaglio

La leggo da sempre e stimo la sua lucidità d’analisi e una trasparente onestà intellettuale. Nel suo ultimo pezzo su ”il Venerdi” del 13 Agosto dal titolo “ La sentenza per il Sud : non c’è più nulla da fare. Chiamate il prete” Lei accenna a una riflessione per cui, come da titolo, al Sud mancherebbe l’estrema unzione, visti i dati drammatici dello Svimez. Accenna poi con giustezza, alla differente sorte toccata alla Germania dell’Est risolta in 20 anni dal governo centrale. Infine dice che si potrebbero addurre motivazioni  alle vicende determinate dai Cavour e Garibaldi, ma poi arriverebbero i Neoborbonici che non si sa dove ci porterebbero. La tranquillizzo subito : non sono neoborbonico, ma bensì meridionalista convinto e praticante, potrei parlarLe della mia partecipazione al “Partito del Sud”, appunto meridionalista, progressista e gramsciano, sostenitore convinto (non dell’ultim’ora..) del sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Ma non intendo tediarla. Riguardo alla Germania, pur chiarendo che la mia predisposizione rispetto ai tedeschi è ben lontana dalla simpatia, va detto che va dato loro merito d’aver risolto la loro questione come noi non ci siamo riusciti in più di 150 anni. Basterebbe far quello per trasformare un’unità più intesa come colonizzazione che unificazione, altro che programmare estreme unzioni. Lei chiude dicendo che s’affida a Renzi, alla sua energia e al suo entusiasmo. Al Sud ci sorge più di qualche dubbio in merito visto le spallucce, le battutine, le retoriche accuse d’abbondonare il piagnisteo..più retoriche di quanto sia retorico lo stesso piagnisteo, o le firme non rispettate riguardo al problema Bagnoli. Lei si fida d’uno che non rispetta manco gli impegni che firma?"

La saluto cordialmente…

Andrea Balìa




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sabato 15 agosto 2015

BUON FERRAGOSTO A TUTTI DAL PARTITO DEL SUD !!

Per le tue vacanze scegli il Sud !

Napoli
Palermo
Reggio Calabria
Bari
Matera
L'Aquila
Campobasso



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Per le tue vacanze scegli il Sud !

Napoli
Palermo
Reggio Calabria
Bari
Matera
L'Aquila
Campobasso



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venerdì 14 agosto 2015

STUPIDI, STUPIDI, STUPIDI,…uccidete voi stessi e gli altri!

Di Bruno Pappalardo

Ero da poco sveglio.
Al solito accendo la tivù , eternamente sintonizzato su RaiNews24, bello o brutto che sia o cosa sia diventato dopo la direzione di Corradino Mineo, qui poco conta.
Conta che incominciai svogliatamente a seguire le notizie. Il caldo già s’avviava a divorarmi con fauci anche quelle sudanti, di un mostro giallo,…no anzi, Rosso,… le allucinazioni già si mostravano.
Eccoli i nipponici che si inchinano a 90° davanti ad un ammasso di pietre ordinate e squadrate che volevano fosse una stele in onore di tutti i morti del 6 Agosto del 1945 da parte dell’aeronautica militare statunitense che alle 8,15 sgancia prima su Hiroshima e poi su Nagasaki gli arcinoti ordigni della morte “little Boy” e poi la “Fat Man”. Muoiono da 100/200.000 vittime dirette ed esclusivamente civili.
Questo evento cambierà la Storia di quegli anni ma anche il concetto dell’esistenza dell’uomo che diventa apocalittica ma anche più chiara visione del futuro dell’intera storia dell’umanità
Mi ricordo di averli già visti chini, mi chiedo.? Era stato pochi mesi prima che avevo visto già quella scena.
Un dejà vu o solo un sogno o delirio per il caldo? Nooo!
Era Marzo di quest’anno che ho visto gli stessi inchini in accappatoio.
Si commemoravano i morti, diretti ( 20.000) e indiretti di un’altra grande tragedia, quella dello tsunami
dell’11 Marzo del 2011 per l’incidente nella centrale nucleare di Fukushima.
Il 12 di Agosto altri inchini ( proprio l’altro ieri)
Cavolo mi dico. Ma stanno sempre a testa in giù???
Dal 12 appunto il Giappone è nuovamente un paese produttore di energia nucleare, …ma insomma BASTA!
Fukushima è stata una vera tragedia molto più grande di quella di Cernobyl –
La nube raggiunse la Francia e L’Italia con un incremento ( almeno quello visibile)di casi di malattie tiroidei. Ma raggiunse quasi tutta l’Europa
Parlare della Germania e dire tutto il male di questo mondo non è neppure giusto. Questo popolo ha deciso veramente di abbandonare tutti i programmi di reattori nucleari proprio da quegli anni e lo ha mantenuto.
Stupidi, Stupidi, Stupidi, alzatevi dritti e strappatevi i vostri abiti che ricordano un passato illustre. Non li meritate:
• Maggio 2011, il primo ministro giapponese, visto la tragedia e l’opinione pubblica contraria, decide di lasciare i piani per la costruzione di 14 nuovi reattori a fissione;
• Giugno 2011, il ministro dell'Industria Giapponese, Banri Kaieda, commenta il risultato del referendum italiano sul nucleare e dichiara :"per noi il nucleare sarà e continuerà ad essere uno dei quattro importanti pilastri del Giappone,
• Maggio 2012, tutti i 54 reattori presenti nel Paese erano fermi ma dopo 9 giorni ne sono riattivati 30
• 2014 sono attivi in Giappone 48 reattori nucleari e 2 nuovi reattori sono in costruzione. Il programma prevede la costruzione di altri 10 reattori;
• Agosto2015 inaugurazione della nuova centrale nucleare di Sendai.
Kyoto, antica capitale del Giappone con i suoi templi antichi fu risparmiata anche dagli americani durante la guerra mondiale. Dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO vive di arte E turismo. Si riattiveranno 2 reattori nucleari spenti.
Poi guardatevi allo specchio, …non vedrete alcuna immagine perché siete morti e morti saranno le vostre vittime innocenti delle vostre sporche politiche di potere e stupido, stupido, pragmatismo per accendere più condizionatori d’aria,…
Non sono un accanito ambientalista o naturalista o pacifista ma neppure stupido, stupido, stupido!

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Di Bruno Pappalardo

Ero da poco sveglio.
Al solito accendo la tivù , eternamente sintonizzato su RaiNews24, bello o brutto che sia o cosa sia diventato dopo la direzione di Corradino Mineo, qui poco conta.
Conta che incominciai svogliatamente a seguire le notizie. Il caldo già s’avviava a divorarmi con fauci anche quelle sudanti, di un mostro giallo,…no anzi, Rosso,… le allucinazioni già si mostravano.
Eccoli i nipponici che si inchinano a 90° davanti ad un ammasso di pietre ordinate e squadrate che volevano fosse una stele in onore di tutti i morti del 6 Agosto del 1945 da parte dell’aeronautica militare statunitense che alle 8,15 sgancia prima su Hiroshima e poi su Nagasaki gli arcinoti ordigni della morte “little Boy” e poi la “Fat Man”. Muoiono da 100/200.000 vittime dirette ed esclusivamente civili.
Questo evento cambierà la Storia di quegli anni ma anche il concetto dell’esistenza dell’uomo che diventa apocalittica ma anche più chiara visione del futuro dell’intera storia dell’umanità
Mi ricordo di averli già visti chini, mi chiedo.? Era stato pochi mesi prima che avevo visto già quella scena.
Un dejà vu o solo un sogno o delirio per il caldo? Nooo!
Era Marzo di quest’anno che ho visto gli stessi inchini in accappatoio.
Si commemoravano i morti, diretti ( 20.000) e indiretti di un’altra grande tragedia, quella dello tsunami
dell’11 Marzo del 2011 per l’incidente nella centrale nucleare di Fukushima.
Il 12 di Agosto altri inchini ( proprio l’altro ieri)
Cavolo mi dico. Ma stanno sempre a testa in giù???
Dal 12 appunto il Giappone è nuovamente un paese produttore di energia nucleare, …ma insomma BASTA!
Fukushima è stata una vera tragedia molto più grande di quella di Cernobyl –
La nube raggiunse la Francia e L’Italia con un incremento ( almeno quello visibile)di casi di malattie tiroidei. Ma raggiunse quasi tutta l’Europa
Parlare della Germania e dire tutto il male di questo mondo non è neppure giusto. Questo popolo ha deciso veramente di abbandonare tutti i programmi di reattori nucleari proprio da quegli anni e lo ha mantenuto.
Stupidi, Stupidi, Stupidi, alzatevi dritti e strappatevi i vostri abiti che ricordano un passato illustre. Non li meritate:
• Maggio 2011, il primo ministro giapponese, visto la tragedia e l’opinione pubblica contraria, decide di lasciare i piani per la costruzione di 14 nuovi reattori a fissione;
• Giugno 2011, il ministro dell'Industria Giapponese, Banri Kaieda, commenta il risultato del referendum italiano sul nucleare e dichiara :"per noi il nucleare sarà e continuerà ad essere uno dei quattro importanti pilastri del Giappone,
• Maggio 2012, tutti i 54 reattori presenti nel Paese erano fermi ma dopo 9 giorni ne sono riattivati 30
• 2014 sono attivi in Giappone 48 reattori nucleari e 2 nuovi reattori sono in costruzione. Il programma prevede la costruzione di altri 10 reattori;
• Agosto2015 inaugurazione della nuova centrale nucleare di Sendai.
Kyoto, antica capitale del Giappone con i suoi templi antichi fu risparmiata anche dagli americani durante la guerra mondiale. Dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO vive di arte E turismo. Si riattiveranno 2 reattori nucleari spenti.
Poi guardatevi allo specchio, …non vedrete alcuna immagine perché siete morti e morti saranno le vostre vittime innocenti delle vostre sporche politiche di potere e stupido, stupido, pragmatismo per accendere più condizionatori d’aria,…
Non sono un accanito ambientalista o naturalista o pacifista ma neppure stupido, stupido, stupido!

domenica 9 agosto 2015

Eppur si muove. Dal turismo culturale ed enogastronomico le chiavi per la ripartenza. ‪#‎conilsudsiriparte‬


Di Natale Cuccurese
Dagli ultimi dati dell'Insee il turismo in Francia produce il 6,5% dell'intero Pil e impiega l'8,3 % di tutti i dipendenti a tempo pieno del Paese. Con 85 milioni di turisti registrati nel 2014, la Francia è il paese più visitato del mondo. Il motore di tutto è la cultura, le città d'arte, fra cui ovviamente emerge come attrattiva Parigi, e il sistema di trasporto pubblico efficiente e a prezzi contenuti.
Chi ha detto che con la cultura non si mangia ?
La stessa cosa potrebbe accadere in Italia e nel Sud in modo particolare, anzi in parte già accade se consideriamo che nei primi sei mesi del 2015 i visitatori dei musei del Sud sono cresciuti del 7,5% ( + 17,4% gli introiti) come sottolineato ieri dal Ministro Franceschini. In altre parole al Sud ci sono grandi opportunità di ulteriore crescita in ambito culturale e turistico. Questo a maggior ragione se poi consideriamo un aspetto spesso trascurato e cioè che in Italia come attrattiva turistica l'enogastronomia batte addirittura l'arte, visto che, come afferma la Coldiretti, "due turisti su tre vengono in Italia per la buona tavola, al punto che l'Italia è leader mondiale del turismo enogastronomico con 4.886 prodotti tradizionali, 272 Dop/Ipg e 21mila agriturismi."
Di oggi anche i dati dell' Osservatorio Confesercenti che dicono che "Nel secondo trimestre del 2015 tornano ad aumentare le imprese del turismo e della somministrazione.
A crescere piu' velocemente sono il Sud e le Isole, che mettono a segno un aumento medio del 2,5% del numero di imprese, contro l'1,8% del centro-nord.
La regione che mostra la maggiore vitalita' e' la Puglia, dove il numero di imprese del settore cresce del 9.8%, seguita da Lazio (+6,7%) e Sicilia (+5,8%).
Per la Puglia si tratta di una conferma dell'alta attrattivita' turistica della regione, che registra il piu' alto afflusso in Italia di turisti estivi. Analizzando le macro-regioni, l'aumento di alberghi e hotel appare piu' rilevante nel Mezzogiorno e nelle Isole (+3,9%) rispetto al centro-nord (+2,3%)."
In altre parole l'Italia nel suo complesso ed il Sud in particolare avrebbero in questi settori un'occasione unica di rilancio e ripresa economica che potrebbero finalmente portare il Sud a diventare quella "California mediterranea" come da tempo si vagheggia.
Per far questo bisognerebbe iniziare a sciogliere i tanti nodi che bloccano il nostro sviluppo. Ad esempio iniziare col dotare e migliorare i trasporti al Sud, come diciamo da tempo, per permettere l'arrivo di turisti, proteggere i nostri prodotti tipici, potenziare addetti, offerta e orari dei musei e soprattutto non pensare di deturpare i nostri meravigliosi mari con trivellazioni pericolose per l'ecosistema.
Bisognerebbe insomma iniziare a capire che solo #conilsudsiriparte


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Di Natale Cuccurese
Dagli ultimi dati dell'Insee il turismo in Francia produce il 6,5% dell'intero Pil e impiega l'8,3 % di tutti i dipendenti a tempo pieno del Paese. Con 85 milioni di turisti registrati nel 2014, la Francia è il paese più visitato del mondo. Il motore di tutto è la cultura, le città d'arte, fra cui ovviamente emerge come attrattiva Parigi, e il sistema di trasporto pubblico efficiente e a prezzi contenuti.
Chi ha detto che con la cultura non si mangia ?
La stessa cosa potrebbe accadere in Italia e nel Sud in modo particolare, anzi in parte già accade se consideriamo che nei primi sei mesi del 2015 i visitatori dei musei del Sud sono cresciuti del 7,5% ( + 17,4% gli introiti) come sottolineato ieri dal Ministro Franceschini. In altre parole al Sud ci sono grandi opportunità di ulteriore crescita in ambito culturale e turistico. Questo a maggior ragione se poi consideriamo un aspetto spesso trascurato e cioè che in Italia come attrattiva turistica l'enogastronomia batte addirittura l'arte, visto che, come afferma la Coldiretti, "due turisti su tre vengono in Italia per la buona tavola, al punto che l'Italia è leader mondiale del turismo enogastronomico con 4.886 prodotti tradizionali, 272 Dop/Ipg e 21mila agriturismi."
Di oggi anche i dati dell' Osservatorio Confesercenti che dicono che "Nel secondo trimestre del 2015 tornano ad aumentare le imprese del turismo e della somministrazione.
A crescere piu' velocemente sono il Sud e le Isole, che mettono a segno un aumento medio del 2,5% del numero di imprese, contro l'1,8% del centro-nord.
La regione che mostra la maggiore vitalita' e' la Puglia, dove il numero di imprese del settore cresce del 9.8%, seguita da Lazio (+6,7%) e Sicilia (+5,8%).
Per la Puglia si tratta di una conferma dell'alta attrattivita' turistica della regione, che registra il piu' alto afflusso in Italia di turisti estivi. Analizzando le macro-regioni, l'aumento di alberghi e hotel appare piu' rilevante nel Mezzogiorno e nelle Isole (+3,9%) rispetto al centro-nord (+2,3%)."
In altre parole l'Italia nel suo complesso ed il Sud in particolare avrebbero in questi settori un'occasione unica di rilancio e ripresa economica che potrebbero finalmente portare il Sud a diventare quella "California mediterranea" come da tempo si vagheggia.
Per far questo bisognerebbe iniziare a sciogliere i tanti nodi che bloccano il nostro sviluppo. Ad esempio iniziare col dotare e migliorare i trasporti al Sud, come diciamo da tempo, per permettere l'arrivo di turisti, proteggere i nostri prodotti tipici, potenziare addetti, offerta e orari dei musei e soprattutto non pensare di deturpare i nostri meravigliosi mari con trivellazioni pericolose per l'ecosistema.
Bisognerebbe insomma iniziare a capire che solo #conilsudsiriparte


 
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