martedì 23 ottobre 2012

Un genocidio nascosto: femminicidio

Riceviamo e postiamo con condivisione:

Di Bruno Pappalardo


La violenza maschile assestata alle donne è in Italia la prima causa di morte delle donne. Vale per tutta l’Europa. E’ un genocidio nascosto!

Si potrà dire anche residuo del passato e che sia solo per quello? E’ fondamentale saperlo, definirlo. 

Questa costante e perpetuante sgretolamento della dignità delle donne, questo respingere razionalmente o non accettare - anche inconsciamente - la loro parola, la loro rappresentazione culturale individuale e dunque, la loro personalità, è la matrice fenomenologica dell’aggressione sulle loro persone.
 E’ verissimo che la violenza abita questa società, è verissimo che perdura una dimensione sociale d’aggressività ma il fatto che la stragrande maggioranza degli eventi brutali si manifestino proprio all’interno della famiglia è sequenziale alla relazionalità con i suoi componenti.
Quindi, personaggi generalmente normali e appartenenti ad ogni genere di professione e livello culturale, dimostra tuttavia che sia per le complesse connessioni familiari che, in maniera altrettanto estesa e generica, degli uomini provano ad assalire la personalità, l’intelligenza e la dignità delle loro compagne.
Bisognerebbe chiedersi perché provano, riuscendoci, a schiacciarla? La reazione violenta sulle donne, è riferito ad una qualsivoglia colpa (vale per tutti) d’esse? 
La violenza s’origina in un’esplosione maschile di ferocia, spesso sanguinaria perché generatosi dalle proprie insoddisfazioni o frustrazioni. Troppo poco o esauriente!
Riguarda intime motivazioni culturali, riferimenti di modelli nel rapporto tra i sessi, tra le persone conseguenza di arcaismi. E’ la volontà sempre, in qualsiasi forma essa si manifesta, del tentativo di cercare il modo per recuperare un ruolo smarrito e che risultava dominante a cui erano associati benefici e immunità?
 Il punto di domanda che dobbiamo mettere al centro della violenza che non è residuale!
 E’ la crisi di identità tra uomini. Occorre una nuova semantica dei rapporti.   Esiste una crollo dell’essere nella relazione dei sentimenti e del sesso. Davanti alla nuova donna, l’uomo entra in una dimensione di fossilizzazione e sospende la difficile ricerca e conferma di sé come nuova identità maschile capace di relazionarsi. E’ proprio lì il problema! La instabilità moderna di tutti i ruoli. Ciò esclude la residualità della violenza e gli arcaismi ma spinge a credere nella sperimentazione di una acquisizione di nuove responsabilità davanti allo Stato, alla collettività alla propria coscienza civile. Un forte sforzo di crescita culturale e consapevolezza del rispetto dei diritti delle nuove donne ma che deve tramutarsi in azione perché nuova è anche la violenza.
 Ricordate quante cose ci siamo detti sulla violenza silente delle morti bianche somministrati a tutti senza distinzione di sesso. Una nuova violenza sommersa. Mentre le “piccole donne crescono” e lavorano allontanandosi dalla “idea di casa” appropriandosi di un proprio “protagonismo” nella società, ebbene, aumentano i rischi per la sicurezza.
Avvenne anche per i contadini quando si scontrarono con i tralicci delle torri in acciaio nelle fabbriche metallurgiche. Fu una violenza diversa da cui emersero preoccupanti le letale socio- depressioni un insieme di sintomi cognitivi, comportamentali critici che compromettevano la funzionalità del’individuo. Le donne uccise per mano del loro marito o partner è quella furia bruta frastornante come “la tratta delle bianche” o gli stupri etnici ma nel bene del clamore mediatico sovrastano quella silenziosa e se pur rinchiusa nelle stanze delle disfunzioni dell’esistenzialismo moderno, lotta Il nostro mondo, tuttavia, vive contrasti stridenti tra lontani matrifocalismi e patriarcalismi con l’offerta di libertà e l’eccesso relazionale ma da ciò, e da altre complesse matrici esplodono nuove violenze
Il Centro-Nord risulta il più colpito; (il numero delle donne che lavorano e lasciano la casa per la consapevolezza dei propri diritti, sono superiori a quelle del meridione) Sono, tuttavia, equidistanti dal Sud che nasconde, invece e ancora, tra le mura sconquassate delle case, la stessa violenza. Queste elemento purtroppo è sempre più agente nelle nostra società e non lascia quietamente nessun territorio. L’Unione d’ Italia, questa volta, o quasi sempre, si cementa sul dolore delle sue donne. Ma esiste la legge sullo Stalking e santiddio, fortifichiamola!
Che le forze dell’ordine richiamino il denunciato, potenziare la legge e nuovi piani anti-violenza con numerosi “centri” e che siano oltre quelli d’”ascolto” anche di “terapia del rabbia” Il “Femminicidio” deve essere trattato alla stregua di un terremoto. Un’ “Emergenza Nazionale”.
 E’ come lasciare vivi e senza ascolto le urla d’aiuto, sotto le macerie dell’ ignoranza dell’ipocrisia, soprattutto mediatica( perché fa meno notizia) queste donne che hanno la colpa solo di volere essere tali e rispettate come tali La nuova legge elettorale, qualunque sia, porterà al parlamento la nuova politica. Dimostri di farla!

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Di Bruno Pappalardo


La violenza maschile assestata alle donne è in Italia la prima causa di morte delle donne. Vale per tutta l’Europa. E’ un genocidio nascosto!

Si potrà dire anche residuo del passato e che sia solo per quello? E’ fondamentale saperlo, definirlo. 

Questa costante e perpetuante sgretolamento della dignità delle donne, questo respingere razionalmente o non accettare - anche inconsciamente - la loro parola, la loro rappresentazione culturale individuale e dunque, la loro personalità, è la matrice fenomenologica dell’aggressione sulle loro persone.
 E’ verissimo che la violenza abita questa società, è verissimo che perdura una dimensione sociale d’aggressività ma il fatto che la stragrande maggioranza degli eventi brutali si manifestino proprio all’interno della famiglia è sequenziale alla relazionalità con i suoi componenti.
Quindi, personaggi generalmente normali e appartenenti ad ogni genere di professione e livello culturale, dimostra tuttavia che sia per le complesse connessioni familiari che, in maniera altrettanto estesa e generica, degli uomini provano ad assalire la personalità, l’intelligenza e la dignità delle loro compagne.
Bisognerebbe chiedersi perché provano, riuscendoci, a schiacciarla? La reazione violenta sulle donne, è riferito ad una qualsivoglia colpa (vale per tutti) d’esse? 
La violenza s’origina in un’esplosione maschile di ferocia, spesso sanguinaria perché generatosi dalle proprie insoddisfazioni o frustrazioni. Troppo poco o esauriente!
Riguarda intime motivazioni culturali, riferimenti di modelli nel rapporto tra i sessi, tra le persone conseguenza di arcaismi. E’ la volontà sempre, in qualsiasi forma essa si manifesta, del tentativo di cercare il modo per recuperare un ruolo smarrito e che risultava dominante a cui erano associati benefici e immunità?
 Il punto di domanda che dobbiamo mettere al centro della violenza che non è residuale!
 E’ la crisi di identità tra uomini. Occorre una nuova semantica dei rapporti.   Esiste una crollo dell’essere nella relazione dei sentimenti e del sesso. Davanti alla nuova donna, l’uomo entra in una dimensione di fossilizzazione e sospende la difficile ricerca e conferma di sé come nuova identità maschile capace di relazionarsi. E’ proprio lì il problema! La instabilità moderna di tutti i ruoli. Ciò esclude la residualità della violenza e gli arcaismi ma spinge a credere nella sperimentazione di una acquisizione di nuove responsabilità davanti allo Stato, alla collettività alla propria coscienza civile. Un forte sforzo di crescita culturale e consapevolezza del rispetto dei diritti delle nuove donne ma che deve tramutarsi in azione perché nuova è anche la violenza.
 Ricordate quante cose ci siamo detti sulla violenza silente delle morti bianche somministrati a tutti senza distinzione di sesso. Una nuova violenza sommersa. Mentre le “piccole donne crescono” e lavorano allontanandosi dalla “idea di casa” appropriandosi di un proprio “protagonismo” nella società, ebbene, aumentano i rischi per la sicurezza.
Avvenne anche per i contadini quando si scontrarono con i tralicci delle torri in acciaio nelle fabbriche metallurgiche. Fu una violenza diversa da cui emersero preoccupanti le letale socio- depressioni un insieme di sintomi cognitivi, comportamentali critici che compromettevano la funzionalità del’individuo. Le donne uccise per mano del loro marito o partner è quella furia bruta frastornante come “la tratta delle bianche” o gli stupri etnici ma nel bene del clamore mediatico sovrastano quella silenziosa e se pur rinchiusa nelle stanze delle disfunzioni dell’esistenzialismo moderno, lotta Il nostro mondo, tuttavia, vive contrasti stridenti tra lontani matrifocalismi e patriarcalismi con l’offerta di libertà e l’eccesso relazionale ma da ciò, e da altre complesse matrici esplodono nuove violenze
Il Centro-Nord risulta il più colpito; (il numero delle donne che lavorano e lasciano la casa per la consapevolezza dei propri diritti, sono superiori a quelle del meridione) Sono, tuttavia, equidistanti dal Sud che nasconde, invece e ancora, tra le mura sconquassate delle case, la stessa violenza. Queste elemento purtroppo è sempre più agente nelle nostra società e non lascia quietamente nessun territorio. L’Unione d’ Italia, questa volta, o quasi sempre, si cementa sul dolore delle sue donne. Ma esiste la legge sullo Stalking e santiddio, fortifichiamola!
Che le forze dell’ordine richiamino il denunciato, potenziare la legge e nuovi piani anti-violenza con numerosi “centri” e che siano oltre quelli d’”ascolto” anche di “terapia del rabbia” Il “Femminicidio” deve essere trattato alla stregua di un terremoto. Un’ “Emergenza Nazionale”.
 E’ come lasciare vivi e senza ascolto le urla d’aiuto, sotto le macerie dell’ ignoranza dell’ipocrisia, soprattutto mediatica( perché fa meno notizia) queste donne che hanno la colpa solo di volere essere tali e rispettate come tali La nuova legge elettorale, qualunque sia, porterà al parlamento la nuova politica. Dimostri di farla!

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