domenica 6 febbraio 2011

Ciano insiste: "Il 17 marzo andrò a contestare Napolitano"

150° Unità d'Italia, la giunta gaetana non vuole festeggiare. E l'assessore sudista minaccia di assaltare il Pantheon.
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ciano e napolitano
ciano e napolitano
Gaeta: Il 17 marzo uffici e scuole saranno chiusi per legge, nonostante le lamentazioni della Confindustria: festa nazionale dell'Unità d'Italia, fissata dal governo e dal Quirinale solo per il 2011. Anche a Gaeta non si potrà fare alto che rispettare la festività ma è probabile, stando ai recenti annunci del sindaco Raimondi, che nella città dell'ultimo assedio non ci sarà nessuna celebrazione pubblica. Anzi, quello stesso giorno uno degli esponenti più in vista dell'amministrazione comunale sarà a Roma per contestare in piazza, con un rischio non secondario di tafferugli, il Presidente della Repubblica.
Il "silenzio" di Gaeta sembra ormai dato per scontato. "Commemoreremo la caduta di Gaeta sotto l'esercito piemontese il 13 febbraio - ha già annunciato Raimondi - mentre il 17 marzo non avremo nulla da festeggiare, restiamo fuori dalle celebrazioni ufficiali".

Il programma inviato dal comitato governativo ai Comuni italiani prevede una "Notte Bianca Rossa e Verde" per la sera del 16, con apertura di tutti i musei, un alzabandiera in tutte le piazze del paese il mattino seguente, per onorare "l'Alba dell'Italia", e altre iniziative collegate a quelle di Roma e Torino, a cominciare dal discorso del presidente di fronte al Parlamento in seduta comune. Il Comune di Gaeta deciderà di ignorare tutto questo?

Quel che è certo, per ora, è che l'assessore al Demanio Antonio Ciano, presidente onorario del Partito del Sud, per giovedì 17 marzo fa sapere di avere già un altro impegno. "Il 17 di marzo, con molti meridionali e speriamo, molti settentrionali, andrò al Pantheon a contestare chi andrà ad onorare il feretro di uno dei più grandi criminali di guerra della storia". L'oggetto della contestazione è già noto, il presidente Napolitano che omaggerà la tomba del primo Re d'Italia Vittorio Emanuele II. Per Ciano non ci sono dubbi: "Il 17 marzo è giornata infausta, nacque il Regno sedicente d'Italia voluto dalla massoneria. Chi lo festeggia o è massone o è monarchico. Noi festeggiamo come festa nazionale il 2 giugno, festa della Repubblica nata dalla resistenza sulle ceneri di Casa Savoia. Il 17 di marzo è un giorno di lutto nazionale, che i massoni al governo hanno dichiarato festa nazionale. Il nostro parlamento è pieno di massoni, e come nel 1861 è un bordello, niente è cambiato".

Ciano ha pure incassato le constestazioni dei fondamentalisti borbonici, contrari a ogni riconoscimento delle istituzioni italiane. Ma l'assessore sudista non si limita a minacciare Napolitano. Lo invita di nuovo a Gaeta per il 13 febbraio, quasi in segno di sfida: "Signor Presidente, venga a Gaeta il 13 febbraio a rendere omaggio ai nostri eroi che morirono sotto le cannonate di Cialdini. Oppure vada in quelle zone d'Italia dove furono massacrati briganti dell'Ottocento e partigiani del Novecento".

Insomma, a differenza di quello che accadde nel 1961, per il centenario, quando i massimi vertici istituzionali del Paese accorsero a Gaeta per celebrare l'Unità d'Italia, sotto l'egida dell'allora sindaco Corbo, questo centocinquantenario del 2011 rischia di essere una data "ad alto rischio diplomatico" per l'immagine di Gaeta. In consiglio comunale le opposizioni di centrodestra, ma anche buona parte del Pd, hanno annunciato critiche alla linea "revisionista" scelta dalla giuta civico-sudista-Pd di Raimondi. Anche la diocesi ha fatto trapelare perplessità, nonostante sarà lo stesso arcivescovo D'Onorio a tenere una messa speciale per i caduti dell'assedio domenica prossima all'Annunziata. Per ora gli occhi sono puntati sulle celebrazioni "borboniche" del prossimo weekend e relativo discorso del sindaco.

Fonte:Telefree
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150° Unità d'Italia, la giunta gaetana non vuole festeggiare. E l'assessore sudista minaccia di assaltare il Pantheon.
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Gaeta: Il 17 marzo uffici e scuole saranno chiusi per legge, nonostante le lamentazioni della Confindustria: festa nazionale dell'Unità d'Italia, fissata dal governo e dal Quirinale solo per il 2011. Anche a Gaeta non si potrà fare alto che rispettare la festività ma è probabile, stando ai recenti annunci del sindaco Raimondi, che nella città dell'ultimo assedio non ci sarà nessuna celebrazione pubblica. Anzi, quello stesso giorno uno degli esponenti più in vista dell'amministrazione comunale sarà a Roma per contestare in piazza, con un rischio non secondario di tafferugli, il Presidente della Repubblica.
Il "silenzio" di Gaeta sembra ormai dato per scontato. "Commemoreremo la caduta di Gaeta sotto l'esercito piemontese il 13 febbraio - ha già annunciato Raimondi - mentre il 17 marzo non avremo nulla da festeggiare, restiamo fuori dalle celebrazioni ufficiali".

Il programma inviato dal comitato governativo ai Comuni italiani prevede una "Notte Bianca Rossa e Verde" per la sera del 16, con apertura di tutti i musei, un alzabandiera in tutte le piazze del paese il mattino seguente, per onorare "l'Alba dell'Italia", e altre iniziative collegate a quelle di Roma e Torino, a cominciare dal discorso del presidente di fronte al Parlamento in seduta comune. Il Comune di Gaeta deciderà di ignorare tutto questo?

Quel che è certo, per ora, è che l'assessore al Demanio Antonio Ciano, presidente onorario del Partito del Sud, per giovedì 17 marzo fa sapere di avere già un altro impegno. "Il 17 di marzo, con molti meridionali e speriamo, molti settentrionali, andrò al Pantheon a contestare chi andrà ad onorare il feretro di uno dei più grandi criminali di guerra della storia". L'oggetto della contestazione è già noto, il presidente Napolitano che omaggerà la tomba del primo Re d'Italia Vittorio Emanuele II. Per Ciano non ci sono dubbi: "Il 17 marzo è giornata infausta, nacque il Regno sedicente d'Italia voluto dalla massoneria. Chi lo festeggia o è massone o è monarchico. Noi festeggiamo come festa nazionale il 2 giugno, festa della Repubblica nata dalla resistenza sulle ceneri di Casa Savoia. Il 17 di marzo è un giorno di lutto nazionale, che i massoni al governo hanno dichiarato festa nazionale. Il nostro parlamento è pieno di massoni, e come nel 1861 è un bordello, niente è cambiato".

Ciano ha pure incassato le constestazioni dei fondamentalisti borbonici, contrari a ogni riconoscimento delle istituzioni italiane. Ma l'assessore sudista non si limita a minacciare Napolitano. Lo invita di nuovo a Gaeta per il 13 febbraio, quasi in segno di sfida: "Signor Presidente, venga a Gaeta il 13 febbraio a rendere omaggio ai nostri eroi che morirono sotto le cannonate di Cialdini. Oppure vada in quelle zone d'Italia dove furono massacrati briganti dell'Ottocento e partigiani del Novecento".

Insomma, a differenza di quello che accadde nel 1961, per il centenario, quando i massimi vertici istituzionali del Paese accorsero a Gaeta per celebrare l'Unità d'Italia, sotto l'egida dell'allora sindaco Corbo, questo centocinquantenario del 2011 rischia di essere una data "ad alto rischio diplomatico" per l'immagine di Gaeta. In consiglio comunale le opposizioni di centrodestra, ma anche buona parte del Pd, hanno annunciato critiche alla linea "revisionista" scelta dalla giuta civico-sudista-Pd di Raimondi. Anche la diocesi ha fatto trapelare perplessità, nonostante sarà lo stesso arcivescovo D'Onorio a tenere una messa speciale per i caduti dell'assedio domenica prossima all'Annunziata. Per ora gli occhi sono puntati sulle celebrazioni "borboniche" del prossimo weekend e relativo discorso del sindaco.

Fonte:Telefree
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