giovedì 10 febbraio 2011

17 marzo 2011, 150 anni di unità. Ma di quale Italia?

E’ in atto una mistificazione storica di proporzioni inaudite.

Si vuol far passare, infatti, il 17 marzo 2011 come la data del 150. dell’unificazione dell’Italia.

Ma di quale Italia stiamo parlando?

Il 17 marzo 2011 è l’anniversario di quella che Cetto Laqualunque, con linguaggio colorito, definirebbe “una beata minchia”.

Non sarà, infatti, il 150. anniversario del Regno d’Italia posto che lo stesso, proclamato il 17 marzo 1861 a Palazzo Carignano (Torino), sede del Parlamento italiano, è spirato – con buona pace di tutti – il 13 giugno 1946, quando il governo De Gasperi dichiarò, in base all’esito del referendum monarchia/repubblica, decaduto Umberto II.

Non si può, evidentemente, celebrare il 150. anniversario di un ‘morto’, il Regno d’Italia, posto che questo, nato il 17 marzo 1861, è morto il 13 giugno 1946, all’età di 85 anni, 2 mesi e 27 giorni.

Non si può anche essere mistificatori al punto di dire che, il 17 marzo 1861, l’Italia fosse unita.

Personalmente a noi friulani andrebbe però benissimo così. Se l’Italia era unita il 17 marzo 1861, significa che noi siamo stati colonizzati.

Ma il termine più esatto sarebbe dire che siamo stati ‘occupati’, in quanto non avevamo bisogno di essere colonizzati, stante il grado di civiltà già da tempo raggiunto e testimoniato da quella straordinaria istituzione che fu il Parlamento della Patria del Friuli.

Il 17 marzo 1861 non facevano parte dell’Italia, infatti, il Veneto (che allora comprendeva anche, ahinoi, la Provincia del Friuli) e Mantova, annessi al Regno d’Italia soltanto nel 1866 a seguito della terza guerra d’indipendenza.

Ma addirittura l’attuale capitale, Roma, non faceva parte dell’Italia nel 1861, risultando annessa al Regno d’Italia soltanto nel 1870, assieme al Lazio.

Soltanto dopo la guerra del 1915-1918 saranno annessi al Regno d’Italia il Trentino, l’Alto Adige (meglio chiamarlo Sud Tirolo), il Friuli orientale con Gorizia, Trieste, l’Istria/Istra, Zara/Zadar e le isole del Quarnero/Kvarner, Lagosta/Lastovo, Cazza/Sušac e Pelagosa/Palagruža. Nel 1920 sarà annessa l’isola di Saseno/Sazan e nel 1924 Fiume/Rijeka.

Ma allora, c’è da chiedersi a chi giovi e a chi necessiti questo risveglio trombonesco e sgangherato di presunto amor patrio, naturalmente in salsa italiana, con una ricostruzione ignorante e approssimata delle vicende storiche, sicché si arriva addirittura a propalare quale anniversario di una… cosa che non c’è.

Essendo, come abbiamo dimostrato, né il 150. del Regno d’Italia (morto dopo il compimento dell’85. anno), né il 150. dell’Italia unita, posto che neppure la sua attuale capitale ne faceva parte nel 1861.

Stiamo assistendo stupefatti agli obbedisco di istituzioni e comuni, non ultimo quello di Udine che – anzi – sgomita per essere in prima fila forse per ossequio al postcomunista Napolitano vista l’aderenza politica dell’amministrazione di palazzo D’Aronco.

A noi viene soltanto da ridere, trovando ulteriori motivazioni per dirci fieramente friulani, occupati da uno stato italiano che sentiamo ogni giorno più estraneo alla nostra intima essenza.

Fonte: Il giornale del Friuli

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E’ in atto una mistificazione storica di proporzioni inaudite.

Si vuol far passare, infatti, il 17 marzo 2011 come la data del 150. dell’unificazione dell’Italia.

Ma di quale Italia stiamo parlando?

Il 17 marzo 2011 è l’anniversario di quella che Cetto Laqualunque, con linguaggio colorito, definirebbe “una beata minchia”.

Non sarà, infatti, il 150. anniversario del Regno d’Italia posto che lo stesso, proclamato il 17 marzo 1861 a Palazzo Carignano (Torino), sede del Parlamento italiano, è spirato – con buona pace di tutti – il 13 giugno 1946, quando il governo De Gasperi dichiarò, in base all’esito del referendum monarchia/repubblica, decaduto Umberto II.

Non si può, evidentemente, celebrare il 150. anniversario di un ‘morto’, il Regno d’Italia, posto che questo, nato il 17 marzo 1861, è morto il 13 giugno 1946, all’età di 85 anni, 2 mesi e 27 giorni.

Non si può anche essere mistificatori al punto di dire che, il 17 marzo 1861, l’Italia fosse unita.

Personalmente a noi friulani andrebbe però benissimo così. Se l’Italia era unita il 17 marzo 1861, significa che noi siamo stati colonizzati.

Ma il termine più esatto sarebbe dire che siamo stati ‘occupati’, in quanto non avevamo bisogno di essere colonizzati, stante il grado di civiltà già da tempo raggiunto e testimoniato da quella straordinaria istituzione che fu il Parlamento della Patria del Friuli.

Il 17 marzo 1861 non facevano parte dell’Italia, infatti, il Veneto (che allora comprendeva anche, ahinoi, la Provincia del Friuli) e Mantova, annessi al Regno d’Italia soltanto nel 1866 a seguito della terza guerra d’indipendenza.

Ma addirittura l’attuale capitale, Roma, non faceva parte dell’Italia nel 1861, risultando annessa al Regno d’Italia soltanto nel 1870, assieme al Lazio.

Soltanto dopo la guerra del 1915-1918 saranno annessi al Regno d’Italia il Trentino, l’Alto Adige (meglio chiamarlo Sud Tirolo), il Friuli orientale con Gorizia, Trieste, l’Istria/Istra, Zara/Zadar e le isole del Quarnero/Kvarner, Lagosta/Lastovo, Cazza/Sušac e Pelagosa/Palagruža. Nel 1920 sarà annessa l’isola di Saseno/Sazan e nel 1924 Fiume/Rijeka.

Ma allora, c’è da chiedersi a chi giovi e a chi necessiti questo risveglio trombonesco e sgangherato di presunto amor patrio, naturalmente in salsa italiana, con una ricostruzione ignorante e approssimata delle vicende storiche, sicché si arriva addirittura a propalare quale anniversario di una… cosa che non c’è.

Essendo, come abbiamo dimostrato, né il 150. del Regno d’Italia (morto dopo il compimento dell’85. anno), né il 150. dell’Italia unita, posto che neppure la sua attuale capitale ne faceva parte nel 1861.

Stiamo assistendo stupefatti agli obbedisco di istituzioni e comuni, non ultimo quello di Udine che – anzi – sgomita per essere in prima fila forse per ossequio al postcomunista Napolitano vista l’aderenza politica dell’amministrazione di palazzo D’Aronco.

A noi viene soltanto da ridere, trovando ulteriori motivazioni per dirci fieramente friulani, occupati da uno stato italiano che sentiamo ogni giorno più estraneo alla nostra intima essenza.

Fonte: Il giornale del Friuli

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