domenica 14 febbraio 2010

Campania, «Chilometri di rifiuti per le strade, altro che fine della crisi»

INTERVISTA. Parla Raffaele Del Giudice, direttore di Legambiente Campania. «C’è una vergognosa mancanza di trasparenza. E la cosa più grave è che l’emergenza campana è stata un laboratorio per privatizzare la Protezione civile».

di Alessandro De Pascale




In Campania è finita l’emergenza rifiuti. Lo ha deciso il governo. Si torna all’ordinarietà, con i poteri alle Province. Ma Bruxelles non è dello stesso avviso. Dal giugno 2007 l’Ue ha bloccato tutti fondi europei destinati alla Campania per il settore rifiuti: circa 500 milioni di euro. In seguito all’apertura di una procedura di infrazione sull’emergenza rifiuti. Abbiamo chiesto a Raffaele Del Giudice, direttore di Legambiente Campania cosa ne pensa.

L’emergenza è davvero finita?
Direi di no. Non c’è più il picco della crisi. Ma la programmazione da qui a dieci anni non è stata fatta, non sappiamo gli impianti da chi verranno gestiti, manca un Piano organico sui rifiuti come del resto le strutture per il compostaggio. In più in alcune zone non è cambiato nulla: chilometri di rifiuti per strada. Con le ecomafie che continuano a bruciare rifiuti tossici.

Ma allora perché si torna ai poteri ordinari?
La Protezione civile dell’era Bertolaso ha un modus operandi: il problema non lo risolvo ma semplicemente non lo faccio più vedere. Con poteri speciali in deroga a qualsiasi norma: emergenze usate per l’azione politica. Un decisionismo cui si è aggiunta la campagna elettorale. Un fatto gravissimo. Ma alla fine i nodi verranno al pettine.

Prima del passaggio dei poteri sembra quasi che la Protezione civile stia accelerando l’apertura di alcuni impianti?
Sono segnali devastanti. Una corsa verso il decisionismo. Che non è la soluzione dei problemi. Per quanto riguarda la discarica di Terzigno, così come quella di Chiaiano, sono situate in area Parco. Scelte sbagliate. Come Legambiente abbiamo presentato un ricorso alla magistratura che ci ha dato ragione. Quest’enorme nuova discarica che vogliono realizzare è la conferma di quanto abbiamo sempre sostenuto: non risolvo nulla ma butto tutto in un fosso. In Campania si è fatto solo questo. Individuare discariche e spostare i problemi. Avremmo preferito la stessa corsa sulla riduzione dei rifiuti prevista per legge.

E le indagini della magistratura sul commissariato?
Le perizie tecniche devo provare quanto accaduto. Ma le verifiche sul campo sono difficili, i tempi si allungano. Ad esempio controllare cosa sta accadendo nel termovalorizzatore di Acerra o nell’impianto Cdr di Giugliano. La discarica di Taverna del Re dieci giorni fa è andata a fuoco. L’ennesima piattaforma che si incendia. Aree che ora sono siti militari.

Come valuta le privatizzazione della Protezione civile?
L’emergenza campana è stata un laboratorio. Prove tecniche per ridurre gli spazi democratici. Privatizzare settori strategici come la Protezione civile è un enorme danno. Alcuni ambiti, nervo dello Stato democratico, devono restare pubblici. E nel momento in cui non sono efficienti basta mandare a casa i responsabili. Altrimenti i privati prenderanno le decisioni e gli enti locali dovranno applicarle. Questa non è democrazia. Ma un capovolgimento della Repubblica.

Fonte:Terranews
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INTERVISTA. Parla Raffaele Del Giudice, direttore di Legambiente Campania. «C’è una vergognosa mancanza di trasparenza. E la cosa più grave è che l’emergenza campana è stata un laboratorio per privatizzare la Protezione civile».

di Alessandro De Pascale




In Campania è finita l’emergenza rifiuti. Lo ha deciso il governo. Si torna all’ordinarietà, con i poteri alle Province. Ma Bruxelles non è dello stesso avviso. Dal giugno 2007 l’Ue ha bloccato tutti fondi europei destinati alla Campania per il settore rifiuti: circa 500 milioni di euro. In seguito all’apertura di una procedura di infrazione sull’emergenza rifiuti. Abbiamo chiesto a Raffaele Del Giudice, direttore di Legambiente Campania cosa ne pensa.

L’emergenza è davvero finita?
Direi di no. Non c’è più il picco della crisi. Ma la programmazione da qui a dieci anni non è stata fatta, non sappiamo gli impianti da chi verranno gestiti, manca un Piano organico sui rifiuti come del resto le strutture per il compostaggio. In più in alcune zone non è cambiato nulla: chilometri di rifiuti per strada. Con le ecomafie che continuano a bruciare rifiuti tossici.

Ma allora perché si torna ai poteri ordinari?
La Protezione civile dell’era Bertolaso ha un modus operandi: il problema non lo risolvo ma semplicemente non lo faccio più vedere. Con poteri speciali in deroga a qualsiasi norma: emergenze usate per l’azione politica. Un decisionismo cui si è aggiunta la campagna elettorale. Un fatto gravissimo. Ma alla fine i nodi verranno al pettine.

Prima del passaggio dei poteri sembra quasi che la Protezione civile stia accelerando l’apertura di alcuni impianti?
Sono segnali devastanti. Una corsa verso il decisionismo. Che non è la soluzione dei problemi. Per quanto riguarda la discarica di Terzigno, così come quella di Chiaiano, sono situate in area Parco. Scelte sbagliate. Come Legambiente abbiamo presentato un ricorso alla magistratura che ci ha dato ragione. Quest’enorme nuova discarica che vogliono realizzare è la conferma di quanto abbiamo sempre sostenuto: non risolvo nulla ma butto tutto in un fosso. In Campania si è fatto solo questo. Individuare discariche e spostare i problemi. Avremmo preferito la stessa corsa sulla riduzione dei rifiuti prevista per legge.

E le indagini della magistratura sul commissariato?
Le perizie tecniche devo provare quanto accaduto. Ma le verifiche sul campo sono difficili, i tempi si allungano. Ad esempio controllare cosa sta accadendo nel termovalorizzatore di Acerra o nell’impianto Cdr di Giugliano. La discarica di Taverna del Re dieci giorni fa è andata a fuoco. L’ennesima piattaforma che si incendia. Aree che ora sono siti militari.

Come valuta le privatizzazione della Protezione civile?
L’emergenza campana è stata un laboratorio. Prove tecniche per ridurre gli spazi democratici. Privatizzare settori strategici come la Protezione civile è un enorme danno. Alcuni ambiti, nervo dello Stato democratico, devono restare pubblici. E nel momento in cui non sono efficienti basta mandare a casa i responsabili. Altrimenti i privati prenderanno le decisioni e gli enti locali dovranno applicarle. Questa non è democrazia. Ma un capovolgimento della Repubblica.

Fonte:Terranews
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