mercoledì 10 dicembre 2008

Mare Terra, eroina di Gaeta


Gaeta, riprenditi
I beni artistici e architettonici al centro del dibattito politico

Aspettando una nuova alba

Gaeta: Dalle pagine di Telefree apprendiamo con grande soddisfazione la decisione dell'amministrazione civica di convocare un consiglio comunale straordinario dedicato al recupero dei beni demaniali, cavallo di battaglia dell'assessore competente e della sua lista.
E' arrivato il tempo di raccogliere i frutti, o quantomeno di programmare interventi chiari, sostenibili e concreti per realizzare quella che per molti è ancora oggi un'utopia, e che invece nella mente di Antonio Ciano è sempre stata una dovuta rivendicazione d'orgoglio della nostra città.
Credo sia la prima volta (ma spero di avere la memoria corta) che a Gaeta avviene una cosa simile, o almeno che in un contesto politico locale un'amministrazione abbia il coraggio, e la voglia, di considerare il recupero del patrimonio storico-artistico un argomento fondamentale sul quale convocare una seduta straordinaria di consiglio comunale, a breve distanza da quell'altra, ben più seguita e commentata, sull' affaire ICI.

Patrimonio che, ricordiamolo, in quanto espressione di civiltà, non ha e non deve avere colore politico, né deve essere giudicato in base all'appartenenza a un ente piuttosto che un altro (demanio, stato, comune, arcidiocesi).
Eppure, nella nostra piccola realtà, poche persone hanno un'effettiva coscienza dei tesori racchiusi negli scorci di vicoli e palazzi. Pochi sanno quanto tutela, valorizzazione, recupero e fruizione del patrimonio culturale, inteso come l'insieme di tesori artistici, siti archeologici e beni paesaggistici, siano temi profondamente connessi alle scelte politiche in materia di urbanistica, quanto incidano sulla qualità della vita, che ruolo abbiano nella ricaduta d'immagine e nello sviluppo di settori come il turismo e il terziario a questo connesso.

Si spera che siano ormai lontani non solo fisicamente, ma anche dal punto di vista politico, gli anni del rampantismo economico, in cui a Gaeta apparve inevitabile l'abbattimento dei bastioni medievali per restituire salubrità alla città antica, o gli anni nei quali gli orti di Serapo scomparvero senza lasciare traccia a favore di un'urbanizzazione incontrollata, portata avanti in barba al rispetto di qualsiasi limite di densità abitativa, laddove soluzioni ardite colmarono i dislivelli che, sia pur lievi, caratterizzavano le coltivazioni. Tracce più o meno ingenti del passato romano, porticcioli, necropoli e resti di ville costiere, sono finiti inspiegabilmente sotto strati di catrame e asfalto, senza che ci sia stato il tempo o la volontà di documentare le evidenze.
Magari potessero invece scomparire impalcature e gru, montate decenni fa, arrugginite e talvolta pericolanti, ormai parte integrante del tanto decantato skyline panoramico, tanto che raramente ci si chiede ancora a cosa servano.

Insistere nella richiesta di restituzione dei beni divenuti demaniali, pur essendo solo una delle componenti di attenzione verso il patrimono comune, è una battaglia sacrosanta che deve essere sostenuta da tutti.
Compito semmai delle opposizioni è indirizzare sui giusti binari il dibattito politico, senza far propri i gigioneschi sberleffi del bolso monarca sabaudo chiamato in causa, ma vigilando piuttosto sui modi e i tempi con cui si pensa di recuperare queste strutture alla pubblica fruizione. Forse 150 anni non saranno passati invano.


postato da: MareTerra
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Gaeta, riprenditi
I beni artistici e architettonici al centro del dibattito politico

Aspettando una nuova alba

Gaeta: Dalle pagine di Telefree apprendiamo con grande soddisfazione la decisione dell'amministrazione civica di convocare un consiglio comunale straordinario dedicato al recupero dei beni demaniali, cavallo di battaglia dell'assessore competente e della sua lista.
E' arrivato il tempo di raccogliere i frutti, o quantomeno di programmare interventi chiari, sostenibili e concreti per realizzare quella che per molti è ancora oggi un'utopia, e che invece nella mente di Antonio Ciano è sempre stata una dovuta rivendicazione d'orgoglio della nostra città.
Credo sia la prima volta (ma spero di avere la memoria corta) che a Gaeta avviene una cosa simile, o almeno che in un contesto politico locale un'amministrazione abbia il coraggio, e la voglia, di considerare il recupero del patrimonio storico-artistico un argomento fondamentale sul quale convocare una seduta straordinaria di consiglio comunale, a breve distanza da quell'altra, ben più seguita e commentata, sull' affaire ICI.

Patrimonio che, ricordiamolo, in quanto espressione di civiltà, non ha e non deve avere colore politico, né deve essere giudicato in base all'appartenenza a un ente piuttosto che un altro (demanio, stato, comune, arcidiocesi).
Eppure, nella nostra piccola realtà, poche persone hanno un'effettiva coscienza dei tesori racchiusi negli scorci di vicoli e palazzi. Pochi sanno quanto tutela, valorizzazione, recupero e fruizione del patrimonio culturale, inteso come l'insieme di tesori artistici, siti archeologici e beni paesaggistici, siano temi profondamente connessi alle scelte politiche in materia di urbanistica, quanto incidano sulla qualità della vita, che ruolo abbiano nella ricaduta d'immagine e nello sviluppo di settori come il turismo e il terziario a questo connesso.

Si spera che siano ormai lontani non solo fisicamente, ma anche dal punto di vista politico, gli anni del rampantismo economico, in cui a Gaeta apparve inevitabile l'abbattimento dei bastioni medievali per restituire salubrità alla città antica, o gli anni nei quali gli orti di Serapo scomparvero senza lasciare traccia a favore di un'urbanizzazione incontrollata, portata avanti in barba al rispetto di qualsiasi limite di densità abitativa, laddove soluzioni ardite colmarono i dislivelli che, sia pur lievi, caratterizzavano le coltivazioni. Tracce più o meno ingenti del passato romano, porticcioli, necropoli e resti di ville costiere, sono finiti inspiegabilmente sotto strati di catrame e asfalto, senza che ci sia stato il tempo o la volontà di documentare le evidenze.
Magari potessero invece scomparire impalcature e gru, montate decenni fa, arrugginite e talvolta pericolanti, ormai parte integrante del tanto decantato skyline panoramico, tanto che raramente ci si chiede ancora a cosa servano.

Insistere nella richiesta di restituzione dei beni divenuti demaniali, pur essendo solo una delle componenti di attenzione verso il patrimono comune, è una battaglia sacrosanta che deve essere sostenuta da tutti.
Compito semmai delle opposizioni è indirizzare sui giusti binari il dibattito politico, senza far propri i gigioneschi sberleffi del bolso monarca sabaudo chiamato in causa, ma vigilando piuttosto sui modi e i tempi con cui si pensa di recuperare queste strutture alla pubblica fruizione. Forse 150 anni non saranno passati invano.


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