mercoledì 12 novembre 2008

Un Iraq nero dimenticato da tutti


Di Domenico Quirico


Bisogna riconoscerlo: l’Occidente ha perso un’altra guerra, in Somalia, e per la seconda volta. D’accordo. Forse questo è soltanto un fronte secondario della jihad universale, forse la isterica Grande Crociata al terrorismo è giunta all’ultimo capitolo con l’amministrazione Bush.
E la sconfitta sembrerà una liberazione. Ma è arrivato il momento di decifrare la storia di un Iraq africano da cui gli europei non hanno saputo divincolarsi in tempo, offrendo una alternativa alle strategie fallimentari di Bush.
Le conseguenze nel Corno d’Africa resteranno, stanno già infettando tutta la regione. I tribunali islamici ora hanno spazzato via tutti i moderati.
Suscitare il fanatismo non è impresa difficoltosa, più difficile è che la ragione senza un lavoro lungo e complesso arrivi a moderarlo.
Forse è tardi persino per Obama: difficile rimediare, la guerra santa nazionaltribale ha dimostrato come si conquista un Paese che l’Occidente ha lasciato alla deriva per viltà, avarizia, ignoranza.Ieri, ad esempio, è stata una giornata «tranquilla». I rapporti militari degli etiopici, a cui Washington ha appaltato la guerra contro i tribunali islamici alleati (dice l’America) di Bin Laden, hanno risolto la cronaca sveltamente, tirando un sospirone.
Non c’era niente da raccontare neppure al pettegolo mercato di Mogadiscio. Eppure…. Due suore italiane rapite a Sud ai confini del Kenya.
Nel quartiere di Taleh a Mogadiscio si è fatto un po’ di chiasso: i commandos dei fondamentalisti hanno attaccato le truppe governative, che hanno lì il quartier generale, il numero dei morti è incerto, cinque pare, di cui almeno tre civili, sprovveduti o jellati che passavano di lì.
Ma niente di cui allarmarsi: è andata bene, le battaglie grosse, le imboscate con l’autobomba sono altra storia.Il governo e i suoi invadenti alleati non sono più in grado di controllare la situazione. Addis Abeba sembra sul punto di annunciare l’avvio di un ritiro.
La trionfale marcia su Mogadiscio sta diventando troppo sanguinosa, troppi funerali di soldati caduti in agguati, la gente in Etiopia comincia chiedersi se valga la pena fare il lavoro sporco per gli americani. Che dalle loro portaerei che bordeggiano nel golfo si limitano a qualche raid aereo «chirurgico» per eliminare i capi dei tribunali islamici. Che sono vivi e vivacissimi, muoiono invece spesso dei civili.Le similitudini con l’Iraq e con l’Afghanistan sono davvero sconfortanti. La guerra santa e patriottica che gli errori americani hanno alimentato con vandalico impegno ha già provocato duemila morti e centoventimila profughi accampati e aggrappati alla carità internazionale nella regione dello Shebeli.
Le solite anime morte delle tragedie africane. Barconi pieni di aspiranti profughi navigano e purtroppo spesso affondano nel Golfo di Aden cercando di raggiungere lo Yemen. Gli insorti, bisogna chiamarli così per il credito che hanno ottenuto tra la popolazione invelenita dalla incapacità del governo e dalla brutalità degli alleati etiopici, hanno copiato con cura e efficacia i manuali dei talebani e dei terroristi iracheni.Hanno trovato, ad esempio, una buona causa da aggiungere sulle bandiere, la rivolta contro lo straniero per di più cristiano. Anche gli scettici, i renitenti alle ardue gioie della sharia detestano i vicini, hanno nel cuore e nella mente secoli di razzie feroci arrivate da oltre confine.
Poi i fondamentalisti hanno dato l’assalto agli aiuti umanitari.
E’ una tecnica consolidata: bisogna tagliare la vena che alimenta la quotidiana sopravvivenza di una Paese che da venti anni non produce più niente, portare la gente alla disperazione dimostrando di essere i più forti.E poi ci sono i sequestri: di navi e di uomini. Rendono denaro con cui riempire i forzieri. E servono per la propaganda: da mesi gli occidentali strepitano che organizzeranno flotte per bloccare i pirati. Non è successo nulla.

(Da la Stampa dell’11 novembre 2008)
Leggi tutto »

Di Domenico Quirico


Bisogna riconoscerlo: l’Occidente ha perso un’altra guerra, in Somalia, e per la seconda volta. D’accordo. Forse questo è soltanto un fronte secondario della jihad universale, forse la isterica Grande Crociata al terrorismo è giunta all’ultimo capitolo con l’amministrazione Bush.
E la sconfitta sembrerà una liberazione. Ma è arrivato il momento di decifrare la storia di un Iraq africano da cui gli europei non hanno saputo divincolarsi in tempo, offrendo una alternativa alle strategie fallimentari di Bush.
Le conseguenze nel Corno d’Africa resteranno, stanno già infettando tutta la regione. I tribunali islamici ora hanno spazzato via tutti i moderati.
Suscitare il fanatismo non è impresa difficoltosa, più difficile è che la ragione senza un lavoro lungo e complesso arrivi a moderarlo.
Forse è tardi persino per Obama: difficile rimediare, la guerra santa nazionaltribale ha dimostrato come si conquista un Paese che l’Occidente ha lasciato alla deriva per viltà, avarizia, ignoranza.Ieri, ad esempio, è stata una giornata «tranquilla». I rapporti militari degli etiopici, a cui Washington ha appaltato la guerra contro i tribunali islamici alleati (dice l’America) di Bin Laden, hanno risolto la cronaca sveltamente, tirando un sospirone.
Non c’era niente da raccontare neppure al pettegolo mercato di Mogadiscio. Eppure…. Due suore italiane rapite a Sud ai confini del Kenya.
Nel quartiere di Taleh a Mogadiscio si è fatto un po’ di chiasso: i commandos dei fondamentalisti hanno attaccato le truppe governative, che hanno lì il quartier generale, il numero dei morti è incerto, cinque pare, di cui almeno tre civili, sprovveduti o jellati che passavano di lì.
Ma niente di cui allarmarsi: è andata bene, le battaglie grosse, le imboscate con l’autobomba sono altra storia.Il governo e i suoi invadenti alleati non sono più in grado di controllare la situazione. Addis Abeba sembra sul punto di annunciare l’avvio di un ritiro.
La trionfale marcia su Mogadiscio sta diventando troppo sanguinosa, troppi funerali di soldati caduti in agguati, la gente in Etiopia comincia chiedersi se valga la pena fare il lavoro sporco per gli americani. Che dalle loro portaerei che bordeggiano nel golfo si limitano a qualche raid aereo «chirurgico» per eliminare i capi dei tribunali islamici. Che sono vivi e vivacissimi, muoiono invece spesso dei civili.Le similitudini con l’Iraq e con l’Afghanistan sono davvero sconfortanti. La guerra santa e patriottica che gli errori americani hanno alimentato con vandalico impegno ha già provocato duemila morti e centoventimila profughi accampati e aggrappati alla carità internazionale nella regione dello Shebeli.
Le solite anime morte delle tragedie africane. Barconi pieni di aspiranti profughi navigano e purtroppo spesso affondano nel Golfo di Aden cercando di raggiungere lo Yemen. Gli insorti, bisogna chiamarli così per il credito che hanno ottenuto tra la popolazione invelenita dalla incapacità del governo e dalla brutalità degli alleati etiopici, hanno copiato con cura e efficacia i manuali dei talebani e dei terroristi iracheni.Hanno trovato, ad esempio, una buona causa da aggiungere sulle bandiere, la rivolta contro lo straniero per di più cristiano. Anche gli scettici, i renitenti alle ardue gioie della sharia detestano i vicini, hanno nel cuore e nella mente secoli di razzie feroci arrivate da oltre confine.
Poi i fondamentalisti hanno dato l’assalto agli aiuti umanitari.
E’ una tecnica consolidata: bisogna tagliare la vena che alimenta la quotidiana sopravvivenza di una Paese che da venti anni non produce più niente, portare la gente alla disperazione dimostrando di essere i più forti.E poi ci sono i sequestri: di navi e di uomini. Rendono denaro con cui riempire i forzieri. E servono per la propaganda: da mesi gli occidentali strepitano che organizzeranno flotte per bloccare i pirati. Non è successo nulla.

(Da la Stampa dell’11 novembre 2008)

Nessun commento:

 
[Privacy]
Design by Free WordPress Themes | Bloggerized by Lasantha - Premium Blogger Themes | Hot Sonakshi Sinha, Car Price in India