martedì 4 novembre 2008

Tumori e inquinamento ecco i dati-record di Taranto


di MARCELLO COMETTI

TARANTO - La conferma arriva dai dati ufficiali.
A Taranto si muore più che in ogni altra città pugliese.
E se la causa di morte è un tumore, a Taranto a prevalere sono quelle forme tumorali il cui nesso con l’inquinamento ambientale è più che documentato (polmone, pleura, vescica, ecc.). Le cifre contenute nel Registro Tumori Jonico Salentino parlano chiaro: se la media regionale dei decessi è pari a 100, gli ultimi dati disponibili portano Taranto a quota 117 per tutte le cause di morte, a 129 per i tumori al polmone, a 474 per i tumori della pleura, a 124 per i tumori alla vescica.

In aumento rispetto alle medie regionali anche i tumori femmnili: per il tumore della mammella la mortalità dagli anni ’90 comincia a diminuire a livello regionale ma non per le donne residenti nel Comune di Taranto. Il rapporto tra il numero di decessi osservati localmente e quelli attesi su base regionale per questo tumore presenta valori in crescita, e negli anni recenti raggiunge un +20%. La mortalità per tumore all’utero si è invece ridotta notevolmente in questi trenta anni ma a Taranto i valori sono costantemente superiori a quelli regionali, nell’ultimo periodo del 20%. Per il tumore all’ovaio la mortalità risulta in aumento anche nella Regione, ma presenta valori più elevati tra le donne residenti a Taranto, dell’ordine di +30 %.

La lettura del Registro Tumori è istruttiva. Ma svela subito un’insidia. L’importante strumento di conoscenza e di monitoraggio sta acquisendo solo in questi mesi tutte le schede di dimissioni ospedaliera relative agli anni sino al 2007. Per rintracciare l’ultimo rapporto disponibile – curato dal prof. Giorgio Assennato – è necessario compiere un vero e proprio slalom, accedendo al sito di Arpa Puglia e di lì digitando le parole “Registro Tumori” nell’apposito motore di ricerca del portale. Il rapporto che viene fuori è il più aggiornato, e contiene i dati sino al 2003. I dati confermano “la persistenza di una condizione di rischio aumentato di sviluppare patologie neoplastiche e specificamente quelle per cui è nota e ampiamente consolidata l’associazio - ne causale con fattori di rischio di tipo professionale e ambientale”.
Secondo l’analisi del Registro Tumori quei dati “ribadiscono la presenza di una condizione specificamente preoccupante a carico della cosiddetta area a rischio e, in particolare, del comune di Taranto. In quest’ultimo, infatti, per il sesso maschile, il tasso di incidenza dei tumori della cavità orale, del rinofaringe, del fegato, dell’apparato respiratorio nel suo complesso, di trachea, bronchi e polmoni, della pleura, dei tessuti molli e dei linfomi non Hodgkin è sistematicamente superiore al dato nazionale, nonché a quello osservato nel resto della provincia di Tarant o.

Ma è possibile segnalare un nesso causa-effetto fra aumento delle patologie tumorali e inquinamento industriale? La lettura che fornisce lo studio del Registro Tumori è univoca, e la risposta è affermativa.
“Gli eccessi evidenziati per entità e tipologia delle malattie interessate – afferma il prof. Assennato - suggeriscono un ruolo importante di pregresse esposizioni a fattori di rischio di natura professionale ed ambientale nella definizione della situazione epidemiologica. Come è noto, dopo l’abitudine al fumo di sigaretta, i più importanti fattori di rischio per tumore polmonare sono le esposizioni ad inquinanti chimici di origine industriale, come gli idrocarburi policiclici aromatici. Lo stesso discorso vale per il tumore alla vescica e ancora più incontestabile è l’associazione tra mesotelioma pleurico ed esposizione ad amianto. Anche per il linfoma non Hodgkin, in eccesso rispetto al dato nazionale nel sesso maschile a Taranto, è possibile individuare possibili fattori di rischio ambientale rappresentati dalle diossine e dai policlorobifenili, presenti come additivi in vernici e pesticidi ed emessi nell’aria da industrie quali inceneritori, cementifici e impianti di agglomerazione, come quello operante nello stabilimento siderurgico”.

Fonte: La Gazzetta del Mazzogiorno
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di MARCELLO COMETTI

TARANTO - La conferma arriva dai dati ufficiali.
A Taranto si muore più che in ogni altra città pugliese.
E se la causa di morte è un tumore, a Taranto a prevalere sono quelle forme tumorali il cui nesso con l’inquinamento ambientale è più che documentato (polmone, pleura, vescica, ecc.). Le cifre contenute nel Registro Tumori Jonico Salentino parlano chiaro: se la media regionale dei decessi è pari a 100, gli ultimi dati disponibili portano Taranto a quota 117 per tutte le cause di morte, a 129 per i tumori al polmone, a 474 per i tumori della pleura, a 124 per i tumori alla vescica.

In aumento rispetto alle medie regionali anche i tumori femmnili: per il tumore della mammella la mortalità dagli anni ’90 comincia a diminuire a livello regionale ma non per le donne residenti nel Comune di Taranto. Il rapporto tra il numero di decessi osservati localmente e quelli attesi su base regionale per questo tumore presenta valori in crescita, e negli anni recenti raggiunge un +20%. La mortalità per tumore all’utero si è invece ridotta notevolmente in questi trenta anni ma a Taranto i valori sono costantemente superiori a quelli regionali, nell’ultimo periodo del 20%. Per il tumore all’ovaio la mortalità risulta in aumento anche nella Regione, ma presenta valori più elevati tra le donne residenti a Taranto, dell’ordine di +30 %.

La lettura del Registro Tumori è istruttiva. Ma svela subito un’insidia. L’importante strumento di conoscenza e di monitoraggio sta acquisendo solo in questi mesi tutte le schede di dimissioni ospedaliera relative agli anni sino al 2007. Per rintracciare l’ultimo rapporto disponibile – curato dal prof. Giorgio Assennato – è necessario compiere un vero e proprio slalom, accedendo al sito di Arpa Puglia e di lì digitando le parole “Registro Tumori” nell’apposito motore di ricerca del portale. Il rapporto che viene fuori è il più aggiornato, e contiene i dati sino al 2003. I dati confermano “la persistenza di una condizione di rischio aumentato di sviluppare patologie neoplastiche e specificamente quelle per cui è nota e ampiamente consolidata l’associazio - ne causale con fattori di rischio di tipo professionale e ambientale”.
Secondo l’analisi del Registro Tumori quei dati “ribadiscono la presenza di una condizione specificamente preoccupante a carico della cosiddetta area a rischio e, in particolare, del comune di Taranto. In quest’ultimo, infatti, per il sesso maschile, il tasso di incidenza dei tumori della cavità orale, del rinofaringe, del fegato, dell’apparato respiratorio nel suo complesso, di trachea, bronchi e polmoni, della pleura, dei tessuti molli e dei linfomi non Hodgkin è sistematicamente superiore al dato nazionale, nonché a quello osservato nel resto della provincia di Tarant o.

Ma è possibile segnalare un nesso causa-effetto fra aumento delle patologie tumorali e inquinamento industriale? La lettura che fornisce lo studio del Registro Tumori è univoca, e la risposta è affermativa.
“Gli eccessi evidenziati per entità e tipologia delle malattie interessate – afferma il prof. Assennato - suggeriscono un ruolo importante di pregresse esposizioni a fattori di rischio di natura professionale ed ambientale nella definizione della situazione epidemiologica. Come è noto, dopo l’abitudine al fumo di sigaretta, i più importanti fattori di rischio per tumore polmonare sono le esposizioni ad inquinanti chimici di origine industriale, come gli idrocarburi policiclici aromatici. Lo stesso discorso vale per il tumore alla vescica e ancora più incontestabile è l’associazione tra mesotelioma pleurico ed esposizione ad amianto. Anche per il linfoma non Hodgkin, in eccesso rispetto al dato nazionale nel sesso maschile a Taranto, è possibile individuare possibili fattori di rischio ambientale rappresentati dalle diossine e dai policlorobifenili, presenti come additivi in vernici e pesticidi ed emessi nell’aria da industrie quali inceneritori, cementifici e impianti di agglomerazione, come quello operante nello stabilimento siderurgico”.

Fonte: La Gazzetta del Mazzogiorno

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