sabato 13 settembre 2008

La colpa collettiva di essere napoletani


Di Gennaro Carotenuto


A 12 giorni dall’incontro Roma-Napoli, e dallo sfasciare di un treno da parte di alcuni mentecatti pseudo tifosi del Napoli, il pugno di ferro e la tolleranza zero del ministro degli Interni Roberto Maroni hanno partorito il topolino e sparano nel mucchio trasformando le responsabilità penali personali in colpe collettive.

Ci hanno detto per giorni che c’erano i pregiudicati e i camorristi, ma non sono andati a prenderli. Nessun teppista è stato arrestato, né condannato per direttissima. C’erano perché c’era un piano criminale o c’erano perché anche un pregiudicato è libero di andare allo stadio? Non è dato saperlo.

La sostanza è che nessuno è stato fermato, nessuno è stato sottoposto a DASPO (il provvedimento di polizia che impedisce l’accesso agli stadi) né costretto a pagare i danni, l’unica cosa sensata in un paese normale.
Insomma il treno non lo ha sfasciato nessuno e viene da domandarsi come faccia la Polizia a beccare degli assassini se non è capace di prendere dei semplici teppisti.

Il treno non lo ha sfasciato nessuno ma un colpevole c’è, ed è un colpevole collettivo: la razza dannata napoletana.
L’orda napoletana mostrata diecimila volte nei Tigì in immagini dove non si vede null’altro che una folla di tifosi che va di fretta.
E non importa chi c’è in quella presunta orda, se sono pacifici o violenti, se abitano a Secondigliano o a Posillipo o al Vomero, se sono abbonati o no e a che settore.
I media, e con loro (o per loro) il Ministero degli Interni e la Federazione calcistica (ognuno per ciò che gli compete) hanno deciso chissà come che sono tutti delinquenti e che sono tutti appartenenti ai settori popolari del tifo.
E quindi in tribuna si può andare, ma la curva è squalificata. Anche gli abbonati.

E allora i colpevoli dei fatti del 31 agosto non sono stati i 50 o 100 teppisti che hanno sfasciato il treno, dove le FFSS avevano venduto migliaia di biglietti per accalcarli in 16 in scompartimenti da 6.
Anzi i teppisti, i camorristi, i pregiudicati, con i quali hanno imbonito l’opinione pubblica l’hanno fatta completamente franca.
Dov’è il pugno di ferro, Bobo Maroni?

I colpevoli contro i quali usare il pugno di ferro ci sono e sono le 35.000 persone che frequentano i settori popolari dello Stadio San Paolo di Napoli.
Tutti colpevoli collettivamente di comprare posti economici perché se avessero avuto abbastanza soldi per comprare un posto migliore sarebbero stati innocenti.
Perché qui non c’entra la responsabilità oggettiva (sulla quale si può essere d’accordo o meno). La responsabilità oggettiva stabilisce che l’azienda privata SSC Napoli è colpevole per i danni causati dai propri sostenitori.
Bene, ma la sentenza che ha chiuso SOLO le curve dello Stadio San Paolo di Napoli per atti di teppismo avvenuti in tutt’altro luogo è una sentenza innanzitutto classista che stabilisce che solo chi frequenta i settori popolari è pericoloso mentre chi frequenta altri settori non lo è.
E’ dunque il popolo napoletano ad essere sempre colpevole, quello che non differenzia la monnezza (e le colpe dell’
Impregilo? Silenzio assoluto), quello che è per definizione più sporco e ignorante e scansafatiche di tutti gli altri popoli.
Ed è quello che può essere colpito e affogato con leggi speciali, discariche fuorilegge nel resto d’Italia, sentenze collettive.
Tanto per quella suburra, per quella plebe irredimibile…
Pregiudizi. Pregiudizi e colpe collettive.

Colpe collettive e pregiudizi fatti passare per sentenze passate in giudicato, come per gli arabi, i rumeni e in passato… Cosa vi ricorda?
Del resto loro lo scrivono nei loro stadi: “napoletani ai forni”. Sì, battute…

NB. Conflitto d’interessi. Da bambino papà mi portava in curva B, sapore di friarielli e odore di Caffè Borghetti. Mio nonno, che si chiamava come me, era abbonato del Napoli già nel campionato 1926-27, allo Stadio Ascarelli, che poi fu distrutto dalle bombe alleate.
Papà, prima che al San Paolo, andava allo Stadio del Vomero. Partiva la domenica mattina dalla zona del rettifilo a piedi o appendendosi dietro ai filobus per andare in quel remoto quartiere in collina. Con le storie di Attila Sallustro e di Hasse Jeppson sono stato svezzato, io che sono nato poche ore prima di un Napoli-Juventus 2-0 che miglior battesimo non poteva essere.

Fonte:giornalismo partecipativo
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Di Gennaro Carotenuto


A 12 giorni dall’incontro Roma-Napoli, e dallo sfasciare di un treno da parte di alcuni mentecatti pseudo tifosi del Napoli, il pugno di ferro e la tolleranza zero del ministro degli Interni Roberto Maroni hanno partorito il topolino e sparano nel mucchio trasformando le responsabilità penali personali in colpe collettive.

Ci hanno detto per giorni che c’erano i pregiudicati e i camorristi, ma non sono andati a prenderli. Nessun teppista è stato arrestato, né condannato per direttissima. C’erano perché c’era un piano criminale o c’erano perché anche un pregiudicato è libero di andare allo stadio? Non è dato saperlo.

La sostanza è che nessuno è stato fermato, nessuno è stato sottoposto a DASPO (il provvedimento di polizia che impedisce l’accesso agli stadi) né costretto a pagare i danni, l’unica cosa sensata in un paese normale.
Insomma il treno non lo ha sfasciato nessuno e viene da domandarsi come faccia la Polizia a beccare degli assassini se non è capace di prendere dei semplici teppisti.

Il treno non lo ha sfasciato nessuno ma un colpevole c’è, ed è un colpevole collettivo: la razza dannata napoletana.
L’orda napoletana mostrata diecimila volte nei Tigì in immagini dove non si vede null’altro che una folla di tifosi che va di fretta.
E non importa chi c’è in quella presunta orda, se sono pacifici o violenti, se abitano a Secondigliano o a Posillipo o al Vomero, se sono abbonati o no e a che settore.
I media, e con loro (o per loro) il Ministero degli Interni e la Federazione calcistica (ognuno per ciò che gli compete) hanno deciso chissà come che sono tutti delinquenti e che sono tutti appartenenti ai settori popolari del tifo.
E quindi in tribuna si può andare, ma la curva è squalificata. Anche gli abbonati.

E allora i colpevoli dei fatti del 31 agosto non sono stati i 50 o 100 teppisti che hanno sfasciato il treno, dove le FFSS avevano venduto migliaia di biglietti per accalcarli in 16 in scompartimenti da 6.
Anzi i teppisti, i camorristi, i pregiudicati, con i quali hanno imbonito l’opinione pubblica l’hanno fatta completamente franca.
Dov’è il pugno di ferro, Bobo Maroni?

I colpevoli contro i quali usare il pugno di ferro ci sono e sono le 35.000 persone che frequentano i settori popolari dello Stadio San Paolo di Napoli.
Tutti colpevoli collettivamente di comprare posti economici perché se avessero avuto abbastanza soldi per comprare un posto migliore sarebbero stati innocenti.
Perché qui non c’entra la responsabilità oggettiva (sulla quale si può essere d’accordo o meno). La responsabilità oggettiva stabilisce che l’azienda privata SSC Napoli è colpevole per i danni causati dai propri sostenitori.
Bene, ma la sentenza che ha chiuso SOLO le curve dello Stadio San Paolo di Napoli per atti di teppismo avvenuti in tutt’altro luogo è una sentenza innanzitutto classista che stabilisce che solo chi frequenta i settori popolari è pericoloso mentre chi frequenta altri settori non lo è.
E’ dunque il popolo napoletano ad essere sempre colpevole, quello che non differenzia la monnezza (e le colpe dell’
Impregilo? Silenzio assoluto), quello che è per definizione più sporco e ignorante e scansafatiche di tutti gli altri popoli.
Ed è quello che può essere colpito e affogato con leggi speciali, discariche fuorilegge nel resto d’Italia, sentenze collettive.
Tanto per quella suburra, per quella plebe irredimibile…
Pregiudizi. Pregiudizi e colpe collettive.

Colpe collettive e pregiudizi fatti passare per sentenze passate in giudicato, come per gli arabi, i rumeni e in passato… Cosa vi ricorda?
Del resto loro lo scrivono nei loro stadi: “napoletani ai forni”. Sì, battute…

NB. Conflitto d’interessi. Da bambino papà mi portava in curva B, sapore di friarielli e odore di Caffè Borghetti. Mio nonno, che si chiamava come me, era abbonato del Napoli già nel campionato 1926-27, allo Stadio Ascarelli, che poi fu distrutto dalle bombe alleate.
Papà, prima che al San Paolo, andava allo Stadio del Vomero. Partiva la domenica mattina dalla zona del rettifilo a piedi o appendendosi dietro ai filobus per andare in quel remoto quartiere in collina. Con le storie di Attila Sallustro e di Hasse Jeppson sono stato svezzato, io che sono nato poche ore prima di un Napoli-Juventus 2-0 che miglior battesimo non poteva essere.

Fonte:giornalismo partecipativo

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