martedì 15 luglio 2008

La circolazione della crisi


Di Nicola Zitara


La crisi è in atto da tempo e secondo gli esperti s'aggraverà. Con alquanta parsimonia i telegiornali fanno seguire, ai quotidiani pettegolezzi politici, qualche notizia sulla persistente caduta dei titoli in borsa. A New York, Londra, Tokio, Hong Kong, Pechino, Francoforte, Milano si accusano perdite colossali, il 25 per cento e anche più. In totale le maggiori borse del mondo hanno avuto un abbattimento dei valori di quasi duemila miliardi di dollari (della bolla gonfiata dalla speculazione. Speculare in borsa significa far crescere con artifici vari, ma non illeciti, la domanda di un titolo azionario o obbligazionario al fine di venderlo a un prezzo maggiore del valore reale dei diritti proprietari che esso rappresenta, o viceversa, fare in modo che il valore crolli o scenda).
Dei dolori di noi plebei, abitanti dell'ultima provincia del mondo degli affari, si dice e non si dice. Il lamento si dispiega sull'aumento del costo della vita, principalmente all'aumento dei generi di prima necessità: pasta, pane, frutta, latte, e da ultimo il barile di petrolio, il cui prezzo è raddoppiato negli ultimi quattro mesi. Il cataclisma abbattutosi sulle condizioni d'esistenza dei sudichi viene esibito dai mezzibusti televisivi come se fosse opera di un dio trascendente e come se non corrispondesse a precisi comportamenti umani. O volerla dire con Marx: a comportamenti umani dettati da interessi di classe. "E' la mano divina che regge il mercato", questa è la filosofia economica che vige da più di 150 anni e che si continua a insegnare nelle facoltà di economia per rimbecillire i giovani, e che viene sottintesa nelle recitazione dei giornalisti televisivi, per ingannare la gente comune. Nella letteratura giornalistica, che è opera di esperti, girano mezze verità che hanno il fine recondito di addossare ogni colpa allo Spirito Santo. Ma se, per caso, questa mano divina, che reggerebbe l'andamento dei mercati, l'andiamo a cercare in un Dio rivelato come Gesù Cristo, è scritto che Egli i mercanti li scacciò dal tempio con la frusta.
Comunque, mano di dio o mani profane, la televisione e i giornali, dovendo fornire un alibi ai colpevoli, mettono insieme due cose ben diverse. Vediamole. L'aumento del costo della vita non ha cause trascendentali. E' stato voluto dai creatori dell'euro. Non ci sono santi che tengano, questi signori, onde avere una moneta forte, hanno fatto in modo d'abbassare i redditi popolari e d'indebolire incisivamente la spesa sociale, il cosiddetto Welfare. Lo hanno fatto sia barando sul cambio tra vecchie monete ed euro (e non solo in Italia), sia allargando la circolazione attraverso la moneta che viene creata su base fiduciaria dalle banche (solo per fare un esempio, un assegno non è moneta, ma per chi lo dà e per chi lo prende è subito valuta. L'ammontare degli assegni in circolazione si aggiunge alla circolazione monetaria). Il (relativamente) recente aumento del prezzo delle materie prime si è riversato come una colata di calce viva sulle classi popolari già sofferenti. In questo caso, per i giornali e la televisione, gli imputati sono l'India e la Cina. Ma neanche in questo caso viene raccontata la verità. La capacità di spesa di una nazione non cresce per salti, ma per progressione. Chi sapeva del fenomeno ha taciuto per favorire gli speculatori. Nel mondo occidentale i giornalisti traboccano, gli economisti anche, i centri di ricerca sono migliaia, ma gli interessi dei monopolisti mondiali sono tali da mettere il bavaglio a chi infrange la legge dell'omertà sui fatti concernenti il profitto. Ci sono poi le responsabilità del dollaro. I prezzi mondiali sono cresciuti e crescono in misura inversa al calo del valore del dollaro. E anche in questo caso la pallina degli gnomi di Francoforte, il cui recondito progetto era di arrivare a sostituire il dollaro con l'euro nelle transazioni internazionali, è finita in buca, in quanto il Giappone, e la Cina e l'India emergenti guardano agli USA come clienti, o maggiori clienti, e non all'Europa. I sapientoni di Francoforte hanno fatto male il loro mestiere. Volendo indebolire il dollaro hanno messo in crisi l'Europa. E nessuno ancora li ha cacciati dal Tempio come si racconta nei Vangeli fece Cristo.
La crisi sociale dovuta alla caduta dei redditi popolari è un fenomeno che precede la crisi delle borse e della finanza bancaria. Anzi, i padroni della banche hanno scialato abbondantemente sulla crisi popolare. I titoli hanno scalato i listini per molti anni in modo ingiustificato. Infatti i guadagni in borsa non sempre derivano dall'incremento effettivo dei profitti, ma più spesso da valutazioni di comodo e anche da imbrogli contabili. Gli Dei o il Caso sono innocenti dell'attuale crisi e del suo aggravarsi. I responsabili sono esseri umani, se tali vogliamo considerare la signora Thatcher e il defunto presidente USA, Reagan, che hanno liberalizzato il movimento dei capitali. Volendola esemplificare, la decisione ha consentito e consente alla banca A, italiana, che si prospetta dei buoni affari diciamo con il prestito al consumo, di prendere in prestito dalla banca B, americana, una certa quantità di milioni, rilasciando un titolo di credito (grossolanamente una cambiale). La banca B non considera questo titolo un credito, a fronte del quale deve accantonare un suo capitale, come farebbe un comune mortale, ma esso stesso un capitale di riserva, e ne impiega il controvalore in altro credito. Succede così che se gli affamati clienti della banca A non pagano, il titolo incassato dalla banca B non corrisponde a un valore ma a puro fumo. Se neanche i successivi debitori di A pagano, il buco viene alla luce del sole. In questo caso la banca centrale stampa altra carta e la presta agli imbroglioni, addossando al pubblico il prezzo dell'imbroglio attraverso l'inflazione. Nella speculazione non c'è solo il danno, c'è anche la beffa. Infatti la contabilità nazionale mette all'attivo i palloni gonfiati, come se fossero ricchezza reale. A tempo di mio nonno si diceva: "Chiacchiere e tabacchere 'e legno, 'o banco non impegna".
Ciò premesso, veniamo a noi plebei, gente marginale ed emarginata del mondo opulento. Cosa accadrà a noi che non possediamo titoli in borsa, non abbiamo euro depositati in banca e abbiamo il portafoglio più spesso vuoto che pieno? Per prima cosa i banchieri cercheranno di recuperare i crediti che hanno verso di noi, per pagare i loro. Infieriranno? Questo è il meno. L'inefficienza della magistratura costituisce una difesa per i debitori. Il guaio sarà che chi manda avanti un'impresa avrà difficoltà a trovare credito. Di conseguenza ridurrà le spese in contanti, in primo luogo il numero dei dipendenti. Crescerà, di conseguenza, la già infernale disoccupazione e i salari arretreranno ulteriormente. La recessione nel settore delle costruzioni è già in atto. Anche lo stato, i comuni e gli altri enti pubblici spenderanno di meno, perché la Banca europea, insistendo nella sua politica di stabilità monetaria, stringerà i cordoni del credito. Intanto ENI, Enel, assicurazione auto, i grandi mulini, i grandi pastifici etc. continueranno a succhiare plusvalore dai consumatori meridionali Fra tante cose che già vanno male, di positivo ci potrebbe essere uno stimolo a tornare ai campi e all'agricoltura. Forse accadrà, forse no. Personalmente non ci credo molto, perché il Sud è precipitato in mano a una classe politica vanitosa, ingorda e inetta. A dirla fuori dei denti e senza la rituale ipocrisia, resteranno in giro i soldi della mafia. La quale continuerà a fare i suoi affari, anche se lo stato e l'Europa restringeranno il rubinetto dei lavori pubblici, portando al Sud danaro che ha prodotto. Ma il danaro della mafia non figlia. La mafia non è un corpo economico progettuale, quantomeno qui dove esercita il dominio sul territorio. Qui alleva i suoi quadri, adotta quindi una cultura da caserma, di retroguardia, chiusa in difesa dell'arretratezza.
Le crisi cicliche sono state sempre innescate dalla mancanza d'intelligenza con cui il capitalismo governa il mondo, ma sono sempre ricadute sulla gente più povera. Sono uno dei pochi a ricordare il 1931, 1932, 1933, e poi le guerre d'Africa e di Spagna, quando i contadini andavano a morire per 25 lire al giorno. Oggi in Africa si muore per meno. Chi crede in Dio, è giusto che preghi.

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Di Nicola Zitara


La crisi è in atto da tempo e secondo gli esperti s'aggraverà. Con alquanta parsimonia i telegiornali fanno seguire, ai quotidiani pettegolezzi politici, qualche notizia sulla persistente caduta dei titoli in borsa. A New York, Londra, Tokio, Hong Kong, Pechino, Francoforte, Milano si accusano perdite colossali, il 25 per cento e anche più. In totale le maggiori borse del mondo hanno avuto un abbattimento dei valori di quasi duemila miliardi di dollari (della bolla gonfiata dalla speculazione. Speculare in borsa significa far crescere con artifici vari, ma non illeciti, la domanda di un titolo azionario o obbligazionario al fine di venderlo a un prezzo maggiore del valore reale dei diritti proprietari che esso rappresenta, o viceversa, fare in modo che il valore crolli o scenda).
Dei dolori di noi plebei, abitanti dell'ultima provincia del mondo degli affari, si dice e non si dice. Il lamento si dispiega sull'aumento del costo della vita, principalmente all'aumento dei generi di prima necessità: pasta, pane, frutta, latte, e da ultimo il barile di petrolio, il cui prezzo è raddoppiato negli ultimi quattro mesi. Il cataclisma abbattutosi sulle condizioni d'esistenza dei sudichi viene esibito dai mezzibusti televisivi come se fosse opera di un dio trascendente e come se non corrispondesse a precisi comportamenti umani. O volerla dire con Marx: a comportamenti umani dettati da interessi di classe. "E' la mano divina che regge il mercato", questa è la filosofia economica che vige da più di 150 anni e che si continua a insegnare nelle facoltà di economia per rimbecillire i giovani, e che viene sottintesa nelle recitazione dei giornalisti televisivi, per ingannare la gente comune. Nella letteratura giornalistica, che è opera di esperti, girano mezze verità che hanno il fine recondito di addossare ogni colpa allo Spirito Santo. Ma se, per caso, questa mano divina, che reggerebbe l'andamento dei mercati, l'andiamo a cercare in un Dio rivelato come Gesù Cristo, è scritto che Egli i mercanti li scacciò dal tempio con la frusta.
Comunque, mano di dio o mani profane, la televisione e i giornali, dovendo fornire un alibi ai colpevoli, mettono insieme due cose ben diverse. Vediamole. L'aumento del costo della vita non ha cause trascendentali. E' stato voluto dai creatori dell'euro. Non ci sono santi che tengano, questi signori, onde avere una moneta forte, hanno fatto in modo d'abbassare i redditi popolari e d'indebolire incisivamente la spesa sociale, il cosiddetto Welfare. Lo hanno fatto sia barando sul cambio tra vecchie monete ed euro (e non solo in Italia), sia allargando la circolazione attraverso la moneta che viene creata su base fiduciaria dalle banche (solo per fare un esempio, un assegno non è moneta, ma per chi lo dà e per chi lo prende è subito valuta. L'ammontare degli assegni in circolazione si aggiunge alla circolazione monetaria). Il (relativamente) recente aumento del prezzo delle materie prime si è riversato come una colata di calce viva sulle classi popolari già sofferenti. In questo caso, per i giornali e la televisione, gli imputati sono l'India e la Cina. Ma neanche in questo caso viene raccontata la verità. La capacità di spesa di una nazione non cresce per salti, ma per progressione. Chi sapeva del fenomeno ha taciuto per favorire gli speculatori. Nel mondo occidentale i giornalisti traboccano, gli economisti anche, i centri di ricerca sono migliaia, ma gli interessi dei monopolisti mondiali sono tali da mettere il bavaglio a chi infrange la legge dell'omertà sui fatti concernenti il profitto. Ci sono poi le responsabilità del dollaro. I prezzi mondiali sono cresciuti e crescono in misura inversa al calo del valore del dollaro. E anche in questo caso la pallina degli gnomi di Francoforte, il cui recondito progetto era di arrivare a sostituire il dollaro con l'euro nelle transazioni internazionali, è finita in buca, in quanto il Giappone, e la Cina e l'India emergenti guardano agli USA come clienti, o maggiori clienti, e non all'Europa. I sapientoni di Francoforte hanno fatto male il loro mestiere. Volendo indebolire il dollaro hanno messo in crisi l'Europa. E nessuno ancora li ha cacciati dal Tempio come si racconta nei Vangeli fece Cristo.
La crisi sociale dovuta alla caduta dei redditi popolari è un fenomeno che precede la crisi delle borse e della finanza bancaria. Anzi, i padroni della banche hanno scialato abbondantemente sulla crisi popolare. I titoli hanno scalato i listini per molti anni in modo ingiustificato. Infatti i guadagni in borsa non sempre derivano dall'incremento effettivo dei profitti, ma più spesso da valutazioni di comodo e anche da imbrogli contabili. Gli Dei o il Caso sono innocenti dell'attuale crisi e del suo aggravarsi. I responsabili sono esseri umani, se tali vogliamo considerare la signora Thatcher e il defunto presidente USA, Reagan, che hanno liberalizzato il movimento dei capitali. Volendola esemplificare, la decisione ha consentito e consente alla banca A, italiana, che si prospetta dei buoni affari diciamo con il prestito al consumo, di prendere in prestito dalla banca B, americana, una certa quantità di milioni, rilasciando un titolo di credito (grossolanamente una cambiale). La banca B non considera questo titolo un credito, a fronte del quale deve accantonare un suo capitale, come farebbe un comune mortale, ma esso stesso un capitale di riserva, e ne impiega il controvalore in altro credito. Succede così che se gli affamati clienti della banca A non pagano, il titolo incassato dalla banca B non corrisponde a un valore ma a puro fumo. Se neanche i successivi debitori di A pagano, il buco viene alla luce del sole. In questo caso la banca centrale stampa altra carta e la presta agli imbroglioni, addossando al pubblico il prezzo dell'imbroglio attraverso l'inflazione. Nella speculazione non c'è solo il danno, c'è anche la beffa. Infatti la contabilità nazionale mette all'attivo i palloni gonfiati, come se fossero ricchezza reale. A tempo di mio nonno si diceva: "Chiacchiere e tabacchere 'e legno, 'o banco non impegna".
Ciò premesso, veniamo a noi plebei, gente marginale ed emarginata del mondo opulento. Cosa accadrà a noi che non possediamo titoli in borsa, non abbiamo euro depositati in banca e abbiamo il portafoglio più spesso vuoto che pieno? Per prima cosa i banchieri cercheranno di recuperare i crediti che hanno verso di noi, per pagare i loro. Infieriranno? Questo è il meno. L'inefficienza della magistratura costituisce una difesa per i debitori. Il guaio sarà che chi manda avanti un'impresa avrà difficoltà a trovare credito. Di conseguenza ridurrà le spese in contanti, in primo luogo il numero dei dipendenti. Crescerà, di conseguenza, la già infernale disoccupazione e i salari arretreranno ulteriormente. La recessione nel settore delle costruzioni è già in atto. Anche lo stato, i comuni e gli altri enti pubblici spenderanno di meno, perché la Banca europea, insistendo nella sua politica di stabilità monetaria, stringerà i cordoni del credito. Intanto ENI, Enel, assicurazione auto, i grandi mulini, i grandi pastifici etc. continueranno a succhiare plusvalore dai consumatori meridionali Fra tante cose che già vanno male, di positivo ci potrebbe essere uno stimolo a tornare ai campi e all'agricoltura. Forse accadrà, forse no. Personalmente non ci credo molto, perché il Sud è precipitato in mano a una classe politica vanitosa, ingorda e inetta. A dirla fuori dei denti e senza la rituale ipocrisia, resteranno in giro i soldi della mafia. La quale continuerà a fare i suoi affari, anche se lo stato e l'Europa restringeranno il rubinetto dei lavori pubblici, portando al Sud danaro che ha prodotto. Ma il danaro della mafia non figlia. La mafia non è un corpo economico progettuale, quantomeno qui dove esercita il dominio sul territorio. Qui alleva i suoi quadri, adotta quindi una cultura da caserma, di retroguardia, chiusa in difesa dell'arretratezza.
Le crisi cicliche sono state sempre innescate dalla mancanza d'intelligenza con cui il capitalismo governa il mondo, ma sono sempre ricadute sulla gente più povera. Sono uno dei pochi a ricordare il 1931, 1932, 1933, e poi le guerre d'Africa e di Spagna, quando i contadini andavano a morire per 25 lire al giorno. Oggi in Africa si muore per meno. Chi crede in Dio, è giusto che preghi.

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