sabato 9 maggio 2020

Lettera inviata dal Lab-Sud a tutti i Parlamentari: “Si applichi la clausola 34%, non si sottraggano ancora risorse al Sud!”

Sempre più supino ai diktat dei poteri forti di questo Paese, il Governo Conte bis scarica i costi della Grande depressione globale da pandemia coronavirus su un Sud sempre più ridotto alla sua funzione marginale e subalterna di “colonia estrattiva interna”.
Come denunciano gli esponenti del Laboratorio-La riscossa del Sud: “Dalla modifica degli orientamenti contenuti nella bozza del DIPE all’approvazione in Parlamento del DEF, si prospetta un ulteriore gravissimo scippo di risorse ai danni delle popolazioni del Mezzogiorno d’Italia”.

Al fine di sensibilizzare e di responsabilizzare tutti i parlamentari italiani sull’ennesima indebita sottrazione di risorse finanziarie cui è vittima il Sud, gli esponenti di Lab-Sud, Giovanni Russo Spena, Rosa Rinaldi, Roberto Musacchio, Natale Cuccurese, Loredana Marino, Roberto Morea, hanno scritto una Lettera aperta, di cui si seguito si riporta la versione integrale, chiedendo loro di “proporre e fare approvare una mozione d’indirizzo in occasione della conversione del “‘Decreto- Aprile’ che vincoli il Governo nel non presentare alle Camere provvedimenti che possano introdurre ulteriori squilibri interregionali e bloccare ogni ddl di modifica delle attuali disposizioni sulla riserva del 34% e sulla ripartizione percentuale dei fondi di coesione”.
Testo integrale della lettera inviata
“Gentile onorevole,
Le scriviamo, perché siamo molto preoccupati per il modo in cui a livello parlamentare è stato approvato il DEF 2020 in quanto in alcuni suoi punti abbiamo intravisto un primo recepimento del documento della Presidenza del Consiglio – Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica dal titolo “L’Italia e la risposta al Covid-19” dove veniva proposto, tra l’altro, la sospensione della riserva del 34% di cui all’art. 7 bis del d-l n. 243/2016 come convertito con modifiche nella legge n. 18/2017 e una diversa ripartizione percentuale del riparto delle risorse del fondo Sviluppo e Coesione secondo quanto previsto dall’art. 1, co. 6, della legge n. 147/2013.

Sappiamo che parlamentari – soprattutto meridionali – di diverse forze politiche sia di maggioranza che di opposizione hanno presentato interrogazioni per chiedere chiarimenti su questi aspetti del documento in questione, pertanto ci sembra grave che nel DEF 2020, da un lato, si sia omesso di indicare i programmi di spesa in conto capitale delle Amministrazioni centrali su cui applicare la riserva del 34% al Meridione come, ad esempio, fatto nel DEF 2019 (si veda, in proposito, la sez. II, cap. IX, pag. 119) dall’altro si prevede la “flessibilità nell’utilizzo dei fondi strutturali” ossia la “possibilità di trasferire risorse tra i tre fondi della politica di coesione e tra le diverse categorie di Regioni” (Sez. I, cap. I, pag. 7 DEF 2020).

Questo aspetto viene inserito all’interno della risposta europea all’attuale crisi e, quindi, ci si chiede perché accettare (o richiedere) questo tipo di flessibilità, qual è la finalità che si vuole perseguire?
Qui ritorna l’indubbio, seppur implicito, collegamento col documento della Presidenza del Consiglio.
E’ appena il caso di ricordare che già oggi, con l’attuale ripartizione dei fondi strutturali (80% al Mezzogiorno e 20% al Centro-Nord) ci scontriamo col fatto che queste risorse sono, perlopiù, sostitutive e non aggiuntive; tuttavia il risvolto più grave è che una modifica normativa peggiorativa per il Mezzogiorno delle due disposizioni in argomento sarebbe una violazione dei criteri perequativi e di riequilibrio territoriale esplicitamente richiamati dalla nostra Costituzione (art. 119, co. 5).
Non vi scriviamo soltanto come cittadine e cittadini di una parte del Paese ma nell’interesse dell’unità e coesione della Repubblica perché da questa crisi il Paese può uscire soltanto se più giusto ed equilibrato senza contrapposizioni e competitività territoriali, senza un intollerabile furto ai danni del Sud. 
Che sarebbe anche un intollerabile colpo alla economia nazionale e alla coesione della Repubblica.
Pertanto, vi chiediamo di proporre e far approvare una mozione d’indirizzo in occasione della conversione del “decreto- Aprile” che vincoli il Governo nel non presentare alle Camere provvedimenti che possano introdurre ulteriori squilibri interregionali e bloccare ogni ddl di modifica delle attuali disposizioni sulla riserva del 34% e sulla ripartizione percentuale dei fondi di coesione”.


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Sempre più supino ai diktat dei poteri forti di questo Paese, il Governo Conte bis scarica i costi della Grande depressione globale da pandemia coronavirus su un Sud sempre più ridotto alla sua funzione marginale e subalterna di “colonia estrattiva interna”.
Come denunciano gli esponenti del Laboratorio-La riscossa del Sud: “Dalla modifica degli orientamenti contenuti nella bozza del DIPE all’approvazione in Parlamento del DEF, si prospetta un ulteriore gravissimo scippo di risorse ai danni delle popolazioni del Mezzogiorno d’Italia”.

Al fine di sensibilizzare e di responsabilizzare tutti i parlamentari italiani sull’ennesima indebita sottrazione di risorse finanziarie cui è vittima il Sud, gli esponenti di Lab-Sud, Giovanni Russo Spena, Rosa Rinaldi, Roberto Musacchio, Natale Cuccurese, Loredana Marino, Roberto Morea, hanno scritto una Lettera aperta, di cui si seguito si riporta la versione integrale, chiedendo loro di “proporre e fare approvare una mozione d’indirizzo in occasione della conversione del “‘Decreto- Aprile’ che vincoli il Governo nel non presentare alle Camere provvedimenti che possano introdurre ulteriori squilibri interregionali e bloccare ogni ddl di modifica delle attuali disposizioni sulla riserva del 34% e sulla ripartizione percentuale dei fondi di coesione”.
Testo integrale della lettera inviata
“Gentile onorevole,
Le scriviamo, perché siamo molto preoccupati per il modo in cui a livello parlamentare è stato approvato il DEF 2020 in quanto in alcuni suoi punti abbiamo intravisto un primo recepimento del documento della Presidenza del Consiglio – Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica dal titolo “L’Italia e la risposta al Covid-19” dove veniva proposto, tra l’altro, la sospensione della riserva del 34% di cui all’art. 7 bis del d-l n. 243/2016 come convertito con modifiche nella legge n. 18/2017 e una diversa ripartizione percentuale del riparto delle risorse del fondo Sviluppo e Coesione secondo quanto previsto dall’art. 1, co. 6, della legge n. 147/2013.

Sappiamo che parlamentari – soprattutto meridionali – di diverse forze politiche sia di maggioranza che di opposizione hanno presentato interrogazioni per chiedere chiarimenti su questi aspetti del documento in questione, pertanto ci sembra grave che nel DEF 2020, da un lato, si sia omesso di indicare i programmi di spesa in conto capitale delle Amministrazioni centrali su cui applicare la riserva del 34% al Meridione come, ad esempio, fatto nel DEF 2019 (si veda, in proposito, la sez. II, cap. IX, pag. 119) dall’altro si prevede la “flessibilità nell’utilizzo dei fondi strutturali” ossia la “possibilità di trasferire risorse tra i tre fondi della politica di coesione e tra le diverse categorie di Regioni” (Sez. I, cap. I, pag. 7 DEF 2020).

Questo aspetto viene inserito all’interno della risposta europea all’attuale crisi e, quindi, ci si chiede perché accettare (o richiedere) questo tipo di flessibilità, qual è la finalità che si vuole perseguire?
Qui ritorna l’indubbio, seppur implicito, collegamento col documento della Presidenza del Consiglio.
E’ appena il caso di ricordare che già oggi, con l’attuale ripartizione dei fondi strutturali (80% al Mezzogiorno e 20% al Centro-Nord) ci scontriamo col fatto che queste risorse sono, perlopiù, sostitutive e non aggiuntive; tuttavia il risvolto più grave è che una modifica normativa peggiorativa per il Mezzogiorno delle due disposizioni in argomento sarebbe una violazione dei criteri perequativi e di riequilibrio territoriale esplicitamente richiamati dalla nostra Costituzione (art. 119, co. 5).
Non vi scriviamo soltanto come cittadine e cittadini di una parte del Paese ma nell’interesse dell’unità e coesione della Repubblica perché da questa crisi il Paese può uscire soltanto se più giusto ed equilibrato senza contrapposizioni e competitività territoriali, senza un intollerabile furto ai danni del Sud. 
Che sarebbe anche un intollerabile colpo alla economia nazionale e alla coesione della Repubblica.
Pertanto, vi chiediamo di proporre e far approvare una mozione d’indirizzo in occasione della conversione del “decreto- Aprile” che vincoli il Governo nel non presentare alle Camere provvedimenti che possano introdurre ulteriori squilibri interregionali e bloccare ogni ddl di modifica delle attuali disposizioni sulla riserva del 34% e sulla ripartizione percentuale dei fondi di coesione”.


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