venerdì 31 luglio 2015

Natale Cuccurese, Partito del Sud: “Dopo drammatico rapporto SVIMEZ, c’è bisogno di azione politica da Sud per il Sud”

natalecuccurese1Il Rapporto sul Sud reso noto dallo SVIMEZ, che condanna dati alla mano il Sud a un sottosviluppo permanente e con un tasso di crescità metà della Grecia rende necessaria una risposta politica forte e radicale rispetto alle stanche politiche verso il sud che nei decenni, forse da sempre, si sono ripetute. Il Partito del Sud lancia un allarme e un appello forte per bocca del suo presidente nazionale Natale Cuccurese:
“Il Rapporto Svimez che dice che “Il Mezzogiorno si avvia verso un sottosviluppo permanente” era ampiamente previsto – dice Cuccurese- e inevitabile viste soprattutto le politiche dei Governi degli ultimi vent’anni. Un motivo in più come Partito del Sud per accelerare l’azione politica da Sud e per il Sud, ricercando o consolidando quella collaborazione già in atto da tempo con alcuni uomini politici del meridione, pochi ma buoni, che le suddette grandi battaglie per lo sviluppo e il riscatto del Sud le affrontano con coraggio e spesso buoni esiti.
In un Paese diviso e diseguale, dove il Sud scivola sempre più nell’arretramento  è necessario fare qualcosa, il Partito del Sud  vuole impegnarsi in questa ottica. Non è possibile che, nel 2014, per il settimo anno consecutivo il Pil del Mezzogiorno sia ancora negativo (-1,3%), il divario di Pil pro capite sia tornato ai livelli di 15 anni fa. Pensate che negli anni di crisi 2008-2014 i consumi delle famiglie meridionali sono crollati quasi del 13% e gli investimenti nell’industria in senso stretto addirittura del 59% . Come detto, tutto questo non è più accettabile.”


.
Leggi tutto »
natalecuccurese1Il Rapporto sul Sud reso noto dallo SVIMEZ, che condanna dati alla mano il Sud a un sottosviluppo permanente e con un tasso di crescità metà della Grecia rende necessaria una risposta politica forte e radicale rispetto alle stanche politiche verso il sud che nei decenni, forse da sempre, si sono ripetute. Il Partito del Sud lancia un allarme e un appello forte per bocca del suo presidente nazionale Natale Cuccurese:
“Il Rapporto Svimez che dice che “Il Mezzogiorno si avvia verso un sottosviluppo permanente” era ampiamente previsto – dice Cuccurese- e inevitabile viste soprattutto le politiche dei Governi degli ultimi vent’anni. Un motivo in più come Partito del Sud per accelerare l’azione politica da Sud e per il Sud, ricercando o consolidando quella collaborazione già in atto da tempo con alcuni uomini politici del meridione, pochi ma buoni, che le suddette grandi battaglie per lo sviluppo e il riscatto del Sud le affrontano con coraggio e spesso buoni esiti.
In un Paese diviso e diseguale, dove il Sud scivola sempre più nell’arretramento  è necessario fare qualcosa, il Partito del Sud  vuole impegnarsi in questa ottica. Non è possibile che, nel 2014, per il settimo anno consecutivo il Pil del Mezzogiorno sia ancora negativo (-1,3%), il divario di Pil pro capite sia tornato ai livelli di 15 anni fa. Pensate che negli anni di crisi 2008-2014 i consumi delle famiglie meridionali sono crollati quasi del 13% e gli investimenti nell’industria in senso stretto addirittura del 59% . Come detto, tutto questo non è più accettabile.”


.

martedì 28 luglio 2015

Dopo i (solo annunciati) tagli alle tasse arrivano i tagli (concreti) alla sanità.

Di Natale Cuccurese

Dopo i pesanti tagli agli enti locali il Governo pensa di fare altrettanto con la sanità. La spending review sarà anche necessaria per reperire risorse che serviranno però, malgrado il ministro Lorenzin ( favorevole alla "razionalizzazione"...) chieda di reinvestire nel Servizio Sanitario Nazionale, anche a disinnescare la mina di un maxi-aumento di Iva e accise da oltre 16 miliardi, eredità sotto forma di clausole di salvaguardia del governo Letta e dell’ultima legge di Stabilità.
L'intervento che interesserà maggiormente i cittadini è il taglio delle prestazioni specialistiche non necessarie. Una sforbiciata poderosa a visite, esami strumentali e esami di laboratorio, oltre agli acquisti di beni e servizi e l’appropriatezza delle prescrizioni.
Il tutto senza fare parola sui circa 30 miliardi di euro già sottratti negli ultimi 5 anni ad un Sistema Sanitario Nazionale già in profonda sofferenza, soprattutto al Sud, spesso con i pronto soccorso al collasso, così come le corsie degli ospedali. Senza dimenticare la mancanza di personale e le condizioni di lavoro spesso inaccettabili per gli operatori.
Possibile che il sistema sanitario con questi tagli indiscriminati collassi rapidamente.In tal caso pagheranno come sempre i malati e i meno abbienti e c'è da essere certi che si aprirà la strada ad una rapida privatizzazione a favore dei soliti noti.


Leggi tutto »
Di Natale Cuccurese

Dopo i pesanti tagli agli enti locali il Governo pensa di fare altrettanto con la sanità. La spending review sarà anche necessaria per reperire risorse che serviranno però, malgrado il ministro Lorenzin ( favorevole alla "razionalizzazione"...) chieda di reinvestire nel Servizio Sanitario Nazionale, anche a disinnescare la mina di un maxi-aumento di Iva e accise da oltre 16 miliardi, eredità sotto forma di clausole di salvaguardia del governo Letta e dell’ultima legge di Stabilità.
L'intervento che interesserà maggiormente i cittadini è il taglio delle prestazioni specialistiche non necessarie. Una sforbiciata poderosa a visite, esami strumentali e esami di laboratorio, oltre agli acquisti di beni e servizi e l’appropriatezza delle prescrizioni.
Il tutto senza fare parola sui circa 30 miliardi di euro già sottratti negli ultimi 5 anni ad un Sistema Sanitario Nazionale già in profonda sofferenza, soprattutto al Sud, spesso con i pronto soccorso al collasso, così come le corsie degli ospedali. Senza dimenticare la mancanza di personale e le condizioni di lavoro spesso inaccettabili per gli operatori.
Possibile che il sistema sanitario con questi tagli indiscriminati collassi rapidamente.In tal caso pagheranno come sempre i malati e i meno abbienti e c'è da essere certi che si aprirà la strada ad una rapida privatizzazione a favore dei soliti noti.


lunedì 27 luglio 2015

I grandi temi, le piccole rivalse…e il meridionalismo della domenica…



di Andrea Balìa

La crisi economica e della politica, o meglio dei cattivi interpreti della politica….in quanto non è la politica come tale ad essere in crisi,determinano atteggiamenti e approcci legati al minimale. Ovvero come guardare e fissarsi sul dito perdendo di vista la luna. La gente è disincantata, in parte giustamente, e poi tra reazione e disinformazione, fa prima ad accapigliarsi, protestare e fissarsi sul problema spicciolo, alimentata dal politico di terz’ordine che, sprovvisto di grandi armi, lucra su ciò sprecando la minima fatica.
I grandi temi, altresì, sono grandi segnali…tracciano la via, determinano situazioni,creano coscienza e consapevolezza dei problemi strutturali che possono modificare le condizioni e lo stato sociale dei popoli e dei territori. Certo più facile e semplice protestare e reclamare per la strada non pulita ad hoc e con tempistica, per la buca o il pezzo d’asfalto divelto; tutto sacrosanto, ci mancherebbe, ma ben poca cosa in confronto di conquiste e modifiche d’impostazioni di civiltà. L’acqua bene comune? E che sarà mai….pur se nessuno dice che, tra l’altro per restare sul problema spicciolo e reale, le bollette del ABC (che ha sostituito la privata ARIN) si sono quasi dimezzate. Verrà tolto ad Equitalia il compito d’esigere multe e altro vessando il cittadino con interessi capestro e tutto passerà alla gestione d’un nuovo organismo comunale creato ad hoc..si, bello, giusto, ma volete mettere ciò con la goduria di poter attraversare il lungomare nella propria auto pur se in una sana  fila a passo d’uomo? E il sollevare, ormai di continuo, il tema dell’autonomia che può, anche se nel recinto dei dettami istituzionali,dare vantaggi e libertà amministrative per una grande capitale del Sud forse non è così godereccio come inseguire e perseguire il “vu cumprà” che c’infastidisce. Il bilancio ereditato è in via di risanamento definitivo, il disavanzo quasi risolto e nessuna tassa ulteriore è stata richiesta al cittadino? Si, ma ci si aspettavano fiumi di posti di lavoro e una gara con la Svizzera sull’efficienza.O, ancora, parlare di Macroregione e riportare nei palazzi romani il tema assieme a riflessioni e di ritorno all’ordine del giorno di spinose e irrisolte diatribe come la Questione Meridionale non è talmente affascinante come stabilire la lunghezza del pelo d’una cozza?
Il Partito del Sud invece s’affida, sollecita, si confronta e collabora con uomini politici del meridione, quei pochi ma buoni che le suddette grandi battaglie le affrontano con coraggio e spesso buoni esiti. Ritiene sia più utile, corretto e strategico il quotidiano atteggiamento di propositivi rapporti e sostegno, evitando di riservare a loro la più strumentale e semplice attenzione solo di natura elettorale come è costume ormai diffuso nel meridionalismo della domenica, pronto dopo anni di silenzio e critiche più o meno esitate a ricomparire per partecipare alla nuova corsa. E né una bandiera, una messa, una commemorazione, pur significative e pregnanti, crediamo servano a granchè per modificare un virtuoso percorso.

Andrea Balìa
Vice Presidente Nazionale del Partito del Sud


.
Leggi tutto »


di Andrea Balìa

La crisi economica e della politica, o meglio dei cattivi interpreti della politica….in quanto non è la politica come tale ad essere in crisi,determinano atteggiamenti e approcci legati al minimale. Ovvero come guardare e fissarsi sul dito perdendo di vista la luna. La gente è disincantata, in parte giustamente, e poi tra reazione e disinformazione, fa prima ad accapigliarsi, protestare e fissarsi sul problema spicciolo, alimentata dal politico di terz’ordine che, sprovvisto di grandi armi, lucra su ciò sprecando la minima fatica.
I grandi temi, altresì, sono grandi segnali…tracciano la via, determinano situazioni,creano coscienza e consapevolezza dei problemi strutturali che possono modificare le condizioni e lo stato sociale dei popoli e dei territori. Certo più facile e semplice protestare e reclamare per la strada non pulita ad hoc e con tempistica, per la buca o il pezzo d’asfalto divelto; tutto sacrosanto, ci mancherebbe, ma ben poca cosa in confronto di conquiste e modifiche d’impostazioni di civiltà. L’acqua bene comune? E che sarà mai….pur se nessuno dice che, tra l’altro per restare sul problema spicciolo e reale, le bollette del ABC (che ha sostituito la privata ARIN) si sono quasi dimezzate. Verrà tolto ad Equitalia il compito d’esigere multe e altro vessando il cittadino con interessi capestro e tutto passerà alla gestione d’un nuovo organismo comunale creato ad hoc..si, bello, giusto, ma volete mettere ciò con la goduria di poter attraversare il lungomare nella propria auto pur se in una sana  fila a passo d’uomo? E il sollevare, ormai di continuo, il tema dell’autonomia che può, anche se nel recinto dei dettami istituzionali,dare vantaggi e libertà amministrative per una grande capitale del Sud forse non è così godereccio come inseguire e perseguire il “vu cumprà” che c’infastidisce. Il bilancio ereditato è in via di risanamento definitivo, il disavanzo quasi risolto e nessuna tassa ulteriore è stata richiesta al cittadino? Si, ma ci si aspettavano fiumi di posti di lavoro e una gara con la Svizzera sull’efficienza.O, ancora, parlare di Macroregione e riportare nei palazzi romani il tema assieme a riflessioni e di ritorno all’ordine del giorno di spinose e irrisolte diatribe come la Questione Meridionale non è talmente affascinante come stabilire la lunghezza del pelo d’una cozza?
Il Partito del Sud invece s’affida, sollecita, si confronta e collabora con uomini politici del meridione, quei pochi ma buoni che le suddette grandi battaglie le affrontano con coraggio e spesso buoni esiti. Ritiene sia più utile, corretto e strategico il quotidiano atteggiamento di propositivi rapporti e sostegno, evitando di riservare a loro la più strumentale e semplice attenzione solo di natura elettorale come è costume ormai diffuso nel meridionalismo della domenica, pronto dopo anni di silenzio e critiche più o meno esitate a ricomparire per partecipare alla nuova corsa. E né una bandiera, una messa, una commemorazione, pur significative e pregnanti, crediamo servano a granchè per modificare un virtuoso percorso.

Andrea Balìa
Vice Presidente Nazionale del Partito del Sud


.

giovedì 23 luglio 2015

Il Sud brucia ( campagna web di sensibilizzazione )

Di Antonio Rosato

No, non è il titolo di un nuovo libro, ma è una amara constatazione che anno dopo anno si replica crudelmente sul nostro territorio con apice  nella stagione estiva. 
E' vero che le ultime settimane hanno assunto torride caratteristiche climatiche che normalmente appartengono ad  altre latitudini, ma è anche vero che ad altre latitudini (ove l’uomo non ha da speculare) foreste piuttosto che savane non bruciano quasi mai da sole. 

Sulla terra dei fuochi il Partito del Sud denuncia incessantemente da tempo i focolai appiccati per smaltire illecitamente prodotti inquinanti provenienti da tutta Italia. Ma anche sugli incendi boschivi vogliamo attirare l’attenzione e sollecitare, magari, anche  le coscienze delle persone che conoscono, che hanno visto, che sanno, a denunciare gli autori incendiari. E alle autorità  ad essere più sensibili, presenti ed a impiegare al meglio le  risorse umane e finanziarie a disposizione per controlli e prevenzione del proprio territorio. 

Sappiamo bene che spesso c’è la mano della criminalità locale piuttosto che quella organizzata, che per sporchi interessi devasta senza scrupoli ettari ed ettari di vegetazione mediterranea. 
Vegetazione spesso accogliente varietà arboree uniche al mondo. 
I danni per l’ecosistema spesso sono irreparabili oltre che incalcolabili. 

Eppure tutto ciò accade sotto gli occhi di tutti ogni giorno e ogni notte. 
I motivi per cui mani criminali si macchiano di un  cosi vile reato varia. Speculazioni edilizie, pastorizia, estorsioni, provvigioni sugli interventi e mille altre radici delittuose mandano in fumo spesso le più belle cartoline del nostro paese. 
Ricordiamo il Gargano in cenere, la Costiera Amalfitana, la Sardegna, Calabria, praticamente ovunque.. 
Di luoghi andati in fumo ognuno di noi ne conosce forse centinaia .Ma quanti piromani hanno pagato per questi crimini? Quanti mascalzoni sono stati acciuffati ?

Ma soprattutto mi chiedo quante indagini davvero serie sono state fatte in merito. 
Ho l’impressione che incendiare un Pino Loricato sulla Sila piuttosto che una rarissima un’Orchidea Fantasma, sia meno grave che superare di 5 Km orari il limite di velocità su una statale a 4 corsie, dove il fiscalissimo e impassibile vigile fotografo è appostato, o meno grave che far scadere di 10 minuti il tagliando orario al parcheggio della stazione ferroviaria per colpa del treno “in ritardo magari”. 

Invece di appostarsi con l’artiglieria fotografica sotto un albero aspettando con soddisfazione la prima infrazione di 5 km orari in più sulla statale non sarebbe anche utile fare prevenzione nei mesi estivi facendosi un giro per i boschi? Inoltre si sa che in Italia le leggi non mancano, ma cerchiamo anche di farle rispettare però. Spesso, dove in estate sono stati appiccati fuochi dolosi, in inverno si pascola tranquillamente ad esempio. E si sa bene che è vietatissimo.  
Magari ,paradosso, il vigile è proprio appostato li, a posizionare e poi venerare il suo sofisticato autovelox, ma incurante invece di chi pascola su un terreno bruciato in estate proprio dietro la se. 

Le autorità agiscono certo come possono, ma spesso si ha l'impressione che alcuni chiudano gli occhi. Ma la sensibilità si sa bene, scatta spesso solo dopo una evitabile tragedia. Tragedie che non mancano mai.
Persone morte in quartieri spazzati via dall’acqua perché costruiti troppo vicini ad un corso d’acqua se ne contano ogni anno. Acqua che scende veloce senza ostacoli a causa della deforestazione boschiva per mani delinquenziali e piromani, provocando inevitabilmente, quando piove oltre misura, frane che invadono paesi, campeggi, scuole, che bloccano strade, ferrovie  o territori interi. Spesso la causa, come già detto ma è giusto rimarcarlo, è conseguenza dell’erosione e della mancanza di alberi a monte che trattengono il terreno e l’acqua piovana. Anche i bambini alle elementari conoscono questo. Ma nessuno paga mai per questo. 

Mentre il pensionato che ruba una salsiccia al supermercato per fame viene preso e processato, mentre chi ha dimenticato di pagare la TARI viene subito beccato e sanzionato etc etc ……c’è chi invece da fuoco al Sud e non solo e passa inosservato. Il delinquente va sempre preso e condannato, e chi tace pur avendo visto, o venendo a conoscenza di fatti precisi legati all’argomento,  ha la stessa responsabilità di chi delinque, almeno morale. 

Teniamo alta la guardia, e difendiamo il nostro territorio. Noi lo stiamo facendo. Unisciti al Partito del Sud, difendi il nostro territorio. 

------------------------------------------------------------------------------------------------------

Caro cittadino del Sud recupera il tuo spirito brigantesco
Avvampi di sdegno se leggi dell’eccidio di Casalduni e Pontelandolfo. Ti si riempiono gli occhi occhi di lacrime quando parli di Michelina De Cesare. Prenderesti ora per allora cavallo e fucile per riunirti a Carmine Crocco e difendere la tua terra, sprezzante della tua stessa vita andresti a difendere Gaeta forse. 
Ma oggi però permetti  che brucino sotto i tuoi occhi quei boschi e quelle montagne che hanno dato riparo a tanti valorosi antenati. 
Oggi permetti al vile piromane di violentare la tua terra. Dov’è il Brigante che è in te?  Dov'è finita quella rabbia? Dove quel coraggio ?!

Unisciti a noi e difendi la tua terra. Denuncia chi brucia le tue montagne, i tuoi boschi, la tua storia. Fai come noi del Partito del Sud. 
Combatti per la tua terra da vero Brigante. Non permettere che il SUD BRUCI.

Durante le tue prossime vacanza vigila sul tuo territorio, non permetterne lo scempio.

Inviaci un tuo breve pensiero in merito all'indirizzo mail info@partitodelsud.eu, ne ricaveremo un banner per sensibilizzare l'attenzione su questo tema per una campagna web diffusa tramite le nostre pagine e gruppi.

Buone vacanze dal Partito del SUD 






.


Leggi tutto »
Di Antonio Rosato

No, non è il titolo di un nuovo libro, ma è una amara constatazione che anno dopo anno si replica crudelmente sul nostro territorio con apice  nella stagione estiva. 
E' vero che le ultime settimane hanno assunto torride caratteristiche climatiche che normalmente appartengono ad  altre latitudini, ma è anche vero che ad altre latitudini (ove l’uomo non ha da speculare) foreste piuttosto che savane non bruciano quasi mai da sole. 

Sulla terra dei fuochi il Partito del Sud denuncia incessantemente da tempo i focolai appiccati per smaltire illecitamente prodotti inquinanti provenienti da tutta Italia. Ma anche sugli incendi boschivi vogliamo attirare l’attenzione e sollecitare, magari, anche  le coscienze delle persone che conoscono, che hanno visto, che sanno, a denunciare gli autori incendiari. E alle autorità  ad essere più sensibili, presenti ed a impiegare al meglio le  risorse umane e finanziarie a disposizione per controlli e prevenzione del proprio territorio. 

Sappiamo bene che spesso c’è la mano della criminalità locale piuttosto che quella organizzata, che per sporchi interessi devasta senza scrupoli ettari ed ettari di vegetazione mediterranea. 
Vegetazione spesso accogliente varietà arboree uniche al mondo. 
I danni per l’ecosistema spesso sono irreparabili oltre che incalcolabili. 

Eppure tutto ciò accade sotto gli occhi di tutti ogni giorno e ogni notte. 
I motivi per cui mani criminali si macchiano di un  cosi vile reato varia. Speculazioni edilizie, pastorizia, estorsioni, provvigioni sugli interventi e mille altre radici delittuose mandano in fumo spesso le più belle cartoline del nostro paese. 
Ricordiamo il Gargano in cenere, la Costiera Amalfitana, la Sardegna, Calabria, praticamente ovunque.. 
Di luoghi andati in fumo ognuno di noi ne conosce forse centinaia .Ma quanti piromani hanno pagato per questi crimini? Quanti mascalzoni sono stati acciuffati ?

Ma soprattutto mi chiedo quante indagini davvero serie sono state fatte in merito. 
Ho l’impressione che incendiare un Pino Loricato sulla Sila piuttosto che una rarissima un’Orchidea Fantasma, sia meno grave che superare di 5 Km orari il limite di velocità su una statale a 4 corsie, dove il fiscalissimo e impassibile vigile fotografo è appostato, o meno grave che far scadere di 10 minuti il tagliando orario al parcheggio della stazione ferroviaria per colpa del treno “in ritardo magari”. 

Invece di appostarsi con l’artiglieria fotografica sotto un albero aspettando con soddisfazione la prima infrazione di 5 km orari in più sulla statale non sarebbe anche utile fare prevenzione nei mesi estivi facendosi un giro per i boschi? Inoltre si sa che in Italia le leggi non mancano, ma cerchiamo anche di farle rispettare però. Spesso, dove in estate sono stati appiccati fuochi dolosi, in inverno si pascola tranquillamente ad esempio. E si sa bene che è vietatissimo.  
Magari ,paradosso, il vigile è proprio appostato li, a posizionare e poi venerare il suo sofisticato autovelox, ma incurante invece di chi pascola su un terreno bruciato in estate proprio dietro la se. 

Le autorità agiscono certo come possono, ma spesso si ha l'impressione che alcuni chiudano gli occhi. Ma la sensibilità si sa bene, scatta spesso solo dopo una evitabile tragedia. Tragedie che non mancano mai.
Persone morte in quartieri spazzati via dall’acqua perché costruiti troppo vicini ad un corso d’acqua se ne contano ogni anno. Acqua che scende veloce senza ostacoli a causa della deforestazione boschiva per mani delinquenziali e piromani, provocando inevitabilmente, quando piove oltre misura, frane che invadono paesi, campeggi, scuole, che bloccano strade, ferrovie  o territori interi. Spesso la causa, come già detto ma è giusto rimarcarlo, è conseguenza dell’erosione e della mancanza di alberi a monte che trattengono il terreno e l’acqua piovana. Anche i bambini alle elementari conoscono questo. Ma nessuno paga mai per questo. 

Mentre il pensionato che ruba una salsiccia al supermercato per fame viene preso e processato, mentre chi ha dimenticato di pagare la TARI viene subito beccato e sanzionato etc etc ……c’è chi invece da fuoco al Sud e non solo e passa inosservato. Il delinquente va sempre preso e condannato, e chi tace pur avendo visto, o venendo a conoscenza di fatti precisi legati all’argomento,  ha la stessa responsabilità di chi delinque, almeno morale. 

Teniamo alta la guardia, e difendiamo il nostro territorio. Noi lo stiamo facendo. Unisciti al Partito del Sud, difendi il nostro territorio. 

------------------------------------------------------------------------------------------------------

Caro cittadino del Sud recupera il tuo spirito brigantesco
Avvampi di sdegno se leggi dell’eccidio di Casalduni e Pontelandolfo. Ti si riempiono gli occhi occhi di lacrime quando parli di Michelina De Cesare. Prenderesti ora per allora cavallo e fucile per riunirti a Carmine Crocco e difendere la tua terra, sprezzante della tua stessa vita andresti a difendere Gaeta forse. 
Ma oggi però permetti  che brucino sotto i tuoi occhi quei boschi e quelle montagne che hanno dato riparo a tanti valorosi antenati. 
Oggi permetti al vile piromane di violentare la tua terra. Dov’è il Brigante che è in te?  Dov'è finita quella rabbia? Dove quel coraggio ?!

Unisciti a noi e difendi la tua terra. Denuncia chi brucia le tue montagne, i tuoi boschi, la tua storia. Fai come noi del Partito del Sud. 
Combatti per la tua terra da vero Brigante. Non permettere che il SUD BRUCI.

Durante le tue prossime vacanza vigila sul tuo territorio, non permetterne lo scempio.

Inviaci un tuo breve pensiero in merito all'indirizzo mail info@partitodelsud.eu, ne ricaveremo un banner per sensibilizzare l'attenzione su questo tema per una campagna web diffusa tramite le nostre pagine e gruppi.

Buone vacanze dal Partito del SUD 






.


martedì 21 luglio 2015

Crolla l’export pugliese verso la Grecia. Le politiche contro Atene non giovano a nessuno

Bari – Crolla l’export pugliese verso la Grecia. Per la prima volta, si ribalta la bilancia commerciale: importiamo più di quanto esportiamo.
La crisi ellenica sta penalizzando le aziende della Puglia più di quelle greche. Tant’è che nel primo trimestre di quest’anno le esportazioni si sono ridotte del 34 per cento rispetto al primo trimestre del 2014 (da 67 a 44 milioni), mentre le importazioni sono addirittura cresciute del 200 per cento (da 28 a 85 milioni).
Il saldo commerciale è negativo per 41 milioni.
E’ quanto rileva il Centro Studi di Confartigianato Imprese Puglia che ha elaborato gli ultimi dati Istat. Senza dubbio, la più volte minacciata «Grexit» e le discussioni delle ultime settimane che hanno visto protagonista Alexis Tsipras e l’Unione Europea hanno contribuito a questa sorprendente inversione.
Basti pensare che nel 2007 l’export pugliese verso la Grecia valeva ben 386 milioni di euro; ancor di più l’anno dopo, quando si raggiunse l’apice di 394 milioni. Al contempo, la Puglia importava prodotti per un valore complessivo inferiore ai cento milioni.
Nel 2009, a causa della grande crisi finanziaria mondiale, le esportazioni si fermarono a 274 milioni, pari ad un tasso negativo del 30 per cento. L’anno successivo si registrò un importante recupero del 34 per cento, tornando sopra i 360 milioni. Parallelamente, le importazioni dalla Grecia salirono a 133 milioni, per un saldo commerciale di 234 milioni.
Nel 2011, l’export scese a 317 milioni (-14 per cento), mentre l’import raggiunse i 194 milioni (+46 per cento). Il saldo si ridusse, così, a 123 milioni. L’anno dopo, le esportazioni crollarono del 27 per cento (a 232 milioni). Valori negativi anche per le importazioni, diminuite del 23 per cento (148 milioni). Il saldo commerciale scendeva ancora nel 2013 a 73 milioni. In quell’anno l’export valeva 230 milioni, mentre l’import 158.
L’anno scorso le esportazioni sono salite del 9 per cento (251 milioni), mentre le importazioni del 15 per cento (181 milioni). Comunque, il saldo era ancora positivo per la Puglia per 70 milioni. Quest’anno, invece, la situazione è diametralmente opposta: importiamo beni più di quanto ne esportiamo.
Certamente, la caduta del Pil greco, sceso finora del 25 per cento rispetto all’inizio della crisi, ha tolto potere d’acquisto ai cittadini ellenici, facendo crollare le esportazioni pugliesi. Dal 2009 in poi le cose sono costantemente peggiorate.
Nel frattempo, però, l’import pugliese dalla Grecia ha continuato a crescere, con la sola eccezione del 2008 e del 2012 (rispettivamente -12,5 per cento e -23 per cento). In dettaglio, +6 per cento nel 2009, 35 per cento l’anno dopo, 46 nel 2011, 6 nel 2013 e 15 nel 2014. E purtroppo nel 2015, con l’entrata della Grecia in un nuovo tunnel, le cose sono peggiorate a vista d’occhio. Non c’è dubbio: anche la Puglia ha sofferto e soffre per la crisi greca.
Le nostre imprese, oltre ad imprimere forti crescite dell’export nel corso dei primi anni del nuovo secolo, erano arrivate in loco aprendo delle filiali o comprando delle partecipazioni di controllo sull’onda del boom economico del dopo-ingresso nell’euro. Oggi lo scenario è completamente diverso e si è innescata la marcia indietro, perché continua il trend discendente.
La Grecia era un buon acquirente di beni di consumo dall’Italia: ai primi posti prodotti alimentari e bevande, sostanze chimiche e farmaceutiche, abbigliamento e meccanica. Noi importiamo, soprattutto, prodotti petroliferi raffinati, metalli non ferrosi, olio e prodotti da pesca.
Riguardo al turismo, dopo l’annuncio del referendum, si sono registrate alcune cancellazioni e cambi di meta, oltre al rallentamento delle prenotazioni, ma nella realtà non ci sono scenari apocalittici. I turisti, infatti, non hanno limitazioni nei prelievi bancomat.
«Da sempre la nostra regione ha un rapporto privilegiato con la Grecia – commenta Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato Imprese Puglia. Per ragioni di prossimità geografica ma anche per i legami culturali che risalgono alla notte dei tempi, la Puglia è senza dubbio la regione italiana più influenzata dalle vicende della penisola ellenica.
Proprio per questi motivi dovevamo aspettarci che l’economia locale non passasse indenne gli eventi degli ultimi mesi. Eppure i dati elaborati dal nostro Centro Studi sorprendono ugualmente per ordine di grandezza. Le esportazioni pugliesi sono crollate da 394 a soli 44 milioni di euro nel giro di pochi anni: una caduta pesante e ripidissima.
Le ultime vicende hanno addirittura condotto al capovolgimento della bilancia commerciale: una situazione mai verificatasi prima, su cui ha pesato anche l’ affidabilità finanziaria del sistema produttivo ellenico, ridotta al punto da essere considerata un rischio per gli scambi.
Insomma, non solo i nostri imprenditori hanno perso un mercato di riferimento ma hanno purtroppo guadagnato la concorrenza di un agguerrito competitor, perlomeno in alcuni settori produttivi, in forza della svalutazione dei beni prodotti ad Atene. Dopo la restrizione delle esportazioni in Russia – conclude il presidente – è questa un’altra circostanza estremamente negativa di cui le imprese pugliesi, specie con un mercato interno ancora stagnante, avrebbero fatto volentieri a meno».

Fonte: Con il Sud si Riparte

.


Leggi tutto »
Bari – Crolla l’export pugliese verso la Grecia. Per la prima volta, si ribalta la bilancia commerciale: importiamo più di quanto esportiamo.
La crisi ellenica sta penalizzando le aziende della Puglia più di quelle greche. Tant’è che nel primo trimestre di quest’anno le esportazioni si sono ridotte del 34 per cento rispetto al primo trimestre del 2014 (da 67 a 44 milioni), mentre le importazioni sono addirittura cresciute del 200 per cento (da 28 a 85 milioni).
Il saldo commerciale è negativo per 41 milioni.
E’ quanto rileva il Centro Studi di Confartigianato Imprese Puglia che ha elaborato gli ultimi dati Istat. Senza dubbio, la più volte minacciata «Grexit» e le discussioni delle ultime settimane che hanno visto protagonista Alexis Tsipras e l’Unione Europea hanno contribuito a questa sorprendente inversione.
Basti pensare che nel 2007 l’export pugliese verso la Grecia valeva ben 386 milioni di euro; ancor di più l’anno dopo, quando si raggiunse l’apice di 394 milioni. Al contempo, la Puglia importava prodotti per un valore complessivo inferiore ai cento milioni.
Nel 2009, a causa della grande crisi finanziaria mondiale, le esportazioni si fermarono a 274 milioni, pari ad un tasso negativo del 30 per cento. L’anno successivo si registrò un importante recupero del 34 per cento, tornando sopra i 360 milioni. Parallelamente, le importazioni dalla Grecia salirono a 133 milioni, per un saldo commerciale di 234 milioni.
Nel 2011, l’export scese a 317 milioni (-14 per cento), mentre l’import raggiunse i 194 milioni (+46 per cento). Il saldo si ridusse, così, a 123 milioni. L’anno dopo, le esportazioni crollarono del 27 per cento (a 232 milioni). Valori negativi anche per le importazioni, diminuite del 23 per cento (148 milioni). Il saldo commerciale scendeva ancora nel 2013 a 73 milioni. In quell’anno l’export valeva 230 milioni, mentre l’import 158.
L’anno scorso le esportazioni sono salite del 9 per cento (251 milioni), mentre le importazioni del 15 per cento (181 milioni). Comunque, il saldo era ancora positivo per la Puglia per 70 milioni. Quest’anno, invece, la situazione è diametralmente opposta: importiamo beni più di quanto ne esportiamo.
Certamente, la caduta del Pil greco, sceso finora del 25 per cento rispetto all’inizio della crisi, ha tolto potere d’acquisto ai cittadini ellenici, facendo crollare le esportazioni pugliesi. Dal 2009 in poi le cose sono costantemente peggiorate.
Nel frattempo, però, l’import pugliese dalla Grecia ha continuato a crescere, con la sola eccezione del 2008 e del 2012 (rispettivamente -12,5 per cento e -23 per cento). In dettaglio, +6 per cento nel 2009, 35 per cento l’anno dopo, 46 nel 2011, 6 nel 2013 e 15 nel 2014. E purtroppo nel 2015, con l’entrata della Grecia in un nuovo tunnel, le cose sono peggiorate a vista d’occhio. Non c’è dubbio: anche la Puglia ha sofferto e soffre per la crisi greca.
Le nostre imprese, oltre ad imprimere forti crescite dell’export nel corso dei primi anni del nuovo secolo, erano arrivate in loco aprendo delle filiali o comprando delle partecipazioni di controllo sull’onda del boom economico del dopo-ingresso nell’euro. Oggi lo scenario è completamente diverso e si è innescata la marcia indietro, perché continua il trend discendente.
La Grecia era un buon acquirente di beni di consumo dall’Italia: ai primi posti prodotti alimentari e bevande, sostanze chimiche e farmaceutiche, abbigliamento e meccanica. Noi importiamo, soprattutto, prodotti petroliferi raffinati, metalli non ferrosi, olio e prodotti da pesca.
Riguardo al turismo, dopo l’annuncio del referendum, si sono registrate alcune cancellazioni e cambi di meta, oltre al rallentamento delle prenotazioni, ma nella realtà non ci sono scenari apocalittici. I turisti, infatti, non hanno limitazioni nei prelievi bancomat.
«Da sempre la nostra regione ha un rapporto privilegiato con la Grecia – commenta Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato Imprese Puglia. Per ragioni di prossimità geografica ma anche per i legami culturali che risalgono alla notte dei tempi, la Puglia è senza dubbio la regione italiana più influenzata dalle vicende della penisola ellenica.
Proprio per questi motivi dovevamo aspettarci che l’economia locale non passasse indenne gli eventi degli ultimi mesi. Eppure i dati elaborati dal nostro Centro Studi sorprendono ugualmente per ordine di grandezza. Le esportazioni pugliesi sono crollate da 394 a soli 44 milioni di euro nel giro di pochi anni: una caduta pesante e ripidissima.
Le ultime vicende hanno addirittura condotto al capovolgimento della bilancia commerciale: una situazione mai verificatasi prima, su cui ha pesato anche l’ affidabilità finanziaria del sistema produttivo ellenico, ridotta al punto da essere considerata un rischio per gli scambi.
Insomma, non solo i nostri imprenditori hanno perso un mercato di riferimento ma hanno purtroppo guadagnato la concorrenza di un agguerrito competitor, perlomeno in alcuni settori produttivi, in forza della svalutazione dei beni prodotti ad Atene. Dopo la restrizione delle esportazioni in Russia – conclude il presidente – è questa un’altra circostanza estremamente negativa di cui le imprese pugliesi, specie con un mercato interno ancora stagnante, avrebbero fatto volentieri a meno».

Fonte: Con il Sud si Riparte

.


venerdì 17 luglio 2015

…MA CHE “DEMOCRAZIA” DICI?

di Bruno Pappalardo

Quante volte mi sono posto a dissertare su un bizzarro argomento. Era stato provvisorio in tante altre note ma causa di svariate contese e mai riuscendo a farmi comprendere sul concetto di “democrazia”-
Spero che parlarne senza  originare equivoci ma per onestà intellettuale deve essere posto.
Incomincio con la cosa più banale, la parola composta, il suo significato, l’etimo.
Siamo stati sempre convinti che essa significhi pressoché  “governo di molti”, o “potere o sovranità del popolo” o che non debba affatto  esprimere una “minoranza”, un  elite, un gruppo ristretto di persone, ma  una “maggioranza” numericamente alta che diventisistema condiviso.
In verità, ( pur non avendo studiato greco antico, navigo su internet) la cosa starebbe in altri termini. Tuttavia il principio resta sempre quello: “La maggioranza vince perché esprime il maggior numero di votanti e la minoranza perde per l’esatto opposto. Ebbene, sarà pure sbagliato, imperfetto ma questo è l’unico sistema possibile per definire, decidere sul fare, sul governare”.
Quante eccezioni microscopiche e vistose si potrebbero contrapporre con milioni di esempi esplicativi del contrario come ad esempio accennando a tutti quei referendum abrogativi realizzati  ma mai adempiti. 

CRAZIA  viene da “KRATOS” che non vuol dire solo ‘potere generico’ ma quello utilizzato con l’uso della forza.(Umberto Curi – Corriere della Sera). Equivalentemente “DEMOS” per dire ‘molti ma non tutti. Piuttosto una parte del popolo e che sia maggioritaria ’.Conclusione: ‘ Potere dei molti, dei tanti ’. Meglio dire regime della maggioranza. Ecco qui potrebbe nascere un fraintendimento ma mi spiego:
Spesso si confonde ( ma anche il contenuto) della parola “Repubblica” con “Democrazia”,…perché? Perché una qualsiasi repubblica ha la propria Costituzione e le costituzioni “dovrebbero” essere la tutela dei diritti  e del vivere civile di una comunità.
Ma basta questo per dire che quella essendo repubblica è democratica? La Costituzione americana accetta, ad esempio la “pena di morte”. Noi italiani, nella nostra, disdegniamo l’atto come disumana e incivile. La pena di morte è un conto ma che i parenti delle vittime possano assistere alla morte del condannato dietro ad un vetro ha un chiaro intento vendicativo, di estrema crudeltà e spregio dei valori umani. O quella sovietica o quella “delle banane”?

Insomma l’Italia, culla dell’arte e della bello etico,  che favorisce il recupero del galeotto ed è promotrice di innumerevoli promozioni sociali e umanitarie, ebbene, è stata condannata dalla Corte europea di Strasburgo per “ tortura” . E’ dunque democratica l’Italia?  E’ dunque democratica l’America o la Russia di Putin?  
Dunque, “Costituzione e Democrazia” non sono affatto connesse in nessun paese e veramente potersi dichiarare  democratico.  
Lasciamo stare la Repubblica di Israele…  
Platone nella sua accusa, attacco alla democrazia, la definì un “super-mercato di costituzioni” scomposte tra loro e con politiche diverse. Aristotele la riteneva la peggiore tra le forme buone di governo.
Certo saranno degli stupidi anche loro come noi con la legge sulla privacy.
Ma quando un sindaco deve scegliere un assessore, indice un’elezione? No! Sceglie il migliore, quello tizio   preparato e con competenze  tra tanti che dovranno svolgere quell’incarico.  Insomma la “dittatura della maggioranza” e non il “governo dei migliori”.

Ma c’è da meravigliarsi? Le strutture dei partiti che cercano le maggioranze non sono strutturate in tal maniera? Non esistono un leader trascinatore? I Berlinguer, i Berlusconi, i Bossi, i Di Pietro? Salvini che vuole affondare le barcacce e gommoni di profughi a cannonate et cetera.  I Consigli di Amministrazione di banche come di enti quando esprimono voti, passa la maggioranza composta dal singolo voto o la sommatoria di azioni che si posseggono corrispondente al più ricco o detentori di titoli di partecipazione come per un condominio i millesimi anche se quel tizio sarà il più sciocco tra i condomini.
E proprio  un condominio ha eletto il nostro Premier che avendo una scompaginata manciata di millesimi spazia come vuole tra le scale e le aree dello stabile a sostituire lampadine funzionanti ma pur di fare….
E’ OVVIO È SOLO UNA RIFLESSIONE CHE CERCA SOLO DEGLI EQUILIBRI.



Leggi tutto »
di Bruno Pappalardo

Quante volte mi sono posto a dissertare su un bizzarro argomento. Era stato provvisorio in tante altre note ma causa di svariate contese e mai riuscendo a farmi comprendere sul concetto di “democrazia”-
Spero che parlarne senza  originare equivoci ma per onestà intellettuale deve essere posto.
Incomincio con la cosa più banale, la parola composta, il suo significato, l’etimo.
Siamo stati sempre convinti che essa significhi pressoché  “governo di molti”, o “potere o sovranità del popolo” o che non debba affatto  esprimere una “minoranza”, un  elite, un gruppo ristretto di persone, ma  una “maggioranza” numericamente alta che diventisistema condiviso.
In verità, ( pur non avendo studiato greco antico, navigo su internet) la cosa starebbe in altri termini. Tuttavia il principio resta sempre quello: “La maggioranza vince perché esprime il maggior numero di votanti e la minoranza perde per l’esatto opposto. Ebbene, sarà pure sbagliato, imperfetto ma questo è l’unico sistema possibile per definire, decidere sul fare, sul governare”.
Quante eccezioni microscopiche e vistose si potrebbero contrapporre con milioni di esempi esplicativi del contrario come ad esempio accennando a tutti quei referendum abrogativi realizzati  ma mai adempiti. 

CRAZIA  viene da “KRATOS” che non vuol dire solo ‘potere generico’ ma quello utilizzato con l’uso della forza.(Umberto Curi – Corriere della Sera). Equivalentemente “DEMOS” per dire ‘molti ma non tutti. Piuttosto una parte del popolo e che sia maggioritaria ’.Conclusione: ‘ Potere dei molti, dei tanti ’. Meglio dire regime della maggioranza. Ecco qui potrebbe nascere un fraintendimento ma mi spiego:
Spesso si confonde ( ma anche il contenuto) della parola “Repubblica” con “Democrazia”,…perché? Perché una qualsiasi repubblica ha la propria Costituzione e le costituzioni “dovrebbero” essere la tutela dei diritti  e del vivere civile di una comunità.
Ma basta questo per dire che quella essendo repubblica è democratica? La Costituzione americana accetta, ad esempio la “pena di morte”. Noi italiani, nella nostra, disdegniamo l’atto come disumana e incivile. La pena di morte è un conto ma che i parenti delle vittime possano assistere alla morte del condannato dietro ad un vetro ha un chiaro intento vendicativo, di estrema crudeltà e spregio dei valori umani. O quella sovietica o quella “delle banane”?

Insomma l’Italia, culla dell’arte e della bello etico,  che favorisce il recupero del galeotto ed è promotrice di innumerevoli promozioni sociali e umanitarie, ebbene, è stata condannata dalla Corte europea di Strasburgo per “ tortura” . E’ dunque democratica l’Italia?  E’ dunque democratica l’America o la Russia di Putin?  
Dunque, “Costituzione e Democrazia” non sono affatto connesse in nessun paese e veramente potersi dichiarare  democratico.  
Lasciamo stare la Repubblica di Israele…  
Platone nella sua accusa, attacco alla democrazia, la definì un “super-mercato di costituzioni” scomposte tra loro e con politiche diverse. Aristotele la riteneva la peggiore tra le forme buone di governo.
Certo saranno degli stupidi anche loro come noi con la legge sulla privacy.
Ma quando un sindaco deve scegliere un assessore, indice un’elezione? No! Sceglie il migliore, quello tizio   preparato e con competenze  tra tanti che dovranno svolgere quell’incarico.  Insomma la “dittatura della maggioranza” e non il “governo dei migliori”.

Ma c’è da meravigliarsi? Le strutture dei partiti che cercano le maggioranze non sono strutturate in tal maniera? Non esistono un leader trascinatore? I Berlinguer, i Berlusconi, i Bossi, i Di Pietro? Salvini che vuole affondare le barcacce e gommoni di profughi a cannonate et cetera.  I Consigli di Amministrazione di banche come di enti quando esprimono voti, passa la maggioranza composta dal singolo voto o la sommatoria di azioni che si posseggono corrispondente al più ricco o detentori di titoli di partecipazione come per un condominio i millesimi anche se quel tizio sarà il più sciocco tra i condomini.
E proprio  un condominio ha eletto il nostro Premier che avendo una scompaginata manciata di millesimi spazia come vuole tra le scale e le aree dello stabile a sostituire lampadine funzionanti ma pur di fare….
E’ OVVIO È SOLO UNA RIFLESSIONE CHE CERCA SOLO DEGLI EQUILIBRI.



martedì 14 luglio 2015

Quel sogno europeo che da sempre si infrange sui muri dell’egoismo e della rappresaglia


Di Michele Dell'Edera

Tutti, anche il nostro Governo, spiega come sia stato un errore per Tsipras indire un referendum e, pur rendendo pubblico un appello alla fine “delle politiche di sola austerità” alla fine ci si accoda all’inflessibilità teutonica da sempre ottusa e foriera di catastrofi europee e mondiali.
Eppure dopo la vittoria del “no” in Grecia, i governi francese, italiano, spagnolo e portoghese avrebbero potuto facilmente creare un fronte “mediterraneo” che avrebbe potuto fermare le rappresaglie tedesche e più in generale di tutti i paesi del nord e dell’est d’Europa.
E invece no, questi governi, tra cui il nostro, si sono fermati a un debole “c’è bisogno di un’altra europa” (per la verità i Portoghesi si sono comportati come i ragazzini che indicano, per paura, alla maestra chi ha “copiato” o non ha fatto i compiti) e hanno di fatto avallato la “rappresaglia” tedesca contro la Grecia e in principal modo contro un premier, Tsipras, che ha provato una resistenza eroica per il suo Paese sperando anche in una resa con l’onore delle armi. Ma l’onore delle armi i tedeschi e i nordici non lo hanno mai reso a nessuno. Adesso ancora una volta sotto forma di “aiuti umanitari” alla Grecia arriva una bella cassa di tritolo da collocarsi sotto il sedere aspettando che i buoni europei di Bruxelles decidano tra qualche mese o qualche anno di farla esplodere o meno, salvo poi arraffare qualche altro boccone importante di quel Paese.
Un’occasione persa, per Paesi che si dicono importanti (a parole) come l’Italia. Si sarebbe potuto andare là e dire: “adesso basta, si cambia”. L’Europa e la Germania è (anzi era) terrorizzata dalla possibile uscita della Grecia, figuriamoci se questa minaccia fosse giunta da Italia, Francia e Spagna… Avrebbero tirato fuori quasi subito la bandiera bianca.
L’Europa e il suo sogno finiscono per una rappresaglia contro Tsipras e la Grecia che ha osato resistere. L’Europa per noi finisce perché si considera un “errore” chiedere al popolo cosa ne pensa di un accordo (ma lo hanno fatto anche alcuni paesi del nord europa, rispondendo no tra l’altro e nessuno si è scandalizzato). L’Europa finisce perché “la democrazia è un errore” e “il potere della finanza” una virtù.
Intendiamoci, nessuno è d’accordo con le baby pensioni greche e la sostanziale imponità fiscale degli armatori greci, la Grecia deve cambiare, ma la prima cosa che l’Europa doveva e dovrebbe mettere in campo è la ristrutturazione dei debiti garantendo a tutti il rientro dei propri capitali prestati, ma anche la sostenibilità del debito.
Il debito è sostenibile se i tassi di interesse sono abbordabili, se invece si porta alla morte del creditore allo si è di fronte ad usura e strozzinaggio.
Garantire il rientro è una cosa, garantire guadagni vergognosi a chi ha prestato è un altra.
Il sogno europeo è finito contro il muro: della rappresaglia, dell’ingordigia, dell’egoismo, della vendetta.

.
Leggi tutto »

Di Michele Dell'Edera

Tutti, anche il nostro Governo, spiega come sia stato un errore per Tsipras indire un referendum e, pur rendendo pubblico un appello alla fine “delle politiche di sola austerità” alla fine ci si accoda all’inflessibilità teutonica da sempre ottusa e foriera di catastrofi europee e mondiali.
Eppure dopo la vittoria del “no” in Grecia, i governi francese, italiano, spagnolo e portoghese avrebbero potuto facilmente creare un fronte “mediterraneo” che avrebbe potuto fermare le rappresaglie tedesche e più in generale di tutti i paesi del nord e dell’est d’Europa.
E invece no, questi governi, tra cui il nostro, si sono fermati a un debole “c’è bisogno di un’altra europa” (per la verità i Portoghesi si sono comportati come i ragazzini che indicano, per paura, alla maestra chi ha “copiato” o non ha fatto i compiti) e hanno di fatto avallato la “rappresaglia” tedesca contro la Grecia e in principal modo contro un premier, Tsipras, che ha provato una resistenza eroica per il suo Paese sperando anche in una resa con l’onore delle armi. Ma l’onore delle armi i tedeschi e i nordici non lo hanno mai reso a nessuno. Adesso ancora una volta sotto forma di “aiuti umanitari” alla Grecia arriva una bella cassa di tritolo da collocarsi sotto il sedere aspettando che i buoni europei di Bruxelles decidano tra qualche mese o qualche anno di farla esplodere o meno, salvo poi arraffare qualche altro boccone importante di quel Paese.
Un’occasione persa, per Paesi che si dicono importanti (a parole) come l’Italia. Si sarebbe potuto andare là e dire: “adesso basta, si cambia”. L’Europa e la Germania è (anzi era) terrorizzata dalla possibile uscita della Grecia, figuriamoci se questa minaccia fosse giunta da Italia, Francia e Spagna… Avrebbero tirato fuori quasi subito la bandiera bianca.
L’Europa e il suo sogno finiscono per una rappresaglia contro Tsipras e la Grecia che ha osato resistere. L’Europa per noi finisce perché si considera un “errore” chiedere al popolo cosa ne pensa di un accordo (ma lo hanno fatto anche alcuni paesi del nord europa, rispondendo no tra l’altro e nessuno si è scandalizzato). L’Europa finisce perché “la democrazia è un errore” e “il potere della finanza” una virtù.
Intendiamoci, nessuno è d’accordo con le baby pensioni greche e la sostanziale imponità fiscale degli armatori greci, la Grecia deve cambiare, ma la prima cosa che l’Europa doveva e dovrebbe mettere in campo è la ristrutturazione dei debiti garantendo a tutti il rientro dei propri capitali prestati, ma anche la sostenibilità del debito.
Il debito è sostenibile se i tassi di interesse sono abbordabili, se invece si porta alla morte del creditore allo si è di fronte ad usura e strozzinaggio.
Garantire il rientro è una cosa, garantire guadagni vergognosi a chi ha prestato è un altra.
Il sogno europeo è finito contro il muro: della rappresaglia, dell’ingordigia, dell’egoismo, della vendetta.

.

lunedì 13 luglio 2015

La politica, il lavoro e la questione meridionale

Di Vincenzo Caratozzolo

L’ideologia dominante che connota le politiche economiche dei paesi industrializzati è il capitalismo. La libera iniziativa , ormai affrancata da ogni vincolo sociale e normativo , è esclusivamente impegnata nella ricerca di ogni opportunità di profitto in qualsiasi regione del pianeta .Necessita dunque valutare se il potenziamento del ruolo del mercato , se l’omologazione acritica della logica del profitto costituiscano il vero supporto per la crescita economica .
Bisogna comprendere quali siano le conseguenze socio-economiche dello smantellamento dei diritti dei lavoratori per raggiungere illusori obiettivi di miglioramento delle capacità competitive del mercato nazionale .La realtà è che , a fronte di questi “contributi “ normativi , oggi oltre il 50% dei lavoratori attivi si trova in angosciosa situazione di precarietà , la disoccupazione ha superato il 12% della popolazione attiva ed il Paese vive una drammatica crisi economica e sociale senza che l’ineffabile “ casta “ si ponga il problema della costruzione di un modello economico e sociale più sostenibile , più equo ,più efficace e più moralmente credibile .Valutiamo l’aspetto della delocalizzazione: è diffusa opinione che le imprese decidano di migrare nei paesi dove i salari sono più bassi di quelli del paese di origine . Ma l’Italia è il paese , nell’ambito OCSE , che ha dato maggiore accelerazione alle politiche di deregolamentazione del mercato del lavoro ed oggi i salari medi sono tra i più bassi in Europa , eppure ben poche imprese straniere pensano ad investire nel nostro paese e la disoccupazione ha raggiunto livelli socialmente insopportabili .

Ciononostante , vaste correnti di pensiero affermano la piena sovranità della grande impresa con capacità di intervento sulle scelte di politica economica ed , in particolare ,di politica del lavoro ; affermano altresì che gli assetti ereditati dal ‘900 sono superati e la legislazione deve promuovere la competizione delle imprese nell’economia globale . Ma è proprio vero che il nuovo è meglio di ciò che lo ha preceduto ? La Banca mondiale attesta che nel periodo 1995 /2009 la qualità delle istituzioni italiane (in una scala da 0% a 100% ) va declassata dall’80% al 55% mentre in Germania la di gran lunga superiore qualità delle istituzioni ha consentito il mantenimento ed incremento dell’occupazione e la tenuta degli investimenti . La paralizzante ,inadeguata ed a volte eccessiva regolamentazione , l’elevato onere burocratico , l’imperante lercio clientelismo con conseguente assenza di tutela dei valori meritocratici, l’inquinamento del tessuto produttivo ed ecologico operato dalla malavita , la corruzione e concussione , l’evasione fiscale , l’elevata imposizione fiscale cioè la preoccupante qualità delle istituzioni del paese ,sono la vera causa della crisi socio-economica che viviamo. Quali garanzie offre questo paese all’investitore straniero?  Quali le prospettive di ripresa? Peraltro la diffusione della precarizzazione del rapporto di lavoro diventa condizione permissiva della mobilità dei capitali ed i bassi salari contribuiscono sostanzialmente alla caduta della domanda interna , generando la perfida ed insopportabile spirale che va dalla caduta dei salari alla contrazione della domanda di beni di consumo alla ulteriore compressione salariale.

Occorre , dunque , riformare il modello di sviluppo che tenga conto di una migliore equità distributiva e che provveda alla tutela della dignità della persona dove la revisione del dettato costituzionale e di quel che resta dello Statuto dei Lavoratori venga avversata con ogni mezzo democratico . Sotto il profilo etico-morale e dell’analisi economica , affermare dunque che i residui diritti dei lavoratori non sono più riconoscibili a favore di non sempre lecita accumulazione dei profitti è proposizione iniqua ed inaccettabile in un Paese che pretenda definirsi civile.L’alibi è sempre la depressione; tutti i media affermano che la crisi è grave,ma l’impoverimento non riguarda i ricchi,le loro multinazionali ,i paradisi fiscali , i grossi sistemi finanziari ; colpisce bensi’ il popolo e le persone .Eppure la “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo “ impone principi che pongono “la persona “ all’apice dei valori sociali .Eppure la costituzione italiana recita testualmente “ La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto “ nonché “E’ compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini , impediscono il pieno sviluppo della persona umana ….” ed ancora “la libertà dell’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza , alla libertà ,alla dignità umana …” e conferma “ La legge determina i programmi ed i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali…” .Eppure la Comunità , nel Codice di condotta delle imprese europee , statuisce “….nessuna impresa deve fare profitti derivanti da vantaggi competitivi che emergano dal mancato rispetto dei diritti del lavoro e dei requisiti ambientali e sociali….” .Sembra la fiera dei sogni e cosi’ è stata intesa dal governo del nostro paese che ha compromissoriamente ignorato i fondamentali del nostro sistema legislativo .

Se ci fossimo soffermati su queste considerazioni , avremmo capito in che direzione stava girando il mondo economico e finanziario e quanto lo stesso si stava allontanando dalle regole del diritto e dell’economia etica e dalla realtà sociale , per entrare nel liberismo anarchico senza regole e senza controllo . Coloro che dovevano evitarci tutto questo ,cioè i nostri politici ed i nostri economisti , invece di allontanare il paese dai rischi gravi che si prospettavano, ci hanno condotto per mano dove ora purtroppo ci troviamo .In questo contesto degradato la “Questione Meridionale” diventa ancor più dolorosa ed insopportabile dove Gramsci osservava che “..la borghesia settentrionale ha soggiogato l’Italia meridionale e le isole e le ha ridotte a colonie di sfruttamento ..” ,individuando nel sud solo un enorme mercato di consumo e di manodopera sottocosto.Ma come la feccia liberal-massonica fu l’artefice dell’aberrante fenomeno che Antonio Ciano definisce “Il massacro del Sud” così anche , in un angoscioso amplesso catoblepistico , l’economia del nord è stata stritolata dal sistema politico massone.

Il ricatto ,l’estorsione,la corruzione sono diventati l’emblema di un sistema economico-politico che priva il paese di dignità e futuro. Eppure dal 1861 ad oggi il potere centrale ha stabilmente tutelato e promosso l’ industria del nord ( le grandi concessioni ,gli appalti miliardari erano e sono appannaggio esclusivo degli industriali settentrionali) perpetuando la bieca colonizzazione del sud e massacrando i legittimi interessi delle popolazioni meridionali , cioè confermando con affabulante violenza il rifiuto di qualsivoglia equità distributiva . Questo meridione , oggi arretrato e povero , presentava –prima dell’invasione barbarica dei massoni – tutti i fermenti della rivoluzione pre-industriale (industrie tessili e metal meccaniche ,fiorente artigianato,zone franche ecc.),era il regno più ricco d’Italia , non conosceva il doloroso processo dell’emigrazione di massa . Non ci sono alibi di sorta per giustificare il degrado cui è stato condannato , l’annullamento del glorioso humus storico e culturale (Napoli contendeva a Parigi il primato culturale in Europa ), lo svuotamento delle ricche casse del Regno per colmare i guai ed i debiti del piccolo piemonte savoiardo ,lo smantellamento degli impianti industriali per alimentare la nascente industria del nord (il tutto in nome dell’unità!).

Né è elemento esimente delle gravi responsabilità dello Stato il consolidamento del ruolo socio-politico, economico ed ambientale della cd. malavita organizzata , allorquando è storicamente noto che , dal 1861 ai nostri giorni , l’omologazione e l’utilizzo di queste organizzazioni criminali da parte della classe politica ha consentito il raggiungimento di lerci e beceri obiettivi economici e di conservazione del potere .

Fonte: Con il Sud si Riparte!



.

.
Leggi tutto »
Di Vincenzo Caratozzolo

L’ideologia dominante che connota le politiche economiche dei paesi industrializzati è il capitalismo. La libera iniziativa , ormai affrancata da ogni vincolo sociale e normativo , è esclusivamente impegnata nella ricerca di ogni opportunità di profitto in qualsiasi regione del pianeta .Necessita dunque valutare se il potenziamento del ruolo del mercato , se l’omologazione acritica della logica del profitto costituiscano il vero supporto per la crescita economica .
Bisogna comprendere quali siano le conseguenze socio-economiche dello smantellamento dei diritti dei lavoratori per raggiungere illusori obiettivi di miglioramento delle capacità competitive del mercato nazionale .La realtà è che , a fronte di questi “contributi “ normativi , oggi oltre il 50% dei lavoratori attivi si trova in angosciosa situazione di precarietà , la disoccupazione ha superato il 12% della popolazione attiva ed il Paese vive una drammatica crisi economica e sociale senza che l’ineffabile “ casta “ si ponga il problema della costruzione di un modello economico e sociale più sostenibile , più equo ,più efficace e più moralmente credibile .Valutiamo l’aspetto della delocalizzazione: è diffusa opinione che le imprese decidano di migrare nei paesi dove i salari sono più bassi di quelli del paese di origine . Ma l’Italia è il paese , nell’ambito OCSE , che ha dato maggiore accelerazione alle politiche di deregolamentazione del mercato del lavoro ed oggi i salari medi sono tra i più bassi in Europa , eppure ben poche imprese straniere pensano ad investire nel nostro paese e la disoccupazione ha raggiunto livelli socialmente insopportabili .

Ciononostante , vaste correnti di pensiero affermano la piena sovranità della grande impresa con capacità di intervento sulle scelte di politica economica ed , in particolare ,di politica del lavoro ; affermano altresì che gli assetti ereditati dal ‘900 sono superati e la legislazione deve promuovere la competizione delle imprese nell’economia globale . Ma è proprio vero che il nuovo è meglio di ciò che lo ha preceduto ? La Banca mondiale attesta che nel periodo 1995 /2009 la qualità delle istituzioni italiane (in una scala da 0% a 100% ) va declassata dall’80% al 55% mentre in Germania la di gran lunga superiore qualità delle istituzioni ha consentito il mantenimento ed incremento dell’occupazione e la tenuta degli investimenti . La paralizzante ,inadeguata ed a volte eccessiva regolamentazione , l’elevato onere burocratico , l’imperante lercio clientelismo con conseguente assenza di tutela dei valori meritocratici, l’inquinamento del tessuto produttivo ed ecologico operato dalla malavita , la corruzione e concussione , l’evasione fiscale , l’elevata imposizione fiscale cioè la preoccupante qualità delle istituzioni del paese ,sono la vera causa della crisi socio-economica che viviamo. Quali garanzie offre questo paese all’investitore straniero?  Quali le prospettive di ripresa? Peraltro la diffusione della precarizzazione del rapporto di lavoro diventa condizione permissiva della mobilità dei capitali ed i bassi salari contribuiscono sostanzialmente alla caduta della domanda interna , generando la perfida ed insopportabile spirale che va dalla caduta dei salari alla contrazione della domanda di beni di consumo alla ulteriore compressione salariale.

Occorre , dunque , riformare il modello di sviluppo che tenga conto di una migliore equità distributiva e che provveda alla tutela della dignità della persona dove la revisione del dettato costituzionale e di quel che resta dello Statuto dei Lavoratori venga avversata con ogni mezzo democratico . Sotto il profilo etico-morale e dell’analisi economica , affermare dunque che i residui diritti dei lavoratori non sono più riconoscibili a favore di non sempre lecita accumulazione dei profitti è proposizione iniqua ed inaccettabile in un Paese che pretenda definirsi civile.L’alibi è sempre la depressione; tutti i media affermano che la crisi è grave,ma l’impoverimento non riguarda i ricchi,le loro multinazionali ,i paradisi fiscali , i grossi sistemi finanziari ; colpisce bensi’ il popolo e le persone .Eppure la “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo “ impone principi che pongono “la persona “ all’apice dei valori sociali .Eppure la costituzione italiana recita testualmente “ La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto “ nonché “E’ compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini , impediscono il pieno sviluppo della persona umana ….” ed ancora “la libertà dell’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza , alla libertà ,alla dignità umana …” e conferma “ La legge determina i programmi ed i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali…” .Eppure la Comunità , nel Codice di condotta delle imprese europee , statuisce “….nessuna impresa deve fare profitti derivanti da vantaggi competitivi che emergano dal mancato rispetto dei diritti del lavoro e dei requisiti ambientali e sociali….” .Sembra la fiera dei sogni e cosi’ è stata intesa dal governo del nostro paese che ha compromissoriamente ignorato i fondamentali del nostro sistema legislativo .

Se ci fossimo soffermati su queste considerazioni , avremmo capito in che direzione stava girando il mondo economico e finanziario e quanto lo stesso si stava allontanando dalle regole del diritto e dell’economia etica e dalla realtà sociale , per entrare nel liberismo anarchico senza regole e senza controllo . Coloro che dovevano evitarci tutto questo ,cioè i nostri politici ed i nostri economisti , invece di allontanare il paese dai rischi gravi che si prospettavano, ci hanno condotto per mano dove ora purtroppo ci troviamo .In questo contesto degradato la “Questione Meridionale” diventa ancor più dolorosa ed insopportabile dove Gramsci osservava che “..la borghesia settentrionale ha soggiogato l’Italia meridionale e le isole e le ha ridotte a colonie di sfruttamento ..” ,individuando nel sud solo un enorme mercato di consumo e di manodopera sottocosto.Ma come la feccia liberal-massonica fu l’artefice dell’aberrante fenomeno che Antonio Ciano definisce “Il massacro del Sud” così anche , in un angoscioso amplesso catoblepistico , l’economia del nord è stata stritolata dal sistema politico massone.

Il ricatto ,l’estorsione,la corruzione sono diventati l’emblema di un sistema economico-politico che priva il paese di dignità e futuro. Eppure dal 1861 ad oggi il potere centrale ha stabilmente tutelato e promosso l’ industria del nord ( le grandi concessioni ,gli appalti miliardari erano e sono appannaggio esclusivo degli industriali settentrionali) perpetuando la bieca colonizzazione del sud e massacrando i legittimi interessi delle popolazioni meridionali , cioè confermando con affabulante violenza il rifiuto di qualsivoglia equità distributiva . Questo meridione , oggi arretrato e povero , presentava –prima dell’invasione barbarica dei massoni – tutti i fermenti della rivoluzione pre-industriale (industrie tessili e metal meccaniche ,fiorente artigianato,zone franche ecc.),era il regno più ricco d’Italia , non conosceva il doloroso processo dell’emigrazione di massa . Non ci sono alibi di sorta per giustificare il degrado cui è stato condannato , l’annullamento del glorioso humus storico e culturale (Napoli contendeva a Parigi il primato culturale in Europa ), lo svuotamento delle ricche casse del Regno per colmare i guai ed i debiti del piccolo piemonte savoiardo ,lo smantellamento degli impianti industriali per alimentare la nascente industria del nord (il tutto in nome dell’unità!).

Né è elemento esimente delle gravi responsabilità dello Stato il consolidamento del ruolo socio-politico, economico ed ambientale della cd. malavita organizzata , allorquando è storicamente noto che , dal 1861 ai nostri giorni , l’omologazione e l’utilizzo di queste organizzazioni criminali da parte della classe politica ha consentito il raggiungimento di lerci e beceri obiettivi economici e di conservazione del potere .

Fonte: Con il Sud si Riparte!



.

.

Cessione totale di sovranità da parte della Grecia, ecco il nocciolo vero della questione.


Di Natale Cuccurese

Cessione totale di sovranità da parte della Grecia, ecco il nocciolo vero della questione. Tsipras eletto democraticamente è inviso ai tedeschi e al FMI per cui deve passar la mano.

Scrive "il Fatto Quotidiano": Il Fondo monetario internazionale, riferisce la Bild, ha messo in campo la possibilità che per svolgere i negoziati sugli aiuti in Grecia si instauri un governo tecnico ad Atene. (...in Italia in quanto a governi tecnici già ci si è messi avanti per tempo...) Il Fmi chiede inoltre garanzie sul fatto che le riforme annunciate vengano davvero realizzate. Dell’esecutivo ellenico dovrebbero far parte anche ministri che non provengono da un partito, come nel 2011. “Noi non crediamo che Syriza possa fare le riforme – ha detto un esponente del Fondo al tabloid tedesco – non abbiamo fiducia in loro”.

Se questa Europa a trazione tedesca non intende rispettare Governi eletti democraticamente ed invece di ricercare il confronto e la mediazione fra diverse posizioni è pronta a spazzarli via in nome di un pensiero unico economico, peraltro deciso da burocrazie sovranazionali prive di qualsiasi legittimazione democratica, significa, come dicevo qualche giorno fa, che questa idea di Europa non solo è già morta ma è pericolosa e da combattere.


Leggi tutto »

Di Natale Cuccurese

Cessione totale di sovranità da parte della Grecia, ecco il nocciolo vero della questione. Tsipras eletto democraticamente è inviso ai tedeschi e al FMI per cui deve passar la mano.

Scrive "il Fatto Quotidiano": Il Fondo monetario internazionale, riferisce la Bild, ha messo in campo la possibilità che per svolgere i negoziati sugli aiuti in Grecia si instauri un governo tecnico ad Atene. (...in Italia in quanto a governi tecnici già ci si è messi avanti per tempo...) Il Fmi chiede inoltre garanzie sul fatto che le riforme annunciate vengano davvero realizzate. Dell’esecutivo ellenico dovrebbero far parte anche ministri che non provengono da un partito, come nel 2011. “Noi non crediamo che Syriza possa fare le riforme – ha detto un esponente del Fondo al tabloid tedesco – non abbiamo fiducia in loro”.

Se questa Europa a trazione tedesca non intende rispettare Governi eletti democraticamente ed invece di ricercare il confronto e la mediazione fra diverse posizioni è pronta a spazzarli via in nome di un pensiero unico economico, peraltro deciso da burocrazie sovranazionali prive di qualsiasi legittimazione democratica, significa, come dicevo qualche giorno fa, che questa idea di Europa non solo è già morta ma è pericolosa e da combattere.


domenica 12 luglio 2015

EUROFARSA

Riceviamo e postiamo:

Di Antonio Rosato

Chi sta seguendo la crescita costante del Partito del Sud, sa che questo è merito o conseguenza se preferite, dei risultati ottenuti sul territorio nazionale e dell’offerta politica che esso mette a disposizione del cittadino. Offerta che ovviamente non è confinata al solo mezzogiorno dello stivale, e non solo su battaglie o recriminazioni storiche seppur nel DNA di ogni uno di noi. Ma il successo di tale progresso è dovuto alla credibilità di scelte maturate e di contenuti non populisti tangibili che guardano al territorio nazionale ma non solo. 
Sulla situazione europea tanto abbiamo scritto e detto. Adesso siamo nel dopo Referendum Greco, e tutti si chiedono che ne sarà della Grecia, dell’euro e di questa Europa nata male e vissuta peggio fino a queste ore. E' vero che i greci hanno fatto i furbetti falsando i conti. Un pò come le famose vacche di Mussolini. E un pò così ha fatto la Grecia per entrare in Europa. Ha gonfiato i conti. 
Ha pagato un dazio importante, e adesso come tutti sanno è nella situazione della bancarotta. Ma nessuno mi venga dire che o a farci credere che non si sapeva nulla . Germania, Francia e gli altri paesi sapevano tutto, ma hanno chiuso gli occhi per comodità speculativa. 
Alexis TSIPRAS, poi, arriva buon ultimo come erede d’una situazione preesistente creata da altri.. Preferibile spostare l’attenzione su altro. Su quello che nessuno dice pur essendo sotto il naso di tutti. Giornalisti colpevolmente compresi ovviamente, sintetizzando quanto più possibile per non dilungarsi troppo. Si sa che per l’entrata nell’euro e nell’eurozona molti paesi hanno pagato a caro prezzo questa decisione. Non solo la Grecia , ma Spagna, Portogallo, Irlanda, Italia sono tra i paesi che più sono stati colpiti economicamente dall’euro. Speculazioni? Forse si, ma ci vorrebbe un giorno per disquisire su tale argomento, che potrebbe risultare anche noioso ai più. Se andiamo sul sito dell’Unione europea troviamo l’elenco dei paesi dell’area Euro. Diamo un occhiata. Austria, Belgio, Francia, Italia………….. e poi Lettonia, Lituania, Cipro, Slovacchia, Slovenia Estonia. 

La domanda sorge spontanea. Ma questi paesi hanno pagato dazio come noi e la Grecia, o per loro e stato diversa l’entrata nell’area euro? In più sul sito ufficiale dell’Unione europea non è citato il Kosovo. Si il Kosovo avete letto bene. In Kosovo la moneta ufficiale e l’euro. Kosovo? Ma è una nazione il Kosovo? Andiamo a fare qualche ricerca. Il Kosovo ufficialmente non è neanche una nazione. E’ ufficialmente ancora territorio della SERBIA. Come possibile che una non nazione usi la moneta che manda a gambe all’aria la Grecia? Chi ha autorizzato il Kosovo ad usare l’euro? Che conti ha presentato il Kosovo per entrare nella moneta unica europea? Ma se uno si fa un giro a Pristina piuttosto che a Pec scopre che tutte le banche ed assicurazioni sono tedesche. E gestiscono capitali immensi provenienti da quell’Europa e non solo, che in teoria servirebbero alla ricostruzione del paese. La Merkel fa fallire la Grecia e mette mano su capitali immensi che partono dall’Unione Europea, finiscono a banche e assicurazioni tedesche in Kosovo che fanno fruttare questi inaspettati denari e tornano in Germania con gli interessi?  Allora se per il Kosovo cosi funziona, forse per i paesi Baltici che fanno anche la voce grossa con le quote immigrati, che non vogliono a casa loro,  forse qualcosa di strano c’è? Complottisti qualcuno sta pensando. Ma è la pura realtà nuda e cruda. Inoltre c’è la Russia sanzionata che, almeno da un punto di vista strettamente legato al controllo del Mediterraneo in un’ottica occidentale e filo americana, incute paura. 
Anche perchè se la Germania ha messo le mani sulla parte economica nei balcani gli americani non si sono fatti scappare quella legata ai petroliferi. Ovvio , mi pare equo anche. Tu banche e io petroliferi, con un contentino anche ai turchi sul controllo di aereoporti, centrali elettriche, e comunicazioni. Si, perchè anche i turchi devono essere accontentati… in fondo sono parte strategicamente indispensabile della NATO. 

Ma allora che EUROPA è? Germania e Francia dettano regole di comportamento e austerità su paesi che molto hanno pagato, spred e parametri o quote e chi più ne ha più ne metta, e ci ritroviamo paesi Paltici e dell’est, con chiaro stampo pericolosamente nazionalista tra l’altro, che entrano dalla porta sul retro e si siedono a tavola senza neanche pulirsi le scarpe prima di entrare. 

Strana Europa questa. Come dice TSIPRAS questa è l’Europa delle banche e dell’alta finanza speculativa, non è mai nata l’Europa dei popoli. Vi lascio con una domanda: “ è questa l’Europa che vogliamo?” 





Leggi tutto »
Riceviamo e postiamo:

Di Antonio Rosato

Chi sta seguendo la crescita costante del Partito del Sud, sa che questo è merito o conseguenza se preferite, dei risultati ottenuti sul territorio nazionale e dell’offerta politica che esso mette a disposizione del cittadino. Offerta che ovviamente non è confinata al solo mezzogiorno dello stivale, e non solo su battaglie o recriminazioni storiche seppur nel DNA di ogni uno di noi. Ma il successo di tale progresso è dovuto alla credibilità di scelte maturate e di contenuti non populisti tangibili che guardano al territorio nazionale ma non solo. 
Sulla situazione europea tanto abbiamo scritto e detto. Adesso siamo nel dopo Referendum Greco, e tutti si chiedono che ne sarà della Grecia, dell’euro e di questa Europa nata male e vissuta peggio fino a queste ore. E' vero che i greci hanno fatto i furbetti falsando i conti. Un pò come le famose vacche di Mussolini. E un pò così ha fatto la Grecia per entrare in Europa. Ha gonfiato i conti. 
Ha pagato un dazio importante, e adesso come tutti sanno è nella situazione della bancarotta. Ma nessuno mi venga dire che o a farci credere che non si sapeva nulla . Germania, Francia e gli altri paesi sapevano tutto, ma hanno chiuso gli occhi per comodità speculativa. 
Alexis TSIPRAS, poi, arriva buon ultimo come erede d’una situazione preesistente creata da altri.. Preferibile spostare l’attenzione su altro. Su quello che nessuno dice pur essendo sotto il naso di tutti. Giornalisti colpevolmente compresi ovviamente, sintetizzando quanto più possibile per non dilungarsi troppo. Si sa che per l’entrata nell’euro e nell’eurozona molti paesi hanno pagato a caro prezzo questa decisione. Non solo la Grecia , ma Spagna, Portogallo, Irlanda, Italia sono tra i paesi che più sono stati colpiti economicamente dall’euro. Speculazioni? Forse si, ma ci vorrebbe un giorno per disquisire su tale argomento, che potrebbe risultare anche noioso ai più. Se andiamo sul sito dell’Unione europea troviamo l’elenco dei paesi dell’area Euro. Diamo un occhiata. Austria, Belgio, Francia, Italia………….. e poi Lettonia, Lituania, Cipro, Slovacchia, Slovenia Estonia. 

La domanda sorge spontanea. Ma questi paesi hanno pagato dazio come noi e la Grecia, o per loro e stato diversa l’entrata nell’area euro? In più sul sito ufficiale dell’Unione europea non è citato il Kosovo. Si il Kosovo avete letto bene. In Kosovo la moneta ufficiale e l’euro. Kosovo? Ma è una nazione il Kosovo? Andiamo a fare qualche ricerca. Il Kosovo ufficialmente non è neanche una nazione. E’ ufficialmente ancora territorio della SERBIA. Come possibile che una non nazione usi la moneta che manda a gambe all’aria la Grecia? Chi ha autorizzato il Kosovo ad usare l’euro? Che conti ha presentato il Kosovo per entrare nella moneta unica europea? Ma se uno si fa un giro a Pristina piuttosto che a Pec scopre che tutte le banche ed assicurazioni sono tedesche. E gestiscono capitali immensi provenienti da quell’Europa e non solo, che in teoria servirebbero alla ricostruzione del paese. La Merkel fa fallire la Grecia e mette mano su capitali immensi che partono dall’Unione Europea, finiscono a banche e assicurazioni tedesche in Kosovo che fanno fruttare questi inaspettati denari e tornano in Germania con gli interessi?  Allora se per il Kosovo cosi funziona, forse per i paesi Baltici che fanno anche la voce grossa con le quote immigrati, che non vogliono a casa loro,  forse qualcosa di strano c’è? Complottisti qualcuno sta pensando. Ma è la pura realtà nuda e cruda. Inoltre c’è la Russia sanzionata che, almeno da un punto di vista strettamente legato al controllo del Mediterraneo in un’ottica occidentale e filo americana, incute paura. 
Anche perchè se la Germania ha messo le mani sulla parte economica nei balcani gli americani non si sono fatti scappare quella legata ai petroliferi. Ovvio , mi pare equo anche. Tu banche e io petroliferi, con un contentino anche ai turchi sul controllo di aereoporti, centrali elettriche, e comunicazioni. Si, perchè anche i turchi devono essere accontentati… in fondo sono parte strategicamente indispensabile della NATO. 

Ma allora che EUROPA è? Germania e Francia dettano regole di comportamento e austerità su paesi che molto hanno pagato, spred e parametri o quote e chi più ne ha più ne metta, e ci ritroviamo paesi Paltici e dell’est, con chiaro stampo pericolosamente nazionalista tra l’altro, che entrano dalla porta sul retro e si siedono a tavola senza neanche pulirsi le scarpe prima di entrare. 

Strana Europa questa. Come dice TSIPRAS questa è l’Europa delle banche e dell’alta finanza speculativa, non è mai nata l’Europa dei popoli. Vi lascio con una domanda: “ è questa l’Europa che vogliamo?” 





venerdì 10 luglio 2015

Interessante e acceso dibattito sulla Grecia a Napoli. Noi del PdelSUD c'eravamo...



"La sfida di Atene, l'Europa nasce con i suoi popoli  così può  nascere  l'Europa"

Ieri, 9 Luglio 2015, organizzata dall'Associazione "demA", nello storico cortile di S. Chiara a Napoli, s'è tenuto un acceso dibattito sugli ultimi eventi riguardanti Tsipras, il referendum in Grecia e i rapporti di quel popolo e di di quelli del Sud Europa con le oligarchie di Bruxelles.
Interessante intervento del giornalista greco ma di casa ormai in Italia Dimitri Deliolanes / giornalista autore de "La sfida di Atene"che ha illustrato la disinformazione mediatica in merito in atto in Grecia manipolata dalle Tv private elleniche di proprietà dei gruppi di potere.
Intervento altresì acceso e applauditissimo del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris che, con un colorito linguaggio anche in lingua napoletana, ha infiammato l'affollatissimo uditorio di centinaia di persone rivendicando l'autonomia del suo operato con particolare riferimento ai suoi rapporti presenti e futuri con forze governative come il PD.
Delegazione napoletana e di alcune sezioni provinciali del Partito del Sud presenti.





Leggi tutto »


"La sfida di Atene, l'Europa nasce con i suoi popoli  così può  nascere  l'Europa"

Ieri, 9 Luglio 2015, organizzata dall'Associazione "demA", nello storico cortile di S. Chiara a Napoli, s'è tenuto un acceso dibattito sugli ultimi eventi riguardanti Tsipras, il referendum in Grecia e i rapporti di quel popolo e di di quelli del Sud Europa con le oligarchie di Bruxelles.
Interessante intervento del giornalista greco ma di casa ormai in Italia Dimitri Deliolanes / giornalista autore de "La sfida di Atene"che ha illustrato la disinformazione mediatica in merito in atto in Grecia manipolata dalle Tv private elleniche di proprietà dei gruppi di potere.
Intervento altresì acceso e applauditissimo del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris che, con un colorito linguaggio anche in lingua napoletana, ha infiammato l'affollatissimo uditorio di centinaia di persone rivendicando l'autonomia del suo operato con particolare riferimento ai suoi rapporti presenti e futuri con forze governative come il PD.
Delegazione napoletana e di alcune sezioni provinciali del Partito del Sud presenti.





giovedì 9 luglio 2015

Consegnate Tessera e sciarpa Napoli Club Bologna al Sindaco di Napoli...


Napoli, 09/07/2015

Nel rituale d'un consueto, piacevole e costruttivo incontro in data odierna, di confronto e aggiornamento politico, abbiamo avuto il piacere di consegnare al sindaco Luigi de Magistris la Tessera di Socio e la sciarpa del Napoli Club Bologna, costituito anche da nostri iscritti del Partito del Sud, la cui sede è stata da lui recentemente inaugurata in una giornata trascorsa assieme da ospiti nella città emiliana.

Andrea Balìa
Vice Presidente Nazionale Partito del Sud

Leggi tutto »

Napoli, 09/07/2015

Nel rituale d'un consueto, piacevole e costruttivo incontro in data odierna, di confronto e aggiornamento politico, abbiamo avuto il piacere di consegnare al sindaco Luigi de Magistris la Tessera di Socio e la sciarpa del Napoli Club Bologna, costituito anche da nostri iscritti del Partito del Sud, la cui sede è stata da lui recentemente inaugurata in una giornata trascorsa assieme da ospiti nella città emiliana.

Andrea Balìa
Vice Presidente Nazionale Partito del Sud

Michele Emiliano, la questione meridionale arriva al Quirinale

Michele Emiliano, neo governatore della Puglia, oggi in udienza dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha pronunciato un autentico discorso meridionalista davanti alla massima carica dello Stato. Il Sud sbarca al Quirinale, forse mai come questa volta con tanta forza e determinazione, ma anche con la calma di chi sa che ce la si può fare. #ConilSudsiRiparte ! Ecco il bel discorso di Michele Emiliano:
“Signor Presidente della Repubblica 
Grande è la nostra soddisfazione per la sua elezione a Capo dello Stato.
Lei rappresenta l’unità della nazione e con la sua storia personale anche l’aspirazione delle genti del sud a contribuire al progresso del Paese.
“Non nascondiamo limiti e contraddizioni che finora hanno impedito il superamento della questione meridionale, per responsabilità che non possiamo certo scaricare solo su altri. Siamo però consapevoli che senza il nostro contributo è impossibile che l’Italia ritorni a crescere, a progredire a custodire la propria cultura e la propria bellezza trasmettendola alle future generazioni. L’identità stessa dell’Italia contiene quella del Mezzogiorno e l’intera umanità non saprebbe immaginare il nostro paese senza le ricchezze che il sud vanta come proprio orgoglio.
“Ma tanti sono i pericoli cui siamo esposti, alcuni dei quali richiedono per essere fronteggiati l’impegno dell’intera comunità nazionale.
La prima minaccia è costituita dalla presenza su tutto il territorio nazionale di potenti organizzazioni mafiose che alterano la concorrenza, scoraggiano gli investimenti esteri e frustrano la determinazione delle nostre imprese. 
La nostra principale forza è nei giovani che si laureano nelle università del Mezzogiorno e che nonostante le classifiche di merito degli atenei si dimostrano sempre all’altezza delle aspettative, purtroppo spesso costretti ad emigrare pur di lavorare. 
“Sembra inimmaginabile che si possa scandire la carriera dei giovani del sud pregiudicandoli a causa di una inadempienza costituzionale che non consente loro parità nell’accesso al diritto allo studio. 
“Signor Presidente rinnoviamo dunque nelle sue mani il giuramento di fedeltà alla Repubblica consapevoli che non si tratta solo di una formula solenne, ma di un impegno che deve caratterizzare ogni nostra azione.
“Siamo spesso causa dei nostri mali ma siamo anche l’unica volontà per estirparli. L’Italia continui ad avere fiducia in noi”. 

Michele Emiliano

.
Leggi tutto »
Michele Emiliano, neo governatore della Puglia, oggi in udienza dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha pronunciato un autentico discorso meridionalista davanti alla massima carica dello Stato. Il Sud sbarca al Quirinale, forse mai come questa volta con tanta forza e determinazione, ma anche con la calma di chi sa che ce la si può fare. #ConilSudsiRiparte ! Ecco il bel discorso di Michele Emiliano:
“Signor Presidente della Repubblica 
Grande è la nostra soddisfazione per la sua elezione a Capo dello Stato.
Lei rappresenta l’unità della nazione e con la sua storia personale anche l’aspirazione delle genti del sud a contribuire al progresso del Paese.
“Non nascondiamo limiti e contraddizioni che finora hanno impedito il superamento della questione meridionale, per responsabilità che non possiamo certo scaricare solo su altri. Siamo però consapevoli che senza il nostro contributo è impossibile che l’Italia ritorni a crescere, a progredire a custodire la propria cultura e la propria bellezza trasmettendola alle future generazioni. L’identità stessa dell’Italia contiene quella del Mezzogiorno e l’intera umanità non saprebbe immaginare il nostro paese senza le ricchezze che il sud vanta come proprio orgoglio.
“Ma tanti sono i pericoli cui siamo esposti, alcuni dei quali richiedono per essere fronteggiati l’impegno dell’intera comunità nazionale.
La prima minaccia è costituita dalla presenza su tutto il territorio nazionale di potenti organizzazioni mafiose che alterano la concorrenza, scoraggiano gli investimenti esteri e frustrano la determinazione delle nostre imprese. 
La nostra principale forza è nei giovani che si laureano nelle università del Mezzogiorno e che nonostante le classifiche di merito degli atenei si dimostrano sempre all’altezza delle aspettative, purtroppo spesso costretti ad emigrare pur di lavorare. 
“Sembra inimmaginabile che si possa scandire la carriera dei giovani del sud pregiudicandoli a causa di una inadempienza costituzionale che non consente loro parità nell’accesso al diritto allo studio. 
“Signor Presidente rinnoviamo dunque nelle sue mani il giuramento di fedeltà alla Repubblica consapevoli che non si tratta solo di una formula solenne, ma di un impegno che deve caratterizzare ogni nostra azione.
“Siamo spesso causa dei nostri mali ma siamo anche l’unica volontà per estirparli. L’Italia continui ad avere fiducia in noi”. 

Michele Emiliano

.

mercoledì 8 luglio 2015

CRESCE SEMPRE DI PIU' LA COMMUNITY DEL PARTITO DEL SUD ! 18.000 A DIFESA DEL SUD !

Cresce sempre più la Community che quotidianamente segue il Partito del Sud anche su facebook, oggi siamo arrivati a 18.000 fan !

Seguiteci su : https://www.facebook.com/PdelSud?fref=nf

Con questo risultato siamo di gran lunga la maggior Community su facebook fra tutte quelle di movimenti politici/partiti meridionalisti o..."sudisti".

Continuate a seguirci e non ve ne pentirete; quotidianamente posteremo oltre alle notizie dell'attività del nostro Partito, approfondimenti politici ma anche curiosità, notizie sulla cultura e sulla vera storia del Sud come non avete mai avuto modo di sentire.

Grazie a tutti per il sostegno ed il supporto.
Staff Amministratori




Leggi tutto »
Cresce sempre più la Community che quotidianamente segue il Partito del Sud anche su facebook, oggi siamo arrivati a 18.000 fan !

Seguiteci su : https://www.facebook.com/PdelSud?fref=nf

Con questo risultato siamo di gran lunga la maggior Community su facebook fra tutte quelle di movimenti politici/partiti meridionalisti o..."sudisti".

Continuate a seguirci e non ve ne pentirete; quotidianamente posteremo oltre alle notizie dell'attività del nostro Partito, approfondimenti politici ma anche curiosità, notizie sulla cultura e sulla vera storia del Sud come non avete mai avuto modo di sentire.

Grazie a tutti per il sostegno ed il supporto.
Staff Amministratori




martedì 7 luglio 2015

Gianni Liviano assessore al Turismo e alla Cultura della Regione Puglia, i complimenti del Partito del Sud

Spirito libero, da sempre impegnato nel sociale, amatissimo dai suoi e dal territorio, circondato da gente in gamba e impegnata anch’essa nel sogno di cambiare la Puglia e di dare una mano a Taranto e al sud più in generale.
Non abbiamo avuto dubbi nel sostenerlo e non ci è parso vero quando oggi è apparso nei 10 candidati all’assessorato proposti da Michele Emiliano.
Siamo felici di questa elezione operata dai protagonisti delle sagre del programma alle quali come Partito del Sud abbiamo dato il nostro convinto contributo. Siamo felici che tra gli eletti ci sia Gianni a cui va il nostro in bocca al lupo e il nostro “buon Lavoro”.
Come dice Gianni: #Diamocidelnoi e… #ConilSudsiRiparte !



.
Leggi tutto »
Spirito libero, da sempre impegnato nel sociale, amatissimo dai suoi e dal territorio, circondato da gente in gamba e impegnata anch’essa nel sogno di cambiare la Puglia e di dare una mano a Taranto e al sud più in generale.
Non abbiamo avuto dubbi nel sostenerlo e non ci è parso vero quando oggi è apparso nei 10 candidati all’assessorato proposti da Michele Emiliano.
Siamo felici di questa elezione operata dai protagonisti delle sagre del programma alle quali come Partito del Sud abbiamo dato il nostro convinto contributo. Siamo felici che tra gli eletti ci sia Gianni a cui va il nostro in bocca al lupo e il nostro “buon Lavoro”.
Come dice Gianni: #Diamocidelnoi e… #ConilSudsiRiparte !



.

lunedì 6 luglio 2015

Michele Emiliano:”Ilva, ennesimo decreto non accettabile per chi abbia a cuore i valori costituzionali e in generale l’armonia tra le istituzioni”.

ilva_taranto 3Rispetto all’ennesimo Decreto Legge del Governo sull’Ilva, questa volta per impedire il sequestro preventivo dell’Altoforno 2, ecco quanto dichiarato dal Presidente della Regione Michele Emiliano al Direttore Responsabile di Studio100TV Walter Baldacconi per l’edizione del TG delle 14.00 del 4/7/2015.
“Si è consumata in queste ore devo dire nel silenzio assordante dei media nazionali una vicenda molto grave soprattutto per chi come me ha un legame particolare con la Costituzione, con le Istituzioni, con il Governo, con la magistratura.
Nelle ore precedenti il decreto vi è stato un tentativo molto intenso da parte degli avvocati dell’Ilva di convincere i Pubblici Ministeri della necessità che l’attività dell’altoforno 2 non si interrompesse per evitare il blocco complessivo dello stabilimento.
Questa attività difensiva, pur nella fase delle indagini preliminari di un gravissimo fatto che ha comportato la morte di un operaio, evidentemente non si è compiuta nel senso auspicato dai difensori ed il dissequestro non è stato concesso.
Il governo mantenendo una impostazione che è sempre la stessa da molti anni, ha ritenuto che la prosecuzione dell’attività produttiva della fabbrica avesse priorità su qualunque altro bene della vita e comunque su qualunque altro diritto.
È una scelta fortissima, non c’è dubbio, ed è chiaro che se il governo ha adottato un provvedimento del genere con riferimento ad uno specifico fatto che è appunto quello di Taranto, nessuno che abbia a cuore i valori costituzionali e in generale l’armonia tra le istituzioni può essere contento.
È evidente che stiamo rischiando di entrare in un meccanismo nel quale il governo è convinto che i magistrati non comprendano le esigenze che il governo presenta e, viceversa probabilmente, i magistrati temono che l’intento di far funzionare la fabbrica induca il governo a passare sopra le esigenze prioritarie della tutela della salute e in questo caso, non legate alla vicenda ambientale ma legate ad una specifica vicenda tecnica delittuosa che, è appunto, un’ipotesi di omicidio colposo con riferimento alla morte di un operaio qualche settimana fa.
È dunque io che sono il Presidente della Regione e che quindi sono in mezzo a questa dialettica con il compito di dovere orientare innanzitutto l’opinione dei pugliesi non posso tacere in una situazione come questa. Devo parlare. E invitare , nel limite delle rispettive prerogative, tutti a recuperare un clima di fiducia perché è inimmaginabile che le istituzioni trovino la soluzione giusta ad una situazione così complicata e drammatica senza fidarsi l’una dell’altra.
Altro allo stato non mi sento di dire, devo però comunque far presente che il Governo ha deciso. Questa decisione , ripeto, è al limite della compatibilità costituzionale, nel senso che ha sottoposto lo strumento del decreto-legge al massimo stress possibile.
Bisognerà attendere, ammesso che qualcuno rinvii questo decreto davanti alla Corte Costituzionale, per verificare se questo tentativo, ripeto coerente con tutti gli altri decreti-legge precedenti, abbia oltrepassato o meno il limite della costituzionalità.”



.
Leggi tutto »
ilva_taranto 3Rispetto all’ennesimo Decreto Legge del Governo sull’Ilva, questa volta per impedire il sequestro preventivo dell’Altoforno 2, ecco quanto dichiarato dal Presidente della Regione Michele Emiliano al Direttore Responsabile di Studio100TV Walter Baldacconi per l’edizione del TG delle 14.00 del 4/7/2015.
“Si è consumata in queste ore devo dire nel silenzio assordante dei media nazionali una vicenda molto grave soprattutto per chi come me ha un legame particolare con la Costituzione, con le Istituzioni, con il Governo, con la magistratura.
Nelle ore precedenti il decreto vi è stato un tentativo molto intenso da parte degli avvocati dell’Ilva di convincere i Pubblici Ministeri della necessità che l’attività dell’altoforno 2 non si interrompesse per evitare il blocco complessivo dello stabilimento.
Questa attività difensiva, pur nella fase delle indagini preliminari di un gravissimo fatto che ha comportato la morte di un operaio, evidentemente non si è compiuta nel senso auspicato dai difensori ed il dissequestro non è stato concesso.
Il governo mantenendo una impostazione che è sempre la stessa da molti anni, ha ritenuto che la prosecuzione dell’attività produttiva della fabbrica avesse priorità su qualunque altro bene della vita e comunque su qualunque altro diritto.
È una scelta fortissima, non c’è dubbio, ed è chiaro che se il governo ha adottato un provvedimento del genere con riferimento ad uno specifico fatto che è appunto quello di Taranto, nessuno che abbia a cuore i valori costituzionali e in generale l’armonia tra le istituzioni può essere contento.
È evidente che stiamo rischiando di entrare in un meccanismo nel quale il governo è convinto che i magistrati non comprendano le esigenze che il governo presenta e, viceversa probabilmente, i magistrati temono che l’intento di far funzionare la fabbrica induca il governo a passare sopra le esigenze prioritarie della tutela della salute e in questo caso, non legate alla vicenda ambientale ma legate ad una specifica vicenda tecnica delittuosa che, è appunto, un’ipotesi di omicidio colposo con riferimento alla morte di un operaio qualche settimana fa.
È dunque io che sono il Presidente della Regione e che quindi sono in mezzo a questa dialettica con il compito di dovere orientare innanzitutto l’opinione dei pugliesi non posso tacere in una situazione come questa. Devo parlare. E invitare , nel limite delle rispettive prerogative, tutti a recuperare un clima di fiducia perché è inimmaginabile che le istituzioni trovino la soluzione giusta ad una situazione così complicata e drammatica senza fidarsi l’una dell’altra.
Altro allo stato non mi sento di dire, devo però comunque far presente che il Governo ha deciso. Questa decisione , ripeto, è al limite della compatibilità costituzionale, nel senso che ha sottoposto lo strumento del decreto-legge al massimo stress possibile.
Bisognerà attendere, ammesso che qualcuno rinvii questo decreto davanti alla Corte Costituzionale, per verificare se questo tentativo, ripeto coerente con tutti gli altri decreti-legge precedenti, abbia oltrepassato o meno il limite della costituzionalità.”



.

 
[Privacy]
Design by Free WordPress Themes | Bloggerized by Lasantha - Premium Blogger Themes | Hot Sonakshi Sinha, Car Price in India