domenica 30 giugno 2013

LETTERA APERTA AL MINISTRO BEATRICE LORENZIN - di Antonio Marfella

Non c'è giornata che questo governo, o suoi male assortiti componenti, non ci riservi qualche spiacevole sorpresa.
Dopo l'espressa volontà di acquistare, in un piano folle ed anticostituzionale, aerei e fregate , si passa alle tasse sempre di più e di nuove, preferendo ad uno sviluppo vero una lenta devastazione del tessuto economico e sociale, poi il provvedimento sugli "incentivi alle assunzioni giovanili" che ci fa capire come i padroni del vapore, avvolti nei loro grembiulini, preferiscano ad un paese di cittadini colti ed informati uno di servi stolti ed abbruttiti, per passare infine alle improvvide dichiarazioni della lombrosiana ministro della Sanità Lorenzin che non trova di meglio che accanirsi contro i soliti meridionali brutti , sporchi e cattivi..
Ad una sola settimana dalla manifestazione sul Garigliano contro i rifiuti tossici che ha visto presente il Partito del Sud ecco la pronta risposta del governo dell'inciucio..la solita che ci viene data da 152 anni..ne terremo conto !


PdelSUD

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Egregio Signor Ministro della Salute
On. Beatrice Lorenzin,
ho ascoltato le sue dichiarazioni a Napoli in data 28 giugno 2013 e sono costretto a dedurre che anche Lei, a mio parere molto male informata  dai suoi “tecnici”  non vuole ne’ sapere, ne’ minimamente considerare le conseguenze sulla salute pubblica che in tutta italia, ed in particolare a napoli nord e caserta (discariche industriali ufficiali di italia !) ha provocato e provoca  la criminale gestione di una consistente parte degli oltre 140 milioni di tonnellate l'anno di rifiuti industriali e tossici prodotti, di cui almeno 35smaltiti scorrettamente e illegalmente, rispetto ai meno di 30 solo urbani (dati Legambiente) .
Lei, come suggeritole evidentemente dai suoi “tecnici negazionisti”,  offre spiegazioni anche  patogenetiche sull’eccesso delle nostre malattie croniche e tumorali in Campania, ma continuate a non voler vedere, a non voler sapere ne’ considerare patogeneticamente, e neanche  discutere , sul disastro ambientale da rifiuti tossici industriali che in Campania da oltre venti anni sono stati tombati e continuano ad essere sversati  nelle nostre terre.
Ormai, ben  oltre trenta milioni di tonnellate di rifiuti tossici industriali del nord (!) ci avvelenano ogni giorno lentamente , ed oltre questi , ogni giorno,  ci uccidono anche le circa 1000 tonnellate al giorno di rifiuti tossici delle industrie campane che lavorano in nero, per esempio le scarpe e le borse.
Come sapete benissimo, ma fate sempre finta di non sapere,  questa e'  “Terra dei Fuochi" di Gomorra, che uccide in Campania, ma che ha sede al nord .
Tutto il mondo ormai lo sa, e ormai ogni nostra famiglia , tra Napoli nord e Caserta sud, paga con un parente col cancro  questa tragedia di mancato controllo dello smaltimento dei rifiuti industriali e tossici di tutta Italia e della Campania.
Siamo stanchi di essere ancora presi in giro parlando di stili di vita individuali diversi da quelli degli altri cittadini italiani e dalle inutili discussioni sul corretto smaltimento dei rifiuti urbani con maxiinceneritori che servono per bruciare quello che sino ad oggi si e' interrato e siamo stanchi che, disperatamente ormai,  non volete ammettere che l'eccesso, non lamedia, di tutte le nostre patologie cronico degeneretave, sono dovute anche a questa immane tragedia ambientale provocata da quella categoria di rifiuti industriali di cui non parlate mai, mai, mai !
Continuate a prenderci in giro con stili di vita e deprivazione economica ,  pur di nonparlare dello scorretto smaltimento e del mancato controllo di ben 140 milioni di tonnellate l’anno di soli rifiuti industriali e tossici.
Il valore patogenetico del parametro deprivazione economica è sin troppo ovvio e certo, giacche' nessuno di noi, avendone le possibilita' economiche, continuerebbe a vivere dove tutta l'industria italiana del nord continua a sversare, e di certo compreremmo anche noi casa a Ravello come il veneto On . Brunetta: terra campana meravigliosa come erano anche tutte le zone di Campania Felix oggi diventate squallide discariche industriali“fuori norma”.
Ravello e costiera amalfitana,  luoghi splendidi e soprattutto protetti da tortuose strade provinciali dove  i TIR  anche veneti , che vi guardate bene dal controllare, non riuscirebbero di certo a passare inosservati per sversare l’eccesso della produzione industriale in regime di evasione fiscale.
I dati ISPRA 2012 attestano senza pieta' che per ogni cittadino campano esiste una produzione industriale di 1.26 tonnellate/anno (!)di cui non vi interessa conoscere ne' i flussi né i movimenti, ne' di controllare in quali impianti vengano effettivamente riciclati e/o smaltiti, ma soprattutto vi guardate bene dal farci sapere che, per ogni cittadino veneto e toscano, esiste una produzione industriale di oltre 4 tonnellate l'anno di rifiuti industriali (!) , prodotti e poi riciclati e/osmaltiti senza controlli affidabili e certi (vedi il fallimento del SISTRI! ) ,ma solo con bolle cartacee facilmente aggirabili come ormai sanno bene in tutto il mondo!
Considerata una evasione fiscale media nazionale del 30%, signor Ministro della Salute della Repubblica Italiana, ne' Lei ne'soprattutto i "tecnici" che la tengono completamente all'oscuro, volete neanche immaginare che per ogni cittadino veneto e toscano (compreso quindi il veneto Brunetta) esiste ben oltre una tonnellata l'anno di rifiuto industriale e tossico che cercherà in ogni modo  di essere “smaltito” “economicamente”  in qualche luogo del Sud di Italia, a cominciare dalla Campania !
Ormai noi poveri cittadini massacrati  sappiamo tutto, e voi  Responsabili dello Stato, continuate a fare finta di non sapere, di non vedere, di non capire, di non trovare il nesso di causalita' tra smaltimento di rifiuti tossici ed eccesso di cancro in Campania!
Ormai, con le analisi pagate di tasca nostra, ognuno di noi , che vive nei comuni di Caivano, Acerra, Gricignano, Aversa, Giugliano, ecc ecc sa bene di avere nel proprio sangue, per esempio, piu' policlorobifenili cancerogeni della ditta Caffaro di Brescia del peggior avvelenato cittadino bresciano, grazie alle centinaia di migliaia di tonnellate di policlorobifenili della ditta Caffaro smaltiti dalla camorra, confessati dai pentiti e riscontrati dalla Magistratura intombati nelle nostre terre, ma mentre a Brescia lo stato italiano ha fatto e fa analisi individuali, in Campania lo stesso Stato si nasconde dietro studi mai pubblicati come il Sebiorec, dove oltre tre milioni di persone sono state analizzate alla ricerca di quei veleni lombardi, come se fossero bufale o vacche, a pool di dieci sieri messi insieme, e i suoi "tecnici" si nascondono ancora dietro questo miserevole e patetico studio !
Signor Ministro, io credo nella sua buona fede, e' troppo giovane e Donna per essere cosi cinica da non volere capire e sapere che danno fa sulla salute degli italiani , e dei campani in particolare,  tanti milioni di tonnellate di rifiuti tossici smaltiti illegalmente ogni anno specie al Sud, ma credo sia necessario, a tutela innanzitutto della Sua Coscienza, e  come hanno fatto i ministri Cancellieri, Orlando e Balduzzi,  che abbia il coraggio, la correttezza e il patriottismo di parlare direttamente con noi massacrati cittadini campani e venire , con i suoi “tecnici” che non vogliono vedere, sentire e studiare i flussi dei rifiuti industriali e tossici e il loro ovvio danno sulla nostra Salute, nelle nostre Chiese, nelle nostre meravigliose Terre ridotte a discariche industriali tossiche “fuori norma”  di tutta Italia.
Non le chiediamo certo di chiederci scusa come ha liberamente scelto di fare qualcun altro dei suoi Onorevoli Colleghi,ma  almeno venga a rendersi conto di persona, senza fidarsi di asettici e ciechi numeri predisposti ad arte  con strumenti scientifici per nascondere la Verità soprattutto alla  Magistratura,  e a piangere insieme a noi i nostri malati e i nostri morti che i suoi "tecnici" ignavi ed omertosi si porteranno sulle proprie coscienze anche all'altro mondo!
Che Dio sia in grado di perdonarli! Io non ci riesco!
Napoli, li 29 giugno 2013
Antonio Marfella
Tossicologo Oncologo
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Non c'è giornata che questo governo, o suoi male assortiti componenti, non ci riservi qualche spiacevole sorpresa.
Dopo l'espressa volontà di acquistare, in un piano folle ed anticostituzionale, aerei e fregate , si passa alle tasse sempre di più e di nuove, preferendo ad uno sviluppo vero una lenta devastazione del tessuto economico e sociale, poi il provvedimento sugli "incentivi alle assunzioni giovanili" che ci fa capire come i padroni del vapore, avvolti nei loro grembiulini, preferiscano ad un paese di cittadini colti ed informati uno di servi stolti ed abbruttiti, per passare infine alle improvvide dichiarazioni della lombrosiana ministro della Sanità Lorenzin che non trova di meglio che accanirsi contro i soliti meridionali brutti , sporchi e cattivi..
Ad una sola settimana dalla manifestazione sul Garigliano contro i rifiuti tossici che ha visto presente il Partito del Sud ecco la pronta risposta del governo dell'inciucio..la solita che ci viene data da 152 anni..ne terremo conto !


PdelSUD

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Egregio Signor Ministro della Salute
On. Beatrice Lorenzin,
ho ascoltato le sue dichiarazioni a Napoli in data 28 giugno 2013 e sono costretto a dedurre che anche Lei, a mio parere molto male informata  dai suoi “tecnici”  non vuole ne’ sapere, ne’ minimamente considerare le conseguenze sulla salute pubblica che in tutta italia, ed in particolare a napoli nord e caserta (discariche industriali ufficiali di italia !) ha provocato e provoca  la criminale gestione di una consistente parte degli oltre 140 milioni di tonnellate l'anno di rifiuti industriali e tossici prodotti, di cui almeno 35smaltiti scorrettamente e illegalmente, rispetto ai meno di 30 solo urbani (dati Legambiente) .
Lei, come suggeritole evidentemente dai suoi “tecnici negazionisti”,  offre spiegazioni anche  patogenetiche sull’eccesso delle nostre malattie croniche e tumorali in Campania, ma continuate a non voler vedere, a non voler sapere ne’ considerare patogeneticamente, e neanche  discutere , sul disastro ambientale da rifiuti tossici industriali che in Campania da oltre venti anni sono stati tombati e continuano ad essere sversati  nelle nostre terre.
Ormai, ben  oltre trenta milioni di tonnellate di rifiuti tossici industriali del nord (!) ci avvelenano ogni giorno lentamente , ed oltre questi , ogni giorno,  ci uccidono anche le circa 1000 tonnellate al giorno di rifiuti tossici delle industrie campane che lavorano in nero, per esempio le scarpe e le borse.
Come sapete benissimo, ma fate sempre finta di non sapere,  questa e'  “Terra dei Fuochi" di Gomorra, che uccide in Campania, ma che ha sede al nord .
Tutto il mondo ormai lo sa, e ormai ogni nostra famiglia , tra Napoli nord e Caserta sud, paga con un parente col cancro  questa tragedia di mancato controllo dello smaltimento dei rifiuti industriali e tossici di tutta Italia e della Campania.
Siamo stanchi di essere ancora presi in giro parlando di stili di vita individuali diversi da quelli degli altri cittadini italiani e dalle inutili discussioni sul corretto smaltimento dei rifiuti urbani con maxiinceneritori che servono per bruciare quello che sino ad oggi si e' interrato e siamo stanchi che, disperatamente ormai,  non volete ammettere che l'eccesso, non lamedia, di tutte le nostre patologie cronico degeneretave, sono dovute anche a questa immane tragedia ambientale provocata da quella categoria di rifiuti industriali di cui non parlate mai, mai, mai !
Continuate a prenderci in giro con stili di vita e deprivazione economica ,  pur di nonparlare dello scorretto smaltimento e del mancato controllo di ben 140 milioni di tonnellate l’anno di soli rifiuti industriali e tossici.
Il valore patogenetico del parametro deprivazione economica è sin troppo ovvio e certo, giacche' nessuno di noi, avendone le possibilita' economiche, continuerebbe a vivere dove tutta l'industria italiana del nord continua a sversare, e di certo compreremmo anche noi casa a Ravello come il veneto On . Brunetta: terra campana meravigliosa come erano anche tutte le zone di Campania Felix oggi diventate squallide discariche industriali“fuori norma”.
Ravello e costiera amalfitana,  luoghi splendidi e soprattutto protetti da tortuose strade provinciali dove  i TIR  anche veneti , che vi guardate bene dal controllare, non riuscirebbero di certo a passare inosservati per sversare l’eccesso della produzione industriale in regime di evasione fiscale.
I dati ISPRA 2012 attestano senza pieta' che per ogni cittadino campano esiste una produzione industriale di 1.26 tonnellate/anno (!)di cui non vi interessa conoscere ne' i flussi né i movimenti, ne' di controllare in quali impianti vengano effettivamente riciclati e/o smaltiti, ma soprattutto vi guardate bene dal farci sapere che, per ogni cittadino veneto e toscano, esiste una produzione industriale di oltre 4 tonnellate l'anno di rifiuti industriali (!) , prodotti e poi riciclati e/osmaltiti senza controlli affidabili e certi (vedi il fallimento del SISTRI! ) ,ma solo con bolle cartacee facilmente aggirabili come ormai sanno bene in tutto il mondo!
Considerata una evasione fiscale media nazionale del 30%, signor Ministro della Salute della Repubblica Italiana, ne' Lei ne'soprattutto i "tecnici" che la tengono completamente all'oscuro, volete neanche immaginare che per ogni cittadino veneto e toscano (compreso quindi il veneto Brunetta) esiste ben oltre una tonnellata l'anno di rifiuto industriale e tossico che cercherà in ogni modo  di essere “smaltito” “economicamente”  in qualche luogo del Sud di Italia, a cominciare dalla Campania !
Ormai noi poveri cittadini massacrati  sappiamo tutto, e voi  Responsabili dello Stato, continuate a fare finta di non sapere, di non vedere, di non capire, di non trovare il nesso di causalita' tra smaltimento di rifiuti tossici ed eccesso di cancro in Campania!
Ormai, con le analisi pagate di tasca nostra, ognuno di noi , che vive nei comuni di Caivano, Acerra, Gricignano, Aversa, Giugliano, ecc ecc sa bene di avere nel proprio sangue, per esempio, piu' policlorobifenili cancerogeni della ditta Caffaro di Brescia del peggior avvelenato cittadino bresciano, grazie alle centinaia di migliaia di tonnellate di policlorobifenili della ditta Caffaro smaltiti dalla camorra, confessati dai pentiti e riscontrati dalla Magistratura intombati nelle nostre terre, ma mentre a Brescia lo stato italiano ha fatto e fa analisi individuali, in Campania lo stesso Stato si nasconde dietro studi mai pubblicati come il Sebiorec, dove oltre tre milioni di persone sono state analizzate alla ricerca di quei veleni lombardi, come se fossero bufale o vacche, a pool di dieci sieri messi insieme, e i suoi "tecnici" si nascondono ancora dietro questo miserevole e patetico studio !
Signor Ministro, io credo nella sua buona fede, e' troppo giovane e Donna per essere cosi cinica da non volere capire e sapere che danno fa sulla salute degli italiani , e dei campani in particolare,  tanti milioni di tonnellate di rifiuti tossici smaltiti illegalmente ogni anno specie al Sud, ma credo sia necessario, a tutela innanzitutto della Sua Coscienza, e  come hanno fatto i ministri Cancellieri, Orlando e Balduzzi,  che abbia il coraggio, la correttezza e il patriottismo di parlare direttamente con noi massacrati cittadini campani e venire , con i suoi “tecnici” che non vogliono vedere, sentire e studiare i flussi dei rifiuti industriali e tossici e il loro ovvio danno sulla nostra Salute, nelle nostre Chiese, nelle nostre meravigliose Terre ridotte a discariche industriali tossiche “fuori norma”  di tutta Italia.
Non le chiediamo certo di chiederci scusa come ha liberamente scelto di fare qualcun altro dei suoi Onorevoli Colleghi,ma  almeno venga a rendersi conto di persona, senza fidarsi di asettici e ciechi numeri predisposti ad arte  con strumenti scientifici per nascondere la Verità soprattutto alla  Magistratura,  e a piangere insieme a noi i nostri malati e i nostri morti che i suoi "tecnici" ignavi ed omertosi si porteranno sulle proprie coscienze anche all'altro mondo!
Che Dio sia in grado di perdonarli! Io non ci riesco!
Napoli, li 29 giugno 2013
Antonio Marfella
Tossicologo Oncologo

PIU' A SUD - LA VIGNETTA DI FRANCO GALLO


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venerdì 28 giugno 2013

FUSIONE?... FREDDA o CALDA?


di Bruno Pappalardo

Dite che è tempo di mescolanze o di separazioni?
Parrebbe proprio si tratti della prima.
L’attuale “ governo di larghe intese” secondo voi è una fusione fredda o calda?
Potranno ancora reggere i democristiani all’interno del PD? Potrà ancora reggere PD + PDL ideologicamente lontani almeno solo per pudore e decenza?
La differenza delle fusioni fredde o calde sta che le prime produrrebbero una pressione/i a temperature molto ma molto minori di quelle “calde” per le quali servono altri gradi ma, incredibile, tra quelle calde esistono temperature dette “negative”, …insomma non si può star tranquilli!
Verrebbe in mente di non fare affatto alcuna “FUSIONE” perché o calde o fredde, almeno per le leggi della termodinamica nucleare, possono, come si è detto, essere assai negative e legate alle devastazioni più strazianti e barbariche.
Il “buon senso” direbbe di non fondersi mai, dunque, nessun accorpamento o alleanze in questo Paese.
Parrebbe, infatti, chiaro solo osservando la Storia!
Alla negatività, tra l’altro, si aggiungono anche intersecazioni chiamate comunemente “trasformazioni di antropologia politica”, ovvero, detto terra, terra gli scilipoti!
Dico, ma molto alla buona, che dal “socialismo” nacque il “fascismo” ovvero esattamente il contrario della prima forma di potere delle masse marxiane ma preannunciate e avviate già da molto prima del suo “Capitale”.
Dico che accadde pressappoco lo stesso anche in Germania.
Dico che dal Partito Socialista d’Italia si scisse una frangia che generò il primo Partito Comunista d’Europa;
Dico che Marx ebbe il suo antagonista in Hegel, si fa per dire, il quale sosteneva “ i filosofi hanno finora soltanto interpretato il mondo in diversi modi; ora si tratta di trasformarlo” Parlava, dunque di filosofi e non di operai , uomini, ma di legge della Spiritualità (delle idee) che infusa in essi, avrebbero trasformato il mondo. Per Marx, invece, la trasformazione poteva avvenire solo attraverso una felice rivoluzione proletaria. Gramsci ebbe anche lui il suo Hegel pressoché in Croce.
Insomma non solo gli insulsi scilipoti ma anche intellettuali, pensatori e politici, praticamente dalla stessa parte, non riuscivano ad amalgamarsi mai perfettamente! Come sarebbe allora possibile una unione?
La Democrazia Cristiana di Moro volle “compromettersi” in un unico percorso politico con il PCI. Non funzionò, anzi non partì per nulla. Le Brigate Rosse riuscirono sicuramente in questa bizzarra alleanza! Dopo 40 anni ecco che viene riproposta (certo con tutti gli ovvi distingui)
La Democrazia Cristiana, nei primi 40 anni la si credeva da tutti eterna.
Il PCI, subito dopo, altrettanto.
Il PSI di Craxi similmente.
Insomma separati o insieme tutti fallirono!
Ma non può funzionare neppure se appartenenti allo stesso genere, specie, tipo e sottospecie come ad esempio il “meridionalismo”?
In questo poi, l’unione non vincerebbe manco se il Sud venisse bombardato da “ Vinavil ” lanciato giù da un elicottero! Perché?
Le risposte sono tante ma, secondo la mia modesta opinione, primariamente la storia è questa.
La Democrazia Cristiana, il PCI, il PSI, il MSI, et cetera, tutto sommato hanno avuto la loro fortuna politica fino a quando la società non si è trasformata, soprattutto per tantissime altre ragioni extrapolitiche, per aseità, per autogamia
Un pur tenace e feroce bolscevismo non l’avrebbe mai spuntata con una Barbie in minigonna pronta per la discoteca!
Conclusione: Bene che ogni compagine prenda la propria strada. Uno di essi sarà più forte e forse rimorchierà gli altri.
I partiti tradizionali generano, tuttavia, significative (molte vergognose) trasformazione nel mondo del lavoro come nella società civile e ebbero forza e senso finché gl’uno furono sinergici e funzionali all’altre.
Sarà forse il tempo che il solco, allora, sia tracciato da uno solo e che se spianerà la strada larga e piana lo farà per tutti? Lo credo!
Allora il meridionalismo si unirà spontaneamente.
Poi, nuovamente, tutto terminerà , tutto verrà archiviato ma avendo contribuito alla secolare fine dell’ingiusta sciagura.
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di Bruno Pappalardo

Dite che è tempo di mescolanze o di separazioni?
Parrebbe proprio si tratti della prima.
L’attuale “ governo di larghe intese” secondo voi è una fusione fredda o calda?
Potranno ancora reggere i democristiani all’interno del PD? Potrà ancora reggere PD + PDL ideologicamente lontani almeno solo per pudore e decenza?
La differenza delle fusioni fredde o calde sta che le prime produrrebbero una pressione/i a temperature molto ma molto minori di quelle “calde” per le quali servono altri gradi ma, incredibile, tra quelle calde esistono temperature dette “negative”, …insomma non si può star tranquilli!
Verrebbe in mente di non fare affatto alcuna “FUSIONE” perché o calde o fredde, almeno per le leggi della termodinamica nucleare, possono, come si è detto, essere assai negative e legate alle devastazioni più strazianti e barbariche.
Il “buon senso” direbbe di non fondersi mai, dunque, nessun accorpamento o alleanze in questo Paese.
Parrebbe, infatti, chiaro solo osservando la Storia!
Alla negatività, tra l’altro, si aggiungono anche intersecazioni chiamate comunemente “trasformazioni di antropologia politica”, ovvero, detto terra, terra gli scilipoti!
Dico, ma molto alla buona, che dal “socialismo” nacque il “fascismo” ovvero esattamente il contrario della prima forma di potere delle masse marxiane ma preannunciate e avviate già da molto prima del suo “Capitale”.
Dico che accadde pressappoco lo stesso anche in Germania.
Dico che dal Partito Socialista d’Italia si scisse una frangia che generò il primo Partito Comunista d’Europa;
Dico che Marx ebbe il suo antagonista in Hegel, si fa per dire, il quale sosteneva “ i filosofi hanno finora soltanto interpretato il mondo in diversi modi; ora si tratta di trasformarlo” Parlava, dunque di filosofi e non di operai , uomini, ma di legge della Spiritualità (delle idee) che infusa in essi, avrebbero trasformato il mondo. Per Marx, invece, la trasformazione poteva avvenire solo attraverso una felice rivoluzione proletaria. Gramsci ebbe anche lui il suo Hegel pressoché in Croce.
Insomma non solo gli insulsi scilipoti ma anche intellettuali, pensatori e politici, praticamente dalla stessa parte, non riuscivano ad amalgamarsi mai perfettamente! Come sarebbe allora possibile una unione?
La Democrazia Cristiana di Moro volle “compromettersi” in un unico percorso politico con il PCI. Non funzionò, anzi non partì per nulla. Le Brigate Rosse riuscirono sicuramente in questa bizzarra alleanza! Dopo 40 anni ecco che viene riproposta (certo con tutti gli ovvi distingui)
La Democrazia Cristiana, nei primi 40 anni la si credeva da tutti eterna.
Il PCI, subito dopo, altrettanto.
Il PSI di Craxi similmente.
Insomma separati o insieme tutti fallirono!
Ma non può funzionare neppure se appartenenti allo stesso genere, specie, tipo e sottospecie come ad esempio il “meridionalismo”?
In questo poi, l’unione non vincerebbe manco se il Sud venisse bombardato da “ Vinavil ” lanciato giù da un elicottero! Perché?
Le risposte sono tante ma, secondo la mia modesta opinione, primariamente la storia è questa.
La Democrazia Cristiana, il PCI, il PSI, il MSI, et cetera, tutto sommato hanno avuto la loro fortuna politica fino a quando la società non si è trasformata, soprattutto per tantissime altre ragioni extrapolitiche, per aseità, per autogamia
Un pur tenace e feroce bolscevismo non l’avrebbe mai spuntata con una Barbie in minigonna pronta per la discoteca!
Conclusione: Bene che ogni compagine prenda la propria strada. Uno di essi sarà più forte e forse rimorchierà gli altri.
I partiti tradizionali generano, tuttavia, significative (molte vergognose) trasformazione nel mondo del lavoro come nella società civile e ebbero forza e senso finché gl’uno furono sinergici e funzionali all’altre.
Sarà forse il tempo che il solco, allora, sia tracciato da uno solo e che se spianerà la strada larga e piana lo farà per tutti? Lo credo!
Allora il meridionalismo si unirà spontaneamente.
Poi, nuovamente, tutto terminerà , tutto verrà archiviato ma avendo contribuito alla secolare fine dell’ingiusta sciagura.

giovedì 27 giugno 2013

Grill Day, il Sud in Tavola, sabato a Castenaso (BO)


SPCBolognagiugnoPrimo appuntamento di Sud Project Camp in “forma” culinaria a Castenaso in provincia di Bologna il prossimo 29 giugno.
L’evento, sotto forma di grande grigliata tra amici del sud vedrà la partecipazione di aziende enogastromiche che utilizzeranno l’evento per promuoversi.
Per chi vuole partecipare non c’è che da recarsi all’Eden Park Laghetti di Castenaso in via Fiumara Destra n. 22/22.
Vi aspettiamo quindi dalle 17 alle 23 !
Per info: partitodelsud.bologna@gmail.com
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SPCBolognagiugnoPrimo appuntamento di Sud Project Camp in “forma” culinaria a Castenaso in provincia di Bologna il prossimo 29 giugno.
L’evento, sotto forma di grande grigliata tra amici del sud vedrà la partecipazione di aziende enogastromiche che utilizzeranno l’evento per promuoversi.
Per chi vuole partecipare non c’è che da recarsi all’Eden Park Laghetti di Castenaso in via Fiumara Destra n. 22/22.
Vi aspettiamo quindi dalle 17 alle 23 !
Per info: partitodelsud.bologna@gmail.com

Gabriella e la triste storia delle assicurazioni auto al Sud


many cars on roadL’avevamo detto anche noi un po’ di tempo fa, se l’Italia vuole tenere fede veramente all’articolo 3 della Costituzione nel quale, bontà dei padri costituenti, si prevede l’uguaglianza tra tutti i cittadini senza alcuna differenza di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali, allora molto probabilmente questa stessa Italia deve porre fine alle diseguaglianze e ingiustizie legate al mondo delle assicurazioni e in particolare alle assicurazioni auto. Si perché, se le assicurazioni auto sono obbligatorie, allora il libero mercato non centra più, centra il diritto di tutti i cittadini di pagare nelle stesse condizioni e posizioni contrattuali le stesse cifre su tutto il territorio nazionale. Oggi non è così  tanto è vero che, secondo uno studio portato avanti dall’associazione “Mobast” di Napoli, i cittadini del capoluogo campano pagano dal 130% al  338% in più rispetto ai cittadini di Milano. Ma allora i padri costituenti hanno dimenticato di scrivere nella Costituzione “senza nessuna differenza di territorio” ? E si perché se siamo uguali immaginiamo che un cittadino onesto e un cittadino che non fa incidenti di Napoli sia esattamente uguale a un cittadino di Milano nelle stesse condizioni, o no ?
Non si è mai visto in nessun paese civile che le responsabilità personali di alcuni individui debbano essere “condivise territorialmente” con gli altri cittadini che queste responsabilità non hanno. Tra l’altro da qualche hanno i dati ISVAP dicono anche che i teoremi delle assicurazioni sulle incidenze territoriali dei costi sono errati. Ma, ammettiamo pure per un attimo che siano veri, allora chi sbaglia o, peggio, chi froda è lui a doversene accollare l’onere non tutti i cittadini, o peggio un singolo territorio.
Le agenzie qualche giorno fa hanno battuto la notizia che di questa questione, molto probabilmente, se ne occuperà la Commissione Europea che potrebbe avviare un’indagine sui prezzi RcAuto in Italia.
Il tutto grazie a una petizione promossa a livello europeo dall’Associazione “Mobast”, fondata dalla napoletana Gabriella Gambardella esperta del ramo assicurazioni  e impegnata da anni in questa battaglia relativa al caro assicurazioni al Sud e sostenuta da alcuni parlamentari europei.
All’audizione che si è tenuta a Bruxelles, ha partecipato anche la Gabardella che alla fine della riunione e forte del buon risultato raggiunto ha dichiarato: ”Le compagnie assicurative sono obbligate alla trasparenza nel rapporto con il proprio assicurato, ma il meccanismo di determinazione delle tariffe non e’ affatto trasparente. La mancanza di concorrenza e trasparenza hanno portato l’Italia ad avere primati negativi in Europa relativamente a maggiori tariffe e maggiore evasione assicurativa”.
Fonte: Sud.24

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many cars on roadL’avevamo detto anche noi un po’ di tempo fa, se l’Italia vuole tenere fede veramente all’articolo 3 della Costituzione nel quale, bontà dei padri costituenti, si prevede l’uguaglianza tra tutti i cittadini senza alcuna differenza di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali, allora molto probabilmente questa stessa Italia deve porre fine alle diseguaglianze e ingiustizie legate al mondo delle assicurazioni e in particolare alle assicurazioni auto. Si perché, se le assicurazioni auto sono obbligatorie, allora il libero mercato non centra più, centra il diritto di tutti i cittadini di pagare nelle stesse condizioni e posizioni contrattuali le stesse cifre su tutto il territorio nazionale. Oggi non è così  tanto è vero che, secondo uno studio portato avanti dall’associazione “Mobast” di Napoli, i cittadini del capoluogo campano pagano dal 130% al  338% in più rispetto ai cittadini di Milano. Ma allora i padri costituenti hanno dimenticato di scrivere nella Costituzione “senza nessuna differenza di territorio” ? E si perché se siamo uguali immaginiamo che un cittadino onesto e un cittadino che non fa incidenti di Napoli sia esattamente uguale a un cittadino di Milano nelle stesse condizioni, o no ?
Non si è mai visto in nessun paese civile che le responsabilità personali di alcuni individui debbano essere “condivise territorialmente” con gli altri cittadini che queste responsabilità non hanno. Tra l’altro da qualche hanno i dati ISVAP dicono anche che i teoremi delle assicurazioni sulle incidenze territoriali dei costi sono errati. Ma, ammettiamo pure per un attimo che siano veri, allora chi sbaglia o, peggio, chi froda è lui a doversene accollare l’onere non tutti i cittadini, o peggio un singolo territorio.
Le agenzie qualche giorno fa hanno battuto la notizia che di questa questione, molto probabilmente, se ne occuperà la Commissione Europea che potrebbe avviare un’indagine sui prezzi RcAuto in Italia.
Il tutto grazie a una petizione promossa a livello europeo dall’Associazione “Mobast”, fondata dalla napoletana Gabriella Gambardella esperta del ramo assicurazioni  e impegnata da anni in questa battaglia relativa al caro assicurazioni al Sud e sostenuta da alcuni parlamentari europei.
All’audizione che si è tenuta a Bruxelles, ha partecipato anche la Gabardella che alla fine della riunione e forte del buon risultato raggiunto ha dichiarato: ”Le compagnie assicurative sono obbligate alla trasparenza nel rapporto con il proprio assicurato, ma il meccanismo di determinazione delle tariffe non e’ affatto trasparente. La mancanza di concorrenza e trasparenza hanno portato l’Italia ad avere primati negativi in Europa relativamente a maggiori tariffe e maggiore evasione assicurativa”.
Fonte: Sud.24

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mercoledì 26 giugno 2013

Il PdelSUD chiede la sospensione immediata dell'acquisto degli F35



In un momento storico come quello attuale, con milioni di disoccupati, con lo smantellamento del welfare, con la scuola e la sanità allo sbando, con musei e siti culturali all'abbandono, con enormi territori inquinati da bonificare e decine di altre drammatiche emergenze causate principalmente dalla mancanza di fondi e da un impoverimento generale, anche solo il pensare di acquistare degli aerei da caccia con un costo di 14 miliardi di euro è abietto ed irresponsabile.

Il PdelSUD è per la sospensione immediata all'acquisto degli F35 in quanto scelta scellerata ed anticostituzionale, se è vero che l'Italia "ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

*"L'Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai, sorgente di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra.
Questa la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire."

*Dal giuramento e messaggio del Presidente della Repubblica Sandro Pertini
Seduta comune di Camera e Senato del 9 luglio 1978


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In un momento storico come quello attuale, con milioni di disoccupati, con lo smantellamento del welfare, con la scuola e la sanità allo sbando, con musei e siti culturali all'abbandono, con enormi territori inquinati da bonificare e decine di altre drammatiche emergenze causate principalmente dalla mancanza di fondi e da un impoverimento generale, anche solo il pensare di acquistare degli aerei da caccia con un costo di 14 miliardi di euro è abietto ed irresponsabile.

Il PdelSUD è per la sospensione immediata all'acquisto degli F35 in quanto scelta scellerata ed anticostituzionale, se è vero che l'Italia "ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

*"L'Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai, sorgente di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra.
Questa la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire."

*Dal giuramento e messaggio del Presidente della Repubblica Sandro Pertini
Seduta comune di Camera e Senato del 9 luglio 1978


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martedì 25 giugno 2013

CONFERENZA STAMPA PRESENTAZIONE OSSERVATORIO BENI COMUNI. Presente anche il Partito del Sud !


Stamani, 25/06/2013, alle ore 12,30 c/o la Sala Giunta del Comune di Napoli, il sindaco Luigi de Magistris ha presieduto la Conferenza Stampa per la presentazione dell'Osservatorio Beni Comuni.

L'organismo si insedia con regolare decreto ed è coordinato dall'ex assessore Lucarelli, che presta gratuitamente su questa tema la sua collaborazione, avvalendosi come componenti di figure d'alto prestigio come :

- prof. Gianfranco Borrelli, nato a Napoli il 28 agosto 1947;
- prof. Lucio De Giovanni, nato a Napoli il 2 maggio 1950;
- prof. Paolo Maddalena, nato a Napoli il 27 marzo 1936;
- prof. Sergio Moccia, nato a Napoli il 1 gennaio 1947;
- prof. Tommaso Montanari, nato a Firenze il 15 ottobre 1971;
- prof. Marco Musella, nato a Napoli il 3 ottobre 1976;

Considerato che sul tema dei Beni Comuni l'Amministrazione Comunale ha :

1) già individuato e reso operativa (prima in Italia e ai primi posti in Europa) la soluzione organizzativa più idonea per la gestione del servizio idrico disponendo la trasformazione della S.p.a. ARIN in azienda speciale ABC ( Acqua Bene Comune);
2) la destinazione dell'ex Asilo Filangieri (Edificio storico inutilizzato) a luogo di fruizione e partecipazione democratica culturale;

intende con l'Osservatorio Cittadino dei Beni Comuni iniziare una mappatura di edifici, immobili, luoghi abbandonati o degradati da restituire alla funzione sociale originaria o di nuova individuazione, con la partecipazione propositiva e collaborativa dei cittadini.

Il prof. Maddalena, giurista e costituzionalista di levatura internazionale, ha voluto complimentarsi col sindaco sottolineando come tali iniziative restituiscono la città di Napoli ad una sovranità che Le spetta per storia e legge, in ossequio ad una interpretazione della Costituzione Repubblicana (in superamento del vecchio statuto sabaudo) , fino ad oggi mai attuata, che prevede i comuni al primo posto nel ruolo di sovranità nazionale.

Presente anche il Partito del Sud, con il Vicepresidente Andrea Balìa, che al termine della conferenza s'è complimentato col prof. Maddalena per la significativa sottolineatura, e ha avuto una veloce riflessione  col sindaco de Magistris sulla consolidata sinergia tra lui e il partito nella valutazione di scelte riguardanti l'ambito meridionalista.












                           
il prof. Maddalena


il tavolo dei componenti l'Osservatorio Beni Comuni


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Partito del Sud  -  Napoli
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Stamani, 25/06/2013, alle ore 12,30 c/o la Sala Giunta del Comune di Napoli, il sindaco Luigi de Magistris ha presieduto la Conferenza Stampa per la presentazione dell'Osservatorio Beni Comuni.

L'organismo si insedia con regolare decreto ed è coordinato dall'ex assessore Lucarelli, che presta gratuitamente su questa tema la sua collaborazione, avvalendosi come componenti di figure d'alto prestigio come :

- prof. Gianfranco Borrelli, nato a Napoli il 28 agosto 1947;
- prof. Lucio De Giovanni, nato a Napoli il 2 maggio 1950;
- prof. Paolo Maddalena, nato a Napoli il 27 marzo 1936;
- prof. Sergio Moccia, nato a Napoli il 1 gennaio 1947;
- prof. Tommaso Montanari, nato a Firenze il 15 ottobre 1971;
- prof. Marco Musella, nato a Napoli il 3 ottobre 1976;

Considerato che sul tema dei Beni Comuni l'Amministrazione Comunale ha :

1) già individuato e reso operativa (prima in Italia e ai primi posti in Europa) la soluzione organizzativa più idonea per la gestione del servizio idrico disponendo la trasformazione della S.p.a. ARIN in azienda speciale ABC ( Acqua Bene Comune);
2) la destinazione dell'ex Asilo Filangieri (Edificio storico inutilizzato) a luogo di fruizione e partecipazione democratica culturale;

intende con l'Osservatorio Cittadino dei Beni Comuni iniziare una mappatura di edifici, immobili, luoghi abbandonati o degradati da restituire alla funzione sociale originaria o di nuova individuazione, con la partecipazione propositiva e collaborativa dei cittadini.

Il prof. Maddalena, giurista e costituzionalista di levatura internazionale, ha voluto complimentarsi col sindaco sottolineando come tali iniziative restituiscono la città di Napoli ad una sovranità che Le spetta per storia e legge, in ossequio ad una interpretazione della Costituzione Repubblicana (in superamento del vecchio statuto sabaudo) , fino ad oggi mai attuata, che prevede i comuni al primo posto nel ruolo di sovranità nazionale.

Presente anche il Partito del Sud, con il Vicepresidente Andrea Balìa, che al termine della conferenza s'è complimentato col prof. Maddalena per la significativa sottolineatura, e ha avuto una veloce riflessione  col sindaco de Magistris sulla consolidata sinergia tra lui e il partito nella valutazione di scelte riguardanti l'ambito meridionalista.












                           
il prof. Maddalena


il tavolo dei componenti l'Osservatorio Beni Comuni


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Partito del Sud  -  Napoli

domenica 23 giugno 2013

Sud Project Camp, laboratorio aperto nelle piazze del Sud !


Il Sud ha bisogno di una coscienza comune, di condividere idee, esperienze e progetti. L’idea di Sud Project Camp è proprio fare questo: far incontrare gli uomini e le donne, i giovani del Sud di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali e creare “un luogo” dove poter: incontrarsi, conoscersi e condividere esperienze.
Siamo convinti che il Sud abbia tante risorse, è giunto il momento di metterle in comune, nasce:
SUD PROJECT CAMP
Laboratorio aperto nelle piazze del Sud !
La costruzione di una coscienza condivisa meridionale, laraccolta di idee e progetti per lo sviluppo del sud, lacreazione di una classe dirigente dal basso che possa essere da stimolo e da supporto a tutto ciò che si vorrà mettere in campo per il sud, è questo, e non solo questo, quello che vogliamo fare con il progetto.
L’idea è nata durante i lavori dell’ultimo congresso del Partito del Sud, sarà promossa e gestita dall’associazione di promozione sociale “Stamperia della Società dei Foglianti”, ma è aperta a quanti, singoli cittadini, associazioni, gruppi di opinione, gruppi spontanei, consorzi di produttori e imprenditori, operai, giovani e meno giovani, vogliano creare un unico cartello di incontri da svolgersi su tutto il territorio nazionale.
Il Sud Project Camp sarà realizzato secondo una formula leggera e giovane di incontri, in grado di coinvolgere quante più persone è possibile in ciascuna sua “tappa”.
Le singole tappe del Sud Project Camp si svolgeranno attorno a uno o più temi principali attorno ai quali si stimolerà e favorirà il dibattito, il confronto, la nascita di nuove idee.
Proprio per favorire la nascita di nuove idee o per favorire la conoscenza e la diffusione di quelle idee già nate, in ciascun evento, gli eventi più grandi e strutturati, vedranno la presenza di diversi piccoli workshop o “luoghi delle idee” collaterali dove si discuterà in piccoli gruppi.
Il Sud Projetc Camp avrà una particolare attenzione ai giovani e a chi decide di scommettere sul Sud, avrà degli spazi dedicati all’editoria meridionale, altri dedicati al “compra sud”, altri ancora all’offerta formativa da e per il sud.
Non sarà dimenticato il lavoro, come non sarà dimenticato il rispetto della salute e dell’ambiente, sarà dato spazio alla capacità di autoccupazione  e valore a tutte quelle ideeche diventano impresa, attività economica e sociale.
Uno spazio contro ogni possibile infiltrazione mafiosa e contro tutte le forme di delinquenza palese ed occulta.
Ogni anno il Sud Project Camp si concluderà con un evento finale “nazionale” che si terrà in una delle città capoluogo di una regione del Sud.
Per chi fosse interessato: sudprojectcamp@gmail.com
Per chi vuole seguire il progetto, appuntamenti e iniziative :http://sudprojectcamp.wordpress.com – a brevissimo http://www.sudprojectcamp.it
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Il Sud ha bisogno di una coscienza comune, di condividere idee, esperienze e progetti. L’idea di Sud Project Camp è proprio fare questo: far incontrare gli uomini e le donne, i giovani del Sud di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali e creare “un luogo” dove poter: incontrarsi, conoscersi e condividere esperienze.
Siamo convinti che il Sud abbia tante risorse, è giunto il momento di metterle in comune, nasce:
SUD PROJECT CAMP
Laboratorio aperto nelle piazze del Sud !
La costruzione di una coscienza condivisa meridionale, laraccolta di idee e progetti per lo sviluppo del sud, lacreazione di una classe dirigente dal basso che possa essere da stimolo e da supporto a tutto ciò che si vorrà mettere in campo per il sud, è questo, e non solo questo, quello che vogliamo fare con il progetto.
L’idea è nata durante i lavori dell’ultimo congresso del Partito del Sud, sarà promossa e gestita dall’associazione di promozione sociale “Stamperia della Società dei Foglianti”, ma è aperta a quanti, singoli cittadini, associazioni, gruppi di opinione, gruppi spontanei, consorzi di produttori e imprenditori, operai, giovani e meno giovani, vogliano creare un unico cartello di incontri da svolgersi su tutto il territorio nazionale.
Il Sud Project Camp sarà realizzato secondo una formula leggera e giovane di incontri, in grado di coinvolgere quante più persone è possibile in ciascuna sua “tappa”.
Le singole tappe del Sud Project Camp si svolgeranno attorno a uno o più temi principali attorno ai quali si stimolerà e favorirà il dibattito, il confronto, la nascita di nuove idee.
Proprio per favorire la nascita di nuove idee o per favorire la conoscenza e la diffusione di quelle idee già nate, in ciascun evento, gli eventi più grandi e strutturati, vedranno la presenza di diversi piccoli workshop o “luoghi delle idee” collaterali dove si discuterà in piccoli gruppi.
Il Sud Projetc Camp avrà una particolare attenzione ai giovani e a chi decide di scommettere sul Sud, avrà degli spazi dedicati all’editoria meridionale, altri dedicati al “compra sud”, altri ancora all’offerta formativa da e per il sud.
Non sarà dimenticato il lavoro, come non sarà dimenticato il rispetto della salute e dell’ambiente, sarà dato spazio alla capacità di autoccupazione  e valore a tutte quelle ideeche diventano impresa, attività economica e sociale.
Uno spazio contro ogni possibile infiltrazione mafiosa e contro tutte le forme di delinquenza palese ed occulta.
Ogni anno il Sud Project Camp si concluderà con un evento finale “nazionale” che si terrà in una delle città capoluogo di una regione del Sud.
Per chi fosse interessato: sudprojectcamp@gmail.com
Per chi vuole seguire il progetto, appuntamenti e iniziative :http://sudprojectcamp.wordpress.com – a brevissimo http://www.sudprojectcamp.it
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PIU' A SUD - LA VIGNETTA DI FRANCO GALLO


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sabato 22 giugno 2013

Brigantesse e Briganti del PdelSUD alla manifestazione del 22 giugno alla centrale nucleare sul Garigliano

http://www.youtube.com/watch?v=0miMIiMkMRU&feature=share


C'erano i rappresentanti dei comuni del basso Lazio, di Sessa Aurunca, Minturno, San Cosma e Damiano, Formia, Castelforte, Spigno, Coreno Ausonio. Mancava solo una rappresentanza del Comune di Gaeta,che con Raimondi sindaco, era la città capofila, C'erano associazioni ambientaliste, e rappresentanti dei partiti di centro e di sinistra,e c'erano i rappresentanti del Partito del Sud. 
Non c'era Mitrano sindaco di Gaeta,nè Cusani e nè Fazzone.







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http://www.youtube.com/watch?v=0miMIiMkMRU&feature=share


C'erano i rappresentanti dei comuni del basso Lazio, di Sessa Aurunca, Minturno, San Cosma e Damiano, Formia, Castelforte, Spigno, Coreno Ausonio. Mancava solo una rappresentanza del Comune di Gaeta,che con Raimondi sindaco, era la città capofila, C'erano associazioni ambientaliste, e rappresentanti dei partiti di centro e di sinistra,e c'erano i rappresentanti del Partito del Sud. 
Non c'era Mitrano sindaco di Gaeta,nè Cusani e nè Fazzone.







venerdì 21 giugno 2013

giovedì 20 giugno 2013

SU LATINA OGGI - IL PARTITO DEL SUD: FERMIAMO IL DISASTRO AMBIENTALE - LA MANIFESTAZIONE ORGANIZZATA PER SABATO POMERIGGIO


Latina Oggi di mercoledì 19 giugno 2013 riprende il Comunicato Stampa del Partito del Sud diffuso nei giorni scorsi



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Latina Oggi di mercoledì 19 giugno 2013 riprende il Comunicato Stampa del Partito del Sud diffuso nei giorni scorsi



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Un esauriente articolo di Gigi Di Fiore sul suo Blog Controstorie de "Il Mattino" riguardo il 1799...


Ricevo e posto questo bell'articolo del nostro amico Gigi Di Fiore sul 1799, sulla Repubblica Partenopea e sulla reazione popolare sanfedista, contro gli eccessi e le storture della Repubblica partenopea voluta dai francesi e lontana dal popolo napoletano di quel periodo,  ma equilibrato e lontano dagli accenti "vandeani" di un certo meridionalismo reazionario...




di Gigi Di Fiore


Il 1799 e le polemiche sul web

Impazza in rete il dibattito su un libro, che ancora una volta racconta dell'avanzata dei sanfedisti del cardinale Ruffo nel 1799. E' la ripetuta narrazione delle violenze sulle popolazioni giacobine nel Molise. Nulla di nuovo, nessun documento sensazionale. Solo un replay, peraltro fuori anniversari dopo l'orgia di pubblicazioni, soprattutto su Eleonora Pimentel Fonseca, che ci travolse nel 1999, anno del bicentenario.
In rete, impazzano le valutazioni sulla Repubblica partenopea, che fu voluta dai francesi e protetta per i sei suoi mesi di vita dalle armi del generale Championnet. Su quelle vicende, pesa molto l'eredità e la lettura che ne fece Benedetto Croce. Il filosofo e storico, che partecipò anche alla fattura del famoso albo pubblicato in occasione del centenario nel 1899, considerò i patrioti della Repubblica, messi a morte dopo il ritorno a Napoli dei Borbone, gli antesignani del Risorgimento. Nel cercare una premessa meridionale all'unificazione, Croce si aggrappò al 1799 che avrebbe anticipato gli ideali unitari.
Peccato che testimoni dell'epoca, come Pietro Colletta e Vincenzo Cuoco, certamente non schierati ciecamente con i Borbone, raccontarono le contraddizioni, le caratteristiche "passive" di una rivoluzione che non fu rivoluzione, ma elitaria occupazione di potere in nome degli ideali francesi. 
Chi era quel popolo che i patrioti volevano emancipare, senza conoscerlo? Erano lazzari e gente povera che, per ben due giorni, si fecero massacrare dai cannoni francesi. Il generale Championnet non riuscì ad entrare agevolmente a Napoli, come gli avevano assicurato. Fu costretto a combattere: i lazzari difendevano la loro città, il loro re, i riferimenti ideali cui si rifacevano. Alla fine, fu lo stesso Championnet a lodarne il coraggio.
I martiri del '99 sono il condensato della nostra retorica storica, ma anche l'appiglio della cultura laica, contrapposta a quello che si definisce oscurantismo condito da ignoranza popolare. Fin quando la polemica è su questo piano, il dibattito non può che essere fertile. E' l'eterno discorrere sulla presenza e influenza nella città della Napoli plebea, su cui anche la Ortese ha lasciato pagine memorabili.
Poi, però, ci sono le manipolazioni storiche. Come le vicende della congiura dei fratelli Baccher, la fuga codarda dei Borbone (come se anche i Savoia, in quegli anni, non siano fuggiti in Sardegna all'arrivo dei francesi), le stragi dell'armata sanfedista. Quella di Ruffo fu una scommessa, partita con pochi suoi contadini e poi arrivata ad 80mila uomini. Tra questi, poche decine di albanesi, che vivevano già stabilmente in Calabria e non erano di certo mercenari stranieri.
Certo, l'avanzata non fu cammino da educande. Le violenze e le uccisioni furono la regola. Ma i sanguinari non si trovavano certo da una parte sola. Sanfedisti e giacobini si comportarono con la stessa spietatezza, con la stessa cecità. Gennaro De Crescenzo pubblicò anni fa un testo: "L'altro 1799: i fatti". In appendice, decine di documenti di sentenze giacobine di morte nei confronti di fedeli dei Borbone. A Mercogliano, Caserta, Ceglie, Carbonara, Bacoli, Benevento, Briano, Nola, Pomigliano, Pagani, tanto per citare qualche località, i giacobini, coperti dalle armi francesi, furono sanguinari e non certo teneri con i fedeli dei Borbone. Il popolo.
E allora, cos'è la storia? Narrazione di vicende, interpretazione di avvenimenti sulla base di sensibilità nuove e documenti. Senza dimenticare il contesto in cui i fatti si svolsero. E quello del 1799 era un contesto storico che, nonostante la Rivoluzione francese di dieci anni prima, era ancora dominato da sovrani di monarchie assolute. Dopo 15 anni, anche Napoleone fu sconfitto da quelle monarchie in armi. E l'Inghilterra, che tanto influenzò l'unità d'Italia, era contro i francesi in appoggio ai Borbone meridionali. Tanto che fu Nelson a volere, contro il parere di Ferdinando IV, l'uccisione dei patrioti che si erano arresi.
Ma tant'è. Non si tratta di rivalutare nessun passato, né dinastie superate. Si tratta solo di raccontare che le guerre travolgono tutti, la violenza non è mai da una parte sola. Se poi, oggi, si vuole affermare che la cultura laica, intesa come apertura e dialettica del confronto, è da preferire all'oscurantismo e all'assolutismo delle convinzioni (qualunque esse siano), non si può che essere d'accordo. Ma questo è altro discorso, su cui la lettura della storia, intesa come difesa di posizioni di potere, c'entra poco. 

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Ricevo e posto questo bell'articolo del nostro amico Gigi Di Fiore sul 1799, sulla Repubblica Partenopea e sulla reazione popolare sanfedista, contro gli eccessi e le storture della Repubblica partenopea voluta dai francesi e lontana dal popolo napoletano di quel periodo,  ma equilibrato e lontano dagli accenti "vandeani" di un certo meridionalismo reazionario...




di Gigi Di Fiore


Il 1799 e le polemiche sul web

Impazza in rete il dibattito su un libro, che ancora una volta racconta dell'avanzata dei sanfedisti del cardinale Ruffo nel 1799. E' la ripetuta narrazione delle violenze sulle popolazioni giacobine nel Molise. Nulla di nuovo, nessun documento sensazionale. Solo un replay, peraltro fuori anniversari dopo l'orgia di pubblicazioni, soprattutto su Eleonora Pimentel Fonseca, che ci travolse nel 1999, anno del bicentenario.
In rete, impazzano le valutazioni sulla Repubblica partenopea, che fu voluta dai francesi e protetta per i sei suoi mesi di vita dalle armi del generale Championnet. Su quelle vicende, pesa molto l'eredità e la lettura che ne fece Benedetto Croce. Il filosofo e storico, che partecipò anche alla fattura del famoso albo pubblicato in occasione del centenario nel 1899, considerò i patrioti della Repubblica, messi a morte dopo il ritorno a Napoli dei Borbone, gli antesignani del Risorgimento. Nel cercare una premessa meridionale all'unificazione, Croce si aggrappò al 1799 che avrebbe anticipato gli ideali unitari.
Peccato che testimoni dell'epoca, come Pietro Colletta e Vincenzo Cuoco, certamente non schierati ciecamente con i Borbone, raccontarono le contraddizioni, le caratteristiche "passive" di una rivoluzione che non fu rivoluzione, ma elitaria occupazione di potere in nome degli ideali francesi. 
Chi era quel popolo che i patrioti volevano emancipare, senza conoscerlo? Erano lazzari e gente povera che, per ben due giorni, si fecero massacrare dai cannoni francesi. Il generale Championnet non riuscì ad entrare agevolmente a Napoli, come gli avevano assicurato. Fu costretto a combattere: i lazzari difendevano la loro città, il loro re, i riferimenti ideali cui si rifacevano. Alla fine, fu lo stesso Championnet a lodarne il coraggio.
I martiri del '99 sono il condensato della nostra retorica storica, ma anche l'appiglio della cultura laica, contrapposta a quello che si definisce oscurantismo condito da ignoranza popolare. Fin quando la polemica è su questo piano, il dibattito non può che essere fertile. E' l'eterno discorrere sulla presenza e influenza nella città della Napoli plebea, su cui anche la Ortese ha lasciato pagine memorabili.
Poi, però, ci sono le manipolazioni storiche. Come le vicende della congiura dei fratelli Baccher, la fuga codarda dei Borbone (come se anche i Savoia, in quegli anni, non siano fuggiti in Sardegna all'arrivo dei francesi), le stragi dell'armata sanfedista. Quella di Ruffo fu una scommessa, partita con pochi suoi contadini e poi arrivata ad 80mila uomini. Tra questi, poche decine di albanesi, che vivevano già stabilmente in Calabria e non erano di certo mercenari stranieri.
Certo, l'avanzata non fu cammino da educande. Le violenze e le uccisioni furono la regola. Ma i sanguinari non si trovavano certo da una parte sola. Sanfedisti e giacobini si comportarono con la stessa spietatezza, con la stessa cecità. Gennaro De Crescenzo pubblicò anni fa un testo: "L'altro 1799: i fatti". In appendice, decine di documenti di sentenze giacobine di morte nei confronti di fedeli dei Borbone. A Mercogliano, Caserta, Ceglie, Carbonara, Bacoli, Benevento, Briano, Nola, Pomigliano, Pagani, tanto per citare qualche località, i giacobini, coperti dalle armi francesi, furono sanguinari e non certo teneri con i fedeli dei Borbone. Il popolo.
E allora, cos'è la storia? Narrazione di vicende, interpretazione di avvenimenti sulla base di sensibilità nuove e documenti. Senza dimenticare il contesto in cui i fatti si svolsero. E quello del 1799 era un contesto storico che, nonostante la Rivoluzione francese di dieci anni prima, era ancora dominato da sovrani di monarchie assolute. Dopo 15 anni, anche Napoleone fu sconfitto da quelle monarchie in armi. E l'Inghilterra, che tanto influenzò l'unità d'Italia, era contro i francesi in appoggio ai Borbone meridionali. Tanto che fu Nelson a volere, contro il parere di Ferdinando IV, l'uccisione dei patrioti che si erano arresi.
Ma tant'è. Non si tratta di rivalutare nessun passato, né dinastie superate. Si tratta solo di raccontare che le guerre travolgono tutti, la violenza non è mai da una parte sola. Se poi, oggi, si vuole affermare che la cultura laica, intesa come apertura e dialettica del confronto, è da preferire all'oscurantismo e all'assolutismo delle convinzioni (qualunque esse siano), non si può che essere d'accordo. Ma questo è altro discorso, su cui la lettura della storia, intesa come difesa di posizioni di potere, c'entra poco. 

mercoledì 19 giugno 2013

Un nuovo strumento per comunicare le nostre attività - La Newsletter Telegram

Segnaliamo la creazione del canale Telegram del Partito del Sud, per ricevere le nostre newsletter e restare sempre informati sulle attività del Partito: https://t.me/partitodelsud . Se interessati fate girare e ovviamente iscrivetevi

Grazie



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Segnaliamo la creazione del canale Telegram del Partito del Sud, per ricevere le nostre newsletter e restare sempre informati sulle attività del Partito: https://t.me/partitodelsud . Se interessati fate girare e ovviamente iscrivetevi

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martedì 18 giugno 2013

Programma Politico del Partito del Sud



Postiamo la versione definitiva del nuovo Programma Politico del Partito del Sud, che definisce, amplia ed integra la precedente versione.

La versione finale è composta da 43 pagine, ed è stata discussa dai tesserati in piattaforma google, votata al IV Congresso di Roma e integrata e corretta dal nuovo CDN.

Ringraziamo tutti gli iscritti che hanno partecipato con passione all'imponente lavoro ed in particolare Giuseppe Spadafora e Franco Gallo per la prima stesura e Andrea Balia e Giovanni Cutolo per la definitiva correzione ed amalgama dei vari capitoli, nonchè i tanti militanti che hanno proposto modifiche, correzioni, temi, approfondimenti, in un lavoro certosino che ha coinvolto tutte le strutture del Partito.

Ricordiamo che il Programma Politico del Partito del Sud resta work in progress, come deciso al Congresso, per eventuali nuovi approfondimenti e proposte che dovranno comunque sempre essere prima discusse,vagliate ed approvate dal CDN.

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Postiamo la versione definitiva del nuovo Programma Politico del Partito del Sud, che definisce, amplia ed integra la precedente versione.

La versione finale è composta da 43 pagine, ed è stata discussa dai tesserati in piattaforma google, votata al IV Congresso di Roma e integrata e corretta dal nuovo CDN.

Ringraziamo tutti gli iscritti che hanno partecipato con passione all'imponente lavoro ed in particolare Giuseppe Spadafora e Franco Gallo per la prima stesura e Andrea Balia e Giovanni Cutolo per la definitiva correzione ed amalgama dei vari capitoli, nonchè i tanti militanti che hanno proposto modifiche, correzioni, temi, approfondimenti, in un lavoro certosino che ha coinvolto tutte le strutture del Partito.

Ricordiamo che il Programma Politico del Partito del Sud resta work in progress, come deciso al Congresso, per eventuali nuovi approfondimenti e proposte che dovranno comunque sempre essere prima discusse,vagliate ed approvate dal CDN.

lunedì 17 giugno 2013

La relazione di Bruno Pappalardo per il Partito del Sud sui Martiri di Pietrarsa alla Commissione Toponomastica del Comune di Napoli...

Da Partito del Sud - Napoli: Riportiamo, perchè riteniamo il documento degno di nota e come ringraziamento doveroso al nostro Dirigente napoletano Bruno Pappalardo, la sua relazione sui Martiri di Pietrarsa, che è stata a suo tempo consegnata al sindaco di Napoli Luigi de Magistris, e argomento di discussione approvazione per una piazza o strada da nominare nella prima seduta del 12 Giugno 2013 della Commissione Toponomastica del Comune di Napoli....



                                                                                                  Alla Commissione Toponomastica cittadina
                                                                                                                    del Comune di Napoli - Uffici 
                                                                                                               Palazzo San Giacomo – S E D E


Napoli, 13.05.2013

OGGETTO:  richiesta di nuovo toponimo per iscrizione de’  “ i MARTIRI DI PIETRARSA”
                                                                                                                                                                                     
Il PARTITO DEL SUD,

nel pieno rispetto della tutela dell’ attuale storia toponomastica di Napoli, del suo assetto linguistico dei luoghi crede che bisognerà curare anche le nuove denominazioni, nel pieno rispetto dell'identità culturale e civile della città. Esse in passato hanno prodotto quei toponimi tradizionali, quelli storici formatisi spontaneamente nella tradizione orale e quelli di eventi successivi afferenti alle vicende della storia della città come dell’Italia.
Talvolta si è mancato di ricordare il nome e l’evento.
Talvolta si è cancellato il nome e  l’evento.
Talvolta, invece, si è nascosto il nome e  l’evento.  
Nell’ipotesi di nuove denominazioni, ossia quelle collimanti alla logica naturale di un dinamismo storico riformista - e non vacuo revisionismo - , dunque, proprio riguardanti quei processi storici generanti da un innegabile documentario, allora, si dovranno onorare i nomi o i fatti di quelle vicende, in tanti casi tragici, che hanno investito la vita della città e del Paese.
Il Partito del Sud ritiene, tuttavia,di tener da conto tutte quelle esistenti, purché abbiano ancora mantenuto la virtù del segno del probo agire, del vero eroismo, del martirio, della legalità e dunque dell’ indubitabile valore.  
Considerando, dunque, che da questo  si sono aggiunte al giudizio storico nuovi elementi, nuove valutazioni, questi non possono essere separatati dai luoghi in cui si generarono e avvennero. La città deve diventare un testo, un racconto urbico e umano  che ha la necessità di mostrare una nuova grammatica perché non resti muta. Essa si muove e determina nuovi segni, genesi di nuove narrazioni, di felici o tragiche scoperte e ritrovati siti rinvigorendo la memoria della propria storia e cultura umana e insegnandone la lettura
A tal fine e nella piena consapevolezza di offrire il giusto esempio che attende solo la legittimità storica e semantica, il Partito del Sud,

CHIEDE

che vengano celebrati i martiri dimenticati della sua città, quelli di Pietrarsa  con l’apposizione di lapide o istallazione stradale o urbana da definire
  

 I MARTIRI DI PIETRARSA:  rappresentazione dei fatti


Erano le tre del pomeriggio del 6 agosto del 1863.  
Sui cancelli dell’opificio di Pietrarsa, - il primo e il più grande in assoluto in tutta l’Italia, posto proprio sul confine tra San Giovanni a Teduccio e San Giorgio-Portici -, degli operai aprono ignari a un gruppo di bersaglieri.
Non potevano sapere, inermi e sprovveduti, quale sciagura sarebbe accaduta in un baleno da quell’atto.
Erano stati chiamati dal un tale Zimmermann un fidato dirigente dell’impresa Bozza, che aveva chiesto la presenza del Delegato della Polizia con un primo soccorso di sei di quelli alla cancellata.
Nasceva dal timore che la massa di circa 600 operai, che s’era invelenita e aggruppata proprio nel primo grande piazzale davanti all’accesso, stavano impegnandosi in cori di protesta. La cosa aveva allarmato il nuovo proprietario della fabbrica, il signor Jacopo Bozza, “… uomo di dubbia fama, ex impiegato del Borbone, già proprietario e direttore del giornale
“La Patria” che vendutosi al nuovo governo aveva avuto, in merzede la concessione di Pietrarsa.  
Quel pomeriggio era atterrito! Pare che allontanandosi di corsa inciampasse per ben tre volte. La storia era diventata insopportabile!
Dei 1050 operai, assunti e cresciuti durante i 15 anni di attività, ossia dal 1840, giorno in cui  Ferdinando II inaugurò l’officina, ebbene nel 1861 s’erano già ridotti a 800.
Le maestranza sapevano che taluni appalti già s’avviavano verso la settentrionale Ansaldo che impiegava la metà degli operai.
Ma la corsa al trasferimento o smobilitazione di tutte le risorse industriali del meridione aveva preso una perversa velocità.
Dopo l’Inghilterra e la Francia, il polo industriale di massima produzione e prosperità, era proprio quello del Regno delle Due Sicilie. La diminuzione dei dazi sulle importazioni ed esportazioni aveva accresciuto enormemente il divario di produzione e benessere tra il meridione e il povero Nord e “Non ci si può stupire, a questo punto,che nel 1856, l’Esposizione Internazionale di Parigi abbia premiato il Regno Delle Due Sicilie  come terzo paese al mondo per sviluppo industriale”.
Forse fu, invece un losco compagno del Bozza, un certo Pinto, ex impiegato e collaboratore che chiese una intera guarnigione di bersaglieri presente in Portici. Non sappiamo come furono raccontati i fatti al Maggiore.
Ai restanti operai, poco meno di 600, era stato assicurato il rientro dei 440 circa messi diciamo in attesa. Venne detto loro che bisognava ulteriormente diminuire la paga e aumentare le ore di lavoro, da 10 a 11 ore ad dì e la paga ch’era di 35 grana era già intanto passata a 30. Il contratto d’appalto non prevedeva questo come neppure l’allontanamento dei compagni. Era inspiegabile che le commesse sparissero. Si minacciava il licenziamento di altri 200 maestranze. Il 31 Luglio 1863 gli operai scendono ad appena 458 ma se ne prevedono altri.  Allora, i residuiminacciarono di lasciare la fabbrica a fronte dell’insulsa ingiustizia e offesa alla loro professionalità. Chiedevano, allora il certificato di “buon servito” che veniva negato. Ecco i fatti!
Trascriviamo ciò che venne raccolto da Aldo Jaco, pagg.215-216“il brigantaggio meridionale:
“ Ma ecco che invece giunsero i bersaglieri con le baionette in canna: gli operai stessi che erano tutti inermi aprirono il cancello, ed i soldati con impeto inqualificabile si slanciarono su di essi sparando i fucili e tirando colpi baionetta alla cieca, trattandoli da briganti e non da cittadini italiani, qual erano quegli infelici!...Il capitano che dirigeva i lavori ( era piemontese e interno alla fabbrica per altri incarichi) e del quale abbiamo accennato più sopra, si fece innanzi con kèpi in mano, e gridando a nome del Re fece cessare l’ira soldatesca (…) Fu una scena di sangue che amareggerà l’anima di ogni italiano, che farà meravigliare gli stranieri e gioire i nemici interni. Cinque operai rimasero morti (sul piazzale) per quanto si asserisce:  altri che gettaronsi  in mare, cercando di salvarsi a nuoto, ebbero delle fucilate nell’acqua, e due  restarono cadaveri. I feriti son in tutto venti: sette feriti gravemente furono trasportati all’Ospedale de’ Pellegrini altri andarono nelle proprie case”

Quel pomeriggio, in quel piazzale, nacque il primo sciopero di lavoratori a cui erano stato sottratto, col sangue, appannaggi e diritti concordati ma avvenne anche il primo eccidio spietato  e inumano contro una massa impotente che difendeva non solo i propri diritti per il lavoro,  mai visto e sentito prima in qualsiasi parte del mondo, ma soprattutto l’orgoglio di una umanità sfrontatamente offesa nella dignità e fieramente radicati nella storia dei propri
luoghi.

COLLOCAZIONE: Riteniamo utile ribadire che la denominazione del nuovo toponimo dovrebbe, in prima e non comunque esclusiva istanza, rispondere al naturale principio che gli eventi abbiano una manifesta corrispondenza con i luoghi e, dunque, limitare la collocazione  della lapide o targa stradale, proprio nell’area urbana/ Comune, in cui avvennero i luttuosi fatti.

                                                                                                       Arch. Bruno Pappalardo
                                                                                                       in nome e per conto del
                                                                                                             PARTITO DEL SUD
       

Fonti: Gustavo Rinaldi, “il Regno delle Due Sicilie, tutta la verità” pagg.276-277 – ed.
          Controcorrente 2001
          Gigi Di Fiore, “ Controstoria dell’Unità d’Italia” fatti e misfatti del
          Risorgimento”pagg.186-187 – Ed. Rizzoli 2007
          Gigi Di Fiore, articolo “Pietrarsa, la strage operaia dimenticata: dopo 150 anni Napoli
          ricorda l’eccidio” 01.05.2013. da “ il Mattino”
          Giordano Bruno Guerri: Il sangue del Sud” , pagg. 39, 40, 41, le Scie, Mondadori
              Archivio di Stato di Napoli, “Fondo Questura”, Fascio 16, inventario 78. Citato in: Angelo Forgione – 1º Maggio. Napoletane le prime vittime operaie Pietrarsa 1863: Bersaglieri e Carabinieri sparano sui lavoratori.
             Carlo Ciccarelli, Stefano Fenoaltea (Luglio 2010). Through the Magnifying Glass: Provincial Aspects of Industrial Growth in Post-Unification ItalyQuaderni di Storia Economica  (in inglese).
Fenoaltea, Stefano (2007). I due fallimenti della storia economica: il periodo post-unitario. Rivista di Politica Economica  (in italiano).

Mario Di Gianfrancesco, La rivoluzione dei trasporti in Italia nell'età risorgimentale, 1979, L'Aquila, pp. 151 ss.

Partito del Sud  -  Napoli
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Da Partito del Sud - Napoli: Riportiamo, perchè riteniamo il documento degno di nota e come ringraziamento doveroso al nostro Dirigente napoletano Bruno Pappalardo, la sua relazione sui Martiri di Pietrarsa, che è stata a suo tempo consegnata al sindaco di Napoli Luigi de Magistris, e argomento di discussione approvazione per una piazza o strada da nominare nella prima seduta del 12 Giugno 2013 della Commissione Toponomastica del Comune di Napoli....



                                                                                                  Alla Commissione Toponomastica cittadina
                                                                                                                    del Comune di Napoli - Uffici 
                                                                                                               Palazzo San Giacomo – S E D E


Napoli, 13.05.2013

OGGETTO:  richiesta di nuovo toponimo per iscrizione de’  “ i MARTIRI DI PIETRARSA”
                                                                                                                                                                                     
Il PARTITO DEL SUD,

nel pieno rispetto della tutela dell’ attuale storia toponomastica di Napoli, del suo assetto linguistico dei luoghi crede che bisognerà curare anche le nuove denominazioni, nel pieno rispetto dell'identità culturale e civile della città. Esse in passato hanno prodotto quei toponimi tradizionali, quelli storici formatisi spontaneamente nella tradizione orale e quelli di eventi successivi afferenti alle vicende della storia della città come dell’Italia.
Talvolta si è mancato di ricordare il nome e l’evento.
Talvolta si è cancellato il nome e  l’evento.
Talvolta, invece, si è nascosto il nome e  l’evento.  
Nell’ipotesi di nuove denominazioni, ossia quelle collimanti alla logica naturale di un dinamismo storico riformista - e non vacuo revisionismo - , dunque, proprio riguardanti quei processi storici generanti da un innegabile documentario, allora, si dovranno onorare i nomi o i fatti di quelle vicende, in tanti casi tragici, che hanno investito la vita della città e del Paese.
Il Partito del Sud ritiene, tuttavia,di tener da conto tutte quelle esistenti, purché abbiano ancora mantenuto la virtù del segno del probo agire, del vero eroismo, del martirio, della legalità e dunque dell’ indubitabile valore.  
Considerando, dunque, che da questo  si sono aggiunte al giudizio storico nuovi elementi, nuove valutazioni, questi non possono essere separatati dai luoghi in cui si generarono e avvennero. La città deve diventare un testo, un racconto urbico e umano  che ha la necessità di mostrare una nuova grammatica perché non resti muta. Essa si muove e determina nuovi segni, genesi di nuove narrazioni, di felici o tragiche scoperte e ritrovati siti rinvigorendo la memoria della propria storia e cultura umana e insegnandone la lettura
A tal fine e nella piena consapevolezza di offrire il giusto esempio che attende solo la legittimità storica e semantica, il Partito del Sud,

CHIEDE

che vengano celebrati i martiri dimenticati della sua città, quelli di Pietrarsa  con l’apposizione di lapide o istallazione stradale o urbana da definire
  

 I MARTIRI DI PIETRARSA:  rappresentazione dei fatti


Erano le tre del pomeriggio del 6 agosto del 1863.  
Sui cancelli dell’opificio di Pietrarsa, - il primo e il più grande in assoluto in tutta l’Italia, posto proprio sul confine tra San Giovanni a Teduccio e San Giorgio-Portici -, degli operai aprono ignari a un gruppo di bersaglieri.
Non potevano sapere, inermi e sprovveduti, quale sciagura sarebbe accaduta in un baleno da quell’atto.
Erano stati chiamati dal un tale Zimmermann un fidato dirigente dell’impresa Bozza, che aveva chiesto la presenza del Delegato della Polizia con un primo soccorso di sei di quelli alla cancellata.
Nasceva dal timore che la massa di circa 600 operai, che s’era invelenita e aggruppata proprio nel primo grande piazzale davanti all’accesso, stavano impegnandosi in cori di protesta. La cosa aveva allarmato il nuovo proprietario della fabbrica, il signor Jacopo Bozza, “… uomo di dubbia fama, ex impiegato del Borbone, già proprietario e direttore del giornale
“La Patria” che vendutosi al nuovo governo aveva avuto, in merzede la concessione di Pietrarsa.  
Quel pomeriggio era atterrito! Pare che allontanandosi di corsa inciampasse per ben tre volte. La storia era diventata insopportabile!
Dei 1050 operai, assunti e cresciuti durante i 15 anni di attività, ossia dal 1840, giorno in cui  Ferdinando II inaugurò l’officina, ebbene nel 1861 s’erano già ridotti a 800.
Le maestranza sapevano che taluni appalti già s’avviavano verso la settentrionale Ansaldo che impiegava la metà degli operai.
Ma la corsa al trasferimento o smobilitazione di tutte le risorse industriali del meridione aveva preso una perversa velocità.
Dopo l’Inghilterra e la Francia, il polo industriale di massima produzione e prosperità, era proprio quello del Regno delle Due Sicilie. La diminuzione dei dazi sulle importazioni ed esportazioni aveva accresciuto enormemente il divario di produzione e benessere tra il meridione e il povero Nord e “Non ci si può stupire, a questo punto,che nel 1856, l’Esposizione Internazionale di Parigi abbia premiato il Regno Delle Due Sicilie  come terzo paese al mondo per sviluppo industriale”.
Forse fu, invece un losco compagno del Bozza, un certo Pinto, ex impiegato e collaboratore che chiese una intera guarnigione di bersaglieri presente in Portici. Non sappiamo come furono raccontati i fatti al Maggiore.
Ai restanti operai, poco meno di 600, era stato assicurato il rientro dei 440 circa messi diciamo in attesa. Venne detto loro che bisognava ulteriormente diminuire la paga e aumentare le ore di lavoro, da 10 a 11 ore ad dì e la paga ch’era di 35 grana era già intanto passata a 30. Il contratto d’appalto non prevedeva questo come neppure l’allontanamento dei compagni. Era inspiegabile che le commesse sparissero. Si minacciava il licenziamento di altri 200 maestranze. Il 31 Luglio 1863 gli operai scendono ad appena 458 ma se ne prevedono altri.  Allora, i residuiminacciarono di lasciare la fabbrica a fronte dell’insulsa ingiustizia e offesa alla loro professionalità. Chiedevano, allora il certificato di “buon servito” che veniva negato. Ecco i fatti!
Trascriviamo ciò che venne raccolto da Aldo Jaco, pagg.215-216“il brigantaggio meridionale:
“ Ma ecco che invece giunsero i bersaglieri con le baionette in canna: gli operai stessi che erano tutti inermi aprirono il cancello, ed i soldati con impeto inqualificabile si slanciarono su di essi sparando i fucili e tirando colpi baionetta alla cieca, trattandoli da briganti e non da cittadini italiani, qual erano quegli infelici!...Il capitano che dirigeva i lavori ( era piemontese e interno alla fabbrica per altri incarichi) e del quale abbiamo accennato più sopra, si fece innanzi con kèpi in mano, e gridando a nome del Re fece cessare l’ira soldatesca (…) Fu una scena di sangue che amareggerà l’anima di ogni italiano, che farà meravigliare gli stranieri e gioire i nemici interni. Cinque operai rimasero morti (sul piazzale) per quanto si asserisce:  altri che gettaronsi  in mare, cercando di salvarsi a nuoto, ebbero delle fucilate nell’acqua, e due  restarono cadaveri. I feriti son in tutto venti: sette feriti gravemente furono trasportati all’Ospedale de’ Pellegrini altri andarono nelle proprie case”

Quel pomeriggio, in quel piazzale, nacque il primo sciopero di lavoratori a cui erano stato sottratto, col sangue, appannaggi e diritti concordati ma avvenne anche il primo eccidio spietato  e inumano contro una massa impotente che difendeva non solo i propri diritti per il lavoro,  mai visto e sentito prima in qualsiasi parte del mondo, ma soprattutto l’orgoglio di una umanità sfrontatamente offesa nella dignità e fieramente radicati nella storia dei propri
luoghi.

COLLOCAZIONE: Riteniamo utile ribadire che la denominazione del nuovo toponimo dovrebbe, in prima e non comunque esclusiva istanza, rispondere al naturale principio che gli eventi abbiano una manifesta corrispondenza con i luoghi e, dunque, limitare la collocazione  della lapide o targa stradale, proprio nell’area urbana/ Comune, in cui avvennero i luttuosi fatti.

                                                                                                       Arch. Bruno Pappalardo
                                                                                                       in nome e per conto del
                                                                                                             PARTITO DEL SUD
       

Fonti: Gustavo Rinaldi, “il Regno delle Due Sicilie, tutta la verità” pagg.276-277 – ed.
          Controcorrente 2001
          Gigi Di Fiore, “ Controstoria dell’Unità d’Italia” fatti e misfatti del
          Risorgimento”pagg.186-187 – Ed. Rizzoli 2007
          Gigi Di Fiore, articolo “Pietrarsa, la strage operaia dimenticata: dopo 150 anni Napoli
          ricorda l’eccidio” 01.05.2013. da “ il Mattino”
          Giordano Bruno Guerri: Il sangue del Sud” , pagg. 39, 40, 41, le Scie, Mondadori
              Archivio di Stato di Napoli, “Fondo Questura”, Fascio 16, inventario 78. Citato in: Angelo Forgione – 1º Maggio. Napoletane le prime vittime operaie Pietrarsa 1863: Bersaglieri e Carabinieri sparano sui lavoratori.
             Carlo Ciccarelli, Stefano Fenoaltea (Luglio 2010). Through the Magnifying Glass: Provincial Aspects of Industrial Growth in Post-Unification ItalyQuaderni di Storia Economica  (in inglese).
Fenoaltea, Stefano (2007). I due fallimenti della storia economica: il periodo post-unitario. Rivista di Politica Economica  (in italiano).

Mario Di Gianfrancesco, La rivoluzione dei trasporti in Italia nell'età risorgimentale, 1979, L'Aquila, pp. 151 ss.

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