mercoledì 30 novembre 2011

Pranzo di Natale del coordinamento nord Italia del Partito del Sud


    • sabato 17 dicembre 2011
    • Ora
      13.00 fino a 16.00



  • Dove




    Trattoria Vecchio Borgo, via Roma, Castelbelforte (MN)
  • http://www.trattoriavecchioborgo.com/


    L'invito è rivolto a tutti i tesserati ed ai simpatizzanti del Partito del Sud.


    Un'occasione per stare insieme, parlare di politica, del Sud e ovviamente per brindare e scambiarsi gli auguri...Avremo inoltre il piacere di avere come gradito ospite Mimmo Cavallo, il cantautore pugliese oltre ad incontrarsi con i tesserati e i simpatizzanti, avrà modo di presentare il suo ultimo CD " Quando Saremo Fratelli Uniti", scritto insieme a Pino Aprile.


    http://www.edel.it/artisti/mimmo-cavallo/quando-saremo-fratelli-uniti/



    Costo pranzo 25,00 euro


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    • sabato 17 dicembre 2011
    • Ora
      13.00 fino a 16.00



  • Dove




    Trattoria Vecchio Borgo, via Roma, Castelbelforte (MN)
  • http://www.trattoriavecchioborgo.com/


    L'invito è rivolto a tutti i tesserati ed ai simpatizzanti del Partito del Sud.


    Un'occasione per stare insieme, parlare di politica, del Sud e ovviamente per brindare e scambiarsi gli auguri...Avremo inoltre il piacere di avere come gradito ospite Mimmo Cavallo, il cantautore pugliese oltre ad incontrarsi con i tesserati e i simpatizzanti, avrà modo di presentare il suo ultimo CD " Quando Saremo Fratelli Uniti", scritto insieme a Pino Aprile.


    http://www.edel.it/artisti/mimmo-cavallo/quando-saremo-fratelli-uniti/



    Costo pranzo 25,00 euro


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martedì 29 novembre 2011

Fratellastri d'Italia: Prime Pagine dei quotidiani italiani a confronto all'indomani delle tragedie di Genova e Messina


Di Rosanna Gadaleta da: ISSUU -PdSUD



Fonte foto: bacheca Facebook Cuore Matto Love Barcellona (Leone )



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Di Rosanna Gadaleta da: ISSUU -PdSUD



Fonte foto: bacheca Facebook Cuore Matto Love Barcellona (Leone )



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Criminalità, il Nord è più pericoloso: Nelle prime 20 posizioni troviamo 17 città settentrionali e solo 3 del Sud

Secondo i dati forniti dall'Associazione Nazionale delle Forze di Polizia ed elaborati da Il Sole 24 Ore, le due città guidano la classifica dei reati del paese.

Milano e Roma capolista nella classifica della criminalità.

All’ombra del Duomo e sulle rive del biondo Tevere, le cose non vanno proprio benissimo per la sicurezza dei cittadini: se, in generale, il 2010 è stato un anno che, purtroppo, non ha visto alcuna diminuzione del bilancio criminoso in tutto il paese, cosa che, viceversa era accaduta precedentemente, la Capitale si trova costretta addirittura a fare i conti con un aumento annuale dell’8% dei delitti denunciati.

Un dato allarmante che, tuttavia, fa essere Roma seconda solo a Milano, la quale non ha registrato significative variazioni tra il 2009 ed il 2010 ma può “vantare” sia il maggior numero assoluto di delitti, sia la più alta incidenza di questi sulla popolazione. A seguire il capoluogo meneghino per volumi complessivi, le altre grandi città italiane: Roma, appunto, Torino e Napoli.

Il rapporto, rielaborato da Il Sole 24 Ore sulla base dei dati presentati dall’Associazione Nazionale delle Forze di Polizia, mette in luce numerosi aspetti allarmanti sulle due città, che compaiono anche nelle graduatorie degli altri reati sempre in posizioni piuttosto alte. Milano, ad esempio, è la terza città in Italia per i furti negli appartamenti, dopo Lucca e Pavia, mentre è seconda per i borseggi. Roma, invece, conta una significativa quantità di furti d’auto e scippi.

Al di là delle strumentalizzazioni politiche che inevitabilmente vengono fatte di notizie del genere, resta il dato preoccupante di una capitale sempre più nelle mani di una disorganizzazione che investe tutto, dalle infrastrutture, agli eventi, alla criminalità; Roma, che non fa altro che rappresentare il nostro paese, abbandonato a sé stesso.



continua su: http://www.fanpage.it/milano-e-roma-capolista-nella-classifica-della-criminalita/#ixzz1f5FO2Wuq
http://www.fanpage.it

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Criminalità, il Nord è più pericoloso: Parma al 16esimo posto per i reati

Pubblicato il dossier de Il Sole 24 Ore. Nella città ducale aumentano rapine, scippi, truffe e furti in casa: sono 21.300 reati commessi nel 2010. Nelle prime 20 posizioni troviamo 17 città settentrionali e solo 3 del Sud

Classifica dei reati in Italia: Parma peggiora ed è 16esima – ParmaToday

Il Sole 24 Ore ha pubblicato il dossier sui reati in Italia con i dati dei delitti nel 2010 e la variazione percentuale rispetto all’anno precedente. Si ribalta completamente il luogo comune di un Sud criminoso rispetto a un Nord più sicuro, con le città settentrionali che ‘conquistano’ la top five con Milano, Rimini, Torino, Bologna e Genova e piazzano ben 17 città nei primi 20 posti.

Tra queste anche Parma, che si classifica al 16esimo posto in Italia con un numero totale di reati pari a 21.300 e un aumento dello 0,8% rispetto all’anno precedente. Aumento scippi, rapine, furti in casa, truffe e frodi informatiche. Solo i borseggi e i furti di auto fanno segnare un decremento.

In Emilia-Romagna fanno peggio di Parma solo Bologna (4° posto), Ravenna (10° posto) e Modena (12° posto). Una performance che riporta il tema della sicurezza tra le priorità da affrontare. Di seguito i dati dei delitti a Parma per tipologia di reato.

Delitti totali: 21.300 nel 2010 con un aumento dello 0,8% rispetto al 2009 e un’incidenza di 4.870 ogni 100mila abitanti. Parma è 16esima in Italia.

Furti in casa: 1.386 nel 2010 con un aumento del 19,9% rispetto al 2009 e un’incidenza di 317 ogni 100mila abitanti. Parma è 29esima in Italia.

Furti di auto: 324 nel 2010 con una diminuzione del 12,4% rispetto al 2009 e un’incidenza di 74,1 ogni 100mila abitanti. Parma è 52esima in Italia.

Borseggi: 1.025 nel 2010 con una diminuzione del 4% rispetto al 2009 e un’incidenza di 234,4 ogni 100mila abitanti. Parma è 16esima in Italia.

Truffe e frodi informatiche: 766 nel 2010 con un aumento del 5,4% rispetto al 2009 e un’incidenza di 175,1 ogni 100mila abitanti. Parma è 17esima in Italia.

Rapine: 148 nel 2010 con un aumento del 2,1% rispetto al 2009 e un’incidenza di 33,8 ogni 100mila abitanti. Parma è 25esima in Italia.

Scippi: 49 nel 2010 con un aumento del 6,5% rispetto al 2009 e un’incidenza di 11,2 ogni 100mila abitanti. Parma è 46esima in Italia.


Fonte: Vivicentro



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Secondo i dati forniti dall'Associazione Nazionale delle Forze di Polizia ed elaborati da Il Sole 24 Ore, le due città guidano la classifica dei reati del paese.

Milano e Roma capolista nella classifica della criminalità.

All’ombra del Duomo e sulle rive del biondo Tevere, le cose non vanno proprio benissimo per la sicurezza dei cittadini: se, in generale, il 2010 è stato un anno che, purtroppo, non ha visto alcuna diminuzione del bilancio criminoso in tutto il paese, cosa che, viceversa era accaduta precedentemente, la Capitale si trova costretta addirittura a fare i conti con un aumento annuale dell’8% dei delitti denunciati.

Un dato allarmante che, tuttavia, fa essere Roma seconda solo a Milano, la quale non ha registrato significative variazioni tra il 2009 ed il 2010 ma può “vantare” sia il maggior numero assoluto di delitti, sia la più alta incidenza di questi sulla popolazione. A seguire il capoluogo meneghino per volumi complessivi, le altre grandi città italiane: Roma, appunto, Torino e Napoli.

Il rapporto, rielaborato da Il Sole 24 Ore sulla base dei dati presentati dall’Associazione Nazionale delle Forze di Polizia, mette in luce numerosi aspetti allarmanti sulle due città, che compaiono anche nelle graduatorie degli altri reati sempre in posizioni piuttosto alte. Milano, ad esempio, è la terza città in Italia per i furti negli appartamenti, dopo Lucca e Pavia, mentre è seconda per i borseggi. Roma, invece, conta una significativa quantità di furti d’auto e scippi.

Al di là delle strumentalizzazioni politiche che inevitabilmente vengono fatte di notizie del genere, resta il dato preoccupante di una capitale sempre più nelle mani di una disorganizzazione che investe tutto, dalle infrastrutture, agli eventi, alla criminalità; Roma, che non fa altro che rappresentare il nostro paese, abbandonato a sé stesso.



continua su: http://www.fanpage.it/milano-e-roma-capolista-nella-classifica-della-criminalita/#ixzz1f5FO2Wuq
http://www.fanpage.it

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Criminalità, il Nord è più pericoloso: Parma al 16esimo posto per i reati

Pubblicato il dossier de Il Sole 24 Ore. Nella città ducale aumentano rapine, scippi, truffe e furti in casa: sono 21.300 reati commessi nel 2010. Nelle prime 20 posizioni troviamo 17 città settentrionali e solo 3 del Sud

Classifica dei reati in Italia: Parma peggiora ed è 16esima – ParmaToday

Il Sole 24 Ore ha pubblicato il dossier sui reati in Italia con i dati dei delitti nel 2010 e la variazione percentuale rispetto all’anno precedente. Si ribalta completamente il luogo comune di un Sud criminoso rispetto a un Nord più sicuro, con le città settentrionali che ‘conquistano’ la top five con Milano, Rimini, Torino, Bologna e Genova e piazzano ben 17 città nei primi 20 posti.

Tra queste anche Parma, che si classifica al 16esimo posto in Italia con un numero totale di reati pari a 21.300 e un aumento dello 0,8% rispetto all’anno precedente. Aumento scippi, rapine, furti in casa, truffe e frodi informatiche. Solo i borseggi e i furti di auto fanno segnare un decremento.

In Emilia-Romagna fanno peggio di Parma solo Bologna (4° posto), Ravenna (10° posto) e Modena (12° posto). Una performance che riporta il tema della sicurezza tra le priorità da affrontare. Di seguito i dati dei delitti a Parma per tipologia di reato.

Delitti totali: 21.300 nel 2010 con un aumento dello 0,8% rispetto al 2009 e un’incidenza di 4.870 ogni 100mila abitanti. Parma è 16esima in Italia.

Furti in casa: 1.386 nel 2010 con un aumento del 19,9% rispetto al 2009 e un’incidenza di 317 ogni 100mila abitanti. Parma è 29esima in Italia.

Furti di auto: 324 nel 2010 con una diminuzione del 12,4% rispetto al 2009 e un’incidenza di 74,1 ogni 100mila abitanti. Parma è 52esima in Italia.

Borseggi: 1.025 nel 2010 con una diminuzione del 4% rispetto al 2009 e un’incidenza di 234,4 ogni 100mila abitanti. Parma è 16esima in Italia.

Truffe e frodi informatiche: 766 nel 2010 con un aumento del 5,4% rispetto al 2009 e un’incidenza di 175,1 ogni 100mila abitanti. Parma è 17esima in Italia.

Rapine: 148 nel 2010 con un aumento del 2,1% rispetto al 2009 e un’incidenza di 33,8 ogni 100mila abitanti. Parma è 25esima in Italia.

Scippi: 49 nel 2010 con un aumento del 6,5% rispetto al 2009 e un’incidenza di 11,2 ogni 100mila abitanti. Parma è 46esima in Italia.


Fonte: Vivicentro



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lunedì 28 novembre 2011

Perché l’economia del Sud è arretrata?

Basta studiare un po’ di storia per scoprire sorprendenti verità e riflettere per il futuro

di Laerte Failli

Fonte:Totalita.it

Perché l’economia del Sud è arretrata?

Lord Gladstone

Non solo il granducato di Toscana: a render florida la situazione preunitaria italiana ha contribuito anche il Sud. La cosa può sembrare paradossale; ma neppure più di tanto, a giudicare dalla denigrazione inglese riguardo al Regno della due Sicilie, il “famigerato” regno Borbonico; anche questo caso, come il precedente, vittima di luoghi comuni troppe volte abusati. Borbonico infatti fa concorrenza a fascista quanto a dispregiativo: sinonimo di arretrato, dispotico, corrotto. Ad avere tale onore davvero poco regale è, tra i numerosi rami della celebre dinastia francese, quello che regnò in Italia nel regno delle Due Sicilie dal 1734 al 1861; quel Sud Italia, insomma che molti insistono a vedere come una palla al piede e un responsabile del mancato sviluppo nazionale, soprattutto nel settore dell’economia in cui, secondo la solita vulgata risorgimentale, soltanto il Nord Italia e soprattutto il Piemonte Sabaudo avrebbe brillato di luce propria, in questo come in tutti gli altri settori. Insomma, è colpa dei Borbone se oggi il sud è in condizioni catastrofiche, magari del povero Francesco II , che rinchiuso nella fortezza di Gaeta con la sua bella e giovane sposa Maria Sofia di Baviera e i suoi fedelissimi soldati seppe dare alla fine della dinastia quel luminoso raggio di gloria che sicuramente mancò, più di ottanta anni dopo, a quella Sabauda? O piuttosto, data la brevità del suo regno, lo dobbiamo ai suoi predecessori e in particolare a Ferdinando II, soprannominato spregiativamente Re Bomba per essersi difeso nel 1848 dagli assalti dei rivoltosi (che erano una minoranza) che volevano gentilmente fare a pezzi lui e il suo stato, invece di sparare addosso a dei poveracci inermi come farà a Milano il generale Bava Beccaris nell’ormai felicemente unito e civilissimo bell’italico regno nel 1898? (e che per questo si prese pure una medaglia?)

Bisognerebbe se mai riflettere sul perché oggi l’economia del Sud e quella del Nord sono così distanti, quando alla vigilia del fatidico 1860 la distanza non sembrava così marcata, pur nell’indubbia differenza di livelli di sviluppo e di tradizioni agricoli e industriali. Eppure da tempo non mancano storici e ricercatori che mettono in guardia contro i luoghi comuni: La conquista del Sud di Carlo Alianello, noto anche per gli splendidi romanzi l’Alfiere e L’eredità della priora, è stato sicuramente un pioniere. Alianello, considerato il “padre” del revisionismo borbonico, riuscì in effetti a scuotere un po’ la morta palude dei luoghi comuni e della santificazione di tutto ciò che era garibaldino e unitario: La conquista del sud è un testo scioccante, ma ben scritto e sicuramente ben documentato; fino alle più recenti biografie dei sovrani borbonici scritte da Giuseppe Campolieti, che ha inquadrato Ferdinando I, Ferdinando II e Francesco II in una luce ben più obiettiva del passato, restituendoli alla. loro dignità di sovrani e non di mostri alla Tacito o Svetonio. Di grande interesse poi gli studi di Nicola Zitara, che già negli anni ’70 si era occupato della questione meridionale con particolare rilievo dell’aspetto economico e che ora ha aggiunto un interessantissimo L’invenzione del Mezzogiorno; una storia finanziaria:

«La sventura dei meridionali d’essere un popolo senza lavoro e senza produzione, la sventura ancora maggiore di dover sottostare a un tipo di gestione pubblica non solo colonialista ma anche farsesca, ha avuto origine inequivocabilmente con l’unità politica d’Italia»[1].

Può sembrare un’affermazione paradossale e persino provocatoria, ma le cifre parlano chiaro e fanno giustizia dei luoghi comuni. Compreso quello famosissimo, tra l’altro, della «negazione di Dio eretta a sistema di governo». Un esempio di quanto, ancora una volta, l’economia sia rilevante nei fatti e misfatti storici lo dimostra infatti la famosa questione delle lettere di Gladstone a Palmerston. Una vera congiura denigratoria ai danni del Regno delle Due Sicilie, per delegittimare il Regno di Ferdinando II di Borbone, che invece aveva bene amministrato, e che diede un forte impulso alla riorganizzazione del regno, tanto da farlo diventare il più ricco della penisola.

Il governo Inglese fa diffondere in varie ambasciate europee, una lettera del liberale inglese William Gladstone, inviata al ministro degli esteri Lord Aberdeen in seguito a una presunta visita nelle carceri Napoletane nel 1851: carceri che avrebbero presentato a suo dire condizioni talmente disumane (dimenticandosi però di come i suoi connazionali trattavano ad esempio gli irlandesi) da definire il regime borbonico la negazione di Dio eretta a sistema di governo. Della buonafede di tale affermazione, che pure ha fatto la felicità di tanti autori di libri testo scolastici, è ampiamente lecito dubitare: anche perché lo stesso Gladstone ammise in seguito che in quelle carceri «negazione di Dio» non c' era mai stato e aveva riportato notizie «riferite da altri». Ma soprattutto la cosa aveva, è proprio il caso di dirlo, un sinistro … odore di zolfo. Come ricorda Infatti Alianello nella Conquista del sud, dal 1816 vigeva tra Londra e Napoli un trattato di commercio, dove l’una nazione accordava all’altra la formula della «nazione piú favorita». I mercanti inglesi ne approfittarono per accaparrarsi quasi l’intera produzione degli zolfi siciliani: compravano a prezzo basso e rivendevano a uno altissimo, per cui ben poco vantaggio ne traeva il regno borbonico e ancor meno minatori e lavoranti dello zolfo. Ferdinando II volle reagire a questo sfruttamento, anche perché aveva abolito l’odiosa tassa sul macinato e doveva trovare altre fonti di reddito. Fu così che dette in concessione il commercio degli zolfi a una società francese che lo avrebbe pagato almeno il doppio di quanto sborsavano gli inglesi. Lord Palmerston non perse tempo: nel 1836 mandò la flotta nel golfo di Napoli, minacciando bombardamenti, sbarchi e peggio mentre Ferdinando II ordinava a sua volta lo stato d’allarme e si preparava a resistere con ogni mezzo. Ma ci pensò Luigi Filippo di Francia a risolvere la questione con una mediazione, ovviamente a tutto vantaggio dei britannici e detrimento dei legittimi proprietari siciliani; il regno borbonico si attirò pure l’eterna inimicizia britannica che gli sarà fatale nel 1860.

Non c’è solo questo: Francesco Saverio Nitti, che pure non era certo un nostalgico “legittimista” parla di ben 443 milioni di lire conservati nelle banche del sud, a fronte dei 668 complessivi di tutte le banche italiane messe insieme: e sempre Nitti parlò di un enorme e continuo drenaggio di ricchezze dal sud verso il nord che avvenne dopo il 1860. E perché non ricordare «le percentuali di occupati nelle industrie all'atto dell' unificazione italiana (Nord-Ovest, 30,05 per cento; Nord-Est, 14,78; centro, 14,12; Sud, 41,04, fonte primo censimento italiano)?»[2] Inoltre, il regno del Sud fu il primo a inaugurare la rete ferroviaria italiana e i numerosi progetti di ampliamento non poterono essere condotti a termine per la fine dello stato; per non parlare poi dei Cantieri di Castellammare di Stabia, che occupavano più di 1800 operai, e della flotta mercantile, che era la prima in Italia e la terza in Europa: tra 1839 e il 1855 vi furono esportazioni per circa 89 milioni di ducati. E secondo alcune recenti ricerche, sembra non esistesse una grande differenza Nord- Sud in termini di prodotto pro-capite [3] Per non parlare poi della cultura e dell’industria culturale meridionale: il numero di riviste e di libri pubblicati era,nei decenni precedenti l’unificazione, il più alto d’Italia e il teatro San Carlo poteva considerarsi uno dei primo d’Europa, senz’altro superiore alla stessa Scala: non per nulla Rossini vi si fermò per diversi anni e per tutti i principali compositori dell’epoca era senz’altro una tappa obbligata.

Niente male dunque per essere una situazione di arretratezza e disagio; forse oggi i napoletani e i meridionali in genere pagherebbero per trovarsi in una simile condizione. E questo spiegherebbe perché i meridionali abbiano combattuto per ben un decennio, dopo il 1860, per riprendersi la loro indipendenza e il loro re: il famigerato “brigantaggio”. Ma questa è un‘altra, dolorosa storia.

Fonte:Totalita.it

[1]Nicola ZITARA, L’invenzione del Mezzogiorno. Una storia finanziaria, p.XIV.

[2] http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/05/14/la-favola-del-regno-delle-due-sicilie.html

[3]Vedi ad es. Vittorio DANIELE – PAOLO MALANIMA, Il prodotto delle regioni e il divario Nord-Sud in Italia (1861-2004) in Rivista di Politica Economica, Roma, Marzo – Aprile 2007

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Basta studiare un po’ di storia per scoprire sorprendenti verità e riflettere per il futuro

di Laerte Failli

Fonte:Totalita.it

Perché l’economia del Sud è arretrata?

Lord Gladstone

Non solo il granducato di Toscana: a render florida la situazione preunitaria italiana ha contribuito anche il Sud. La cosa può sembrare paradossale; ma neppure più di tanto, a giudicare dalla denigrazione inglese riguardo al Regno della due Sicilie, il “famigerato” regno Borbonico; anche questo caso, come il precedente, vittima di luoghi comuni troppe volte abusati. Borbonico infatti fa concorrenza a fascista quanto a dispregiativo: sinonimo di arretrato, dispotico, corrotto. Ad avere tale onore davvero poco regale è, tra i numerosi rami della celebre dinastia francese, quello che regnò in Italia nel regno delle Due Sicilie dal 1734 al 1861; quel Sud Italia, insomma che molti insistono a vedere come una palla al piede e un responsabile del mancato sviluppo nazionale, soprattutto nel settore dell’economia in cui, secondo la solita vulgata risorgimentale, soltanto il Nord Italia e soprattutto il Piemonte Sabaudo avrebbe brillato di luce propria, in questo come in tutti gli altri settori. Insomma, è colpa dei Borbone se oggi il sud è in condizioni catastrofiche, magari del povero Francesco II , che rinchiuso nella fortezza di Gaeta con la sua bella e giovane sposa Maria Sofia di Baviera e i suoi fedelissimi soldati seppe dare alla fine della dinastia quel luminoso raggio di gloria che sicuramente mancò, più di ottanta anni dopo, a quella Sabauda? O piuttosto, data la brevità del suo regno, lo dobbiamo ai suoi predecessori e in particolare a Ferdinando II, soprannominato spregiativamente Re Bomba per essersi difeso nel 1848 dagli assalti dei rivoltosi (che erano una minoranza) che volevano gentilmente fare a pezzi lui e il suo stato, invece di sparare addosso a dei poveracci inermi come farà a Milano il generale Bava Beccaris nell’ormai felicemente unito e civilissimo bell’italico regno nel 1898? (e che per questo si prese pure una medaglia?)

Bisognerebbe se mai riflettere sul perché oggi l’economia del Sud e quella del Nord sono così distanti, quando alla vigilia del fatidico 1860 la distanza non sembrava così marcata, pur nell’indubbia differenza di livelli di sviluppo e di tradizioni agricoli e industriali. Eppure da tempo non mancano storici e ricercatori che mettono in guardia contro i luoghi comuni: La conquista del Sud di Carlo Alianello, noto anche per gli splendidi romanzi l’Alfiere e L’eredità della priora, è stato sicuramente un pioniere. Alianello, considerato il “padre” del revisionismo borbonico, riuscì in effetti a scuotere un po’ la morta palude dei luoghi comuni e della santificazione di tutto ciò che era garibaldino e unitario: La conquista del sud è un testo scioccante, ma ben scritto e sicuramente ben documentato; fino alle più recenti biografie dei sovrani borbonici scritte da Giuseppe Campolieti, che ha inquadrato Ferdinando I, Ferdinando II e Francesco II in una luce ben più obiettiva del passato, restituendoli alla. loro dignità di sovrani e non di mostri alla Tacito o Svetonio. Di grande interesse poi gli studi di Nicola Zitara, che già negli anni ’70 si era occupato della questione meridionale con particolare rilievo dell’aspetto economico e che ora ha aggiunto un interessantissimo L’invenzione del Mezzogiorno; una storia finanziaria:

«La sventura dei meridionali d’essere un popolo senza lavoro e senza produzione, la sventura ancora maggiore di dover sottostare a un tipo di gestione pubblica non solo colonialista ma anche farsesca, ha avuto origine inequivocabilmente con l’unità politica d’Italia»[1].

Può sembrare un’affermazione paradossale e persino provocatoria, ma le cifre parlano chiaro e fanno giustizia dei luoghi comuni. Compreso quello famosissimo, tra l’altro, della «negazione di Dio eretta a sistema di governo». Un esempio di quanto, ancora una volta, l’economia sia rilevante nei fatti e misfatti storici lo dimostra infatti la famosa questione delle lettere di Gladstone a Palmerston. Una vera congiura denigratoria ai danni del Regno delle Due Sicilie, per delegittimare il Regno di Ferdinando II di Borbone, che invece aveva bene amministrato, e che diede un forte impulso alla riorganizzazione del regno, tanto da farlo diventare il più ricco della penisola.

Il governo Inglese fa diffondere in varie ambasciate europee, una lettera del liberale inglese William Gladstone, inviata al ministro degli esteri Lord Aberdeen in seguito a una presunta visita nelle carceri Napoletane nel 1851: carceri che avrebbero presentato a suo dire condizioni talmente disumane (dimenticandosi però di come i suoi connazionali trattavano ad esempio gli irlandesi) da definire il regime borbonico la negazione di Dio eretta a sistema di governo. Della buonafede di tale affermazione, che pure ha fatto la felicità di tanti autori di libri testo scolastici, è ampiamente lecito dubitare: anche perché lo stesso Gladstone ammise in seguito che in quelle carceri «negazione di Dio» non c' era mai stato e aveva riportato notizie «riferite da altri». Ma soprattutto la cosa aveva, è proprio il caso di dirlo, un sinistro … odore di zolfo. Come ricorda Infatti Alianello nella Conquista del sud, dal 1816 vigeva tra Londra e Napoli un trattato di commercio, dove l’una nazione accordava all’altra la formula della «nazione piú favorita». I mercanti inglesi ne approfittarono per accaparrarsi quasi l’intera produzione degli zolfi siciliani: compravano a prezzo basso e rivendevano a uno altissimo, per cui ben poco vantaggio ne traeva il regno borbonico e ancor meno minatori e lavoranti dello zolfo. Ferdinando II volle reagire a questo sfruttamento, anche perché aveva abolito l’odiosa tassa sul macinato e doveva trovare altre fonti di reddito. Fu così che dette in concessione il commercio degli zolfi a una società francese che lo avrebbe pagato almeno il doppio di quanto sborsavano gli inglesi. Lord Palmerston non perse tempo: nel 1836 mandò la flotta nel golfo di Napoli, minacciando bombardamenti, sbarchi e peggio mentre Ferdinando II ordinava a sua volta lo stato d’allarme e si preparava a resistere con ogni mezzo. Ma ci pensò Luigi Filippo di Francia a risolvere la questione con una mediazione, ovviamente a tutto vantaggio dei britannici e detrimento dei legittimi proprietari siciliani; il regno borbonico si attirò pure l’eterna inimicizia britannica che gli sarà fatale nel 1860.

Non c’è solo questo: Francesco Saverio Nitti, che pure non era certo un nostalgico “legittimista” parla di ben 443 milioni di lire conservati nelle banche del sud, a fronte dei 668 complessivi di tutte le banche italiane messe insieme: e sempre Nitti parlò di un enorme e continuo drenaggio di ricchezze dal sud verso il nord che avvenne dopo il 1860. E perché non ricordare «le percentuali di occupati nelle industrie all'atto dell' unificazione italiana (Nord-Ovest, 30,05 per cento; Nord-Est, 14,78; centro, 14,12; Sud, 41,04, fonte primo censimento italiano)?»[2] Inoltre, il regno del Sud fu il primo a inaugurare la rete ferroviaria italiana e i numerosi progetti di ampliamento non poterono essere condotti a termine per la fine dello stato; per non parlare poi dei Cantieri di Castellammare di Stabia, che occupavano più di 1800 operai, e della flotta mercantile, che era la prima in Italia e la terza in Europa: tra 1839 e il 1855 vi furono esportazioni per circa 89 milioni di ducati. E secondo alcune recenti ricerche, sembra non esistesse una grande differenza Nord- Sud in termini di prodotto pro-capite [3] Per non parlare poi della cultura e dell’industria culturale meridionale: il numero di riviste e di libri pubblicati era,nei decenni precedenti l’unificazione, il più alto d’Italia e il teatro San Carlo poteva considerarsi uno dei primo d’Europa, senz’altro superiore alla stessa Scala: non per nulla Rossini vi si fermò per diversi anni e per tutti i principali compositori dell’epoca era senz’altro una tappa obbligata.

Niente male dunque per essere una situazione di arretratezza e disagio; forse oggi i napoletani e i meridionali in genere pagherebbero per trovarsi in una simile condizione. E questo spiegherebbe perché i meridionali abbiano combattuto per ben un decennio, dopo il 1860, per riprendersi la loro indipendenza e il loro re: il famigerato “brigantaggio”. Ma questa è un‘altra, dolorosa storia.

Fonte:Totalita.it

[1]Nicola ZITARA, L’invenzione del Mezzogiorno. Una storia finanziaria, p.XIV.

[2] http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/05/14/la-favola-del-regno-delle-due-sicilie.html

[3]Vedi ad es. Vittorio DANIELE – PAOLO MALANIMA, Il prodotto delle regioni e il divario Nord-Sud in Italia (1861-2004) in Rivista di Politica Economica, Roma, Marzo – Aprile 2007

NO PROFIT, RECORD ORGANIZZAZIONI VOLONTARIATO AL SUD

(9Colonne) -

"Luce a mezzogiorno. Il volontariato del Sud tra esigenze di riconoscimento ed obiettivi strategici" è il titolo del convegno nazionale che l'Isfol insieme al Ministero del lavoro e con il contributo del Fondo Sociale Europeo organizza questa mattina a Catania, a Palazzo Platamone. Presenti istituzioni, operatori del settore, esperti, studiosi. L'occasione è rappresentata dall'Anno europeo del Volontariato che nel 2011 ha lanciato alcuni obiettivi strategici, in seguito ripresi e sviluppati a livello nazionale nel Piano Italia 2011 dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. I dati del 2011 rivelano l'esistenza in Italia di 43.323 organizzazioni di volontariato. Il 63% di queste è iscritto ai registri pubblici e dal 2007 ad oggi si è verificato un incremento delle iscrizioni fino a registrare un +11,4%. ll primato, in questo senso, lo fanno registrare proprio le regioni del Sud dove si contano complessivamente 12.112 organizzazioni con una crescita di quelle iscritte del 210,6% e fra queste in particolare la Sicilia e la Puglia sono quelle che registrano gli incrementi maggiori, rispettivamente +330,1% e +307%. Il risveglio del Sud sul fronte del volontariato ha un significato notevole se si pensa a quanti benefici possa trarre un territorio economicamente svantaggiato da una rete di soggetti capaci di sostenere gli individui in situazioni di fragilità. L'Istituto per lo Sviluppo della Formazione professionale dei Lavoratori (Isfol) è protagonista del progetto P.E.R.S.E.O. (Promuovere esperienze di rendicontazione sociale ed organizzativa), che realizzerà a partire dal 2012 in alcune aree-pilota del Mezzogiorno con l'obiettivo di diffondere all'interno del mondo del volontariato la cultura della rendicontazione sociale, approfondendo e sistematizzando la conoscenza in materia, sostenendo i processi di accountability nei territori del Mezzogiorno e accompagnando l'adozione in via sperimentale di strumenti di reporting. (Red - 28 nov)


(© 9Colonne - citare la fonte)

Fonte: 9Colonne


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"Luce a mezzogiorno. Il volontariato del Sud tra esigenze di riconoscimento ed obiettivi strategici" è il titolo del convegno nazionale che l'Isfol insieme al Ministero del lavoro e con il contributo del Fondo Sociale Europeo organizza questa mattina a Catania, a Palazzo Platamone. Presenti istituzioni, operatori del settore, esperti, studiosi. L'occasione è rappresentata dall'Anno europeo del Volontariato che nel 2011 ha lanciato alcuni obiettivi strategici, in seguito ripresi e sviluppati a livello nazionale nel Piano Italia 2011 dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. I dati del 2011 rivelano l'esistenza in Italia di 43.323 organizzazioni di volontariato. Il 63% di queste è iscritto ai registri pubblici e dal 2007 ad oggi si è verificato un incremento delle iscrizioni fino a registrare un +11,4%. ll primato, in questo senso, lo fanno registrare proprio le regioni del Sud dove si contano complessivamente 12.112 organizzazioni con una crescita di quelle iscritte del 210,6% e fra queste in particolare la Sicilia e la Puglia sono quelle che registrano gli incrementi maggiori, rispettivamente +330,1% e +307%. Il risveglio del Sud sul fronte del volontariato ha un significato notevole se si pensa a quanti benefici possa trarre un territorio economicamente svantaggiato da una rete di soggetti capaci di sostenere gli individui in situazioni di fragilità. L'Istituto per lo Sviluppo della Formazione professionale dei Lavoratori (Isfol) è protagonista del progetto P.E.R.S.E.O. (Promuovere esperienze di rendicontazione sociale ed organizzativa), che realizzerà a partire dal 2012 in alcune aree-pilota del Mezzogiorno con l'obiettivo di diffondere all'interno del mondo del volontariato la cultura della rendicontazione sociale, approfondendo e sistematizzando la conoscenza in materia, sostenendo i processi di accountability nei territori del Mezzogiorno e accompagnando l'adozione in via sperimentale di strumenti di reporting. (Red - 28 nov)


(© 9Colonne - citare la fonte)

Fonte: 9Colonne


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Marco Esposito, assessore alle attività produttive della giunta De Magistris lancia il "Napo" !


Ancora idee innovative per una città "virtuosa" da Marco Esposito della giunta de Magistris , in occasione del Convegno di Domenica 27/11/2011 "CHANGES A NAPOLI" tenutosi in città con la partecipazione di : Peppe Civati, Concita De Gregorio, Luigi de Magistris, Michele Emiliano, Marco Esposito, Ignazio Marino, Marco Rossi Doria, Ivan Scalfarotto e tanti altri.



Fonte : Sasi Novellino da youtube


Partito del Sud - Napoli


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Ancora idee innovative per una città "virtuosa" da Marco Esposito della giunta de Magistris , in occasione del Convegno di Domenica 27/11/2011 "CHANGES A NAPOLI" tenutosi in città con la partecipazione di : Peppe Civati, Concita De Gregorio, Luigi de Magistris, Michele Emiliano, Marco Esposito, Ignazio Marino, Marco Rossi Doria, Ivan Scalfarotto e tanti altri.



Fonte : Sasi Novellino da youtube


Partito del Sud - Napoli


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FACCIAMO UN PACCO ALLA CAMORRA

“Facciamo un Pacco alla Camorra” è il risultato di un progetto in rete che vede coinvolte cooperative sociali che, attraverso il riuso produttivo e sociale dei beni confiscati alla camorra sul"Le Terre di Don Peppe Diana", hanno coltivato e trasformato prodotti che oggi hanno tutti i requisiti della qualità e vogliono porsi all'attenzione di un commercio equo e sostenibile. Ma la risposta alla sfida... più grande è stata data con l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate nelle attività di recupero e gestione degli stessi beni confiscati. Acquistare il PACCO ALLA CAMORRA, o promuoverne la vendita è il modo migliore per contribuire allo sviluppo di una economia alternativa a quella camorristica, una economia sociale che , mentre dà dignità e lavoro a soggetti svantaggiati, costruisce una nuova Comunità, da terra di camorra alle TERRE DI DON DIANA:

FACCIAMO UN PACCO ALLA CAMORRA

DESCRIZIONE PACCO GRANDE: Euro 45,00

N.

DESCRIZIONE PRODOTTO

1

Sott'olio “fuori di zucca” da 3,14 ml, prodotto dai soci della coop. soc. “UN FIORE PER LA VITA” in inserimento lavorativo, sui terreni dell'ex manicomio di Aversa (CE) – Fattoria sociale “FUORI DI ZUCCA”. Prodotto biologico in olio extra-vergine di oliva

1

sott'olio “terra nostra” da 3,14 ml, prodotto dai soci della coop. soc. “EUREKA” in inserimento lavorativo, sui terreni confiscati alla camorra a Casal di Principe (CE), e dedicati alla memoria di una vittima innocente sig. “Antonio di Bona”. Prodotto in olio extra-vergine di oliva

1

Sott'olio “art' e kore” da 3,14 ml, prodotto dai soci della coop. soc. “AL DI LA' DEI SOGNI” in inserimento lavorativo, sui terreni confiscati alla camorra a Maiano di Sessa Aurunca (CE), e dedicati alla memoria di una vittima innocente – Fattoria didattica “ALBERTO VARONE”. Prodotto in olio extra-vergine di oliva.

1

Passata di pomodoro da 446 ml, prodotto dalle cooperative sopra elencate

1

miele/confettura da 212 ml, prodotto dalle cooperative sopra elencate

1

Pasta: paccheri di Don Peppe Diana “Libera terra” da 500g, prodotto dalla coop. soc. “LE TERRE DI DON PEPPE DIANA”, sui terreni confiscati alla camorra a Pignataro Maggiore (CE). Paccheri artigianali di Gragnano (NA) di semola di grano duro

1

Caffè “Lazzarelle” da 250 g, prodotto dai soci della coop. soc. “LAZZARELLE” miscela classica, torrefatto e confezionato c/o La casa circondariale femminile di Pozzuoli (NA).

3

Confezioni di cioccolato “N.C.O.” da 50/100 g., prodotto dai soci della coop. soc. “Agropoli” in inserimento lavorativo. Prodotto biologico in collaborazione con “Alce Nero”

1

Borsa da shopping “madein castelvolturno”, prodotto dai soci della coop. soc. “altri orizzonti by J. E. Maslo” in inserimento lavorativo, nella sartoria sociale in un bene confiscato a Castel Volturno.

1

Libro tra:

“Un mondo senza povertà” Muhammad Yunus,

Carta Straccia – economia dei diritti sospesi” Antonio Esposito e Luigia Melillo

La buona terra – storie dalle terre di don Peppe Diana” Gianni Solino

Io per fortuna c'ho la camorra” Sergio Nazzaro

I ragazzi della terra di nessuno” Gianni Solino

DESCRIZIONE PACCO MEDIO: Euro 25,00

N.

DESCRIZIONE PRODOTTO

1

Sott'olio “fuori di zucca” da 3,14 ml, prodotto dai soci della coop. soc. “UN FIORE PER LA VITA” in inserimento lavorativo, sui terreni dell'ex manicomio di Aversa (CE) – Fattoria sociale “FUORI DI ZUCCA”. Prodotto biologico in olio extra-vergine di oliva

1

Sott'olio “art' e kore” da 3,14 ml, prodotto dai soci della coop. soc. “AL DI LA' DEI SOGNI” in inserimento lavorativo, sui terreni confiscati alla camorra a Maiano di Sessa Aurunca (CE), e dedicati alla memoria di una vittima innocente – Fattoria didattica “ALBERTO VARONE”. Prodotto in olio extra-vergine di oliva.

1

miele/confettura “terra nostra” da 212 ml, prodotto dai soci della coop. soc. “EUREKA” in inserimento lavorativo, sui terreni confiscati alla camorra a Casal di Principe (CE), e dedicati alla memoria di una vittima innocente sig. “Antonio di Bona”.

1

Caffè “Lazzarelle” da 250 g, miscela classica, torrefatto e confezionato c/o La casa circondariale femminile di Pozzuoli (NA).

2

Confezioni di cioccolato “N.C.O.” da 50/100 g., prodotto dai soci della coop. soc. “Agropoli” in inserimento lavorativo. Prodotto biologico in collaborazione con “Alce Nero”

1

Borsa piccola da shopping “madein castelvolturno”, prodotto dai soci della coop. soc. “altri orizzonti by J. E. Maslo” in inserimento lavorativo, nella sartoria sociale in un bene confiscato a Castel Volturno.

per anni la camorra ci ha fatto "IL PACCO" è arrivato il momento di ricambiare. Questo natale fate il regalo giusto, contribuite al cambiamento di un territorio che da anni è Maltrattato dalla Camorra, acquistate e fate acquistare
"FACCIAMO UN PACCO ALLA CAMORRA"
ricambiamo con gusto...IL GUSTO GIUSTO!!!

Il pacco si può ordinare anche via Internet attraverso il sito facciamounpaccoallacamorra.com

comitato.jpg



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“Facciamo un Pacco alla Camorra” è il risultato di un progetto in rete che vede coinvolte cooperative sociali che, attraverso il riuso produttivo e sociale dei beni confiscati alla camorra sul"Le Terre di Don Peppe Diana", hanno coltivato e trasformato prodotti che oggi hanno tutti i requisiti della qualità e vogliono porsi all'attenzione di un commercio equo e sostenibile. Ma la risposta alla sfida... più grande è stata data con l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate nelle attività di recupero e gestione degli stessi beni confiscati. Acquistare il PACCO ALLA CAMORRA, o promuoverne la vendita è il modo migliore per contribuire allo sviluppo di una economia alternativa a quella camorristica, una economia sociale che , mentre dà dignità e lavoro a soggetti svantaggiati, costruisce una nuova Comunità, da terra di camorra alle TERRE DI DON DIANA:

FACCIAMO UN PACCO ALLA CAMORRA

DESCRIZIONE PACCO GRANDE: Euro 45,00

N.

DESCRIZIONE PRODOTTO

1

Sott'olio “fuori di zucca” da 3,14 ml, prodotto dai soci della coop. soc. “UN FIORE PER LA VITA” in inserimento lavorativo, sui terreni dell'ex manicomio di Aversa (CE) – Fattoria sociale “FUORI DI ZUCCA”. Prodotto biologico in olio extra-vergine di oliva

1

sott'olio “terra nostra” da 3,14 ml, prodotto dai soci della coop. soc. “EUREKA” in inserimento lavorativo, sui terreni confiscati alla camorra a Casal di Principe (CE), e dedicati alla memoria di una vittima innocente sig. “Antonio di Bona”. Prodotto in olio extra-vergine di oliva

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Sott'olio “art' e kore” da 3,14 ml, prodotto dai soci della coop. soc. “AL DI LA' DEI SOGNI” in inserimento lavorativo, sui terreni confiscati alla camorra a Maiano di Sessa Aurunca (CE), e dedicati alla memoria di una vittima innocente – Fattoria didattica “ALBERTO VARONE”. Prodotto in olio extra-vergine di oliva.

1

Passata di pomodoro da 446 ml, prodotto dalle cooperative sopra elencate

1

miele/confettura da 212 ml, prodotto dalle cooperative sopra elencate

1

Pasta: paccheri di Don Peppe Diana “Libera terra” da 500g, prodotto dalla coop. soc. “LE TERRE DI DON PEPPE DIANA”, sui terreni confiscati alla camorra a Pignataro Maggiore (CE). Paccheri artigianali di Gragnano (NA) di semola di grano duro

1

Caffè “Lazzarelle” da 250 g, prodotto dai soci della coop. soc. “LAZZARELLE” miscela classica, torrefatto e confezionato c/o La casa circondariale femminile di Pozzuoli (NA).

3

Confezioni di cioccolato “N.C.O.” da 50/100 g., prodotto dai soci della coop. soc. “Agropoli” in inserimento lavorativo. Prodotto biologico in collaborazione con “Alce Nero”

1

Borsa da shopping “madein castelvolturno”, prodotto dai soci della coop. soc. “altri orizzonti by J. E. Maslo” in inserimento lavorativo, nella sartoria sociale in un bene confiscato a Castel Volturno.

1

Libro tra:

“Un mondo senza povertà” Muhammad Yunus,

Carta Straccia – economia dei diritti sospesi” Antonio Esposito e Luigia Melillo

La buona terra – storie dalle terre di don Peppe Diana” Gianni Solino

Io per fortuna c'ho la camorra” Sergio Nazzaro

I ragazzi della terra di nessuno” Gianni Solino

DESCRIZIONE PACCO MEDIO: Euro 25,00

N.

DESCRIZIONE PRODOTTO

1

Sott'olio “fuori di zucca” da 3,14 ml, prodotto dai soci della coop. soc. “UN FIORE PER LA VITA” in inserimento lavorativo, sui terreni dell'ex manicomio di Aversa (CE) – Fattoria sociale “FUORI DI ZUCCA”. Prodotto biologico in olio extra-vergine di oliva

1

Sott'olio “art' e kore” da 3,14 ml, prodotto dai soci della coop. soc. “AL DI LA' DEI SOGNI” in inserimento lavorativo, sui terreni confiscati alla camorra a Maiano di Sessa Aurunca (CE), e dedicati alla memoria di una vittima innocente – Fattoria didattica “ALBERTO VARONE”. Prodotto in olio extra-vergine di oliva.

1

miele/confettura “terra nostra” da 212 ml, prodotto dai soci della coop. soc. “EUREKA” in inserimento lavorativo, sui terreni confiscati alla camorra a Casal di Principe (CE), e dedicati alla memoria di una vittima innocente sig. “Antonio di Bona”.

1

Caffè “Lazzarelle” da 250 g, miscela classica, torrefatto e confezionato c/o La casa circondariale femminile di Pozzuoli (NA).

2

Confezioni di cioccolato “N.C.O.” da 50/100 g., prodotto dai soci della coop. soc. “Agropoli” in inserimento lavorativo. Prodotto biologico in collaborazione con “Alce Nero”

1

Borsa piccola da shopping “madein castelvolturno”, prodotto dai soci della coop. soc. “altri orizzonti by J. E. Maslo” in inserimento lavorativo, nella sartoria sociale in un bene confiscato a Castel Volturno.

per anni la camorra ci ha fatto "IL PACCO" è arrivato il momento di ricambiare. Questo natale fate il regalo giusto, contribuite al cambiamento di un territorio che da anni è Maltrattato dalla Camorra, acquistate e fate acquistare
"FACCIAMO UN PACCO ALLA CAMORRA"
ricambiamo con gusto...IL GUSTO GIUSTO!!!

Il pacco si può ordinare anche via Internet attraverso il sito facciamounpaccoallacamorra.com

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Vicenza- Blitz alla Fiera contro il Parlamento della Padania

no parlamento padano


Scritte e manifesti di fronte alla Fiera che ospiterà il Parlamento Padano




26 / 11 / 2011

Oggi pomeriggio una settantina di attivisti del Presidio No Dal Molin e dei comitati provinciali per la difesa del territorio e dei beni comuni hanno effettuato un blitz davanti alla Fiera di Vicenza dove, tra una settimana si terrà il Parlamento della Padania. Sono stati attaccati manifesti sulla vetrata d'ingresso del Palazzo della Fiera e nei dintorni. Inoltre, sulla strada di fronte, gli attivisti hanno fatto grandi scritte “La Padania non esiste”, “No al Parlamento Padano” e “No Lega”. Lo striscione, appeso sul cancello di entrata recitava “No alla farsa del Parlamento Padano.

E' stata la prima iniziativa di una campagna mobilitazione che si svilupperà da qui ai prossimi giorni contro la farsa del Parlamento Padano del 4 dicembre.

Riportiamo di seguito il comunicato delle realtà che hanno organizzato l'iniziativa.

Dopo il fallimento del loro governo, i leghisti tentano di rifarsi una finta verginità rispolverando le solite bugie sulla secessione, sull’autogoverno, su Roma ladrona.

Loro, che sono stati i peggiori centralisti, che sono stati quelli che hanno imposto da Roma schifezze come il Dal Molin, che distruggono il territorio con mostruosità come la Pedemontana o la Valdastico sud, che hanno messo alla fame gli enti locali, vorrebbero ripulirsi la coscienza tornando a Vicenza con la buffonata del Parlamento padano.

Hanno difeso la casta e i suoi privilegi.

Usano razzismo e xenofobia contro i migranti per nascondere le proprie responsabilità per quanto riguarda la crisi economica.

I vicentini hanno ben conosciuto la Lega che ha governato l’Italia tra fallimenti e bunga bunga.

Se ne stiano a casa loro!!!

Invitiamo tutte/i a costruire insieme una mobilitazione/contestazione contro questa farsa del Parlamento del Nord e facciamo sentire i leghisti persone indesiderate nella nostra città.

Presidio No Dal Molin

Montecchio Slegata

Comitato Difesa Salute e Territorio Alto Vicentino-Valle Agno


Fonte: GlobalProjet

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no parlamento padano


Scritte e manifesti di fronte alla Fiera che ospiterà il Parlamento Padano




26 / 11 / 2011

Oggi pomeriggio una settantina di attivisti del Presidio No Dal Molin e dei comitati provinciali per la difesa del territorio e dei beni comuni hanno effettuato un blitz davanti alla Fiera di Vicenza dove, tra una settimana si terrà il Parlamento della Padania. Sono stati attaccati manifesti sulla vetrata d'ingresso del Palazzo della Fiera e nei dintorni. Inoltre, sulla strada di fronte, gli attivisti hanno fatto grandi scritte “La Padania non esiste”, “No al Parlamento Padano” e “No Lega”. Lo striscione, appeso sul cancello di entrata recitava “No alla farsa del Parlamento Padano.

E' stata la prima iniziativa di una campagna mobilitazione che si svilupperà da qui ai prossimi giorni contro la farsa del Parlamento Padano del 4 dicembre.

Riportiamo di seguito il comunicato delle realtà che hanno organizzato l'iniziativa.

Dopo il fallimento del loro governo, i leghisti tentano di rifarsi una finta verginità rispolverando le solite bugie sulla secessione, sull’autogoverno, su Roma ladrona.

Loro, che sono stati i peggiori centralisti, che sono stati quelli che hanno imposto da Roma schifezze come il Dal Molin, che distruggono il territorio con mostruosità come la Pedemontana o la Valdastico sud, che hanno messo alla fame gli enti locali, vorrebbero ripulirsi la coscienza tornando a Vicenza con la buffonata del Parlamento padano.

Hanno difeso la casta e i suoi privilegi.

Usano razzismo e xenofobia contro i migranti per nascondere le proprie responsabilità per quanto riguarda la crisi economica.

I vicentini hanno ben conosciuto la Lega che ha governato l’Italia tra fallimenti e bunga bunga.

Se ne stiano a casa loro!!!

Invitiamo tutte/i a costruire insieme una mobilitazione/contestazione contro questa farsa del Parlamento del Nord e facciamo sentire i leghisti persone indesiderate nella nostra città.

Presidio No Dal Molin

Montecchio Slegata

Comitato Difesa Salute e Territorio Alto Vicentino-Valle Agno


Fonte: GlobalProjet

 
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