venerdì 25 febbraio 2011

Non ci resta che volare

vista Catania - Areo

di Antonio Schembri(Il sistema aeroportuale meridionale si è sviluppato grazie ai fondi della UE).

Senza treni e senza autostrade il Mezzogiorno ha puntato tutto sugli aeroporti. Con ottimi risultati. All’orizzonte una sinergia tra le principali aerostazioni, mentre in Sicilia si allungano i tempi per Comiso che non riuscirà a decollare per l’estate.

Per sviluppare il sistema aeroportuale del Sud, non serve affatto costruire nuovi scali: quelli che esistono coprono già abbondantemente il traffico aereo sull’intera macroaerea e in molti di questi l’esubero del personale ha già oltrepassato i limiti di guardia. Urge, invece, accelerare la progettazione dei sistemi intermodali, per coniugare il trasporto aereo con quello ferroviario e automobilistico”. Lo afferma con decisione Vito Riggio, presidente dell’Enac, l’autorità che certifica e controlla l’aviazione civile in Italia. Negli ultimi 10 anni, tutti gli scali del Sud hanno fatto registrare un movimento di passeggeri in netta crescita. Un riscontro alimentato dalle compagnie low cost, ma, dice Riggio, “legato essenzialmente alle carenze infrastrutturali degli altri sistemi di trasporto”.

La necessità di adeguare aerostazioni, piste e zone di sosta degli aeromobili alle nuove esigenze di traffico ha trasformato le aree di molti aeroporti meridionali in contenitori di cantieri aperti. Alcuni di questi procedono a passo molto lento, anche per via della ancora indefinita assegnazione delle risorse Fas alle regioni e dei ritardi delle stesse nel programmare l’accesso ai finanziamenti europei. Tra gli esempi di maggior criticità, quelli degli aeroporti di Reggio Calabria e Crotone, e lo scalo di Grottaglie, a Taranto, dove la vera realtà produttiva è ormai il gruppo Alenia Aeronautica, che dopo esservisi insediato 10 anni fa e avere avviato nel 2006 una partnership con la Boeing, costruisce le fusoliere del nuovo ‘jumbo’ 787.

Nei 4 aeroporti pugliesi (Bari, Brindisi, Foggia e Taranto), gestiti dalla società Aeroporti di Puglia, dal 2002 al 2010 gli investimenti per opere di ampliamento e ammodernamento sono ammontati a circa 500 milioni di euro. Nell’ultimo anno il traffico passeggeri di questo sistema aeroportuale (escluso quello da e per Taranto, ancora molto scarso) ha fatto segnare la migliore performance di tutto il Sud, con un movimento di oltre 5 milioni di passeggeri, circa il 28% in più rispetto all’anno precedente.

Per quanto riguarda Napoli, il piano di sviluppo dell’aeroporto internazionale di Capodichino, dove il traffico è aumentato del 5% su base annua, ha comportato dal 1998 al 2010 un investimento complessivo di 215 milioni, di cui 124 finanziati direttamente dalla società di gestione (la Gesac). Sotto il profilo degli investimenti strutturali, nel sistema aeroportuale del Mezzogiorno la Sicilia rimane il maggior centro d’attenzione. Mentre l’aeroporto di Catania è stato rinnovato per intero, nell’aerostazione di Palermo, a Punta Raisi, si contano ancora decine di cantieri al lavoro.

Secondo le indicazioni della Gesap, per il ‘Falcone e Borsellino’, il cui movimento passeggeri dell’ultimo anno ha pressoché replicato i numeri del 2009, gli investimenti da realizzare entro il prossimo quadriennio ammontano a 160 milioni di euro. La società di getione dello scalo palermitano finanzierà opere per oltre 69 milioni, di cui oltre 33 solo per il 2011, mentre le altre risorse verranno attinte a altre fonti di finanziamento pubblico. Nell’Isola, il nodo principale resta comunque il nuovo scalo di Comiso. Per il ‘Vincenzo Magliocco’, convertito al traffico civile con un investimento di 53 milioni di euro, i collaudi sono ormai alle fasi finali, mentre i contatti con le compagnie aeree sono avviati già da tempo: dalla Ryanair a Wind Jet, a Air Malta.

Ciò che non è ancora formalmente risolto, è il problema dei costi di gestione della navigazione aerea, valutati in almeno 3 milioni di euro all’anno.
Le titubanze del ministro dell’economia Tremonti nel firmare il decreto di assegnazione all’Enavdella gestione di queste spese, sono legate al fatto che il sedime aeroportuale non appartiene allo Stato ma al comune di Comiso, titolare del 35% del capitale della Soaco, la società di gestione dell’aeroporto controllata dalla holding catanese Intersac, la cui proprietà è a sua volta suddivisa tra la Sac, società di gestione dell’aeroporto etneo di Fontanarossa e la Ies, società del gruppo editoriale Ciancio.

Ma, anche se il decreto arrivasse nei prossimi giorni, “è ormai impossibile sotto il profilo tecnico attivare lo scalo entro questa estate, ultimo tra i tanti termini annunciati negli ultimi 3 anni – avverte Gianni Gulino, rappresentante della Camera di Commercio di Ragusa e vicepresidente della Sac. – “I tempi di programmazione dei voli da parte delle compagnie aeree, infatti, non sarebbero inferiori ai 7-8 mesi”. Sempre che non si verifichino ricorsi alle gare d’appalto o ai concorsi per assumere il personale dell’aerostazione.

La questione Comiso, sostiene Riggio, “conferma che, quando si tratta di opere complesse come gli aeroporti, i comuni, così come tutti altri gli enti territoriali, non dovrebbero giocare il ruolo di stazioni appaltanti, per poi, come è accaduto anche per lo scalo ibleo, aggiudicare i lavori con ribassi d’asta clamorosi”. Stop quindi alla logica dei localismi e delle clientele, che, conclude Riggio “si eviterebbe se si assegnasse la gestione di tutte le fasi di costruzione e gestione degli aeroporti a società per azioni specializzate nel settore aeronautico”.

Fonte:Sudmagazine

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vista Catania - Areo

di Antonio Schembri(Il sistema aeroportuale meridionale si è sviluppato grazie ai fondi della UE).

Senza treni e senza autostrade il Mezzogiorno ha puntato tutto sugli aeroporti. Con ottimi risultati. All’orizzonte una sinergia tra le principali aerostazioni, mentre in Sicilia si allungano i tempi per Comiso che non riuscirà a decollare per l’estate.

Per sviluppare il sistema aeroportuale del Sud, non serve affatto costruire nuovi scali: quelli che esistono coprono già abbondantemente il traffico aereo sull’intera macroaerea e in molti di questi l’esubero del personale ha già oltrepassato i limiti di guardia. Urge, invece, accelerare la progettazione dei sistemi intermodali, per coniugare il trasporto aereo con quello ferroviario e automobilistico”. Lo afferma con decisione Vito Riggio, presidente dell’Enac, l’autorità che certifica e controlla l’aviazione civile in Italia. Negli ultimi 10 anni, tutti gli scali del Sud hanno fatto registrare un movimento di passeggeri in netta crescita. Un riscontro alimentato dalle compagnie low cost, ma, dice Riggio, “legato essenzialmente alle carenze infrastrutturali degli altri sistemi di trasporto”.

La necessità di adeguare aerostazioni, piste e zone di sosta degli aeromobili alle nuove esigenze di traffico ha trasformato le aree di molti aeroporti meridionali in contenitori di cantieri aperti. Alcuni di questi procedono a passo molto lento, anche per via della ancora indefinita assegnazione delle risorse Fas alle regioni e dei ritardi delle stesse nel programmare l’accesso ai finanziamenti europei. Tra gli esempi di maggior criticità, quelli degli aeroporti di Reggio Calabria e Crotone, e lo scalo di Grottaglie, a Taranto, dove la vera realtà produttiva è ormai il gruppo Alenia Aeronautica, che dopo esservisi insediato 10 anni fa e avere avviato nel 2006 una partnership con la Boeing, costruisce le fusoliere del nuovo ‘jumbo’ 787.

Nei 4 aeroporti pugliesi (Bari, Brindisi, Foggia e Taranto), gestiti dalla società Aeroporti di Puglia, dal 2002 al 2010 gli investimenti per opere di ampliamento e ammodernamento sono ammontati a circa 500 milioni di euro. Nell’ultimo anno il traffico passeggeri di questo sistema aeroportuale (escluso quello da e per Taranto, ancora molto scarso) ha fatto segnare la migliore performance di tutto il Sud, con un movimento di oltre 5 milioni di passeggeri, circa il 28% in più rispetto all’anno precedente.

Per quanto riguarda Napoli, il piano di sviluppo dell’aeroporto internazionale di Capodichino, dove il traffico è aumentato del 5% su base annua, ha comportato dal 1998 al 2010 un investimento complessivo di 215 milioni, di cui 124 finanziati direttamente dalla società di gestione (la Gesac). Sotto il profilo degli investimenti strutturali, nel sistema aeroportuale del Mezzogiorno la Sicilia rimane il maggior centro d’attenzione. Mentre l’aeroporto di Catania è stato rinnovato per intero, nell’aerostazione di Palermo, a Punta Raisi, si contano ancora decine di cantieri al lavoro.

Secondo le indicazioni della Gesap, per il ‘Falcone e Borsellino’, il cui movimento passeggeri dell’ultimo anno ha pressoché replicato i numeri del 2009, gli investimenti da realizzare entro il prossimo quadriennio ammontano a 160 milioni di euro. La società di getione dello scalo palermitano finanzierà opere per oltre 69 milioni, di cui oltre 33 solo per il 2011, mentre le altre risorse verranno attinte a altre fonti di finanziamento pubblico. Nell’Isola, il nodo principale resta comunque il nuovo scalo di Comiso. Per il ‘Vincenzo Magliocco’, convertito al traffico civile con un investimento di 53 milioni di euro, i collaudi sono ormai alle fasi finali, mentre i contatti con le compagnie aeree sono avviati già da tempo: dalla Ryanair a Wind Jet, a Air Malta.

Ciò che non è ancora formalmente risolto, è il problema dei costi di gestione della navigazione aerea, valutati in almeno 3 milioni di euro all’anno.
Le titubanze del ministro dell’economia Tremonti nel firmare il decreto di assegnazione all’Enavdella gestione di queste spese, sono legate al fatto che il sedime aeroportuale non appartiene allo Stato ma al comune di Comiso, titolare del 35% del capitale della Soaco, la società di gestione dell’aeroporto controllata dalla holding catanese Intersac, la cui proprietà è a sua volta suddivisa tra la Sac, società di gestione dell’aeroporto etneo di Fontanarossa e la Ies, società del gruppo editoriale Ciancio.

Ma, anche se il decreto arrivasse nei prossimi giorni, “è ormai impossibile sotto il profilo tecnico attivare lo scalo entro questa estate, ultimo tra i tanti termini annunciati negli ultimi 3 anni – avverte Gianni Gulino, rappresentante della Camera di Commercio di Ragusa e vicepresidente della Sac. – “I tempi di programmazione dei voli da parte delle compagnie aeree, infatti, non sarebbero inferiori ai 7-8 mesi”. Sempre che non si verifichino ricorsi alle gare d’appalto o ai concorsi per assumere il personale dell’aerostazione.

La questione Comiso, sostiene Riggio, “conferma che, quando si tratta di opere complesse come gli aeroporti, i comuni, così come tutti altri gli enti territoriali, non dovrebbero giocare il ruolo di stazioni appaltanti, per poi, come è accaduto anche per lo scalo ibleo, aggiudicare i lavori con ribassi d’asta clamorosi”. Stop quindi alla logica dei localismi e delle clientele, che, conclude Riggio “si eviterebbe se si assegnasse la gestione di tutte le fasi di costruzione e gestione degli aeroporti a società per azioni specializzate nel settore aeronautico”.

Fonte:Sudmagazine

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