domenica 10 gennaio 2010

Lunghi pensieri più che lunghi coltelli



di Lino Patruno

Il suicidio collettivo deve essere di moda in Puglia. Se è incerto quello delle balene spiaggiate sul Gargano, più certo è il tentativo del centrosinistra in vista delle elezioni regionali. Ora con Boccia si tenta di chiuderla questa lunga storia della candidatura alla presidenza. Ma non è che i tormenti del centrodestra siano da meno. Lo sforzo di farsi a tutti i costi del male sta convincendo la mitica gente che tutto è in ballo, tranne che un’idea di cose da fare.

Nessuno mitizza i programmi specie in Italia, dove quando se ne accenna significa che si vuole prendere tempo non essendoci accordo sulle persone. Il problema è che nel frattempo si continua a bacchettare il Sud a ruota libera, senza la voce dei meridionali, e meno che mai dei pugliesi.
Quelli ci fanno ancora una volta la festa, ma da queste parti sibilano più lunghi coltelli che lunghi pensieri, più polemiche che progetti.

Primo fra tutti il bravo ministro degli Interni, Maroni, leghista ex Democrazia Proletaria. Ha detto che lo Stato è disposto a investire al Sud solo se cambiano le regole, perché per molti anni si sono spacciati per lavoro portato al Sud quelli che in realtà erano stipendi per il pubblico impiego e corsi di formazione fasulli con partecipanti addirittura pagati.

Non si sa a chi Maroni lo venga a dire, visto che egli è stato ministro al Welfare, lo stato sociale, in due governi Berlusconi. Se ha contribuito a far arrivare da noi più stipendi e corsi di formazione che lavoro, non può raccontarlo proprio a noi, anzi se ne giustifichi. Essendo stata la solita beffa per il Sud, tenetevi quattro soldi e quando sono esauriti vediamo se darvene altri (in cambio, ovviamente, del voto).

Ma non è finita. Bisogna smetterla, ha aggiunto Maroni rinfacciando per non farsi rinfacciare, col modello Cassa per il Mezzogiorno. Basta con questo reddito nazionale redistribuito dallo Stato scippandolo al Nord che ne è il maggior produttore ma non aiutando il Sud a crescere. Traduzione: il Sud non può più succhiare i nostri soldi (quelli loro del Nord).

La Cassa però non c’è più dal 1993. E l’assessore pugliese Viesti ha ricordato che è dal 1980 che la spesa pubblica al Sud è più bassa che nel resto d’Italia. E poi, non pare che qualcuno sia andato a mettere il coltello alla gola dei governi, o la borsa o la vita. E se di lavoro vero e di sviluppo non è mai interessato granché a nessuno, è perché per decenni si è considerato il Sud un serbatoio elettorale da «comprare» più con stipendi pubblici inventati, più con discutibili pensioni di invalidità, più con sussidi di disoccupazione in agricoltura che con interventi che gli consentissero di andare avanti da solo.

Nessun governo nazionale, di destra o di sinistra, ha mai deciso: ora diamo lavoro vero al Sud. Cioè mettiamo il Sud nella condizione di attirare investimenti. Portando cioè al Sud il cosiddetto capitale sociale pubblico, dalle strade alla sicurezza alla burocrazia efficiente al credito, più che soldi improduttivi che fanno sopravvivere ma non vivere. Dopo di che si poteva dire ai dirigenti meridionali: ora che la bicicletta l’avete, pedalate bene. E se non lo fate, non c’è più una lira e arrangiatevi.

Perciò, prima di puntare giustamente il dito contro il Sud che spreca, e ce n’è di sicuro, non c’è governo che non avrebbe dovuto farsi l’esame di coscienza. E chiedersi quanto gli è convenuto e quale la sua responsabilità nel sistema perverso che il Sud si è visto recapitare subendolo più che pretendendolo, viste le conseguenze sul mancato sviluppo. Né il Nord può dirsi all’improvviso penalizzato, dato che l’abbondante cassa integrazione che lo beneficia è un altro modo di pagare chi non lavora e scaricare i problemi delle aziende sullo Stato, quindi anche sui meridionali che pagano le tasse. E visto che, sommando la cassa integrazione di decenni agli aiuti pubblici per le stesse aziende nel Paese più assistito del mondo, al Nord è andato molto più che al Sud con la Cassa.

Ma di tutto questo, non una parola dal Sud cornuto e mazziato. È vero che siamo ancora all’inizio di quest’altra campagna elettorale nell’eterna campagna elettorale italiana. Ma se la mitica gente non disturba, vorrebbe che qualcuno dei nomi che volteggiano in questi giorni le dicesse anche cosa ne pensa. E che rispondesse magari anche al ministro Scajola, il cui prossimo piano per il Sud prevede sgravi fiscali per il giovani che al Sud tornano a lavorare.

Per ringraziarlo vivamente dell’interessamento. Ma facendo gentilmente rilevare che anche questo al Sud serve pochino se poi quei giovani non vi trovano le condizioni per crescere insieme alle imprese e non per essere sbattuti fuori appena gli sgravi cessano. Insomma proprio il lavoro finto di Maroni.

Ci sarebbe tanto da dire ma al momento gli aspiranti candidati si dicono soprattutto fra di loro, e quanto si dicono. Tanto da morirci tutti.

Fonte:Gazzetta del Mezzogiorno

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di Lino Patruno

Il suicidio collettivo deve essere di moda in Puglia. Se è incerto quello delle balene spiaggiate sul Gargano, più certo è il tentativo del centrosinistra in vista delle elezioni regionali. Ora con Boccia si tenta di chiuderla questa lunga storia della candidatura alla presidenza. Ma non è che i tormenti del centrodestra siano da meno. Lo sforzo di farsi a tutti i costi del male sta convincendo la mitica gente che tutto è in ballo, tranne che un’idea di cose da fare.

Nessuno mitizza i programmi specie in Italia, dove quando se ne accenna significa che si vuole prendere tempo non essendoci accordo sulle persone. Il problema è che nel frattempo si continua a bacchettare il Sud a ruota libera, senza la voce dei meridionali, e meno che mai dei pugliesi.
Quelli ci fanno ancora una volta la festa, ma da queste parti sibilano più lunghi coltelli che lunghi pensieri, più polemiche che progetti.

Primo fra tutti il bravo ministro degli Interni, Maroni, leghista ex Democrazia Proletaria. Ha detto che lo Stato è disposto a investire al Sud solo se cambiano le regole, perché per molti anni si sono spacciati per lavoro portato al Sud quelli che in realtà erano stipendi per il pubblico impiego e corsi di formazione fasulli con partecipanti addirittura pagati.

Non si sa a chi Maroni lo venga a dire, visto che egli è stato ministro al Welfare, lo stato sociale, in due governi Berlusconi. Se ha contribuito a far arrivare da noi più stipendi e corsi di formazione che lavoro, non può raccontarlo proprio a noi, anzi se ne giustifichi. Essendo stata la solita beffa per il Sud, tenetevi quattro soldi e quando sono esauriti vediamo se darvene altri (in cambio, ovviamente, del voto).

Ma non è finita. Bisogna smetterla, ha aggiunto Maroni rinfacciando per non farsi rinfacciare, col modello Cassa per il Mezzogiorno. Basta con questo reddito nazionale redistribuito dallo Stato scippandolo al Nord che ne è il maggior produttore ma non aiutando il Sud a crescere. Traduzione: il Sud non può più succhiare i nostri soldi (quelli loro del Nord).

La Cassa però non c’è più dal 1993. E l’assessore pugliese Viesti ha ricordato che è dal 1980 che la spesa pubblica al Sud è più bassa che nel resto d’Italia. E poi, non pare che qualcuno sia andato a mettere il coltello alla gola dei governi, o la borsa o la vita. E se di lavoro vero e di sviluppo non è mai interessato granché a nessuno, è perché per decenni si è considerato il Sud un serbatoio elettorale da «comprare» più con stipendi pubblici inventati, più con discutibili pensioni di invalidità, più con sussidi di disoccupazione in agricoltura che con interventi che gli consentissero di andare avanti da solo.

Nessun governo nazionale, di destra o di sinistra, ha mai deciso: ora diamo lavoro vero al Sud. Cioè mettiamo il Sud nella condizione di attirare investimenti. Portando cioè al Sud il cosiddetto capitale sociale pubblico, dalle strade alla sicurezza alla burocrazia efficiente al credito, più che soldi improduttivi che fanno sopravvivere ma non vivere. Dopo di che si poteva dire ai dirigenti meridionali: ora che la bicicletta l’avete, pedalate bene. E se non lo fate, non c’è più una lira e arrangiatevi.

Perciò, prima di puntare giustamente il dito contro il Sud che spreca, e ce n’è di sicuro, non c’è governo che non avrebbe dovuto farsi l’esame di coscienza. E chiedersi quanto gli è convenuto e quale la sua responsabilità nel sistema perverso che il Sud si è visto recapitare subendolo più che pretendendolo, viste le conseguenze sul mancato sviluppo. Né il Nord può dirsi all’improvviso penalizzato, dato che l’abbondante cassa integrazione che lo beneficia è un altro modo di pagare chi non lavora e scaricare i problemi delle aziende sullo Stato, quindi anche sui meridionali che pagano le tasse. E visto che, sommando la cassa integrazione di decenni agli aiuti pubblici per le stesse aziende nel Paese più assistito del mondo, al Nord è andato molto più che al Sud con la Cassa.

Ma di tutto questo, non una parola dal Sud cornuto e mazziato. È vero che siamo ancora all’inizio di quest’altra campagna elettorale nell’eterna campagna elettorale italiana. Ma se la mitica gente non disturba, vorrebbe che qualcuno dei nomi che volteggiano in questi giorni le dicesse anche cosa ne pensa. E che rispondesse magari anche al ministro Scajola, il cui prossimo piano per il Sud prevede sgravi fiscali per il giovani che al Sud tornano a lavorare.

Per ringraziarlo vivamente dell’interessamento. Ma facendo gentilmente rilevare che anche questo al Sud serve pochino se poi quei giovani non vi trovano le condizioni per crescere insieme alle imprese e non per essere sbattuti fuori appena gli sgravi cessano. Insomma proprio il lavoro finto di Maroni.

Ci sarebbe tanto da dire ma al momento gli aspiranti candidati si dicono soprattutto fra di loro, e quanto si dicono. Tanto da morirci tutti.

Fonte:Gazzetta del Mezzogiorno

1 commento:

Gianfranco Lillo ha detto...

Leggo sempre con piacere Lino Patruno.
Quello che mi colpisce, è il continuo discorso sul mancato sviluppo industriale del Sud, la conseguente mancanza cronica di posti di lavoro e le politiche assistenziali atte a mantenere la nostra situazione sociale immobilie e atrofizzata, al fine di garantire la continua crescita del Nord e di una classe politica meridionale, corrotta, imbelle, servile e rozza, al servizio dei poteri forti del Nord...come accade puntualmente in ogni Stato sottoposto ad occupazione militare, politica e culturale.


La fotografia della situazione, fatta da Patruno, non giunge alla dovuta conclusione, non giunge al vero problema. Ne evidenzia gli effetti ma diserta quando deve individuare cause e soluzioni.
E' un'analisi a metà!

Se il Sud è quello che è, lo si deve ad una precisa strategia coloniale, pianificata scientificamente a tavolino, che lo vuole agricolo e consumatore dei prodotti industriali del Nord, garantendo lo sviluppo a quella parte e la sopravvivenza al Sud.

Peccato che Patruno non si ponga la domanda : "perchè in 150 anni di unità tricolorata il Sud ha visto solo e puntualmente declino ?"

E' in questa domanda il problema del Sud.

Il probleme è l'Unità impostaci, dalla cricca dei banditi piemontesi, 150 anni fa e supportata, ancora oggi,come allora e con lo stesso zelo, dai loro discendenti che, dalle nostre parti, si chiamano Fitto,Mantovano, Bassolino, Miccichè, Nania, La Russa, Lombardo, Dalema ecc. .

Nelle Due Sicilie non si produce nulla che non sia di aziende del Nord ( fattta eccezione per l'agricoltura) e non si consuma nulla che non sia prodotto al Nord.

Così stando le cose, come si può pensare ad un rilancio del Sud?

Il sud deindustrializzato fa comodo al Nord, è funzionale al Nord, perchè ne fa un mercato protetto dove sbarcare i propri prodotti senza temere alcuna concorrenza e rastrellando soldi che, puntualmente, vengono reinvestiti in attività industriali del Nord che, a loro volta, producono servizi per i nordisti, unitamente ad una qualità della vita enormemente supoeriore alla nostra.

Perchè il Nord deve farsi promotore dello sviluppo del Sud e scontare una concorrenza che gli porterebbe via un mercato protetto mettendo in crisi il proprio sistema produttivo e il proprio benessere?

Meglio sviluppare politiche assistenziali capaci di produrre redditi che poi tornano puntualmente al Nord attraverso i consumi e le tasse .

Il problema del Sud non avrà mai soluzione fino a quando resterà nella fogna chiamata italia.

Perchè il Sud possa sperare di tornare ad essere sviluppato e capace di produrre ricchezza e servizi, deve necessariamente dare un taglio all'italietta risorgimentale.

L'unica soluzione è puntare sull'INDIPENDENZA perchè, fino a quando saremo Sud di qualcuno, saremo anche quello che siamo da 150 anni...UNA COLONIA FUNZIONALE AL BENESSERE DEI padani.
...Il resto, sono solo barzellette che non fanno nemmeno ridere!

 
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